Vitruvius Pollio I dieci libri dell'architettura 1567 Venice Daniele Barbaro it vitru_archi_045_it_1567.xml 045.xml

ALLO ILLVSTRISSIMO,ET REVERENDISSIMO CARDINAL DI FERRARA D. HIPPOLITO DA ESTE,<lb/>DANIEL BARBARO ELETTO D'AQVILEGGIA S.

TVTTE le belle opere, Illustrißimo, & Re­uerendißimo Signore, piu che &longs;ono guarda­te, et contemplate da gli huomini, piu &longs;cuo­preno la bellezza loro, et l'artificio del mae­stro; & bene &longs;pe&longs;&longs;o dal primo a&longs;petto non &longs;i proua quel gu&longs;to di e&longs;&longs;e, che ben mirate, & con&longs;iderate &longs;i &longs;ente dapoi: Ilche come &longs;iauero, non mi affatiche­rò di prouare, perche, & le pitture, & le &longs;colture, & le fabri­che de i grand' huomini, & altre co&longs;e che &longs;i uedeno ogni giorno, chiar amente lo dimostrano, perche piu che &longs;i guardano, mag­giormente di &longs;e inamorano i riguardanti. ilche è &longs;egno manife­&longs;to, che in quelle &longs;empre &longs;i &longs;cuopra maggior bellezza. Que&longs;to, o &longs;imigliante effetto fanno le uere, & precio&longs;e pietre di natura, comparate alle fal&longs;e, et uili fatte da gli huomini. imperoche le fal &longs;e al primo guardo fanno di&longs;e mo&longs;tra allegrißima, & &longs;plendidi&longs;­&longs;ima, et qua&longs;i adulatrici allettano la ui&longs;ta con un fal&longs;o &longs;plendo­re; et poi uanno mancando. Male uere naturali, & fine, perche &longs;ono fatte dalla uerità della natura, non per ingannare alcuno, ma per drizzare gli animi a piu alto uiaggio, piu pre&longs;tano di quello, che prometteno. la doue i po&longs;&longs;editori di quelle, &longs;coprendociogni giorno piu uaghezza, & piu uerità, piu le apprezza­no, &' piu le ammirano. Il &longs;imile adiuiene a i lettori delle co&longs;e de gli huomini eccellenti, i quali beendo con di&longs;iderio i precetti delle arti, et continuando con lo studio, & e&longs;&longs;erci­tio nella intelligenza di quelli, ritrouano nel progre&longs;&longs;o, che fanno, la uirtù dell' autore piu chiara, & piu ammiranda. Come è auuenuto a me nella fatica fatta &longs;opra Uitru­uio gia dedicata a Uo&longs;tra Signoria Illu&longs;trißima, & Reueren­dißima: imperoche, per quello amore, che ha ognuno di fare le &longs;ue fatture ogni giorno migliori, riuedendo, & rileggendo il detto autore, & &longs;entendoui piu gu&longs;to della eccellenZa &longs;ua, & uedendo ancho, che &longs;otto la protettione della gratia uo­&longs;tra egli era &longs;tato abbracciato dal mondo: &longs;pinto dalla &longs;olleci­tudine de i librari, ho uoluto rimandarlo in luce tenendo tut­tauia raccolto lo &longs;tudio, & l'o&longs;&longs;eruanZa mia nella dignità, & chiarezza della per&longs;ona uostra, con quel de&longs;iderio, che &longs;em­pre ho hauuto di giouare, quanto porta&longs;&longs;ero le forZe mie ad ognuno. & per dare uno illu&longs;tre te&longs;timonio delle magnifiche, & eccellenti fabriche, che ella ha fatto, & fa tuttauia in diuer&longs;e parti del mondo con merauiglia de gli huomini: del­lequali opere io ne haueua uedute alcune prima, che io le de­dica&longs;&longs;e il Vitruuio, alcune ho ueduto dapoi, & &longs;ono quelle, che con tanta &longs;plendideZZa ella ha fatto in Roma, & a Tioli, nel­lequali la natura conuiene confe&longs;&longs;are di e&longs;&longs;ere &longs;tata &longs;uperata dall' arte, & dalla &longs;plendidezza dell' animo &longs;uo. come che in uno in&longs;tante &longs;iano nati i giardini, & cre&longs;ciute le &longs;elue, & gli alberi pieni di &longs;oauißimi frutti, in u na notte ritrouati, anzi delle ualli u&longs;citi i monti, & ne i monti di durißime rocche fatto i letti a i fiumi, & aperta la pietra per dar luogo alle ac­que, & allagato il&longs;ecco terreno, & irrigato di fonti, et diri-ui correnti, et di pe&longs;chiere rari&longs;sime; dellequali co&longs;e hanno fatto honorato giudicio huomini piu intelligenti di me. però non anderò piu oltre, la&longs;ciando in ognuno un de&longs;iderio arden­ti&longs;simo di uederle. et contentandomi della &longs;ua buona gratia, allaquale humilmente mi riccomando. Di Uinetia del M D LXVII.

FRANCESCO DE FRANCESCHI SANESE

A I LETTORI.

VOLENDO io ri&longs;tampare il Vitruuio con il commento del Reuerendi&longs;simo Mon&longs;ignor Daniel Barbaro Eletto d'Aquileggia, &longs;pe&longs;&longs;e fiate &longs;ono &longs;tato in pen&longs;iero di non offendere l'animo &longs;uo &longs;apendo, che &longs;ua Signoria Reue­rendi&longs;sima era occupata in altri &longs;tudi, conue­nienti al grado, che tiene; però io &longs;ono &longs;tato molto tempo a dar principio a quello, che io di&longs;ideraua grande­mente. Hora che fidandomi nella humanità &longs;ua, & imaginandomi, che gli huomini &longs;tudio&longs;i &longs;empre riuedeno le co&longs;e loro, & cercano di ampliarle, & ornarle, ho pre&longs;o ardire di &longs;cuoprirle il mio di&longs;ide­rio: nè mi &longs;ono ingannato della bontà &longs;ua, perche hauendo&longs;i corte­&longs;emente contentato che io lo ri&longs;tampa&longs;si, mi di&longs;&longs;e, che haueua anco apparecchiato il latino, che egli fece gia in&longs;ieme col uolgare: & che gli haueua aggiunto molte co&longs;e, & molte figure che non &longs;ono nel primo: & che mi donarebbe anche il Latino: la doue hauendo io hauuto piu di quello, che hauerei &longs;aputo dimandare, ho uoluto Be­nigni Lettori ad utilità commune, mandar in luce l'uno & l'altro Vitruuio, & u&longs;are ogni diligenza, per rifarli in forma commoda, & & con figure accuratamente & diligentemente intagliate dal mio honorato compare & compagno in que&longs;ta impre&longs;a, M. Giouanni Chrieger Alemano, & accommodate a que&longs;ta nuoua forma, accio­che ognuno po&longs;&longs;a godere il frutto delle dotte fatiche del &longs;opradet­to mio Signore. Ilquale uolto col pen&longs;iero a tutte le belle arti, uà &longs;empre ritrouando modi di giouare al mondo, & &longs;i affatica di inten­dere da ognuno le belle co&longs;e, che &longs;ono nelle arti piu nobili, facendo ingenua profe&longs;sione di e&longs;&longs;ere obligato a chi gli &longs;cuopre qualche bella inuentione. & però hauendo ueduto, che nello Analemma di Vitruuio lo eccellente me&longs;&longs;er Federico Commandino &longs;i ha porta­to egregiamente interpretando lo Analemma di Tolomeo, che è lo i&longs;te&longs;&longs;o con lo Analemma di Vitruuio, & che il punto è po&longs;to in quello, & che gli altri, che hanno &longs;critto de gli horologi, non hanno dato nel fondamento loro, giudicando quella e&longs;&longs;er uera, &longs;ola, & i&longs;pe­dita uia, che in&longs;egna, dimo&longs;tra, & pratica una delle parti principali dell' Architettura, ha uoluto leuare dal nono libro i di&longs;cor&longs;i gia fatti &longs;opra gli horologi, & in loro uece riponere que&longs;ti di Tolomeo, & del Commandino, aggiugnendoui la facilità, che è propria &longs;ua. però i lettori del rinouato Vitruuio gli haueranno que&longs;to obligo di piu, come anco deono hauerlo per molte figure aggiunte; & &longs;pecial­mente quelle de i Cauedi, che &longs;ono difficili, & quelle de i bagni, & della pale&longs;tra belli&longs;sime, che portano gran lume alle co&longs;e di Vitru. Ha &longs;imilmente aggiunti molti di&longs;cor&longs;i, & molte belle pratiche, ecci­tando gli &longs;tudio&longs;i della uerità a fare qualche bella co&longs;a, & a ponere le &longs;palle &longs;otto a que&longs;ta honorata impre&longs;a, nellaquale molti &longs;i &longs;ono inutilmente affaticati, per e&longs;&longs;ere impre&longs;a di per&longs;one letterate, & pra­tiche, lequali due conditioni di raro &longs;i ritrouano in un &longs;ogetto, & &longs;ono piu che nece&longs;&longs;arie, &longs;e l'huomo uuole hauere, & la co&longs;a, & il no­me di Architetto. & io ho ueduto gli &longs;critti di molti, che fanno pro­fe&longs;sione di Architetti, & non &longs;anno fare di&longs;tintione tra la Theorica, & la pratica: & in&longs;egnando a tirare le linee &longs;emplicemente, &longs;enza le dimo&longs;trationi mathematiche, pen&longs;ano, che quella &longs;ia la Theorica, & a que&longs;to modo non hanno nè Theorica, nè pratica; perche la Theorica &longs;i riferi&longs;ce alla pratica, & la pratica dipende dalla Theori­ca: & in &longs;omma chi non ha le mathematiche, non ha la Theorica. però io de&longs;idererei per utilità di que&longs;ti tali, che &longs;i gloriano d'hauere l'Architettura, che &longs;i re&longs;trigne&longs;&longs;ero in &longs;e &longs;te&longs;si, & che &longs;i e&longs;&longs;amina&longs;&longs;e­ro bene, & face&longs;&longs;ero a &longs;e &longs;te&longs;si le interrogationi &longs;econdo Vitruuio, & dice&longs;&longs;ero. Vitruuio dice, che lo Architetto deue e&longs;&longs;er ornato del­la cognitione di molte arti, & di molte &longs;cienze. ben ho io tali orna­menti? Vitruuio dice, che lo Architetto deue hauere &longs;econdo il bi­&longs;ogno, & con una certa &longs;obrietà, Lettere, Di&longs;egno, Arihmetica, Geometria, ragion naturale, & ciuile, A&longs;trologia, Mu&longs;ica, Pro&longs;pet­tiua, & altre arti. bene. le cono&longs;co io o tutte, o molte, o niuna di quelle? Vitruuio dice, che lo Architetto, è Architetto, per l'Ordi­ne, per la Di&longs;po&longs;itione, per la Simmetria, per lo Decoro, per la Di-&longs;tributione, per la gratio &longs;a maniera. bene. ho io l'habito di que&longs;te co&longs;e nella mente? & co&longs;i facendo a &longs;e &longs;te&longs;si que&longs;te interrogationi, &longs;e non &longs;i uorranno ingannare, &longs;aperanno fare giudicio di &longs;e mede&longs;imi, & trouando di hauere quelli ornamenti, che dice Vitruuio, ringra­tieranno Iddio, che gli ha donati in&longs;ieme con lo ingegno, & altri be­ni, nè per que&longs;to &longs;i anderanno gloriando di e&longs;&longs;ere Architetti, ma &longs;isforzeranno ogni giorno con le opere auanzare &longs;e &longs;te&longs;si: & &longs;e non troueranno in &longs;e le co&longs;e, che &longs;i richiedeno all' Architetto, ouero s'af­faticheranno per hauerle, ouero &longs;taranno queti, & non &longs;i attribui­ranno quello, che ueramente non hanno. però benigni lettori, & uoi &longs;tudio&longs;i del nome, & della gloria affaticateui di gettare il fondamento &longs;odo di quella con l'acqui&longs;to delle uirtu, & delle arti, & u&longs;ando quella mode&longs;tia, che &longs;i conuiene, non ui attribuite le co&longs;e d'altri, non ui arrogate quello, che non hauete, &longs;iate obligati a chi ui in&longs;e­gna, u&longs;ate diligenza per imparare, o&longs;&longs;eruate i buoni & pigliate in bene, quello che per lo mio poco &longs;apere & buon uolere mi pare di ricordarui, e&longs;&longs;endo io &longs;empre apparecchiato a uo&longs;tri commodi &longs;en­za alcuno ri&longs;parmio di &longs;pe&longs;a, & di fatica.

IL PRIMO LIBRO DELL' ARCHITETTVRA<lb/>DI M. VITRVVIO.

AL NOME DI DIO GLORIOSO, io Da­niel Barbaro nobile Vinitiano mi &longs;ono po&longs;to ad e&longs;ponere, & interpretare i dieci Libri del­l'architettura di M. Vitruuio. Mia intentione è &longs;tata con qualche hone&longs;ta fatica di giouare a gli &longs;tudio&longs;i delle artificio&longs;e inuentioni, & di dare occa&longs;ione ad altri di&longs;criuere piu chiara­mente di quelle co&longs;e (come che molte humanamente auuengono) mi &longs;aranno dalle mani fuggite. Ecco benigno Lettore, che io non di&longs;idero premio &longs;enza fatica, nè con ripo&longs;o cerco arricchirmi de be ni altrui: giu&longs;tamente richiedo la tua gratitudine: Huomini nati &longs;iamo, & ciò che procede dalla humanità è atto di noi proprio, & naturale, che uer&longs;o altrui &longs;i e&longs;&longs;ercita: imperoche ad altri uiuemo, & l'un l'altro aiutamo. Solo Iddio nella &longs;ua e&longs;&longs;enza raccolto, bi&longs;o­gno non ha di co&longs;a, che non &longs;ia e&longs;&longs;o: ma il tutto è di &longs;ua gratia bi&longs;o­gneuole. Godiamci adunque di quella, & &longs;enza inuidia porgen­doci mano di pari pa&longs;&longs;o tentiamo di peruenire a quella bella uerità, che nelle degne Arti &longs;i troua: accioche con lo &longs;plendore della uirtù, & della gloria, &longs;cacciamo le tenebre dello errore, & della morte.

VITA DI M. VITRVVIO.

MARCO VITRVVIO fu al tempo di Giulio Ce&longs;are, ui&longs;&longs;e anche &longs;otto il buono Augu&longs;to ne gli anni di Roma &longs;ettecento & uenti &longs;ette. Fu di &longs;tatura me diocre, & de beni di fortuna non molto accommodato. Hebbe felice &longs;orte, ri &longs;petto al padre, & alla madre: imperoche con diligentia da quelli nodrito, & bene ammae&longs;trato &longs;i diede alla cognitione di molte Arti, per lequali peruen­ne all' acqui&longs;to dell' Architettura: ui&longs;&longs;e molti anni, operò, & &longs;cri&longs;&longs;e, & uir­tuo&longs;amente &longs;i condu&longs;&longs;e a i termini della uita: nè altra memoria di lui &longs;i truoua, che le proprie compo&longs;itioni: dalle quali &longs;i ha, quanto fin' hora s'è detto. & prima nella dedicatione dell' opera dice. Ma hauendo il concilio de i Dei, quello con&longs;ecrato a i troni della immortalità, & transferito nel poter tuo lo imperio del padre: lo i&longs;te&longs;&longs;o mio &longs;tudio nella memoria di lui re&longs;tando fermo, in te ogni fauore tenne raccolto. Adunque con M.Aurelio, P.Mini­dio, & Gn.Cornelio fui &longs;opra l'apparecchio delle Bali&longs;te, & de gli Scorpioni, & alla pro­ui&longs;ione de gli altri tormenti. i quali, &longs;ubito che mi concede&longs;ti, molto bene per la rac­commandatione di tua &longs;orella ne &longs;erua&longs;ti lo ricono&longs;cimento. Et però e&longs;&longs;endo io per quel beneficio tenuto, & obligato, di modo, che io non haueua a temere ne gli ultimi an ni della uita mia la poucrtà, io ho cominciato a &longs;criuere que&longs;te co&longs;e. Nel proemio del &longs;e&longs;to libro co&longs;i dice.

Et però io grandi&longs;sime, & infinite gratie rendo a i miei progenitori, i quali approuando la legge de gli A thenie&longs;i, mi hanno nelle Arti ammae&longs;trato, & in quelle &longs;pecialmen­te, che &longs;enza lettere, & &longs;enza quella raccommunanza di tutte le dottrine, che in giro &longs;i uol ge, non puo per alcun modo e&longs;&longs;ere commendata.} Nel proemio del &longs;econdo libro an­chora dice.

Ma a me, o Imperatore, la natura non ha dato la grandezza del corpo: & la ctà mi ha deformata la faccia, & la infirmita leuate le forze: la doue e&longs;&longs;endo io da co&longs;i fatti pre&longs;idij abbandonato, io &longs;pero per mezzo della &longs;cientia, & de gli &longs;critti in qualche gra­do &longs;alire.

Et altroue dimo&longs;tra non e&longs;&longs;ere &longs;tato ambitio&longs;o, nè arrogante, nè auaro, & di &longs;e mode&longs;tamen­te parlando, difende i letterati, riprende i temerarij, ammae&longs;tra gli imperiti, & ammoni&longs;ce con amore, & con fede quelli, che uogliono fabricare: &longs;egni certißimi della bontà dell' animo, & dell' innocenza della uita. Scri&longs;&longs;e dieci libri d'Architettura (come egli afferma nella fine del­l'opera,) & &longs;otto uno a&longs;petto, & in un corpo la ridu&longs;&longs;e, raunando le parti di e&longs;&longs;a a beneficio di tut te le genti, come egli dice nel proemio del quarto libro. Il modo, che u&longs;a Vitruuio nello &longs;criuere è (come &longs;i conuiene) prima ordinato, dapoi con &longs;implicità di uocaboli, & proprietà di parole. del che egline rende la ragione nel proemio del quinto libro: ilquale io di&longs;idero, che letto &longs;ia, prima che ad altro &longs;i uegna. Ma noi hauemo altre difficultà: lequali ouero &longs;pauentano i Letto­ri di Vitruuio, ouero ritardano gli &longs;tudio&longs;i dell' Architettura: & quelle grandi &longs;ono & potenti. Et la prima è il poco &longs;apere di molti, i quali &longs;i uogliono dare a Vitruuio &longs;enza cognitione di let­tere. Altri non cono&longs;cono il bi&longs;ogno di &longs;apere, & &longs;ono come Sofi&longs;ti, e V antatori: i difetti de i quali dallo Auttore &longs;ono in piu luoghi &longs;coperti. L'altra difficultà è po&longs;ta nel mancamento de gli e&longs;&longs;empi, sì delle opere antiche citate da Vitruuio, sì delle figure, che egli ci promette nel fine di cia&longs;cuno de i &longs;uoi dieci Libri. Quelle ci in&longs;egnarebbeno molto, & non ci la&longs;ciarebbeno il ca­rico di piu pre&longs;to indouinare, che approuare la uerità delle co&longs;e. Ma io non uorrei, che per que&longs;te cagioni alcuno sbigottito &longs;i rimoue&longs;&longs;e da &longs;i bella, & lodata impre&longs;a, nella quale molti di genero&longs;o animo affaticati &longs;i &longs;ono, & tutt' hora s'affaticano, & s'affaticheranno, &longs;perando, che la fati­ca, & la diligentia dell' huomo &longs;in per &longs;uperare ogni humana difficultà. Io per que&longs;ta ragione aiutato dal diletto, & dallo &longs;tudio, che riuiue in molti, po&longs;to mi &longs;ono a que&longs;ta impre&longs;a, alla quale èhomai tempo di entrare. Per di&longs;ponere adunque gli intelletti, accioche meglio &longs;ia loro dimo&longs;trato il &longs;entiero, & il fine, al quale deono peruenire, dirò, che co&longs;a è Arte: onde na&longs;ce: come cre&longs;ce: a che peruenga. Di&longs;tinguerò le Arti; Ritrouerò l'Architettura, & le parti di e&longs;&longs;a: dichiarando l'ufficio, & il fine dello Architetto.

PROEMIO.

Diuer&longs;e &longs;ono le qualità delle co&longs;e, tra lequali una è, che Habito &longs;i dimanda &longs;econdo che &longs;i dice. Far buon' habito: e&longs;&longs;er ben habituato: & &longs;imiglianti modi, che dinotano o prendere, o po&longs;&longs;edere una qualità, che di là, doue è, di&longs;&longs;icilmente &longs;i po&longs;&longs;a leuare. Sot­to il predetto nome, ogni &longs;cientia, ogni arte, ogni uirtu, & ogni uitio &longs;i comprende. Da que­&longs;ta cognitione lo intelletto trahe due co&longs;e. L'una è, che egli cono&longs;ce la importanza di apprende-re piu uno habito, che un' altro. L'altra è, che non co&longs;i agecuolmente s'acqui&longs;tano i belli habiti, nè di leggieri alcuno merita e&longs;&longs;er con i chiari nomi di quelli chiamato. Il che co&longs;i e&longs;&longs;endo, l'huomo auueduto s'affatica, & pratica con le per&longs;one eccellenti, & non &longs;educe &longs;e mede&longs;mo, credendo ueramente di &longs;apere, quello che egli ueramente non &longs;a. Diuidon&longs;i gli habiti in que&longs;to modo, che al­tri &longs;ono dello intelletto, altri della uolontà no&longs;tra. Gli habiti dello intelletto &longs;ono ditre manie­re. Alcuni non la&longs;ciano lo intelletto piu al uero, che al fal&longs;o piegare, come è la opinione, il &longs;o­&longs;petto, la credulità: Altri uolgeno la mente humana dal uero, & di fermo al fal&longs;o la torcono. co me &longs;e alcuno da fal&longs;i principij di&longs;po&longs;to, al uero per modo alcuno con&longs;entire non pote&longs;&longs;e: & que­&longs;to mal habito &longs;i chiama Ignoranza praua. La terza maniera di habiti è quella, che auuezza lo intelletto al uero, di modo, che egli non &longs;i può alla fal&longs;ità, & all' errore per alcuna uia riuol­gere; Degna ucramente & precio&longs;a qualità, & conditione di habito, come quella, che lieui la in&longs;tabilità dell' oppinione, chiari&longs;ca il &longs;o&longs;petto, & induca la certezza, & la fermezza della ue­rità. Ma perche il uero nelle co&longs;e diuer&longs;amente &longs;i truora: però d'intorno al uero nelle co&longs;e mol­ti &longs;ono gli habiti dello intelletto. Dico adunque nello intelletto humano e&longs;&longs;er un' habito del ue­ro, che di nece&longs;&longs;ità adiuiene, & un' altro habito di quel uero, che non è nece&longs;&longs;ario, detto da Filo&longs;ofi Vero contingente. Il Vero nece&longs;&longs;ario è quello, che per uera, & certa ragione &longs;i con chiude. & oltra di que&longs;to uero nece&longs;&longs;ario è quello, che per proua de alcuna co&longs;a &longs;i piglia. & fi­nalmente uero nece&longs;&longs;ario è quello, che della proua, & della co&longs;a prouata è compo&longs;to. La onde dalla predetta diui&longs;ione tre maniere di habiti d'intorno al uero nece&longs;&longs;ario ci &longs;ono manife&longs;te. La prima è nominata Scienza, che habito è di conclu&longs;ione per uera & nece&longs;&longs;aria proua acqui&longs;tato. La &longs;econda è detta Intelletto, che è habito de i principij, & delle proue, & ritiene il nome della potenza dell' anima, nella quale egli &longs;i truoua: la onde è nominato, Intelletto. imperoche allo acqui&longs;to di quello non ui concorre altro habito precedente: ma cono&longs;ciuti i termini, cioè &longs;apen­do&longs;i la &longs;ignificatione de i nomi: di &longs;ubito lo intelletto &longs;enza altra proua, &longs;olo da diuini raggi il­lu&longs;trato del lume naturale cono&longs;ce, & con&longs;ente e&longs;&longs;er uero quello, che gli è propo&longs;to. Però Dante chiama il cono&longs;cimento di que&longs;to uero, prima notitia. & quel uero, primo uero. i Filo&longs;ofi, primi concetti, o Dignità, o Ma&longs;&longs;ime &longs;ogliono chiamare. Da que&longs;to habito detto intelletto, han­no hauuto uigore, & forza &longs;pecialmente le Mathematice. perche in quelle &longs;ono que&longs;te notitie manife&longs;ti&longs;&longs;ime, & benche picciole &longs;iano di quantità, &longs;ono però di ualore ine&longs;timabile. Per &longs;ape re adunque conchiudere molte co&longs;e da i proprij principij, (che altro non è, che hauere &longs;cienza) bi&longs;ogna prima acqui&longs;tar&longs;i lo Intelletto: cioè l'habito, che cono&longs;ce i principij. che io in que&longs;to luo go chiamerei, Intendimento, per non confondere i uocaboli delle co&longs;e: perche intelletto è nome di potenza & di uirtu dell' anima, che intende: & intendimento è operatione, ouero habito di quella potenza. La terza maniera è detta Sapienza, che è pronta & i&longs;pedita cognitione delle proue alle conchiu&longs;ioni applicate. Et come lo acume della diuina intelligenza penetra per entro al mezo di ogni co&longs;a, co&longs;i ad uno ri&longs;uegliamento dello intelletto habituato in molte &longs;cienze, & nella cognitione di molti principij &longs;i ritroua il uero: & que&longs;ti &longs;ono gli habiti dello intelletto d'in­torno al uero nece&longs;&longs;ario: cioè d'intorno al uero, che non puo e&longs;&longs;ere, che non &longs;ia, ne i quali non &longs;i è ritrouato quello habito, che noi Arte chiamamo: propriamente dico, perche hora &longs;iragio na con i proprij, & ueri uocaboli delle co&longs;e. Hora uediamo &longs;e tra gli habiti, che &longs;ono d'intorno al uero Contingente &longs;i troua l'Arte. Dico che nelle co&longs;e fatte da gli huomini, perche dipende­no dalla loro uolontà, che non piu a que&longs;to, che a quello è terminata, non &longs;itroua quella nece&longs;­&longs;ità, di che &longs;opra dicemmo. & altre di quelle &longs;ono pertinenti alla unione, & conuer&longs;atione, al­tre conuengono all utilità, & commodo uniuer&longs;ale. La regola di quelle è nominata Pruden­za, che è habito moderatore delle attioni humane, & ciuili. La regola delle &longs;econde è detta Ar te, che è habito regolatore delle opere, che ricercano alcuna materia e&longs;teriore. & &longs;i come dallo habito della prima regola gli huomini &longs;ono chiamati Prudenti, Giudici, Legislatori, e Rettori: Co&longs;i dal &longs;econdo &longs;ono detti Architetti, Soldati, Agricoltori, Fabri, & Artefici. Dalle giadette co&longs;e ritrouato hauemo, che Arte è habito nella mente, come in uero &longs;oggetto ripo&longs;to, che la di&longs;pone a fare, & operare con regola, & ragione fuori di &longs;e co&longs;e utili alla uita: Come Prudenza è habito, che di&longs;pone lo intelletto a regolare la uolontà in quelle co&longs;e, che alla unione, & bene della republica, & della famiglia, & di &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, conuengono. La onde giu&longs;ti, mode&longs;ti, forti, liberali, amici, ueraci, & in &longs;omma buoni, & uirtuo&longs;i diuentiamo: & di piu qua&longs;i &longs;emi­dei per la uirtu heroica &longs;iamo giudicati. Ma la&longs;ciamo a dietro le co&longs;e, che non fanno per no, & ritrouiamo il na&longs;cimento delle Arti, &longs;econdo, che prome&longs;&longs;o hauemo di &longs;opra. Na&longs;ce ogni arte da i&longs;perienza. Il che come &longs;ia, dirò breuemente, dimo&longs;trando che co&longs;a è I&longs;perienza: Da che na­&longs;ce: Come &longs;ia fonte delle Arti. I&longs;perienza non è altro che una cognitione nata da molte ricor­danze di co&longs;e &longs;imiglianti a i &longs;en&longs;i humani &longs;ottopo&longs;te, per lequali ricordanze l'huomo giudica di tutte ad uno i&longs;te&longs;&longs;o modo. Eccoti l'e&longs;&longs;empio. Nel cono&longs;cere una co&longs;a, ui concorre prima il &longs;en &longs;o, dapoi la memoria: oltra di que&longs;to la comparatione delle co&longs;e ricordate. Hauendo l'huo­mo per uia de i &longs;en&longs;i compre&longs;o, che lo A&longs;&longs;enzo, per e&longs;&longs;empio, ha conferito a que&longs;to, & a quel­lo nella debolezza dello &longs;tomaco, ricordando&longs;i di tale effetto, ne caua una &longs;omma uniuer&longs;a­le, & dice: Adunque doue è debolezza di &longs;tomaco lo a&longs;&longs;enzo è gioueuole, & buono. Il &longs;imile puo fare delle altre piante, & da molte particolari, et di&longs;tinte i&longs;perienze col mezo della memo­ria puo trarre le propo&longs;itioni uniuer&longs;ali, lequali &longs;ono principij dell' arti. La i&longs;perienza adunque è &longs;imile all' orma, che ci dimo&longs;tra le fiere. perche &longs;i come l'orma è principio di ritrouare il Cer­uo, nè però è parte del Ceruo, (percioche il Ceruo non è compo&longs;to di orme,) co&longs;i la i&longs;perienza è principio di ritrouar le arti, & non è parte di alcuna arte; perche le co&longs;e a i &longs;en&longs;i &longs;ottopo&longs;te non &longs;ono principij dell' Arti; ma occa&longs;ione, come chiaramente &longs;i uede, per che il principio dell' Arte è uniuer&longs;ale, & non &longs;ottopo&longs;to a i &longs;en&longs;i humani, benche per uia de' &longs;en&longs;i &longs;tato &longs;ia ritrouato. ma che differenza &longs;ia tra la i&longs;perienza, & l'Arte, &longs;i uede in que&longs;to modo. Certo è, che quan to all' operare non è dall' Arte la i&longs;perienza differente: percioche tanto in que&longs;ta, quanto in quel­la uenendo&longs;i all' effetto, &longs;i di&longs;cende allo indiuiduo; perche le attioni &longs;ono cerca le co&longs;e particola­ri: Ma quanto alla forza, & alla efficacia dell' operare, gli e&longs;perti fanno effetto maggiore, che quelli, i quali hanno &longs;olamente la ragione uniuer&longs;ale delle co&longs;e: & però &longs;pe&longs;&longs;o adiuiene che lo Ar tefice ine&longs;perto, auuenga Dio, che egli habbia nella mente la ragione de gli Artificij, erra però, & pecca bene &longs;pe&longs;&longs;o, non per non &longs;apere, nè perche la ragione &longs;ia men uera: ma perche non è e&longs;&longs;ercitato, nè cono&longs;ce i difel ti della materia, laquale molte fiate non ri&longs;ponde alla intentione dell' Arte. Con tutto que&longs;to l'Arte è piu eccellente, & piu degna della i&longs;perienza, perche è piu uicina al &longs;apere, intendendo le cau&longs;e, & le ragioni delle co&longs;e, là doue la i&longs;perienza opera &longs;enza ragione. Appre&longs;&longs;o lo intelligente Artefice è piu pronto a ri&longs;oluere, & dar conto delle co&longs;e, che il &longs;emplice, et puro e&longs;perto. La onde l'Arte è alla &longs;apienza, che è habito nobili&longs;&longs;imo, piu uici­na. Segno manife&longs;to del &longs;apere è il potere in&longs;egnare, & ammae&longs;trare altrui, percioche la perfettione con&longs;i&longs;te in potere far altri a &longs;e mede&longs;imi &longs;imiglianti. Et però l'Artifice, che è quello che intende la ragione, può in&longs;egnare & fare un' altro &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, quanto all' Arte &longs;ua: Ma lo E&longs;perto non co&longs;i. & &longs;e bene lo E&longs;perto mo&longs;tra ad altri come egli fa, non però è atto a darne con to, non hauendo l'Arte: & la &longs;ua dimo&longs;tratione oltra il &longs;en&longs;o non &longs;i e&longs;tende, & è &longs;olamente in modo di uedere congiunto con alcuna oppinione, o credenza di colui, che uede: ilquale in &longs;imi­le atto fa ufficio &longs;eruile imperfetto, & lontano dall' ufficio dell' Arte: & però Vitrunio uuole, che la i&longs;perienza &longs;ia con la cognitione accompagnata. Come adunque na&longs;ce la i&longs;perienza; che co&longs;a è; & in che modo l'Arte da quella procede, chiaramente s'è dimo&longs;trato. Dal che &longs;i com­prende e&longs;&longs;er due maniere di i&longs;perienza. l'una, che all' Arte è prepo&longs;ta, cioè che &longs;i fa prima, che s'acqui&longs;ti l'Arte: come quando &longs;i dice. Io faccio i&longs;perienza, & uoglio prouare, &longs;emi rie&longs;ce al­cuna co&longs;a: & que&longs;to ècome fonte a fiume quanto all' Arte. L'altra maniera è quella, che è eccitata, & de&longs;ta dall' Arte, che &longs;i truoua in noi, & &longs;econdo le ragioni dell' Arte la e&longs;&longs;ercitiamo. Egli &longs;i puo anche dalle predette co&longs;e uedere, che la i&longs;perienza molto piu &longs;erue alle Arti, ches'acqui&longs;tano per inuentione, che a quelle, che s'imparano per ammae&longs;tramento. Il na&longs;cimento delle arti da principio è debole, ma col tempo acqui&longs;ta for za et uigore: imperochei primi inuentori hanno poco lume delle co&longs;e, & non po&longs;&longs;ono ageuolmente raccogliere molte uniuer&longs;ali pro­po&longs;itioni, per lequali l'Arte s'ingagliardi&longs;ca, perche per la breuità della uita non hanno tem­po di farne la ifperienza: ma la&longs;ciando a po&longs;teri le co&longs;e trouate da loro &longs;cemano la fatica di quel li, & aggiugneno loro occa&longs;ione di aumentare le Arti, per la molta uirtù, che ne i pochi principij &longs;i truoua. perche &longs;i come nella mente &longs;i concepe la moltitudine de &longs;udditi &longs;otto un Principe, co&longs;i molti concetti dell' arte al &longs;uo principio &longs;i riferi&longs;ceno. & per que&longs;to di gran laude &longs;ono de­gni gli inuentori delle co&longs;e, iquali banno trouato i principij &longs;enza ri&longs;parmio di fatica, da i quali deriua il compimento, & la perfettione dell' Arti: doue egli &longs;i può dire che la metà del fatto, è il cominciar bene. Et qui &longs;ia detto a ba&longs;tanza d'intorno alla origine, diffinitione, accre&longs;cimen­to, et perfettione dell' Arte. Re&longs;ta che io di&longs;tingua l'Arti &longs;econdo, che di &longs;opra promi&longs;i di fa­re. Certo io non uoglio in que&longs;to luogo fare una &longs;cielta di tutte l'Arti partitamente, perche troppo ritardarei lo intendimento di chi legge, & poco giouerei. La&longs;cierò a dietro quella &longs;i­gnificatione uniuer&longs;ale di que&longs;to uocabolo, che abbraccia l'Arti liberali, delle quali tre &longs;o­no d'intorno al parlare, & quattro cerca la quantità, d'intorno al parlare è la Grammatica, la Rhetorica, la Logica: Cerca la quantità è la Geometria, l'A&longs;trologia, l'Arithmetica, la Mu&longs;ica. La&longs;cierò l'Arti uili, & ba&longs;&longs;e, che degne non &longs;ono della pre&longs;ente con&longs;ideratione, nè del nome dell' Arte. Non ragionerò di quelle Arti, et dottrine, che ci &longs;ono in&longs;pirate da Dio, come è la no&longs;tra chri&longs;tiana Theologia; perche hora non &longs;itende a que&longs;to fine, che ritruouia­mo tutto quello, che &longs;otto nome di Arte &longs;i contiene: imperoche non è al propo&longs;ito no&longs;tro: &longs;i che io la&longs;cierò le diuinationi, che me&longs;colate &longs;ono di diuina in&longs;piratione, & humana inuentio­ne. Sono adunque al pre&longs;ente bi&longs;ogno quelle Arti nece&longs;&longs;arie, che &longs;erueno con dignità, & grandezza alla commodità, & u&longs;o de' mortali: come è l'Arte di andar per mare detta Nauigatio­ne, l'Arte Militare, l'Arte del fabricare, la Medicina, l'Agricoltura, la Venaggione, la Pittura, & Scoltura, il Lanificio, & altre &longs;imiglianti, lequali in due modi &longs;i po&longs;&longs;ono con­&longs;iderare. prima come di&longs;correno, & con uie ragioneuoli trouando uanno le ragioni, & le regole dell' operare. dapoi come con prontezza di mano s'affaticano di ponere in alcuna materia e&longs;teriore, quello che era ripo&longs;to nella mente. Donde na&longs;ce che alcune Arti hanno piu della &longs;cien­za, & altre meno. & a cono&longs;cere l'Arti piu degne, que&longs;ta è la uia. Quelle, nelle quali fa bi&longs;ogno l'Arte del numerare, la Geometria, & l'altre Mathematice, tutte hanno del grande: il rimanen te &longs;enza le dette Arti (come dice Platone) è uile, & abietto, come co&longs;a nata da &longs;emplice imaginatione, fallace coniettura, & dal uero abbandonata i&longs;perienza. Et quiui apparirà la di­gnità dell' Architettura, laquale approua è giudica le opere, che dalle altre Arti &longs;i fanno. Ma perche prima non &longs;i deue lodare alcuna co&longs;a, &longs;e prima non &longs;i &longs;a, che co&longs;a ella &longs;ia: giu&longs;to, & ra gioneuole è, che dimo&longs;triamo l'origine, & la forza, & le parti dell' Architettura, & qual &longs;ia l'ufficio, & il fine dello Architetto. & perche il mede&longs;imo &longs;i fa dallo Auttore, come da erudito, & ammae&longs;trato ne i precetti dell' Arte, darò principio alla dichiaratione de i &longs;uoi detti, sbrigandomi prima dalla dedicatione dell' opera. Dedicando adunque ad Ottauio Au­&longs;to dice in que&longs;to modo.

MENTRE, che la tua diuina mente, & Deità, ò Ce&longs;are Imperatore, acqui&longs;taua l'Imperio del mondo, & i cittadini &longs;i gloriauano del trionfo & della uittoria tua, e&longs;&longs;endo tutti i nimici dalla tua inuitta uirtu à terra battuti: & mentre, che tutte le nationi domite, & &longs;oggiogate il tuo cenno attendeuano, & il popolo Romano in­&longs;ieme col &longs;enato fuori d'ogni timore, da i tuoi alti&longs;simi prouedimenti & con&longs;igli era go­uernato; io non ardiua mandare in luce le co&longs;e dell' Architettura da me &longs;critte, tra tante occupationi, & con grandi pen&longs;ieri e&longs;plicate: dubitando non fuor di tempo tramettendo-mi, incorrefsi nell' offe&longs;a dell' animo tuo. Ma poi, che io m'accor&longs;i, che egual cura tene­ui & della &longs;alute d'ognuno con il publico maneggio, & della opportunità de i publici edi­ficij; accioche non &longs;olamente fu&longs;&longs;e col fauor tuo la Città di &longs;tato fatta maggiore, ma an­chora la mae&longs;tà dello imperio grandezza haue&longs;&longs;e, & riputatione delle publiche fabricatio­ni: io hò pen&longs;ato non e&longs;&longs;er piu tempo di tardare; & non ho uoluto pretermettere, che di &longs;ubito à nome tuo non manda&longs;si in luce le già dette co&longs;e. Imperoche per que&longs;ta ragione io era da tuo padre cono&longs;ciuto, & della &longs;ua uirtu molto &longs;tudio&longs;o. Ma hauendo il conci­lio de i cele&longs;ti Dei quello con&longs;ecrato ne i &longs;eggi della immortalità, & trasferito nel poter tuo lo imperio del padre: lo i&longs;te&longs;&longs;o mio &longs;tudio nella memoria di quello re&longs;tando fermo, in te ripo&longs;e il fauore. Adunque con M. Aurelio, Pub. Minidio, & Gn. Cornelio fui &longs;opra l'apparecchio delle Bali&longs;te, & de gli Scorpioni. & alla rifattione de gli altri tormenti; & in&longs;ieme con e&longs;&longs;o loro ne riportai delle commodità, lequali &longs;ubito che tu mi concede&longs;ti, molto bene per la raccommandatione di tua &longs;orella il ricono&longs;cimento &longs;erua&longs;ti; & però e&longs;­&longs;endo io per quel beneficio tenuto & obbligato, di modo che in&longs;ino allo e&longs;tremo della ui­ta non haue&longs;si a temere alcun di&longs;agio: Io diedi principio à &longs;criuere que&longs;te co&longs;e: perche io haueua auuertito, che tu haueui fabricato molte co&longs;e, & tutta uia ne uai edificando; & anche per lo auuenire &longs;ei per hauer cura, & pen&longs;iero delle publiche, & priuate opere &longs;econ­do la grandezza delle co&longs;e fatte, accioche &longs;iano alla memoria de' po&longs;teri commendate. Io ho &longs;critto con diligenza determinati precetti in modo, che da te &longs;te&longs;&longs;o ponendoui pen&longs;ie­ro pote&longs;ti cono&longs;cere quali fu&longs;&longs;ero le co&longs;e già fabricate, & come haue&longs;&longs;ero a riu&longs;cir quelle, che &longs;i doue&longs;&longs;ero fabricare: percioche in que&longs;ti uolumi, io ho aperto tutte le ragioni di que &longs;to ammae&longs;tramento.

Il &longs;auio & prudente lettore potrà per le parole di Vitr. con&longs;iderare la prudenza, & bontà &longs;ua, come di per&longs;ona, che e&longs;&longs;endo per beneficij riceuuti obligato & tenuto, dimo&longs;tra gratitudine, & nella gratitudine giudicio, offerendo quelle co&longs;e, che po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er grate à chi le riceue. & in ue­ro e&longs;&longs;endo tutto il mondo &longs;otto un principe, l'armi erano ce&longs;&longs;ate, & le porte di Giano rinchiu&longs;e. Il principe raccolto nella gloria delle belle impre&longs;e da lui &longs;atte, godeua del &longs;uo &longs;plendore, & &longs;om­mamente &longs;i dilettaua di &longs;abricare gloriando&longs;i di la&longs;ciar la città (che prima era di pietre cotte) la­&longs;tricata di Marmo. Fu adottiuo figliuolo di Giulio Ce&longs;are: nacque di Accia, & di Ottauio. Al co&longs;tui tempo nacque no&longs;tro Signore. Fu ueramente buono, & grande appoggio de' uirtuo&longs;i, per ilche non tanto per hauere accre&longs;ciuto lo Imperio e&longs;&longs;er deue nominato Augu&longs;to, quanto per haue­re fauorito gli huomini da bene, & aumentato con lode, & premio ogni uirtù, & dottrina. A lui dunque meriteuolmente con&longs;acra Vitruuio le fatiche &longs;ue, & con ingegno di quelle co&longs;e, & con quelle parole lo e&longs;&longs;alta, che ueramente, & &longs;enza adulatione &longs;e gli conueniuano. Et tanto &longs;ia det­to, d'intorno la dedicatione dell' opera. Egli &longs;i legge in alcuni te&longs;ti non Minidio, ma Numidio, & in alcuni Numidico. Io non truouo altra fede, che piu ad uno, che altro modo &longs;i debbia legge­re. Benche in alcune Medaglie &longs;i legga e&longs;&longs;ere &longs;tato &longs;opra la Cecca un L. Mu&longs;idio. ma que&longs;to po­co c'importa. Nè io &longs;ono curio&longs;o di dichiarare che co&longs;a è Bali&longs;ta, & Scorpione, percioche &longs;e ne dirà nel decimo libro al proprio luogo. nè &longs;i deue (per quanto &longs;timo io) confondere l'ordine delle co&longs;e. Venirò adunque a Vitr. ilquale &longs;econdo il precetto' dell' Arte diffini&longs;ce, e determina, che co&longs;a è Architettura, dicendo. Architettura è &longs;eienza, di molte di&longs;cipline, & di diuer&longs;i am­mae&longs;tramenti ornata, dal cui giudicio s'approuano tutte le opere, che dalle altre Arti com piutamente &longs;i fanno.

Prima, che &longs;i e&longs;ponga, & dimo&longs;tri che co&longs;a è Architettura, dirò la forza di que&longs;to nome, per­cioche molto gioua allo intendimento delle co&longs;e, che &longs;i diranno. Architettura è nome, che dal greco derriua; & è di due uoci compo&longs;to. La prima &longs;ignifica principale, & capo; La &longs;econda fabbro, ò artefice. Et chi uole&longs;&longs;e bene e&longs;primere uolgarmente la forza del detto nome, direbbe capo mae&longs;tra. Et però dice Platone, che lo Arch tetto non &longs;a me&longs;tieri alcuno, ma è &longs;opra&longs;tan-te à quelli, che gli fanno. La doue potremo dire l'Architetto non e&longs;&longs;er Fabro, non mae&longs;tro di legname, non muratore, non &longs;eparatamente certo, & determinato artefice, ma capo, &longs;opra&longs;tante, & regolatore di tutt i gli arteficij: come quello, che non &longs;ia prima, a tanto grado &longs;alito, che egli non &longs;i habbia prima in molte, & diuer&longs;e dottrine, & opere e&longs;&longs;ercitato. Sopra&longs;tando adunque di­mo&longs;tra, di&longs;egna, di&longs;tribui&longs;ce, ordina, & comanda. & in que&longs;ti uffici appare la dignità dell'Ar­chitettura e&longs;&longs;er alla &longs;apienza uicina, & come uirtù heroica nel mezo di tutte le arti dimorare. perche &longs;ola intende le cagioni; &longs;ola abbraccia le belle, & alte co&longs;e: &longs;ola, dico, tra tutte l'Arti partecipa delle piu certe &longs;cienze, come è l'Arithmetica, & la Geometria, & le altre, &longs;enza le­quali (come s'è detto) ogni arte è uile, & &longs;enza riputatione. Vedendo adunque Vitr. l'Archi­tettura e&longs;&longs;er tale, dice prima ella e&longs;&longs;er {Scienza.} & per Scienza intende cognitione, & rau­nanza di molti precetti, & ammae&longs;tramenti, che unitamente riguardano alla cono&longs;cenza d'un fi­ne propo&longs;to. poi perche in que&longs;to la Architettura conuiene conmolte altre &longs;cienze, delle quali par titamente &longs;i puo dire, che cia&longs;cuna &longs;ia cognitione: però Vitr. le attribui&longs;ce alcune differenze, che ri&longs;tringono quello intendimento uniuer&longs;ale, & commune del predetto nome. & que&longs;to è ufficio della uera diffinitione, cioè dichiarire la natura, & la forza della co&longs;a diffinita, inmodo che ella da tutte altre co&longs;e di&longs;tinta, & &longs;eparata &longs;i cono&longs;ca. & però foggiugne Vitr. {Di molte di&longs;cipline, & di diuer&longs;i ammae&longs;tramenti ornata.} Et di&longs;tingue per le dette parole l'Architettura, da molte par ticolari notitie, che uengono da i &longs;en&longs;i, &longs;tanno nella i&longs;perienza, & &longs;i e&longs;&longs;ercitano per pratica. per que&longs;to anchora è bene diffinita l'Architettura: percioche &longs;e quiui re&longs;ta&longs;&longs;e la diffinitione, ella &longs;arebbe commune, & piu ampia di quello, che &longs;i conuiene. Imperoche l'Arte del dire, la Me­dicina, & molte altre Arti, & &longs;cienze ornate &longs;ono dimolte dottrine, & di diuer&longs;i ammae&longs;tra­menti, come chiaramente per gli &longs;critti di Cicerone, di Galeno, & d'altri autori &longs;i uede. Ri&longs;tri­gnendo adunque Vitr. con maggiori proprietà la &longs;ua diffinitione, dice {Dal cui giudicio s'appro­uano tutte le opere, che dalle altre arti &longs;i fanno.} Ecco l'ultima differenza, che ne i ueri, & giu­&longs;ti termini, & qua&longs;i confini rinchiude l'Architettura. percioche il giudicare le opere compiute dal le Arti, è proprio di lei, & non d'altre. L'oratore s'adorna di molte Arti, & di&longs;cipline, & quelle grandi&longs;&longs;ime, &longs;ono, & belli&longs;&longs;ime. Il &longs;imigliante fa il Medico; ma l'uno, & l'altro hanno diuer&longs;i intendimenti. l'Oratore s'adorna per potere per&longs;uadere, cioè indurre opinione in ogni ma­teria propo&longs;ta. Il Medico per indurre, ò con&longs;eruare la &longs;anità. Malo Architetto &longs;olo per giu­dicare, & approuare le opere perfette dalle altre Arti: perfette, dico, ouer compiute, come di­ce Vitr. però che non &longs;i può giudicare &longs;e non le cofe finite, accio niuna &longs;cu&longs;a &longs;ia dello Artefice. Vero è anche que&longs;to, che lo Architetto &longs;opra&longs;tando mentre che &longs;i fanno le opere, giudica &longs;e el­le &longs;i fanno bene, ò male, & approua que&longs;ta, et bia&longs;ma quella, &longs;econdo il giudicio, & la cognitio­ne, che eglì ha; & for&longs;e que&longs;ta è migliore e&longs;po&longs;itione che la di &longs;opra. Dalla diffinitione dell'Ar­chitettura, &longs;i comprende che co&longs;a è Architetto, & &longs;i cono&longs;ce, Architetto e&longs;ser colui, che per certa, & merauiglio&longs;a ragione, & uia sì con la mente, & con l'animo &longs;a determinare, co­me con lo in&longs;egnare, & con l'opera condurre à fine quelle co&longs;e, che dal mouimento de i pe&longs;idal compartimento de i corpi, & dalla compo&longs;itione delle opere à beneficio de gli huomini &longs;aranno commendate. {Architettura è &longs;cienza ornata di molte di&longs;cipline, & di diuer&longs;i ammae&longs;tramen­ti.} Et per di&longs;ciplina intende quello, che i di&longs;cepoli imparano. Et per ammaeftramenti, quello che i mae&longs;tri in&longs;egnano. il parlare è in&longs;trumento dello in&longs;egnare, & l'udire dello imparare. La dot­trina comincia nel concetto di colui, che in&longs;egna, & &longs;i e&longs;tende &longs;ino alle parole. la di&longs;ciplina co­mincia nell'udito di colui, che impara, & termina nel concetto. Ma bella co&longs;a èil &longs;upponere' per ragione, & dimo&longs;trare per pratica; in quello è la Dottrina, in que&longs;to è la Eruditione, cioè lo &longs;gro&longs;&longs;amento. {Per lo cui giuditio s'approuano.} Il giudicare è co&longs;a eccellentißima, & non ad altri conce&longs;&longs;a, che à i &longs;aui, & prudenti: percioche il giuditio &longs;i fa &longs;opra le co&longs;e cono&longs;ciute, & per quello, {S'approua,} cioè &longs;i dà la &longs;entenza, & &longs;i dimo&longs;tra, che con ragione &longs;iè ope­rato. Approua adunque l'Architettura, l'opere fatte dalle altre arti. Opera è quello artificio, o lauoro, che re&longs;ta ce&longs;&longs;ando l'operatione dello Artefice, o finita, o non finita, che ella &longs;ia: come Operatione è quel mouimento che egli fa mentre lauora. Ma Attione s'intende negotio, o ma­reggio ciuile, & uirtuo&longs;o, ce&longs;&longs;ato che egli &longs;ia, niente re&longs;ta di fuori, {Arti.} Qui s'intende l'arti in quanto &longs;i opera, le ragioni delle quali ad e&longs;&longs;a patrona &longs;i riferi&longs;cono. Et qui &longs;ia fine alla diffinitione dell'Architettura. nella quale uirtualmente compre&longs;e &longs;ono le belle ucrità dell'Ar­chitettura, & de i precetti &longs;uoi; co&longs;a degna di molta con&longs;ideratione. & perche egli s'intenda que&longs;to mirabile &longs;ecreto: Dico, che in cia&longs;cuna &longs;cienza la diffinitione del &longs;oggetto, del qual &longs;i trat­ta, che è quello à cui &longs;i riferi&longs;ce tutto quello che nella &longs;cienza è trattato, contiene uirtualnunte le &longs;olutioni de i dubij, le inuentioni de i &longs;ecreti, & la uerità delle co&longs;e in quella &longs;cienza contenu­te. Virtualmente contenere intendo poter produrre una co&longs;a, come il &longs;eme contiene in uirtu il frutto. La diffinitione adunque del &longs;oggetto quando è fatta con le ragioni dichiarate di &longs;opra, cioè quando dimo&longs;tra la natura della co&longs;a diffinita, la raccommunanzà, che ha con molte altre co&longs;e, & la differenza & propietà che tiene, ha uirtu di far manife&longs;te le o&longs;cure dimande, che &longs;o­no fatte in quella &longs;cienza. & la ragione è, perche la diffinitione del &longs;oggetto è principio della di­mo&longs;tratione. ilquale come precetto dell'Arte e&longs;&longs;er deue uero, utile, & conforme; (come dice Galeno) Vero, perche niente &longs;i comprende, che uero non &longs;ia, come &longs;e egli &longs;i dice&longs;&longs;e, il Fele della chimera e&longs;&longs;er utile à gli infermi. que&longs;to non &longs;i potrebbe comprendere, perche uero non è, che la chimera tra le co&longs;e che &longs;ono &longs;i troui. Vtile, perche è nece&longs;&longs;ario, che egli tenda à qualche fine; & Vtilità non è altro che riferire le co&longs;e al debito fine, & inuero degna non è del nome di Arte quella cognitione, la cui operatione non è utile alla humana uita. La conformità è po&longs;ta nella uirtu predetta di produrre. perche molte co&longs;e hanno in &longs;e la forza della uerità, che non hanno la forza della conformità, & la uirtu con&longs;i&longs;te nell'applicatione, & quelle non hanno ualore d'influi­re il lume loro nelle co&longs;e. Ilche &longs;i cono&longs;ce, che uolendo noi applicare i principij alle co&longs;e, non &longs;i raccoglie alcuna ragione, percioche non &longs;ono conformi, nè concludenti. Quando adunque il &longs;oggetto, & le propriet à na&longs;ceno da i principij, & cau&longs;e, allhora ui è la conformità. Vero è da tutti giudicato (cono&longs;ciuti i termini, come io diceua) che &longs;e dalle co&longs;e eguali &longs;i leueranno l'e­guali, ò dalle pari le pari, il rimanente &longs;arà pari ò eguale. nè &longs;olamente è uero que&longs;to principio, ma di ualore grandi&longs;&longs;imo. percioche egli &longs;i applica dal Filo&longs;ofo naturale a i mouimenti, al tem­po, a gli &longs;patij: dal Geometra alle mi&longs;ure, & grandezze; dallo Arithmetico a i Numeri; dal Mu&longs;ico a i &longs;uoni; dal Medico alle uirtu & qualità delle co&longs;e. Stando adunque cio, che s'è detto, ne &longs;eguita quello, che dirà Vitr. dell'Architettura. & prima del &longs;uo na&longs;cimento, & poi delle &longs;ue conditioni. dice adunque. {E&longs;&longs;a na&longs;ce da fabrica, & da di&longs;cor&longs;o.} Que&longs;ta con&longs;equenza non &longs;i può cono&longs;cere, &longs;e prima non &longs;i fa manife&longs;to, che co&longs;a è Fabrica, & che co&longs;a è Di&longs;cor&longs;o, però dice Vitr. {Fabrica è continuo, & e&longs;&longs;ercitato pen&longs;iero dell'u&longs;o, che di qualunque materia, che per dar forma all'opera propo&longs;ta &longs;i richiede, con le mani &longs;i compie. Di&longs;cor&longs;o è quello, che le co&longs;e fabricate prontamente, & con ragioneuole proportione puo dimo&longs;trando manife&longs;tare.} Diuino è ueramente il de&longs;iderio di quelli, che leuando la mente alla con&longs;ideratione delle co&longs;e belle, cerca­no le cagioni di quelle, & riguardando come dal di &longs;opra s'accendeno alle fatiche per lo contra­rio molti &longs;ono, che con grandi&longs;&longs;ime lodi inalzando al cielo i dotti, & letterati huomini, & con merauiglia riguardando le &longs;cienze fanno ogni altra co&longs;a piu pre&longs;to che affaticar&longs;i per acqui&longs;tarle. Sono anche molti, i quali auenga, che &longs;appiano e&longs;&longs;er bi&longs;ogno per l'acqui&longs;to d'una &longs;cienza partici­pare di molte altre, poco però di quelle &longs;i curano, anzi danno à bia&longs;imo &longs;e alcuno &longs;i dà allo &longs;tudio di quelle. Que&longs;ti come gente trauiata & folle, &longs;i denno la&longs;ciare da parte. Bella co&longs;a è il potere giudicare, & approuare le opere de' mortali, come atto di uirtu &longs;uperiore, uer&longs;o l'inferiore: niente di meno pochi &longs;i danno alla fatica, pochi uogliono adoperar&longs;i, & u&longs;cire delle pelli dell'otio: & percio non fanno giudicio, & per con&longs;eguente non peruengono al fine dell'Architettura; Ma &longs;olo &longs;i uanno gloriando di e&longs;&longs;er chiamati Architetti di que&longs;to principe & di quello. & allegano non le ragioni, ma le opere loro, dicendo co&longs;i feci io, co&longs;i ordinai nel tal pallazzo, & nella talchie&longs;a. & non uogliono con&longs;iderare, che non hanno, Geometria, nè Arithmetica, nè intende no la for za delle proportioni, & la natura delle co&longs;e. Egli bi&longs;ogna adunque hauere e&longs;&longs;ercitio, & fabrica; bi&longs;ogna di&longs;cor&longs;o. Il di&longs;cor&longs;o come padre; la Fabrica è come madre dell'Architettu­ra. {La fabrica è continuato pen&longs;iero dell'u&longs;o.} Ogni artificio&longs;o componimento ha lo e&longs;&longs;er &longs;uo dalla notitia del fine come dice Galeno. Volendo adunque fabricare, fa di me&longs;tieri hauerc cono&longs;cimento del fine. Fine intendo io quello, a cui s'indrizza la operatione: Et in que&longs;to lo intel­letto con&longs;idera, che co&longs;a è principio, & che co&longs;a è mezo. & truoua che il principio &longs;i con&longs;ide­ra in modo di pre&longs;idenza, & nel principiare il fine è prima dello agente, perche il fine è quello, che muoue all'opera: lo agente è prima che la forma, perche lo agente induce la forma; & la forma è prima, che la materia: imperoche la materia non è mo&longs;&longs;a, &longs;e la forma non è prima nel­la mente di colui che opera. Il mezo ueramente è il &longs;oggetto nel quale il fine manda la &longs;ua &longs;imi­glianza al principio, & il principio la rimanda al fine: però non è concordanza maggiore di quella, che è tra'l principio, e'l fine. oltra di que&longs;to egli &longs;i comprende che chiunque impedi&longs;ce il mezo, leua il principio dal fine: & che il mezo per cagione del principio s'affatica, & ri&longs;petto al fine &longs;iripo&longs;a. Volendo adunque fabricare, bi&longs;ogna cono&longs;cere il fine, come quello, ch'al me­zo impone forza, & nece&longs;&longs;ità. Ma per la cognitione del fine è nece&longs;&longs;ario lo &longs;tudio, & il pen&longs;a­mento: Et &longs;i come il &longs;aettatore non indrizzarebbe la &longs;aetta alla brocca, &longs;e egli non tene&longs;&longs;e fer­ma la mira, co&longs;i l'Artefice non toccarebbe il fine, &longs;e con la mente altroue egli &longs;i riuolge&longs;&longs;e. L'u&longs;o adunque è (come s' è detto) drizzare le co&longs;e al debito fine: come abu&longs;o è torcerle da quel­lo. Ma per hauere que&longs;to indrizzamento delle co&longs;e al fine, fa bi&longs;ogno d'hauere un'altro u&longs;o, ilqua le uuol dire A&longs;&longs;uefattione, laquale non è altro, che &longs;pe&longs;&longs;a, & frequentata operatione d'alcuna uirtù, & potenza dell'anima, o del corpo. onde egli &longs;i dice e&longs;&longs;er u&longs;ato alle fatiche, e&longs;&longs;er u&longs;ato, po­&longs;to in u&longs;o, u&longs;anza, & con&longs;uetudine. Bi&longs;ogna adunque e&longs;&longs;er u&longs;o di continuamente pen&longs;are al fi­ne. Et però dice Vitr. Fabrica e&longs;&longs;er continuo, & e&longs;&longs;ercitato, & come uia trita, & battu­ta da pa&longs;&longs;aggieri frequentato pen&longs;iero d'indrizzare le co&longs;e a fine conueniente.

Et da que&longs;te parole &longs;i dimo&longs;tra la utilità che era conditione dell'Arte. Ma perche con tanta &longs;ollecitudine di pen&longs;iero affaticar&longs;i, a che &longs;enza intermi&longs;&longs;ione pen&longs;are? certo non per altro, che per manife&longs;tare in qualche materia e&longs;teriore la forma, che prima era nel pen&longs;iero, & nella men­te; & però dice Vitr. dando fine alla diffinitione della Fabrica, quella e&longs;&longs;ere operatione manife­&longs;ta in qualche materia fuori di noi, &longs;econdo il pen&longs;iero, che era in noi. Vero è, che Fabrica è nome commune a tutte le parti dell'Architettura, & molto piu abbraccia, di quèllo che communemente &longs;i &longs;tima, come &longs;i dirà poi. Di&longs;cor&longs;o è quello che le co&longs;e fabricate prontamente, & con ragione di proportione puo dimo&longs;trando manife&longs;tare.

Il di&longs;cor&longs;o è proprio dell'huomo, & la uirtu, che di&longs;corre, è quella che con&longs;idera quanto &longs;i puo fare con tutte le ragioni all'opere pertinenti; & però erra il di&longs;cor&longs;o, quando lo intelletto non concorda le proprietà delle co&longs;e atte a fare, con quelle che &longs;ono atte a riceuere. Di&longs;corre adun­que l'huomo, cioè applica il principio al fine per uia del mezo: ilche, come s'è detto, è proprio della humana &longs;pecie. Auenga che gli antichi habbiano à gli altri animali conce&longs;&longs;o una parte di ragione, & chiamati gli habbiano mae&longs;tri dell'huomo, dicendo, che l'Arte del te&longs;&longs;ere è &longs;tata pre&longs;a dalla Ragna, la di&longs;po&longs;itione della ca&longs;a, dalla Formica, il gouerno ciuile dalle Api; ma noi trouamo, che quelli &longs;ono in&longs;tinti di natura, & non di&longs;cor&longs;i dell'Arte: & &longs;e Arte &longs;i deue chia­mare la loro naturale, & non auueduta prudenza, perche non &longs;i potrebbe &longs;imilmente Arte chia­mare la uirtù che nelle piante, & nelle pietre &longs;i truoua? Come l'Arte dello Elleboro purgar il fu­rore, l'Arte della pietra ne i nidi dell'Aquile, detta Aetite, rila&longs;ciare i parti? Perche anche non &longs;i potrebbe dire e&longs;&longs;ere un'Arte diuina che regge, & con&longs;erua il mondo? una Cele&longs;te che re­gola i mouimenti de i cieli? una Mondana, che tramuta gli elementi? Ma la&longs;ciamo la tralatione de i nomi, fatta per la &longs;imiglianza, & pigliamo la uerità, & la proprietà delle co&longs;e. Di&longs;cor&longs;o adunque è come padre, &longs;econdo che detto hauemo di &longs;opra, dell'Architettura: nel quale ui bi&longs;o-gna &longs;olertia. Solertia non è altro, che &longs;ubita, & pronta inuentione del mezo. Et quello è me­zo, che hauendo conuenienza con gli e&longs;tremi, lega quelli ad uno effetto, & però, nella &longs;olertia &longs;i puo dire, che &longs;ia la uirtu del &longs;eme. La onde Vitr. u&longs;a quella parola. {Prontamente.} Che nel latino dice &longs;olertia. Ma non è a ba&longs;tanza lo e&longs;&longs;er pronto a ritrouare il ucro, però che potrebbe e&longs;&longs;er quel uero poco atto à concludere, per que&longs;to &longs;oggiugne. {Con ragione di proportione.} Che co&longs;a &longs;ia Proportione, egli &longs;i dirà nel &longs;eguente capo. Vitr. ha parlato in modo, che quelle parole che dicono. {Prontamente, & con ragione di proportione,} &longs;i po&longs;&longs;ono riferire a quella parola {Fabricate.} Et il &longs;entimento &longs;arebbe che il Di&longs;cor&longs;o pote&longs;&longs;e dimo&longs;trare, cioè rendere la ragione delle co&longs;e fabricate con &longs;olertia, & proportione, e&longs;&longs;endo l'ufficio dello Architetto approuare le co&longs;e ragioneuoli. Ma &longs;ia quale &longs;i uoglia il &longs;en&longs;o, tutto è conforme al uero. piu &longs;e­creta intelligenza &longs;i tragge anchora dalle co&longs;e dichiarate: & prima che lo Artefice ri&longs;petto al­l'opera tiene doppia con&longs;ideratione: poi tiene doppia affettione a quelle con&longs;iderationi ri&longs;ponden­te. La prima con&longs;ideratione è una &longs;emplice notitia uniuer&longs;ale, per la quale &longs;i dice, che l'huomo &longs;a, quanto &longs;i richiede affine che l'opera rie&longs;ca, & niente piu ui aggiugne. L'altra è una notitia particolare, & pro&longs;&longs;ima all'operare che con&longs;idera il tempo, il modo, il luogo, la materia. Da que&longs;ta particolare cognitione na&longs;ce una affettione, che muoue l'huomo a comandare, & ad ope­rare, come &longs;econdo la prima con&longs;ideratione l'huomo &longs;i compiaceua, & in uniuer&longs;ale abbraccia­ua non l'opera, ma la cognitione, & però non è &longs;ufficiente que&longs;ta &longs;ola con&longs;ideratione: &longs;ola del di­&longs;cor&longs;o, &longs;ola dell'uniuer&longs;ale: ma &longs;i richiede, quella &longs;econda notitia, & quella &longs;econda affettione laquale è ripo&longs;ta nella fabrica. Dichiarita la diffinitione dell'Architettura, & dichiarito il na &longs;cimento di quella, hora uiene Vitr. a formare lo Architetto, co&longs;a molto ragioneuole, & con ueniente, come &longs;i uedrà dal &longs;eguente. dice adunque. Dalle dette co&longs;e ne &longs;egue, che quelli Ar­chitettori i quali &longs;enza lettere tentato hanno di affaticar&longs;i, & e&longs;&longs;ercitar&longs;i con le mani, non han no potuto fare, che s'habbiano per le fatiche loro acqui&longs;tato riputatione, & quelli, che ne i di&longs;cor&longs;i, & nella cognitione delle lettere &longs;olamente fidati &longs;i &longs;ono, l'ombra, non la co&longs;a, pare che habbiano &longs;eguitato. Ma chi l'una, & l'altra di que&longs;te co&longs;e hanno bene appre&longs;o, co­me huomini di tutte armi coperti, & ornati, con credito, & riputatione, hanno illoro inten to facilmente con&longs;eguito.

Si come alla natural generatione &longs;i richiede l'uno & l'altro &longs;e&longs;&longs;o, & &longs;enza uno di loro niente &longs;i concepe: co&longs;i allo e&longs;&longs;er Architetto che è una artificiale generatione unitamente il di&longs;cor&longs;o, & la Fabrica &longs;i richiede. Et &longs;e alcuno &longs;i per&longs;uade&longs;&longs;e e&longs;&longs;er Architetto con la fabrica &longs;ola, oue­ro col di&longs;cor&longs;o &longs;olo, egli s'ingannerebbe, & &longs;arebbe &longs;timato co&longs;a imperfetta. Et di gratia &longs;e uno haue&longs;&longs;e il &longs;apere &longs;olamente, & u&longs;urpare &longs;i uole&longs;&longs;e il nome di Architetto, non &longs;arebbe egli &longs;otto­po&longs;to alle offe&longs;e de gli e&longs;perti? non potrebbe ogni manoale (dirò co&longs;i) rimprouerargli, & dirgli che fai tu? dall'altra parte &longs;e per hauere un lieue e&longs;&longs;ercitio, & alquanto di pratica, di &longs;i gran no me degno e&longs;&longs;er &longs;i crede&longs;&longs;e, non potrebbe uno intelligente, & letterato chiudergli la bocca, di­mandandogli conto, & ragione delle co&longs;e &longs;atte? & però bi&longs;ogna e&longs;&longs;er ornati, & armati di tut­te arme per acqui&longs;tare la uittoria, & il uanto d'Architetto. Bi&longs;ogna e&longs;&longs;er coperto per dife&longs;a, armato per offe&longs;a, ornato per gloria, maneggiando la i&longs;perienza con l'Artificio. perche adun­que i puri pratichi non hanno acqui&longs;tato credito? perche l'Architettura na&longs;ce da di&longs;cor&longs;o. per­che &longs;olo i letterati? percioche l'Architettura na&longs;ce da Fabrica. Et però dice Vitr. {Dalle det­te co&longs;e.} Cioè dal na&longs;cimento dell'Architettura, che uiene da Fabrica, & da di&longs;cor&longs;o, cioè ope­ra, & ragione ne &longs;egue quello, che egli dice. Ma in que&longs;to luogo potrebbe alcuno dubitare, & dire, &longs;eu ramente l'Arte è nello intelletto, & nella mente, perche cagione ha detto Vitr. che quelli, i quali nel &longs;apere &longs;i &longs;ono fidati, l'ombra non la co&longs;a, pare, che habbiano &longs;eguitato? Ri­&longs;pondo, che le co&longs;e dello intelletto alla piu parte ombre paiono, & il uolgo &longs;tima le co&longs;e, in quan­to, che a i &longs;en&longs;i, & a gli occhi&longs;ottopo&longs;te &longs;ono. & non in quanto non appareno. & que&longs;to auuie­ne per la con&longs;uetudine, perche le genti non &longs;ono auezze a di&longs;correre. & però l'accorto Vitr. nonafferma, che i letterati habbiano &longs;eguitato le ombre: ma dice {Pare} dinotando che il g'udi­cio de gli imperiti è fatto &longs;opra le co&longs;e apparenti. Et però mi pare, che molti uaneggiano nel de­cidere qual &longs;ia piu nobile, o la Scultura, o la Pittura; improche uanno alla materia, al tem­po, & a molti altri accidenti, che non &longs;ono dell'. Arte. perche l'Arte è nello intelletto, la doue tanto è pittore, & &longs;cultore il diuino Michiel Angelo, dormendo, & mangiando, quanto ope­rando il pennello, o lo &longs;carpello: però egli &longs;i doueria con&longs;iderare, quale è piu degno habito nello in telletto, la Pittura, o la Scultura. & co&longs;i la&longs;ciati i marmi, gli azurri, i rilieui, & le pro&longs;pettiue, la facilità, ò la difficultà delle dette Arti; & allhora egli &longs;i potrebbe dire qualche co&longs;a, che haue&longs;&longs;e del buono ma hora non è tempo di decidere que&longs;ta qui&longs;tione. Dice adunque Vitr. che l'Arte non deue e&longs;&longs;er ocio&longs;a, ma con e&longs;&longs;a lei e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;arie le mani; & que&longs;to approua con altre parole dicendo. Perche &longs;e in ogni altra co&longs;a, come &longs;pecialmente nell'Architettura, que&longs;te due parti &longs;i truouano cioè la co&longs;a &longs;ignificata, & quella, che &longs;igni&longs;ica, la co&longs;a &longs;i­gnificata, è l'opera propo&longs;ta, dellaquale &longs;i parla. Quella, che &longs;igni&longs;ica è la proua, & il perche di quella, con mae&longs;treuole ragione di dottrina e&longs;pre&longs;&longs;o, & dichiarito.

Trale Arti ne &longs;ono alcune, il fine delle quali non pa&longs;&longs;a oltra la con&longs;ideratione delle co&longs;e a quel le &longs;oggette, come &longs;ono le Mathematiche. Alcune &longs;ono che oltre la con&longs;ideratione uengono alla operatione, ma ce&longs;&longs;ando l'operatione niente re&longs;ta di fatto. Come è l'arte del &longs;uonare, & del &longs;al­tare, & altre &longs;imiglianti. Sonoui alcune che dietro a &longs;e la&longs;ciano alcuna opera, o lauoro, come è l'Arte Fabrile, & l'Arte del fabricare. Appre&longs;&longs;o ue n'ha che a prendere, & acqui&longs;tare &longs;i dà, come la caccia delle fiere, l'uccellare, & la pe&longs;cagione, in fine altre non a con&longs;iderare, non a fi­nire, non a pigliare intente &longs;ono. Ma correggono, & emendano gli errori, & i danni delle co&longs;e fatte, & quelle racconciano; come for&longs;e è la medicina, &longs;econdo Galeno. Con tutte le predette Artianzi &longs;opra tutte è l'Architettura, come giudice, ch'ella è di cia&longs;cuna. La onde è nece&longs;&longs;a­rio, che in e&longs;&longs;a &longs;i con&longs;ideri alcuna co&longs;a fatta, o da e&longs;&longs;er fatta, & la ragione: Et però due co&longs;e &longs;o­no, l'una è la &longs;ignificata, & propo&longs;ta opera, l'altra è la &longs;ignificante cioè dimo&longs;tratiua ragione. Tutti gli effetti adunque, tutte le opere, o lauori delle Arti, tutte le conclu&longs;ioni di tutte le &longs;cien ze &longs;ono le co&longs;e &longs;ignificate; ma le ragioni, le proue, le cau&longs;e di quelle &longs;ono le co&longs;e &longs;ignificanti. Et que&longs;to è, perche il &longs;egno &longs;i riferi&longs;ce alla co&longs;a &longs;ignificata: lo effetto alla cau&longs;a: La conclu&longs;ione alla proua. Ma per dichiaratione dico, che &longs;ignificare è per &longs;egni dimo&longs;trare, & &longs;egnare è imprime re il &longs;egno. La doue in ogni opera da ragione drizzata, & con di&longs;egno finita, è impre&longs;&longs;o il &longs;e­gno dello Artefice, cioè la qualità, & la forma, che era nella mente di quello. percioche lo Artefice opera prima nello intelletto, & concepe nella mente, & &longs;egna poi la materia e&longs;teriore, dello habito interiore {Specialmente nell'Architettura.} Percioche ella &longs;opra ogni arte &longs;igni­fica cioè rappre&longs;enta le co&longs;e alla uirtu, che cono&longs;ce, & concorre principalmente a formare il con cetto &longs;econdo la &longs;ua intentione: & que&longs;to è proprio &longs;ignificare. Ma l'e&longs;&longs;er &longs;ignificato è proprio e&longs;&longs;er rappre&longs;entato al &longs;opra detto modo. De i &longs;egni alcuni &longs;ono co&longs;i adentro, che ueramente &longs;ono come cagioni delle co&longs;e. Altri fanno una &longs;oper&longs;iciale, & debile i&longs;timatione di quelle. Lo Ar­chitetto la&longs;cia que&longs;ti ultimi &longs;egni all'oratore, & al poeta, & in&longs;ieme con la Dialettica, che è modo dello artificio&longs;o di&longs;cor&longs;o abbraccia quelli, perche &longs;ono nece&longs;&longs;arij, intimi, & concludenti.

Donde adiuiene, che chi fa profe&longs;sione di Architetto pare, che nell'una, & ne l'altra parte e&longs;&longs;er debbia e&longs;&longs;ercitato.

Ogni agente nel grado, che egli tiene deue e&longs;&longs;er perfetto, accioche l'opera compita, & per­fetta &longs;ia. Tre &longs;ono gli agenti, Diuino, Naturale, Artificiale: cioè Iddio, la natura, l'huo­mo. Noi parleremo dell'huomo. Se adunque l'Architettura è co&longs;i eccellente, che ella giudica l'opere delle Arti, bi&longs;ogno fa, che lo Architetto &longs;ia in talmodo formato, che egli po&longs;&longs;a far l'ufficio del giudicare: Et però direi, che le infra&longs;critte co&longs;e gli &longs;ono nece&longs;&longs;arie. Prima, che egli &longs;ia di natura docile, & per&longs;picace, cioè, che dimo&longs;tratagli una co&longs;a molto ageuolmente & pre­&longs;to l'apprenda. Et benche di natura diuina è colui, che da &longs;e troua, & impara, non è però dipoca lode, chi pre&longs;to s'ammae&longs;tra: come è d' infima conditione, chi nè da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o nè per opera de'mae&longs;tri apprende. Que&longs;te buone conditioni &longs;ono da Vitr. nelle dette parole compre&longs;e.

Donde adiuiene, che chi fa profe&longs;sione d'Architetto pare che nell'una & l'altra parte e&longs;­&longs;er debbia effercitato cioè nella co&longs;a &longs;igni&longs;icata, & nella &longs;igni&longs;icante. Poi &longs;egue.

Doue & ingenio&longs;o, & docile bi&longs;ogna che egli &longs;ia, percioche nè lo ingegno &longs;enza lo am mae&longs;tramento, nè lo ammae&longs;tramento &longs;enza lo ingegno puo fare l'huomo eccellente.

Lo ingegno &longs;erue & alla inuentione, che fa l'huomo da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, & alla dottrina, che egli impara da altri. Rare fiate adiuiene, che uno &longs;ia inuentore, & compito fattore d'un'arte, cioè, che ritroiti, & riduca a perfettione tutto un corpo d'un'arte. però ben dice Vitr. che &longs;enza lo ingegno lo ammae&longs;tramento, & &longs;enza lo ammae&longs;tramento lo ingegno non fa l'huomo eccellente. La &longs;econda conditione dello Architetto, èla educatione, & lo e&longs;&longs;ercitio da primi anni fatto, nelle prime &longs;cienze. prime chiamo l'Arithmetica, la Geometria, & l'altre di&longs;cipline. Que&longs;te hebbe Vitr. per opera de i &longs;uoi progenitori, come egli confe&longs;&longs;a nel proemio del &longs;e&longs;to libro. La terza condi­tione è l'hauere udito, & letto i piu eccellenti, & rari huomini, & &longs;crittori, come fece Vitr. il quale atte&longs;ta nel proemio del &longs;econdo libro, quello, che io dico, dicendo.

Io e&longs;ponerò &longs;eguitando gli ingre&longs;si della prima natura, & di quelli, che i principij del con&longs;ortio humano, & le belle, & fondate inuentioni, con gli &longs;critti, & regole dedicaro­no, & però come io &longs;ono da quelli ammae&longs;trato, dimo&longs;trerò.

Et que&longs;to è quanto appartiene a gli &longs;crittori, & alla lettione de i buoni; ma quanto al­la pre&longs;enza, & all'udita dice nel proemio del &longs;e&longs;to libro hauere hauuto ottimi precettori. La quarta conditione è la toleranza delle fatiche, & il continuo pen&longs;iero, & ragiona­mento delle co&longs;e pertinenti all'arte. Difficilmente &longs;i truoua ingegno eleuato, & man&longs;ue­to. Vitruuio hebbe acuto ingegno, & &longs;offerente: però dice. Et dilettandomi delle co­fe pertinenti al parlare, & alle arti, & delle &longs;critture de'commentarij. Io ho acqui&longs;tato con l'animo quelle po&longs;&longs;e&longs;sioni, dalle quali ne uiene que&longs;ta &longs;omma di tutti i frutti, che io non ho piu alcuna nece&longs;sità, & che io &longs;timo, quella e&longs;&longs;er la proprietà delle ricchezze di di&longs;iderare niente piu.

La quinta conditione è di non de&longs;iderare altro, che la uerità, nè altro hauere dinanzi a gii occhi, & per meglio con&longs;eguirla, euui la &longs;e&longs;ta conditione, che con&longs;i&longs;te nello hauere una uia ragio neuole di ritrouare il uero, & quella uia poco ci giouerebbe &longs;enza la &longs;ettima conditione, che è po&longs;ta nell'u&longs;o della detta uia, & nell'applicatione di e&longs;&longs;a. Che Vitr. fu&longs;&longs;e &longs;tudio&longs;o del uero; che egli haue&longs;&longs;e la regola di trouarlo; & che finalmente &longs;ape&longs;&longs;e u&longs;are la detta regola, molto bene ap­pare nel &longs;uo procedere ordinatamente, nel &longs;ignificar le co&longs;e, nel dar forma, & perfettione a tut­to il corpo dell'Architettura. Le dette conditioni &longs;i deduceno da i principij detti di &longs;opra, cioè dalla diffinitione dell'Architettura, & dal &longs;uo na&longs;cimento, come &longs;i puo con&longs;iderando uedere. Ma noi a Vitr. il quale narra quante co&longs;e fanno bi&longs;ogno all'Architetto, & quali, & perche cagione, & in che modo. Appre&longs;&longs;o bi&longs;ogna che egli habbia lettere, perito &longs;ia nel di&longs;egno, erudito nella Geometria, non ignorante della pro&longs;pettiua, &longs;appia l'Arithmetica, cono&longs;ca molte hi&longs;torie, udito habbia con diligenza i filo&longs;ofi, di Mu&longs;ica, di Medicina, delle leggi, delle ri&longs;po&longs;te de Iure con&longs;ulti &longs;ta intelligente, & finalmente rozo non &longs;ia nel cono&longs;cere la ragione del cie­lo, & deile &longs;telle.

Poi che Vitruuio ha detto quante, & quali co&longs;e &longs;ono neceßarie per formare un'eccellente Ar­chitetto dice perche ragione co&longs;i bi&longs;ogno &longs;ia & partitamente di cia&longs;cuna ne rende conto dicendo.

Ma perche co&longs;i bi&longs;ogno &longs;ia, que&longs;ta è la ragione. E nece&longs;&longs;ario che lo Architetto hab­bia lettere, accioche leggendo gli &longs;critti libri, commentari nominati, la memoria &longs;i fac­cia piu ferma.

Il giudicare è co&longs;a da prudente; la prudenza compara le co&longs;e &longs;eguite con le in&longs;tanti, & fa &longs;ti­ma delle &longs;eguenti. Le co&longs;e &longs;eguite per memoria &longs;i hanno, però è neceßario a quell' ufficio di giudi-care che apartiene allo Architetto hauere memoria ferma delle co&longs;e, & la memoria ferma &longs;i fa per la lettione, perche le co&longs;e &longs;tanno fermamente ne gli &longs;critti: però bi&longs;ogna, che lo Architetto habbia la prima arte, detta cognitione di lettere, cioè del parlare, & dello &longs;criuere drittamente. Egli &longs;i ferma adunque la memoria con la lettione de'commentarij. il nome i&longs;teßo lo dimo&longs;tra, per­cioche Commentario è detto, come quello, che alla mente commetta le co&longs;e, & è breue, & &longs;uc­cinta narratione di co&longs;e; la doue con la breuita &longs;ouuiene alla memoria. Bi&longs;ogna adunque leggere, & le co&longs;e lette, per la mente riuolgere; altrimenti male ne auuerrebbe dalla inuentione delle let­tere (come dice Platone) percioche fidando&longs;i gli huomini ne gli &longs;critti, &longs;i fanno pigri, & negli­genti. Vitr. hebbe cognitione di lettere Greche, & latine; usò i uocaboli Greci, & confe&longs;&longs;a hauere da Greci molte belle co&longs;e ne i &longs;uoi commentarij traportate. In que&longs;to modo io dichiaro ha uere cognitione di lettere: perche piu &longs;otto pare, che Vitr. co&longs;i uoglia: e&longs;ponendo cognitione di lettere e&longs;&longs;er la Grammatica. Altri intendono l'arti &longs;critte: ma io uedo, che l'arti &longs;critle &longs;enza Grammatica, & letteratura non &longs;i hanno. Et for&longs;e dal non intendere le lettere è nata la difficul­tà di intendere Vitr. & la &longs;correttione de i te&longs;ti. Appre&longs;&longs;o habbia di&longs;egno, accioche con di­pinti e&longs;&longs;empi, ogni maniera d'opera, che egli faccia formi, & dipinga.

Tutte le Matematiche hanno &longs;ottopo&longs;te alcune arti, le quali, nate da quelle, &longs;i danno alla pra tica, & all'operare. Sotto l'A&longs;tronomia è la nauigatione. Sotto la Mu&longs;ica è quella pratica di cantare, & di &longs;uonare diuer&longs;i in&longs;trumenti, &longs;otto l'Arithmetica, è l'abaco, & l'algebra. Sotto la Geometria è la perticatione, & l'arte di mi&longs;urarei terreni. Sono anche altre arti nate da piu di una delle predette, come è la pratica della pro&longs;pettiua. Vitr. uuole che non &longs;olamente habbia­mo quelle prime, & communi, che rendeno le ragioni delle co&longs;e; ma anche le pratiche, & gli e&longs;­&longs;ercitij na&longs;ciuti da quelle. & però quanto al di&longs;egno uuole che habbiamo facilità, & pratica, & la mano pronta a tirar dritte linee. & uuole, che habbiamo la ragione di quelle: che altro non è che certa, & ferma determinatione concetta nella mente e&longs;pre&longs;&longs;a con linee, & anguli, approua­ta dal uero. il cui ufficio è di pre&longs;criuere a gli edificij luogo atto, numero certo, modo degno, & or dine grato. Que&longs;ta ragione non ua dietro alla materia, ma è la i&longs;te&longs;&longs;a in ogni materia. perche la ragione del circolo, è la mede&longs;ima nel ferro, nel piombo, in cielo, m terra, & nell'Abi&longs;&longs;o. Fa dunque bi&longs;ogno hauere la peritia de i lineamenti, che Vitr. chiama {Peritiam graphidos} che è peritia de i lineamenti, che &longs;erue a pittori, &longs;cultori, intagliatori, & &longs;imiglianti. La quale in quel modo &longs;erue alle arti predette, che le Mathematiche &longs;erueno alla Filo&longs;ofia. Que&longs;ta peritia contiene la dimen&longs;ione, & la terminatione delle co&longs;e, cioè la grandezza, & i contorni. la gran­dezza s'ha per le &longs;quadre, & per le regole, che in piedi, & once di&longs;tinte &longs;ono. Il contorno &longs;i pi­glia con uno in&longs;trumento del Raggio, & del finitore compo&longs;to, del quale ne tratta Leon Batti&longs;ta: & da quello &longs;i piglia de comparationi di tutte le membra alla grandezza di tutto il corpo; le diffe­renze, & le conuenienze di tutte le parti tra &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, alle quali la pittura aggiugne i colori, & le ombre. Bi&longs;ogna adunque, che lo Architetto habbia di&longs;egno. Ilche &longs;i uede per le co&longs;e dette nel quinto libro al &longs;e&longs;to capo, della conformatione del Theatro. Similmente all'ottauo del detto li­bro, doue &longs;itratta della di&longs;crittione delle &longs;cene. Et al quarto del &longs;e&longs;to, & in molti luoghi, doue &longs;i puo uedere quanto nece&longs;&longs;aria &longs;ia la pratica del di&longs;egno, la qual pratica è pre&longs;a dalla Geometria, come quando bi&longs;ogno è di pigliare una linea a piombo &longs;opra un'altra, formare gli angoli dritti, partirgli, & mi&longs;urargli, & fare le figure di piu lati, trouar il centro di tre punti, parti­re un piano, & &longs;imili altre co&longs;e, che giouano à far le piante, & i rilieui, & mi&longs;urare i corpi regolari, & irregolari, le quali tutte co&longs;e alla data apritura della &longs;e&longs;ta con ragione, & con opera &longs;i po&longs;&longs;ono dimo&longs;trare, & fare. Et però dice Vitruuio che, La Geometria gioua molto allo Architetto, perche ella in&longs;egna l'u&longs;o della linea dritta & circolare, dal che poi ageuolmente ne i piani &longs;i fanno i di&longs;egni de gli edificij, & le dritture delle &longs;quadre, dei liuelli, & de i lineamenti.

L'Arte del mi&longs;urare è detta Geometria; & benche il &longs;oggetto delle Mathematiche &longs;ia laquantità intelligibile, il che &longs;e non fu&longs;&longs;e, bi&longs;ognarebbe per ogni quantità naturale fare una &longs;cien tia di nuouo; non dimeno la Geometria gioua al di&longs;egno, & alla pratica per la &longs;ua uirtu & for za. come &longs;i uede nella uoluta del capitello Ionico, nel compartimento delle Metrope, & Tri­gliphi nell' opera Dorica, & in molte proportionate mi&longs;ure. Oltra di que&longs;to perche egli adiuie­ne, che è nece&longs;&longs;ario liuellare i piani, quadrare, & drizzare i terreni, però bi&longs;ogna hauere la Geometria; come &longs;i uede nel liuellar delle acque nell' ottauo, nella diui&longs;ione delle opere nel primo; nel mi&longs;urar i terreni nel nono; & finalmente in ogni parte: doue egli &longs;i puo dire, che la Geometria è madre del di&longs;egno, & è la ragione di quello, laquale è po&longs;ta in &longs;apere la cagio­ne de gli effetti fatti con la regola, & col compa&longs;&longs;o, che &longs;ono le linee dritte, le piegate, gli archi, i uolti, le corde, & le dritture, per u&longs;are i nomi della prattica. la Geometria adun que dal punto procede, le linee di&longs;te&longs;e, le torte, le pendenti, le trauer&longs;e, l'equid&longs;tanti, gli inguli giu&longs;ti, larghi, & &longs;tretti, le punte, i circoli intieri, imperfetti, & compo&longs;ti. le figure di piu lati, le &longs;operficie, i corpi regolari, & irregolari, le piramidi, le sfere, l'aguglie, li ta­gli, & altre co&longs;e che alle colonne, a gli architraui, alle cube, tribune, lanterne, & a mol­te altre parti appartengono. & a que&longs;to modo la Geometria è nece&longs;&longs;aria allo Architetto. & que&longs;ta hebbe Vittr. come appare in molti luoghi, & &longs;pecialmente nel vi. & viij. libro. Per la Pro&longs;pettiua anche nelle fabriche &longs;i pigliano i lumi da certe & determinate parti del Cielo.

Pro&longs;pettiua è nome del tutto, & nome della parte. Pro&longs;pettiua in generale è quella che di­mo&longs;tra tre ragioni del uedere, la dritta, la rifle&longs;&longs;a, la rifranta. nella dritta &longs;i comprende la ca­gione de gli effetti che fanno le co&longs;e ui&longs;ibili medianti i lumi po&longs;ti per dritto. la rifle&longs;&longs;a è la ra gione del ri&longs;alimento, & rinuerbero de i raggi, che &longs;i fa come da gli &longs;pecchi piani, caui, ri­torti, riuer&longs;ci, & altre figure. La rifranta è la ragione delle co&longs;e che appareno per mezo di alcuna co&longs;a lucida & trapparente, come &longs;otto l'acqua, per lo uetro: oltra le nubi, & que&longs;ta pro&longs;pettiua &longs;i chiama pro&longs;pettiua de i lumi naturali, &longs;peculatina, & di grande conditione tra le parti della Filo&longs;ofia: perche il &longs;uo &longs;oggetto è la luce giocondi&longs;&longs;ima alle ui&longs;te & a gli animi de mortali. La doue e&longs;&longs;endo noi nelle &longs;tanze rinchiu&longs;i per dife&longs;a del freddo, & del caldo, ne­ce&longs;&longs;ario è, che habbiamo la diletteuoli&longs;&longs;ima pre&longs;enza della luce, & del lume, &longs;ia egli o dritto, o rifle&longs;&longs;o: & però è nece&longs;&longs;ario, che lo Architetto habbia la pro&longs;pettiua. Ma quando que&longs;to nome è nome di parte, egli riguarda alla pratica, & &longs;uol fare co&longs;e merauiglio&longs;e, dimo&longs;tran­do ne i piani politi i rilieui, le di&longs;tanze, il fuggire, & lo &longs;corcio delle co&longs;e corporali: però nel terzo libro al &longs;econdo capo uuole Vitruuio, che le colonne de i portici, che &longs;tanno &longs;u le cantonate &longs;ieno piu gro&longs;&longs;e, che quelle, che nel mezo trapo&longs;te &longs;ono: percioche lo aere circon&longs;tante diminui&longs;ce, & leua della ui&longs;ta, & mangia dirò co&longs;i della gro&longs;&longs;ezza delle colonne angolari. & nel fine del detto libro comanda, che tutte le membra &longs;opra i capitelli, come &longs;ono Architraui, Fregi, Gocciolatoi, Fronti&longs;picij &longs;iano inclinati per la duodecima parte cia&longs;cuno della fronte &longs;ua: & que&longs;to &longs;olo per la ueduta, come &longs;i dirà. Vuole altroue che le colonne canellate appa­rino piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;chiette. & in &longs;omma la pittura delle Scene tutta è po&longs;ta in que&longs;ta parte di pro&longs;pettiua, dal che ella ne prende il nome, & &longs;i chiama Scenografia, come &longs;i dirà nel quinto libro. Per que&longs;te co&longs;e &longs;i comprende, & che la pro&longs;pettiua è nece&longs;&longs;aria allo Architetto, & che Vitruuio di quella non è &longs;tato imperito. Col mezo della Arithmetica &longs;i fa la &longs;omma delle &longs;pe&longs;e, &longs;i dimo&longs;tra la ragione delle mi&longs;ure, & con modi, & uie ragioneuoli &longs;i trouano le difficili que&longs;tioni delle proportionate mi&longs;ure.

Il uulgo &longs;tima quelle pratiche na&longs;ciute dalle Mathematiche che noi &longs;opra dicemmo, e&longs;&longs;er ue­re Arti, & eccellenti&longs;&longs;ime uirtuti; ilche non è: percioche non rendeno le ragioni delle co&longs;e, ben­che dimo&longs;trino effetti diletteuoli, & belli. Vitru. (come ho detto) abbraccia, & la principa­le, & la meno principale, come &longs;i uede nella Arithmetica, & nella predetta ragione della Geometria, & del di&longs;egno. l'Abaco prima è uennto dalla uera Arithmetica, & que&longs;to è ne­ce&longs;&longs;ario per far conto delle &longs;pe&longs;e, imperoche uano &longs;arebbe il di&longs;egno, uana la fatica del princi-piare, &longs;e l'opera per alcuno impedimento non pote&longs;&longs;e andar inanzi, & tra gli impedimenti la &longs;pe &longs;a è il maggiore: però nel proemio del decimo libro loda Vitr. la legge de gli Efe&longs;ii, della pena de gli Architetti, che faceuano &longs;pendere a i conduttori molto piu di quello che haueuano affer­mato, & prome&longs;&longs;o. Ma benche ageuolmente &longs;i faccia il conto, non però ageuolmente &longs;i cono­&longs;ce, &longs;opra che egli &longs;i debbia fare: & però Vittr. nel predetto proemio dice che &longs;olamente quel­li farebbono profe&longs;&longs;ione di Architetto, i quali con &longs;ottigliezza di dottrine fu&longs;&longs;ero prudenti. Ma piu adentro penetrando, oltra la pratica del numerare, che con&longs;i&longs;te nella rappre&longs;entatione de i numeri, nel raccogliere, nell'abbattere, nel moltiplicare, nel partire, nello raddoppiare, nello &longs;mezare, nel cauare le radici &longs;i de gli intieri, come de i rotti, & anche in una certa, & ordinata &longs;alita di raccogliere, che &longs;i chiama Progre&longs;&longs;ione. utile è l'Arithmetica a dimo­&longs;trare le ragioni delle mi&longs;ure, & a &longs;ciorre le dubitationi, che per Geometria &longs;ono in&longs;olubili, co­me nel nono libro ci dimo&longs;tra hauere & Platone, & Pithagora, & Archimede ritrouato molte co&longs;e mirabili. Et in uero uero è quello, che dice Platone, che gli huomini di natura Arithmetici &longs;ono atti ad ogni di&longs;ciplina, come quelli, che in &longs;e habbiano prontezza, & al­tezza di &longs;pirito. Ma perche cagione Vitr. tocca di que&longs;te cognitioni & le &longs;peculatine, & le pratiche? certo non per altro, che per dimo&longs;trare e&longs;&longs;er uero, quanto egli ha detto di &longs;opra, cioè che &longs;i ricerca di&longs;cor&longs;o, et fabrica. et che in ogni arte è la co&longs;a &longs;ignificata, et la &longs;ignificante.

La cognitione della i&longs;toria fa, che &longs;i &longs;a la ragione di molti ornamenti che &longs;ogliono fa re gli Architetti nelle opere loro. Vitr. è chiaro per gli e&longs;&longs;empi, che egli dà, dicendo.

Come &longs;e alcuno po&longs;to haue&longs;&longs;e in luogo di colonne le &longs;tatue feminili di marmo, quel­le che Cariati &longs;ono chiamate, ue&longs;tite di habito lungo, & matronale. & &longs;opra quelle po&longs;to haue&longs;&longs;e i modiglioni, & i goccialatoi, co&longs;i di tal'opra, a chi ne dimanda&longs;&longs;e, ne ren­derebbe ragione. Caria Città della Morea &longs;i congiun&longs;e con Per&longs;iani contra la Grecia. i Greci con la uittoria glorio&longs;amente dalla guerra liberati di commune con&longs;iglio &longs;i mo&longs;­fero contra i Cariati, & pre&longs;a la loro fortezza, ucci&longs;i gli huomini, & &longs;pianata la terra, per i&longs;chiaue leuorno le matrone loro, non &longs;opportando, che quelle depone&longs;&longs;ero gli ha­biti, & gli ornamenti di matrone, accioche non in uno &longs;olo trionfo condotte fu&longs;&longs;ero, ma con eterno e&longs;&longs;empio di &longs;eruitu da grande &longs;corno oppre&longs;&longs;e, per tutte le Città loro pa­re&longs;&longs;ero portare la pena, gli Architetti de que tempi ne i publici edificij po&longs;ero le imagini di quelle matrone per &longs;o&longs;tenimento de i pe&longs;i, accioche alla memoria de i po&longs;teri la cono­&longs;ciuta pena de gli errori de' Cariati commendata fu&longs;&longs;e.

Noi adunque dalle parole di Vitr. prenderemo argomento di ornare gli edificij con la memoria di que fatti, che grati &longs;aranno a que Principi ouero a quelle republiche, le quali noi uorre­mo honorare, & honorandole a noi grate rendere, & fauoreuoli. come &longs;te&longs;&longs;ero &longs;otto i pe&longs;i quel le matrone Vitr. non dichiara. prende&longs;i argomento da Atheneo dotto, & diletteuole &longs;crittore, che &longs;te&longs;&longs;ero col capo &longs;ottopo&longs;to, & con la &longs;ini&longs;tra mano leuata al &longs;o&longs;tenimento de i pe&longs;i. Ma non ci douemo obligare a credere che &longs;olamente le Cariati &longs;te&longs;&longs;ero in quella maniera. ben loda­remo lo ingegno di Vitr. che dimo&longs;trando la i&longs;toria e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;aria allo Architetto, egli habbia uo luto narrare con forma, et idea i&longs;torica, que&longs;to fatto de Greci et il &longs;eguente de' prigioni Per&longs;iani.

Similmente i Lacedemonij &longs;otto Pau&longs;ania figliuolo di Ege&longs;ipolide dopo il fatto d'arme di Platea, hauendo con poca gente &longs;uperato il numero&longs;o e&longs;&longs;ercito de' Per&longs;iani, & con gran gloria trionfato: de i dinari tratti delle &longs;poglie, & della preda, fabricorono in luogo di trofeo della uittoria il portico Per&longs;iano dimo&longs;tratore della lode, & della uirtu de i cit­tadini. & in quel portico po&longs;ero i Simulachri de i prigioni con l'ornamento barbaro del ue&longs;tire, che &longs;o&longs;teneuano il tetto, hauendo con meritato di&longs;pregio la loro &longs;uperbia ca­&longs;tigato: af&longs;ine che i nimici cagione haue&longs;&longs;ero di temere impauriti della fortezza loro, & i cittadini guardando in quello e&longs;&longs;empio di uirtu, dalla gloria &longs;olleuati alla dife&longs;a della li bertà pronti fu&longs;&longs;ero, & preparati: la doue ne gli anni &longs;eguenti molti cominciorno a por-re le &longs;tatue Per&longs;iane, che &longs;o&longs;teneuano gli Architraui, & i loro ornamenti: & d'indi tra&longs;&longs;ero argomento di accre&longs;cere nelle opere marauiglio&longs;a uarietà di maniere. Di &longs;imiglianti altre ne &longs;ono, delle quali bi&longs;ogna che lo Architetto ne &longs;ia bene informato.

Come &longs;i legge della inuentione del capitello Corinthio nel quarto, & d'altri effetti, che &longs;i uedranno leggendo. egli &longs;i ha nel primo libro di Tucidide Pau&longs;ania Spartano figliuolo di Cleom-

broto capitano de Greci. Plutarco citando Chi&longs;iferno nelle comparationi de Romani, & de i Greci, narra, che di&longs;correndo i Greci per la Per&longs;ia, & facendo di molte prede Pau&longs;ania duce de Lacedemonij riceuè quaranta talenti d'oro da Xer&longs;e, accioche gli tradi&longs;&longs;e la Grecia. la qual co &longs;a poi, che &longs;i ri&longs;eppe, hauendo Age&longs;ilao padre per&longs;eguitato il figliuolo fin' al tempio di Pallade & edicalcha otturò con mattoni le porte del tempio, & iui per fame lo fece con&longs;umare: & lamadre lo la&longs;ciò in&longs;epolto. Que&longs;to dice Plutarco diuer&longs;amente da Tucidide. Soleuano i Greci nel luogo oue haueuano po&longs;to in fuga, & &longs;uperati i nemici tagliare i rami de gli alberi, & orna­re i tronchi di &longs;poglie ho&longs;tili, per &longs;egno, & raccordanza della uittoria; quel tronco co&longs;i adorno &longs;i chiamaua trofeo, come in Tucidide &longs;i legge in molti luoghi. I Lacedemonij hauendo uinto i Per­&longs;iani, in uece di trofeo, fecero co&longs;a piu illu&longs;tre, & memorabile, percioche de i dinari tratti del­le uendute &longs;poglie, che &longs;i chiamano Manubie, & della preda, che è tutto il corpo del butino, fecero il portico detto Per&longs;iano, del quale Pau&longs;ania ne i Laconici ne fa mentione. Ragiona anche nell'Attica della &longs;tirpe di Pau&longs;ania, & nell'Arcadia dice, che Pau&longs;ania figliuolo di Cleombroto duce de Plate&longs;i, hebbe impedimento di e&longs;&longs;er chiamato benemerito della Grecia per le ribalderie, che egli fece dapoi. Dalle i&longs;torie adunque lo Architetto prende occa&longs;ione, di ador nare le opere &longs;ue, come anche Vitr. in molti luoghi adorna i uolumi &longs;uoi, come nel &longs;e&longs;to capo del primo, nel nono del &longs;econdo, nel primo del &longs;e&longs;to, & ne i proemi de i &longs;uoi libri, & altroue è pie­no di belli&longs;&longs;imi ammae&longs;tramenti tratti dall'i&longs;torie.

La Filo&longs;ofia fa lo Architetto d'animo grande, &longs;enza arroganza, piaceuole, giu&longs;to, & fedele, non auaro; il che è co&longs;a grandi&longs;sima: la doue &longs;enza fede, & ca&longs;tità niuna co&longs;a ueramente &longs;i può fare. La Filo&longs;ofia oltra di que&longs;to non la&longs;cia entrare la cupidita, ne per­mette che l'animo &longs;ia occupato in riceuer doni, ma fa che con grauità &longs;i difenda la pro­pria dignità, & &longs;e ne riporti buon nome.

La Filo&longs;ofia dimo&longs;tra allo Architetto il modo di uiuere acco&longs;tumatamente; perche nella Filo&longs;o fia, che è amore & &longs;tudio di &longs;apienza, cioè del bene, & del uero, & la &longs;peculatione delle co&longs;e, & la Regola delle attioni: l'una & l'altra è nece&longs;&longs;aria allo Architetto. Quanto alla regola delle attioni dice Vitr. che la Filo&longs;ofia è nece&longs;&longs;aria allo Architetto, perche la Filo&longs;ofia ua facen­do l'Architetto d'animo grande, sì per abbracciare le grandi impre&longs;e, come per non temere le graui offe&longs;e. Ma perche pare che la grandezza dello animo apporti il di&longs;prezzo altrui, & una certa &longs;euerità, & arroganza: però &longs;ia lo Architetto di grande animo &longs;enza arroganza, che è uitio oppo&longs;to alla uerità, che oltra il debito attribui&longs;ce a &longs;e. &longs;ia piaceuole sì nell'udire, & &longs;atisfa­re alle dimande de gli imperiti, sì nel &longs;opportare i loro difetti. Ma perche la facilità di natura, & la piaceuolezza puo piegare alla ingiu&longs;titia: però come mae&longs;tro di proportione &longs;ia egli giu­&longs;to, & eguale ad ognuno, & nella egualità &longs;ia fedele nel con&longs;igliare, non &longs;ia auaro nel pigliar doni, nè cupido nel de&longs;iderargli. Con que&longs;te conditioni lo Architetto, con&longs;eruerà il grado, re&longs;terà honorato, & con &longs;ua fatica uiuendo accomodato, dopo &longs;e la&longs;cierà fama immortale. Et però Vitr. hauendo cono&longs;ciuto in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o quanto &longs;ia l'ornamento delle predette uirtù, & brutta la macchia de gli oppo&longs;ti errori, dimo&longs;tra in molti luoghi dell'opera &longs;ua &longs;timare piu la uerità che le ricchezze, piu la gloria che l'utile, & bia&longs;ima gli adulatori, arroganti, & auari Ar­chitetti, come da i proemi de i libri &longs;uoi &longs;i puo uedere, i quali ueramente &longs;e fu&longs;&longs;ero uno proemio &longs;olo a tutti i uolumi &longs;i deono leggere inanti, & molto bene con&longs;iderare. La Filo­&longs;ofia adunque ci gioua alla uirtu de i co&longs;tumi, &longs;imilmente ci gioua quanto alla parte po&longs;ta nella cognitione del uero, come dice Vitruuio.

Appre&longs;&longs;o la Filo&longs;ofia ci e&longs;plica la &longs;cienza delle co&longs;e naturali, che da Greci è detta phy­&longs;iologia, laquale è nece&longs;&longs;ario che lo Architetto con &longs;tudio maggiore habbia cono&longs;ciuto; come quella che in &longs;e contenga molte & diuer&longs;e dimande naturali; come anche &longs;i uede nel condurre le acque. percioche ne i cor&longs;i, nelle uolte, & nelle sboccature, & u&longs;cite nei piani liuellati, gli &longs;piriti naturali a molti modi &longs;i fanno, a i danni, & difetti delle quali co&longs;e niuno potrà rimediare &longs;e non chi dalla Filo&longs;ofia haurà pre&longs;o i principij dalla natura delle co&longs;e. Oltra di que&longs;to chi leggerà i uolumi di Cte&longs;ibio, o di Archimede, & de gli altri, che hanno la&longs;ciato ne gli &longs;critti precetti di que&longs;ta maniera, non anderà nella loro opnione, &longs;e prima di co&longs;e tali non &longs;arà da Filo&longs;ofi ammae&longs;trato.

Vna parte della Filo&longs;ofia natur ale è chiamata i&longs;toria naturale, & l'altra &longs;cienza natura­le. l'i&longs;toria è &longs;implice narratione de gli effetti di natura. Lo e&longs;&longs;empio &longs;i puo da gli &longs;critti di Plmio commodatamente pigliare, percioche egli narra &longs;emplicemente tutto quello che &longs;i tro­ua delle co&longs;e fatte dalla natura, cominciando dal mondo, & dalle &longs;ue parti principali, come &longs;ono i cieli, & gli elementi. uiene poi al particolare delle parti della terra, delle pietre, de i metalli, delle piante, de gli Animali, & del huomo, che è fine di tutte le co&longs;e. La &longs;cien za naturale è cognitione delle cau&longs;e; & de i principij di tutte le predette co&longs;e, della quale con ordine, & con dottrina mirabile il buon, Ari&longs;totile ne tratta. tanto l'i&longs;toria, quanto la &longs;cienza naturale, è utile allo Architetto. Vitr. hebbe l'una, & l'altra quanto faceua al bi&longs;ogno, come &longs;i uede nel quarto capo del primo libro, doue &longs;i tratta de i principij delle co&longs;e; & nell'ottauo libro, & nel &longs;econdo prima, & finalmente per tutta l'opera, doue egli parla de gli alberi, delle pietre, delle minere, de gli animali, della uoce, dell'udito, & del uedere, & di mol te opere di natura, le cagioni delle quali &longs;ono a molti propo&longs;iti ricercate, & &longs;pecialmente nella materia delle acque, come &longs;i uederà nell'ottauo libro. Della Mu&longs;ica e&longs;&longs;er deue intelligente lo Architetto, accioche egli cono&longs;ca la regolata ragione, & la Mathematica, & accioche dirittamente caricare & temprare &longs;appia gli in&longs;trumenti da pietre o &longs;aette dette bali&longs;te, catapulte, & &longs;corpioni.

Dimo&longs;tra Vitr. che & quanto alla pratica, & quanto alla ragione la Mu&longs;ica è utile allo Architetto, per quelle parole {Regolata} che nel latino &longs;i dice {Canonica,} & Mathema­tica. La Canonica appartiene alle orecchie, come la pro&longs;pettiua a gli occhi. & è pre&longs;a da Mu&longs;ici pratichi, come fondamento della loro arte u&longs;itata. & è quella, che mi&longs;ura le altezze, & le lunghezze delle uoci. L'altezza delle uoci da' Greci è detta Melos, cioè canto, & la mi &longs;ura del durare, & del tenere la uoce, è chiamata rithmus, cioè numero, che è mi&longs;ura del tempo. Tiene la canonica un'altra parte, che è detta Metrica, che è Arte del mi&longs;urato com­ponimento, & legato alla quantità delle &longs;illahe; onde a differenza del parlar &longs;ciolto è detta Ar te di far ucr&longs;i. Canonica uuol dire regolata, o regolatrice, come afferma Boetio; percioche egli non &longs;i deue dare tutto il giudicio a i &longs;en&longs;i humani, fallaci, & alterabili per ogni minima offe­&longs;a, benche &longs;iano principij, cioè occa&longs;ioni delle Arti, & ci facciano auuertiti di molte co&longs;e: pe­rò la perfettione, & la forza del cono&longs;cere è po&longs;ta nella ragione, la quale con certe regole re­gi&longs;tra dirò co&longs;i, gli in&longs;trumenti Mu&longs;icali. La Mathematica ueramente la&longs;cia affatto il &longs;en&longs;o, & s'inalza alla &longs;peculatione de i numeri &longs;onori, & de i modi, & delle idee & maniere delle can­zoni, & de i me&longs;colamenti po&longs;&longs;ibili de i tempi delle &longs;illabe, & for&longs;e piu alto &longs;alendo la hu­mana, & mondana conuenienza de i cieli, & l'harmonia delle anime, & de i corpi ua con&longs;iderando. Nel quinto libro ne ragionaremo alquanto, dichiarando quanto &longs;i dirà de i ua&longs;i detti Echei, & delle machine, che egli chiama hydrauliche dicendo poco di &longs;otto. Que ua&longs;i di rame che ne i Theatri &longs;otto i gradi nelle celle con mathematica ragione &longs;i fanno, & il re&longs;to. Ma proua prima quanto egli intende delle tempre & carcature de gli in&longs;trumenti predetti & dice.

Imperoche ne i capitelli dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra &longs;ono i buchi de gli homotoni, per liquali con na&longs;pi, o molinelli, &longs;ono tratte le torte fune di neruo, i quali non &longs;i &longs;errano, o legano &longs;e prima non mandano fuori certi, & eguali &longs;uoni alle orecchie de gli artefici. percioche le braccia, lequali nel tirare, & in quelle carcature &longs;i &longs;errano, quando poi &longs;i ri­la&longs;ciano & &longs;i &longs;tendeno, egualmente deono, & parimente mandar fuori la perco&longs;&longs;a. La do­ue &longs;e non &longs;aranno di pari tuoni impediranno il tirare drittamente.

Certo è nella Mu&longs;ica, che la egualità del &longs;uono mo&longs;tra egualità di &longs;patio, & quella propor­tione che è tra &longs;patio, & &longs;patio, &longs;i truoua anche tra &longs;uono & &longs;uono, & però e&longs;&longs;endo il &longs;uono eguale dall'uno & l'altro braccio, &longs;eguita, che'l neruo, il quale tirato rende il &longs;uono, dentro le braccia &longs;ia eguale. dal che na&longs;ce la bontà dello in&longs;trumento, la giu&longs;tezza della carcatura, & il dritto & certo tiro di quello, come prouano gli arcieri, & i bale&longs;trieri tutto il giorno, & a noi &longs;arà manife&longs;to nel decimo libro, a i diciotto capi. Que ua&longs;i anche di rame che ne i Thea­tri &longs;otto i gradi nelle celle con ragione mathematica, & le differenze de i tuoni, che da Greci, Echea, dette &longs;ono, &longs;i compongono a i dolci, & &longs;oaui ri&longs;uegliamenti Mu&longs;icali, a cella per cella in que giri con quelle con&longs;onanze, che da mu&longs;ici Diate&longs;&longs;eron, Diapente, & Diapa&longs;on nominate &longs;ono: accioche la uoce de i &longs;uoni &longs;cenici nelle di&longs;po&longs;itioni conuenienti, quando toccherà l'udito, piu chiara, & piu &longs;oaue peruenga all'orecchie de i &longs;pettatori.

O&longs;curo è Vitr. per la breuità &longs;ua, perche in poche parole uuole e&longs;primere la forza delle co­&longs;e. ma noi nel quinto libro faremo, quanto per noi &longs;i potrà, chiara ogni parola di Vitruuio.

Le machine hydrauliche, & altre che &longs;imili a que&longs;ti organi &longs;i fanno, &longs;enza ragione di mu&longs;ica non &longs;i potranno fare giamai. Hydraulica è una machina, che con acqua moue gli &longs;piriti a far &longs;onare un'organo. della quale ingenio&longs;amente ne tratta Vitr. nel decimo libro.

Deue anche lo Architetto hauere notitia della di&longs;ciplina del Medico, per cono&longs;cere le inclinationi del Cielo, climata, da Greci nominate. & gli aeri de i luoghi &longs;alubri, o mal &longs;ani, & per l'u&longs;o delle acque: peroche &longs;enza tali ragioni non &longs;i puo fare habitatione che &longs;ia &longs;alubre.

Le inclinationi, & climi del Cielo &longs;ono &longs;pacij po&longs;ti tra due circoli egualmente di&longs;tanti detti paralleli, come &longs;i dirà poi parlando de gli horologij nel nono libro. Vitruuio ueramente hebbequalche notitia della Medicina, come &longs;i uede nel primo libro, doue egli dimo&longs;tra quali infer­mità da quali uenti &longs;iano generate: & in altri luoghi dello i&longs;te&longs;&longs;o libro, & de gli altri dichia­ra le qualità de i pae&longs;i quanto all'acqne, alle herbe, a gli animali cele&longs;ti, terre&longs;tri, & acquati­ci, co&longs;e tutte alla cognitione del Medico &longs;ottopo&longs;te. Dapoi bi&longs;ogna, che egli habbia notitia della ragion ciuile, inquanto è nece&longs;&longs;ario a i communi pareti ne gli edificij, al­lo &longs;patio delle grondi, & de i tetti, & delle chiauiche, & de i lumi, & &longs;imilmente delle condotte delle acque, & d'altre co&longs;e &longs;imiglianti bi&longs;ogna che lo Architetto habbia cono&longs;cimento: accioche prima, che &longs;i mettino a fabricare &longs;ieno cauti, & accioche non &longs;i la&longs;cino finite l'opere litigi & controuer&longs;ie a i padri di famiglia, & che nel fare gli &longs;crit­ti, & gli accordi, con prudentia prouedino, & a chi dà, & a chi conduce l'opere. per­che &longs;e il patto &longs;erà ben fatto, & con auertimento, auerrà, che quello da que&longs;to, & que­&longs;to da quello &longs;enza fraude, & inganno &longs;i potrà liberare.

Qui Vitr. dichiara quello, che egli ha detto di &longs;opra appartenere alla fedeltà & giu&longs;titia dello Architetto. Dico adunque, che quella parte di Filo&longs;ofia, che ci dà la regola del ben uiuere, tratta di diuer&longs;e maniere di beni, tra quali è la uirtu de co&longs;tumi po&longs;ta nella parte ragioneuole, ouero in quella, che ubidi&longs;ce alla ragione. In que&longs;ta parte di Filo&longs;ofia &longs;i tratta de gli affetti humani, delle potenze dell'anima, nelle quali &longs;ono gli affetti, de gli habiti di quelle potenze, &longs;ia­no quegli o ecce&longs;&longs;i, o mancamenti, o mediocrità. tratta&longs;&longs;i anche dello arbitrio, della elet­tione, del con&longs;iglio, dello appetito, in cui è la cupidigia, l'ira, & la uoglia. tratta&longs;i delle co&longs;e, che uogliono &longs;imigliar&longs;i alla uirtù, ouero che di quella &longs;ono principij. Per le quali tutte co &longs;e l'huomo è ba&longs;teuole a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o. dapoi riguarda il pro&longs;&longs;imo &longs;uo congiunto di &longs;augue, o parte di &longs;ua famiglia, o come parte di uniuer&longs;al gouerno. & nella famiglia ritruoua l'ufficio del patrone, & del &longs;eruo, della moglie, & del marito, del padre, & del figliuolo, acqui&longs;ta, di&longs;pen&longs;a, u&longs;a, gouer­na, & adorna il tutto. Ma nella ciuile, & publica ammini&longs;tratione contenuta da un &longs;olo, o da grandi, o da molti con legittimo reggimento, uede i &longs;aui e&longs;&longs;er in uece di ragione, i &longs;oldati in luogo della iracondia, & gli artefici per la concupi&longs;centia, che &longs;i troua in noi. De i &longs;aui &longs;i fanno i capi, imagi&longs;trati, i &longs;acerdoti, i &longs;enatori, i giudici, ne i quali ha fondamento la ragion ci­uile, che è quella, che è fatta da cia&longs;cuna città &longs;econdo il fine del proprio gouerno. La &longs;omma di que&longs;ta ragione è raccolta ne i libri delle pandette; che co&longs;i chiamate &longs;ono, perche raccoglieno tutte le parti della ragion ciuile. La doue &longs;otto il primo titolo &longs;i ragunano i Principi, &longs;otto il &longs;e­condo i Giudici, &longs;otto il terzo le co&longs;e, &longs;otto il quarto le hypothecationi, &longs;otto'l quinto i te&longs;tamenti con le co&longs;e a quelli pertinenti. &longs;otto'l &longs;e&longs;to uarij titoli delle po&longs;&longs;e&longs;&longs;ioni, de i beni cogniti, i danni, le fabriche rouinate, le in&longs;idie di quelle, la legge delle gronde, & dell'acqua piouana parte allo Architetto nece&longs;&longs;aria. & finalmente &longs;otto altri capi, che lungo &longs;arebbe a nominarli. Nel­l'ultimo titolo &longs;ono le &longs;tipulationi, i contratti, i maleuadori, le opere publiche, i mercati, i cen&longs;i & altre co&longs;e, ne i gran uolumi de legi&longs;ti compre&longs;e. delle quali &longs;econdo il bi&longs;ogno ne deue lo Architetto e&longs;&longs;er informato, come di co&longs;e al uiuer pacifico, & &longs;enza litigij pertinenti. Ma pinalto &longs;alire bi&longs;ogna per beneficio de gli huomini, & però dice Vitruuio.

Dall'A &longs;trologia ueramente &longs;i cono&longs;ce il Leuante, il Ponente, il Meriggie, & il Setten­trione, & la ragione del cielo lo Equinottio, il Sol&longs;titio, i cor&longs;i delle Stelle, la notitia del­le quali co&longs;e, chi non po&longs;siede, non puo &longs;apere la ragione de gli Horologi.

Vna delle parti principali dell'Architettura è (come &longs;i ucde al terzo capo del primo libro') cerca l'ombre cau&longs;ate dal &longs;ole, & da gli &longs;tili neceßarie a fare gli horologij da &longs;ole, & que&longs;ta par­te è detta Gnomonica, benche puo importare maggiore intelligenza, & piu ampia, che la de&longs;crittione de gli horologi come da Euclide &longs;i puo hauere, della cognitione de quali è ripieno con mer aui­glio&longs;a dottrina il nono libro di Vitruuio, nel quale anche &longs;i uede l'altra parte dell'a&longs;trologia, che con&longs;idera le eleuationi, & le di&longs;tanze de i pianeti, & delle &longs;telle, alle quali a&longs;petta la inuentio­ne dello A&longs;trolabio. Quanto ueramente appartiene à quella parte, che da gli a&longs;cendenti nel na-&longs;cer no&longs;tro comprende i &longs;ucce&longs;&longs;i delle future co&longs;e; niuno u&longs;o &longs;i troua nell'Architettura, &longs;e for&longs;e noi non uogliamo cercare alcune qualità &longs;ecrete de luoghi, le cognitioni delle quali non &longs;i po&longs;&longs;ono riferire ad altro che à gli ordini, & influ&longs;&longs;i de i pianeti, dal che molti &longs;i mettono a fare le natiuità, & le riuolutioni delli principij della edificatione delle città. ma non è lecito per l'amore, che &longs;i por ta all' Architettura e&longs;&longs;er curio&longs;i di tante cognitioni, che non meno dubie, che inutili, &longs;alua la pace di chi altrimenti crede, eßer ueggiamo. però quiui &longs;ia fine alla indottione fatta da Vitr. per di­mo&longs;trare che tanta diuer&longs;ità di cognitioni &longs;ia nece&longs;saria allo Architetto. & però conchiude in que &longs;to modo, dicendo.

E&longs;&longs;endo adunque co&longs;i degna di&longs;ciplina ornata, & copio&longs;a di tante, & co&longs;i uarie dottri­ne, io non pen&longs;o, che alcuno di &longs;ubito po&longs;&longs;a ragioneuolmente far profe&longs;sione, & chia­mar&longs;i Architetto, &longs;e con que&longs;ti gradi di &longs;cienze a poco a poco &longs;alendo &longs;in da i teneri anni no drito della cognitione di uarie &longs;orti di lettere non peruenirà al colmo dell'Architettura.

Quanto uero &longs;ia, che lodar non &longs;i deue co&longs;a alcuna prima, che egli non &longs;i ha dimo&longs;trato quello che è, chiaramente &longs;i uede per le co&longs;e dichiarate fin hora: percioche niuno haurebbe potuto de­gnamente lodare l'Architettura &longs;enza la cognitione della forza, & natura &longs;ua, & delle proprie­tà che le conuengono; & &longs;e &longs;cioccamente egli po&longs;to s'haueße à lodarla; prima non l'haurebbe &longs;a­puto fare, poi non gli &longs;arebbe &longs;tato creduto; & finalmente con&longs;tretto a renderne ragione, fuggito &longs;arebbe, ouero a &longs;e &longs;teßo haueria contradetto; & in que&longs;to ca&longs;o di pari con gli ignoranti re&longs;tato &longs;arebbe. Ma prouamo noi &longs;e con ragione potemo lodare l'Architettura: Si ueramente, & prima quanto alla cognitione, poi quanto alle operationi; perche nel cono&longs;cimento, & nel giudicio ella puo eßere con la &longs;apienza, & con la prudenza paragonata, & per le operationi tra le arti come Heroica uirtu & regina chiaramente riluce. Mirabil co&longs;a è il potere a commun beneficio rau­nare gli huomini rozi, & quelli ridurre al culto, & alla di&longs;ciplina &longs;icuri, & tranquilli nelle cit­tà, & nelle fortezze; & poi con maggior uiolenza fatta alla natura, tagliar le rupi, for are i monti, empir le ualli, a&longs;ciugar le paludi, fabricar le naui, drizzare i fiumi, munire i porti, gettar i ponti, & &longs;uperar la natura in quelle co&longs;e, nelle quali noi &longs;iamo dalla natura &longs;uperati: leuando pe&longs;i im­men&longs;i, & &longs;atisfacendo in parte al di&longs;iderio della eternità, dilettando chi non fabrica, & molto piu chi fabrica; ornando i Regni, le prouincie, e'l mondo. Ma perche alcuno piu oltre non &longs;a­pendo puo l'infinito, & lo impo&longs;&longs;ibile propor&longs;i dinanzi, argomentando che non cape in animo humano tanta cognitione, & uarietà di &longs;cienze: però Vitruuio ci dimo&longs;tra in che modo, & in &longs;ino à qual termine, hauer bi&longs;ogna le predette &longs;cienze, & dice.

Ma for&longs;e a gli imperiti puo impo&longs;sibil co&longs;a parere, che la natura apprenda, & tenga a memoria tanto numero di dottrine.

Que&longs;ta è la dubitatione fondata nel potere della natura humana, come impotente a riceuere, & ritenere tanta uarietà di dottrine. Scioglie Vitr. la predetta dubitatione in que&longs;to modo.

Ma quando auuertiranno, che tutte le di&longs;cipline tra &longs;e tengono una certa raccommu=nanza, & congiuntione, crederanno quello, che io dico, facilmente poter auuenire, per­che quello, che s'impara a gui&longs;a di corpo di tai membri compo&longs;to in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o &longs;i raggira, & pe rò chi da primi anni &longs;i e&longs;&longs;ercita in uarie &longs;orti di ammae&longs;tramenti ricono&longs;ce in tutte manie­re di lettere i &longs;egni mede&longs;imi, & uede la raccommunanza delle di&longs;cipline, & per quella fa­cilmente hanno cognitione di tutte le co&longs;e.

Il dubbio &longs;i puo formare in que&longs;to modo. Quello effetto è impo&longs;&longs;ibile, la cau&longs;a del quale non puo e&longs;&longs;ere, però l'huomo non puo apprendere tante arti, & di&longs;cipline, peroche la cagione di ap­prenderle, e&longs;&longs;er non puo. la uirtù dell'anima in&longs;ufficiente & incapace è la cagione, la quale impe­dita non puo e&longs;&longs;er cagione dello apprendere tante arti. Ri&longs;ponde Vitruuio, & dice argomentan­do; che po&longs;&longs;ibile è quello effetto, il modo del quale è po&longs;&longs;ibile, però puo e&longs;&longs;ere che l'huomo &longs;ia ador nato di molte, & diuer&longs;e di&longs;cipline: percioche il modo è po&longs;&longs;ibile. Il modo ueramente è, che ha­uendo le &longs;cienze una certa raccommunanza tra &longs;e, & qua&longs;i in giro l'una nell'altra mouendo&longs;i, peralcune &longs;imiglianze di co&longs;e, non è impo&longs;&longs;ibile, a chi per tempo comincia, & s' affatica ricono&longs;cere la detta communanza, & fare di piu co&longs;e &longs;imiglianti lo i&longs;te&longs;&longs;o giudicio. & però puo e&longs;&longs;er'un ter­mine, & una &longs;obrietà (dirò co&longs;i) di &longs;apere, che hauendo noi tanto po&longs;&longs;iamo commodamente &longs;er uirci. Vedremo di &longs;otto per e&longs;empio quello, che hora s'è detto. Fin tanto Vitr. riprende Pythio Architetto, ilquale haueua opinione, che lo Architetto pote&longs;&longs;e meglio in opinione partitamente, che i proprij profe&longs;&longs;ori cia&longs;cuno nella &longs;ua. dice adunque.

Et però Pythio uno de gli antichi Architetti, quello che in Priene fece co&longs;i nobilmente il tempio di Minerua, dice ne i &longs;uoi commentari, che lo Architetto piu deue operare in tutte l'Arti, & dottrine, che quelli, i quali cia&longs;cuna co&longs;a con la loro indu&longs;tria, & e&longs;&longs;erci­tio hanno a &longs;omma chiarezza condotto. Ma que&longs;to con effetto non &longs;i uede chiaro, percio che non deue nè puo l'Architetto e&longs;&longs;er Grammatico come Ari&longs;tarcho, ma bene non &longs;enza letteratura. Nè come Ari&longs;toxeno Mu&longs;ico, ma non lontano dalla Mu&longs;ica. nè pittore co- me Apelle, pure habbia di&longs;egno. nè qual Mirone &longs;tatuario, o Policleto lauoratore di &longs;tuc chi, ma non ignorante di tale Arte. nè di nuouo Medico come Hippocrate, ma non &longs;enza ragione di Medicina. nè nelle altre dottrine &longs;ingularmente eccellente, ma in que&longs;te non &longs;ia nuouo, & imperito. percioche non puo alcuno in tanta uarietà di co&longs;e con&longs;eguire &longs;in­gular &longs;cieltezza, perche apena cade nel potere no&longs;tro il cono&longs;cere, & perfettamente capi­re le lor ragioni. Nè però non tanto gli Architetti non po&longs;&longs;ono hauere in tutte le co&longs;e gli ultimi effetti, ma anche quelli, che ad una &longs;ola &longs;cientia &longs;i danno, & priuatamente tengono le proprietà delle Arti, non po&longs;&longs;ono fare, che tutti riportino il &longs;ommo principato della lode. Se adunque non tutti in cia&longs;cuna dottrina, ma pochi in molti anni apena ottenuto hanno la nobiltà, come l'Architetto, che e&longs;&longs;er deue in tante arti perito, non farà co&longs;a grande, & merauiglio&longs;a accioche egli non habbia bi&longs;ogno di alcuna delle predette co&longs;e? & di piu &longs;e egli anderà inanzi à tutti gli Artefici, i quali con &longs;omma indu&longs;tria hanno pre&longs;ta to grande &longs;ollicitudine in cia&longs;cuna dottrina.

Le parole &longs;econdo la interpretatione &longs;ono chiare. proua con argomenti, non e&longs;&longs;er uero il detto di Pythio. Molto piu ragioneuole pare, ch'un'huomo con&longs;egui&longs;ca la perfettione d'una &longs;ola &longs;cien­za, che di molte; & pure di raro &longs;i truoua, che que&longs;to auegna, cioè, che uno &longs;ia in un'arte &longs;ola perfetto: però &longs;e non è quello che pare piu ragioneuole, che &longs;ia meno &longs;arà quello, che manco ci pa­re, cioè, che un'huomo &longs;olo ottenga il &longs;ommo grado in molte, & diuer&longs;e cognitioni. La onde &longs;i conchiude da Vitruuio. {Per il che pare, che in que&longs;to Pythio errato habbia} cioè &longs;e Pythio è &longs;tato eccellente Architetto, &longs;e ha detto molte belle co&longs;e, in que&longs;to però pare, che errato hab­bia, in que&longs;to non gli do fede, e&longs;&longs;endoci il &longs;en&longs;o, & la ragione contraria. Et per piu &longs;tabilire i detti &longs;uoinon &longs;i &longs;corda Vitr. delle co&longs;e &longs;opra po&longs;te da lui, quando, ci diße, che nell'Architettura, come in ogni altra peritia erano due co&longs;e da eßer con&longs;iderate, cioè la co&longs;a &longs;ignificante, & la &longs;i­gnificata, però dice il mede&longs;imo con altre parole.

Pare adunque, che in que&longs;to Pythio habbia errato, non hauendo auuertito, che ogni arte partitamente è di due co&longs;e compo&longs;ta, cioè dell'opera, & della ragione di quella. & di que&longs;te due una è propria di coloro, che in cia&longs;cuna co&longs;a particolare &longs;i &longs;ono e&longs;&longs;ercitati: & que&longs;to è lo effetto dell'opera. l'altra è commune con tutti i dotti, cioè la ragione.

Non è alcuno, che ricordando&longs;i delle co&longs;e dette di &longs;opra non intenda quello, che dice Vitru. inque&longs;to luogo, & &longs;e egli non haue&longs;&longs;e anchora appre&longs;o bene che co&longs;a è Fabrica, & di&longs;cor&longs;o, la co&longs;a &longs;ignificante, & la &longs;ignificata, l'opera, & la ragione dell'opera: legga et con&longs;ideri lo infra&longs;crit­to e&longs;&longs;empio dell'autore, che intenderà il tutto, & cono&longs;cerà il giro, & la raccommunanza delle &longs;cienze. dice adunque. Come adiuiene a i Medici, & a i Mu&longs;ici, & &longs;opra il numero&longs;o bat­tere de pol&longs;i, & del mouimento de i piedi. Ma &longs;e egli accaderà medicare una ferita, ò bi­&longs;ognerà trarre di pericolo un'ammalato, non uerrà il Mu&longs;ico, ma &longs;arà opera del Medico propria, così nell'organo non il Medico, ma il Mu&longs;ico canterà, accioche dal &longs;uono le orec-chie prendino la dolcezza, & dilettation &longs;ua.

Molti e&longs;&longs;empi ci adduce Vitr. per li quali &longs;i comprende, come &longs;i &longs;tia la communanza delle &longs;cien­ze; & prima dimo&longs;tra quella tra due &longs;cienze, & poi tra molte. La Mu&longs;ica, & La Medicina &longs;o­no &longs;cienze, o Arti che uogliamo. l'officio del Medico in quanto Medico, è di indurre, & di con­&longs;eruare la &longs;anità; l'opera del Mu&longs;ico in quanto Mu&longs;ico è dilettare col &longs;uono, & col canto le orec­chie de gli a&longs;coltanti. in que&longs;ti ufficij, & effetti &longs;ono differenti, ma nelle ragioni po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er conformi. la conformità na&longs;ce da una regola commune, che all'uno, & all'altro puo facilmente &longs;eruire, perche con&longs;iderando il Medico la eleuatione, & la depre&longs;&longs;ione de i pol&longs;i, la uelocità, & tardezza, la egualità ouero la di&longs;aguaglianza, conuiene col Mu&longs;ico, ilquale nelle uoci con&longs;i­dera le i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e riguardando a i piedi delle parole che &longs;ono ne i uer&longs;i, o al mouimento de i piedi, che &longs;i fa al &longs;uono di qualche in&longs;trumento. percioche lo e&longs;&longs;er tardo o ueloce, che ri&longs;ponde al tem­po, alto o ba&longs;&longs;o, che ri&longs;ponde al tenore, & a i gradi della noce eguale o di&longs;eguale, che ri&longs;ponde all'uno, & all'altro &longs;ono termini communi, che a molte co&longs;e di natura diuer&longs;e, &longs;i po&longs;&longs;ono appli­care: però non è incommodo alcuno che nella ragione conuenghino molti artefici, i quali &longs;iano nelle opere differenti; & que&longs;to na&longs;ce dal ualore de i principij, i quali e&longs;&longs;endo uniuer&longs;ali, & in­differenti abbracciano piu co&longs;e, & non dipendeno da &longs;oggetto alcuno. Eguale adunque &longs;i puo di­re, de i tempi, de gli &longs;patij, de i mouimenti, de i corpi, de i numeri, delle uirtù, & di molte altre co&longs;e che a diuer&longs;i Artefici con ragione diuer&longs;amente conferme a&longs;pettano. dico diuer&longs;amente con­forme; percioche il principio è uno; come &longs;e io diceßi. Lo eguale giunto allo eguale fa il tutto eguale, ma l'applicatione &longs;i fa in materie, & &longs;oggetti diuer&longs;i: perche il Medico applicherà il det­to principio alle qualità, & uirtù dell'herbe, il Mu&longs;ico a i tempi delle &longs;illabe, il filo&longs;ofo naturale a i moti, il Geometra alle grandezze, & altri ad altre co&longs;e; come anche il Medico pigliando dal Geometra, che gli angoli facilmente &longs;i uni&longs;ceno, & la circonferenza non co&longs;i. dice per que&longs;to le ferite circolari e&longs;&longs;er difficili da &longs;aldare, & unire, & i tagli migliori; & in que&longs;to il Medico s'ac­compagnerà col Geometra, nè però il Geometra o&longs;era metter le mani addo&longs;&longs;o d'un ferito, nè il Medico come Medico ardirà oppor&longs;i al Geometra. Simigliantemente tra Mu&longs;ici, & A&longs;tro­logi è commune il di&longs;putare del con&longs;en&longs;o delle &longs;telle, de i concenti & con&longs;onanze Dia­te&longs;&longs;aron, & Diapente nominate, che &longs;ono ne gli a&longs;petti quadrati, o triangolari.

Io de&longs;idero la&longs;ciarmi intendere, percioche il Philandro benche &longs;idelmente e&longs;ponga le parole dello interprete di Tolomeo; ci la&longs;cia però di &longs;iderio di maggior intelligenza. Dico adunque, che uolendo gli A&longs;trologi dimo&longs;trare come i corpi cele&longs;ti concordano a mandar qua giu nel centro i diuini loro influßi, hanno pigliato alcune figure di Geometria tra &longs;e proportionate, & ri&longs;ponden­ti. La prima è quella, che ha tre anguli, & tre lati eguali, la &longs;econda che ne ha quattro, la ter­za, che ne ha &longs;gi. hanno poi mi&longs;urato gli angoli di quelle figure, & ritrouato tra quelli e&longs;&longs;ere pro­portione, & corri&longs;pondenza mirabile; & per quelle hanno giudicato la conformità, & con&longs;o­nanza, che hanno le &longs;telle nel mandar qua giu le loro diuine uirt uti, & per maggior chiarezza, io dico, che gli angoli &longs;i mi&longs;urano dalla circonferenza compre&longs;a, che tengono le linee, che gli fanno. Dico dapoi, che gli antichi chiamauano Aße ogni co&longs;a intiera atta ad eßer mi&longs;urata, o partita, & la diuideuano in dodici parti. L'una era detta onza; le due, &longs;e&longs;tante: perche entra­uano &longs;ei fiate nel tutto, che era dodici. Le tre, quadrante, perche entrauano quattro fiate nel­l'Aße. Le quattro triente, perche u'intrauano tre fiate. & non denominauano altrimenti le cin­que, che Quincunce, perche non entrauano egualmente a far il tutto come le due, le tre, & le quattro. Ma le &longs;ei erano dette &longs;emißes, qua&longs;i la metà dell'Aße. le &longs;ette, &longs;ettunce, per la i&longs;teßa ragione delle cinque. le otto, beßem, perche alli &longs;ei ne aggiugneno duc. Le noue dodrante, le dieci De&longs;tante, & le undeci deunce, perche in quelle non era moltiplicatione, nè aggiunta, che egual­mente entraße a finire le dodici. Stando le co&longs;e nel &longs;opradetto modo, io dico che lo angolo dritto del quadrato giu&longs;to, & intiero occuperà dodici parti, l'angolo del triangulo, che èmaggiore, & piu largo ne abbraccera &longs;edici, l'angolo della figura di &longs;ei, come piu &longs;tretto, ne tenirà otto. lo an-gulo del quadrato per e&longs;&longs;er giu&longs;to, & intiero &longs;arà detto A&longs;&longs;e. quello del triangulo per e&longs;&longs;er mag­giore un terzo, contenerà il dritto intiero, & &longs;arà di piu uno quadrante, che è un terzo, & qui &longs;arà la proportione detta &longs;e&longs;quiterza. L'angulo della figura e&longs;&longs;angulare è minor la metà dell'an­gulo della triangulare, & occupa otto parti della circonferenza, che è di mi&longs;ura be&longs;&longs;ule, cioè d'otto parti; & però tra que&longs;ti anguli è la proportione Doppia nominata. come tra lo angulo del quadrato, & l'angulo dell'e&longs;&longs;angulo è proportione &longs;e&longs;quialtera, cioè che nel continente è una

uolta è meza il contenuto, come otto, cioè il be&longs;­&longs;ale è nel dodici, cioè nell'A&longs;&longs;e una fiata, & uno triente, che è la metà di otto. & que&longs;to &longs;ia detto per quello, che apartiene all'A&longs;trologia. Quello ueramente, che è della Mu&longs;ica, è che il Mu&longs;ico &longs;imilmente con&longs;idera la con&longs;onanza, & quella non ne gli a&longs;petti, ma nelle uoci, & ne i &longs;uoni, & non hanno uoluto u&longs;are i nomi de gli Arithmeti­ci, ma in uece di &longs;e&longs;quiterza hanno detto quarta, in uece di &longs;e&longs;quialtera hanno detto quinta, & per doppia hanno pigliato ottaua, che dette con no­mi Greci &longs;uonano Diate&longs;&longs;aron, Diapente, Diapa­&longs;on; come &longs;i farà manife&longs;to nel quinto libro. Egli bi&longs;ogna adunque &longs;e le uoci deono e&longs;&longs;er con&longs;onan­ti, cioè uenire alle orecchie in modo diletteuole unite & me&longs;colate; bi&longs;ogna dico, che egli ci &longs;ia tra le uoci graui, & acute proportionata di&longs;tan­za. Il mede&longs;imo è bi&longs;ogno, che &longs;ia nel con&longs;en­timento delle &longs;telle (che Vitr. chiama Sympathia) accioche mandino qua giù, unitamente con for­za, & uirtu gl'influ&longs;&longs;i loro. le regole adunque dell'Arithmetica &longs;ono quelle, che fanno la Mu­&longs;ica unita con l'A&longs;trologia. perche la proportio­ne è commune, & uniuer&longs;ale in tutte le co&longs;e atte ad e&longs;&longs;er mi&longs;urate, pe&longs;ate, & numerate.

Et con il Geometra della pro&longs;pettiua, & del uedere, & co&longs;i in tutte le altre dottrine molte co&longs;e, ò tutte &longs;ono communi da e&longs;&longs;er di&longs;putate &longs;olamente. Ma gli incominciamen­ti delle opere, che con le mani, & col trat­tamento & e&longs;&longs;ercitio alla &longs;cieltezza, & bellez­za &longs;i conduceno, à quelli &longs;olamente a&longs;petta­no, i quali in una Arte propriamente all'ope­rare &longs;ono ordinati.

Oltra il commertio (dirò co&longs;i) che tiene l'A­&longs;trologia con la Mu&longs;ica per le &longs;opradette ragioni, &longs;i uede anche la raccommunanza che ella ha con la Geometria per la pro&longs;pettiua, che da Greci opticos logos, cioè ragione del uedere, è nominata. & qui Vitru. dimo&longs;tra la communanza tra piu di due &longs;cienze, & uuole dire, che oltra quello che ha da fare l'A&longs;trologia con la Mu&longs;ica, el­la anche tiene compagnia con la Geometria, perche dal Geometra ella piglia le ragioni della pro&longs;pettiua ri&longs;petto a gli a&longs;petti, & alle di&longs;tanze, d'onde na&longs;ce il ritorno, lo &longs;tato, & il pro­gre&longs;&longs;o de pianeti ne i loro mouimenti. prende il &longs;uo &longs;oggetto la pro&longs;pettiua da due &longs;cienze, dalla Geometria la linea: dalla naturale la ueduta: & ne fa una &longs;ola, che io chiamerei Raggio. ma que&longs;te co&longs;e altroue ci &longs;aranno manife&longs;te. Stando adunque quanto &longs;i è detto, & la raccommu­nanza delle &longs;cienze, Vitr. conchiudendo ci pre&longs;criue il modo, & il termine del &longs;apere, & dice.

Et però a&longs;&longs;ai parerà hauer fatto colui, che di cia&longs;cuna dottrina hauerà mediocremente cono&longs;ciute le parti, & le ragioni di quelle, & quelle che nece&longs;&longs;arie &longs;ono all'Architettura: accioche egli non &longs;ia la&longs;ciato, & &longs;i perda & manchi, quando di co&longs;e tali, & di tal'Arti bi­&longs;ognerà far giudicio, & proua.

Perche non deue, ne puo lo Architetto e&longs;&longs;ere perito nella Grammatica come Ari&longs;tarcho, & il re&longs;to, che Vitr. &longs;i ricorda d'hauer detto di &longs;opra, doue di&longs;&longs;e {non deue.} percioche &longs;e bene lo Architetto pote&longs;&longs;e e&longs;&longs;er perfetto in tante arti, non però per quella perfettione &longs;i douerrebbe propriamente chiamare Architetto, perche u&longs;cirebbe &longs;uori de i termini dell'Architettura; & per que&longs;to molto piu forte &longs;i fa l'argomento di Vitr. contra Pythio, perche prima s'è dimo&longs;trato, che la &longs;ua oppinione per la i&longs;perienza non è uera, poi per ragione non è po&longs;&longs;ibile, & in fine &longs;e be­ne fuße po&longs;&longs;ibile non è conueniente. Simili argomenti u&longs;a Platone, Ari&longs;totele & Galeno, ragio­nando quelli dell'Oratore, & que&longs;to del Medico, &longs;econdo il propo&longs;ito loro: & però quiui dirò co&longs;a, che a me pare degna di con&longs;ideratione, per fare auuertiti quelli, che &longs;i danno ad alcuna &longs;cien za; che chi &longs;ape&longs;&longs;e bene quali fu&longs;&longs;ero i termini di cia&longs;cuna &longs;cienza, & cono&longs;cer pote&longs;&longs;e quando altri ne u&longs;ci&longs;&longs;ero, &longs;enza dubbio egli cono&longs;cerebbe, & ritrouerebbe tante, & co&longs;i belle co&longs;e in cia&longs;cuna, che egli ci darebbe da merauigliare; percioche chi ha bene le proprietà, & le di&longs;tin­tioni delle co&longs;e, puote anche & le raccommunanze, & le &longs;imiglianze cono&longs;cere.

Ma quelli, a i quali la natura benigna tanta di &longs;olertia, & uiuezza d'ingegno, & di me­moria hauerà conceduto, che po&longs;sino in&longs;ieme, & la Geometria, & l'A&longs;trologia, & la Mu= &longs;ica, & le altre di&longs;cipline perfettamente cono&longs;cere, certamente pa&longs;&longs;ano i termini, & gli of­ficij dello Architetto, & &longs;i fanno Mathematici, doue facilmente po&longs;&longs;ono di&longs;putare contra quelle di&longs;cipline, perche di piu arme di &longs;cienze armati &longs;ono.

Egli &longs;i &longs;uole di&longs;putare de i principij d'una &longs;cienza, & &longs;i &longs;uole anche di&longs;putare delle co&longs;e con­tenute &longs;otto que' principij contra chiunque le nega&longs;&longs;e. &longs;e egli &longs;i di&longs;puta de i principij, bi&longs;ogna u&longs;ci­re de i termini di quella &longs;cienza, & u&longs;are una &longs;cienza commune, & uniuer&longs;ale: perche &longs;e le proue na&longs;ceno da i principij, come &longs;i puo contra chi gli niega di&longs;putare &longs;tando ne i termini di quel­la &longs;cienza, non e&longs;&longs;endo co&longs;a inanzi i principij? & però dice Vitr. che chi è armato di piu armi di &longs;cienze puo di&longs;putare contra le &longs;cienze, cioè contra coloro che di quelle ne face&longs;&longs;ero profe&longs;&longs;ione. & per que&longs;to Ari&longs;totele non come Filo&longs;ofo naturale di&longs;puta contra Parmenide, & Melißo, i quali negauano i principij della Filo&longs;ofia naturale: ma come Dialettico, & &longs;opra naturale. Ma &longs;e egli &longs;i di&longs;puta delle co&longs;e contenute &longs;otto i principij di alcuna &longs;cienza, puo bene alcuno non u&longs;cen­do de i termini di quella &longs;cienza di&longs;putare contra chi ragionaße male delle co&longs;e à quella pertinen­ti, perche egli &longs;i &longs;eruirebbe de i principij di quella &longs;cienza; & però quelli che &longs;ono in molte &longs;cien­ze periti, &longs;empre armati &longs;ono, & all'offe&longs;a, & alla dife&longs;a, percioche u&longs;cendo o &longs;tando nella propo&longs;ta qui&longs;tione, &longs;i poßono &longs;aluare con auantagio.

Ma rare uolte &longs;i truouano &longs;imili huomini, come fu Ari&longs;tarcho Samio, Philolao, & Ar­chita Tarentini, Apollonio Pergeo, Erato&longs;thene Cireneo, Archimede, & Scopinas Sira­cu&longs;ani, i quali per uia di numeri, & di ragioni naturali molte co&longs;e ritrouate circa gli in­&longs;trumenti, & le regole & gli &longs;tili, a i po&longs;teri degnamente la&longs;ciorno. Quando adunque &longs;ia, che dalla &longs;olertia naturale non a tutte le genti per tutto, ma a pochi huomini conce­duto &longs;ia l'hauere co&longs;i buoni ingegni, & l'ufficio dello Architetto &longs;ia e&longs;&longs;ere in tutti gli am­mae&longs;tramenti e&longs;&longs;ercitato, & la ragione della co&longs;a permetta, che non &longs;econdo la nece&longs;sità le &longs;omme, ma le mediocri cognitioni delle di&longs;cipline egli habbia: io ò Ce&longs;are, & a te, & a quelli, che leggeranno i miei uolumi, dimando, che &longs;e alcuna co&longs;a poco &longs;econdo le re­gole di Grammatica &longs;arà da me e&longs;plicata, egli mi &longs;ia perdonato. perche non come &longs;om­mo Filo&longs;ofo, nè eloquente Oratore, nè Grammatico nelle piu eccellenti ragioni del­l'Arte e&longs;&longs;ercitato, ma come Architetto di que&longs;ta maniera di lettere ammae&longs;trato mi &longs;ono sforzato di &longs;criuere que&longs;te co&longs;e.

Conchiude Vitr. con mirabile circondottione, & abbracciamento le dette co&longs;e, tenendo lun­gamente &longs;o&longs;pe&longs;o lo intendimento prima, che uenghi al fine, ilche èidea, & forma della grandez­za del parlare, che &longs;i &longs;ostenta con alcune particelle la &longs;ententia, come &longs;ono, benche, non &longs;ola­mente, quantunqae, auegna Dio, & altre &longs;imiglianti, che richiedeno altre ri&longs;pondenze. Ecco quanto è ripieno que&longs;to parlare di &longs;entimenti, & d'Argomenti, & prima dalla natura delle co­fe, quando dice {ma a pochi huomini conceduto &longs;ia.} Da poi dall'Arte, quando dice {& l'ufficio dello Architetto.} Indi dalle co&longs;e i&longs;teße quando dice. {Et la ragione della co&longs;a per­metta.} & finalmente chiude il &longs;entimento. {10 che o Ce&longs;are.} Propone poi di che egli habbia a trattare dicendo. Quanto ueramente ricerca il potere di que&longs;t'Arte, & le ra­gioni, che in quello po&longs;te &longs;ono, prometto (come io &longs;pero) in que&longs;ti libri non &longs;olo à gli edificatori, ma à tutti i &longs;aui &longs;enza dubio con grandi&longs;sima autorità poter pre&longs;tare.

Pareua la promeßa di Vitr. grande, & gonfia, però con prudenza egli ui po&longs;e quelle paro­le {come io &longs;pero} per dimo&longs;trare mode&longs;tia. dice adunque che egli promette pre&longs;tare quanto por ta la facoltà dell'Architettura, non &longs;olamente a gli edificanti; ricordando&longs;i di hauer detto, che l'Architettura na&longs;ce da Fabrica, ma a tutti i periti le ragioni dell'Arte promette, lequali nel di&longs;cor&longs;o, nella co&longs;a &longs;ignificante, & nella proua della Fabrica &longs;ono ripo&longs;te. & però &longs;enza dub­bio con grandi&longs;&longs;ima autorità oßerua le promeße, percioche come &longs;auio Architetto fonderà l'Ar­te &longs;ua &longs;opra ueri, efficaci, utili, & conformi precetti. Et tanto detto &longs;ia &longs;opra il primo capo.

Di quali co&longs;e è composta l'Architettura. Cap. II.

L'ARCHITETTVRA con&longs;i&longs;te in Ordine, in Di&longs;po&longs;itione, in bel Numero, in Compartimento, in Decoro, & in Di&longs;tributione.

Chiunque inten derà bene il pre&longs;ente capo, con uerità potrà dire &longs;apere, & in­tendere in che con&longs;i&longs;ta la forza dell'Architettura. percioche le &longs;ei co&longs;e, nelle quali afferma Vitr. che con&longs;i&longs;te l'Architettura, &longs;ono quelle, che appartengono alla forza, & natura di eßa; quelle delle quali è l'habito nella mente dello Architetto; & quelle finalmente, &longs;enza le quali niuna opera puo hauer forma, o perfettione. Difficil co&longs;a è dimo&longs;trare la diuer&longs;ità che è tra le predette co&longs;e: & bella co&longs;a è la&longs;ciar&longs;i intendere, & non fuggire. Percioche a molti può pa­rere, che Vitru. nel diffinire le dette &longs;ei co&longs;e, dica il mede&longs;imo in piu modi: Il che non è, com'io mi sforzerò di dimo&longs;trare chiaramente. Dico adunque per intelligentia di quello, che &longs;i deue e&longs;ponere, che alcune co&longs;e inquanto all'e&longs;&longs;er loro non &longs;i riferi&longs;cono ad altre, ma libere, & a&longs;&longs;olute &longs;ono. Altre hanno rilatione, & ri&longs;petto, & &longs;enza non &longs;tarebbeno. l'huomo, la pietra, la pianta, & finalmente ogni &longs;o&longs;tanza non hanno riguardo, & comparatione ad altra co&longs;a, perche da &longs;e &longs;tanno: ma l'e&longs;&longs;er padre, patrone, mae&longs;tro, amico, fratello, non puo &longs;tare da &longs;e, ma di nece&longs;&longs;ità ad altro &longs;i riferi&longs;ce. perche'l padre ha rilatione al figliuolo, il patrone al &longs;eruo, il mae&longs;tro al di&longs;ci­pulo, l'amico all'amico, il fratello, al fratello. &longs;imilmente il doppio, il maggiore, il minore & l'eguale &longs;ono co&longs;e, che &longs;ole non po&longs;&longs;ono nè e&longs;&longs;er inte&longs;e. Oltra la predetta di&longs;tintione egli è degno di auuertimento, che delle co&longs;e, le quali di loro natura &longs;i riferi&longs;cono ad altre, &longs;ono alcu­ni termini: & que&longs;ti &longs;ono il fondamento & principio dal quale s'incomincia la relatione, & il fine nel quale ella termina: come la ragione di eßer padre comincia da chi genera, & termina in chi è generato. Lo e&longs;&longs;er mae&longs;tro &longs;i fonda in colui, che in&longs;egna, & ha il &longs;uo termine in colui, che impara. lo e&longs;&longs;er maggiore comincia in quella co&longs;a, che eccede, & fini&longs;ce nella co&longs;a ecce&longs;&longs;a. Inque&longs;te comparationi di co&longs;e &longs;peßo adiuiene egualità, & parità, cioè che tanto nel fondamento, quanto nel termine &longs;i troua ragione eguale, come dicendo, amico, o fratello: percioche l'ami­co è pari all'amico, il fratello al fratello, nè &longs;i troua ragione maggiore nell'uno che nell'al­tro termine. &longs;pe&longs;&longs;o anche &longs;i uede nelle co&longs;e riferite di&longs;parità, & di&longs;aguaglianza, come dire pa­trone & &longs;eruo, padre & figliuolo, mae&longs;tro & di&longs;cipulo, perche egli importa che &longs;i cominci piu da uno, che dall'altro; & altra ragione è nell'uno termine, & altra nell'altro. Que&longs;te di­&longs;tintioni hanno gran forza a fare, che bene s'intendino le &longs;ei predette co&longs;e. percioche tutte &longs;ono comparationi, & relationi, come &longs;i uederà qui &longs;otto. Hauendo adunque Vitru. formato lo Ar­chitetto, cioè fattolo degno agente di tanti artificij; tratta della forma; percioche e&longs;&longs;endo la ma­teria imperfetta niuna co&longs;a da e&longs;&longs;a &longs;i trarrebbe &longs;enza la perfettione, & la forma; la quale con­&longs;i&longs;te nelle &longs;ei predette co&longs;e. Due fini &longs;i truouano delle opere, uno è il compimento, & finimento del lauoro, come, quando &longs;i dice, l'opera è finita, & compita: l'altro è il fine della intentione; che è, quando fornita l'opera &longs;i dice, io ho l'intento mio; come fornita la ca&longs;a io &longs;ono dife&longs;o da i uenti, & dal &longs;ole, & &longs;icuro de i contrarij. Per uenire adunque al fine dell'opera, egli è nece&longs;­&longs;ario (&longs;e con arte ci uogliamo gouernare) procedere ordinatamente; & que&longs;to in due modi; pri­ma quanto alla quantità, & grandezza delle parti, poi quanto alla &longs;o&longs;tanza con qualità di e&longs;&longs;e parti. nel primo è l'ordine, nel &longs;econdo è la di&longs;po&longs;itione. & perche la qualità &longs;i può con&longs;iderare in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, & comparandola alla forma, che all'a&longs;petto, & à gli occhi &longs;i riferi&longs;ce; però bi&longs;ogna che nell'opera &longs;ia una certa qualità, che contenti, & diletti gli occhi de' riguardanti; & que­&longs;ta è detta da Vitr. Eurithmia, della quale &longs;i dirà poi. Et perche non &longs;i propone l'opera infinita, ma terminata in grandezza sì del tutto, come delle parti; però bi&longs;ogna, che oltra l'ordine ci &longs;ia una corri&longs;pondenza delle mi&longs;ure tra &longs;e, & al tutto comparate. che propo&longs;to che ci &longs;ia la mi&longs;ura d'una &longs;ola parte, &longs;appiamo le mi&longs;ure delle altre; & propo&longs;taci la grandezza del tutto &longs;appiamo la grandezza di cia&longs;cuna parte. & que&longs;ta corri&longs;pondenza è nominata Simmetria, qua&longs;i concor­&longs;o, & corri&longs;pondenza di mi&longs;ure. Noi la chiamamo compartimento, i latini &longs;i &longs;erueno del nome Greco. Ma perche l'opere che &longs;i fanno hauer deono autorità, & riputatione, & e&longs;&longs;er anche all'u&longs;o de' mortali accommodate, & con prudenza di&longs;pen&longs;ate; però uolendo noi ottennere le predette co&longs;e, fa bi&longs;ogno &longs;eruar quello, che &longs;i conuiene, che Decoro &longs;i chiama, & di&longs;pen&longs;are il tutto, il che è po&longs;to nella di&longs;tributione, dellequali co&longs;e &longs;i dirà poi partitamente, ponendo prima &longs;otto un'a&longs;petto la &longs;opra detta &longs;ufficienza delle &longs;ei co&longs;e.

Noi di&longs;tintamente ragioneremo di cia&longs;cuna parte, & prima dell'ordine.

Ordine è moderata attitudine de i membri dell'opera, partitamente, & ri&longs;petto a tut ta la proportione al compartimento, ilquale &longs;i compone di quantità,

Perche in molte co&longs;e ritrouamo ordine, di&longs;po&longs;itione, decoro, di&longs;tributione, & le altre par ti &longs;opradette, però diremo che que&longs;ti termini &longs;ono generali & communi: & come generali, & communi hanno le loro diffinitioni nella &longs;cienza generale, & commune, che è la prima detta Metaphy&longs;ica. Ma quando alcuno artefice uuole applicare alcuna di quelle parti alla propria cognitione, re&longs;trigne quella uniuer&longs;alità al particolare, & proprio dell'arte &longs;ua. come &longs;i uede al pre&longs;ente, nelle dette diffinitioni, & prima nella diffinitione dell'ordine. Certo è che l'ordine in &longs;e, & &longs;econdo la natura &longs;ua nel generale, è quando una co&longs;a di &longs;ua ragione pone un'e&longs;&longs;er dopo l'altro: & però ne &longs;egue, che doue è ordine &longs;ia prima, & poi, & que&longs;ti &longs;ono termini communi, & che abbracciano molto. Ma lo Architetto gli ri&longs;trigne a &longs;e, benche con piu larghezza, che ogni altro Artefice: percioche la &longs;cientia & cognitione dello Architetto è piu ampia che quella d'un altro. Dice adunque che l'ordine è quando in una opera di &longs;ua ragione l'e&longs;&longs;er d'una quantità è po&longs;to prima, & l'altro poi: & in que&longs;to modo la diffinitione dell'ordine è fatta propria per l'applicatione de i termini communi & uniuer&longs;ali, ne i quali &longs;i può dire, che po&longs;ta &longs;ia la racco­munanza delle &longs;cienze. Perche adunque &longs;i &longs;tia ne i no&longs;tri primi fondamenti, io dico che l'ordi­ne è tra quelle co&longs;e, che &longs;i riferi&longs;cono ad altre, & che po&longs;te &longs;ono in comparatione, & ri&longs;petto. Dico di piu che la comparatione è di quelle, che &longs;ono nella di&longs;aguaglianza. chiaro è che nell'or dine &longs;ia ri&longs;petto, perche nell'ordine s'intende, che alcuna co&longs;a preceda, & altra &longs;ucceda. euui anche di&longs;aguaglianza perche &longs;e tutte le co&longs;e fu&longs;&longs;ero eguali, già non &longs;arebbeno tutte, come dice &longs;anto Ago&longs;tino, perche non ui &longs;arebbono quelli che haue&longs;&longs;ero a precedere; & però l'ordine è di&longs;pen&longs;atione delle co&longs;e pari, & di&longs;pari, eguali, & di&longs;eguali. L'ordine dello Architetto è d'in­torno la quantità, & nella quantità &longs;i troua l'ordine, che riguarda al tutto, & l'ordine, che riguarda alle parti, non che l'un ordine in effetto &longs;i ritruoui &longs;enza l'altro: ma in modo, che lo intelletto puo fare la di&longs;tintione, & intendere cia&longs;cuno &longs;eparatamente: & però dice Vitruuio quanto all'ordine, che è tra le parti, che l'ordine è moderata attitudine de i membri dell'ope ra partitamente, & que&longs;ta attitudine, che egli chiama commodità, con&longs;i&longs;te nel regolare, & temprare una parte cerca la &longs;ua grandezza in modo, che &longs;ia mi&longs;ura delle altre, & con quelle conuegna, & ri&longs;ponda; & in que&longs;ta regolatione la parte, che come mi&longs;ura &longs;i piglia, deue precedere alle altre. nell'ordine adunque applicato all'Architettura, &longs;i truoua il prima, & il poi. & que&longs;te &longs;ono differenze oppo&longs;te, & di&longs;eguali, & però &longs;i deono ridurre &longs;otto un termine commune; & que&longs;ta è la regola. ma piu chiaramente per lo e&longs;&longs;empio; & que&longs;to quando io hauerò dichiarito l'ordine delle parti comparate al tutto. Dice inquanto a que&longs;to ordine. Vitr. {Et un ri&longs;petto di tutta la Proportione al compartimento.} Proportione è comparatione di co&longs;e tra &longs;e, che &longs;ono d'una i&longs;te&longs;&longs;a natura. Que&longs;ta &longs;i fa nell'Architettura, pigliando una certa, & determinata quantità, la quale &longs;ia regolatrice di tutte le altre grandezze, & mi&longs;ure delle parti, & membri dell'opere. Lo e&longs;&longs;empio è que&longs;to. Vitr. nel terzo libro al &longs;econdo Capo uolendo render conto della bella maniera de i tempij, nella quale è lo &longs;patio conueniente, & bello tra una colonna, & l'altra, dice che egli bi&longs;ogna, che lo &longs;patio & il uano o lume &longs;ia della gro&longs;&longs;ezza di due colonne, & un quarto piu. & con que&longs;to dice. &longs;e la facciata del luogo, doue &longs;i ha da fabricare &longs;arà di quattro colonne, bi&longs;ognerà compartirla in undici parti & meza, la&longs;ciando le &longs;pire: & di quelle undici, una deue e&longs;&longs;er il modulo; che co&longs;i egli chiama quella mi&longs;ura, che regola tutte le grandezze dell'opere. Dona alle gro&longs;&longs;ezze delle colonne un modulo, a i uani due moduli, & un quarto, al uano di mezo tre moduli. & in que&longs;to modo ordina tutta la facciata; come chiaramente &longs;i uede che quattro moduli &longs;i danno a quattro colon­ne, tre allo &longs;patio di mezo, che &longs;ono &longs;ette, quattro et mezo a gli &longs;patij, & uani da i lati, che &longs;ono undici & mezo. Et la ragione i&longs;te&longs;&longs;a è lodata &longs;e la fronte &longs;arà di &longs;ei colonne, perche quella &longs;arà partita in parti diciotto, una di quelle &longs;arà il modulo, la gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo, e&longs;&longs;endo adunque &longs;ei colonne, anderanno &longs;eimoduli nelle loro gro&longs;&longs;ezze, nel uano di mezo tre moduli, che con i predetti &longs;ei fanno noue. ma ne i uani dall'una & l'altra parte, che &longs;ono in tut­to quattro, andandoui due moduli, & un quarto per uano, u' anderanno altri noue moduli, i qua li raccolti con i noue di prima faranno la &longs;omma di diciotto. & co&longs;i ua nella facciata di otto colonne che in uentiquattro parti, & meza partita, fa il modulo d'una di quelle, col quale &longs;i mi&longs;iura come di &longs;opra. Nelle machine anchora, & nelle altre opere &longs;i uede o&longs;&longs;eruato quanto s'è detto. Ordine adunque è comparatione di di&longs;aguaglianza, che comincia in una pri-ma pre&longs;a quantità, come regola di tutte le parti, & a quelle, & al tutto riferita: &longs;acendo una conuenienza di mi&longs;ure nominata &longs;immetria. Que&longs;ta &longs;i compone di quantità, laquale è conueniente effetto de i moduli dalla pre&longs;a dell'opera, & di tutte le parti de i membri.

La &longs;immetria, & compartimento &longs;i compone di molte quantità ad uno i&longs;te&longs;&longs;o effetto: la qual quantità è diffinita da Vitr. & di noi con l'e&longs;&longs;empio dichiarata. nel qual e&longs;&longs;empio prima &longs;i pi­glia il piano intiero della fronte, & quello in parte &longs;i diuide, & d'una di quelle parti &longs;e ne &longs;a la regoletta, & il modulo, ilquale tempera, & modera i membri, & le parti dell'opera fa­cendo nel tutto un conueniente effetto. La di&longs;po&longs;itione è atta collocatione delle co&longs;e, & nel componimento &longs;cielto effetto con qualità. La di&longs;po&longs;itione compara le parti dell'ope­re non come grandezze, & quantità, ma come parti da e&longs;&longs;er collocate nel proprio luogo. percioche non è a ba&longs;tanza ritrouare una commune mi&longs;ura, che &longs;ia regola della grandezza delle parti, ma bi&longs;ogna anche ritrouare un'ordine di quella co&longs;a, che ha parti, non compa­rando le parti come grandezze, & quantità, ma comparandole come co&longs;e da e&longs;&longs;er po&longs;te al &longs;uo luogo. Due maniere ci fa la di&longs;po&longs;itione, l'una dal ca&longs;o procede, o dalla neceßità, & l'altra dall'artificio, o dal &longs;apere. Vitr. ragiona di pre&longs;ente di que&longs;ta ultima, ma nel &longs;e&longs;to libro ra­giona della prima, & molto bene &longs;i la&longs;cia intendere al &longs;econdo Capo del detto libro, cerca le predette co&longs;e dicendo in quel luogo. Niuna cura maggiore hauer deue lo Architetto, che fare, che gli edificij habbiano per le proportioni della rata parte i componimenti delle lo ro ragioni. quando adunque &longs;arà fornita la ragione delle mi&longs;ure, & con di&longs;cor&longs;o e&longs;pli­cate le proportioni. (Come ricerca l'ordine, & la &longs;immetria,) all'hora è proprio an­che dell'acutezza dello ingegno prouedere alla natura del luogo, all'u&longs;o, alla bellezza, & aggiugnendo, o &longs;cemando far conueneuoli temperamenti, accioche quando &longs;arà leua to, o aggiunto alcuna co&longs;a alla mi&longs;ura, cio paia e&longs;&longs;er &longs;tato drittamente formato.

Come fa Vitruuio nella di&longs;po&longs;itione delle Ba&longs;iliche, nel quinto libro.

In modo che niente piu &longs;i di&longs;ideri nell'a&longs;petto (Ecco la Eurithmia,) perche altra forma pare, che &longs;ia d'appre&longs;&longs;o, & al ba&longs;&longs;o; altra di lontano, & in altezza, nè quella pare in luogo rinchiu&longs;o, che pare in luogo aperto. nelle quali co&longs;e è opera di grande ingegno &longs;apere prendere partito.

Et in fine del detto capo dice piu chiarmente, toccando la di&longs;po&longs;itione, che dal ca&longs;o, o dalla ne ce&longs;&longs;ità procede. Io non pen&longs;o, che bi&longs;ogni dubitare, che alle nature, & nece&longs;sità de i luoghi, non &longs;i debbiano fare gli accre&longs;cimenti, & le diminutioni, ma in modo, che in &longs;i­mil opera niente &longs;ia di&longs;iderato. & que&longs;to non &longs;olo per dottrina, ma per acutezza d'inge­gno &longs;i puo fare; & però prima egli &longs;i deue ordinare la ragione delle mi&longs;ure, dalla quale &longs;i po&longs;&longs;a pigliare &longs;enza dubitatione, il mutamento delle co&longs;e. Da poi &longs;ia e&longs;plicato lo &longs;patio dal ba&longs;&longs;o dell'opera, che &longs;i deue fare, di largezza, & di lungezza. della qual opera, quan­do una fiata &longs;arà determinata la grandezza, ne &longs;egua l'apparat o della proportione alla bellezza, accioche dubbio non &longs;ia lo a&longs;petto della con&longs;onanza, a chi ui uorrà &longs;opra con­&longs;iderare.

Dalle parole &longs;opra dette chiaramente &longs;i cono&longs;ce il numero, l'ordine, & la natura delle &longs;ei co­&longs;e predette. io ho uoluto allegare i luoghi di Vitr. per e&longs;&longs;ere lo intento mio di e&longs;ponere Vitr. con Vitr. i&longs;te&longs;&longs;o. dice adunque, &longs;eguitando la &longs;ua diffinitione, che la di&longs;po&longs;itione è atta collocatione del le co&longs;e. Et per co&longs;e intende le &longs;tanze, & le parti di e&longs;&longs;e nella fabrica, ouero le parti dell'opere fat te dall'Architetto, &longs;ieno quali &longs;i uoglia. da que&longs;ta ben di&longs;po&longs;ta collocatione delle parti, na&longs;ce il ue­dere in tutta la compo&longs;itione una bella qualità, che è &longs;ito conueniente di cia&longs;cuna co&longs;a. & però dice, &longs;cielto effetto, cioè sbrigato, netto, di&longs;tinto. Alla di&longs;po&longs;itione s'oppone il &longs;uperfluo come all'ordine s'oppone la confu&longs;ione. Et &longs;i puo dire, che l'ordine è di&longs;po&longs;itione delle mi&longs;ure alla &longs;im­metria, & la di&longs;po&longs;itione è ordine delle parti al luogo, come &longs;i uederà al &longs;e&longs;to capo del primo, & in molti altri luoghi. Le idee della di&longs;po&longs;itione &longs;ono que&longs;te la pianta, lo in piè, il profilo. La pianta è un moderato u&longs;o della &longs;e&longs;ta, & della regola, dal quale &longs;i piglia il di&longs;egno delle forme nel piano. Lo in piè, è la imagine dritta della fronte, & figura con modo dipinta, con le ragioni dell'opera, che &longs;i deue fare. il pro&longs;ilo è adombratione della fronte, & dei lati che &longs;i &longs;co&longs;tano, & una ri&longs;pondenza di tutte le linee al centro della &longs;e&longs;ta.

Nel di&longs;ponere, & collocare le parti lo Architetto forma nel &longs;uo pen&longs;iero, & poi di&longs;egna tre maniere, ouero idee delle opere: Vna è detta da Greci, ichnografia, cioè de&longs;crittione, & di&longs;egno della pianta, per dare ad intendere la collocatione delle parti, & la largbezza, & lungezza dell'opera. alche fare ci uuole un moderato u&longs;o della &longs;e&longs;ta, & della regola. L'altra è detta, orthographia, cioè de&longs;crittione, & di&longs;egno del leuato, & dritto, sì per dimo&longs;trare l'altezza delle ope­re, come la maniera. deue e&longs;&longs;er lo in piè conforme alla pianta, altrimenti non &longs;arebbe un'i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a quella, che na&longs;ce, & quella, che cre&longs;ce: ilche è grande errore, & contra la natuna delle co &longs;e, percioche nelle piante, & ne gli animali &longs;i uede quello, che na&longs;ce, & quello, che cre&longs;ce e&longs;­&longs;er lo i&longs;te&longs;&longs;o, & niuna parte aggiugner&longs;i da poi. La terza idea è il profilo, detto &longs;ciografia, dal quale grande utilità &longs;i prende, perche per la de&longs;crittione del profilo &longs;i rende conto delle gro&longs;&longs;ezze de i muri, de gli &longs;porti, delle ritrattioni d'ogni membro, & in que&longs;to l'Architetto come Medico dimo&longs;tra tutte le parti interiori, & e&longs;teriori delle opere, & però in que&longs;to ufficio ha bi&longs;ogno di grandi&longs;&longs;imo pen&longs;amento, & giudicio, & pratica, come à chi, con&longs;idera gli effetti del profilo è manife&longs;to: perche la eleuatione della fronte, & la mae&longs;tà non dimo&longs;tra gli &longs;porti, le ritrationi, le gro&longs;&longs;ezze delle cornici, de i capitelli, de i ba&longs;amenti, delle &longs;cale, & d'altre co&longs;e, però è nece&longs;­&longs;ario il profilo; & con que&longs;te tre maniere di di&longs;po&longs;itione l'Architetto s'a&longs;&longs;icura della riu&longs;cita del­l'opera, & fa piu certa la &longs;ua intentione, & l'altrui di&longs;iderio di far opera lodata, & degna. Et appre&longs;&longs;o puo fare il conto della &longs;pe&longs;a, & di molte co&longs;e all'opere pertinenti. Dalle dette idee, che &longs;ono forme concette nella mente, & e&longs;pre&longs;&longs;e nelle tauole, o carte, ne uiene quello effetto &longs;cielto, & elegante, che egli ha detto. Si deue anche auuertire, che Vitr. e&longs;ponendo le nature delle &longs;ei pre­dette co&longs;e, uiene a confermare quelle, che &longs;ono nece&longs;&longs;arie allo Architetto, percioche &longs;i uede nella di&longs;po&longs;itione, & nelle &longs;ue &longs;pecie, quanto utile &longs;ia il di&longs;egno, & la Geometria. &longs;i uede nell'ordine, quanto commoda &longs;ia l'Arithmetica. & uedera&longs;&longs;i nelle altre parti quanto ci &longs;arà a propo&longs;ito la Pro&longs;pettiua, la Mu&longs;ica, & quelle co&longs;e, che all'i&longs;toria, & alle altre qualità dello Architetto &longs;o­no conuenienti. L'in piè è imagine della fronte. Là doue rappre&longs;enta &longs;opra il piano d'una carta, tela, o tauola quello, che na&longs;ce dalla pianta riferendo il tutto alle ragioni dell'opera, che &longs;i deue &longs;are &longs;ia ella Dorica, Ionica, o qual &longs;i uoglia. Vitruuio ha chiamato fronte ogni co&longs;a, che dritta &longs;i uede. Molti &longs;ono, da i quali &longs;i potrà hauere una pianta, & anche non u&longs;cendo fuori de i termi ni di quella, faranno lo in piè &longs;econdo la ragione dell'opera futura, ma non &longs;apranno in ogni ordi­ne della fabrica dimo&longs;trare in di&longs;egno la gro&longs;&longs;ezza de i pareti, quello, che po&longs;a &longs;ul uiuo, quello, che e&longs;ce, & quello, che entra; & però mancheranno di que&longs;ta terza &longs;pecie, & Idea della di&longs;po&longs;i­tione, per la &longs;ua difficultà. Que&longs;ta utilità del profilo mi muoue ad interpretare &longs;ciografia, & non &longs;cenografia. perche &longs;e bene la &longs;cenografia che è de&longs;crittione delle &longs;cene, & pro&longs;pettiua, è nece&longs;&longs;aria nelle co&longs;e de i Theatri, come &longs;i uederà nel quinto libro; non però pare, che &longs;ia &longs;econdo le idee della di&longs;po&longs;itione, delle quali &longs;i parla. Altri uogliono, che s'intenda il modello. ma que­&longs;to non corre con il propo&longs;ito no&longs;tro, &longs;e bene egli fa piu chiara, & certa la intentione dello Archi­tetto: oltra che non conuiene la diffinitione data da Vitr. al modello. Potrebbe dire alcuno che la detta diffinitione non quadra al profilo; io ri&longs;pondo, che e&longs;&longs;endo tanto nece&longs;&longs;ario il profilo, & molto piu, che la pro&longs;pettiua, bi&longs;ogna con&longs;iderar bene la detta diffinitione. Io per me, quan­do haue&longs;&longs;i ad intendere in que&longs;to luogo la pro&longs;pettiua, uorrei che fu&longs;&longs;ero quattro le idee della di­&longs;po&longs;itione, per ponerui il profilo; tanto egli mi pare nece&longs;&longs;ario. Ma pare anche di nuouo, che conuenendo la diffinitione della di&longs;po&longs;itione a due delle &longs;ue idee, cioè alla pianta, & allo in piè, per­che di cia&longs;cuna &longs;i può dire, che è atta collocatione delle co&longs;e, & nel componimento &longs;cielto effetto con qualità: mi pare dico, di nuouo, che ella non conuenghi alla &longs;ciografia, &longs;e per &longs;ciografia s'in-tende pro&longs;pettiua, perche nella pro&longs;pettiua non &longs;i puo uedere atta collocatione delle co&longs;e, nè meno nel componimento &longs;cielto effetto con qualità. La cagione è, che è nece&longs;&longs;ario, che il genere &longs;i di­ca delle &longs;ue &longs;pecie, & che la diffinitione del genere conuegna alle &longs;petie &longs;otto quel genere compre&longs;e. Molto bene adunque al profilo conuiene la diffinitione della di&longs;po&longs;itione, perche &longs;i uede nel profi-

lo &longs;cielto è sbrigato effetto nel componimento, & &longs;i uede una atta collocatione delle co&longs;e. come a chi ben con&longs;idera, è manife&longs;to, perche tutte le linee uengono all'occhio &longs;enza impedimento, & &longs;i cono&longs;cono gli &longs;porti, & le ritrattioni, & le gro&longs;&longs;ezze come &longs;ono, & non come appareno con linee, & anguli proportionati, come &longs;i fa nella pro&longs;pettiua: &longs;e bene pare, che la diffinitio-ne della &longs;ciografia addotta da Vitr. accenni la diffinitione della pro&longs;pettiua. Et quando pure egli, & altri intender uogliono, che &longs;i ragioni della pro&longs;pettiua, & io con loro m'accorderò, & dirò di piu, che egli è nece&longs;&longs;ario conceder qualche luogo al profilo nella di&longs;po&longs;itione, per le ragioni, che io ho detto, rimettendomi &longs;empre à miglior giudicio. Ma &longs;arebbe gran co&longs;a, che trattando Vitr. in que&longs;to luogo di co&longs;e uniuer&longs;ali a tutta l'arte egli uole&longs;&longs;e intendere delle particolari, & la­&longs;cia&longs;&longs;e le co&longs;e importanti mancando al &longs;uo ordine.

Que&longs;te na&longs;ceno da pen&longs;amento, & da Inuentione. Pen&longs;amento è cura piena di &longs;tudie & effetto d'indu&longs;tria, & uigilanza d'intorno all'opera propo&longs;ta con dilettatione.

Vitruuio in que&longs;to luogo dimo&longs;tra da che na&longs;ceno le predette maniere, & idee della di&longs;po&longs;itio­ne: & come huomo, che bene habbia prouato, & &longs;entito in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o quello, che egli dice, u&longs;a a cuni termini efficaci per i&longs;primere la &longs;ua intentione. Se adunque la natura ci apporta&longs;&longs;e le prede.te forme & idee, &longs;enza dubio poco ci bi&longs;ognerebbe u&longs;are dello artificio. Ma perche la natura non ci mo&longs;tra le dette co&longs;e: nece&longs;&longs;ario è ricorrere all'Arte. & perche con l'arte &longs;i cerca di rappre&longs;entare gli effetti alla natura &longs;imiglianti, però ci uuole pen&longs;amento: & per e&longs;&longs;er difficile, con arte con&longs;eguire lo intento no&longs;tro, però grande &longs;tudio, & indu&longs;tria &longs;i richiede: ma poi che dalla diligenza & indu&longs;tria na&longs;ceno belle & leggiadre co&longs;e, di &longs;ubito s'accompagna il diletto & il piacere, il quale non è altro, che riceuere impre&longs;&longs;ione di qualità che &longs;ia conforme allo appeti­to, & de&longs;iderio, & però il piacere dello intelletto è di apprendere il uero, perche niuna co&longs;a è piu conueniente allo intelletto, che la uerità, onde &longs;i dice: Altro diletto ch'imparar non trouo. Il dilet to del &longs;en&longs;o èriceuere qualità di qualche oggetto, che conuenga, & corri&longs;ponda al &longs;en&longs;o: co­me &longs;i pruoua nelle delicate uiuande, nella &longs;uauità de gli odori, nella dolcezza de &longs;uoni, nella ua-ghezza delle pitture, & ne i giocondi oggetti de i no&longs;tri &longs;entimenti. & però dice Vitr. & bene, che pen&longs;amento è cura piena di &longs;tudio: percioche è cerca le co&longs;e difficili, & non dimo&longs;trate dalla natura, & per meglio i&longs;primere il &longs;uo concetto dice. {E&longs;fetto d'indu&longs;tria & uigilanza cerca l'opera propo&longs;ta con dilettatione} Percioche non pen&longs;a bene chi non è indu&longs;trio&longs;o, & uigilante, come era Archimede, il quale comparando gli effetti naturali, & cercandone le cagioni, hebbe cau&longs;a di trouare il uero della propo&longs;ta dimanda, come dice Vitr. nel nono libro al terzo Capo. & hauendolo trouato da mirabile letitia &longs;oprapre&longs;o, u&longs;cito del bagno ignudo correndo gridaua, io l'ho trouato, io l'ho trouato. nel che apparue la pronta, & nobile uiua­cità dell'ingegno &longs;uo, hauendo in poco &longs;patio applicato il mezo al debito fine, re&longs;tandone &longs;om­mamente &longs;atisfatto per la inuentione la quale &longs;econdo Vitr. E dimo&longs;tramento delle o&longs;cure dimande, & ragione della co&longs;a ritrouata di nuouo con pre&longs;ta, & mobile uiuacità. & que&longs;ti &longs;ono i termini della di&longs;po&longs;itione; Dimanda è propo&longs;ta dubbio&longs;a, dubbio è po&longs;to tra mezo l'affirmare, & il negare. quando adunque lo intelletto è tra'l &longs;i, & il nò, egli forma una dubbio&longs;a propo&longs;ta, che &longs;i chiama dimanda, ouero qui&longs;tione. & u&longs;a alcune particelle, che dimo&longs;trano il modo dello interrogare, & di richiederne la ri&longs;po&longs;ta. come è. &longs;ei tu buono o no? che co&longs;a è bontà? d'onde uiene? a chi peruiene? & altre co&longs;e & modi &longs;imiglianti, i quali non piegando piu all' affirmatione, che alla negatione, richieggono certa, & indubitata ri&longs;po&longs;ta, la quale non puo e&longs;&longs;er ben fatta, &longs;e non da quelli, che haueranno la inuentione per lo pen­&longs;amento, & per la indu&longs;tria, & uiuacità dello ingegno, & que&longs;ti &longs;ono i termini della di&longs;po­&longs;itione: cioè la di&longs;po&longs;itione è rinchiu&longs;a nelle tre &longs;opradette maniere, che &longs;ono la pianta, lo in piè, il profilo. Il bel numero detto Eurithmia, è a&longs;petto gratio&longs;o, & commoda forma nelle compo&longs;itioni de i membri. que&longs;ta &longs;i fa quando i membri dell'opera &longs;ono conuenienti, come dell'altezza alla larghezza, della larghezza alla lunghezza, & in fine ogni co&longs;a ri&longs;ponda al &longs;uo compartimento proprio.

Suo proprio dico, peroche &longs;e ri&longs;ponde&longs;&longs;e a i compartimenti, & alle &longs;immetrie conuenienti ad altre parti, non &longs;arebbe cono&longs;ciuta la gratio&longs;a maniera. & qui &longs;i deue riferire la Eurithmia allo a&longs;petto, come Vitruuio dichiara in molti luoghi, nel terzo libro al &longs;econdo Cap. & all'ul timo, & nel &longs;e&longs;to al &longs;econdo. Et perche ogni proportione è nata da i numeri, però egli &longs;i ha &longs;eruato il nome predetto in ogni co&longs;a, doue &longs;ia proportione. & perche la larghezza, al­tezza, & lunghezza delle opere, deue e&longs;&longs;er grata allo a&longs;petto, & que&longs;to non &longs;i fa &longs;enza proportione, & doue è proportione, è nece&longs;&longs;ario che &longs;i truoui numero; però il nome di Eu­rithmia è &longs;tato pigliato. Deue e&longs;&longs;er adunque ogni artificio&longs;o lauoro a gui&longs;a d'un belli&longs;&longs;imo uer&longs;o, il quale &longs;e ne corra &longs;econdo le ottime con&longs;onanze &longs;uccedendo le parti l'una all'altra, &longs;in che peruenghino all'ordinato fine. Et benche alcuna co&longs;a ottima non &longs;ia, niente di me­no puo e&longs;&longs;ere ottimamente ordinata, come egli è manife&longs;to nelle parti, & membra del corpo humano, & nelle co&longs;e artificiali, doue è la con&longs;onanza, & l'armonia. Imperoche &longs;e bene l'occhio è piu nobil co&longs;a del piede, pure &longs;e riguardamo l'ufficio di cia&longs;cuno, tanto l'occhio, quan to il piede, &longs;aranno nel corpo ottimamente &longs;ituati: in modo che nè l'occhio &longs;arà miglior del pie­de, nè il piede miglior dell'occhio. Similmente è nella citara: percioche tutte le corde po&longs;­&longs;ono e&longs;&longs;er proportionate in modo, che &longs;e alcuna &longs;arà tirata, accioche &longs;e le dia &longs;uono migliore, non re&longs;terà però la con&longs;onanza. Il &longs;imile &longs;i richiede nelle opere, nelle quali è nece&longs;&longs;ario, che ci &longs;ia que&longs;to ri&longs;petto di formare con perfetta ragione tutte le parti, che &longs;ono di lor natura di&longs;tinte, di modo che tutte concorrino alla bellezza, & dilettino la ui&longs;ta de riguardanti. Co me nel cantare &longs;i richiede il con&longs;erto delle uoci, nel quale oltra che le uoci &longs;ono giu&longs;te: oltre che conuengono nelle con&longs;onanze, bi&longs;ogna anche un certo temperamento, che faccia dolce, & &longs;oaue tutta la armonia, come adiuiene a que mu&longs;ici, che cantano con la &longs;olita compa­gnia, perche &longs;i &longs;ono accommodati l'uno all'altro con di&longs;cretione. Que&longs;ta bella maniera sì nella Mu&longs;ica, come nell'Architettura è detta Eurithmia, madre della gratia, & del dilet-to, &longs;i nelle co&longs;e immobili, come in quelle, che &longs;i moueno.

Il compartimento, & ri&longs;pondenza delle mi&longs;ure detto &longs;immetria, è conueneuole con &longs;entimento da i membri dell'opera, & dalle parti &longs;eparate alla forma di tutta la figura, &longs;e condo la rata portione come &longs;i uede nel corpo humano, il quale con il cubito, co'l pie­de, col palmo, col dito, & con le altre parti è commi&longs;urato, co&longs;i adiuiene nelle per­fettioni dell'opere. Et prima ne i &longs;acri tempij dalle gro&longs;&longs;ezze delle colonne, ouero dal Triglifo. poi nel forame della bali&longs;ta quella co&longs;a, che ui entra, detta Peritriton. Simigliantemente nelle naui dallo &longs;pacio, che è tra un &longs;chelmo all'altro, che per e&longs;&longs;er di mi&longs;ura di due cubiti, &longs;i chiama, dipichaichi, & co&longs;i nelle altre opere da i membri lo ro &longs;i troua la ragione delle &longs;immetrie, & de i compartimenti.

La &longs;immetria è la bellezza dell'ordine, come è la Eurithmia la bellezza della di&longs;po&longs;i­tione. Non è a ba&longs;tanza ordinare le mi&longs;ure una dopo l'altra, ma nece&longs;&longs;ario è, che quelle mi&longs;u­re habbiano conuenienza tra &longs;e, cioè &longs;iano in qualche proportione; & però doue &longs;arà proportione, iui non puo e&longs;&longs;ere co&longs;a &longs;uperflua. & &longs;i come il mae&longs;tro della natural proportione, è lo in&longs;tinto della natura, co&longs;i il mae&longs;tro dell'Artificiale è l'habito dell'Arte: d'onde ne na&longs;ce, che la pro­portione è propria della forma, & non della materia: & doue non &longs;ono parti, non può e&longs;&longs;ere pro­portione: perche e&longs;&longs;a na&longs;ce dalle parti compo&longs;te, & dalla relatione di e&longs;&longs;e, & in ogni rela­tione è neceßario almeno, che &longs;iano due termini, come s'è detto: ne &longs;i può lodare a ba­&longs;tanza lo effetto della proportione, nella quale è po&longs;ta la gloria dello Architetto, la bellez­za dell'opera, la merauiglia dello artificio. come &longs;i uederà chiaramente quando noi ragio­naremo delle proportioni, & apriremo i &longs;ecreti di que&longs;t'Arte, dimo&longs;trando qual ri&longs;petto è nella proportione, quali termini, qual u&longs;o, & quanti effetti, & di che forza ella faccia parere le co&longs;e: però mi riporto al &longs;uo luogo. Vitruuio fin tanto dà lo e&longs;&longs;empio di quello, che egli ha det­to {Secondo la rata portione,} dicendo. {Come &longs;i uede nel corpo humano.} Hauendo Hercole mi&longs;urato il cor&longs;o, & lo &longs;pacio di Pi&longs;a, & trouatolo di piedi &longs;eicento de i &longs;uoi, & e&longs;&longs;en­do&longs;i poi nelle altre parti della Grecia fatti quegli &longs;pacij da correre di piedi &longs;eicento, ma piu breui. il buon Pithagora comparando quelli cor&longs;i l'uno con l'altro, ritrouò il piede di Hercole e&longs;&longs;ere &longs;tato maggiore de i piedi, con i quali i Greci haueuano mi&longs;urato gli altri &longs;pacij. & &longs;apendo qua­le doueua e&longs;&longs;er la proportione del piede alla giu&longs;ta grandezza dell'huomo, compre&longs;e la &longs;tatura di Hercole e&longs;&longs;ere &longs;tata tanto maggiore della &longs;tatura de gli altri huomini, quanto il cor&longs;o mi&longs;urato da Hercole eccedeua gli altri cor&longs;i della Grecia. Quando adunque le mi&longs;ure &longs;eranno accommoda­te alle maniere, non ha dubbio, che dalla grandezza d'una parte non &longs;i cono&longs;ca la mi&longs;ura del­l'altra, & con&longs;eguentemente la grandezza del tutto. {Et prima ne i &longs;acri tempij.} Que&longs;to ho dichiarito di &longs;opra, che dalla gro&longs;&longs;ezza delle colonne, che ci daua il modulo, &longs;i pigliauano gli &longs;pacij tra le colonne, & le altezze di quelle. {Ouero dal Triglipho.} que&longs;to è un membrello, che ha tre canellature come canali, donde prende il nome, & &longs;i mette &longs;opra l'Architraue nelle opere Doriche, dal quale &longs;i mi&longs;ura l'opera Dorica, &longs;i come al terzo capo del quarto libro ci &longs;a­rà dichiarito. {Poi nel foro della Bali&longs;ta.} Nella Bali&longs;ta, che è in&longs;trumento da trarre, egli &longs;i fa i fori dalle te&longs;te, ne i quali entra il capo della corda. i fori &longs;i cauano dal pe&longs;o della pietra: & da i fori &longs;i caua la mi&longs;ura di quello, che Vitr. chiama &longs;cutula. nel decimo al cap. XVII. & qui Peritriton. come dalla palla &longs;i piglia la mi&longs;ura del pezzo dell'artigliaria, {&longs;imigliantemente nelle naui, da gli &longs;chelmi, cioè dallo &longs;pacio, che è tra il ligamento d'un remo & l'altro, &longs;i piglia quella mi&longs;ura, che regola tutto il corpo della galera,} co&longs;i trouo che &longs;i o&longs;&longs;erua nel fabricar le galere, & per que&longs;to io ho e&longs;po&longs;to Vitruuio in que&longs;to modo. ma &longs;eguitiamo.

Decoro è a&longs;petto &longs;enza menda dell'opera prouato per le co&longs;e compo&longs;te con autorità.

Io e&longs;ponerò decoro per le co&longs;e che &longs;egueno, ma in uero Vitr. lo abbraccia &longs;otto nome di orna­mento, quando egli dice, {a&longs;petto &longs;enza menda,} benche nella &longs;econda parte &longs;i tegna al decoro, quando dice, {prouato per le co&longs;e compo&longs;te con autorità.} & lo e&longs;&longs;empio di Vitru.molto bene ce lo dimo&longs;tra. Que&longs;to è con&longs;umato o per &longs;tanza, o per con&longs;uetudine, o per natura: per &longs;tanza, quando a Gioue folgoratore, al Cielo, al Sole, & alla Luna &longs;i fanno gli edifici &longs;coperti, & all'aere. Percioche noi uedemo le forme, & gli effetti pre&longs;enti nello aperto, & lucente mondo. A Minerua, & a Marte, & ad Hercole &longs;i fanno i tem­pij di maniera Dorica: percioche a que&longs;ti Dei per la uirtu loro &longs;i conuiene fare le fabri­che &longs;enza delicatezze, & tenerezze. Ma a Venere a Flora, & alle Ninfe delle fonti &longs;e &longs;a­ranno fatte l'opere Corinthie, pareranno hauere conueniente proprietà; perche a que­&longs;ti Dei per la loro tenerezza l'opere &longs;ottili, & floride, ornate di foglie, & di uolute pa­reranno accre&longs;cere il debito ornamento. Ma a Giunone, a Diana, al Padre Baccho, & a gli altri Dei che &longs;ono di quella &longs;imiglianza facendo&longs;i i lauori Ionichi, egli &longs;i hauerà ri guardo alla uia di mezo: percioche & dalla &longs;euerità della maniera Dorica, & dalla delica­tezza della Ionica &longs;arà la loro proprietà moderata.

Dalle parole di Vitr. il prudente Architetto puo trarre molti belli documenti cerca il Decoro, & gli adornamenti, che conuengono alle fabriche de i no&longs;tri tempi. Imperoche &longs;e bene noi non hauemo i Dei fal&longs;i, & buggiardi, non manca però l'occa&longs;ione di &longs;eruare il Decoro nelle chie&longs;e con&longs;ecrate a i ueri amici del uero Dio, & anche alla Maie&longs;tà di quello; & come che molti &longs;ono, & differenti nello &longs;plendore di diuer&longs;e uirtuti, come le &longs;telle del cielo differenti &longs;ono in chiarez za; egli &longs;i può bene u&longs;are ogni maniera conueniente, & propria a gli effetti di cia&longs;cuno. L'Au&longs;terità de i &longs;anti, che nella uita &longs;olitaria &longs;i &longs;ono macerati in digiuni, uigilie, & orationi ricer ca &longs;odi, & inculti lauori. La &longs;emplicità, & purità Virginale i piu gentili, & delicati: & &longs;imil­mente la moderata uita ricerca la temperatura dell'una, & dell'altra parte. Ma non &longs;i deue cre­dere, che &longs;olamente habbiano ad e&longs;&longs;ere tre maniere di opere, perche Vitru. ne habbia tre &longs;ole numerate. percioche egli &longs;te&longs;&longs;o nel quarto libro al &longs;ettimo cap. ui aggiugne la To&longs;cana, & dice anche che ui &longs;ono altre maniere, & i moderni ne fanno, & la ragione lo richiede, per fare differen­za da i nostri &longs;anti alli Dei fal&longs;i de gli antichi, & è in potere d'uno circon&longs;petto & prudente Ar­chitetto di componere con ragione di mi&longs;ure molte altre maniere, &longs;eruando il Decoro, & non &longs;er­uendo a &longs;uoi capricci. Ma le tre &longs;opradette maniere &longs;ono le piu nominate.

Ma alla con&longs;uetudine in que&longs;to modo &longs;i exprime il decoro. quando alle parti di dentro de gli edificij magnifiche &longs;i daranno l'entrate, & i ne&longs;tibuli conuenienti, & belli, percio­che non &longs;arà di decoro, & ornamento, &longs;e le parte interiori &longs;aranno fatte con eleganza, & le intrate ba&longs;&longs;e, & uergogno&longs;e. Simigliantemente &longs;e ne gli Architraui Dorici &longs;i &longs;colpi= ranno nelle cornici i dentelli, ouero &longs;e ne i capitelli puluinati, o ne gli architraui Ionichi &longs;aranno cauati gli Triglifi. traportando&longs;i da un'altra ragione le proprietà in altro lauoro, &longs;i offenderà il uedere, per e&longs;&longs;er prima la u&longs;anza altrimenti.

Proprio è nel gocciolatoio Ionico &longs;colpire i dentelli; que&longs;ti &longs;e nella opera Dorica &longs;aranno trapor­tati, come fece colui il quale fabricò il Theatro, che Augu&longs;to fece fare in nome di Marcello &longs;uo ni pote, offenderà gli occhi a&longs;&longs;uefatti ad altra ueduta: &longs;imilmente farà colui, il quale ne gli architraui Ionichi farà i membretti canelati, che &longs;i chiamano Triglifi. percioche que&longs;ti &longs;ono proprij della maniera Dorica, come Vitr. ci dimo&longs;tra nel quarto libro. Io la&longs;cio al luogo &longs;uo la dichiaratio­ne di molti uocabuli, per non ritardare la intentione di chi de&longs;idera &longs;apere ordinatamente.

Il decoro naturale &longs;arà, &longs;e prima per fabricare tutti i Tempij &longs;i farà elettione di luo­ghi &longs;ommamente &longs;ani, & delle fonti delle acque idonee, in quelle parti, doue &longs;i hanno a fare le &longs;acre ca&longs;e &longs;aranno eletti; Et &longs;pecialmente dopo ad E&longs;culapio, alla Salute, & a que­gli dei, per le medicine de i quali molti infermi pare, che &longs;iano ri&longs;anati; perche quando i corpi ammalati &longs;aranno traportati di pe&longs;tilente in luogo &longs;ano, & dalle fonti &longs;alubri &longs;aran= no loro le buone acque recate, molto piu pre&longs;to ricouereranno la &longs;anità, & co&longs;i auenirà che dalla natura del luogo, l'opinione della diuinità con grandezza, & credito &longs;i faccia maggio re. Appre&longs;&longs;o le dette co&longs;e, il decoro naturale &longs;arà, &longs;e per le &longs;tanze, oue &longs;i dorme, & per le librarie &longs;i piglierà i lumi dal leuante; per li bagni, & per li luoghi del uerno dalla parte, doue il &longs;ol tramonta la inuernata: per le cancellarie, o &longs;crittoi, & per quel­li, che richiedeno certa egualità di lumi, dal &longs;ettentrione: perche quella parte del cielo, non &longs;i fa piu chiara, nè piu o&longs;cura per lo cor&longs;o del &longs;ole, ma è certa, & non &longs;i muta in tut­to'l giorno.

Perche Vitr. nel quinto libro al decimo, & nel &longs;e&longs;to al &longs;ettimo capo ragiona delle dette co&longs;e, & &longs;imilmente nel quinto al duodecimo, & in altri luoghi ragiona del decoro, & della bellezza, io non uoglio preuertire con dichiaratione di parole la intelligenza ri&longs;eruata al luogo &longs;uo. Ba&longs;ti­mi dire che la bellezza, & decoro è relatione di tutta l'opera allo a&longs;petto, & à quello, che &longs;ta be ne, a che è l'opera indrizzata, &longs;eruan do l'u&longs;anza, & la commodità della natura.

La di&longs;tributione è commoda, & utile di&longs;pen&longs;atione delle co&longs;e, che bi&longs;ognano, & del luogo, et moderato temperamento della &longs;pe&longs;a fatta con ragione. Que&longs;ta &longs;i o&longs;&longs;eruerà &longs;e prima lo Architetto non cercherà quelle co&longs;e, che non &longs;i po&longs;&longs;ono trouare, o preparare &longs;enza grandi&longs;sima &longs;pe&longs;a. percioche non in ogni luogo &longs;i caua la rena, nè per tutto è copia di cementi, di abeti, di &longs;appine, di marmi. Ma una co&longs;a in un luogo, & altra in altra parte &longs;i truoua, & le condotte di tali co&longs;e &longs;ono difficili, & di molta &longs;pe&longs;a, & però doue non &longs;i puo cauare &longs;abbione di fo&longs;&longs;e, u&longs;i&longs;i quello di fiume, ouero l'arena del mare ben lauata. Fuggiranno&longs;i i bi&longs;ogni de gli abeti, & delle &longs;appine, u&longs;ando&longs;i il cipre&longs;&longs;o, il poppio l'ol­mo, ouero il pino. Et in tal maniera &longs;i e&longs;pedirà le altre co&longs;e. Euui un'altro grado di di­&longs;tributione; quando &longs;i fabrica all'u&longs;o de i padri di famiglia, ouero &longs;econdo la commodità del dinaro, ouero &longs;econdo la dignità della bellezza. percioche egli pare che altrimenti s'habbiano a fare le ca&longs;e nella città, da quelle, nelle quali s'hanno à riponere i frutti delle uille; & non &longs;arà quello i&longs;te&longs;&longs;o il fabricare per li mercanti gabellieri, & per li dilicati & quieti. Ma le habitationi de i grandi, che con i loro graui pen&longs;ieri gouernano la republica &longs;i deono fabricare all'u&longs;o loro, & in &longs;omma le di&longs;tributioni de gli edificij conuiene e&longs;&longs;er fatte &longs;econ­do le per&longs;one.

Come le maniere del parlare, che &longs;i chiamano idee, &longs;ono qualità dell'oratione conueniente alle co&longs;e, & alle per&longs;one, co&longs;i le maniere de gli edificij &longs;ono qualità dell'arte conueniente alle co&longs;e, & alle per&longs;one. & &longs;i come à formare una idea dell'or atione otto co&longs;e &longs;ono nece&longs;&longs;arie, cioè la &longs;enten­za, che è lo intendimento dell'huomo; lo artificio, col quale come con certo in&longs;trumento &longs;i leua il concetto; le parole che e&longs;primono i concetti; la compo&longs;itione di quelle, con i colori, & figure; il mouimento delle parti, che numero &longs;i chiama; & la chiu&longs;a & il fine della compo&longs;itione: co&longs;i per i&longs;pedire una maniera delle arti, &longs;ei co&longs;e &longs;ono nece&longs;&longs;arie, & que&longs;te già qua&longs;i tutti hauemo e&longs;pedite. Re&longs;ta &longs;olamente la di&longs;tributione, la quale & nell'arte del dire, & nella cura publica, & priua­ta è &longs;ommamente nece&longs;&longs;aria, & molto &longs;i apprezza. Que&longs;ta pare, che con il decoro conuegna ri­ferendo&longs;i alle co&longs;e, & alle per&longs;one. ma è differente. perche il decoro &longs;i riferi&longs;ce alle co&longs;e, & alle per&longs;one in quella parte che è conueneuole, & d'ornamento, & hone&longs;tà, ma la di&longs;tributione in quella parte che è utile, & commoda, come &longs;i uederà nel &longs;e&longs;to libro all'ottauo cap. nel quale Vitr.pare che habbia uoluto dichiarare la pre&longs;ente parte. Hora egli è da auuertire che &longs;e bene Vitr. ha applicato le predette &longs;ei co&longs;e alla fabrica de i tempij, & delle ca&longs;e, per e&longs;&longs;er co&longs;e principali, pe­rò egli &longs;i deue applicarle a tutte le altre co&longs;e, & opere, che &longs;i fanno come machine, in&longs;trumenti, horologi, & altre co&longs;e &longs;ottopo&longs;te alla Architettura, & tanto &longs;ia detto dell'habito, & della for­ma che deue e&longs;&longs;ere nell'animo, & nel pen&longs;iero dello Architetto, accioche egli meriti, co&longs;i de­gno, & celebrato nome.

Delle parti dell' Architettura. Cap. III.

LE parti dell' Architettura &longs;ono tre Edificatione, Gnomonica, Machinatione. Tempo è che io &longs;atisfaccia hormai alla prome&longs;&longs;a di e&longs;ponere le parti della Architet­tura: però con quella breuità, che mi &longs;arà conce&longs;&longs;a i&longs;primere intendo tutta la forma intiera, & unita dell' Architettura, & dimo&longs;trare ordinatamente le parti &longs;ue, ac­cioche &longs;i rinchiuda ne i termini &longs;uoi tutto il corpo di quella. Il &longs;apere non è altro che cono&longs;cere gli effetti per le proprie cau&longs;e. ogni effetto è fatto da alcuna co&longs;a, di qualche co&longs;a, ad alcun fine, con alcun modo, & forma. Quello, che fa è detto agente; la co&longs;a di che &longs;i fa, è chiamata Mate­ria: quella à cui s'indrizza, è detta Fine; quella, che compie, & rende perfetta in e&longs;&longs;ere è nomi­nata forma. Le cau&longs;e principali adunque &longs;ono quattro. Noi dello agente artificio&longs;o, quale egli &longs;i &longs;ia, & di che conditione e&longs;&longs;er debbia gia detto hauemo quando & l'ufficio, & le uirtù dello Architetto narrammo. La forma &longs;imilmente in uniuar&longs;ale è &longs;tata e&longs;po&longs;ta. Re&longs;taci a dire della materia, & del fine. Et per piu chiara intelligenza in &longs;omma dicemo, che ad imitatione delle co­&longs;e naturali, con&longs;ideramo nelle artificiali due co&longs;e. L'una è lo e&longs;&longs;ere, l'altra il bene e&longs;&longs;ere. cerca lo e&longs;&longs;ere con&longs;ideramo la materia, la forma, & il compo&longs;to dell' una & dell' altra. circa il bene e&longs;­&longs;ere con&longs;ideramo gli adornamenti, & gli acconciamenti delle co&longs;e. Et perche molti &longs;trumenti ci bi&longs;ognano per componere la materia con la forma, però è nece&longs;&longs;ario trattare de gli in&longs;trumenti, & delle machine. & la ragione delle &longs;opradette co&longs;e in tal modo &longs;i e&longs;pone. L'arte quanto puo imita la natura: Et que&longs;to adiuiene per che il principio dell' arte, che è lo intelletto humano, ha gran &longs;i­miglianza col principio, che muoue la natura, che è una intelligenza. dalla &longs;imiglianza delle uirtù, & de i principij na&longs;ce la &longs;imiglianza dell' operare, che per hora chiameremo imitatione. Que&longs;ta imitatione &longs;i uede in tutte le Arti, ma molto maggiormente in quella che è giudice di tutte. imitaremo adunque la natura nel trattamento dell' Arte. La doue l'Architettura cioè la &longs;cienza di chiara la materia, la forma, & la compo&longs;itione delle opere, & imitando la natura per l'occulta uirtù del &longs;uo principio, procede dalle co&longs;e meno perfette alle piu perfette: & prima pone le co&longs;e in e&longs;&longs;ere, & poi le adorna; percioche non &longs;i puo adornare quello, che non è. Ma perche il princi­pio, che regge la natura, è d'infinita &longs;apienza, ottimo, & potenti&longs;&longs;imo, però fa le co&longs;e &longs;ue belle, utili, & durabili: conueneuolmente lo Architetto imitando il fattor della natura deue riguarda­re alta bellezza, utilità, & fermezza delle opere. Trattando adunque della forma bi&longs;ogna, che egli &longs;appia ordinare, di&longs;ponere, mi&longs;urare, di&longs;tribuire, ornare, & &longs;atisfare al diletto de gli occhi con bella, & gratio&longs;a maniera. & per cio fare &longs;ia egli in&longs;tituito con quelle conditioni, che &longs;ono contenute nel primo capo, & con quelle, che nel &longs;econdo &longs;i leggeno. Sotto nome di forma compre&longs;i &longs;ono i lineamenti, & i &longs;iti delle co&longs;e, la doue &longs;i con&longs;idera la ragione con tutte le &longs;ue quali­tà, occulte, & manife&longs;te, buone, & ree; il piano, il compartimento di quello, la eleuatione del la fronte, & de i lati, le apriture, i coperti, con ogni lor conditione, ammae&longs;tramento, & re­gola, come &longs;i dirà poi. Seguita quella con&longs;ideratione, che appartiene alla materia. ma prima, che la materia &longs;ia di&longs;po&longs;ta, & apparecchiata, bi&longs;ogna con&longs;iderare, che lo ingegno dell' huomo è im­perfetto, & di gran lunga inferiore allo intelletto diuino. & la materia (come &longs;i dice) è &longs;orda, & non ri&longs;ponde alla intentione dell' arte; Et però prima, che lo Architetto &longs;i dia à cominciar le opere deue imitare lo agente naturale, il quale non opera &longs;e non &longs;econdo il &longs;uo potere; co&longs;i farà lo Architetto con&longs;iderando l'opera, & la &longs;pe&longs;a. Et perche la natura nelle co&longs;e piu perfette, & piu tempo, & piu diligenza ui mette però lo Architetto ha da pen&longs;ar molto bene; & per fare piu certa la riu&longs;cita delle opere, col di&longs;egno, & col modello &longs;i mouerà, prima udendo anche i meno e&longs;perti, & la&longs;ciando raffreddare lo affetto, per dar luogo al giuditio, imiterà la natura, che contra il &longs;uo fattore non opera co&longs;a alcuna; però egli non cercherà co&longs;e impo&longs;&longs;ibili, & quanto alla mate-ria, & quanto alla forma, che nè egli, nè altri le po&longs;&longs;a finire, con&longs;iderando, che il fattor del mon do uolendo quello formare, fece di niente la materia delle co&longs;e. & la natura come primo &longs;uo par­to, mancando di tanto potere, & pur uolendo a&longs;&longs;imigliar&longs;i al &longs;uo fattore, nella generatione delle co&longs;e piglia quella materia, che ha uno e&longs;&longs;er, ma &longs;enza forma con potenza, & habilità a riceuere ogni forma. Et di quella fa cio, che &longs;i troua di &longs;en&longs;ibile, & corporale. Onde l'arte o&longs;&longs;eruatrice della natura, come nipote (dirò co&longs;i) del primo fattore, uolendo anche ella fare alcuna co&longs;a prende la materia, che le dà la natura in e&longs;&longs;er di forma &longs;en&longs;ibile, & naturale; come è il legno, il ferro, & la pietra; & forma quella materia di quella idea, & di quel &longs;egno, che nella mente del­lo artefice è ripo&longs;to. Apparecchiato adunque il dinaro, accio niente &longs;ia, che lo impedi&longs;ca, pro­uedera&longs;&longs;i della materia, della quale &longs;i tralta nel &longs;econdo libro. La principal materia, che u&longs;a lo Architetto è la pietra, il legno, & quelle co&longs;e, che componeno, & metteno in&longs;ieme il legno, & la pietra, però nel predetto libro con&longs;idera le pietre, & gli alberi, l'arena, & la calce, & par­titamente la natura, la qualità, l'u&longs;o, & il modo di tutte le co&longs;e, ragionando di quella materia, che la natura, & l'u&longs;o ne apporta. perche di quella a che la nece&longs;&longs;ità ci a&longs;trigne, non accade ra­gionarne: eßendo in diuer&longs;i luoghi diuer&longs;a, come bitume, cocciole, & altre co&longs;e, che in luogo di pietre, o d'arena &longs;i u&longs;ano, doue non &longs;i troua nè arena, nè pietre. in alcuni luoghi &longs;i cuopreno le ca&longs;e con te&longs;tugini; alcuni con cannuccie, & palme, altri u&longs;ano il cuoio: del ferro, & de gli altri metalli non &longs;i ragiona, perche le loro nature, & qualità &longs;ono piu conformi, & hanno meno differenze, che le co&longs;e dette di &longs;opra. preparata dunque la materia, & con&longs;iderata la for­ma in uniuer&longs;ale, ci re&longs;ta a dire della compo&longs;itione. Ma prima egli &longs;i deue auuertire, che lo agente, che regge la natura, è d'infinite idee ripieno, & ordinatamente procedendo muoue le cau&longs;e ad un'ad una, infondendo le uirtù &longs;econdo la libertà del &longs;uo uolere: quelle cau&longs;e co&longs;i mo&longs;&longs;e, portano qua giu quel diuino influ&longs;&longs;o con ordine merauiglio&longs;o. La doue dal primo e&longs;&longs;ere, dalla prima uita, & dal primo intelletto, ogni e&longs;&longs;ere, ogni uita, ogni intelletto dipende. Il che e&longs;&longs;endo in que&longs;to modo: bi&longs;ogna che lo Architetto &longs;ia &longs;aggio, & buono: &longs;aggio in cono&longs;cere per le regole della non fucata a&longs;trologia, i tempi atti a dar principio alle opere, trala&longs;ciando gli ardenti&longs;&longs;imi, &longs;oli, & gli acuti&longs;&longs;imi giacci. buono, sì in fatti non e&longs;&longs;endo auaro, nè dato a uitij, sì in parole, pregando il da tore di tutte le forme, che lo &longs;pogli d'ignoranza, & lo &longs;uegli a partorire le belle inuentioni con pro­&longs;pero, & felice &longs;ucce&longs;&longs;o dell' arte &longs;ua, a beneficio delle genti. Hora per ritornare a propo&longs;ito, io dico, che non &longs;olamente imitar &longs;i deue la natura, nel modo piu uniuer&longs;ale, & commune, ma &longs;empre al meno, & piu ri&longs;tretto di&longs;cendere. per il che gli Architetti &longs;i deono sforzare, di fare l'opere loro, a qualche effetto di natura &longs;imiglianti. Et non e&longs;&longs;endo qua giu co&longs;a, che in perfet­tione all' huomo s'aguaglie; belli&longs;&longs;imo e&longs;&longs;empio ci darà in ogni artificio il con&longs;iderare la proportio­ne del corpo humano. Certo è, che la natura nella generatione dell' huomo dimo&longs;tra ueramente a quello douer&longs;i riferire tutte le co&longs;e, la doue lo rende perfetto; & perciò di molte parti, come di molti in&longs;trumenti dotato in &longs;eruigio dell' anima, & della uita &longs;i uede. Delle dette parti alcune &longs;ono di nome, & di natura &longs;imiglianti, come il &longs;angue, l'o&longs;&longs;a, i nerui; imperoche ogni parte di &longs;angue, è &longs;angue, ogni parte di o&longs;&longs;o è o&longs;&longs;o, & ogni parte di neruo è neruo, & co&longs;i uien chiama­to. Altre &longs;ono di nature, & uocaboli diuer&longs;i, come è la mano, il piede, il capo: imperoche non ogni parte della mano è mano, o uien detta mano; & co&longs;i del piede, & del capo &longs;i dirà. Delle prime parti &longs;imiglianti &longs;i fanno le &longs;econde, & que&longs;te nel corpo hanno ufficij, & fini diuer&longs;i. Volendo adunque lo Architetto far l'opera &longs;ua in modo, che ella &longs;ia una intiera, & unita, bi&longs;o­gna, che egli con&longs;ideri le parti principali, accioche &longs;i dia loro materia che conuenga, & buona &longs;ia per le opere ad imitatione di natura, che dà luogo conueniente, & ben preparato, nel quale per tanto &longs;pacio di tempo s'habbiano à formare compiutamente le membra humane, gettando pri ma per fondamento della uita, del &longs;en&longs;o, & del mouimento, i &longs;egni del cuore, del fegato, & del ceruello. Lo Architetto hauerà la con&longs;ideratione, del luogo, del modo, delle parti, & u&longs;o di e&longs;&longs;e: & però &longs;egue che la materia &longs;ia e&longs;pedita &longs;econdo l'u&longs;o delle parti. Quanto adunque al luogo &longs;i uede per certi &longs;egni, & inditij le qualità del terreno, o&longs;&longs;eruan&longs;i alcune regole, & &longs;i dan­no alcuni ammae&longs;tramenti. D'indi alla dichiaratione delle altre co&longs;e &longs;i ragiona delle pietre &longs;econ do la quantità, è figura loro, affine che ci &longs;eruiamo &longs;econdo l'u&longs;o. il &longs;imigliante &longs;i dirà della calce, con quelle o&longs;&longs;eruationi, che &longs;eruiranno al bi&longs;ogno. & pa&longs;&longs;ando piu oltre &longs;i dirà il modo di ponere in&longs;ieme le pietre con la calce. & con belli auuertimenti pre&longs;i dalla natura delle co&longs;e, &longs;i farà con­&longs;ideratione delle fondamenta, & poi delle parti della fabrica, che &longs;ono &longs;opra il fondamento. le quali &longs;ono i panimenti, i pareti, i muri, & i tetti con tutte le maniere di murature abbracciate da Vitr. nel &longs;econdo libro. & co&longs;i l'o&longs;&longs;a, i &longs;o&longs;tegni, l'apriture, i legamenti, i cor&longs;i, i riempimen­ti chiaramente &longs;i daranno ad intendere & que&longs;ta è particolare, & di&longs;tinta ragione della Archi­tettura, ma ancora non i&longs;pedita. imperoche fin hora non &longs;i ha hauuto alcuna con&longs;ideratione del fine, che è quello che pone forza, & nece&longs;&longs;ità a i mezi, & con&longs;titui&longs;ce ogni arte, (come dice Ga­leno) operando adunque lo Architetto affine, che gli huomini &longs;otto l'unione, alla quale per natu­ra &longs;ono inclinati, commodi & &longs;icuri uiuino, & &longs;iano l'un l'altro di giouamento: nece&longs;&longs;erio è con &longs;iderare la diuer&longs;ità de gli huomini, accioche &longs;i proueda al bi&longs;ogno. Vedendo adunque noi un gran numero d'huomini ad un fine in&longs;ieme raunati, potemo con&longs;ider are tutto quel numero in &longs;e &longs;teßo, potemo anche di&longs;correre tra quella moltitudine, & trouarui per entro qualche differenza delle per&longs;one. Se noi con&longs;ideramo tutta la raunanza in&longs;ieme neceßario diremo, che &longs;e le faccia una città con tutte quelle parti, che per tutta quella raunanza utili, & &longs;icure &longs;aranno. Et però prima &longs;i hauerà ri&longs;petto all' ampiezza, & giro, nel quale &longs;i hauerà a rinchiudere quella moltitudine, & però &longs;i tratterà della &longs;ua capacità, & grandezza, & poi delle mura, nel­le quali &longs;i farà con&longs;ider atione della dife&longs;a, onde egli &longs;i ordinerà la fabrica delle torri, & di quel­le parti, che. &longs;i chiamano baloardi, caualieri piateforme, porte, riuellini, & &longs;aracine&longs;­che, poi &longs;i compartirà il piano rinchiu&longs;o dalle mura per commodo d'ognuno, percioche tutto non deue eßer fabricato nè tutto uoto. però &longs;i tratterà delle piazze & uie publiche, delle &longs;trade, & androne, & calli, hauendo &longs;empre ri&longs;petto, che non &longs;iano battute da i uenti. come &longs;i dirà poi. Oltra di que&longs;to, perche ne i luoghi delle città &longs;ogliono pa&longs;&longs;are fiumi, ouero altre acque condotte, per lequali &longs;i conduceno le merci, & le uettouaglie, però è nece&longs;&longs;aria la fabrica de i ponti, & de i porti per la commodità d'ognuno. Ma uolgendoci noi alle di&longs;tin­tioni delle per&longs;one troueremo altri e&longs;&longs;er piu degni, altri meno, & tra i degni, ouero uno ca­po &longs;olo, ouero molti. & quel capo o per elettione di molti, & permi&longs;&longs;ione di leggi, o per uio­lenza, & for za. nel primo ca&longs;o ci apparirà il Principe, nel &longs;econdo il Tiranno. dal fine di cia&longs;cuno prenderà lo Architetto la di&longs;po&longs;itione delle fabriche, & delle habitationi facendo al Principe il pallazzo, & al Tiranno la rocca. Tra i molti degni ritrouerà, che alcuni &longs;ono dedicati alla religione, altri fuori dell' o&longs;&longs;eruanze della religione. di que&longs;ti altri &longs;aranno at­ti ad u&longs;cir fuori per la republica, altri per regger quella di dentro la citta. di quelli, che &longs;ono atti ad u&longs;cire, altri al mare, altri alla terra &longs;i daranno, & chi prenderà il mare hauerà bi­&longs;ogno di nauali, cioè Arzane di naui, di munitione & porti; & però l'Architetto deue an­che hauere con&longs;ideratione di quelle fabriche, che conuengono al mare. Ma chi prenderà la terra come capitano, & condottore di e&longs;&longs;erciti hauerà bi&longs;ogno di alloggiamenti, &longs;teccati, for­ti, d'artigliarie, machine, & in&longs;trumenti diuer&longs;i per dife&longs;a, & offe&longs;a. alle quai tutte co&longs;e l'Architetto deue dare ordine. Ma perche quelli, che &longs;tanno dentro al gouerno, ouero &longs;ono pre&longs;i­denti alle controuer&longs;ie ciuili, & criminali, ouero &longs;ono con&longs;ultori delle co&longs;e di &longs;tato: però è nece&longs;&longs;ario per li giudici il foro, & per li &longs;enatori il &longs;enato & la curia, & co&longs;i le per&longs;one degne, che non &longs;ono dedicate al culto diuino della religione haueranno conuenienti habita­tioni. Ma a gli o&longs;&longs;eruatori della religione &longs;i faranno i mona&longs;teri, i chio&longs;tri, gli ho&longs;pitali, per gli huomini, & per le donne, come ricerca l'u&longs;o, & il decoro d'ogni per&longs;ona, et &longs;pecial­mente &longs;i metterà ogni indu&longs;tria nella fabrica delle chie&longs;e, & de i &longs;acri tempij. Ma perche &longs;ono alcune opere, che nè in tutto publiche, nè in tutto prinate &longs;i deono chiamare: però di quelle anche &longs;i deue hauer cura, alcune delle quali &longs;ono per con&longs;erua delle co&longs;e da uiuere, o da mercantare, alcune per difen&longs;ione, & aiuto, come &longs;ono i fondachi, le dogane, i magaze­ni, la Cecca, gli armamenti, i luoghi delle munitioni. alcune all' u&longs;o come bagni, acquedotti, & &longs;imil co&longs;e. Altre al diletto &longs;eruono, & alle fe&longs;te, come &longs;ono i theatri, gli amphiteatri, le loggie, i luoghi diputati al cor&longs;o, & a giuochi diuer&longs;i. altre all' honore, & alla memoria, co me gli archi, i trofei, le &longs;epolture, le mete, gli obeli&longs;chi, & le piramidi. Altre in fine a i rei huomini &longs;i fanno, come il carcere, che è con&longs;eruatore della giu&longs;titia. & tutte le predette fabriche hanno del publico, & del priuato in un certo modo, come &longs;i puo ben con&longs;ider an­do uedere. Ma le per&longs;one &longs;enza grado &longs;ono gli huomini cittadine&longs;chi, gli artefici, gli agri­coltori. & però con&longs;iderando lo Architetto la commodità, & la conditione d'ognuno, non la­&longs;cierà a dietro maniera alcuna di priuato edificio sì nella città, come nella uilla. & con que &longs;to &longs;i darà fine a quella parte, che tratta dello e&longs;&longs;er delle co&longs;e: riuolgendo&longs;i poi al ben e&longs;&longs;er trat terà de gli ornamenti, adornando la città, le fortezze, i tempij, i palazzi, le ca&longs;e, le &longs;trade, i ponti, gli archi, le &longs;epolture, & in &longs;omma ogni opera publica, & priuata. Di que&longs;ta &longs;i trat ta nel &longs;ettimo libro. Finalmente perche a fare &longs;i grandi, & belle opere ci bi&longs;ognano molti in­&longs;trumenti, ne i quali oltra la natura delle co&longs;e, l'arte dimo&longs;tra la forza &longs;ua, & la materia & &longs;oggetto d'ogni opera, & la potenza dello agente la fa e&longs;&longs;ere quello, che ella non era; & que&longs;to con diuer&longs;i in&longs;trumenti, per e&longs;&longs;ere lo in&longs;trumento mezano tra lo operante, & la co&longs;a ope rata: però il &longs;aggio Architetto tratta de gli in&longs;trumenti, & delle machine, da leuare, tirare, & mouere i pe&longs;i, & di tutte altre &longs;orti d'artigliarie: & perche il tempo è mi&longs;ura delle opera­tioni de gli huomini, & della natura, & il mouimento de i corpi cele&longs;ti, & &longs;pecialmente del pri mo ua in&longs;ieme col tempo, & ci apporta il Sole, & la Luna, come quelli che di&longs;tingueno i giorni & le notti: però, accioche gli huomini comparti&longs;chino le hore, & i tempi delle loro operatio­ni, lo Architetto &longs;i uolgerà con gli occhi al cielo, & &longs;eruendo&longs;i di que bei lumi, con arti­ficio&longs;i lineamenti de&longs;criuerà gli horologi da Sole qua&longs;i mettendoci il cielo nelle mani: & que&longs;ta è la &longs;omma dell' Architettura, laquale (&longs;e ben &longs;i con&longs;idera) abbraccia ogni commodo, & dilet to dell' humana generatione. & con lo &longs;opradetto di&longs;cor&longs;o potemo andare &longs;icuramente alla di­chiaratione del pre&longs;ente Capo. dice adunqne Vitruuio diuidendo l'Architettura.

Le parti dell' Architettura &longs;ono tre, Edificatione, Gnomonica, & Machinatione. La edificatione è diui&longs;a in due parti. una è la collocatione delle mura, & delle opere com­muni, ne i luoghi publici, l'altra è la e&longs;plicatione de i priuati edificij.

Dapoi che Vitruuio ci ha dimo&longs;trato che co&longs;a e&longs;&longs;er deue nella mente dello Architetto prima, che egli uenghi all' opera, hora egli ci mo&longs;tra in quante co&longs;e egli ha da porre le &longs;ei predette forme: & dice, che l'ordine, la &longs;immetria, la di&longs;po&longs;itione, la di&longs;tributione, il decoro, & la eurithmia &longs;i hanno ad e&longs;&longs;ercitare in tre co&longs;e principalmente, che egli chiama parti dell' Ar­chitettura, & &longs;ono parti materiali: & la prima è la Edificatione, & fabrica; la &longs;econda Gnomonica, la terza Machinatione. Fabrica è nome generale, & particolare; in generale fa­brica è arte, & componimento d'alcuna co&longs;a, come latinamente Fabbro è detto ogni ope­rario. Similmente machinatione è quello i&longs;te&longs;&longs;o, che è fabrica in generale; ma quando l'uno, & l'altro nome è pre&longs;o in particolare', fabrica s'intende edificatione, & machinatione s'inten­de arte di fare le machine: della quale &longs;i tratta nel decimo libro. la edificatione ha due parti, l'una è la collocatione delle mura, & delle opere communi ne i publici luoghi. di que&longs;ta &longs;i trat­ta ne i primi cinque uolumi. L'altra è la e&longs;plicatione de i priuati edificij, delli quali &longs;i trat­ta nel &longs;e&longs;to. Le Di&longs;tributioni delle opere publiche &longs;ono tre, delle quali una &longs;i dà alla di fe&longs;a, l'altra alla religione, l'altra al commodo. Alla dife&longs;a appartiene la ragione di fare le mura della città, & delle torri, & delle porte, lequali co&longs;e &longs;ono &longs;tate ritrouate per &longs;cacciare gl'impeti de i nimici continuamente. Et que&longs;ta &longs;i ha ne i &longs;eguenti capi del pre&longs;ente libro.

Della religione è la collocatione de i tempij, & delle &longs;acre ca&longs;e, de gli immortal Dei. come &longs;i tratta nel terzo, & nel quarto libro. Della opportunità è la di&longs;po&longs;itione de i luo ghi communi all' u&longs;o publico, come &longs;ono i porti, i fori, i portichi, i bagni, i Theatri, i luoghi da pa&longs;&longs;eggiare, & le altre co&longs;e, le quali con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni, &longs;ono ne i publici luo­ghi di&longs;egnate.

Di quefte co&longs;e &longs;i tratta nel quinto libro di&longs;tintamente. Que&longs;te co&longs;e di tal maniera deono e&longs; &longs;er di&longs;po&longs;te, che egli &longs;i habbia riguardo alla fermezza, all' utilità, alla uenu&longs;tà. Alla fermez­za &longs;i riguarderà, quando le fabriche &longs;aranno ben fondate &longs;in &longs;ul &longs;odo. & &longs;e &longs;enza auaritia &longs;i farà elettione, & &longs;cielta della materia d'ogni &longs;orte. All' utilità &longs;i prouederà, quando &longs;enza impedimento al commodo, & u&longs;o de i luoghi, & &longs;enza menda &longs;aranno le co&longs;e di&longs;po&longs;te, & bene accompagnate, & partite ad ogni maniera. Alla bellezza &longs;i &longs;atisferà, quando con bella, & gioconda maniera dello a&longs;petto, la compartita de i membri, &longs;arà giu&longs;ta, eguale, & proportianata.

Delle elettione de i luoghi &longs;ani, & quali co&longs;e nuocono alla &longs;anità. Cap. IIII.

NEL fabricare le mura della città que&longs;ti &longs;ono i principij. Primamente è la elettio ne di luogo &longs;ani&longs;simo: Quello &longs;ia lo eleuato, non coperto di nebbie, nè cari­co di freddi uapori: Ma che riguardi quelle parti del cielo, che nè troppo calde &longs;ono, nè troppo fredde, ma temperate. Dapoi &longs;e egli &longs;i &longs;chiferà la uici­nanza delle paludi; perche uenendo alla città col na&longs;cente &longs;ole l'aure mattutine, &longs;e con quelle &longs;e congiugneranno le na&longs;ciute nebbie, & i fiati delle be&longs;tie palu&longs;tri &longs;pargeranno nei corpi de gli habitanti i ueneno&longs;i uapori me&longs;chiati con le nebbie, & faranno il luogo mal &longs;ano. Anchora &longs;e le mura &longs;aranno a canto'l mare, & riguarderanno al meriggie, o al ponente, non &longs;aranno i luoghi &longs;alubri.

Hauendo Vitr. fondata la trattatione dell' Architettura &longs;opra i principij dichiarati, comincia hora a fabricarui &longs;opra; & &longs;econdo la &longs;ua diui&longs;ione comincia dalle opere publiche, & delle &longs;ei co­&longs;e, che apartengono alla forma, tocca prima la di&longs;tributione, & il decoro naturale: & delle tre, che deue hauer ogni fabrica ragiona prima della utilità, & dirà poi della fermezza, & uenu&longs;tà delle opere. Quanto alle opere publiche ci uiene inanzi la città, che per dife&longs;a della uita, della religione, & delle publiche commodità, &longs;i &longs;uol fare. Sei co&longs;e &longs;ono (come dice il dotto Leon Bat­ti&longs;ta) da e&longs;&longs;er con&longs;ider ate da chi uuol fabricare una città. La prima è l'ampiezza di tutta la ter ra po&longs;ta d'intorno, & la faccia, doue &longs;i debbe fabricare, detta regione. La &longs;econda è il campo, & la piazza, o &longs;patio determinato della regione da e&longs;&longs;er cinto, & rinchiu&longs;o di mura. La terza, è il compartimento del detto &longs;pacio. La quarta è tutto quello, che &longs;i lieua dal piano, parete, o muro nominato. La quinta è tutto quello, che ci &longs;tà &longs;opra il capo, o ci cuopre in qualunque mo­do. La &longs;e&longs;ta è l'apritura, doue & le per&longs;one, & le co&longs;e entrano, & e&longs;ceno. Vitr. comincia a dire della regione, cioè della elettione de i luoghi &longs;ani, percioche gran forza, & uirtù è po&longs;ta nella natura de i luoghi, & dello aere, come quello, che da noi non &longs;i puote &longs;eparare; & il luogo è come padre della generatione, in quanto egli è affetto dalle qualità cele&longs;ti. & però le co&longs;e na­turalmente &longs;i con&longs;eruano piu doue na&longs;ceno che altroue. Egli &longs;i ragiona adunque della elettione de i luoghi &longs;ani per fabricare la città: & que&longs;ta è la prima con&longs;ideratione, che &longs;i deue hauere. La regione adunque contiene alcune qualità, delle quali altre &longs;ono pale&longs;i, altre a&longs;co&longs;e. & di que &longs;te, & di quelle alcune &longs;ono ree, alcune buone. Le ree &longs;i cono&longs;ceno dalle buone per lo contrario. Delle buone altre ci &longs;erueno al commodo, come il pae&longs;e abondante di acque, di frutti, di pa&longs;coli, che ha buoni uicini, porti, entrate, per commodità del contrattare, & condurre le merci. Al­tre &longs;ono buone all a &longs;anità. sì perche hanno l'acque mobili, lucide, non ui&longs;co&longs;e, non metalliche,&longs;enza qualit à di odore, colore, & &longs;apore, sì anche, perche i uenti non uengorio troppo freddi a troppo caldi, o da luoghi infetti. Similmente &longs;e la temperatur a &longs;arà alquanto humida, & dolce, croè temperata. dopo la quale è piu &longs;ana la fredda: & &longs;e lo aere &longs;arà puro, purgato, peruio alla ui &longs;ta, mobile, & uniforme; & il &longs;ole non cuocerà molto, o non &longs;arà troppo lontano, ma potrà col &longs;uo calore confirmare le fredde aure mattutine. Le a&longs;co&longs;e qualità, che ree &longs;ono, come ho detto, &longs;i cono&longs;ceno dalle buone. Et le buone &longs;i attendeno da gli animali grandi, gagliardi, &longs;aporiti di carne, & fegato buono, & da gli huomini, quando &longs;ono copio&longs;i dell'uno, & l'altro &longs;e&longs;&longs;o, & quando &longs;ono belli, &longs;ani, & di lunga uita: & che &longs;ono coloriti, gagliardi, & di temperata com­ple&longs;&longs;ione. Et dalle piante, quando &longs;ono belle, ben nodrite, non offe&longs;e da i uenti, & non &longs;ono di quelle &longs;pecie, che na&longs;ceno in luoghi paludo&longs;i, o &longs;trani. Et dalle co&longs;e diuine, come dal Genio, & buona fortuna del luogo: & dalle naturali, quando le co&longs;e &longs;i con&longs;eruano, come &longs;ono le merci, i frutti: & dalle artificio&longs;e, quando gli edificij non &longs;ono corro&longs;i da i uenti, o dalla &longs;al&longs;ugine. Que­&longs;te co&longs;e di&longs;corre Vitr. accioche faccia l'huomo cauto et auuertito: & conferma con e&longs;&longs;empi, quan to dice, & con ragioni naturali, & dimo&longs;tra non e&longs;&longs;ere ine&longs;perto della Filo&longs;ofia. Leggi Leon Batti&longs;ta a i capi, terzo, quarto, quinto, & &longs;e&longs;to del primo libro, & hauerai la pre&longs;ente materia, copio&longs;a, ornata, & dotta: nel re&longs;tante Vitr. &longs;i la&longs;cia intendere in conformità di molti antichi &longs;crittori, & proua quanto nociui &longs;iano i luoghi &longs;ottopo&longs;ti al calore del &longs;ole, dicendo.

Perche nella &longs;tate l'aere, che è uer&longs;o il meriggie na&longs;cendo il &longs;ole &longs;i ri&longs;calda, nel merig­gie arde: & quello, che è uer&longs;o il ponente, na&longs;cendo il &longs;ole intepidi&longs;ce, &longs;alendo al mezo dì ri&longs;calda, cadendo abbrucia: la doue per le mutationi del caldo, & del freddo i corpi che &longs;ono in que luoghi s'infermano. & que&longs;to &longs;i puo cono&longs;cere dalle co&longs;e inanimate, im­peroche nelle cantine coperte niuno prende il lume dal meriggie, nè dal ponente, ma dal &longs;ettentrione: perche quella parte non &longs;i uede in alcun tempo mutata, ma è ferma &longs;empre, & immutabile; & però i Granai, che riguardano al cor&longs;o del &longs;ole pre&longs;to mutano la bontà loro; & le co&longs;e del mangiare, & i frutti, che non &longs;ono alla parte oppo&longs;ta al cor&longs;o del &longs;o­le, non &longs;i con&longs;eruano lungamente, perche &longs;empre il calore cocendo leua la fermezza delle co&longs;e, & con i &longs;uoi caldi uapori &longs;uggendo le uirtù naturali le di&longs;cioglie, & quelle per lo caldo ammollite, rende debili, & inferme. come &longs;i uede nel ferro, il quale benche &longs;ia du­ro di natura, nondimeno dal fuoco ri&longs;caldato nelle fornacì, s'ammolli&longs;ce in modo, che in ogni forma &longs;i puo ageuolmente piegare, & fabricare: & lo i&longs;te&longs;&longs;o e&longs;&longs;endo molle, & rouen te po&longs;to nell' acqua fredda &longs;i rindura, & ritorna nella proprietà di prima. Egli &longs;i può an­chora con&longs;iderare, che co&longs;i &longs;ia, da che nel tempo della &longs;tate tutti i corpi per lo caldo s'inde­boli&longs;ceno, non tanto ne i luoghi pe&longs;tilenti, quanto ne i &longs;ani: & per lo contrario nel uer­no, quantunque le regioni &longs;ieno molto mal &longs;ane, diuentano però &longs;ane, percioche i fred­di le fortificano grandemente. Similmente &longs;i uede, che i corpi da luoghi freddi in parti calde traportati poco durano, & &longs;i di&longs;cioglieno, ma quelli, che &longs;ono di pae&longs;i caldi, &longs;e &longs;ta­ranno nelle fredde regioni del &longs;ettentrione, non &longs;olamente per la mutatione del luogo non &longs;aranno &longs;ottopo&longs;ti a malatie, ma &longs;i confermeranno. Et però nel fare le mura delle città bi&longs;ogna guardar&longs;i da quelle regioni, i quali con i calori loro po&longs;&longs;ono &longs;pargere i cal­di uapori ne i corpi humani. perche di que principij, che chiamano elementi, tutti i corpi &longs;ono compo&longs;ti, cioè di calore, di humore, di terra, & di aere, & dalla me&longs;colanza di que &longs;ti con naturale me&longs;colamento in &longs;omma formate &longs;ono le qualità di tutti gli animali nel mondo. in que corpi adunque, ne i quali di que principij abonda il calore, &longs;i uede, che il caldo gli uccide, & di&longs;cioglie tutte le altre co&longs;e, & que&longs;ti difetti &longs;uol fare il feruore del cielo, che uiene d'alcune parti, quando egli entrato &longs;iede nelle aperte uene, piu di quello, che puo portare il corpo per le me&longs;colanze della &longs;ua natural temperatura. parimente &longs;e l'humore hauerà occupato le uene de i corpi, & quelle hauerà fatto di&longs;eguali, e gonfie, tutti gli altri principij, come gua&longs;ti, & corrotti dal liquore &longs;i liquefaranno. & le uirtù della compo&longs;itione &longs;i di&longs;ciglieranno. Similmente dai raffreddamenti dell hu­more de i uenti, & dell' aure, s'infondeno i difetti ne i corpi. Nè meno la natural compo &longs;itione dello aere, & del terreno cre&longs;cendo, o &longs;cemando fa debili gli altri principij, ijter re&longs;tri con la pienezza del cibo, gli aeri con la grauezza dello aere. Ma &longs;e alcuno uorrà con piu diligenza uedere &longs;en&longs;ibilmente, auuerti&longs;ca, & attenda alle nature de gli uccelli, de i pe&longs;ci, & de i terre&longs;tri animali. & a que&longs;to modo potrà con&longs;iderare le differenze delle tempre de i corpi. imperoche altra me&longs;colanza hanno gli uccelli, altra i pe&longs;ci, & molto anche piu è diuer&longs;a la natura de i terre&longs;tri animali. gli uccelli hanno manco del terreno, & meno dell' humore, &longs;ono di temperato calore, abondano di aere, da che na&longs;ce, che e&longs;­&longs;endo di piu lieui elementi compo&longs;ti, ageuolmente &longs;i leuano contra lo impeto dello ae­re. Ma le nature aquatili de i pe&longs;ci, perche &longs;ono dal calor temperate, & piu d'aere & di terreno, & poco dell' humore ritengono, quanto meno hanno di que principij dell' humo re, tanto piu facilmente nell' humore &longs;i con&longs;eruano. & però tratti a terra ad un i&longs;te&longs;&longs;o tem po, & la uita, & l'acqua mandano fuori: co&longs;i i terre&longs;tri animali, perche tra i principij lo ro &longs;ono dallo aere, & dal calore temperati, & meno ritengono del terreno, & piu del­l'humore, abondando in quelli le parti humide, non po&longs;&longs;ono &longs;tando nell' acqua lunga­mente con&longs;eruare la uita. Se adunque co&longs;i pare, come propo&longs;to hauemo, & &longs;e col &longs;en&longs;o uedemo i corpi de gli animali e&longs;&longs;er di tali principij compo&longs;ti, & dimo&longs;trato hauemo per lo mancamento, & per lo &longs;operchio di tal co&longs;e, il tutto ce&longs;&longs;are, o patire, non dubitamo, che nece&longs;&longs;ario non &longs;ia con ogni diligenza sforzar&longs;i di eleggere le parti del Cielo tempe­perati&longs;sime, quando nel fare le mura &longs;i richiede la &longs;anità; & però io giudico fermamen­te douer&longs;i a que&longs;to propo&longs;ito riuocare la ragione de gli antichi: imperoche i maggiori diligentemente riguardauano i fegati delle pecore &longs;acrificate, che pa&longs;ceuano in que luo ghi, doue &longs;i faceuano le ca&longs;tella, ouero le guarnigioni: & &longs;e le prime erano liuide, & uitio&longs;e ne &longs;acrificauano delle altre, dubitando &longs;e per infirmità, o per li pa&longs;coli fu&longs;&longs;ero uitiate: ma poi hauendo fatto la i&longs;perienza in molte di e&longs;&longs;e, & prouata la intiera, & &longs;o­da natura de i fegati, dalle acque, & da gli pa&longs;coli, s'accampauano in que luoghi: ma &longs;e trouauano difetto in quelli, per certo indicio argomentando, il mede&longs;imo ne i corpi hu mani traportando, che in que luoghi e&longs;&longs;er doue&longs;&longs;e pe&longs;tilente la copia dell' acqua, & del ci bo: & co&longs;i per altre parti &longs;i moueuano, & mutauano pae&longs;e, in ogni luogo cercando la &longs;anità: ma che per li pa&longs;coli, & per li cibi &longs;i apparino e&longs;&longs;er &longs;alubri le proprietà della terra, argomento manife&longs;to ci danno i campi di Candia, i quali &longs;ono d'intorno il &longs;iume Po­thereo, tra Gno&longs;o & Cortina, perche dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra di quel fiume pa&longs;ce­no le pecore, ma quelle, che &longs;i uanno pa&longs;colando cerca Gno&longs;o, hanno la milza grande, & quelle che &longs;ono appre&longs;&longs;o Cortina non l'hanno apparente. perche dimandandone i medi­ci la cagione, ritrouarono in que luoghi un'herba, che pigliata dalle pecore, &longs;cemaua loro la milza. & co&longs;i cogliendone, ne dauano a quelli, che patiuano di milza. & per que&longs;to i Cre ten&longs;i, chiamano quell' herba A&longs;plenon. Da que&longs;to egli &longs;i puo &longs;apere, che dal cibo, & dal le acque i luoghi &longs;ono o pe&longs;tilenti, o &longs;alubri. Oltra di que&longs;to &longs;e nelle paludi &longs;arà fabricata la città, & che le paludi uicine al mare riguarderanno al &longs;ettentrione, ouero tra'l &longs;ettentrio­ne & leuante, pure che &longs;iano piu alte che il lito del mare, con ragione parerà e&longs;&longs;er fabricata. perche tratte le fo&longs;&longs;e, le ac que &longs;e ne correno al lito, & dal mare gonfio per le fortune ri­battute nelle paludi per uarij mouimenti &longs;ono commo&longs;&longs;e, doue per le amare me&longs;colanze nei luoghi palu&longs;tri non na&longs;ceranno animali ueneno&longs;i. & quelli, che da piu alti luoghi nuotando uer&longs;o i liti &longs;e ne anderanno, per la non con&longs;ueta &longs;al&longs;ugine &longs;e ne moriranno. Lo e&longs;­&longs;empio di que&longs;te co&longs;e, &longs;i puo hauere dalle paludi Galliche, che &longs;ono d'intorno Altino, Ra­uenna, & Aquilegia, & altre terre uicine alle palludi, le quali per que&longs;te ragioni hanno una incredibile &longs;alubrità. Ma quelli luoghi, che hanno le paludi ba&longs;&longs;e, & non hanno u&longs;ci­te correnti nè per fiumi, nè per fo&longs;&longs;e, come &longs;ono le paludi Pontine, &longs;tando ferme &longs;i putre fanno, & mandano fuori in que' luoghi humori graui, & pe&longs;tilenti. Nella Puglia l'antica Salapia, che da Diomede nel ritorno da Troia fu fabricata, ouero (come altri dice) da Elfia Rodiotto, era &longs;ituata in luoghi tali, doue gli habitatori infermando&longs;i ogni anno, andorono finalmente da M. Ho&longs;tilio, & da quello per publico nome chiedendo impetro­rono, che egli troua&longs;&longs;e loro luogo idoneo, & elegge&longs;&longs;e per fabricar la città. Non ritardò M. Ho&longs;tilio, ma &longs;ubito inue&longs;tigate le ragioni dotti&longs;simamente comprò una po&longs;&longs;e&longs;sione appre&longs;&longs;o il mare in luogo &longs;ano, & chie&longs;e dal &longs;enato, & populo Romano, che lecito fo&longs;&longs;e tra­portare la terra, & co&longs;i la cin&longs;e di mura, compartì le piazze, & fatte le parti uendette a cia&longs;cuno habitante la &longs;ua per due libre & meza d'Argento. & fatte que&longs;te co&longs;e, egli aper&longs;e il la go nel mare, & dallago fece il porto con i doni conce&longs;si, la doue hora i Salapini per quat tro miglia lontani dalla loro antica città habitano in luogo &longs;ano.

Vna gran parte del &longs;ettimo della Republica d'Ari&longs;totele tratta di quello, che &longs;i contiene in que&longs;to Capo, & ne gli altri &longs;eguenti del pre&longs;ente libro. Ma noi non uolemo a pompa empire i fogli, nè di&longs;putare &longs;ottilmente delle co&longs;e dette da Vitruuio: nelle quali egli ha uoluto & Medi co, & Filo&longs;ofo dimo&longs;trar&longs;i. Io de&longs;criuerei l'herba A&longs;plenon, i luogi di Candia, Rhetimo, & Cortina, doue ella na&longs;ce, & dimo&longs;trarei in pittura il &longs;ito, & la regione, nella quale deue e&longs;&longs;er collo cata una Città, (&longs;e però la pittura puo far que&longs;to) ma perche io intendo, che altri &longs;i pigliano que&longs;to carico, uolentieri lo la&longs;ciarò a loro. Cerca l'i&longs;torie uoglio credere a Vitruuio: perche non pare conueniente confermare i detti di Vitr. con autorità di Plinio, o d'altro, che for&longs;e ha pigliato da Vitr. quello che egli ha &longs;critto. E a&longs;&longs;ai, che Leon Batti&longs;ta con ogni dili­genza raccolto habbia molte, & diuer&longs;e co&longs;e ad un propo&longs;ito, che po&longs;&longs;ono &longs;atisfare i curio&longs;i di &longs;aper piu oltra. leggi al &longs;econdo Capo del quarto libro del &longs;opra detto. Quella parola che dice Vitr. Municipium, gli Spagnuoli dicono Villa con giuriditione, & Ca&longs;trum, Villa cercada.

Delle fondamenta delle muraglie, et delle torri. Cap. V.

QVANDO adunque con que&longs;te ragioni e&longs;po&longs;ta &longs;arà la &longs;alubrità de i luoghi, ne i quali &longs;i hanno a fare le cinte delle mura della Città, & che per &longs;ouue­gno, & nutrimento di quella elette &longs;aranno le regioni copio&longs;e di frutti, & per gli acconciamenti delle &longs;trade, de i fiumi, ouero de i porti del ma re &longs;i potrà con le condotte delle co&longs;e commodamente uenire, Allhora in que&longs;to modo &longs;i hanno a fare le fondamenta.

Hauendo Vitruuio trattato della regione, & delle &longs;ue qualit à, & buone & ree; accioche la &longs;ciando que&longs;te abbracciamo quelle, hora uuole trattare di quella parte, che noi dicemmo di &longs;o pra e&longs;&longs;er certa, & terminata, nè co&longs;i ampia, come è la Regione. comincia adunque a rinchiu­derla con le muraglie, & tratta delle fondamenta di quelle, & delle torri, riguardando al­l'utile, alla fermezza, & alla bellezza dell' opera, & con&longs;ider a il fine, come far &longs;i deue in ogni operatione. Nella diui&longs;ione dell' Architettura detto hauemo la nece&longs;&longs;ità di far le muraglie, hora &longs;i tratta del modo di fondarle, delle parti della forma, della gro&longs;&longs;ezza, delle Torri, & figure loro. Ma per applicare i principij alle co&longs;e, che &longs;i hanno da fare: dico che egli bi&longs;ogna haue­re le idee della di&longs;po&longs;itione, & i termini loro, accioche il tutto &longs;ia preui&longs;to, & con&longs;idera­to. Veniremo adunque alla pianta, che ichnografia &longs;i chiama. I termini, & contorni della quale &longs;i fanno con linee, & anguli. Angulo è quella parte del piano &longs;ottopo&longs;to, che &longs;i con­tiene tra due linee, che &longs;i toccano. & però quattro anguli &longs;i fanno da due linee, che &longs;i taglianoin&longs;ieme, de i quali &longs;e uno &longs;arà a cia&longs;cuno de i tre eguale, giu&longs;to, & dritto &longs;arà detto. & quel li, che del dritto &longs;aranno minori, &longs;tretti, & acuti &longs;aranno chiamati, & i maggiori larghi, ot­tu&longs;i, & rintuzzati. Delle linee alcune &longs;on dritte, & &longs;ono quelle il mezo delle quali non adonabra gli e&longs;tremi, & che tra due punti nel piu breue &longs;pacio &longs;i contengono: altre &longs;ono piegate, & torte, & &longs;ono quelle, che col mezo loro e&longs;cono de gli e&longs;tremi. Delle piegate alcune &longs;ono parti del circolo. Circolo è figura piana, & &longs;operficiale rinchiu&longs;a da una linea, dal cui centro che & punto immobile nel mezo, tutte le linee tirate alla circonferenza &longs;ono eguali. La linea piegata da gli Architetti è chiamata Arco, intendo della &longs;implice. Corda poi &longs;i dice quel­la linea, che pa&longs;&longs;a da un capo dell' Arco all' altro. Saetta &longs;i chiama quella, che dal mezo del la corda con anguli eguali a&longs;cende alla circonferenza dell' arco. Raggio è quella, che dall' immobil punto peruiene alla circonferenza. Diametro quella, che pa&longs;&longs;a per lo centro, & diuide il circolo in due parti eguali. Intiero arco è il &longs;emicircolo. Diminuito, & &longs;cemo quello, che è minore, cioè che ha la corda &longs;ua minore del diametro. Il compo&longs;to è di due archi diminuti: & però fa nella &longs;ommità uno angulo di due archi. gli e&longs;&longs;empi delle predette co&longs;e &longs;ono qui &longs;otto

Hora la natura de i luogi porta &longs;anità è fortezza: hora l'Arte: hara l'una, & l'altra. Nel primo ca&longs;o egli &longs;i deue cono&longs;cere quello, che di natura &longs;uo è buono. come &longs;i ha dal prece­dente Capo. nel &longs;econdo bi&longs;ogna por mano al Di&longs;cor&longs;o, come &longs;i dirà nel &longs;eguente. Nè uoglio hora commendare la con&longs;uetudine delle genti &longs;traniere, che hora nelle amplißime &longs;olitudini, & di&longs;erti habitando, hora ne gli a&longs;prißimi monti, & tra le o&longs;curißime &longs;elue riducendo&longs;i, & alcuna fiata in mezo di larghi&longs;&longs;ime paludi, qua&longs;i attuffando&longs;i, & habitando luoghi &longs;terili&longs;&longs;imi &longs;icu­ri &longs;i chiamauano da ogni uiolenza. comè &longs;i legge ne i commentarij de' Germani: & altroue de gli Irlandi, & Scoce&longs;i: non lodo io que&longs;ti auantaggi: percioche non mi pare, che egli &longs;i debbia eleggere la pouertà, perche niuno ci porti inuidia: nè anche &longs;ognarei un poetico mondo, o terre&longs;tre paradi&longs;o: doue i fiumi di latte correno, mele &longs;udano le quercie, manna e nettare pioue­no i cieli: peroche all' humana nece&longs;&longs;ità &longs;i puo con mediocre & conueneuole habitatione proue­dere, & quelle copie piu pre&longs;to de&longs;iderare, che hauere &longs;i po&longs;&longs;ono. Quanto adunque richiede la uita de gli huomini, elegga&longs;i la Città in tal &longs;ito, che ella &longs;i notri&longs;ca del &longs;uo tenitorio, che non po&longs;&longs;a di leggieri e&longs;&longs;ere a&longs;&longs;alita, che &longs;ia libera alle &longs;ortite, & che habbia le &longs;opradette conditio­ni: dapoi habbia&longs;i cura di fondare la muraglia. Gli inditij di buono, & &longs;odo terreno &longs;ono; che ne i luoghi, ne i quali s'ha da fondare, non ui &longs;iano herbe &longs;olite di na&longs;cere in luoghi humi di, che nel pae&longs;e d'intorno &longs;iano &longs;a&longs;&longs;i acuti & &longs;odi, & alberi &longs;olo na&longs;centi in luoghi a&longs;ciutti: che non ui &longs;iano acque &longs;ortiue &longs;otto: &longs;e il terreno per li pe&longs;i in terra gettati, non ri&longs;uonerà nè l'acqua ripo&longs;ta ne' ua&longs;i per li cadimenti &longs;i muouerà. Le cauationi de i pozzi oltra l'utilità dell' acqua, & della materia, ne daranno &longs;egno della &longs;odezza del terreno. Il fondamento non è parte della fabrica: imperoche la natura &longs;enza l'aiuto dell' Arte, &longs;uol darci il luogo fondato, facendo&longs;i il piano &longs;odi&longs;&longs;imo con alti, & duri &longs;a&longs;&longs;i: doue non fa bi&longs;ogno d'alcuna bu-mana fatica: ma cerca il fondamento, che &longs;i fa da gli huomini, &longs;i deue con&longs;iderare la forma del terreno, la qualità, il compartimento, & le regole. La forma del terreno, è fatta &longs;econdo la quantilà de i luoghi, i quali &longs;ono o alti, o ba&longs;&longs;i, o pendenti: la qualità è perche la terra ba di molte &longs;corze, onde altre &longs;ono coperte di gro&longs;&longs;a, altre di minuta &longs;abbia, & altre di creta. altre di to&longs;o, molte di giara me&longs;colata: & in fine altre &longs;ono &longs;ecche, & areno&longs;e, altre hu­mide, & molli. Il compartimento richiede, che i piani &longs;iano di&longs;egnati con linee, & con la &longs;quadra, ri&longs;petto al drizzare le co&longs;e, & a formare gli anguli. Fa una croce di funi, &longs;econ­do che dice Leon Batti&longs;ta, & nel mezo &longs;ia fitto un chiodo, col quale ti reggerai, & co&longs;i fa­rai le tue &longs;acome. tirando il filo per ogni uer&longs;o, le Regole ueramente per le fondamenta di ogni fabrica &longs;ono trouare il uiuo, & il &longs;odo, ne i luoghi pendenti cominciar dal ba&longs;&longs;o, ne i molli, ouer areno&longs;i battere le palificate &longs;pe&longs;&longs;e & &longs;ode: & quelle ra&longs;&longs;odare piu pre&longs;to col con­tinuo battere, che col pe&longs;o, o gran perco&longs;&longs;a di quelli &longs;trumenti, che noi chiamamo becchi, latini &longs;i&longs;tucas. Con&longs;igliar&longs;i con i periti del luogo cerca la natura del terreno. Non &longs;i &longs;i­dare di fondar &longs;opra ruine, cauar egualmente, & i&longs;pianare il fondo delle fo&longs;&longs;e, accioche il pe&longs;o prema egualmente. Sia la parte di &longs;otto piu ampia, & pia gro&longs;&longs;a della &longs;uperiore imitando la natura delle co&longs;e, & &longs;pecialmente gli alberi, che &longs;ono da piedi piu gro&longs;&longs;i, che da cima. &longs;ia la palificata piu gro&longs;&longs;a del muro il doppio: i pali &longs;peßi&longs;&longs;imi, & gro&longs;&longs;i per la lunghezza loro la duodecima parte, ne corti meno dell' ottaua. ne luoghi d'acqua &longs;ortiua per piu &longs;icurtà &longs;i fonda a uolti &longs;opra pali. Ne i grandi edificij &longs;i la&longs;ciano alcuni &longs;piragli nel mezo delle fondamenta per l'opera fino alla cima: accioche i uenti po&longs;&longs;ino u&longs;cire ri&longs;petto a i terremoti, l'ampiezza della Città, & giro quanto alla dignità, &longs;i richiede ampia & grande per la moltitudine, et frequenza delle genti: quanto alla fortezza, la grande ben guardata, da poche genti non puo e&longs;&longs;er offe&longs;a, la picciola da manco genti è dife&longs;a: piu facilmente può e&longs;&longs;er rubbata, & piu &longs;i­cura al tempo di guerra. Deue la Città e&longs;&longs;er capace di moltitudine, ma non hauere molto di uoto. Egli bi&longs;ogna però &longs;econdo i tempi far le Città forti, perche dalle offe&longs;e, che &longs;econdo le inuuentioni de gli huomini, tutto'l giorno &longs;i fanno, &longs;i piglia forma alle dife&longs;e. Ma tempo e di ue­nire a Vitruuio. All' hora in que&longs;to modo &longs;i hanno a fare le fondamenta, cioè, che &longs;i ca ui tanto, che &longs;i truoui il &longs;odo, s'egli &longs;i puo ritrouare, & nel &longs;odo quanto ragioneuolmen te parerà per la grandezza dell' opera, con que&longs;ta conditione però, che la parte &longs;otterra tenga &longs;pacio maggiore, & piu gro&longs;&longs;a &longs;ia, che i pareti &longs;opra terra, & quelle fondamenta &longs;iano riempite di &longs;odi&longs;sime pietre me&longs;colate con calce & arena.

Que&longs;to riempimento di &longs;odi&longs;&longs;ima &longs;truttura (come dice Vitru.) da noi è detto lauorar a ca&longs;­&longs;a. & rincerca l'incarni&longs;ciata, come &longs;i uederà.

Le Torri deono &longs;portar fuori dell' ordine, & drittura della muraglia nella parte e&longs;terio re, accioche uolendo il nimico dare l'a&longs;&longs;alto, &longs;ia da ogni parte da gli aperti fianchi dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra dalle torri con pietre, & altre co&longs;e da trarre, ferito.

Dalle offe&longs;e, &longs;i cauano le dife&longs;e, & dal fine &longs;i tragge ogni co&longs;a. & perche alcune offe&longs;e &longs;ono manife&longs;te, alcune a&longs;co&longs;e, altre lontane, altre d'appre&longs;&longs;o: però Vitru. cerca di prouedere quanto &longs;i può (come deue far ognuno che fortifica) a tutte &longs;orte di offe&longs;e. & perche l'ultima, & piu uici­na & gagliarda, è lo a&longs;&longs;alto, & l'impeto che fa il nimico per entrare nella città, però a questa prima prouede Vitr. per far stare lontano il nimico. Le Torri adunque de gli antichi, (in luogo delle quali per altri ri&longs;petti &longs;ono a dì nostri, i baloardi, le piatte forme, i caualieri, le forfici) erano fatte per que&longs;to effetto, che difendeßero la cortina, però è nece&longs;&longs;ario, che le e&longs;chino nella par­te esteriore uer&longs;o il nimico. La &longs;omma del fortificare da alcuni è ridotta a que&longs;to, che i defen&longs;ori &longs;ieno &longs;icuri, che &longs;ia il nimico uietato, & anche &longs;cacciato. Il nimico &longs;i uieta con l'acqua, col fo&longs;­&longs;o, & col muro. la fo&longs;&longs;a uieta, & per la di&longs;ce&longs;a, & molto piu per l'a&longs;ce&longs;a, quando ella è profon­da, & precipite, & piu d'una. L'acqua &longs;ortiua m alcuni luoghi non &longs;i può leuare; &longs;e è alta, an­niega, &longs;e è ba&longs;&longs;a fa &longs;drucciolare. impedi&longs;ce i fuochi, & fa difficultà nell' adoperar&longs;i. La muraglia deue e&longs;&longs;er großa, & fatta con le ragioni che ci &longs;ono in&longs;egnate da Vltru. che molto bene &longs;erueno a no&longs;tri giorni. il nimico &longs;i &longs;caccia molto meglio dalle Torri, baloardi, argini, & altre co&longs;e &longs;imili rileuate, & che e&longs;ceno in fuori, & &longs;pecialmente quelle che hanno maggior piazza; perche la &longs;i­curtà de i defen&longs;ori è posta nella piazza de i baloardi, oltra, che la muraglia uuole e&longs;&longs;er ben &longs;at­ta, & ordinata in modo che i fuochi, i colpi dell' artigliarie, quanto piu &longs;i puo, &longs;i rendino uani: & &longs;e bene la batteria è gagliarda, & l'artigliaria è uiolenta, però l'indu&longs;tria de gli huomini puo ri­parare con molte inuentioni alla for za terribile di quelle machine trouate da Lucifero. Stando adunque le fortificationi come dice il Signor Conte Gian Giacopo Leonardi, nella Cortina, nel fianco, nel fo&longs;&longs;o, nella strada, nella piazza, oue &longs;i po&longs;&longs;ono adoperare le dife&longs;e, & le machine: Vi­tru. molto bene con&longs;idera il tutto. & perche le porte &longs;ono nece&longs;&longs;arie per l'u&longs;o della città, bi&longs;ogna a&longs;&longs;icurarle, ma non in modo, che pre&longs;e da alcuno di dentro a&longs;&longs;icurino il traditore, & offendino i Cittadini. Deue adunque e&longs;&longs;er &longs;icura la porta dal nimico, & batter di fuori, & e&longs;&longs;ere a&longs;co&longs;a, & che ad eßa non mettino capo le &longs;trade, accioche alla di&longs;te&longs;a correndo non po&longs;&longs;ino entrarui i ni­mici. & però dice Vitru

Egli pare anche che prouedere &longs;i debbia grandemente, che il nimico non habbia facile l'entrata ad oppugnare il muro, ma co&longs;i di fo&longs;si precipito&longs;i circondato &longs;ia, & proui&longs;to, che le uie non &longs;iano alle porte drizzate, ma per torto camino uadino alla &longs;ini&longs;tra, perche quando que&longs;to fatto &longs;ia, la de&longs;tra parte di coloro che anderanno alla città, che non è dallo &longs;cudo coperta, &longs;arà uer&longs;o la muraglia.

Cerca il &longs;ito delle porte, (come in molte altre co&longs;e) conuengono le u&longs;anze moderne, con le antiche, nel re&longs;tante pare, che &longs;ia qualche differenza, perche Vitru. loda il Torrione tondo, co­me piu atto a re&longs;i&longs;tere alle machine oppugnatorie, che erano gli Arieti, & le Testuggini. bia&longs;­ma gli anguli, perche &longs;ono piu di&longs;&longs;ipabili, & copreno gli inimici, che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er battuti da due lati, come nel tondo. Ma&longs;e auuertimo bene la i&longs;te&longs;&longs;a dottrina &longs;erue a ino&longs;tri tempi, per­cioche &longs;iamo tenuti a fuggire gli anguli &longs;iano piani, di linee dritte, curui, &longs;trelti ò larghi: &longs;iamo obligati tirar le faccie de i fianchi de i no&longs;tri baloardi con fuggir, piu che &longs;i puo gli anguli; per­che &longs;i faccia legatura migliore, che non fa l'angulo, il quale puo e&longs;&longs;er tagliato dall' artigliaria, che farebbe il luogo &longs;enza dife&longs;a. Fa lo angulo il mede&longs;imo danno, che dice Vitru. percioche il nimico re&longs;ta coperto, ci mo&longs;tra il fianco, il che con la regola de gli antichi potemo eßequire con le no&longs;tre artigliarie, perche Vitr. uuole che le Torri &longs;iano di&longs;tanti uno tiro di &longs;aetta, che il nimi­co poßa eßer offe&longs;o dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra: noi applicando que&longs;ta dottrina alla no&longs;tra for­tificatione facemo la distanza di modo, che la no&longs;tra artigliaria offenda da due lati, & che po&longs;­&longs;a ca&longs;tigare chi ardiße fabricar di terreno tra l'uno fianco, & l'altro. le Torri, che egli ci mo­&longs;tra, è ragioneuole, che fußero &longs;icure, poi che uuole, che i defen&longs;ori po&longs;&longs;ino &longs;tarui &longs;opra alle di­fe&longs;e. Nè i &longs;oldati, nè le machine &longs;ariano &longs;tate con &longs;icurezza, &longs;e non haueßero hauuto le loro &longs;palle gagliarde &longs;econdo l'offe&longs;a delle machine de&longs;critte nel decimo libro. Noi (&longs;e haueremo que&longs;ta con&longs;ideratione) &longs;econdo la mente dello autore uedremo, che egli ci mo&longs;tra, che le &longs;palle de no&longs;tri fianchi eßer deono &longs;icure, le piazze di quelle &longs;pacio&longs;e. Hauemo anche di qual modo &longs;i deono fare le &longs;trade, ouero le porte. Noi &longs;eguendo que&longs;ta auuertenza faremo &longs;empre le no&longs;tre &longs;or­tite, che fuggiremo lo ri&longs;chio, che il nimico non poßa entrare in&longs;ieme con i no&longs;tri nelle ritirate, co me è molte uolte auuenuto a quelli, che non hanno hauuto que&longs;ta con&longs;ideratione. ma &longs;eguitiamo.

Le ca&longs;tella deon&longs;i fare non quadrate, nè di anguli, che e&longs;chino fuori, ma deono piu pre&longs;to girare; accioche da piu parti &longs;ia ueduto il nimico. percioche doue gli anguli uengo­no in fuori, quel luogo difficilmente &longs;i difende, e&longs;&longs;endo lo angulo piu in dife&longs;a del nimi­co, che del Cittadino. Ma la gro&longs;&longs;ezza del muro &longs;i deue fare in modo, che gli huomini armati, incontrando&longs;i l'uno con l'altro po&longs;sino pa&longs;&longs;are &longs;enza impedimento, pure che nel­la gro&longs;&longs;ezza del muro le taglie di oliua&longs;tro bru&longs;tolate, & inca&longs;trate &longs;iano po&longs;te &longs;pe&longs;si&longs;sime, accioche amendue le fronti del muro tra &longs;e come Fibbie, & chiaui, con quelli pezzi ta-gliati, in&longs;ieme legati durino eternamente; imperoche a &longs;imil materia, nè pioggie impe tuo&longs;e, nè tarli, nè uecchiezza po&longs;&longs;ono fare nocumento alcuno, ma & in terra &longs;epolta, & po&longs;ta in acqua dura &longs;enza danno in &longs;empiterno; & però non &longs;olamente nel muro, ma nel­le fondamenta, & in que pareti, che haueranno gro&longs;&longs;ezza come di muro, &longs;e con que&longs;ta ragione &longs;aranno ben legati, non &longs;i potranno di leggieri intaccare ne uitiare. Gli &longs;pacij da Torre a Torre non &longs;iano piu lontani, che un tiro di arco. percioche &longs;e la Torre &longs;arà hat­tuta da una parte, &longs;aranno i nimici &longs;cacciati con bale&longs;tre, & altri &longs;aettamenti dalle Tor­ri che &longs;aranno dall'una, & l'altra parte. & anchora per lo contrario il muro uer&longs;o la parte interiore delle Totri deue e&longs;&longs;ere diui&longs;o con i&longs;pacij tanto grandi, quanto &longs;aranno le Tor­ri, & &longs;iano le uie nelle parti di dentro delle Torri con traui congiunte, nè &longs;iano fitte con ferro. Perche &longs;e'l nimico per &longs;orte hauerà occupato alcuna parte del muro, quelli, che &longs;aranno alle dife&longs;e, potranno tagliare le dette uie, & &longs;e &longs;aranno pre&longs;ti non la&longs;ciaranno, che il nimico pa&longs;si all'altra parte delle Torri o del muro, &longs;e egli non uole&longs;&longs;e andare in pre­cipitio. Bi&longs;ogna adunque fare le torri, ouero di forma ritonda, ouero di molti angu­li, perche le quadrate di leggieri &longs;i gettano a terra dalle machine, perche gli Arieti urtan­do rompeno le cantonate, ma nelle ritonde, &longs;pignendole uer&longs;o il centro come cunci non le po&longs;&longs;ono offendere.

Que&longs;ta parte s'è aba&longs;tanza dichiarita di &longs;opra, &longs;olo aßai ci &longs;arà lo eßempio, della Torre aperta di dentro, benche ad altri modi &longs;i po&longs;&longs;ino acconciar le traui, che &longs;i poßa con pre&longs;tezza gettarle a terra.

G. Sono alcuni peducci o gatelli, che &longs;pigneuano fuori del muro per due terzid un piede, quattro piedi lont ani uno dall' altro, &longs;opra i quali poneua tanti capi di traui, che tutti concorre&longs;­&longs;ero al centro della torre: & que&longs;ti con una ferma catena raccomandata all'ultimo palco della torre, con uno molinello, o argano doue è la. A. fermaua tuttii palchi con tauole &longs;enza chio­di, che leuate le tauole, & rauolgendo là catena, tutte le traui rimarriano appe&longs;e alla catena, che con grandi&longs;&longs;ima pre&longs;tezza li potria leuare. & que&longs;ti po&longs;&longs;ono portare ogni gran carico, per­che cia&longs;cuno di loro affronta nel centro, nè poßono calare, &longs;e la torre non con&longs;ente. B. è il centro. Vuole poi che l'ultimo palco &longs;ia forti&longs;&longs;imo non &longs;olo per &longs;o&longs;tentamento di que&longs;ti, ma anche occorrendo fabricarui &longs;opra per alzarla, &longs;tia forte. C. tauolato. E. La muraglia. H. &longs;ca la per a&longs;cender alla muraglia. F. piano della muraglia. D. muro di dentro, che &longs;erraua la torre. K. I. Großezze.

Appre&longs;&longs;o di que&longs;to le dife&longs;e delle muraglie, & delle Torri congiunte à gli argini, e terra pieni &longs;ono piu &longs;icure. imperoche nè gli arieti, nè le mine, nè altre machine li po&longs;&longs;ono fare offe&longs;a. Ma non in ogni luogo &longs;i ricerca lo argine, ma &longs;olamente la doue dal di fuori da luo go alto a piè piano, &longs;i puo uenire ad oppugnare la città. Et però in tali luoghi bi&longs;ogna prima cauare le fo&longs;&longs;e di larghezza, & di altezza grandi&longs;sima. Dapoi deue il fondamento della muraglia e&longs;&longs;er depre&longs;&longs;o, & calcato tra lo alueo della fo&longs;&longs;a, & fatto di quella gro&longs;&longs;ez­za, che egli po&longs;&longs;a &longs;o&longs;tenere il carico dell' opera terrena. & ancora dalla parte della &longs;abrica di dentro uer&longs;o la terra, egli &longs;i deue fare il fondamento per ampio &longs;patio di&longs;tante da quel di fuori di modo, che le compagnie po&longs;sino come in ordinanza, nelle dife&longs;e formar&longs;i &longs;o­pra la larghezza dello argine. Quando adunque &longs;aranno fatte le fondamenta co&longs;i di&longs;tanti l'uno dall' altro, allhora &longs;arà bi&longs;ogno di farne dell' altre per lo trauer&longs;o, che congiunte &longs;ia­no col fondamento di fuori, & col fondamento di dentro di&longs;po&longs;te come pettini a gui&longs;a de i denti di &longs;iega. perche quando in que&longs;ta maniera &longs;arà fabricato, & fondato il muro, &longs;e ne hauerà que&longs;to commodo, che la grandezza del pe&longs;o in picciole parti compartita, non calcando con tutto il carico &longs;uo, non potrà per modo alcuno &longs;cacciare, o &longs;pignere le fonda menta. Ma della muraglia, di che materia fare &longs;i conuenga, non &longs;i deue in que&longs;to luogo al trimenti determinare: perche non &longs;i puo per tutto hauere quella copia di co&longs;e, che &longs;i di&longs;i­dera: ma doue &longs;aranno i &longs;a&longs;si di lati, & anguli eguali, & di piana &longs;uperficie, che quadrati &longs;i chiamano, ouero il &longs;elice, ouero il cemento, ouero il mattone cotto, o crudo, que&longs;te co&longs;e &longs;i deono u&longs;are: perche non &longs;i puo in tutte le parti del mondo, & in tutte le nature de i luoghi, accioche i muri durino eternamente &longs;enza difetto adoperar quello, che copio&longs;a­mente uiene in Babilonia, doue in luogo di calce, & di arena, &longs;i u&longs;a il bitume liquido, & di quello, & di cotto mattone è fatto il muro della città.

La città è ouero in terra, ouero in acqua. &longs;e in terra, o in piano, o in monte, o parte in piano & parte in monte. Del fabricare nell' acqua Vitr. ne parlerà nel quinto libro, doue ragiona de i porti. Bi&longs;ogna auuertire nel fabricare delle città nell' acque, che il cre&longs;cere delle acque non le faccia danno; che &longs;i facciano belli pallazzi &longs;opra l'acque, & ponti, che habbiano del grande. & &longs;e non &longs;ono dife&longs;e dal &longs;ito, & dalla difficultà de i uadi, bi&longs;ogna farui le fortezze, & le mura, & a&longs;­&longs;icurare anche il porto, con catene, come &longs;i dirà al &longs;uo luogo. &longs;e la città &longs;arà in terra, & in altezza, & in luoghi di precipit ij, come pare, che Vitr. uoglia, nel primo modo di fortificare &longs;enza argini, ella &longs;arà piu &longs;icura, perche difficilmente il nimico la potrà a&longs;&longs;altare, per la &longs;alita difficile, & hauerà le &longs;coperte commode, & chi la difenderà, &longs;arà &longs;opra l'auantaggio: & quelle città, che haueranno del piano, & del monte, haueranno de i commodi, che hanno le città del mon­te, & doueranno hauere delle proui&longs;ioni, che hanno le città in piano. Deue in quelle e&longs;&longs;er un luogo forte nella piu alta parte, per &longs;tare i caualieri della città, quan­do ci fu&longs;&longs;ero cittadini di mala uolontà, o che i nimici haue&longs;&longs;ero occupato la terra. per­che que&longs;ti luogi &longs;pe&longs;&longs;o a&longs;pettando il &longs;occor&longs;o &longs;icuramente intertengono il nimico, & &longs;o­no occa &longs;ione della ricuperatione delle città. Se adunque la città &longs;arà in piano, & come dice Vitruuio, &longs;e egli &longs;i potrà andare a piede piano, bi&longs;ognerà fargli gli ar­gini, le fo&longs;&longs;e, le contra&longs;carpe &longs;econdo le regole di &longs;opra, & quelli ri&longs;petti, che ha po&longs;ti Vitruuio nel fondar le torri, & farle alte, & che &longs;portino in fuori, & che &longs;iano aperte di dentro, & che habbiano precipitij, & che tenghino i defen&longs;ori, & che &longs;i po&longs;&longs;ino &longs;eparare le entrate, & impedire la pre&longs;a loro, applicarle al modo no&longs;tro di fare i baloardi, & i caualieri, & le altre dife&longs;e, pigliando quello, che farà per noi. Et però Vitru. nel dare i precetti della fortificatione ha cominciato dalle Torri, come quelle, che principalmente ci difendino, & &longs;ia­no à noi come &longs;cuto, & a nimici come offe&longs;a, & propugnaculo, dal quale, & il nimico &longs;ia tenu­to lontano, & la muraglia &longs;ia guardata, & anche la parte di dentro &longs;ia &longs;icura. Ma in que&longs;ta materia na&longs;ceno de i dubbij. L'uno è che &longs;e le torri &longs;ono tanto larghe, & gro&longs;&longs;e di muraglia, che po&longs;&longs;ino tenere corpo di gente alle dife&longs;e, &longs;e bene quelle traui, che dice Vitr. &longs;aranno pre&longs;to getta-te a terra, potranno però i nimici per lo circoito delle torri andare da uno muro, all altro. A que &longs;to &longs;i ri&longs;ponde, che le torri erano alte, & che i nimici non poteuano &longs;alire a quelle altezze, &longs;e bene haueuano occupato il muro. Erano dico alte, & per di&longs;e&longs;a, & per contra&longs;tare à quelle ma chine grandi fatte de legnami, che conduceuano i nimici nelle e&longs;pugnationi delle città. l'altro dubio è che Vitr. uuole, che le Torri dalla parte di dentro &longs;iano aperte, accioche leuate quelle traui, & que ponti, lo inimico uedendo il grande precipitio non &longs;i metta a uoler pa&longs;&longs;are da una mura­glia all' altra. per que&longs;to &longs;i uede, che meglio &longs;aria &longs;tato per lo inimico battere una torre, che la muraglia. perche tagliata o rotta la torre, baueuano il re&longs;tante libero, & aperto per entrar den­tro. A que&longs;to &longs;i ri&longs;ponde dallo eccellente M. Aleßandro Piccheroni huomo de pochi pari nelle for tificationi, & in altre belle arti, che le torri che erano, o doueuano e&longs;&longs;ere &longs;errate da piedi di muro alto almeno per la metà dell' altezza della cortina, haueuano quel muro che le &longs;erraua gro&longs;&longs;o da piedi a ba&longs;tanza per impedimento delle zappe, ma poi uenendo uer&longs;o la cima &longs;i faceua piu &longs;tret to. la torre poi douena nel mezo e&longs;&longs;ere profonda molto, & eguale al meno al fondo de i precipi­tij, & &longs;e per ca&longs;o lo inimico fuße, rompendo la torre, per entrarui dentro, egli era &longs;ottopo&longs;to ad una infinità di offe&longs;e, sì da quelli, che &longs;tauano di &longs;opra nelle torri, come da quelli, che da ogni lato &longs;tauano &longs;opra le mura, come &longs;te&longs;&longs;ero quelli palchi, o contignatione, che dice Vitr. per &longs;icur tà di quelle, che difendeuano le torri, & che facilmente &longs;i poteßero leuare, altri uno, altri al­tro modo hanno trouato, nè &longs;opra que&longs;to c'è da di&longs;putare qual &longs;ia piu uicino alla mente di Vitr. e&longs; &longs;endo libero ad ognuno di affermare qual modo gli piace. però il &longs;opradetto ha ritrouato unmodo ingenio&longs;o, il quale noi nella &longs;oprapo&longs;ta de&longs;crittione hauemo pigliato.

A. Denti a gui&longs;a di &longs;ega.

B. Contra forti a gui&longs;a di pettine.

C. La muraglia uer&longs;o la città.

D. Lamuraglia e&longs;teriore.

E. argine, o Terrapieno.

a. f. correnti per lo lungo de i contra&longs;orti, ouero catena. b. paloni per lo dritto del parete. c. incrocciamenti e&longs;teriori. e. ripre&longs;e & immor&longs;ature. A pareti e&longs;teriori. I Il piano doue fini&longs;ce i paloni.

Ordine nelle di&longs;po&longs;itioni delle mura nelle fortificationi de gli antichi.

A il luogo del terrapieno. d. nerue per le fibule che &longs;e incrocciano. p. o. lun­ghezza da un contraforte all'altro. o. r. & p que lunghezza de i contraforti che è piedi uenti due. b & f. incrocciamenti delle nerue. q angoli a modo di &longs;eghe. e b &longs; catena per il lungo de i contraforti lunga piedi trenta&longs;ei, & gro&longs;&longs;a per larghez zo uno piede, & per altezza tre quarti. G H nerua ocorrente di legno che riceue in &longs;e i capi delle catene. K l parte interiore, cioè pomerio. i u gro&longs;&longs;ezza delle mura. i r ri&longs;alto de gli angoli a modo di &longs;eghe piedi quattro. M N parte e&longs;te riore delle mura.

Della diui&longs;ione delle opere, che &longs;ono dentro le mura, & della di&longs;po&longs;itione di quelle per i&longs;chifare i fiati no­ciui de i uenti. Cap. VI.

CIRCONDATA la Città di mura, &longs;eguita il compartimento di dentro del­le piazze, & de gli &longs;pacij, & il drizzamento delle contrade, & de i capi del­le uie alle parti del Cielo. Drizzeranno&longs;i bene, &longs;e prudentemente &longs;aranno e&longs;clu&longs;i i uenti da i capi delle uie: perche i uenti, &longs;e &longs;ono freddi, offendeno, &longs;e caldi, gua&longs;tano, &longs;e humidi, nu oceno. per il che pare, che egli &longs;i debbia &longs;chifare que&longs;to difetto, & auertire, che non auuenga quello, che in molte Città &longs;uole auenire. Come nell'I&longs;ola di Lesbo il ca&longs;tello di Metelino, è fatto magnificamente, & con molti orna­menti, ma po&longs;to &longs;enza con&longs;ideratione. in quella Città &longs;offiando l'O&longs;tro gli huomini &longs;i am­malano, &longs;offiando Cauro to&longs;si&longs;cono, &longs;offiando Tramontana &longs;i ri&longs;anano, ma non po&longs;&longs;ono per la forza del freddo fermar&longs;i nelle piazze, o ne i capi delle &longs;trade.

Dapoi che Vitruuio ha trattato della regione, & delle &longs;ue qualità; che era la prima con&longs;ideratione, che &longs;i doueua hauere per &longs;ituare la Città, & dapoi che ci ha dimo&longs;trato come egli &longs;i ha da pigliare una parte della regione, & circondarla di dife&longs;e, & munitione di mu­raglia, con ragione egli uuole in&longs;egnare a compartire il piano rinchiu&longs;o da tutto il circoito delle mura. & prima con&longs;idera il compartimento quanto appartiene a &longs;chifare le co&longs;e no­ciue, & que&longs;to fa nel pre&longs;ente Capo. Dapoi quanto appartiene alla di&longs;tributione, & di&longs;pen&longs;atione de i luoghi, & que&longs;to fa nel &longs;ettimo, & ultimo capo del pre&longs;ente libro. Quanto al­la prima parte Vitruuio con e&longs;&longs;empi prima ci fa auuertiti, che per li noio&longs;i fiati de uenti al­cun danno non &longs;i &longs;enta. Dapoi di&longs;correndo &longs;opra la natura, forza, nomi, numero, & &longs;ito de i uenti per formarne poi certa, & terminata figura, ci mo&longs;tra come habbiamo con quel­la a reggerci nelle dritture delle &longs;trade. Lesbo è I&longs;ola nel mar Egeo detto Arcipelago, uolge cento et &longs;e&longs;&longs;anta miglia, & ha la &longs;ua metropoli detta Metilino, dalla quale hoggi tutta l'i&longs;ola è nominata. ben è uero, che hora è priua de gli antichi ornamenti, & è andata in ruina. Giace Metelino uer&longs;o Tramontana, è uolto s. Theodoro a Ponente. il colfo Caloni a Garbino, il colfo Ieremidia tra Sirocco, & Leuante. Metelino adunque è mal &longs;ituato, & compartito: percioche è &longs;ottopo&longs;ta a i uenti, de i quali la maggior parte &longs;ono mal &longs;ani: però nel com­partimento delle piazze, & delle shoccature delle &longs;trade, bi&longs;ogna hauere con&longs;ideratione al-le qualità de i uenti. Da que&longs;to precetto, Vitruuio &longs;i piglia una bella occa&longs;ione di filo&longs;ofa­re d'intorno la natura, & qualità de i uenti, & però dicendo prima, che co&longs;a è uento, comincia a que&longs;to modo.

Il uento è onda del mare, che &longs;corre con incerta abbondanza di mouimento: egli na &longs;ce quando il caldo ritroua il &longs;reddo, & lo impeto del feruore e&longs;prime la forza dello &longs;pi rito che &longs;offia: & que&longs;to &longs;i dimo&longs;tra e&longs;&longs;er uero dalle palle dette Eolopile: & con gli ar­tificio&longs;i ritrouamenti delle co&longs;e &longs;i tragge dalle &longs;ecrete ragioni del cielo quanto è uero della diuinità. Fanno&longs;i le dette palle cauate di rame con un punto &longs;tretti&longs;simo per lo­quale &longs;i ui mette dentro l'acqua, & &longs;i poneno al fuoco. & prima che &longs;iano calde non mandano fuori alcun &longs;iato, ma poi che cominciano a bollire, fanno al fuoco una gran forza di &longs;pignere, & di &longs;offiare.

Diffini&longs;ce Vitruuio il uento, & mo&longs;tra da che na&longs;ce, & proua il na&longs;cimento con co&longs;e &longs;en­&longs;ibili. Dice adunque il uento e&longs;&longs;er onda del mare: &longs;i come l'onda non è altro, che una parte d'acqua unita, & raccolta, che uer&longs;o alcuna parte cacciata in&longs;ieme &longs;i muoue: co&longs;i uuole Vitruuio, che il uento &longs;ia parte dello aere in &longs;e ri&longs;tretta, che in alcuna parte pieghi, & però ha detto, che'l uento è onda del aere, che con incerto & sforzeuole mouimento &longs;i commoue. Na&longs;ce il uento (come dice Vitr.) quando il calore s'incontra con l'humore, & per lo feruore &longs;i man­da fuori la forza dello &longs;pirito, che &longs;offia. &longs;e bene Vitruuio ci da lo e&longs;&longs;empio per prouare, che il uento na&longs;ce dal calore, che opera nella humidità: non però e&longs;pone chiaramente lo effetto. Diremo adunque noi quello, che da no&longs;tri precettori hauemo imparato. Il uento, è uapore del la terra, che a&longs;cende all'altezza dello aere, & &longs;cacciato dal freddo, che in quella parte &longs;i truoua, percuote lo aere con uiolenza. il calore del Sole, & d'altri corpi celesti ha uirtù di trarre dalla terra alcuni fumi o uapori, & leuarli in alto, perche la proprietà del calore, è tirare a &longs;e: il che &longs;i fa &longs;caldando, & facendo i corpi piu rari. Que&longs;ti uapori &longs;ono alcune parti &longs;ottili dell'humore terre&longs;ire, che non hanno nè calore, nè figura determinata, hanno al cuni calore, & humidità: alcuni calore, & &longs;iccità. de i primi &longs;i genera ogni humida impre&longs;sio­&longs;ione, come le nubi, la pioua, la rugiada, la neue, la grandine, la brina, le fonti, il mare. de i &longs;econdi &longs;i fa ogni infiammato, & acce&longs;o ardore, & tutto quello, che è di calda, & &longs;eccá natura, & però i fuochi, i lampi, i tizzoni, le comete, le ca&longs;e ardenti, le &longs;telle cadenti, le corone lumino&longs;e, i fulmini, le uoragini, & apriture dello aere e&longs;tiuo, i uenti, i turbini, & al tre apparenze d'imperfette mi&longs;ture da quelli hanno origine, come da materie loro proportio­nate. Noi diremo de i uenti. Il Sole adunque ha uirtu di tirar al modo che detto hauemo quel uapore che è caldo, & &longs;ecco, & &longs;i chiama e&longs;altatione, come il primo caldo, & humido, &longs;i dice uapore; Que&longs;ti adunque u&longs;cito dalla terra, per e&longs;&longs;er di natura di fuoco s'inalza, & &longs;i lieua dritto all'in &longs;u, & a&longs;cende fin che egli ritruoua la parte di mezo dello aere, & che è fredda per e&longs;&longs;er di&longs;tante, & dal ri&longs;alimento de i raggi del Sole, che dalla terra &longs;i fa, & dal fer­uore dello elemento del fuoco. ritrouando adunque il freddo, come nimico lo fugge, & hauen­do pure natura di fuoco cerca di a&longs;cendere: ma e&longs;&longs;endo ribattuto dal freddo, è forza, che di­&longs;cenda, & per que&longs;to contra&longs;to è &longs;cacciato da i lati, & in giro &longs;i muoue per la uiolenza fat­tagli dal freddo, che lo ribatte in giu, & per la naturale inclinatione, che lo porta in &longs;u, pre dominando il fuoco in e&longs;&longs;o. & però il uento non è altro che calda, & &longs;ecca e&longs;alatione mo&longs;&longs;a da i lati, d'intorno la terra, per la ribattuta del freddo, che è nella mezana parte dello ae­re. & &longs;e bene alcuna fiata chiamamo uento lo aere mo&longs;&longs;o, come &longs;i uede dal &longs;offiar de i folli, o dal far&longs;i uento la &longs;tate, o dalle palle &longs;opradette, che Elopile &longs;i chiamano, qua&longs;i palle uento&longs;e, non è però, che il uento &longs;ia mouimento dello aere, perche bene puo &longs;tare, che lo aere &longs;i muo­ua con il uento, & il uento però non &longs;ia onda dello aere. La ragione del &longs;offiar delle Eolopile, è perche il fuoco opera nell'acqua col &longs;uo calore, & cerca di conuertirla in aere, & perche le dimen&longs;ioni dello aere &longs;ono maggiori delle dimen&longs;ioni dell'acqua, per e&longs;&longs;ere lo aere piu raro, peròl'acqua conuertita in acre cerca d'u&longs;cire, & ritrouar luogo capace, & pa&longs;&longs;ando per uno &longs;ireti&longs;­&longs;imo punto, &longs;a quello impeto, che &longs;i uede. & &longs;e con piu forza il calore, pote&longs;&longs;e pre&longs;to conuer­tire l'acqua in fuoco, come &longs;a la poluere dell artigliaria; &longs;i uedercbbe gagliardi&longs;&longs;imo e&longs;&longs;etto, & le palle non durerebbono, ma &longs;pezzate fariano del male, come hanno fatto ad alcuni. Maper­che l'e&longs;alatione, che è uapore caldo, & &longs;ecco, &longs;ia principio de i uenti, egli &longs;i proua per tre &longs;egni. Il primo è, che per li molti uenti, che regnano, le regioni &longs;i fanno calde, & &longs;ecche. il &longs;econdo è, che i gran uenti fanno ce&longs;&longs;ar le pioggie. Il terzo è, che uengono piu uenti, cioè dal Settentrione, meriggie, & da Ponente, che da Leuante, perche in quelle parti &longs;i troua maggior copia di e&longs;ala­tioni. Que&longs;ti &longs;egni pareno contrarij di primo a&longs;petto alla i&longs;perienza. & prima, perche quando &longs;ono gran uenti, pare che regni maggior freddo. dapoi non &longs;i uede, che gli huomini ri&longs;caldati cer­cano di far&longs;i uento, per raffreddar&longs;i? Ri&longs;pondo, che il freddo, che &longs;i &longs;ente al tempo, che &longs;o&longs;&longs;ia­no i uenti, na&longs;ce per la me&longs;colanza che &longs;anno le e&longs;alationi, con i uapori &longs;reddi, & humidi, quando s'incontrano, & anche dalla freddura dello aere, con il quale &longs;ono me&longs;colati i uapori, perche puo anche e&longs;&longs;ere, che la e&longs;alatione &longs;ia mutata per lo freddo, che ella troua nel mezo dello aere, ma ce&longs;&longs;ando il uento il pae&longs;e re&longs;ta a&longs;ciutto, & caldo. Al &longs;econdo io dico, che per lo far&longs;i uento egli &longs;i muoue lo aere, & &longs;i ri&longs;trigne, il quale aere è piu freddo che il corpo humano ri&longs;caldato, & però è di&longs;iderato. il uento adunque è e&longs;alatione leuata da terra alla mezana par­te dello aere, & dal freddo &longs;cacciata. & &longs;i come il fiume da principio pre&longs;&longs;o la fonte è poco, & allontanando&longs;i dalla &longs;ua origine per lo ingre&longs;&longs;o d'altre acque &longs;i fa maggiore, co&longs;i il uento uicino al luogo, doue egli &longs;i lieua è poco, & partendo&longs;i è molto, ritrouando &longs;empre altri uapori, con i quali egli s'accompagna, nè prima la e&longs;alatione &longs;ifa uento, che ella &longs;ia &longs;cacciata dal freddo dello aere. Muoue&longs;i in giro per la &longs;opra detta cagione, & for&longs;e anche &longs;eguendo il mouimento delle stelle, & de i pianeti, che lo muoueno.

Et in que&longs;to modo da picciola, & breui&longs;sima ueduta, &longs;i puo &longs;apere, & far giudicio del­le grandi, & immen&longs;e ragioni del Cielo, & della natura de i uenti; perche &longs;e i uenti &longs;aran­no i&longs;clu&longs;i, non &longs;olo a i corpi &longs;ani faranno il luogo &longs;alubre, ma anchora &longs;e per altri difetti ci &longs;aranno delle infirmità, le quali in altri luoghi &longs;ani &longs;i curano con medicine contrarie, qui per la temperata e&longs;clu&longs;ione de i uenti piu facilmente &longs;aranno curate.

Conchiude Vitru. quanto ha &longs;opra detto. poi comincia a narrare le infermità, che na&longs;ce­no da i uenti, dicendo.

I mali, che difficilmente &longs;i curano ne i detti luoghi &longs;ono, la grauezza, i dolori artetici, la puntura, il Ti&longs;ico, l'u&longs;cire il &longs;angue, & le altre infermità, che con lo aggiugnere, & non con lo &longs;cemare &longs;i curano. Que&longs;te difficilmente &longs;i leuano, prima perche uengono da i fred­di, dapoi perche indebolite le forze per l'infermità, lo aere commo&longs;&longs;o da i uenti &longs;i a&longs;&longs;otti­glia, & unitamente leua il &longs;ucco da i corpi offe&longs;i, & gli rende piu uoti, & e&longs;tenuati. Ma per lo contrario l'aere dolce, quieto, & ripo&longs;ato, & non agitato da i uenti, è piu den&longs;o, perche non &longs;offia, nè ha &longs;pe&longs;&longs;e commotioni per la &longs;ua &longs;tabilità, aggiugnendo alle membra de i corpi, notri&longs;ce, & ri&longs;tora coloro, che &longs;ono da &longs;imili infermità oppre&longs;si.

Ogni infermità na&longs;ce ouero da ecce&longs;&longs;o, ouero da mancamento, cura&longs;i dal contrario riem­piendo oue manca, & leuando doue abonda. Vuole Vitru. che le &longs;opradette infermità, uenghino da difetto, & mancamento, dicendone la ragione, che lo aere a&longs;&longs;ottigliato per l'agitatione de i uenti, a&longs;ciuga l'humore de i corpi, & gli indeboli&longs;ce, & il freddo gli offende: per que&longs;to riuol­gendo&longs;i al contrario, uuole che lo aere dolce, & tranquillo gli riempia, & notri&longs;ca, & &longs;ia ot­timo rimedio alle &longs;opradette infirmità. Grauezza è humore, che di&longs;cende dal capo, &longs;erra le na­rici, ingro&longs;&longs;a la uoce, & muoue la &longs;ecca to&longs;&longs;e. Hippocrate chiama tutte le grauezze, & di­&longs;tillationi crizas. I dolori artetici &longs;ono pa&longs;&longs;ioni di quelle parti, che &longs;ono appreßo le giunture, & legamenti, & &longs;ono nerui, oßa, & uene. Dubita Galeno &longs;opra il &longs;estodecimo aphori&longs;mo d' Hippocrate nel terzo libro, che co&longs;a ueramente s'intenda, per que&longs;to nome Arthritis, & dice.Degni co&longs;a è adunque cercare quali pa&longs;&longs;ioni de nerui, & di ligature detto habbia Hippocrate, che &longs;i fanno nelle &longs;iccità: percioche &longs;e li &longs;ecchi immoderati haueranno con&longs;umata la humidità de ilegamenti, faranno un certo mouimento difficile per la &longs;iccità, & for&longs;e apporteranno dolore, ma non faranno però quella infermità, che è detta Arthritis, &longs;e per &longs;orte alcuno non uuole nomi­nare con que&longs;to nome ogni dolore de nerui. Ma il medc&longs;imo Hipp. nel &longs;econdo libro delle Epidi­mie dice in que&longs;to modo. Quelli, che per fame nell'I&longs;ola Aeno, che è nel golfo Arabico, man­giauano de legumi haueuano debolezza di gambe, & quelli, che u&longs;auano per cibo la ueccia, pa­tiuano dolori nelle ginocchia. questi Hippocrate non chiama arthretici, ma doglio&longs;i delle ginoc­chia. Ma for&longs;e alcuno dirà, che Arthritis &longs;i chiama il dolore non di una giuntura, o d un neruo &longs;olo, ma di molti in&longs;ieme, & in latino è detto morbus articularis. & nell'ultima parte è posta la &longs;olutione della dimanda. La pleuritide è apo&longs;tema dentro le co&longs;te, chiama&longs;i la puntura. Pthi&longs;is &longs;ono le piaghe in&longs;anabili del polmone, dalle quali con lenta febre uiene la estenuatione di tutto il corpo, & finalmente la morte, ce&longs;&longs;ando lo &longs;puto. l'u&longs;cire il &longs;angue, cioe &longs;putare il &longs;angue, è det­to in Greco Aemopthi&longs;is, & &longs;i cau&longs;a da &longs;iccità, & le &longs;opradette infirmità &longs;i curano difficilmente ri&longs;petto alli uenti, & però Hipp. al quinto Aphori&longs;mo del terzo libro dice in que&longs;to modo. i uenti Au&longs;trali a&longs;&longs;ordano, ingro&longs;&longs;ano la ui&longs;ta, fanno pe&longs;are il capo, rendeno gli huomini lenti, & pi­gri, & gli di&longs;cioglieno, & quando anderanno que&longs;ti tempi, nelle malattie &longs;i deono a&longs;pettare &longs;i­mili effetti. da gli aquilonari, & &longs;ettentrionali nengono le to&longs;&longs;i, la raucedine, durezza di uentre, difficultà d'urina, gli horrori, & i dolori delle co&longs;te, & del uentre. La ragione delle predette co&longs;a, è (come dice Gal.) percioche i uenti Au&longs;trali riempieno, & otturano, perche &longs;eco appor­tano grande humidità, la quale riempie gli in&longs;trumenti de i &longs;en&longs;i humani, donde pigri, &longs;onnac­chio&longs;i, & aggrauati re&longs;tano. Ma per li uenti &longs;ettentrionali per i&longs;temperatura de gli instrumenti che &longs;erueno alla re&longs;piratione, & per l'a&longs;prezza delle canne nata dal &longs;ecco, & dal freddo, uengono le predette infirmità: & que&longs;to per hora ci può ba&longs;tare, il re&longs;tante copio&longs;amente da medici è traltato.

Piacque ad alcuno, che i uenti fu&longs;&longs;ero quattro. Dall Oriente Equinottiale il Solano: dal Meriggie l'O&longs;tro: dal Ponente Equinottiale il Fauonio: dal Settentrionale il Setten­trione. Ma chi con maggiore diligenza hanno inue&longs;tigato, otto ne po&longs;ero. & &longs;pecialmen­te Andronico Cirre&longs;te, ilquale ne fece lo e&longs;&longs;empio, fabricando in Athene una Torre di marmo fatta in otto faccie, & in cia&longs;cuna &longs;colpì la imagine d'un uento, che riguardaua contra il &longs;offio cia&longs;cuno del &longs;uo. & &longs;opra la Torre ui po&longs;e una Meta di marmo, nella cui &longs;ommità ui fi&longs;&longs;e un Tritone di rame, che con la de&longs;tra porgeua una uerghetta, & lo fece in modo, che mo&longs;&longs;o dal uento facilmente &longs;i giraua, & &longs;i fermaua incontra'l uento. tenendo &longs;opra la imagine del uento &longs;colpito la uerghetta dimo&longs;tratrice del uento, & co&longs;i tra'l So­lano, & l'O&longs;tro dal uerno Oriente, Euro è collocato. Tra l'O&longs;tro & Fauonio dal uerno Occidente, Affrico. Tra'l Fauonio, & il Settentrione Cauro, detto Coro da molti. Tra il Settentrione e'l Solano, Aquilone. & co&longs;i pare, che dichiarito &longs;ia & e&longs;pre&longs;&longs;o di che maniera egli prenda il numero, i nomi, & le parti de i uenti, d'onde &longs;pirino determinata­mente. la qual co&longs;a e&longs;&longs;endo&longs;i in que&longs;to modo inue&longs;tigata, accioche egli &longs;i &longs;appia pigliare le regioni, & i na&longs;cimenti loro, co&longs;i bi&longs;ogna ragionare.

Il numero de i uenti ci darebbe confu&longs;ione, &longs;e egli non &longs;i auuerti&longs;ce, che &longs;econdo diuer&longs;e in­tentioni, & ri&longs;petti &longs;i ua uariando. però &longs;aper douemo, che in quattro modi &longs;i distingueno i uen­ti. primieramente &longs;econdo tutti i punti, che &longs;ono nella circonferenza dell'Orizonte. Orizonte è circolo che parte la metà del mondo, che &longs;i uede da quella, che non &longs;i uede. & &longs;i puo chiama­re terminatore de gli hemi&longs;peri. &longs;econdo que&longs;to modo, &longs;i darebbeno infiniti uenti, perche da tut­ti i punti dell'Orizonte &longs;pirano i uenti: & perche non cadeno &longs;otto regola, non facendo di&longs;tintio­ne alcuna, però &longs;i la&longs;ciano. I Filo&longs;ofi fanno quattro uenti ri&longs;petto alle me&longs;colanze delle quattro prime qualità, che &longs;ono caldo, freddo, humido, & &longs;ecco; gli Astrologi &longs;imilmente, hauendo ri­guardo a quattro parti principali del mondo, che anguli &longs;i chiamano, o regioni, conuengono coni Filo&longs;ofi, & con i &longs;acri &longs;crittori, & fanno gli i&longs;te&longs;&longs;i quattro uenti. Leuante detto Solanus, Ostro dal mezo dì, Fauonio dal Ponente, & Tramontana dal Settentrione: & intendeno Lc­uante & Ponente doue il Solna&longs;ce, o &longs;i pone al tempo dello Equinottio. I mede&longs;imi A&longs;trologi per altri ri&longs;petti ne &longs;anno otto traponendoui quattro altri tra gli primi: & co&longs;i gli collocorno, come dice Vitr. hauer &longs;atto Andronico Cirre&longs;te in una Torre in Athene. & i piu diligen i inqui­&longs;itori di&longs;tingueno i uent i dalle dodici parti del Zodiaco, che &longs;ono i dodici &longs;egni cele&longs;ti, &longs;ot o i qua­li il Sole ha uirtù di leuarela natura de i uenti. Et que&longs;ta con&longs;ideratione è propria de gli A&longs;tro­logi. Il quarto modo è de i Co&longs;mografi, & nauiganti; però alcuni ne hanno fatto uentiquat­tro, alcuni trentadue. I praticati uenti della nauigatione a i giorni no&longs;tri &longs;ono trentadue, per commodità di marinari, i quali cono&longs;ceno &longs;en&longs;ibile mutatione da trentadue punti dell'Orizonte nel nauigare per un dritto. i co&longs;mogra&longs;i ne hanno fatto uentiquattro, non e&longs;&longs;endo for&longs;e co&longs;i au­nertiti del bi&longs;ogno de marinari. come dirà Vitr. ilquale &longs;e bene &longs;apeua, che da ogni parte dell'O­rizonte &longs;offiano i uenti, però ha posto quelli, che regnano per la maggior parte, & ha hauuto ri&longs;petto piu presto alle qualità de i uenti, che a gli uenti, la comple&longs;&longs;ione de i quali &longs;i ua mutan­do & nell'uniuer&longs;ale, & nel particolare. per que&longs;ta cagione &longs;i potrà prendere il modo di rom­pere quelli uenti, che &longs;aranno di maggior nocumento a gli habitanti della città, habbin&longs;i qual nome &longs;i uoglia, & uenghino da che parte po&longs;&longs;ono uenire. per altri ri&longs;petti &longs;i po&longs;&longs;ono accre&longs;ce­re i nomi, & il numero de i uenti, il che non ci deue perturbare. ma uediamo, come Vitru. comparti&longs;ca i uenti. perche de i loro temperar enti ne trattano i medici diffu&longs;amente.

Po&longs;to &longs;ia nel mezo della città un piano quadro a huello, ouero &longs;ia i&longs;pianato il luogo, & pareggiato in modo, che'l detto quadro non &longs;i di&longs;ideri. ponga&longs;i poi nel mezo centro di e&longs;&longs;o lo &longs;tile di rame, che indice, & dimo&longs;tratore dell'ombra &longs;i chiama. & &longs;opra il detto quadro, o piano &longs;egni&longs;i l'ombra e&longs;trema fatta dallo &longs;tile qua&longs;i l'hora quinta auanti il me­riggie: & faccia&longs;i il &longs;egno con un punto, dapoi rallargata la &longs;e&longs;ta al punto, che è &longs;egno della lunghezza dell'ombra, & fermata nel centro faccia&longs;i il giro finito. dapoi &longs;ia o&longs;&longs;er­uato dopo'l mezo dì l'ombra cre&longs;cente cagionata dallo &longs;tile: & quando quella hauerà toc­cito il giro gia fatto, & hauerà pareggiato all'ombra fatta dinanzi al mezo dì, l'ombra fatta dapoi, in quel toccamento bi&longs;ogna fare un punto. da que&longs;ti due punti con la &longs;e&longs;ta farai lo incrocciamento, & per tale incrocciamento, & per lo centro di mezo &longs;i deue ti­rare una linea, che tocchi le e&longs;tremità del giro, accioche &longs;i habbia la regione meridiana, & la Settentrionale. Fatto que&longs;to bi&longs;ogna pigliare la &longs;e&longs;tadecima parte di tutto il giro, & poner il centro nella linea meridiana, la doue tocca la circonferenza, & &longs;i deue &longs;egna­re dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra nella detta circonferenza, & dalla parte del mezo dì, & dalla parte di Tramontana: dapoi da que&longs;ti quattro &longs;egni per mezo del centro &longs;i deue­no tirare in croce le linee, che con le loro e&longs;tremità tocchino la circonferenza, & con que&longs;to modo egli &longs;i hauerà il di&longs;egno dell'ottaua parte dell'O&longs;tro, & del Settentrione. Le altre parti ueramente, che &longs;ono tre dalla de&longs;tra, & tre dalla &longs;ini&longs;tra &longs;i deono in tutta la circonferenza tirare eguali a que&longs;te: in modo che le eguali diui&longs;ioni de gli otto uenti &longs;ia­no nella de&longs;crittione, & compartimento di&longs;egnate. Allhora per gli anguli tra due regio­ni de i uenti pare che drizzar &longs;i debbiano le dritture delle piazze, & i capi delle uie, per­che con tali ragioni, & compartimenti dalle habitationi, da i borghi, & dalle contrade &longs;arà e&longs;clu&longs;a la mole&longs;ta, & danno&longs;a &longs;orza de i uenti. Altrimenti quando le piazze &longs;aranno a dritto de i uenti di&longs;egnate, uenendo lo impeto & il &longs;offiare frequente dallo ampio, & libero &longs;pacio del Cielo, rin chiu&longs;o nelle bocche, & nelle entrate delle uie, & delle &longs;tra­de, andrà con piu forzeuole mouimento uagando: perilche le dritture de i borghi, & del­le ui cinanze deono e&longs;&longs;er riuo'te dalle regioni de i uenti, accioche peruenendo quelli a gli anguli delle I&longs;ole, & alle cantonate de i capi delle uie, &longs;iano rotti, & ribattuti &longs;iano di&longs;sipati.

Le co&longs;e dette da Vitr. con lo e&longs;&longs;empio di alcune figure &longs;ono dimo&longs;trate. nel&longs; una &longs;egnata III. è il modo di ritrouare la meridiana. A, è lo centro doue &longs;i pone lo &longs;tile, B, & C. &longs;ono i punti delle ombre dello stile, C. la ombra della quinta hora inanzi, & b. della quinta dapoi il mezo dì. D. è lo incrocciamento della &longs;esta fermata &longs;opra i punti, B. & c. dell'ombra. E F è la li­nea meridiana. La mede&longs;ima è nella figura IIII. douef K. è la &longs;e&longs;ta decima parte di tutto il circolo, & K i. la ottaua, come &longs;ono la h g. & la g m, & la L i. & la h n. & la no. & la o K. nel mezo delle quali &longs;ono i uenti, come &longs;i uede nella piant a &longs;opra po&longs;ta della città, doue la Croce &longs;egna il leuante, P. Ponente, O O&longs;tro, T. Tramontana, S. Sirocco, M. Mae&longs;tro, l'un G. Garbino, & l'altro Greco. & &longs;i uede come i uenti &longs;i rompeno ne gli anguli delli capi del­le uie. Euui la figura &longs;egnata. 1. con li trenta due uenti de nauiganti &longs;egnati a que&longs;to modo.

<19>. Leuante, Solanus.

P. Ponente, Fauonius, uel Zephirus.

T. Tramontana. Septentrio. Aparectias.O. O&longs;tro, Au&longs;ter.M. Mae&longs;tro. Caurus.L. Libecchio, o Garbino, Caurus, o Corus.

S. Sirocco, Eurus.

G. Grego, Aquilo,

1. Sirocco Leuante.

2. O&longs;tro Sirocco. Euro Au&longs;ter.3. O&longs;tro Garbino, Libanotus, uel Au&longs;tro affricus.

4. Ponente Garbino.

5. Ponente Mae&longs;tro.

6. Mae&longs;tro Tramontana.

7. Greco Tramontana.

8. Greco Leuante.

9. Tra Sirocco, & Sirocco Leuante. & co&longs;i ua &longs;eguendo come dimo&longs;tra la figura.

Ma &longs;or&longs;e quelli, che hanno piu nomi di uenti cono&longs;ciuto, prenderanno merauiglia, che io habbia detto, che &longs;olo otto uenti &longs;i ritruouano. Ma &longs;e auuertiranno tutto il cir­cuito della terra e&longs;&longs;ere &longs;tato da Erato&longs;tene Cireneo con Mathematiche ragioni, & uie ri­trouato per lo cor&longs;o del &longs;ole, & per le ombre dello &longs;tile equinottiali, dalla inclinatione del cielo e&longs;&longs;ere di &longs;tadi ducento & cinquanta due mila, che &longs;ono pa&longs;&longs;a 31500000. trentauna fiata mille migliaia & cinque cento &longs;iate mille, & di que&longs;te l'ottaua parte e&longs;&longs;er da un ucnto occupata, che è di pa&longs;si 3937500. non &longs;i doueriano merauigliare, &longs;e in tanto grande i&longs;pa­cio un uento uagando col ce&longs;&longs;are, & col ritorno farà uarie mutationi di &longs;o&longs;&longs;iare. Et però cerca l'O&longs;tro dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra è il uento detto Leuconotus, & il uento nomina to Altanus. d'intorno allo Affrico &longs;o&longs;&longs;ia il Libonoto, & quello, che &longs;i chiama Subue&longs;pe­rus; D'intorno à Fauonio &longs;pira l'Argc&longs;te, & a certi tempi le Ete&longs;ie. Da i lati del Cauro, &longs;ta il Circio, & il Coro. cerca il Settentrione, Thra&longs;ias, & Gallico. Dalla de&longs;tra, & dal­la &longs;ini&longs;tra dello Aquilone &longs;of&longs;ia Borea, & Supernate. D'intorno al Solano è Carbas, & a certi tempi le Ornithie, Ma dallo Euro, che tiene le parti di mezo da i lati &longs;tanno Cecias, & Vulturno.

In que&longs;to luogo Vitr. ri&longs;ponde a quello, che &longs;e gli potrebbe opponere cerca il numero de i uen­ti. potrebbe dire alcuno, o Vitr. tu hai numerati &longs;olamente otto uenti, ma dei &longs;apere, che ne &longs;ono molti altri cono&longs;ciuti, però non doueui affermare quanto hai detto. Ri&longs;ponde Vitr. che motto be ne può &longs;tar quello, che egli ha detto del numero de i uenti, & che anche &longs;iano cono&longs;ciuti altri uenti: Et la ragione è que&longs;ta. Perche non è da marauigliar&longs;i, &longs;e uno uento i&longs;te&longs;&longs;o uagando grandi&longs;&longs;i­mo &longs;pacio, col ce&longs;&longs;are, & col ritorno faccia diuer&longs;amente &longs;offiando molte uarietà, dalle quali &longs;i prendino diuer&longs;i nomi di uenti. Ma direbbe alcuno, & che &longs;pacio è co&longs;i grande, per lo quale il uen to ha da uagare? Ri&longs;ponde, quello e&longs;&longs;er l'ottaua parte di tutto il giro della terra, la quale è di mi­glia 3937. Prendendo adunque per lo grande &longs;patio qualche mutatione, ouero per la oppo&longs;itio­ne de i monti, ouero per l'altezza della terra, ouero per qualche altra cagione, non ci douemo marauigliare &longs;e da i lati de gli otto uenti altri ne &longs;ono &longs;tati collocati, come narra Vitr. fin'al nume ro di uentiquattro. Et come appare per la figura &longs;egnata. I. doue.

Dice Vitr. che Erato&longs;tene Cireneo che fu gran­di&longs;&longs;imo Mathematico, rilrouò con uie, & modi ragioneuoli tutto il giro, & circuito della terra, e&longs;&longs;ere &longs;tadi ducento cinquanta due mila, che &longs;o­no miglia trentaun mila, & cinquecento, perche otto &longs;tadi fanno un miglio, et &longs;ono pa&longs;&longs;a 31500000. perche mille pa&longs;&longs;i fanno un miglio, & il pa&longs;&longs;o è di cinque piedi. L'ottaua par te di tutto il circuito è di miglia 3937. che &longs;ono pa&longs;&longs;a 3937500. Et que&longs;to è lo &longs;patio grande, che Vitr. dice, nel quale per diuer&longs;e cagioni &longs;i puo far ma tatione de i uenti. Ma in che modo per lo cor&longs;o del &longs;ole, & per l'ombre dello &longs;tile equinottiale Erato&longs;tene ritroua&longs;&longs;e con ragioni mathematiche dalla inclinatione del cielo il circuito della terra, &longs;i dichiara dal Maurolico nella &longs;ua co&longs;­mografia, in que&longs;to modo. Erato&longs;tene. pre&longs;e due luoghi in Egitto Ale&longs;&longs;an­dria, & Siene, i quali due luoghi &longs;ono qua&longs;i &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o meridiano, & dallo &longs;patio, che è tra un luogo & l'altro, egli tra&longs;&longs;e tutta la circonferenza della ter­ra. Drizzò adunque lo &longs;tile, che Gnomone &longs;i chiama, in Ale&longs;&longs;andria, & nel me zo dì appunto quando il &longs;ole è nel principio di Cancro con&longs;ideraua due raggi&longs;o lari uno, che cadeua &longs;opra Siene à piombo, perche Stene è &longs;otto il tropico del Can cro; l'altro, che cadeua &longs;opra la punta dello &longs;tile drizzato in Ale&longs;&longs;andria, & gettaua l'ombra uer&longs;o Settentrione, percioche Ale&longs;&longs;andria è di qua dal Tropico detto: & per ragione dello &longs;tile all'om­bra trouò per uia Geometrica, che lo angulo compre&longs;o &longs;otto lo &longs;tile, & &longs;otto'l raggio &longs;olare, erala cinquante&longs;ima parte di quattro anguli dritti; & però e&longs;&longs;endo que&longs;to angulo eguale à quello, che nel centro della terra fa il raggio, che di&longs;cende per Siene, in&longs;ieme col gnomone, o &longs;tile d'Ale&longs; &longs;andria imaginato continuare fin'al centro della terra, imperoche e&longs;&longs;endo i raggi qua&longs;i paralleli, gli anguli erano corri&longs;pondenti & &longs;imili, era nece&longs;&longs;ario, che quello &longs;patio di circonferenza, che era da Siene ad Ale&longs;&longs;andria fu&longs;&longs;e la cinquante&longs;ima parte del tutto: & però mi&longs;urando quella par te con gran diligenza, & ritrouandola e&longs;&longs;ere di cinquemila &longs;tad, &longs;eguita, che tutta la circonferen za &longs;ia di 250000 &longs;tadi, che &longs;ono miglia trentaun mila ducento & cinquanta. & co&longs;i egli &longs;i po­trebbe acconciare & Vitruuio & Plinio. & &longs;e è diuer&longs;ità tra gli autori, pen&longs;o, che que­&longs;to uegna dalla diuer&longs;ità delle mi&longs;ure. La figura della dimo&longs;tratione di Erato&longs;tene è &longs;egnata. <19>

Sono ancora piu nomi, & fiati di uenti pre&longs;i da i luoghi di doue &longs;pirano, ouero da i &longs;iumi, o dalle procelle, che fanno, uenendo da i monti. oltra di que&longs;to &longs;ono le aure mattutine, che &longs;pira­no quando il &longs;ole &longs;i lieua da terra: perche il &longs;ole girando percuote l'humore dello aere, & nello alzar&longs;i con impeto &longs;cacciando tragge i fiati dello aere con lo &longs;pirito, che uiene auanti la lu­ce. i quali fiati &longs;e leuato il &longs;ole re&longs;tano, &longs;i raunano con le parti del uento Euro; & percio Eu ro dalle aure, delle quali egli &longs;i genera, da Greci è nominato, & il Dimane &longs;imilmente per le aure mattutine Aurion da i mede&longs;imi, è detto.

Aura è piu pre&longs;to &longs;pirito, che uento, & è detta dallo aere, perche lieue, & dolce è il moui­mento dello aere, la onde i poeti dicono, che le aure con lieui piume tracorreno lo aere.

Sono chi niegano Erato&longs;tene hauere potuto drittamente mi&longs;urare lo &longs;patio del mondo: ma &longs;ia la mi&longs;ura &longs;ua uera, o non uera, non puo la no&longs;tra &longs;crittura, non hauere la uera determinatione delle parti, dalle quali na&longs;ceno i uenti. ilche &longs;e co&longs;i è, poco mancherà, che cia&longs;cun uento non habbia la certa ragione della &longs;ua mi&longs;ura: ma poco piu, o poco me­no impeto.

Non uuole contendere Vitr. &longs;e Erato&longs;tene s'habbia portato bene, nel mi&longs;urare il mondo, per­cioche que&longs;to gli importa poco, nè egli uuole u&longs;cire de i termini dello Architetto. nè puo uariare la ragione di trouare i uenti la dubietà delle mi&longs;ure della terra: percioche &longs;e bene la mi&longs;ura è in­certa, &longs;ono però certi i uenti, & uengono da certe & determinate parti del cielo: però &longs;e altri hanno &longs;cemato, ouero accre&longs;ciuto il numero de gli &longs;tadi di Erato&longs;tene, que&longs;to fa poco al pre&longs;ente negotio. nè meno deue curare Vitr. &longs;e uno uento &longs;ia piu impetuo&longs;o dell'altro. I no&longs;tri per la eleua­tione del polo caminando per uno meridiano, col quadr ante hanno trouato, che ad uno grado di 360. che diuideno il detto meridiano, ri&longs;pondeno in terra miglia &longs;e&longs;&longs;anta Italiani, dal che &longs;i puo far conto quanto la terra uadi girando. Vitr piu chiaramente e&longs;pone la figura detta di &longs;opra, & dice.

Ma perche que&longs;te co&longs;e da noi breuemente e&longs;po&longs;te &longs;ono, mi è par&longs;o nell'ultimo del libro porre due figure dette da Greci &longs;chemata, una, che dimo&longs;tri d'onde uengono certi gli im­peti de i uenti; l'altra con che maniera le loro forze con diuer&longs;e dritture di borghi, & di piazze &longs;i po&longs;&longs;a &longs;chifare i noio&longs;i fiati de i uenti. Sia adunque in piano eguale il, centro doue è la lettera A. la e&longs;tremità dell'ombra fatta dallo &longs;tile inanzi al mezo dì doue è la lettera b. dal centro A. all'ombra b. allargata la &longs;e&longs;ta &longs;i faccia la linea circolare, & ripo&longs;to lo &longs;tile do ue era prima, a&longs;petti&longs;i tanto, che l'ombra &longs;i &longs;minui&longs;ca, & faccia di nuouo cre&longs;cendo l'om­bre dopo il mezo dì eguale all'ombra fatta inanzi, & tocchi la linea circolare doue &longs;i &longs;egne rà con la lettera. c. allhora dal &longs;egno B. al &longs;egno c. con la &longs;e&longs;ta &longs;i de&longs;criuerà in croce, doue è la lettera. d. dapoi per quello incrocciamento, doue è la lettera d. & per lo centro. A. &longs;ia tirata una linea alla e&longs;trema circonferenza, a i capi della quale &longs;aranno le lettere e. F. Que­&longs;ta linea &longs;arà dimo&longs;tratrice della parte meridiana, & della parte Settentrionale. dapoi egli &longs;i deue pigliare la &longs;e&longs;tadecima parte della linea circolare, & porre il centro della &longs;e&longs;ta nella linea metidiana, che tocca la circon&longs;erenza doue è la lettera. e. Et &longs;egnare dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, doue &longs;ono le lettere. g. h. & poi nella parte Settentrionale, &longs;i deue ponere il centro doue è la lettera F. & &longs;egnare dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, doue &longs;ono le lettere I. K. & dal g. al K. & dal h. allo L. &longs;i deono tirare le linee per lo centro, & co&longs;i quello &longs;pacio, che &longs;arà nel g. & K. &longs;arà lo &longs;patio del uento O&longs;tro, & della parte meridiana: & quello &longs;patio, che &longs;arà tra'l I. & K. &longs;arà lo &longs;patio del Settentrione. Le altre parti, che &longs;ono tre dalla de&longs;tra, & tre dalla &longs;ini&longs;tra, e&longs;&longs;er deono egualmente partite. quelle dell'oriente &longs;aranno, doue &longs;ono le lettere l. & m. & quelle del Ponente, doue &longs;ono le lettere n. & o. dapoi dallo m. all'o. & da l. al n. in croce &longs;i tireranno le linee: & in que&longs;to modo partiti &longs;aranno gli &longs;patij, de gli otto uenti, in tutto il giro di&longs;egnato. le quali co&longs;e, quando &longs;aranno in que­&longs;ta manicra de&longs;critte in cia&longs;cuno de gli anguli della figura d'otto faccie, &longs;e cominciaremo dal mezo dì: Tra lo Euro, & l'O&longs;tro, &longs;arà la lettera. g. tra l'O&longs;tro, & l'Affrico la h. trall'Affrico, & Fauonio. n. tra Fauonio, & Cauro. o. tra Cauro, & Settentrione K. tra Settentrione, & Aquilone I. tra A quilone, & Solano. L. tra Solano, & Euro. m. Et di&longs;po&longs;te in tal modo le predette co&longs;e, ponga&longs;i lo &longs;tile, o gnomone tra gli anguli della figura d'ot­to faccie, & in que&longs;ta maniera drizzate &longs;iano le piazze, & le otto diui&longs;ioni de i capi delle uie.

Le figure III. & IIII. di &longs;opra, dimo&longs;irano, quanto ha detto Vitruuio, benche le lettere &longs;iano trappo&longs;te. il re&longs;tante è facile. Parerà for&longs;e ad alcuno, che il trattare delle fortificationi &longs;ia co&longs;a da e&longs;&longs;er tenuta &longs;ecreta, come che a principi, & a Republiche &longs;olamente debbia e&longs;&longs;er manife&longs;ta: Oltra che io ho udito, che alcuni &longs;i dolgono che pale&longs;ando&longs;i il modo del fortificare, egli &longs;i uie­ne a giouare a molte genti fuori d'Italia, alle quali par loro, che &longs;i debbiano tenere le mani &longs;trette nello in&longs;egnare. A que&longs;ti io non ri&longs;pondo, perche da &longs;e &longs;te&longs;&longs;i uanno a ba&longs;&longs;o, come quelli, che e&longs;&longs;endo huomini, uogliono mancare dell'ufficio della humani­tà, & poi &longs;ono ingrati, perche hauendo imparato molte co&longs;e belle, dalle genti di di­uer&longs;i pae&longs;i, non uogliono u&longs;are que&longs;ta gratitudine di ricompen&longs;arle ne i bi&longs;ogni della &longs;alu­te loro: Oltra che non &longs;anno gli inuidio&longs;i, che gli e&longs;&longs;empi delle fortezze d'Italia po&longs;­&longs;ono ammae&longs;trare ogni buono intelletto &longs;enza altra &longs;crittura. A quelli, che lodano la &longs;e­cretezza direi, che quello, che appartiene alla &longs;alute de gli huomini, non &longs;i deue te­ner &longs;ecreto, & &longs;e pare a molti co&longs;a grande la inuentione delle machine horribili, che a &longs;trage del genere humano, &longs;ono &longs;tate ritrouate, & che il truouarne di nuouo &longs;ia meraui­glio&longs;o, & la fatica, & industria di fare quelli tormenti, non &longs;ia fuggita da molti: quanto piu ci douemo affaticare per la con&longs;eruatione: & &longs;e le offe&longs;e &longs;ono co&longs;i publiche, come potre­mo, o doueremo e&longs;&longs;er pigri a far pale&longs;i, & manife&longs;te le dife&longs;e? Ma in &longs;omma io dirò a tutti i riprenditori delle co&longs;e, que&longs;te poche parole, le quali &longs;iano dette per una fiata; che il giudica­re è operatione di una eccellenti&longs;&longs;ima uirtù, & come che difficil co&longs;a, & pericolo&longs;a &longs;ia ad ognu­no, a coloro ma&longs;&longs;imamente è dura, & pericolo&longs;a, i quali o non intendeno, o uengono con pro ponimento di bia&longs;imare piu pre&longs;to, che di giudicare: & guardando con gli occhi aperti al poco di male, &longs;ono ciechi al molto di bene che nelle opere di altri &longs;i truoua. Questa &longs;orte di gente (benche pare tra la moltitudine e&longs;&longs;er qualche co&longs;a) perche il riprendere ha in &longs;e una mo­&longs;tra d'eccellenza, & d'auantaggio: mentedimeno la uerità col tempo &longs;cuopre il difetto dello ani mo, & le opere loro il mancamento della &longs;cienza, & della buona uolontà. Alla peruer&longs;ità di que&longs;ti è &longs;ottopo&longs;to ognuno, che &longs;uol fare, o dare alcuna co&longs;a in publico, quantunque l'hab­biano data, o fatta con buona intentione. però io &longs;timo che molti prenderanno maggiore occa&longs;ione di bia&longs;imare quello, che io con ottimo pen&longs;amento ho propo&longs;to di publicare: impe roche il trattamento d'un Arte &longs;ola è &longs;ottopo&longs;ta al peruer&longs;o giudicio di quelli, che in quel­l'arte uogliono e&longs;&longs;er tenuti, o &longs;i &longs;timano, ouero &longs;ono periti, & intendenti: ma il trattare di quel la cognitione, che abbraccia molte, & diuer&longs;e &longs;cienze, & Arti, non puo fuggire il bia&longs;i­mo di molti, & diuer&longs;i periti, & artefici inuidio&longs;i. de i quali &longs;e in alcun tempo &longs;e n'è trouateabondanza a i dì no&longs;tri certamente ne &longs;ono in&longs;initi, & for&longs;e que&longs;to adiuiene, perche quan­to manca loro la i&longs;perienza, la indu&longs;tria, la dottrina, & lo e&longs;&longs;empio de i buoni, tanto &longs;o­prabonda, l'arroganza, l'auaritia, & li ignoranza loro. Io di que&longs;ti poco mi curerei, quan do io cono&longs;ce&longs;&longs;i, che non gli fu&longs;&longs;e pre&longs;tato orecchia: percioche nè di danno, nè di uergogna &longs;arebbono a chi s'affatica. Ma perche la co&longs;a procede altrimenti, & uolentieri &longs;i a&longs;colta, chi dice male, & i gu&longs;ti de gli huomini per lo piu &longs;ono gua&longs;ti, io e&longs;orto ognuno, che &longs;i piglia qualche bella impre&longs;a per giouar altrui, che non perdonino a fatica, per farė tali opere, che da &longs;e &longs;i difendino: & che prendendo &longs;eco la dife&longs;a dalla uerità con l'aiuto del tempo po&longs;&longs;ino conuincere di maluagità, & perfidia chi &longs;i oppone&longs;&longs;e al uero. Que&longs;to con&longs;iglio io mi &longs;ono sfor zato di prendere nello interpretare, & e&longs;ponere i pre&longs;enti uolumi dell'Architettura. & &longs;e be­ne le mie debili for ze non hanno potuto tanto, che l'opera &longs;ia riu&longs;cita a quella perfettione, che ella po&longs;&longs;i mantener&longs;i da &longs;c: nientedimeno io po&longs;&longs;o affermare con uerità, che nè maggior di­ligenza, nè piu indu&longs;tria, nè miglior uolontà ho potuto porui di quello, che ho po&longs;to. Io ho cer cato d'imparare da ognuno, ad ognuno, che mi ha giouato re&longs;to debitore d'infinite gratie: & come di&longs;pen&longs;atore de i beni riceuuti da altri mi rendo. Io ho giudicato maggior uergogna il non uoler imparare, che danno il non &longs;apere: ho fuggito la pompa di citare a nome gli auttori, de i quali mi &longs;ono &longs;eruito in questa fatico&longs;a impre&longs;a, & ho cercato non l'ampiezza della lingua, o la copia delle parole, ma la elettione, & la chiarezza delle co&longs;e. piu uolte io ho di­&longs;iderato & cercato di communicare le fatiche mie con alcuni, prima che ueni&longs;&longs;ero in lu­ce, & in commune inue&longs;tigare la uerità. accioche quello, che non puo fare un &longs;olo, fatto fu&longs;&longs;e da molti. ma que&longs;to, per alcuna cagione, che io bene non intendo, non mi è uenuto fatto. ne i di&longs;egni delle figure importanti io ho u&longs;ato l'opere di M. Andrea Palladio Vicentino Architetto, ilquale ha con incredibile profitto tra quanti io ho cono&longs;ciuto di ui&longs;ta, & per fama, per giudicio d'huomini eccellenti, acqui&longs;tato gran nome sì ne i &longs;ottili&longs;&longs;imi, & uaghi di&longs;egni delle piante, de gli alzati, & de i profili, come nello e&longs;eguire, & fare molti & &longs;uperbi edifi­cij, sì nella patria &longs;ua, come altroue & publici, & priuati, che contendono con gli antichi, danno lume a moderni, & daranno merauiglia a quelli che uerranno. Et quanto appartiene a Vitr. l'artificio de i Theatri, de i Tempij, delle Ba&longs;iliche, & di quelle co&longs;e, che hanno piu bel­le, & piu &longs;ecrete ragioni di compartimenti, tutte &longs;ono state da quello, con prontezza d'ani mo, & di mano e&longs;plicate, & &longs;eco con&longs;igliate, come quello che di tutta Italia ha &longs;cielto le piu belle maniere de gli antichi, & mi&longs;urate tutte l'opere, che &longs;i trouano. Nel re&longs;tante del la fatica mia il buon uolere puo coprire, o &longs;cu&longs;are qualche difetto, & inuitare amoreuolmen­te alla correttione ciuile chiunque fu&longs;&longs;e di&longs;idero&longs;o di giouare, come &longs;on io: il che attendo con quel di&longs;iderio, che io ho hauuto &longs;empre di far bene. Ma a&longs;&longs;ai habbiamo uagato: però è tem­po di ritornare a Vitruuio, & di credere che lo in&longs;egnare il modo del fortifioare è co&longs;a difficil­lima ri&longs;petto alla nuoua inuentione delle offe&longs;e, dalle quali come &longs;pe&longs;&longs;o detto hauemo, dipende la dife&longs;a: & però è degna co&longs;a trarne i precetti uniuer&longs;ali, in uirtu de i quali l'huomo può &longs;empre ritrouare nuoua forma di dife&longs;a.

Della elettione de i luoghi all'u&longs;o commune della Cit­tà. Cap. VII.

DIVISI i capi delle uie, & de&longs;critte le piazze, egli &longs;i deue far manife&longs;ta la elettione de i piani al commodo, & all'u&longs;o commune della Città per li &longs;acri Tempi, per lo Foro, & per gli altri luoghi communi. Se le mura &longs;aranno pre&longs;&longs;o il mare: elegger &longs;i deue il piano, doue &longs;i deue fare il Foro uicino al porto. &longs;e la Città &longs;arà fra terra, nel mezo. Ma per li &longs;acri Tempij di q uelli Dei, nella tutela de i quali &longs;pecialmente è po&longs;ta la terra, & a Gioue, & a Giunone, & a Minerua &longs;i danno i piani in luoghi alti&longs;simi, di doue &longs;i po&longs;&longs;a unitamente uedere gran di&longs;sima parte della città. Ma a Mercurio nel Foro, ouero, come anche ad I&longs;ide, & a Serapi, nel &longs;ondaco, o mercato. Ad Apolline & al padre Bacco, pre&longs;&longs;o al Theatro. Ad Hercole uicino al Circo. in que luoghi doue non &longs;aranno Gimna&longs;i, o Anfitheatri. A Marte fuori della Cíttà, & al campo. & a Venere al porto. & que&longs;to è &longs;tato ordinato da gli auri&longs;pici Etru&longs;chi, cioè, che a Venere, a Vulcano, & a Marte &longs;iano fatti i tempij fuori delle mura: accioche i piaceri di Venere non prendino piede nella città appre&longs;&longs;o la giouentù, & le madri di famiglia, & che dalla forza di Vulcano tratta fuori della città con religione, & &longs;acri&longs;icij, gli edi&longs;ici parino e&longs;&longs;er dal timore de gli incendij liberati. Ma la'diuinità di Marte e&longs;&longs;endo fuori della terra con&longs;ecrata, non &longs;arà la di&longs;&longs;en&longs;ione, che uiene all'arme tra li cittadini, ma con quella dife&longs;a da i nimici con&longs;eruerà quella da i pericoli delle battaglie. Similmente a Cerere &longs;i faranno i tempij fuori della città, in luoghi, doue non &longs;i uada, &longs;e non per nece&longs;sità, douendo&longs;i con religione, & con &longs;anti co&longs;tumi que&longs;to luogo con&longs;tantemente guardare. Al re&longs;tante de gli altri dei, bi&longs;ogna ritrouar i luoghi da fabricare, che &longs;iano conuenienti guardando &longs;empre alle maniere de i &longs;acrificij.

Tratta Vitruuio in que&longs;to capo, quanto appartiene alla uniuer&longs;al di&longs;po&longs;itione, di&longs;tributione, & decoro de i luoghi, con&longs;iderando il compartimento de i piani all'u&longs;o commune. Compar­timento in que&longs;to luogo io chiamo una ragioneuole diui&longs;ione del piano accompagnata dal deco­ro, dalla &longs;ufficienza delle parti, & dalla ri&longs;pondenza delle co&longs;e: &longs;i che a grandi &longs;oggetti, grandi edificij &longs;i facciano, & de i grandi edificij grandi &longs;iano i membri; perche la Citta è come una grandi&longs;&longs;ima ca&longs;a, come &longs;i puo dire, che la ca&longs;a &longs;ia una picciola città. Il &longs;auio Ar chitetto deue donare alcuna co&longs;a alla u&longs;anza de i pae&longs;i, non però deue egli errare, nè ab­bandonare la ragione: ma non la&longs;ciare la u&longs;anza, & tener&longs;i alla &longs;cienza; altrimem i la cat tiua u&longs;anza non è altro, che la uecchiezza del uitio: dal quale animo&longs;amente l'huomo &longs;i deue di&longs;co&longs;tare, & dar buono e&longs;empio a i &longs;ucce&longs;&longs;ori. La ragione adunque del Foro è che &longs;ia po&longs;to pre&longs;&longs;o al porto, &longs;e la città è uicina al mare: ouero nel mezo della città, &longs;e ella è fra terra: il Foro è luogo, doue &longs;i uendeno le co&longs;e, & doue &longs;i tiene ragione, è commodo a fore&longs;tie ri, & mercanti, che uengono di parti lontane e&longs;&longs;endo uicino al porto, quando la città è pro&longs;­&longs;ima al mare: ma nel mezo della città è commodo, perche il mezo è propinquo a tutte le par ti, & pre&longs;to prouede a i bi&longs;ogni, & però Vitruuio ha detto. In medio oppido. perche oppi­dum è detto dal dare aiuto, che in latino &longs;i dice dare opem; ouero perche iui &longs;i portano le ricchezze, che, opes, &longs;i chiamano. Il re&longs;to è facile.

Ma del modo del fabricare i tempij, & delle mi&longs;ure, & &longs;immetrie di quelle, nel ter zo, & nel quarto libro ne renderò le ragioni: percioche mi è piacciuto determinare prima della copia della materia, che &longs;i deue nelle fabriche preparare: & e&longs;ponere la forza & u&longs;o di quella, & poi trattare delle mi&longs;ure de gli edi&longs;icij, & gli ordini, & le manie­re partitamente di tutte le &longs;immetrie, & in cia&longs;cuno de i &longs;eguenti libri e&longs;plicare.

Et ragioneuolmente prima tratta della materia, & poi della forma: perche prima poco è da dire della materia, come co&longs;a che la natura ci porta, & molto della forma: & è giu&longs;to sbrigar&longs;ene pre&longs;to. Dapoi perche un'i&longs;te&longs;&longs;a materia &longs;erue a diue&longs;e forme, & maniere. & &longs;i­mile u&longs;anza tiene Ari&longs;totile, per commodità della dotrina, ne i libri de i principij naturali.

Fine del Primo Libro.

IL SECONDO LIBRODELL'AR CHIT ETTVRA DIM. VITRVVIO.

Proemio.

DINOCRATE Architetto con&longs;idato&longs;i ne i &longs;uoi pen&longs;ieri, & nella &longs;ua &longs;o=lertia, e&longs;lendo Ale&longs;&longs;andro &longs;ignore del mondo, &longs;i parti di Macedonia per andare allo e&longs;&longs;ercito, di&longs;idero&longs;o d'e&longs;&longs;ere dalla mae&longs;ta regia commendato. Co&longs;tui partendo&longs;i dalla patria, da i parenti, & da gli amici, ottenne lettere di fauore drizzate a i principali, & potenti della corte, accioche per me zo loro fu&longs;&longs;e piu facilmente introdotto. E&longs;&longs;endo adunque benigna­mente da quelli raccolto, chie&longs;e loro, che quanto prima lo conduce&longs;&longs;ero ad Ale&longs;&longs;andro. Quegli hauendoli prome&longs;&longs;o, erano alquanto tardi, a&longs;pettando il tempo commodo. Di­nocrate pen&longs;ando e&longs;&longs;ere sbeffato da quelli, a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o per aiuto ricor&longs;e. Era egli di gran­de &longs;tatura, di gratio&longs;o a&longs;petto, & di &longs;omma dignità, & bellezza. fidato&longs;i adunque di que&longs;te doti di natura, nell'albergo &longs;uo depo&longs;e le ue&longs;ti, & di oglio tutto'l corpo &longs;i un&longs;e, & &longs;i coprì la &longs;ini&longs;tra &longs;palla di pelle di Leone, coronato di fronde di poppio, & tenendo nella de&longs;tra la claua, &longs;e ne andò uer&longs;o il tribunale del Re, che teneua ragione. Hauen do la nouità del fatto riuolto a dietro già tutto il popolo; Ale&longs;&longs;andro lo uidde, & mera uigliando&longs;i commandò, che gli fu&longs;&longs;e dato luogo, accioche egli &longs;i face&longs;&longs;e innanzi, & di mandollo, chi fu&longs;&longs;e. Egli di&longs;&longs;e. Io &longs;on Dinocrate Architetto di Macedonia, che a te porto pen&longs;ieri, & forme degne della tua chiarezza: percioche io ho formato il monte Atho in figura d'una &longs;tatua uirile, nella cui &longs;ini&longs;tra io ho di&longs;egnato le mura d'una gran­di&longs;sima città, & nella de&longs;tra un ua&longs;o, che habbia a raccogliere l'acqua di tutti i fiumi, che &longs;ono in quel monte; accioche da quel ua&longs;o &longs;i &longs;pande&longs;&longs;ero nel mare. Dilettato&longs;i Ale&longs;&longs;andro della ragione della forma, &longs;ubito dimandò &longs;e d'intorno ui fu&longs;&longs;ero campi, che pote&longs;&longs;ero prouedere di grano al bi&longs;ogno di quella città. Hauendo ritrouato, che non u'era altra uia, che quella d'oltra mare; Di&longs;&longs;e. Io con attentione guardo al componi­mento di co&longs;i bella forma, & di e&longs;&longs;a mi diletto: ma io con&longs;idero, che &longs;e alcuno uorrà an dare in quel luogo ad habitare, non &longs;ia bia&longs;imato per poco giudicio. perche &longs;i come il fanciullo già na&longs;ciuto, non &longs;i puo &longs;enza il latte della nutrice alleuare, nè cre&longs;cere; co fi la città &longs;enza po&longs;&longs;e&longs;sioni, o frutti, che ui &longs;iano portati non puo &longs;o&longs;tentar&longs;i, nè mante­ner&longs;i cre&longs;cendo &longs;enza copia di uettouaglia, nè e&longs;&longs;er frequentata, nè &longs;i puo il populo &longs;en=za abondanza di uiuere con&longs;eruare. per il che (&longs;i come io &longs;timo) che &longs;i bel di&longs;egno me rita lode, co&longs;i giudico douere e&longs;&longs;ere bia&longs;imato il luogo. Ma ben uoglio, che tu &longs;tia me co: percioche io intendo di u&longs;ar l'opera tua. Dall hora in poi Dinocrate non &longs;i &longs;co&longs;tò mai dal Re: & in Egitto lo &longs;eguitò. Hauendo iui ueduto Ale&longs;&longs;andro il porto per natura &longs;icuro: lo egregio mercato, i campi d'intorno all'Egitto abondanti di grano, & le mol te commodità del gran fiume del Nilo; commandò, che iui dal &longs;uo nome Ale&longs;&longs;andria &longs;i fabrica&longs;&longs;e. Et per que&longs;to Dinocrate dalla bellezza, & gratia del &longs;uo a&longs;petto, & gran dezza del corpo, a quella nobiltà, & chiarezza peruenne. Ma a me o Imperatore la na tura non ha dato la grandezza della per&longs;ona, & la età mi ha deformata la faccia, la infer­mità leuato le forze; la doue e&longs;&longs;endo io di tali pre&longs;idij abbandonato, &longs;pero per mezo del la &longs;cienza, & de gli &longs;critti a qualche grado di commendatione, & gloria peruenire. Ha-uendo adunque io nel primo libro &longs;critto dell'ufficio dello Architetto, & de i termini della Architettura, & appre&longs;&longs;o dellc mura, & delle diui&longs;ioni de i piani, che &longs;ono dentio le mura, & &longs;eguitando l'ordine de i &longs;acri Tempij, & de i publici edificij, & anche de i priuati, con quai mi&longs;ure, & proportioni &longs;i deono fare: io non ho pen&longs;ato di porre que&longs;te co&longs;e prima, che io ragiona&longs;si della copia della materia, della quale &longs;i fanno le fabriche, & con c he ragione, & che forza ella habbia nell'u&longs;o, & con che principij la natura delle co&longs;e &longs;ia compo&longs;ta. Ma prima che io dia principio ad c&longs;plicare le co&longs;e naturali, io ragionerò delle ragioni del fabricare doue hanno hauuto origine, & come per inuenti one cre&longs;ciu­te &longs;ono partitamente dirò, & &longs;eguitando e&longs;ponerò gli ingre&longs;si dell'antica natura, & di quelli, che con gli &longs;critti, & regole dedicorono il principio del con&longs;ortio humano, & le belle, & fondate inuentioni, & però, come da quelli io &longs;on ammae&longs;trato, dimo&longs;trerò.

Tratta Vitr. nel &longs;econdo libro della materia nece&longs;&longs;aria al fabricare, come &longs;i &longs;cielga, & co­no&longs;ca, & ci dimo&longs;tra il modo di metterla in&longs;ieme. propone artificio&longs;amente il proemio. percio­che hauendo nel primo libro ragionato ne i quattro ultimi capi di molte co&longs;e pertinenti alla elet­tione de i luoghi per fabricar la città; & hauendo trattato delle muraglie, & dife&longs;e, del com­partimento de i piani, sì per i&longs;chifare i uenti danno&longs;i, come per di&longs;tribuire ogni luogo con gra­tia, & decoro: & uolendoci dare un &longs;egnalato precetto, o con&longs;eruarlo nella no&longs;tra memoria, ( benche pare, che lo dica ad altro fine ) ci dimo&longs;tra con notabile e&longs;&longs;empio, che &longs;opra tutte le co&longs;e douemo con&longs;iderarc di fabricar in luogo, che ci dia da uiuere, & &longs;oppli&longs;ca alle nece&longs;&longs;ità de i Cittadini. perche niuno &longs;i mouerebbe per habitare in luogo, doue &longs;i mori&longs;&longs;e di fame. come &longs;i uede per lo contrario, che per l'abondanza delle co&longs;e i luoghi&longs;ono frequentati. Legge&longs;i nel li­bro delle co&longs;e merauiglio&longs;e del mondo a&longs;critto ad Ari&longs;totele, che imercanti Cartagine&longs;i, naui­gando fuori dello &longs;tretto per molte giornate ritrouorono un'I&longs;ola non piu per lo adietro &longs;coperta, che era &longs;olo da fiere habitata, ma piena di alberi di merauiglio&longs;a grandezza, & di grandi&longs;&longs;imi fiumi, fertile, & abondante di cio che puo na&longs;cere, lontana molto dalla terra dell' Africa. Quiui trouando&longs;i aere temperati&longs;&longs;imo, & per i&longs;perienza copia di tutti i frutti della terra, comin­ciauano le gente di abbandonare la propria città, & andare ad habitar quei luoghi. per laqual co&longs;a i Cartagine&longs;i furono con&longs;tretti a fare uno editto, che &longs;otto pena capitale niuno piu naui­ga&longs;&longs;e per quelle parti, che for&longs;e erano quelle, che a giorni no&longs;tri &longs;ono &longs;tate &longs;coperte uer&longs;o Po­nente. Et però uedendo Vitr. la importanza del uiuere, ha uoluto di nuouo &longs;arci auuertiti, nel proemio, come in luogo notabile, & che prima uegni nella con&longs;ideratione de i lettori. { Dino­crate Architetto. } Legge&longs;i, Chirocrate, co&longs;i appre&longs;&longs;o Strabone, come appre&longs;&longs;o Eliano. Ma i te&longs;ti di Vitr. hanno, Dinocrate, del quale ne fa mentione Xenofonte, s'io non m'inganno.{ Pen&longs;amenti, & nella &longs;ua &longs;olertia, } Ha detto Vitru. nel &longs;econdo Capo del primo libro. che le idee della di&longs;po&longs;itione, na&longs;ceno da pen&longs;amento, & da inuentione: però qui dimo&longs;tra Dinocra­te hauere hauuto Di&longs;po&longs;itione, come anche di &longs;otto mo&longs;tra lo i&longs;te&longs;&longs;o, quando dice ad Ale&longs;&longs;andro.Io &longs;ono Dinocrate Architetto di Macedonia, ilquale a te porto pen&longs;ieri, & forme degne della tua chiarezza. perche dicendo, { Pen&longs;ieri, & forme } uuol dire Fabrica, & di&longs;cor&longs;o, la co&longs;a &longs;ignificata, & quella che &longs;ignifica; l'opera, & la ragione: dalle quali co&longs;e na&longs;ce la Ar­chitettura. { Io ho formato il Monte Atho in forma di&longs;tatua uirile, } uoleua Dinocrate rap­pre&longs;entare la figura di Ale&longs;&longs;andro ( come &longs;i legge ) & dalla de&longs;tra cauare uno capaci&longs;&longs;imo alueo da riceuer tutte le acque del monte Atho alti&longs;&longs;imo tra la Macedonia, & la Thracia: & nella &longs;ini&longs;tra uoleua fabricare una città capace di dieci mila huomini. Bella, & &longs;ottile inuentione, &longs;e co&longs;i egli haue&longs;&longs;e con&longs;iderato di dar da uiuere alla &longs;ua città, come egli le haueua proui&longs;to del bere delle acque. Però di nuouo dico, che bi&longs;ogna fare le città in luoghi commodi, & oppor­tuni. & di que&longs;ta lode meritamente deue e&longs;&longs;er commendata la città di Vinetia, alla quale ri&longs;pon­deno tanti fiumi, tante entrate, & tante commodità, che pare che tutto il mondo &longs;ia obligato a notrirla, & adornarla: & &longs;i puo dire, che &longs;i come la notrice del fanciullo prende il cibo al-troue, della &longs;o&longs;tanza del quale ella ne fa poi il latte da nodrirlo, co&longs;i Vinetia riceua da ogni parte il &longs;uo nutrimento per &longs;o&longs;tentare il re&longs;to dello &longs;tato &longs;uo. & in uero pare, che la natura s'habbia ri&longs;eruati alcuni luoghi, che per rari&longs;&longs;imi accidenti po&longs;&longs;ono re&longs;tare dishabitati; & que&longs;to per la conimodit à del &longs;ito. come Roma, Con&longs;tantinopoli, Pariggi, & molti altri luoghi, che &longs;empre &longs;ono stati celebrati, & frequentati per le &longs;opra det te ragioni.

Della uita de gli antichihuomini, & de i principij del uiuer humano, & delle ca&longs;e, et accre­&longs;cimenti di quelle. Cap. I.

GLI huomini per antica u&longs;anza come &longs;iere nelle &longs;elue, & nelle &longs;pilonche, & tra li bo&longs;chi na&longs;ceuano, & di agre&longs;te cibo pa&longs;cendo&longs;i menauano la lor uita. in quel tanto da i uenti, & dalle fortune furono gli &longs;pe&longs;si alberi agitati, & com­mo&longs;si, & &longs;tropicciando&longs;i in&longs;ieme i rami, mandorono fuori il fuoco, perche i uicini dalla gran fiamma sbigottiti, &longs;i mi&longs;ero in fuga. ce&longs;&longs;ata la fiamma, & hor que&longs;to hor quello auuicinando&longs;i al fuoco, è ritrouandolo e&longs;&longs;er di molta commodità a i corpi, ag­giugnendoli legna mentre che mancaua, & con&longs;eruandolo, gli conduceuano de gli altri, & accennando&longs;i fra loro dimo&longs;trauano la utilità, che di ciò ne ueniua. in quel concor&longs;o d'huomini e&longs;&longs;endo le uoci diuer&longs;amente dallo &longs;pirito fuori mandate, per la quottidiana conuer&longs;atione fecero, come lor fatto ueniua, i uocaboli delle co&longs;e. Dapoi &longs;ignificando­le piu &longs;pe&longs;&longs;o, & in u&longs;o ponendole, per quello auuenimento cominciorono a parlare, & a quel modo tra loro fabricorono i ragionamenti. E&longs;&longs;endo adunque per la inuentione del fuoco da prima uenuto il conuer&longs;are, & il uiuere in&longs;ieme, & conuenendo molti in uno i&longs;te&longs;&longs;o luogo, hauendo anche dalla natura, che non chinati, come gli altri animali, ma dritti camina&longs;&longs;ero, & la magnificenza del mondo, & delle &longs;telle riguarda&longs;&longs;ero: & trattan­do ( come piaceua loro ) con le dita facilmente ogni co&longs;a, alcuni di quella moltitudine cominciorono a fare i coperti di fronde, altri a cauar le &longs;pilonche di &longs;otto a monti: & altri imitando i nidi delle rondini edificauano di loto, & di uirgulti per fare luoghi da ridur&longs;i al coperto. Allhora molti o&longs;&longs;eruando i coperti fatti da gli altri, & aggiugnendo a loro pen&longs;ieri co&longs;e nuoue, faceuano di giorno in giorno piu bella maniera di ca&longs;e. Et e&longs;&longs;endo gli huomini di natura docile, & che facilmente imitar poteua, gloriando&longs;i ogni giorno piu delle proprie inuentioni, altri ad altri dimo&longs;trauano gli effetti de gli edificij, & co&longs;i per le concorrenze e&longs;&longs;ercitando gli ingegni, alla giornata &longs;i faceuano piu giudicio&longs;i. & & prima alzate le forcelle, & trapo&longs;ti i uirgulti con loto te&longs;&longs;euano i pareti, altri i ce&longs;pu­gli poi, & le zoppe di loto a&longs;ciugando faceuano i pareti commettendogli con legnami, & per i&longs;chifare le pioggie, le g randini, & i caldi le copriuano di canne, & di frondi. Dapoi perche i tetti per le tempe&longs;te del uerno non potcuano reggere alle pioggie, facendo i colmi, & &longs;opraponendoui il loto col fare i tetti pendenti conduceuano le grondi, & i cadimenti dell'acque.

Fin qui Vitr. ha narrato artificio&longs;amente a poco a poco per ordine il principio del fabricare, il mezo, & il fine, quanto poteua ba&longs;tare alla humana nece&longs;&longs;ità; dico artificio&longs;amente, & per ordine, perche prima ha detto la cagione, che con&longs;trin&longs;e gli huomini a &longs;tare in&longs;ieme, che fu il co­no&longs;cere l'utilità, che dal fuoco procedeua, il ca&longs;o dimo&longs;trò l'utilità. Que&longs;ta con&longs;trin&longs;e gli huo­mini ad unir&longs;i. dalla unione nacque la fauella, nacque la cognitione del poter&longs;i operare con le ma­ni, & l'operare, dal che nacque la concorrenza di auanzar l'un l'altro nella inuentione de gli edificij. Onde a poco a poco uenne lo artificio, nato ( come dicemmo nel primo libro nel proe-mio ) dalla i&longs;perienza, fondata nella natura delle co&longs;e. Ma perche alcuno potrebbe negare; che tale &longs;ia &longs;tato lo ingre&longs;&longs;o dell' antica natura; Ri&longs;ponde Vitr. & dice.

Ma che que&longs;te co&longs;e da que principij, che detto hauemo, &longs;iano &longs;tate ordinate, in que­&longs;to modo &longs;i puo cono&longs;cere. percioche fin al di d'hoggi dalle nationi e&longs;terne &longs;i fanno gli edificij, come in Francia, in Hi&longs;pagna, in Lu&longs;itania, in Aquitania, di que&longs;te co&longs;e, come di tauole di rouere, ouero con paglic, & &longs;trame. Appre&longs;&longs;o la natione de Colchi nel Ponto per l'abondanza delle &longs;elue &longs;i fanno gli edificij con alberi perpetui i&longs;pianati dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra po&longs;ti in terra la&longs;ciatoui tra quelli tanto &longs;pacio, quanto ricerca la lunghezza de gli alberi, ma di &longs;opra nelle e&longs;treme parti di quelli pongono altri trauer&longs;i, i quali d'intor­no chiudeno lo &longs;pacio dell'habitatione, & allhora dapoi le &longs;oprapo&longs;te traui dalle quat tro parti legando, & &longs;trignendo gli anguli, & in que&longs;ta manicra facendo i pareti d'alberi, a piomho di quelle di &longs;otto, inalzano le Torri, & quelli &longs;pacij, che per la gro&longs;&longs;ezza della materia &longs;ono trala&longs;ciati, otturano con loto, & &longs;cheggie, & anche ritagliando i tetti dalle cantonate tramezano con legni trauer&longs;ati di grado in grado, ra&longs;tremandogli; & in que&longs;to modo, al mezo delle quattro parti leuano le piramidi, lequali, & di frondi, & di loto co­prendo all'u&longs;anza de barbari fanno i colmi te&longs;tuginati.

Pare a Vitr. grande argomento a prouare l'origine delle fabriche la u&longs;anza delle genti efter­ne. & in uero è ragioneuole, che doue non è peruenuta la bellezza, & la grandezza dell'arte, &longs;i ueda il modo naturale, & &longs;iritegna quello, che è &longs;tato dalla natura, a i primi huomini dimo­strato, perche egli &longs;i puo dire, che ogni arte habbia la &longs;ua pueritia, la &longs;ua adole&longs;centia, il fior della età, & la maturità; come l'Architettura, che ne i primi &longs;ecoli hebbe i &longs;uoi &longs;gro&longs;&longs;amenti, crebbe in A&longs;ia, ottenne in Grecia il &longs;uo uigore, & finalmente in Italia con&longs;egui perfetta, & ma­tura dignità. Da principio adunque è ragioneuole di credere, che ella haue&longs;&longs;e quella origine, che la nece&longs;&longs;ità dimc&longs;trò primier amente all'humana generatione, come &longs;i ha a di no&longs;tri e&longs;&longs;ere nel­l'I&longs;ola Spagnola, & nelle parti del mondo &longs;coperte da i moderni, che le &longs;tanze, & le habita­tioni &longs;ono fatte di alberi, te&longs;&longs;uti di canne, coperti di paglie, ma di modo, che egli &longs;i ha in con&longs;ide­ratione la dignità de gli habitanti, dando&longs;i piu grandi & piu belle, & piu commode habitationi­a quelli, che fra quelle genti ottengono grado maggiore. Que&longs;to &longs;i dice, che i no&longs;tri banno ri­trouato nel &longs;opra detto modo. Ma poi che piu perite genti, & piu ingenio&longs;e banno cominciato a praticare in que luoghi, piu bella, & piu artificio&longs;a maniera di fabricare è stata introdotta. Lauorando i legnami, & facendogli molti ornamenti, che non haueuano prima, & co&longs;i di gior­no in giorno aumenteranno gli artificij, & le inuentioni delle co&longs;e, dome&longs;ticando il pae&longs;e per l'hu­mana conuer&longs;atione. Buono adunque è l'argomento di Vitruuio, &longs;e bene eglinon dice&longs;&longs;e a pun­to il uero di quel fuoco acce&longs;o da gli alberi agitati da i uenti, non &longs;apendo egli la i&longs;toria della crea­tione, & della origine del mondo. Ma chi pon mente alle parole di Vitru. ritruouerà nel pre&longs;en­te di&longs;cor&longs;o un'ordine merauiglio&longs;o: perche prima ha ritruouato quanto puo la neceßità, & la natura, dicendo la cagione, che costrin&longs;e gli huomini ad habitar in&longs;ieme, da poi ba dimostra­to quanto puo la i&longs;perienza, & la con&longs;uetudine, dicendo quello, che molte genti acco&longs;tumano di fare, per accommodar&longs;i, & di&longs;ender&longs;i da i contrarij, con diuer&longs;e maniere di habitationi &longs;econ­do l'u&longs;o de i luoghi, & delle co&longs;e. & finalmeute dirà, quanto ha potuto l'Arte cerca le regola­te inuentioni, & gli ornamenti, & pompa del fabricare. come anche al primo Capo del decimo libro, Vitru. conferma dicendo, che quelle co&longs;e, che gli huomini auuertirono e&longs;&longs;er buone all'u&longs;o, tentarono anche con i&longs;tudio di arte, & di ordinationi per uia di dottrina. Et qui &longs;i uederà co­me la natura humana tutta uia auanzando &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, digiorno in giorno dal nece&longs;&longs;ario al commo­do, & dal commodo all'honoreuole peruiene. Bella, & degna co&longs;a è di con&longs;iderare, come l'Ar­te &longs;i fonda &longs;opra la natura, non mutando quello, che è per natura, ma facendolo piu perfetto, & adorno. come nel pre&longs;ente capo Vitruuio chiaramente ci mo&longs;tra per diuer&longs;i e&longs;&longs;empi non &longs;olamen­te la origine del fabricare, ma i modi, & le maniere naturali, che poi&longs;ono &longs;tate pigliate dal-l'Arte a perfetcione delle co&longs;e, come &longs;ono i tetti pendenti, i colmi, le uolte, le colonne, & ilo­ro ornamenti & altre co&longs;e, che &longs;ono &longs;tate dalla natural neceßità alla certezza dell'Arte, per humana &longs;olertia traportate. Seguita adunque.

Ma i Frigij, i quali habitano le campagne per la inopia de bo&longs;chi hauendo bi&longs;ogno di &longs;egna, eleggeno alcune parti piu eleuate del terreno, & cauandole nel mezo, & uotando­le, & facendo i &longs;entieri allargano gli &longs;pacij, quanto cape la quantità, & grandezza del luogo: ma poi di&longs;opra legando in&longs;ieme molti fu&longs;ti fanno i colmi de i tetti piramidali, & coprendo quelli con canne & paglie inalzano &longs;opra le &longs;tanze grandi&longs;simi grumi di terra: & a que&longs;to modo fæono con la ragione de i tetti l'inuernate caldi&longs;sime, & l'c&longs;tati fre&longs;chi&longs;­&longs;ime. Altri di palu&longs;tre alica ricuopreno i loro tuguri. Et anche appre&longs;&longs;o altre nationi, & in alcuni luoghi &longs;imilmente in que&longs;ta maniera &longs;i fanno le ca&longs;e. Ne meno in Mar&longs;iglia &longs;i puo uedere, che i tetti &longs;ono fatti &longs;enza tegole, ma &longs;olamente ui è &longs;oprapo&longs;ta la terra con le paglie. In Athene anche per e&longs;&longs;empio di antichità nell' Arcopago fin'a no&longs;tri giorni &longs;i uede il tetto di lottole. & nel Campidoglio nella &longs;acra rocca la ca&longs;a di Romulo ci puo fa­re auuertiti de gli antichi co&longs;tumi, per e&longs;&longs;er coperta di paglie, & di fieno. & co&longs;i per tali &longs;egni potemo di&longs;correre &longs;opra la inuentione de gli antichi edificij, che tali fu&longs;&longs;ero come detto hauemo.

Vitru. ha finito la proposta argomentatione, & con molti e&longs;&longs;empi ci ha confermati nella cre­denza dell'antico, & nece&longs;&longs;ario modo del fabricare, & qua&longs;i ci ha indotto a credere, che la in­uentione del con&longs;ortio humano &longs;iastata, &longs;econdo che egli ha detto. hora ci uuole fare accorti di quanto l'u&longs;o, & la i&longs;perienza, dapoi l'Arte ci ha dimo&longs;trato, & dice.

Ma hauendo gli huomini con l'operare ogni giorno fatto le mani piu pronte, & piu de­&longs;tre al fabricare, & per la continua e&longs;&longs;ercitatione de gli ingegni loro e&longs;&longs;endo con &longs;olertia peruenuti all'Arti, ne &longs;eguì, che aggiunta a gli animi loro la indu&longs;tria fece, che chi tra quel­&longs;i fu&longs;&longs;ero piu &longs;tudio&longs;i, & diligenti, faceuano profe&longs;sione di e&longs;&longs;er fabbri.

Fabbro latinamente è nominato ogni artefice. dice&longs;i in Greco Tecton, d'onde è deriuato il no­me di Architetto, come s'è detto nel primo libro. Et qui &longs;i puo uedere come non &longs;olamente le co&longs;e alla Architettura pertinenti habbiano hauuto principio, ma anche i uocaboli delle co&longs;e. pe­rò non la&longs;ciando Vitru. alcuna co&longs;a, prudentemente rende perfetto l'auditore. Fabbri adunque &longs;i chiamauano i piu &longs;tudio&longs;i, & diligenti operatori, perche alla natura, allo e&longs;&longs;ercitio, alla &longs;o­lertia aggiugneuano la indu&longs;tria, la quale non è altro, che un di&longs;iderio di affaticar&longs;i ridotto al­l'opera con diligenza, & e&longs;&longs;ercitio dello ingegno, & auantaggio dell'Arte per con&longs;eguire la perfettione. conchiude Vitru. & dice.

Quando adunque da principio que&longs;te co&longs;e &longs;tate &longs;iano in que&longs;to modo ordinate, & la natura non pure di &longs;entimenti habbia gli huomini, come gli altri animali adornati, ma ancora di con&longs;ideratione, & di con&longs;iglio armato lo intelletto, &longs;ottomettendo al poter lo­ro gli altri animali, quelli di grado in grado alle altre Arti & di&longs;cipline peruenendo, u&longs;ci­ti dal fabricare, dalla uita ferigna, & &longs;ilue&longs;tre, alla man&longs;ueta, & humana &longs;i condu&longs;&longs;ero: d'indi animo&longs;amente ammae&longs;trando&longs;i, & piu oltre guardando con maggiori pen&longs;amenti na&longs;ciuti dalla uarietà delle Arti, non piu ca&longs;e humili, & ba&longs;&longs;e, ma grandi habitationi fon­date, & di pareti fatti di mattoni, & di pietre, & di legnami compo&longs;te, & di tegole co= perte cominciorno a fabricare. Dapoi cre&longs;cendo in uarie o&longs;&longs;eruationi di &longs;tudi con giudi­cio&longs;o di&longs;cor&longs;o da mcerte a certe ragioni di mi&longs;ure condu&longs;&longs;ero inanzi la co&longs;a, & d'indi au= uertendo che la natura largamente produceua le legna, & porgeua loro abondante copia di fabricare cominciorno a nodrirla, & a coltiuarla, & cre&longs;ciuta poi con artificij ornar­la all'u&longs;o diletteuole, & eleganza della uita. & però io &longs;on per dire di quelle, co&longs;e le qua­li commode, & buone &longs;ono ne gli edificij, dimo&longs;trando ( come io potrò ) le qualità, & uirtù di quelle.

Vitr. ci ha condotti a poco a poco a ritrouar la materia, & l'abondanza delle co&longs;e, che uanno nel fabricare, & qua&longs;i ci ha fatto na&longs;cere dinanzi a gli occhi una co&longs;a dall'altra con uno cui­dente &longs;ucce&longs;&longs;o, & accre&longs;cimento dell' Arte. & &longs;i ha eletto non tutte le maniere del fabricare, perche le fabriche fatte dalle genti roze, o fatte per nece&longs;&longs;ità &longs;ono d'infinite &longs;orti, & lo infinito non cape &longs;otto la dottrina de i precetti: ma uuole trattar di quelle, che dalla ciuile u&longs;anza, & per commodo, & per bellezza &longs;ono degne di e&longs;&longs;er con&longs;iderate, et inte&longs;e.

Ma &longs;e alcuno uorrà di&longs;putare dell'ordine di que&longs;to libro pen&longs;ando, che egli debbia e&longs;­&longs;ere prepo&longs;to a tutti gli altri: accioche egli non pen&longs;i, che io habbia errato, ne dirò la ra­gione. Scriuendo io il corpo dell' Archittetura, io ho pen&longs;ato di e&longs;ponere nel primo libro di che ammae&longs;tramenti, & di&longs;cipline debbia e&longs;&longs;er ornata, & con certi termini pre&longs;inire le &longs;ue maniere, & dire da che ella fu&longs;&longs;e na&longs;ciuta, & co&longs;i quello, che fu&longs;&longs;e allo Architetto nece&longs;&longs;ario iui io dimo&longs;trai. & però nel primo libro io ho detto dell'officio dell' Arte; nel pre&longs;ente io di&longs;puterò delle co&longs;e naturali della materia, che u&longs;o elle habbiano nel fabricare, perche il pre&longs;ente libro non dichiara onde na&longs;ce l'Architettura, ma d'onde &longs;ono nate & con quali ragioni nodrite, & peruenute di grado in grado a que&longs;ta determinatione, & pe­rò in que&longs;to modo al luogo, & ordine &longs;uo po&longs;ta &longs;arà la compo&longs;itione di que&longs;to uolume.

Come chi fabrica è tenuto rendere la ragione dell' ordine, che egli tiene, co&longs;i chi compone un' opera, & in&longs;egna un'arte, è obligato a dire perche prima, & perche poi habbia po&longs;to le co­&longs;e in quell' arte contenute, per acquetar glianimi di chi fa fare le fabriche. però Vitr. con grande humanità rende conto dell' ordine del pre&longs;ente libro. Et la ragione &longs;ua in uirtù è que&longs;ta. Non è conueniente trattare di alcuna co&longs;a partitamente contenuta in un' Arte, prima, che egli &longs;i tratti de i principij di quell' Arte. percioche niuno effetto è prima della cau&longs;a &longs;ua. Se io adunque ( puo dir Vitr. ) trattato haue&longs;&longs;i prima della materia, che è trattatione particólare di que&longs;t' arte, & non de i principij di tutta l'arte, io non hauerei u&longs;ato l'ordine, che &longs;i conuiene. Il fine dello Architet to non ci &longs;arebbe &longs;tato manife&longs;to, co&longs;a &longs;ommamente nece&longs;&longs;aria, perche la cognitione del fine prece de ogni operatione. Dapoi l'ufficio dello Architetto &longs;arebbe &longs;tato a&longs;co&longs;o; i precetti dell'arte la­&longs;ciate; La confu&longs;ione ci hauerebbe impedito il uero intendimento. Meritamente adunque le co&longs;e dette nel primo libro doueuano precedere a tutte le altre. Ma perche il &longs;econdo libro contener debbia il trattamento della materia, &longs;imilmente è manife&longs;to. perche la materia, è principio non dell' Architettura, perche l'Architettura non è fatta di legno, nè di pietra, ma delle co&longs;e, che &longs;o no dall' Arti formate, & fabricate. & è principio, & &longs;oggetto, nel quale &longs;i e&longs;prime quello, che è nella mente dello Artefice, cioè l'ordine, la di&longs;po&longs;itione, la di&longs;tributione, la &longs;immetria, la gra tia, & il decoro, & in &longs;omma, il perche, la ragione, il di&longs;cor&longs;o, la co&longs;a &longs;igni&longs;icante, come nel primo libro &longs;i dimo&longs;tra. Edunque al luogo &longs;uo il trattamento della materia. Et &longs;i come nel primo li­bro s'è detto dell' origine dell' Arte, co&longs;i nel &longs;econdo &longs;i tratta dell' origine del fabricare.

Hora io tornerò al propo&longs;ito, & dirò delle copie atte ad e&longs;&longs;er po&longs;te in opera in che mo­do &longs;iano compo&longs;te dalla natura, ( come &longs;ono i legnami, le pietre & altre co&longs;e ) & con che me&longs;colanze, & principij &longs;iano i loro componimenti temperati, accio non o&longs;cu­re, ma chiare &longs;iano a chi legge e&longs;ponerò con ragione. perche niuna &longs;orte di materia, nè corpo è, nè co&longs;a alcuna, che &longs;enza la unione di que principij, po&longs;&longs;a uenire in luce, nè e&longs;­&longs;er allo intendimento &longs;ottopo&longs;ta, nè altramente la natura delle co&longs;e puo hauere le &longs;ode, & uere dichiarationi da i precetti de Filo&longs;ofi naturali, &longs;e prima non &longs;ono dimo&longs;trate le cau&longs;e, che in quelle &longs;i trouano, & con &longs;ottili&longs;sime ragioni inue&longs;tigate in che modo, & perche co­&longs;i &longs;iano.

Il &longs;apere con&longs;i&longs;te nella cognitione delle cau&longs;e, & de i principij, & perche niuna co&longs;a &longs;i troua al &longs;en&longs;o &longs;ottopo&longs;ta, che compo&longs;ta non &longs;ia per la me&longs;colanza de i &longs;uoi principij, & le co&longs;e s'inten­deno, come &longs;ono, però è nece&longs;&longs;ario trattare de i principij. perche que&longs;ta cognitione ci dar à d'in­tendere qual materia &longs;ia buona per una co&longs;a, & quale per un'altra. perche altra natura il Roue-re, altra l'abete, altra il larice. & altro effetto &longs;a il marmo, altro il tofo, altro il &longs;a&longs;&longs;o, altro imattoni. però Vitr. che di&longs;correua, che da diuer&longs;e cau&longs;e uengono diuer&longs;i effetti, filo&longs;ofando nar ra l'opinione de gli antichi cerca i principij materiali, cioè che entrano come parti a far le co&longs;e di natura, & nel &longs;ucce&longs;&longs;o applicher à poi le cau&longs;e a gli effetti, come ci &longs;ar à manife&longs;to.

De i principij delle co&longs;e &longs;econdo i Filo&longs;ofi.

Cap. II.

THALES primieramente pensò, che l'acqua fu&longs;&longs;e principio di tutte le co&longs;e: Heraclito Ephe&longs;io ( che per la o&longs;curità de &longs;uoi detti Scotinos era chiamato ) po&longs;e il fuoco. Democrito, & lo Epicuro di Democrito fautore, gli Atomi, che da no&longs;tri in&longs;ecabili ouero indiuidui corpi da alcuni chiamati &longs;ono. Ma la di&longs;ciplina de Pithagorici aggiun&longs;e all'acqua, & al fuoco, l'aere, & la terra. Democri­to adunque, auegna, che le co&longs;e di proprio nome non chiama&longs;&longs;e, ma &longs;olamente propone&longs;­&longs;e i corpi indiuidui, pure per que&longs;ta ragione pare, che egli pone&longs;&longs;e quelli i&longs;te&longs;si principij, per che e&longs;&longs;endo que corpi &longs;eparati, prima che concorrino in&longs;ieme alla generatione delle co&longs;e, nè &longs;i raccoglieno, nè mancano, nè &longs;i diuideno, ma &longs;empiternamente ritengono in &longs;e per­petua, & infinita &longs;odezza. Quando adunque &longs;i ueda, che tutte le co&longs;e na&longs;cano da que&longs;ti principij conuenientemente compo&longs;ti, & e&longs;&longs;endo quelle in infinite &longs;ortì per natura di&longs;tin­te, io ho pen&longs;ato, che nece&longs;&longs;ario &longs;ia di trattare delle uarietà, & differenze dell'u&longs;o loro, & dichiarire, che qualità habbiano ne gli edi&longs;icij, accioche e&longs;&longs;endo cono&longs;ciute, quelli, i qua li pen&longs;ano di fabricare, non errino, ma apparecchino le co&longs;e buone, & &longs;ufficienti all'u&longs;o del fabricare.

Vitruuio narra in que&longs;ta parte la diuer&longs;ità delle opinioni de gli antichi filo&longs;ofanti cerca i princi­pij delle co&longs;e, & intende ( come ho detto ) i principij materiali, cioè quelli, che entrano nella compo&longs;itione delle co&longs;e, ne i quali finalmente ogni co&longs;a &longs;i ri&longs;olue. Dice che Tbales, fece l'acqua principio di tutte le co&longs;e; Heraclito il fuoco; Democrito, & lo Epicuro gli Atomi; i Pithagori­ci l'acqua, il fuoco, l'aere, & la terra. Vitr. non contende in que&longs;to luogo quale &longs;ia &longs;tata mi­gliore opinione, ma con&longs;ente a quella de' Pithagorici, che abbraccia tutti quattro gli elementi, co me piu chiaramente nel proemio dell'ottauo libro &longs;i uede: & ne dice la ragione copio&longs;amente, & con dignità della materia. Ma perche in quel luogo non &longs;i fa mentione di quello, che Democrito intendeua per Atomi: io dichiarerò la opinione di quello con breuità. Vedendo adunque Demo­crito, che tutti i corpi, che hanno parti diuer&longs;e di nome, & di ragione, erano compo&longs;ti di parti, che in nome, & in ragione erano &longs;imiglianti, uolle, che anche le parti, che conueniuano in nome & in ragione, compo&longs;te fu&longs;&longs;ero di alcuni indiui&longs;ibili, & minuti&longs;&longs;imi corpicelli, che egli Atomi nominaua. Et &longs;e bene egli non &longs;i puo ritrouare &longs;i picciola parte corporea, che non &longs;i po&longs;&longs;a diui­dere in altre parti, & quelle &longs;imilmente in altre, & co&longs;i in infinito, niente dimeno il buon De­mocrito, tanto da Ari&longs;totile commendato, uoleua che infiniti corpicelli &longs;i troua&longs;&longs;ero, che per mo do alcuno non riceue&longs;&longs;ero diui&longs;ione, ma fu&longs;&longs;ero indiui&longs;ibili, & impartibili. Ma come egli inten­de&longs;&longs;e que&longs;to, accioche un tant'huomo non &longs;ia contra ragione bia&longs;imato, io dirò, che la diui&longs;ione de i corpi, come corpi, & delle parti, & delle particelle andaua in infinito, nè &longs;i poteuà que&longs;ta diui&longs;ione po&longs;&longs;ibile intendere altrimenti: ma dall' altro canto con&longs;iderando egli molto bene, che i corpi natarali erano compo&longs;ti di materia, & di forma, & che poteuano e&longs;&longs;er diui&longs;i in co&longs;i minu te parti, che niuna di quelle pote&longs;&longs;e piu pre&longs;tare l'ufficio &longs;uo, nè fare la &longs;ua operatione naturale, come &longs;e egli &longs;i piglia&longs;&longs;e una minima parte di carne, che non pote&longs;&longs;e fare la operatione di carne: però egli uolle, che i corpi naturali fu&longs;&longs;ero compo&longs;ti di que&longs;ti corpicelli indiui&longs;ibili, non in quanto corpi, & quantità intelligibile, & mathematica, ma in quanto corpi naturali compo&longs;ti di mate-ria, & dì forma naturale. & uolle, che que&longs;ti fu&longs;&longs;ero in&longs;initi, cioè di numero grandi&longs;&longs;imo, & di figure diuer&longs;e. & però altri ritondi, altri piani, altri dritti, altri adunchi, altri aeuti, altri rin tuzzati, altri di quadrata, altri d'altra forma facendo, & nel uacuo del mondo di&longs;pergendogli, uoleua, che per la unione, & per la &longs;eparatione di quelli &longs;atta diuer&longs;amente, &longs;i produce&longs;&longs;ero le co&longs;e, & manca&longs;&longs;ero, come ci appare. Et que&longs;ta era l'opinione di Democrito, per la quale &longs;i com prende, ch egli uoluto habbia, & creduto, che la natural figura, & apparenza de i corpi &longs;ia la forma loro &longs;o&longs;tantiale, & uera; il che in uero non è, perche la figura è accidente, & non &longs;o&longs;tan­za delle co&longs;e. Pare che Vitr. uoglia, che Democrito habbia hauuto la opinione de i Pithagorici&longs;e bene egli non ha nominato aere, acqua, terra, nè fuoco: & for&longs;e per que&longs;ta cagione egli nell'otta uo libro non ha fatto mentione di que&longs;to. Ma dichiamo anchora noi alcuna co&longs;a. Quattro &longs;ono i <18>rincipij materiali di tutte le co&longs;e ( come uogliono gli antichi, che gli chiamorono primi corpi ) & que&longs;ti &longs;ono terra, acqua, aete, & fuoco. Et &longs;e piu oltra pa&longs;&longs;are &longs;i uole&longs;&longs;e, egli &longs;i potrcbbe dire anche que&longs;ti e&longs;&longs;er compo&longs;ti d'altri principij; ma non &longs;i conuiene piu adentro penetrare in que­&longs;to luogo. perche hora &longs;i tratta di que principij, le qualità de i quali fanno tutte le mutationi, & gli effetti, che nelle co&longs;e &longs;i trouano, & quelle qualità deono e&longs;&longs;er manife&longs;te come ne i &longs;eguenti uer­&longs;i tratti dalle no&longs;tre Meteore &longs;i dimo&longs;tra.

Poi che da prima il mondo giouanetto Mo&longs;trò &longs;ua bella faccia, che confu&longs;a, Ogni forma teneua in un' a&longs;petto:

Et la diuina mano aprio la chiu&longs;a A gli elementi, & in gioconda uece Fu &longs;ua uirtute nelle co&longs;e infu&longs;a.

Delle piaggie mondane ancora fece L'ordine bello, e'l uariato &longs;tile, A beneficio dell' humana &longs;pece.

Dalla terra l'humor, l'aura gentile Dal foco &longs;ciel&longs;e, & a que corpi diede Loco &longs;ublime, a que&longs;ti ba&longs;&longs;o, e humile.

Et &longs;e l'un per di&longs;tanza l'altro eccede, Pure han tra lor uirtù conueniente, Ond'il tutto qua giu d'indi procede.

Etra lor ben &longs;i cangiano &longs;ouente, Et la terra nell' acqua ri&longs;oluta Rara diuenta, liquida, & corrente.

L'Humor la &longs;ua grauezza anche rifiuta, E s' a&longs;&longs;otigliain aer, & que&longs;ti ancora In &longs;ottili&longs;&longs;imo foco &longs;i tramuta.

In que&longs;to uariar non &longs;i dimora, Ch'il fuoco &longs;cema la &longs;ua leggierezza, Et per la nuoua forma &longs;i &longs;colora.

L'aer lubrico, & graue a piu chiarezza Si moue del liquor, che a maggior pondo, Giugne la &longs;iccitade, & la &longs;odezza.

Co&longs;i natura uariando il mondo, Ripara d'una in l'altra la &longs;emenza', Delle co&longs;e, che'l fan bello, & giocondo.

Onde'l morir non è, &longs;e non &longs;tar &longs;enza L'e&longs;&longs;er di prima, e'l na&longs;cer cominciare Altr'e&longs;&longs;er, altra forma, altra apparenza.

Que&longs;to continuato uariare Dello &longs;tato mondano ordine tiene, Soggetto alle uirtù cele&longs;ti, & chiare

Ch'indi lo eterno cor&longs;o lo mantiene, Lo tempra, & lo di&longs;cerne, & uariande In pro di noi uiuenti lo ritiene. Et la mi&longs;ura d'ogni co&longs;a è'l quando.

Quattro adunque &longs;ono le prime qualità, inanzi le quali niun'altra &longs;i troua. Caldo, &longs;ecco, hu­mido, & freddo. da que&longs;te per le loro me&longs;colanze uengono tutte le altre, duro, molle, a&longs;pro, pia no, dolce, amaro, lieue, graue, tenace, raro, den&longs;o, & ogni altra &longs;econda qualità. la doue è nece&longs;&longs;ario, che lo Architetto, il quale ha da con&longs;iderare la bontà, & gli effetti della materia, che egli deue adoperare, &longs;appia le forze delle prime qualità, come dice Vitr. quando nel fine del pre&longs;ente Capo dice { Vedendo&longs;i adunque, che dal cor&longs;o di que principij conuenientemente compo &longs;ti } & il re&longs;tante. Quattro anche &longs;ono le po&longs;&longs;ibili, & naturali concorrenze delle prime qualità ne gli elementi; imperoche &longs;tanno in&longs;ieme l'humore e'l calore, l'humore e'l freddo, il freddo e'l &longs;ecco, il &longs;ecco e'l caldo: & cia&longs;cuno de gli elementi ha due di quelle, ma una gli è propria, l'altra appropriata. Il fuoco propriamente è caldo, l'aere humido, l'acqua fredda, la terra &longs;ecca, & appropriatamente il fuoco è &longs;ecco, l'aere caldo, l'acqua humida, la terra fredda. Quelli elementi, che conuengono in una qualità, piu facilmente &longs;i tramut ano l uno, ncll'altro, come il fuoco, & l'aere, l'aere & l'acqui, l'acqua & la terra: perche doue &longs;i troua conuenienza, & &longs;imiglian za piu facile è la tramutatione. Il fuoco è caldo per lo &longs;uo propio calore, & &longs;ecco per la &longs;iccità, che egli riceue dalla terra: l'aere per &longs;ua natura è humido, & dal fuoco riceue il calore; l'acqua per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a è fredda, & dallo aere preade la humidità: la terra per la &longs;ua propria &longs;iccità è &longs;ec­ca, ma per lo freddo dell' acqua è fredda. Et quando &longs;i dice, che i &longs;egni cele&longs;ti &longs;ono ignei, aerei, acquei, o terre&longs;tri, egli s'intende, che le loro uirtù &longs;ono atte ad influire qua giu gli effetti delle qualità de gli elementi. & però l'Ariete, al quale è attribuito la natura & la comple&longs;&longs;ione del fuoco, moltiplica con i &longs;uoi calori ne i corpi mondani gli ardori, &longs;caccia la frigidit à con&longs;uma le hu midità, &longs;ecca, & a&longs;ciuga i corpi. perche adunque la uirtù di que&longs;to &longs;egno ha maggiore conue­nienza col fuoco, che con al cuno altro de gli elementi, però dicemo, che egli è caldo & &longs;ecco. il &longs;imile &longs;i puo dire de gli altri &longs;egni, &longs;econdo le uirtù, & le forze delle influenze loro. Appre&longs;&longs;o le gia dette co&longs;e è degna di con&longs;ideratione la forza delle predette qualità, peroche il fuoco ri&longs;olue, tira a&longs;e, dilata, &longs;epara, di&longs;trugge, alleggieri&longs;ce, & fa mobili tutte le co&longs;e. il freddo conden&longs;a, re&longs;trigne, uccide; l'humido riempie, gonfia, oppila, ritarda; Il &longs;ecco rende a&longs;pro, ranco, a&longs;ciut­to ogni &longs;oggetto. però è nece&longs;&longs;ario auuertire a i principij delle co&longs;e, che alla compo&longs;itione di quel­le concorreno, per bene intendere gli effetti di cia&longs;cuna. Vitr. adunque comincia à trattare de i mattoni. & dice.

Dei Mattoni. Cap. III.

ADVNQVE io dirò prima de i mattoni, di che terra &longs;i habbiano à formare; perche non di areno&longs;a, nè giaro&longs;a, nè &longs;abbionegna lota &longs;i fanno; perche e&longs;­fendo di tal &longs;orte di terra compo&longs;ti primamente &longs;ono pe&longs;anti, dapoi e&longs;&longs;endo dalle pioggie bagnati, cadeno da i muri, & le paglie, che in quelli &longs;i pongo­no, per la loro a&longs;prezza non &longs;i attacano, nè &longs;i compongono in&longs;ieme. Si deono adunque fa re di terra bianchegna, creto&longs;a, o ro&longs;&longs;a, o di &longs;abbione ma&longs;chio, perche que&longs;te &longs;orti di ter­ra per la liggierezza loro hanno &longs;olidità, non caricano nell'opera, & fanno buona pre&longs;a.

Tratta Vitr. de i mattoni, o quadrelli, che noi dichiamo, & propone que&longs;ta con&longs;ideratione a tutte le altre; percioche l'ultima ri&longs;olutione di tutta la fabrica è ridotta ne i mattoni. prende da gli effetti, & u&longs;o loro argomento della terra, di che &longs;i deono fare, dapoi tratta del tempo di farli. Delle pietre altre &longs;ono natur ali, altre fatte dall' Arte. Si tratta prima delle artificiali nel pre&longs;en­te Capo; & poi delle naturali nel &longs;eguente: le artificiali adunque &longs;ono i mattoni. & quiui &longs;i ha da &longs;apere di che terra, & in che modo &longs;i fanno, che qualitati, & che forma deono hauere, & in che &longs;tagione &longs;i deono formare. Quanto adunque alla terra, &longs;i deue pigliare la terra creto&longs;a, bianche gna, domabile, & anche la creta ro&longs;&longs;a, & il &longs;abbion ma&longs;chio, il quale è &longs;econdo la opinione d'alcuni, un &longs;abbione molto gro&longs;&longs;o, & granito, che per e&longs;&longs;er tale è detto ma&longs;chio, &longs;i come &longs;i dice incen&longs;o ma&longs;chio dalla forma. Io non po&longs;&longs;o affer mare, che co&longs;i &longs;ia, &longs;e per &longs;orte non è un &longs;abbione creto&longs;o. & che faccia pa&longs;ta, o che &longs;i ponga in compagnia di altra &longs;orte di terra. La&longs;cia&longs;i del tutto la terra giaro&longs;a, & &longs;abionegna. Batte&longs;i bene la terra, cioè &longs;i &longs;padazza con certe &longs;patelle di ferro, & &longs;i doma bene cacciatone le ciotole, & le pietruzze, & piu, che è domata, & bat­tuta, è migliore. Nc gli antichi s' è ueduto marmo pe&longs;to, & &longs;abbia ro&longs;&longs;a. La terra Samia, l'Are tina, la Modene&longs;e, la Sagontina di &longs;pagna, & la Pergame&longs;e d'A&longs;ia lodate furono da gli antichi nelle opere di terra: ma bi&longs;ogna, che noi ne pigliamo, di doue &longs;e ne puo hauerè. Si caua l'autun­no, &longs;i macera il uerno, & &longs;i forma la primauera, ma'l uerno &longs;i copreno di &longs;ecca arena & la &longs;ta­te di paglia bagnata. &longs;e la nece&longs;&longs;ità ci &longs;trigne&longs;&longs;e a formargli il uerno, ouero la &longs;tate, bi&longs;ogna fatti che &longs;ono &longs;eccargli all' ombra per molto tempo, il che non &longs;i fa bene in meno di due anni. poi &longs;i deonocuocere. Cotti molto per lo gran fuoco diuent ano durißimi. De i mattoni alcuni &longs;i cuoceuano, altri &longs;i la&longs;ciauano crudi, & de i crudi altri uetriati erano, altri nò. La Forma era tale. faceuan&longs;t an ticamente lunghi un piede & mezo, larghi uno. Ve ne erano anche di quattro, & di cinque pal mi per ogni uer&longs;o per gli edifici maggiori, benche &longs;e ne uedino nelle fabriche antiche di Roma, di lunghi &longs;ei dita, großi uno, larghi tre per &longs;elicare a &longs;pina. ne gli archi, & ne i legamenti &longs;i uede­no quadrelli di due piedi per ogni uer&longs;o. Lodan&longs;i anche, dice Leon Batti&longs;ta di forma triangolare d'un piede per ogni uer&longs;o, großi un dito & mezo, & &longs;i fanno quattro di e&longs;&longs;i uniti, la&longs;ciandoui un po co di taglio lungo i loro diametri, accioche dapoi che &longs;aranno cotti piu facilmente &longs;i rompino. que&longs;ta forma è commoda al maneggiare, di manco &longs;pe&longs;a, & di piu bel uedere: perche po&longs;ta nelle fronti del muro riuolto lo angulo in dentro dimo&longs;tra larghezza di due piedi, l'opera &longs;i &longs;a piu &longs;oda, et piu uaga, perche pare, che ogni mattone nel muro &longs;ia intiero. & le cantonate dentate fanno una fermezza mirabile come dimo&longs;trano le figure I. & II. &longs;imilmente i mattoni &longs;ottili politi, et fregati &longs;ono di dura ta, & &longs;i deono fregare &longs;ubito tratti dalla fornace. Deono e&longs;&longs;er di pe&longs;o leggieri, & deono re&longs;i&longs;tere alle acque, & non riempir&longs;i d'humore, ma bene far buona pre&longs;a; leggieri per non caricare la fabrica; re&longs;i&longs;tere alle acque, accioche per l'humore non &longs;i &longs;tacchino; far buona pre&longs;a per fortificare il ma ro. Nella creta, di che &longs;i faceuano i mattoni &longs;i poneuano le paglie tagliate, co&longs;i dice Palladio nel &longs;efto al duodecimo Capo. Et &longs;e ne legge la, doue il populo d'I&longs;rael era afflitto da Faraone nel­l'opera di far i mattoni. { Diterra bianchegna } Vitr. dice Albida. Plinio albicante.

Deon&longs;i fare la primauera, ouero l'autunno, accioche &longs;i &longs;ecchino egualmente con uno i&longs;te&longs;&longs;o tenore. perche quelli, che &longs;i fanno al tempo del &longs;ole&longs;titio &longs;ono difetto&longs;i, perche e&longs; &longs;endo cotta dal &longs;ole la lor coperta &longs;operficiale, gli &longs;a parere aridi, & &longs;ecchi, ma di dentro non &longs;ono a&longs;ciutti, & poi le parti aride crepano quando &longs;eccando&longs;i &longs;i ri&longs;trigneno; & co&longs;i fe&longs;si, &longs;i fanno dcbili; & però &longs;ommamente buoni &longs;aranno quelli, che due anni prima &longs;i for meranno, percioche non piu pre&longs;to &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eccare quanto bi&longs;ogna. Et però quando fre&longs; chi, & non &longs;ecchi &longs;ono po&longs;ti in lauoro indottaui la cro&longs;ta, & &longs;tando quella rigidamente &longs;o da, dando in &longs;e non po&longs;&longs;ono ritenere la i&longs;te&longs;&longs;a altezza, che tiene la cro&longs;ta, ma &longs;i &longs;taccano: & però non potendo la intonicatura della fabrica &longs;eparata &longs;tare da &longs;e, &longs;i rompe per la &longs;ua &longs;ot tigliezza, & dando i pareti in &longs;e per &longs;orte, riceueno mancamento. per que&longs;ta ragione gli Vticen&longs;i nel far i pareti u&longs;ano, & metteno il mattone quando è bene a&longs;ciutto, & &longs;ecco, & fatto cinque anni prima, & che po&longs;cia que&longs;to &longs;ia dal magi&longs;trato pre&longs;idente approuato.

Dal pre&longs;ente luogo &longs;i douerebbe moderare la ingoraigia di quelli, che non prima pen&longs;ato han­no di fabricare, che in un &longs;ubito uogliono hauere finita l'opera, &longs;enza con&longs;ideratione, o &longs;cielta del la materia. Ma giu&longs;tamente &longs;ono poi ca&longs;tigati, quando per la loro tracuraggine, gli auuiene qual­che &longs;ini&longs;tro.

Tre maniere di Mattoni &longs;i fanno, una, che da Greci didoron è detta, quella, che da no&longs;tri &longs;i u&longs;a lunga un piede, larga mezo. L'altre &longs;ono da Greci adoperate ne gli edi&longs;icij lo­ro, delle quali una è detta pendadoron, l'altra tetradoron. Doron chiamano il palmo: & in Greco Doron &longs;i chiama il dare di doni, & quello, che &longs;i dà, &longs;i porta nella palma del­la mano: quello adunque, che per ogni uer&longs;o è di palmi cinque, pentadoron, & quello di quattro, tetradoron &longs;i dimanda; & le opere publiche &longs;i fanno di quelli, che &longs;ono di cin­que palmi, & le priuate di quelli, che &longs;ono di quattro.

Palladio dice, che i mattoni &longs;i deono gettare di Maggio, in una forma lunga due piedi, larga uno, alta oncie quattro. Plinio, che piglia tutto il pre&longs;ente luogo da Vitr. dice, che'l mattone detto diodoro era longo un piede, & mezo, largo un piede, & co&longs;i il Filandro dice, che ritroua &longs;critto in un te&longs;to di Vitr. ma gli piace piu, che Vitr. habbia hauulo ri&longs;petto alla larghezza, & che egli habbia inte&longs;o del palmo minore, doue due palmi fanno mezo piede. De i maggiori edifi­cij, maggiori deono e&longs;&longs;er i membri, & de i membri maggiori le parti maggiori: & però i Greci fa­ceuano differenza nel porre in opera i mattoni.

Oltra di que&longs;to &longs;i fanno mezi mattoni, i quali quando &longs;i metteno in opera, ne i cor&longs;i di una parte &longs;i inetteno gli intieri, dall'altra i mezi: & però quando dall'una, & l'altra parte &longs;ono po&longs;ti à drittura i pareti cambieuolmente con gli ordini, & cor&longs;i &longs;ono legati, & i mezi mattoni &longs;opra quelle commi&longs;&longs;ure collocati, & fermezza, & a&longs;petto non ingrato fanno da l'una, & l'altra parte.

Vitruuio dimo&longs;tra una bella maniera di mettere i mattoni uno &longs;opra l'altro, & perche la uarie tà porge diletto in qualunque opera, però trouando egli una forma di quadrelli differente in gran­dezza, c'm&longs;egna di accompagnarli in modo, che habbiano del buono. perche que&longs;ti mezi mat­toni accompagnati con quelli intieri, ne i cor&longs;i, & ne gli ordini, che egli dice, Coria, fanno un bel uedere, quando dalle commi&longs;&longs;ure di due quadrelli maggiori, &longs;opra quelle uengono ad incon­trare il mezo de i quadrelli minori, come &longs;i uede nella figura &longs;egnata, ani&longs;odomon. & l'e&longs;&longs;empio de i mattoni triangulari nelle figure &longs;egnate. I. & II. Similmente ci &longs;ono le figure de i mattoni detti didoron, tetradoron, & pentadoron, con le maniere di murare, delle quali parla Vitru. nell' ottauo capo del pre&longs;ente libro. &longs;eguita poi Vitr. di filo&longs;ofare cerca la ragione, che in alcuni luoghi imattoni &longs;ecchi &longs;opra nuotano all'acqua, & dice.

Sono nella Spagna di là Calento, & Malsia, & nell'A&longs;ia Pitane, doue i mattoni, quan do &longs;ono &longs;pianati, & &longs;ecchi, po&longs;ti poi nell'acqua &longs;opranuotano. Ma perche po&longs;sino co&longs;i nuotare, que&longs;ta mi pare, che &longs;ia la ragione: perche la terra di che &longs;i fanno, è come po= mice, & però e&longs;&longs;endo liggiera, & ra&longs;&longs;odata dallo aere non riceue, nè a&longs;&longs;orbe il liquo re, & però e&longs;&longs;endo di lieue, & di rara proprietà, nè la&longs;ciando, che entri l'humor nella &longs;ua corporatura, &longs;ia di che pe&longs;o e&longs;&longs;er &longs;i uoglia, è forzata, come la pomice, da e&longs;&longs;a natu ra di e&longs;&longs;er dall'acqua &longs;o&longs;tenuta, & di quc&longs;to modo ne hanno grande utilità, perche nè troppo pe&longs;o hanno nelle opere, nè quando &longs;i formano &longs;ono disfatti dalle pioggie.

Strabone nel terzo decimo libro della &longs;ua Co&longs;mografia co&longs;i dice. Dicono che appre&longs;&longs;o Pita­ne i quadrelli nell'acqua &longs;opranuotano, il che adiuiene &longs;imilmente in Etruria in una certa I&longs;ola: imperoche e&longs;&longs;endo quella terra piu lieue che l'acqua, accade che e&longs;&longs;a è portata. Po&longs;&longs;idonio rife­ri&longs;ce hauer ueduto, che i quadrelli fatti d'una certa creta, che netta le co&longs;e inargentate, &longs;ta di opra l'acqua. puo e&longs;&longs;er anche la regione del &longs;opranuotare, la ontuo&longs;ità della pietrà, & le &longs;cauerno&longs;ità con la ecce&longs;siua &longs;iccità, che non admmetta l'huinore.

Dell' Arena. Cap. IIII.

MA nelle opere di cementi bi&longs;ogna hauer cura di truouar la arena, accioche ella &longs;ia buona a me&longs;colar la materia, nè habbia &longs;eco terra me&longs;colata. Le &longs;pe­cie dell'arena, che &longs;i caua &longs;ono que&longs;te. La nera, la bianca, la ro&longs;&longs;a, il car­boncino. Di que&longs;te è ottima quella, che &longs;troppicciata con le dita, cigola: ma quella che &longs;arà me&longs;chiata con terra, non hauerà a&longs;prezza. Similmente &longs;e l'Arena get­tata &longs;opra una ue&longs;te bianca, & poi crollata non la&longs;cierà macchia, nè iui re&longs;terà terra di &longs;otto, quella &longs;arà buona. Ma &longs;e non &longs;aranno luoghi di caua, allhora &longs;arà nece&longs;&longs;ario cer nirla dai fiumi, & dalle giare, & anche dal lito del mare: ma quella nelle murature, & ne i lauori ha que&longs;ti difetti, che difficilmente &longs;i a&longs;ciuga, nè doue ella &longs;i truoua il pa­rete &longs;opporta di e&longs;&longs;er continuamente di molto pe&longs;o aggrauato, &longs;e con qualche trala&longs;cia­mento dell' opera non ripo&longs;a, & oltra di que&longs;to riceue i uolti: & l'arena del mare ha que &longs;to male di piu, che quando i muri &longs;aranno coperti, & intonicati &longs;putando la &longs;al&longs;ugine &longs;i di&longs;cioglieranno. Ma le arene, che &longs;i cauano di fo&longs;&longs;e, po&longs;te in opera, pre&longs;to &longs;i a&longs;ciuga­no, & nelle coperte de i muri durano, &longs;opportando i uolti: ma bi&longs;ogna cauarle di fre&longs;co, perche &longs;tando troppo allo &longs;coperto &longs;i ri&longs;olueno in terreno per lo Sole, per la Luna, & per la brina: doue poi po&longs;te in opera non ritengo i cementi, ma &longs;i &longs;taccano, & cadeno, & i muri fatti con quelle non &longs;o&longs;tengono i pe&longs;i. Ma le arene che di fre&longs;co &longs;i cauano, &longs;e bene hanno tanta bontà nel murare, non &longs;ono però utili nelle incro&longs;tature, & coperte de i muri, perche la calce con la paglia me&longs;colata con la gra&longs;&longs;ezza di quella per la fortezza, che tiene, non puo &longs;eccar&longs;i &longs;enza fi&longs;&longs;ure. Ma quella de i fiumi per la magrezza &longs;ua, come l'A&longs;traco, bene battuta, & impa&longs;tata, riceue nelle coperte &longs;olidità, & fermezza.

Vitruuio narra le &longs;orti dell'arena, i &longs;egni di cono&longs;cerla, quello, che in ca&longs;o di nece&longs;&longs;ità do­uemo fare, i difetti, & le utilità di quelle &longs;orti. Plinio &longs;i &longs;erue di questo luogo al duodecimo Capo del trente&longs;imo quinto libro. La &longs;o&longs;ianza della terra è in tre modi uariata; La gro&longs;&longs;a è det ta arena. La &longs;ottile, argilla. La mediocre, commune. La arena è &longs;terile, & non è atta ad e&longs;&longs;er formata in modo alcuno. L'argilla è buona, & per notrire le piante, & per e&longs;&longs;ere adoper ata in molte forme. Di que&longs;ta &longs;orte era quella terra bianca gia detta Ta&longs;conicem, della quale in I&longs;pagna &longs;opra gli alti monti &longs;i faceuano i luoghi alti dalle guardie, & a i dì no&longs;tri ( come riferi­&longs;ce l'Agricola ) è una torre di questa terra appre&longs;&longs;o Coruerco città di Sa&longs;&longs;onia, piu &longs;icura dal fuoco, da i uenti, & dalle pioggie, che &longs;e fu&longs;&longs;e fatta di pietre, perche per la &longs;ua grauità re&longs;i­&longs;te all'impeto de i uenti, per lo fuoco s'indura; & non riceuendo l'humore, non &longs;i riempe d'acque; & però deue e&longs;&longs;er gra&longs;&longs;a, &longs;ottile & &longs;pe&longs;&longs;a. Ma torniamo all'arena. Troua&longs;i arena di caua. que&longs;ta tiene il primo grado di bontà. troua&longs;i anche arena di fiume &longs;otto'l primo &longs;uolo, & di torrente &longs;otto la balza, doue l'acque &longs;oendono. truoua&longs;i anche la marina: que&longs;ta &longs;e deue e&longs; &longs;ere buona, bi&longs;ogna, che negreggi, & &longs;ia lucida come uetro. i colori dell' arena &longs;ono il nero, il bianco, & il ro&longs;&longs;o. La néra è a&longs;&longs;ai buona, la bianca tra quelle di caua è la peggiore: la ro&longs;&longs;a &longs;i u&longs;aua a Roma: ma hora &longs;i u&longs;a la nera detta pozzolana, che è molto buona. Il Carboncino è ter ra ar&longs;a dal fuoco rinchiu&longs;o ne i monti piu &longs;oda di terra non cotta, piu molle del tofo, & piu commendabile. L'arena con giara me&longs;colata è utile alle fondamenta, & piu commendata la piu minuta, angulo&longs;a, & &longs;enza terra. Tra le marine la piu gro&longs;&longs;a, & la piu uicina alle riue è la migliore. pre&longs;to &longs;i &longs;ecca, & pre&longs;to &longs;i bagna, & &longs;i disfà per lo &longs;al&longs;o, & non &longs;o&longs;tenta il pe&longs;o. L'arena di fiume è buona per intonicare i mari. l'arena di caua a i uolti continuati &longs;erue; ma è gra&longs;&longs;a, tenace, & fa peli ne i pareti. Delle &longs;pecie di caua, è migliore quella, che e&longs;&longs;endo &longs;tropicciata con le dita &longs;tride, che sdrucciolando giu de i panni bianchi, non la&longs;cia nè terra, nè macchia. La pozzolana dà mirabile &longs;odezza alle opere fatte nell acque. di que&longs;ta ne par­lerà Vitruuio piu &longs;otto.

Dellacalce, & del modo d'impastarla. Cap. V.

Hauendo&longs;i chiaro quello che appartiene alla copia della arena, bi&longs;ogna anche u&longs;ar diligenza, che la calce cotta &longs;ia di pietra bianca, ouero di Selice, & quella che &longs;arà di piu den&longs;o, & duro Selice, &longs;arà piu utilmente adoperata nelle muta ture: ma quella che &longs;i farà di &longs;pugno&longs;a, &longs;arà buona nelle intonicature. Quan do la calce &longs;arà e&longs;tinta, allhora &longs;i deue impa&longs;tare la materia in que&longs;to modo, che piglian­do&longs;i arena di caua tre parti di quelle con una di calce &longs;i tempra: &longs;e di &longs;iume, o di mare, due parti di arena, & una di calce, & co&longs;i giu&longs;ta uerrà la ragione della malta, & della t em­pra &longs;ua. & anche &longs;e nell'arene o di fiume, o di mare pi&longs;te &longs;eranno le &longs;pezzature di te&longs;tole, & criuellate, la terza parte farà la pa&longs;ta migliore. Ma perche la calce riceuendo l'acqua, & l'arena faccia piu &longs;oda la muratura, que&longs;ta pare, che &longs;ia la ragione. perche i &longs;a&longs;si, come gli altri corpi, &longs;ono compo&longs;ti di elementi, & quelli, che nella loro mi&longs;tura hanno piu dello aere, &longs;ono teneri, quelli, che abondano d'acqua &longs;ono lenti, per l'humore, quelli, che hanno piu della terra &longs;ono duri, & quelli doue predomina il fuoco, &longs;ono fragili. & però di que&longs;ti corpi, &longs;e i &longs;a &longs;si, prima che &longs;iano cotti, pi&longs;tati minutamente, & con l'arena impa&longs;tati, &longs;aranno po&longs;ti in opera, nè &longs;i faranno &longs;odi, nè potranno tenere unita la fabric ca. Ma quando gettati nella fornace pre&longs;i dal gran feruore del fuoco, haueranno perduto la uirtu della loro &longs;odezza, allhora abbruciate, & con&longs;umate le forze loro, re&longs;tano con buchi, & fori aperti, & uoti. Il liquore adunque, che è nel corpo di quella pietra, & lo aere e&longs;&longs;endo con&longs;umato, o leuato, hauendo in &longs;e a&longs;co&longs;o il re&longs;tante del calore, po&longs;to che è nell'acqua, prima che'l fuoco e&longs;ca fuori, ricouera la forza, & penetrando l'humore nel la rarità de i fori, bolle, & co&longs;i raffreddato manda fuori del corpo della calce quel feruo rc: & però i &longs;a&longs;si tratti della fornace non ri&longs;pondeno al loro primo pe&longs;o: & benche hab­biano la i&longs;te&longs;&longs;a grandezza, pure po&longs;cia che è a&longs;ciutto il liquore, &longs;i trouano mancare della terza parte del pe&longs;o. E&longs;&longs;endo adunque i buchi loro aperti, & rari pigliano la me&longs;colan­za dell'arena, & &longs;i accompagnano, & &longs;eccando&longs;i con le pietre &longs;i raunano, & ferma fan­no la muratura.

Nel pre&longs;ente luogo &longs;i tratta della calce, la natura, la materia, & la comparatione della ma teria, di che &longs;i fa la calce. Ogni pietra purgata da humori, &longs;ecca, frale, & che non habbia co &longs;a da e&longs;&longs;er con&longs;umata dal fuoco, è buona per far la calce. Gli Architetti antichi lodauano la calce fatta di pietra duri&longs;&longs;ima, &longs;pe&longs;&longs;a, & candida. Vitruuio loda la Selice: benche altri dica, che ogni pietra da calce cauata &longs;ia migliore della raccolta; & di ombro&longs;a, & humida ca­ua piu to&longs;to, che di &longs;ecca; & di bianca, meglio che di bruna. Quella calce, che è fatta di Macigni è di natura gra&longs;&longs;a, &longs;e non ha &longs;ale, & è piu ammaßata, & limata getta polue. La calce &longs;i cuoce in hore &longs;e&longs;&longs;anta: & la piu lodata deue re&longs;tare il terzo piu liggiera della &longs;ua pietra. Ma è co&longs;a mirabile del boglimento, che ella fa, quando &longs;i le getta l'acqua di &longs;opra. Egli &longs;i legge in &longs;anto. Ago&longs;tino al quarto Capo del uente&longs;imo primo libro della Città di Dio, que&longs;to bello &longs;entimento. La calce concepe il fuoco dal fuoco. & e&longs;&longs;endo la zolla fredda immer&longs;a nel l'acqua, &longs;erua il fuoco na&longs;co&longs;o, di modo, che egli a niun &longs;en&longs;o è manife&longs;to. ma però &longs;i ha per i&longs;perienza, che &longs;e bene il fuoco non appare, &longs;i &longs;a però, che egli ui è dentro; per il che chia mamo quella calce uiua: come, che il fuoco na&longs;co&longs;o &longs;ia l'anima inui&longs;ibile di quel corpo ui&longs;ibi le: ma quanto è mirabile, che mentre ella &longs;i e&longs;tingue piu &longs;i accenda? & per leuarle, il fuo co occulto &longs;e le infonda l'acqua? & e&longs;&longs;endo prima fredda, poi bolle da quella co&longs;a, di doue tut-te le co&longs;e boglienti &longs;i raffreddano. Pare adunque che quella zolla e&longs;piri mentre appare il &longs;ue­co, che &longs;i parte. & finalmente re&longs;ta come morta, in modo che gettat aui di nuouo l'acqua, ella piu non arde, & quella calce, che prima era chiamata uiua, poi che è e&longs;tinta, morta &longs;i chiama: & dí piu &longs;i ha, che la calce non boglie &longs;e ui &longs;arà infu&longs;o l'oglio. Dico io che il calore che acqui&longs;ta la calce nella fornace, rinchiu&longs;o in e&longs;&longs;a &longs;i re&longs;trigne, fuggendo dal freddo dell'ac­qua, come da &longs;uo nimico, & per tale unione &longs;i rinforza, & diuenta &longs;uoco: & però l'acqua aceende la calce, che co&longs;i non accende la cenere, perche nella cenere &longs;i con&longs;uma il calore: pe­rò la calce tratta di fornace purgata dal fuoco, è liggiera, & &longs;onora, è lodata: & ma&longs;si­mamente &longs;e bagnata con grande &longs;trepito euapora: ma con que&longs;ta &longs;i me&longs;chia piu arena, che con quella, che tratta dalla fornace hauerà le &longs;caglie in polue ri&longs;olte. La calce &longs;i fa piu tenera criuellando&longs;i la &longs;abbia, piu &longs;pe&longs;&longs;a con la &longs;abbia angulare, piu tenace con la terza parte di te&longs;to­le pi&longs;te, & bene incorporate, & ben battute.

Della polue pozzolana. Cap. VI.

Evui anche una &longs;pecie di polue, che di natura fa co&longs;e merauiglio&longs;e. Na&longs;ce a Baie, & ne i campi di coloro, che &longs;ono appre&longs;&longs;o il monte Ve&longs;uuio. Que­&longs;ta temperata con la calce, & con cementi, non &longs;olo dà fermezza a gli altri edi­ficij, ma le grandi opere, che &longs;i fanno nel Mare per lei &longs;ott'acqua &longs;i fanno piu forti. La ragione di que&longs;to è, perche &longs;otto que monti, & &longs;otterra &longs;ono ardenti&longs;sime, & &longs;pe&longs;&longs;e fonti, lequali non &longs;arebbeno, &longs;e nel fondo loro non haue&longs;&longs;ero zolfo, ouero allume, ouero bitume, che fanno grandi&longs;simi fuochi. Penetrando adunque il fuoco, & il uapo­re della fiamma nel mezo delle uene, & ardendo rende quella terra lieue, & il tofo, che na&longs;ce in que luoghi a&longs;&longs;orbe, & è &longs;enza liquore. E&longs;&longs;endo adunque tre co&longs;e di &longs;imigliante natura dalla uehemenza del fuoco formate in una mi&longs;tura concorrenti, &longs;ubito che han­no riceuuto il liquore, &longs;i raunano, & pre&longs;o l'humore indurite &longs;i raunano, & ra&longs;&longs;odano di modo, che nè'l mare, nè la forza dell'acqua le puo di&longs;ciogliere: Ma che in que luoghi &longs;iano ardori, egli &longs;i dimo&longs;tra per que&longs;to; che ne i monti Cumani, & Baiani, &longs;i cauano i luoghi per li bagni, ne i quali na&longs;cendo il feruente uapore dal fondo con la forza del fuo= co penetra per quella terra, & trapa&longs;&longs;andola in que luoghi ri&longs;orge, & d'indi per li &longs;udato­ri &longs;i cauano grandi utilità. Similmente &longs;i narra anticamente e&longs;&longs;ere cre&longs;ciuti gli ardori, & e&longs;&longs;er abondati &longs;otto il Monte Ve&longs;uuio, & d'indi hauere per li campi &longs;par&longs;a la fiamma d'in­torno: & però quella pietra, che &longs;pugna, ouero pomice Pompeiana &longs;i chiama, cotta per­fettamente, da un'altra &longs;pecie di pietra in que&longs;ta qualità pare, che &longs;ia ridotta. & quella &longs;orte di &longs;pugna, che iui &longs;i caua, non na&longs;ce in ogni luogo, &longs;e non d'intorno il monte Etna, & i colli della Mi&longs;ia, detti da i Greci, Catachiecaumeni, & altroue &longs;e iui &longs;ono que&longs;te pro­prietà di luoghi. &longs;e adunque in quelle parti &longs;i trouano le fonti d'acque feruenti; & da gli antichi &longs;i narra, che nelle concauità de i monti &longs;i trouano caldi uapori, & le fiamme &longs;ono ite per molti luoghi uagando, pare ueramente e&longs;&longs;ere certa co&longs;a, che per la uehemenza del fuoco dal tofo, & dalla terra, come nelle fornaci dalla calce, co&longs;i da que&longs;ti &longs;a&longs;si e&longs;&longs;er trat­to il liquore. & però da co&longs;e di&longs;pari, & di&longs;simili in&longs;ieme raunate, & in una uirtù ri&longs;trette, & il caldo digiuno d'humore dall'acqua &longs;ubito &longs;atiato raccommunando i corpi, bolle per lo calore na&longs;co&longs;o, & fa, che quelli fortemente s'uni&longs;chino, & pre&longs;to riceuino la forza del­la &longs;odezza. Ci re&longs;ta il di&longs;iderio di &longs;apere, perche e&longs;&longs;endo in Etruria molte fonti d'acque boglienti, non ui &longs;ia anche la polue, che na&longs;ce ne i detti luoghi, laquale per la i&longs;te&longs;&longs;a ra­gione faccia &longs;ode l'opere di &longs;ott'acqua. & però prima che cio &longs;ia richie&longs;to, mi pare, per­che co&longs;i &longs;ia, renderne conto. In tutte le parti, & in tutti i luoghi non &longs;i truoua la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;orte di terra, nè di pietre, ma alcune &longs;ono terregne, alcune fabbionegne, alcune giaro­&longs;e, & altre areno&longs;e, & co&longs;i altroue diuer&longs;e, & del tutto di&longs;simili, & di&longs;pari maniere, co­me &longs;ono le regioni &longs;i truouano le qualità della terra. & que&longs;to &longs;i puo molto bene con&longs;ide­rare, che la doue l'Apennino cigne le parti d'Italia, & di To&longs;cana qua&longs;i in ogni luogo non manca l'arena di caua: ma oltra lo Apennino doue è il Mare Adriatico, niente &longs;i troua, nè in Achaia, nè in A&longs;ia, & in breue oltra il mare appena &longs;e ne &longs;ente il nome: Adunque non in tutti i luoghi, doue bolleno le fonti dell'acque calde, concorrer po&longs;&longs;ono le mede&longs;ime commodità delle co&longs;e, ma tutte ( come è da natura ordinato ) non &longs;econdo le uoglie humane, ma per &longs;orte diui&longs;e, & di&longs;tribuite &longs;ono. In que luoghi adunque, ne i quali non &longs;ono i monti terregni, ma che tengono le qualità della materia di&longs;po&longs;ta pa&longs;­&longs;ando per quelli la forza del fuoco gli abbrucia. & quello, che è molle, & tenero a&longs;ciuga, & la&longs;cia quello, che è a&longs;pro. & però &longs;i come in campagna la terra abbruciata diuenta pol­ue, co&longs;i la cotta in Etruria &longs;i fa Carboncino, & l'una, & l'altra materia è ottima nel fabri care: ma ritengono altra forza ne gli edificij, che &longs;i fanno in terra, altra nelle grandi ope= re, che &longs;i fanno in mare, perche la uirtu della materia iui è piu molle del tofo, & piu &longs;o­da, che la terra. del qual tofo del tutto abbru&longs;ciato dal fondo per la forza del calore in al­cuni luoghi &longs;i fa quella &longs;orte di arena, che &longs;i chiama carboncolo.

Plinio piglia que&longs;to luogo nel terzodecimo Capo del trente&longs;imo quinto libro, & non s'in­tende, che Vitru. parli qui di quella pozzolana, che hoggidì &longs;i u&longs;a in Roma. il re&longs;to è facile per la interpretatione.

De i luoghi, doue &longs;i tagliano le pietre.

Cap. VII.

Fin qui chiaramente io ho ragionato della calce, & dell'arena di che diuer&longs;ità &longs;iano, & che forze s'habbiano: &longs;eguita che &longs;i dica per ordine delle petraie, delle quali gran copia di quadrati &longs;a&longs;si, & di cementi &longs;i cauano per gli edifi­cij. Que&longs;te &longs;i truouano di uarie, & molto di&longs;simiglianti maniere, perche alcune &longs;ono molli, come d'intorno a Roma, le ro&longs;&longs;e, le Paliane, le Fidenate, le Albane; al­cune temperate, come le Teuertine, le Amiternine, le Sorattine, & altre di que&longs;ta maniera; Alcune poi &longs;ono dure, come &longs;ono le &longs;elici. Sonui anche altre &longs;pecie, come in Campagna il Tofo nero, & il ro&longs;&longs;o. Nell'Vmbria, nel Piceno, & nella Marca Triui&longs;ana il bianco, il quale come legno con dentata &longs;ega &longs;i taglia. Ma tutte quelle, che &longs;ono molli hanno que&longs;ta utilità, che quando i &longs;a&longs;si &longs;ono cauati dalla petraia facilmente &longs;i maneggiano nelle opere: & &longs;e &longs;ono al coperto &longs;o&longs;tentano i pe&longs;i. ma allo aere indurite, & gelate per le brine, & per li cadimenti delle acque, &longs;i &longs;pezzano, & &longs;e &longs;ono appre&longs;&longs;o le parti maritime &longs;ono man giate dalla &longs;al&longs;ugine, nè reggeno a i gran caldi. Le Teuertine, & quelle, che &longs;ono della i&longs;te&longs;&longs;a maniera &longs;opportano i carichi delle opere, & le ingiurie de i mali tempi, ma non &longs;o­no &longs;icure dal fuoco: & &longs;ubito, che da quello &longs;ono toccate &longs;i &longs;pezzano, percioche nella lo­ro naturale temperatura hanno poco humore, & non molto del terreno. ma a&longs;&longs;ai dello aere, & del fuoco. E&longs;&longs;endo adunque in quelle poco della terra, & del humore, & pene­trando anche il fuoco per la forza del uapore &longs;cacciatone lo aere da quelle, &longs;eguitandole affatto, & occupando gli &longs;pacij uoti delle uene, boglie, & le rende &longs;imili a i &longs;uoi corpi ardenti. &longs;ono anche altre petraie ne i confini de Tarquine&longs;i dette Anitiane, del colore del­le Albane. le officine delle quali &longs;pecialmente d'intorno il lago di Vol&longs;cena, & nella pre­fettura Stratonie&longs;e &longs;i truouano, que&longs;te hanno uirtù infinite, perche nè i grandi giacci, nè la forza del fuoco le nuoce, ma ferme &longs;ono, & per que&longs;to durabili alla uecchiezza. percio­che nella loro mi&longs;tura hanno poco dello aere, & del fuoco, ma di temperato humore, & molto del terreno, & co&longs;i con i&longs;pe&longs;&longs;e compo&longs;itioni a&longs;&longs;odate, nè dalle tempe&longs;tate, nè dal­le forze del fuoco &longs;enteno nocumento. & que&longs;to &longs;i puo ma&longs;simamente giudicare da i mo­numenti, che &longs;ono d'intorno la terra di Ferento, fatti di que&longs;te pietre. perche hanno le &longs;tatue grandi fatte egregiamente, & le figurine, & i fiori, & gli acanti mirabilmente &longs;col­piti, lequali benche &longs;iano uecchie, pareno però co&longs;i nuoue, che &longs;e fu&longs;&longs;ero hor hora fatte. &longs;imilmente i fabbri del metallo adoperano per li getti le forme fatte di que&longs;te pietre, & ne hanno di quelle per fondere il metallo grandi&longs;simi commodi. le quali &longs;e fu&longs;&longs;ero pre&longs;&longs;o Roma, degna co&longs;a &longs;arebbe, che da que&longs;te officine fu&longs;&longs;ero fatte tutte le co&longs;e, ma forzan­doci la nece&longs;sità per la uicinanza che delle ro&longs;&longs;e, & delle Paliane, & di quelle, che &longs;ono ui­cine a Roma ci &longs;eruiamo, &longs;e alcuno uorrà porle in opera &longs;enza difetto, bi&longs;ognerà in que­&longs;to modo apparecchiarle. Douendo&longs;i fabricare, due anni prima non nel uerno, ma nel­la &longs;tate &longs;i caueranno quelle pietre, & &longs;i la&longs;ciaranno &longs;te&longs;e allo &longs;coperto. & quelle, che dal­le pioggie & mali tempi per lo &longs;pacio di due anni &longs;aranno &longs;tate offe&longs;e, &longs;iano po&longs;te nelle fondamenta: le altre non gua&longs;te, come approuate dalla natura, potranno &longs;opra terra nelle fabriche mantener&longs;i, nè &longs;olamente &longs;i deono que&longs;te co&longs;e o&longs;&longs;eruare nelle pietre quadrate, ma anche nelle opere di cemento.

Vitruuio tratta in que&longs;to luogo delle pietre fatte dalla natura, & ne dimo&longs;tra la diuer&longs;ità, l'u­&longs;o, & il commodo di e&longs;&longs;e molto facilmente. & tutta que&longs;ta materia &longs;imilmente è stata pigliata, & leuata di pe&longs;o dirò co&longs;i, da Plinio nel trente&longs;imo quinto libro al uige&longs;imo &longs;econdo Capo. Hora anche noi in &longs;omma diremo. Cinque generi di pietre naturali &longs;i trouano, la Gemma, il marmo, la cote, il &longs;elice, il &longs;a&longs;&longs;o. Le Gemme &longs;i cono&longs;ceno dalla &longs;o&longs;tanza, dal uedere, dal toc­care, & dalla lima. &longs;ono piu graui, & piu fredde del uetro, non pati&longs;ceno la lima, hanno lo &longs;plendore piu &longs;aldo, piu chiaro, & empieno, & dilettano la uista piu che &longs;i mirano, nè &longs;i &longs;mar­ri&longs;cono al lume della lucerna, & &longs;ono di &longs;o&longs;tanza uiuace, & piena. Di que&longs;te non ragiona l'Ar­chitetto, perche non uanno nelle &longs;abriche. I marmi prouano la lima, &longs;ono grandi, & ri&longs;plen­deno: le &longs;elici hanno come &longs;quame; le coti come grani; i &longs;a&longs;&longs;i non hanno &longs;plendore. Ragionan­do delle pietre, con&longs;ideramo il tempo di cauarle, la quantità, la qualità, la comparatione, l'u&longs;o. & da gli edificij fatti &longs;i pigliano le lor qualità. però &longs;i ha, che la pietra bianca ubidi&longs;ce piu, che la fo&longs;ca. La trapparente meglio, che l'opaca. piu intrattabile quella, che piu s'a&longs;&longs;omiglia al &longs;a­le. il &longs;a&longs;&longs;o a&longs;per&longs;o come di arena, è a&longs;pro, &longs;e gli u&longs;ciranno come punte nere è indomabile. l'a&longs;per­&longs;o di goccie cantonate, è piu &longs;odo, che lo a&longs;per&longs;o di ritonde. Quanto meno è uenato, tanto piu è intiero. piu dura quello, che è di colore purgato & limpido. migliore è quello, la cui uena è &longs;imile alla pietra. La uena &longs;ottile mo&longs;tra la pietra &longs;piaceuole. la piu torta, & che piu gira, è piu au&longs;tera. La nodo&longs;a è piu acerba. quella pietra piu ageuolmente &longs;i fende, che nel mezo ha una linea ro&longs;&longs;a come putrida. pro&longs;&longs;ima a quella è la bianchegna, quella, che pare un giaccio uer­de è piu difficile. Il numero delle uene dimo&longs;tra la pietra incon&longs;tante, & che crepa. Le uene dritte &longs;ono giudicate piggiori. Quella pietra è piu &longs;oda, le cui &longs;cheggie &longs;ono piu acute, & ter&longs;e. La pietra, che &longs;pezzata rimane piu li&longs;cia di &longs;uperficie, è piu atta allo &longs;calpello. l'a&longs;pra quanto piu biancheggia, tanto meno ubidi&longs;ce al ferro. La fo&longs;ca quanto piu la Luna &longs;cema, tanto meno con&longs;ente al ferro. ogni pietra ignobile, tanto è piu dura, quanto è piu cauerno&longs;a. Quella, che non a&longs;ciuga l'acqua, che &longs;e le &longs;pruzza &longs;opra, è piu cruda. ogni pietra graue è piu &longs;oda, & piu &longs;i li&longs;cia, che la leggiera. & la piu leggiera della piu graue è piu fragile. Quella che perco&longs;&longs;a ri&longs;uo­na, è piu den&longs;a della &longs;orda. La &longs;tropicciata, che &longs;a di &longs;olfo, è piu dura che la &longs;enza odore. Quel la, che piu re&longs;i&longs;te allo &longs;calpello, piu dura alle acque, & mali tempi. Ogni pietra di nuouo ca­uat a, è piu tenera. & io ne ho uedute in Inghilterra che bi&longs;ogna lauorarle alle caue, perche &longs;e &longs;tanno troppo cauate s'indurano di modo, che non &longs;i po&longs;&longs;ono lauorare, &longs;e non &longs;tanno nell'acqua un'inuernata. &longs;offiando l'O&longs;tro piu facilmente &longs;i lauorano le pietre, che &longs;offiando Borea. quella pie­tra, che nell'acqua &longs;i fa piu graue, &longs;i disfa per l'humore. quella, che per lo fuoco &longs;i &longs;gretola, nondura al Sole. & tanto &longs;ia detto della comparatione delle pietre, &longs;i come Leon Batti&longs;ta haraccol­to. Delle altre co&longs;e pertinenti alle pietre &longs;i dirà di &longs;otto.

Delle maniere di murare, qualita, modi, & luoghi di quelle. Cap. VIII.

LE maniere del murare &longs;ono que&longs;te prima quella, che &longs;i fa in modo di rete, che hora &longs;i u&longs;a da ogn'uno. poi l'antica, la quale &longs;i chiama incerta. Di que­&longs;te due è piu gratio&longs;a la reticulata, la quale poi è facile a fare le fi&longs;&longs;ure, per­che in ogni parte ha i letti, & le commi&longs;&longs;ure slegate: ma la maniera incerta &longs;edendo i cementi l'uno &longs;opra l'altro, in modo di imbrici, non bella, come la reticulata, ma &longs;i bene piu ferma rende la muratura: uero è che l'una, & l'altra maniera deue e&longs;&longs;er impa&longs;tata di minuti&longs;sime co&longs;e, accioche i pareti &longs;pe&longs;&longs;o &longs;atiati della materia fatta di cal­ce, & d'arena piu lungamente &longs;i tenghino in&longs;reme; perche e&longs;&longs;endo di molle, & rara uirtù &longs;uggendo il &longs;ucco dalla materia, di&longs;eccano. ma quando abonderà la copia della calce, & dell'arena, il parete, che hauerà pre&longs;o molto dell'humore, non i&longs;uanirà co&longs;i pre&longs;to, ma &longs;i tenirà in&longs;ieme. ma &longs;ubito, che la forza humida per la rarità de i cementi &longs;arà &longs;ucciata dalla materia, allhora la calce &longs;taccando&longs;i dall'arena &longs;i di&longs;cioglie, & i cementi non &longs;i po&longs;&longs;ono con que&longs;ti attaccare, ma a lungo andare fanno i pareti ruino&longs;i. & que&longs;to &longs;i puo comprendere da alcuni monumenti, che d'intorno a Roma &longs;ono fatti di marmo, ouero di pietre quadrate, & di dentro nel mezo calcati, & empiuti la materia &longs;uanita per la uecchiezza, & a&longs;ciutta la rarità de i cementi, ruinano, & dalla brina di&longs;ciolte le legature delle commi&longs;­&longs;ure &longs;ono di&longs;sipati. Et &longs;e alcuno non uorrà incorrere in que&longs;to difetto, faccia i pareti di due piedi, la&longs;ciando il mezo concauo lungo i pila&longs;trelli di dentro, & &longs;iano o di &longs;a&longs;&longs;o ro&longs;&longs;o quadrato, ouero di terra cotta, ouero di &longs;elici ordinarij, & con le chiaui di ferro, & piombo &longs;iano le fronti legate. & co&longs;i non a grumo, & &longs;otto&longs;opra, ma ordinatamente fatta l'o­pera potrà &longs;enza difetto eternamente durare. perche &longs;edendo tra &longs;e i letti, & le commi&longs;­&longs;ure di quelli, & incatenate non &longs;pigneranno la muratura, nè la&longs;ciaranno che i pila&longs;trel­li, o &longs;tanti legati in&longs;ieme rouinino. & però non &longs;i deue &longs;prezzare la muratura de' Greci.

Vitru. c'in&longs;egna il modo, & le maniere di porre in&longs;ieme le pietre, commenda la muratura di matt oni, & con belli e&longs;&longs;empi pruoua quanto dice. Prima che io e&longs;pona Vitru. io dirò delle par­ti della fabrica &longs;opra il fondamento, & quale &longs;ia l'officio di cia&longs;cuna. In ogni fabrica noi haue­mo a con&longs;ider are il ba&longs;&longs;o, la cima, i lati. il ba&longs;&longs;o è il pauimento, o &longs;uolo. La cima &longs;ono i coper­ti, & i colmi; i lati &longs;ono i pareti, o muri. Del pauimento &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro: de i coperti nel quarto. Hora &longs;i tratta del muro; ilquale è differente dal fondamento in que&longs;to, che il fonda­mento da i lati della foßa &longs;olamente per e&longs;&longs;er intiero, con&longs;i&longs;te: mail muro, o parete è compo&longs;to di piu parti. perche ha il poggio, il procinto, la corona, l'o&longs;&longs;a, & i &longs;o&longs;tegni, l'apriture, le labra, il compimento, & le &longs;ue o&longs;&longs;eruationi. noi e&longs;poneremo l'u&longs;o di que&longs;te parti a gui&longs;a de i medici, i qua­li nella con&longs;titutione della loro arte trattano dell'u&longs;o delle parti del corpo humano. Poggio è quel­la parte, che è la prima di &longs;otto, che &longs;i leua dal fondamento, che è alquanto piu gro&longs;&longs;a del muro, che &longs;i potrebbe &longs;carpa nominare. Procinto, & corona &longs;ono parti del muro una di &longs;opra, l'altra nel mezo. Procinto è la parte di mezo, & è quella legatura, che cigne il muro d'intorno come cornice, che nelle mura delle città &longs;i potrebbe chiamar cordone, & nelle altre mura, &longs;i dicono fa&longs;cie, & cinte, & regoloni. l'o&longs;&longs;a & i &longs;o&longs;tegni &longs;ono le cantonate, le pila&longs;trate, erte, colonne, & trauature, & tutto quello, che &longs;o&longs;tiene le apriture, o &longs;iano in arco, o dritte; perche l'arco è come traue piegato. Traue come colonna trauer&longs;a: & colonna come traue dritto. Le apriture, o labra &longs;ono come le fine&longs;tre, le cannoniere, i merli, le porte, i buchi, & i nicchi che dalla formalore &longs;ouo detti latinamente concha. i compimenti trapo&longs;ti &longs;ono tra l'o&longs;&longs;a, & l'apriture, & al­tre parti. Hora &longs;i dirà quanto &longs;i conuenga a cia&longs;cuna parte. il che accioche commodamente &longs;i faccia, &longs;i dirà della quantità, & qualità delle pietre. Sono le pietre ouero di &longs;operficie, anguli, & linee eguali dette, quadrate, ouero uariate; & &longs;ono dette incerte. &longs;ono alcune grandi, che &longs;enza &longs;tromenti, & machine non &longs;i po&longs;&longs;ono maneggiare; altre minute, che con una mano &longs;i leua­no; altre mezane, dette giu&longs;te. Hanno le pietre qualità diuer&longs;a; perche alcune &longs;ono uiuaci forti, &longs;ucco&longs;e, come la &longs;elice, & il marmo, nelle quali è innato il &longs;uono, & la &longs;odezza: altre e&longs;au&longs;te, & leggieri, come è il Tofo, & le pietre areno&longs;e. I marmi &longs;ono pro&longs;&longs;imi all'honor delle gemme per la bellezza, & gratia loro, & &longs;pecialmente que marmi nobili, che per la uarietà di colori, o per la gran bianchezza o finezza, & &longs;plendore, o tra&longs;parenza danno mer auiglia, come il Pario, il Porfido, il Serpentino, l'Alaba&longs;tro, & altri &longs;imiglianti marmi me&longs;chi, o gra­niti. Il &longs;elice ueramente ha molte qualità, duro, tenero, tenace, friabile, graue, leggiero, o che in e&longs;&longs;o non puo il fuoco, o &longs;i conuerte in cenere, & è &longs;quamo&longs;o, &longs;opporta il freddo, & l'ac­que, non ri&longs;plende, però non è marmo: entra però nelle fabriche, come anche alcuni &longs;a&longs;&longs;i. Ma la cote come la Dama&longs;china, il Tocco, che proua i metalli, alcune pietre, che nelle Indie &longs;i u&longs;ano per tagliare, &longs;ono per aguzzare i ferri, &longs;i con&longs;umano a poco a poco con &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, ma pre&longs;to con­&longs;umano le altre co&longs;e. & la parte che è riuolta al Sole è migliore di quella di &longs;otto; perche dal So­le &longs;i fanno perfette. I &longs;a&longs;&longs;i &longs;ono diuer&longs;i per la proprietà, come la calamita, per la uirtù, il Calamo­co, per lo colore, l'Amochri&longs;o per la pittura, l'Alabandico per la forma, il Trochite per la no­biltà di re&longs;i&longs;tere al fuoco, come la Magne&longs;ia all'acqua. la proprietà della calamita è nota; tira & &longs;caccia il ferro, dimo&longs;tra le parti del Cielo, & i uenti a i nauiganti, & fa effetti merauiglio&longs;i con incognite cau&longs;e. La &longs;puma della canna detta Calamoco, è forti&longs;&longs;ima, & calidi&longs;&longs;ima, & con­&longs;uma i corpi in quella &longs;epolti. il Trochite è &longs;triato o canellato nel piano, & nel mezo del piano ha un punto, dal quale &longs;i parteno tutti i canali, & il piano è circondato da un lieue timpanuzzo & &longs;i muoue da &longs;e &longs;oprapo&longs;toui l'aceto, l'Amochri&longs;o, cioè arena d'oro, ha colore d'oro, è &longs;qua­glio&longs;a: & &longs;e ne fa poluere da &longs;eccar le &longs;eritture l'Alabandico dimo&longs;tra in &longs;e uarie figure. Ma di que&longs;ti &longs;a&longs;&longs;i pochi &longs;ono all'u&longs;o delle fabriche, benche per alcuni adornamenti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er prez­zati. Io ho detto della quantità, & qualità delle pietre; hora io dirò del modo di porle in&longs;ieme, & prima di alcune auuertenze. Ogni pietra deue e&longs;&longs;er intiera, non fango&longs;a, ma bagnata bene, & &longs;e e&longs;&longs;er puo, di torrente. le intiere dal &longs;uono &longs;i cono&longs;ceno. le cauate di nuouo &longs;ono piu atte, la pietra altre fiate adoperata non rie&longs;ce, & non &longs;i attacca bene, perche di gia ha beuuto l'humore, altri con minute pietre, & molta calce empieno le fondamenta, altri ui metteno ogni &longs;orte di rot­tame. Egli &longs;i deue imitar la natura, che nel fare i monti tra le piu &longs;ode pietre tramette la piu te­nera materia: co&longs;i &longs;opra grandi, quadrate, & intiere pietre &longs;i getta gran copia di calce &longs;tempera ta. le piu gagliarde parti delle pietre &longs;i pongono, oue è bi&longs;ogno di maggior fermezza. Se la pie­tra è atta a romper &longs;i non in lato &longs;i ponga, ma &longs;te&longs;a giacendo. la faccia della pietra, che è taglia­ta per trauer&longs;o, è piu forte, che quella, che è tagliata per lungo, nel fondar le colonne non è ne­ce&longs;&longs;ario di continuare il fondamento, ma &longs;i fa &longs;otto la colonna, (accioche col pe&longs;o loro non fori­no la terra) fare un muretto, & tirare da colonna a colonna un'arco riuer&longs;cio. La pietra &longs;ecca & &longs;itibonda uuole &longs;abbia di fiume, la hurnida per natura, quella di caua. non &longs;i adoperi arena di mare nelle opere riuolte all'O&longs;tro. a minute pietre &longs;pe&longs;&longs;a, & &longs;oda calce &longs;i ponga; benche la tenace &longs;ia &longs;tata da gli antichi approuata. Gioua di bagnare &longs;pe&longs;&longs;o la muratura. non uogliono quel­le pietre e&longs;&longs;er bagnate, che dentro non &longs;iano humide, & negreggianti e&longs;&longs;endo rotte, o &longs;pezzate. Le gran pietre sdrucciolando per lo liquido meglio &longs;i a&longs;&longs;ettano, & però deono andare &longs;opra tenera & liquida calce. Hora ci re&longs;ta a dire delle maniere del murare. Tre &longs;ono le maniere del murare l'or dimaria, la incerta, la reticulata. Di que&longs;te tratta Vitr. nel pre&longs;ente Capo, & per dichiaratio­ne maggiore, &longs;i e&longs;porranno alcune uoci. Et prima cemento, è pietra roza, non tagliata, uul­gare &longs;enza determinata forma: ogni giorno per Roma ne uanno i giumenti carichi. Et in terradi lauoro detta Campania, ritiene il nome. Reticulato, & incerto que&longs;ti &longs;ono due modi di po­ner'a &longs;ilo, ouero in&longs;ieme i cor&longs;i delle pietre. il Reticulato è co&longs;i detto, perche nella muratura di­mo&longs;tra la diui&longs;ione da una pietra all'altra in modo di rete, & que&longs;to non &longs;i puo fare, &longs;e almeno una facciata della pietra non è quadrata, & polita. bi&longs;ogna anche, che &longs;tiano in modo, che gli anguli &longs;i tocchino, come per la &longs;oprapo&longs;ta figura &longs;i uede. La incerta è quella, che &longs;i &longs;a di pietre di di­uer&longs;e figure a ca&longs;o po&longs;te. perche quello, che &longs;i dice lauorare a ca&longs;&longs;a, è quello, che di &longs;otto è det­to Emplecton. ma hora &longs;i ragiona di quello, che appare di fuori. La correttione dello incerto, ac cioche &longs;ia &longs;icuro, & forte, &longs;i fa come per figura s'è mostrato di &longs;opra. imperoche egli è nece&longs;&longs;ario legare ambe le fronti una con l'altra con attrauer&longs;ata muratura, et empire il uano con pietre me&longs;co late con molta calce. Ordinaria muratura è quella, doue le pietre quadrate, le giu&longs;te, o le grandi &longs;i pongono in&longs;ieme ordinatamente a &longs;quadra, a liuello, & a piombo. il che accenna Vitr. dicendo.

Et però non &longs;i deue &longs;prezzare la muratura de Greei, &longs;e bene non l'u&longs;ano polita di molle cemento, pure quando &longs;i parteno dalla pietra quadrata, fanno l'ordinaria di &longs;elice ouero di pietra dura. La quale è mezana tra la incerta, & quella, che &longs;i fa di pietra quadrata. Ma bi&longs;ogna auuertire, che il poggio, che for&longs;e &longs;tereobata è detto da Vitr. hauer deue la incro&longs;ta tura di pietra quadrata, grande, & dura: perche que&longs;ta parte di muro ha bi&longs;ogno di piu &longs;odezza, come parte, che ha della natura del fondamento, che &longs;ostenga tutto il carico, & che piu &longs;ia ui­cina all'humidità delle acque, o del terreno. il che &longs;i deue o&longs;&longs;eruare &longs;pecialmente in Vinetia, & &longs;i o&longs;&longs;erua anche nelle ca&longs;e ben fatte. Catone dice. Leuerai da terra la fabrica un piede con &longs;oda pie tra, & calce, l'altre parti con crudo mattone potrai formare. Ma in Venetia que&longs;ta parte è piu leuata, & ha del grande, & ha del &longs;odo, & arriua fin a cinque, & &longs;ei piedi, & &longs;opra ui è il cor done di forma ritonda, ouero in forma di fa&longs;cia, che &longs;porta in fuori. Fra i procinti s'interpongo­no alcune legature di pietre maggiori, le quali &longs;ono come concatenationi dell'o&longs;&longs;a con l'o&longs;&longs;a, & delle cro&longs;te, che &longs;ono dalla parte di dentro, con quelle, che &longs;ono di fuori, & però quiui lunghe, larghe, & &longs;ode pietre &longs;i richiedeno. Si &longs;ogliono fare anche altri procinti per legare le cantonate & tenere l'opere in&longs;ieme, ma piu rari. Quelli primi deono conuenire a piombo, & a &longs;quadra dentro, & di fuori col muro, & que&longs;ti, che &longs;ono maggiori come c ornici, o gocciolatoi &longs;portare; & con gli ordini, & cor&longs;i e&longs;&longs;ere bene legati in modo, che come &longs;oprapo&longs;to pauimento &longs;i ricuo­pra bene la fabrica. Siano le pietre nelle murature una all'altra &longs;opraposte, come s'è detto, a modo d'imbrici, &longs;i che la commi&longs;&longs;ura di due &longs;oprapo&longs;te, &longs;ia nel mezo della pietra di &longs;otto, & que &longs;to &longs;pecialmente ne i procinti, & nelle legature. Gli antichi nelle opere reticulate tirauano il le gamento di cinque mattoni, o almeno di tre, che ouero tutti, ouero in un'ordine, almeno era di pietre non piu gro&longs;&longs;e, che le altre, ma piu lunghe, & piu larghe. Ma nelle opere ordinarie, per ogni cinque piedi è &longs;tato a ba&longs;tanza un mattone di due piedi per legatura; però fabricando con pietre maggiori piu raro legamento bi&longs;ogna, & è qua&longs;i a fufficienza la cornice &longs;ola. Laqual deue e&longs;&longs;er fatta con &longs;omma diligenza, & di ferme, & larghe pietre ordinarie, & giu&longs;te, & ne i pare ti di crudi mattoni, la corona deue e&longs;&longs;er di terra cotta, accio &longs;ia dife&longs;a dalla pioggia, & leggie­ra di pe&longs;o. Deue&longs;i auuertire, che il marmo rifiuta la calce, & &longs;i macchia facilmente, la doue gli antichi quanto meno poteuano adoprauano i marmi con la calce. Dell'o&longs;&longs;a, & de &longs;o&longs;te­gni, & delle apriture &longs;i dirà poi. I compimenti trapo&longs;ti &longs;ono tra l'o&longs;&longs;a, l'apriture, & l'altre parti, ne i quali &longs;ono da con&longs;iderare l'imboccature, i riempimenti, le intonicature tanto di den­tro quanto di fuori, perche &longs;i uede e&longs;&longs;er di&longs;&longs;erenza tra l'o&longs;&longs;a, & i compimenti; perche nell'o&longs;&longs;a &longs;i pongono grandi, &longs;ode, & ordinate pietre, & ne i compimenti, minute, rotte, meno ordinarie, benche con molta calce, & arena. Vero è, che perfetta &longs;arebbe la muratura, che tutta fu&longs;&longs;e di pietre quadrate, ma e&longs;&longs;endo di troppo &longs;pe&longs;a, bi&longs;ogna tra l'una &longs;corza, & l'altra ponere alcune pietre ordinarie attrauer&longs;ate, nel muro, per unire le &longs;corze. le pietre da riempire non uogliono pa&longs; &longs;are una libra di pe&longs;o, perche le pietre minute fanno miglior pre&longs;a. nelle incro&longs;tature di fuori &longs;i deono porre le pietre migliori, & prouate, come ha detto Vitr. lontane però dai cadimenti delleacque, & non deono e&longs;&longs;er pietre di grandezze, & di pe&longs;i di&longs;eguali, ma ri&longs;pondino le de&longs;tre alle &longs;ini&longs;tre, le rimote alle uicine &longs;eguitando gli ordini incominciati. Ma la intonicatura di dentro &longs;ia di pietra piu dolce, o &longs;erui&longs;i la regola, che &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro. Il muro fatto di mattoni crudi, detto da gli antichi muro lateritto, fa piu &longs;ana la fabrica, ma è &longs;ottopo&longs;ta a terremoti. de­ue però e&longs;&longs;er gro&longs;&longs;o per &longs;o&longs;tenere i palchi. il loto da fabricare &longs;ia &longs;imile al bitume, che po&longs;to nell'ae qua lentamente &longs;i disfaccia, & s'attacchi alle mani, & a&longs;ciutto bene s'amma&longs;&longs;i: ma dell'opera di loto &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro. La nuda pietra deue e&longs;&longs;er quadra, &longs;oda, grande, dura &longs;enza &longs;caglie tra­po&longs;te. Sia po&longs;ta in opera con arpe&longs;i, & chiodi, gli arpe&longs;i fanno stare le pietre al pari, i chiodi le gano il di&longs;opra, con quello di &longs;otto. Se gli arpe&longs;i, & chiodi. &longs;ono d'ottone, non irrugini&longs;ceno, ferman&longs;i con piombo &longs;colato. que di legno per la forma loro &longs;ono fatti a coda di rondine, il ferro con biacca, o ge&longs;&longs;o &longs;i &longs;erua dalla ruggine, bi&longs;ogna però bene guardare, che le acque non toccbi­no gli arpe&longs;i. Ma tornamo alla muratura, & a que muri, che &longs;ono fatti di rottami, ponerai ta­uole, o craticci dalle &longs;ponde per &longs;o&longs;tegno, fin che &longs;i a&longs;ciughino. Et qui &longs;i è trouato il modo di get tar le colonne nelle forme di legno, per &longs;cemare la &longs;pe&longs;a. Et &longs;i riempie la forma d'ogni &longs;orte di rot­tame con molta calce. Altri ui la&longs;ciano nel mezo l'anima di rouere, o di mattoni per &longs;icurtà, altri fanno la pa&longs;ta con minute pietre, & la&longs;ciano a&longs;ciugarla bene, & a&longs;ciutta leuano la forma, danno poi la incro&longs;tatura, & la intonicatura alla colonna & la &longs;igneno di marmo, o di me&longs;chio, o granito come uogliono. Egli &longs;i deue &longs;chiuare piu, che &longs;i puo la pietra di forma ritonda. Seguo, che la calce è a&longs;ciutta, quando ella manda fuori una lanugine, & uno certo fioriome ben cono­&longs;ciuto da muratori. Ce&longs;&longs;ando dall'opera coprirai il muro con paglia, o altro, accioche non i&longs;ua­ni&longs;ca prima, che habbia fatto la pre&longs;a: Et quando poi &longs;i ripiglia il lauoro, non ti rincre&longs;ca &longs;atiarlo molto bene di acqua. il muro, che è molto gro&longs;&longs;o, fa armatura a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o. Egli bi&longs;ogna la&longs;ciare luogho commodo per le apriture, facendoui un'arco, ilquale &longs;i otturi fino che uenghi il bi&longs;ogno d'aprirle, perche il pe&longs;o non aggraui troppo la parte uota. Se uuoi agiugnere al muro dopo alcun tempo, bi&longs;ogna, che ui la&longs;ci i denti &longs;porti in fuori. Gli anguli perche participan di due la­ti, & &longs;ono per tener dritto il muro, deono e&longs;&longs;er fermißimi, & con lunghe, & dure pietre, come con braccia tenuti. Et tanto &longs;ia detto d'intorno alla &longs;oprapo&longs;ta diui&longs;ione. la quale &longs;e &longs;arà bene con&longs;iderata, non ha dubbio, che ella non &longs;ia per apportare gran giouamento alle con&longs;iderationi de i &longs;aui, & alle operationi de i mae&longs;tri.

Que&longs;te fabriche de Greci in due modi &longs;i murano. L'uno è detto eguale, l'altro di­&longs;eguale. Il primo è quando tutti i cor&longs;i &longs;ono eguali in grandezza. L'altro è quando gli ordini de i cor&longs;i non &longs;aranno drizzati pari. l'una, & l'altra maniera per que&longs;to è ferma, perche prima i cementi &longs;ono di &longs;oda, & ferma natura, nè po&longs;&longs;ono a&longs;ciugare il liquore della materia, ma li con&longs;eruano nel &longs;uo humore per grandi&longs;simo tempo, & i letti loro piani, & bene liuellati non la&longs;ciano &longs;grottare la materia, ma con la continuata gro&longs;&longs;ezza de i pareti co&longs;i legati durano lunghi&longs;simamente. Euui un'altra maniera di fa­brica, che &longs;i chiama riempita, la quale anche &longs;i u&longs;a da no&longs;tri ru&longs;tici. della quale &longs;ono le fronti &longs;olamente polite, ma le altre parti come nate &longs;ono, po&longs;te in&longs;ieme con la mate­ria, con alterne commi&longs;ure &longs;ono legate: ma i no&longs;tri per sbrigar&longs;ene pre&longs;to, facendoui i cor&longs;i dritti, &longs;erueno alle fronti, & empieno nel mezo &longs;pezzati i cementi &longs;eparatamen­te con la materia, & a que&longs;to modo in quella muratura leuano, & drizzano tre cro&longs;te, due delle fronti, & una nel mezo del riempimento. Ma i Greci non fanno a que&longs;to mo= do, ma ponendoli piani, & ordinando le lunghezze de i cor&longs;i in gro&longs;&longs;ezza con alterne commi&longs;&longs;ure, non empieno il mezo, ma con i loro mattoni, che chiamamo frontati, fan­no continuato il parete, & d'una gro&longs;&longs;ezza ra&longs;&longs;odato, & oltra le altre co&longs;e interpongono quelli dall'una parte & l'altra, che hanno le fronti, che chiamano per que&longs;to diatoni, di perpetua gro&longs;&longs;ezza, i quali grandemente legando confermano la &longs;odezza de i pareti: & pe rò &longs;e alcuno uorrà da que&longs;ti commentarij auertire, & eleggere la &longs;orte di murare, potrà molto bene hauere riguardo alla perperuità: percioche quelle Fabriche, lequali &longs;on di molle cemento, & di &longs;ottile a&longs;petto di bellezza, non po&longs;&longs;ono &longs;e non e&longs;&longs;er col tempo rui­no&longs;e: & però quando s'eleggono gli arbitri di communi pareti, non &longs;i &longs;tima, per lo prez zo, che &longs;ono &longs;tati fabricati, ma ritrouando per gli in&longs;trumenti i precij delle locationi, le uano d'ogni anno, che pa&longs;&longs;ato &longs;ia la ottante&longs;ima parte: & co&longs;i del re&longs;tante della &longs;omma comandano che egli &longs;i re&longs;titui&longs;ca una parte per que&longs;ti pareti, che &longs;ententiamo, che piu di ottanta anni non po&longs;sino durare. Ma de i pareti fatti di mattoni, pure che &longs;iano fatti a perpendicolo & dritti &longs;tiano, niente &longs;i leua, ma per quanto prezzo &longs;eranno &longs;tati fabrica­ti, per tanto &longs;empre &longs;aranno &longs;timati. & però in alcune città, & le opere publiche, & le ca&longs;e priuate, & le reali &longs;i uedeno fabricate di mattoni: & prima in Athene il muro, che guarda uer&longs;o il monte Hymeto, & Petelen&longs;e, & i pareti nel tempio di Gioue, & di Her cole, le celle &longs;ono di mattoni. E&longs;&longs;endo d'intorno al tempio le colonne & gli architraui di pietra. In Italia in Arezzo euui un muro beni&longs;simo fatto, & in Tralli la ca&longs;a fatta da i Re Attalici, che è data per &longs;tanza a colui, che nella Città tiene il &longs;acerdotio. Et co&longs;i in Lacedemone di alcuni pareti leuate le pitture, che erano in forme, & i telari di le­gno ne i pareti tagliati, rinchiu&longs;i & inca&longs;&longs;ati, furon portate nel comitio per adornamento della edilità di Varrone, & di Minerua. la ca&longs;a di Cre&longs;o, la quale i Sardi con&longs;egnarono a i cittadini per ripo&longs;o della uecchiezza al collegio de i uecchi, chiamata Geru&longs;io, era di mattoni. &longs;imilmente la reale in Alicarna&longs;o del potenti&longs;simo Re Mau&longs;olo, in tutto, che habbia di procone&longs;io marmo ornate tutte le co&longs;e, niente di meno i pareti &longs;ono fatti di mattoni. & infino a que&longs;ti tempi hanno una mirabile fermezza, co&longs;i con intonicature, & cro&longs;te politi, che come uetri riluceno. nè que&longs;to fu fatto per bi&longs;ogno, che quel Re ha ue&longs;&longs;e, perche era ricchi&longs;simo d'entrate, come quello, che a tutta la Caria dominaua. Ma in que&longs;to modo è da con&longs;iderare la &longs;olertia &longs;ua, & acutezza nel fabricare: percioche e&longs;­endo egli Mila&longs;io, & hauendo ueduto il luogo di Alicarna&longs;&longs;o munito per natura, & haue­re idoneo bazzaro, & il porto commodo, in quel luogo &longs;i fece la &longs;tanza. Que&longs;to luo­go è &longs;imile alla curuatura d'un Theatro, & nella parte da ba&longs;&longs;o, appre&longs;&longs;o il porto è il Foro, & per mezo la curuatura, & la cinta dell'altezza, ui è una piazza grandi&longs;sima, nel mezo della quale è fabricato il Mau&longs;oleo de &longs;i fatta, & nobil opera, che è numerato tra i &longs;ette &longs;pettacoli del mondo. Nel mezo dell'alta rocca è il tempio di Marte, che tiene la &longs;tatua del colo&longs;&longs;o, detta Acrolitho, fatta dalla nobil mano di Tilocare. benche altri di­chino di Timotheo; ma nella &longs;ommità del de&longs;tro corno è il tempio di Venere, & di Mercurio appre&longs;&longs;o la fonte Salmacide, che per fal&longs;a opinione uien detto, che tenga di Vene rea infirmità oppre&longs;si quelli, che beono di quella. Ma a me non rincre&longs;cerà di raccontare da che &longs;ia andata que&longs;ta opinione con fal&longs;o rumore per lo mondo: perche e&longs;&longs;er non puo quello, che &longs;i dice, che gli huomini per quell'acqua diuentino molli, & impudichi, ma la uirtù di quella fonte, è molto chiara, & il &longs;apore egregio. Hauendo adunque Melante, & Areciania d'Argo, & da Troezene in que luoghi condotta una colonia commune &longs;caccior no i Barbari di Caras, & di Lelege: Que&longs;ti &longs;cacciati &longs;i raunorno in&longs;ieme a i monti, & face­uano di molte correrie, & rubbando in quel luogo crudelmente gua&longs;tauano gli habitanti. Auenne poi, che uno de gli habitatori per guadagnare per la bontà delle acque fece appre&longs;&longs;o quella fonte un'ho&longs;teria fornita d'ogni co&longs;a. & e&longs;&longs;ercitandola allettaua quei barbari, i quali hor l'uno, hor l'altro uenendoui, & poi molti mettendo&longs;i in&longs;ieme concorrendoui, di duro & ferigno co&longs;tume, nella u&longs;anza & &longs;oauità de Greci di loro propria uolonta &longs;i ridu ceuano. Quell'acqua adunque non per dishone&longs;ta infirmità, ma per la dolcezza della hu manità mitigati i feroci petti de i Barbari, acqui&longs;tò quel nome. Re&longs;ta hora perche io &longs;on uenuto alla dichiaratione delle loro murature, che io le de&longs;criua tutte come &longs;ono: Come adunque nella de&longs;tra parte è il tempio di Venere, & la fonte predetta, co&longs;i nel &longs;ini&longs;tro cor no, è il palazzo reale, che Mau&longs;olo per &longs;ua &longs;tanza fece fabricare. perche dalla de&longs;tra &longs;i uede la piazza, & tutta la terminatione del porto, & delle mura, & &longs;otto la &longs;ini&longs;tra è il porto &longs;e creto &longs;otto a i monti na&longs;co&longs;o in modo, che niuno puo uedere, o &longs;apere quello, che iui &longs;i faccia, accioche il Re dal &longs;uo palazzo a i galeotti, & &longs;oldati, &longs;enza che altri &longs;e ne accorga po&longs;&longs;a quanto bi&longs;ogna comandare. Dapoi la morte di Mau&longs;olo re&longs;tò Artemi&longs;ia moglie &longs;ua, & &longs;degnando&longs;i i Rodiotti, che una femina &longs;ignoreggia&longs;&longs;e tutte le città della Caria, &longs;i mi&longs;ero all'ordine per occupar quel regno. delche e&longs;lendone aui&longs;ata la Reina, comandò ella, che in quel porto &longs;te&longs;&longs;e l'armata rinchiu&longs;a all'ordine con marinari a&longs;co&longs;i, & &longs;oldati. Ma il re&longs;to de cittadini compare&longs;&longs;e &longs;opra le mura. Ma hauendo i Rodiotti condotta l'armata loro in ordine nel porto maggiore, la Reina comandò, che fu&longs;&longs;ero dalle mura &longs;alutati, & prome&longs;&longs;a loro la città. per ilche quelli abandonate le naui, entrarono dentro: ma la Reina &longs;ubito per la fo&longs;&longs;a fatta tra&longs;&longs;e fuori l'armata dal porto minore nel mare, & entrata nel maggiore sbarcati i galeotti, & i &longs;oldati, tirò nel mare l'armata uota de i Rodiotti, i quali non hauendo doue ricouerar&longs;i e&longs;&longs;endo tolti di mezo, tutti furono nella piazza tagliati a pezzi. Artemi&longs;ia entrata nelle naui de Rodiotti pre&longs;e la uia di Rodi. per il che uedendo i Rodiotti le lor naui tornare ingirlandate di frondi, pen&longs;ando che fu&longs;&longs;ero i cittadini loro, riceue­rono i nemici. Allhora la Reina pre&longs;a la città, ucci&longs;i i principali, dentro ui po&longs;e il Tro­feo della &longs;ua uittoria. & fece fare due &longs;tatue di bronzo, una rappre&longs;entaui a la città di Ro­di. L'altra la &longs;ua imagine, figurando, che que&longs;ta con affocato ferro &longs;igilla&longs;&longs;e la città di Rodi. Dapoi que&longs;to fatto impediti i Rodiotti dalla religione, perche non era lecito rimuo uere i trofei con&longs;ecrati, fecero uno edificio intorno alle &longs;tatue dette, & quelle coprirono inalzando un luogo per guardia alla u&longs;anza Greca, accioche niuno ui pote&longs;&longs;e andare: & comandorono, che que&longs;to &longs;i chiama&longs;&longs;e Auaton, cioè inacce&longs;sibile. Non hauendo adun­que i Re co&longs;i potenti &longs;prezzato l'opera de mattoni, potendo per le fatte prede, & per le co&longs;e, che erano loro portate d'ogni banda, farle non &longs;olamente di cemento, ouero di quadrata pietra, ma anche di marmo: Io non pen&longs;o, che &longs;ia da bia&longs;imare gli edificij mura ti di mattoni, pure, che &longs;iano fatti, & drizzati bene. Ma perche non &longs;ia lecito in Roma al populo Romano fabricare in que&longs;to modo, io ne dirò la ragione. Le leggi publiche non comportano, che le gro&longs;&longs;ezze de i muri ne i luoghi communi &longs;iano maggiori d'un piede & mezo, ma gli altri pareti, accioche gli &longs;patij non &longs;i face&longs;&longs;ero piu &longs;tretti, &longs;i fanno di quel­la i&longs;te&longs;&longs;a gro&longs;&longs;ezza. Ma que mattoni crudi &longs;e non &longs;aranno di due, o di tre cor&longs;i de matto­ni, con la gro&longs;&longs;ezza d'un piede & mezo &longs;olamente; non potranno &longs;o&longs;tenere piu che un palco. Ma nella mae&longs;tà di quella città in tanta frequentia di cittadini bi&longs;ognaua fare innumerabili habitationi. non potendo adunque il piano riceuere ad habitare dentro di Roma tan ta moltitudine, la occa&longs;ione po&longs;e nece&longs;sità, di unire all'altezza de gli edificij. Et però con pila&longs;trate di pietra, & con murature di pietra cotta, & con pareti fatti di cemento per com modità de i cenaculi, & de i luoghi di doue &longs;i guarda a ba&longs;&longs;o, &longs;ono &longs;tate fatte le altezze, & con i&longs;pe&longs;&longs;e trauature, & palchi conchiauate. Et però il populo Romano &longs;enza impedi= mento ha le &longs;tanze belli&longs;sime, moltiplicati i palchi, & i corritori in grande altezza. Ma poi, che è &longs;tato re&longs;o la ragione, perche in Roma per la nece&longs;sità de i luoghi &longs;tretti non &longs;i fanno i pareti di mattoni crudi, hora &longs;i dirà in che modo &longs;i deono fare, accioche durino al la uecchiezza &longs;enza difetti. Po&longs;to &longs;ia nella &longs;ommità de i pareti &longs;otto la copritura del tetto una muratura di terra cotta, di altezza d'un piede, & mezo, & habbia gli &longs;porti delle co­rone, & i gocciolatoi, & co&longs;i potranno &longs;chifare i danni, o i difetti, che &longs;ogliono hauere que pareti, perche quando nel tetto &longs;aranno le tegole rotte, o gettate a ba&longs;&longs;o da i uenti, la &longs;portatura, & il recinto de mattoni cotti, non la&longs;cierà offendere il crudo, ma lo &longs;porto de i cornicioni, porterà le goccie lontane, & in quel modo &longs;erueranno intiere le murature de mattoni crudi. Ma della muratura di pietre cotte &longs;e &longs;arà buona o nò, non &longs;i puo giu-dicare in poco &longs;patio di tempo: perche &longs;e ella à ferma nelle tempe&longs;te, & &longs;trauenti, & nel­la State, allhora è prouata: perche quella, che non &longs;arà di buona creta, o che &longs;arà mal cotta, &longs;ubito che &longs;arà toccata dal giaccio, o dalle brine, iui &longs;i mo&longs;trerà difetto&longs;a. Quella adun que che ne i tetti non puo &longs;opportar la fatica, meno &longs;arà buona nella muratura a &longs;o&longs;te­ner i pe&longs;i: per il che i pareti coperti di uecchie tegole &longs;pecialmente potranno hauere fermezza. Ma io non uorrei, che mai in tempo alcuno fu&longs;&longs;ero &longs;tati riti ouati i craticci: per che quanto giouano alla pre&longs;tezza, & tengono manco luogo, tanto &longs;ono di commu­ne, & maggior calamità, perche &longs;ono come fa&longs;ci preparati a gli incendij: & però pare che &longs;ia migliore la &longs;pe&longs;a delle pietre cotte nella &longs;ontuo&longs;ità, che lo &longs;paragno del tempo de i craticci nel pericolo, & quelli anche, che &longs;ono po&longs;ti nelle incro&longs;tature fanno delle fi&longs;&longs;ure in quelle, per la di&longs;po&longs;itione de i dritti, & trauer&longs;i. perche quando &longs;e gli dà la incro­&longs;tatura, riceuendo l'humore &longs;i gon&longs;iano, & poi &longs;eccando&longs;i, &longs;i ri&longs;trigneno. & co&longs;i a&longs;&longs;oti­gliati, rompeno la fermezza delle cro&longs;te. Ma perche alcuni &longs;ono con&longs;tretti di co&longs;i fare, o per la pre&longs;tezza, o per bi&longs;ogno, o per &longs;eparare un luogo dall'altro, co&longs;i bi&longs;ognerà fare. Fatto ui &longs;ia il &longs;uolo di &longs;otto alto, accioche o dal terrazzo, o dal pauimento non &longs;ia tocca­to, perche e&longs;&longs;endo iui &longs;ommer&longs;o col tempo ammarci&longs;ce, dapoi dando in &longs;e, piega, & rom pe la bellezza delle incro&longs;tature. Io fin qui come ho potuto, ho detto de i pareti, & del lo apparecchio della materia loro di&longs;tintamente, di che bontà &longs;iano, & che difetti hab­biano. Re&longs;ta, che io e&longs;pona chiaramente quanto appartiene alle trauature, & palchi, & con che ragioni &longs;i acconci la materia da farli, & come &longs;iano di buona durata, come ci mo &longs;tra la natura delle co&longs;e.

Io ho uoluto porre tutta la interpretatione del pre&longs;ente Capo, sì perche è facile & di piana intelligenza, sì perche mi &longs;on forzato nel &longs;oprapo&longs;to di&longs;cor&longs;o mettere in&longs;ieme tutta la materia pro po&longs;ta. dal che ogni &longs;tudio&longs;o puo da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o con&longs;iderare tutto quello, che Vitruuio ha uoluto fare in que&longs;ta parte. Et uederà la &longs;ua intentione e&longs;&longs;ere &longs;tata di ragionare della fabrica de i muri, & pareti, come egli dice nel fine del &longs;oprapo&longs;to Capo, hauere diui&longs;o que&longs;to ragionamen­to in piu parti: & nella prima hauer detto le maniere del murare, & hauer re&longs;o le ragioni de i difetti, & della bontà di quelle, qua&longs;i compar andole in&longs;ieme. Nella &longs;econda hauere ragio­nato della muratura de i Greci, di tre maniere di quella, & hauere comparato il modo Greco, col modo Latino di murare. nella terza hauere lodato il fabricar di mattoni, dimo&longs;trato il uero modo, & con bella, & i&longs;torica commendatione hauere commendato le fabriche di Mau­&longs;olo Re di Caria, & propo&longs;toci molti e&longs;&longs;empi di quelle, & finita la &longs;ua ornata digre&longs;&longs;ione, accompagnata dalle leggi del populo Romano, nel qual ca&longs;o, s'è dimo&longs;trato non ignorante delle leggi ciuili, & nell'ultima e&longs;&longs;ere ritornato ad in&longs;egnarci, quanto era nece&longs;&longs;ario a uarie &longs;orti sì di pareti, come di craticci, de i quali ne ragiona anche nel terzo Capo del &longs;ettimo libro: con­chiudendo finalmente quanto ha uoluto fare, & quanto intende di uoler fare nel &longs;eguente Ca­po. I uocaboli del te&longs;to per la interpretatione, & altroue per la e&longs;po&longs;ition nostra &longs;ono chiari. leggi Plinio per tutto il trente&longs;imo, &longs;e&longs;to libro, che trouerai molte co&longs;e al propo&longs;ito no&longs;tro, & le figure delle murature &longs;ono po&longs;te di&longs;opra, & &longs;egnate con i loro nomi. doue non ui accade altro rincontro. Hora &longs;eguita Vitruuio & parla della ragione de i legnami.

Del tagliare i legnami. Cap. IX.

LA materia &longs;i deue tagliare il principio dello autunno, che &longs;arà fin a quel tem­po auanti, che Fauonio cominci a &longs;pirare: perche da prima uera gli alberi &longs;o­no pregni, & tutti mandano la uirtù della loro proprietà nelle frondi, & ne i frutti, che fanno ogni anno. Quando adunque per la nece&longs;sità de i tempi &longs;a­ranno uoti, & humidi, &longs;ogliono diuentar rari, & deboli per la rarità, come &longs;ono i corpi feminili, quando hanno concetto, & dalla concettione fino al parto, non &longs;ono &longs;timati &longs;a ni. Ne gli animali da uendere, quando &longs;ono pregni, &longs;i danno per &longs;ani. percioche cre&longs;cen do nel corpo, quello, che prima u'è &longs;tato &longs;eminato, egli tira a &longs;e il nutrimento da tutta la uirtù del cibo; & quanto più il parto &longs;i fa fermo al maturir&longs;i, tanto meno la&longs;cia e&longs;&longs;er &longs;oda quella co&longs;a, di che &longs;i genera, & però &longs;ubito, che il parto è mandato fuori, quello, che per altra maniera di aumento, era detratto; quando è libero per la &longs;eparatione fatta dal na&longs;ci­mento della co&longs;a, riceue in &longs;e nelle uote, & aperte uene, & &longs;uggendo il &longs;ucco &longs;i fa piu fer­mo, & ritorna nella pri&longs;tina fermezza della natura &longs;ua. Per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, al tempo dell'Autunno, per la maturità de i frutti infiacchite le frondi, tirando le radici de gli albe ri a &longs;e il &longs;ucco della terra, &longs;i ricourano, & &longs;ono re&longs;tituiti nella prima lor fermezza: Ma la forza del uerno comprime, & ra&longs;&longs;oda quelle per quel tempo, che detto hauemo. Et però &longs;e con quella ragione, & a quel tempo, che detto ho di &longs;opra &longs;i taglieranno gli alberi, &longs;arà utile, & opportuna co&longs;a. Ma co&longs;i bi&longs;ogna tagliarli, che &longs;i uadi fin'a mezo la midolla, & la&longs;ciato &longs;ia il taglio, fino, che &longs;tillando per e&longs;&longs;o &longs;i &longs;ecchi l'humore. per il che quello inuti­le liquore, che in e&longs;si &longs;i truoua u&longs;cendo per lo &longs;uo tuorlo, non la&longs;cierà in quelli morire la putredine, nè gua&longs;tar&longs;i la qualità della materia: ma quando poi l'albero &longs;arà &longs;eccato, nè &longs;tillerà piu, bi&longs;ognerà gettarlo a terra. Et a que&longs;to modo &longs;i truouerà perfetto all'u&longs;o. Et che que&longs;to &longs;ia uero, egli &longs;i puo cono&longs;cer anche da gli arbu&longs;ti. percioche quando cia&longs;cuno al tempo &longs;uo forati fin al fondo &longs;ono ca&longs;trati mandano fuori dalle midolle il uitio&longs;o, & &longs;o­prabundante humore, & tri&longs;to liquorè, & co&longs;i di&longs;eccando&longs;i riceueno in &longs;e la lunghezza di durare. Ma quelli humori, che non hanno le u&longs;cite da gli alberi, re&longs;tandoui dentro &longs;i putrefanno, & rendeno quelli uani, & difetto&longs;i. Se adunque quegli, che &longs;tanno in piedi, & uiueno, &longs;eccando&longs;i, non inuecchiano, certamente quando gli i&longs;te&longs;si per farne legname a terra &longs;i mandano, quando &longs;aranno a quel modo gouernati potranno ne gli edificij lun­gamente, & con utilità durare. Que&longs;ti alberi hanno tra &longs;e contrarie, & &longs;eparate uirtù. il Rouere, l'olmo, il Poppio, il Cipre&longs;&longs;o, l'Abete, & gli altri idonei a gli edificij. percio­che non puo il Rouere quello, che puo l'Abete, nè il Cipre&longs;&longs;o, quello, che puo l'Olmo. nè gli altri alberi hanno quella &longs;imiglianza mede&longs;ima di natura fra loro: Ma cia&longs;cuna &longs;pe­cie di quelli con le di&longs;po&longs;itioni, & proprietà de principij comparati con altri, altre &longs;orti di effetti pre&longs;tano nelle opere. Et però l'Abete, hauendo molto dello aere, & del fuoco, ma meno dell'humido, & del terreno, come compo&longs;to di piu lieui forze di natura, non è pondero&longs;o: Et però contento del &longs;uo rigor naturale, non co&longs;i pre&longs;to per lo pe&longs;o &longs;i piega, ma &longs;empre dritto rimane nelle trauature: ma perche ha in &longs;e piu di calore produce, & no­tri&longs;ce il tarlo, & da quello è gua&longs;to, & per que&longs;to anche pre&longs;to &longs;i accende, perche la rari­tà dello aere, che è in quel corpo aperto riceue il fuoco, & co&longs;i ne manda fuori la fiamma grande. Et quella parte di e&longs;&longs;o, che è uicina alla terra, prima che &longs;ia tagliata riceuendo dalla uicinanza l'humore, per le radici &longs;enza nodo, & humida &longs;i rende. ma quella, che è di &longs;opra uer&longs;o la cima, per la uehemenza del calore mandando in aere i rami &longs;uoi tagliata, che &longs;ia alta da terra da uinti piedi, & polita, per la durezza de i no di &longs;uoi è chiamata &longs;u&longs;ter­na. ma la parte inferiore quando tagliata è partita per quattro tagli doue &longs;corra l'humore trattone il tuorlo &longs;i apparecchia per le opere di legname, & &longs;i chiama Sappinea. Per lo contrario la Rouere abondando di terra, & hauendo poco di aere, di humore, & di fuo­co, quando è coperta di terra nelle opere terrene, ritiene un'infinita eternità. perche quan do è toccata dall'humore non hauendo rarità per li fori non puo admetter nel corpo &longs;uo l'humore, ma fuggendo da quello, re&longs;i&longs;te & &longs;i torce, & fa le &longs;i&longs;&longs;ure in quelle opere, nel le quali &longs;i truoua. Ma lo E&longs;colo per e&longs;&longs;ere in tutti i &longs;uoi principij temperato è molto uti­le nelle fabriche, ma po&longs;to in acqua riceuendo per li fori &longs;uoi l'humore, &longs;cacciato l'aere, & il fuoco per la operatione dell'humida forza &longs;i &longs;uol gua&longs;tare. Il Cerro, il &longs;ouero, il faggio, perche parimente hanno la me&longs;colanza dell humore, del fuoco, & del terreno, & molto dello aere, pa&longs;&longs;andoui per entro l'humore per le rarità, che hanno, pre&longs;to marci&longs;cono. Il poppio bianco, & il nero, la Salce, & la Tiglia, & il Vitice, &longs;atiate di aere, & di fuoco, & temperate di humore, hauendo poco del terreno, di tempra leggieri compo&longs;te, hanno nel l'u&longs;o loro una mirabile rigidezza. Non e&longs;&longs;endo adunque dure per la me&longs;colanza della ter­ra, &longs;ono bianche per la loro rarità, & ci pre&longs;tano nelle intagliature una mirabile trattabilità. l'Alno, che na&longs;ce uicino alle riue de i fiumi, & non pare, che ci rechi molta utilità, tiene in &longs;e belli&longs;sime ragioni, perche è molto temprato di aere, & di fuoco, nè ha molto del terreno, & poco dell'humore, & però, perche non ha tropo d'humore nel corpo, po&longs;to fra luoghi palu&longs;tri fra gli fondamenti de gli edificij con &longs;pe&longs;&longs;e palificate riceuendo in &longs;e quel li quore, del quale per &longs;ua natura è bi&longs;ogneuole, dura eternamente, & &longs;o&longs;tenta grandi&longs;si­mi pe&longs;i, & &longs;i con&longs;erua &longs;enza difetto, & co&longs;i quello, che non puo per molto &longs;pacio &longs;opra ter ra durare, po&longs;to in acqua, eternamente &longs;i con&longs;erua. Et que&longs;to &longs;i puo con&longs;iderare a Ra­uenna, doue tutte l'opere publiche, & priuate &longs;otto le fondamenta hanno le pali&longs;icate di que&longs;to legno. l'Olmo, & il Fra&longs;sino hanno grandi&longs;simi humori, & pochi&longs;sima parte del­l'aere, & del fuoco, ma della terra temperatamente, &longs;i piegano po&longs;te in lauoro, & per l'abondanza dell'humore &longs;otto il pe&longs;o non hanno durezza, ma pre&longs;to &longs;i torceno, & &longs;ubi­to, che per uecchiezza &longs;ono aridi diuenuti, o nel campo inuecchiti, quell'humore, che in quelli mentre &longs;tauano abondaua, &longs;e ne manca, & &longs;i fanno piu duri, & nelle commi&longs;&longs;u re, & ne gli inca&longs;tri, per la loro lentezza riceueno ferme incatenature. Similmente il Car peno perche è di minima mi&longs;tura di fuoco, & di terreno, ma tiene grandemente dello aere & dell'acqua, non è fragile, ma &longs;i puo riuolgere per ogni uer&longs;o con grande utilità. Et pe rò i Greci, che di quella materia fanno i gioghi de i buoi, perche Zygia chiamano i gio­ghi, &longs;ogliono chiamare quella materia Zygia. nè meno è marauiglio&longs;a la natura del Ci­pre&longs;&longs;o, & del Pino. perche hauendo que&longs;t'alberi abondanza di humore, & hauendo egua­le mi&longs;tura de gli altri principij per la &longs;atietà dell'humore &longs;i &longs;paccano. ma alla uecchiezza &longs;enza difetto &longs;i con&longs;eruano. perche il liquore, che è dentro a que corpi, è di amaro gu&longs;to, che per l'agrezza non la&longs;cia penetrare il tarlo, ouero altri nociui animaletti. Et però le opere fatte di que&longs;te &longs;orti d'alberi durano &longs;empre, & co&longs;i il Cedro, & il Ginepro hanno le i&longs;te&longs;&longs;e uirtù. & &longs;i come dal Cipre&longs;&longs;o, & dal Pino, uiene la re&longs;ina, che noi Ra&longs;a chiama­mo, co&longs;i dal Cedro uiene l'oglio detto Cedrino. del quale quando &longs;ono onte le altre co&longs;e come anche i libri, non &longs;enteno tarli, nè tarme. Gli alberi di quelli &longs;ono &longs;imili alla foglia­tura del Cipre&longs;&longs;o, & di quella materia la uena, & dritta. Nel tempio di Efe&longs;o ui è il &longs;imu­lacro di Diana, & anche la trauatura di Cedro; nè iui &longs;olamente, ma ne gli altri luoghi &longs;a­cri nobili, &longs;ono le opere di quella materia, per la &longs;ua eternità. Na&longs;ceno que&longs;ti alberi ma&longs; &longs;imamente in Candia, in Africa, & in alcune parti della Soria. Ma il Larice, che non è co no&longs;ciuto, &longs;e non da gli habitanti d'intorno la riua del pò, & i liti del mare Adriano, non &longs;olamente per la grande amarezza del &longs;ugo dal tarlo, & dalli caroli non è offe&longs;o, ma ancho ra non riceue la &longs;iamma dal fuoco, nè e&longs;&longs;o da &longs;e non puo ardere, &longs;enon come il &longs;a&longs;&longs;o nella fornace, a cuocer la calce, con altri legni &longs;arà abbruciato. nè allhora però riceue fiam­ma, o fa carbone, ma per lungo &longs;patio a pena &longs;i con&longs;uma. perche tra i principij, de i quali, è compo&longs;to, ha pochi&longs;sima tempra di fuoco, & di acre, ma la materia &longs;ua di humore, & di terra i&longs;pe&longs;sita, & ra&longs;&longs;odata, & non haúendo poro&longs;ità, per la quale il fuoco ui po&longs;&longs;a en­trare &longs;caccia la forza di quello, nè &longs;i la&longs;cia co&longs;i pre&longs;to da quello offendere. Que&longs;ta per lo pe&longs;o &longs;uo, non è &longs;o&longs;tenuta nell acqua, ma quando è condotta, &longs;i pone o nelle barche, o &longs;o­pra le Zatte di abete. Ma l'occa&longs;ione porta, che &longs;i &longs;appia come que&longs;ta materia è &longs;tata ritro uata, Diuo Ce&longs;are hauendo lo e&longs;&longs;ercito cerca le alpi, & hauendo comandato a gli habitato ri di quelle ca&longs;tella & terre, che gli de&longs;&longs;ero uettouaglie, & e&longs;&longs;endo iui un forte ca&longs;tello det to Laregno, quel li che dentro erano confidando&longs;i nella fortezza naturale del luogo, non uolleno ubidire; per il che l'Imperatore &longs;i &longs;pin&longs;e auanti con lo e&longs;&longs;ercito. Era dinanzi la por ta una torre fatta di que&longs;ta materia con traui trauer&longs;i alternamente raddoppiati, come una pira in alto compo&longs;ta, in modo, che con pali, & pietre poteua &longs;cacciare chi har e&longs;&longs;e uolu­to auuicinar&longs;i. uedendo&longs;i poi, che quelli non haueuano altre armi, che pali, & che per lo pe&longs;o di quelli non poteuano tirarli troppo lontani, fu comandato, che ui mette&longs;&longs;ero &longs;ot­to le fa&longs;cine, & che &longs;e le de&longs;&longs;e il fuoco, Et co&longs;i pre&longs;to i &longs;oldati ne fecero una gran raunan­za. Dapoi che la fiamma d'intorno a quella materia hebbe appre&longs;e le fa&longs;cine, leuata&longs;i al cie lo fece credere, che tutta quella mole fu&longs;&longs;e caduta a terra. Ma poi, che quella da &longs;e fu e&longs;tinta, & ce&longs;&longs;ata, &longs;i uide la torre non e&longs;&longs;er &longs;tata tocca dal fuoco, ammirando&longs;i Ce&longs;are co­mandò, che lontani dalli tiri delle &longs;aette circonda&longs;&longs;ero il ca&longs;tello di trincere, per il che i ca &longs;tellani con&longs;tretti dalla paura &longs;i diedero all'Imperatore, il quale poi gli dimandò di che fu&longs;­&longs;ero quelle legna, che per la fiamma non &longs;i con&longs;umauano. Allhora quelli gli dimo&longs;traro­no quegli alberi, de i quali iui è copia grandi&longs;sima, & per que&longs;to quella fortezza, & que­&longs;ta materia fu nominata laregna. Que&longs;ta per lo Pò &longs;i conduce a Rauenna nella colonia di Fano, di Pe&longs;aro, & d'Ancona, & in altri luoghi & terre, che &longs;ono in quella regione. Del la qual materia &longs;e fu&longs;&longs;e commodità di condurne a Roma, &longs;i cauariano grandi&longs;sime utilità ne gli edificij, & &longs;e non in tutte le co&longs;e, almeno le tauole &longs;otto le grondi d'intorno l'i&longs;ole {cioè ca&longs;e di priuate per&longs;one} (per e&longs;&longs;er tutte le ca&longs;e &longs;eparate l'una dall'altra) &longs;e fu&longs;&longs;ero po&longs;te di quella materia &longs;ariano liberate di pericolo del trapa&longs;are de gli incendij, perche que&longs;ti legni non riceueno, nè fiamma, nè carbone, & da &longs;e non ne po&longs;&longs;ono fare. Sono que&longs;ti albe ri di foglie &longs;imiglianti al Pino, la loro materia è di&longs;te&longs;a, & trattabile per lauori di legnami non meno della Sappinea detta di &longs;opra, tiene liquida ra&longs;a di colore del mele attico, laqua­le è di giouamento a i pti&longs;ici. Io ho detto di tutte le &longs;orti di materia, di che proprietà &longs;ia­no per natura, & ho e&longs;po&longs;to con che ragioni &longs;i generano. &longs;eguita che egli &longs;i auuerti&longs;ca per che cau&longs;a quello Abete, che in Roma &longs;i chiama &longs;opernate, &longs;ia peggiore dello Infernate, il quale utilmente dura per lunghi&longs;simo tempo nelle fabriche. Et di que&longs;te co&longs;e, come pare, che habbiano dalla proprietà de i luoghi bontà, o uitio, accioche manife&longs;te &longs;iano, a chi ui uorrà pen&longs;are, chiaramente e&longs;ponerò.

Vitruuio ci ha in&longs;egnato quanto appartiene alla materia (che co&longs;i egli &longs;i chiama il legname) il tempo di tagliar gli alberi, la ragione, il modo di tagliarli, la natura, & u&longs;o loro. ha detto dell'Abete, del Larice, & del Cedro co&longs;e degne, di auuertimento, & ha de&longs;critto alcuni alberi, conchiudendo chiaramente, quanto egli fin hora ha e&longs;po&longs;to, Noi &longs;imilmente poneremo tutta la pre&longs;ente materia &longs;otto un'a&longs;petto, &longs;econdo che letto hauemo ne buoni auttori. Nel legname adun que &longs;i con&longs;idera il tempo, & il modo di tagliarlo, la natura, l'u&longs;o, & la comparatione delle par­ti, & del tutto. Secondo Theofra&longs;to il Rouere, il Pezzo, il Pino &longs;i deono tagliare quando le piante sbroccano. Ma l'Acero, l'Olmo, la Tiglia, & il Fra&longs;&longs;ino dopo la uindemia. Vitru. uuole che &longs;i taglino dal principio dall'Autunno fin auanti, che cominci à &longs;pirare il uento zefiro: Colu­mella da i uenti fin' a i trenta della Luna, che inuecchia; Vegetio dalla quintadecima fin' alla ui­ge&longs;ima &longs;econda. He&longs;iodo quando cadeno le foglie. Catone il Rouere al Solestitio, & quella ma­teria, che ha del maturo, & del uerde, quando le cade il &longs;eme. L'olmo quando cadeno le foglie. Plinio na&longs;cendo il cane nel far della Luna. & è o&longs;&longs;eruatione A&longs;tronomica, percioche per la for­za della Luna egli &longs;i commoue ogni humore. Tirando adunque la Luna l'humore alle radici il re­&longs;tante della materia &longs;arà piu puro, & piu purgato. Perche Plinio uuole che s'a&longs;petti la notte, che &longs;uccede al giorno, che fa la Luna, quando e&longs;&longs;a Luna &longs;arà &longs;otterra. Tutti questi auttori han­no le loro ragioni; benche la maggior parte conuenga. Non &longs;i deono u&longs;are i legnami &longs;e non pa&longs;­&longs;ati i tre me&longs;i, nè tirargli per la rugiada, anzi dopo il mezo giorno, cominciando la Luna a &longs;ce-mare, deon&longs;i tagliare alquanto d'intorno per la&longs;ciare u&longs;cire l'humore: & poi tagliati di tu tto &longs;corzarli: è &longs;pecialmente quelli, che fanno frutto. nè &longs;i deono tagliare &longs;e non &longs;atto il frutto. Ri­poni gli alberi tagliati doue nè il gran Sole, nè i uenti gli diano. alcuni &longs;iano unti di &longs;terco boui­no, accioche &longs;i &longs;ecchino egualmente. La Castagna &longs;i purga nell'acqua del mare, la materia, che &longs;i adopera al torno, &longs;i &longs;ommerge nell'acque, & nel fango per trent a giorni; altri ugneno la ma­teria di morchia per li tarli, & quella, che per l'acqua &longs;i gua&longs;ta, &longs;i &longs;uole impegolare. La mate­ria inuecchiata d'allume bagnata non arde. La natura, & u&longs;o de legnami è que&longs;ta. L'Alno è buono grandemente alle palificate, ne i paludi, & luoghi &longs;tuuiali, ma all'aere non dura. L'E&longs;cu­lo, che è una &longs;pecie di Rouere, è impatiente dell'humore. L'Olmo allo &longs;coperto &longs;i conden&longs;a, ma altroue &longs;i &longs;pacca, & la &longs;ua radice è belli&longs;&longs;ima fra tutti i legni per la uarietà de i colori, & per un certo lu&longs;tro. Dapoi la radice dell'Oliuo è belli&longs;&longs;ima. il Pezzo, & il Pino durano &longs;otterra eternamente. Il Rouere per e&longs;&longs;er &longs;pe&longs;&longs;o, neruo&longs;o, di pochi fori, è ottimo alle opere terrene, per­che non riceue l'humore, & &longs;o&longs;tenta i pe&longs;i mirabilmente. La Quercia non inuecchia. Il Fag­gio, la Iuglande non &longs;i gua&longs;tano per l'acque. Il Souero, il Pina&longs;tro, il Moro, l'Acero, l'Olmo non &longs;ono inutili all'u&longs;o delle colonne. Ma alli ta&longs;&longs;elli, & u&longs;o delle trauature la Noce Euboica, ma &longs;opra'l tutto l'Abete; alquale però di leggieri &longs;i attacca il fuoco, nel re&longs;to è utili&longs;&longs;imo, nè gli ce­de il Cipreßo. que&longs;ti non &longs;ente uecchiezza, nè tarli, nè da &longs;e &longs;i rompe, bene è uero che pe&longs;a mol­to, & è buono per far porte. Na&longs;ce & cre&longs;ce dritti&longs;&longs;imo per natura &longs;opra tutti gli altri alberi. Il Pino &longs;i tarla, perche il &longs;uo liquore è piu dolce che quello dell'Abete. Il Larice è buono per li pe&longs;i, & per li trauamenti. dura, & è neruo&longs;o, & non &longs;i tarla, pare che delle fiamme &longs;i &longs;degni; pure uediamo che egli arde. uero è che un tronco gro&longs;&longs;o di quello con la &longs;corza molto re&longs;i&longs;te al fuo co. L'Oliuo, il Fico, la Tiglia, il Salice non &longs;ono buoni per le trauamenta. La Palma &longs;i uolge contra il pe&longs;o. il Ginepro è propo&longs;to alle trauature &longs;coperte, a cui &longs;imile (benche piu &longs;odo) è di natura il Cedro, del quale Vinitiani hanno fatto belli&longs;&longs;ime porte alle &longs;ale delle arme. è legno odo­rati&longs;&longs;imo. Il Cerro, & il Faggio non durano a i lauori di legnami, come &longs;ono letti, men&longs;e, tauole. L'Abete, il Cipre&longs;&longs;o, il Faggio, & anche il Pezzo, benche &longs;iano fragili, però &longs;ono bnoni per ca&longs;&longs;e, letti, & a&longs;&longs;i &longs;ottili. &longs;imili a que&longs;ti è l'Elice. inutili &longs;ono la Iuglande, l'Olmo, & il Fra&longs;&longs;i­no: percioche la Iuglande fatta in tauole facilmente &longs;i rompe, & gli altri alberi cedeno, & pun­teggiano. Ma lo Fra&longs;&longs;ino è ubidientißimo all'opera, & co&longs;i la Noce. benche gli antichi nonne habbiano fatto molta con&longs;ideratione: è però a giorni nostri molto &longs;timata, & adoperata in mol­ti, & &longs;ottili&longs;&longs;imi lauori, & di piu &longs;orti. Il Moro è lodato perche col tempo &longs;i fa piu nero, & du­ra molto. L'Olmo è buono a i cardini delle porte: perche &longs;erua il rigore, ma la radice deue eßer posta di &longs;opra. dello Acqui&longs;oglio &longs;i fanno le &longs;tange, & co&longs;i di Lauro, & d'Olmo. i gradi &longs;i fan­no di Orno, & di Lauro: & le chiauette di Corno. per cannoni d'acque coperti fanno bene il Pi­no, & il Pezzo. Larice femina di colore &longs;imile al mele, è buona per adornar le ca&longs;e, e&longs;&longs;endo &longs;tato auuertito, che nelle tauole de i pittori è immortale. & però è buona per le &longs;tatue, perche non ha i nerui &longs;te&longs;i per lungo, ma interrotti, uarij, & minuti. V&longs;auano gli antichi il Loto, il Bo&longs;&longs;o, il Cedro, il Cipre&longs;&longs;o, & la radice dell'Oliuo piu &longs;oda, & il Per&longs;ico Egittio per farne le &longs;tatue. ma per fare le tauole da dipignere u&longs;auano gli antichi il bianco, & il nero Poppio. La Salce, il Carpene, il Sorbo, il Sambuco, il Fico. Lodano alcuni la Giuggiola, & per lo torno il Faggio, il Moro, il Terebinto, & &longs;pecialmente il Bo&longs;&longs;o, & l'Ebano. Il Rouero difficilmente s'accompagna con altri alberi, & rifiuta la colla, come fanno tutti gli alberi lacrimanti, & cre&longs;­pi, & ogni legno, che &longs;i puo radere. Non &longs;tanno in&longs;ieme gli alberi, che &longs;ono di natura differen­ti, come l'Edera, il Lauro, la Tiglia per e&longs;&longs;er calidi, con i nati in luoghi bumidi. Similmente non &longs;tanno lungamente in colla l'E&longs;culo, & la Quercia, nè &longs;i deono accompagnare l'Olmo, il Fra&longs;&longs;ino, il Moro, il Cireggio con il Platano, & l'Alno, perche que&longs;ti &longs;ono di natura humida, quelli di &longs;ecca. Gli alberi &longs;i &longs;ogliono comparare, & quanto al tutto, & quanto alle parti: quan­to al tutto gli infecondi &longs;ono piu fermi de i fruttuo&longs;i: i &longs;eluatichi nè con mano, nè con ferro colti piu duri. Gli acuti, & tardiui tra i fruttuo&longs;i piu forti. De i dolci piu cre&longs;ceno gli &longs;terili, che i fertili. Piu nodo&longs;i gli sterili del tutto, o quelli, che a uicenda fruttano, che i feraci. Tra i no­do&longs;i i corti &longs;ono piu difficili. Sono piu nodo&longs;i quelli, che nodriti &longs;ono in conualli, & piu corti de i montani. Ma i montani piu fermi, & piu gro&longs;&longs;i. Sono piu molli i na&longs;ciuti in luoghi humidi, & ombro&longs;i de gli aprichi. I legni di color bianco &longs;ono manco den&longs;i, & piu trattabili. Ogni ma­teria pondero&longs;a della liggiera, è piu &longs;pe&longs;&longs;a, & piu dura, & quella è piu fragile. finalmente quel­li, che piu &longs;i con&longs;eruano in uita, durano anche tagliati piu lungamente de gli altri. Hora quan­to alla comparatione delle parti, che quanto meno ui è di midolla tanto piu ui è di fortezza: Le parti piu uicine alla midolla &longs;ono piu forti, & le piu uicine alla &longs;corza, &longs;ono piu tenaci, & la peggiore è l'Alburno. Le piu uicine alla terra &longs;ono piu pondero&longs;e, le di mezo &longs;ono piu cre&longs;pe, le interiori piu commode, le e&longs;po&longs;te al mezo di piu &longs;ecche, & &longs;ottili, & hanno la midolla piu ui­cina al cortice. In fine molte co&longs;e re&longs;tarebbeno a dire, ma que&longs;te uoglio che &longs;iano a bastanza. Il re&longs;to &longs;i troua raccolto con grandi&longs;&longs;ima diligenza da Leon Batti&longs;ta. nel &longs;econdo libro, & di Pli­nio nel &longs;e&longs;to decimo, & in Theofra&longs;to. Ma quello che è degno in Vitru. di auuertimento, è la doue egli dice dello Abete, Quadrifluuijs di&longs;paratur: non che Vitr. non habbia bene interpretato. & &longs;imilmente Plinio quando dice, Quæ habeant quadripartitos uenarum cur&longs;us, bifidos autem omnino &longs;implices. ma perche Theofra&longs;to dice dizous, monozous, tetrazous. Parole tradotte da Theodoro Gaza, Quadriuiuas, biniuiuas, & uniuiuas: come dice Hermolao Barbaro. lequa­li parole, & nel Greco, & nel Latino non danno bene ad'intendere quello, che è in fatto. dico di Theofra&longs;to, & di Theodoro, &longs;e for&longs;e Theofra&longs;to non uuole dire monorous, & dirous, & tetra­rous; il che non ardirei di porre; perche egli &longs;i uede alcuni Abeti tagliati a trauer&longs;o hauere un cor&longs;o di uene, che uanno per un uer&longs;o, & alcuni hauerne due, che uno caualca l'altro, come &longs;e le dita d'una mano attrauer&longs;a&longs;&longs;ero le dita dell'altra; & alcuni hauerne quattro po&longs;ti in modi di craticula o di rete; come chi pone&longs;&longs;e le dita d'una mano attrauer&longs;ate &longs;opra le dita dell'altra, & &longs;opra quelle anche altre, fin' a quattr'ordini. Egli &longs;i ha o&longs;&longs;eruato, che lo Abete cre&longs;cendo d'an­no in anno, ne i primi anni accre&longs;ce il numero delle uene, & da un &longs;implice ordine di uene, che di­mo&longs;tra il primo anno ne fa un'altro attrauer&longs;ato &longs;opra quelle il &longs;eguente anno, & co&longs;i moltiplica fino al quarto anno: & que&longs;ta credo &longs;ia l'intelligenza de gli allegati auttori.

Dello abete &longs;opernate, & internate con la de&longs;crittione dell'Apennino. Cap. X.

NASCENO le prime radici del monte Apennino dal mar Tirreno in fino all'Alpi, & all'e&longs;treme parti di To&longs;cana; ma il giogo di quel monte girando&longs;i, & con meza uolta appre&longs;&longs;and o&longs;i alle riue del mar Adriano, peruiene con i &longs;uoi giri uer&longs;o il mare, la onde la &longs;ua piegatura di qua, che riguarda alle parti di To&longs;cana, & di Campagna, è molto aprica, & fiorita, perche del conti­nuo prende uigore dal cor&longs;o del Sole. ma la parte di là, & che uolta al mar di &longs;opra &longs;ottogiace al Settentrione, è perpetuamente & fo&longs;ca, & ombro&longs;a. doue gli alberi, che &longs;ono in quella patte e&longs;&longs;endo nodriti di uirtu humida, non &longs;olo cre&longs;cono in i&longs;mi&longs;urata grandezza: ma anche le lor uene pregnanti di grande humidità tumide, & gonfie &longs;i &longs;atiano dell'abondanza del liquore: ma poi quando tagliate, & i&longs;pianate hanno perduto il uigo re naturale cangiando col &longs;eccar&longs;i il rigore delle uene diuentano per la loro rarità uote & i&longs;uanite: & per que&longs;ta ragione non hanno ne gli edificij da durare. Ma quelli che in luoghi e&longs;po&longs;ti al Sole &longs;ono generati, non hauendo al cuna rarità tra le uene loro a&longs;ciut te dal &longs;ecco &longs;i fanno piu ferme, perche il Sole non &longs;olamente dalla terra a&longs;ciugando, ma anche da gli alberi caua l'humore. & però quegli, che &longs;ono in parte e&longs;po&longs;ta al Sole a&longs;&longs;odati per la den&longs;ità delle uene, non hauendo rarità alcuna dall'humore, poi che &longs;i met­teno in opera, piani, & politi durano con molte utilità alla uecchiezza. & però quelli, che &longs;ono dalla parte inferiore dell'Apennino, perche &longs;ono portati da luoghi aprichi, &longs;o­no migliori di quelli, che na&longs;ceno nella parte &longs;uperiore, & uengono da luoghi opachi. Io ho e&longs;po&longs;to quanto ho potuto con l'animo con&longs;iderare le copie nece&longs;&longs;arie al fabri­care, di che tempre &longs;iano per la me&longs;colanza de i loro principij, & quali perfettioni, & difetti habbiano, accioche manife&longs;te &longs;iano a chi intende di fabricare. & però quelli, i quali potranno &longs;eguitare le leggi di que&longs;ti precetti, &longs;arano piu auertiti, & potranno far elettione nelle opere dell'u&longs;o di cia&longs;cuna &longs;pecie. E&longs;&longs;endo&longs;i adunque detto delle prepara­tioni della materia. Re&longs;ta che ne gli altri uolumi io dica de gli edificij, & prima de i &longs;acri Tempij de i Dei immortali, & delle loro mi&longs;ure, & proportioni, come conuiene all'ordine propo&longs;to.

Ha uoluto Vitruuio nel decimo, & ultimo capo di questo &longs;econdo libro porre la differenza de gli alberi, che na&longs;ceno dalla parte del Sole, che aprica &longs;i chiama, da quelli che ne i luoghi ombro&longs;i riguardano al Settentrione. è facil co&longs;a, & confermata da Palladio nell'unde­cimo libro al quinto decimo Capo, & da Plinio nel &longs;e&longs;todecimo libro, al trente&longs;imonono Capo. Et qui &longs;ia fine del &longs;econdo libro.

IL TERZO LIBRODELL'ARCHITETTVRA DI M. VITRVVIO.

IL Delfico Apollo nelle ripo&longs;te date a Pithia affermò Socrate e&longs;&longs;er di tut­ti gli huomini &longs;apienti&longs;simo. Que&longs;ti (&longs;i dice) che con prudenza & dot­ti&longs;simamente dice&longs;&longs;e, che bi&longs;ognaua, che i petti de gli huomini fu&longs;&longs;ero come fine&longs;tre, & aperti, affine, che haue&longs;&longs;ero i &longs;en&longs;i non occulti, ma pa le&longs;i da e&longs;&longs;er con&longs;iderati. Vole&longs;&longs;e Iddio, che la natura &longs;eguitando la o­pinione di Socrate fatto haue&longs;&longs;e i petti apparenti, & chiari: perche &longs;e co &longs;i fu&longs;&longs;e &longs;tato non &longs;olamente le uirtu & i uitij de gli animi &longs;i uederiano: ma anche le &longs;cien­ze delle di&longs;cipline a gli occhi &longs;ottopo&longs;te con certo giudicio s'approueriano, & a gli eru­diti, & intendenti huomini grande, & &longs;tabile riputatione s'accre&longs;cerebbe, & però, perche la natura non a modo d'altri, ma al &longs;uo co&longs;i fare ha uoluto, non puo e&longs;&longs;ere, che gli huomi ni con gli ingegni &longs;otto i petti o&longs;curati habbiano potuto giudicare come &longs;ono le &longs;cienze de gli artificij del tutto a&longs;co&longs;e, & gli artefici anchora che promettino la loro prudenza, &longs;e non &longs;aranno dinaro&longs;i, ouero &longs;e non &longs;aranno &longs;tati cono&longs;ciuti per la uecchiezza delle loro officine, o non haueranno hauuto gratia, & eloquenza da piazza, non po&longs;&longs;ono per la in­du&longs;tria de gli &longs;tudi loro hauere tanto di credito, che creduto lor &longs;ia quello, di che fanno profe&longs;sione. & que&longs;to &longs;i può &longs;pecialmente cono&longs;cere da gli antichi &longs;tatuari, & pittori, che di quelli, coloro che hanno hauuto i &longs;egni di dignità, & la gratia di e&longs;&longs;er commenda ti, con eterna memoria &longs;i mantengono alla po&longs;terità. Come fu Mirone, Policleto, Phidia, Li&longs;ippo, & gli altri, che hanno con l'arte loro con&longs;eguita la nobiltà. perche come alle gran Città, ouero a i Re, ouero a nobili huomini fatti hanno opere, & fabriche, co­&longs;i hanno ottenuto quello, che io ho detto. Ma quei, che nè di manco &longs;tudio, & ingegno, & &longs;olertia &longs;tati &longs;ono, nè manco belle opere hanno la&longs;ciato a gli ignobili cittadini, & di minor fortuna, non hanno la&longs;ciato ricordo di loro alcuno: perche non dalla indu&longs;tria, & &longs;olertia dell'arte, ma dalla felicità &longs;ono &longs;tati abbandonati: come fu Hellas Athenie&longs;e, Chione Corinthio, Miagro Phoce&longs;e, Pharace Ephe&longs;io, Bedas Bizantio, & molti altri. Similmente i pittori come Ari&longs;tomene Tha&longs;io, Policle, & Atramitino, Nicomaco, & gli altri, a i quali, nè indu&longs;tria, nè &longs;tudio dell'arte, nè &longs;olertia mancò, ma ouero la poca robba, o la debil fortuna, o l'e&longs;&longs;er &longs;uperati nella ambitione delle concorrenze da gli auer &longs;arij, po&longs;e o&longs;taculo alla dignità loro. Nè però egli è da marauigliar&longs;i, &longs;e per l'ignoranza dell'Arte &longs;i o&longs;curano le uirtu: ma bene l'huomo &longs;i deue grandemente sdegnare, quando &longs;pe&longs;&longs;o la gratia de i conuiti lu&longs;ingheuolmente, co&longs;i da i ueri giudicij alla fal&longs;a approbatio ne conduca. Et però &longs;e (come piacque a Socrate) i &longs;en&longs;i, & le opinioni, & le &longs;cienze cre­&longs;ciute dalle di&longs;cipline, fu&longs;&longs;ero &longs;tate chiare, & manife&longs;te, non ualerebbe la gratia, non l'ambitione: ma &longs;e ci fu&longs;&longs;e, chi con uere, & certe fatiche impiegate nello imparare le dottrine, giunto fu&longs;&longs;e al colmo della &longs;cienza, a que&longs;to &longs;i darebbe uolentieri i lauori nelle ma ni: ma perche quelle non &longs;ono illu&longs;tri, & apparenti, nello a&longs;petto, (come pen&longs;amo che bi&longs;ognaua) & io uedo, che piu pre&longs;to gli indotti, che i dotti auanzano di gratia: non i&longs;ti­mando io, che buono &longs;ia il cotendere con gli ignoranti di ambitione: piu pre&longs;to con que&longs;ti precetti dimo&longs;trerò la uirtu della &longs;cienza no&longs;tra. Nel primo libro adunque, ò Impe ratore, ti ho e&longs;po&longs;to dell'Arte, & che potere ella habbia, & di che di&longs;cipline faccia bi&longs;o­gno, che l'Architetto &longs;ia ornato; & &longs;oggiun&longs;i le cagioni, perche co&longs;i bi&longs;ognaua, che egli ammae&longs;trato fo&longs;&longs;e, & diui&longs;i in &longs;omma le ragioni della Architettura, & diui&longs;e poi, io I'ho diffinite: & oltra que&longs;to di&longs;correndo, ho dimo&longs;trato quello, che era prima, & ne­ce&longs;&longs;ario delle mura, come fare &longs;i debbia la elettione de i luoghi &longs;ani: & ho dimo&longs;trato con de&longs;crittioni di linee, quanti, & quali, & da che parte &longs;pirino i uenti: & ho in&longs;egnato di fare i giu&longs;ti compartimenti delle piazze, & de i borghi dentro le mura, & con que&longs;to io ho po&longs;to fine al primo uolume. Nel &longs;econdo anche io ho fornito di trattare della ma­teria, che utilità &longs;i habbia da quella ne gli edificij, & che uirtu le dia la natura. Hora nel terzo io dirò delle &longs;acre ca&longs;e de gli Dei immortali, & e&longs;ponerò in che modo e&longs;&longs;er deo­no di&longs;egnate.

Detto ha Vitruuio nel primo libro al terzo Capo, che tre &longs;ono'le parti dell'Architettura, una delle quali era la edificatione: detto ha &longs;imilmente, che la edificatione era in due parti diui&longs;a, una delle quali apparteneua alla fabrica delle opere communi, & publiche, l'altra cra po&longs;ta nel le fabriche priuate. Ha uoluto, che le distributioni delle opere publiche fu&longs;&longs;ero di tre maniere, l'una pertinente alla dife&longs;a, l'altra alla religione, la terza alla opportunità. nel mede&longs;imo libro ha fornito quanto s'a&longs;pettaua alla dife&longs;a. Doueua egli poi trattare delle fabriche pertinenti alla re ligione, ma parendogli molto nece&longs;&longs;ario e&longs;ponere & la materia, & il modo per ponere in&longs;ieme la materia (&longs;econdo che egli ha detto) diede &longs;oggetto al &longs;econdo libro, nel quale chiaramente ha trat tato della materia piu nece&longs;&longs;aria alle fabriche: e&longs;ponendo la natura, l'u&longs;o, & le ragioni di quella; pe rò hauendo&longs;i sbrigato da quella, ritorna hora alla di&longs;tributione delle fabriche pertinenti alla Re ligione; & tratta de i &longs;acri tempij nel terzo, & nel quarto, abbracciando tutto il corpo della pre&longs;ente materia. per il che &longs;i puo dire, che qui comincia tutto il bello, che di mano, & d'inge­gno s'a&longs;petta dallo Architetto. Qui l'ordine ha luogo, qui la di&longs;po&longs;itione di&longs;egna, qui la &longs;imme­tria, & il decoro, & la gratia fanno proua, qui &longs;i &longs;ente la utilità della di&longs;tributione. nelle quali co&longs;e il ualore dello Architetto, la forza dell'arte, l'acutezza dello ingegno riluce. Onde egli &longs;i puo dire col gran poeta.

O Mu&longs;e, o alto ingegno hor m'aiutate.

O mente, che &longs;criuesti ciò, ch'io uidi,

Qui &longs;i parrà la tua nobilitate.

Et ueramente, è degna con&longs;ideratione quella, che &longs;i farà &longs;opra la pre&longs;ente materia, & molto gentilmente è &longs;tato auuertito da Vitru. imperoche &longs;apendo egli la grande importanza della co-&longs;a, & che infinita è la &longs;chiera de gli &longs;ciocchi, &longs;i ha mo&longs;&longs;o a de&longs;iderar quello, che di&longs;ideraua Socrate, che haue&longs;&longs;e l'huomo, cioè che egli haueße una fine&longs;trella nel petto, accioche dentro &longs;i ue­de&longs;&longs;e la &longs;cienza, l' Arte, il bene, & il male, che dentro ui fu&longs;&longs;e. Perche la Gratia, il fauore, la fortuna luogo darebbeno, quando il perito, & intelligente con lo imperito & ignorante di pari ueni&longs;&longs;ero al giudicio delle genti. &longs;arebbe la Virtù di piu &longs;tima, & l' Arroganza cederebbe alla mo­de&longs;tia. Credo io che Vitr. haue&longs;&longs;e bello, & alto pen&longs;iero, uiuo, & &longs;oaue gu&longs;to delle ragioni del­l' Architettura, onde in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o godendone, di&longs;ideraua, che tutto'l mondo cono&longs;ce&longs;&longs;e la bellezza della uirtù. & però concorreua nella opinione di Socrate, la dignità del quale fu giudicata dalla &longs;acerdote&longs;&longs;a Pithia per nome di Apollo e&longs;&longs;ere di &longs;apientia &longs;opra tutti gli huomini. Certamente io ho o&longs;&longs;eruato, che non &longs;enza grande cagione Vitru. ha propo&longs;to i proemi a i &longs;uoi uolumi; perche e&longs;&longs;endo il proemio, (come detto hauemo nel &longs;econdo libro) quello, che prima ciè propo&longs;to, & per que&longs;to riguardando noi con maggiore attentione quello, che prima ci uiene inanzi, bello, & conueneuole auuertimento è di proponere ne i proemij quelle co&longs;e, che noi uogliamo, che &longs;iano grandemente con&longs;iderate, & atte&longs;e. Vuole adunque Vitr. (da poi che la natura non ha fatto a modo no&longs;tro) che almeno ci forzamo &longs;coprire con la eccellenza dell' Arte quello, che ne i petti no&longs;tri è rinchiu&longs;o. La eccellenza adunque dell' Arte (come &longs;pe&longs;&longs;e uolte hauemo detto, & ci gio­ua di replicarlo) è po&longs;ta nella ragione, la quale Vitr. ha po&longs;to nelle &longs;ei predette co&longs;e. Que&longs;ta egli ha chiamato di&longs;cor&longs;o, co&longs;a &longs;ignificante, & forma. Però &longs;e alcuno fia, che uoglia uedere piu a dentro, & ritrouare la uerità delle co&longs;e, io lo prego, che con benigno animo legga il &longs;otto&longs;critto di&longs;cor&longs;o, & ritrouando quello, che egli de&longs;idera, lodi meco la bontà di Dio. & &longs;e del tutto egli non &longs;arà &longs;atisfatto, aggiunga lo &longs;tudio, & il fauore all' opera da me cominciata; l'uno per ritro­uar il uero, l'altro per accettare il buon animo, del quale io mi faccio perpetuo debitore. Tanta è la forza della proportione, tanta è la nece&longs;&longs;ità, tanta è l'utilit à di e&longs;&longs;a nelle co&longs;e, che non puo alcuno nè all'orecchie, nè a gli occhi, nè a gli altri &longs;en&longs;i recare alcuna dilettatione &longs;enza la con­ueneuolezza, & la ri&longs;pondenza della ragione, la doue tutto quello, che diletta, o piace, non per altro diletta & piace, &longs;e non perche tiene proportionata mi&longs;ura, & moderato temper amen­to. Non prima con diletto, & piacere nell' animo per le orecchie di&longs;cendeno le uoci, & i &longs;uoni, che tra &longs;e non conuenghino in proportionata ragione di tempo, & di di&longs;tanza. Le belle inuentio­ni de gli huomini tanto hanno del buono, quanto piu ingenio&longs;amente &longs;ono proportionate. Effi­caci&longs;&longs;ima co&longs;a è nel comporre, & me&longs;colare le &longs;emplici medicine, la proportione, come nel fare la Tiriaca, & il Mitridato. Diuina è la forza de i numeri tra &longs;e con ragione comparati. nè &longs;i puo dire, che nella fabrica di que&longs;ta uniuer&longs;ità, che noi mondo chiamamo, & nel picciol mondo an­chora, &longs;ia co&longs;a piu ampia, piu degna della conueneuolezza del pe&longs;o, del numero, & della mi&longs;ura, con la quale il tempo, lo &longs;pacio, i mouimenti, le uirtù la fauella, lo artificio, la natura, il &longs;a­pere, & ogni co&longs;a in &longs;omma diuina, & humana è compo&longs;ta, cre&longs;ciuta, & perfetta. Ilche come è uero, co&longs;i non &longs;timo io, che util &longs;ia il uolere con piu ampie indottioni prouarlo. Quando adun­que &longs;arà da noi con bello, & &longs;ottile auuedimento proui&longs;to, che tutto quello, che &longs;arà fatto da noi &longs;ia con le ragioni delle proportioni compo&longs;to: non &longs;olamente &longs;aremo giudici degni delle opere de gli antichi, ma anchora inuentori, & operatori da noi &longs;te&longs;&longs;i di co&longs;e rare, & eccellenti. & quan­do bene Vitr. non &longs;i troua&longs;&longs;e al mondo, potrebbe colui che ueramente intende&longs;&longs;e il ualore delle proportioni, ritrouare innumerabili precetti d'Architettura, nè per temerario &longs;arebbe hauuto, perche in dife&longs;a &longs;ua prenderebbe la ragione. la qual co&longs;a ha dato riputatione a gli artefici, com­modo al mondo, & gloria a i Principi. Volendo adunque noi trattare delle proportioni, diremo primieramente, che co&longs;a è proportione, di&longs;tingueremo le &longs;pecie &longs;ue, & in fine comparando l'u&longs;o di cia&longs;cuna &longs;pecie, accioche &longs;appiamo quale proportione a qual fabrica conuenga. Molto am­piamente &longs;i &longs;tende que&longs;to nome di proportione nella &longs;ua &longs;ignificatione, perche ogni conuenienza, & &longs;imiglianza di co&longs;e uolgarmente è detta proportione, & anche nella uirtù è &longs;o&longs;tanza, nella qualità, & altri generali&longs;&longs;imi capi&longs;i dice e&longs;&longs;er proportione. Ma noi parlamo della uera propor-tione, che è compre&longs;a &longs;otto la quantità. non che la proportione &longs;ia quantità, ma perche è propria della quantità. Trouan&longs;i due maniere di quantità, una è detta continua, come linea, &longs;operficie, corpo, tempo, & mouimento. l'altra è detta quantità partita, & di&longs;creta, o &longs;eparata, (come uogliamo dire) come è il numero due, tre, & quattro, & lo proferire delle &longs;illabe nel formar le parole; & le parole i&longs;te&longs;&longs;e una è &longs;eparata dall'altra. Dell'una & dell'altra quantità, è proprio, che &longs;econdo cia&longs;cuna &longs;i dica, le co&longs;e e&longs;&longs;ere eguali, o di&longs;eguali. Benche que&longs;ta proprieta &longs;ia &longs;ta­ta trasferita in molte altre co&longs;e, che non &longs;ono quantità, perche tutte le co&longs;e, delle quali &longs;i puo far tra&longs;e alcuna comparatione, ouero &longs;ono egualitra&longs;e, & pari, ouero di&longs;eguali, & di&longs;pari. Hora io dico, che la proportione è nel num ro di quelle co&longs;e, che &longs;i riferi&longs;ceno ad altre, & lo e&longs;&longs;er &longs;uo è tale, che non &longs;ta da &longs;e, ma ha riguardo ad altro: & perche una co&longs;a in comparatione d'un'al­tra è o piu, o meno, o tanto: però delle proportioni altre &longs;aranno tra co&longs;e pari, & eguali, altre tra di&longs;eguali, o maggiori, o minori, che elle &longs;iano. Ma perche noi ragionamo di quella propor­tione, che &longs;i truoua nella quantità, però dicemo, che proportione altro non è, che una terminata habitudine, ri&longs;petto, o comparatione di due quantità compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere. come &longs;a­rebbe due numeri, due corpi, due luoghi, due tempi, due linee, due piani. percioche non &longs;i puo dire propriamente, che la linea &longs;ia minore, o maggiore, o pari alla &longs;operficie, come egli &longs;ta be­ne a dire; che una linea, è pari all'altra, o maggiore, o minore. perche la comparatione &longs;i fa di co&longs;e compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere. Di&longs;&longs;i, terminata, non inquanto a noi, nè in &longs;e certa, ma tale che non puo e&longs;&longs;er altra, come &longs;i dirà dapoi. I&longs;pedita adunque la diffinitione della proportione, manif&longs;ta co&longs;a è, che ritrouando&longs;i ella nella quantità, alcuna appartenerà alle mi&longs;ure, alcuna a i numeri, alcuna &longs;arà me&longs;colata di numeri, & di mi&longs;ure. La pertinente alle mi&longs;ure, che &longs;i chia­ma Geometrica &longs;arà nelle quantità continue, le quali tutte cadeno &longs;otto mi&longs;ura. La pertinente a numeri, che è detta Arithmetica, è nelle quantità di&longs;tinte, & &longs;eparate, come quando egli &longs;i fa comparatione da numero, a numero. La me&longs;colata di numeri, & di mi&longs;ure, che Harmoni­ca &longs;i chiama, è quella che compara i tempi, & gli interualli delle uoci, & gliecce&longs;&longs;i, & differen­ze delle proportioni, come &longs;i dir à nel quinto libro. Hora diremo della proportione Geometrica, la quale è quando &longs;i fa comparatione d'una co&longs;a continua all'altra, & della Arithmetica, che &longs;i fa tra numeri. uolendo adunque noi ritrouare le &longs;pecie delle proportioni, bi&longs;ogna &longs;apere come &longs;ti. ­no le co&longs;e tra &longs;e comparate l'una con l'altra. per tanto ritrouando noi, che le co&longs;e &longs;ono tra &longs;e o eguali, o di&longs;eguali, facendone la comparatione diremo, che la proportione &longs;arà di due maniere, l'una quando &longs;i farà comparatione di due quantità tra loro, cioe che una non eccederà l'altra, ma &longs;arà tanto a punto: & que&longs;ta è detta proportione di agguaglianza. l'altra, quando &longs;i farà com­paratione di due quantità di&longs;eguali, cioè che una eccederà l'altra: & &longs;arà detta proportione di di&longs;aguaglianza. & co&longs;i haueremo due &longs;orti di proportione, delle quali la prima non ha &longs;otto di &longs;e altra &longs;pecie, perche l'agguaglianza non &longs;i puo diuidere, perche non na&longs;ce &longs;e non ad un'i&longs;te&longs;&longs;o mo­do. Ma la &longs;econda puo e&longs;&longs;ere in due modi generali, l'uno quando &longs;i compara il piu al meno: l'al­tro quando &longs;i compara il meno al piu. il primo &longs;i dirà proportione di di&longs;agguaglianza dal mag­giore. il &longs;econdo, proportione di di&longs;agguaglianza dal minore. & perche tante &longs;ono le &longs;pecie di comparare il piu al meno, quanto quelle di comparare il meno al piu: però dichiareremo le &longs;pecie della proportione dal maggiore, perche poi l'altre ci &longs;aranno manife&longs;te. In tre modi adunque &longs;i fa comparatione dal piu al meno, cioè in tre modi, il piu eccede il meno, dico nella &longs;emplice pro­portione. Il primo è quando il piu contienè il meno piu uolte a punto, & &longs;i chiama proportione moltiplice, come il quattro contiene due, due fiate a punto, & non piu. il noue contiene il tre, tre fiate a punto. l'altro è quando il piu contiene il meno, & di piu alcuna parte di quello, & &longs;i chiama proportione &longs;opra particolare: percioche il piu è &longs;opra il meno di qualche parte. come quattro a tre, che quattro contiene tre una fiata, & la &longs;ua terza parte, che è, uno. il terzo mo­do è quando il piu contiene il meno una fiata, & piu parti di quello, come cinque a tre; che cinque contiene tre una fiata, & due parti di e&longs;&longs;o; & que&longs;ta &longs;i chiama proportione &longs;opra partiente; per-che il termine maggiore contiene il minore una fiata, & &longs;opra parti&longs;ce quello, con la aggiunta di piu parti. Deue&longs;i però intendere di quelle parti, che non mi&longs;urano il tutto a punto. & que&longs;te &longs;ono le &longs;emplici, & uniuer&longs;ali &longs;pecie della proportione della maggiore di&longs;agguaglianza. Hora diuideremo breuemente cia&longs;cuna delle predette &longs;pecie in altre piu particolari di&longs;tintioni. La mol­tiplice adunque &longs;i diuide in que&longs;to modo. &longs;e la maggior quantità contenerà due fiate, & non piu la minore, ne na&longs;cerà la proportione che &longs;i chiama doppia, &longs;e tre tripla, &longs;i quattro quadrupla, & co&longs;i ua in infinito. quattro a due è doppia, noue a tre tripla, otto a due quadrupla. La pro­portione &longs;opraparticolare &longs;i troua in que&longs;to modo: che &longs;e il piu contiene il meno una fiata, & meza, &longs;arà la proportione &longs;e&longs;quialtera; come &longs;ei a quattro; perche &longs;ei contiene quattro intiera­mente, & di piu la metà, che &longs;on due. &longs;e contenerà il terzo oltra il tutto &longs;arà, la proportione &longs;e&longs;­quiterza, come quattro a tre, otto a &longs;ei: &longs;e un quarto &longs;e&longs;quiquarta, come dieci ad otto: &longs;e un quinto fe&longs;quiquinta, & co&longs;i ua &longs;eguitando in infinito. & &longs;e uorremo hauere le &longs;pecie della &longs;oprapartien­te, diremo in que&longs;to modo: che il piu contiene il meno una fiata, & due parti d'e&longs;&longs;o, ouero tre, o quattro, & co&longs;i in infinito. &longs;e contenerà due parti di piu del meno, dira&longs;&longs;i &longs;oprabipartiente, co­me cinque a tre, che è un tanto & due terzi. &longs;e tre parti, chiamera&longs;&longs;i &longs;opra tripartiente, come è otto a cinque, che è un tanto, & tre quinti. &longs;e quattro, &longs;opra quadripartiente, come noue a cin­que, che è un tanto, & quattro quinti. & co&longs;i nel re&longs;tante. & que&longs;te &longs;ono le &longs;pecie della mag­gior di&longs;agguaglianza nella &longs;emplice proportione. Le compo&longs;te ueramente &longs;ono due; & &longs;i chia­mano compo&longs;te, perche &longs;ono fatte di due &longs;emplici. La prima è detta moltiplice &longs;opraparticolare, la &longs;econda moltiplice &longs;oprapartiente, perche ritengono la natura di quelle proportioni, delle qua­li &longs;ono compo&longs;te. inquanto adunque la prima è detta moltiplice, ne &longs;egue, che'l maggiore conten­ga il minore piu uolte; & inquanto è detta &longs;opraparticolare, ne &longs;egue, che il maggiore contenga il minore, con alcuna parte di quello. & però la moltiplice &longs;opraparticolare comparando il piu al meno, ritroua che il piu contiene il meno piu uolte, & qualche parte di quello, &longs;e due fiate, & la metà, &longs;arà proportione doppia &longs;e&longs;quialtera, come cinque a due: &longs;e tre fiate, & la metà, &longs;arà tripla &longs;e&longs;quialtera, & co&longs;i in infinito: & &longs;imilmente due, & un terzo come &longs;ette a tre, doppia &longs;e&longs;quiterza, &longs;e tre &longs;iate, & un terzo, &longs;arà tripla &longs;e&longs;quiterza. & co&longs;i ua di&longs;correndo. Parimente la molti­plice &longs;opra partiente proportione in quanto moltiplice, il piu contenerà il meno piu fiate, & in­quanto &longs;opra partiente il piu contenerà alquante parti del meno. &longs;e due fiate, & due parti&longs;arà doppia &longs;oprabipartiente, come dodici a cinque; &longs;e due fiate & tre parti, &longs;arà doppia &longs;opra tripartien­te, come tredici a cinque, & co&longs;i in infinito. come &longs;e il piu contene&longs;&longs;e il meno tre fiate, & due parti, &longs;arebbe tripla &longs;oprabipartiente, come dice&longs;&longs;ette a cinque; &longs;e tre fiate, & tre parti, &longs;arebbe tripla &longs;opratripartiente, come diciotto a cinque. & co&longs;i &longs;eguendo nell'altre. & perche per uno ri­&longs;petto egli &longs;i cono&longs;ce l'altro, però dalle &longs;pecie delle proportioni della di&longs;agguaglianza del mag­giore al minore, &longs;i hanno le &longs;pecie della di&longs;agguaglianza del minore al maggiore: nè ui è altra differenza, &longs;e non che &longs;i come nella prima &longs;i cominciaua dal piu, & &longs;i termina­ua nel meno, co&longs;i in que&longs;ta &longs;i comincia dal meno, & &longs;i termina nel piu, & &longs;i muta quella particola &longs;opra, nella particola &longs;otto. però &longs;i dice &longs;otto moltiplice; &longs;otto doppia, &longs;otto &longs;e&longs;quialte­ra, &longs;otto &longs;e&longs;quiterza. Egli &longs;i deue auuertire, che in due modi una quantità è parte dell'altra, il primo è quando la parte d'una quantità pre&longs;a &longs;econdo alquante fiate a punto, entra nel tutto di punto; cioè quando il par titore entra a punto nella co&longs;a partita, & niente gli auanza. Que&longs;ta noi chiamaremo parte moltiplicante. & que&longs;ta è la uera, & propria intelligenza, di questo nome, che parte, &longs;i chiama. In altro modo parte è quella, che pre&longs;a quante fiate uuoi, mai non ti rende l'intiero, & &longs;i chiama parte aggiunta, imperoche aggionta con un'altra parte fa il tut­to. L'e&longs;&longs;empio della parte moltiplicata è, come due a &longs;ei, imperoche due mi&longs;ura &longs;ei, & ui entra tre fiate a punto: come tre a noue, otto a trenta due. l'e&longs;&longs;empio della parte aggiunta è come due al cinque, perche due pre&longs;o due fiate non fa cinque, pre&longs;o tre fiate pa&longs;&longs;a cinque. Que&longs;te parti ag­giunte &longs;ono però compo&longs;te di parti moltiplicanti, perche il due è compo&longs;to di unità, lequali mi&longs;u-rano due, entrandoui due fiate a punto. & tanto &longs;ia detto cerca la diffinitione, & diui&longs;ione della proportione. Hora &longs;i dirà quello, che ne na&longs;ce. Dalle proportioni adunque na&longs;ceno le comparatio­ni, & i ri&longs;petti, che hanno tra &longs;e, cioè quando una proportione è comparata con l'altra. & que&longs;te &longs;imiglianze di proportioni &longs;i chiamano proportionalità: & &longs;i come la proportione è ri&longs;petto, & conuenienza di due quantilà compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere, co&longs;i la proportionalità è ri&longs;petto, & comparatione non d'una quantità all'altra, ma d'una proportione all'altra. Come &longs;a­rebbe a dire la proportione, che è fra quattro & due, e&longs;&longs;er &longs;imile alla proportione, che è fra otto, & quattro. imperoche & l'una, & l'altra è doppia. Et però tutte le doppie, tutte le tri­ple, tutte le quadruple, o &longs;iano d'uno i&longs;te&longs;&longs;o genere, come tra linea, & linea, tra corpo, & cor­po, o &longs;iano di diuer&longs;i generi, come tra linea, & corpo, tra corpo, & &longs;patio, tra &longs;patio, et tempo &longs;ono proportionali, & con&longs;eguente &longs;imili: & doue è proportionalità, iui è nece&longs;&longs;ario, che &longs;ia pro portione; perche (come s'è detto) la proportionalità non è altro, che camparatione di propor­tioni. ma non per lo contrario, perche fra quattro & dua, è proportione, ma non proportiona­lità. Nelle proportionalità con&longs;i&longs;teno tutti i &longs;ecreti dell' Arte. Ma perche egli s'intenda bene quanto &longs;coprir uolemo; egli è utile a dire, come &longs;i cono&longs;ceno i denominatori delle proportioni, co­me &longs;i leua, come &longs;i aggiugne, come &longs;ono moltiplicate, & partite, & poi &longs;i dir à delle proportiona lità, & termini loro. Per &longs;apere adunque ritrouare i denominatori delle proportioni, il che gio­ua a cono&longs;cere qual proportione &longs;ia maggiore, qual minore: perche nelle fabriche quelle hanno piu del grande, che &longs;ono di maggiore proportione, perche una stanza di due quadri, ha piu gran­dezza, che una di un quadro & mezo e&longs;&longs;endo, che la doppia è maggior proportione che la &longs;e&longs;qui altera. Egli è dunque da con&longs;iderare, che quando la proportione è di agguaglianza, cioè quan­do &longs;ono tante unità, o mi&longs;ure in un numero, o grandezza, quante &longs;ono in un'altro, non è nece&longs;&longs;a­rio di affaticar&longs;i in ritrouar denominatori, perche di quella &longs;pecie di proportione non &longs;i tro­ua diui&longs;ione, non e&longs;&longs;endo tra le co&longs;e pari maggioranza, nè minoranza. Resta adunque, che i denominatori &longs;iano tra le &longs;pecie della proportione di di&longs;agguaglianza. Breue adunque, & i&longs;pedita regola di ritrouare i numeri, dai quali &longs;ono denominate le proportioni, è partire uno e&longs;tre mo della proportione per l'altro. Imperoche quello, che ne uiene per tale partimento, è &longs;empre il denominatore della proportione. Partire altro non è, che uedere quante fiate un numeroentra nel­l'altro, & quello, che auanza. La doue è ragioneuole, che dal partimento, & da quello, che re&longs;ta &longs;i cono&longs;ca il nome di cia&longs;cuna proportione: ecco lo e&longs;&longs;empio. &longs;e uuoi &longs;apere come &longs;i chiama la proportione tra quattro, & otto, partirai otto per quattro, cioè uedi quante fiate il quattro en­tra nell'otto, & trouerai, che quattro entra due fiate a punto: da due adunque chiamerai la pro portione; che è tra otto, & quattro: & dirai, che la proportione è doppia. Similmente &longs;e uuoi &longs;apere come &longs;i chiama la proportione, che è tra cinque, & &longs;edici, partirai &longs;edici per cinque, & ritrouerai, che'l cinque entra in &longs;edicitre fiate, & però dirai, che è proportione tripla, e&longs;&longs;endo denominata da tre, & perche gli re&longs;ta uno, che è la quinta parte di cinque, però dirai, che quel­la proportione è tripla &longs;e&longs;quiquinta, & cono&longs;cerai, quella e&longs;&longs;er compo&longs;ta, cioè moltiplice &longs;opra particolare, & co&longs;i farai nelle altre. Dalla &longs;opradetta cognitione (come ho detto) &longs;i caua que &longs;ta utilità, che &longs;i puo &longs;apere; quale proportione è po&longs;ta tra le maggiori, & quale tra le minori, & quale tra l'eguali, & &longs;imili proportioni. &longs;imili &longs;ono quelle, che hanno &longs;imili, & le i&longs;te&longs;&longs;e denominationi, maggiori &longs;ono quelle, che hanno maggiore denominatione, & minori, mi­nore, perche la denominatione è detta e&longs;&longs;er tanto grande, quanto il numero, che la dinota. Et però la quadrupla è maggiore della tripla, perche quella dal quattro, que&longs;ta è deno­minata dal tre. & co&longs;i la &longs;e&longs;quialtera è maggiore della &longs;e&longs;quiterza, perche la &longs;e&longs;quialtera è denominata dalla metà, la &longs;e&longs;quiterza da un terzo. & ne i rotti quanto è maggiore il denominatore del rotto, tanto è minore il rotto, & però un quarto è meno d'un terzo. perche quattro è mag­giore ditre: & però una tripla &longs;e&longs;quialtera è maggiore d'una tripla &longs;e&longs;quiterza: ma una tripla &longs;e&longs;­quiterza è maggiore, che una doppia &longs;e&longs;quialtera, & questo non per la denominatione del rotto,ma per la denominatione del numero intiero, che è maggiore. &longs;imilmente nelle proportioni &longs;opra­partienti maggiore è quella, che da numero maggiore è denominata. Et perche meglio s'inten­da, io dico, che la proportione &longs;oprapartiente è quando il piu contiene il meno una fiata, & piu parti di e&longs;&longs;o, & que&longs;to è tanto dal numero di e&longs;&longs;e parti, quanto dalla denominatione, & quante dall'uno, & dall'altro. Dal numero delle parti quando il piu contiene il meno una fiata, & due parti di quello, &longs;i dice &longs;oprabipartiente; &longs;e tre &longs;opratripartiente, & co&longs;inel re&longs;to. Dalla de nominatione delle parti, quando il piu contiene il meno una fiata, & le parti, che &longs;ono terzi del meno, &longs;i dice &longs;oprapartiente le terze, Dall'uno, & dall'altra, cioè dal numero, & dalla deno­minatione delle parti: come &longs;e dice&longs;&longs;e &longs;oprabipartiente le terze. Dico adunque, che &longs;econdo la pri ma denominatione, che e&longs;prime quante parti del numero minore &longs;ono contenute nel maggiore, s'in­tende la proportion maggiore; perche la &longs;econda, che e&longs;prime quali &longs;iano quelle parti del nume­ro minore, è quella i&longs;te&longs;&longs;a, come dire: la &longs;opraottopartiente le undecime è maggiore, che la &longs;opratripartiente le undecime, perche que&longs;ta dal numero minore, che è tre, quella dal maggiore, che è otto, &longs;i denomina, e&longs;&longs;endo la &longs;econda denominatione la i&longs;teßa nell'una, & nell'altra. Qui ci bi&longs;ognerebbe la generatione, & la proprietà di cia&longs;cuna propor­tione, & quel bello di&longs;cor&longs;o, che fanno gli Arithmetici prouando, che ogni di&longs;aggua­glianza na&longs;ce dall'agguaglianza, & che la egualità è principio della di&longs;egualità, & che ogni di&longs;egualità &longs;i riduce all'egualità: ma bi&longs;ogna la&longs;ciare co&longs;i alte con&longs;iderationi a quelli, che uogliono trouare il principio di tutte le co&longs;e create, la unità trina di quello, & la produttione non di que&longs;te fabriche particolari, ma della uniuer&longs;ità del mondo, & delle co&longs;e, che ui &longs;ono dentro. parleremo adunque del raccogliere, moltiplicare, &longs;cemare, & partire delle proportioni. Per­che Vitr. in molti luoghi, lieua, pone, parti&longs;ce le proportioni; come &longs;i uedrà nel primo Capo del pre&longs;ente libro, & al &longs;econdo, & all'ultimo. & nel quarto al terzo Capo. & infinite &longs;ono le occo renze di &longs;eruir&longs;i piu d'una che d'un'altra proportione, come nella diui&longs;ione de i corpi delle fabri­che, ne gli Atrij, Tablini, &longs;ale, loggie, ba&longs;iliche, & altre co&longs;e di gran momento nel raddoppiar i corpi, nel trouar le linee proportionali, nel &longs;corzare i piani, nella machinatione, & in &longs;omma in ogni co&longs;a all' Arte &longs;ottopo&longs;ta. Hor al propo&longs;ito. Per raccogliere due proportioni in&longs;ieme bi­&longs;ogna trouare il denominatore della proportione prodotta: dapoi raccogliere i numeri po&longs;ti &longs;otto la i&longs;te&longs;&longs;a proportione prodotta. Il primo &longs;i fa a que&longs;to modo. moltiplica il denominatore d'una proportione, nel denominatore dell'altra, & co&longs;i ne re&longs;ter à il denominatore della raccolta, & prodotta denominatione. Il &longs;econdo &longs;i fa moltiplicando tra &longs;e i numeri antecedenti delle propo&longs;te proportioni, & moltiplicando i numeri con&longs;eguenti anche tra &longs;e, auuertendo che que&longs;ta regola ci &longs;erue nelle proportioni &longs;imiglianti, cioè quando amendue &longs;ono della di&longs;agua­lianza dal maggiore, ouero amendue dal minore. Hora all'e&longs;&longs;empio. ecco la proportione che è tra noue, & tre, è tripla, & la ragione, che è tra quattro è due è doppia: uoglio raccogliere una tripla, & una doppia, & uedere che proportione na&longs;ce: moltiplica adunque i denominatori, che &longs;ono due, & tre: & dirai che ne uien &longs;ei. questo adunque &longs;arà denominatore della pro­dotta proportione: & però da una tripla, & da una doppia ne na&longs;ce una &longs;e&longs;tupla. il che ap­pare per li numeri moltiplicati d'amendue le proportioni: perche moltiplicando noue, per quattro, ne uiene trenta &longs;ei, & tre per due ne uien &longs;ei: la doue trenta &longs;ei ri&longs;petto a &longs;ei ritiene proportione denominata &longs;e&longs;tupla. Voglio anche nelle &longs;opraparticolari darne lo e&longs;&longs;empio, & raccogliere la &longs;e&longs;quialtera, che è tra tre, & due, & la &longs;e&longs;quiterza, che è tra tre & quat tro, moltiplico mezo che è denominatore della &longs;e&longs;quialtera in un terzo, che è denominatore della &longs;e&longs;quiterza, & ne na&longs;ce due, che è denominatore della prodotta proportione: & però da una &longs;e&longs;quialtera, & da una &longs;e&longs;quiterza raccolte in&longs;ieme, ne na&longs;ce una doppia: moltiplica adunque i numeri antecedenti, che &longs;ono tre & quattro, ne uien dodici, & i con&longs;eguenti che &longs;on due e tre, & ne uien &longs;ei. adunque dodici a &longs;ei tiene proportione doppia. Que&longs;to gioua nel la mu&longs;ica grandemente. Ecco, quando la con&longs;onanza mu&longs;icale detta diapente &longs;ia in proportio-ne &longs;e&longs;quialtera, & la diate&longs;&longs;aron in &longs;e&longs;quiterza: &longs;e egli &longs;i ponerà in&longs;ieme l'una, & l'altra, &longs;e ne cauerà la diapa&longs;on, che è in proportion doppia. d'una quinta adunque, & d'una quarta &longs;i fa un'ottaua. Similmente addurremo lo e&longs;&longs;empio nelle &longs;oprapartienti. uolendo adunque aggiu­nere la &longs;oprabipartiente le terze, come cinque a tre; alla &longs;opra tripartiente le quarte, come &longs;et­te a cinque, &longs;i piglia il denominatore della &longs;oprabipertiente le terze, che è uno & due terzi, & &longs;i moltiplica in&longs;ieme col denominatore della &longs;opratripartiente le quarte, che è uno, & tre quarti, & &longs;i raccoglie due, & undici duodecimi, da i quali na&longs;ce la doppia undecipartiente le duodecime. ecco, moltiplica cinque, & &longs;ette che &longs;ono li primi numeri delle predette pro­portioni, &longs;i produce trentacinque: moltiplica anche i &longs;econdi, che &longs;on tre, & quattro, ne uie ne dodici. trentacinque adunque contiene il dodici due fiate, & ne auanzano undeci duodeci­mi: & co&longs;i &longs;i raccoglieno le proportioni quando amendue &longs;ono &longs;imili. Ma quando &longs;ono di&longs;&longs;imi­li, cioè una della maggiore, & l'altra della minore, allhora quella proportione, che è denominata dalla maggior quantità, &longs;i deue partire per l'altra. &longs;ia adunque da comporre una &longs;otto doppia, come uno & dui, con una &longs;e&longs;quialtera, come tre a due. la &longs;otto doppia è denominata dal due, come è la doppia. & la &longs;e&longs;quialtera è denominata dall'un, & mezo, che è meno del­La doppia. parti&longs;ca&longs;i dunque dua per un & mezo, ne re&longs;ta uno, & un terzo: & però dalle &longs;o­predette proportionine uiene una &longs;otto&longs;e&longs;quiterza. ecco una & due &longs;opra, tre & due, moltipli­ca i primi numeri, che &longs;ono uno, & tre, fanno tre. il che &longs;i deue notare &longs;otto una linea. da­poi moltiplica due in due, ne ri&longs;ulterà quattro, & tre a quattro, & in proportione &longs;otto &longs;e&longs;­quiterza. Ma quando bi&longs;ogno &longs;ia di componere piu di due proportioni in&longs;ieme, componerai con la terza quello, che ri&longs;ulta dalle due prime, & la compo&longs;ta di tre componerai con la quarta, & co&longs;i anderai &longs;eguitando. & di que&longs;to puo ba&longs;tare uno e&longs;&longs;empio. in que&longs;ti numeri, quattro tre, tre & due, tre & uno. Dalle proportioni adunque di quattro a tre, che è &longs;e&longs;quiterza, & di tre a due, che è &longs;e&longs;quialtera, ne na&longs;ce, come s'è detto, una doppia: laqual partita, per la &longs;eguen­te &longs;equialtera tre a due, fa la &longs;equiterza, la qual moltiplicata in una tripla, che ha tre ad uno &longs;a la quadrupla, che ha quattro ad uno. Dalle co&longs;e già dette ne na&longs;ce, che di due propor­tioni di di&longs;aguaglianza dal maggiore in&longs;ieme compo&longs;te ne na&longs;ce la proportione della di&longs;agua­glianza del maggiore: ma l'una & l'altra è maggiore. con&longs;eguentemente da due proportioni della di&longs;aguaglianza dal minore, &longs;i produce la proportione della di&longs;aguaglianza dal minore, ma l'una & l'altra è minore proportione. Ma da una della maggiore, & l'altra della minore &longs;i fa tale proportione, quale è quella, che è denominata dal numero maggiore. Ma la proportione dell'aguaglianza, con quella della maggiore di&longs;aguaglianza produce la i&longs;te&longs;&longs;a proportione della maggior di&longs;aguaglianza, & &longs;a lo i&longs;te&longs;&longs;o ri&longs;pondente con la proportione della minor di&longs;aguaglian­za. per il che &longs;i uede, che la proportione dell'agguaglianza moltiplicata in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a produce la ragione dell'agguaglianza. Et que&longs;to detto &longs;ia del componimento delle proportioni Ma quando uor remo &longs;ottrarre una proportione dall'altra, et cono&longs;cer quale proportione re&longs;ta: bi&longs;ogna partire con que&longs;to auuertimento, che (&longs;i come ne i numeri s'è detto che &longs;i leua il minore dal maggiore) co&longs;i nel le proportioni &longs;i leua la minore dalla maggiore. Primamente adunque &longs;i parte il denominatore della maggiore, per lo denominatore dalla minore, et &longs;i produce il denominatore di quella, che re&longs;ta, dapoi, per li numeri po&longs;ti &longs;otto le date proportioni. ponga&longs;i adunque &longs;opra una linea tra&longs;uer&longs;a i numeri della maggior proportione (che è quella che &longs;i deue partire) & di &longs;otto i numeri della minore, dapoi &longs;ia moltiplicato il primo antecedente numero di quella proportione, che &longs;i deue partire, per lo con&longs;e­guente del partitore, perche &longs;i farà l'antecedente, & primo di quella proportione, che re&longs;ta, & per la moltiplicatione del &longs;econdo numero della proportione da e&longs;&longs;er diui&longs;a per lo antecedente del­la diuidente, ne na&longs;ce il con&longs;eguente della restante. & que&longs;to modo conuiene col partire de i rot­ti uulgari. poniam ca&longs;o, che uogliamo &longs;ottrarre una doppia da una tripla. partirai adunque tre, che è denominatore della tripla, per due, ch'è denominatore della doppia, & ne uenirà uno & me zo, dal quale &longs;i denomina la &longs;e&longs;quialtera. Siano que&longs;ti numeri noue, & tre in proportione tripla;& in doppia quattro & due: moltiplica noue per due, ne uiene diciotto & tre in quattro, ne uien dodici. al qual numero diciotto è in proportione &longs;e&longs;quialtera. Co&longs;i anche nella proportione &longs;opra particolare &longs;i procederà, come &longs;arebbe il leuare una &longs;e&longs;quiterza da una &longs;e&longs;quialtera. parti adunque il denominatore della &longs;e&longs;quialtera, ch'è uno & mezo, per lo denominatore della &longs;e&longs;quiter za, ch'è uno, & un terzo, ne &longs;eguira uno, & un'ottauo. Dalla propo&longs;ta &longs;ottrattione adunque ne re&longs;ta una &longs;e&longs;quiottaua. tre a due è in &longs;e&longs;quialtera, quattro a tre in &longs;e&longs;quilerza, moltiplica tre per tre fa noue, due per quattro &longs;a otto, ma noue ad otto è in proportione &longs;e&longs;quiottaua. Finalmen­te nelle &longs;oprapartienti uoglio leuare una &longs;oprabipartiente le terze, da una &longs;opra tripar­tiente le quarte. partendo uno, & tre quarti, per uno & due terzi, ne ri&longs;ulta uno, & un uige&longs;imo. dal che è denominata la proportione &longs;e&longs;quiuige&longs;ima, come ci &longs;arà dato anche da gli auuenimenti de i numeri &longs;ette a quattro, cinque a tre. moltiplica &longs;ette per trè, ne uiene uen­tiuno: & quattro per cinque, ne uiene uenti: al qual numero &longs;i troua e&longs;&longs;er in proportione &longs;e&longs;­quiuige&longs;ima il uenti. Dal partire adunque la proportione della maggior di&longs;aguaglianza, per la ragione, & proportione della minore, ne na&longs;cerà la proportione della maggiore, minor dell'una, & dell'altra. Il &longs;imile &longs;i deue giudicare delle di&longs;&longs;imiglianti proportioni, che &longs;ono della di&longs;agua­glianza dal minore: percioche ne na&longs;cerà proportione della minor di&longs;aguaglianza, parimente minore dell'una, & dell'altra: ma &longs;e amendue &longs;aranno o della maggiore, o della minore di&longs;aguaglianza, & tra &longs;e &longs;imiglianti, cioè &longs;e la propo&longs;ta proportione &longs;i partirà per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, ne ri­&longs;ulterà la ragione dell ag guaglianza: & in &longs;omma &longs;e una &longs;arà della maggiore, & l'altra della minore di&longs;aguaglianza, &longs;i produrrà una proportione, che hauerà piu in que&longs;ta par­te dell i proportione, che &longs;i deue partire, che di quella, che parte, & &longs;arà quella, che &longs;i e&longs;prime per lo numero maggiore. Et tanto uoglio, che detto &longs;ia dello accre&longs;cere, &longs;cemare, o partire delle proportioni. Re&longs;ta che noi portamo inanzi quello, che piu importa, & è co­&longs;a mirabile per &longs;apere delle &longs;imiglianze delle proportioni, & ci giouerà nelle co&longs;e ciuili, ne i di &longs;cor&longs;i della mu&longs;ica, & in molte co&longs;e, che tutto il dì ci uengono per le mani. Re&longs;umendo quello, che detto hauemo &longs;econdo il di&longs;cor&longs;o di Alchindo antiquo autore, che a me non gra­uerà di ponere per maggior intelligenza. primamente adunque egli pone quattro diffini­tioni: & &longs;on que&longs;ti, come principij.

Proportione è &longs;cambieuole habitudine di due quantità &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere.

Quando di due quantità compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere una parte l'altra, quello che re&longs;ta è la proportione della partita, alla partitrice. & que&longs;to s'è dichiarito.

La prodottione, ouero la compo&longs;itione d'una proportione con l'altra non è altro, che la de­nominatione e&longs;&longs;er prodotta dalle denominationi. que&longs;to con e&longs;&longs;empij mo&longs;tramo.

L'e&longs;&longs;er diui&longs;a una proportione per un'altra, ouero e&longs;&longs;er &longs;ottratta, non è altro, che quando la denominatione della proportione da e&longs;&longs;er partita, è diui&longs;a per la denominatione della diuidente. Da poi egli pone alcune propo&longs;itioni, che &longs;ono le infra&longs;critte.

E la denominatione della proportione di qual ti piace di due e&longs;tremi, &longs;arà moltiplicata nel &longs;e condo, &longs;i produrrà il primo. perche &longs;e per la &longs;econda diffinitione partito il primo per lo &longs;econdo, ne na&longs;ce il denominatore: adunque moltiplicata la denominatione nel &longs;econdo, ne na&longs;cerà il primo.

La &longs;econda propo&longs;itione è que&longs;ta. Quando tra due è interpo&longs;to un mezo, che habbia proportione con amendu: a proportione, che hauerà il primo al terzo, &longs;arà compo&longs;ta dalle proportioni, che ha il primo al mezo, & il mezo al terzo. &longs;iano tre termini, due, quattro, dodici, & quello di mezo hab bia qualche proportione co gli e&longs;tremi: io dico, che la proportione, che è tra'l primo e'l terzo, è com po&longs;ta della proportione, che ha il primo con quel di mezo, & quello di mezo con il terzo. e&longs;&longs;endo adunque tra due, & dodici proportione &longs;e&longs;tupla, dico, che la &longs;e&longs;tupla, è compo&longs;ta dalla proportio­ne, che ha due a quattro, & quattro a dodici. ecco, il denominatore tra due & quattro, è due, dal che è denominata la doppia, il denominatore tra quattro, & dodici è tre, dal che èdenominata la tripla. &longs;ia dunque due a. quattro b. dodici c. il denominatore tra due & quat tro d. tra quattro & dodici e. & il denominatore tra a & c &longs;ia f. perche adunque da f. nel c. &longs;i fa a. & da e in c &longs;i fa b. per la prima propo&longs;itione lo f. allo e. è come lo a. al b. & però e&longs;&longs;endo il d. il denominatore tra a & b. egli &longs;arà il denominatore tra f. & e. adunque per la i&longs;te&longs;&longs;a prima propo&longs;itione dal d in e &longs;i fa f. perche adunque la denominatione dello a. al c. è prodotta dalla denominatione del b. al c. ne &longs;egue per la ter za diffinitione, che la proportione, che è tra lo a, & il c. come tra due & dodici, che è la &longs;e&longs;tupla, &longs;ia compo&longs;ta dalla proportione, che è tra lo a, & b. cioè tra due, & quattro, che è doppia, & tra b. & c. cioè quattro & dodici, che è tripla. adunque da una doppia, & da una tripla ne na&longs;ce una &longs;e&longs;tupla. Seguita la terza propo&longs;itione di Alchindo.

Siano quanti mezi &longs;i noglia, dico che la proportione, che è tra gli estremi, è compo&longs;ta di tutte le proportioni, che hanno i mezi tra &longs;e. Sia tra a, & d. due intermedij b, & c. io di­co, che la proportione di a, à d. è composta delle proportioni, che &longs;ono tra a, & b. tra b, & c. tra c & d. imperoche per la precedente la proportione, che è tra a, & c. è compo&longs;ta dalla proportione, che è tra a & b. & tra b & c. ma la proportione che è tra b, & d. è composta dalla proportione che è tra b. & c. & c, & d. per la i&longs;te&longs;&longs;a pro­po&longs;itione. adonque la proportione, che è tra a, & d. è compo&longs;ta di tutte proportioni, che &longs;ono tra i mezi. & co&longs;i &longs;i hauerà a prouare, quando fu&longs;&longs;ero piu mezi. & di &longs;opra ne hauemo con gli e&longs;&longs;empi detto a ba&longs;tanza: ma hora &longs;i replica per &longs;eguitar l'ordine di Al­chindo, & per e&longs;&longs;ercitio della memoria, in co&longs;a di tantaimportanza.

La quarta è, che &longs;e alcuna proportione, è compo&longs;ta di due proportioni, la &longs;ua conuer&longs;a è compo&longs;ta delle conuer&longs;e. &longs;ia la proportione di a, à b. compo&longs;ta della proportione di c, à d. & di e, à f. io dico che la proportione di b. ad a. &longs;arà compo&longs;ta della proportio­ne di d, à c. & di f. ad e. perche &longs;iano continuate le proportioni di c, à d. & die, ad f. tra g. h. K. di modo che g. &longs;ia ad h. come c, à d. & h, à K. come e. ad f. dico, che la proportione tra a, & b. &longs;arà compo&longs;ta della proportione di g. ad h. & di h. à K. & però per la &longs;econda propo&longs;itione, la proportione di a, à b.&longs;arà come la propor­tione di g, à K. adunque all'incontro la proportione di b ad a. &longs;arà come K. à g. mala pro portione di K à g. per la i&longs;te&longs;&longs;a propo&longs;itione è fatta dalla proportione di K. ad h. & di h. à g. ma K ad h. è come f. ad e. & h. à g. & come d. à c. adunque b ad a. &longs;arà compo­&longs;to dalla proportione, che è tra d & e. & tra f. & e. il che è lo intento no&longs;tro. Finite le diffinitioni, & le propo&longs;itioni, che pone Alchindo, &longs;iuiene alle regole, lequali &longs;ono que&longs;te.

Quando di &longs;ei quantità la proportione, che è tra la prima, & la &longs;econda, è compo&longs;ta della proportione, che ha la terza alla quarta, & la quinta alla &longs;e&longs;ta, &longs;i fanno tre­cento, & &longs;e&longs;&longs;anta &longs;pecie di compo&longs;uioni, di trenta&longs;ei, delle quali &longs;olamente ci potemo &longs;eruire. il re&longs;tante è inutile. & que&longs;to è manife&longs;to. &longs;e noi ponemo, che la proportio­ne, che è tra a, & b. &longs;ia compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra e, & d. tra e, & f. perche e&longs;&longs;endo &longs;ei i termini, &longs;i puo intendere la proportione di due, qual &longs;i uoglia e&longs;&longs;er composta di due proportioni, che &longs;iano tra i quattro termini re&longs;tanti. Il che &longs;arà dichiarito poter&longs;i fare per uia della moltiplicatione. Da que&longs;ti &longs;ei termini uengono trenta &longs;pacij di&longs;tinti. dieci da a. ot­to da b. &longs;ei da c. quattro da d. due da e. & niuno da f. perche tutti &longs;ono &longs;tati prima compre&longs;i. le quali co&longs;e &longs;ono manife&longs;te dalla &longs;ottopo&longs;ta tauola. doue &longs;ono cinque compartimenti, nel primo de i quali è la comparatione di a. agli altri termini, & de gli altri termini ad a. nel &longs;econdo è la comparatione di b, agli altri, & de gli altri à b. nel terzo è la comparatione del e. nel quar to di b. nel quinto die. agli altri, & de gli altri a quelli. perche adunque erano &longs;ei termini ri­mo&longs;&longs;idue, che faceuano lo &longs;pacio compo&longs;to, i re&longs;tanti &longs;eranno quattro. de i quali ne &longs;aranno uin­tiquattro ordini, che fanno &longs;olamente dodici &longs;pacij. & perche questo s'intenda bene &longs;iano ri­mo&longs;&longs;i que&longs;ti termini a b. che fanno la proportione dia, à b. & la conuer&longs;a di b. ad a. re&longs;taran-no quattro termini. c.d.e.f. de i quali &longs;aranno uentiquattro ordini. Il numero posto fuori della tauola dimo&longs;tra due ordini, che fanno un &longs;olo interuallo, come il numero quinario, che è po&longs;to

dentro la tauola, dinota che quel-
l'ordine, a cui è prepo&longs;to il deci­mo &longs;ettimo, non compone &longs;pacio diuer&longs;o da quello, che compone il quinto, perche &longs;i compone la i&longs;te&longs;&longs;a proportione che è tra d. & e. & trac. & f. dinotata per lo decimo &longs;ettimo modo. & di quel­la, che è tra c. & f. & trad. & e. laqual pretende il quinto. Adunque per li numeri e&longs;trin&longs;e­chi &longs;i dinota, che que&longs;ti ordini, quanto alla compo&longs;itione delle proportioni &longs;ono geminati, cioè il terzodecimo. il quartodecimo, il quintodecimo, & co&longs;i &longs;eguitan do fin al uente&longs;imo quarto, il qua le anche ui s'include. la propor­tione adunque, che tra a. & b. & la &longs;ua conuer&longs;a tra b. & a. &longs;i puo intendere, che &longs;ia compo&longs;ta di dodici proportioni, tra quat­tro termini c. d. e. f. & co&longs;i cia­&longs;cuna delle predette. E&longs;&longs;endo adunque trenta quelle che &longs;ipo&longs;&longs;ono componere, tutte le combina­tioni &longs;aranno trenta fiate dodici, che &longs;ommano trecento & &longs;e&longs;&longs;anta. Ma di tutte que&longs;te, posto, che la proportione, che è tra a. & b. &longs;ia compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono: tra c. & d. & e. & f. &longs;i dimo&longs;tra, che &longs;ole trenta &longs;ei &longs;ono utili. Ma le altre non tenere: & ci potrà ba&longs;tare di e&longs;ponerne quindici nella tauola, e&longs;&longs;endone quindici di quelle conuer-
&longs;e, & noi per la quarta propo&longs;itione hauemo dimo&longs;trato, che ogni proportione conuer&longs;a, &longs;i fa dalle conuer&longs;e di quelle proportioni, del­lequali è compo&longs;ta la principale. come &longs;e la proportione, che è tra a. & b. è compo&longs;ta dalle proportioni che &longs;ono tra c. & d. & tra e. & f. anche la conuer&longs;a, cioè la proportione, che è tra b, & a. è compo&longs;ta dalle proportioni, che &longs;ono tra. c. & d. et tra f. et e. et però e&longs;po&longs;te che &longs;aranno quindici di quelle, le altre quindici &longs;aranno manife&longs;te. E&longs;poneremo adunque le quindici po&longs;te nella tauola. dellequali di nece&longs;­&longs;ità noue &longs;aranno compo&longs;te di due proportioni tra'l re&longs;tante di quattro termini. ma le altre &longs;ei non hanno que&longs;ta nece&longs;&longs;ità. et quella, che &longs;i compone è manife&longs;ta per la tauola, come anche è manife&longs;ta quella, che non &longs;i compone.

Ogni proportione adunque, laquale entra in compo&longs;itione, a due modi &longs;i compone &longs;olamente: cioè dalla proportione del terzo al quar­to, et del quinto al &longs;e&longs;to, et &longs;imilmente dalla proportione del terzo al &longs;e&longs;to, et del quinto al quarto. per il che e&longs;&longs;endone noue compo&longs;te &longs;i fa­ranno diciotto compo&longs;itioni, et altre tante delle loro conuer&longs;e. Tren­ta &longs;ei adunque &longs;aranno i modi utili. Ma quelle, che non &longs;i compongo-

no &longs;ono &longs;ei, et le loro conuer&longs;e &longs;ei, però dodici &longs;ono inutili. Adunque tutti i modi &longs;i utili, come inutili &longs;ono quaranta otto. Soppo&longs;to adunque il primo modo, cioè che la proportione che è tra a el b. &longs;ia composta delle proportioni che &longs;ono tra c, et d. et tra e, et f. io dimo­strerò il &longs;econdo, che è compo&longs;to della i&longs;te&longs;&longs;a, che è trac. et. f. et tra, e. et d. percheio ponerò tra c, et f. la proportione di d, et e. doue la proportione tra c, et f. &longs;arà compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra c, & d. & tra d, & c. & trae. & f. perilche ne &longs;eguita, che le pro­portioni che &longs;ono tra e, & f. & tra e, & d. &longs;aranno composte delle proportioni che &longs;ono trac, & d. tra d, & e. & tra e. & f. & trae. & d. Male proportioni che &longs;ono tra c, & d. trad. & e. et tra e. et d. compongono quella, che è tra e. et d. per la terza propo&longs;itio­ne. po&longs;ti d, et c. tra c. et d. adunque e. à d. et c. ad f. &longs;ono &longs;i come c. à d. et a. ad f. ma la proportione, che è tra a. et b. è compo&longs;ta delle proportioni che &longs;ono tra e. et d. et tra e, et f. adunque la proportione tra a, et b. &longs;arà composta delle proportioni, che &longs;ono tra c. & f. et tra e. et d. che &longs;ono le po&longs;te nella conclu&longs;ione.

Il terzo modo è, che anche la proportione tra a, et c. &longs;arà compo&longs;ta della proportione di b, à d. et di c. ad f. ilche è manife&longs;to, perche po&longs;to b. tra a. et c. la proportione che è tra a. et c. &longs;arà compo&longs;ta da quella, che è tra a. et b. tra b. et c. ma la proportione, che è tra a, et b. &longs;i compo­ne di c. et d. et di e. et f. &longs;econdo il &longs;uppo&longs;to da noi. adunque a, à c. è fa ta di b. et c. et et di c. et d. et die, et f. ma b, à c. et c. à d. compongono la b. à d. trapo&longs;to il c. tra b. et e. Adunque la proportione, che è tra a, et c. è compo&longs;ta di b. et d. et di e. et f.

Il quarto modo procede dal terzo, &longs;i come il &longs;econdo dal primo. po&longs;ti tra b, & f. commune­mente d. & e. & co&longs;i tutti i modi pari, con i loro di&longs;pari &longs;i collegano, per i&longs;chi&longs;are il repetere la i&longs;te&longs;&longs;a uia.

Il quinto modo è che la proportione di a, ad e. è compo&longs;ta di b, ad f. & di c. à d. perche po­&longs;to b. tra a, & e. &longs;i fa l'argomento del terzo. perche lo a. ad e. è compo&longs;to dello a. al b. & del b. allo e. ma lo a. al b. è compo&longs;to dell' e. al f. & del c. al d. perche co&longs;i hauemo po&longs;to. adunque a, ad e. &longs;i compone di b. à c. & die. ad f. & di c. à d. ma b. ad e. & e. ad f. compongono b. ad f. tra­po&longs;to e. tra b, & f. adunque la proportione tra a. & e. è compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra b. & f. & tra c, & d.

Il &longs;e&longs;to modo &longs;i caua dal quinto, per lo argomento del &longs;econdo, trapo&longs;to f. & c. tra b. & d.Il &longs;ettimo compone la proportione di b, à d. delle proportioni di à.

a c. & di f. ad e. perche e&longs;&longs;endo compo&longs;to a. b. di c. à d. & die. ad f. ne &longs;egue per la quarta proportione, che la proportio­ne tra b, & a. &longs;arà compo&longs;ta di d. & c. & di f. & e. po&longs;to adunque a. tra b. & d. la proportio­ne, che è tra b, & d. &longs;arà fatta di b. & a. & di a, & d. ma b, & a. è compo&longs;to di d. & c. et di f. & e. adunque la proportione di b. à d. &longs;arà compo&longs;ta di tre proportioni. cioè di a, à d. di d, à c. & di f. ad e. Ma la a, à d. & la d. à c. compongono quella, che è tra a. & c. trappo&longs;to d. tra a, & c. adunque la proportione di b. à d. &longs;arà composta delle proportioni di a, à c. & di f. ad e. ilche era il propo&longs;ito.

L'ottauo modo. &longs;i come pre&longs;upo&longs;to il primo &longs;i caua il &longs;econdo, co&longs;i per lo i&longs;te&longs;&longs;o argomento &longs;i caua l'ottauo i &longs;uppo&longs;ti, & prouati ne i precedenti, posto in mezo di a. & e. e. & f.

Il nono. &longs;imilmente la proportione di b, ad e. &longs;arà compo&longs;ta delle proportioni di a. ad e. & di d. à c. perche b ad a, è compo&longs;to di d. à c. & di f. ad e. trapposto a. tra b. & f. &longs;arà la pro­portione tra b, & f. compo&longs;ta di b. ad a. & di a. ad f. & però b, ad f. &longs;arà compo&longs;ta di a. ad f. & di f. ad e. & di d. à c. ma a. ad f. & f. ad e. compongono a. ad e. adunque b. & f. è com­po&longs;ta di a. & e. & di d. & c.Il decimo.

con l'argomento del &longs;econdo procede dalle co&longs;e prouate nel precedente, trappo&longs;to, e, & d. tra a. & c.L'undecimo.

egli &longs;i compone c. à d. di a. & b. & di f. & c. perche per la terza. a. & c. è fatta di b. & d. & di e. & f. &longs;i componerà la c. ad a. di d. à b. & di f. ad e. po&longs;to adunque a tra c. & d. &longs;arà la c. al d. compo&longs;ta dalla a. al d. dalla d. al b. & dalla f. al c. ma la a. al d. & la d. al b. compongono la a. al b. adunque la c. à d. è compo&longs;ta dal a, à b, & da f. ad e.

Il duodecimo modo &longs;i caua dall'argomento di &longs;opra trapo&longs;to b. & f. tra a. & e.

Il terzo decimo è &longs;imilmente, che la proportione tra c. & f. è compo&longs;ta dalle proportioni tra a. & b. tra d. & c. posto d. & c. tra e. & f. &longs;arà composta la c. & la. f. dalla. c. al d. & dalla d, al e. & dall' e. al f. ma. c. d. & e f. compongono a. b. adunque la c f. è compo&longs;ta da a b. & da d e.

Il quartodecimo &longs;i caua dal precedente, come il &longs;econdo dal primo trapo&longs;to b. & d. tra a. & e.

Il quintodecimo è, che anche d e, è composta da b a, & da c. f. perche po&longs;to c. & f. tra d. & e. la d. e. &longs;arà composta da d. c. ad c. f. & da f. a. ma la d. al c. & la f. all'e. compongono la b. a. perche le conuer&longs;e compongono la a. b. per la &longs;oppo&longs;itione adunque d. e. è compo&longs;ta di b. ad a. & di c. ad f.

Il &longs;e&longs;todecimo con l'argomento del &longs;econdo è dedutto dal precedente. trapo&longs;to a. & c. tra b. & f.

Il decimo &longs;ettimo modo è, che e. f. &longs;i compone di a. b. & di d. c. percioche per la conuer&longs;a del quinto modo c. a. &longs;i fa di f. b. & di d. c. il re&longs;to &longs;i ordina, come s'è fatto nella prima deduttione dell'undecimo modo.

Il decimo ottauo con l'argomento del &longs;econdo &longs;i caua dal precedente b. et d. trapo&longs;ti tra e. et c.

Voglio, che fin qui &longs;ia detto a ba&longs;tanza per dare alquanto di luce alle co&longs;e di Alchindo: & qui &longs;otto cauarne una belli&longs;&longs;ima propo&longs;itione, che ne contiene dice&longs;ette utili&longs;&longs;ime da e&longs;&longs;er da ogni &longs;orte di per&longs;one studio&longs;e e&longs;&longs;ercitate, & &longs;ono que&longs;te, lequali &longs;i &longs;erueno a ritrouare qualunque nu­mero di quelli &longs;ei, ci fu&longs;&longs;e ignoto.

Se la proportione che è tra'l primo e'l &longs;econdo, è compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra'l terzo, e'l quarto, & tra'l quinto, e'l &longs;e&longs;to: la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;arà compo&longs;ta dalle proportioni, che &longs;ono, tra'l terzo, e'l &longs;e&longs;to, & tra'l quinto, e'l quarto. Ecco ne i numeri lo e&longs;&longs;empio. 1. 2. 3. 4. 6. 9. dalla &longs;otto &longs;e&longs;quiterza, che è tra tre, & quattro, & dalla &longs;otto &longs;e&longs;quialtera, che è tra &longs;ei, & noue, ne na&longs;ce la &longs;ottodoppia che è tra uno, & due. io dico che la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;ottodoppia na­&longs;cerà dalle proportioni, che &longs;ono tra il terzo, & il &longs;e&longs;to, cioè tra tre & noue, che &longs;ono in propor­tione &longs;otto tripla. & dalla proportione, che è tra'l quinto e'l quarto, che &longs;ono &longs;ei, & quattro, do­ue è la proportion &longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;ottotripla, & da una &longs;e&longs;quialtera, ne na&longs;ce una &longs;ottodoppia, come è tra uno, & due.

Similmente &longs;e la proportione del primo al terzo, &longs;arà compo&longs;ta delle proportioni del &longs;econdo al quarto, et del quinto al &longs;e&longs;to. come la proportione dell'uno al tre, che è &longs;ottotrpla, è compo­&longs;ta delle proportioni del due al quattro, che è &longs;ottodoppia, et del &longs;ei al noue, che è &longs;otto&longs;e&longs;quial­tera, ne na&longs;ce una &longs;otto tripla.

Parimente, &longs;e la proportione del primo al quinto, cioè dall'uno al &longs;ei che è &longs;otto &longs;e&longs;cupla, &longs;arà fatta delle proportioni del &longs;econdo al &longs;e&longs;to, che è dal due, al noue, che è proportione &longs;ottoqua­drupla &longs;e&longs;quialtera, et dal terzo, al quarto, che &longs;on tre, et quattro, doue cade proportione &longs;ot­to&longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a uenirà, dal &longs;econdo al quarto, che è tra due, et quattro, doue è propor­tione &longs;ottodoppia, et dal terzo al &longs;e&longs;to, come da tre a noue, doue cade proportione &longs;ottotripla; perche ne na&longs;cerà una &longs;otto&longs;e&longs;cupla.

Co&longs;i anche, &longs;e la proportione, che è del &longs;econdo al quarto, che è &longs;atto doppia, come è da uno a quattro, na&longs;cerà dalla proportion del primo al terzo, che è &longs;otto tripla, come da uno a tre, & dalla proportione del &longs;e&longs;to al quinto, come è da noue a &longs;ei, doue cade proportion &longs;e&longs;quialtera, per che da una &longs;ottotripla, & da una &longs;e&longs;quialtera ne na&longs;ce una &longs;ottodoppia, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione na &longs;cerà dal primo al quinto, che è da uno à &longs;ei, doue cade proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal &longs;e&longs;to al terzo come da noue a tre, doue cade la tripla; perche da una &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & da una tripla ne na&longs;ce una &longs;ottodoppia, come è da due a quattro.

Similmente &longs;e la proportione, che ha il &longs;econdo al &longs;e&longs;to, come tra due, & noue, doue cade proportione &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera, na&longs;ce dalla proportione del primo al qinmto, come da uno a &longs;ei, doue è proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal quarto al terzo, come è da quattro a tre, do­ue è proportione &longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera na&longs;cerà dalla pro­portione del primo al terzo, cioè da uno a tre, doue è proportione &longs;ottotripla, & dal quarto al quinto, come da quattro a &longs;ei, doue è proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;ottotripla, & da una &longs;otto&longs;e&longs;quialtera ne uiene una &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera.

Similmente &longs;e la proportion del terzo al quarto come è da tre a quattro, doue cade proportione &longs;otto&longs;e&longs;quiterza na&longs;cerà dalla proportione del primo al &longs;econdo, come da uno a due, doue cade proportione &longs;ottodoppia, & dal &longs;e&longs;to al quinto come da noue a &longs;ei, doue cade proportione &longs;e&longs;qui­altera, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione na&longs;cerà dalla proportione, che è tra'l primo, e'l quinto, che è uno & &longs;ei, doue cade proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal &longs;e&longs;to al &longs;econdo, come è da noue a due, doue ca de proportione quadrupla &longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & da una quadrupla &longs;e&longs;­quialtera, ne na&longs;ce una &longs;otto&longs;e&longs;quiterza.

Oltra di que&longs;to &longs;e la proportione, che è tra'l terzo, & il &longs;e&longs;to, che è &longs;ottotripla, come da tre a noue, na&longs;ce dalla proportione del primo al &longs;econdo, come da uno a due, che è &longs;ottodoppia, & dal quarto al quinto, che è &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, come tra quattro & &longs;ei, la i&longs;te&longs;&longs;a na&longs;cerà dal pri­mo al quinto, come da uno a &longs;ei, doue cade la &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal quarto al &longs;econdo, come da quattro & due, doue cade la &longs;ottodoppia, perche da una &longs;ottodoppia, & da una &longs;otto&longs;e&longs;quiter­zane uiene la &longs;ottotripla.

Di nuouo &longs;e la proportione del quarto al quinto, cioè del quattro al &longs;ei, doue è la &longs;otto&longs;e&longs;qui­altera, è compo&longs;ta del &longs;econdo al primo, cio del due all'uno, doue cade la doppia, & del terzo al &longs;esto, come del tre al noue, doue cade la &longs;ottotripla, la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;otto&longs;e&longs;quialtera na&longs;cerà dalla proportione del &longs;econdo al &longs;e&longs;to, & del terzo al primo.

Finalmente &longs;e la proportione, che è del quinto al &longs;e&longs;to, come è tra &longs;ei, & noue, doue cade la &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, na&longs;cerà dalle proportioni, del primo al &longs;econdo, come da uno a due, doue ca­de la &longs;ottodoppia, & dal quarto al terzo, doue cade la &longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a na&longs;cerà da quella, che è dal primo al terzo, che è &longs;ottotripla, come da uno a tre, & da quella, che è dal quarto al &longs;econdo, che è la doppia, come da quattro a due, & tanto &longs;ia detto delle proportioni, & delle lo rogenerationi, & ri&longs;petti: le quali co&longs;e diligentemente e&longs;&longs;aminate, e&longs;&longs;ercitate, po&longs;te a memoria applicate alle &longs;cienze, & alle pratiche, faranno pareregli huomini miracolo&longs;i. Ma tempo è, che a&longs;coltiamo Vitruuio.

Delle compo&longs;itioni, & compartimenti de i tempij.

Et della mi&longs;ura del corpo humano.

Cap. I.

LA compo&longs;itione delle &longs;acre ca&longs;e è fatta di compartimento, la cui ragione deue e&longs;&longs;er con &longs;omma diligenza da gli Architetti cono&longs;ciuta. il compartimento &longs;i piglia dalla proportione, che Grecamente è detta analogia. La proportio­ne è conuenienza di moduli, & di mi&longs;ure in ogni opera sì della rata parte de i membri, come del tutto, dalla quale procede la ragione de i compartimenti.

La &longs;omma di tutto quello, che dice Vitr. cerca le fabriche pertinenti alla religione è, che pri­ma egli dimo&longs;tra la nece&longs;&longs;ità di cono&longs;cer la forza delle proportioni, & delle commen&longs;urationi, che &longs;i chiamano &longs;immetrie da greci. dapoi dichiara donde è &longs;tata pre&longs;a la ragione delle mi&longs;ure, & tratta della compo&longs;itione de i Tempij, & con&longs;idera prima tutto quello, che &longs;i rappre&longs;enta di fuori, & da lunge allo a&longs;petto da diuer&longs;e figure, & forme di tempij, & in que&longs;ta parte tocca cinque maniere di Tempij, con le ragioni di cia&longs;cuna, & dichiara il modo di fondare, l'ornamento delle colonne, de i capitelli, de gli architraui, de i coperti, & fronti&longs;picij, & altre co&longs;e perti­nenti a quello, che &longs;i uede di fuori, come &longs;ono gradi, poggi, piedistali, &longs;porti, ra&longs;tremamenti, gonfiature, aggiunte, canalature, & &longs;imili co&longs;e, &longs;econdo i generi delle fabriche. Viene poi al­le parti di dentro, & di&longs;tintamente ragiona delle mi&longs;ure, lunghezze, larghezze, & altezze de i Tempij, delle celle, de gli antitempij, de gli altari, delle porte, & di tutti gli ornamenti che conuengono alle predette parti: la onde niente la&longs;cia al de&longs;iderio nostro, conchiudendo tutta la pre&longs;ente materia, nel terzo, & nel quarto libro. Dice adunque, che per edificare i Tempij bi­&longs;ogna cono&longs;cere la ragione del compartimento, & que&longs;to douer e&longs;&longs;ere con &longs;omma diligenza da gli Architetti cono&longs;ciuto. Di questo la ragione è in pronto: perche, &longs;e bene ogni fabrica deue e&longs;&longs;er con ragione compartita, & mi&longs;urata, nientedimeno con&longs;iderando noi quanto la diuinità eccede la humanità, meritamente douemo, quanto &longs;i puo di bello, & di raro, &longs;empre mai operare, per ho nore, & o&longs;&longs;eruanza delle co&longs;e diuine. & perche di diuina qualità participa in terra l'humana mente, però douemo con ogni &longs;tudio e&longs;&longs;ercitarla, accioche honoriamo i Dei; che Dei &longs;i chiamano i ueri amici di Dio. ottima co&longs;a è la ragione nella mente dell'huomo, & que&longs;ta eccellenti&longs;&longs;ima­mente &longs;i dimo&longs;tra nelle proportioni. & però &longs;e Vitr. ha detto, che la ragione della &longs;immetria, che è corri&longs;pondenza di mi&longs;ure, deue e&longs;&longs;er con grandi&longs;&longs;ima diligentia cono&longs;ciuta da gli Architet­ti, egli ha detto co&longs;a ragioneuole, hone&longs;ta, & debita alla diuinità. Et &longs;e co&longs;a mortale puo a ba­&longs;tanza honorare la immortalità, direi anch'io, che le piu pretio&longs;e, & care co&longs;e doueriano e&longs;&longs;er &longs;oggetto & materia alle ben proportionate fabriche de i luoghi &longs;acri, accioche, & con la forma, & con la materia &longs;i honora&longs;&longs;e quanto piu &longs;i puo, la diuinità. Nece&longs;&longs;aria co&longs;a è dunque la &longs;im­metria alla compo&longs;itione de i Tempij. la &longs;immetria è diffinita da Vitr. in que&longs;to luogo &longs;econdo l'applicatione all' Architettura; ma noi di &longs;opra l'hauemo diffinita &longs;econdo la raccommunanza, & uniuer&longs;alità di quel nome. Dice adunque Vitr. che la proportione, la quale è detta analogia da Greci, è una con&longs;onanza, & ri&longs;pondenza delle mi&longs;ure delle parti tra &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, & col tutto in ogni opera, che &longs;i fa, & que&longs;ta con&longs;onanza, egli chiama commodulatione, percio­che modulo è detta quella mi&longs;ura, che &longs;i piglia prima, con la quale &longs;i mi&longs;urano le par­ti, & il tutto; & però proportione nelle fabriche altro non è, che comparatione de' moduli, & di mi&longs;ure in quello, in che conuengono, et le parti in&longs;ieme delle fabriche, o il tutto unitamente con le parti. Questo già è &longs;tato da noi copio&longs;amente dimo&longs;trato nel primo libro. pe­rò &longs;eguitando Vitruuio &longs;i dichiara da quale e&longs;&longs;empio di natura è stata pigliata la ragione delle mi&longs;ure.

Perche non puo fabrica alcuna &longs;enza mi&longs;ura, & proportione hauer ragione di componimento, &longs;e prima non hauerà ri&longs;petto, & con&longs;ideratione, &longs;opra la uera, & certa ra­gione de i membri dell'huomo ben proportionato, perche la natura in tal modo ha com po&longs;to il corpo dell'huomo, che l'o&longs;&longs;o del capo dal mento alla &longs;ommità della fronte, & le ba&longs;&longs;e radici de i capelli, fu&longs;&longs;e la decima parte, & tanto anche fu&longs;&longs;e la palma della mano dalla giuntura del nodo, alla cima del dito di mezo, il capo dal mento alla &longs;ommità della te&longs;ta la ottaua parte, & tanto dal ba&longs;&longs;o del collo. Dalla &longs;ommità del petto alle radici de i capelli la &longs;e&longs;ta parte, alla &longs;ommità della te&longs;ta la quarta. dal fine del mento al fine delle natici è la terza parte dell'altezza di tutta la faccia, & tanto è lungo il na&longs;o tutto in fino al mezo del &longs;opraciglio: & tanto anche da quello fino alle radici de i capelli, doue &longs;i fa la fronte. Ma il piede, è la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza del corpo, il cubito la quarta, il petto anche la quarta. & in que&longs;to modo anche gli altri membri hanno le loro conuenienti, & proportionate mi&longs;ure: le quali da gli antichi pittori, & Statuarij &longs;ono &longs;tate u&longs;ate, & pe rò hanno riportato grandi & infinite lodi.

La natura mae&longs;tra ci in&longs;egna come hauemo a reggercinel compartimento delle fabriche: impe roche non da altro ella uuole, che impariamo le ragioni delle &longs;immetrie, che nelle fabri­che de i tempij u&longs;ar douemo, che dal &longs;acro tempio fatto ad imagine, & &longs;imiglianza di Dio, che è l'huomo, nella cui compo&longs;itione tutte le altre merauiglie di natura &longs;ono compre&longs;e. et pe­rò con &longs;aggio auuedimento tol&longs;ero gli antichi ogni ragione del mi&longs;urare dalle parti del corpo hu mano, doue molto a propo&longs;ito Vitruuio dice, che opera niuna può hauere ragione di componi mento, &longs;e prima non hauerà riguardo alla &longs;immetria delle membra humane. Io proponerò al­cune di&longs;tintioni, accioche meglio s'intenda quello, che dice Vitr. Di tre maniere s'intende mi­&longs;ura. Primieramente quando una co&longs;a è piu per&longs;etta, chele altre &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere, quel la &longs;i dice mi&longs;ura di perfettione. in que&longs;to modo l'huomo fra tutti gli animali e&longs;&longs;endo il piu perfet­to, &longs;i puo dire, che egli &longs;ia mi&longs;ura di tutti gli animali. chiama&longs;i poi mi&longs;ura d'agguaglianza, quando la mi&longs;ura contiene la co&longs;a mi&longs;urata a punto, come un'orna di uino, &longs;i chiama mi&longs;u­ra, perche tiene a punto tanto uino, quanto cape. In &longs;omma poi chiamamo mi&longs;ura quella quan­tità, che pre&longs;a piu fiate mi&longs;ura il tutto, come dicemo la canna mi&longs;urare il panno. Di que&longs;ta noi parlamo, que&longs;ta è quella, che è &longs;tata pre&longs;a dalla mi&longs;ura della perfettione, che è l'huomo, tra gli ani mali, da gli antichi. Onde mi&longs;urare non è altro, che far manife&longs;ta una quantità prima non cono&longs;ciuta, con una quantità certa, et cono&longs;ciuta: et però cor ragione dalle parti dell'huomo &longs;ono &longs;tate piglia­te le mi&longs;ure delle co&longs;e, et le ragioni di quelle mi&longs;ure: et è ragioneuole, che dalla te&longs;ta &longs;i pigli la mi &longs;ura del tutto, e&longs;&longs;endo po&longs;to nella te&longs;ta il ualore di tutti i &longs;entimenti humani, come co&longs;a piu nobile, et principale, et piu manife&longs;ta. Vitruuio uuole, che l'huomo &longs;ia di dieci teste, &longs;e per te&longs;ta egli s'intende dal mento al na&longs;cimento de i capelli: et uuole anche, che &longs;ia di otto te&longs;te, &longs;e per te&longs;ta egli s'intende lo &longs;pacio, che è dal mento al &longs;ommità del capo. Gli antichi oltra la proportione attendeuano alla gratia per &longs;atisfare allo a&longs;petto, et però faceuano i corpi alquanto gran di, le te&longs;te picciole, la co&longs;cia lunga: nel che era po&longs;to la &longs;ueltezza: parlo hora de i corpi perfetti: perche altra mi&longs;ura conuiene ad un corpo puerile, altra ad un corpo a&longs;ciutto, o gra&longs;&longs;o, o te­nue, che &longs;i uoglia &longs;ignere. Amauano gli antichi &longs;tando nelle mi&longs;ure conuenienti, la lunghezza, et la &longs;ottigliezza di alcune parti: parendo loro di dare non &longs;o che piu di leggiadro alle opere. et però &longs;e bene dalla ra&longs;cetta, che è la piegatura della mano, alla &longs;ommità del dito di mezo uole­uano, che tanto fu&longs;&longs;e dal mento alla &longs;ommità della fronte, nientedimeno per la detta cagione faceuano la mano, et le dita alquanto piu lunghe. il Filandro auuerti&longs;ce, et bene, che non puo &longs;tare quello, che dice Vitruuio, che il petto &longs;ia la quarta parte; et uuole, che quando Vitruuio d ce, che il cubito &longs;ia la quarta parte, egli intenda non dalla giuntura del comito alla ra&longs;cetta, ma dalla giuntura del comito alla &longs;ommità del dito di mezo. Vuole Pomponio Gaurico, che la giu&longs;ta altezza &longs;ia di noue teste. altri alquanto piu. Il Cardano nel libro della &longs;ottilità dice. Que&longs;ta e&longs;&longs;er la forma del corpo humano perfetto. la faccia è la decima di tutta la lunghezza dal na&longs;cimento de i capelli all e&longs;tremo del pollice del piede. la faccia &longs;i diuide in tre parti eguagli, l'una &longs;i fa dalla radice de i capelli alla &longs;ommità del na&longs;o: l'altra è la lun­ghezza del na&longs;o: la terza è dal fine del na&longs;o al mento. la lunghezza della bocca è eguale alla lunghezza dell'occhio, et la lunghezza dell'occhio è quanto lo &longs;pacio da un'occhio all'altro: di modo, che in tre parti &longs;i diuida lo &longs;pacio, che è dall'uno angulo dell'occhio allo angulo dell'al tro, cioè due occhi, et lo &longs;pacio, che ui è di mezo: et tutto que&longs;to è doppio alla lunghezza del na&longs;o. di modo che la lunghenza dell'occhio, et l'apritura della bocca &longs;ia doppia alla nona par te della lunghezza della faccia, et per que&longs;to adimene, che la lunghezza del na&longs;o &longs;ia &longs;e&longs;quial­tera all'apritura della bocca, et alla lunghezza dell'occhio. laqual lunghezza del na&longs;o e&longs;&longs;endo tripla allo &longs;pacio, che è dal na&longs;o alla bocca, ne &longs;egue che que&longs;to &longs;pacio &longs;arà la mi&longs;ura del­l'apritura della bocca, et della lunghezza dell'occhio. il circuito della bocca è doppio alla lunghez za del na&longs;o, et triplo all'apritura. Adunque tutta la lunghezza della faccia è &longs;e&longs;quialtera al circuito della bocca, et allo &longs;pacio, che è dallo angulo e&longs;teriore d'un occhio, allo angulo e&longs;ter iore dell'altro: percioche que&longs;to &longs;pacio è quanto il circuito della bocca. il circuito del na &longs;o da ba&longs;&longs;o, è pare alla &longs;ua lunghezza. il circuito della orecchia, è eguale al circuito della bocca. il foro della narice è la quarta parte della lunghezza dell'occhio. et in tal gui&longs;a è di­&longs;po&longs;ta la mi&longs;ura del corpo humano, come qui &longs;otto &longs;i uede. La faccia parti diciotto: tra due anguli e&longs;teriori de gli occhi parti dodici: la lunghezza del na&longs;o parti &longs;ei: il circuito da ba&longs;­&longs;o del na&longs;o parti &longs;ei: la lunghezza dell'orecchia parti &longs;ei: dalle radici de' capelli al na&longs;o parti &longs;ei: dal mento al &longs;ottona&longs;o parti &longs;ei: la lunghezza della bocca parti quattro: la rotondità del la bocca parti dodici: dalla cima della te&longs;ta al fine di dietro parti uentiquattro: dalla &longs;ommi­tà del petto alle &longs;omme radici de i capelli parti trenta: dalla forcella &longs;opra il petto alla cima della te&longs;ta parti trenta &longs;ei: il circuito dell'orecchia parti dodici: la lunghezza dell'occhio parti quattro: la di&longs;tanza tra l'uno occhio, et l'altro parti quattro: dal &longs;ottona&longs;o alla bocca parti due, dalla bocca al mento parti quattro: il foro del na&longs;o parte una: l'ambito della fronte di &longs;opra parti diciotto, dalla giontura della mano alla &longs;ommità del dito di mezo la palma parti diciotto: dal mento alla &longs;ommità della te&longs;ta parti uentiquatro: il piede parti uenti: il cubito parti trenta: il petto parti trenta: Tutlo il corpo parti cento et ottanta. Sono anche i ma&longs;chi delle tempie pro­portionali alla lunghezza della faccia, et le orecchie al na&longs;o, come hauemo o&longs;&longs;ernato: &longs;imilmen te dal nodo della mano alla &longs;ommità del dito mezano è la decima di tutto il corpo: dal mento al­la &longs;ommità della te&longs;ta, o dalla &longs;ommità della te&longs;ta al collo è il doppio di quello &longs;pacio, che è dall'angulo, d'un occhio all'angulo d'un'altro, intendo de gli e&longs;teriori. Dalla forcella &longs;uperiore del petto alle radici de i capelli, & al fine della fronte, quanto è il cubito, ouer la larghezza del petto, cioè la &longs;esta parte della lunghezza di tutto il corpo: la lunghezza del piede è la nona parte della i&longs;te&longs;­&longs;a lunghezza: dalla forcella di &longs;opra del petto alla cima della te&longs;ta, è la quinta parte di tutta la lunghezza. & il doppio della faccia; Et co&longs;i appre&longs;&longs;o Vitr. non puo &longs;tare la ragione; che la differenza della ottaua, & della decima parte aggiunta alla &longs;e&longs;ta adempia la quarta del tutto: ma allar: gate le mani &longs;i rende a punto l'altezza ditutto il corpo: & allargate le mani, & i piedi, il bilico &longs;i farà nel mezo, di modo, che dalla prima figura il quadrato; & dalla &longs;econda &longs;i farà il circolo: amendue figure nel &longs;uo genere perfetti&longs;&longs;ime, una di dritte, & l'altra di linea circolare compo&longs;ta. & que&longs;to è, che dice Vitr

Simigliantemente le membra de i facri Tempij deono hauere in cia&longs;cuna parte alla &longs;om ma uniuer&longs;ale di tutta la grandezza conuenienti&longs;sime ri&longs;pondenze di mi&longs;ure, Appre&longs;&longs;o di que&longs;to naturalmente il mezo centro del corpo è il bilico. imperoche &longs;e l'huomo &longs;te&longs;o, & &longs;upino allargherà le mani, & i piedi, & &longs;arà po&longs;ta una punta della &longs;e&longs;ta nel bilico di quel lo, girando a torno le dita delle mani, & de i piedi, &longs;aranno toccate dalla linea, che &longs;i gi­ra. Et &longs;i come la ritonda figura &longs;i forma nel corpo humano, co&longs;i anche &longs;i truoua la qua­drata: imperoche &longs;e dalle ba&longs;&longs;e piante alla &longs;ommità del capo &longs;arà mi&longs;urato il corpo del­l'huomo, & quella mi&longs;ura &longs;arà trasferita alle mani allargate, egli &longs;i trouerà la i&longs;te&longs;&longs;a lar­ghezza, come l'altezza, a gui&longs;a de i piani riquadrati. Se adunque la natura ha compo&longs;to in que&longs;to modo il corpo dell'huomo, che le membra ri&longs;pondino con proportione alla per fetta loro figuratione; pare, che gli anti chi con cau&longs;a habbiano con&longs;tituito, che in tutte le perfettioni delle opere ui habbia diligente mi&longs;ura, & proportione di cia&longs;cun membro a tutta la figura. Et però in&longs;egnando gli ordini in tutte le opere, que&longs;to ne i facri luoghi, doue le lodi, & i bia&longs;mi delle opere &longs;tanno eternamente, &longs;opra tutto o&longs;&longs;eruarono.

Non &longs;olamente gli antichi tol&longs;ero le proportioni dal corpo humano, ma anche le mi&longs;ure i&longs;te&longs;­&longs;e, & i nomi loro: & però hauendo Vitr. conclu&longs;o, che le &longs;immetrie & compartimenti delle opere &longs;ono &longs;tati da i corpi humani, nelle compo&longs;itioni de i Tempij trans&longs;erite: dice anche le mi&longs;ure i&longs;te&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere &longs;tate pigliate.

Similmente gli antichi raccol&longs;ero da i membri del corpo le ragioni delle mi&longs;ure, che in tutte l'opere pareno e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;arie, come il dito, il palmo, il piede, il cubito; & quelle di&longs;tribuirono nel numero perfetto, che da i Greci Telion è detto.

Co&longs;a perfetta è quella, a cui nulla manca, & niente &longs;e le puo aggiugnere, & che di tutte &longs;ue parti è compo&longs;ta, nè altro le &longs;opr'auanza: per que&longs;ta ragione il mondo è perfetto a&longs;&longs;olutamente. & molte altre co&longs;e nel loro genere &longs;ono perfette. Ma uedianio noi con che ragione &longs;i chiamino i numeri perfetti, & quali &longs;ieno.

Perfetto numero da gli antichi fu po&longs;to il dieci, perche dalle mani &longs;i caua il numero denario delle dita; dalle dita il palmo; & dal palmo il piede, & &longs;i come nell'una, & l'altra mano dalle dita naturalmente è proceduto il dieci, co&longs;i piacque a Platone, che quel nume ro fu&longs;&longs;e perfetto, perche dalle unità, che monades Grecamente &longs;i chiamano, è fornito il dieci, che è la prima croce:il quale poi, che è fatto undici, ouero dodici, non puo e&longs;&longs;er per fetto, fin che non peruiene all'altro incrocciamento; perche le unità &longs;ono particelle di quel numero.

Detto hauemo di &longs;opra, che parte uer amente è quella, che pre&longs;a quante fiate &longs;i puo, compone il tutto &longs;enza piu. dal che na&longs;ce la intelligenza di quello, che &longs;i dirà. Dico adunque, che alcu­ni numeri ri&longs;petto alle parti loro, delle quali &longs;ono compo&longs;ti, &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare poueri, & dimi­nuti, altri &longs;uperflui, & ricchi, altri ueramente &longs;officienti, & perfetti. La onde poueri &longs;ono quel li, le parti de i quali in&longs;ieme raccolte non fanno la &longs;omma del tutto. per e&longs;&longs;empio &longs;ia otto. le par ti del quale &longs;ono, uno, due, & quattro, che raccolte in&longs;ieme non fanno otto. Ricchi &longs;ono quel li, le parti de i quali &longs;ommate fanno &longs;omma maggiore, come dodici le cui parti &longs;ono, uno, due, tre, quattro, & &longs;ei, lequali partiraccolte in uno pa&longs;&longs;ano la &longs;omma del tutto, & fanno &longs;edici. Perfetti &longs;ono quelli, le parti intiere de quali con la &longs;omma loro rendeno preci&longs;amente il tutto, co­me &longs;ei, & uentiotto. ecco uno, due, & tre, che &longs;ono parti del &longs;ei raccolte in&longs;ieme rendeno a pun to &longs;ei. co&longs;i uno, due, quattro, &longs;ette, & quattordici &longs;ono parti di uentotto, & &longs;ommate in&longs;ieme fanno uent'otto a punto. La generatione de i numeri perfetti s'intenderà, po&longs;te prima alcune diffinitioni. Sono adunque alcuni numeri, che &longs;i chiamano parimenti pari, & &longs;on quelli, che e&longs;&longs;endo pare la &longs;omma loro, &longs;i diuideno &longs;empre in numero pare fin'all'unità, come &longs;arebbe &longs;e&longs;&longs;anta quat­tro, che è numero pare, & &longs;i diuide in trentadue, &longs;edici, otto, quattro, due, fin' all'unità, in numeri pari. Sono anche altri numeri, che &longs;i chiamano primi, & incompo&longs;ti, i quali &longs;ono quel­li, che &longs;olo dalla unità &longs;ono mi&longs;urati, & non hanno altro numero, che gli parti&longs;ca intieramen­te, come tre, cinque, &longs;ette, undici, & altri &longs;imili. La generatione adunque de i numeri perfet­ti &longs;i fa ponendo a fila per ordine i parimenti pari, & &longs;ommandogli in&longs;ieme: & quando s'incontra in una &longs;omma, che multiplicata per quello, che è ultimo di quella &longs;omma, &longs;i fa il numero perfetto: pur che il numero della &longs;omma &longs;ia primo, & incompo&longs;to, altrimenti non riu&longs;cirebbe il numero perfetto. Ecco uno, & due fanno tre. E&longs;&longs;endo adunque tre numero primo, & incompo&longs;to egli &longs;i moltiplica per due, che era l'ultimo nella &longs;omma, & nel raccoglimento, la doue due fiate tre fan no &longs;ei, adunque nella decina &longs;ei è numero perfetto. Seguita la generatione dell'altro perfetto: Ecco, uno, due, & quattro, fanno &longs;ette, che è numero primo, & incompo&longs;to, moltiplica &longs;ette per quattro, &longs;e ne raccoglie uentotto, che è il &longs;econdo perfetto nel centinaio. Seguita uno, due, quattro, otto, che fanno quindici, ma quindici non è numero primo, & incompo&longs;to, perche è mi&longs;urato oltra la unità, anche da altri numeri, come da tre, & cinque, però &longs;i pa&longs;&longs;a piu inanzi all'altro parimente pare, che è &longs;edici, que&longs;ti aggiunto al quindici fa trent'uno, il quale e&longs;&longs;endo numero primo, & incompo&longs;to, &longs;e &longs;arà moltiplicato per &longs;edici, che era l'ultimo della &longs;omma, farà quat trocento & nonanta &longs;ei, che &longs;ara il numero perfetto nel millenario. con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione &longs;i fan no gli altri perfetti, i quali &longs;ono rari, perche rare &longs;ono le co&longs;e perfette. Hanno i numeri perfetti que&longs;ta proprieta, che le loro terminationi, &longs;ono denominate dal &longs;ei, & dall'otto: ma a uicenda. come, &longs;ei, uent'otto, quattrocento nouanta &longs;ei, ottomila cento, & uent'otto. & que&longs;ta regola è certa. Ma perche cagione il numero ternario, & il numero denario &longs;iano &longs;tati chiamati per­fetti, io dirò. & prima il tre è &longs;tato detto perfetto, perche abbraccia prima il numero pare & di&longs;pare, che &longs;ono le due principali differenze de i numeri. Il dieci è stato giudicato perfetto, per che fini&longs;ce, & termina come forma tutti gli altri numeri: & però Vitruuio ha detto che come &longs;i pa&longs;&longs;a il dieci, bi&longs;ogna ritornare alla unità, nè &longs;i troua il perfetto, fin' all'altro incrocciamen­to, che egli chiama, decu&longs;im, che &longs;i fa in forma della lettera X. Ma il &longs;enario è ueramente per­fetto per le dette ragioni. gli altri &longs;ono chiamati perfetti &longs;econdo alcune relationi, & ri&longs;petti.

Ma i mathematici di&longs;putando contra la &longs;opra detta opinione, di&longs;&longs;ero che il &longs;ei era per­fetto, per que&longs;ta cagione, percioche quel numero ha &longs;econdo le loro ragioni, le parti con uenienti al numero di &longs;ei. Cioè &longs;econdo le ragioni de gli i&longs;te&longs;&longs;i Mathematici, i quali uoglio­no, che quel numero &longs;ia perfetto, che na&longs;ce a punto dalla &longs;omma'delle &longs;ue parti. La onde Vitr. di­ce; percioche per le loro ragioni quel numero ha le parti conuenienti al numero di &longs;ei, perche raccolte in&longs;ieme fanno &longs;ei a punto.

Et per que&longs;to chiamarono l'una parte del &longs;ei &longs;e&longs;tante, le', due triente, le tre' &longs;emi&longs;&longs;e, le quattro be&longs;&longs;e, detto dimerone, le cinque quintario, che pendamerone &longs;i chiama, & il &longs;ei perfetto.

Soleuano gli antichi chiamare aße ogni co&longs;a intiera (come s'è detto nel primo libro) & parti­re quella nelle &longs;ue parti, & come quegli, che felicemente interpret auano le co&longs;e de Greci, ragio nauano molto propriamente. Volleno adunque gli antichi moßi dalla ragione, che &longs;ei fu&longs;&longs;e nume ro perfetto, & lo chiamarono aße. Que&longs;ti hauendo le &longs;ue parti, ci dimo&longs;traua per lo nome loro, quali fußero: & però uno &longs;i chiamaua Se&longs;tante, perche è la &longs;e&longs;ta parte di &longs;ei: le due triente, per che due era la terza parte: le tre &longs;emiße, qua&longs;i uoglia dire, mezo a&longs;&longs;e: il quarto beße, perche lieua due parti dal tutto; & in Greco &longs;i dice dimerone: il cinque quintario, che pentimerone &longs;i chiama: & il &longs;ei perfetto. Ma poi che &longs;opra il numero perfetto &longs;i pone la unità, gia &longs;i comincia a raddoppiare l'altro a&longs;&longs;e, per uenire al dodici; che Aße doppio &longs;i puo dire; poi che in greco di­pla&longs;iona &longs;i chiama. le &longs;ette parti &longs;i dicono Ephecton qua&longs;i &longs;opra aggiunta del &longs;ei. le otto &longs;i chia­mano tertiario, perche oltra &longs;ei ne dà due, che è la terza parte di &longs;ei: & però in Greco &longs;ono det­te Epitritos, cioè, che &longs;oppraggiugne la terza parte al &longs;ei. noue è detto &longs;e&longs;quialtero, & homio­lio, perche noue contiene &longs;ei una uolta & meza. ma fatto dieci, egli &longs;i chiama bes alterum, cioe l'altro bes, perche il primo (come dicemmo) era quattro, & chiamaua&longs;i dimerone, qua&longs;i di due parti; & però que&longs;ti &longs;i chiama Epidimerone come egli aggiugna al &longs;ei due parti. Similmente Epipentamerone &longs;i chiama l'undici, che è il &longs;opragionto quintario, & in que&longs;to modo &longs;i chiamano le parti de i numeri &longs;econdo diuer&longs;i ri&longs;petti. & que&longs;to ha uoluto Vitr. doue pare, che egli habbia uoluto, che &longs;ei &longs;ia numero perfetto, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, che dieci è perfetto: cioè perche giun­ti a dieci, tornamo da capo all' unità, fin che &longs;i torni all' altra decina: che &longs;i fa con due croci. co&longs;i anche gionti al &longs;ei da i Mathematici &longs;i ritorna a gli i&longs;te&longs;&longs;i nomi, fin all' altro a&longs;&longs;e che è dodici. Ma bene ha accennato Vitr. la ragione che hauemo detto, per la quale &longs;ei &longs;i chiama perfetto. quan­do di&longs;&longs;e {per le ragioni loro, quel numero ha le parti conuenienti al numero di &longs;ei} perche po&longs;te in &longs;ieme le parti numeranti, & moltiplicanti il &longs;ei, lo rendeno a punto. & quando Vitr. di&longs;&longs;e, {Et per que&longs;to chiamarono l'una parte del &longs;ei &longs;e&longs;tante.} Non uuole rendere la ragione perche &longs;ei &longs;ia perfetto, ma uuole dimo&longs;trare, che e&longs;&longs;endo perfetto; per la antedetta ragione i Mathematici han no uoluto dare nome alle parti del &longs;ei, & dimo&longs;trare, che &longs;ei era un tutto, oltra'l quale &longs;e bi&longs;ogna ua a&longs;cendere numerando, era nece&longs;&longs;ario tornar da capo all'unità, come &longs;i faceua nel dieci. Al­trimenti era uana la oppo&longs;itione de i Mathematici contra quelli, che uoleuano, che dieci fu&longs;&longs;e nu­mero perfetto, &longs;e i mede&longs;imi Mathematici haue&longs;&longs;ero uoluto il &longs;ei e&longs;&longs;er perfetto per la i&longs;te&longs;&longs;a ragio ne, per la quale s'era detto, che il dieci fu&longs;&longs;e perfetto. Que&longs;to &longs;timo io, che &longs;ia degno di con-&longs;ideratione. Et quando al conto fatto per l'aggionta d'un'altro a&longs;&longs;e, &longs;i cre&longs;ca al &longs;ei, chia­mano Ephecton: & quando &longs;ono fatti otto, perches'è aggiunta la terza parte; &longs;i dice Epitriton. & aggiuntaui la metà, poi che s'è peruenuto al noue, chiama&longs;i &longs;e&longs;quialterum, che da Greci è detto, hemiolios. aggiunteui poi due parti, & fatto lo incrocciamento, &longs;i dice be&longs;alterum, il quale chiamano Epidimiron. & nel numero di undici, perche &longs;e gli è ag­giunto cinque, che &longs;i chiama quintario, Epipentamiron &longs;i dice. Ma dodici, perche è fat to di due &longs;implici numeri dipla&longs;iona è nominato.

Et que&longs;to è &longs;tato a&longs;&longs;ai dichiarito. Vuole poi Vitruuio, che dal numero &longs;enario &longs;ia &longs;tata piglia ta la ragione della mi&longs;ura del corpo humano, in quanto all'altezza &longs;ua.

Similmente perche il piede è la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza dell'huomo, però co&longs;i da quel numero di piedi, dal quale è mi&longs;urato, & perfetto il corpo terminandolo in altezza con que &longs;ti &longs;ei lo fecero perfetto. & auuertirono, che il cubito era di &longs;ei palmi, & di uentiquat­tro dita.

Si come dalle dita è uenuta la ragione del numerare, co&longs;i anche è uenuta la ragione del mi&longs;ura re, & co&longs;i la ragione del numero &longs;enario entra nelle mi&longs;ure. Et qui Vitr. ragiona &longs;econdo la opi­nione de Greci, i quali uoleuano, che &longs;ei fu&longs;&longs;e numero perfetto. La onde anche alle monete tra&longs;­ferirono il numero predetto. Et però dice Vitr.

Et da quello pare, che le città de Greci habbiano fatto, che &longs;i come il cubito è di &longs;ei palmi, co&longs;i &longs;i u&longs;a&longs;&longs;e lo i&longs;te&longs;&longs;o numero nella dramma. perche quelle città fecero, che nella dramma fu&longs;&longs;e la ualuta di &longs;ei ramini &longs;egnati (come a&longs;&longs;e) che quelli chiamano Oboli, & con­&longs;tituirono in uece di uentiquattro dita nella dramma i quadranti de gli oboli, detti da alcuni dichalchi, & da alcuni trichalchi.

Voleuano i Greci che la loro dramma uale&longs;&longs;e &longs;ei oboli, & que&longs;to ri&longs;pondeua al cubito, che contiene &longs;ei palmi; uoleuano, che cia&longs;cun' obolo haue&longs;&longs;e a ŭalere quattro monete, che &longs;i chia­mauano dichalchi, la doue uentiquattro dichalchi faceuano una dramma, come uentiquattro dita fanno un cubito. obolo era una moneta di rame di poca ualuta, &longs;egnata però, & coniata, & era come un tutto, che a&longs;&longs;e &longs;i chiama, & la quarta parte detta quadrante &longs;i nominaua di­chalco, ouerotrichalco &longs;econdo diuer&longs;i ri&longs;petti. Come adunque il numero de gli oboli nella dramma ri&longs;pondeua al numero de i palmi, che uanno a fare il cubito, che &longs;ono &longs;ei, co&longs;i il numero de i dichalchi, o trichalchi nell'obolo ri&longs;pondeuano al numero delle dita, che erano nel cubito uenti­quattro. la onde appare, che anche nelle monete i Greci habbiano pigliato la ragione de i nume­ri: & in questo ca&longs;o crediamo a Vitr.

Ma i no&longs;tri prima fecero l'antico numero e&longs;&longs;er il dieci, & po&longs;ero nel denario dieci a&longs;si di rame, & però fin al dì d'hoggi la compo&longs;itione della moneta ritiene il nome del dena­rio, & la quarta parte di e&longs;&longs;o perche ualeua due a&longs;si, & mezo, la chiamarono &longs;e&longs;tertio, ma poi hauendo auuertito, che l'uno, & l'altro numero era perfetto, cioe il &longs;ei, & il dieci, raccol&longs;ero in&longs;ieme amendue que numeri, & fecero il &longs;edici perfetto. & di que&longs;to tro­uarono il piede autore. perche leuando dal cubito palmi due, re&longs;ta il piede di quattro palmi, ma il palmo ha quattro dita, & co&longs;i il piede uiene hauere &longs;edici dita', & tanti a&longs;si il denario di rame.

I palmi &longs;ono due, maggiore, & minore, il minore è di quattro dita: il maggiore di dodici, quello &longs;i chiama palæ&longs;te, que&longs;to &longs;pithame: dito, o digito è lo &longs;pacio di quattro grani d'orzo po&longs;ti in ordine &longs;econdo la larghezza. Dice adunque Vitr. che Romani pigliarono da prima il dieci co­me numero perfetto, & però chiamarono la moneta dinario, (& que&longs;to pare ragioneuole) co­me fin hora &longs;i u&longs;a. & nel denario po&longs;ero dieci a&longs;&longs;i di rame. & &longs;e bene dapoi congiun&longs;ero il dieci, et il &longs;ei, uedendo, che anche il &longs;ei era perfetto, ritennero però il nome del denaio mettendo in un de­naio &longs;edici a&longs;&longs;i, che ri&longs;pondino, a &longs;edici dita, che uanno nel piede. &longs;tando adunque le predette co­&longs;e Vitru. conchiude, & dice.

Se adunque è ragioneuole, & conueniente co&longs;a, che il numero &longs;ia &longs;tato ritrouato dalle dita dell'huomo, & che da i membri &longs;eparati &longs;i faccia la corri&longs;pondenza delle mi&longs;ure &longs;econ do la rata parte a tutta la forma del corpo; re&longs;ta, che noi admettiamo quelli, i quali anche fabricando le ca&longs;e de gli immortali Dei, co&longs;i ordinarono le parti delle opere loro, che le di&longs;tributioni, & compartimenti di quelli &longs;eparati, & uniti col tutto conuenienti fu&longs;&longs;ero alle proportioni, & &longs;immetric.

Pone in que&longs;to luogo Vitru. la uniuer&longs;ale conclu&longs;ione di tutto quello, che egli ha detto: però a me pare, che il primo capo di que&longs;to libro quiui habbia a finire, doue &longs;i conchiude chiaramen­te quello, che Vitr. ci ha detto, che non puo fabrica alcuna hauer ragione di componimento, &longs;en­za mi&longs;ura & proportione; &longs;e prima non hauerà ri&longs;petto, & con&longs;ideratione &longs;opra la uera, & cer­ta ragione de i membri dell'huomo ben formato, & proportionato, come raro eßempio di pro­portione., & giu&longs;to compartimento. Ma &longs;eguitiamo pure l'antica diui&longs;ione de i capi attendendo alle co&longs;e, che ci uengono propo&longs;te da Vitr. ilquale come erudito nelle di&longs;cipline de' Greci u&longs;a una uia, & un modo ragione uole nel trattar le co&longs;e. & però dice.

I principij de i Tempij &longs;ono quelli, de i quali è formato lo a&longs;petto delle lor figure. & prima è quello, che è detto faccia in pila&longs;tri, dapoi quello che è detto Pro&longs;tilo, & l'Amfi­pro&longs;tilo, lo Alato, il Fal&longs;o alato di due ordini, lo Alato di due ordini, & lo &longs;coperto.

Volendoci Vitr. in&longs;egnare la compo&longs;itione de i Tempij, con gran ragione comincia da quelle dif­ferenze, che prima ci uengono dinanzi a gli occhi. perche l ordine della cognitione porta, che cominciamo dalle co&longs;e uniuer&longs;ali, & confu&longs;e, & indi&longs;tinte, & poi che &longs;i uegna al particolare, e&longs;plicato, & di&longs;tinto. oltra che nell' Architettura egli &longs;i deue auuertire, che l'occhio habbia la parte &longs;ua, & con la uarietà de gli a&longs;petti &longs;econdo le figure, & forme diuer&longs;e de i Tempij &longs;i dia di­letto, ueneratione, & autorità alle opere. & &longs;i come la oratione ha forme, & idee diuer&longs;e per &longs;a­tisfare alle orecchie, co&longs;i habbia l' Architettura gli'a&longs;petti, & forme &longs;ue per &longs;atisfar a gli occhi, & &longs;i come quello, che è nella mente, & nella uoglia no&longs;tra ripo&longs;to, con l'artificio di leuarlo fuo­ri di noi, & portarlo altroue, le parole, le figure, la compo&longs;itione delle parole, i numeri, le mem­bra, & le chiu&longs;e fanno le Idee, & le forme del dire, co&longs;i le proportioni, i compartimenti le dif­ferenze de gli a&longs;petti, i numeri, & la collocatione delle parti fanno le idee delle fabriche, che &longs;o­no qualità conuenienti a quelle co&longs;e, per le quali &longs;i fanno. Altra ragione di &longs;entenze, di artificij, di parole, di figure, di parti, di numeri, di compo&longs;itione, & di termini &longs;i u&longs;a uolendo e&longs;&longs;er chia­ro, puro, & elegante nel dire. altra uolendo e&longs;&longs;er grande, uehemente, a&longs;pro, & &longs;euero: & altro richiede la piaceuolezza, altro la bellezza, & ornamento del parlare. &longs;imilmente nelle Idee del­le fabriche altre proportioni, altre di&longs;po&longs;itioni, altri ordini, & compartimenti ci uuole, quando nella fabrica &longs;i richiede grandezza, & ueneratione, che quando &longs;i uuole bellezza, o dilicatez­za, o &longs;implicità. & perche la natura delle co&longs;e, che uanno a formare un'idea dell' oratione fa, che quelle po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er degnamente in&longs;ieme con quelle, che uanno a formarne un'altra. la onde nella purità &longs;i puo hauer del grande, nella grandezza, del bello, nella bellezza del &longs;emplice, & nella &longs;emplicità dello &longs;plendido; anzi que&longs;to è &longs;omma lode dell'oratore, et &longs;i fa me&longs;colando, le condi­tioni d'una forma, con le conditioni d'unaltra. come è manife&longs;to a i ueri Architetti dell'oratione. però dico io, che me&longs;colando con ragione nelle fabriche le proportioni d'una maniera, o compo­nendole, o leuandole, nè puo ri&longs;ultare una bella forma di mezo. le co&longs;e da prima &longs;ono &longs;emplici, è &longs;chiette, poi &longs;i fanno con diuer&longs;e aggiunte ogni fiata maggiori, et piu ornate come &longs;i uede chia­ramente in tutte le opere, et inuentioni de mortali. Non deue però il &longs;auio, & prudente Ar­chitetto pigliare tutto quello, che uien fatto da ognuno, ma &longs;olamente quelle co&longs;e, che comin­ciano hauere non &longs;o che di occulta uirt ù, onde dilettino i &longs;en&longs;i no&longs;tri. come lo eccellente oratore non piglia tutto quello, che'l &longs;ciocco uulgo, o la ba&longs;&longs;a plebe apprende, ma tutto quello, che puo cadere &longs;otto la capacità di chi a&longs;colta con qualche piu eleuato &longs;entimento, che da &longs;e la ple­be non trouaria, ma trouato da altri appiglia, & &longs;ene diletta. co&longs;i Vitruuio, non pren-

de tutte quelle forme, & figure di fabriche, & di Tempij, che &longs;ono fatte da que&longs;ti, & da quelli, che nel fabricare &longs;ono in luogo di uulgo, & di plebe: perche questo &longs;arebbe in­finito, ne caderebbe &longs;otto artificio. Ma ci propone quelle co&longs;e, che &longs;atisfanno a chi non &longs;a piu oltre, poi che &longs;on fatte, ma non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ritrouate da ognuno, & dice, che i principij, cioè l'origine della no&longs;tra con&longs;ideratione è la figura, cioè quello, che prima &longs;i rappre&longs;enta allo a&longs;petto. Que&longs;ta figura, & que&longs;to a&longs;petto, o nelle fronti, o nelle &longs;palle, o ne i lati & fianchi de i Tempij: o partitamente in piu fabriche, ouero in una i&longs;te&longs;&longs;a: & però Vitr. cimette
inanzi &longs;etle figure, & a&longs;petti di Tempij: & dice, che il primo &longs;i chiama, In antis. cioèfaccia in pila­&longs;tri, perche Ante &longs;i chiamano le pila&longs;trate, che &longs;ono nelle cantonate della facciata, che in Greco &longs;ono dette Para&longs;tade. Il primo a&longs;petto adunque, è della facciata dinanzi, & della fronte del Tempio: nella quale &longs;ono ne gli anguli le pila&longs;trate, & contraforti quadrati, & nel mezo le colonne, che &longs;portano in fuori, &longs;opra le quali è il fronti&longs;picio fatto con quelle ragioni, che &longs;i dirà poi. Il primo a&longs;petto adunque dice Vitruuio, che è in que&longs;to modo.

Il Tempio di faccie in pila&longs;tri, &longs;arà quando egli hauerà nella fronte i pila&longs;tri, de i pare­ti, che rinchiudeno il Tempio, & tra i pila&longs;tri nel mezo due colonne, & &longs;opra quelle

il fronti&longs;picio fatto con quella conuenienza di mi&longs;ure, che &longs;i dirà in que&longs;to libro. Lo e&longs;­&longs;empio di que&longs;to a&longs;petto &longs;i uede alle tre Fortune, & delle tre quello, che è uicino alla por­ta collina. A no&longs;tri giorni non &longs;i ha reliquia di que&longs;to Tempio, però con le ragioni imparate da Vitruuio figurando la pianta., & lo in piè, & alcuna fiata il profilo, & i fianchi, la&longs;cia­remo le ombre, & lo empir i fogli di figure, & di co&longs;e minute, & facili, non affettando la quan tità, & la &longs;ottilità delle figure adombrate in i&longs;corzo, & pro&longs;pettiua, perche la no&longs;tra intentio­ne è di mo&longs;trare le co&longs;e, & non in&longs;egnare a dipingere. La pianta del Tenpio, detto faccia in pi-
la&longs;tri, è &longs;egnata A. doue &longs;ono le pila&longs;trate quadre in forma di colonne è &longs;egnato B. & le colonne nel mezzo C. lo in piè è &longs;egnato D.

La faccia in colonne detta pro&longs;tilos, ha tutte le co&longs;e, che tiene la faccia in pila&longs;tri, má ha due colonne &longs;opra le cantonate dirimpetto a i pila&longs;tri, & &longs;opra ha gli architraui, come la faccia in pila&longs;tri, & dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra nel uoltare delle cantonate tiene una colonna per banda. lo e&longs;&longs;empio è all'l&longs;ola Tiburtina al Tempio di Gioue, & di Fauno.

Il &longs;econdo a&longs;petto accre&longs;ce al primo due colonne &longs;opra le cantonate all'icontro delle pila­&longs;trate, & due nel uoltare, cioè una per banda. Stimo io, che la luce di que&longs;ti Tempij ue­ni&longs;&longs;e &longs;olamente dalle porte; perche io non trouo fatta mentione altroue di fine&longs;tre. l'I&longs;ola Tibe­rina fu con&longs;acrata ad E&longs;culapio, fatta prima a ca&longs;o, poi fortificata da Romani, & adornata di molti belli, & grandi edificij. Appre&longs;&longs;o il Tempio di E&longs;culapio hebbe Gioue il &longs;uo edifica­to da L. Furio Purpurione con&longs;ule; & dedicato da C. Seruilio, come dicono alcuni: & nella pun ta dell'I&longs;ola hebbe anche Fauno il &longs;uo Tempio, del quale hoggi a pena &longs;i uedeno pochi ue&longs;tigi, & meno &longs;e ne uederà per l'auuenire, perche il Teuere gli ua rodendo d'intorno, & leuando il terreno. T.Liuio uuole, che di alcune condennagioni fu&longs;&longs;e edificato il detto Tempio da Gn.Domitio, & da C. Stribonio edili. La pianta di que&longs;to tempio è &longs;egnata F. & &longs;erue anche al ter zo a&longs;petto, detto Amphipro&longs;tilos: perche leuandone le colonne dall'altra te&longs;ta, & continuan­do il parete, re&longs;ta que&longs;to a&longs;petto &longs;econdo, detto Pro&longs;tilos. lo in piè è &longs;egnato E. & &longs;erue an­che al terzo a&longs;petto, intendendo&longs;i la i&longs;te&longs;&longs;a fronte dall'altra te&longs;ta.

Lo a&longs;petto detto Amphipro&longs;tilos, tiene quanto è nell'a&longs;petto detto Pro&longs;tilos, ma di piu &longs;erua lo i&longs;te&longs;&longs;o modo, di colonne, & di fronti&longs;picio nella parte di dietro.

Lo a&longs;petto detto Peripteros cioè alato intorno, è quello, che tiene d'amendue le fronti &longs;ei colonne: ma ne i lati undici con le angulari, &longs;i che que&longs;te colonne &longs;iano po&longs;te in mo do che lo &longs;pacio, che è tra colonna, & colonna, &longs;ia d'intorno da i pareti a gli ultimi ordi ni delle colonne, & &longs;i po&longs;&longs;a pa&longs;&longs;eggiare d'intorno la cella. come è' nel portico di Metel- lo, di Gioue Statore, & alla Mariana dell'Honore, & della uirtu, fatto da Mutio &longs;en­za la parte di dietro.

Silegge, che fuori della porta &longs;alaria era un Tempio con&longs;acrato all'honore, perche in quel luo go &longs;i trouò appre&longs;&longs;o l'altare una lama con que&longs;te parole. DOMINAE HONORIS. M. Marcello dedicò un Tempio all'Honore, & alla Virtù, che fu poi re&longs;taurato da Ve&longs;pa&longs;iano pro pinquo alla porta Capena (come &longs;i truoua nelle medaglie.) Fece Marcello que&longs;to per uno ricor­do a quelli, che u&longs;ciuano all'impre&longs;e, che per la uirtu s'entra all'Honore. Mario &longs;imilmente edificò un Tempio all'Honore, & dal Tempio della uirtu s'entraua. Gn. Domitio pretore drizò &longs;ul Qui­rinale un Tempio alla Fortuna primigenia, & iui anche era un Tempio dell'Honore. Fu edifica­to delle &longs;poglie Cimbriche, & Theutoniche, in quella parte del monte Elquilino, che Merulana in luogo di Mariana, è detta. La pianta, & lo in piè di que&longs;to Tempio è &longs;oprapo&longs;to nel primo libro.

Il fal&longs;o a&longs;petto di due ordini detto P&longs;eudodipteros, co&longs;i è po&longs;to, che nella fronte; & di dietro &longs;ono otto colonne, & ne i lati quindici con le angulari: ma &longs;ono i pareti della cella dalle te&longs;te dirimpetto a quattro colonne, & co&longs;i lo &longs;patio, che &longs;arà da i pareti d'in­torno a gli e&longs;tremi ordini delle colonne &longs;arà di due intercolunnij, & d'una gro&longs;&longs;ezza da piedi della colonna. Lo e&longs;&longs;empio di que&longs;ta forma non è in Roma: ben &longs;i troua in Ma­gne&longs;ia il Tempio di Diana fatto da Hermogene Alabandeo; Et il Tempio d'Appolline fatto da Mnette.

Il quinto a&longs;petto è detto P&longs;eudodipteros, che &longs;ignifica, fal&longs;o alato doppio. P&longs;eudo uuol dire fal&longs;o, Dipteros due ale: perche pteros &longs;ignifica ala, & pteromata &longs;ono dette le mura dall'una, & l'altra parte dello Antitempio detto Pronao, & uolgarmente &longs;i dice un'ala di muro: & an che detti &longs;ono pteromata i colonnati d'intorno al Tempio, perche a modo di ala &longs;tanno d'intor­no: onde peripteron, è detto quello a&longs;petto di figura di Tempio, che ha d'intorno la cella, o na ue del Tempio uno ordine &longs;olo di colonne, Dipteros due, P&longs;eudodipteros quello, che' ha leuato l'ordine interiore delle colonne d'intorno, & la&longs;cia piu libero lo &longs;pacio da pa&longs;&longs;eggiare d'intor­no il corpo del Tempio. la pianta è&longs;egnata O. nel primo libro, & quiui &longs;otto.

L'a&longs;petto di due ordini, che Dipteros è detto, ha dinanzi, & di dietro otto colonne & d'intorno la cella ha due ordini di colonne; come il Tempio Dorico di Quirino, & lo Ionico di Diana Efe&longs;ia fatto da Cte&longs;ifonte.

Del Dipteros, & del P&longs;eudodipteros ne fa mentione Vitr. nel proemio del &longs;ettimo libro. & nel &longs;eguente Capo ragiona della inuentione di Hermogene.

Pianta dello a&longs;petto detto Peripteros, cioè, alato d'intorno.

Il &longs;otto aere, & &longs;coperto a&longs;petto, detto hipethros, è di dieci colonne per te&longs;ta, & nel re&longs;to è &longs;imile al dipteros, & nella parte di dentro tiene doppio ordine di colonne in altezza rimote da i pareti al circuito, come il portico de i peri&longs;tili, ma la parte di mezo è &longs;coperto &longs;enza tetto, & ha l'intrate delle porte dinanzi, & di dietro. l'e&longs;&longs;empio non è in Roma, ma in Athene è di otto colonne, nel tempio di Gioue Olimpio.

Que&longs;to doueua e&longs;&longs;ere un bel­li&longs;&longs;imo, & grandi&longs;&longs;imo Tem­pio: haueua i portichi doppi d'in torno, & di dentro haueua due ordini di colonne uno &longs;opra l al­tro. que&longs;te erano minori del­le di fuori. Il coperto ueniua dalle interiori alle e&longs;teriori, che &longs;taua in piouere. Tutto lo &longs;patio circondato dalle colonne di den­tro era &longs;coperto; L'altare era nel mezo. E&longs;&longs;er doueua, per ogni intercolunnio, un nichio com la &longs;ua figura; &longs;i di dentro, co­me di fuori; et &longs;i doueua a&longs;cen­dere per gradi. Ma noi hauemo da dolerci, & del mancamento de gli e&longs;&longs;empi, & della pouer­tà della lingua: &longs;e pure non uo gliamo com l'u&longs;o ammollire la du rezza delle parole fore&longs;tiere, & che la lingua no&longs;tra &longs;ia corte&longs;e a riceuerle, come ha fatto la Romana L. e figure no&longs;tre dimo&longs;tra­no la no&longs;tra intentione.

Di cinque &longs;pecie di Tempij. Cap. II.

Inque &longs;ono le maniere de i Tempij, delle quali &longs;ono i nomi. Picno&longs;tilos, cioè di &longs;pe&longs;&longs;e colonne; Si&longs;tilos, piu larghe; Dia&longs;tilos anchora piu di&longs;tanti; Areo&longs;tilos, oltra quello, che &longs;i conuiene lontane; Eu&longs;tilos, che ha ragioneuoli, & conuenienti interualli. Picno&longs;tilos adunque è quando tra l'una, & l'altra colonna, ui &longs;i puo porre la gro&longs;&longs;ezza d'una colonna, & meza, come nel Tempio di Diuo Giulio, & nel Foro di Ce&longs;are il Tempio di Venere, & &longs;e altri Tempij &longs;ono di que&longs;ta ma­niera compo&longs;ti. La maniera detta Si&longs;tilos, è quella, doue tra le colonne &longs;i puo ponere due gro&longs;&longs;ezze di colonne, & i Zocchi delle &longs;pire a quello &longs;pacio &longs;ono tanto grandi, quanto &longs;a­rà tra due zocchi, come è nel Tempio della Fortuna eque&longs;tre al Theatro di pietra, & ne gli altri, che &longs;ono con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni fabricati.

La humana cognitione, &longs;ia di che uirtù dell'anima e&longs;&longs;er &longs;i uoglia o del &longs;en&longs;o, o dello intelletto, comincia prima dalle co&longs;e confu&longs;e, & indi&longs;tinte, ma poi appro&longs;&longs;imando&longs;i l'oggetto, &longs;i fa piu par­ticolare, & piu certa. nè uoglio hora filo&longs;ofare &longs;opra que&longs;to; &longs;olamente ne darò un'e&longs;&longs;empio del­la cognitione de i &longs;en&longs;i. Vedendo noi di lontano alcuna co&longs;a, ci formiamo prima una cognitione confu&longs;a dello e&longs;&longs;ere, ma uedendo poi, che quella col mouimento &longs;i porta in alcuna parte, giudica­mo, che &longs;ia animale; & piu auuicinando&longs;i cono&longs;cemo e&longs;&longs;er un'huomo; poi piu appre&longs;&longs;o cono&longs;ce­mo, che è un'amico; & finalmente uedemo ogni parte di quello. co&longs;i dallo e&longs;&longs;ere, che è co&longs;a uni­uer&longs;ali&longs;&longs;ima, uenimo al mouimento, & dal mouimento ci re&longs;trignemo all'animale, & peruenen-

do a piu distinto cono&longs;cimento, trouamo l'huomo, ricono&longs;cemo l'amico, & distinguemo ogni parte del corpo &longs;uo. &longs;imilmente adiuiene nella cognitione dello intelletto. però Vitru. ci ha pro­po&longs;to una indi&longs;tinta, & confu&longs;a cognitione de i Tempij, pre&longs;a dalla figura, & dallo a&longs;petto loro. Perche tra le co&longs;e &longs;en&longs;ibili, la figura è oggetto commune, perche è &longs;ottopo&longs;ta alla cognitione di piu &longs;en&longs;i. Di&longs;cende poi alla di&longs;tanza delle parti; & diuenirà finalmente alla particolare, & di­&longs;tinta mi&longs;ura d'ogni particella. Sette adunque &longs;ono i regolati a&longs;petti delle figure de i Tempij. co­me uniuer&longs;ali principij della cognitione di que&longs;ta materia, & gia &longs;ono &longs;tati e&longs;po&longs;ti quali &longs;iano. Appro&longs;&longs;imando&longs;i poi allo edificio, uedemo le apriture, & &longs;pecialmente gli &longs;pacij tra le colonne, i quali e&longs;&longs;endo in alcuni Tempij piu ri&longs;tretti, & in alcuni piu larghi, portano all'occhio diuer&longs;e apparenze, & fanno diuer&longs;i effetti, o di dolcezza, & bellezza, o di grandezza, & &longs;euerità, &longs;i come fanno gli &longs;pacij delle uoci nelle orecchie: però che quello, che è con&longs;onanza alle orecchie, è

Lo in piedi dello a&longs;petto Hypethros, cioè&longs;coperto.

bellezza a gli occhi. però Vitr. di&longs;tingue le &longs;pecie de i Tempij &longs;econdo gli interualli, che &longs;ono tra colonna, & colonna; non inquanto al numero, ma inquanto alla grandezza loro; & dice, che la prima &longs;pecie, è detta Picno&longs;tilos, cioè di &longs;pe&longs;&longs;e, & ri&longs;trette colonne, quando una colonna è molto appre&longs;&longs;o l'altra. La &longs;econda Si&longs;tilos, quando i uani &longs;ono piu larghi, perche allhora le co­lonne &longs;ono piu di&longs;tanti. La terza è detta, Dia&longs;tilos, che anchora con piu larghi &longs;pacij &longs;i di&longs;egna. La quarta Areo&longs;tilos, che è quando oltra quello, che bi&longs;ogna, di&longs;tanti &longs;i fanno gli inter colunnij, cioè gli &longs;pacij, che &longs;ono tra colonna & colonna. La quinta Eustilos, che ragioneuolmente, & con diletto comparte i uani. & &longs;e licito fu&longs;&longs;e darei a que&longs;te &longs;pecie gli infra &longs;critti nomi, Stretta, Larga, Rila&longs;ciata, Spacio&longs;a, & Giu&longs;ta colonnatura. Diffini&longs;ce poi Vitru. cia&longs;cuna &longs;pecie, & uuole, che la ristretta &longs;pecie detta Picno&longs;tilos, &longs;ia quella doue gli &longs;pacij tra le colonne &longs;i po&longs;&longs;ono fare della gro&longs;&longs;ezza d'una colonna & meza. La &longs;pecie, & maniera larga detta Si&longs;tilos, è quando &longs;i puo ponere tra due colonne la gro&longs;&longs;ezza, o diametro di due colonne; ma uuole Vitru. che i zoc­chi detti Plinthides, che &longs;ono i zocchi, & le parti inferiori delle ba&longs;e, &longs;iano tanto di&longs;tanti, quan­to lo &longs;pacio, & uano, che è po&longs;to tra due zocchi. Del Theatro di pietra intende il Filandro il Theatro di Pompeio, i cui ue&longs;tigij &longs;ono in campo di Fiore. nè ual&longs;e al buon Pompeio, che egli ui pone&longs;&longs;e ogni &longs;tudio per farlo eterno, facendolo di pietra, perche troppo grande è la forza del tempo, & la ingiuria che egli fa alle co&longs;e. ma quali non gli &longs;ono &longs;oggette? il tempo i&longs;te&longs;&longs;o con il tempo &longs;i con&longs;uma, & quello che con il tempo prende uita, & uigore, col tempo s'indeboli&longs;ce, & ha fine. perche lo e&longs;&longs;er del tempo è &longs;empre na&longs;cere, & &longs;empre morire, & mentre &longs;i uiue, al­tro non &longs;i fa, che riceuere le ingiurie del tempo. alle quali quanto &longs;i puo l'arte cerca di reme­diare; ma infine il tempo auanza l'arte. Lo eßempio della &longs;pecie detta Picno&longs;tilos è notato nella pianta; & il Si&longs;tilos è nella pianta detta Dipteros, po&longs;ta di &longs;opra.

Le due antedette maniere hanno l'u&longs;o loro difetto&longs;o, perche le matrone a&longs;cendendo per gradi alle &longs;upplicationi loro non po&longs;&longs;ono andare al pari tra gli intercolunij; ma bi&longs;o­gna che pa&longs;sino a fila. L'altro difetto è che le porte, & gli ornamenti loro per la &longs;trettez­za delle colonne non &longs;i uedeno. & finalmente per la &longs;trettezza de gli &longs;pacij, il caminar d'in­torno al Tempio è impedito.

Egli &longs;i potrebbe dire, &longs;e l'u&longs;o, l'a&longs;petto, & il pa&longs;&longs;eggiare è impedito dalle due predette ma­niere, a che fine Vitr. ce le ha propo&longs;te? Dico io, che &longs;i come non &longs;i deue la&longs;ciare a dietro al­cuna forma del dire per e&longs;&longs;er men bella, perche è tempo, che la o&longs;curità ci uiene a propo&longs;ito, & la confu&longs;ione, che &longs;ono forme oppo&longs;te alla chiarezza, & eleganza del dire. co&longs;i non doueua Vitru. la&longs;ciare forma alcuna, che &longs;ia men commoda, & meno gioconda all' a&longs;petto. perche hora è che nell'animo de riguardanti per gli occhi &longs;i ha da poner diletto, & piacere, hora meraui­glia, & horrore, &longs;econdo il bi&longs;ogno; & que&longs;tonon &longs;i puo fare commodamente da chi non &longs;a lo ef­fetto, che fanno diuer&longs;e maniere di fabriche. & &longs;e egli &longs;i dice&longs;&longs;e, che &longs;i deue porre anche le ma­niere difetto&longs;e, per darci ad intendere, come &longs;i deueno &longs;chifare, for&longs;e, che non &longs;arebbe fuori di propo&longs;ito. ma chi uole&longs;&longs;e fare le colonne tanto gro&longs;&longs;e, che quando tra colonna, & colonna ui anda&longs;&longs;e bene due gro&longs;&longs;ezze, ci &longs;arebbe &longs;pacio conueniente di poter andare di pari, que&longs;ti non ha­ueria con&longs;ideratione, che l'altezza grande pa&longs;&longs;arebbe i termini, & che piu di due matrone doueua no andar a pari. & che i zocchi nella maniera Si&longs;tilos occupariano lo &longs;pacio tra le colonne, & fa­riano nè piu nè meno impedimento al caminare. & &longs;imilmente le porte, che deono ri&longs;pondere a proportione, &longs;ariano impedite, come prima.

La compo&longs;itione del Dia&longs;tilos, è quando noi potremo traporre nello intercolun­nio la gro&longs;&longs;ezza di tre colonne, come nel Tempio di Apollo, & di Diana. ma que­&longs;t a di&longs;po&longs;itione tiene que&longs;ta difficultà, che gli Architraui per la grandezza de gli &longs;pa­cij, &longs;i &longs;pezzano.

O quanto deue e&longs;&longs;ere auuertito lo Architetto non &longs;olamente ri&longs;petto alla forma, & ragione, che nello animo, & mente &longs;ua con modi artificio&longs;i riuolge, ma quanto alla materia, i cu difetti i &longs;ono infiniti, i rimedij pochi, & difficili, & alcuna fiata niuno, o di niun ualore, però è bene, (come s' è detto) che Vitr. ci propona le maniere difetto&longs;e, accioche per lo contrario ci potia­mo guardare da gli errori. uero è che al &longs;opradetto difetto, &longs;i &longs;uol prouedere facendo &longs;opra gli Architraui molti archi, & la&longs;ciandoli ben fermare, & a&longs;ciugare, la&longs;ciandoui anche di &longs;otto il uano, perche quegli archi leuano il pe&longs;o a gli architraui. Leon Batti&longs;ta nel quinto libro al &longs;et­timo capo a&longs;&longs;ai commodamente ha interpretato i nomi delle &longs;opradette &longs;pecie, &longs;e bene non &longs;i puo con&longs;eguire la felicità de i Greci nella compo&longs;itione de i nomi. & le ha chiamate, conferta, &longs;ub­conferta, &longs;ubdi&longs;pan&longs;a, di&longs;pan&longs;a, & elegante. Deue&longs;i bene auuertire, che Vitr. non ha uoluto dar legge ferma de gli &longs;pacij delle &longs;opradette maniere, ma ha u&longs;ato parole indeterminate, dicen­do, egli &longs;i puo porre, &longs;i potrebbe collocare, & &longs;imiglianti modi. que&longs;to auuertimento ci uenirà a propo&longs;ito nelle opere Doriche, nel quarto libro.

Nelle maniere Areo&longs;tili non ci è dato l'u&longs;o de gli Architrau i di pietra, nè di marmo, ma &longs;opra le colonne &longs;i deono ponere le traui di legno continue, & le maniere di que Tempij, &longs;ono ba&longs;&longs;e, larghe, humili, & ornano i loro fronti&longs;picij di figure di terra cotta, o di ra­me dorato all'u&longs;anza di To&longs;cana. Come &longs;i uede al Circo Ma&longs;simo il Tempio di Cerere, & di Hercole, & del Pompeiano campidoglio.

Nelle maniere Areo&longs;tili u&longs;ano liberi &longs;patij tra colonna, & colonna, & però Vitru. ha u&longs;ato il numero del piu, & non ha detto, la maniera Areo&longs;tilos, ma le maniere; perche e&longs;&longs;endo in li­bertà no&longs;tra di fare i uani maggiori, non ci è pre&longs;critta legge, nè regola. In que&longs;te maniere non &longs;i u&longs;ano Architraui di pietra, o di marmo, perche &longs;i &longs;pezzarebbeno. il qual pericolo &longs;e era nel­la &longs;pecie Dia&longs;tilos, doue il uano era di tre colonne, molto maggiormente &longs;arà nella &longs;pecie Areo&longs;ti­los, doue &longs;ono &longs;pacij piu liberi. La doue, per obuiare a que&longs;to difetto, &longs;i faceuano gli Architra­ui di legno, & &longs;i adornauano di auorio, & s'inue&longs;tiuano per coprire il legno. però Vitru. nel quarto libro al &longs;ettimo capo dice il mede&longs;imo, ma con altre parole; & iui è la pianta & lo in piè di que&longs;ta maniera To&longs;cana Areo&longs;tilos. Ma quelle parole, che Vitru. dice. Ma le maniere di que Tempij &longs;ono ba&longs;&longs;e, larghe, humili, & nel latino barice, barricephalæ, hanno difficultà: benche quel barricephalæ &longs;i puo intendere l'auorio, che copriua le te&longs;te di que legni. perche gli Elefanti &longs;ono detti barri. ma quel barice ha difficile interpretatione, &longs;e for&longs;e non è tolto dal Greco, perche uaris, che &longs;i &longs;criue per uita in Greco, &longs;ignifica le chie&longs;e grandi, come dicono i dot­tori Grechi &longs;opra i &longs;almi, & Athana&longs;io &longs;opra quelle parole del &longs;almo 44. a domibus eburneis, che in Greco dicono Apò bareon elephantinon. dice, che le ca&longs;e ornate, & i Tempij &longs;ontuo&longs;i &longs;ono detti Vareis, perche il &longs;almo dice eburneis, come che que Tempij, & quelle ca&longs;e &longs;iano fatte con grande artificio, & magnificentia. Didimo, dice che uaris &longs;ignifica la torre, & che le chie&longs;e &longs;ono torrite della potentia et gratia di Chri&longs;to, & che ha po&longs;to eburneis in luogo di &longs;plendide & precio&longs;e. &longs;imil co&longs;a dice Theodoreto &longs;opra le i&longs;te&longs;&longs;e parole, & Ba&longs;ilio dice, che i grandi edifi­cij &longs;ono da quel nome chiamati. Eu&longs;ebio intende lo i&longs;te&longs;&longs;o. L'arte di formar di creta prima uen­ne in Ethruria, che in altro luogo d'Italia. In que&longs;ta furono eccellenti&longs;&longs;imi Dimofilo,, & Gor­ga&longs;o, & gli i&longs;te&longs;&longs;i erano anche pittori, & con l'una, & l'altra loro arte adornarono il Tempio di Cerere, nel Circo Ma&longs;&longs;imo, & con la Greca in&longs;crittione in uer&longs;i iui po&longs;ti dimo&longs;trarono, che le opere dalla de&longs;tra erano di Demofilo, & dalla &longs;ini&longs;tra di Gorga&longs;o. Auanti que&longs;to Tempio tutte le co&longs;e erano To&longs;cane, & i fronti&longs;picij erano di que&longs;te opere. Il luogo di Vitru. nel quarto, dou e egli accenna, quello, che egli dice in que&longs;to luogo. {Siano le traui inca&longs;trate in modo con chia­ui, & ritegni, che la commi&longs;&longs;ura habbia lo &longs;pacio largo due dita, imperoche toccando&longs;i le traui, & non riceuendo &longs;piraculo di uento, &longs;e ri&longs;caldano in&longs;ieme, & pre&longs;to &longs;i gua&longs;tano. ma &longs;opra le traui, & &longs;opra i pareti trapa&longs;&longs;ino le me&longs;ole per la quarta parte dell'altezza della colonna &longs;por­tando in fuori, & nelle fronti loro dinanzi fitti &longs;iano gli adornamenti,} Ecco che Vitr. chiama anlepagmenta quelli ornamenti, che &longs;ono appo&longs;ti, & fitti alle trauature per inue&longs;tirle, & co­prirle. & Vitr. dice qui &longs;otto. che quanto gli &longs;patij tra le colonne &longs;ono maggiori, tanto piu gro&longs;-&longs;a e&longs;&longs;er deono le colonne, & con&longs;eguentemente minori, & piu ba&longs;&longs;e. & però i Tempij Areo&longs;tili &longs;ono humili, depre&longs;&longs;i, & ba&longs;&longs;i.

Hora egli &longs;i deue rendere la ragione della bella, & elegante maniera Eu&longs;tilos nomina­ta, laquale, & all'u&longs;o & alla bellezza, & alla fermezza tiene e&longs;pedite le &longs;ue ragioni, per­cioche &longs;i deono fare gli intercolunnii della gro&longs;&longs;ezza di due colonne, & un quarto, ma lo &longs;pacio di mezo tanto a fronte, quanto di dietro, &longs;i deue fare di tre gro&longs;&longs;ezze, perche a que &longs;to modo haucrà & lo a&longs;petto della figura gratio&longs;o, & l'u&longs;o della entrata &longs;enza impedimento; & il pa&longs;&longs;eggiar d'intorno la cella ampiezza.

Il ri&longs;tretto intercolunnio impediua il caminare, l'entrare, & l'a&longs;petto: però le due maniere di prima erano uitio&longs;e. Il piu largo, & libero portaua pericolo de gli Architraui. Adunque il giu&longs;to, & &longs;cielto tra'l piu, & il meno, che &longs;ono e&longs;tremi uitio&longs;i, nel mezo come uirtuo&longs;o &longs;i deue ridurre. Se adunque uno & mezo, & due è poco, & tre è di piu, re&longs;ta, che due & un quarto &longs;ia conueniente. Ma perche non è co&longs;i due & mezo, come due & un quarto? Ri&longs;pondo, che que­&longs;to farà la giu&longs;ta mi&longs;ura del compartimento, quando &longs;i uorrà fare lo &longs;pacio dello intercolunnio di mezo, maggiore, che gli intercolunnij e&longs;tremi. oltra che &longs;e noi cauamo da una proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera una &longs;otto&longs;e&longs;quiquinta, ne na&longs;cerà una &longs;otto&longs;e&longs;quiottaua. ecco. uno & mezo &longs;ono &longs;ei quarti, due &longs;ono otto quarti, due & mezo dieci quarti, tre dodici quarti. &longs;ei ad otto &longs;ono in proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, dieci a dodici in proportione &longs;otto&longs;e&longs;quiquinta. dirai adunque, &longs;ei uia dodici, fanno &longs;ettantadue: otto uia dieci ottanta. tra &longs;ettanta due, & ottanta cade proportio­ne &longs;otto&longs;e&longs;quiottaua. il noue adunque è piu proportionato al &longs;ei, & al dodici, che al dieci, adun­que noue quarti &longs;aranno i uani della bella maniera. Hor uediamone la proua.

Se la facciata doue &longs;i deue fare il Tempio &longs;arà per farlo di quattro colonne, parti&longs;ca&longs;i in parti undici, & meza, la&longs;ciando fuori da i lati i margini, & gli &longs;porti de i ba&longs;amenti. Se deue e&longs;&longs;er di &longs;ei colonne, &longs;i partirà in diciotto: &longs;e di otto, in uentiquattro, & meza. Di que&longs;te parti, &longs;ia il Tempio di quattro, o di &longs;ei, o di otto colonne in fronte, ne piglie­rai una, & quella farà il modulo. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo, & ogni intercolunnio, eccetto quello di mezo, &longs;ia di due moduli, & d'un quarto. L'intercolun­nio di mezo, sì dinanzi, come di dietro, &longs;ia di tre moduli: l'altezza delle colonne &longs;ia di otto moduli, & mezo. & a que&longs;to modo per quella diui&longs;ione gli &longs;pacij, che &longs;ono tra le colonne & le altezze delle colonne haueranno la giu&longs;ta ragione. Noi di que&longs;to non hauemo e&longs;&longs;empio in Roma, ma nell'A&longs;ia in Theo è il Tempio del padre Baccho di ot­to colonne in fronte.

Vitruuio ci rende conto della bella maniera detta Eu&longs;tilos, la quale è quando i uani tra le co­lonne &longs;ono di due te&longs;te, & un quarto, & il uano di mezo è di tre. Con que&longs;ta ragione egli rego­la quelle &longs;ei forme d'a&longs;petto dette di &longs;opra, la&longs;ciando la faccia in pila&longs;tri, perche ella è rinchiu&longs;a, & non ha portico dinanzi. Que&longs;to &longs;i comprende beni&longs;&longs;imo dalle parole di Vitru. perche egli di­mo&longs;tra cia&longs;cuna di quelle figure dal numero delle colonne, & però in uece di dire pro&longs;tilos, & amphiprostilos, cioè facciata in colonne, o ambe le te&longs;te in colonne, egli dice tetra&longs;tilos, cioè quat tro colonne. & in uece di dire peripteros, egli dice e&longs;a&longs;tilos, cioè di &longs;ei colonne. & in uece di di­re p&longs;eudodipteros, o dipteros, egli dice, e&longs;a&longs;tilo cioè di &longs;ei colonne in fronte. Hauendo adunque di­me&longs;trato in confu&longs;o le maniere de gli a&longs;petti, hora egli uuole regolarle. Et prima &longs;econdo la bel­la maniera dello &longs;patio giu&longs;to, & &longs;cielto, & poi &longs;econdo le altre, che hanno piu &longs;tretti, o piu li­beri interualli. Regola adunque il pre&longs;tilos, & l'amphipro&longs;tilos con una &longs;ola regola, perche l'uno a&longs;petto, & l'altro è di quattro colonne. Piglia lo &longs;patio della fronte del Tempio, & ne fa un­dici parti & meza, una delle quali deue e&longs;&longs;er il modulo, cioè quella mi&longs;ura, che è regolatrice di tutte le parti dell' opera. Ecco qui l'ordine, del quale detto hauemo nel primo libro, al terzo Ca­po. La gro&longs;&longs;ezza adunque della colonna &longs;arà d'un modulo, & e&longs;&longs;endo quattro colonne u'ande­ranno quattro moduli: la&longs;ciando però gli orli, & gli &longs;porti delle ba&longs;e, che &longs;ono &longs;opra le canto-nate, che Vitr. dice præter crepidines, & proiecturas: cioè oltra le margini, & gli &longs;porti. & perche i uani &longs;ono un meno delle colonne, ui &longs;aranno tre uani, quello di mezo uuole tre moduli, che con i primi quattro delle gro&longs;&longs;ezze, delle colonne fanno &longs;ette. I due uani haueranno quattro moduli, & mezo; dando a cia&longs;cuno due moduli, & un quarto. & co&longs;i &longs;aranno regolati i uani della facciata in colonne, & dello Amphipro&longs;tilos. Similmente &longs;i regola il peripteros, cioè ala­to a torno, perche hausndo&longs;i a porre &longs;ei colonne per te&longs;ta, &longs;i ha da partire la facciata in parti di ciotto: una delle quali &longs;arà il modulo: cinque &longs;aranno date a i uani: &longs;ei alle gro&longs;&longs;ezze delle colon ne: il uano di mezo tre: i quattro due per banda: noue, a due moduli, & un quarto per interco­lunnio, che po&longs;ti in&longs;ieme fanno diciotto. Similmente &longs;i regola il finto alato doppio, & il doppio alato, perche e&longs;&longs;endo l'uno, & l'altro nelle te&longs;te di otto colonne, egli &longs;i partirà la fronte in parti uentiquattro & meza, l'una delle quali &longs;arà il modulo. Otto moduli adunque andar anno alle gro&longs;&longs;ezze delle colonne, tre nel uano di mezo, che &longs;ono undici. & perche re&longs;tano tre uani per banda, che &longs;ono &longs;ei, andandoui due te&longs;te, & un quarto per uano, ui andranno tredici moduli, & mezo, che aggiunti a gli undici, fanno uentiquattro & mezo. Et que&longs;to è quello, che Vitr. ci in &longs;egna, & ci regola anche l'altezza delle colonne, & uuole, che in ogni maniera di a&longs;petto rego­lato &longs;econdo la &longs;cielta diui&longs;ione de i uani, l'altezza delle colonne &longs;ia di otto moduli & mezo et qui­ui accenna la maniera Ionica, della quale egli dice ragionar nel pre&longs;ente libro.

Et quelle ri&longs;pondenze di mi&longs;ure ordinò Hermogene; il quale anche fu il primo nel trouar la ragione del Tempio d'otto colonne, ouero finto a&longs;petto doppio. perche dalla &longs;imme­tria del Dipteros, egli leuò gli ordini interiori di trenta colonne, & con quella ragione, & della &longs;pe&longs;a, & della fatica fece guadagno. Que&longs;ti nel mezo d'intorno la cella fece un lar­ghi&longs;simo &longs;pacio da pa&longs;&longs;eggiare, & non leuò alcuna co&longs;a dello a&longs;petto, ma &longs;enza di&longs;iderio di co&longs;e &longs;uperflue con&longs;eruò l'autorità con la di&longs;tributione di tutta l'opera. Percioche la ra gione delle ale, & delle colonne d'intorno al Tempio è &longs;tata ritrouata, accioche lo a&longs;pet to per l'a&longs;prezza de gli intercolunnij haue&longs;&longs;e riputatione, & anche &longs;e per le pioggie la for­za dell'acqua tene&longs;&longs;e occupata, & rinchiu&longs;a la moltitudine delle genti, pote&longs;&longs;ero hauer nel Tempio, & d'intorno la cella con largo &longs;patio libera dimora. Et tutto que&longs;to &longs;i truo ua e&longs;pedito nelle di&longs;po&longs;itioni del P&longs;eudodipteros. Il che pare, che Hermogene fatto hab bia con acuta, & gran &longs;olertia gli effetti delle opere, & che habbia la&longs;ciato i fonti, d'onde i po&longs;teri pote&longs;&longs;ero trarre le ragioni delle di&longs;cipline, & gli ammae&longs;tramenti dell'Arte.

Leuando&longs;i dal Dipteros le colonne di dentro, ponendoui quelle delle te&longs;te, &longs;i leuano trenta co­lonne, come per la pianta &longs;i puo uedere. Hermogene per i&longs;paragno di &longs;pe&longs;a, & di fatica leuò l'or dine di dentro, la&longs;ciò i portichi piu &longs;pacio&longs;i, non tol&longs;e alcuna co&longs;a dallo a&longs;petto, perche nelle fronti re&longs;tarono le otto colonne, & dalli fianchi &longs;e ne uedeuano quindici. Et però que&longs;to a&longs;petto &longs;i chia ma fal&longs;o dipteros, perche fa la mo&longs;tra del dipteros, ma non è. Da que&longs;to luogo &longs;i comprende, che Vitru. ha regolati gli a&longs;petti, &longs;e bene egli non gli ha nominati, perche chiaramente egliper octa­stilo ha inte&longs;o il Dipteros, & il P&longs;eudodipteros. dicendo di Hermogene que&longs;te parole. Il quale anche fu il primo a ritrouar la ragione del Tempio di otto colonne, ouero P&longs;eudo­dipteros.

Dimo&longs;tra anche chiaramente la &longs;ua intentione nel proemio del quarto, nel quale egli di­ce, quanto è &longs;tato e&longs;&longs;equito nel terzo, dicendo d'hauer detto delle di&longs;tributioni, che &longs;ono in cia&longs;cuna maniera, cioè ne i principij della cognitione de i Tempij, quanto a gli a&longs;petti, & delle cinque maniere, che trattano de gli &longs;patij, che &longs;ono tra le colonne. Ma qui potrebbe na&longs;ce­re un dubbio, come &longs;ia, che Vitr. non habbia fatto mentione del Tempio ritondo, & come egli non habbia regolata la maniera de i Tempij &longs;coperti, che hanno dalle te&longs;te dieci colonne? Al pri mo dico, che Vitr. ragiona de i Tempij ritondi nel quarto, & for&longs;e gli mette nel numero de gli a&longs;petti, che &longs;ono di liberi intercolunnij, come anche i To&longs;cani, & ha la&longs;ciato di trattarne, &longs;egui tando in que&longs;to luogo quelli a&longs;petti, che per alcuna aggiunta uanno cre&longs;cendo. Al &longs;econdo &longs;i di-ce, che è co&longs;a facile dalle &longs;oprapo&longs;te regole compartire anche il Tempio &longs;coperto detto hipethros, &longs;econdo la bella maniera: però &longs;e'l Tempio &longs;arà in fronte di dieci colonne; egli &longs;i partirà la fronte in parti trent auna, una delle quali &longs;arà il modulo, la gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo. & però a dieci colonne &longs;i daranno dieci moduli. allo &longs;pacio di mezo tre, che &longs;ono tredici, a i uani da i lati, che &longs;ono quattro per banda, che fanno otto uani, &longs;e ne daranno diciotto, che gionti alli tre dici, &longs;ommano trentuno. La pianta, & lo in piè di que&longs;ta forma è &longs;egnata col nome &longs;uo.

Ne i Tempij Areo&longs;tili, doue &longs;ono gli &longs;pacij liberi tra le colonne, deon&longs;i fare le colonne in que&longs;to modo, che la gro&longs;&longs;ezza di quelle &longs;ia l'ottaua parte dell'altezza. Et nella forma Dia&longs;tilos, &longs;i deue mi&longs;urare l'altezza in que&longs;to modo, che &longs;ia diui&longs;a in parti otto, & meza & di una parte &longs;ia fatta la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. Nella maniera Si&longs;tilos egli &longs;i ha a diui dere l'altezza in noue parti, & meza, & di quelle darne una alla gro&longs;&longs;ezza. Nella manie­ra picno&longs;tilos, l'altezza è diui&longs;o in dieci parti, & d'una &longs;i fa la gro&longs;&longs;ezza della colonna. Nella maniera Eu&longs;tilos, &longs;i &longs;erua la ragione della Dia&longs;tilos, cioè, che l'altezza della colon na &longs;i diuide in otto parti & meza, & una &longs;i dona alla gro&longs;&longs;ezza. Et a que&longs;to modo &longs;i da per la rata parte la ragione de gli &longs;pacij tra le colonne: perche, &longs;i come cre&longs;ceno gli &longs;patij tra le colonne, co&longs;i &longs;i deono con proportioni accre&longs;cere le gro&longs;&longs;ezze de i loro fu&longs;ti, per­che &longs;e nella maniera areo&longs;tilos la gro&longs;&longs;ezza della colonna &longs;arà la nona, ouero la decima parte, ella ci parerà tenue, & &longs;ottile, perche per la larghezza de i uani l'aere con&longs;uma, & &longs;minui&longs;ce la gro&longs;&longs;ezza dello a&longs;petto de i tronchi delle colonne. per lo contrario &longs;e nella forma picno&longs;tilos &longs;arà la gro&longs;&longs;ezza l'ottaua parte dell'altezza, per l'angu&longs;tia, & &longs;trettezza de gli &longs;patij, farà un'a&longs;petto gonfio, & &longs;enza garbo, & però bi&longs;ogna &longs;eguire la conuenienza delle mi&longs;ure &longs;econdo la maniera dell'opera, & co&longs;i per que&longs;to &longs;i deono fare le colonne, che &longs;tanno &longs;u le cantonate, piu gro&longs;&longs;e una cinquante&longs;ima parte del loro diametro, perche &longs;ono dallo aere circon&longs;tante tagliate, & piu &longs;ottili paiono a i riguardanti: & però quello che in ganna gli occhi deue con la ragione e&longs;&longs;ere e&longs;&longs;equito.

Hauendo Vitru. regolati gli a&longs;petti con la piu &longs;cielta, & bella maniera de gli intercolunnij, detta Eu&longs;tilos, hora egli ci in&longs;egna, come &longs;i hanno a regolare gli a&longs;petti delle alire maniere, che &longs;ono le altre quattro, la &longs;tretta, detta picno&longs;tilos; la larga, detta &longs;i&longs;tilos; la rila&longs;ciata, detta dia &longs;tilos; & la &longs;pacio&longs;a, & libera, detta areo&longs;tilos. La &longs;omma della &longs;ua intentione è que&longs;ta, che noi douemo con&longs;iderare gli &longs;patij, che &longs;ono tra colonna, & colonna in cia&longs;cuna delle dette forme, & doue trouaremo tra le colonne e&longs;&longs;ere &longs;pacio maggiore, douemo a proportione fare piugro&longs;&longs;a la colonna: & la ragione è que&longs;ta, perche &longs;e fu&longs;&longs;ero le colonne &longs;ottili doue &longs;ono i uani maggiori, molto &longs;i leuarebbe dello a&longs;petto, imperoche lo aere è quello, che toglie della gro&longs;&longs;ezza delle co­lonne, & fa parere quelle piu &longs;ottili, come la i&longs;perianza ci dimo&longs;tra. Doue adunque è piu di ua­no, & di &longs;pacio, iui entra piu l'aere, il quale e&longs;&longs;endo d'intorno taglia del uiuo; Et però con buo­na ragione la distanza de gli intercolunnij regola la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. La onde Vitr. uo­lendoci confermare con altra i&longs;perienza, & ragione quello, che ci ha propo&longs;to, uuole, che le colonne, che stanno &longs;u gli anguli delle fabriche, che hanno portichi d'intorno, &longs;iano piu gro&longs;&longs;e al­quanto delle altre, che &longs;ono tra quelle, perche d'intorno le colonne angulari &longs;i rauna maggior quantità di aere, & di luce, che le uiene a mangiare della lor gro&longs;&longs;ezza, doue pareno piu &longs;ottili delle altre, & però in rimedio di quello, che leua la luce, & lo aere, &longs;e le da la cinquante&longs;ima parte del diametro di piu delle altre. il che &longs;erue a quella digni&longs;&longs;ima parte, che nel primo libro è detta Eurithmia. Vitr. adunque ha detto del numero delle colonne de gli a&longs;petti, detto ha delle di &longs;tanze loro nelle cinque maniere: & poi ha detto delle grandezze di quelle: & co&longs;i è di&longs;ce&longs;o a po­co a poco dall'uniuer&longs;ale al particolare, & ha distinto le co&longs;e confu&longs;e &longs;econdo l'ordine della huma na cognitione. & anchora diuiene a piu particolar notitia, & tratta delle contrattioni, & ra­stremamenti, che &longs;i fanno nel &longs;ommo della colonna, & &longs;imilmente della gonfiatura, che &longs;i fa nel mezo. & dice.

Le diminutioni, che &longs;i fanno nella parte di &longs;opra delle colonne &longs;otto i collarini detti hy potrachelij, &longs;i deueno fare in que&longs;to modo, che &longs;e la colonna &longs;arà di quindici piedi almeno, &longs;ia diui&longs;a la gro&longs;&longs;ezza del fu&longs;to da ba&longs;&longs;o in &longs;ei parti, & di cinque di quelle &longs;i faccia la gro&longs;­&longs;ezza di &longs;opra, & di quella colonna, che &longs;arà alta da quindici a uenti piedi, il fu&longs;to da ba&longs;&longs;o &longs;ia diui&longs;o in &longs;ei parti & meza, & di quelle &longs;iano date cinque & meza alla gro&longs;&longs;ezza di &longs;opra. &longs;imilmente di quelle, che &longs;aranno da uenti fin'a trenta piedi, la pianta &longs;i partirà in &longs;ette par ti, & in &longs;ei di quelle &longs;i farà la diminutione di &longs;opra. ma quella, che &longs;arà da trenta fin qua­ranta piedi, dal ba&longs;&longs;o piede hauerà &longs;ette & mezo, & dal di &longs;opra &longs;ei, & mezo la ragione del &longs;uo ra&longs;tremamento: Et co&longs;i quella, che &longs;arà alta da quaranta &longs;in cinquanta piedi, e&longs;­&longs;endo dal ba&longs;&longs;o diui&longs;a in otto parti, &longs;arà &longs;ette di &longs;opra nel Collarino: Et quelle, che &longs;aran­no piu alte, con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione per la rata parte &longs;i faranno piu &longs;ottili. Ma quelle per la di&longs;tanza dell'altezza ingannano la ui&longs;ta, che a&longs;cende: Et però &longs;i aggiugne il temperamen­to alle gro&longs;&longs;ezze, poi che la ui&longs;ta no&longs;tra &longs;eguita mirabilmente la gratia, & la bellezza. al cui piacere, &longs;e noi non con&longs;entimo lu&longs;ingando con la proportione, & con la aggiunta de i moduli, accioche quello, di che ella è ingannata, & defraudata, con bello temperamen­to &longs;i accre&longs;ca, dalle opere &longs;arà rimandato adietro l'a&longs;petto di quelle, &longs;enza gratia, & &longs;en­za proportione di bellezza.

Faceuano gli antichi la &longs;ommità della colonna piu &longs;ottile, che la parte di &longs;otto; faceuano &longs;imil mente nel mezo una gonfiezza, & tumidezza molto dolce, & tenera, che gentilmente &longs;i uolge ua, che le daua molto del buono. La ragione, perche co&longs;i faceuano, era, perche le co&longs;e na&longs;centi dalla terra, come &longs;ono gli alberi, piu che &longs;i leuano, piu s'a&longs;&longs;ottigliano, & gli huomini piu ag grauati da i pe&longs;i, piu s'ingro&longs;&longs;ano nel mezo. però imitando gli alberi &longs;i ra&longs;tremano le colonne di &longs;opra, & imitando lo effetto del carico, &longs;i gonfiano nel mezo. &longs;i come adunque cre&longs;cendo in lar ghezza i uani, Vitr. ha uoluto, che a proportione cre&longs;ca la gro&longs;&longs;ezza delle colonne, co&longs;i uuole hora per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, che quanto è piu alia la colonna, tanto meno &longs;ia ra&longs;tremata di &longs;opra, perche cre&longs;cendo in altezza, fa lo e&longs;&longs;etto da &longs;e &longs;te&longs;&longs;a & di cio ne dà lo e&longs;&longs;empio, la regola, & la ragione, il che è facile. Ma come &longs;i faccia, & doue comincia que&longs;ta diminutione, & con che garbo &longs;i tiri la gonfiatura nel mezo, Vitr. non ci dimo&longs;tra, benche egli prometta in fine del libro darci il di&longs;egno, & dice.

Ma della aggiunta, che &longs;i fa nel mezo della colonna, che enta&longs;i &longs;i chiama, nel fine del libro &longs;arà formata la &longs;ua ragione, come dolce, & conueniente &longs;i faccia.

Credo io, che que&longs;to &longs;tia in di&longs;cretione, & de&longs;trezza, piu pre&longs;to, che in arte o regola: ben­che il Serlio, & altri ne trouino alcuni modi, a i q uali mi riporto. Di&longs;idero bene, che &longs;i auuerti&longs;ca, che l'huomo non prenda ammiratione, &longs;e mi&longs;urando le antichità di Roma, non ritroua &longs;pe&longs; &longs;o le mi&longs;ure delle colonne a punto, perche &longs;e egli &longs;i pote&longs;&longs;e uedere tutto il corpo della fabrica, l'huo mo non &longs;i marauiglierebbe della grandezza, o picciolezza de i membri, ma ritrouando un piede, ouero un braccio &longs;eparato, non puo dire, que&longs;to piede è grande, o picciolo; dico ri&longs;petto del cor­po. &longs;e adunque cio uale nel corpo humano, perche non deue ualere nel corpo d'una fabrica, o d'al tra co&longs;a artificio&longs;a? perche uolemo far giudicio d'una colonna, non &longs;apendo come ella era po&longs;ta in opera, che &longs;pacio era tra una colonna, & l'altra, in che maniera era collocata, per quale accidente era co&longs;i compartita: che effetto, in che luogo faceua, & altri &longs;imili ri&longs;petti? che danno, che dire a que&longs;ti di&longs;egnatori, che tutto di uanno mi&longs;urando le parti & le particelle, &longs;enza con&longs;ideratione del tutto, & &longs;e ne fanno regole, & precetti inuiolabili: & dicono, che non &longs;i troua in Roma co&longs;a fatta &longs;econdo le regole di Vitr. al quale doueriano credere, poi che egli &longs;te&longs;&longs;o, ci leua la &longs;oper&longs;titione, l'obligo, & la &longs;eruitù con le ragioni manife&longs;te: Sono bene i termini delle co&longs;e, &longs;econ­do il piu, & il meno, ma tra que termini, oue &longs;ia, chi uoglia procedere con ragione, non ha per duto il modo di fermar&longs;i piu in uno, che in altro luogo, quando la occa&longs;ione gli dà di farlo.

Delle fondationi, & delle colonne, & loro ornamenti, & di gli Architraui tanto ne i luoghi &longs;odi, quanto ne i mo&longs;si, & aggrumati. Cap. III.

LE fondationi delle opere &longs;opradette di quanto &longs;ottera &longs;i ha da fare, &longs;i deo­no cauare, &longs;e trouar &longs;i po&longs;&longs;ono, dal &longs;odo, & poi nel &longs;odo, quanto ci pare­rà per la grandezza dell'opera, &longs;iano fatte, & quella fabrica, o &longs;truttura per tutto il &longs;uolo quanto piu &longs;i faccia &longs;odi&longs;sima: & &longs;opra terra &longs;i facciano i muret­ti &longs;otto le colonne per la metà piu gro&longs;si di quello, che &longs;aranno le colonne: accioche le parti di &longs;otto &longs;iano piu ferme delle parti di &longs;opra (& que&longs;ti &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare Stereo­bata, qua&longs;i ferme piante, perche &longs;o&longs;tentano il pe&longs;o di tutto lo edificio) oltra di que&longs;to gli &longs;porti delle &longs;pire, o delle ba&longs;e non deono u&longs;cire dal &longs;odo: & allo i&longs;te&longs;&longs;o modo deue e&longs;&longs;ere &longs;eruata la gro&longs;&longs;ezza del muro, ma bene gli &longs;pacij deono e&longs;&longs;er fatti a uolte, ouero &longs;ianolbene ra&longs;&longs;odati, & battuti, accioche &longs;iano bene rattenuti, & fermi.

Hauendo Vitruuio trattato di quelle co&longs;e, che da lontano in confu&longs;o, & di quelle, che piu di &longs;tintamente, & d'appre&longs;&longs;o uedemo, accioche non paia, che &longs;iano &longs;olamente nello aere, & che non habbiano piede, egli uuole trattare delle fondamenta di quelle, & con bell'ordine dal fondamento peruiene fino alla cima, facendo na&longs;cere, & cre&longs;cere la fabrica. Primieramente adunque egli ci mostra quello, che deue &longs;tare &longs;otto le fabriche, & uucle, che imitiamo la na­tura, che ne gli alberi fa le parti inferiori piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;uperiori: percioche meglio &longs;i &longs;o­&longs;tentano i pe&longs;i, & i carichi grandi. Il piano adunque, doue &longs;i deue fabricare, è ouero duro, &longs;o­do, & naturale, ouero tenero, molle, & di terreno portato & mo&longs;&longs;o. diuer&longs;amente &longs;i deue fondare nell'uno, & nell'altro: perche doue trouerai la terra &longs;oda, iui cauerai per fondare. & farai la fo&longs;&longs;a tanto larga, quanto porta la ragione dell'opera, che dei fare. &longs;e il ter­reno &longs;arà molle, o &longs;arà tale nella &longs;operficie, ouero profonderà molto: &longs;e è nella &longs;operficie, ca­ua in&longs;ino, che troui il &longs;odo, &longs;e profonderà, bi&longs;ognerà farle una palificata ben battuta, & ra&longs;&longs;odata. Il fondamento è detto &longs;ubstructione, che altro non e, che la fabrica, che &longs;i fa &longs;ot­terra, fin che &longs;i ueda. Hora que&longs;ta fondatione deue e&longs;&longs;er di &longs;otto larga, & piu che a&longs;cen­de, piu &longs;i ua re&longs;tringendo. Deue&longs;i cauare il terreno della fo&longs;&longs;a egualmente, & il fondo deue e&longs;­&longs;er piano, & eguale per tutto, accioche il pe&longs;o della fabrica lo prema egualmente, nè i pareti fac­ciano danno, o &longs;egno alcuno. Le larghezze delle fo&longs;&longs;e per le fondamenta &longs;i deono fare dal giudi­cio dell' Architetto, &longs;econdo le gro&longs;&longs;ezze delle mura, le grandezze delle fabriche, & le quali­tà de i terreni: perche puo uenire occa&longs;ione o nel fare un gran palazzo, o un Tempio, ouero un ponte, che &longs;i facciano le fondamenta intiere continuate per tutto il piano, di &longs;otto con per­petua muratura. Quando al pari del piano hauerai leuato la &longs;ottomuratura, & il fondamento dei leuare alcuni muretti, che &longs;i chiamano Stereobati, & altroue &longs;tilobati, qua&longs;i &longs;odi, & fermi piedi delle colonne: benche altroue Stereobata uoglian dire il ba&longs;amento di tutta la fabri­ca, che in alcuni edificij, è fatto a &longs;carpa. ma che quiui intenda il piede&longs;talo, &longs;i uede per quel­le parole. {& &longs;otto terra &longs;i facciano i muretti &longs;otto le colonne.} cioè quando la fabrica co mincia a &longs;coprir&longs;i, & ueder&longs;i. I muretti &longs;otto le colonne altro non &longs;ono, che i piede&longs;tali, che &longs;i doueriano dire piede&longs;tili, cioè piedi delle colonne, che &longs;arebbe parola compo&longs;ta del Greco, & del uolgare. ma parliamo &longs;econdo l'u&longs;o. que&longs;ti adunque doueriano e&longs;&longs;er piu gro&longs;&longs;i per la metà del fu&longs;to delle colonne da ba&longs;&longs;o. ecco la ragione. La &longs;pira, & ba&longs;a della colonna non i&longs;porta piu in fuori per lo piu, che la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna, cioè per un quarto da un lato, & per un quar to dall'altro; & que&longs;to nella Dorica: perche lo &longs;porto della ba&longs;a Ionica &longs;ifa d'una quarta, & ottaua della gro&longs;&longs;ezza della colonna, come anche della Corinthia. Vuole adunque Vitruuio che il piede&longs;talo, che è &longs;otto la colonna, &longs;ia per la metà piu gro&longs;&longs;o della colon­na, che ui ua &longs;opra: & di piu uuole, che gli &longs;porti delle ba&longs;e, che &longs;ouo tanto, quanto la lar­ghezza del zecco, non e&longs;chino del uiuo, cioè del quadrato del piede&longs;talo. Egli &longs;i deue auuertire, che per que&longs;to nome Stilobata, &longs;e bene s'intende quel muretto, che è &longs;otto le colonne, come pie­de, & po&longs;amento, però &longs;ono anche i Stilobati congiunti uno con l'altro mediante quella aggiun­ta, della quale parlerà Vitruuio qui &longs;otto: & però tutto quel ligamento, è detto anche Stereo­bata, &longs;econdo la e&longs;po&longs;itione del nome, che detto hauemo: & tutta que&longs;ta fabrica è imme

diate &longs;opra terra, & &longs;i puo anche poggio no minare: ma del poggio ne dirò qui &longs;otto. Deue &longs;i auertire, che i buoni antichi, &longs;e bene face­uano il ba&longs;amento piu largo della fabrica di &longs;opra, non però lo faceuano a &longs;carpa: ma in modo di gradetti, come ci mo&longs;tra la figura qui appre&longs;&longs;o. Dice poi Vitruuio. {Et allo i&longs;te&longs;&longs;o modo deue e&longs;&longs;er &longs;eruata la gro&longs;&longs;ezza del mu­ro} cioè che la parte inferiore &longs;ia piu gro&longs;&longs;a di quella di &longs;opra. Ma gli &longs;pacij, che &longs;ono tra un piede&longs;talo, & l'altro, cioè nelle fon­damenta, &longs;i deono legare in que&longs;to modo, che ouero &longs;i facciano a uolti, come è lo in piè d'un Tempio di&longs;egnato nel primo libro, al cap. &longs;e­condo: ouer &longs;iano ra&longs;&longs;odati con palificate ben battute & ferme: & a que&longs;to modo i le­gamenti della fabrica &longs;aranno fermißimi. Que &longs;ti uolti &longs;ono stati ritrouati per &longs;cemar la &longs;pe­&longs;a, & per aßicurar, che le colonne per lo pe&longs;o loro non fondino, & i uolti &longs;ono riuer&longs;ei: ma che impedi&longs;ce, che non &longs;iano anche dritti, come è nell' e&longs;&longs;empio allegato? Ma come &longs;i battino le palificate, con gli in&longs;trumenti detti Fi&longs;tuce da latini, & Becchi da noi, non è alcuno, che non lo &longs;appia: & que&longs;ta è la regola di fondare ne i luoghi, che hanno buono, & &longs;odo terreno, co­me &longs;ono quelli di Candia tenaci&longs;&longs;imi, & fermi&longs;&longs;imi, ne i quali è gran fatica fare le cauationi. Ma &longs;e i luoghi &longs;aranno di terreno mo&longs;&longs;o, ouero paludo&longs;o, o tenero come a Venetia, Vitruuio ce in&longs;egna quello &longs;i deue fare, & dice.

Ma s'egli non &longs;i truoua il &longs;odo, & che il &longs;uolo &longs;ia mo&longs;&longs;o, ouero palu&longs;tre, allhora quel luogho &longs;i deue cauare, & uotare, & con pali d'Alno, o di Oliuo, o di Rouere ar&longs;icciati con&longs;iccare, & con le machine fatte a que&longs;to propo&longs;ito &longs;iano battute le palificate &longs;pe&longs;si&longs;si­me, & gli &longs;pacij, che &longs;ono tra i pali &longs;iano empiti di carboni, & le fondamenta &longs;iano empite di &longs;odi&longs;sime murature: ma poi che le fondamenta &longs;aranno ben battute, deon&longs;i porre a li­uello i piede&longs;tali, &longs;opra de i quali di&longs;ponerai le colonne (come s'è detto di &longs;opra): ouero nella maniera di &longs;trette colonne, come ella ricerca, ouero nelle altre, come cia&longs;cuna ri chiede, &longs;ia o rila&longs;ciata, o &longs;pacio&longs;a, o gratio&longs;a maniera, come di &longs;opra &longs;ono &longs;tate ordina­te, & de&longs;critte, perche nelle areo&longs;tile è grande libertà di fare gli &longs;pacij, come piace a cia­&longs;c uno. bene egli &longs;i deue auuertire, che ne gli alati atorno, detti Peripteri, collocate &longs;iano le colonne in modo, che quanti uani faranno nella fronte, tante due fiate &longs;iano ne i lati, perche co&longs;i &longs;arà doppia la lunghezza dell'opera alla larghezza; però che quelli, i quali hanno uoluto raddoppiar le colonne, & non i uani, pare che habbiano errato, perche pare, che uno intercolunnio oltra quello che bi&longs;ogna, &longs;i &longs;tenda per la lunghezza.

Vitr. ha detto nel Capo antecedente, che lo alato a torno detto Peripteros, haueua&longs;ei colon-ne in fronte; adunque haueua cinque uani; perche &longs;empre i uani &longs;ono un meno delle colonne: & da i lati haueua undici colonne computando le angulari; adunque hauer à dieci uani: & quelli, che hanno raddoppiato il numero delle colonne da i fianchi, hanno errato, perche non hanno computa to nel numero delle colonne da i lati quelle, che &longs;tanno &longs;opra gli anguli, le quali &longs;erueno alla fron­te, & a i lati; &longs;i che bi&longs;ogna raddoppiare i uani, & non le colonne. & que&longs;ta regola è anche nel le altre maniere, che hanno colonne a torno, che for&longs;e &longs;otto que&longs;to nome di periptere &longs;ono &longs;tate tutte compre&longs;e, perche tutte hanno le ale a torno. Fin qui adunque hauemo le &longs;ondamenta, hauemo i piede&longs;tali, & la fabrica alzata da terra: hora &longs;i ragioner à de i gradi, per li quali &longs;i a&longs;cendeua al Tempio. que&longs;ti erano nelle fronti, come &longs;i uede in molte piante di &longs;opra, erano anche d'intorno, come nella pianta del peripteros di &longs;ei colonne s' è po&longs;to: & con una i&longs;te&longs;&longs;a ragione &longs;i regola il nume ro, l'altezza, & la larghezza de i gradi, & però dice Vitr.

I gradi nella fronte &longs;i deono formare in que&longs;to modo, che &longs;empre &longs;iano di&longs;pari, perche &longs;alendo&longs;i al primo grado col piè de&longs;tro, lo i&longs;te&longs;&longs;o piede entrando&longs;i di &longs;opra nel Tempio &longs;a rà po&longs;to: ma le gro&longs;&longs;ezze di quelli co&longs;i giudico io che debbiano e&longs;&longs;er terminate, che non &longs;iano piu gro&longs;&longs;e di dieci dita, nè piu &longs;ottili di noue. perche a que&longs;to modo non &longs;arà diffi­cile il &longs;alire. Le ritrattioni de i gradi, non &longs;iano meno d'un piede, & mezo, nè piu di due: & &longs;e d'intorno al Tempio &longs;i deono fare i gradi, &longs;i faranno all'i&longs;te&longs;&longs;o modo.

Il piede nel &longs;alire prima &longs;i alza, poi s'allarga: quella mi&longs;ura, che &longs;i fa alzando, è detta gro&longs;&longs;ezza del grado: quella, che il piede calca, & s'allarga per &longs;alire allo altro grado, è detta da Vitr. ri trattione del grado. io chiamerei quella, altezza, & que&longs;ta, larghezza del grado. Qui non di­ce Vitr. che i gradi debbiano e&longs;&longs;ere piu tre, che cinque, piu cinque che &longs;ette. ben è uero, che egli è &longs;tato auuertito nelle fabriche antiche, che non s' è pa&longs;&longs;ato il numero di noue. et &longs;e pure &longs;i pa&longs;&longs;aua, egli &longs;i faceua un piano, & una ritrattione larga, che noi chiamamo requie, &longs;opra la quale &longs;i ripo&longs;a­uano gli huomini, dapoi la &longs;alita. Deono e&longs;&longs;ere i gradi non piu alti di dieci parti d'un piede, nè meno di noue, ma &longs;e fu&longs;&longs;ero noue parti a punto, o meno di dieci &longs;ariano piu commodi. Pone adun que Vitr. itermini del piu, & del meno: ma a di no&longs;tri &longs;i fanno minori, il che non laudarei, per­che poi non hanno grandezza, &longs;e bene fu&longs;&longs;ero piu commodi alla &longs;alita. Il piede è partito in dodici oncie, come hauemo eletto. de&longs;tante &longs;ono dieci oncie, dodrante noue, & le oncie anche &longs;ono det te dita. Ma &longs;e egli &longs;i uorrà fare il poggio da tre lati, Vitr. dice quello douemo o&longs;&longs;eruare.

Ma s'egli &longs;i uorrà fare il poggio da tre lati, bi&longs;ognerà guardare, che i quadretti, le ba&longs;e i tronchi, le cornici, & le gole conuenghino col piede&longs;talo, ch'è &longs;otto le &longs;pire delle co­lonne. Cioè &longs;e'l piede&longs;talo hauerà quadretti, li&longs;telle, tronchi, gole, cornici, & ba&longs;e, ouero altri membrelli, i mede&longs;imi &longs;iano anche nel poggio, come dimo&longs;tra lo in piè del tempio &longs;eguente, che ha il poggio. Ma perche il piede&longs;tale, &longs;oprail quale era la colonna, u&longs;ciua del dritto, del poggio, & per que&longs;to il poggio era ritratto in entro per lo &longs;pacio, che era tra un piede&longs;talo, & l'altro, & faceua una certa concauità, che Vitr. chiama alueolato: però era nece&longs;&longs;ario, che Vitr. ci de&longs;&longs;e la regola di agguagliare, & pareggiare i piede&longs;tali, accioche &longs;i &longs;ape&longs;&longs;e quanto ha­ueuano adu&longs;cir fuori del dritto del poggio, & però dice.

Et a que&longs;to modo bi&longs;ogna, che il piede&longs;talo &longs;ia pareggiato, che egli habbia per mezo l'aggiunta per gli &longs;camilli impari; perche &longs;e egli fu&longs;&longs;e drizzato a linea, egli &longs;i uederebbe con l'occhio il letto, & cauo. ma come a far que&longs;to &longs;i facciano gli &longs;camilli conuenienti, come dell'altre co&longs;e, co&longs;i di que&longs;ta &longs;arà de&longs;critto nel fine del libro, la forma, & la di­mo&longs;tratione.

Deono i piede&longs;tali u&longs;cir del poggio, & que&longs;ta ri&longs;alita Vitr. chiama aggiunta, & la parte del poggio, che &longs;i ritira a dietro, è detta alueolato. Il nome di &longs;camilli in uero non &longs;i troua, ( che io &longs;ap­pia) nè latino, nè dedutto dal Greco. & quando bene uole&longs;&longs;e dire camillum, quando &longs;i dice&longs;&longs;e camillus nel genere del ma&longs;chio, io direi, che la intentione di Vitr. fu&longs;&longs;e, come io ho detto, perche camillus, nel quarto libro, è una ca&longs;&longs;a, o forma, o telaro, che egli chiama loculamentum. Leca&longs;elle, o celle delle api &longs;i chiamano camilli, & tutto quello, che &longs;epara una co&longs;a dall'altra, come

in ca&longs;&longs;a, è con questo nome chiamato. Quando adunque &longs;ia, che i piedi&longs;tali &longs;eparano una partedel poggio dall' altra, perche non &longs;i po&longs;&longs;ono dire camilli cia&longs;cuno di que &longs;pacij, &longs;eparato da i piede.
&longs;tali? che uengono in fuori, & non uanno continuando, ma rompeno la drittura del poggio: &
con licenza egli &longs;i u&longs;i que&longs;to nome del genere del ma&longs;chio, che è neutro. Il &longs;en&longs;o è dunque, co­me ho detto, ilche proucrò anche di &longs;otto. Et &longs;e &longs;camillus uiene da &longs;camnum, per diminutione, & che &longs;i traduca &longs;cabelli, perche i piedi&longs;tali &longs;ono come &longs;cabelli trauer&longs;i, non s'impedirebbe il no &longs;tro &longs;entimento. il quale però è confirmato per alcune parole, che Vitr. dirà qui &longs;otto. Ma la pian ta, & lo in piè del Tempio fatto col poggio &longs;ono fatte di &longs;opra. a carte 137. 138. & 139.

Conuengono tutte le fabriche nelle fondamenta, o naturali, o artificiali, che &longs;iano. delle ar­tificiali &longs;e ne è ragionato a ba&longs;tanza. &longs;opra le fondamente, o gradi, o poggi, che &longs;i facciano, &longs;ene è dato la regola di &longs;opra. hora &longs;i dirà de i piedi&longs;tali, i quali &longs;ono di due modi. prima tutto il ba&longs;a­mento d'una fabrica &longs;i puo chiamare piede&longs;tale; che in Greco &longs;tereobata, & anche &longs;tilobata &longs;i chiamano le parti prime &longs;opra terra, piu gro&longs;&longs;e che i pareti; perche con perpetua, & continuata &longs;odezza legano la fabrica d'intorno. l'e&longs;&longs;empio è nelle piante d'alcuni Tempij &longs;opra po&longs;ti, come nella pianta del dipteros, doue &longs;i uede, che corre quel legamento intorno, &longs;opra il quale è po&longs;to il colonnato. & nella parte dinanzi &longs;ono i gradi &longs;errati tra quel legamento, che è fatto per leuare la fabrica da terra, & per darle &longs;odezza, & mae&longs;tà, & per ornamento. & &longs;pe&longs;&longs;o gli antichi ui poneuano delle &longs;tatue nelle fronti, la doue da una parte, & l'altra erano del ba&longs;amento, che u&longs;ciua dell' ordine delle colonne dinanziper legare i gradi, & que&longs;to poteua e&longs;&longs;er per la quarta parte della colonna in altezza. i piede&longs;tali da &longs;e, & &longs;eparati dal ba&longs;ameno, non &longs;i danno per quanto &longs;i legge, nè alle opere To&longs;cane, nè alle Doriche. però quelli, che danno mi&longs;ure de piede&longs;ta li, pare, che s'habbiano formato di loro capo le mi&longs;ure di quelli, in que generi, doue non &longs;i tro­uano. Ma nello Ionico, Corinthio, & composto, &longs;e ne truouano. come nel pre&longs;ente libro, & nel quinto doue &longs;i ragiona del poggio della &longs;cena, &longs;i uede chiaramente. & molti e&longs;empi, ne &longs;ono in Roma, ne gli archi, Tempij, & Theatri. Que&longs;ti hanno diuer&longs;e mi&longs;ure, & tutte però &longs;i ca­uano dall'altezza della colonna con la &longs;ua ba&longs;a, & capitello, perche altri &longs;ono la terza parte, come quelli dell'arco fatto al ca&longs;tel uecchio di Verona, d'opera Corinthia &longs;ommamente lodata. Altri &longs;ono per la quarta parte, come &longs;ono quelli del Coli&longs;eo: altri &longs;ono d'una quarta & meza, come nell'arco fatto da Traiano in memoria della uittoria di Dacia, &longs;ul porto d' Ancona: & è ope­ra Corinthia bella & &longs;chietta. Altri della quinta, come &longs;i è oßeruato. & que&longs;ta diuer&longs;ità na­&longs;ce, perche con diuer&longs;e intentioni l' Architetto &longs;opplire intende alla grandezza, o bellezza delle fabriche, Vitruuio ragionando nel quinto, del poggio della &longs;cena, fa il piede&longs;talo d'uno terzo, proportionando, & il poggio, & le colonne al diametro dell'Orche&longs;tra; & è belli&longs;&longs;ima forma. i piedi&longs;tali ad unque, per le fatte o&longs;&longs;eruationi, &longs;i partirano in otto parti nella loro altezza. di que­&longs;te una ua per gli ornamenti, o membrelli di &longs;opra, che &longs;ono come un capitello del piede&longs;talo: due &longs;i danno alla ba&longs;a, il re&longs;to al dado, o tronco di mezo. La ba&longs;a &longs;i parte in tre parti, due &longs;i danno al zocco, l'altra all'altre parti. &longs;i che gli ornamenti di &longs;otto, o membrelli che &longs;iano, &longs;ono doppij in altezza a gli ornamenti, o membrelli di &longs;opra, che Vitru. chiama, quadre, corone, li&longs;is. Sole­uano gli antichi &longs;otto la ba&longs;a del piede&longs;talo porre uno, o due zocchi, non meno alti di tutta la ba­&longs;a del piede&longs;talo. & que&longs;to per dar fermezza, & grandezza alle opere. &longs;oleuano anche &longs;otto l'or­lo della ba&longs;a della colonna porre un'altro zocco, ilche &longs;pecialmente u&longs;auano di fare ne gli archi. & tutta la ba&longs;a, col detto zocco era d'un pezzo, perche la fu&longs;&longs;e piu atta, a &longs;o&longs;tener i pe&longs;i, come &longs;i uede nell'arco d' Ancona, ne gli archi di Settimio, & di Tito, & di Con&longs;tantino in Roma, & in altri luoghi d'Italia. Ma prima, che io de&longs;criua co&longs;a alcuna, mi pare conueniente e&longs;ponere l'o­rigine, & ragione de i uocaboli, & nomi po&longs;ti alle parti, & membri delle fabriche; accioche &longs;empre non &longs;i habbia a tornar da capo. Fu la colonna (come s'è detto) ritrouata per &longs;o&longs;tenere i pe&longs;i. & prima cra di legno, & ritonda. crebbe poi il di&longs;iderio della grandezza, & perpetui­tà con la concorrenza de gli huomini, d'onde la terra fu &longs;ollecitata, & dalle ui&longs;cere di quella fu­rono cauate le pietre, & i marmi. la onde hebbero luogo le colonne di marmo, ma in modo, che tene&longs;&longs;ero qualche &longs;imiglianza con le colonne di legno, lequali, accioche per li pe&longs;i non &longs;i fende&longs;­&longs;ero, haueuano dalle te&longs;te alcuni cerchi di ferro, & alcune anella, che re&longs;trigneuano i capi di que tronchi. doue gli Architetti ad imitatione di quelle, indu&longs;&longs;ero le fa&longs;cie di &longs;opra, & di &longs;otto i fu&longs;ti delle colonne, & accrebbero poi quelle parti, di modo, che la parte di &longs;opra chiamarono capitello, & quella di &longs;otto nominarono ba&longs;a. Nella ba&longs;a oßeruarono, che la larghezza &longs;ua fu&longs;&longs;e maggiore dell'altezza, dapoi, che &longs;portaße alquanto piu del fusto della colonna, ad imita­tione del piede humano: & co&longs;i anche l'infima parte della ba&longs;a fu&longs;&longs;e alquanto piu larga di quel­la di &longs;opra; &longs;i come era il piede&longs;talo piu largo della ba&longs;a: & il fondamento piu largo del piede­&longs;talo, ad imitatione della natura, come hauemo detto. Ba&longs;a è nome Greco, in latino &longs;i chiama &longs;pira. perche &longs;pira &longs;ignifica giro, o uoluta: & le ba&longs;e erano ritonde, imitando i cerchi, & le anel­la. ma i Greci chiamano ba&longs;e con miglior comparatione, perche ba&longs;is, uuol dire piede: & la ba­&longs;a è piede della colonna. & però anche i nomi delle parti delle ba&longs;e, da Greci &longs;ono &longs;tati po&longs;ti con que&longs;to ri&longs;petto del piede humano, & d'altre parti, & anche del &longs;uo calzare, perche fanno le ba&longs;e di membri co&longs;i chiamat, come &longs;ono Plinthus, Torus, Scocia, Trochilus, Quadra, Su­percilium, A&longs;tragali. Plinthus è nome Greco, &longs;ignifica mattone, laterculum, ouero cata&longs;trum: & da uulgari è detto orlo: perche zocco è quello, che è &longs;otto la ba&longs;a; che io chiamerei piu pre­&longs;to &longs;ottoba&longs;a, che zocco: & Plinthus chiamerei zocco, o quadrello. Torus è uno membrello ritondo, che ua&longs;opra l'orlo, è detto in Greco &longs;tiuas: & &longs;i chiama Torus, perche è come una gonfiezza carno&longs;a, ouero come uno piumazzetto. noi perche è ritondo lo chiamamo ba&longs;tone: & France&longs;i, bozel, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione. Scocia è Greco, & &longs;ignifica ombro&longs;o, & o&longs;curo; per­che è un membro cauo, che fa ombra; però i no&longs;tri lo chiamano cauetto. altri &longs;corza, perche è come la &longs;corza di mezo ba&longs;tone: France&longs;i chiamano il cauetto contrabozel. Trochilus da Gre­ci, orbiculus, da latini è detto, perche a&longs;&longs;imiglia una rotella, che &longs;opra il taglio habbia un cana­le, come hanno i raggi delle taglie, &longs;opra liquali uanno le funi. Quadra, & li&longs;tella, & filette in France&longs;e, che è la gro&longs;&longs;ezza d'alcuni membrelli, & è un pianuzzo & regola quadra di &longs;opra il cauetto, come è il &longs;opraciglio a gli A&longs;tragali. A&longs;tragalus è co&longs;i detto dalla forma di quell'o&longs;­&longs;o, che è nella giontura del collo del piede; latinamente è detto Talus; che uolgarmente &longs;i chia­ma talone, ma gli Architetti pure dalla forma il chiamano tondino, et nelle ba&longs;e &longs;e ne fanno due. I di&longs;egni di que&longs;ti membrelli, &longs;aranno qui &longs;otto, con le loro lettere, & nomi partitamente diße­gnati. Noi po&longs;cia poneremo tutti gli ordini di&longs;tintamente prima, che &longs;i uenga al te&longs;to di Vitru. accioche, con la imitatione del Filandro facciamo chiara tutta la pre&longs;ente materia. laquale ha bi&longs;ogno di que&longs;ta ordinatione. & &longs;atisfaremo anche a quelli, che non &longs;i curano di tanta Filo&longs;ofia, & che ci fanno oppo&longs;itione di troppo alti concetti, & di&longs;cor&longs;i, con i quali io non uoglio &longs;cu&longs;ar­mi, perche dubiterei di non gli credere, et non di dare ad intendere a me &longs;te&longs;&longs;o che fu&longs;&longs;e uero, che o fu&longs;&longs;e piu Theorico, che pratico.

A. Plinthus, Laterculus, uel lata&longs;trum. Orlo.

B. Thorus, &longs;tiuas. rondbozel. ba&longs;tone.

C. Scotia, cauetto, &longs;corza. contrabozel. orbiculus. Trochilus.

D. A&longs;tragalus. Talus. tondino.

E. Quadra. li&longs;tello. Filette.

F. è quella parte doue termina il fu&longs;to della colonna, detta cimbia, ouero annulo, o le&longs;tello dell'Apofige, della quale &longs;i dir à dapoi.

La ba&longs;a To&longs;cana ha di que&longs;te parti, l'orlo, & il ba&longs;tone. la mi&longs;ura di que&longs;ta è, che e&longs;&longs;er deue alta quanto è la metà del diametro della colonna. Que&longs;ta altezza &longs;i diuide in due parti, l'una &longs;i da all' orlo, ilquale in que&longs;ta ba&longs;a è fatto a &longs;e&longs;ta. l'altra &longs;i dà al ba&longs;tone, con quella parte, che &longs;i chiama apofige, & apothe&longs;i; che &longs;ono certe piegature dalle teste de i fu&longs;ti delle colonne, che dan­no gratia mirabile, quando &longs;ono ben fatte. & pare, che fuggino, & &longs;iano ritratte. però hanno in Greco que&longs;te nominanze, apothe&longs;i, & apofige. quella di &longs;opra è detta collarino, & quella di &longs;otto, cimbia, & &longs;ono in modo, che &longs;e amendue fu&longs;&longs;ero congiunte in&longs;ieme farebbeno la forma del cauetto. Lo &longs;porto dell' orlo è per la terza parte dell' altezza della ba&longs;a. il ba&longs;tone ha tanto di &longs;porto, quanto l'orlo. et &longs;i fa con la &longs;e&longs;ta; benche qui pare quadro, però &longs;i cono&longs;ce dal &longs;uo fon­damento. il &longs;emidiametro del ba&longs;tone, è termine della cimbia, perche ella non pa&longs;&longs;a piu oltre il &longs;egno a. laqual cimbia, è l'ottaua parte alta dell' altezza di tutta la ba&longs;a. que&longs;ta nelli generi Do­rico, Ionico, et Corinthio è parte della colonna, ma nel To&longs;cano è parte della ba&longs;a, et &longs;i fa a &longs;e&longs;ta in que&longs;to modo. Cada una linea dal dritto della colonna a piombo &longs;opra l'orlo, et quella parte, che &longs;porta oltra il dritto della colonna &longs;iapartita in tre parti eguali 1. 2. 3. et uiene portata in fuori dallo e&longs;tremo della cimbia. dal punto a. al punto b. et allargata la &longs;esta dal punto a. al punto e. &longs;opra'l quale cade il dritto della colonna, &longs;i ferma l'un piede in b. et con l'altro &longs;i fa il punto d. ilquale deue e&longs;&longs;ere centro di quel giro, che regge la piega della cimbia. &longs;imilmente con quella &longs;e&longs;ta co&longs;i allargata &longs;i piglia la di&longs;tanza da, e, à c. &longs;opra il fu&longs;to della colonna. et po&longs;ta la &longs;e&longs;ta in c. &longs;i taglia il punto d. ilquale è centro dell' Apofige, o cimbia che &longs;i dica. la figura è qui&longs;otto. A. B. C. nella pianta &longs;ono &longs;egni delle parti della ba&longs;a. A. ri&longs;ponde alla cimbia detta Apofige. B. al ba&longs;tone detto Torus. C. all' orlo, detto Plinthus, che nella ba&longs;a To&longs;ca­na, è fatto a &longs;esta, come s'è detto. La colonna deue e&longs;&longs;er alta&longs;ette teste con la ba&longs;a, & il capi­tello. ma rastremata la quarta parte della' gro&longs;&longs;ezza da piedi, cioè uno ottauo per parte. Nel capitello To&longs;cano ei &longs;ono queste parti, Abaco Echino, Hipotrachelio, & Apofige. Tutti i ca­pitelli conuengono in que&longs;to membro, che &longs;i chiama Abaco. ilquale è una tauola quadra, detta operculum da Leone, & Dado da no&longs;tri. perche è di forma quadrangulare, & nel To&longs;cano &longs;i puo chiamar zocco, & Plinthus. Conuengono tutti i capitelli, che tutti &longs;i po&longs;ano, & s'incon­trano con le linee cia&longs;cuno della colonna &longs;ua, nel fusto di &longs;opra, doue è fatta la contrattione, & diminutione della colonna. Le mi&longs;ure del capitello To&longs;cano &longs;onoque&longs;te. Prima egli è alto quan­to la ba&longs;a, cioè per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi. Que&longs;ta altezza &longs;i diuide in tre parti, l'una &longs;i dà all' Abaco, o zocco, o dado, che uogliamo chiamare. quella di mezo al­l'Echino, cioè ouolo, del quale &longs;i dirà hora, che co&longs;a uuol dire. La terza &longs;i re&longs;trigne all' hypotra­chelio, o collarino, & apofige. Echino &longs;ignifica il riccio di ca&longs;tagna, il riccio animale d'acqua, & di terra. chiama&longs;i que&longs;ta parte Echino, perche in e&longs;&longs;a &longs;i &longs;colpiuano iricci di ca&longs;tagna. doue­mo imaginarci molti ricci di castagna l'uno appre&longs;&longs;o dell' altro aperti, & che mo&longs;trino le ca&longs;ta­gne quando &longs;ono mature. que&longs;ti fanno un bel uedere, & adornano mirabilmente. Que&longs;ta par­te Vitru. chiama Encarpi, parlando del capitello Ionico: perche erano ornati di frutti, & di foglie, come &longs;i uede in molti capitelli antichi. i moderni chiamano que&longs;ta parte Ouolo, non &longs;apen do l'origine, & parendo loro, che &longs;iano oua &longs;colpite. Encarpi &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare, fe&longs;toni. Hipotrachelio, è una &longs;ottogola, alla &longs;imiglianza del collo dell' huomo. Faccia&longs;i adunque il da­do, o Plinto, per uno &longs;e&longs;to della gro&longs;&longs;ezza della colonna, che uiene a e&longs;&longs;er un terzo della metà del diametro. L'ouolo occupa la parte di mezo. Questi accioche &longs;ia tirato a &longs;e&longs;ta, bi&longs;ogna tirar una linea dal dritto della colonna di&longs;opra, fin all' Abaco, & diuidere in due parti eguali quello &longs;porto dell' Abaco che auanza, & di quelle riportarne una in dentro, & far punto. a.

& po&longs;ta la &longs;e&longs;ta &longs;opra l'e&longs;tremo li&longs;tello, che ua&longs;otto l'ouolo (che è alto la &longs;e&longs;ta parte di quella, che ua all' hipotrachelio) allargata al punto, a. &longs;i &longs;a un poco di giro. & dall' c&longs;tremità dello aba­co &longs;i &longs;a il mede&longs;imo, & nello incrocciamento &longs;i pone la &longs;esta, & &longs;i tira l'Ouolo leggiadramente, la&longs;ciando all' Abaco alquanto di prominenza per garbo. lo Hipotrachelio, o &longs;ottogola, &longs;i fa al modo che &longs;i fa l'Apofige: & è alto il doppio del li&longs;tello &longs;otto l'ouolo. la &longs;ua cimbia è alta la me­tà, cioè tanto, quanto il listello &longs;otto l'ouolo. il tondo &longs;porta oltra lo &longs;porto del detto listello, per­che la&longs;ciando cadere una linea a piombo dalla estremità del listello, doue è il punto. g. &longs;opra quella &longs;arà il centro di fare il giro & tondo predetto, ma la piegatura &longs;otto la cimbia, &longs;i fa al &longs;opradetto modo. facendo il centro, come &longs;i è detto la doue è h. & l.E. Abacus, Plinthuo, dado.

F. Echinus, ouero Ouolo.

G. Annulus, Listello.

H. I. K. L. Hypotrachelium con Apofigi. cioè parte contratta alla &longs;ottogola, con la cimbia.

Sopra'l capitello &longs;i pone l'architraue, con quelle ragioni, che porta la ragione dell' opera, &longs;e­condo, che dirà Vitr. nel quarto. al qual luogo io mi riporto. Ma uenire è nece&longs;&longs;ario al genere Dorico, &longs;e noi uogliamo &longs;eguitare l'ordine propo&longs;to. però diremo in&longs;ieme con Vitr. che il Dorico non ha ba&longs;a propria, ma alcuna fiata &longs;e le dà la ba&longs;a Attica, la quale &longs;i forma di queste parti, Plinthus, torus inferior, quadræ, torus, &longs;uperior, &longs;cotia. Que&longs;te parti gia &longs;ono dichiarite qua­li &longs;iano. ha dunque la detta ba&longs;a, l'orlo, due ba&longs;toni, uno cauetto tra quelli, con i &longs;uoi quadret­ti, li&longs;telli, o gradetti, che &longs;i dichino l'uno di &longs;opra il cauetto, & l'altro di &longs;otto. La mi&longs;ura di que&longs;ta ba&longs;a è, che ella è alta la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna, la lungezza è per una gro&longs;­&longs;ezza & meza. Si diuide poi la gro&longs;&longs;ezza della colonna in tre parti, l'una &longs;i dà all' altezza del­l'orlo, il re&longs;tante &longs;i partirà in quattro parti, una delle quali &longs;i darà al ba&longs;tone di &longs;opra, le altre tre &longs;i partiranno in due parti eguali, l'una &longs;i darà al ba&longs;tone di &longs;otto, l'altra al cauet­to con li &longs;uoi gradetti. que&longs;ta parte del cauetto &longs;i diuide in &longs;ei parti, una delle quali &longs;i dà al gradetto di &longs;opra, l'altra al gradetto di &longs;otto. Le quattro re&longs;tano al cauetto. lo &longs;porto del basto ne di &longs;otto, ua di pari con l'orlo, & &longs;i fa il &longs;uo giro a &longs;e&longs;ta, come s'è detto. lo &longs;porto del gradetto di &longs;otto ua di pari col &longs;emidiametro del ba&longs;tone di &longs;otto. lo &longs;porto del gradetto di &longs;opra, ua di pa­ri della cimbia. La cimbia di pari del &longs;emidiametro del ba&longs;tone di &longs;opra. Il quale &longs;emidiametro, è oltra il dritto della colonna, la terza parte dello &longs;porto dell' orlo oltra il dritto della colonna. Lo &longs;mu&longs;&longs;o, o giro dell' Apophige, &longs;i fa a que&longs;to modo. La&longs;cia cadere dal dritto della colonna una linea &longs;opra la cimbia, & partirai quello &longs;patio, che è rinchiu&longs;o tra la detta linea, & lo &longs;porto della cimbia, in due parti, & una di quelle allungherai oltra lo &longs;porto della cimbia, & piglia con la &longs;e&longs;ta tutta quella mi&longs;ura, che è contenuta &longs;otto le tre parti dallo dritto della colonna, & farai lo incrocciamento, come s'è detto. Il cauetto &longs;i tira con giudicio, benche &longs;i puo fare tirando una linea dallo e&longs;tremo del gradetto di&longs;opra allo e&longs;tremo del gradetto di &longs;otto, & facendo il centro &longs;opra quella linea, & tirando il giro dall' uno, & l'altro e&longs;tremo de i gradetti, & rie&longs;ce bene.

A. Abacus, orlo.

B. Torus inferior, bastone di &longs;otto.

2. Quadre, li&longs;telle, o gradetti.

C. Scotia.

D. Torus &longs;uperior. ba&longs;tone di &longs;opra.

E F. apophigis. cimbia. &longs;mu&longs;&longs;o.

La colonna Dorica è alta &longs;ette te&longs;te, & &longs;i contragge &longs;econdo la ragione dell' altezza &longs;ua, come &longs;i dirà poi. Il capitello Dorico. ha queste parti, Plinthus, Cymatium, Echinus cum annulis, pars, quæ hypotrachelio contrahitur columnæ, cioè zocco, o dado, cima&longs;a, ouer ouolo, annel­la, collarino, delle quali s'è detto la origine, & deriuatione. Ma le mi&longs;ure &longs;ono queste.

La gro&longs;&longs;ezza del capitello è per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. La larghèzza è per tutta la gro&longs;&longs;ezza della colonna, & di piu uno &longs;e&longs;to; &longs;econdo Vitruuio. Ma nell' antico &longs;i truoua, & rie&longs;ce meglio un quinto per parte. Diuiderai la gro&longs;&longs;ezza del capitello in tre parti, delle quali una &longs;i dà al zocco con la &longs;ua Cima&longs;a, l'altra all' ouolo con le anella, l'altra &longs;i contragge al collarino della colonna. Di modo che la larghezza, o gro&longs;&longs;ezza del capitello è due quinti piu della gro&longs;&longs;ezza della colonna. l'altezza del zocco, o dado, &longs;i diuide in cinque parti, tre delle quali &longs;i danno al zocco, & due alla &longs;ua Cima&longs;a. & quelle due &longs;i diuideno in tre parti; due delle quali &longs;i danno al la Cima&longs;a, & una al quadretto. Finito il zocco, & la cima&longs;a, &longs;eguita l'ouolo, & le anella &longs;ue. l'altezza dell' ouolo &longs;i diuide in tre parti, due delle quali, &longs;i danno all' ouolo, una alle anella Que&longs;ti &longs;ono tre, & &longs;ono alti tanto l'uno quanto l'altro. Sporta il primo oltra il dritto della colon na di &longs;opra la metà dell' altezza &longs;ua: & il &longs;econdo &longs;porta oltra il primo, anch'egli la metà della &longs;ua gro&longs;&longs;ezza; & il terzo, che è di &longs;opra, fa il &longs;imile oltra il &longs;econdo. ma non &longs;arebbe male, che cia&longs;cuno &longs;porta&longs;&longs;e tanto, quanto è l'altezza &longs;ua. l'ouolo &longs;i fa a &longs;e&longs;ta, pigliando&longs;i con la &longs;e&longs;ta la di&longs;tanza, che è dallo e&longs;tremo dell' ultimo anello, fin &longs;otto l'abaco, & facendo&longs;i lo incrocciamen­to da quello e&longs;tremo, & anche &longs;otto l'abaco, & ponendo&longs;i la &longs;e&longs;ta nello taglio dello incrocciamento. Seguita la parte, che &longs;i contragge alla &longs;ottogola, che da alcuni &longs;i chiama fregio. que&longs;ta con la &longs;ua bella piega peruiene fin' alla cimbia. & a&longs;tragalo, o tondino, che &longs;i dica, & &longs;i uiene ad incontrare col dritto della colonna di &longs;opra. Il tondino è alte, quanto &longs;ono tutte tre le anella, & la metà di uno, porge in fuori quanto l'ouolo. La cimbia è alta per la metà del tondino. porge a piombo del &longs;emidiametro del tondino: il re&longs;to &longs;i fa al modo &longs;opra detto. Gli antichi &longs;oleuano pone re &longs;opra il capitello una aggiunta non molto alta, che po&longs;aua &longs;u'l zocco, al dritto della colonna di &longs;opra; & que&longs;to faceuano, perche lo architraue &longs;i po&longs;a&longs;&longs;e &longs;u'l uiuo del capitello, & della co­lonna, & non rompe&longs;&longs;e gli &longs;porti. L'architraue detto trabs, conle parti di quello, che gli &longs;ta &longs;opra, ha que&longs;te parti, che &longs;i dicono in latino, Epi&longs;tilium, Tenia, Guttæ, trigliphi, metopæ, regula, capitula, canales, femora, cimacium, corona, Timpanum, acroteria, &longs;ima. Le &longs;ignifi cationi delle quali co&longs;e &longs;ono que&longs;te. Epi&longs;tilium è tutto quello, che ua &longs;opra le colonne; & capitelli, per nome generale: ma propriamente è la traue mae&longs;tra, che architraue uolgarmente &longs;i chia ma; Epi&longs;tilium uuol dire impo&longs;ta di colonne. que&longs;ti nel genere Dorico ha una fa&longs;cia, ouero ben­da, che &longs;i chiama tenia, &longs;otto la quale con una regoletta &longs;ono intagliate le goccie, che fanno lo effetto delle goccie dell' acqua, che cade, & &longs;ono &longs;ei di numero, per ogni testa di traue, che è rappre&longs;entata per li trigliphi. la origine de i quali è que&longs;ta. Nelle fabriche di legno &longs;oleuano &longs;por tare le te&longs;te delle traui, le quali &longs;i chiamauano, ope, & lo &longs;pacio, che era tra una te&longs;ta, & l'al­tra, metopa, &longs;i diceua. perche poi non pareuano bene quelle te&longs;te co&longs;i nude, & &longs;coperte, gli an tichi le copriuano con certe tauolette, & quelle con cera di diuer&longs;i colori dipigneuano. Ma quel li, che non di legno, ma di pietra magnificamente lauorauano, imitando quelle te&longs;te, fecero quel li membri, che Triglifi chiamarono, qua&longs;i Tri&longs;olci, perche &longs;ono tagliati in tre canali, due intie­ri, & uno mezo per lato. da que&longs;ti canali pare, che cadino le goccie gia dette. Gli &longs;patij, che &longs;o no tra i canali, &longs;i chiamano femora, noi per altri ri&longs;petti potemo nominarli piani. i Triglifi han­no i loro capitelli &longs;opra i quali è la cornice, che &longs;i chiama corona, perche cigne lo ediftcio come corona. Moderni la chiamano gocciolatoio, perche da quella gocciolano le acque cele&longs;ti, & &longs;ono gettate lontane dallo edificio. Que&longs;ta cornice ha due cima&longs;e, o gole, una di&longs;otto, & l'altra di &longs;opra; & &longs;ono adornamenti &longs;uoi. Sopra la cornice è il Fa&longs;tigio, che noi chiamamo Fronti&longs;pi­cio, che ha un piano nel mezo, che &longs;i chiama Timpano, perche è cinto da i mede&longs;imi membri del la corona, & da una gola &longs;chiacciata, che &longs;i chiama &longs;ima, a &longs;imiglianza del na&longs;o delle capre. Oltra di que&longs;to il Fronti&longs;picio ha da i lati, & nel mezo di &longs;opra gli acroterij, che &longs;ono alcuni pi­la&longs;trelli, &longs;opra i quali, &longs;i poneuano le &longs;tatue: & quelli da i lati moriuano nel tetto, & quello di mezo era libero. Hora ueniamo alle mi&longs;ure. La grandezza dello architraue in altezza con la benda, & goccie &longs;ue, è per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. que&longs;ta metà hora chiameremomodulo. La benda, fa&longs;cia, o Tenia, che &longs;i dica, è per la &longs;ettima parte del modulo. le goccie con la regoletta la &longs;e&longs;ta. que&longs;ta regoletta ua &longs;opra le goccie, & di tre parti, ne occupa una, di quella &longs;e&longs;ta parte. La larghezza dello Architraue, cioè il piano di &longs;otto, che &longs;i po&longs;a &longs;opra'l capi tello, e&longs;&longs;er deue tanto, quanto il collarino della colonna di &longs;opra; perche co&longs;i uenirà a po&longs;ar&longs;i &longs;u'l uiuo. L'altezza de i Triglifi è per un modulo & mezo, larghi nella fronte un modulo. que&longs;ta fronte ha due canali nel mezo intieri, & due mezi dalle parti, & &longs;ono tagliati in modo, che lo angulo della &longs;quadra u'entri nel mezo, & le braccia della &longs;quadra facciano le &longs;ponde. & accio­che &longs;iano giu&longs;ti, &longs;i diuide la larghezza del Triglifo in &longs;ei parti, & &longs;ene la&longs;cia meza parte per banda per li mezi canali, dopo i quali, &longs;ene la&longs;cia una per parte, per li pianuzzi, che Vitr. chia­ma femora. dopo i piani, &longs;ono i canaletti uno per banda, & &longs;ono intieri, occupando cia&longs;cuno una parte delle &longs;ei, & nel mezo i due canali u'è il &longs;uo piano, che occupa la &longs;e&longs;ta parte. Bi&longs;ogna auuertire, che'l mezo del Triglifo &longs;ia &longs;opra'l mezo del quadro della colonna. Le metope &longs;ono quadre perfette, cioè tanto alte, quanto larghe: & quelle metope, che &longs;ono &longs;opra gli anguli, &longs;ono meze, ma non a punto, ma meno delle metà, perche co&longs;i rie&longs;ce il compartimento; come &longs;i uederà nel quarto libro. Soprai Triglifi &longs;ono i capitelli loro, alti la &longs;e&longs;ta parte d'un modulo: & &longs;oprai capitelli è la corona o gocciolatio, alta o gro&longs;&longs;a con le &longs;ue cima&longs;e mezo modulo. que&longs;ta altezza &longs;i diuide in quattro parti, l'una &longs;i dà alla cima&longs;a di &longs;opra, la una alla cima&longs;a di &longs;otto, due allo &longs;pacio, ch'è tra una cima&longs;a, & l'altra. la cima&longs;a ha il &longs;uo li&longs;tello, alto un terzo, & gli altri due &longs;i danno alla piegatura della &longs;ua gola. La corona &longs;porta per la metà, & uno &longs;e&longs;to d'un modulo, & ha alcuni tagli come dentelli di &longs;otto, accioche cadendo le goccie, non po&longs;&longs;ano uenire longo il muro, ouero le colonne, & gua&longs;tarle; & per que&longs;ta parte for&longs;e è detta gocciolatio, & quella par te è detta da Vitr. mento dalla corona, et que luoghi, &longs;cotia, ouero cauetti. le gole del gocciolatoio &longs;ono una al contrario dell' altra, come &longs;i uede nella figura. Gli antichi ornauano gli &longs;patij delle me tope com te&longs;te di bue ben date, con le patine de' &longs;acrificij, et altre co&longs;e, doue io laudo la inuentione del San&longs;ouino, che nelle metope de i portichi &longs;otto la libreria publica ha collocato le in&longs;egne della Re publica col farui la parte dinanzi del Leone alato. Similmente, &longs;otto il piano della cornice alla parte, che guarda in giu, & &longs;porta in fuori, &longs;i &longs;colpiuano alcune goccie &longs;opra i Trigli­fi, & alcune ro&longs;e &longs;opra le metope, le goccie ri&longs;pondeuano alle goccie, che &longs;ono &longs;otto i Triglifi, & erano ritonde, & &longs;e ne poneuano &longs;ei per parte. & diciotto per largo, & la figura lo dimo­&longs;tra. Del fronti&longs;picio diremo nel genere Ionico.

La ba&longs;a Ionica &longs;i forma a que&longs;to modo. &longs;ia la larghezza &longs;ua per ogni uer&longs;o tanto, quanto è la gro&longs;&longs;ezza della colonna, & di piu tanto quanto è un quarto, & un'ottauo della detta gro&longs;&longs;ez­za, cioè &longs;e diuiderai il diametro della colonna in &longs;edici parti, &longs;ia tanto allungato, che ne hab­bia uentidue: et que&longs;ta &longs;ia la larghezza della ba&longs;a. l'altezza è per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. L'orlo è la terza parte dell' altezza. il re&longs;tante &longs;i diuide in &longs;ette parti, tre delle quali &longs;i danno al ba&longs;tone di &longs;opra, due &longs;i danno al cauetto con il &longs;uo tondino, & &longs;opraciglio, & due al cauetto di &longs;otto con il &longs;uo &longs;opraeiglio. i tondini &longs;i fanno per l'ottaua parte del cauetto. Ma ben parerà, che'l cauetto di &longs;otto &longs;ia maggiore, percioche egli &longs;porterà fin allo e&longs;tremo dell'orlo. Lo &longs;porto di &longs;o­pra, oltra la gro&longs;&longs;ezza della colonna &longs;i fa a que&longs;to modo. piglia tre parti della diui&longs;ione del dia­metro, che &longs;ono la ottaua, & &longs;e&longs;ta decima parte, & quelle diuiderai per mezo, & tanto &longs;arà lo &longs;porto, cioè d'una parte et meza, dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra; et tanto è lo &longs;porto della &longs;pira, doue &longs;i fa la cimbia con le ragioni dette di &longs;opra. l'altezza della cimbia è per un terzo dell' al­tezza del ba&longs;tone, il centro del quale è &longs;opra la linea, che di&longs;cende dallo &longs;porto della cimbia. i tondini deono e&longs;&longs;er toccati da una linea, che &longs;i parte dallo e&longs;tremo &longs;opraciglio, allo e&longs;tremo del li&longs;tello, che è &longs;opra l'orlo, et &longs;otto il cauetto inferiore. i cauetti &longs;i fanno al modo &longs;opra detto. et que&longs;ta è la de&longs;crittione della ba&longs;a Ionica. l'altezza della colonna in diuer&longs;e maniere di fabriche, è diuer&longs;a. I &longs;uoi ra&longs;trenamenti &longs;ono regolati da Vitr. &longs;econdo le altezze &longs;ue, però &longs;i di ra del capitello.

Tira una linea che &longs;ia tanto lunga quanto è gro&longs;&longs;a la colonna da piedi. Que&longs;ta diuiderai in parti dieciotto, et ne aggiungnerai una di e&longs;&longs;e, &longs;i che &longs;arà in tutto parti diecinoue. hora tutta que&longs;ta &longs;arà la lunghezza, et larghezza del capitello. Ma l'altezza con le uolute &longs;arà per la metà, cioè parti noue, et mezo: dico con le uolute, perche la gro&longs;&longs;ezza del capitello, è un ter zo della gro&longs;&longs;ezza delle colonne, et le uolute &longs;ono ornamenti, et non parti del capitello, & uan no piu in giu del capitello. Manderai dunqne a ba&longs;&longs;o de gli e&longs;tremi di que&longs;ta linea i catheti. cioè linee a piombo, tanto lunghe, quanto &longs;ono le noue parti et meza, cioè la metà della lun­ghezza. que&longs;te linee ci &longs;eruiranno poi. re&longs;tino però &longs;egnate le noue parti et meza, ma &longs;cancel lati i primi &longs;egni delle diui &longs;ioni della linea della lunghezza, et larghezza del capitello: perche &longs;i deue diuiderla in uenti parti, et retirar&longs;i in entro dalle e&longs;tremità della linea detta, una parte, et un quarto delle uenti, et mandar giu de gli altri catheti di pani alli primi. con le i&longs;te&longs;&longs;e diui&longs;io ni, in que&longs;te linee ritirate &longs;arà il centro dell' occhio, &longs;i fermeranno le uolute, et &longs;i regolerà tut to il re&longs;tante del capitello. Leone chiama l'occhio della uoluta ciclo. la uoluta è uno inuoglio ad imitatione delli cincinni de i capelli muliebri, i uolgari la chiamano cartoccio. Delle noue parti di que&longs;te linee &longs;e ne danno all' orlo, o abaco una, & meza, l'una è per la gola dello abaco, che è fatto in forma della lettera S. ma tirata con gratia, & la meza &longs;i da al &longs;uo li&longs;tello. le uolute &longs;i formano a que&longs;to modo. restando &longs;otto l'abaco parti otto, &longs;i fa un punto la doue termina­no le quattro & meza, & &longs;opra quello po&longs;to un piede della &longs;esta, &longs;i fa un giro, il cui diametro tiene una di quelle parti, & tre ne re&longs;tano di &longs;otto, & quattro di &longs;opra. que&longs;to cerchio o giro è l'occhio delle uolute, nel quale hanno ad e&longs;&longs;ere dodici centri, che formano le uolute a &longs;e&longs;ta, nè po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er meno, perche fariano la uoluta sgarbata, & con pochi giri, & non &longs;alua la lettera di Vitruuio. Io non dirò de gli inuentori di questo modo per non metter molti huomini da bene al le mani. io confe&longs;&longs;o d'hauerla imparata, & ne tengo obligo alli mae&longs;tri. I&longs;eppo Saluiati pitto­re eccellente, me ne dedicò uno trattatello, & lo fece &longs;tampare. &longs;e quelli, i quali me l'hanno dimo&longs;trata prima, l'habbiano pigliata dal Saluiati, io non lo sò. per formare adunque la uoluta bi&longs;ogna mandare a ba&longs;&longs;o una linea per banda egualmente di&longs;tante alla linea, &longs;opra laquale è il centro dell'occhio, di&longs;tante da quella, quel quarto, che nol dicemmo, che era d'una parte, & un quarto, perche que&longs;ta linea poi che haueremo tirato il diametro dell' occhio caderà a punto &longs;o pra il ditto diametro, & ci darà la regola di formare un quadro nell'occhio, &longs;opra le cui diagona­li &longs;aranno i dodici centri predetti: per che quanto &longs;arà dal taglio, che fa que&longs;ta linea &longs;opra ildiametro dell' occhio, al centro dell' occhio, tanto &longs;i riporterà, & di &longs;otto, et di &longs;opra la linea del det to centro, dal centro i&longs;te&longs;&longs;o, & tanto anche dall' altra parte dell' occhio &longs;opra il diametro, & que &longs;ti quattro punti &longs;aranno i mezi de i lati d'uno quadrato dentro l'occhio, da gli anguli del quale &longs;i tireranno le diagonali, & &longs;opra quelle dal centro, a gli angoli &longs;i far anno tre parti eguali per o­gni uer&longs;o, lequali &longs;aranno i dodici centri predetti, doue po&longs;ta la &longs;e&longs;ta &longs;opra l'angulo interiore di &longs;opra nel quadrato, & allargata la &longs;e&longs;ta fin &longs;otto l'abaco, &longs;i tirerà un giro fin al diame­tro nella parte e&longs;teriore. indi &longs;i uenirà all' altro angulo di &longs;opra, che è di fuori nel quadrato: & po&longs;ta iui la &longs;e&longs;ta, & di&longs;te&longs;a al termine del primo giro, &longs;i continuerà il giro fin al catheto di &longs;ot­to, & iui &longs;i farà punto. il &longs;imile &longs;i farà ponendo la &longs;e&longs;ta &longs;opra l'angulo e&longs;teriore di &longs;otto: & con tinuando il &longs;econdo giro, &longs;i farà il terzo fin al diametro, dalquale poi &longs;i uenirà fin &longs;otto l'abaco con un giro, il centro del quale &longs;arà il quarto angulo di dentro, & a que&longs;to modo &longs;i finirà il pri­mo giro della uoluta col &longs;cemare per ogni quarta la metà dell' occhio, come uuole Vitr. &longs;imilmente uolendo poi fare il &longs;econdo giro della uoluta, &longs;i ponerà per ordine la &longs;e&longs;ta &longs;opra gli altri punti delle diagonali, cominciando da quello, che è uicino al primo, doue s'incominciò il primo giro: & &longs;e guitando &longs;i farà di quadrante in quadrante tutto il &longs;econdo giro, il quale &longs;i come il primo per ogni quadrante &longs;cemaua la metà dell' occhio: co&longs;i que&longs;to &longs;cemerà un terzo, & l'ultimo &longs;ceme­rà un &longs;e&longs;to del diametro dell' occhio: & co&longs;i in tre giri la uoluta hauerà &longs;cemato quattro dia­metri dell' occhio, & riu&longs;cirà bella, & è nece&longs;&longs;ario, che co&longs;i &longs;ia, perche &longs;e la uoluta deue dolce­mente andar &longs;opra la cima&longs;a, che è uero membro del capitello, bi&longs;ogna, che le &longs;ue pieghe habbia­no que&longs;ta proportione, che detto hauemo: & que&longs;to non &longs;i puo fare con quattro punti, o centri &longs;o li, come uuole colui, che ha fatto i piede&longs;tali a botte, per uno e&longs;empio, che gli è stato detto di ri­trouar&longs;i in luogo non celebre, & in opera non eccellente. Tirata la uoluta al modo &longs;opra detto, con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione di dodici c entri, che &longs;iano gli i&longs;te&longs;&longs;i: &longs;i tirerà la fa&longs;cia, o larghezza di e&longs;&longs;a uo­luta &longs;tringendo la &longs;e&longs;ta per la metà dell' occhio dal primo giro: & a que&longs;to modo è fornita la uoluta, laquale è piu pre&longs;to ornamento, che membro del capitello. Ha la uoluta il &longs;uo canale, che è una cauatura di dentro delle fa&longs;cie della uoluta. que&longs;to canale occupa uno diametro, & mezo dell' occhio, & è tanto profondo, quanto la duodecima parte dell' altezza della uoluta, cioè una duodecima parte delle otto, che re&longs;tauano &longs;otto l'orlo, o abaco. Tagliato adunque il canale resta la cima&longs;a, che uolgari chiamano ouolo, Greci cimatio, che pa­re un'onda picciola, & latini Echinus, per le foglie, & frutti di castagne, che &longs;i &longs;colpiuano &longs;o­pra. que&longs;ta è alta due parti, & un quarto delle otto gia dette, & lo &longs;uo &longs;porto oltra il dritto dell' abaco, & della grandezza del diametro dell' occhio, & per que&longs;ta ragione noi facemmo ca­dere le linee a piombo da gli e&longs;tremi dell' abaco. La uolta della cima&longs;a &longs;i fa a &longs;e&longs;ta. Tirato lo &longs;porto &longs;uo &longs;otto il canale quanto è il diametro dell' occhio fuori dello &longs;porto dell' abaco, &longs;i piglia con la &longs;e&longs;ta la &longs;ua altezza. la quale (come ho detto) è due parti, & un quarto delle otto, del catheto &longs;otto l'abaco, & la &longs;ua linea di &longs;otto termina nel catheto, doue comincia l'A&longs;tragalo, o ton­dino. & po&longs;to un piede nella detta catheto, &longs;i tira una parte di circonferenza, poi &longs;i ferma la &longs;e­sta nell' e&longs;tremo della cima&longs;a di &longs;opra, & &longs;i fa una incrocciatura &longs;opra la tirata circonferenza, & nel taglio di quelle &longs;i ferma la &longs;e&longs;ta, & &longs;i tira la uolta della cima&longs;a, &longs;opra la quale s'inuolge la uoluta dolcemente. La cima&longs;a s'intaglia con quelle ouola, o ricci a que&longs;to modo, che tra una uoluta, & l'altra ne &longs;iano tre intieri, de quali uno ne &longs;ia nel mezo, & uno dalla de&longs;tra, & l'al­tro dalla &longs;ini&longs;tra, & e&longs;chino alcune foglie dalla uoluta, che gli abbraccino, che uolgari chiama no baccelli, &longs;otto la Cima&longs;a è lo A&longs;tragalo, il quale occupatre quarti d'una delle otto. il centro di e&longs;&longs;o è nel catheto. co&longs;i finito il tondino, &longs;i fa il li&longs;tello dell' apophige, o collarino, che &longs;i dica, il quale non i&longs;porta oltra il catheto, & è alto per la metà dell' altezza del tondino, & &longs;iriduce con la &longs;ua piega al rastremamento della colonna di &longs;opra, col modo &longs;opra detto. Et perche imagina­mo, che la uoluta &longs;ia un piumazzetto riuolto &longs;opra un bastone, & legato nel mezo, però Vitr. ci da la gro&longs;&longs;ezza di quel ba&longs;tone, che egli chiama a&longs;&longs;e, & dice, che egli, è gro&longs;&longs;o tanto quanto ildiametro dell' occhio, & che le cinte, che egli chiama baltei, che &longs;ono nel mezo da i lati tra le uolute, non &longs;portino piu della cima&longs;a, di modo, che po&longs;to il piede della &longs;e&longs;ta nel mezo del quadro del capitello, & allargato allo &longs;porto della cima&longs;a, raggirando&longs;i tocchi l'e&longs;tremità delle cinte, co me &longs;i uede nella pianta tirando&longs;i un giro &longs;opra'l centro &longs;uo fin alla circonferenza dell'ouolo. Gli architraui &longs;i fanno &longs;econdo l'altezza delle colonne, accioche per lo accre&longs;cimento, che &longs;i da a quelli per l'altezza, ne &longs;egua piu certa all'occhio la mi&longs;ura loro. Quanto adunque debbiano cre­&longs;cere lo ponerà Vitr. qui &longs;otto. Ma poniam ca&longs;o, che la colonna &longs;ia alta quindici piedi, dico, che lo architraue &longs;arà alto per la metà del diametro della colonna da piedi. la larghezza di &longs;ot­to, che &longs;i po&longs;a &longs;opra il capitello, &longs;arà tanto quanto la gro&longs;&longs;ezza della colonna di &longs;opra, accioche &longs;tia &longs;ul uiuo: & que&longs;ta è regola generale. ma la &longs;ommità dello architraue, cioè il piano di&longs;opra &longs;ia tanto quanto è la gro&longs;&longs;ezza da piedi della colonna. La cima&longs;a dello architraue &longs;i fa per la &longs;et tima parte dell' altezza dell' architraue, & deue &longs;portare tanto, quanto è alta, & lo &longs;porto &longs;i mi&longs;ura da quella linea, che uiene dal ra&longs;tremamento della colonna. il re&longs;tante &longs;otto la cima&longs;a, &longs;i diuide in dodici parti, & tre &longs;e ne danno alla fa&longs;cia di &longs;otto, quattro alla di mezo, & cinque al­la di &longs;opra. Oltra l'architraue ui ua il fregio, che Vitr. chiama zophoro, perche in quello s'in­tagliauano alcune figurine d'animali. que&longs;ti è un quarto meno mi&longs;urando l'altezza dello archi­traue con la &longs;ua cima&longs;a: & que&longs;ta altezza &longs;i &longs;erua, quando nel fregio non &longs;ono intagli, perche quando ui &longs;ono, egli &longs;i fa un quarto piu alto dell' Architraue, accioche meglio &longs;i goda lo intaglio. L'altezza del fregio &longs;i diuide in &longs;ette parti, & d'una di quelle &longs;i fa la cima&longs;a, che ui ua &longs;opra, & &longs;opra la cima&longs;a ua il dentello, detto latinamente denticulus, dalla &longs;imiglianza, che ha con il dente. l'origine del dentello è pre&longs;a dalle opere di legno, &longs;i come il triglifo nell' ordine Dorico era pre &longs;o dalle teste delle traui, che &longs;portauano nella fronte, co&longs;i il dentello è pre&longs;o da gli a&longs;&longs;eri, (come &longs;i dirà nel quarto libro.) Bi&longs;ogna adunque &longs;apere, che il fregio è il luogo, che tiene le te&longs;te del­la trauatura. Il dentello, è alto quanto la fa&longs;cia di mezo dello architraue. lo &longs;porto del dentel­lo è tanto, quanto l'altezza&longs;ua. la larghezza detta, metochi, da Greci, & inter&longs;ectio, da lati ni, è per la metà dell' altezza del dentello. il cauo, cioè lo &longs;pacio da un dentello all' altro, che anche meto pa &longs;i chiama, & cauo colombario (come dice Vitr. nel quarto) è per due terzi del­la larghezza del dentello. La cima&longs;a del dentello è per la festa parte dell' altezza &longs;ua. La corni ce con la cima&longs;a, è alta quanto la fa&longs;cia di mezo. lo &longs;porto della cornice col &longs;uo dentello o taglio nel mento, dene e&longs;&longs;er tanto, quanto è alto lo &longs;patio dal fregio alla &longs;ommità della gola, o cima&longs;a della cornice: & que&longs;to &longs;porto &longs;i piglia della linea, che uiene dalla e&longs;tremità della cima&longs;a del fregio. que&longs;to dentello della cornice &longs;i fa, accioche l'acque, che uengono giu, non gua&longs;tino le fabri­che. In fino a que&longs;to luogo della cornice, o gocciolatoio, le fabriche uanno egualmente distanti dal piano. Hora &longs;i leua il fronti&longs;picio, che Vitr. chiama fastigio. il quale ha le &longs;ue cornici corri­&longs;pondenti alli membrelli della cornice, & di piu ha le &longs;ue gole, che &longs;i chiamano, &longs;ime, & da Greci, Epitichide, dalla aggiunta impo&longs;ta &longs;opra le cornici del fronti&longs;picio. que&longs;te &longs;ono piu alte un'otta ua parte dell' altezza delle cornici. &longs;otto delle quali è il timpano alto la nona parte della lunghez za della cornice, mi&longs;urando dalla e&longs;tremità delle gole della cornice. il piano del timpano deue ri po&longs;are &longs;ul uiuo, cioè chi la&longs;cia&longs;&longs;e andar giu una linea a piombo, ella batterebbe prima &longs;u l'archi­traue, poi &longs;ul collarino delle colonne, & &longs;ul uiuo. i pila&longs;trelli detti acroterij, deono e&longs;&longs;er alti tan to, che &longs;i po&longs;&longs;ino uedere le figure, che ui uanno &longs;opra. gli angulari deono morir nel tetto & co­minciare al dritto delle colonne, & entrar tanto in entro, quanto porta la ragione della ueduta perche in alcune fabriche uanno piu adentro perche &longs;ono ba&longs;&longs;e. & deono e&longs;&longs;er tanto alti quanto la &longs;ommità del timpano, ma quello dimezo e&longs;&longs;er deue un'ottaua di piu de gli angulari.

Per la Ba&longs;a. A. Pliathus.

Orlo.

B. Scotiœ. Cauetti.

1. 1. A&longs;tragali, tondini.

C. Torus. Ba&longs;tone. f

Apophygis. Cimbie.

a b c o. Termini da fare la cimbia.

Per lo Capitello.

o. La pianta del Capitello.

e. Contractio columæ. Il ra&longs;tremamento della colonna, & la cimbia di &longs;opra.

A h. Abacus, il dado.

n. La larghezza della uoluta.

m. Canalis. Il canale.

l. Cymatium. La cima&longs;a.

p. Oculus uolutœ. L'occhio della uoluta con i &longs;uoi centri.

g d e. La cimbia di &longs;opra.

Per l'Architraue, fregio, & cornice.

A. Trabs Epi&longs;tylium. Architraue.

1. prima fa&longs;cia.

2. Seconda fa&longs;cia.

3. Terzafa&longs;cia.

B. Cymatium Epi&longs;tylij. La cima&longs;a, o gola dell' Architraue.

C. Zophorus. Il fregio.

D. Cymatium Zophori. La cima&longs;a, o gola del Fregio.

E. Denticulus. Il dentello.

O. inter&longs;ectio, cioè lo &longs;patio, & il taglio, che è tra l'un dentello, & l'altro.

F. Cymatium denticuli.

G. Corona. Il gocciolatoio, con la &longs;ua gola.

L. Fa&longs;tigium. Il fronti&longs;picio.

K. Tympanum. Il Timpano.

I. Acroteria. I quadricelli, & piedistali, doue hanno a po&longs;are le figure.

H. Simæ. Le gole.

Il capitello Corinthio, è alto quanto il diametro della colonna, & &longs;econdo Vitruuio in que­&longs;ta altezza s'include l'Abaco; ma in molte opere l'abaco è di piu, & ha molto del buono. La larghezza dell' Abaco, cioè il quadro deue e&longs;&longs;er tanto, che le linee, che pa&longs;&longs;ano da un' angulo al l'altro, dette diagonali, &longs;iano doppie all' altezza del capitello. le fronti nel mezo deono piegar in entro per la nona parte della loro larghezza. Il ba&longs;&longs;o del capitello deue ri&longs;pondere al uiuo della colonna di &longs;opra. L'altezza dello abaco &longs;i fa della &longs;ettima parte dell' altezza del capitello, il re &longs;tante &longs;i diuide in tre parti, una delle quali &longs;i da alla foglia da ba&longs;&longs;o, l'altra alla foglia di mezo, l'ultima a i cauliculi, o fu&longs;ti, che mandano fuori le foglie, & riceueno l'abaco, & quelle uolute, che na&longs;ceno dalle foglie de i cauliculi, uengono a gli e&longs;tremi anguli dello abaco: ma le minori uolute piegano in entro, & &longs;ono &longs;otto a i &longs;iori, che &longs;ono nel mezo dell' abaco, da tutte quat­tro le parti, i quali fiori &longs;ono tanto gro&longs;&longs;i quanto l'abaco, ma alquanto piu lunghi, come &longs;i o&longs;­&longs;erua nell' antico, per la quarta parte del diametro della colonna. Bi&longs;ogna adunque formar bene la campana, che co&longs;i chiamano i no&longs;tri quella forma del capitello, che è ue&longs;tita delle foglie, &

quelle foglie &longs;ono foglie di Acantho, che Semplici &longs;ti chiamano, branca ur&longs;ina. Sono anche altre fo glie, come d'oliua, & altre figure, & intagli de capitelli, che hanno molto del buono, &longs;e &longs;ono ben lauorati: ma la&longs;ciamo que&longs;to a gli o&longs;&longs;eruatori dell' antichità, & riportiamoci per hora a Vi­truuio, che nel quarto libro tratta della origine del capitello Corinthio, al primo capo. Ma il modo di piegar le fronti la nona parte, è la uia di ritrouar il centro di tre punti. Sia tutta la fronte del capitello. a. b. diui&longs;a in noue parti, & dal mezo di detta linea &longs;ia leuata una linea drit­ta alta per una di quelle parti, la qual &longs;ia c d. et &longs;ia c. il punto di &longs;opra, &longs;iano poi que&longs;ti tre pun ti a. b. c. ridotti &longs;otto una circonferenza per uia de gli incrocciamenti, il che &longs;i fa tirando le linee da a, à c. & da c. à b. & tagliando quelle per mezo ad anguli dritti con linee, che &longs;i uen­ghino ad incontrare, come fanno le linee, e. f. & g. f. &longs;opra il punto h. L'Architraue, freg­gio, & gocciolatoio &longs;i puo fare comel' Ionico, oue ro in luogo del fregio gonfio dello Ionico, farlo piano, et ne gli fronti&longs;picij &longs;eruare il modo iste&longs;&longs;o.

Finite que&longs;te co&longs;e, &longs;i poneranno le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, & que&longs;te in tal modo &longs;aranno fatte a mi&longs;ura, che la gro&longs;&longs;ezza con l'orlo &longs;ia per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. lo &longs;porto, Ecfora, detto da Greci, &longs;ia la quarta parte, & co&longs;i la ba&longs;a &longs;arà larga, & lunga per una gro&longs;&longs;ezza, & meza della colonna. L'altezza della ba&longs;a, s'ella &longs;arà fatta al modo Attico, &longs;i partirà in que&longs;to modo, che la parte di &longs;opra &longs;ia per la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna, il re&longs;to &longs;ia dell' orlo: leuato uia l'orlo, il re&longs;tante &longs;ia diui&longs;o in quattro parti: il ba­&longs;tone di &longs;opra. ne habbia una, le tre re&longs;tanti &longs;iano diui&longs;e in due parti eguali. Vna &longs;ia del ba&longs;tone di &longs;otto, l'altra &longs;i dia con i &longs;uoi quadretti al cauetto, che da Greci Trochilo è no minato. Ma s'egli &longs;i deue fare le ba&longs;e Ioniche, co&longs;i &longs;i deono compartire, che la larghez­za della ba&longs;a &longs;ia per ogni uer&longs;o della gro&longs;&longs;ezza della colonna, aggiuntaui la quarta, & ot­taua parte: Ma l'altezza è come le fatte al modo Attico, & co&longs;i l'orlo &longs;uo: ma il re&longs;tante oltra l'orlo, che &longs;arà la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna, &longs;ia diui&longs;o in &longs;ette parti, & di tre di quelle &longs;ia il ba&longs;tone di &longs;opra, le altre &longs;iano egualmente diui&longs;e, & d'una &longs;i faccia il quadretto di &longs;opra con i &longs;uoi tondini, & col &longs;uo pianuzzo, detto &longs;opraciglio. l'altra &longs;ia la­

&longs;ciata per lo cauetto di &longs;otto: ma il cauetto di &longs;otto parerà maggiore, perche hauerà lo &longs;por to &longs;uo &longs;in' all'e&longs;tremità dell'orlo. I tondini &longs;i deono fare per l'ottaua parte del cauetto. lo &longs;porto della ba&longs;a, per la ottaua, & &longs;e&longs;tadecima parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna. Fatte compitamente, & po&longs;te le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, egli &longs;i deue ponere a perpendicolo del centro loro le colonne di mezo, nell'antitempio, & nel po&longs;tico. Male angulari, & quel le, che dirimpetto alle angulari nelli lati del Tempio dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra deono e&longs;­&longs;er po&longs;te, &longs;i fermeranno in modo, che le parti loro, che riguardano al di dentro uer&longs;o i pare ti della cella, &longs;iano a perpendicolo, ma le e&longs;teriori &longs;tiano, come s'è detto della loro con­trattura. perche a que&longs;to modo le figure della compo&longs;ition del tempio &longs;aranno giu&longs;tamente, & &longs;econdo la ragione del ra&longs;tremamento fornite.

Quello che dice Vitru. è che po&longs;te le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, &longs;i deono porre le colonne con giudi­cio. Delle colonne altre &longs;tanno &longs;u gli anguli, altre &longs;tanno tra quelli. que&longs;te, &longs;i chiamano me­diane, quelle angulari. Vuole Vitru. che le mediane &longs;iano drizzate a piombo nel mezo del cen­tro loro: ma le angulari &longs;iano nella parte di dentro piane, & &longs;enza rastremamento: & questo &longs;i fa perche incontrino bene con gli anguli del parete. & dicono que&longs;ti o&longs;&longs;eruatori, che rie&longs;cono be­ne alla ui&longs;ta. Similmente ra&longs;tremate non uuole Vitr. che &longs;iano quelle, che &longs;ono pro&longs;&longs;ime al parete dirimpetto alle angulari, dico da i lati del parete, perche tanto que&longs;te, quanto quelle, non hanno contrattione di dentro uia, ma il loro lato interiore ua dritto a piombo.

Po&longs;ti & drizzati i fu&longs;ti delle colonne, &longs;eguita la ragione de i capitelli. que&longs;ti &longs;e &longs;aranno a piumazzo, con tali &longs;immetrie &longs;i formeranno, che quanto farà gro&longs;&longs;a la colonna da piedi, aggiuntaui la decima ottaua parte del fu&longs;to da ba&longs;&longs;o, tanto &longs;ia lungo, & largo l'Abaco: ma la gro&longs;&longs;ezza con le uolute per la metà. douemo poi ritirar&longs;i in entro dall'e&longs;tremità dell'A­baco parti due, & meza di uenti, per le fronti delle uolute, & lungo lo Abaco da tutte quattro le parti delle uolute, appre&longs;&longs;o la quadra della e&longs;tremità del dado mandar in giu le linee, che catheti &longs;i chiamano, & quella gro&longs;&longs;ezza gia pre&longs;a diuidere in noue parti è meza. Vna parte & meza &longs;ia data alla gro&longs;&longs;ezza dell'Abaco, & delle altre otto &longs;i facciano le uolu­te. Allhora dalla linea, che farà mandata giu &longs;econdo la e&longs;trema parte dell'Abaco, &longs;e ne ritiri a dentro un'altra di larghezza d'una parte & meza. Dapoi &longs;iano diui&longs;e que&longs;te linee di modo, che &longs;i la&longs;cino quattro parti, & meza &longs;otto l'Abaco. Oltra di que&longs;to da quel luogo, ilquale diuide quattro & meza, & tre & meza, &longs;ia &longs;egnato il centro dell'occhio, & da quel centro &longs;ia tirato un giro tanto grande in diametro, quanto è una parte delle otto: & quella &longs;arà la grandezza dell'occhio. Et nella i&longs;te&longs;&longs;a linea, catheto detta, &longs;ia tirato il &longs;uo diametro corre&longs;pondente. Poi dal di&longs;opra &longs;otto l'Abaco s'incominci, & per ogni giro di quarta &longs;ia minuito lo &longs;pacio di mez'occhio, fin che peruenga allo i&longs;te&longs;&longs;a quarta, che è &longs;otto l'Abaco.

Fin qui Vitr. ha ragionato della uoluta, come di co&longs;a appo&longs;ta per ornamento del capitello, co­me è ueramente, hora ragionerà del capitello. & que&longs;to &longs;i deue auuertire. dice adunque.

La gro&longs;&longs;ezza del capitello &longs;i deue fare in que&longs;to modo: che di noue parti & meza tre pendino dinanzi &longs;otto il tondino, del fu&longs;to di &longs;opra, & leuatane la cima&longs;a il re&longs;tante &longs;i dia allo abaco & al canale. lo &longs;porto della cima&longs;a &longs;ia oltra il quadro dell'abaco per la gran­dezza dell'occhio.

Sotto il tondino, ouero a&longs;tragalo, tre parti &longs;ono, che re&longs;tauano delle noue & meza. queste tre dice Vitru. che non &longs;i metteno a conto della gro&longs;&longs;ezza del capitello, perche &longs;ono occupato dalla uoluta, che pende inanzi &longs;otto il tondino, ilquale è alla &longs;ommità della colonna. & &longs;i uede per que&longs;te parole, che il tondino termina&longs;otto l'occhio, perche tre parti re&longs;tauano &longs;otto l'occhio. dice poi, che leuato l'abaco, alquale hauemo detto, che &longs;i da una parte & meza, il re&longs;tante è compartito tra'l canale, & la cima&longs;a. I termini del canale &longs;ono dimo&longs;trati dal primo giro della uoluta, perche &longs;ono doue comincia il &longs;econdo giro.

Le cinte de i piumazzi habbiano que&longs;to &longs;porto dallo abaco, che po&longs;to un piede della &longs;e&longs;ta nel tetrante del capitello, & allargato l'altro alla e&longs;tremità della cima&longs;a raggirando&longs;i tocchi le e&longs;treme parti delle cinte. Gli a&longs;si delle uolute non deono e&longs;&longs;er piu gro&longs;si della grandezza dell'occhio. Et le uolute &longs;iano tagliate in modo, che le altezze habbiano la duo­decima parte della loro larghezza.

Nel primo capo del quarto libro dice Vitr. comparando le colonne Ioniche alle Corinthie, che il capitello Ionico è un terzo alto della gro&longs;&longs;ezza della colonna, & il Corinthio è alto quanto tutta la gro&longs;&longs;ezza intiera, il che proua, che la uoluta è co&longs;a appo&longs;ta per ornamento, & non è parte del capitello; & di &longs;opra ha detto, {mala gro&longs;&longs;ezza con le uolute per la metà} doue egli include anche le uolute: & non ha detto ma la gro&longs;&longs;ezza per la metà perche la gro&longs;&longs;ez­za è un terzo, & non la metà.

Que&longs;ti &longs;aranno i compartimenti de i capitelli di quelle colonne, che per lo meno &longs;a­ranno di piedi quindici. & quelle, che &longs;aranno di piu, teneranno allo i&longs;te&longs;&longs;o modo la conuenienza delle mi&longs;ure loro. l'abaco &longs;arà lungo, & largo quanto è gro&longs;&longs;a la colonna da piedi, aggiuntaui la nona parte, accioche quanto meno la colonna piu alta &longs;arà ra&longs;trema­ta, non meno di quelle il capitello habbia lo &longs;porto della &longs;ua Simmetria, & nell'altezza l'ag giunta della rata parte. Ma delle de&longs;crittioni delle uolute come drittamente a &longs;e&longs;ta s'in­uogliano, come s'habbiano a di&longs;egnare, nel fine del libro la forma, & la ragione ci &longs;a­rà dimo&longs;trata.

Se le colonne fu&longs;&longs;ero piu alte di quindici piedi, &longs;aranno date le iste&longs;&longs;e mi&longs;ure alli loro capitelli; uero è, che il dado, o abaco &longs;arà largo, & lungo di piu della gro&longs;&longs;ezza della colonna, per la no­na parte, perche e&longs;&longs;endo la colonna piu alta meno &longs;i ra&longs;trema di &longs;opra; perche lo aere per la di­&longs;tanza fa lo effetto della ra&longs;trematione.

Forniti i capitelli, & po&longs;ti ne i &longs;ommi fu&longs;ti delle colonne non a dritto liuello, ma ad egual modulo, (accioche l'aggiunta fatta ne i piede&longs;tali ri&longs;ponda ne i membri di &longs;opra con il compartimento de gli architraui) egli &longs;i deue hauere la ragione de gli architraui in que&longs;to modo.

Voleua Vitru. (come hauemo ueduto di &longs;opra) che i piedi&longs;talli u&longs;ci&longs;cero oltra il poggio, ma però, che di tutti i membrelli del piede&longs;tale; ri&longs;ponde&longs;&longs;ero i membrelli del poggio, che era ritira­to piu adentro. ilche con&longs;iderando, egli ci fa auuertiti, che poniamo i capitelli di modo, che ri­&longs;pondino con le ri&longs;alite loro a quelle aggiunte da ba&longs;&longs;o, accioche nello architraue corri&longs;pondino i membri con la loro ragioneuole mi&longs;ura alle parti di &longs;otto. lo e&longs;&longs;empio è nello in piè del Tem­pio P&longs;eudodipteros.

Che &longs;e le colonne &longs;aranno almeno da dodici fin quindici piedi, l'altezza dello archi= traue &longs;ia per metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi. &longs;e pa&longs;&longs;erà da quindici a uenti, &longs;ia partita l'altezza della colonna in parti tredici, & l'altezza dello architraue, &longs;arà per una di quelle. &longs;e da uenti, a uenticinque, parti&longs;ca&longs;i l'altezza in parti dodici, & meza, & di una parte di quelle &longs;ia fatto lo architraue nell'altezza &longs;ua. Se &longs;arà da uenticinque a trenta: di do dici parti della colonna, una &longs;ia per l'altezza dello architraue, & oltra di que&longs;to &longs;econdo la rata parte allo i&longs;te&longs;&longs;o modo dall'altezza delle colonne deono e&longs;&longs;er e&longs;pedite le altezze de gli architraui, perche quanto piu a&longs;cende l'acutezza della ui&longs;ta, non facilmente taglia, o rompe la den&longs;ità dello aere, & però debilitata, & con&longs;umata per lo &longs;pacio dell'altezza, riporta a &longs;en&longs;i no&longs;tri dubiamente la grandezza delle mi&longs;ure: perilche &longs;empre nei membri delli compartimenti &longs;i deue aggiugnere il &longs;upplemento della ragione, accioche quando l'opere &longs;aranno in luoghi alti, ouero haueranno i membri alti è grandi, tutte l'altre parti habbiano la ragione delle grandezze. La larghezza dello architraue da ba&longs;&longs;o, in quella parte, che egli &longs;i po&longs;a &longs;ul capitello, &longs;arà tanto, quanto la gro&longs;&longs;ezza di &longs;opra della colonna, che &longs;ottogiace al capitello: Ma la parte di &longs;opra dello architraue &longs;ia quanto &longs;arà la gro&longs;&longs;ez­za da piede della colonna. la gola, detta cima&longs;a dello architraue, &longs;ia per la &longs;ettima parte della &longs;ua altezza: & tanto habbia di &longs;porto. L'altra parte oltra la cima&longs;a diuidere &longs;i deue in parti dodici, & di tre di quelle fare la prima fa&longs;cia, la &longs;econda di quattro, & la terza di &longs;opra di cinque. Il fregio &longs;opra l'architraue la quarta parte meno dello architraue, ma &longs;e hauerai a &longs;colpirgli figurette & &longs;egni, farai lo fregio un quarto piu dello architraue, ac­cioche le &longs;colture habbiano del grande. La gola, o cima&longs;a del fregio &longs;ia per la &longs;ettima dell'altezza &longs;ua. Lo &longs;porto quanto è la &longs;ua gro&longs;&longs;ezza &longs;opra il fregio &longs;i deue fare il dentello tanto alto quanto è la fa&longs;cia di mezo dello architraue. Lo &longs;porto, quanto l'altezza. Lo ta­glio che è da' Greci, metochi, nominato &longs;i deue fare in que&longs;to modo, che il dentello hab bia nella fronte la metà dell'altezza &longs;ua, il cauo del taglio di quella fronte di tre parti, ne habbia due della larghezza. La gola di que&longs;to habbia la &longs;e&longs;ta parte della &longs;ua altezza. Il gocciolatoio detto corona con la &longs;ua gola, o cima&longs;a, oltra la gola dritta detta &longs;ima, quanto è la fa&longs;cia di mezo dello architraue. lo &longs;porto del gocciolatoio 'con il dentello &longs;i deue fare, quanto è l'altezza del fregio alla gola di &longs;opra del gocciolatoio. & in &longs;omma tutti gli &longs;porti hanno piu del gratio&longs;o, & del bello, quando i membri hanno tanto di &longs;por to, quanto di altezza. Il timpano, che è nel fronti&longs;picio deue e&longs;&longs;er alto in modo, che &longs;ia mi&longs;urata tutta la fronte del gocciolatoio dalla e&longs;tremità della cima&longs;a, & diui&longs;a quella lun­ghezza in noue parti, & di quelle una nel mezo nella &longs;ommità &longs;ia po&longs;ta, purche ri&longs;ponda a perpendicolo de gli architraui, & de i collarini delle colonne. Le corone, che uanno &longs;opra il timpano, &longs;i deono collocare egualmente a quelle di &longs;otto, oltra le &longs;ime, o gole dritte. Di &longs;opra le corone del timpano uanno le gole dritte, chiamate Epitithide, piu alte un'ottauo dell'altezza de i gocciolatoi. Le &longs;ommità, dette acroteri, quelle che uanno &longs;opra gli anguli deono e&longs;&longs;er tanto alte, quanto il timpano nel mezo. & quelle di mezo un'ottaua piu alte delle angulari. Tutti i membri, che uanno &longs;opra i capitelli del­le colonne, cioe architraui, fregi, gocciolatoi, timpani, fronti&longs;picij, pila&longs;trelli, tutti di­co deono piegare in fuori per la duodecima parte cia&longs;cuno della &longs;ua fronte: accioche &longs;tan do noi a dirimpetto delle fronti, &longs;e &longs;i &longs;tenderanno all'occhio due linee, & una toccherà la parte di&longs;otto, & l'altra la parte di &longs;opra d'alcuno di que membri, quella, che tocche­rà la parte &longs;uperiore &longs;arà piu lunga; & co&longs;i quanto piu lungo il uedere della linea procede, nella parte di &longs;opra, farà lo a&longs;petto piu lontano, & che pieghi in dentro uer&longs;o il muro, ma &longs;e piegheranno, come è &longs;critto di &longs;opra, allhora ci pareranno alla ui&longs;ta dritte à perpendicolo.

Bella ragione di pro&longs;pettiua è que&longs;ta, che adduce Vitr. nel pre&longs;ente luogo. per la cui intelli­genza bi&longs;ogna prima porre la &longs;ua intentione come una conclu&longs;ione, dapoi prouarla con le ragio­ni della pro&longs;pettiua. Dice adunque, che ogni membro, che &longs;opra i capitelli &longs;i pone, deue nella &longs;ua fronte e&longs;&longs;er partito in dodici parti, & cia&longs;cuno piegare uer&longs;o la fronte &longs;ua una parte delle dodici. & la ragione è fondata nella pro&longs;pettiua, che uuole, che iraggi del uedere e&longs;chino da gli occhi per dritta linea, & che tra quelli ci &longs;ia una certa di&longs;tanza, & che la figura da quelli com­pre&longs;a, con quelli &longs;ia come una piramide, & un conio, la cui punta &longs;ia nell'occhio, & la ba&longs;a contegna i contorni, ouero i termini della co&longs;a ueduta. Hora &longs;tando que&longs;to ne &longs;egue, che gli anguli, &longs;otto i quali &longs;i uede alcuna co&longs;a, &longs;aranno hora minori, hora maggiori, perche una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a auuicinando&longs;i all'occhio farà l'angulo maggiore, & allontanando&longs;i lo farà mi­nore; il &longs;imile &longs;egue dell'altezza de gli anguli, del &longs;ito destro, & &longs;ini&longs;tro, & della egua­lità, la doue quelle co&longs;e, che &longs;i uedeno &longs;otto anguli maggiori appareno minori, & quel­le minori, che &longs;otto minori &longs;i uederanno, & &longs;otto gli alti alte, &longs;otto ba&longs;&longs;i baße, & &longs;otto de­&longs;tri destre, &longs;otto &longs;ini&longs;tri &longs;ini&longs;tre, &longs;otto eguali eguale, & &longs;otto piu anguli uedute, &longs;i uedeno meglio: però con&longs;iderando Vitr. che &longs;e i membri fu&longs;&longs;ero dritti a piombo, la parte di&longs;opra &longs;arebbe piu lontana dalla ui&longs;ta, che quella di &longs;otto, & parrebbe, che l'opera de&longs;&longs;e in drieto. il che &longs;i ue­de tirando dall'occhio due linee, perche la linea, che ua alla parte di &longs;opra, è piu lunga, che quella,che ua alla parte di &longs;otto. & però l'opera ci parrebbe piu &longs;ie&longs;a, & piu riuolta al di &longs;opra, per ue­der&longs;i &longs;otto raggio piu lontano. però uuole egli, che piegamo in fuori la parte di &longs;opra, la duodecima parte dell'altezza de i membri, che uanno &longs;opra i capitelli. perche la linea del uedere &longs;i farà piu uicina all'occhio, l'angulo ci &longs;arà maggiore, & l'opera ci parerà piu dritta. il che &longs;i uede per la figura qui &longs;otto. &longs;ia l'architraue nella fronte c. b. &longs;ia l'occhio a. & &longs;iano tirate dall'occhio due linee, l'una alla parte di &longs;otto &longs;egnata c. l'altra alla parte di &longs;opra &longs;egnata b. egli&longs;i uede, che la linea a b. è piu lunga, che la linea a c. ma &longs;e la parte di &longs;opra piegherà per la duodecima parte della &longs;ua altezza, la linea, che andarà dall'occhio alla parte aggiunta &longs;i farà minore, & conue­nirà piu con la linea di &longs;otto, & l'opera parerà poi dritta, & meno &longs;te&longs;a, & riuolta, come &longs;i ue­de dalla linea. a d. & que&longs;to &longs;i deue &longs;pecialmente auuertire, doue le opere &longs;ono alte, & imem­bri grandi. & u&longs;are il giudicio, & la di&longs;cretione.

Le canalature delle colonne deono e&longs;&longs;er uentiquattro, & &longs;i cauano in que&longs;to modo, che po&longs;ta la &longs;quadra nel cauo della canalatura, & girata tocchi in modo con le &longs;ue braccia dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra gli anguli delle &longs;trie, che la punta, ouero angulo del la &longs;quadra &longs;i moua facilmente, & &longs;enza im­pedimento col &longs;uo giro toccando. Le gro&longs;&longs;ezze delle &longs;trie, o pianuzzi, &longs;i deono fare, quanto &longs;i trouerà la giunta nel mezo della colonna dalla de&longs;crittione &longs;ua. Nelle gole dritte, che &longs;ono &longs;opra i gocciolatoi de i Tempij &longs;i deue &longs;colpire le te&longs;te di leoni, co &longs;i po&longs;te, che contra cia&longs;cuna colonna &longs;iano forate al canale, che dalle tegole riceue l'ac­qua piouana, ma le parti di mezo &longs;iano &longs;ode, accioche la forza dell'acqua, che per le tego le di&longs;cende nel canale, non uenga tra gli inter colunnij, & non ba­gni quelli, che pa&longs;&longs;ano di &longs;ot­to. ma quelle, che &longs;ono &longs;opra le colonne apparino uomitando mandar fuori gli e&longs;iti delle acque.

La canalatura della colonna è fat ta ad imitatione delle falde delle ue­&longs;ti feminili. In que&longs;ta &longs;i deue inten­dere la &longs;ignificatione d'alcuni uoca­boli, & poi il modo di formarli giu­&longs;tamente. il primo è quello, che Vitr. chiama Strix: il &longs;econdo quel­lo, che è detto &longs;tria: il terzo, Anco­nes. Strix adunque è il cauo, & il canale i&longs;te&longs;&longs;o. &longs;tria è lo &longs;pacio, che è tra un cauo, & l'altro, detto pia­nuzzo. Ancones &longs;ono le braccia della &longs;quadra, la quale è fatta da due regule, che da Vitr. &longs;ono dette ancones, perche fanno come un gomito, che in greco anchon &longs;i chiama. Siano adunque i canali uentiquattro cauati in &longs;emicircolo, prouati con l'angulo della &longs;quadra, che toccbi il &longs;on do del cauo nel mezo, & con le braccia, che tocchino gli anguli de i pianuzzi. la gro&longs;&longs;ezza de iquali &longs;i &longs;aperebbe a punto, quando noi &longs;ape&longs;&longs;imo bene come ua la gonfiatura della colonna, per­che &longs;econdo la &longs;ua de&longs;crittione &longs;i formano i pianuzzi &longs;econdo l'opinione di Vitr. & la figura &longs;econ­do, che la intendemo è &longs;tata po&longs;ta.

Io ho de&longs;critto, quanto io ho potuto diligentemente in que&longs;to libro le di&longs;po&longs;itioni de i Tempij Ionici. nel &longs;eguente io e&longs;ponerò quali &longs;iano le proportioni de i Tem­pij Dorichi, & Corinthij.

Conclude Vitruuio, & dice quanto ha trattato fin hora, & dice hauere detto con ogni po&longs;&longs;i­bile diligenza le ragioni de i Tempij, Ionici, & promette di uoler trattare nel &longs;eguente libro delle mi&longs;ure de i Tempij Dorichi, & Corinthij. Però douemo auuertire alle co&longs;e dette come a co&longs;e pertinenti alla ragione Ionica.

IL QVARTO LIBRODELL'ARCHITETTVRA DI M. VITRVVIO.

Proemio.

HAVENDO io ó Imperatore auuertito, che molti hanno la&longs;ciato pre cetti della Architettura, & uolumi di commentarij non ordinati, ma cominciati come particelle &longs;membrate: degna, & utili&longs;sima co&longs;a ho pen&longs;ato prima di ridurre tutto il corpo di que&longs;ta di&longs;ciplina a perfetto or dine, & poi e&longs;plicare in cia&longs;cuno uolume le pre&longs;critte, & certe qualità delle maniere partitamente. Et però ó Ce&longs;are io ti ho dichiarito nel pri mo uolume l'ufficio dello Architetto, & dimo&longs;trato di che arti bi&longs;ogna, che egli &longs;ia am­mae&longs;trato. Nel &longs;econdo io ho di&longs;putato della copia della materia, della quale &longs;i fanno gli edificij. Nel terzo delle di&longs;po&longs;itioni de i &longs;acri Tempij, & della uarietà delle loro ma­niere, quali, & quante forme s'habbiano, & delle di&longs;tributioni, che &longs;ono in cia&longs;cuna ma niera, & de i tre generi, quelle, che haue&longs;&longs;ero &longs;ottili&longs;sime qualità de moduli nelle pro­portioni ho dimo&longs;trato le u&longs;anze Ioniche. Hora in que&longs;to uolume io tratterò de gli in­&longs;tituti Dorichi, & Corinthij. & di tutti farò manife&longs;te le differenze, & le proprietà.

PERCHE Vitr. non faccia nel proemio del quarto, come ne i proemi de gli altri li bri, di&longs;correndo &longs;opra alcuna bella co&longs;a, la ragione (come io stimo) puo e&longs;&longs;er que &longs;ta. La materia del pre&longs;ente libro, è continuata con la materia del precedente; pe rò non bi&longs;ognaua fare altro proemio con digre&longs;&longs;ione, & hi&longs;toria, come ha fatto ne gli altri. Ma perche ha fatto egli que&longs;to poco di proemio? prima per di&longs;tinguer un libro dall'al­tro, dapoi per continuare la materia, dimo&longs;trando quello, che fin hora egli ci ha in&longs;egnato, & quello, che egli ci è per in&longs;egnare: & &longs;e alcuno dice&longs;&longs;e, non doueua egli &longs;otto un uolume &longs;olamen­te comprendere tutta la trattatione delle fabriche dedicate alla religione? Io direi, che per fug­gire il tedio, che ci reca la lunghezza, egli ha uoluto dar modo al terzo libro, & ri&longs;eruar&longs;inel quarto a dichiarir ci il re&longs;tante. Et per quella breuità, che egli lauda nel proemio del &longs;eguen­te libro; che ci fa piu pronti alle co&longs;e, che presto fini&longs;cono: deue&longs;i auuertire, quello, che egli dice. {Nel terzo delle di&longs;po&longs;itioni de i &longs;acri Tempi.} Perche intende quanto a gli a&longs;petti delle &longs;i onti, & de i lati al primo Capo. Et quello, che egli dice. {Et delle proprietà delle loro manie re,} intende quanto allo &longs;patio tra le colonne, del che ne &longs;ono cinque &longs;pecie, come &longs;i uede al &longs;econ do Capo. nel quale è compre&longs;o, quello, che dice Vitru. {quali, & quante forme s'habbiano,} & il re&longs;to. Et quello, che egli dice, {& de i tre generi quelle, che haue&longs;&longs;ero &longs;ottili&longs;&longs;ime quali } intende del genere Ionico, del quale ha ragionato nel terzo Capo. Et in uero dice bene &longs;otti­li&longs;&longs;ime qualità, & co&longs;i ritrouo io, & è nece&longs;&longs;ario riuolgere nella mente le co&longs;e dette, &longs;opra le pro portioni, & i compartimenti di quelle, & e&longs;&longs;ercitar&longs;i con quelle ne i precetti di Vitru. & bene &longs;pe&longs;&longs;o ragionarui &longs;opra. ricordando&longs;i oltra di que&longs;to della Eurithmia, & della gratia, ch'è il temperamento delle proportioni applicate alla materia, come la equità alle co&longs;e di giu&longs;titia. Tratta adunque in que&longs;to libro della origine, & inuentione delle colonne, de i loro ornamenti, della ra­gion Dorica, & Corinthia, del compartimento, & di&longs;tributione del di dentro, & del di fuori de i Tempij. & ci da alcuni precetti per &longs;iluare i Tempij &longs;econdo le regioni, & parti del cielo, ra­giona delle porte, & del fabricar antico di To&longs;cana, & delle forme ritonde de i Tempij, & de gli altari, & con que&longs;to pon fine alla fabrica con&longs;ecrata alla religione.

Di tre maniere di colonne, & delle origini, & inuentio­ne di quelle. Cap. I.

LE colonne Corinthie hanno tutte le mi&longs;ure come le Ioniche, eccetto i capitelli, ma le altezze de i capitelli fanno quelle per la rata parte piu alte, & &longs;ottili, perche l'altezza del capitello Ionico è la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della co­lonna, ma del Corinthio, è di tutta la gro&longs;&longs;ezza intiera. perche adunque &longs;o­no aggiunte a i capitelli Corinthij due parti della gro&longs;&longs;ezza della colonna, però fanno la mo&longs;tra di quelle piu &longs;ottile. Tutti gli altri membri, che &longs;opra le colonne &longs;i po&longs;ano, nelle Corinthie &longs;ono po&longs;ti o dalle mi&longs;ure, & compartimenti Dorichi, ouero dalle u&longs;anze Ioni­che, perche la maniera Corinthia non ha propria in&longs;titutione di gocciolatoi, o d'altri ornamenti. ma ouero nelli gocciolatoi i mutoli dalle ragioni delli Triglifi &longs;ono di&longs;po&longs;te, ouero ne gli architraui, le goccie all'u&longs;anza Dorica &longs;ono ordinate. Ouero &longs;econdo le leg­gi Ioniche, i fregi ornati di &longs;colture con i dentelli, & con le corone &longs;i comparti&longs;cono, & co&longs;i di due maniere trapo&longs;toui il capitello, è &longs;tata nelle opere la terza maniera prodot­ta. perche le nominanze de i tre generi. cioè Dorica, Ionica, & Corinthia fatte &longs;ono dal­le formationi delle colonne, delle quali, la prima, & antica nata è la Dorica.

Nel pre&longs;ente luogo Vitr. tratta delle origini, & innentioni delle maniere delle colonne, & del la colonna Corinthia, & del &longs;uo capitello. Le regole delle Corinthie &longs;ono breuemente raccolte. La prima è, che le colonne Corinthie non &longs;ono punto dalle Ioniche differenti di mi&longs;ure, &longs;aluo, che nel capitello, perche (come hauemo ueduto nel precedente libro) il capitello Ionico è alto per un terzo della gro&longs;&longs;ezza della colonna, & (come qui &longs;i dice) il capitello Corinthio, è alto tan­to, quanto tutta la gro&longs;&longs;ezza della colonna. dalche na&longs;ce, che la colonna Corinthia per la ag­giunta di due parti è piu &longs;uelta, & pare piu &longs;ottile. Ma doue ha detto Vitr. che il capitello Ioni­co è alto un terzo della gro&longs;&longs;ezza della colonna? Ri&longs;pondo, che egli lo ha detto di &longs;opra, nel ter zo libro, quando egli di&longs;&longs;e. Ma la gro&longs;&longs;ezza del capitello, &longs;i deue fare in que&longs;to modo, che di noue parti, & meza tre pendino inanzi &longs;otto il tondino. Perche &longs;e tre parti &longs;otto il tondino &longs;ono la&longs;ciate alle uolute, ne re&longs;tano &longs;ei, & meza, & la gro&longs;&longs;ezza della colonna era par­ti diciotto, & quella meza parte è di&longs;tribuita alla cimbia, & però la gro&longs;&longs;ezza del capitello Io-nico uiene ad e&longs;&longs;er qua&longs;i la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna. La &longs;econda regola è, che le Corinthie non hanno membri proprij di &longs;opra, ma &longs;i pigliano, o dalle &longs;immetrie Doriche, o dalle u&longs;anze Ioniche. dice Vitr. {o dalle ragioni de gli Triglifi} cioè dalla ragion Dorica, non che &longs;iano Triglifi nel Corinthio, ma perche il compartimento Dorico, è regolato &longs;econdo gli Tri glifi. Similmente per goccie intende, non quelle, che &longs;ono &longs;otto gli Triglifi, ma quelle, che &longs;ono di&longs;poste &longs;otto'l gocciolatoio, nel piano di &longs;otto, come hauemo detto i moderni le chiamano fu&longs;aio li, non &longs;apendo l'origine di quelle. Adunque nella maniera Corinthia, l'Architraue, il Freggio, la Cornice, &longs;i puo pigliare dalla mi&longs;ura, & compartimento Dorico. Egli &longs;i puo anche pigliare dalle u&longs;anze Ioniche tutto quello, che s'impone a capitelli delle colonne, & in que&longs;to ca&longs;o non è differenza tra'l Ionico, & il Corinthio, & &longs;i puo dire che il genere Corinthio non habbia altro del &longs;uo, che il capitello, & que&longs;to &longs;i deue auuertire. Seguita Vitr. a dire l'origine del genere Dorico, & dice.

Perche nell'Achaia, & nel Polopone&longs;&longs;o Doro figliuolo di Helleno, & della ninfa Optice hebbe il principato, que&longs;ti in Argo antica città fece a ca&longs;o il Tempio di Giunone di quel­la maniera. Dapoi delle i&longs;te&longs;&longs;e maniere non e&longs;&longs;endo anchor nata la ragione delle &longs;imme­trie fece i Tempij nelle altre città dell'Achaia. Ma poi che gli Athenie&longs;i per le ri&longs;po&longs;te del Delfico Apollo di commune con&longs;iglio di tutta la Grecia in uno i&longs;te&longs;&longs;o tempo condu&longs;&longs;e­ro in A&longs;ia tredici colonie, & a cia&longs;cuna colonia diedero il &longs;uo capo, & condottiere, dan­do la &longs;omma dello imperio ad Ione figliuolo di Xutho, & di Creu&longs;a, il quale per le ri&longs;po&longs;te &longs;ue Apollo in Delfo uolle chiamare &longs;uo figliuolo; co&longs;tui condu&longs;&longs;e in A&longs;ia quelle colonie; & iui fabricò grandi&longs;sime città hauendo occupati i confini della Caria, Ephe&longs;o, Mileto, Miunta, che gia fu dalle acque &longs;orbita, i &longs;acrificij, & i &longs;uffragij della quale gli lonij, a Mile&longs;ij attribuirono, & Priene, Samo, Teon, Colofona, Chio, Erithras, Phocea, Elazo mene, Lebedo, Melite. Que&longs;ta Melite, per l'arroganza de cittadini da que&longs;te città per commune con&longs;iglio mo&longs;&longs;agli guerra, fu ruinata. in luogo della quale dapoi, per benefi­cio del Re Attalo, & d'Ar&longs;imone la città de Smirnei è &longs;tata riceuuta nel numero delle cit­tà Ioniche. Que&longs;te città hauendo &longs;cacciati i Carij, & i Lelegi, nominarono dal loro capo Ione quella regione Ionia & ponendo iui i Tempij de i Dei immortali cominciorno a fa­bricare alcuni Tempietti, & prima (come uiddero in Achaia) fecero il Tempio d'Apollo, detto Pannionio, & quello chiamarono Dorico, perche lo uiddero da prima co&longs;i fat to nelle città de i Dorici. Ma uolendo ponere in quel Tempio le colonne, non hauendo le &longs;immetrie di quelle, & cercando con che ragioni le pote&longs;&longs;ero fare, &longs;i che, & a &longs;opporta­re i pe&longs;i fu&longs;&longs;ero ba&longs;tanti, & tenne&longs;&longs;ero approuata bellezza nello a&longs;petto, mi&longs;urarono la pianta del piede uirile, & hauendo trouato, che il piede era la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza del­l'huomo, co&longs;i la traportarono nella colonna. Et di quella gro&longs;&longs;ezza, che fecero la ba&longs;a del fu&longs;to della colonna, &longs;ei fiate tanto leuarono in altezza quella col capitello. Et a que&longs;to modo la colonna Dorica cominciò dare ne gli edificij proportione, & fermezza, & bellezza del corpo uirile. Appre&longs;&longs;o dapoi cercando di fabricare un Tempio a Diana, da gli i&longs;te&longs;si ue&longs;tigij trasferirono nuoua forma di maniera alla &longs;ueltezza feminile. Et prima fe­cero la gro&longs;&longs;ezza della colonna per la ottaua parte dell'altezza, & accioche tene&longs;&longs;ero lo a&longs;petto piu alto &longs;ottopo&longs;ero alla ba&longs;a in luogo di calzare la &longs;pira, & al capitello impo&longs;ero le uolute pendenti dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, come cre&longs;pi cincinni della capillatura, & ornarono le fronti di cima&longs;e, & con fe&longs;toni, (che encarpi &longs;i dicono) cioè frutti raccolti in&longs;ieme, & foglie colligate in uece di capelli di&longs;po&longs;te, & per tutto'l tronco della colonna la&longs;ciarono andar a ba&longs;&longs;o le canalature, come falde delle ue&longs;timenta all'u&longs;anza delle matro­ne; & co&longs;i con due differenze imitarono la inuentione delle colonne, una &longs;chietta, & nuda &longs;enza ornamento, che era di &longs;embiante uirile, l'altra di muliebre &longs;ottigliezza, & orna­mento, & mi&longs;ura. Ma quelli che uennero dapoi con eleganza, & &longs;ottigliezza di giudi­cio andarono piu inanzi, & dilettando&longs;i di moduli piu &longs;ottili, fecero l'altezza della colon na Dorica di &longs;ette diametri della gro&longs;&longs;ezza, & la Ionica di otto, & meza. Et quello, che gli Ioni fecero da prima, Ionico è &longs;tato detto. Ma il terzo genere, che Corinthio &longs;i chiama, è pre&longs;o dalla imitatione della &longs;ueltezza uirginale, imperoche le uergini per late­nerezza della età, e&longs;&longs;endo di piu &longs;uelte membra formate, riceueno piu leggiadri, & gratio&longs;i effetti. Ma la inuentione del capitello Corinthio &longs;i narra che in que&longs;to modo &longs;ia &longs;tata ritro uata. Vna uergine cittadina di Corinto gia da marito, e&longs;&longs;endo inferma uenne a morte. la notrice di quella hauendo raccolto tutti que ua&longs;i, de i quali la uergine uiuendo &longs;i dilet­taua, & po&longs;ti quelli in un ce&longs;tello, dapoi, che fu &longs;epelita, gli fece portare al monumento, & porli da capo, & accioche piu lungamente re&longs;ta&longs;&longs;ero allo &longs;coperto aere, ui po&longs;e &longs;opra una tegola. Il ce&longs;tello per ca&longs;o era &longs;tato po&longs;to &longs;opra una radice di Acanto. in quel mezo la radice nel mezo dal pe&longs;o oppre&longs;&longs;a, mandò fuori da primauera i ritorti cauli, & le foglie cre&longs;cendo i cauli lungo i lati del ce&longs;tello, & da gli anguli della tegola per la nece&longs;sità &longs;pin ti in fuori, furono con&longs;tretti nelle ultime parti delle uolute piegar&longs;i. Allhora Callima­co, il quale per la eleganza, & &longs;ottigliezza dell'arte, fu da gli Athenie&longs;i cachizotecnos no minato, pa&longs;&longs;ando appre&longs;&longs;o quel monumento, auuertendo uide quel ce&longs;tello, & d'intor­no la tenerezza na&longs;cente delle foglie, & dilettato&longs;i della maniera, & della nouità della for­ma fece a quella &longs;imiglianza appre&longs;&longs;o i Corinthij le colonne, & po&longs;e le conueneuoli ragio ni di quelle, & dapoi nelle perfettioni delle opere, fece la di&longs;tributione della maniera Corinthia.

Richiederebbe un curio&longs;o, che io cita&longs;&longs;i in que&longs;to luogo l'auttorità di Plinio, di Pau&longs;ania, & di Strabone, & d'altri autori per e&longs;ponere le hi&longs;torie, & le de&longs;crittioni de i luoghi po&longs;ti da Vitr. ma io credo a Vitr. & maggior cura mi &longs;trigne, & d'importanza maggiore, che narrare le hi&longs;to rie, de&longs;criuer luoghi, & dipigner herbe. Grande occa&longs;ione, & bella, ci ha dato la natura, per fare, che l'arte perfetta fu&longs;&longs;e, quando ella ci propo&longs;e la forma del corpo humano. percioche con il numero, con i termini, & contorni, con lo &longs;ito, & collocatione delle parti, in un &longs;oggetto no bili&longs;&longs;imo ci diede e&longs;&longs;empio merauiglio&longs;o di &longs;ingular bellezza; fece, che i corpi quantunque di&longs;&longs;imi glianti fu&longs;&longs;ero, nientedimeno belli, & ben formati, & uaghi ci pare&longs;&longs;ero. La onde molte bellezze nate &longs;ono, percioche con lo certo, & determinato numero delle parti, la natura congiun&longs;e la cor ri&longs;pondente grandezza con i termini &longs;uoi, & niente la&longs;ciò, che in luogo proprio, & accommo­dato non fu&longs;&longs;e: perche &longs;i trouano de i corpi gentili, & &longs;uelti, che ci porgeno diletto, & &longs;e ne tro­uano de gli altri, che &longs;ono piu &longs;odi, è maggiori, & però non ci di&longs;piaceno, & finalmente tra que­&longs;ti, & quelli altri &longs;ono belli, & gratio&longs;i, come che in ogni co&longs;a &longs;i truoua il grande, il picciolo, & il mediocre, cia&longs;cuno con le &longs;ue ragioni. il che con&longs;iderando l'huomo, & leggendo nel li­bro della natura per imitarla nelle &longs;ue compo&longs;itioni, uolle, che tre maniere fu&longs;&longs;ero prin­cipali del fabricare, con&longs;iderando molto bene l'officio, & il fine di cia&longs;cuna fabri­ca: & però quella che piu pote&longs;&longs;e durare alla fatica, & piu fermezza, & piu di &longs;odo haue&longs;&longs;e, Dorica uolle chiamare: perche fu prima da i Dorie&longs;i di que&longs;to modo pigliata: ma quella, che piu &longs;ottile, & piu &longs;uelta fu&longs;&longs;e, Corinthia: la mezana, qua&longs;i tra amendue collocata, Ionica, da Ione, come dice Vitr. Ma perche cia&longs;cuna haue&longs;&longs;e donde parere diletteuole, & bella, cominciò con gran diligenza a con&longs;iderare, che numero, che termini, & come &longs;i haue&longs;&longs;ero a di&longs;porre le par­ti. Vedendo&longs;i adunque (come ben di&longs;corre Lione) che il diametro del corpo humano dall' uno, & l'altro lato, è per la &longs;esta parte, & dal bilico alle reni per la decima dell' altezza del corpo, fu pre&longs;a l'occa&longs;ione delle mi&longs;ure: perche ritrouando, che &longs;e delle colonne altre fu&longs;&longs;ero piu alte &longs;ei parti, altre dieci del piede loro, per lo innato &longs;entimento, col quale potemo giudicare, che tan ta gro&longs;&longs;ezza, ouero tanta &longs;ottigliezza non ha del buono, cominciò a fare l'ufficio &longs;uo, & di&longs;cor­rere, che co&longs;a fu&longs;&longs;e di mezo tra que&longs;ti ecce&longs;&longs;i, che pote&longs;&longs;e piacere, & di &longs;ubito &longs;i diede alla in­uentione delle proportioni, & co&longs;i po&longs;ti in&longs;ieme quegli ecce&longs;&longs;i, cioè &longs;ei, & dieci, diui&longs;ero la &longs;om-ma in due parti, donde ritrouarono, che'l numero di otto era quello, che dal &longs;ei, & dal dieci con eguali &longs;pacij era di&longs;tante. Piacque la inuentione, & ne riu&longs;cì la proua: & però diedero alla lunghezza della colonna otto Diametri del piede, & quella (come io ho detto) da gli Ioni, Io­nica naminarono. Dapoi giugnendo il minor termine, che era&longs;ei, con que&longs;to numero di nuouo ritrouato, cioè con otto fecero una &longs;omma di quattordici, che partita egualmente rendeua &longs;ette, &longs;econdo il qual numero da Dorie&longs;i &longs;u fatta la colonna Dorica di &longs;ette te&longs;te. ma aggiugnendo il ter­mine maggiore, che era dieci con quello di mezo, che era otto raccol&longs;ero diciotto, che partito in due faceua noue, perilche alla forma piu &longs;uelta, & piu &longs;ottile diedero noue diametri, & Corin­thia la chiamarono, perche da Corinto (che hora Caranto &longs;i chiama) uenne la inuentione per auuertimento di Callimacho Architetto: Dal numero adunque cominciarono a dare la bel­lezza. Poi uennero al contorno, facendo le diminutioni, le gonfiezze, i collarini, & le cim­bie con gratia, & ornamento, di&longs;ponendo le parti di cia&longs;cuna al luogo &longs;uo. ben è uero, che il &longs;ito, & la di&longs;po&longs;itione delle parti piu pre&longs;to &longs;i la&longs;cia cono&longs;cere, & &longs;entire, quando &longs;ta male, che s'in­tenda come far &longs;i deggia. percioche quella è gran parte del giudicio dell'huomo in&longs;ito da natura. Ben è uero, che ci &longs;ono alcune auuertenze, nel mettere in opera le co&longs;e ben compartite, come fa­re, che le co&longs;e uadino a piombo, che i membri ri&longs;pondino &longs;u'l uiuo, che il tutto na&longs;ca da terra, che le colonne &longs;iano pari di numero, a &longs;imiglianza de i piedi de gli animali, che le apriture &longs;iano di&longs;pari, che le parti inferiori &longs;iano piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;uperiori: che le Doriche non &longs;iano troppo lauorate, ornate &longs;iano le Ioniche, ornati&longs;&longs;ime le Corinthie. perilche non &longs;i puo &longs;e non bia&longs;mare, chi nelle opere Doriche, ha po&longs;to tanta &longs;ottilità, & uarietà di lauori, che piu non potrebbe ha­uer fatto nelle Corinthie, grande &longs;pe&longs;a, inutile, non goduta, & &longs;enza decoro fu fatta, &longs;e bene al­cuno dice&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere opera compo&longs;ta. A me la ragione da ardire, & la i&longs;perienza, & la cognitio­ne d'alcune co&longs;e de gli antichi, lequali quando erano po&longs;te lontane dall'occhio erano &longs;olamente &longs;gro&longs;&longs;ate, ma le piu uicine erano piu finite: &longs;e però l'ambitione, & l'auantaggio, & commodità de lauoranti non gli moueua. egli &longs;i legge, che per lo pericolo, che era nel drizzar le colonne, che non &longs;i rompe&longs;&longs;ero, &longs;i &longs;oleua prima drizzarle, & poi lauorarle. in &longs;omma ri&longs;pondino (come ho gia detto) le co&longs;e de&longs;tre alle &longs;ini&longs;tre, le alte alle ba&longs;&longs;e, le dinanzi alle di dietro; in modo, che ogni co&longs;a po&longs;ta &longs;ia al luogo &longs;uo, & ri&longs;pondendo &longs;i in&longs;ieme, & bellezza, & fermezza apportino a gli edificij. Voglio far hora auuertiti alcuni, i quali &longs;i marauigliano, che Vitru. i&longs;te&longs;&longs;o non pur al­tri, che hanno fabricato tra gli antichi Architetti, s'habbia alcuna fiata &longs;co&longs;tato dalle dette mi &longs;ure. Io ho detto di &longs;opra con l'auttorità di Vitru. che la ragione delle co&longs;e è in &longs;e uera, & du­rabile, onde con la proportione &longs;ene uiue, & &longs;ta &longs;enza oppo&longs;itione, ma non &longs;empre diletta quel &longs;entimento dell'animo no&longs;tro, ilquale for&longs;e piu a dentro per a&longs;co&longs;a forza di natura penetrando non con&longs;ente a gli occhi, che la pura è &longs;emplice proportione alcuna fiata diletti. ma dalla materia delle co&longs;e, dalla grandezza, dalla di&longs;tanza (come ho detto) richiede alcuna maniera, & for­ma, che acconci quello gratio&longs;amente, che troppo &longs;implicemente ci porge la mi&longs;ura, & propor­tione, come nelle &longs;tatue antiche &longs;i uede, altre di noue, altre di dieci, altre tra noue & dieci te&longs;te formate. Et nella Mu&longs;ica finalmente ci &longs;ono alcuni &longs;uoni, i quali uengono alle orecchie con dol­cezza, che però non &longs;ono tra le con&longs;onanze collocati. però dico, che ognuno deue ce&longs;&longs;are dalla merauiglia, quando ritroua in molte opere la mi&longs;ura alquanto uariata da i precetti, perche egli è a ba&longs;tanza tra'l maggiore, & minore ecceßo contener&longs;i, uariando i mezi con giudicio, & &longs;otti­gliezza d'auuertimento. & però da gli &longs;pacij, & uani tra le colonne Vitru. ha regolato l'altez­za di quelle, nè mai è u&longs;cito de i termini. Plinio nel trente&longs;imo &longs;esto libro al trente&longs;imo terzo capo ragiona delle colonne, & mi&longs;ure loro, & del Tempio di Diana Efe&longs;ia, & delle &longs;ue propor­tioni. Oltra le predette maniere di colonne, ci &longs;ono le Attiche quadrangulari, & di lati egua­li. Quello che dice Vitru. di Callimaccho Architetto, che per la eleganza dell'arte era detto Cachizoternos, perche &longs;empre egli &longs;pezzaua le co&longs;e fatte, nè mai &longs;i contentaua, & &longs;empre po­liua, altri leggono Lixitecnon, perche &longs;ottilmente poliua le co&longs;e dell'arte &longs;ua. & for&longs;e qua­dra meglio a Vitr.

La &longs;immetria, ouero compartimento di quel capitello, in que&longs;to modo &longs;i deue fare: che quanto farà la gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi, tanto &longs;ia l'altezza del capitello, con il dado o Abaco. Ma la larghezza dell'Abaco co&longs;i habbia la &longs;ua ragione: che quanto &longs;a­rà l'altezza, due tanti &longs;ia la diagonale, percioche gli &longs;pacij haueranno per ogni uer&longs;o le fronti giu&longs;te. &longs;iano le fronti della larghezza piegate in entro da gli e&longs;tremi anguli dello Abaco, per la nona parte della larghezza della &longs;ua fronte: habbia al ba&longs;&longs;o del capitello tanta gro&longs;&longs;ezza, quanto à la colonna di &longs;opra, oltra l'Apothe&longs;i, & lo A&longs;tragalo, cioè cim­bia, & tondino. La gro&longs;&longs;ezza dello Abaco per la &longs;ettima dell'altezza del capitello. & le uata la gro&longs;&longs;ezza dell'Abaco, &longs;ia il re&longs;tante diui&longs;o in tre parti, delle quali una &longs;i dia alla fo­gliatura di &longs;otto, l'altra habbia la fogliatura di mezo, & i cauliculi habbiano la i&longs;te&longs;&longs;a altezza, & da quelli na&longs;chino le foglie, lequali gettate in fuori abbracciano lo Abaco. ma quel­le uolute, & minuti inuogli, che na&longs;ciuti dalle foglie de i cauliculi uengono in fuori fin a gli e&longs;tremi anguli, &longs;iano &longs;colpiti tra'l &longs;uo mezo &longs;ottopo&longs;ti a i fiori, che &longs;ono nello Abaco. i quali fiori da tutte quattro le parti &longs;iano formati tanto grandi, quanto è la gro&longs;&longs;ez­za dello Abaco. co&longs;i in que&longs;te &longs;immetrie, & compartimenti &longs;aranno formati i capitel­li Corinthij.

Io ho e&longs;po&longs;to di &longs;opra aßai chiaramente que&longs;ta compo&longs;itione, & dimo&longs;tratola in di&longs;egno. Ve­ro è, che egli &longs;i ha auuertito appre&longs;&longs;o gli antichi, che l'altezza del capitello &longs;enza lo Abaco era di uno diametro di colonna, il che gli daua maggior &longs;ottigliezza.

Sono anche le maniere de i capitelli, che alle mede&longs;ime colonne s'impongono, con di­uer&longs;i uocabuli nominate. de i quali nè le proprietà delle mi&longs;ure, nè la maniera delle colonne potemo nominare. ma ben uedemo che i uocaboli di quelli &longs;ono &longs;tati transferi­ti, & tramutati da i capitelli Corinthij, Ionichi, & Dorichi, le &longs;immetrie de i quali &longs;ono &longs;ta te traportate in &longs;ottigliezza di noue &longs;colture.

La maggior parte de i belli antichi edificij &longs;ono di maniera compo&longs;ta, & que&longs;ta maniera è ua­ria &longs;econdo la diuer&longs;ità delle proportioni, che &longs;i compongono in&longs;ieme; però non hanno que&longs;te ma­niere proprio nome, benche a dì no&longs;tri, &longs;e le dia'l nome d'Italiana. Veggon&longs;i capitelli con tanta diuer&longs;ità di lauori, che non ci è numero, altri con fogliazze grandi, altri con minute, & &longs;ono belli&longs;&longs;imi, altri hanno legature d'animali, come s' è detto, altri hanno & uolute tolte da gli Io­nichi, & foglie tolte da i Corinthij: & tutti &longs;ono garbati, & gratio&longs;i: & indeterminatamente &longs;i deono chiamare, capitelli, o maniere compo&longs;te.

De gli ornamenti delle colonne. Cap. II.

Perche di &longs;opra &longs;ono &longs;tate de&longs;critte le origini, & le inuentioni delle colonne &longs;e­condo le maniere loro, egli non mi pare lontano dal propo&longs;ito no&longs;tro con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni trattare de gli ornamenti di quelle, come nati &longs;ono, & da quai principij, & da che origini ritrouati. In tutti gli edificij &longs;i pone di &longs;opra la trauatura, & l'opera di legname con diuer&longs;i uocaboli nominata: & &longs;i come nelle nominan­ze, co&longs;i nello effetto ritiene diuer&longs;e, & uarie utilità. imperoche &longs;opra le colonne pila&longs;tri, & erte, o &longs;tanti, che &longs;i dica, &longs;i pongono le traui. ne i palchi & ta&longs;&longs;elli, i piccioli morelli, & le a&longs;si. &longs;otto i tetti &longs;e gli &longs;pacij &longs;aranno maggiori, ui ua il colmello nel &longs;ommo del col­mo. onde poi dette &longs;ono le colonne, & anche &longs;i pongono i trauicelli attrauer&longs;ati, & le chia ui. Ma &longs;e gli &longs;pacij &longs;aranno commodi, il colmello, & i cantieri uenghino in fuori fin al­lo e&longs;tremo del grondale. & &longs;opra i canthieri &longs;tiano i tempiali, o pianelle, dapoi di &longs;o= pra &longs;otto le tegole gli a&longs;&longs;eri, che &longs;portino in modo, che dalle loro proietture, & &longs;porti, &longs;iano coperti i pareti.

Mirabile dottrina, & pratica d'Architettura c'in&longs;egna Vitruuio nel pre&longs;ente Cap. percio­che egli ci rende conto di tutti gli adornamenti, & membri che &longs;i metteno &longs;opra le colonne, o pi la&longs;tri, o muri, o stanti, che egli chiama, anntæ. dimo&longs;trando chiaramente la origine, & inuen­tione di quelli. dal che nel pre&longs;ente luogo &longs;i caua la ragione dimolti uocaboli. Certo è (come &longs;pe&longs;&longs;o ho detto) che dalla nece&longs;&longs;ità alla magnificenza del fabricare gli artifici &longs;ono peruenuti. la natura c'impo&longs;e la nece&longs;&longs;ità: ma lo animo grande acce&longs;o dalla concorrenza cercò di auanzare &longs;e &longs;te&longs;&longs;o. &longs;i che i primi fabricarono come lor fatto ueniua, & quanto il bi&longs;ogno richiedeua. &longs;uc ce&longs;&longs;ero le conte&longs;e di &longs;uperar&longs;i l'un l'altro, ma però &longs;i fondauano le inuentioni, & gli accre&longs;ci­menti &longs;opra la imitatione di quelle co&longs;e, che per loro natura doueuano e&longs;&longs;er tali. però non fecero alcuna co&longs;a ne gli adornamenti, di che non ne pote&longs;&longs;ero pienamente rendere la ragione dalla imi tatione delle co&longs;e &longs;atte per nece&longs;&longs;ità. Eleuato adunque lo edificio nella già dimo&longs;trata forma dal fondameuto fin alla cima de i pareti, colonne, muri, pilastri, o &longs;tanti, bi&longs;ognaua coprirlo, ac­cioche perfettamente &longs;i uede&longs;&longs;e il fine dell'opera: era nece&longs;&longs;ario nel coperto prouedere, che i pa­reti&longs;te&longs;&longs;ero uniti, & legati in&longs;ieme, & che'l coperto acconciamente &longs;i ripo&longs;a&longs;&longs;e, non &longs;pignendo i pareti: la onde per hauere quanto s'è detto, egli è da &longs;apere, che bi&longs;ogna fare tutto questo la­uoro di legname: che da Vitruuio è detto materiatio. & cono&longs;cere di&longs;tintamente i nomi, gli ef­fetti, & l'ufficio di cia&longs;cuna co&longs;a. Tre co&longs;e adunque douemo auuertire nell'opera di legname, l'una è quella, che &longs;i impone prima &longs;opra le colonne, i muri, & pilastri: que&longs;ta &longs;i chiama tra­uatura. la &longs;econda è detta contignatione: que&longs;ta &longs;i diuide in due parti, l'una è la legatura del tet­to, l'altra è il tetto, & coperto. Della trauatura &longs;i caua questo utile, che i pareti &longs;i tengono in­&longs;ieme, dalla legatura, che il tetto &longs;i uni&longs;ce, dal tetto, che l'edificio &longs;i copre, & &longs;i defende. & da tutte queste co&longs;e hanno hauuto origine diuer&longs;i adornamenti nelle fabriche, come &longs;i dirà qui &longs;otto. Sapremo adunque come alcuna fiata tra un parete, & l'altro &longs;i troua grande interuallo, & alcuna fiata commodo, & non molto di&longs;tante. però nelle legature de i tetti ui uà piu, & me­no artificio. però &longs;e'l tetto &longs;i &longs;panderà molto, & &longs;arà troppo largo, nella &longs;ommità del colmo ui uà per lungo uno traue mae&longs;tro, che &longs;i chiama columen in latino. noi dicemo colmello. dal quale na&longs;ceno come figliuoli tutti i legamenti del tetto: &longs;i come dalla &longs;pina mae&longs;tra del pe&longs;ce na&longs;ceno tutte le altre: & for&longs;e di qua è cauato quello, che &longs;i &longs;uol dire, il tale è di tale columel­lo. Ci &longs;ono i trauer&longs;i: ci &longs;ono anche le chiaui detti capreoli, dalla &longs;imiglianza de pampini, che legano le uiti; perche co&longs;i quelli abbracciano i canteri: ma i trauicelli attrauer&longs;ati latinamen­te &longs;i dicono tran&longs;tra, & uolgarmente catene, & &longs;ono quelli, &longs;opra i quali &longs;i ripo&longs;ano le chiaui. Ma &longs;e'l tetto &longs;arà comodo, & non porterà pericolo di slegar&longs;i, & &longs;chiauar&longs;i li potrà ba&longs;tare &longs;ola­mente il colmello com i &longs;uoi canterij, i quali &longs;ono alcuni legni lunghi del tetto, i quali uengono dal col mo, & di&longs;cendono da i lati in&longs;ino &longs;otto le grondi. &longs;opra que&longs;ti canteri, (i quali fanno parere il tetto, come una galera riuer&longs;cia, & &longs;i u&longs;a di dire tra noi la galera è in cantieri, quando è fat­to il &longs;uo corbame) ui uanno i tempiali, che &longs;ono trauetti, i quali uanno a trauer&longs;o i cantieri, in contra le fronti del tetto. &longs;opra i tempiali, ui uanno gli a&longs;&longs;eri, che &longs;ono legni larghi quattro oncie, che uanno &longs;opra i tempiali, come i canteri di &longs;otto. & quiui è po&longs;ta la ragione del coper­to. perche &longs;opra gli a&longs;&longs;eri s'impongono le tegole, i capi delle quali s'incontrano ripo&longs;ando &longs;o­pra'l mezo de gli a&longs;&longs;eri. Et que&longs;to è quanto la nece&longs;&longs;ità ci ha dimostrato, sì perche il tetto &longs;te&longs;&longs;e in piouere, accioche le neui non lo carica&longs;&longs;ero, sì perche &longs;caccia&longs;&longs;i le acque, & le tempe&longs;te lon­tane da i pareti, & fu&longs;&longs;e ben legato. & que&longs;to è quanto Vitruuio ha detto fin hora. come la figu­ra ci dimo&longs;tra.

Et co&longs;i egli &longs;i uederà, che ogni co&longs;a con&longs;eruerà, & il luogo, & la maniera & l'ordine proprio. Dalle dette co&longs;e, & dall'opera di legname gli arte&longs;ici con le loro &longs;colture nelle opere di pletra, & di marmo, nel fabricare de i Tempij hanno imitato le di&longs;po&longs;itioni, & hanno giudicato, che egli &longs;ia da &longs;eguitare quelle inuentioni: percioche gli antichi fabri edificando in un certo luogo, hauendo co&longs;i po&longs;te le traui dalle parti di dentro de i pare­ti, che correuano fin alle e&longs;treme, & u&longs;ciuano, & &longs;portauano in fuori, compo&longs;ero anche quello, che fra traue, & traue &longs;i poneua. & ornarono con opere di legname gratio&longs;a­mente quello, che andaua &longs;opra le cornici, & le &longs;ommità, & poi tagliauano gli &longs;porti de i traui a pari de pareti a perpendicolo. la qual forma parendo loro, che for&longs;e &longs;enza garbo, & &longs;enza gratia, conficcarono &longs;opra le te&longs;te de i trauicelli tagliate nella fronte alcune tauo lette nel modo, che hora &longs;ono i Triglifi: & quelle dipin&longs;ero con cera biaua, accioche le tagliature de gli trauicelli non offende&longs;&longs;ero la ui&longs;ta. & co&longs;i nelle opere Doriche le diui­&longs;ioni de i trauicelli coperti con la di&longs;po&longs;itione de gli Triglifi cominciarono hauere lo &longs;pa cio po&longs;to tra gli trauicelli, & il letto delle trauature.

Hora tenendo&longs;i a mente gli effetti di cia&longs;cuna delle predette co&longs;e, potremo beni&longs;&longs;imo &longs;apere la origine de gli ornamenti, che nelle opere di pietra &longs;ono stati introdutti da i grandi Architetti, & con che ragione s'habbiano a fare. Ha detto Vitruuio, che &longs;opra le colonne, & i pilastri, & pareti s'impone la trauatura, & &longs;opra la trauatura il tetto, o colmo. ha e&longs;po&longs;to le parti, & le ragioni de i coperti, & del colmo. Hora ci e&longs;pone come da quelle parti, & dalle opere di le­gno &longs;ono &longs;tati transferiti gli ornamenti nelle opere di pietra, o di marmo: come nelle opere Doriche i Triglifi, & i Modioni, & nelle Ioniche i dentelli: & dice, che i Triglifi &longs;ono stati fatti ad imitatione delle te&longs;te delle traui, lequali prima &longs;portauano fuori de i pareti, & poi erano tagliate a drittura de i pareti, & perche non faceuano bella ui&longs;ta, erano inue&longs;tite di tauolette dipinte con cera, di quel modo, che hoggi dì pareno i Triglifi con que canali, & con que pianuz­zi, che &longs;i uedeno, che pare, che que canali &longs;iano fatti per riceuere le acque cadenti dalla cor nice. Gli Architetti adunque nelle opere di pietra hanno traportato quelle inuentioni, & han­no fatto gli Triglifi, & le Metope, cioè gli &longs;pacij tra uno triglifo, & l'altro, che rappre&longs;enta­uano le diui&longs;ioni d'un Triglifo all'altro, come da un traue all'altro. Similmente i mutuli, o mo­dioni &longs;ono &longs;tati pre&longs;i nelle opere Doriche di pietra dalle opere di legname. que&longs;ti rappre&longs;entano gli &longs;porti de i canterij &longs;otto le cornici, come gli Triglifi rappre&longs;entano gli &longs;porti delle traui &longs;opra l'Architraue. Que&longs;ti modioni &longs;ono piegati, accioche aiutino il cader deue acque. &longs;ono piu lar ghi, & di meno gro&longs;&longs;ezza de gli Triglifi. & il luogo loro è &longs;otto le cornici, & la figura qui &longs;otto lo dimo&longs;tra: & pero dice Vitruuio.

Dapoi &longs;ono &longs;tati altri, che in altre opere a perpendicolo de gli Triglifi hanno fatto &longs;portare i canterij, & hanno fatto piegare gli &longs;porti loro. & come dalla di&longs;po&longs;itione delle traui uennero gli Triglifi, co&longs;i da gli &longs;porti de i canterij &longs;otto i gocciolatoi è &longs;tata ritro­uata la ragione de i mutuli, o modioni: & co&longs;i nelle opere di pietra, & di marmo, &longs;i for mano i modioni &longs;colpiti, che piegano. il che non è altro che la imitatione de i canterij: perciohe di nece&longs;sita, per li cadimenti delle acque &longs;i fanno piegare in fuori. & però la ra­gione sì de gli Triglifi, come de i modioni, nelle opere Doriche è &longs;tata da quella imita= tione ritrouata. Percioche non come alcuni errando hanno detto, che gli Triglifi &longs;o­no le imagini delle fine&longs;tre, co&longs;i puo e&longs;&longs;ere. perche gli Triglifi &longs;i pongono ne gli anguli, & contra i quadri delle colonne, ne i quali luoghi niuna ragion uuole, che &longs;i facciano le fi= ne&longs;tre, percioche le giunture delle cantonate &longs;i &longs;legano ne gli edificij, &longs;e &longs;i la&longs;cieranno in quelle i lumi delle fine&longs;tre.

Le cantonate de gli edificij deueno e&longs;&longs;er forti&longs;&longs;ime, perche &longs;ono come l'o&longs;&longs;a delle fabriche, la doue non poco errore è di colui, & non picciol danno dello edificio, &longs;e il cantone &longs;i apre con qual­che foro. non è aduuque buona la opinione di quelli, che uogliono, che gli Triglifi & le metope

rappre&longs;entino le fine&longs;tre, perche oltra, che la ragione nol con&longs;ente, &longs;eguitarebbe, che nelle ope­re Ioniche i dentelli pote&longs;&longs;ero &longs;imilmente rappre&longs;entare i fori delle finestre, il che non puo e&longs;&longs;ere, come dice Vitr. & c'in&longs;egna ad un tratto l'origińe de i dentelli nelle opere Ioniche, & dice.

Et di piu anche &longs;e doue hora &longs;i fanno gli Triglifi, iui &longs;arà giudicato, che &longs;iano &longs;tati gli &longs;patij de i lumi, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione ci può parere, che nelle opere Ioniche i dentelli hab biano occupato il luogo delle fine&longs;tre, percioche amendue gli &longs;patij, & quelli, che &longs;ono tra i dentelli, & quelli, che &longs;ono tra gli Triglifi &longs;ono detti metope, perche Greci chiama­no ope i letti delle traui, & de gli a&longs;&longs;eri, come i no&longs;tri chiamano caui colombari, & co&longs;i lo &longs;patio delle traui po&longs;te tra due ope, appre&longs;&longs;o de Greci metopa è nominato. in modo, che &longs;i come per auanti nelle opere Doriche è &longs;tata ritrouata, la ragione de gli Triglifi, & de i modioni, co&longs;i nelle Ioniche la ordinatione de i dentelli, nelle opere tiene la &longs;orza &longs;ua. Et &longs;i come i modioni rappre&longs;entano la imagine de gli &longs;porti de i cantieri, co&longs;i nelle Ioni­che i dentelli da gli &longs;porti de gli a&longs;&longs;eri hanno pre&longs;a la imitatione. Et però nelle opere de Greci non è, chi &longs;otto il modione metta i dentelli, perche non po&longs;&longs;ono &longs;tare gli a&longs;&longs;eri &longs;otto i cantieri. Quello adunque, che &longs;oprai cantieri, & i tempiali ueramente deue e&longs;&longs;er collocato, &longs;e nella rappre&longs;entatione &longs;arà po&longs;to di &longs;otto, ci darà forme, & ragioni dell'ope ra piene di menda.

Adunque nelle opere Ioniche i dentelli rendeno la &longs;imiglianza de gli &longs;porti de gli a&longs;&longs;eri: & per­che gli a&longs;&longs;eri &longs;ono &longs;opra i canterij: però i dentelli &longs;ono &longs;oprai modioni. que&longs;to è &longs;tato o&longs;&longs;eruato da Greci. Similmente egli è un'altro auuertimento fondato &longs;opra la regola, che dalle uere u&longs;anze della natura delle co&longs;e, egli &longs;i deue prendere gli adornamenti dell'arte. Et que&longs;to auuertimento è po&longs;to qui &longs;otto da Vitr. il qual dice.

Et anche gli antichi non laudarono mai, nè ordinarono, che ne gli Fronti&longs;picij &longs;i haue&longs;­&longs;e a fare i modio ni, ouero i dentelli, ma &longs;olamente le cornici &longs;chiette. perche nè i cante­rij, nè gli a&longs;&longs;eri uanno di&longs;tribuiti uer&longs;o le fronti de gli Fronti&longs;picij, nè po&longs;&longs;ono &longs;portare, ma piegano uer&longs;o i grondali. Et però quello, che in uerità non &longs;i può fare, gli antichi giudicarono non poter hauere determinata ragione, quando che egli fu&longs;&longs;e nelle imagini rappre&longs;entato. percioche nelle perfettioni delle opere traportarono ogni co&longs;a con certa proprietà delle uere u&longs;anze di natura, & non approuarono co&longs;a, che la e&longs;plicatione del fatto nelle di&longs;putationi non pote&longs;&longs;e hauere la &longs;ua ragione tolta dal uero. Et però ci la&longs;cia rono ordinate le conuenienze delle mi&longs;ure da quelle origini, & le proportioni di tutte le maniere, i principij delle quali hauendo io &longs;eguitato, io ho detto di &longs;opra delle ordinationi Ioniche, & Corinthie. Hora io e&longs;ponerò breuemente la ragion Dorica, & tutta la forma &longs;ua.

Ogni co&longs;a detta di &longs;opra è facile, & i&longs;pedita, ma poco da molti Architetti &longs;i è con&longs;iderato quello, che Vitr. dice; cioè, che noi non douemo far co&longs;a, che non habbia del ueri&longs;imile, ne rappre&longs;entare imagine alcuna, che non habbia principio dal uero, & che cadendo in di&longs;putatione, non &longs;i habbia a ricorrere in &longs;icuro luogo per &longs;o&longs;tentarla. Vitr. adunque bia&longs;ima per opinione de gli antichi i dentelli, o modioni fatti per gli fronti&longs;picij: perche rappre&longs;entando quelli i cantieri o gli a&longs;&longs;eri, & non uenendo i cantieri uer&longs;o le fronti, & non &longs;portando gli a&longs;&longs;eri, non è po&longs;&longs;ibile fare in que luoghi i dentelli, o i modioni, doue non &longs;i ha ri&longs;pondenza con alcuna co&longs;a. Ma la u&longs;an za ha uinto la ragione fin al tempo di Vitr. perche nelle opere antiche tutio'l giorno &longs;i uedeno, & dentelli, & modioni nelle te&longs;te de i Fronti&longs;picij, & pare, che tale ornamento &longs;tia bene, tutto che non ci &longs;ia ragione.

Della ragione Dorica. Cap. III.

ALCVNI de gli antichi Architetti hanno negato e&longs;&longs;er commoda, co&longs;a fabrica­re i Tempij alla Dorica; allegando che in quella maniera &longs;iano i comparti­menti di&longs;conueneuoli, & mendo&longs;i. Et però Tarte&longs;io, Pitheo, & Hermoge ne &longs;imilmente lo negarono. perche hauendo Hermogene apparecchiata la materia per fare l'opera di maniera Dorica mutò quella, & della i&longs;te&longs;&longs;a fece un Tempio al la Ionica al padre Bacco. Et que&longs;to fece non perche l'a&longs;petto Dorico manca&longs;&longs;e di grat a, nè perche la maniera, o la dignità della forma non ci fu&longs;&longs;e, ma perche il compartimento è impedito, & incommodo nell'opera de gli Triglifi, & nella di&longs;tributione delle trauatu re: percioche egli è nece&longs;&longs;ario porre gli Triglifi contra i tetranti delle colonne, & che le metope tra gli Trigli&longs;i &longs;iano tanto lunghe, quanto alte. & per lo contrario &longs;ono po&longs;ti gli Triglifi nelle extreme parti nelle colonne, & non contra il mezo de i tetranti. dalche adi­uiene, che le metope, che &longs;i fanno appre&longs;&longs;o gli Triglifi angulari non rie&longs;cono quadrate, ma alquanto piu lunghe de gli Triglifi per metà dell'altezza. Ma quelli, che pur uoglio­no fare le metope eguali, ri&longs;trigneno gli ultimi uani delle colonne per la metà dell'altezza d'uno Triglifo. Ma facendo &longs;i que&longs;to o nelle lunghezze delle metope, o nello ri&longs;trigne. re i uani, è diffetto&longs;o, & non &longs;ta bene. per ilche pare, che gli antichi habbiano noluto &longs;chiuare nel fabricar i Tempij, la ragione del compartimento Dorico.

Volendoci Vitr. dichiarire il compartimento Dorico, egli ci propone una difficultà de gli anti chi Architetti, accioche &longs;tiamo noi piu auuertiti. Bia&longs;imauano alcuni la mi&longs;ura, & comparti­mento Dorico nel fabricare i Tempij, non perche la forma non haue&longs;&longs;e del buono, o difpiace&longs;&longs;e la maniera, ma perche non tornaua bene il compartimento de gli Triglifi, & delle metope. Noi ba uemo ueduto di &longs;opra, che gli Triglifi ri&longs;pondeuano alle te&longs;te delle traui, perche erano le loro inue­&longs;titure nelle opere di legno, & che le metope ri&longs;pondeuano a gli &longs;patij, che erano da una te&longs;ta d'una traue all'altra, detti intertignia dalla parte di fuori, & Lacunaria dalla parte di dentro: & le traui, & gli &longs;patij in&longs;ieme, noi chiamamo la trauatura. Se adunque gli Triglifi rappre&longs;en­tano le testte delle traui; & le metope, gli &longs;pacij: ne &longs;egue, che e&longs;&longs;endo impedito il compartimen­to de gli Triglifi, & delle Metope, &longs;ia anche impedita la ragione, & compartimento della traua tura, & del loro ornamento. Ma come &longs;ia impedita la di&longs;tributione de gli Triglifi, egli &longs;i uede, perche egli è nece&longs;&longs;ario, che lo Triglifo &longs;ia giu&longs;to per mezo la quadra della colonna, & che la metopa &longs;ia tanto alta, quanto lunga: ma gli antichi non auuertendo a quello, che era rappre&longs;en­tato per gli Triglifi, & per le metope poneuano &longs;opra l'esttreme parti delle colonne, & non &longs;u'l uiuo gli Triglifi. dal che ne na&longs;ceua, che le metope, che erano appre&longs;&longs;o quegli Triglifi, non ueni­uano quadre giustte, ma alquanto piu lunghe. & que&longs;to ueniua, perche uoleuano &longs;eruare la di&longs;tanza tra colonna, & colonna. Ma quelli, che di cio non curauano, & uoleuano pure, che le me­tope ueni&longs;&longs;ero giu&longs;te, re&longs;trigneuano gli &longs;patij tra le colonne, & obligauano quegli in modo, che non poteuano cadere &longs;otto le ragioni de gli intercolunnij, & uani regolati. Re&longs;trigneuano adun­que gli e&longs;tremi uani per la metà dell'altezza d'uno Triglifo; per giu&longs;tar la metopa; & que&longs;to era difetto&longs;o. Et per que&longs;to fuggiuano il modo di fabricare alla Dorica, non bia&longs;imando l'a&longs;petto, nè la maniera, ma il compartimento, & la &longs;immetria, come fecero, Tarte&longs;io, Pitheo, & Her­mogene. A que&longs;to di&longs;ordine prouede Vitr. gentilmente dimo&longs;trandoci le ragioni, & le proportioni di que&longs;ti compartimenti, è dice.

Ma noi, come richiede l'ordine e&longs;ponemo in quel modo, che da no&longs;tri precettori ha­nemo pre&longs;o, accioche &longs;e alcuno ponendo mente a que&longs;te ragioni uorrà in que&longs;to modo cominciare, egli habbia e&longs;plicate le proportioni, con le quali egli po&longs;&longs;a bene, & &longs;enza di­fetto fabricare alla Dorica, è condurre a perfettione i &longs;acri Tempij.

Vitr. ci promette di douer dare il modo, & le mi&longs;ure di fabricare alla Dorica &longs;enza difetto, & &longs;i come nella maniera Ionica egli ci ba dato i precetti &longs;econdo le forme de i Tempij, & regola ti quelli &longs;econdo i uani tra le colonne: co&longs;i nella Dorica egli regola &longs;econdo le i&longs;te&longs;&longs;e forme, gli &longs;pa tij tra le colonne. Ben è uero, che la ragione di que&longs;ti &longs;patij, & di que&longs;ta maniera tutta dipende dal compartimento de gli Triglifi. Et però nel di &longs;opra, & in altri luoghi quando Vitr. dice. Li ragione de gli Triglifi: egli intende la manier a Dorica. Comincia adunque a regolare la maniera Dia&longs;tilos, che ba il uano di tre colonne, &longs;econdo lo a&longs;petto di facciata in colonne detta pro&longs;tilos: & &longs;econdo ambe le te&longs;te in colonne, detta amphipto&longs;tilos: & &longs;otto un nome &longs;olo comprende que­&longs;ti due a&longs;petti, chiamandoli Tetra&longs;tilos, cioè di quattro colonne. Regola anche lo alato d'intor­no detto peripteros, chiamandolo exa&longs;tilos, cioè di &longs;ei colonne. & ci la&longs;cia poi regolare a modo no&longs;tro le altre maniere, con le ragioni di quelle.

La fronte del Tempio Dorico, nel luogo doue s'hanno a porre le colonne, douendo e&longs;&longs;ere di quattro colonne, &longs;ia diui&longs;a in parti uenti&longs;ette. ma &longs;e &longs;arà di &longs;ei colonne, &longs;ia partita in parti quarantadue. Di que&longs;te parti una &longs;arà il modulo, che Grecamente Embatis è det to, & è quello, per la cui con&longs;titutione di&longs;correndo, & ragionando &longs;i fanno i comparti­menti d'ogni opera. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne farà di due moduli, l'altezza con il capi­tello di quattordici.

In que&longs;to luogo &longs;i deue por mente, che &longs;e bene Vitr. ha detto, che nella maniera Dia&longs;tilos i ua ni &longs;ono di tre gro&longs;&longs;ezze di colonne; non però nella di&longs;tributione pre&longs;ente cadeno ne i uani tre gro&longs;­&longs;ezze di colonne a punto, ma due, & tre quarti: però douemo auuertire, (&longs;i come di &longs;opra auuer tito hauemo) che quando Vitr. nel terzo libro ragiona de gli &longs;patij tra colonna & colonna, in tutte le forme, o di &longs;pe&longs;&longs;e, o di larghe, o di libere di&longs;tanze, egli u&longs;a que&longs;ti termini. puo e&longs;&longs;er. &longs;i puo porre. potemo tramettere. & non dice &longs;i deue porre, douemo tramettere, o deue e&longs;&longs;ere lo &longs;patio di tante colonne: perche non ci comanda, come egli fa nell'a&longs;petto &longs;cielto, & elegante, dicendo {perche fare &longs;i deono gli &longs;patij de gli intercolunnij di due colonne, & un quarto.} par­lando adunque indeterminatamente Vitr. non è nece&longs;&longs;ario, che apunto uenghino tre diametri tra colonna, & colonna in que&longs;ta di&longs;tributione. Dapoi que&longs;to egli &longs;i deue auuertire, che &longs;opra gli anguli uengono meze metope, ma non di fatto meze apunto, &longs;e bene Vitr. dice &longs;emimetopia; per che egli anche dice, &longs;emimetopia, per la metà d'un modulo in larghezza, che è &longs;emitriglifo apunto, come egli dirà di &longs;otto. Et però &longs;i dice meza metopa, al modo, che &longs;i dice &longs;emituono, o &longs;emi­uocale, non che &longs;ia mezo tuono a punto, o meza uocale, ma perche è una co&longs;a tra gli e&longs;tremi. Da que&longs;ta intelligenza ne na&longs;ee, che la fronte di quattro colonne ha da e&longs;&longs;er diui&longs;a in uenti&longs;ette parti, & la fronte di &longs;ei colonne in quaranta due, & che con la ragione di que&longs;te &longs;i puo regolare le fronti di otto, & di dieci colonne. Noi poneremo qui &longs;otto la di&longs;tributione, con gli Triglifi nudi, & gli &longs;patij tra le colonne, perche poi con uno, o due e&longs;&longs;empi dello inpiè, &longs;i darà notitia di que&longs;ta di&longs;tributione. A me piacerebbe, che la colonna fu&longs;&longs;e alta quattordici moduli, &longs;enza il capitello per appro&longs;&longs;imar&longs;i piu a quello, che ha detto Vitr. nel terzo libro, che nell'a&longs;petto dia&longs;tilos le altezze delle colonne &longs;ono di otto te&longs;te, & meza. ma &longs;eguitiamo il mae&longs;tro.

La gro&longs;&longs;ezza del capitello d'un modulo. La larghezza di due moduli, & della &longs;e&longs;ta par­te di uno

Rie&longs;ce meglio, della quinta parte, come ho detto. il re&longs;tante è facile per la dichiaratione fat­ta da noi nel terzo libro.

Diuida&longs;i la gro&longs;&longs;ezza del Capitello in tre parti, d'una delle quali &longs;i faccia l'Abaco con la Cima&longs;a. dell'altra l'Ouolo con le anella. della terza il fregio fin al collarino. Sia poi contratta, & ra&longs;tremata la colonna, &longs;i come nel terzo libro è &longs;tato nelle Ioniche dimo&longs;tra to. l'altezza dello Architraue &longs;ia d'un modulo, ponendoui la &longs;ua li&longs;ta, & le goccie: & la li&longs;ta &longs;ia per la &longs;ettima parte del modulo. La lunghezza delle goccie &longs;otto la li&longs;ta per mezo gli Triglifi, alta con la regoletta penda inanzi per la &longs;e&longs;ta parte d'uno modulo, & co&longs;i la larghezza del piano inferiore dello architraue ri&longs;ponda al collarino della colonna di &longs;o­pra. Sopra lo architraue &longs;i deono porre gli Triglifi con le metope &longs;ue, larghi nella fron­te un modulo, co&longs;i diui&longs;i, che nelle colonne angulari, & nelle di mezo &longs;iano contra il me zo delli quadri, & tra gli altri uani due: ma in quelli di mezo dinanzi, & di dietro il Tempio tre: & a que&longs;to modo allargati gli &longs;pacij di mezo &longs;enza impedimento &longs;arà commoda l'entrata a i &longs;imulacri de gli Dei. Parti&longs;ca&longs;i poi la larghezza dello Triglifo in parti &longs;ei, del­le quali ne &longs;iano cinque nel mezo, ma due meze &longs;iano di&longs;egnate dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini­&longs;tra, & con una regola nelmezo &longs;ia formato il piano, che femur latinamente &, miros, è det­to da Greci. lungo quella regola con la punta della &longs;quadra &longs;iano riuolti i mezi canaletti. po &longs;ti gli Triglifi a que&longs;to modo, &longs;iano le metope, che uanno tra gli Triglifi tanto alte, quanto lunghe. Et appre&longs;&longs;o di &longs;opra le cantonate &longs;iano le meze metope impre&longs;&longs;e per la metà d'un mo dulo. perche facédo&longs;i a que&longs;to modo auuerrà, che tutti i difetti, & errori sì delle metope, co me de gli intercolunnij, & delle trauature, e&longs;&longs;endo fatti giu&longs;ti i cópartimenti, &longs;aranno emen dati. I capitelli de gli Trigli&longs;i &longs;i hanno a fare per la &longs;e&longs;ta parte d'un modulo. Sopra i ca­pitelli de gli Triglifi &longs;i deue ponere la corona, o gocciolatoio, che &longs;porti in fuori per la metà, & un &longs;e&longs;to d'un modulo, hauendo di &longs;otto una cima&longs;a Dorica, & un'altra di &longs;opra: Et &longs;arà il gocciolatoio có le &longs;ue gole, o cima&longs;e di gro&longs;&longs;ezza della metà d'un modulo. Deon­&longs;i poi &longs;otto il gocciolatoio partire le dritture delle uie, & i compartimenti delle goccie in modo, che le dritture &longs;iano a perpendicolo de gli Triglifi, & per mezo le metope, & i com partimenti delle goccie in maniera, che &longs;ei goccie in lunghezza, & tre in larghezza &longs;i uedi no. ma il re&longs;tante de gli &longs;patij &longs;ia la&longs;ciato &longs;chietto, ouero ui &longs;iano &longs;colpiti i fulmini; impe­roche le metope &longs;ono piu large de gli Triglifi. Al mento del gocciolatoio, &longs;ia tagliata una linea, che &longs;i chiama &longs;cotia, cioè cauetto. Tutto il re&longs;tante delle parti, come Timpa­ni, Gole dette &longs;ime, & gocciolatoi &longs;i faranno, come hauemo &longs;critto nelle Ioniche. Et que&longs;ta ragione &longs;i truoua nelle opere dia&longs;tile nominate.

Ma &longs;e l'opera &longs;arà da far&longs;i della maniera Si&longs;tilos. & che habbia uno Triglifo &longs;olo nel ua no, douendo e&longs;&longs;ere di quattro colonne, egli &longs;i partirà la fronte in parti dicenoue & meza, &longs;e di &longs;ei, in parti uentinoue, & meza, delle quali una &longs;i piglia per modulo, alla cui mi&longs;ura (come è &longs;critto di &longs;opra) &longs;ono compartite tutte le opere. co&longs;i &longs;opra in cia&longs;cuna parte del­lo architraue &longs;i deono porre due metope, & uno Triglifo, ma nelle cantonate non piu di mezo Triglifo. Appre&longs;&longs;o le dette co&longs;e s'aggiugne que&longs;ta, che lo &longs;patio di mezo &longs;otto'l fronti&longs;picio &longs;arà da e&longs;&longs;er formato con due Triglifi, & tre metope, accioche lo intercolunnio &longs;ia piu ampio, & piu &longs;patio&longs;o, & commodo a quelli, che uorranno entrare nel Tempio, & lo a&longs;petto uer&longs;o le imagini de gli Dei ritegna piu dignità, & grandezza. Sopra i capitelli de gli Triglifi &longs;i ha da ponere il gocciolatoio, che habbia (come s'è detto di &longs;opra) due gole alla Dorica, una di &longs;opra, l'altra di &longs;otto, & co&longs;i anche il gocciolatoio &longs;ia per la me­tà d'un modulo. Et (&longs;i come s'è detto nelle opere dia&longs;tile) &longs;i diuideranno le dritture del­le uie, & &longs;i faranno le di&longs;tributioni delle goccie, & le altre co&longs;e dritto a perpendicolo de gli Triglifi, & per mezo le metope nella parte di &longs;otto il gocciolatoio. Cioè nel piano del lo Architraue, che guarda al ba&longs;&longs;o, il quale non &longs;ia piu largo di quella parte, che &longs;i contragge al collarino della colonna, che tanto è quanto la colonna di &longs;opra.

Egli bi&longs;ogna canalare le colonne con uenti canalature. quelle &longs;e &longs;aranno piane deono hauere uenti anguli, ma &longs;e &longs;aranno cauate, &longs;i deono fare in que&longs;to modo: che quanto &longs;a­rà lo &longs;pacio d'uno canale, tanto &longs;i habbia a formare uno quadrato di lati eguali, & nel me­zo del quadrato &longs;i ha da porre il piede della &longs;e&longs;ta, & raggirare intorno la circonferenza, che tocchi gli anguli della cauatura, & quanto di cauo &longs;arà tra la circonferenza, & la quadrata de&longs;crittione, tanto &longs;ia cauato, a quella forma: & a que&longs;to modo la colonna Dorica hauerà la perfettione della canalatura conueniente alla maniera &longs;ua. Ma della aggiunta, che &longs;i fa nel mezo della colonna, co&longs;i in que&longs;ti &longs;ia traportata, come nel terzo libro è &longs;tato nelle Ioniche di&longs;egnato. Ma poi che la forma e&longs;teriore de i compartimenti, & Corinthi, e Dorichi, & Ionici è &longs;tata de&longs;critta, egli è nece&longs;&longs;ario, che &longs;i dichiari da noi la di&longs;tribu­tione delle parti interior delle celle, & di quelle che &longs;ono inanzi a i Tempij.

Vitruuio è facile da &longs;e, & hauendo dal fondamento fin alla cima alzato la &longs;ua fabrica, & mi&longs;urato il tutto &longs;econdo le tre maniere, &longs;enza la&longs;ciar parte, nè membro, nè ornamento, che &longs;i conuenga alle parti e&longs;teriori, egli uuole entrar in chie&longs;a, come &longs;i dice, & ricono&longs;cere i compar timenti di dentro, fermando &longs;i alquanto nella entrata detta pronao, cioè antitempio, & dopo que&longs;ta prome&longs;&longs;a, egli &longs;i da alla e&longs;ecutione. fin tanto qui &longs;otto &longs;aranno le figure delle co&longs;e dette.

Della di&longs;tributione di dentro delle Celle, & dello antitempio. Cap. IIII.

LA lunghezza del Tempio &longs;i comparte in modo, che la larghezza &longs;ia la metà della lunghezza: & la cella &longs;ia la quarta parte piu lunga di quello, che è la lar ghezza col parete, nel quale &longs;aranno po&longs;te le porte. Le altre tre parti del pro nao, o Antitempio corrino uer&longs;o le ante de i pareti, lequali deono e&longs;&longs;ere del la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. Ma &longs;e il Tempio &longs;arà di larghezza maggiore di uenti piedi, &longs;i deono porre due colonne tra due ante, l'officio delle quali è &longs;eparare lo &longs;pacio delle ali & del pronao.

Io &longs;timo che il pre&longs;ente luogo fia difficile: & &longs;e non ci fu&longs;&longs;e qualche o&longs;&longs;eruatione de gli anti­chi Tempij, for&longs;e bi&longs;ognarebbe indouinare. però hauendo io o&longs;&longs;eruato alcune co&longs;e, io uengo, in opinione de interpretare il pre&longs;ente luogo al modo infra&longs;critto, riportandomi a migliore inuen­tione. E&longs;&longs;endo tra le &longs;emplici proportioni la moltiplice maggiore di quelle, &longs;i come ho dimo&longs;trato nel terzo libro, co&longs;a conueniente &longs;i giudica u&longs;are nella di&longs;tributione de i Tempij le &longs;pecie delle moltiplici proportioni: imperoche i Tempij &longs;ono fatti per lo culto diuino, al quale &longs;i richiede ogni magnificenza, & grandezza. Si che uolendo Vitruuio tr attare delle parti interiori de i Tempij, comincia a proportionare le lunghezze, & larghezze loro. nel che è ripo&longs;ta quella gratio&longs;a maniera, che nel primo libro è &longs;tata nominata Eurithmia. Dell'altezza non è nece&longs;&longs;ario parlare na&longs;cendo ella dalle mi&longs;ure dell'opera: Imperoche gli Architraui, le cornici, & i Fronti&longs;picij per le co&longs;e dette di &longs;opra ci &longs;ono manife&longs;ti. Vuole adunque Vitr. che la lunghezza &longs;ia doppia alla lar ghezza: & ragiona qui, de i Tempij Ionici, Dorici, & Corinthij: benche pare, che nelle piante po&longs;te nel terzo libro le lunghezze &longs;iano meno del doppio alle larghezze, & in fatto è co&longs;i, per­che lo intercolunnio di mezo nelle fronti è piu largo, ma ci è poca differenza dalla doppia. Ho­ra quello che importa è, che la cella di quel Tempio di&longs;egnato nel primo libro pare troppo lunga. & for&longs;e la intentione di Vitruuio &longs;i manife&longs;ta in que&longs;to luogo. pero io uorrei, che quiui &longs;i con&longs;i­dera&longs;&longs;e &longs;e la co&longs;a puo &longs;tare (come io dimo&longs;trerò) & &longs;e Vitruuio ce lo accenna, & &longs;e anche lo antico l'o&longs;&longs;erua. Soleuano gli antichi di&longs;tinguere lo Antitempio detto pronao, con alcune ale di muro, che &longs;econdo Strabone &longs;i chiamano pteromata. Que&longs;te ale uemuano uer&longs;o le fronti da una parte, & dall'altra della cella: ma in al cuni Tempij non perueniuano alle fronti compitamente, ma terminauano in alcuni pila&longs;tri, o ante che &longs;i dica, gro&longs;&longs;e quanto le colonne: & &longs;e tra l'una ala di mura, & l'altra era grande &longs;pacio, &longs;i poneuano a quel filo de i pila&longs;tri tra mezo due colon ne per fermezza: & co&longs;i era &longs;eparato il pronao dal portico. Co&longs;i &longs;i ritrouano le piante de i tre Tempij appre&longs;&longs;o il Theatro di Marcello. Co&longs;i accenna Vitruuio nel pre&longs;ente luogo, & co&longs;i pare, che la ragione ce lo dimo&longs;tri. Pigliamo adunque la fronte del Tempio, & &longs;ia di quattro parti, otto di quelle faremo la lunghezza, accioche &longs;ia in proportione doppia. di quelle otto cinque &longs;i danno alla lunghezza della cella includendo la gro&longs;&longs;ezza del parete doue &longs;ono le porte, tre uen­ghino dall'Antitempio alle ante, o pila&longs;tri de i pareti, le quali ante deono e&longs;&longs;er della gro&longs;&longs;ezza delle colonne. Queste ante &longs;ono i termini delle ale del muro, che uengono inanzi dall'una parte, & dall'altra, & perche puo e&longs;&longs;ere, che tra quelle ale ci &longs;ia, & poco, & molto &longs;pacio, &longs;econdo le maniere de i Tempij di &longs;pe&longs;&longs;i, o di larghi intercolunnij, però &longs;econdo il bi&longs;ogno e nece&longs;&longs;ario tra porui delle colonne. Io dico in &longs;omma, che la maniera di faccia in pila&longs;tri, & di faccia m colonne, & la fal&longs;a, & la doppia, & la intorno alata, & la &longs;coperta, tanto Dorica, quanto Ioni­ca, & Corinthia &longs;iano tutte o di &longs;trette, o di larghe, o di rila&longs;ciate, o di acconcie di&longs;tanze d'in tercolunnij. tutte &longs;i regolano dal pre&longs;ente luogo nel compartimento delle celle: & &longs;i come tutto il Tempio non uiene a punto doppio in lunghezza, perche la nece&longs;&longs;ità del compartimento delle

colonne, & de i uani, non ce lo la&longs;cia uenire, co&longs;i anche la cella &longs;e bene nella facciata in colo­ro è detta, prostilos, & ambe le teste in colonne detta amphipro&longs;tilos, in ogni genere, & ma-
niera puo uenire la detta proportione &longs;econdo i precetti di Vitr. non però a punto uiene la predet­ta proportione ne gli altri a&longs;petti, & maniere, per che bi&longs;ogna, che i pareti delle fronti della cel­la &longs;contrino con le colonne di fuori, & &longs;iano ad una i&longs;te&longs;&longs;a fila: però le celle di que Tempij &longs;a­ranno alquanto maggiori di quello, che dice Vitruuio, il quale in que&longs;to luogo ci comparte le celle, che &longs;ono parte de i Tempij, & ci comparte il pronao, cioè l'Antitempio, & il Po&longs;tico, cioè il po&longs;t tempio, in ogni genere, & in ogni maniera. Adunque altro è cella, altro è Tempio, al­tro è portico, altro è pronao. Il tempio è il tutto: la cella è la parte rinchiu&longs;a di parete, come il portico è il colonnato, che ua a torno, che Vitr. chiama ale ne i Tempij, & portico drieto le &longs;cene. Pronao è quella parte, che è dinanzi la cella, che da i lati ha due ale di pareti conti­nuati alli pareti della cella, nel fine delle quali &longs;ono i pila&longs;tri della gro&longs;&longs;ezza delle colonne. La lunghezza del Tempio è doppia alla larghezza. que&longs;to è uero a punto nelle fronti di quattro co­lonne: ma doue ui uanno le ale a torno, non ri&longs;ponde a punto. & Vitr. nel terzo libro parlando del fal&longs;o alato, dice, che egli ha nella fronte, & nel po&longs;tico otto colonne, ma dai lati, quin­dici con le angulari. & poco dapoi dice, che nelle maniere, che hanno l'ale d'intorno le colonne, &longs;i deono porre in modo, che quanti uani &longs;aranno nelle fronti, tanti due fiate &longs;iano i uani da i la­ti; & co&longs;i la lunghezza dell'opera &longs;arà doppia alla largheza. dalle quali parole molto bene potemo comprendere, che uero &longs;ia quanto s'è detto. Sia adunque la cella per la quarta parte piu lunga di quello, che è la larghezza, cioè partirai la larghezza del Tempio in quattro par ti, & fa la lunghezza della cella d'una parte piu, che &longs;aranno cinque. qui ci auanzano tre parti, le quali ne i Tetrasttili d'ogni a&longs;petto in ogni genere, & in ognimaniera &longs;i danno al pro­nao &longs;olo, quando non ui è postico, ouero &longs;i danno al pronao, & al po&longs;tico, quando ui &longs;ono.

Et anche i tre intercolunnij, che &longs;aranno tra i pila&longs;tri, & le colonne &longs;iano trachiu&longs;i con parapetti di marmo, ouero di opera di legname, in modo, però che habbiano le apritu­re, per lequali &longs;i po&longs;&longs;a entrare nel pronao. Anche in que&longs;ta parte Vitruuio &longs;i la&longs;cia intendere, però ueniremo alle de&longs;crittioni delle co&longs;e già dette.

Non &longs;olamente po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er tre gli intercolunnij tra que pila&longs;tri, ma anche cinque, come ne gli a&longs;petti di dieci colonne. Que&longs;ti intercolunnij tra i pila&longs;tri, in tutti gli altri a&longs;petti &longs;ono tre, percioche non &longs;i mette a conto il portico &longs;emplice, o doppio che &longs;ia. Tra que&longs;ti adunque &longs;i pone­uano alcuni parapetti che Vitr. chiama plutei, o di marmo, o di legno, non piu alti di quello, che &longs;arebbe il poggio, s'egli ci anda&longs;&longs;e. La cella haueua le &longs;ue porte ordinarie, & il &longs;uo parete alto, che la chiudeua d'intorno: ma lo Antitempio haueua le &longs;ue entrate per gli intercolunnij tra i pilastri delle ale.

Ma &longs;e la larghezza della fronte &longs;arà maggiore di piedi quaranta, bi&longs;ogna porre altre colonne dalla parte di dentro all'incontro di quelle, che &longs;aranno trapo&longs;te tra i pila&longs;tri, & &longs;iano di quella altezza, che &longs;ono le e&longs;teriori nella fronte. Ma le gro&longs;&longs;ezze di quelle &longs;iano a&longs;&longs;ottigliate con que&longs;te ragioni, che &longs;e quelle delle fronti &longs;aranno d'otto parti, que&longs;te &longs;ia­no di noue: ma &longs;e quelle di noue, o di dieci, que&longs;te &longs;iano per la rata parte.

Grande autorità porgeua lo Antitempio, perche pareua, che con maggiore ueneratione s'en­tra&longs;&longs;e nel Tempio, entrando prima in uno andito, & non uenendo co&longs;i presto al luogo dell'ado­ratione. Se adunque era lo Antitempio molto largo nella fronte, come nelle opere di otto, & di dieci colonne, bi&longs;ognaua traporui delle altre colonne all'incontro di quelle, che erano tra i pila­stri, & quelle ri&longs;pondeuano alle colonne delle fronti, & erano di quella i&longs;te&longs;&longs;a altezza, & &longs;i pone­uano per &longs;o&longs;tenimento: ma quando lo &longs;pacio non era molto grande, pareua molto buono la&longs;ciare lo Antitempio libero &longs;enza colonne: & doue andauano colonne a torno, egli &longs;i poteua andare a torno &longs;enza entrare nello Antitempio. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne interiori era minore, che la gro&longs;&longs;ezza delle colonne po&longs;te nella fronte. & Vitr. ne rende la ragione, & dice.

Perche &longs;e nello aere rinchiu&longs;o alcune &longs;aranno a&longs;&longs;otti gliate, non &longs;i potranno di&longs;cerne­re, ma &longs;e pareranno piu &longs;ottih, bi&longs;ogna, che &longs;e le colonne di fuori haueranno uentiquat-tro canalature, le di dentro ne habbiano uentiotto, ouero trenta due, co&longs;i quello, che &longs;i leua dal corpo del &longs;u&longs;to con la aggiunta del numoro delle canalature, &longs;i accre&longs;ca con ra­gione, quanto meno &longs;i uederà, & co&longs;i con di&longs;pari ragione &longs;arà agguagliata la gro&longs;&longs;ezza del­le colonne. & que&longs;to adiuiene perche toccando l'occhio piu punti, & piu &longs;pe&longs;si, uiene a uagare con maggior circoito della ui&longs;ta. perche &longs;e &longs;aranno due colonne di gro&longs;&longs;ezza egua le mi&longs;urate con un filo a torno, & di quelle una non &longs;ia canalata, & l'altra sì: & quel filo tocchi i caui d'intorno delle canalature, & gli anguli de i piani, benche le colonne &longs;iano egualmente gro&longs;&longs;e non &longs;aranno però le linee circondate eguali, percioche il circuito de i piani, & de i caui farà maggiore la lunghezza di quel filo. la doue, &longs;e que&longs;to parerà, come hauemo detto, non &longs;arà fuori di propo&longs;ito ne i luoghi angu&longs;ti, & nello &longs;pacio rinchiu&longs;o ordinare nelle opere piu &longs;ottili compartimenti delle colonne; hauendo noi in rimedio la tempra delle canalature.

Hauendo Vitr. dichiarito quanto alte deono eßer le colonne dello Antitempio, egli ci mostra la ragione delle loro gro&longs;&longs;ezze, & uuole, che quelle &longs;iano piu &longs;ottili, che le e&longs;teriori. & la ra­gione è in pronto: perche &longs;i come di &longs;opra nel terzo libro egli uuole, che le colonne angulari &longs;iano piu gro&longs;&longs;e, che quelle di mezo, perche l'aere leua della ui&longs;ta di quelle, co&longs;i comanda in que&longs;to luogo, che le colonne interiori &longs;iano piu &longs;ottili delle e&longs;teriori, percioche que&longs;te a quelle &longs;i pareg­gier anno con ragioni, in quello, che l'aere leua dalle e&longs;teriori. nè &longs;olamente l'a&longs;&longs;ottigliare le co­lonne di dentro un'ottauo, ouero un nono &longs;econdo la rata parte fa que&longs;to effetto di pareggiarle, & farle parere pari alle colonne di fuori, ma anche il numero delle canalature puo far parere una colonna pari ad un'altra, &longs;e bene la fu&longs;&longs;e di minore gro&longs;&longs;ezza, percioche quanto piu &longs;ono le canalature, tanto piu gro&longs;&longs;a pare la colonna. perche l'occhio no&longs;tro ha piu da &longs;paciare allhora, quando &longs;ono piu termini, & maggiori nella co&longs;a ueduta, che quando ne &longs;ono meno, & minori: & hauendo piu da &longs;paciare la ui&longs;ta, ci appare la co&longs;a maggiore. però la colonna, che ha piu canala­ture, ha piu termini, per li quali puo uagare la ui&longs;ta no&longs;tra. ilche &longs;i uede rauolgendo un filo in­torno a due colonne di gro&longs;&longs;ezza eguale, ma una &longs;ia canalata, & l'altra nò. perche &longs;i con&longs;ume­rà piu filo circondando i piani, & i caui della colonna canalata, che circondando quella, che non hauerà canali. & co&longs;i col numero delle canalature &longs;i puo rimediare all'apparenza delle colonne, quando ci pareranno piu &longs;ottili.

Egli bi&longs;ogna fare la gro&longs;&longs;ezza de i pareti della cella per la rata parte della grandezza, pure, che i pila&longs;tri di quelli &longs;iano eguali alle gro&longs;&longs;ezze delle colonne. & &longs;e &longs;aranno fatti di &longs;truttura, &longs;iano impa&longs;tati bene di minuti&longs;simi cementi. ma &longs;e &longs;i hanno a fare di &longs;a&longs;&longs;o qua­drato, o di marmo, faccian&longs;i con pari, & molto piccioli quadretti, percioche le pietre di mezo, che contengono i cor&longs;i, & rincalci di mezo hanno piu ferma la perfettione dell'o= pera. & co&longs;i d'intorno i cor&longs;i, & i letti i rilieui faranno nel uedere piu diletteuole apparen­za di componimento, come di pittura.

I pila&longs;tri, ouero ante, &longs;aranno &longs;empre delle gro&longs;&longs;ezze delle colonne, ma i pareti alquanto mi­nori, & &longs;econdo che porta la ragione dell'opera, & il ri&longs;petto del carico. Il muro puo e&longs;&longs;er di mi­nuti&longs;&longs;imi cementi, & que&longs;to Vitru. chiama &longs;truttura, &longs;e bene noi altre fiate hauemo detto mura­tura: ouero di &longs;aßo quadrato d'anguli pari, benche non di lati eguali, grande, & picciolo, ro­zo, & polito; ma &longs;i loda per la dilettatione, che i quadri &longs;iano piccioli, perche la moltitudine delle bugne, & delle prominenze & rilieui, dà piu diletto, & mo&longs;tra di pittura; dico pittura, compo