Heron Alexandrinus Spiritali di Herone Alessandrino 1592 Alessandro Giorgi it heron_spirit_111_it_1592 111.xml

SPIRITALI DI HERONE ALESSANDRINO Ridotti in lingua Volgare DA ALESSANDRO GIORGI DA VRBINO.

JN VRBINO 4.

Appre$$o Bartholomeo, e Simone Ragu$ij fratelli.

Con Licenza de' Superiori. 1592.

AL SERENISSIMO SIGNORE, IL SIGNOR FRANCESCOMARIA FELTRIO DELLA ROVERE, DVCA VI. D'VRBINO.

SE bene quelle i$te$$e ca- gioni, che mo$$ero il grande Anibale Cartagi- ne$e à riputare Formio- ne Peripatetico per huo- mo che grandem&etilde;te de- lira$$e; poteuo credere che hauerebbono per a- uentura fatto, che non fu$$e giudicata minore impertinenza la mia, dedi- cando que$ta traduttione à V. A. S. e$$endo à lei non pure le materie di Filo$ophia, e di Matematica, $o- pra le quali è fondato il pre$ente libro di Herone, beni$simo note; ma anco la lingua greca, nella qua- le fù da lui $uo primo Autore compo$to. Tuttauia riuolgendomi per l'animo che il Commandino di bona memoria fù il primo, che in que$te parti $u- $citò le Matematiche, e da quelle tenebre cauando- le, che haueuano recato loro la tra$curaggine, e l'ignoranza di molti $ecoli pa$$ati; l'illu$trò di ma- niera con tante honorare fatiche, quante tutto il mondo sà che egli hà la$ciate, che molti, e molti s'indu$$ero con la guida di lui à potre in e$$e lo $tu- dio loro: tal, che auenne in breue, che $i come per prima erano mal cono$ciure, & o$cure appre$$o la più parte de gli huomini, così hora pochi$i troui- no di quelli, che hanno gu$to di lettere polite, a' quali que$te ancora più le familiari non $ieno. Il che tutto, è ben vero, che ricono$cere $i deue dallo $tudio, e dalla diligenza del Cõmandino, come da in$trumento che è concor$o à $i fatta operatione; ma molto maggiormente da V. A. S. come da cau$a principale, di doue hà cominciato quel moto, che $i è dopo tirato $ucce$$iuamente que$ta bona con$e- guenza dietro; poiche quanto egli operò, e quan- to val$e, fù particolarmente per l'aiuto, e fauori, che in più modi riportò da lei. Onde la mede$ima proportione, che hanno gl'effetti con le loro prime cau$e, è nece$$ario dire, che habbino con V. A. S. l'opere, e frutti di coloro, che hanno da que$ta ori- gine hauuta l'occa$ione del loro $apere. Perciò con- cludo, che non poteua di ragione donar$i, $e non $olo à lei, que$ta, benche per altro di lei indegna fa- tica, (quãto à quella parte che da me ritiene,) la qua- le, come che già è molti anni, e fino da quel tempo, che il Còmandino $e ne pa$sò à miglior vita, fù fat- ta da me à prieghi de gli heredi $uoi; nondimeno hà indugiato $ino al pre$ente à venire in luce, perche per alcuni ri$petti nõ $i poterono mai hauere prima che l'anno pa$$ato, nè le figure, nè alcuni te$ti anti- chi rima$ti nella $ua heredità; $enza l'aiuto de' qua- li, non mi pareua di potermi $icuramente ri$oluere intorno a molti, e molti luoghi di que$to Autore, parte o$curi, e parte $corretti, che tãto nelli te$ti gre- ci di Roma, e di Bologna; come anco nell'i$te$$a tra- duttione del Cõmandino $i trouauano; poiche per e$$er'egli $tato dalla morte preuenuto, non le haue- ua potuto imporre l'vltima mano. Oltra che hò tar_ dato anco volõtieri, perche Hermolao Barbaro do- po hauere accennato in alcuni luoghi del $uo com- mento $opra Vitruuio, sè e$$ere in pen$iero, di fare intorno a Herone que$ta mede$ima fatica fatta da me, finalmente nel Cõm&etilde;tario del cap. xiij. del lib. x. di$$e apertamente, che haueua po$to in lingua no- $tra que$t'opera i$te$$a; ond'io $e tale $ua traduttione fu$$e compar$a nelle mani de gli huomini, non ha- uerei perme$$o che que$ta mia, $i la$cia$$e altri- mente vedere, amando meglio che $i $te$$e occolta, che veni$$e in paragone di quella di tant'huomo; $i come non mi hà poi punto ritenuto di darla fuo- ri, ma più to$to accre$ciutomi l'animo, l'hauerne veduto vn'altra, $tampata già due anni $ono. Hora tale, quale $i $ia, re$ti $eruita V. A. S. diaccettarla, e gradirla, $e non per altro, almeno come $egno della mia pronta deuotione ver$o di lei, e degni$i farmi gratia di darle luogo fra l'infinito numero de' libri, che và di cõtinuo raccogli&etilde;do; con tanta maggior $ua laude, di quanti adunorno mai librarie famo$e, quanto gli altri ciò fecero per boria, e per põpa; là doue, ella lo fà $olo per cauarne il ricchi$$imo te$oro delle $cienze, e quegli habiti, & ornamenti de l'ani- mo, che la r&etilde;dono molto più ammirabile ne gl'oc- chi di tutto il mõdo, che nõ fà l'e$$ere Prencipe Se- reni$$imo; poiche in que$to hà pure alcuni pari, ma nel $apere, e nel'arte del ben gouernare i popoli, (ar- te veramente architettonica di tutte l'altre) è $ola, e $enza e$$empio: come ciò molto bene dimo$tra il quieto $tato, nel quale $i viuono li popoli a lei $og- getti, liberi per la $ua prud&etilde;za da quelle tante cala- mità di fame, e di altri turbamenti, onde vediamo gli altri conuicini e$$ere mi$eram&etilde;te oppre$$i. Così Dio la con$erui lungam&etilde;te $ana, e felice, acciò po$$a cõ ottimo $ucce$$o e$$ercitare il $uo valore, per be- nefitio di quelli, che $e ne $tanno $otto il $uo gouer- no: & a me dia gratia di potere, $i come $pero, fare con altro maggior dono, vn giorno più ampla di- mo$tratione del mio puro affetto ver$o V. A. S. alla quale con que$to fine, faccio come deuo humili$s. riuerenza. Di Vrbino il di 3. di Ago$to. 1592.

ma

D. V. A. Ser.

mo re

Deuoti$s. Ser.

Ale$$andro Giorgi.

Il Sig. Gio. Batti$ta Fatio al Giorgi.

AL tuo nome ALESSANDRO, altuo $i raro Valor che'n que$te carte vnico $plende, D'honorato de $io l'alma s'accende Di formar carme a te nobile, e chiaro:

Ma perche quai più dolci vnqua cantaro Humili, e rochi, il tuo gran merto rende, E'n $ua propria virtute in alto a$cende Sì ch'a pena il pen$ier vi giunge a paro,

Taccio; ch'Apollo in me le noti $ue Non $pira,e Amor perch'io tal'hor $oruole L'altere nubi, non m'impenna l'ali.

Ne già de e ri$onar le lodi tue Palustre augel; quand'anco à $i gran $ole Occhio Aquila non hà, ne penne eguali.

Del mede$imo all'i$te$$o.

T'Auanzi sì d'alte virtù profonde, Che qual più moue hoggi pegiato stile Indu$trio$a man, pouero humile A sì nobil $oggetto non ri$ponde:

Che'n te non $ol corte$e Apollo infonde Di facondia immortal $pirto gentile; Onde ancor $enza te negletta, e vile Fora di Dafne $ua l'eterna fronde:

Ma in mille modi ancor $copri l'ingegno Tuo raro, e nouamente hoggi s'honora HERONE :altrui la tua mercè: più caro.

Onde tu $ol del tuo valor $ostegno, Come $e ste$$o il $ol di $e colora, Tale in te $ei per te $ublime, e chiaro.

SE del tuo vero merto ergere à paro Potrò ALESSANDRO il tuo gran nome al cielò, T'alzerò doue lumino$o, e chiaro Splende il Rettor de l'honorata Delo,

Che; come dal $uo raggio illustre, e raro Per de la notte il tenebro$o velo; Al na$cer tuo, così $i dileguaro De l'ignoranzaria le nubi, e'l gelo.

E quindi appre$o VRBIN nobil costume Non teme, al $ol di tue virtuti ardenti, Di Saturno, e di Lethe horrido verno:

Così poi: qual ne i fior di Febo il lume Sparge $alubre humor: tu nelle menti Spirerai di virtù de$ire eterno.

Ri$po$ta del Giorgi:

SPerai de i Cigni men pregiati à paro Spiegar le piume; e l'erte vie del cielo Premendo, farmi non illu$tre, ò chiaro, Ma noto almeno, & in Arpino, e'n Delo.

Ma ria Fortuna al mio de$ir sì raro S'oppo$e, e ruppe come$$a fragil velo I bei pen$ier, ch'all hor sì dileguaro, Qual fior, ch'ancide ò tropp'ar$ura, ò gielo.

Ond'inue$cato nel volgar co$tume, D'ergermi $erbo $olle voghe ardenti, C'hanno de gl'anni homai non lunge il verno.

FATIO, c'hai di Febo il moto, e'l lume Propitio; $egui, e fra le $aggementi Splenderai cinto di decoro eterno.

BREVE DESCRITTIONE DELLA VI- TA DI HERONE ALESSANDRINO.

HERONE Autore di que$to libro heb- be Ale$$andria di Egitto per $ua pa- tria, onde tra$$e il cognome di Ale$- $andrino; fù $uo mae$tro Cte$ibio A$creo, quale come $criue Atheneo nel 4. lib. de' Dipno$ofi$ti fabricò vna certa machina hidraulica, nel t&etilde;po del $econdo Tolomeo Euergete, di modo ch'e$$endo que$ti $tato $uo di$cepolo, $i può raccogliere, che fiori$$e anni cento auanti la venuta di Chri$to no$tro Signore, fù filo$ofo, e matematico di gran nome, e $cri$$e molte opere, delle quali parte an- cora viuono, e parte $ono mancate per il lungo cor$o de gli anni; ma però $i trouano citate da Eutocio A$calonita, da Pappo Ale$$andrino, da Proclo, da l'altro Herone Mecanico, autore del trattato delle Ma_ chine da guerra, e della Geode$ia, da alcuni Autori to- de$chi, e finalmente da Pietro Ramo, quale nelle $ue Scole matematiche non dubitò di porlo al pari di Ar- chita, di Leonte, di Eudo$$o, di Ari$totele, e di Archi- mede; e que$to perche (come egli dice) congiun$e la Geometria di Platone, con le Mecaniche di Archime- de, e l'arte, con l'v$o del'arte, il che fece principalm&etilde;te nelle $ue Mecaniche, & in alcuni altri trattati de qua- li Pappo fà mentione nella x. propo$. del probl. 6. del lib. 8. onde $i può dire di lui, quello che di$$e Plutar- co di Archita, e di Eudo$$o, che haueuano tra$porta- re $e contemplationi matematiche da l'animo, e da quella intelligenza, che è propria della mente, à gl'e$- $empi delle co$e corporce, e $en$ibili; e certo $i può di- re meritamente, poiche non contento che la Geome- tria $e ne anda$$e ornata $olo d'argomenti, e di demo- $trationi, la ridu$$e à l'v$o, & alla pratica; il che fù ca- gione, che egli fu$$e tanto più accetò al mondo de gl'altri autori, ch'in$egnano i principij, le regole, e pre_ cetti del'arte; quanto $ono molto più $aporiti e grati al gu$to li frutti de gl'arbori, che non $ono le radici, ò il tronco di e$$i, e que$to ba$ti della vita di Herone, poiche in breue v$ciranno in luce le vite de Matemati- ci illu$tri, de$critte amplamente, e con molta diligen- za, e $tudio, fra le quali $arà quella del pre$ente Auto- re, doue $i vederà raccolto quanto in materia tale $i poteua de$iderare: opera del no$tro Signore Berardi- no Baldi digni$$imo Abbate di Gua$talla, della dottri- na, & eccellenza del quale oltra la fede, che fanno li $critti $ino al pre$ente da lui publicati, faranno anco maggiormente gli altri, che tuttauia compone.

INTRODVTTIONE DI ALESSANDRO GIORGI ALLI SPIRITALI DI HERONE.

NON $i può $enza molta merauiglia con$idera- re, come alcune nobili$sime arti e$$endo già $tate in $ommo pregio del mondo, $i $iano do_ po à tanta declinatione ridotte, che à qual- che tempo qua$i à pena $i $ia matenuta viua la memoria loro: di che alcuni hanno recata la cagione alla negligenza, e tra$curaggine de gli huomini, che la$ciati$i oltra modo allettare dal diletto delle co$e apparenti, non hanno innalzato l'intelletto alla cognitione de l'inui$ibili. Altri hanno ciò attribuito al cor$o delle $telle; altri $timorno e$$ere proceduto da certa in$tabilità, propria sì di tutte le co$e humane, che non permette loro di fermar$i più che tanto, in vn mede$imo $tato. Ma $ia$i pure quale $i voglia la vera, ba$ta be- ne, che que$ta variabile vicenda delle co$e, $i è vi$ta e$$ercitare notabilmente le $ue forze nelle Matematiche ancora; quali nõ più to$to nate, crebbero in breue $patio in tanta $tima, che per commune opinione di tutti, non poteua riportare lode di no- bile ingegno, e meno e$$ere amme$$o nelle più famo$e acade- mie della dotta Grecia, ($cola in quel tempo di tutto il mon- do) chiunque non haueua di e$$e più che mediocre notitia: e dopo qualche interuallo, qua$i che quella fu$$e $tata la meta $u- prema del loro progre$$o naturale, declinorno per sì fatto mo- do, che furono à pericolo di rimanere $epolte in vna perpetua obliuione: nel quale indegno $tato fermate$i per alquãto tem- po, cominciorno finalmente gli anni adietro à ri$orgere di nuouo, di nuouo à caminare $peditamente alla grandezza, & all'eccellenza; doue che tuttaiua $ono poi andate maggiorm&etilde;- te auanzando$i: e $onui $tati, e $ono molti, e molti dotati di pellegrino ingegno, che hanno $pe$o lo $tudio loro, altri ren- dendo luce con commenti, & annotationi à l'opere de gli anti- chi; altri componendone di nuouo; & altri tra$portãdole dalle lingue $traniere nella natiua; quali tutti $i come hò $empre ammirati, e riputati degni di molta lode, così all'incontro hò $ommamente de$iderato di potere imitarli almeno in qualche parte; e non mi comportando la debolezza del mio ingegno, e la cura delle co$e familiari di applicar l'animo à opera, in que- $to genere di maggior momento, m'indu$si gli anni pa$$ati à prieghi d'alcuni amici, à porre mano alla pre$ente traduttio- ne; dalla quale mi gioua pure di credere, che commodo non poco riporteranno quelli, che $i dilettano di $imili $tudi, poi- che delle due cagioni, che $ogliono rendere le materie difficili à e$$ere inte$e, cioè la lingua e$terna, e la naturale o$curità del $oggetto, che tutte due $i trouauano in que$to libro, $timo di hauerne vna in tutto rimo$$a, & ageuolata di maniera l'altra, che $erà da hora innanzi accomodato all'intelligenza di molte più per$one, che non era; e$$endomi sforzato di tradurlo in fa- nella non $olo per $e $te$$a facile, ma di più, hauendo illu$trati molti luoghi, che erano per troppa breuità o$curi; & altri che erano oltra modo $corretti, re$tituiti alla vera lettione; il che però non $i è $enza molta fatiga potuto con$eguire; Poi che li te$ti tanto $tampati, quanto à penna di$cordauano in più par- ti; non pure nelle parole, e ne' concetti, ma nelli theoremi intieri; e che più nell'iste$$a diui$ione del libro, perche il te$to di Roma $i troua e$$ere diui$o in due; il che $e bene pare fatto con qualche ragione, hauendo po$to nel primo tutti li theore- mi più $emplici, che $ono come elem&etilde;ti de gli altri, che $eguo- no poi nel $econdo, compo$ti di varij membri: tuttauia parte degli Autori antichi citando que$to trattato, mo$trano di te- nere, che $ia vn libro $olo, e tale fù l'opinione del Commãdino, quale hauiamo $eguitato noi ancora; Frãce$co Barocci frà mo- derni fù di parere che anda$$e diui$o in due. Oltra di ciò per più facilitarlo, vi hò fatte alcune breui annotationcelle, doue lo ricercauano l'a$prezza della con$truttione, e li vocaboli mal noti, o per la nouità, o per l'antichità, o per e$$ere compo$ti, o per e$$ere nomi proprij di pe$i, di mi$ure, di va$i, e d'in$tru- menti, de' quali $i troua raro mentione in altro aurore. Con tutto que$to non vorei che altri $i de$$e à credere, come fanno molti, che per hauere trattate in lingua volgare que$te materie che $ono per particolare proprietà difficili; $i fu$$ero fatte tã- to facili, che pote$$ero da gl'intelletti ottu$i e$$ere inte$e: per- che col tra$portare da vn idioma ne l'altro, le $i fà nulla di più, ò poco, che liberarle da quelle tenebre accidentali della lingua fora$tiera, e con il cõm&etilde;tarle, $i leua loro bene in parte, ma non à fatto, la difficultà, che dalla $otigliezza del $oggetto procedeua. Hora veniamo al no$tro intento: $cri$$e Ari$totile nel principio delle Que$tioni Mecaniche, che quando fà bi$o- gno di operare alcuna co$a fuori de l'ordine, e della di$po$i- tione della natura; la difficultà che in ciò $i pre$enta, rende l'animo $o$pe$o, e per $uperarla è nece$$ario l'aiuto de l'arte; hora quella portione de l'arte, che $occorre à tale difficultà, chiamiamo noi Mecanica; e Mecanico l'artefice, che l'e$$erci- ta; e Machina l'opera che egli fà: que$ta poi $i diuide $econdo Herone Mecanico, e come riferi$ce Pappo nel principio de l'ottauo libro, in due parti, cio¬¨√® in Mecanica rationale (per dire così) & in Mecanica manuale, la rationale, prende li $uoi fondamenti dalla Geometria, da l'Aritmetica, da l'A$trono- mia, e dalle ragioni naturali. La manuale $i $erue de l'arti fa- brili, de l'Eraria, de l'Edificatoria, della Pittura, e d'altre $i- mili. Sono parti di que$ta, la Manganaria, ch'in$egna di leua- re in alto pe$i, benche $mi$urati con poca forza: la Mecano- pœtica, ch'in$egna di facilmente inalzare l'acque da luoghi profondi; l'Organopœtica, ch'in$egna di fabricare gl'in$tru- m&etilde;ti, e tutte le machine chiamate da Greci Poliorcetiche, qua- li $eruono per v$o della guerra, e ne $ono pieni li libri di Athe- neo, di Bitone, di Herone Mecanico, di Pappo, di Filone, e di Apollodoro. La Centrobarica, dalla quale depende poi la Sph&ecedil;- ropœia, con l'altre $ue compagne. Parte finalmente di que$ta è la Thaumaturgica, della quale fece particolare profe$sione il no$tro Autore, e $i diuide in tre altre parti, delle quali vna c'in$egna le varie operationi merauiglio$e, che $i fanno per via di Clep$idre, ò vogliamo dire d'acqua che pa$si per minuto, & artifitio$amente da vn va$e, à l'altro: e di que$ta $cri$$e Herone quattro libri. L'altra c'in$egna per via di rote, di molle, di timpani, di nerui, di corde, di dare il moto à co$e per loro na- tura immobili, e farle parere animate; come $i legge, che fu- rono le $tatue di Volcano, e di Dedalo, la colomba di legno di Archita, e l'aquila e la mo$ca, che riferi$ce Pietro Ramo: di que_ $ta $cri$$e mede$imam&etilde;te due libri; e li chiamò gli Automati, ò delle Machine Semouenti po$ti nella lingua volgare con molta diligenza, e felicità, & illu$trati di belli$sime figure dal no$tro Reuorendi$simo Abbate Baldi. La terza, c'in$egna per via di $pirito, ò aria rinchiu$a, di fare che $uonino gli organi, come faceua Cte$ibio, imitare le voci di varij vcelli, $ibili di $erpen- ti,e $uoni di trombe, con le quali ragioni, ò $imili $i può cre- dere, che fu$$e fabricata la $tatua di Mennone, ò di Se$o$tre; che come riferi$ce Pau$ania, ogni giorno a l'apparire del $ole mandaua fuori certo $trepito armonico. E li remi di argento, che $i operauano nella barca di Cleopatra Regina di Egitto, quali e$$endo dentro voti, tutte le volte, che percoteuano l'ac- qua, rendeuano $oaui$simo $uono, per ri$petto de l'aria, ò $pi- rito, che cacciato, & agitato da l'acqua, $i rompeua pa$$ando per alcuni trafori $tretti, e fatti ad arte. In$egna $imilmente di fare diuer$i va$i di mirabili effetti, intorno à che, furono molto curio$i gli antichi, onde $i legge, che vn Fitone Agrig&etilde;- tino hebbe in ca$a $ua priuata va$i trecento di pietra artifitio- $amente fatti; che più? vol$e Vitruuio, che $i face$$ero va$i, $eruando certa determinata proportione di grandezza fra di loro, e $i pone$$ero ne' Teatri con le bocche riuolte in giù, di modo, che riceuendo le voci de recitanti rende$$ero certo $uo- no grato à gli orecchi. Oltra di que$ti, c'in$egna di operare molti altri effetti, parte vtili, e parte merauiglio$i, onde $i può cauare il modo, di fare tutte le fonti più artifitio$e, e me$co- lando la natura con l'arte di rappre$entare gemitij, $pruzza- menti; gorgogli, grondare, bollori, mormorij, $pume, tremo- ri, mu$ica d'acque cadenti, & altre mille diletteuoli vaghezze, e $trane bizzarrie. Di que$ta $cri$$e Herone il pre$ente tratta- to, chiamato da lui Pneumatico, che è quanto à dire Spiritale; lo $tudio del quale $i come egli mede$imo afferma, è commu- ne tanto al Filo$ofo naturale, quanto al Mecanico: poiche il Mecanico $i ve$te qua$i l'habito del naturale, quando con$ide- ra le qualità della materia, il motore, il moto, la quiete, il luo- go, il vacuo, e tutte l'altre circon$tanze $imili, che po$$ono in qualche modo aiutare, ò impedire l'intentione del'operante, come fece Diogneto: & in$ieme non $i $corda di e$$ere Matema_ tico, contemplando la proportione, il numero, la grandezza, la di$tanza, l'ordine, la figura, e le cagioni, onde hãno l'origine loro gli effetti pieni di merauiglia, e come procedono dalla mi_ racolo$a proprietà della figura circolare, principiò come di$$e Ari$totile nelle Mecaniche di tutti gli altri miracoli, per e$$ere compo$to di mobile, & immobile, per contenere in sè diuer- $e contrarietà ma principalmente il curuo, & il conue$$o in vna i$te$$a linea indiui$ibile per larghezza, & altre molte iui da lui de$critte, $opra le quali $ono fondate non pure le ragio- ni di tutte le machine più miracolo$e, ma quelle de l'i$te$ta ma- china del mondo, e$$endo come $i legge nella Sapienza, di$po- $ta con mi$ura, numero, e pe$o; talche non Cte$ibio (come vo- le Vitruuio) fù inuentore delle machine Spiritali, non Volca- no, non Dedalo delle Semouenti, come vol$ero gli antichi, ma l'i$te$$o mae$tro di que$ta fabrica del mondo, da l'opera del quale, $i come tra$$e Archimede l'e$$empio della $ua tanto lo- data machina di vetro, doue non altrimente, che $i veda tal- uolta $colpito in vn picciolo anello la $omigliãza d'vn grandi$- $imo Collo$$o, $i vedeua mirabilm&etilde;te e$pre$$o in quello angu$to $patio la proportione, l'ordine, & il moto col quale fù fatta, e va$si mantenendo que$ta va$ta mole mondana, così potrebbe altri cauarne varij modelli di tutte le più $tupende machine, ch'immaginar$i pote$$e mai pen$iero humano. Ma veniamo à dichiarare le co$e nece$$arie di $aper$i, per bene intendere quã- to dice Herone, e cominciamo dalla diffinitione della machi- na, quale Vitruuio di$$e, che era vna perpetua, e continuata congiontione di materia, che hà grandi$sima forza ne' moui- menti de' pe$i: ma pare che que$ta diffinitione $ia diffetto$a, e manca, e che egli habbi hauuto $olo riguardo alle machine, che tirano, che $o$pingano, e ch'alzano, $enza pen$are, che così dicendo, le Spiritali, e Semouenti rimaneuano in tutto e$clu$e; però farebbe for$e meglio dire, che è vn compo$to ingegno$o di co$e proportionate, atto à operare con violenza, e que$ta comprenderà tutte le $pecie. Si è detto che è vn compo$to; perche vn legno $olo, un ferro $olo, vna corda $ola non con- $titui$ce la machina: ingegno$o, perche nella i$qui$itezza del- le machine vi hà più parte l'ingegno de l'artefice, che la mate- ria: di co$e, come $ono legni, ferro, corde, nerui, acqua, aria, $pirito, e $imili: proportionate, hauendo riguardo alla forma, al $ito, al tempo, alla di$tanza: atto à operare con violenza, perche $i fabricano tutte le machine, ò per dare il moto à co$e che non l'hanno, ò per accre$cere il loro moto naturale, ò per mouerle in contrario di quello, che $i mouerebbono natural- mente: l'arte di farle $tà fondata, come $i è detto, parte nelle ragioni, parte ne l'i$perienza; l'i$perienza è vna notitia ac- qui$tata col mezzo di molte proue $imili appre$e da i $en$i; l'ar- tefice ine$perto molte volte non con$egui$ce il fine, per cagio- ne della materia che tratta, la cui natura è à lui for$e mal no- ta, ma chi opera col mezzo de l'i$perienza, tutto che non $ap- pia la ragione de gli effetti, la pratica li è guida, ne lo la$cia in tutto errare, tuttauia l'i$perienza è pure a$$ai men nobile de l'arte. L'in$trumento è differente dalla machina; perche è più $emplice, come $ono il martello, la $ega, e $imili, euui anco vn'altra differenza, che l'in$trumento non $i moue à operare da $e, ma qualche machina $i bene. Opera è quel lauoro, che re$ta dopo l'operatione de l'arte. Operatione è quel progre$- $o, che fà l'arte mentre lauora. Fine è quello, al quale s'indriz- zano l'operationi da l'operante. L'ordine è quello che contie- ne il prima, e'l poi nella locatione delle parti: l'oppo$ito $uo è la confu$ione. Proportione è comparatione di parti d'vn mede$imo genere, che t&etilde;dono à l'i$te$$o fine Di$po$itione è di due $orti, vna che viene dal ca$o, ò dalla nece$sità, l'altra da l'arte ch'in$egna che co$a, in che luogo porre $i conuenga, ò vero come di$$e Vitruuio, è atta colocatione delle co$e. Spi- rito quello che $ia, e da diuer$i diuer$amente con$iderato, è dif- finito, li Medici di$$ero, che era quella facoltà diui$a in tre par- ti, cioè animale, vitale, e naturale, onde l'anima fà le $ue ope- rationi. Ari$totile vol$e, che fu$$e aura, ò vento cagionato da l'e$$alationi calde, e $ecche, quali a$cendendo alla $econda re- gione de l'aria, e quiui perche ella $i moue in giro, prendendo il mouimento loro laterale diueni$$ero venti; Ma i latini furo- no di diuer$a opinione, cioè, che per e$$ere l'aria di $ua natura fredda, & in con$equenza contraria di qualità à l'e$$alationi, che $ono calde, e $ecche, le $i oppone$$e, e contra$tãdo le ricaccia$$e in giù per forza: onde in quel contra$to $i cagiona$$e gran mo- uimento d'aria, e $ucce$siuamente il vento; intorno à che $i potrebbono addurre di molte co$e, che non occorre in que$to luogo riferire. Ma chi de$idera di hauerne compita notitia, ricorra à l'Anemologia del no$tro Molto Illu$tre Signor Fede- rigo Bonauentura; che pur hora $e ne viene in luce, e vi trouarà tutta la materia de' venti $ottili$simamente e$$aminata, e con molta dottrina pienamente ri$$oluta. A noi ba$ti dire, che $piri- to $econdo il no$tro Herone, è propriamente l'aria commo$$a nelle machine, e nelli va$i $piritali, mediante il contra$to che fanno alcuni elementi vno con l'altro. Il luogo è termine di quel corpo, che contiene, & ogni luogo, come luogo, è preci$amente eguale al corpo contenuto: ma $e inquanto che contiene, $i po$$a dire maggiore, nõ importa con$iderare quã- to al no$tro int&etilde;to. Oltra di que$to, ogni corpo è forza che $ia in qualche luogo, & in ogni luogo è nece$$ario che vi $ia qual- che corpo; e l'ambito, e circonfer&etilde;za del cielo è luogo cõmune de l'univer$o. Il Moto hà molte $pecie, ma tre $ono le con$ide- rate da Mecanici, cioè l'attrattione, quello che $i fà $o$pingen- do, il terzo che è naturale, come delle co$e greui al centro, e delle leggieri à l'alto, il moto de l'attrattione, e del $o$pingi- mento con$iderato dal Mecanico è $empre con violenza, $e be- ne il Cardano pare che tenga il contrario, affermando che auenga dalla propria forma de l'elemento, che abbori$ce la rarità, ò den$ità maggiore di quello che à lui può per natura conuenire . Il moto violento è più gagliardo nel principio, e nel mezzo, $i come il naturale hà più forza nel fine. Quat- tro $ono le cagioni, che rendono il moto violento veloce, e durabile: prima che la cagione mouente moua da principio velocemente: $econda, che moua per lungo $patio: terza, è la di$po$itione del mezzo, per il quale $i moue, che habbia in $e tal rarità che non impedi$ca il moto: quarta, è la figura della co$a che moue, e che vi en mo$$a, ch'vna po$$a prontam&etilde;te ope- rare, e l'altra riceuere l'impre$sione. Ne$$una co$a $i moue $en- za motore, e la co$a mo$$a con violenza, non hà il principio del $uo moto in sè, mà fuori di sè; però le co$e mo$$e con moto violento, $ono mo$$e da motore, che è fuori della co$a mo$$a, quale quando hà poi cominciato à mouer$i, non è tanto il mo- tore che la moue, quanto l'impeto aqui$tato, $i come il caldo cagionato dal fuoco ne l'acqua, $e bene $i rimoue il fuoco, non- dimeno coce la mano, perche l'accidente vnito con violenza ritiene per qualche $patio la $ua forza. Il moto, e la quiete non $ono contrarij, $e non $olo con$iderata la quiete, come priua- tione, ma bene è contrario vn moto à l'altro moto. Tutto quel- lo che $i moue, ò moua$i tutto vnitamente in$ieme, ò moua$i di parte, in parte, è di nece$sità nondimeno, che habbi vna parte in $e quie$cente, di doue prenda $uo principio il moto, & alla quale appoggiata la parte mouente, po$$a poi mouere quello che intende mouere. E nece$$ario che la virtù, e forza del mo- tore, e del quie$cente habbino vna cotale conuenienza in$ie- me, perche $i come è vna certa forza, e po$$anza quella per la quale $i moue, quello che $i moue: parimente ancora è vna $imi- le po$$anza per la quale $tà fermo, quello che $i dice $tar fermo. Il mede$imo ri$petto che $i con$idera che habbi vn moto ver$o vn'altro moto, hauerà vna quiete ver$o l'altra; quiete, e pari- mente in quel grado che $i troua il moto ri$petto alla quiete, è necce$$ario che $i troui la quiete ri$petto al moto, le po$$anze eguali non s'imprimano vna, e l'altra, e$$endo che l'impre$sio- ne auenga per il dominio, e per l'eccellenza delle forze. Il va- cuo $e $ia, ò nõ $ia, è $tato gran cõtra$to fra gl'antichi Filo$ofi: perche li Pithagorici $timorno che fu$$e fuori del mondo, e di- ceuano che il mondo in quel vacuo, e da quello haueua la com- modità di re$pirare: fù $eguitata que$ta opinione anco da Cleomede, onde $i sforzò di $tabilirla con molti $uoi argo- menti, concludendo, che quel niente, che alcuni hanno detto trouar$i di là dal cielo, $ia l'i$te$$o vacuo, quale è non sò che $implici$simo, incorporeo, non compren$ibile dal $en$o, che non hà, nè può riceuere figura, e non hà po$$anza di operare, nè di patire: ma $ta$si a$$olutamente di$po$to à riceuere il cor- po: & in $omma il vacuo $econdo loro è quello, che può veni- re riempito, ò vero abbandonato dal corpo, nelle mutationi, che $i fanno da luogo, e luogo: ma non $i trouando (come $i è detto di $opra, e come tiene Ari$totile) luogo $enza corpo, è chiara co$a che tale opinione $ia fal$a. Altri vol$ero che $i tro- ua$$e, e pote$$e $tare il vacuo a$$olutamente ama$$ato in varij luoghi dentro all'ambito, e giro del cielo: a$$erendo, che $e que$to non fu$$e vero, $i anullarebbe il moto da luogo, à luo- go, percioche e$$endo qualche $patio dal luogo doue la co$a $i moue, $in doue int&etilde;de arriuare, $e quello $patio nõ fu$$e vacuo, ma ripieno d'altro corpo, ò quel corpo opponendo$i impedi- rebbe il mouimento, ò vero $i penetrariano più corpi l'vn l'al- tro, ò vero cedendo $aria necce$$ario, che gli altri corpi con- tigui face$$ero luogo à quello, che cedere così gli altri di ma- no in mano vicendeuolm&etilde;te, fin che $i arriua$$e al giro del cie- lo, ch'è l'vltimo luogo; co$e tutte impo$sibili: e s'intrigor- no tanto in que$te opinioni Zenone, e Meli$$o, che pre$torno più fede à gli argomenti, che al $en$o. Ma come vn corpo ce- da, e dia luogo à l'altro, e come $i faccia la conden$atione, e la rarefattione, non per ri$petto del vacuo, altamente in$e- gnò Ari$totile nel te$to 63. & 84. del quarto libro della Fi$ica, dic&etilde;do, perche alcuni corpi più rari, per la compre$sione ven- gono di$cacciati fuori del corpo compre$$o, ò vero rientrano nel corpo che $i dilata, ò pure perche la proprietà, e natura della materia è tale, che e$$endo in potenza, può ridur$i à l'at- to, e riceuere maggiore, & minore quantità, $enza che altro le fi aggiunga di fuori. Con i quali fondamenti è facile di $cio- gliere tutte le ragioni appoggiate al $en$o, per prouare il va- cuo. Ma per non e$$ere fuora di modo lungo, e perche non è no$tro fine di trattare materia tale in que$to luogo, la$ciarò ch'altri ciò veda ne i proprij fonti d'Ari$totile, & anco de gli Interpreti, che tutto que$to trattorno diffu$amente nel 4. della Fi$ica dal te$to 50. $ino all' 86. Dirò bene che non $olo non è verò che per $are il mouimento da luogo, e luogo, $ia nece$$a- rio di concedere il vacuo, ma di più, che concedendo$i, vereb- be ad anullar$i il moto locale, peroche facendo$i que$to, ò più veloce, ò più tardo $econdo la di$po$itione del mezzo, per il quale $i viene à fare, $e il mezzo dunque fu$$e vacuo, non $i tro- uaria nel moto contra$to alcuno, talche $i faria non pure velo- ti$simo, ma in vno i$tante; in vno i$tante non $i può fare, che non lo permette la natura; dunque dato il vacuo, nõ $i può al- trimente fare mouimento locale. Oltra di que$to nõ $i può at- tribuire al vacuo operatione alcuna; adũque nò è che $e fu$$e, non permetteria la natura, che $te$$e otio$o, come non lo per- mette à l'altre co$e, che hanno l'e$$ere. Con tutto que$to, tie- ne diuer$a opinione il no$tro Herone, e sforza$i di prouare con ragioni, e proue $en$ibili, che il vacuo $i troui di$gregato in varie particelle minute, $par$e per la ma$$a de gl'altri corpi na- turali, e che quelle particelle di vacui di$gregati, $i po$sino con qualche violenza riunire in$ieme. Il che non credo, che faccia per non hauere veduto quanto ne $cri$$e Ari$totile, che già era $tato prima di lui al mondo, e conueniua, che li $uoi $critti fu$$ero publicati; ma più to$to, perche $i troua$$e obligato à qualche altra $etta, ò vero for$e, perche con que$ti principij; parue à lui, di potere più facilmente $aluare, e rendere la ragione, di quanto $i vedeua $uccedere intorno alli $uoi Spiritali. Tutte le $opra$critte diui$ioni, diffinitioni, e po$itioni, & in oltre que$te poche particolarità del luogo, del mo- to, e del vacuo, ci è par$o i$pedi- ente di toccare, ma breuem&etilde;- te, perche $ono come termini, e qualun- que li po$$e- derà bene, intenderà molto più facilmente la materia, che si tratta. Ma $entiamo hora mai come di$corre Herone intor- no alli $uoi va$i, che veramente $i può dire, che $iano $imili alla Tazza di Helena, quale come riferi$ce Homero haueua virtù di fare ch'altri $i $corda$- $e ogni noia, e fa$tidio.

HERONE ALESSANDRINO DELLI SPIRITALI.

ESSENDO che la materia $piri- tale $ia $tata riputata dagli anti- chi, tanto Filo$ofi, quanto Me- canici degna di molto $tudio, poiche da quelli con ragioni $i dimo$tra la forza, & efficacia $ua, e da que$ti con l'operatione i$te$$a, che viene appre$a da i $en- $i; habbiamo $timato i$pediente di ridurre in ordine quel tanto, che da loro ne fù la$ciato $critto, e di più dichiarare ancora quel- lo, che hauiamo ritrouato noi, perche così fac&etilde;do, auuerrà, che da hora innanzi $i aggiunga molto aiuto à coloro, che à tale profe$sione vorãno attendere; parendoci adunque ragione uo- le, che que$to trattato deue$$e andare congiunto cõ l'altro no- $tro de gli horologi da l'acqua, diui$o in quattro libri, ci $iamo pre$i cura di $criuere di e$$o ancora, $i come già $i è detto. Per- cioche da l'accozzamento de l'aria, del foco, de l'acqua, e della terra, e contra$tando trè elementi, ò vero anco quattro in$ie- me, $i cagionano diuer$e di$po$itioni, altre delle quali appor- tano commodità necce$$arie per la no$tra vita, & altre $oglio- no bene $pe$$o, recare vna $i fatta terribile merauiglia; Ma pri- ma che $i venghi à quello, di che debbiamo dire, fia bene di di- $correre del Vacuo, perche altri a$$olutamente hanno affirmato in tutto, e per tutto non ritrouar$i vacuo alcuno, & altri han- no poi detto, non e$$ere vacuo alcuno naturalmente amma$$ato in$ieme, ma bene in parti minute di$per$o ne l'aria, ne l'ac- qua, nel foco, & in altri corpi, & in vero con que$ti è forza di accordar$i; concio$ia che da quãto appare, e $en$atamente $i co- no$ce, fara$si chiaro oltre oltre e$$ere in modo tale à pũto, po- $ciache i va$i che à molti paiano vacui, vacui nel vero non $ono, $i come e$si credono, ma d'aria pieni; l'aria poi (così fatto è il parere di coloro, che trattano le co$e naturali) è compo$ta di corpi di que$ta conditione, talmente minuti, e leggieri, che al- la cognitione de i $en$i per la più parte $i a$condano; percio- che $e nel va$o che à noi vacuo pare $arà infu$a l'acqua, quan- to in e$$e intraraui d'acqua, egual parte all'incontro v$ciranne d'aria, e che il fatto così $tia, $e ne può da que$to prendere cer- tezza; cioè, che s'alcuno per auuentura riuolto in bocca il va- $o, che vacuo pare, lo $ommergerà tal quale egli è, ne l'acqua, mantenendolo diritto, non per tanto entrerà l'acqua in e$$o, ancorche egli fu$$e $ommer$o à fatto, da che $i comprende, che e$$endo l'aria corpo, diuieta l'entrar dentro à l'acqua, poiche prima tutto quel luogo, che è nel va$o, è occupato da lei, hora poi $e alcuno farà vn foro nel fondo al va$o, l'acqua à l'hora en- trerà in e$$o per la bocca, e l'aria ne v$cirà per il foro fatto; di più, prima che $i fori il fondo al va$o, $e alcuno lo tirerà dirit- to fuori de l'acqua, riuolgendolo dopo all'insù, vederà tutta la $uperficie $ua di dentro, non e$$ere bagnata, nè pur tocca da l'acqua, à punto come ella era prima che $i $ommerge$$e. onde ¬¨√® da conchiudere nece$$ariamente, che l'aria è corpo, e quando $i moue, genera$i dal mouimento $uo vn certo Spirito, che altro non è, che l'i$te$$a aria commo$$a, per tanto quando forato il va$o nel fondo, vi entra l'acqua dentro, $e alcuno, aui- cinerà la mano à quel foro, $entirà $pirare vno Spirito dal va- $o, che è $olo l'aria da l'acqua di$cacciata . Non è dunque da credere che tra le co$e che hãno l'e$$ere, $i ritruoui vna $orte di vacuo, che per $ua natura, $i $tia in $e $te$$o ammucchiato, ma $i bene di$giunto in breui particelle ne l'aria, ne l'acqua, & in al- tri corpi, eccetto però, $e alcuno nõ crede$$e che $olo il 1 Dia- mante fu$$e libero da quale $i voglia $orte di vacuo, come quel- lo, che non può infocar$i, e meno romper$i, e perco$$o, $i a$con- de tutto, e rientra ne l'incudini, e ne' martelli; hor que$to auuienli bene, nõ già perche di vacuo manchi, ma per la trop- pa $ua continuata $pe$$ezza, perche e$$endo più gro$si li cor- picelli del foco, che non $ono le particelle del vacuo, che nella pietra $i contiene, non hanno valore di penetrarlo, ma girano $olamente la $uperficie e$teriore; ond'è che non s'internando non inducano caldo in lui, come ne gli altri corpi. Ma li corpi de l'aria benche $ieno ri$tretti in$ieme, non $ono perciò à fatto à fatto continuati, anzi pure hanno tra di loro frame$si certi $patij vacui, come l'arena che $tà $opra i liti, perche bi$ogna immaginar$i, che le particelle de l'arena $ieno $omiglianti alli corpi de l'aria, & l'aria poi che è trapo$to frà le particelle de l'arena, $ia $omigliante à quei vacui $eminati per l'aria, da che procede, che per opera di qualche forza l'aria $i re$tringe a$sie- me, & viene ad occupare li luoghi de i vacui, quando che con violenza $ono premuti, e ri$tretti li corpi di e$$a vno con l'al- tro, ma poi ce$$ando quella forza, ritornano di nuouo à $er- uare l'ordine di prima, mo$si da proprio ritiramento natura- le, come e$pre$$amente $i vede ne le ra$ure de' corni, e 2 ne le $pugne $ecche, quali $e $ono premute, e dopo rila$$ate, ritor- nano ne l'i$te$$o $patio primiero, e ripigliano la pri$tina gran- dezza. Similmente ancora, $e le particelle de l'aria $eranno con qualche violenza vna da l'altra $eparate, tale che ne $eguiti vn vacuo maggiore, che non comporta la natura, di nuouo poi vanno à trouar$i, fin tanto che li corpi $ieno riuniti a$sieme, & è veloce moto quello, che $i fà per lo $patio vacuo, perche non hà contra$to; ò ripugnanza alcuna. Se vno adunque pren- dendo vn leggieri$simo va$o, che habbi angu$ta bocca, e po- nendo$elo à bocca, ne $ucchierà l'aria, dopo $e bene il vaso non $erà tenuto, re$terà à le labra da $e $te$$o appe$o, tirando il vacuo la carne, per riempirne il luogo re$o maggiormente vacuo, & in que$to modo $i fà chiaro, che le particelle del va- cuo, che era nel va$o, $i erano vnite in$ieme. Ma ciò $i manife- $ta ancora con vn'altra proua, percioche l'voua di vetro da te- nere liquori odoriferi, che hanno la bocca $tretta, quando altri vuole empirli, $ucchiando con bocca l'aria, che era rin- chiu$a d&etilde;tro in e$si, e poi copr&etilde;do quel foro col dito, riuol- gono $o$opra ne l'acqua, e po$cia leuatone il dito l'acqua vie- ne tirata à riempire il loco vacuo, e fuori di $ua natura a$cen- de; & quanto $i vede auuenire delle vento$e, non è diuer$o da que$to che detto hauiamo, perche applicate al corpo non pu- re non cadono, hauendo apparente greuezza, ma per l'i$te$$a cagione tirano à $e per le parti rare del corpo la circon$tante materia, peroche po$toui dentro il foco egli fà più rara quel- l'aria, che vi troua, e la corrompe, $i come anco di$trugge tutti gli altri corpi, & in $o$tanze più pure con la $ua forza li ridu- ce, intendo de l'aria, de l'acqua, e de la terra, quali per via de i carboni $morzati $i cono$ce corromper$i euidentemente, per- cioche mantenendo$i que$ti della mede$ima grãdezza, che era- no per prima, auanti che fu$$ero abbru$ciati, ò poco minore; nondimeno quanto à la grauezza, $ono molto differrenti, per- che quelle parti de i corpi, che $i corrompono, trapa$$ano me- diante il fumo nella natura del foco, de l'aria, de l'acqua, e della terra, perche le parti più leggieri $ono tra$portate nel più eminente luogo ; là doue è la sfera del foco, quelle alquanto più gro$$e in aria, l'altre poi gro$$e à fatto, che in compagnia di que$te $i erano $oleuate in parte, continuando l'i$te$$o moto, di nuouo tornano nel più ba$$o loco, e ricongiungan$i alle parti terrene. Mede$imamente l'acqua corrotta dal foco $i trasfor- ma in aria, & i vapori che a$cendano da i va$i bollenti, altro non $ono, che parti de l'acqua fatte $otili, quali già diuengano aria, però come il foco ri$olua ogni corpo, che $ia più materiale di lui, e lo tra$muti: da que$to che $i è detto, chiaramente appa- re: & anche da l'e$$alationi, 3 che e$cono di terra; $i tra$muta- no li corpi più gro$si, in più $ottili, e più pure co$e, perche le rugiade non $i eleuano altrimente in alto, $e l'acqua che è frà terra non fia $gro$$ata prima col mezzo de l'e$$alatione; di que- $ta e$$alatione è cagione vna tale $o$tanza di natura di foco, pro- dotta dal $ole, 4 che mentre è $opra terra ri$calda quel luogo, e tanto più, $e egli terra di $olfo, ò di bitume, il quale ri$caldato che $ia, genera molte e$$alationi; e l'acque calde, che $caturi- $cono di terra, per que$ta cagione i$te$$a $ono tali; le parti poi più $ottili della rugiada, $i tra$mutano in aria; e le più gro$$e $oleuate alquanto dalla forza de l'e$$alatione, quando poi $i raffredda per la part&etilde;za del $ole; 5 di nuouo dalla propria gra- uezza $ono ricondotte à ba$$o. Ma i venti $i generano da vna gagliarda e$$alatione $o$pinta, & a$$ottigliata l'aria, 6 che và commouendo di mano, in mano l'aria che $egue dopo lei, ma il mouimento de l'aria, non è egualmente veloce in ogni loco, che ¬¨√® più gagliardo vicino l'e$$alatione, & è di manco forza $econdo che più $i allunga dal loco, doue hà principio il moui- mento, $i come auuiene alle co$e graui, che $ono cacciate in alto, peroche que$te ancora $i mouono con velocità maggiore appre$$o il loco più vicino al ba$$o, 7 doue ancora dura la vio- lenza che $o$pinge, più tardo poi, quãto più vanno in alto, che diuenendo à poco, à poco languido quell'impeto, che $pinge- ua, di nuouo tornano nel loro $ito naturale, cioè nel più ba$- $o loco: perche $e quella violenza haue$$e egualmente $pin- to, certo è che il mouimento non $arebbe mai ce$$ato, ma ve- nendo tuttauia mancando, la velocità del mouimento ancora qua$i che cõ$umata ce$$a. L'acqua mede$imamente $i muta ne l'e$$ere della terra, ond'è che quando ver$iamo l'acqua in qual- che loco cauato in terra, poco dopo $ucchiata l'acqua dalla $o$tanza della terra in tutto di$pare, perche $i ammi$ta, e fa$si anco e$$a terra, ma $e alcuno dirà che la $i ri$olua, e non venghi $ucchiata dalla terra, ma $i conuerta in vapore, & $ia ri$oluta dalla caldezza del $ole, ò d'altro, $i $coprirà facilmente ciò non e$$ere vero, perche poniamo ca$o, che quell'acqua i$te$$a $ia ver- $ata in qualche va$o fatto di vetro, di rame, ò di quale $i $ia ma- teria $oda, e quello po$to per lungo $patio di tempo al $ole, non $i $cema di e$$a, $e non $olo vna molto piccola particella, da che appare, che l'acqua $i conuerte nella $o$tanza della terra, & il loto, e il fango $ono mutamenti de l'acqua in terra. Mutan$i ancora i corpi più $ottili in altri più gro$si, $i come noi vede- mo che quãdo l'olio viene manco alle lucerne, e che già $tanno per i$morzar$i,$eparando$i la fiamma s'innalza alquanto, e qua- $i che cacciata s'inuia colasù nel proprio luogo, cioè nella più alta regione $opra il $ito de l'aria, ma $uperata da l'abondanza de l'aria che $tà in mezzo, non $egue poi di gire nel determi- nato loco, ma confu$a, e mi$ta con le parti de l'aria, in aria $i conuerte. Non sò che tale ancora è nece$$ario d'intendere de l'aria, perche quando la $i troua in qualche va$o non molto grande che $ia chiu$o bene, e che a$sieme col va$o viene tuffata nel'acqua, dopoi $coperto il va$o, & e$$endo volto con la boc- ta di$opra, l'acqua vi entra, e l'aria $e ne parte, ma $ouerchia- ta da l'acqua, $i me$cola talmente con quella, e $i confonde, che in acqua $i conuerte. In que$ta gui$a i$te$$a e$$endo l'aria cor- rotta, & a$$ottigliata dal foco dentro à quel va$etto, che noi chiamiamo vento$a, e$ce fuori per le parti rare di e$$o, & il lo- co rima$to vacuo tira dentro la materia, che hà più vicina qua- lunque ella $i $ia, ma quando la vento$a può poi re$pirare, al- l'hora rientra l'aria nel loco vacuo, e più non è tirata la mate- ria; $i che quelli adunque che affermano a$$olutamente non ri- trouar$i vacuo alcuno, po$$ono bene andar$i immaginando va- rij argomenti, & for$e più to$to per$uaderlo con parlare orna- to, ma non che adduchino $en$ata demo$tratione che il $en$o appaghi. Hora $e $arà mo$trato col mezzo di co$e apparenti, & $ottopo$te al $en$o, che il vacuo amma$$ato in$ieme, è fatto fuori de l'ordine di natura, e che $econdo l'ordine di e$$a natu- ra $i troua in breui particelle $par$o, e diui$o, e che i corpi $te$- $i quando $ono premuti, riempono quei vacui $par$i: certo che per ne$su modo $erãno più degni di e$$ere a$coltati quelli, che intorno à ciò non $anno addurre $e non probabili ragioni. fac- cia$i dunque vna palla di vna pia$tra, che habbi alquanto di gro$$ezza accioche troppo facilmente nõ $i rompa, e di tenuta intorno à otto Cotile, 8 che $ia $tagnata bene da ogni parte, dopo bi$ogna di forarla, e metterui dentro vn $ifone di rame, cioè vn cannaletto $ottile, auertendo che non tocchi l'altra parte, che per linea diritta ri$ponde al loco già prima forato, per modo che iui po$si hauere commodo pa$$o l'acqua, e l'altro capo, che rimane fuori, $porga$i $opra di e$$a palla b&etilde; tre dita, e poi quel foro per doue $i mette dentro il $ifone rinchiuda$i con lo $tagno, $aldandolo a$sieme con la $uperficie della palla di maniera, che quando vorremo con bocca $offiare per il $ifo- ne, il fiato nõ po$$a in modo alcuno $pirare fuori di quella pal- la; hor fatto que$to vediamo quello che ne $egue, trouando$i dentro l'aria $i come in tutti gli altri va$i ancora, quali $i dice che $ono vacui, e riempiendo tutto il loco che era dentro in e$- $a, congiungendo$i al $uo giro per vna certa per modo di dire continuatione, e finalmente non vi rimanendo loco, $i come e$si $timano $enza fallo vacuo, non haueremo già forza di cac- ciarui ne acqua, e meno più aria, non v$cendo quella che vi era prima, e $e con molta forza ci prouaremo pure, per fare ch'ella vi entri, più to$to il va$o $pezzera$si, che nulla di più riceua, e$- $endo che gia $i troui pieno, peroche le parti de l'aria non $i po$sono ridurre, ò re$tringere in ma$sa minore, per tanto dunque $erà nece$sario, che habbino dentro in loro $te$se cer- ti interualli, ne' quali poi ri$pinte, occupino $patio a$sai più breue; ma que$to non hà faccia di vero, $e così ¬¨√®, che non $i troui vacuo alcuno, & toccando$i i corpi in ogni parte $econ- do la $uperficie loro; & $imilmente intorno al giro del vaSo, non po$$ono benche cacciati, fare in parte alcuna luogo non vi $tando qualche vacuo dentro, per la qual cagione non $i potrà con nullo ingegno cacciare in quella, qual $i voglia parte di quelle co$e, che ne $ono fuori, eccetto, $e prima non ne $cappa qualche quantità de l'aria ritenuta dentro, e$$endo $i come $ti- mano tutto quel luogo in$pe$sito, e $enza interuallo alcuno.

Ma chiunque $i ponerà il $ifone à bocca, e vorrà gonfiare quel- la palla, vi cacciarà fiato pure a$$ai, $e bene l'aria che è dentro non e$ce altrimenti, il che auuenendo $empre in que$to modo, chiaramente ci mo$tra, che i corpi che erano in quella palla $i re$tringono, e $i ritirano in quelli vacui frapo$tiui tra loro, e quel re$tringimento fuori di natura procede dalla violenza che caccia. Hora $e alcuno $offiando turi dopo $ubito col dito la bocca del $ifone, tutto quel tempo l'aria $tarà in quella palla $trettamente chiu$a, ma $e chi $i $ia di nuouo l'apra, all'hora quel'aria me$$aui per forza, sboccherà fuora mormoreggiãdo, e $ibilando, peroche come hauiamo di già propo$to, viene di- $cacciata dal di$largam&etilde;to de l'aria che vi era prima, impetuo- $am&etilde;te fatto. Similm&etilde;te $e alcuno vuole tirare cõ bocca mediã- te il $ifone laria, che è nella palla, ne cauerà grã copia $enza che null'altra co$a entri in luogo di quella, $i come già $i di$$e par- lando de l'vouo. Perlo che da que$to $i dimo$tra euidente- mente, che nella palla viene raccolta vna gran ma$$a di vacuo, peroche quelle parti di aria, che vi rimangono, non po$$ono in quel tempo di maniera dislargar$i, che $ieno atte à riempire il loco di quell'altre parti, che ne $ono v$cite, perche quando $i amplia$$ero $enza che li $i agggiunge$$e altra co$a di fuori, $areb- be veri$imile, che l'accre$cimento $i face$$e col diuenire più ra- re, la rarefattione 9 $i fà accre$cendo$i di parte; in parte quelle particelle vacue, ma dicono che non $i troua il vacuo, adunque quelle patri non $i dislargheranno, ne come in altro modo po$- $ino diuenire maggiori, è po$sibile d'imaginar$i; dalle qua- li co$e manife$tamente appare, che frà le parti de l'aria, vi $ono $eminati certi $patij vacui, onde poi per qualche viol&etilde;za, che li accade, $i riducano in$ieme, e fanno vn vacuo tale contra la di- $po$itione della natura. Ma l'aria che è nel va$o, che $i attuffa con la bocca in giù ne l'acqua, non è molto premuta, perche quello che fà la violenza, non è per ciò fare più à propo$ito che tanto, e$$endo che l'acqua cõ$iderata in $e $te$$a, non habbi gre- uezza, ne vigoro$a forza di premere, e quindi è poi, che au- uiene, che quelli che notano nel profondo del mare, e che han- no infinite. 10 Metrete d'acqua $opra le $palle, non $ono sfor- zati da quella à prender fiato, benche à fatto poca $ia l'aria contenuta nel na$o; hora la cagione onde proceda, che quelli che notano come $i è detto, nel profondo del mare, hauendo vn pe$o d'acqua ine$timabile $opra le $palle, non venghino oppre$- $i, pare che $ia degna di con$ideratione. Dicono dunque cer- ti, che ciò viene, perche l'acqua in $e $te$$a è vgualmente gre- ue, ma que$ti non vengono punto ad a$signare altra ragio- ne, perche coloro che notano nel fondo; non $ieno oppre$si da l'acqua che li è $opra, la onde fa di mi$tieri dimo$trarlo in que$ta gui$a. Imaginiamoci la parte $uperiore de l'acqua, dal- la $uperficie che tocca il corpo in e$$a immer$o, e $opra la quale $eguita l'acqua, e$$ere vna mole, ò corpo egualmente greue co- me l'acqua; e che habbi conforme figura al re$to de l'acqua che è di $opra, & imaginiamoci che que$ta mole $ia a me$$a nel re$to de l'acqua, di modo che la $uperficie $ua inferiore fi acco$ti al corpo immer$o, e fia qua$i come vna co$a i$te$$a con quello, e che $ucce$siuamente vi $ia $opra la parte $uperiore de l'acqua; è chiara co$a che que$ta mole immer$a, non $opra$tà tanto, ò quanto al re$to de l'acqua, e meno è $ommer$a $otto la $uperfi- cie $uperiore di e$$a; è poi per certo $tato da Archimede dimo- $trato nel libro che fà delle co$e, che vanno per acqua, che li corpi egualmente greui, e l'acqua immer$a nell'altr'acqua, nõ $opra$tà punto all'acqua, nè meno viene da quella depre$$a, adunque non calcarà le à lei $ottopo$te co$e, e leuatone di $opra tutto quello, che premere haueria potuto, nondimeno quel corpo $e ne $tarà nell'i$te$$o loco; per qual conto adunque pre- merà quel corpo, che non appeti$ce di calare in altro più ba$$o luogo? per l'i$te$$o ri$petto quell'acqua, doue $taua il corpo non opprimerà le co$e $ottopo$te, poiche quanto al moto & alla quiete non è differente quel corpo da l'acqua che occupa- ua quel mede$imo loco. Ma che $imili $patij vacui $i trouino, cono$chilo chi vuole anco da que$to; po$cia che $e non $i tro- ua$$ero, non potrebbe il lume, nè il calore, nè altra corporea potenza penetrare per l'acqua, per l'aria, ò vero per altro corpo: & in qual maniera vorebbono pa$$are li raggi $olari per l'acqua $ino al fondo del va$o? perche $e l'acqua non ha- ue$$e i pori, ma fu$$e da i raggi à forza penetrata, ne $eguiria, che i va$i pieni $oprauanzando l'acqua, $i $parge$$ero, il che non vediamo che $ucceda; di più, $e i raggi à forza penetra$$e- ro per l'acqua, è chiara co$a che non $i $pezzarebbono altri nella prima $uperficie, & altri calariano al ba$$o, la doue pur quelli tutti, che nelle particelle $ode de l'acqua s'incontrano, vengono nella parte $uperiore à romper$i, e gli altri, che nelli vacui de l'acqua $i affrontano, facendo$i loro incontra poche, ò minute particelle di acqua, non prima $i fermano, che $ieno nel fondo del va$o peruenuti: di più, che ne l'acqua vi $ieno al- cuni $patij vacui, anco da que$to chiaramente appare, pero- che $pargendo$i $opra l'acqua il vino, vede$i con vn certo ri- me$colamento per qualunque parte de l'acqua trapelare, il che $e i vacui non fu$$ero ne l'acqua, già non auuerebbe. Et anco vn lume và penetrando per vn altro lume, perche quando al- tri molte, e molte faci acce$o haue$$e, verebbono tutte le co- $e via maggiormente illuminate, penetrando$i quei lumi in ogni parte $cambieuolmente; ma per il bronzo, per il ferro, e per quall'altro $i $ia corpo il penetrare hà luogo, $i come nella Torpedine marina vede$i auuenire. Hora mò che il vacuo $i riduchi anco ripugnante la natura in vna ma$$a, già $i è dimo- $trato, $i per il va$o leggieri po$to$i bocca, come per l'vouo da tener l'acque odorifere; e tutto che vi $ieno molte più di- mo$trationi della natura del vacuo, nondimeno que$te che $i $ono addotte, hauiamo riputato che à $officienza ba$tino, poi- che col mezzo di co$e $en$ibili, & apparenti $ono fatte; $i può dunque dire $enza eccettione alcuna che ogni corpo con$ta di altri minuti, e rari corpicelli, fra' quali $tanno $par$i alcuni vacui minori, che quelli corpicelli non $ono; per tanto di- ciamo impropriamente, che non $i troui vacuo alcuno, $e non $olo procurato col mezzo di qualche violente forza, ma che il tutto ¬¨√® pieno d'aria, ò d'acqua, ò di cotale altra $o$tanza, e che quanto d'vno di que$ti $i $cema, altretanto $uccede d'vn'altro à render pieno il luogo, che era re$tato voto, e non trouar$i conce$$o dalla natura vn vacuo continuato in$ieme, e non vio- lentato, & in oltre non mai trouar$i vn vacuo, a$$olutamente, ma procurato fuora de l'ordine naturale. Hora dichiarate que$te co$e, de$criueremo per l'innanzi li theoremi, che dal concor$o di que$ti elementi ne ri$ultano, peroche mediante que$ti $i ritrouano alcuni varij mouimenti al po$sibile mera- uiglio$i, con$iderato prima dunque tutto que$to, trattaremo per occa$ione di principio, anco delli $ifoni ritorti, poiche que$ti alla materia delli Spiritali non poco vtili in molti modi $ono.

ANNOTATIONI DI A. G.

SPIRITALE uiene da $pirito, e già habbiamo detto, che Herone intende per que$ta uoce $pirito l'aria commo$$a, la quale opinione fù anco d' Hippocrate, come $i uede nel libro de Spiritu, e di Platone nel Timeo, cioè, che non pure lo $pirito, che è come genere, ma il uento ancora, non fu$$e altro che aria commo$$a ; il che riprouò Ari$totile nel primo, e nel $econdo delle Meteore.

1 La cagione che il Diamante non $i abbruci è la mede$ima, che a$$egna il Vicomercato nel cap. 2. del 4. delle Meteore, parlando del Carbonchio, cioè oltra la den$ità de po- ri, come dice Herone, perche quel poco humore, che ritiene in $e, $tà tenacemente unito cõ le $ue parti $ecche, ma per qual cagione egli $tia inuincibile alle perco$$e, è dif- ficile à trouare, non $i potendo due, che ciò auenga per qualità elementare, poiche Al- berto Magno afferma, che re$i$te alle perco$te del ferro, e cede à quelle del piombo, il che dice egli, che auuiene per la natura de l'argento uiuo, che è nel piombo, ma non sò come li pori del diamante, che non amettono il foco, po$sino riceuere l'argento ui- uo, conuerrà dunque dire, che tale durezza nel diamante $ia per occulta uirtù, e che quanto li auuiene dal piombo, è per antipathia, quando però $ia uero, perche l'Ario- $to mo$trò di darli poca fede, quando di$$e Scarpello $i uedrà di piombo, ò lima for- mare in uarie imagini diamante, affermano anco, che il $angue del becco lo penetra, & inteneri$ce, ma la cagione perche ciò auuenga, diremo, come di$$e il Fraca$toro, parlando di que$ta materia, Deo, & nature notum e$t.

2 Le $pugne $i numerano fia li Zoophiti, chi de$idera $apere, come $i generano, & altre particularità della natura loro ueda Ari$totile nel 16. cap. del lib. 5. de l' Hi$toria de gli animali, e Plinio nel cap. 45. del lib. 9.

3 E degno di con$ideratione quello, che dice Herone in materia de l'e$$alationi, cioè che mutino li corpi più gro$si in $o$tanze più $ottili, come fu$$ero quali col loro calore cau$e efficienti di que$ta mutatione, che così accennano quelle parole, Anco da l'e$$a- lationi, ch'e$cono di terra, & c. Se non uole$$e però dire, che i corpi più gro$si ri$o- luti in e$$alatione, per la forza del caldo, come fù opinione di Ari$totile di gro$si uen- gono a mutar$i in $o$tanze $ottili, e così l'e$$alatione, non $arà cau$a efficiente, ma quel corpo $ottile in cui $i tra$muta in più gro$$o.

4 Prodotta dal $ole. Dice il greco griechische Buchstaben & c. doue è manife$ta $correttione, perche e$$endo il $ole $otto terra, è chiara co$a, che non può altrimente ri$caldate i no$tri luoghi, però per cauarne $en$o, che $ia buono, bi- $ogna dire, che quelle parole $tanno in uece de l'ablatiuo a$$oluto, e che in luogo della propo$itione griechische Buchstaben, $i deue leggere griechische Buchstaben .

5 Secundũ $olis cõuer$ione&etilde;. Dice il te$to latino, griechische Buchstaben, ma cosi ità nel greco, quale hauiamo $eguitato noi, e uole inferire, che per l'ab$enza del $ole raffreddata l'e$$alatione, che portaua le parti più gro$se de la rogiada in alto, ello $e ne tornano al ba$$o. Nè ui $arà for$e differenza alcuna fia Herone, & Ari$to- tile nelle cau$e de la rugiada, chi bene con$idera le $ue parole.

6 Aeris tũ expul$i, tũ attenuati. griechische Buchstaben. Così $tà nel te$to greco, e io tengo che uoglia dire Herone, che i uenti $i generano da gagliarda e$$alatione non de l'aria, ma che moue l'aria, e l'a$$otiglia, che dicendo il que$to modo, fi accordarà con Ari$totile nel 4. cap. del 2. delle Meteore.

7 Nel luogo più uicino ba$$o, & c. Que$te parole pare, che $iano di$cordanti da quel- lo, che di$$e Ari$totile nel te$to 35. dal 2. del Cielo, doue parla del moto delle co$e lan- ciate. affermando, che ¬¨√® più ueloce in mezzo, che nel principio doue comincia, ma ueramente è il mede$imo que$to che dice Herone, perche egli mi$ura il moto con due termini $oli, cioè inferiore, e $uperiore, e per inferiore, intende dal principio $ino al mezzo, e per $uperiore dal mezzo, $ino al fine, onde per luogo più uicino al ba$$o, in- tende quella parte del mezzo, che è uer$o il principio.

8 Cotila, è nome di mi$ura, ui era la romana, che teneua once noue, e la greca once dieci.

9 griechische Buchstaben. Hoc autem e$t implicatio $ecundum euacuationem. Tanto il te$to latino, quanto il greco, è molto o$curo, nè credo che $i po$$a intendere altro, $e non che tenendo egli, che la rarefattione $i faccia quando di$tratio le particelle de l'aria da qualche uiolenza, il luogo $i fà maggiore, hora uoglia dire la rarefattione e$$ere un di$gregam&etilde;to fatto $ecõdo il uacuo, che cre$ce.

10 Metreta è nome di mi$ura, la greca era capace di libre 10. e la romana di libre 80.

Se bene pareua che la natura de' belli$simi concetti $par$i dal no$tro Autore in que- $ta $ua Prefatione, inuita$$e ad e$porla molto più difu$amente. Tuttauia non mi è par- $o d'intrare in que$to, poiche per ciò fare, bi$ognaua prima ponderar bene la diuer$ità de i te$ti ne i luoghi più importanti, e mo$trar come pote$$ero poi conciliar$i. Dopo uenire alle diui$ioni del $oggetto, e comminciando da le Mathematiche, come da ge- nere generali$simo, pa$$are à gli altri $ubalterni, & alle $pecie loro, di grado in grado, fin che $i troua$$e la Spiritale, e quiui di$correre quanto conueniua de l'antichità, della grandezza, e del fine di e$$a, e perche tutto il fondamento di quanto tratta Herone, $i ripo$a $opra alcune $ue opinioni, intorno al uacuo, era nece$$ario di mo$trare quanto uariamente n'hãno $critto, gli Autori, e bene e$$aminare i detti loro, e fare apparere qual forza habbino le proue di Herone, e quale gli argomenti de gli altri, per poter poi formare una conclu$ione conforme al uero. E perche oltra di que$to egli fà mentione del moto più e manco ueloce, e della rarefattione, e conden$atione, onde in con$e- guenza occorreua di con$iderare il tempo, e la quantita maggiore, e minore. E pren- dendo occa$ione da quanto egli dice de lo Spirito de l'e$$alationi, e del uento di$corre- re, come $i uenghino à generare, come $i mouono, e perche più in un modo, che nel- l'altro. Oltra di que$to adducendo egli alcuni e$$empi del Diamante, e de la Torpedine marina: bi$ognaua di$correre de la cagioni, de la loro Antipathia, e Simpathia, quali benche $iano difficili à trouare, nondimeno $i può dire a$$ai, come hanno mo$trato il Fraca$toro nel trattato, che fà $opra di ciò. il Farnelio nel $uo De abditis rerum cau$is. E Ce$are Euolo De cau$is Antipathiæ, & Simpathiæ rerum. Bi$ognaua $imilmente dire de la natura del lume, del caldo, e de i raggi, e del modo del loro operare, e di altre $eicento co$e tali, che uengono in con$eguenza de le dette di $opra, quali, come ogn'uno sà, che $ia punto introdotto ne le materie di Filo$ofia, ricercariano i uolumi intieri. E non e$$endo que$ta manifattura più nece$$aria che tanto, per intendere He- rone, $aria for$e par$o à tal quale più to$to impertinente o$tentatione, che altro. Però mi $ono compiaciuto di far $olo que$te breui annotationcelle per $odisfattione di mo- toro, che ne haueranno bi$ogno.

Del Sifone torto. I.

1 Sia il $ifone torto, cioè il canale ABC, la cui gamba AB $ia nel va- $o DE pieno d'acqua; e la $uperficie dell'acqua $ia fino alla linea dirit- ta FG, e la gamba AB del $ifone torto $i empia d'acqua a dirittura di FG, cioè la parte di e$$o po$ta tra la AH: ma la parte HBC $ia piena d'aria. Se dunque dalla parte C del $ifone tiraremo l'aria che vi è den- tro con la bocca, $e ne verrà l'acqua ancora dopo lei, percioche come già prima hauemo detto, non può e$$ere vn luogo al tutto vacuo; e $e fia la bocca del $ifone nella parte C dirimpetto ade$$o FG, il $ifone benche em- pito d'acqua non per que$to

correrà; ma $tara$$i così pie_ no, a tale che la parte di lui ABC $erà piena d'acqua, benche in alto $i leui contra la natura $ua; e così a gui- $a d'vna bilancia c'habbi li $uoi pe$i eguali, l'acqua $ta- rà ferma, alzata in quanto alla parte HB, & all'ingiù $o$pe$a in quanto all'altra BC. Ma $e la bocca poi di fuori del $ifone fu$$e $otto la linea diritta FG, come $a- rebbe a dire in K, l'acqua $enza dubbio all'hora $i ver_ $arabbe, perche la parte che $i troua in KB, e$$endo più grave di quella che è in BH s'in$ignori$ce, e tira, & a punto $i ver$a fin tanto, che la bocca K $ia po$ta in piano con la $uperficie dell'acqua; e da quello in poi, più non $i ver$erà que l'i$te$$a cagione. Ma &longs;e la bocca di fuori del $ifone $arà di $otto la K, come a dire in L, $i ver$erà per fino a tanto che il piano dell'acqua $i riduchi al paro della boc_ ca A; onde volendo noi cauare in tutto, e per tutto l'acqua che è nel va$o, abba$$aremo di maniera il $ifone che la bocca A s'auicini al fõdo del va$o, e $ia $olo per tanto $patio di$tante, quanto parerà che ba$ti per dare libero pa$$o all'acqua. Hora la cagione di que$to che hauemo detto del $ifone adducendo alcuni, di$$erò ciò auenire, perche la gamba maggiore come quella che conteneua più acqua, veniua a tirar l'altra che era manco.

Ma la fal$ità di que$ta ragione, e l'errore di chiunque la crede vera, co$ì dimo$traremo, $e farà proua di tirare l'acqua da luogo ba$$o. Facci$i dun- que vn $ifone che habbi la gamba che và dentro più lunga, ma $tretta; e l'altra che và fuori facci$i minore per lunghezza, ma di tanta larghez- za che contenga più acqua dell'altra, che è più lunga; il che fatto empia$i d'acqua, e ponga$i la gamba più lunga in vn va$o, o pure anco in qual che pozzo; $e la$$aremo dunque che $i ver$i la gãba di fuori, che ha più acqua in $e di quella dentro, tirarà $econdo que$ta ragione primamente l'acqua dall'altra gamba più lunga, laquale $i tirerà poi anco dietro quella che è nel pozzo; e quando hauerà cominciato a correre la tirarà tutta fuori, ouero correrà $enza intermi$$ione, poiche l'acqua contenuta nella gamba di fuori è più di quella che $i troua nell'altra gamba di dentro; ma que$to non $uccede, adunque la ragione allegata non è vera. Vediamo dunque qual $ia la cau$a naturale. 2 Certo è che ogni acqua continua, e che non ha moto prende la $uperficie sferica, & ha l'i$te$$o centro che la terra; ma l'acqua che $i moue, corre, e $i agita fin tanto che come $i è detto, nella $uperficie sferica $i riduce; hora $e prendendo due va$i poneromo l'ac- qua in cia$cuno di e$$i, & empiendo il $ifone, turaremo con le dita le $ue bocche, e dopo metteremo vna delle gambe in vno de' va$i, e l'altra nel- l'altro, tanto giù che venghino coperte da l'acqua, all'hora quell'acqua diuenirà cõtinua, e tutta vna i$te$$a co$a, poiche l'vna, e l'altra di quell'ac_ qua, che $i troua dentro de' va$i, viene a congiunger$i con quella che è nel $ifone, di maniera che diuiene vn corpo $olo continuato; $e dunque la $u- perficie dell'acque che erano prima ne' va$i $i affronterà d'e$$ere pari, & vn'i$te$$a $uperficie, venendo in ambedue $ommer$o il $ifone, l'vna, e l'al- tra di loro $tarà mede$imamente ferma; ma $e le $uperficie $aranno im- pari, e varie, poiche quell'acqua è congiunta in$ieme, necce$$ariamente per ri$petto della $ua continuità $i mouerà a correre nel luogo più ba$$o, fin tanto che o tutta l'acqua de' va$i $ia in vna mede$ima $uperficie, oue- ro vno di e$$i diuenghi voto: Riduchin$i dunque in vna $uperficie i$te$$a l'acque che $ono ne' va$i, non ha dubbio che $taranno immobili; a tale che anco l'acqua che è nel $ifone punto non $i mouerà. Ma s'alcuno s'imagi- nerà che $ia tagliato il $ifone radente le $uperficie dell'acque che $ono ne' va$i, $tarà mede$imamente ferma l'acqua che è nel $ifone: $e dunque il $ifone $arà anco $o$pe$o, di modo però che non penda in alcun lato, tanto l'acqua $tarà $alda, o $ia il $ifone per tutto egualmente largo, o pure hab- bi vna delle gambe $patio$a molto più che non è l'altra, percioche non vie- ne da que$to la cagione, ma $i bene da quello, che le $ue bocche $ono po$te in vn mede$imo piano. Ma di doue na$ce che $o$pe$o il $ifone, l'acqua mo$- $a dalla $ua natiua grauez- za

non $i ver$i, hauendo $ot- to di $e l'aria molto più rara di lei? perche non può tro- uar$i vn luogo a fatto va- cuo; onde $e l'acqua, che vi è dentro deue $correre, è necce$$ario prima che $i em- pia il loco $uperiore del $i- fone, nel quale non può l'a- ria penetrare; ma s'alcuno forerà la parte di $opra del $ifone, $ubito $i ver$erà fuo- ri l'acqua per tutte due le bocche $ubintrando in $ua vece l'aria, ma prima che $i fori quella parte del $ifone, ripo$ando$i l'acqua, che vi è dentro $opra l'aria, che gli è $otto la viene a $pingere, & ella non hauendo doue riti- rar$i, non permette il pa$$o all'acqua, ma quando per quel foro ha poi l'aria doue ridur$i, non $o$tenendo più la grauezza dell'acqua le dà luogo. Per que$ta mede$ima cagione anco tiramo con bocca per mezzo del $ifone il vino in sù contra la natura $ua; peroche riceundo l'aria, che è dentro nel $ifone, diuenimo più ripieni di prima, e $picamo l'aria a lui congiunta, prima quella, che è in cima, do- po l'altra, che $egue di mano in mano, fin che il vacuo arriui alla $uperfi- cie del vino, & all'hora il vino di$uelto corre nel loco vano del $ifone, perche altro luogo non vi è doue po$$a ritirar$i, e per que$ta cagione $i $olleua contra $ua natura. Stara$$i mede$imamente ferma l'acqua che è nel $ifone; quando $ia $ituata in vna $uperficie sferica, il centro della qua- le $ia l'i$te$$o con il centro della terra; 3 percioche $e la $uperficie di qual_ che acqua è sferica, & ha l'i$te$$o centro che la terra, ella $i po$a, ma $e è po$$ibile non $i po$i, adunque dopo che $arà mo$$a, fermara$$i pure quan- do che $ia; $tia$i dunque ferma, per tanto $arà vna sferica $uperficie, che hauerà vn mede$imo centro con la terra, e partirà la prima $uperficie; peroche quell'acqua i$te$$a partendo$i da vn luogo comune $correndo oc- cuparà que$ta, e quella parte; $ie- no
dũque diui$e que$te due $uperfi_ cie da qualche piano, che pa$$i per il centro della terra, a faccino li- ne e nelle $uperficie, che $ieno cir- conferenze de' circoli, che hanno il mede$imo centro che la terra, cioè ABCFBD, hora tiri$i la linea BG la quale BG farà egua- le alle GFGA, ma que$to non può $tare, adunque necce$$aria- mente $egue che $i fermi.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Sifone è uoce greca, ma riceuuta, & u$ata de latini ancora, ha uarij $ignificati, e particolarmente uuol dire quel canale, che $i adopra nelle fonti artificio$e per fare montare, e $cendere l'acque, & in que$to $en$o l'u$a il no$tro Auttore.

2 Che il centro di tutie l'acque, che non hanno moto $ia il mede$imo col centro della terra, e che la $uperficie loro $ia sferica, lo dimo$tra Archimede nel trattato delle co$e. che uanno per acqua, nella $econda propo$itione del primo libro.

3 Per intendere la pre$ente dimo$tratione, e necce$$ario di hauere ueduto, & inte$o la demo$tratione allegata di $opra di Archimede, poiche la traduttione non le può dare più luce che tanto, per ri$petto della $ua naturale o$curità.

Del Diabete $piritale di mezzo. II.

1 Euui ancora vn i$trumento che $i chiama Dia- bete $piritale di mezzo, che fà l'i$te$$a operatione del $ifone torto.

Sia mede$imamente vn va$o pieno di acqua AB, e per il $uo fondo trapa$$i il canaletto CD congiunto a e$$o fondo, e che trapa$$ando auanzi di $otto, ma la $ua bocca C non tocchi la bocca del va$o AB, ma vn'al- tro canale EF lo circondi, e $ia da lui egualmente di$tante in ogni parte, la cui bocca di $opra $ia coperta con la lama EG la$ciando poco $patio tra lei, a la bocca C, ma la boc- ca

di $otto del canale EF $ia tãto di$tante dal fondo del va$o AB quanto ba$ti per dare il pa$$o a l'acqua. Accommodato que$to in tal maniera, $e tiraremo per la bocca D l'aria che è nel cana- le CD, tiraremo anco in$ieme l'acqua che è nel va$o AB di modo che $capparà fuora, e per ri$petto del canale, che $porge in fuori $i riuer$erà tutta l'acqua, che è nel va$o AB, per- che l'aria, che è interpo$ta fra l'acqua, & il canale EF per e$- $ere poca, può ritirar$i dietro l'acqua, il cor$o della quale non $i fermarà per cagione dello $por_ gere in fuora, che $e non vi fu$$e EF mancaria di correre, poiche la $uperficie dell'acqua $econdo C $i fà, peroche $porge come $i è detto in fuora; ma perche non puote l'aria $ubintrare, e$$endo tutto EF $omer$o nell'acqua, il cor$o non $i fermarà, e l'aria che è intrata in AB $eguirà dietro l'acqua, che e$ce fuori, poiche la bocca e$teriore del cana- le ri$petto a l'acqua è $empre più ba$$a della $uperficie dell'acqua, che $i troua nel va$o, e non potendo$i fare che $ieno d'vn'i$te$$a $uperficie, $i ver$a fuori tutta l'acqua, che è tirata da grauezza maggiore. E $e anco non ci piacerà di tirare con bocca l'aria, che è nel canale CD, ver$are- mo l'acqua nel va$o AB fin tanto ch'entrando nel canale CD darà prin- cipio al correre, e co$ì mede$imamente tutta l'acqua, che è nel va$o AB $i votarà. Si chiama, come già $i è detto, que$to tal va$o CDEF $ifo- ne $piritale, o diabete $piritale, che è quanto a dire canale $ommergibile, ouero $ommergibile $ormontatore.

Da que$te demo$trationi chia- ramente

appare che il cor$o del $ifone $tando egli fermo $i fà ine- gualmente, e l'i$te$$o auiene quã- do $i fora vn va$o nel fondo per modo che corra, percioche anco quel cor$o è ineguale, e$$endo che da prima il cor$o dell'acqua cer- tamente $ia affrettato da mag- giore grauezza, e poi minore, $e- condo $i viene votando; e quan- to il $ifone auanza maggiormen- te, tanto è più veloce il cor$o; mede$imamente ancora il cor$o che $i fà per la $ua bocca viene premuto da grauezza maggio- re, chenon è quando l'auanzo di fuori è manco grande, cioè quan- to ha più vantaggio la bocca di fuori del $ifone, dalla $uperficie dell'acqua, che è nel va$o. Fi- no a quì dunque $i è detto del cor_ $o $empre ineguale fatto per mezzo del $ifone; bi$ogna hora ritrouare il cor$o $empr'eguale per mez- zo dell'i$te$$o $ifone.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Diabete è parola greca, e $ignifica propriamente l'in$trumento de$critto in que- $to luogo tanto chiaramente da Herone, che non ha bi$ogno di altra dichiaratio- ne, $e bene alcuni auttori l'hanno poi per tran$latione applicato ad altre co$e, co- me Galeno a quella indi$po$itione chiamata da latini urinæ profluuium, e Colu- mella ad un'altra co$a diuer$a dicendo egli nel terzo libro a cap. 10. naturali enim $piritu omne alimentum uirentis, qua$i quædam anima per medullam trunci ue- luti per $iphonem, quem diabetem uocant mechanici trahitur ad $ummum.

Del cor$o $empre eguale fatto per mezzo del $ifone torto. III.

Sia vn va$o tale AB con

alquanto di acqua dentro, nel quale $tia notando il ca- tino CD, & habbi ri$errata la bocca con il coperchio CD, poi vna gamba del $i- fone trapa$$i per il coper- chio, e per il fondo del cati- no, & alli fori dell'vno, e dell'altro $ia congionto con lo $tagno; ma l'altra gam- ba $ia fuori del va$o AB, & habbi la bocca alquanto più ba$$a della $uperficie de_ l'acqua, che è dentro nel va$o. Se dunque per la boc_ ca e$trin$eca del $ifone tira- remo l'aria che vi è dentro, men$apete che l'acqua an- cora li verrà dietro, poiche non pote rimanere luogo nel $ifone al tutto vacuo, talche quando il $ifone ha- uerà
cominciato a correre, correrà poi fin tanto, che $erà v$cita fuori tutta l'ac- qua che era nel va$o, e que- $to $uo cor$o è $empre egua- le, percioche la parte di fuo_ ri del $ifone ha $empre il me_ de$imo vantaggio con la $u- perficie dell'acqua, e que$to perche nel votar$i che fà il va$o, viene il catino di con- tinuo calando co'l $ifone a lui congiunto, e quanto $arà maggiore l'auanzo di fuori del $ifone, tanto fia il cor$o più veloce; benche ri$petto a $e $te$$o $empre $i con$er- uarà eguale; $ia il predetto $ifone EFG, la $uperficie dell'acqua $ia nella linea diritta HK.

ANNOTATIONI DI A. G.

Auerta $i che l'Auttore pre$upone che $i faccino li ua$i di bronzo, o di ferro, o di altra materia tale, però dice che il $ifone $ia $aldato nelli fori del catino, e del ua$o con lo $tagno.

Del cor$o in parte eguale, & in parte ineguale fatto per mezzo del $ifone. IIII.

Fassi ancora il cor$o per mezzo del $ifone in par- te eguale, & in parte ineguale; io chiamo in parte eguale, & in parte ineguale, quando parendo co- sì a noi, $arà da principio il cor$o per vn pezzo egua- le, e dapoi per vn'altro pezzo, ($e mede$imamente ci parerà) $arà bene eguale ri$petto a $e $te$$o, ma ri$petto a quello di prima o più veloce o più tardo.

Hora $ia mede$imamente il va$o d'acqua AB, & il catino CD, poi per il coperchio, e per il fondo del catino trapa$$i vn canale più largo, che non è la gamba di dentro del $ifone, e $ia que$to canale ML $tagnato bene co'l coperchio, e con il fondo del catino, e $opra il coperchio $i po$i il Pegma- tio fabricato di tauole riquadrate, e $imile alla lettera griechische Buchstaben quale $ia CN XD. nelle tauole po$te per diritto, cioè CN, XD $iano dalla banda di dentro per il lungo incauate alcune comi$$ure, per le quali la trauer$a OP po$$a $peditamente correre, $ia di più la vite diritta RS, che arri- ui al coperchio CD, e pa$$i per il foro che è nella trauer$a OP, $ia inoltre qualche $pigoletto congiun- to

alla trauer$a OP di mo- do che s'inca$tri nelle ritor- te della vite; $oprauanzi poi la vite $opra la trauer- $a NX, & a quello auanzo $ia adattato vn manico, col quale riuolgiamo la vite, a tale che la trauer$a OP ta_ l'hora $i $tia in alto, e ta- l'hora cali a ba$$o, alla qua- le trauer$a $ia congiunta la gamba di dentro del $ifone, che trapa$$i mede$imamen- te per il canale LM di ma- niera che la $ua bocca $ia im_ mer$a nell'acqua, che è nel va$o. Se noi dunque per la bocca di fuori tiraremo l'ac- qua, correrà il $ifone egual- mente fin tanto che l'acqua che è nel va$i $i ver$i a fatto. Ma quando vorremo che egli facci vn'altro cor$o più veloce del predetto, ma non- dimeno eguale ri$petto a $e, $uolgiamo la vite in modo che la trauer$a OP cali più a ba$$o; all'hora
l'auanzo del $ifone dalla parte di fuori $erà mag- giore, che non era prima, e per que$to il cor$o $arà be- ne eguale, con$iderato per $e $te$$o, ma più veloce di quello di prima; e $e anco- ra voremo che $ia più ve- loce, volgeremo la vite per modo, che la trauer$a OP vadi ancora più ba$$o; ma $e voremo che $ia più tar- do, volgendo la vite al con- trario faremo leuare in al- to la trauer$a OP, e così per mezzo del $ifone $i fa- rà il cor$o in parte eguale, & in parte ineguale.

ANNOTATIONI DI A. G.

Pegmatio detto da greci griechische Buchstaben, da latini pegma, e pecma uiene da griechische Buchstaben uerbo greco, che $ignifica con$truire, e fabricare, e uuol dire una machina fabricata di più tauole po$te a$sieme; Seneca a Lucilio la de$criue con que$te parole, His an- numeres licet machinatores, qui pegmata per $e $urgentia excogitant, & tabulata ta- cita in $ublime cre$centia, & alias ex inopinato uarietates, aut dehi$centibus quæ co- hærebant, aut quæ di$tabant $ua $ponte cohærentibus, aut his quæ eminebant pau- latim in $e re$identibus.

Del modo per fare che il $ifone cominci da $e $te$$o a correre. V.

Per non hauere a tirare l'acqua con la bocca, poi che que$to non può $e non $olo nelli $i- foni molto angu$ti, faremo a que$to modo.

Sia vn 1 meri$matio, il ma$chio del quale $i accommodi alla gamba di fuori del $ifone talche po$$a correre per e$$o, e $ia Tgriechische Buchstaben, e la femina $ia Tgriechische BuchstabenV, bene prima congiunta al va$etto LZ, quale $ia d'alquanto più ac- qua capace che non è il $ifone, & habbi nel fondo l'v$cita griechische Buchstaben. Quando

voremo dunque per mezzo del $ifone tirar fuora l'acqua, che è nel va$o AB, turando co'l dito l'v$cita del va$etto LZ l'empiremo poi di acqua; dopo comettendo bene lo $meri$ma femina co'l $uo ma$chio, apriremo l'v- $cita griechische Buchstaben , onde votato il va$etto LZ, l'aria che $e ne $taua nel $ifone, cami- nerà nel luogo rima$to voto, e $arà $eguitato dall'acqua che è dentro del va$o AB, di modo che il $ifone diuerrà pieno; dopo leuando via il va$et- to LZ permetteremo che il $ifone di$corra: ma è nece$$ario che il $ifone $cenda bene diritto, e $tia perpendicolare, chi vuole che egli e$$e qui$ca bene l'effitio $uo; il che $uccederà, $e nell'orlo del va$o AB conficcare- mo due $taggiuole diritte, tra le quali adattaremo la gamba di dentro del $ifone di modo che baci e l'vna, e l'altra, & alla mede$ima gamba di den- tro del $ifone, attacaremo da ogni banda vno $tiletto, che $trettamente tocchile $taggiuole nella parte dentro, e così nõ calarà nè in torto, nè alla parte dinanzi; ma $cenderà diritto, e giu$to a pelo, $tringendo bene quei $tili fra le $taggiuole.

ANNOTATIONI DI A. G.

Meri$matio, un te$to ha griechische Buchstaben, e l'altro griechische Buchstaben è uoce non u$ata da altri auttori, e bi$ogna raccogliere più to$to dalla figura, che $i uede qual fia il $uo $ignificato, che andarne cercando altra etymologia.

Della palla vota di rame vtile a gli horti. VI.

Cominciamo hor

mai a trattare della cõpo$itione de quel- le co$e, che $i ponga_ no a$$ieme, per met- terle dopo in opera, e cominciamo dalle co$e minori, come da primi principij, e prima da certo $em- plice i$trumento molto a propo$ito per i$pargere l'acqua.

Si fabrica dunque vna palla buzza di rame, come a dire AB, forata dalla parte di $otto con minuti, & $pe$$i buchi a gui$a di criuello, e che hab_ bi dall'altra di $opra vna canna CD forata, & a lei co'l piombo molto be- ne congiunta, la bocca della quale $ia poi aperta. Quando vno dun- que vorrà $pargere l'acqua, prenda la palla nella parte CD, e la $omer- ghi nell'acqua di maniera, che nulla parte di lei $i veda, e così l'acqua $e n'entra per i fori, e l'aria che è dentro venendone di$cacciata, e$ce fuori per la canna CD. Hora s'alcuno co'l dito gro$$o turando alla canna la bocca C, cauarà la palla fuori dell'acqua, l'acqua, che è nella palla, non è per i$parger$i altrimente; percioche l'aria entrare non puote nel luogo, che re$tarebbe vacuo, poiche il pa$$o è per la bocca C, quale già è chiu$o dal dito; quando voremo dunque che l'acqua $i $parga, leuaremo il di- to, e l'aria to$to intrando dentro empirà il luogo rima$to voto. E $e di nuouo chiuderemo co'l dito lo $piraglio E $i fermarà il cor$o dell'acqua fin tanto, che leuando il dito, la$ciaremo lo $piraglio libero. Si può anco tuffare nell'acqua calda, e quella dopo ritenere, e mandar fuori, quanto ci piace, fin tanto che tutta l'acqua contenuta nella palla $i ver$i a fatto.

E $e l'e$tremità della canna CD $i farà piegata alquanto, cioè nella par- te C operarà l'i$te$$o effetto; anzi di più $arà meglio accommodata per que$to tale v$o, po$ciache tanto più facilmente la bocca $i coprirà co'l dito.

Delle mede$ima palla. VII.

Si può mede$imamente dall'i$te$$a palla man- dar fuori l'acqua calda, e fredda ad ogni no$tro piacere.

Si fabrica $imilmente la palla AB, c'habbi per il lungo vn tramezzo diritto CD, e nella parte di $opra vi $ia la canna EF forata in$ieme con la palla, & a quella con diligenza congiunta, dentro la qual canna $ia il tramezzetto CG vnito, e continuato con l'altro tramezzo CD, & hab- bi poi di $opra le fa$ce HK, quali $eruano a tutte due le parti de' luoghi, che $ono in E, & in F, e da cia$cuna parte del tramezzo CD, cioè nel fondo della palla in D $iano fori $imili a quelli de i criuelli. Quando vore- mo dunque tirare l'acqua calda, coprendo cõ due dita le bocche HK tuf- faremo la palla nell'acqua, e poi apriremo vna delle bocche cioè H, ac- cioche l'aria, che è nella mezza palla BCD venghi di$cacciata per la bocca H, e l'acqua calda entrata per quei fori, venghi a riempire la mez- za palla BCD; dopoi coprendo la bocca H tiraremo la palla fuori dell'ac_ qua calda, quale non è per mouer$i di nulla, non hauendo l'aria comodi- tà d'entrarui dentro. Tuffandola poi dunque $imilmente nell'acqua fred- da, apriremo la bocca K, e così empita$i la mezza palla ACD, chiude- remo e$$o K, e tiraremo fuori la mezza palla piena di acqua calda, e fredda. Pertanto quando voremo, che $i ver$i vna di e$$e, di$coprire- mo la bocca, che le ri$ponde all'incontro, e quando voremo che non $i ver- $i più, di nuouo quella $imilmente chiuderemo, e teneremo que$to $tile fin tanto che $i ver$i tutta. Si puote ancora con que$ta mede$ima palla ti- rare, e mandar fuori il vino, e l'acqua calda, & anco la fredda, & ogni altra co$a, che voremo, e quanto, e quando di piacerà, $e faremo più tramezzi, e più fori, per i quali po$$a l'aria in ogn'vno di quei luoghi en- trare, & e$$erne anco di$cacciata. Si po$$ono ancora in vece delle bocche torte, fare $emplici

fori d'intorno alla canna, dal- la parte di $opra, quali ri- $pondino cia$cuno al $uo luo- go, e potremo $errarli con le dita, $econdo che voremo te- nere, che quello che vi è den- tro non $i ver$i. Ma perche quei fori non $i vedino, li rico_ priremo con vn coperchio, di maneria che parerà, che dall'i$te$$a canna, $i ver$ino i liquori tutti, che vi $ono dentro.

Della Prochita. VIII.

Fabrica$i ancora la Prochita, che $ia più, e me- no capace d'acqua, e che ne mandi fuora tal volta più, tal volta manco; di maniera che me$$oui den- tro vino, & acqua: tal'hora manda fuori l'acqua pura, tal'hora vino $chietto, e tal fiata l'vno, e l'altro mi$to; il modo di farla è que$to.

Sia la Prochita AB par_ tita

dal tramezzo CD, e nel tramezzo acco$to al cor_ po del va$o nel punto E $ie- no di$po$ti molti fori d'in- torno intorno, dopo $ia nel tramezzo vn buco rotondo F, per il quale $i facci pa$- $are la canna FHK $alda- ta in$ieme co'l tramezzo, e che arriui poco lunge al fon_ do della prochita, doue è G, l'altra $ua bocca H $ia fora- ta in$ieme co'l lato della prochita, $otto la manica, con la quale $ia bene $alda- ta; auertendo però che $ia buzza, e che habbi vn foro K, nella parte e$teriore di e$$a manica, il quale copri- remo co'l dito, tutte le vol- te che farà bi$ogno. Se dun- que come $i è detto ricopri- remo l'apertura K, e ver$a- remo l'acqua nella prochi- ta, è certo che $i fermerà nello $patio di $opra del tramezzo; non poten- do pa$$are per quel criuellato nel loco di $otto; come veramente non può, po$cia che non ha doue re$pirare altroue, $e non $olo per l'v$cita K, dalla quale tanto$io che leuaremo il dito, l'acqua di$cenderà nel luogo più ba$- $o, e la prochita capirà pur a$$ai più. Per tanto $e prima vi metteremo dentro il vino, di modo ch'
empia il loco CBD, e poi $errando l'v$cita K vi met- tiamo l'acqua, è certo, che nõ $i potrà me$colare co'l vi_ no, ma quãdo piegaremo la prochita, mãdarà fuori l'ac_ qua pura, e quando la$cia- remo re$pirare l'v$cita K, mentre $i ver$a per ancora l'acqua, $i ver$erà mede$i- mamente il vino: percioche l'aria pa$$ando per quello $piraglio entrerà nel loco ri_ ma$to vacuo: e poi final- mente $i ver$erà il vino pu- ro. Po$$i ancora, hauen- doui me$$o prima l'acqua, e poi chiu$o lo $piraglio K, metterui anco vino; onde poi ad altri $i darà vino pu- ro, ad altri mi$to con l'ac- qua, & ad altri (quando ci piacerà burlar con loro) l'acqua $chietta.

ANNOTATIONI DI A. G.

Prochita è uoce greca, che uiene dal uerbo griechische Buchstaben, che $ignifice $parger, o uer- $are, Atheneo nel 15. cap. del xi. lib. afferma la prochita e$$ere un ua$o da bere, ma cre- do che s'inganni, perche dall'auttorità i$te$$a allegata da lui, di Ione Chio, che dice, Crateriam nobis uiniferi famuli in prochvtis mi$cento argenteis. Si raccoglie, che era ua$o, co'l quale $i uer$aua il uino per bere nella cratera, o tazza, che uoliamo dire, & in que$to $ignificato è po$ta dal no$tro Auttore, & accettata cõmunemente da tutti.

Della Palla vota. IX.

Si fabrica mede$imamente vna palla cauata den- tro, o anco altro va$o, nel quale me$$aui l'acqua, ella de $e $te$$a, e con gran violenza $i leua in alto; talche $i ver$a tutta, benche l'andar $uo in $ù $ia contra la natura di lei; hor que$to è il modo di fa- bricarla.

Sia vna palla capace di

$ei 1 Cotile in circa, il giro della quale $ia di vna lami- na fidata, acciò po$$i re$tar $alda, nel premere dell'a- ria, che $i deue fare; que- $ta $ia AB po$ata $opra vn qualche 2 Hypo$pario C, e forata nella parte di $opra, $iaui me$$o dentro vna can- na, tanto lunge al luogo, che diametralmente è ri$con- tro al foro di $opra, quan- to ba$ti per dare il pa$$o a l'acqua; e $oprauanzi al- quanto nella parte di $opra della palla, congiunta, e $aldata al $uo corpo intor- no al foro. Diuida$i poi la bocca di $opra in due canne DGDF, alle quali $ieno congiunte, e $aldate altre due canne arcate, GHKL, FMNX, che habbino li fori communi con e$$i DGDF, e dopo vn'altra canna OP $i adatti, e cometta nelle canne GHKLFMNX, e che habbi li fori, che $i affron- tino con quelli, che $ono nelle dette GHKLFMNX, & habbia inca- $trato di $opra vn canaletto diritto RS, che con vno de fori ri$ponda in lei, e con l'altro fini$ca in vna picciola bocca che $ia S; $e noi dunque prenden- do il canaletto RS riuolgeremo la canna OP $i veranno a chiudere vn l'altro quei fori, che haueuano cori$pondenza in$ieme, di maniera che l'ac_ qua, che deueua di$cacciar$i, non po$$i hauere l'v$cita; metta$i di più nella palla per qualche foro vn'altra canna Tgriechische BuchstabenV, quale habbi la bocca V di $otto bene turata, e da vna banda vicino al fondo il foro tondo Q, al quale $i accommodi quella chiauetta, chiamata già dalli Romani 3 A$- $ario, che poco a ba$$o in$egnaremo la maniera di farla; dopo vn ma- $chio Zgriechische Buchstaben $ia introme$$o, &
accommodato nella canna Tgriechische BuchstabenV. Se dunque tiran- do fuora il ma$chio Zgriechische Buchstaben metteremo l'acqua in e$$o Tgriechische BuchstabenV, ella entrerà nel cor- po della palla per il foro Q apprendo$i la chiauetta nel_ la parte di fuora, e parten- do$i l'aria per li fori della canna OP po$ti di rimpet- to alli fori delle canne GH KL, FMNX. Pertan- to quando l'acqua hauerà occupato la metà della pal_ la, abba$$aremo il canaletto SR, di modo che quelli fo- ri vno nell'altro ri$ponden- ti venghino a variare, do- po mettendo dentro il ma- $chio Zgriechische Buchstaben di$cacciaremo cõ il $uo aiuto l'aria, e l'acqua che $tana nella cãna Tgriechische BuchstabenV, quali con violenza sbocca- no per la chiauetta nel corpo della palla; e perche la palla è già ripiena d'aria, e d'acqua, $i fà mediante l'aria $o$pinta, e penetrante, lo sbocca- mento in quelli vani, che $i rinchiudano in lei. Dopo rimouendo di nuo- uo il ma$chio Zgriechische Buchstaben, di maniera che la canna Tgriechische BuchstabenV $i riempia d'aria, tor- naremo poi mede$imamente a rimetterui dentro il ma$chio Zgriechische Buchstaben, e caccia- remo l'aria predetta nella palla; e così facendo più, e più volte, hauere- mo aria pure a$$ai ama$$ata nella palla. Hora è chiara co$a che anco ri- mo$$o il ma$chio, l'aria rinchiu$a non è per v$cire, poi che la chiauetta $o- $pinta da quella ver$o la parte dentro $i viene a rinchiudere per $e $te$$a. Se dunque di nuouo inalzaremo il canaletto RS per modo che $tia dirit- to, e li fori $ieno vn ver$o l'altro ri$pondenti, all'hora verrà $cacciata fuo- ri l'acqua, perche l'aria ri$tretta, $i dislarga nella propria naturale gran- dezza, e di$caccia l'acqua che le $oggiace. E quando fu$$e l'aria ri$tretta molto, di$cacciarà tutta l'acqua, per modo tale che l'aria $oprabondan- te ancora verrà con l'acqua di$cacciata.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cotyla è uoce greca detta da loro griechische Buchstaben, uuol dire propriamente cauità, & è nome di una $orte di mi$ura di co$e liquide di once 9. alla mi$ura no$tra, & ap- pre$$o molti auttori, quali riferi$ce Atheneo nel lib. ij. e cap. 18. uiene po$ta per un ua$o da bere.

2 Hypo$pario, nel te$to greco $i legge griechische Buchstaben: ma griechische Buchstaben $i cono$ce che è la uera lettione, e non ha dubbio, che il te$to è corotto, poiche non può $ignificare co$a, che facci a propo$ito per l'intentione dell'Auttore, la doue que$t'altra quadra beni$simo, uolendo dire po$amento della sfera, o della palla.

3 A$tario, è quello, che Vitruuio nel cap. 12. del lib. 10. chiamò axes, & il Barba- ro tradu$$e animelle, e da molti $i nomina linguella, o bocchetta, & in $omma è quella co$a, che rinchiude il foro per doue l'aria entra nè mantici, & il fiato nel pallone da uento; Herone la dimo$tra talmente nel $eguente theorema, che le- ua ogni occa$ione di dubitarne.

Dell'A$$ario. X.

L'A$$ario del quale $i è fatto mentione di $opra, $i fabrica in que$to modo.

Faccian$i due pianellette

quadrate di rame, che hab- bino cia$cun lor lato di gran_ dezza d'vn dito in circa; e la gro$$ezza $ia quanto è vn filo da muratore, que$te dũque bene appareggiate a $e$to vna cõ l'altra, poli$ca$i, a renda$i bene li$cia la $uper_ ficie di e$$e, talche $i bacino di maniera, che nè aria, nè acqua po$$a entrare fra di loro; e $ieno que$te ABCD, EFGH, & ad vna di loro, cioè ABCD, $i facci nel mezzo vn foro tondo, il dia_ metro del quale $ia qua$i per la terza parte d'vn dito; dopo appareggiato il lato AD a l'altro EH, congiunghin$i a$$ieme le pianelle mediante alcuni cardinetti, per modo che le $uperficie loro polite $i acco$tino bene vna con l'altra. Quando voremo dunque operare con que$te, $i accommoda la pianella ABCD al foro, per il quale o l'aria, o l'acqua s'intromette, poiche venendo $pin- ta la pianella EFGH $i apre, peroche $i muoue $peditamente intorno li $uoi cardinetti, e riceue dentro l'aria, e l'acqua, che rinchiu$a poi nel va- $o ben $aldo, re$pingendo la pianella EFGH ri$erra il foro per doue era pa$$ata dentro.

Del Sacrifitio. XI.

Che in alcuni altari, mentre che euapora il fuo- co;, gli animali, che vi $ono $opra faccino $acrifitio.

Sia la ba$e, o po$amento doue $tanno gli animali ABCD, $opra il qua- le $tia vn'altare molto ben chiu$o intorno, & e$$o po$amento an- cora $ia con diligenza chiu$o, e forato a$$ieme con l'altare in G, poi per il po$amento $i trametta vna canna HKL, quale con la parte L vadi po- co di$tante al fondo del po$amento, e con l'altro capo H peruenga nella 2 fiala tenuta da l'animale, e $ia forato a$$ieme cõ quella; $ia poi ver$ata l'acqua nel po$amento per il foro M, quale dopo ver$ata che $arà $i turi. Se dunque $i accenderà fuoco nell'altare EFG auenirà, che l'aria di den- tro a$$otigliando$i diffondera$$i per il po$amento, e di$cacciarà quell'ac- qua, che vi troua, e que$ta non hauendo altra re$i$tenza in contrario, $e ne pa$$a per la canna HKL, e và nella fiala; e così l'animale fà $acrifi- tio, e tanto tempo vi attende, quanto dura il fuoco; $morzato po$cia il fuoco, egli $i rimane di $acrificare; e tante fiate $i farà da capo, quante $i accenderà il fuoco. Ma la canna per doue ha da pa$$are il calore $ia

più larga nel mezzo, perche è nece$$ario che il caldo, ouero più to$to il vapore cagionato da quello, quando peruiene in luogo più $patio$o diuen- ghi maggiore, e po$$i per con$equenza maggiormente adoperare.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 La Fiala, $econdo l'opinione di Roberto Senale è l'i$te$$o che il Gutturnio, così chiamato à gutture, perche ha il collo molto lungo, ouero come uuole Fe$to Pomp. Quia guttatim effundit aquam, ba$ta che è ua$etto piccolo, e noi po- tre$simo chiamarlo bronzo, o brocchetta.

De' va$i, che non $i ver$ano, $e non $ono pieni. XII.

Si trouano certi va$i, che $e non $ono pieni non $i ver$ano; ma $e $i empano, ver$a$i tutta l'acqua, che vi è dentro; que$to è il modo di farli.

Sia vn va$o non co_ perto

ABCD, per il fondo del quale $i tra- metta o il diabete $pi- ritale EFLH, ouero il $ifone torto GHK; Pertãto empito il va- $o ABCD, di modo che $oprauanzi l'ac- qua $opra il diabete, auiene che per quello elle $i ver$i, fin che il va$o ABCD re$ti al tutto voto: purche il diabete habbi principio vicino al fondo del va$o, per modo che non vi rimanga $e non $olo il pa$$o per minuto all'acqua.

De' va$i concordi. XIII.

E$$endo due va$i $opra qualche po$amento, & e$$endone vno empito di vino, e l'altro voto, e ha- uendo ambodue li loro canali aperti; non $i ver$a fuora il vino, $e prima non s'empie l'altro va$o di acqua; ma all'hora poi da vno di e$$i vino, e da_ l'altro ver$a$i acqua, fin tanto che tutti due $i vota- no; e $ono que$ti chiamati va$i della concordia.

Il po$amento $opra il quale $i fermano i va$i $ia ABCD, e $ieno li va$i EF nell'vno, e nell'altro de' quali $ia vn $ifone torto; cioè nel va$o E il $ifone GHK, & in F, $ia LMN, quali habbino quelle parti di loro, che auanzano fuori terminate in canale, e gli archi loro s'alzino alle bocche de' va$i, & vn'altra canna pa$$ando per il po$amento, $i ripieghi ne' va$i, la quale $ia XOPR, le bocche della quale XR $ieno vicine a gli archi de i $ifoni. Hora metta$i del vino nel va$o E, ma non perciò tanto, che la $uperficie $ua $ormonti l'arco H del $ifone. Fin qui dunque il vino non $i ver$a, per ri$petto che il $ifone non può cominciare a correre. Ma $e metteremo l'acqua nel va$o F, in tanta quantità, che la $ua $uperficie $u- peri $opra l'arco M, all'hora l'acqua $e ne $correrà per la canna XOPR, e conducendo$i nel va$o E $arà cagione al vino di cominciare a correre, & all'hora cia$cuno de' due va$i ver$arà: ma que$to vino, e quell'altro acqua.

Del va$o, che imita la voce del Melancorifo. XIIII.

Se $arà me$$a l'acqua in certi va$i, viene e$pre$$a la voce, o il fi$chio del 1 Melancorifo; e fa$$i a que- $to modo.

Sia vna ba$e ABCD bene ri$errata, e per il coperchio AD trapa$- $i l' 2 Infondibolo EF, la cannella del quale ariui tanto lunge al fondo, quanto ba$ti per dare il pa$$o a l'acqua, e $i $aldi co'l coperchio; $ia mede- $imamente vna $ampognetta GHK, di quella $orte, che $ogliono $onare, e $ia forata in$ieme con la ba$e, e $aldata $imilmente co'l coperchio AD, e la $ua bocca K ripieghi$i nell'acqua, che $arà nel va$etto L po$to lì vicino. Ver$ata dunque l'acqua per l'infondibolo EF, auiene che l'aria, che era nella ba$e, e$$endo di$cacciata, $e ne fugge per la $ampognetta GHK, e così manda fuora il $uono. Ma $e la parte e$trema, di quella $ampognet- ta $arà ripiegata nell'acqua, $i $ente vn $uono, che mormora, di modo che viene imitata la voce del Melancorifo; ma $e non vi $erà po$ta l'acqua, farà $olamente il fi$chio.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Melancorifo è uoce greca, e $ignifica quel uccello noti$simo, che noi chiamiamo caponero.

2 Infundibolo è quell'in$trumento, che $i adopra per imboccare facilmente le co- $e liquide, ne ua$i, che hanno la bocca $tretta; il Barbaro nel tradurre Vitruuio l'ha chiamato tramoggio, noi li dicemo il pettiuolo.

Della Ciuetta, che s'aggira al canto de gli vccelli fat- to dalle $ampogne mediante l'acqua, che $corre da qualche fonte. XV.

Dunque per mezzo delle $ampogne $i viene a generare il canto; ma è ben vero, che s'intuonano diuer$i accenti dalle $ampogne, in quanto che le $o- no più $ottili, o più gro$$e, & anco più lunghe, o più breui; ouero quando qualche parte di e$$e, s'in- merge nell'acqua più alta, o più ba$$a; di modo che per que$ta via, $i viene ad imitar' il canto, di molti vccelli; e per far que$to $i forma (ouero in vna fon- te, ouero in qualche grotta, ouero anco in gene- rale per tutto doue $i troui acqua corrente (vna moltitudine di vccelli me$si per ordine, e vicino a loro vna ciuetta $opra la po$ta, che da $e $te$$a hor fi riuolge a gli vccelli, & hora li $i na$conde, e quando ella è na$co$ta gli vccelli cantano, e poi che a loro $i riuolge, fermano il canto, e que$to fanno molte, e molte volte: hor eccoui il modo come ciò $i fà.

Sia vna canella, che di continuo corra A, e le $i ponghi $otto vn va$o ben rinchiu$o BCDE, che habbia il diabete $piritale, ouero il $ifone torto FG, & vn infondibolo me$$oui dentro HK la canella del quale $ia tanto lunge dal fondo del va$o, quanto non impedi$ca il pa$$o all'acqua, & habbi molte $ampognette di più ragioni, $i come hauemo di già detto, e $i vede in L. Hor fatto que$to, accaderà che mentre il va$o BCDE $i em- pie d'acqua, l'aria che vi è dentro di$cacciata per le $ampognette, imite- rà il canto de gli vccelli, peroche cia$cuna di quelle $ampognette fini$ce nella bocca di qualch'vno di quelli vccelli; ma dopo che fia pieno il va$o, mentre $i votarà per la canna GF tanto ce$$arà il loro canto. Ma perche la ciuetta hor $i riuolga a gli vccelli, hor li $i a$conda, come è già in$egna- to prima; faccia$i que$to, che diremo ade$$o. Sia $opra vna qualche ba$e M l' 1 A$$e diritto, e polito al torno NX, d'intorno al quale $i accomodi la canna OP per modo che $enza impedimento $i po$$a riuolgere attorno a e$$o, & a lei $ia poi attaccato vn picciolo 2 Tympano RS, $opra il qua- le $i po$i la ciuetta ben $aldata con quello; & intorno alla canna OP $ie- no due catene pendenti, & auolte vna per vn ver$o, e l'altra per l'altro Tgriechische BuchstabenVQ, quali $i girino con l'aiuto di due girelle griechische BuchstabenQ, e da Tgriechische Buchstaben penda il pe$o Z, e da VQ il va$o concauo griechische Buchstaben, che $ia $ottopo$to al $ifone, ouero $piritale diabete FG. Occorre dunque, che mentre $i vota il va$o BC DE, che l'acqua $e ne pa$$a nel va$o griechische Buchstaben, e la canna OP a$$ieme con la ci- uetta $i riuolge, per modo che ri$guarda gli vccelli. Ma votato il va$o BCDE, votara$$i ancora il va$o griechische Buchstaben, co'l mezzo di qualche $ifone, o dia- bete $piritale, che vi $ia dentro; per il che di nuouo e$$endo più greue il pe$o Z, che non è poi il va$o griechische Buchstaben, all'hora farà volgere la canna, & in- $ieme la ciuetta; ma quando il va$o BCDE $i venirà empiendo, quell'a- ria che vi è dentro v$cendo per le $ampogne i$primera di nuouo le voci de gli vccelli.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 A$$e è uoce latina, & ha diuer$i $ignificati, alcuna uolta uuol dire quella linea, che pa$$ando per il centro peruiene a l'uno, e l'altro polo del mondo, $i chiama con que$to nome anco il fu$$ello della rota, il Barbaro, e Co$mo Bartholi nelle tradut- tioni di Vitruuio, e di Leonbatti$ta hanno tradotto Axis perno, appre$$o il no$tro Auttore è po$to per un ba$tone polito al torno.

2 Tympano è uoce latina, nè può e$$ere con altra uoce uolgarmente e$pre$$o, ha uarij $ignificati appre$$o gli auttori; è nome d'un'i$trumento da $onare. Il Budeo lo pone per una rota d'un argano, Vitruuio per una rota d'una machina da eleua- re l'acqua da luoghi ba$si, Plinio per un ua$o, e communemente uuol dire una co- $a uota dentro, e coperta di $opra, come que$ta, che pene Herone.

Del $uono delle Trombe. XVI.

Con la mede$ima ragione $i fanno i $uoni del- le trombe, in que$to modo.

Metta$i dentro d'vn va$o ben rinchiu$o la cannella dell'infondibolo, che arriui poco lunge al fondo, e $ia bene $tagnata co'l coperchio del va- $o, co'l quale $ia mede$imamente forata in$ieme, e $aldata vna tromba, che habbi la 1 Codona, e la 2 Lingula; $uccede poi che ver$ando$i l'ac- qua nell'infondibolo, l'aria che vi è dentro di$cacciata da quella, pa$$a per la lingula, e genera il $uono.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Codona uiene dal Greco griechische Buchstaben, e $i troua u$ato in diuer$i $ignificati, come per il $onaglio, per il cembalo, per la campanella, e da Herone è po$to per la par- te più larga della tromba chiamata uolgarmente il padiglione della tromba, e que- $to for$i per la $omiglianza, che ha con la forma della campana, $i come $i legge anco nell'annotationi dell'auttore, che fà le $colie $opra Sophocle.

2 Lingula è quella parte della tromba, che $i pone alla bocca, detta uolgarmen- te la bocchetta, ouero il boccaletto.

Del $uono delle Trombe, che $i fà nell'aprire del tempio. XVII.

Aprendo$i la porta del tempio, $i fà il $uono delle trombe, in que$to modo.

Sia dietro la porta il va$o ABCD, con l'acqua dentro, non quale $ia vn 1 $uffocatorio, cioè il va$o Sy$tomo H riuolto con la bocca in giù, al fondo del quale forato che $erà, $i accomodi vna tromba, che habbi me- de$imamente la bocchetta, & il padiglione, & alla canna diritta della trõba $i adatti la $taggia LM attaccata al $uffocatorio, e legata pure alla canna della tromba, la qual $taggia LM habbi nella cima il 2 Chelonario Z, nel quale entri la $taggia NX, che $o$tenga il $uffocatorio H tanto alto dall'acqua, quãto ba$ti, e la $taggia NX moua$i d'intorno al chiodo, ouero perno O, e $ia legata nell'e$tremità della $taggia in X vna catena, o fune, che pa$$ando per la girella P, vadi a trouare la parte dietro della porta. Succederà dunque poi che aprendo$i la porta, quella fune legata tirarà l'e$tremità X della $taggia, onde il $uffocatorio H non verrà più $o$tenu- to da e$$a $taggia NX, ma abba$$ando$i nell'acqua, farà il $uono della tromba, percioche l'aria, che vi è dentro $erà di$cacciata dall'acqua per la bocchetta, e per il padiglione della tromba accommodata, come di $opra.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Suffocatorio, e Sy$tomo $ono qua$i il mede$imo, griechische Buchstaben è greco, e $igni- fica di bocca $tretta. Suffocatorio uiene dal uerbo latino $uffoco, che uuol dire rinchiudere lo $pirito, perciò Herone nomina così un ua$o, che habbi $tretti$sima bocca, onde uolto poi boccone nell'acqua, ui $i uenghi a chiudere l'aria, o $pirito, che ui è dentro.

2 Chelonario uuol dire uncino, manico, taccaglia, o co$a $imile, che in que$to $i- gnificato l'u$a Vitruuio nel cap. 2. del lib. x. & il Barbaro l'interpreta manico, ouero orecchie, e il Budeo lo de$criue con que$te parole, Chelonium enim tegu- mentum e$t te$tudinis animalis: eius autem integumenti $imilitudinem habent chelonia, ide$t retinacula, quibus intra tigna $icula retinetur.

De' va$i che tal'hora ver$ano l'acqua, tal'hora il vino, e tal'hora l'vno, e l'altro mi$to in$ieme. XVIII.

Sono certi

va$i che me$_ $oui prima vino; quan- do vi $i met_ te dopo l'ac_ qua, tal'ho- ra ver$ano l' acqua pura, e tal'hora il vino $chiet- to; il che $i fà per que- $ta via.

Sia vn va$o ABC, che habbi due tramezzi, cioè DE, FG, e per cia- $cuno di loro $i cacci la canna HK $aldata con e$$i tramezzi, e forata in L alquanto di $opra del tramezzo FG, e $otto al tramezzo DE $ia nel ventre del va$o lo $piraglio M. Condotte le co$e a que$to termine, s'al- cuno ri$errando l'v$cita C infonderà dentro vino, egli per il foro L pa$$a- rà nel loco DEFG, e l'aria, che quiui $i troua, partirà per lo $piraglio M, ma quando $erraremo que$to $piraglio M co'l dito, il vino $i tratte- nerà nel loco DEFG, e quando metteremo l'acqua nella parte ABDE del va$o, turando lo $piraglio M $i ver$erà l'acqua pura: ma $e apriremo lo $piraglio M, e$$endo ancora l'acqua nella parte di $opra, $i ver$erà vi- no mi$to con acqua; e dopo che hauerà finito di correre l'acqua, ne v$ci- rà vino $chietto; e $i può anco aprendo più, e più volte lo $piraglio M, farne v$cire diuer$e mi$ture. Ma vien meglio, mettendo prima l'acqua nel loco DEFG,

e chiuendeno lo $pi_ raglio, metterui dopo uino, perche ne $eguirà, ch'al- cuna volta ne v- $cirà vino puro, & aperto lo $pira_ glio, v$cirà me$co_ lato, e di nuouo rinchiu$o, torne- rà a v$cire vino, e que$to $uccede- rà tante volte, quante a noi $arà in piacere.

Della coppa, che re$ta $empre piena, benche $e ne caui a$$ai vino. XIX.

Ponendo $opra qualche ba$e vna coppa, che $ia piena di vino; quantunque altri ne caui quanto vo- le, nondimeno la coppa re$terà mede$imamente piena: que$to è il modo di ciò fare.

Sia il va$o AB

che habbi diui$o la bocca dal tra- mezzo CD vici- no al $uo collo; e frametta$i per il tramezzo la can_ na EF, che ari- ui poco lunge al fondo, dopo vn'al_ tra cãna GH tra pa$$i per il fondo, & ariui non mol_ to lunge al tra- mezzo CD, & il fondo del ua$o $ia forato in K, doue $i metta la cãnel- la KL; Ma il va_ $o AB $ia po$to $opra qualche ba$e MNXO, dentro la quale pa$$i la can_ na GH con l'e$tremità H, e la coppa $ia PR; poi per la ba$e MNXO pa$$i la canna ST, che ri$ponda con i fori nella ba$e, e nella coppa, l'orlo della qual coppa $ia in vn mede$imo piano con la bocca H di e$$a cãna GH. Hora mettiamo il vino per la canna EF nel va$o AB, non ha dubio, che l'aria v$cirà per la canna GH, e $e $arà aperta la cannelletta KL, il vino che $i mette dentro, pa$$arà per quella nella ba$e, e di lì dopo nella coppa; ma $e la $i turarà all'hora il va$o AB empira$$i. Pertanto mettiamo il vino sì nella ba$e MNXO, come anco nella coppa PR, a tale che la cop- pa $ia piena, e la ba$e MNXO $i empia fino alla bocca della canna GH. Il che compito che $ia, e $errata la bocca E, il vino, che $i troua nel va$o AB non pa$$arà più nella ba$e, per la cannella KL, po$cia che non ha do- ue riceuere l'aria, che $ucceda nel luogo rima$to voto, onde haueua prima il pa$$o per la bocca E. Quando cauaremo dunque il vino della coppa, $i aprirà la bocca E, la doue $ubintrando l'aria correrà di nuouo il vino nel- la ba$e, & anco nella coppa PR fin tanto che $ia piena, e que$to auenirà tutte le volte, che $ia cauato il vino della coppa. Ma bi$ognerà bene che anco la ba$e MNXO $ia forata co'l foro griechische Buchstaben, accioche l'aria, che è nel va$o AB concedendo il luogo al vino, entri per la bocca G, e $cappi fuora per il buco griechische Buchstaben.

Della coppa, che $tà $empre mede$ima- mente piena. XX.

Se voremo anco per il mede$imo v$o fare vna cop_ pa, che po$ta in qualche luogo, benche da quella $ia cauata molta copia d'acqua, re$ti nondimeno $empre piena; il modo di farla è que$to.

Sia il va$o AB con tant'acqua dentro, che ba$ti per l'effetto, che de- ue $eguire, e $ia vna cãnella CD, che e$ca da e$$o, alla quale $i põghi $otto la tinella GH, e non molto lunge da quella cannella, $i accommodi la $tag_ gia EF; dal capo E della quale penda la $uora K, che $tia nella tinella, all'altro capo F leghi$i vna catena, che $o$tenga il pe$o di piombo X; il che tutto $ia per tal modo accommodato, che dalla $uora K che nota nell'ac- qua della tinella, venghi rinchiu$a la cannella CD; e votata poi l'acqua della tinella, cali per con$eguenza la $uora, & apra la cannella, di mo- do che di nuouo entrando l'acqua nella tinella, facci $olleuare la $uora, on- de venghi come prima la cannella rinchiu$a. Ma auertendo, che la $uora conuerrà che $ia più greue, che non è quel pe$o, che $i è attaccato in X.

Hora $ia la coppa di già detta LM fermata in qualche luogo, l'orlo della quale $ia po$to a liuello, con la $uperficie dell'acqua della tinella, quando notandoui la $uora, non corre più la cannella; dalla tinella tiri$i vna can- na HN, che ariui nel fondo della coppa. Quand'alcuno dunque, e$$endo piena la coppa ne cauarà l'acqua, tirerà in$ieme con e$$a quell'ancora, che è nella tinella HG, onde calando la $uora, $i aprira la cannella, quale $correndo nella tinella, & anco nella coppa farà che l'acqua s'innalzi, & $olleui la $uora, di maniera che di nuouo poi non corra. E que$to fara$$i tante volte, quante altri cauarà l'acqua dalla coppa.

Del va$o de' $agrificij, che $pruzza l'acqua. XXI.

Gettãdo$i vna mo_ neta

da cinque 1 drã_ me nella 2 Spondea, cioè nel va$o dal $a- grificio; ne $cappa l'acqua per i$pruz- zar$ene.

Sia la $pondea ABCD, la bocca A, della quale $ia $coperta, e dentro della $pon_ dea $ia il va$o FGHK, che habbi dell'acqua, & anco la 3 Pixide L, dalla quale $cappi fuora la cãnella LM, vicino al va$o FGHK $ia po$to vna $taggia diritta N X, nella $ommità della qua- le $i accommodi vn'altra $taggia OP, che nella par- te O habbia il 4 Plati$matio R equidi$tante al fondo del va$o: e poco lun- ge da P, cioè in S, habbia il coperchio, che $i confacci alla pixide L, per modo, che non permetta correre la cannella LM; ma il coperchio della pixide $ia più greue, del plati$matio R, e più leggiero poi dell'vno, e dell'al_ tro, cioè della moneta, e del plati$matio in$ieme. Quando gettera$$i dunque la moneta per la bocca A, caderà $opra il plati$matio R, & ag- grauandolo farà calare la parte O della $taggia OP, alzando$i la parte P, inalzerà il coperchio della pixide, per modo, che l'acqua corra; dopo cadendo giù la moneta, di nuouo il coperchio $errarà la pixide, di ma- niera che più l'acqua non di$corra.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Dramma è nome di pe$o, & anco di moneta, che $econdo Georgio Agricola pe$a l'ottaua parte d'un oncia, talche una moneta, che uale$$e cinque dramme d'argento, potria importare da mezzo $cudo d'oro in circa, $econdo l'opinione di Ruberto Senale nel $uo trattato de ponderibus, & men$uris.

2 Spondea uiene del greco griechische Buchstaben, che uuol dire $agrificio, & era nome d'un ua$o che $i adoperaua per $agrificare, come $i raccoglie dalle parole d' Herodiano nel 4. lib. doue dice griechische Buchstaben. Herone lo pone per il ua$o, doue $i metteuanao l'offerte, il quale è anco nominate da lui The_ $oro, che oltra il $uo $ignificato ordinario uuol dire la ca$$a, o altra co$a $imile, doue dal popolo $i pongono l'offerte; che in que$to $en$o pare che fu$$e po$to nel- la $acra $crittura nel 7. cap. di Nehem. Dederunt in The$aurum operis, auri drachmas uiginti millia.

3 Pixide è uoce greca griechische Buchstaben, è quel ua$o, che noi chiamia- mo uolgarmente Bo$$olo, detto così, perche da prima $i faceuano $olamente del legno di bo$$o.

4 Plati$matio uiene dalla parola greca griechische Buchstaben, che uuol dire ogni co$a, che $i $tende in larghezza, e però Herone $e ne è $eruito per $ignificare la parte lar- ga dalla $taggia OP, come chiaramente dalla figura appare.

Del va$o, che tenendo varij liquori manda fuori cia$cuno per l'i$te$$a cannella. XXII.

Hauendo gettato in vn va$o molte ragioni di co$e liquide tutte per l'i$te$$a bocca, fare che $epa- ratamente cia$cuna $i ver$i fuora per la mede$ima cannella, qual più ci piacerà.

Sia vn qualche va$o A

B che habbia il collo $epa_ rato dal tramezzo CD, & habbi anco altri tra- mezzi per il diritto, pro_ lungati dal fondo fino a e$$o tramezzo CD, e che diuidino il va$o in tanti luoghi, quante $o- no la ragioni de gli hu- mori, che volemo met- terui dentro; hor $ieno per ade$$o due $oli, cioè EF, e nel tramezzo C D $ieno bucetti piccoli a foggia di criuello, che ri$pondino in ambedue quei luoghi; $otto al tra_ mezzo $ieno poi due bu- chi da re$pirare GH, che rie$chino pure ne i detti luoghi, e nel fondo $ieno due cannelle KL forate a$$ieme con que$ti luoghi, e ri$pondenti nel cannale commune M. Se dunque chiudendo li due buchi da re$pirare GH, & in$ieme il cannale M, ver$aremo per la bocca, qualch'vna di quelle $orti di co$e liquide; è chiara co$a, che non entrerà in ne$$uno di quelli luoghi, percioche l'aria, che $i troua dentro in e$$i, non ha v$cita. Ma $e apriremo vno delli $piragli, l'acqua $e ne andarà in quel luogo, doue ri$ponde lo $piraglio aperto; il quale dopo rin- chiuderemo di nuouo, e volendoui mettere dentro altro liquore, aprire- mo l'altro $piraglio, & il liquore pa$$arà nell'altro luogo: $errando vlti- mamente tutti li $piragli, & anco li bucetti, che $ono nel tramezzo CD, $e bene apriremo la cannella M, nulla per que$to v$cirà fuori da e$$a, $e prima non s'apre vno di quelli due $piragli; perche in quel ca$o hauendo l'aria per doue entrare, v$cirà l'acqua, che era in quel loco ritenuta; e poi rinchiu$o que$to $piraglio, a riaperto l'altro, v$cirà il liquore, che $i troua nell'altro luogo.

Delli due va$i, che mentre $i mette l'acqua in vno, l'altro ver$a fuori vino. XXIII.

Trouando$i due va$i $opra qualche po$amento, vno de' quali $ia pieno di vino, e l'altro voto; quan_ to nel voto ver$aremmo d'acqua, tanto di vino $cap- parà dell'altro: que$to è il modo come ciò fà.

Siano in qualche ba$e AB, due va$i CD, & EF, che habbino chiu- $e, e diui$e le bocche da due tramezzi GH, e KL, e la canna MNXO trapa$$i per la ba$e, e ripieghi$i ne' va$i, di$tendo$i poco lunge alli tramezzi con li $uoi capi MO, e nel va$o EF $ia il $ifone torto PRS, che facci l'arco $otto la bocca del va$o, e con l'altra $ua gamba ridotta in gui$a di cannella, rie$chi nella parte di fuori, dopo per il tramezzo GH metta$i l'infondibolo Tgriechische Buchstaben, la cannella del quale $ia $aldata co'l tramezzo, e vadi poco lunge al fondo. Ver$i$i dunque vino nel va$o EF per qual- che foro K, il quale dopo che $ia ver$ato $i turi. Hora mò $e per l'infon- dibolo ver$aremo l'acqua nel va$o CD, auenirà che l'aria, che vi è den- tro, e$$endo di$caciata, pa$$arà nel va$o EF per la canna MNXO, e co- sì di$cacciarà quel vino, che era in quel tal va$o, e que$to tante fiate

accaderà, quante vi ver$aremo l'acqua dentro: ne occorre dubitare, che l'aria di$cacciata tiene l'i$te$$a grandezza, e corpo, che l'acqua, che lo $caccia; & anco di$caccia parte eguale di vino; e $e non vi fu$$e il $ifo- ne torto, ma $olamente la cannella S, il mede$imo auerebbe, purche dalla violenza, & in$ulto dell'acqua non veni$$e occupata la cannella.

Della cannella, che dà vino, & acqua con proportione. XXIIII.

Per fare vna cannella, che ver$i vino, & acqua in qualunque proportione ci $arà in piacere.

Sia l'acqua il doppio più del vino, e $ia vn va$o voto AB, di forma $imi- le al 1 Cylindro, ouero 2 Orthogonio cõ piedi $odi, & eguali, al quale $ia po$to vicino vn'altro va$o CD $opra il mede$imo po$amento ben chiu$o da tutte le parti, e di forma $imile al primo, la ba$e del quale, $ia per la metà di quella del va$o AB, perche volemo che l'acqua $ia il doppio del vino; et a que$to $ia po$to vicino vn'altro va$o b&etilde; chiu$o EF, nel quale $i metta il vino, e per l'vno, e per l'altro cioè CD, EF $ia la canna torta GHK, che forando i tramezzi, o coperchi loro, $ia $aldata in$ieme con quelli; & il va$o EF habbi la canna torta LMN, la gamba di dentro della quale ariui tanto lunge al fondo, quanto $ia a ba$tanza per il pa$$o dell'acqua; e l'altra gamba piegando$i dentro, pa$$i nell'altro va$o XO, dal quale v$cendo la canna PR pa$$i per il po$amento commune di tutti i va$i, per modo che di $otto via peruenghi al fondo del va$o AB $enza impedimen- to alcuno; & vn'altra canna ST rie$chi con li $uoi fori nell'vno, e nell'al- tro va$o AB, e CD, & il va$o AB habbi vicino al fondo la cannellet- ta griechische Buchstaben, e poi tutte due le cannelle PR, e griechische Buchstaben s'inne$tino nella canna gro$$a VZ, che habbi vna chiaue, onde fi po$$a $errare, & aprire ad ogni no$tra voglia. Me$$o tutte que$te co$e in ordine, e $errata la canna VZ, $e ver- $aremo l'acqua nel va$o AB, vna parte di quella, cioè la metà pa$$arà nel va$o CD mediante la canna ST, e l'acqua che caderà nel va$o CD cac- ciarà egual parte d'aria, per la canna GHK nel va$o EF, e que$ta $car- ciarà altretanto di vino per la canna LMN nel va$o XO. Quando apriremo dunque la canna gro$$a VZ, v$cirà fuori da e$$o l'acqua ver$a- ta nel va$o AB, & il vino del va$o XO condotto per la canna PR, e $erà compito l'intendimento no$tro. Di più rimaranno poi li va$i voti, quando v$cendone fuora quella me$colanza, entrerà in e$$i l'aria per la canna PR.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cylindro uiéne dal uerbo griechische Buchstaben, che $ignifica riuolgere; onde un ua$o cylindrico uuol dire di forma tonda, a $omiglianza di una colonna.

2 Orthogonio, uuol dire, che habbia gli angoli retti, e da ogni parte eguali, & ha $celto Herone frà tutte l'altre forme que$te due $ole, cioè o a$$olutamente quadra, o a$$olutamente tonda; perche in cia$cuna di que$te è più facile di trouare la pro- portione propo$ta da lui, che deuono hauere que$ti ua$i uno con l'altro.

D'vn'animale, che notando $opra l'acqua d'vn va$o quanto $i cauerà di quella, tanto vino v$cirà dall'animale. XXV.

E$$endo vn va$o, nel quale $ia l'acqua, che hab- bi vna cannella con la chiaue, e notando vn'ani- male in quell'acqua; quanto noi cauaremo di quel- la mediante la cannella, tanto di vino v$cirà dal- l'animale, a proportione dell'acqua già $cappata prima.

Sia vn va$o con l'acqua AB, che habbi la cannella C $errata, e nel- l'acqua $opranoti il 1 Catino D, che habbi la canna EF figurata in for- ma d'animale; $ia po$to vicino a que$to vn'altro va$o GH co'l vino den- tro; e $iaui vn $ifone torto KLM, vna gamba del quale $ia dentro al va- $o GH, e l'altra di fuori, quale ariui alla canna EF. Hora $e per la bocca M tiraremo il vino, egli $e ne verrà nella canna EF fin tanto che la $uperficie del vino, che è nel va$o GH, e nella canna EF, $i riduchi in vn mede$imo piano, il quale $ia lungo la linea diritta NXOP, e nel punto P $ia la cannelletta R aperta; fin qui è certo che il vino non e$ce fuora; ma quando per la cannella C cauaremo alcuna parte d'acqua, calarà il catino D, e con e$$o lui la canna EF, di maniera che la $uperficie del vi- no, che vi è dentro, diuenirà più ba$$a, che non è la $uperficie NX; e per- ciò e$$endo che la parte di fuora del $ifone, $ia calata più giù, di nuouo il vino correrà nella

canna EF, & anda- ra$$ene fuora per la cannelletta R, e que$to $erà $empre ogni vol- ta, quando cauaremo l'acqua per la cannella C. Et all'hora v$cirà il vino proportionata- mente, $econdo l'acqua che ne $cappa, $e la ba- $e del va$o AB, haue- rà conueneuole propor_ tione cõ la ba$e del va_ $o GH, che facendo così ne $eguirà l'inten- to no$tro.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Catino, un te$to ha griechische Buchstaben, che uuol dire bacile, l'altro griechische Buchstaben, che appre$$o gli auttori è po$to diuer$amente. Atheneo uuole, che $ia un ua$o da $a- crificare, ma Homero lo pone per la pentola, e Herone per quel ua$o, che noi chiamiamo catino.

D'vn'altro modo per fare che il vino $corra proportionatamente. XXVI.

Se noi volemo che gettando l'acqua in qualche va$o, ne $cappi vino a proportione di e$$a, faremo in que$to modo.

Sia mede$imamente vn va$o AB con l'acqua, & vn'altro co'l vino GH, e la canna EF $ia fuora del va$o AB, e nel va$o AB vi noti la palla D, quale $ia $o$tenuta da vna fune, che pa$$ando per le girelle ST, $ia legata alla canna EF, ma l'altre co$e $ieno pur tutte l'i$te$$e, che di $opra hauemo detto. Dunque auiene che gettata l'acqua nel va$o AB, la palla D $i $olleua, & all'incontro s'inchina tanto la canna EF, che di nuouo corre il vino. Si puote ancora operare que$to i$te$$o in altro modo. La fune, che tiene $o$pe$a la palla D, tra$porti$i per la girella S alla gi- rella T, e da que$ta poi al $ifone KLM, al quale $i auinca: $uccederà dun- que che $olleuata la palla D, $i abba$$arà il $ifone KLM, per e$$ere $o$pe- $o alla mede$ima fune, di modo che la gamba di fuori del $ifone prenden- do vantaggio, ne $egue poi che il vino corra per la bocca M.

De i $ifoni atti per e$tinguere gl'incendij. XXVII.

Li $ifoni che $i adoperano per e$tinguere i fuo- chi, $i fanno a modo tale.

Siano due mog- gi

piccoli di rame politi per tal mo- do al torno, nella parte dentro, che li ma$chi vi entri_ no di punto, $i co_ me $ono i mogget_ ti delle machine hydrauliche, A BCD & EF GH; & i ma$chi al loro ri$pondenti $ieno KL, & M N, li moggetti $ieno forati vno all'incontro del- l'altro, mediante la canna XODF, e nelli capi di e$$a canna XODF $ieno due A$$arij PR fatti come già $i è in$egnato, e $imili a quelli, che $i vedano ne' man- tici delle focine, ch'intrometono dento il fiato; e $ieno accommodati a gui_ $a tale, che $i aprino dalla parte di fuora de i moggetti. Habbino di più li moggetti nelli fondi loro due buchi ST, che $ieno turati con a$$icelli pia- uolati griechische Buchstaben, & Qgriechische Buchstaben attacati, e congiunti alli fondi de' moggetti con le fib- bie griechische Buchstaben, che habbino da vna banda gli vncinelli da' quali venghi prohi- bito, che non po$$ino e$$ere leu a ti dal luogo loro gli a$$icelli, li ma$chi poi habbino le $tagge griechische Buchstaben conficcate nel mezzo; alle quali $ia congiunto l'altra $taggia Zgriechische Buchstaben, che nel mezzo hau&etilde;do la cauiglia griechische Buchstaben, $i volga intorno a quella; ma le $tagge griechische Buchstaben mouan$i d'intorno alle cauiglie griechische Buchstaben. Sia poi con la cãna XO DF forata vn'altra canna diritta griechische Buchstaben, quale $ia diui$a in griechische Buchstaben in due parti, e che habbi li $meri$matij, per li quali mandi fuora l'acqua, e $ieno tali a punto, $i come hauemo di già diui$ato, nella fabrica del va$o, che porge l'acqua per bere, mediante l'aria che è ri$tretta in e$$o. Dunque li moggetti a$$ieme con l'altre co$e con loro fabricate, $ieno po$ti in vn va$o d'acqua griechische Buchstaben, e $i accommodi la $taggia Zgriechische Buchstaben, che mouendo$i d'intorno alla cauiglia griechische Buchstaben $i abba$$ino, & alzino a vicenda li $uoi capi; onde calan- do a ba$$o i ma$chi cacciano l'acqua per la canna griechische Buchstaben, che per la bocca mobile griechische Buchstaben viene poi $o$pinta fuori: peroche il ma$chio KL leuando$i in al- to, è certo che s'apre il buco S, & alzato l'a$$icello Qgriechische Buchstaben chiude l'a$$ario, ouero bocchetta P; e calando rinchiude il foro S, & apre la bocchetta P per la quale cacciata l'acqua, vien poi $o$pinta fuori; l'i$te$$o effetto auie- ne per conto del ma$chio MN: onde la cannelletta griechische Buchstaben hora negando, & hora con$entendo, manda fuori l'acqua fino ad vna tale di$$egnata altez- za: ma non per que$to ad vn riuolgimento di$$egnato; ca$o che non $i riuolga tutto l'in$trumento. E perche que$to modo è tardo, e male ac- concio alli bi$ogni vrgenti; acciò l'acqua venghi $o$pinta facilmente ver- $o vn luogo di$$egnato, faremo che la canna griechische Buchstaben $erà di due pezzi, com- me$$i vno nell'altro, vno de' quali $ia congiunto alla canna XODF, e l'altro al re$tante, che in griechische Buchstaben è diui$o in due parti, percioche riuolgendo poi quella parte di $opra della canna, e ri$contrando$i con la cannelletta griechische Buchstaben $i manda l'acqua in qual parte più ci piace, e la canna inca$trata di $opra conuiene che habbia gli vncinelli, acciò tal volta non dalla violenza del- l'acqua $ia sforzata cadere dall'in$trumento, quali vncinelli $eranno a gui$a della lettera griechische Buchstaben attaccati a e$$a, e ch'entrino con la riuolta in vn' annelletto po$to nella canna di $otto.

ANNOTATIONI DI A. G.

Vna machina $imile a que$ta, de$criue Vitruuio nel 10. libro al 12. cap. il qual luogo aiuta d'intendere que$to di Herone, $i come que$to aiura l'intelligenza di quello

D'vn'animale, che pre$entatoli da bere, beue $trependo, e gridando. XXVIII.

Si fabrica vn'animale di rame, o di altra mate- ria, in qualche luogo doue l'acqua ca$chi d'alto, al quale venendo offerto da bere, beue $trependo, e gridando di maniera, che pare hauer $ete: la fabri- ca di e$$o è tale.

Sia il va$o AB, nel qua_ le

$i ver$i l'acqua dalla can- nelletta C, & habbi dentro il $ifone torto, ouero il dia- bete $piritale DEF, vna gamba del quale $porghi fuora del fondo al va$o; a que$to $ia po$to di $otto vna ba$e, bene rinchiu$a GHKL che habbi $imilmente il $ifo- ne torto MNX, & alla bocca F, che $porge fuori del va$o, $i ponghi $otto l'in- fondibolo OP, la cannella del quale peruenghi nella ba$e GHKL, & ariui tan_ to lunge al fondo, quanto ba$ti per la$ciare l'v$cita a l'acqua; la bocca dell'ani- male $ia in R, doue $ia ripo$ta vna cannelletta, che o per vn de piedi, o per qualche altra parte dell'animale $i conduchi occultamente nella ba$e, la quale $ia RST. Succederà dunque, che riempito il va$o AB l'acqua $oprabondando caderà nell'infondibolo OP, e $i empirà la ba$e GHKL, e $i votarà e$$o va$o AB. Similmente turata la bocca dell'infundibolo, & e$$endo riempita la ba$e, l'acqua $oprabondante $erà cagione, che per mezzo del $ifone MNX, ella $i votarà, e mentre viene rimanendo vo- ta; l'aria entrerà per la bocca R a riempire il luogo rima$to voto. Quan- do offeriremo dunque da bere alla bocca R, ella in vece dell'aria $orbirà l'acqua, tirandola per forza, $in che la ba$e diuerrà vota in tutto.

E così di nuouo il va$o AB e$$endo riempito $i vota, e ne $eguono que$te mede$ime co$e, che hauemo detto. Ma a fin che offeriamo da bere a tempo conueneuole; cioè mentre la ba$e $i vota, $ia vna qualche co$a, che venghi mo$$a dalla correntia dell'acqua, che $i fà per il $ifone MNX mentre vi cade $opra, doue hauendo noi l'occhio quando $i mo- uerà, all'hora offeriamo da bere.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Vna traduttione latina antica aggiunge nel fine di que$to theorema il modo per fare che quell'acqua mede$ima u$cita dal $ifone MNX uadi nel ua$o doue $i offeri- $ce da bere all'animale 3 & è qua$i l'i$te$$o, ch'in$egna Herone nel theorema 19 però uolendo $eruir$ene, ricorra$i a quello.

Dell'animale, che beue riuolgendo$i vn Pani$co. XXIX.

Si fà pure in vn'altro modo, che correndo tut- tauia l'acqua, & e$$endo riuolto il Pani$co, l'ani- male s'induchi a bere.

Sia vna ba$e ri$errata

d'ognintorno ABCD, di- ui$a da vn tramezzo in due parti qua$i eguali, & in e$- $a ba$e $ia po$ato vn'anima- le, al quale pa$$i per la boc- ca la canna EFG, e la ba$e nella parte di $otto habbia il $ifone torto HKL; vna gam_ ba del quale e$chi fuora del fondo, e nel tramezzo $ia l'infondibolo MN; la cui cannella ariui poco lunge al fondo; & alla ba$e ABCD $ia $oprapo$ta vn'altra ba$e XO, nella quale ri$eda il Pani$co PR, che habbia il fu$ello, ò perno S, quale e$ceda $otto la ba$e, e $iali congiunta la canna Tgriechische Buchstaben, alla quale $ia $imilmente con- giunto nell'altro capo, e fo- rato a$$ieme con e$$a il va- $etto griechische BuchstabenV; e la canna Tgriechische Buchstaben $ia tanto lunga, che venendo riuolto il Pani$co, e girando$i il va$etto griechische BuchstabenV, $i ponghi dirimpetto all'infondibolo MN, alquanto però $opra di e$- $o; e nella ba$e $ia po$to il va$o QZ, che ri$ponda $opra l'infondibolo MN, e $ia forato in$ieme con quella, nel qual va$o $i ver$i l'acqua, che $caturi$ce da griechische Buchstaben, in copia tale, che auanzi quella, che e$ce per il $ifone HKL. Que$t'acqua dunque, $arà condotta dall'infondibolo MN, nel- la parte di $otto della ba$e ABCD, partendo$i l'aria, che iui dentro di- moraua, per la canna EFG, e la ba$e rimanerà $empre piena d'acqua, peroche quella, che vi entra è più dell'altra, che ne $cappa. Quando riuolgeremo dunque il Pani$co, il va$etto vien po$to là $opra l'infondibo- lo, e riceue in $ua vece l'acqua corrente da griechische Buchstaben, quale di$corre poi via per la canna Tgriechische Buchstaben in altra parte. Pertanto non pa$$ando più l'acqua nel- la parte di $otto della ba$e ABCD, il $ifone HKL la votarà, entran- doui l'aria per la canna EFG; là onde l'animale di nuouo bene, purche da bere li $ia offerto.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Pani$co è nome proprio diminutiuo di Pane, che era in ueneratione de' pa$tori, del quale molte co$e fauoleggia l'antichità, che per e$$ere noti$sime non occorre di ri- ferirle, ba$ta che que$ta, ò altra figuretta $imile, $i potrà formare nella cima del fu- $ello, che de$criue Herone.

Dell'animale, che beue benche non $ia mo$$o il Pani$co. XXX.

Si puote anco in vn'altro modo fare, che l'ani- male beua, $enza che l'acqua corra, ne che altri moua il Pani$co.

Sia la ba$e A

BCD, e la boc- ca dell'animale $ia in E, dalla qual bocca E, part&etilde;do$i la cã- na EFG, e pa$- $ando per il pet- to;, e per il piè dietro, ouero per la coda dell'animale, ariui nella parte di d&etilde;tro della ba$e, e $tabilita la ba- $e, che non $i moua, $ia forata la canna EFG, che pa$$a per l'animale con vn foro H piccolino, che a fatiga $i $corga; Se alcuno adunque riem- pirà d'acqua la canna EFG, con l'aiuto di qualche altra canna a foggia d'infondibolo, la bocca della quale $i accommodi al foro H, e poi empita, $erri e$$o foro H; la canna EFG $i $tarà piena d'acqua, e$$endo che le $ue bocche $ieno po$te in vn'i$te$$o piano, e quando pre$entaremo da bere alla bocca dell'animale, e che tuffaremo qualche parte di e$$a; $uccederà che la parte della canna EFG, che è in G, prenderà vantaggio, e perciò tirarà l'acqua, & ella $e ne andarà nella ba$e ABCD; talche non fà mi$tieri che in que$to in$trumento $ia la ba$e ri$errata.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Nel te$to latino ui manca l'auertimento, che $i $erri la bocca H, il che non $i fa- cendo, benche il foro fu$$e piccolo, pure ui porrebbe entrare qualche poco d'aria, on- de ne $eguiria, che l'acqua, che $i troua in EFG non $tarebbe in equilibre, ma tira- ta dalla $ua grauezza, u$ciria della canna.

Del modo per fare, che quelli, ch'entrano ne' portici de' tempi, venghino $pruz- zati dall'acqua. XXXI.

Nelli portici de' tempi de gli Egittij $i fanno al- cune 1 Rote di rame da girare, accioche quelli, ch' entrano le riuolghino; percioche il 2 Rame pare, che habbi certa virtù di purgare. Vi $ono ancora certi va$i da dar l'acqua, onde quelli, ch'entrano $ieno a$per$i. Poniamo ca$o dunque, che bi$ogni fare, che riuoltata la rota, l'acqua da $ua po$ta $cor- rendo da quella a$perghi coloro, ch'entrano, $i co- me è detto.

Sia na$co$to dietro il portico vn va$o d'acqua ABCD, forato nel fon- do in E, e $otto il fondo li $i attacchi la canna FGHK, che habbi $imil- mente vn foro nella parte ri$contro a quello ch' è nel fondo; dentro a que$ta $ia vn'altra canna minore LM, che nella parte L $ia congiunta a FGHK, e che habbia il foro P ri$pondente al foro E; tra que$te due can_ ne acconci$i l'altra NXOR di modo, che $ia contigua ad ambedue, & habbia il foro S al l'incontro

del foro E. Poiche dunque ri$pondano li $udetti fori vno nell'altro, s'alcuno ver$arà l'acqua nel va$o ABCD, v$cirà fuori per la canna LM; ma $e riuolgeremo la canna NXOR di modo, che il foro S muti luogo, non $e- guirà più oltre a correre.

Però facci$i vna rota, che $ia congiunta con la canna NXOR, la quale venendo poi girata, di$correrà più, e più volte l'acqua.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Di que$te Rote po$te ne i portici de i tempi Egittij, non ho potuto ritrouare me- moria in ne$$uno auttore; ma $i bene dell'acqua, onde $i $pruzzauano quelli, che entrauano nel tempio, della quale u$anza fece mentione Hippocrate auttore anti- chi$simo nel $uo libro de morbo $acro, dicendo; ip$ique terminos templorum, ac de lubrorum dijs de$ignamus, ut nullus qui non purus $it eos tran$cendat; & in- gre$si re$pergimur, non ut inquinemur, $ed $i quod etiam prius $celus habemus, purificemur. La quale auttorità fù auertita da Girolamo Magio ancora per mo- $trare l'antichità di tale u$anza. Ne è merauiglia, che que$to fu$$e rito partico- lare de gli Egittij, perche erano molto $uper$titio$i ne gli ornamenti e$teriori de i tempij; onde nacque il prouerbio, Egiptium templum; contra coloro, che atten- deuano più curio$amente a gli ornamenti di fuori, che a quelli dentro; chi uole $apere molte $trauaganze de i co$tumi loro, ueda Celio Rodigino nel 37. cap. del decimo lib.

2 Che il Rame haue$$e una certa occulta naturale uirtù di purgare, non pure l'ani- me, come accenna Herone, ma li corpi ancora; fù ferma opinione appre$$o gli an- tichi; della prima inte$e per auentura Plutarcho in quel $uo libro, de facie in ore lunæ doue di$$e, Ideo in defectibus plerique $olent æra pul$are, ac $onitum fragoreque aduer$us animas edere. L'interprete di Theocrito nella Pharmaceutria dice pure, griechische Buchstaben.

Il mede$imo $criue Appollodoro nel libro delli Dei,e Sophocle introduce Medea, che per fare gl'incanti, coglie l'herbe con un coltello di rame, e ne caua il $ugo in ua$i di rame; che come $criue Macrobio, non $i adoperauano altri ua$i in $i- mili manifatture; che habbi mede$imamente uirtù purgatiua, quanto al corpo, fù opinione di Ari$totele, come $i uede nelli $uoi Problemi, nella prima $ect. e $i raccoglie da quello, che taccontano del ferro della lancia di Achille, che per e$$ere di rame ri$anò Telepho, di doue nacque, come dice Eu$tathio, il prouerbio: griechische Buchstaben.

D'vn va$o, ch'empito di più ragioni di vino, mandi fuora qual più ne piace per l'i$te$$a cannella. XXXII.

E$$endo vn $olo va$o, vi $i metterà dento per la bocca di più ragioni vino, e per vn'i$te$$a can- nella $i potrà dopo rihauere cia$cuno $eparatamen_ te, $i come altri eleggerà di volere: per modo, che e$$endo molti a gettarui del vino, potrà cia$cuno il $uo proprio ripigliar$i, & a punto tanto, quanto ve_ ne era $tato da lui me$$o dentro.

Sia vn va$o ben rinchiu$o ABCD, che habbia diui$o il collo dal tra- mezzo EF, e $ia di$partito il va$o in tanti luoghi, quante voremo; che $ieno le ragioni del vino, e $ieno li tramezzi GH, e KL, che faccino tre luoghi MNX, ne' quali $i getti vino; $ia poi forato il tramezzo EF $o- pra cia$cuno di quei luoghi, con fori piccolini; e $ieno anco li fori OPR, dalli quali s'alzino al collo del va$o le cannelle PSOTRgriechische Buchstaben forate a$$ie_ me con e$$o; & intorno a cia$cuna di quelle cannelle $ieno diuer$i fori nel tramezzo EF a gui$a di criuello, per doue il vino pa$$i ne' luoghi di$$e- gnati. Quando voremo dunque ver$arui dentro qual $i $ia di quei vini, $erraremo con le dita le bocche STgriechische Buchstaben, e ver$aremo il vino nel collo griechische Buchstaben, ma egli non andarà in niun loco, percioche l'aria ri$errata là dentro in quei luoghi, non hà per doue v$cire; ma quando apriremo qualch'vna delle bocche STgriechische Buchstaben, v$cirà per e$$a l'aria, che era in quel luogo, là doue el- la ri$pondeua, & il vino entrerà per li fori del tramezzo EF; dopoi chiu- dendo quella boc_ ca,

ne apriremo $imilmente vn'al_ tra, e vi mettere- mo vn'altra ra- gione di vino, e dopo gli altri di mano, in mano, quãti che $arãno, pari però di nu- mero a quei luo- ghi, che $ono nel va$o ABCD.

Ripigliaremo poi cia$cuno di e$$i $e_ paratamente, ma per la mede$ima cannella, in que- $to modo. Nel fõ- do del va$o AB CD, da cia$cun luogo da per $è e$chi vna cannella; come dal luogo M, la cannella Qgriechische Buchstaben, e da N la cannella griechische BuchstabenZ, e da X la cannella VI, li capi del- le quali griechische BuchstabenZI, sbocchino in vn'altra canna griechische BuchstabenZIgriechische Buchstaben; dopoi $i accommodi con diligenza vn'altra canna griechische Buchstaben dentro la canna griechische BuchstabenZIgriechische Buchstaben, chiu$a nella parte di dentro griechische Buchstaben, e che habbi alcuni forì, che ri$pondino alle bocche griechische BuchstabenZI, a tale, che riuoltata la canna griechische Buchstaben, li fori ri$contrati$i con cia$cuna di quel- le bocche, riceuino in vino, che $i trauaua in ogn'vno di quei luoghi, e lo mandino fuora per la bocca e$teriore della canna griechische Buchstaben. Sia poi congiunto alla canna griechische Buchstaben vno $piedo di ferro griechische Buchstaben, al quale nella parte griechische Buchstaben $i attacchì vn pe$o di piombo griechische Buchstaben, e nella parte griechische Buchstaben $iaui vna fibbia di ferro griechische Buchstaben, quale habbia nel mezzo vn 1 va$etto attaccato griechische Buchstaben, riuolto all'insù con la parte cauata, e la concauità $ua $ia fatta in gui$a di cono griechische Buchstaben, il cerchio maggiore del quale $ia griechische Buchstaben, & il minore griechische Buchstaben, e venghi raccommandato alla fibbia griechische Buchstaben, fian$i ancora alcune palle di piombo ineguali, e $ieno tante, quanti $ono i luoghi MNX. Se metteremo dunque nel va$etto griechische Buchstaben la palla più piccola, ella tirata dalla propria grauezza, calarà tanto a ba$$o, fin che toccarà da ognì banda la $uperficie del cono, e riuoltarà la canna griechische Buchstaben per modo che il foro che è in e$$a, $i conduchi all'incontro di griechische Buchstaben, e riceua il vi- no, che in quel tal luogo $i ritrouaua, il quale correrà fino a tanto, che la palla $tarà nel va$etto, $e però non $erà finito di correre tutto. Ma $e leuaremo via la palla, di nuouo il pe$o griechische Buchstaben riuolgendo$i, chiuderà il fo- ro griechische Buchstaben, di maniera che non correrà più il vino: dopo $e vi metteremo l'al- tra palla più greue, calarà più a ba$$o, e riuolgerà tanto più la canna griechische Buchstaben, fin che il foro, che è in e$$a $i ri$contri a Z, e così correrà il vino, che era in quel luogo contenuto; e di nuouo tolta via la palla, il pe$o griechische Buchstaben calando, $errarà il foro Z, per modo che il vino non corra più oltre. Se finalmen- te vi $i metterà l'altra palla più greue delle dne prime, $i riuolgerà anco maggiormente la canna griechische Buchstaben, di maniera che correrà il vino, che è nel luo- go X. Ma auerta$i che è nece$$ario, che la palla minore, che $i mette dentro il va$etto $oprafia il pe$o griechische Buchstaben, voglio dire, che riuolga la canna griechische Buchstaben, peroche lo $uperaranno poi anco l'altre palle, & in con$eguenza riuolge- ra$$i la canna griechische Buchstaben.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Auerta$i, che il ua$etto griechische Buchstaben conuiene, che $i $o$tenga in bilico, e che le palle di piombo, habbino certa cotale proportione di grauezza con il pe$o griechische Buchstaben altrimente non $eguirebbe l'effetto, che $i de$idera.

Di vna lucerna, che da $e $te$$a logora lo $top- pino a poco, a poco.

Per fabricare vna lucerna, che da $ua po$ta $i con$umi.

Sia lucerna ABC, e pa$$i per la bocca di e$$a la molla DE, che nel capo E, $i po$$i da $e $te$$a mouere, e $opra la molla $i auolga lo $toppino in giro, per modo che $i po$$a facilmente $uiluppare, accommodi$i ancora la rota F fatta a denti, quale $i moua $peditamente d'intorno al $uo fu- $ello, o perno, e li $uoi denti tocchino la molla, onde poi e$$endo ella riuol- tata, il lucigno venghi mandato innanzi dalli denti, e $ia la lucerna mol- to bene $patio$a, $i che me$$oui dentro l'olio vi noti $opra il catino D, che habbi la $taggia H a $e congiunta, e con denti, che s'inca$trino nelli denti della rota F; $uccederà dunque che con$umando$i l'olio, calarà il catino, e mediante li denti della $ua $taggia, riuolgerà la rota F, di modo che il lucigno verrà $pinto auanti.

ANNOTATIONI DI A. G.

Con l'occa$ione di que$ta lucerna di Herone, non uoglio la$ciare di dire della mol- to merauiglio$a lucerna, che gli Athenie$i teneuano acce$a inanzi al $imulacro di Mi- nerua, che ardeua un'anno intiero $enza che bi$ogna$$e mai toccarla; era fatta di materia $oda, & in ogni parte bene $errata, dal buco doue $i metteua l'olio in fuori, la $ua forma era come di una torricella, capace di tanta quantità, che ueri$imilmen- te pote$$e durare lo $patio di un'anno, a que$ta faceuano un lucignolo di lino Carpa- $io, che $e bene arde, non $i con$uma tanto, o quanto, e l'olio, che era dentro non u$ciua per il buco, doue era $tato me$$o, perche $arebbe re$tato là dentro il luogo ua- cuo, il che non $i concede; ma mentre ardeua la lucerna, uenendo tirato pian piano dalla forza della fiamma, daua commodità, che l'aria rarefatta dal caldo penetra$- $e o per la poro$ità del ua$o, o anco a poco, a poco per li meati (per dire così) dell'olio i$te$$o, re$o dal caldo atto a e$$ere penetrato: chi ne de$idera più diffu$a informatione, ueda il Cardano nel primo lib. de $ubtilitate, doue la de$criue, e pone anco la figu- ra di e$$a.

D'vn va$o, che manda fuora l'acqua tall'hora nel principio, tal volta quando è mezzo, e tall'altrà quando è pieno. XXXIIII.

E$$endo vn va$o,

che habbi vna can- nella aperta vicino al fondo, e gettata- ui dentro l'acqua; quella cannella cor_ rerà alcuna volta da principio, altra vol- ta quando $erà mez_ zo, & tall'hora quã- do $erà pieno a fat- to il va$o; o pure an_ cora $enza più di- $tintione, metten- douene quãta $i vo- glia, la cannella cor_ rerà, e ver$aralla tut_ ta fuora.

Sia il va$o AB, che habbia il collo diui$o da vn tramezzo, e per il tra- mezzo metta$i la canna CD $aldata con e$$o, e che ariui tanto lunge al fondo, quanto ba$ti per dare il pa$$o all'acqua; $ia di più la canna torta EFG, la gamba di dentro della quale vadi lontano dal fondo, quanto non s'impedi$chi l'v$cire dell'acqua, e l'altra prolungata fuori del va$o, $i ri- duchi a foggia di cannella, e la piegatura della canna $ia vicina al collo del va$o; qual va$o habbi appre$$o al tramezzo lo $piraglio H, che li rie$chi dentro nel corpo. Se dunque voremo che la cannella corra da principio $ubito me$$oui l'acqua, chiuderemo co'l dito lo $piraglio H, e correrà la cannella, perche l'aria, che $i troua dentro al va$o, non ha- uendo per doue ritirar$i, $arà cagione che l'acqua sbocchi fuora per la canna torta. Ma $e non chiuderemo lo $piraglio, l'acqua $e n'andarà nel corpo del va$o, e la cannella non correrà, fin tanto che di nuouo non chiu- deremo lo $piraglio, il quale venendo poi riaperto, la canna torta ver$e- rà tutta l'acqua fuora.

D'vn va$o, che riceue l'acqua, che vi $i mette; ma quando altri $i ferma, non ne riceue più. XXXV.

Si fabrica $imilmente vn va$o, che fin tanto che vi $i mette l'acqua la riceue; ma quando altri $i fer- ma, dopo non la riceue più: e fa$si a que$ta foggia.

Sia vn va$o AB, che habbia diui$o il collo dal tramezzo CD, e met- ta$i per e$$o tramezzo la canna EF, che vadi poco lontano dal fondo, e che auanzi di $opra del tramezzo, quanto ariui non molto lunge a l'orlo del va$o, & a que$ta parte, che auanza di $opra, ponga$i d'intorno vn' altra canna GH, che per tanto $patio $tia di$co$to al tramezzo, & l'al- tra canna, quanto ba$ti per il pa$$o dell'acqua; la parte di $opra della canna GH $ia coperchiata con vna lametta, & il va$o habbi lo $piraglio K, che rie$chi dentro in e$$o. Quando ver$aremo dunque l'acqua per il collo, ne $eguirà che ella vadi nel corpo del va$o per la canna GH, e per l'altra EF, partendo$i l'aria per lo $piraglio K. Ma $e ci fermaremo, & il collo del va$o $ia voto, l'aria di$giungerà l'vnione, onde l'acqua, che è nella canna GH interrotta caderà nel tramezzo. Ma $ia tanta larghez- za intorno alla canna GH, che l'acqua ca$chi tirata dalla propria gra- uezza; talche mettendoui poi più acqua, l'aria raccolta nelle canne EF, & GH, non le permetterà che pa$$i, di maniera che $i $pargerà $opra l'orlo del va$o.

D'vn Satiri$co, che tiene vn'vtre nelle mani. XXXVI.

Si fabrica ancora vn 1 Satiri$co $opra qualche ba- $e, che tenghi nelle mani vn'vtre, e vicino a lui $ia vn 2 Pilo, nel quale ver$ataui dell'acqua fin che $ia pieno, quella pa$$arà per l'vtre nel pilo, ne mai a- uanzerà $opra quello, fin che dall'vtre non fia vota- ta tutta l'acqua: la fabrica di e$$o è que$ta.

Sia vna ba$e AB rinchiu$a da ogni parte, di forma $imile al Cilindro, o pure da otto facce, hauendo in ciò riguardo all'ornamento, quale $ia diui$a dal tramezzo CD, e per e$$o tramezzo s'intrometta la canna EF forata in$ieme con quello, e che ariui poco lontano dal coperchio, e per il coperchio $i trametta la canna GH, che auanzi alquanto di $oprauia, & habbia in quella parte $opra di $e il pilo, che ri$ponda $otto la bocca dell' vtre tenuta dal Satiri$co, e con l'altro capo vadi tanto lunge al fondo, qnãto ba$ti al pa$$o dell'acqua; inoltre $ia $aldata co'l fondo del oilo, e co'l coperchio della ba$e, e co'l tramezzo; dopo $i cacci $imilmente per il co- perchio vn'altra canna KLM $aldata in$ieme con quello; che con vn capo ariui poco lontano al tramezzo, e con l'altro conduchi l'acqua nell'vtre, la cui bocca ri$ponda $opra del pilo po$ato $opra la canna GH, e fora- to in$iemo con quella. Accommodate in tal modo que$te co$e, empia$i d'acqua la parte AD per il foro N, quale dopo me$$aui l'acqua $i turi.

Se dunque ver$aremo l'acqua nel pilo, $cenderà per la canna GH nella parte BC, v$cendone l'aria per EF, quale andando nella parte AD, caccia l'acqua, che vi era dentro, per la canna KLM, che la conduce nel pilo, e di là riandando nella parte BC, caccia mede$imamente l'aria, che vi è dentro; & ella per con$eguenza cacciando l'acqua, che è nella parte AD la manda nel pilo, & in que$to dura tanto, fin che l'acqua,

che era dentro la parte AD $arà votata. Ma $ia di bi$ogno, che la canna MLK non $olo peruenghi nella bocca dell'vtre; ma che $ia $ottile a fatto, acciò que$to $pettacolo duri tanto più lungo $patio.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Satiri$co è diminutiuo di Satiro animale noti$simo per le molte fauole, che han- no la$ciate di $ui $critte gli antichi.

2 Pilo, il te$to greco dice griechische Buchstaben, il latino labellum diminutiuo di la- brum po$to da Vitruuio nel 10 cap. del 5. lib. per il ua$o de i bagni, noi hauemo tradotto Pilo, che è propriamente quel ua$o, doue ca$ca l'acqua delle fonti artifi- cio$e, l'Aleotti nella $ua traduttione, l'ha nominato auello, e per quello, che a me pare poco propriamente, e$$endo che que$ta uoce non $i troui (che io $appia) u$a- ta mai da ne$$uno auttore, $e non per la $epoltura, o per quel ua$o, doue $i con- $eruauano anticamente le ceneri de' corpi morti, e poi abbrugiati $econdo l'u$an- za di quei tempi.

Delle porte, che s'aprano da lor po$ta, e chiudono mediante vn fuoco acce$o. XXXVII.

A fare vna capella, che acce$oui dentro il foco, le porte s'apriranno da lor po$ta, e poi $morzato $imilmente $i chiuderanuo.

Sia la capella nella ba$e ABCD, $opra la quale $ia po$to l'altaretto ED, e per quello $i frametta la canna GF, la bocca F della quale $ia dentro di e$$o altaretto, ma la bocca G $ia riceuuta d&etilde;tro vna certa palla H alquanto lontano dal $uo centro, e la palla $ia $aldata con la canna G F, e $ia dentro in e$$a palla la canna torta KLM; li cardini poi delle por- te $i prolunghino nella parte di $otto, e $i ragirino dolcemente mediante di 1 Cnodaci, che $ono nella ba$e ABCD; dalli cardini $i partino alcune

catenelle, che vnite a$$ieme pa$$ino per vna girella, e $ieno legate al va- $o NX concauo, e $e$tennuto in aria da quelle; alcune altre catenelle e$$endo auolte intorno a i cardini, al contrario delle prime, e ridotte in vno, pa$$ino per vna girella, e $i leghino ad vn pe$o di piombo, quale ca- lando poi facci che $i chiudino le porte. Hora la canna KLM habbi l'al- tra gamba di fuori, che rie$chi nel va$o come di $opra appe$o; metta$i poi l'acqua nella palla per qualche foro, come P, tanto che arriui alla mezza, e dopo me$$aui che $ia, turi$i quel foro. Succederà dunque che auampando$i quel foco, l'aria, che è dentro l'altaretto ri$caldata $i di- $targarà, e vorrà luogo maggiore, onde pa$$ando per la canna FG nella palla, cacciarà l'acqua, che vi era dentro, per la canna KLM nel va$o appe$o; il qual va$o calando, tirarà le catene, & aprirà le porte. Si- milmente dopo $morzato il foco l'aria a$$ottigliata v$cirà per li pori, o ra- rità del giro della palla, e la canna torta KLM tirarà l'acqua dal va$o appe$o, di modo che $i riempirà il loco delle parti a$$ottigliate, & v$cite fuori, perche $arà tuffato con vn capo nell'acqua, che è dentro il va$o appe$o, talche votato il va$o, e per que$to diuenuto più leggieri, anco il pe$o attaccato calando a ba$$o $errarà le porte. Vi $ono alcuni, che in vece di acqua v$ano l' 2 Hydrargiro, perche è più greue dell'acqua, e facilmente $i ri$olue dal caldo.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cnodaci $i raccoglie quello, che $ieno dalle parole di Vitruuio nel 6. cap. del 10. lib. doue parlando dell'inuentione di Cre$ifonte, dice che ferreos cnodaces, uti $ub- $cudes in capitibus $caporum implumbauit, & armillas in materia ad cnodaces circundandos infixit, e poco dopoi $oggiunge, cnodaces autem in armillis inclu$i, liberam habuerunt uer$ationem, & c. Sono in $omma quelle punte, o $tili di ferro, che $i adattano ne i capi di qualche fu$to, o di altra co$a tale, onde riceuute poi ne loro occhietti, chiamati da Vitruuio armille, $i riuolghino più facilmente, come $ono anco le punte de torni, che tengano le co$e mentre $i torni$cano.

2 Hydrargyro è parola greca griechische Buchstaben, che uuol dire argento uiuo, $e be- ne Plinio nel cap. 8. del lib. 33. fà certa di$tintione tra l'argento uiuo, e l'hydrargy- ro, chiamando argento uiuo quello, che uiene prodotto dalla miniera, & hydrar- gyro l'altro, che $i fà con arte, ma gli auttori pongano indifferentemente uno per l'altro.

Del mede$imo in altro modo. XXXVIII.

Si può fare anco in altro modo, che acce$o il fo- co, $i aprino le porte.

Sia $imilmente vna cappella in qualche ba$e ABCD, nella quale $ia l'altare E, e dall'altare parta$i la canna FGH, che rie$chi in vn piccio- lo vtre K ben chiu$o da ogni parte; leghi$i $otto l'vtre il pe$o L $o$tenu- to da vna catenella, che partendo$i dall'vtre pa$$i per vna girella, e $i leghi alle catene che $ono auolte intorno a i cardini, per modo che e$$endo l'vtre $gonfio, il pe$o L trabocchi, e chiuda le porte; quali acce$o dopo il foco $i venghino ad aprire, peroche di nuouo l'aria che era dentro l'al- tare rarefatto, e dilatato dal caldo, per la canna FGH pa$$arà nell'v- tre, e tirarà quello a$$ieme col pe$o L, talche le porte $i apriranno; per- che ouero $i apriranno da loro po$ta, $i come quelle delle $ufe $i chiudano da loro, ouero haueranno vn contrape$o che l'aprira. Smorzato po$cia il foco, e ritirando$i l'aria, ch'era entrata nell'vtre, calara il pe$o in$ie- me con l'vtre, e tirando chiuderà le porte.

Del va$o da tre cannelle. XXXIX:

Hauendo empito di vino vn va$o, che habbi tre cannelle, $i farà correre il vino per quella di mezzo, e quando vi metteremo l'acqua il vino non correrà più, ma $i bene l'acqua per l'altre due cannelle, e quando l'acqua $i rimanerà di correre, correrà poi vino per quella di mezzo: e que$to tante fiate auie- ne, quante vi metteremo l'acqua dentro.

Sia vn va$o tale AB, che

habbi tramezzato il collo co'l tramezzo CD, & hab- bia nel fondo vna cannella E; per il tramezzo mettan- $i due canne FGH, KLM, quali fini$chino in cannelle, & auanzino $opra del tra- mezzo, e quella parte, che auanza $ia intorniata con l'altre canne NX coperte di $opra, e $tiano lontane dal tramezzo quãto parerà che ba$ti per il pa$$o dell'acqua, & vn'altra cannelletta PO $i fori a$$ieme con e$$o FGH, poco lantano dal tramezzo CD. Rinchiu$a dunque la cannella E, empia$i di vino il va$o AB per il foro V, che dopo me$$oui dentro il vino $i turi: $uccederà do- poi, che aperta la cannel- la E, il vino correrà fuora, percioche l'aria entrerà per la bocca H, e per la canna OP. Hora $e metteremo l'acqua nel tramezzo CD, $erà condotta fuori dalle canne FGH, KLM, e non hauendo l'aria commo- dità d'entrare nel va$o AB il vino non $eguirà di correre, fin che non $ia ver$ata tutta l'acqua, che all'hora hauendo poi di nuouo l'aria il pa$$o, il vino correrà: $i può anco in vece della cãnelletta OP fare vn'altra canna KS forata in$ieme co'l tramezzo, intorno alla quale $e ne ponghi vn'al- tra Tgriechische Buchstaben, a $omiglianza di NX, ma più alta di quella per tal modo, che la canna RS auanzi $opra l'orlo del va$o, e $equiranno le mede$ime co- $e, che hauemo detto.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Vi è molta uarieti nelle parole di que$to theorema, e ãco nelle figure tãto de te$ti latini, quanto greci, a particolarmente $ono errori notabili$simi nella traduttione $tampata dopo la morte del Commandino, alla quale egli non puote imporre l'ul- tima mano, che non ha dubbio che $aria u$cita in loce con quella perfettione, che conueniua a huomo di tanto profondo $tudio, e di tanta dottrina, di quanta lo fanno cono$cere le $ue infinite, & honorati$sime fatiche. Primamente nella figu- ra nõ è $tato inte$o l'effetto, che deueua fare la cãna OP, e però facendola un in$te$- $a co$a col coperchio N l'hanno po$ta $opra il tramezzo CD, onde non è po$sibi- le, che per quella, (e $ia forata doue $i uoglia) po$$a re$pirare il ua$o AB. Nel te$to doue dice, aer enim per o$culum R, & per tubum OP extra procedit; è a punto l'oppo$to di quello, che dice il te$to greco, e che ha inte$o Herone, il quale non fa in quel luogo mentione della bocca R, che uon $erue alla prima dimo$tra- tione, che egli allhora in$egna, e non deue $eguire da quello, che pre$upone Hero- ne, che l'aria extra procedat per tubum OP, ma che entri dentro a riempire il luo- go, doue $i parte il uino, e però non $i può diffendere che $tia bene.

2 Il te$to greco $tà meglio a$$ai in tutte le parti, e$cetto che uuole, che la canna OP $i faccia per il piano $otto il tramezzo forata in$ieme con la canna FGH, e rie$chi nel corpo del ua$o, doue a me pare che fi po$ta opporre, che quando mette- remo l'acqua per la bocca del ua$o AB, quella che pa$$arà per la canna FGH, è uero che uietarà il pa$$o a l'aria, ma il uino, che già è nel ua$o AB pronto a cor- rere per la cannella E, non potendo hauere l'aria che riempia il luogo là doue egli parte, tirarà per l'i$te$$a canna OP qualche portione dell'acqua, che pa$$a per FGH, e così ne $eguirà, che non $olo non $i fermarà di correre il uino, ma cor- rerà me$colato con l'acqua, però era meg$io a mio giuditio, che Herone $i con- tenta$$e del $econdo modo in$egnato da lui per mezzo della canna PS coperchiata da TY, tuttauia $i potrebbe for$i $aluare anco que$t'altro con fare la canna OP non per il piano, come $tà nella figura del te$to greco, ma con la bocca in sù co- me $i uede nella figura pre$ente.

D'Hercole che $aetta il drago. XL.

E$$endo vna ba$e $opra la quale $ia vn arbore non molto grande, & intorno à l'arbore vn drago, doue $ia vn Hercole in atto di $aettare; hora po$to vn pomo $opra la ba$e, $ubito che alcuno alzarà dal_ la ba$e quel pomo con mano, Hercole $coccarà lo $trale nel drago; & egli fi$chiarà.

Sia la detta ba$e ri$errata AB, che habbia il tramezzo CD, & al tramezzo $ia congiunto vn picciolo 1 Cono EF concauo, e $puntato, il gi- ro minore del quale $ia F, aperto ver$o il fondo, e poco lontano da quel- lo, cioè quanto $ia ba$tante per dare il pa$$o all'acqua, e dentro a que$to $ia bene accommodato vn'altro cono H, legato con qualche catenella, che per vn buco ariui al pomo K, po$ato $opra la ba$e; Hercole poi tenghi vn'arco di 2 Cornio ben te$o, e tenghilo tanto lunge alla de$tra mano, quanto ba$ti; dentro alla de$tra mano all'incontro del drago, $ia vna mano in tutto, e per tutto $imile a quella di fuori, dall'e$$ere piccola in poi, e che habbia l'incocca, che $cocchi la corda, e dalla parte die- tro dell'incocca $ia legata vna catena, ouero fune, che per la ba$e $i conduchi alla girella po$ta $opra del tramezzo, e di là poi alla catenella doue $tà legato il cono, & il pomo. Caricaremo dunque l'arco, e pone- remo la corda nell'incocca dentro la mano di Hercole, di modo però che la catenella $tia bene di$te$a, & il pomo venghi a forza in giù tirato: $ia dopo vna fune, che pa$$i dentro per il corpo, e per la mano di Herco- le; e dal tramezzo fin $opra la ba$e $i prolunghi vna piccola canna di que$te, che $i adoperano per fi$chiare, che rie$chio $otto l'arbore, o den- tro in e$$o; hora empia$i il va$o AB di acqua, $ia l'arborcello LM, l'ar- co NX, la $ua corda OP, la mano che lo tiene RS, l'incocca Tgriechische Buchstaben, la fune VQ, la girella per doue pa$$a la fune Q, la canna che fi$chia Zgriechische Buchstaben. Se alcuno dunque alzarà da terra il pomo K, alzarà anco in$ieme il cono H, e tirarà la fune griechische BuchstabenVQ, che leuarà la mano, di modo che la frezza $i auenti, e l'acqua, che è nel va$o AD $cendendo nel va$o BC $cacciarà per quella canna l'aria, che vi è dentro, & ella farà il fi$chio; ma ripo$to poi giù il pomo, il cono, che entra nell'altro, fermarà il cor$o dell'acqua, di modo che il fi$chio non durerà poi più. Di nuouo dopo ac- conciaremo quelle co$e, che $ono intorno alla frezza, e la$ciaremole $ta- re, e $i il va$o BC $erà pieno, tornaremo a votarlo per mezzo di qual- che cannella, che habbi la $ua chiauetta, & il va$o AD l'empiremo come prima.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cono, auerta$i che delli due coni il primo, che uà di fuora deue e$$ere aperto nel fondo, ma l'altro nò.

2 Cornio è arbore noti$simo molto duro, e forte, però u$ato da gli antichi per fare archi, & ha$te, onde Virgilio di$$e nella Georgica, & bona bello cornus.

Del va$o di giu$ta mi$ura. XLI.

Fabrica del va$o chiamato dicatometro, cioè di giu$ta mi$ura, quale empito di acqua, tutte le vol- te poi che $i riuer$a, ne mãda fuori quantità eguale.

Sia vn va$o tale AB,

che habbia diui$o il collo dal tramezzo AB, e nel fondo del va$o $ia la palla C capa- ce di quella quantità, che voremo che $i ver$i; cacci- $i per il tramezzo vna can- na $ottili$$ima DE, forata in$ieme con la palla, e nel- la parte di $otto della palla $ia vn foro piccolo F, dal quale $i tiri vna canna FG alla volta del manico del va$o, qual manico $ia buz- zo, e forato in$ieme con e$$a canna; vicino al foro F, $ia vn'altro foro L, che rie$chi nel corpo del va$o, & il manico habbia lo $piraglio H: Chiudendo dunque lo $piraglio H, empiremo il va- $o di acqua per via di qual- che buco, che dopo $i $erri, ouero anco l'empiremo per l'i$te$$a canna DE, e l'aria $i partirà per lo $piraglio H. E' dunque chiara co$a che anco la palla C $i empirà di acqua, o per la canna DE, o per il foro L; $e poi riuolgendo $o$opra il va$o, apriremo lo $piraglio H, v$cirà l'acqua, che era nelle palla C, e nella canna DE, ma bi$ogna che il foro L, e la bocca F della canna $ieno nel fondo della palla vicini vn l'altro. Di nuo- uo dunque $e ri$errando lo $piraglio riuolgeremo il va$o in piedi, $i empi- rà per il foro L, non $olo la palla, ma la canna DE ancora, e l'aria che è in e$$i, verrà di$per$a dall'acqua, che le $oprauiene. Dopo quando vol- geremo di nuouo $o$opra il va$o $i ver$arà altretanto di acqua, e$cetto però $e non apporta$$e for$e qualche differenza la canna DE, peroche non $empre $i empirà, ma $econdo che il va$o $i verrà votando, re$terà ella ancora vota; tuttauia que$ta differenza non può e$$ere $e non pochi$- $ima.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Il te$to greco della libraria Vaticana è diui$o in due libri, e que$to pre$ente theo- rema è il primo del $econdo libro. Vi è anco di più, che ne gli altri quello auerti- mento, che il foro L, & la bocca F $ieno in$ieme uicini; il che ho uoltuto dire acciò $i con$ideri quanta uarietà habbi recato il tempo a que$to auttore, & in con$eguen- za re$e più difficili le materie, che tratta.

Del va$o doue $i gonfia l'acqua. XLII.

In certi va$i gonfiando$i l'acqua, $i compreme in que$to modo.

Metta$i vna canna per

la bocca del va$o, che vadi poco lunge al fondo, e $ia bene $aldata con e$$a bocca, re$tringendo$i a ci- ma in vna picciola boc- chetta: Se dunque chiu- dendo que$ta bocchetta, empiremo per qualche fo- ro il va$o di acqua, dopo hauendo $offiato per l'i$te$_ $o foro, lo chiuderemo po$cia con la chiaue, & apriremo la bocchetta del_ la canna, l'acqua $arà per l'i$te$$a bocchetta $o$pinta fuori dall'aria gonfiata, e compre$$a dentro.

Del concento de gli vccelli. XLIII.

Le voci de gli vccelli con certi interualli $i fan- no in que$to modo.

Sia vn va$o ben chiu$o, per il quale $i trametta vn'infondibolo, la cui cã- nella $i di$co$ti tanto dal fondo, quanto ba$ti a l'acqua per pa$$are, $i po- ne poi di $opra l'infondibolo vn va$o concauo, che $i $uolga per mezzo delli $uoi cnodaci, & habbia qualche pe$o nel fondo, nel quale corra $em- pre l'acqua; $egue dunque che e$$endo voto il va$o, che $i $o$tiene nelle punte delli cnodaci, $i viene a mantenere diritto mediante il pe$o, che ha cõgiunto al fondo; ma quãdo $arà empito di acqua $i riuer$erà nell'infon- dibolo, & indi nel va$o chiu$o, e l'aria, che è dentro in que$to di$cac- ciata per vna $ampogna, farà il concento; vota$i dopo il va$o chiu$o con qualche canna torta, e mentre che egli $i vota, l'altro va$o di nuouo ri- empito $i riuer$a. Al che fare, fia di mi$tieri che la correntia dell'acqua non caggia a punto nel mezzo del va$o, accioche riempito $ubito poi $i riuer$i.

Dell'i$te$$o in vn'altro modo. XLIIII.

Si fanno anco in que$to modo li concenti con alcuni interualli.

Sia vn va$o, che habbi

molti tramezzi per trauer_ $o, & in cia$cuno di quei luoghi $ianui diabeti, o can- ne torte, che rie$chino nelle parti de $otto, cioè dal pri- mo nel $econdo, dal $econ- do nel terzo, dal terzo nel quarto; & habbiano il cor- $o ineguale, e $ia in cia$cu- no tramezzo vna $ampo- gnetta, che faccia il concen- to; Onde ver$ando$i po$cia il cor$o dell'acqua nel va$o di $opra, ne $egue dopo che riempito quello, l'acqua mediante il diabete, che vi è dentro, viene condotta nel luogo di $otto, e poi di ma- no in mano finche pa$$a per tutti, e perche hauemo pre- $upo$to che il va$o $ia ben chiu$o, l'aria che vi è den- tro, ven&etilde;do di$cacciata per le $ampognette genera il concento.

Delle palle, che ballano. XLV.

Le palle ballano a que$to modo.

Si pone al foco vn va$o di rame pieno di acqua, e coperto di $opra, e dal $uo coperchio e$ce vna canna, che hà in cima vna mezza palla conca- ua forata in$ieme con e$$a. Se metteremo dunque in quella mezza pal- la vna palla piccola, e legiere, ne $eguirà che il vapore, che per mez- zo della canna $i leua in alto dal va$o, $olleuarà la palla di maniera che parerà che balli.

ANNOTATIONI DI A. G.

Quello, che hauemo tradotto ua$o di rame, dice il greco griechische Buchstaben, che $econdo Porfirio $opra il nouo dell'Illiade di Homero, è un ua$o di rame, nel quale $i ponga- no le co$e al foco, perche bollano, $e bene Atheneo nel $ettimo cap. del. XI. lib. pare, che più to$to uoglia, che $ia ua$o da bere, chiamato lebes a libando.

Della palla tra$parente. XLVI.

Si fà $imilmente vna palla tra$parente, che hab- bia dentro di $e l'aria, e l'acqua, e nel mezzo vna palla a $omiglianza del mondo.

Si fanno due mezze palle di

vetro, vna delle quali $i ricopre con vna lamina, o pia$tra di ra- me, che habbia vn foro tondo nel mezzo; dopo $i fà vn'altra palla più piccola, e leggiere, e getta$i nell'acqua, che è in vna delle due mezze palle, & a que$ta poi $i $oprapone l'altra mezza palla co_ perta; e cauata vna parte dell'ac- qua, la palla $i fermarà nel luogo che è in mezzo, talche per via di que$t'altra mezza palla $i riduce in effetto quanto $i era propo$to.

Della goccia, che $tilla perco$$a dal Sole. XLVII.

Quella che $i chiama goccia, $tilla percotendo in e$$a il Sole.

Sia vna ba$e rinchiu$a ABCD, per la quale metta$i vn'infondibolo, che con la $ua cannella vadi non molto lunge al fondo; e $ia la palla EF, dalla quale partendo$i vna canna, entri nella ba$e, di$co$tando$i poco dal fondo del va$o, e dalla faccia di $opra della palla; & accommodata vna canna torta nella palla, che vadi a riu$cire nell'infondibolo, metta$i poi dell'acqua nella palla. Quando il Sole dunque percote nella palla, ve- nendo ri$caldata l'aria che vi è dentro, di$caccia l'acqua, & ella $e ne pa$$a per la canna G, e mediante l'infondibolo, $i conduce nella ba$e; ma quando la palla $arà nell'ombra, ritirando$i l'aria, la canna, che pa$$a per la palla ripigliarà l'acqua, e riempirà il luogo voto; e que$to $ucce- derà tante volte, quante il Sole percoterà in e$$a.

Del Thyr$o. XLVIII.

Fare che vn Thyr$o tuffato nell'acqua, mãdi fuora il $uono della $ampogna, ouero di qualche vccello.

Sia vn 1 Thyr$o AB

CD, che habbia vn foro in cima del 2 Corymbo D, qual corymbo $ia concauo dentro, & a gui$a d'vna pigna, ouero d'vn cono, & habbia tramezzato la go- la poco di $otto alla bocca co'l tramezzo AE, nel quale $i accommodi la $am_ pognetta F, intorniata di $opra da vn'altra canna gro$$a, e forata in$ieme col tramezzo. Quando noi dunque mettendo il thyr$o nell'acqua lo premeremo in giù, l'aria, che vi è den- tro ven&etilde;do di$cacciata dal_ l'acqua, produce il $uono; e $e la $ampognetta $arà $ola, produrrà il $uono del_ la $ampogna: ma $e $arà $opra del tramezzo qual- che quantità d'acqua, ren- derà vn $uono $trepito$o.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Thyr$o è uoce di molti $ignificati, gli antichi chiamorno thyr$o quell'ha$ta cir- condara di ellera, che portaua Bacco, & u$auano le baccanti nelli $uoi $agrificij; appre$$o Celio Rodigino, è una certa corona nuttiale, e da Plinio è po$to per il fu- $to dell'herbe; e particolarmente della latuca, però Herone hà chiamato que$to $uo ua$o thyr$o per la $omiglianza, che deue hauere con una pianta di latuca $tretta.

2 Corymbo $ignifica gra$po, o racemo, perciò hauendo riguardo Herone alla for- ma, e garbo di que$to $uo ua$o, chiama la punta di e$$e, pianta del corymbo.

Dell'animale, che $ona la tromba. XLIX.

E$$endo $opra vna ba$e vn'animale, che habbi vna tromba alla bocca, $e noi $offiaremo, $onarà la tromba.

Sia vna ba$e rinchiu$a A

BCD, $opra la quale $i $tia vn'animale, e dentro la ba$e $ia vna mezza palla conca- ua $errata da ogni parte EF G, che habbi nel fondo alcu- ni piccoli fori, dalla quale partendo$i la cãna HF $i di- $tenda $ù per l'animale alla volta della tromba, quale habbi la bocchetta, & il pa- diglione, e nella ba$e metta$i l'acqua per qualche foro, ch dopo me$$aui $i $erri con vna chiauetta. Quando $of- fiaremo dunque nel padiglio_ ne della tromba, quel fiato mandato fuori da noi, di$cac_ cerà l'acqua, che era nella mezza palla per quei fori, & ella $olleuando$i, $e ne an_ darà nella ba$e, e quando nõ $o$$iaremo più, ritornerà di nuouo nella mezza palla, e di$caccerà l'aria, che pa$$an_ do poi per la bocchetia, farà il $ucuo della tromba.

ANNOTATIONI DI A. G.

Auerta$i che la mezza palla benche la figura non lo dimo$tri, deue e$$ere tutta den- tro nella ba$e, & alquanto $otto alla $ua $uperficie, e quando $i mette l'acqua den- tro la ba$e, faccia$i che ariui $olamente fino al piano della mezza palla, acciò ui re$ti luogo doue po$$a ritirar$i l'acqua, quando uiene cacciata dal fiato fuori della mezza palla.

Della palla, che $i riuolge. L.

A fare che po$to vn va$o al fuoco, $i riuolga vna palla intorno ad vn cnodace.

Sia il va$o con l'acqua

dentro, e po$to al fuoco AB al quale ricopra$i bene la bocca co'l coperchio CD, e$$endo forato a$$ieme con e$$o la canna torta EFG, il cui capo G $i accommodi alla palla cauata, e vota HK, & a que$to capo $i opponghi per diametro il cnodace LM, $tabilito $o- pra il coperchio CD, & habbia la palla, due canne torte vna dirimpetto l'al- tra forate a$$ieme con lei, e piegate $cambieuolmente, e quelle piegature faccino gli angoli retti. Seguirà dunque che ri$caldato il va_ $o, il vapore che pa$$a nel- la palla per la canna EFG caderà fuori per quelle canne torte, e volgerà la palla; $i come $i vede auenire de gli animali, che ballano.

Della cannella, che $i ferma di correre, benche non $ia ri$errata. LI.

Se $arà vna tazza $opra qualche ba$e, & habbia vna cannella aperta, $i fermarà di correre a mezzo il cor$o, benche la cannella non venghi $errata dal- la $ua chiaue.

Sia la tazza AB nella ba$e C, e per il fondo della tazza, e per la ba- $e metta$i la canna DEF, che fini$chi in cannella; nel manico poi della tazza $ia inca$trata la $taggia GH, alla quale $i accommodi vn'altra $tag_ gia KL, che $i volga intorno al perno H, e dall'altro capo K, $cenda vn' altra $taggia KM, quale $i volga intorno al perno K, e nel capo M habbia vn va$etto alquanto greue, & che po$$a circondare la canna DEF.

Quando trouando$i dunque la tazza piena, calcaremo il capo della $tag- gia L il va$etto NX $i leuarà in alto, e l'acqua, che è nella tazza, $e ne andarà fuora per la canna DEF, e $e la$$aremo andare il capo L, il va- $etto calarà giù, e circondarà la canna DEF, onde l'aria, che è dentro in e$$o non hauendo v$cita, farà diuieto all'acqua, che è d'intorno alla can_ na DEF, che non po$$a più correre per la bocca D; ma quando poi abba$- $aremo di nuouo il capo della $taggia L, all'hora la cannella $pargerà fuora l'acqua.

Di fabricare il va$o, che corre. LII.

Fabrica d'vn va$o tale, che po$toui $opra vn co- perchio di vetro, e $correndo l'acqua, a$cende $o- pra quel coperchio di vetro, e poi $i riuer$a fuora.

Sia il va$o, che corre ABC diui$o dal tramezzo DE, e da e$$o DE e$chino due canne FG, & HK, delle quali FG rie$chi fuora del va$o, & HK di dentro; ricopra que$to va$o il coperchio di vetro MN, e per que- $to coperchio di vetro metta$i la canna X, che pa$$i nel tramezzo, e per que$ta metta$i l'acqua dentro, empito dunque mediante que$ta il va$o; che corre, $i empirà $imilmente la canna HK, e l'acqua $ormontarà nel coperchio di vetro, di maniera che v$cirà poi fuora per l'altra canna FG, e que$to $arà per l'ordine della canna torta, la gamba minore della qua- le $arà HK, e la maggiore FG, per cagione della quale venendo tira- ta l'acqua, che è nel va$o, à$cenderà nel coperchio di vetro; ma prima tirerà l'aria, come più leggiere dell'acpua, e poi $i vederà $ormontare l'acqua nel luogo, che rimane voto di aria, che aiutata poi dalla pro- pria grauezza, calarà al ba$$o, po$ciache fuora di $ua natura le accade di e$$ere tra$portata in alto.

Del va$o doue l'acqua $ormonta. LIII.

Euui anco vn'altro va$o, nel quale a$cende l'ac- qua a poco, a poco; e $ta di maniera che pare $em- pre a$cendere.

Sia la ba$e A rinchiu- $a

beue d'intorno intorno, che habbia il tramezzo C D, & vn coperchio di ve- tro EF di figura $imile al cilindro, e chiu$o pure d'o- gni intorno, e nel coperchio EF $ia la canna GH, che ariui poco lontano alla par- te che lo copre, e $ia fora- ta in$ieme co'l tramezzo; vn'altra canna poi KL fori la parte di $opra della ba- $e, e vadi poco lunge al tra- mezzo; $ia poi fatto nella ba$e, in luogo non compre$o dal coperchio di vetro, vn foro M, per il quale $i po$$a empire il va$o AD, e la ba$e AB habbia nel fondo la cannella N. Sia in oltre vn'altra canna XO forata in$ieme co'l tramezzo, che ariui non molto lontano al fondo della ba$e, per la qua_ le $i empirà il va$o CB; perciò ri$errrata la cannel- la N, l'aria, che è in CB $e ne v$cirà fuora per le canne, e per il foro M, e quando $arà empito il va$o CB, empiremo anco AD per il foro M, e l'aria, che vi è dentro e$cirà per l'i$te$$o foro; $e dunque la$ciaremo cor- rere la cannella N, $e ne verrà l'aria dal coperchio di vetro per la canna GH nel luogo CB rima$to voto; ma nel luogo voto del coperchio di ve- tro vi a$cenderà l'acqua da AD per la canna KL, e l'aria entrerà per il foro M, e que$to durerà tanto, finche il coperchio di vetro $ia ripieno. Ma fà ben mi$tieri che i luoghi AD, e CB con EF $ieno eguali fra di loro, accioche l'aria, e l'acqua venghi vicendeuolmente tra$portata vna nel loco dell'altra. Hora quando $erà votato il va$o CB, e rime$$a, e ri- unita in$ieme l'aria, di nuouo $cenderà l'acqua dal coperchio di vetro nel va$o AD entrando l'aria in e$$o coperchio di vetro per la cannella N, e per la canna GH, e l'aria, che è nel va$o AD partirà per il foro M.

De gli animali,che gonfiati gettano l'acqua. LIIII.

Certi animali $offiandoli nella bocca, mandano fuora l'acqua per altra parte; come per modo di di- re, $e vn Satiri$co tenerà vn'vtre, per quell'vtre man_ darà fuora l'acqua.

Sia vna ba$e rinchiu$a ABCD, $opra la quale $tia formato vn'ani- male, e per la bocca dell'animale facci$i po$$are la canna EF, forata in$ie- me con la ba$e, e che habbia $otto il 1 Plati$matio GH, quale ri$erri il foro della canna F, e $ia ritenuto con 2 Fibbie tali, & inca$trate di modo che non $cappi, metta$i anco di più per la ba$e vna canna KL, vn capo del- la quale, come a dire K, $i accommodi a quel luogo per doue volemo, che $ia mandata fuora l'acqua, e con l'altro capo L ariui tanto lunge al fon- do, quanto non venga impedito il cor$o all'acqua; & habbia il capo K vn meri$matio alquanto gentile, dal quale fia chiu$a la $ua bocca. Me$$a dunque l'acqua nella ba$e per vn qualche foro, che dopoi $i chiuda, $e ri- $errando la bocca K, $offiaremo nella canna EF, quel fiato $pingerà il pla- ti$matio, & entrato nella ba$e, conuerrà che $tia là dentro, venendoui rin- chiu$o dall'i$te$$o plati$matio; dopo tolto via il meri$matio, quell'aria, che era compre$$a, e ri$tretta dentro, di$cacciarà con impeto per la bocca K, l'acqua, che era nella ba$e, finche tutta venghi $o$pinta fuori, e l'aria ri- torni nella $ua prima e$$i$tenza naturale, cioè che non $ia ri$tretta in $e $te$$a.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Herone ha chiamato in que$to luogo Plati$matio quello, che più propriamen- te $i conuerebbe nominare a$$ario, hauendo riguardo a l'operatione, che deue fa- re, e deuendo, come egli dice e$$ere $o$pinto dal fiato, e cedere; onde è forza dire o che il te$to fia corotto, o che habbi po$to la parte per il tutto: poiche altroue è da lui po$to in $ignificato a$$ai diuer$o.

2 Fibbia è quella, che i Greci hanno chiamato, griechische Buchstaben, i Latini axicu- lus e clauiculus, & è quel chiodo, cauiglia, o perno, che uogliamo dire, che congiunge a$sieme i trauicelli in un capo, acciò po$sino dislargar$i nell'altro per di- uer$i effetti, & u$i come in$egna Vitruuio nel 2. cap. del 10 libro. Herone chiama fibbie due pia$tre comme$$e in$ieme, e congiunte nella commi$$ura del un pernetto, intorno al quale $i uolgano, e deue il perno, pa$$ando per li fori di ambo- due le pia$tre, e$$ere ribattuto dalli capi, acciò non $cappi; ui è poi la fibbia ordina- ria delle cinture, e chiama$i fibbia anco l'uncinello.

Di certi va$i, che corrono per interualli. LV.

Certi va$i mettendoui dentro l'acqua, $ubito cominciano a correre, dopo di$mettendo, non corrono più, finche non $ono pieno fino al mezzo, e ricominciano al- l'hora

a correre; ma trala$ciãdo poi di nuouo, non cor- rono più, finche nõ $ono pieni a fatto.

Sia vn va$o AB, che habbia dentro di $e tre can- ne torte CDE na$co$te nel proprio corpo, vna parte delle gambe delle quali can- ne $ieno vicino al fondo del va$o, ma l'altre pa$$ando a- uanti, $i riduchino a gui$a di cannelle, e $ieno po$ti a' capo di e$$e li va$i FGH, il fondo de' quali $ia tanto lun_ ge alle bocche loro, quanto non $ia poco per il pa$$o del_ l'acqua, e tutti $ieno coper- ti da vn'altro va$o, come a dire la ba$e KLMN, che habbia la cannella X; la pie- gatura poi della canna C $ia vicino al fondo del va$o, ma quella della canna D nel mezzo di quanto egli è alto, e l'altra della can- na E ariui $ino al collo. Se dunque ver$aremo l'acqua nel va$o AB, ella certamente correrà da principio per la canna C, perche la $ua pie- gatura è vicino al fondo; ma $e noi trala$ciaremo, $i votarà per la cannel- la X l'acqua, che già vi è me$$a dentro, rimanendo il va$o F pieno di ac- qua, & il re$tante della canna C $i riempirà di aria. Quando vi ver- $aremo dunque di nuouo l'acqua non pa$$arà per la canna C, percioche l'aria, che vi è dentro non puote v$cire per la bocca, che è nel va$o F, e$$endo ri$errata dall'acqua, che è dentro in e$$o va$o; $i che cre$cerà dunque l'acqua fino alla piegatura della canna D, che è nel mezzo del- l'altezza del va$o, & all'hora cominciarà di correre; ma di nuouo trala$ciando$i, $eguirà l'i$te$$o, che già $i è detto della canna C, & il me- de$imo rechiamoci nell'animo, che auenga della canna E. Sì bene $arà nece$$ario di ver$are dentro l'acqua a poco, a poco, acciò quell'aria, che $ta$$i rinchiu$a nelle canne, non veni$$e taluolta per troppa forza di$cac- ciata.

Della vento$a, che tira $enza fuoco.

Modo di fare vna vento$a, che tiri $enza fuoco.

Sia vna vento$a ABC, di quelle, che ordinariamente $ono in v$o, che habbia nel mezzo il tramezzo DE, e per il fondo le $i cacci vno 1 Schizzo, la canna di fuori del quale $ia FG, e l'altra di dentro HK, che habbino li bucetti LM ri$pondenti vno nell'altro, e fatti nella parte, che è fuora della vento$a, e le bocche loro di dentro $ieno aperte, e la bocca di fuori della canna HK $ia ri$errata, & habbia l' 2 Epi$tomio. Sia in- oltre $otto il tramezzo DE vn'altro $chizzo NX $omigliante a quello, che è nel fondo, che habbia li fori, ma ri$pondenti dentro la vento$a, e forati a$$ieme co'l tramezzo DE. Hora $tabilito tutto que$to, $uolghin$i li epi$tomij delli $chizzi, per modo che quelli fori, che $ono vicino al fon- do, $ieno po$ti vno all'incontro dell'altro; ma quelli, che $ono $otto al tra- mezzo $i venghino a $uariare, e chiudere. Pertanto e$$endo che il va- $o DE $ia pieno di aria; pondendo noi la bocca alli bucetti LM, potremo $orbire qualche parte di quell'aria; dopo $uolgendo di nuouo l'epi$tomio, $enza però leuar$i lo $chizzo da bocca, potremo $imilmente hauere l'aria rarefatta, che è nel va$o DC. Faremo dunque in tal modo tante volte, finche haueremo $ucchiata molta copia di aria; dopo accommodando la vento$a alla carne, come $i $uol fare, apriremo mediante l'epi$tomio li fo- ri, che $ono nello $chizzo NX. Certo sì che è nece$$ario, che pa$$i nel loco del va$o CD qualche parte di quell'aria, che è nel va$o ADE, e nel luogo rima$to voto, in vece dell'aria $i tiri o la carne, o altra materia, che $ia fra la carne, inducendola a trapelare per le rarità della carne, quali $ogliono chiamar$i pori occolti.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Quello che in que$to luogo il te$to greco chiama meri$ma, $i è tradotto $chizzo, perche $e pure non è l'i$te$$o a punto, ba$ta bene, che è a$$ai $imile, nè bi$ogna pretendere da que$to auttore più che tanto la proprieta delle parole, poiche l'u$a in diuer$i $ignificati, come auiene di que$ta, che poco prima nel theorema 54. l'usò in $ignificato molto diuer$o da quello, che hora la pone.

2 Epi$tomio, e non epi$tonio $i deue dire come uogliono molti; è uoce greca, nè può e$$ere e$pre$$a con altra equiualente latina, nè uolgare, però Vitru. nel 13. cap. del 10 lib. usò que$ta i$te$$a, uiene dal uerbo epi$tomizzo, che $ignifica rite- nere, e raffrenare, onde epi$tomio uien detto perche prohibi$ce che l'acqua, o aria interchiu$a non $cappi; quale $ia la forma, & officio $uo, lo de$criue ampla- mente il Budeo $opra le Pandette, in .l. fundi §. $i ruta. Herone chiama con que$to nome il ma$chio dello $chizzo.

Del 1 Pyulco. LVII.

Di più, anco quello, che $i chiama pyulco, opera per que$ta i$te$$a cagione.

Si fabrica dunque vna

canna alquanto lunga AB, alla quale ne $ia vn'altra ac_ commodata CD, & il capo C di que$ta ricopra$i con v- na lametta, e l'altro capo D habbia il manico EF, e la bocca della canna AB $i ri$erri con vna lametta nel- la parte A, e fini$chi in vna cannellina $ottile, e forata GH. Quando voremo dun- que tirare l'humore putre- fatto accommodando al luo_ go della putrefattione la bocchetta della cannellina, che è in H, tiraremo in fuo- ra la canna CD co'l mezzo del $uo manico; onde re$o voto il luogo, che è nella can- na AB, viene dopo nece$- $ariamente tirato in quello qualche altra co$a, e non vi e$$endo altro luogo per doue, dalla bocca della can- nellina in fuori, a forza con- uiene che per quella venghi tirata la materia liquida circon$tante. Di più quando volemo mettere dentro qualche liquore, ver$andolo nella canna AB, e prendendo EF, e cacciando innanzi la canna CD, $premeremo fin tanto che ci parerà necce$$aria l'e$pre$$ione.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Pyulco è in$trumento di chirugia, ne fà mentione il Tagauito nel 6. lib. doue parla delle co$e attraenti, e Galeno nel 2. lib. ad Glauconem. Et è l'i$te$$o, che hoggidì $i chiama Siringa, $e bene l'auttore del the$oro della lingua greca, pare che ne dubiti, ma non dubitaria, $e haue$$e ui$to que$to luogo di Herone, doue $i de$criue non solo $a $ua figura, ma tutta l'operatione, di maniere che non la$$a occa$ione di dubitare.

D'vn va$o, che corre diuer$amente. LVIII.

Se fia vn va$o pieno di vino, & habbia vna can- nella, che corre; quando li ver$aremo vn 1 Cyatho, o bicchiere di acqua nel collo, $i fermerà di cor- rere; ma $e dopo li ver$aremo vn'altro bicchiere, correrà fuora quello, a$$ieme con il primo; cioè

due bicchieri di acqua per due altre cannelle, e poi che $arà v$cita tutta l'acqua, correrà di nuouo il vi- no per la cannella di mezzo, e $eguirà di fare que- $to fin tanto che $ia cor$o fuora tutto il vino.

Sia vn qualche va$o AB, che habbia vicino al fondo la cannella C, e $ia diui$o vicino al collo dal tramezzo DE, per il quale $i tiri la canna FG, & intorno a e$$a nel capo G, $e ne accommodi vn'altra, che non $i acco$ti al tramezzo per quanto $patio ha bi$ogno l'acqua per correre, $i come fa$$i nel diabete, ouero nelle canne, che non hanno per doue re$pira- re; metta$i anco per il tramezzo vn'altra canna HK, che nella parte di $opra auanzi manco della prima, & a ba$$o $ia poi partita in due cannel- le LM, e $i accommodi $imilmente intorno a que$ta vn'altra canna po- co lunge dal tramezzo; il va$o poi habbia lo $piraglio N $otto al tramez- zo. Se ri$errando dunque la cannella, vi metteremo il vino, egli $e ne pa$$arà nel corpo del va$o per la canna FG, perche l'aria v$cirà fuora per lo $piraglio N. Ma $e aperte le cannelle, chiuderemo lo $piraglio, è certo che da LM v$cirà l'acqua, che era nella canna HK, e da C $cor- rerà quel vino, che era nel corpo del va$o. Dunque $e correndo la can- nella C, ver$aremo vn bicchiero di acqua $opra del tramezzo, l'aria non entrerà più per la canna FG, e per que$to la cannella C $i rimanerà di correre. Ma $e vi ver$aremo poi vn'altro bicchiere, l'acqua $i alza- rà $opra la canna HK, e pa$$arà per e$$a nelle cannelle LM, e finalmen- te v$cirà fuora tutta; one rihauendo la canna FG per doue re$pirare, in con$eguenza sforzerà di correre la cannella C. E que$to auerà tutto le volte, che vi ver$aremo altri bicchieri.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cyatho è nome di mi$ura, e anco di ua$o da bere, la mi$ura cosi chiamata, te- neua quattro cocchiari, & il ua$o da bere, teneua quanto $i poteua bere in una $or- bita; e $oleuano i Romani bere tanti caythi, quante lettere erano nel nome della per$ona, a honore della quale $i beueua, e però di$$e Martiale, Sex iubeo cyathos fundere, Cæ$ar erit.

Del va$o, che ver$a tal'hora vino, tal'hora l'acqua, e tal volta l'vno me$colato con l'altro. LIX.

Se $arà vn va$o pieno di vino, che habbia vna cannella, mandarà fuora alcuna volta vino; ma me$$oui l'acqua, mandarà fuora l'acqua $chietta, e poi $imilmente il vino; e $e altri anco vole$$e, me$$a- ui l'acqua, mandarà fuora vino, & acqua me$colati a$$ieme.

Sia vn qualche va$o AB, che habbia vicino al collo il tramezzo CD, per il qual tramezzo $i frametta la canna EF, che $i prolunghi fuora del fondo, e $i riduchi a gui$a di cannella; la canna EF habbia vn piccio- lo foro G dentro nel va$o, cioè vicino al fondo, e $otto del collo $ia lo $pi- raglio H. Se dunque chiudendo la cannella F, vi metteremo dentro vi- no, egli andarà nel corpo del va$o, partendo$i l'aria per lo $piraglio H; ma $e chiudendo lo $piraglio, apriremo la cannella, non v$cirà fuora $e non $olo quello, che è nella cannella EF; perciò $e ver$aremo dentro l'acqua $chietta, quell'i$te$$a v$cirà fuora; ma $e apriremo lo $piraglio, v$cirà fuora vna me$colanza di ambodue, e quando non ve ne mettere- mo più, v$cirà fuora vino $chietto.

Del Sagrificio. LX.

E$$endo acce$o fuoco $opra d'vn altare, a fare che gli animali, che vi $aranno pre$enti faccino $a- grificio, e fi$chi vn drago.

Sia vna ba$e tale vota dentro AB, e $opra di e$$a l'altare C, che hab- bia nel mezzo la canna DE, quale di$cenda nella ba$e, e quiui poi $i dipar- ta in tre canne, cioè nella canna EF, che vadi alla bocca del drago, nel- la canna EGH, che vadi a trouare il va$o KL con$erua del vino, il fon- do del quale $opra$tia all'animale M; e $ia congiunta al coperchio del va- $o, ma con fori a gui$a d'vna grata; e nella canna ENX, quale vadi $imilmente a riu$cire nell'altra con$erua del vino O, e anco que$ta $ia con- giunta co'l coperchio del va$o, rimanendoui però alcuni bucetti, come nell'altra, e $ieno $aldate alli fondi delli due va$i, doue pa$$ano, & in cia$cuno di que$ti va$i con$erue del vino $ieno le canne torte RSTgriechische Buchstaben, quali con vno de' capi $tiano immer$e nel vino, e con l'altro pa$$ando per entro e$$a con$erua del vino, con la quale $iano $aldate, ariuino per tut- to ben chiu$e, là doue $i hanno a fare le mani de gli animali $agrificanti.

Quando altri è poi per accendere il fuoco, getti prima vn pochetto di ac- qua nelle canne, acciò l'aridità non le facci crepare, e chiuda$i bene ogni co$a, che non re$piri; onde poi lo $pirito del fuoco me$colato con l'acqua, $i $olleuarà per le canne alla volta de' buchi delle grate, e di là poi cac- ciando il vino, lo riduce nelle canne torte RSTgriechische Buchstaben, di modo che ver$an- do$i per le mani de gli animali, parerà che faccino $agrificio; e mentre arde la fiamma $opra l'altare, l'altra canna adducendo il vapore; e $pi- rito alla bocca del drago, lo farà $ibilare.

D'vna Lucerna, che me$$aui l'acqua, $i riempie d'olio. LXI.

A fare vna lucerna, doue diminuendo$i l'olio, $econdo che viene ardendo; $e vi fia me$$a l'acqua, $i riempirà di nuouo d'olio.

Sia $otto la lucerna vn va$o rinchiu$o d'intorno intorno AB congiun- to a e$$a, o pure anco $eparato, dal quale e$chino due canne CDEF forate a$$ieme co'l va$o, e la bocca della canna C, $ia tanto lunge al $uo fondo, quanto non impedi$chi l'acqua di pa$$are; e la canna CD $i pro- lunghi fino al piano della lucerna, & habbia vna fiala nel $uo capo D, per la quale s'infonderà poi l'acqua, e la canna EF $ia forata in$ieme co'l fondo della lucerna. Se alcuno dunque ver$arà l'olio nella concauità del- la lucerna, primamente $e ne andarà nel va$o AB, e dopo empito quel- lo, $i empiranno anco le canne CDEF, e finalmente la lucerna i$te$$a. Hora perche la lucerna ardendo $i $cemarà, noi mettendoui l'acqua per la fiala, che è in D, $e ne andarà nel va$o AB, doue trouarà l'olio, qual'olio, che è nel va$o AB $olleuando$i riempirà la parte della lucer- na, che $i era vota, facendo che l'olio s'innalzi fino al piano di e$$a; dopo $e di nuouo $i abba$$arà l'olio, facci$i l'i$te$$o finche l'olio $i con$umi tutto. E poniam ca$o che bi$ogni, e$$endo ancora l'olio nella lucerna, di leuar via il va$o AB; conuerrà che $ia vna qualche chiauetta nelle canne CD EF, in quella parte, doue $i congiunge il va$o AB, e la lucerna, qual chiauetta riuolgendo$i, tenghi che l'olio non $i ver$i, tanto quello, che è nella lucerna, quanto l'altro, che è nelle canne; e così $arà il va$o da le- uare, e porre; e quando ci piacerà di nuouo adattando a$$ieme il va$o, e la lucerna, apriremo le chiauette. Ma per certo è meglio che la canna EF $i conduchi nel manico della lucerna; e la canna CD alquanto dietro al manico, hauendo accommodato $opra di $e in alto qualche va$o a gui- $a di vna fiala, forato a$$ieme con e$$a, per il quale $i ver$i l'acqua; ac- cioche dopo in vn tempo i$te$$o s'infonda l'acqua, e l'olio $i riuer$i da l'o- recchia, o manico della lucerna.

D'vn va$o, che hora corre, hora non corre. LXII.

E$$endo vn va$o ben coperto, che habbia vna cannella aperta, & a que$ti accõmodando vn thyr- $o, al quale $i ponghi $otto vn va$o da bere pieno di acqua; s'alcuno leuarà via il va$o da bere, la cannel- la correrà vn pochetto, finche quel va$o $ia leuato; ma ripo$to il va$o da bere nel primo $ito, la cannel- la non correrà più.

Sia detto va$o AB, che habbia il collo dipartito dal tramezzo CD, e per CD tiri$i la cannelletta EF forata in$ieme con e$$o, d'intorno alla quale ponghi$i la canna KL, di modo che $ia vn diabete, che non re$piri, e con e$$a canna KL $ia forata in$ieme vn'altra canna MN, che habbi la bocca M aperta, e la $ua gamba di fuori, entri in vn va$o da be- re OX, nel quale mettiamo l'acqua in tanta quantità, che $i empia, on- de vera$$i anco a empire quella parte della gamba della cannella, che vi è po$ta dentro; infonda$i dopoi nel collo del va$o AB vn pochetto di ac- qua, tanto che chiuda il loco da re$pirare. Perbenche dunque $ia pieno il va$o AB non correrà perciò la cannella P auenga che $ia aperta; im- peroche l'aria non ha l'intrata, per ri$petto dell'acqua infu$a nel collo; ma leuato via il va$o da bere, è forza necce$$ariamente che $i voti qual- che parte di quella gamba della canna, che è nel va$o da bere; ondo nel luogo rima$to voto, verà tirata l'aria contigua, & ella $imilmente tirarà l'acqua ver$ata nel collo; a tale che venghi a $opra$tare alla bocca F, e per que$to hauendo poi l'aria il pa$$o, correrà la cannella P, fin tanto che alzato sù il va$o da bere, operi che l'acqua chiuda quel luogo da re$pirare, che era nel collo; perche in quel ca$o tornerà a occupare l'i$te$$o luogo, e la cannella P più non correrà: e que$to hauerà tante vol- te effetto, quante $arà leuato, e po$to il va$o da bere. Ma bi$ogna be- ne di auertire che il va$o da bere non $i leui a fatto, acciò non venghi di- $coperta tutta la gamba della canna; e per que$to la cannella MN ridu- chi$i in forma di thyr$o, & habbia d'intorno RN, accioche lo $pettaco- lo $ia deutamente ordinato.

Della 1 Lagena. LXIII.

Fabrica d'vna Lagena, che mormora quando ne $cappa l'acqua.

Sía que$ta Lagena tale,

che habbia ri$errato il collo dal tramezzo AB, e la bocca dal tramezzo CD, e per ambodue que$ti tra- mezzi conduchi$i la canna EF, forata in$ieme con quel_ li, & il manico di e$$a lage- na $ia GH; e da l'altra ban_ da $ia la canna KL forata in$ieme co'l tramezzo AB, che va al tanto lunge al tra- mezzo CD, quanto a l'ac- qua non manchi doue pa$$a- re; e in e$$o tramezzo CD $ia la $ampognetta M, atta a mandar fuora il mormo- rio. Empira$$i dunque la lagena per la canna EF, v- $cendone l'aria sì per la can_ na KL, come anco per la $ampognetta M. Quando noi dunque, tenendo la la- gena per il manico, l'abba$- $aremo per modo che l'ac- qua $i ver$i, che $i ver$erà fuori del va$o per la can- na EF, e per l'altra KL pa$$arà nel collo BC, e quell'aria che era in e$$o venendone di$cacciata per la $ampognetta M, mandarà fuora il mormorio. Sia di più nel tramezzo AB vn'altro foro per doue ritor- ni adietro l'aria quando $erà riuolta la lagena in piedi.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Lagena è nome di ua$o di terra, che u$auano gli antichi per tenere il uino; però Plauto di$$e nel curcul. Qua$i tù lagenam dicas, ubi uinum $olet Chium e$$e.

Et era di forma $imile a un'orciuolo, ouero a un boccale alquanto grande. Athe- neo nel primo cap. del lib. 7. fà mentione di certe fe$te chiamate lagenoforia, e dice che li fe$tanti portauano nelle mani alcuni rami di oliua, & una lagena per uno, alla quale beueuano.

Del va$o, che corre per mi$ura. LXIIII.

Se fia po$ato vn va$o $opra qualche ba$e, che habbia dentro il vino, & vna cannella aperta; fare che $cemato il pe$o la cannella corra per mi$ura: come per modo di dire, alcuna volta vna mezza 1 Cotyle, & altra volta vna cotyle, e generalmente quel poco, o molto, che ad altri piacerà.

Sia il va$o AB, nel quale $i metta vino, e $ia vicino al $uo fondo la cannella D, e chiuda$eli il collo co'l tramezzo EF, e per e$$o EF metta$i la canna GH, che $tia tanto lontano al fondo del va$o, quanto non $i vie- ti il pa$$o al vino; $ia dopo vna ba$e KLMN po$ta $otto al va$o, & vn'altra canna XO, che ariui poco lunge al tramezzo, e pa$$i nella ba- $e: inoltre $ia nella ba$e tanto di acqua, che chiuda la bocca della canna XO; $ia $imilmente la $taggia PR, la metà della quale $ia dentro la ba- $e, & il rimanen- te

di fuori; e mo- ua$i d'intorno al punto S, e nel ca- po della $taggia P appenda$i vna 2 Clep$ydra, c'hab- bia nel fondo il fo_ ro T. Empiremo dũque il va$o per la canna GH, par_ tendo$i l'aria per l'altra cãna XO, auanti che il vi- no giunghi nella ba$e; dopo chiu- dendo la cannel- la, ver$aremo l'ac- qua nella ba$e per qualche foro, fin tanto che venghi a ri$errar$i la boc_ ca O, e apriremo la cannella D. E' dunque certo, che il vino non corre, cõcio$ia che l'aria non habbi per do- ue entrare da ne$- $una parte: ma quando abba$$aremo il capo della $taggia R, s'alzarà dal- l'acqua qualche parte della clep$ydra, onde re$tando libera la bocca O, per re$pirare, correrà poi la cannella D, fin tanto che l'acqua $olleuata nella clep$ydra, v$cendone a poco, a poco, venghi di nuouo a chiudere la bocca O per doue $i re$piraua. Ma $e di nuouo riempita la clep$ydra, $i abba$$arà il capo della $taggia R più di prima, l'acqua leuata in alto dal- la clep$ydra, ponerà nell'v$cire più lungo $patio di tempo, e perciò dalla cannella $capparà copia maggiore di vino; ma $e tutta la clep$ydra $i al- zarà fuora dell'acqua, v$cirà più vino pure a$$ai. Ma perche abba$- $iamo il capo della $taggia R $enza operare le mani, $ia qualche pe$o V, po$to alle parte di fuora della $taggia QR, quale quando $arà vicino a R $olleuarà tutta la clep$ydra intiera; ma quando $arà più lontano, ne $ol- leuarà tanto manco. Et in que$to modo per via di e$perienza ritrouan- do le mi$ure, di quanto volemo che corra la cannella D, faremo alcuni taglietti nella $taggia QR, & anco i $egui di quelle mi$ure: onde poi quan- do ci parerà che ne corra vna tanta parte, aggiu$tando il pe$o via $opra quelli taglietti, la$ciaremo che la corra.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Cotyla di già hauemo detto che è mi$ura capace di once 9. $e bene il Filandro $o- pra Vitruu. uole che $ia un'i$te$$a co$a con l'hemina, e che tenghi once dieci.

2 Clep$ydra era un'horologio da acqua molto u$ato da gli antichi però $pe$$e uol- te $i troua ne gli auttori, orare ad clep$ydram dicere ad clep$ydram, e $imili modi di dire, ui erano $egnate $opra l,hore, e nel fondo haueua un bucetto piccolo per do- ue gocciolando l'acqua dimo$traua l'hore $econdo che $i $minuiua, ma non erano $enza imperfettione, perche la $tate pa$$aua l'acqua in manco $patio, che non fa- ceua il uerno, per e$$ere fatta dal caldo più $ottile, & all'incontro e$$endo l'inuer- no re$a dal freddo piu gro$$a, e pigra ui metteua più tempo; era forza che ui $u$$e anco qualche differenza nel correre che faceua da principio, e nel fine, perche quanto più acqua era nella clep$ydra, deueua $correre tanto più uelocemente per ri- $petto del proprio pe$o; Herone $cri$$e quattro libri di que$ti sì fatti horologi.

D'vn va$o, che ver$a hora mi$tura, hor ac- qua $chietta. LXV.

Fabrica

d'vn va$o, che corre, per modo che da prin_ cipio corra vna mi$tu- ra, e quan- do anco ci parerà me$_ $aui l'acqua dentro, cor_ ra l'acqua i$te$$a $epa- ratamente, e dopo di nuouo la mi$tura.

Sia il va$o, che ha da correre AB, che habbia ri$errato il collo dal tramezzo CD, per il quale $i frametta la canna EF, che ariui giù do- ue ha poi da correre, & habbia vn piccolo foro G dentro nel va$o; $ia di più nel va$o, che deue correre la $piraglio H $otto del tramezzo. Se dun- que ri$errando F bocca per doue ha da correre, vi ver$aremo dentro la mi$tura, ella $e ne andarà nel va$o per il foro G, e quando apriremo il luogo da correre, correrà la mi$tura partendo$i l'aria per lo $piraglio H. Ma quando chiudendo lo $piraglio H, ver$aremo dentro l'acqua $chietta, è certo che le mi$tura non correrà, ma l'acqua $chietta; percioche l'aria non puote hauere l'intrata; e quando apriremo lo $piraglio, cia$cuna correrà e l'acqua, e la mi$tura; voglio dire la mi$tura, che fara$$i di nuo- uo d'ambodue loro.

D'vn va$o, che me$$aui l'acqua corre hora l'acqua, hora la mi$tura, e tal'hora vino. LXVI.

Se $arà vn va$o $opra vna ba$e, che habbia vna cannella alquanto $opra il fondo, ver$andoui den- tro l'acqua, fare che alcuna volta corra l'acqua $chietta, alcun'altra la mi$tura, e tal'altra vino puro.

Sia il va$o AB $opra

vna ba$e, & habbia la can- nella CD, la bocca C della quale $ia $opra il fondo del va$o, & il $uo collo chiu- da$i co'l tramezzo EF, per il quale $i metta la canna G H, che auanzi alquanto $o- pra del tramezzo con vn capo, e con l'altro vadi lon- tano dal fondo, quanto $i conceda il pa$$o all'acqua; $ia di più vn'altra canna K L nel corpo del va$o dalla banda di fuora, alla quale $i ponghi $otto vn va$o di vino $chietto KM, e $ia nel tramezzo vn bucetto pic- colo N. Ordinate que$te co$e a modo tale, $e ver$a- remo per il collo l'acqua nel va$o, è certo che quella par_ te, che è intorno all'auanzo della canna, $i $tà ferma nel collo, ma l'altra parte, che và $opra l'auan- zo della canna, pa$$a nel corpo del va$o, finche ariua alla bocca C della canna, e così v$cirà l'acqua $chietta; ma dopo che la canna hauerà co- minciato a correre, tirarà $i come $uol fare il diabete anco il vino, che è nel va$o KM, onde correrà la mi$tura; ma quando $arà $pacciata l'ac- qua, correrà il vino $chietto $olamente, da quella poca acqua in fuori, che è nel tramezzo EF, che $imilmente verrà tirata, e quando anco que- $ta $arà v$cita tutta per il foro N, all'hora entrandoui l'aria dipartirà l'vnione, e nulla correrà da quello in poi.

Del va$o, che ver$a il vino per mi$ura nella coppa. LVXII.

Se vn va$o $arà empito di vino, & habbi vna can- nella, cui $i ponga $otto vna coppa; a fare che il vi- no corra nella coppa, $econdo vna mi$ura deter- minata.

Sia il va$o, che habbia il vino AB, e la cannella CD, e la bocca del- la cannella che è in C, habbia la $uperficie di $opra così ben polita, che $ouraponendoui vn timpanetto ritenghi l'acqua; $ia mede$imamente vna $taggia diritta G

H, inca$trata nel manico, $opra la quale $i muoua vn'altra $taggia KL: $ia di più vn'altra $taggia MN $otto la ba- $e del va$o, qua- le $i muoua intor_ no a X; inoltre due altre $tagge KL, LP $ieno conficcate di mo_ do che $i $uolghi- no d'intorno alli chiodi, o perni, a tale che alzato il timpanetto EF, $i apra la cannella, e corra il vino, e dopo di nuouo abba$$ato $i chiuda; ponga$i dunque $opra la $taggia MN vna coppa, nella quale volemo che corra il vino per mi$ura, e $ia la coppa R, po$ta $otto la cannella, e $ia vn pe$o S, che per via d'vn'anello $i po$$a condurre innanzi, e indietro per l'auanzo della $taggia MO. Pertanto quãdo ritiraremo il pe$o nella par- te M, $i aprirà la cannella, e correrà il vino nella coppa, qual coppa di- uenuta poi più greue, il pe$o cederà; e chiuderà la cannella: ma perche la corra per mi$ura, ver$i$i nella coppa (per modo di dire) vna cotyle, e quello, che $capparà della cannella, lo riceueremo in vn'altro va$o, e ti- ri$i adietro il pe$o la prima volta, fin tanto che la cannella non corra più, e $egni$i nella $taggia $criuendo$i vna cotyle, e $imilmente mezza cotyle, e due cotyle, e quel più, o meno, che volemo che $ia la mi$ura, e que$ti mede$imi $egni, o note, che faremo, ci dimo$traranno le mi$ure, ri$pet- to alle quali fà mi$tieri di ritirare adietro il pe$o per di$tribuire dette mi- $ure. Po$$iamo $imilmente in vece del timpanetto EF porre d'intorno alla cannella vn qualche va$o chiu$o, acciò diui$o il vino dall'aria, che vi è dentro, la cannella ce$$i di più correre.

D'vn va$o, che ver$a tanto vino in vna tazza, quanto altri ne caua. LXVIII.

Se $arà vn va$o co'l vino, con la cannella, & a quel- la $ia po$to di $otto vna tazza: a fare che quãto di vi- no alcuno cauarà della tazza, tãto ve ne correrà dal- la cannella.

Sia il va$o, co'l

vino AB, e la cã_ nella CD, & hab__ bia il timpanetto EF, e le $tagge GH, KL, KO, LM accõmodate sì come $i è detto di $opra, e $ia po_ $to $otto la cãnel_ la la coppa P, & alla $taggia KO $ia congiunto vn picciolo catino R che $ia nel va$o ST, e la canna griechische BuchstabenV $ia forata cõ li va$i STP.

Ordinato il tutto per tal modo, & e$$endo voti li va_ $i STP, il catino piccolo R $erà nel fondo del va$o ST, & aprirà la can_ nella CD, quale $correndo nell'vno, e nell'altro va$o STP $olleura$$i il catino, e chiuderà di nuouo la cannella, finche votaremo pure la coppa, e que$to $eguirà tutte le volte, che ne leuaremo il vino.

Della1 Con$erua de' dinari. LXIX.

Fabrica di vna con$erua da dinari, che habbia vna rota di rame di$po$ta a riuolger$i, quale $i chia- ma 2 Purgatorio: quei tali, che entrano alli $agrifi- cij $ono $oliti di riuolgerla. Accaderà dunque che mentre que$ta rota $i riuolge, verrà e$pre$$a la vo- ce del caponero, & anco e$$o augelletto $endoui $opra $i riuolgerà; ma finita di girare la rota, il ca- ponero non è più per cantare, nè per riuolger$i.

Sia la con$erua de'

dinari ABCD, e den- troui accommodato vn perno EF, che pronta- mente $i riuolga, & a lui $ia congiunta la rota HK, quale fa mi$tieri di riuolgere: $ieno inoltre due rote LM d&etilde;tro via congiunte al mede$imo perno, delle quali L hab_ bia l'3E$$elittra, o fu$el- lo, e l'altra M $ia d&etilde;ta- ta, & intorno all'e$$elit_ tra auolga$i vna fune, al capo della quale $ia $o$pe$o il 4 Suffocato- rio N, che habbia la cã- na XO, & in cima di e$$a vna $ampognetta, che mandi fuora la vo- ce del caponero, ponghi$i poi $otto al $uffocatorio vn va$o d'acqua PR, e dalla cima della con$erua de' dinari, metta$i per lungo vn pernetto ST, che po$$a riuolger$i ageuolmente, quale nella parte S habbia il caponero, e nella T vna rota dentata, i denti della quale s'incra$trino ne' denti della rota M. Seguirà dunque che riuoltata la rota HK, la fune $i auolgerà intorno all'e$$elittra, e $o$tenerà il $uffocatorio; ma rila$$ata la rota, il $uffocatorio tirato dalla $ua propria grauezza calarà nel'acqua, onde ve- nendo di$cacciata l'aria mandarà fuora il $uono; e $imilmente il capone- ro $i riuolgerà, mo$$o dal riuolgimento delle rote.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Con$erua da dinari, Herone l'ha chiamata the$oro, e nel theorema 21. la no- minò $pondea; ba$ta che $ono l'i$te$$o, di que$te rote di rame fece mentione anco nel theorema 31. doue $i di$$e quel tanto, che occorreua.

2 Purgatorio, dice il greco griechische Buchstaben, che $econdo He$ichio $ignifica luo- go doue $i fà l'e$purgatione, e però $i è tradotto purgatorio, non potendo$i e$pri- mere con altra uoce più propria.

3 Exelictra è uoce greca griechische Buchstaben, che uiene dal uerbo griechische Buchstaben, che uuol dire euoluo, non ho trouato che $ia $tata u$ata da altro $crittore, però con- uiene di raccogliere qual $ia il $uo $ignificato dal uerbo doue deriua, e dalla $ua fi- gura i$te$$a, nè può $econdo me uolere per e$$a intendere altro Herone, che il fu- $ello, o rocchetto della rota.

4 Suffocatorio quello che $ia, già $i è detro nell'annot. del theor. 17.

Di fare ch'vn va$o corra, o non corra, come altri vuole. LXX.

Certe canne me$$e dentro de' va$i corrono finche o i va$i $ieno votati, o pure la $uperficie dell'acqua $i riduchi in vn piano con la bocca di fuora della canna; hor poniamo che bi$ogni, che correndo ella, $e a noi parerà, non $eguiti più di correre.

Sia vn va$o AB, & in e$$o

la canna CDE, che habbia la gamba di dentro torta, $i co- me CFG, $ia di più la $tag- gia diritta, e conficcata HK, alla quale $e ne congiunghi vn'altra LM, e $imilmente da que$ta $e ne moua vn'al- tra MN d'intorno a vn per- no, & habbia nel capo N vn va$o, che po$$a circondare la parte torta della canna FG, e la $taggia LM habbia vn pe$o attaccato in L, accioche il va$o, che circonda la par- te torta della canna, $tia in alto $opra la bocca di quel- la, tal che la canna po$$a cor_ rere. Ma quãdo volemo che non corra più, leuaremo via il pe$o, che è in L, accioche il va$o, che è in N $i abba$$i a circõdare la parte torta del_ la canna FG, onde per que- $ta via c e$$i di correre il diabete; e quando volemo poi che corra; di nuo- uo li appiccaremo quel pe$o.

Del ballo de gli animali. LXXI.

Se $arà acce$o il fuoco $opra d'vn'altare, gli ani- mali, che vi $ono, parerà che ballino.

Sia l'altare ABCD, e'l focolare $opra quello acce$o EF, dalla cima del quale mandi$i vna canna GH fino al po$amento dell'altare, la parte della quale, che è in H, quiui $i riuolga $opra il $uo cnodace, o perno, e l'altra che è in G volga$i dento vna trõba, che $ia congiunta al focolare, e que$ta canna habbia anco altre quattro canne più piccole forate, e con- giunte a$$ieme con e$$e, e che $i ri$pondino diametralmente vna nell'al- tra con di$tanze eguali, e $ieno ne i capi ripiegate $imilmente a vicenda; a que$te canne congiunga$i vn timpano IKLM, $opra il quale $taranno gli animali, che hanno a ballare, e la materia di che $arà formato l'alta- re, $ia tra$parente, come a dire di vetro, o pure di corno, accioche per e$$a $i po$$ino vedere gli animali, che ballano. Di$po$to dunque il tutto in que- $to modo, $e accenderemo il fuoco nel focolare, verrà a ri$caldar$i l'aria, e pa$$arà per la tromba nella canna, e dalla canna venendo di$cacciata per l'altre canne piccole, e auogliendo$i per il voto dell'altare, riuolge la canna, & il timpano, $opra il quale $ono gli animali, onde parerà che ballino.

ANNOTATIONI DI A. G.

Que$to theorama nel te$to greco di Roma manca tutto intiero, in quello di che $i $erui il Commandino deueua e$$erui molto imperfetto cõforme alla traduttione la$$ata da lui, in un'altro te$to antico, che ho io $i legge a punto come $tà qui $opra, al tempo no$tro è molto piu noto il modo di far que$te merauiglie, che non deueua e$$ere al tempo di Herone, e $i fanno con a$$ai manca manifattura, come $i ue- de bene $pe$$o per le Chie$e.

D'vna lucerna, che $i riempie d'olio $enza ch'altri ve lo metta. LXXII.

Fare vna lucerna, che po$toui il lucignolo, quan- do l'olio manchi, venghi poi di nuouo rinfu$o nel lucignolo dall'orecchia della lucerna, in quella quantità ch'altri vorrà, $enza però acco$tarui va$e, dal quale l'olio vi $i ver$i.

Faccia$i vna lucerna, che habbia la ba$e concaua, & a triangolo for- mata in gui$a di piramide, la qual ba$e concaua $ia ABCD, & in e$$a il tramezzo EF, la canna della lucerna $ia GH $imilmente concaua, $o- pra la quale $ia vn 1 Calice KL capace di olio a$$ai, e dal tramezzo EF e$chi la canna MN forata in$ieme con quello, che ariui tanto lontano al coperchio del calice KL, $opra il quale $i accommoda il lucignolo, quanto ba$ti per l'v$cita dell'aria; vn'altra piccola cannella XO metta$i per il coperchio KL, e vadi lon- tano

al fondo del calice, quanto re$ti luogo per pa$- $are a l'olio, & auanzi al- quãto $opra del coperchio, & alla parte, che auanza accommodi$i vn'altra can- nellina P, che habbia la boc_ ca da cima ri$errata, e pa$- $ando per il fondo della lu- cerna $ia $aldata con e$$a lucerna, & alla cannellina P attachi$i vn'altra can- nellina $ottile, che vadi a trouare l'e$tremità dell'o- recchia, e $ia forata in$ie- me con quella, di modo che rie$chi nella concauità do- ue è il lucignolo, e che hab_ bia vn foro $i come hanno l'altre, e $otto il tramezzo EF $iaui $aldata vna chia- uetta, che rie$chi nella par_ te CDEF, per modo che $e la $i apra, l'acqua pa$$i dalla parte ABEF, nell'altra parte CDEF: $ia di più nel coperchio AB vn picciolo foro, per mezzo del quale empiremo d'acqua il luoco A BEF, e l'aria che vi è dentro $capparà per l'i$te$$o foro. Leuato via dunque il lucignolo empiremo il calice della lucerna per la canna XO, e l'aria $i partirà per la canna MN, & anco per la chiaue aperta, che è nel fondo CD, quando anco l'acqua, che è in CDEF $capparà fuora.

Accommodato dunque il lucignolo nella linguetta P, quando fia bi$ogno di metterui l'olio, apriremo la chiaue, che è nel fondo CD, e l'acqua che è nel luogo ABEF andando nell'altro luogo CDEF, farà che l'aria che vi è dentro peruenghi al calice della lucerna per la canna MN, e di$per- derà l'olio, quale per la cannelletta XO, e per l'altra a lei congiunta, an- darà non lucignolo. Quando

voremo che non corra più, $i chiuderà la chiauetta, e fermara$$i, e poi di nuouo quando fia di bi$ogno, fare- mo il mede$imo. Po$$iamo ancora far que$to con altro modo più i$pedito, $e la ba- $e doue era l'acqua $i farà di_ uer$amente, re$tando l'al- tre co$e tutte le mede$ime, dalla ba$e, e l'acqua, che vi è dentro in poi; la canna M N habbia la bocca N forata giù giù in$ieme con il fu$to, o cãna della lucerna, di modo che $porga fuora di e$$a can- na, e po$$a$i turare: $e alcu_ no dunque acco$tandoui la bocca $offiarà per e$$a, il fia_ to pa$$arà nel calice, e cac- ciarà l'olio per la cãna XO, e $arà il mede$imo che già $i è detto prima, percioche qualunque volta $offiaremo, infondera$$i l'olio nel lucignolo: ma conuer- rà che la parte e$trema dell'orecchia, con il bucetto che rie$ce nel luci- gnolo, $ia ripiegata a rettangoli, acciò l'olio non venga $o$pinto fuora.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Calice nel greco $i legge griechische Buchstaben, uoce familiare anco a latini, e $ignifica propriamente $porta, o cane$tro, come $i raccoglie dalle parole di Ouidio nel 4. de fa$ti doue dice Hæc implet calathos lento de uimine nexos, Virg. in Alex. tibi lilia plenis Ecce ferunt nimphæ calathis, Ma è poi $tata u$ata in altro $ignificato ancora, e quando per un ua$o, quando per l'altro. Il mede$imo Virg. di$$e nel 3 della Georgica Nocte premunt quod iam tenebris, & $ole cadente. $ub lucem ex- portant calathis, doue deuendo tenere il fatte, conuiene che l'habbia po$to per un ua$o di materia $oda, e $i è tradotto calice, perche per un ua$o $imile, lo po$e mede- $imamente nell'Egloga Dafni, quando di$$e.Vina nouum fundam calathis A- ui$ia nectar.

Al dì d'hoggi $i $ono ritrouate lucerne molto più merauiglio$e di que$ta di Herone, e di uarie forti, una fia l'altre molto ingegno$a in$egna il modo di farla Giouam_ batti$ta Benedetti nel $uo trattato delle $peculatiouni mathematiche, e fi$iche.

Del Milliario. LXXIII.

Fabricare vn milliario, che po$toui $opra vn'ani- male formato in atto di $offiare, $offij ne' carboni, talche il milliario s'infiammi. Di più che po$to vna cannella aperta vicino al collo del milliario la non corra, $e prima non ver$aremo l'acqua fredda in qualche tazza, e che la fredda non $i me$coli con la calda, $e la non $cende al fondo, e che dalla can- nella e$chi caldi$$ima.

Sia la forma del milliario tal quale ad altri $arà in piacere, & in vn luogo, che riceua l'acqua, $i $epari con due tramezzi diritti vn qualche lochetto piccolo, tal che $ia chiu$o d'ogn'intorno, & habbia vna canna vi- cino al fondo forata in$ieme con e$$olui, che $ia di quella $orte, che $i met- tono $otto li carboni, vna parte della quale $i chiuda acciò l'acqua del milliario non vi entri dentro; L'altre canne poi rie$chino nel luogo là doue è l'acqua, acciò li carboni acce$e mediante vna canna, che rie$chi in quel poco luogo, è ben chiu$o, generino il vapore, e que$ti per vna certa canna forata in$ieme co'l coperchio del milliario, viene poi condotto per la bocca dell'animale $opra li carboni, peroche l'animale $tà di maniera piega_ to, che viene a $offiare in giù; e$$endo che dunque il vapore $empre $i ge- neri, così l'animale $empre $offia, perche il vapore è generato dal fuoco: ma $e ver$aremo vn poco d'acqua in quel luogo piccolo ri$errato, gene- raremo più parte di vapore, di maniera che $offiãdo l'animale oltra l'v$a- to, anco ri$caldarà maggiormente il milliario, come vediamo a punto nel-

li va$i bollenti, $olleuar$i il vapore dall'acqua. Ma l'animale $arà bene che $ia po$ticcio da leuare, e porre, mediante qualche chiaue accommoda- ta per v$o di ver$arui qualche pochetto d'acqua; & anco mede$imamen- te, $e non ci piacerà, che l'animale $offij più oltre nelli carboni, lo riuolge- remo mediante le chiaue nella parte di fuora; $ia $imilmente vna picciola tazza po$ta $opra il coperchio, dalla quale $i prolunghi vna canna fin giù vicino al fõdo del milliario, di modo che l'acqua fredda ver$ata que e$$a per uenghi al fondo: ma perche il milliario mett&etilde;doui l'acqua $i po$$a empire, come anco perche l'acqua, che $ourabolle nõ $i riuer$i fuora, fori$i vn'altra canna co'l coperchio del milliario, e ripieghi$i nella tazza, mediante la $ua $uperficie di dentro, acciò non rie$chi a$pera a toccare. Ma poneremo auanti gli occhi fabrica del milliario.

Fabrica$i vn cilindro concauo, la ba$e del quale $ia AB, e la cima CD; & vn'altro cilindro $imile $i fabrichi d'intorno al mede$imo a$$e, o fu$ello, la cui parte di $otto $ia EF, e l'altra di $opra GH, & all'apritura di fuo- ri de' cilindri $ieno $ourapo$ti li tramezzi, che po$$ino chiudere la loro con- cauità e turare le bocche di e$$i, & il cilindro EFGH habbia le canne OKLXLM, delle quali LX $ia forata in$ieme con lui da vna delle bande, cioè in X, ma gli altri da tutte due le parti, e rie$chino li capi lo- ro tanto da vn lato, quanto dall'altro in quello $patio frapo$to fra li due ci- lindri, nel quale $ieno $tabiliti due tramezzi EGFH, che venghino a co- gliere di mezzo il luogo GEFH, là doue rie$chi la canna forata, come $i è detto in$ieme con e$$olui $olo da vna parte: $ia poi ripo$to $opra del co- perchio, cioè $opra GH vna canna piccola, che habbia vn'animaletto fo- rato a$$ieme con e$$a, e $ia forato giù giù per tutto, e ripieghi$i di modo che $tia chinato $opra il luogo, doue $eranno li carboni. Ma $e qualche volta non voremo che l'animale $offij più oltre; $ia quella canna doue egli è po$ato, come$$a di maniera in vn'altra, che quando lo riuolgeremo ver- $o la parte di fuori non $offij nel luogo de i carboni, ma di fuorauia: ma per_ mettere l'acqua nel luogo GEFH, potremo $eruirci della canna, che $i comette, peroche leuato l'animale della canna doue $tà po$ato, per quel- la ver$aremo l'acqua dentro; onde pa$$i poi maggior parte di vapore nell'animale. Di più $i pone $opra il coperchio la tazza RS forata in$ie- me con e$$o, e che habbia nel fondo vna canna, che $i di$tenda fino al fon- do del milliario, dal quale però $tia tanto lunge, quanto non $ia poco al pa$$o dell'acqua. Quanto di acqua calda voremo dunque che $ia manda- ta, fuori, tanto ne ver$aremo dentro della fredda per RS, quale andarà per la canna, che conduce nel luogo, doue $tà la calda, che all'hora $olle- uando$i, andarà a ver$ar$i per la canna, che è d'intorno al collo dell'anima_ le, peroche l'acqua fredda entrata per la canna, non è per ancora me$co- lata con la calda, che è di $otto; onde così facendo, haueremo $empre l'ac- qua calda in vece della fredda, che vi $i mette; ma perche ci accorgia- mo quãdo l'acqua $i $olleua sù per il milliario, $i fa vno $piraglietto forato giù per tutto, che $tia fermato co'l collo $opra il coperchio, doue $i è fora- to, e habbia vna piccola canna, que$to ri$guardarà nella tazza RS, ac- cioche $olleuando$i l'acqua calda, venghi condotta in e$$a tazza: dun- que il modo di ciò fare è tale. Ma $e voremo che il luogo FEGH non occupi tutto, ma $olo qualche parte, $i faranno tramezzi $ino alla me- tà, & a quelli $i $ouraponerà vn'altro tramezzo, che riceua la canna, che ariua nell'animale, e da quel poco luogo $i porterà il vapore $opra li car- boni ardenti, e mettera$$i l'acqua $imilmente in e$$o.

ANNOTATIONI DI A. G.

Milliario e ua$o di rame, qual $ia la $ua forma $i raccoglie dalle parole di Palladio nel primo lib. de re ru$t. doue dice, Vas æn&ecedil;um milliario $imile, id e$t alrum, & an- gu$tum, ue$pere inter alucaria collocemus, & c. altri non ho trouato, che lo de$cri- ua piu particolarmente.

Di $onare la tromba, e d'imitare la voce del merlo. LXXIIII.

Hanno anco in v$o vn'altra fabrica non di$$imile, per $onare di tromba, & imitare la voce del merlo.

Si fabrica $imilmente l'i$te$$o milliario che habbia tutte le canne, che $ono nella ba$e forate da ogni parte, e fin giù vicino al fondo vadi la can-

na VT femina, nella quale $i cometta il ma$chio KL, che rie$chi nel lo- co dell'acqua calda, e $i giri mediante il manico KL, que$ta $ia forata con- tre fori MNX, e $imilmente la canna VT $ia forata con altre tanti fori ri$pondenti a gli altri MNX; ma all'incontro di X poi $i fori la ba$e, e $i tiri vna canna $aldata con e$$o foro X, $opra la quale $i pone vn'anima- le, $i come già $i è detto, e da MN e$cano le canne MONP, che han- no li capi di $opra ripiegati, e $ia forata in$ieme con que$ti, e $aldata la parte di $opra del milliario, e per quei fori entrino altre canne, come$$e nelle canne PO, $opra le quali $ieno po$ate que$te co$e, cioè in vno vn merlo, che $ia voto dentro, acciò po$$a tenerui l'acqua, e que$ta canna, doue $tà po$ato $i ripieghi, & habbia il 1 Phtongario di quella $orte, che $i fanno per mandar fuori le voci, e la piegatura peruenghi $ino all'acqua, che è nel merlo; quando ariua dunque la voce del phtongario all'acqua, manda fuora la voce del merlo. Similmente l'altra canna ha ella anco- ra vna canna inca$trata in $e, $opra la quale $tà po$ato vn'animale for- mato in gui$a di 2 Tritone, che tenghi la buccina in bocca, e que$ta can- na formata a modo di buccina, habbia la bocchetta, & il padiglione, $e- condo il $olito, pa$$ando poi dunque il vapore per la bocchetta, e per il padiglione congiunto con la buccina viene a generare il $uono. Però o$- $eruaremo con l'i$perienza quando il foro $i ri$contrarà nella canna MO, e quando nella canna NP, e quando all'animale po$to $opra di X, & ha- uendo notitia di tutte que$te co$e, faremo alcuni $egni nel manico KL, acciò $oni di buccina quando ci parerà che $oni, e $imilmente $offij quan- do ci parerà che debba farlo, & imiti quando ci parerà la voce del mer- lo. Per conto poi della tazza, e dell'alzar$i che fà l'acqua calda, fac- ci$i nel modo, che per prima detto hauemo.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Phtongario uiene dal greco griechische Buchstaben, che uuol dire $uouo armonia, e Ho- mero chiamò con que$ta uoce il canto delle $irene, $i che phtongario uorra $igni- ficare il luogo doue $i genera il $uono.

2 Tritone è mon$tro marino trombetto di Nettunno, e $uona in uece di tromba una conca marina chiamata buccina, $e bene con que$to nome hanno poi li $crit- tori chiamati alcuni i$trumenti da guerra; & anco pa$torali.

Dell'Organo da acqua. LXXV.

Fabrica dell'Organo da acqua.

Sia vn'altaretto di rame ABCD, nel quale $ia l'acqua, e nell'acqua vna mezza palla concaua riuolta $o$opra EFGH, che $i potrebbe per la $omiglianza chiamar forno, quale habbia nel fondo vna riu$cita nel- l'acqua, e nella $ua cima s'inalzino due canne forate a$$ieme con e$$a, delle quali vna cioè GKLM $i ripieghi nella parte di fuora dell'altaretto fora_ ta in$ieme co'l moggetto NXOP, dentro al quale rie$chi con la bocca, & habbia la $uperficie di dentro ri$pondente al ma$chio, a que$to moggetto $i accommodi talmente il ma$chio RS, che l'aria non vi po$$a entrare, & al ma$chio $i congiunga la $taggia Tgriechische Buchstaben, che $ia $tabile, e gagliarda, alla quale $i adatti vn'altra $taggia griechische Buchstaben, che $i moua intorno vna fibbia in griechische Buchstaben, e pa$$i per la cima della $taggia diritta griechische Buchstaben, doue $ia $tabilita immo- bilmente, dopò al moggetto NXOP $i $ouraponga vn'altro moggetto pic_ colo griechische Buchstaben forato in$ieme con e$$o, e coperto dalla parte di $opra, e che hab- bia vn foro, per il quale l'aria entri nel moggetto, e $otto quel foro $ia vna lametta, che lo ferri ritenuta da qualche chiodo, che habbia il capo acciò non e$chi; que$ta fi chiama plati$matio. Oltra di que$to dalla mezza palla EFGH tiri$i vn'altra canna FV forata in$ieme con vn'altra can- na, che $tia per il piano VZ, $opra la quale $iano po$te le canne griechische Buchstaben forate a$$ieme cõ essa, e che habbino nella parte di $otto vn

1 Glo$$ocomo forato a$$ieme con loro, le bocche delle quali griechische Buchstaben $ieno aperte, e per le bocche $i mettino li coperchi, che $ieno forati per modo che po$toui poi e$$i coper- chi, li fori loro ri$pondino alli fori delle canne, e quando li mede$imi $i ri- tirano venghino a variare, e chiudino le canne. Se dunque la $taggia po$ta per il trauer$o $i premerà in giù nella parte griechische Buchstaben, inalzando$i il ma- $chio RS di$caccerà l'aria contenuta nel moggetto NXOP, & ella chiu- derà il foro, che è nel picciolo moggetto mediante il plati$matio; onde pa$$arà per la cãna MLKG nella mezza palla, e dalla mezza palla nella cãna po$ta per il piano VZ mediante l'altra canna FV; dopo dalla can- na po$ta per il piano, pa$$arà nelle canne dell'organo, tuttauia che i fori loro ri$pondino alli fori delli coperchi, cioè qualũque volta vi $ieno accom_ modati li coperchio o tutti, o parte di e$$i; Accioche dũque quãdo volemo che $uoni que$ta, o quella canna dell'organo, li fori loro $i aprino, e quando volemo fermarci, $i rinchiudino, faremo a questo modo. Poniamo che $ia vno di quelli glo$$ocomi po$to in di$parte da gl'altri griechische Buchstaben, la cui bocca $ia griechische Buchstaben, e la canna dell'organo forata in$ieme con l griechische Buchstaben, & il coperchio adat- tato a quello griechische Buchstaben, che ha il foro griechische Buchstaben diuariato dalla canna dell'organo griechische Buchstaben.

Sia di più, per dire così, vn cubito di tre pezzi griechische Buchstaben, vn pezzo del quale cioè griechische Buchstaben $ia congiunto al coperchio griechische Buchstaben, e doue è griechische Buchstaben $i $uolga intor- no a vn chiodo; $e dunque ritiraremo con mano il capo del cubito griechische Buchstaben, tra- $portaremo il coperchio più adentro là doue griechische Buchstaben bocca del glo$$ocomo, e quando $erà più a dentro, all'hora il foro che è in e$$o $i affronterà con la canna dell'organo. Ma a fine che quando leuaremo la mano, il coper- chio per $e $te$$o $i ritiri, e non ri$ponda nella canna dell'organo, o$$erui$i que$to: metta$i $otto li glo$$ocomi vna $taggia eguale alla canna VZ, & in ogni parte egualmente di$tante da quella griechische Buchstaben, nella quale $i conficchi- no

2 Spatole di cornio gagliarde, e piegate, come $arebbe a dire vna O, accommodata per il glo$$ocoma griechische Buchstaben, al capo del quale e$$endo ligato vn neruo, $ia poi $imilmente annodato al capo griechische Buchstaben, di modo che venendo $pinto il coperchio adentro, quel neruo $i di$tunghi. Pertanto $e ritirando il capo del cubito griechische Buchstaben $pingeremo il coperchio nella parte dentro, il neruo ti- rarà la $patola di maniera, che venghi a dirizzar$i: ma quando lo rila$- $aremo, ritornata la $patola di nuouo a piegar$i, e nell'e$$ere di prima, ritirarà il coperchio dalla bocca, per modo che il foro venghi a variare. Accõmodate dunque in cia$cuno glo$$ocoma que$te co$e tali, quando vor- remo, che alcuna delle canne dell'organo $uoni, ritiraremo con le dita li cubiti, che $ono ordinati a quelle, e quando voremo che $i rimanghino di più $onare, leuaremo le dita, onde all'hora ce$$aranno, venendo ritirati li coperchi. Ma l'acqua, che è nell'altaretto, vi $i pone per que$to effet- to, accioche l'aria $oprabondante nella mezza palla, cioè quella, che di- $cacciata del moggetto $olleua l'acqua, $ia ritenuta, e conuertita in v$o delle canne dell'organo, che $onano. Ma il ma$chio RS $o$pinto in sù,

caccia come hauemo detto nella mezza palla l'aria, che era nel moggetto, ma ritirato poi, apre il plati$matio , che è locato nel piccolo moggetto, mediante il quale viene il moggetto riempito d'aria e$terna, onde $o$pinto poi di nuouo il ma$chio in sù, caccia quella nella mezza palla: & è anco meglio, che la $taggia Tgriechische Buchstaben $i moua intorno al vna fibbia vicino a T, pero- che per R po$to $imilmente nel fondo del ma$chio, $i accommoda alla fib- bia, co'l mezzo della quale conuiene poi di $pingere, e que$to accioche il ma$chio non $i $uolga, ma dirittamente $ia $o$pinto in sù, & anco $i ritiri.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Glo$$ocoma è uoce greca griechische Buchstaben, nè può con altra uoca latina, nè to$cana e$$ere intieramente e$pre$$a, in una traduttione latina antica $enza nome di auttore, che è appre$$o di me, $i legge in tutti quei luoghi doue il greco hà glo$$o- coma tradotto lingula, ma propriamente uuol dire la ca$$a, doue $i tengono le lin- guelle, è $tata $imilmente u$ata dalli $crittori in altri $ignificati a$$ai diuer$i da que$to, ponendola quando per un ua$o, quando per la bor$cia, quando per la $por- ta, $i come hà notato Celio Rhodig. nel cap. 25. del 7. lib.

2 Sputula, dice il greco griechische Buchstaben, che $ignifica coltello, $carpello, & anco ta- lhora un'i$trumento di cirugia, noi hauemo tradotto $patola, che è quel legno ri- dotto qua$i a gui$a di $pada, gro$$o alquanto nel mezzo, e tagliente dalle bande, del quale $i $eruono le donne per conciare i lini, e lo chiamano con que$to nome $pa- tola, che tali apunto conuiene, che fu$$ero quelle $tagiuole inte$e da Herone.

3 Parera for$i ad alcuno, che la traduttione di que$to theorema non $ia ben chiara come conueria, ma $appia che oltra la corruttione de i te$ti da quali non $i può ca- uare $en$o che $ia buono, la difficultà uiene dalla materia i$te$$a. perche non e$$en_ do in u$o a tempi no$tri que$ti organi $i fatti, non $i può compitamente intendere l'artifitio loro, $e bene Herone $i è sforzato di $criuerne apertamente quanto com_ porta la $trauaganza della machina, e delle $ue parti, po$$ono bene quelli che han- na practica de gli organi moderni imprendere molte co$e più de gli altri, non dal- la forza de'uocaboli antichi, e difu$ati, ma dalla $omiglianza delle parti che han- no que$ti con quelli. Vitruu. de$criue egli ancora la machina Idraulica nel cap. 13. del lib. 10. e tenta di ridurre a facilità l'intelligenza di e$$a, ma li $uccede fino a cer- to termine, è ben uero che il Barbaro l'hà illu$trata a$$ai con il $uo comento, pe- rò a lui potrà ricorrere chi ui de$idera $opra più diffu$o di$cor$o.

Dell'organo da vento. LXXXVI.

A fare vn'organo, che $offiando il vento $i ge- neri $uono delle canne mu$icali.

Siano le canne mu$icali A, vna canna per trauer$o forata in$ieme con loro BC, & vna diritta DE, dalla quale $i parta vn'altra per tra- uer$o EF, che vadi a riu$cire nel moggetto GH, che habbia la superfi- cie di dentro ri$pondente dirittamente al ma$chio, & a que$ti $i accom- modi il ma$chio KL, che po$$a $peditamente entrare in e$$o, e $iali con- giunta la $taggia MN vnita con l'altra $taggia NX, quale $i $uolga in-

torno all'a$$e PR, e nella parte N $ia vn chiodo, che $i di$nodi facilmen- te, e nella parte X $i ponga vn plati$matio congiunto con XO: & a e$$o XO congiunga$i l'a$$e S, quale $i moua mediante li cnodaci di ferro po$ti nel tauolato, che po$$a $uentolare, ma a l'a$$e S $ieno congiunti due timpa- netti griechische Buchstaben, delli quali habbia poi griechische Buchstaben alcuni ba$toni accõmodati al plati$ma- tio XO, ma griechische Buchstaben habbia certa co$a larga come quelle, che $i chiamano $uen- toli. Quando que$te co$e perco$$e dunque dal vento vanno tutte $uen- tolando, e voltano il timpanetto griechische Buchstaben, $i riuolge anco l'a$$e, & anco per con$eguenza il timpanetto griechische Buchstaben, e quelli ba$toni, che $ono in e$$o percotendo vno dopo l'altro nel plati$matio XO, $olleuano il ma$chio KL, & in quel mentre che il ba$tone non giunge, il ma$chio va$$ene a ba$$o, e caccia l'aria contenuta nel moggetto GH per le canne, & indi nell'organo, là doue manda fuora il $uono. Ma potra$$i bene $empre volgere il tauola- to, che ha l'a$$e incontro a lo $pirare del vento, accioche riuolgimento $ia con più forza, e più continuato.

ANNOTATIONI DI A. G.

1 Suentoli, $i legge nel greco griechische Buchstaben, uoce non u$ata, che io $appia da al- tro auttore, che o deriui dal uerbo griechische Buchstaben, che $ignifica $uentolare, & auen- are; o pure $ia compo$ta da griechische Buchstaben, che $ignifica uento, e da griechische Buchstaben, che $ignifica uento $econdo, ouero da griechische Buchstaben, che $ignifica inalzare, & incitare, credo che non po$$a tradur$i con altra uoce più propria.

2 In un te$to greco uenutomi ultimanente alle mani, ui $ono alcuni theoremi di più, che ne gli altri, che uanno attorno, ne' quali $i propone di fare molte piaceuo- lezze non meno belle, & ingegno$e di qualunque $i $ia contenuta in que$to libro, ma $ono $tati così male trattati dal tempo, che oltra l'e$$ere il te$to $corretti$simo, ui mancano anco le figure, di modo che non è $tato po$sibile di ridurli a $tato ta- le, che $i po$sino la$ciare u$cire in luce, tuttauia quello, che non $i è potuto ade$- $o, $i compirà for$i un'altra uolta, e $i la$ceranno uedere al mondo in compagnia di alcune inuentioni noue di que$to mede$imo genere.

IL FINE.

TAVOLA DI QVANTO In que$t'opera $i contiene

LEttera dedicatoria. Sonetti del Fatio. Ri$po$ta del Giorgi. Vita de l'Autore. car. 1 Introduttione del Giorgi. 2 Prefatione di Herone. 7 Teorema del $ifone torto. 13 Diabete $piritale. 15 Del cor$o $empre eguale. 16 Del cor$o parte eguale, parte ineguale. 16 Del $ifone che corre da $e $te$- $o. 17. 18 Della palla per inaffiare gli horti. 18 Della mede$ima. 19 Della Prochita. 20 Della palla vota. 21 De l'A$$ario. 22 Del $agrifitio. 22. 23 De' va$i che non $i ver$ano, $e non $ono pieni. 23 De' va$i concordi. 24 Del Melancorifo. 25 Della Ciuetta, e de gli vccel- li, & c. 25 Del $uono delle trombe. 27 Del $uono delle trombe, che $i fà nell'aprire del t&etilde;pio. 27 De'va$i, che ver$ano acqua, e vino. 28 Della coppa $&etilde;pre piena. 29. 30. Del va$o de' $agrificij. 30 Del va$o, che tiene varij liquo- ri. 31 Delli due va$i, ch'empiendo$i vno, l'altro, & c. 32 Della cannella, che dà vino, & acqua. 33 D'vn'animale,che notando $o- pra l'acqua d'vn va$o, & c. 34 Del modo di fare, che il vino corra, & c. 35 Delli $ifoni atti per e$tingue- re gl'incendij. 35 D'vn'animale, che beuendo grida. 36 D'vn'animale, e del Pani$co. 37 Del mede$imo. 38 Del $pruzzare coloro, ch'en- trano ne' portici, & c. 38 D'vn va$o, ch'empito di più ragioni di vino, & c. 39 D'vna lucerna, che per $e $te$- $a logora lo $toppino, & c. 40 D'vn va$o, che manda fuora l'acqua tal'hora, & c. 41 D'vn va$o, che riceue, & c. 42 D'vn Satiri$co, che, & c. 43 Delle porte,che $i aprono da lor po$ta; e chiudono & c. 44 Delle mede$ime in altro mo- do. 45 Del va$o da tre cannelle. 46 D'Hercole che $aetta il dra- go. 47 Del va$o di giu$ta mi$ura. 48 Del va$o doue $i gonfia l'ac- qua. 49 Del cõcento de gli vccelli. 50 De l'i$te$$o in vn'altro mo- do. 50 Delle palle, che ballano. 51 Della palla tra$parente. 51 Della goccia, che $tilla perco$- $a dal Sole. 51 Del Thyr$o. 52 De l'animale, che $uona la tromba. 53 Della palla, che $i riuolge. 53 Della cannella intermitten- te. 54 Di fabricare il va$o, che cor- re. 54 Del va$o doue l'acqua $ormon_ ta. 55 De gli animali, che gettano l'acqua. 56 De' va$i, che corrono per in- terualli. 57 Della vento$a. 58 Del Pyulco. 59 Del va$o, che corre diuer$a- mente. 6o Del va$o, che ver$a le mi$tu- re. 61 Del $agrifitio. 62 Della lucerna, che me$$aui l'ac- qua, $i riempie d'olio. 63 D'vn va$o,che hora corre, ho- ra non corre. 64 Della Lagena. 65 Del va$o, che corre per mi$u- ra. 66. D'vn va$o, che ver$a hora mi- $tura, hor acqua $chietta. 67 D'vn va$o, che me$$oui acqua corre hora l'acqua, & c. 68. Del va$o, che ver$a il vino per mi$ura. 69 D'vn va$o, che ver$a tanto vi- no in vna tazza, & c. 70 Della con$erua de' denari. 71 Di fare ch'vn va$o corra, ò nõ corra. 71 Del ballo de gli animali. 72 D'vna lucerna, che s'empie, da $e $te$$a. 72 Del Milliario. 74 Di $onare la tromba, e della voce, & c. 75 De l'organo da acqua. 77 De l'organo da vento. 79

TAVOLA DE GLI AVTORI CITATI.

ABbate Baldi. Alberto Magno Aleotti. Ario$to. Archimede. Atheneo. Ari$totile. Apollodoro. Bitone. Budeo. Cardano. Celio Rodigino. Ce$are Euolo. Cleomede. Columella. Commandino. Co$mo Bartholi. Daniello Barbaro. Diogneto. Eu$tathio. Eutocio. Fe$to Pompeio. Federigo Bonauentura. France$co Barocci. Formione Peripatetico. Filandro $opra Vitruuio. Fernelio. Fraca$toro. Filone. Galeno. Gio. Batti$ta Benedetti. Girolamo Magio. Georgio Agricola. Herodiano. Hippocrate. Homero. He$ichio. Herone Mecanico. Interprete di Theocrito. Leonbatti$ta Alberti. Martiale. Macrobio. Nehemia. Ouidio. Platone. Plinio. Pau$ania. Plutarco. Pandette. Plauto. Palladio. Pietro Ramo. Pappo. Proclo. Roberto Senale. Seneca. Sophocle. Tagautio. Vitruuio. Virgilio. Vicomercato.

Errori di $tampa. Carte. Faccie. Errori. 2 b lacura delle co$a fa- miliari 4 a de l'i$te$ta 4 a immaginar$i 4 b i$quifitezza 5 a ehe 7 a fi aggiunga 8 a immaginar$i 13 a grare 14 b auttore 15 b grarezza 17 b che $i più 20 b qrando 22 a qu $to 26 a canella 30 b acqna 35 b intrometono 36 a acqna 39 a vi manca que$to ver- $o 40 b dne 40 b vi manca il numero del Theoreme 41 b tall'hora 43 a bafe 53 a pianta del corimbo 57 a griechische Buchstaben 57 b vna parte delle gãbe 59 a vocc 65 a deutamente Corretti gl'impedimenti della cura fa- miliare de l'i$te$$a imaginar$i i$qui$itezza che $i aggiunga imaginar$i greue autore, e così in tutti gli altri luoghi greuezza che $ia più quando que$to cannella acqua intromettono acqua da Ari$totile in poi, che tocca non sò che tale nella terza que$tione mecanica, due XXXIII. tal'hora, e così $empre ba$e punta del corimbo griechische Buchstaben da vna parte le gambe voce debitamente.

Gli errori di poco momento, e le minutie d'ortografia, che da molti è diuer$amente inte$a, $i rimettono alla di$cre- tione de' lettori.

IL FINE.