DI HERONE
ALESSANDRINO
Ridotti in lingua Volgare
DA ALESSANDRO GIORGI
DA VRBINO.
Appre$$o Bartholomeo, e Simone Ragu$ij fratelli.
Con Licenza de' Superiori. 1592.
AL SERENISSIMO
IL SIGNOR FRANCESCOMARIA
FELTRIO DELLA ROVERE,
DVCA VI. D'VRBINO.
SE bene quelle i$te$$e ca-
gioni, che mo$$ero il
grande Anibale Cartagi-
ne$e à riputare Formio-
ne Peripatetico per huo-
mo che grandem&etilde;te de-
lira$$e; poteuo credere
che hauerebbono per a-
uentura fatto, che non
fu$$e giudicata minore impertinenza la mia, dedi-
cando que$ta traduttione à V. A. S. e$$endo à lei non
pure le materie di Filo$ophia, e di Matematica, $o-
pra le quali è fondato il pre$ente libro di Herone,
beni$simo note; ma anco la lingua greca, nella qua-
le fù da lui $uo primo Autore compo$to. Tuttauia
riuolgendomi per l'animo che il Commandino di
bona memoria fù il primo, che in que$te parti $u-
$citò le Matematiche, e da quelle tenebre cauando-
l'ignoranza di molti $ecoli pa$$ati; l'illu$trò di ma-
niera con tante honorare fatiche, quante tutto il
mondo sà che egli hà la$ciate, che molti, e molti
s'indu$$ero con la guida di lui à potre in e$$e lo $tu-
dio loro: tal, che auenne in breue, che $i come per
prima erano mal cono$ciure, & o$cure appre$$o la
più parte de gli huomini, così hora pochi$i troui-
no di quelli, che hanno gu$to di lettere polite, a'
quali que$te ancora più le familiari non $ieno. Il
che tutto, è ben vero, che ricono$cere $i deue dallo
$tudio, e dalla diligenza del Cõmandino, come da
in$trumento che è concor$o à $i fatta operatione;
ma molto maggiormente da V. A. S. come da cau$a
principale, di doue hà cominciato quel moto, che
$i è dopo tirato $ucce$$iuamente que$ta bona con$e-
guenza dietro; poiche quanto egli operò, e quan-
to val$e, fù particolarmente per l'aiuto, e fauori,
che in più modi riportò da lei. Onde la mede$ima
proportione, che hanno gl'effetti con le loro prime
cau$e, è nece$$ario dire, che habbino con V. A. S.
l'opere, e frutti di coloro, che hanno da que$ta ori-
gine hauuta l'occa$ione del loro $apere. Perciò con-
cludo, che non poteua di ragione donar$i, $e non
$olo à lei, que$ta, benche per altro di lei indegna fa-
tica, (quãto à quella parte che da me ritiene,) la qua-
le, come che già è molti anni, e fino da quel tempo,
che il Còmandino $e ne pa$sò à miglior vita, fù fat-
ta da me à prieghi de gli heredi $uoi; nondimeno
per alcuni ri$petti nõ $i poterono mai hauere prima
che l'anno pa$$ato, nè le figure, nè alcuni te$ti anti-
chi rima$ti nella $ua heredità; $enza l'aiuto de' qua-
li, non mi pareua di potermi $icuramente ri$oluere
intorno a molti, e molti luoghi di que$to Autore,
parte o$curi, e parte $corretti, che tãto nelli te$ti gre-
ci di Roma, e di Bologna; come anco nell'i$te$$a tra-
duttione del Cõmandino $i trouauano; poiche per
e$$er'egli $tato dalla morte preuenuto, non le haue-
ua potuto imporre l'vltima mano. Oltra che hò tar_
dato anco volõtieri, perche Hermolao Barbaro do-
po hauere accennato in alcuni luoghi del $uo com-
mento $opra Vitruuio, sè e$$ere in pen$iero, di fare
intorno a Herone que$ta mede$ima fatica fatta da
me, finalmente nel Cõm&etilde;tario del cap. xiij. del lib. x.
di$$e apertamente, che haueua po$to in lingua no-
$tra que$t'opera i$te$$a; ond'io $e tale $ua traduttione
fu$$e compar$a nelle mani de gli huomini, non ha-
uerei perme$$o che que$ta mia, $i la$cia$$e altri-
mente vedere, amando meglio che $i $te$$e occolta,
che veni$$e in paragone di quella di tant'huomo;
$i come non mi hà poi punto ritenuto di darla fuo-
ri, ma più to$to accre$ciutomi l'animo, l'hauerne
veduto vn'altra, $tampata già due anni $ono. Hora
tale, quale $i $ia, re$ti $eruita V. A. S. diaccettarla, e
gradirla, $e non per altro, almeno come $egno della
mia pronta deuotione ver$o di lei, e degni$i farmi
gratia di darle luogo fra l'infinito numero de' libri,
$ua laude, di quanti adunorno mai librarie famo$e,
quanto gli altri ciò fecero per boria, e per põpa; là
doue, ella lo fà $olo per cauarne il ricchi$$imo te$oro
delle $cienze, e quegli habiti, & ornamenti de l'ani-
mo, che la r&etilde;dono molto più ammirabile ne gl'oc-
chi di tutto il mõdo, che nõ fà l'e$$ere Prencipe Se-
reni$$imo; poiche in que$to hà pure alcuni pari, ma
nel $apere, e nel'arte del ben gouernare i popoli, (ar-
te veramente architettonica di tutte l'altre) è $ola, e
$enza e$$empio: come ciò molto bene dimo$tra il
quieto $tato, nel quale $i viuono li popoli a lei $og-
getti, liberi per la $ua prud&etilde;za da quelle tante cala-
mità di fame, e di altri turbamenti, onde vediamo
gli altri conuicini e$$ere mi$eram&etilde;te oppre$$i. Così
Dio la con$erui lungam&etilde;te $ana, e felice, acciò po$$a
cõ ottimo $ucce$$o e$$ercitare il $uo valore, per be-
nefitio di quelli, che $e ne $tanno $otto il $uo gouer-
no: & a me dia gratia di potere, $i come $pero, fare
con altro maggior dono, vn giorno più ampla di-
mo$tratione del mio puro affetto ver$o V. A. S. alla
quale con que$to fine, faccio come deuo humili$s.
riuerenza. Di Vrbino il di 3. di Ago$to. 1592.
ma
D. V. A. Ser.
mo re
Deuoti$s. Ser.
Ale$$andro Giorgi.
Il Sig. Gio. Batti$ta Fatio al Giorgi.
A
Valor che'n que$te carte vnico $plende,
D'honorato de $io l'alma s'accende
Di formar carme a te nobile, e chiaro:
Humili, e rochi, il tuo gran merto rende,
E'n $ua propria virtute in alto a$cende
Sì ch'a pena il pen$ier vi giunge a paro,
Non $pira,e Amor perch'io tal'hor $oruole
L'altere nubi, non m'impenna l'ali.
Palustre augel; quand'anco à $i gran $ole
Occhio Aquila non hà, ne penne eguali.
Del mede$imo all'i$te$$o.
T'
Che qual più moue hoggi pegiato stile
Indu$trio$a man, pouero humile
A sì nobil $oggetto non ri$ponde:
Di facondia immortal $pirto gentile;
Onde ancor $enza te negletta, e vile
Fora di Dafne $ua l'eterna fronde:
Tuo raro, e nouamente hoggi s'honora
HERONE
Come $e ste$$o il $ol di $e colora,
Tale in te $ei per te $ublime, e chiaro.
S
Potrò
T'alzerò doue lumino$o, e chiaro
Splende il Rettor de l'honorata Delo,
Per de la notte il tenebro$o velo;
Al na$cer tuo, così $i dileguaro
De l'ignoranzaria le nubi, e'l gelo.
Non teme, al $ol di tue virtuti ardenti,
Di Saturno, e di Lethe horrido verno:
Sparge $alubre humor: tu nelle menti
Spirerai di virtù de$ire eterno.
Ri$po$ta del Giorgi:
S
Spiegar le piume; e l'erte vie del cielo
Premendo, farmi non illu$tre, ò chiaro,
Ma noto almeno, & in Arpino, e'n Delo.
S'oppo$e, e ruppe come$$a fragil velo
I bei pen$ier, ch'all hor sì dileguaro,
Qual fior, ch'ancide ò tropp'ar$ura, ò gielo.
D'ergermi $erbo $olle voghe ardenti,
C'hanno de gl'anni homai non lunge il verno.
Propitio; $egui, e fra le $aggementi
Splenderai cinto di decoro eterno.
BREVE DESCRITTIONE DELLA VI-
TA DI HERONE ALESSANDRINO.
HERONE Autore di que$to libro heb-
be Ale$$andria di Egitto per $ua pa-
tria, onde tra$$e il cognome di Ale$-
$andrino; fù $uo mae$tro Cte$ibio
A$creo, quale come $criue Atheneo
nel 4. lib. de' Dipno$ofi$ti fabricò vna certa machina
hidraulica, nel t&etilde;po del $econdo Tolomeo Euergete,
di modo ch'e$$endo que$ti $tato $uo di$cepolo, $i può
raccogliere, che fiori$$e anni cento auanti la venuta di
Chri$to no$tro Signore, fù filo$ofo, e matematico di
gran nome, e $cri$$e molte opere, delle quali parte an-
cora viuono, e parte $ono mancate per il lungo cor$o
de gli anni; ma però $i trouano citate da Eutocio
A$calonita, da Pappo Ale$$andrino, da Proclo, da
l'altro Herone Mecanico, autore del trattato delle Ma_
chine da guerra, e della Geode$ia, da alcuni Autori to-
de$chi, e finalmente da Pietro Ramo, quale nelle $ue
Scole matematiche non dubitò di porlo al pari di Ar-
chita, di Leonte, di Eudo$$o, di Ari$totele, e di Archi-
mede; e que$to perche (come egli dice) congiun$e la
Geometria di Platone, con le Mecaniche di Archime-
de, e l'arte, con l'v$o del'arte, il che fece principalm&etilde;te
li Pappo fà mentione nella x. propo$. del probl. 6. del
lib. 8. onde $i può dire di lui, quello che di$$e Plutar-
co di Archita, e di Eudo$$o, che haueuano tra$porta-
re $e contemplationi matematiche da l'animo, e da
quella intelligenza, che è propria della mente, à gl'e$-
$empi delle co$e corporce, e $en$ibili; e certo $i può di-
re meritamente, poiche non contento che la Geome-
tria $e ne anda$$e ornata $olo d'argomenti, e di demo-
$trationi, la ridu$$e à l'v$o, & alla pratica; il che fù ca-
gione, che egli fu$$e tanto più accet
gl'altri autori, ch'in$egnano i principij, le regole, e pre_
cetti del'arte; quanto $ono molto più $aporiti e grati
al gu$to li frutti de gl'arbori, che non $ono le radici, ò
il tronco di e$$i, e que$to ba$ti della vita di Herone,
poiche in breue v$ciranno in luce le vite de Matemati-
ci illu$tri, de$critte amplamente, e con molta diligen-
za, e $tudio, fra le quali $arà quella del pre$ente Auto-
re, doue $i vederà raccolto quanto in materia tale $i
poteua de$iderare: opera del no$tro Signore Berardi-
no Baldi digni$$imo Abbate di Gua$talla, della dottri-
na, & eccellenza del quale oltra la fede, che fanno li
$critti $ino al pre$ente da lui publicati, faranno anco
maggiormente gli altri, che tuttauia compone.
INTRODVTTIONE
DI ALESSANDRO GIORGI
ALLI SPIRITALI DI HERONE.
NON $i può $enza molta merauiglia con$idera-
re, come alcune nobili$sime arti e$$endo già
$tate in $ommo pregio del mondo, $i $iano do_
po à tanta declinatione ridotte, che à qual-
che tempo qua$i à pena $i $ia matenuta viua la
memoria loro: di che alcuni hanno recata la
cagione alla negligenza, e tra$curaggine de gli huomini, che
la$ciati$i oltra modo allettare dal diletto delle co$e apparenti,
non hanno innalzato l'intelletto alla cognitione de l'inui$ibili.
Altri hanno ciò attribuito al cor$o delle $telle; altri $timorno
e$$ere proceduto da certa in$tabilità, propria sì di tutte le co$e
humane, che non permette loro di fermar$i più che tanto, in vn
mede$imo $tato. Ma $ia$i pure quale $i voglia la vera, ba$ta be-
ne, che que$ta variabile vicenda delle co$e, $i è vi$ta e$$ercitare
notabilmente le $ue forze nelle Matematiche ancora; quali nõ
più to$to nate, crebbero in breue $patio in tanta $tima, che per
commune opinione di tutti, non poteua riportare lode di no-
bile ingegno, e meno e$$ere amme$$o nelle più famo$e acade-
mie della dotta Grecia, ($cola in quel tempo di tutto il mon-
do) chiunque non haueua di e$$e più che mediocre notitia: e
dopo qualche interuallo, qua$i che quella fu$$e $tata la meta $u-
prema del loro progre$$o naturale, declinorno per sì fatto mo-
do, che furono à pericolo di rimanere $epolte in vna perpetua
obliuione: nel quale indegno $tato fermate$i per alquãto tem-
po, cominciorno finalmente gli anni adietro à ri$orgere di
nuouo, di nuouo à caminare $peditamente alla grandezza, &
all'eccellenza; doue che tuttaiua $ono poi andate maggiorm&etilde;-
te auanzando$i: e $onui $tati, e $ono molti, e molti dotati di
pellegrino ingegno, che hanno $pe$o lo $tudio loro, altri ren-
dendo luce con commenti, & annotationi à l'opere de gli anti-
chi; altri componendone di nuouo; & altri tra$portãdole dalle
ammirati, e riputati degni di molta lode, così all'incontro hò
$ommamente de$iderato di potere imitarli almeno in qualche
parte; e non mi comportando la debolezza del mio ingegno, e
la cura delle co$e familiari di applicar l'animo à opera, in que-
$to genere di maggior momento, m'indu$si gli anni pa$$ati à
prieghi d'alcuni amici, à porre mano alla pre$ente traduttio-
ne; dalla quale mi gioua pure di credere, che commodo non
poco riporteranno quelli, che $i dilettano di $imili $tudi, poi-
che delle due cagioni, che $ogliono rendere le materie difficili
à e$$ere inte$e, cioè la lingua e$terna, e la naturale o$curità del
$oggetto, che tutte due $i trouauano in que$to libro, $timo di
hauerne vna in tutto rimo$$a, & ageuolata di maniera l'altra,
che $erà da hora innanzi accomodato all'intelligenza di molte
più per$one, che non era; e$$endomi sforzato di tradurlo in fa-
nella non $olo per $e $te$$a facile, ma di più, hauendo illu$trati
molti luoghi, che erano per troppa breuità o$curi; & altri che
erano oltra modo $corretti, re$tituiti alla vera lettione; il che
però non $i è $enza molta fatiga potuto con$eguire; Poi che li
te$ti tanto $tampati, quanto à penna di$cordauano in più par-
ti; non pure nelle parole, e ne' concetti, ma nelli theoremi
intieri; e che più nell'iste$$a diui$ione del libro, perche il te$to
di Roma $i troua e$$ere diui$o in due; il che $e bene pare fatto
con qualche ragione, hauendo po$to nel primo tutti li theore-
mi più $emplici, che $ono come elem&etilde;ti de gli altri, che $eguo-
no poi nel $econdo, compo$ti di varij membri: tuttauia parte
degli Autori antichi citando que$to trattato, mo$trano di te-
nere, che $ia vn libro $olo, e tale fù l'opinione del Commãdino,
quale hauiamo $eguitato noi ancora; Frãce$co Barocci frà mo-
derni fù di parere che anda$$e diui$o in due. Oltra di ciò per
più facilitarlo, vi hò fatte alcune breui annotationcelle, doue
lo ricercauano l'a$prezza della con$truttione, e li vocaboli mal
noti, o per la nouità, o per l'antichità, o per e$$ere compo$ti,
o per e$$ere nomi proprij di pe$i, di mi$ure, di va$i, e d'in$tru-
menti, de' quali $i troua raro mentione in altro aurore. Con
tutto que$to non vorei che altri $i de$$e à credere, come fanno
molti, che per hauere trattate in lingua volgare que$te materie
to facili, che pote$$ero da gl'intelletti ottu$i e$$ere inte$e: per-
che col tra$portare da vn idioma ne l'altro, le $i fà nulla di
più, ò poco, che liberarle da quelle tenebre accidentali della
lingua fora$tiera, e con il cõm&etilde;tarle, $i leua loro bene in parte,
ma non à fatto, la difficultà, che dalla $otigliezza del $oggetto
procedeua. Hora veniamo al no$tro intento: $cri$$e Ari$totile
nel principio delle Que$tioni Mecaniche, che quando fà bi$o-
gno di operare alcuna co$a fuori de l'ordine, e della di$po$i-
tione della natura; la difficultà che in ciò $i pre$enta, rende
l'animo $o$pe$o, e per $uperarla è nece$$ario l'aiuto de l'arte;
hora quella portione de l'arte, che $occorre à tale difficultà,
chiamiamo noi Mecanica; e Mecanico l'artefice, che l'e$$erci-
ta; e Machina l'opera che egli fà: que$ta poi $i diuide $econdo
Herone Mecanico, e come riferi$ce Pappo nel principio de
l'ottauo libro, in due parti, cio in Mecanica rationale (per
dire così) & in Mecanica manuale, la rationale, prende li $uoi
fondamenti dalla Geometria, da l'Aritmetica, da l'A$trono-
mia, e dalle ragioni naturali. La manuale $i $erue de l'arti fa-
brili, de l'Eraria, de l'Edificatoria, della Pittura, e d'altre $i-
mili. Sono parti di que$ta, la Manganaria, ch'in$egna di leua-
re in alto pe$i, benche $mi$urati con poca forza: la Mecano-
pœtica, ch'in$egna di facilmente inalzare l'acque da luoghi
profondi; l'Organopœtica, ch'in$egna di fabricare gl'in$tru-
m&etilde;ti, e tutte le machine chiamate da Greci Poliorcetiche, qua-
li $eruono per v$o della guerra, e ne $ono pieni li libri di Athe-
neo, di Bitone, di Herone Mecanico, di Pappo, di Filone, e di
Apollodoro. La Centrobarica, dalla quale depende poi la Sph&ecedil;-
ropœia, con l'altre $ue compagne. Parte finalmente di que$ta
è la Thaumaturgica, della quale fece particolare profe$sione
il no$tro Autore, e $i diuide in tre altre parti, delle quali vna
c'in$egna le varie operationi merauiglio$e, che $i fanno per via
di Clep$idre, ò vogliamo dire d'acqua che pa$si per minuto, &
artifitio$amente da vn va$e, à l'altro: e di que$ta $cri$$e Herone
quattro libri. L'altra c'in$egna per via di rote, di molle, di
timpani, di nerui, di corde, di dare il moto à co$e per loro na-
tura immobili, e farle parere animate; come $i legge, che fu-
Archita, e l'aquila e la mo$ca, che riferi$ce Pietro Ramo: di que_
$ta $cri$$e mede$imam&etilde;te due libri; e li chiamò gli Automati, ò
delle Machine Semouenti po$ti nella lingua volgare con molta
diligenza, e felicità, & illu$trati di belli$sime figure dal no$tro
Reuorendi$simo Abbate Baldi. La terza, c'in$egna per via di
$pirito, ò aria rinchiu$a, di fare che $uonino gli organi, come
faceua Cte$ibio, imitare le voci di varij vcelli, $ibili di $erpen-
ti,e $uoni di trombe, con le quali ragioni, ò $imili $i può cre-
dere, che fu$$e fabricata la $tatua di Mennone, ò di Se$o$tre;
che come riferi$ce Pau$ania, ogni giorno a l'apparire del $ole
mandaua fuori certo $trepito armonico. E li remi di argento,
che $i operauano nella barca di Cleopatra Regina di Egitto,
quali e$$endo dentro voti, tutte le volte, che percoteuano l'ac-
qua, rendeuano $oaui$simo $uono, per ri$petto de l'aria, ò $pi-
rito, che cacciato, & agitato da l'acqua, $i rompeua pa$$ando
per alcuni trafori $tretti, e fatti ad arte. In$egna $imilmente
di fare diuer$i va$i di mirabili effetti, intorno à che, furono
molto curio$i gli antichi, onde $i legge, che vn Fitone Agrig&etilde;-
tino hebbe in ca$a $ua priuata va$i trecento di pietra artifitio-
$amente fatti; che più? vol$e Vitruuio, che $i face$$ero va$i,
$eruando certa determinata proportione di grandezza fra di
loro, e $i pone$$ero ne' Teatri con le bocche riuolte in giù, di
modo, che riceuendo le voci de recitanti rende$$ero certo $uo-
no grato à gli orecchi. Oltra di que$ti, c'in$egna di operare
molti altri effetti, parte vtili, e parte merauiglio$i, onde $i può
cauare il modo, di fare tutte le fonti più artifitio$e, e me$co-
lando la natura con l'arte di rappre$entare gemitij, $pruzza-
menti; gorgogli, grondare, bollori, mormorij, $pume, tremo-
ri, mu$ica d'acque cadenti, & altre mille diletteuoli vaghezze,
e $trane bizzarrie. Di que$ta $cri$$e Herone il pre$ente tratta-
to, chiamato da lui Pneumatico, che è quanto à dire Spiritale;
lo $tudio del quale $i come egli mede$imo afferma, è commu-
ne tanto al Filo$ofo naturale, quanto al Mecanico: poiche il
Mecanico $i ve$te qua$i l'habito del naturale, quando con$ide-
ra le qualità della materia, il motore, il moto, la quiete, il luo-
go, il vacuo, e tutte l'altre circon$tanze $imili, che po$$ono in
come fece Diogneto: & in$ieme non $i $corda di e$$ere Matema_
tico, contemplando la proportione, il numero, la grandezza,
la di$tanza, l'ordine, la figura, e le cagioni, onde hãno l'origine
loro gli effetti pieni di merauiglia, e come procedono dalla mi_
racolo$a proprietà della figura circolare, principiò come di$$e
Ari$totile nelle Mecaniche di tutti gli altri miracoli, per e$$ere
compo$to di mobile, & immobile, per contenere in sè diuer-
$e contrarietà ma principalmente il curuo, & il conue$$o in
vna i$te$$a linea indiui$ibile per larghezza, & altre molte iui
da lui de$critte, $opra le quali $ono fondate non pure le ragio-
ni di tutte le machine più miracolo$e, ma quelle de l'i$te$ta ma-
china del mondo, e$$endo come $i legge nella Sapienza, di$po-
$ta con mi$ura, numero, e pe$o; talche non Cte$ibio (come vo-
le Vitruuio) fù inuentore delle machine Spiritali, non Volca-
no, non Dedalo delle Semouenti, come vol$ero gli antichi, ma
l'i$te$$o mae$tro di que$ta fabrica del mondo, da l'opera del
quale, $i come tra$$e Archimede l'e$$empio della $ua tanto lo-
data machina di vetro, doue non altrimente, che $i veda tal-
uolta $colpito in vn picciolo anello la $omigliãza d'vn grandi$-
$imo Collo$$o, $i vedeua mirabilm&etilde;te e$pre$$o in quello angu$to
$patio la proportione, l'ordine, & il moto col quale fù fatta, e
va$si mantenendo que$ta va$ta mole mondana, così potrebbe
altri cauarne varij modelli di tutte le più $tupende machine,
ch'immaginar$i pote$$e mai pen$iero humano. Ma veniamo à
dichiarare le co$e nece$$arie di $aper$i, per bene intendere quã-
to dice Herone, e cominciamo dalla diffinitione della machi-
na, quale Vitruuio di$$e, che era vna perpetua, e continuata
congiontione di materia, che hà grandi$sima forza ne' moui-
menti de' pe$i: ma pare che que$ta diffinitione $ia diffetto$a,
e manca, e che egli habbi hauuto $olo riguardo alle machine,
che tirano, che $o$pingano, e ch'alzano, $enza pen$are, che così
dicendo, le Spiritali, e Semouenti rimaneuano in tutto e$clu$e;
però farebbe for$e meglio dire, che è vn compo$to ingegno$o
di co$e proportionate, atto à operare con violenza, e que$ta
comprenderà tutte le $pecie. Si è detto che è vn compo$to;
perche vn legno $olo, un ferro $olo, vna corda $ola non con-
le machine vi hà più parte l'ingegno de l'artefice, che la mate-
ria: di co$e, come $ono legni, ferro, corde, nerui, acqua, aria,
$pirito, e $imili: proportionate, hauendo riguardo alla forma,
al $ito, al tempo, alla di$tanza: atto à operare con violenza,
perche $i fabricano tutte le machine, ò per dare il moto à co$e
che non l'hanno, ò per accre$cere il loro moto naturale, ò per
mouerle in contrario di quello, che $i mouerebbono natural-
mente: l'arte di farle $tà fondata, come $i è detto, parte nelle
ragioni, parte ne l'i$perienza; l'i$perienza è vna notitia ac-
qui$tata col mezzo di molte proue $imili appre$e da i $en$i; l'ar-
tefice ine$perto molte volte non con$egui$ce il fine, per cagio-
ne della materia che tratta, la cui natura è à lui for$e mal no-
ta, ma chi opera col mezzo de l'i$perienza, tutto che non $ap-
pia la ragione de gli effetti, la pratica li è guida, ne lo la$cia in
tutto errare, tuttauia l'i$perienza è pure a$$ai men nobile de
l'arte. L'in$trumento è differente dalla machina; perche è più
$emplice, come $ono il martello, la $ega, e $imili, euui anco
vn'altra differenza, che l'in$trumento non $i moue à operare
da $e, ma qualche machina $i bene. Opera è quel lauoro, che
re$ta dopo l'operatione de l'arte. Operatione è quel progre$-
$o, che fà l'arte mentre lauora. Fine è quello, al quale s'indriz-
zano l'operationi da l'operante. L'ordine è quello che contie-
ne il prima, e'l poi nella locatione delle parti: l'oppo$ito $uo
è la confu$ione. Proportione è comparatione di parti d'vn
mede$imo genere, che t&etilde;dono à l'i$te$$o fine Di$po$itione è di
due $orti, vna che viene dal ca$o, ò dalla nece$sità, l'altra da
l'arte ch'in$egna che co$a, in che luogo porre $i conuenga, ò
vero come di$$e Vitruuio, è atta colocatione delle co$e. Spi-
rito quello che $ia, e da diuer$i diuer$amente con$iderato, è dif-
finito, li Medici di$$ero, che era quella facoltà diui$a in tre par-
ti, cioè animale, vitale, e naturale, onde l'anima fà le $ue ope-
rationi. Ari$totile vol$e, che fu$$e aura, ò vento cagionato da
l'e$$alationi calde, e $ecche, quali a$cendendo alla $econda re-
gione de l'aria, e quiui perche ella $i moue in giro, prendendo
il mouimento loro laterale diueni$$ero venti; Ma i latini furo-
no di diuer$a opinione, cioè, che per e$$ere l'aria di $ua natura
$ono calde, e $ecche, le $i oppone$$e, e contra$tãdo le ricaccia$$e
in giù per forza: onde in quel contra$to $i cagiona$$e gran mo-
uimento d'aria, e $ucce$siuamente il vento; intorno à che $i
potrebbono addurre di molte co$e, che non occorre in que$to
luogo riferire. Ma chi de$idera di hauerne compita notitia,
ricorra à l'Anemologia del no$tro Molto Illu$tre Signor Fede-
rigo Bonauentura; che pur hora $e ne viene in luce, e vi trouarà
tutta la materia de' venti $ottili$simamente e$$aminata, e con
molta dottrina pienamente ri$$oluta. A noi ba$ti dire, che $piri-
to $econdo il no$tro Herone, è propriamente l'aria commo$$a
nelle machine, e nelli va$i $piritali, mediante il contra$to che
fanno alcuni elementi vno con l'altro. Il luogo è termine di
quel corpo, che contiene, & ogni luogo, come luogo, è
preci$amente eguale al corpo contenuto: ma $e inquanto che
contiene, $i po$$a dire maggiore, nõ importa con$iderare quã-
to al no$tro int&etilde;to. Oltra di que$to, ogni corpo è forza che $ia
in qualche luogo, & in ogni luogo è nece$$ario che vi $ia qual-
che corpo; e l'ambito, e circonfer&etilde;za del cielo è luogo cõmune
de l'univer$o. Il Moto hà molte $pecie, ma tre $ono le con$ide-
rate da Mecanici, cioè l'attrattione, quello che $i fà $o$pingen-
do, il terzo che è naturale, come delle co$e greui al centro, e
delle leggieri à l'alto, il moto de l'attrattione, e del $o$pingi-
mento con$iderato dal Mecanico è $empre con violenza, $e be-
ne il Cardano pare che tenga il contrario, affermando che
auenga dalla propria forma de l'elemento, che abbori$ce la
rarità, ò den$ità maggiore di quello che à lui può per natura
conuenire . Il moto violento è più gagliardo nel principio,
e nel mezzo, $i come il naturale hà più forza nel fine. Quat-
tro $ono le cagioni, che rendono il moto violento veloce, e
durabile: prima che la cagione mouente moua da principio
velocemente: $econda, che moua per lungo $patio: terza, è la
di$po$itione del mezzo, per il quale $i moue, che habbia in $e
tal rarità che non impedi$ca il moto: quarta, è la figura della
co$a che moue, e che vi en mo$$a, ch'vna po$$a prontam&etilde;te ope-
rare, e l'altra riceuere l'impre$sione. Ne$$una co$a $i moue $en-
za motore, e la co$a mo$$a con violenza, non hà il principio del
violento, $ono mo$$e da motore, che è fuori della co$a mo$$a,
quale quando hà poi cominciato à mouer$i, non è tanto il mo-
tore che la moue, quanto l'impeto aqui$tato, $i come il caldo
cagionato dal fuoco ne l'acqua, $e bene $i rimoue il fuoco, non-
dimeno coce la mano, perche l'accidente vnito con violenza
ritiene per qualche $patio la $ua forza. Il moto, e la quiete non
$ono contrarij, $e non $olo con$iderata la quiete, come priua-
tione, ma bene è contrario vn moto à l'altro moto. Tutto quel-
lo che $i moue, ò moua$i tutto vnitamente in$ieme, ò moua$i di
parte, in parte, è di nece$sità nondimeno, che habbi vna parte
in $e quie$cente, di doue prenda $uo principio il moto, & alla
quale appoggiata la parte mouente, po$$a poi mouere quello
che intende mouere. E nece$$ario che la virtù, e forza del mo-
tore, e del quie$cente habbino vna cotale conuenienza in$ie-
me, perche $i come è vna certa forza, e po$$anza quella per la
quale $i moue, quello che $i moue: parimente ancora è vna $imi-
le po$$anza per la quale $tà fermo, quello che $i dice $tar fermo.
Il mede$imo ri$petto che $i con$idera che habbi vn moto ver$o
vn'altro moto, hauerà vna quiete ver$o l'altra; quiete, e pari-
mente in quel grado che $i troua il moto ri$petto alla quiete, è
necce$$ario che $i troui la quiete ri$petto al moto, le po$$anze
eguali non s'imprimano vna, e l'altra, e$$endo che l'impre$sio-
ne auenga per il dominio, e per l'eccellenza delle forze. Il va-
cuo $e $ia, ò nõ $ia, è $tato gran cõtra$to fra gl'antichi Filo$ofi:
perche li Pithagorici $timorno che fu$$e fuori del mondo, e di-
ceuano che il mondo in quel vacuo, e da quello haueua la com-
modità di re$pirare: fù $eguitata que$ta opinione anco da
Cleomede, onde $i sforzò di $tabilirla con molti $uoi argo-
menti, concludendo, che quel niente, che alcuni hanno detto
trouar$i di là dal cielo, $ia l'i$te$$o vacuo, quale è non sò che
$implici$simo, incorporeo, non compren$ibile dal $en$o, che
non hà, nè può riceuere figura, e non hà po$$anza di operare,
nè di patire: ma $ta$si a$$olutamente di$po$to à riceuere il cor-
po: & in $omma il vacuo $econdo loro è quello, che può veni-
re riempito, ò vero abbandonato dal corpo, nelle mutationi,
che $i fanno da luogo, e luogo: ma non $i trouando (come $i è
chiara co$a che tale opinione $ia fal$a. Altri vol$ero che $i tro-
ua$$e, e pote$$e $tare il vacuo a$$olutamente ama$$ato in varij
luoghi dentro all'ambito, e giro del cielo: a$$erendo, che $e
que$to non fu$$e vero, $i anullarebbe il moto da luogo, à luo-
go, percioche e$$endo qualche $patio dal luogo doue la co$a $i
moue, $in doue int&etilde;de arriuare, $e quello $patio nõ fu$$e vacuo,
ma ripieno d'altro corpo, ò quel corpo opponendo$i impedi-
rebbe il mouimento, ò vero $i penetrariano più corpi l'vn l'al-
tro, ò vero cedendo $aria necce$$ario, che gli altri corpi con-
tigui face$$ero luogo à quello, che cedere così gli altri di ma-
no in mano vicendeuolm&etilde;te, fin che $i arriua$$e al giro del cie-
lo, ch'è l'vltimo luogo; co$e tutte impo$sibili: e s'intrigor-
no tanto in que$te opinioni Zenone, e Meli$$o, che pre$torno
più fede à gli argomenti, che al $en$o. Ma come vn corpo ce-
da, e dia luogo à l'altro, e come $i faccia la conden$atione, e
la rarefattione, non per ri$petto del vacuo, altamente in$e-
gnò Ari$totile nel te$to 63. & 84. del quarto libro della Fi$ica,
dic&etilde;do, perche alcuni corpi più rari, per la compre$sione ven-
gono di$cacciati fuori del corpo compre$$o, ò vero rientrano
nel corpo che $i dilata, ò pure perche la proprietà, e natura
della materia è tale, che e$$endo in potenza, può ridur$i à l'at-
to, e riceuere maggiore, & minore quantità, $enza che altro
le fi aggiunga di fuori. Con i quali fondamenti è facile di $cio-
gliere tutte le ragioni appoggiate al $en$o, per prouare il va-
cuo. Ma per non e$$ere fuora di modo lungo, e perche non è
no$tro fine di trattare materia tale in que$to luogo, la$ciarò
ch'altri ciò veda ne i proprij fonti d'Ari$totile, & anco de gli
Interpreti, che tutto que$to trattorno diffu$amente nel 4. della
Fi$ica dal te$to 50. $ino all' 86. Dirò bene che non $olo non è
verò che per $are il mouimento da luogo, e luogo, $ia nece$$a-
rio di concedere il vacuo, ma di più, che concedendo$i, vereb-
be ad anullar$i il moto locale, peroche facendo$i que$to, ò più
veloce, ò più tardo $econdo la di$po$itione del mezzo, per il
quale $i viene à fare, $e il mezzo dunque fu$$e vacuo, non $i tro-
uaria nel moto contra$to alcuno, talche $i faria non pure velo-
ti$simo, ma in vno i$tante; in vno i$tante non $i può fare, che
trimente fare mouimento locale. Oltra di que$to nõ $i può at-
tribuire al vacuo operatione alcuna; adũque nò è che $e fu$$e,
non permetteria la natura, che $te$$e otio$o, come non lo per-
mette à l'altre co$e, che hanno l'e$$ere. Con tutto que$to, tie-
ne diuer$a opinione il no$tro Herone, e sforza$i di prouare con
ragioni, e proue $en$ibili, che il vacuo $i troui di$gregato in
varie particelle minute, $par$e per la ma$$a de gl'altri corpi na-
turali, e che quelle particelle di vacui di$gregati, $i po$sino con
qualche violenza riunire in$ieme. Il che non credo, che faccia
per non hauere veduto quanto ne $cri$$e Ari$totile, che già era
$tato prima di lui al mondo, e conueniua, che li $uoi $critti
fu$$ero publicati; ma più to$to, perche $i troua$$e obligato à
qualche altra $etta, ò vero for$e, perche con que$ti principij;
parue à lui, di potere più facilmente $aluare, e rendere la
ragione, di quanto $i vedeua $uccedere intorno alli
$uoi Spiritali. Tutte le $opra$critte diui$ioni,
diffinitioni, e po$itioni, & in oltre que$te
poche particolarità del luogo, del mo-
to, e del vacuo, ci è par$o i$pedi-
ente di toccare, ma breuem&etilde;-
te, perche $ono come
termini, e qualun-
que li po$$e-
derà bene,
intenderà molto più facilmente la materia, che si tratta.
Ma $entiamo hora mai come di$corre Herone intor-
no alli $uoi va$i, che veramente $i può dire, che
$iano $imili alla Tazza di Helena, quale
come riferi$ce Homero haueua virtù
di fare ch'altri $i $corda$-
$e ogni noia, e
fa$tidio.
HERONE
ALESSANDRINO
DELLI SPIRITALI.
ESSENDO che la materia $piri-
tale $ia $tata riputata dagli anti-
chi, tanto Filo$ofi, quanto Me-
canici degna di molto $tudio,
poiche da quelli con ragioni $i
dimo$tra la forza, & efficacia
$ua, e da que$ti con l'operatione
i$te$$a, che viene appre$a da i $en-
$i; habbiamo $timato i$pediente
di ridurre in ordine quel tanto,
che da loro ne fù la$ciato $critto,
e di più dichiarare ancora quel-
lo, che hauiamo ritrouato noi, perche così fac&etilde;do, auuerrà, che
da hora innanzi $i aggiunga molto aiuto à coloro, che à tale
profe$sione vorãno attendere; parendoci adunque ragione uo-
le, che que$to trattato deue$$e andare congiunto cõ l'altro no-
$tro de gli horologi da l'acqua, diui$o in quattro libri, ci $iamo
pre$i cura di $criuere di e$$o ancora, $i come già $i è detto. Per-
cioche da l'accozzamento de l'aria, del foco, de l'acqua, e della
terra, e contra$tando trè elementi, ò vero anco quattro in$ie-
me, $i cagionano diuer$e di$po$itioni, altre delle quali appor-
tano commodità necce$$arie per la no$tra vita, & altre $oglio-
no bene $pe$$o, recare vna $i fatta terribile merauiglia; Ma pri-
ma che $i venghi à quello, di che debbiamo dire, fia bene di di-
$correre del Vacuo, perche altri a$$olutamente hanno affirmato
in tutto, e per tutto non ritrouar$i vacuo alcuno, & altri han-
no poi detto, non e$$ere vacuo alcuno naturalmente amma$$ato
qua, nel foco, & in altri corpi, & in vero con que$ti è forza di
accordar$i; concio$ia che da quãto appare, e $en$atamente $i co-
no$ce, fara$si chiaro oltre oltre e$$ere in modo tale à pũto, po-
$ciache i va$i che à molti paiano vacui, vacui nel vero non $ono,
$i come e$si credono, ma d'aria pieni; l'aria poi (così fatto è il
parere di coloro, che trattano le co$e naturali) è compo$ta di
corpi di que$ta conditione, talmente minuti, e leggieri, che al-
la cognitione de i $en$i per la più parte $i a$condano; percio-
che $e nel va$o che à noi vacuo pare $arà infu$a l'acqua, quan-
to in e$$e intraraui d'acqua, egual parte all'incontro v$ciranne
d'aria, e che il fatto così $tia, $e ne può da que$to prendere cer-
tezza; cioè, che s'alcuno per auuentura riuolto in bocca il va-
$o, che vacuo pare, lo $ommergerà tal quale egli è, ne l'acqua,
mantenendolo diritto, non per tanto entrerà l'acqua in e$$o,
ancorche egli fu$$e $ommer$o à fatto, da che $i comprende, che
e$$endo l'aria corpo, diuieta l'entrar dentro à l'acqua, poiche
prima tutto quel luogo, che è nel va$o, è occupato da lei, hora
poi $e alcuno farà vn foro nel fondo al va$o, l'acqua à l'hora en-
trerà in e$$o per la bocca, e l'aria ne v$cirà per il foro fatto; di
più, prima che $i fori il fondo al va$o, $e alcuno lo tirerà dirit-
to fuori de l'acqua, riuolgendolo dopo all'insù, vederà tutta la
$uperficie $ua di dentro, non e$$ere bagnata, nè pur tocca da
l'acqua, à punto come ella era prima che $i $ommerge$$e. Là
onde ¬¨√® da conchiudere nece$$ariamente, che l'aria è corpo, e
quando $i moue, genera$i dal mouimento $uo vn certo Spirito,
che altro non è, che l'i$te$$a aria commo$$a, per tanto quando
forato il va$o nel fondo, vi entra l'acqua dentro, $e alcuno, aui-
cinerà la mano à quel foro, $entirà $pirare vno Spirito dal va-
$o, che è $olo l'aria da l'acqua di$cacciata . Non è dunque da
credere che tra le co$e che hãno l'e$$ere, $i ritruoui vna $orte di
vacuo, che per $ua natura, $i $tia in $e $te$$o ammucchiato, ma $i
bene di$giunto in breui particelle ne l'aria, ne l'acqua, & in al-
tri corpi, eccetto però, $e alcuno nõ crede$$e che $olo il
mante fu$$e libero da quale $i voglia $orte di vacuo, come quel-
lo, che non può infocar$i, e meno romper$i, e perco$$o, $i a$con-
de tutto, e rientra ne l'incudini, e ne' martelli; hor que$to
pa $ua continuata $pe$$ezza, perche e$$endo più gro$si li cor-
picelli del foco, che non $ono le particelle del vacuo, che nella
pietra $i contiene, non hanno valore di penetrarlo, ma girano
$olamente la $uperficie e$teriore; ond'è che non s'internando
non inducano caldo in lui, come ne gli altri corpi. Ma li corpi
de l'aria benche $ieno ri$tretti in$ieme, non $ono perciò à fatto
à fatto continuati, anzi pure hanno tra di loro frame$si certi
$patij vacui, come l'arena che $tà $opra i liti, perche bi$ogna
immaginar$i, che le particelle de l'arena $ieno $omiglianti alli
corpi de l'aria, & l'aria poi che è trapo$to frà le particelle de
l'arena, $ia $omigliante à quei vacui $eminati per l'aria, da che
procede, che per opera di qualche forza l'aria $i re$tringe a$sie-
me, & viene ad occupare li luoghi de i vacui, quando che con
violenza $ono premuti, e ri$tretti li corpi di e$$a vno con l'al-
tro, ma poi ce$$ando quella forza, ritornano di nuouo à $er-
uare l'ordine di prima, mo$si da proprio ritiramento natura-
le, come e$pre$$amente $i vede ne le ra$ure de' corni, e
$pugne $ecche, quali $e $ono premute, e dopo rila$$ate, ritor-
nano ne l'i$te$$o $patio primiero, e ripigliano la pri$tina gran-
dezza. Similmente ancora, $e le particelle de l'aria $eranno con
qualche violenza vna da l'altra $eparate, tale che ne $eguiti vn
vacuo maggiore, che non comporta la natura, di nuouo poi
vanno à trouar$i, fin tanto che li corpi $ieno riuniti a$sieme,
& è veloce moto quello, che $i fà per lo $patio vacuo, perche
non hà contra$to; ò ripugnanza alcuna. Se vno adunque pren-
dendo vn leggieri$simo va$o, che habbi angu$ta bocca, e po-
nendo$elo à bocca, ne $ucchierà l'aria, dopo $e bene il vaso
non $erà tenuto, re$terà à le labra da $e $te$$o appe$o, tirando
il vacuo la carne, per riempirne il luogo re$o maggiormente
vacuo, & in que$to modo $i fà chiaro, che le particelle del va-
cuo, che era nel va$o, $i erano vnite in$ieme. Ma ciò $i manife-
$ta ancora con vn'altra proua, percioche l'voua di vetro da te-
nere liquori odoriferi, che hanno la bocca $tretta, quando
altri vuole empirli, $ucchiando con bocca l'aria, che era rin-
chiu$a d&etilde;tro in e$si, e poi copr&etilde;do quel foro col dito, riuol-
gono $o$opra ne l'acqua, e po$cia leuatone il dito l'acqua vie-
de; & quanto $i vede auuenire delle vento$e, non è diuer$o da
que$to che detto hauiamo, perche applicate al corpo non pu-
re non cadono, hauendo apparente greuezza, ma per l'i$te$$a
cagione tirano à $e per le parti rare del corpo la circon$tante
materia, peroche po$toui dentro il foco egli fà più rara quel-
l'aria, che vi troua, e la corrompe, $i come anco di$trugge tutti
gli altri corpi, & in $o$tanze più pure con la $ua forza li ridu-
ce, intendo de l'aria, de l'acqua, e de la terra, quali per via de i
carboni $morzati $i cono$ce corromper$i euidentemente, per-
cioche mantenendo$i que$ti della mede$ima grãdezza, che era-
no per prima, auanti che fu$$ero abbru$ciati, ò poco minore;
nondimeno quanto à la grauezza, $ono molto differrenti, per-
che quelle parti de i corpi, che $i corrompono, trapa$$ano me-
diante il fumo nella natura del foco, de l'aria, de l'acqua, e
della terra, perche le parti più leggieri $ono tra$portate nel più
eminente luogo ; là doue è la sfera del foco, quelle alquanto
più gro$$e in aria, l'altre poi gro$$e à fatto, che in compagnia di
que$te $i erano $oleuate in parte, continuando l'i$te$$o moto, di
nuouo tornano nel più ba$$o loco, e ricongiungan$i alle parti
terrene. Mede$imamente l'acqua corrotta dal foco $i trasfor-
ma in aria, & i vapori che a$cendano da i va$i bollenti, altro
non $ono, che parti de l'acqua fatte $otili, quali già diuengano
aria, però come il foco ri$olua ogni corpo, che $ia più materiale
di lui, e lo tra$muti: da que$to che $i è detto, chiaramente appa-
re: & anche da l'e$$alationi,
no li corpi più gro$si, in più $ottili, e più pure co$e, perche le
rugiade non $i eleuano altrimente in alto, $e l'acqua che è frà
terra non fia $gro$$ata prima col mezzo de l'e$$alatione; di que-
$ta e$$alatione è cagione vna tale $o$tanza di natura di foco, pro-
dotta dal $ole,
e tanto più, $e egli terra di $olfo, ò di bitume, il quale ri$caldato
che $ia, genera molte e$$alationi; e l'acque calde, che $caturi-
$cono di terra, per que$ta cagione i$te$$a $ono tali; le parti poi
più $ottili della rugiada, $i tra$mutano in aria; e le più gro$$e
$oleuate alquanto dalla forza de l'e$$alatione, quando poi $i
raffredda per la part&etilde;za del $ole;
Ma i venti $i generano da vna
gagliarda e$$alatione $o$pinta, & a$$ottigliata l'aria,
commouendo di mano, in mano l'aria che $egue dopo lei, ma
il mouimento de l'aria, non è egualmente veloce in ogni loco,
che ¬¨√® più gagliardo vicino l'e$$alatione, & è di manco forza
$econdo che più $i allunga dal loco, doue hà principio il moui-
mento, $i come auuiene alle co$e graui, che $ono cacciate in
alto, peroche que$te ancora $i mouono con velocità maggiore
appre$$o il loco più vicino al ba$$o,
lenza che $o$pinge, più tardo poi, quãto più vanno in alto, che
diuenendo à poco, à poco languido quell'impeto, che $pinge-
ua, di nuouo tornano nel loro $ito naturale, cioè nel più ba$-
$o loco: perche $e quella violenza haue$$e egualmente $pin-
to, certo è che il mouimento non $arebbe mai ce$$ato, ma ve-
nendo tuttauia mancando, la velocità del mouimento ancora
qua$i che cõ$umata ce$$a. L'acqua mede$imamente $i muta ne
l'e$$ere della terra, ond'è che quando ver$iamo l'acqua in qual-
che loco cauato in terra, poco dopo $ucchiata l'acqua dalla
$o$tanza della terra in tutto di$pare, perche $i ammi$ta, e fa$si
anco e$$a terra, ma $e alcuno dirà che la $i ri$olua, e non venghi
$ucchiata dalla terra, ma $i conuerta in vapore, & $ia ri$oluta
dalla caldezza del $ole, ò d'altro, $i $coprirà facilmente ciò non
e$$ere vero, perche poniamo ca$o, che quell'acqua i$te$$a $ia ver-
$ata in qualche va$o fatto di vetro, di rame, ò di quale $i $ia ma-
teria $oda, e quello po$to per lungo $patio di tempo al $ole,
non $i $cema di e$$a, $e non $olo vna molto piccola particella, da
che appare, che l'acqua $i conuerte nella $o$tanza della terra, &
il loto, e il fango $ono mutamenti de l'acqua in terra. Mutan$i
ancora i corpi più $ottili in altri più gro$si, $i come noi vede-
mo che quãdo l'olio viene manco alle lucerne, e che già $tanno
per i$morzar$i,$eparando$i la fiamma s'innalza alquanto, e qua-
$i che cacciata s'inuia colasù nel proprio luogo, cioè nella più
alta regione $opra il $ito de l'aria, ma $uperata da l'abondanza
de l'aria che $tà in mezzo, non $egue poi di gire nel determi-
nato loco, ma confu$a, e mi$ta con le parti de l'aria, in aria $i
conuerte. Non sò che tale ancora è nece$$ario d'intendere de
l'aria, perche quando la $i troua in qualche va$o non molto
nel'acqua, dopoi $coperto il va$o, & e$$endo volto con la boc-
ta di$opra, l'acqua vi entra, e l'aria $e ne parte, ma $ouerchia-
ta da l'acqua, $i me$cola talmente con quella, e $i confonde, che
in acqua $i conuerte. In que$ta gui$a i$te$$a e$$endo l'aria cor-
rotta, & a$$ottigliata dal foco dentro à quel va$etto, che noi
chiamiamo vento$a, e$ce fuori per le parti rare di e$$o, & il lo-
co rima$to vacuo tira dentro la materia, che hà più vicina qua-
lunque ella $i $ia, ma quando la vento$a può poi re$pirare, al-
l'hora rientra l'aria nel loco vacuo, e più non è tirata la mate-
ria; $i che quelli adunque che affermano a$$olutamente non ri-
trouar$i vacuo alcuno, po$$ono bene andar$i immaginando va-
rij argomenti, & for$e più to$to per$uaderlo con parlare orna-
to, ma non che adduchino $en$ata demo$tratione che il $en$o
appaghi. Hora $e $arà mo$trato col mezzo di co$e apparenti,
& $ottopo$te al $en$o, che il vacuo amma$$ato in$ieme, è fatto
fuori de l'ordine di natura, e che $econdo l'ordine di e$$a natu-
ra $i troua in breui particelle $par$o, e diui$o, e che i corpi $te$-
$i quando $ono premuti, riempono quei vacui $par$i: certo che
per ne$su modo $erãno più degni di e$$ere a$coltati quelli, che
intorno à ciò non $anno addurre $e non probabili ragioni. fac-
cia$i dunque vna palla di vna pia$tra, che habbi alquanto di
gro$$ezza accioche troppo facilmente nõ $i rompa, e di tenuta
intorno à otto Cotile,
dopo bi$ogna di forarla, e metterui dentro vn $ifone di rame,
cioè vn cannaletto $ottile, auertendo che non tocchi l'altra
parte, che per linea diritta ri$ponde al loco già prima forato,
per modo che iui po$si hauere commodo pa$$o l'acqua, e l'altro
capo, che rimane fuori, $porga$i $opra di e$$a palla b&etilde; tre dita,
e poi quel foro per doue $i mette dentro il $ifone rinchiuda$i
con lo $tagno, $aldandolo a$sieme con la $uperficie della palla
di maniera, che quando vorremo con bocca $offiare per il $ifo-
ne, il fiato nõ po$$a in modo alcuno $pirare fuori di quella pal-
la; hor fatto que$to vediamo quello che ne $egue, trouando$i
dentro l'aria $i come in tutti gli altri va$i ancora, quali $i dice
che $ono vacui, e riempiendo tutto il loco che era dentro in e$-
$a, congiungendo$i al $uo giro per vna certa per modo di dire
e$si $timano $enza fallo vacuo, non haueremo già forza di cac-
ciarui ne acqua, e meno più aria, non v$cendo quella che vi era
prima, e $e con molta forza ci prouaremo pure, per fare ch'ella
vi entri, più to$to il va$o $pezzera$si, che nulla di più riceua, e$-
$endo che gia $i troui pieno, peroche le parti de l'aria non $i
po$sono ridurre, ò re$tringere in ma$sa minore, per tanto
dunque $erà nece$sario, che habbino dentro in loro $te$se cer-
ti interualli, ne' quali poi ri$pinte, occupino $patio a$sai più
breue; ma que$to non hà faccia di vero, $e così ¬¨√®, che non $i
troui vacuo alcuno, & toccando$i i corpi in ogni parte $econ-
do la $uperficie loro; & $imilmente intorno al giro del vaSo,
non po$$ono benche cacciati, fare in parte alcuna luogo non vi
$tando qualche vacuo dentro, per la qual cagione non $i potrà
con nullo ingegno cacciare in quella, qual $i voglia parte di
quelle co$e, che ne $ono fuori, eccetto, $e prima non ne $cappa
qualche quantità de l'aria ritenuta dentro, e$$endo $i come $ti-
mano tutto quel luogo in$pe$sito, e $enza interuallo alcuno.
Ma chiunque $i ponerà il $ifone à bocca, e vorrà gonfiare quel-
la palla, vi cacciarà fiato pure a$$ai, $e bene l'aria che è dentro
non e$ce altrimenti, il che auuenendo $empre in que$to modo,
chiaramente ci mo$tra, che i corpi che erano in quella palla $i
re$tringono, e $i ritirano in quelli vacui frapo$tiui tra loro, e
quel re$tringimento fuori di natura procede dalla violenza che
caccia. Hora $e alcuno $offiando turi dopo $ubito col dito la
bocca del $ifone, tutto quel tempo l'aria $tarà in quella palla
$trettamente chiu$a, ma $e chi $i $ia di nuouo l'apra, all'hora
quel'aria me$$aui per forza, sboccherà fuora mormoreggiãdo,
e $ibilando, peroche come hauiamo di già propo$to, viene di-
$cacciata dal di$largam&etilde;to de l'aria che vi era prima, impetuo-
$am&etilde;te fatto. Similm&etilde;te $e alcuno vuole tirare cõ bocca mediã-
te il $ifone laria, che è nella palla, ne cauerà grã copia $enza che
null'altra co$a entri in luogo di quella, $i come già $i di$$e par-
lando de l'vouo. Perlo che da que$to $i dimo$tra euidente-
mente, che nella palla viene raccolta vna gran ma$$a di vacuo,
peroche quelle parti di aria, che vi rimangono, non po$$ono
in quel tempo di maniera dislargar$i, che $ieno atte à riempire
amplia$$ero $enza che li $i agggiunge$$e altra co$a di fuori, $areb-
be veri$imile, che l'accre$cimento $i face$$e col diuenire più ra-
re, la rarefattione
particelle vacue, ma dicono che non $i troua il vacuo, adunque
quelle patri non $i dislargheranno, ne come in altro modo po$-
$ino diuenire maggiori, è po$sibile d'imaginar$i; dalle qua-
li co$e manife$tamente appare, che frà le parti de l'aria, vi $ono
$eminati certi $patij vacui, onde poi per qualche viol&etilde;za, che li
accade, $i riducano in$ieme, e fanno vn vacuo tale contra la di-
$po$itione della natura. Ma l'aria che è nel va$o, che $i attuffa
con la bocca in giù ne l'acqua, non è molto premuta, perche
quello che fà la violenza, non è per ciò fare più à propo$ito che
tanto, e$$endo che l'acqua cõ$iderata in $e $te$$a, non habbi gre-
uezza, ne vigoro$a forza di premere, e quindi è poi, che au-
uiene, che quelli che notano nel profondo del mare, e che han-
no infinite.
zati da quella à prender fiato, benche à fatto poca $ia l'aria
contenuta nel na$o; hora la cagione onde proceda, che quelli
che notano come $i è detto, nel profondo del mare, hauendo vn
pe$o d'acqua ine$timabile $opra le $palle, non venghino oppre$-
$i, pare che $ia degna di con$ideratione. Dicono dunque cer-
ti, che ciò viene, perche l'acqua in $e $te$$a è vgualmente gre-
ue, ma que$ti non vengono punto ad a$signare altra ragio-
ne, perche coloro che notano nel fondo; non $ieno oppre$si
da l'acqua che li è $opra, la onde fa di mi$tieri dimo$trarlo in
que$ta gui$a. Imaginiamoci la parte $uperiore de l'acqua, dal-
la $uperficie che tocca il corpo in e$$a immer$o, e $opra la quale
$eguita l'acqua, e$$ere vna mole, ò corpo egualmente greue co-
me l'acqua; e che habbi conforme figura al re$to de l'acqua che
è di $opra, & imaginiamoci che que$ta mole $ia a me$$a nel re$to
de l'acqua, di modo che la $uperficie $ua inferiore fi acco$ti al
corpo immer$o, e fia qua$i come vna co$a i$te$$a con quello, e
che $ucce$siuamente vi $ia $opra la parte $uperiore de l'acqua;
è chiara co$a che que$ta mole immer$a, non $opra$tà tanto, ò
quanto al re$to de l'acqua, e meno è $ommer$a $otto la $uperfi-
cie $uperiore di e$$a; è poi per certo $tato da Archimede dimo-
corpi egualmente greui, e l'acqua immer$a nell'altr'acqua, nõ
$opra$tà punto all'acqua, nè meno viene da quella depre$$a,
tutto quello, che premere haueria potuto, nondimeno quel
corpo $e ne $tarà nell'i$te$$o loco; per qual conto
merà quel corpo, che non appeti$ce di calare in altro più ba$$o
luogo? per l'i$te$$o ri$petto quell'acqua, doue $taua il corpo
non opprimerà le co$e $ottopo$te, poiche quanto al moto &
alla quiete non è differente quel corpo da l'acqua che occupa-
ua quel mede$imo loco. Ma che $imili $patij vacui $i trouino,
cono$chilo chi vuole anco da que$to; po$cia che $e non $i tro-
ua$$ero, non potrebbe il lume, nè il calore, nè altra corporea
potenza penetrare per l'acqua, per l'aria, ò vero per altro
corpo: & in qual maniera vorebbono pa$$are li raggi $olari
per l'acqua $ino al fondo del va$o? perche $e l'acqua non ha-
ue$$e i pori, ma fu$$e da i raggi à forza penetrata, ne $eguiria,
che i va$i pieni $oprauanzando l'acqua, $i $parge$$ero, il che
non vediamo che $ucceda; di più, $e i raggi à forza penetra$$e-
ro per l'acqua, è chiara co$a che non $i $pezzarebbono altri
nella prima $uperficie, & altri calariano al ba$$o, la doue pur
quelli tutti, che nelle particelle $ode de l'acqua s'incontrano,
vengono nella parte $uperiore à romper$i, e gli altri, che nelli
vacui de l'acqua $i affrontano, facendo$i loro incontra poche,
ò minute particelle di acqua, non prima $i fermano, che $ieno
nel fondo del va$o peruenuti: di più, che ne l'acqua vi $ieno al-
cuni $patij vacui, anco da que$to chiaramente appare, pero-
che $pargendo$i $opra l'acqua il vino, vede$i con vn certo ri-
me$colamento per qualunque parte de l'acqua trapelare, il che
$e i vacui non fu$$ero ne l'acqua, già non auuerebbe. Et anco
vn lume và penetrando per vn altro lume, perche quando al-
tri molte, e molte faci acce$o haue$$e, verebbono tutte le co-
$e via maggiormente illuminate, penetrando$i quei lumi in
ogni parte $cambieuolmente; ma per il bronzo, per il ferro, e
per quall'altro $i $ia corpo il penetrare hà luogo, $i come nella
Torpedine marina vede$i auuenire. Hora mò che il vacuo $i
riduchi anco ripugnante la natura in vna ma$$a, già $i è dimo-
da tener l'acque odorifere; e tutto che vi $ieno molte più di-
mo$trationi della natura del vacuo, nondimeno que$te che $i
$ono addotte, hauiamo riputato che à $officienza ba$tino, poi-
che col mezzo di co$e $en$ibili, & apparenti $ono fatte; $i può
dunque dire $enza eccettione alcuna che ogni corpo con$ta di
altri minuti, e rari corpicelli, fra' quali $tanno $par$i alcuni
vacui minori, che quelli corpicelli non $ono; per tanto di-
ciamo impropriamente, che non $i troui vacuo alcuno, $e non
$olo procurato col mezzo di qualche violente forza, ma che il
tutto ¬¨√® pieno d'aria, ò d'acqua, ò di cotale altra $o$tanza, e che
quanto d'vno di que$ti $i $cema, altretanto $uccede d'vn'altro
à render pieno il luogo, che era re$tato voto, e non trouar$i
conce$$o dalla natura vn vacuo continuato in$ieme, e non vio-
lentato, & in oltre non mai trouar$i vn vacuo, a$$olutamente,
ma procurato fuora de l'ordine naturale. Hora dichiarate
que$te co$e, de$criueremo per l'innanzi li theoremi, che dal
concor$o di que$ti elementi ne ri$ultano, peroche mediante
que$ti $i ritrouano alcuni varij mouimenti al po$sibile mera-
uiglio$i, con$iderato prima dunque tutto que$to, trattaremo
per occa$ione di principio, anco delli $ifoni ritorti, poiche
que$ti alla materia delli Spiritali non poco vtili in molti modi
$ono.
ANNOTATIONI DI A. G.
SPIRITALE uiene da $pirito, e già habbiamo detto, che Herone intende per
que$ta uoce $pirito l'aria commo$$a, la quale opinione fù anco d' Hippocrate, come
$i uede nel libro de Spiritu, e di Platone nel Timeo, cioè, che non pure lo $pirito, che
è come genere, ma il uento ancora, non fu$$e altro che aria commo$$a ; il che riprouò
Ari$totile nel primo, e nel $econdo delle Meteore.
nel cap. 2. del 4. delle Meteore, parlando del Carbonchio, cioè oltra la den$ità de po-
ri, come dice Herone, perche quel poco humore, che ritiene in $e, $tà tenacemente
unito cõ le $ue parti $ecche, ma per qual cagione egli $tia inuincibile alle perco$$e, è dif-
ficile à trouare, non $i potendo due, che ciò auenga per qualità elementare, poiche Al-
berto Magno afferma, che re$i$te alle perco$te del ferro, e cede à quelle del piombo, il
che dice egli, che auuiene per la natura de l'argento uiuo, che è nel piombo, ma non
sò come li pori del diamante, che non amettono il foco, po$sino riceuere l'argento ui-
uo, conuerrà dunque dire, che tale durezza nel diamante $ia per occulta uirtù, e che
quanto li auuiene dal piombo, è per antipathia, quando però $ia uero, perche l'Ario-
$to mo$trò di darli poca fede, quando di$$e Scarpello $i uedrà di piombo, ò lima for-
mare in uarie imagini diamante, affermano anco, che il $angue del becco lo penetra,
& inteneri$ce, ma la cagione perche ciò auuenga, diremo, come di$$e il Fraca$toro,
parlando di que$ta
particularità della natura loro ueda Ari$totile nel 16. cap. del lib. 5. de l' Hi$toria de
gli animali, e Plinio nel cap. 45. del lib. 9.
mutino li corpi più gro$si in $o$tanze più $ottili, come fu$$ero quali col loro calore
cau$e efficienti di que$ta mutatione, che così accennano quelle parole, Anco da l'e$$a-
lationi, ch'e$cono di terra, & c. Se non uole$$e però dire, che i corpi più gro$si ri$o-
luti in e$$alatione, per la forza del caldo, come fù opinione di Ari$totile di gro$si uen-
gono a mutar$i in $o$tanze $ottili, e così l'e$$alatione, non $arà cau$a efficiente, ma
quel corpo $ottile in cui $i tra$muta in più gro$$o.
Dice il greco
doue è manife$ta $correttione, perche e$$endo il $ole $otto terra, è chiara co$a, che non
può altrimente ri$caldate i no$tri luoghi, però per cauarne $en$o, che $ia buono, bi-
$ogna dire, che quelle parole $tanno in uece de l'ablatiuo a$$oluto, e che in luogo della
propo$itione
Dice il te$to latino,
ma cosi ità nel greco, quale hauiamo $eguitato noi, e uole inferire, che per l'ab$enza
del $ole raffreddata l'e$$alatione, che portaua le parti più gro$se de la rogiada in alto,
ello $e ne tornano al ba$$o. Nè ui $arà for$e differenza alcuna fia Herone, & Ari$to-
tile nelle cau$e de la rugiada, chi bene con$idera le $ue parole.
Così $tà nel te$to greco, e io tengo che uoglia dire Herone, che i uenti $i generano da
gagliarda e$$alatione non de l'aria, ma che moue l'aria, e l'a$$otiglia, che dicendo il
que$to modo, fi accordarà con Ari$totile nel 4. cap. del 2. delle Meteore.
Que$te parole pare, che $iano di$cordanti da quel-
lo, che di$$e Ari$totile nel te$to 35. dal 2. del Cielo, doue parla del moto delle co$e lan-
ciate. affermando, che ¬¨√® più ueloce in mezzo, che nel principio doue comincia, ma
ueramente è il mede$imo que$to che dice Herone, perche egli mi$ura il moto con due
termini $oli, cioè inferiore, e $uperiore, e per inferiore, intende dal principio $ino al
mezzo, e per $uperiore dal mezzo, $ino al fine, onde per luogo più uicino al ba$$o, in-
tende quella parte del mezzo, che è uer$o il principio.
dieci.
$ecundum euacuationem. Tanto il te$to latino, quanto il greco, è molto o$curo, nè
credo che $i po$$a intendere altro, $e non che tenendo egli, che la rarefattione $i faccia
quando di$tratio le particelle de l'aria da qualche uiolenza, il luogo $i fà maggiore,
hora uoglia dire la rarefattione e$$ere un di$gregam&etilde;to fatto $ecõdo il uacuo, che cre$ce.
e la romana di libre 80.
Se bene pareua che la natura de' belli$simi concetti $par$i dal no$tro Autore in que-
$ta $ua Prefatione, inuita$$e ad e$porla molto più difu$amente. Tuttauia non mi è par-
$o d'intrare in que$to, poiche per ciò fare, bi$ognaua prima ponderar bene la diuer$ità
de i te$ti ne i luoghi più importanti, e mo$trar come pote$$ero poi conciliar$i. Dopo
uenire alle diui$ioni del $oggetto, e comminciando da le Mathematiche, come da ge-
nere generali$simo, pa$$are à gli altri $ubalterni, & alle $pecie loro, di grado in grado,
fin che $i troua$$e la Spiritale, e quiui di$correre quanto conueniua de l'antichità, della
grandezza, e del fine di e$$a, e perche tutto il fondamento di quanto tratta Herone, $i
ripo$a $opra alcune $ue opinioni, intorno al uacuo, era nece$$ario di mo$trare quanto
uariamente n'hãno $critto, gli Autori, e bene e$$aminare i detti loro, e fare apparere qual
forza habbino le proue di Herone, e quale gli argomenti de gli altri, per poter poi
formare una conclu$ione conforme al uero. E perche oltra di que$to egli fà mentione
del moto più e manco ueloce, e della rarefattione, e conden$atione, onde in con$e-
guenza occorreua di con$iderare il tempo, e la quantita maggiore, e minore. E pren-
dendo occa$ione da quanto egli dice de lo Spirito de l'e$$alationi, e del uento di$corre-
re, come $i uenghino à generare, come $i mouono, e perche più in un modo, che nel-
l'altro. Oltra di que$to adducendo egli alcuni e$$empi del Diamante, e de la Torpedine
marina: bi$ognaua di$correre de la cagioni, de la loro Antipathia, e Simpathia, quali
benche $iano difficili à trouare, nondimeno $i può dire a$$ai, come hanno mo$trato il
Fraca$toro nel trattato, che fà $opra di ciò. il Farnelio nel $uo
Bi$ognaua $imilmente
dire de la natura del lume, del caldo, e de i raggi, e del modo del loro operare, e di
altre $eicento co$e tali, che uengono in con$eguenza de le dette di $opra, quali, come
ogn'uno sà, che $ia punto introdotto ne le materie di Filo$ofia, ricercariano i uolumi
intieri. E non e$$endo que$ta manifattura più nece$$aria che tanto, per intendere He-
rone, $aria for$e par$o à tal quale più to$to impertinente o$tentatione, che altro. Però
mi $ono compiaciuto di far $olo que$te breui annotationcelle per $odisfattione di mo-
toro, che ne haueranno bi$ogno.
Del Sifone torto. I.
$o DE pieno d'acqua; e la $uperficie dell'acqua $ia fino alla linea dirit-
ta FG, e la gamba AB del $ifone torto $i empia d'acqua a dirittura di
FG, cioè la parte di e$$o po$ta tra la AH: ma la parte HBC $ia piena
d'aria. Se dunque dalla parte C del $ifone tiraremo l'aria che vi è den-
tro con la bocca, $e ne verrà l'acqua ancora dopo lei, percioche come già
prima hauemo detto, non può e$$ere vn luogo al tutto vacuo; e $e fia la
bocca del $ifone nella parte C dirimpetto ade$$o FG, il $ifone benche em-
pito d'acqua non per que$to
no, a tale che la parte di lui
ABC $erà piena d'acqua,
benche in alto $i leui contra
la natura $ua; e così a gui-
$a d'vna bilancia c'habbi li
$uoi pe$i eguali, l'acqua $ta-
rà ferma, alzata in quanto
alla parte HB, & all'ingiù
$o$pe$a in quanto all'altra
BC. Ma $e la bocca poi di
fuori del $ifone fu$$e $otto la
linea diritta FG, come $a-
rebbe a dire in K, l'acqua
$enza dubbio all'hora $i ver_
$arabbe, perche la parte che
$i troua in KB, e$$endo più
grave di quella che è in BH
s'in$ignori$ce, e tira, & a
punto $i ver$a fin tanto, che
la bocca K $ia po$ta in piano
con la $uperficie dell'acqua;
e da quello in poi, più non $i
ver$erà
ver$erà per fino a tanto che il piano dell'acqua $i riduchi al paro della boc_
ca A; onde volendo noi cauare in tutto, e per tutto l'acqua che è nel va$o,
abba$$aremo di maniera il $ifone che la bocca A s'auicini al fõdo del va$o,
e $ia $olo per tanto $patio di$tante, quanto parerà che ba$ti per dare libero
pa$$o all'acqua. Hora la cagione di que$to che hauemo detto del $ifone
adducendo alcuni, di$$erò ciò auenire, perche la gamba maggiore come
quella che conteneua più acqua, veniua a tirar l'altra che era manco.
dimo$traremo, $e farà proua di tirare l'acqua da luogo ba$$o. Facci$i dun-
que vn $ifone che habbi la gamba che và dentro più lunga, ma $tretta;
e l'altra che và fuori facci$i minore per lunghezza, ma di tanta larghez-
za che contenga più acqua dell'altra, che è più lunga; il che fatto empia$i
d'acqua, e ponga$i la gamba più lunga in vn va$o, o pure anco in qual che
pozzo; $e la$$aremo dunque che $i ver$i la gãba di fuori, che ha più acqua
in $e di quella dentro, tirarà $econdo que$ta ragione primamente l'acqua
dall'altra gamba più lunga, laquale $i tirerà poi anco dietro quella che
è nel pozzo; e quando hauerà cominciato a correre la tirarà tutta fuori,
ouero correrà $enza intermi$$ione, poiche l'acqua contenuta nella gamba
di fuori è più di quella che $i troua nell'altra gamba di dentro; ma que$to
non $uccede, adunque la ragione allegata non è vera. Vediamo dunque
qual $ia la cau$a naturale.
ha moto prende la $uperficie sferica, & ha l'i$te$$o centro che la terra;
ma l'acqua che $i moue, corre, e $i agita fin tanto che come $i è detto, nella
$uperficie sferica $i riduce; hora $e prendendo due va$i poneromo l'ac-
qua in cia$cuno di e$$i, & empiendo il $ifone, turaremo con le dita le $ue
bocche, e dopo metteremo vna delle gambe in vno de' va$i, e l'altra nel-
l'altro, tanto giù che venghino coperte da l'acqua, all'hora quell'acqua
diuenirà cõtinua, e tutta vna i$te$$a co$a, poiche l'vna, e l'altra di quell'ac_
qua, che $i troua dentro de' va$i, viene a congiunger$i con quella che è nel
$ifone, di maniera che diuiene vn corpo $olo continuato; $e dunque la $u-
perficie dell'acque che erano prima ne' va$i $i affronterà d'e$$ere pari, &
vn'i$te$$a $uperficie, venendo in ambedue $ommer$o il $ifone, l'vna, e l'al-
tra di loro $tarà mede$imamente ferma; ma $e le $uperficie $aranno im-
pari, e varie, poiche quell'acqua è congiunta in$ieme, necce$$ariamente
per ri$petto della $ua continuità $i mouerà a correre nel luogo più ba$$o,
ro vno di e$$i diuenghi voto: Riduchin$i dunque in vna $uperficie i$te$$a
l'acque che $ono ne' va$i, non ha dubbio che $taranno immobili; a tale che
anco l'acqua che è nel $ifone punto non $i mouerà. Ma s'alcuno s'imagi-
nerà che $ia tagliato il $ifone radente le $uperficie dell'acque che $ono ne'
va$i, $tarà mede$imamente ferma l'acqua che è nel $ifone: $e dunque il
$ifone $arà anco $o$pe$o, di modo però che non penda in alcun lato, tanto
l'acqua $tarà $alda, o $ia il $ifone per tutto egualmente largo, o pure hab-
bi vna delle gambe $patio$a molto più che non è l'altra, percioche non vie-
ne da que$to la cagione, ma $i bene da quello, che le $ue bocche $ono po$te
in vn mede$imo piano. Ma di doue na$ce che $o$pe$o il $ifone, l'acqua mo$-
$a dalla $ua natiua grauez-
za
to di $e l'aria molto più rara
di lei? perche non può tro-
uar$i vn luogo a fatto va-
cuo; onde $e l'acqua, che vi
è dentro deue $correre, è
necce$$ario prima che $i em-
pia il loco $uperiore del $i-
fone, nel quale non può l'a-
ria penetrare; ma s'alcuno
forerà la parte di $opra del
$ifone, $ubito $i ver$erà fuo-
ri l'acqua per tutte due le
bocche $ubintrando in $ua
vece l'aria, ma prima che $i
fori quella parte del $ifone,
ripo$ando$i l'acqua, che vi è
dentro $opra l'aria, che gli è
$otto la viene a $pingere, &
ella non hauendo doue riti-
rar$i, non permette il pa$$o
all'acqua, ma quando per
quel foro ha poi l'aria doue
ridur$i, non $o$tenendo più
Per que$ta mede$ima cagione anco
tiramo con bocca per mezzo del $ifone il vino in sù contra la natura $ua;
peroche riceundo l'aria, che è dentro nel $ifone, diuenimo più ripieni di
prima, e $picamo l'aria a lui congiunta, prima quella, che è in cima, do-
po l'altra, che $egue di mano in mano, fin che il vacuo arriui alla $uperfi-
cie del vino, & all'hora il vino di$uelto corre nel loco vano del $ifone,
perche altro luogo non vi è doue po$$a ritirar$i, e per que$ta cagione $i
$olleua contra $ua natura. Stara$$i mede$imamente ferma l'acqua che è
nel $ifone; quando $ia $ituata in vna $uperficie sferica, il centro della qua-
le $ia l'i$te$$o con il centro della terra;
che acqua è sferica, & ha l'i$te$$o centro che la terra, ella $i po$a, ma $e è
po$$ibile non $i po$i, adunque dopo che $arà mo$$a, fermara$$i pure quan-
do che $ia; $tia$i dunque ferma, per tanto $arà vna sferica $uperficie, che
hauerà vn mede$imo centro con la terra, e partirà la prima $uperficie;
peroche quell'acqua i$te$$a partendo$i da vn luogo comune $correndo oc-
cuparà que$ta, e quella parte; $ie-
no
cie da qualche piano, che pa$$i per
il centro della terra, a faccino li-
ne e nelle $uperficie, che $ieno cir-
conferenze de' circoli, che hanno
il mede$imo centro che la terra,
cioè ABCFBD, hora tiri$i la
linea BG la quale BG farà egua-
le alle GFGA, ma que$to non
può $tare, adunque necce$$aria-
mente $egue che $i fermi.
G.
particolarmente uuol dire quel canale, che $i adopra nelle fonti artificio$e per fare
montare, e $cendere l'acque, & in que$to $en$o l'u$a il no$tro Auttore.
della terra, e che la $uperficie loro $ia sferica, lo dimo$tra Archimede nel trattato
delle co$e. che uanno per acqua, nella $econda propo$itione del primo libro.
la demo$tratione allegata di $opra di Archimede, poiche la traduttione non le può
dare più luce che tanto, per ri$petto della $ua naturale o$curità.
Del Diabete $piritale di mezzo. II.
bete $piritale di mezzo, che fà l'i$te$$a operatione
del $ifone torto.
Sia mede$imamente vn va$o pieno di acqua AB, e per il $uo fondo
trapa$$i il canaletto CD congiunto a e$$o fondo, e che trapa$$ando auanzi
di $otto, ma la $ua bocca C non tocchi la bocca del va$o AB, ma vn'al-
tro canale EF lo circondi, e $ia da lui egualmente di$tante in ogni parte,
la cui bocca di $opra $ia coperta con la lama EG la$ciando poco $patio
tra lei, a la bocca C, ma la boc-
ca
di$tante dal fondo del va$o AB
quanto ba$ti per dare il pa$$o a
l'acqua. Accommodato que$to
in tal maniera, $e tiraremo per
la bocca D l'aria che è nel cana-
le CD, tiraremo anco in$ieme
l'acqua che è nel va$o AB di
modo che $capparà fuora, e per
ri$petto del canale, che $porge in
fuori $i riuer$erà tutta l'acqua,
che è nel va$o AB, per-
che l'aria, che è interpo$ta fra
l'acqua, & il canale EF per e$-
$ere poca, può ritirar$i dietro
l'acqua, il cor$o della quale non
$i fermarà per cagione dello $por_
gere in fuora, che $e non vi fu$$e
EF mancaria di correre, poiche
la $uperficie dell'acqua $econdo
C $i fà, peroche $porge come $i è
$omer$o nell'acqua, il cor$o non $i fermarà, e l'aria che è intrata in AB
$eguirà dietro l'acqua, che e$ce fuori, poiche la bocca e$teriore del cana-
le ri$petto a l'acqua è $empre più ba$$a della $uperficie dell'acqua, che $i
troua nel va$o, e non potendo$i fare che $ieno d'vn'i$te$$a $uperficie, $i
ver$a fuori tutta l'acqua, che è tirata da grauezza maggiore. E $e anco
non ci piacerà di tirare con bocca l'aria, che è nel canale CD, ver$are-
mo l'acqua nel va$o AB fin tanto ch'entrando nel canale CD darà prin-
cipio al correre, e co$ì mede$imamente tutta l'acqua, che è nel va$o AB
$i votarà. Si chiama, come già $i è detto, que$to tal va$o CDEF $ifo-
ne $piritale, o diabete $piritale, che è quanto a dire canale $ommergibile,
ouero $ommergibile $ormontatore.
ramente
$ifone $tando egli fermo $i fà ine-
gualmente, e l'i$te$$o auiene quã-
do $i fora vn va$o nel fondo per
modo che corra, percioche anco
quel cor$o è ineguale, e$$endo che
da prima il cor$o dell'acqua cer-
tamente $ia affrettato da mag-
giore grauezza, e poi minore, $e-
condo $i viene votando; e quan-
to il $ifone auanza maggiormen-
te, tanto è più veloce il cor$o;
mede$imamente ancora il cor$o
che $i fà per la $ua bocca viene
premuto da grauezza maggio-
re, chenon è quando l'auanzo di
fuori è manco grande, cioè quan-
to ha più vantaggio la bocca di
fuori del $ifone, dalla $uperficie
dell'acqua, che è nel va$o. Fi-
no a quì dunque $i è detto del cor_
$o $empre ineguale fatto per
zo dell'i$te$$o $ifone.
G.
$to luogo tanto chiaramente da Herone, che non ha bi$ogno di altra dichiaratio-
ne, $e bene alcuni auttori l'hanno poi per tran$latione applicato ad altre co$e, co-
me Galeno a quella indi$po$itione chiamata da latini urinæ profluuium, e Colu-
mella ad un'altra co$a diuer$a dicendo egli nel terzo libro a cap. 10.
$piritu omne alimentum uirentis, qua$i quædam anima per medullam trunci ue-
luti per $iphonem, quem diabetem uocant mechanici trahitur ad $ummum.
Del cor$o $empre eguale fatto per mezzo del
$ifone torto. III.
nel quale $tia notando il ca-
tino CD, & habbi ri$errata
la bocca con il coperchio
CD, poi vna gamba del $i-
fone trapa$$i per il coper-
chio, e per il fondo del cati-
no, & alli fori dell'vno, e
dell'altro $ia congionto con
lo $tagno; ma l'altra gam-
ba $ia fuori del va$o AB,
& habbi la bocca alquanto
più ba$$a della $uperficie de_
l'acqua, che è dentro nel
va$o. Se dunque per la boc_
ca e$trin$eca del $ifone tira-
remo l'aria che vi è dentro,
men$apete che l'acqua an-
cora li verrà dietro, poiche
non pote rimanere luogo
nel $ifone al tutto vacuo,
uerà
correrà poi fin tanto, che
$erà v$cita fuori tutta l'ac-
qua che era nel va$o, e que-
$to $uo cor$o è $empre egua-
le, percioche la parte di fuo_
ri del $ifone ha $empre il me_
de$imo vantaggio con la $u-
perficie dell'acqua, e que$to
perche nel votar$i che fà il
va$o, viene il catino di con-
tinuo calando co'l $ifone a
lui congiunto, e quanto $arà
maggiore l'auanzo di fuori
del $ifone, tanto fia il cor$o
più veloce; benche ri$petto
a $e $te$$o $empre $i con$er-
uarà eguale; $ia il predetto
$ifone EFG, la $uperficie
dell'acqua $ia nella linea
diritta HK.
G.
Auerta $i che l'Auttore pre$upone che $i faccino li ua$i di bronzo, o di ferro, o di
altra materia tale, però dice che il $ifone $ia $aldato nelli fori del catino, e del ua$o
con lo $tagno.
Del cor$o in parte eguale, & in parte ineguale
fatto per mezzo del $ifone. IIII.
Fassi ancora il cor$o per mezzo del $ifone in par-
te eguale, & in parte ineguale; io chiamo in parte
eguale, & in parte ineguale, quando parendo co-
le, e dapoi per vn'altro pezzo, ($e mede$imamente
ci parerà) $arà bene eguale ri$petto a $e $te$$o, ma
ri$petto a quello di prima o più veloce o più tardo.
il coperchio, e per il fondo del catino trapa$$i vn canale più largo, che non
è la gamba di dentro del $ifone, e $ia que$to canale ML $tagnato bene co'l
coperchio, e con il fondo del catino, e $opra il coperchio $i po$i il Pegma-
tio fabricato di tauole riquadrate, e $imile alla lettera
XD. nelle tauole po$te per diritto, cioè CN, XD $iano dalla banda di
dentro per il lungo incauate alcune comi$$ure, per le quali la trauer$a
OP po$$a $peditamente correre, $ia di più la vite diritta RS, che arri-
ui al coperchio CD, e pa$$i per il foro che è nella trauer$a OP, $ia inoltre
qualche $pigoletto congiun-
to
do che s'inca$tri nelle ritor-
te della vite; $oprauanzi
poi la vite $opra la trauer-
$a NX, & a quello auanzo
$ia adattato vn manico, col
quale riuolgiamo la vite, a
tale che la trauer$a OP ta_
l'hora $i $tia in alto, e ta-
l'hora cali a ba$$o, alla qua-
le trauer$a $ia congiunta la
gamba di dentro del $ifone,
che trapa$$i mede$imamen-
te per il canale LM di ma-
niera che la $ua bocca $ia im_
mer$a nell'acqua, che è nel
va$o. Se noi dunque per la
bocca di fuori tiraremo l'ac-
qua, correrà il $ifone egual-
Ma quando
vorremo che egli facci vn'altro cor$o più veloce del predetto, ma non-
dimeno eguale ri$petto a $e, $uolgiamo la vite in modo che la trauer$a OP
cali più a ba$$o; all'hora
parte di fuori $erà mag-
giore, che non era prima, e
per que$to il cor$o $arà be-
ne eguale, con$iderato per
$e $te$$o, ma più veloce di
quello di prima; e $e anco-
ra voremo che $ia più ve-
loce, volgeremo la vite per
modo, che la trauer$a OP
vadi ancora più ba$$o; ma
$e voremo che $ia più tar-
do, volgendo la vite al con-
trario faremo leuare in al-
to la trauer$a OP, e così
per mezzo del $ifone $i fa-
rà il cor$o in parte eguale,
& in parte ineguale.
G.
Pegmatio detto da greci
uerbo greco, che $ignifica con$truire, e fabricare, e uuol dire una machina fabricata
di più tauole po$te a$sieme; Seneca a Lucilio la de$criue con que$te parole,
numeres licet machinatores, qui pegmata per $e $urgentia excogitant, & tabulata ta-
cita in $ublime cre$centia, & alias ex inopinato uarietates, aut dehi$centibus quæ co-
hærebant, aut quæ di$tabant $ua $ponte cohærentibus, aut his quæ eminebant pau-
latim in $e re$identibus
Del modo per fare che il $ifone cominci da $e
$te$$o a correre. V.
Per non hauere a tirare l'acqua con la bocca, poi
foni molto angu$ti, faremo a que$to modo.
fuori del $ifone talche po$$a correre per e$$o, e $ia T
T
qua capace che non è il $ifone, & habbi nel fondo l'v$cita Quando
AB, turando co'l dito l'v$cita del va$etto LZ l'empiremo poi di acqua;
dopo comettendo bene lo $meri$ma femina co'l $uo ma$chio, apriremo l'v-
$cita
nerà nel luogo rima$to voto, e $arà $eguitato dall'acqua che è dentro del
va$o AB, di modo che il $ifone diuerrà pieno; dopo leuando via il va$et-
to LZ permetteremo che il $ifone di$corra: ma è nece$$ario che il $ifone
$cenda bene diritto, e $tia perpendicolare, chi vuole che egli e$$e qui$ca
bene l'effitio $uo; il che $uccederà, $e nell'orlo del va$o AB conficcare-
mo due $taggiuole diritte, tra le quali adattaremo la gamba di dentro del
$ifone di modo che baci e l'vna, e l'altra, & alla mede$ima gamba di den-
tro del $ifone, attacaremo da ogni banda vno $tiletto, che $trettamente
tocchile $taggiuole nella parte dentro, e così nõ calarà nè in torto, nè alla
parte dinanzi; ma $cenderà diritto, e giu$to a pelo, $tringendo bene quei
$tili fra le $taggiuole.
G.
Meri$matio, un te$to ha
u$ata da altri auttori, e bi$ogna raccogliere più to$to dalla figura, che $i uede qual fia
il $uo $ignificato, che andarne cercando altra etymologia.
Della palla vota di rame vtile a gli horti. VI.
Cominciamo hor
mai a trattare della
cõpo$itione de quel-
le co$e, che $i ponga_
no a$$ieme, per met-
terle dopo in opera,
e cominciamo dalle
co$e minori, come
da primi principij, e
prima da certo $em-
l'acqua.
dalla parte di $otto con minuti, & $pe$$i buchi a gui$a di criuello, e che hab_
bi dall'altra di $opra vna canna CD forata, & a lei co'l piombo molto be-
ne congiunta, la bocca della quale $ia poi aperta. Quando vno dun-
que vorrà $pargere l'acqua, prenda la palla nella parte CD, e la $omer-
ghi nell'acqua di maniera, che nulla parte di lei $i veda, e così l'acqua $e
n'entra per i fori, e l'aria che è dentro venendone di$cacciata, e$ce fuori
per la canna CD. Hora s'alcuno co'l dito gro$$o turando alla canna la
bocca C, cauarà la palla fuori dell'acqua, l'acqua, che è nella palla, non
è per i$parger$i altrimente; percioche l'aria entrare non puote nel luogo,
che re$tarebbe vacuo, poiche il pa$$o è per la bocca C, quale già è chiu$o
dal dito; quando voremo dunque che l'acqua $i $parga, leuaremo il di-
to, e l'aria to$to intrando dentro empirà il luogo rima$to voto. E $e di
nuouo chiuderemo co'l dito lo $piraglio E $i fermarà il cor$o dell'acqua fin
tanto, che leuando il dito, la$ciaremo lo $piraglio libero. Si può anco
tuffare nell'acqua calda, e quella dopo ritenere, e mandar fuori, quanto
ci piace, fin tanto che tutta l'acqua contenuta nella palla $i ver$i a fatto.
E $e l'e$tremità della canna CD $i farà piegata alquanto, cioè nella par-
te C operarà l'i$te$$o effetto; anzi di più $arà meglio accommodata per
que$to tale v$o, po$ciache tanto più facilmente la bocca $i coprirà co'l dito.
Delle mede$ima palla. VII.
Si può mede$imamente dall'i$te$$a palla man-
dar fuori l'acqua calda, e fredda ad ogni no$tro
piacere.
diritto CD, e nella parte di $opra vi $ia la canna EF forata in$ieme con
la palla, & a quella con diligenza congiunta, dentro la qual canna $ia il
tramezzetto CG vnito, e continuato con l'altro tramezzo CD, & hab-
bi poi di $opra le fa$ce HK, quali $eruano a tutte due le parti de' luoghi,
fondo della palla in D $iano fori $imili a quelli de i criuelli. Quando vore-
mo dunque tirare l'acqua calda, coprendo cõ due dita le bocche HK tuf-
faremo la palla nell'acqua, e poi apriremo vna delle bocche cioè H, ac-
cioche l'aria, che è nella mezza palla BCD venghi di$cacciata per la
bocca H, e l'acqua calda entrata per quei fori, venghi a riempire la mez-
za palla BCD; dopoi coprendo la bocca H tiraremo la palla fuori dell'ac_
qua calda, quale non è per mouer$i di nulla, non hauendo l'aria comodi-
tà d'entrarui dentro. Tuffandola poi dunque $imilmente nell'acqua fred-
da, apriremo la bocca K, e così empita$i la mezza palla ACD, chiude-
remo e$$o K, e tiraremo fuori la mezza palla piena di acqua calda, e
fredda. Pertanto quando voremo, che $i ver$i vna di e$$e, di$coprire-
mo la bocca, che le ri$ponde all'incontro, e quando voremo che non $i ver-
$i più, di nuouo quella $imilmente chiuderemo, e teneremo que$to $tile fin
tanto che $i ver$i tutta. Si puote ancora con que$ta mede$ima palla ti-
rare, e mandar fuori il vino, e l'acqua calda, & anco la fredda, & ogni
altra co$a, che voremo, e quanto, e quando di piacerà, $e faremo più
tramezzi, e più fori, per i quali po$$a l'aria in ogn'vno di quei luoghi en-
trare, & e$$erne anco di$cacciata. Si po$$ono ancora in vece delle
bocche torte, fare $emplici
la parte di $opra, quali ri-
$pondino cia$cuno al $uo luo-
go, e potremo $errarli con le
dita, $econdo che voremo te-
nere, che quello che vi è den-
tro non $i ver$i. Ma perche
quei fori non $i vedino, li rico_
priremo con vn coperchio,
di maneria che parerà, che
dall'i$te$$a canna, $i ver$ino
i liquori tutti, che vi $ono
dentro.
Della Prochita. VIII.
Fabrica$i ancora la Prochita, che $ia più, e me-
no capace d'acqua, e che ne mandi fuora tal volta
più, tal volta manco; di maniera che me$$oui den-
tro vino, & acqua: tal'hora manda fuori l'acqua
pura, tal'hora vino $chietto, e tal fiata l'vno, e
l'altro mi$to; il modo di farla è que$to.
tita
nel tramezzo acco$to al cor_
po del va$o nel punto E $ie-
no di$po$ti molti fori d'in-
torno intorno, dopo $ia nel
tramezzo vn buco rotondo
F, per il quale $i facci pa$-
$are la canna FHK $alda-
ta in$ieme co'l tramezzo, e
che arriui poco lunge al fon_
do della prochita, doue è G,
l'altra $ua bocca H $ia fora-
ta in$ieme co'l lato della
prochita, $otto la manica,
con la quale $ia bene $alda-
ta; auertendo però che $ia
buzza, e che habbi vn foro
K, nella parte e$teriore di
e$$a manica, il quale copri-
remo co'l dito, tutte le vol-
te che farà bi$ogno. Se dun-
que come $i è detto ricopri-
remo l'apertura K, e ver$a-
remo l'acqua nella prochi-
do pa$$are per quel criuellato nel loco di $otto; come veramente non può,
po$cia che non ha doue re$pirare altroue, $e non $olo per l'v$cita K, dalla
quale tanto$io che leuaremo il dito, l'acqua di$cenderà nel luogo più ba$-
$o, e la prochita capirà pur a$$ai più. Per tanto $e prima vi metteremo
dentro il vino, di modo ch'
$errando l'v$cita K vi met-
tiamo l'acqua, è certo, che
nõ $i potrà me$colare co'l vi_
no, ma quãdo piegaremo la
prochita, mãdarà fuori l'ac_
qua pura, e quando la$cia-
remo re$pirare l'v$cita K,
mentre $i ver$a per ancora
l'acqua, $i ver$erà mede$i-
mamente il vino: percioche
l'aria pa$$ando per quello
$piraglio entrerà nel loco ri_
ma$to vacuo: e poi final-
mente $i ver$erà il vino pu-
ro. Po$$i ancora, hauen-
doui me$$o prima l'acqua, e
poi chiu$o lo $piraglio K,
metterui anco vino; onde
poi ad altri $i darà vino pu-
ro, ad altri mi$to con l'ac-
qua, & ad altri (quando ci
piacerà burlar con loro)
l'acqua $chietta.
G.
Prochita è uoce greca, che uiene dal uerbo
$are, Atheneo nel 15. cap. del xi. lib. afferma la prochita e$$ere un ua$o da bere, ma cre-
do che s'inganni, perche dall'auttorità i$te$$a allegata da lui, di Ione Chio, che dice,
Si raccoglie, che era
ua$o, co'l quale $i uer$aua il uino per bere nella cratera, o tazza, che uoliamo dire, &
in que$to $ignificato è po$ta dal no$tro Auttore, & accettata cõmunemente da tutti.
Della Palla vota. IX.
Si fabrica mede$imamente vna palla cauata den-
tro, o anco altro va$o, nel quale me$$aui l'acqua,
ella de $e $te$$a, e con gran violenza $i leua in alto;
talche $i ver$a tutta, benche l'andar $uo in $ù $ia
contra la natura di lei; hor que$to è il modo di fa-
bricarla.
della quale $ia di vna lami-
na fidata, acciò po$$i re$tar
$alda, nel premere dell'a-
ria, che $i deue fare; que-
$ta $ia AB po$ata $opra vn
qualche
forata nella parte di $opra,
$iaui me$$o dentro vna can-
na, tanto lunge al luogo, che
diametralmente è ri$con-
tro al foro di $opra, quan-
to ba$ti per dare il pa$$o a
l'acqua; e $oprauanzi al-
quanto nella parte di $opra
della palla, congiunta, e
$aldata al $uo corpo intor-
no al foro. Diuida$i poi la
bocca di $opra in due canne
DGDF, alle quali $ieno
congiunte, e $aldate altre
due canne arcate, GHKL,
FMNX, che habbino li
cometta nelle canne GHKLFMNX, e che habbi li fori, che $i affron-
tino con quelli, che $ono nelle dette GHKLFMNX, & habbia inca-
$trato di $opra vn canaletto diritto RS, che con vno de fori ri$ponda in lei,
e con l'altro fini$ca in vna picciola bocca che $ia S; $e noi dunque prenden-
do il canaletto RS riuolgeremo la canna OP $i veranno a chiudere vn
l'altro quei fori, che haueuano cori$pondenza in$ieme, di maniera che l'ac_
qua, che deueua di$cacciar$i, non po$$i hauere l'v$cita; metta$i di più
nella palla per qualche foro vn'altra canna T
V di $otto bene turata, e da vna banda vicino al fondo il foro tondo Q,
al quale $i accommodi quella chiauetta, chiamata già dalli Romani
$ario, che poco a ba$$o in$egnaremo la maniera di farla; dopo vn ma-
$chio Z
T Se dunque tiran-
do fuora il ma$chio Z
metteremo l'acqua in e$$o
T
po della palla per il foro Q
apprendo$i la chiauetta nel_
la parte di fuora, e parten-
do$i l'aria per li fori della
canna OP po$ti di rimpet-
to alli fori delle canne GH
KL, FMNX. Pertan-
to quando l'acqua hauerà
occupato la metà della pal_
la, abba$$aremo il canaletto
SR, di modo che quelli fo-
ri vno nell'altro ri$ponden-
ti venghino a variare, do-
po mettendo dentro il ma-
$chio Z
il $uo aiuto l'aria, e l'acqua
che $tana nella cãna T
quali con violenza sbocca-
d'aria, e d'acqua, $i fà mediante l'aria $o$pinta, e penetrante, lo sbocca-
mento in quelli vani, che $i rinchiudano in lei. Dopo rimouendo di nuo-
uo il ma$chio Z
naremo poi mede$imamente a rimetterui dentro il ma$chio Z
remo l'aria predetta nella palla; e così facendo più, e più volte, hauere-
mo aria pure a$$ai ama$$ata nella palla. Hora è chiara co$a che anco ri-
mo$$o il ma$chio, l'aria rinchiu$a non è per v$cire, poi che la chiauetta $o-
$pinta da quella ver$o la parte dentro $i viene a rinchiudere per $e $te$$a.
Se dunque di nuouo inalzaremo il canaletto RS per modo che $tia dirit-
to, e li fori $ieno vn ver$o l'altro ri$pondenti, all'hora verrà $cacciata fuo-
ri l'acqua, perche l'aria ri$tretta, $i dislarga nella propria naturale gran-
dezza, e di$caccia l'acqua che le $oggiace. E quando fu$$e l'aria ri$tretta
molto, di$cacciarà tutta l'acqua, per modo tale che l'aria $oprabondan-
te ancora verrà con l'acqua di$cacciata.
G.
è nome di una $orte di mi$ura di co$e liquide di once 9. alla mi$ura no$tra, & ap-
pre$$o molti auttori, quali riferi$ce Atheneo nel lib. ij. e cap. 18. uiene po$ta per un
ua$o da bere.
cono$ce che è la uera lettione, e non ha dubbio, che il te$to è corotto, poiche non
può $ignificare co$a, che facci a propo$ito per l'intentione dell'Auttore, la doue
que$t'altra quadra beni$simo, uolendo dire po$amento della sfera, o della palla.
12. del lib. 10. chiamò axes, & il Barba-
ro tradu$$e animelle, e da molti $i nomina linguella, o bocchetta, & in $omma è
quella co$a, che rinchiude il foro per doue l'aria entra nè mantici, & il fiato nel
pallone da uento; Herone la dimo$tra talmente nel $eguente theorema, che le-
ua ogni occa$ione di dubitarne.
Dell'A$$ario. X.
L'A$$ario del quale $i è fatto mentione di $opra,
$i fabrica in que$to modo.
bino cia$cun lor lato di gran_
dezza d'vn dito in circa; e
la gro$$ezza $ia quanto è
vn filo da muratore, que$te
dũque bene appareggiate a
$e$to vna cõ l'altra, poli$ca$i,
a renda$i bene li$cia la $uper_
ficie di e$$e, talche $i bacino
di maniera, che nè aria, nè
acqua po$$a entrare fra di
loro; e $ieno que$te ABCD,
EFGH, & ad vna di loro,
cioè ABCD, $i facci nel
mezzo vn foro tondo, il dia_
metro del quale $ia qua$i
per la terza parte d'vn dito; dopo appareggiato il lato AD a l'altro EH,
congiunghin$i a$$ieme le pianelle mediante alcuni cardinetti, per modo
che le $uperficie loro polite $i acco$tino bene vna con l'altra. Quando
voremo dunque operare con que$te, $i accommoda la pianella ABCD
al foro, per il quale o l'aria, o l'acqua s'intromette, poiche venendo $pin-
ta la pianella EFGH $i apre, peroche $i muoue $peditamente intorno li
$uoi cardinetti, e riceue dentro l'aria, e l'acqua, che rinchiu$a poi nel va-
$o ben $aldo, re$pingendo la pianella EFGH ri$erra il foro per doue era
pa$$ata dentro.
Del Sacrifitio. XI.
Che in alcuni altari, mentre che euapora il fuo-
co;, gli animali, che vi $ono $opra faccino $acrifitio.
le $tia vn'altare molto ben chiu$o intorno, & e$$o po$amento an-
cora $ia con diligenza chiu$o, e forato a$$ieme con l'altare in G, poi per il
co di$tante al fondo del po$amento, e con l'altro capo H peruenga nella
l'acqua nel po$amento per il foro M, quale dopo ver$ata che $arà $i turi.
Se dunque $i accenderà fuoco nell'altare EFG auenirà, che l'aria di den-
tro a$$otigliando$i diffondera$$i per il po$amento, e di$cacciarà quell'ac-
qua, che vi troua, e que$ta non hauendo altra re$i$tenza in contrario, $e
ne pa$$a per la canna HKL, e và nella fiala; e così l'animale fà $acrifi-
tio, e tanto tempo vi attende, quanto dura il fuoco; $morzato po$cia il
fuoco, egli $i rimane di $acrificare; e tante fiate $i farà da capo, quante
$i accenderà il fuoco. Ma la canna per doue ha da pa$$are il calore $ia
vapore cagionato da quello, quando peruiene in luogo più $patio$o diuen-
ghi maggiore, e po$$i per con$equenza maggiormente adoperare.
G.
chiamato à gutture, perche ha il collo molto lungo, ouero come uuole Fe$to
Pomp.
tre$simo chiamarlo bronzo, o brocchetta.
De' va$i, che non $i ver$ano, $e non
$ono pieni. XII.
Si trouano certi va$i, che $e non $ono pieni non
$i ver$ano; ma $e $i empano, ver$a$i tutta l'acqua,
che vi è dentro; que$to è il modo di farli.
perto
fondo del quale $i tra-
metta o il diabete $pi-
ritale EFLH, ouero
il $ifone torto GHK;
Pertãto empito il va-
$o ABCD, di modo
che $oprauanzi l'ac-
qua $opra il diabete,
auiene che per quello
elle $i ver$i, fin che il
va$o ABCD re$ti al
per modo che non vi rimanga $e non $olo il pa$$o per minuto all'acqua.
De' va$i concordi. XIII.
E$$endo due va$i $opra qualche po$amento, &
e$$endone vno empito di vino, e l'altro voto, e ha-
uendo ambodue li loro canali aperti; non $i ver$a
fuora il vino, $e prima non s'empie l'altro va$o di
acqua; ma all'hora poi da vno di e$$i vino, e da_
l'altro ver$a$i acqua, fin tanto che tutti due $i vota-
no; e $ono que$ti chiamati va$i della concordia.
EF nell'vno, e nell'altro de' quali $ia vn $ifone torto; cioè nel va$o E il
$ifone GHK, & in F, $ia LMN, quali habbino quelle parti di loro, che
auanzano fuori terminate in canale, e gli archi loro s'alzino alle bocche
de' va$i, & vn'altra canna pa$$ando per il po$amento, $i ripieghi ne' va$i,
la quale $ia XOPR, le bocche della quale XR $ieno vicine a gli archi de
i $ifoni. Hora metta$i del vino nel va$o E, ma non perciò tanto, che la
$uperficie $ua $ormonti l'arco H del $ifone. Fin qui dunque il vino non $i
ver$a, per ri$petto che il $ifone non può cominciare a correre. Ma $e
metteremo l'acqua nel va$o F, in tanta quantità, che la $ua $uperficie $u-
peri $opra l'arco M, all'hora l'acqua $e ne $correrà per la canna XOPR,
e conducendo$i nel va$o E $arà cagione al vino di cominciare a correre,
& all'hora cia$cuno de' due va$i ver$arà: ma que$to vino, e quell'altro
acqua.
Del va$o, che imita la voce del Melancorifo. XIIII.
Se $arà me$$a l'acqua in certi va$i, viene e$pre$$a
la voce, o il fi$chio del
$to modo.
$i l'
quanto ba$ti per dare il pa$$o a l'acqua, e $i $aldi co'l coperchio; $ia mede-
$imamente vna $ampognetta GHK, di quella $orte, che $ogliono $onare, e
$ia forata in$ieme con la ba$e, e $aldata $imilmente co'l coperchio AD, e
la $ua bocca K ripieghi$i nell'acqua, che $arà nel va$etto L po$to lì vicino.
Ver$ata dunque l'acqua per l'infondibolo EF, auiene che l'aria, che era
nella ba$e, e$$endo di$cacciata, $e ne fugge per la $ampognetta GHK, e
così manda fuora il $uono. Ma $e la parte e$trema, di quella $ampognet-
ta $arà ripiegata nell'acqua, $i $ente vn $uono, che mormora, di modo che
viene imitata la voce del Melancorifo; ma $e non vi $erà po$ta l'acqua,
farà $olamente il fi$chio.
G.
caponero.
$e liquide, ne ua$i, che hanno la bocca $tretta; il Barbaro nel tradurre Vitruuio
l'ha chiamato tramoggio, noi li dicemo il pettiuolo.
Della Ciuetta, che s'aggira al canto de gli vccelli fat-
to dalle $ampogne mediante l'acqua, che
$corre da qualche fonte. XV.
Dunque per mezzo delle $ampogne $i viene a
generare il canto; ma è ben vero, che s'intuonano
diuer$i accenti dalle $ampogne, in quanto che le $o-
no più $ottili, o più gro$$e, & anco più lunghe, o
più breui; ouero quando qualche parte di e$$e, s'in-
merge nell'acqua più alta, o più ba$$a; di modo che
per que$ta via, $i viene ad imitar' il canto, di molti
vccelli; e per far que$to $i forma (ouero in vna fon-
te, ouero in qualche grotta, ouero anco in gene-
rale per tutto doue $i troui acqua corrente (vna
moltitudine di vccelli me$si per ordine, e vicino a
loro vna ciuetta $opra la po$ta, che da $e $te$$a hor fi
riuolge a gli vccelli, & hora li $i na$conde, e quando
ella è na$co$ta gli vccelli cantano, e poi che a loro $i
riuolge, fermano il canto, e que$to fanno molte, e
molte volte: hor eccoui il modo come ciò $i fà.
ben rinchiu$o BCDE, che habbia il diabete $piritale, ouero il $ifone
torto FG, & vn infondibolo me$$oui dentro HK la canella del quale $ia
tanto lunge dal fondo del va$o, quanto non impedi$ca il pa$$o all'acqua, &
habbi molte $ampognette di più ragioni, $i come hauemo di già detto, e $i
vede in L. Hor fatto que$to, accaderà che mentre il va$o BCDE $i em-
pie d'acqua, l'aria che vi è dentro di$cacciata per le $ampognette, imite-
rà il canto de gli vccelli, peroche cia$cuna di quelle $ampognette fini$ce
nella bocca di qualch'vno di quelli vccelli; ma dopo che fia pieno il va$o,
mentre $i votarà per la canna GF tanto ce$$arà il loro canto. Ma perche
la ciuetta hor $i riuolga a gli vccelli, hor li $i a$conda, come è già in$egna-
to prima; faccia$i que$to, che diremo ade$$o. Sia $opra vna qualche ba$e
M l'
e$$o, & a lei $ia poi attaccato vn picciolo
le $i po$i la ciuetta ben $aldata con quello; & intorno alla canna OP $ie-
no due catene pendenti, & auolte vna per vn ver$o, e l'altra per l'altro
T
il pe$o Z, e da VQ il va$o concauo
$piritale diabete FG. Occorre dunque, che mentre $i vota il va$o BC
DE, che l'acqua $e ne pa$$a nel va$o
uetta $i riuolge, per modo che ri$guarda gli vccelli. Ma votato il va$o
BCDE, votara$$i ancora il va$o
bete $piritale, che vi $ia dentro; per il che di nuouo e$$endo più greue il
pe$o Z, che non è poi il va$o
$ieme la ciuetta; ma quando il va$o BCDE $i venirà empiendo, quell'a-
ria che vi è dentro v$cendo per le $ampogne i$primera di nuouo le voci
de gli vccelli.
G.
che pa$$ando per il centro peruiene a l'uno, e l'altro polo del mondo, $i chiama con
que$to nome anco il fu$$ello della rota, il Barbaro, e Co$mo Bartholi nelle tradut-
tioni di Vitruuio, e di Leonbatti$ta hanno tradotto Axis perno, appre$$o il no$tro
Auttore è po$to per un ba$tone polito al torno.
uarij $ignificati appre$$o gli auttori; è nome d'un'i$trumento da $onare. Il Budeo
lo pone per una rota d'un argano, Vitruuio per una rota d'una machina da eleua-
re l'acqua da luoghi ba$si, Plinio per un ua$o, e communemente uuol dire una co-
$a uota dentro, e coperta di $opra, come que$ta, che pene Herone.
Del $uono delle Trombe. XVI.
Con la mede$ima ragione $i fanno i $uoni del-
le trombe, in que$to modo.
che arriui poco lunge al fondo, e $ia bene $tagnata co'l coperchio del va-
$o, co'l quale $ia mede$imamente forata in$ieme, e $aldata vna tromba,
che habbi la
qua nell'infondibolo, l'aria che vi è dentro di$cacciata da quella, pa$$a
per la lingula, e genera il $uono.
G.
per il $onaglio, per il cembalo, per la campanella, e da Herone è po$to per la par-
te più larga della tromba chiamata uolgarmente il padiglione della tromba, e que-
$to for$i per la $omiglianza, che ha con la forma della campana, $i come $i legge
anco nell'annotationi dell'auttore, che fà le $colie $opra Sophocle.
te la bocchetta, ouero il boccaletto.
Del $uono delle Trombe, che $i fà nell'aprire
del tempio. XVII.
Aprendo$i la porta del tempio, $i fà il $uono
delle trombe, in que$to modo.
vn
fondo del quale forato che $erà, $i accomodi vna tromba, che habbi me-
de$imamente la bocchetta, & il padiglione, & alla canna diritta della
trõba $i adatti la $taggia LM attaccata al $uffocatorio, e legata pure alla
canna della tromba, la qual $taggia LM habbi nella cima il
Z, nel quale entri la $taggia NX, che $o$tenga il $uffocatorio H tanto alto
dall'acqua, quãto ba$ti, e la $taggia NX moua$i d'intorno al chiodo, ouero
perno O, e $ia legata nell'e$tremità della $taggia in X vna catena, o fune,
che pa$$ando per la girella P, vadi a trouare la parte dietro della porta.
Succederà dunque poi che aprendo$i la porta, quella fune legata tirarà
l'e$tremità X della $taggia, onde il $uffocatorio H non verrà più $o$tenu-
to da e$$a $taggia NX, ma abba$$ando$i nell'acqua, farà il $uono della
tromba, percioche l'aria, che vi è dentro $erà di$cacciata dall'acqua per la
bocchetta, e per il padiglione della tromba accommodata, come di $opra.
G.
fica di bocca $tretta. Suffocatorio uiene dal uerbo latino $uffoco, che uuol dire
rinchiudere lo $pirito, perciò Herone nomina così un ua$o, che habbi $tretti$sima
bocca, onde uolto poi boccone nell'acqua, ui $i uenghi a chiudere l'aria, o $pirito,
che ui è dentro.
gnificato l'u$a Vitruuio nel cap. 2. del lib. x. & il Barbaro l'interpreta manico,
ouero orecchie, e il Budeo lo de$criue con que$te parole,
mentum e$t te$tudinis animalis: eius autem integumenti $imilitudinem habent
chelonia, ide$t retinacula, quibus intra tigna $icula retinetur
De' va$i che tal'hora ver$ano l'acqua, tal'hora il vino,
e tal'hora l'vno, e l'altro mi$to in$ieme. XVIII.
Sono certi
va$i che me$_
$oui prima
vino; quan-
do vi $i met_
te dopo l'ac_
qua, tal'ho-
ra ver$ano l'
acqua pura,
e tal'hora il
vino $chiet-
to; il che $i
fà per que-
$ta via.
$cuno di loro $i cacci la canna HK $aldata con e$$i tramezzi, e forata in
L alquanto di $opra del tramezzo FG, e $otto al tramezzo DE $ia nel
ventre del va$o lo $piraglio M. Condotte le co$e a que$to termine, s'al-
cuno ri$errando l'v$cita C infonderà dentro vino, egli per il foro L pa$$a-
rà nel loco DEFG, e l'aria, che quiui $i troua, partirà per lo $piraglio
M, ma quando $erraremo que$to $piraglio M co'l dito, il vino $i tratte-
nerà nel loco DEFG, e quando metteremo l'acqua nella parte ABDE
del va$o, turando lo $piraglio M $i ver$erà l'acqua pura: ma $e apriremo
lo $piraglio M, e$$endo ancora l'acqua nella parte di $opra, $i ver$erà vi-
no mi$to con acqua; e dopo che hauerà finito di correre l'acqua, ne v$ci-
rà vino $chietto; e $i può anco aprendo più, e più volte lo $piraglio M,
farne v$cire diuer$e mi$ture. Ma vien meglio, mettendo prima l'acqua
nel loco DEFG,
raglio, metterui
dopo uino, perche
ne $eguirà, ch'al-
cuna volta ne v-
$cirà vino puro,
& aperto lo $pira_
glio, v$cirà me$co_
lato, e di nuouo
rinchiu$o, torne-
rà a v$cire vino,
e que$to $uccede-
rà tante volte,
quante a noi $arà
in piacere.
Della coppa, che re$ta $empre piena, benche
$e ne caui a$$ai vino. XIX.
Ponendo $opra qualche ba$e vna coppa, che $ia
piena di vino; quantunque altri ne caui quanto vo-
le, nondimeno la coppa re$terà mede$imamente
piena: que$to è il modo di ciò fare.
la bocca dal tra-
mezzo CD vici-
no al $uo collo; e
frametta$i per il
tramezzo la can_
na EF, che ari-
ui poco lunge al
fondo, dopo vn'al_
tra cãna GH tra
pa$$i per il fondo,
& ariui non mol_
to lunge al tra-
mezzo CD, & il
fondo del ua$o $ia
forato in K, doue
$i metta la cãnel-
la KL; Ma il va_
$o AB $ia po$to $opra qualche ba$e MNXO, dentro la quale pa$$i la can_
na GH con l'e$tremità H, e la coppa $ia PR; poi per la ba$e MNXO
pa$$i la canna ST, che ri$ponda con i fori nella ba$e, e nella coppa, l'orlo
della qual coppa $ia in vn mede$imo piano con la bocca H di e$$a cãna GH.
Hora mettiamo il vino per la canna EF nel va$o AB, non ha dubio, che
l'aria v$cirà per la canna GH, e $e $arà aperta la cannelletta KL, il vino
che $i mette dentro, pa$$arà per quella nella ba$e, e di lì dopo nella coppa;
Pertanto mettiamo il
vino sì nella ba$e MNXO, come anco nella coppa PR, a tale che la cop-
pa $ia piena, e la ba$e MNXO $i empia fino alla bocca della canna GH.
Il che compito che $ia, e $errata la bocca E, il vino, che $i troua nel va$o
AB non pa$$arà più nella ba$e, per la cannella KL, po$cia che non ha do-
ue riceuere l'aria, che $ucceda nel luogo rima$to voto, onde haueua prima
il pa$$o per la bocca E. Quando cauaremo dunque il vino della coppa, $i
aprirà la bocca E, la doue $ubintrando l'aria correrà di nuouo il vino nel-
la ba$e, & anco nella coppa PR fin tanto che $ia piena, e que$to auenirà
tutte le volte, che $ia cauato il vino della coppa. Ma bi$ognerà bene che
anco la ba$e MNXO $ia forata co'l foro
AB concedendo il luogo al vino, entri per la bocca G, e $cappi fuora per
il buco
Della coppa, che $tà $empre mede$ima-
mente piena. XX.
Se voremo anco per il mede$imo v$o fare vna cop_
pa, che po$ta in qualche luogo, benche da quella
$ia cauata molta copia d'acqua, re$ti nondimeno
$empre piena; il modo di farla è que$to.
ue $eguire, e $ia vna cãnella CD, che e$ca da e$$o, alla quale $i põghi $otto
la tinella GH, e non molto lunge da quella cannella, $i accommodi la $tag_
gia EF; dal capo E della quale penda la $uora K, che $tia nella tinella,
all'altro capo F leghi$i vna catena, che $o$tenga il pe$o di piombo X; il che
tutto $ia per tal modo accommodato, che dalla $uora K che nota nell'ac-
qua della tinella, venghi rinchiu$a la cannella CD; e votata poi l'acqua
della tinella, cali per con$eguenza la $uora, & apra la cannella, di mo-
do che di nuouo entrando l'acqua nella tinella, facci $olleuare la $uora, on-
de venghi come prima la cannella rinchiu$a. Ma auertendo, che la $uora
conuerrà che $ia più greue, che non è quel pe$o, che $i è attaccato in X.
notandoui la $uora, non corre più la cannella; dalla tinella tiri$i vna can-
na HN, che ariui nel fondo della coppa. Quand'alcuno dunque, e$$endo
piena la coppa ne cauarà l'acqua, tirerà in$ieme con e$$a quell'ancora, che
è nella tinella HG, onde calando la $uora, $i aprira la cannella, quale
$correndo nella tinella, & anco nella coppa farà che l'acqua s'innalzi, &
$olleui la $uora, di maniera che di nuouo poi non corra. E que$to fara$$i
tante volte, quante altri cauarà l'acqua dalla coppa.
Del va$o de' $agrificij, che $pruzza
l'acqua. XXI.
Gettãdo$i vna mo_
neta
me nella
cioè nel va$o dal $a-
grificio; ne $cappa
l'acqua per i$pruz-
zar$ene.
la bocca A, della quale $ia
$coperta, e dentro della $pon_
dea $ia il va$o FGHK, che
habbi dell'acqua, & anco
la
$cappi fuora la cãnella LM,
vicino al va$o FGHK $ia
po$to vna $taggia diritta N
X, nella $ommità della qua-
le $i accommodi vn'altra
$taggia OP, che nella par-
ge da P, cioè in S, habbia il coperchio, che $i confacci alla pixide L, per
modo, che non permetta correre la cannella LM; ma il coperchio della
pixide $ia più greue, del plati$matio R, e più leggiero poi dell'vno, e dell'al_
tro, cioè della moneta, e del plati$matio in$ieme. Quando gettera$$i
dunque la moneta per la bocca A, caderà $opra il plati$matio R, & ag-
grauandolo farà calare la parte O della $taggia OP, alzando$i la parte
P, inalzerà il coperchio della pixide, per modo, che l'acqua corra; dopo
cadendo giù la moneta, di nuouo il coperchio $errarà la pixide, di ma-
niera che più l'acqua non di$corra.
G.
pe$a l'ottaua parte d'un oncia, talche una moneta, che uale$$e cinque dramme
d'argento, potria importare da mezzo $cudo d'oro in circa, $econdo l'opinione di
Ruberto Senale nel $uo trattato
ua$o che $i adoperaua per $agrificare, come $i raccoglie dalle parole d' Herodiano
nel 4. lib. doue dice Herone lo
pone per il ua$o, doue $i metteuanao l'offerte, il quale è anco nominate da lui The_
$oro, che oltra il $uo $ignificato ordinario uuol dire la ca$$a, o altra co$a $imile,
doue dal popolo $i pongono l'offerte; che in que$to $en$o pare che fu$$e po$to nel-
la $acra $crittura nel 7. cap. di Nehem.
drachmas uiginti millia.
mo uolgarmente Bo$$olo, detto così, perche da prima $i faceuano $olamente del
legno di bo$$o.
che $i $tende in larghezza, e però Herone $e ne è $eruito per $ignificare la parte lar-
ga dalla $taggia OP, come chiaramente dalla figura appare.
Del va$o, che tenendo varij liquori manda
fuori cia$cuno per l'i$te$$a
cannella. XXII.
Hauendo gettato in vn va$o molte ragioni di
co$e liquide tutte per l'i$te$$a bocca, fare che $epa-
ratamente cia$cuna $i ver$i fuora per la mede$ima
cannella, qual più ci piacerà.
rato dal tramezzo CD,
& habbi anco altri tra-
mezzi per il diritto, pro_
lungati dal fondo fino a
e$$o tramezzo CD, e
che diuidino il va$o in
tanti luoghi, quante $o-
no la ragioni de gli hu-
mori, che volemo met-
terui dentro; hor $ieno
per ade$$o due $oli, cioè
EF, e nel tramezzo C
D $ieno bucetti piccoli
a foggia di criuello, che
ri$pondino in ambedue
quei luoghi; $otto al tra_
mezzo $ieno poi due bu-
chi da re$pirare GH,
che rie$chino pure ne i
luoghi, e ri$pondenti nel cannale commune M. Se dunque chiudendo li
due buchi da re$pirare GH, & in$ieme il cannale M, ver$aremo per la
bocca, qualch'vna di quelle $orti di co$e liquide; è chiara co$a, che non
entrerà in ne$$uno di quelli luoghi, percioche l'aria, che $i troua dentro
in e$$i, non ha v$cita. Ma $e apriremo vno delli $piragli, l'acqua $e ne
andarà in quel luogo, doue ri$ponde lo $piraglio aperto; il quale dopo rin-
chiuderemo di nuouo, e volendoui mettere dentro altro liquore, aprire-
mo l'altro $piraglio, & il liquore pa$$arà nell'altro luogo: $errando vlti-
mamente tutti li $piragli, & anco li bucetti, che $ono nel tramezzo CD,
$e bene apriremo la cannella M, nulla per que$to v$cirà fuori da e$$a, $e
prima non s'apre vno di quelli due $piragli; perche in quel ca$o hauendo
l'aria per doue entrare, v$cirà l'acqua, che era in quel loco ritenuta; e
poi rinchiu$o que$to $piraglio, a riaperto l'altro, v$cirà il liquore, che $i
troua nell'altro luogo.
Delli due va$i, che mentre $i mette l'acqua
in vno, l'altro ver$a fuori
vino. XXIII.
Trouando$i due va$i $opra qualche po$amento,
vno de' quali $ia pieno di vino, e l'altro voto; quan_
to nel voto ver$aremmo d'acqua, tanto di vino $cap-
parà dell'altro: que$to è il modo come ciò fà.
$e, e diui$e le bocche da due tramezzi GH, e KL, e la canna MNXO
trapa$$i per la ba$e, e ripieghi$i ne' va$i, di$tendo$i poco lunge alli
tramezzi con li $uoi capi MO, e nel va$o EF $ia il $ifone torto PRS,
che facci l'arco $otto la bocca del va$o, e con l'altra $ua gamba ridotta in
gui$a di cannella, rie$chi nella parte di fuori, dopo per il tramezzo GH
metta$i l'infondibolo T
e vadi poco lunge al fondo. Ver$i$i dunque vino nel va$o EF per qual-
che foro K, il quale dopo che $ia ver$ato $i turi. Hora mò $e per l'infon-
dibolo ver$aremo l'acqua nel va$o CD, auenirà che l'aria, che vi è den-
tro, e$$endo di$caciata, pa$$arà nel va$o EF per la canna MNXO, e co-
sì di$cacciarà quel vino, che era in quel tal va$o, e que$to tante fiate
l'aria di$cacciata tiene l'i$te$$a grandezza, e corpo, che l'acqua, che lo
$caccia; & anco di$caccia parte eguale di vino; e $e non vi fu$$e il $ifo-
ne torto, ma $olamente la cannella S, il mede$imo auerebbe, purche
dalla violenza, & in$ulto dell'acqua non veni$$e occupata la cannella.
Della cannella, che dà vino, & acqua
con proportione. XXIIII.
Per fare vna cannella, che ver$i vino, & acqua in
qualunque proportione ci $arà in piacere.
le al
po$to vicino vn'altro va$o CD $opra il mede$imo po$amento ben chiu$o da
tutte le parti, e di forma $imile al primo, la ba$e del quale, $ia per la metà
di quella del va$o AB, perche volemo che l'acqua $ia il doppio del vino;
et a que$to $ia po$to vicino vn'altro va$o b&etilde; chiu$o EF, nel quale $i metta
il vino, e per l'vno, e per l'altro cioè CD, EF $ia la canna torta GHK, che
forando i tramezzi, o coperchi loro, $ia $aldata in$ieme con quelli; &
ariui tanto lunge al fondo, quanto $ia a ba$tanza per il pa$$o dell'acqua;
e l'altra gamba piegando$i dentro, pa$$i nell'altro va$o XO, dal quale
v$cendo la canna PR pa$$i per il po$amento commune di tutti i va$i, per
modo che di $otto via peruenghi al fondo del va$o AB $enza impedimen-
to alcuno; & vn'altra canna ST rie$chi con li $uoi fori nell'vno, e nell'al-
tro va$o AB, e CD, & il va$o AB habbi vicino al fondo la cannellet-
ta
VZ, che habbi vna chiaue, onde fi po$$a $errare, & aprire ad ogni no$tra
voglia. Me$$o tutte que$te co$e in ordine, e $errata la canna VZ, $e ver-
$aremo l'acqua nel va$o AB, vna parte di quella, cioè la metà pa$$arà nel
va$o CD mediante la canna ST, e l'acqua che caderà nel va$o CD cac-
ciarà egual parte d'aria, per la canna GHK nel va$o EF, e que$ta $car-
ciarà altretanto di vino per la canna LMN nel va$o XO. Quando
apriremo dunque la canna gro$$a VZ, v$cirà fuori da e$$o l'acqua ver$a-
ta nel va$o AB, & il vino del va$o XO condotto per la canna PR, e
$erà compito l'intendimento no$tro. Di più rimaranno poi li va$i voti,
quando v$cendone fuora quella me$colanza, entrerà in e$$i l'aria per la
canna PR.
G.
un ua$o cylindrico uuol dire di forma tonda, a $omiglianza di una colonna.
$celto Herone frà tutte l'altre forme que$te due $ole, cioè o a$$olutamente quadra,
o a$$olutamente tonda; perche in cia$cuna di que$te è più facile di trouare la pro-
portione propo$ta da lui, che deuono hauere que$ti ua$i uno con l'altro.
D'vn'animale, che notando $opra l'acqua d'vn va$o
quanto $i cauerà di quella, tanto vino
v$cirà dall'animale. XXV.
E$$endo vn va$o, nel quale $ia l'acqua, che hab-
bi vna cannella con la chiaue, e notando vn'ani-
male in quell'acqua; quanto noi cauaremo di quel-
la mediante la cannella, tanto di vino v$cirà dal-
l'animale, a proportione dell'acqua già $cappata
prima.
l'acqua $opranoti il
ma d'animale; $ia po$to vicino a que$to vn'altro va$o GH co'l vino den-
tro; e $iaui vn $ifone torto KLM, vna gamba del quale $ia dentro al va-
$o GH, e l'altra di fuori, quale ariui alla canna EF. Hora $e per la
bocca M tiraremo il vino, egli $e ne verrà nella canna EF fin tanto che la
$uperficie del vino, che è nel va$o GH, e nella canna EF, $i riduchi in vn
mede$imo piano, il quale $ia lungo la linea diritta NXOP, e nel punto
P $ia la cannelletta R aperta; fin qui è certo che il vino non e$ce fuora;
ma quando per la cannella C cauaremo alcuna parte d'acqua, calarà il
catino D, e con e$$o lui la canna EF, di maniera che la $uperficie del vi-
no, che vi è dentro, diuenirà più ba$$a, che non è la $uperficie NX; e per-
ciò e$$endo che la parte di fuora del $ifone, $ia calata più giù, di nuouo
il vino correrà nella
ra$$ene fuora per la
cannelletta R, e que$to
$erà $empre ogni vol-
ta, quando cauaremo
l'acqua per la cannella
C. Et all'hora v$cirà
il vino proportionata-
mente, $econdo l'acqua
che ne $cappa, $e la ba-
$e del va$o AB, haue-
rà conueneuole propor_
tione cõ la ba$e del va_
$o GH, che facendo
così ne $eguirà l'inten-
to no$tro.
G.
appre$$o gli auttori è po$to diuer$amente. Atheneo uuole, che $ia un ua$o da $a-
crificare, ma Homero lo pone per la pentola, e Herone per quel ua$o, che noi
chiamiamo catino.
D'vn'altro modo per fare che il vino $corra
proportionatamente. XXVI.
Se noi volemo che gettando l'acqua in qualche
va$o, ne $cappi vino a proportione di e$$a, faremo
in que$to modo.
GH, e la canna EF $ia fuora del va$o AB, e nel va$o AB vi noti la
palla D, quale $ia $o$tenuta da vna fune, che pa$$ando per le girelle ST,
$ia legata alla canna EF, ma l'altre co$e $ieno pur tutte l'i$te$$e, che di
$opra hauemo detto. Dunque auiene che gettata l'acqua nel va$o AB,
la palla D $i $olleua, & all'incontro s'inchina tanto la canna EF, che di
nuouo corre il vino. Si puote ancora operare que$to i$te$$o in altro modo.
La fune, che tiene $o$pe$a la palla D, tra$porti$i per la girella S alla gi-
rella T, e da que$ta poi al $ifone KLM, al quale $i auinca: $uccederà dun-
que che $olleuata la palla D, $i abba$$arà il $ifone KLM, per e$$ere $o$pe-
$o alla mede$ima fune, di modo che la gamba di fuori del $ifone prenden-
do vantaggio, ne $egue poi che il vino corra per la bocca M.
De i $ifoni atti per e$tinguere gl'incendij. XXVII.
Li $ifoni che $i adoperano per e$tinguere i fuo-
chi, $i fanno a modo tale.
gi
politi per tal mo-
do al torno, nella
parte dentro, che
li ma$chi vi entri_
no di punto, $i co_
me $ono i mogget_
ti delle machine
hydrauliche, A
BCD & EF
GH; & i ma$chi
al loro ri$pondenti
$ieno KL, & M
N, li moggetti
$ieno forati vno
all'incontro del-
l'altro, mediante
la canna XODF,
e nelli capi di e$$a
canna XODF
$ieno due A$$arij
PR fatti come già $i è in$egnato, e $imili a quelli, che $i vedano ne' man-
tici delle focine, ch'intrometono dento il fiato; e $ieno accommodati a gui_
$a tale, che $i aprino dalla parte di fuora de i moggetti. Habbino di più
li moggetti nelli fondi loro due buchi ST, che $ieno turati con a$$icelli pia-
uolati
bie
bito, che non po$$ino e$$ere leu a ti dal luogo loro gli a$$icelli, li ma$chi poi
$taggia Z
ma le $tagge Sia poi con la cãna XO
DF forata vn'altra canna diritta
che habbi li $meri$matij, per li quali mandi fuora l'acqua, e $ieno tali a
punto, $i come hauemo di già diui$ato, nella fabrica del va$o, che porge
l'acqua per bere, mediante l'aria che è ri$tretta in e$$o. Dunque li
moggetti a$$ieme con l'altre co$e con loro fabricate, $ieno po$ti in vn va$o
d'acqua
alla cauiglia
do a ba$$o i ma$chi cacciano l'acqua per la canna
mobile
to, è certo che s'apre il buco S, & alzato l'a$$icello Q
ouero bocchetta P; e calando rinchiude il foro S, & apre la bocchetta P
per la quale cacciata l'acqua, vien poi $o$pinta fuori; l'i$te$$o effetto auie-
ne per conto del ma$chio MN: onde la cannelletta
hora con$entendo, manda fuori l'acqua fino ad vna tale di$$egnata altez-
za: ma non per que$to ad vn riuolgimento di$$egnato; ca$o che non $i
riuolga tutto l'in$trumento. E perche que$to modo è tardo, e male ac-
concio alli bi$ogni vrgenti; acciò l'acqua venghi $o$pinta facilmente ver-
$o vn luogo di$$egnato, faremo che la canna
me$$i vno nell'altro, vno de' quali $ia congiunto alla canna XODF, e
l'altro al re$tante, che in
poi quella parte di $opra della canna, e ri$contrando$i con la cannelletta
$i manda l'acqua in qual parte più ci piace, e la canna inca$trata di $opra
conuiene che habbia gli vncinelli, acciò tal volta non dalla violenza del-
l'acqua $ia sforzata cadere dall'in$trumento, quali vncinelli $eranno a
gui$a della lettera
annelletto po$to nella canna di $otto.
G.
Vna machina $imile a que$ta, de$criue Vitruuio nel 10. libro al 12. cap. il qual
luogo aiuta d'intendere que$to di Herone, $i come que$to aiura l'intelligenza di
quello
D'vn'animale, che pre$entatoli da bere, beue
$trependo, e gridando. XXVIII.
Si fabrica vn'animale di rame, o di altra mate-
ria, in qualche luogo doue l'acqua ca$chi d'alto, al
quale venendo offerto da bere, beue $trependo, e
gridando di maniera, che pare hauer $ete: la fabri-
ca di e$$o è tale.
le
nelletta C, & habbi dentro
il $ifone torto, ouero il dia-
bete $piritale DEF, vna
gamba del quale $porghi
fuora del fondo al va$o; a
que$to $ia po$to di $otto vna
ba$e, bene rinchiu$a GHKL
che habbi $imilmente il $ifo-
ne torto MNX, & alla
bocca F, che $porge fuori
del va$o, $i ponghi $otto l'in-
fondibolo OP, la cannella
del quale peruenghi nella
ba$e GHKL, & ariui tan_
to lunge al fondo, quanto
ba$ti per la$ciare l'v$cita a
l'acqua; la bocca dell'ani-
male $ia in R, doue $ia ripo$ta vna cannelletta, che o per vn de piedi, o
per qualche altra parte dell'animale $i conduchi occultamente nella ba$e,
la quale $ia RST. Succederà dunque, che riempito il va$o AB l'acqua
$oprabondando caderà nell'infondibolo OP, e $i empirà la ba$e GHKL,
Similmente turata la bocca dell'infundibolo,
& e$$endo riempita la ba$e, l'acqua $oprabondante $erà cagione, che per
mezzo del $ifone MNX, ella $i votarà, e mentre viene rimanendo vo-
ta; l'aria entrerà per la bocca R a riempire il luogo rima$to voto. Quan-
do offeriremo dunque da bere alla bocca R, ella in vece dell'aria $orbirà
l'acqua, tirandola per forza, $in che la ba$e diuerrà vota in tutto.
mede$ime co$e, che hauemo detto. Ma a fin che offeriamo da
bere a tempo conueneuole; cioè mentre la ba$e $i vota, $ia vna qualche
co$a, che venghi mo$$a dalla correntia dell'acqua, che $i fà per il $ifone
MNX mentre vi cade $opra, doue hauendo noi l'occhio quando $i mo-
uerà, all'hora offeriamo da bere.
G.
fare che quell'acqua mede$ima u$cita dal $ifone MNX uadi nel ua$o doue $i offeri-
$ce da bere all'animale 3 & è qua$i l'i$te$$o, ch'in$egna Herone nel theorema 19 però
uolendo $eruir$ene, ricorra$i a quello.
Dell'animale, che beue riuolgendo$i vn
Pani$co. XXIX.
Si fà pure in vn'altro modo, che correndo tut-
tauia l'acqua, & e$$endo riuolto il Pani$co, l'ani-
male s'induchi a bere.
ui$a da vn tramezzo in due
parti qua$i eguali, & in e$-
$a ba$e $ia po$ato vn'anima-
le, al quale pa$$i per la boc-
ca la canna EFG, e la ba$e
nella parte di $otto habbia il
$ifone torto HKL; vna gam_
ba del quale e$chi fuora del
fondo, e nel tramezzo $ia
l'infondibolo MN; la cui
cannella ariui poco lunge al
fondo; & alla ba$e ABCD
$ia $oprapo$ta vn'altra ba$e
XO, nella quale ri$eda il
Pani$co PR, che habbia il
fu$ello, ò perno S, quale
e$ceda $otto la ba$e, e $iali
congiunta la canna T
quale $ia $imilmente con-
giunto nell'altro capo, e fo-
rato a$$ieme con e$$a il va-
$etto
$ia tanto lunga, che venendo riuolto il Pani$co, e girando$i il va$etto
$o; e nella ba$e $ia po$to il va$o QZ, che ri$ponda $opra l'infondibolo
MN, e $ia forato in$ieme con quella, nel qual va$o $i ver$i l'acqua, che
$caturi$ce da
HKL. Que$t'acqua dunque, $arà condotta dall'infondibolo MN, nel-
la parte di $otto della ba$e ABCD, partendo$i l'aria, che iui dentro di-
moraua, per la canna EFG, e la ba$e rimanerà $empre piena d'acqua,
peroche quella, che vi entra è più dell'altra, che ne $cappa. Quando
riuolgeremo dunque il Pani$co, il va$etto vien po$to là $opra l'infondibo-
lo, e riceue in $ua vece l'acqua corrente da
per la canna T Pertanto non pa$$ando più l'acqua nel-
doui l'aria per la canna EFG; là onde l'animale di nuouo bene, purche
da bere li $ia offerto.
G.
del quale molte co$e fauoleggia l'antichità, che per e$$ere noti$sime non occorre di ri-
ferirle, ba$ta che que$ta, ò altra figuretta $imile, $i potrà formare nella cima del fu-
$ello, che de$criue Herone.
Dell'animale, che beue benche non $ia
mo$$o il Pani$co. XXX.
Si puote anco in vn'altro modo fare, che l'ani-
male beua, $enza che l'acqua corra, ne che altri
moua il Pani$co.
ca dell'animale
$ia in E, dalla
qual bocca E,
part&etilde;do$i la cã-
na EFG, e pa$-
$ando per il pet-
to;, e per il piè
dietro, ouero per
la coda dell'animale, ariui nella parte di d&etilde;tro della ba$e, e $tabilita la ba-
$e, che non $i moua, $ia forata la canna EFG, che pa$$a per l'animale
con vn foro H piccolino, che a fatiga $i $corga; Se alcuno adunque riem-
pirà d'acqua la canna EFG, con l'aiuto di qualche altra canna a foggia
d'infondibolo, la bocca della quale $i accommodi al foro H, e poi empita,
$erri e$$o foro H; la canna EFG $i $tarà piena d'acqua, e$$endo che le $ue
bocche $ieno po$te in vn'i$te$$o piano, e quando pre$entaremo da bere alla
la parte della canna EFG, che è in G, prenderà vantaggio, e perciò
tirarà l'acqua, & ella $e ne andarà nella ba$e ABCD; talche non fà
mi$tieri che in que$to in$trumento $ia la ba$e ri$errata.
G.
cendo, benche il foro fu$$e piccolo, pure ui porrebbe entrare qualche poco d'aria, on-
de ne $eguiria, che l'acqua, che $i troua in EFG non $tarebbe in equilibre, ma tira-
ta dalla $ua grauezza, u$ciria della canna.
Del modo per fare, che quelli, ch'entrano ne'
portici de' tempi, venghino $pruz-
zati dall'acqua. XXXI.
Nelli portici de' tempi de gli Egittij $i fanno al-
cune
entrano le riuolghino; percioche il
che habbi certa virtù di purgare. Vi $ono ancora
certi va$i da dar l'acqua, onde quelli, ch'entrano
$ieno a$per$i. Poniamo ca$o dunque, che bi$ogni
fare, che riuoltata la rota, l'acqua da $ua po$ta $cor-
rendo da quella a$perghi coloro, ch'entrano, $i co-
me è detto.
do in E, e $otto il fondo li $i attacchi la canna FGHK, che habbi $imil-
mente vn foro nella parte ri$contro a quello ch' è nel fondo; dentro a
que$ta $ia vn'altra canna minore LM, che nella parte L $ia congiunta a
FGHK, e che habbia il foro P ri$pondente al foro E; tra que$te due can_
ne acconci$i l'altra NXOR di modo, che $ia contigua ad ambedue, &
Poiche dunque
ri$pondano li $udetti fori vno
nell'altro, s'alcuno ver$arà
l'acqua nel va$o ABCD,
v$cirà fuori per la canna
LM; ma $e riuolgeremo la
canna NXOR di modo, che
il foro S muti luogo, non $e-
guirà più oltre a correre.
$ia congiunta con la canna
NXOR, la quale venendo
poi girata, di$correrà più, e
più volte l'acqua.
G.
moria in ne$$uno auttore; ma $i bene dell'acqua, onde $i $pruzzauano quelli, che
entrauano nel tempio, della quale u$anza fece mentione Hippocrate auttore anti-
chi$simo nel $uo libro de morbo $acro, dicendo;
de lubrorum dijs de$ignamus, ut nullus qui non purus $it eos tran$cendat; & in-
gre$si re$pergimur, non ut inquinemur, $ed $i quod etiam prius $celus habemus,
purificemur La quale auttorità fù auertita da Girolamo Magio ancora per mo-
$trare l'antichità di tale u$anza. Ne è merauiglia, che que$to fu$$e rito partico-
lare de gli Egittij, perche erano molto $uper$titio$i ne gli ornamenti e$teriori de i
tempij; onde nacque il prouerbio,
deuano più curio$amente a gli ornamenti di fuori, che a quelli dentro; chi uole
$apere molte $trauaganze de i co$tumi loro, ueda Celio Rodigino nel 37. cap. del
decimo lib.
me, come accenna Herone, ma li corpi ancora; fù ferma opinione appre$$o gli an-
tichi; della prima inte$e per auentura Plutarcho in quel $uo libro, de facie in ore
lunæ doue di$$e,
aduer$us animas edere L'interprete di Theocrito nella Pharmaceutria dice pure,
Il mede$imo $criue Appollodoro nel libro delli Dei,e Sophocle introduce Medea,
che per fare gl'incanti, coglie l'herbe con un coltello di rame, e ne caua il $ugo
mili manifatture; che habbi mede$imamente uirtù purgatiua, quanto al corpo,
fù opinione di Ari$totele, come $i uede nelli $uoi Problemi, nella prima $ect. e $i
raccoglie da quello, che taccontano del ferro della lancia di Achille, che per e$$ere
di rame ri$anò Telepho, di doue nacque, come dice Eu$tathio, il prouerbio:
D'vn va$o, ch'empito di più ragioni di vino,
mandi fuora qual più ne piace per
l'i$te$$a cannella. XXXII.
E$$endo vn $olo va$o, vi $i metterà dento per
la bocca di più ragioni vino, e per vn'i$te$$a can-
nella $i potrà dopo rihauere cia$cuno $eparatamen_
te, $i come altri eleggerà di volere: per modo, che
e$$endo molti a gettarui del vino, potrà cia$cuno il
$uo proprio ripigliar$i, & a punto tanto, quanto ve_
ne era $tato da lui me$$o dentro.
mezzo EF, e $ia di$partito il va$o in tanti luoghi, quante voremo; che
$ieno le ragioni del vino, e $ieno li tramezzi GH, e KL, che faccino tre
luoghi MNX, ne' quali $i getti vino; $ia poi forato il tramezzo EF $o-
pra cia$cuno di quei luoghi, con fori piccolini; e $ieno anco li fori OPR,
dalli quali s'alzino al collo del va$o le cannelle PSOTR
me con e$$o; & intorno a cia$cuna di quelle cannelle $ieno diuer$i fori
nel tramezzo EF a gui$a di criuello, per doue il vino pa$$i ne' luoghi di$$e-
gnati. Quando voremo dunque ver$arui dentro qual $i $ia di quei vini,
$erraremo con le dita le bocche ST
ma egli non andarà in niun loco, percioche l'aria ri$errata là dentro in
quei luoghi, non hà per doue v$cire; ma quando apriremo qualch'vna
delle bocche ST
la ri$pondeua, & il vino entrerà per li fori del tramezzo EF; dopoi chiu-
ca,
$imilmente vn'al_
tra, e vi mettere-
mo vn'altra ra-
gione di vino, e
dopo gli altri di
mano, in mano,
quãti che $arãno,
pari però di nu-
mero a quei luo-
ghi, che $ono nel
va$o ABCD.
cia$cuno di e$$i $e_
paratamente, ma
per la mede$ima
cannella, in que-
$to modo. Nel fõ-
do del va$o AB
CD, da cia$cun luogo da per $è e$chi vna cannella; come dal luogo M, la
cannella Q
le quali
con diligenza vn'altra canna
parte di dentro
a tale, che riuoltata la canna
le bocche, riceuino in vino, che $i trauaua in ogn'vno di quei luoghi, e lo
mandino fuora per la bocca e$teriore della canna Sia poi congiunto
alla canna
vn pe$o di piombo
habbia nel mezzo vn
cauata, e la concauità $ua $ia fatta in gui$a di cono
del quale $ia
$ono i luoghi MNX. Se metteremo dunque nel va$etto
piccola, ella tirata dalla propria grauezza, calarà tanto a ba$$o, fin che
modo che il foro che è in e$$a, $i conduchi all'incontro di
no, che in quel tal luogo $i ritrouaua, il quale correrà fino a tanto, che
la palla $tarà nel va$etto, $e però non $erà finito di correre tutto. Ma
$e leuaremo via la palla, di nuouo il pe$o
ro
tra palla più greue, calarà più a ba$$o, e riuolgerà tanto più la canna
fin che il foro, che è in e$$a $i ri$contri a Z, e così correrà il vino, che era
in quel luogo contenuto; e di nuouo tolta via la palla, il pe$o
$errarà il foro Z, per modo che il vino non corra più oltre. Se finalmen-
te vi $i metterà l'altra palla più greue delle dne prime, $i riuolgerà anco
maggiormente la canna
go X. Ma auerta$i che è nece$$ario, che la palla minore, che $i mette
dentro il va$etto $oprafia il pe$o
peroche lo $uperaranno poi anco l'altre palle, & in con$eguenza riuolge-
ra$$i la canna
G.
di piombo, habbino certa cotale proportione di grauezza con il pe$o
non $eguirebbe l'effetto, che $i de$idera.
Di vna lucerna, che da $e $te$$a logora lo $top-
pino a poco, a poco.
Per fabricare vna lucerna, che da $ua po$ta $i
con$umi.
capo E, $i po$$i da $e $te$$a mouere, e $opra la molla $i auolga lo $toppino
in giro, per modo che $i po$$a facilmente $uiluppare, accommodi$i ancora
la rota F fatta a denti, quale $i moua $peditamente d'intorno al $uo fu-
$ello, o perno, e li $uoi denti tocchino la molla, onde poi e$$endo ella riuol-
to bene $patio$a, $i che me$$oui dentro l'olio vi noti $opra il catino D, che
habbi la $taggia H a $e congiunta, e con denti, che s'inca$trino nelli denti
della rota F; $uccederà dunque che con$umando$i l'olio, calarà il catino,
e mediante li denti della $ua $taggia, riuolgerà la rota F, di modo che il
lucigno verrà $pinto auanti.
G.
Con l'occa$ione di que$ta lucerna di Herone, non uoglio la$ciare di dire della mol-
to merauiglio$a lucerna, che gli Athenie$i teneuano acce$a inanzi al $imulacro di Mi-
nerua, che ardeua un'anno intiero $enza che bi$ogna$$e mai toccarla; era fatta di
materia $oda, & in ogni parte bene $errata, dal buco doue $i metteua l'olio in fuori,
la $ua forma era come di una torricella, capace di tanta quantità, che ueri$imilmen-
te pote$$e durare lo $patio di un'anno, a que$ta faceuano un lucignolo di lino Carpa-
$io, che $e bene arde, non $i con$uma tanto, o quanto, e l'olio, che era dentro non
u$ciua per il buco, doue era $tato me$$o, perche $arebbe re$tato là dentro il luogo ua-
dalla forza della fiamma, daua commodità, che l'aria rarefatta dal caldo penetra$-
$e o per la poro$ità del ua$o, o anco a poco, a poco per li meati (per dire così) dell'olio
i$te$$o, re$o dal caldo atto a e$$ere penetrato: chi ne de$idera più diffu$a informatione,
ueda il Cardano nel primo lib. de $ubtilitate, doue la de$criue, e pone anco la figu-
ra di e$$a.
D'vn va$o, che manda fuora l'acqua tall'hora nel
principio, tal volta quando è mezzo,
e tall'altrà quando è pieno.
XXXIIII.
E$$endo vn va$o,
che habbi vna can-
nella aperta vicino
al fondo, e gettata-
ui dentro l'acqua;
quella cannella cor_
rerà alcuna volta da
principio, altra vol-
ta quando $erà mez_
zo, & tall'hora quã-
do $erà pieno a fat-
to il va$o; o pure an_
cora $enza più di-
$tintione, metten-
douene quãta $i vo-
glia, la cannella cor_
rerà, e ver$aralla tut_
ta fuora.
mezzo metta$i la canna CD $aldata con e$$o, e che ariui tanto lunge al
fondo, quanto ba$ti per dare il pa$$o all'acqua; $ia di più la canna torta
EFG, la gamba di dentro della quale vadi lontano dal fondo, quanto non
s'impedi$chi l'v$cire dell'acqua, e l'altra prolungata fuori del va$o, $i ri-
duchi a foggia di cannella, e la piegatura della canna $ia vicina al collo
del va$o; qual va$o habbi appre$$o al tramezzo lo $piraglio H, che li
rie$chi dentro nel corpo. Se dunque voremo che la cannella corra da
principio $ubito me$$oui l'acqua, chiuderemo co'l dito lo $piraglio H, e
correrà la cannella, perche l'aria, che $i troua dentro al va$o, non ha-
uendo per doue ritirar$i, $arà cagione che l'acqua sbocchi fuora per la
canna torta. Ma $e non chiuderemo lo $piraglio, l'acqua $e n'andarà nel
corpo del va$o, e la cannella non correrà, fin tanto che di nuouo non chiu-
deremo lo $piraglio, il quale venendo poi riaperto, la canna torta ver$e-
rà tutta l'acqua fuora.
D'vn va$o, che riceue l'acqua, che vi $i mette;
ma quando altri $i ferma, non ne
riceue più. XXXV.
Si fabrica $imilmente vn va$o, che fin tanto che
vi $i mette l'acqua la riceue; ma quando altri $i fer-
ma, dopo non la riceue più: e fa$si a que$ta foggia.
ta$i per e$$o tramezzo la canna EF, che vadi poco lontano dal fondo, e
che auanzi di $opra del tramezzo, quanto ariui non molto lunge a l'orlo
del va$o, & a que$ta parte, che auanza di $opra, ponga$i d'intorno vn'
altra canna GH, che per tanto $patio $tia di$co$to al tramezzo, & l'al-
tra canna, quanto ba$ti per il pa$$o dell'acqua; la parte di $opra della
canna GH $ia coperchiata con vna lametta, & il va$o habbi lo $piraglio
K, che rie$chi dentro in e$$o. Quando ver$aremo dunque l'acqua per il
collo, ne $eguirà che ella vadi nel corpo del va$o per la canna GH, e per
l'altra EF, partendo$i l'aria per lo $piraglio K. Ma $e ci fermaremo, &
il collo del va$o $ia voto, l'aria di$giungerà l'vnione, onde l'acqua, che è
nella canna GH interrotta caderà nel tramezzo. Ma $ia tanta larghez-
za intorno alla canna GH, che l'acqua ca$chi tirata dalla propria gra-
uezza; talche mettendoui poi più acqua, l'aria raccolta nelle canne EF,
& GH, non le permetterà che pa$$i, di maniera che $i $pargerà $opra
l'orlo del va$o.
D'vn Satiri$co, che tiene vn'vtre nelle mani.
XXXVI.
Si fabrica ancora vn
$e, che tenghi nelle mani vn'vtre, e vicino a lui $ia
vn
pieno, quella pa$$arà per l'vtre nel pilo, ne mai a-
uanzerà $opra quello, fin che dall'vtre non fia vota-
ta tutta l'acqua: la fabrica di e$$o è que$ta.
o pure da otto facce, hauendo in ciò riguardo all'ornamento, quale $ia
diui$a dal tramezzo CD, e per e$$o tramezzo s'intrometta la canna EF
forata in$ieme con quello, e che ariui poco lontano dal coperchio, e per il
habbia in quella parte $opra di $e il pilo, che ri$ponda $otto la bocca dell'
vtre tenuta dal Satiri$co, e con l'altro capo vadi tanto lunge al fondo,
qnãto ba$ti al pa$$o dell'acqua; inoltre $ia $aldata co'l fondo del oilo, e co'l
coperchio della ba$e, e co'l tramezzo; dopo $i cacci $imilmente per il co-
perchio vn'altra canna KLM $aldata in$ieme con quello; che con vn capo
ariui poco lontano al tramezzo, e con l'altro conduchi l'acqua nell'vtre,
la cui bocca ri$ponda $opra del pilo po$ato $opra la canna GH, e fora-
to in$iemo con quella. Accommodate in tal modo que$te co$e, empia$i
d'acqua la parte AD per il foro N, quale dopo me$$aui l'acqua $i turi.
Se dunque ver$aremo l'acqua nel pilo, $cenderà per la canna GH nella
parte BC, v$cendone l'aria per EF, quale andando nella parte AD,
caccia l'acqua, che vi era dentro, per la canna KLM, che la conduce
nel pilo, e di là riandando nella parte BC, caccia mede$imamente l'aria,
che vi è dentro; & ella per con$eguenza cacciando l'acqua, che è nella
parte AD la manda nel pilo, & in que$to dura tanto, fin che l'acqua,
Ma $ia di bi$ogno, che la
canna MLK non $olo peruenghi nella bocca dell'vtre; ma che $ia $ottile
a fatto, acciò que$to $pettacolo duri tanto più lungo $patio.
G.
no la$ciate di $ui $critte gli antichi.
brum po$to da Vitruuio nel 10 cap. del 5. lib. per il ua$o de i bagni, noi hauemo
tradotto Pilo, che è propriamente quel ua$o, doue ca$ca l'acqua delle fonti artifi-
cio$e, l'Aleotti nella $ua traduttione, l'ha nominato auello, e per quello, che a me
pare poco propriamente, e$$endo che que$ta uoce non $i troui (che io $appia) u$a-
ta mai da ne$$uno auttore, $e non per la $epoltura, o per quel ua$o, doue $i con-
$eruauano anticamente le ceneri de' corpi morti, e poi abbrugiati $econdo l'u$an-
za di quei tempi.
Delle porte, che s'aprano da lor po$ta, e chiudono
mediante vn fuoco acce$o. XXXVII.
A fare vna capella, che acce$oui dentro il foco,
le porte s'apriranno da lor po$ta, e poi $morzato
$imilmente $i chiuderanuo.
ED, e per quello $i frametta la canna GF, la bocca F della quale $ia
dentro di e$$o altaretto, ma la bocca G $ia riceuuta d&etilde;tro vna certa palla
H alquanto lontano dal $uo centro, e la palla $ia $aldata con la canna G
F, e $ia dentro in e$$a palla la canna torta KLM; li cardini poi delle por-
te $i prolunghino nella parte di $otto, e $i ragirino dolcemente mediante
di
$o NX concauo, e $e$tennuto in aria da quelle; alcune altre catenelle
e$$endo auolte intorno a i cardini, al contrario delle prime, e ridotte in
vno, pa$$ino per vna girella, e $i leghino ad vn pe$o di piombo, quale ca-
lando poi facci che $i chiudino le porte. Hora la canna KLM habbi l'al-
tra gamba di fuori, che rie$chi nel va$o come di $opra appe$o; metta$i
poi l'acqua nella palla per qualche foro, come P, tanto che arriui alla
mezza, e dopo me$$aui che $ia, turi$i quel foro. Succederà dunque che
auampando$i quel foco, l'aria, che è dentro l'altaretto ri$caldata $i di-
$targarà, e vorrà luogo maggiore, onde pa$$ando per la canna FG nella
palla, cacciarà l'acqua, che vi era dentro, per la canna KLM nel va$o
appe$o; il qual va$o calando, tirarà le catene, & aprirà le porte. Si-
milmente dopo $morzato il foco l'aria a$$ottigliata v$cirà per li pori, o ra-
rità del giro della palla, e la canna torta KLM tirarà l'acqua dal va$o
appe$o, di modo che $i riempirà il loco delle parti a$$ottigliate, & v$cite
fuori, perche $arà tuffato con vn capo nell'acqua, che è dentro il va$o
appe$o, talche votato il va$o, e per que$to diuenuto più leggieri, anco il
pe$o attaccato calando a ba$$o $errarà le porte. Vi $ono alcuni, che in
vece di acqua v$ano l'
facilmente $i ri$olue dal caldo.
G.
cap. del 10.
lib. doue parlando dell'inuentione di Cre$ifonte, dice che ferreos cnodaces,
$cudes in capitibus $caporum implumbauit, & armillas in materia ad cnodaces
circundandos infixit
liberam habuerunt uer$ationem Sono in $omma quelle punte, o $tili di ferro,
che $i adattano ne i capi di qualche fu$to, o di altra co$a tale, onde riceuute poi ne
loro occhietti, chiamati da Vitruuio armille, $i riuolghino più facilmente, come
$ono anco le punte de torni, che tengano le co$e mentre $i torni$cano.
ne Plinio nel cap. 8. del lib. 33. fà certa di$tintione tra l'argento uiuo, e l'hydrargy-
ro, chiamando argento uiuo quello, che uiene prodotto dalla miniera, & hydrar-
gyro l'altro, che $i fà con arte, ma gli auttori pongano indifferentemente uno per
l'altro.
Del mede$imo in altro modo. XXXVIII.
Si può fare anco in altro modo, che acce$o il fo-
co, $i aprino le porte.
l'altare E, e dall'altare parta$i la canna FGH, che rie$chi in vn piccio-
lo vtre K ben chiu$o da ogni parte; leghi$i $otto l'vtre il pe$o L $o$tenu-
to da vna catenella, che partendo$i dall'vtre pa$$i per vna girella, e $i
leghi alle catene che $ono auolte intorno a i cardini, per modo che e$$endo
l'vtre $gonfio, il pe$o L trabocchi, e chiuda le porte; quali acce$o dopo
il foco $i venghino ad aprire, peroche di nuouo l'aria che era dentro l'al-
tare rarefatto, e dilatato dal caldo, per la canna FGH pa$$arà nell'v-
tre, e tirarà quello a$$ieme col pe$o L, talche le porte $i apriranno; per-
che ouero $i apriranno da loro po$ta, $i come quelle delle $
da loro, ouero haueranno vn contrape$o che l'aprira. Smorzato po$cia
il foco, e ritirando$i l'aria, ch'era entrata nell'vtre, calara il pe$o in$ie-
me con l'vtre, e tirando chiuderà le porte.
Del va$o da tre cannelle. XXXIX:
Hauendo empito di vino vn va$o, che habbi tre
cannelle, $i farà correre il vino per quella di mezzo,
e quando vi metteremo l'acqua il vino non correrà
più, ma $i bene l'acqua per l'altre due cannelle, e
quando l'acqua $i rimanerà di correre, correrà poi
vino per quella di mezzo: e que$to tante fiate auie-
ne, quante vi metteremo l'acqua dentro.
co'l tramezzo CD, & hab-
bia nel fondo vna cannella
E; per il tramezzo mettan-
$i due canne FGH, KLM,
quali fini$chino in cannelle,
& auanzino $opra del tra-
mezzo, e quella parte, che
auanza $ia intorniata con
l'altre canne NX coperte di
$opra, e $tiano lontane dal
tramezzo quãto parerà che
ba$ti per il pa$$o dell'acqua,
& vn'altra cannelletta PO
$i fori a$$ieme con e$$o FGH,
poco lantano dal tramezzo
CD. Rinchiu$a dunque la
cannella E, empia$i di vino
il va$o AB per il foro V,
che dopo me$$oui dentro il
vino $i turi: $uccederà do-
poi, che aperta la cannel-
per la canna OP. Hora $e metteremo l'acqua nel tramezzo CD, $erà
condotta fuori dalle canne FGH, KLM, e non hauendo l'aria commo-
dità d'entrare nel va$o AB il vino non $eguirà di correre, fin che non $ia
ver$ata tutta l'acqua, che all'hora hauendo poi di nuouo l'aria il pa$$o, il
vino correrà: $i può anco in vece della cãnelletta OP fare vn'altra canna
KS forata in$ieme co'l tramezzo, intorno alla quale $e ne ponghi vn'al-
tra T
la canna RS auanzi $opra l'orlo del va$o, e $equiranno le mede$ime co-
$e, che hauemo detto.
G.
latini, quanto greci, a particolarmente $ono errori notabili$simi nella traduttione
$tampata dopo la morte del Commandino, alla quale egli non puote imporre l'ul-
tima mano, che non ha dubbio che $aria u$cita in loce con quella perfettione, che
conueniua a huomo di tanto profondo $tudio, e di tanta dottrina, di quanta lo
fanno cono$cere le $ue infinite, & honorati$sime fatiche. Primamente nella figu-
ra nõ è $tato inte$o l'effetto, che deueua fare la cãna OP, e però facendola un in$te$-
$a co$a col coperchio N l'hanno po$ta $opra il tramezzo CD, onde non è po$sibi-
le, che per quella, (e $ia forata doue $i uoglia) po$$a re$pirare il ua$o AB. Nel
te$to doue dice,
punto l'oppo$to di quello, che dice il te$to greco, e che ha inte$o Herone, il quale
non fa in quel luogo mentione della bocca R, che uon $erue alla prima dimo$tra-
tione, che egli allhora in$egna, e non deue $eguire da quello, che pre$upone Hero-
ne, che l'aria extra procedat per tubum OP, ma che entri dentro a riempire il luo-
go, doue $i parte il uino, e però non $i può diffendere che $tia bene.
OP $i faccia per il piano $otto il tramezzo forata in$ieme con la canna FGH, e
rie$chi nel corpo del ua$o, doue a me pare che fi po$ta opporre, che quando mette-
remo l'acqua per la bocca del ua$o AB, quella che pa$$arà per la canna FGH, è
uero che uietarà il pa$$o a l'aria, ma il uino, che già è nel ua$o AB pronto a cor-
rere per la cannella E, non potendo hauere l'aria che riempia il luogo là doue egli
parte, tirarà per l'i$te$$a canna OP qualche portione dell'acqua, che pa$$a per
FGH, e così ne $eguirà, che non $olo non $i fermarà di correre il uino, ma cor-
rerà me$colato con l'acqua, però era meg$io a mio giuditio, che Herone $i con-
tenta$$e del $econdo modo in$egnato da lui per mezzo della canna PS coperchiata
da TY, tuttauia $i potrebbe for$i $aluare anco que$t'altro con fare la canna OP
non per il piano, come $tà nella figura del te$to greco, ma con la bocca in sù co-
me $i uede nella figura pre$ente.
D'Hercole che $aetta il drago. XL.
E$$endo vna ba$e $opra la quale $ia vn arbore
non molto grande, & intorno à l'arbore vn drago,
doue $ia vn Hercole in atto di $aettare; hora po$to
vn pomo $opra la ba$e, $ubito che alcuno alzarà dal_
la ba$e quel pomo con mano, Hercole $coccarà lo
$trale nel drago; & egli fi$chiarà.
tramezzo $ia congiunto vn picciolo
ro minore del quale $ia F, aperto ver$o il fondo, e poco lontano da quel-
lo, cioè quanto $ia ba$tante per dare il pa$$o all'acqua, e dentro a que$to
$ia bene accommodato vn'altro cono H, legato con qualche catenella, che
per vn buco ariui al pomo K, po$ato $opra la ba$e; Hercole poi tenghi
vn'arco di
quanto ba$ti; dentro alla de$tra mano all'incontro del drago, $ia vna
mano in tutto, e per tutto $imile a quella di fuori, dall'e$$ere piccola in
poi, e che habbia l'incocca, che $cocchi la corda, e dalla parte die-
tro dell'incocca $ia legata vna catena, ouero fune, che per la ba$e $i
conduchi alla girella po$ta $opra del tramezzo, e di là poi alla catenella
doue $tà legato il cono, & il pomo. Caricaremo dunque l'arco, e pone-
remo la corda nell'incocca dentro la mano di Hercole, di modo però
che la catenella $tia bene di$te$a, & il pomo venghi a forza in giù tirato:
$ia dopo vna fune, che pa$$i dentro per il corpo, e per la mano di Herco-
le; e dal tramezzo fin $opra la ba$e $i prolunghi vna piccola canna di
que$te, che $i adoperano per fi$chiare, che rie$chio $otto l'arbore, o den-
tro in e$$o; hora empia$i il va$o AB di acqua, $ia l'arborcello LM, l'ar-
co NX, la $ua corda OP, la mano che lo tiene RS, l'incocca T
fune VQ, la girella per doue pa$$a la fune Q, la canna che fi$chia
Z Se alcuno dunque alzarà da terra il pomo K, alzarà anco in$ieme
il cono H, e tirarà la fune
frezza $i auenti, e l'acqua, che è nel va$o AD $cendendo nel va$o BC
$cacciarà per quella canna l'aria, che vi è dentro, & ella farà il fi$chio;
ma ripo$to poi giù il pomo, il cono, che entra nell'altro, fermarà il cor$o
dell'acqua, di modo che il fi$chio non durerà poi più. Di nuouo dopo ac-
conciaremo quelle co$e, che $ono intorno alla frezza, e la$ciaremole $ta-
re, e $i il va$o BC $erà pieno, tornaremo a votarlo per mezzo di qual-
che cannella, che habbi la $ua chiauetta, & il va$o AD l'empiremo
come prima.
G.
nel fondo, ma l'altro nò.
fare archi, & ha$te, onde Virgilio di$$e nella Georgica, & bona bello cornus.
Del va$o di giu$ta mi$ura. XLI.
Fabrica del va$o chiamato dicatometro, cioè di
giu$ta mi$ura, quale empito di acqua, tutte le vol-
te poi che $i riuer$a, ne mãda fuori quantità eguale.
tramezzo AB, e nel fondo
del va$o $ia la palla C capa-
ce di quella quantità, che
voremo che $i ver$i; cacci-
$i per il tramezzo vna can-
na $ottili$$ima DE, forata
in$ieme con la palla, e nel-
la parte di $otto della palla
$ia vn foro piccolo F, dal
quale $i tiri vna canna FG
alla volta del manico del
va$o, qual manico $ia buz-
zo, e forato in$ieme con e$$a
canna; vicino al foro F, $ia
vn'altro foro L, che rie$chi
nel corpo del va$o, & il
manico habbia lo $piraglio
H: Chiudendo dunque lo
$piraglio H, empiremo il va-
$o di acqua per via di qual-
che buco, che dopo $i $erri,
ouero anco l'empiremo per
l'i$te$$a canna DE, e l'aria
$i partirà per lo $piraglio
H. E' dunque chiara co$a
$e poi riuolgendo $o$opra il va$o, apriremo lo $piraglio H, v$cirà l'acqua,
che era nelle palla C, e nella canna DE, ma bi$ogna che il foro L, e la
bocca F della canna $ieno nel fondo della palla vicini vn l'altro. Di nuo-
uo dunque $e ri$errando lo $piraglio riuolgeremo il va$o in piedi, $i empi-
rà per il foro L, non $olo la palla, ma la canna DE ancora, e l'aria che
è in e$$i, verrà di$per$a dall'acqua, che le $oprauiene. Dopo quando vol-
geremo di nuouo $o$opra il va$o $i ver$arà altretanto di acqua, e$cetto
però $e non apporta$$e for$e qualche differenza la canna DE, peroche
non $empre $i empirà, ma $econdo che il va$o $i verrà votando, re$terà
ella ancora vota; tuttauia que$ta differenza non può e$$ere $e non pochi$-
$ima.
G.
rema è il primo del $econdo libro. Vi è anco di più, che ne gli altri quello auerti-
mento, che il foro L, & la bocca F $ieno in$ieme uicini; il che ho uoltuto dire acciò
$i con$ideri quanta uarietà habbi recato il tempo a que$to auttore, & in con$eguen-
za re$e più difficili le materie, che tratta.
Del va$o doue $i gonfia l'acqua. XLII.
In certi va$i gonfiando$i l'acqua, $i compreme
in que$to modo.
vadi poco lunge al fondo,
e $ia bene $aldata con e$$a
bocca, re$tringendo$i a ci-
ma in vna picciola boc-
chetta: Se dunque chiu-
dendo que$ta bocchetta,
empiremo per qualche fo-
ro il va$o di acqua, dopo
hauendo $offiato per l'i$te$_
$o foro, lo chiuderemo
po$cia con la chiaue, &
apriremo la bocchetta del_
la canna, l'acqua $arà per
l'i$te$$a bocchetta $o$pinta
fuori dall'aria gonfiata, e
compre$$a dentro.
Del concento de gli vccelli. XLIII.
Le voci de gli vccelli con certi interualli $i fan-
no in que$to modo.
nella $i di$co$ti tanto dal fondo, quanto ba$ti a l'acqua per pa$$are, $i po-
ne poi di $opra l'infondibolo vn va$o concauo, che $i $uolga per mezzo
delli $uoi cnodaci, & habbia qualche pe$o nel fondo, nel quale corra $em-
pre l'acqua; $egue dunque che e$$endo voto il va$o, che $i $o$tiene nelle
punte delli cnodaci, $i viene a mantenere diritto mediante il pe$o, che ha
cõgiunto al fondo; ma quãdo $arà empito di acqua $i riuer$erà nell'infon-
dibolo, & indi nel va$o chiu$o, e l'aria, che è dentro in que$to di$cac-
ciata per vna $ampogna, farà il concento; vota$i dopo il va$o chiu$o con
qualche canna torta, e mentre che egli $i vota, l'altro va$o di nuouo ri-
empito $i riuer$a. Al che fare, fia di mi$tieri che la correntia dell'acqua
non caggia a punto nel mezzo del va$o, accioche riempito $ubito poi $i
riuer$i.
Dell'i$te$$o in vn'altro modo. XLIIII.
Si fanno anco in que$to modo li concenti con
alcuni interualli.
$o, & in cia$cuno di quei
luoghi $ianui diabeti, o can-
ne torte, che rie$chino nelle
parti de $otto, cioè dal pri-
mo nel $econdo, dal $econ-
do nel terzo, dal terzo nel
quarto; & habbiano il cor-
$o ineguale, e $ia in cia$cu-
no tramezzo vna $ampo-
gnetta, che faccia il concen-
to; Onde ver$ando$i po$cia
il cor$o dell'acqua nel va$o
di $opra, ne $egue dopo che
riempito quello, l'acqua
mediante il diabete, che vi
è dentro, viene condotta nel
luogo di $otto, e poi di ma-
no in mano finche pa$$a per
tutti, e perche hauemo pre-
$upo$to che il va$o $ia ben
chiu$o, l'aria che vi è den-
tro, ven&etilde;do di$cacciata per
le $ampognette genera il concento.
Delle palle, che ballano. XLV.
Le palle ballano a que$to modo.
dal $uo coperchio e$ce vna canna, che hà in cima vna mezza palla conca-
ua forata in$ieme con e$$a. Se metteremo dunque in quella mezza pal-
la vna palla piccola, e legiere, ne $eguirà che il vapore, che per mez-
zo della canna $i leua in alto dal va$o, $olleuarà la palla di maniera che
parerà che balli.
G.
Quello, che hauemo tradotto ua$o di rame, dice il greco
Porfirio $opra il nouo dell'Illiade di Homero, è un ua$o di rame, nel quale $i ponga-
no le co$e al foco, perche bollano, $e bene Atheneo nel $ettimo cap. del. XI. lib. pare,
che più to$to uoglia, che $ia ua$o da bere, chiamato lebes a libando.
Della palla tra$parente. XLVI.
Si fà $imilmente vna palla tra$parente, che hab-
bia dentro di $e l'aria, e l'acqua, e nel mezzo vna
palla a $omiglianza del mondo.
con vna lamina, o pia$tra di ra-
me, che habbia vn foro tondo nel
mezzo; dopo $i fà vn'altra palla
più piccola, e leggiere, e getta$i
nell'acqua, che è in vna delle due
mezze palle, & a que$ta poi $i
$oprapone l'altra mezza palla co_
perta; e cauata vna parte dell'ac-
qua, la palla $i fermarà nel luogo che è in mezzo, talche per via di
que$t'altra mezza palla $i riduce in effetto quanto $i era propo$to.
Della goccia, che $tilla perco$$a dal Sole. XLVII.
Quella che $i chiama goccia, $tilla percotendo
in e$$a il Sole.
che con la $ua cannella vadi non molto lunge al fondo; e $ia la palla EF,
dalla quale partendo$i vna canna, entri nella ba$e, di$co$tando$i poco dal
fondo del va$o, e dalla faccia di $opra della palla; & accommodata vna
canna torta nella palla, che vadi a riu$cire nell'infondibolo, metta$i poi
dell'acqua nella palla. Quando il Sole dunque percote nella palla, ve-
nendo ri$caldata l'aria che vi è dentro, di$caccia l'acqua, & ella $e ne
pa$$a per la canna G, e mediante l'infondibolo, $i conduce nella ba$e; ma
per la palla ripigliarà l'acqua, e riempirà il luogo voto; e que$to $ucce-
derà tante volte, quante il Sole percoterà in e$$a.
Del Thyr$o. XLVIII.
Fare che vn Thyr$o tuffato nell'acqua, mãdi fuora
il $uono della $ampogna, ouero di qualche vccello.
cima del
qual corymbo $ia concauo
dentro, & a gui$a d'vna
pigna, ouero d'vn cono, &
habbia tramezzato la go-
la poco di $otto alla bocca
co'l tramezzo AE, nel
quale $i accommodi la $am_
pognetta F, intorniata di
$opra da vn'altra canna
gro$$a, e forata in$ieme col
tramezzo. Quando noi
dunque mettendo il thyr$o
nell'acqua lo premeremo
in giù, l'aria, che vi è den-
tro ven&etilde;do di$cacciata dal_
l'acqua, produce il $uono;
e $e la $ampognetta $arà
$ola, produrrà il $uono del_
la $ampogna: ma $e $arà
$opra del tramezzo qual-
che quantità d'acqua, ren-
derà vn $uono $trepito$o.
G.
condara di ellera, che portaua Bacco, & u$auano le baccanti nelli $uoi $agrificij;
appre$$o Celio Rodigino, è una certa corona nuttiale, e da Plinio è po$to per il fu-
ua$o thyr$o per la $omiglianza, che deue hauere con una pianta di latuca $tretta.
ma, e garbo di que$to $uo ua$o, chiama la punta di e$$e, pianta del corymbo.
Dell'animale, che $ona la tromba. XLIX.
E$$endo $opra vna ba$e vn'animale, che habbi
vna tromba alla bocca, $e noi $offiaremo, $onarà
la tromba.
vn'animale, e dentro la ba$e
$ia vna mezza palla conca-
ua $errata da ogni parte EF
G, che habbi nel fondo alcu-
ni piccoli fori, dalla quale
partendo$i la cãna HF $i di-
$tenda $ù per l'animale alla
volta della tromba, quale
habbi la bocchetta, & il pa-
diglione, e nella ba$e metta$i
l'acqua per qualche foro,
ch dopo me$$aui $i $erri con
vna chiauetta. Quando $of-
fiaremo dunque nel padiglio_
ne della tromba, quel fiato
mandato fuori da noi, di$cac_
cerà l'acqua, che era nella
mezza palla per quei fori,
& ella $olleuando$i, $e ne an_
darà nella ba$e, e quando nõ
$o$$iaremo più, ritornerà di
nuouo nella mezza palla, e
di$caccerà l'aria, che pa$$an_
do poi per la bocchetia, farà il $ucuo della tromba.
G.
Auerta$i che la mezza palla benche la figura non lo dimo$tri, deue e$$ere tutta den-
tro nella ba$e, & alquanto $otto alla $ua $uperficie, e quando $i mette l'acqua den-
tro la ba$e, faccia$i che ariui $olamente fino al piano della mezza palla, acciò ui re$ti
luogo doue po$$a ritirar$i l'acqua, quando uiene cacciata dal fiato fuori della mezza
palla.
Della palla, che $i riuolge. L.
A fare che po$to vn va$o al fuoco, $i riuolga vna
palla intorno ad vn cnodace.
al quale ricopra$i bene la
bocca co'l coperchio CD,
e$$endo forato a$$ieme con
e$$o la canna torta EFG,
il cui capo G $i accommodi
alla palla cauata, e vota
HK, & a que$to capo $i
opponghi per diametro il
cnodace LM, $tabilito $o-
pra il coperchio CD, &
habbia la palla, due canne
torte vna dirimpetto l'al-
tra forate a$$ieme con lei, e
piegate $cambieuolmente,
e quelle piegature faccino
gli angoli retti. Seguirà
dunque che ri$caldato il va_
$o, il vapore che pa$$a nel-
la palla per la canna EFG
caderà fuori per quelle canne torte, e volgerà la palla; $i come $i vede
auenire de gli animali, che ballano.
Della cannella, che $i ferma di correre,
benche non $ia ri$errata. LI.
Se $arà vna tazza $opra qualche ba$e, & habbia
vna cannella aperta, $i fermarà di correre a mezzo
il cor$o, benche la cannella non venghi $errata dal-
la $ua chiaue.
$e metta$i la canna DEF, che fini$chi in cannella; nel manico poi della
tazza $ia inca$trata la $taggia GH, alla quale $i accommodi vn'altra $tag_
gia KL, che $i volga intorno al perno H, e dall'altro capo K, $cenda vn'
altra $taggia KM, quale $i volga intorno al perno K, e nel capo M habbia
Quando trouando$i dunque la tazza piena, calcaremo il capo della $tag-
gia L il va$etto NX $i leuarà in alto, e l'acqua, che è nella tazza, $e ne
andarà fuora per la canna DEF, e $e la$$aremo andare il capo L, il va-
$etto calarà giù, e circondarà la canna DEF, onde l'aria, che è dentro
in e$$o non hauendo v$cita, farà diuieto all'acqua, che è d'intorno alla can_
na DEF, che non po$$a più correre per la bocca D; ma quando poi abba$-
$aremo di nuouo il capo della $taggia L, all'hora la cannella $pargerà
fuora l'acqua.
Di fabricare il va$o, che corre. LII.
Fabrica d'vn va$o tale, che po$toui $opra vn co-
perchio di vetro, e $correndo l'acqua, a$cende $o-
pra quel coperchio di vetro, e poi $i riuer$a
fuora.
e$chino due canne FG, & HK, delle quali FG rie$chi fuora del va$o, &
HK di dentro; ricopra que$to va$o il coperchio di vetro MN, e per que-
$to coperchio di vetro metta$i la canna X, che pa$$i nel tramezzo, e per
que$ta metta$i l'acqua dentro, empito dunque mediante que$ta il va$o;
che corre, $i empirà $imilmente la canna HK, e l'acqua $ormontarà nel
coperchio di vetro, di maniera che v$cirà poi fuora per l'altra canna FG,
e que$to $arà per l'ordine della canna torta, la gamba minore della qua-
le $arà HK, e la maggiore FG, per cagione della quale venendo tira-
ta l'acqua, che è nel va$o, à$cenderà nel coperchio di vetro; ma prima
tirerà l'aria, come più leggiere dell'acpua, e poi $i vederà $ormontare
pria grauezza, calarà al ba$$o, po$ciache fuora di $ua natura le accade
di e$$ere tra$portata in alto.
Del va$o doue l'acqua $ormonta. LIII.
Euui anco vn'altro va$o, nel quale a$cende l'ac-
qua a poco, a poco; e $ta di maniera che pare $em-
pre a$cendere.
$a
che habbia il tramezzo C
D, & vn coperchio di ve-
tro EF di figura $imile al
cilindro, e chiu$o pure d'o-
gni intorno, e nel coperchio
EF $ia la canna GH, che
ariui poco lontano alla par-
te che lo copre, e $ia fora-
ta in$ieme co'l tramezzo;
vn'altra canna poi KL fori
la parte di $opra della ba-
$e, e vadi poco lunge al tra-
mezzo; $ia poi fatto nella
ba$e, in luogo non compre$o
dal coperchio di vetro, vn
foro M, per il quale $i po$$a
empire il va$o AD, e la
ba$e AB habbia nel fondo
la cannella N. Sia in oltre
vn'altra canna XO forata
in$ieme co'l tramezzo, che
ariui non molto lontano al
fondo della ba$e, per la qua_
le $i empirà il va$o CB;
perciò ri$errrata la cannel-
e quando $arà empito il va$o CB, empiremo anco AD per il foro M, e
l'aria, che vi è dentro e$cirà per l'i$te$$o foro; $e dunque la$ciaremo cor-
rere la cannella N, $e ne verrà l'aria dal coperchio di vetro per la canna
GH nel luogo CB rima$to voto; ma nel luogo voto del coperchio di ve-
tro vi a$cenderà l'acqua da AD per la canna KL, e l'aria entrerà per il
foro M, e que$to durerà tanto, finche il coperchio di vetro $ia ripieno. Ma
fà ben mi$tieri che i luoghi AD, e CB con EF $ieno eguali fra di loro,
accioche l'aria, e l'acqua venghi vicendeuolmente tra$portata vna nel
loco dell'altra. Hora quando $erà votato il va$o CB, e rime$$a, e ri-
unita in$ieme l'aria, di nuouo $cenderà l'acqua dal coperchio di vetro nel
va$o AD entrando l'aria in e$$o coperchio di vetro per la cannella N, e
per la canna GH, e l'aria, che è nel va$o AD partirà per il foro M.
De gli animali,che gonfiati gettano
l'acqua. LIIII.
Certi animali $offiandoli nella bocca, mandano
fuora l'acqua per altra parte; come per modo di di-
re, $e vn Satiri$co tenerà vn'vtre, per quell'vtre man_
darà fuora l'acqua.
male, e per la bocca dell'animale facci$i po$$are la canna EF, forata in$ie-
me con la ba$e, e che habbia $otto il
non $cappi, metta$i anco di più per la ba$e vna canna KL, vn capo del-
la quale, come a dire K, $i accommodi a quel luogo per doue volemo, che
$ia mandata fuora l'acqua, e con l'altro capo L ariui tanto lunge al fon-
do, quanto non venga impedito il cor$o all'acqua; & habbia il capo K vn
meri$matio alquanto gentile, dal quale fia chiu$a la $ua bocca. Me$$a
dunque l'acqua nella ba$e per vn qualche foro, che dopoi $i chiuda, $e ri-
$errando la bocca K, $offiaremo nella canna EF, quel fiato $pingerà il pla-
ti$matio, & entrato nella ba$e, conuerrà che $tia là dentro, venendoui rin-
chiu$o dall'i$te$$o plati$matio; dopo tolto via il meri$matio, quell'aria, che
era compre$$a, e ri$tretta dentro, di$cacciarà con impeto per la bocca K,
l'acqua, che era nella ba$e, finche tutta venghi $o$pinta fuori, e l'aria ri-
torni nella $ua prima e$$i$tenza naturale, cioè che non $ia ri$tretta in $e
$te$$a.
G.
te $i conuerebbe nominare a$$ario, hauendo riguardo a l'operatione, che deue fa-
re, e deuendo, come egli dice e$$ere $o$pinto dal fiato, e cedere; onde è forza dire
o che il te$to fia corotto, o che habbi po$to la parte per il tutto: poiche altroue è
da lui po$to in $ignificato a$$ai diuer$o.
lus
congiunge a$sieme i trauicelli in un capo, acciò po$sino dislargar$i nell'altro per di-
uer$i effetti, & u$i come in$egna Vitruuio nel 2. cap. del 10 libro. Herone
chiama fibbie due pia$tre comme$$e in$ieme, e congiunte nella commi$$ura del un
pernetto, intorno al quale $i uolgano, e deue il perno, pa$$ando per li fori di ambo-
due le pia$tre, e$$ere ribattuto dalli capi, acciò non $cappi; ui è poi la fibbia ordina-
ria delle cinture, e chiama$i fibbia anco l'uncinello.
Di certi va$i, che corrono per interualli. LV.
Certi va$i mettendoui dentro l'acqua, $ubito
cominciano a correre, dopo di$mettendo, non
corrono più, finche non $ono pieno fino al mezzo,
e ricominciano al-
l'hora
ma trala$ciãdo poi
di nuouo, non cor-
rono più, finche nõ
$ono pieni a fatto.
habbia dentro di $e tre can-
ne torte CDE na$co$te nel
proprio corpo, vna parte
delle gambe delle quali can-
ne $ieno vicino al fondo del
va$o, ma l'altre pa$$ando a-
uanti, $i riduchino a gui$a
di cannelle, e $ieno po$ti a'
capo di e$$e li va$i FGH, il
fondo de' quali $ia tanto lun_
ge alle bocche loro, quanto
non $ia poco per il pa$$o del_
l'acqua, e tutti $ieno coper-
ti da vn'altro va$o, come a
dire la ba$e KLMN, che
habbia la cannella X; la pie-
gatura poi della canna C $ia
vicino al fondo del va$o, ma
na E ariui $ino al collo. Se dunque ver$aremo l'acqua nel va$o AB,
ella certamente correrà da principio per la canna C, perche la $ua pie-
gatura è vicino al fondo; ma $e noi trala$ciaremo, $i votarà per la cannel-
la X l'acqua, che già vi è me$$a dentro, rimanendo il va$o F pieno di ac-
qua, & il re$tante della canna C $i riempirà di aria. Quando vi ver-
$aremo dunque di nuouo l'acqua non pa$$arà per la canna C, percioche
l'aria, che vi è dentro non puote v$cire per la bocca, che è nel va$o F,
e$$endo ri$errata dall'acqua, che è dentro in e$$o va$o; $i che cre$cerà
dunque l'acqua fino alla piegatura della canna D, che è nel mezzo del-
l'altezza del va$o, & all'hora cominciarà di correre; ma di nuouo
trala$ciando$i, $eguirà l'i$te$$o, che già $i è detto della canna C, & il me-
de$imo rechiamoci nell'animo, che auenga della canna E. Sì bene $arà
nece$$ario di ver$are dentro l'acqua a poco, a poco, acciò quell'aria, che
$ta$$i rinchiu$a nelle canne, non veni$$e taluolta per troppa forza di$cac-
ciata.
Della vento$a, che tira $enza fuoco.
Modo di fare vna vento$a, che tiri $enza fuoco.
che habbia nel mezzo il tramezzo DE, e per il fondo le $i cacci vno
Schizzo, la canna di fuori del quale $ia FG, e l'altra di dentro HK, che
habbino li bucetti LM ri$pondenti vno nell'altro, e fatti nella parte, che
è fuora della vento$a, e le bocche loro di dentro $ieno aperte, e la bocca
di fuori della canna HK $ia ri$errata, & habbia l' Sia in-
oltre $otto il tramezzo DE vn'altro $chizzo NX $omigliante a quello,
che è nel fondo, che habbia li fori, ma ri$pondenti dentro la vento$a, e
Hora $tabilito tutto que$to, $uolghin$i
li epi$tomij delli $chizzi, per modo che quelli fori, che $ono vicino al fon-
do, $ieno po$ti vno all'incontro dell'altro; ma quelli, che $ono $otto al tra-
mezzo $i venghino a $uariare, e chiudere. Pertanto e$$endo che il va-
$o DE $ia pieno di aria; pondendo noi la bocca alli bucetti LM, potremo
$orbire qualche parte di quell'aria; dopo $uolgendo di nuouo l'epi$tomio,
$enza però leuar$i lo $chizzo da bocca, potremo $imilmente hauere l'aria
rarefatta, che è nel va$o DC. Faremo dunque in tal modo tante volte,
finche haueremo $ucchiata molta copia di aria; dopo accommodando la
vento$a alla carne, come $i $uol fare, apriremo mediante l'epi$tomio li fo-
ri, che $ono nello $chizzo NX. Certo sì che è nece$$ario, che pa$$i nel
loco del va$o CD qualche parte di quell'aria, che è nel va$o ADE, e nel
luogo rima$to voto, in vece dell'aria $i tiri o la carne, o altra materia,
che $ia fra la carne, inducendola a trapelare per le rarità della carne,
quali $ogliono chiamar$i pori occolti.
G.
perche $e pure non è l'i$te$$o a punto, ba$ta bene, che è a$$ai $imile, nè bi$ogna
pretendere da que$to auttore più che tanto la proprieta delle parole, poiche l'u$a in
diuer$i $ignificati, come auiene di que$ta, che poco prima nel theorema 54. l'usò
in $ignificato molto diuer$o da quello, che hora la pone.
nè può e$$ere e$pre$$a con altra equiualente latina, nè uolgare, però Vitru. nel 13.
cap. del 10 lib. usò que$ta i$te$$a, uiene dal uerbo epi$tomizzo, che $ignifica rite-
nere, e raffrenare, onde epi$tomio uien detto perche prohibi$ce che l'acqua, o
aria interchiu$a non $cappi; quale $ia la forma, & officio $uo, lo de$criue ampla-
mente il Budeo $opra le Pandette, in .l. fundi §. $i ruta. Herone chiama con
que$to nome il ma$chio dello $chizzo.
Del LVII.
Di più, anco quello, che $i chiama pyulco,
opera per que$ta i$te$$a cagione.
alla quale ne $ia vn'altra ac_
commodata CD, & il capo
C di que$ta ricopra$i con v-
na lametta, e l'altro capo
D habbia il manico EF, e
la bocca della canna AB $i
ri$erri con vna lametta nel-
la parte A, e fini$chi in vna
cannellina $ottile, e forata
GH. Quando voremo dun-
que tirare l'humore putre-
fatto accommodando al luo_
go della putrefattione la
bocchetta della cannellina,
che è in H, tiraremo in fuo-
ra la canna CD co'l mezzo
del $uo manico; onde re$o
voto il luogo, che è nella can-
na AB, viene dopo nece$-
$ariamente tirato in quello
qualche altra co$a, e non
vi e$$endo altro luogo per
doue, dalla bocca della can-
nellina in fuori, a forza con-
uiene che per quella venghi
tirata la materia liquida
Di più quando volemo mettere dentro qualche liquore,
ver$andolo nella canna AB, e prendendo EF, e cacciando innanzi la
canna CD, $premeremo fin tanto che ci parerà necce$$aria l'e$pre$$ione.
G.
lib. doue
parla delle co$e attraenti, e Galeno nel 2. lib. ad Glauconem. Et è l'i$te$$o, che
hoggidì $i chiama Siringa, $e bene l'auttore del the$oro della lingua greca, pare
che ne dubiti, ma non dubitaria, $e haue$$e ui$to que$to luogo di Herone, doue
$i de$criue non solo $a $ua figura, ma tutta l'operatione, di maniere che non la$$a
occa$ione di dubitare.
D'vn va$o, che corre diuer$amente. LVIII.
Se fia vn va$o pieno di vino, & habbia vna can-
nella, che corre; quando li ver$aremo vn
o bicchiere di acqua nel collo, $i fermerà di cor-
rere; ma $e dopo li ver$aremo vn'altro bicchiere,
correrà fuora quello, a$$ieme con il primo; cioè
due bicchieri di acqua per due altre cannelle, e poi
che $arà v$cita tutta l'acqua, correrà di nuouo il vi-
no per la cannella di mezzo, e $eguirà di fare que-
$to fin tanto che $ia cor$o fuora tutto il vino.
$ia diui$o vicino al collo dal tramezzo DE, per il quale $i tiri la canna
FG, & intorno a e$$a nel capo G, $e ne accommodi vn'altra, che non $i
come fa$$i nel diabete, ouero nelle canne, che non hanno per doue re$pira-
re; metta$i anco per il tramezzo vn'altra canna HK, che nella parte di
$opra auanzi manco della prima, & a ba$$o $ia poi partita in due cannel-
le LM, e $i accommodi $imilmente intorno a que$ta vn'altra canna po-
co lunge dal tramezzo; il va$o poi habbia lo $piraglio N $otto al tramez-
zo. Se ri$errando dunque la cannella, vi metteremo il vino, egli $e ne
pa$$arà nel corpo del va$o per la canna FG, perche l'aria v$cirà fuora
per lo $piraglio N. Ma $e aperte le cannelle, chiuderemo lo $piraglio, è
certo che da LM v$cirà l'acqua, che era nella canna HK, e da C $cor-
rerà quel vino, che era nel corpo del va$o. Dunque $e correndo la can-
nella C, ver$aremo vn bicchiero di acqua $opra del tramezzo, l'aria non
entrerà più per la canna FG, e per que$to la cannella C $i rimanerà di
correre. Ma $e vi ver$aremo poi vn'altro bicchiere, l'acqua $i alza-
rà $opra la canna HK, e pa$$arà per e$$a nelle cannelle LM, e finalmen-
te v$cirà fuora tutta; one rihauendo la canna FG per doue re$pirare,
in con$eguenza sforzerà di correre la cannella C. E que$to auerà tutto
le volte, che vi ver$aremo altri bicchieri.
G.
neua quattro cocchiari, & il ua$o da bere, teneua quanto $i poteua bere in una $or-
bita; e $oleuano i Romani bere tanti caythi, quante lettere erano nel nome della
per$ona, a honore della quale $i beueua, e però di$$e
fundere, Cæ$ar erit
Del va$o, che ver$a tal'hora vino, tal'hora
l'acqua, e tal volta l'vno me$colato con
l'altro. LIX.
Se $arà vn va$o pieno di vino, che habbia vna
cannella, mandarà fuora alcuna volta vino; ma
me$$oui l'acqua, mandarà fuora l'acqua $chietta, e
poi $imilmente il vino; e $e altri anco vole$$e, me$$a-
ui l'acqua, mandarà fuora vino, & acqua me$colati
a$$ieme.
per il qual tramezzo $i frametta la canna EF, che $i prolunghi fuora
del fondo, e $i riduchi a gui$a di cannella; la canna EF habbia vn piccio-
lo foro G dentro nel va$o, cioè vicino al fondo, e $otto del collo $ia lo $pi-
raglio H. Se dunque chiudendo la cannella F, vi metteremo dentro vi-
no, egli andarà nel corpo del va$o, partendo$i l'aria per lo $piraglio H;
ma $e chiudendo lo $piraglio, apriremo la cannella, non v$cirà fuora $e
non $olo quello, che è nella cannella EF; perciò $e ver$aremo dentro
l'acqua $chietta, quell'i$te$$a v$cirà fuora; ma $e apriremo lo $piraglio,
v$cirà fuora vna me$colanza di ambodue, e quando non ve ne mettere-
mo più, v$cirà fuora vino $chietto.
Del Sagrificio. LX.
E$$endo acce$o fuoco $opra d'vn altare, a fare
che gli animali, che vi $aranno pre$enti faccino $a-
grificio, e fi$chi vn drago.
bia nel mezzo la canna DE, quale di$cenda nella ba$e, e quiui poi $i dipar-
ta in tre canne, cioè nella canna EF, che vadi alla bocca del drago, nel-
la canna EGH, che vadi a trouare il va$o KL con$erua del vino, il fon-
do del quale $opra$tia all'animale M; e $ia congiunta al coperchio del va-
$o, ma con fori a gui$a d'vna grata; e nella canna ENX, quale vadi
giunta co'l coperchio del va$o, rimanendoui però alcuni bucetti, come
nell'altra, e $ieno $aldate alli fondi delli due va$i, doue pa$$ano, & in
cia$cuno di que$ti va$i con$erue del vino $ieno le canne torte RST
quali con vno de' capi $tiano immer$e nel vino, e con l'altro pa$$ando per
entro e$$a con$erua del vino, con la quale $iano $aldate, ariuino per tut-
to ben chiu$e, là doue $i hanno a fare le mani de gli animali $agrificanti.
Quando altri è poi per accendere il fuoco, getti prima vn pochetto di ac-
qua nelle canne, acciò l'aridità non le facci crepare, e chiuda$i bene ogni
co$a, che non re$piri; onde poi lo $pirito del fuoco me$colato con l'acqua,
$i $olleuarà per le canne alla volta de' buchi delle grate, e di là poi cac-
ciando il vino, lo riduce nelle canne torte RST
do$i per le mani de gli animali, parerà che faccino $agrificio; e mentre
arde la fiamma $opra l'altare, l'altra canna adducendo il vapore; e $pi-
rito alla bocca del drago, lo farà $ibilare.
D'vna Lucerna, che me$$aui l'acqua, $i
riempie d'olio. LXI.
A fare vna lucerna, doue diminuendo$i l'olio,
$econdo che viene ardendo; $e vi fia me$$a l'acqua,
$i riempirà di nuouo d'olio.
to a e$$a, o pure anco $eparato, dal quale e$chino due canne CDEF
forate a$$ieme co'l va$o, e la bocca della canna C, $ia tanto lunge al $uo
lunghi fino al piano della lucerna, & habbia vna fiala nel $uo capo D,
per la quale s'infonderà poi l'acqua, e la canna EF $ia forata in$ieme co'l
fondo della lucerna. Se alcuno dunque ver$arà l'olio nella concauità del-
la lucerna, primamente $e ne andarà nel va$o AB, e dopo empito quel-
lo, $i empiranno anco le canne CDEF, e finalmente la lucerna i$te$$a.
Hora perche la lucerna ardendo $i $cemarà, noi mettendoui l'acqua per
la fiala, che è in D, $e ne andarà nel va$o AB, doue trouarà l'olio,
qual'olio, che è nel va$o AB $olleuando$i riempirà la parte della lucer-
na, che $i era vota, facendo che l'olio s'innalzi fino al piano di e$$a; dopo
$e di nuouo $i abba$$arà l'olio, facci$i l'i$te$$o finche l'olio $i con$umi tutto.
E poniam ca$o che bi$ogni, e$$endo ancora l'olio nella lucerna, di leuar
via il va$o AB; conuerrà che $ia vna qualche chiauetta nelle canne CD
EF, in quella parte, doue $i congiunge il va$o AB, e la lucerna, qual
chiauetta riuolgendo$i, tenghi che l'olio non $i ver$i, tanto quello, che è
nella lucerna, quanto l'altro, che è nelle canne; e così $arà il va$o da le-
uare, e porre; e quando ci piacerà di nuouo adattando a$$ieme il va$o, e
la lucerna, apriremo le chiauette. Ma per certo è meglio che la canna
EF $i conduchi nel manico della lucerna; e la canna CD alquanto dietro
al manico, hauendo accommodato $opra di $e in alto qualche va$o a gui-
$a di vna fiala, forato a$$ieme con e$$a, per il quale $i ver$i l'acqua; ac-
cioche dopo in vn tempo i$te$$o s'infonda l'acqua, e l'olio $i riuer$i da l'o-
recchia, o manico della lucerna.
D'vn va$o, che hora corre, hora non corre. LXII.
E$$endo vn va$o ben coperto, che habbia vna
cannella aperta, & a que$ti accõmodando vn thyr-
$o, al quale $i ponghi $otto vn va$o da bere pieno di
acqua; s'alcuno leuarà via il va$o da bere, la cannel-
la correrà vn pochetto, finche quel va$o $ia leuato;
ma ripo$to il va$o da bere nel primo $ito, la cannel-
la non correrà più.
e per CD tiri$i la cannelletta EF forata in$ieme con e$$o, d'intorno
alla quale ponghi$i la canna KL, di modo che $ia vn diabete, che non
re$piri, e con e$$a canna KL $ia forata in$ieme vn'altra canna MN, che
habbi la bocca M aperta, e la $ua gamba di fuori, entri in vn va$o da be-
re OX, nel quale mettiamo l'acqua in tanta quantità, che $i empia, on-
de vera$$i anco a empire quella parte della gamba della cannella, che vi è
po$ta dentro; infonda$i dopoi nel collo del va$o AB vn pochetto di ac-
qua, tanto che chiuda il loco da re$pirare. Perbenche dunque $ia pieno
il va$o AB non correrà perciò la cannella P auenga che $ia aperta; im-
peroche l'aria non ha l'intrata, per ri$petto dell'acqua infu$a nel collo;
ma leuato via il va$o da bere, è forza necce$$ariamente che $i voti qual-
che parte di quella gamba della canna, che è nel va$o da bere; ondo
nel luogo rima$to voto, verà tirata l'aria contigua, & ella $imilmente
tirarà l'acqua ver$ata nel collo; a tale che venghi a $opra$tare alla bocca
F, e per que$to hauendo poi l'aria il pa$$o, correrà la cannella P, fin
tanto che alzato sù il va$o da bere, operi che l'acqua chiuda quel luogo
da re$pirare, che era nel collo; perche in quel ca$o tornerà a occupare
l'i$te$$o luogo, e la cannella P più non correrà: e que$to hauerà tante vol-
te effetto, quante $arà leuato, e po$to il va$o da bere. Ma bi$ogna be-
ne di auertire che il va$o da bere non $i leui a fatto, acciò non venghi di-
$coperta tutta la gamba della canna; e per que$to la cannella MN ridu-
chi$i in forma di thyr$o, & habbia d'intorno RN, accioche lo $pettaco-
lo $ia deutamente ordinato.
Della LXIII.
Fabrica d'vna Lagena, che mormora quando
ne $cappa l'acqua.
dal tramezzo AB, e la
bocca dal tramezzo CD, e
per ambodue que$ti tra-
mezzi conduchi$i la canna
EF, forata in$ieme con quel_
li, & il manico di e$$a lage-
na $ia GH; e da l'altra ban_
da $ia la canna KL forata
in$ieme co'l tramezzo AB,
che va al tanto lunge al tra-
mezzo CD, quanto a l'ac-
qua non manchi doue pa$$a-
re; e in e$$o tramezzo CD
$ia la $ampognetta M, atta
a mandar fuora il mormo-
rio. Empira$$i dunque la
lagena per la canna EF, v-
$cendone l'aria sì per la can_
na KL, come anco per la
$ampognetta M. Quando
noi dunque, tenendo la la-
gena per il manico, l'abba$-
$aremo per modo che l'ac-
qua $i ver$i, che $i ver$erà
fuori del va$o per la can-
na EF, e per l'altra KL pa$$arà nel collo BC, e quell'aria che era
in e$$o venendone di$cacciata per la $ampognetta M, mandarà fuora il
Sia di più nel tramezzo AB vn'altro foro per doue ritor-
ni adietro l'aria quando $erà riuolta la lagena in piedi.
G.
Plauto di$$e nel curcul.
Et era di forma $imile a un'orciuolo, ouero a un boccale alquanto grande. Athe-
neo nel primo cap. del lib. 7. fà mentione di certe fe$te chiamate lagenoforia, e dice
che li fe$tanti portauano nelle mani alcuni rami di oliua, & una lagena per uno,
alla quale beueuano.
Del va$o, che corre per mi$ura. LXIIII.
Se fia po$ato vn va$o $opra qualche ba$e, che
habbia dentro il vino, & vna cannella aperta; fare
che $cemato il pe$o la cannella corra per mi$ura:
come per modo di dire, alcuna volta vna mezza
Cotyle, & altra volta vna cotyle, e generalmente
quel poco, o molto, che ad altri piacerà.
cannella D, e chiuda$eli il collo co'l tramezzo EF, e per e$$o EF metta$i
la canna GH, che $tia tanto lontano al fondo del va$o, quanto non $i vie-
ti il pa$$o al vino; $ia dopo vna ba$e KLMN po$ta $otto al va$o, &
vn'altra canna XO, che ariui poco lunge al tramezzo, e pa$$i nella ba-
$e: inoltre $ia nella ba$e tanto di acqua, che chiuda la bocca della canna
XO; $ia $imilmente la $taggia PR, la metà della quale $ia dentro la ba-
$e, & il rimanen-
te
ua$i d'intorno al
punto S, e nel ca-
po della $taggia P
appenda$i vna
Clep$ydra, c'hab-
bia nel fondo il fo_
ro T. Empiremo
dũque il va$o per
la canna GH, par_
tendo$i l'aria per
l'altra cãna XO,
auanti che il vi-
no giunghi nella
ba$e; dopo chiu-
dendo la cannel-
la, ver$aremo l'ac-
qua nella ba$e per
qualche foro, fin
tanto che venghi
a ri$errar$i la boc_
ca O, e apriremo
la cannella D. E'
dunque certo, che
il vino non corre,
cõcio$ia che l'aria
non habbi per do-
ue entrare da ne$-
l'acqua qualche parte della clep$ydra, onde re$tando libera la bocca O,
per re$pirare, correrà poi la cannella D, fin tanto che l'acqua $olleuata
nella clep$ydra, v$cendone a poco, a poco, venghi di nuouo a chiudere la
bocca O per doue $i re$piraua. Ma $e di nuouo riempita la clep$ydra,
$i abba$$arà il capo della $taggia R più di prima, l'acqua leuata in alto dal-
la clep$ydra, ponerà nell'v$cire più lungo $patio di tempo, e perciò dalla
cannella $capparà copia maggiore di vino; ma $e tutta la clep$ydra $i al-
zarà fuora dell'acqua, v$cirà più vino pure a$$ai. Ma perche abba$-
$iamo il capo della $taggia R $enza operare le mani, $ia qualche pe$o V,
po$to alle parte di fuora della $taggia QR, quale quando $arà vicino a R
$olleuarà tutta la clep$ydra intiera; ma quando $arà più lontano, ne $ol-
leuarà tanto manco. Et in que$to modo per via di e$perienza ritrouan-
do le mi$ure, di quanto volemo che corra la cannella D, faremo alcuni
taglietti nella $taggia QR, & anco i $egui di quelle mi$ure: onde poi quan-
do ci parerà che ne corra vna tanta parte, aggiu$tando il pe$o via $opra
quelli taglietti, la$ciaremo che la corra.
G.
$e bene il Filandro $o-
pra Vitruu. uole che $ia un'i$te$$a co$a con l'hemina, e che tenghi once dieci.
te $i troua ne gli auttori,
dire, ui erano $egnate $opra l,hore, e nel fondo haueua un bucetto piccolo per do-
ue gocciolando l'acqua dimo$traua l'hore $econdo che $i $minuiua, ma non erano
$enza imperfettione, perche la $tate pa$$aua l'acqua in manco $patio, che non fa-
ceua il uerno, per e$$ere fatta dal caldo più $ottile, & all'incontro e$$endo l'inuer-
no re$a dal freddo piu gro$$a, e pigra ui metteua più tempo; era forza che ui $u$$e
anco qualche differenza nel correre che faceua da principio, e nel fine, perche
quanto più acqua era nella clep$ydra, deueua $correre tanto più uelocemente per ri-
$petto del proprio pe$o; Herone $cri$$e quattro libri di que$ti sì fatti horologi.
D'vn va$o, che ver$a hora mi$tura, hor ac-
qua $chietta. LXV.
Fabrica
d'vn va$o,
che corre,
per modo
che da prin_
cipio corra
vna mi$tu-
ra, e quan-
do anco ci
parerà me$_
$aui l'acqua
dentro, cor_
ra l'acqua
i$te$$a $epa-
ratamente,
e dopo di
nuouo la
mi$tura.
tramezzo CD, per il quale $i frametta la canna EF, che ariui giù do-
ue ha poi da correre, & habbia vn piccolo foro G dentro nel va$o; $ia di
più nel va$o, che deue correre la $piraglio H $otto del tramezzo. Se dun-
que ri$errando F bocca per doue ha da correre, vi ver$aremo dentro la
mi$tura, ella $e ne andarà nel va$o per il foro G, e quando apriremo il
luogo da correre, correrà la mi$tura partendo$i l'aria per lo $piraglio H.
Ma quando chiudendo lo $piraglio H, ver$aremo dentro l'acqua $chietta,
è certo che le mi$tura non correrà, ma l'acqua $chietta; percioche l'aria
non puote hauere l'intrata; e quando apriremo lo $piraglio, cia$cuna
correrà e l'acqua, e la mi$tura; voglio dire la mi$tura, che fara$$i di nuo-
uo d'ambodue loro.
D'vn va$o, che me$$aui l'acqua corre hora l'acqua,
hora la mi$tura, e tal'hora vino. LXVI.
Se $arà vn va$o $opra vna ba$e, che habbia vna
cannella alquanto $opra il fondo, ver$andoui den-
tro l'acqua, fare che alcuna volta corra l'acqua
$chietta, alcun'altra la mi$tura, e tal'altra vino
puro.
nella CD, la bocca C della
quale $ia $opra il fondo del
va$o, & il $uo collo chiu-
da$i co'l tramezzo EF, per
il quale $i metta la canna G
H, che auanzi alquanto $o-
pra del tramezzo con vn
capo, e con l'altro vadi lon-
tano dal fondo, quanto $i
conceda il pa$$o all'acqua;
$ia di più vn'altra canna K
L nel corpo del va$o dalla
banda di fuora, alla quale
$i ponghi $otto vn va$o di
vino $chietto KM, e $ia nel
tramezzo vn bucetto pic-
colo N. Ordinate que$te
co$e a modo tale, $e ver$a-
remo per il collo l'acqua nel
va$o, è certo che quella par_
te, che è intorno all'auanzo
zo della canna, pa$$a nel corpo del va$o, finche ariua alla bocca C della
canna, e così v$cirà l'acqua $chietta; ma dopo che la canna hauerà co-
minciato a correre, tirarà $i come $uol fare il diabete anco il vino, che è
nel va$o KM, onde correrà la mi$tura; ma quando $arà $pacciata l'ac-
qua, correrà il vino $chietto $olamente, da quella poca acqua in fuori,
che è nel tramezzo EF, che $imilmente verrà tirata, e quando anco que-
$ta $arà v$cita tutta per il foro N, all'hora entrandoui l'aria dipartirà
l'vnione, e nulla correrà da quello in poi.
Del va$o, che ver$a il vino per mi$ura nella
coppa. LVXII.
Se vn va$o $arà empito di vino, & habbi vna can-
nella, cui $i ponga $otto vna coppa; a fare che il vi-
no corra nella coppa, $econdo vna mi$ura deter-
minata.
la cannella che è in C, habbia la $uperficie di $opra così ben polita, che
$ouraponendoui vn timpanetto ritenghi l'acqua; $ia mede$imamente vna
manico, $opra la
quale $i muoua
vn'altra $taggia
KL: $ia di più
vn'altra $taggia
MN $otto la ba-
$e del va$o, qua-
le $i muoua intor_
no a X; inoltre
due altre $tagge
KL, LP $ieno
conficcate di mo_
do che $i $uolghi-
no d'intorno alli
chiodi, o perni, a
tale che alzato il
timpanetto EF,
$i apra la cannella, e corra il vino, e dopo di nuouo abba$$ato $i chiuda;
ponga$i dunque $opra la $taggia MN vna coppa, nella quale volemo che
corra il vino per mi$ura, e $ia la coppa R, po$ta $otto la cannella, e $ia vn
pe$o S, che per via d'vn'anello $i po$$a condurre innanzi, e indietro per
l'auanzo della $taggia MO. Pertanto quãdo ritiraremo il pe$o nella par-
te M, $i aprirà la cannella, e correrà il vino nella coppa, qual coppa di-
uenuta poi più greue, il pe$o cederà; e chiuderà la cannella: ma perche
la corra per mi$ura, ver$i$i nella coppa (per modo di dire) vna cotyle, e
quello, che $capparà della cannella, lo riceueremo in vn'altro va$o, e ti-
ri$i adietro il pe$o la prima volta, fin tanto che la cannella non corra più,
e $egni$i nella $taggia $criuendo$i vna cotyle, e $imilmente mezza cotyle,
e due cotyle, e quel più, o meno, che volemo che $ia la mi$ura, e que$ti
mede$imi $egni, o note, che faremo, ci dimo$traranno le mi$ure, ri$pet-
to alle quali fà mi$tieri di ritirare adietro il pe$o per di$tribuire dette mi-
$ure. Po$$iamo $imilmente in vece del timpanetto EF porre d'intorno
alla cannella vn qualche va$o chiu$o, acciò diui$o il vino dall'aria, che vi
è dentro, la cannella ce$$i di più correre.
D'vn va$o, che ver$a tanto vino in vna tazza,
quanto altri ne caua. LXVIII.
Se $arà vn va$o co'l vino, con la cannella, & a quel-
la $ia po$to di $otto vna tazza: a fare che quãto di vi-
no alcuno cauarà della tazza, tãto ve ne correrà dal-
la cannella.
nella CD, & hab__
bia il timpanetto
EF, e le $tagge
GH, KL, KO,
LM accõmodate
sì come $i è detto
di $opra, e $ia po_
$to $otto la cãnel_
la la coppa P, &
alla $taggia KO
$ia congiunto vn
picciolo catino R
che $ia nel va$o
ST, e la canna
li va$i STP.
per tal modo, &
e$$endo voti li va_
$i STP, il catino piccolo R $erà nel fondo del va$o ST, & aprirà la can_
nella CD, quale $correndo nell'vno, e nell'altro va$o STP $olleura$$i
il catino, e chiuderà di nuouo la cannella, finche votaremo pure la coppa,
e que$to $eguirà tutte le volte, che ne leuaremo il vino.
Della LXIX.
Fabrica di vna con$erua da dinari, che habbia
vna rota di rame di$po$ta a riuolger$i, quale $i chia-
ma
cij $ono $oliti di riuolgerla. Accaderà dunque che
mentre que$ta rota $i riuolge, verrà e$pre$$a la vo-
ce del caponero, & anco e$$o augelletto $endoui
$opra $i riuolgerà; ma finita di girare la rota, il ca-
ponero non è più per cantare, nè per riuolger$i.
troui accommodato vn
perno EF, che pronta-
mente $i riuolga, & a
lui $ia congiunta la rota
HK, quale fa mi$tieri di
riuolgere: $ieno inoltre
due rote LM d&etilde;tro via
congiunte al mede$imo
perno, delle quali L hab_
bia l'
lo, e l'altra M $ia d&etilde;ta-
ta, & intorno all'e$$elit_
tra auolga$i vna fune,
al capo della quale $ia
$o$pe$o il
rio N, che habbia la cã-
na XO, & in cima di
e$$a vna $ampognetta,
che mandi fuora la vo-
dalla cima della con$erua de' dinari, metta$i per lungo vn pernetto ST,
che po$$a riuolger$i ageuolmente, quale nella parte S habbia il caponero,
e nella T vna rota dentata, i denti della quale s'incra$trino ne' denti della
rota M. Seguirà dunque che riuoltata la rota HK, la fune $i auolgerà
intorno all'e$$elittra, e $o$tenerà il $uffocatorio; ma rila$$ata la rota, il
$uffocatorio tirato dalla $ua propria grauezza calarà nel'acqua, onde ve-
nendo di$cacciata l'aria mandarà fuora il $uono; e $imilmente il capone-
ro $i riuolgerà, mo$$o dal riuolgimento delle rote.
G.
la no-
minò $pondea; ba$ta che $ono l'i$te$$o, di que$te rote di rame fece mentione anco
nel theorema 31. doue $i di$$e quel tanto, che occorreua.
go doue $i fà l'e$purgatione, e però $i è tradotto purgatorio, non potendo$i e$pri-
mere con altra uoce più propria.
che uuol dire euoluo, non ho trouato che $ia $tata u$ata da altro $crittore, però con-
uiene di raccogliere qual $ia il $uo $ignificato dal uerbo doue deriua, e dalla $ua fi-
gura i$te$$a, nè può $econdo me uolere per e$$a intendere altro Herone, che il fu-
$ello, o rocchetto della rota.
del theor. 17.
Di fare ch'vn va$o corra, o non corra, come
altri vuole. LXX.
Certe canne me$$e dentro de' va$i corrono finche
o i va$i $ieno votati, o pure la $uperficie dell'acqua
$i riduchi in vn piano con la bocca di fuora della
canna; hor poniamo che bi$ogni, che correndo
ella, $e a noi parerà, non $eguiti più di correre.
gamba di dentro torta, $i co-
me CFG, $ia di più la $tag-
gia diritta, e conficcata HK,
alla quale $e ne congiunghi
vn'altra LM, e $imilmente
da que$ta $e ne moua vn'al-
tra MN d'intorno a vn per-
no, & habbia nel capo N vn
va$o, che po$$a circondare la
parte torta della canna FG,
e la $taggia LM habbia vn
pe$o attaccato in L, accioche
il va$o, che circonda la par-
te torta della canna, $tia in
alto $opra la bocca di quel-
la, tal che la canna po$$a cor_
rere. Ma quãdo volemo che
non corra più, leuaremo via
il pe$o, che è in L, accioche il
va$o, che è in N $i abba$$i a
circõdare la parte torta del_
la canna FG, onde per que-
$ta via c e$$i di correre il diabete; e quando volemo poi che corra; di nuo-
uo li appiccaremo quel pe$o.
Del ballo de gli animali. LXXI.
Se $arà acce$o il fuoco $opra d'vn'altare, gli ani-
mali, che vi $ono, parerà che ballino.
quale mandi$i vna canna GH fino al po$amento dell'altare, la parte
della quale, che è in H, quiui $i riuolga $opra il $uo cnodace, o perno, e
l'altra che è in G volga$i dento vna trõba, che $ia congiunta al focolare,
e que$ta canna habbia anco altre quattro canne più piccole forate, e con-
giunte a$$ieme con e$$e, e che $i ri$pondino diametralmente vna nell'al-
tra con di$tanze eguali, e $ieno ne i capi ripiegate $imilmente a vicenda;
a que$te canne congiunga$i vn timpano IKLM, $opra il quale $taranno
gli animali, che hanno a ballare, e la materia di che $arà formato l'alta-
re, $ia tra$parente, come a dire di vetro, o pure di corno, accioche per e$$a
$i po$$ino vedere gli animali, che ballano. Di$po$to dunque il tutto in que-
$to modo, $e accenderemo il fuoco nel focolare, verrà a ri$caldar$i l'aria,
per l'altre canne piccole, e auogliendo$i per il voto dell'altare, riuolge la
canna, & il timpano, $opra il quale $ono gli animali, onde parerà che
ballino.
G.
Que$to theorama nel te$to greco di Roma manca tutto intiero, in quello di che
$i $erui il Commandino deueua e$$erui molto imperfetto cõforme alla traduttione
la$$ata da lui, in un'altro te$to antico, che ho io $i legge a punto come $tà qui $opra,
al tempo no$tro è molto piu noto il modo di far que$te merauiglie, che non deueua
e$$ere al tempo di Herone, e $i fanno con a$$ai manca manifattura, come $i ue-
de bene $pe$$o per le Chie$e.
D'vna lucerna, che $i riempie d'olio $enza
ch'altri ve lo metta. LXXII.
Fare vna lucerna, che po$toui il lucignolo, quan-
do l'olio manchi, venghi poi di nuouo rinfu$o nel
lucignolo dall'orecchia della lucerna, in quella
quantità ch'altri vorrà, $enza però acco$tarui va$e,
dal quale l'olio vi $i ver$i.
mata in gui$a di piramide, la qual ba$e concaua $ia ABCD, & in e$$a
il tramezzo EF, la canna della lucerna $ia GH $imilmente concaua, $o-
pra la quale $ia vn
e$chi la canna MN forata in$ieme con quello, che ariui tanto lontano al
coperchio del calice KL, $opra il quale $i accommoda il lucignolo, quanto
ba$ti per l'v$cita dell'aria; vn'altra piccola cannella XO metta$i per il
tano
quanto re$ti luogo per pa$-
$are a l'olio, & auanzi al-
quãto $opra del coperchio,
& alla parte, che auanza
accommodi$i vn'altra can-
nellina P, che habbia la boc_
ca da cima ri$errata, e pa$-
$ando per il fondo della lu-
cerna $ia $aldata con e$$a
lucerna, & alla cannellina
P attachi$i vn'altra can-
nellina $ottile, che vadi a
trouare l'e$tremità dell'o-
recchia, e $ia forata in$ie-
me con quella, di modo che
rie$chi nella concauità do-
ue è il lucignolo, e che hab_
bia vn foro $i come hanno
l'altre, e $otto il tramezzo
EF $iaui $aldata vna chia-
uetta, che rie$chi nella par_
te CDEF, per modo che
$e la $i apra, l'acqua pa$$i
dalla parte ABEF, nell'altra parte CDEF: $ia di più nel coperchio
AB vn picciolo foro, per mezzo del quale empiremo d'acqua il luoco A
BEF, e l'aria che vi è dentro $capparà per l'i$te$$o foro. Leuato via
dunque il lucignolo empiremo il calice della lucerna per la canna XO, e
l'aria $i partirà per la canna MN, & anco per la chiaue aperta, che è
nel fondo CD, quando anco l'acqua, che è in CDEF $capparà fuora.
di metterui l'olio, apriremo la chiaue, che è nel fondo CD, e l'acqua che
è nel luogo ABEF andando nell'altro luogo CDEF, farà che l'aria che
vi è dentro peruenghi al calice della lucerna per la canna MN, e di$per-
derà l'olio, quale per la cannelletta XO, e per l'altra a lei congiunta, an-
Quando
$i chiuderà la chiauetta, e
fermara$$i, e poi di nuouo
quando fia di bi$ogno, fare-
mo il mede$imo. Po$$iamo
ancora far que$to con altro
modo più i$pedito, $e la ba-
$e doue era l'acqua $i farà di_
uer$amente, re$tando l'al-
tre co$e tutte le mede$ime,
dalla ba$e, e l'acqua, che vi
è dentro in poi; la canna M
N habbia la bocca N forata
giù giù in$ieme con il fu$to, o
cãna della lucerna, di modo
che $porga fuora di e$$a can-
na, e po$$a$i turare: $e alcu_
no dunque acco$tandoui la
bocca $offiarà per e$$a, il fia_
to pa$$arà nel calice, e cac-
ciarà l'olio per la cãna XO,
e $arà il mede$imo che già
$i è detto prima, percioche
qualunque volta $offiaremo, infondera$$i l'olio nel lucignolo: ma conuer-
rà che la parte e$trema dell'orecchia, con il bucetto che rie$ce nel luci-
gnolo, $ia ripiegata a rettangoli, acciò l'olio non venga $o$pinto fuora.
G.
propriamente $porta, o cane$tro, come $i raccoglie dalle parole di Ouidio nel 4.
de fa$ti doue dice
lilia plenis Ecce ferunt nimphæ calathis Ma è poi $tata u$ata in altro $ignificato
ancora, e quando per un ua$o, quando per l'altro. Il mede$imo Virg. di$$e nel 3
della Georgica Nocte
portant calathis doue deuendo tenere il fatte, conuiene che l'habbia po$to per un
$imamente nell'Egloga Dafni, quando di$$e.
ui$ia nectar
Al dì d'hoggi $i $ono ritrouate lucerne molto più merauiglio$e di que$ta di Herone,
e di uarie forti, una fia l'altre molto ingegno$a in$egna il modo di farla Giouam_
batti$ta Benedetti nel $uo trattato delle $peculatiouni mathematiche, e fi$iche.
Del Milliario. LXXIII.
Fabricare vn milliario, che po$toui $opra vn'ani-
male formato in atto di $offiare, $offij ne' carboni,
talche il milliario s'infiammi. Di più che po$to vna
cannella aperta vicino al collo del milliario la non
corra, $e prima non ver$aremo l'acqua fredda in
qualche tazza, e che la fredda non $i me$coli con la
calda, $e la non $cende al fondo, e che dalla can-
nella e$chi caldi$$ima.
luogo, che riceua l'acqua, $i $epari con due tramezzi diritti vn qualche
lochetto piccolo, tal che $ia chiu$o d'ogn'intorno, & habbia vna canna vi-
cino al fondo forata in$ieme con e$$olui, che $ia di quella $orte, che $i met-
tono $otto li carboni, vna parte della quale $i chiuda acciò l'acqua del
milliario non vi entri dentro; L'altre canne poi rie$chino nel luogo là
doue è l'acqua, acciò li carboni acce$e mediante vna canna, che rie$chi
in quel poco luogo, è ben chiu$o, generino il vapore, e que$ti per vna certa
canna forata in$ieme co'l coperchio del milliario, viene poi condotto per la
bocca dell'animale $opra li carboni, peroche l'animale $tà di maniera piega_
to, che viene a $offiare in giù; e$$endo che dunque il vapore $empre $i ge-
ma $e ver$aremo vn poco d'acqua in quel luogo piccolo ri$errato, gene-
raremo più parte di vapore, di maniera che $offiãdo l'animale oltra l'v$a-
to, anco ri$caldarà maggiormente il milliario, come vediamo a punto nel-
Ma l'animale $arà bene
che $ia po$ticcio da leuare, e porre, mediante qualche chiaue accommoda-
ta per v$o di ver$arui qualche pochetto d'acqua; & anco mede$imamen-
te, $e non ci piacerà, che l'animale $offij più oltre nelli carboni, lo riuolge-
remo mediante le chiaue nella parte di fuora; $ia $imilmente vna picciola
tazza po$ta $opra il coperchio, dalla quale $i prolunghi vna canna fin giù
vicino al fõdo del milliario, di modo che l'acqua fredda ver$ata
uenghi al fondo: ma perche il milliario mett&etilde;doui l'acqua $i po$$a empire,
come anco perche l'acqua, che $ourabolle nõ $i riuer$i fuora, fori$i vn'altra
canna co'l coperchio del milliario, e ripieghi$i nella tazza, mediante la $ua
$uperficie di dentro, acciò non rie$chi a$pera a toccare. Ma poneremo
auanti gli occhi fabrica del milliario.
& vn'altro cilindro $imile $i fabrichi d'intorno al mede$imo a$$e, o fu$ello,
la cui parte di $otto $ia EF, e l'altra di $opra GH, & all'apritura di fuo-
ri de' cilindri $ieno $ourapo$ti li tramezzi, che po$$ino chiudere la loro con-
cauità e turare le bocche di e$$i, & il cilindro EFGH habbia le canne
OKLXLM, delle quali LX $ia forata in$ieme con lui da vna delle
bande, cioè in X, ma gli altri da tutte due le parti, e rie$chino li capi lo-
ro tanto da vn lato, quanto dall'altro in quello $patio frapo$to fra li due ci-
lindri, nel quale $ieno $tabiliti due tramezzi EGFH, che venghino a co-
gliere di mezzo il luogo GEFH, là doue rie$chi la canna forata, come
$i è detto in$ieme con e$$olui $olo da vna parte: $ia poi ripo$to $opra del co-
perchio, cioè $opra GH vna canna piccola, che habbia vn'animaletto fo-
rato a$$ieme con e$$a, e $ia forato giù giù per tutto, e ripieghi$i di modo
che $tia chinato $opra il luogo, doue $eranno li carboni. Ma $e qualche
volta non voremo che l'animale $offij più oltre; $ia quella canna doue egli
è po$ato, come$$a di maniera in vn'altra, che quando lo riuolgeremo ver-
$o la parte di fuori non $offij nel luogo de i carboni, ma di fuorauia: ma per_
mettere l'acqua nel luogo GEFH, potremo $eruirci della canna, che $i
comette, peroche leuato l'animale della canna doue $tà po$ato, per quel-
la ver$aremo l'acqua dentro; onde pa$$i poi maggior parte di vapore
nell'animale. Di più $i pone $opra il coperchio la tazza RS forata in$ie-
me con e$$o, e che habbia nel fondo vna canna, che $i di$tenda fino al fon-
do del milliario, dal quale però $tia tanto lunge, quanto non $ia poco al
pa$$o dell'acqua. Quanto di acqua calda voremo dunque che $ia manda-
per la canna, che conduce nel luogo, doue $tà la calda, che all'hora $olle-
uando$i, andarà a ver$ar$i per la canna, che è d'intorno al collo dell'anima_
le, peroche l'acqua fredda entrata per la canna, non è per ancora me$co-
lata con la calda, che è di $otto; onde così facendo, haueremo $empre l'ac-
qua calda in vece della fredda, che vi $i mette; ma perche ci accorgia-
mo quãdo l'acqua $i $olleua sù per il milliario, $i fa vno $piraglietto forato
giù per tutto, che $tia fermato co'l collo $opra il coperchio, doue $i è fora-
to, e habbia vna piccola canna, que$to ri$guardarà nella tazza RS, ac-
cioche $olleuando$i l'acqua calda, venghi condotta in e$$a tazza: dun-
que il modo di ciò fare è tale. Ma $e voremo che il luogo FEGH non
occupi tutto, ma $olo qualche parte, $i faranno tramezzi $ino alla me-
tà, & a quelli $i $ouraponerà vn'altro tramezzo, che riceua la canna, che
ariua nell'animale, e da quel poco luogo $i porterà il vapore $opra li car-
boni ardenti, e mettera$$i l'acqua $imilmente in e$$o.
G.
Milliario e ua$o di rame, qual $ia la $ua forma $i raccoglie dalle parole di Palladio
nel primo lib. de re ru$t. doue dice,
gu$tum, ue$pere inter alucaria collocemus altri non ho trouato, che lo de$cri-
ua piu particolarmente.
Di $onare la tromba, e d'imitare la voce del
merlo. LXXIIII.
Hanno anco in v$o vn'altra fabrica non di$$imile,
per $onare di tromba, & imitare la voce del merlo.
$ono nella ba$e forate da ogni parte, e fin giù vicino al fondo vadi la can-
co dell'acqua calda, e $i giri mediante il manico KL, que$ta $ia forata con-
ri$pondenti a gli altri MNX; ma all'incontro di X poi $i fori la ba$e, e $i
tiri vna canna $aldata con e$$o foro X, $opra la quale $i pone vn'anima-
le, $i come già $i è detto, e da MN e$cano le canne MONP, che han-
no li capi di $opra ripiegati, e $ia forata in$ieme con que$ti, e $aldata la
parte di $opra del milliario, e per quei fori entrino altre canne, come$$e
nelle canne PO, $opra le quali $ieno po$ate que$te co$e, cioè in vno vn
merlo, che $ia voto dentro, acciò po$$a tenerui l'acqua, e que$ta canna,
doue $tà po$ato $i ripieghi, & habbia il
$i fanno per mandar fuori le voci, e la piegatura peruenghi $ino all'acqua,
che è nel merlo; quando ariua dunque la voce del phtongario all'acqua,
manda fuora la voce del merlo. Similmente l'altra canna ha ella anco-
ra vna canna inca$trata in $e, $opra la quale $tà po$ato vn'animale for-
mato in gui$a di
na formata a modo di buccina, habbia la bocchetta, & il padiglione, $e-
condo il $olito, pa$$ando poi dunque il vapore per la bocchetta, e per il
padiglione congiunto con la buccina viene a generare il $uono. Però o$-
$eruaremo con l'i$perienza quando il foro $i ri$contrarà nella canna MO,
e quando nella canna NP, e quando all'animale po$to $opra di X, & ha-
uendo notitia di tutte que$te co$e, faremo alcuni $egni nel manico KL,
acciò $oni di buccina quando ci parerà che $oni, e $imilmente $offij quan-
do ci parerà che debba farlo, & imiti quando ci parerà la voce del mer-
lo. Per conto poi della tazza, e dell'alzar$i che fà l'acqua calda, fac-
ci$i nel modo, che per prima detto hauemo.
G.
mero chiamò con que$ta uoce il canto delle $irene, $i che phtongario uorra $igni-
ficare il luogo doue $i genera il $uono.
una conca marina chiamata buccina, $e bene con que$to nome hanno poi li $crit-
tori chiamati alcuni i$trumenti da guerra; & anco pa$torali.
Dell'Organo da acqua. LXXV.
Fabrica dell'Organo da acqua.
vna mezza palla concaua riuolta $o$opra EFGH, che $i potrebbe per
la $omiglianza chiamar forno, quale habbia nel fondo vna riu$cita nel-
l'acqua, e nella $ua cima s'inalzino due canne forate a$$ieme con e$$a, delle
quali vna cioè GKLM $i ripieghi nella parte di fuora dell'altaretto fora_
ta in$ieme co'l moggetto NXOP, dentro al quale rie$chi con la bocca, &
habbia la $uperficie di dentro ri$pondente al ma$chio, a que$to moggetto
$i accommodi talmente il ma$chio RS, che l'aria non vi po$$a entrare, &
al ma$chio $i congiunga la $taggia T
quale $i adatti vn'altra $taggia
bilmente, dopò al moggetto NXOP $i $ouraponga vn'altro moggetto pic_
colo
bia vn foro, per il quale l'aria entri nel moggetto, e $otto quel foro $ia vna
lametta, che lo ferri ritenuta da qualche chiodo, che habbia il capo acciò
non e$chi; que$ta fi chiama plati$matio. Oltra di que$to dalla mezza
palla EFGH tiri$i vn'altra canna FV forata in$ieme con vn'altra can-
na, che $tia per il piano VZ, $opra la quale $iano po$te le canne
a$$ieme cõ essa, e che habbino nella parte di $otto vn
a$$ieme con loro, le bocche delle quali
mettino li coperchi, che $ieno forati per modo che po$toui poi e$$i coper-
chi, li fori loro ri$pondino alli fori delle canne, e quando li mede$imi $i ri-
tirano venghino a variare, e chiudino le canne. Se dunque la $taggia
po$ta per il trauer$o $i premerà in giù nella parte
$chio RS di$caccerà l'aria contenuta nel moggetto NXOP, & ella chiu-
derà il foro, che è nel picciolo moggetto mediante il plati$matio; onde
pa$$arà per la cãna MLKG nella mezza palla, e dalla mezza palla nella
cãna po$ta per il piano VZ mediante l'altra canna FV; dopo dalla can-
na po$ta per il piano, pa$$arà nelle canne dell'organo, tuttauia che i fori
loro ri$pondino alli fori delli coperchi, cioè qualũque volta vi $ieno accom_
modati li coperchio o tutti, o parte di e$$i; Accioche dũque quãdo volemo
che $uoni que$ta, o quella canna dell'organo, li fori loro $i aprino, e quando
volemo fermarci, $i rinchiudino, faremo a questo modo. Poniamo che
$ia vno di quelli glo$$ocomi po$to in di$parte da gl'altri
$ia
tato a quello
quale cioè
no a vn chiodo; $e dunque ritiraremo con mano il capo del cubito
$portaremo il coperchio più adentro là doue
quando $erà più a dentro, all'hora il foro che è in e$$o $i affronterà con la
canna dell'organo. Ma a fine che quando leuaremo la mano, il coper-
chio per $e $te$$o $i ritiri, e non ri$ponda nella canna dell'organo, o$$erui$i
que$to: metta$i $otto li glo$$ocomi vna $taggia eguale alla canna VZ, &
in ogni parte egualmente di$tante da quella
no
neruo, $ia poi $imilmente annodato al capo
il coperchio adentro, quel neruo $i di$tunghi. Pertanto $e ritirando il
capo del cubito
rarà la $patola di maniera, che venghi a dirizzar$i: ma quando lo rila$-
$aremo, ritornata la $patola di nuouo a piegar$i, e nell'e$$ere di prima,
ritirarà il coperchio dalla bocca, per modo che il foro venghi a variare.
Accõmodate dunque in cia$cuno glo$$ocoma que$te co$e tali, quando vor-
remo, che alcuna delle canne dell'organo $uoni, ritiraremo con le dita li
cubiti, che $ono ordinati a quelle, e quando voremo che $i rimanghino di
più $onare, leuaremo le dita, onde all'hora ce$$aranno, venendo ritirati
li coperchi. Ma l'acqua, che è nell'altaretto, vi $i pone per que$to effet-
to, accioche l'aria $oprabondante nella mezza palla, cioè quella, che di-
$cacciata del moggetto $olleua l'acqua, $ia ritenuta, e conuertita in v$o
delle canne dell'organo, che $onano. Ma il ma$chio RS $o$pinto in sù,
ma ritirato poi, apre il plati$matio , che è locato nel piccolo moggetto,
mediante il quale viene il moggetto riempito d'aria e$terna, onde $o$pinto
poi di nuouo il ma$chio in sù, caccia quella nella mezza palla: & è anco
meglio, che la $taggia T
che per R po$to $imilmente nel fondo del ma$chio, $i accommoda alla fib-
bia, co'l mezzo della quale conuiene poi di $pingere, e que$to accioche il
ma$chio non $i $uolga, ma dirittamente $ia $o$pinto in sù, & anco $i ritiri.
G.
to$cana e$$ere intieramente e$pre$$a, in una traduttione latina antica $enza nome di
auttore, che è appre$$o di me, $i legge in tutti quei luoghi doue il greco hà glo$$o-
coma tradotto lingula, ma propriamente uuol dire la ca$$a, doue $i tengono le lin-
guelle, è $tata $imilmente u$ata dalli $crittori in altri $ignificati a$$ai diuer$i da
que$to, ponendola quando per un ua$o, quando per la bor$cia, quando per la $por-
ta, $i come hà notato Celio Rhodig. nel cap. 25. del 7. lib.
lhora un'i$trumento di cirugia, noi hauemo tradotto $patola, che è quel legno ri-
dotto qua$i a gui$a di $pada, gro$$o alquanto nel mezzo, e tagliente dalle bande, del
quale $i $eruono le donne per conciare i lini, e lo chiamano con que$to nome $pa-
tola, che tali apunto conuiene, che fu$$ero quelle $tagiuole inte$e da Herone.
come conueria, ma $appia che oltra la corruttione de i te$ti da quali non $i può ca-
uare $en$o che $ia buono, la difficultà uiene dalla materia i$te$$a. perche non e$$en_
do in u$o a tempi no$tri que$ti organi $i fatti, non $i può compitamente intendere
l'artifitio loro, $e bene Herone $i è sforzato di $criuerne apertamente quanto com_
porta la $trauaganza della machina, e delle $ue parti, po$$ono bene quelli che han-
na practica de gli organi moderni imprendere molte co$e più de gli altri, non dal-
la forza de'uocaboli antichi, e difu$ati, ma dalla $omiglianza delle parti che han-
no que$ti con quelli. Vitruu. de$criue egli ancora la machina Idraulica nel cap. 13.
del lib. 10. e tenta di ridurre a facilità l'intelligenza di e$$a, ma li $uccede fino a cer-
to termine, è ben uero che il Barbaro l'hà illu$trata a$$ai con il $uo comento, pe-
rò a lui potrà ricorrere chi ui de$idera $opra più diffu$o di$cor$o.
Dell'organo da vento. LXXXVI.
A fare vn'organo, che $offiando il vento $i ge-
neri $uono delle canne mu$icali.
con loro BC, & vna diritta DE, dalla quale $i parta vn'altra per tra-
uer$o EF, che vadi a riu$cire nel moggetto GH, che habbia la superfi-
cie di dentro ri$pondente dirittamente al ma$chio, & a que$ti $i accom-
modi il ma$chio KL, che po$$a $peditamente entrare in e$$o, e $iali con-
giunta la $taggia MN vnita con l'altra $taggia NX, quale $i $uolga in-
te, e nella parte X $i ponga vn plati$matio congiunto con XO: & a e$$o
XO congiunga$i l'a$$e S, quale $i moua mediante li cnodaci di ferro po$ti
nel tauolato, che po$$a $uentolare, ma a l'a$$e S $ieno congiunti due timpa-
netti
tio XO, ma
toli. Quando que$te co$e perco$$e dunque dal vento vanno tutte $uen-
tolando, e voltano il timpanetto
con$eguenza il timpanetto
vno dopo l'altro nel plati$matio XO, $olleuano il ma$chio KL, & in quel
mentre che il ba$tone non giunge, il ma$chio va$$ene a ba$$o, e caccia
l'aria contenuta nel moggetto GH per le canne, & indi nell'organo, là
doue manda fuora il $uono. Ma potra$$i bene $empre volgere il tauola-
$ia con più forza, e più continuato.
G.
tro auttore, che o deriui dal uerbo
che $ignifica uento $econdo, ouero da
credo che non po$$a tradur$i con altra uoce più propria.
più, che ne gli altri, che uanno attorno, ne' quali $i propone di fare molte piaceuo-
lezze non meno belle, & ingegno$e di qualunque $i $ia contenuta in que$to libro,
ma $ono $tati così male trattati dal tempo, che oltra l'e$$ere il te$to $corretti$simo,
ui mancano anco le figure, di modo che non è $tato po$sibile di ridurli a $tato ta-
le, che $i po$sino la$ciare u$cire in luce, tuttauia quello, che non $i è potuto ade$-
$o, $i compirà for$i un'altra uolta, e $i la$ceranno uedere al mondo in compagnia
di alcune inuentioni noue di que$to mede$imo genere.
IL FINE.
TAVOLA DI QVANTO
In que$t'opera $i contiene
LEttera dedicatoria.
Sonetti del Fatio.
Ri$po$ta del Giorgi.
Vita de l'Autore. car. 1
Introduttione del Giorgi. 2
Prefatione di Herone. 7
Teorema del $ifone torto. 13
Diabete $piritale. 15
Del cor$o $empre eguale. 16
Del cor$o parte eguale, parte
ineguale. 16
Del $ifone che corre da $e $te$-
$o. 17. 18
Della palla per inaffiare gli
horti. 18
Della mede$ima. 19
Della Prochita. 20
Della palla vota. 21
De l'A$$ario. 22
Del $agrifitio. 22. 23
De' va$i che non $i ver$ano, $e
non $ono pieni. 23
De' va$i concordi. 24
Del Melancorifo. 25
Della Ciuetta, e de gli vccel-
li, & c. 25
Del $uono delle trombe. 27
Del $uono delle trombe, che $i
fà nell'aprire del t&etilde;pio. 27
De'va$i, che ver$ano acqua, e
vino. 28
Della coppa $&etilde;pre piena. 29. 30.
Del va$o de' $agrificij. 30
Del va$o, che tiene varij liquo-
ri. 31
Delli due va$i, ch'empiendo$i
vno, l'altro, & c. 32
Della cannella, che dà vino,
& acqua. 33
D'vn'animale,che notando $o-
pra l'acqua d'vn va$o, & c. 34
Del modo di fare, che il vino
corra, & c. 35
Delli $ifoni atti per e$tingue-
re gl'incendij. 35
D'vn'animale, che beuendo
grida. 36
D'vn'animale, e del Pani$co. 37
Del mede$imo. 38
Del $pruzzare coloro, ch'en-
trano ne' portici, & c. 38
D'vn va$o, ch'empito di più
ragioni di vino, & c. 39
D'vna lucerna, che per $e $te$-
$a logora lo $toppino, & c. 40
D'vn va$o, che manda fuora
l'acqua tal'hora, & c. 41
D'vn va$o, che riceue, & c. 42
D'vn Satiri$co, che, & c. 43
Delle porte,che $i aprono da
44
Delle mede$ime in altro mo-
do. 45
Del va$o da tre cannelle. 46
D'Hercole che $aetta il dra-
go. 47
Del va$o di giu$ta mi$ura. 48
Del va$o doue $i gonfia l'ac-
qua. 49
Del cõcento de gli vccelli. 50
De l'i$te$$o in vn'altro mo-
do. 50
Delle palle, che ballano. 51
Della palla tra$parente. 51
Della goccia, che $tilla perco$-
$a dal Sole. 51
Del Thyr$o. 52
De l'animale, che $uona la
tromba. 53
Della palla, che $i riuolge. 53
Della cannella intermitten-
te. 54
Di fabricare il va$o, che cor-
re. 54
Del va$o doue l'acqua $ormon_
ta. 55
De gli animali, che gettano
l'acqua. 56
De' va$i, che corrono per in-
terualli. 57
Della vento$a. 58
Del Pyulco. 59
Del va$o, che corre diuer$a-
mente. 6o
Del va$o, che ver$a le mi$tu-
re. 61
Del $agrifitio. 62
Della lucerna, che me$$aui l'ac-
qua, $i riempie d'olio. 63
D'vn va$o,che hora corre, ho-
ra non corre. 64
Della Lagena. 65
Del va$o, che corre per mi$u-
ra. 66.
D'vn va$o, che ver$a hora mi-
$tura, hor acqua $chietta. 67
D'vn va$o, che me$$oui acqua
corre hora l'acqua, & c. 68.
Del va$o, che ver$a il vino per
mi$ura. 69
D'vn va$o, che ver$a tanto vi-
no in vna tazza, & c. 70
Della con$erua de' denari. 71
Di fare ch'vn va$o corra, ò nõ
corra. 71
Del ballo de gli animali. 72
D'vna lucerna, che s'empie, da
$e $te$$a. 72
Del Milliario. 74
Di $onare la tromba, e della
voce, & c. 75
De l'organo da acqua. 77
De l'organo da vento. 79
TAVOLA DE GLI AVTORI CITATI.
ABbate Baldi.
Alberto Magno
Aleotti.
Ario$to.
Archimede.
Atheneo.
Ari$totile.
Apollodoro.
Bitone.
Budeo.
Cardano.
Celio Rodigino.
Ce$are Euolo.
Cleomede.
Columella.
Commandino.
Co$mo Bartholi.
Daniello Barbaro.
Diogneto.
Eu$tathio.
Eutocio.
Fe$to Pompeio.
Federigo Bonauentura.
France$co Barocci.
Formione Peripatetico.
Filandro $opra Vitruuio.
Fernelio.
Fraca$toro.
Filone.
Galeno.
Gio. Batti$ta Benedetti.
Girolamo Magio.
Georgio Agricola.
Herodiano.
Hippocrate.
Homero.
He$ichio.
Herone Mecanico.
Interprete di Theocrito.
Leonbatti$ta Alberti.
Martiale.
Macrobio.
Nehemia.
Ouidio.
Platone.
Plinio.
Pau$ania.
Plutarco.
Pandette.
Plauto.
Palladio.
Pietro Ramo.
Pappo.
Proclo.
Roberto Senale.
Seneca.
Sophocle.
Tagautio.
Vitruuio.
Virgilio.
Vicomercato.
Errori di $tampa.
Carte. Faccie. Errori.
2 b lacura delle co$a fa-
miliari
4 a de l'i$te$ta
4 a immaginar$i
4 b i$quifitezza
5 a ehe
7 a fi aggiunga
8 a immaginar$i
13 a grare
14 b auttore
15 b grarezza
17 b che $i più
20 b qrando
22 a qu $to
26 a canella
30 b acqna
35 b intrometono
36 a acqna
39 a vi manca que$to ver-
$o
40 b dne
40 b vi manca il numero
del Theoreme
41 b tall'hora
43 a bafe
53 a pianta del corimbo
57 a
57 b vna parte delle gãbe
59 a vocc
65 a deutamente
Corretti
gl'impedimenti della cura fa-
miliare
de l'i$te$$a
imaginar$i
i$qui$itezza
che
$i aggiunga
imaginar$i
greue
autore, e così in tutti gli altri
luoghi
greuezza
che $ia più
quando
que$to
cannella
acqua
intromettono
acqua
da Ari$totile in poi, che tocca
non sò che tale nella terza
que$tione mecanica,
due
XXXIII.
tal'hora, e così $empre
ba$e
punta del corimbo
da vna parte le gambe
voce
debitamente.
Gli errori di poco momento, e le minutie d'ortografia, che
da molti è diuer$amente inte$a, $i rimettono alla di$cre-
tione de' lettori.
IL FINE.