Ceredi, Giuseppe Tre discorsi sopra il modo d'alzar aque da'luoghi bassi 1567 Parma it cered_disco_021_it_1567.xml 021.xml

TRE DISCORSI SOPRA IL MODO D'ALZAR ACQVE DA' LVOGHI BASSI.

Per adacquar terreni.

Per leuar l'acque &longs;orgenti, & piouute dalle cam­pagne, che non po&longs;&longs;ono naturalmente dare loro il decor&longs;o.

Per mandare l'acqua da bere alle Città, che n'hanno bi&longs;ogno, & per altri &longs;imili v&longs;i.

Opera non piu &longs;tampata.

IN PARMA, Appre&longs;&longs;o Seth Viotti. 1567

ALL' ILLVSTRISSI­MO, ET ECCELLENTISS. SIGNORE, ET PADRON MIO OSSER. IL SIG. A LESSANDRO FARNESE PRINCIPE DI PIA­CENZA, ET PARMA. &c.

HO INTESO DA HVOMINI VE­riteuoli, Illu&longs;tri&longs;&longs;imo & Eccellen ti&longs;&longs;imo Principe, che V.E. e&longs;&longs;endo nella Corte di Spagna, madre de la vera creanza; dopo i piu graui & honorati &longs;uoi negocij, &longs;i pren­deua molte volte grandi&longs;&longs;imo pia cere in intendere le ragioni di varij, & begli effetti mathemati­ci: percioche non &longs;olamente voleua &longs;apere le po&longs;itioni, che appertengono alla cognitione della Sfera, & dell'A&longs;tro labio, per conto delle nauigationi de'Portughe&longs;i, & de' Ca&longs;tigliani alle prouincie ritrouate, & &longs;oggiogate di nuo­uo; delle quali è qua&longs;i bi&longs;ogno ad ognuno de i principali Caualieri di quella corte &longs;aperne bene, & artificio&longs;amen­te ragionare con quel potenti&longs;&longs;imo Re: ma anco cercaua di cono&longs;cere gli aui&longs;i, che &longs;ono di grandi&longs;&longs;ima vtilità per l'Architettura, & &longs;pecialmente per l'v&longs;o de gli e&longs;&longs;erciti; & per lo mantenimento, & di&longs;truggimento delle fortezze. Della qual co&longs;a, per e&longs;&longs;ere ella veramente degna di Prin­cipe magnanimo, & che gia &longs;icuramente &longs;ia incaminato per la &longs;trada dell'honore, & della vera gloria; ne &longs;entì quella contentezza, che &longs;i &longs;uol &longs;entire delle buone nuoue di quei Signori, che s'amano &longs;inceramente. E'ben vero, ch'io non me ne marauigliai quanto pareua, che merita&longs;­&longs;e l'e&longs;&longs;ere co&longs;a rara, che vn Principe giouane, & per diuer­&longs;e occa&longs;ioni diuertito, & tirato a'piaceri dell'appetito; vince&longs;&longs;e il commune abu&longs;o dell'ignoranza, & &longs;i sforza&longs;&longs;e d'informare l'intelletto &longs;uo di quelle ragioni, che molto meglio &longs;i conuengono a gran Signori, che tante altre vane occupationi; nelle quali ogni volgare potrebbe, & &longs;apreb­be goder&longs;i a&longs;&longs;ai ageuolmente: imperoche giudicai, che cio e&longs;&longs;endo proprio, & qua&longs;i naturale de'&longs;uoi maggiori, lui fa&longs;&longs;e &longs;tato po&longs;to nell'animo dalla &longs;ucce&longs;&longs;ione del &longs;an­gue, col mezo di quelle impre&longs;&longs;ioni, che da piccioli &longs;i &longs;o­gliono riceuere per la con&longs;uetudine, & per gli honorati ra­gionamenti, che tuttodì &longs;i &longs;entono. Che &longs;i &longs;a bene quanto la felice memoria del Santi&longs;&longs;imo PAOLO Terzo fu&longs;&longs;e ot­timamente i&longs;trutta di tutte le piu nobili di&longs;cipline: e&longs;&longs;en­do anco noti&longs;&longs;imo ad ognuno il gran giudicio, che hebbe gia l'Illu&longs;tri&longs;s. di SANT'ANGELO, & che &longs;oglia hora ha­uere il prudenti&longs;&longs;imo Cardinal FARNESE in tutte le qui­&longs;tioni, che circa qualunque &longs;oggetto lui po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere propo&longs;te. & per la&longs;ciare l'Auo, & il Padre; l'ottime parti de'quali noi tutti per e&longs;perienza habbiamo prouato, & ogni giorno prouiamo; chi non ammira il &longs;opra humano di&longs;cor&longs;o, che continuamente ha mo&longs;trato, &longs;i nel gouerno de gli Stati, come nelle attioni ciuili; & in ogni &longs;orte d'ar­tificio&longs;e operationi l'Altezza della Sereni&longs;&longs;ima &longs;ua Ma­dre Madama MARGHERITA d'Au&longs;tria; la quale per que&longs;to, oltre a qualunque altro &longs;egnale, fa cono&longs;cere, che ella è veramente figliuola dell'inuitti&longs;&longs;imo Imperadore CARLO &longs;uo padre? Onde io non hebbi per marauiglio­&longs;o, benche raro effetto, che da tali alberi, & da tali radici in vn'aere temperato, & in vn terreno fertile, come è la Corte di Spagna, na&longs;chino hora fiori di &longs;oaui&longs;&longs;imo odore; talche nell'auenire &longs;i debbano a&longs;pettare &longs;aporiti&longs;&longs;imi, & pretio&longs;i&longs;&longs;imi frutti. Mi allegrai dunque a&longs;&longs;ai fra me &longs;te&longs;­&longs;o, & poi anco con que&longs;ta mia cari&longs;&longs;ima patria; preueden­do di quanta vtilità, & di quanto ornamento que&longs;ti hone­&longs;ti pen&longs;ieri, & tratenimenti di Vo&longs;tra Eccellenza pote&longs;­&longs;ero lei e&longs;lere principali&longs;&longs;ima cagione: percioche &longs;e be­ne l'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Signore il Duca &longs;uo padre ha gia fat­to quanto &longs;ia &longs;tato po&longs;&longs;ibile col fauorire ogni maniera di virtuo&longs;i, & con l'ordinare diuer&longs;i magi&longs;trati, accio­che col mezo de'Filo&longs;ofi, & de'Mathematici &longs;i po&longs;&longs;a ornare, & in molti auenimenti co&longs;i de'co&longs;tumi, come d'altre parti, rendere ogni hora piu perfetta que&longs;ta no­bili&longs;&longs;ima Città; vi re&longs;tano tuttauia molte co&longs;e, le quali &longs;on &longs;icuro, che a poco a poco venendo opportunamen­te in iuce con la forza d'ambedue VV.EE. in&longs;ieme la faranno piu pre&longs;to degna d'inuidia appre&longs;&longs;o delle mag­giori Città d'Italia, che ella &longs;ia per hauere giu&longs;ta ca­gione d'inuidiare veruna buona conditione a qual &longs;i voglia de gli &longs;tati de gli altri Principi. Il che tanto piu fermamente &longs;i dè a&longs;pettare, quanto per e&longs;&longs;ere homai dalla loro incomparabile prudenza ributtati tutti li col­pi dell'auer&longs;a fortuna, che &longs;i lungamente, & non mai meriteuolmente ha trauagliata que&longs;ta &longs;ua Illu&longs;tri&longs;&longs;i ma ca&longs;a: & e&longs;&longs;endoui le fondamenta &longs;tabili&longs;&longs;ime del &longs;an­gue reale del grandi&longs;&longs;imo Re FILIPPO, col quale doppiamente &longs;ono congiunte, & incorporate; è da te­nere per certi&longs;&longs;imo, che non piu gli animi loro &longs;aran­no diuertiti in altri piu importanti, & graui pen&longs;ieri; & attenderanno con piu libera mente (benche &longs;econ­do che ha &longs;upportato il tempo non habbiano manca­to &longs;ino ad hora) alla buona cura, & all'ottimo gouer­no de gli &longs;tati loro. Per le quali cagioni, & per mol­te altre per hora trala&longs;ciate; io, che quale io mi &longs;ia, molto tempo ha &longs;ono diuoti&longs;&longs;imo &longs;eruidore dell'Illu­&longs;tri&longs;&longs;imò Signore il Duca &longs;uo padre, &longs;ono gia anco di­uenuto affettionati&longs;&longs;imo a V. Ecc. Et perche io de&longs;i­dero con qualche &longs;egno di &longs;incera, & non adulatoria riuerenza baciarle humilmente le mani, & offerirmele per &longs;eruidore in quanto s'e&longs;tenderanno le deboli forze mie; le mando hora que&longs;to &longs;aggio di qualchuna di quelle opere, che po&longs;&longs;ono na&longs;cere col mezo mio a be-neficio publico: & le dono vn picciolo di quei frutti, del &longs;apor de'quali ho gia detto, ch'ella gu&longs;tandoli &longs;uol &longs;entire hone&longs;ti&longs;&longs;imo piacere. Que&longs;ti &longs;ono tre di&longs;cor&longs;i, fatti da me &longs;opra vna machina, la quale e&longs;&longs;endo for­mata con belle ragioni mathematice, & naturali; &longs;pe­ro, che debba e&longs;&longs;ere d'ine&longs;timabile vtilità a qua&longs;i tut­ti gli huomini, & a tutte le prouincie: non &longs;olo per­che è atta a portare il nutrimento dell humido, quan­do manca loro, all'herbe de'prati, alle biade, & a tut­te le piante; ma anco perche potrà alzar l'acque a gli e&longs;&longs;erciti, & alle terre murate per bere, & per diuer&longs;i altri v&longs;i di grandi&longs;&longs;ima commodità. E'vero, che que­&longs;to dono non è intieramente fatto di mio; auenga che la maggior parte di lui ha hauuto origine dalla libera­lità, & dal fauore dell'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo &longs;uo padre; il quale m'ha aiutato alla buona riu&longs;cita di que&longs;ta impre&longs;a quanto po&longs;&longs;a magnanimo, & intendente Signore bene animato, & indu&longs;trio&longs;o &longs;eruidore. Nulladimeno pre­go humilmente V. Ecc.che l'accetti da me, &longs;e non per altro almeno perche è pure accompagnato dalla gran­de o&longs;&longs;eruanza, che ho &longs;empre tenuto ver&longs;o il corte&longs;i&longs;­&longs;imo &longs;angue &longs;uo. Et po&longs;cia che la riuerenza, & l'affet­tione mia &longs;ono creature de'meriti di lei, io de&longs;idero grandemente, ch'ella &longs;i degni riporle nelluogo di quel­le co&longs;e, delle quali ella pen&longs;a di &longs;eruir&longs;i, come di par­te di &longs;ua vera, & legitima po&longs;&longs;e&longs;&longs;ione, o paterna here­dità. Io nell'auenire non &longs;arò molto &longs;ollecito in mo­&longs;trarmi alla pre&longs;enza di lei; perche &longs;o, che fra l'altre &longs;ue buone parti, ella non tiene piu conto di quel che &longs;i conuiene, di que&longs;te &longs;uperficiali cerimonie. Sarò pe­ro &longs;empre apparecchiato ouunque io mi ritroui, per &longs;eruirla, & vbidirla &longs;e le piacerà di comandarmi, od io mi &longs;entiro atto a fare co&longs;a vtile, & honoreuole per lei. In que&longs;to mezo, per quanto mi &longs;arà conce&longs;&longs;o da miei ordinarij &longs;tudij delle prattiche di medicina, &longs;ot­to l'ombra &longs;ua attenderò a te&longs;&longs;ere alcune tele (s'io non m'inganno) d'vtili&longs;&longs;ime &longs;ila: fra le quali n'è gia leua-ta dall'or&longs;aio, & accommodata al &longs;ubbio vna qua&longs;i fi­gurata alla dama&longs;china; in cui &longs;arà chiaramente di&longs;e­gnato il modo, col quale &longs;i potranno diuidere l'alluuio ni, & l'i&longs;ole de'fiumi molto piu facilmente, & con piu giu&longs;ta ragione, che non è mai &longs;tato fatro &longs;ino ad hora. Co&longs;i baciandole humilmente le mani me le raccoman­do; ne potendo altro de&longs;iderarle, &longs;olamente le de&longs;ide­ro buona fortuna.

Di Piacenza alli x d'Aprile. M D LXVII.

Di V.Illu&longs;tri&longs;s.Eccellenza humili&longs;s. &longs;eruidore Giu&longs;eppe Ceredi.

Nel primo di&longs;cor&longs;o, &longs;i mo&longs;trano tutte le machine artifi­cio&longs;e v&longs;ate &longs;ino a que&longs;ti tempi pertirare l'acque in alto. Et &longs;coprendo&longs;i l'imperfettione d'ognuna di loro, &longs;i pon­gono a paragone con la Chiocciola: della compo&longs;itio­ne di cui &longs;i &longs;criuono i veri precetti, tolti da diuer&longs;i au­tori, & da molte ragioni mathematice, & naturali. Oue occorre anco trattare della cagioni, della forza del monimento dell'acqua; & &longs;i fanno belle con&longs;idera­tioni circa il moto perpetuo; con altre co&longs;e degne d'e&longs;­&longs;ere auertite.

Nel &longs;econdo, &longs;i ragiona de gli i&longs;t romenti del moto della Chiocciola; & &longs;i pongono le proportioni de'motori a' pe&longs;i, &longs;econdo la velocità, & tardità del moto: aggiun­gendoui&longs;i molte co&longs;e appertenenti alla &longs;cienza de'pe&longs;i, & a qua&longs;i tutti gli ordigni delle machine motrici.

Nel terzo, &longs;i &longs;omma, & &longs;i &longs;ottragge l'vtile, & il danno co&longs;i delle &longs;pe&longs;e, & del guadagno; come della &longs;anità, & dell'infirmità publica; & d'altri dubbij, che po&longs;&longs;ono &longs;eguire all'v&longs;o della Chiocciola. Et in tutti &longs;i diui&longs;ano molti capi notabili, come nella tauola &longs;i contiene.

Con licenza de'Superiori.

TAVOLA DEL PRIMO DISCORSO.

Nece&longs;&longs;ita dell'humido, per la generatione, & man­tenimento delle piante, & de gli animali. faccia 1 Animali maggiori di corpo nelle regioni humide. 1 Opinione di Talete filo&longs;ofo circa i principij de'corpi mi&longs;ti. 1 Regioni diuenute fertili per l'acque condotteui, & ter­re dishabitate per la troppa &longs;iccità. 2 Diligenza v&longs;ata per hauere acque. 2 Eufrate, & Tigre da lontana regione tirati a Babilonia. 2 Acquedotto grandi&longs;&longs;imo di Semiramis. 2 Canali artificio&longs;i di pelli di toro fatti dal Re Arabo per tirar l'acque de'fiumi a gli e&longs;&longs;erciti per la rena. 2 Fo&longs;&longs;a de'Samij di marauiglio&longs;a grandezza. 2 O&longs;tentatione de'Greci, & &longs;pecialmente de'Lacedemo­nij in cumular l'acque. 2 Grandezza de'Romani nelle fabriche dell'acque. 2 Vanità, & lu&longs;&longs;uria de'Romani nelle fabriche dell'acque. 2 Machine diuer&longs;e ritrouate per diuer&longs;i v&longs;i dell'acqua. 3 Modo d'alzar acqua in gran copia na&longs;co&longs;to &longs;ino a'no­&longs;tritempi. 3 Cagione del commun giudicio di non poter&longs;i alzarle acque in gran quantità. 3 Città diuer&longs;e d'Europa, che hanno care&longs;tia d'acqua per bere. 4 Tede&longs;chi hanno grandi&longs;&longs;imo bi&longs;ogno d'alzare gran quantità d'acqua, & non hanno ancora ritrouato i&longs;tromento facile per que&longs;to v&longs;o. 4 Machine per a&longs;ciugar l'acque nelle fabriche de'ponti, & de'moli de'porti. 4 Magnanimità di Ce&longs;are in nettare il fondo al Teuere. 4 Ragione della fabrica della Chiocciola male interpre­tata da Vitruuio. 5 I&longs;cu&longs;atione de gli Alamani. 5 Quali co&longs;e &longs;ieno concor&longs;e nel Ceredi per la perfetta fabrica di que&longs;ta machina. 6 Arti operatrici non &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;aper bene, &longs;enza e&longs;&longs;er­citarle, & porle in prattica. 6 Ari&longs;totele diligenti&longs;&longs;imo &longs;crittore delle cagioni de gli effetti mecanici. 6 Natura è mathematica, & mecanica nell'opere &longs;ue. 6 Buona &longs;orte d'vn ritrouato di certi &longs;critti greci di He­rone, di Pappo, & Dioni&longs;odoro. 6 Liberalità grandi&longs;&longs;ima dell'Illu&longs;tri&longs;simo Sig. Giouan Giacomo Triuulzi. 6 Liberalità incomparabile dell'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Signore il Duca Ottauio Farne&longs;e. 7 Giudicio grande dell'i&longs;te&longs;&longs;o in tutte le co&longs;e, & &longs;pecial­mente ne gli artificij mathematici. 7 Quali impedimenti po&longs;&longs;ono attrauer&longs;ar&longs;i nell'opera­tioni de gli e&longs;tetti nuoui. 7 Cagione perche i buoni effetti dell'opere mathema­tice &longs;ieno rari. 8 Prome&longs;&longs;a del Ceredi. 8 Mercurio e&longs;&longs;endo l'Iddio dell'eloquenza contra ra­gione &longs;ourapo&longs;to a'mercatanti. 9 Diui&longs;ione della materia de'pre&longs;enti di&longs;cor&longs;i. 9 Artificio de'Pittori in na&longs;condere le linee di cui &longs;i &longs;eruono in figurare. 9 Mi&longs;ura de'Geometri in dare il decor&longs;o all'acque. 10 Due modi di far caminar l'acqua in lungo &longs;enza pendio. 10 Vitruuio nella dottrina del decor&longs;o dell'acque male inte&longs;o da tutti gli interpreti &longs;uoi. 10 Il Valla Piacentino ne'&longs;uoi libri di Geometria hauem do tra&longs;portato molte co&longs;e da Pappo, figura diecinoue i&longs;tromenti perfar andar l'acqua &longs;empre alla liuella. 11 Auertimento vtile circa lo circolare dell'acque a mo­to perpetuo. 11 Diui&longs;ione delle cagioni delle machine hydraulice. 11 Machina vige&longs;ima, oltre a'diecinoue i&longs;tromenti del Valla, fatta in San Giorgio maggiore di Venetia. 11 Opinione di Plinio, & d'altri Filo&longs;ofi delle cagioni delle fonti. 12 Giulio Ce&longs;are Scaligero huomo arguto, ma poco pra­tico de gli artificij mathematici. 12 Gieronimo Cardani Milane&longs;e mathematico, & medi­dico eccellenti&longs;&longs;imo. 12 Ragione d'Archimede delle co&longs;e, che &longs;tanno a galla nell'acqua. 12 Machina vige&longs;ima prima d'vn Filo&longs;ofo Milane&longs;e vtile per i&longs;chiffare la decaduta nel decor&longs;o dell'acque. 13 Machina vige&longs;ima &longs;econda di San Pietro in Ge&longs;&longs;a. 13 Machina vige&longs;ima terza fabricata dall'Illu&longs;tri&longs;s.Sig. Don Fetrante Gonzaga. 13 Machina xxiiij fabricata nel porto d'Ancona. 13 Machina xxv commune in Alamagna. 13 Machina xxvj di Liegi in Fiandra de&longs;critta da Michele. 13 Machina xxvij &longs;ul Reno de&longs;critta da vn'Alamano. 14 Machina xxviij & xxix de&longs;critte dall'Agricola. 14 Giudicio dell'vtilità di tutte le &longs;ouradette machine. 14 Machina xxx dichiarata da Mario Pellegrino. 15 Machina xxxj dipinta appre&longs;&longs;o di Flauio Vegetio. 15 I&longs;tromenti per alzar l'acque dalle &longs;entine delle naui. 15 Machina xxxij de&longs;critta da Vitruuio. 15 Machina del Giardino di Parma. 15 Machina xxxiij atti&longs;&longs;ima per cagionar fontane. 15 Altro giudicio delle &longs;ouradette machine. 16 Machina xxxiiij po&longs;ta &longs;u l'Adige nel Verone&longs;e. 16 Machina xxxv imperfetta, & contra la &longs;cienza de'pe&longs;i. 17 Machina xxxvj & xxxvij po&longs;te a Lucia Fucina. 17 Machina xxxviij vtili&longs;&longs;ima di Paladio archit. famo&longs;o. 17 Alfarabio Arabo &longs;crittore delle ragioni mecanice. 18 Machina xxxix corretta con la &longs;cienza de'pe&longs;i. 18 Machina xxxx di M.Carlo da Vrbino non ancor pub. 19 Modelli diuer&longs;i di molti&longs;&longs;ime machine nelle &longs;tanze de Proueditori di commune in Venetia, 19 Machina del Bo&longs;&longs;io Piacentino di qualche vtilità in alcuni bi&longs;ogni. 19 Paragone di tutte le &longs;ouradette machine com la Chioc­ciola ben formata. 19 Cagione perche la Chiocciola non &longs;i &longs;ia fabricata be­ne &longs;ino a que&longs;titempi. 20 Imperfettione delle regole di Vitruuio. 20 Speranza di Mon&longs;ig. Barbaro di produr il moto perpetuo. 20 Proua dell'imperfettione delle regole di Vitruuio. 20 Vera ragione perche l'acqua &longs;aglia nella Chiocciola. 22 Ragione d'alcuni ingegno&longs;i contra la &longs;peranza di M.Bar. 23 Dife&longs;a di Mon&longs;ig. Barbaro. 25 Ragione della &longs;mi&longs;urata grauezza della Chioc.di Vit. 25 Fondamenti &longs;opra li quali Mon&longs;ig. Barbaro edificò la &longs;peranza del moto perpetuo. 25 Cagione dell'inganno del detto Mon&longs;ig. da cui &longs;i &longs;co­pre l'impo&longs;&longs;ibilità del moto perpetuo. 26 Proportione del pe&longs;o, & forza dell'acqua com la decad. 26 Differenza fra la forza de'corpi &longs;odi, & de'corpi li­quidi &longs;econdo Archimede. 27 Ragione della forza dell'acqua nelle ruote da pale. 27 Che &longs;i potrebbono a&longs;&longs;ettare le ruote di gran lieua in picciola decaduta, 27 Proportione della decaduta dentro, & fuora della chio. 28 E&longs;&longs;empio methodico per cono&longs;cere la forza dell'ac­qua nelle decadute. 30 Errore commune, & di gran danno contra le proportioni del moto, & pe&longs;o in dar decaduta a'molini terragni. 31 Chiocciola compo&longs;ta com grande indu&longs;tria da gli Alama. 32 Roma nell'vltimo diluuio del Teuere a&longs;ciutta dalle chiocchiole Alamane. 33 Imperfettione della chiocciola de gli Alamani. 33 Chiocciola de gli Alamani tra&longs;portata in Italia dallo Illu&longs;tri&longs;s.Sig.Ve&longs;pa&longs;iano Gonzaga. 33 Edificio belli&longs;&longs;imo alla Giodecca di Venetia con le chiocciole Alem fatto da M. Ale&longs;&longs;andro Bologne&longs;e. 33 Speranza vana, & contra la ragione di M.Ale&longs;&longs;andro. 33 Somiglianza del pol&longs;o humano al moto ordinato nell' ordigno di M.Ale&longs;&longs;andro. 34 Regole vere, & perfette di Pappo, & di Dioni&longs;odoro autori greci per fabricare la chiocciola. 34 E&longs;&longs;ame perche Vitruuio fu&longs;&longs;e imperfetto ne'precetti. 34 Lode d'alcuni Architetti, che &longs;eguono piu pre&longs;to la ra­gione, che l'autorità de'Scrittori. 35 Simmetria della chiocciola ragioneuolmente formata. 36 Effetti della chiocciola compo&longs;ta com la vera &longs;immetria. 37 Maraniglio&longs;o &longs;paragno di fatica nel mouere i corpi graui, & liquidi in alto con la chiocciola. 37 Ragione perche la chioc. vinca delle &longs;ei parti le cinque ogn'altra machina v&longs;ata &longs;ino a que&longs;ti tempi. 37 Effetti grandi nati dal moto delle &longs;pire delle quali è compo&longs;ta la chiocciola. 38 La natura, gli animali, & le piante &longs;i &longs;eruono del mo­to &longs;pirale per &longs;alire in alto. 38 Archimede, & altri Filo&longs;ofi ammae&longs;trati dall'opere della natura, & dall'i&longs;tinto de gli animali. 39

TAVOLA DEL SECONDO DISCORSO.

Potenza del moto locale. 40 Effetti prodotti dalla natura del moto locale. 40 Forza motrice rende &longs;uperiore vna &longs;petie d'animali all'altra, & vn'huomo all'altro. 40 Forza de gli e&longs;&longs;erciti, & dell'armate pende dal moto lo. 41 Principi giudicio&longs;i hanno in gran pregio gli ingegnie­ri della forza de moti locali. 41 Filo&longs;ofi varij hanno trouato le ragioni di moltiplicare in infinito le forze humane permouer pe&longs;i. 41 Archimede Siracu&longs;ano, & opere &longs;ue. 41 Pe&longs;o marauiglio&longs;o della Guglia di Roma, & della cu­pola della Rotonda di Rauenna. 42 I&longs;tromenti diuer&longs;i gagliardi&longs;&longs;imi per mouer pe&longs;i. 42 Effetti &longs;oura humani prodotti da diuer&longs;i Capitani col mezo di varij i&longs;trementi mathematici. 42 Trauagliata inuentione per alzar le naui &longs;ommer&longs;e dal fondo del mare. 42 Cagione perche &longs;i &longs;ieno ingannati coloro, che pen&longs;a­rono di poter mouere la chiocciola di Vitruuio. 43 Quali machine &longs;ieno a propo&longs;ito per mouere la chioc. 44 Machine motrici quanto piu hanno il moto gagliar­do, tanto piu l'hanno tardo. 44 Proportione dell'aumento della velocità del moto al­la forza, con l'e&longs;&longs;empio particolare accommodato. 44 Cagione vera dell'accre&longs;cimento della forza nelle ma­chine motrici. 44 Parità delle machine a moto orizontale, & a moto ver&longs;o il centro del mondo. 45 Ragione della gran forza, & della gran tardità delle martinelle, & delle vide perpetue. 46 Riota, che con vn giro &longs;olo cagionaua 13000 giri. 46 Machina rara d'vn'horiuolo donata da Ferdinando Re de'Romani a Solimano Re de'Turchi come, & con qual magi&longs;tero fu&longs;&longs;e fabricata. 46 I&longs;tromento d'ine&longs;timabile forza, che fu gia nella roc­chetta del ca&longs;tello di Milano, con che arte compo&longs;to. 47 Errore, & &longs;ua cagione di chi pen&longs;a cagionare gagliar­do, & veloce moto con la forza de'contrape&longs;i. 47 Modello ingegno&longs;s.d'vn Tede&longs;co per fare vn molino tirato contra la &longs;cienza, & proportione de'pe&longs;i. 48 Cagione &longs;peciali&longs;&longs;ima perche molti effetti rie&longs;cono in modelli piccioli, & non &longs;eguono poi in opera reale. 48 Prome&longs;&longs;e marauiglio&longs;e, & contra le ragioni naturali, & mathematice d'Abel Fulone. Abel Fulone ingegno&longs;i&longs;&longs;imo in ritrouati de'modelli. 48 Il Re France&longs;co grandi&longs;&longs;imo amatore de'virtuo&longs;i. 48 Principi per la maggior parte poco giudicio&longs;i ne gli effetti delle &longs;cienze. 48 Statera del molino di San Nicolò del Lido proportio­nata alla forza del motore piu di qualunque altra. 49 E&longs;&longs;empio di quattro ruote deambulatorie. 49 Prima ruota da acqua gagliardi&longs;&longs;ima. 49 Seconda ruota, v&longs;ata ne gli Arzanà, & in altri luoghi. 49 Terza ruota d'Alamagna men gagliarda, & imperfetta. 50 Quarta ruota a torto lodata da molti architetti, per e&longs;&longs;ere la meno perfetta di tutte le deambulatorie. 50 Di&longs;cor&longs;o dell'vtilità di que&longs;te ruote in mouor le chioc. 51 Venti forme di ruote motrici figurate dall'Agricola. 51 Machine di Schemnico, & di Melibocco iu Alamagna. 51 I&longs;tromenti diuer&longs;i del moto vi&longs;ti in Venetia nella &longs;ala de'modeili di mare. 52 Lode d'vn Soriano marauiglio&longs;o nel mouer pe&longs;i. 52 Na ligli ingegno&longs;i da lui fabricati per leuar dal fon­do del mare le co&longs;e &longs;ommer&longs;e. 52 Egittij, & Caldei autori delle mathematice. 52 Greci hanno dato buon'ordine alle co&longs;eritrouate da gli Egittij, & da'Caldei. 52 Modelli belli&longs;&longs;imi del Ru&longs;celli, & lode dell'i&longs;te&longs;&longs;o. 52 Prome&longs;&longs;a del Ceredi di aumentare la forza del moto­re &longs;enza cagionare la tardità nel pe&longs;o, & &longs;enza e&longs;­&longs;ere contra alla &longs;cienza de'pe&longs;i. 53 Lodi veri&longs;&longs;ime del molto R.P. Don Stefano Cataneo 53 Aratro vtili&longs;&longs;imo ritrouato da que&longs;to Abbate. 53 Di&longs;cor&longs;o &longs;opra le commodità della Chiocciola. 53 Figura della cigognola trouata per mouer la chioc. 54 Cagione delle piegature delle cigognole. 54 Errori di molti che pen&longs;arono d'accre&longs;cere la forza a vetti con le piegature, con le ragioni loro. 55 Prome&longs;&longs;e vane tratte da punti delle linee &longs;pirali. 55 Cagione di detti errori, & di&longs;&longs;olutione delle ragioni. 55 Mercurio perche adorato per l'Iddio dell'eloquenza. 56 Il Ceredi tocca alcune co&longs;e delle piegature de'vetti perche alcuno non ne ha mai &longs;critto in particolare. 57 A quali s'appertengono l'impre&longs;e di produr effetti nuoui. 57 Primo ca&longs;o nel quale conuengono le piegature. 58 Secondo ca&longs;o in cui &longs;ia lecito la piegatura. 58 Errore primo nella piega de'vetti. 58 Errore de'vetti Ted.delle viti perpetue, & de'tiratori. 59 Errore de'vetti delle machine hidraulice da pi&longs;telli. 60 Inciampo di M.Ce&longs;are Buonaca&longs;a architetto famo&longs;o. 60 Leggierezza d'vno archit. France&longs;e in formare vn vette per aumentare la forza a'remi delle galee. 61 Granchio pre&longs;o del Fulone in correggere il detto vette. 61 Errore d'vn letterato in far molini a gli Anconitani. 62 Campagne de'Rauennati &longs;ommer&longs;e per li molini edi­&longs;icati &longs;ul fiume. 62 Cagione dell'errore detto poco ha. 63 Speranza, & effetto vano di M.A. Buonaruoti informar vn vette, & vna lieua per mouere la chioc. di Vitru. 63 Ragione, & e&longs;perienza della forza della detta lieua. 64 Olao Magno &longs;crittore delle hi&longs;torie &longs;ettentrionali. 65 Cagione dell'inganno di Michel Angelo. 65 Il Filandro &longs;copre vn gro&longs;&longs;o fallo del Gaetta architet. 65 Claudio Tolomeo eccittò gli Academici Romani al­la correttione di Vitruuio. 66 Ràgione, & vtilità del vette formato per dare il moto alla chiocciola ben compo&longs;ta. 66 Figura di tre chiocciole con vn moto &longs;olo. 69 Figura di &longs;ei chiocciole con duoi moti. 70 Di&longs;cor&longs;o &longs;opra la proportione dell organo, che mo­ue&longs;&longs;e le chiocciole con vn cauallo. 71 Prome&longs;&longs;a del Ceredi di volere compire di &longs;criuere del­le proportioni de'gradi co&longs;i delle qualità elementari come dell altre co&longs;e appertenenti all'arti operatrici. 73 Figura del detto organo del cauallo. 75 E&longs;&longs;ortatione ad i&longs;chiffare gli i&longs;tromenti da ruote da denti, & da fu&longs;a. 76 Nicolò Tartaglia inuentore della ragione dell'equi­librio nella &longs;tatera, della quale non ragionò Ari­&longs;totele nelle qui&longs;tioni delle &longs;tatere. 76 Ragione delle ruote, che ageuolano il moto col moui­mento dell'aere, & con l'impul&longs;ione. 76 Imperfettione di tal ragione. 77 Di&longs;cordia fra Platone, & Ari&longs;totele nella cagione del moto impul&longs;iuo dell'aere. 77 Modo di fare il moto impul&longs;iuo piu facile. 77 Figura della chiocciola aiutata dal moto della ruota. 78 Alamani tengono il moto di tal ruota per la metà della forza del motore. 79 Il Po &longs;ul Pia centino haueua cor&longs;o diuer&longs;o da quello, che ha hora. 79 Danni che &longs;eguiuano dalla diui&longs;ione dell'acque del Po. 79 Galeazzo Duca di Milano liberali&longs;&longs;imo in fabricare. 80 Vtilità &longs;eguite all'vnione dell'acque del Po. 80 Luogo commodo, & &longs;icuro per &longs;ituare le machine, le quali col cor&longs;o del fiume moue&longs;&longs;ero le chiocciole. 81 Ragione ditale commodità & &longs;icurezza. 81

TAVOLA DEL TERZO DISCORSO.

De&longs;iderio commune de gli huomini ne gli effetti delle co&longs;e. 83 Socrate con&longs;igliaua, che s'attende&longs;&longs;e all'operationi, la&longs;ciando le &longs;peculationi. 83 Ri&longs;po&longs;ta arguti&longs;lima d'vn Spartano rozzo ad vn Filo­&longs;ofo Atenie&longs;e. 83 Che altro &longs;ia il di&longs;correre con ragione, altro il porre i di&longs;cor&longs;i in e&longs;&longs;ecutione. 84 Opinione d'Ari&longs;totele della prattica &longs;enza la &longs;cienza, & della &longs;cienza &longs;enza la prattica. 84 Per qual ragione l'acqua della chiocciola habbia mag­gior pendio, & piu veloce cor&longs;o dell'ordinario. 85 Regole de Geometri nel dare il decor&longs;o all'acque. 85 Frecetto di Vitruuio delle decadute, non o&longs;&longs;eruato communemente. 85 Nauiglio di Milano tirato con molto minore decadu­ta, che non in&longs;egna Vitrunio. 85 L'acqua pin veloce in cor&longs;o rie&longs;ce in molto maggiore quantità, che la meno veloce nell'i&longs;te&longs;&longs;o canale. 85 Mi&longs;ura dell'altezza delle ripe d'alcuni fiumi. 85 Quanto terreno &longs;i &longs;oglia ad acquare con vn canale da prato di &longs;e&longs;&longs;anta oncie Piacentine d'acqua. 85 Quante volte in vn me&longs;e &longs;i &longs;ogliono adacquare i prati. 86 Per quanti me&longs;i dell anno &longs;i dia l'acqua a prati. 86 Con quante chiocciole &longs;i cauerà vn canale d'acqua. 86 Quanto co&longs;teranno gli huomini che moueranno le chioc. 86 Il terreno mediocre adacquato quanto fieno &longs;oglia produrre in tutti e tre tagli dell'herba. 86 Qual prezzo &longs;oglia hauere il fieno. 87 Somma delle &longs;pe&longs;e fatte per mouere le chiocciole, & per tutta l'agricoltura de'prati. 87 Che le chiocciole, oltra l'ordinario dell'altre machi­ne, &longs;ono durabili. 87 Che le chioc. portano poca &longs;pe&longs;a in e&longs;&longs;ere ra&longs;&longs;ettate. 87 Somma del guadagno che re&longs;ta da'prati &longs;ottratte tut­te le &longs;pe&longs;e, & l'entrata che &longs;i cauaua prima. 88 Diuer&longs;i auertimenti che fanno che la chiocciola &longs;i puo v&longs;are in molti luoghi, & in molti modi. 88 L'acqua de'fiumi trapela per le vene &longs;otterranee, & puo tenere abondanti d'acque le fo&longs;&longs;e cauate alla liuella del fondo del fiume vicino. 89 Modo Geometrico di tirare i canali dal fiume all'ar­gine &longs;enza pericolo di di&longs;a&longs;tro alcuno. 89 Leggi municipali &longs;opra la fabrica de'canali. 90 Somma della &longs;pe&longs;a in fabricare la machina. 90 Agricoltori affermano che vna maggior quantità di acqua bagna piu terreno che vna minore alla pro­portione. 90 La chiocciola &longs;arà a propo&longs;ito per leuare l'acque &longs;or­genti, & piouute dalle campagne, & dalle valli, che per cio non &longs;i po&longs;&longs;ono coltiuare. 90 La chiocciola puo &longs;eruire per mandare l'acqua da be­re, & per altri v&longs;i per Roma, per Ferrara, & per al­tre Città, che n'hanno bi&longs;ogno. 91 Campagne di ri&longs;o troppo &longs;pe&longs;&longs;e non &longs;i de permettere, che &longs;i facciano in luoghi, che non &longs;ono e&longs;po&longs;ti a ven­ti boreali. 92 Ale&longs;&longs;andria maggiore, Rauenna, & Venetia pre&longs;er­uate da venti &longs;ettentrionali. 92 Pigneta maggiore di Rauenna ha nociuto a&longs;&longs;ai alla &longs;anità dell aere di que&longs;ta Città. 92 Piacenza edificata in &longs;ito molto &longs;alubre. 92 Città &longs;ignoreggiate da'venti au&longs;trali, abondano di malatie pericolo&longs;e. 92 Vtilità dell'adacquare i prati quanto alla bontà del- l'aere. 93 Pioggie amare tirate da'vapori de'terreni &longs;ecchi, ni­mici&longs;&longs;ime alle piante, & a gli animali. 93 Giudicio d'He&longs;iodo lodato per hauer trala&longs;ciato i pre­cetti della &longs;tercoratione. 93 Danno del lezzo del ledame generato dall'abondanza de'prati. 94 Rimedio propo&longs;to dal Ceredi, & approuato da tre collegij de'Medici, per leuare il danno del &longs;ucco putrido riceuuto ne'frutti per la &longs;tercoratione. 94 Oppo&longs;itione dell'Archinto fatta nel con&longs;iglio dell'en­trate &longs;traordinarie di Milano. 94 Que è copia di prati non è abondanza di biade. 94 Lodeggiano &longs;ouente non hanno biade per tutto l'an­no, per la copia dell'acque, & de'prati. 94 Ri&longs;olutione del &longs;ouradetto con&longs;iglio, & ragione d'e&longs;&longs;a. 95 Oppo&longs;itione fatta in Ferrara contra l'v&longs;o della chioc. 95 Ri&longs;po&longs;ta a detta oppo&longs;itione. 95 In qual tempo dell'anno li fiumi habbiano meno ac­qua per ordinario. 95 Cagione della copia dell'acqua ne'fiumi. 95 Luogo oue hanno incominciato a lauorare le chioc­ciole, & a produre gli effetti diui&longs;ati. 96 Ognuno, &longs;e non con la ragione, almeno col &longs;en&longs;o, & con la proua puo cono&longs;cere la grande vtilità del­la chiocciola. 96 Ri&longs;po&longs;ta di Talete Mile&longs;io ad vno che lo bia&longs;maua per­che atrendeua alli &longs;tudi di filo&longs;ofia che non rendono guadagno. 96 Guadagno ine&longs;timabile fatto da Talete col mezo del­la filo&longs;ofia. 96 Ri&longs;po&longs;ta del Ceredia coloro che &longs;cherni&longs;cono l'opere mathematice. 97

IL FINE.

ERRORI OCCORSI NELLO STAMPARE.

Facciate. Righe. Errori. Correttioni. 1 21 Mele&longs;io Mile&longs;io 2 5 Me&longs;&longs;agieri Me&longs;&longs;ageti 7 acquido&longs;o acquido&longs;a 5 9 da huomini da buoni 8 3 di Galeno & di Galeno 17 &longs;o&longs;tentare &longs;ottentrare 35 antichi&longs;&longs;ima vtili&longs;&longs;ima 9 10 viddero vollero 10 5 &longs;cemare &longs;entire 11 24 intentioni inuentioni 13 26 hydranlice hydraulice; & co&longs;i sempre 15 18 machinaCte&longs;ibio machina di Cte&longs;ibio. 16 2 capello ca&longs;tello 18 13 &longs;piritali &longs;pirali, & co&longs;i &longs;empre 16 36 di tre oncie di piu di tre oncie 20 31 i&longs;perienza i&longs;peranza 27 29 a&longs;pettare a&longs;lettare 28 20 cono&longs;ciuta cono&longs;ciuto 32 23 egli poteua egli &longs;i poteua. 35 38 &longs;anno fanno 36 24 & leuandola eleuandola 37 24 Le infermità La infermità 38 25 Lenlab Leulab 27 Epicidi Epicioli 27 de circoli de circoli &longs;pirali 39 10 lupilo lupulo 40 11 tra&longs;mutationi tra&longs;mutationi: fra le della luna quali 41 7 gro&longs;&longs;ima gro&longs;li&longs;&longs;ima 47 18 capello ca&longs;tello 48 15 que&longs;ta machina que&longs;ta macina 56 23 dheuerne d'hauerne 58 7 come &longs;a come fa 61 4 &longs;tauagante ftrauagante 62 1 C. &longs;ouerchi C. &longs;ono &longs;ouerchi 72 15 la liena la lieua 81 13 cherobare cherobate, & co&longs;i sempre 88 7 acqua, coloro acqua, a coloro 34 hiouamento giouamento 89 5 Ragnatella Raganella 34 Agricoltura Architettura 91 5 per l'importanza per l'impotenza 92 2 da propor&longs;i da prepor&longs;i 93 25 caldi&longs;&longs;imi bene caldi&longs;&longs;imi &longs;ieno bene

Nell'vltima faccia della epi&longs;tola nella prima riga debbe dir&longs;i dell'or­&longs;oio, & accomandata.

DE' TRE DISCORSI SOPRA IL MODO D'ALZAR ACQVE DA' LVOGHI BASSI.

DISCORSO PRIMO.

DI QVANTO bi&longs;ogno, & commodi­tà &longs;ia &longs;empre &longs;tata l'hone&longs;ta abondan­za delle buone acque, non &longs;olamente la natura i&longs;te&longs;&longs;a delle co&longs;e chiaramente lo mo&longs;tra; ma ne fanno anchora cer­ti&longs;&longs;ima fede la gran cura, & diligen­za, &longs;i da moderni, come da gli anti­chi u&longs;ata in fabricare uarie &longs;orti d'ac­quedotti, & ritrouare diuer&longs;e machi­ne, col mezo delle quali pote&longs;&longs;ero godere del benificio di &longs;i utile, et nece&longs;&longs;ario elemento. Imperoche quanto a gli effetti naturali, e&longs;­&longs;endo l'humido &longs;peciali&longs;&longs;ima cagione, & qua&longs;i legame dell'unione di questi corpi inferiori; ne potendo alcun &longs;oggetto animato rice­uere d'altronde il nutrimento del proprio calor uitale, da cui deri­uano tutte l'operationi della generatione, & dell'accre&longs;&longs;imento, & mantemmento loro; anzi uedendo&longs;i manifestamente, che allhora ne &longs;egue incorrigibile di&longs;trugimento, & ultimo fine a tutte le &longs;o &longs;tanze composte, quando lor uien meno il licore, ch'accoppia, & &longs;tringe in&longs;ieme le diuer&longs;e parti de gli elementi; & che porge il ci­bo di cui &longs;i pa&longs;ce il calor della uita; &longs;iamo sforzati a confe&longs;&longs;are, che non &longs;enza gran ragione quel grauissimo filo&longs;ofo Talete Mele­&longs;io fu indotto a pen&longs;are, che l'acqua fu&longs;&longs;e primo principio, & auto­re dello &longs;tato di que&longs;te compo&longs;itioni elementari. Et perciò quell'i­&longs;te&longs;&longs;i Filo&longs;ofi, che ripre&longs;ero Talete di que&longs;ta &longs;ua opinione; afferma rono poi, che dali'abondanza dell'humido &longs;ono i pe&longs;ci maggiori in mare di qualunque animal di terra; & ne pae&longs;i freddi, & humi­di gli huomini, i &longs;erpenti, & l'altre co&longs;e animate banno corpi dipiu gran mi&longs;ura, che gli altri dell'iste&longs;&longs;a &longs;pecie in l'altre regioni. Ne fu marauiglia &longs;e &longs;cri&longs;&longs;e Ari&longs;tobulo, che piu di mille terre fu­rono da proprij habitatori abbandonate, quando il fiume Indo mandò altroue lontano dal primiero canale, il cor&longs;o dell'acque &longs;ue: & &longs;ei Ma&longs;&longs;ageri cominciarono con maggior numero a coltiuare, & a leuare dal nome di luogo di&longs;erto la regione loro, quando aper to m piu luoghi il fiume. Arago, la re&longs;ero acquido&longs;o, & a&longs;&longs;ai me­no &longs;terile, che per auanti &longs;tata non era; &longs;imilmente quanto a gli ar­ti&longs;icij di molti &longs;egnalati huomim di tutte le prouincie, & di tutte l'età u&longs;ati per hauer copia d'acque, &longs;ono &longs;tate fatte opere di ma­rauiglio&longs;a con&longs;ideratione, &longs;i per &longs;ommini&longs;trare il douuto humore alle piante, & a tutti gli animali, & per dar materia commoda a diuer&longs;e arti mecanice di potere fabricare molte co&longs;e a bi&longs;ogni del­la uita humana; come per hauere arti&longs;icio&longs;e fontane, & altri lauo ri, o di hone&longs;to piacere, o di leggiera, & uana o&longs;tentatione. Per­cioche appre&longs;&longs;o de gli antichi Barbari, oltre che furono tirati con incredibile trauaglio, & &longs;pe&longs;a l'Eufrate, & il Tigre a Babilonia da a&longs;&longs;ai lontana regione; Semiramis anco introdu&longs;&longs;e nella città Echatana un grandi&longs;&longs;imo acquedotto, largo quindici piedi, per un'alto monte forato nello &longs;pacio di uenticinque &longs;tadi: & il Re Arabo hauendo fatto canali di pelli di toro, che &longs;i piegauano, lor conduceua in&longs;ieme con l'eßercito per tirar l'acque da' fiumi per quei luoghi aridi, & de&longs;erti; oue egli a&longs;pettaua Cambi&longs;e. Co&longs;i ap pre&longs;&longs;o de' Greci non fu di puoca marauiglia tenuta quella fo&longs;&longs;a de' Samij, laquale e&longs;&longs;endo lunga &longs;ettanta &longs;tadi, era tirata per un monte alto cento uenticinque cubiti. Et uenne gia in Grecia a tanta o&longs;tentatione la magnificenza del mouere, & cumular l'acque; che, come &longs;cri&longs;&longs;e Xenofonte, a grandi huomini di Lacedemonia era da­to titolo di maggior grandezza, &longs;e innanzi alla ca&longs;a loro, uicino alle porte, haue&longs;&longs;ero hauuto un grandi&longs;&longs;imo, & profondi&longs;&longs;imo &longs;ta­gno. Gli Romani poi con la potenza, & grandezza loro, uin&longs;ero in maniera tutte l'altre nationi in cotali &longs;pe&longs;e, che non pure &longs;i mo­&longs;trarono grandi&longs;&longs;imi per lo gran numero de gli acquedotti, de qua­li ci ragiona Giulio Frontino, & molti altri &longs;crittori; ma &longs;i &longs;cuo­prirono anco per molto ambitio&longs;i, & uani con le troppo delicate, & &longs;ontuo&longs;e Therme, co i Laghi fatti ad u&longs;o de'giuochi delle batta­glie nauali, con le Fontane di troppo di&longs;ordinata &longs;pe&longs;a, & con &longs;imi-li co&longs;e, che di poco minor piacere &longs;enza trauaglio alcuno, &longs;i &longs;oglio­no ne'luoghi &longs;uoi ottenere da gli huomini moderati, con gli effetti &longs;oli della madre no&longs;tra natura. Et fu &longs;i forte il de&longs;iderio di quei potenti&longs;&longs;imi Imperatori in que&longs;t'opere dell'acque, che qua&longs;i garreg­giando a pruoua l'un dell'altro, &longs;i sforzauano dopo le grandi&longs;si­me moli de gli acquedotti, che ancora &longs;i &longs;coprono qua&longs;i in tutte le prouincie; hora d'a&longs;ciugar laghi, hora di mutare il cor&longs;o a'fiumi, hora di cauare longhi&longs;&longs;ime fo&longs;&longs;e nauigabili, hora di tagliar l'I&longs;th­mo, & hora di fare altre grandi&longs;&longs;ime co&longs;e od utili, o uane, &longs;econ­do che la lor natura, & giudicio o buono, o reo loro inchinaua, et per&longs;uadeua: qua&longs;i che non &longs;i pote&longs;&longs;e la&longs;ciare piu honorata, et chiara memoria della magnanimità, & potenza loro, che con &longs;imili, o buone opere, o &longs;ciocche o&longs;tentationi.

Nelle machine anchora, le quali non con il di&longs;cor&longs;o naturale, come le &longs;opradette fabriche; ma con qualche uiolenza, & arti&longs;i­cio mandano, & alzano l'acque da luogo a luogo per li bi&longs;ogni, o commodità, o piaceri de gli huomini; & &longs;pecialmente per &longs;oueni­re a gli e&longs;&longs;erciti; &longs;ono &longs;tati ui&longs;ti in tutti li tempi ingegno&longs;i&longs;&longs;imi ri­trouati: e&longs;&longs;endo che o per la ragione del non poter&longs;i dar luogo &longs;en­za corpo, & corpo &longs;enza luogo; o per la &longs;cienza del muouer pe&longs;i, o per altra indu&longs;tria (come piu di &longs;otto &longs;i uedrà) d'ageuolare il moto a corpi liquidi, &longs;i &longs;iano introdotti diuer&longs;i in&longs;tromenti co&longs;i da­gli antichi, come da i moderni; liquali oltra la uaghezza de gli artificio&longs;i effetti, &longs;ono anco riu&longs;citi in non poca utilità di tutti quel li, che hanno cono&longs;ciuto, & u&longs;ato la bontà, & perfettione loro. Ma benche molti &longs;ottili, & dotti huomini, Greci, Latini, & Bar bari &longs;i &longs;ieno lungamente affaticati con la &longs;corta delle ragioni ma­thematiche, & naturali; & con uarie e&longs;perienze; di porgere aiu­to a &longs;i belle, & utili impre&longs;e; ni&longs;&longs;uno è però mai &longs;tato, che &longs;i &longs;ap­pia, &longs;ino a'no&longs;tri tempi, il quale habbia dato modo di leuare gran quantità d'acqua, alta &longs;econdo il bi&longs;ogno, per adacquar terreni, a&longs;ciugar ualii, far macinar molini, & altre co&longs;e &longs;imili, oue &longs;i ri­cerca copia d'acqua, in modo che la &longs;pe&longs;a del motore, & del fabri­care, & mantener le machine, non &longs;ia caduta o maggiore, o qua&longs;i pare all'utile, che puo &longs;eguire da tali inuentioni. Et &longs;e pure qual­ch'uno di quei buoni antichi Greci ha la&longs;ciato regole, con le quali &longs;apendole alcun'huomo indu&longs;trio&longs;o, &longs;i pote&longs;&longs;e for&longs;e incaminare allabuona riu&longs;cita di questi effetti; elle &longs;ono per la malignità de'tem­pi pa&longs;&longs;ati, & per la poca diligenza de &longs;crittori meno antichi (co­me io farò chiaro piu da ba&longs;&longs;o) di maniera re&longs;tatenelle tenebre, che que&longs;ti effetti &longs;ono &longs;tati qua&longs;i &longs;empre giudicati da molti in altro pru denti huomini, per impo&longs;&longs;ibili a por&longs;i in reale e&longs;&longs;ecutione. Il qual giudicio molto maggiormente è &longs;tato confermato, perche &longs;i uede, che molte grandi, & ricche città d'Europa, hanno fiumi di otti­me, & abbondati acque, che lor pa&longs;&longs;ano a canto; come Roma il Teuere, Ferrara il Pò, Toledo in I&longs;pagna il Tago, & molte ter­re lungo al Reno, & al Danubio, & altre in altre prouincie; & tuttauia non hanno mai potuto tirar l'acque di quelli dentro alle proprie mura, o &longs;opra alle ripe, per u&longs;o nece&longs;&longs;ario, & commodità de &longs;uoi cittadini: anzi con grandi&longs;&longs;ime &longs;pe&longs;e a poco a poco le fanno portare a gli huomini, & a &longs;omari nelle ci&longs;terne delle ca&longs;e de pri­uati. Senza che hauendo grandi&longs;&longs;imo bi&longs;ogno gli Tede&longs;chi, huo­mini (come ognun &longs;a) di &longs;oprema eccellenza in l'opere di queste ingegno&longs;e machine, di alzar l'acque per u&longs;o delle minere delle quali &longs;ono ricchi&longs;&longs;imi (perche hora è nece&longs;&longs;ario a&longs;ciugar l'acque, che in grandi&longs;&longs;ima copia, & con impedimento maggior d'ogn'altro, dalle uene &longs;otterranee, &longs;orgono nella caua delle mine; & hora è molto commodo condurle dalle ualli, o dalle fonti piu ba&longs;&longs;e a luo­ghi piu erti, oue &longs;i lauano i minerali) non è ancora mai &longs;tato da lo ro po&longs;to in opera machina alcuna, frale molte, che &longs;i &longs;on uedute, la quale con la quantità dell'acqua, che leua, & con utile mag­gior della &longs;pe&longs;a, fu&longs;&longs;e atta a &longs;odisfare a i &longs;opradetti bi&longs;ogni d'adac­quar terreni, & di co&longs;e &longs;imili. Con tutto ciò, que&longs;ti ualenti, & giudicio&longs;i huomini &longs;i dourebbero pur ricordare, che appre&longs;&longs;o di molti &longs;crittori, tenuti per ueriteuoli; fra i quali u'è anco Vitruuio; ci è re&longs;tata chiara memoria, come gli antichi con machine rimo­ueuano l'acque de'fiumi, che con la &longs;ua grandi&longs;&longs;ima quantità uie­tauano, che non &longs;i pote&longs;&longs;ero gettare, & stabilire le fondamenta a grandi&longs;&longs;imi, & forti&longs;&longs;imi ponti; & come nel fabricare i moli alle bocche de' porti, tirauano tutta l'acqua del mare, benche copio&longs;i&longs;&longs;ima, che loro &longs;i faceua incontra, per impedire il lauoro incomin­ciato. Ne douriano hauer&longs;i la&longs;ciato u&longs;cir di mente, che Giulio Ce&longs;are, con animo ueramente magnanimo, a&longs;ciugò il Teuere per nettargli il fondo, ilquale per e&longs;&longs;ere cre&longs;ciuto da pezzami, & altrebrutezze, non &longs;olo non haueua il decor&longs;o libero; ma molte fiate ancora non daua il pa&longs;&longs;aggio alle naui come auanti &longs;oleua, & co­me &longs;arebbe stato conueneuole. Dalla quale opera &longs;i giudica, che haue&longs;&longs;ero origine alcuni monti non piccioli di pezzami, & d'al­tre materie, che ancor &longs;i ueggono non molto di&longs;co&longs;to dalle ripe di tra&longs;teuere. Et tuttauia &longs;i &longs;a, che in que&longs;ta impre&longs;a non fu fatto altro ua&longs;o, o canale per dare con altra nuoua &longs;trada il pa&longs;&longs;aggio al­l'acque, mentre che qua&longs;i all'a&longs;ciutto &longs;i lauoraua nel letto primiero: percioche è tenuto per fermo da huomini architetti (& uno d'e&longs;­&longs;i è l'Alberti) i quali hanno molto bene ricono&longs;ciuto il pae&longs;e, che cio non fu&longs;&longs;e e&longs;&longs;equito con altro, che con l'aiuto di diuer&longs;e machi­ne, lequali alzauano il fiume ne'foßi ordinari de' campi, & a po­co a poco lo faceuano sboccare al mare, o nell'i&longs;te&longs;&longs;o canale piu a ba&longs;&longs;o, oue ancora non &longs;i nettaua.

Ora fra queste machine, &longs;on &longs;icurißimo, che chi leggerà attentamente que&longs;ti no&longs;tri di&longs;cor&longs;i, &longs;i la&longs;cierà facilmente per&longs;uadere, che la prima, & la piu utile fu&longs;&longs;e que&longs;ta, di cui principalmente &longs;iamo per ragionare. Le uere regole della fabrica di cui in&longs;ieme con l'anti chi&longs;simo &longs;uo authore, interpretate, & tradotte molto imperfetta­mente da Vitruuio i&longs;te&longs;&longs;o, & da tutti gli altri, che dopo lui &longs;ono &longs;tati, per la malignità de' tempi &longs;ono dimorate in maniera occulte, che non mai perfettamente (s'io non m'inganno) ella s'è potuto fa bricare &longs;in'a que&longs;ti tempi: ne quali mi è &longs;tato aui&longs;o di hauere in mo do trouato la uerità, & la piu &longs;oda ragione del bellißimo artificio di lei, che homai non ui &longs;arà piu co&longs;a da notar&longs;i, che ui &longs;i debba aggiungere, o permutare. Il che a quanto beneficio di qua&longs;i tutte le prouincie &longs;ia per riu&longs;cire, coloro i&longs;teßi ne &longs;aranno te&longs;timonij, che dopo qualch'anno ne &longs;entiranno utilità, non mai prima ne credu­ta ne for&longs;e imaginata. Non dico io gia per questo, che i belli in­gegni di quelle potenti città, & delli Alamanni detti puoco ha, &longs;i debbano notare di tra&longs;curagine; po&longs;cia che &longs;in qui non è stato lor conce&longs;&longs;o di poter battere nello &longs;copo di questo gioueuolißimo ma­gi&longs;tero: percioche non m'è na&longs;costo, che anch'eßi &longs;ono gionti (co­me io dirò piu diffu&longs;amente &longs;criuendo delle ragioni della fabrica) a tant'alto, & giusto &longs;egno, quanto &longs;i pote&longs;&longs;e da chiera sforzato a &longs;aettare al buio, in ber&longs;aglio mobile, & in luogo &longs;opramodo tor to, anzi a mille mani inchinato. Solamente po&longs;&longs;o con qualche ra-gione affermare, che qua&longs;i per accidente, & oltra ogni mio prin­cipal pen&longs;iero, &longs;ono concor&longs;e in me tutte quelle parti, che &longs;ogliono e&longs;&longs;ere atte a partorire &longs;imili effetti; & di rado &longs;i &longs;ono ritrouate in­&longs;ieme unite in qualunque di coloro, che pure &longs;ono &longs;tati auth ori di moltißime, & bellißime inuentioni. Imperoche e&longs;&longs;endomi io do­po i miei piu graui &longs;tudij, ne' quali (come &longs;anno i nostri Piacenti­ni) mi &longs;oglio & con la mente, & con l'opere e&longs;&longs;ercitare; tra&longs;tul­lato molte uolte ne' campi delle certißime demo&longs;trationi mathematice, hora &longs;implici hora mi&longs;ticate d'altre &longs;orti di &longs;cienze; & fra l'altre nelle regole delle proportioni, & della &longs;cienza del mouer pe&longs;i; mi &longs;ouenne (il che bene è ricordato da Ari&longs;totele, & da Ga leno) che ni&longs;&longs;una &longs;cienza, od arte, il cui ultimo fine &longs;ia posto nel­l'operatione, &longs;i può perfettamente po&longs;&longs;edere; &longs;e chi ha appre&longs;&longs;o i precetti di lei, non conferma lor poi con uarie e&longs;perienze molte uolte, & &longs;icuramente riu&longs;cite. Onde deliberai di uolermi anco pi­gliare alquanto di piacere nel porre in reale effetto circa qualche &longs;oggetto utile, quelle norme, che contra il &longs;uo uero fine, commune mente &longs;ono inte&longs;e &longs;olamente in a&longs;tratto da gli huomini &longs;cientiati. Et tanto maggiormente fui &longs;o&longs;pinto a ciò, quanto io gia haueuo ueduto chiaramente, che il grande Ari&longs;totele, oltra che ci haueua la&longs;ciato quella diuina opera delle cagioni de gli effetti mecanici, era anco con le proprie mani &longs;tato primiero introduttore di alcuno materiale, & artificio&longs;o in&longs;tromento. Et per qual cagione &longs;i do­ueua egli &longs;degnare a prender&longs;i hone&longs;to diporto col porre in e&longs;&longs;ecit­tione tante belle ragioni mathematice, & naturali; &longs;e la natura i&longs;te&longs;&longs;a, qua&longs;i diuenuta mecanica, nella fabrica del mondo, & di tutte le forme delle co&longs;e, pare che a bello &longs;tudio &longs;i &longs;ia ingegnata di produrre ogn'hora piu artificio&longs;i organi; dall'e&longs;&longs;empio de quali inui tati noi huomini con l'aiuto del di&longs;cor&longs;o, & delle mani, poßiamo &longs;occorrere al mancamento di quelle parti nelle quali nece&longs;&longs;aria­mente &longs;iamo creati qua&longs;i piu imperfetti di qualunque altro anima­le? S'aggiun&longs;e a que&longs;to un ca&longs;o di non picciola importanza. Auenga che qua&longs;i a &longs;orte mifur uenduti da chi lor non cono&longs;ceua, certi &longs;critti di Herone, di Pappo, & di Dioni&longs;idoro tolti dalla libraria, che fu gia del dottißimo Giorgio Valla no&longs;tro Piacentino, il quale per gli meriti &longs;uoi inalzato dalla liberalità dell'Illu&longs;trißimo Si­gnor Giouan Giacomo Triulzi, che allhora gouernaua lo &longs;tato diMilano, hebbe facultà di poter raccogliere tutti i piu degni au­tori Greci che dalla grecia, in quei tempi oppre&longs;&longs;a dalla &longs;ua mag­gior rouina erano per diuer&longs;i mezi tra&longs;portati nella nostra Italia: Ne' quali &longs;critti non mai &longs;tampati, o tradotti, che &longs;i &longs;appia; con­fe&longs;&longs;o di hauere ritrouato molte co&longs;e di quelle, ch'io &longs;ono per di­re piu di &longs;otto, & che dopo molte po&longs;itioni d'Euclide, d'Archime de, d'Appollonio Pergeo, & di molti altri piu nuoui, che gia co­no&longs;ciute da chi ha uoluto, è nece&longs;&longs;ario, che s'habbiano alla mano in que&longs;te operationi; m'hanno fatto non poco lume nel camino, ch'io pen&longs;o hauer finito dello &longs;tabilimento di questa macchina. Ma piu d'ogn'altra co&longs;a mi &longs;ermò in questo mio proponimento, & fu cagione, ch'io qua&longs;i o&longs;tinatamente &longs;ia peruenuto alla &longs;ine di que&longs;t'o­pera; il fauore, & la liberalità incomparabile dell'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo, & Eccellenti&longs;&longs;imo Duca, et Signor no&longs;tro il Signor OTTAVIO Far ne&longs;e alla cui Eccellenza hauendo io molto familiarmente, per &longs;ua gran corte&longs;ia, manife&longs;tato il mio di&longs;egno; non &longs;olamente, per e&longs;&longs;e­re ella molto auezza alle ragioni mathematice, & &longs;pecialmente all'appertenenti all'u&longs;o della guerra, ne re&longs;tò capaci&longs;&longs;ima, & lo lo­dò a&longs;&longs;ai; ma ordinò anco a &longs;uoi The&longs;orieri, liquali allhora &longs;i dole­uano, che le bor&longs;e erano qua&longs;i uote dalle molte &longs;pe&longs;e fatte per l'Illu­&longs;tri&longs;&longs;ima Signora la Principe&longs;&longs;a no&longs;tra, che mi fu&longs;&longs;e sbor&longs;ata una buona &longs;omma di &longs;cudi; con l'amto de quali &longs;enza molto di&longs;commodo delle mie &longs;ostanze, & &longs;enza ritirarmi ponto dalla mia princi­pale profe&longs;&longs;ioni, ho potuto fabricare qua&longs;i infiniti modelli piccioli, & grandi; aggiugnendo, mutando, & leuando molte co&longs;e, &longs;econ­do che o la conditione della materia, od il concor&longs;o di molte cagio­ni lontane, et uicine; o la uarietà de' mezzi, od il grado delle pro­portioni, o la forza de motori, o molti altri impedimenti, che po&longs;­&longs;ono attrauer&longs;ar&longs;i, lo ricercauano. Che &longs;i sà bene da quei &longs;cientiati, che pure una uolta &longs;i &longs;ono dati all'operatione, che &longs;i numero&longs;o, & grande è il mucchio di quelle o&longs;&longs;eruationi, le quali tutte a un trat­to bi&longs;ogna hauere nella fanta&longs;ia per far na&longs;cere qualche nuouo, & importante e&longs;&longs;etto, che qua&longs;i &longs;empre è impo&longs;&longs;ibile a&longs;&longs;ettarle bene in&longs;ieme, et indrizzarle &longs;icuramente all'opera ordinata; &longs;e non do­po molti errori in uarij tempi dall'e&longs;perienza ricono&longs;ciuti, & di modo corretti co la ragione, che alla perfine &longs;i uenga alle uera per­fettion dell'arte, & alla ferma produttione dell'effetto, che s'a&longs;pettaua. Della qual materia, perche e&longs;&longs;endo ella molto nece&longs;&longs;aria, in altri mei &longs;critti ne ragionerò in lungo &longs;econdo la &longs;entenza d'Ari­&longs;totele, di Galeno; non dirò altro per hora, &longs;e non che per certi mei particolari aui&longs;i, & per la gran corte&longs;ia, & magnanimità dell'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo mio Signore, & padrone, non è auenuto a me ciò che &longs;uol qua&longs;i &longs;empre auenire a coloro, che &longs;i pongono in tali ope­rationi. Imperoche gli huomini ingegno&longs;i che non &longs;ono &longs;cientiati, non fanno mai co&longs;a buona &longs;e non a ca&longs;o: & non &longs;apendo intraccia­re la cagione de gli errori, che &longs;eguono ne &longs;uoi lauori, &longs;pauentati fi­nalmente dalla difficultà de' ca&longs;i &longs;ucce&longs;&longs;i, la&longs;ciano l'impre&longs;e abban­donate; allegando poi mille fauole, & menzogne per i&longs;cu&longs;ar&longs;i. Gli &longs;cientiati, per la maggior parte &longs;i contentano di &longs;apere in uni­uer&longs;ale, & di pa&longs;cer&longs;i l'intelletto &longs;apendo &longs;olamente parlar con ra­gione &longs;enza e&longs;perienza alcuna; Et &longs;e pure a qualchuno di loro uien uoglia di render perfetto l'habito della mente, con la pruoua de gli effetti; s'è prudente, &longs;i frena a&longs;&longs;ai, con&longs;iderando a quante &longs;pe&longs;e con longhi&longs;&longs;ima pacienza lui &longs;ia bi&longs;ogno &longs;o&longs;tentare, et a quali calonnie del uolgo ignorante, &longs;e per qualche di&longs;a&longs;tro non &longs;i face&longs;&longs;e bene, gli &longs;ia nece&longs;&longs;ario a &longs;ottopor&longs;i. Ma &longs;e pure non o&longs;tante ogni sbarra, egli pa&longs;&longs;a all'operatione, di rado è che &longs;tracco dalle &longs;pe&longs;e, che tan­to piu paiono graui quanto piu &longs;ono pre&longs;enti; & fatto impatiente da gli errori, che &longs;eguono per non poter&longs;i bene hauer l'occhio, a tutte le co&longs;e, che &longs;i debbono accoppiare in&longs;ieme; ultimamente non &longs;i ritiri, & non &longs;i contenti d'hauer cono&longs;ciuto di quanto honore ap pre&longs;&longs;o de' buoni &longs;ieno degni coloro, che riducono a fine qual &longs;i uo­glia dell'arti, & ritrouati utili, o commodi alla congregatione de gli huomini. Onde e&longs;&longs;endo io a&longs;&longs;ai &longs;icuro dalle male lingue del uul­go per lo fauore del Principe, ilquale pagato&longs;i delle mie ragioni, era per difendere ogni mio fatto, ancorche &longs;ini&longs;tramente riu&longs;cito; anzi non comportando la liberalità &longs;ua, ch'io mi &longs;gomenta&longs;&longs;i per qualunque &longs;pe&longs;a fatta in uano nello &longs;tabilimento di molte e&longs;perien­ze; ni&longs;&longs;uno (come io &longs;timo) haurà per co&longs;a marauiglio&longs;a &longs;e da me in cui erano anco l'altre &longs;opradette circo&longs;tanze, piu pre&longs;to, che da cia&longs;cheduno altro, &longs;ia &longs;tato con mio maggior piacere, che traua­glio qua&longs;i ritrouata l'antichi&longs;&longs;ima Chiocciola de gli antichi.

Di questa dunque inuitato dal buon e&longs;&longs;empio della liberalità del mio Signore, ho deliberato di uoler dare libero, & chiaro ra-guaglio ad ogn'uno, che con qualche attentione leggerà i pre&longs;enti di&longs;cor&longs;i: facendo aperte in maniera tutte le uere norme del com­porla, & ra&longs;&longs;ettarla, che &longs;enza ueruna difficultà &longs;i potrà man­dare, da chi che &longs;ia, in utili&longs;&longs;ima e&longs;&longs;ecutione. Ne uoglio che i le­gami dell'auaritia po&longs;&longs;ino &longs;i fattamente nel petto mio, che i priuileg gij di qua&longs;i tutti i Principi d'Italia concedutimi per cotale indu­stria, mi &longs;ieno piu gioueuoli di ciò che mi &longs;arà utile la ragioneuole corte&longs;ia, & di&longs;cretione di quelli, che con &longs;ua grandi&longs;&longs;ima utili­tà &longs;aranno per goder&longs;ene: auenga che non mi piacque mai in tut­to la fittione de gli antichi, li quali uiddero, che Mercurio, con tutto che fu&longs;&longs;e l'Iddio dell'ingegno, & dell'eloquenza, haue&longs;&longs;e anco officio d'e&longs;&longs;ere &longs;opraposto alle mercatantie. Sia mercatante chi uole de'frutti delle &longs;cienze, & de parti della diuina &longs;o&longs;tanza del­l'intelletto; che a me ba&longs;terà l'e&longs;&longs;ere in que&longs;to diuenuto mecanico alla &longs;embianza d'Hipocrate, Platone, Aristotele, & Galeno; et co&longs;i d'hauer fatto qualche beneficio a gli huomini d'auenire; &longs;enza ch'io &longs;ia tenuto mercatante col uendere, o tener na&longs;co&longs;te le co­&longs;e appartenenti all'util commune, per cauarne maggior &longs;omma di danari. Ma accioche io po&longs;&longs;a mo&longs;trare piu chiaramente a cia&longs;che­duno la perfettione di questa Chiocciola, partirò questo mio ra­gionamento in tre di&longs;cor&longs;i: nel primo de quali diui&longs;erò tutte le ma­chine utili u&longs;ate per alzar acque sin'a que&longs;ti tempi, ponendole con la Chiocciola a paragone, & darò le regole uere di fabricarla, & riporla con ragione nel luogo &longs;uo. Nel &longs;econdo tratterò delli or­gani del moto di lei, oue uerrà occa&longs;ione di qualche bello, & faci­le auertimento circa la &longs;cienza del muouer pe&longs;i. Nel terzo uerrò a &longs;ommare, & &longs;ottraggere l'utile, & il danno co&longs;i della &longs;anità, come dell'agricoltura, che a gli Economici da l'u&longs;o di questo in&longs;tro­mento è per douer riu&longs;cire. E ben uero, che quali i buoni pittori nell'opere &longs;ue gia finite, na&longs;condono i ponti geometrici, & le linee di pro&longs;pettiua, dalle quali &longs;icuramente, & con arte &longs;ono guidati allo &longs;coprimento della bellezza, che hanno uoluto figurare; ne ac­con&longs;entono, che quelle co&longs;e, che tuttauia lor &longs;ono &longs;corta, & &longs;o&longs;te­gno, rendano l'opere gia stabilite men belle, & chiare a gli occhi de' riguardanti; la&longs;ciando poi l'aggio a'periti di poterle compa&longs;&longs;a­re, & mi&longs;urare ad ogni arbitrio &longs;uo; tale io la cui principale in­tentione è di uoler piu pre&longs;to co'fatti giouare altrui, che con le pa-role in&longs;egnare, non m'allargherò molto in mo&longs;trarele &longs;ottili ragio ni mathematice delle quali mi &longs;ono &longs;eruito: ma &longs;olamente dicendo di&longs;tintamente quanto potrà e&longs;&longs;ere inte&longs;o da ogni mediocre ingegno, porrò innanzi a gli occhi quei colori, & quelle ragioni, che ba&longs;te­ranno a far piu pre&longs;to &longs;cemare, che pienamente intendere il uero magistero di que&longs;to in&longs;tromento.

L'acqua e&longs;&longs;endo corpo graue, non &longs;i mouerà mai naturalmente da luogo a luogo; &longs;e il &longs;egno, oue incomincia a mouer&longs;i, non è piu alto di quello, uer&longs;o cui s'haurà a mouere. Et perciò afferma­no li Geometri, che &longs;i per la figura sferica della terra, la quale per ogni mille pa&longs;&longs;i s'alza circa diece dita; &longs;i anco per lo pendio, che bi&longs;ogna, che habbiano i corpi graui; e&longs;&longs;er fatti certi dall'e&longs;perien­za, che ad ogni otto &longs;tadi &longs;i ricerca almeno un piede di decaduta. Con tutto ciò con uarij ingegni &longs;i può fare, che l'acqua &longs;i moua a luogo, od uguale a liuella, o piu alto di quello, onde incominciò a mouer&longs;i. A luogo a ponto ugale &longs;i fa caminare in doi modi: oue­ro abba&longs;&longs;andola prima, & poi alzandola, come &longs;i fa ne ponti cana li, che i Lombardi chiamano Gatti; ouero alzandola prima, & poi abba&longs;&longs;andola, come s'u&longs;a in quei &longs;ioni, ch'adoprano i cu&longs;todi delle porte della no&longs;tra città per tirare il uino fuor delle botti al té­po delle uendemie. Il primo modo na&longs;ce dall'equilibrio del pe&longs;o del l'acqua, che &longs;cende; al pe&longs;o di quella, che poggia: & è &longs;tato in&longs;e­gnato da Vitruuio meglio, che da ogn altro, nell'ultimo capo del &longs;uo ottauo libro. Egli &longs;erue per cacciare i canali pieni d'acqua &longs;otto alle fo&longs;&longs;e, &longs;otto ad altri canali, &longs;otto a &longs;tagni, per le ualli, & per altri luoghi ba&longs;&longs;i piu di quelli, oue &longs;i uogliono condurre; & è mol­to bene po&longs;to in prattica &longs;ul Padouano. Oue ho ui&longs;to molte uolte quattro, o cinque di questi acquedotti incrociati, hor con angoli retti hor con acuti; l'uno &longs;otto all'altro, per non perdere il pendio, Euero che Vitruuio al mio giudicio, non è &longs;tato bene inte&longs;o dal Fi­landro, ne da gli altri piu celebrati &longs;uoi interpreti; liquali tutti con una uoce dicono, che nella dottrina di Vitruuio &longs;empre conuie­ne auertire, che il luogo, al qual &longs;i uuole condur l'acqua, &longs;ia piu ba&longs;&longs;a, che il luogo dal qual &longs;i conduce; & tuttauia da Vitruuio i&longs;te&longs;&longs;o &longs;i cono&longs;ce, per chi ben lo con&longs;idera, che con questa ragione facendo continuati canali alti, & ba&longs;&longs;i, &longs;i farebbe andar l'acqua &longs;empre alla liuella in infinito; come ancora mo&longs;tra manife&longs;tamen-te l'u&longs;o commune. Il &longs;econdo modo il quale &longs;egue il meto dell'aere è molto ben dichiarato dal Valla no&longs;tro Piacentino nel &longs;e&longs;to libro della &longs;ua Geometria: hauendo egli in ciò tra&longs;portato molte co&longs;e da Pappo, & &longs;igurando da que&longs;ta i&longs;te&longs;&longs;a ragione diecenoue belli&longs;&longs;imi, & tutti diuer&longs;i in&longs;tromenti per mouer l'acque; con arti&longs;icio uera­mente molto diletteuole, ma che non rende altro guadagno, &longs;e non che facendo &longs;paragno della naturale decaduta, alza &longs;olamente al­la liuella; di maniera, che non &longs;arebbero utili &longs;e non per &longs;chifar di forare quelli impedimenti, che &longs;ono trapo&longs;ti fra termine, eterni­ne. Dunque di tali ordigni, perche non fanno al propo&longs;ito no&longs;tro, il quale è di uolere alzare gran quantità d'acqua di gran lunga piu alta, che alla liuella, & che non è il ponto, da cui &longs;i moue; non di­rò piu di quello, che ho gia detto; quando io haurò aui&longs;ato li &longs;tu­dio&longs;i, che &longs;e mai inuaghiti della bellezza di &longs;i ingegno&longs;i effetti (& &longs;e ne ueggono molti in Murano ne' ua&longs;i di uetro; & molti fra Te­de&longs;chi ne ua&longs;i di rame, o di &longs;tagno) & della dolcezza della cognitione di qualche cagione loro, &longs;i eccita&longs;&longs;ero a uoler fare qualche no ua opera; non &longs;i la&longs;cia&longs;&longs;ero in conto alcuno per&longs;uadere, che con que&longs;tri mezi &longs;i pote&longs;&longs;ero circolar l'acque a moto perpetuo, et far &longs;onta ne, & altre co&longs;e qua&longs;i-eterne: come molti poco prudenti, & male intendenti delle mere, & molte ragioni di questi accidenti, con &longs;ilo graui&longs;&longs;imo danno, & uergogna hanno gia uoluto fare. Percioche io loro a&longs;&longs;icuro, che non &longs;i potendo mai nelle &longs;opradette diecenoue intentioni & in altre &longs;imili, andare col moto piu ad alto che alla liuella; ogni &longs;pe&longs;a, & ogni fatica riu&longs;cirà lor uana, & &longs;lranamente uergogno&longs;a.

Quelle machine poi che leuano le co&longs;e liquide piu alto, che alla liuella; o lo fanno perche non &longs;i può dar corpo &longs;enza luogo, o luo­go &longs;enza corpo; o per l'uno, & l'altro in&longs;ieme, o principalmente con la &longs;cienza del mouer pe&longs;i, o per altra indu&longs;tria come dirò piu di&longs;otto.

Primieramente dalla ragione, che non &longs;i dia corpo &longs;enza luo­go; deriuò la machina gia fatta in &longs;an Giorgio maggiore in Vene­tia, per dar l'acqua alla fonte del belli&longs;&longs;imo chio&longs;tro di mezzo. Imperoche e&longs;&longs;endo raccolta l'acqua in una gran ci&longs;terna, laquale haueua la bocca molto alta in gui&longs;a di canna di pozzo; erano certi canaletti di piombo, che dal fondo della ci&longs;terna conduceuanol'acqua in un'altra ci&longs;terna piu alta, da cui poi con moto naturale ella &longs;cendeua alla fontana. Nella canna, o bocca della ci&longs;terna di &longs;otto, era, un forte coperchio di legname, ilquale a &longs;e&longs;ta occupaua giu&longs;tamente tutto lo &longs;patio della canna piena d'acqua; & e&longs;&longs;endo &longs;pinto uer&longs;o il fondo a poco a poco da un graue contrape&longs;o &longs;in'alla fi­ne della canna; sforzaua qua&longs;i tutta l'acqua della ci&longs;terna ba&longs;&longs;a, a &longs;alir nell'altra; d'onde &longs;cendeua poi, & cagionaua la fonte. Fu fatta &longs;econdo la ragione di Plinio, ilquale accennò nel &longs;uo &longs;econdo libro, che le fonti &longs;orgono in cima de monti per lo gran pe&longs;o della terra, laquale premendo gagliardamente l'acque, che di continuo &longs;i raccogliono nelle cauerne &longs;otterranee, le caccia per diuer&longs;e uie all'erta; &longs;inche trouano &longs;trada aperta per potere u&longs;cire. Ma ue­ramente io mo&longs;tre rei quanto que&longs;ta opinione di Plinio, & d'alcuni altri naturali, &longs;ia lontana dal uero, &longs;e ciò fu&longs;&longs;e mio proponimento in questi pochi &longs;critti, & &longs;e tal materia non fu&longs;&longs;e gia impre&longs;a dal­l'Eccellenti&longs;&longs;imo Me&longs;&longs;er Gieronimo Cardani primo lettore di me­dicina nello &longs;tudio di Bologna, per diffender&longs;i da certe calunnie, & da certi tiri di Giulio Ce&longs;are Scaligero; il quale a mio giudicio &longs;criue piu pre&longs;to di que&longs;te co&longs;e con &longs;tile arguto, et artificio &longs;o, che có buona, et ragioneuole e&longs;perienza, ch'egli n'habbia mai uisto, o po&longs;to in e&longs;&longs;ecutione. Come che &longs;ia, questa macchina, oltra che nó può ca uare gran quantità d'acqua, ha anco fra l'altre, due importanti&longs;­&longs;ime imperfettioni. Vna è, che non in un mede&longs;imo modo &longs;o&longs;tiene il pe&longs;o l'acqua piu profonda, & la meno profonda: Ilche chiaramente è dimo&longs;trato da Archimede nel libro delle co&longs;e, che &longs;tanno a galla nell'acqua; & confermato dalle naui de fiumi, lequali entrate in mare con l'iste&longs;&longs;o pe&longs;o, non s'abba&longs;&longs;ano tanto &longs;otto l'acqua piu profonda del mare, quanto faceuano nella piu ba&longs;&longs;a de'fiumi: & perciò ne &longs;egue, che &longs;e il contrape&longs;o &longs;arà giusto effetto quando &longs;a­rà qua&longs;i uicino al fondo della canna, il mede&longs;imo non lo potrà fare quando &longs;arà nella cima della piu alta bocca; &longs;e non ui &longs;i trouerà &longs;empre qualch'uno pre&longs;ente, il quale lo renda piu graue, & meno graue, &longs;econdo che piu o meno s'auicina al fondo. L'altra è che non e&longs;&longs;endo po&longs;&longs;ibile di giustamente moderare la grauezza del con trape&longs;o, auiene &longs;ouente, che le canne di piombo, o d'altro metallo, che menano l'acqua ad alto, non po&longs;&longs;ono riceuere tutta l'acqua, che lor manda la compre&longs;&longs;ione del pe&longs;o; &longs;i che &longs;dru&longs;ci&longs;cono, & la&longs;cianlair&longs;ene oue piu natur almente è inchinata; & for&longs;e per tali impedi­menti non s'è mai ui&longs;to, che l'effetto di que&longs;to tuttauia ingegno&longs;o ritrouato, &longs;ia &longs;tato durabile per piu di doi o tre me&longs;i.

Qua&longs;i &longs;imile a que&longs;ta, quanto alla ragione &longs;u quella di quel filo­&longs;ofo Milane&longs;e; il quale con prodiga, & ine&longs;timabile &longs;pe&longs;a, oprò che l'acqua con l'i&longs;te&longs;&longs;o &longs;uo pe&longs;o pa&longs;&longs;aua in altri canali pia ba&longs;&longs;i, & poi s'alzaua: ma quanto all'effetto &longs;u diuer&longs;a; perche egli non puote mai farla auanzare l'altezza della liuella: & co&longs;i benche re&longs;ta&longs;&longs;e ingannato del moto perpetuo, ch'egli cercaua; guadagnò tuttauia il pendio naturale dell'acqua, con piu i&longs;pedita &longs;trada, che non è quella de ponti canali.

Con l'i&longs;te&longs;&longs;a cagione lauora la tromba po&longs;ta in &longs;an Pietro in Ge&longs;&longs;a; leuando con non poca fatica, poca quantità d'acqua, & po­co alta. Pure &longs;atisfa a&longs;&longs;ai bene al bi&longs;ogno di quel luogo.

Diuer&longs;a da que&longs;ta fu &longs;olaméte nella &longs;tatera, che la moueua, quel la che gia fece fabricare l'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Signor Don Ferrante alla Gonzaga.

Ne con altro fondamento leuaua l'acqua colui, che fabricò il bellißimo molino nel porto d'Ancona; &longs;e bene la qualità del moto, la quale era &longs;enza &longs;tatera alcuna, che fu&longs;&longs;e principalmente appe&longs;a al palo, che uolendo cagionare il uoto alzaua l'acqua, era a&longs;&longs;ai di&longs;&longs;imile, & molto fatico&longs;a.

Mafra tutte l'altre di que&longs;ta &longs;orte, bellißima, et utili&longs;&longs;ima è quel la, la quale è in generale u&longs;o di qua&longs;i tutte le nobili città d'Ala­magna; & è de&longs;critta dall'Agricola nel &longs;uo &longs;e&longs;to libro de metalli, & dipinta alla &longs;ettima figura delle machine hydranlice. Che ue­ramente &longs;e que&longs;t'in&longs;tromento cacciaße gran quantità d'acqua; co­m'è ingegno&longs;o, poco fatico&longs;o, & come la manda altißima, &longs;areßi mo liberi da ogni cura di cercare altra uia chefu&longs;&longs;e atta a &longs;eruirci meglio. Veggala chi uole appre&longs;&longs;o dell'Agricola.

Raddoppiata, & triplicata di trombe con la mede&longs;ima ragione è quella che in Liegi città di Fiandra, fa utilißimo effetto nel tirar l'acqua del profondo, & qua&longs;i &longs;otterraneo fiume, che le pa&longs;&longs;a per mezzo. Et &longs;e non fu&longs;&longs;e tale in&longs;tromento, male la farebbono molti di quei cittadini: per e&longs;&longs;ere qua&longs;i tutte l'acque di quei terreni bi­tumino&longs;e, & la terra i&longs;te&longs;&longs;a cópo&longs;ta in maniera, che qua&longs;i abbruggia al &longs;uoco come carboni, Michele da Liegi la dipin&longs;e in uer&longs;iberoici Latini, tanto leggiadramente, & con &longs;i belle figure di poe­&longs;ia; che mi fa qualche fiata tra&longs;ecolare, pen&longs;ando come &longs;iapoßi­bile, che un'huomo di natione barbaro, habbia &longs;piegate co&longs;e &longs;i du­re, & o&longs;cure in &longs;ua natura, con tanta facilità, & eleganza. Con tutto ciò que&longs;ta machina ba&longs;ta bene per hauer acqua da bere; ma per adacquare terreni &longs;arebbe di ni&longs;&longs;uno ualore: tanto piu che alla puoca quantità d'acqua, che trahe, ricerca uno gagliardi&longs;&longs;imo motore.

Sul Reno ue ne fu un'altra, a ponto come que&longs;ta: ma era mo&longs;­&longs;a dal fiume; & percio pareua in molte parti diuer&longs;a. E dichiara­ta da uno eccellenti&longs;&longs;imo autore in una &longs;ua epi&longs;tola &longs;tampata in Lo­uania in&longs;ieme con diuer&longs;e altre epi&longs;tole di molti ualenti huomini Tede&longs;chi.

Quelle due poi che hanno doi moti l'un &longs;opra l'altro; & &longs;ono di­pinte, & de&longs;critte da Giorgio Agricola nella decima, & duode­cima figura delle machine hydranlice; uengono anco formate con l'i&longs;te&longs;&longs;a ragione: & ueramente &longs;ono d'utilità incomparabile a ri­&longs;petto dell'altezza, & della quantità dell'acqua tirata dall'altre: &longs;e non fu&longs;&longs;e che ricercano un fiume di ueloci&longs;&longs;imo cor&longs;o, che lor dia il moto; talche alcuna uolta è bi&longs;ogno &longs;eruir&longs;i d'un'altra machina per cacciar l'acqua ado&longs;&longs;o a queste, accioche &longs;i po&longs;&longs;ino mouere. Si ueggono in molti luoghi delle minere di Sa&longs;&longs;ogna, & di Bauiera.

Ora tutte le &longs;opradette machine &longs;arebbero inutili per adacquar terreni, per la poca quantità dell'acqua, che leuano: & oltra di questo la maggior parte di loro è di &longs;pe&longs;a intollerabile, co&longs;i a fa­bricarle, come a mantenerle: talche l'entrata dell'agricoltura non le &longs;arebbe a&longs;&longs;ai. Senza che ricercano &longs;i prattichi mae&longs;tri in ra&longs;&longs;et tarle, che come gia mi di&longs;&longs;e l'Eccellenza dell'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Signor Duca no&longs;tro, quando faceua fabricare la machina per la belli&longs;&longs;i­ma &longs;ontana del giardino &longs;uo di Parma, que&longs;te non &longs;ono opere, co­m'egli uide per proua d'altri, che da Fiaminghi prattichi&longs;&longs;imi, & patienti&longs;&longs;imi in &longs;imili magi&longs;teri.

Per lo contrario, dalla ragione, che non &longs;i po&longs;&longs;a dar luogo &longs;en­za corpo, hanno hauuto origine le machine, che con le palle, & con quadri attaccati alle catene, pa&longs;&longs;ano &longs;enza tramezzo d'aere, giu&longs;tamente per li cannoni; & mentre che e&longs;&longs;i &longs;ono tirati, & uol-tati a torno dalle ruote col mezzo delle statere, mo&longs;&longs;e o da huomi­ni, o da caualli; o dal cor&longs;o di qualche fiume; traggono l'acqua al buco alto per onde ella rie&longs;ce poi. Sono in u&longs;o a&longs;&longs;ai per leuar l'ac­qua dalle fondamenta delle fabriche po&longs;te in luoghi aquido&longs;i; & erano anticamente di gran commodità a gli e&longs;&longs;erciti. Sono anco de&longs;critte da Mario Pellegrino, & dipinte in cinque uarie figure dal moderno Plinio nella materia minerale.

Ma piu era adoprato da gli e&longs;&longs;erciti il Sione dritto, compo­&longs;lo con la mede&longs;ima norma: di cui ne pongono la figura il Valturio nel decimo libro, & Flauio Vegetio nel &longs;uo libro delle machine militari; E bello, & facile in&longs;tromento, & quando non leua l'ac­qua piu d'un braccio, o circa: ne &longs;orbe grandi&longs;&longs;ima quant ità.

Sott'a que&longs;te &longs;i riferi&longs;cono tutte le canne con cui &longs;i uota la &longs;enti­na alle naui, & alle galee: che &longs;e bene uariano alquanto in­fra di loro, &longs;ono tuttauia compo&longs;te da i mede&longs;imi principij &longs;opra­detti.

In&longs;ieme &longs;i compone l'una, & l'altra ragione &longs;opraposta, nella machina Cte&longs;ibio; in&longs;egnata, & figurata da Vitruuio: laquale boggidì è &longs;i celebrata per ogni luogo, che pochi &longs;ono gli huomini nobili, che non ne &longs;appiano ragionare. In Milano, in Venetia, in Genoua, & in Napoli, ne &longs;ono &longs;tato fatte molti&longs;&longs;ime: & in uero ni&longs;&longs;una caccia l'acqua piu alta di que&longs;ta; ma uuole gagliardo moto­re, & di rado è che pa&longs;&longs;i un'anno a non &longs;i guastare, & &longs;pecialmen­te nelle linguette, & nelle cuciture delle canne. Pure, &longs;e le canne &longs;ono di bronzo, & in luogo delle linguette ui &longs;i pongano pallotole di metallo, che giu&longs;tamente chiudano il fondo delle canne de pe&longs;tel li, durano molto piu. Co&longs;i &longs;i crede che &longs;arà quella del giardino di Parma, po&longs;cia ch'è fatta con gran cura di Sua Eccellenza che n'è intendenti&longs;&longs;ima.

I mantici ancora quando leuano l'acqua alta quanto &longs;i uuole, &longs;i &longs;eruono dell'una, & dell'altra ragione in&longs;ieme: auenga che alzan do&longs;i, & non &longs;i potendo riempir d'aere, &longs;i rienepiono d'acqua: & abba&longs;&longs;ando&longs;i, chiu&longs;a ch'è la uia ond'entra l'acqua dalla linguetta, è sforzata a riu&longs;cire per la canna dritta orizontale di&longs;o pra. Si ue de la figura di questa machina fatta co'mantici, nel decimo libro di Roberto Valturio, oue tratta delle machine militari: &longs;enza sb'è po&longs;ta in effetto in Milano in tre, o quattro luoghi: Et con que&longs;tacircolaua l'acqua colui, che portaua per Italia l'anno pa&longs;&longs;ato il mo dello di quel capello, in cui &longs;i cagionauano piu di ottanta diuer&longs;i moti, col moto di doi, o tre in&longs;tromenti; benche egli non la&longs;cia&longs;&longs;e ue­dere &longs;e non una ruota dentata, & un'altra difu&longs;a. Imperoche co­m'io ben m'auidi; dalle bolle, che mandaua fuora per la cima del­la colonna, ch'era in mezzo della fontana, un manticetto mo&longs;&longs;o in&longs;ieme con l'altre co&longs;e dal moto della maggior ruota, cacciaua di nuouo l'acqua gia caduta a ba&longs;&longs;o al ua&longs;etto, ch'era in cima della detta colonna. Et questo a mio giudicio era il piu bello artificio, che fu&longs;&longs;e in quell'opra riguardata con tanto piacere, & maraui­glia dalla gente uolgare. Nel resto, ne per l'architettura, ne per la &longs;cienza del mouer pe&longs;i, era riu&longs;cibile, & buona a por&longs;i in reale effetto.

Sin qui, qua&longs;i tutte le &longs;opradette machine &longs;ono uiolente, & fan no forza alla natura; non tanto per lo pe&longs;o dell'acqua, che poggia in alto, quanto per le troppo temute minaccie, che ogn'hora &longs;i le fanno del luogo &longs;enza corpo, & del corpo &longs;enza luogo: & perciò non è marauiglia &longs;e non &longs;ono durabili, & &longs;e ricercano potenti&longs;&longs;imi motori a ri&longs;petto dell'altezza, & della quantità dell'acqua. Ma quelle, ch'io breuemente &longs;criuerò hor'hora, prima ch'io ragioni della Chiocciola, non hanno altra ragione, che la &longs;cienza del mo­uer pe&longs;i; ne altro contrario, che la naturale grauezza dell'acqua; onde &longs;ono anco piu durabili, & cauano maggior quantità d'acqua ad hone&longs;ta altezza data la parità nell'altre co&longs;e, & &longs;ono le &longs;otto­&longs;critte.

Innanzi a tutte, quando &longs;i può ben ra&longs;&longs;ettare in luogo commodo, è utili&longs;&longs;ima la ruota, ch'è in u&longs;o &longs;ul Verone&longs;e nell'Adige. Alza l'acqua &longs;opra qual &longs;i uoglia ripa in buona quantità, & è mo&longs;&longs;a a ponto nell'e&longs;trema circonferenza come conuiene a dare il moto &longs;e­condo la uera ragione delle &longs;tatere: Onde e&longs;&longs;endo maggiore il pe­&longs;o, che corre nell'ale de&longs;tre, & &longs;ini&longs;tre della ruota, che il pe&longs;o del­l'acqua alzata, & poi uer&longs;ata dalle ca&longs;ette di mezzo; è facil co&longs;a, che faccia effetto di non puoca utilità. Nulla di meno non &longs;i può porre &longs;e non in fiume di &longs;tabile cor&longs;o, & di ferme ripe. Et anco nel cre&longs;cere del fiume è impedita dalla troppo abondanza dell'ac­qua; all'hora piu quando maggiore è il bi&longs;ogno d'adacquare: cioè nel principio di Giugno, per e&longs;&longs;er&longs;i dileguate a piu potere le neuide'monti, dal che ne &longs;eguono le piene di qua&longs;i tutti li fiumi.

Non con &longs;i buona arte del pe&longs;o &longs;i fabrica il timpano de&longs;critto da Vitruuio nella &longs;econda parte del nono capo del decimo libro, & po­sto nel quarto libro fra le figure di Flauio Vegetio: percio che &longs;e bene con le i&longs;te&longs;&longs;e cagioni, & qua&longs;i nell'i&longs;te&longs;&longs;o modo, che fa la ruo­ta di Verona, alza, & uer&longs;a l'acqua; ha nondimeno il principio del &longs;uo mouimento molto uicino al centro: cioè, per lo &longs;patio, che puo girare un'huomo con una cigognola: il quale non s'è mai ui&longs;to che pa&longs;&longs;i dodici oncie: onde e&longs;&longs;endo il raggio, alla fine di cui è po&longs;to il pe&longs;o, molto piu lungo che il raggio della cigognola, non &longs;olo que­&longs;ta machina non è aiutata dalla &longs;cienza de'pe&longs;i, ma è fatta qua&longs;i al contrario.

Alla qual co&longs;a uolendo fare qualche prouedimento alcuni &longs;cié­tiati huomini, hanno piu pre&longs;to abbracciata la dottrina dell'i&longs;te&longs;&longs;o Vitruuio nel principio del &longs;ouradetto nono capo del decimo libro; facendo il timpano in modo, che l'acqua non re&longs;ta &longs;empre nella fine del raggio maggiore; anzi quanto piu &longs;i leua, tanto piu s'auicina al centro, & e&longs;ce per i colombari de'perni, non alzando piu, che per la metà del diametro del timpano. Di piu fuora de'precetti di Vitruuio, hanno anco fatto, che il raggio, oue è il motore, è al­quanto piu lungo, che il raggio, che riceue il pe&longs;o: ordinando un cauallo, che con un giro maggiore, che il timpano non è; & con una ruota dentata, che batte in una rocchetta di fu&longs;a cacciata &longs;u i perni; non &longs;olo muoue con piu facilità, ma anco a&longs;&longs;ai uelocemen­te. Due di que&longs;te machine &longs;i ueggono a Lucia Fucina &longs;ette miglia lontano da Venetia; con una delle quali, che è la minore, &longs;i leua l'acqua, che &longs;orge di &longs;ouerchio in certe campagne lauorate, & &longs;i tragetta nella ualle uicina; con l'altra, che è la maggiore, s'alza l'acqua della Brenta per mandarla oltra l'argine, che è fra la Brenta, & il mare; accioche &longs;e ne riempino le barche, & &longs;i conducanoalla città per u&longs;o delle ci&longs;terne.

Ma il Paladio, Architetto in Venetia di grandi&longs;&longs;imo credito, me ne mo&longs;trò per &longs;ua gran corte&longs;ia una molto eccellente, & non an­cor publicata; la quale gia m'era stato a&longs;&longs;ai lodata dal Clari&longs;&longs;imo Signor Marcantonio Barbaro fratello del Reuerendiß. & dotti&longs;&longs;i­mo eletto d'Acquilegia, a cui meritamente quei nobili Vinitiani commettono il giudicio di qua&longs;i tutte l'opere mathematice. Et innero io confe&longs;&longs;o, che dopo la Chiocciola fabricata nel modo, ch'io diro di &longs;otto, que&longs;to &longs;ia il piu utile in&longs;tromento di quanti &longs;e ne &longs;ieno fabricati &longs;in'ad hora per alzare acque a mediocre altezza: impe­roche le bocche, per onde que&longs;to timpano riceue l'acqua, &longs;i piega­no qua&longs;i in gui&longs;a di lumaca uer&longs;o il centro; cagionando, che in uno i&longs;te&longs;&longs;o tempo il pe&longs;o &longs;cendendo monti, & col &longs;uo piegato decor&longs;o ageuoli il moto a &longs;e mede&longs;imo, &longs;in che giunga al mezzo, onde poi rie&longs;ce per gli gia detti colombari. Io baueuo bene letto la de&longs;crit­tione di que&longs;ta tale machina appre&longs;&longs;o di Alfarabio dotti&longs;&longs;imo. Ara bo nelle &longs;ue mecanice: & anco il Caccialupi no&longs;tro me n'haueua mo&longs;trato molto prima per co&longs;a &longs;ecreta un picciolo modello; ma con tutto cio que&longs;ta del Paladio è molto piu per&longs;etta; auenga che è ti­rata con la mi&longs;ura d'Archimede de'ponti delle linee &longs;piritali, delle quali non ragiona Alfarabio: &longs;iche &longs;i puo fabricare & piu giu&longs;ta, & piu facilmente, & con maggior &longs;icurezza di buon'effetto. tut­tauia io ho poi trouato, che que&longs;to, per altro utili&longs;&longs;imo i&longs;tromento, cede alla Chiocciola &longs;i nella quantità, & nell'altezza dell'acqua, come nella forza del motore, & nel uantaggio del fabricarlo, & mantenerlo.

Dopo i timpani, &longs;ono state in pregio per un tempo appre&longs;&longs;o de' metallieri le machine fatte con molte &longs;ecchie legate alle catene, che &longs;i uolgono con diuer&longs;i motori &longs;opra duoi &longs;ubbij; uno alto, & un ba&longs;­&longs;o. Elle &longs;ono de&longs;critte in un modo da Vitruuio, & dipinte in tre diuer&longs;i modi dall' Agricola nelle tre prime figure delle machine da acqua del &longs;e&longs;to libro de'metalli. hora &longs;i u&longs;ano poco, perche l'e&longs;pe­rienza ha mo&longs;trato, che non durano, che non alzano acqua con lo i&longs;te&longs;&longs;o motore al pare di molti de'&longs;ouradetti i&longs;tromenti, & che &longs;ono di gran &longs;pe&longs;a a fabricarle, & mantenerle. pure quando &longs;i puo &longs;er­uire del cor&longs;o impetuo&longs;o di qualche acqua, &longs;i potrebbono tolerare: & in ogni ca&longs;o che s'haue&longs;&longs;ero a fare (ilche pero non con&longs;iglio ad alcuno) auerti&longs;ca&longs;i almeno, che i &longs;ubbij, &longs;oura i quali &longs;i uolgono le catene, non habbiano molto diametro; per non incorrere nell'er­rore di quel Cremone&longs;e, che gia ne fece una, che haueua le ruote, foura le quali &longs;i gir auano le catene; qua&longs;i piu grandi delle ruote, che dauano il moto: il che rende il pe&longs;o &longs;enza comparatione piu graue, che non &longs;arebbe, &longs;e, come io ho detto, il &longs;ubbio &longs;arà di mi­nore diametro.

Fra le &longs;ouradette &longs;i potrà riporre il ritrouato di Me&longs;&longs;er Carlo d'Vrbino, arte&longs;ice di belli&longs;&longs;imo ingegno; benche &longs;in'ad hora non fia publicamente pale&longs;ato.

Molte altre machine in modelli, che non &longs;ono mai stato po&longs;te in opera reale, ho io ui&longs;to in diuer&longs;i luogbi; & &longs;peciamlente nelle ca­mere &longs;ecrete dell' ufficio de' Proueditori di commune in Venetia: oue ognuno, che &longs;i per&longs;uade hauere ritrouato alcuna ingenio&longs;a, & bella co&longs;a porta i modelli, per ottenere qualche priuilegio, ma pen dono tutte dalle ragioni &longs;ouradette. Et perche non hanno maggio­re per&longs;ettioue, o commodità dell'altre annouerate di &longs;opra, &longs;on &longs;i­curi&longs;&longs;imo, che re&longs;teranno na&longs;co&longs;te perpetuamente. Non la&longs;cierò pero di dire, che il Bo&longs;&longs;io no&longs;tro Piacentino gia &longs;e ne imaginò una, che non &longs;i douendo leuare l'acqua molto alta, a&longs;&longs;ai facilmente, & con qualche utilità hauerebbe &longs;eruito in un mediocre bi&longs;ogno. Ha­ueua duoi &longs;ecchioni a&longs;&longs;ettati in maniera in un legno torto in gui&longs;a della lettera. S. & fi&longs;&longs;o nel mezzo del luogo da cui &longs;i doueua cauar l'acqua, che quando l'uno &longs;i riempiua, l'altro &longs;i uotaua: & co&longs;i facendo duoi moti &longs;ino al piano del terreno, quando l'uno s'alzaua, l'altro s'abba&longs;&longs;aua, moueuan&longs;i poi con una statera a&longs;&longs;ai bene có­pa&longs;&longs;ata: di modo che il moto fatto da un cauallo &longs;arebbe &longs;eguito a&longs;&longs;ai facile, & ueloce.

Re&longs;ta hora la Chiocciola, la quale compo&longs;ta nel modo, ch'io &longs;o­no per dire, di gran lunga auanza quanti i&longs;tromenti &longs;i &longs;ieno mai potuto imaginare, per leuare a&longs;&longs;ai acqua, per farla montare a gráde altezza, & per poter&longs;i girare facilmente; pur che ui &longs;ia ag­giunto l'organo del moto, di cui &longs;i ragionerà nel &longs;econdo di&longs;cor&longs;o: di maniera, che data la parità nell'altre co&longs;e, &longs;empreuincerà ogni altra machina in quel partito di cui &longs;i uorrà fare il paragone. che &longs;e qual &longs;i uoglia ordigno le &longs;arà pare in leuar l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità del­l'acqua, & all'i&longs;te&longs;&longs;a altezza; haurà poi bi&longs;ogno di molto mag­giori forze per poterlo mouere. &longs;e le &longs;arà pare nella gaglierdia del motore, & nella copia dell'acqua, le cederà nell'altezza. & &longs;e hauerà altezza, & motore uguale; l'acqua &longs;i trouerà e&longs;&longs;ere a&longs;&longs;ai meno: imperoche una Chiocciola compo&longs;ta, come &longs;i uedrà, con la forza d'un'huomo &longs;olo di mediocre lena, tira almeno dodici oncie d'acqua &longs;econdo la mi&longs;ura Piacentina (che è un quadro di tre on­cie nette per ogni lato) alta circa &longs;ette braccia di dodici oncie perbraccio, con cor&longs;o a&longs;&longs;ai piu inchinato, & ueloce, che non &longs;i dà or­dinariamente al moto de'riui, che ci &longs;eruono per adacquare. Et un cauallo che non &longs;ia de'piu gagliardi, ne tira all'i&longs;te&longs;&longs;a altezza, & con l'i&longs;te&longs;&longs;e circo&longs;tanze, piu di mezo canale da prato; cioè, un quadro di &longs;ei oncie per ogni lato: al qual &longs;egno, & alle quali con­ditioni non e&longs;&longs;endo&longs;i ancora mai auicinata per molto &longs;patio alcuna dell'altre machine; & potendo &longs;i que&longs;ta fabricare, & mantenere con pochi&longs;&longs;ima &longs;pe&longs;a, a ri&longs;petto dell'utile; anzi e&longs;&longs;endo forti&longs;&longs;ima, & durabile in ogni &longs;ua parte fuor della credenza d'ognuno, che non l'habbia prouata; non è &longs;enza ragione, che &longs;i debbano a&longs;pet­tare da lei effetti per adacquare terreni, & per altri u&longs;i, con l'uti­lità grandi&longs;&longs;ima, ch'io diui&longs;erò nel terzo di&longs;cor&longs;o. Aggiunge&longs;i che ogni mediocre arte&longs;ice, pur che n'habbia una fiata &longs;abricato una &longs;econdo le norme, ch'io fra poco apertamente dimo&longs;trerò, &longs;arà atto con non molta fatica, & &longs;enza commettere errore alcuno a &longs;abricarne, & ra&longs;&longs;ettarne quante ba&longs;teranno per li &longs;eruigi di mol­ti&longs;&longs;imi buomini. Ma &longs;e non è stato po&longs;ta in u&longs;o &longs;ino ad hora, &longs;ono ficuro, che la grande autorità di Vitruuio, il quale &longs;olo fra tutti li &longs;crittori cono&longs;ciuti n'ha trattato; & l'imperfettione delle regole, ch'egli ha la&longs;ciato, ne &longs;ieno stato &longs;peciali&longs;&longs;ima, & forti&longs;&longs;ima cagio­ne: tanto piu che coloro, che pur alla fine hanno inte&longs;o le &longs;ue diffi­cili norme, & l'hanno ridotte all'opera, &longs;i &longs;ono ritrouati ingan­nati in molte co&longs;e: & &longs;oura ogni altra, nella forza del motore, il quale ui bi&longs;ogna &longs;i gagliardo, che mi di&longs;&longs;e gia il Clari&longs;&longs;imo Signore Pandol&longs;o Contareni, che molti nobili Vinitiani, &longs;ra'quali anc'e&longs;&longs;o n'era uno, molte n'haueuano fabricato con effetto &longs;empre uano, & fallace per molti ri&longs;petti; & &longs;pecialmente per la grandi&longs;&longs;ima diffi­cultà del mouerla, talche finalmente ognuno stracco dalle &longs;pe&longs;e, l'haueua la&longs;ciata, & piu pre&longs;to s'era accommodato con qualche altro magi&longs;tero. Per la qual co&longs;a mi &longs;ono a&longs;&longs;ai marauigliato, che il dotti&longs;&longs;imo Mon&longs;ig. Barbaro entra&longs;&longs;e mai in i&longs;perienza (come egli &longs;criue ne'&longs;uoi commentari &longs;opra Vitruuio) che con que&longs;to i&longs;tromé­to tirato al modo di que&longs;to autore, facendo&longs;i cadere l'acqua ado&longs;&longs;o a qualche ruota fi&longs;&longs;a in lui mede&longs;imo, &longs;i pote&longs;&longs;e cagionare il moto perpetuo, &longs;i lungamente cercato in uano da tanti belli&longs;&longs;imi ingegni & non mai ancora ritrouato. Abenche io &longs;coprirò piu di &longs;otto la origine di que&longs;ta &longs;peranza, quando io hauerò prima fatto manife-sta l'imper&longs;ettione delle regole di Vitruuio, & rintracciata la ue­ra ragione dell'a&longs;ce&longs;a dell'acqua in que&longs;ta machina: dalla qual ra­gione nó &longs;olo &longs;i haurà il modo di poterla fabricare, ma anco la uia di cono&longs;cere ogni granchio pre&longs;o in tal materia da chi che &longs;ia.

Tre dunque &longs;ono in &longs;o&longs;tanza le regole date da Vitruuio nella compo&longs;itione di que&longs;to i&longs;tromento. La prima, che la traue del &longs;o­&longs;tegno di mezo, la quale nell' auenire da noi &longs;arà dimandata ani­ma, &longs;ia gro&longs;&longs;a tante dita, quanti piedi tutta la machina &longs;i uorrà far lunga: il che per e&longs;&longs;ere il piede di &longs;edici dita, non uuol dire altro, &longs;e nó che debba que&longs;t'anima e&longs;&longs;ere &longs;edici uolte piu lunga, che gro&longs;­&longs;a. L'altra è, che s'habbia a tirare il canale caminando per gli in­crociamenti de gli ottanti. La terza, che il canale &longs;i debba fare alto di &longs;ponde in maniera, che tutta la machina re&longs;ti gro&longs;&longs;a l'otta­ua parte della lunghezza. Ora pigli&longs;i un'anima poniamo ca&longs;o gro&longs;&longs;a mezo braccio: ella, &longs;econdo la prima regola, &longs;arà lunga otto braccia: il &longs;uo canale, &longs;e &longs;arà &longs;implice, per la &longs;econda regola &longs;arà largo diciott'oncie; &longs;e &longs;arà doppio, &longs;arà largo noue. perche e&longs;&longs;endo la circonferenza dell'anima poco piu di diciott'oncie, gli ottanti &longs;aranno di circa due oncie, & un quarto. &longs;i che in capo di quattr'ottanti, che è tutto il pendio dell'anima, & &longs;ono circanoue oncie, &longs;i chiuderà il canale quando &longs;arò doppio. Per la terza re­gola, tutta la gro&longs;&longs;ezza dell'i&longs;tromento &longs;arà un braccio. Ponga&longs;i co&longs;i fabricato all'opera, & &longs;ia la &longs;ua eleuatione delle cinque parti le tre. è co&longs;a chiara, che &longs;arà bi&longs;ogno, che entri &longs;otto l'acqua quá­to importa tutta la gro&longs;&longs;ezza &longs;ua; & di piu tutta la larghezza della bocca del canale o &longs;ia doppio, o &longs;ia &longs;implice; altrimenti &longs;i uede per la ragione, & per l'e&longs;perienza, ch'egli non anderà pieno. Si perdono aduuque nece&longs;&longs;ariamente &longs;otto la &longs;uperficie dell'acqua, circa uent'oncie. Il re&longs;to è &longs;ei braccia, & quattr'oncie; le quali uolendo fare un moto &longs;olo, alzano poco piu di tre braccia, & me­zo; che uolendone far duoi, conuerebbe che il ua&longs;o, che riceue&longs;&longs;e l'acqua del primo i&longs;tromento, per darla al &longs;econdo, fu&longs;&longs;e almeno profondo un braccio, & mezzo; & co&longs;i leuerebbe al primo i&longs;tro­mento lunghezza di qua&longs;i tre braccia, re&longs;tando il primo moto di poco piu di due braccia: il quale pero &longs;arebbe molto di&longs;&longs;icile, cedendo a molti altri de'&longs;oura detti i&longs;tromenti qua&longs;i in tutte le circo&longs;tan­ze: ne &longs;e ui fu&longs;&longs;e un &longs;olo canale, benche piu largo, hauerebbe mol-ta acqua; per non e&longs;&longs;ere atto a mandarla &longs;e non per la metà del gi­ro: anzi tanto meno l'alzerebbe, quanto piu &longs;arebbe sforzato a na&longs;conder&longs;i &longs;otto l'acqua, per la larghezza &longs;ua. Similmente &longs;e noi raddoppiando la gro&longs;&longs;ezza dell'anima, uole&longs;&longs;imo raddoppiare la lunghezza, haure&longs;&longs;imo bene il uantaggio del moto di &longs;opra, &longs;e non ue ne doue&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere &longs;e non uno; ma douendouene e&longs;&longs;ere duoi, l'ef­fetto tornerebbe alla mede&longs;ima proportione; pur che non uole&longs;&longs;imo fare &longs;i lungo l'i&longs;tromento, che ba&longs;ta&longs;&longs;e a tutta l'altezza intiera :co&longs;a molto strauagante, &longs;i per la &longs;mi&longs;urata gro&longs;&longs;ezza dell'i&longs;tro­mento, che non &longs;i potrebbe qua&longs;i mai ra&longs;&longs;ettare a &longs;uo luogo, come per la &longs;traordinaria forza, che ui bi&longs;ognerebbe a poterlo mouere.

Imperoche la uera ragione, perche l'acqua in que&longs;to ordigno &longs;a­glia in alto, non pende da altro, che dal pendio della gro&longs;&longs;ezza de l'anima, dal quale il canale prende la &longs;ua decaduta: in maniera, che &longs;eruando la proportione, tanto &longs;i potrà fare il canale piu largo, & che renda piu copia d'acqua, quanto &longs;arà maggiore il diame­tro dell'anima. onde ritrouando&longs;i l'acqua per lo giro del motore, &longs;empre in luogo eleuato, è forza, che per la naturale grauezza, &longs;empre &longs;cenda; & co&longs;i correndo per la &longs;ponda fatta co'regoli, che noi chiamiamo uermi, & che le &longs;erue per fondo del canale; tanto &longs;cendendo a&longs;cenda, quanto &longs;arà eleuata l'anima dal punto di &longs;opra. E'ben uero, che &longs;e l'eleuatione dell'anima di giro in giro del canale fu&longs;&longs;e maggiore, che il pendio; l'acqua non potrebbe montare. Et perche caminando le &longs;ponde del canale per gli ottanti, & alzando l'i&longs;tromento delle cinque parti le tre, la decaduta re&longs;ta &longs;empre al­quanto maggiore, che la &longs;alita: quindi auiene, che l'acqua &longs;i uede poggiare &longs;enza impedimento alcuno, come &longs;e il canale &longs;arà noue oncie, & il pendio &longs;ei, alzando la larghezza del canale, che uiene ad e&longs;&longs;ere lunghezza dell'i&longs;tromento delle cinque parti le tre; la ele­natione &longs;arà poco piu di cinque oncie, & un terzo; & il pendio &longs;arà di &longs;ei oncie, hauendo uantaggio di hone&longs;ta decaduta in &longs;i bre­ue &longs;patio.

Quiui dicono alcuni, che &longs;i uede, che l'anima detta di &longs;opra, raddoppiata in gro&longs;&longs;ezza per raddopiarla in lughezza, haurebbe tante uolte decaduta d'un braccio per un canale largo diciott'oncie, & alto &longs;ei, quanti mezi giri de'uermi entra&longs;&longs;ero a circondarla dilungo intieramente; & &longs;arebbe decaduta di circa dodici braccioin tutto; che in duoi uermi cre&longs;cono in uentiquattro. al moto del­la quale ognuno puo giudicare, che non ba&longs;terebbe la maggiore, & piu gagliarda ruota, mo&longs;&longs;a dal piu ueloce fiume, in cui &longs;i &longs;oglio­no fabricare molini. auenga che &longs;ia bi&longs;ogno, che il motore habbia maggior forza in girare la machina, che l'acqua in &longs;cendere per &longs;i gran pendio a moto contrario al moto di lui. Et a que&longs;ta co&longs;a han­no anco detto, che non aucrtì il giudicio&longs;i&longs;&longs;imo Mon&longs;ig. Barbaro, & s'imaginano, che &longs;olamente egli uedendo, che l'acqua con moto naturale &longs;cendendo a&longs;cendeua, & non hauendo riguardo, che il moto del giro di fuora, &longs;ia contrario al moto gagliardi&longs;&longs;imo della decaduta di dentro; ne for&longs;e hauendo bene con&longs;iderata la cagione dell'a&longs;cendere dell'acqua, o &longs;attone egli ste&longs;&longs;o alcuna ragioneuole e&longs;perientia, prende&longs;&longs;e &longs;peranza di poter fare il moto perpetuo con que&longs;ta machina a que&longs;to modo formata, con la quale ne anco è po&longs;­&longs;ibile a farlo a tempo, &longs;e non con uiolenti&longs;&longs;imo mouimento i&longs;tranio. percioche &longs;econdo co&longs;toro, &longs;ia come &longs;i uoglia la forza del motore, certa co&longs;a è, che &longs;empre &longs;arà maggiore la decaduta dell'acqua den­tro all'i&longs;tromento, che quella dell' i&longs;te&longs;&longs;a gia u&longs;cita fuora. che &longs;e l'anima &longs;arà gro&longs;&longs;a mezo braccio, & lunga otto; la decaduta di dentro &longs;arà circa cinque braccia, & quattr'oncie in un uerme &longs;olo; & quella di fuora tutta non potrà e&longs;&longs;ere piu che quattro braccia, & noue oncie; & minore anco &longs;arebbe, &longs;e l'acqua batte&longs;&longs;e &longs;opra qualche ruota fermata nell'i&longs;tromento; la quale &longs;e fu&longs;&longs;e picciola, hauerebbe poca leuatura, &longs;cemando tuttauia la decaduta quanto importa&longs;&longs;e parte della &longs;ua larghezza, od almeno il luogo della Chioceiola oue &longs;i ferma&longs;&longs;e: &longs;e fu&longs;&longs;e grande, quanto acqui&longs;ta&longs;&longs;e di le­uatura, tanto perderebbe nella &longs;ce&longs;a dell'acqua: & co&longs;i re&longs;terebbe molto inferiore di forze al moto di dentro; &longs;e pure il &longs;ito dell'altez­za &longs;ua &longs;opporta&longs;&longs;e, che una ruota grande nello &longs;patio di &longs;otto haue&longs;­&longs;e il pa&longs;&longs;aggio. Ne gioua al giudicio di co&longs;toro, che &longs;i dica, che il pendio di dentro &longs;i con&longs;idera &longs;olamente per que&longs;ta particella, che auáza l'eleuatione; che &longs;arebbe nella gia detta Chiocciola per ogni noue oncie di lunghezza duoi terzi d'oncia, o circa: &longs;iche in tutta lei fanno &longs;omma di poco piu di &longs;ette oncie; & co&longs;i la decaduta di fuora per un &longs;olo canale, &longs;arebbe di gran lunga maggiore, & po­trebbe ageuolmente uincere, & sforzare il moto dell'interno pen­dio. Non gioua cio, dicono, co&longs;a alcuna alla &longs;peranza del motoperpetuo: percioche affermano, che in ogni ca&longs;o la &longs;ce&longs;a di &longs;ei on­cie per ogni noue di lunghezza, re&longs;ta &longs;empre in &longs;uo uigore, ne &longs;en­za lei &longs;i cagionerebbe la &longs;alita. & &longs;e bene quando ella &longs;i con&longs;idera a ri&longs;petto dell'eleuatione, auanza di poco; non è per que&longs;to, che non concorra &longs;empre tutta all'operatione: & in ogni canale l'ac­qua, che mentre &longs;i gira &longs;i troua nella parte di &longs;opra, cade per tutta la &longs;ce&longs;a dell'anima, che è &longs;ei oncie, &longs;inche di nuouo alzata torna tante uolte a cadere, quanti &longs;ono li mezi riuolgimenti de'uermi.

Alle quali po&longs;itioni io ri&longs;pondo, che for&longs;e &longs;arebbeno uere, quan­do l'anima fu&longs;&longs;e fondo del canale, & li uermi fu&longs;&longs;ero &longs;ponda: per­che allhora la decaduta di mezo giro in mezo giro, &longs;empre &longs;areb­be quanto il diametro dell'anima. ma&longs;e la co&longs;a ste&longs;&longs;e co&longs;i, qual uantaggio hauerebbe que&longs;to i&longs;tromento, a ri&longs;petto de gli altri, in mandare molto piu facilmente maggior copia d'acqua? Se bi&longs;o­gna&longs;&longs;e alzare tutta l'acqua, ch'egli haue&longs;&longs;e dentro, per &longs;i alta de­caduta in ogni &longs;olo canale, & poi anco che alla fine l'acqua non &longs;i troua&longs;&longs;e alta, &longs;e non poco piu, che la metà di lui; non &longs;arebbe a&longs;&longs;ai meglio &longs;eruir&longs;i del piu imperfetto timpano di Vitruuio, col quale data la parità dell'altezza, in cui nell'ultimo &longs;i troua l'acqua, &longs;i potrebbe farne leuare l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità con a&longs;&longs;ai minore, & piu fa­cile pendio? Tuttauia &longs;i uede pure con la proua, che que&longs;to in&longs;tro­mento, quando è ben compo&longs;to, di gran lunga uince tutti gli altri con le circo&longs;tanze, ch'io di&longs;&longs;i poco piu di &longs;opra. Ne di que&longs;to uti­li&longs;&longs;imo effetto n'è uera, & prima cagione altra co&longs;a, che l'e&longs;&longs;ere l'ordine de'uermi in uece del fondo del canale, & l'e&longs;&longs;ere l'anima da un lato, & la coperta dall'altro, in luogo di &longs;ponde: per che a que&longs;to modo il pendio di dentro &longs;arà &longs;olamente quella partieella, che auanza l'eleuatione: & &longs;arebbe nella gia detta Chiocciola, che habbia &longs;ei oncie di dametro nell'anima, per ogni noue oncie di lunghezza, circa duoi terzi d'oncia: &longs;iche per ogni uerme in tut­ta lei rendono &longs;omma di poco piu di &longs;ette oncie, & in duoi uermi di poco piu di quattordici. Con &longs;i poco pendio (il che non auiene in qualunque altro i&longs;tromento) l'acqua &longs;i troua alta piu di &longs;ei parti di piu di lui; di modo ch'egli almeno con &longs;ei gradi di meno di forza, alza l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità d'acqua all'altezza, che fanno tutte l'altre machine, o con l'i&longs;te&longs;&longs;a forza ne tira &longs;ei uolte piu alla mede&longs;ima eleuatione, Ragione chiari&longs;&longs;ima oltre le &longs;ouradette e&longs;perienze,che le co&longs;e &longs;ieno a que&longs;to modo, è, che &longs;e &longs;i &longs;arà un'anima picciola di quattr'oncie di diametro, pur che il uerme &longs;ia tanto alto, che il canale riccua l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità dell'acqua, non &longs;i mouerà per que­&longs;ta cagione piu facilmente, che &longs;e ella &longs;arà alta &longs;ei oncie, & hab­bia il uerme ba&longs;&longs;o alla proportione dell'i&longs;te&longs;&longs;a copia dell'acqua. & nondimeno e&longs;&longs;endo la decaduta di dentro un terzo manco, doureb­be e&longs;&longs;ere un terzo piu leggiera. Solamente ha l'anima picciola qualche &longs;iata alcun uantaggio, per e&longs;&longs;ere il pe&longs;o &longs;opra di lei alquá­to piu uicino al centro: perche l'anima di quattr'oncie leuerà do­dici oncie d'acqua con il uerme alto due oncie: &longs;iche la &longs;uperficie di fuora del pondo, &longs;arà lontana dal centro quattr'oncie; & quella di dentro due. ma l'anima di &longs;ei oncie tirerà l'i&longs;te&longs;&longs;e dodici oncie, col uerme poco meno alto d'una oncia, & meza: onde la &longs;uperficie di fuora del pondo &longs;arà di&longs;tante dal centro piu di quattr'oncie; & quella di dentro &longs;arà lontana almeno tre: di modo, che il pe&longs;o, quando &longs;egua que&longs;ta &longs;immetria, che non &longs;empre &longs;egue, re&longs;terà al­quanto meno graue; benche non per cagione che ui &longs;ia minore la decaduta dell'anima.

Ora con tutto che il pendio &longs;ia &longs;i poco, & con tanto gran uan­taggio dentro alla Chiocciola; nulla dimeno non &longs;i debbiamo ma­rauigliare, s'ella, formata al modo di Vitruuio, &longs;ia graui&longs;&longs;ima a mouer&longs;i: imperoche e&longs;&longs;endo huopo per alzare a&longs;&longs;ai l'acqua, farla &longs;mi&longs;urata in gro&longs;&longs;ezza, accioche &longs;e le dia la longhezza, che re&longs;ta utile, & quella che &longs;i perde di &longs;otto, & di &longs;opra; & co&longs;i facendo&longs;i un canale, che porta le migliaia di libre d'acqua; non è gran co&longs;a, che &longs;i graue carico ricerchi potenti&longs;&longs;imo motore: ancorche per ogni mezo giro non s'haue&longs;&longs;e a tirare tutta l'acqua alta &longs;e non un brac­cio: tanto piu che la gro&longs;&longs;ezza dell'anima, che conuiene hauer&longs;i, per dare la lunghezza alla machina, nuoce a&longs;&longs;ai, rimouendo molto la grauezza del carico dal centro, in cui &longs;i gira. onde &longs;empre re­&longs;teranno ingannati coloro, che &longs;eguendo le regole di Vitruuio, cre­deranno di poter fabricare tale i&longs;tromento con utilità maggiore, o pare a molti de'&longs;ourapo&longs;ti.

Ma quanto alla &longs;peranza di Mon&longs;ig. Barbaro, dico, ch'egli con molto forte ragione &longs;i mo&longs;&longs;e a credere, che con que&longs;to i&longs;tromento meglio, che con ogni altro, &longs;i fu&longs;&longs;e potuto cagionare il moto perpe­tuo: perche mi per&longs;uado, che un tanto huomo di&longs;corre&longs;&longs;e moltobene &longs;opra le co&longs;e dette di &longs;opra, del pendio di dentro, & della ca­duta di fuora; & &longs;coprendo, che tutta l'acqua gia u&longs;cita puo &longs;cen­dere per tutto lo &longs;patio dall'altezza, a cui è stato leuata; la quale è maggiore, che tutto il contrario decor&longs;o di dentro congiunto in­&longs;ieme; conchiude&longs;&longs;e, che l'acqua gia u&longs;cita pote&longs;&longs;e mouere la non ancora u&longs;cita, in&longs;ieme con la machina i&longs;te&longs;&longs;a: percioche la machi­na, tolto uia il decor&longs;o dell'acqua, &longs;e fu&longs;&longs;e bene diece uolte piu gra­ue, che non è, o fu&longs;&longs;e tutta di piombo, &longs;i potrebbe mouere &longs;u le punte de'perni con leggieri&longs;&longs;ima fatica, a ri&longs;petto di quella, che ui bi­&longs;ogna e&longs;&longs;endoui il decor&longs;o. ilche &longs;i &longs;arà chiaro & con l'e&longs;perienza, & con la ragione nel &longs;econdo di&longs;cor&longs;o. Pen&longs;o bene, che egli (tale è l'u&longs;anza di qua&longs;i tutti gli huomini &longs;cient&longs;ati, & &longs;petialmente di quelli, che &longs;ono occupati in co&longs;e maggiori) non ne ueni&longs;&longs;e mai alla proua: che quando egli ui fu&longs;&longs;e uenuto, come ho fatto io piu d'una fiata, et in piu d'un modo; piu pre&longs;to per porre in pratica le proportioni mathematice, & per cono&longs;cerle a&longs;&longs;ai meglio con l'e&longs;perienza, che per altro; & haue&longs;&longs;e ueduto, che l'effetto a&longs;pettato non ne fu&longs;­&longs;e mai potuto na&longs;cere, hauerebbe &longs;enza dubbio, &longs;aluaudo la &longs;ua uera ragione, trouatone un'altra oppo&longs;ta, che haue&longs;&longs;e impedito ta­le operatione; o cono&longs;cendo oue mancaua quella primiera, haue­rebbe piu facilmente giudicato dal uero. La cagione che non la­&longs;cia &longs;eguire que&longs;to effetto, è, perche &longs;e bene l'acqua gia u&longs;cita ha maggiore decaduta, & piu alto moto, che quella, che ancora ri­mane dentro, non batte pero tutta in una uolta &longs;opra la ruota or­dinata per partorire il moto perpetuo; anzi ui corre di parte in parte &longs;econdo che di mano in mano rie&longs;ce dall'i&longs;tromento; il che nó auiene dentro, oue l'acqua, che riempie tutta la lunghezza del ca­nale, non minore, che l'altezza della decaduta di fuora, per ogni mezo giro, &longs;eruando l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità, tutta in&longs;ieme &longs;i moue nel &longs;uo pendio. & è piu gagliardo il moto di mille libre d'acqua in i&longs;patio d'un braccio a piombo, che il moto di cento libre in i&longs;patio di tre braccia mede&longs;imamente a piombo: po&longs;cia che ui bi&longs;ognerebbe a&longs;­&longs;ai piu forza a tirare in alto un carico di mille libre per lo &longs;patio di un braccio, che il carico di cinquanta, o cento libre per lo &longs;patio di tre braccia. che &longs;e bene l'impeto dell'acqua quando corre qua&longs;i perpendicolarmente, puo a&longs;&longs;ai; nondimeno tanto perde di forza, per la quantità, & per lo pe&longs;o, che &longs;empre &longs;i fa minore nella deca-duta, che s'auicina alla perpendicolare, quanto n'acqui&longs;ta dali'im­peto, che le s'aggiunge dalla uelocità del moto. & tanto muoue l'acqua con poca decaduta, & poco impeto, &longs;eruando qua&longs;i l'i&longs;te&longs;&longs;a quantità in&longs;ieme col pe&longs;o, quanto &longs;cemando a&longs;&longs;ai, moue con l'im­peto della uelocità del cor&longs;o qua&longs;i a piombo. Se una pietra, od al­tra materia non liquida &longs;i moue&longs;&longs;e, certo è, come mo&longs;tra Archi­mede, che molto maggiore &longs;arebbe la forza &longs;ua, mouendo&longs;i a linea retta uer&longs;o il centro, che mouendo&longs;i per altro tanto &longs;patio con moto qua&longs;i piano: perche la quantità ne'cor pi &longs;odi, & duri re&longs;ta l'i&longs;te&longs;­&longs;a; & il pe&longs;o quanto piu &longs;i mone rettamente, diuiene &longs;empre piu graue. non è co&longs;i ne'corpi liquidi, ne'quali la quantità non re&longs;ta la mede&longs;ima, con tutto che quella, che re&longs;ta, &longs;i faccia piu graue, & meni maggiore impeto, che s'ella corre&longs;&longs;e a moto qua&longs;i orizontale. Onde ueggiamo ne'molini terragni, l'acqua, che prima era capita da un canale grande con mediocre cor&longs;o, pa&longs;&longs;are tutta per un pic­cioli&longs;&longs;imo canaletto con a&longs;&longs;ai maggiore impeto, che prima: ma nó stando ella raccolta in&longs;ieme, con a&longs;&longs;ai minore grauezza, la quale &longs;egue la quantità. Che &longs;e uorremo che la quantità, & il pe&longs;o &longs;ie­no gli mede&longs;imi, ma che habbiano bi&longs;ogno di canale piu stretto, & piu lungo, per la uelocità del moto; dico che la quantità, & il pe&longs;o po&longs;ti a que&longs;to modo, non &longs;ono altro, che l'impeto: potendo tá­to l'uno quanto l'altro. di maniera che non minore &longs;arebbe la for-za, &longs;e la decaduta fu&longs;&longs;e la metà meno alta, pur che la quantità, & il pe&longs;o in &longs;ua natura re&longs;ta&longs;&longs;e maggiore, & batte&longs;&longs;e nelle pale della ruota con maggiore larghezza del canale, & delle pale, che la ri­ceuono; &longs;e non fu&longs;&longs;e, che con maggiore decaduta piu ageuolmente, &longs;econdo l'u&longs;o commune, &longs;i fanno le ruote piu grandi, & di maggio­re leuatura, il che gioua a&longs;&longs;ai. Ho detto &longs;econdo l'u&longs;o commune, perche da chi &longs;ape&longs;&longs;e bene la ragione, &longs;i potrebbono anco a&longs;pettare le ruote grandi, oue fu&longs;&longs;e poca decaduta. A benche nel moto di que&longs;to i&longs;tromento alzando&longs;i egli poco, & douendo&longs;i la&longs;ciare al­quanto di decaduta all'acqua gia u&longs;cita, non &longs;i potrebbe acconciare ruota di tanta leuatura, che ba&longs;ta&longs;&longs;e per farlo mouere da &longs;e mede­&longs;imo. auenga che la ruota dalla parte di &longs;otto non haurebbe &longs;patio capace per la&longs;ciarla pa&longs;&longs;are, & finire liberamente il &longs;uo giro. Si puo anco aggiungere, che &longs;e la Chiocciola haurà un canale &longs;olo, non manderà l'acqua, &longs;e non in una parte del tempo del giro; &quella di dentro &longs;i mouerà in tutto il giro, re&longs;tando la copia che rie­&longs;ce a&longs;&longs;ai minore. &longs;e haurà duoi canali, bi&longs;ognerà raddoppiare la quantità, & la decaduta di dentro, & co&longs;i raddoppiare anco la forza interna.

Dico di nuouo per maggior chiarezza (tal modo di replicare com molti mezi, ogni uolta piu facili, è stato lodato, & &longs;ouente o&longs;&longs;er­uato da Galeno nelle materie utili, oue &longs;ia bene il di&longs;correre atten­tamente con l'animo) che non u&longs;ceudo da una Chiocciola in un gi­ro, poniamo ca&longs;o piu che &longs;ei pe&longs;i d'acqua, ella non haurà maggior forza in mouere, con tre baaccia di decaduta, in longhezza di al­tre tre braccia, di quella che haueranno circa &longs;e&longs;&longs;antaquattro pe&longs;i, che tutti in un tempo &longs;i mouono di dentro, con circa quatordici on­cie di pendio in duoi canali. uguale forza in ambedue que&longs;te ac­que &longs;arebbe, &longs;e quella, che rie&longs;ce fu&longs;&longs;e tre pe&longs;i, con cinque braccia di decaduta; & quella, che riman chiu&longs;a nell'i&longs;tromento, non fu&longs;&longs;e &longs;e non quindeci pe&longs;i, con un braccio di pendio: perche &longs;i come di fuora la decaduta cre&longs;ce quattro quinti, co&longs;i il pe&longs;o di dentro cre­&longs;cerebbe quattro quinti; & tanta è la proportione del pe&longs;o alla ca­duta, quanta dalla caduta al pe&longs;o; tanto acqui&longs;tando&longs;i d'impeto, quanto &longs;i perde di pe&longs;o. Ma è cono&longs;ciuta dal &longs;en&longs;o, che l'acqua contenuta dalla Chiocciola non &longs;olo uince di quattro quinti, ma di piu a&longs;&longs;ai quella, che rie&longs;ce per ogni giro, & che la decaduta di fuo­ra, quando la Chiocciola è piena, per un &longs;ol canale (il che &longs;i dirà nell'i&longs;tromento de gli Alemani) o per duoi, non uince mai in piu di quattro quinti, o circa il pendio di dentro. abenche &longs;i puo anco con la ragione prouare, che l'acqua di dentro uinca d'a&longs;&longs;ai piu di quattro quinti quella che rie&longs;ce per ogni giro: percioche in otto braccia &longs;ono almeno piu di dieci riuolgimenti del uerme, che oc­cupano noue oncie di lunghezza per cia&longs;cheduno. & in un girointiero della Chiocciola, nel quale tutta l'acqua di dentro decade due uolte, non ne rie&longs;ce &longs;e non la contenuta dell'ultimo mezo riuol­gimento uicino alla bocca di &longs;opra: adunque l'acqua di fuora con qualunque impeto &longs;i uoglia, dando&longs;ile la decaduta, che puo porta­re in lunghezza la eleuatione della Chiocciola; non uincerà mai in forza quella di dentro. Si potrebbe ben for&longs;e proportionare in tal &longs;ito la ruota, & la decaduta con tal lunghezza, che &longs;e l'acqua u&longs;ci&longs;&longs;e continuamente per tutto il giro, pare forza haurebbe l'unaall altra: ma non rie&longs;ce &longs;e non per mezo il giro. adunque la gia u&longs;cita re&longs;terà &longs;uperata per la metà. Ne nuoce cio che &longs;i potrebbe dire, che l'interno pendio di circa &longs;ette oncie in detto i&longs;tromento, &longs;ia per la lunghezza di otto braccia, che rendono dodici, compu­tati li riuolgimenti, & la decaduta di fuora, &longs;i po&longs;&longs;a fare in lun­ghezza di &longs;olamente tre, o quattro braccia; cioè, &longs;ino al mezo de la Chiocciola, o circa: imperoche non importa che la decaduta &longs;ia in maggiore lunghezza, purche quando ella &longs;i uorrà fare maggio­re in minore lunghezza, l'acqua &longs;ia l'i&longs;te&longs;&longs;a; & &longs;empre ui &longs;i troui l'i&longs;te&longs;&longs;a proportione di forza, per l'accre&longs;cimento di quella, & lo accorciamento di que&longs;ta. &longs;i puo fare che la lunghezza cre&longs;ca, & la decaduta &longs;cemi: che la decaduta cre&longs;ca, & la lunghezza &longs;cemi quanto &longs;i uuole, che &longs;empre re&longs;terà l'i&longs;te&longs;&longs;a forza nell'i&longs;te&longs;&longs;a quan­tità d'acqua. Quanto l'acqua andrà piu ueloce, per e&longs;&longs;ere accre­&longs;ciuto il pendio, & &longs;cemata la lunghezza, tanto piu &longs;arà impe­tuo&longs;a; benche minore in quantità, & capita da piu stretto, & me­no alto canale &longs;empre alla proportione; tanto perdendo della gra­uezza, & quantità &longs;ua naturale nell'i&longs;te&longs;&longs;a lunghezza, quanto n'acqui&longs;ta per la uelocità, &, come dicono i Geometri, per lo &longs;ito. All'oppo&longs;ito quanto l'acqua andrà piu tarda per e&longs;&longs;er&longs;i accre&longs;ciuta la lunghezza, & alzato il pendio; tanto l'acqua la&longs;cierà dell'im­peto, & del pe&longs;o &longs;econdo il &longs;ito, stagnando in &longs;e ste&longs;&longs;a: ma haurà bi&longs;ogno di piu alto, & lungo canale, che capi&longs;ca la &longs;ua naturale quantità, & grauezza, la quale re&longs;ta piu unita.

Belli&longs;&longs;ima è ueramente que&longs;ta &longs;peculatione, da cui pende in gran parte la ragione di tutti li moti, che &longs;i po&longs;&longs;ono fare con la forza de l'acqua, & da cui ottimamente &longs;i puo leuare dall'animo di molti il &longs;opra humano de&longs;iderio di uolere fare il moto perpetuo; il quale il grande IDDIO non ha uoluto ordinare ne i cieli i&longs;te&longs;&longs;i, che pur &longs;ono tenuti eterni per lo loro mouimento eterno, &longs;enza aggiunger­ui un motore, che anco e&longs;&longs;o &longs;ia eterno, diuer&longs;o dalla &longs;o&longs;tanza loro. Abenche dunque la caduta di &longs;ette oncie di tutta l'acqua di dentro &longs;ia in i&longs;patio di dodici braccia di lunghezza, non &longs;arà pero mai sforzata da quella di fuora, &longs;e bene sbocca&longs;&longs;e continuamente, & fu&longs;&longs;e in quanto minore lunghezza, & piu alto pendio &longs;i uoglia. Non è gia molto difficile ad imaginar&longs;i, & intender&longs;i que&longs;to per ue ro da chi è alquanto e&longs;&longs;ercitato nelle proportioni mathematice, &geometrice. tutta uia perpiu facilità, & perche &longs;arà utile ad infi­nite opere, col modo che &longs;ogliono Platone, & Galeno; porremo con tal methodo un'e&longs;&longs;empio tolto dalla natura i&longs;te&longs;&longs;a del &longs;oggetto di cui &longs;i ragiona; che qua&longs;i &longs;empre egli &longs;arà in uece di ragione de­mo&longs;tratiua. Sia un canale di larghzza di otto braccia, & hab­bia l'acqua alta poniamo ca&longs;o &longs;ei oncie. habbia una caduta di &longs;ette oncie, con lunghezza di noue oncie. haurà poniamo ca&longs;o quattro gradi di forza. stringa&longs;i dopo que&longs;ta decaduta, la larghezza del canale a poco a poco alla duodecima parte di lui; di modo, che la bocca di &longs;otto &longs;ia otto oncie, &longs;eruando la mede&longs;ima altezza. ma &longs;e gli dia dodici uolte tanta decaduta in dodici uolte tanta lunghez­za, quanta haueua prima; che &longs;arà ottanta quattr'oncie di deca­duta, in lunghezza di cento otto oncie. co&longs;i il canale della deca­duta nel cominciare &longs;arà otto braccia, nel finire otto oncie; qua&longs;i in figura d'un triangolo equilatero, la cui ba&longs;i &longs;ia otto braccia, gli lati noue, inchinati per ottanta quattro oncie. Allhora dico, che l'acqua u&longs;cirà tutta alta come prima per lo canale co&longs;i ri&longs;tretto, nó rigorgando mai in dietro; & haurà tanta forza ne piu ne meno nel fondo del canale piu stretto, con l'impeto, & la uelocità; &longs;e bene la quantità iui &longs;arà &longs;cemata; quanta n'haueua prima nella fine della larga, & poca decaduta di &longs;ette oncie; & tanta nel me­zo, quanta n'haueua prima nel mezo dell'altro: & co&longs;i dell'altre parti alla proportione: purche ognuna di que&longs;te larghezze habbia l'incontro pare alla &longs;ua mi&longs;ura. Similmente nella i&longs;te&longs;&longs;a &longs;econda decaduta, tanta è la forza nel mezo per la quantità, quanta nel fine, per la uelocità, & per l'impeto: & co&longs;i nell'altre parti tutte &longs;erua l'i&longs;te&longs;&longs;a proportione. Ma &longs;e la decaduta &longs;i face&longs;&longs;e maggiore, & in minor lunghezza; come s'ella fu&longs;&longs;e di cento oncie, in lun­ghezza di ottanta, allhora l'acqua non ba&longs;terebbe a riempire il triangolo; & &longs;arebbe me&longs;tieri, ch'egli o &longs;i rin&longs;tringe&longs;&longs;e, o non ha­ue&longs;&longs;e l'acqua alta come prima: &longs;arebbe tuttauia di pare impeto, & di pare pe&longs;o alla &longs;ouradetta in ogni parte di lei, facendo&longs;i le par ti tanto piu breui, quanto &longs;i fu&longs;&longs;e accorciata la lunghezza. Per lo contrario, &longs;e &longs;cemando la decaduta ella &longs;i e&longs;tende&longs;&longs;e in maggiore lungezza, l'acqua farebbe rigorgo, & non potrebbe pa&longs;&longs;are tutta per la bocca di &longs;otto; s'ella, accioche le &longs;ponde non fu&longs;&longs;ero troppo ba&longs;&longs;e, non s'allarga&longs;&longs;e. & in tal maniera &longs;i uaria la proportione&longs;econdo che è diuer&longs;a la lunghezza, & l'altezza della decaduta, restando l'i&longs;te&longs;&longs;a forza per le norme delle dette mi&longs;ure.

Da &longs;imili proportioni po&longs;&longs;ono deriuare belli&longs;&longs;ime, & utili&longs;&longs;i­me ragioni per molti effetti: pur per non e&longs;&longs;ere cio principale fine in que&longs;ti &longs;critti, la&longs;cierenio, che &longs;ieno raccolte da chi uorrà porui alquanto di studio. una &longs;ola per &longs;aggio dell'altre non trala&longs;cierò. & è que&longs;ta. Che errano a&longs;&longs;ai in dare la forza a'molini terragni coloro, (& non ho ancor ui&longs;to alcuno, che non lo faccia) che non ri&longs;tringendo il canale ordinario della decaduta, &longs;empre a poco a poco &longs;ino in fine, ma facendo la bocca di lei a&longs;&longs;ai piu stretta, che la larghezza del canale ordinario di &longs;opra, &longs;ono cagione, che l'ac­qua, che è per cadere, rigorga, & qua&longs;i stagna, con poco utile a ri&longs;p etto del danno. & quella, che decade, e&longs;&longs;endo imboccata nel principio della decaduta in poca quantità, &longs;i troua in a&longs;&longs;ai minore nella fine, oue batte la ruota: cioè, che &longs;e nel principio è alta quat­tro oncie, &longs;i troua a&longs;&longs;ai meno alta nella &longs;ine, benche có piu gagliar­do impeto. ilche non auerrebbe, &longs;e la bocca nel principio fu&longs;&longs;e lar­ga come il canale ordinario, & poi a poco a poco &longs;i stringe&longs;&longs;e alla proportione della decaduta: percioche l'acqua quanto piu abba&longs;­&longs;ando&longs;i &longs;i stringe&longs;&longs;e, tanto manco perderebbe di altezza; & co&longs;i nella fine hauerebbe la mede&longs;ima profondità, che nel principio; & tanto piu hauerebbe d'impeto, & di forza, quanto maggiore ri­tene&longs;&longs;e l'altezza. Ho detto con poca utilità a ri&longs;petto del danno, perche &longs;e bene lo stagnare di &longs;opra alza l'acqua, & è cagione, che ella s'imbocchi piu alta nella decaduta, che non farebbe; tuttauia que&longs;ta altezza, & que&longs;ta quantità &longs;i perde per la maggior parte, &longs;pargendo&longs;i per la lunghezza, & larghezza del canale ordinario di &longs;opra: ilche non hauerebbe facendo&longs;i come s'è detto: anzi tutta la quantità, & il pe&longs;o del canale ordinario, pa&longs;&longs;erebbe &longs;enza per­der&longs;erne una giocciola in modo alcuno; & &longs;i trouerebbe a&longs;&longs;ai piu alta in fondo, che non fa stagnando nel canale largo di &longs;opra. Il mede&longs;imo adunque auerra in que&longs;ta machina, &longs;e in fare la decadu­ta di fuora &longs;i accorcierà la lunghezza, & s'accre&longs;cerà il pendio, la proportione &longs;arà in maniera, che la forza &longs;arà l'i&longs;te&longs;&longs;a di dentro & fuora in qualunque parte del &longs;ito &longs;i uoglia; purche &longs;i &longs;erui la &longs;im metria del punto del lungo al punto del corto pendio, & l'acqua corra continuamente co&longs;i fuora come dentro. ma que&longs;to come hoarco accennato di &longs;opra, non è in effetto: peroche l'acqua d'un ca­nale di dentro cade &longs;ette oncie, due uolte in un giro, & quella di fuora non rie&longs;ce &longs;e non una uolta: &longs;iche &longs;e bene la decaduta, & la lunghezza fu&longs;&longs;e pare in ambedue l'acque; la quantità, & la grauezza naturale re&longs;ta la metà meno di fuora, & con meza la forza &longs;olamente: perche &longs;e l'acqua dentro è alta tre oncie, non &longs;a­rà di fuora, data la parità nell'altre co&longs;e, &longs;e non una & meza; & in ogni ca&longs;o re&longs;terà inferiore per la metà de'gradi. Similmente &longs;e il canale &longs;arà doppio, & in un giro intiero &longs;empre uer&longs;era acqua, la decaduta anco dentro &longs;i radoppierà, & re&longs;terà l'i&longs;te&longs;&longs;a propor­tione. molto maggior danno &longs;eguirebbe, &longs;e fu&longs;&longs;e &longs;emplice il cana­le, nel modo, che &longs;egue, introdotto da gli Alamani: perche non sbocca &longs;e non per la quarta parte del giro.

Gli Alamani huomini &longs;opra tutti gli altri indu&longs;trio&longs;i in tali ri­trouati, è ueri&longs;imile, che haue&longs;&longs;ero con&longs;ideratione &longs;opra la mag­gior parte de'&longs;ouradetti impedimenti nati da'precetti di Vitruuio: imperoche molto tempo ha, che compo&longs;ero que&longs;to i&longs;tromento con l'anima piu &longs;ottile, & piu lunga; con il canale piu stretto, con il pendio minore, & con il uerme altrimente tirato, che non in&longs;egna Vitruuio: ne in co&longs;a alcuna o&longs;&longs;eruarono le regole di que&longs;to autore. Trouarono, s'io non m'inganno, la ragione detta poco auanti del­l'a&longs;ce&longs;a dell' acqua in que&longs;to i&longs;tromento; dalla quale conchiu&longs;ero, ch'egli potcua far lungo quanto l'anima poteua &longs;o&longs;tenere &longs;enza piegar&longs;i; non hauendo riguardo alla gro&longs;&longs;ezza di lei. Di piu, che il canale &longs;i poteua far largo, & stretto; purche camina&longs;&longs;e &longs;empre ad un modo, &longs;econdo l'eleuatione, che &longs;e gli uoleua dare. Oltra cio che il uerme &longs;i poteua far alto quanto &longs;i uoleua, compa&longs;&longs;ando pero ogni co&longs;a con la forza del motore. Co&longs;i &longs;i ri&longs;ol&longs;ero di fermarlo con l'anima di poco diametro, per fare il pe&longs;o piu uicino al centro; & di tanta lunghezza quanto giudicarono ba&longs;tare, accio non &longs;i pie­ga&longs;&longs;e. &longs;opra que&longs;ta tirarono un uerme &longs;olo, caminando a&longs;&longs;ai piu stretto, che per gli ottanti; & non la&longs;ciando parte alcuna di lei, che non haue&longs;&longs;e canale per riempir&longs;i d'acqua. alzarono poi tantoli uermi per la gro&longs;&longs;ezza dell'i&longs;tromento quanto era a&longs;&longs;ai a riceue­re pe&longs;o atto ad e&longs;&longs;ere mo&longs;&longs;o da mediocre motore. A que&longs;to modo oprarono, che con piu corta Chiocciola l'acqua poggiaua a&longs;&longs;ai piu in alto, che có gli aui&longs;i di Vitruuio: &longs;i perche non perdeuano moltaparte di lei &longs;otto la &longs;uperficie dell'acqua, &longs;i anco perche e&longs;&longs;endo ti­rato il canale a&longs;&longs;ai piu stretto, che per gli ottanti, &longs;i poteua &longs;are la eleuatione a&longs;&longs;ai maggiore: e&longs;&longs;endo che il pendio del uerme mi&longs;ura­to dalla gro&longs;&longs;ezza dell'anima, re&longs;ta &longs;empre &longs;uperiore all'eleuatione fatta per poco meno che a piombo. Con que&longs;to i&longs;tromento co&longs;i compo&longs;to, un Tede&longs;co con &longs;uo grandi&longs;&longs;imo guadagno, & ine&longs;tima­bile bene&longs;icio della &longs;anità publica, uotò in breue tempo qua&longs;i tutte le Cantine, & i luoghi ba&longs;&longs;i di Roma, che &longs;i riempirono dell'acqua del Teuere nell'ultimo &longs;uo diluuio: ne da indi in qua per molto tempo &longs;i è mai piu ueduto in Italia. Ho pero inte&longs;o, che l'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Sig. Ve&longs;pa&longs;iano Gonzaga ne fece portare a gli anni pa&longs;&longs;ati uno di Alamagna, fatto di fuora alla &longs;embianza della Chiocciola figura­ta fra le machine di Flauio Vegetio. Et io nel verno pa&longs;&longs;ato alla Giudecca in Venetia ne uidi &longs;ei belli&longs;&longs;imi accoppiati, & rizzati in uno edificio di grandi&longs;&longs;ima &longs;pe&longs;a; apparecchiato per uolere fare un molino da acqua in quella Città, che n'ha ine&longs;timabile bi&longs;ogno, da un Me&longs;&longs;er Ale&longs;&longs;andro Bologne&longs;e; huomo, come io conobbi poi, a&longs;­&longs;ai giudicio&longs;o, d'a&longs;&longs;ai buone lettere; & che non &longs;olamente opera bene nell'arte del di&longs;egno, & del toccar di penna; ma anco ad imi­tatione d'. Archimede, lauora con le proprie mani eccellentemente in que&longs;te fabriche mecanice. Ma que&longs;to ordigno co&longs;i formato, ben­che &longs;chi&longs;&longs;i molte delle imperfettioni dette, manca pero in quello, che importa &longs;opra ogni altra co&longs;a; cioè, nella quantità dell'acqua: per cioche con un canale &longs;i stretto, & picciolo pochi&longs;&longs;ima acqua &longs;i puo leuare; & quella poi rie&longs;ce tanto di rado, che in ogni giro non sbocca &longs;e non per la quinta, o quarta parte del tempo, che ui corre a compirlo. &longs;enza che &longs;i &longs;pe&longs;&longs;i &longs;ono li riuolgimenti del canale, che anco con que&longs;ta poca acqua &longs;i fa il pendio di dentro maggiore, & molto piu di&longs;&longs;icile. Et &longs;e &longs;i uole&longs;&longs;e fare il uerme piu alto, cioè, in gro&longs;&longs;ezza dell'in&longs;tromento, per hauer piu acqua, la fatica &longs;arebbe anco maggiore: perche cre&longs;cerebbe il pendio in lunghezza in&longs;ieme con l'accre&longs;cimento del pe&longs;o dell'acqua, facendo&longs;i anco piu lontano dal centro. Io stimo che que&longs;to ualent'huomo &longs;pera&longs;&longs;e, per la ue­locità del moto, che haueua ordinato con una ruota di piu di cento denti, che era per uoltare le rocchette di circa dodici fu&longs;a fi&longs;&longs;e ne' perni di &longs;opra delle chiocciole, di &longs;upplire al difetto del canale pic­ciolo, & dello &longs;patio per tanto tempo trala&longs;ciato del cor&longs;o dell'ac-qua; accioche quello, che non poteua fare con la quantità di lei chiu&longs;a nel canale, face&longs;&longs;e con la pre&longs;tezza del farla entrare, & u&longs;ci re: a &longs;omiglianza del no&longs;tro pol&longs;o, il quale quando non puo tirare a&longs;&longs;ai aere per e&longs;&longs;ere poco eleuato, &longs;i s&longs;orza almeno di farlo con mo­uer&longs;i con piu frequenza, & maggiore uelocità. La quale imagi­natione, in&longs;ieme con altre tali, &longs;e fia riu&longs;cibile nell'opere mecanice, oue i motori non &longs;ono potenti&longs;&longs;imi, & &longs;i mantengono con graui&longs;&longs;i­ma &longs;pe&longs;a; quelli lo uedranno, che con qualche attentione leggeran­no il &longs;econdo di&longs;cor&longs;o. ba&longs;ti per hora l'hauere accennato, che il ue­dere come que&longs;to i&longs;tromento alza qua&longs;i tanto, quanto è lungo, non debbe allettare alcuno a &longs;eruir&longs;ene in opere, oue &longs;i ricerchi gran copia d'acqua: tanto piu, che come &longs;i uedrà nel terzo di&longs;cor&longs;o, for­mandolo al modo, che diremo hor'hora, &longs;i puo &longs;ituare in modo che anco girato da una statera, tirata da un cauallo; benche non &longs;ia eleuato piu che delle cinque parti le tre, non &longs;arà huopo che il rag­gio del timpano dentato &longs;ia molto lungo; & in tal gui&longs;a ne &longs;eguirà molto maggior copia d'acqua alla mede&longs;ima altezza, con moto a&longs;­&longs;ai ueloce, & con piu leggiera fatica.

Pappo, & Dioni&longs;odoro; quello nel trattato de gli i&longs;tromenti me­canici, & que&longs;ti in certi pezzami d'un'opera di &longs;imile materia, di cui non &longs;i legge il titolo, e&longs;&longs;endoui re&longs;tato &longs;olamente il nome dell' autore; con facili&longs;&longs;ima breuità mo&longs;trano la uera, & piu utile uia di fabricare la Chiocciola. Piglia (dice Pappo) un &longs;o&longs;tegno, che non &longs;i pieghi, tornito a &longs;e&longs;ta; lungo, & alto quanto ba&longs;terà a tira­re duoi canali di &longs;pire equidi&longs;tanti, capaci di tanta quantità d'ac­qua quanta potrà e&longs;&longs;ere mo&longs;&longs;a dal motore, che hai ordinato, all'al­tezza, che ti fa bi&longs;ogno. Vi aggiunge Dioni&longs;odoro, che l'eleua­tione &longs;i &longs;arà &longs;econdo la ragione del pendio de'uermi a ri&longs;petto di lei. Dio buono con quanta breuità, & chiarezza, hanno que&longs;ti duoi ualenti Greci compre&longs;o tutto il magi&longs;tero di &longs;i utile i&longs;tromento? Dicono, che il &longs;o&longs;tegno &longs;i faccia lungo quanto bi&longs;ogna, purche non &longs;i pieghi, non hauendo riguardo alla gro&longs;&longs;ezza: perche la lunghez za di que&longs;to i&longs;tromento, &longs;e non &longs;i piegherà, potrà e&longs;&longs;ere tirata in infinito. Ne mi &longs;ono mai potuto imaginare, che co&longs;a ragioneuol­mente pen&longs;ata &longs;pinge&longs;&longs;e Vitruuio a &longs;criuere quel precetto, cagione di tanta imperfettione: non fu perche egli haue&longs;&longs;e dubbio, che la lunghezza maggiore della decima &longs;e&longs;ta parte, non fu&longs;&longs;e per reggererettamente al pe&longs;o, uedendo&longs;i il contrario per e&longs;perienza. non &longs;u perche la lunghezza maggiore fu&longs;&longs;e atta ad impedire la &longs;alita dell' acqua, po&longs;cia che in ogni punto di tale i&longs;tromento &longs;i po&longs;&longs;a comin­ciare, & finire il moto; & per l'i&longs;te&longs;&longs;a ragione po&longs;&longs;a &longs;eguire a qua­lunque altezza egli &longs;egue dentro alla mi&longs;ura di Vitruuio. non fu per che il motore non fu&longs;&longs;e per hauer &longs;orza, &longs;e &longs;i face&longs;&longs;e piu lungo, & haue&longs;&longs;e tuttauia l'anima gro&longs;&longs;a &longs;econdo que&longs;ta mi&longs;ura: perche egli non determina la forza del motore, ne il numero de gli huomi­ni, che l'hanno a mouere: & per l'oppo&longs;to è fal&longs;o, che facendo&longs;i un'anima &longs;ottile, come di due, o tre oncie; ogni fanciullo non fu&longs;&longs;e atto a mouerla a&longs;&longs;ai piu lunga, che con que&longs;ta &longs;immetria. Perche fu adunque? Io stimo, che quello Scrittore per altro marauiglio­&longs;o, face&longs;&longs;e in que&longs;to cio che ha fatto in molte altre co&longs;e, & cio che fanno anco hoggidì molti altri. & che uedendo alcune fabriche approuate dal tempo, & dall'u&longs;o; &longs;enza cercarne &longs;ottilmente la cagione, de&longs;criuono le mi&longs;ure loro come norme di tutte l'altre; & co&longs;i non la&longs;ciano il modo di potere uariare &longs;econdo l'occa&longs;ioni. Se la colonna dorica, poniamo ca&longs;o, &longs;i &longs;arà di marmo, o di pietra du­ra, con la mi&longs;ura di Vitruuio; non &longs;i dè a&longs;&longs;ermare, che non &longs;arà buona; che per tale molte uolte nelle fabriche qua&longs;i eterne l'ha mo &longs;trato la proua. ma s'ella per la grandezza, & altezza della fa­hrica ha da e&longs;&longs;ere in modo, che o la pietra non ui &longs;ia, o non ui &longs;ia al propo&longs;ito, haura&longs;&longs;i a stabilire di mattoni, o d'altra materia men forte, con l'i&longs;te&longs;&longs;a &longs;immetria? Il &longs;imile dico di molte altre co&longs;e, che po&longs;&longs;ono oppor&longs;i. Quindi è nato, che molti de i piu eccellenti archi­tetti d'hoggidì, con&longs;iderate bene le ragioni, & le circo&longs;tanze tutte delle fabriche, che hanno a di&longs;egnare, s'allontanano molte uolte da i precetti di que&longs;to autore. ne &longs;anno, &longs;econdo la per&longs;ua&longs;ione di alcuni altri, che a gui&longs;a di Medici empirici, u&longs;ano gli i&longs;te&longs;&longs;i rime­di in diuer&longs;e età, diuer&longs;i temperamenti, diuer&longs;e regioni, diuer&longs;i membri, & for&longs;e anco diuer&longs;e cagioni d'una i&longs;te&longs;&longs;a infirmità. Vi­truuio, s'io non m'inganno, uide una Chiocciola con le mi&longs;ure &longs;critte da lui, fare ottimo effetto nella quantità dell'acqua; ma che alzaua poco, perche for&longs;e il bi&longs;ogno, quando &longs;i fabricò, con buona ragione, non ne uoleua piu; & &longs;enza rintracciare, od almeno in­&longs;egnare altra cagione, &longs;cri&longs;&longs;e i precetti, &longs;econdo la mi&longs;ura di quella aggiungendoui, che alzaua poco.

Si puo adunque fare il &longs;oftegno lungo, & &longs;ottile quanto &longs;i uuole: si po&longs;&longs;ono tirare i canali equidi&longs;tanti larghi, stretti, & alti quan­to &longs;i uuole: ma bi&longs;ogna che tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ieno proportionate alla forza del motore, & all'altezza, che &longs;i ricerca. ilche a che con&longs;idera la ragione &longs;ouradetta della cagione della eleuatione, per cui l'acqua pogg ia in alto (io nó replicherò fuor di propo&longs;ito le co&longs;e gia dichiarate) non &longs;arà molto difficile, o trauaglio&longs;o ad intender­&longs;i. ma per porlo in e&longs;&longs;ecutione, & fermare &longs;icuramente con l'e&longs;pe­rienza l'effetto guidato dalla ragione è stato nece&longs;&longs;ario farne mol­ti modelli piccioli, et grandi; hor con una gro&longs;&longs;ezza, & lunghez­za d'anima; & hor con una lunghezza, et altezza de'canali, hor con un'altra per poter proportionare il tutto al motore, & all'or­gano &longs;uo. Alla perfine è conchiu&longs;o, che l'anima &longs;ia tredici braccia lunga, & gro&longs;&longs;a quattr'oncie. che e&longs;&longs;endo d'abete, legname di for­ti&longs;&longs;imo nerbo, in tal mi&longs;ura non &longs;i piegherà, & &longs;arà leggieri&longs;&longs;ima. Li canali larghi &longs;ei oncie, alti due oncie, o poco piu: tirati con uer mi di &longs;alice: inchiodati có piccioli chiodi l'un &longs;opra l'altro; perche null'altro legno &longs;eruirebbe alle pieghe delle &longs;pire: & e&longs;&longs;endo im­pecciato dura, & re&longs;i&longs;te lungamente all'acqua. La coperta pari­mente &longs;ia d'abete, inchiodata &longs;u i uermi, impecciata dentro, & di fuora, & bene ri&longs;tretta con certe coreggie di ferro artificio&longs;e, che non accade a de&longs;criuere, potendo&longs;i uedere in opera. Co&longs;i formata stara' na&longs;co&longs;ta con tutta la bocca un braccio &longs;otto l'acqua. Il re&longs;to &longs;arà dodici braccia, che alzano, & leuandola delle cinque parti le tre, &longs;ette braccia, & tre oncie, è poco piu di meza. Et perche il pendio re&longs;ta di duoi quinti per ogni &longs;ei oncie, che &longs;ono quarantotto quinti, cioè, noue oncie, & tre quinti; &longs;i puo alzare piu delle cin­que parti le tre; & fare che l'eleuatione, fuora della &longs;uperficie de l'acqua, &longs;ia almeno &longs;ette braccia, & mezo. a que&longs;ta foggia l'ac­qua, per e&longs;&longs;ere il canale doppio, &longs;arà dodici oncie di fuora, & di dentro, &longs;econdo la mi&longs;ura Piacentina; con cor&longs;o di pendio di circa noue oncie: o facendo l'eleuatione nel &longs;econdo modo di circa &longs;ei on­cie, in lunghezza di circa diciotto braccia, per li riuolgimenti de' uermi: il quale pendio, come diremo nel terzo di&longs;cor&longs;o, è molto maggiore dell'ordinario, & mena a&longs;&longs;ai piu acqua del &longs;olito.

Dalle ragioni dette auiene, che quando &longs;i ferma que&longs;to i&longs;tromé­to, ancor ch'egli &longs;ia &longs;ituato obliquamente col &longs;uo giu&longs;to pendio,l'acqua &longs;i troua nondimeno e&longs;&longs;ere fermata alla liuella, ne mai pure una gocciola ne torna in dietro per l'inchinamento &longs;uo alla bocca di &longs;otto, &longs;e bene &longs;empre re&longs;ta aperta: auenga che tornandone, &longs;ali­rebbe in alto &longs;enza artificio alcuno. Si uede ancora qualmente con i&longs;traordinaria indu&longs;tria (in cio è la forza di que&longs;to marauiglio&longs;o magi&longs;tero) s'auanza piu di cinque &longs;e&longs;ti del pendio in fare a&longs;cende­re a qualunque altezza &longs;i uoglia, grandi&longs;&longs;ma quantità d'acqua; perche con poco piu di noue oncie di pendio, & con manco a chi fa­rà come poco ha habbiamo detto, l'acqua &longs;i trouerà montata circa &longs;ette braccia, & mezo. il che non occorre, ne puo occorrere, in qualunque altra machina: e&longs;&longs;endo nece&longs;&longs;ario in qual che &longs;ia, fuor di que&longs;ta, che per tanta decaduta &longs;i alzi l'acqua per quanta &longs;i uuo­le che &longs;aglia. Tale Chiocciola ha la ragione de gli. Alamani, di fare il pe&longs;o uicino al centro quanto ha potuto tolerare la proportio ne dell'altre co&longs;e: cioè, leuando a quanta altezza, & quanta co­pia d'acqua po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere leuata dalla forza d'un'huomo di mediocre lena, che habbia a durare, col mezo dell'organo, di cui &longs;i dirà fra poco. & è &longs;i compa&longs;&longs;ata la quantità con l'eleuatione, & con la forza del motore, che, come io credo, nulla piu ui &longs;i potrà aggiungere per cauar l'acqua a maggiore altezza, che &longs;i po&longs;&longs;a. che quando cio non fu&longs;&longs;e, &longs;i potrebbe formare piu corta, & piu gro&longs;&longs;a; &longs;i che cauerebbe tanto piu acqua. Et per dare una &longs;omiglianza di &longs;og­getto a&longs;&longs;ai piu noto ad alcuni, li Medici anc'e&longs;&longs;i &longs;ono sforzati a di­&longs;correre nel mede&longs;imo modo di proportioni. Le infermità, con le &longs;ue cagioni, & l'altre co&longs;e; oltra gli accidenti appartenenti a lei; &longs;ono come il pe&longs;o: il calore naturale, & le potenze dell'anima &longs;ono &longs;imili al motore: li medicamenti, & la ragione del uiuere s'ap­pareggiano all'organo del moto. Quando que&longs;te co&longs;e hanno pro­portione infra di loro, il Medico con&longs;egui&longs;&longs;e il fine de&longs;iderato, all'oppo&longs;to, &longs;e od il calore è piu debole, che non conuiene, o l'in&longs;ir­mità troppo graue; o gli stromenti del uitto, & de'medicamenti non hanno i gradi, & le conditioni, che loro s'appertengono, &longs;i grande è il ualore delle proportioni, che &longs;ini&longs;tro è &longs;empre l'effetto, che ne rie&longs;ce. Vi è pero gran differenza in altro infra di loro: per che l'opere mathematice, oltra le certi&longs;&longs;ime &longs;ue dimo&longs;trationi, &longs;e o per la materia, o per li gradi delle co&longs;e, o per lo concor&longs;o di mol­te, & talhor a contrarie cagioni, hanno qualche impedimento, &longs;ipo&longs;&longs;ono &longs;coprire, & a&longs;&longs;icurare col &longs;en&longs;o: & una fiata, che &longs;ieno ca­duto bene, &longs;empre che &longs;i &longs;eruerà il mede&longs;imo ordine, &longs;aranno il me de&longs;imo: e&longs;&longs;endo che &longs;empre po&longs;&longs;ono concorrere le mede&longs;ime co&longs;e. Non è co&longs;i nelle medicinali, oue oltra che le ragioni per la mag­gior parte &longs;ono artificio&longs;amente congietturali; & non &longs;ono i &longs;uoi gradi, & le &longs;ue cagioni co&longs;i apertamente cono&longs;ciute dal &longs;en&longs;o; di rado è che non &longs;i uarijno in tante maniere, quanti &longs;ono i &longs;oggetti in&longs;ieme con le circo&longs;tanze loro. ne una e&longs;perienza fatta bene una uolta, &longs;eruirà con quelli i&longs;te&longs;&longs;i mezi ficuramente, & con giu&longs;ta pro portione per alcun'altra: anzi qua&longs;i &longs;empre, &longs;e non &longs;i mutano infi­niti auertimenti, re&longs;terà nell'altre occa&longs;ioni del tutto fallace.

Ora che di&longs;corro io con la mi&longs;ura delle proportioni &longs;opra la for­za dell'utili&longs;&longs;imo artificio della Chiocciola, &longs;e &longs;i uede apertamente, che il mouimento delle &longs;pire, con le quali ella è compo&longs;ta, ageuola la &longs;alita a qua&longs;i tutte le co&longs;e co&longs;i naturali, come artificiali? Il Sole col moto delle &longs;pire, mouendo&longs;i ogni giorno un grado per l'obliquità del Zodiaco; hor s'auicina, hor s'allontana da no&longs;tri capi: & in tal gui&longs;a arrecandoci diuer&longs;e mutationi ne'quattro tempi dell'an­no, è cagione, che tutte quelle &longs;pire co&longs;pirino alla con&longs;eruatione di que&longs;ti corpi inferiori. di &longs;pire altre&longs;i è il moto della Luna, & di tutte l'altre stelle fi&longs;&longs;e, & erranti: qua&longs;i null'altro mouimento nelle loro sfere fu&longs;&longs;e piu atto a partorire la lontananza della loro cadu­ta, & il uicinato della loro &longs;alita appo diuer&longs;e nationi; che il pog­giare, & lo &longs;cendere col uiaggio delle &longs;pire. ne altro fra'corpi cele&longs;ti fu il moto Lenlab del grandi&longs;&longs;imo Hiparco, il qual moto molto è celebrato dal &longs;ottile Auerrois, per i&longs;chifare i giri cótrari, & gli Epicidi nelle sfere; che la potenza, & il concor&longs;o de'circoli. Onde l'huomo qua&longs;i mondo picciolo, et in&longs;ieme con lui la maggior parte de gli animali meno perfetti, non &longs;olamente ne'riuolgimenti delle budella; ma anco nelle fila di molte altre parti, per le quali montano, & &longs;cendono gli humori; ci mo&longs;trano la gran commodità del tratto delle &longs;pire: di cui hora, accio ch'io non incorra in troppo affettata o&longs;tentatione di dottrina medicinale, non è bene, che &longs;e ne ine&longs;tino piu lunghi &longs;ermoni. ba&longs;ti dire, che gli i&longs;te&longs;&longs;i animali nella &longs;alita di qualche monte, o d'altro pendio, con appetito ueramente &longs;ano, eleggono il camino delle &longs;pire, come meno fatico&longs;o, piu pre&longs;to che alcuno de gli altri. Se i &longs;erpenti hanno a &longs;alire alla cima d'un'albero, qual moto in&longs;egna loro l'i&longs;tinto &longs;uo piu facile, che lo &longs;pirale? non s'aiutano a&longs;&longs;ai con l'ageuolezza di lui, il Nibbio, lo Sparuie­re, l'Aquila, il Falcone, & altri augelli mentre &longs;eguendo l'appe­tito naturale piace loro di uolare a&longs;&longs;ai in alto? Che piu? le piante, che (come dicono i Filo&longs;ofi) non hanno moto progre&longs;&longs;iuo, quando non &longs;ia conce&longs;&longs;a loro forza di leuar&longs;i da &longs;e ste&longs;&longs;e uer&longs;o il cielo, & habbiano uicino un'albero, o qual &longs;i uoglia appoggio fermo, non con altra norma &longs;ono ammae&longs;trate nell'a&longs;cendere dalla &longs;agace na­tura, che con l'accre&longs;cimento delle &longs;pire. & quindi la uite, l'hel­lera, la zucca, il lupilo, & altre &longs;imili piante, &longs;i sforzano con que&longs;te &longs;pire d'abbracciare il &longs;o&longs;tegno &longs;uo, & co&longs;i piu facilmente giungere alla fine dell'erto camino incominciato. La&longs;cio gli ritro­uati de gli huomini, po&longs;cia che tutti pendono dalle cagioni &longs;oura­dette formate tutta uia, & inte&longs;e per l'e&longs;&longs;empio dell'opere della madre natura: percioche da que&longs;te conobbero Archimede, & gli altri, che quanto piu la &longs;alita de'corpi graui fu&longs;&longs;e uicina alla per­pendicolare, tanto piu &longs;arebbe fatico&longs;a; & che ni&longs;&longs;un corpo era piu atto ad hauerla meno perpendicolare, che il &longs;o&longs;tegno rotondo col uiaggio delle &longs;pire.

Accettiamo adunque la Chiocciola formata nel modo mo&longs;trato di &longs;opra, per uno i&longs;tromento, in cui conuengono tutte le cagioni, per le quali contra l'ordine naturale, &longs;i puo dare il moto uer&longs;o il cielo a'corpi liquidi, & graui: facendo che l'altezza delle &longs;ei par­ti, non affatichi &longs;e non per una: percioche oltra la ragione della &longs;pire, tirate ad imitatione della natura, ha di piu l'artificio della &longs;immetria dell'inchinamento, che &longs;opra ogni credenza de'uolgari, rende leggiero il pondo, & il giro dal motore; il quale ageuoli&longs;&longs;i­mamente le dà (per co&longs;i dire) molto forte impul&longs;ione. Ma tempo è hormai che per farlo anco piu facile, &longs;i di&longs;corra alquanto &longs;opra l'organo di lui: ilche con quella maggiore breuità, & chiarezza, che &longs;arà po&longs;&longs;ibile u&longs;are in tal materia, &longs;i &longs;arà nel &longs;eguente di&longs;cor&longs;o.

IL FINE.

DE TRE DISCORSI SOPRAIL MODO D'ALZAR ACQVE DA' LVOGHI BASSI.

DISCORSO SECONDO.

SI GRANDE è la potenza del moto locale, che qua&longs;i tutte le &longs;o&longs;tanze, & l'opere della natura, & de gli huomi­ni o &longs;i cono&longs;cono, o &longs;i conducono a fine col mezo &longs;uo. Il moto retto, & il cir­colare ci &longs;coprono le forme de gli ele­menti, & de'cieli; & ni&longs;&longs;una opera­tione de'corpi naturali rie&longs;ce qua giu, di cui non &longs;ia mezo, come d'uniuer&longs;al cagione, il mouimento delle stelle; & come di piu uicina, le tra&longs;inutationi della luna: fra le quali, &longs;e uero è cio che in&longs;egna Ari&longs;totele, &longs;empre precede il moto locale. Ma quanto piu que&longs;to moto &longs;arà ueloce, & gagliardo; tanto piu gli effetti, & l'opere della natura &longs;aranno potenti, & facili: il che &longs;i uede nel cor&longs;o de'Pianeti, & di tuttele stelle; nell'e&longs;&longs;alati one de'uenti, ne'terremoti, nelle procelle del mare, ne i tuoni, ne i baleni, & &longs;pecialmente nel grande artifi­cio, che ha u&longs;ato la madre natura, formando &longs;i belli, & diuer&longs;i organi del moto ne gli animali, & dando loro la facultà dell'ani­ma motrice piu gagliarda, che &longs;ia stato po&longs;&longs;ibile al grado della perfettione delle forme loro. onde quelli ammali, che &longs;ono di mag­giori forze in que&longs;ta facultà, &longs;ono a&longs;&longs;ai piu prezzati, & temuti da gli altri del &longs;uo genere: & fra quelli gli huomini da gli huomini i&longs;te&longs;&longs;i. tali &longs;ono fra gli animali di terra, l'elefante, il leone, il ca­uallo, il toro: fra gli augelli il griffo, l'aquila, il falcone: fra'&longs;er­penti li dragoni: & fra pe&longs;ci molti, de'quali hora non importa ra&longs;­&longs;egnarne il nome. L'huomo cono&longs;cendo que&longs;to, con l'aiuto del di­&longs;cor&longs;o, che a lui è stato conce&longs;&longs;o in uece di tutte quelle parti, nellequali egli cede a gli altri animali, & gli altri corpi inferiori; con­tra l'impeto loro ha oppo&longs;to le ca&longs;e, le fortezze, l'armature; & ha anco procacciato d'hauere moti gagliardi&longs;&longs;imi in &longs;uo fauore, o per di&longs;ender&longs;i da altri, o per &longs;oggiogare &longs;otto l'imperio &longs;uo chi piu egli &longs;i &longs;arà per&longs;ua&longs;o, che &longs;ia bene: imperoche gli e&longs;&longs;erciti, che &longs;ono compo&longs;ti d'huomini, di caualli, di elefanti, di &longs;aette, d'armi in ha&longs;ta, d'archibu&longs;i, di bombarde, & di tanti altri i&longs;tromenti, non &longs;ono altro, che un'unione di co&longs;e, atta a partorire gagliardi&longs;&longs;imo moto locale: ne con altro mezo, che con que&longs;to, ognuna di loro è guida­ta all'opera del &longs;uo fine. Per l'i&longs;te&longs;&longs;a cagione l'armate di mare, có la figura bene, & mathematicamente proportionata de'lor legni; con l'albero, & le uele, co'remi, col timone, & con gli altri i&longs;tro­menti, in niente altro piu uagliono, che nell'impeto del mouimento loro. per la qual co&longs;a non è marauiglia &longs;e tutti gli huomini &longs;aui, et &longs;pecialmente i Signori, in ogni età hanno hauuto cari&longs;&longs;ani i ritro­uati di &longs;imili impetuo&longs;i, & &longs;oprahumani i&longs;tromenti: & &longs;e diuer&longs;i acuti Filo&longs;ofi &longs;i &longs;ono affaticati per &longs;aperne le ragioni, & porle in opera con utili&longs;&longs;ime e&longs;perienze: percioche uennero que&longs;ti ualenti huomini a tal &longs;egno, che moltiplicando con diuer&longs;i mezi la forza d'un &longs;olo, o di pochi huomini qua&longs;i in in&longs;inito, faceuano opere ma­rauiglio&longs;e; hora alzando corpi di &longs;imi&longs;urata grauezza molto in alto, hora trahendoli in piano, & hora &longs;uellendo materie duri&longs;&longs;i­me, & forti&longs;&longs;imamente stabilite; & hora oprando in altra ma­niera, che molte co&longs;e &longs;i piega&longs;&longs;ero, uolge&longs;&longs;ero, & &longs;pinge&longs;&longs;ero, che ordinariamente con &longs;oprahumana fatica non &longs;i &longs;arebbeno potuto mouere. Fra que&longs;ti, come ognuno &longs;a, fu eccellenti&longs;&longs;imo. Archime de Siracu&longs;ano, di cui &longs;i legge, che con gli artificij &longs;uoi moueua una naue da carico per una piazza, come &longs;i &longs;uol tirare un cauallo per la briglia: & &longs;i &longs;a, che il gran Marcello nell'e&longs;pugnatione di Sira­co&longs;a, riceuè piu danno dalle machine di lui uoltate da pochi&longs;&longs;imi huomini, che da tutto il numero del re&longs;to de'&longs;oldati, che era po&longs;to per dife&longs;a, & pre&longs;idio di quella città. Et perche la&longs;ciarono quei ualent'huomini in i&longs;critti le ragioni della &longs;cienza dell'opere &longs;ue, è auenuto, che anco dopo loro &longs;ucce&longs;&longs;iuamente di tempo in tempo, &longs;i &longs;ieno ueduti auenimenti qua&longs;i &longs;opranaturali, co&longs;i ne'ritrouati di diuer&longs;e machine appertenti a qua&longs;i infiniti u&longs;i, come ne gli effetti lungamente rima&longs;i a notitia di chi gli ha uoluto uedere. Chi nonè sforzato (per darne qualche manife&longs;to e&longs;lempio) a dare fede a &longs;i utile mae&longs;tria, uedendo il grandi&longs;&longs;imo &longs;a&longs;&longs;o dell'obeli&longs;co detto la Guglia, inalzato prima &longs;u l'alti&longs;&longs;ime Piramidi d'Egitto, & poi abba&longs;&longs;ato, & tra&longs;portato dall'Egitto a Roma? Chi non &longs;i maraui­glia dell'e&longs;perienza, che uede, & tocca riu&longs;cita a'tempi piu nuoui, con&longs;iderando, & mi&longs;urando la pietra tutta d'un pezzo, po&longs;ta per cupola, & coperchio non &longs;olamente del uacuo, ma anco della gro&longs;­&longs;ima muraglia della gran mole chiamata la Rotonda di Rauenna? Quindi hebbero origine gli artificij del mouere &longs;u i Perni, &longs;u i Ro­toli, & con le Trocchie. quindi &longs;i cagionarono le ragioni delle statere di qua&longs;i innumerabili &longs;orti di martinette, di molte uiti per­petue, & tiratori di metalli: di uarie ruote, che &longs;i chiamano De­ambulatorie; perche dentro, o &longs;opra di loro ui camina qualche corpo mobile: delle ruote delle Carrette, delle Girelle, di diuer&longs;e forme d'Argani, delle Lieue, delle Tanaglie, del Timone, de gli Alberi, et de'Remi delle naui, & di tanti altri i&longs;tromenti, de'quali non &longs;olo ragiona Ari&longs;totele nelle &longs;ue qui&longs;tioni mecanice, come di co&longs;e miracolo&longs;e appre&longs;&longs;o de gli huomini, che nó &longs;ono &longs;cientiati; ma dopo lui Archimede in alcuni luoghi, & Herone, con molti altri eccellenti Scrittori co&longs;i greci come latini. Li quali i&longs;tromenti, con chiara e&longs;perienza &longs;i prouano hauere ine&longs;timabile forza, dalli mol­ti effetti, che ancora in que&longs;ti tempi ne &longs;eguono, quando talhora i Capitani piu indu&longs;trio&longs;i o &longs;pingono, & leuano facilmente ponti mobili di &longs;mi&longs;urato pe&longs;o, &longs;opra qualche acqua, od altezza di mu­raglia; o cacciano machine grandi&longs;&longs;ime, & graui&longs;&longs;ime oue piu lor piace con facilità non pen&longs;ata; o &longs;uellono, & rompono ferri forti&longs;­&longs;imi; & altre materie duri&longs;&longs;ime oltra al credere d'ognuno, che nó n'ha ui&longs;ta l'e&longs;perienza, od inte&longs;a la ragioue. La&longs;cio la trauaglia­ta, & moderna inuentione di leuare le gro&longs;&longs;e naui &longs;ommer&longs;e, tutte intiere dal &longs;ondo del mare, &longs;olamente con la proportione della na­turale leggierezza dell'aere, alla grauezza dell'acqua, & della terra: co&longs;a in uero molto ragioneuole, di &longs;ottili&longs;&longs;imo ingegno, & di incomparabile utilità; &longs;e le ricchezze de gli huomini priuati regge&longs;&longs;ero alle molte &longs;pe&longs;e, che &longs;arebbeno di me&longs;tieri, quando fuor de'modelli, nell'opere grandi, con molte e&longs;perienze, per le quali ogni hora piu &longs;i correggono gli errori, ella &longs;i uole&longs;&longs;e alla perfine ti­rare alla perfettione. La&longs;cio anco molti altri ritrouati, che allagiornata &longs;i &longs;coprono; fra quali è la terribili&longs;&longs;ima uiolenza delle mine: percioche io di&longs;egno quanto prima, & con la chiarezza che &longs;arà po&longs;&longs;ibile di uenire alla ragione dell'organo della Chiocciola.

Pareua adunque da principio, che la Chiocciola ancorche gro&longs;­&longs;a, & lunga molto piu, ch'io non ho diui&longs;ato di &longs;opra, con l'aiuto d'alcuno di que&longs;ti i&longs;tromenti, &longs;i fu&longs;&longs;e potuto mouere ageuoli&longs;&longs;ima­mente da ogni mediocre motore: tanto piu mouendo&longs;i di &longs;otto &longs;u la punta del perno, & di &longs;opra &longs;ul perno &longs;o&longs;tenuto da non molto lungo cerchietto di bronzo: percioche è cono&longs;ciuto, che quanto meno il pe&longs;o tocca del corpo, in cui &longs;i &longs;o&longs;tiene, tanto piu è facile a mouer&longs;i. Onde &longs;oleua dire Archimede, che e&longs;&longs;endo il mondo di forma sfe­rica, la quale non tocca il piano, &longs;e non in un punto, po&longs;to ch'egli fu&longs;&longs;e &longs;odo, & ui fu&longs;&longs;e la &longs;oglia dura &longs;opra cui &longs;i uolta&longs;&longs;e, &longs;i &longs;arebbe potuto mouere con non molta fatica. Et &longs;i ueggono le campane, co­me che non habbiano l'equilibrio d'ogni intorno quale hanno le ruote, mouer&longs;i, & girar&longs;i con facilità grandi&longs;&longs;ima da mediocre motore. ne per que&longs;to ri&longs;petto è appo de gli huomini intendenti contra la ragione, che il gran Curione moue&longs;&longs;e &longs;u i rotoli i duoi &longs;uoi grandi&longs;&longs;imi Teatri, dopo che erano finiti gli atti delle &longs;cene, per farne compiuto l'Anfiteatro: & &longs;e i grandi&longs;&longs;imi triangoli delle &longs;cene antiche, &longs;oura i quali in tre diuer&longs;e faccie erano dipinte le pro&longs;pettiue delle Comedie, delle Tragedie, & delle Satire in bre­ui&longs;&longs;imo tempo da pochi huomini &longs;i uoltauano &longs;u i perni, & &longs;i adag­giauano alla materia di quel poema, che allhora &longs;i uoleua rappre­&longs;entare. Et in uero &longs;e la Chiocciola fu&longs;&longs;e tutta &longs;oda di marmo, o di metallo; & &longs;i moue&longs;&longs;e &longs;u le punte de'perni, con pochi&longs;&longs;ima forza &longs;i potrebbe girare a&longs;&longs;ai uelocemente; pur che non haue&longs;&longs;e altro mo­uimento di corpo graue dentro a &longs;e ste&longs;&longs;a, contrario al giro del motore di fuora. ma come habbiamo detto nel primo ragionamento, l'acqua in quella a&longs;cendendo, &longs;cende per tanto pendio, quanto la decaduta del uerme auanza l'eleuatione: & percio è bi&longs;ogno, che ui &longs;ia almeno tanta forza, che ba&longs;ti a uincere la decaduta interna di tutto quel pe&longs;o. al quale il moto de'perni non gioua co&longs;a alcu­na; aiutando &longs;olamente il giro del pe&longs;o dell'i&longs;tromento, &longs;enza ri­guardare la detta decaduta. nella qual co&longs;a è facile il giudicare, che &longs;i &longs;ieno ingannati coloro, che &longs;eguendo le regole di Vitruuio in formarlo, l'hanno fatto &longs;i lungo, & gro&longs;&longs;o, & di capacità di tantope&longs;o, che non l'hanno poi potuto &longs;uperare nella &longs;ua interiore deca­duta, con lo i&longs;tranio motore.

Fra gli i&longs;tromenti motiui ni&longs;&longs;uno &longs;arebbe &longs;tato al propo&longs;ito della Chiocciola, &longs;e non quelli che mouono in giro. le Trocchie, le Ta­naglie, & gli altri &longs;imili, che &longs;olamente &longs;eruono al moto fatto per linea retta, nó cadono &longs;otto la pre&longs;ente con&longs;ider atione. & &longs;e bene quelle machine, che mouono in giro, po&longs;&longs;ono anco mouere a linea retta; come la martinett a lungo all'ha&longs;ta dentata, & alcune del­l'altre ruote &longs;ui &longs;ubbio; non &longs;ono pero per pigliar&longs;i nell'occa&longs;ione, che ci s'appre&longs;enta, &longs;e non in quanto rendono il moto circolare. Ora in tutte que&longs;te &longs;empre è auenuto, che quanto piu &longs;i moltiplica la forza, tanto piu &longs;i ritarda la uelocità del moto del pe&longs;o. ne an­cor s'è ui&longs;to con ragione, od e&longs;perienza alcuna, che po&longs;&longs;a stare in­&longs;ieme, che la forza nell'i&longs;te&longs;&longs;o motore &longs;ia a&longs;&longs;ai ingagliardita, & che la uelocità &longs;ia re&longs;tata la mede&longs;ima nel pe&longs;o di lui: &longs;e di tanto alla proportione non cre&longs;ce la uelocità, che cagiona il moto, di quáto cre&longs;ce la forza: ilche non puo auenire con l'i&longs;te&longs;&longs;o motore, & &longs;pecialmente in quelle ruote, che hanno il moto da'corpi animati, per non e&longs;&longs;ere eglino potenti per mouere molto uelocemente. & &longs;e per fare poche fu&longs;a nelle rocchette, che mouono il pe&longs;o, come &longs;ono quelle, che ruotano le macine; & a&longs;&longs;ai denti ne'timpani, che uol­tano le rocchette, &longs;i &longs;arà il mouimento del pe&longs;o ueloci&longs;&longs;imo; &longs;arà nece&longs;&longs;ario di tanto accre&longs;cere la forza, & la uelocità del primo motore, di quanto &longs;i &longs;arà piu ueloce il moto del pe&longs;o. Habbia una rocchetta, che uolga il pe&longs;o, diece fu&longs;a: habbia il timpano &longs;uo al­tri tanti denti: &longs;ia mo&longs;&longs;a con una ruota maggiore fi&longs;&longs;a nel &longs;ubbio del timpano. &longs;arà mo&longs;&longs;a poniamo ca&longs;o da duoi gradi di forza, con duoi gradi di uelocità, in uno i&longs;te&longs;&longs;o giro: tuttauia maggiore &longs;arà le uelocità della circonferenza della ruota piu grande. & per cio &longs;arà bi&longs;ogno, che il motore di quella parte &longs;ia piu ueloce: & la ue­locità &longs;i fa per uno accre&longs;cimento di forze: che &longs;e il motore uolge la ruota in tanto &longs;patio di tempo con duoi gradi di uelocità, non la potrà mouere nella metà meno &longs;patio, &longs;e la forza non &longs;i raddop­pierà. aggiungan&longs;i poi altri tanti denti nel timpano, co'quali il pe&longs;o faccia duoi giri, mentre che il timpano ne fa uno; allhora è nece&longs;&longs;ario o che il moto nel pe&longs;o &longs;ia l'i&longs;te&longs;&longs;o, & quel dell'altre ruote &longs;i ritardi a&longs;&longs;ai, o ui s'aggiunga altra tanta forza, la quale &longs;eruádol'i&longs;te&longs;&longs;a uelocità, che prima nel timpano, & nella ruota maggiore, oue è il motore, la raddoppi poi nel pe&longs;o. co&longs;i &longs;i cono&longs;ce, che la ue­locità &longs;i cagiona con grandi&longs;&longs;imo aumento di forze; & che, data la parità in iutte le co&longs;e, quanto cre&longs;ce la forza, tanto &longs;cema la zelocità nel pe&longs;o.

Imperoche que&longs;ti effetti non accadono per altra cagione, che per lo moto delle statere, nelle quali il pe&longs;o, che &longs;i troua nel raggio maggiore, quanto &longs;arà piu lontano dal centro, che lo &longs;o&longs;tiene, &longs;em­pre alla proportione &longs;upererà &longs;econdo il &longs;ito quello che &longs;i troua nel raggio minore. Ho detto &longs;econdo il &longs;ito, perche il cerchio, che fa il pe&longs;o nel maggiore, quanto &longs;arà piu lontano dal centro, occuperà piu gran giro; & la parte di lui in lunghezza di linea a quella che fa il raggio minore, &longs;arà meno obliqua, & andrà piu rettamente uer&longs;o il centro del mondo: & percio hauendo il pe&longs;o qua&longs;i &longs;ito ret­to, &longs;arà di tanto piu graue, quanto egli s'allontana dall'obliquità del minor giro del raggio piu breue. il mede&longs;imo &longs;i dè intendere ne iraggi lunghi, che &longs;i mouono a moto orizontale: come è &longs;ouen­te ne gli argani, nelle uiti, & nelle martinette; nelle quali col pe&longs;o dell'i&longs;te&longs;&longs;o raggio lungo &longs;i moue il pe&longs;o del raggio corto: ancor che il moto di quello non &longs;ia uer&longs;o il centro della terra, ma piu pre&longs;to orizontale, & talhora anco uer&longs;o il cielo: peroche quando cio auiene, non è mai col pe&longs;o della grauezza naturale &longs;olamente, la quale &longs;empre mira il centro del mondo, ma con la forza dell'anima motrice, o di qualche altra co&longs;a, che non &longs;ia impetuo&longs;a per lo pe&longs;o &longs;olo. & que&longs;te tali non hanno per centro altro, che il centro &longs;opra cui &longs;i moue il pe&longs;o i&longs;te&longs;&longs;o, &longs;ia pure &longs;ituato come &longs;i uoglia: che &longs;e piu da que&longs;to centro s'allontana un braccio, che l'altro; minor forza, od impul&longs;ione &longs;i ricer ca a fare il giro; o uada uer&longs;o il cielo, o come uien meglio per lo fine propo&longs;to. auenga che il luogo a cui mira la forza motrice, che non &longs;ia naturale del pe&longs;o, non è altro, che ogni punto di tutto il cerchio intiero fatto d'un braccio lungo, il quale punto &longs;ia oppo&longs;to per diametro a quello, in cui ella &longs;i troua nell'atto del mouere: talche a que&longs;to modo in ogni &longs;ito &longs;eguirà la ragione de la forza motrice, che &longs;eguiua dal pe&longs;o naturale nel &longs;ito di fare il cerchio uer&longs;o il centro del mondo. Adunque il raggio lungo delle statere con minor pe&longs;o hauendo fatto aumento di forza per lo &longs;ito, mouerà il raggio piu breue con maggior pe&longs;o, & li cerchi d'ambiduoi loro &longs;i faranno in un'i&longs;te&longs;&longs;o tempo; ma quello del maggiore &longs;a­rà piu ueloce, perche piu grande è lo &longs;patio, che haurà a pa&longs;&longs;are. Oltra cio, &longs;e il braccio corto non haurà immediatamente il pe&longs;o, ma mouerà un'altro raggio lungo d'una'altra statera nel raggio minore di cui &longs;ia po&longs;to il pe&longs;o; allhora &longs;arà come &longs;e fu&longs;&longs;e allungato il raggio lungo alla prima statera. con tutto cio molto piu tardo &longs;arà il mouimento del pe&longs;o, & &longs;arà bi&longs;ogno, che il minor raggio della prima statera &longs;i riuolga molto piu d'una uolta, prima che il &longs;econdo habbia compito il &longs;uo riuolgimento. onde moltiplicando&longs;i le statere, &longs;empre piu &longs;i uerrebbe ad allungare il raggio maggiore della prima, & ad accre&longs;cere la forza del motore con l'i&longs;te&longs;&longs;o dia­metro del giro primiero, ritardando&longs;i pero &longs;empre la uelocità del pe&longs;o: peroche nelle statere moltiplicate a que&longs;to modo è nece&longs;&longs;ario che la prima &longs;ia ruotata molte fiate auanti che l'ultima, oue è il pe­&longs;o, &longs;i giri &longs;olo una uolta. Da que&longs;to na&longs;ce, che gli argani, & piu le martinette, & le uiti perpetue di molti ritegni, che &longs;i chiamano pani, &longs;ono tardi&longs;&longs;ime nel moto; ne &longs;ono utili oue &longs;ia bi&longs;ogno d'hone­sta uelocità. è uero, che oue conuengono, le uiti perpetue hanno que&longs;to uantaggio, che non la&longs;ciano &longs;correre il pe&longs;o dal luogo a cui l'hanno tirato una fiata, benche non ui &longs;ia di nuouo altro &longs;o&longs;tegno: il che non auiene ad alcuno de gli altri i&longs;tromenti. Per lo contrario &longs;e i raggi uguali delle ruote moueranno raggi minori nel &longs;ubbio de l'altre ruote maggiori, procedendo con duoi, o tre ordini a que&longs;to modo; come &longs;i puo uedere in tutti gli horiuoli da ruote, &longs;i moltipli­cherà a&longs;&longs;ai&longs;&longs;imo la uelocità, & il numero de'giri nella ruota, che moue il pe&longs;o: tuttauia la fatica del motore &longs;arà grandi&longs;&longs;ima a ri&longs;petto del pe&longs;o, che mouerà. Ho ui&longs;to io una ruota, che có un giro &longs;olo, & col mezo di &longs;ei altre ruote era cagione, ch'un'altra, che uoltaua un leggieri&longs;&longs;imo pe&longs;o, face&longs;&longs;e cento trentamila giri, piu ueloci, & meno, &longs;econdo che era temperata dal ritegno di quello i&longs;tromento, che &longs;i chiama il tempo. Et con tale artificio era formata quella belli&longs;&longs;ima machina de&longs;critta dal Giouio, che gia mandò in dono Ferdinando, allhora Re de'Romani, a Solimano Imperadore de' Turchi. Che &longs;e bene da gli huomini, che non s'intendono d'a&longs;tro­logia, era creduto, che dentro a quella ui fu&longs;&longs;ero i moti de'Pianeti alla &longs;imilitudine di quelli del cielo, cio non era pero uero in altro, &longs;e non che alcuna di quelle ruote finiua il &longs;uo riuolgimento in tren-ta anni come fa Saturno, alcuna in dodici come Gioue, alcuna in duoi come Marte, alcuna in uno come il Sole, & co&longs;i dell'altre ruote alla &longs;omiglianza de gli altri ‘Pianeti. Adunque &longs;e il pe&longs;o, che hanno a mouere que&longs;ti i&longs;tromenti fu&longs;&longs;e graue, ni&longs;&longs;una molla, ancor che gagliardi&longs;&longs;ima; et ni&longs;&longs;un cótrape&longs;o, ancor che graui&longs;&longs;imo loro ba&longs;terebbe. il &longs;ine del loro mouimento è &longs;olamente un picciolo raggio di ferro per mo&longs;trar l'hore, od un martelletto per &longs;onarle. All'oppo&longs;to, &longs;e in que&longs;to i&longs;tromento il motore fu&longs;&longs;e oue è il pe&longs;o, & il pe&longs;o oue è il motore, con molto minore gagliar dezza di molla, o di contrape&longs;o &longs;i mouerebbe a&longs;&longs;ai piu graue, & difficil pondo: benche con tardità tanto maggiore che prima, quanto &longs;arebbe bi­&longs;ogno, che la ruota del motore fu&longs;&longs;e di qua&longs;i innumerabile propor­tione piu ueloce: & all'hora l'horiuolo &longs;arebbe in foggia d'una martinetta, & &longs;pecialmente quel da molla, in cui non fia dfficil co­&longs;a oprare, che la statera della molla uince&longs;&longs;e in lunghezza il rag­gio della prima, & piu ueloce ruota. Nel qual modo conobbi io gia, che &longs;u fabricato quel belli&longs;&longs;imo i&longs;tromento po&longs;to al tempo del Duca France&longs;co ultimo &longs;opra la porta della Rocchetta del capello di Milano. con quello, qual &longs;i uogha huomo, stando nella came­ra del Ca&longs;tellano, chiudeua qua&longs;i in un &longs;ubito la porta della roc­chetta, & a poco a poco alzaua il ponte, ancor che carico di genti armate. ma e&longs;&longs;endo egli poi &longs;concertato, & dato ad un ualente mae&longs;tro che lo racconcia&longs;&longs;e; per la morte del Duca, & del mae&longs;tro non è mai piu stato po&longs;to al &longs;uo luogo: anzi non e&longs;&longs;endo a pena co­no&longs;ciuto da gli heredi del mae&longs;tro, che nó ne &longs;anno l'arte, &longs;e ne gia­ce &longs;prezzato, & tenuto in pochi&longs;&longs;imo conto. Ora dalle &longs;ouradette con&longs;iderationi appare manife&longs;tamente quanto contra ragione fu&longs;&longs;e per&longs;ua&longs;o quel gran Principe Italiano a uolere con ine&longs;timabile &longs;pe­&longs;a fabricare molini, che con la forza de'contrape&longs;i, per &longs;ei hore có­tinue face&longs;&longs;ero opera &longs;imile a quella de glialtri molini or dinari: pe­roche nó è uero, che potendo&longs;i cagionare dal moto d'un contrape&longs;o, che &longs;cenda per lo &longs;patio di tréta, o quaranta braccia le centinaia di migliaia di giri, li quali a finir&longs;i portino tempo di cinque, o &longs;ei ho­re, &longs;i po&longs;&longs;a poi anco fare, che il pe&longs;o mo&longs;&longs;o &longs;ia in grauezza, & in uelocità &longs;imile ad una macina ordinaria, quando calca &longs;ul grano. Io non credo, per le ragioni dette di&longs;opra, che a produrre tale ef­fetto ba&longs;ta&longs;&longs;ero duomila pe&longs;i di contrape&longs;i. & que&longs;ta è &longs;enza dub-bio la &longs;peciali&longs;&longs;ima cagione, perche in qua&longs;i tutti li modelli piccioli gli effetti di &longs;imili operationi rie&longs;chino beni&longs;&longs;imo, & in opera reale poi facciano re&longs;tare ingannati i loro autori, li quali non hauendo alla mano le ragioni delle proportioni del motore al pe&longs;o, & del pe&longs;o alla uelocità; & non &longs;apendo la uera cagione della moltipli­catione della forza, &longs;i per&longs;uadono, che &longs;i po&longs;&longs;ino fare co&longs;e contra­rie, come è il moltiplicare la uelocità non accre&longs;cendo le forze alla mi&longs;ura del pe&longs;o, & del corpo &longs;opra cui &longs;i moue. Tale era il belli&longs;­&longs;imo modello d'acciaio, portato gia molti anni a Venetia da uno molto ingegno&longs;o, & ricco Tede&longs;co; & raccomandato &longs;enza con&longs;i­derare piu oltra dall'Imperadore Ferdinando: percioche con una molla moueua una macina picciola d'acciaio &longs;u i perni con mara­uiglio&longs;a uelocità, per lo &longs;patio di piu di tre hore; & in un &longs;ubito caricata la molla, di nuouo per altro tanto &longs;patio la ruotaua. non­dimeno que&longs;ta machina non calcaua &longs;e non col perno. onde giudi­co, che anco una macina ordinaria &longs;i potrebbe mouere con ruote grandi, & con una molla grande alla proportione, &longs;e non calca&longs;&longs;e: ma calcando, &longs;arebbe bi&longs;ogno fare aumento nella forza di tanto, di quanto tutto il piano della macina è maggiore, che la punta del fu&longs;o, che la &longs;o&longs;tiene: ilche &longs;e &longs;ia po&longs;&longs;ibile a por&longs;i in opera, uegganlo coloro, che alcuna fiata &longs;i &longs;ono dati alle reali e&longs;perienze de gli effet­ti artificio&longs;i. Quindi anco è auenuto ch'io non ho mai uoluto dare fede alle tante prome&longs;&longs;e d'Abel Fulone Cameriere del Re France­&longs;co uecchio di Francia, fatte nel principio del trattato del &longs;uo in­gegno&longs;i&longs;&longs;imo Olometro; oue allega l'autorità del Re i&longs;te&longs;&longs;o, come te&longs;timonio di ui&longs;ta. io ho bene &longs;empre creduto, che in uarie inuen­tioni di piccioli modelli egli fu&longs;&longs;e eccellenti&longs;&longs;imo, & con quelli di­letta&longs;&longs;e a&longs;&longs;ai l'animo del &longs;uo Re, il quale da natura fauöriua li uir­tuo&longs;i; & era a&longs;&longs;ai inchinato, &longs;enza e&longs;&longs;erne pero molto fondato ne le &longs;cienze, come &longs;ono qua&longs;i tutti i Principi, a&longs;imili artificio&longs;i, & utili magi&longs;teri. con tutto cio quei &longs;uoi carri, che camina&longs;&longs;ero con la forza del proprio carico, & quelle circolationi perpetue delle acque morte, & altri &longs;imili effetti, od haueuano qualche co&longs;a ce­lata a bello studio al Re, per piu dilettarlo, o &longs;enza dubbio alcuno non &longs;arebbono riu&longs;cite oue fu&longs;&longs;e stato bene il trarne piu pre&longs;io uti­le, che piacere. & quindi è auenuto, s'io nó m'inganno, che dopo tanto tempo non &longs;e n'è mai ui&longs;to proua ueruna utile in alcun luogoPer gli i&longs;te&longs;&longs;i auertimenti ancora &longs;i puo far giudicio della &longs;peranza che &longs;i deueua porre nell'organo del moto fabricato in Venetia da quello indu&longs;trio&longs;o, & dotto Bologne&longs;e, di cui ho ragionato alquá­to nel precedente di&longs;cor&longs;o. e&longs;&longs;endo che una ruota dentata doueua per ogni &longs;uo giro uoltare, almeno dodici uolte, &longs;ei chiocciole. Ala­mane piu graui a&longs;&longs;ai, per la ragione gia detta, di quella ch'io ho formato di &longs;opra: &longs;enza pero accre&longs;cere alla proportione la forza del motore, il qual doueua e&longs;&longs;ere uno, o duoi caualli con uantaggio di &longs;olamente due braccia, o circa nel raggio lungo della statera, accioche &longs;i face&longs;&longs;e il giro piu pre&longs;to, & il mouimento delle chioc­ciole piu ueloce. &longs;e il raggio dentato fu&longs;&longs;e stato la metà piu corto, & con la metà meno denti, il braccio lungo della statera haureb­be auanzato l'altro di gran parte, & la uelocità nó haurebbe fat­to tanto aumento come faceua. percio &longs;cemando il pe&longs;o doppiaméte, la quarta parte &longs;olamente della forza haurebbe ba&longs;tato, per la ragione detta. Gia l'e&longs;perienza l'haueua mo&longs;trato nel molino fatto &longs;ul lido di San Nicolò, in cui que&longs;ta i&longs;te&longs;&longs;a statera co&longs;i moderata, & tirata da duoi caualli a pena poteua uoltare con mediocre uelo­cità una macina, la quale &longs;enza dubbio, benche calca&longs;&longs;e, era d'a&longs;­&longs;ai minor pe&longs;o, che l'acque di quelle &longs;ei chiocciole non erano nel pendio de'riuolgimenti loro. ma il de&longs;iderio di fare, che la ueloci­tà &longs;atisface&longs;&longs;e alla poca quantità dell'acqua leuata dalle chiocciole Alamane, diede certi&longs;&longs;ima occa&longs;ione a que&longs;to inganno.

Ma per dare qualche e&longs;&longs;empio a maggiore chiarezza della uti­lità, & del danno, che potrebbe &longs;eguire &longs;e &longs;i moue&longs;&longs;ero le chioccio­le con qualchuno di que&longs;ti i&longs;tromenti, &longs;arà bene adducere l'u&longs;o di quelli, che &longs;arebbono stati piu a propo&longs;ito. Que&longs;te &longs;ono le ruote chiamate deambulatorie, & &longs;ono di quattro &longs;orti. La prima è quella, che ordinariamente &longs;i moue col cor&longs;o dell'acqua, che con­tinuamente batte l'ultima circonferenza di lei: è gagliardi&longs;&longs;ima &longs;opra l'altre, per la uelocità del motore; & perche non &longs;olo ha la impul&longs;ione col moto del corpo graue, ma l'ha uer&longs;o il centro del mondo; concorrendoui ambedue le cagioni dette poco fa nelle ra­gioni delle statere. L'altra è &longs;ituata nell'i&longs;te&longs;&longs;o modo, &longs;e non che il motore ui camina dentro. & perche egli è animato, & conti­nuamente a&longs;cende, non puo e&longs;&longs;ere molto ueloce. tale è la ruota del pozzo maggiore di Sal&longs;o: tale è quella che &longs;ul Duomo di Milanoalza con duoi huomini &longs;ino alla cima della torre una Campana di trecento pe&longs;i: & tali &longs;ono quelle de gli Arzanà, con le quali &longs;i traggono le galee dentro, & fuora dell'acqua; & gli altri gran­di&longs;&longs;imi pe&longs;i &longs;i mouono come &longs;i uuole. In alcune minere d'Alama­gna per ordinario certe capre, & certi gro&longs;&longs;i cani le uolgono, quan do il pe&longs;o non è de'piu graui, con facilità ine&longs;timabile. Scriue an­co Olao Magno &longs;crittore dell'hi&longs;torie de'pae&longs;i boreali, che gli or&longs;i in Sarmatia &longs;ono ammae&longs;trati a uoltarle con ageuolezza incom­parabile, & con pe&longs;i maggiori a&longs;&longs;ai, che non s'alzerebbono col mouimento de gli huomini. La terza ha pur anco il motore ani­mato nell'ultima circonferenza, ma l'ha di fuora, potendo e&longs;&longs;ere od huomo, o cauallo, o bue, od altro animale, che mentre s'affret­ta d'andare innanzi, cedendoli la ruota, rimane &longs;empre nell'i&longs;te&longs;&longs;o luogo. è de&longs;critta dall' Agricola nella nona figura delle machine &longs;piritali. L'ultima non ha il pe&longs;o del raggio maggiore &longs;pinto qua&longs;i rettaméte uer&longs;o il centro del mondo come le &longs;ouradette: piu pre&longs;to ua qua&longs;i orizontale, dando poco pendio al pe&longs;o, che moue: & per cio li caualli, & i buoi, quanto &longs;ia per la decaduta, ui po&longs;&longs;ono ca­minare &longs;opra a&longs;&longs;ai commodamente. Vna in que&longs;ta forma ne fu fat­ta a Barcone &longs;ul Piacentino, & una ue n'è in Venetia a San Gio­uanni & Polo, che fa a&longs;&longs;ai buono effetto in girare uelocemente la macina d'un molino: tuttauia ha bi&longs;ogno di quattro caualli, che &longs;i mouono &longs;i &longs;concertatamente, &longs;entendo&longs;i &longs;empre mancare il &longs;o&longs;tegno &longs;otto a'piedi, che &longs;ud ano copio&longs;amente in breue tempo, & non po&longs;­&longs;ono lungamente durare: talche per la &longs;ouerchia fatica molti&longs;&longs;imi ne muoiono. ne è marauiglia che cio auenga, andando il pe&longs;o, che moue &longs;u que&longs;ta ruota a linea qua&longs;i piana uer&longs;o il centro del mondo, & non uenendo la forza dell'impul&longs;ione de gli animali d'altronde, che da que&longs;to poco pendio, il quale &longs;e fu&longs;&longs;e maggiore non potrebbe poi e&longs;&longs;ere a propo&longs;ito per li caualli, od altre be&longs;tie &longs;imili. Èadun­que, contra il commune parere, la meno perfetta di tutte le ruote deambulatorie. ne altro ha per&longs;ua&longs;o alcuni mathematici, & ar­chitetti a porla in u&longs;o, che il uolere &longs;chiffare la &longs;pe&longs;a de gli huomi­ni, che mouono la &longs;econda, & la terza delle quattro dette. & tut­tauia mo&longs;tra poi l'e&longs;perienza, che li molti animali, che ui &longs;ono me­&longs;tieri, & ui muoiono, portano molto piu &longs;pe&longs;a, che &longs;e fu&longs;&longs;e &longs;ituata in foggia di quelle due. Que&longs;te ultime tre adunque (po&longs;eia chedella prima, oue è gran decaduta d'acqua copio&longs;a, nó accade a du­bitarne, & fa poco al &longs;eruigio delle no&longs;tre Chiocciole) &longs;ono tarde nel moto, ne po&longs;&longs;ono rendere uelocità nel pe&longs;o, &longs;e li denti del raggio corto non &longs;ono molti, & le fu&longs;a delle rocchette pochi&longs;&longs;ime: allhora ne &longs;egue cio ch'io di&longs;&longs;i nell'organo di Me&longs;&longs;er Ale&longs;&longs;andro: cioè, che il braccio lungo della statera uince il breue di poco, & la forza del motore non è moltiplicata conueneuolmente, &longs;i che ba&longs;ti a ri&longs;petto della uelocità, ma la uelocità nella chiocciola è di maggiore uti­lità, che altra co&longs;a ui concorra: perche non uer&longs;ando ella mai ac­qua &longs;e non &longs;i gira, quanto piu uelocemente, & con frequenza &longs;ino ad un certo termine &longs;i uolterà, tanto piu &longs;pe&longs;&longs;o, & uelocemente uer&longs;erà con abondanza d'acqua a&longs;&longs;ai maggiore. Dico &longs;ino ad un certo termine, perche non è bene, che la uelocità &longs;ia tanta, che nó la po&longs;&longs;a tolerare il pendio di dentro. altrimente l'acqua &longs;arà ri­gorgo, ne potrà alzar&longs;i i&longs;peditamente. Co&longs;i, &longs;e la chiocciola &longs;arà tanto grande, che habbia bi&longs;ogno di &longs;imile i&longs;tromento, caminerà &longs;i tarda, che la quantità dell' acqua u&longs;cita da una molto minore, mo&longs;&longs;a con hone&longs;ta uelocità, &longs;arà piu copio&longs;a. Aggiunge&longs;i che tali i&longs;tromenti &longs;ono di grandi&longs;&longs;ima &longs;pe&longs;a, &longs;i per loro ste&longs;&longs;i, come per la stanza, che conuiene apparecchiare: ne po&longs;&longs;ono tra&longs;portar&longs;i da luogo a luogo &longs;econdo diuer&longs;e occorrenze, & occa&longs;ioni, che &longs;oglio­no intrauenire, &longs;enza gran perdita di tempo, & di danari. anzi a&longs;&longs;ettandole a no&longs;tro u&longs;o, haurebbeno bi&longs;ogno di continua cu&longs;todia in tutti e tempi dell'anno, per li pericoli del fuoco, & altri &longs;imili di&longs;a&longs;tri. Il mede&longs;imo &longs;i de intendere delle uiti perpetue, delle mar­tinelle, & di tutti gli i&longs;tromenti, che ritardano il moto nel pe&longs;o. fra'quali for&longs;e uenti forme ne &longs;ono state &longs;igurate dal diligenti&longs;&longs;imo Giorgio ne' &longs;uoi minerali: a benche anco in quelli ne &longs;ono alcuni, che uogliono motori di straordinaria lena: come è la machina che &longs;i fabricò alle radici del monte Melibocco, la quale era uoltata da uenti quattro caualli, entrandone otto per uolta alla fatica, per lo &longs;patio di quattro hore: & come erano le tre ordinate l'una &longs;opra l'altra nel monte Carpato in Schemnicio, che &longs;i moueuano con no­uanta&longs;ette caualli, a fine di leuare l'acqua dalle ricchi&longs;&longs;ime mine­re, accioche per tale impedimento elle non s'abandona&longs;&longs;ero, come gia per l'i&longs;te&longs;&longs;a cagione &longs;u la&longs;ciato l'utili&longs;&longs;imo cauamento de'me­talli in Frimbergo.

Molti i&longs;tromenti del moto, che non &longs;ono in u&longs;o ordinario piccioli & grandi ho io ui&longs;to nella Sala de' modelli di mare, che è nel pa­lazzo di San Nicolò del lido, mo&longs;tratimi da quel famo&longs;o Soriano, il quale hauendo accopiate in&longs;ieme le trocchie, gli argani, & i ro­toli, & hauendo fabricato duoi nauigli di gran &longs;pe&longs;a, con tale ar­ti&longs;icio, che &longs;e bene nó &longs;ono molto ueloci, reggono pero ad ogni gra­ui&longs;&longs;imo carico a ri&longs;petto de gli altri; caua del piu cupo fondo del mare a pezzo a pezzo tutte le co&longs;e graui, che &longs;ono &longs;ommer&longs;e, & &longs;i &longs;ommergono alla giornata: & gia ha leuato buona parte della materia del Galeone di quella Illu&longs;triß. Signoria, che affondò a gli anni pa&longs;&longs;ati. Co&longs;tui è molto ualent'huomo in &longs;imili impre&longs;e: & ho inte&longs;o da alcuni nobili V initiani, che ha anco trouato il modo, col quale le galee gro&longs;&longs;e (co&longs;a utili&longs;&longs;ima, & non mai piu fatta) &longs;i po­tranno mouere in mare &longs;enza uele, & &longs;enza uenti. & ueramente ogni ragioneuole effetto &longs;i puo &longs;perare da un tale huomo, il quale, come io conobbi ragionando in lungo con lui al meglio ch'io puoti, per non hauere egli punto di cognitione della lingua latina, & po­chi&longs;&longs;ima dell'italiana; ha letto, et inte&longs;o la maggior parte di quelli autori Caldei, & Egittij, che non hanno &longs;entito l'ingiurie del tempo, & da'quali gli antichi Greci tra&longs;portarono la miglior parte de principij mathematici; in maniera, che &longs;i po&longs;&longs;ono piu pre&longs;to loda­re per hauer dato buon'ordine alle materie, che per hauerle ritro­uate, o notabilmente accre&longs;ciute. Vidi anco molte belle inuentio­ni in &longs;imile &longs;oggetto in ca&longs;a del diuino Signor Girolamo Ru&longs;celli (felice memoria) re&longs;tando stupefatto in cono&longs;cere, che un'huomo in modo raro ne'precetti delle tre lingue, che &longs;i puo meriteuolmen­te chiamare il moderno Ari&longs;tarco, & l'antico Varone; &longs;ia poi an­co &longs;i eccellente nell'altre dottrine, & &longs;pecialmente in que&longs;te mathematice. & fu pur anco frutto dell' ine&longs;timabile corte&longs;ia di quel gentili&longs;&longs;imo &longs;pirito, che non mi cono&longs;cendo a pena, &longs;olo perche &longs;i auide, ch'io haueua qualche gu&longs;to di &longs;imili co&longs;e, mi &longs;coper&longs;e uolen­tieri, & liberamente alcuni ritrouati, che altri haurebbono tenuti &longs;ecreti per trarne &longs;econdo l'occa&longs;ione qualche &longs;omma di denari. Nulladimeno tutti que&longs;ti i&longs;tromenti nel no&longs;tro proponimento non &longs;arebbono di giouamento alcuno; non tanto perche &longs;ono digrandi&longs;­&longs;ima &longs;pe&longs;a al paragone dell'utile dell' agricoltura, quanto perche ricercano buomini d'altro ingegno, & prattica, che non po&longs;&longs;onoe&longs;&longs;ere in maneggiar loro, i mini&longs;tri delle no&longs;tre coltiuationi.

Non uoglio gia per le ragioni &longs;ouradette in tutto affermare, che non &longs;i po&longs;&longs;a di nuouo proporre qualche modo, il quale con tutto che non &longs;ia contrario a'principij della &longs;cienza de'pe&longs;i, po&longs;&longs;a dare grande aumento alla forza &longs;enza &longs;cemare la primiera uelocità del pondo: anzi &longs;e la bontà d'alcuni Principi, od il commune danno, ch'io non uorrei, che per cio ne &longs;egui&longs;&longs;e all'armate Chri&longs;tiane, non mi s'opporranno, cio &longs;i potrà col mezo mio cono&longs;cere, come po&longs;&longs;i­bile, & come effetto gia con&longs;ermato con ragioneuole e&longs;perienza. Il che non meno &longs;i farebbe chiaro con l'utili&longs;&longs;ino, & degno di &longs;om­ma lode Aratro del molto Reuerendo Padre il P. Don Stefano Ca taneo Nouare&longs;e, Monaco della Congregatione Ca&longs;&longs;ine&longs;e, & hora digni&longs;&longs;imo. Abbate di San Proclo di Bologna: imperoche que&longs;to rari&longs;&longs;imo ingegno dopo gli studi non &longs;olamente delle &longs;acre lettere, nelle quali con piu che mediocre cognitione della lingua latina, gre ca, & hebrea egli è con&longs;umati&longs;&longs;imo (come bene ha mo&longs;trato quan­do a nome di tutta la congregatione &longs;ua &longs;edeua nel Concilo di Trento) ma di tutte le tre parti della filo&longs;ofia, le quali &longs;ono con ottimi fondamenti po&longs;&longs;edute da lui, s'è anco pre&longs;o hone&longs;to piacere in fa­bricare, con l'aiuto della &longs;cienza de'pe&longs;i, uno artificio&longs;o aratro, che guidato da un'huomo &longs;olo, &longs;enza buoi, in terreno, che non &longs;ia trop­po &longs;a&longs;&longs;o&longs;o, &longs;arà poco meno dell'opera, che &longs;i &longs;uol fare con un'aratro commune tirato da un par di buoi. Io &longs;pero che per uniuer&longs;ale be­neficio egli porrà finalmente ogni ri&longs;petto da canto, & lo publiche­rà in nome &longs;uo: perche in nome di uno, o di duoi &longs;uoi amici egli ha gia uoluto farlo; ancora che quegli huomini da bene non habbiano uoluto ue&longs;tir &longs;i delle penne del Pauone, & defraudare il meritato honore appre&longs;&longs;o di coloro, che non &longs;ono uolgari malegni, all'amico &longs;uo, che &longs;i corte&longs;emente, & &longs;i mode&longs;tamente &longs;e n'ha uoluto priuare: tenendo troppo conto d'un certo ri&longs;pettò, al mio giudicio piu au&longs;te­ro, che non comporta la publica utilità,

Con&longs;iderando io adunque le &longs;ouradette ragioni, giudicai, che fu&longs;&longs;e bene a proportionare talmente la Chiocciola, che &longs;i fu&longs;&longs;e po­tuto a&longs;&longs;ettare con ageuolezza in ogni luogo, oue è l'acqua correte, oue è morta, oue li fiumi &longs;cemano, & cre&longs;cono, oue &longs;i po&longs;&longs;ono rac­cogliere l'acque &longs;orgenti, & fin almente ouunque &longs;ia acqua di qua­lunque &longs;orte da leuar&longs;i. Di piu auertì, che &longs;i pote&longs;&longs;e tra&longs;portareda luogo a luogo &longs;enza &longs;pe&longs;a, &longs;enza fatica, & &longs;enza perdita di tempo: &longs;i che anco oltra ad ogni altro commodo, dopo il tempo de l'adacquare, &longs;i pote&longs;&longs;e conducere in luogo &longs;icuro da ogni di&longs;a&longs;tro. & per cio ele&longs;&longs;i di darle un'organo del moto leggiero, & di pochi&longs;­&longs;ima &longs;pe&longs;a in fabricarlo; mo&longs;&longs;o in maniera da un'huomo &longs;olo, che la &longs;pe&longs;a del motore non fu&longs;&longs;e graue, a ri&longs;petto dell'utile. Que&longs;to è stato una Cigognola ritorta nella forma, che quì di&longs;otto è figurato.

Per intendere la forma di cui, conuiene &longs;apere, che qua&longs;i tutti i piu periti artefici, & &longs;pecialmente gli Alamani, hanno &longs;empre dato qualche piega alle cigognole, delle quali &longs;i &longs;ono &longs;eruiti per braccio lungo di statera, in alzare, & girare li pe&longs;i: facendolo alcuna fiata per commodi tà, alcun'altra per non impedire la forza ordmaria del uette, (co&longs;i &longs;i potrà nominare taluolta que&longs;to i&longs;tro­mento con nome qua&longs;i latino, ad imitatione de'latini, che trasfor­mando le uoci greche in con&longs;onanza latina, u&longs;auano con piu chia­rezza li termini della materia, che era loro alle mani) Ma que&longs;te piegature poi &longs;ono pa&longs;&longs;ate in &longs;i grande abu&longs;o, che un uette qua&longs;i &longs;empre è giudicato di poca forza, &longs;e non è curuo in qualche parte di lui. Et quindi è for&longs;e anco deriuato il nome di cigognola per ec­cellenza; qua&longs;i che que&longs;ti uetti non &longs;ieno buoni, &longs;e non &longs;ono ritorti alla &longs;embianza del collo della Cigogna, che in molte gui&longs;e &longs;i &longs;uoleriuolgere. Sono poi anco stati alcuni lettterati, che non facendo­ne e&longs;perienza alcuna, n'hanno uoluto rintracciare la ragione, & hanno finalmente detto, che la piegatura rende piu lunga linea in minore diametro, & che tutta la lunghezza della linea co&longs;i cur­ua, ha forza come &longs;e fu&longs;&longs;e retta, & di&longs;te&longs;a: re&longs;tando con tutto cio il giro d'a&longs;&longs;ai minore diametro, & di commódita ine&longs;timabile al motore: percioche &longs;i potrà fare una cigognola d'un mezo cerchio intiero, il quale haurà circonferenza d'un braccio, & mezo; & il diametro non &longs;arà pero piu che circa un braccio. onde il motore che non potrebbe fare circuito di tre braccia di diametro, &longs;e il uet­te fu&longs;&longs;e di&longs;te&longs;o, ne &longs;arà uno di due a&longs;&longs;ai commodamente, &longs;aluando la forza del moto per la piegatura, come &longs;e lo face&longs;&longs;e di tre. È ben uero che affermano, che nelle statere, oue il pe&longs;o naturale opera, inchinando uer&longs;o il centro del mondo, cio non &longs;arebbe di molto giouamento; & che in quel ca&longs;o &longs;ia bene &longs;eguire la ragione della lun­ghezza del diametro; non hauendo riguardo alla piegatura. ma oue la forza &longs;ola animata non &longs;i propone altro centro, che il punto oppo&longs;to diametralmente al luogo in cui ella &longs;i ritroua, in tal ca&longs;o le piegature &longs;ono d'utilità ine&longs;timabile: percioche dicono, che la cur­uità &longs;empre allontana la &longs;ucce&longs;&longs;ione del moto dal centro &longs;opra cui &longs;i moue il pe&longs;o. Ilche &longs;i cono&longs;ce chiaramente, &longs;econdo co&longs;toro, nelle ruote, la circonferenza delle quali è &longs;o&longs;tenuta dalle fu&longs;a; po&longs;cia che hanno a&longs;&longs;ai piu forza, che non porta il raggio della statera, & la impul&longs;ione dell'aere. Dalle quali ragioni stimo io, che &longs;ieno state accettate cómunemente da ognuno tante uarie pieghe fatte in ogni &longs;orte d'i&longs;tromenti del moto, con tanta &longs;icurezza, che molti hanno hauuto a dire, che con que&longs;ta &longs;ola uia &longs;i puo aumentare la forza, rimouendo la tardità: in modo che &longs;e &longs;i &longs;egui&longs;&longs;ero li precetti d'Ar­chimède nel &longs;uo libro delle linee &longs;piritali, in fare le cigognole, ne &longs;eguiriano effetti marauiglio&longs;i: percioche potendo&longs;i fare i giri pic­cioli, non o&longs;tante, che le statere &longs;ieno fatte piu lunghe, & piu ga­gliarde; chi dubiterà, che non debba re&longs;tare l'i&longs;te&longs;&longs;a uelocità nel pe&longs;o con l'aumento della forza? Ma tutte que&longs;te imaginationi &longs;i prouano con l'e&longs;perienza, & con altra piu &longs;oda ragione e&longs;&longs;ere sta­te mal con&longs;iderate: imperoche molti&longs;&longs;ime e&longs;perienze, che io con graue &longs;pe&longs;a ho fatte non poche fiate, hanno mo&longs;trato, che quanto alla forza ordinaria le cigognole &longs;ieno rette, o curue cadono in unmede&longs;imo; & che &longs;empre la mi&longs;ura della forza &longs;i piglia dal punto in cul &longs;i troua il motore, al punto, che per linea retta uà al centro del pe&longs;o: ne piu, ne meno come &longs;e il uette fu&longs;&longs;e tutto retto dal cen­tro &longs;ino a quel punto, & come &longs;e &longs;i moue&longs;&longs;e col pe&longs;o naturale uer&longs;o il centro del mondo. Oltra di que&longs;to, il douer uuole, che &longs;e il uette per una par te di lui s'allontana dal centro del pe&longs;o (que&longs;ta è ragio ne, che conuince del tutto) & per l'altra s'auicina, tanto perda di forza per la parte, che s'auicina, quanto n'acqui&longs;ta per quella, che s'allontana, alla proportione: & per l'oppo&longs;ta ragione perda a quella per cui acqui&longs;ta. ne la ragione delle ruote puo tanto, che la forza loro, quando è maggiore, che non importa la lunghezza del raggio, non &longs;i debba tutta tirare dall'impul&longs;ione, & dal moui­mento dell'aere. anzi &longs;i uede, che con l'i&longs;te&longs;&longs;a gagliardezza mo­uerà un'huomo pian piano, &longs;enza impul&longs;ione d'aere, una ruota di raggi, tolta uia la circonferenza continua, come &longs;e ui fu&longs;&longs;e l'i&longs;te&longs;&longs;a circonferenza, la quale non pa&longs;&longs;a&longs;&longs;e la lunghezza de'raggi.

Io m'aueggo, che in tali &longs;oggetti &longs;arebbe bene hauere l'arte del dire di Mercurio, il quale fu adorato da gli antichi per lo Iddio dell'eloquenza piu pre&longs;to perche con le &longs;ole parole, &longs;enza ge&longs;ti, & &longs;enza figure &longs;i faceua intendere chiaramente da ognuno, in qua­lunque o&longs;cura materia egli ragiona&longs;&longs;e, che per altra cagione. pure non potendo e&longs;&longs;ere quì hora l'eloquenza di quello Iddio, & &longs;pecial­mente con meco, che tanto &longs;olamente m'arrogo d'heuerne acqui­&longs;tato, quanto ba&longs;ta a fare cono&longs;cere, anco con mediocre fatica, la­uerità delle co&longs;e, ch'io tratto: non fia for&longs;e male, ch'io de&longs;criua al­cune figure delle piu importanti; nelle quali con &longs;uo non prima pé­&longs;ato danno, molti per altro ualent'huomini hanno pre&longs;o granchi di non leggiera con&longs;ideratione. Ilche io farò tanto piu uolentieri, quanto non ui e&longs;&longs;endo &longs;in'ad hora stato alcuno de gli autori latini, od altra lingua, che n'habbia &longs;critto particolarmente; &longs;on &longs;icuro, ch'io &longs;chifferò nell'auenire a chi leggerà attentamente que&longs;ti pochi &longs;eritti, molti trauagli, & non poche &longs;pe&longs;e, &longs;e mai prende&longs;&longs;e lui de­&longs;io d'occupar&longs;i nell'operationi di que&longs;ti ingegno&longs;i ritrouati. che ue­ramente &longs;i dolce è il uedere na&longs;cere qualche bello effetto, & cono­&longs;cerne la cagione in &longs;imili magi&longs;teri, che pochi&longs;on coloro, che pur una uolta n'habbiano &longs;entito l'odore, che non ghiribizzino molte uolte da &longs;e ste&longs;&longs;i per dar fine a qualcheduna delle molte imagina-tioni di uarij effetti utili, & come a prima giunta &longs;i mo&longs;trano a&longs;&longs;ai riu&longs;cibili, che loro &longs;i uolgono per la fanta&longs;ia. ma tutta uia que&longs;ti pen&longs;ieri, &longs;e nó &longs;ono in capo d'huomo piu che mediocremente &longs;cien­tiato; & come dice Galeno, che e&longs;&longs;endo da natura prudente, gia habbia con lungo tempo, & grande studio fatto molte &longs;icure pro­ue; per la maggior parte rie&longs;cono &longs;allaci: non &longs;enza uergogna, & danno notabile dell'autore &longs;uo, s'egli nó &longs;arà in maniera agiato de' beni della fortuna, che po&longs;&longs;a &longs;penderne una parte &longs;enza pregiudi­cio dell'economica, in que&longs;ti hone&longs;ti, & anco quando c'ingannano lodeuoli piaceri. imperoche tante cagioni di tutti quattro i gene­ri, & di tutti gli i&longs;tromenti, & mezi, con tante proportioni di gradi, talhora ui concorrono; che &longs;e bene non deue e&longs;&longs;er tenuta per ignoranza gro&longs;&longs;a quella che nelle primiere operationi impedi&longs;ce gli e&longs;&longs;etti de&longs;iderati; quella tuttauia di coloro, che &longs;i per&longs;uadono d'e&longs;­&longs;ere quanto &longs;i conuiene ammae&longs;trati nell'arti, che ui bi&longs;ognano, & non &longs;ono, non merita e&longs;cu&longs;atione alcuna.

In duoi ca&longs;i adunque puo e&longs;&longs;ere di giouamento la piegatura delle cigognole: uno è quando il &longs;ito del motore animato lui produce piu forza una uolta, che l'altra: & que&longs;ta &longs;i dee piu pre&longs;to chiamare commodità. L'altra è quando &longs;enza la piegatura il moto in una parte di lui &longs;i rende difficili&longs;&longs;imo, & qua&longs;i impo&longs;&longs;ibile: & que&longs;to è quando il motore moue con qualche mezo. La figura della prima è &longs;econdo il uette d'alcune martinette tede&longs;che, & è que&longs;ta.

Nella quale &longs;i uede, che per la piegatura la parte del moto piu fa­tico&longs;a &longs;i &longs;arà finire con la mano alquanto rimota dal petto, oue ella ba maggior forza, che quando è lui troppo uicina. L'altra figu­ra della &longs;econda è la &longs;eguente: u&longs;ata &longs;pecialmente nel mouimento delle ruote, che &longs;i uoltano co'piedi, o che col uette moueno altre co&longs;e

Nella quale &longs;e la corda fu&longs;&longs;e appe&longs;a ad un uette diritto, & tira&longs;&longs;e perpendicolarmente come &longs;a, non &longs;olo non mouerebbe, ma talhora &longs;arebbe cagione, che la ruota &longs;i ferma&longs;&longs;e, & re&longs;ta&longs;&longs;e immobile: percioche tirando la corda il uette in &longs;e ste&longs;&longs;o uer&longs;o il &longs;uo centro, non potrebbe cedere alla forza motiua, mentre che per l'impul&longs;ione del mouimento primo, non pa&longs;&longs;a&longs;&longs;e la linea perpendicolare: & pa&longs;&longs;ata che l'haue&longs;&longs;e, non tirerebbe con la forza della mi&longs;ura di tutto il uette: perche &longs;empre il principio del moto della corda &longs;a­rebbe piu uicino al centro, che all'e&longs;tremità del uette. Dal che &longs;i puo comprendere quanto errino coloro, che fanno que&longs;ti uetti, che non s'allontanano tanto per la curuità loro dal centro uer&longs;o i lati, quanto l'e&longs;tremità è lontana dall'i&longs;te&longs;&longs;o a linea dritta: & &longs;ono nel modo della figura, che &longs;egue, o &longs;imile.

In ogni altro ca&longs;o le piegature &longs;ono &longs;ouerchie, & di &longs;peranza in tutto uana. Primieramente quel tanto lodato nelle uiti perpetue, & ne'tir atori da metalli; non merita la lode, che piu ragioneuol­mente &longs;i deurebbe dare al raggio corto, che moue il pe&longs;o, od alla moltiplicatione delle statere. E'que&longs;to.

Faccia&longs;i adunque un cerchio dal centro al mezo della piegatu­ra: faccia&longs;ene un'altro dal centro all'e&longs;tremità del uette: Non &longs;i trouerà per la ragione del diametro del circolo, che il diametro,che dà la forza al moto, &longs;i &longs;ia allungato ne anco un punto. Dopo que&longs;to è il mezo cerchio, adoprato &longs;ouente in Alemagna, nelle machine hidranlice da pi&longs;tell.

Nel mezo della piegatura egli &longs;i rimoue dal cétro per la metà, nel fine nó ha piu uátaggio nel giro come &longs;e fu&longs;&longs;e diametro retto. Vn'al­tro ue n'è qua&longs;i in forma del pletro della lira, a cui donaua il uanto di forza M. Ce&longs;are Buonaca&longs;a architetto di gran riputatione abenche piu pre&longs;to doueua darlo alla proportione del pe&longs;o alle statere.

Se bene que&longs;to uette par che habbia uantaggio nella parte della statera nel punto. A. &longs;ino alla piegatura nel punto. B. lo perde pero per l'altra parte, che &longs;e gli oppone dal punto. B. &longs;ino al punto. C. che è nel centro. Di piu con un'altro molto stauagante un'Archi­tetto France&longs;e &longs;i pen&longs;ò di potere moltiplicare la forza nel moto de' remi delle galee, & &longs;i trouò ingannato.

Perche il riuolgimento, che è nel punto. A. non cre&longs;ce piu di quello, che è nel punto. B. & nel punto. C. & è &longs;uperato da quella, che è nel punto. D. il quale ha tutta la forza, come &longs;e fu&longs;&longs;e retto. Alla qual co&longs;a uolendo fare prouedimento il Fulone ne formò un' altro in que&longs;to modo.

Egli ha tutta la forza nel punto. A. il punto. B. & il punto. C. &longs;ouerchi, per che &longs;ono pari in di&longs;tanza. Il punto. D. non &longs;olamente non aggiunge forza, ma leua la gia acqui&longs;tata: perche s'auicina piu al centro: & co&longs;i il prouedimento fu uano. Nell' errore di auicinare la uirtù motrice con l'e&longs;tremità del uette al centro, in­cor&longs;e quel grand'huomo, che gia prome&longs;&longs;e di uoler fare quei &longs;i fa­cili molini a gli Anconitani, de'quali &longs;i pen&longs;auano poi &longs;eruir&longs;i gli Rauennati, poi che furono accordati con l'Illu&longs;tri&longs;&longs;imo Cardinale di Sant' Angelo, che &longs;i rouina&longs;&longs;ero le macine edificate &longs;ul fiume, dal quale ne &longs;eguiua danno&longs;i&longs;&longs;imo diluuio alle loro campagne. Haueua que&longs;to letterato, & indu&longs;trio&longs;o huomo fatto duoi uetti lunghi, ritorti, & fi&longs;&longs;i nel &longs;ubbio del timpano dentato; uno oppo&longs;to all'altro per cagione dell'equilibrio. all'e&longs;tremità di que&longs;ti attac­caua una catena, la quale giungeua qua&longs;i al centro; & era girata da due alette picciole, mo&longs;&longs;e da duoi altri uetti &longs;imili, tirati pur anch'e&longs;&longs;i da un'altra catena, uoltata da altre due picciole ale, & finalmente mo&longs;&longs;a da un uette ordinario. Il uette lungo era in que­sto modo.

Nel quale &longs;e la catena tira&longs;&longs;e &longs;enza auicinar&longs;i mai piu al cen­tro di quello, che è l'e&longs;tremità di lui, gagliardi&longs;&longs;ima ueramente fa­rebbe la forza, per la lunghezza del &longs;uo diametro. ma e&longs;&longs;endo nece&longs;&longs;ario, che s'auicini &longs;e &longs;i dè mouere dalle due ale, tanto il uet­te perde della forza gia acqui&longs;tata, quanto la catena s'appropin­qua al centro. Ho inte&longs;o che il ualent'buomo ne fece la proua pri­ma che ne ragiona&longs;&longs;e con al cuno, in uno edificio grande come ha­ueua ad e&longs;&longs;ere in effetto, in cui tuttauia la macina non calcaua: & perche li riu&longs;cì come haueua de&longs;iderato, & con facilità ine&longs;tima­bile, non &longs;i curò di prouare nella macina, che calca&longs;&longs;e. Ilche credo che aueni&longs;&longs;e perche la ragione uera di tirare il uette nell'e&longs;tremità &longs;ua l'haueua &longs;i per&longs;ua&longs;o, che non con&longs;iderò l'oppo&longs;ta; cioè, che la forza del motore nell'alette, era uicina al centro. Vn &longs;imile er­rore pre&longs;e il diuino Michel' Angelo Buonaruoti, quando era gio­uane, & pen&longs;aua di uoltare la mal formata chiocciola di Vitruuio (che que&longs;to diuino &longs;pirito fu piu uolte in humore di uolerlariduce­re alla perfettione: & for&longs;e, &longs;e non fu&longs;&longs;e stato diuertito da molte altre impre&longs;e, l'haurebbe fatto: percioche l'Eccellenza dell'Illu­&longs;tri&longs;&longs;imo Signore il Duca no&longs;tro mi di&longs;&longs;e gia, che n'haueua ui&longs;to unafabricata da lui gia uecchio, a&longs;&longs;ai grande; la quale &longs;e &longs;i fu&longs;&longs;e potutomouere un poco meglio, uer&longs;aua gran quantità d'acqua ad hone&longs;ta altezza) con una lieua, che haue&longs;&longs;e il braccio corto fi&longs;&longs;o nel uette a que&longs;to modo.

La lieua era in uero fatta con gran ragione, & approuata dal­l'u&longs;o de'Mo&longs;couiti: li quali, come ce ne mo&longs;tra la figura Olao Ma­gno nell'Hi&longs;torie de'popoli &longs;ettentrionali: con una &longs;i fatta lieua mo&longs;&longs;a in giro, uoltano uelocemente ruote grandi&longs;&longs;ime, & graui, con le quali purgano, & lauano li metalli nell'acque; & co&longs;i stá­do di&longs;tanti col braccio lungo della lieua, hanno forza grandi&longs;&longs;ima, & non &longs;i bagnano per lo &longs;pruzzar dell'acqua, come farebbono &longs;e il uette &longs;econdo l'u&longs;o ordinario fu&longs;&longs;e uicino alla ruota. ma nella ci­gognola non s'auide &longs;e non dopo il fatto, che il raggio, che s'ap­pre&longs;&longs;a al centro, ruba qua&longs;i tutta la lena al re&longs;to del uette: & è ne piu ne meno, come &longs;e la lieua fu&longs;&longs;e fi&longs;&longs;a in un uette lungo tanto quá­to è dal centro al punto oue ella è fi&longs;&longs;a. Veramente &longs;e que&longs;to i&longs;tro­mento fu&longs;&longs;e caduto bene a quel ualent'huomo, &longs;arebbe stato il piu gagliardo, & facile per mouere in giro, fra quanti &longs;ono mai stato cono&longs;ciuti. auenga che con il uette &longs;i poteua dare al pe&longs;o quanto raggio lungo s'haue&longs;&longs;e uoluto, & con la lieua &longs;i &longs;uperaua almeno di &longs;ei parti il raggio breue. Talche un'huomo &longs;olo &longs;aluando l'i&longs;te&longs;­&longs;a uelocità, & non facendo con le braccia maggior giro di quel che&longs;i &longs;oglia ordinariamente da ognuno, haurebbe oprato almeno per la forza d'altri diece. tutto l'inganno fu nella piegatura: di cui &longs;i po&longs;&longs;ono dare due certi&longs;&longs;ime regole: vna quando &longs;i con&longs;idera la for­za in un raggio &longs;olo; & è che tanto &longs;empre acqui&longs;ta di forza il uette, quanto l'e&longs;tremità di lui, in cui è il motore od animato, od innanimato, s'allontana dal centro: non hauendo riguardo a tutte le parti, ancor che fu&longs;&longs;ero o piu rimote, o piu propinque. l'altra, quando &longs;i con&longs;idera la forza in duoi raggi; & è che la piegatura dell'uno non nuoce alla forza dell'altro, &longs;e nó quanto l'e&longs;tremitati &longs;i ritrouano rimote dal punto &longs;opra cui &longs;i moue la statera. & con que&longs;ta &longs;econda &longs;i portano molte commodità a'motori, per alzare piu alto &longs;enza di&longs;cómodar&longs;i, che nó &longs;i farebbe con la statera retta, & per mouere diuer&longs;e co&longs;e, & diuer&longs;amente con un moto &longs;olo. Delle quali, perche hora non fanno al propo&longs;ito della Chiocciola no&longs;tra, non è bene, che &longs;e ne dica altro. Vno eccellente Architetto Napoletano, che &longs;i chiamaua il Gaietta, pen&longs;ò di fuggire il gran­chio di Michel'angelo, & inciampò in un'altro di gran lunga peg­giore. Formò il uette in &longs;imil figura.

Ciudicando con que&longs;to riuolgimento di raddoppiare la lena: per­che il raggio non s'appre&longs;&longs;aua al centro per uia diametrale. Ma il Filandro nell' Academia di Roma, allhora che a per&longs;ua&longs;ione diMe&longs;&longs;er Claudio Tolomei quelli huomini dotti&longs;&longs;imi &longs;i diedero a cor­reggere, & illu&longs;trare l'opera di Vitruuio lungamente giaciuta nel­le tenebre, col compa&longs;&longs;o in mano fece lui cono&longs;cere, che que&longs;to uet­te ha maggior forza, che qualunque de gli altri communi; ne ha­uerebbe giouato in altro, che in tenere fi&longs;&longs;a la lieua col perno della Chiocciola. imperoche facendo&longs;i il cerchio nella &longs;ua piegatura, haurà di diametro, poniamo ca&longs;o, un braccio; facendo&longs;i nell'e&longs;tre­mità, non ne haurà ne anco due oncie; & tanto gietta per una li­nea, quanto guadagna per l'altra; &longs;e non che una &longs;i troua lontana alquanto dall'altra: & da que&longs;ta di&longs;tanza &longs;olamente &longs;i piglia la ragione della forza. Ne gioua che ui &longs;ia di&longs;ferenza, per co&longs;i di­re, dal moto impul&longs;iuo, al moto attratiuo; perche nell'attratione, od impul&longs;ione fatta uer&longs;o la piegatura, la forza è l'i&longs;te&longs;&longs;a, uolendo mouere in giro. non &longs;arebbe gia co&longs;i &longs;e &longs;i uole&longs;&longs;e mouere a moto retto: perche nel giro il punto &longs;olamente, oue è il motore, lauora; facendo il cerchio col diametro, che egli ha dal &longs;uo centro. Alla di&longs;ferenza de'moti perche non hanno hauuto l'occhio molti per al­tro galant'huomini, &longs;ono &longs;drucciolati molte uolte, quanto &longs;ia per que&longs;te inuentioni, dalla &longs;ua primiera riputatione.

Ba&longs;tino per hora que&longs;ti e&longs;&longs;empi, de'quali habbiamo diui&longs;ato &longs;in quì, li quali &longs;enza dubbio &longs;aranno di grande utilità per i&longs;chiffare molti errori, ne'quali tutto dì &longs;i &longs;cuopre, che alcuni belli ingegni &longs;ogliono incorrere. Et po&longs;cia che a ba&longs;tanza habbiamo trattato di que&longs;to argomento per intendere la forza del no&longs;tro uette; tornando al propo&longs;ito di lui, dico che la piegatura in quello non gioua &longs;e non alla commodità del motore, & in tanto ageuola il moto, quanto cagiona l'equilibrio nel pe&longs;o di &longs;e ste&longs;&longs;o.

Tutto cio che è dal punto. A. &longs;ino al punto. B. è &longs;ouerchio, quanto &longs;ia per la forza, che uiene dalla natura del uette: per che la parte, che è dal punto. B. al punto. C. &longs;e gli oppone con uguale potenza. Voglio dire, che facendo&longs;i il cerchio nel punto. B. &longs;arà uinto in dia­metro da quello, che &longs;arà fatto nel punto. D. & dal grado di tal uittoria na&longs;ce tutta la forza. Ma perche quando il motore ha mandato l'e&longs;tremità del uette uer&longs;o il centro del'mondo, e&longs;&longs;endo il uette in&longs;ieme col manico &longs;uo, graue di circa trenta libre, è poi bi­&longs;ogno, che &longs;ia alzato un'altrà uolta con piu fatica di molto (all'in giu il uette ui corre có moto naturale, & all'in &longs;u bi&longs;ogna tirarlo) percio è stato utili&longs;&longs;imo aggiungerui quella parte, circuendo dal punto. A. &longs;ino al punto. C. po&longs;cia che in tal maniera s' è fatto l'equi­librio, & la parte aggiunta con la &longs;ua grauezza leua l'altra: di modo che in ogni giro &longs;i &longs;ottragge fatica al motore di alzare tren­ta libre di pe&longs;o, o circa, all'altezza di due braccia: la qual fatica &longs;ola &longs;arebbe atta a &longs;neruare in breui&longs;&longs;imo tempo ogni gran lena di huomo. &longs;enza che douendo&longs;i alzare que&longs;to pe&longs;o, quando le mani &longs;ono piu uicine al petto, nel qual &longs;ito &longs;i &longs;ente (& &longs;i potrebbe anco prouare con ragione parte medicinale, & parte mathematica) che la uirtù loro manca a&longs;&longs;ai, è stato molto commodo lo &longs;cemare il pe&longs;o con l'equilibrio. abenche di tale equilibrio ne dirò anco qualche co&longs;a fra poco, di&longs;correndo &longs;opra la statera del Tartaglia,trala&longs;ciata da Ari&longs;totele. Ora con que&longs;to uette l'huomo ha un braccio di raggio lungo, & non e&longs;&longs;endo la Chiocciola nel &longs;uo pe&longs;o piu che ott'oncie gro&longs;&longs;a, il raggio corto del pondo che comincia nel mezo del perno &longs;arà di quattr'oncie, &longs;i che il uette uincerà di due parti, & un'huomo haurà forza di tre, &longs;e fu&longs;&longs;ero col uette di pare raggio.

Si potrà dunque porre que&longs;ta Chiocciola in qualunque luogo &longs;i uoglia, che &longs;empre un'huomo di mediocre lena alzerà dodici oncie d'acqua continua, & con maggior cor&longs;o dell'ordinario, all'altez­za di circa &longs;ette braccia. Ne la &longs;pe&longs;a del mantenere il motore &longs;a­rà tanta, che l'utile dell'acqua non pa&longs;&longs;i di gran lunga ogni danno. Ilche chiaramente &longs;i mo&longs;trerà nel terzo di&longs;cor&longs;o. Se l'altezza de la ripa non &longs;arà piu che &longs;ette braccia, &longs;i fara un moto &longs;olo nella fog­gia, che nella prima delle due &longs;eguenti figure &longs;i contiene, &longs;egnata per numero di 69. & per regi&longs;tro di E 3.

Dichiaratione della prima delle due &longs;eguenti figure.

A. Il uette.

B. Acqua, che s'alza.

C. Acqua, che rie&longs;ce.

D. Linea della eleuatione di &longs;ette braccia, & mezo.

E. Chiocciola lunga tredici braccia, gro&longs;&longs;a circa noue oncie.

F. Perno di &longs;opra lungo fuor della Chiocciola un braccio, o circa.

G. Canale, che riceue l'acqua, & la porta uia.

Se l'altezza della ripa pa&longs;&longs;erà dalle &longs;ette braccia &longs;ino alle tre­dici, o circa, &longs;i faranno duoi moti: & allhora &longs;i perde d'altezza quanto importa la profondità del ua&longs;o, che porge l'acqua al &longs;econ­do ordine, che &longs;arà circa un braccio &longs;olamente: & &longs;econdo Vi­truuio, come habbiamo dichiarato di &longs;opra, &longs;arebbe in tanta al­tezza piu di quattro. La figura è quella &longs;econda delle due che &longs;e­guono, &longs;egnata per numero 70. & per regi&longs;tro E 4.

Dichiaratione della &longs;econda figura delle due precedenti.

A. Acqua, che s'alza.

B. Linea di &longs;ette braccia, & mezo della prima eleuatione.

C. Linea di altre &longs;ette braccia, & mezo della &longs;econda eleuatione:ma&longs;e ne perde un braccio nella prima, per l'altezza del ca­nale di legno.

D. Canale di legno, che riceue l'acqua dal primo ordine, & la porge al &longs;econdo.

E. Canale, che uni&longs;ce l'acqua, & la mena uia.

F. Chiocciola lunga tredici braccia, gro&longs;&longs;a circanoue oncie.

G. So&longs;tegni del primo ordine fi&longs;&longs;i nel canale di legno.

Si uede, che ognuno di que&longs;ti pezzi è mobile, & &longs;i puo tra&longs;por­tare ouunque &longs;i uuole.

Si fa anco &longs;apere, che in tutte que&longs;te figure s'è hauuto poca cura per tirarle in pro&longs;pettiua, facendo li &longs;corzi, & l'ombre, &longs;econdo l'arte: percioche co&longs;i figurando non &longs;i &longs;arebbe potuto hauer la mi­&longs;ura giu&longs;ta delle parti: anzi molte co&longs;e, che &longs;econdo la ragione di pro&longs;pettiua non &longs;arebbono ui&longs;te, &longs;i &longs;ono qua&longs;i di&longs;egnate al contra­rio, accioche &longs;i &longs;coprano.

Ma &longs;e qualchuno non &longs;i curerà di fare maggiore i&longs;pe&longs;a per una fiata, & uorrà fabricare uno edificio stabile, cu&longs;todito continua­mente per gli pericoli, che po&longs;&longs;ono accadere; &longs;i potrà &longs;eruire della statera del molino edificato nel lido di San Nicolò: perche in uero è tale, che non moltiplicando&longs;i piu la uelocità delle chiocciole, che quando elle &longs;on mo&longs;&longs;e da huomini, un cauallo ne potrà mouere tre a&longs;&longs;ai commodamente: pur che il raggio della lieua, a cui &longs;i lega il cauallo, &longs;ia proportionato di forza al timpano dentato, & alle fu­&longs;a delle rocchette. Sieno adunque le rocchette di otto fu&longs;a in dia­metro di circa mezo braccio: &longs;ia il timpano dentato di quaranta denti, in diametro di due braccia: &longs;ia la lieua tirata dal cauallo circa cinque braccia: ella uincerà di quattro parti il &longs;emidiame­tro, cioè, il raggio del timpano, & &longs;arà anco aiutata alquantodalla lieua della rocchetta. Et perche il giro del cauallo &longs;ara di circa trent'un braccio; & quel dell'huomo fatto col uette, che è un braccio, non è &longs;e non poco piu di &longs;ei braccia, il cauallo uincerà di circa cinque parti: & tante a punto &longs;ono le uolte, che fanno le Chiocciole in un giro del cauallo: perche l'otto delle fu&longs;a entra cin­que uolte nel quaráta de'denti, &longs;iche la uelocità &longs;arà qua&longs;i l'i&longs;te&longs;&longs;a: auengache per ogni &longs;ei braccia del giro del cauallo, la Chiocciola &longs;i uolterà una uolta, come &longs;i uoltaua una uolta nelle &longs;ei braccia del giro dell'huomo; &longs;pecialmente &longs;e &longs;i computerà, che il cauallo per ordinario puo hauere moto alquanto piu ueloce, che il giro dell'huo no. La forza anco, &longs;upponendo che il cauallo n'habbia per tre buomini, quando ui fu&longs;&longs;e parità in ogni parte, ba&longs;terà a&longs;&longs;ai bene: perche le Chiocciole &longs;imilmente &longs;ono tre, & la statera del cauallo, in&longs;ieme con quella della rocchetta, uince di quanto ba&longs;ta; cioè, di piu di due parti di piu. Se la liena del cauallo &longs;arà piu lunga, il moto &longs;arà piu facile, quanto al pe&longs;o; ma bi&longs;ognerà, uolendo &longs;alua­re la uelocità nel pe&longs;o, che il cauallo s'affretti piu in caminare; per che &longs;arà piu gran giro, ne for&longs;e meno s'affaticherà per la fretta commen graue pe&longs;o, che con poco piu graue, hauendo pa&longs;&longs;o alquanto piu tardo. Se il timpano &longs;i &longs;arà di piu denti, in&longs;ieme con la state­ra lung a del cauallo, per &longs;aluare l'i&longs;te&longs;&longs;a uelocità, & leuare la fret­ta al motore, l'effetto riu&longs;cirà in un mede&longs;imo con quel di &longs;opra, ch'io ho lodato. tuttauia &longs;i &longs;arà piu &longs;pe&longs;a nella machina, & occu­pera&longs;i piu grande &longs;patio fuor di propo&longs;ito. Se la lieua non &longs;arà piu lunga della &longs;ouradetta, & il timpano haurà piu denti, cioè, cin­quanta, o &longs;e&longs;&longs;anta; allhora quanto &longs;i uorrebbe, che cre&longs;ce&longs;&longs;e la ue­locità, tanto &longs;i rende difficile il moto al cauallo; &longs;i per lo raggio del pe&longs;o, che &longs;i fa piu lungo allargando&longs;i il timpano dentato, &longs;i per la forza, che non aumenta alla proportione della uelocità: ne è la peggiore statera di que&longs;ta, nella quale il cauallo a pena con gran­di&longs;&longs;ima fatica &longs;i potrà mouere. Faccia&longs;i adunqne que&longs;to i&longs;tromento con la &longs;immetria, che s'è detto poco ha.

Quiui &longs;arebbe tempo opportuno di di&longs;correre &longs;e i gradi o della forza, o del pe&longs;o, o delle qualità naturali aggiunti in&longs;ieme &longs;i mol­tiplicano alla proportione : come &longs;e ad un grado di freddo ui &longs;e n'aggiunga un'altro grado pare, &longs;e la forza d'ambiduoi in&longs;ieme &longs;arà doppia in operatione a ri&longs;petto d'ognuno di loro, & co&longs;i di moltealtre piu dubbio&longs;e proportioni. & certo il &longs;aper&longs;i di que&longs;ta mate­ria è molto nece&longs;&longs;ario a tutte l'arti, che hanno il &longs;uo fine nell'opera­tioni. ma perche io non &longs;criuo que&longs;ti di&longs;cor&longs;i pen&longs;ando, che gli huomini &longs;cientiati ui debbano porre molto studio, ma &longs;olamente ho loro raccolto qua&longs;i alla sfuggita, per mo&longs;trar l'u&longs;o della Chioc­ciola, il quale &longs;eguirà piu dall'e&longs;perienza, che da altro; io trala­&longs;cierò per hora di ragionarne: tanto piu che con uie piu nece&longs;&longs;aria, & importante occa&longs;ione n'ho gia &longs;critto (s'io non m'inganno) quáto &longs;i conuiene in altri libri latini, che io ho ancora per le mani, di alcune materie medicinali; & &longs;pecialmente di molte appertenenti alle &longs;ublimationi: imperoche la proportione di que&longs;ti gradi a Me­dici &longs;pecialmente (benche pochi &longs;e ne curino) è cagione di far riu­&longs;cire effetti alcuna &longs;iata pe&longs;&longs;imi nelle compo&longs;itioni de'medicamenti, & nell'altre co&longs;e, che &longs;i generano dalla mi&longs;tione delle qualitati ele­mentari. & il mede&longs;imo auiene nell'operationi di qua&longs;i tutte l'al­tre arti. Il Monte, & il Fraca&longs;torio ambiduoi Verone&longs;i, quello nel &longs;uo libro de'medicamenti, & que&longs;ti nel trattato de'morbi con­tagio&longs;i, accennarono di uoler ri&longs;oluere que&longs;to &longs;oggetto trala&longs;ciato, od almeno non trattato quanto &longs;i conuiene da Galeno, & da tutti gli altri buoni Scrittori antichi; & non lo compirono di fare per le molte occupationi, & per la morte, che loro s'interpo&longs;e. Io &longs;ono gia tanto auanti nell'i&longs;te&longs;&longs;a fatica, ch'io &longs;pero, &longs;e il Signor IDDIO mi concederà &longs;olamente la metà di quegli anni, che per lo cor&longs;o na­turale &longs;i po&longs;&longs;ono promettere alla mia temperatura, ancorche de­bole, di fare in modo, che &longs;e non perfettamente, almeno con gran­de utilità de gli studio&longs;i &longs;arà per me trattato que&longs;to utili&longs;&longs;imo ar­gomento. Hora torniamo all'organo del moto da u&longs;ar&longs;i col caual­lo, la figura di cui è la &longs;eguente.

A. Chiocciole di tredici braccia di lunghezza, &longs;ituate &longs;econdo la &longs;ua giu&longs;ta eleuatione.

B. Rocchette fi&longs;&longs;e in un palo orizontale, che con un uette fi&longs;&longs;o nella Cigognola delle Chiocciole danno loro il mouimento.

C. Subbio dritto uer&longs;o il cielo, che &longs;i gira di &longs;otto &longs;opra un perno apuntato, & di &longs;opra dentro ad un cerchietto di bronzo.

D. Timpano dentato.

E. Lieua a cui s'attacca il cauallo.

F. Ruota per ageuolare il moto con l'impul&longs;ione dell'aere.

G. Canale, che riceue l'acqua.

Nondimeno e&longs;&longs;orto tutti quelli, che &longs;ono per &longs;eruir&longs;i della Chioc­ciola, che piu pre&longs;to la facciano uoltare da gli huomini col uette &longs;ouradetto, che da'caualli con timpani dentati: percioche oltra che la fabrica &longs;i &longs;arà con minor &longs;pe&longs;a, & &longs;i potrà portare in diuer&longs;i luoghi &longs;econdo il bi&longs;ogno, non hauendo&longs;i cagione di farla cu&longs;todire tutto l'anno; &longs;i potrà anco alzare l'acqua con doppio ordine, come s'è figurato di &longs;opra: il che malageuolmente &longs;i potrebbe &longs;are con caualli, & &longs;i &longs;chifferà il danno grande, che potrebbe molte uolte &longs;eguire, &longs;e rompendo&longs;i un dente nel timpano, od un fu&longs;o nelle roc­chette, &longs;i dimora&longs;&longs;e buon &longs;patio di tempo &longs;enza poter cauar acqua, quando piu ne fu&longs;&longs;e il di&longs;aggio. che certo que&longs;ti i&longs;tr omenti da ruote, da denti, & da fu&longs;a hanno qua&longs;i &longs;empre bi&longs;ogno di buoni mae&longs;tri, che loro tengono agiu&longs;tati, & racconciati; altrimenti &longs;i fermano &longs;ouente &longs;enza poter lauorare: talche e&longs;&longs;endo &longs;oportabile la &longs;pe&longs;a de gli huomini (come &longs;i mo&longs;trerà nel terzo ragionamento) a ri&longs;petto del guadagno, & riu&longs;cendo con piu commodità, con piu facilità, etpiu &longs;icuramente non po&longs;&longs;o &longs;e non ragioneuolmente con&longs;igliare, che ella s'anteponga a qualunque artificio di quelle ruote dentate.

Re&longs;ta hora, che io breuemente ragioni alquanto circa due altre conditioni utili alla Chiocciola. una è, di darle il moto quando &longs;iuolta da gli huomini un poco piu facile, che non è detto di &longs;opra. l'altra è di &longs;egnare un luogo &longs;ul Piacentino, oue a&longs;&longs;ai ageuolmente ella &longs;i protrebbe mouere col cor&longs;o del fiume: & il mede&longs;imo &longs;i fa­rebbe ne gli altri fiumi quando le circo&longs;tanze fu&longs;&longs;ero l'i&longs;te&longs;&longs;e. Quam to alla prima è da &longs;apere, che Nicolò Tartaglia ne'&longs;uoi que&longs;iti, & anco nel trattato de'pe&longs;i, rintracciò una ragione a&longs;&longs;ai buona, di cui non ne di&longs;&longs;e parola alcuna Ari&longs;totele nelle qui&longs;tioni delle statere, con la quale egli prouò, che una statera di pare raggio, & uguale pe&longs;o nell'e&longs;tremità de'raggi, ancorche &longs;ia uoltata in mille parti, ri­tornerà &longs;empre da &longs;e ste&longs;&longs;a, &longs;e co&longs;a alcuna non la sforza, al giu&longs;ti&longs;­&longs;imo equilibrio: imperoche in qualunque altro &longs;ito fuora del perpem dicolare, & dell'equilibrio &longs;arà po&longs;to il pe&longs;o piu eleuato di que&longs;ta statera, &longs;empre haurà &longs;otto di &longs;e lo &longs;patio piu retto, per cui haurà a pa&longs;&longs;are: & percio &longs;arà &longs;empre piu graue &longs;econdo il &longs;ito, &longs;inche &longs;i troui nell'equilibrio; oue è sforzato a fermar&longs;i ritrouando&longs;i ambi­doi li pe&longs;i in ogni co&longs;a uguali, et per la natura della &longs;ua piu propria grauezza, & per la conditione del &longs;ito. Da que&longs;ta ragione hannocauato alcuni, che &longs;ia bene, uolendo&longs;i mouere un pe&longs;o in giro a porli &longs;opra almeno due di que&longs;te statere incrocciate ad angoli retti, con quattro palle di pe&longs;o uguale, una per ogni e&longs;tremità: perche dicono che sforzando&longs;i que&longs;ti pe&longs;i tornar &longs;empre all'equilibrio, & e&longs;&longs;endo­uene &longs;empre uno (&longs;e non in quel breui&longs;&longs;imo &longs;patio ch'egli è nella li­nea perpendicolare) che re&longs;ta di &longs;opra inchinato all'equilibrio, le &longs;tatere qua&longs;i da &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, o có poco aiuto uoltano il pe&longs;o in giro &longs;opra cui &longs;on fi&longs;&longs;e. Quando il pe&longs;o s'haue&longs;&longs;e a mouere per mezo giro &longs;o­lamente, que&longs;ta ragione &longs;arebbe uera anco con una &longs;tatera &longs;ola; ma douendo&longs;i mouere per un giro intiero, la palla, che nel mezo giro è &longs;tata in fauore nell'altro mezo s'oppone altrotanto per hauer &longs;ito contrario. & benche &longs;ia aiutato dall'altro pe&longs;o dell'altra statera, che &longs;cende, il guadagno nó è maggior della perdita; & quanto &longs;ia per que&longs;ta ragione tanto uiene a punto come &longs;e non ui fu&longs;&longs;ero ne &longs;tatere, ne palle: &longs;iche que&longs;t'opera è in tutto &longs;ouerchia. L'impul&longs;ione dell'aere fatta con forza d'un corpo graue puo bene aiutare alquamto; percioche l'aere di &longs;opra dal pe&longs;o ba&longs;&longs;o, &longs;pinta dal pe&longs;o alto cac­cia il pe&longs;o ba&longs;&longs;o, a cui per la &longs;ua grauezza l'aere &longs;otto di lui cede a&longs;&longs;ai; tanto piu quando ha incominciato a circolare, & ad ondeg­giare nel modo, che in&longs;egnano i Filo&longs;ofi, & &longs;pecialmente Auerrois (perche in que&longs;ta cagione è di&longs;cordia fra Platone, & Ari&longs;totele) di&longs;putando &longs;opra il moto della naue nel fiume, & della &longs;aetta nell' aere. Piu continuo tuttauia farebbe il circolare, & l'ondeggiare dell'aere, &longs;e il corpo mo&longs;&longs;o non u&longs;ci&longs;&longs;e mai dell i&longs;te&longs;&longs;o luogo: come auene nelle ruote giu&longs;te, & continue per ogni parte di loro: nel moto delle quali l'aere nó rende fatica mentre che &longs;i taglia, ne la uelo­cità &longs;i ritarda per dar tempo all'aere, che entri nel luogo del corpo mo&longs;&longs;o; accioche o non &longs;i dia il uacuo, od il moto in un'i&longs;tante: dal­che auiene che quanto piu i raggi delle ruote Jono acuti in ambidoi i lati in forma di rombo, tanto meno impedi&longs;cono. Et quádo alcuni hanno detto che nelle ruote da'raggi l'aere, che è nel mezo di loro gira come &longs;e fu&longs;&longs;e un corpo cótinuo, que&longs;to &longs;i puo for&longs;e ueri&longs;icare nel le ruote che &longs;i mouono &longs;u i perni fermi, che &longs;opra gli a&longs;&longs;i mobili non &longs;arebbe uero. Meglio adunque uerrebbe &longs;e &longs;i cópone&longs;&longs;e una ruota a cui la Chiocciola fu&longs;&longs;e &longs;o&longs;tegno, & ambedue &longs;i gira&longs;&longs;ero &longs;u i perni mede&longs;imi, la quale nella no&longs;tra Chiocciola potrebbe e&longs;&longs;ert di &longs;ei braccia di diametro, nel modo figurato quì appre&longs;&longs;o.

A. Chiocciola di tredici braccia di lunghezza.

B. Ruota per ageuolare il moto fi&longs;&longs;a nella Chiocciola.

C. Eleuatione dëlla Chiocciola di &longs;ette braccia, & mezo.

Imperoche la statera di que&longs;ta ruota in ogni parte di lei ha l'equi librio, & non &longs;i mouendo mai fuora dell'i&longs;te&longs;&longs;o luogo, col mouimen­to dell'aere fatto dalla grauezza &longs;ua, da cui na&longs;ce il giro, gioue­rebbe a&longs;&longs;ai al moto. ilche di maniera &longs;i uede per e&longs;perienza in mol­ti i&longs;tromenti, che afferma l' Agricola que&longs;te ruote in Alemagna &longs;opperire per la metà della forza del motore: percioche oue bi&longs;o­gnano duoi huomini &longs;enza la ruota, non ne &longs;ogliono adoperare &longs;e non uno quando quella ui &longs;ia. Ma io non ho uoluto aggiungerui que&longs;ta ruota prima, perche l'huomo ba&longs;ta a&longs;&longs;ai da &longs;e ste&longs;&longs;o &longs;enza altro aiuto; poi perche in ogni ca&longs;o mi piace, che que&longs;to i&longs;tromento &longs;ia ageuole in maneggiar&longs;i, in por&longs;i al &longs;ito dell'opra &longs;ua, & in tra­&longs;portar&longs;i &longs;enza impedimento, & fatica da luogo a luogo, &longs;econdo l'occa&longs;ione. l'ho bene aggiunta nel fu&longs;o del timpano dentato dell' organo del cauallo; perche quello &longs;i &longs;uppone che debba e&longs;&longs;ere sta­bile, & ben cu&longs;todito.

Quanto alla &longs;econda, &longs;criue il Ce&longs;arie&longs;e, & &longs;i puo comprende­re da'&longs;egni la&longs;ciati, che gia molti anni il Po, poi che haueua la&longs;cia­to Portalbera, luogo uicino ad Arena di Beccaria, &longs;i partiua in tre rami; il de&longs;tro de'quali uenendo in giu correua lungo alla col­lina di Sarmedo, &longs;empre &longs;econdandola &longs;ino a Piacenza, oue è ho­ra il Poggio de'Ratti, il Pizzo di San Si&longs;to, & tutti gli altri luo­ghi rileuati, che allhora erano ripe. il &longs;econdo pa&longs;&longs;aua qua&longs;i a canto al colle di San Colombano, dello Spedaletto, della Somaglia del Corno, & di tutta quella co&longs;ta, che ancora &longs;i uede di là dal Po. il terzo &longs;cendeua nel mezo di que&longs;ti duoi, qua&longs;i nel &longs;ito oue corre hora. Da que&longs;ta diui&longs;ione ne na&longs;ceuano tre graui danni: uno, che e&longs;&longs;endo partite l'acque, nel tempo, ch'elle &longs;ono ba&longs;&longs;e, il fiume non era nauigabile per li Burchi gro&longs;&longs;i del &longs;ale, et dell'altre mercantie: onde tutte le &longs;ome, che ueniuano da Ferrara, da Venetia, & da gli altri pae&longs;i bà&longs;&longs;i, &longs;i &longs;caricauano alla Somaglia, co&longs;i detta da que&longs;te &longs;ome, & compiuano il re&longs;to del uiaggio per terra. l'altro danno era, che nel tempo delle piene de fiume, non e&longs;&longs;endo ne culto, nearginato il terreno, che giaceua fra un corno, & l'altro. l'acque, &longs;alendo &longs;opra le ripe &longs;i congiungeuano &longs;ouente in&longs;ieme; & &longs;i per la &longs;mi&longs;urata larghezza, come per l'inequalità dell'acqua, la quale era nell'alueo &longs;uo alti&longs;&longs;ima, & &longs;opra le ripe pochi&longs;&longs;ima, con copia grande di lutto, non &longs;i poteuano qua&longs;i mai uaricare. il terzo era la gran perdita di &longs;i gran &longs;patio di pae&longs;e, che non &longs;i poteua con utile maggiore della &longs;pe&longs;a ne arginare da tante parti, ne coltiuare. Il Duca Galeazzo Vi&longs;conte, quello che edificò il belli&longs;&longs;imo ponte &longs;ul Ticino, & il &longs;uperbo palazzo del capello di Pauia; qua&longs;i in emé­da della prodigalità, che egli haueua u&longs;ato in tirare un muro in fortezza di uenti miglia di circuito, & di piu d'altro tanto in tra­mezi per li parchi delle fiere; &longs;i deliberò con animo ueramente rea­le di fare un gran beneficio a'&longs;uoi popoli (que&longs;ta fu bene una &longs;pe&longs;a magnanima, & degna di uero principe) liberandoli da quei primi danni; & e&longs;&longs;endo cagione, che &longs;i gran &longs;patio di campagna &longs;i pote&longs;&longs;e coltiuare. Hauendo adunque cono&longs;ciuto che il &longs;ito lo fauoriua a&longs;­&longs;ai, percioche il fiume oue incominciaua a partir&longs;i haueua un pen­dio maggiore dell'ordinario, tirò un forti&longs;&longs;imo argine da ambedue le &longs;ponde, incominciando molto di &longs;opra, oue il fiume cadeua piu ueloce, a linea a poco a poco fatta retta, & qua&longs;i pararella, &longs;ino alla bocca del Tidone, & del Lambro, che è il cor&longs;o di circa &longs;ette miglia: & co&longs;i ri&longs;trin&longs;e tutti quei tre rami in quel di mezo, oue ancora &longs;i trouano uniti. da indi in qua il fiume è stato nauigabile, &longs;i uarica da tutto tempo, & s'è po&longs;to tanto terreno alla coltura, che &longs;i fa conto, che hoggidì da quello, che è fra una antica ripa, & l'al­tra, &longs;e ne caua piu di cento mila &longs;cudi ogni anno. Cauò poi anco dal Lago maggiore que&longs;to Principe, per fare il &longs;eruigio compito, un braccio d'acqua nauigabile, che &longs;i chiama il Nauiglio, & lo condu&longs;&longs;e a Milano, facendolo uicino a Pauia sboccare nel Ticino; accioche tutte le merci, che &longs;i mena&longs;&longs;ero per Po, &longs;i pote&longs;&longs;ero condur re &longs;ino a Milano &longs;empre per acqua. Ma poi che furono fatti li doi forti&longs;&longs;imi argini detti, &longs;eguirono tre effetti: uno che il cor&longs;o del fiu­me nó muta &longs;ito come nell'altre parti: l'altro ch'egli è ueloci&longs;&longs;imo, & impetuo&longs;o; &longs;i perche &longs;cende a linea retta &longs;enza romper&longs;i in an­golo alcuno, &longs;i perche cade da luogo alto, et có grandi&longs;&longs;imo pendio: il terzo na&longs;ce da que&longs;ti duoi, & è che per le piene quantunque grádi&longs;&longs;ime non s'alza mai l'acqua fuor delle ripe; perche la uelocità,& rettitudine del cor&longs;o, la porta uia tutta ancorche copio&longs;i&longs;&longs;ima. Et per cio dal Tidone, &longs;ino ad Arena, non &longs;i fanno argini in alcunluogo. di &longs;otto dal Tidone la decaduta è minore, il cor&longs;o è torto, & rotto da gli angoli, & percio il fiume &longs;i rallenta, & stagnando alquanto, &longs;alta fuor delle ripe, &longs;iche ui bi&longs;ognano gli argini a rite­nerlo. Se uno &longs;arà alla bocca del Tidone in mezo del Po, guardando in &longs;u, uedrà &longs;ino a Portalbera a linea retta, &longs;enza hauere impedi­mento alcuno: il che for&longs;e per &longs;i lungo &longs;patio non auiene in altra parte di que&longs;to fiume: ne auerrebbe quì, &longs;e non ui fu&longs;&longs;e interuenuto la magnammità di quello honorati&longs;&longs;imo Principe. Le ripe di que­&longs;to tratto &longs;ino ad Arena &longs;ono alte, & il fondo del fiume oue comincia in maggior pendio è piu alto alla liuella (come io prouai di du­gento in dugento braccia col cherobare, & col traguardo) che il piano del poggio di San Si&longs;to: in manier a che &longs;e &longs;i pote&longs;&longs;e far la &longs;pe&longs;a de gli argini, & de'cauamenti, & &longs;pecialmente delli gatti, per pa&longs;&longs;are i terreni, che ui &longs;ono in mezo, &longs;i tirerebbe l'acqua a Pia­cenza (quanto &longs;ia per la decaduta) poi che fu&longs;&longs;e alzata &longs;opra le ripe. In que&longs;to luogo adunque, oue le ripe &longs;ono ferme, il cor&longs;o del­l'acqua stabile, & il fiume non e&longs;ce mai fuora del &longs;uo letto ordina­rio, non &longs;arebbe contra ragione il fare alcune machine &longs;o&longs;tenute dalle barche, come &longs;i fanno i molini: &longs;opra le quali, con l'aiuto de le ruote uoltate dal cor&longs;o impetuo&longs;o del fiume, &longs;i gira&longs;&longs;ero le chioc­chiole proportionate all'altezza delle ripe, & alla forza del mo­tore. ilche facilmente &longs;i potrebbe ordinare da chi intende&longs;&longs;e que&longs;to magi&longs;tero, potendo&longs;i con quelle dar l'acqua a tutto il terreno, che è fra il Tidone, la collina, & il Po. Ma po&longs;cia che que&longs;te conditioni non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere uniuer&longs;almente per tutto, & il far la &longs;pe&longs;a con molte machine &longs;ul fiume, &longs;arebbe opera piu pre&longs;to da qualche gran Principe denaro&longs;o, che da priuati; &longs;arà bene per hora appigliar&longs;i alla Chiocciola mo&longs;&longs;a da gli huomini, nel modo detto piu auanti: perche co&longs;i l'impre&longs;a è piu &longs;icura, &longs;i puo &longs;ituare la Chiocciola in ogni luogo, la &longs;pe&longs;a è pochi&longs;&longs;ima in fabricarla, & oltra ad ogni &longs;pe&longs;a in mantenerla, l'entrata per la maggior parte &longs;i raddoppia. Legga il &longs;eguente di&longs;cor&longs;o, chi cio uorrà uedere, & toccare chia­ramente.

IL FINE.

DE' TRE DISCORSI SOPRA IL MODO D'ALZAR ACQVE DA' LVOGHI BASSI.

DISCORSO TERZO.

IO SO, CHE dalla maggior parte di coloro, che leggono que&longs;ti miei ragio­namenti, &longs;ono a&longs;pettato a que&longs;ta ulti­ma parte, come ad ultimo fine della machina, & delle tante ragioni, che di &longs;opra &longs;i &longs;ono annouerate: impero­che poco è il numero di quelli, che ne di&longs;cor&longs;i delle co&longs;e, il fine delle quali è l'operatione, apprezzino la uaghez­za delle cagioni loro; &longs;e non ne ueggono poi &longs;ubito &longs;eguire utilità alcuna manife&longs;ta, & approuata dall'e&longs;perienza. Gli huomini, per lo piu, con un certo i&longs;tinto &longs;eguendo l'aui&longs;o di Socrate, la&longs;ciano le &longs;peculationi a quelli &longs;piriti, che non di&longs;tratti dalla nece&longs;&longs;ità delle conditioni con&longs;eruatrici della uita ciuile, tentano qua&longs;i tra&longs;mutar&longs;i nella natura delle menti cele&longs;ti; & piu pre&longs;to appigliando&longs;i all'ope­rationi, cercano quanto prima di cono&longs;cerne l'u&longs;o, per con&longs;eguirne piu uicino, che &longs;ia po&longs;&longs;ibile, l'utilità, che da principio &longs;i propo&longs;ero. Ma io non uorrei dare occa&longs;ione a qualchuno di que&longs;ti prattici del mondo, che dice&longs;&longs;e a me qua&longs;i nell'i&longs;te&longs;&longs;o modo, benche in diuer&longs;o &longs;oggetto, cio che fu ri&longs;po&longs;to a quel gran filo&longs;ofo Atenie&longs;e da un Spartano del tutt o ignorante delle &longs;cienze: percioche dicendogli il Fi­lo&longs;ofo, che &longs;i marauigliaua, che in I&longs;parta non ui fu&longs;&longs;e alcuno, che &longs;ape&longs;&longs;e rendere ragione della &longs;cienza ciuile, o &longs;ape&longs;&longs;e le cagioni de le uirtù morali, delle quali è conueneuole, che &longs;ia ornato l'ammo no&longs;tro: ri&longs;po&longs;e lui lo Spartano, & io mi marauiglio a&longs;&longs;ai piu, che in I&longs;parta, oue non &longs;i &longs;a di&longs;putare delle uirtù, & de'uitij, &longs;ieno per la maggior parte huomini di buoni co&longs;tumi, & &longs;i uiua generalmen-te &longs;econdo la forma delle buone leggi; & in Atene, oue da tutte l'hore s'imparano le &longs;cienze, & le cagioni del bene operare, &longs;iene qua&longs;i tutti gli huomini, & &longs;pecialmente i Filo&longs;ofi, &longs;celerati, & di uita stranamente di&longs;&longs;oluta. Conchiudendo per tal ri&longs;po&longs;ta, che al­tro èil di&longs;correre con ragione nell'operotioni, altro il porle in e&longs;&longs;e­cutione. Gioua alcun a uolta piu, come dice Ari&longs;totele, nell'arti una buona prattica, & con&longs;uetudine di bene operare; & un lungo u&longs;o confermato, da molte e&longs;perienze; che la &longs;ola &longs;peculàtione, non approuata da uarij effetti caduti, &longs;econdo l'ordine della ragione: percio io dopo il di&longs;cor&longs;o dellè ragioni, me ne uengo in que&longs;ta par­te, come ho fatto nella fabrica della Chiocciola, & dell'organo del moto &longs;uo, alla proua, & a gli effetti prome&longs;&longs;i da quelle. Farò adunque il conto in que&longs;to terzo ragionamento dell'utile, & del danno, che puo &longs;eguire dall'u&longs;o della Chiocciola; per quelli acci­denti, che tutto dì &longs;i ueggono per e&longs;perienza: & poi diròin quai luoghi ella &longs;i uederà in que&longs;ti principij lauorare, & produrre l'u­tilità, che hauremo conchiu&longs;o, che ne debba riu&longs;cire. Ma perche l'utilità puo e&longs;&longs;ere di tre &longs;orti, una circa l'entrata dell'agricoltura, &longs;ottrati che &longs;aranno tutti li danni, & tutte le &longs;pe&longs;e: l'altra circa la &longs;anità de'corpi no&longs;tri: la terza circa il beneficio publico, che appertiene all'u&longs;icio de'magi&longs;trati: percio di parte in parte &longs;uccin­tamente mo&longs;treremo la uerità d'ognuna di loro.

Gia è conchiu&longs;o di &longs;opra, che la Chiocciola no&longs;tra alza almeno dodici oncie d'acqua &longs;econdo la mi&longs;ura Piacentina, alta circa &longs;ette braccia. che &longs;i puo mouere da un'huomo di mediocre lena. che &longs;i puo &longs;ituare in ogni luogo, & in tutte l'acque & correnti, & mor­te. che &longs;i puo raddoppiare, & triplicare il moto &longs;ino all'altezza di circa uenti braccia. & che &longs;i puo tra&longs;portare da luogo a luogo, & &longs;erbare in &longs;icuro per ogni pericolo. Hora pa&longs;&longs;iamo piu auanti ad e&longs;&longs;aminare certi altri capi, che o concorrono nece&longs;&longs;ariamente alla generatione del guadagno, od almeno le portano grandi&longs;&longs;ima commodità.

Primieramente dico, che le dodici oncie d'acqua, cherie&longs;cono, & pa&longs;&longs;ano per la Chiocciola quando &longs;i moue con la uelocità, che le puo dare un'huomo di mediocre lena, che s'habbia a mantenere; hanno piu ueloce il cor&longs;o, che da'Geometri, & da gli Architetti non &longs;i &longs;uole a&longs;&longs;egnare ordinariamente al moto dell'acque. Lami-nor decaduta &longs;econdo loro, come accennai di &longs;opra, è per ogni otto stadi un piede: la maggiore, ne'fiumi nauigabili non dee e&longs;&longs;ere per ogni otto stadi piu di &longs;ei piedi; perche e&longs;&longs;endo piu, le naui non po­tranno commodamente e&longs;&longs;ere tirate contra il cor&longs;o del fiume. Vi­truuio ne dà a gli acquedotti, per ogni cento piedi, almeno mezo piede: la qual regola uince ogni commune e&longs;perienza, & &longs;e fu&longs;&longs;e o&longs;&longs;eruata, di rado &longs;i potrebbono condurre l'acque per lungo &longs;patio da luogo a luogo, auenga che di rado &longs;i trouano &longs;iti di tanto pendio. Non &longs;i &longs;arebbe gia potuto fare con quella il Nauiglio di Milano, il quale, come &longs;criue il Ce&longs;arie&longs;e, che fu pre&longs;ente mentre &longs;i com­pa&longs;&longs;aua la decaduta di lui col cherobare, hebbe fra le quattro parti piu delle tre meno, che non &longs;criue Vitruuio, & uenne beni&longs;&longs;mo: in modo che chi glie n'haue&longs;&longs;e uoluto dar piu, il &longs;ito non l'haurebbe &longs;opportato. Ma la Chiocciola uince di gran lunga in decaduta la &longs;mi&longs;urata regola di Vitruuio: perche e&longs;&longs;endo lunga tredici braccia in circa uenti braccia di lunghezza computato il riuolgimento del uerme, ha piu di cinque oncie di pendio; &longs;i che n'ha qua&longs;i tanto, come &longs;e &longs;econdo il precetto di Vitruuio haue&longs;&longs;e lunghezza di piu di ottanta braccia. E'poi co&longs;a chiara, il che s'è mo&longs;trato piu adie­tro, che uincendo l'acqua in cor&longs;o, uince in quantità: adunque que&longs;te dodici oncie riu&longs;ciranno a molto maggiore quantità, che quelle del cor&longs;o ordinario.

Oltre a cio faccio &longs;apere, perche n'ho le mi&longs;ure, che per ordina­rio le ripe del Po, quando l'acqua è piu ba&longs;&longs;a, non &longs;ono molto piu alte di tredici braccia Piacentine, & ricercano duoi ordini di chiocciole. ma quelle de gli altri fiumi come il Tanaro, l'Ambro l'Adda, l'Oglio, & altri tali non pa&longs;&longs;ano in molti luoghi l'altez­za di &longs;ette braccia, alla quale un'ordine &longs;olo di chiocciole ba&longs;terà. il che è anco in alcune acque morte, o poco correnti; come è nella morticcia, & altre &longs;imili.

Di piu, &longs;i &longs;a da ognuno, che habbia qualche prattica dell'agri­coltura, che un canale da prato di &longs;e&longs;&longs;anta oncie d'acqua &longs;econdo la mi&longs;ura Piacentina, che &longs;ono tre oncie, & tre quarti Milane&longs;i, an­corche non &longs;ia dell'acqua di Po, la quale è gra&longs;&longs;i&longs;&longs;ima, adacquerà in un giorno naturale, cioè, in uentiquattro hore, circa cento per­tiche di terreno; &longs;e bene egli non &longs;arà di &longs;ua natura molto humido; perche per ordinario n'adacquerà per ogni &longs;ei hore xxy. pertiche.

E'ancora manife&longs;to, che communemente a i prati non &longs;i &longs;uol dar l'acqua &longs;e non ogni quindeci giorni una uölta, & che non &longs;entono &longs;iccità d'importanza, pur che &longs;iono adacquati due uolte per ogni me&longs;e. dalle quali due po&longs;itioni &longs;i conchiude, che un canale da pra­to d' acqua, correndo continuamente, adacquerà ogni quindici giorni una uolta mille cinquecento pertiche di terra, cioè, cento per ogni giorno; & ritornando di nuouo non la&longs;cierà loro manca­re mai l'acqua per tutti li bi&longs;ogni.

Similmente &longs;i &longs;a, che per ordinario a i prati, & &longs;pecialmente a quelli, che fu&longs;&longs;ero lungo il Po, oue il terreno è a&longs;&longs;ai humido, non s'incomincia a dar l'acqua, &longs;e non da mezo Maggio, &longs;ino a mezo Ago&longs;to; che è lo &longs;patio di tre me&longs;i. talche &longs;onente il primo fieno &longs;i taglia &longs;enza acqua, & la &longs;iccità &longs;i &longs;ente &longs;olamente nel &longs;econdo, & nel terzo.

Si puo anco facilmente far conto, che cauando una chiocciola dodici oncie d'acqua, cinque chiocciole ne caucranno con un moto &longs;olo, cioè, all'altezza di circa &longs;ette braccia, &longs;e&longs;&longs;anta oncie, che &longs;o­no il canale da prato detto di &longs;opra: onde ui bi&longs;ogneranno cinque huomini per uoltarle. ma accioche que&longs;ti habbiano tempo di mangiare, di dormire, & di ri&longs;torar&longs;i, &longs;arà bene a poruene altri cin­que; li quali di quattro in quattro hore &longs;ottentrino a que&longs;ta medio cre fatica, & facciano correre l'acqua il giorno, & la notte con­tinuamente, & con facilità maggiore, che non è &longs;egare il fieno, & fare l'altre opere ru&longs;ticali.

Que&longs;ti dieci huomini dando loro il lauoro per tre me&longs;i continui, è &longs;enza dubbio, che &longs;acendo&longs;i le &longs;pe&longs;e da loro i&longs;te&longs;&longs;i, &longs;i pagheranno con tre &longs;cudi al me&longs;e per cia&longs;cheduno, a fare il partito gra&longs;&longs;o: & co&longs;i dando &longs;pe&longs;a di trenta &longs;cudi ogni me&longs;e, in tre me&longs;i co&longs;teranno nouanta &longs;cudi, che &longs;ono, a &longs;ei libre l'uno, libre cinquecento quaran­ta. E'uero che i Gentilhuomini per la maggior parte loro condu­ranno con a&longs;&longs;ai minor prezzo, &longs;eruendo&longs;i di quei &longs;uoi lauoranti, che &longs;ul Piaccntino &longs;i chiamano Brazzenti.

Nell'i&longs;te&longs;&longs;o modo è chiaro, che ogni pertica di terra, a cui non manchi mai acqua, per tutti li tre tagli dell'herba, produce alme­no un terzo di carro di fieno ogni anno, oltra li pa&longs;coli delli quar­tiruoli; &longs;i che mille cinquecento pertiche produranno almeno cin­quecento carri di fieno.

S'è ancora prouato, che da molti anni in quà il &longs;ieno non s'èmai uenduto manco di uenti libre per carro, & molte fiate s'èuenduto uenticinque, & trenta libre. tuttauia in que&longs;to conto ponga&longs;i al minor prezzo, che &longs;i po&longs;&longs;a, & &longs;ia libre &longs;edici per carro: di manie­ra, che cinquecento carra &longs;i uenderanno alla Ca&longs;&longs;ina almeno libre ottomila, & tanto &longs;i cauerà almeno di mille cinquecento pertiche di prato.

Ora conuiene &longs;ottraggere prima cio che &longs;i cauaua del terreno auanti che fu&longs;&longs;e prato; che al piu, &longs;econdo il commune u&longs;o, è libre due per pertica: abenche la maggior parte del terreno, che s'affit­ta, quando è del tutto &longs;enza acqua, pa&longs;&longs;a di poco tre reali per per­tica. co&longs;i mille cinquecento pertiche rendeuano libre tremila.

Aggiunga&longs;i a que&longs;te la &longs;pe&longs;a de gli huomini, che mouono le Chiocciole dette di &longs;opra, che è in un moto &longs;olo libre cinquecento quaranta: &longs;i che in tutto &longs;ono libre tremila cinquecento quaranta: & in duoi moti libre mille ottanta. in tutto libre quattro mila ottanta.

La &longs;pe&longs;a dell'agricoltura in acconciare li prati, tagliare il fieno, condurlo alle ca&longs;&longs;ine, dare il ledame, & altre &longs;imili co&longs;e, anch'e&longs;&longs;a deue e&longs;&longs;ere &longs;ottrata: & ne i prati, che &longs;i chiamano prata, qua&longs;i parata, non puo e&longs;&longs;ere di piu che &longs;ette &longs;oldi per pertica, o circa. & &longs;ono in mille cinquecento pertiche libre ciuquecento uenticinque. in tutto &longs;ono libre quattromila cinquecento cinque.

Si puo dare per le &longs;pe&longs;e di acconciare, & ra&longs;&longs;ettare le Chioccio­le ogni anno &longs;otto&longs;opra al piu un &longs;cudo per cia&longs;cheduna: perche &longs;o­no forti&longs;&longs;ime, & in maniera ben formate, che ne per lungo u&longs;o, ne per ogni gran perco&longs;&longs;a &longs;i potrebbono gua&longs;tare in co&longs;a di molta im­portanza. Li perni che &longs;i logorano piu di qualunque altra co&longs;a, &longs;ono in maniera temperati, & ben po&longs;ti, che &longs;i po&longs;&longs;ono leuare con pochi&longs;&longs;ima fatica, & &longs;pe&longs;a, ba&longs;tando che s'acconcino una uolta l'anno prima che &longs;i pongano all'opera. La coperta ancora benche &longs;ia artificio&longs;amente, & fortemente stabilita, s'alza nondimeno ageuolmente; & percio &longs;i puo anco fare prouedimento dentro nell' anima, & ne'riuolgimenti de'uermi, con non molta indu&longs;tria: in modo che ogni ordinario mae&longs;tro &longs;arà a propo&longs;ito per cio fare. Et &longs;i uedrà per e&longs;perienza, che una Chiocciola ben tenuta &longs;arà buona opera per piu di uenti anni. la qual conditione non è ancora stataui&longs;ta in alcuna dell'altre machine u&longs;ate &longs;ino a que&longs;ti tempi. Adun­que co&longs;tando la &longs;pe&longs;a del racconciarla, & ra&longs;&longs;ettarla dieci &longs;cudi, il tutto &longs;arà libre quattromila cinquecento &longs;e&longs;&longs;anta cinque.

Dia&longs;i anco per le &longs;pefe di nettare li canali, & pagare, come &longs;i dice il Camparo, o cu&longs;tode dell'acqua, libre cento cinquanta: cl e &longs;aranno libre quattromila &longs;ettecento quindici. tuttauia la &longs;pe&longs;a de canali dell'acqua, coloro che l'hanno uicina al &longs;uo terreno, & &longs;i l fatto i&longs;te&longs;&longs;o, non &longs;arà di con&longs;ideratione, & &longs;i puo hauere come io dirò in certi auertimenti di &longs;otto.

Le libre dugento ottanta cinque, che auanzano a compire la &longs;omma di libre cinque mila, &longs;i po&longs;&longs;ono mettere a conto del premio dell'inuentione &longs;econdo la forma de'priuilegij ottenuti: ancora che come ho gia detto, l'animo mio non &longs;ia di farne mercatantia.

Dalle cinque &longs;ino alle ottomila libre, tutto s'auanza. & alla perfine &longs;i comprende, che il terreno, che al piu rendeua libre tre­mila, con l'aiuto della Chiocciola &longs;ottratto ogni danno, & ogni &longs;pe&longs;a (la&longs;cio il prezzo dell'acqua publica per chi n'haurà bi&longs;ogno, perche non e mio ufficio a ragionarne) renderà libre &longs;eimila, & almeno, oue anco &longs;aranno nece&longs;&longs;arij duoi moti, raddoppierà l'en­trata: che oue non &longs;arà me&longs;tieri hauerne &longs;e non uno, s'auanzerà di piu la &longs;pe&longs;a di dieci huomini per tre me&longs;i, & la &longs;pe&longs;a di cinque &longs;cudi meno, &longs;critta per racconciare le Chiocciole. & &longs;arebbeno in tutto libre cinquecento &longs;ettanta di piu. Qual utile dunque ne &longs;e­guirebbe &longs;e il fieno &longs;i uende&longs;&longs;e uenti, & uenticinque libre per car­ro, come è auenuto molte uolte? Facciane il conto chi uuole, che a me ba&longs;ta hauerlo fatto &longs;ul minor prezzo, & &longs;ule maggiori &longs;pe&longs;e.

Non uoglio la&longs;ciare, dopo il &longs;oura&longs;critto conto, di dare alcuni utili auertimenti nel pre&longs;ente negocio. & &longs;ono que&longs;ti.

Che le ripe del Po, per e&longs;&longs;ere state inondate, & alzate dalla piena del fiume, &longs;ono piu alte alla liuella di tutti li campi, che &longs;ono dentro alli duoi colli detti alla fine del &longs;econdo ragionamento: auen­ga che per e&longs;&longs;ere que&longs;ti campi dife&longs;i da gli argini, non &longs;onoeleuati dal fango al pare delle ripe, che &longs;ono fra gli argini, & il fiume. il che &longs;arà di hiouamento a dar la decaduta facile all'acqua, poi che &longs;arà tirata &longs;ule ripe. & il mede&longs;imo dico de gli altri fiumi argi­nati, percioche oue non &longs;ia que&longs;to uantaggio, &longs;arà nece&longs;&longs;ario alzar l'acqua tanto &longs;opra il piano delle ripe, quanto &longs;arà a&longs;&longs;ai per dare ladecaduta ragioneuole alla lunghezza del canale, che &longs;i uorràfare.

Che ui &longs;ono molte bocche di torrenti, le quali hanno di continuo copia d'acqua &longs;orgente, & le cui ripe non &longs;ono alte piu di dieci braccia, o circa: come &longs;ono la bocca del Tidone alla Seccamelega, la bocca della Ragnatella da Calenda&longs;co in giù, la bocca della Nu­ra da Roncaglia in giù, la bocca della Chiauena da Caor&longs;o in giù, & altre d'altri &longs;imili in diuer&longs;i luoghi.

Che uicino a'&longs;iumi ui &longs;ono molti stagni, fo&longs;&longs;e, & lagune abon­danti d'acqua; la quale &longs;e &longs;i caua&longs;&longs;e, di nuouo tornerebbe per le uene &longs;otterranee, ne mancherebbe mai; po&longs;cia ehe &longs;empre &longs;cema­no, & cre&longs;cono &longs;econdo lo &longs;cemare, & il cre&longs;cere del fiume: & pa­rimente hanno le ripe &longs;econdo l'altezza delle ripe del fiume.

Che ni&longs;&longs;un pozzo uicino a'&longs;iumi ha maggior pro&longs;ondità quan­do l'acqua &longs;ua è piu ba&longs;&longs;a, dalla &longs;uperficie del terreno alla &longs;uperfi­cie di lei, di quella delle ripe del fiume uicino: uotando&longs;i anco que­&longs;ti pozzi, & riempendo&longs;i alla liuella della &longs;uperficie del fiume. Dal che &longs;i cono&longs;ce, che chi non è lontano da'fiumi, & uole&longs;&longs;e hauer l'acqua dal &longs;uo i&longs;te&longs;&longs;o terreno nel fatto proprio, non accaderebbe, che face&longs;&longs;e altro, che una fo&longs;&longs;a profonda alla liuella del fondo del fiume, in cui &longs;itua&longs;&longs;e le Chiocciole: perche co&longs;i facendo cauerebbe quant'acqua le fu&longs;&longs;e commoda, entrandone di continuo altratanta dal fiume per le uene &longs;otterranee. & que&longs;to &longs;i uede ogni dì per e&longs;perienza nelle fo&longs;&longs;e cauate accidentalmente dalle piene del fiume. E'ben uero, che l'acqua non puo e&longs;&longs;ere gra&longs;&longs;a al pari di quella del &longs;iume, & &longs;pecialmente del Po; perche la&longs;cia gran parte della &longs;ua gra&longs;&longs;ezza per la rena, & per li pori di &longs;otterra.

Che &longs;enza pericolo alcuno di mal'euento, o di&longs;a&longs;tro importante &longs;i po&longs;&longs;ono fare fo&longs;&longs;e, che uenghino da'&longs;iumi &longs;in dentro a gli argini loro, & portino tant'acqua continuamente quanta ba&longs;terà per lo bi&longs;ogno: perche &longs;i uede nel Po oue è rapaci&longs;&longs;imo, che con tutto che ui &longs;ieno li canali delli ri&longs;iuti d'alcune acque &longs;orgenti, & d'alcuni &longs;colatori, che &longs;i uni&longs;cono con l'acqua del fiume, non per que&longs;to ne &longs;egue danno di con&longs;ideratione: ma molto meno ne &longs;eguirebbe, &longs;e &longs;econdo la uera ragione d'agricoltura, fu&longs;&longs;ero cauati non ad ango­lo retto, come &longs;ono, ma ad angolo acuto tirato dal fiume all'argine con linea contraria al cor&longs;o dell'acqua.

Che per uigore delle leggi municipali, & per con&longs;uetudine an-tica ognuno è tenuto a concedere il pa&longs;&longs;aggio &longs;ul &longs;uo terreno all'ac­que, che &longs;i conducono: pur che i canali &longs;i facciano con manco danno, che &longs;i puo; & &longs;i paghi il terreno occupato, o &longs;i concedino le quindecine a coloro per lo terreno de'quali &longs;i fanno pa&longs;&longs;ar l'acque. Nondimeno chi uorrà cauar le fo&longs;&longs;e &longs;ul &longs;uo campo &longs;ino alla liuella del fondo del fiume uicino, haurà l'acqua in fatto &longs;enza &longs;pe&longs;a di far canali, & &longs;enza &longs;eruir&longs;i di quelle leggi, od hauer cagione di farla cu&longs;todire, accioche non li &longs;ia inuolata, & diuertita per lo uiaggio.

Che la machina atta a leuare un canale d'acqua &longs;ouradetto, &longs;i fabrichera con i&longs;pe&longs;a di dugento cinquanta &longs;eudi, o circa; compu­tato ogni co&longs;a, eccetto la&longs;pe&longs;a del cauare le fo&longs;&longs;e, & di farle il co­perchio delle cannuccie, o della paglia, che &longs;arà di pochi&longs;&longs;ima con­&longs;ideratione: & co&longs;i l'auanzo del primo anno, pa&longs;&longs;erà la &longs;pe&longs;a del­la machina, & d'ogni altra co&longs;a, che po&longs;&longs;a correre.

Che facendo&longs;i le fo&longs;&longs;e &longs;ul terreno, che &longs;i uuole adacquare, non &longs;i perderà punto d'acqua per le uene delli canali, che a cuna &longs;iata ne a&longs;ciugano gran quantità.

Che &longs;e non &longs;i uorrà mettere all'opera cinque Chiocciole per un canale d'acqua, &longs;e ne potrà mettere tre, & due, &longs;econdo il numero delle pertiche, che &longs;i uorranno tra&longs;inutare in prato, & ogni co&longs;a &longs;eguirà qua&longs;i alla proportione: &longs;e non che dicono gli e&longs;perti dell'a­gricoltura, che maggior quantità d'acqua bagna alquanto piu che alla proportione: cioè, &longs;e mezo canale ne bagna cinquecento per­tiche, un canale ne bagnerà piu di mille. il che &longs;e &longs;ia uero, & on­de na&longs;ca, importa poco a cercarlo di pre&longs;ente, ne &longs;arebbe tempo hora trattarne come &longs;i conuerrebbe.

Che l'acque piouute, & &longs;orgenti &longs;i potrebbono con que&longs;to i&longs;tro­mento leuar dalle campagne, che naturalmente non po&longs;&longs;ono dare loro la decaduta, & percio re&longs;tano &longs;enza coltura. ilche auiene in molti&longs;&longs;imi luoghi del Padouano, del Ferrare&longs;e, del Mantouano, del Rauennate, & di qua&longs;i tutti i pae&longs;i piu ba&longs;&longs;i, con grandi&longs;&longs;imo danno de'loro habitanti. & tuttauia con pochi&longs;&longs;ima &longs;pe&longs;a a ri&longs;pet­to dell'utile, col mezo della no&longs;tra Chiocciola, s'a&longs;ciugherebbono per la maggior parte. tanto piu in tutti quei luoghi (& di que&longs;ti n'ho ui&longs;ti, & mi&longs;urati molti) oue la maggiore altezza a cui bi&longs;o­gna&longs;&longs;e alzar l'acque, non pa&longs;&longs;a mai &longs;ette braccia, che è &longs;olamente un'ordine di Chiocciole. ma in alcuni terreni l'acqua piouuta è &longs;ipoca, & con &longs;i poca eleuatione &longs;e le darebbe in molti modi il de­cor&longs;o, che hora, che &longs;arà manife&longs;tato que&longs;to ordigno &longs;i facile, & &longs;icuro in ogni co&longs;a, &longs;aranno piu pre&longs;to d'accu&longs;ar&longs;i di gro&longs;&longs;i&longs;&longs;ima ignoranza, o di tra&longs;curaggine, o di troppa morbidezza quei pa­droni, che non ui faranno prouedimento, che da i&longs;cu&longs;ar&longs;i per l'im­portanza, o per la difficultà. Tuttauia non uorrei, che alcuno &longs;i per&longs;uade&longs;&longs;e, che nelle ualli uicino al mare, oue &longs;on certi coperchi di terra grandi, & continui, che qua&longs;i montano &longs;opra l'acqua, & &longs;i chiamano Cori, o doue un qualche fiume uicino, di que&longs;ti che &longs;ono qua&longs;i &longs;o&longs;tenuti da gli argini in aere, accioche piu facilmente sboc­chino in mare, manda l'acque &longs;orgenti in gran copia alle campa­gne piu ba&longs;&longs;e; ne que&longs;to, ne altro i&longs;tromento fu&longs;&longs;e per leuar l'acqua, che di continuo in tanta quantità u'abonderebbe, quanta ne fu&longs;&longs;e rimo&longs;&longs;a: percioche in que&longs;ti luoghi l'acqua non pare molta, ne mol­to alta; perche conuiene che stia alla liuella dell'origine &longs;ua. & &longs;e cio non fu&longs;&longs;e, alti&longs;&longs;ima &longs;empre &longs;arebbe, per la detta origine, che &longs;empre maggior copia ne manderebbe: onde quanto &longs;e ne leua&longs;&longs;e, tanto ne &longs;ottentrerebbe all'i&longs;te&longs;&longs;a liuella. Et que&longs;ta è la ragione per cui di &longs;opra ho lodato il cauar le fo&longs;&longs;e alla liuella del fondo de'fiumi uicini, per hauer acqua continua da alzar&longs;i per adacquar terreni. Solamente &longs;i puo &longs;icuramente promettere effetto utili&longs;&longs;imo oue &longs;i uede o che le uene dell'acqua &longs;orgente non &longs;ono gagliardi&longs;&longs;ime, o che il decor&longs;o naturalmente non &longs;i puo dar libero all'acque piouute.

Vltimamente, che con que&longs;ti i&longs;tromenti &longs;i potrebbe mandare l'acqua per Roma del Teuere, per Ferrara del Po, & per altre Città da altri fiumi, od acque di qualunque &longs;orte per u&longs;o delle ca&longs;e de'priuati, & de'giardini, con a&longs;&longs;ai minor &longs;pe&longs;a, che non &longs;i fa por­tando&longs;i da'&longs;omari, & da gli huomini: percioche pochi&longs;&longs;imi huo­mini, o caualli a ri&longs;petto di quelli, che hora ui bi&longs;ognano, ba&longs;te­rebbono a uoltar le Chiocciole per alzar l'acqua, la quale &longs;corre­rebbe poi da &longs;e sto&longs;&longs;a a i luoghi ordinati. Et &longs;in quì &longs;ia detto a&longs;&longs;ai circa le &longs;pe&longs;e, & il guadagno.

Quanto poi al danno della &longs;anità, io non uorrei, che per la commodità della Chiocciola, & per l'auaritia de gli huomini &longs;i face&longs;­&longs;ero troppo numero&longs;i, & capaci &longs;eminati di ri&longs;o. E'uero che una Chiocciola &longs;ola lauorando di continuo porgerebbe quanta acqua &longs;i ricerca&longs;&longs;e ad ogni gran campo di que&longs;ia &longs;emenza. ma &longs;e cio &longs;i fa-ce&longs;&longs;e in troppo &longs;pe&longs;&longs;i luoghi, il danno publico &longs;enza uerun dubbio &longs;arebbe da propor&longs;i al guadagno de'priuati: imperoche richieden­do la coltura del ri&longs;o, che &longs;empre le campagne &longs;ieno molte morbi­de, & qua&longs;i coperte d'acqua, in foggia di poco profonde paludi, non &longs;arebbe &longs;e non da temere, che tale humidità ri&longs;caldata, & non di&longs;cipata da'raggi del &longs;ole, cagiona&longs;&longs;e putrefatione nell'aere, & fu&longs;&longs;e origine a'uicini habitatori di qualche infirmità uniuer&longs;ale, & pericolo&longs;a; in quei luoghi &longs;pecialmente che non &longs;ono e&longs;po&longs;ti a'uenti &longs;ettentrionali: percioche in quelli, a'quali quei &longs;ignoreggiano, la­humidità dell'aere &longs;i con&longs;uma, & non ui puo &longs;eguire danno di con­&longs;ideratione: come ben &longs;i legge appre&longs;&longs;o di Strabone autore graui&longs;­&longs;imo d'Ale&longs;&longs;andria maggiore in Egitto, & di Rauenna in Italia, con le quali &longs;i puo anco annouerare Venetia: percioche con tutto che &longs;ieno edificate in mezo alle paludi, & di ragione doue&longs;&longs;ero e&longs;­&longs;ere &longs;ottopo&longs;te a malattie pericolo&longs;i&longs;&longs;ime, &longs;i pre&longs;eruano nondimeno con l'aiuto de'uenti freddi, & &longs;ecchi boreali, che &longs;ouente &longs;offiano in quelle regioni. abenche la Pigneta maggiore piantata da'tempi di Strabone in qua, ha nociuto a&longs;&longs;ai a Rauenna, talche per molti anni &longs;in che a poco a poco &longs;i &longs;ono a&longs;ciute, & alzate molti&longs;&longs;ime pa­ludi, è dimorata con l'aere &longs;opra modo mal &longs;ano. & quindi auiene anco che l'aere di Piacenza no&longs;tra è a&longs;&longs;ai &longs;alubre: concio&longs;ia che dalla parte d'Au&longs;tro, uento pernicio&longs;o, è dife&longs;a dalle montagne, & con la &longs;elua piantata nel terrapieno delle mura; & dalla parte di Settentrione, che è in luogo a&longs;&longs;ai eminente uer&longs;o il Po, l'è &longs;gombra­ta ogni humidità, & corruttione dal Rouaio, che qua&longs;i di continuo ui percuote. il che &longs;i prouò manife&longs;tamente nella state pa&longs;&longs;ata, da la quale, e&longs;&longs;endo ella &longs;eguita ad uno uerno humido con poco freddo, & ad una primauera tutta acquido&longs;a, & humidi&longs;&longs;ima, &longs;i doueua­no a&longs;pettare generalmente tutte quelle infirmità, delle quali ragio na Hipocrate in que&longs;to ca&longs;o nel terzo de'&longs;uoi Afori&longs;mi. & non­dimeno per la forza di que&longs;ti uenti di Settentrione, che nel princi­pio della state regnarono per molti giorni in que&longs;ta città, auenne che da molti anni in qua non &longs;ia mai stato minor numero di malati dentro a lei, che ne i me&longs;i della state pa&longs;&longs;ata. & per lo contrario, nelle città uicine, come Pauia, & Cremona, le quali piu pre&longs;to &longs;ono e&longs;po&longs;te a'fiati de'uenti au&longs;trali, ue ne &longs;ono morti tanti de'po­ueri, & de'ricchi, che è stato giudicato da gli huomini periti unameza pe&longs;tilenza. In que&longs;ti luoghi adunque non boreali, non &longs;i facciano ri&longs;ari troppo &longs;pe&longs;&longs;i, &longs;e gia da &longs;ua natura il &longs;ito non fu&longs;&longs;e tanto ar&longs;iccio, che una ragioneuole humidità porta&longs;&longs;e piu pre&longs;to qualche temperamento ne'&longs;ecchi&longs;&longs;imi giorni della state, che altri­menti. non è co&longs;i ne'prati, perche non s'adacquano &longs;e non ogni quindeci giorni una uolta, & l'humido loro non è paludo&longs;o, ne tale che non &longs;i po&longs;&longs;a ageuolmente di&longs;&longs;oluere da'raggi del &longs;ole: anzi &longs;e le campagne de'prati fu&longs;&longs;ero grandi&longs;&longs;ime, & adacquate ogni quindi­ci giorni una fiata, porterebbono que&longs;ta utilità, che l'aere tempe­rato da'uapori loro, non &longs;arebbe &longs;ouerchiamente &longs;ecco, &longs;i che fu&longs;&longs;e di e&longs;tremo danno alla &longs;alute de gli animali: potendo anco dare oc­ca&longs;ione, che talhora &longs;i leua&longs;&longs;ero uapori piaceuoli dalla terra, li quali nella meza regione dell'aere conuertiti in acqua, &longs;cende&longs;&longs;ero di nuouo in quelle pioggie, che &longs;ono tanto de&longs;iderate nelle &longs;ecchi&longs;­&longs;ime, & caldi&longs;&longs;ime stagioni. le quali pioggie tanto piu &longs;arebbeno utili, quanto meno haurebbeno di quel &longs;apore amaro, che, come dice Teofra&longs;to, &longs;ogliono hauere, quando per gran forza del calore del &longs;ole &longs;ono tirati uapori adu&longs;ti dall'ar&longs;iccio, & qua&longs;i in tutto ab­bruggiato terreno, & tra&longs;mutati in pioggia amara, et molto dan­no&longs;a &longs;i per dar l'humido alle piante, & per dar l'acqua, che &longs;i be­ue a'pozzi, & alle ci&longs;terne, come per alzare un qua&longs;i fuoco na&longs;co­&longs;to nell'aere, nimici&longs;&longs;imo al fonte della uita, & al fine della re&longs;pi­ratione. In &longs;omma il beneficio, che ci promettono i precetti di Aetio, & di tutti li medici di maggiore autorità, quando uoglio­no, che ne'tempi caldi&longs;&longs;imi bene inaffiate le stanze de gli amalati di febri acute, &longs;i puo generalmente a&longs;pettare dall'inacquar&longs;i le can­pagne al tempo della state. Solamente &longs;i potrebbe dubitare, che e&longs;&longs;endoui grandi&longs;&longs;ima copia di fieno, & con&longs;eguentemente di leda­me fatto da gli armenti, che lo mangia&longs;&longs;ero, non &longs;i genera&longs;&longs;ero poi anco quei danni, che po&longs;&longs;ono nuocere alla &longs;anità de gli huomini per l'abondante stercoratione. Io &longs;ò, che He&longs;iodo ne'&longs;uoi libri della agricoltura è stato lodato da molti buoni, & graui Filo&longs;ofi, per­che non fece memoria alcuna dello sterquilinio; giudicando&longs;i, che egli drizza&longs;&longs;e piu pre&longs;to i &longs;uoi documenti alla &longs;anità de gli huomi­ni, che all'abondanza, & alla ricchezza: concio&longs;ia, che &longs;e bene dal ledame ne uenga maggior copia de'frutti della terra, pure e&longs;&longs;i hanno poi com &longs;eco l'humido col quale &longs;i &longs;ono pa&longs;ciuti, & accre&longs;ciutiputrido, pien di lezzo, & molto auer&longs;arlo al nutrimento del ca­tor uitale. ma io gia duoi anni a que&longs;to difetto propo&longs;i un rimedio approuato di commune concordia dalle con&longs;ultationi di tre collegij di Medici di Padua, di Pauia, & di Piacenza, come ne &longs;ono te­&longs;timonij l'Eccellenza dell'Illu&longs;tri&longs;s. Sig. il Duca no&longs;tro, l'Eccellente & Illu&longs;tre Sig. Domenico della Torre Luogotenente di quella nel Con&longs;iglio di giu&longs;titia, & della Camera; alla cui &longs;cienza, pruden­za, & bontà ogni co&longs;a &longs;i puo credere, & diferire: l'Illu&longs;tre, & Hccellente Con&longs;igliere il Sig. Bartolomeo Turchi Verone&longs;e, & gli Eccellenti Medici del collegio no&longs;tro, che tutti l'hanno lette, & ot­timamente con&longs;iderate. percio io a&longs;pettando qualche migliore oc­ca&longs;ione non dirò &longs;oura cio per hora altro, &longs;e non che &longs;i grande è l'in­gordiggia d'alcuni, che ancorche non &longs;i fu&longs;&longs;e propo&longs;to prouedimen­to ueruno, re&longs;to &longs;icuri&longs;&longs;imo, che non re&longs;terebbono per que&longs;to, pur­che per altro tenghino la Chiocciola al propo&longs;ito dell'utile loro, di &longs;eruir&longs;i di lei, & far quanto maggior cumulo di ledame fu&longs;&longs;e loro po&longs;&longs;ibile.

Due altre danno&longs;e oppo&longs;itioni mi furo no fatte gia un'anno fa, (que&longs;ta parte è quella, ch'io di&longs;&longs;i, che apperteneua alla cura de' Magi&longs;trati) una nel Con&longs;iglio dell'entrate staordinarie di Milano dall'Eccellente, & Illu&longs;tre Sig. Ale&longs;&longs;andro Archinto; l'altra in Ferrara da uno intendente Gentilhuomo di S.E. L'Archinto poi che hebbe ottimamente capito, & con&longs;iderato il magi&longs;tero di que­&longs;ta machina, Per mia fe, di&longs;&longs;e, &longs;i dè &longs;perare, che que&longs;to debba e&longs;&longs;e­re uno utili&longs;&longs;imo ritrouato per li prati; ma per le biade, dell'abon­danza, delle quali que&longs;to no&longs;tro Magi&longs;trato ne tiene &longs;peciali&longs;&longs;ima cura, &longs;arà tutto l'oppo&longs;ito: po&longs;cia che il terreno, che &longs;i conuertirà in prati potrebbe facilmente e&longs;&longs;er tanto, che leuando&longs;i lui con que­&longs;ta commodità dalla coltura delle biade, il re&longs;to for&longs;e non ba&longs;terà per l'abondanza dello Stato. & &longs;arebbe pur meglio, &longs;pecialmente per li poueri, che loro manca&longs;&longs;e piu pre&longs;to la carne, & il formag­gio, che il pane. Prima che il Lodeggiano haue&longs;&longs;e l'acqua tirata dalla Muzza &longs;empre era diuitio&longs;o d'ogni &longs;orte di biade: poi che la maggior parte di lui fu conuertito in prati, per la commodità di quell'acqua, non puo e&longs;&longs;ere &longs;i poco stretto il raccolto, che la città &longs;ua non ha pane intieramente per tutto l'anno. &longs;i che quanto piu que&longs;to pae&longs;e è fatto ricco d'entrata, tanto meno è re&longs;tato abondantedel primiero alimento de'proprij habitatori. Nulladimeno la ri&longs;e­lutione di quel Con&longs;iglio, poi che hebbe auertito, che l'acqua &longs;uole anco e&longs;&longs;er e molto gioueuole al miglio, alle faue, a'fagiuoli, & all altre &longs;emenze di Marzo, che &longs;ono la maggior &longs;omma del uitto de poueri, fu che &longs;i la&longs;cia&longs;&longs;e pur porre in u&longs;o &longs;i utile i&longs;tromento: che poi a &longs;uo tempo &longs;i &longs;arebbe bene fatto riparo, che non &longs;i face&longs;&longs;ero di nuouo con l'aiuto &longs;uo piu prati, che non &longs;opporta&longs;&longs;e la conditione d'ogni luogo, & del numero de gli &longs;udditi a quello Stato: tanto piu che di parte in parte s'haueua la ra&longs;&longs;egna in i&longs;critti d'ogni co&longs;a co­me &longs;i conuiene. Il Ferrare&longs;e altre&longs;i oppo&longs;e, che riu&longs;cendo que&longs;to mio aui&longs;o, &longs;i &longs;arebbe facilmente leuato tant'acqua non &longs;olamente dal Pò & per uia aperta & per le uene &longs;otterranee, ma da tutti li fiu­mi li quali portando lui il tributo delle proprie acque, l'accre&longs;cono, & lo fanno molto commodamente nauigabile, che uicino a Ferrara oue egli &longs;i diuide in tanti rami, che a pena ade&longs;&longs;o in certi tempi &longs;i puo nauigare, non &longs;arebbe marauiglia s'egli per molto piu lungo &longs;patio di tempo nega&longs;&longs;e il pa&longs;&longs;aggio alle naui cariche: con gran tra uaglio di tutte le città di &longs;opra, le quali &longs;i &longs;eruouo delle merci Vi­nitiane. A cui fu ri&longs;po&longs;to, che cio non &longs;i doueua &longs;i facilmente te­mere in un fiume, che per la &longs;ua grandezza era chiamato il Re de gli altri: tanto piu che il braccio maggiore di Loredo, che porta a Venetia, non era ancora mai uenuto alla ba&longs;&longs;ezza, ch'egli diceua. Oltre a cio che ne'tempi &longs;olamente dell'autunno, & del uerno, &longs;e non pioue largamente, l'acque di que&longs;to fiume &longs;ogliono in parte mancare: nella primauera, & nella state &longs;empre &longs;ono abondanti&longs;­&longs;ime, & molte fiate piu che non &longs;i uorrebbe: percioche le neui, & le cauerne ancora piene dell'acque &longs;otterranee, in&longs;ieme col freddo, che nel tempo della state &longs;i ritira nelle &longs;pelunche, & è cagione, che l'aere ingro&longs;&longs;ando&longs;i &longs;i tra&longs;muti in acqua, &longs;ogliono mantenere il fiu­me gagliardo qua&longs;i &longs;empre per tutto Ago&longs;to, cioè, &longs;in che dura la opportunità d'adacquare i prati. che dopo Ago&longs;to quando ce&longs;&longs;ano le cagioni &longs;ouradette, & l'acque &longs;cemano, non è piu utile, come ognuno &longs;a', cacciare humidità&longs;ouerchia &longs;opra l'herbe: e&longs;&longs;endo che le notti &longs;ono lunghe, & il &longs;ole non molto potente: talche il calore delle piante incomincia piu pre&longs;to a ritirar&longs;i alle radici, che ad ha­uer bi&longs;ogno d'humore come materia atta a cacciar fuora le foglie, & l'herbe. ma che in ogni ca&longs;o anco a que&longs;to &longs;i &longs;arebbe potuto fareprouedimento nel modo che fanno i Signori Vinitiani nell'acque della Brenta, del Brentone, & del Bacchiglione; le quali la state per certi giorni della &longs;ettimana &longs;i la&longs;ciano alla nauigatione, per certi altri &longs;i diuerti&longs;cono all'u&longs;o dell'agricoltura. & in que&longs;to mo­do partendo l'utile, & il danno in ambiduoi quelli u&longs;i, &longs;i &longs;eruono dell'acque molto prudentemente per l'uno, & per l'altro bi&longs;ogno.

Ha incominciato a lauorare que&longs;ta machina &longs;opra il terreno de la Mezana de i Signori Ca&longs;ali, lontano circa tre miglia da Pia­cenza, a beneficio del molto Magnifico Sig. Giouan Ga&longs;paro mio amici&longs;&longs;imo: oue &longs;i uede in proua reale, & in effetto di chiara e&longs;pe­rienza la quantità dell'acqua, l'altezza, la facilità del moto, & tutte l'altre po&longs;itioni affermate di &longs;opra, & che ricercano la cer­tezza della cognitione de &longs;en&longs;i. Ma è hormai for&longs;e tempo, che la&longs;ciando la &longs;ua parte al commune giudicio de gli huomini, la&longs;ci anco a&longs;&longs;ai opportunamente alcune altre particolarità, che oltra alle gia dette &longs;i potrebono (&longs;enza dir pero co&longs;a &longs;ouerchia, come mi &longs;ono sforzato di o&longs;&longs;eruare &longs;ino a que&longs;to termine) commodamente diui&longs;are: & co&longs;i ponga fine a que&longs;ti, s'io non m'inganno, non del tutto inutili ragionamenti. Io lo farò dunque &longs;ubito che com pochi&longs;­&longs;ime parole haurò mo&longs;trato, che con l'e&longs;perienza della Chiocciola &longs;i ri&longs;ponderà per auentura ad alcuni nel modo, che come dice Ari­&longs;totele nella &longs;ua Politica, gia ri&longs;po&longs;e Talete Mile&longs;io ad altri di &longs;i­mile natura. A que&longs;to gran filo&longs;ofo fu rimprouerato da uno di co­&longs;toro, li quali non adorano, & non cono&longs;cono altro, che l'oro; che egli &longs;cioccamente &longs;eguiua gli studi di filo&longs;ofia, po&longs;cia che non ar­reccauano guadagno alcuno; anzi erano cagione, che egli getta&longs;&longs;e i danari, che per altra uia lui ueniuano in mano: onde non haueua mai accre&longs;ciute le &longs;o&longs;tanze de'beni della fortuna, & &longs;empre era re &longs;tato pouero. Ri&longs;e Talete del uano giudicio di quel huomo uolga­re. & hauendo preui&longs;to da'&longs;egni naturali col mezo della filo&longs;ofia, che a quello allhora pre&longs;ente anno, nel quale era stato grandi&longs;&longs;ima abondanza d'oglio, ne doueua &longs;eguire; perche &longs;arebbono diuenuti sterili gli uliui, una grandi&longs;&longs;ima care&longs;tia; raccol&longs;e con l'aiuto de gli amici quanta maggior &longs;omma di danari egli puote, co'quali comperò, & inarrò qua&longs;i tutto l'oglio di Chio, & di Mileto. E&longs;­&longs;endo poi uenuto il tempo della precono&longs;ciuta care&longs;tia, & uenduto l'oglio da lui per tutto il maggior prezzo, che egli haueua uoluto,ne tra&longs;&longs;e guadagno ine&longs;timabile: & con que&longs;ta occa&longs;ione fece ue­dere, che a'Filo&longs;ofi non mancauano uie di far&longs;i ricchi, pur che &longs;e ne fu&longs;&longs;ero curati. Co&longs;i io &longs;pero che la proua &longs;gannerà alcuni, li quali talhora &longs;i &longs;ono burlati dell'opere mathematice, &longs;coprendo loro, che gli huomini &longs;cientiati, fra'quali io confe&longs;&longs;o d'e&longs;&longs;ere il minimo, &longs;e ui uole&longs;&longs;ero applicare il pen&longs;iero, & u&longs;a&longs;&longs;ero con prudenza il &longs;apere loro, &longs;arebbono per cauare piu hone&longs;to guada­gno per &longs;e, & con gran beneficio de gli altri, de la prattica delle &longs;cienze, che gli huomini uolgari con quanti auanzi d'auari­tia adopera&longs;&longs;ero per amma&longs;­&longs;are quelle &longs;o&longs;tanze, che poi gli here­di &longs;uoi non &longs;pendono for&longs;e come &longs;i conuerrebbe &longs;econdo la uera ragione.

IL FINE DEL TERZO, ETVLTIMO DISCORSO.

OCTAVIVS FARNESIVS Placentiæ, & Parmæ Dux &longs;ecundus. &c. Datæ &longs;unt nobis &longs;upplices litteræ ab Egregio Phy&longs;ico D. Io&longs;eph Ceredo, infra&longs;cripti exempli, uidelicet, Illu&longs;tri&longs;&longs;imo, & Eccellenti&longs;s. Sig. Duca. Benche molti ingegno&longs;i, & dotti huo­mini co&longs;i antichi come moderni, &longs;i &longs;ie­no sforzati &longs;in'hora di trouare i&longs;tro­menti, co'quali pote&longs;&longs;ero alzare acqua per diuer&longs;i u&longs;i; ni&longs;&longs;uno è pe­ro mai stato (che &longs;i &longs;appia) il quale, leuandone gran quantità, l'habbia alzata alto &longs;econdo il bi&longs;ogno per adacquar terreni, a&longs;ciu gar ualli, far macinar molini, & altre co&longs;e &longs;imili in modo, che la &longs;pe&longs;a del motore, & del fabricare, & mantenere la machina non &longs;ia riu&longs;cita o maggiore, o qua&longs;i pare all'utile, che puo &longs;eguire da tali inuentioni. Maio con la &longs;corta delle ragioni mathematice, & naturali; & con le proue di diuer&longs;i modelli piccioli, & grandi, dopo molta indu&longs;tria, lunghe fatiche, & graui &longs;pe&longs;e ho finalmente corretto in maniera, & ridotto a tal perfettione la dottrina de gli antichi in fabricare la Chiocciola; & anco ho di nuono ritrouato un'organo &longs;i gagliardo per mouerla facilmente, & a&longs;&longs;ai uelocemen­te, che con mediocre &longs;pe&longs;a, a ri&longs;petto dell'utile, co&longs;i in fabricarla, come in mouerla, & mantenerla &longs;odisferà ottimamente a tutti gli &longs;oura&longs;critti, & a molti altri bi&longs;ogni: percioche un'huomo &longs;olo, benche di mediocri forze, alzerà con que&longs;to i&longs;tromento, & con l'organo del moto &longs;uo, piu di &longs;ette braccia, dodici oncie d'acqua almeno, &longs;econdo la mi&longs;ura Piacentina: & un cauallo, a&longs;&longs;ettando le Chiocciole nel modo, che io ho po&longs;to in prattica, n'alzerà alme­no mezo canale da prato alla mede&longs;ima altezza, & con la mede­&longs;ima uelocità: potendo&longs;i anco raddoppiare, & moltiplicare il mo­to a qualunque altezza &longs;i uoglia in infinito; & uariare a giu&longs;ta proportione l'altezza d'ogni pezzo particolare &longs;econdo la quan­tità dell'acqua, che &longs;i ricerca. Et perche non è conueneuole, che alcuna hone&longs;ta indu&longs;tria, & fatica, la quale &longs;ia per partorire be­neficio a molti, re&longs;ti &longs;enza qualche honore, & premio: Percio &longs;upplico a V.E. che uoglia concedermi priuilegio, che ni&longs;&longs;uno di qualunque grado, o conditione &longs;i uoglia, o Capitolo, Congregatio-ne, od Vniuer&longs;ità in que&longs;to &longs;uo Stato di Piacenza, & di Parma, & ne gli altri ancora, po&longs;&longs;a dentro allo &longs;patio di uenticinque anni auenire fabricare, ne hauere, ne u&longs;are, ne in acque publiche, ne in priuate per adacquar terreni, o fare qualunque altro effetto que­&longs;to i&longs;tromento, ne l'organo del moto di lui; &longs;enza e&longs;pre&longs;&longs;a, & au­tentica licenza ottenuta da me, o da miei heredi in i&longs;critti. impo­uendo quelle pene, che le parranno giu&longs;te, a chi contraface&longs;&longs;e: & ordinando a'&longs;uoi Magi&longs;trati, & Officiali, che inuiolabilmente fac­ciano o&longs;&longs;eruare quanto circa que&longs;to per V.E. &longs;arà ordinato. Et de­&longs;ider andole ogni contentezza humilmente le bacio le mani.

Di V.E. Illu&longs;triß.humiliß.

&longs;eruidore Giu&longs;eppe Ceredi Fi&longs;ico.

Quæ cum a nobis, no&longs;tri&longs;que Magi&longs;tratibus, & Con&longs;iliarijs ad quos &longs;pectat, optime &longs;int perpen&longs;a, & examinata, uideanturque; tam ex re ip&longs;a propo&longs;ita, quàm ob Oratoris &longs;cientiam, & prudentiam iamdiu nobis per&longs;pectam; publico, priuatoque; commodo plurimum collatura: Iccirco per has no&longs;tras decernimus, & uolumus nulli hominum cuiu&longs;cunque gradus, & prout in datis litteris, extiterint in Parmen&longs;i, Placentino, & quocunque alio no&longs;tro Dominio, licere &longs;pacio uigintiquinque annorum proxime futurorum, fabricare in­&longs;trumentum ab antiquis auctoribus Cocleam nuncupatum; nec media organaque; motus eiu&longs;dem, eoque;, aut eis uti in publicis flumi­nibus, aut priuatorum aquis, pro agrorum irrigatione, aut edu­ctione aquarum ad alium quencunque finem, ab&longs;que expre&longs;&longs;a, & in &longs;criptis auctentica licentia a dicto D. Io&longs;eph, aut hæredibus, ac &longs;ucce&longs;&longs;oribus &longs;uis impetrata; &longs;ub pœna ami&longs;&longs;ionis machinæ, &longs;iue machinarum; & ulterius &longs;cutorum auri quingentorum a &longs;ingulis e xigenda quotie&longs;cunque contrafeci&longs;&longs;e comperti fuerint. Cuius pœ­næ dimidiam partem no&longs;træ Ducali cameræ, alteram uero dimidiam &longs;upplicanti, eiu&longs;que; hæredibus, & &longs;ucce&longs;&longs;oribus quibu&longs;cunque, hac conce&longs;&longs;ione durante applicari debere tenore præ&longs;entium irreuoca­biliter decernimus. Mandantes Prætoribus, Con&longs;iliarijs, Redi­tuum Magi&longs;tris, Fi&longs;calibus, ceteri&longs;que; Magi&longs;tratibus, ac Officiali­bus tam præ&longs;entibus, quàm futuris, quoruncunque locorum, &longs;eu terrarum ex Ditionibus no&longs;tris, ut opportuna, & ualida in huius no&longs;træ conce&longs;&longs;ionis fauorem proclamata publicare, conditione&longs;queappo&longs;itas, ac pœnas iniunctas exequi curent, ha&longs;que no&longs;tras iu&longs;ti priuilegij litteras inuiolabiliter ob&longs;eruent, & ob&longs;eruari cogant. In quorum fidem præ&longs;entes fieri, &longs;igillique; no&longs;tri impre&longs;&longs;ione muni­ri iu&longs;&longs;imus. Dat. Placentiæ Idibus Decembris. M. D. LXVI.

OCTAVIVS F. DVX.

Io. Bapti&longs;ta Picus Sec.

Locus &longs;igilli pendentis.

Il mede&longs;imo, & com l'i&longs;te&longs;&longs;e conditioni &longs;i puo vedere alla Se­cretaria di Milano nel libro delle patenti. fogli. 148.

Similmente &longs;i vede l'i&longs;te&longs;&longs;o nella Secretaria dell'Illu&longs;tri&longs;s. Signoria di Venetia, nelle filzze dell'Archiuio dell'an­no 1565. alli 19 di Febraro.

Co&longs;i fu conce&longs;&longs;o da Sua Santità, come appare nel libro de le Bolle patenti del 1566 alli 18 di Marzo.

Co&longs;i da molti altri Principi, come &longs;i vede ne'priuilegij autentici, che &longs;ono appre&longs;&longs;o di me.

Ancora ch'io habbia que&longs;ti priuilegij di qua&longs;i tutti li mag giori Potentati d'Italia, della &longs;o&longs;tanza i&longs;te&longs;&longs;a che è conte­nuta in quello dello Illu&longs;tri&longs;s. Sig. Duca no&longs;tro: io non ho pero pen&longs;ato di &longs;eruirmene (come ho anco detto di&longs;opra) con auaritia: ma &longs;olamente ho deliberato d'accettare cio che corte&longs;emente, & ragioneuolmente mi &longs;arà offerto da quelli, che vorranno accre&longs;cere l'entrate loro, con que&longs;to ritrouato. Et &longs;on &longs;icuro, che ni&longs;&longs;uno, che non &longs;ia piu che rozzo, & ingrato &longs;arà per portar&longs;i in modo, che &longs;i leui l'a­nimo a'dotti indu&longs;trio&longs;i, & di qualche &longs;pirito, che for&longs;e hanno piu bi&longs;ogno de'beni della fortuna, che non ho io, di affaticar&longs;i, & i&longs;pendere del &longs;uo, per far publico beneficio con l'opere ritrouate di nuouo alla congregatione de gli huomini.

IL FINE.