ALLO ILLVSTRISSIMO,
ET REVERENDISSIMO
CARDINAL DI FERRAR A
D. HIPPOLITO DA ESTE,
DANIEL BARBARO ELETTO
D'AQVILEGGIA S.
uerendi<02>imo Signore, piu che &longs;ono guar da
te, et contemplate da gli huomini, piu &longs;cuo
preno la belleZzaloro, et l'artificio del mae
stro; & bene &longs;pe&longs;&longs;o dal primo a&longs;petto non &longs;i
proua quel gu&longs;to di e&longs;&longs;e, che ben mirate, &
con&longs;iderate &longs;i &longs;ente dapoi: Ilche come &longs;iauero, non mi affatiche
rò di prouare, perche, & le pitture, & le &longs;colture, & le fabri
che de i grand' huomini, & altre co&longs;e che &longs;i uedeno ogni giorno,
chiar amente lo dimostrano, perche piu che &longs;i guardano, mag
giormente di &longs;e inamorano i riguar danti. ilche è &longs;egno manife
&longs;to, che in quelle &longs;empre &longs;i &longs;cuopra maggior belleZZa. Que&longs;to,
o&longs;imigliante effetto fanno le uere, & precio&longs;e pietre di natura,
comparate alle fal&longs;e, et uili fatte da gli huomini. imperoche lefal
&longs;e al primo guardo fanno di&longs;e mo&longs;tra allegri<02>ima, & &longs;plendidi&longs;
&longs;ima, et qua&longs;i adulatrici allettano la ui&longs;ta con un fal&longs;o &longs;plendo
re; et poi uanno mancando. Male uere naturali, & fine, perche
&longs;ono fatte dalla uerità della natura, non per ingannare alcuno,
ma per driZzare gli animi a piu alto uiaggio, piu pre&longs;tano di
quello, che prometteno. la doue i po&longs;&longs;editori di quelle, &longs;coprendoci
no, &' piu le ammirano. Il &longs;imile adiuiene a i lettori delle
co&longs;e de gli huomini eccellenti, i quali beendo con di&longs;iderio i
precetti delle arti, et continuando con lo studio, & e&longs;&longs;erci
tio nella intelligenza di quelli, ritrouano nel progre&longs;&longs;o, che
fanno, la uirtù dell' autore piu chiara, & piu ammiranda.
Come è auuenuto a me nella fatica fatta &longs;opra Uitru
uio gia dedicata a Uo&longs;tra Signoria Illu&longs;tri<02>ima, & Reueren
di<02>ima: imperoche, per quello amore, che ha ognuno di fare le
&longs;ue fatture ogni giorno migliori, riuedendo, & rileggendo il
detto autore, & &longs;entendoui piu gu&longs;to della eccellenZa &longs;ua,
& uedendo ancho, che &longs;otto la protettione della gratia uo
&longs;tra egli era &longs;tato abbracciato dal mondo: &longs;pinto dalla &longs;olleci
tudine de i librari, ho uoluto rimandarlo in luce tenendo tut
tauia raccolto lo &longs;tudio, & l'o&longs;&longs;eruanZa mia nella dignità, &
chiareZza della per&longs;ona uostra, con quel de&longs;iderio, che &longs;em
pre ho hauuto di giouare, quanto porta&longs;&longs;ero le forZe mie ad
ognuno. & per dare uno illu&longs;tre te&longs;timonio delle magnifiche,
& eccellenti fabriche, che ella ha fatto, & fa tuttauia in
diuer&longs;e parti del mondo con merauiglia de gli huomini: del
lequali opere io ne haueua uedute alcune prima, che io le de
dica&longs;&longs;e il Vitruuio, alcune ho ueduto dapoi, & &longs;ono quelle, che
con tanta &longs;plendideZZa ella ha fatto in Roma, & a Tioli, nel
lequali la natura conuiene confe&longs;&longs;are di e&longs;&longs;ere &longs;tata &longs;uperata
dall' arte, & dalla &longs;plendideZza dell' animo &longs;uo. come che in
uno in&longs;tante &longs;iano nati i giardini, & cre&longs;ciute le &longs;elue, & gli
alberi pieni di &longs;oaui<02>imi frutti, in u na notte ritrouati, anzi
delle ualli u&longs;citi i monti, & ne i monti di duri<02>ime rocche
fatto iletti a i fiumi, & aperta la pietra per dar luogo alle ac
que, & allagato il&longs;ecco terreno, & irrigato di fonti, et diri-
fatto honor ato giudicio huomini piu intelligenti di me. però
non anderò piu oltre, la&longs;ciando in ognuno un de&longs;iderio arden
ti&longs;simo di uederle. et contentandomi della &longs;ua buona gratia,
allaquale humilmente mi riccomando. Di Uinetia del
M D LXVII.
FRANCESCO DE FRANCESCHI SANESE
AILETTORI.
VOLENDO io ri&longs;tampare il Vitruuio con il
commento del Reuerendi&longs;simo Mon&longs;ignor
Daniel Barbaro Eletto d'Aquileggia, &longs;pe&longs;&longs;e
fiate&longs;ono &longs;tato in pen&longs;iero di non offendere
l'animo &longs;uo &longs;apendo, che&longs;ua Signoria Reue
rendi&longs;sima era occupata in altri &longs;tudi, conue
nienti al grado, che tiene; però io &longs;ono &longs;tato
molto tempo a dar principio a quello, che io di&longs;ideraua grande
mente. Hora che fidandomi nella humanità &longs;ua, & imaginandomi,
che gli huomini &longs;tudio&longs;i &longs;empre riuedeno le co&longs;e loro, & cercano
di ampliarle, & ornarle, ho pre&longs;o ardire di &longs;cuoprirle il mio di&longs;ide
rio: nè mi&longs;ono ingannato della bontà &longs;ua, perche hauendo&longs;i corte
&longs;emente contentato che io lo ri&longs;tampa&longs;si, mi di&longs;&longs;e, che haueua anco
apparecchiato il latino, che egli fece gia in&longs;ieme col uolgare: & che
gli haueua aggiunto molte co&longs;e, & molte figure che non &longs;ono nel
primo: & che mi donarebbe anche il Latino: la doue hauendo io
hauuto piu di quello, che hauerei &longs;aputo dimandare, ho uoluto Be
nigni Lettori ad utilità commune, mandar in luce l'uno & l'altro
Vitruuio, & u&longs;are ogni diligenza, per rifarli in forma commoda, &
& con figure accuratamente & diligentemente intagliate dal mio
honorato compare & compagno in que&longs;ta impre&longs;a, M. Giouanni
Chrieger Alemano, & accommodate a que&longs;ta nuoua forma, accio
che ognuno po&longs;&longs;a godere il frutto delle dotte fatiche del &longs;opradet
to mio Signore. Ilquale uolto col pen&longs;iero a tutte le belle arti, uà
&longs;empre ritrouando modi di giouare al mondo, & &longs;i affatica di inten
dere da ognuno le belle co&longs;e, che &longs;ono nelle arti piu nobili, facendo
ingenua profe&longs;sione di e&longs;&longs;ere obligato a chi gli &longs;cuopre qualche
bella inuentione. & però hauendo ueduto, che nello Analemma di
Vitruuio lo eccellente me&longs;&longs;er Federico Commandino &longs;i ha porta
to egregiamente interpretando lo Analemma di Tolomeo, che è
lo i&longs;te&longs;&longs;o con lo Analemma di Vitruuio, & che il punto è po&longs;to in
dato nel fondamento loro, giudicando quella e&longs;&longs;er uera, &longs;ola, & i&longs;pe
dita uia, che in&longs;egna, dimo&longs;tra, & pratica una delle parti principali
dell' Architettura, ha uoluto leuare dal nono libro i di&longs;cor&longs;i gia fatti
&longs;opra gli horologi, & in loro uece riponere que&longs;ti di Tolomeo, &
del Commandino, aggiugnendoui la facilità, che è propria &longs;ua. però
i lettori del rinouato Vitruuio gli haueranno que&longs;to obligo di piu,
come anco deono hauerlo per molte figure aggiunte; & &longs;pecial
mente quelle de i Cauedi, che &longs;ono difficili, & quelle de i bagni, &
della pale&longs;tra belli&longs;sime, che portano gran lume alle co&longs;e di Vitru.
Ha &longs;imilmente aggiunti molti di&longs;cor&longs;i, & molte belle pratiche, ecci
tando gli &longs;tudio&longs;i della uerità a fare qualche bella co&longs;a, & a ponere
le &longs;palle &longs;otto a que&longs;ta honorata impre&longs;a, nellaquale molti &longs;i &longs;ono
inutilmente affaticati, per e&longs;&longs;ere impre&longs;a di per&longs;one letterate, & pra
tiche, lequali due conditioni di raro &longs;i ritrouano in un &longs;ogetto, &
&longs;ono piu che nece&longs;&longs;arie, &longs;e l'huomo uuole hauere, & la co&longs;a, & il no
me di Architetto. & io ho ueduto gli &longs;critti di molti, che fanno pro
fe&longs;sione di Architetti, & non &longs;anno fare di&longs;tintione tra la Theorica,
& la pratica: & in&longs;egnando a tirare le linee &longs;emplicemente, &longs;enza le
dimo&longs;trationi mathematiche, pen&longs;ano, che quella &longs;ia la Theorica,
& a que&longs;to modo non hanno nè Theorica, nè pratica; perche la
Theorica &longs;i riferi&longs;ce alla pratica, & la pratica dipende dalla Theori
ca: & in &longs;omma chi non ha le mathematiche, non ha la Theorica.
però io de&longs;idererei per utilità di que&longs;ti tali, che &longs;i gloriano d'hauere
l'Architettura, che &longs;i re&longs;trigne&longs;&longs;ero in &longs;e &longs;te&longs;si, & che &longs;i e&longs;&longs;amina&longs;&longs;e
ro bene, & face&longs;&longs;ero a &longs;e &longs;te&longs;si le interrogationi &longs;econdo Vitruuio,
& dice&longs;&longs;ero. Vitruuio dice, che lo Architetto deue e&longs;&longs;er ornato del
la cognitione di molte arti, & di molte &longs;cienze. ben ho io tali orna
menti? Vitruuio dice, che lo Architetto deue hauere &longs;econdo il bi
&longs;ogno, & con una certa &longs;obrietà, Lettere, Di&longs;egno, Arihmetica,
Geometria, ragion naturale, & ciuile, A&longs;trologia, Mu&longs;ica, Pro&longs;pet
tiua, & altre arti. bene.
le cono&longs;co io o tutte, o molte, o niuna di
quelle? Vitruuio dice, che lo Architetto, è Architetto, perl' Ordi
ne, per la Di&longs;po&longs;itione, per la Simmetria, per lo Decoro, per la Di-bene.
ho io l'habito di que&longs;te
co&longs;e nella mente? & co&longs;i facendo a &longs;e &longs;te&longs;si que&longs;te interrogationi, &longs;e
non &longs;i uorranno ingannare, &longs;aperanno fare giudicio di &longs;e mede&longs;imi,
& trouando di hauere quelli ornamenti, che dice Vitruuio, ringra
tieranno Iddio, che gli ha donati in&longs;ieme con lo ingegno, & altribe
ni, nè per que&longs;to &longs;i anderanno gloriando di e&longs;&longs;ere Architetti, ma&longs;i
sforzeranno ogni giorno con le opere auanzare &longs;e &longs;te&longs;si: & &longs;e non
troueranno in&longs;e le co&longs;e, che &longs;i richiedeno all' Architetto, ouero s'af
faticheranno per hauerle, ouero &longs;taranno queti, & non &longs;i attribui
ranno quello, che ueramente non hanno. però benigni lettori, & uoi
&longs;tudio&longs;i del nome, & della gloria affaticateui di gettare il fondamen
to &longs;odo di quella con l'acqui&longs;to delle uirtu, & delle arti, & u&longs;ando
quella mode&longs;tia, che &longs;i conuiene, non ui attribuite le co&longs;e d'altri,
non ui arrogate quello, che non hauete, &longs;iate obligati a chi ui in&longs;e
gna, u&longs;ate diligenza per imparare, o&longs;&longs;eruate i buoni & pigliate in
bene, quello che per lo mio poco &longs;apere & buon uolere mi pare di
ricordarui, e&longs;&longs;endo io &longs;empre apparecchiato a uo&longs;tri commodi &longs;en
za alcuno ri&longs;parmio di &longs;pe&longs;a, & di fatica.
IL PRIMO LIBRO
DELL' ARCHITETTVRA
DI M. VITRVVIO.
AL NOME DI DIO GLORIOSO, io Da
niel Barbaro nobile Vinitiano mi &longs;ono po&longs;to
ad e&longs;ponere, & interpretare i dieci Libri del
l'architettura di M. Vitruuio. Mia intentione
è &longs;tata con qualche hone&longs;ta fatica di giouare
a gli &longs;tudio&longs;i delle artificio&longs;e inuentioni, & di
dare occa&longs;ione ad altri di&longs;criuere piu chiara
mente di quelle co&longs;e (come che molte humanamente auuengono)
mi&longs;aranno dalle mani fuggite. Ecco benigno Lettore, che io non
di&longs;idero premio &longs;enza fatica, nè con ripo&longs;o cerco arricchirmi de be
ni altrui: giu&longs;tamente richiedo la tua gratitudine: Huomini nati
&longs;iamo, & ciò che procede dalla humanità è atto di noi proprio, &
naturale, che uer&longs;o altrui &longs;i e&longs;&longs;ercita: imperoche ad altri uiuemo,
& l'un l'altro aiutamo. Solo Iddio nella &longs;ua e&longs;&longs;enza raccolto, bi&longs;o
gno non ha di co&longs;a, che non &longs;ia e&longs;&longs;o: mail tutto è di &longs;ua gratia bi&longs;o
gneuole. Godiamci adunque di quella, & &longs;enza inuidia porgen
doci mano di pari pa&longs;&longs;o tentiamo di peruenire a quella bella uerità,
che nelle degne Arti &longs;i troua: accioche con lo &longs;plendore della uirtù,
& della gloria, &longs;cacciamo le tenebre dello errore, & della morte.
VITA DI M. VITRVVIO.
buono Augu&longs;to ne gli anni di Roma &longs;ettecento & uenti &longs;ette. Fu di &longs;tatura me
diocre, & de beni di fortuna non molto accommodato. Hebbe felice &longs;orte, ri
&longs;petto al padre, & alla madre: imperoche con diligentia da quelli nodrito, &
bene ammae&longs;trato &longs;i diede alla cognitione di molte Arti, per lequali peruen
ne all' acqui&longs;to dell' Architettura: ui&longs;&longs;e molti anni, operò, & &longs;cri&longs;&longs;e, & uir
tuo&longs;amente &longs;i condu&longs;&longs;e a i termini della uita: nè altramemoria di lui &longs;i truoua, che le proprie
compo&longs;itioni: dalle quali &longs;i ha, quanto fin' hora s'è detto. & prima nella dedicatione dell' opera
dice. Ma hauendo il concilio de i Dei, qucllo con&longs;ecrato a i troni della immortalità, &
transferito nel poter tuo lo imperio del padre: lo i&longs;te&longs;&longs;o mio &longs;tudio nella memoria di lui Adunque con M.Aurelio, P.Mini
dio, & Gn.Cornelio fui &longs;opra l'apparecchio delle Bali&longs;te, & de gli Scorpioni, & alla pro
ui&longs;ione de gli altri tormenti. i quali, &longs;ubito che mi concede&longs;ti, molto bene per la rac
commandatione di tua &longs;orella ne &longs;erua&longs;ti lo ricono&longs;cimento. Et però e&longs;&longs;endo io per
quel bene&longs;icio tenuto, & obligato, di modo, che io non haueua a temere ne gli ultimi an
ni della uita mia la poucrtà, io ho cominciato a &longs;criuere que&longs;te co&longs;e.
libro co&longs;i dice.
Et però io grandi&longs;sime, & in&longs;inite gratic rendo a i miei progenitori, i quali approuan
do la legge de gli A thenie&longs;i, mi hanno nelle Arti ammac&longs;trato, & in quelle &longs;pecialmen
te, che&longs;enza lettere, & &longs;enza quella raccommunanza di tutte le dottrine, che in giro &longs;i uol
ge, non puo per alcun modo e&longs;&longs;ere commendata.}
chora dice.
Ma a me, o Imperatore, la natura non ha dato la grandezza del corpo: & la ctà mi
ha deformata la faccia, & la infirmita leuate le forze: la doue e&longs;&longs;endo io da co&longs;i fatti
pre&longs;idij abbandonato, io &longs;pero per mezzo della &longs;cientia, & de gli &longs;critti in qualche gra
do &longs;alire.
te parlando, difende i letterati, riprende i temerarij, ammae&longs;tra gli imperiti, & ammoni&longs;ce con
amore, & con fede quelli, che uogliono fabricare: &longs;egni certi<02>imi della bontà dell' animo, &
dell' innocenza della uita. Scri&longs;&longs;e diecilibri d'Architettura (come egli afferma nella fine del
l'opera,) & &longs;otto uno a&longs;petto, & in un corpo la ridu&longs;&longs;e, raunando le parti di e&longs;&longs;a a beneficio di tut
te le genti, come egli dice nel proemio del quarto libro. Il modo, che u&longs;a Vitruuio nello &longs;criuere
è (come &longs;i conuiene) prima ordinato, dapoi con &longs;implicità di uocaboli, & proprietà di parole.
del che egline rende la ragione nel proemio del quinto libro: ilquale io di&longs;idero, che letto &longs;ia,
prima che ad altro &longs;i uegna. Ma noi hauemo altre difficultà: lequali ouero &longs;pauentano i Letto
ri di Vitruuio, ouero ritardano gli &longs;tudio&longs;i dell' Architettura: & quelle grandi &longs;ono & potenti.
Et la prima è il poco &longs;apere di molti, i quali &longs;i uogliono dare a Vitruuio &longs;enza cognitione di let
tere. Altri non cono&longs;cono il bi&longs;ogno di&longs;apere, & &longs;ono come Sofi&longs;ti, e V antatori: i difetti de i
quali dallo Auttore &longs;ono in piu luoghi &longs;coperti. L'altra difficultà è po&longs;ta nel mancamento de gli
e&longs;&longs;empi, sì delle opere antiche citate da Vitruuio, sì delle figure, che egli ci promette nel fine
di cia&longs;cuno de i &longs;uoi dieci Libri. Quelle ci in&longs;egnarebbeno molto, & non ci la&longs;ciarebbeno il ca
rico dipiu pre&longs;to indouinare, che approuare la uerità delle co&longs;e. Ma io non uorrei, che per que&longs;te
cagioni alcuno sbigottito &longs;i rimoue&longs;&longs;e da &longs;i bella, & lodata impre&longs;a, nella quale molti di genero&longs;o
animo affaticati &longs;i &longs;ono, & tutt' hora s'affaticano, & s'affaticheranno, &longs;perando, che la fati
ca, & la diligentia dell' huomo &longs;in per &longs;uperare ogni humana difficultà. Io per que&longs;ta ragione
aiutato dal diletto, & dallo &longs;tudio, che riuiue in molti, po&longs;to mi &longs;ono a que&longs;ta impre&longs;a, alla
quale èhomai tempo di entrare. Per di&longs;ponere adunque gli intelletti, accioche meglio &longs;ia loro
dimo&longs;trato il &longs;entiero, & il fine, al quale deono peruenire, dirò, che co&longs;a è Arte: onde na&longs;ce:
come ore&longs;oe: a che peruenga. Di&longs;tinguerò le Arti; Ritrouerò l'Architettura, & le parti di e&longs;&longs;a:
dichiarando l'ufficio, & il fine dello Architetto.
&longs;i dice. Far buon' habito: e&longs;&longs;er ben habituato: & &longs;imiglianti modi, che dinotano o
prendere, o po&longs;&longs;edere una qualità, che di là, doue è, di&longs;&longs;icilmente &longs;i po&longs;&longs;a leuare. Sot
to il predetto nome, ogni &longs;cientia, ogni arte, ogni uirtu, & ogni uitio &longs;i comprende. Da que
&longs;ta cognitione lo intelletto trahe due co&longs;e. L'una è, che egli cono&longs;ce la importanza di apprende-
L'altra è, che non co&longs;i agcuolmente s'acqui&longs;tano i belli habiti,
nè di leggieri alcuno merita e&longs;&longs;er con i chiari nomi di quelli chiamato. Il che co&longs;i e&longs;&longs;endo, l'huomo
auueduto s'affatica, & pratica con le per&longs;one eccellenti, & non &longs;educe &longs;e mede&longs;mo, credendo ue
ramente di&longs;apere, quello che egli ueramente non &longs;a. Diuidon&longs;i gli habiti in que&longs;to modo, che al
tri&longs;ono dello intelletto, altri della uolontà no&longs;tra. Gli habiti dello intelletto &longs;ono ditre manie
re. Alcuni non la&longs;ciano lo intelletto piu al uero, che al fal&longs;o piegare, come è la opinione, il &longs;o
&longs;petto, la credulità: Altri uolgeno la mente humana dal uero, & di fermo al fal&longs;o la torcono. co
me &longs;e alcuno da fal&longs;i principij di&longs;po&longs;to, al uero per modo alcuno con&longs;entire non pote&longs;&longs;e: & que
&longs;to mal habito &longs;i chiama Ignoranza praua. La terza maniera di habiti è quella, che auuezza
lo intelletto al uero, di modo, che egli non &longs;i può alla fal&longs;ità, & all' errore per alcuna uia riuol
gere; Degna ucramente & precio&longs;a qualità, & conditione di habito, come quella, che lieui la
in&longs;tabilità dell' oppinione, chiari&longs;ca il &longs;o&longs;petto, & induca la certezza, & la fermezza della ue
rità. Ma perche il uero nelle co&longs;e diuer&longs;amente &longs;i truora: però d'intorno al uero nelle co&longs;e mol
ti&longs;ono gli habiti dello intelletto. Dico adunque nello intelletto humano e&longs;&longs;er un' habito del ue
ro, che di nece&longs;&longs;ità adiuiene, & un' altro habito di quel uero, che non è nece&longs;&longs;ario, detto da
Filo&longs;ofi Vero contingente. Il Vero nece&longs;&longs;ario è quello, che per uera, & certa ragione &longs;i con
chiude. & oltra di que&longs;to uero nece&longs;&longs;ario è quello, che per proua de alcuna co&longs;a &longs;i piglia.
& fi
nalmente uero nece&longs;&longs;ario è quello, che della proua, & della co&longs;a prouata è compo&longs;to. La onde
dalla predetta diui&longs;ione tre maniere di habiti d'intorno al uero nece&longs;&longs;ario ci &longs;ono manife&longs;te. La
prima è nominata Scienza, che habito è di conclu&longs;ione per uera & nece&longs;&longs;aria proua acqui&longs;tato.
La &longs;econda è detta Intelletto, che è habito de i principij, & delleproue, & ritiene il nome della
potenza dell' anima, nella quale egli &longs;i truoua: la onde è nominato, Intelletto. imperoche allo
acqui&longs;to di quello non ui concorre altro habito precedente: ma cono&longs;ciuti i termini, cioè &longs;apen
do&longs;i la &longs;ignificatione de i nomi: di &longs;ubito lo intelletto &longs;enza altra proua, &longs;olo da diuini raggi il
lu&longs;trato del lume naturale cono&longs;ce, & con&longs;ente e&longs;&longs;er uero quello, che gli è propo&longs;to. Però Dan
te chiama il cono&longs;cimento di que&longs;to uero, prima notitia. & quel uero, primo uero.
i Filo&longs;ofi,
primi concetti, o Dignità, o Ma&longs;&longs;ime &longs;ogliono chiamare. Da que&longs;to habito detto intelletto, han
no hauuto uigore, & forza &longs;pecialmente le Mathematice. perche in quelle &longs;ono que&longs;te notitie
manife&longs;ti&longs;&longs;ime, & benche picciole &longs;iano di quantità, &longs;ono però di ualore ine&longs;timabile. Per &longs;ape
re adunque conchiudere molte co&longs;e da i proprij principij, (che altro non è, che hauere &longs;cienza)
bi&longs;ogna prima acqui&longs;tar&longs;i lo Intelletto: cioè l'habito, che cono&longs;ce i principij. che io in que&longs;to luo
go chiamerei, Intendimento, per non confondere i uocaboli delle co&longs;e: perche intelletto è nome
di potenza & di uirtu dell' anima, che intende: & intendimento è operatione, ouero habito di
quella potenza. La terza maniera è detta Sapienza, che è pronta & i&longs;pedita cognitione delle
proue alle conchiu&longs;ioni applicate. Et come lo acume della diuina intelligenza penetra per entro
al mezo di ogni co&longs;a, co&longs;i ad uno ri&longs;uegliamento dello intelletto habituato in molte &longs;cienze, &
nella cognitione di molti principij &longs;i ritroua il uero: & que&longs;ti &longs;ono gli habiti dello intelletto d'in
torno al uero nece&longs;&longs;ario: cioè d'intorno al uero, che non puo e&longs;&longs;ere, che non &longs;ia, ne i quali non
&longs;i è ritrouato quello habito, che noi Arte chiamamo: propriamente dico, perche hora &longs;iragio
na con i proprij, & ueri uocaboli delle co&longs;e. Hora uediamo &longs;e tra gli habiti, che &longs;ono d'intorno
al uero Contingente &longs;i troua l'Arte. Dico che nelle co&longs;e fatte da gli huomini, perche dipende
no dalla loro uolontà, che non piu a que&longs;to, che a quello è terminata, non &longs;itroua quella nece&longs;
&longs;ità, di che &longs;opra dicemmo. & altre di quelle &longs;ono pertinenti alla unione, & conuer&longs;atione, al
tre conuengono all utilità, & commodo uniuer&longs;ale. La regola di quelle è nominata Pruden
za, che è habito moderatore delle attioni humane, & ciuili. La regola delle &longs;econde è detta Ar
te, che è habito regolatore delle opere, che ricercano alcuna materia e&longs;teriore. & &longs;i come dallo
habito della prima regola gli huomini &longs;ono chiamati Prudenti, Giudici, Legislatori, e Rettori:
Co&longs;i dal &longs;econdo &longs;ono detti Architetti, Soldati, Agricoltori, Fabri, & Artefici. Dalle gia
la di&longs;pone a fare, & operare con regola, & ragione fuori di &longs;e co&longs;e utili alla uita: Come Pru
denza è habito, che di&longs;pone lo intelletto a regolare la uolontà in quelle co&longs;e, che alla unione, &
bene della republica, & della famiglia, & di &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, conuengono. La onde giu&longs;ti, mode&longs;ti,
forti, liberali, amici, ueraci, & in &longs;omma buoni, & uirtuo&longs;i diuentiamo: & di piu qua&longs;i &longs;emi
dei per la uirtu heroica &longs;iamo giudicati. Ma la&longs;ciamo a dictro le co&longs;e, che non fanno per no, &
ritrouiamo il na&longs;cimento delle Arti, &longs;econdo, che prome&longs;&longs;o hauemo di &longs;opra. Na&longs;ce ogni arte
da i&longs;perienza. Il che come &longs;ia, dirò breuemente, dimo&longs;trando che co&longs;a è I&longs;perienza: Da che na
&longs;ce: Come &longs;ia fonte delle Arti. I&longs;perienza non è altro che una cognitione nata da molte ricor
danze di co&longs;e &longs;imiglianti a i &longs;en&longs;i humani &longs;ottopo&longs;te, per lequali ricordanze l'huomo giudica di
tutte ad uno i&longs;te&longs;&longs;o modo. Eccoti l'e&longs;&longs;empio.
Nel cono&longs;cere una co&longs;a, ui concorre prima il &longs;en
&longs;o, dapoi la memoria: oltra di que&longs;to la comparatione delle co&longs;e ricordate. Hauendo l'huo
mo per uia de i &longs;en&longs;i compre&longs;o, che lo A&longs;&longs;enzo, per e&longs;&longs;empio, ha con&longs;erito a que&longs;to, & a quel
lo nella debolezza dello &longs;tomaco, ricordando&longs;i di tale effetto, ne caua una &longs;omma uniuer&longs;a
le, & dice: Adunque doue è debolezza di &longs;tomaco lo a&longs;&longs;enzo è gioueuole, & buono. Il &longs;imile
puo fare delle altre piante, & da molte particolari, et di&longs;tinte i&longs;perienze col mezo della memo
ria puo trarre le propo&longs;itioni uniuer&longs;ali, lequali &longs;ono principij dell' arti. La i&longs;perienza adunque
è &longs;imile all' orma, che ci dimo&longs;tra le fiere. perche &longs;i come l'orma è principio di ritrouare il Cer
uo, nè però è parte del Ceruo, (percioche il Ceruo non è compo&longs;to di orme,) co&longs;i la i&longs;perienza è
principio di ritrouar le arti, & non è parte di alcuna arte; perche le co&longs;e a i &longs;en&longs;i &longs;ottopo&longs;te non
&longs;ono principij dell' Arti; ma occa&longs;ione, come chiaramente &longs;i uede, per che il principio dell' Arte
è uniuer&longs;ale, & non &longs;ottopo&longs;to a i &longs;en&longs;i humani, benche per uia de' &longs;en&longs;i &longs;tato &longs;ia ritrouato.
ma che differenza &longs;ia tra la i&longs;perienza, & l'Arte, &longs;i uede in que&longs;to modo. Certo è, che quan
to all' operare non è dall' Arte la i&longs;perienza differente: percioche tanto in que&longs;la, quanto in quel
la uenendo&longs;i all' e&longs;fetto, &longs;i di&longs;cende allo indiuiduo; perche le attioni &longs;ono cerca le co&longs;e particola
ri: Ma quanto alla forza, & alla efficacia dell' operare, gli e&longs;perti fanno effetto maggiore, che
quelli, i quali hanno &longs;olamente la ragione uniuer&longs;ale delle co&longs;e: & però &longs;pe&longs;&longs;o adiuiene che lo Ar
tefice ine&longs;perto, auuenga Dio, che egli habbia nella mente la ragione de gli Artificij, erra però,
& pecca bene &longs;pe&longs;&longs;o, non per non &longs;apere, nè perche la ragione &longs;ia men uera: ma perche non è
e&longs;&longs;ercitato, nè cono&longs;ce i difelti della materia, laquale molte fiate non ri&longs;ponde alla intentione
dell' Arte. Con tutto que&longs;to l'Arte è piu eccellente, & piu degna della i&longs;perienza, perche è piu
uicina al &longs;apere, intendendo le cau&longs;e, & le ragioni delle co&longs;e, là doue la i&longs;perienza opera &longs;enza
ragione. Appre&longs;&longs;o lo intelligente Artefice è piu pronto a ri&longs;oluere, & dar conto delle co&longs;e, che
il&longs;emplice, et puro e&longs;perto. La onde l'Arte è alla &longs;apienza, che è habito nobili&longs;&longs;imo, piu uici
na. Segno manife&longs;to del &longs;apere è il potere in&longs;egnare, & ammae&longs;trare altrui, percioche la
perfettione con&longs;i&longs;te in potere far altri a &longs;e mede&longs;imi &longs;imiglianti. Et però l'Artifice, che è quello
che intende la ragione, può in&longs;egnare & fare un' altro &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, quanto all' Arte &longs;ua: Ma lo
E&longs;perto non co&longs;i. & &longs;e bene lo E&longs;perto mo&longs;tra ad altri come egli fa, non però è atto a darne con
to, non hauendo l'Arte: & la &longs;ua dimo&longs;tratione oltra il &longs;en&longs;o non &longs;i e&longs;tende, & è &longs;olamente in
modo di uedere congiunto con alcuna oppinione, o credenza di colui, che uede: ilquale in &longs;imi
le atto fa ufficio &longs;eruile imperfetto, & lontano dall' ufficio dell' Arte: & però Vitrunio uuole,
che la i&longs;perienza &longs;ia con la cognitione accompagnata. Come adunque na&longs;ce la i&longs;perienza; che
co&longs;a è; & in che modo l'Arte da quella procede, chiaramente s'è dimo&longs;trato. Dal che &longs;i com
prende e&longs;&longs;er due maniere di i&longs;perienza. l'una, che all' Arte è prepo&longs;ta, cioè che &longs;i fa prima, che
s'acqui&longs;ti l'Arte: come quando &longs;i dice. Io faccio i&longs;perienza, & uoglio prouare, &longs;e mirie&longs;ce al
cuna co&longs;a: & que&longs;to ècome fonte a fiume quanto all' Arte. L'altra maniera è quella, che è ec
citata, & de&longs;ta dall' Arte, che &longs;i truoua in noi, & &longs;econdo le ragioni dell' Arte la e&longs;&longs;ercitiamo.
Egli &longs;i puo anche dalle predette co&longs;e uedere, che la i&longs;perienza molto piu &longs;erue alle Arti, cheIl na&longs;cimento
delle arti da principio è debole, ma col tempo acqui&longs;ta for za et uigore: imperochei primi inuen
tori hanno poco lume delle co&longs;e, & non po&longs;&longs;ono ageuolmente raccogliere molte uniuer&longs;ali pro
po&longs;itioni, per lequali l'Arte s'ingagliardi&longs;ca, perche per la breuità della uita non hanno tem
po difarne la ifperienza: ma la&longs;ciando a po&longs;teri le co&longs;e trouate da loro &longs;cemano la fatica di quel
li, &aggiugneno loro occa&longs;ione di aumentare le Arti, per la molta uirtù, che ne i pochi prin
cipij &longs;i truoua. perche &longs;i come nella mente &longs;i concepe la moltitudine de &longs;udditi &longs;otto un Principe,
co&longs;i molti concetti dell' arte al &longs;uo principio &longs;i riferi&longs;ceno. & per que&longs;to di gran laude &longs;ono de
gni gli inuentori delle co&longs;e, iquali banno trouato i principij &longs;enza ri&longs;parmio di fatica, da i quali
deriua il compimento, & la perfettione dell' Arti: doue egli &longs;i può dire che la metà del fatto, è
il cominciar bene. Et qui&longs;ia detto a ba&longs;tanza d'intorno alla origine, diffinitione, accre&longs;cimen
to, et perfettione dell' Arte. Re&longs;ta che io di&longs;tingua l'Arti &longs;econdo, che di &longs;opra promi&longs;i di fa
re. Certo io non uoglio in que&longs;to luogo fare una &longs;cielta di tutte l'Arti partitamente, perche
troppo ritardarei lo intendimento di chi legge, & poco giouerei. La&longs;cierò a dietro quella &longs;i
gnificatione uniuer&longs;ale di que&longs;to uocabolo, che abbraccia l'Arti liberali, delle qualitre &longs;o
no d'intorno al parlare, & quattro cerca la quantità, d'intorno al parlare è la Grammatica,
la Rhetorica, la Logica: Cerca la quantità è la Geometria, l'A&longs;trologia, l'Arithmetica, la
Mu&longs;ica. La&longs;cierò l'Arti uili, & ba&longs;&longs;e, che degne non &longs;ono della pre&longs;ente con&longs;ideratione, nè
del nome dell' Arte. Non ragionerò di quelle Arti, et dottrine, che ci &longs;ono in&longs;pirate da Dio,
come è la no&longs;tra chri&longs;tiana Theologia; perche hora non &longs;itende a que&longs;to fine, che ritruouia
mo tutto quello, che &longs;otto nome di Arte &longs;i contiene: imperoche non è al propo&longs;ito no&longs;tro: &longs;i
che io la&longs;cierò le diuinationi, che me&longs;colate &longs;ono di diuina in&longs;piratione, & humana inuentio
ne. Sono adunque al pre&longs;ente bi&longs;ogno quelle Arti nece&longs;&longs;arie, che &longs;erueno con dignità, & gran
dezza alla commodità, & u&longs;o de' mortali: come è l'Arte di andar per mare detta Nauigatio
ne, l'Arte Militare, l'Arte del fabricare, la Medicina, l'Agricoltura, la Venaggione, la
Pittura, & Scoltura, il Lanificio, & altre &longs;imiglianti, lequali in due modi &longs;i po&longs;&longs;ono con
&longs;iderare. prima come di&longs;correno, & con uie ragioneuoli trouando uanno le ragioni, & le
regole dell' operare. dapoi come con prontezza di mano s'affaticano di ponere in alcuna materia
e&longs;teriore, quello che eraripo&longs;to nella mente. Donde na&longs;ce che alcune Arti hano piu della &longs;cien
za, & altre meno. & a cono&longs;cere l'Arti piu degne, que&longs;ta è la uia.
Quelle, nelle quali fa bi&longs;ogno
l'Arte del numerare, la Geometria, & l'altre Mathematice, tutte hanno del grande: il rimanen
te &longs;enza le dette Arti (come dice Platone) è uile, & abietto, come co&longs;a nata da &longs;emplice ima
ginatione, fallace coniettura, & dal uero abbandonat a i&longs;perienza. Et quiui apparirà la di
gnità dell' Architettura, laquale approua è giudica le opere, che dalle altre Arti &longs;i fanno. Ma
perche prima non &longs;i deue lodare alcuna co&longs;a, &longs;e prima non &longs;i &longs;a, che co&longs;a ella &longs;ia: giu&longs;to, & ra
gioneuole è, che dimo&longs;triamo l'origine, & la forza, & le parti dell' Architettura, & qual
&longs;ia l'ufficio, & il fine dello Architetto. & perche il mede&longs;imo &longs;i fa dallo Auttore, come
da erudito, & ammae&longs;trato ne i precetti dell' Arte, darò principio alla dichiaratione de i &longs;uoi
detti, sbrigandomi prima dalla dedicatione dell' opera. Dedicando adunque ad Ottauio Au
&longs;to dice in que&longs;to modo.
MENTRE, che la tua diuina mente, & Deità, ò Ce&longs;are Imperatore, acqui&longs;taua
l'Imperio del mondo, & i cittadini &longs;i gloriauano del trionfo & della uittoria
tua, e&longs;&longs;endo tutti i nimici dalla tua inuitta uirtu à terra battuti: & mentre, che
tutte le nationi domite, & &longs;oggiogate il tuo cenno attendeuano, & il popolo Romano in
fieme col &longs;enato fuori d'ogni timore, da i tuoi altifsimi prouedimenti & con&longs;igli era go
uernato; io non ardiua mandare in luce le co&longs;e dell' Architettura da me &longs;critte, tra tante
occupationi, & con grandi pen&longs;ieri e&longs;plicate: dubitando non fuor di tempo tramettendo-Ma poi, che io m'accor&longs;i, che egual cura tene
ui & della &longs;alute d'ognuno con il publico maneggio, & della opportunità de i publici edi
ficij; accioche non &longs;olamente fu&longs;&longs;e col fauor tuo la Città di &longs;tato fatta maggiore, ma an
chora la mae&longs;tà dello imperio grandezza haue&longs;&longs;e, & riputatione delle publiche fabricatio
ni: io hò pen&longs;ato non e&longs;&longs;er piu tempo di tardare; & non ho uoluto pretermettere, che di
&longs;ubito à nome tuo non manda&longs;si in luce le già dette co&longs;e. Imperoche per que&longs;ta ragione
io era da tuo padre cono&longs;ciuto, & della &longs;ua uirtu molto &longs;tudio&longs;o. Ma hauendo il conci
lio de i cele&longs;ti Dei quello con&longs;ecrato ne i &longs;eggi della immortalità, & trasferito nel poter
tuo lo imperio del padre: lo i&longs;te&longs;&longs;o mio &longs;tudio nella memoria di quello re&longs;tando fermo, in
te ripo&longs;e il fauore. Adunque con M. Aurelio, Pub.
Minidio, & Gn.
Cornelio fui &longs;opra
l'apparecchio delle Bali&longs;te, & de gli Scorpioni. & alla rifattione de gli altri tormenti; &
in&longs;ieme con e&longs;&longs;o loro ne riportai delle commodità, lequali &longs;ubito che tu mi concede&longs;ti,
molto bene per la raccommandatione di tua &longs;orella il ricono&longs;cimento &longs;erua&longs;ti; & però e&longs;
&longs;endo io per quel beneficio tenuto & obbligato, di modo che in&longs;ino allo e&longs;tremo della ui
ta non haue&longs;si a temere alcun di&longs;agio: Io diedi principio à &longs;criuere que&longs;te co&longs;e: perche io
haueua auuertito, che tu haueui fabricato molte co&longs;e, & tutta uia ne uai edificando; &
anche per lo auuenire &longs;ei per hauer cura, & pen&longs;iero delle publiche, & priuate opere &longs;econ
do la grandezza delle co&longs;e fatte, accioche &longs;iano alla memoria de' po&longs;teri commendate. Io
ho &longs;critto con diligenza determinati precetti in modo, che da te &longs;te&longs;&longs;o ponendoui pen&longs;ie
ro pote&longs;ti cono&longs;cere quali fu&longs;&longs;ero le co&longs;e già fabricate, & come haue&longs;&longs;ero a riu&longs;cir quelle,
che &longs;i doue&longs;&longs;ero fabricare: percioche in que&longs;ti uolumi, io ho aperto tutte le ragioni di que
&longs;to ammae&longs;tramento.
come di per&longs;ona, che e&longs;&longs;endo per beneficij riceuuti obligato & tenuto, dimo&longs;tra gratitudine, &
nella gratitudine giudicio, offerendo quelle co&longs;e, che po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er grate à chi le riceue. & in ue
ro e&longs;&longs;endo tutto il mondo &longs;otto un principe, l'armi erano ce&longs;&longs;ate, & le porte di Giano rinchiu&longs;e.
Il principe raccolto nella gloria delle belle impre&longs;e da lui &longs;atte, godeua del &longs;uo &longs;plendore, & &longs;om
mamente &longs;i dilettaua di &longs;abricare gloriando&longs;i di la&longs;ciar la città (che prima era di pietre cotte) la
&longs;tricata di Marmo. Fu adottiuo figliuolo di Giulio Ce&longs;are: nacque di Accia, & di Ottauio.
Al
co&longs;tui tempo nacque no&longs;tro Signore. Fu ueramente buono, & grande appoggio de' uirtuo&longs;i, per
ilche non tanto per hauere accre&longs;ciuto lo Imperio e&longs;&longs;er deue nominato Augu&longs;to, quanto per haue
re fauorito gli huomini da bene, & aumentato con lode, & premio ogni uirtù, & dottrina. A lui
dunque meriteuolmente con&longs;acra Vitruuio le fatiche &longs;ue, & con ingegno di quelle co&longs;e, & con
quelle parole lo e&longs;&longs;alta, che ueramente, & &longs;enza adulatione &longs;e gli conueniuano. Et tanto &longs;ia det
to, d'intorno la dedicatione dell' opera. Egli &longs;i legge in alcuni te&longs;ti non Minidio, ma Numidio, &
in alcuni Numidico. Io non truouo altra fede, che piu ad uno, che altro modo &longs;i debbia legge
re. Benche in alcune Medaglie &longs;i legga e&longs;&longs;ere &longs;tato &longs;opra la Cecca un L. Mu&longs;idio.
ma que&longs;to po
co c'importa. Nè io &longs;ono curio &longs;o di dichiarare che co&longs;a è Bali&longs;ta, & Scorpione, percioche &longs;e ne
dirà nel decimo libro al proprio luogo. nè &longs;i deue (per quanto &longs;timo io) confondere l'ordine delle
co&longs;e. Venirò adunque a Vitr.
ilquale &longs;econdo il precetto' dell' Arte diffini&longs;ce, e determina, che
co&longs;a è Architettura, dicendo. Architettura è &longs;eienza, di molte di&longs;cipline, & di diuer&longs;i am
mae&longs;tramenti ornata, dal cui giudicio s'approuano tutte le opere, che dalle altre Arti com
piutamente &longs;i fanno.
cioche molto gioua allo intendimento delle co&longs;e, che &longs;i diranno. Architettura è nome, che dal
greco derriua; & è di due uoci compo&longs;to. La prima &longs;ignifica principale, & capo; La &longs;econda
fabbro, ò artefice. Et chi uole&longs;&longs;e bene e&longs;primere uolgarmente la forza del detto nome, direbbe
capo mae&longs;tra. Et però dice Platone, che lo Arch tetto non &longs;a me&longs;tieri alcuno, ma è &longs;opra&longs;tan-
La doue potremo dire l'Architetto non e&longs;&longs;er Fabro, non mae&longs;tro di
legname, non mnratore, non &longs;eparatamente certo, & determinato artefice, ma capo, &longs;opra&longs;tante,
& regolatore di tutt i gli arteficij: come quello, che non &longs;ia prima, a tanto grado &longs;alito, che egli
non &longs;i habbia prima in molte, & diuer&longs;e dottrine, & opere e&longs;&longs;ercitato. Sopra&longs;tando adunque di
mo&longs;tra, di&longs;egna, di&longs;tribui&longs;ce, ordina, & comanda. & in que&longs;ti uffici appare la dignità dell'Ar
chitettura e&longs;&longs;er alla &longs;apienza uicina, & come uirtù heroica nel mezo di tutte le arti dimorare.
perche &longs;ola intende le cagiom; &longs;ola abbraccia le belle, & alte co&longs;e: &longs;ola, dico, tra tutte l'Arti
partecipa delle piu certe &longs;cienze, come è l'Arithmetica, & la Geometria, & le altre, &longs;enza le
quali (come s'è detto) ogni arte è uile, & &longs;enza riputatione. Vedendo adunque Vitr.
l'Archi
tettura e&longs;&longs;er tale, dice prima ella e&longs;&longs;er
nanza di molti precetti, & ammae&longs;tramenti, che unitamente riguardano alla cono&longs;cenza d'un fi
ne propo&longs;to. poi perche in que&longs;to la Architettura conuiene conmolte altre &longs;cienze, delle quali par
titamente &longs;i puo dire, che cia&longs;cuna &longs;ia cognitione: però Vitr.
le attribui&longs;ce alcune differenze,
che ri&longs;tringono quello intendimento uniuer&longs;ale, & commune del predetto nome. & que&longs;to è ufficio
della uera diffinitione, cioè dichiarire la natura, & la forza della co&longs;a diffinita, inmodo che ella
da tutte altre co&longs;e di&longs;tinta, & &longs;eparata &longs;i cono&longs;ca. & però foggiugne Vitr.
di diuer&longs;i ammae&longs;tr amenti ornata.
ticolari notitie, che uengono da i &longs;en&longs;i, &longs;tanno nella i&longs;perienza, & &longs;i e&longs;&longs;ercitano per pratica. Nè
per que&longs;to anchora è bene diffinita l'Architettura: percioche &longs;e quiui re&longs;ta&longs;&longs;e la diffinitione, ella
&longs;arebbe commune, & piu ampia di quello, che &longs;i conuiene. Imperoche l'Arte del dire, la Me
dicina, & molte altre Arti, & &longs;cienze ornate &longs;ono dimolte dottrine, & di diuer&longs;i ammae&longs;tra
menti, come chiaramente per gli &longs;critti di Cicerone, di Galeno, & d'altri autori &longs;i uede. Ri&longs;tri
gnendo adunque Vitr.
con maggiori proprietà la &longs;ua diffinitione, dice
uano tutte le opere, che dalle altre arti &longs;i fanno.
&longs;ti termini, & qua&longs;i confini rinchiude l'Architettura. percioche il giudicare le opere compiute dal
le Arti, è proprio di lei, & non d'altre. L'oratore s'adorna di molte Arti, & di&longs;cipline, &
quelle grandi&longs;&longs;ime, &longs;ono, & belli&longs;&longs;ime. Il &longs;imigliante fa il Medico; ma l'uno, & l'altro hanno
diuer&longs;i intendimenti. l'Oratore s'adorna per potere per&longs;uadere, cioè indurre opinione in ogni ma
teria propo&longs;ta. Il Medico per indurre, ò con&longs;eruare la &longs;anità.
Malo Architetto &longs;olo per giu
dicare, & approuare le opere perfette dalle altre Arti: perfette, dico, ouer compiute, come di
ce Vitr.
però che non &longs;i può giudicare &longs;e non le cofe finite, accio niuna &longs;cu&longs;a &longs;ia dello Artefice.
Vero è anche que&longs;to, che lo Architetto &longs;opra&longs;tando mentre che &longs;i fanno le opere, giudica &longs;e el
le &longs;i fanno bene, ò male, & approua que&longs;ta, et bia&longs;ma quella, &longs;econdo il giudicio, & la cognitio
ne, che eglì ha; & for&longs;e que&longs;ta è migliore e&longs;po&longs;itione che la di &longs;opra. Dalla diffinitione dell'Ar
chitettura, &longs;i comprende che co&longs;a è Architetto, & &longs;i cono&longs;ce, Architetto e&longs;ser colui, che
per certa, & merauiglio&longs;a ragione, & uia sì con la mente, & con l'animo &longs;a determinare, co
me con lo in&longs;egnare, & con l'opera condurre à fine quelle co&longs;e, che dal mouimento de i pe&longs;idal
compartimento de i corpi, & dalla compo&longs;itione delle opere à beneficio de gli huomini &longs;aranno
commendate.
ti.Et per ammaeftramenti, quello
che i mae&longs;tri in&longs;egnano. il parlare è in&longs;trumento dello in&longs;egnare, & l'udire dello imparare.
La dot
trina comincia nel concetto di colui, che in&longs;egna, & &longs;i e&longs;tende &longs;ino alle parole. la di&longs;ciplina co
mincia nell'udito di colui, che impara, & termina nel concetto. Ma bella co&longs;a èil &longs;upponere'
per ragione, & dimo&longs;trare per pratica; in quello è la Dottrina, in que&longs;to è la Eruditione, cioè lo
&longs;gro&longs;&longs;amento.
ad altri conce&longs;&longs;a, che à i &longs;aui, & prudenti: percioche il giuditio &longs;i fa &longs;opra le co&longs;e cono&longs;ciute,
& per quello
rato. Approua adunque l'Architettura, l'opere fatte dalle altre arti.
Opera è quello artificio
Operatione è quel mouimento che egli fa mentre lauora. Ma Attione s'intende negotio, o ma
reggio ciuile, & uirtuo&longs;o, ce&longs;&longs;ato che egli &longs;ia, niente re&longs;ta di fuori
l'arti in quanto &longs;i opera, le ragioni delle quali ad e&longs;&longs;a patrona &longs;i riferi&longs;cono. Et qui &longs;ia fine alla
diffinitione dell'Architettura. nella quale uirtualmente compre&longs;e &longs;ono le belle ucrità dell'Ar
chitettura, & de i precetti &longs;uoi; co&longs;a degna di molta con&longs;ideratione. & perche egli s'intenda
que&longs;to mirabile &longs;ecreto: Dico, che in cia&longs;cuna &longs;cienza la diffinitione del &longs;oggetto, del qual &longs;i trat
ta, che è quello à cui &longs;i riferi&longs;ce tutto quello che nella &longs;cienza è trattato, contiene uirtualnunte
le &longs;olutioni de i dubij, le inuentioni de i &longs;ecreti, & la uerità delle co&longs;e in quella &longs;cienza contenu
te. Virtualmente contenere intendo poter produrre una co&longs;a, come il &longs;eme contiene in uirtu il
frutto. La diffinitione adunque del &longs;oggetto quando è fatta con le ragioni dichiarate di &longs;opra,
cioè quando dimo&longs;tra la natura della co&longs;a diffinita, la raccommunanzà, che ha con molte altre
co&longs;e, & la differenza & propietà che tiene, ha uirtu di far manife&longs;te le o&longs;cure dimande, che &longs;o
no fatte in quella &longs;cienza. & la ragione è, perche la diffinitione del &longs;oggetto è principio della di
mo&longs;tratione. ilquale come precetto dell'Arte e&longs;&longs;er deue uero, utile, & conforme; (come dice
Galeno) Vero, perche niente &longs;i comprende, che uero non &longs;ia, come &longs;e egli &longs;i dice&longs;&longs;e, il Fele della
chimera e&longs;&longs;er utile à gli infermi. que&longs;to non &longs;i potrebbe comprendere, perche uero non è, che la
chimera tra le co&longs;e che &longs;ono &longs;i troui. Vtile, perche è nece&longs;&longs;ario, che egli tenda à qualche fine;
& Vtilità non è altro che riferire le co&longs;e al debito fine, & inuero degna non è del nome di Arte
quella cognitione, la cui operatione non è utile alla humana uita. La conformità è po&longs;ta nella
uirtu predetta di produrre. perche molte co&longs;e hanno in &longs;e la forza della uerità, che non hanno la
forza della conformità, & la uirtu con&longs;i&longs;te nell'applicatione, & quelle non hanno ualore d'influi
re il lume loro nelle co&longs;e. Ilche &longs;i cono&longs;ce, che uolendo noi applicare i principij alle co&longs;e, non &longs;i
raccoglie alcuna ragione, percioche non &longs;ono conformi, nè concludenti. Quando adunque il
&longs;oggetto, & le propriet à na&longs;ceno da i principij, & cau&longs;e, allhora ui è la conformità. Vero è
da tutti giudicato (cono&longs;ciuti i termini, come io diceua) che &longs;e dalle co&longs;e eguali &longs;i leueranno l'e
guali, ò dalle pari le pari, il rimanente &longs;arà pari ò eguale. nè &longs;olamente è uero que&longs;to principio,
ma di ualore grandi&longs;&longs;imo. percioche egli &longs;i applica dal Filo&longs;ofo naturale a i mouimenti, al tem
po, a gli &longs;patij: dal Geometra alle mi&longs;ure, & grandezze; dallo Arithmetico a i Numeri; dal Mu
&longs;ico a i &longs;uoni; dal Medico alle uirtu & qualità delle co&longs;e. Stando adunque cio, che s'è detto, ne
&longs;eguita quello, che dirà Vitr.
dell'Architettura. & prima del &longs;uo na&longs;cimento, & poi delle &longs;ue
conditioni. dice adunque.
&longs;i può cono&longs;cere, &longs;e prima non &longs;i fa manife&longs;to, che co&longs;a è Fabrica, & che co&longs;a è Di&longs;cor&longs;o, però
dice Vitr.
per dar forma all'opera propo&longs;ta &longs;i richiede, con le mani &longs;i compie. Di&longs;cor&longs;o è quello, che le co&longs;e
fabricate prontamente, & con ragioneuole proportione puo dimo&longs;trando manife&longs;tare.
è ueramente il de&longs;iderio di quelli, che leuando la mente alla con&longs;ideratione delle co&longs;e belle, cerca
no le cagioni di quelle, & riguardando come dal di &longs;opra s'accendeno alle fatiche per lo contra
rio molti &longs;ono, che con grandi&longs;&longs;ime lodi inalzando al cielo i dotti, & letterati huomini, & con
merauiglia riguardando le &longs;cienze fanno ogni altra co&longs;a piu pre&longs;to che affaticar&longs;i per acqui&longs;tarle.
Sono anche molti, i quali auenga, che &longs;appiano e&longs;&longs;er bi&longs;ogno per l'acqui&longs;to d'una &longs;cienza partici
pare di molte altre, poco però di quelle &longs;i curano, anzi danno à bia&longs;imo &longs;e alcuno &longs;i dà allo &longs;tudio
di quelle. Que&longs;ti come gente trauiata & folle, &longs;i denno la&longs;ciare da parte.
Bella co&longs;a è il potere
giudicare, & approuare le opere de' mortali, come atto di uirtu &longs;uperiore, uer&longs;o l'inferiore:
niente di meno pochi &longs;i danno alla fatica, pochi uogliono adoperar&longs;i, & u&longs;cire delle pelli dell'otio:
& percio non fanno giudicio, & per con&longs;eguente non peruengono al fine dell'Architettura; Ma
&longs;olo &longs;i uanno gloriando di e&longs;&longs;er chiamati Architetti di que&longs;to principe & di quello. & allegano
non le ragioni, ma le opere loro, dicendo co&longs;ifeci io, co&longs;i ordinai nel tal pallazzo, & nella tal& non uogliono con&longs;iderare, che non hanno, Geometria, nè Arithmetica, nè intende
no la for za delle proportioni, & la natura delle co&longs;e. Egli bi&longs;ogna adunque hauere e&longs;&longs;ercitio, &
fabrica; bi&longs;ogna di&longs;cor&longs;o. Il di&longs;cor&longs;o come padre; la Fabrica è come madre dell'Architettu
ra.
&longs;uo dalla notitia del fine come dice Galeno. Volendo adunque fabricare, fa di me&longs;tieri hauerc co
no&longs;cimento del fine. Fine intendo io quello, a cui s'indrizza la operatione: Et in que&longs;to lo intel
letto con&longs;idera, che co&longs;a è principio, & che co&longs;a è mezo. & truoua che il principio &longs;i con&longs;idc
ra in modo di pre&longs;idenza, & nel principiare il fine è prima dello agente, perche il fine è quello,
che muoue all'opera: lo agente è prima che la forma, perche lo agente induce la forma; & la
forma è prima, che la materia: imperoche la materia non è mo&longs;&longs;a, &longs;e la forma non è prima nel
la mente di colui che opera. Il mezo ueramente è il &longs;oggetto nel quale il fine manda la &longs;ua &longs;imi
glianza al principio, & il principio la rimanda al fine: però non è concordanza maggiore di
quella, che è tra'l principio, e'l fine. oltra di que&longs;to egli &longs;i comprende che chiunque impedi&longs;ce il
mezo, leua il principio dal fine: & che il mezo per cagione del principio s'affatica, & ri&longs;petto
al fine &longs;iripo&longs;a. Volendo adunque fabricare, bi&longs;ogna cono&longs;cere il fine, come quello, ch'al me
zo impone forza, & nece&longs;&longs;ità. Ma per la cognitione del fine è nece&longs;&longs;ario lo &longs;tudio, & il pen&longs;a
mento: Et &longs;i come il &longs;aettatore non indrizzarebbe la &longs;aetta alla brocca, &longs;e egli non tene&longs;&longs;e fer
ma la mira, co&longs;i l'Artefice non toccarebbe il fine, &longs;e con la mente altroue egli &longs;i riuolge&longs;&longs;e.
L'u&longs;o adunque è (come s' è detto) drizzare le co&longs;e al debito fine: come abu&longs;o è torcerle da quel
lo. Ma per hauere que&longs;to indrizzamento delle co&longs;e al fine, fa bi&longs;ogno d'hauere un'altro u&longs;o, ilqua
le uuol dire A&longs;&longs;uefattione, laquale non è altro, che &longs;pe&longs;&longs;a, & frequentata operatione d'alcuna
uirtù, & potenza dell'anima, o del corpo. onde egli &longs;i dice e&longs;&longs;er u&longs;ato alle fatiche, e&longs;&longs;er u&longs;ato, po
&longs;to in u&longs;o, u&longs;anza, & con&longs;uetudine. Bi&longs;ogna adunque e&longs;&longs;er u&longs;o di continuamente pen&longs;are al fi
ne. Et però dice Vitr. Fabrica e&longs;&longs;er continuo, & e&longs;&longs;ercitato, & come uia trita, & battu
ta da pa&longs;&longs;aggieri frequentato pen&longs;iero d'indrizzare le co&longs;e a fine conueniente.
Ma perche con tanta
&longs;ollecitudine di pen&longs;iero affaticar&longs;i, a che &longs;enza intermi&longs;&longs;ione pen&longs;are? certo non per altro, che
per manife&longs;tare in qualche materia e&longs;teriore la forma, che prima era nel pen&longs;iero, & nella men
te; & però dice Vitr.
dando fine alla diffinitione della Fabrica, quella e&longs;&longs;ere operatione manife
&longs;ta in qualche materia fuori di noi, &longs;econdo il pen&longs;iero, che era in noi. Vero è, che Fabrica è
nome commune a tutte le parti dell'Architettura, & molto piu abbraccia, di quèllo che commu
nemente &longs;i &longs;tima, come &longs;i dirà poi. Di&longs;cor&longs;o è quello che le co&longs;e fabricate prontamente,
& con ragione di proportione puo dimo&longs;trando manife&longs;tare.
fare con tutte le ragioni all'opere pertinenti; & però erra il di&longs;cor&longs;o, quando lo intelletto non
concorda le proprietà delle co&longs;e atte a fare, con quelle che &longs;ono atte a riceuere. Di&longs;corre adun
que l'huomo, cioè applica il principio al fine per uia del mezo: ilche, come s'è detto, è proprio
della humana &longs;pecie. Auenga che gli antichi habbiano à gli altri animali conce&longs;&longs;o una parte di
ragione, & chiamati gli habbiano mae&longs;tri dell'huomo, dicendo, che l'Arte del te&longs;&longs;ere è &longs;tata
pre&longs;a dalla Ragna, la di&longs;po&longs;itione della ca&longs;a, dalla Formica, il gouerno ciuile dalle Api; ma noi
trouamo, che quelli &longs;ono in&longs;tinti di natura, & non di&longs;cor&longs;i dell'Arte: & &longs;e Arte &longs;i deue chia
mare la loro naturale, & non auueduta prudenza, perche non &longs;i potrebbe &longs;imilmente Arte chia
mare la uirtù che nelle piante, & nelle pietre &longs;i truoua? Come l'Arte dello Elleboro purgar il fu
rore, l'Arte della pietra ne i nidi dell'Aquile, detta Aetite, rila&longs;ciare i parti? Perche anche
non &longs;i potrebbe dire e&longs;&longs;ere un'Arte diuina che regge, & con&longs;erua il mondo? una Cele&longs;te che re
gola i mouimenti de i cieli? una Mondana, che tramuta gli elementi?
Ma la&longs;ciamo la tralatione
de i nomi, fatta per la &longs;imiglianza, & pigliamo la uerità, & la proprietà delle co&longs;e. Di&longs;cor&longs;o
adunque è come padre, &longs;econdo che detto hauemo di &longs;opra, dell'Architettura: nel quale ui bi&longs;o-Solertia non è altro, che &longs;ubita, & pront a inuentione del mezo.
Et quello è me
zo, che hauendo conuenienza con gli e&longs;tremi, lega quelli ad uno effetto, & però, nella &longs;olertia
&longs;i puo dire, che &longs;ia la uirtu del &longs;eme. La onde Vitr.
u&longs;a quella parola.
nel latino dice &longs;olertia. Ma non è a ba&longs;tanza lo e&longs;&longs;er pronto a ritrouare il ucro, però che potreb
be e&longs;&longs;er quel uero poco atto à concludere, per que&longs;to &longs;oggiugne.Vitr.
ha parlato in modo, che quelle
parole che dicono.
parola
la ragione delle co&longs;e fabricate con &longs;olertia, & proportione, e&longs;&longs;endo l'afficio dello Architetto
approuare le co&longs;e ragioneuoli. Ma &longs;ia quale &longs;i uoglia il &longs;en&longs;o, tutto è conforme al uero.
piu &longs;e
creta intellig enza &longs;i tragge anchora dalle co&longs;e dichiarate: & prima che lo Artefice ri&longs;petto al
l'opera tiene doppia con&longs;ideratione: poi tiene doppia affettione a quelle con&longs;iderationi ri&longs;ponden
te. La prima con&longs;ideratione è una &longs;emplice notitia uniuer&longs;ale, per la quale &longs;i dice, che l'huomo
&longs;a, quanto &longs;i richiede affine che l'opera rie&longs;ca, & niente piu ui aggiugne. L'altra è una notitia
particolare, & pro&longs;&longs;ima all'operare che con&longs;idera il tempo, il modo, il luogo, la materia. Da
que&longs;ta particolare cognitione na&longs;ce una affettione, che muoue l'huomo a comandare, & ad ope
rare, come &longs;econdo la prima con&longs;ideratione l'huomo &longs;i compiaceua, & in uniuer&longs;ale abbraccia
ua non l'opera, ma la cognitione, & però non è &longs;ufficiente que&longs;ta &longs;ola con&longs;ideratione: &longs;ola del di
&longs;cor&longs;o, &longs;ola dell'uniuer&longs;ale: ma &longs;i richiede, quella &longs;econda notitia, & quella &longs;econda affettione
laquale è ripo&longs;ta nella fabrica. Dichiarita la diffinitione dell'Architettura, & dichiarito il na
&longs;cimento di quella, hora uiene Vitr.
a formare lo Architetto, co&longs;a molto ragioneuole, & con
ueniente, come &longs;i uedrà dal &longs;eguente. dice adunque. Dalle dette co&longs;e ne &longs;egue, che quelli Ar
chitettori i quali &longs;enza lettere tentato hanno di affaticar&longs;i, & e&longs;&longs;ercitar&longs;i con le mani, non han
no potuto fare, che s'habbiano per le fatiche loro acqui&longs;tato riputatione, & quelli, che ne
i di&longs;cor&longs;i, & nella cognitione delle lettere &longs;olamente fidati &longs;i &longs;ono, l'ombra, non la co&longs;a,
pare che habbiano &longs;eguitato. Ma chi l'una, & l'altra di que&longs;te co&longs;e hanno bene appre&longs;o, co
me huomini di tutte armi coperti, & ornati, con credito, & riputatione, hanno illoro inten
to facilmente con&longs;eguito.
&longs;i concepe: co&longs;i allo e&longs;&longs;er Architetto che è una artificiale generatione unitamente il di&longs;cor&longs;o,
& la Fabrica &longs;i richiede. Et &longs;e alcuno &longs;i per&longs;uade&longs;&longs;e e&longs;&longs;er Architetto con la fabrica &longs;ola, oue
ro col di&longs;cor&longs;o &longs;olo, egli s'ingannerebbe, & &longs;arebbe &longs;timato co&longs;a imperfetta. Et di gratia &longs;e uno
haue&longs;&longs;e il &longs;apere &longs;olamente, & u&longs;urpare &longs;i uole&longs;&longs;e il nome di Architetto, non &longs;arebbe egli &longs;otto
po&longs;to alle offe&longs;e de gli e&longs;perti? non potrebbe ogni manoale (dirò co&longs;i) rimprouerargli, & dirgli
che fai tu? dall'altra parte &longs;e per hauere un lieue e&longs;&longs;ercitio, & alquanto di pratica, di &longs;i gran no
me degno e&longs;&longs;er &longs;i crede&longs;&longs;e, non potrebbe uno intelligente, & letterato chiudergli la bocca, di
mandandogli conto, & ragione delle co&longs;e &longs;atte? & però bi&longs;ogna e&longs;&longs;er ornati, & armati di tut
te arme per acqui&longs;tare la uittoria, & il uanto d'Architetto. Bi&longs;ogna e&longs;&longs;er coperto per dife&longs;a,
armato per offe&longs;a, ornato per gloria, maneggiando la i&longs;perienza con l'Artificio. perche adun
que i puri pratichi non hanno acqui&longs;tato credito? perche l'Architettura na&longs;ce da di&longs;cor&longs;o.
per
che &longs;olo i letterati? percioche l'Architettura na&longs;ce da Fabrica.
Et però dice Vitr.
te co&longs;e.
ra, & ragione ne &longs;egue quello, che egli dice. Ma in que&longs;to luogo potrebbe alcuno dubitare, &
dire, &longs;eu ramente l'Arte è nello intelletto, & nella mente, perche cagione ha detto Vitr.
che
quelli, i quali nel &longs;apere &longs;i &longs;ono fidati, l'ombra non la co&longs;a, pare, che habbiano &longs;eguitato? Ri
&longs;pondo, che le co&longs;e dello intelletto alla piu parte ombre paiono, & il uolgo &longs;tima le co&longs;e, in quan
to, che a i &longs;en&longs;i, & a gli occhi&longs;ottopo&longs;te &longs;ono. & non in quanto non appareno.
& que&longs;to auuie
ne per la con&longs;uetudine, perche le genti non &longs;ono auezze a di&longs;correre. & però l'accorto Vitr.
non
cio de gli imperiti è fatto &longs;opra le co&longs;e apparenti. Et però mi pare, che molti uaneggiano nel de
cidere qual &longs;ia piu nobile, o la Scultura, o la Pittura; improche uanno alla materia, al tem
po, & a molti altri accidenti, che non &longs;ono dell'. Arte. perche l'Arte è nello intelletto, la doue
tanto è pittore, & &longs;cultore il diuino Michiel Angelo, dormendo, & mangiando, quanto ope
rando il pennello, o lo &longs;carpello: però egli &longs;i doueria con&longs;iderare, quale è piu degno habito nello in
telletto, la Pittura, o la Scultura. & co&longs;i la&longs;ciati i marmi, gli azurri, i rilieui, & le
pro&longs;pettiue, la facilità, ò la difficultà delle dette Arti; & allhora egli &longs;i potrebbe dire qualche
co&longs;a, che haue&longs;&longs;e del buono ma hora non è tempo di decidere que&longs;ta qui&longs;tione. Dice adunque
Vitr.
che l'Arte non deue e&longs;&longs;er ocio&longs;a, ma con e&longs;&longs;a lei e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;arie le mani; & que&longs;to approua
con altre parole dicendo. Perche &longs;e in ogni altra co&longs;a, come &longs;pecialmente nell'Architettu
ra, que&longs;te due parti &longs;i truouano cioè la co&longs;a &longs;ignificata, & quella, che &longs;igni&longs;ica, la co&longs;a &longs;i
gnificata, è l'opera propo&longs;ta, dellaquale &longs;i parla. Quella, che &longs;igni&longs;ica è la proua, & il
perche di quella, con mac&longs;treuole ragione di dottrina e&longs;pre&longs;&longs;o, & dichiatito.
le &longs;oggette, come &longs;ono le Mathematiche. Alcune &longs;ono che oltre la con&longs;ideratione uengono alla
operatione, ma ce&longs;&longs;ando l'operatione niente re&longs;ta di fatto. Come è l'arte del &longs;uonare, & del &longs;al
tare, & altre &longs;imiglianti. Sonoui alcune che dietro a &longs;e la&longs;ciano alcuna opera, o lauoro, come è
l'Arte Fabrile, & l'Arte del fabricare. Appre&longs;&longs;o ue n'ha che a prendere, & acqui&longs;tare &longs;i dà,
come la caccia delle fiere, l'uccellare, & la pe&longs;cagione, in fine altre non a con&longs;iderare, non a fi
nire, non a pigliare intente &longs;ono. Ma correggono, & emendano gli errori, & i danni delle co&longs;e
fatte, & quelle racconciano; come for&longs;e è la medicina, &longs;econdo Galeno. Con tutte le predette
Artianzi &longs;opra tutte è l'Architettura, come giudice, ch'ella è di cia&longs;cuna. La onde è nece&longs;&longs;a
rio, che in e&longs;&longs;a &longs;i con&longs;ideri alcuna co&longs;a fatta, o da e&longs;&longs;er fatta, & la ragione: Et però due co&longs;e &longs;o
no, l'una è la &longs;ignificata, & propo&longs;ta opera, l'altra è la &longs;ignificante cioè dimo&longs;tratiua ragione.
Tutti gli effetti adunque, tutte le opere, o lauori delle Arti, tutte le conclu&longs;ioni di tutte le &longs;cien
ze &longs;ono le co&longs;e &longs;ignificate; ma le ragioni, le proue, le cau&longs;e di quelle &longs;ono le co&longs;e &longs;ignificanti. Et
que&longs;to è, perche il &longs;egno &longs;i riferi&longs;ce alla co&longs;a &longs;ignificata: lo effetto alla cau&longs;a: La conclu&longs;ione alla
proua. Ma per dichiaratione dico, che &longs;ignificare è per &longs;egni dimo&longs;trare, & &longs;egnare è imprime
re il &longs;egno. La doue in ogni opera da ragione drizzata, & con di&longs;egno finita, è impre&longs;&longs;o il &longs;e
gno dello Artefice, cioè la qualità, & la forma, che era nella mente di quello. percioche lo
Artefice opera prima nello intelletto, & concepe nella mente, & &longs;egna poi la materia e&longs;teriore,
dello habito interiore
fica cioè rappre&longs;enta le co&longs;e alla uirtu, che cono&longs;ce, & concorre principalmente a formare il con
cetto &longs;econdo la &longs;ua intentione: & que&longs;to è proprio &longs;ignificare. Ma l'e&longs;&longs;er &longs;ignificato è proprio
e&longs;&longs;er rappre&longs;entato al &longs;opra detto modo. De i &longs;egni alcuni &longs;ono co&longs;i adentro, che ueramente &longs;ono
come cagioni delle co&longs;e. Altrifanno una &longs;oper&longs;iciale, & debile i&longs;timatione di quelle.
Lo Ar
chitetto la&longs;cia que&longs;ti ultimi &longs;egni all'oratore, & al poeta, & in&longs;ieme con la Dialettica, che è
modo dello artificio&longs;o di&longs;cor&longs;o abbraccia quelli, perche &longs;ono nece&longs;&longs;arij, intimi, & concludenti.
Donde adiuiene, che chi fa profe&longs;sione di Architetto pare, che nell'una, & ne l'altra
parte e&longs;&longs;er debbia e&longs;&longs;ercitato.
fetta &longs;ia. Tre &longs;ono gli agenti, Diuino, Naturale, Artificiale: cioè Iddio, la natura, l'huo
mo. Noi parleremo dell'huomo.
Se adunque l'Architettura è co&longs;i eccellente, che ella giudica
l'opere delle Arti, bi&longs;ogno fa, che lo Architetto &longs;ia in talmodo formato, che egli po&longs;&longs;a far
l'ufficio del giudicare: Et però direi, che le infra&longs;critte co&longs;e gli &longs;ono nece&longs;&longs;arie. Prima, che egli
&longs;ia di natura docile, & per&longs;picace, cioè, che dimo&longs;tratagli una co&longs;a molto ageuolmente & pre
&longs;to l'apprenda. Et benche di natura diuina è colui, che da &longs;e troua, & impara, non è però di
de'mae&longs;tri apprende. Que&longs;te buone conditioni &longs;ono da Vitr.
nelle dette parole compre&longs;e.
Donde adiuiene, che chi fa profe&longs;sione d'Architetto pare che nell'una & l'altra parte e&longs;
&longs;er dcbbia c&longs;&longs;crcitato cioè nella co&longs;a &longs;igni&longs;icata, & nella &longs;igni&longs;icante.
Doue & ingenio&longs;o, & docile bi&longs;ogna che egli &longs;ia, percioche nè lo ingegno &longs;enza lo am
mae&longs;tramento, nè lo ammae&longs;tramento &longs;enza lo ingegno puo fare l'huomo eccellente.
impara da altri. Rare fiate adiuiene, che uno &longs;ia inuentore, & compito fattore d'un'arte, cioè, che
ritroiti, & riduca a perfettione tutto un corpo d'un'arte. però ben dice Vitr.
che &longs;enza lo ingegno lo
ammae&longs;tramento, & &longs;enza lo ammae&longs;tramento lo ingegno non fa l'huomo eccellente. La &longs;econda
conditione dello Architetto, èla educatione, & lo e&longs;&longs;ercitio da primi anni fatto, nelle prime
&longs;cienze. prime chiamo l'Arithmetica, la Geometria, & l'altre di&longs;cipline.
Que&longs;te hebbe Vitr.
per opera de i &longs;uoi progenitori, come egli confe&longs;&longs;a nel proemio del &longs;e&longs;to libro. La terza condi
tione è l'hauere udito, & letto i piu eccellenti, & rari huomini, & &longs;crittori, come fece
Vitr.
il quale atte&longs;ta nel proemio del &longs;econdo libro, quello, che io dico, dicendo.
Io e&longs;ponerò &longs;eguitando gli ingre&longs;si della prima natura, & di quelli, che i principij del
con&longs;ortio humano, & le belle, & fondate inuentioni, con gli &longs;critti, & regole dedicaro
no, & però come io &longs;ono da quelli ammae&longs;trato, dimo&longs;trerò.
la pre&longs;enza, & all'udita dice nel proemio del &longs;e&longs;to libro hauere hauuto ottimi precettori.
La quarta conditione è la toleranza delle fatiche, & il continuo pen&longs;iero, & ragiona
mento delle co&longs;e pertinenti all'arte. Difficilmente &longs;i truoua ingegno eleuato, & man&longs;ue
to. Vitruuio hebbe acuto ingegno, & &longs;offerente: però dice. Et dilettandomi delle co
fe pertinenti al parlare, & alle arti, & delle &longs;critture de'commentarij. Io ho acqui&longs;tato
con l'animo quelle po&longs;&longs;e&longs;sioni, dalle quali ne uiene que&longs;ta &longs;omma di tutti i frutti, che
io non ho piu alcuna nece&longs;sità, & che io &longs;timo, quella e&longs;&longs;er la proprietà delle ricchezze
di di&longs;iderare niente piu.
occhi, & per meglio con&longs;eguirla, euui la &longs;e&longs;ta conditione, che con&longs;i&longs;te nello hauere una uia ragio
neuole di ritrouare il uero, & quella uia poco ci giouerebbe &longs;enza la &longs;ettima conditione, che è
po&longs;ta nell'u&longs;o della detta uia, & nell'applicatione di e&longs;&longs;a. Che Vitr.
fu&longs;&longs;e &longs;tudio&longs;o del uero; che
egli haue&longs;&longs;e la regola di trouarlo; & che finalmente &longs;ape&longs;&longs;e u&longs;are la detta regola, molto bene ap
pare nel &longs;uo procedere ordinatamente, nel &longs;ignificar le co&longs;e, nel dar forma, & perfettione a tut
to il corpo dell'Architettura. Le dette conditioni &longs;i deduceno da i principij detti di &longs;opra, cioè dalla
diffinitione dell'Architettura, & dal &longs;uo na&longs;cimento, come &longs;i puo con&longs;iderando uedere. Ma noi a
Vitr.
il quale narra quante co&longs;e fanno bi&longs;ogno all'Architetto, & quali, & perche cagione, & in
che modo. Appre&longs;&longs;o bi&longs;ogna che egli habbia lettere, perito &longs;ia nel di&longs;egno, erudito nella
Geometria, non ignorante della pro&longs;pettiua, &longs;appia l'Arithmetica, cono&longs;ca molte hi&longs;torie,
udito habbia con diligenza i filo&longs;ofi, di Mu&longs;ica, di Medicina, delle leggi, delle ri&longs;po&longs;te de
Iure con&longs;ulti &longs;ta intelligente, & finalmente rozo non &longs;ia nel cono&longs;cere la ragione del cie
lo, & deile &longs;telle.
chitetto dice perche ragione co&longs;i bi&longs;ogno &longs;ia & partitamente di cia&longs;cuna ne rende conto dicendo.
Ma perche co&longs;i bi&longs;ogno &longs;ia, que&longs;ta è la ragione.
E nece&longs;&longs;ario che lo Architetto hab
bia lettere, accioche leggendo gli &longs;critti libri, commentari nominati, la memoria &longs;i fac
cia piu ferma.
ma delle &longs;eguenti. Le co&longs;e &longs;eguite per memoria &longs;i hanno, però è nece<02>ario a quell' ufficio di giudi-
per la lettione, perche le co&longs;e &longs;tanno fermamente ne gli &longs;critti: però bi&longs;ogna, che lo Architetto
babbia la prima arte, detta cognitione di lettere, cioè del parlare, & dello &longs;criuere drittamente.
Egli &longs;i ferma adunque la memoria con la lettione de'commentarij. il nom
cioche Commentario è detto, come quello, che alla mente commetta le co&longs;e, & è brcue, & &longs;uc
cinta narratione di co&longs;e; la doue con la breuita &longs;ouuiene alla memoria. Bi&longs;ogna adunque leggere,
& le co&longs;e lette, per la mente riuolgere; altrimenti male ne auuerrebbe dalla inuentione delle let
tere (come dice
genti. Vitr.
hebbe cognitione di lettere Greche, & latine; usò i uocaboli Greci, & confe&longs;&longs;a
hauere da Greci molte belle co&longs;e ne i &longs;uoi commentarij traportate. In que&longs;to modo io dichiaro ha
uere cognitione di lettere: perche piu &longs;otto pare, che Vitr.
co&longs;i uoglia: e&longs;ponendo cognitione di
lettere e&longs;&longs;er la Grammatica. Altri intendono l'arti &longs;critte: ma io uedo, che l'arti &longs;critle &longs;enza
Grammatica, & letteratura non &longs;i hanno. Et for&longs;e dal non intendere le lettere è nata la difficul
tà di intendere Vitr.
& la &longs;correttione de i te&longs;ti. Appre&longs;&longs;o habbia di&longs;egno, accioche con di
pinti e&longs;&longs;empi, ogni maniera d'opera, che egli faccia formi, & dipinga.
tica, & all'operare. Solto l'A&longs;tronomia è la nauigatione.
Sotto la Mu&longs;ica è quella pratica di
cantare, & di &longs;uonare diuer&longs;i in&longs;trumenti, &longs;otto l'Arithmetica, è l'abaco, & l'algebra. Sotto
la Geometria è la perticatione, & l'arte di mi&longs;urarei terreni. Sono anche altre arti nate da piu
di una delle predette, come è la pratica della pro&longs;pettiua. Vitr.
uuole che non &longs;olamente habbia
mo quelle prime, & communi, che rendeno le ragioni delle co&longs;e; ma anche le pratiche, & gli e&longs;
&longs;ercitij na&longs;ciuti da quelle. & però quanto al di&longs;egno uuole che habbiamo facilità, & pratica, &
la mano pronta a tirar dritte linee. & uuole, che habbiamo la ragione di quelle: che altro non è
che certa, & ferma determinatione concetta nella mente e&longs;pre&longs;&longs;a con linee, & anguli, approua
ta dal uero. il cui ufficio è di pre&longs;criuere a gli edificij luogo atto, numero certo, modo degno, & or
dine grato. Que&longs;ta ragione non ua dietro alla materia, ma è la i&longs;te&longs;&longs;a in ogni materia.
perche
la ragione del circolo, è la mede&longs;ima nel ferro, nel piombo, in cielo, m terra, & nell'Abi&longs;&longs;o. Fa
dunque bi&longs;ogno hauere la peritia de i lineamenti, che Vitr.
chiama
è peritia de i lineamenti, che &longs;erue a pittori, &longs;cultori, intagliatori, & &longs;imiglianti. La quale in
quel modo &longs;erue alle arti predette, che le Mathematiche &longs;erueno alla Filo&longs;ofia. Que&longs;ta peritia
contiene la dimen&longs;ione, & la terminatione delle co&longs;e, cioè la grandezza, & i contorni. la gran
dezza s'ha per le &longs;quadre, & per le regole, che in piedi, & once di&longs;tinte &longs;ono. Il contorno &longs;i pi
glia con uno in&longs;trumento del Raggio, & del finitore compo&longs;to, del quale ne tratta Leon Batti&longs;ta:
& da quello &longs;i piglia de comparationi di tutte le membra alla grandezzadi tutto il corpo; le diffe
renze, & le conuenienze di tutte le parti tra &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, alle quali la pittura aggiugne i colori, &
le ombre. Bi&longs;ogna adunque, che lo Architetto habbia di&longs;egno.
Ilche &longs;i uede per le co&longs;e dette
nel quinto libro al &longs;e&longs;to capo, della conformatione del Theatro. Similmente all'ottauo del detto li
bro, doue &longs;itratta della di&longs;crittione delle &longs;cene. Et al quarto del &longs;e&longs;to, & in molti luoghi, doue
&longs;i puo uedere quanto nece&longs;&longs;aria &longs;ia la pratica del di&longs;egno, la qual pratica è pre&longs;a dalla Geometria,
come quando bi&longs;ogno è di pigliare una linea a piombo &longs;opra un'altra, formare gli angoli dritti,
partirgli, & mi&longs;urargli, & fare le figure di piu lati, trouar il centro di tre punti, parti
re un piano, & &longs;imili altre co&longs;e, che giouano à far le piante, & i rilieui, & mi&longs;urare i
corpiregolari, & irregolari, le quali tutte co&longs;e alla data apritura della &longs;e&longs;ta con ragione, &
con opera &longs;i po&longs;&longs;ono dimo&longs;trare, & fare. Et però dice Vitruuio che
molto allo Architetto, perche ella in&longs;egna l'u&longs;o della linea dritta & circolare, dal che poi
ageuolmente ne i piani &longs;i fanno i di&longs;egni de gli edificij, & le dritture delle &longs;quadre, dei
liuelli, & de i lineamenti.
tia di nuouo; non dimeno la Geometria gioua al di&longs;egno, & alla pratica per la &longs;ua uirtu & for
za. come &longs;i uede nella uoluta del capitello Ionico, nel compartimento delle Metrope, & Tri
gliphi nell' opera Dorica, & in molte proportionate mi&longs;ure. Oltra di que&longs;to perche egli adiuie
ne, che è nece&longs;&longs;ario liuellare i piani, quadrare, & drizzare i terreni, però bi&longs;ogna hanere la
Geometria; come &longs;i uede nel liuellar delle acque nell' ottauo, nella diui&longs;ione delle opere nel
primo; nel mi&longs;urar i terreni nel nono; & finalmente in ogni parte: doue egli &longs;i puo dire, che la
Geometria è madre del di&longs;egno, & è la ragione di quello, laquale è po&longs;ta in &longs;apere la cagio
ne de gli effetti fatti con la regola, & col compa&longs;&longs;o, che &longs;ono le linee dritte, le piegate, gli
archi, i uolti, le corde, & le dritture, per u&longs;are i nomi della prattica. la Geometria adun
que dal punto procede, le linee di&longs;te&longs;e, le torte, le pendenti, le trauer&longs;e, l'equid &longs;tanti, gli
inguli giu&longs;ti, larghi, & &longs;tretti, le punte, i circoli inticri, imperfetti, & compo&longs;ti. le figure
di piu lati, le &longs;operficie, i corpiregolari, & irregolari, le piramidi, le sfere, l'aguglie, li ta
gli, & altre co&longs;e che alle colonne, a gli architraui, alle cube, tribune, lanterne, & a mol
te altre parti appartengono. & a quefto modo la Geometria è nece&longs;&longs;aria allo Architetto.
&
que&longs;ta hebbe Vittr. come appare in molti luoghi, & &longs;pecialmente nel vi.
& viij.
libro. Per la
Pro&longs;pettiua anche nelle fabriche &longs;i pigliano i lumi da certe & determinate parti del Cielo.
Pro&longs;pettiua in generale è quella che di
mo&longs;tra tre ragioni del uedere, la dritta, la rifle&longs;&longs;a, la rifranta. nella dritta &longs;i comprende la ca
gione de gli effetti che fanno le co&longs;e ui&longs;ibili medianti i lumi po&longs;ti per dritto. la rifle&longs;&longs;a è la ra
gione del ri&longs;alimento, & rinuerbero de i raggi, che &longs;i fa come da gli fpecchi piani, caui, ri
torti, riuer&longs;ci, & altre figure. La rifranta è la ragione delle co&longs;e che appareno per mezo di
alcuna co&longs;a lucida & trapparente, come &longs;otto l'acqua, per lo uetro: oltra le nubi, & que&longs;ta
pro&longs;pettiua &longs;i chiama pro&longs;pettiua de i lumi naturali, &longs;peculatina, & di grande conditione tra
le parti della Filo&longs;ofia: perche il &longs;uo &longs;oggetto è la luce giocondi&longs;&longs;ima alle ui&longs;te & a gli animi
de mortali. La doue e&longs;&longs;endo noi nelle &longs;tanze rinchiu&longs;i per dife&longs;a del freddo, & del caldo, ne
ce&longs;&longs;ario è, che habbiamo la diletteuoli&longs;&longs;ima pre&longs;enza della luce, & del lume, &longs;ia egli o dritto,
o rifle&longs;&longs;o: & però è nece&longs;&longs;ario, che lo Architetto habbia la pro&longs;pettiua. Ma quando que&longs;to
nome è nome di parte, egli riguarda alla pratica, & &longs;uol fare co&longs;e merauiglio&longs;e, dimo&longs;tran
do ne i piani politi i rilieui, le di&longs;tanze, il fuggire, & lo &longs;corcio delle co&longs;e corporali: però
nel terzo libro al &longs;econdo capo uuole Vitruuio, che le colonne de i portici, che &longs;tanno &longs;u le can
tonate &longs;ieno piu gro&longs;&longs;e, che quelle, che nel mezo trapo&longs;te &longs;ono: percioche lo aere circon&longs;tante
diminui&longs;ce, & leua della ui&longs;ta, & mangia dirò co&longs;i della gro&longs;&longs;ezza delle colonne angolari. &
nel fine del detto libro comanda, che tutte le membra &longs;opra i capitelli, come &longs;ono Architraui,
Fregi, Gocciolatoi, Fronti&longs;picij &longs;iano inclinati per la duodecima parte cia&longs;cuno della fronte
&longs;ua: & que&longs;to &longs;olo per la ueduta, come &longs;i dirà. Vuole altroue che le colonne canellate appa
rino piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;chiette. & in &longs;omma la pittura delle Scene tutta è po&longs;ta in que&longs;ta parte
di pro&longs;pettiua, dal che ella ne prende il nome, & &longs;i chiama Scenografia, come &longs;i dirà nel quinto
libro. Per que&longs;te co&longs;e &longs;i comprende, & che la pro&longs;pettiua è nece&longs;&longs;aria allo Architetto, & che
Vitruuio di quella non è &longs;tato imperito. Col mezo della Arithmetica &longs;i fa la &longs;omma delle
&longs;pe&longs;e, &longs;i dimo&longs;tra la ragione delle mi&longs;ure, & con modi, & uie ragioneuoli &longs;i trouano le
difficili que&longs;tioni delle proportionate mi&longs;ure.
re Arti, & eccellenti&longs;&longs;ime uirtuti; ilche non è: percioche non rendeno le ragioni delle co&longs;e, ben
che dimo&longs;trino effetti diletteuoli, & belli. Vitru. (come ho detto) abbraccia, & la principa
le, & la meno principale, come &longs;i uede nella Arithmetica, & nella predetta ragione della
Geometria, & del di&longs;egno. l'Abaco prima è uennto dalla uera Arithmetica, & que&longs;to è ne
ce&longs;&longs;ario per far conto delle &longs;pe&longs;e, imperoche uano &longs;arebbe il di&longs;egno, uana la fatica del princi-
&longs;a è il maggiore: però nel proemio del decimo libro loda Vitr.
la legge de gli Efe&longs;ii, della pena de
gli Architetti, che faceuano &longs;pendere a i conduttori molto piu di quello che haueuano affer
mato, & prome&longs;&longs;o. Ma benche ageuolmente &longs;i faccia il conto, non però ageuolmente &longs;i cono
&longs;ce, &longs;opra che egli &longs;i debbia fare: & però Vittr. nel predetto proemio dice che &longs;olamente quel
li farebbono profe&longs;&longs;ione di Architetto, i quali con &longs;ottigliezza di dottrine fu&longs;&longs;ero prudenti.
Ma piu adentro penetrando, oltra la pratica del numerare, che con&longs;i&longs;te nella rappre&longs;entatione
de i numeri, nel raccogliere, nell'abbattere, nel moltiplicare, nel partire, nello raddoppiare,
nello &longs;mezare, nel cauare le radici &longs;i de gli intieri, come de i rotti, & anche in una certa,
& ordinata &longs;alita di raccogliere, che &longs;i chiama Progre&longs;&longs;ione. utile è l'Arithmetica a dimo
ftrare le ragioni delle mi&longs;ure, & a &longs;ciorre le dubitationi, che per Geometria &longs;ono in&longs;olubili, co
me nel nono libro ci dimo&longs;tra hauere & Platone, & Pithagora, & Archimede ritrouato
molte co&longs;e mirabili. Et in uero uero è quello, che dice Platone, che gli huomini di natura
Arithmetici &longs;ono atti ad ogni di&longs;ciplina, come quelli, che in &longs;e habbiano prontezza, & al
tezza di &longs;pirito. Ma perche cagione Vitr.
tocca di que&longs;te cognitioni & le &longs;peculatine, & le
pratiche? certo non per altro, che per dimo&longs;trare e&longs;&longs;er uero, quanto egli ha detto di &longs;opra,
cioè che &longs;i ricerca di&longs;cor&longs;o, et fabrica. et che in ogni arte è la co&longs;a &longs;ignificata, et la &longs;ignificante.
La cognitione della i&longs;toria fa, che &longs;i &longs;a la ragione di molti ornamenti che &longs;ogliono fa
re gli Architetti nelle opere loro.
Come &longs;e alcuno po&longs;to haue&longs;&longs;e in luogo di colonne le &longs;tatue feminili di marmo, quel
le che Cariati &longs;ono chiamate, ue&longs;tite di habito lungo, & matronale. & &longs;opra quelle po&longs;to
haue&longs;&longs;e i modiglioni, & i goccialatoi, co&longs;i di tal'opra, a chi ne dimanda&longs;&longs;e, ne ren
derebbe ragione. Caria Città della Morea &longs;i congiun&longs;e con Per&longs;iani contra la Grecia.
i Greci con la uittoria glorio&longs;amente dalla guerra liberati di commune con&longs;iglio &longs;i mo&longs;
&longs;ero contra i Cariati, & pre&longs;a la loro fortezza, ucci&longs;i gli huomini, & &longs;pianata la terra,
per i&longs;chiaue leuorno le matrone loro, non &longs;opportando, che quelle depone&longs;&longs;ero gli ha
biti, & gli ornamenti di matrone, accioche non in uno &longs;olo trionfo condotte fu&longs;&longs;ero,
ma con eterno e&longs;&longs;empio di &longs;eruitu da grande &longs;corno oppre&longs;&longs;e, per tutte le Città loro pa
re&longs;&longs;ero portare la pena, gli Architetti de que tempi ne i publici edificij po&longs;ero le imagini
di quelle matrone per &longs;o&longs;tenimento de i pe&longs;i, accioche alla memoria de i po&longs;teri la cono
&longs;ciuta pena de gli errori de' Cariati commendata fu&longs;&longs;e.
ria di que fatti, che grati &longs;aranno a que Principi ouero a quelle republiche, le quali noi uorre
mo honorare, & honorandole a noi grate rendere, & fauoreuoli. come &longs;te&longs;&longs;ero &longs;otto i pe&longs;i quel
le matrone Vitr.
non dichiara. prende&longs;i argomento da Atheneo dotto, & diletteuole &longs;crittore,
che &longs;te&longs;&longs;ero col capo &longs;ottopo&longs;to, & con la &longs;ini&longs;tra mano leuata al &longs;o&longs;tenimento de i pe&longs;i. Ma
non ci douemo obligare a credere che &longs;olamente le Cariati &longs;te&longs;&longs;ero in quella maniera. ben loda
remo lo ingegno di Vitr.
che dimo&longs;trando la i&longs;toria e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;aria allo Architetto, eglihabbia uo
luto narrare con forma, et idea i&longs;torica, que&longs;to fatto de Greci et il &longs;eguente de' prigioni Per&longs;iani.
Similmente i Lacedemonij &longs;otto Pau&longs;ania figliuolo di Ege&longs;ipolide dopo il fatto d'arme
di Platea, hauendo con poca gente &longs;uperato il numero&longs;o e&longs;&longs;ercito de' Per&longs;iani, & con gran
gloria trionfato: de i dinari tratti delle &longs;poglie, & della preda, fabricorono in luogo di
trofeo della uittoria il portico Per&longs;iano dimo&longs;tratore della lode, & della uirtu de i cit
tadini. & in quel portico po&longs;ero i Simulachri de i prigioni con l'ornamento barbaro del
ue&longs;tire, che &longs;o&longs;teneuano il tetto, hauendo con meritato di&longs;pregio la loro &longs;uperbia ca
&longs;tigato: af&longs;ine che i nimici cagione haue&longs;&longs;ero di temere impauriti della fortezza loro, &
i cittadini guardando in quello e&longs;&longs;empio di uirtu, dalla gloria &longs;olleuati alla dife&longs;a della li
bertà pronti fu&longs;&longs;ero, & preparati: la doue ne gli anni &longs;eguenti molti cominciorno a por-
argomento di accre&longs;cere nelle opere marauiglio&longs;a uarietà di maniere. Di &longs;imiglianti altre
ne &longs;ono, delle quali bi&longs;ogna che lo Architetto ne &longs;ia bene informato.
dranno leggendo. egli &longs;i ha nel primo libro di Tucidide Pau&longs;ania Spartano figliuolo di Cleom-
Plutarco citando Chi&longs;iferno nelle comparationi de Romani, & de i
Greci, narra, che di&longs;correndo i Greci per la Per&longs;ia, & facendo di molte prede Pau&longs;ania duce de
Lacedemonij riceuè quaranta talenti d'oro da Xer&longs;e, accioche gli tradi&longs;&longs;e la Grecia. la qual co
&longs;a poi, che &longs;i ri&longs;eppe, hauendo Age&longs;ilao padre per&longs;eguitato il figliuolo fin' al tempio di Pallade
& edicalcha otturò con mattoni le porte del tempio, & iui per fame lo fece con&longs;umare: & laQue&longs;to dice Plutarco diuer&longs;amente da Tucidide.
Soleuano i Greci
nel luogo oue haueuano po&longs;to in fuga, & &longs;uperati i nemici tagliare i rami de gli alberi, & orna
re i tronchi di &longs;poglie ho&longs;tili, per &longs;egno, & raccordanza della uittoria; quel tronco co&longs;i adorno
&longs;i chiamaua trofeo, come in Tucidide &longs;i legge in molti luoghi. I Lacedemonij hauendo uinto i Per
&longs;iani, in uece di trofeo, fecero co&longs;a piu illu&longs;tre, & memorabile, percioche de i dinari tratti del
le uendute &longs;poglie, che &longs;i chiamano Manubie, & della preda, che è tutto il corpo del butino,
fecero il portico detto Per&longs;iano, del quale Pau&longs;ania ne i Laconici ne fa mentione. Ragiona
anche nell'Attica della &longs;tirpe di Pau&longs;ania, & nell'Arcadia dice, che Pau&longs;ania figliuolo di
Cleombroto duce de Plate&longs;i, hebbe impedimento di e&longs;&longs;er chiamato benemerito della Grecia per
le ribalderie, che egli fece dapoi. Dalle i&longs;torie adunque lo Architetto prende occa&longs;ione, di ador
nare le opere &longs;ue, come anche Vitr.
in molti luoghi adorna i uolumi &longs;uoi, come nel &longs;e&longs;to capo del
primo, nel nono del &longs;econdo, nel primo del &longs;e&longs;to, & ne i proemi de i &longs;uoi libri, & altroue è pie
no di belli&longs;&longs;imi ammae&longs;tr amenti tratti dall'i&longs;torie.
La Filo&longs;ofia fa lo Architetto d'animo grande, &longs;enza arroganza, piaceuole, giu&longs;to, &
fedele, non auaro; il che è co&longs;a grandi&longs;sima: la doue &longs;enza fede, & ca&longs;tità niuna co&longs;a La Filo&longs;ofia oltra di que&longs;to non la&longs;cia entrare la cupidita, ne per
mette che l'animo &longs;ia occupato in riceuer doni, ma fa che con grauità &longs;i difenda la pro
pria dignità, & &longs;e ne riporti buon nome.
fia, che è amore & &longs;tudio di &longs;apienza, cioè del bene, & del uero, & la &longs;peculatione delle co&longs;e,
& la Regola delle attioni: l'una & l'altra è nece&longs;&longs;aria allo Architetto. Quanto alla regola
delle attioni dice Vitr.
che la Filo&longs;ofia è nece&longs;&longs;aria allo Architetto, perche la Filo&longs;ofia ua facen
do l'Architetto d'animo grande, sì per abbracciare le grandi impre&longs;e, come per non temere le
graui offe&longs;e. Ma perche pare che la grandezza dello ammo apporti il di&longs;prezzo altrui, & una
certa &longs;euerità, & arroganza: però &longs;ia lo Architetto di grande animo &longs;enza arroganza, che è
uitio oppo&longs;to alla uerità, che oltra il debito attribui&longs;ce a &longs;e. &longs;ia piaceuole sì nell'udire, & &longs;atisfa
re alle dimande de gli imperiti, sì nel &longs;opportare i loro difetti. Ma perche la facilità di natura,
& la piaceuolezza puo piegare alla ingiu&longs;titia: però come mae&longs;tro di proportione &longs;ia egli giu
&longs;to, & eguale ad ognuno, & nella egualità &longs;ia fedele nel con&longs;igliare, non &longs;ia auaro nel pigliar
doni, nè cupido nel de&longs;iderargli. Con que&longs;te conditioni lo Architetto, con&longs;eruerà il grado,
re&longs;terà honorato, & con &longs;ua fatica uiuendo accomodato, dopo &longs;e la&longs;cierà fama immortale. Et però
Vitr.
hauendo cono&longs;ciuto in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o quanto &longs;ia l'ornamento delle predette uirtù, & brutta la
macchia de gli oppo&longs;ti errori, dimo&longs;tra in molti luoghi dell'opera &longs;ua &longs;timare piu la uerità che
le ricchezze, piu la gloria che l'utile, & bia&longs;ima gli adulatori, arroganti, & auari Ar
chitetti, come da i proemi de i libri &longs;uoi &longs;i puo uedere, i quali ueramente &longs;e fu&longs;&longs;ero uno
proemio &longs;olo a tutti i uolumi &longs;i deono leggere inanti, & molto bene con&longs;iderare. La Filo
&longs;ofia adunque ci gioua alla uirtu de i co&longs;tumi, &longs;imilmente ci gioua quanto alla parte po&longs;ta
nella cognitione del uero, come dice Vitruuio.
Appre&longs;&longs;o la Filo&longs;ofia ci e&longs;plica la &longs;cienza delle co&longs;e naturali, che da Greci è detta phy
&longs;iologia, laquale è nece&longs;&longs;ario che lo Architetto con &longs;tudio maggiore habbia cono&longs;ciuto;
come quella che in &longs;e contenga molte & diuer&longs;e dimande naturali; come anche &longs;i uede nel
condurre le acque. percioche ne i cor&longs;i, nelle uolte, & nelle sboccature, & u&longs;cite nei
piani liuellati, gli &longs;piriti naturali a molti modi &longs;i fanno, a i danni, & difetti delle quali
co&longs;e niuno potrà rimediare &longs;e non chi dalla Filo&longs;ofia haurà pre&longs;o i principij dalla natura
delle co&longs;e. Oltra di que&longs;to chi leggerà i uolumi di Cte&longs;ibio, o di Archimede, & de gli
altri, che hanno la&longs;ciato ne gli &longs;critti precetti di que&longs;ta maniera, non anderà nella loro
opnione, &longs;e prima di co&longs;e tali non &longs;arà da Filo&longs;ofi ammae&longs;trato.
le. l'i&longs;toria è &longs;implice narratione de gli effetti di natura.
Lo e&longs;&longs;empio &longs;i puo da gli &longs;critti di
Plmio commodatamente pigliare, percioche egli narra &longs;emplicemente tutto quello che &longs;i tro
ua delle co&longs;e fatte dalla natura, cominciando dal mondo, & dalle &longs;ue parti principali, come
&longs;ono i cieli, & gli elementi. uiene poi al particolare delle parti della terra, delle pietre, de
i metalli, delle piante, de gli Animali, & del huomo, che è fine di tutte le co&longs;e. La &longs;cien
za naturale è cognitione delle cau&longs;e; & de i principij di tutte le predette co&longs;e, della quale
con ordine, & con dottrina mirabile il buon, Ari&longs;totile ne tratta. tanto l'i&longs;toria, quanto la &longs;cienza
naturale, è utile allo Architetto. Vitr.
hebbe l'una, & l'altra quanto faceua al bi&longs;ogno, come
&longs;i uede nel quarto capo del primo libro, doue &longs;i tratta de i principij delle co&longs;e; & nell'ottauo
libro, & nel &longs;econdo prima, & finalmente per tutta l'opera, doue egli parla de gli alberi,
delle pietre, delle minere, de gli animali, della uoce, dell'udito, & del uedere, & di mol
te opere di natura, le cagioni delle quali &longs;ono a molti propo&longs;iti ricercate, & &longs;pecialmente nella
materia delle acque, come &longs;i uederà nell'ottauo libro. Della Mu&longs;ica e&longs;&longs;er deue intelligente lo
Architetto, accioche egli cono&longs;ca la regolata ragione, & la Mathematica, & accioche
dirittamente caricare & temprare &longs;appia gli in&longs;trumenti da pietre o &longs;aette dette bali&longs;te,
catapulte, & &longs;corpioni.
Architetto, per quelle parole
tica. La Canonica appartiene alle orecchie, come la pro&longs;pettiua a gli occhi.
& è pre&longs;a da Mu
&longs;ici pratichi, come fondamento della loro arte u&longs;itata. & è quclla, che mi&longs;ura le altezze, &
le lunghezze delle uoci. L'altezza delle uoci da' Greci è detta Melos, cioè canto, & la mi
&longs;ura del durare, & del tenere la uoce, è chiamata rithmus, cioè numero, che è mi&longs;ura del
tempo. Tiene la canonica un'altra parte, che è detta Metrica, che è Arte del mi&longs;urato com
ponimento, & legato alla quantità delle &longs;illahe; onde a differenza del parlar &longs;ciolto è detta Ar
te di far ucr&longs;i. Canonica uuol dire regolata, o regolatrice, come afferma Boetio; percioche egli
non &longs;i deue dare tutto il giudicio a i &longs;en&longs;i humani, fallaci, & alterabili per ogni minima offe
&longs;a, benche &longs;iano principij, cioè occa&longs;ioni delle Arti, & ci facciano auuertiti di molte co&longs;e: pe
rò la perfettione, & la forza del cono&longs;cere è po&longs;ta nella ragione, la quale con certe regole re
gi&longs;tra dirò co&longs;i, gli in&longs;trumenti Mu&longs;icali. La Mathematica ueramente la&longs;cia affatto il &longs;en&longs;o, &
s'inalza alla &longs;peculatione de i numeri &longs;onori, & de i modi, & delle idee & maniere delle can
zoni, & de i me&longs;colamenti po&longs;&longs;ibili de i tempi delle &longs;illabe, & for&longs;e piu alto &longs;alendo la hu
mana, & mondana conuenienza de i cieli, & l'harmonia delle anime, & de i corpi ua con&longs;i
derando. Nel quinto libro ne ragionaremo alquanto, dichiarando quanto &longs;i dirà de i ua&longs;i detti
Echei, & delle machine, che egli chiama hydrauliche dicendo poco di &longs;otto. Que ua&longs;i di rame
che ne i Theatri &longs;otto i gradi nelle celle con mathematica ragione &longs;i fanno, & il re&longs;to.
proua prima quanto egli intende delle tempre & carcature de gli in&longs;trumenti predetti & dice.
Imperoche ne i capitelli dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra &longs;ono i buchi de gli homotoni, per
liquali con na&longs;pi, o molinelli, &longs;ono tratte le torte fune di neruo, i quali non &longs;i &longs;errano, o
legano &longs;e prima non mandano fuori certi, & eguali &longs;uoni alle orecchie de gli artefici.
percioche le braccia, lequali nel tirare, & in quelle carcature &longs;i &longs;errano, quando poi &longs;i ri
la&longs;ciano & &longs;i &longs;tendeno, egualmente deono, & parimente mandar fuori la perco&longs;&longs;a. La do
ue &longs;e non &longs;aranno di pari tuoni impediranno il tirare drittamente.
tione che è tra &longs;patio, & &longs;patio, &longs;i truoua anche tra &longs;uono & &longs;uono, & però e&longs;&longs;endo il &longs;uono
eguale dall'uno & l'altro braccio, &longs;eguita, che'l neruo, il quale tirato rende il &longs;uono, dentro
le braccia &longs;ia eguale. dal che na&longs;ce la bontà dello in&longs;trumento, la giu&longs;tezza della carcatura, &
il drittto & certo tiro di quello, come prouano gli arcieri, & i bale&longs;trieri tutto il giorno, & a
noi &longs;arà manife&longs;to nel decimo libro, a i diciotto capi. Que ua&longs;i anche di rame che ne i Thea
tri &longs;otto i gradi nelle celle con ragione mathematica, & le differenze de i tuoni, che da
Greci, Echea, dette &longs;ono, &longs;i compongono a i dolci, & &longs;oaui ri&longs;uegliamenti Mu&longs;icali, a
cella per cella in que giri con quelle con&longs;onanze, che da mu&longs;ici Diate&longs;&longs;eron, Diapente, &
Diapa&longs;on nominate &longs;ono: accioche la uoce de i &longs;uoni &longs;cenici nelle di&longs;po&longs;itioni conuenien
ti, quando toccherà l'udito, piuchiara, & piu &longs;oaue peruenga all'orecchie de i &longs;pettatori.
&longs;e. ma noi nel quinto libro faremo, quanto per noi &longs;i potrà, chiara ogni parola di Vitruuio.
Le machine hydrauliche, & altre che &longs;imili a que&longs;ti organi &longs;i fanno, &longs;enza ragione di
mu&longs;ica non &longs;i potranno fare giamai.
gli &longs;piriti a far &longs;onare un'organo. della quale ingenio&longs;amente ne tratta Vitr.
nel decimo libro.
Deue anche lo Architetto hauere notitia della di&longs;ciplina del Medico, per cono&longs;cere
le inclinationi del Cielo, climata, da Greci nominate. & gli aeri de i luoghi &longs;alubri, o
mal &longs;ani, & per l'u&longs;o delle acque: peroche &longs;enza tali ragioni non &longs;i puo fare habitatione
che &longs;ia &longs;alubre.
paralleli, come &longs;i dirà poi parlando de gli horologij nel nono libro. Vitruuio ueramente hebbe
mità da quali uenti &longs;iano generate: & in altri luoghi dello i&longs;te&longs;&longs;o libro, & de gli altri dichia
ra le qualità de i pae&longs;i quanto all'acqne, alle herbe, a gli animali cele&longs;ti, terre&longs;tri, & acquati
ci, co&longs;e tutte alla cognitione del Medico &longs;ottopo&longs;te. Dapoi bi&longs;ogna, che cgli habbia
notitia della ragion ciuile, inquanto è nece&longs;&longs;ario a i communi pareti ne gli edificij, al
lo &longs;patio delle grondi, & de i tetti, & delle chiauiche, & de i lumi, & &longs;imilmente
delle condotte delle acque, & d'altre co&longs;e &longs;imiglianti bi&longs;ogna che lo Architetto habbia
cono&longs;cimento: accioche prima, che &longs;i mettino a fabricare &longs;ieno cauti, & accioche non
&longs;i la&longs;cino finite l'opere litigi & controuer&longs;ic a i padri di famiglia, & che nel fare gli &longs;crit
ti, & gli accordi, con prudentia prouedino, & a chi dà, & a chi conduce l'opere. per
che &longs;e il patto &longs;erà ben fatto, & con auertimento, auerrà, che quello da que&longs;to, & que
&longs;to da quello &longs;enza fraude, & inganno &longs;i potrà liberare.
Architetto. Dico adunque, che quella parte di Filo&longs;ofia, che ci dà la regola del ben uiuere,
tratta di diuer&longs;e maniere di beni, tra quali è la uirtu de co&longs;tumi po&longs;ta nella parte ragioneuole,
ouero in quella, che ubidi&longs;ce alla ragione. In que&longs;ta parte di Filo&longs;ofia &longs;i tratta de gli affetti bu
mani, delle potenze dell'anima, nelle quali &longs;ono gli affetti, de gli habiti di quelle potenze, &longs;ia
no quegli o ecce&longs;&longs;i, o mancamenti, o mediocrità. tratta&longs;&longs;i anche dello arbitrio, della elet
tione, del con&longs;iglio, dello appetito, in cui è la cupidigia, l'ira, & la uoglia. tratta&longs;i delle
co&longs;e, che uogliono &longs;imigliar&longs;i alla uirtù, ouero che di quella &longs;ono principij. Per le quali tutte co
&longs;e l'huomo è ba&longs;teuole a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o. dapoi riguarda il pro&longs;&longs;imo &longs;uo congiunto di &longs;augue, o parte di &longs;ua
famiglia, o come parte di uniuer&longs;al gouerno. & nella famiglia ritruoua l'ufficio del patrone, &
del &longs;eruo, della moglie, & del marito, del padre, & del figliuolo, acqui&longs;ta, di&longs;pen&longs;a, u&longs;a, gouer
na, & adorna il tutto. Ma nella ciuile, & publica ammini&longs;tratione contenuta da un &longs;olo, o
da grandi, o da molti con legittimo reggimento, uede i &longs;aui e&longs;&longs;er in uece di ragione, i &longs;oldati
in luogo della iracondia, & gli artefici per la concupi&longs;centia, che &longs;i troua in noi. De i &longs;aui &longs;i
fanno i capi, imagi&longs;trati, i facerdoti, i &longs;enatori, i giudici, ne i quali ha fondamento la ragion ci
uile, che è quella, che è fatta da cia&longs;cuna città &longs;econdo il fine del proprio gouerno. La &longs;omma
di que&longs;ta ragione è raccolta ne i libri delle pandette; che co&longs;i chiamate &longs;ono, perche raccoglieno
tutte le parti della ragion ciuile. La doue &longs;otto il primo titolo &longs;i ragunano i Principi, &longs;otto il &longs;e
condo i Giudici, &longs;otto il terzo le co&longs;e, &longs;otto il quarto le hypothecationi, &longs;otto'l quintoi te&longs;tamenti
con le co&longs;e a quelli pertinenti. &longs;otto'l &longs;e&longs;to uarij titoli delle po&longs;&longs;e&longs;&longs;ioni, de i beni cogniti, i danni,
le fabriche rouinate, le in&longs;idie di quelle, la legge delle gronde, & dell'acqua piouana parte
allo Architetto nece&longs;&longs;aria. & finalmente &longs;otto altri capi, che lungo &longs;arebbe a nominarli.
Nel
l'ultimo titolo &longs;ono le &longs;tipulationi, i contratti, i maleuadori, le opere publiche, i mercati, i cen&longs;i
& altre co&longs;e, ne i gran uolumi de legi&longs;ti compre&longs;e. delle quali &longs;econdo il bi&longs;ogno ne deue lo
Architetto e&longs;&longs;er informato, come di co&longs;e al uiuer pacifico, & &longs;enza litigij pertinenti. Ma pin
alto &longs;alire bi&longs;ogna per bene&longs;icio de gli huomini, & però dice Vitruuio.
Dall'A &longs;trologia ueramente &longs;i cono&longs;ce il Leuante, il Ponente, il Meriggie, & il Setten
trione, & la ragione del cielo lo Equinottio, il Sol&longs;titio, i cor&longs;i delle Stelle, la notitia del
le quali co&longs;e, chi non po&longs;siedc, non puo &longs;apere la ragione de gli Horologi.
cerca l'ombre cau&longs;ate dal &longs;ole, & da gli &longs;tili nece<02>arie a fare gli horologij da &longs;ole, & quefta par
te è detta Gnomonica, benche puo importare maggiore intelligenza, & piu ampia, che la de&longs;crit
tione de gli horologi come da Euclide &longs;i puo hauere, della cognitione de quali è ripieno con mer aui
glio&longs;a dottrina il nono libro di Vitruuio, nel quale anche &longs;i uede l'altra parte dell'aftrologia, che
con&longs;idera le eleuationi, & le di&longs;tanze de i pianeti, & delle &longs;telle, alle quali a&longs;petta la inuentio
ne dello A&longs;trolabio. Quanto ueramente appartiene à quella parte, che da gli a&longs;cendenti nel na-
non uogliamo cercare alcune qualità &longs;ecrete de luoghi, le cognitioni delle quali non &longs;i po&longs;&longs;ono
riferire ad altro che à gli ordini, & influ&longs;&longs;i de i pianeti, dal che molti &longs;i mettono a fare le natiuità,
& le riuolutioni delli principij della edificatione delle città. ma non è lecito per l'amore, che &longs;i por
ta all' Architettura e&longs;&longs;er curio&longs;i di tante cognitioni, che non meno dubie, che inutili, &longs;alua la pace
di chi altrimenti crede, e<02>er ueggiamo. però quiui &longs;ia fine alla indottione fatta da Vitr.
per di
mo&longs;trare che tanta diuer&longs;ità di cognitioni &longs;ia nece&longs;saria allo Architetto. & però conchiude in que
&longs;to modo, dicendo.
E&longs;&longs;endo adunque co&longs;i degna di&longs;ciplina ornata, & copio&longs;a di tante, & co&longs;i uarie dottri
ne, io non pen&longs;o, che alcuno di &longs;ubito po&longs;&longs;a ragioneuolmente far profe&longs;sione, & chia
mar&longs;i Architetto, &longs;e con que&longs;ti gradi di &longs;cienze a poco a poco &longs;alendo &longs;in da i teneri anni no
drito della cognitione di uarie &longs;orti di lettere non peruenirà al colmo dell'Architettura.
che è, chiaramente &longs;i uede per le co&longs;e dichiarate fin hora: percioche niuno haurebbe potuto de
gnamente lodare l'Architettura &longs;enza la cognitione della forza, & natura &longs;ua, & delle proprie
tà che le conuengono; & &longs;e &longs;cioccamente egli po&longs;to s'haue<02>e à lodarla; prima non l'haurebbe &longs;a
puto fare, poi non gli &longs;arebbe &longs;tato creduto; & finalmente con&longs;tretto a renderne ragione, fuggito
&longs;arebbe, ouero a &longs;e &longs;te<02>o haueria contradetto; & in que&longs;to ca&longs;o di pari con gli ignoranti re&longs;tato
&longs;arebbe. Ma prouamo noi &longs;e con ragione potemo lodare l'Architettura: Si ueramente, & prima
quanto alla cognitione, poi quanto alle operationi; perche nel cono&longs;cimento, & nel giudicio ella
puo e<02>ere con la &longs;apienza, & con la prudenza paragonata, & per le operationi tra le arti come
Heroica uirtu & regina chiaramente riluce. Mirabil co&longs;a è il potere a commun beneficio rau
nare gli huomini rozi, & quelli ridurre al culto, & alla di&longs;ciplina &longs;icuri, & tranquilli nelle cit
tà, & nelle fortezze; & poi con maggior uiolenza fatta alla natura, tagliar le rupi, for are i monti,
empir le ualli, a&longs;ciugar le paludi, fabricar le naui, drizzare i fiumi, munire i porti, gettar i ponti, &
&longs;uperar la natura in quelle co&longs;e, nelle quali noi &longs;iamo dalla natura &longs;uperati: leuando pe&longs;i im
men&longs;i, & &longs;atisfacendo in parte al di&longs;iderio della eternità, dilettando chi non fabrica, & molto
piu chi fabrica; ornando i Regni, le prouincie, e'l mondo. Ma perche alcuno piu oltre non &longs;a
pendo puo l'infinito, & lo impo&longs;&longs;ibile propor&longs;i dinanzi, argomentando che non cape in animo
humano tanta cognitione, & uarietà di &longs;cienze: però Vitruuio ci dimo&longs;tra in che modo, &
in &longs;ino à qual termine, hauer bi&longs;ogna le predette &longs;cienze, & dice.
Ma for&longs;e a gli imperiti puo impo&longs;sibil co&longs;a parere, che la natura apprenda, & tenga a
memoria tanto numero di dottrine.
& ritenere tanta uarietà di dottrine. Scioglie Vitr.
la predetta dubitatione in que&longs;to modo.
Ma quando auuertiranno, che tutte le di&longs;cipline tra &longs;e tengono una certa raccommu
nanza, & congiuntione, crederanno quello, che io dico, facilmente poter auuenire, per
che quello, che s'impara a gui&longs;a di corpo di tai membri compo&longs;to in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o &longs;i raggira, & pe
rò chi da primi anni &longs;i e&longs;&longs;ercita in uarie &longs;orti di ammae&longs;tramenti ricono&longs;ce in tutte manie
re di lettere i &longs;egni mede&longs;imi, & uede la raccommunanza delle di&longs;cipline, & per quella fa
cilmente hanno cognitione di tutte le co&longs;e.
Quello effetto è impo&longs;&longs;ibile, la cau&longs;a del quale non
puo e&longs;&longs;ere, però l'huomo non puo apprendere tante arti, & di&longs;cipline, peroche la cagione di ap
prenderle, e&longs;&longs;er non puo. la uirtù dell'anima in&longs;ufficiente & incapace è la cagione, la quale impe
dita non puo e&longs;&longs;er cagione dello apprendere tante arti. Ri&longs;ponde Vitruuio, & dice argomentan
do; che po&longs;&longs;ibile è quello effetto, il modo del quale è po&longs;&longs;ibile, però puo e&longs;&longs;ere che l'huomo &longs;ia ador
nato di molte, & diuer&longs;e di&longs;cipline: percioche il modo è po&longs;&longs;ibile. Il modo ueramente è, che ha
uendo le &longs;cienze una certa raccommunanza tra &longs;e, & qua&longs;i in giro l'una nell'altra mouendo&longs;i, per
la detta communanza, & fare di piu co&longs;e &longs;imiglianti lo i&longs;te&longs;&longs;o giudicio. & però puo e&longs;&longs;er'un ter
mine, & una &longs;obrietà (dirò co&longs;i) di &longs;apere, che hauendo noi tanto po&longs;&longs;iamo commodamente &longs;er
uirci. Vedremo di &longs;otto per e&longs;empio quello, che hora s'è detto.
Fin tanto Vitr.
riprende Pythio
Architetto, ilquale haueua opinione, che lo Architetto pote&longs;&longs;e meglio in opinione partitamente, che
i proprij profe&longs;&longs;ori cia&longs;cuno nella &longs;ua. dice adunque.
Et però Pythio uno de gli antichi Architetti, quello che in Priene fece co&longs;i nobilmente
il tempio di Minerua, dice ne i &longs;uoi commentari, che lo Architetto piu deue operare in
tutte l'Arti, & dottrine, che quelli, i quali cia&longs;cuna co&longs;a con la loro indu&longs;tria, & e&longs;&longs;erci
tio hanno a &longs;omma chiarezza condotto. Ma que&longs;to con effetto non &longs;i uede chiaro, percio
che non deue nè puo l'Architetto e&longs;&longs;er Grammatico come Ari&longs;tarcho, ma bcne non &longs;enza
letteratura. Nè come Ari&longs;toxeno Mu&longs;ico, ma non lontano dalla Mu&longs;ica.
nè pittore co=
me Apelle, pure habbia di&longs;egno. nè qual Mirone &longs;tatuario, o Policleto lauoratore di &longs;tuc
chi, ma non ignorante di tale Arte. nè di nuouo Medico come Hippocrate, ma non &longs;enza
ragione di Medicina. nè nelle altre dottrine &longs;ingularmente eccellente, ma in que&longs;te non
&longs;ia nuouo, & imperito. percioche non puo alcuno in tanta uarietà di co&longs;e con&longs;eguire &longs;in
gular &longs;cieltezza, perche apena cade nel potere no&longs;tro il cono&longs;cere, & perfettamente capi
re le lor ragioni. Nè però non tanto gli Architetti non po&longs;&longs;ono hauere in tutte le co&longs;e gli
ultimi effetti, ma anche quelli, che ad una &longs;ola &longs;cientia &longs;i danno, & priuatamente tengono
le proprietà delle Arti, non po&longs;&longs;ono fare, che tutti riportino il &longs;ommo principato della
lode. Se adunque non tutti in cia&longs;cuna dottrina, ma pochi in molti anni apena ottenuto
hanno la nobiltà, come l'Architetto, che e&longs;&longs;er deue in tante arti perito, non farà co&longs;a
grande, & merauiglio&longs;a accioche egli non habbia bi&longs;ogno di alcuna delle predette co&longs;e? & di piu &longs;e egli anderà inanzi à tutti gli Artefici, i quali con &longs;omma indu&longs;tria hanno pre&longs;ta
to grande &longs;ollicitudine in cia&longs;cuna dottrina.
proua con argomenti, non e&longs;&longs;er uero il detto
di Pythio. Molto piu ragioneuole pare, ch'un'huomo con&longs;egui&longs;ca la perfettione d'una &longs;ola &longs;cien
za, che di molte; & pure di raro &longs;i truoua, che que&longs;to auegna, cioè, che uno &longs;ia in un'arte &longs;ola
perfetto: però &longs;e non è quello che pare piu ragioneuole, che &longs;ia meno &longs;arà quello, che manco ci pa
re, cioè, che un'huomo &longs;olo ottenga il &longs;ommo grado in molte, & diuer&longs;e cognitioni. La onde &longs;i
conchiude da Vitruuio.
è &longs;tato eccellente Architetto, &longs;e ha detto molte belle co&longs;e, in que&longs;to però pare, che errato hab
bia, in que&longs;to non gli do fede, e&longs;&longs;endoci il &longs;en&longs;o, & la ragione contraria. Et per piu &longs;tabilire i
detti &longs;uoinon &longs;i &longs;corda Vitr.
delle co&longs;e &longs;opra po&longs;te da lui, quando, ci di<02>e, che nell'Architettura,
come in ogni altra peritia erano due co&longs;e da e<02>er con&longs;iderate, cioè la co&longs;a &longs;ignificante, & la &longs;i
gnificata, però dice il mede&longs;imo con altre parole.
Pare adunque, che in que&longs;to Pythio habbia errato, non hauendo auuertito, che ogni
arte partitamente è di due co&longs;e compo&longs;ta, cioè dell'opera, & della ragione di quella. &
di que&longs;te due una è propria di coloro, che in cia&longs;cuna co&longs;a particolare &longs;i &longs;ono e&longs;&longs;ercitati:
& que&longs;to è lo effetto dell'opera. l'altra è commune con tutti i dotti, cioè la ragione.
que&longs;to luogo, & &longs;e egli non haue&longs;&longs;e anchora appre&longs;o bene che co&longs;a è Fabrica, & di&longs;cor&longs;o, la
co&longs;a &longs;ignificante, & la &longs;ignificata, l'opera, & la ragione dell'opera: legga et con&longs;ideri lo infra&longs;crit
to e&longs;&longs;empio dell'autore, che intenderà il tutto, & cono&longs;cerà il giro, & la raccommunanza delle
&longs;cienze. dice adunque. Come adiuiene a i Medici, & a i Mu&longs;ici, & &longs;opra il numero&longs;o bat
tere de pol&longs;i, & del mouimento de i piedi. Ma &longs;e egli accaderà medicare una ferita, ò bi
&longs;ognerà trarre di pericolo un'ammalato, non uerrà il Mu&longs;ico, ma &longs;arà opera del Medico
propria, così nell'organo non il Medico, ma il Mu&longs;ico canterà, accioche dal &longs;uono le orec-
ze; & prima dimo&longs;tra quella tra due &longs;cienze, & poi tra molte. La Mu&longs;ica, & La Medicina &longs;o
no &longs;cienze, o Arti che uogliamo. l'officio del Medico in quanto Medico, è di indurre, & di con
&longs;eruare la &longs;anità; l'opera del Mu&longs;ico in quanto Mu&longs;ico è dilettare col &longs;uono, & col canto le orec
chie de gli a&longs;coltanti. in que&longs;ti ufficij, & effetti &longs;ono differenti, ma nelle ragioni po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er
conformi. la conformità na&longs;ce da una regola commune, che all'uno, & all'altro puo facilmente
&longs;eruire, perche con&longs;iderando il Medico la eleuatione, & la depre&longs;&longs;ione de i pol&longs;i, la uelocità, &
tardezza, la egualità ouero la di&longs;aguaglianza, conuiene col Mu&longs;ico, ilquale nelle uoci con&longs;i
dera le i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e riguardando a i piedi delle parole che &longs;ono ne i uer&longs;i, o al mouimento de i piedi,
che &longs;i fa al &longs;uono di qualche in&longs;trumento. percioche lo e&longs;&longs;er tardo o ueloce, che ri&longs;ponde al tem
po, alto o ba&longs;&longs;o, che ri&longs;ponde al tenore, & a i gradi della noce eguale o di&longs;eguale, che ri&longs;ponde
all'uno, & all'altro &longs;ono termini communi, che a molte co&longs;e di natura diuer&longs;e, &longs;i po&longs;&longs;ono appli
care: però non è incommodo alcuno che nella ragione conuenghino molti artefici, i quali &longs;iano
nelle opere differenti; & que&longs;to na&longs;ce dal ualore de i principij, i quali e&longs;&longs;endo uniuer&longs;ali, & in
differenti abbracciano piu co&longs;e, & non dipendeno da &longs;oggetto alcuno. Eguale adunque &longs;i puo di
re, de i tempi, de gli &longs;patij, de i mouimenti, de i corpi, de i numeri, delle uirtù, & di molte altre
co&longs;e che a diuer&longs;i Artefici con ragione diuer&longs;amente conferme a&longs;pettano. dico diuer&longs;amente con
forme; percioche il principio è uno; come &longs;e io dice<02>i. Lo eguale giunto allo eguale fa il tutto
eguale, ma l'applicatione &longs;i fa in materie, & &longs;oggetti diuer&longs;i: perche il Medico applicherà il det
to principio alle qualità, & uirtù dell'herbe, il Mu&longs;ico a i tempi delle &longs;illabe, il filo&longs;ofo naturale
a i moti, il Geometra alle grandezze, & altri ad altre co&longs;e; come anche il Medico pigliando dal
Geometra, che gli angoli facilmente &longs;i uni&longs;ceno, & la circonferenza non co&longs;i. dice per que&longs;to le
ferite circolari e&longs;&longs;er difficili da &longs;aldare, & unire, & i tagli migliori; & in que&longs;to il Medico s'ac
compagnerà col Geometra, nè però il Geometra o&longs;era metter le mani addo&longs;&longs;o d'un ferito, nè il
Medico come Medico ardirà oppor&longs;i al Geometra. Simigliantemente tra Mu&longs;ici, & A&longs;tro
logi è commune il di&longs;putare del con&longs;en&longs;o delle &longs;telle, de i concenti & con&longs;onanze Dia
te&longs;&longs;aron, & Diapente nominate, che &longs;ono ne gli a&longs;petti quadrati, o triangolari.
dello interprete di Tolomeo; ci la&longs;cia però di &longs;iderio dimaggior intelligenza. Dico adunque, che
uolendo gli A&longs;trologi dimo&longs;trare come i corpi cele&longs;ti concordano a mandar qua giu nel centro i
diuini loro influ<02>i, hanno pigliato alcune figure di Geometria tra &longs;e proportionate, & ri&longs;ponden
ti. La prima è quella, che ha tre anguli, & tre lati eguali, la &longs;econda che ne ha quattro, la ter
za, che ne ha &longs;gi. hanno poi mi&longs;urato gli ang oli di quelle figure, & ritrouato tra quelli e&longs;&longs;ere pro
portione, & corri&longs;pondenza mirabile; & per quelle hanno giudi cato la conformità, & con&longs;o
nanza, che hanno le &longs;telle nel mandar qua giu le loro diuine uirt uti, & per maggior chiarezza,
io dico, che gli angoli &longs;i mi&longs;urano dalla circonferenza compre&longs;a, che tengono le linee, che gli
fanno. Dico dapoi, che gli antichi chiamauano A<02>e ogni co&longs;a intiera atta ad e<02>er mi&longs;urata, o
partita, & la diuideuano in dodici parti. L'una era detta onza; le due, &longs;e&longs;tante: perche entra
uano &longs;ei fiate nel tutto, che era dodici. Le tre, quadrante, perche entrauano quattro fiate nel
l'A<02>e. Le quattro triente, perche u'intrauano tre fiate.
& non denominauano altrimenti le cin
que, che Quincunce, perche non entrauano egualmente a far il tutto come le due, le tre, & le
quattro. Ma le &longs;ei erano dette &longs;emi<02>es, qua&longs;i la metà dell'A<02>e.
le &longs;ette, &longs;ettunce, per lai&longs;te<02>a
ragione delle cinque. le otto, be<02>em, perche alli &longs;ei ne aggiugneno duc.
Le noue dodrante, le dieci
De&longs;tante, & le undeci deunce, perche in quelle non era moltiplicatione, nè aggiunta, che egual
mente entra<02>e a finire le dodici. Stando le co&longs;e nel &longs;opradetto modo, io dico che lo angolo dritto
del quadrato giu&longs;to, & intiero occuperà dodici parti, l'angolo del triangulo, che èmaggiore, &
piu largo ne abbraccera &longs;edici, l'angolo della figura di &longs;ei, come piu &longs;tretto, ne tenirà otto. lo an-
quello del triangulo per e&longs;&longs;er mag
giore un terzo, contenerà il dritto intiero, & &longs;arà di piu uno quadrante, che è un terzo, & qui
&longs;arà la proportione detta &longs;e&longs;quiterza. L'angulo della figura e&longs;&longs;angulare è minor la metà dell'an
gulo della triangulare, & occupa otto parti della circonferenza, che è di mi&longs;ura be&longs;&longs;ule, cioè
d'otto parti; & però tra que&longs;ti anguli è la proportione Doppia nominata. come tra lo angulo del
quadrato, & l'angulo dell'e&longs;&longs;angulo è proportione &longs;e&longs;quialtera, cioè che nel continente è una
&longs;ale è nel dodici, cioè nell'A&longs;&longs;e una fiata, & uno
triente, che è la metà di otto. & que&longs;to &longs;ia detto
per quello, che apartiene all'A&longs;trologia. Quello
ueramente, che è della Mu&longs;ica, è che il Mu&longs;ico
&longs;imilmente con&longs;idera la con&longs;onanza, & quella
non ne gli a&longs;petti, ma nelle uoci, & ne i &longs;uoni, &
non hanno uoluto u&longs;are i nomi de gli Arithmeti
ci, ma in uece di &longs;e&longs;quiterza hanno detto quarta,
in uece di &longs;e&longs;quialtera hanno detto quinta, & per
doppia hanno pigliato ottaua, che dette con no
mi Greci &longs;uonano Diate&longs;&longs;aron, Diapente, Diapa
&longs;on; come &longs;i farà manife&longs;to nel quinto libro. Egli
bi&longs;ogna adunque &longs;e le uoci deono e&longs;&longs;er con&longs;onan
ti, cioè uenire alle orecchie in modo diletteuole
unite & me&longs;colate; bi&longs;ogna dico, che egli ci &longs;ia
tra le uoci graui, & acute proportionata di&longs;tan
za. Il mede&longs;imo è bi&longs;ogno, che &longs;ia nel con&longs;en
timento delle &longs;telle (che Vitr.
chiama Sympathia)
accioche mandino qua giù, unitamente con for
za, & uirtu gl'influ&longs;&longs;i loro. le regole adunque
dell'Arithmetica &longs;ono quelle, che fanno la Mu
&longs;ica unita con l'A&longs;trologia. perche la proportio
ne è commune, & uniuer&longs;ale in tutte le co&longs;e atte
ad e&longs;&longs;er mi&longs;urate, pe&longs;ate, & numerate.
Et con il Geometra della pro&longs;pettiua, &
del uedere, & co&longs;i in tutte le altre dottrine
molte co&longs;e, ò tutte &longs;ono communi da e&longs;&longs;er
di&longs;putate &longs;olamente. Ma gli incominciamen
ti delle opere, che con le mani, & col trat
tamento & e&longs;&longs;ercitio alla &longs;cieltezza, & bellez
za &longs;i conduceno, à quelli &longs;olamente a&longs;petta
no, i quali in una Arte propriamente all'ope
rare &longs;ono ordinati.
&longs;trologia con la Mu&longs;ica per le &longs;opradette ragioni,
&longs;i uede anche la raccommunanza che ella ha con la Geometria per la pro&longs;pettiua, che da Greci
opticos logos, cioè ragione del uedere, è nominata. & qui Vitru.
dimo&longs;tra la communanza tra
piu di due &longs;cienze, & uuole dire, che oltra quello che ha da fare l'A&longs;trologia con la Mu&longs;ica, el
la anche tiene compagnia con la Geometria, perche dal Geometra ella piglia le ragioni della
pro&longs;pettiua ri&longs;petto a gli a&longs;petti, & alle di&longs;tanze, d'onde na&longs;ce il ritorno, lo &longs;tato, & il pro
gre&longs;&longs;o de pianeti ne i loro mouimenti. prende il &longs;uo &longs;oggetto la pro&longs;pettiua da due &longs;cienze, dalla
ma
que&longs;te co&longs;e altroue ci &longs;aranno manife&longs;te. Stando adunque quanto &longs;i è detto, & la raccommu
nanza delle &longs;cienze, Vitr.
conchiudendo ci pre&longs;criue il modo, & il termine del &longs;apere, & dice.
Et però a&longs;&longs;ai parerà hauer fatto colui, che di cia&longs;cuna dottrina hauerà mediocremente
cono&longs;ciute le parti, & le ragioni di quelle, & quelle che nece&longs;&longs;arie &longs;ono all'Architettura:
accioche egli non &longs;ia la&longs;ciato, & &longs;i perda & manchi, quando di co&longs;e tali, & di tal'Arti bi
&longs;ognerà far giudicio, & proua.
il re&longs;to, che Vitr.
&longs;i ricorda d'hauer detto di &longs;opra, doue di&longs;&longs;e
lo Architetto pote&longs;&longs;e e&longs;&longs;er perfetto in tante arti, non però per quella perfettione &longs;i douerrebbe
propriamente chiamare Architetto, perche u&longs;cirebbe &longs;uori de i termini dell'Architettura; &
per que&longs;to molto piu forte &longs;i fa l'argomento di Vitr.
contra Pythio, perche prima s'è dimo&longs;trato,
che la &longs;ua oppinione per la i&longs;perienza non è uera, poi per ragione non è po&longs;&longs;ibile, & in fine &longs;e be
ne fu<02>e po&longs;&longs;ibile non è conueniente. Simili argomenti u&longs;a Platone, Ari&longs;totele & Galeno, ragio
nando quelli dell'Oratore, & que&longs;to del Medico, &longs;econdo il propo&longs;ito loro: & però quiui dirò
co&longs;a, che a me pare degna di con&longs;ideratione, per fare auuertiti quelli, che &longs;i danno ad alcuna &longs;cien
za; che chi &longs;ape&longs;&longs;e bene quali fu&longs;&longs;ero i termini di cia&longs;cuna &longs;cienza, & cono&longs;cer pote&longs;&longs;e quando
altri ne u&longs;ci&longs;&longs;ero, &longs;enza dubbio egli cono&longs;cerebbe, & ritrouerebbe tante, & co&longs;i belle co&longs;e in
cia&longs;cuna, che egli ci darebbe da merauigliare; percioche chi ha bene le proprietà, & le di&longs;tin
tioni delle co&longs;e, puote anche & le raccommunanze, & le &longs;imiglianze cono&longs;cere.
Ma quelli, a i quali la natura benigna tanta di &longs;olertia, & uiuezza d'ingegno, & di me
moria hauerà conceduto, che po&longs;sino in&longs;ieme, & la Geometria, & l'A&longs;trologia, & la Mu=
&longs;ica, & le altre di&longs;cipline perfettamente cono&longs;cere, certamente pa&longs;&longs;ano i termini, & gli of
&longs;icij dello Architetto, & &longs;i fanno Mathematici, doue facilmente po&longs;&longs;ono di&longs;putare contra
quelle di&longs;cipline, perche di piu arme di &longs;cienze armati &longs;ono.
tenute &longs;otto que' principij contra chiunque le nega&longs;&longs;e. &longs;e egli &longs;i di&longs;puta de i principij, bi&longs;ogna u&longs;ci
re de i termini di quella &longs;cienza, & u&longs;are una &longs;cienza commune, & uniuer&longs;ale: perche &longs;e le
proue na&longs;ceno da i principij, come &longs;i puo contra chi gli niega di&longs;putare &longs;tando ne i termini di quel
la &longs;cienza, non e&longs;&longs;endo co&longs;a inanzi i principij? & però dice Vitr.
che chi è armato di piu armi di
&longs;cienze puo di&longs;putare contra le &longs;cienze, cioè contra coloro che di quelle ne face&longs;&longs;ero profe&longs;&longs;ione. & per que&longs;to Ari&longs;totele non come Filo&longs;ofo naturale di&longs;puta contra Parmenide, & Meli<02>o, i
quali negauano i principij della Filo&longs;ofia naturale: ma come Dialettico, & &longs;opra naturale. Ma
&longs;e egli &longs;i di&longs;puta delle co&longs;e contenute &longs;otto i principij di alcuna &longs;cienza, puo bene alcuno non u&longs;cen
do de i termini di quella &longs;cienza di&longs;putare contra chi ragiona<02>e male delle co&longs;e à quella pertinen
ti, perche egli &longs;i &longs;eruirebbe de i principij di quella &longs;cienza; & però quelli che &longs;ono in molte &longs;cien
ze periti, &longs;empre armati &longs;ono, & all'offe&longs;a, & alla dife&longs;a, percioche u&longs;cendo o &longs;tando nella
propo&longs;ta qui&longs;tione, &longs;i po<02>ono &longs;aluare con auantagio.
Ma rare uolte &longs;i truouano &longs;imili huomini, come fu Ari&longs;tarcho Samio, Philolao, & Ar
chita Tarentini, Apollonio Pergeo, Erato&longs;thene Cireneo, Archimede, & Scopinas Sira
cu&longs;ani, i quali per uia di numeri, & di ragioni naturali molte co&longs;e ritrouate circa gli in
&longs;trumenti, & le regole & gli &longs;tili, a i po&longs;teri degnamente la&longs;ciorno. Quando adunque
&longs;ia, che dalla &longs;olertia naturale non a tutte le genti per tutto, ma a pochi huomini conce
duto &longs;ia l'hauere co&longs;i buoni ingegni, & l'ufficio dello Architetto &longs;ia e&longs;&longs;ere in tutti gli am
mae&longs;tramenti e&longs;&longs;ercitato, & la ragione della co&longs;a permetta, che non &longs;econdo la nece&longs;sità
le &longs;omme, ma le mediocri cognitioni delle di&longs;cipline egli habbia: io ò Ce&longs;are, & a te, & a
quelli, che leggeranno i miei uolumi, dimando, che &longs;e alcuna co&longs;a poco &longs;econdo le re
gole di Grammatica &longs;arà da me e&longs;plicata, egli mi &longs;ia perdonato. perche non come &longs;om
l'Arte e&longs;&longs;ercitato, ma come Architetto di que&longs;ta maniera di lettere ammae&longs;trato mi &longs;ono
sforzato di &longs;criuere que&longs;te co&longs;e.
gamente &longs;o&longs;pe&longs;o lo intendimento prima, che uenghi al fine, ilche èidea, & forma della grandez
za del parlare, che &longs;i &longs;ostenta con alcune particelle la &longs;ententia, come &longs;ono, benche, non &longs;ola
mente, quantunqae, auegna Dio, & altre &longs;imiglianti, che richiedeno altre ri&longs;pondenze. Ecco
quanto è ripieno que&longs;to parlare di &longs;entimenti, & d'Argomenti, & prima dalla natura delle co
fe, quando dice
l'ufficio dello Architetto.
metta.
habbia a trattare dicendo. Quanto ueramente ricerca il potere di que&longs;t'Arte, & le ra
gioni, che in quello po&longs;te &longs;ono, prometto (come io &longs;pero) in que&longs;ti libri non &longs;olo à
gli edificatori, ma à tutti i &longs;aui &longs;enza dubio con grandi&longs;sima autorità poter pre&longs;tare.
ledice adunque che egli promette pre&longs;tare quanto por
ta la facoltà dell'Architettura, non &longs;olamente a gli edificanti; ricordando&longs;i di hauer detto, che
l'Architettura na&longs;ce da Fabrica, ma a tutti i periti le ragioni dell'Arte promette, lequali nel
di&longs;cor&longs;o, nella co&longs;a &longs;ignificante, & nella proua della Fabrica &longs;ono ripo&longs;te. & però &longs;enza dub
bio con grandi&longs;&longs;ima autorità o<02>erua le prome<02>e, percioche come &longs;auio Architetto fonderà l'Ar
te &longs;ua &longs;opra ueri, efficaci, utili, & conformi precetti. Et tanto detto &longs;ia &longs;opra il primo capo.
Cap.
II.
L'ARCHITETTVRA con&longs;i&longs;te in Ordine, in Di&longs;po&longs;itione, in bel Numero, in
Compartimento, in Decoro, & in Di&longs;tributione.
tendere in che con&longs;i&longs;ta la forza dell'Architettura. percioche le &longs;ei co&longs;e, nelle quali
afferma Vitr.
che con&longs;i&longs;te l'Architettura, &longs;ono quelle, che appartengono alla forza, & natura di
e<02>a; quelle delle quali è l'habito nella mente dello Architetto; & quelle finalmente, &longs;enza le
quali niuna opera puo hauer forma, o perfettione. Difficil co&longs;a è dimo&longs;trare la diuer&longs;ità che è
tra le predette co&longs;e: & bella co&longs;a è la&longs;ciar&longs;i intendere, & non fuggire. Percioche a molti può pa
rere, che Vitru.
nel diffinire le dette &longs;ei co&longs;e, dica il mede&longs;imo in piu modi: Il che non è, com'io
mi sforzerò di dimo&longs;trare chiaramente. Dico adunque per intelligentia di quello, che &longs;i deue
e&longs;ponere, che alcune co&longs;e inquanto all'e&longs;&longs;er loro non &longs;i riferi&longs;cono ad altre, ma libere, & a&longs;&longs;olute
&longs;ono. Altre hanno rilatione, & ri&longs;petto, & &longs;enza non &longs;tarebbeno.
l'huomo, la pietra, la pianta,
& finalmente ogni &longs;o&longs;tanza non hanno riguardo, & comparatione ad altra co&longs;a, perche da &longs;e
&longs;tanno: ma l'e&longs;&longs;er padre, patrone, mae&longs;tro, amico, fratello, non puo &longs;tare da &longs;e, ma di nece&longs;&longs;ità ad
altro &longs;i riferi&longs;ce. perche'l padre ha rilatione al figliuolo, il patrone al&longs;eruo, il mae&longs;tro al di&longs;ci
pulo, l'amico all'amico, il fratello, al fratello. &longs;imilmente il doppio, il maggiore, il minore &
l'eguale &longs;ono co&longs;e, che &longs;ole non po&longs;&longs;ono nè e&longs;&longs;er inte&longs;e. Oltra la predetta di&longs;tintione egli
è degno di auuertimento, che delle co&longs;e, le quali di loro natura &longs;i riferi&longs;cono ad altre, &longs;ono alcu
ni termini: & que&longs;ti &longs;ono il fondamento & principio dal quale s'incomincia la relatione, & il fine
nel quale ella termina: come la ragione di e<02>er padre comincia da chi genera, & termina in chi
è generato. Lo e&longs;&longs;er mae&longs;tro &longs;i fonda in colui, che in&longs;egna, & ha il &longs;uo termine in colui, che
impara. lo e&longs;&longs;er maggiore comincia in quella co&longs;a, che eccede, & fini&longs;ce nella co&longs;a ecce&longs;&longs;a.
In
quanto nel termine &longs;i troua ragione eguale, come dicendo, amico, o fratello: percioche l'ami
co è pari all'amico, il fratello al fratello, nè &longs;i troua ragione maggiore nell'uno che nell'al
tro termine. &longs;pe&longs;&longs;o anche &longs;i uede nelle co&longs;e riferite di&longs;parità, & di&longs;aguaglianza, come dire pa
trone & &longs;eruo, padre & figliuolo, mae&longs;tro & di&longs;cipulo, perche egli importa che &longs;i cominci
piu da uno, che dall'altro; & altra ragione è nell'uno termine, & altra nell'altro. Que&longs;te di
&longs;tintioni hanno gran forza a fare, che bene s'intendino le &longs;ei predette co&longs;e. percioche tutte &longs;ono
comparationi, & relationi, come &longs;i uederà qui &longs;otto. Hauendo adunque Vitru.
formato lo Ar
chitetto, cioè fattolo degno agente di tanti artificij; tratta della forma; percioche e&longs;&longs;endo la ma
teria imperfetta niuna co&longs;a da e&longs;&longs;a &longs;i trarrebbe &longs;enza la perfettione, & la forma; la quale con
&longs;i&longs;te nelle &longs;ei predette co&longs;e. Due fini &longs;i truouano delle opere, uno è il compimento, & finimento
del lauoro, come, quando &longs;i dice, l'opera è finita, & compita: l'altro è il fine della intentione;
che è, quando fornita l'opera &longs;i dice, io ho l'intento mio; come fornita la ca&longs;a io &longs;ono dife&longs;o da i
uenti, & dal &longs;ole, & &longs;icuro de i contrarij. Per uenire adunque al fine dell'opera, egli è nece&longs;
&longs;ario (&longs;e con arte ci uogliamo gouernare) procedere ordinatamente; & que&longs;to in due modi; pri
ma quanto alla quantità, & grandezza delle parti, poi quanto alla &longs;o&longs;tanza con qualità di e&longs;&longs;e
parti. nel primo è l'ordine, nel &longs;econdo è la di&longs;po&longs;itione.
& perche la qualità &longs;i può con&longs;iderare
in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, & comparandola alla forma, che all'a&longs;petto, & à gli occhi &longs;i riferi&longs;ce; però bi&longs;ogna
che nell'opera &longs;ia una certa qualità, che contenti, & diletti gli occhi de' riguardanti; & que
&longs;ta è detta da Vitr. Eurithmia, della quale &longs;i dirà poi.
Et perche non &longs;i propone l'opera infinita,
ma terminata in grandezza sì del tutto, come delle parti; però bi&longs;ogna, che oltra l'ordine ci &longs;ia
una corri&longs;pondenza delle mi&longs;ure tra &longs;e, & al tutto comparate. che propo&longs;to che ci &longs;ia la mi&longs;ura
d'una &longs;ola parte, &longs;appiamo le mi&longs;ure delle altre; & propo&longs;taci la grandezza del tutto &longs;appiamo
la grandezza di cia&longs;cuna parte. & que&longs;ta corri&longs;pondenza è nominata Simmetria, qua&longs;i concor
&longs;o, & corri&longs;pondenza di mi&longs;ure. Noi la chiamamo compartimento, i latini &longs;i &longs;erueno del nome
Greco. Ma perche l'opere che &longs;i fanno hauer deono autorità, & riputatione, & e&longs;&longs;er anche
all'u&longs;o de' mortali accommodate, & con prudenza di&longs;pen&longs;ate; però uolendo noi ottennere le
predette co&longs;e, fa bi&longs;ogno &longs;eruar quello, che &longs;i conuiene, che Decoro &longs;i chiama, & di&longs;pen&longs;are il
tutto, il che è po&longs;to nella di&longs;tributione, dellequali co&longs;e &longs;i dirà poi partitamente, ponendo prima
&longs;otto un'a&longs;petto la &longs;opra detta &longs;ufficienza delle &longs;ei co&longs;e.
Ordine è moderata attitudine de i membri dell'opera, partitamente, & ri&longs;petto a tut
ta la proportione al compartimento, ilquale &longs;i compone di quantità,
ti &longs;opradette, però diremo che que&longs;ti termini &longs;ono generali & communi: & come generali, &
communi hanno le loro diffinitioni nella &longs;cienza generale, & commune, che è la prima detta
Metaphy&longs;ica. Ma quando alcuno artefice uuole applicare alcuna di quelle parti alla propria co
gnitione, re&longs;trigne quella uniuer&longs;alità al particolare, & proprio dell'arte &longs;ua. come &longs;i uede al
Certo è che l'ordine in
&longs;e, & &longs;econdo la natura &longs;ua nel generale, è quando una co&longs;a di &longs;ua ragione pone un'e&longs;&longs;er dopo
l'altro: & però ne &longs;egue, che doue è ordine &longs;ia prima, & poi, & que&longs;ti &longs;ono termini communi,
& che abbracciano molto. Ma lo Architetto gli ri&longs;trigne a &longs;e, benche con piu larghezza, che
ogni altro Arte&longs;ice: percioche la &longs;cientia & cognitione dello Architetto è piu ampia che quella
d'un altro. Dice adunque che l'ordine è quando in una opera di &longs;ua ragione l'e&longs;&longs;er d'una quantità
è po&longs;to prima, & l'altro poi: & in que&longs;to modo la diffinitione dell'ordine è fatta propria per
l'applicatione de i termini communi & uniuer&longs;ali, ne i quali &longs;i può dire, che po&longs;ta &longs;ia la racco
munanza delle &longs;cienze. Perche adunque &longs;i &longs;tia ne i no&longs;tri primi fondamenti, io dico che l'ordi
ne è tra quelle co&longs;e, che &longs;i riferi&longs;cono ad altre, & che po&longs;te &longs;ono in comparatione, & ri&longs;petto.
Dico di piu che la comparatione è di quelle, che &longs;ono nella di&longs;aguaglianza. chiaro è che nell'or
dine &longs;ia ri&longs;petto, perche nell'ordine s'mtende, che alcuna co&longs;a preceda, & altra &longs;ucceda. euui
anche di&longs;aguaglianza perche &longs;e tutte le co&longs;e fu&longs;&longs;ero eguali, già non &longs;arebbeno tutte, come dice
&longs;anto Ago&longs;tino, perche non ui &longs;arebbono quelli che haue&longs;&longs;ero a precedere; & però l'ordine è
di&longs;pen&longs;atione delle co&longs;e pari, & di&longs;pari, eguali, & di&longs;eguali. L'ordine dello Architetto è d'in
torno la quantità, & nella quantità &longs;i troua l'ordine, che riguarda al tutto, & l'ordine, che
riguar da alle parti, non che l'un ordine in effetto &longs;i ritruoui &longs;enza l'altro: ma in modo, che lo
intelletto puo fare la di&longs;tintione, & intendere cia&longs;cuno &longs;eparatamente: & però dice Vitruuio
quanto all'ordine, che è tra le parti, che l'ordine è moderata attitudine de i membri dell'ope
ra partitamente, & que&longs;ta attitudine, che egli chiama commodità, con&longs;i&longs;te nel regolare, &
temprare una parte cerca la &longs;ua grandezza in modo, che &longs;ia mi&longs;ura delle altre, & con
quelle conuegna, & ri&longs;ponda; & in que&longs;ta regolatione la parte, che come mi&longs;ura &longs;i piglia,
deue precedere alle altre. nell'ordine adunque applicato all'Architettura, &longs;i truoua il prima,
& il poi. & que&longs;te &longs;ono differenze oppo&longs;te, & di&longs;eguali, & però &longs;i deono ridurre &longs;otto un
termine commune; & que&longs;ta è la regola. ma piu chiaramente per lo e&longs;&longs;empio; & que&longs;to
quando io hauerò dichiarito l'ordine delle parti comparate al tutto. Dice inquanto a que&longs;to
ordine. Vitr.
comparatione di co&longs;e tra &longs;e, che &longs;ono d'una i&longs;te&longs;&longs;a natura. Que&longs;ta &longs;i fa nell'Architettura,
pigliando una certa, & determinata quantità, la quale &longs;ia regolatrice di tutte le altre gran
dezze, & mi&longs;ure delle parti, & membri dell'opere. Lo e&longs;&longs;empio è que&longs;to.
Vitr.
nel terzo
libro al &longs;econdo Capo uolendo render conto della bella maniera de i tempij, nella quale è lo
&longs;patio conueniente, & bello tra una colonna, & l'altra, dice che egli bi&longs;ogna, che lo &longs;patio
& il uano o lume &longs;ia della gro&longs;&longs;ezza di due colonne, & un quarto piu. & con que&longs;to dice.
&longs;e la facciata del luogo, doue &longs;i ha da fabricare &longs;arà di quattro colonne, bi&longs;ognerà compartirla
in undici parti & meza, la&longs;ciando le &longs;pire: & di quelle undici, una deue e&longs;&longs;er il modulo; che co&longs;i
egli chiama quella mi&longs;ura, che regola tutte le grandezze dell'opere. Dona alle gro&longs;&longs;ezze delle co
lonne un modulo, a i uani due moduli, & un quarto, al uano di mezo tre moduli. & in que&longs;to modo
ordina tutta la facciata; come chiaramente &longs;i uede che quattro moduli &longs;i danno a quattro colon
ne, tre allo &longs;patio di mezo, che &longs;ono &longs;ette, quattro et mezo a gli &longs;patij, & uani da i lati, che &longs;ono
undici & mezo. Et la ragione i&longs;te&longs;&longs;a è lodata &longs;e la fronte &longs;arà di &longs;ei colonne, perche quella &longs;arà
partita in parti diciotto, una di quelle &longs;arà il modulo, la gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo,
e&longs;&longs;endo adunque &longs;ei colonne, anderanno &longs;eimoduli nelle loro gro&longs;&longs;ezze, nel uano di mezo tre mo
duli, che con i predetti &longs;ei fanno noue. ma ne i uani dall'una & l'altra parte, che &longs;ono in tut
to quattro, andandoui due moduli, & un quarto per uano, u'ander anno altri noue moduli, i qua
li raccolti con i noue di prima faranno la &longs;omma di diciotto. & co&longs;i ua nella facciata di
otto colonne che in uentiquattro parti, & meza partita, fa il modulo d'una di quelle, col
quale &longs;i mi&longs;iura come di &longs;opra. Nelle machine anchora, & nelle altre opere &longs;i uede o&longs;&longs;eruato
quanto s'è detto. Ordine adunque è comparatione di di&longs;aguaglianza, che comincia in una pri-
una conuenicnza di mi&longs;ure nominata &longs;immetria. Que&longs;ta &longs;i compone di quantità, laquale è
conueniente effetto de i moduli dalla pre&longs;a dell'opera, & di tutte le parti de i membri.
quantità è diffinita da Vitr.
& di noi con l'e&longs;&longs;empio dichiarata. nel qual e&longs;&longs;empio prima &longs;i pi
glia il piano intiero della fronte, & quello in parte &longs;i diuide, & d'una di quelle parti &longs;e ne &longs;a
la regoletta, & il modulo, ilquale tempera, & modera i membri, & le parti dell'opera fa
cendo nel tutto un conueniente effetto. La di&longs;po&longs;itione è atta collocatione delle co&longs;e, &
nel componimento &longs;cielto effetto con qualità.
re non come grandezze, & quantità, ma come parti da e&longs;&longs;er collocate nel proprio luogo.
percioche non è a ba&longs;tanza ritrouare una commune mi&longs;ura, che &longs;ia regola della grandezza
delle parti, ma bi&longs;ogna anche ritrouare un'ordine di quella co&longs;a, che ha parti, non compa
rando le parti come grandezze, & quantità, ma comparandole come co&longs;e da e&longs;&longs;er po&longs;te al &longs;uo
luogo. Due maniere ci fa la di&longs;po&longs;itione, l'una dal ca&longs;o procede, o dalla nece<02>ità, & l'altra
dall'artificio, o dal &longs;apere. Vitr.
ragiona di pre&longs;ente di que&longs;ta ultima, ma nel &longs;e&longs;to libro ra
giona della prima, & molto bene &longs;i la&longs;cia intendere al &longs;econdo Capo del detto libro, cerca le
predette co&longs;e dicendo in quel luogo. Niuna cura maggiore hauer deue lo Architetto, che
fare, che gli edificij habbiano per le proportioni della rata parte i componimenti delle lo
ro ragioni. quando adunque &longs;arà fornita la ragione delle mi&longs;ure, & con di&longs;cor&longs;o e&longs;pli
cate le proportioni.
che dell'acutezza dello ingegno prouedere alla natura del luogo, all'u&longs;o, alla bellezza,
& aggiugnendo, o &longs;cemando far conueneuoli temperamenti, accioche quando &longs;arà leua
to, o aggiunto alcuna co&longs;a alla mi&longs;ura, cio paia e&longs;&longs;er &longs;tato drittamente formato.
In modo che niente piu &longs;i di&longs;ideri nell'a&longs;petto
forma pare, che &longs;ia d'appre&longs;&longs;o, & al ba&longs;&longs;o; altra di lontano, & in altezza, nè quella
pare in luogo rinchiu&longs;o, che pare in luogo aperto. nelle quali co&longs;e è opera di grande inge
gno &longs;apere prendere partito.
ce&longs;&longs;ità procede. Io non pen&longs;o, che bi&longs;ogni dubitare, che alle nature, & nece&longs;sità de i
luoghi, non &longs;i debbiano fare gli accre&longs;cimenti, & le diminutioni, ma in modo, che in &longs;i
mil opera niente &longs;ia di&longs;iderato. & que&longs;to non &longs;olo per dottrina, ma per acutezza d'inge
gno &longs;i puo fare; & però prima egli &longs;i deue ordinare la ragione delle mi&longs;ure, dalla quale &longs;i
po&longs;&longs;a pigliare &longs;enza dubitatione, il mutamento delle co&longs;e. Da poi &longs;ia e&longs;plicato lo &longs;patio
dal ba&longs;&longs;o dell'opera, che &longs;i deue fare, di largezza, & di lungezza. della qual opera, quan
do una fiata &longs;arà determinata la grandezza, ne &longs;egua l'apparat o della proportione alla
bellezza, accioche dubbio non &longs;ia lo a&longs;petto della con&longs;onanza, a chi ui uorrà &longs;opra con
&longs;iderare.
&longs;e predette. io ho uoluto allegare i luoghi di Vitr.
per e&longs;&longs;ere lo intento mio di e&longs;ponere Vitr.
con
Vitr.
i&longs;te&longs;&longs;o. dice adunque, &longs;eguitando la &longs;ua diffinitione, che la di&longs;po&longs;itione è atta collocatione del
le co&longs;e. Et per co&longs;e intende le &longs;tanze, & le parti di e&longs;&longs;e nella fabrica, ouero le parti dell'opere fat
te dall'Architetto, &longs;ieno quali &longs;i uoglia. da que&longs;ta ben di&longs;po&longs;ta collocatione delle parti, na&longs;ce il ue
dere in tutta la compo&longs;itione una bella qualità, che è &longs;ito conueniente di cia&longs;cuna co&longs;a. & però
dice, &longs;cielto effetto, cioè sbrigato, netto, di&longs;tinto. Alla di&longs;po&longs;itione s'oppone il &longs;uperfluo come
all'ordine s'oppone la confu&longs;ione. Et &longs;i puo dire, che l'ordine è di&longs;po&longs;itione delle mi&longs;ure alla &longs;im
metria, & la di&longs;po&longs;itione è ordine delle parti al luogo, come &longs;i uederà al &longs;e&longs;to capo del primo, &
in molti altri luoghi. Leidee della di&longs;po&longs;itione &longs;ono que&longs;te la pianta, lo in piè, il profilo.
forme nel piano. Lo in piè, è la imagine dritta della fronte, & figura con modo dipinta,
con le ragioni dell'opera, che &longs;i deue fare. il pro&longs;ilo è adombratione della fronte, & dei
lati che &longs;i &longs;co&longs;tano, & una ri&longs;pondenza di tutte le linee al centro della &longs;e&longs;ta.
maniere, ouero idee delle opere: Vna è detta da Greci, ichnografia, cioè de&longs;crittione, & di&longs;egno
della pianta, per dare ad intendere la collocatione delle parti, & la largbezza, & lungezza
dell'opera. alche fare ci uuole un moderato u&longs;o della &longs;e&longs;ta, & della regola.
L'altra è detta, ortho
graphia, cioè de&longs;crittione, & di&longs;egno del leuato, & dritto, sì per dimo&longs;trare l'altezza delle ope
re, come la maniera. deue e&longs;&longs;er lo in piè conforme alla pianta, altrimenti non &longs;arebbe un'i&longs;te&longs;&longs;a
co&longs;a quella, che na&longs;ce, & quella, che cre&longs;ce: ilche è grande errore, & contra la natuna delle co
&longs;e, percioche nelle piante, & ne gli animali &longs;i uede quello, che na&longs;ce, & quello, che cre&longs;ce e&longs;
&longs;er lo i&longs;te&longs;&longs;o, & niuna parte aggiugner&longs;i da poi. La terza idea è il profilo, detto &longs;ciografia, dal
quale grande utilità &longs;i prende, perche per la de&longs;crittione del profilo &longs;i rende conto delle gro&longs;&longs;ezze
de i muri, de gli &longs;porti, delle ritrattioni d'ogni membro, & in que&longs;to l'Architetto come Medico
dimo&longs;tra tutte le parti interiori, & e&longs;teriori delle opere, & però in que&longs;to ufficio ha bi&longs;ogno di
grandi&longs;&longs;imo pen&longs;amento, & giudicio, & pratica, come à chi, con&longs;idera gli effetti del profilo
è manife&longs;to: perche la eleuatione della fronte, & la mae&longs;tà non dimo&longs;tra gli &longs;porti, le ritrationi,
le gro&longs;&longs;ezze delle cornici, de i capitelli, de i ba&longs;amenti, delle &longs;cale, & d'altre co&longs;e, però è nece&longs;
&longs;ario il profilo; & con que&longs;te tre maniere di di&longs;po&longs;itione l'Architetto s'a&longs;&longs;icura della riu&longs;cita del
l'opera, & fa piu certa la &longs;ua intentione, & l'altrui di&longs;iderio di far opera lodata, & degna. Et
appre&longs;&longs;o puo fare il conto della &longs;pe&longs;a, & di molte co&longs;e all'opere pertinenti. Dalle dette idee, che
&longs;ono forme concette nella mente, & e&longs;pre&longs;&longs;e nelle tauole, o carte, ne uiene quello effetto &longs;cielto, &
elegante, che egli ha detto. Si deue anche auuertire, che Vitr.
e&longs;ponendo le nature delle &longs;ei pre
dette co&longs;e, uiene a confermare quelle, che &longs;ono nece&longs;&longs;arie allo Architetto, percioche &longs;i uede nella
di&longs;po&longs;itione, & nelle &longs;ue &longs;pecie, quanto utile &longs;ia il di&longs;egno, & la Geometria. &longs;i uede nell'ordine,
quanto commoda &longs;ia l'Arithmetica. & uedera&longs;&longs;i nelle altre parti quanto ci &longs;arà a propo&longs;ito la
Pro&longs;pettiua, la Mu&longs;ica, & quelle co&longs;e, che all'i&longs;toria, & alle altre qualità dello Architetto &longs;o
no conuenienti. L'in piè è imagine della fronte.
Là doue rappre&longs;enta &longs;opra il piano d'una carta,
tela, o tauola quello, che na&longs;ce dalla pianta riferendo il tutto alle ragioni dell'opera, che &longs;i deue
&longs;are &longs;ia ella Dorica, Ionica, o qual &longs;i uoglia. Vitruuio ha chiamato fronte ogni co&longs;a, che dritta
&longs;i uede. Molti &longs;ono, da i quali &longs;i potrà hauere una pianta, & anche non u&longs;cendo fuori de i termi
ni di quella, faranno lo in piè &longs;econdo la ragione dell'opera futura, ma non &longs;apranno in ogni ordi
ne della fabrica dimo&longs;trare in di&longs;egno la gro&longs;&longs;ezza de i pareti, quello, che po&longs;a &longs;ul uiuo, quello,
che e&longs;ce, & quello, che entra; & però mancheranno di que&longs;ta terza &longs;pecie, & Idea della di&longs;po&longs;i
tione, per la &longs;ua difficultà. Que&longs;ta utilità del profilo mi muoue ad interpretare &longs;ciografia, &
non &longs;cenografia. perche &longs;e bene la &longs;cenografia che è de&longs;crittione delle &longs;cene, & pro&longs;pettiua, è
nece&longs;&longs;aria nelle co&longs;e de i Theatri, come &longs;i uederà nel quinto libro; non però pare, che &longs;ia &longs;econdo
le idee della di&longs;po&longs;itione, delle quali &longs;i parla. Altri uogliono, che s'intenda il modello.
ma que
&longs;to non corre con il propo&longs;ito no&longs;tro, &longs;e bene egli fa piu chiara, & certa la intentione dello Archi
tetto: oltra che non conuiene la diffinitione data da Vitr.
al modello. Potrebbe dire alcuno
che la detta diffinitione non quadra al profilo; io ri&longs;pondo, che e&longs;&longs;endo tanto nece&longs;&longs;ario il profilo,
& molto piu, che la pro&longs;pettiua, bi&longs;ogna con&longs;iderar bene la detta diffinitione. Io per me, quan
do haue&longs;&longs;i ad intendere in que&longs;to luogo la pro&longs;pettiua, uorrei che fu&longs;&longs;ero quattro le idee della di
&longs;po&longs;itione, per ponerui il profilo; tanto egli mi pare nece&longs;&longs;ario. Ma pare anche di nuouo, che
conuenendo la diffinitione della di&longs;po&longs;itione a due delle &longs;ue idee, cioè alla pianta, & allo in piè, per
che di cia&longs;cuna &longs;i può dire, che è atta collocatione delle co&longs;e, & nel componimento &longs;cielto effetto
con qualità: mi pare dico, dinuouo, che ella non conuenghi alla &longs;ciografia, &longs;e per &longs;ciografia s'in-
nel componimento &longs;cielto effetto con qualità. La cagione è, che è nece&longs;&longs;ario, che il genere &longs;i di
ca delle &longs;ue &longs;pecie, & che la diffinitione del genere conuegna alle &longs;petie &longs;otto quel genere compre&longs;e.
Molto bene adunque al profilo conuiene la diffinitione della di&longs;po&longs;itione, perche &longs;i uede nel profi-come
a chi ben con&longs;idera, è manife&longs;to, perche tutte le linee uengono all'occhio &longs;enza impedimento,
& &longs;i cono&longs;cono gli &longs;porti, & le ritrattioni, & le gro&longs;&longs;ezze come &longs;ono, & non come appareno
con linee, & anguli proportionati, come &longs;i fa nella pro&longs;pettiua: &longs;e bene pare, che la diffinitio-Et quando pure egli,
& altri intender uogliono, che &longs;i ragioni della pro&longs;pettiua, & io con loro m'accorderò, & dirò
di piu, che egli è nece&longs;&longs;ario conceder qualche luogo al profilo nella di&longs;po&longs;itione, per le ragioni,
che io ho detto, rimettendomi &longs;empre à miglior giudicio. Ma &longs;arebbe gran co&longs;a, che trattando
Vitr.
in que&longs;to luogo di co&longs;e uniuer&longs;ali a tutta l'arte egli uole&longs;&longs;e intendere delle particolari, & la
&longs;cia&longs;&longs;e le co&longs;e importanti mancando al &longs;uo ordine.
Que&longs;te na&longs;ceno da pen&longs;amento, & da Inuentione.
Pen&longs;amento è cura piena di &longs;tudie
& effetto d'indu&longs;tria, & uigilanza d'intorno all'opera propo&longs;ta con dilettatione.
ne: & come huomo, che bene habbia prouato, & &longs;entito in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o quello, che egli dice, u&longs;a a
cuni termini efficaci per i&longs;primere la &longs;ua intentione. Se adunque la natura ci apporta&longs;&longs;e le prede
te forme & idee, &longs;enza dubio poco ci bi&longs;ognerebbe u&longs;are dello artificio. Ma perche la natura
non ci mo&longs;tra le dette co&longs;e: nece&longs;&longs;ario è ricorrere all'Arte. & perche con l'arte &longs;i cerca di
rappre&longs;entare gli effetti alla natura &longs;imiglianti, però ci uuole pen&longs;amento: & per e&longs;&longs;er difficile,
con arte con&longs;eguire lo intento no&longs;tro, però grande &longs;tudio, & indu&longs;tria &longs;i richiede: ma poi che
dalla diligenza & indu&longs;tria na&longs;ceno belle & leggiadre co&longs;e, di &longs;ubito s'accompagna il diletto
& il piacere, il quale non è altro, che riceuere impre&longs;&longs;ione di qualità che &longs;ia conforme allo appeti
to, & de&longs;iderio, & però il piacere dello intelletto è di apprendere il uero, perche niuna co&longs;a è piu
conueniente allo intelletto, che la uerità, onde &longs;i dice: Altro diletto ch'imparar non trouo. Il dilet
to del &longs;en&longs;o èriceuere qualità di qualche oggetto, che conuenga, & corri&longs;ponda al &longs;en&longs;o: co
me &longs;i pruoua nelle delicate uiuande, nella &longs;uauità de gli odori, nella dolcezza de &longs;uoni, nella ua-& però dice Vitr.
& bene,
che pen&longs;amento è cura piena di &longs;tudio: percioche è cerca le co&longs;e difficili, & non dimo&longs;trate
dalla natura, & per meglio i&longs;primere il &longs;uo concetto dice.
cerca l'opera propo&longs;ta con dilettatione
uigilante, come era Archimede, il quale comparando gli effetti naturali, & cercandone le
cagioni, hebbe cau&longs;a di trouare il uero della propo&longs;ta dimanda, come dice Vitr.
nel nono libro
al terzo Capo. & hauendolo trouato da mirabile letitia &longs;oprapre&longs;o, u&longs;cito del bagno ignudo
correndo gridaua, io l'ho trouato, io l'ho trouato. nel che apparue la pronta, & nobile uiua
cità dell'ingegno &longs;uo, hauendo in poco &longs;patio applicato il mezo al debito fine, re&longs;tandone &longs;om
mamente &longs;atisfatto per la inuentione la quale &longs;econdo Vitr.
dimande, & ragione della co&longs;a ritrouata di nuouo con pre&longs;ta, & mobile uiuacità.
mezo l'affirmare, & il negare. quando adunque lo intelletto è tra'l &longs;i, & il nò, egli forma
una dubbio&longs;a propo&longs;ta, che &longs;i chiama dimanda, ouero qui&longs;tione. & u&longs;a alcune particelle, che
dimo&longs;trano il modo dello interrogare, & di richiederne la ri&longs;po&longs;ta. come è.
&longs;ei tu buono o no?
che co&longs;a è bontà? d'onde uiene?
a chi peruiene?
& altre co&longs;e & modi &longs;imiglianti, i quali non
piegando piu all'affirmatione, che alla negatione, richieggono certa, & indubitata ri&longs;po&longs;ta,
la quale non puo e&longs;&longs;er ben fatta, &longs;e non da quelli, che haueranno la inuentione per lo pen
&longs;amento, & per la indu&longs;tria, & uiuacità dello ingegno, & que&longs;ti &longs;ono i termini della di&longs;po
&longs;itione: cioè la di&longs;po&longs;itione è rinchiu&longs;a nelle tre &longs;opradette maniere, che &longs;ono la pianta, lo
in piè, il profilo. Il bel numero detto Eurithmia, è a&longs;petto gratio&longs;o, & commoda
forma nelle compo&longs;itioni de i membri. que&longs;ta &longs;i fa quando i membri dell'opera &longs;ono
conuenienti, come dell'altezza alla larghezza, della larghezza alla lunghezza, & in fine
ogni co&longs;a ri&longs;ponda al &longs;uo compartimento proprio.
altre parti, non &longs;arebbe cono&longs;ciuta la gratio&longs;a maniera. & qui &longs;i deue riferire la Eurithmia
allo a&longs;petto, come Vitruuio dichiara in molti luoghi, nel terzo libro al &longs;econdo Cap.
& all'ul
timo, & nel &longs;e&longs;to al &longs;econdo. Et perche ogni proportione è nata da i numeri, però egli &longs;i
ha &longs;eruato il nome predetto in ogni co&longs;a, doue &longs;ia proportione. & perche la larghezza, al
tezza, & lunghezza delle opere, deue e&longs;&longs;er grata allo a&longs;petto, & que&longs;to non &longs;i fa &longs;enza
proportione, & doue è proportione, è nece&longs;&longs;ario che &longs;i truoui numero; però il nome di Eu
rithmia è &longs;tato pigliato. Deue e&longs;&longs;er adunque ogni artificio&longs;o lauoro a gui&longs;a d'un belli&longs;&longs;imo
uer&longs;o, il quale &longs;e ne corra &longs;econdo le ottime con&longs;onanze &longs;uccedendo le parti l'una all'altra,
&longs;in che peruenghino all'ordinato fine. Et benche alcuna co&longs;a ottima non &longs;ia, niente di me
no puo e&longs;&longs;ere ottimamente ordinata, come egli è manife&longs;to nelle parti, & membra del corpo
humano, & nelle co&longs;e artificiali, doue è la con&longs;onanza, & l'armonia. Imperoche &longs;e bene l'oc
chio è piu nobil co&longs;a del piede, pure &longs;e riguardamo l'ufficio di cia&longs;cuno, tanto l'occhio, quan
to il piede, &longs;aranno nel corpo ottimamente &longs;ituati: in modo che nè l'occhio &longs;arà miglior del pie
de, nè il piede miglior dell'occhio. Similmente è nella citara: percioche tutte le corde po&longs;
&longs;ono e&longs;&longs;er proportionate in modo, che &longs;e alcuna &longs;arà tirata, accioche &longs;e le dia &longs;uono migliore,
non re&longs;terà però la con&longs;onanza. Il &longs;imile &longs;i richiede nelle opere, nelle quali è nece&longs;&longs;ario, che
ci &longs;ia que&longs;to ri&longs;petto di formare con perfetta ragione tutte le parti, che &longs;ono di lor natura
di&longs;tinte, di modo che tutte concorrino alla bellezza, & dilettino la ui&longs;ta de riguardanti. Co
me nel cantare &longs;i richiede il con&longs;erto delle uoci, nel quale oltra che le uoci &longs;ono giu&longs;te: oltre
che conuengono nelle con&longs;onanze, bi&longs;ogna anche un certo temperamento, che faccia dolce,
& &longs;oaue tutta la armonia, come adiuiene a que mu&longs;ici, che cantano con la &longs;olita compa
gnia, perche &longs;i &longs;ono accommodati l'uno all'altro con di&longs;cretione. Que&longs;ta bella maniera sì
nella Mu&longs;ica, come nell'Architettura è detta Eurithmia, madre della gratia, & del dilet-
Il compartimento, & ri&longs;pondenza delle mi&longs;ure detto &longs;immetria, è conueneuole con
&longs;entimento da i membri dell'opera, & dalle parti &longs;eparate alla forma di tutta la figura, &longs;e
condo la rata portione come &longs;i uede nel corpo humano, il quale con il cubito, co'l pie
de, col palmo, col dito, & con le altre parti è commi&longs;urato, co&longs;i adiuiene nelle per
fettioni dell'opere. Et prima ne i &longs;acri tempij dalle gro&longs;&longs;ezze delle colonne, ouero
dal Triglifo. poi nel forame della bali&longs;ta quella co&longs;a, che ui entra, detta Peritriton.
Simigliantemente nelle naui dallo &longs;pacio, che è tra un &longs;chelmo all'altro, che per e&longs;&longs;er di
mi&longs;ura di due cubiti, &longs;i chiama, dipichaichi, & co&longs;i nelle altre opere da i membri lo
ro &longs;i troua la ragione delle &longs;immetrie, & de i compartimenti.
tione. Non è a ba&longs;tanza ordinare le mi&longs;ure una dopo l'altra, ma nece&longs;&longs;ario è, che quelle mi&longs;u
re habbiano conuenienza tra &longs;e, cioè &longs;iano in qualche proportione; & però doue &longs;arà propor
tione, iui non puo e&longs;&longs;ere co&longs;a &longs;uperflua. & &longs;i come il mae&longs;tro della natural proportione, è lo in&longs;tin
to della natura, co&longs;i il mae&longs;tro dell'Artificiale è l'habito dell'Arte: d'onde ne na&longs;ce, che la pro
portione è propria della forma, & non della materia: & doue non &longs;ono parti, non può e&longs;&longs;ere pro
portione: perche e&longs;&longs;a na&longs;ce dalle parti compo&longs;te, & dalla relatione di e&longs;&longs;e, & in ogni rela
tione è nece<02>ario almeno, che &longs;iano due termini, come s'è detto: ne &longs;i può lodare a ba
&longs;tanza lo effetto della proportione, nella quale è po&longs;ta la gloria dello Architetto, la bellez
za dell'opera, la merauiglia dello artificio. come &longs;i uederà chiaramente quando noi ragio
naremo delle proportioni, & apriremo i &longs;ecreti di que&longs;t'Arte, dimo&longs;trando qual ri&longs;petto è
nella proportione, quali termini, qual u&longs;o, & quanti effetti, & di che forza ella faccia parere
le co&longs;e: però mi riporto al &longs;uo luogo. Vitruuio fin tanto dà lo e&longs;&longs;empio di quello, che egli ha det
to
Hercole mi&longs;urato il cor&longs;o, & lo &longs;pacio di Pi&longs;a, & trouatolo di piedi &longs;eicento de i &longs;uoi, & e&longs;&longs;en
do&longs;i poi nelle altre parti della Grecia fatti quegli &longs;pacij da correre di piedi &longs;eicento, ma piu breui.
il buon Pithagora comparando quelli cor&longs;i l'uno con l'altro, ritrouò il piede di Hercole e&longs;&longs;ere
&longs;tato maggiore de i piedi, con i quali i Greci haueuano mi&longs;urato gli altri &longs;pacij. & &longs;apendo qua
le doueua e&longs;&longs;er la proportione del piede alla giu&longs;ta grandezza dell'huomo, compre&longs;e la &longs;tatura di
Hercole e&longs;&longs;ere &longs;tata tanto maggiore della &longs;tatura de gli altri huomini, quanto il cor&longs;o mi&longs;urato da
Hercole eccedeua gli altri cor&longs;i della Grecia. Quando adunque le mi&longs;ure &longs;eranno accommoda
te alle maniere, non ha dubbio, che dalla grandezza d'una parte non &longs;i cono&longs;ca la mi&longs;ura del
l'altra, & con&longs;eguentemente la grandezza del tutto.
ho dichiarito di &longs;opra, che dalla gro&longs;&longs;ezza delle colonne, che ci daua il modulo, &longs;i pigliauano gli
&longs;pacij tra le colonne, & le altezze di quelle.
che ha tre canellature come canali, donde prende il nome, & &longs;i mette &longs;opra l'Architraue nelle
opere Doriche, dal quale &longs;i mi&longs;ura l'opera Dorica, &longs;i come al terzo capo del quarto libro ci &longs;a
rà dichiarito.
&longs;i fa i fori dalle te&longs;te, ne i quali entra il capo della corda. i fori &longs;i cauano dal pe&longs;o della pietra: &
da i fori &longs;i caua la mi&longs;ura di quello, che Vitr.
chiama &longs;cutula. nel decimo al cap. XVII. & qui
Peritriton. come dalla palla &longs;i piglia la mi&longs;ura del pezzo dell'artigliaria,
nelle naui, da gli &longs;chelmi, cioè dallo &longs;pacio, che è tra il ligamento d'un remo & l'altro, &longs;i piglia
quella mi&longs;ura, che regola tutto il corpo della galera,
galere, & per que&longs;to io ho e&longs;po&longs;to Vitruuio in que&longs;to modo. ma &longs;eguitiamo.
Decoro è a&longs;petto &longs;enza menda dell'opera prouato per le co&longs;e compo&longs;te con autorità.
mento, quando egli dice,
decoro, quando dice, Que&longs;to è con&longs;umato o per &longs;tanza, o per con&longs;uetudine, o per
natura: per &longs;tanza, quando a Gioue folgoratore, al Cielo, al Sole, & alla Luna &longs;i fanno
gli edifici &longs;coperti, & all'aere. Percioche noi uedemo le forme, & gli effetti pre&longs;enti
nello aperto, & lucente mondo. A Minerua, & a Marte, & ad Hercole &longs;i fanno i tem
pij di maniera Dorica: percioche a que&longs;ti Dei per la uirtu loro &longs;i conuiene fare le fabri
che &longs;enza delicatezze, & tenerezze. Ma a Venere a Flora, & alle Ninfe delle fonti &longs;e &longs;a
ranno fatte l'opere Corinthic, pareranno hauere conueniente proprietà; perche a que
&longs;ti Dei per la loro tenerezza l'opere &longs;ottili, & floride, ornate di foglie, & di uolute pa
reranno accre&longs;cere il debito ornamento. Ma a Giunone, a Diana, al Padre Baccho, &
a gli altri Dei che &longs;ono di quella &longs;imiglianza facendo&longs;i i lauori Ionichi, egli &longs;i hauerà ri
guardo alla uia di mezo: percioche & dalla &longs;euerità della maniera Dorica, & dalla delica
tezza della Ionica &longs;arà la loro proprietà moderata.
& gli adornamenti, che conuengono alle fabriche de i no&longs;tri tempi. Imperoche &longs;e bene noi non
hauemo i Dei fal&longs;i, & buggiardi, non manca però l'occa&longs;ione di &longs;eruare il Decoro nelle chie&longs;e
con&longs;ecrate a i ueri amici del uero Dio, & anche alla Maie&longs;tà di quello; & come che molti &longs;ono,
& differenti nello &longs;plendore di diuer&longs;e uirtuti, come le &longs;telle del cielo differenti &longs;ono in chiarez
za; egli &longs;i può bene u&longs;are ogni maniera conueniente, & propria a gli effetti di cia&longs;cuno. L'Au
&longs;terità de i &longs;anti, che nella uita &longs;olitaria &longs;i &longs;ono macerati in digiuni, uigilie, & orationi ricer
ca &longs;odi, & inculti lauori. La &longs;emplicità, & purità Virginale i piu gentili, & delicati: & &longs;imil
mente la moderata uita ricerca la temperatura dell'una, & dell'altra parte. Ma non &longs;i deue cre
dere, che &longs;olamente habbiano ad e&longs;&longs;ere tre maniere di opere, perche Vitru.
ne habbia tre &longs;ole
numerate. percioche egli&longs;te&longs;&longs;o nel quarto libro al &longs;ettimo cap.
ui aggiugne la To&longs;cana, & dice
anche che ui &longs;ono altre maniere, & i moderni ne fanno, & la ragione lo richiede, per fare differen
za da i nostri &longs;anti alli Dei fal&longs;i de gli antichi, & è in potere d'uno circon&longs;petto & prudente Ar
chitetto di componere con ragione di mi&longs;ure molte altre maniere, &longs;eruando il Decoro, & non &longs;er
uendo a &longs;uoi capricci. Ma le tre &longs;opradette maniere &longs;ono le piu nominate.
Ma alla con&longs;uetudine in que&longs;to modo &longs;i exprime il decoro.
quando alle parti di dentro
de gli edificij magnifiche &longs;i daranno l'entrate, & i ne&longs;tibuli conuenienti, & belli, percio
che non &longs;arà di decoro, & ornamento, &longs;e le parte interiori &longs;aranno fatte con eleganza, &
le intrate ba&longs;&longs;e, & uergogno&longs;e. Simigliantemente &longs;e ne gli Architraui Dorici &longs;i &longs;colpi=
ranno nelle cornici i dentelli, ouero &longs;e ne i capitelli puluinati, o ne gli architraui Ionichi
&longs;aranno cauati gli Triglifi. traportando&longs;i da un'altra ragione le proprietà in altro lauoro, &longs;i
offenderà il uedere, per e&longs;&longs;er prima la u&longs;anza altrimenti.
tati, come fece colui il quale fabricò il Theatro, che Augu&longs;to fece fare in nome di Marcello &longs;uo ni
pote, offenderà gli occhi a&longs;&longs;uefatti ad altra ueduta: &longs;imilmente farà colui, il quale ne gli architra
ui Ionichi farà i membretti canelati, che &longs;i chiamano Triglifi. percioche que&longs;ti &longs;ono proprij della
maniera Dorica, come Vitr.
ci dimo&longs;tra nel quarto libro. Io la&longs;cio al luogo &longs;uo la dichiar atio
ne di molti uocabuli, per non ritardare la intentione di chi de&longs;idera &longs;apere ordinatamente.
Il decoro naturale &longs;arà, &longs;e prima per fabricare tutti i Tempij &longs;i farà elettione di luo
ghi &longs;ommamente &longs;ani, & delle fonti delle acque idonee, in quelle parti, doue &longs;i hanno a
fare le &longs;acre ca&longs;e &longs;aranno eletti; Et &longs;pecialmente dopo ad E&longs;culapio, alla Salute, & a que
gli dei, per le medicine de i quali molti infermi pare, che &longs;iano ri&longs;anati; perche quando i
corpi ammalati &longs;aranno traportati di pe&longs;tilente in luogo &longs;ano, & dalle fonti &longs;alubri &longs;aran=
no loro le buone acque recate, molto piu pre&longs;to ricouereranno la &longs;anità, & co&longs;i auenirà che
dalla natura del luogo, l'opinione della diuinità con grandezza, & credito &longs;i faccia maggio
re. Appre&longs;&longs;o le dette co&longs;e, il decoro naturale &longs;arà, &longs;e per le &longs;tanze, oue &longs;i dorme, & per
dalla parte, doue il &longs;ol tramonta la inuernata: per le cancellarie, o &longs;crittoi, & per quel
li, che richiedeno certa egualità di lumi, dal &longs;ettentrione: perche quella parte del cielo,
non &longs;i fa piu chiara, nè piu o&longs;cura per lo cor&longs;o del &longs;ole, ma è certa, & non &longs;i muta in tut
to'l giorno.
& &longs;imilmente nel quinto al duodecimo, & in altri luoghi ragiona del decoro, & della bellezza,
io non uoglio preuertire con dichiaratione di parole la intelligenza ri&longs;eruata al luogo &longs;uo. Ba&longs;ti
mi dire che la bellezza, & decoro è relatione di tutta l'opera allo a&longs;petto, & à quello, che &longs;ta be
ne, a che è l'opera indrizzata, &longs;eruan do l'u&longs;anza, & la commodità della natura.
La di&longs;tributione è commoda, & utile di&longs;pen&longs;atione delle co&longs;e, che bi&longs;ognano, & del
luogo, et moderato temperamento della &longs;pe&longs;a fatta con ragione. Que&longs;ta &longs;i o&longs;&longs;eruerà
&longs;e prima lo Architetto non cercherà quelle co&longs;e, che non &longs;i po&longs;&longs;ono trouare, o preparare
&longs;enza grandi&longs;sima &longs;pe&longs;a. percioche non in ogni luogo &longs;i caua la rena, nè per tutto è copia
di cementi, di abeti, di &longs;appine, di marmi. Ma una co&longs;a in un luogo, & altra in altra
parte &longs;i truoua, & le condotte di tali co&longs;e &longs;ono difficili, & di molta &longs;pe&longs;a, & però doue non
&longs;i puo cauare &longs;abbione di fo&longs;&longs;e, u&longs;i&longs;i quello di fiume, ouero l'arena del mare ben lauata.
Fuggiranno&longs;i i bi&longs;ogni de gli abeti, & delle &longs;appine, u&longs;ando&longs;i il cipre&longs;&longs;o, il poppio l'ol
mo, ouero il pino. Etin tal maniera &longs;i e&longs;pedirà le altre co&longs;e.
Euui un'altro grado di di
&longs;tributione; quando &longs;i fabrica all'u&longs;o de i padri di famiglia, ouero &longs;econdo la commodità
del dinaro, ouero &longs;econdo la dignità della bellezza. percioche egli pare che altrimenti s'hab
biano a fare le ca&longs;e nella città, da quelle, nelle quali s'hanno à riponere i frutti delle uille;
& non &longs;arà quello i&longs;te&longs;&longs;o il fabricare per li mercanti gabellieri, & per li dilicati & quieti.
Ma le habitationi de i grandi, che con i loro graui pen&longs;ieri gouernano la republica &longs;i deono
fabricare all'u&longs;o loro, & in &longs;omma le di&longs;tributioni de gli edificij conuiene e&longs;&longs;er fatte &longs;econ
do le per&longs;one.
co&longs;e, & alle per&longs;one, co&longs;i le maniere de gli edificij &longs;ono qualità dell'arte conueniente alle co&longs;e, &
alle per&longs;one. & &longs;i come à formare una idea dell'or atione otto co&longs;e &longs;ono nece&longs;&longs;arie, cioè la &longs;enten
za, che è lo intendimento dell'huomo; lo artificio, col quale come con certo in&longs;trumento &longs;i leua il
concetto; le parole che e&longs;primono i concetti; la compo&longs;itione di quelle, con i colori, & figure; il
mouimento delle parti, che numero &longs;i chiama; & la chiu&longs;a & il fine della compo&longs;itione: co&longs;i per
i&longs;pedire una maniera delle arti, &longs;ei co&longs;e &longs;ono nece&longs;&longs;arie, & que&longs;te già qua&longs;i tutti hauemo e&longs;pcdite.
Re&longs;ta &longs;olamente la di&longs;tributione, la quale & nell'arte del dire, & nella cura publica, & priua
ta è &longs;ommamente nece&longs;&longs;aria, & molto &longs;i apprezza. Que&longs;ta pare, che con il decoro conuegna ri
ferendo&longs;i alle co&longs;e, & alle per&longs;one. ma è differente.
perche il decoro &longs;i riferi&longs;ce alle co&longs;e, & alle
per&longs;one in quella parte che è conueneuole, & d'ornamento, & hone&longs;tà, ma la di&longs;tributione in
quella parte che è utile, & commoda, come &longs;i uederà nel &longs;e&longs;to libro all'ottauo cap.
nel quale Vitr.
pare che habbia uoluto dichiarare la pre&longs;ente parte. Hora egli è da auuertire che &longs;e bene Vitr.
ha applicato le predette &longs;ei co&longs;e alla fabrica de i tempij, & delle ca&longs;e, per e&longs;&longs;er co&longs;e principali, pe
rò egli &longs;i deue applicarle a tutte le altre co&longs;e, & opere, che &longs;i fanno come machine, in&longs;trumenti,
horologi, & altre co&longs;e &longs;ottopo&longs;te alla Architettura, & tanto &longs;ia detto dell'habito, & della for
ma che deue e&longs;&longs;ere nell'animo, & nel pen&longs;iero dello Architetto, accioche egli meriti, co&longs;i de
gno, & celebrato nome.
Cap. III.
LE parti dell' Architettura &longs;ono tre Edificatione, Gnomonica, Machinatione.
tura: però con quella breuità, che mi &longs;arà conce&longs;&longs;a i&longs;primere intendo tutta la forma
intiera, & unita dell' Architettura, & dimo&longs;trare ordinatamente le parti&longs;ue, ac
cioche &longs;i rinchiuda ne i termini &longs;uoi tutto il corpo di quella. Il &longs;apere non è altro che cono&longs;cere
gli effetti per le proprie cau&longs;e. ogni effetto è fatto da alcuna co&longs;a, di qualche co&longs;a, ad alcun fine,
con alcun modo, & forma. Quello, che fa è detto agente; la co&longs;a di che &longs;i fa, è chiamata Mate
ria: quella à cui s'indrizza, è detta Fine; quella, che compie, & rende perfetta in e&longs;&longs;ere è nomi
nata forma. Le cau&longs;e principali adunque &longs;ono quattro.
Noi dello agente artificio&longs;o, quale egli
&longs;i &longs;ia, & di che conditione e&longs;&longs;er debbia gia detto hauemo quando & l'ufficio, & le uirtù dello
Architetto narrammo. La forma &longs;imilmente in uniuar&longs;ale è &longs;tata e&longs;po&longs;ta.
Re&longs;taci a dire della
materia, & del fine. Et per piu chiara intelligenza in &longs;omma dicemo, che ad imitatione delle co
&longs;e naturali, con&longs;ideramo nelle artificiali due co&longs;e. L'una è lo e&longs;&longs;ere, l'altra il bene e&longs;&longs;ere.
cerca
lo e&longs;&longs;ere con&longs;ideramo la mat eria, la forma, & il compo&longs;to dell' una & dell' altra. circa il bene e&longs;
&longs;ere con&longs;ideramo gli adornamenti, & gli acconciamenti delle co&longs;e. Et perche molti &longs;trumenti ci
bi&longs;ognano per componere la materia con la forma, però è nece&longs;&longs;ario trattare de gli in&longs;trumenti, &
delle machine. & la ragione delle &longs;opradette co&longs;e in tal modo &longs;i e&longs;pone.
L'arte quanto puo imita
la natura: Et que&longs;to adiuiene per che il principio dell' arte, che è lo intelletto humano, ha gran &longs;i
miglianza col principio, che muoue la natura, che è una intelligenza. dalla &longs;imiglianza delle
uirtù, & de i principij na&longs;ce la &longs;imiglianza dell' operare, che per hora chiameremo imitatione.
Que&longs;ta imitatione &longs;i uede in tutte le Arti, ma molto maggiormente in quella che è giudice di tutte.
imitaremo adunque la natura nel La doue l'Architettura cioè la &longs;cienza di
chiara la materia, la forma, & la compo&longs;itione delle opere, & imitando la natura per l'occulta
uirtù del &longs;uo principio, procede dalle co&longs;e meno perfette alle piu perfette: & prima pone le co&longs;e in
e&longs;&longs;ere, & poile adorna; percioche non &longs;i puo adornare quello, che non è. Ma perche il princi
pio, che regge la natura, è d'infinita &longs;apienza, ottimo, & potenti&longs;&longs;imo, però fa le co&longs;e &longs;ue belle,
utili, & durabili: conueneuolmente lo Architetto imitando il fattor della natura deue riguar da
re alta bellezza, utilità, & fermezza delle opere. Trattando adunque della forma bi&longs;ogna,
che egli &longs;appia ordinare, di&longs;ponere, mi&longs;urare, di&longs;tribuire, ornare, & &longs;atisfare al diletto de gli
occhi con bella, & gratio&longs;a maniera. & per cio fare &longs;ia egli in&longs;tituito con quelle conditioni, che
&longs;ono contenute nel primo capo, & con quelle, che nel &longs;econdo &longs;i leggeno. Sotto nome di forma
compre&longs;i &longs;ono i lineamenti, & i &longs;iti delle co&longs;e, la doue &longs;i con&longs;idera la ragione con tutte le &longs;ue quali
tà, occulte, & manife&longs;te, buone, & ree; il piano, il compartimento di quello, la eleuatione del
la fronte, & de i lati, le apriture, i coperti, con ogni lor conditione, ammae&longs;tramento, & re
gola, come &longs;i dirà poi. Seguita quella con&longs;ideratione, che appartiene alla materia.
ma prima, che
la materia &longs;ia di&longs;po&longs;ta, & apparecchiata, bi&longs;ogna con&longs;iderare, che lo ingegno dell' huomo è im
perfetto, & di gran lung a inferiore allo intelletto diuino. & la materia (come &longs;i dice) è &longs;orda,
& non ri&longs;ponde alla intentione dell' arte; Et però prima, che lo Architetto &longs;i dia à cominciar le
opere deue imitare lo agente naturale, il quale non opera &longs;e non &longs;econdo il &longs;uo potere; co&longs;i farà
lo Architetto con&longs;iderando l'opera, & la &longs;pe&longs;a. Et perche la natura nelle co&longs;e piu perfette, &
piu tempo, & piu diligenza ui mette però lo Architetto ha da pen&longs;ar molto bene; & per fare piu
certa la riu&longs;cita delle opere, col di&longs;egno, & col modello &longs;i mouerà, prima udendo anche i meno e&longs;per
ti, & la&longs;ciando raffreddare lo affetto, per dar luogo al giuditio, imiterà la natura, che contra il
&longs;uo fattore non opera co&longs;a alcuna; però egli non cercherà co&longs;e impo&longs;&longs;ibili, & quanto alla mate-
do uolendo quello formare, fece di niente la materia delle co&longs;e. & la natura come primo &longs;uo par
to, mancando di tanto potere, & pur uolendo a&longs;&longs;imigliar&longs;i al &longs;uo fattore, nella generatione delle
co&longs;e piglia quella materia, che ha uno e&longs;&longs;er, ma &longs;enza forma con potenza, & habilità a riceuere
ogni forma. Et di quella fa cio, che &longs;i troua di &longs;en&longs;ibile, & corporale.
Onde l'arte o&longs;&longs;eruatrice
della natura, come nipote (dirò co&longs;i) del primo fattore, uolendo anche ella fare alcuna co&longs;a pren
de la materia, che le dà la natura in e&longs;&longs;er di forma &longs;en&longs;ibile, & naturale; come è il legno, il
ferro, & la pietra; & forma quella materia di quella idea, & di quel &longs;egno, che nella mente del
lo artefice è ripo&longs;to. Apparecchiato adunque il dinaro, accio niente &longs;ia, che lo impedi&longs;ca, pro
uedera&longs;&longs;i della materia, della quale &longs;i tralta nel &longs;econdo libro. La principal materia, che u&longs;a lo
Architetto è la pietra, il legno, & quelle co&longs;e, che componeno, & metteno in&longs;ieme il legno, &
la pietra, però nel predetto libro con&longs;idera le pietre, & gli alberi, l'arena, & la calce, & par
titamente la natura, la qualità, l'u&longs;o, & il modo di tutte le co&longs;e, ragionando di quella materia,
che la natura, & l'u&longs;o ne apporta. perche di quella a che la nece&longs;&longs;ità ci a&longs;trigne, non accade ra
gionarne: e<02>endo in diuer&longs;i luoghi diuer&longs;a, come bitume, cocciole, & altre co&longs;e, che in luogo
di pietre, o d'arena &longs;i u&longs;ano, doue non &longs;i troua nè arena, nè pietre. in alcuni luoghi &longs;i cuopreno
le ca&longs;e con te&longs;tugini; alcuni con cannuccie, & palme, altri u&longs;ano il cuoio: del ferro, & de gli
altri metalli non &longs;i ragiona, perche le loro nature, & qualità &longs;ono piu conformi, & hanno
meno differenze, che le co&longs;e dette di &longs;opra. preparata dunque la materia, & con&longs;iderata la for
ma in uniuer&longs;ale, ci re&longs;ta a dire della compo&longs;itione. Ma prima egli &longs;i deue auuertire, che lo agen
te, che regge la natura, è d'infinite idee ripieno, & ordinatamente procedendo muoue le cau&longs;e ad
un'ad una, infondendo le uirtù &longs;econdo la libertà del &longs;uo uolere: quelle cau&longs;e co&longs;i mo&longs;&longs;e, portano
qua giu quel diuino influ&longs;&longs;o con ordine merauiglio&longs;o. La doue dal primo e&longs;&longs;ere, dalla prima uita,
& dal primo intelletto, ogni e&longs;&longs;ere, ogni uita, ogni intelletto dipende. Il che e&longs;&longs;endo in que&longs;to
modo: bi&longs;ogna che lo Architetto &longs;ia &longs;aggio, & buono: &longs;aggio in cono&longs;cere per le regole della non
fucata a&longs;trologia, itempi atti a dar principio alle opere, trala&longs;ciando gli ardenti&longs;&longs;imi, &longs;oli, & gli
acuti&longs;&longs;imi giacci. buono, sì in fatti non e&longs;&longs;endo auaro, nè dato a uitij, sì in parole, pregando il da
tore di tutte le forme, che lo &longs;pogli d'ignoranza, & lo &longs;uegli a partorire le belle muentioni con pro
&longs;pero, & felice &longs;ucce&longs;&longs;o dell' arte &longs;ua, a beneficio delle genti. Hora per ritornare a propo&longs;ito,
io dico, che non &longs;olamente imitar &longs;i deue la natura, nel modo piu uniuer&longs;ale, & commune, ma
&longs;empre al meno, & piu ri&longs;tretto di&longs;cendere. per il che gli Architettti &longs;i deono sforzare, di fare
l'opere loro, a qualche effetto di natura &longs;imiglianti. Et non e&longs;&longs;endo qua giu co&longs;a, che in perfet
tione all' huomo s'aguaglie; belli&longs;&longs;imo e&longs;&longs;empio ci darà in ogni artificio il con&longs;iderare la proportio
ne del corpo humano. Certo è, che la natura nella generatione dell' huomo dimo&longs;tra ueramente
a quello douer&longs;i riferire tutte le co&longs;e, la doue lo rende perfetto; & perciò di molte parti, come di
molti in&longs;trumenti dotato in &longs;eruigio dell' anima, & della uita &longs;i uede. Delle dette parti alcune
&longs;ono di nome, & di natura &longs;imiglianti, come il &longs;angue, l'o&longs;&longs;a, inerui; imperoche ogni parte di
&longs;angue, è &longs;angue, ogni parte di o&longs;&longs;o è o&longs;&longs;o, & ogni parte di neruo è neruo, & co&longs;i uien chiama
to. Altre &longs;ono di nature, & uocaboli diuer&longs;i, come è la mano, il piede, il capo: imperoche
non ogni parte della mano è mano, o uien detta mano; & co&longs;i del piede, & del capo &longs;i dirà.
Delle prime parti &longs;imiglianti &longs;i fanno le &longs;econde, & que&longs;te nel corpo hanno ufficij, & fini diuer&longs;i.
Volendo adunque lo Architetto far l'opera &longs;ua in modo, che ella &longs;ia una intiera, & unita, bi&longs;o
gna, che egli con&longs;ideri le parti principali, accioche &longs;i dia loro materia che conuenga, & buona
&longs;ia per le opere ad imitatione di natura, che dà luogo conueniente, & ben preparato, nel quale
per tanto &longs;pacio di tempo s'habbiano à formare compiutamente le membra humane, gettando pri
ma per fondamento della uita, del &longs;en&longs;o, & del mouimento, i &longs;egni del cuore, del fegato, &
del ceruello. Lo Architetto hauerà la con&longs;ideratione, del luogo, del modo, delle parti, & u&longs;o
di e&longs;&longs;e: & però &longs;egue che la materia &longs;ia e&longs;pedita &longs;econdo l'u&longs;o delle parti. Quanto adunque al
no alcuni ammae&longs;tramenti. D'indi alla dichiaratione delle altre co&longs;e &longs;i ragiona delle pietre &longs;econ
do la quantità, è figura loro, affine che ci &longs;eruiamo &longs;econdo l'u&longs;o. il &longs;imigliante &longs;i dirà della calce,
con quelle o&longs;&longs;eruationi, che &longs;eruiranno al bi&longs;ogno. & pa&longs;&longs;ando piu oltre &longs;i dirà il modo di ponere
in&longs;ieme le pietre con la calce. & con belli auuertimenti pre&longs;i dalla natura delle co&longs;e, &longs;i farà con
&longs;ideratione delle fondamenta, & poi delle parti della fabrica, che &longs;ono &longs;opra il fondamento. le
quali &longs;ono i panimenti, i pareti, imuri, & i tetti con tutte le maniere di murature abbracciate
da Vitr.
nel &longs;econdo libro. & co&longs;i l'o&longs;&longs;a, i &longs;o&longs;tegni, l'apriture, i legamenti, i cor&longs;i, i riempimen
ti chiaramente &longs;i daranno ad intendere & que&longs;ta è particolare, & di&longs;tinta ragione della Archi
tettura, ma ancora non i&longs;pedita. imperoche fin hora non &longs;i ha hauuto alcuna con&longs;ideratione del
fine, che è quello che pone forza, & nece&longs;&longs;ità a i mezi, & con&longs;titui&longs;ce ogni arte, (come dice Ga
leno) operando adunque lo Architetto affine, che gli huomini &longs;otto l'unione, alla quale per natu
ra &longs;ono inclinati, commodi & &longs;icuri uiuino, & &longs;iano l'un l'altro di giouamento: nece&longs;&longs;erio è con
&longs;iderare la diuer&longs;ità de gli huomini, accioche &longs;i proueda al bi&longs;ogno. Vedendo adunque noi un gran
numero d'huomini ad un fine in&longs;ieme raunati, potemo con&longs;ider are tutto quel numero in &longs;e &longs;te<02>o,
potemo anche di&longs;correre tra quella moltitudine, & trouarui per entro qualche differenza delle
per&longs;one. Se noi con&longs;ideramo tutta la raunanza in&longs;ieme nece<02>ario diremo, che &longs;e le faccia
una città con tutte quelle parti, che per tutta quella raunanza utili, & &longs;icure &longs;aranno.
Et però prima &longs;i hauerà ri&longs;petto all' ampiezza, & giro, nel quale &longs;i hauerà a rinchiudere
quella moltitudine, & però &longs;i tratterà della &longs;ua capacità, & grandezza, & poi delle mura, nel
le quali &longs;i farà con&longs;ider atione della dife&longs;a, onde egli &longs;i ordinerà la fabrica delle torri, & di quel
le parti, che. &longs;i chiamano baloardi, caualieri piatcforme, porte, riuellini, & &longs;aracine&longs;
che, poi &longs;i compartirà il piano rinchiu&longs;o dalle mura per commodo d'ognuno, percioche tutto
non deue e<02>er fabricato nè tutto uoto. però &longs;i tratterà delle piazze & uie publiche, delle
&longs;trade, & androne, & calli, hauendo &longs;empre ri&longs;petto, che non &longs;iano battute da i uenti.
come &longs;i dirà poi. Oltra di que&longs;to, perche ne i luoghi delle città &longs;ogliono pa&longs;&longs;are fiumi, ouero
altre acque condotte, per lequali &longs;i conduceno le merci, & le uettouaglie, però è nece&longs;&longs;aria
la fabrica de i ponti, & de i porti per la commodità d'ognuno. Ma uolgendoci noi alle di&longs;tin
tion delle per&longs;one troueremo altri e&longs;&longs;er piu degni, altri meno, & tra i degni, ouero uno ca
po &longs;olo, ouero molti. & quel capo o per elettione di molti, & permi&longs;&longs;ione di leggi, o per uio
lenza, & for za. nel primo ca&longs;o ci apparirà il Principe, nel &longs;econdo il Tiranno.
dal fine di
cia&longs;cuno prenderà lo Architetto la di&longs;po&longs;itione delle fabriche, & delle habitationi facendo
al Principe il pallazzo, & al Tiranno la rocca. Tra i molti degni ritrouerà, che alcuni&longs;ono
dedicati alla religione, altri fuori dell' o&longs;&longs;eruanze della religione. di que&longs;ti altri &longs;aranno at
ti ad u&longs;cir fuori per la republica, altri per regger quella di dentro la citta. di quelli, che &longs;ono
atti ad u&longs;cire, altri al mare, altri alla terra &longs;i daranno, & chi prenderà il mare hauerà bi
&longs;ogno di nauali, cioè Arzane di naui, di munitione & porti; & però l'Architetto deue an
che hauere con&longs;ideratione di quelle fabriche, che conuengono al mare. Ma chi prenderà la
terra come capitano, & condottore di e&longs;&longs;erciti hauerà bi&longs;ogno di alloggiamenti, &longs;teccati, for
li, d'artigliarie, machine, & in&longs;trumenti diuer&longs;i per dife&longs;a, & offe&longs;a. alle quai tutte co&longs;e l'Ar
chitetto deue dare ordine. Ma perche quelli, che &longs;tanno dentro al gouerno, ouero &longs;ono pre&longs;i
denti alle controuer&longs;ie ciuili, & criminali, ouero &longs;ono con&longs;ultori delle co&longs;e di &longs;tato: però è
nece&longs;&longs;ario per li giudici il foro, & per li &longs;enatori il &longs;enato & la curia, & co&longs;i le per&longs;one
degne, che non &longs;ono dedicate al culto diuino della religione haueranno conuenienti habita
tioni. Ma a gli o&longs;&longs;eruatori della religione &longs;i faranno i mona&longs;teri, i chio&longs;tri, gli ho&longs;pitali,
per gli huomini, & per le donne, come ricerca l'u&longs;o, & il decoro d'ogni per&longs;ona, et &longs;pecial
mente &longs;i metterà ogni indMa perche
&longs;ono alcune opere, che nè in tutto publiche, nè in tutto prinate &longs;i deono chiamare: però di
da mercantare, alcune per difen&longs;ione, & aiuto, come &longs;ono i fondachi, le dogane, i magaze
ni, la Cecca, gli armamenti, i luoghi delle munitioni. alcune all' u&longs;o come bagni, acquedotti,
& &longs;imil co&longs;e. Altre al diletto &longs;eruono, & alle fe&longs;te, come &longs;ono i theatri, gli amphiteatri, le
loggie, i luoghi diputati al cor&longs;o, & a giuochi diuer&longs;i. altre all' honore, & alla memoria, co
me gli archi, i trofei, le &longs;epolture, le mete, gli obeli&longs;chi, & le piramidi. Altre in fine a i
rei huomini &longs;i fanno, come il carcere, che è con&longs;eruatore della giu&longs;titia. & tutte le predet
te fabriche hanno del publico, & del priuato in un certo modo, come &longs;i puo ben con&longs;ider an
do uedere. Ma le per&longs;one &longs;enza grado &longs;ono gli huomini cittadine&longs;chi, gli artefici, gli agri
coltori. & però con&longs;iderando lo Archit etto la commodità, & la conditione d'ognuno, non la
&longs;cierà a dietro maniera alcuna di priuato edificio sì nella città, come nella uilla. & con que
&longs;to &longs;i darà fine a quella parte, che tratta dello e&longs;&longs;er delle co&longs;e: riuolgendo&longs;i poi al ben e&longs;&longs;er trat
terà de gli ornamenti, adornando la città, le fortezze, i tempij, i palazzi, le ca&longs;e, le &longs;trade,
i ponti, gli archi, le &longs;epolture, & in &longs;omma ogni opera publica, & priuata. Di que&longs;ta &longs;i trat
ta nel &longs;ettimo libro. Finalmente perche a fare &longs;i grandi, & belle opere ci bi&longs;ognano molti in
&longs;trumenti, ne i quali oltra la natura delle co&longs;e, l'arte dimo&longs;tra la forza &longs;ua, & la materia
& &longs;oggetto d'ogni opera, & la potenza dello agente la fa e&longs;&longs;ere quello, che ella non era; &
que&longs;to con diuer&longs;i in&longs;trumenti, per e&longs;&longs;ere lo in&longs;trumento mezano tra lo operante, & la co&longs;a ope
rata: però il &longs;aggio Architetto tratta de gli in&longs;trumenti, & delle machine, da leuare, tirare,
& mouere i pe&longs;i, & di tutte altre &longs;orti d'artigliarie: & perche il tempo è mi&longs;ura delle opera
tioni de gli huomini, & della natura, & il mouimento de i corpi cele&longs;ti, & &longs;pecialmente del pri
mo ua in&longs;ieme col tempo, & ci apporta il Sole, & la Luna, come quelli che di&longs;tingueno i giorni
& le notti: però, accioche gli huomini comparti&longs;chino le hore, & i tempi delle loro operatio
ni, lo Architetto &longs;i uolgerà con gli occhi al cielo, & &longs;eruendo&longs;i di que bei lumi, con arti
ficio&longs;i lineamenti de&longs;criuerà gli horologi da Sole qua&longs;i mettendoci il cielo nelle mani: & que&longs;ta
è la &longs;omma dell' Architettura, laquale (&longs;e ben &longs;i con&longs;idera) abbraccia ogni commodo, & dilet
to dell' humana generatione. & con lo &longs;opradetto di&longs;cor&longs;o potemo andare &longs;icuramente alla di
chiaratione del pre&longs;ente Capo. dice adunqne Vitruuio diuidendo l'Architettura.
Le parti dell' Architettura &longs;ono tre, Edificatione, Gnomonica, & Machinatione.
La
edificatione è diui&longs;a in due parti. una è la collocatione delle mura, & delle opere com
muni, ne i luoghi publici, l'altra è la e&longs;plicatione de i priuati edificij.
che egli uenghi all' opera, hora egli ci mo&longs;tra in quante co&longs;e egli ha da porre le &longs;ei predette
forme: & dice, che l'ordine, la &longs;immetria, la di&longs;po&longs;itione, la di&longs;tributione, il decoro, & la
eurithmia &longs;i hanno ad e&longs;&longs;ercitare in tre co&longs;e principalmente, che egli chiama parti dell' Ar
chitettura, & &longs;ono parti materiali: & la prima è la Edificatione, & fabrica; la &longs;econda Gno
monica, la terza Machinatione. Fabrica è nome generale, & particolare; in generale fa
brica è arte, & componimento d'alcuna co&longs;a, come latinamente Fabbro è detto ogni ope
rario. Similmente machinatione è quello i&longs;te&longs;&longs;o, che è fabrica in generale; ma quando l'uno,
& l'altro nome è pre&longs;o in particolare', fabrica s'intende edificatione, & machinatione s'inten
de arte di fare le machine: della quale &longs;i tratta nel decimo libro. la edificatione ha due parti,
l'una è la collocatione delle mura, & delle opere communi ne i publici luoghi. di que&longs;ta &longs;i trat
ta ne i primi cinque uolumi. L'altra è la e&longs;plicatione de i priuati edificij, delli quali &longs;i trat
ta nel &longs;e&longs;to. Le Di&longs;tributioni delle opere publiche &longs;ono tre, delle quali una &longs;i dà alla di
fe&longs;a, l'altra alla religione, l'altra al commodo. Alla dife&longs;a appartiene la ragione di fare
le mura della città, & delle torri, & delle porte, lequali co&longs;e &longs;ono &longs;tate ritrouate per &longs;cac
ciare gl'impeti de i nimici continuamente.
Della religione è la collocatione de i tempij, & delle &longs;acre ca&longs;e, de gli immortal Dei. Della opportunità è la di&longs;po&longs;itione de i luo
ghi communi all' u&longs;o publico, come &longs;ono i porti, i fori, i portichi, i bagni, i Theatri, i
luoghi da pa&longs;&longs;eggiare, & le altre co&longs;e, le quali con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni, &longs;ono ne i publici luo
ghi di&longs;egnate.
Quc&longs;te co&longs;e di tal maniera dcono e&longs;
&longs;er di&longs;po&longs;te, che egli &longs;i habbia riguardo alla fermezza, all' utilità, alla uenu&longs;tà. Alla fermez
za &longs;i riguarderà, quando le fabriche &longs;aranno ben fondate &longs;in &longs;ul &longs;odo. & &longs;e &longs;enza auaritia &longs;i
farà elettione, & &longs;cielta della materia d'ogni &longs;orte. All' utilità &longs;i prouederà, quando &longs;enza
impedimento al commodo, & u&longs;o de i luoghi, & &longs;enza menda &longs;aranno le co&longs;e di&longs;po&longs;te,
& bene accompagnate, & partite ad ogni maniera. Alla bellezza &longs;i &longs;atisferà, quando con
bella, & gioconda maniera dello a&longs;petto, la compartita de i membri, &longs;arà giu&longs;ta, eguale,
& proportianata.
&longs;anità. Cap. IIII.
NEL fabricare le mura della città que&longs;ti &longs;ono i principij.
Primamente è la elettio
ne di luogo &longs;ani&longs;simo: Quello &longs;ia lo eleuato, non coperto di nebbie, nè cari
co di freddi uapori: Ma che riguardi quelle parti del cielo, che nè troppo cal
de &longs;ono, nè troppo fredde, ma temperate. Dapoi &longs;e egli &longs;i &longs;chiferà la uici
nanza delle paludi; perche uenendo alla città col na&longs;cente &longs;ole l'aure mattutine, &longs;e con
quelle &longs;e congiugneranno le na&longs;ciute nebbie, & i fiati delle be&longs;tie palu&longs;tri &longs;pargeranno
nei corpi de gli habitanti i ueneno&longs;i uapori me&longs;chiati con le nebbie, & faranno il luogo
mal &longs;ano. Anchora &longs;e le mura &longs;aranno a canto'l mare, & riguarderanno al meriggie, o al
ponente, non &longs;aranno i luoghi &longs;alubri.
hora a fabricarui &longs;opra; & &longs;econdo la &longs;ua diui&longs;ione comincia dalle opere publiche, & delle &longs;ei co
&longs;e, che apartengono alla forma, tocca prima la di&longs;tributione, & il decoro naturale: & delle tre,
che deue hauer ogni fabrica ragiona prima della utilità, & dirà poi della fermezza, & uenu&longs;tà
delle opere. Quanto alle opere publiche ci uiene inanzi la città, che per dife&longs;a della uita, della
religione, & delle publiche commodità, &longs;i &longs;uol fare. Sei co&longs;e &longs;ono (come dice il dotto Leon Bat
ti&longs;ta) da e&longs;&longs;er con&longs;ider ate da chi uuol fabricare una città. La prima è l'ampiezza di tutta la ter
ra po&longs;ta d'intorno, & la faccia, doue &longs;i debbe fabricare, detta regione. La &longs;econda è il campo,
& la piazza, o &longs;patio determinato della regione da e&longs;&longs;er cinto, & rinchiu&longs;o di mura. La terza,
è il compartimento del detto &longs;pacio. La quarta è tutto quello, che &longs;i lieua dal piano, parete, o
muro nominato. La quinta è tutto quello, che ci &longs;tà &longs;opra il capo, o ci cuopre in qualunque mo
do. La &longs;e&longs;ta è l'apritura, doue & le per&longs;one, & le co&longs;e entrano, & e&longs;ceno.
Vitr.
comincia
a dire della regione, cioè della elettione de i luoghi &longs;ani, percioche gran forza, & uirtù è po&longs;ta
nella natura de i luoghi, & dello aere, come quello, che da noi non &longs;i puote &longs;eparare; & il luogo
è come padre della generatione, in quanto egli è affetto dalle qualità cele&longs;ti. & però le co&longs;e na
turalmente &longs;i con&longs;eruano piu doue na&longs;ceno che altroue. Egli &longs;i ragiona adunque della elettione
de i luoghi &longs;ani per fabricare la città: & que&longs;ta è la prima con&longs;ideratione, che &longs;i deue hauere.
La regione adunque contiene alcune qualità, delle quali altre &longs;ono pale&longs;i, altre a&longs;co&longs;e. & di que
&longs;te, & di quelle alcune &longs;ono ree, alcune buone. Le ree &longs;i cono&longs;ceno dalle buone per lo contrario.
Delle buone altre ci &longs;erueno al commodo, come il pae&longs;e abondante di acque, di frutti, di pa&longs;coli,
che ha buoni uicini, porti, entrate, per commodità del contrattare, & condurre le merci. Al
tre &longs;ono buone all a &longs;anità. sì perche hanno l'acque mobili, lucide, non ui&longs;co&longs;e, non metalliche,
troppo caldi, o da luoghi infetti. Similmente &longs;e la temper atur a &longs;arà alquanto humida, & dolce,
croè temperata. dopo la quale è piu &longs;ana la fredda: & &longs;e lo aere &longs;arà puro, purgato, peruio alla ui
&longs;ta, mobile, & uniforme; & il &longs;ole non cuocerà molto, o non &longs;arà troppo lontano, ma potrà col
&longs;uo calore con&longs;irmare le fredde aure mattutine. Le a&longs;co&longs;e qualità, che ree &longs;ono, come ho detto,
&longs;i cono&longs;ceno dalle buone. Et le buone &longs;i attendeno da gli animali grandi, gagliardi, &longs;aporiti di
carne, & fegato buono, & da gli huomini, quando &longs;ono copio&longs;i dell'uno, & l'altro &longs;e&longs;&longs;o, &
quando &longs;ono belli, &longs;ani, & di lung a uita: & che &longs;ono coloriti, gagliardi, & di temperata com
ple&longs;&longs;ione. Et dalle piante, quando &longs;ono belle, ben nodrite, non offe&longs;e da i uenti, & non &longs;ono
di quelle &longs;pecie, che na&longs;ceno in luoghi paludo&longs;i, o &longs;trani. Et dalle co&longs;e diuine, come dal Genio, &
buona fortuna del luogo: & dalle naturali, quando le co&longs;e &longs;i con&longs;eruano, come &longs;ono le merci, i
frutti: & dalle artificio&longs;e, quando gli edificij non &longs;ono corro&longs;i da i uenti, o dalla &longs;al&longs;ugine. Que
&longs;te co&longs;e di&longs;corre Vitr.
accioche faccia l'huomo cauto et auuertito: & conferma con e&longs;&longs;empi, quan
to dice, & con ragioni naturali, & dimo&longs;tra non e&longs;&longs;ere ine&longs;perto della Filo&longs;ofia.
Leggi Leon Eatti&longs;ta a i capi, terzo, quarto, quinto, & &longs;e&longs;to del primo libro, & hauerai la
pre&longs;ente materia, copio&longs;a, ornata, & dotta: nel re&longs;tante Vitr.
&longs;i la&longs;cia intendere in conformità
di molti antichi &longs;crittori, & proua quanto nociui &longs;iano i luoghi &longs;ottopo&longs;ti al calore del &longs;ole,
dicendo.
Perche nella &longs;tate l'aere, che è uer&longs;o il meriggie na&longs;cendo il &longs;ole &longs;i ri&longs;calda, nel merig
gie arde: & quello, che è uer&longs;o il ponente, na&longs;cendo il &longs;ole intepidi&longs;ce, &longs;alendo al mezo
dì ri&longs;calda, cadendo abbrucia: la doue per le mutationi del caldo, & del freddo i corpi
che &longs;ono in que luoghi s'infermano. & que&longs;to &longs;i puo cono&longs;cere dalle co&longs;e inanimate, im
peroche nelle cantine coperte niuno prende il lume dal meriggie, nè dal ponente, ma dal
&longs;ettentrione: perche quella parte non &longs;i uede in alcun tempo mutata, ma è ferma &longs;empre,
& immutabile; & però i Granai, che riguardano al cor&longs;o del &longs;ole pre&longs;to mutano la bontà
loro; & le co&longs;e del mangiare, & i frutti, che non &longs;ono alla parte oppo&longs;ta al cor&longs;o del &longs;o
le, non &longs;i con&longs;eruano lungamente, perche &longs;empre il calore cocendo leua la fermezza delle
co&longs;e, & con i &longs;uoi caldi uapori &longs;uggendo le uirtù naturali le di&longs;cioglie, & quelle per lo
caldo ammollite, rende debili, & inferme. come &longs;i uede nel ferro, il quale benche &longs;ia du
ro di natura, nondimeno dal fuoco ri&longs;caldato nelle fornacì, s'ammolli&longs;ce in modo, che in
ogni forma &longs;i puo ageuolmente piegare, & fabricare: & lo i&longs;te&longs;&longs;o e&longs;&longs;endo molle, & rouen
te po&longs;to nell' acqua fredda &longs;i rindura, & ritorna nella proprietà di prima. Egli &longs;i può an
chora con&longs;iderare, che co&longs;i &longs;ia, da che nel tempo della &longs;tate tutti i corpi per lo caldo s'inde
boli&longs;ceno, non tanto ne i luoghi pe&longs;tilenti, quanto ne i &longs;ani: & per lo contrario nel uer
no, quantunque le regioni &longs;ieno molto mal &longs;ane, diuentano però &longs;ane, percioche i fred
di le fortificano grandemente. Similmente &longs;i uede, che i corpi da luoghi freddi in parti
calde traportati poco durano, & &longs;i di&longs;cioglieno, ma quelli, che &longs;ono di pae&longs;i caldi, &longs;e &longs;ta
ranno nelle fredde regioni del &longs;ettentrione, non &longs;olamente per la mutatione del luogo
non &longs;aranno &longs;ottopo&longs;ti a malatie, ma &longs;i confermeranno. Et però nel fare le mura delle
città bi&longs;ogna guardar&longs;i da quelle regioni, i quali con i calori loro po&longs;&longs;ono &longs;pargere i cal
di uapori ne i corpi humani. perche di que principij, che chiamano elementi, tutti i corpi
&longs;ono compo&longs;ti, cioè di calore, di humore, di terra, & di aere, & dalla me&longs;colanza di que
&longs;ti con naturale me&longs;colamento in &longs;omma formate &longs;ono le qualità di tutti gli animali nel
mondo. in que corpi adunque, ne i quali di que principij abonda il calore, &longs;i uede, che il
caldo gli uccide, & di&longs;cioglie tutte le altre co&longs;e, & que&longs;ti difetti &longs;uol fare il feruore del cie
lo, che uiene d'alcune parti, quando egli entrato &longs;iede nelle aperte uene, piu di quello,
che puo portare il corpo per le me&longs;colanze della &longs;ua natural temperatura. parimente
&longs;e l'humore hauerà occupato le uene de i corpi, & quelle hauerà fatto di&longs;eguali, & le uirtù della compo&longs;itione &longs;i di&longs;ciglieranno.
Similmente dai raffreddamenti dell hu
more de i uenti, & dell' aure, s'infondeno i difetti ne i corpi. Nè meno la natural compo
&longs;itione dello aere, & del terreno cre&longs;cendo, o &longs;cemando fa debili gli altri principij, ijter
re&longs;tri con la pienezza del cibo, gli aeri con la grauczza dello aere. Ma &longs;e alcuno uorrà
con piu diligenza uedere &longs;en&longs;ibilmente, auuerti&longs;ca, & attenda alle nature de gli uccelli,
de i pe&longs;ci, & de i terre&longs;tri animali. & a que&longs;to modo potrà con&longs;iderare le differenze delle
tempre de i corpi. imperoche altra me&longs;colanza hanno gli uccelli, altra i pe&longs;ci, & molto
anche piu è diuer&longs;a la natura de i terre&longs;tri animali. gli uccelli hanno manco del terreno,
& meno dell' humore, &longs;ono di temperato calore, abondano di aere, da che na&longs;ce, che e&longs;
&longs;endo di piu lieui elementi compo&longs;ti, ageuolmente &longs;i leuano contra lo impeto dello ae
re. Ma le nature aquatili de i pe&longs;ci, perche &longs;ono dal calor temperate, & piu d'aere & di
terreno, & poco dell' humore ritengono, quanto meno hanno di que principij dell' humo
re, tanto piu facilmente nell' humore &longs;i con&longs;eruano. & però tratti a terra ad un i&longs;te&longs;&longs;o tem
po, & la uita, & l'acqua mandano fuori: co&longs;i i terre&longs;tri animali, perche tra i principij lo
ro &longs;ono dallo aere, & dal calore temperati, & meno ritengono del terreno, & piu del
l'humore, abondando in quelli le parti humide, non po&longs;&longs;ono &longs;tando nell' acqua lunga
mente con&longs;eruare la uita. Se adunque co&longs;i pare, come propo&longs;to hauemo, & &longs;e col &longs;en&longs;o
uedemo i corpi de gli animali e&longs;&longs;er di tali principij compo&longs;ti, & dimo&longs;trato hauemo per
lo mancamento, & per lo &longs;operchio di tal co&longs;e, il tutto ce&longs;&longs;are, o patire, non dubitamo,
che nece&longs;&longs;ario non &longs;ia con ogni diligenza sforzar&longs;i di eleggere le parti del Cielo tempe
perati&longs;sime, quando nel fare le mura &longs;i richiede la &longs;anità; & però io giudico fermamen
te douer&longs;i a que&longs;to propo&longs;ito riuocare la ragione de gli antichi: imperoche i maggiori
diligentemente riguardauano i fegati delle pecore &longs;acrificate, che pa&longs;ceuano in que luo
ghi, doue &longs;i faceuano le ca&longs;tella, ouero le guarnigioni: & &longs;e le prime erano liuide, &
uitio&longs;e ne &longs;acrificauano delle altre, dubitando &longs;e per infirmità, o per li pa&longs;coli fu&longs;&longs;ero
uitiate: ma poi hauendo fatto la i&longs;perienza in molte di e&longs;&longs;e, & prouata la intiera, & &longs;o
da natura de i fegati, dalle acque, & da gli pa&longs;coli, s'accampauano in que luoghi: ma &longs;e
trouauano difetto in quelli, per certo indicio argomentando, il mede&longs;imo ne i corpi hu
mani traportando, che in que luoghi e&longs;&longs;er doue&longs;&longs;e pe&longs;tilente la copia dell' acqua, & del ci
bo: & co&longs;i per altre parti &longs;i moueuano, & mutauano pae&longs;e, in ogni luogo cercando la
&longs;anità: ma che per li pa&longs;coli, & per li cibi &longs;i apparino e&longs;&longs;er &longs;alubri le proprietà della terra,
argomento manife&longs;to ci danno i campi di Candia, i quali &longs;ono d'intorno il &longs;iume Po
thereo, tra Gno&longs;o & Cortina, perche dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra di quel fiume pa&longs;ce
no le pecore, ma quelle, che &longs;i uanno pa&longs;colando cerca Gno&longs;o, hanno la milza grande,
& quelle che &longs;ono appre&longs;&longs;o Cortina non l'hanno apparente. perche dimandandone i medi
ci la cagione, ritrouarono in que luoghi un'herba, che pigliata dalle pecore, &longs;cemaua loro
la milza. & co&longs;i cogliendone, ne dauano a quelli, che patiuano di milza.
& per que&longs;to i Cre
ten&longs;i, chiamano quell' herba A&longs;plenon. Da que&longs;to egli &longs;i puo &longs;apere, che dal cibo, & dal
le acque i luoghi &longs;ono o pe&longs;tilenti, o &longs;alubri. Oltra di que&longs;to &longs;e nelle paludi &longs;arà fabricata la
città, & che le paludi uicine al mare riguarderanno al &longs;ettentrione, ouero tra'l &longs;ettentrio
ne & leuante, pure che &longs;iano piu alte che il lito del mare, con ragione parerà e&longs;&longs;er fabricata.
perche tratte le fo&longs;&longs;e, le ac que &longs;e ne correno al lito, & dal mare gonfio per le fortune ri
battute nelle paludi per uarij mouimenti &longs;ono commo&longs;&longs;e, doue per le amare me&longs;colanze
nei luoghi palu&longs;tri non na&longs;ceranno animali ueneno&longs;i. & quelli, che da piu alti luoghi nuo
tando uer&longs;o i liti &longs;e ne anderanno, per la non con&longs;ueta &longs;al&longs;ugine &longs;e ne moriranno. Lo e&longs;
&longs;empio di que&longs;te co&longs;e, &longs;i puo hauere dalle paludi Galliche, che &longs;ono d'intorno Altino, Ra
uenna, & Aquilegia, & altre terre uicine alle palludi, le quali per que&longs;te ragioni hanno Ma quelli luoghi, che hanno le paludi ba&longs;&longs;e, & non hanno u&longs;ci
te correnti nè per fiumi, nè per fo&longs;&longs;e, come &longs;ono le paludi Pontine, &longs;tando ferme &longs;i putre
fanno, & mandano fuori in que' luoghi humori graui, & pe&longs;tilenti. Nella Puglia l'antica
Salapia, che da Diomede nel ritorno da Troia fu fabricata, ouero (come altri dice) da
Elfia Rodiotto, era &longs;ituata in luoghi tali, doue gli habitatori infermando&longs;i ogni anno,
andorono finalmente da M. Ho&longs;tilio, & da quello per publico nome chiedendo impetro
rono, che egli troua&longs;&longs;e loro luogo idoneo, & elegge&longs;&longs;e per fabricar la città. Non ritardò
M. Ho&longs;tilio, ma &longs;ubito inue&longs;tigate le ragioni dotti&longs;simamente comprò una po&longs;&longs;e&longs;sione ap
pre&longs;&longs;o il mare in luogo &longs;ano, & chie&longs;e dal &longs;enato, & populo Romano, che lecito fo&longs;&longs;e tra
portare la terra, & co&longs;i la cin&longs;e di mura, compartì le piazze, & fatte le parti uendette a cia&longs;
cuno habitante la &longs;ua per due libre & meza d'Argento. & fatte que&longs;te co&longs;e, egli aper&longs;e il la
go nel mare, & dallago fece il porto con i doni conce&longs;si, la doue hora i Salapini per quat
tro miglia lontani dalla loro antica città habitano in luogo &longs;ano.
que&longs;to Capo, & ne gli altri &longs;eguenti del pre&longs;ente libro. Ma noi non uolemo a pompa empire i
fogli, nè di&longs;putare &longs;ottilmente delle co&longs;e dette da Vitruuio: nelle quali egli ha uoluto & Medi
co, & Filo&longs;ofo dimo&longs;trar&longs;i. Io de&longs;criuerei l'herba A&longs;plenon, i luogi di Candia, Rhetimo, &
Cortina, doue ella na&longs;ce, & dimo&longs;trarei in pittura il &longs;ito, & la regione, nella quale deue e&longs;&longs;er
collo cata una Città, (&longs;e però la pittura puo far que&longs;to) ma perche io intendo, che altri &longs;i
pigliano que&longs;to carico, uolentieri lo la&longs;ciarò a loro. Cerca l'i&longs;torie uoglio credere a Vitruuio:
perche non pare conueniente confermare i detti di Vitr.
con autorità di Tlinio, o d'altro, che
for&longs;e ha pigliato da Vitr.
quello che egli ha &longs;critto. E a&longs;&longs;ai, che Leon Batti&longs;ta con ogni dili
genza raccolto habbia molte, & diuer&longs;e co&longs;e ad un propo&longs;ito, che po&longs;&longs;ono &longs;atisfare i curio&longs;i
di &longs;aper piu oltra. leggi al &longs;econdo Capo del quarto libro del &longs;opra detto.
Quella parola che
dice Vitr. Municipium, gli Spagnuoli dicono Villa con giuriditione, & Ca&longs;trum, Villa cercada.
torri. Cap. V.
QVANDO adunque con que&longs;te ragioni e&longs;po&longs;ta &longs;arà la &longs;alubrità de i luoghi,
ne i quali &longs;i hanno a fare le cinte delle mura della Città, & che per &longs;ouue
gno, & nutrimento di quella elette &longs;aranno le regioni copio&longs;e di frutti,
& per gli acconciamenti delle &longs;trade, de i fiumi, ouero de i porti del ma
re &longs;i potrà con le condotte delle co&longs;e commodamente uenire, Allhora in
que&longs;to modo &longs;i hanno a fare le fondamenta.
&longs;ciando que&longs;te abbracciamo quelle, hora uuole trattare di quella parte, che noi dicemmo di &longs;o
pra e&longs;&longs;er certa, & terminata, nè co&longs;i ampia, come è la Regione. comincia adunque a rinchiu
derla con le muraglie, & tratta delle fondamenta di quelle, & delle torri, riguardando al
l'utile, alla fermezza, & alla bellezza dell' opera, & con&longs;ider a il fine, come far &longs;i deue in ogni
operatione. Nella diui&longs;ione dell' Architettura detto hauemo la nece&longs;&longs;ità di far le muraglie, hora
&longs;i tratta del modo di fondarle, delle parti della forma, della gro&longs;&longs;ezza, delle Torri, & figure
loro. Maper applicare i principij alle co&longs;e, che &longs;i hanno da fare: dico che egli bi&longs;ogna haue
re le idee della di&longs;po&longs;itione, & i termini loro, accioche il tutto &longs;ia preui&longs;to, & con&longs;idera
to. Veniremo adunque alla pianta, che ichnografia &longs;i chiama.
I termini, & contorni della
quale &longs;i fanno con linee, & anguli. Angulo è quella parte del piano &longs;ottopo&longs;to, che &longs;i con
tiene tra due linee, che &longs;i toccano. & però quattro anguli &longs;i fanno da due linee, che &longs;i tagliano
& quel
li, che del dritto &longs;aranno minori, &longs;tretti, & acuti &longs;aranno chiamati, & i maggiori larghi, ot
lu&longs;i, & rintuzzati. Delle linee alcune &longs;on dritte, & &longs;ono quelle il mezo delle quali non adona
bra gli e&longs;tremi, & che tra due punti nel piu breue &longs;pacio &longs;i contengono: altre &longs;ono piegate,
& torte, & &longs;ono quelle, che col mezo loro e&longs;cono de gli e&longs;tremi. Delle piegate alcune &longs;ono
parti del circolo. Circolo è figura piana, & &longs;operficiale rinchiu&longs;a da una linea, dal cui centro
che & punto immobile nel mozo, tutte le linee tirate alla circonferenza &longs;ono eg uali. La linea
piegata da gli Architetti è cbiamata Arco, intendo della &longs;implice. Corda poi &longs;i dice quel
la linea, che pa&longs;&longs;a da un capo dell' Arco all' altro. Saetta &longs;i chiama quella, che dal mezo del
la corda con anguli eguali a&longs;cende alla circonferenza dell' arco. Raggio è quella, che dall' immo
bil punto peruiene alla circonferenza. Diametro quella, che pa&longs;&longs;a per lo centro, & diuide il
circolo in due parti eguali. Intiero arco è il &longs;emicircolo.
Diminuito, & &longs;cemo quello, che è
minore, cioè che ha la corda &longs;ua minore del diametro. Il compo&longs;to è di due archi diminuti: &
però fa nella &longs;ommità uno angulo di due archi. gli e&longs;&longs;empi delle predette co&longs;e &longs;ono qui &longs;otto
Nel
primo ca&longs;o egli &longs;i deue cono&longs;cere quello, che di natura &longs;uo è buono. come &longs;i ha dal prece
dente Capo. nel &longs;econdo bi&longs;ogna por mano al Di&longs;cor&longs;o, come &longs;i dirà nel &longs;eguente.
Nè uoglio
hora commendare la con&longs;uetudine delle genti &longs;traniere, che hora nelle ampli<02>ime &longs;olitudini, &
di&longs;erti habitando, hora ne gli a&longs;pri<02>imi monti, & tra le o&longs;curi<02>ime &longs;elue riducendo&longs;i, & alcu
na fiata in mezo di larghi&longs;&longs;ime paludi, qua&longs;i attuffando&longs;i, & habitando luoghi &longs;terili&longs;&longs;imi &longs;icu
ri &longs;i chiamauano da ogni uiolenza. comè &longs;i legge ne i commentarij de' Germani: & altroue
de gli Irlandi, & Scoce&longs;i: non lodo io que&longs;ti auantaggi: percioche non mi pare, che egli &longs;i deb
bia eleggere la pouertà, perche niuno ci porti inuidia: nè anche &longs;ognarei un poetico mondo, o
terre&longs;tre par adi&longs;o: doue i fiumi di latte correno, mele &longs;udano le quercie, manna e nettare pioue
no i cieli: peroche all' humana nece&longs;&longs;ità &longs;i puo con mediocre & conueneuole habitatione proue
dere, & quelle copie piu pre&longs;to de&longs;iderare, che hauere &longs;i po&longs;&longs;ono. Quanto adunque richiede la
uita de gli huomini, elegga&longs;i la Città in tal &longs;ito, che ella &longs;i notri&longs;ca del &longs;uo tenitorio, che non
po&longs;&longs;a di leggieri e&longs;&longs;ere a&longs;&longs;alita, che &longs;ia libera alle &longs;ortite, & che habbia le &longs;opradette conditio
ni: dapoi habbia&longs;i cura di fondare la muraglia. Gli inditij di buono, & &longs;odo terreno &longs;ono;
che ne i luoghi, ne i quali s'ha da fondare, non ui &longs;iano herbe &longs;olite di na&longs;cere in luoghi humi
di, che nel pae&longs;e d'intorno &longs;iano &longs;a&longs;&longs;i acuti & &longs;odi, & alberi &longs;olo na&longs;centi in luoghi a&longs;ciutti:
che non ui &longs;iano acque &longs;ortiue &longs;otto: &longs;e il terreno per li pe&longs;i in terra gettati, non ri&longs;uonerà
nè l'acqua ripo&longs;ta ne' ua&longs;i per li cadimenti &longs;i muouerà. Le cauationi de i pozzi oltra l'utilità
dell' acqua, & della materia, ne daranno &longs;egno della &longs;odezza del terreno. Il fondamento non
è parte della fabrica: imperoche la natura &longs;enza l'aiuto dell' Arte, &longs;uol darci il luogo fon
dato, facendo&longs;i il piano &longs;odi&longs;&longs;imo con alti, & duri &longs;a&longs;&longs;i: doue non fa bi&longs;ogno d'alcuna bu-
del terreno, la qualità, il compartimento, & le regole. La forma del terreno, è fatta &longs;econdo
la quantilà de i luogbi, i quali &longs;ono o alti, o ba&longs;&longs;i, o pendenti: la qualità è perche la terra ba
di molte &longs;corze, onde altre &longs;ono coperte di gro&longs;&longs;a, altre di minuta &longs;abbia, & altre di creta.
altre di to&longs;o, molte di giara me&longs;colata: & in fine altre &longs;ono &longs;ecche, & areno&longs;e, altre bu
mide, & molli. Il compartiment o richiede, che i piani &longs;iano di&longs;egnati con linec, & con la
&longs;quadra, ri&longs;petto al drizzare le co&longs;e, & a formare gli anguli. Fa una croce di funi, &longs;econ
do che dice Leon Batti&longs;ta, & nel mezo &longs;ia fitto un chiodo, col quale ti reggerai, & co&longs;i fa
rai le tue &longs;acome. tirando il filo per ogni uer&longs;o, le Regole ueramente per le fondamenta di
ogni fabrica &longs;ono trouare il uiuo, & il &longs;odo, ne i luoghi pendenti cominciar dal ba&longs;&longs;o, ne i
molli, ouer areno&longs;i battere le palificate &longs;pe&longs;&longs;e & &longs;ode: & quelle ra&longs;&longs;odare piu pre&longs;to col con
tinuo battere, che col pe&longs;o, o gran perco&longs;&longs;a di quelli &longs;trumenti, che noi chiamamo becchi,
latini fi&longs;tucas. Con&longs;igliar&longs;i con i periti del luogo cerca la natura del terreno.
Non &longs;i &longs;i
dare di fondar &longs;opra ruine, cauar egualmente, & i&longs;pianare il fondo delle fo&longs;&longs;e, accioche il
pe&longs;o prema egualmente. Sia la parte di &longs;otto piu ampia, & pia gro&longs;&longs;a della &longs;uperiore imit an
do la natura delle co&longs;e, & &longs;pecialmente gli alberi, che &longs;ono da piedi piu gro&longs;&longs;i, che da cima. &longs;ia
la palificata piu gro&longs;&longs;a del muro il doppio: i pali &longs;pe<02>i&longs;&longs;imi, & gro&longs;&longs;i per la lunghezza loro la
duodecima parte, ne corti meno dell' ottaua. ne luoghi d'acqua &longs;ortiua per piu &longs;icurtà &longs;i fonda
a uolti &longs;opra pali. Ne i grandi edificij &longs;i la&longs;ciano alcuni &longs;piragli nel mezo delle fondamenta
per l'opera fino alla cima: accioche i uenti po&longs;&longs;ino u&longs;cire ri&longs;petto a i terremoti, l'ampiezza
della Città, & giro quanto alla dignità, &longs;i richiede ampia & grande per la moltitudine, et fre
quenza delle genti: quanto alla fortezza, la grande ben guardata, da poche genti non puo
e&longs;&longs;er offe&longs;a, la picciola da manco genti è dife&longs;a: piu facilmente può e&longs;&longs;er rubbata, & piu &longs;i
cura al tempo di guerra. Deue la Città e&longs;&longs;er capace di moltitudine, ma non hauere molto di
uoto. Egli bi&longs;ogna però &longs;econdo i tempi far le Città forti, perche dalle offe&longs;e, che &longs;econdo le
inuuentioni de gli huomini, tutto' lgiorno &longs;i fanno, &longs;i piglia forma alle dife&longs;e. Ma tempo e di ue
nire a Vitruuio. All' hora in que&longs;to modo &longs;i hanno a fare le fondamenta, cioè, che &longs;i ca
ui tanto, che &longs;i truoui il &longs;odo, s'egli &longs;i puo ritrouare, & nel &longs;odo quanto ragioneuolmen
te parerà per la grandezza dell' opera, con que&longs;ta conditione però, che la parte &longs;otterra
tenga &longs;pacio maggiore, & piu gro&longs;&longs;a &longs;ia, che i pareti &longs;opra terra, & quelle fondamenta
&longs;iano riempite di &longs;odi&longs;sime pietre me&longs;colate con calce & arena.
&longs;a. & rincerca l'incami&longs;ciata, come &longs;i uederà.
Le Torri deono &longs;portar fuori dell' ordine, & drittura della muraglia nella parte e&longs;terio
re, accioche uolendo il nimico dare l'a&longs;&longs;alto, &longs;ia da ogni parte da gli aperti fianchi dalla
de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra dalle torri con pietre, & altre co&longs;e da trarre, ferito.
& perche alcune offe&longs;e &longs;ono
manife&longs;te, alcune a&longs;co&longs;e, altre lontane, altre d'appre&longs;&longs;o: però Vitru.
cerca di prouedere quanto &longs;i
può (come deue far ognuno che fortifica) a tutte &longs;orte di offe&longs;e. & perche l'ultima, & piu uici
na & gagliarda, è lo a&longs;&longs;alto, & l'impeto che fa il nimico per entrare nella città, però a questa
prima prouede Vitr.
per far stare lontano il nimico. Le Torri adunque de gli antichi, (in luogo
delle quali per altri ri&longs;petti &longs;ono a dì nostri, i baloardi, le piatte forme, i caualieri, le forfici)
erano fatte per que&longs;to effetto, che difende<02>ero la cortina, però è nece&longs;&longs;ario, che le e&longs;chino nella par
te esteriore uer&longs;o il nimico. La &longs;omma del fortificare da alcuni è ridotta a que&longs;to, che i defen&longs;ori
&longs;ieno &longs;icuri, che &longs;ia il nimico uietato, & anche &longs;cacciato. Il nimico &longs;i uieta con l'acqua, col fo&longs;
&longs;o, & col muro. la fo&longs;&longs;a uieta, & per la di&longs;ce&longs;a, & molto piu per l'a&longs;ce&longs;a, quando ella è profon
da, & precipite, & piu d'una. L'acqua &longs;ortiua m alcuni luoghi non &longs;i può leuare; &longs;e è alta, an
niega, &longs;e è ba&longs;&longs;a fa &longs;drucciolare. impedi&longs;ce i fuochi, & fa difficultà nell' adoperar&longs;i.
La muraglia
che molto bene &longs;erueno a
no&longs;tri giorni. il nimico &longs;i &longs;caccia molto meglio dalle Torri, baloardi, argini, & altre co&longs;e &longs;imili
rileuate, & che e&longs;ceno in fuori, & &longs;pecialmente quelle che hanno maggior piazza; perche la &longs;i
curtà de i defen&longs;ori è posta nella piazza de i baloardi, oltra, che la muraglia uuole e&longs;&longs;er ben &longs;at
ta, & ordinata in modo che i fuochi, i colpi dell' artigliarie, quanto piu &longs;i puo, &longs;i rendino uani: &
&longs;e bene la batteria è gagliarda, & l'artigliaria è uiolenta, però l'indu&longs;tria de gli huomini puo ri
parare con molte inuentioni alla for za terribile di quelle machine trouate da Lucifero. Stando
adunque le fortificationi come dice il Signor Conte Gian Giacopo Leonardi, nella Cortina, nel
fianco, nel fo&longs;&longs;o, nella strada, nella piazza, oue &longs;i po&longs;&longs;ono adoper are le dife&longs;e, & le machine: Vi
tru. molto bene con&longs;idera il tutto.
& perche le porte &longs;ono nece&longs;&longs;arie per l'u&longs;o della città, bi&longs;ogna
a&longs;&longs;icurarle, ma non in modo, che pre&longs;e da alcuno di dentro a&longs;&longs;icurino il traditore, & offendino i
Cittadini. Deue adunque e&longs;&longs;er &longs;icura la porta dal nimico, & batter di fuori, & e&longs;&longs;ere a&longs;co&longs;a, &
che ad e<02>a non mettino capo le &longs;trade, accioche alla di&longs;te&longs;a correndo non po&longs;&longs;ino entrarui i ni
mici. & però dice Vitru.
Egli pare anche che prouedere &longs;i debbia grandemente, che il nimico non habbia facile
l'entrata ad oppugnare il muro, ma co&longs;i di fo&longs;si precipito&longs;i circondato &longs;ia, & proui&longs;to,
che le uie non &longs;iano alle porte drizzate, ma per torto camino uadino alla &longs;ini&longs;tra, perche
quando que&longs;to fatto &longs;ia, la de&longs;tra parte di coloro che anderanno alla città, che non è dallo
&longs;cudo coperta, &longs;arà uer&longs;o la muraglia.
antiche, nel re&longs;tante pare, che &longs;ia qualche differenza, perche Vitru.
loda il Torrione tondo, co
me piu atto a re&longs;i&longs;tere alle machine oppugnatorie, che erano gli Arieti, & le Testuggini. bia&longs;
ma gli anguli, perche &longs;ono piu di&longs;&longs;ipabili, & copreno gli inimici, che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er battuti
da due lati, come nel tondo. Ma&longs;e auuertimo bene la i&longs;te&longs;&longs;a dottrina &longs;erue a ino&longs;tri tempi, per
cioche &longs;iamo tenuti a fuggire gli anguli &longs;iano piani, di linee dritte, curui, &longs;trelti ò larghi: &longs;iamo
obligati tirar le faccie de i fianchi de i no&longs;tri baloardi con fuggir, piu che &longs;i puo gli anguli; per
che &longs;i faccia legatura migliore, che non fa l'angulo, il quale puo e&longs;&longs;er tagliato dall' artigliaria,
che farebbe il luogo &longs;enza dife&longs;a. Fa lo angulo il mede&longs;imo danno, che dice Vitru.
percioche il
nimico re&longs;ta coperto, ci mo&longs;tra il fianco, il che con la regola de gli antichi potemo e<02>equire con
le no&longs;tre artigliarie, perche Vitr.
uuole che le Torri &longs;iano di&longs;tanti uno tiro di &longs;aetta, che il nimi
co po<02>a e<02>er offe&longs;o dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra: noi applicando que&longs;ta dottrina alla no&longs;tra for
tificatione facemo la distanza di modo, che la no&longs;tra artigliaria offenda da due lati, & che po&longs;
&longs;a ca&longs;tigare chi ardi<02>e fabricar di terreno tra l'uno fianco, & l'altro. le Torri, che egli ci mo
&longs;tra, è ragioneuole, che fu<02>ero &longs;icure, poi che uuole, che i defen&longs;ori po&longs;&longs;ino &longs;tarui &longs;opra alle di
fe&longs;e. Nè i &longs;oldati, nè le machine &longs;ariano &longs;tate con &longs;icurezza, &longs;e non haue<02>ero hauuto le loro
&longs;palle gagliarde &longs;econdo l'offe&longs;a delle machine de&longs;critte nel decimo libro. Noi (&longs;e haueremo
que&longs;ta con&longs;ideratione) &longs;econdo la mente dello autore uedremo, che egli ci mo&longs;tra, che le &longs;palle de
no&longs;tri fianchi e<02>er deono &longs;icure, le piazze di quelle &longs;pacio&longs;e. Hauemo anche di qual modo &longs;i
deono fare le &longs;trade, ouero le porte. Noi &longs;eguendo que&longs;ta auuertenza faremo &longs;empre le no&longs;tre &longs;or
tite, che fuggiremo lo ri&longs;chio, che il nimico non po<02>a entrare in&longs;ieme con i no&longs;tri nelle ritirate, co
me è molte uolte auuenuto a quelli, che non hanno hauuto que&longs;ta con&longs;ideratione. ma &longs;eguitiamo.
Le ca&longs;tella deon&longs;i fare non quadrate, nè di anguli, che e&longs;chino fuori, ma deono piu
pre&longs;to girare; accioche da piu parti &longs;ia ueduto il nimico. percioche doue gli anguli uengo
no in fuori, quel luogo difficilmente &longs;i difende, e&longs;&longs;endo lo angulo piu in dife&longs;a del nimi
co, che del Cittadino. Ma la gro&longs;&longs;ezza del muro &longs;i deue fare in modo, che gli huomini
armati, incontrando&longs;i l'uno con l'altro po&longs;sino pa&longs;&longs;are &longs;enza impedimento, pure che nel
la gro&longs;&longs;ezza del muro le taglie di oliua&longs;tro bru&longs;tolate, & inca&longs;trate &longs;iano po&longs;te &longs;pe&longs;si&longs;sime,
accioche amendue le fronti del muro tra &longs;e come Fibbie, & chiaui, con quelli pezzi ta-
tuo&longs;e, nè tarli, nè uecchiezza po&longs;&longs;ono fare nocumento alcuno, ma & in terra &longs;epolta, &
po&longs;ta in acqua dura &longs;enza danno in &longs;empiterno; & però non &longs;olamente nel muro, ma nel
le fondamenta, & in que pareti, che haueranno gro&longs;&longs;ezza come di muro, &longs;e con que&longs;ta
ragione &longs;aranno ben legati, non &longs;i potranno di leggieri intaccare ne uitiare. Gli &longs;pacij da
Torre a Torre non &longs;iano piu lontani, che un tiro di arco. percioche &longs;e la Torre &longs;arà hat
tuta da una parte, &longs;aranno i nimici &longs;cacciati con bale&longs;tre, & altri &longs;aettamenti dalle Tor
ri che &longs;aranno dall'una, & l'altra parte. & anchora per lo contrario il muro uer&longs;o la parte
interlore delle Totri deue e&longs;&longs;ere diui&longs;o con i&longs;pacij tanto grandi, quanto &longs;aranno le Tor
ri, & &longs;iano le uie nelle parti di dentro delle Torri con traui congiunte, nè &longs;iano fitte con
ferro. Perche &longs;e'l nimico per &longs;orte hauerà occupato alcuna parte del muro, quelli, che
&longs;aranno alle dife&longs;e, potranno tagliare le dette uie, & &longs;e &longs;aranno pre&longs;ti non la&longs;ciaranno,
cheil nimico pa&longs;si all'altra parte delle Torri o del muro, &longs;e egli non uole&longs;&longs;e andare in pre
cipitio. Bi&longs;ogna adunque fare le torri, ouero di forma ritonda, ouero di molti angu
li, perche le quadrate di leggieri &longs;i gettano a terra dalle machine, perche gli Arieti urtan
do rompeno le cantonate, ma nelle ritonde, &longs;pignendole uer&longs;o il centro come cunci non
le po&longs;&longs;ono offendere.
aperta di dentro, benche ad altri modi &longs;i po&longs;&longs;ino acconciar le traui, che &longs;i po<02>a con pre&longs;tezza
gettarle a terra.
Sono alcuni peducci o gatelli, che &longs;pigneuano fuori del muro per due terzid un piede,
quattro piedi lont ani uno dall' altro, &longs;opra i quali poneua tanti capi di traui, che tutti concorre&longs;
&longs;ero al centro della torre: & que&longs;ti con una ferma catena raccomandata all'ultimo palco della
torre, con uno molinello, o argano doue è la. A. fermaua tuttii palchi con tauole &longs;enza chio
di, che leuate le tauole, & rauolgendo là catena, tutte le traui rimarriano appe&longs;e alla catena,
che con grandi&longs;&longs;ima pre&longs;tezza li potria leuare. & que&longs;ti po&longs;&longs;ono portare ogni gran carico, per
che cia&longs;cuno di loro affronta nel centro, nè po<02>ono calare, &longs;e la torre non con&longs;ente. B. è il
centro. Vuole poi che l'ultimo palco &longs;ia forti&longs;&longs;imo non &longs;olo per &longs;o&longs;tentamento di que&longs;ti, ma anche
occorrendo fabricarui &longs;opra per alzarla, &longs;tia forte. C. tauolato.
E.
La muraglia.
H. &longs;ca
la per a&longs;cender alla muraglia. F. piano della muraglia.
D. muro di dentro, che &longs;erraua la
torre. K. I. Gro<02>ezze.
Appre&longs;&longs;o di que&longs;to le dife&longs;e delle muraglie, & delle Torri congiunte à gli argini, e terra
imperoche nè gli arieti, nè le mine, nè altre machine li po&longs;&longs;ono fare
offe&longs;a. Ma non in ogni luogo &longs;i ricerca lo argine, ma &longs;olamente la doue dal di fuori da luo
go alto a piè piano, &longs;i puo uenire ad oppugnare la città. Et però in tali luoghi bi&longs;ogna
prima cauare le fo&longs;&longs;e di larghezza, & di altezza grandi&longs;sima. Dapoi dcue il fondamento
della muraglia e&longs;&longs;er depre&longs;&longs;o, & calcato tra lo aluco della fo&longs;&longs;a, & fatto di quella gro&longs;&longs;ez
za, che egli po&longs;&longs;a &longs;o&longs;tenere il carico dell' opera terrena. & ancora dalla parte della &longs;abrica
di dentro uer&longs;o la terra, egli &longs;i deue fare il fondamento per ampio &longs;patio di&longs;tante da quel
di fuori di modo, che le compagnie po&longs;sino come in ordinanza, nelle dife&longs;e formar&longs;i &longs;o
pra la larghezza dello argine. Quando adunque &longs;aranno fatte le fondamenta co&longs;i di&longs;tanti
l'uno dall' altro, allhora &longs;arà bi&longs;ogno di farne dell' altre per lo trauer&longs;o, che congiunte &longs;ia
no col fondamento di fuori, & col fondamento di dentro di&longs;po&longs;te come pettini a gui&longs;a de
i denti di &longs;iega. perche quando in que&longs;ta maniera &longs;arà fabricato, & fondato il muro, &longs;e
ne hauerà que&longs;to commodo, che la grandezza del pe&longs;o in picciole parti compartita, non
calcando con tutto il carico &longs;uo, non potrà per modo alcuno &longs;cacciare, o &longs;pignere le fonda
menta. Ma della muraglia, di che materia fare &longs;i conuenga, non &longs;i deue in que&longs;to luogo al
trimenti determinare: perche non &longs;i puo per tutto hauere quella copia di co&longs;e, che &longs;i di&longs;i
dera: ma doue &longs;aranno i &longs;a&longs;si di lati, & anguli eguali, & di piana &longs;uperficie, che quadrati
&longs;i chiamano, ouero il &longs;elice, ouero il cemento, ouero il mattone cotto, o crudo, que&longs;te
co&longs;e &longs;i deono u&longs;are: perche non &longs;i puo in tutte le parti del mondo, & in tutte le nature de i
luoghi, accioche i muri durino eternamente &longs;enza difetto adoperar quello, che copio&longs;a
mente uiene in Babilonia, doue in luogo di calce, & di arena, &longs;i u&longs;a il bitume liquido, &
di quello, & di cotto mattone è fatto il muro della città.
&longs;e in terra, o in piano, o in monte, o parte in piano
& parte in monte. Del fabricare nell' acqua Vitr.
ne parlerà nel quinto libro, doue ragiona de i
porti. Bi&longs;ogna auuertire nel fabricare delle città nell' acque, che il cre&longs;cere delle acque non le fac
cia danno; che &longs;i facciano belli pallazzi &longs;opra l'acque, & ponti, che habbiano del grande. & &longs;e
non &longs;ono dife&longs;e dal &longs;ito, & dalla difficultà de i uadi, bi&longs;ogna farui le fortezze, & le mura, & a&longs;
&longs;icurare anche il porto, con catene, come &longs;i dirà al &longs;uo luogo. &longs;e la città &longs;arà in terra, & in altez
za, & in luoghi di precipitij, come pare, che Vitr.
uoglia, nel primo modo di fortificare &longs;enza ar
gini, ella &longs;arà piu &longs;icura, perche difficilmente il nimico la potrà a&longs;&longs;altare, per la &longs;alita difficile,
& hauerà le &longs;coperte commode, & chi la difenderà, &longs;arà &longs;opra l'auantaggio: & quelle città, che
haueranno del piano, & del monte, haueranno de i commodi, che hanno le città del mon
te, & doueranno hauere delle proui&longs;ioni, che hanno le città in piano. Deue in
quelle e&longs;&longs;er un luogo forte nella piu alta parte, per &longs;tare i caualieri della città, quan
do ci fu&longs;&longs;ero cittadini di mala uolontà, o che i nimici haue&longs;&longs;ero occupato la terra. per
che que&longs;ti luogi &longs;pe&longs;&longs;o a&longs;pettando il &longs;occor&longs;o &longs;icuramente intertengono il nimico, & &longs;o
no occa &longs;ione della ricuperatione delle città. Se adunque la città &longs;arà in piano, &
come dice Vitruuio, &longs;e egli &longs;i potrà andare a piede piano, bi&longs;ognerà fargli gli ar
gini, le fo&longs;&longs;e, le contra&longs;carpe &longs;econdo le regole di &longs;opra, & quelli ri&longs;petti, che ha po&longs;ti
Vitruuio nel fondar le torri, & farle alte, & che &longs;portino in fuori, & che &longs;iano aperte
di dentro, & che habbiano precipitij, & che tenghino i defen&longs;ori, & che &longs;i po&longs;&longs;ino &longs;eparare le
entrate, & impedire la pre&longs;a loro, applicarle al modo no&longs;tro di fare i baloardi, & i caualieri,
& le altre dife&longs;e, pigliando quello, che farà per noi. Et però Vitru.
nel dare i precetti della
fortificatione ha cominciato dalle Torri, come quelle, che principalmente ci difendino, & &longs;ia
no à noi come &longs;cuto, & a nimici come offe&longs;a, & propugnaculo, dal quale, & il nimico &longs;ia tenu
to lontano, & la muraglia &longs;ia guardata, & anche la parte di dentro &longs;ia &longs;icura. Ma in que&longs;ta
materia na&longs;ceno de i dubbij. L'uno è che &longs;e le torri &longs;ono tanto larghe, & gro&longs;&longs;e di muraglia, che
po&longs;&longs;ino tenere corpo di gente alle dife&longs;e, &longs;e bene quelle traui, che dice Vitr.
&longs;aranno pre&longs;to getta-A que
&longs;to &longs;i ri&longs;ponde, che le torri erano alte, & che i nimici non poteuano &longs;alire a quelle altezze, &longs;e
bene haueuano occupato il muro. Erano dico alte, & per di&longs;e&longs;a, & per contr a&longs;tare à quelle ma
chine grandi fatte de legnami, che conduceuano i nimici nelle e&longs;pugnationi delle città. l'altro dubio
è che Vitr.
uuole, che le Torri dalla parte di dentro &longs;iano aperte, accioche leuate quelle traui,
& que ponti, lo inimico uedendo il grande precipitio non &longs;i metta a uoler pa&longs;&longs;are da una mura
glia all' altra. per que&longs;to &longs;i uede, che meglio &longs;aria &longs;tato per lo inimico battere una torre, che la mu
raglia. perche tagliata o rotta la torre, baueuano il re&longs;tante libero, & aperto per entrar den
tro. A que&longs;to &longs;i ri&longs;ponde dallo eccellente M. Ale<02>andro Piccheroni huomo de pochi pari nelle for
tificationi, & in altre belle arti, che le torri che erano, o doueuano e&longs;&longs;ere &longs;errate da piedi di mu
ro alto almeno per la metà dell' altezza della cortina, haueuano quel muro che le &longs;erraua gro&longs;&longs;o
da piedi a ba&longs;tanza per impedimento delle zappe, ma poi uenendo uer&longs;o la cima &longs;i faceua piu &longs;tret
to. la torre poi douena nel mezo e&longs;&longs;ere profonda molto, & eguale al meno al fondo de i precipi
tij, & &longs;e per ca&longs;o lo inimico fu<02>e, rompendo la torre, per entrarui dentro, egli era &longs;ottopo&longs;to
ad una infinità di offe&longs;e, sì da quelli, che &longs;tauano di &longs;opra nelle torri, come da quelli, che da ogni
lato &longs;tauano &longs;opra le mura, come &longs;te&longs;&longs;ero quelli palchi, o contignatione, che dice Vitr.
per &longs;icur
tà di quelle, che difendeuano le torri, & che facilmente &longs;i pote<02>ero leuare, altri uno, altri al
tro modo hanno trouato, nè &longs;opra que&longs;to c'è da di&longs;putare qual &longs;ia piu uicino alla mente di Vitr.
e&longs;
&longs;endo libero ad ognuno di affermare qual modo gli piace. però il &longs;opradetto ha ritrouato unmodo
ingenio&longs;o, il quale noi nella &longs;oprapo&longs;ta de&longs;crittione hauemo pigliato.
TABELLE WAR HIER
Denti a gui&longs;a di &longs;ega.
Contra forti a gui&longs;a di pettine.
La muraglia uer&longs;o la città.
Lamuraglia e&longs;teriore.
f.
correnti per lo lungo de i contra&longs;orti, ouero catena.
b.
paloni per lo dritto
del parete. c.
incrocciamenti e&longs;teriori.
e.
ripre&longs;e & immor&longs;ature.
A pareti e&longs;teriori. I Il piano doue fini&longs;ce i paloni.
Ordine nelle di&longs;po&longs;itioni delle mura nelle forti&longs;icationi de gli antichi.
d.
nerue per le fibule che &longs;e incrocciano.
p.
o.
lun
ghezza da un contraforte all'altro. o.
r.
& p
piedi uenti due. b & f.
incrocciamenti delle nerue.
q angoli a modo di &longs;eghe.
e b &longs; catena per il lungo de i contraforti lunga piedi trenta&longs;ei, & gro&longs;&longs;a per larghez
zo uno piede, & per altezza tre quarti. G H nerua ocorrente di legno che riceue
in &longs;e i capi delle catene. K l parte interiore, cioè pomerio.
i u gro&longs;&longs;ezza delle
mura. i r ri&longs;alto de gli angoli a modo di &longs;eghe piedi quattro.
M N parte e&longs;te
riore delle mura.
della di&longs;po&longs;itione di quelle per i&longs;chifare i fiati no
ciui de i uenti. Cap. VI.
CIRCONDATA la Città di mura, &longs;eguita il compartimento di dentro del
le piazze, & de gli &longs;pacij, & il drizzamento delle contrade, & de i capi del
le uie alle parti del Cielo. Drizzeranno&longs;i bene, &longs;e prudentemente &longs;aranno
e&longs;clu&longs;i i uenti da i capi delle uie: perche i uenti, &longs;e &longs;ono freddi, offendeno, &longs;e
caldi, gua&longs;tano, &longs;e humidi, nuoceno. per il che pare, che egli &longs;i debbia &longs;chifare que&longs;to
difetto, & auertire, che non auuenga quello, che in molte Città &longs;uole auenire. Come
nell'I&longs;ola di Lesbo il ca&longs;tello di Metelino, è fatto magnificamente, & con molti orna
menti, ma po&longs;to &longs;enza con&longs;ideratione. in quella Città &longs;offiando l'O&longs;tro gli huomini &longs;i am
malano, &longs;offiando Cauro to&longs;si&longs;cono, &longs;offiando Tramontana &longs;i ri&longs;anano, ma non po&longs;&longs;ono
per la forza del freddo fermar&longs;i nelle piazze, o ne i capi delle &longs;trade.
con&longs;ideratione, che &longs;i doueua hauere per &longs;ituare la Città, & dapoi che ci ha dimo&longs;trato come
egli &longs;i ha da pigliare una parte della regione, & circondarla di dife&longs;e, & munitione di mu
raglia, con ragione egli uuole in&longs;egnare a compartire il piano rinchiu&longs;o da tutto il circoito
delle mura. & prima con&longs;idera il compartimento quanto appartiene a &longs;chifare le co&longs;e no
ciue, & que&longs;to fa nel pre&longs;ente Capo. Dapoi quanto appartiene alla di&longs;tributione, & di&longs;pen
&longs;atione de i luoghi, & que&longs;to fa nel &longs;ettimo, & ultimo capo del pre&longs;ente libro. Quanto al
la prima parte Vitruuio con e&longs;&longs;empi prima ci fa auuertiti, che per li noio&longs;i fiati de uenti al
cun danno non &longs;i &longs;enta. Dapoi di&longs;correndo &longs;opra la natura, forza, nomi, numero, & &longs;ito
de i uenti per formarne poi certa, & terminata figura, ci mo&longs;tra come habbiamo con quel
la a reggerci nelle dritture delle &longs;trade. Lesbo è I&longs;ola nel mar Egeo detto Arcipelago, uolge
cento et &longs;e&longs;&longs;anta miglia, & ha la &longs;ua metropoli detta Metilino, dalla quale hoggi tutta l'I&longs;o
la è nominata. ben è uero, che hora è priua de gli antichi ornamenti, & è andata in ruina.
Giace Metelino uer&longs;o Tramontana, è uolto s. Theodoro a Ponente.
il colfo Caloni a Garbino,
il colfo Ieremidia tra Sirocco, & Leuante. Metelino adunque è mal &longs;ituato, & compartito:
percioche è &longs;ottopo&longs;ta a i uenti, de i quali la maggior parte &longs;ono mal &longs;ani: però nel com
partimento delle piazze, & delle shoDa que&longs;to precetto, Vitruuio &longs;i piglia una bella occa&longs;ione di filo&longs;o&longs;a
re d'intorno la natura, & qualità de i uenti, & però dicendo prima, che co&longs;a è uento, co
mincia a que&longs;to modo.
Il uento è onda del mare, che &longs;corre con incerta abbondanza di mouimento: egli na
&longs;ce quando il caldo ritroua il &longs;reddo, & lo impeto del feruore e&longs;prime la forza dello &longs;pi
rito che &longs;offia: & que&longs;to &longs;i dimo&longs;tra e&longs;&longs;er uero dalle palle dette Eolopile: & con gli ar
ti&longs;icio&longs;i ritrouamenti delle co&longs;e &longs;i tragge dalle &longs;ecrete ragioni del cielo quanto è uero
della diuinità. Fanno&longs;i le dette palle cauate di rame con un punto &longs;tretti&longs;simo per lo
quale &longs;i ui mette dentro l'acqua, & &longs;i poneno al fuoco. & prima che &longs;iano calde non
mandano fuori alcun &longs;iato, ma poi che cominciano a bollire, fanno al fuoco una gran
forza di &longs;pignere, & di &longs;offiare.
&longs;ibili. Dice adunque il uento e&longs;&longs;er onda del mare: &longs;i come l'onda non è altro, che una parte
d'acqua unita, & raccolta, che uer&longs;o alcuna parte cacciata in&longs;ieme &longs;i muoue: co&longs;i uuole
Vitruuio, che il uento &longs;ia parte dello aere in &longs;e ri&longs;tretta, che in alcuna parte pieghi, & però ha
detto, che'l uento è onda del aere, che con incerto & sforzeuole mouimento &longs;i commoue. Na&longs;ce
il uento (come dice Vitr.) quando il calore s'incontra con l'humore, & per lo feruore &longs;i man
da fuori la forza dello &longs;pirito, che &longs;offia. &longs;e bene Vitruuio ci da lo e&longs;&longs;empio per prouare, che
il uento na&longs;ce dal calore, che opera nella humidità: non però e&longs;pone chiaramente lo effetto.
Diremo adunque noi quello, che da no&longs;tri precettori hauemo imparato. Il uento, è uapore del
la terra, che a&longs;cende all'altezza dello aere, & &longs;cacciato dal freddo, che in quella parte &longs;i
truoua, percuote lo aere con uiolenza. il calore delSole, & d'altri corpi celesti ha uirtù di
trarre dalla terra alcuni fumi o uapori, & leuarli in alto, perche la proprietà del calore,
è tirare a &longs;e: il che &longs;i fa &longs;caldando, & facendo i corpi piu rari. Que&longs;ti uapori &longs;ono alcune
parti &longs;ottili dell'humore terre&longs;ire, che non hanno nè calore, nè figura determinata, hanno al
cuni calore, & humidità: alcuni calore, & &longs;iccità. de i primi &longs;i genera ogni humida impre&longs;sio
&longs;ione, come le nubi, la pioua, la rugiada, la neue, la grandine, la brina, le fonti, il mare. de
i &longs;econdi &longs;i fa ogni infiammato, & acce&longs;o ardore, & tutto quello, che è di calda, & &longs;eccá
natura, & però i fuochi, i lampi, i tizzoni, le comete, le ca&longs;e ardenti, le &longs;telle cadenti, le
corone lumino&longs;e, i fulmini, le uoragini, & apriture dello aere e&longs;tiuo, i uenti, i turbini, & al
tre apparenze d'imperfette mi&longs;ture da quelli hanno origine, come da materie loro proportio
nate. Noi diremo de i uenti.
Il Sole adunque ha uirtu di tirar al modo che detto hauemo quel
uapore che è caldo, & &longs;ecco, & &longs;i chiama e&longs;altatione, come il primo caldo, & humido, &longs;i
dice uapore; Que&longs;ti adunque u&longs;cito dalla terra, per e&longs;&longs;er di natura di fuoco s'inalza, & &longs;i
lieua dritto all'in &longs;u, & a&longs;cende fin che egli ritruoua la parte di mezo dello aere, & che è fred
da per e&longs;&longs;er di&longs;tante, & dal ri&longs;alimento de i raggi del Sole, che dalla terra &longs;i fa, & dal fer
uore dello elemento del fuoco. ritrouando adunque il freddo, come nimico lo fugge, & hauen
do pure natura di fuoco cerca di a&longs;cendere: ma e&longs;&longs;endo ribattuto dal freddo, è forza, che di
&longs;cenda, & per que&longs;to contra&longs;to è &longs;cacciato da i lati, & in giro &longs;i muoue per la uiolenza fat
tagli dal freddo, che lo ribatte in giu, & per la naturale inclinatione, che lo porta in &longs;u, pre
dominando il fuoco in e&longs;&longs;o. & però il uento non è altro che calda, & &longs;ecca e&longs;alatione mo&longs;&longs;a
da i lati, d'intorno la terra, per la ribattuta del freddo, che è nella mezana parte dello ae
re. & &longs;e bene alcuna fiata chiamamo uento lo aere mo&longs;&longs;o, come &longs;i uede dal &longs;offiar de i folli, o
dal far&longs;i uento la &longs;tate, o dalle palle &longs;opradette, che Elopile &longs;i chiamano, qua&longs;i palle uento&longs;e,
non è però, che il uento &longs;ia mouimento dello aere, perche bene puo &longs;tare, che lo aere &longs;i muo
ua con il uento, & il uento però non &longs;ia onda dello aere. Laragione del &longs;offiar delle Eolopile,
è perche il fuoco opera nell'acqua col &longs;uo calore, & cerca di conuertirla in aere, & perche le di
men&longs;ioni dello aere &longs;ono maggiori delle dimen&longs;ioni dell'acqua, per e&longs;&longs;ere lo aere piu raro, però
&longs;imo punto, &longs;a quello impeto, che &longs;i uede. & &longs;e con piu forza il calore, pote&longs;&longs;e pre&longs;to conuer
tire l'acqua in fuoco, come &longs;a la poluere dell artigliaria; &longs;i uedercbbe gagliardi&longs;&longs;imo e&longs;&longs;etto, &
le palle non durerebbono, ma &longs;pezzate fariano del male, come hanno fatto ad alcuni. Maper
che l'e&longs;alatione, che è uapore caldo, & &longs;ecco, &longs;ia principio de i uenti, egli &longs;i proua per tre &longs;egni.
Il primo è, che per li molti uenti, che regnano, le regioni &longs;i fanno calde, & &longs;ecche. il &longs;econdo è, che
i gran uenti fanno ce&longs;&longs;ar le pioggie. Il terzo è, che uengono piu uenti, cioè dal Settentrione,
meriggie, & da Ponente, che da Leuante, perche in quelle parti &longs;i troua maggior copia di e&longs;ala
tioni. Que&longs;ti &longs;egni pareno contrarij di primo a&longs;petto alla i&longs;perienza.
& prima, perche quando
&longs;ono gran uenti, pare che regni maggior freddo. dapoi non &longs;i uede, che gli huomini ri&longs;caldati cer
cano di far&longs;i uento, per raffreddar&longs;i? Ri&longs;pondo, che il freddo, che &longs;i &longs;ente al tempo, che &longs;o&longs;&longs;ia
no i uenti, na&longs;ce per la me&longs;colanza che &longs;anno le e&longs;alationi, con i uapori &longs;reddi, & humidi,
quando s'incontrano, & anche dalla freddura dello aere, con il quale &longs;ono me&longs;colati i uapori,
perche puo anche e&longs;&longs;ere, che la e&longs;alatione &longs;ia mutata per lo freddo, che ella troua nel mezo
dello aere, ma ce&longs;&longs;ando il uento il pae&longs;e re&longs;ta a&longs;ciutto, & caldo. Al &longs;econdo io dico, che per lo
far&longs;i uento egli &longs;i muoue lo aere, & &longs;i ri&longs;trigne, il quale aere è piu freddo che il corpo humano
ri&longs;caldato, & però è di&longs;iderato. il uento adunque è e&longs;alatione leuata da terra alla mezana par
te dello aere, & dal freddo &longs;cacciata. & &longs;i come il fiume da principio pre&longs;&longs;o la fonte è poco, &
allontanando&longs;i dalla &longs;ua origine per lo ingre&longs;&longs;o d'altre acque &longs;i fa maggiore, co&longs;i il uento uicino al
luogo, doue egli &longs;i lieua è poco, & partendo&longs;i è molto, ritrouando &longs;empre altri uapori, con i quali
egli s'accompagna, nè prima la e&longs;alatione &longs;ifa uento, che ella &longs;ia &longs;cacciata dal freddo dello aere.
Muoue&longs;i in giro per la &longs;opra detta cagione, & for&longs;e anche &longs;eguendo il mouimento delle stelle,
& de i pianeti, che lo muoueno.
Et in que&longs;to modo da picciola, & breui&longs;sima ueduta, &longs;i puo &longs;apere, & far giudicio del
le grandi, & immen&longs;e ragioni del Cielo, & della natura de i uenti; perche &longs;e i uenti &longs;aran
no i&longs;clu&longs;i, non &longs;olo a i corpi &longs;ani faranno il luogo &longs;alubre, ma anchora &longs;e per altri difetti
ci &longs;aranno delle infirmità, le quali in altri luoghi &longs;ani &longs;i curano con medicine contrarie,
qui per la temperata e&longs;clu&longs;ione de i uenti piu facilmente &longs;aranno curate.
poi comincia a narrare le infermità, che na&longs;ce
no da i uenti, dicendo.
I mali, che difficilmente &longs;i curano ne i detti luoghi &longs;ono, la grauezza, i dolori artetici,
la puntura, il Ti&longs;ico, l'u&longs;cire il &longs;angue, & le altre infermità, che con lo aggiugnere, & non
con lo &longs;cemare &longs;i curano. Que&longs;te difficilmente &longs;i leuano, prima perche uengono da i fred
di, dapoi perche indebolite le forze per l'infermità, lo aere commo&longs;&longs;o da i uenti &longs;i a&longs;&longs;otti
glia, & unitamente leua il &longs;ucco da i corpi offe&longs;i, & gli rende piu uoti, & e&longs;tenuati. Ma per
lo contratio l'aere dolce, quieto, & ripo&longs;ato, & non agitato da i uenti, è piu den&longs;o, perche
non &longs;offia, nè ha &longs;pe&longs;&longs;e commotioni per la &longs;ua &longs;tabilità, aggiugnendo alle membra de i
corpi, notri&longs;ce, & ri&longs;tora coloro, che &longs;ono da &longs;imili infermità oppre&longs;si.
piendo oue manca, & leuando doue abonda. Vuole Vitru.
che le &longs;opradette infermità, uenghino
da difetto, & mancamento, dicendone la ragione, che lo aere a&longs;&longs;ottigliato per l'agitatione de i
uenti, a&longs;ciuga l'humore de i corpi, & gli indeboli&longs;ce, & il freddo gli o&longs;fende: per que&longs;to riuol
gendo&longs;i al contrario, uuole che lo aere dolce, & tranquillo gli riempia, & notri&longs;ca, & &longs;ia ot
timo rimedio alle &longs;opradette infirmità. Grauezza è humore, che di&longs;cende dal capo, &longs;erra le na
rici, ingro&longs;&longs;a la uoce, & muoue la &longs;ecca to&longs;&longs;e. Hippocrate chiama tutte le grauezze, & di
&longs;tillationi crizas. I dolori artetici &longs;ono pa&longs;&longs;ioni di quelle parti, che &longs;ono appre<02>o le giunture,
& legamenti, & &longs;ono nerui, o<02>a, & uene. Dubita Galeno &longs;opra il &longs;estodecimo aphori&longs;mo
<05> Hippocrate nel terzo libro, che co&longs;a ueramente s'intenda, per que&longs;to nome Arthritis, & dice.
che &longs;i fanno nelle &longs;iccità: percioche &longs;e li &longs;ecchi immoderati haueranno con&longs;umata la humidità de
ilegamenti, faranno un certo mouimento difficile per la &longs;iccità, & for&longs;e apporteranno dolore,
ma non faranno però quella infermità, che è detta Arthritis, &longs;e per &longs;orte alcuno non uuole nomi
nare con que&longs;to nome ogni dolore de nerui. Ma il medc&longs;imo Hipp.
nel &longs;econdo libro delle Epidi
mie dice in que&longs;to modo. Quelli, che per fame nell'I&longs;ola Aeno, che è nel golfo Arabico, man
giauano de legumi haueuano debolezza di gambe, & quelli, che u&longs;auano per cibo la ueccia, pa
tiuano dolori nelle ginocchia. questi Hippocrate non chiama arthretici, ma doglio&longs;i delle ginoc
chia. Ma for&longs;e alcuno dirà, che Arthritis &longs;i chiama il dolore non di una giuntura, o d un neruo
&longs;olo, ma di molti in&longs;ieme, & in latino è detto morbus articularis. & nell'ultima parte è posta la
&longs;olutione della dimanda. La pleuritide è apo&longs;tema dentro le co&longs;te, chiama&longs;i la puntura.
Pthi&longs;is
&longs;ono le piaghe in&longs;anabili del polmone, dalle quali con lenta febre uiene la estenuatione di tutto il
corpo, & finalmente la morte, ce&longs;&longs;ando lo &longs;puto. l'u&longs;cire il &longs;angue, cioe &longs;putare il &longs;angue, è det
to in Greco Aemopthi&longs;is, & &longs;i cau&longs;a da &longs;iccità, & le &longs;opradette infirmità &longs;i curano difficilmente
ri&longs;petto alli uenti, & però Hipp. al quinto Aphori&longs;mo del terzo libro dice in que&longs;to modo.
i uenti
Au&longs;trali a&longs;&longs;ordano, ingro&longs;&longs;ano la ui&longs;ta, fanno pe&longs;are il capo, rendeno gli huomini lenti, & pi
gri, & gli di&longs;cioglieno, & quando anderanno que&longs;ti tempi, nelle malattie &longs;i deono a&longs;pettare &longs;i
mili effetti. da gli aquilonari, & &longs;ettentrionali nengono le to&longs;&longs;i, la raucedine, durezza di uentre,
difficultà d'urina, gli horrori, & i dolori delle co&longs;te, & del uentre. La ragione delle predette
co&longs;a, è (come dice Gal.) percioche i uenti Au&longs;trali riempieno, & otturano, perche &longs;eco appor
tano grande humidità, la quale riempie gli in&longs;trumenti de i &longs;en&longs;i humani, donde pigri, &longs;onnac
chio&longs;i, & aggrauati re&longs;tano. Ma per li uenti &longs;ettentrionali per i&longs;temperatura de gli instrumenti
che &longs;erueno alla re&longs;piratione, & per l'a&longs;prezza delle canne nata dal &longs;ecco, & dal freddo, uengono
le predette infirmità: & que&longs;to per hora ci può ba&longs;tare, il
Piacque ad alcuno, che i uenti fu&longs;&longs;ero quattro.
Dall Oriente Equinottiale il Solano:
dal Meriggie l'O&longs;tro: dal Ponente Equinottiale il Fauonio: dal Settentrionale il Setten
trione. Ma chi con maggiore diligenza hanno inue&longs;tigato, otto ne po&longs;ero.
& &longs;pecialmen
te Andronico Cirre&longs;te, ilquale ne fece lo e&longs;&longs;empio, fabricando in Athene una Torre di
marmo fatta in otto faccie, & in cia&longs;cuna &longs;colpì la imagine d'un uento, che riguardaua
contra il &longs;offio cia&longs;cuno del &longs;uo. & &longs;opra la Torre ui po&longs;e una Meta di marmo, nella cui
&longs;ommità ui fi&longs;&longs;e un Tritone di rame, che con la de&longs;tra porgeua una uerghetta, & lo fece
in modo, che mo&longs;&longs;o dal uento facilmente &longs;i giraua, & &longs;i fermaua incontra'l uento. tenendo
&longs;opra la imagine del uento &longs;colpito la uerghetta dimo&longs;tratrice del uento, & co&longs;i tra'l So
lano, & l'O&longs;tro dal uerno Oriente, Euro è collocato. Tra l'O&longs;tro & Fauonio dal uerno
Occidente, Affrico. Tra'l Fauonio, & il Settentrione Cauro, detto Coro da molti.
Tra il Settentrione e'l Solano, Aquilone. & co&longs;i pare, che dichiarito &longs;ia & e&longs;pre&longs;&longs;o di che
maniera egli prenda il numero, i nomi, & le parti de i uenti, d'onde &longs;pirino determinata
mente. la qual co&longs;a e&longs;&longs;endo&longs;i in que&longs;to modo inue&longs;tigata, accioche egli &longs;i &longs;appia pigliare
le regioni, & i na&longs;cimenti loro, co&longs;i bi&longs;ogna ragionare.
tentioni, & ri&longs;petti &longs;i ua uariando. però &longs;aper douemo, che in quattro modi &longs;i distingueno i uen
ti. primieramente &longs;econdo tutti i punti, che &longs;ono nella circonferenza dell'Orizonte.
Orizonte
è circolo che parte la metà del mondo, che &longs;i uede da quella, che non &longs;i uede. & &longs;i puo chiama
re terminatore de gli hemi&longs;peri. &longs;econdo que&longs;to modo, &longs;i darebbeno infiniti uenti, perche da tut
ti i punti dell'Orizonte &longs;pirano i uenti: & perche non cadeno &longs;otto regola, non facendo di&longs;tintio
ne alcuna, però &longs;i la&longs;ciano. I Filo&longs;ofi fanno quattro uenti ri&longs;petto alle me&longs;colanze delle quattro
prime qualità, che &longs;ono caldo, freddo, humido, & &longs;ecco; gli Astrologi &longs;imilmente, hauendo ri
guardo a quattro parti principali del mondo, che anguli &longs;i chiamano, o regioni, conuengono conLeuante detto Solanus,
Ostro dal mezo dì, Fauonio dal Ponente, & Tramontana dal Settentrione: & intendeno Lc
uante & Ponente doue il Solna&longs;ce, o &longs;i pone al tempo dello Equinottio. I mede&longs;imi A&longs;trologi
per altri ri&longs;petti ne &longs;anno otto traponendoui quattro altri tra gli primi: & co&longs;i gli collocorno,
come dice Vitr.
hauer &longs;atto Andronico Cirre&longs;te in una Torre in Athene. & i piu diligen i inqui
&longs;itori di&longs;tingueno i uent i dalle dodici parti del Zodiaco, che &longs;ono i dodici &longs;egni cele&longs;ti, &longs;ot o i qua
li il Sole ha uirtù di leuarela natura de i uenti. Et que&longs;ta con&longs;ideratione è propria de gli A&longs;tro
logi. Il quarto modo è de i Co&longs;mografi, & nauiganti; però alcuni ne hanno fatto uentiquat
tro, alcuni trentadue. I praticati uenti della nauigatione a i giorni no&longs;tri &longs;ono trentadue, per
commodità di marinari, i quali cono&longs;ceno &longs;en&longs;ibile mutatione da trentadue punti dell'Orizonte
nel nauigare per un dritto. i co&longs;mogra&longs;i ne hanno fatto uentiquattro, non e&longs;&longs;endo for&longs;e co&longs;i au
nertiti del bi&longs;ogno de marinari. come dirà Vitr.
ilquale &longs;e bene &longs;apeua, che da ogni parte dell'O
rizonte &longs;offiano i uenti, però ha posto quelli, che regnano per la maggior parte, & ha hauuto
ri&longs;petto piu presto alle qualità de i uenti, che a gli uenti, la comple&longs;&longs;ione de i quali &longs;i ua mutan
do & nell'uniuer&longs;ale, & nel particolare. per que&longs;ta cagione &longs;i potrà prendere il modo di rom
pere quelli uenti, che &longs;aranno di maggior nocumento a gli habitanti della città, habbin&longs;i qual
nome &longs;i uoglia, & uenghino da che parte po&longs;&longs;ono uenire. per altri ri&longs;petti &longs;i po&longs;&longs;ono accre&longs;ce
re i nomi, & il numero de i uenti, il che non ci deue perturbare. ma uediamo, come Vitru.
comparti&longs;ca i uenti. perche de i loro temperar enti ne trattano i medici diffu&longs;amente.
Po&longs;to &longs;ia nel mezo della città un piano quadro a huello, ouero &longs;ia i&longs;pianato il luogo,
& pareggiato in modo, che'l detto quadro non &longs;i di&longs;ideri. ponga&longs;i poi nel mezo centro
di e&longs;&longs;o lo &longs;tile di rame, che indice, & dimo&longs;tratore dell'ombra &longs;i chiama. & &longs;opra il detto
quadro, o piano &longs;egni&longs;i l'ombra e&longs;trema fatta dallo &longs;tile qua&longs;i l'hora quinta auanti il me
riggie: & faccia&longs;i il &longs;egno con un punto, dapoi rallargata la &longs;e&longs;ta al punto, che è &longs;egno
della lunghezza dell'ombra, & fermata nel centro faccia&longs;i il giro finito. dapoi &longs;ia o&longs;&longs;er
uato dopo'l mezo dì l'ombra cre&longs;cente cagionata dallo &longs;tile: & quando quella hauerà toc
cito il giro gia fatto, & hauerà pareggiato all'ombra fatta dinanzi al mezo dì, l'ombra
fatta dapoi, in quel toccamento bi&longs;ogna fare un punto. da que&longs;ti due punti con la &longs;e&longs;ta
farai lo incrocciamento, & per tale incrocciamento, & per lo centro di mezo &longs;i deue ti
rare una linea, che tocchi le e&longs;tremità del giro, accioche &longs;i habbia la regione meridiana,
& la Settentrionale. Fatto que&longs;to bi&longs;ogna pigliare la &longs;e&longs;tadecima parte di tutto il giro,
& poner il centro nella linea meridiana, la doue tocca la circonferenza, & &longs;i deue &longs;egna
re dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra nella detta circonferenza, & dalla parte del mezo dì, &
dalla parte di Tramontana: dapoi da que&longs;ti quattro &longs;egni per mezo del centro &longs;i deue
no tirare in croce le linee, che con le loro e&longs;tremità tocchino la circonferenza, & con
que&longs;to modo egli &longs;i hauerà il di&longs;egno dell'ottaua parte dell'O&longs;tro, & del Settentrione.
Le altre parti ueramente, che &longs;ono tre dalla de&longs;tra, & tre dalla &longs;ini&longs;tra &longs;i deono in tutta la
circonferenza tirare eguali a que&longs;te: in modo che le eguali diui&longs;ioni de gli otto uenti &longs;ia
no nella de&longs;crittione, & compartimento di&longs;egnate. Allhora per gli anguli tra due regio
ni de i uenti pare che drizzar &longs;i debbiano le dritture delle piazze, & i capi delle uie, per
che con tali ragioni, & compartimenti dalle habitationi, da i borghi, & dalle contrade
&longs;arà e&longs;clu&longs;a la mole&longs;ta, & danno&longs;a &longs;orza de i uenti. Altrimenti quando le piazze &longs;aranno
a dritto de i uenti di&longs;egnate, uenendo lo impeto & il &longs;offiare frequente dallo ampio, &
libero &longs;pacio del Cielo, rin chiu&longs;o nelle bocche, & nelle entrate delle uie, & delle &longs;tra
de, andrà con piu forzeuole mouimento uagando: perilche le dritture de i borghi, & del
le ui cinanze deono e&longs;&longs;er riuo'te dalle regioni de i uenti, accioche peruenendo quelli a gli
anguli delle I&longs;ole, & alle cantonate de i capi delle uie, &longs;iano rotti, & ribattuti &longs;iano
di&longs;sipati.
nel&longs; una &longs;egnata III.
è il modo di ritrouare la meridiana. A, è lo centro doue &longs;i pone lo &longs;tile, B, & C. &longs;ono i punti
delle ombre dello stile, C. la ombra della quinta hora inanzi, & b. della quinta dapoi il mezo
dì. D. è lo incrocciamento della &longs;esta fermata &longs;opra i punti, B. & c.
dell'ombra.
E F è la li
nea meridiana. La mede&longs;ima è nella figura IIII. douef K. è la &longs;e&longs;ta decima parte di tutto il
circolo, & K i. la ottaua, come &longs;ono la h g.
& la g m, & la L i.
& la h n.
& la no.
& la
o K. nel mezo delle quali &longs;ono i uenti, come &longs;i uede nella piant a &longs;opra po&longs;ta della città, doue la
Croce &longs;egna il leuante, P. Ponente, O O&longs;tro, T. Tramontana, S. Sirocco, M. Mae&longs;tro, l'un
G. Garbino, & l'altro Greco. & &longs;i uede come i uenti &longs;i rompeno ne gli anguli delli capi del
le uie. Euui la figura &longs;egnata.
1. con li trenta due uenti de nauiganti &longs;egnati a que&longs;to modo.
<19>.
Septentrio.
Aparectias.
Caurus.
1.
2.
Euro Au&longs;ter.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
& co&longs;i ua &longs;eguendo come dimo&longs;tra la figura.
Ma &longs;or&longs;e quelli, che hanno piu nomi di uenti cono&longs;ciuto, prenderanno merauiglia,
che io habbia detto, che &longs;olo otto uenti &longs;i ritruouano. Ma &longs;e auuertiranno tutto il cir
cuito della terra e&longs;&longs;ere &longs;tato da Erato&longs;tene Cireneo con Mathematiche ragioni, & uie ri
trouato per lo cor&longs;o del &longs;ole, & per le ombre dello &longs;tile equinottiali, dalla inclinatione del
cielo e&longs;&longs;ere di &longs;tadi ducento & cinquanta due mila, che &longs;ono pa&longs;&longs;a 31500000. trentauna
fiata mille migliaia & cinque cento &longs;iate mille, & di que&longs;te l'ottaua parte e&longs;&longs;er da un ucnto
occupata, che è di pa&longs;si 3937500. non &longs;i doueriano merauigliare, &longs;e in tanto grande i&longs;pa
cio un uento uagando col ce&longs;&longs;are, & col ritorno farà uarie mutationi di &longs;o&longs;&longs;iare. Et però
cerca l'O&longs;tro dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra è il uento detto Leuconotus, & il uento nomina
to Altanus. d'intorno allo Affrico &longs;o&longs;&longs;ia il Libonoto, & quello, che &longs;i chiama Subue&longs;pe
rus; D'intorno à Fauonio &longs;pira l'Argc&longs;te, & a certi tempi le Ete&longs;ie. Da i lati del Cauro,
&longs;ta il Circio, & il Coro. cerca il Settentrione, Thra&longs;ias, & Gallico.
Dalla de&longs;tra, & dal
la &longs;ini&longs;tra dello Aquilone &longs;of&longs;ia Borea, & Supernate. D'intorno al Solano è Carbas, & a
certi tempi le Ornithie, Ma dallo Euro, che tiene le parti di mezo da i lati &longs;tanno Cecias,
& Vulturno.
ti. potrebbe dire alcuno, o Vitr.
tu hai numerati &longs;olamente otto uenti, ma dei &longs;apere, che ne &longs;ono
molti altri cono&longs;ciuti, però non doueui affermare quanto hai detto. Ri&longs;ponde Vitr.
che motto be
ne può &longs;tar quello, che egli ha detto del numero de i uenti, & che anche &longs;iano cono&longs;ciuti altri uen
ti: Et la ragione è que&longs;ta. Perche non è da marauigliar&longs;i, &longs;e uno uento i&longs;te&longs;&longs;o uagando grandi&longs;&longs;i
mo &longs;pacio, col ce&longs;&longs;are, & col ritorno faccia diuer&longs;amente &longs;offiando molte uarietà, dalle quali &longs;i
prendino diuer&longs;i nomi di uenti. Ma direbbe alcuno, & che &longs;pacio è co&longs;i grande, per lo quale il uen
to ha da uagare? Ri&longs;ponde, quello e&longs;&longs;er l'ottaua parte di tutto il giro della terra, la quale è di mi
glia 3937. Prendendo adunque per lo grande &longs;patio qualche mutatione, ouero per la oppo&longs;itio
ne de i monti, ouero per l'altezza della terra, ouero per qualche altra cagione, non ci douemo
marauigliare &longs;e da i lati de gli otto uenti altri ne &longs;ono &longs;tati collocati, come narra Vitr.
fin'al nume
ro di uentiquattro. Et come appare per la figura &longs;egnata.
I. doue.
di&longs;&longs;imo Mathematico, rilrouò con uie, & modi
ragioneuoli tutto il giro, & circuito della terra,
e&longs;&longs;ere &longs;tadi ducento cinquanta due mila, che &longs;o
no miglia trentaun mila, & cinquecento, perche
otto &longs;tadi fanno un miglio, et &longs;ono pa&longs;&longs;a 31500000.
perche mille pa&longs;&longs;i fanno un miglio, & il pa&longs;&longs;o è di cinque piedi. L'ottaua par
te di tutto il circuito è di miglia 3937. che &longs;ono pa&longs;&longs;a 3937500. Et que&longs;to
è lo &longs;patio grande, che Vitr.
dice, nel quale per diuer&longs;e cagioni &longs;i puo far ma
tatione de i uenti. Ma in che modo per lo cor&longs;o del &longs;ole, & per l'ombre dello
&longs;tile equinottiale Erato&longs;tene ritroua&longs;&longs;e con ragioni mathematiche dalla inclina
tione del cielo il circuito della terra, &longs;i dichiara dal Maurolico nella &longs;ua co&longs;
mografia, in que&longs;to modo. Erato&longs;tene.
pre&longs;e due luoghi in Egitto Ale&longs;&longs;an
dria, & Siene, i quali due luoghi &longs;ono qua&longs;i &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o meridiano, & dallo
&longs;patio, che è tra un luogo & l'altro, egli tra&longs;&longs;e tutta la circonferenza della ter
ra. Drizzò adunque lo &longs;tile, che Gnomone &longs;i chiama, in Ale&longs;&longs;andria, & nel me
zo dì appunto quando il &longs;ole è nel principio di Cancro con&longs;ideraua due raggi&longs;o
lari uno, che cadeua &longs;opra Siene à piombo, perche Stene è &longs;otto il tropico del Can
cro; l'altro, che cadeua &longs;opra la punta dello &longs;tile drizzato in Ale&longs;&longs;andria, & gettaua l'ombra uer&longs;o
Settentrione, percioche Ale&longs;&longs;andria è di qua dal Tropico detto: & per ragione dello &longs;tile all'om
bra trouò per uia Geometrica, che lo angulo compre&longs;o &longs;otto lo &longs;tile, & &longs;otto'l raggio &longs;olare, era
che nel centro della terra fa il raggio, che di&longs;cende per Siene, in&longs;ieme col gnomone, o &longs;tile d'Ale&longs;
&longs;andria imaginato continuare fin'al centro della terra, imperoche e&longs;&longs;endo i raggi qua&longs;i paralleli,
gli anguli erano corri&longs;pondenti & &longs;imili, era nece&longs;&longs;ario, che quello &longs;patio di circonferenza, che
era da Siene ad Ale&longs;&longs;andria fu&longs;&longs;e la cinquante&longs;ima parte del tutto: & però mi&longs;urando quella par
te con gran diligenza, & ritrouandola e&longs;&longs;ere di cinquemila &longs;tad, &longs;eguita, che tutta la circonferen
za &longs;ia di 250000 &longs;tadi, che &longs;ono miglia trentaun mila ducento & cinquanta. & co&longs;i egli &longs;i po
trebbe acconciare & Vitruuio & Plinio. & &longs;e è diuer&longs;ità tra gli autori, pen&longs;o, che que
&longs;to uegna dalla diuer&longs;ità delle mi&longs;ure. La figura della dimo&longs;tratione di Erato&longs;tene è &longs;egnata.
<19>
Sono ancora piu nomi, & fiati di uenti pre&longs;i
da i luoghi di doue &longs;pirano, ouero da i &longs;iumi, o
dalle procelle, che fanno, uenendo da i monti.
oltra di que&longs;to &longs;ono le aure mattutine, che &longs;pira
no quando il &longs;ole &longs;i lieua da terra: perche il &longs;ole
girando percuote l'humore dello aere, & nello
alzar&longs;i con impeto &longs;cacciando tragge i fiati dello aere con lo &longs;pirito, che uiene auanti la lu
ce. i quali fiati &longs;e leuato il &longs;ole re&longs;tano, &longs;i raunano con le parti del uento Euro; & percio Eu
ro dalle aure, delle quali egli &longs;i genera, da Greci è nominato, & il Dimane &longs;imilmente per
le aure mattutine Aurion da i mede&longs;imi, è detto.
mento dello aere, la onde i poeti dicono, che le aure con lieui piume tracorreno lo aere.
Sono chi niegano Erato&longs;tene hauere potuto drittamente mi&longs;urare lo &longs;patio del mondo:
ma &longs;ia la mi&longs;ura &longs;ua uera, o non uera, non puo la no&longs;tra &longs;crittura, non hauere la uera
determinatione delle parti, dalle quali na&longs;ceno i uenti. ilche &longs;e co&longs;i è, poco mancherà,
che cia&longs;cun uento non habbia la certa ragione della &longs;ua mi&longs;ura: ma poco piu, o poco me
no impeto.
cioche que&longs;to gli importa poco, nè egli uuole u&longs;cire de i termini dello Architetto. nè puo uariare
la ragione di trouare i uenti la dubietà delle mi&longs;ure della terra: percioche &longs;e bene la mi&longs;ura è in
certa, &longs;ono però certi i uenti, & uengono da certe & determinate parti del cielo: però &longs;e altri
hanno &longs;cemato, ouero accre&longs;ciuto il numero de gli &longs;tadi di Erato&longs;tene, que&longs;to fa poco al pre&longs;ente
negotio. nè meno deue curare Vitr.
&longs;e uno uento &longs;ia piu impetuo&longs;o dell'altro.
I no&longs;tri per la eleua
tione del polo caminando per uno meridiano, col quadr ante hanno trouato, che ad uno grado di
360. che diuideno il detto meridiano, ri&longs;pondeno in terra miglia &longs;e&longs;&longs;anta Italiani, dal che &longs;i puo far
conto quanto la terra uadi girando. Vitr piu chiaramente e&longs;pone la figura detta di &longs;opra, & dice.
Ma perche que&longs;te co&longs;e da noi breuemente e&longs;po&longs;te &longs;ono, mi è par&longs;o nell'ultimo del libro
porre due figure dette da Greci &longs;chemata, una, che dimo&longs;tri d'onde uengono certi gli im
peti de i uenti; l'altra con che maniera le loro forze con diuer&longs;e dritture di borghi, & di
piazze &longs;i po&longs;&longs;a &longs;chifare i noio&longs;i fiati de i uenti. Sia adunque in piano eguale il, centro doue
è la lettera A. la e&longs;tremità dell'ombra fatta dallo &longs;tile inanzi al mezo dì doue è la lettera b.
dal centro A. all'ombra b. allargata la &longs;e&longs;ta &longs;i faccia la linea circolare, & ripo&longs;to lo &longs;tile do
ue era prima, a&longs;petti&longs;i tanto, che l'ombra &longs;i &longs;minui&longs;ca, & faccia di nuouo cre&longs;cendo l'om
bre dopo il mezo dì eguale all'ombra fatta inanzi, & tocchi la linea circolare doue &longs;i &longs;egne
rà con la lettera. c.
allhora dal &longs;egno B. al &longs;egno c.
con la &longs;e&longs;ta &longs;i de&longs;criuerà in croce, doue
è la lettera. d.
dapoi per quello incrocciamento, doue è la lettera d.
& per lo centro.
A. &longs;ia
tirata una linea alla e&longs;trema circonferenza, a i capi della quale &longs;aranno le lettere e. F.
Que
&longs;ta linea &longs;arà dimo&longs;tratrice della parte meridiana, & della parte Settentrionale. dapoi egli
&longs;i deue pigliare la &longs;e&longs;tadecima parte della linea circolare, & porre il centro della &longs;e&longs;ta nella e.
Et &longs;egnare dalla de&longs;tra, &
dalla &longs;ini&longs;tra, doue &longs;ono le lettere. g.
h.
& poi nella parte Settentrionale, &longs;i deue ponere il
centro doue è la lettera F. & &longs;egnare dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, doue &longs;ono le lettere I. K.
& dal g. al K. & dal h.
allo L. &longs;i deono tirare le linee per lo centro, & co&longs;i quello &longs;pacio,
che &longs;arà nel g. & K. &longs;arà lo &longs;patio del uento O&longs;tro, & della parte meridiana: & quello &longs;pa
tio, che &longs;arà tra'l I. & K. &longs;arà lo &longs;patio del Settentrione. Le altre parti, che &longs;ono tre dalla
de&longs;tra, & tre dalla &longs;ini&longs;tra, e&longs;&longs;er deono egualmente partite. quelle dell'oriente &longs;aranno,
doue &longs;ono le lettere l. & m.
& quelle del Ponente, doue &longs;ono le lettere n.
& o.
dapoi dallo
m. all'o.
& da l.
al n.
in croce &longs;i tireranno le linee: & in que&longs;to modo partiti &longs;aranno gli
&longs;patij, de gli otto uenti, in tutto il giro di&longs;egnato. le quali co&longs;e, quando &longs;aranno in que
&longs;ta manicra de&longs;critte in cia&longs;cuno de gli anguli della figura d'otto faccie, &longs;e cominciaremo
dal mezo dì: Tra lo Euro, & l'O&longs;tro, &longs;arà la lettera. g.
tra l'O&longs;tro, & l'Affrico la h.
trall'Affrico, & Fauonio. n.
tra Fauonio, & Cauro.
o.
tra Cauro, & Settentrione K. tra
Settentrione, & Aquilone I. tra A quilone, & Solano. L. tra Solano, & Euro.
m.
Et di&longs;po&longs;te
in tal modo le predette co&longs;e, ponga&longs;i lo &longs;tile, o gnomone tra gli anguli della figura d'ot
to faccie, & in que&longs;ta maniera drizzate &longs;iano le piazze, & le otto diui&longs;ioni de i capi delle uie.
trappo&longs;te. il re&longs;tante è facile.
Parerà for&longs;e ad alcuno, che il trattare delle fortificationi &longs;ia co&longs;a
da e&longs;&longs;er tenuta &longs;ecreta, come che a principi, & a Republiche &longs;olamente debbia e&longs;&longs;er manife&longs;ta:
Oltra che io ho udito, che alcuni &longs;i dolgono che pale&longs;ando&longs;i il modo del fortificare, egli &longs;i uie
ne a giouare a molte genti fuori d'Italia, alle quali par loro, che &longs;i debbiano tenere le
mani &longs;trette nello in&longs;egnare. A que&longs;ti io non ri&longs;pondo, perche da &longs;e &longs;te&longs;&longs;i uanno a
ba&longs;&longs;o, come quelli, che e&longs;&longs;endo huomini, uogliono mancare dell'ufficio della humani
tà, & poi &longs;ono ingrati, perche hauendo imparato molte co&longs;e belle, dalle genti di di
uer&longs;i pae&longs;i, non uogliono u&longs;are que&longs;ta gratitudine di ricompen&longs;arle ne i bi&longs;ogni della &longs;alu
te loro: Oltra che non &longs;anno gli inuidio&longs;i, che gli e&longs;&longs;empi delle fortezze d'Italia po&longs;
&longs;ono ammae&longs;trare ogni buono intelletto &longs;enza altra &longs;crittura. A quelli, che lodano la &longs;e
cretezza direi, che quello, che appartiene alla &longs;alute de gli huomini, non &longs;i deue te
ner &longs;ecreto, & &longs;e pare a molti co&longs;a grande la inuentione delle machine horribili, che
a &longs;trage del genere humano, &longs;ono &longs;tate ritrouate, & che il truouarne di nuouo &longs;ia meraui
glio&longs;o, & la fatica, & industria di fare quelli tormenti, non &longs;ia fuggita da molti: quanto
piu ci douemo affaticare per la con&longs;eruatione: & &longs;e le offe&longs;e &longs;ono co&longs;i publiche, come potre
mo, o doueremo e&longs;&longs;er pigri a far pale&longs;i, & manife&longs;te le dife&longs;e? Ma in &longs;omma io dirò a tutti i
riprenditori delle co&longs;e, que&longs;te poche parole, le quali &longs;iano dette per una fiata; che il giudica
re è operatione di una eccellenti&longs;&longs;ima uirtù, & come che difficil co&longs;a, & pericolo&longs;a &longs;ia ad ognu
no, a coloro ma&longs;&longs;imamente è dura, & pericolo&longs;a, i quali o non intendeno, o uengono con pro
ponimento di bia&longs;imare piu pre&longs;to, che di giudicare: & guardando con gli occhi aperti al
poco di male, &longs;ono ciechi al molto di bene che nelle opere di altri &longs;i truoua. Questa &longs;orte di
gente (benche pare tra la moltitudine e&longs;&longs;er qualche co&longs;a) perche il riprendere ha in &longs;e una mo
&longs;tra d'eccellenza, & d'auantaggio: mentedimeno la uerità col tempo &longs;cuopre il difetto dello ani
mo, & le opere loro il mancamento della &longs;cienza, & della buona uolontà. Alla peruer&longs;ità di
que&longs;ti è &longs;ottopo&longs;to ognuno, che &longs;uol fare, o dare alcuna co&longs;a in publico, quantunque l'hab
biano data, o fatta con buona intentione. però io &longs;timo che molti prenderanno maggiore
occa&longs;ione di bia&longs;imare quello, che io con ottimo pen&longs;amento ho propo&longs;to di publicare: impe
roche il trattamento d'un Arte &longs;ola è &longs;ottopo&longs;ta al peruer&longs;o giudicio di quelli, che in quel
l'arte uogliono e&longs;&longs;er tenuti, o &longs;i &longs;timano, ouero &longs;ono periti, & intendenti: ma il trattare di quel
la cognitione, che abbraccia molte, & diuer&longs;e &longs;cienze, & Arti, non puo fuggire il bia&longs;i
mo di molti, & diuer&longs;i periti, & artefici inuidio&longs;i. de i quali &longs;e in alcun tempo &longs;e n'è trouate
to manca loro la i&longs;perienza, la indu&longs;tria, la dottrina, & lo e&longs;&longs;empio de i buoni, tanto &longs;o
prabonda, l'arroganza, l'auaritia, & li ignoranza loro. Io di que&longs;ti poco mi curerei, quan
do io cono&longs;ce&longs;&longs;i, che non gli fu&longs;&longs;e pre&longs;tato orecchia: percioche nè di danno, nè di uergogna
&longs;arebbono a chi s'affatica. Ma perche la co&longs;a procede altrimenti, & uolentieri &longs;i a&longs;colta,
chi dice male, & i gu&longs;ti de gli huomini per lo piu &longs;ono gua&longs;ti, io e&longs;orto ognuno, che &longs;i piglia
qualche bella impre&longs;a per giouar altrui, che non perdonino a fatica, per farė tali opere, che
da &longs;e &longs;i difendino: & che prendendo &longs;eco la dife&longs;a dalla uerità con l'aiuto del tempo po&longs;&longs;ino
conuincere di maluagità, & perfidia chi &longs;i oppone&longs;&longs;e al uero. Que&longs;to con&longs;iglio io mi &longs;ono sfor
zato di prendere nello interpretare, & e&longs;ponere i pre&longs;enti uolumi dell'Architettura. & &longs;e be
ne le mie debili for ze non hanno potuto tanto, che l'opera &longs;ia riu&longs;cita a quella perfettione,
che ella po&longs;&longs;i mantener&longs;i da &longs;c: nientedimeno io po&longs;&longs;o affermare con uerità, che nè maggior di
ligenza, nè piu indu&longs;tria, nè miglior uolontà ho potuto porui di quello, che ho po&longs;to. Io ho cer
cato d'imparare da ognuno, ad ognuno, che mi ha giouato re&longs;to debitore d'infinite gratie: &
come di&longs;pen&longs;atore de i beni riceuuti da altri mi rendo. Io ho giudicato maggior uergogna il non
uoler imparare, che danno il non &longs;apere: ho fuggito la pompa di citare a nome gli auttori,
de i quali mi &longs;ono &longs;eruito in questa fatico&longs;a impre&longs;a, & ho cercato non l'ampiezza della lingua,
o la copia delle parole, ma la elettione, & la chiarezza delle co&longs;e. piu uolte io ho di
&longs;iderato & cercato di communicare le fatiche mie con alcuni, prima che ueni&longs;&longs;ero in lu
ce, & in commune inue&longs;tigare la uerità. accioche quello, che non puo fare un &longs;olo, fatto fu&longs;&longs;e
da molti. ma que&longs;to, per alcuna cagione, che io bene non intendo, non mi è uenuto fatto.
ne i di&longs;egni delle figure importanti io ho u&longs;ato l'opere di M. Andrea Palladio Vicentino
Architetto, ilquale ha con incredibile profitto tra quanti io ho cono&longs;ciuto di ui&longs;ta, & per fama,
per giudicio d'huomini eccellenti, acqui&longs;tato gran nome sì ne i &longs;ottili&longs;&longs;imi, & uaghi di&longs;egni
delle piante, de gli alzati, & de i profili, come nello e&longs;eguire, & fare molti & &longs;uperbi edifi
cij, sì nella patria &longs;ua, come altroue & publici, & priuati, che contendono con gli antichi,
danno lume a moderni, & daranno merauiglia a quelli che uerranno. Et quanto appartiene
a Vitr.
l'artificio de i Theatri, de i Tempij, delle Ba&longs;iliche, & di quelle co&longs;e, che hanno piu bel
le, & piu &longs;ecrete ragioni di compartimenti, tutte &longs;ono state da quello, con prontezza d'ani
mo, & di mano e&longs;plicate, & &longs;eco con&longs;igliate, come quello che di tutta Italia ha &longs;cielto le
piu belle maniere de gli antichi, & mi&longs;urate tutte l'opere, che &longs;i trouano. Nel re&longs;tante del
la fatica mia il buon uolere puo coprire, o &longs;cu&longs;are qualche difetto, & inuitare amoreuolmen
te alla correttione ciuile chiunque fu&longs;&longs;e di&longs;idero&longs;o di giouare, come &longs;on io: il che attendo con
quel di&longs;iderio, che io ho hauuto &longs;empre di far bene. Ma a&longs;&longs;ai habbiamo uagato: però è tem
po di ritornare a Vitruuio, & di credere che lo in&longs;egnare il modo del fortifioare è co&longs;a difficil
lima ri&longs;petto alla nuoua inuentione delle offe&longs;e, dalle quali come &longs;pe&longs;&longs;o detto hauemo, dipende la
dife&longs;a: & però è degna co&longs;a trarne i precetti uniuer&longs;ali, in uirtu de i quali l'huomo può &longs;empre
ritrouare nuoua forma di dife&longs;a.
tà. Cap. VII.
DIVISI i capi delle uie, & de&longs;critte le piazze, egli &longs;i deue far manife&longs;ta la
elettione de i piani al commodo, & all'u&longs;o commune della Città per li &longs;acri
Tempi, per lo Foro, & per gli altri luoghi communi. Se le mura &longs;aranno
pre&longs;&longs;o il mare: elegger &longs;i deue il piano, doue &longs;i deue fare il Foro uicino al
porto. &longs;e la Città &longs;arà fra terra, nel mezo.
Ma per li &longs;acri Tempij di q uelli Dei,
a Minerua &longs;i danno i piani in luoghi alti&longs;simi, di doue &longs;i po&longs;&longs;a unitamente uedere gran
di&longs;sima parte della città. Ma a Mercurio nel Foro, ouero, come anche ad I&longs;ide, & a
Serapi, nel &longs;ondaco, o mercato. Ad Apolline & al padre Bacco, pre&longs;&longs;o al Theatro.
Ad Hercole uicino al Circo. in que luoghi doue non &longs;aranno Gimna&longs;i, o Anfitheatri.
A
Marte fuori della Cíttà, & al campo. &
& que&longs;to è &longs;tato ordinato da
gli auri&longs;pici Etru&longs;chi, cioè, che a Venere, a Vulcano, & a Marte &longs;iano fatti i tempij
fuori delle mura: accioche i piaceri di Venere non prendino piede nella città appre&longs;&longs;o la
giouentù, & le madri di famiglia, & che dalla forza di Vulcano tratta fuori della città
con religione, & &longs;acri&longs;icij, gli edi&longs;ici parino e&longs;&longs;er dal timore de gli incendij liberati. Ma
la'diuinità di Marte e&longs;&longs;endo fuori della terra con&longs;ecrata, non &longs;arà la di&longs;&longs;en&longs;ione, che
uiene all'arme tra li cittadini, ma con quella dife&longs;a da i nimici con&longs;eruerà quella da i
pericoli delle battaglie. Similmente a Cerere &longs;i faranno i tempij fuori della città, in
luoghi, doue non &longs;i uada, &longs;e non per nece&longs;sità, douendo&longs;i con religione, & con &longs;anti
co&longs;tumi que&longs;to luogo con&longs;tantemente guardare. Al re&longs;tante de gli altri dei, bi&longs;ogna
ritrouar i luoghi da fabricare, che &longs;iano conuenienti guardando &longs;empre alle maniere
de i &longs;acrificij.
& decoro de i luoghi, con&longs;iderando il compartimento de i piani all'u&longs;o commune. Compar
timento in que&longs;to luogo io chiamo una ragioneuole diui&longs;ione del piano accompagnata dal deco
ro, dalla &longs;ufficienza delle parti, & dalla ri&longs;pondenza delle co&longs;e: &longs;i che a grandi &longs;oggetti,
grandi edificij &longs;i facciano, & de i grandi edificij grandi &longs;iano i membri; perche la Citta è
come una grandi&longs;&longs;ima ca&longs;a, come &longs;i puo dire, che la ca&longs;a &longs;ia una picciola città. Il &longs;auio Ar
chitetto deue donare alcuna co&longs;a alla u&longs;anza de i pae&longs;i, non però deue egli errare, nè ab
bandonare la ragione: ma non la&longs;ciare la u&longs;anza, & tener&longs;i alla &longs;cienza; altrimem i la cat
tiua u&longs;anza non è altro, che la uecchiezza del uitio: dal quale animo&longs;amente l'huomo &longs;i
deue di&longs;co&longs;tare, & dar buono e&longs;La ragione adunque del Foro è che &longs;ia
po&longs;to pre&longs;&longs;o al porto, &longs;e la città è uicina al mare: ouero nel mezo della città, &longs;e ella è fra
terra: il Foro è luogo, doue &longs;i uendeno le co&longs;e, & doue &longs;i tiene ragione, è commodo a fore&longs;tie
ri, & mercanti, che uengono di parti lontane e&longs;&longs;endo uicino al porto, quando la città è pro&longs;
&longs;ima al mare: ma nel mezo della città è commodo, perche il mezo è propinquo a tutte le par
ti, & pre&longs;to prouede a i bi&longs;ogni, & però Vitruuio ha detto. In medio oppido.
perche oppi
dum è detto dal dare aiuto, che in latino &longs;i dice dare opem; ouero perche iui &longs;i portano le
ricchezze, che, opes, &longs;i chiamano. Il re&longs;to è facile.
Ma del modo del fabricare i tempij, & delle mi&longs;ure, & &longs;immetrie di quelle, nel ter
zo, & nel quarto libro ne renderò le ragioni: percioche mi è piacciuto determinare
prima della copia della materia, che &longs;i deue nelle fabriche preparare: & e&longs;ponere la
forza & u&longs;o di quella, & poi trattare delle mi&longs;ure de gli edi&longs;icij, & gli ordini, & le manie
re partitamente di tutte le &longs;immetrie, & in cia&longs;cuno de i &longs;eguenti libri e&longs;plicare.
da dire della materia, come co&longs;a che la natura ci porta, & molto della forma: & è giu&longs;to
sbrigar&longs;ene pre&longs;to. Dapoi perche un'i&longs;te&longs;&longs;a materia &longs;erue a diue&longs;e forme, & maniere.
& &longs;i
mile u&longs;anza tiene Ari&longs;totile, per commodità della dotrina, ne i libri de i principij naturali.
IL SECONDO LIBRO
DELL'AR CHIT ETTVRA
DIM. VITRVVIO.
DINOCRATE Architetto con&longs;idato&longs;i ne i &longs;uoi pen&longs;ieri, & nella &longs;ua &longs;o
lertia, e&longs;lendo Ale&longs;&longs;andro &longs;ignore del mondo, &longs;i parti di Macedonia per
andare allo e&longs;&longs;ercito, di&longs;idero&longs;o d'e&longs;&longs;ere dalla mae&longs;ta regia commendato.
Co&longs;tui partendo&longs;i dalla patria, da i parenti, & da gli amici, ottenne lettere
di fauore drizzate a i principali, & potenti della corte, accioche per me
zo loro fu&longs;&longs;e piu facilmente introdotto. E&longs;&longs;endo adunque benigna
mente da quelli raccolto, chie&longs;e loro, che quanto prima lo conduce&longs;&longs;ero ad Ale&longs;&longs;andro.
Quegli hauendoli prome&longs;&longs;o, erano alquanto tardi, a&longs;pettando il tempo commodo. Di
nocrate pen&longs;ando e&longs;&longs;ere sbeffato da quelli, a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o per aiuto ricor&longs;e. Era egli di gran
de &longs;tatura, di gratio&longs;o a&longs;petto, & di &longs;omma dignità, & bellezza. fidato&longs;i adunque di
que&longs;te doti di natura, nell'albergo &longs;uo depo&longs;e le ue&longs;ti, & di oglio tutto'l corpo &longs;i un&longs;e, &
&longs;i coprì la &longs;ini&longs;tra &longs;palla di pelle di Leone, coronato di fronde di poppio, & tenendo
nella de&longs;tra la claua, &longs;e ne andò uer&longs;o il tribunale del Re, che teneua ragione. Hauen
do la nouità del fatto riuolto a dietro già tutto il popolo; Ale&longs;&longs;andro lo uidde, & mera
uigliando&longs;i commandò, che gli fu&longs;&longs;e dato luogo, accioche egli &longs;i face&longs;&longs;e innanzi, & di
mandollo, chi fu&longs;&longs;e. Egli di&longs;&longs;e.
Io &longs;on Dinocrate Architetto di Macedonia, che a te
porto pen&longs;ieri, & forme degne della tua chiarezza: percioche io ho formato il monte
Atho in figura d'una &longs;tatua uirile, nella cui &longs;ini&longs;tra io ho di&longs;egnato le mura d'una gran
di&longs;sima città, & nella de&longs;tra un ua&longs;o, che habbia a raccogliere l'acqua di tutti i fiumi,
che &longs;ono in quel monte; accioche da quel ua&longs;o &longs;i &longs;pande&longs;&longs;ero nel mare. Dilettato&longs;i
Ale&longs;&longs;andro della ragione della forma, &longs;ubito dimandò &longs;e d'intorno ui fu&longs;&longs;ero campi, che
pote&longs;&longs;ero prouedere di grano al bi&longs;ogno di quella città. Hauendo ritrouato, che non
u'era altra uia, che quella d'oltra mare; Di&longs;&longs;e. Io con attentione guardo al componi
mento di co&longs;i bella forma, & di e&longs;&longs;a mi diletto: ma io con&longs;idero, che &longs;e alcuno uorrà an
dare in quel luogo ad habitare, non &longs;ia bia&longs;imato per poco giudicio. perche &longs;i come
il fanciullo già na&longs;ciuto, non &longs;i puo &longs;enza il latte della nutrice alleuare, nè cre&longs;cere; co
fi la città &longs;enza po&longs;&longs;e&longs;sioni, o frutti, che ui &longs;iano portati non puo &longs;o&longs;tentar&longs;i, nè mante
ner&longs;i cre&longs;cendo &longs;enza copia di uettouaglia, nè e&longs;&longs;er frequentata, nè &longs;i puo il populo &longs;en
za abondanza di uiuere con&longs;eruare. per il che (&longs;i come io &longs;timo) che &longs;i bel di&longs;egno me
rita lode, co&longs;i giudico douere e&longs;&longs;ere bia&longs;imato il luogo. Ma ben uoglio, che tu &longs;tia me
co: percioche io intendo di u&longs;ar l'opera tua. Dall hora in poi Dinocrate non &longs;i &longs;co&longs;tò
mai dal Re: & in Egitto lo &longs;eguitò. Hauendo iui ueduto Ale&longs;&longs;andro il porto per natura
&longs;icuro: lo egregio mercato, i campi d'intorno all'Egitto abondanti di grano, & le mol
te commodità del gran fiume del Nilo; commandò, che iui dal &longs;uo nome Ale&longs;&longs;andria &longs;i
fabrica&longs;&longs;e. Et per que&longs;to Dinocrate dalla bellezza, & gratia del &longs;uo a&longs;petto, & gran
dezza del corpo, a quella nobiltà, & chiarezza peruenne. Ma a me o Imperatore la na
tura non ha dato la grandezza della per&longs;ona, & la età mi ha deformata la faccia, la infer
mità leuato le forze; la doue e&longs;&longs;endo io di tali pre&longs;idij abbandonato, &longs;pero per mezo del
la &longs;cienza, & de gli &longs;critti a qualche grado di commendatione, & gloria peruenire. Ha-
della Architettura, & appre&longs;&longs;o dellc mura, & delle diui&longs;ioni de i piani, che &longs;ono dentio
le mura, & &longs;eguitando l'ordine de i &longs;acri Tempij, & de i publici edificij, & anche de i
priuati, con quai mi&longs;ure, & proportioni &longs;i deono fare: io non ho pen&longs;ato di porre que&longs;te
co&longs;e prima, che io ragiona&longs;si della copia della materia, della quale &longs;i fanno le fabriche, &
con c he ragione, & che forza ella habbia nell'u&longs;o, & con che principij la natura delle co&longs;e
&longs;ia compo&longs;ta. Ma prima che io dia principio ad c&longs;plicare le co&longs;e naturali, io ragionerò
delle ragioni del fabricare doue hanno hauuto origine, & come per inuenti one cre&longs;ciu
te &longs;ono partitamente dirò, & &longs;eguitando e&longs;ponerò gli ingre&longs;si dell'antica natura, & di
quelli, che con gli &longs;critti, & regole dedicorono il principio del con&longs;ortio humano, &
le belle, & fondate inuentioni, & però, come da quelli io &longs;on ammae&longs;trato, dimo&longs;trerò.
no&longs;ca, & ci dimo&longs;tra il modo di metterla in&longs;ieme. propone artificio&longs;amente il proemio.
percio
che hauendo nel primo libro ragionato ne i quattro ultimi capi di molte co&longs;e pertinenti alla elet
tione de i luoghi per fabricar la città; & hauendo trattato delle muraglie, & dife&longs;e, del com
partimento de i piani, sì per i&longs;chifare i uenti danno&longs;i, come per di&longs;tribuire ogni luogo con gra
tia, & decoro: & uolendoci dare un &longs;egnalato precetto, o con&longs;eruarlo nella no&longs;tra memoria,
( benche pare, che lo dica ad altro fine ) ci dimo&longs;tra con notabile e&longs;&longs;empio, che &longs;opra tutte le
co&longs;e douemo con&longs;iderarc di fabricar in luogo, che ci dia da uiuere, & &longs;oppli&longs;ca alle nece&longs;&longs;ità de
i Cittadini. perche niuno &longs;i mouerebbe per habitare in luogo, doue &longs;i mori&longs;&longs;e di fame.
come &longs;i
uede per lo contrario, che per l'abondanza delle co&longs;e i luoghi&longs;ono frequentati. Legge&longs;i nel li
bro delle co&longs;e merauiglio&longs;e del mondo a&longs;critto ad Ari&longs;totele, che imercanti Cartagine&longs;i, naui
gando fuori dello &longs;tretto per molte giornate ritrouorono un'I&longs;ola non piu per lo adietro &longs;coperta,
che era &longs;olo da fiere habitata, ma piena di alberi di merauiglio&longs;a grandezza, & di grandi&longs;&longs;imi
fiumi, fertile, & abondante di cio che puo na&longs;cere, lontana molto dalla terra dell' Africa.
Quiui trouando&longs;i aere temperati&longs;&longs;imo, & per i&longs;perienza copia di tutti i frutti della terra, comin
ciauano le gente di abbandonare la propria città, & andare ad habitar quei luoghi. per laqual
co&longs;a i Cartagine&longs;i furono con&longs;tretti a fare uno editto, che &longs;otto pena capitale niuno piu naui
ga&longs;&longs;e per quelle parti, che for&longs;e erano quelle, che a giorni no&longs;tri &longs;ono &longs;tate &longs;coperte uer&longs;o Po
nente. Et però uedendo Vitr.
la importanza del uiuere, ha uoluto di nuouo &longs;arci auuertiti, nel
proemio, come in luogo notabile, & che prima uegni nella con&longs;ideratione de i lettori.
crate Architetto.Ma
i te&longs;ti di Vitr.
hanno, Dinocrate, del quale ne fa mentione Xenofonte, s'io non m'inganno.
{ che
le idee della di&longs;po&longs;itione, na&longs;ceno da pen&longs;amento, & da inuentione: però qui dimo&longs;tra Dinocra
te hauere hauuto Di&longs;po&longs;itione, come anche di &longs;otto mo&longs;tra lo i&longs;te&longs;&longs;o, quando dice ad Ale&longs;&longs;andro.
Io &longs;ono Dinocrate Architetto di Macedonia, ilquale a te porto pen&longs;ieri, & forme degne
della tua chiarezza.
la co&longs;a &longs;ignificata, & quella che &longs;ignifica; l'opera, & la ragione: dalle quali co&longs;e na&longs;ce la Ar
chitettura.
pre&longs;entare la figura di Ale&longs;&longs;andro ( come &longs;i legge ) & dalla de&longs;tra cauare uno capaci&longs;&longs;imo alueo
da riceuer tutte le acque del monte Atho alti&longs;&longs;imo tra la Macedonia, & la Thracia: & nella
&longs;ini&longs;tra uoleua fabricare una città capace di dieci mila huomini. Bella, & &longs;ottile inuentione,
&longs;e co&longs;i egli haue&longs;&longs;e con&longs;iderato di dar da uiuere alla &longs;ua città, come egli le haueua proui&longs;to del
bere delle acque.
tuni. & di que&longs;ta lode meritamente deue e&longs;&longs;er commendata la città di Vinetia, alla quale ri&longs;pon
deno tanti fiumi, tante entrate, & tante commodità, che pare che tutto il mondo &longs;ia obligato
a notrirla, & adornarla: & &longs;i puo dire, che &longs;i come la notrice del fanciullo prende il cibo al-
il &longs;uo nutrimento per &longs;o&longs;tentare il re&longs;to dello &longs;tato &longs;uo. & in uero pare, che la natura s'habbia
ri&longs;eruati alcuni luoghi, che per rari&longs;&longs;imi accidenti po&longs;&longs;ono re&longs;tare dishabitati; & que&longs;to per la
conimodit à del &longs;ito. come Roma, Con&longs;tantinopoli, Pariggi, & molti altri luoghi, che &longs;empre &longs;ono
stati celebrati, & frequentati per le &longs;opra det te ragioni.
del uiuer humano, & delle ca&longs;e, et accre
&longs;cimenti di quelle. Cap. I.
GLI huomini per antica u&longs;anza come &longs;iere nelle &longs;elue, & nelle &longs;pilonche, & tra
li bo&longs;chi na&longs;ceuano, & di agre&longs;te cibo pa&longs;cendo&longs;i menauano la lor uita. in
quel tanto da i uenti, & dalle fortune furono gli &longs;pe&longs;si alberi agitati, & com
mo&longs;si, & &longs;tropicciando&longs;i in&longs;ieme i rami, mandorono fuori il fuoco, perche
i uicini dalla gran fiamma sbigottiti, &longs;i mi&longs;ero in fuga. ce&longs;&longs;ata la fiamma, & hor que&longs;to
hor quello auuicinando&longs;i al fuoco, è ritrouandolo e&longs;&longs;er di molta commodità a i corpi, ag
giugnendoli legna mentre che mancaua, & con&longs;eruandolo, gli conduceuano de gli altri,
& accennando&longs;i fra loro dimo&longs;trauano la utilità, che di ciò ne ueniua. in quel concor&longs;o
d'huomini e&longs;&longs;endo le uoci diuer&longs;amente dallo &longs;pirito fuori mandate, per la quottidiana
conuer&longs;atione fecero, come lor fatto ueniua, i uocaboli delle co&longs;e. Dapoi &longs;ignificando
le piu &longs;pe&longs;&longs;o, & in u&longs;o ponendole, per quello auuenimento cominciorono a parlare, & a
quel modo tra loro fabricorono i ragionamenti. E&longs;&longs;endo adunque per la inuentione del
fuoco da prima uenuto il conuer&longs;are, & il uiuere in&longs;ieme, & conuenendo molti in uno
i&longs;te&longs;&longs;o luogo, hauendo anche dalla natura, che non chinati, come gli altri animali, ma
dritti camina&longs;&longs;ero, & la magnificenza del mondo, & delle &longs;telle riguarda&longs;&longs;ero: & trattan
do ( come piaceua loro ) con le dita facilmente ogni co&longs;a, alcuni di quella moltitudine
cominciorono a fare i coperti di fronde, altri a cauar le &longs;pilonche di &longs;otto a monti: & altri
imitando i nidi delle rondini edificauano di loto, & di uirgulti per fare luoghi da ridur&longs;i
al coperto. Allhora molti o&longs;&longs;eruando i coperti fatti da gli altri, & aggiugnendo a loro
pen&longs;ieri co&longs;e nuoue, faceuano di giorno in giorno piu bella maniera di ca&longs;e. Et e&longs;&longs;endo
gli huomini di natura docile, & che facilmente imitar poteua, gloriando&longs;i ogni giorno
piu delle proprie inuentioni, altri ad altri dimo&longs;trauano gli effetti de gli edificij, & co&longs;i
per le concorrenze e&longs;&longs;ercitando gli ingegni, alla giornata &longs;i faceuano piu giudicio&longs;i. &
& prima alzate le forcelle, & trapo&longs;ti i uirgulti con loto te&longs;&longs;euano i pareti, altri i ce&longs;pu
gli poi, & le zoppe di loto a&longs;ciugando faceuano i pareti commettendogli con legnami, &
per i&longs;chifare le pioggie, le g randini, & i caldi le copriuano di canne, & di frondi. Dapoi
perche i tetti per le tempe&longs;te del uerno non potcuano reggere alle pioggie, facendo i
colmi, & &longs;opraponendoui il loto col fare i tetti pendenti conduceuano le grondi, & i
cadimenti dell'acque.
il mezo, & il fine, quanto poteua ba&longs;tare alla humana nece&longs;&longs;ità; dico artificio&longs;amente, & per
ordine, perche prima ha detto la cagione, che con&longs;trin&longs;e gli huomini a &longs;tare in&longs;ieme, che fu il co
no&longs;cere l'utilità, che dal fuoco procedeua, il ca&longs;o dimo&longs;trò l'utilità. Que&longs;ta con&longs;trin&longs;e gli huo
mini ad unir&longs;i. dalla unione nacque la fauella, nacque la cognitione del poter&longs;i operare con le ma
ni, & l'operare, dal che nacque la concorrenza di auanzar l'un l'altro nella inuentione de gli
edificij. Onde a poco a poco uenne lo artificio, nato ( come dicemmo nel primo libro nel proe-
Ma perche alcuno potrebbe negare; che
tale &longs;ia &longs;tato lo ingre&longs;&longs;o dell' antica natura; Ri&longs;ponde Vitr.
& dice.
Ma che que&longs;te co&longs;e da que principij, che detto hauemo, &longs;iano &longs;tate ordinate, in que
&longs;to modo &longs;i puo cono&longs;cere. percioche fin al di d'hoggi dalle nationi e&longs;terne &longs;i fanno gli
edificij, come in Francia, in Hi&longs;pagna, in Lu&longs;itania, in Aquitania, di que&longs;te co&longs;e, come di
tauole di rouere, ouero con paglic, & &longs;trame. Appre&longs;&longs;o la natione de Colchi nel Ponto
per l'abondanza delle &longs;elue &longs;i fanno gli edificij con alberi perpetui i&longs;pianati dalla de&longs;tra, &
dalla &longs;ini&longs;tra po&longs;ti in terra la&longs;ciatoui tra quelli tanto &longs;pacio, quanto ricerca la lunghezza de
gli alberi, ma di &longs;opra nelle e&longs;treme parti di quelli pongono altri trauer&longs;i, i quali d'intor
no chiudeno lo &longs;pacio dell'habitatione, & allhora dapoi le &longs;oprapo&longs;te traui dalle quat
tro parti legando, & &longs;trignendo gli anguli, & in que&longs;ta manicra facendo i pareti d'alberi,
a piomho di quelle di &longs;otto, inalzano le Torri, & quelli &longs;pacij, che per la gro&longs;&longs;ezza della
materia &longs;ono trala&longs;ciati, otturano con loto, & &longs;cheggie, & anche ritagliando i tetti dalle
cantonate tramezano con legni trauer&longs;ati di grado in grado, ra&longs;tremandogli; & in que&longs;to
modo, al mezo delle quattro parti leuano le piramidi, lequali, & di frondi, & di loto co
prendo all'u&longs;anza de barbari fanno i colmi te&longs;tuginati.
ne. & in uero è ragioneuole, che doue non è peruenuta la bellezza, & la grandezza dell'arte, &longs;i
ueda il modo naturale, & &longs;iritegna quello, che è &longs;tato dalla natura, a i primi huomini dimo
strato, perche egli &longs;i puo dire, che ogni arte habbia la &longs;ua pueritia, la &longs;ua adole&longs;centia, il fior
della età, & la maturità; come l'Architettura, che ne i primi &longs;ecoli hebbe i &longs;uoi &longs;gro&longs;&longs;amenti,
crebbe in A&longs;ia, ottenne in Grecia il &longs;uo uigore, & finalmente in Italia con&longs;egui perfetta, & ma
tura dignità. Da principio adunque è ragioneuole di credere, che ella haue&longs;&longs;e quella origine,
che la nece&longs;&longs;ità dimc&longs;trò primier amente all'humana generatione, come &longs;i ha a di no&longs;tri e&longs;&longs;ere nel
l'I&longs;ola Spagnola, & nelle parti del mondo &longs;coperte da i moderni, che le &longs;tanze, & le habita
tioni &longs;ono fatte di alberi, te&longs;&longs;uti di canne, coperti di paglie, ma di modo, che egli &longs;i ha in con&longs;ide
ratione la dignità de gli habitanti, dando&longs;i piu grandi & piu belle, & piu commode habitationi
a quelli, che fra quelle genti ottengono grado maggiore. Que&longs;to &longs;i dice, che i no&longs;tri banno ri
trouato nel &longs;opra detto modo. Ma poi che piu perite genti, & piu ingenio&longs;e banno cominciato
a praticare in que luoghi, piu bella, & piu artificio&longs;a maniera di fabricare è stata introdotta.
Lauorando i legnami, & facendogli molti ornamenti, che non haueuano prima, & co&longs;i di gior
no in giorno aumenteranno gli artificij, & le inuentioni delle co&longs;e, dome&longs;ticando il pae&longs;e per l'hu
mana conuer&longs;atione. Buono adunque è l'argomento di Vitruuio, &longs;e bene eglinon dice&longs;&longs;e a pun
to il uero di quel fuoco acce&longs;o da gli alberi agitati da i uenti, non &longs;apendo egli la i&longs;toria della crea
tione, & della origine del mondo. Ma chi pon mente alle parole di Vitru.
ritruouerà nel pre&longs;en
te di&longs;cor&longs;o un'ordine merauiglio&longs;o: perche prima ha ritruouato quanto puo la nece<02>ità, & la
natura, dicendo la cagione, che costrin&longs;e gli huomini ad habitar in&longs;ieme, da poi ba dimostra
to quanto puo la i&longs;perienza, & la con&longs;uetudine, dicendo quello, che molte genti acco&longs;tumano
di fare, per accommodar&longs;i, & di&longs;ender&longs;i da i contrarij, con diuer&longs;e maniere di habitationi &longs;econ
do l'u&longs;o de i luoghi, & delle co&longs;e. & finalmeute dirà, quanto ha potuto l'Arte cerca le regola
te inuentioni, & gli ornamenti, & pompa del fabricare. come anche al primo Capo del decimo
libro, Vitru.
conferma dicendo, che quelle co&longs;e, che gli huomini auuertirono e&longs;&longs;er buone all'u&longs;o,
tentarono anche con i&longs;tudio di arte, & di ordinationi per uia di dottrina. Et qui &longs;i uederà co
me la natura humana tutta uia auanzando &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, digiorno in giorno dal nece&longs;&longs;ario al commo
do, & dal commodo all'honoreuole peruiene. Bella, & degna co&longs;a è di con&longs;iderare, come l'Ar
te &longs;i fonda &longs;opra la natura, non mutando quello, che è per natura, ma facendolo piu perfetto, &
adorno. come nel pre&longs;ente capo Vitruuio chiaramente ci mo&longs;tra per diuer&longs;i e&longs;&longs;empi non &longs;olamen
te la origine del fabricare, ma i modi, & le maniere naturali, che poi&longs;ono &longs;tate pigliate dal-
ro ornamenti & altre co&longs;e, che &longs;ono &longs;tate dalla natural nece<02>ità alla certezza dell'Arte, per
humana &longs;olertia traportate. Seguita adunque.
Ma i Frigij, i quali habitano le campagne per la inopia de bo&longs;chi hauendo bi&longs;ogno di
&longs;egna, eleggeno alcune parti piu eleuate del terreno, & cauandole nel mezo, & uotando
le, & facendo i &longs;entieri allargano gli &longs;pacij, quanto cape la quantità, & grandezza del
luogo: ma poi di&longs;opra legando in&longs;ieme molti fu&longs;ti fanno i colmi de i tetti piramidali, &
coprendo quelli con canne & paglie inalzano &longs;opra le &longs;tanze grandi&longs;simi grumi di terra:
& a que&longs;to modo fæono con la ragione de i tetti l'inuernate caldi&longs;sime, & l'c&longs;tati fre&longs;chi&longs;
&longs;ime. Altri di palu&longs;tre alica ricuopreno i loro tuguri.
Et anche appre&longs;&longs;o altre nationi, &
in alcuni luoghi &longs;imilmente in que&longs;ta maniera &longs;i fanno le ca&longs;e. Ne meno in Mar&longs;iglia &longs;i
puo uedere, che i tetti &longs;ono fatti &longs;enza tegole, ma &longs;olamente ui è &longs;oprapo&longs;ta la terra con le
paglie. In Athene anche per e&longs;&longs;empio di antichità nell' Arcopago fin'a no&longs;tri giorni &longs;i
uede il tetto di lottole. & nel Campidoglio nella &longs;acra rocca la ca&longs;a di Romulo ci puo fa
re auuertiti de gli antichi co&longs;tumi, per e&longs;&longs;er coperta di paglie, & di fieno. & co&longs;i per
tali &longs;egni potemo di&longs;correre &longs;opra la inuentione de gli antichi edificij, che tali fu&longs;&longs;ero
come detto hauemo.
denza dell'antico, & nece&longs;&longs;ario modo del fabricare, & qua&longs;i ci ha indotto a credere, che la in
uentione del con&longs;ortio humano &longs;iastata, &longs;econdo che egli ha detto. hora ci uuole fare accorti di
quanto l'u&longs;o, & la i&longs;perienza, dapoi l'Arte ci ha dimo&longs;trato, & dice.
Ma hauendo gli huomini con l'operare ogni giorno fatto le mani piu pronte, & piu de
&longs;tre al fabricare, & per la continua e&longs;&longs;ercitatione de gli ingegni loro e&longs;&longs;endo con &longs;olertia
peruenuti all'Arti, ne &longs;eguì, che aggiunta a gli animi loro la indu&longs;tria fece, che chi tra quel
&longs;i fu&longs;&longs;ero piu &longs;tudio&longs;i, & diligenti, faceuano profe&longs;sione di e&longs;&longs;er fabbri.
dice&longs;i in Greco Tecton, d'onde è deriuato il no
me di Architetto, come s'è detto nel primo libro. Et qui &longs;i puo uedere come non &longs;olamente le
co&longs;e alla Architettura pertinenti habbiano hauuto principio, ma anche i uocaboli delle co&longs;e. pe
rò non la&longs;ciando Vitru.
alcuna co&longs;a, prudentemente rende perfetto l'auditore. Fabbri adunque
&longs;i chiamauano i piu &longs;tudio&longs;i, & diligenti operatori, perche alla natura, allo e&longs;&longs;ercitio, alla &longs;o
lertia aggiugneuano la indu&longs;tria, la quale non è altro, che un di&longs;iderio di affaticar&longs;i ridotto al
l'opera con diligenza, & e&longs;&longs;ercitio dello ingegno, & auantaggio dell'Arte per con&longs;eguire la
perfettione. conchiude Vitru.
& dice.
Quando adunque da principio que&longs;te co&longs;e &longs;tate &longs;iano in que&longs;to modo ordinate, & la
natura non pure di &longs;entimenti habbia gli huomini, come gli altri animali adornati, ma
ancora di con&longs;ideratione, & di con&longs;iglio armato lo intelletto, &longs;ottomettendo al poter lo
ro gli altri animali, quelli di grado in grado alle altre Arti & di&longs;cipline peruenendo, u&longs;ci
ti dal fabricare, dalla uita ferigna, & &longs;ilue&longs;tre, alla man&longs;ueta, & humana &longs;i condu&longs;&longs;ero:
d'indi animo&longs;amente ammae&longs;trando&longs;i, & piu oltre guardando con maggiori pen&longs;amenti
na&longs;ciuti dalla uarietà delle Arti, non piu ca&longs;e humili, & ba&longs;&longs;e, ma grandi habitationi fon
date, & di pareti fatti di mattoni, & di pietre, & di legnami compo&longs;te, & di tegole co=
perte cominciorno a fabricare. Dapoi cre&longs;cendo in uarie o&longs;&longs;eruationi di &longs;tudi con giudi
cio&longs;o di&longs;cor&longs;o da mcerte a certe ragioni di mi&longs;ure condu&longs;&longs;ero inanzi la co&longs;a, & d'indi au=
uertendo che la natura largamente produceua le legna, & porgeua loro abondante copia
di fabricare cominciorno a nodrirla, & a coltiuarla, & cre&longs;ciuta poi con artificij ornar
la all'u&longs;o diletteuole, & eleganza della uita. & però io &longs;on per dire di quelle, co&longs;e le qua
li commode, & buone &longs;ono ne gli edificij, dimo&longs;trando ( come io potrò ) le qualità, &
uirtù di quelle.
nel fabricare, & qua&longs;i ci ha fatto na&longs;cere dinanzi a gli occhi una co&longs;a dall'altra con uno cui
dente &longs;ucce&longs;&longs;o, & accre&longs;cimento dell' Arte. & &longs;i ha eletto non tutte le maniere del fabricare,
perche le fabriche fatte dalle genti roze, o fatte per nece&longs;&longs;ità &longs;ono d'infinite &longs;orti, & lo infinito
non cape &longs;otto la dottrina de i precetti: ma uuole trattar di quelle, che dalla ciuile u&longs;anza, & per
commodo, & per bellezza &longs;ono degne di e&longs;&longs;er con&longs;iderate, et inte&longs;e.
Ma &longs;e alcuno uorrà di&longs;putare dell'ordine di que&longs;to libro pen&longs;ando, che egli debbia e&longs;
&longs;ere prepo&longs;to a tutti gli altri: accioche egli non pen&longs;i, che io habbia errato, ne dirò la ra
gione. Scriuendo io il corpo dell' Archittetura, io ho pen&longs;ato di e&longs;ponere nel primo libro
di che ammae&longs;tramenti, & di&longs;cipline debbia e&longs;&longs;er ornata, & con certi termini pre&longs;inire
le &longs;ue maniere, & dire da che ella fu&longs;&longs;e na&longs;ciuta, & co&longs;i quello, che fu&longs;&longs;e allo Architetto
nece&longs;&longs;ario iui io dimo&longs;trai. & però nel primo libro io ho detto dell'officio dell' Arte; nel
pre&longs;ente io di&longs;puterò delle co&longs;e naturali della materia, che u&longs;o elle habbiano nel fabricare,
perche il pre&longs;ente libro non dichiara onde na&longs;ce l'Architettura, ma d'onde &longs;ono nate &
con quali ragioni nodrite, & peruenute di grado in grado a que&longs;ta determinatione, & pe
rò in que&longs;to modo al luogo, & ordine &longs;uo po&longs;ta &longs;arà la compo&longs;itione di que&longs;to uolume.
un' opera, & in&longs;egna un'arte, è obligato a dire perche prima, & perche poi habbia po&longs;to le co
&longs;e in quell' arte contenute, per acquetar glianimi di chi fa fare le fabriche. però Vitr.
con grande
humanità rende conto dell' ordine del pre&longs;ente libro. Et la ragione &longs;ua in uirtù è que&longs;ta.
Non è
conueniente trattare di alcuna co&longs;a partitamente contenuta in un' Arte, prima, che egli &longs;i tratti
de i principij di quell' Arte. percioche niuno effetto è prima della cau&longs;a &longs;ua.
Se io adunque ( puo
dir Vitr. ) trattato haue&longs;&longs;i prima della materia, che è trattatione particólare di que&longs;t' arte, & non
de i principij di tutta l'arte, io non hauerei u&longs;ato l'ordine, che &longs;i conuiene. Il fine dello Architet
to non ci &longs;arebbe &longs;tato manife&longs;to, co&longs;a &longs;ommamente nece&longs;&longs;aria, perche la cognitione del fine prece
de ogni operatione. Dapoi l'ufficio dello Architetto &longs;arebbe &longs;tato a&longs;co&longs;o; i precetti dell'arte la
&longs;ciate; La confu&longs;ione ci hauerebbe impedito il uero intendimento. Meritamente adunque le co&longs;e
dette nel primo libro doueuano precedere a tutte le altre. Ma perche il &longs;econdo libro contener
debbia il trattamento della materia, &longs;imilmente è manife&longs;to. perche la materia, è principio non
dell' Architettura, perche l'Architettura non è fatta di legno, nè di pietra, ma delle co&longs;e, che &longs;o
no dall' Arti formate, & fabricate. & è principio, & &longs;oggetto, nel quale &longs;i e&longs;prime quello, che
è nella mente dello Artefice, cioè l'ordine, la di&longs;po&longs;itione, la di&longs;tributione, la &longs;immetria, la gra
tia, & il decoro, & in &longs;omma, il perche, la ragione, il di&longs;cor&longs;o, la co&longs;a &longs;igni&longs;icante, come nel primo
libro &longs;i dimo&longs;tra. Edunque al luogo &longs;uo il trattamento della materia.
Et &longs;i come nel primo li
bro s'è detto dell' origine dell' Arte, co&longs;i nel &longs;econdo &longs;i tratta dell' origine del fabricare.
Hora io tornerò al propo&longs;ito, & dirò delle copie atte ad e&longs;&longs;er po&longs;te in opera in che mo
do &longs;iano compo&longs;te dalla natura,
che me&longs;colanze, & principij &longs;iano i loro componimenti temperati, accio non o&longs;cu
re, ma chiare &longs;iano a chi legge e&longs;ponerò con ragione. perche niuna &longs;orte di materia, nè
corpo è, nè co&longs;a alcuna, che &longs;enza la unione di que principij, po&longs;&longs;a uenire in luce, nè e&longs;
&longs;er allo intendimento &longs;ottopo&longs;ta, nè altramente la natura delle co&longs;e puo hauere le &longs;ode, &
uere dichiarationi da i precetti de Filo&longs;ofi naturali, &longs;e prima non &longs;ono dimo&longs;trate le cau&longs;e,
che in quelle &longs;i trouano, & con &longs;ottili&longs;sime ragioni inue&longs;tigate in che modo, & perche co
&longs;i &longs;iano.
al &longs;en&longs;o &longs;ottopo&longs;ta, che compo&longs;ta non &longs;ia per la me&longs;colanza de i &longs;uoi principij, & le co&longs;e s'inten
deno, come &longs;ono, però è nece&longs;&longs;ario trattare de i principij. perche que&longs;ta cognitione ci dar à d'in
tendere qual materia &longs;ia buona per una co&longs;a, & quale per un'altra. perche altra natura il Roue-
& altro effetto &longs;a il marmo, altro il tofo, altro il &longs;a&longs;&longs;o, altro
imattoni. però Vitr.
che di&longs;correua, che da diuer&longs;e cau&longs;e uengono diuer&longs;i effetti, filo&longs;ofando nar
ra l'opinione de gli antichi cerca i principij materiali, cioè che entrano come parti a far le co&longs;e di
natura, & nel &longs;ucce&longs;&longs;o applicher à poi le cau&longs;e a gli effetti, come ci &longs;ar à manife&longs;to.
THALES primieramente pensò, che l'acqua fu&longs;&longs;e principio di tutte le co&longs;e:
Heraclito Ephe&longs;io ( che per la o&longs;curità de &longs;uoi detti Scotinos era chiamato )
po&longs;e il fuoco. Democrito, & lo Epicuro di Democrito fautore, gli Atomi,
che da no&longs;tri in&longs;ecabili ouero indiuidui corpi da alcuni chiamati &longs;ono. Ma
la di&longs;ciplina de Pithagorici aggiun&longs;e all'acqua, & al fuoco, l'aere, & la terra. Democri
to adunque, auegna, che le co&longs;e di proprio nome non chiama&longs;&longs;e, ma &longs;olamente propone&longs;
&longs;e i corpi indiuidui, pure per que&longs;ta ragione pare, che egli pone&longs;&longs;e quelli i&longs;te&longs;si principij, per
che e&longs;&longs;endo que corpi &longs;eparati, prima che concorrino in&longs;ieme alla generatione delle co&longs;e,
nè &longs;i raccoglieno, nè mancano, nè &longs;i diuideno, ma &longs;empiternamente ritengono in &longs;e per
petua, & infinita &longs;odezza. Quando adunque &longs;i ueda, che tutte le co&longs;e na&longs;cano da que&longs;ti
principij conuenientemente compo&longs;ti, & e&longs;&longs;endo quelle in infinite &longs;ortì per natura di&longs;tin
te, io ho pen&longs;ato, che nece&longs;&longs;ario &longs;ia di trattare delle uarietà, & differenze dell'u&longs;o loro, &
dichiarire, che qualità habbiano ne gli edi&longs;icij, accioche e&longs;&longs;endo cono&longs;ciute, quelli, i qua
li pen&longs;ano di fabricare, non errino, ma apparecchino le co&longs;e buone, & &longs;ufficienti all'u&longs;o
del fabricare.
pij delle co&longs;e, & intende ( come ho detto ) i principij materiali, cioè quelli, che entrano nella
compo&longs;itione delle co&longs;e, ne i quali finalmente ogni co&longs;a &longs;i ri&longs;olue. Dice che Tbales, fece l'acqua
principio di tutte le co&longs;e; Heraclito il fuoco; Democrito, & lo Epicuro gli Atomi; i Pithagori
ci l'acqua, il fuoco, l'aere, & la terra. Vitr.
non contende in que&longs;to luogo quale &longs;ia &longs;tata mi
gliore opinione, ma con&longs;ente a quella de' Pithagorici, che abbraccia tutti quattro gli elementi, co
me piu chiaramente nel proemio dell'ottauo libro &longs;i uede: & ne dice la ragione copio&longs;amente, &
con dignità della materia. Ma perche in quel luogo non &longs;i fa mentione di quello, che Democrito
intendeua per Atomi: io dichiarerò la opinione di quello con breuità. Vedendo adunque Demo
crito, che tutti i corpi, che hanno parti diuer&longs;e di nome, & di ragione, erano compo&longs;ti di parti,
che in nome, & in ragione erano &longs;imiglianti, uolle, che anche le parti, che conueniuano in nome
& in ragione, compo&longs;te fu&longs;&longs;ero di alcuni indiui&longs;ibili, & minuti&longs;&longs;imi corpicelli, che egli Atomi
nominaua. Et &longs;e bene egli non &longs;i puo ritrouare &longs;i picciola parte corporea, che non &longs;i po&longs;&longs;a diui
dere in altre parti, & quelle &longs;imilmente in altre, & co&longs;i in infinito, niente dimeno il buon De
mocrito, tanto da Ari&longs;totile commendato, uoleua che infiniti corpicelli &longs;i troua&longs;&longs;ero, che per mo
do alcuno non riceue&longs;&longs;ero diui&longs;ione, ma fu&longs;&longs;ero indiui&longs;ibili, & impartibili. Ma come egli inten
de&longs;&longs;e que&longs;to, accioche un tant'huomo non &longs;ia contra ragione bia&longs;imato, io dirò, che la diui&longs;ione
de i corpi, come corpi, & delle parti, & delle particelle andaua in infinito, nè &longs;i poteuà que&longs;ta
diui&longs;ione po&longs;&longs;ibile intendere altrimenti: ma dall' altro canto con&longs;iderando egli molto bene, che i
corpi natarali erano compo&longs;ti di materia, & di forma, & che poteuano e&longs;&longs;er diui&longs;i in co&longs;i minu
te parti, che niuna di quelle pote&longs;&longs;e piu pre&longs;tare l'ufficio &longs;uo, nè fare la &longs;ua operatione naturale,
come &longs;e egli &longs;i piglia&longs;&longs;e una minima parte di carne, che non pote&longs;&longs;e fare la operatione di carne:
però egli uolle, che i corpi naturali fu&longs;&longs;ero compo&longs;ti di que&longs;ti corpicelli indiui&longs;ibili, non in quanto
corpi, & quantità intelligibile, & mathematica, ma in quanto corpi naturali compo&longs;ti di mate-& uolle, che que&longs;ti fu&longs;&longs;ero in&longs;initi, cioè di numero grandi&longs;&longs;imo, & di
figure diuer&longs;e. & però altri ritondi, altri piani, altri dritti, altri adunchi, altri aeuti, altri rin
tuzzati, altri di quadrata, altri d'altra forma facendo, & nel uacuo del mondo di&longs;pergendogli,
uoleua, che per la unione, & per la &longs;eparatione di quelli &longs;atta diuer&longs;amente, &longs;i produce&longs;&longs;ero le
co&longs;e, & manca&longs;&longs;ero, come ci appare. Et que&longs;ta era l'opinione di Democrito, per la quale &longs;i com
prende, ch egli uoluto habbia, & creduto, che la natural figura, & apparenza de i corpi &longs;ia la
forma loro &longs;o&longs;tantiale, & uera; il che in uero non è, perche la figura è accidente, & non &longs;o&longs;tan
za delle co&longs;e. Pare che Vitr.
uoglia, che Democrito habbia hauuto la opinione de i Pithagorici&longs;e
bene egli non ha nominato aere, acqua, terra, nè fuoco: & for&longs;e per que&longs;ta cagione egli nell'otta
uo libro non ha fatto mentione di que&longs;to. Ma dichiamo anchora noi alcuna co&longs;a.
Quattro &longs;ono i
<18>rincipij materiali di tutte le co&longs;e ( come uogliono gli antichi, che gli chiamorono primi corpi )
& que&longs;ti &longs;ono terra, acqua, aete, & fuoco. Et &longs;e piu oltra pa&longs;&longs;are &longs;i uole&longs;&longs;e, egli &longs;i potrcbbe
dire anche que&longs;ti e&longs;&longs;er compo&longs;ti d'altri principij; ma non &longs;i conuiene piu adentro penetrare in que
&longs;to luogo. perche hora &longs;i tratta di que principij, le qualità de i quali fanno tutte le mutationi, &
gli effetti, che nelle co&longs;e &longs;i trouano, & quelle qualità deono e&longs;&longs;er manife&longs;te come ne i &longs;eguenti uer
&longs;i tratti dalle no&longs;tre Meteore &longs;i dimo&longs;tra.
Mo&longs;trò &longs;ua bella faccia, che confu&longs;a,
Ogni forma teneua in un' a&longs;petto:
A gli elementi, & in gioconda uece
Fu &longs;ua uirtute nelle co&longs;e infu&longs;a.
L'ordine bello, e'l uariato &longs;tile,
A beneficio dell' humana &longs;pece.
Dal foco &longs;ciel&longs;e, & a que corpi diede
Loco &longs;ublime, a que&longs;ti ba&longs;&longs;o, e humile.
Pure han tra lor uirtù conueniente,
Ond'il tutto qua giu d'indi procede.
Et la terra nell' acqua ri&longs;oluta
Rara diuenta, liquida, & corrente.
E s' a&longs;&longs;otigliain aer, & que&longs;ti ancora
In &longs;ottili&longs;&longs;imo foco &longs;i tramuta.
Ch'il fuoco &longs;cema la &longs;ua leggierezza,
Et per la nuoua forma &longs;i &longs;colora.
Si moue del liquor, che a maggior pondo,
Giugne la &longs;iccitade, & la &longs;odezza.
Ripara d'una in l'altra la &longs;emenza',
Delle co&longs;e, che'l fan bello, & giocondo.
L'e&longs;&longs;er di prima, e'l na&longs;cer cominciare
Altr'e&longs;&longs;er, altra forma, altra apparenza.
Dello &longs;tato mondano ordine tiene,
Soggetto alle uirtù cele&longs;ti, & chiare
Lo tempra, & lo di&longs;cerne, & uariande
In pro di noi uiuenti lo ritiene.
Et la mi&longs;ura d'ogni co&longs;a è'l quando.
Caldo, &longs;ecco, hu
mido, & freddo. da que&longs;te per le loro me&longs;colanze uengono tutte le altre, duro, molle, a&longs;pro, pia
no, dolce, amaro, lieue, graue, tenace, raro, den&longs;o, & ogni altra &longs;econda qualità. la doue è
nece&longs;&longs;ario, che lo Architetto, il quale ha da con&longs;iderare la bontà, & gli effetti della materia,
che egli deue adoperare, &longs;appia le forze delle prime qualità, come dice Vitr.
quando nel fine del
pre&longs;ente Capo dice
&longs;tiQuattro anche &longs;ono le po&longs;&longs;ibili, & naturali concorrenze delle prime qualità
ne gli elementi; imperoche &longs;tanno in&longs;ieme l'humore e'l calore, l'humore e'l freddo, il freddo e'l
&longs;ecco, il &longs;ecco e'l caldo: & cia&longs;cuno de gli elementi ha due di quelle, ma una gli è propria, l'altra
appropriata. Il fuoco propriamente è caldo, l'aere humido, l'acqua fredda, la terra &longs;ecca, &
appropriatamente il fuoco è &longs;ecco, l'aere caldo, l'acqua humida, la terra fredda. Quelli elemen
& l'aere, l'aere & l'acqui, l'acqua & la terra: perche doue &longs;i troua conuenienza, & &longs;imiglian
za piu facile è la tramutatione. Il fuoco è caldo per lo &longs;uo propio calore, & &longs;ecco per la &longs;iccità,
che egli riceue dalla terra: l'aere per &longs;ua natura è humido, & dal fuoco riceue il calore; l'acqua
per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a è fredda, & dallo aere preade la humidità: la terra per la &longs;ua propria &longs;iccità è &longs;ec
ca, ma per lo freddo dell' acqua è fredda. Et quando &longs;i dice, che i &longs;egni cele&longs;ti &longs;ono ignei, aerei,
acquei, o terre&longs;tri, egli s'intende, che le loro uirtù &longs;ono atte ad influire qua giu gli effetti delle
qualità de gli elementi. & però l'Ariete, al quale è attribuito la natura & la comple&longs;&longs;ione del
fuoco, moltiplica con i &longs;uoi calori ne i corpi mondani gli ardori, &longs;caccia la frigidit à con&longs;uma le hu
midità, &longs;ecca, & a&longs;ciuga i corpi. perche adunque la uirtù di que&longs;to &longs;egno ha maggiore conue
nienza col fuoco, che con al cuno altro de gli elementi, però dicemo, che egli è caldo & &longs;ecco. il
&longs;imile &longs;i puo dire de gli altri &longs;egni, &longs;econdo le uirtù, & le forze delle influenze loro. Appre&longs;&longs;o
le gia dette co&longs;e è degna di con&longs;ideratione la forza delle predette qualità, peroche il fuoco ri&longs;olue,
tira a&longs;e, dilata, &longs;epara, di&longs;trugge, alleggieri&longs;ce, & fa mobili tutte le co&longs;e. il freddo conden&longs;a,
re&longs;trigne, uccide; l'humido riempie, gonfia, oppila, ritarda; Il &longs;ecco rende a&longs;pro, ranco, a&longs;ciut
to ogni &longs;oggetto. però è nece&longs;&longs;ario auuertire a i principij delle co&longs;e, che alla compo&longs;itione di quel
le concorreno, per bene intendere gli effetti di cia&longs;cuna. Vitr.
adunque comincia à trattare de i
mattoni. & dice.
Cap. III.
ADVNQVE io dirò prima de i mattoni, di che terra &longs;i habbiano à formare;
perche non di areno&longs;a, nè giaro&longs;a, nè &longs;abbionegna lota &longs;i fanno; perche e&longs;
fendo di tal &longs;orte di terra compo&longs;ti primamente &longs;ono pe&longs;anti, dapoi e&longs;&longs;endo
dalle pioggie bagnati, cadeno da i muri, & le paglie, che in quelli &longs;i pongo
no, per la loro a&longs;prezza non &longs;i attacano, nè &longs;i compongono in&longs;ieme. Si deono adunque fa
re di terra bianchegna, creto&longs;a, o ro&longs;&longs;a, o di &longs;abbione ma&longs;chio, perche que&longs;te &longs;orti di ter
ra per la liggierezza loro hanno &longs;olidità, non caricano nell'opera, & fanno buona pre&longs;a.
tutte le altre; percioche l'ultima ri&longs;olutione di tutta la fabrica è ridotta ne i mattoni. prende da
gli effetti, & u&longs;o loro argomento della terra, di che &longs;i deono fare, dapoi tratta del tempo di farli.
Delle pietre altre &longs;ono natur ali, altre fatte dall' Arte. Si tratta prima delle artificiali nel pre&longs;en
te Capo; & poi delle naturali nel &longs;eguente: le artificiali adunque &longs;ono i mattoni. & quiui &longs;i ha da
&longs;apere di che terra, & in che modo &longs;i fanno, che qualitati, & che forma deono hauere, & in che
&longs;tagione &longs;i deono formare. Quanto adunque alla terra, &longs;i deue pigliare la terra creto&longs;a, bianche
gna, domabile, & anche la creta ro&longs;&longs;a, & il &longs;abbion ma&longs;chio, il quale è &longs;econdo la opinione
d'alcuni, un &longs;abbione molto gro&longs;&longs;o, & granito, che per e&longs;&longs;er tale è detto ma&longs;chio, &longs;i come &longs;i dice
incen&longs;o ma&longs;chio dalla forma. Io non po&longs;&longs;o affer mare, che co&longs;i &longs;ia, &longs;e per &longs;orte non è un &longs;abbione
creto&longs;o. & che faccia pa&longs;ta, o che &longs;i ponga in compagnia di altra &longs;orte di terra.
La&longs;cia&longs;i del
tutto la terra giaro&longs;a, & &longs;abionegna. Batte&longs;i bene la terra, cioè &longs;i &longs;padazza con certe &longs;patelle
di ferro, & &longs;i doma bene cacciatone le ciotole, & le pietruzze, & piu, che è domata, & bat
tuta, è migliore. Nc gli antichi s' è ueduto marmo pe&longs;to, & &longs;abbia ro&longs;&longs;a.
La terra Samia, l'Are
tina, la Modene&longs;e, la Sagontina di &longs;pagna, & la Pergame&longs;e d'A&longs;ia lodate furono da gli antichi
nelle opere di terra: ma bi&longs;ogna, che noi ne pigliamo, di doue &longs;e ne puo hauerè. Si caua l'autun
no, &longs;i macera il uerno, & &longs;i forma la primauera, ma'l uerno &longs;i copreno di &longs;ecca arena & la &longs;ta
te di paglia bagnata. &longs;e la nece&longs;&longs;ità ci &longs;trigne&longs;&longs;e a formargli il uerno, ouero la &longs;tate, bi&longs;ogna fatti
che &longs;ono &longs;eccargli all' ombra per molto tempo, il che non &longs;i fa bene in meno di due anni. poi &longs;i deono
Cotti molto per lo gran fuoco diuent ano duri<02>imi.
De i mattoni alcuni &longs;i cuoceuano,
altri &longs;i la&longs;ciauano crudi, & de i crudi altri uetriati erano, altri nò. La Forma era tale.
faceuan&longs;t an
ticamente lunghi un piede & mezo, larghi uno. Ve ne erano anche di quattro, & di cinque pal
mi per ogni uer&longs;o per gli edifici maggiori, benche &longs;e ne uedino nelle fabriche antiche di Roma, di
lunghi &longs;ei dita, gro<02>i uno, larghi tre per &longs;elicare a &longs;pina. ne gli archi, & ne i legamenti &longs;i uede
no quadrelli di due piedi per ogni uer&longs;o. Lodan&longs;i anche, dice Leon Batti&longs;ta di forma triangolare
d'un piede per ogni uer&longs;o, gro<02>i un dito & mezo, & &longs;i fanno quattro di e&longs;&longs;i uniti, la&longs;ciandoui un po
co di taglio lungo i loro diametri, accioche dapoi che que&longs;ta
forma è commoda al maneggiare, di manco &longs;pe&longs;a, & di piu bel uedere: perche po&longs;ta nelle fronti del
muro riuolto lo angulo in dentro dimo&longs;tra larghezza di due piedi, l'opera &longs;i &longs;a piu &longs;oda, et piu uaga,
perche pare, che ogni mattone nel muro &longs;ia intiero. & le cantonate dentate fanno una fermezza
mirabile come dimo&longs;trano le figure I. & II. &longs;imilmente i mattoni &longs;ottili politi, et fregati &longs;ono di dura
ta, & &longs;i deono fregare &longs;ubito tratti dalla fornace. Deono e&longs;&longs;er di pe&longs;o leggieri, & deono re&longs;i&longs;tere alle
acque, & non riempir&longs;i d'humore, ma bene far buona pre&longs;a; leggieri per non caricare la fabrica;
re&longs;i&longs;tere alle acque, accioche per l'humore non &longs;i &longs;tacchino; far buona pre&longs;a per fortificare il ma
ro. Nella creta, di che &longs;i faceuano i mattoni &longs;i poneuano le paglie tagliate, co&longs;i dice Palladio
nel &longs;efto al duodecimo Capo. Et &longs;e ne legge la, doue il populo d'I&longs;rael era afflitto da Faraone nel
l'opera di far i mattoni.Plinio albicante.
Deon&longs;i fare la primauera, ouero l'autunno, accioche &longs;i &longs;ecchino egualmente con uno
i&longs;te&longs;&longs;o tenore. perche quelli, che &longs;i fanno al tempo del &longs;ole&longs;titio &longs;ono difetto&longs;i, perche e&longs;
&longs;endo cotta dal &longs;ole la lor coperta &longs;operficiale, gli &longs;a parere aridi, & &longs;ecchi, ma di dentro
non &longs;ono a&longs;ciutti, & poi le parti aride crepano quando &longs;eccando&longs;i &longs;i ri&longs;trigneno; & co&longs;i
fe&longs;si, &longs;i fanno dcbili; & però &longs;ommamente buoni &longs;aranno quelli, che due anni prima &longs;i for
meranno, percioche non piu pre&longs;to &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eccare quanto bi&longs;ogna. Et però quando fre&longs;
chi, & non &longs;ecchi &longs;ono po&longs;ti in lauoro indottaui la cro&longs;ta, & &longs;tando quella rigidamente &longs;o
da, dando in &longs;e non po&longs;&longs;ono ritenere la i&longs;te&longs;&longs;a altezza, che tiene la cro&longs;ta, ma &longs;i &longs;taccano: &
però non potendo la intonicatura della fabrica &longs;eparata &longs;tare da &longs;e, &longs;i rompe per la &longs;ua &longs;ot
tigliezza, & dando i pareti in &longs;e per &longs;orte, riceueno mancamento. per que&longs;ta ragione gli
Vticen&longs;i nel far i pareti u&longs;ano, & metteno il mattone quando è bene a&longs;ciutto, & &longs;ecco, &
fatto cinque anni prima, & che po&longs;cia que&longs;to &longs;ia dal magi&longs;trato pre&longs;idente approuato.
no di fabricare, che in un &longs;ubito uogliono hauere finita l'opera, &longs;enza con&longs;ideratione, o &longs;cielta del
la materia. Ma giu&longs;tamente &longs;ono poi ca&longs;tigati, quando per la loro tracuraggine, gli auuiene qual
che &longs;ini&longs;tro.
Tre maniere di Mattoni &longs;i fanno, una, che da Greci didoron è detta, quella, che da
no&longs;tri &longs;i u&longs;a lunga un piede, larga mezo. L'altre &longs;ono da Greci adoperate ne gli edi&longs;icij lo
ro, delle quali una è detta pendadoron, l'altra tetradoron. Doron chiamano il palmo:
& in Greco Doron &longs;i chiama il dare di doni, & quello, che &longs;i dà, &longs;i porta nella palma del
la mano: quello adunque, che per ogni uer&longs;o è di palmi cinque, pentadoron, & quello di
quattro, tetradoron &longs;i dimanda; & le opere publiche &longs;i fanno di quelli, che &longs;ono di cin
que palmi, & le priuate di quelli, che &longs;ono di quattro.
uno, alta oncie quattro. Plinio, che piglia tutto il pre&longs;ente luogo da Vitr.
dice, che'l mattone
detto diodoro era longo un piede, & mezo, largo un piede, & co&longs;i il Filandro dice, che ritroua
&longs;critto in un te&longs;to di Vitr.
ma gli piace piu, che Vitr.
habbia hauulo ri&longs;petto alla larghezza, &
che egli habbia inte&longs;o del palmo minore, doue due palmi fanno mezo piede. De i maggiori edifi
cij, maggiori deono e&longs;&longs;er i membri, & de i membri maggiori le parti maggiori: & però i Greci fa
ceuano differenza nel porre in opera i mattoni.
Oltra di que&longs;to &longs;i fanno mezi mattoni, i quali quando &longs;i metteno in opera, ne i cor&longs;i di
una parte &longs;i inetteno gli intieri, dall'altra i mezi: & però quando dall'una, & l'altra parte
&longs;ono po&longs;ti à drittura i pareti cambieuolmente con gli ordini, & cor&longs;i &longs;ono legati,
& i mezi mattoni &longs;opra quelle commi&longs;&longs;ure collocati, & fermezza, & a&longs;petto non ingrato
fanno da l'una, & l'altra parte.
tà porge diletto in qualunque opera, però trouando egli una forma di quadrelli differente in gran
dezza, c'm&longs;egna di accompagnarli in modo, che habbiano del buono. perche que&longs;ti mezi mat
toni accompagnati con quelli intieri, ne i cor&longs;i, & ne gli ordini, che egli dice, Coria, fanno un
bel uedere, quando dalle commi&longs;&longs;ure di due quadrelli maggiori, &longs;opra quelle uengono ad incon
trare il mezo de i quadrelli minori, come &longs;i uede nella figura &longs;egnata, ani&longs;odomon. & l'e&longs;&longs;empio
de i mattoni triangulari nelle figure &longs;egnate. I. & II.
Similmente ci &longs;ono le figure de i mattoni
detti didoron, tetradoron, & pentadoron, con le maniere di murare, delle quali parla Vitru.
nell' ottauo capo del pre&longs;ente libro. &longs;eguita poi Vitr.
di filo&longs;ofare cerca la ragione, che in alcuni
luoghi imattoni &longs;ecchi &longs;opra nuotano all'acqua, & dice.
Sono nella Spagna di là Calento, & Malsia, & nell'A&longs;ia Pitane, doue i mattoni, quan
do &longs;ono &longs;pianati, & &longs;ecchi, po&longs;ti poi nell'acqua &longs;opranuotano. Ma perche po&longs;sino co&longs;i
nuotare, que&longs;ta mi pare, che &longs;ia la ragione: perche la terra di che &longs;i fanno, è come po=
mice, & però e&longs;&longs;endo liggiera, & ra&longs;&longs;odata dallo aere non riceue, nè a&longs;&longs;orbe il liquo
re, & però e&longs;&longs;endo di lieue, & di rara proprietà, nè la&longs;ciando, che entri l'humor nella
&longs;ua corporatura, &longs;ia di che pe&longs;o e&longs;&longs;er &longs;i uoglia, è forzata, come la pomice, da e&longs;&longs;a natu
ra di e&longs;&longs;er dall'acqua &longs;o&longs;tenuta, & di quc&longs;to modo ne hanno grande utilità, perche nè
troppo pe&longs;o hanno nelle opere, nè quando &longs;i formano &longs;ono disfatti dalle pioggie.
Dicono che appre&longs;&longs;o Pita
ne i quadrelli nell'acqua &longs;opranuotano, il che adiuiene &longs;imilmente in Etruria in una certa I&longs;ola:
imperoche e&longs;&longs;endo quella terra piu lieue che l'acqua, accade che e&longs;&longs;a è portata. Po&longs;&longs;idonio rife
ri&longs;ce hauer ueduto, che i quadrelli fatti d'una certa creta, che netta le co&longs;e inargentate, &longs;ta di
opra l'acqua. puo e&longs;&longs;er anche la regione del &longs;opranuotare, la ontuo&longs;ità della pietrà, & le
&longs;cauerno&longs;ità con la ecce&longs;siua &longs;iccità, che non admmetta l'huinore.
Cap. IIII.
MA nelle opere di cementi bi&longs;ogna hauer cura di truouar la arena, accioche
ella &longs;ia buona a me&longs;colar la materia, nè habbia &longs;eco terra me&longs;colata. Le &longs;pe
cie dell'arena, che &longs;i caua &longs;ono que&longs;te. La nera, la bianca, la ro&longs;&longs;a, il car
boncino. Di que&longs;te è ottima quella, che &longs;troppicciata con le dita, cigola:
ma quella che &longs;arà me&longs;chiata con terra, non hauerà a&longs;prezza. Similmente &longs;e l'Arena get
tata &longs;opra una ue&longs;te bianca, & poi crollata non la&longs;cierà macchia, nè iui re&longs;terà terra di
&longs;otto, quella &longs;arà buona. Ma &longs;e non &longs;aranno luoghi di caua, allhora &longs;arà nece&longs;&longs;ario cer
nirla dai fiumi, & dalle giare, & anche dal lito del mare: ma quella nelle murature, &
ne i lauori ha que&longs;ti difetti, che difficilmente &longs;i a&longs;ciuga, nè doue ella &longs;i truoua il pa
rete &longs;opporta di e&longs;&longs;er continuamente di molto pe&longs;o aggrauato, &longs;e con qualche trala&longs;cia
mento dell' opera non ripo&longs;a, & oltra di que&longs;to riceue i uolti: & l'arena del mare ha que
&longs;to male di piu, che quando i muri &longs;aranno coperti, & intonicati &longs;putando la &longs;al&longs;ugine &longs;i
di&longs;cioglieranno. Ma le arene, che &longs;i cauano di fo&longs;&longs;e, po&longs;te in opera, pre&longs;to &longs;i a&longs;ciuga
no, & nelle coperte de i muri durano, &longs;opportando i uolti: ma bi&longs;ogna cauarle di fre&longs;co,
perche &longs;tando troppo allo &longs;coperto &longs;i ri&longs;olueno in terreno per lo Sole, per la Luna, & per
la brina: doue poi po&longs;te in opera non ritengo i cementi, ma &longs;i &longs;taccano, & cadeno, & i
muri fatti con quelle non &longs;o&longs;tengono i pe&longs;i. Ma le arene che di fre&longs;co &longs;i cauano, &longs;e bene
hanno tanta bontà nel murare, non &longs;ono però utili nelle incro&longs;tature, & coperte de i
muri, perche la calce con la paglia me&longs;colata con la gra&longs;&longs;ezza di quella per la fortezza,
che tiene, non puo &longs;eccar&longs;i &longs;enza fi&longs;&longs;ure. Ma quella de i fiumi per la magrezza &longs;ua, come
l'A&longs;traco, bene battuta, & impa&longs;tata, riceue nelle coperte &longs;olidità, & fermezza.
uemo fare, i difetti, & le utilità di quelle &longs;orti. Plinio &longs;i &longs;erue di questo luogo al duodecimo
Capo del trente&longs;imo quinto libro. La &longs;o&longs;ianza della terra è in tre modi uariata; La gro&longs;&longs;a è det
ta arena. La &longs;ottile, argilla.
La mediocre, commune.
La arena è &longs;terile, & non è atta ad e&longs;&longs;er
formata in modo alcuno. L'argilla è buona, & per notrire le pia
in molte forme. Di que&longs;ta &longs;orte era quella terra bianca gia detta Ta&longs;conicem, della quale in
I&longs;pagna &longs;opra gli alti monti &longs;i faceuano i luoghi alti dalle guardie, & a i dì no&longs;tri ( come riferi
&longs;ce l'Agricola ) è una torre di questa terra appre&longs;&longs;o Coruerco città di Sa&longs;&longs;onia, piu &longs;icura dal
fuoco, da i uenti, & dalle pioggie, che &longs;e fu&longs;&longs;e fatta di pietre, perche per la &longs;ua grauità re&longs;i
&longs;te all'impeto de i uenti, per lo fuoco s'indura; & non riceuendo l'humore, non &longs;i riempe d'acque;
& però deue e&longs;&longs;er gra&longs;&longs;a, &longs;ottile & &longs;pe&longs;&longs;a. Ma torniamo all'arena.
Troua&longs;i arena di caua.
que&longs;ta tiene il primo grado di bontà. troua&longs;i anche arena di fiume &longs;otto'l primo &longs;uolo, & di
torrente &longs;otto la balza, doue l'acque &longs;oendono. truoua&longs;i anche la marina: que&longs;ta &longs;e deue e&longs;
&longs;ere buona, bi&longs;ogna, che negreggi, & &longs;ia lucida come uetro. i colori dell' arena &longs;ono il nero, il
bianco, & il ro&longs;&longs;o. La néra è a&longs;&longs;ai buona, la bianca tra quelle di caua è la peggiore: la ro&longs;&longs;a &longs;i
u&longs;aua a Roma: ma hora &longs;i u&longs;a la nera detta pozzolana, che è molto buona. Il Carboncino è ter
ra ar&longs;a dal fuoco rinchiu&longs;o ne i monti piu &longs;oda di terra non cotta, piu molle del tofo, & piu
commendabile. L'arena con giara me&longs;colata è utile alle fondamenta, & piu commendata la
piu minuta, angulo&longs;a, & &longs;enza terra. Tra le marine la piu gro&longs;&longs;a, & la piu uicina alle riue
è la migliore. pre&longs;to &longs;i &longs;ecca, & pre&longs;to &longs;i bagna, & &longs;i disfà per lo &longs;al&longs;o, & non &longs;o&longs;tenta
il pe&longs;o. L'arena di fiume è buona per intonicare i mari.
l'arena di caua a i uolti continuati
&longs;erue; ma è gra&longs;&longs;a, tenace, & fa peli ne i pareti. Delle &longs;pecie di caua, è migliore quella, che
e&longs;&longs;endo &longs;tropicciata con le dita &longs;tride, che sdrucciolando giu de i panni bianchi, non la&longs;cia nè terLa pozzolana dà mirabile &longs;odezza alle opere fatte nell acque.
di que&longs;ta ne par
lerà Vitruuio piu &longs;otto.
Cap. V.
Hauendo&longs;i chiaro quello che appartiene alla copia della arena, bi&longs;ogna anche
u&longs;ar diligenza, che la calce cotta &longs;ia di pietra bianca, ouero di Selice, & quella
che &longs;arà di piu den&longs;o, & duro Selice, &longs;arà piu utilmente adoperata nelle muta
ture: ma quella che &longs;i farà di &longs;pugno&longs;a, &longs;arà buona nelle intonicature. Quan
do la calce &longs;arà e&longs;tinta, allhora &longs;i deue impa&longs;tare la materia in que&longs;to modo, che piglian
do&longs;i arena di caua tre parti di quelle con una di calce &longs;i tempra: &longs;e di &longs;iume, o di mare, due
parti di arena, & una di calce, & co&longs;i giu&longs;ta uerrà la ragione della malta, & della t em
pra &longs;ua. & anche &longs;e nell'arene o di fiume, o di mare pi&longs;te &longs;eranno le &longs;pezzature di te&longs;tole, &
criuellate, la terza parte farà la pa&longs;ta migliore. Ma perche la calce riceuendo l'acqua, &
l'arena faccia piu &longs;oda la muratura, que&longs;ta pare, che &longs;ia la ragione. perche i &longs;a&longs;si, come
gli altri corpi, &longs;ono compo&longs;ti di elementi, & quelli, che nella loro mi&longs;tura hanno piu
dello aere, &longs;ono teneri, quelli, che abondano d'acqua &longs;ono lenti, per l'humore, quelli,
che hanno piu della terra &longs;ono duri, & quelli doue predomina il fuoco, &longs;ono fragili. &
però di que&longs;ti corpi, &longs;e i &longs;a &longs;si, prima che &longs;iano cotti, pi&longs;tati minutamente, & con l'arena
impa&longs;tati, &longs;aranno po&longs;ti in opera, nè &longs;i faranno &longs;odi, nè potranno tenere unita la fabric
ca. Ma quando gettati nella fornace pre&longs;i dal gran feruore del fuoco, haueranno perduto
la uirtu della loro &longs;odezza, allhora abbruciate, & con&longs;umate le forze loro, re&longs;tano con
buchi, & fori aperti, & uoti. Il liquore adunque, che è nel corpo di quella pietra, & lo
aere e&longs;&longs;endo con&longs;umato, o leuato, hauendo in &longs;e a&longs;co&longs;o il re&longs;tante del calore, po&longs;to che
è nell'acqua, prima che'l fuoco e&longs;ca fuori, ricouera la forza, & penetrando l'humore nel
la rarità de i fori, bolle, & co&longs;i raffreddato manda fuori del corpo della calce quel feruo
rc: & però i &longs;a&longs;si tratti della fornace non ri&longs;pondeno al loro primo pe&longs;o: & benche hab
biano la i&longs;te&longs;&longs;a grandezza, pure po&longs;cia che è a&longs;ciutto il liquore, &longs;i trouano mancare della
terza parte del pe&longs;o. E&longs;&longs;endo adunque i buchi loro aperti, & rari pigliano la me&longs;colan
za dell'arena, & &longs;i accompagnano, & &longs;eccando&longs;i con le pietre &longs;i raunano, & ferma fan
no la muratura.
teria, di che &longs;i fa la calce. Ogni pietra purgata da humori, &longs;ecca, frale, & che non habbia co
&longs;a da e&longs;&longs;er con&longs;umata dal fuoco, è buona per far la calce. Gli Architetti antichi lodauano la
calce fatta di pietra duri&longs;&longs;ima, &longs;pe&longs;&longs;a, & candida. Vitruuio loda la Selice: benche altri dica,
che ogni pietra da calce cauata &longs;ia migliore della raccolta; & di ombro&longs;a, & humida ca
ua piu to&longs;to, che di &longs;ecca; & di bianca, meglio che di bruna. Quella calce, che è fatta di
Macigni è di natura gra&longs;&longs;a, &longs;e non ha &longs;ale, & è piu amma<02>ata, & limata getta polue. La
calce &longs;i cuoce in hore &longs;e&longs;&longs;anta: & la piu lodata deue re&longs;tare il terzo piu liggiera della &longs;ua pietra.
Ma è co&longs;a mirabile del boglimento, che ella fa, quando &longs;i le getta l'acqua di &longs;opra. Egli &longs;i
legge in &longs;anto. Ago&longs;tino al quarto Capo del uente&longs;imo primo libro della Città di Dio, que&longs;to
bello &longs;entimento. La calce concepe il fuoco dal fuoco.
& e&longs;&longs;endo la zolla fredda immer&longs;a nel
l'acqua, &longs;erua il fuoco na&longs;co&longs;o, di modo, che egli a niun &longs;en&longs;o è manife&longs;to. ma però &longs;i ha per
i&longs;perienza, che &longs;e bene il fuoco non appare, &longs;i &longs;a però, che egli ui è dentro; per il che chia
mamo quella calce uiua: come, che il fuoco na&longs;co&longs;o &longs;ia l'anima inui&longs;ibile di quel corpo ui&longs;ibi
le: ma quanto è mirabile, che mentre ella &longs;i e&longs;tingue piu &longs;i accenda? & per leuarle, il fuo
co occulto &longs;e le infonda l'acqua? & e&longs;&longs;endo prima fredda, poi bolle da quella co&longs;a, di doue tut-
Pare adunque che quella zolla e&longs;piri mentre appare il &longs;ue
co, che &longs;i parte. & finalmente re&longs;ta come morta, in modo che gettat aui di nuouo l'acqua, ella
piu non arde, & quella calce, che prima era chiamata uiua, poi che è e&longs;tinta, morta &longs;i
chiama: & dí piu &longs;i ha, che la calce non boglie &longs;e ui &longs;arà infu&longs;o l'oglio. Dico io che il calore
che acqui&longs;ta la calce nella fornace, rinchiu&longs;o in e&longs;&longs;a &longs;i re&longs;trigne, fuggendo dal freddo dell'ac
qua, come da &longs;uo nimico, & per tale unione &longs;i rinforza, & diuenta &longs;uoco: & però l'acqua
aceende la calce, che co&longs;i non accende la cenere, perche nella cenere &longs;i con&longs;uma il calore: pe
rò la calce tratta di fornace purgata dal fuoco, è liggiera, & &longs;onora, è lodata: & ma&longs;si
mamente &longs;e bagnata con grande &longs;trepito euapora: ma con que&longs;ta &longs;i me&longs;chia piu arena, che con
quella, che tratta dalla fornace hauerà le &longs;caglie in polue ri&longs;olte. La calce &longs;i fa piu tenera
criuellando&longs;i la &longs;abbia, piu &longs;pe&longs;&longs;a con la &longs;abbia angulare, piu tenace con la terza parte di te&longs;to
le pi&longs;te, & bene incorporate, & ben battute.
Cap. VI.
Evui anche una &longs;pecie di polue, che di natura fa co&longs;e merauiglio&longs;e.
Na&longs;ce a
Baie, & ne i campi di coloro, che &longs;ono appre&longs;&longs;o il monte Ve&longs;uuio. Que
&longs;ta temperata con la calce, & con cementi, non &longs;olo dà fermezza a gli altri edi
ficij, ma le grandi opere, che &longs;i fanno nel Mare per lei &longs;ott'acqua &longs;i fanno
piu forti. La ragione di que&longs;to è, perche &longs;otto que monti, & &longs;otterra &longs;ono ardenti&longs;sime,
& &longs;pe&longs;&longs;e fonti, lequali non &longs;arebbeno, &longs;e nel fondo loro non haue&longs;&longs;ero zolfo, ouero allume,
ouero bitume, che fanno grandi&longs;simi fuochi. Penetrando adunque il fuoco, & il uapo
re della fiamma nel mezo delle uene, & ardendo rende quella terra lieue, & il tofo, che
na&longs;ce in que luoghi a&longs;&longs;orbe, & è &longs;enza liquore. E&longs;&longs;endo adunque tre co&longs;e di &longs;imigliante
natura dalla uehemenza del fuoco formate in una mi&longs;tura concorrenti, &longs;ubito che han
no riceuuto il liquore, &longs;i raunano, & pre&longs;o l'humore indurite &longs;i raunano, & ra&longs;&longs;odano
di modo, che nè'l mare, nè la forza dell'acqua le puo di&longs;ciogliere: Ma che in que luoghi
&longs;iano ardori, egli &longs;i dimo&longs;tra per que&longs;to; che ne i monti Cumani, & Baiani, &longs;i cauano i
luoghi per li bagni, ne i quali na&longs;cendo il feruente uapore dal fondo con la forza del fuo=
co penetra per quella terra, & trapa&longs;&longs;andola in que luoghi ri&longs;orge, & d'indi per li &longs;udato
ri &longs;i cauano grandi utilità. Similmente &longs;i narra anticamente e&longs;&longs;ere cre&longs;ciuti gli ardori, &
e&longs;&longs;er abondati &longs;otto il Monte Ve&longs;uuio, & d'indi hauere per li campi &longs;par&longs;a la fiamma d'in
torno: & però quella pietra, che &longs;pugna, ouero pomice Pompeiana &longs;i chiama, cotta per
fettamente, da un'altra &longs;pecie di pietra in que&longs;ta qualità pare, che &longs;ia ridotta. & quella
&longs;orte di &longs;pugna, che iui &longs;i caua, non na&longs;ce in ogni luogo, &longs;e non d'intorno il monte Etna,
& i colli della Mi&longs;ia, detti da i Greci, Catachiecaumeni, & altroue &longs;e iui &longs;ono que&longs;te pro
prietà di luoghi. &longs;e adunque in quelle parti &longs;i trouano le fonti d'acque feruenti; & da gli
antichi &longs;i narra, che nelle concauità de i monti &longs;i trouano caldi uapori, & le fiamme &longs;ono
ite per molti luoghi uagando, pare ueramente e&longs;&longs;ere certa co&longs;a, che per la uehemenza del
fuoco dal tofo, & dalla terra, come nelle fornaci dalla calce, co&longs;i da que&longs;ti &longs;a&longs;si e&longs;&longs;er trat
to il liquore. & però da co&longs;e di&longs;pari, & di&longs;simili in&longs;ieme raunate, & in una uirtù ri&longs;trette,
& il caldo digiuno d'humore dall'acqua &longs;ubito &longs;atiato raccommunando i corpi, bolle per
lo calore na&longs;co&longs;o, & fa, che quelli fortemente s'uni&longs;chino, & pre&longs;to riceuino la forza del
la &longs;odezza. Ci re&longs;ta il di&longs;iderio di &longs;apere, perche e&longs;&longs;endo in Etruria molte fonti d'acque
boglienti, non ui &longs;ia anche la polue, che na&longs;ce ne i detti luoghi, laquale per la i&longs;te&longs;&longs;a ra
gione faccia &longs;ode l'opere di &longs;ott'acqua. & però prima che cio &longs;ia richie&longs;to, mi pare, per
che co&longs;i &longs;ia, renderne conto. In tutte le parti, & in tutti i luoghi non &longs;i truoua la i&longs;te&longs;&longs;a
&longs;e, & altre areno&longs;e, & co&longs;i altroue diuer&longs;e, & del tutto di&longs;simili, & di&longs;pari maniere, co
me &longs;ono le regioni &longs;i truouano le qualità della terra. & que&longs;to &longs;i puo molto bene con&longs;ide
rare, che la doue l'Apennino cigne le parti d'Italia, & di To&longs;cana qua&longs;i in ogni luogo
non manca l'arena di caua: ma oltra lo Apennino doue è il Mare Adriatico, niente &longs;i
troua, nè in Achaia, nè in A&longs;ia, & in breue oltra il mare appena &longs;e ne &longs;ente il nome:
Adunque non in tutti i luoghi, doue bolleno le fonti dell'acque calde, concorrer po&longs;&longs;ono
le mede&longs;ime commodità delle co&longs;e, ma tutte ( come è da natura ordinato ) non &longs;econdo
le uoglie humane, ma per &longs;orte diui&longs;e, & di&longs;tribuite &longs;ono. In que luoghi adunque, ne i
quali non &longs;ono i monti terregni, ma che tengono le qualità della materia di&longs;po&longs;ta pa&longs;
&longs;ando per quelli la forza del fuoco gli abbrucia. & quello, che è molle, & tenero a&longs;ciuga,
& la&longs;cia quello, che è a&longs;pro. & però &longs;i come in campagna la terra abbruciata diuenta pol
ue, co&longs;i la cotta in Etruria &longs;i fa Carboncino, & l'una, & l'altra materia è ottima nel fabri
care: ma ritengono altra forza ne gli edificij, che &longs;i fanno in terra, altra nelle grandi ope=
re, che &longs;i fanno in mare, perche la uirtu della materia iui è piu molle del tofo, & piu &longs;o
da, che la terra. del qual tofo del tutto abbru&longs;ciato dal fondo per la forza del calore in al
cuni luoghi &longs;i fa quella &longs;orte di arena, che &longs;i chiama carboncolo.
tende, che Vitru.
parli qui di quella pozzolana, che hoggidì &longs;i u&longs;a in Roma. il re&longs;to è facile
per la interpretatione.
Fin qui chiaramente io ho ragionato della calce, & dell'arena di che diuer&longs;ità
&longs;iano, & che forze s'habbiano: &longs;eguita che &longs;i dica per ordine delle petraic,
delle quali gran copia di quadrati &longs;a&longs;si, & di cementi &longs;i cauano per gli edifi
cij. Que&longs;te &longs;i truouano di uarie, & molto di&longs;simiglianti maniere, perche
alcune &longs;ono molli, come d'intorno a Roma, le ro&longs;&longs;e, le Paliane, le Fidenate, le Albane; al
cune temperate, come le Teuertine, le Amiternine, le Sorattine, & altre di que&longs;ta maniera;
Alcune poi &longs;ono dure, come &longs;ono le &longs;elici. Sonui anche altre &longs;pecie, come in Campagna
il Tofo nero, & il ro&longs;&longs;o. Nell'Vmbria, nel Piceno, & nella Marca Triui&longs;ana il bianco,
il quale come legno con dentata &longs;ega &longs;i taglia. Ma tutte quelle, che &longs;ono molli hanno
que&longs;ta utilità, che quando i &longs;a&longs;si &longs;ono cauati dalla petraia facilmente &longs;i maneggiano nelle
opere: & &longs;e &longs;ono al coperto &longs;o&longs;tentano i pe&longs;i. ma allo aere indurite, & gelate per le brine,
& per li cadimenti delle acque, &longs;i &longs;pezzano, & &longs;e &longs;ono appre&longs;&longs;o le parti maritime &longs;ono man
giate dalla &longs;al&longs;ugine, nè reggeno a i gran caldi. Le Teuertine, & quelle, che &longs;ono della
i&longs;te&longs;&longs;a maniera &longs;opportano i carichi delle opere, & le ingiurie de i mali tempi, ma non lo
no &longs;icure dal fuoco: & &longs;ubito, che da quello &longs;ono toccate &longs;i &longs;pezzano, percioche nella lo
ro naturale temperatura hanno poco humore, & non molto del terreno. ma a&longs;&longs;ai dello
aere, & del fuoco. E&longs;&longs;endo adunque in quelle poco della terra, & del humore, & pene
trando anche il fuoco per la forza del uapore &longs;cacciatone lo aere da quelle, &longs;eguitandole
affatto, & occupando gli &longs;pacij uoti delle uene, boglie, & le rende &longs;imili a i &longs;uoi corpi
ardenti. &longs;ono anche altre petraie ne i confini de Tarquine&longs;i dette Anitiane, del colore del
le Albane. le officine delle quali &longs;pecialmente d'intorno il lago di Vol&longs;cena, & nella pre
fettura Stratonie&longs;e &longs;i truouano, que&longs;te hanno uirtù infinite, perche nè i grandi giacci, nè
la forza del fuoco le nuoce, ma ferme &longs;ono, & per que&longs;to durabili alla uecchiezza. percio
che nella loro mi&longs;tura hanno poco dello aere, & del fuoco, ma di temperato humore,
le forze del fuoco &longs;enteno nocumento. & que&longs;to &longs;i puo ma&longs;simamente giudicare da i mo
numenti, che &longs;ono d'intorno la terra di Ferento, fatti di que&longs;te pietre. perche hanno le
&longs;tatue grandi fatte egregiamente, & le figurine, & i fiori, & gli acanti mirabilmente &longs;col
piti, lequali benche &longs;iano uecchie, pareno però co&longs;i nuoue, che &longs;e fu&longs;&longs;ero hor hora fatte. &longs;imilmente i fabbri del metallo adoperano per li getti le forme fatte di que&longs;te pietre, & ne
hanno di quelle per fondere il metallo grandi&longs;simi commodi. le quali &longs;e fu&longs;&longs;ero pre&longs;&longs;o
Roma, degna co&longs;a &longs;arebbe, che da que&longs;te officine fu&longs;&longs;ero fatte tutte le co&longs;e, ma forzan
doci la nece&longs;sità per la uicinanza che delle ro&longs;&longs;e, & delle Paliane, & di quelle, che &longs;ono ui
cine a Roma ci &longs;eruiamo, &longs;e alcuno uorrà porle in opera &longs;enza difetto, bi&longs;ognerà in que
&longs;to modo apparecchiarle. Douendo&longs;i fabricare, due anni prima non nel uerno, ma nel
la &longs;tate &longs;i caueranno quelle pietre, & &longs;i la&longs;ciaranno &longs;te&longs;e allo &longs;coperto. & quelle, che dal
le pioggie & mali tempi per lo &longs;pacio di due anni &longs;aranno &longs;tate offe&longs;e, &longs;iano po&longs;te nelle fon
damenta: le altre non gua&longs;te, come approuate dalla natura, potranno &longs;opra terra nelle
fabriche mantener&longs;i, nè &longs;olamente &longs;i deono que&longs;te co&longs;e o&longs;&longs;eruare nelle pietre quadrate, ma
anche nelle opere di cemento.
&longs;o, & il commodo di e&longs;&longs;e molto facilmente. & tutta que&longs;ta materia &longs;imilmente è stata pigliata,
& leuata di pe&longs;o dirò co&longs;i, da Plinio nel trente&longs;imo quinto libro al uige&longs;imo &longs;econdo Capo.
Hora anche noi in &longs;omma diremo. Cinque generi di pietre naturali &longs;i trouano, la Gemma, il
marmo, la cote, il &longs;elice, il &longs;a&longs;&longs;o. Le Gemme &longs;i cono&longs;ceno dalla &longs;o&longs;tanza, dal uedere, dal toc
care, & dalla lima. &longs;ono piu graui, & piu fredde del uetro, non pati&longs;ceno la lima, hanno lo
&longs;plendore piu &longs;aldo, piu chiaro, & empieno, & dilettano la uista piu che &longs;i mirano, nè &longs;i &longs;mar
ri&longs;cono al lume della lucerna, & &longs;ono di &longs;o&longs;tanza uiuace, & piena. Di que&longs;te non ragiona l'Ar
chitetto, perche non uanno nelle &longs;abriche. I marmi prouano la lima, &longs;ono grandi, & ri&longs;plen
deno: le &longs;elici hanno come &longs;quame; le coti come grani; i &longs;a&longs;&longs;i non hanno &longs;plendore. Ragionan
do delle pietre, con&longs;ideramo il tempo di cauarle, la quantità, la qualità, la comparatione, l'u&longs;o. & da gli edificij fatti &longs;i pigliano le lor qualità.
però &longs;i ha, che la pietra blanca ubidi&longs;ce piu, che
la fo&longs;ca. La trapparente meglio, che l'opaca.
piu intrattabile quella, che piu s'a&longs;&longs;omiglia al &longs;a
le. il &longs;a&longs;&longs;o a&longs;per&longs;o come di arena, è a&longs;pro, &longs;e gli u&longs;ciranno come punte nere è indomabile.
l'a&longs;per
&longs;o di goccie cantonate, è piu &longs;odo, che lo a&longs;per&longs;o di ritonde. Quanto meno è uenato, tanto piu
è intiero. piu dura quello, che è di colore purgato & limpido.
migliore è quello, la cui uena è
&longs;imile alla pietra. La uena &longs;ottile mo&longs;tra la pietra &longs;piaceuole.
la piu torta, & che piu gira, è
piu au&longs;tera. La nodo&longs;a è piu acerba.
quella pietra piu ageuolmente &longs;i fende, che nel mezo ha
una linea ro&longs;&longs;a come putrida. pro&longs;&longs;ima a quella è la bianchegna, quella, che pare un giaccio uer
de è piu difficile. Il numero delle uene dimo&longs;tra la pietra incon&longs;tante, & che crepa.
Le uene
dritte &longs;ono giudicate piggiori. Quella pietra è piu &longs;oda, le cui &longs;cheggie &longs;ono piu acute, & ter&longs;e.
La pietra, che &longs;pezzata rimane piu li&longs;cia di &longs;uperficie, è piu atta allo &longs;calpello. l'a&longs;pra quanto
piu biancheggia, tanto meno ubidi&longs;ce al ferro. La fo&longs;ca quanto piu la Luna &longs;cema, tanto meno
con&longs;ente al ferro. ogni pietra ignobile, tanto è piu dura, quanto è piu cauerno&longs;a.
Quella, che
non a&longs;ciuga l'acqua, che &longs;e le &longs;pruzza &longs;opra, è piu cruda. ogni pietra graue è piu &longs;oda, & piu &longs;i
li&longs;cia, che la leggiera. & la piu leggiera della piu graue è piu fragile.
Quella che perco&longs;&longs;a ri&longs;uo
na, è piu den&longs;a della &longs;orda. La &longs;tropicciata, che &longs;a di &longs;olfo, è piu dura che la &longs;enza odore.
Quel
la, che piu re&longs;i&longs;te allo &longs;calpello, piu dura alle acque, & mali tempi. Ogni pietra di nuouo ca
uat a, è piu tenera. & io ne ho uedute in Inghilterra che bi&longs;ogna lauorarle alle caue, perche &longs;e
&longs;tanno troppo cauate s'indurano di modo, che non &longs;i po&longs;&longs;ono lauorare, &longs;e non &longs;tanno nell'acqua
un'inuernata. &longs;offiando l'O&longs;tro piu facilmente &longs;i lauorano le pietre, che &longs;offiando Borea.
quella pie
tra, che nell'acqua &longs;i fa piu graue, &longs;i disfa per l'humore. quella, che per lo fuoco &longs;i &longs;gretola, non
& tanto &longs;ia detto della comparatione delle pietre, &longs;i come Leon Batti&longs;ta haraccol
to. Delle altre co&longs;e pertinenti alle pietre &longs;i dirà di &longs;otto.
di quelle. Cap. VIII.
LE maniere del murare &longs;ono que&longs;te prima quella, che &longs;i fa in modo di rete,
che hora &longs;i u&longs;a da ogn'uno. poi l'antica, la quale &longs;i chiama incerta.
Di que
&longs;te due è piu gratio&longs;a la reticulata, la quale poi è facile a fare le fi&longs;&longs;ure, per
che in ogni parte ha i letti, & le commi&longs;&longs;ure slegate: ma la maniera incerta
&longs;edendo i cementi l'uno &longs;opra l'altro, in modo di imbrici, non bella, come la reticulata,
ma &longs;i bene piu ferma rende la muratura: uero è che l'una, & l'altra maniera deue e&longs;&longs;er
impa&longs;tata di minuti&longs;sime co&longs;e, accioche i pareti &longs;pe&longs;&longs;o &longs;atiati della materia fatta di cal
ce, & d'arena piu lungamente &longs;i tenghino in&longs;reme; perche e&longs;&longs;endo di molle, & rara uirtù
&longs;uggendo il &longs;ucco dalla materia, di&longs;eccano. ma quando abonderà la copia della calce, &
dell'arena, il parete, che hauerà pre&longs;o molto dell'humore, non i&longs;uanirà co&longs;i pre&longs;to, ma &longs;i
tenirà in&longs;ieme. ma &longs;ubito, che la forza humida per la rarità de i cementi &longs;arà &longs;ucciata dalla
materia, allhora la calce &longs;taccando&longs;i dall'arena &longs;i di&longs;cioglie, & i cementi non &longs;i po&longs;&longs;ono
con que&longs;ti attaccare, ma a lungo andare fanno i pareti ruino&longs;i. & que&longs;to &longs;i puo compren
dere da alcuni monumenti, che d'intorno a Roma &longs;ono fatti di marmo, ouero di pietre
quadrate, & di dentro nel mezo calcati, & empiuti la materia &longs;uanita per la uecchiezza, &
a&longs;ciutta la rarità de i cementi, ruinano, & dalla brina di&longs;ciolte le legature delle commi&longs;
&longs;ure &longs;ono di&longs;sipati. Et &longs;e alcuno non uorrà incorrere in que&longs;to difetto, faccia i pareti di
due piedi, la&longs;ciando il mezo concauo lungo i pila&longs;trelli di dentro, & &longs;iano o di &longs;a&longs;&longs;o ro&longs;&longs;o
quadrato, ouero di terra cotta, ouero di &longs;elici ordinarij, & con le chiaui di ferro, & piom
bo &longs;iano le fronti legate. & co&longs;i non a grumo, & &longs;otto&longs;opra, ma ordinatamente fatta l'o
pera potrà &longs;enza difetto eternamente durare. perche &longs;edendo tra &longs;e i letti, & le commi&longs;
&longs;ure di quelli, & incatenate non &longs;pigneranno la muratura, nè la&longs;ciaranno che i pila&longs;trel
li, o &longs;tanti legati in&longs;ieme rouinino. & però non &longs;i deue &longs;prezzare la muratura de' Greci.
matt oni, & con belli e&longs;&longs;empi pruoua quanto dice. Prima che io e&longs;pona Vitru.
io dirò delle par
ti della fabrica &longs;opra il fondamento, & quale &longs;ia l'officio di cia&longs;cuna. In ogni fabrica noi haue
mo a con&longs;ider are il ba&longs;&longs;o, la cima, i lati. il ba&longs;&longs;o è il pauimento, o &longs;uolo.
La cima &longs;ono i coper
ti, & i colmi; i lati &longs;ono i pareti, o muri. Del pauimento &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro: de i coperti
nel quarto. Hora &longs;i tratta del muro; ilquale è differente dal fondamento in que&longs;to, che il fonda
mento da i lati della fo<02>a &longs;olamente per e&longs;&longs;er intiero, con&longs;i&longs;te: mail muro, o parete è compo&longs;to
di piu parti. perche ha il poggio, il procinto, la corona, l'o&longs;&longs;a, & i &longs;o&longs;tegni, l'apriture, le labra,
il compimento, & le &longs;ue o&longs;&longs;eruationi. noi e&longs;poneremo l'u&longs;o di que&longs;te parti a gui&longs;a de i medici, i qua
li nella con&longs;titutione della loro arte trattano dell'u&longs;o delle parti del corpo humano. Poggio è quel
la parte, che è la prima di &longs;otto, che &longs;i leua dal fondamento, che è alquanto piu gro&longs;&longs;a del muro,
che &longs;i potrebbe &longs;carpa nominare. Procinto, & corona &longs;ono parti del muro una di &longs;opra, l'altra
nel mezo. Procinto è la parte di mezo, & è quella legatura, che cigne il muro d'intorno come
cornice, che nelle mura delle città &longs;i potrebbe chiamar cordone, & nelle altre mura, &longs;i dicono
fa&longs;cie, & cinte, & regoloni. l'o&longs;&longs;a & i &longs;o&longs;tegni &longs;ono le cantonate, le pila&longs;trate, erte, colonne,
& trauature, & tutto quello, che &longs;o&longs;tiene le apriture, o &longs;iano in arco, o dritte; perche l'arco è
come traue piegato. Traue come colonna trauer&longs;a: & colonna come traue dritto.
Le apriture,
o labra &longs;ono come le fine&longs;tre, le cannoniere, i merli, le porte, i buchi, & i nicchi che dalla formai compimenti trapo&longs;ti &longs;ono tra l'o&longs;&longs;a, & l'apriture, & al
tre parti. Hora &longs;i dirà quanto &longs;i conuenga a cia&longs;cuna parte.
il che accioche commodamente &longs;i
faccia, &longs;i dirà della quantità, & qualità delle pietre. Sono le pietre ouero di &longs;operficie, anguli,
& linee eguali dette, quadrate, ouero uariate; & &longs;ono dette incerte. &longs;ono alcune grandi, che
&longs;enza &longs;tromenti, & machine non &longs;i po&longs;&longs;ono maneggiare; altre minute, che con una mano &longs;i leua
no; altre mezane, dette giu&longs;te. Hanno le pietre qualità diuer&longs;a; perche alcune &longs;ono uiuaci
forti, &longs;ucco&longs;e, come la &longs;elice, & il marmo, nelle quali è innato il &longs;uono, & la &longs;odezza: altre
e&longs;au&longs;te, & leggieri, come è il Tofo, & le pietre areno&longs;e. I marmi &longs;ono pro&longs;&longs;imi all'honor delle
gemme per la bellezza, & gratia loro, & &longs;pecialmente que marmi nobili, che per la uarietà
di colori, o per la gran bianchezza o finezza, & &longs;plendore, o tra&longs;parenza danno mer auiglia,
come il Pario, il Porfido, il Serpentino, l'Alaba&longs;tro, & altri &longs;imiglianti marmi me&longs;chi, o gra
niti. Il &longs;elice ueramente ha molte qualità, duro, tenero, tenace, friabile, graue, leggiero, o
che in e&longs;&longs;o non puo il fuoco, o &longs;i conuerte in cenere, & è &longs;quamo&longs;o, &longs;opporta il freddo, & l'ac
que, non ri&longs;plende, però non è marmo: entra però inelle fabriche, come anche alcuni &longs;a&longs;&longs;i. Ma
la cote come la Dama&longs;china, il Tocco, che proua i metalli, alcune pietre, che nelle Indie &longs;i u&longs;ano
per tagliare, &longs;ono per aguzzare i ferri, &longs;i con&longs;umano a poco a poco con &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, ma pre&longs;to con
&longs;umano le altre co&longs;e. & la parte che è riuolta al Sole è migliore di quella di &longs;otto; perche dal So
le &longs;i fanno perfette. I &longs;a&longs;&longs;i &longs;ono diuer&longs;i per la proprietà, come la calamita, per la uirtù, il Calamo
co, per lo colore, l'Amochri&longs;o per la pittura, l'Alabandico per la forma, il Trochite per la no
biltà di re&longs;i&longs;tere al fuoco, come la Magne&longs;ia all'acqua. la proprietà della calamita è nota; tira
& &longs;caccia il ferro, dimo&longs;tra le parti del Cielo, & i uenti a i nauiganti, & fa effetti merauiglio&longs;i
con incognite cau&longs;e. La &longs;puma della canna detta Calamoco, è forti&longs;&longs;ima, & calidi&longs;&longs;ima, & con
&longs;uma i corpi in quella &longs;epolti. il Trochite è &longs;triato o canellato nel piano, & nel mezo del piano
ha un punto, dal quale &longs;i parteno tutti i canali, & il piano è circondato da un lieue timpanuzzo
& &longs;i muoue da &longs;e &longs;oprapo&longs;toui l'aceto, l'Amochri&longs;o, cioè arena d'oro, ha colore d'oro, è &longs;qua
glio&longs;a: & &longs;e ne fa poluere da &longs;eccar le &longs;eritture l'Alabandico dimo&longs;tra in &longs;e uarie figure. Ma di
que&longs;ti &longs;a&longs;&longs;i pochi &longs;ono all'u&longs;o delle fabriche, benche per alcuni adornamenti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er prez
zati. Io ho detto della quantità, & qualità delle pietre; hora io dirò del modo di porle in&longs;ieme,
& prima di alcune auuertenze. Ogni pietra deue e&longs;&longs;er intiera, non fango&longs;a, ma bagnata bene,
& &longs;e e&longs;&longs;er puo, di torrente. le intiere dal &longs;uono &longs;i cono&longs;ceno.
le cauate di nuouo &longs;ono piuatte, la
pietra altre fiate adoperata non rie&longs;ce, & non &longs;i attacca bene, perche di gia ha beuuto l'humore,
altri con minute pietre, & molta calce empieno le fondamenta, altri ui metteno ogni &longs;orte di rot
tame. Egli &longs;i deue imitar la natura, che nel fare i monti tra le piu &longs;ode pietre tramette la piu te
nera materia: co&longs;i &longs;opra grandi, quadrate, & intiere pietre &longs;i getta gran copia di calce &longs;tempera
ta. le piu gagliarde parti delle pietre &longs;i pongono, oue è bi&longs;cgno di maggior fermezza.
Se la pie
tra è atta a romper &longs;i non in lato &longs;i ponga, ma &longs;te&longs;a giacendo. la faccia della pietra, che è taglia
ta per trauer&longs;o, è piu forte, che quella, che è tagliata per lungo, nel fondar le colonne non è ne
ce&longs;&longs;ario di continuare il fondamento, ma &longs;i fa &longs;otto la colonna, (accioche col pe&longs;o loro non fori
no la terra) fare un muretto, & tirare da colonna a colonna un'arco riuer&longs;cio. La pietra &longs;ecca
& &longs;itibonda uuole &longs;abbia di fiume, la hurnida per natura, quella di caua. non &longs;i adoperi arena
di mare nelle opere riuolte all'O&longs;tro. a minute pietre &longs;pe&longs;&longs;a, & &longs;oda calce &longs;i ponga; benche la
tenace &longs;ia &longs;tata da gli antichi approuata. Gioua di bagnare &longs;pe&longs;&longs;o la muratura.
non uogliono quel
le pietre e&longs;&longs;er bagnate, che dentro non &longs;iano humide, & negreggianti e&longs;&longs;endo rotte, o &longs;pezzate.
Le gran pietre sdrucciolando per lo liquido meglio &longs;i a&longs;&longs;ettano, & però deono andare &longs;opra tenera
& liquida calce. Hora ci re&longs;ta a dire delle maniere del murare.
Tre &longs;ono le maniere del murare l'or
dinaria, la incerta, la reticulata. Di que&longs;te tratta Vitr.
nel pre&longs;ente Capo, & per dichiaratio
ne maggiore, &longs;i e&longs;porranno alcune uoci. Et prima cemento, è pietra roza, non tagliata, uul
gare &longs;enza determinata forma: ogni giorno per Roma ne uanno i giumenti carichi. Et in terra
Reticulato, & incerto que&longs;ti &longs;ono due modi di po
ner'a &longs;ilo, ouero in&longs;ieme i cor&longs;i delle pietre. il Reticulato è co&longs;i detto, perche nella muratura di
mo&longs;tra la diui&longs;ione da una pietra all'altra in modo di rete, & que&longs;to non &longs;i puo fare, &longs;e almeno una
facciata della pietra non è quadrata, & polita. bi&longs;ogna anche, che &longs;tiano in modo, che gli angu
li &longs;i tocchino, come per la &longs;oprapo&longs;ta figura &longs;i uede. La incerta è quella, che &longs;i &longs;a di pietre di di
uer&longs;e figure a ca&longs;o po&longs;te. perche quello, che &longs;i dice lauorare a ca&longs;&longs;a, è quello, che di &longs;otto è det
to Emplecton. ma hora &longs;i ragiona di quello, che appare di fuori.
La correttione dello incerto, ac
cioche &longs;ia &longs;icuro, & forte, &longs;i fa come per figura s'è mostrato di &longs;opra. imperoche egli è nece&longs;&longs;ario
legare ambe le fronti una con l'altra co
late con molta calce. Ordinaria muratura è quella, doue le pietre quadrate, le giu&longs;te, o le grandi &longs;i
pongono in&longs;ieme ordinatamente a &longs;quadra, a liuello, & a piombo. il che accenna Vitr.
dicendo.
Et però non &longs;i deue &longs;prezzare la muratura de Greei, &longs;e bene non l'u&longs;ano polita di molle
cemento, pure quando &longs;i parteno dalla p
di pietra dura.
Ma bi&longs;ogna auuertire, che il poggio, che for&longs;e &longs;tereobata è detto da Vitr.
hauer deue la incro&longs;ta
tura di pietra quadrata, grande, & dura: perche que&longs;ta parte di muro ha bi&longs;ogno di piu &longs;odezza,
come parte, che ha della natura del fondamento, che &longs;ostenga tutto il carico, & che piu &longs;ia ui
cina all'humidità delle acque, o del terreno. il che &longs;i deue o&longs;&longs;eruare &longs;pecialmente in Vinetia, & &longs;i
o&longs;&longs;erua anche nelle ca&longs;e ben fatte. Catone dice.
Leuerai da terra la fabrica un piede con &longs;oda pie
tra, & calce, l'altre parti con crudo mattone potrai formare. Ma in Venetia que&longs;ta parte è piu
leuata, & ha del grande, & ha del &longs;odo, & arriua fin a cinque, & &longs;ei piedi, & &longs;opra ui è il cor
done di forma ritonda, ouero in forma di fa&longs;cia, che &longs;porta in fuori. Fra i procinti s'interpongo
no alcune legature di pietremaggiori, le quali &longs;ono come concatenationi dell'o&longs;&longs;a con l'o&longs;&longs;a, &
delle cro&longs;te, che &longs;ono dalla
langhe, & &longs;ode pietre &longs;i richiedeno. Si &longs;ogliono fare anche altri procinti per legare le cantonate
& tenere l'opere in&longs;ieme, ma piu rari. Quelli primi deono conuenire a piombo, & a &longs;quadra den
tro, & di fuori col muro, & que&longs;ti, che &longs;ono maggiori come c ornici, o gocciolatoi &longs;portare; &
con gli ordini, & cor&longs;i e&longs;&longs;ere bene legati in modo, che come &longs;oprapo&longs;to pauimento &longs;i ricuo
pra bene la fabrica. Siano le pietre nelle murature una all'altra &longs;opraposte, come s'è detto, a
modo d'imbrici, &longs;i che la commi&longs;&longs;ura di due &longs;oprapo&longs;te, &longs;ia nel mezo della pietra di &longs;otto, & que
&longs;to &longs;pecialmente ne i procinti, & nelle legature. Gli antichi nelle opere reticulate tirauano il le
gamento di cinque mattoni, o almeno di tre, che ouero tutti, ouero in un'ordine, almeno era di
pietre non piu gro&longs;&longs;e, che le altre, ma piu lunghe, & piu larghe. Ma nelle opere ordinarie, per
ogni cinque piedi è &longs;tato a ba&longs;tanza un mattone di due piedi per legatura; però fabricando con
pietre maggiori piu raro legamento bi&longs;ogna, & è qua&longs;i a fufficienza la cornice&longs;ola. Laqual deue
e&longs;&longs;er fatta con &longs;omma diligenza, & di ferme, & larghe pietre ordinarie, & giu&longs;te, & ne i pare
ti di crudi mattoni, la corona deue e&longs;&longs;er di terra cotta, accio &longs;ia dife&longs;a dalla pioggia, & leggie
ra di pe&longs;o. Deue&longs;i auuertire, che il marmo rifiuta la calce, & &longs;i macchia facilmente, la
doue gli antichi quanto meno poteuano adoprauano i marmi con la calce. Dell'o&longs;&longs;a, & de &longs;o&longs;te
gni, & delle apriture &longs;i dirà poi. I compimenti trapo&longs;ti &longs;ono tra l'o&longs;&longs;a, l'apriture, & l'altre
parti, ne i quali &longs;ono da con&longs;iderare l'imboccature, i riempimenti, le intonicature tanto di den
tro quanto di fuori, perche &longs;i uede e&longs;&longs;er di&longs;&longs;erenza tra l'o&longs;&longs;a, & i compimenti; perche nell'o&longs;&longs;a &longs;i
pongono grandi, &longs;ode, & ordinate pietre, & ne i compimenti, minute, rotte, meno ordinarie,
benche con molta calce, & arena. Vero è, che perfetta &longs;arebbe la muratura, che tutta fu&longs;&longs;e
di pietre quadrate, ma e&longs;&longs;endo di troppo &longs;pe&longs;a, bi&longs;ogna tra l'una &longs;corza, & l'altra ponere alcune
pietre ordinarie attrauer&longs;ate, nel muro, per unire le &longs;corze. le pietre da riempire non uogliono pa&longs;
&longs;are una libra di pe&longs;o, perche le pietre minute fanno miglior pre&longs;a. nelle incro&longs;tature di fuori &longs;i
deono porre le pietre migliori, & prouate, come ha detto Vitr.
lontane però dai cadimenti delle
&longs;ini&longs;tre, le rimote alle uicine &longs;eguitando gli ordini incominciati. Ma la intonicatura di dentro &longs;ia
di pietra piu dolce, o &longs;erui&longs;i la regola, che &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro. Il muro fatto di mattoni
crudi, detto da gli antichi muro lateritto, fa piu &longs;ana la fabrica, ma è &longs;ottopo&longs;ta a terremoti. de
ue però e&longs;&longs;er gro&longs;&longs;o per &longs;o&longs;tenere i palchi. il loto da fabricare &longs;ia &longs;imile al bitume, che po&longs;to nell'ae
qua lentamente &longs;i disfaccia, & s'attacchi alle mani, & a&longs;ciutto bene s'amma&longs;&longs;i: ma dell'opera di
loto &longs;i dirà nel &longs;ettimo libro. La nuda pietra deue e&longs;&longs;er quadra, &longs;oda, grande, dura &longs;enza &longs;c
po&longs;te. Sia po&longs;ta in opera con arpe&longs;i, & chiodi, gli arpe&longs;i fanno stare le pietre al pari, i chiodi le
gano il di&longs;opra, con quello di &longs;otto. Se gli arpe&longs;i, & chiodi.
&longs;ono d'ottone, non irrugini&longs;ceno,
ferman&longs;i con piombo &longs;colato. que di legno per la forma loro &longs;ono fatti a coda di rondine, il ferro
con biacca, o ge&longs;&longs;o &longs;i &longs;erua dalla ruggine, bi&longs;ogna però bene guardare, che le acque non toccbi
no gli arpe&longs;i. Ma tornamo alla muratura, & a que muri, che &longs;ono fatti di rottami, ponerai ta
uole, o craticci dalle &longs;ponde per &longs;o&longs;tegno, fin che &longs;i a&longs;ciughino. Et qui &longs;i è trouato il modo di get
tar le colonne nelle forme di legno, per &longs;cemare la &longs;pe&longs;a. Et &longs;i riempie la forma d'ogni &longs;orte di rot
tame con molta calce. Altri ui la&longs;ciano nel mezo l'anima di rouere, o di mattoni per &longs;icurtà,
altri fanno la pa&longs;ta con minute pietre, & la&longs;ciano a&longs;ciugarla bene, & a&longs;ciutta leuano la forma,
danno poi la incro&longs;tatura, & la intonicatura alla colonna & la figneno di marmo, o di me&longs;chio,
o granito come uogliono. Egli &longs;i deue &longs;chiuare piu, che &longs;i puo la pietra di forma ritonda.
Seguo,
che la calce è a&longs;ciutta, quando ella manda fuori una lanugine, & uno certo fiorume ben cono
&longs;ciuto da muratori. Ce&longs;&longs;ando dall'opera coprirai il muro con paglia, o altro, accioche non i&longs;ua
ni&longs;ca prima, che habbia fatto la pre&longs;a: Et quando poi &longs;i ripiglia il lauoro, non ti rincre&longs;ca &longs;atiarlo
molto bene di acqua. il muro, che è molto gro&longs;&longs;o, fa armatura a &longs;e &longs;te&longs;&longs;o.
Egli bi&longs;ogna la&longs;ciare
luogho commodo per le apriture, facendoui un'arco, ilquale &longs;i otturi fino che uenghi il bi&longs;ogno
d'aprirle, perche il pe&longs;o non aggraui troppo la parte uota. Se uuoi ggiugnere al muro dopo
alcun tempo, bi&longs;ogna, che ui la&longs;ci i denti &longs;porti in fuori. Gli anguli perche participan di due la
ti, & &longs;ono per tener dritto il muro, deono e&longs;&longs;er fermi<02>imi, & con lunghe, & dure pietre, come
con braccia tenuti. Et tanto &longs;ia detto d'intorno alla &longs;oprapo&longs;ta diui&longs;ione.
la quale &longs;e &longs;arà bene
con&longs;iderata, non ha dubbio, che ella non &longs;ia per apportare grangiouamento alle con&longs;iderationi
de i &longs;aui, & alle operationi de i mae&longs;tri.
Que&longs;te fabriche de Greci in due modi &longs;i murano.
L'uno è detto eguale, l'altro di
&longs;eguale. Il primo è quando tutti i cor&longs;i &longs;ono eguali in grandezza.
L'altro è quando
gli ordini de i cor&longs;i non &longs;aranno drizzati pari. l'una, & l'altra maniera per que&longs;to è
ferma, perche prima i cementi &longs;ono di &longs;oda, & ferma natura, nè po&longs;&longs;ono a&longs;ciugare
il liquore della materia, ma li con&longs;eruano nel &longs;uo humore per grandi&longs;simo tempo, & i
letti loro piani, & bene liuellati non la&longs;ciano &longs;grottare la materia, ma con la continuata
gro&longs;&longs;ezza de i pareti co&longs;i legati durano lunghi&longs;simamente. Euui un'altra maniera di fa
brica, che &longs;i chiama riempita, la quale anche &longs;i u&longs;a da no&longs;tri ru&longs;tici. della quale &longs;ono le
fronti &longs;olamente polite, ma le altre parti come nate &longs;ono, po&longs;te in&longs;ieme con la mate
ria, con alterne commi&longs;ure &longs;ono legate: ma i no&longs;tri per sbrigar&longs;ene pre&longs;to, facendoui i
cor&longs;i dritti, &longs;erueno alle fronti, & empieno nel mezo &longs;pezzati i cementi &longs;eparatamen
te con la materia, & a que&longs;to modo in quella muratura leuano, & drizzano tre cro&longs;te,
due delle fronti, & una nel mezo del riempimento. Ma i Greci non fanno a que&longs;to mo=
do, ma ponendoli piani, & ordinando le lunghezze de i cor&longs;i in gro&longs;&longs;ezza con alterne
commi&longs;&longs;ure, non empieno il mezo, ma con i loro mattoni, che chiamamo frontati, fan
no continuato il parete, & d'una gro&longs;&longs;ezza ra&longs;&longs;odato, & oltra le altre co&longs;e interpongono
quelli dall'una parte & l'altra, che hanno le fronti, che chiamano per que&longs;to diatoni, di
perpetua gro&longs;&longs;ezza, i quali grandemente legando confermano la &longs;odezza de i pareti: & pe
rò &longs;e alcuno uorrà da que&longs;ti commentarij auertire, & ele ggere la &longs;orte di murare, potrà
molle cemento, & di &longs;ottile a&longs;petto di bellezza, non po&longs;&longs;ono &longs;e non e&longs;&longs;er col tempo rui
no&longs;e: & però quando s'eleggono gli arbitri di communi pareti, non &longs;i &longs;tima, per lo prez
zo, che &longs;ono &longs;tati fabricati, ma ritrouando per gli in&longs;trumenti i precij delle locationi, le
uano d'ogni anno, che pa&longs;&longs;ato &longs;ia la ottante&longs;ima parte: & co&longs;i del re&longs;tante della &longs;omma
comandano che egli &longs;i re&longs;titui&longs;ca una parte per que&longs;ti pareti, che &longs;ententiamo, che piu di
ottanta anni non po&longs;sino durare. Ma de i pareti fatti di mattoni, pure che &longs;iano fatti a
perpendicolo & dritti &longs;tiano, niente &longs;i leua, ma per quanto prezzo &longs;eranno &longs;tati fabrica
ti, per tanto &longs;empre &longs;aranno &longs;timati. & però in alcune città, & le opere publiche, & le
ca&longs;e priuate, & le reali &longs;i uedeno fabricate di mattoni: & prima in Athene il muro, che
guarda uer&longs;o il monte Hymeto, & Petelen&longs;e, & i pareti nel tempio di Gioue, & di Her
cole, le celle &longs;ono di mattoni. E&longs;&longs;endo d'intorno al tempio le colonne & gli architraui
di pietra. In Italia in Arezzo euui un muro beni&longs;simo fatto, & in Tralli la ca&longs;a fatta da
i Re Attalici, che è data per &longs;tanza a colui, che nella Città tiene il &longs;acerdotio. Et
co&longs;i in Lacedemone di alcuni pareti leuate le pitture, che erano in forme, & i telari di le
gno ne i pareti tagliati, rinchiu&longs;i & inca&longs;&longs;ati, furon portate nel comitio per adornamento
della edilità di Varrone, & di Minerua. la ca&longs;a di Cre&longs;o, la quale i Sardi con&longs;egnarono a
i cittadini per ripo&longs;o della uecchiezza al collegio de i uecchi, chiamata Geru&longs;io, era di
mattoni. &longs;imilmente la reale in Alicarna&longs;o del potenti&longs;simo Re Mau&longs;olo, in tutto, che
habbia di procone&longs;io marmo ornate tutte le co&longs;e, niente di meno i pareti &longs;ono fatti di
mattoni. & infino a que&longs;ti tempi hanno una mirabile fermezza, co&longs;i con intonicature, &
cro&longs;te politi, che come uetri riluceno. nè que&longs;to fu fatto per bi&longs;ogno, che quel Re ha
ue&longs;&longs;e, perche era ricchi&longs;simo d'entrate, come quello, che a tutta la Caria dominaua. Ma
in que&longs;to modo è da con&longs;iderare la &longs;olertia &longs;ua, & acutezza nel fabricare: percioche e&longs;
endo egli Mila&longs;io, & hauendo ueduto il luogo di Alicarna&longs;&longs;o munito per natura, & haue
re idoneo bazzaro, & il porto commodo, in quel luogo &longs;i fece la &longs;tanza. Que&longs;to luo
go è &longs;imile alla curuatura d'un Theatro, & nella parte da ba&longs;&longs;o, appre&longs;&longs;o il porto è
il Foro, & per mezo la curuatura, & la cinta dell'altezza, ui è una piazza grandi&longs;sima, nel
mezo della quale è fabricato il Mau&longs;oleo de &longs;i fatta, & nobil opera, che è numerato tra
i &longs;ette &longs;pettacoli del mondo. Nel mezo dell'alta rocca è il tempio di Marte, che tiene la
&longs;tatua del colo&longs;&longs;o, detta Acrolitho, fatta dalla nobil mano di Tilocare. benche altri di
chino di Timotheo; ma nella &longs;ommità del de&longs;tro corno è il tempio di Venere, & di Mer
curio appre&longs;&longs;o la fonte Salmacide, che per fal&longs;a opinione uien detto, che tenga di Vene
rea infirmità oppre&longs;si quelli, che beono di quella. Ma a me non rincre&longs;cerà di raccontare
da che &longs;ia andata que&longs;ta opinione con fal&longs;o rumore per lo mondo: perche e&longs;&longs;er non puo
quello, che &longs;i dice, che gli huomini per quell'acqua diuentino molli, & impudichi, ma la
uirtù di quella fonte, è molto chiara, & il &longs;apore egregio. Hauendo adunque Melante,
& Areciania d'Argo, & da Troezene in que luoghi
no i Barbari di Caras, & di Lelege: Que&longs;ti &longs;cacciati &longs;i raunorno in&longs;ieme a i monti, & face
uano di molte correrie, & rubbando in quel luogo crudelmente gua&longs;tauano gli habitanti.
Auenne poi, che uno de gli habitatori per guadagnare per la bontà delle acque fece appre&longs;
&longs;o quella fonte un'ho&longs;teria fornita d'ogni co&longs;a. & e&longs;&longs;ercitandola allettaua quei barbari, i
quali hor l'uno, hor l'altr o uenendoui, & poi molti mettendo&longs;i in&longs;ieme concorrendoui,
di duro & ferigno co&longs;tume, nella u&longs;anza & &longs;oauità de Greci di loro propria uolonta &longs;i ridu
ceuano. Quell'acqua adunque non per dishone&longs;ta infirmità, ma per la dolcezza della hu
manità mitigati i feroci petti de i Barbari, acqui&longs;tò quel nome. Re&longs;ta hora perche io &longs;on
uenuto alla dichiaratione delle loro murature, che io le de&longs;criua tutte come &longs;ono: Come
adunque nella de&longs;tra parte è il tempio di Venere, & la fonte predetta, co&longs;i nel &longs;ini&longs;tro cor perche dalla de&longs;tra &longs;i uede
la piazza, & tutta la terminatione del porto, & delle mura, & &longs;otto la &longs;ini&longs;tra è il porto &longs;e
creto &longs;otto a i monti na&longs;co&longs;o in modo, che niuno puo uedere, o &longs;apere quello, che iui &longs;i
faccia, accioche il Re dal &longs;uo palazzo a i galeotti, & &longs;oldati, &longs;enza che altri &longs;e ne accorga
po&longs;&longs;a quanto bi&longs;ogna comandare. Dapoi la morte di Mau&longs;olo re&longs;tò Artemi&longs;ia moglie
&longs;ua, & &longs;degnando&longs;i i Rodiotti, che una femina &longs;ignoreggia&longs;&longs;e tutte le città della Caria, &longs;i
mi&longs;ero all'ordine per occupar quel regno. delche e&longs;lendone aui&longs;ata la Reina, comandò ella,
che in quel porto &longs;te&longs;&longs;e l'armata rinchiu&longs;a all'ordine con marinari a&longs;co&longs;i, & &longs;oldati. Ma il
re&longs;to de cittadini compare&longs;&longs;e &longs;opra le mura. Ma hauendo i Rodiotti condotta l'armata
loro in ordine nel porto maggiore, la Reina comandò, che fu&longs;&longs;ero dalle mura &longs;alutati, &
prome&longs;&longs;a loro la città. per ilche quelli abandonate le naui, entrarono dentro: ma la Reina
&longs;ubito per la fo&longs;&longs;a fatta tra&longs;&longs;e fuori l'armata dal porto minore nel mare, & entrata nel mag
giore sbarcati i galeotti, & i &longs;oldati, tirò nel mare l'armata uota de i Rodiotti, i quali non
hauendo doue ricouerar&longs;i e&longs;&longs;endo tolti di mezo, tutti furono nella piazza tagliati a pezzi.
Artemi&longs;ia entrata nelle naui de Rodiotti pre&longs;e la uia di Rodi. per il che uedendo i Rodiot
ti le lor naui tornare ingirlandate di frondi, pen&longs;ando che fu&longs;&longs;ero i cittadini loro, riceue
rono i nemici. Allhora la Reina pre&longs;a la città, ucci&longs;i i principali, dentro ui po&longs;e il Tro
feo della &longs;ua uittoria. & fece fare due &longs;tatue di bronzo, una rappre&longs;entau
di. L'altra la &longs;ua imagine, figurando, che que&longs;ta con affocato ferro &longs;igilla&longs;&longs;e la città di Ro
di. Dapoi que&longs;to fatto impediti i Rodiotti dalla religione, perche non era lecito rimuo
uere i trofei con&longs;ecrati, fecero uno edificio intorno alle &longs;tatue dette, & quelle coprirono
inalzando un luogo per guardia alla u&longs;anza Greca, accioche niuno ui pote&longs;&longs;e andare: &
comandorono, che que&longs;to &longs;i chiama&longs;&longs;e Auaton, cioè inacce&longs;sibile. Non hauendo adun
que i Re co&longs;i potenti &longs;prezzato l'opera de mattoni, potendo per le fatte prede, & per le
co&longs;e, che erano loro portate d'ogni banda, farle non &longs;olamente di cemento, ouero di
quadrata pietra, ma anche di marmo: Io non pen&longs;o, che &longs;ia da bia&longs;imare gli edificij mura
ti di mattoni, pure, che &longs;iano fatti, & drizzati bene. Ma perche non &longs;ia lecito in Roma al
populo Romano fabricare in que&longs;to modo, io ne dirò la ragione. Le leggi publiche non
comportano, che le gro&longs;&longs;ezze de i muri ne i luoghi communi &longs;iano maggiori d'un piede
& mezo, ma gli altri pareti, accioche gli &longs;patij non &longs;i face&longs;&longs;ero piu &longs;tretti, &longs;i fanno di quel
la i&longs;te&longs;&longs;a gro&longs;&longs;ezza. Ma que mattoni crudi &longs;e non &longs;aranno di due, o di tre cor&longs;i de matto
ni, con la gro&longs;&longs;ezza d'un piede & mezo &longs;olamente; non potranno &longs;o&longs;tenere piu che un pal
co. Ma nella mae&longs;tà di quella città in tanta frequentia di cittadini bi&longs;ognaua fare innume
rabili habitationi. non potendo adunque il piano riceuere ad habitare dentro di Roma tan
ta moltitudine, la occa&longs;ione po&longs;e nece&longs;sità, di unire all'altezza de gli edificij. Et però con
pila&longs;trate di pietra, & con murature di pietra cotta, & con pareti fatti di cemento per com
modità de i cenaculi, & de i luoghi di doue &longs;i guarda a ba&longs;&longs;o, &longs;ono &longs;tate fatte le altezze, &
con i&longs;pe&longs;&longs;e trauature, & palchi conchiauate. Et però il populo Romano &longs;enza impedi=
mento ha le &longs;tanze belli&longs;sime, moltiplicati i palchi, & i corritori in grande altezza. Ma
poi, che è &longs;tato re&longs;o la ragione, perche in Roma per la nece&longs;sità de i luoghi &longs;tretti non &longs;i
fanno i pareti di mattoni crudi, hora &longs;i dirà in che modo &longs;i deono fare, accioche durino al
la uecchiezza &longs;enza difetti. Po&longs;to &longs;ia nella &longs;ommità de i pareti &longs;otto la copritura del tetto
una muratura di terra cotta, di altezza d'un piede, & mezo, & habbia gli &longs;porti delle co
rone, & i gocciolatoi, & co&longs;i potranno &longs;chifare i danni, o i difetti, che &longs;ogliono hauere
que pareti, perche quando nel tetto &longs;aranno le tegole rotte, o gettate a ba&longs;&longs;o da i uenti, la
&longs;portatura, & il recinto de mattoni cotti, non la&longs;cierà offendere il crudo, ma lo &longs;porto de i
cornicioni, porterà le goccie lontane, & in quel modo &longs;erueranno intiere le murature
de mattoni crudi. Ma della muratura di pietre cotte &longs;e &longs;arà buona o nò, non &longs;i puo giu-
la State, allhora è prouata: perche quella, che non &longs;arà di buona creta, o che &longs;arà mal cotta,
&longs;ubito che &longs;arà toccata dal giaccio, o dalle brine, iui &longs;i mo&longs;trerà difetto&longs;a. Quella adun
que che ne i tetti non puo &longs;opportar la fatica, meno &longs;arà buona nella muratura a &longs;o&longs;te
ner i pe&longs;i: per il che i pareti coperti di uecchie tegole &longs;pecialmente potranno hauere fer
mezza. Ma io non uorrei, che mai in tempo alcuno fu&longs;&longs;ero &longs;tati riti ouati i craticci: per
che quanto giouano alla pre&longs;tezza, & tengono manco luogo, tanto lono di commu
ne, & maggior calamità, perche &longs;ono come fa&longs;ci preparati a gli incendij: & però pare
che &longs;ia migliore la &longs;pe&longs;a delle pietre cotte nella &longs;ontuo&longs;ità, che lo &longs;paragno del tempo de
i craticci nel pericolo, & quelli anche, che &longs;ono po&longs;ti nelle incro&longs;tature fanno delle fi&longs;&longs;u
re in quelle, per la di&longs;po&longs;itione de i dritti, & trauer&longs;i. perche quando &longs;e gli dà la incro
&longs;tatura, riceuendo l'humore &longs;i gon&longs;iano, & poi &longs;eccando&longs;i, &longs;i ri&longs;trigneno. & co&longs;i a&longs;&longs;oti
gliati, rompeno la fermezza delle cro&longs;te. Ma perche alcuni &longs;ono con&longs;tretti di co&longs;i fare, o
per la pre&longs;tezza, o per bi&longs;ogno, o per &longs;eparare un luogo dall'altro, co&longs;i bi&longs;ognerà fare.
Fatto ui &longs;ia il &longs;uolo di &longs;otto alto, accioche o dal terrazzo, o dal pauimento non &longs;ia tocca
to, perche e&longs;&longs;endo iui &longs;ommer&longs;o col tempo ammarci&longs;ce, dapoi dando in &longs;e, piega, & rom
pe la bellezza delle incro&longs;tature. Io fin qui come ho potuto, ho detto de i pareti, & del
lo apparecchio della materia loro di&longs;tintamente, di che bontà &longs;iano, & che difetti hab
biano. Re&longs;ta, che io e&longs;pona chiaramente quanto appartiene alle trauature, & palchi, &
con che ragioni &longs;i acconci la materia da farli, & come &longs;iano di buona durata, come ci mo
&longs;tra la natura delle co&longs;e.
intelligenza, sì perche mi &longs;on forzato nel &longs;oprapo&longs;to di&longs;cor&longs;o mettere in&longs;ieme tutta la materia pro
po&longs;ta. dal che ogni &longs;tudio&longs;o puo da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o con&longs;iderare tutto quello, che Vitruuio ha uoluto fare
in que&longs;ta parte. Et uederà la &longs;ua intentione e&longs;&longs;ere &longs;tata di ragionare della fabrica de i muri,
& pareti, come egli dice nel fine del &longs;oprapo&longs;to Capo, hauere diui&longs;o que&longs;to ragionamen
to in piu parti: & nella prima hauer detto le maniere del murare, & hauer re&longs;o le ragioni de i
difetti, & della bontà di quelle, qua&longs;i compar andole in&longs;ieme. Nella &longs;econda hauere ragio
nato della muratura de i Greci, di tre maniere di quella, & hauere comparato il modo Greco,
col modo Latino di murare. nella terza hauere lodato il fabricar di mattoni, dimo&longs;trato il
uero modo, & con bella, & i&longs;torica commendatione hauere commendato le fabriche di Mau
&longs;olo Re di Caria, & propo&longs;toci molti e&longs;&longs;empi di quelle, & finita la &longs;ua ornata digre&longs;&longs;ione,
accompagnata dalle leggi del populo Romano, nel qual ca&longs;o, s'è dimo&longs;trato non ignorante delle
leggi ciuili, & nell'ultima e&longs;&longs;ere ritornato ad in&longs;egnarci, quanto era nece&longs;&longs;ario a uarie &longs;orti sì
di pareti, come di craticci, de i quali ne ragiona anche nel terzo Capo del &longs;ettimo libro: con
chiudendo finalmente quanto ha uoluto fare, & quanto intende di uoler fare nel &longs;eguente Ca
po. I uocaboli del te&longs;to per la interpretatione, & altroue per la e&longs;po&longs;ition nostra &longs;ono chiari.
leggi Plinio per tutto il trente&longs;imo, &longs;e&longs;to libro, che trouerai molte co&longs;e al propo&longs;ito no&longs;tro, &
le figure delle murature &longs;ono po&longs;te di&longs;opra, & &longs;egnate con i loro nomi. doue non ui accade altro
rincontro. Hora &longs;eguita Vitruuio & parla della ragione de i legnami.
Cap. IX.
LA materia &longs;i deue tagliare il principio dello autunno, che &longs;arà fin a quel tem
po auanti, che Fauonio cominci a &longs;pirare: perche da prima uera gli alberi &longs;o
no pregni, & tutti mandano la uirtù della loro proprietà nelle frondi, & ne i
frutti, che fanno ogni anno. Quando adunque per la nece&longs;sità de i tempi &longs;a
feminili, quando hanno concetto, & dalla concettione fino al parto, non &longs;ono &longs;timati &longs;a
ni. Ne gli animali da uendere, quando &longs;ono pregni, &longs;i danno per &longs;ani.
percioche cre&longs;cen
do nel corpo, quello, che prima u'è &longs;tato &longs;eminato, egli tira a &longs;e il nutrimento da tutta la
uirtù del cibo; & quanto più il parto &longs;i fa fermo al maturir&longs;i, tanto meno la&longs;cia e&longs;&longs;er &longs;oda
quella co&longs;a, di che &longs;i genera, & però &longs;ubito, che il parto è mandato fuori, quello, che per
altra maniera di aumento, era detratto; quando è libero per la &longs;eparatione fatta dal na&longs;ci
mento della co&longs;a, riceue in &longs;e nelle uote, & aperte uene, & &longs;uggendo il &longs;ucco &longs;i fa piu fer
mo, & ritorna nella pri&longs;tina fermezza della natura &longs;ua. Per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, al tempo
dell'Autunno, per la maturità de i frutti infiacchite le frondi, tirando le radici de gli albe
ri a &longs;e il &longs;ucco della
forza del uerno comprime, & ra&longs;&longs;oda quelle per quel tempo, che detto hauemo. Et però
&longs;e con quella ragione, & a quel tempo, che detto ho di &longs;opra &longs;i taglieranno gli alberi, &longs;arà
utile, & opportuna co&longs;a. Ma co&longs;i bi&longs;o gna tagliarli, che &longs;i uadi fin'a mezo la midolla, &
la&longs;ciato &longs;ia il taglio, fino, che &longs;tillando per e&longs;&longs;o &longs;i &longs;ecchi l'humore. per il che quello inuti
le liquore, che in e&longs;si &longs;i truoua u&longs;cendo per lo &longs;uo tuorlo, non la&longs;cierà in quelli morire la
putredine, nè gua&longs;tar&longs;i la qualità della materia: ma quando poi l'albero &longs;arà &longs;eccato, nè
&longs;tillerà piu, bi&longs;ognerà gettarlo a terra. Et a que&longs;to modo &longs;i truouerà perfetto all'u&longs;o.
Et
che que&longs;to &longs;ia uero, egli &longs;i puo cono&longs;cer anche da gli arbu&longs;ti. percioche quando cia&longs;cuno
al tempo &longs;uo forati fin al fondo &longs;ono ca&longs;trati mandano fuori dalle midolle il uitio&longs;o, & &longs;o
prabundante humore, & tri&longs;to liquorè, & co&longs;i di&longs;eccando&longs;i riceueno in &longs;e la lunghezza di
durare. Ma quelli humori, che non hanno le u&longs;cite da gli alberi, re&longs;tandoui dentro &longs;i pu
trefanno, & rendeno quelli uani, & difetto&longs;i. Se adunque quegli, che &longs;tanno in piedi,
& uiueno, &longs;eccando&longs;i, non inuecchiano, certamente quando gli i&longs;te&longs;si per farne legname
a terra &longs;i mandano, quando &longs;aranno a quel modo gouernati potranno ne gli edificij lun
gamente, & con utilità durare. Que&longs;ti alberi hanno tra &longs;e contrarie, & &longs;eparate uirtù.
il
Rouere, l'olmo, il Poppio, il Cipre&longs;&longs;o, l'Abete, & gli altri idonei a gli edificij. percio
che non puo il Rouere quello, che puo l'Abete, nè il Cipre&longs;&longs;o, quello, che puo l'Olmo.
nè gli altri alberi hanno quella &longs;imiglianza mede&longs;ima di natura fra loro: Ma cia&longs;cuna &longs;pe
cie di quelli con le di&longs;po&longs;itioni, & proprietà de principij comparati con altri, altre &longs;orti di
effetti pre&longs;tano nelle opere. Et però l'Abete, hauendo molto dello aere, & del fuoco,
ma meno dell'humido, & del terreno, come compo&longs;to di piu lieui forze di natura, non è
pondero&longs;o: Et però contento del &longs;uo rigor naturale, non co&longs;i pre&longs;to per lo pe&longs;o &longs;i piega,
ma &longs;empre dritto rimane nelle trauature: ma perche ha in &longs;e piu di calore produce, & no
tri&longs;ce il tarlo, & da quello è gua&longs;to, & per que&longs;to anche pre&longs;to &longs;i accende, perche la rari
tà dello aere, che è in quel corpo aperto riceue il fuoco, & co&longs;i ne manda fuori la fiamma
grande. Et quella parte di e&longs;&longs;o, che è uicina alla terra, prima che &longs;ia tagliata riceuendo
dalla uicinanza l'humore, per le radici &longs;enza nodo, & humida &longs;i rende. ma quella, che è
di &longs;opra uer&longs;o la cima, per la uehemenza del calore mandando in aere i rami &longs;uoi tagliata,
che &longs;ia alta da terra da uinti piedi, & polita, per la durezza de i no di &longs;uoi è chiamata fu&longs;ter
na. ma la parte inferiore quando tagliata è partita per quattro tagli doue &longs;corra l'humore
trattone il tuorlo &longs;i apparecchia per le opere di legname, & &longs;i chiama Sappinea. Per lo
contrario la Rouere abondando di terra, & hauendo poco di aere, di humore, & di fuo
co, quando è coperta di terra nelle opere terrene, ritiene un'infinita eternità. perche quan
do è toccata dall'humore non hauendo rarità per li fori non puo admetter nel corpo &longs;uo
l'humore, ma fuggendo da quello, re&longs;i&longs;te & &longs;i torce, & fa le &longs;i&longs;&longs;ure in quelle opere, nel
le quali &longs;i truoua. Ma lo E&longs;colo per e&longs;&longs;ere in tutti i &longs;uoi principij temperato è molto uti
le nelle fabriche, ma po&longs;to in acqua riceuendo per li fori &longs;uoi l'humore, &longs;cacciato l'aere, & Il Cerro, il &longs;ouero, il faggio,
perche parimente hanno la me&longs;colanza dell humore, del fuoco, & del terreno, & molto
dello aere, pa&longs;&longs;and oui per entro l'humore per le rarità, che hanno, pre&longs;to marci&longs;cono. Il
poppio bianco, & il nero, la Salce, & la Tiglia, & il Vitice, &longs;atiate di aere, & di fuoco, &
temperate di humore, hauendo poco del terreno, di tempra leggieri compo&longs;te, hanno nel
l'u&longs;o loro una mirabile rigidezza. Non e&longs;&longs;endo adunque dure per la me&longs;colanza della ter
ra, &longs;ono bianche per la loro rarità, & ci pre&longs;tano nelle intagliature una mirabile trattabilità.
l'Alno, che na&longs;ce uicino alle riue de i fiumi, & non pare, che ci rechi molta utilità, tiene
in &longs;e belli&longs;sime ragioni, perche è molto temprato di aere, & di fuoco, nè ha molto del ter
reno, & poco dell'humore, & però, perche non ha tropo d'humore nel corpo, po&longs;to fra
luoghi palu&longs;tri fra gli fondamenti de gli edificij con &longs;pe&longs;&longs;e palificate riceuendo in &longs;e quel li
quore, del quale per &longs;ua natura è bi&longs;ogneuole, dura eternamente, & &longs;o&longs;tenta grandi&longs;si
mi pe&longs;i, & &longs;i con&longs;erua &longs;enza difetto, & co&longs;i quello, che non puo per molto &longs;pacio &longs;opra ter
ra durare, po&longs;to in acqua, eternamente &longs;i con&longs;erua. Et que&longs;to &longs;i puo con&longs;iderare a Ra
uenna, doue tutte l'opere publiche, & priuate &longs;otto le fondamenta hanno le pali&longs;icate di
que&longs;to legno. l'Olmo, & il Fra&longs;sino hanno grandi&longs;simi humori, & pochi&longs;sima parte del
l'aere, & del fuoco, ma della terra temperatamente, &longs;i piegano po&longs;te in lauoro, & per
l'abondanza dell'humore &longs;otto il pe&longs;o non hanno durezza, ma pre&longs;to &longs;i torceno, & &longs;ubi
to, che per uecchiezza &longs;ono aridi diuenuti, o nel campo inuecchiti, quell'humore, che
in quelli mentre &longs;tauano abondaua, &longs;e ne manca, & &longs;i fanno piu duri, & nelle commi&longs;&longs;u
re, & ne gli inca&longs;tri, per la loro lentezza riceueno ferme incatenature. Similmente il Car
peno perche è di minima mi&longs;tura di fuoco, & di terreno, ma tiene grandemente dello aere
& dell'acqua, non è fragile, ma &longs;i puo riuolgere per ogni uer&longs;o con grande utilità. Et pe
rò i Greci, che di quella materia fanno i gioghi de i buoi, perche Zygia chiamano i gio
ghi, &longs;ogliono chiamare quella materia Zygia. nè meno è marauiglio&longs;a la natura del Ci
pre&longs;&longs;o, & del Pino. perche hauendo que&longs;t'alberi abondanza di humore, & hauendo egua
le mi&longs;tura de gli altri principij per la &longs;atietà dell'humore &longs;i &longs;paccano. ma alla uecchiezza
&longs;enza difetto &longs;i con&longs;eruano. perche il liquore, che è dentro a que corpi, è di amaro gu&longs;to,
che per l'agrezza non la&longs;cia penetrare il tarlo, ouero altri nociui animaletti. Et però le
opere fatte di que&longs;te &longs;orti d'alberi durano &longs;empre, & co&longs;i il Cedro, & il Ginepro hanno
le i&longs;te&longs;&longs;e uirtù. & &longs;i come dal Cipre&longs;&longs;o, & dal Pino, uiene la re&longs;ina, che noi Ra&longs;a chiama
mo, co&longs;i dal Cedro uiene l'oglio detto Cedrino. del quale quando &longs;ono onte le altre co&longs;e
come anche i libri, non &longs;enteno tarli, nè tarme. Gli alberi di quelli &longs;ono &longs;imili alla foglia
tura del Cipre&longs;&longs;o, & di quella materia la uena, & dritta. Nel tempio di Efe&longs;o ui è il &longs;imu
lacro di Diana, & anche la trauatura di Cedro; nè iui &longs;olamente, ma ne gli altri luoghi &longs;a
cri nobili, &longs;ono le opere di quella materia, per la &longs;ua eternità. Na&longs;ceno que&longs;ti alberi ma&longs;
&longs;imamente in Candia, in Africa, & in alcune parti della Soria. Ma il Larice, che non è co
no&longs;ciuto, &longs;e non da gli habitanti d'intorno la riua del pò, & i liti del mare Adriano, non
&longs;olamente per la grande amarezza del &longs;ugo dal tarlo, & dalli caroli non è offe&longs;o, ma ancho
ra non riceue la &longs;iamma dal fuoco, nè e&longs;&longs;o da &longs;e non puo ardere, &longs;enon come il &longs;a&longs;&longs;o nella
fornace, a cuocer la calce, con altri legni &longs;arà abbruciato. nè allhora però riceue fiam
ma, o fa carbone, ma per lungo &longs;patio a pena &longs;i con&longs;uma. perche tra i principij, de i quali,
è compo&longs;to, ha pochi&longs;sima tempra di fuoco, & di acre, ma la materia &longs;ua di humore, &
di terra i&longs;pe&longs;sita, & ra&longs;&longs;odata, & non ha
trare &longs;caccia la forza di quello, nè &longs;i la&longs;cia co&longs;i pre&longs;to da quello offendere. Que&longs;ta per lo
pe&longs;o &longs;uo, non è &longs;o&longs;tenuta nell acqua, ma quando è condotta, &longs;i pone o nelle barche, o &longs;o
pra le Zatte di abete. Ma l'occa&longs;ione porta, che &longs;i &longs;appia come que&longs;ta materia è &longs;tata ritro
uata, Diuo Ce&longs;are hauendo lo e&longs;&longs;ercito cerca le alpi, & hauendo comandato a gli habitato
to Laregno, quel li che dentro erano confidando&longs;i nella fortezza naturale del luogo, non
uolleno ubidire; per il che l'Imperatore &longs;i &longs;pin&longs;e auanti con lo e&longs;&longs;ercito. Era dinanzi la por
ta una torre fatta di que&longs;ta materia con traui trauer&longs;i alternamente raddoppiati, come una
pira in alto compo&longs;ta, in modo, che con pali, & pietre poteua &longs;cacciare chi har e&longs;&longs;e uolu
to auuicinar&longs;i. uedendo&longs;i poi, che quelli non haueuano altre armi, che pali, & che per lo
pe&longs;o di quelli non poteuano tirarli troppo lontani, fu comandato, che ui mette&longs;&longs;ero &longs;ot
to le fa&longs;cine, & che &longs;e le de&longs;&longs;e il fuoco, Et co&longs;i pre&longs;to i &longs;oldati ne fecero una gran raunan
za. Dapoi che la fiamma d'intorno a quella materia hebbe appre&longs;e le fa&longs;cine, leuata&longs;i al cie
lo fece credere, che tutta quella mole fu&longs;&longs;e caduta a terra. Ma poi, che quella da &longs;e fu
e&longs;tinta, & ce&longs;&longs;ata, &longs;i uide la torre non e&longs;&longs;er &longs;tata tocca dal fuoco, ammirando&longs;i Ce&longs;are co
mandò, che lontani dalli tiri delle &longs;aette circonda&longs;&longs;ero il ca&longs;tello di trincere, per il che i ca
&longs;tellani con&longs;tretti dalla paura &longs;i diedero all'Imperatore, il quale poi gli dimandò di che fu&longs;
&longs;ero quelle legna, che per la fiamma non &longs;i con&longs;umauano. Allhora quelli gli dimo&longs;traro
no quegli alberi, de i quali iui è copia grandi&longs;sima, & per que&longs;to quella fortezza, & que
&longs;ta materia fu nominata laregna. Que&longs;ta per lo Pò &longs;i conduce a Rauenna nella colonia di
Fano, di Pe&longs;aro, & d'Ancona, & in altri luoghi & terre, che &longs;ono in quella regione. Del
la qual materia &longs;e fu&longs;&longs;e commodità di condurne a Roma, &longs;i cauariano grandi&longs;sime utilità
ne gli edi
{
di quella materia &longs;ariano liberate di pericolo del trapa&longs;are de gli incendij, perche que&longs;ti
legni non riceueno, nè fiamma, nè carbone, & da &longs;e non ne po&longs;&longs;ono fare. Sono que&longs;ti albe
ri di foglie &longs;imiglianti al Pino, la loro materia è di&longs;te&longs;a, & trattabile per lauori di legnami
non meno della Sappinea detta di &longs;opra, tiene liquida ra&longs;a di colore del mele attico, laqua
le è di giouamento a i pti&longs;ici. Io ho detto di tutte le &longs;orti di materia, di che proprietà &longs;ia
no per natura, & ho e&longs;po&longs;to con che ragioni &longs;i generano. &longs;eguita che egli &longs;i auuerti&longs;ca per
che cau&longs;a quello Abete, che in Roma &longs;i chiama &longs;opernate, &longs;ia peggiore dello Infernate,
il quale utilmente dura per lunghi&longs;simo tempo nelle fabriche. Et di que&longs;te co&longs;e, come
pare, che habbiano dalla proprietà de i luoghi bontà, o uitio, accioche manife&longs;te &longs;iano, a
chi ui uorrà pen&longs;are, chiaramente e&longs;ponerò.
il tempo di tagliar gli alberi, la ragione, il modo di tagliarli, la natura, & u&longs;o loro. ha detto
dell'Abete, del Larice, & del Cedro co&longs;e degne, di auuertimento, & ha dc&longs;critto alcuni alberi,
conchiudendo chiaramente, quanto egli fin hora ha e&longs;po&longs;to, Noi &longs;imilmente poneremo tutta la
pre&longs;ente materia &longs;otto un'a&longs;petto, &longs;econdo che letto hauemo ne buoni auttori. Nel legname adun
que &longs;i con&longs;idera il tempo, & il modo di tagliarlo, la natura, l'u&longs;o, & la comparatione delle par
ti, & del tutto. Secondo Theofra&longs;to il Rouere, il Pezzo, il Pino &longs;i deono tagliare quando le
piante sbroccano. Ma l'Acero, l'Olmo, la Tiglia, & il Fra&longs;&longs;ino dopo la uindemia.
Vitru.
uuole
che &longs;i taglino dal principio dall'Autunno fin auanti, che cominci à &longs;pirare il uento zefiro: Colu
mella da i uenti fin' a i trenta della Luna, che inuecchia; Vegetio dalla quintadecima fin' alla ui
ge&longs;ima &longs;econda. He&longs;iodo quando cadeno le foglie.
Catone il Rouere al Solestitio, & quella ma
teria, che ha del maturo, & del uerde, quando le cade il &longs;eme. L'olmo quando cadeno le foglie.
Plinio na&longs;cendo il cane nel far della Luna. & è o&longs;&longs;eruatiene A&longs;tronomica, percioche per la for
za della Luna egli &longs;i commoue ogni humore. Tirando adunque la Luna l'humore alle radici il re
&longs;tante della materia &longs;arà piu puro, & piu purgato. Perche Plinio uuole che s'a&longs;petti la notte,
che &longs;uccede al giorno, che fa la Luna, quando e&longs;&longs;a Luna &longs;arà &longs;otterra. Tutti questi auttori han
no le loro ragioni; benche la maggior parte conuenga. Non &longs;i deono u&longs;are i legnami &longs;e non pa&longs;
&longs;ati i tre me&longs;i, nè tirargli per la rugiada, anzi dopo il mezo giorno, cominciando la Luna a &longs;ce-
&longs;corzarli: è &longs;pecialmente quelli, che fanno frutto. nè &longs;i deono tagliare &longs;e non &longs;atto il frutto.
Ri
poni gli alberi tagliati doue nè il gran Sole, nè i uenti gli diano. alcuni &longs;iano unti di &longs;terco boui
no, accioche &longs;i &longs;ecchino egualmente. La Castagna &longs;i purga nell'acqua del mare, la materia, che
&longs;i adopera al torno, &longs;i &longs;ommerge nell'acque, & nel fango per trent a giorni; altri ugneno la ma
teria di morchia per li tarli, & quella, che per l'acqua &longs;i gua&longs;ta, &longs;i &longs;uole impegolare. La mate
ria inuecchiata d'allume bagnata non arde. La natura, & u&longs;o de legnami è que&longs;ta.
L'Alno
è buono grandemente alle palificate, ne i paludi, & luoghi &longs;tuuiali, ma all'aere non dura. L'E&longs;cu
lo, che è una &longs;pecie di Rouere, è impatiente dell'humore. L'Olmo allo &longs;coperto &longs;i conden&longs;a, ma
altroue &longs;i &longs;pacca, & la &longs;ua radice è belli&longs;&longs;ima fra tutti i legni per la uarietà de i colori, & per
un certo lu&longs;tro. Dapoi la radice dell'Oliuo è belli&longs;&longs;ima.
il Pezzo, & il Pino durano &longs;otterra
eternamente. Il Rouere per e&longs;&longs;er &longs;pe&longs;&longs;o, neruo&longs;o, di pochi fori, è ottimo alle opere terrene, per
che non riceue l'humore, & &longs;o&longs;tenta i pe&longs;i mirabilmente. La Quercia non inuecchia.
Il Fag
gio, la Iuglande non &longs;i gua&longs;tano per l'acque. Il Souero, il Pina&longs;tro, il Moro, l'Acero, l'Olmo non
&longs;ono inutili all'u&longs;o delle colonne. Ma alli ta&longs;&longs;elli, & u&longs;o delle trauature la Noce Euboica, ma
&longs;opra'l tutto l'Abete; alquale però di leggieri &longs;i attacca il fuoco, nel re&longs;to è utili&longs;&longs;imo, nè gli ce
de il Cipre<02>o. que&longs;ti non &longs;ente uecchiezza, nè tarli, nè da &longs;e &longs;i rompe, bene è uero che pe&longs;a mol
to, & è buono per far porte. Na&longs;ce & cre&longs;ce dritti&longs;&longs;imo per natura &longs;opra tutti gli altri alberi.
Il Pino &longs;i tarla, perche il &longs;uo liquore è piu dolce che quello dell'Abete. Il Larice è buono per li
pe&longs;i, & per li trauamenti. dura, & è neruo&longs;o, & non &longs;i tarla, pare che delle fiamme &longs;i &longs;degni;
pure uediamo che egli arde. uero è che un tronco gro&longs;&longs;o di quello con la &longs;corza molto re&longs;i&longs;te al fuo
co. L'Oliuo, il Fico, la Tiglia, il Salice non &longs;ono buoni per le trauamenta.
La Palma &longs;i uolge
contra il pe&longs;o. il Ginepro è propo&longs;to alle trauature &longs;coperte, a cui &longs;imile (benche piu &longs;odo) è di
natura il Cedro, del quale Vinitiani hanno fatto belli&longs;&longs;ime porte alle &longs;ale delle arme. è legno odo
rati&longs;&longs;imo. Il Cerro, & il Faggio non durano a i lauori di legnami, come &longs;ono letti, men&longs;e, tauole.
L'Abete, il Cipre&longs;&longs;o, il Faggio, & anche il Pezzo, benche &longs;iano fragili, però &longs;ono bnoni per
ca&longs;&longs;e, letti, & a&longs;&longs;i &longs;ottili. &longs;imili a que&longs;ti è l'Elice.
inutili &longs;ono la Iuglande, l'Olmo, & il Fra&longs;&longs;i
no: percioche la Iuglande fatta in tauole facilmente &longs;i rompe, & gli altri alberi cedeno, & pun
teggiano. Ma lo Fra&longs;&longs;ino è ubidienti<02>imo all'opera, & co&longs;i la Noce.
benche gli antichi nonne
habbiano fatto molta con&longs;ideratione: è però a giorni nostri molto &longs;timata, & adoperata in mol
ti, & &longs;ottili&longs;&longs;imi lauori, & di piu &longs;orti. Il Moro è lodato perche col tempo &longs;i fa piu nero, & du
ra molto. L'Olmo è buono a i cardini delle porte: perche &longs;erua il rigore, ma la radice deue e<02>er
posta di &longs;opra. dello Acquifoglio &longs;i fanno le &longs;tange, & co&longs;i di Lauro, & d'Olmo.
i gradi &longs;i fan
no di Orno, & di Lauro: & le chiauette di Corno. per cannoni d'acque coperti fanno bene il Pi
no, & il Pezzo. Larice femina di colore &longs;imile al mele, è buona per adornar le ca&longs;e, e&longs;&longs;endo
&longs;tato auuertito, che nelle tauole de i pittori è immortale. & però è buona per le &longs;tatue, perche
non ha i nerui &longs;te&longs;i per lungo, ma interrotti, uarij, & minuti. V&longs;auano gli antichi il Loto, il
Bo&longs;&longs;o, il Cedro, il Cipre&longs;&longs;o, & la radice dell'Oliuo piu &longs;oda, & il Per&longs;ico Egittio per farne le
&longs;tatue. ma per fare le tauole da dipignere u&longs;auano gli antichi il bianco, & il nero Poppio.
La
Salce, il Carpene, il Sorbo, il Sambuco, il Fico. Lodano alcuni la Giuggiola, & per lo torno il
Faggio, il Moro, il Terebinto, & &longs;pecialmente il Bo&longs;&longs;o, & l'Ebano. Il Rouero difficilmente
Non &longs;tanno in&longs;ieme gli alberi, che &longs;ono di natura differen
Similmente
non &longs;tanno lungamente in colla l'E&longs;culo, & la Quercia, nè &longs;i deono accompagnare l'Olmo, il
Fra&longs;&longs;ino, il Moro, il Cireggio con il Platano, & l'Alno, perche que&longs;ti &longs;ono di natura humida,
quelli di &longs;ecca. Gli alberi &longs;i &longs;ogliono comparare, & quanto al tutto, & quanto alle parti: quan
to al tutto gli infecondi &longs;ono piu fermi de i fruttuo&longs;i: i &longs;eluatichi nè con mano, nè con ferro coltiGli acuti, & tardiui tra i fruttuo&longs;i piu forti.
De i dolci piu cre&longs;ceno gli &longs;terili, chei
fertili. Piu nodo&longs;i gli sterili del tutto, o quelli, che a uicenda fruttano, che i feraci.
Tra i no
do&longs;i i corti &longs;ono piu difficili. Sono piu nodo&longs;i quelli, che nodriti &longs;ono in conualli, & piu corti de i
montani. Ma i montani piu fer
Sono piu molli i na&longs;ciuti in luoghi humidi, &
ombro&longs;i de gli aprichi. I legni di color bianco &longs;ono manco den&longs;i, & piu trattabili.
Ogni ma
teria pondero&longs;a della liggiera, è piu &longs;pe&longs;&longs;a, & piu dura, & quella è piu fragile. finalmente quel
li, che piu &longs;i con&longs;eruano in uita, durano anche tagliati piu lungamente de gli altri. Hora quan
to alla comparatione delle parti, che quanto meno ui è di midolla tanto piu ui è di fortezza: Le
parti piu uicine alla midolla &longs;ono piu forti, & le piu uicine alla &longs;corza, &longs;ono piu tenaci, & la
peggiore è l'Alburno. Le piu uicine alla terra &longs;ono piu pondero&longs;e, le di mezo &longs;ono piu cre&longs;pe, le
interiori piu commode, le e&longs;po&longs;te al mezo di piu &longs;ecche, & &longs;ottili, & hanno la midolla piu ui
cina al cortice. In fine molte co&longs;e re&longs;tarebbeno a dire, ma que&longs;te uoglio che &longs;iano a bastanza.
Il
re&longs;to &longs;i troua raccolto con grandi&longs;&longs;ima diligenza da Leon Batti&longs;ta. nel &longs;econdo libro, & di Pli
nio nel &longs;e&longs;to decimo, & in Theofra&longs;to. Ma quello che è degno in Vitru.
di auuertimento, è la
doue egli dice dello Abete, Quadrifluuijs di&longs;paratur: non che Vitr.
non habbia bene interpretato. & &longs;imilmente Plinio quando dice, Quæ habeant quadripartitos uenarum cur&longs;us, bifidos autem
omnino &longs;implices. ma perche Theofra&longs;to dice dizous, monozous, tetrazous.
Parole tradotte
da Theodoro Gaza, Quadriuiuas, biniuiuas, & uniuiuas: come dice Hermolao Barbaro. lequa
li parole, & nel Greco, & nel Latino non danno bene ad'intendere quello, che è in fatto. dico di
Theofra&longs;to, & di Theodoro, &longs;e for&longs;e Theofra&longs;to non uuole dire monorous, & dirous, & tetra
rous; il che non ardirei di porre; perche egli &longs;i uede alcuni Abeti tagliati a trauer&longs;o hauere un
cor&longs;o di uene, che uanno per un uer&longs;o, & alcuni hauerne due, che uno caualca l'altro, come &longs;e
le dita d'una mano attrauer&longs;a&longs;&longs;ero le dita dell'altra; & alcuni hauerne quattro po&longs;ti in modi di
craticula o di rete; come chi pone&longs;&longs;e le dita d'una mano attrauer&longs;ate &longs;opra le dita dell'altra, &
&longs;opra quelle anche altre, fin' a quattr'ordini. Egli &longs;i ha o&longs;&longs;eruato, che lo Abete cre&longs;cendo d'an
no in anno, ne i primi anni accre&longs;ce il numero delle uene, & da un &longs;implice ordine di uene, che di
mo&longs;tra il primo anno ne fa un'altro attrauer&longs;ato &longs;opra quelle il &longs;eguente anno, & co&longs;i moltiplica
fino al quarto anno: & que&longs;ta credo &longs;ia l'intelligenza de gli allegati auttori.
dell'Apennino. Cap. X.
NASCENO le prime radici del monte Apennino dal mar Tirreno in fino
all'Alpi, & all'e&longs;treme parti di To&longs;cana; ma il giogo di quel monte giran
do&longs;i, & con meza uolta appre&longs;&longs;and o&longs;i alle riue del mar Adriano, peruiene
con i &longs;uoi giri uer&longs;o il mare, la onde la &longs;ua piegatura di qua, che riguarda
alle parti di To&longs;cana, & di Campagna, è molto aprica, & fiorita, perche del conti
nuo prende uigore dal cor&longs;o del Sole. ma la parte di là, & che uolta al mar di &longs;opra
&longs;ottogiace al Settentrione, è perpetuamente & fo&longs;ca, & ombro&longs;a. doue gli alberi, che
&longs;ono in quella patte e&longs;&longs;endo nodriti di uirtu humida, non &longs;olo cre&longs;cono in i&longs;mi&longs;urata
grandezza: ma anche le lor uene pregnanti di grande humidità tumide, & gonfie &longs;i &longs;atiano
dell'abondanza del liquore: ma poi quando tagliate, & i&longs;pianate hanno perduto il uigo
re naturale cangiando col &longs;eccar&longs;i il rigore delle uene diuentano per la loro rarità uote
& i&longs;uanite: & per que&longs;ta ragione non hanno ne gli edificij da durare. Ma quelli che in
luoghi e&longs;po&longs;ti al Sole &longs;ono generati, non hauendo al cuna rarità tra le uene loro a&longs;ciut
te dal &longs;ecco &longs;i fanno piu ferme, perche il Sole non &longs;olamente dalla terra a&longs;ciugando,
ma anche da gli alberi caua l'humore. & però quegli, che &longs;ono in parte e&longs;po&longs;ta al Sole
teno in opera, piani, & politi durano con molte utilità alla uecchiezza. & però quelli,
che &longs;ono dalla parte inferiore dell'Apennino, perche &longs;ono portati da luoghi aprichi, &longs;o
no migliori di quelli, che na&longs;ceno nella parte &longs;uperiore, & uengono da luoghi opachi.
Io ho e&longs;po&longs;to quanto ho potuto con l'animo con&longs;iderare le copie nece&longs;&longs;arie al fabri
care, di che tempre &longs;iano per la me&longs;colanza de i loro principij, & quali perfettioni, &
difetti habbiano, accioche manife&longs;te &longs;iano a chi intende di fabricare. & però quelli, i
quali potranno &longs;eguitare le leggi di que&longs;ti precetti, &longs;arano piu auertiti, & potranno far
elettione nelle opere dell'u&longs;o di cia&longs;cuna &longs;pecie. E&longs;&longs;endo&longs;i adunque detto delle prepara
tioni della materia. Re&longs;ta che ne gli altri uolumi io dica de gli edificij, & prima de i &longs;a
cri Tempij de i Dei immortali, & delle loro mi&longs;ure, & proportioni, come conuiene
all'ordine propo&longs;to.
de gli alberi, che na&longs;ceno dalla parte del Sole, che aprica &longs;i chiama, da quelli che ne i
luoghi ombro&longs;i riguardano al Settentrione. è facil co&longs;a, & confermata da Palladio nell'unde
cimo libro al quinto decimo Capo, & da Plinio nel &longs;e&longs;todecimo libro, al trente&longs;imonono Capo.
Et qui &longs;ia fine del &longs;econdo libro.
IL TERZO LIBRO
DELL'ARCHITETTVRA DI
M. VITRVVIO.
IL Delfico Apollo nelle ripo&longs;te date a Pithia affermò Socrate e&longs;&longs;er di tut
ti gli huomini &longs;apienti&longs;simo. Que&longs;ti (&longs;i dice) che con prudenza & dot
ti&longs;simamente dice&longs;&longs;e, che bi&longs;ognaua, che i petti de gli huomini fu&longs;&longs;ero
come fine&longs;tre, & aperti, affine, che haue&longs;&longs;ero i &longs;en&longs;i non occulti, ma pa
le&longs;i da e&longs;&longs;er con&longs;iderati. Vole&longs;&longs;e Iddio, che la natura &longs;eguitando la o
pinione di Socrate fatto haue&longs;&longs;e i petti apparenti, & chiari: perche &longs;e co
&longs;i fu&longs;&longs;e &longs;tato non &longs;olamente le uirtu & i uitij de gli animi &longs;i uederiano: ma anche le &longs;cien
ze delle di&longs;cipline a gli occhi &longs;ottopo&longs;te con certo giudicio s'approueriano, & a gli eru
diti, & intendenti huomini grande, & &longs;tabile riputatione s'accre&longs;cerebbe, & però, perche
la natura non a modo d'altri, ma al &longs;uo co&longs;i fare ha uoluto, non puo e&longs;&longs;ere, che gli huomi
ni con gli ingegni &longs;otto i petti o&longs;curati habbiano potuto giudicare come &longs;ono le &longs;cienze
de gli artificij del tutto a&longs;co&longs;e, & gli artefici anchora che promettino la loro prudenza, &longs;e
non &longs;aranno dinaro&longs;i, ouero &longs;e non &longs;aranno &longs;tati cono&longs;ciuti per la uecchiezza delle loro
officine, o non haueranno hauuto gratia, & eloquenza da piazza, non po&longs;&longs;ono per la in
du&longs;tria de gli &longs;tudi loro hauere tanto di credito, che creduto lor &longs;ia quello, di che fanno
profe&longs;sione. & que&longs;to &longs;i può &longs;pecialmente cono&longs;cere da gli antichi &longs;tatuari, & pittori,
che di quelli, coloro che hanno hauuto i &longs;egni di dignità, & la gratia di e&longs;&longs;er commenda
ti, con eterna memoria &longs;i mantengono alla po&longs;terità. Come fu Mirone, Policleto, Phi
dia, Li&longs;ippo, & gli altri, che hanno con l'arte loro con&longs;eguita la nobiltà. perche come
alle gran Città, ouero a i Re, ouero a nobili huomini fatti hanno opere, & fabriche, co
&longs;i hanno ottenuto quello, che io ho detto. Ma quei, che nè di manco &longs;tudio, & ingegno,
& &longs;olertia &longs;tati &longs;ono, nè manco belle opere hanno la&longs;ciato a gli ignobili cittadini, & di mi
nor fortuna, non hanno la&longs;ciato ricordo di loro alcuno: perche non dalla indu&longs;tria, &
Chione Corinthio, Miagro Phoce&longs;e, Pharace Ephe&longs;io, Bedas Bizantio, & molti altri.
Similmente i pittori come Ari&longs;tomene Tha&longs;io, Policle, & Atramitino, Nicomaco, &
gli altri, a i quali, nè indu&longs;tria, nè &longs;tudio dell'arte, nè &longs;olertia mancò, ma ouero la poca
robba, o la debil fortuna, o l'e&longs;&longs;er &longs;uperati nella ambitione delle concorrenze da gli auer
&longs;arij, po&longs;e o&longs;taculo alla dignità loro. Nè però egli è da marauigliar&longs;i, &longs;e per l'ignoranza
dell'Arte &longs;i o&longs;curano le uirtu: ma bene l'huomo &longs;i deue grandemente sdegnare, quando
&longs;pe&longs;&longs;o la gratia de i conuiti lu&longs;ingheuolmente, co&longs;i da i ueri giudicij alla fal&longs;a approbatio
ne conduca. Et però &longs;e (come piacque a Socrate) i &longs;en&longs;i, & le opinioni, & le &longs;cienze cre
&longs;ciute dalle di&longs;cipline, fu&longs;&longs;ero &longs;tate chiare, & manife&longs;te, non ualerebbe la gratia, non
l'ambitione: ma &longs;e ci fu&longs;&longs;e, chi con uere, & certe fatiche impiegate nello imparare le dot
trine, giunto fu&longs;&longs;e al colmo della &longs;cienza, a que&longs;to &longs;i darebbe uolentieri i lauori nelle ma
ni: ma perche quelle non &longs;ono illu&longs;tri, & apparenti, nello a&longs;petto, (come pen&longs;amo che
bi&longs;ognaua) & io uedo, che piu pre&longs;to gli indotti, che i dotti auanzano di gratia: non i&longs;ti
mando io, che buono &longs;ia il cotendere con gli ignoranti di ambitione: piu pre&longs;to con
que&longs;ti precetti dimo&longs;trerò la uirtu della &longs;cienza no&longs;tra. Nel primo libro adunque, ò Impe
ratore, ti ho e&longs;po&longs;to dell'Arte, & che potere ella habbia, & di che di&longs;cipline faccia bi&longs;o
gno, che l'Architetto &longs;ia ornato; & &longs;oggiun&longs;i le cagioni, perche co&longs;i bi&longs;ognaua, che
egli ammae&longs;trato fo&longs;&longs;e, & diui&longs;i in &longs;omma le ragioni della Architettura, & diui&longs;e poi, io
I'ho diffinite: & oltra que&longs;to di&longs;correndo, ho dimo&longs;trato quello, che era prima, & ne
ce&longs;&longs;ario delle mura, come fare &longs;i debbia la elettione de i luoghi &longs;ani: & ho dimo&longs;trato
con de&longs;crittioni di linee, quanti, & quali, & da che parte &longs;pirino i uenti: & ho in&longs;egnato
di fare i giu&longs;ti compartimenti delle piazze, & de i borghi dentro le mura, & con que&longs;to
io ho po&longs;to fine al primo uolume. Nel &longs;econdo anche io ho fornito di trattare della ma
teria, che utilità &longs;i habbia da quella ne gli edificij, & che uirtu le dia la natura. Hora nel
terzo io dirò delle &longs;acre ca&longs;e de gli Dei immortali, & e&longs;ponerò in che modo e&longs;&longs;er deo
no di&longs;egnate.
delle quali era la edificatione: detto ha &longs;imilmente, che la edificatione era in due parti diui&longs;a,
una delle quali apparteneua alla fabrica delle opere communi, & publiche, l'altra cra po&longs;ta nel
le fabriche priuate. Ha uoluto, che le distributioni delle opere publiche fu&longs;&longs;ero di tre maniere,
l'una pertinente alla dife&longs;a, l'altra alla religione, la terza alla opportunità. nel mede&longs;imo libro
ha fornito quanto s'a&longs;pettaua alla dife&longs;a. Doueua egli poi trattare delle fabriche pertinenti alla re
ligione, ma parendogli molto nece&longs;&longs;ario e&longs;ponere & la materia, & il modo per ponere in&longs;ieme la
materia (&longs;econdo che egli ha detto) diede &longs;oggetto al &longs;econdo libro, nel quale chiaramente ha trat
tato della materia piu nece&longs;&longs;aria alle fabriche: e&longs;pon
rò hauendo&longs;i sbrigato da quella, ritorna hora alla di&longs;tributione delle fabriche pertinenti alla Re
ligione; & tratta de i &longs;acri tempij nel terzo, & nel quarto, abbracciando tutto il corpo della
pre&longs;ente materia. per il che &longs;i puo dire, che qui comincia tutto il bello, che di mano, & d'inge
gno s'a&longs;petta dallo Architetto. Qui l'ordine ha luogo, qui la di&longs;po&longs;itione di&longs;egna, qui la &longs;imme
tria, & il decoro, & la gratia fanno proua, qui &longs;i &longs;ente la utilità della di&longs;tributione. nelle
quali co&longs;e il ualore dello Architetto, la forza dell'arte, l'acutezza dello ingegno riluce. Onde
egli &longs;i puo dire col gran poeta.
gentilmente è ftato auuertito da Vitru.
imperoche &longs;apendo egli la grande importanza della co-
crate, che haue&longs;&longs;e l'huomo, cioè che egli haue<02>e una fine&longs;trella nel petto, accioche dentro &longs;i ue
de&longs;&longs;e la &longs;cienza, l' Arte, il bene, & il male, che dentro ui fu&longs;&longs;e. Perche la Gratia, il fanore, la
fortuna luogo darebbeno, quando il perito, & intelligente con lo imperito & ignorante di pari
ueni&longs;&longs;ero al giudicio delle genti. &longs;arebbe la Virtù di piu &longs;tima, & l' Arroganza cederebbe alla mo
de&longs;tia. Credo io che Vitr.
haue&longs;&longs;e bello, & alto pen&longs;iero, uiuo, & &longs;oaue gu&longs;to delle ragioni del
l' Architettura, onde in &longs;e &longs;te&longs;&longs;o godendone, di&longs;ideraua, che tutto'l mondo cono&longs;ce&longs;&longs;e la bellezza
della uirtù. & però concorreua nella opinione di Socrate, la dignità del quale fu giudicata dalla
&longs;acerdote&longs;&longs;a Pithia per nome di Apollo e&longs;&longs;ere di &longs;apientia &longs;opra tutti gli huomini. Certamente io
ho o&longs;&longs;eruato, che non &longs;enza grande cagione Vitru.
ha propo&longs;to i proemi a i &longs;uoi uolumi; perche
e&longs;&longs;endo il proemio, (come detto hauemo nel &longs;econdo libro) quello, che prima ciè propo&longs;to, &
per que&longs;to riguardando noi con maggiore attentione quello, che prima ci uiene inanzi, bello, &
conueneuole auuertimento è di proponere ne i proemij quelle co&longs;e, che noi uogliamo, che &longs;iano
grandemente con&longs;iderate, & atte&longs;e. Vuole adunque Vitr. (da poi che la natura non ha fatto
a modo no&longs;tro) che almeno ciforzamo &longs;coprire con la eccellenza dell' Arte quello, che ne ipetti
no&longs;lri è rinchiu&longs;o. La eccellenza adunque dell' Arte (come &longs;pe&longs;&longs;e uolte hauemo detto, & cigio
ua di replicarlo) è po&longs;ta nella ragione, la quale Vitr.
ha po&longs;to nelle &longs;ei predette co&longs;e. Que&longs;ta egli
ha chiamato di&longs;cor&longs;o, co&longs;a &longs;ignificante, & forma. Però &longs;e alcuno fia, che uoglia uedere piu a
dentro, & ritrouare la uerità delle co&longs;e, io lo prego, che con benigno animo legga il &longs;otto&longs;critto
di&longs;cor&longs;o, & ritrouando quello, che egli de&longs;idera, lodi meco la bontà di Dio. & &longs;e del tutto egli
non &longs;arà &longs;atisfatto, aggiunga lo &longs;tudio, & il fauore all' opera da me cominciata; l'uno per ritro
uar il uero, l'altro per accettare il buon animo, del quale io mi faccio perpetuo debitore. Tanta
è la forza della proportione, tanta è la nece&longs;&longs;ità, tanta è l'utilit à di e&longs;&longs;a nelle co&longs;e, che non puo
alcuno nè all'orecchie, nè a gli occhi, nè a gli altri &longs;en&longs;i recare alcuna dilettatione &longs;enza la con
ueneuolezza, & la ri&longs;pondenza della ragione, la doue tutto quello, che diletta, o piace, non
per altro diletta & piace, &longs;e non perche tiene proportionata mi&longs;ura, & moderato temper amen
to. Non prima con diletto, & piacere nell' animo per le orecchie di&longs;cendeno le uoci, & i &longs;uoni,
che tra &longs;e non conuenghino in proportionata ragione di tempo, & di di&longs;tanza. Le belle inuentio
ni de gli huomini tanto hanno del buono, quanto piu ingenio&longs;amente &longs;ono proportionate. Effi
caci&longs;&longs;ima co&longs;a è nel comporre, & me&longs;colare le &longs;emplici medicine, la proportione, come nel fare
la Tiriaca, & il Mitridato. Diuina è la forza de inumeri tra &longs;e con ragione comparati.
nè &longs;i puo
dire, che nella fabrica di que&longs;ta uniuer&longs;ità, che noi mondo chiamamo, & nel picciol mondo an
chora, &longs;ia co&longs;a piu ampia, piu degna della conueneuolezza del pe&longs;o, del numero, & della mi&longs;ura,
con la quale il tempo, lo &longs;pacio, i mouimenti, le uirtù la fauella, lo artificio, la natura, il &longs;a
pere, & ogni co&longs;a in &longs;omma diuina, & humana è compo&longs;ta, cre&longs;ciuta, & perfetta. Ilche come
è uero, co&longs;inon &longs;timo io, che util &longs;ia il uolere con piu ampie indottioni prouarlo. Quando adun
que &longs;arà da noi con bello, & &longs;ottile auuedimento proui&longs;to, che tutto quello, che &longs;arà fatto da noi
&longs;ia con leragioni delle proportioni compo&longs;to: non &longs;olamente &longs;aremo giudici degni delle opere de
gli antichi, ma anchora inuentori, & operatori da noi &longs;te&longs;&longs;i di co&longs;e rare, & eccellenti. & quan
do bene Vitr.
non &longs;i troua&longs;&longs;e al mondo, potrebbe colui che ueramente intende&longs;&longs;e il ualore delle
proportioni, ritrouare innumerabili precettid' Architettura, nè per temerario &longs;arebbe hauuto,
perche in dife&longs;a &longs;ua prenderebbe la ragione. la qual co&longs;a ha dato riputatione a gli artefici, com
modo al mondo, & gloria a i Principi. Volendo adunque noi trattare delle proportioni, diremo
primieramente, che co&longs;a è proportione, di&longs;tingueremo le &longs;pecie &longs;ue, & in fine comparando l'u&longs;o
di cia&longs;cuna &longs;pecie, accioche &longs;appiamo quale proportione a qual fabrica conuenga. Molto am
piamente &longs;i &longs;tende que&longs;to nome di proportione nella &longs;ua &longs;ignificatione, perche ogni conuenienza,
& &longs;imiglianza di co&longs;e uolgarmente è detta proportione, & anche nella uirtù è &longs;o&longs;tanza, nella
qualità, & altrigenerali&longs;&longs;imi capi&longs;i dice e&longs;&longs;er proportione. Ma noi parlamo della uera propor-
non che la proportione &longs;ia quantità, ma perche è propria
della quantità. Trouan&longs;i due maniere di quantità, una è detta continua, come linea, &longs;operficie,
corpo, tempo, & mouimento. l'altra è detta quantità partita, & di&longs;creta, o &longs;eparata, (come
uogliamo dire) come è il numero due, tre, & quattro, & lo proferire delle &longs;illabe nel formar le
parole; & le parole i&longs;te&longs;&longs;e una è &longs;eparata dall'altra. Dell'una & dell'altra quantità, è proprio,
che &longs;econdo cia&longs;cuna &longs;i dica, le co&longs;e e&longs;&longs;ere eguali, o di&longs;eguali. Benche que&longs;ta proprieta &longs;ia &longs;ta
ta trasferita in molte altre co&longs;e, che non &longs;ono quantità, perche tutte le co&longs;e, delle quali &longs;i puo far
tra&longs;e alcuna comparatione, ouero &longs;ono egualitra &longs;e, & pari, ouero di&longs;eguali, & di&longs;pari. Hora
io dico, che la proportione è nel num ro di quelle co&longs;e, che &longs;i riferi&longs;ceno ad altre, & lo e&longs;&longs;er &longs;uo
è tale, che non &longs;ta da &longs;e, ma ha riguardo ad altro: & perche una co&longs;a in comparatione d'un'al
tra è o piu, o meno, o tanto: però delle proportioni altre &longs;aranno tra co&longs;e pari, & eguali, altre
tra di&longs;eguali, o maggiori, o minori, che elle &longs;iano. Ma perche noi ragionamo di quella propor
tione, che &longs;i truoua nella quantità, però dicemo, che proportione altro non è, che una terminata
habitudine, ri&longs;petto, o comparatione di due quantità compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere. come &longs;a
rebbe due numeri, due corpi, due luoghi, due tempi, due linee, due piani. percioche non &longs;i puo
dire propriamente, che la linea &longs;ia minore, o maggiore, o pari alla &longs;operficie, come egli &longs;ta be
ne a dire; che una linea, è pari all'altra, o maggiore, o minore. perche la comparatione &longs;i fa di
co&longs;e compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere. Di&longs;&longs;i, terminata, non inquanto a noi, nè in &longs;e certa, ma
tale che non puo e&longs;&longs;er altra, come &longs;i dirà dapoi. I&longs;pedita adunque la diffinitione della proportione,
manif &longs;ta co&longs;a è, che ritrouando&longs;i ella nella quantità, alcuna appartenerà alle mi&longs;ure, alcuna a i
numeri, alcuna &longs;arà me&longs;colata di numeri, & di mi&longs;ure. La pertinente alle mi&longs;ure, che &longs;i chia
ma Geometrica &longs;arà nelle quantità continue, le quali tutte cadeno &longs;otto mi&longs;ura. La pertinente
a numeri, che è detta Arithmetica, è nelle quantità di&longs;tinte, & &longs;eparate, come quando egli &longs;i
fa comparatione da numero, a numero. La me&longs;colata di numeri, & di mi&longs;ure, che Harmoni
ca &longs;i chiama, è quella che compara i tempi, & gli interualli delle uoci, & gliecce&longs;&longs;i, & differen
ze delle proportioni, come &longs;i dir à nel quinto libro. Hora diremo della proportione Geometrica,
la quale è quando &longs;i fa comparatione d'una co&longs;a continua all'altra, & della Arithmetica, che &longs;i
fa tra numeri. uolendo adunque noiritrouare le &longs;pecie delle proportioni, bi&longs;ogna &longs;apere come &longs;ti.
no le co&longs;e tra &longs;e comparate l'una con l'altra. per tanto ritrouando noi, che le co&longs;e &longs;ono tra &longs;e o
eguali, o di&longs;eguali, facendone la comparatione diremo, che la proportione &longs;arà di due maniere,
l'una quando &longs;i farà comparatione di due quantità tra loro, cioe che una non eccederà l'altra, ma
&longs;arà tanto a punto: & que&longs;ta è detta proportione di agguaglianza. l'altra, quando &longs;i farà com
paratione di due quantità di&longs;eguali, cioè che una eccederà l'altra: & &longs;arà detta proportione di
di&longs;aguaglianza. & co&longs;i haueremo due &longs;orti di proportione, delle quali la prima non ha &longs;otto di &longs;e
altra &longs;pecie, perche l'agguaglianza non &longs;i puo diuidere, perche non na&longs;ce &longs;e non ad un'i&longs;te&longs;&longs;o mo
do. Ma la &longs;econda puo e&longs;&longs;ere in due modigenerali, l'uno quando &longs;i compara il piu al meno: l'al
tro quando &longs;i compara il meno al piu. il primo &longs;i dirà proportione di di&longs;agguaglianza dal mag
giore. il &longs;econdo, proportione di di&longs;agguaglianza dal minore.
& perche tante &longs;ono le &longs;pecie di
comparare il piu al meno, quanto quelle di comparare il meno al piu: però dichiareremo le &longs;pecie
della proportione dal maggiore, perche poi l'altre ci &longs;aranno manife&longs;te. In tre modi adunque &longs;i
fa comparatione dal piu al meno, cioè in tre modi, il piu eccede il meno, dico nella &longs;emplice pro
portione. Il primo è quando il piu contienè il meno piu uolte a punto, & &longs;i chiama proportione
moltiplice, come il quattro contiene due, due fiate a punto, & non piu. il noue contiene il tre,
tre fiate a punto. l'altro è quando il piu contiene il meno, & di piu alcuna parte di quello, & &longs;i
chiama proportione &longs;opra particolare: percioche il piu è &longs;opra il meno di qualche parte. come
quattro a tre, che quattro contiene tre nna fiata, & la &longs;ua terza parte, che è, uno. il terzo mo
do è quando il piu contiene il meno una fiata, & piu parti di quello, come cinque a tre; che cinque
contiene tre una fiata, & due parti di e&longs;&longs;o; & que&longs;ta &longs;i chiama proportione &longs;opra partiente; per-
di piu parti. Deue&longs;i però intendere di quelle parti, che non mi&longs;urano il tutto a punto.
& que&longs;te
&longs;ono le &longs;emplici, & uniuer&longs;ali &longs;pecie della proportione della maggiore di&longs;agguaglianza. Hora
diuideremo breuemente cia&longs;cuna delle predette &longs;pecie in altre piu particolari di&longs;tintioni. La mol
tiplice adunque &longs;i diuide in que&longs;to modo. &longs;e la maggior quantità contenerà due fiate, & non piu
la minore, ne na&longs;cerà la proportione che &longs;i chiama doppia, &longs;e tre tripla, &longs;i quattro quadrupla,
& co&longs;i ua in infinito. quattro a due è doppia, noue a tre tripla, otto a due quadrupla.
La pro
portione &longs;opraparticolare &longs;i troua in que&longs;to modo: che &longs;e il piu contiene il meno una fiata, &
meza, &longs;arà la proportione &longs;e&longs;quialtera; come &longs;ei a quattro; perche &longs;ei contiene quattro intiera
mente, & di piu la metà, che &longs;on due. &longs;e contenerà il terzo oltra il tutto &longs;arà, la proportione &longs;e&longs;
quiterza, come quattro a tre, otto a &longs;ei: &longs;e un quarto &longs;e&longs;quiquarta, come dieci ad otto: &longs;e un quinto
fe&longs;quiquinta, & co&longs;i ua &longs;eguitando in infinito. & &longs;e uorremo hauere le &longs;pecie della &longs;oprapartien
te, diremo in que&longs;to modo: che il piu contiene il meno una fiata, & due parti d'e&longs;&longs;o, ouero tre, o
quattro, & co&longs;i in infinito. &longs;e contenerà due parti di piu del meno, dira&longs;&longs;i &longs;oprabipartiente, co
me cinque a tre, che è un tanto & due terzi. &longs;e tre parti, chiamera&longs;&longs;i &longs;opra tripartiente, come è
otto a cinque, che è un tanto, & tre quinti. &longs;e qnattro, &longs;opra quadripartiente, come noue a cin
que, che è un tanto, & quattro quinti. & co&longs;i nel re&longs;tante.
& que&longs;te &longs;ono le &longs;pecie della mag
gior di&longs;agguaglianza nella &longs;emplice proportione. Le compo&longs;te ueramente &longs;ono due; & &longs;i chia
mano compo&longs;te, perche &longs;ono fatte di due &longs;emplici. La prima è detta moltiplice &longs;opraparticolare,
la &longs;econda moltiplice &longs;oprapartiente, perche ritengono la natura di quelle proportioni, delle qua
li &longs;ono compo&longs;te. inquanto adunque la prima è detta moltiplice, ne &longs;egue, che'l maggiore conten
ga il minore piu uolte; & inquanto è detta &longs;opraparticolare, ne &longs;egue, che il maggiore contenga
il minore, con alcuna parte di quello. & però la moltiplice &longs;opraparticolare comparando il piu
al meno, ritroua che il piu contiene il meno piu uolte, & qualche parte di quello, &longs;e due fiate, & la
metà, &longs;arà proportione doppia &longs;e&longs;quialtera, come cinque a due: &longs;e tre fiate, & la metà, &longs;arà tripla
&longs;e&longs;quialtera, & co&longs;i in infinito: & &longs;imilmente due, & un terzo come &longs;ette a tre, doppia &longs;e&longs;quiterza,
&longs;e tre &longs;iate, & un terzo, &longs;arà tripla &longs;e&longs;quiterza. & co&longs;i ua di&longs;correndo.
Parimente la molti
plice &longs;opra partiente proportione in quanto moltiplice, il piu contenerà il meno piu fiate, & in
quanto &longs;opra partiente il piu contenerà alquante parti del meno. &longs;e due fiate, & due parti&longs;arà dop
pia &longs;oprabipartiente, come dodici a cinque; &longs;e due fiate & tre parti, &longs;arà doppia &longs;opra tripartien
te, come tredici a cinque, & co&longs;i in infinito. come &longs;e il piu contene&longs;&longs;e il meno tre fiate, & due
parti, &longs;arebbe tripla &longs;oprabipartiente, come dice&longs;&longs;ette a cinque; &longs;e tre fiate, & tre parti, &longs;arebbe tri
pla &longs;opratripartiente, come diciotto a cinque. & co&longs;i &longs;eguendo nell'altre.
& perche per uno ri
&longs;petto egli &longs;i cono&longs;ce l'altro, però dalle &longs;pecie delle proportioni della di&longs;agguaglianza del mag
giore al minore, &longs;i hanno le &longs;pecie della di&longs;agguaglianza del minore al maggiore: nè ui è
altra differenza, &longs;e non che &longs;i come nella prima &longs;i cominciaua dal piu, & &longs;i termina
ua nel meno, co&longs;i in que&longs;ta &longs;i comincia dal meno, & &longs;i termina nel piu, & &longs;i muta quella
particola &longs;opra, nella particola &longs;otto. però &longs;i dice &longs;otto moltiplice; &longs;otto doppia, &longs;otto &longs;e&longs;quialte
ra, &longs;otto &longs;e&longs;quiterza. Egli &longs;i deue auuertire, che in due modi una quantità è parte dell'altra, il
primo è quando la parte d'una quantità pre&longs;a &longs;econdo alquante fiate a punto, entra nel tutto di
punto; cioè quando il par titore entra a punto nella co&longs;a partita, & niente gli auanza. Que&longs;ta
noi chiamaremo parte moltiplicante. & que&longs;ta è la uera, & propria intelligenza, di questo
nome, che parte, &longs;i chiama. In altro modo parte è quella, che pre&longs;a quante fiate uuoi, mai non
ti rende l'intiero, & &longs;i chiama parte aggiunta, imperoche aggionta con un'altra parte fa il tut
to. L'e&longs;&longs;empio della parte moltiplicata è, come due a &longs;ei, imperoche due mi&longs;ura &longs;ei, & ui entra
tre fiate a punto: come tre a noue, otto a trenta due. l'e&longs;&longs;empio della parte aggiunta è come due
al cinque, perche due pre&longs;o due fiate non fa cinque, pre&longs;o tre fiate pa&longs;&longs;a cinque. Que&longs;te parti ag
giunte &longs;ono però compo&longs;te di parti moltiplicanti, perche il due è compo&longs;to di unità, lequali mi&longs;u-& tanto &longs;ia detto cerca la diffinitione, & diui&longs;ione della
proportione. Hora &longs;i dirà quello, che ne na&longs;ce.
Dalle proportioni adunque na&longs;ceno le comparatio
ni, & i ri&longs;petti, che hanno tra &longs;e, cioè quando una proportione è comparata con l'altra. & que&longs;te
&longs;imiglianze di proportioni &longs;i chiamano proportionalità: & &longs;i come la proportione è ri&longs;petto, &
conuenienza di due quantilà compre&longs;e &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere, co&longs;i la proportionalità è ri&longs;petto,
& comparatione non d'una quantità all'altra, ma d'una proportione all'altra. Come &longs;a
rebbe a dire la proportione, che è fra quattro & due, e&longs;&longs;er &longs;imile alla proportione, che è fra
otto, & quattro. imperoche & l'una, & l'altra è doppia.
Et però tutte le doppie, tutte le tri
ple, tutte le quadruple, o &longs;iano d'uno i&longs;te&longs;&longs;o genere, come tra linea, & linea, tra corpo, & cor
po, o &longs;iano di diuer&longs;i generi, come tra linea, & corpo, tra corpo, & &longs;patio, tra &longs;patio, et tempo
&longs;ono proportionali, & con&longs;eguente &longs;imili: & doue è proportionalità, iui è nece&longs;&longs;ario, che &longs;ia pro
portione; perche (come s'è detto) la proportionalità non è altro, che camparatione di propor
tioni. ma non per lo contrario, perche fra quattro & dua, è proportione, ma non proportiona
lità. Nelle proportionalità con&longs;i&longs;teno tutti i &longs;ecreti dell' Arte.
Ma perche egli s'intenda bene
quanto &longs;coprir uolemo; egli è utile a dire, come &longs;i cono&longs;ceno i denominatori delle proportioni, co
me &longs;i leua, come &longs;i aggiugne, come &longs;ono moltiplicate, & partite, & poi &longs;i dir à delle proportiona
lità, & termini loro. Per &longs;apere adunque ritrouare i denominatori delle proportioni, il che gio
ua a cono&longs;cere qual proportione &longs;ia maggiore, qualminore: perche nelle fabriche quelle hanno
piu del grande, che &longs;ono di maggiore proportione, perche una stanza di due quadri, ha piu gran
dezza, che una di un quadro & mezo e&longs;&longs;endo, che la doppia è maggior proportione che la &longs;e&longs;qui
altera. Egli è dunque da con&longs;iderare, che quando la proportione è di agguaglianza, cioè quan
do &longs;ono tante unità, o mi&longs;ure in un numero, o grandezza, quante &longs;ono in un'altro, non è nece&longs;&longs;a
rio di affaticar&longs;i in ritrouar denominatori, perche di quella &longs;pecie di proportione non &longs;i tro
ua diui&longs;ione, non e&longs;&longs;endo tra le co&longs;e pari maggioranza, nè minoranza. Resta adunque, che
i denominatori &longs;iano tra le &longs;pecie della proportione di di&longs;agguaglianza. Breue adunque, &
i&longs;pedita regola di ritrouare i numeri, dai quali &longs;ono denominate le proportioni, è partire uno e&longs;tre
mo della proportione per l'altro. Imperoche quello, che ne uiene per tale partimento, è &longs;empre il
denominatore della proportione. Partire altro non è, che uedere quante fiate un numeroentra nel
l'altro, & quello, che auanza. La doue è ragioneuole, che dal partimento, & da quello, che
re&longs;ta &longs;i cono&longs;ca il nome di cia&longs;cuna proportione: ecco lo e&longs;&longs;empio. &longs;e uuoi &longs;apere come &longs;i chiama la
proportione tra quattro, & otto, partirai otto per quattro, cioè uedi quante fiate il quattro en
tra nell'otto, & trouerai, che quattro entra due fiate a punto: da due adunque chiamerai la pro
portione; che è tra otto, & quattro: & dirai, che la proportione è doppia. Similmente &longs;e uuoi
&longs;apere come &longs;i chiama la proportione, che è tra cinque, & &longs;edici, partirai &longs;edici per cinque, &
ritrouerai, che'l cinque entra in &longs;edicitre fiate, & però dirai, che è proportione tripla, e&longs;&longs;endo
denominata da tre, & perche glire&longs;ta uno, che è la quinta parte di cinque, però dirai, che quel
la proportione è tripla &longs;e&longs;quiquinta, & cono&longs;cerai, quella e&longs;&longs;er compo&longs;ta, cioè moltiplice &longs;opra
particolare, & co&longs;i farai nelle altre. Dalla &longs;opradetta cognitione (come ho detto) &longs;i caua que
&longs;ta utilità, che &longs;i puo &longs;apere; quale proportione è po&longs;ta tra le maggiori, & quale tra le minori,
& quale tra l'eguali, & &longs;imili proportioni. &longs;imili &longs;ono quelle, che hanno &longs;imili, & le i&longs;te&longs;&longs;e
denominationi, maggiori &longs;ono quelle, che hanno maggiore denominatione, & minori, mi
nore, perche la denominatione è detta e&longs;&longs;er tanto grande, quanto il numero, che la dinota.
Et però la quadrupla è maggiore della tripla, perche quella dal quattro, que&longs;ta è deno
minata dal tre. & co&longs;i la &longs;e&longs;quialtera è maggiore della &longs;e&longs;quiterza, perche la &longs;e&longs;quialtera è deno
minata dalla metà, la &longs;e&longs;quiterza da un terzo. & neirotti quanto è maggiore il denominatore
del rotto, tanto è minore il rotto, & però un quarto è meno d'un terzo. perche quattro è mag
giore ditre: & però una tripla &longs;e&longs;quialtera è maggiore d'una tripla &longs;e&longs;quiterza: ma una tripla &longs;e&longs;
quiterza è maggiore, che una doppia &longs;e&longs;quialtera, & questo non per la denominatione del rotto,&longs;imilmente nelle proportioni &longs;opra
partienti maggiore è quella, che da numero maggiore è denominata. Et perche meglio s'inten
da, io dico, che la proportione &longs;oprapartiente è quando il piu contiene il meno una fiata, & piu
parti di e&longs;&longs;o, & que&longs;to è tanto dal numero di e&longs;&longs;e parti, quanto dalla denominatione, & quante
dall'uno, & dall'altro. Dal numero delle parti quando il piu contiene il meno una fiata, &
due parti di quello, &longs;i dice &longs;oprabipartiente; &longs;e tre &longs;opratripartiente, & co&longs;inel re&longs;to. Dalla de
nominatione delle parti, quando il piu contiene il meno una fiata, & le parti, che &longs;ono terzi del
meno, &longs;i dice &longs;oprapartiente le terze, Dall'uno, & dall'altra, cioè dal numero, & dalla deno
minatione delle parti: come &longs;e dice&longs;&longs;e &longs;oprabipartiente le terze. Dico adunque, che &longs;econdo la pri
ma denominatione, che e&longs;prime quante parti del numero minore &longs;ono contenute nel maggiore, s'in
tende la proportion maggiore; perche la &longs;econda, che e&longs;prime quali &longs;iano quelle parti del nume
ro minore, è quella i&longs;te&longs;&longs;a, come dire: la &longs;opraottopartiente le undecime è maggiore, che
la &longs;opratripartiente le undecime, perche que&longs;ta dal numero minore, che è tre, quella dal
maggiore, che è otto, &longs;i denomina, e&longs;&longs;endo la &longs;econda denominatione la i&longs;te<02>a nell'una,
& nell'altra. Qui ci bi&longs;ognerebbe la generatione, & la proprietà di cia&longs;cuna propor
tione, & quel bello di&longs;cor&longs;o, che fanno gli Arithmetici prouando, che ogni di&longs;aggua
glianza na&longs;ce dall'agguaglianza, & che la egualità è principio della di&longs;egualità, & che
ogni di&longs;egualità &longs;i riduce all'egualità: ma bi&longs;ogna la&longs;ciare co&longs;i alte con&longs;iderationi a quelli, che
uogliono trouare il principio di tutte le co&longs;e create, la unità trina di quello, & la produttione non
di que&longs;te fabriche particolari, ma della uniuer&longs;ità del mondo, & delle co&longs;e, che ui &longs;ono dentro.
parleremo adunque del raccogliere, moltiplicare, &longs;cemare, & partire delle proportioni. Per
che Vitr.
in molti luoghi, lieua, pone, parti&longs;ce le proportioni; come &longs;i uedrà nel primo Capo del
pre&longs;ente libro, & al &longs;econdo, & all'ultimo. & nel quarto al terzo Capo.
& infinite &longs;ono le occo
renze di &longs;eruir&longs;i piu d'una che d'un'altra proportione, come nella diui&longs;ione de i corpi delle fabri
che, ne gli Atrij, Tablini, &longs;ale, loggie, ba&longs;iliche, & altre co&longs;e di gran momento nel raddoppiar
i corpi, nel trouar le linee proportionali, nel &longs;corzare i piani, nella machinatione, & in &longs;omma
in ogni co&longs;a all' Arte &longs;ottopo&longs;ta. Hor al propo&longs;ito.
Per raccogliere due proportioni in&longs;ieme bi
&longs;ogna trouare il denominatore della proportione prodotta: dapoiraccogliere i numeri po&longs;ti &longs;otto
la i&longs;te&longs;&longs;a proportione prodotta. Il primo &longs;i fa a que&longs;to modo.
moltiplica il denominatore d'una
proportione, nel denominatore dell'altra, & co&longs;i ne re&longs;ter à il denominatore della raccolta, &
prodotta denominatione. Il &longs;econdo &longs;i fa moltiplicando tra &longs;e i numeri antecedenti delle
propo&longs;te proportioni, & moltiplicando i numeri con&longs;eguenti anche tra &longs;e, auuertendo
che que&longs;ta regola ci &longs;erue nelle proportioni &longs;imiglianti, cioè quando amendue &longs;ono della di&longs;agua
lianza dal maggiore, ouero amendue dal minore. Hora all'e&longs;&longs;empio.
ecco la proportione che è
tra noue, & tre, è tripla, & laragione, che è tra quattro è due è doppia: uoglio raccogliere una
tripla, & una doppia, & uedere che proportione na&longs;ce: moltiplica adunque i denominatori,
che &longs;ono due, & tre: & dirai che ne uien &longs;ei. questo adunque &longs;arà denominatore della pro
dotta proportione: & però da una tripla, & da una doppia ne na&longs;ce una &longs;e&longs;tupla. il che ap
pare per li numeri moltiplic ati d'amendue le proportioni: perche moltiplicando noue, per
quattro, ne uiene trenta &longs;ei, & tre per due ne uien &longs;ei: la doue trenta &longs;ei ri&longs;petto a &longs;ei ritiene
proportione denominata &longs;e&longs;tupla. Voglio anche nelle &longs;opraparticolari darne lo e&longs;&longs;empio,
& raccogliere la &longs;e&longs;quialtera, che è tra tre, & due, & la &longs;e&longs;quiterza, che è tra tre & quat
tro, moltiplico mezo che è denominatore della &longs;e&longs;quialtera in un terzo, che è denominatore
della &longs;e&longs;quiterza, & ne na&longs;ce due, che è denominatore della prodotta proportione: & però da
una &longs;e&longs;quialtera, & da una &longs;e&longs;quiterza raccolte in&longs;ieme, ne na&longs;ce una doppia: moltiplica
adunque i numeri antecedenti, che &longs;ono tre & quattro, ne uien dodici, & i con&longs;eguenti che
&longs;on due e tre, & ne uien &longs;ei. adunque dodici a &longs;ei tiene proportione doppia.
Que&longs;to gioua nel
la mu&longs;ica grandemenle. Ecco, quando la con&longs;onanza mu&longs;icale detta diapente &longs;ia in proportio-
&longs;e ne cauerà la diapa&longs;on, che è in proportion doppia. d'una quinta adunque, & d'una quarta &longs;i
fa un'ottaua. Similmente addurremo lo e&longs;&longs;empio nelle &longs;oprapartienti.
uolendo adunque aggiu
nere la &longs;oprabipartiente le terze, come cinque a tre; alla &longs;opra tripartiente le quarte, come &longs;et
te a cinque, &longs;i piglia il denominatore della &longs;oprabipertiente le terze, che è uno & due terzi, &
&longs;i moltiplica in&longs;ieme col denominatore della &longs;opratripartiente le quarte, che è uno, & tre
quarti, & &longs;i raccoglie due, & undici duodecimi, da i quali na&longs;ce la doppia undecipartiente
le duodecime. ecco, moltiplica cinque, & &longs;ette che &longs;ono li primi numeri delle predette pro
por
ne dodici. trentacinque adunque contiene il dodici due fiate, & ne auanzano undeci duodeci
mi: & co&longs;i &longs;i raccoglieno le proportioni quando amendue &longs;ono &longs;imili. Ma quando &longs;ono di&longs;&longs;imi
li, cioè una della maggiore, & l'altra della minore, allhora quella proportione, che è denomi
nata dalla maggior quantità, &longs;i deue partire per l'altra. &longs;ia adunque da comporre una &longs;otto
doppia, come uno & dui, con una &longs;e&longs;quialtera, come tre a due. la &longs;otto doppia è denominata
dal due, come è la doppia. & la &longs;e&longs;quialtera è denominata dall'un, & mezo, che è meno del
La doppia. parti&longs;ca&longs;i dunque dua per un & mezo, ne re&longs;ta uno, & un terzo: & però dalle &longs;o
predette proportionine uiene una &longs;otto&longs;e&longs;quiterza. ecco una & due &longs;opra, tre & due, mollipli
cai primi numeri, che &longs;ono uno, & tre, fanno tre. il che &longs;i deue notare &longs;otto una linea.
da
poi moltiplica due in due, ne ri&longs;ulterà quattro, & tre a quattro, & in proportione &longs;otto &longs;e&longs;
quiterza. Ma quando bi&longs;ogno &longs;ia di componere piu di due proportioni in&longs;ieme, componerai con
la terza quello, che ri&longs;ulta dalle due prime, & la compo&longs;ta di tre componerai con la quarta, &
co&longs;i anderai &longs;eguitando. & di que&longs;to puo ba&longs;tare uno e&longs;&longs;empio.
in que&longs;ti numeri, quattro tre,
tre & due, tre & uno. Dalle proportioni adunque di quattro a tre, che è &longs;e&longs;quiterza, & di tre
a due, che è &longs;e&longs;quialtera, ne na&longs;ce, come s'è detto, una doppia: laqual partita, per la &longs;eguen
te &longs;equialtera tre a due, fa la &longs;equiterza, la qual moltiplicata in una tripla, che ha tre ad uno
&longs;a la quadrupla, che ha quattro ad uno. Dalle co&longs;e già dette ne na&longs;ce, che di due propor
tioni di di&longs;aguaglianza dal maggiore in&longs;ieme compo&longs;te ne na&longs;ce la proportione della di&longs;agua
glianza del maggiore: ma l'una & l'altra è maggiore. con&longs;eguentemente da due proportioni
della di&longs;aguaglianza dal minore, &longs;i produce la proportione della di&longs;aguaglianza dal minore, ma
l'una & l'altra è minore proportione. Ma da una della maggiore, & l'altra della minore &longs;i fa
tale proportione, quale è quella, che è denominata dal numero maggiore. Ma la proportione
dell'aguaglianza, con quella della maggiore di&longs;aguaglianza produce la i&longs;te&longs;&longs;a proportione della
maggior di&longs;aguaglianza, & &longs;a lo i&longs;te&longs;&longs;o ri&longs;pondente con la proportione della minor di&longs;aguaglian
za. per il che &longs;i uede, che la proportione dell'agguaglianza moltiplicata in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a produce la
ragione dell'agguaglianza. Et que&longs;to detto &longs;ia del componimento delle proportioni Ma quando uor
remo &longs;ottrarre una proportione dall'altra, et cono&longs;cer quale proportione re&longs;ta: bi&longs;ogna partire con
que&longs;to auuertimento, che (&longs;i come ne i numeri s'è detto che &longs;i leua il minore dal maggiore) co&longs;i nel
le proportioni &longs;i leua la minore dalla maggiore. Primamente adunque &longs;i parte il denominatore della
maggiore, per lo denominatore dalla minore, et &longs;i produce il denominatore di quella, che re&longs;ta, dapoi,
per li numeri po&longs;ti &longs;otto le date proportioni. ponga&longs;i
maggior proportione (che è quella che &longs;i deue partire) & di &longs;otto i numeri della minore, dapoi &longs;ia
moltiplicato il primo antecedente numero di quella proportione, che &longs;i deue partire, per lo con&longs;e
guente del partitore, perche &longs;i farà l'antecedente, & primo di quella proportione, che re&longs;ta, &
per la moltiplicatione del &longs;
la diuidente, ne na&longs;ce il con&longs;eguente della restante. & que&longs;to modo conuiene col partire de i rot
ti uulgari. poniam ca&longs;o, che uogliamo &longs;ottrarre una doppia da una tripla.
partirai adunque tre,
che è denominatore della tripla, per due, ch'è denominatore della doppia, & ne uenirà uno & me
zo, dal quale &longs;i denomina la &longs;e&longs;quialtera. Siano que&longs;ti numeri noue, & tre in proportione tripla;
uien dodici. al qual numero diciotto è in proportione &longs;e&longs;quialtera.
Co&longs;i anche nella proportione
&longs;opra particolare &longs;i procederà, come &longs;arebbe il leuare una &longs;e&longs;quiterza da una &longs;e&longs;quialtera. parti
adunque il denominatore della &longs;e&longs;quialtera, ch'è uno & mezo, per lo denominatore della &longs;e&longs;quiter
za, ch'è uno, & un terzo, ne &longs;eguira uno, & un'ottauo. Dalla propo&longs;ta &longs;ottrattione adunque ne re&longs;ta
una &longs;e&longs;quiottaua. tre a due è in &longs;e&longs;quialtera, quattro a tre in &longs;e&longs;quilerza, moltiplica tre per tre
fa noue, due per quattro &longs;a otto, ma noue ad otto è in proportione &longs;e&longs;quiottaua. Finalmen
te nelle &longs;oprapartienti uoglio leuare una &longs;oprabipartiente le terze, da una &longs;opra tripar
tiente le quarte. partendo uno, & tre quarti, per uno & due terzi, ne ri&longs;ulta uno, & un
uige&longs;imo. dal che è denominata la proportione &longs;e&longs;quiuige&longs;ima, come ci &longs;arà dato anche da gli
auuenimenti de i numeri &longs;ette a quattro, cinque a tre. moltiplica &longs;ette per trè, ne uiene uen
tiuno: & quattro per cinque, ne uiene uenti: al qual numero &longs;i troua e&longs;&longs;er in proportione &longs;e&longs;
quiuige&longs;ima il uenti. Dal partire adunque la proportione della maggior di&longs;aguaglianza, per la
ragione, & proportione della minore, ne na&longs;cerà la proportione della maggiore, minor dell'una,
& dell'altra. Il &longs;imile &longs;i deue giudicare delle di&longs;&longs;imiglianti proportioni, che &longs;ono della di&longs;agua
glianza dal minore: percioche ne na&longs;cerà proportione della minor di&longs;aguaglianza, parimente mi
nore dell'una, & dell'altra: ma &longs;e amendue &longs;aranno o della maggiore, o della minore di&longs;agua
glianza, & tra &longs;e &longs;imiglianti, cioè &longs;e la propo&longs;ta proportione &longs;i partirà per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, ne ri
&longs;ulterà la ragione dell'ag guaglianza: & in &longs;omma &longs;e una &longs;arà della maggiore, & l'altra
della minore di&longs;aguaglianza, &longs;i produrrà una proportione, che hauerà piu in que&longs;ta par
te dell i proportione, che &longs;i deue partire, che di quella, che parte, & &longs;arà quella, che
&longs;i e&longs;prime per lo numero maggiore. Et tanto uoglio, che detto &longs;ia dello accre&longs;cere, &longs;cemare,
o partire delle proportioni. Re&longs;ta che noi portamo inanzi quello, che piu importa, & è co
&longs;a mirabile per &longs;apere delle &longs;imiglianze delle proportioni, & ci giouerà nelle co&longs;e ciuili, ne i di
&longs;cor&longs;i della mu&longs;ica, & in molte co&longs;e, che tutto il dì ci uengono per le mani. Re&longs;umendo
quello, che detto hauemo &longs;econdo il di&longs;cor&longs;o di Alchindo antiquo autore, che a me non gra
uerà di ponere per maggior intelligenza. primamente adunque egli pone quattro diffini
tioni: & &longs;on que&longs;ti, come principij.
è la proportione della partita, alla partitrice. & que&longs;to s'è dichiarito.
nominatione e&longs;&longs;er prodotta dalle denominationi. que&longs;to con e&longs;&longs;empij mo&longs;tramo.
denominatione della proportione da e&longs;&longs;er partita, è diui&longs;a per la denominatione della diuidente. Da
poi egli pone alcune propo&longs;itioni, che &longs;ono le in&longs;ra&longs;critte.
condo, &longs;i produrrà il primo. perche &longs;e per la &longs;econda diffinitione partito il primo per lo &longs;econdo,
ne na&longs;ce il denominatore: adunque moltiplicata la denominatione nel &longs;econdo, ne na&longs;cerà
il primo.
Quando tra due è interpo&longs;to un mezo, che habbia proportione
con amendu: a proportione, che hauerà il primo al terzo, &longs;arà compo&longs;ta dalle proportioni, che ha
il primo al mezo, & il mezo al terzo. &longs;iano tre termini, due, quattro, dodici, & quello di mezo hab
bia qualche proportione co gli e&longs;tremi: io dico, che la proportione, che è tra'l primo e'l terzo, è com
po&longs;ta della proportione, che ha il primo con quel di mezo, & quello di mezo con il terzo. e&longs;&longs;endo
adunque tra due, & dodici proportione &longs;e&longs;tupla, dico, che la &longs;e&longs;tupla, è compo&longs;ta dalla proportio
ne, che ha due a quattro, & quattro a dodici. ecco, il denominatore tra due & quattro, è
due, dal che è denominata la doppia, il denominatore tra quattro, & dodici è tre, dal che è&longs;ia dunque due a.
quattro b.
dodici c.
il denominatore tra due & quat
tro d. tra quattro & dodici e.
& il denominatore tra a & c &longs;ia f.
perche adunque da
f. nel c.
&longs;i fa a.
& da e in c &longs;i fa b.
per la prima propo&longs;itione lo f.
allo e.
è come lo
a. al b.
& però e&longs;&longs;endo il d.
il denominatore tra a & b.
egli &longs;arà il denominatore tra
f. & e.
adunque per la i&longs;te&longs;&longs;a prima propo&longs;itione dal d in e &longs;i fa f.
perche adunque la
denominatione dello a. al c.
è prodotta dalla denominatione del b.
al c.
ne &longs;egue per la ter
za diffinitione, che la proportione, che è tra lo a, & il c. come tra due & dodici, che è la
&longs;e&longs;tupla, &longs;ia compo&longs;ta dalla proportione, che è tra lo a, & b. cioè tra due, & quattro, che
è doppia, & tra b. & c.
cioè quattro & dodici, che è tripla.
adunque da una doppia, &
da una tripla ne na&longs;ce una &longs;e&longs;tupla. Seguita la terza propo&longs;itione di Alchindo.
tutte le proportioni, che hanno i mezi tra &longs;e. Sia tra a, & d.
due intermedij b, & c.
io di
co, che la proportione di a, à d. è composta delle proportioni, che &longs;ono tra a, & b.
tra
b, & c. tra c & d.
imperoche per la precedente la proportione, che è tra a, & c.
è
compo&longs;ta dalla proportione, che è tra a & b. & tra b & c.
ma la proportione che è tra
b, & d. è composta dalla proportione che è tra b.
& c.
& c, & d.
per la i&longs;te&longs;&longs;a pro
po&longs;itione. adonque la proportione, che è tra a, & d.
è compo&longs;ta di tutte proportioni,
che &longs;ono tra i mezi. & co&longs;i &longs;i hauerà a prouare, quando fu&longs;&longs;ero piu mezi.
& di &longs;opra
ne hauemo con gli e&longs;&longs;empi detto a ba&longs;tanza: ma hora &longs;i replica per &longs;eguitar l'ordine di Al
chindo, & per e&longs;&longs;ercitio della memoria, in co&longs;a di tantaimportanza.
è compo&longs;ta delle conuer&longs;e. &longs;ia la proportione di a, à b.
compo&longs;ta della proportione di c, à
d. & di e, à f.
io dico che la proportione di b.
ad a.
&longs;arà compo&longs;ta della proportio
ne did, à c. & di f.
ad e.
perche &longs;iano continuate le proportioni di c, à d.
& die,
ad f. tra g.
h.
K. di modo che g.
&longs;ia ad h.
come c, à d.
& h, à K. come e.
ad
f. dico, che la proportione tra a, & b.
&longs;arà compo&longs;ta della proportione di g.
ad h.
& di
h. à K. & però per la &longs;econda propo&longs;itione, la proportione di a, à b.&longs;arà come la propor
tione di g, à K. adunque all'incontro la proportione di b ad a. &longs;arà come K. à g.
mala pro
portione di K à g. per la i&longs;te&longs;&longs;a propo&longs;itione è fatta dalla proportione di K. ad h.
& di h.
à
g. ma K ad h.
è come f.
ad e.
& h.
à g.
& come d.
à c.
adunque b ad a.
&longs;arà compo
&longs;to dalla proportione, che è tra d & e. & tra f.
& e.
il che è lo intento no&longs;tro.
Finite le
diffinitioni, & le propo&longs;itioni, che pone Alchindo, &longs;iuiene alle regole, lequali &longs;ono que&longs;te.
della proportione, che ha la terza alla quarta, & la quinta alla &longs;e&longs;ta, &longs;i fanno tre
cento, & &longs;e&longs;&longs;anta &longs;pecie di compo&longs;ilioni, di trenta&longs;ei, delle quali &longs;olamente ci potemo
&longs;eruire. il re&longs;tante è inutile.
& que&longs;to è manife&longs;to.
&longs;e noi ponemo, che la proportio
ne, che è tra a, & b. &longs;ia compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra e, & d.
tra e, & f.
perche e&longs;&longs;endo &longs;ei i termini, &longs;i puo intendere la proportione di due, qual &longs;i uoglia e&longs;&longs;er composta
di due proportioni, che &longs;iano tra i quattro termini re&longs;tanti. Il che &longs;arà dichiarito poter&longs;i fare
per uia della moltiplicatione. Da que&longs;ti &longs;ei termini uengono trenta &longs;pacij di&longs;tinti.
dieci da a.
ot
to da b. &longs;ei da c.
quattro da d.
due da e.
& niuno da f.
perche tutti &longs;ono &longs;tati prima compre&longs;i.
le quali co&longs;e &longs;ono manife&longs;te dalla &longs;ottopo&longs;ta tauola. doue &longs;ono cinque compartimenti, nel primo
de i quali è la comparatione di a. agli altri termini, & de gli altri termini ad a.
nel &longs;econdo è
la comparatione di b, agli altri, & de gli altri à b. nel terzo è la comparatione del e.
nel quar
to di b. nel quinto die.
agli altri, & de gli altri a quelli.
perche adunque erano &longs;ei termini ri
mo&longs;&longs;idue, che faceuano lo &longs;pacio compo&longs;to, i re&longs;tanti &longs;eranno quattro. de i quali ne &longs;aranno uin
tiquattro ordini, che fanno &longs;olamente dodici &longs;pacij. & perche questo s'intenda bene &longs;iano ri
mo&longs;&longs;i que&longs;ti termini a b. che fanno la proportione dia, à b.
& la conuer&longs;a di b.
ad a.
re&longs;taran-
c.d.e.f.
de i quali &longs;aranno uentiquattro ordini.
Il numero posto fuori della
tauola dimo&longs;tra due ordini, che fanno un &longs;olo interuallo, come il numero quinario, che è po&longs;to
mo &longs;ettimo, non compone &longs;pacio
diuer&longs;o da quello, che compone
il quinto, perche &longs;i compone la
i&longs;te&longs;&longs;a proportione che è tra d. &
e. & trac.
& f.
dinotata per lo
decimo &longs;ettimo modo. & di quel
la, che è tra c. & f.
& trad.
&
e. laqual pretende il quinto.
Adunque per li numeri e&longs;trin&longs;e
chi &longs;i dinota, che que&longs;ti ordini,
quanto alla compo&longs;itione delle
proportioni &longs;ono geminati, cioè
il terzodecimo. il quartodecimo,
il quintodecimo, & co&longs;i &longs;eguitan
do fin al uente&longs;imo quarto, il qua
le anche ui s'include. la propor
tione adunque, che tra a. & b.
& la &longs;ua conuer&longs;a tra b.
& a.
&longs;i
puo intendere, che &longs;ia compo&longs;ta
di dodici proportioni, tra quat
tro termini c. d.
e.
f.
& co&longs;i cia
&longs;cuna delle predette. E&longs;&longs;endo adunque trenta quelle che &longs;ipo&longs;&longs;ono componere, tutte le combina
tioni &longs;aranno trenta fiate dodici, che &longs;ommano trecento & &longs;e&longs;&longs;anta. Ma di tutte que&longs;te, posto,
che laproportione, che è tra a. & b.
&longs;ia compo&longs;ta delle proportioni, che&longs;ono: tra c.
& d.
& e.
& f.
&longs;i dimo&longs;tra, che &longs;ole trenta &longs;ei &longs;ono utili.
Ma le altre non tenere: & ci potrà ba&longs;tare di
e&longs;ponerne quindici nella tauola, e&longs;&longs;endone quindici di quelle conuer-
proportione conuer&longs;a, &longs;i fa dalle conuer&longs;e di quelle proportioni, del
lequali è compo&longs;ta la principale. come &longs;e la proportione, che è tra a.
& b.
è compo&longs;ta dalle proportioni che &longs;ono tra c.
& d.
& tra e.
& f.
anche la conuer&longs;a, cioè la proportione, che è tra b, & a. è compo&longs;ta
dalle proportioni, che &longs;ono tra. c.
& d.
et tra f.
et e.
et però e&longs;po&longs;te
che &longs;aranno quindici di quelle, le altre quindici &longs;aranno manife&longs;te.
E&longs;poneremo adunque le quindici po&longs;te nella tauola. dellequali di nece&longs;
&longs;ità noue &longs;aranno compo&longs;te di due proportioni tra'l re&longs;tante di quattro
termini. ma le altre &longs;ei non hanno que&longs;ta nece&longs;&longs;ità.
et quella, che &longs;i
compone è manife&longs;ta per la tauola, come anche è manife&longs;ta quella, che
non &longs;i compone.
modi &longs;i compone &longs;olamente: cioè dalla proportione del terzo al quar
to, et del quinto al &longs;e&longs;to, et &longs;imilmente dalla proportione del terzo al
&longs;e&longs;to, et del quinto al quarto. per il che e&longs;&longs;endone noue compo&longs;te &longs;i fa
ranno diciotto compo&longs;itioni, et altre tante delle loro conuer&longs;e. Tren
ta &longs;ei adunque &longs;aranno i modi utili. Ma quelle, che non &longs;i compongo-
Adunque
tutti i modi &longs;i utili, come inutili &longs;ono quaranta otto. Soppo&longs;to
adunque il primo modo, cioè che la proportione che è tra a el b. &longs;ia
composta delle proportioni che &longs;ono tra c, et d. et tra e, et f.
io dimo
strerò il &longs;econdo, che è compo&longs;to della i&longs;te&longs;&longs;a, che è trac. et.
f.
et tra,
e. et d.
percheio ponerò tra c, et f.
la proportione did, et e.
doue la
proportione tra c, et f. &longs;arà compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono tra
c, & d. & tra d, & c.
& trae.
& f.
perilche ne &longs;eguita, che le pro
portioni che &longs;ono tra e, & f. & tra e, & d.
&longs;aranno composte delle
proportioni che &longs;ono trac, & d. tra d, & e.
& tra e.
& f.
& trae.
& d.
Male proportioni che &longs;ono tra c, & d.
trad.
& e.
et tra e.
et
d. compongono quella, che è tra e.
et d.
per la terza propo&longs;itio
ne. po&longs;ti d, et c.
tra c.
et d.
adunque e.
à d.
et c.
ad f.
&longs;ono &longs;i come c.
à d.
et a.
ad f.
ma la proportione, che è tra a.
et b.
è compo&longs;ta delle
proportioni che &longs;ono tra e. et d.
et tra e, et f.
adunque la proportione
tra a, et b. &longs;arà composta delle proportioni, che &longs;ono tra c.
& f.
et
tra e. et d.
che &longs;ono le po&longs;te nella conclu&longs;ione.
&longs;arà compo&longs;ta della proportione di b, à
d. et di c.
ad f.
ilche è manife&longs;to, perche po&longs;to b.
tra a.
et c.
la proportione che è tra a.
et c.
&longs;arà
compo&longs;ta da quella, che è tra a. et b.
tra b.
et c.
ma la proportione, che è tra a, et b.
&longs;i compo
ne di c. et d.
et di e.
et f.
&longs;econdo il &longs;uppo&longs;to da noi.
adunque a, à c.
è fa ta di b.
et c.
et
et di c. et d.
et die, et f.
ma b, à c.
et c.
à d.
compongono la b.
à d.
trapo&longs;to il c.
tra b.
et e.
Adunque la proportione, che è tra a, et c. è compo&longs;ta di b.
et d.
et di e.
et f.
po&longs;ti tra b, & f.
commune
mente d. & e.
& co&longs;i tutti i modi pari, con i loro di&longs;pari &longs;i collegano, per i&longs;chifare il repetere
la i&longs;te&longs;&longs;a uia.
è compo&longs;ta di b, ad f.
& di c.
à d.
perche po
&longs;to b. tra a, & e.
&longs;i fa l'argomento del terzo.
perche lo a.
ad e.
è compo&longs;to dello a.
al b.
& del b.
allo e. ma lo a.
al b.
è compo&longs;to dell' e.
al f.
& del c.
al d.
perche co&longs;i hauemo po&longs;to.
adunque a,
ad e. &longs;i compone di b.
à c.
& die.
ad f.
& dic.
à d.
ma b.
ad e.
& e.
ad f.
compongono b.
ad f.
tra
po&longs;to e. tra b, & f.
adunque la proportione tra a.
& e.
è compo&longs;ta delle proportioni, che &longs;ono
tra b. & f.
& tra c, & d.
& c.
tra b.
& d.
delle proportioni di à.
a c.
& di f.
ad e.
perche
e&longs;&longs;endo compo&longs;to a. b.
di c.
à d.
& die.
ad f.
ne &longs;egue per la quarta proportione, che la proportio
ne tra b, & a. &longs;arà compo&longs;ta di d.
& c.
& di f.
& e.
po&longs;to adunque a.
tra b.
& d.
la proportio
ne, che è tra b, & d. &longs;arà fatta di b.
& a.
& di a, & d.
ma b, & a.
è compo&longs;to di d.
& c.
et di f.
& e.
adunque la proportione di b.
à d.
&longs;arà compo&longs;ta di tre proportioni.
cioè di a, à d.
di d, à
c. & di f.
ad e.
Ma la a, à d.
& la d.
à c.
compongono quella, che è tra a.
& c.
trappo&longs;to
d. tra a, & c.
adunque la proportione di b.
à d.
&longs;arà composta delle proportioni di a, à c.
&
di f. ad e.
ilche era il propo&longs;ito.
&longs;i come pre&longs;upo&longs;to il primo &longs;i caua il &longs;econdo, co&longs;i per lo i&longs;te&longs;&longs;o argomento
&longs;i caua l'ottauo i &longs;uppo&longs;ti, & prouati ne i precedenti, posto in mezo di a. & e.
e.
& f.
&longs;imilmente la proportione di b, ad e.
&longs;arà compo&longs;ta delle proportioni di a.
ad e.
& di
d. à c.
perche b ad a, è compo&longs;to di d.
à c.
& di f.
ad e.
trapposto a.
tra b.
& f.
&longs;arà la pro
portione tra b, & f. compo&longs;ta di b.
ad a.
& di a.
ad f.
& però b, ad f.
&longs;arà compo&longs;ta di a.
ad f.
& di f.
ad e.
& di d.
à c.
ma a.
ad f.
& f.
ad e.
compongono a.
ad e.
adunque b.
& f.
è com
po&longs;ta di a. & e.
& di d.
& c.
con l'argomento del &longs;econdo procede dalle co&longs;e prouate nel precedente, trappo&longs;to,
e, & d. tra a.
& c.
egli &longs;i compone c.
à d.
di a.
& b.
& di f.
& c.
perche per la terza.
a.
& c.
è
fatta di b. & d.
& di e.
& f.
&longs;i componerà la c.
ad a.
di d.
à b.
& di f.
ad e.
po&longs;to adunque a tra
c. & d.
&longs;arà la c.
al d.
compo&longs;ta dalla a.
al d.
dalla d.
al b.
& dalla f.
al c.
ma la a.
al d.
& la d.
al b. compongono la a.
al b.
adimque la c.
à d.
è compo&longs;ta dal a, à b, & da f.
ad e.
& f.
tra a.
& e.
& f.
è compo&longs;ta dalle proportioni tra
a. & b.
tra d.
& c.
posto d.
& c.
tra e.
& f.
&longs;arà composta la c.
& la.
f.
dalla.
c.
al d.
&
dalla d, al e. & dall' e.
al f.
ma.
c.
d.
& e f.
compongono a.
b.
adunque la c f.
è compo&longs;ta da
a b. & da d e.
& d.
tra a. & e.
f.
perche po&longs;to c.
& f.
tra d.
& e.
la d.
e.
&longs;arà composta da d.
c.
ad c.
f.
& da f.
a.
ma la d.
al c.
& la f.
all'e.
compongono
la b. a.
perche le conuer&longs;e compongono la a.
b.
per la &longs;oppo&longs;itione adunque d.
e.
è compo&longs;ta di
b. ad a.
& di c.
ad f.
trapo&longs;to a.
& c.
tra b. & f.
f.
&longs;i compone di a.
b.
& di d.
c.
percioche per la conuer&longs;a del
quinto modo c. a.
&longs;i fa di f.
b.
& di d.
c.
il re&longs;to &longs;i ordina, come s'è fatto nella prima deduttione
dell'undecimo modo.
et d.
trapo&longs;ti tra e.
et c.
qui &longs;otto cauarne una belli&longs;&longs;ima propo&longs;itione, che ne contiene dice&longs;ette utili&longs;&longs;ime da e&longs;&longs;er da ogni
&longs;orte di per&longs;one studio&longs;e e&longs;&longs;ercitate, & &longs;ono que&longs;te, lequali &longs;i &longs;erueno a ritrouare qualunque nu
mero di quelli &longs;ei, ci fu&longs;&longs;e ignoto.
terzo, e'l quarto, & tra'l quinto, e'l&longs;e&longs;to: la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;arà compo&longs;ta dalle proportioni, che &longs;ono,
tra'l terzo, e'l &longs;e&longs;to, & tra'l quinto, e'l quarto. Ecco ne i numeri lo e&longs;&longs;empio.
1. 2. 3. 4.
6. 9. dalla &longs;otto &longs;e&longs;quiterza, che è tra tre, & quattro, & dalla &longs;otto &longs;e&longs;quialtera, che è tra
&longs;ei, & noue, ne na&longs;ce la &longs;ottodoppia che è tra uno, & due. io dico che la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;ottodoppia na
&longs;cerà dalle proportioni, che &longs;ono tra il terzo, & il &longs;e&longs;to, cioè tra tre & noue, che &longs;ono in propor
tione &longs;otto tripla. & dalla proportione, che è tra'l quinto e'l quarto, che &longs;ono &longs;ei, & quattro, do
ue è la proportion &longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;ottotripla, & da una &longs;e&longs;quialtera, ne na&longs;ce una
&longs;ottodoppia, come è tra uno, & due.
al quarto, et del quinto al &longs;e&longs;to. come la proportione dell'uno al tre, che è &longs;ottotr pla, è compo
&longs;ta delle proportioni del due al quattro, che è &longs;ottodoppia, et del &longs;ei al noue, che è &longs;otto&longs;e&longs;quial
tera, ne na&longs;ce una &longs;otto tripla.
fatta delle proportioni del &longs;econdo al &longs;e&longs;to, che è dal due, al noue, che è proportione &longs;ottoqua
drupla &longs;e&longs;quialtera, et dal terzo, al quarto, che &longs;on tre, et quattro, doue cade proportione &longs;ot
to&longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a uenirà, dal &longs;econdo al quarto, che è tra due, et quattro, doue è propor
tione &longs;ottodoppia, et dal terzo al &longs;e&longs;to, come da tre a noue, doue cade proportione &longs;ottotripla;
perche ne na&longs;cerà una &longs;otto&longs;e&longs;cupla.
a quattro, na&longs;cerà dalla proportion del primo al terzo, che è &longs;otto tripla, come da uno a tre, &
che da una &longs;ottotripla, & da una &longs;e&longs;quialtera ne na&longs;ce una &longs;ottodoppia, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione na
&longs;cerà dal primo al quinto, che è da uno à &longs;ei, doue cade proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal &longs;e&longs;to al
terzo come da noue a tre, doue cade la tripla; perche da una &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & da una tripla ne
na&longs;ce una &longs;ottodoppia, come è da due a quattro.
proportione &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera, na&longs;ce dalla proportione del primo al qumto, come da
uno a &longs;ei, doue è proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal quarto al terzo, come è da quattro a tre, do
ue è proportione &longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera na&longs;cerà dalla pro
portione del primo al terzo, cioè da uno a tre, doue è proportione &longs;ottotripla, & dal quarto al
quinto, come da quattro a &longs;ei, doue è proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;ottotripla,
& da una &longs;otto&longs;e&longs;quialtera ne uiene una &longs;ottoquadrupla &longs;e&longs;quialtera.
&longs;otto&longs;e&longs;quiterza na&longs;cerà dalla proportione del primo al &longs;econdo, come da uno a due, doue cade
proportione &longs;ottodoppia, & dal &longs;e&longs;to al quinto come da noue a &longs;ei, doue cade proportione &longs;e&longs;qui
altera, la i&longs;te&longs;&longs;a proportione na&longs;cerà dalla proportione, che è tra'l primo, e'l quinto, che è uno
& &longs;ei, doue cade proportione &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal &longs;e&longs;to al &longs;econdo, come è da noue a due, doue ca
de proportione quadrupla &longs;e&longs;quialtera, perche da una &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & da una quadrupla &longs;e&longs;
quialtera, ne na&longs;ce una &longs;otto&longs;e&longs;quiterza.
noue, na&longs;ce dalla proportione del primo al &longs;econdo, come da uno a due, che è &longs;ottodoppia, &
dal quarto al quinto, che è &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, come tra quattro & &longs;ei, la i&longs;te&longs;&longs;a na&longs;cerà dal pri
mo al quinto, come da uno a &longs;ei, doue cade la &longs;otto&longs;e&longs;cupla, & dal quarto al &longs;econdo, come da
quattro & due, doue cade la &longs;ottodoppia, perche da una &longs;ottodoppia, & da una &longs;otto&longs;e&longs;quiter
zane uiene la &longs;ottotripla.
altera, è compo&longs;ta del &longs;econdo al primo, cio del due all'uno, doue cade la doppia, & del terzo
al &longs;esto, come del tre al noue, doue cade la &longs;ottotripla, la i&longs;te&longs;&longs;a &longs;otto&longs;e&longs;quialtera na&longs;cerà dalla
proportione del &longs;econdo al &longs;e&longs;to, & del terzo al primo.
&longs;otto&longs;e&longs;quialtera, na&longs;cerà dalle proportioni, del primo al &longs;econdo, come da uno a due, doue ca
de la &longs;ottodoppia, & dal quarto al terzo, doue cade la &longs;e&longs;quiterza, la i&longs;te&longs;&longs;a na&longs;cerà da quella,
che è dal primo al terzo, che è &longs;ottotripla, come da uno a tre, & da quella, che è dal quarto al
&longs;econdo, che è la doppia, come da quattro a due, & tanto &longs;ia detto delle proportioni, & delle lo
rogenerationi, & ri&longs;petti: le quali co&longs;e diligentemente e&longs;&longs;aminate, e&longs;&longs;ercitate, po&longs;te a memoria
applicate alle &longs;cienze, & alle pratiche, faranno pareregli huomini miracolo&longs;i. Ma tempo è,
che a&longs;coltiamo Vitruuio.
LA compo&longs;itione delle &longs;acre ca&longs;e è fatta di compartimento, la cui ragione deue
e&longs;&longs;er con &longs;omma diligenza da gli Architetti cono&longs;ciuta. il compartimento &longs;i
piglia dalla proportione, che Grecamente è detta analogia. La proportio
ne è conuenienza di moduli, & di mi&longs;ure in ogni opera sì della rata parte de
ma egli dimo&longs;tra la nece&longs;&longs;ità di cono&longs;cer la forza delle proportioni, & delle commen&longs;urationi,
che &longs;i chiamano &longs;immetrie da greci. dapoi dichiara donde è &longs;tata pre&longs;a la ragione delle mi&longs;ure,
& tratta della compo&longs;itione de i Tempij, & con&longs;idera prima tutto quello, che &longs;i rappre&longs;enta di
fuori, & da lunge allo a&longs;petto da diuer&longs;e figure, & forme di tempij, & in que&longs;ta parte tocca
cinque maniere di Tempij, con le ragioni di cia&longs;cuna, & dichiara il modo di fondare, l'ornamen
to delle colonne, de i capitelli, de gli architraui, de i coperti, & fronti&longs;picij, & altre co&longs;e perti
nenti a quello, che &longs;i uede di fuori, come &longs;ono gradi, poggi, piedistali, &longs;porti, ra&longs;tremamenti,
gonfiature, aggiunte, canalature, & &longs;imili co&longs;e, &longs;econdo i generi delle fabriche. Viene poi al
le parti di dentro, & di&longs;tintamente ragiona delle mi&longs;ure, lunghezze, larghezze, & altezze de
i Tempij, delle celle, de gli antitempij, de gli altari, delle porte, & di tutti gli ornamenti che
conuengono alle predette parti: la onde niente la&longs;cia al de&longs;iderio nostro, conchiudendo tutta la
pre&longs;ente materia, nel terzo, & nel quarto libro. Dice adunque, che per edificare i Tempij bi
&longs;ogna cono&longs;cere la ragione del compartimento, & que&longs;to douer e&longs;&longs;ere con &longs;omma diligenza da gli
Architetti cono&longs;ciuto. Di questo la ragione è in pronto: perche, &longs;e bene ogni fabrica deue e&longs;&longs;er
conragione compartita, & mi&longs;urata, nientedimeno con&longs;iderando noi quanto la diuinità eccede la
humanità, meritamente douemo, quanto &longs;i puo di bello, & diraro, &longs;empre mai operare, per ho
nore, & o&longs;&longs;eruanza delle co&longs;e diume. & perche di diuina qualità participa in terra l'humana
mente, però douemo con ogni &longs;tudio e&longs;&longs;ercitarla, accioche honoriamo i Dei; che Dei &longs;i chiamano
i ueri amici di Dio. ottima co&longs;a è la ragione nella mente dell'huomo, & que&longs;ta eccellenti&longs;&longs;ima
mente &longs;i dimo&longs;tra nelle proportioni. & però &longs;e Vitr.
ha detto, che la ragione della &longs;immetria,
che è corri&longs;pondenza di mi&longs;ure, deue e&longs;&longs;er con grandi&longs;&longs;ima diligentia cono&longs;ciuta da gli Architet
ti, egli ha detto co&longs;a ragioneuole, hone&longs;ta, & debita alla diuinità. Et &longs;e co&longs;a mortale puo a ba
&longs;tanza honorare la immortalità, direi anch'io, che le piu pretio&longs;e, & care co&longs;e doueriano e&longs;&longs;er
&longs;oggetto & materia alle ben proportionate fabriche de i luoghi &longs;acri, accioche, & con la forma,
& con la materia &longs;i honora&longs;&longs;e quanto piu &longs;i puo, la diuinità. Nece&longs;&longs;aria co&longs;a è dunque la &longs;im
metria alla compo&longs;itione de i Tempij. la &longs;immetria è diffinita da Vitr.
in que&longs;to luogo &longs;econdo l'ap
plicatione all' Architettura; ma noi di &longs;opra l'hauemo diffinita &longs;econdo la raccommunanza, &
uniuer&longs;alità di quel nome. Dice adunque Vitr.
che la proportione, la quale è detta analogia da
Greci, è una con&longs;onanza, & ri&longs;pondenza delle mi&longs;ure delle parti tra &longs;e &longs;te&longs;&longs;e, & col tutto
in ogni opera, che &longs;i fa, & que&longs;ta con&longs;onanza, egli chiama commodulatione, percio
che modulo è detta quella mi&longs;ura, che &longs;i piglia prima, con la quale &longs;i mi&longs;urano le par
ti, & il tutto; & però proportione nelle fabriche altro non è, che comparatione de'
moduli, & di mi&longs;ure in quello, in che conuengono, et le parti in&longs;ieme delle fabriche, o il tutto
unitamente con le parti. Questo già è &longs;tato da noi copio&longs;amente dimo&longs;trato nel primo libro.
pe
rò &longs;eguitando Vitruuio &longs;i dichiara da quale e&longs;&longs;empio di natura è stata pigliata la ragione
delle mi&longs;ure.
Perche non puo fabrica alcuna &longs;enza mi&longs;ura, & proportione hauer ragione di compo
nimento, &longs;e prima non hauerà ri&longs;petto, & con&longs;ideratione, &longs;opra la uera, & certa ra
gione de i membri dell'huomo ben proportionato, perche la natura in tal modo ha com
po&longs;to il corpo dell'huomo, che l'o&longs;&longs;o del capo dal mento alla &longs;ommità della fronte, &
le ba&longs;&longs;e radici de i capelli, fu&longs;&longs;e la decima parte, & tanto anche fu&longs;&longs;e la palma della mano
dalla giuntura del nodo, alla cima del dito di mezo, il capo dal mento alla &longs;ommità della
te&longs;ta la ottaua parte, & tanto dal ba&longs;&longs;o del collo. Dalla &longs;ommità del petto alle radici de
i capelli la &longs;e&longs;ta parte, alla &longs;ommità della te&longs;ta la quarta. dal fine del mento al fine delle
natici è la terza parte dell'altezza di tutta la faccia, & tanto è lungo il na&longs;o tutto in fino
al mezo del &longs;opraciglio: & tanto anche da quello fino alle radici de i capelli, doue &longs;i fa Ma il piede, è la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza del corpo, il cubito la quarta, il petto
anche la quarta. & in que&longs;to modo anche gli altri membri hanno le loro conuenienti, &
proportionate mi&longs;ure: le quali da gli antichi pittori, & Statuarij &longs;ono &longs;tate u&longs;ate, & pe
rò hanno riportato grandi & infinite lodi.
roche non da altro ella uuole, che impariamo le ragioni delle &longs;immetrie, che nelle fabri
che de i tempij u&longs;ar douemo, che dal &longs;acro tempio fatto ad imagine, & &longs;imiglianza di Dio,
che è l'huomo, nella cui compo&longs;itione tutte le altre merauiglie di natura &longs;ono compre&longs;e. et pe
rò con &longs;aggio auuedimento tol&longs;ero gli antichi ogni ragione del mi&longs;urare dalle parti del corpo hu
mano, doue molto a propo&longs;ito Vitruuio dice, che opera niuna può hauere ragione di componi
mento, &longs;e prima non hauerà riguardo alla &longs;immetria delle membra humane. Io proponerò al
cune di&longs;tintioni, accioche meglio s'intenda quello, che dice Vitr. Di tre maniere s'intende mi
&longs;ura. Primieramente quando una co&longs;a è piu per&longs;etta, chele altre &longs;otto un'i&longs;te&longs;&longs;o genere, quel
la &longs;i dice mi&longs;ura di perfettione. in que&longs;to modo l'huomo fra tutti gli animali e&longs;&longs;endo il piu perfet
to, &longs;i puo dire, che egli &longs;ia mi&longs;ura di tutti gli animali. chiama&longs;i poi mi&longs;ura d'agguaglianza,
quando la mi&longs;ura contiene la co&longs;a mi&longs;urata a punto, come un'orna di uino, &longs;i chiama mi&longs;u
ra, perche tiene a punto tanto uino, quanto cape. In &longs;omma poi chiamamo mi&longs;ura quella quan
tità, che pre&longs;a piu fiate mi&longs;ura il tutto, come dicemo la canna mi&longs;urare il panno. Di que&longs;ta noi
parlamo, que&longs;ta è quella, che è &longs;tata pre&longs;a dalla mi&longs;ura della perfettione, che è l'huomo, tra gli ani
mali, da gli antichi. Onde mi&longs;urare non è altro, che far manife&longs;ta una quantità prima non cono&longs;ciu
ta, con una
te le mi&longs;ure delle co&longs;e, et le ragioni di quelle mi&longs;ure: et è ragionenole, che dalla te&longs;ta &longs;i pigli la mi
&longs;ura del tutto, e&longs;&longs;endo po&longs;to nella te&longs;ta il ualore di tutti i &longs;entimenti humani, come co&longs;a piu nobi
le, et principale, et piu mani&longs;e&longs;ta. Vitruuio uuole, che l'huomo &longs;ia di dieci teste, &longs;e per te&longs;ta
egli s'intende dal mento al na&longs;cimento de i capelli: et uuole anche, che &longs;ia di otto te&longs;te, &longs;e per
te&longs;ta egli s'intende lo &longs;pacio, che è dal mento al &longs;ommità del capo. Gli antichi oltra la propor
tione attendeuano alla gratia per &longs;atisfare allo a&longs;pelto, et però faceuano i corpi alquanto gran
di, le te&longs;te picciole, la co&longs;cia lunga: nel che era po&longs;to la &longs;ueltezza: parlo hora de i corpi perfet
ti: perche altra mi&longs;ura conuiene ad un corpo puerile, altra ad un corpo a&longs;ciutto, o gra&longs;&longs;o, o te
nue, che &longs;i uoglia fignere. Amauano gli antichi &longs;tando nelle mi&longs;ure conuenienti, la lunghezza,
et la &longs;ottigliezza di alcune parti: parendo loro di dare non &longs;o che piu di leggiadro allc opere. et
però &longs;e bene dalla ra&longs;cetta, che è la piegatura della mano, alla &longs;ommità del dito di mezo uole
uano, che tanto fu&longs;&longs;e dal mento alla &longs;ommità della fronte, nientedimeno per la detta cagione
faceuano la mano, et le dita alquanto piu lunghe. il Filandro auuerti&longs;ce, et bene, che non
puo &longs;tare quello, che dice Vitruuio, che il petto &longs;ia la quarta parte; et uuole, che quando
Vitruuio d ce, che il cubito &longs;ia la quarta parte, egliintenda non dalla giuntura del comito alla
ra&longs;cetta, ma dalla giuntura del comito alla &longs;ommità del dito di mezo. Vuole Pomponio Gau
rico, che la giu&longs;ta altezza &longs;ia di noue teste. altri alquanto piu.
Il Cardano nel libro della
&longs;ottilità dice. Que&longs;ta e&longs;&longs;er la forma del corpo humano perfetto.
la faccia è la decima ditutta la
lunghezza dal na&longs;cimento de i capelli all e&longs;tremo del pollice del piede. la faccia &longs;i diuide in
tre parti eguagli, l'una &longs;i fa dalla radice de i capelli alla &longs;ommità del na&longs;o: l'altra è la lun
ghezza del na&longs;o: la terza è dal fine del na&longs;o al mento. la lunghezza della bocca è eguale alla
lunghezza dell'occhio, et la lunghezza dell'occhio è quanto lo &longs;pacio da un'occhio all'altro:
di modo, che in tre parti &longs;i diuida lo &longs;pacio, che è dall'uno angulo dell'occhio allo angulo dell'al
tro, cioè due occhi, et lo &longs;pacio, che ui è di mezo: et tutto que&longs;to è doppio alla lunghezza del
na&longs;o. di modo che la lunghenza dell'occhio, et l'apritura della bocca &longs;ia doppia alla nona par
te della lunghezza della faccia, et per que&longs;to adimene, che la lunghezza del na&longs;o &longs;ia &longs;e&longs;quial
tera all'apritura della bocca, et alla lunghezza dell'occhio. laqual lunghezza del na&longs;o e&longs;&longs;en
l'apritura della bocca, et della lunghezza dell'occhio. il circuito della bocca è doppio alla
za del na&longs;o, et triplo all'apritura. Adimque tutta la lunghezza della faccia è &longs;e&longs;quialtera
al circuito della bocca, et allo &longs;pacio, che è dallo angulo e&longs;teriore d'un occhio, allo angulo
e&longs;ter icrc dell'altro: percioche que&longs;to &longs;pacio è quanto il circuito della bocca. il circuito del na
&longs;o da ba&longs;&longs;o, è pare alla &longs;ua lunghezza. il circuito della orecchia, è eguale al circuito della
bocca. il foro della narice è la quarta parte della lunghezza dell'occhio.
et in tal gui&longs;a è di
&longs;po&longs;ta la mi&longs;ura del corpo humano, come qui &longs;otto &longs;i uede. La faceia parti diciotto: tra
due anguli e&longs;teriori de gli occhi parti dodici: la lunghezza del na&longs;o parti &longs;ei: il circuito da ba&longs;
&longs;o del na&longs;o parti &longs;ei: la lunghezza dell'orecchia parti &longs;ei: dalle radici de' capelli al na&longs;o parti
&longs;ei: dal mento al &longs;ottona&longs;o parti&longs;ei: la lunghezza della bocca parti quattro: la rotondità del
la bocca parti dodici: dalla cima della te&longs;ta al fine di dietro parti uentiquattro: dalla &longs;ommi
tà del petto alle &longs;omme radici de i capelli parti trenta: dalla forcella &longs;opra il petto alla cima
della te&longs;ta parti trenta &longs;ei: il circuito dell'orecchia parti dodici: la lunghezza dell'occhio parti
quattro: la di&longs;tanza tra l'uno occhio, et l'altro parti quattro: dal &longs;ottona&longs;o alla bocca parti due,
dalla bocca al mento parti quattro: il foro del na&longs;o parte una: l'ambito della fronte di &longs;opra
parti diciotto, dalla giontura della mano alla &longs;ommità del dito di mezo la palma parti diciotto:
dal mento alla &longs;ommità della te&longs;ta parti uentiquatro: il piede partiuenti: il cubito parti trenta:
il petto parti trenta: Tutlo il corpo parti cento et ottanta. Sono anche i ma&longs;chi delle tempie pro
portionali alla lunghezza della faccia, et le orecchie al na&longs;o, come hauemo o&longs;&longs;ernato: &longs;imilmen
te dal nodo della mano alla &longs;ommità del dito mezano è la decima di tutto il corpo: dal mento al
la &longs;ommità della te&longs;ta, o dalla &longs;ommità della te&longs;ta al collo è il doppio di quello &longs;pacio, che è dall'an
gulo, d'un occhio all'angulo d'un'altro, Dalla forcella &longs;uperiore del petto alle
radici de i capelli, & al fine della fronte, quanto è il cubito, ouer la larghezza del petto, cioè la
&longs;esta parte della lunghezza ditutto il corpo: la lunghezza del piede è la nona parte della i&longs;te&longs;
&longs;a lunghezza: dalla forcella di &longs;opra del petto alla cima della te&longs;ta, è la quinta parte di tutta la lun
ghezza. & il doppio della faccia; Et co&longs;i appre&longs;&longs;o Vitr.
non puo &longs;tare la ragione; che la diffe
renza della ottaua, & della decima parte aggiunta alla &longs;e&longs;ta adempia la quarta del tutto: ma allar:
gate le mani &longs;i rende a punto l'altezza ditutto il corpo: & allargate le mani, & ipiedi, il bilico &longs;i
farà nel mezo, di modo, che dalla prima figura il quadrato; & dalla &longs;econda &longs;i farà il circolo:
amendue figure nel &longs;uo genere perfetti&longs;&longs;ime, una di dritte, & l'altra di linea circolare compo&longs;ta. & que&longs;to è, che dice Vitr.
Simig liantemente le membra de i facri Tempij deono hauere in cia&longs;cuna parte alla &longs;om
ma uniuer&longs;ale di tutta la grandezza conuenienti&longs;sime ri&longs;pondenze di mi&longs;ure, Appre&longs;&longs;o di
que&longs;to naturalmente il mezo centro del corpo è il bilico. imperoche &longs;e l'huomo &longs;te&longs;o, &
&longs;upino allargherà le mani, & i piedi, & &longs;arà po&longs;ta una punta della &longs;e&longs;ta nel bilico di quel
lo, girando a torno le dita delle mani, & de i piedi, &longs;aranno toccate dalla linea, che &longs;i gi
ra. Et &longs;i come la ritonda figura &longs;i forma nel corpo humano, co&longs;i anche &longs;i truoua la qua
drata: imperoche &longs;e dalle ba&longs;&longs;e piante alla &longs;ommità del capo &longs;arà mi&longs;urato il corpo del
l'huomo, & quella mi&longs;ura &longs;arà trasferita alle mani allargate, egli &longs;i trouerà la i&longs;te&longs;&longs;a lar
ghezza, come l'altezza, a gui&longs;a de i piani riquadrati. Se adunque la natura ha compo&longs;to
in que&longs;to modo il corpo dell'huomo, che le membra ri&longs;pondino con proportione alla per
fetta loro figuratione; pare, che gli anti chi con cau&longs;a habbiano con&longs;tituito, che in tutte
le perfettioni delle opere ui habbia diligente mi&longs;ura, & proportione di ciafcun membro a
tutta la figura. Et però in&longs;egnando gli ordini in tutte le opere, que&longs;to ne i facri luoghi,
doue le lodi, & i bia&longs;mi delle opere &longs;tanno eternamente, &longs;opra tutto o&longs;&longs;eruarono.
&longs;e, & i nomi loro: & però hauendo Vitr.
conclu&longs;o, che le &longs;immetrie & compartimenti delle ope
i&longs;te&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere &longs;tate pigliate.
Similmente gli antichi raccol&longs;ero da i membri del corpo le ragioni delle mi&longs;ure, che in
tutte l'opere pareno e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;arie, come il dito, il palmo, il piede, il cubito; & quelle
di&longs;tribuirono nel numero perfetto, che da i Greci Telion è detto.
parti è compo&longs;ta, nè altro le &longs;opr'auanza: per que&longs;ta ragione il mondo è perfetto a&longs;&longs;olutamente. & molte altre co&longs;e nel loro genere &longs;ono perfette.
Ma uedianio noi con che ragione &longs;i chiamino i
numeri perfetti, & quali &longs;ieno.
Perfetto numero da gli antichi fu po&longs;to il dieci, perche dalle mani &longs;i caua il numero de
nario delle dita; dalle dita il palmo; & dal palmo il piede, & &longs;i come nell'una, & l'altra
mano dalle dita naturalmente è proceduto il dieci, co&longs;i piacque a Platone, che quel nume
ro fu&longs;&longs;e perfetto, perche dalle unità, che monades Grecamente &longs;i chiamano, è fornito il
dieci, che è la prima croce:il quale poi, che è fatto undici, ouero dodici, non puo e&longs;&longs;er per
fetto, fin che non peruiene all'altro incrocciamento; perche le unità &longs;ono particelle di
quel numero.
il tutto &longs;enza piu. dal che na&longs;ce la intelligenza di quello, che &longs;i dirà.
Dico adunque, che alcu
ni numeri ri&longs;petto alle parti loro, delle quali &longs;ono compo&longs;ti, &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare poueri, & dimi
nuti, altri &longs;uperflui, & ricchi, altri ueramente &longs;officienti, & perfetti. La onde poueri &longs;ono quel
li, le parti de i quali in&longs;ieme raccolte non fanno la &longs;omma del tutto. per e&longs;&longs;empio &longs;ia otto.
le par
ti del quale &longs;ono, uno, due, & quattro, che raccolte in&longs;ieme non fanno otto. Ricchi &longs;ono quel
li, le parti de i quali &longs;ommate fanno &longs;omma maggiore, come dodici le cui parti &longs;ono, uno, due,
tre, quattro, & &longs;ei, lequali partiraccolte in uno pa&longs;&longs;ano la &longs;omma del tutto, & fanno &longs;edici.
Perfetti&longs;ono quelli, le parti intiere de quali con la &longs;omma loro rendeno preci&longs;amente il tutto, co
me &longs;ei, & uentiotto. ecco uno, due, & tre, che &longs;ono parti del &longs;ei raccolte in&longs;ieme rendeno a pun
to &longs;ei. co&longs;i uno, due, quattro, &longs;ette, & quattordici &longs;ono parti di uentotto, & &longs;ommate in&longs;ieme
fanno uent'otto a punto. La generatione de i numeri perfetti s'intenderà, po&longs;te prima alcune dif
finitioni. Sono adunque alcuni numeri, ohe &longs;i chiamano parimenti pari, & &longs;on quelli, che e&longs;&longs;endo
pare la &longs;omma loro, &longs;i diuideno &longs;empre in numero pare fin'all'unità, come &longs;arebbe &longs;e&longs;&longs;anta quat
tro, che è numero pare, & &longs;i diuide in trentadue, &longs;edici, otto, quattro, due, fin' all'unità, in
numeri pari. Sono anche altri numeri, che &longs;i chiamano primi, & incompo&longs;ti, i quali &longs;ono quel
li, che &longs;olo dalla unità &longs;ono mi&longs;urati, & non hanno altro numero, che gli parti&longs;ca intieramen
te, come tre, cinque, &longs;ette, undici, & altri &longs;imili. La generatione adunque de i numeri perfet
ti &longs;i fa ponendo a fila per ordine i parimenti pari, & &longs;ommandogli in&longs;ieme: & quando s'incontra
in una &longs;omma, che multiplicata per quello, che è ultimo di quella &longs;omma, &longs;i fa il numero perfetto:
pur che il numero della &longs;omma &longs;ia primo, & incompo&longs;to, altrimenti non riu&longs;cirebbe il numero
perfetto. Ecco uno, & due fanno tre.
E&longs;&longs;endo adunque tre numero primo, & incompo&longs;to egli &longs;i
moltiplica per due, che era l'ultimo nella &longs;omma, & nel raccoglimento, la doue due fiate tre fan
no &longs;ei, adunque nella decina &longs;ei è numero perfetto. Seguita la generatione dell'altro perfetto:
Ecco, uno, due, & quattro, fanno &longs;ette, che è numero primo, & incompo&longs;to, moltiplica &longs;ette
per quattro, &longs;e ne raccoglie uentotto, che è il &longs;econdo perfetto nel centinaio. Seguita uno, due,
quattro, otto, che fanno quindici, ma quindici non è numero primo, & incompo&longs;to, perche è mi&longs;u
rato oltra la unità, anche da altri numeri, come da tre, & cinque, però &longs;i pa&longs;&longs;a piu inanzi all'altro
parimente pare, che è &longs;edici, que&longs;ti aggiunto al quindici fa trent'uno, il quale e&longs;&longs;endo numero
primo, & incompo&longs;to, &longs;e &longs;arà moltiplicato per &longs;edici, che era l'ultimo della &longs;omma, farà quat
trocento & nonanta &longs;ei, che &longs;ara il numero per&longs;etto nel millenario. con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione &longs;i fan
no gli altri perfetti, i quali &longs;ono rari, perche rare &longs;ono le co&longs;e perfette. Hanno i numeri perfetti
come, &longs;ei, uent'otto, quattrocento nouanta &longs;ei, ottomila cento, & uent'otto. & que&longs;ta regola
è certa. Ma perche cagione il numero ternario, & il numero denario &longs;iano &longs;tati chiamati per
fetti, io dirò. & prima il tre è &longs;tato detto perfetto, perche abbraccia prima il numero pare &
di&longs;pare, che &longs;ono le due principali differenze de i numeri. Il dieci è stato giudicato perfetto, per
che fini&longs;ce, & termina come forma tutti gli altrinumeri: & però Vitruuio ha detto che come
&longs;i pa&longs;&longs;a il dieci, bi&longs;ogna ritornare alla unità, nè &longs;i troua il perfetto, fin' all'altro incrocciamen
to, che egli chiama, decu&longs;im, che &longs;i fa in forma della lettera X. Ma il &longs;enario è ueramente per
fetto per le dette ragioni. gli altri &longs;ono chiamati perfetti &longs;econdo alcune relationi, & ri&longs;petti.
Ma i mathematici di&longs;putando contra la &longs;opra detta opinione, di&longs;&longs;ero che il &longs;ei era per
fetto, per que&longs;ta cagione, percioche quel numero ha &longs;econdo le loro ragioni, le parti con
uenienti al numero di &longs;ei.
no, che quel numero &longs;ia perfetio, che na&longs;ce a punto dalla &longs;omma'delle &longs;ue parti. La onde Vitr.
di
ce; percioche per le loro ragioni quel numero ha le parti conuenienti al numero di &longs;ei, perche rac
colte in&longs;ieme fanno &longs;ei a punto.
Et per que&longs;to chiamarono l'una parte del &longs;ei &longs;e&longs;tante, le', due triente, le tre' &longs;emi&longs;&longs;e, le
quattro be&longs;&longs;e, detto dimerone, le cinque quintario, che pendamerone &longs;i chiama, & il
&longs;ei perfetto.
re quella nelle &longs;ue parti, & come quegli, che felicemente interpretauano le co&longs;e de Greci, ragio
nauano molto propriamente. Volleno adunque gli antichi mo<02>i dalla ragione, che &longs;ei fu&longs;&longs;e nume
ro perfetto, & lo chiamarono a<02>e. Que&longs;ti hauendo le &longs;ue parti, ci dimo&longs;traua per lo nome loro,
quali fu<02>ero: & però uno &longs;i chiamaua Se&longs;tante, perche è la &longs;e&longs;ta parte di &longs;ei: le due triente, per
che due era la terza parte: le tre &longs;emi<02>e, qua&longs;i uoglia dire, mezo a&longs;&longs;e: il quarto be<02>e, perche
lieua due parti dal tutto; & in Greco &longs;i dice dimerone: il cinque quintario, che pentimerone &longs;i
chiama: & il &longs;ei perfetto. Ma poi che &longs;opra il numero perfetto &longs;i pone la unità, gia &longs;i comincia
araddoppiare l'altro a&longs;&longs;e, per uenire al dodici; che A<02>e doppio &longs;i puo dire; poi che in greco di
pla&longs;iona &longs;i chiama. le &longs;ette parti &longs;i dicono Ephecton qua&longs;i &longs;opra aggiunta del &longs;ei.
le otto &longs;i chia
mano tertiario, perche oltra &longs;ei ne dà due, che è la terza parte di &longs;ei: & però in Greco &longs;ono det
te Epitritos, cioè, che &longs;oppraggiugne la terza parte al &longs;ei. noue è detto &longs;e&longs;quialtero, & homio
lio, perche noue contiene &longs;ei una uolta & meza. ma fatto dieci, egli &longs;i chiama bes alterum, cioe
l'altro bes, perche il primo (come dicemmo) era quattro, & chiamaua&longs;i dimerone, qua&longs;i di due
parti; & però que&longs;ti &longs;i chiama Epidimerone come egli aggiugna al &longs;ei due parti. Similmente Epi
pentamerone &longs;i chiama l'undici, che è il &longs;opragionto quintario, & in que&longs;to modo &longs;i chiamano
le parti de i numeri &longs;econdo diuer&longs;i ri&longs;petti. & que&longs;to ha uoluto Vitr.
doue pare, che egli habbia
uoluto, che &longs;ei &longs;ia numero perfetto, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, che dieci è perfetto: cioè perche giun
ti a dieci, tornamo da capo all' unità, fin che &longs;i torni all' altra decina: che &longs;i fa con due croci. co&longs;i
anche gionti al &longs;ei da i Mathematici &longs;i ritorna a gli i&longs;te&longs;&longs;i nomi, fin all' altro a&longs;&longs;e che è dodici. Ma
bene ha accennato Vitr.
la ragione che hauemo detto, per la quale &longs;ei &longs;i chiama perfetto. quan
do di&longs;&longs;e
&longs;ieme le parti numer anti, & moltiplicanti il &longs;ei, lo rendeno a punto. & quando Vitr.
di&longs;&longs;e,
per que&longs;to chiamarono l'una parte del &longs;ei &longs;e&longs;tante.
perfetto, ma uuole dimo&longs;trare, che e&longs;&longs;endo perfetto; per la antedetta ragione i Mathematici han
no uoluto dare nome alle parti del &longs;ei, & dimo&longs;trare, che &longs;ei era un tutto, oltra'l quale &longs;e bi&longs;ogna
ua a&longs;cendere numerando, era nece&longs;&longs;ario tornar da capo all'unità, come &longs;i faceua nel dieci. Al
trimenti era uana la oppo&longs;itione de i Mathematici contra quelli, che uoleuano, che diecifu&longs;&longs;e nu
mero perfetto, &longs;e i mede&longs;imi Mathematici haue&longs;&longs;ero uoluto il &longs;ei e&longs;&longs;er perfetto per la i&longs;te&longs;&longs;a ragio
ne, per la quale s'era detto, che il dieci fu&longs;&longs;e perfetto. Que&longs;to &longs;timo io, che &longs;ia degno di con- Et quando al conto fatto per l'aggionta d'un'altro a&longs;&longs;e, &longs;i cre&longs;ca al &longs;ei, chia
mano Ephecton: & quando &longs;ono fatti otto, perches'è aggiunta la terza parte; &longs;i dice Epi
triton. & aggiuntaui la metà, poi che s'è peruenuto al noue, chiama&longs;i &longs;e&longs;quialterum, che
da Greci è detto, hemiolios. aggiunteui poi due parti, & fatto lo incrocciamento, &longs;i dice
be&longs;alterum, il quale chiamano Epidimiron. & nel numero di undici, perche &longs;e gli è ag
giunto cinque, che &longs;i chiama quintario, Epipentamiron &longs;i dice. Ma dodici, perche è fat
to di due &longs;implici numeri dipla&longs;iona è nominato.
Vuole poi Vitruuio, che dal numero &longs;enario &longs;ia &longs;tata piglia
ta la ragione della mi&longs;ura del corpo humano, in quanto all'altezza &longs;ua.
Similmente perche il piede è la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza dell'huomo, però co&longs;i da quel nu
mero di piedi, dal quale è mi&longs;urato, & perfetto il corpo terminandolo in altezza con que
&longs;ti &longs;ei lo fecero perfetto. & auuertirono, che il cubito era di &longs;ei palmi, & di uentiquat
tro dita.
re, & co&longs;i la ragione del numero &longs;enario entra nelle mi&longs;ure. Et qui Vitr.
ragiona &longs;econdo la opi
nione de Greci, i quali uoleuano, che &longs;ei fu&longs;&longs;e numero perfetto. La onde anche alle monete tra&longs;
ferirono il numero predetto. Et però dice Vitr.
Et da quello pare, che le città de Greci habbiano fatto, che &longs;i come il cubito è di &longs;ei pal
mi, co&longs;i &longs;i u&longs;a&longs;&longs;e lo i&longs;te&longs;&longs;o numero nella dramma. perche quelle città fecero, che nella dram
ma fu&longs;&longs;e la ualuta di &longs;ei ramini &longs;egnati (come a&longs;&longs;e) che quelli chiamano Oboli, & con
&longs;tituirono in uece di uentiquattro dita nella dramma i quadranti de gli oboli, detti da alcu
ni dichalchi, & da alcuni trichalchi.
contiene &longs;ei palmi; uoleuano, che cia&longs;cun' obolo haue&longs;&longs;e a ŭalere quattro monete, che &longs;i chia
mauano dichalchi, la doue uentiquattro dichalchi faceuano una dramma, come uentiquattro
dita fanno un cubito. obolo era una moneta di rame di poca ualuta, &longs;egnata però, & coniata,
& era come un tutto, che a&longs;&longs;e &longs;i chiama, & la quarta parte detta quadrante &longs;i nominaua di
chalco, ouerotrichalco &longs;econdo diuer&longs;i ri&longs;petti. Come adunque il numero de gli oboli nella dram
ma ri&longs;pondeua al numero de i palmi, che uanno a fare il cubito, che &longs;ono &longs;ei, co&longs;i il numero de i
dichalchi, o trichalchi nell'obolo ri&longs;pondeuano al numero delle dita, che erano nel cubito uenti
quattro. la onde appare, che anche nelle monete i Greci habbiano pigliato la ragione de i nume
ri: & in questo ca&longs;o crediamo a Vitr.
Ma i no&longs;tri prima fecero l'antico numero e&longs;&longs;er il dieci, & po&longs;ero nel denario dieci a&longs;si
di rame, & però fin al dì d'hoggi la compo&longs;itione della moneta ritiene il nome del dena
rio, & la quarta parte di e&longs;&longs;o perche ualeua due a&longs;si, & mezo, la chiamarono &longs;e&longs;tertio, ma
poi hauendo auuertito, che l'uno, & l'altro numero era perfetto, cioe il &longs;ei, & il dieci,
raccol&longs;ero in&longs;ieme amendue que numeri, & fecero il &longs;ed'ici perfetto. & di que&longs;to tro
uarono il piede autore. perche leuando dal cubito palmi due, re&longs;ta il piede di quattro
palmi, ma il palmo ha quattro dita, & co&longs;i il piede uiene hauere &longs;edici dita', & tanti a&longs;si
il denario di rame.
quello &longs;i chiama palœ&longs;te, que&longs;to &longs;pithame: dito, o digit o è lo &longs;pacio di quattro grani d'orzo po&longs;ti
in ordine &longs;econdo la larghezza. Dice adunque Vitr.
che Romani pigliarono da prima il dieci co
me numero perfetto, & però chiamarono la moneta dinario, (& que&longs;to pare ragioneuole) co
me fin hora &longs;i u&longs;a. & nel denario po&longs;ero dieci a&longs;&longs;i di rame.
& &longs;e bene dapoi congiun&longs;ero il dieci, et
il &longs;ei, uedendo, che anche il &longs;ei era perfetto, ritennero però il nome del denaio mettendo in un de
naio &longs;edici a&longs;&longs;i, che ri&longs;pondino, a &longs;edici dita, che uanno nel piede. &longs;tando adunque le predette co
&longs;e Vitru.
conchiude, & dice.
Se adunque è ragioneuole, & conueniente co&longs;a, che il numero &longs;ia &longs;tato ritrouato dalle
dita dell'huomo, & che da i membri &longs;eparati &longs;i faccia la corri&longs;pondenza delle mi&longs;ure &longs;econ
do la rata parte a tutta la forma del corpo; re&longs;ta, che noi admettiamo quelli, i quali anche
fabricando le ca&longs;e de gli immortali Dei, co&longs;i ordinarono le parti delle opere loro, che le
di&longs;tributioni, & compartimenti di quelli &longs;eparati, & uniti col tutto conuenienti fu&longs;&longs;ero
alle proportioni, & &longs;immetric.
a me pare, che il primo capo di que&longs;to libro quiui habbia a finire, doue &longs;i conchiude chiaramen
te quello, che Vitr.
ci ha detto, che non puo fabrica alcuna hauer ragione di componimento, &longs;en
za mi&longs;ura & proportione; &longs;e prima non hauerà ri&longs;petto, & con&longs;ideratione &longs;opra la uera, & cer
ta ragione de i membri dell'huomo ben formato, & proportionato, come raro e<02>empio di pro
portione., & giu&longs;to compartimento. Ma &longs;eguitiamo pure l'antica diui&longs;ione de i capi attendendo
alle co&longs;e, ehe ci uengono propo&longs;te da Vitr.
ilquale come erudito nelle di&longs;cipline de' Greci u&longs;a una
uia, & un modo ragione uole nel trattar le co&longs;e. & però dice.
I principij de i Tempij &longs;ono quelli, de i quali è formato lo a&longs;petto delle lor figure.
&
prima è quello, che è detto faccia in pila&longs;tri, dapoi quello che è detto Pro&longs;tilo, & l'Amfi
pro&longs;tilo, lo Alato, il Fal&longs;o alato di due ordini, lo Alato di due ordini, & lo &longs;coperto.
ferenze, che prima ci uengono dinanzi a gli occhi. perche l ordine della cognitione porta, che
cominciamo dalle co&longs;e uniuer&longs;ali, & confu&longs;e, & indi&longs;tinte, & poi che &longs;i uegna al particolare,
e&longs;plicato, & di&longs;tinto. oltra che nell' Architettura egli &longs;i deue auuertire, che l'occhio habbia la
parte &longs;ua, & con la uarietà de gli a&longs;petti &longs;econdo le figure, & forme diuer&longs;e de i Tempij &longs;i dia di
letto, ueneratione, & autorità alle opere. & &longs;i come la oratione ha forme, & idee diuer&longs;e per &longs;a
tisfare alle orecchie, co&longs;i habbia l' Architettura gli'a&longs;petti, & forme &longs;ue per &longs;atisfar a gli occhi,
& &longs;i come quello, che è nella mente, & nella uoglia no&longs;tra ripo&longs;to, con l'artificio di leuarlo fuo
ri di noi, & portarlo altroue, le parole, le figure, la compo&longs;itione delle parole, i numeri, le
bra
ferenze de gli a&longs;petti, i numeri, & la collocatione delle parti fanno le idee delle fabriche, che &longs;o
no qualità conuenienti a quelle co&longs;e, per le quali &longs;i fanno. Altra ragione di &longs;entenze, di artificij,
di parole, di figure, di parti, di numeri, di compo&longs;itione, & di termini &longs;i u&longs;a uolendo e&longs;&longs;er chia
ro, puro, & elegante nel dire. altra uolendo e&longs;&longs;er grande, uehemente, a&longs;pro, & &longs;euero: & altro
richiede la piaceuolezza, altro la bellezza, & ornamento del parlare. &longs;imilmente nelle Idee del
le fabriche altre proportioni, altre di&longs;po&longs;itioni, altri ordini, & compartimenti ci uuole, quando
nella fabrica &longs;i richiede grandezza, & ueneratione, che quando &longs;i uuole bellezza, o dilicatez
za, o &longs;implicità. & perche la natura delle co&longs;e, che uanno a formare un'idea dell' oratione fa, che
quelle po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er degnamente in&longs;ieme con quelle, che uanno a formarne un'altra. la onde nella
purità &longs;i puo hauer del grande, nella grandezza, del bello, nella bellezza del &longs;emplice, & nella
&longs;emplicità dello &longs;plendido; anzi que&longs;to è &longs;omma lode dell'oratore, et &longs;i fa me&longs;colando, le condi
tioni d'una forma, con le conditioni d'unaltra. come è manife&longs;to a i ueri Architetti dell'oratione.
però dico io, che me&longs;colando con ragione nelle fabriche le proportioni d'una maniera, o compo
nendole, o leuandole, nè puo ri&longs;ultare una bella forma di mezo. le co&longs;e da prima &longs;ono &longs;emplici, è
&longs;chiette, poi &longs;i fanno con diuer&longs;e aggiunte ogni fiata maggiori, et piu ornate come &longs;i uede chia
ramente in tutte le opere, et inuentioni de mortali. Non deue però il &longs;auio, & prudente Ar
chitetto pigliare tutto quello, che uien fatto da ognuno, ma &longs;olamente quelle co&longs;e, che comin
ciano hauere non &longs;o che di occulta uirt ù, onde dilettino i &longs;en&longs;i no&longs;tri. come lo eccellente oratore
non piglia tutto quello, che'l&longs;ciocco uulgo, o la ba&longs;&longs;a plebe apprende, ma tutto quello, che puo
cadere &longs;otto la capacità di chi a&longs;colta con qualche piu eleuato &longs; entimento, che da &longs;e la ple
be non trouaria, ma trouato da altri appiglia, & &longs;ene diletta. co&longs;i Vitruuio, non pren-
quelli, che nel fabricare &longs;ono in luogo di uulgo, & di plebe: perche questo &longs;arebbe in
finito, ne caderebbe &longs;otto artificio. Ma ci propone quelle co&longs;e, che &longs;atisfanno a chi non
&longs;a piu oltre, poi che &longs;on fatte, ma non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ritrouate da ognuno, & dice, che i
principij, cioè l'origine della no&longs;tra con&longs;ideratione è la figura, cioè quello, che prima &longs;i
rappre&longs;enta allo a&longs;petto. Que&longs;ta figura, & que&longs;to a&longs;petto, o nelle fronti, o nelle &longs;palle, o ne i lati
& fianchi de i Tempij: o partitamente in piu fabriche, ouero in una i&longs;te&longs;&longs;a: & però Vitr.
ci mettecioèfaccia in pila
&longs;tri, perche Ante &longs;i chiamano le pila&longs;trate, che &longs;ono nelle cantonate della facciata, che in
Greco &longs;ono dette Para&longs;tade. Il primo a&longs;petto adunque, è della facciata dinanzi, & della fronte
del Tempio: nella quale &longs;ono ne gli anguli le pila&longs;trate, & contraforti quadrati, & nel mezo
le colonne, che &longs;portano in fuori, &longs;opra le quali è il fronti&longs;picio fatto con quelle ragioni, che
&longs;i dirà poi. Il primo a&longs;petto adunque dice Vitruuio, che è in que&longs;to modo.
Il Tempio di faccie in pila&longs;tri, &longs;arà quando egli hauerà nella fronte i pila&longs;tri, de i pare
ti, che rinchiudeno il Tempio, & tra i pila&longs;tri nel mezo due colonne, & &longs;opra quelle Lo e&longs;
&longs;empio di que&longs;to a&longs;petto &longs;i uede alle tre Fortune, & delle tre quello, che è uicino alla por
ta collina.
da Vitruuio figurando la pianta., & lo in piè, & alcuna fiata il profilo, & i fianchi, la&longs;cia
remo le ombre, & lo empir i fogli di figure, & di co&longs;e minute, & facili, non affettando la quan
tità, & la &longs;ottilità delle figure adombrate in i&longs;corzo, & pro&longs;pettiua, perche lano&longs;tra intentio
ne è di mo&longs;trare le co&longs;e, & non in&longs;egnare a dipingere. La pianta del Tenpio, detto faccia in pi-
colonne nel mezzo C. lo in piè è &longs;egnato D.
La faccia in colonne detta pro&longs;tilos, ha tutte le co&longs;e, che tiene la faccia in pila&longs;tri, má
ha due colonne &longs;opra le cantonate dirimpetto a i pila&longs;tri, & &longs;opra ha gli architraui, come
la faccia in pila&longs;tri, & dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra nel uoltare delle cantonate tiene una
colonna per banda. lo e&longs;&longs;empio è all'l&longs;ola Tiburtina al Tempio di Gioue, & di Fauno.
&longs;trate, & due nel uoltare, cioè una per banda. Stimo io, che la luce di que&longs;ti Tempij ue
ni&longs;&longs;e &longs;olamente dalle porte; perche io non trouo fatta mentione altroue di fine&longs;tre. l'I&longs;ola Tibc
rina fu con&longs;acrata ad E&longs;culapio, fatta prima a ca&longs;o, poi fortificata da Romani, & adornata
di molti belli, & grandi edificij. Appre&longs;&longs;o il Tempio di E&longs;culapio hebbe Gioue il &longs;uo edifica
to da L. Furio Purpurione con&longs;ule; & dedicato da C. Seruilio, come dicono alcuni: & nella pun
ta dell'I&longs;ola hebbe anche Fauno il &longs;uo Tempio, del quale hoggi a pena &longs;i uedeno pochi ue&longs;tigi, &
meno &longs;e ne uederà per l'auuenire, perche il Teuere gli ua rodendo d'intorno, & leuando il
terreno. T.Liuio uuole, che di alcune condennagioni fu&longs;&longs;e edificato il detto Tempio da Gn.Do
mitio, & da C. Stribonio edili.
La pianta di que&longs;to tempio è &longs;egnata F. & &longs;erue anche al ter
zo a&longs;petto, detto Amphipro&longs;tilos: perche leuandone le colonne dall'altra te&longs;ta, & continuan
do il parete, re&longs;ta que&longs;to a&longs;petto &longs;econdo, detto Pro&longs;tilos. lo in piè è &longs;egnato E. & &longs;erue an
che al terzo a&longs;petto, intendendo&longs;i la i&longs;te&longs;&longs;a fronte dall'altra te&longs;ta.
Lo a&longs;petto detto Amphipro&longs;tilos, tiene quanto è nell'a&longs;petto detto Pro&longs;tilos, ma di
piu &longs;erua lo i&longs;te&longs;&longs;o modo, di colonne, & di fronti&longs;picio nella parte di dietro.
Lo a&longs;petto detto Peripteros cioè alato intorno, è quello, che tiene d'amendue le fron
ti &longs;ei colonne: ma ne i lati undici con le angulari, &longs;i che que&longs;te colonne &longs;iano po&longs;te in mo
do che lo &longs;pacio, che è tra colonna, & colonna, &longs;ia d'intorno da i pareti a gli ultimi ordi
ni delle colonne, & &longs;i po&longs;&longs;a pa&longs;&longs;eggiare d'intorno la cella. come è' nel portico di Metelz
lo, di Gioue Statore, & alla Mariana dell'Honore, & della uirtu, fatto da Mutio &longs;en
za la parte di dietro.
go &longs;i trouò appre&longs;&longs;o l'altare una lama con que&longs;te parole. DOMIN AE HONORIS.
M. Marcello dedicò un Tempio all'Honore, & alla Virtù, che fu poi re&longs;taurato da Ve&longs;pa&longs;iano pro
pinquo alla porta Capena (come &longs;i truoua nelle medaglie.) Fece Marcello que&longs;to per uno ricor
do a quelli, che u&longs;ciuano all'impre&longs;e, che per la uirtu s'entra all'Honore. Mario &longs;imilmente edificò
un Tempio all'Honore, & dal Tempio della uirtu s'entraua. Gn.
Domitio pretore drizò &longs;ul Qui
rinale un Tempio alla Fortuna primigenia, & iui anche era un Tempio dell'Honore. Fu edifica
to delle &longs;poglie Cimbriche, & Theutoniche, in quella parte del monte E
luogo di Mariana, è detta. La pianta, & lo in piè di que&longs;to Tempio è &longs;oprapo&longs;to nel primo libro.
Il fal&longs;o a&longs;petto di due ordini detto P&longs;eudodipteros, co&longs;i è po&longs;to, che nella fronte; &
di dietro &longs;ono otto colonne, & ne i lati quindici con le angulari: ma &longs;ono i pareti della
cella dalle te&longs;te dirimpetto a quattro colonne, & co&longs;i lo &longs;patio, che &longs;arà da i pareti d'in
torno a gli eftremi ordini delle colonne &longs;arà di due intercolunnij, & d'una gro&longs;&longs;ezza da
piedi della colonna. Lo e&longs;&longs;empio di que&longs;ta forma non è in Roma: ben &longs;i troua in Ma
gne&longs;ia il Tempio di Diana fatto da Hermogene Alabandeo; Et il Tempio d'Appolline
fatto da Mne&longs;te.
P&longs;eudo uuol dire
fal&longs;o, Dipteros due ale: perche pteros &longs;ignifica ala, & pteromata &longs;ono dette le mura dall'una,
& l'altra parte dello Antitempio detto Pronao, & uolgarmente &longs;i dice un'ala di muro: & an
che detti &longs;ono pteromata i colonnati d'intorno al Tempio, perche a modo di ala &longs;tanno d'intor
no: onde peripteron, è detto quello a&longs;petto di figur a di Tempio, che ha d'intorno la cella, o na
ue del Tempio uno ordine &longs;olo di colonne, Dipteros due, P&longs;eudodipteros quello, che' ha leuato
l'ordine interiore delle colonne d'intorno, & la&longs;cia piu libero lo &longs;pacio da pa&longs;&longs;eggiare d'intor
no il corpo del Tempio. la pianta è&longs;egnata O. nel primo libro, & quiui &longs;otto.
L'a&longs;petto di due ordini, che Dipteros è detto, ha dinanzi, & di dietro otto colonne
& d'intorno la cella ha due ordini di colonne; come il Tempio Dorico di Quirino, & lo
Ionico di Diana Efe&longs;ia fatto da Cte&longs;ifonte.
&
nel &longs;eguente Capo ragiona della inuentione di Hermogene.
Il &longs;otto aere, & &longs;coperto
a&longs;petto, detto hipethros, è di
dieci colonne per te&longs;ta, & nel
re&longs;to è &longs;imile al dipteros, &
nella parte di dentro tiene
doppio ordine di colonne in
altezza rimote da i pareti al
circuito, come il portico de i
peri&longs;tili, ma la parte di mezo
è &longs;coperto &longs;enza tetto, & ha
l'intrate delle porte dinanzi,
& di dietro. l'e&longs;&longs;empio non è
in Roma, ma in Athene è di
otto colonne, nel tempio di
Gioue Olimpio.
li&longs;&longs;imo, & grandi&longs;&longs;imo Tem
pio: haueua i portichi doppi d'in
torno, & di dentro haueua due
ordini di colonne uno &longs;opra l al
tro. que&longs;te erano minori del
le di fuori. Il coperto ueniua
dalle interiori alle e&longs;teriori, che
&longs;taua in piouere. Tutto lo &longs;patio
circondato dalle colonne di den
tro era &longs;coperto; L'altare era
nel mezo. E&longs;&longs;er doueua, per
ogni intercolunnio, un nichio
la &longs;ua figura; &longs;i di dentro, co
me di fuori; et &longs;i doueua a&longs;cen
dere per gradi. Ma noi hauemo
da dolerci, & del mancamento
de gli e&longs;&longs;empi, & della pouer
tà della lingua: &longs;e pure non uo
gliamo
rezza delle parole fore&longs;tiere, &
che la lingua no&longs;tra &longs;ia corte&longs;e
a riceuerle, come ha fatto la Ro
mana L. e figure no&longs;tre dimo&longs;tra
no la no&longs;tra intentione.
Cap. II.
Inque &longs;ono le maniere de i Tempij, delle quali &longs;ono i nomi.
Picno&longs;tilos, cioè
di &longs;pe&longs;&longs;e colonne; Si&longs;tilos, piu larghe; Dia&longs;tilos anchora piu di&longs;tanti; Areo
&longs;tilos, oltra quello, che &longs;i conuiene lontane; Eu&longs;tilos, che ha ragioneuoli, &
conuenienti interualli. Picno&longs;tilos adunque è quando tra l'una, & l'altra
colonna, ui &longs;i puo porre la gro&longs;&longs;ezza d'una colonna, & meza, come nel Tempio di Diuo
niera compo&longs;ti. La maniera detta Si&longs;tilos, è quella, doue tra le colonne &longs;i puo ponere due
gro&longs;&longs;ezze di colonne, & i Zocchi delle &longs;pire a quello &longs;pacio &longs;ono tanto grandi, quanto &longs;a
rà tra due zocchi, come è nel Tempio della Fortuna eque&longs;tre al Theatro di pietra, & ne
gli altri, che &longs;ono con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni fabricati.
comincia prima dalle co&longs;e confu&longs;e, & indi&longs;tinte, ma poi appro&longs;&longs;imando&longs;i l'oggetto, &longs;i fa piu par
ticolare, & piu certa. nè uoglio hora filo&longs;ofare &longs;opra que&longs;to; &longs;olamente ne darò un'e&longs;&longs;empio del
la cognitione de i &longs;en&longs;i. Vedendo noi di lontano alcuna co&longs;a, ci formiamo prima una cognitione
confu&longs;a dello e&longs;&longs;ere, ma uedendo poi, che quella col mouimento &longs;i porta in alcuna parte, giudica
mo, che &longs;ia animale; & piu auuicinando&longs;i cono&longs;cemo e&longs;&longs;er un'huomo; poi piu appre&longs;&longs;o cono&longs;ce
mo, che è un'amico; & finalmente uedemo ogni parte di quello. co&longs;i dallo e&longs;&longs;ere, che è co&longs;a uni
uer&longs;ali&longs;&longs;ima, uenimo al mouimento, & dal mouimento ci re&longs;trignemo all'animale, & peruenen-
parte del corpo &longs;uo. &longs;imilmente adiuiene nella cognitione dello intelletto.
però Vitru.
ci ha pro
po&longs;to una indi&longs;tinta, & confu&longs;a cognitione de i Tempij, pre&longs;a dalla figura, & dallo a&longs;petto loro.
Perche tra le co&longs;e &longs;en&longs;ibili, la figura è oggetto commune, perche è &longs;ottopo&longs;ta alla cognitione di
piu &longs;en&longs;i. Di&longs;cende poi alla di&longs;tanza delle parti; & diuenirà finalmente alla particolare, & di
&longs;tinta mi&longs;ura d'ogni particella. Sette adunque &longs;ono i regolati a&longs;petti delle figure de i Tempij.
co
me uniuer&longs;ali principij della cognitione di que&longs;ta materia, & gia &longs;ono &longs;tati e&longs;po&longs;ti quali &longs;iano.
Appro&longs;&longs;imando&longs;i poi allo edificio, uedemo le apriture, & &longs;pecialmente gli &longs;pacij tra le colonne,
i quali e&longs;&longs;endo in alcuni Tempij piu ri&longs;tretti, & in alcuni piu larghi, portano all'occhio diuer&longs;e
apparenze, & fann o diuer&longs;i effetti, o di dolcezza, & bellezza, o di grandez za, & &longs;euerità, &longs;i
come fanno gli &longs;pacij delle uoci nelle orecchie: però che quello, che è con&longs;onanza alle orecchie, è
però Vitr.
di&longs;tingue le &longs;pecie de i Tempij &longs;econdo gli interualli, che &longs;ono tra
colonna, & colonna; non inquanto al numero, ma inquanto alla grandezza loro; & dice, che
la prima &longs;pecie, è detta Picno&longs;tilos, cioè di &longs;pe&longs;&longs;e, & ri&longs;trette colonne, quando una colonna è
molto appre&longs;&longs;o l'altra. La &longs;econda Si&longs;tilos, quando i uani &longs;ono piu larghi, perche allhora le co
lonne &longs;ono piu di&longs;tanti. La terza è detta, Dia&longs;tilos, che anchora con piu larghi &longs;pacij &longs;i di&longs;egna.
La quarta Areo&longs;tilos, che è quando oltra quello, che bi&longs;ogna, di&longs;tanti &longs;i fanno gli inter colunnij,
cioè gli &longs;pacij, che &longs;ono tra colonna & colonna. La quinta Eustilos, che ragioneuolmente, &
con diletto comparte i uani. & &longs;e licito fu&longs;&longs;e darei a que&longs;te &longs;pecie gli infra &longs;critti nomi, Stretta,
Larga, Rila&longs;ciata, Spacio&longs;a, & Giu&longs;ta colonnatura. Diffini&longs;ce poi Vitru.
cia&longs;cuna &longs;pecie, &
uuole, che laristretta &longs;pecie detta Picno&longs;tilos, &longs;ia quella doue gli &longs;pacij tra le colonne &longs;i po&longs;&longs;ono
fare della gro&longs;&longs;ezza d'una colonna & meza. La &longs;pecie, & maniera larga detta Si&longs;tilos, è quando
&longs;i puo ponere tra due colonne la gro&longs;&longs;ezza, o diametro di due colonne; ma uuole Vitru.
che i zoc
chi detti Plinthides, che &longs;ono i zocchi, & le parti inferiori delle ba&longs;e, &longs;iano tanto di&longs;tanti, quan
to lo &longs;pacio, & uano, che è po&longs;to tra due zocchi. Del Theatro di pietra intende il Filandro
il Theatro di Pompeio, i cui ue&longs;tigij &longs;ono in campo di Fiore. nè ual&longs;e al buon Pompeio, che egli
ui pone&longs;&longs;e ogni &longs;tudio per farlo eterno, facendolo di pietra, perche troppo grande è la forza del
tempo, & la ingiuria che egli fa alle co&longs;e. ma quali non gli &longs;ono &longs;oggette?
il tempo i&longs;te&longs;&longs;o con il
tempo &longs;i con&longs;uma, & quello che con il tempo prende uita, & uigore, col tempo s'indeboli&longs;ce, &
ha fine. perche lo e&longs;&longs;er del tempo è &longs;empre na&longs;cerc, & &longs;empre morire, & mentre &longs;i uiue, al
tro non &longs;i fa, che riceuere le ingiurie del tempo. alle quali quanto &longs;i puo l'arte cerca di reme
diare; ma infine il tempo auanza l'arte. Lo e<02>empio della &longs;pecie detta Picno&longs;tilos è notato nella
pianta; & il Si&longs;tilos è nella pianta detta Dipteros, po&longs;ta di &longs;opra.
Le due antedette maniere hanno l'u&longs;o loro difetto&longs;o, perche le matrone a&longs;cendendo
per gradi alle &longs;upplicationi loro non po&longs;&longs;ono andare al pari tra gli intercolunij; ma bi&longs;o
gna che pa&longs;sino a fila. L'altro difetto è che le porte, & gli ornamenti loro per la &longs;trettez
za delle colonne non &longs;i uedeno. & finalmente per la &longs;trettezza de gli &longs;pacij, il caminar d'in
torno al Tempio è impedito.
niere, a che fine Vitr.
ce le ha propo&longs;te? Dico io, che &longs;i come non &longs;i deue la&longs;ciare a dietro al
cuna forma del dire per e&longs;&longs;er men bella, perche è tempo, che la o&longs;curità ci uiene a propo&longs;ito, &
la confu&longs;ione, che &longs;ono forme oppo&longs;te alla chiarezza, & eleganza del dire. co&longs;i non doueua
Vitru.
la&longs;ciare forma alcuna, che &longs;ia men commoda, & meno gioconda all' a&longs;petto. perche hora
è che nell'animo de riguardanti per gli occhi &longs;i ha da poner diletto, & piacere, hora meraui
glia, & horrore, &longs;econdo il bi&longs;ogno; & que&longs;tonon &longs;i puo fare commodamente da chi non &longs;a lo ef
fetto, che fanno diuer&longs;e maniere di fabriche. & &longs;e egli &longs;i dice&longs;&longs;e, che &longs;i deue porre anche le ma
niere difetto&longs;e, per darci ad intendere, come &longs;i deueno &longs;chifare, for&longs;e, che non &longs;arebbe fuori di
propo&longs;ito. ma chi uole&longs;&longs;e fare le colonne tanto gro&longs;&longs;e, che quando tra colonna, & colonna ui
anda&longs;&longs;e bene due gro&longs;&longs;ezze, ci &longs;arebbe &longs;pacio conueniente di poter andare di pari, que&longs;ti non ha
ueria con&longs;ideratione, che l'altezza grande pa&longs;&longs;arebbe i termini, & che piu di due matrone doueua
no andar a pari. & che i zocchi nella maniera Si&longs;tilos occupariano lo &longs;pacio tra le colonne, & fa
riano nè piu nè meno impedimento al caminare. & &longs;imilmente le porte, che deono ri&longs;pondere a
proportione, &longs;ariano impedite, come prima.
La compo&longs;itione del Dia&longs;tilos, è quando noi potremo traporre nello intercolun
nio la gro&longs;&longs;ezza di tre colonne, come nel Tempio di Apollo, & di Diana. ma que
&longs;t a di&longs;po&longs;itione tiene que&longs;ta difficultà, che gli Architraui per la grandezza de gli &longs;pa
cij, &longs;i &longs;pezzano.
che nello animo, & mente &longs;ua con modi artificio&longs;i riuolge, ma quanto alla materia, i cu difetti i
(come s' è detto) che Vitr.
ci propona le maniere difetto&longs;e, accioche per lo contrario ci potia
mo guardare da gli errori. uero è che al &longs;opradetto difetto, &longs;i &longs;uol prouedere facendo &longs;opra gli
Architraui molti archi, & la&longs;ciandoli ben fermare, & a&longs;ciugare, la&longs;ciandoui anche di &longs;otto il
uano, perche quegli archi leuano il pe&longs;o a gli architraui. Leon Batti&longs;ta nel quinto libro al &longs;et
timo capo a&longs;&longs;ai commodamente ha interpretato i nomi delle &longs;opradette &longs;pecie, &longs;e benc non &longs;i puo
con&longs;eguire la felicità de i Greci nella compo&longs;itione de i nomi. & le ha chiamate, conferta, &longs;ub
conferta, &longs;ubdi&longs;pan&longs;a, di&longs;pan&longs;a, & elegante. Deue&longs;i bene auuertire, che Vitr.
non ha uoluto
dar legge ferma de gli &longs;pacij delle &longs;opradette maniere, ma ha u&longs;ato parole indeterminate, dicen
do, egli &longs;i puo porre, &longs;i potrebbe collocare, & &longs;imiglianti modi. que&longs;to auuertimento ci uenirà
a propo&longs;ito n
Nelle maniere Areo&longs;tili non ci è dato l'u&longs;o de gli Architrau i di pietra, nè di marmo,
ma &longs;opra le colonne &longs;i deono ponere le traui di legno continue, & le maniere di que Tem
pij, &longs;ono ba&longs;&longs;e, larghe, humili, & ornano i loro fronti&longs;picij di figure di terra cotta, o di ra
me dorato all'u&longs;anza di To&longs;cana. Come &longs;i uede al Circo Ma&longs;simo il Tempio di Cerere,
& di Hercole, & del Pompeiano campidoglio.
il numero del piu, & non ha detto, la maniera Areo&longs;tilos, ma le maniere; perche e&longs;&longs;endo in li
bertà no&longs;tra di fare i uani maggiori, non ci è pre&longs;critta legge, nè regola. In que&longs;te maniere non
&longs;i u&longs;ano Architraui di pietra, o di marmo, perche &longs;i &longs;pezzarebbeno. il qual pericolo &longs;e era nel
la &longs;pecie Dia&longs;tilos, doue il uano era di tre colonne, molto maggiormente &longs;arà nella &longs;pecie Areo&longs;ti
los, doue &longs;ono &longs;pacij piu liberi. La doue, per obuiare a que&longs;to difetto, &longs;i faceuano gli Architra
ui di legno, & &longs;i adornauano di auorio, & s'inue&longs;tiuano per coprire il legno. però Vitru.
nel
quarto libro al &longs;ettimo capo dice il mede&longs;imo, ma con altre parole; & iui è la pianta & lo in piè
di que&longs;ta maniera To&longs;cana Areo&longs;tilos. Ma quelle parole, che Vitru.
dice. Ma le maniere di
que Tempij &longs;ono ba&longs;&longs;e, larghe, humili, & nel latino barice, barricephalæ, hanno difficultà: perche gli
Elefanti &longs;ono detti barri. ma quel barice ha difficile interpretatione, &longs;e for&longs;e non è tolto dal
Greco, perche uaris, che &longs;i &longs;criue per uita in Greco, &longs;ignifica le chie&longs;e grandi, come dicono i dot
tori Grechi &longs;opra i &longs;almi, & Athana&longs;io &longs;opra quelle parole del &longs;almo
che in Greco dicono Apò bareon elephantinon. dice, che le ca&longs;e ornate, & i Tempij &longs;ontuo&longs;i
&longs;ono detti Vareis, perche il &longs;almo dice eburneis, come che que Tempij, & quelle ca&longs;e &longs;iano
fatte congrande artificio, & magnificentia. Didimo, dice che uaris &longs;ignifica la torre, & che le
chie&longs;e &longs;ono torrite della potentia et gratia di Chri&longs;to, & che ha po&longs;to eburneis in luogo di &longs;plendide
& precio&longs;e. &longs;imil co&longs;a dice Theodoreto &longs;opra le i&longs;te&longs;&longs;e parole, & Ba&longs;ilio dice, che i grandi edifi
cij &longs;ono da quel nome chiamati. Eu&longs;ebio intende lo i&longs;te&longs;&longs;o.
L'arte di formar di creta prima uen
ne in Ethruria, che in altro luogo d'Italia. In que&longs;ta furono eccellenti&longs;&longs;imi Dimofilo,, & Gor
ga&longs;o, & gli i&longs;te&longs;&longs;i erano anche pittori, & con l'una, & l'altra loro arte adornarono il Tempio
di Cerere, nel Circo Ma&longs;&longs;imo, & conla Greca in&longs;crittione in uer&longs;i iui po&longs;ti dimo&longs;trarono, che le
opere dalla de&longs;tra erano di Demofilo, & dalla &longs;i ni&longs;tra di Gorga&longs;o. Auanti que&longs;to Tempio tutte
le co&longs;e erano To&longs;cane, & i fronti&longs;picij erano di que&longs;te opere. Il luogo di Vitru.
nel quarto, dou e
egli accenna, quello, che egli dice in que&longs;to luogo.
ui, & ritegni, che la commi&longs;&longs;ura habbia lo &longs;pacio largo due dita, imperoche toccando&longs;i le traui,
& non riceuendo &longs;piraculo di uento, &longs;e ri&longs;caldano in&longs;ieme, & pre&longs;to &longs;i gua&longs;tano. ma &longs;opra le
traui, & &longs;opra i pareti trapa&longs;&longs;ino le me&longs;ole per la quarta parte dell'altezza della colonna &longs;por
tando in fuori, & nelle fronti loro dinanzi fitti &longs;iano gli adornamenti
anl epagmenta quelli ornamenti, che &longs;ono appo&longs;ti, & fitti alle trauature per inue&longs;tirle, & co
prirle. & Vitr.
dice qui &longs;otto.
che quanto gli &longs;patij tra le colonne &longs;ono maggiori, tanto piu gro&longs;-
& però i Tempij Areo&longs;tili
&longs;ono humili, depre&longs;&longs;i, & ba&longs;&longs;i.
Hora egli &longs;i deue rendere la ragione della bella, & elegante maniera Eu&longs;tilos nomina
ta, laquale, & all'u&longs;o & alla bellezza, & alla fermezza tiene e&longs;pedite le &longs;ue ragioni, per
cioche &longs;i deono fare gli intercolunnii della gro&longs;&longs;ezza di due colonne, & un quarto, ma lo
&longs;pacio di mezo tanto a fronte, quanto di dietro, &longs;i deue fare di tre gro&longs;&longs;ezze, perche a que
&longs;to modo haucrà & lo a&longs;petto della figura gratio&longs;o, & l'u&longs;o della entrata &longs;enza impedimen
to; & il pa&longs;&longs;eggiar d'intorno la cella ampiezza.
prima erano uitio&longs;e. Il piu largo, & libero portaua pericolo de gli Architraui.
Adunque il
giu&longs;to, & &longs;cielto tra'l piu, & il meno, che &longs;ono e&longs;tremi uitio&longs;i, nel mezo come uirtuo&longs;o &longs;i deue
ridurre. Se adunque uno & mezo, & due è poco, & tre è di piu, re&longs;ta, che due & un quarto &longs;ia
conueniente. Ma perche non è co&longs;i due & mezo, come due & un quarto?
Ri&longs;pondo, che que
&longs;to farà la giu&longs;ta mi&longs;ura del compartimento, quando &longs;i uorrà fare lo &longs;pacio dello intercolunnio
di mezo, maggiore, che gli intercolunnij e&longs;tremi. oltra che &longs;e noi cauamo da una proportione
&longs;otto&longs;e&longs;quialtera una &longs;otto&longs;e&longs;quiquinta, ne na&longs;cerà una &longs;otto&longs;e&longs;quiottaua. ecco.
uno & mezo
&longs;ono &longs;ei quarti, due &longs;ono otto quarti, due & mezo dieci quarti, tre dodici quarti. &longs;ei ad otto &longs;ono
in proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, dieci a dodici in proportione &longs;otto&longs;e&longs;quiquinta. dirai adunque, &longs;ei
uia dodici, fanno &longs;ettantadue: otto uia dieci ottanta. tra &longs;ettanta due, & ottanta cade proportio
ne &longs;otto&longs;e&longs;quiottaua. il noue adunque è piu proportionato al &longs;ei, & al dodici, che al dieci, adun
que noue quarti &longs;aranno i uani della bella maniera. Hor uediamone la proua.
Se la facciata doue &longs;i deue fare il Tempio &longs;arà per farlo di quattro colonne, parti&longs;ca&longs;i
in parti undici, & meza, la&longs;ciando fuori da i lati i margini, & gli &longs;porti de i ba&longs;amenti.
Se deue e&longs;&longs;er di &longs;ei colonne, &longs;i partirà in diciotto: &longs;e di otto, in uentiquattro, & meza.
Di que&longs;te parti, &longs;ia il Tempio di quattro, o di &longs;ei, o di otto colonne in fronte, ne piglie
rai una, & quella farà il modulo. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo, & ogni
intercolunnio, eccetto quello di mezo, &longs;ia di due moduli, & d'un quarto. L'intercolun
nio di mezo, sì dinanzi, come di dietro, &longs;ia di tre moduli: l'altezza delle colonne &longs;ia di
otto moduli, & mezo. & a que&longs;to modo per quella diui&longs;ione gli &longs;pacij, che &longs;ono tra le
colonne & le altezze delle colonne haueranno la giu&longs;ta ragione. Noi di que&longs;to non
hauemo e&longs;&longs;empio in Roma, ma nell'A&longs;ia in Theo è il Tempio del padre Baccho di ot
to colonne in fronte.
lonne &longs;ono di due te&longs;te, & un quarto, & il uano di mezo è di tre. Con que&longs;ta ragione egli rego
la quelle &longs;ei forme d'a&longs;petto dette di &longs;opra, la&longs;ciando la faccia in pila&longs;tri, perche ella è rinchiu&longs;a,
& non ha portico dinanzi. Que&longs;to &longs;i comprende beni&longs;&longs;imo dalle parole di Vitru.
perche egli di
mo&longs;tra cia&longs;cuna di quelle figure dal numero delle colonne, & però in uece di dire pro&longs;tilos, & am
phiprostilos, cioè facciata in colonne, o ambe le te&longs;te in colonne, egli dice tetra&longs;tilos, cioè quat
tro colonne. & in uece di dire peripteros, egli dice e&longs;a&longs;tilos, cioè di &longs;ei colonne.
& in uece di di
re p&longs;eudodipteros, o dipteros, egli dice, e&longs;a&longs;tilo cioè di &longs;ei colonne in fronte. Hauendo adunque di
me&longs;trato in confu&longs;o le maniere de gli a&longs;petti, hora egli uuole regolarle. Et prima &longs;econdo la bel
la maniera dello &longs;patio giu&longs;to, & &longs;cielto, & poi &longs;econdo le altre, che hanno piu &longs;tretti, o piu li
beri interualli. Regola adunque il pre&longs;tilos, & l'amphipro&longs;tilos con una &longs;ola regola, perche
l'uno a&longs;petto, & l'altro è di quattro colonne. Piglia lo &longs;patio della fronte del Tempio, & ne fa un
dici parti & meza, una delle quali deue e&longs;&longs;er il modulo, cioè quella mi&longs;ura, che è regolatrice di
tutte le parti dell' opera. Ecco qui l'ordine, del quale detto hauemo nel primo libro, al terzo Ca
po. La gro&longs;&longs;ezza adunque della colonna &longs;arà d'un modulo, & e&longs;&longs;endo quattro celonne u'ande
ranno quattro moduli: la&longs;ciando però gli orli, & gli &longs;porti delle ba&longs;e, che &longs;ono &longs;opra le canto-&
perche i uani &longs;ono un meno delle colonne, ui &longs;aranno tre uani, quello di mezo uuole tre moduli,
che con i primi quattro delle gro&longs;&longs;ezze, delle colonne fanno &longs;ette. I due uani haueranno quattro
moduli, & mezo; dando a cia&longs;cuno due moduli, & un quarto. & co&longs;i &longs;aranno regolati i uani
della facciata in colonne, & dello Amphipro&longs;tilos. Similmente &longs;i regola il peripteros, cioè ala
to a torno, perche hausndo&longs;i a porre &longs;ei colonne per te&longs;ta, &longs;i ha da partire la facciata in parti di
ciotto: una delle quali &longs;arà il modulo: cinque &longs;aranno date a i uani: &longs;ei alle gro&longs;&longs;ezze delle colon
ne: il uano di mezo tre: i quattro due per banda: noue, a due moduli, & un quarto per interco
lunnio, che po&longs;ti in&longs;ieme fanno diciotto. Similmente &longs;i regola il finto alato doppio, & il doppio
alato, perche e&longs;&longs;endo l'uno, & l'altro nelle te&longs;te di otto colonne, egli &longs;i partirà la fronte in parti
uentiquattro & meza, l'una delle quali &longs;arà il modulo. Otto moduli adunque andaranno alle
gro&longs;&longs;ezze delle colonne, tre nel uano di mezo, che &longs;ono undici. & perche re&longs;tano tre uani per
banda, che &longs;ono &longs;ei, andandoui due te&longs;te, & un quarto per uano, ui andranno tredici moduli, &
mezo, che aggiunti a gli undici, fanno uentiquattro & mezo. Et que&longs;to è quello, che Vitr.
ci in
&longs;egna, & ci regola anche l'altezza delle colonne, & uuole, che in ogni maniera di a&longs;petto rego
lato &longs;econdo la &longs;cielta diui&longs;ione de i uani, l'altezza delle colonne &longs;ia di otto moduli & mezo et qui
ui accenna la maniera Ionica, della quale egli dice ragionar nel pre&longs;ente libro.
Et quelle ri&longs;pondenze di mi&longs;ure ordinò Hermogene; il quale anche fu il primo nel trouar
la ragione del Tempio d'otto colonne, ouero finto a&longs;petto doppio. perche dalla &longs;imme
tria del Dipteros, egli leuò gli ordini interiori di trenta colonne, & con quella ragione, &
della &longs;pe&longs;a, & della fatica fece guadagno. Que&longs;ti nel mezo d'intorno la cella fece un lar
ghi&longs;simo &longs;pacio da pa&longs;&longs;eggiare, & non leuò alcuna co&longs;a dello a&longs;petto, ma &longs;enza di&longs;iderio
di co&longs;e &longs;uperflue con&longs;eruò l'autorità con la di&longs;tributione di tutta l'opera. Percioche la ra
gione delle ale, & delle colonne d'intorno al Tempio è &longs;tata ritrouata, accioche lo a&longs;pet
to per l'a&longs;prezza de gli intercolunnij haue&longs;&longs;e riputatione, & anche &longs;e per le pioggie la for
za dell'acqua tene&longs;&longs;e occupata, & rinchiu&longs;a la moltitudine delle genti, pote&longs;&longs;ero hauer
nel Tempio, & d'intorno la cella con largo &longs;patio libera dimora. Et tutto que&longs;to &longs;i truo
ua e&longs;pedito nelle di&longs;po&longs;itioni del P&longs;eudodipteros. Il che pare, che Hermogene fatto hab
bia con acuta, & gran &longs;olertia gli effetti delle opere, & che habbia la&longs;ciato i fonti, d'onde
i po&longs;teri pote&longs;&longs;ero trarre le ragioni delle di&longs;cipline, & gli ammae&longs;tramenti dell'Arte.
lonne, come per la pianta &longs;i puo uedere. Hermogene per i&longs;paragno di &longs;pe&longs;a, & di fatica leuò l'or
dine di dentro, la&longs;ciò i portichi piu &longs;pacio&longs;i, non tol&longs;e alcuna co&longs;a dallo a&longs;petto, perche nelle fron
ti re&longs;tarono le otto colonne, & dalli fianchi &longs;e ne uedeuano quindici. Et però que&longs;to a&longs;petto &longs;i chia
ma fal&longs;o dipteros, perche fa la mo&longs;tra del dipteros, ma non è. Da que&longs;to luogo &longs;i comprende, che
Vitru.
ha regolati gli a&longs;petti, &longs;e bene egli non gli ha nominati, perche chiaramente egliper octa
stilo ha inte&longs;o il Dipteros, & il P&longs;eudodipteros. dicendo di Hermogene que&longs;te parole. Il quale
anche fu il primo a ritrouar la ragione del Tempio di otto colonne, ouero P&longs;eudo
dipteros.
ce, quanto è &longs;tato e&longs;&longs;equito nel terzo, dicendo d'hauer detto delle di&longs;tributioni, che &longs;ono in
cia&longs;cuna maniera, cioè ne i principij della cognitione de i Tempij, quanto a gli a&longs;petti, &
delle cinque maniere, che trattano de gli &longs;patij, che &longs;ono tra le colonne. Ma qui potrebbe na&longs;ce
re un dubbio, come &longs;ia, che Vitr.
non habbia fatto mentione del Tempio ritondo, & come egli
non habbia regolata la maniera de i Tempij &longs;coperti, che hanno dalle te&longs;te dieci colonne? Al pri
mo dico, che Vitr.
ragiona de i Tempij ritondi nel quarto, & for&longs;e gli mette nel numero de gli
a&longs;petti, che &longs;ono di liberi intercolunnij, come anche i To&longs;cani, & ha la&longs;ciato di trattarne, &longs;egui
tando in que&longs;to luogo quelli a&longs;petti, che per alcuna aggiunta uanno cre&longs;cendo. Al &longs;econdo &longs;i di-
&longs;econdo la bella maniera: però &longs;e'l Tempio &longs;arà in fronte di dieci colonne; egli &longs;i partirà la fronte in
parti trent auna, una delle quali &longs;arà il modulo, la gro&longs;&longs;ezza delle colonne &longs;arà d'un modulo. &
però a dieci colonne &longs;i daranno dieci moduli. allo &longs;pacio di mezo tre, che &longs;ono tredici, a i uani da i
lati, che &longs;ono quattro per banda, che fanno otto uani, &longs;e ne daranno diciotto, che gionti alli tre
dici, &longs;ommano trentuno. La pianta, & lo in piè di que&longs;ta forma è &longs;egnata col nome &longs;uo.
Ne i Tempij Areo&longs;tili, doue &longs;ono gli &longs;pacij liberi tra le colonne, deon&longs;i fare le colonne
in que&longs;to modo, che la gro&longs;&longs;ezza di quelle &longs;ia l'ottaua parte dell'altezza. Et nella forma
Dia&longs;tilos, &longs;i deue mi&longs;urare l'altezza in que&longs;to modo, che &longs;ia diui&longs;a in parti otto, & meza
& di una parte &longs;ia fatta la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. Nella maniera Si&longs;tilos egli &longs;i ha a diui
dere l'altezza in noue parti, & meza, & di quelle darne una alla gro&longs;&longs;ezza. Nella manie
ra picno&longs;tilos, l'altezza è diui&longs;o in dieci parti, & d'una &longs;i fa la gro&longs;&longs;ezza della colonna.
Nella maniera Eu&longs;tilos, &longs;i &longs;erua la ragione della Dia&longs;tilos, cioè, che l'altezza della colon
na &longs;i diuide in otto parti & meza, & una &longs;i dona alla gro&longs;&longs;ezza. Et a que&longs;to modo &longs;i da
per la rata parte la ragione de gli &longs;pacij tra le colonne: perche, &longs;i come cre&longs;ceno gli &longs;patij
tra le colonne, co&longs;i &longs;i deono con proportioni accre&longs;cere le gro&longs;&longs;ezze de i loro fu&longs;ti, per
che &longs;e nella maniera areo&longs;tilos la gro&longs;&longs;ezza della colonna &longs;arà la nona, ouero la decima
parte, ella ci parerà tenue, & &longs;ottile, perche per la larghezza de i uani l'aere con&longs;uma, &
&longs;minui&longs;ce la gro&longs;&longs;ezza dello a&longs;petto de i tronchi delle colonne. per lo contrario &longs;e nella
forma picno&longs;tilos &longs;arà la gro&longs;&longs;ezza l'ottaua parte dell'altezza, per l'angu&longs;tia, & &longs;trettezza
de gli &longs;patij, farà un'a&longs;petto gonfio, & &longs;enza garbo, & però bi&longs;ogna &longs;eguire la conuen ien
za delle mi&longs;ure &longs;econdo la maniera dell'opera, & co&longs;i per que&longs;to &longs;i deono fare le colonne,
che &longs;tanno &longs;u le cantonate, piu gro&longs;&longs;e una cinquante&longs;ima parte del loro diametro, perche
&longs;ono dallo aere circon&longs;tante tagliate, & piu &longs;ottili paiono a i riguardanti: & però quello
che in ganna gli occhi deue con la ragione e&longs;&longs;ere e&longs;&longs;equito.
detta Eu&longs;tilos, hora egli ci in&longs;egna, come &longs;i hanno a regolare gli a&longs;petti delle allre maniere, che
&longs;ono le altre quattro, la &longs;tretta, detta picno&longs;tilos; la larga, detta &longs;i&longs;tilos; la rila&longs;ciata, detta dia
&longs;tilos; & la &longs;pacio&longs;a, & libera, detta areo&longs;tilos. La &longs;omma della &longs;ua intentione è que&longs;ta, che
noi douemo con&longs;iderare gli &longs;patij, che &longs;ono tra colonna, & colonna in cia&longs;cuna delle dette forme,
& doue trouaremo tra le colonne e&longs;&longs;ere &longs;pacio maggiore, douemo a proportione fare piugro&longs;&longs;a la
colonna: & la ragione è que&longs;ta, perche &longs;e fu&longs;&longs;ero le colonne &longs;ottili doue &longs;ono i uani maggiori,
molto &longs;i leuarebbe dello a&longs;petto, imperoche lo aere è quello, che toglie della gro&longs;&longs;ezza delle co
lonne, & fa parere quelle piu &longs;ottili, come la i&longs;perianza ci dimo&longs;tra. Doue adunque è piu di ua
no, & di &longs;pacio, iui entra piu l'aere, il quale e&longs;&longs;endo d'intorno taglia del uiuo; Et però con buo
na ragione la distanza de gli intercolunnij regola la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. La onde Vitr.
uo
lendoci confermare con altra i&longs;perienza, & ragione quello, che ci ha propo&longs;to, uuole, che le co
lonne, che stanno &longs;u gli anguli delle fabriche, che hanno portichi d'intorno, &longs;iano piu gro&longs;&longs;e al
quanto delle altre, che &longs;ono tra quelle, perche d'intorno le colonne angulari &longs;i rauna maggior
quantità di aere, & di luce, che le uiene a mangiare della lor gro&longs;&longs;ezza, doue pareno piu &longs;ottili
delle altre, & però in rimedio di quello, che leua la luce, & lo aere, &longs;e le da la cinquante&longs;ima
parte del diametro di piu delle altre. il che &longs;erue a quella digni&longs;&longs;ima parte, che nel primo libro è
detta Eurithmia. Vitr.
adunque ha detto del numero delle colonne de gli a&longs;petti, detto ha delle di
&longs;tanze loro nelle cinque maniere: & poi ha detto delle grandezze di quelle: & co&longs;i è di&longs;ce&longs;o a po
co a poco dall'uniuer&longs;ale al particolare, & ha distinto le co&longs;e confu&longs;e &longs;econdo l'ordine della huma
na cognitione. & anchora diuiene a piu particolar notitia, & tratta delle contrattioni, & ra
stremamenti, che &longs;i fanno nel &longs;ommo della colonna, & &longs;imilmente della gonfiatura, che &longs;i fa nel
mezo. & dice.
Le diminutioni, che &longs;i fanno nella parte di &longs;opra delle colonne &longs;otto i collarini detti hy
potrachelij, &longs;i deueno fare in que&longs;to modo, che &longs;e la colonna &longs;arà di quindici piedi almeno,
&longs;ia diui&longs;a la gro&longs;&longs;ezza del fu&longs;to da ba&longs;&longs;o in &longs;ei parti, & di cinque di quelle &longs;i faccia la gro&longs;
&longs;ezza di &longs;opra, & di quella colonna, che &longs;arà alta da quindici a uenti piedi, il fu&longs;to da ba&longs;&longs;o
&longs;ia diui&longs;o in &longs;ei parti & meza, & di quelle &longs;iano date cinque & meza alla gro&longs;&longs;ezza di &longs;opra. &longs;imilmente di quelle, che &longs;aranno da uenti fin'a trenta piedi, la pianta &longs;i partirà in &longs;ette par
ti, & in &longs;ei di quelle &longs;i farà la diminutione di &longs;opra. ma quella, che &longs;arà da trenta fin qua
ranta piedi, dal ba&longs;&longs;o piede hauerà &longs;ette & mezo, & dal di &longs;opra &longs;ei, & mezo la ragione
del &longs;uo ra&longs;tremamento: Et co&longs;i quella, che &longs;arà alta da quaranta &longs;in cinquanta piedi, e&longs;
&longs;endo dal ba&longs;&longs;o diui&longs;a in otto parti, &longs;arà &longs;ette di &longs;opra nel Collarino: Et quelle, che &longs;aran
no piu alte, con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione per la rata parte &longs;i faranno piu &longs;ottili. Ma quelle per la
di&longs;tanza dell'altezza ingannano la ui&longs;ta, che a&longs;cende: Et però &longs;i aggiugne il temperamen
to alle gro&longs;&longs;ezze, poi che la ui&longs;ta no&longs;tra &longs;eguita mirabilmente la gratia, & la bellezza. al
cui piacere, &longs;e noi non con&longs;entimo lu&longs;ingando con la proportione, & con la aggiunta de
i moduli, accioche quello, di che ella è ingannata, & defraudata, con bello temperamen
to &longs;i accre&longs;ca, dalle opere &longs;arà rimandato adietro l'a&longs;petto di quelle, &longs;enza gratia, & &longs;en
za proportione di bellezza.
mente nel mezo una gonfiezza, & tumidezza molto dolce, & tenera, che gentilmente &longs;i uolge
ua, che le daua molto del buono. La ragione, perche co&longs;i faceuano, era, perche le co&longs;e na&longs;cen
ti dalla terra, come &longs;ono gli alberi, piu che &longs;i leuano, piu s'a&longs;&longs;ottigliano, & gli huomini piu ag
graperò imitando gli alberi &longs;i ra&longs;tremano le colonne di
&longs;opra, & imitando lo effetto del carico, &longs;i gonfiano nel mezo. &longs;i come adunque cre&longs;cendo in lar
ghezza iuani, Vitr.
ha uoluto, che a proportione cre&longs;ca la gro&longs;&longs;ezza delle colonne, co&longs;i uuole
hora per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, che quanto è piu alia la colonna, tanto meno &longs;ia ra&longs;tremata di &longs;opra,
perche cre&longs;cendo in altezza, fa lo e&longs;&longs;etto da &longs;e &longs;te&longs;&longs;a & di cio ne dà lo e&longs;&longs;empio, la regola, & la
ragione, il che è facile. Ma come &longs;i faccia, & doue comincia que&longs;ta diminutione, & con che
garbo &longs;i tiri la gonfiatura nel mezo, Vitr.
non ci dimo&longs;tra, benche egli prometta in fine del libro
darci il di&longs;egno, & dice.
Ma della aggiunta, che &longs;i fa nel mezo della colonna, che enta&longs;i &longs;i chiama, nel fine del
libro &longs;arà formata la &longs;ua ragione, come dolce, & conueniente &longs;i faccia.
che il SerlDi&longs;idero bene, che &longs;i auuer
ti&longs;ca, che l'huomo non prenda ammiratione, &longs;e mi&longs;urando le antichità di Roma, non ritroua &longs;pe&longs;
&longs;o le mi&longs;ure delle colonne a punto, perche &longs;e egli &longs;i pote&longs;&longs;e uedere tutto il corpo della fabrica, l'huo
mo non &longs;i marauiglierebbe della grandezza, o picciolezza de i membri, ma ritrouando un piede,
oucro un braccio &longs;eparato, non puo dire, que&longs;to piede è grande, o picciolo; dico ri&longs;petto del cor
po. &longs;e adunque cio uale nel corpo humano, perche non deue ualere nel corpo d'una fabrica, o d'al
tra co&longs;a artificio&longs;a? perche uolemo far giudicio d'una colonna, non &longs;apendo come ella era po&longs;ta
in opera, che &longs;pacio era tra una colonna, & l'altra, in che maniera era collocata, per quale acci
dente era co&longs;i compartita: che effetto, in che luogo faceua, & altri &longs;imili ri&longs;petti? che danno,
che dire a que&longs;ti di&longs;egnatori, che tutto di uanno mi&longs;urando le parti & le particelle, &longs;enza con&longs;ide
ratione del tutto, & &longs;e ne fanno regole, & precetti inuiolabili: & dicono, che non &longs;i troua in Ro
ma co&longs;a fatta &longs;econdo le regole di Vitr.
al quale doueriano credere, poi che egli &longs;te&longs;&longs;o, ci leua la
&longs;oper&longs;titione, l'obligo, & la &longs;eruitù con le ragioni manife&longs;te: Sono bene i termini delle co&longs;e, &longs;econ
do il piu, & il meno, ma tra que termini, oue &longs;ia, chi uoglia procedere con ragione, non ha per
duto il modo di fermar&longs;i piu in uno, che in altro luogo, quando la occa&longs;ione gli dà di farlo.
di gli Architr aui tanto ne i luoghi &longs;odi, quanto
ne i mo&longs;si, & aggrumati. Cap. III.
LE fondationi delle opere &longs;opradette di quanto &longs;ottera &longs;i ha da fare, &longs;i deo
no cauare, &longs;e trouar &longs;i po&longs;&longs;ono, dal &longs;odo, & poi nel &longs;odo, quanto ci pare
rà per la grandezza dell'opera, &longs;iano fatte, & quella fabrica, o &longs;truttura per
tutto il &longs;uolo quanto piu &longs;i faccia &longs;odi&longs;sima: & &longs;opra terra &longs;i facciano i muret
ti &longs;otto le colonne per la metà piu gro&longs;si di quello, che &longs;aranno le colonne: accioche le
parti di &longs;otto &longs;iano piu ferme delle parti di &longs;opra (& que&longs;ti &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare Stereo
bata, qua&longs;i ferme piante, perche &longs;o&longs;tentano il pe&longs;o di tutto lo edificio) oltra di que&longs;to
gli &longs;porti delle &longs;pire, o delle ba&longs;e non deono u&longs;cire dal &longs;odo: & allo i&longs;te&longs;&longs;o modo deue
e&longs;&longs;ere &longs;eruata la gro&longs;&longs;ezza del muro, ma bene gli &longs;pacij deono e&longs;&longs;er fatti a uolte, ouero
&longs;ianolbene ra&longs;&longs;odati, & battuti, accioche &longs;iano bene rattenuti, & fermi.
&longs;tintamente, & d'appre&longs;&longs;o uedemo, accioche non paia, che &longs;iano &longs;olamente nello aere, &
che non habbiano piede, egli uuole trattare delle fondamenta di quelle, & con bell'ordine dal
fondamento peruiene fino alla cima, facendo na&longs;cere, & cre&longs;cere la fabrica. Primier amente
adunque egli ci mostra quello, che deue &longs;tare &longs;otto le fabriche, & uucle, che imitiamo la na
tura, che ne gli alberi fa le parti inferiori piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;uperiori: percioche meglio &longs;i &longs;o
&longs;tentano i pe&longs;i, & i carichi grandi. Il piano adunque, doue &longs;i deue fabricare, è ouero duro, &longs;o
do, & naturale, ouero tenero, molle, & di terreno portato & mo&longs;&longs;o. diuer&longs;amente &longs;i deue
fondare nell'uno, & nell'altro: perche doue trouerai la terra &longs;oda, iui cauerai per fondare. & farai la fo&longs;&longs;a tanto larga, quanto porta la ragione dell'opera, che dei fare.
&longs;e il ter
reno &longs;arà molle, o &longs;arà tale nella &longs;operficie, ouero profonderà molto: &longs;e è nella &longs;operficie, ca
ua in&longs;ino, che troui il &longs;odo, &longs;e profonderà, bi&longs;ognerà farle una palificata ben battuta, &
ra&longs;&longs;odata. Il fondamento è detto &longs;ubstructione, che altro non
terra, fin che &longs;i ueda. Hora que&longs;ta fondatione deue e&longs;&longs;er di &longs;ott
de, piu &longs;i ua re&longs;tringendo. Deue&longs;i cauare il terreno della fo&longs;&longs;a egualmente, & il fondo deue e&longs;
&longs;er piano, & eguale per tutto, accioche il pe&longs;o della fabrica lo prema egualmente, nè i pareti fac
ciano danno, o &longs;egno alcuno. Le larghezze delle fo&longs;&longs;e per le fondamenta &longs;i deono fare dal giudi
cio dell' Architetto, &longs;econdo le gro&longs;&longs;ezze delle mura, le grandezze delle fabriche, & le quali
tà de i terreni: perche puo uenire occa&longs;ione o nel fare un gran palazzo, o un Tempio, ouero
un ponte, che &longs;i facciano le fondamenta intiere continuate per tutto il piano, di &longs;otto con per
petua muratura. Quando al pari del piano hauerai leuato la &longs;ottomuratura, & il fondamento
dei leuare alcuni muretti, che &longs;i chiamano Stereobati, & altroue &longs;tilobati, qua&longs;i &longs;odi, &
fermi piedi delle colonne: benche altroue Stereobata uoglian dire il ba&longs;amento di tutta la fabri
ca, che in alcuni edificij, è fatto a &longs;carpa. ma che quiui intenda il piede&longs;talo, &longs;i uede per quel
le parole.
mincia a &longs;coprir&longs;i, & ueder&longs;i. I muretti &longs;otto le colonne altro non &longs;ono, che i piede&longs;tali,
che &longs;i doueriano dire piede&longs;tili, cioè piedi delle colonne, che &longs;arebbe parola compo&longs;ta del Gre
co, & del uolgare. ma parliamo &longs;econdo l'u&longs;o.
que&longs;ti adunque doueriano e&longs;&longs;er piu gro&longs;&longs;
metà del fu&longs;to delle colonne da ba&longs;&longs;o. ecco la ragione.
La &longs;pira, & ba&longs;a della colonna non i&longs;por
ta piu in fuori per lo piu, che la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna, cioè per un quarto da un
lato, & per un quar to dall'altro; & que&longs;to nella Dorica: perche lo &longs;porto della ba&longs;a Ionica &longs;iVuole
adunque Vitruuio che il piede&longs;talo, che è &longs;otto la colonna, &longs;ia per la met à piu gro&longs;&longs;o della colon
na, che ui ua &longs;opra: & di piu uuole, che gli &longs;porti delle ba&longs;e, che &longs;ouo tanto, quanto la lar
ghezza del zecco, non e&longs;chino del uiuo, cioè del quadrato del piede&longs;talo. Egli &longs;i deue auuertire,
che per que&longs;to nome Stilobata, &longs;e bene s'intende quel muretto, che è &longs;otto le colonne, come pie
de, & po&longs;amento, però &longs;ono anche i Stilobati congiunti uno con l'altro mediante quella aggiun
ta, della quale parlerà Vitruuio qui &longs;otto: & però tutto quel ligamento, è detto anche Stereo
bata, &longs;econdo la e&longs;po&longs;itione del nome, che detto hauemo: & tutta que&longs;ta fabrica è imme
minare: ma del poggio ne dirò qui &longs;otto. Deue
&longs;i auertire, che i buoni antichi, &longs;e bene face
uano il ba&longs;amento piu largo della fabrica di
&longs;opra, non però lo faceuano a &longs;carpa: ma in
modo di gradetti, come ci mo&longs;tra la figura qui
appre&longs;&longs;o. Dice poi Vitruuio.
modo deue e&longs;&longs;er &longs;eruata la gro&longs;&longs;ezza del mu
ro
di quella di &longs;opra. Ma gli &longs;pacij, che &longs;ono
tra un piede&longs;talo, & l'altro, cioè nelle fon
damenta, &longs;i deono legare in que&longs;to modo, che
ouero &longs;i facciano a uolti, come è lo in piè d'un
Tempio di&longs;egnato nel primo libro, al cap.
&longs;e
condo: ouer &longs;iano ra&longs;&longs;odati con palificate
ben battute & ferme: & a que&longs;to modo i le
gamenti della fabrica &longs;aranno fermi<02>imi. Que
&longs;ti uolti &longs;ono
&longs;a, & per a<02>icurar, che le colonne per lo pe&longs;o loro non fondino, & i uolti &longs;ono riuer&longs;ei: ma
che impedi&longs;ce, che non &longs;iano anche dritti, come è nell' e&longs;&longs;empio allegato? Ma come &longs;i battino le
palificate, con gli in&longs;trumenti detti Fi&longs;tuce da latini, & Becchi da noi, non è alcuno, che non
lo &longs;appia: & que&longs;ta è la regola di fondare ne i luogbi, che hanno buono, & &longs;odo terreno, co
me &longs;ono quelli di Candia tenaci&longs;&longs;imi, & fermi&longs;&longs;imi, ne i quali è gran fatica fare le cauationi.
Ma &longs;e i luoghi &longs;aranno di terreno mo&longs;&longs;o, ouero paludo&longs;o, o tenero come a Venetia, Vitruuio
ce in&longs;egna quello &longs;i deue fare, & dice.
Ma s'egli non &longs;i truoua il &longs;odo, & che il &longs;uolo &longs;ia mo&longs;&longs;o, ouero palu&longs;tre, allhora quel
luogho &longs;i deue cauare, & uotare, & con pali d'Alno, o di Oliuo, o di Rouere ar&longs;icciati
con&longs;iccare, & con le machine fatte a que&longs;to propo&longs;ito &longs;iano battute le palificate &longs;pe&longs;si&longs;si
me, & gli &longs;pacij, che &longs;ono tra i pali-&longs;iano empiti di carboni, & le fondamenta &longs;iano empite
di &longs;odi&longs;sime murature: ma poi che le fondamenta &longs;aranno ben battute, deon&longs;i porre a li
uello i piede&longs;tali, &longs;opra de i quali di&longs;ponerai le colonne (come s'è detto di &longs;opra): ouero
nella maniera di &longs;trette colonne, come ella ricerca, ouero nelle altre, come cia&longs;cuna ri
chiede, &longs;ia o rila&longs;ciata, o &longs;pacio&longs;a, o gratio&longs;a maniera, come di &longs;opra &longs;ono &longs;tate ordina
te, & de&longs;critte, perche nelle areo&longs;tile è grande libertà di fare gli &longs;pacij, come piace a cia
&longs;e uno. bene egli &longs;i deue auuertire, che ne gli alati atorno, detti Peripteri, collocate &longs;iano
le colonne in modo, che quanti uani faranno nella fronte, tante due fiate &longs;iano ne i lati,
p erche co&longs;i &longs;arà doppia la lunghezza dell'opera alla larghezza; però che quelli, i quali
uoluto rad doppiar le colonne, & non i uani, pare che habbiano errato, perche pare, che
uno intercolunnio oltra quello che bi&longs;ogna, &longs;i &longs;tenda per la lunghezza.
da i lati haueua undici colonne computando le angulari; adunque bauer à dieci uani: & quelli, che
hanno raddoppiato il numero delle colonne da i fianchi, hanno errato, perche non hanno computa
to nel numero delle colonne da i lati quelle, che &longs;tanno &longs;opra gli anguli, le quali &longs;erueno alla fron
te, & a i lati; &longs;i che bi&longs;ogna raddoppiare i uani, & non le colonne. & que&longs;ta regola è anche nel
le altre maniere, che hanno colonne a torno, che for&longs;e &longs;otto que&longs;to nome di periptere &longs;ono &longs;tate
tutte compre&longs;e, perche tutte hanno le ale a torno. Fin qui adunque hauemo le &longs;ondamenta, hauemo
i piede&longs;tali, & la fabrica alzata da terra: hora &longs;i ragioner à de i gradi, per li quali &longs;i a&longs;cendeua
al Tempio. que&longs;ti erano nelle fronti, come &longs;i uede in molte piante di &longs;opra, erano anche d'intorno,
come nella pianta del peripteros di &longs;ei colonne s' è po&longs;to: & con una i&longs;te&longs;&longs;a ragione &longs;i regola il nume
ro, l'altezza, & la larghezza de i gradi, & però dice Vitr.
I gradi nella fronte &longs;i deono formare in que&longs;to modo, che &longs;empre &longs;iano di&longs;pari, perche
&longs;alendo&longs;i al primo grado col piè de&longs;tro, lo i&longs;te&longs;&longs;o piede entrando&longs;i di &longs;opra nel Tempio &longs;a
rà po&longs;to: ma le gro&longs;&longs;ezze di quelli co&longs;i giudico io che debbiano e&longs;&longs;er terminate, che non
&longs;iano piu gro&longs;&longs;e di dieci dita, nè piu &longs;ottili di noue. perche a que&longs;to modo non &longs;arà diffi
cile il &longs;alire. Le ritrattioni de i gradi, non &longs;iano meno d'un piede, & mezo, nè piu di
due: & &longs;e d'intorno al Tempio &longs;i deono fare i gradi, &longs;i faranno all'i&longs;te&longs;&longs;o modo.
za del grado: quella, che il piede calca, & s'allarga per &longs;alire allo altro grado, è detta da Vitr.
ri
trattione del grado. io chiamerei quella, altezza, & que&longs;ta, larghezza del grado.
Qui non di
ce Vitr.
che i gradi debbiano e&longs;&longs;ere piu tre, che cinque, piu cinque che &longs;ette. ben è uero, che egli è
&longs;tato auuertito nelle fabriche antiche, che et &longs;e pure &longs;i pa&longs;&longs;aua, egli
&longs;i faceua un piano, & una ritrattione larga, che noi chiamamo requie, &longs;opra la quale &longs;i ripo&longs;a
uano gli huomini, dapoi la &longs;alita. Deono e&longs;&longs;ere i gradi non piu alti di dieci parti d'un piede, nè
meno di noue, ma &longs;e fu&longs;&longs;ero noue parti a punto, o meno di dieci &longs;ariano piu commodi. Pone adun
que Vitr.
itermini del piu, & del meno: ma a di no&longs;tri &longs;i fanno minori, il che non laudarei, per
che poi non hanno grandezza, &longs;e bene fu&longs;&longs;ero piu commodi alla &longs;alita. Il piede è partito in dodici
oncie, come hauemo eletto. de&longs;tante &longs;ono dieci oncie, dodrante noue, & le oncie anche &longs;ono det
te dita. Ma &longs;e egli &longs;i uorrà fare il poggio da tre lati, Vitr.
dice quello douemo o&longs;&longs;eruare.
Ma s'egli &longs;i uorrà fare il poggio da tre lati, bi&longs;ognerà guardare, che i quadretti, le ba&longs;e
i tronchi, le cornici, & le gole conuenghino col piede&longs;talo, ch'è &longs;otto le &longs;pire delle co
lonne.
altri membrelli, i mede&longs;imi &longs;iano anche nel poggio, come dimo&longs;tra lo in piè del tempio &longs;eguente,
che ha il poggio. Ma perche il piede&longs;tale, &longs;oprail quale era la colonna, u&longs;ciua del dritto, del
poggio, & per que&longs;to il poggio era ritratto in entro per lo &longs;pacio, che era tra un piede&longs;talo, &
l'altro, & faceua una certa concauità, che Vitr.
chiama alueolato: però era nece&longs;&longs;ario, che
Vitr.
ci de&longs;&longs;e la regola di agguagliare, & pareggiare i piede&longs;tali, accioche &longs;i &longs;ape&longs;&longs;e quanto ha
ueuano adu&longs;cir fuori del dritto del poggio, & però dice.
Et a que&longs;to modo bi&longs;ogna, che il piede&longs;talo &longs;ia pareggiato, che egli habbia per mezo
l'aggiunta per gli &longs;camilli impari; perche &longs;e egli fu&longs;&longs;e drizzato a linea, egli &longs;i uederebbe
con l'occhio il letto, & cauo. ma come a far que&longs;to &longs;i facciano gli &longs;camilli conuenienti,
come dell'altre co&longs;e, co&longs;i di que&longs;ta &longs;arà de&longs;critto nel fine del libro, la forma, & la di
mo&longs;tratione.
poggio, che &longs;i ritira a dietro, è detta alueolato. Il nome di &longs;camilli in uero non &longs;i troua, ( che io &longs;ap
pia) nè latino, nè dedutto dal Greco. & quando bene uole&longs;&longs;e dire camillum, quando &longs;i dice&longs;&longs;e ca
millus nel genere del ma&longs;chio, io direi, che la intentione di Vitr.
fu&longs;&longs;e, come io ho detto, perche
camillus, nel quarto libro, è una ca&longs;&longs;a, o forma, o telaro, che egli chiama loculamentum. Le
Quando adunque &longs;ia, che i piedi&longs;tali &longs;eparano una parte
che uengono in fuori, & non uanno continuando, ma rompeno la drittura del poggio: &
me ho detto, ilche proucrò anche di &longs;otto. Et &longs;e &longs;camillus uiene da &longs;camnum, per diminutione,
& che &longs;i traduca &longs;cabelli, perche i piedi&longs;tali &longs;ono come &longs;cabelli trauer&longs;i, non s'impedirebbe il no
&longs;tro &longs;entimento. il quale però è confirmato per alcune parole, che Vitr.
dirà qui &longs;otto.
Ma la pian
ta, & lo in piè del Tempio fatto col poggio &longs;ono fatte di &longs;opra. a carte
delle ar
tificiali &longs;e ne è ragionato a ba&longs;tanza. &longs;opra le fondamente, o gradi, o poggi, che &longs;i facciano, &longs;ene
è dato la regola di &longs;opra. hora &longs;i dirà de i piedi&longs;tali, i quali &longs;ono di due modi.
prima tutto il ba&longs;a
mento d'una fabrica &longs;i puo chiamare piede&longs;tale; che in Greco &longs;tereobata, & anche &longs;tilobata &longs;i
chiamano le parti prime &longs;opra terra, piu gro&longs;&longs;e che i pareti; perche con perpetua, & conti
&longs;odezza legano la fabrica d'intorno. l'e&longs;&longs;empio è nelle piante d'alcuni Tempij &longs;opra po&longs;ti, come
nella pianta del dipteros, doue &longs;i uede, che corre quel legamento intorno, &longs;opra il quale è po&longs;to il
colonnato. & nella parte dinanzi &longs;ono i gradi &longs;errati tra quel legamento, che è fatto per leuare
la fabrica da terra, & per darle &longs;odezza, & mae&longs;tà, & per ornamento. & &longs;pe&longs;&longs;o gli antichi ui
poneuano delle &longs;tatue nelle fronti, la doue da una parte, & l'altra erano del ba&longs;amento, che
u&longs;ciua dell' ordine delle colonne dinanziper legare i gradi, & que&longs;to poteua e&longs;&longs;er per la quarta
parte della colonna in altezza. i piede&longs;tali da &longs;e, & &longs;eparati dal ba&longs;ameno, non &longs;i danno per
quanto &longs;i legge, nè alle opere To&longs;cane, nè alle Doriche. però que lli, che danno mi&longs;ure de piede&longs;ta
li, pare, che s'habbiano formato di loro capo le mi&longs;ure di quelli, in que generi, doue non &longs;i tro
uano. Ma nello Ionico, Corinthio, & composto, &longs;e ne truouano.
come nel pre&longs;ente libro, &
nel quinto doue &longs;i ragiona del poggio della &longs;cena, &longs;i uede chiaramente. & molti e&longs;
in Roma, ne gli archi, Tempij, & Theatri. Que&longs;ti hanno diuer&longs;e mi&longs;ure, & tutte però &longs;i ca
uano dall'altezza della colonna con la &longs;ua ba&longs;a, & capitello, perche altri&longs;ono la terza parte,
come quelli dell'arco fatto al ca&longs;tel uecchio di Verona, d'opera Corinthia &longs;ommamente lodata.
Altri&longs;ono per la quarta parte, come &longs;ono quelli del Coli&longs;eo: altri &longs;ono d'una quarta & meza,
come nell'arco fatto da Traiano in memoria della uittoria di Dacia, &longs;ul porto d' Ancona: & è ope
ra Corinthia bella & &longs;chietta. Altri della quinta, come &longs;i è o<02>eruato.
& que&longs;ta diuer&longs;ità na
&longs;ce, perche con diuer&longs;e intentioni l' Architetto &longs;opplire intende alla grandezza, o bellezza delle
fabriche, Vitruuio ragionando nel quinto, del poggio della &longs;cena, fa il piede&longs;talo d'uno terzo,
proportionando, & il poggio, & le colonne al diametro dell'Orche&longs;tra; & è belli&longs;&longs;ima forma. i
piedi&longs;tali ad unque, per le fatte o&longs;&longs;eruationi, &longs;i partirano in otto parti nella loro altezza. di que
&longs;te una ua per gli ornamenti, o membrelli di &longs;opra, che &longs;ono come un capitello del piede&longs;talo: due &longs;i
danno alla ba&longs;a, il re&longs;to al dado, o tronco di mezo. La ba&longs;a &longs;i parte in tre parti, due &longs;i danno al
zocco, l'altra all'altre parti. &longs;i che gli ornamenti di &longs;otto, o membrelli che &longs;iano, &longs;ono doppij in
altezza a gli ornamenti, o membrelli di &longs;opra, che Vitru.
chiama, quadre, corone, li&longs;is. Sole
uano gli antichi &longs;otto la ba&longs;a del piede&longs;talo porre uno, o due zocchi, non meno alti di tutta la ba
&longs;a del piede&longs;talo. & que&longs;to per dar fermezza, & grandezza alle opere.
&longs;oleuano anche &longs;otto l'or
lo della ba&longs;a della colonna porre un'altro zocco, ilche &longs;pecialmente u&longs;auano di fare ne gli archi. & tutta la ba&longs;a, col detto zocco era d'un pezzo, perche la fu&longs;&longs;e piu atta, a &longs;o&longs;tener i pe&longs;i, come
&longs;i uede nell'arco d' Ancona, ne gli archi di Settimio, & di Tito, & di Con&longs;tantino in Roma, &
in altri luoghi d'Italia. Ma prima, che io de&longs;criua co&longs;a alcuna, mi pare conueniente e&longs;ponere l'o
rigine, & ragione de i uocaboli, & nomi po&longs;ti alle parti, & membri delle fabriche; accioche
&longs;empre non &longs;i habbia a tornar da capo. Fu la colonna (come s'è detto) ritrouata per &longs;o&longs;tenere
i pe&longs;i. & prima cra di legno, & ritonda.
crebbe poi il di&longs;iderio della grandezza, & perpetui
tà con la concorrenza de gli huomini, d'onde la terra fu &longs;ollecitata, & dalle ui&longs;cere di quella fu
rono cauate le pietre, & i marmi. la onde hebbero luogo le colonne di marmo, ma in modo, che
tene&longs;&longs;ero qualche &longs;imiglianza con le colonne di legno, lequali, accioche per li pe&longs;i non &longs;i fende&longs;
&longs;ero, haueuano dalle te&longs;te alcuni cerchi di ferro, & alcune anella, che re&longs;trigneuano i capi didoue gli Architetti ad imitatione di quelle, indu&longs;&longs;ero le fa&longs;cie di &longs;opra, & di &longs;otto
i fu&longs;ti delle colonne, & accrebbero poi quelle parti, di modo, che la parte di &longs;opra chiamarono
capitello, & quella di &longs;otto nominarono ba&longs;a. Nella ba&longs;a o<02>eruarono, che la larghezza &longs;ua
fu&longs;&longs;e maggiore dell'altezza, dapoi, che &longs;porta<02>e alquanto piu del fusto della colonna, ad imita
tione del piede humano: & co&longs;i anche l'infima parte della ba&longs;a fu&longs;&longs;e alquanto piu larga di quel
la di &longs;opra; &longs;i come era il piede&longs;talo piu largo della ba&longs;a: & il fondamento piu largo del piede
&longs;talo, ad imitatione della natura, come hauemo detto. Ba&longs;a è nome Greco, in latino &longs;i chiama
&longs;pira. perche &longs;pira &longs;ignifica giro, o uoluta: & le ba&longs;e erano ritonde, imitando i cerchi, & le anel
la. ma i Greci chiamano ba&longs;e con miglior comparatione, perche ba&longs;is, uuol dire piede: & la ba
&longs;a è piede della colonna. & però anche i nomi delle parti delle ba&longs;e, da Greci &longs;ono &longs;tati po&longs;ti
con que&longs;to ri&longs;petto del piede humano, & d'altre parti, & anche del &longs;uo calzare, perche fanno
le ba&longs;e di membri co&longs;i chiamat, come &longs;ono Plinthus, Torus, Scocia, Trochilus, Quadra, Su
percilium, A&longs;tragali. Plinthus è nome Greco, &longs;ignifica mattone, laterculum, ouero cata&longs;trum:
& da uulgari è detto orlo: perche zocco è quello, che è &longs;otto la ba&longs;a; che io chiamerei piu pre
&longs;to &longs;ottoba&longs;a, che zocco: & Plinthus chiamerei zocco, o quadrello. Torus è uno membrello
ritondo, che ua&longs;opra l'orlo, è detto in Greco &longs;tiuas: & &longs;i chiama Torus, perche è come una
gonfiezza carno&longs;a, ouero come uno piumazzetto. noi perche è ritondo lo chiamamo ba&longs;tone: &
France&longs;i, bozel, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione. Scocia è Greco, & &longs;ignifica ombro&longs;o, & o&longs;curo; per
che è un membro cauo, che fa ombra; però i no&longs;tri lo chiamano cauetto. altri &longs;corza, perche è
come la &longs;corza di mezo ba&longs;tone: France&longs;i chiamano il cauetto contrabozel. Trochilus da Gre
ci, orbiculus, da latini è detto, perche a&longs;&longs;imiglia una rotella, che &longs;opra il taglio habbia un cana
le, come hanno i raggi delle taglie, &longs;opra liquali uanno le funi. Quadra, & li&longs;tella, & filette
in France&longs;e, che è la gro&longs;&longs;ezza d'alcuni membrelli, & è un pianuzzo & regola quadra di &longs;opra
il cauetto, come è il &longs;opraciglio a gli A&longs;tragali. A&longs;tragalus è co&longs;i detto dalla forma di quell'o&longs;
&longs;o, che è nella giontura del collo del piede; latinamente è detto Talus; che uolgarmente &longs;i chia
ma talone, ma gli Architetti pure dalla forma il chiamano tondino, et nelle ba&longs;e &longs;e ne fanno due.
I di&longs;egni di que&longs;ti membrelli, &longs;aranno qui &longs;otto, con le loro lettere, & nomi partitamente di<02>e
gnati. Noi po&longs;cia poneremo tutti gli ordini di&longs;tintamente prima, che &longs;i uenga al te&longs;to di Vitru.
accioche, con la imitatione del Filandro facciamo chiara tutta la pre&longs;ente materia. laquale ha
bi&longs;ogno di que&longs;ta ordinatione. & &longs;atisfaremo anche a quelli, che non &longs;i curano di tanta Filo&longs;ofia,
& che ci fanno oppo&longs;itione di troppo alti concetti, & di&longs;cor&longs;i, con i quali io non uoglio &longs;cu&longs;ar
mi, perche dubiterei di non gli credere, et non di dare ad intendere a me &longs;te&longs;&longs;o che fu&longs;&longs;e uero, che
o fu&longs;&longs;e piu Theorico, che pratico.
Orlo.
rondbozel.
ba&longs;tone.
cont
orbiculus.
Trochilus.
A&longs;trag alus.
Talus.
tondino.
li&longs;tello.
Filette.
dell'Apofige, della quale &longs;i dir à dapoi.
la mi&longs;ura dt
alta quanto è la metà del diametro della colonna. Que&longs;ta altezza &longs;i diuide in due parti, l'una &longs;i
da all' orlo, ilquale in que&longs;ta ba&longs;a è fatto a &longs;e&longs;ta. l'altra &longs;i dà al ba&longs;tone, con quella parte, che &longs;i
chiama apofige, & apothe&longs;i; che &longs;ono certe piegature dalle teste de i fu&longs;ti dellc colonne, che dan
no gratia mirabile, quando &longs;ono ben fatte. & pare, che fuggino, & &longs;iano ritratte.
però hanno
in Greco que&longs;te nominanze, apothe&longs;i, & apofige. quella di &longs;opra è detta collarino, & quella di
&longs;otto, cimbia, & &longs;ono in modo, che &longs;e amendue fu&longs;&longs;ero congiunte in&longs;ieme farebbeno la forma del
cauetto. Lo &longs;porto dell' orlo è per la terza parte dell' altezza della ba&longs;a.
il ba&longs;tone ha tanto di
&longs;porto, quanto l'orlo. et &longs;i fa con la &longs;e&longs;ta; benche qui pare quadro, però &longs;i cono&longs;ce dal &longs;uo fon
damento. il &longs;emidiametro del ba&longs;tone, è termine della cimbia, perche ella non pa&longs;&longs;a piu oltre il
&longs;egno a. laqual cimbia, è l'ottaua parte alta dell' altezza di tutta la ba&longs;a.
que&longs;ta nelli generi Do
rico, Ionico, et Corinthio è parte della colonna, ma nel To&longs;cano è parte della ba&longs;a, et &longs;i fa a &longs;e&longs;ta
in que&longs;to modo. Cada una linea dal dritto della colonna apiombo &longs;opra l'orlo, et quella parte,
che &longs;porta oltra il dritto della colonna &longs;iapartita in tre parti eguali
in fuori dallo e&longs;tremo della cimbia. dal punto a.
al punto b.
et allargata la &longs;esta dal punto a.
al
punto e. &longs;opra'l quale cade il dritto della colonna, &longs;i ferma l'un piede in b.
et con l'altro &longs;i fa il
punto d. ilquale deue e&longs;&longs;ere centro di quel giro, che regge la piega della cimbia.
&longs;imilmente con
quella &longs;e&longs;ta co&longs;i allargata &longs;i piglia la di&longs;tanza da, e, à c. &longs;opra il fu&longs;to della colonna.
et po&longs;ta
la &longs;e&longs;ta in c. &longs;i taglia il punto d.
ilquale è centro dell' Apofige, o cimbia che &longs;i dica.
la figura
è qui&longs;otto. A. B. C. nella pianta &longs;ono &longs;egni delle parti della ba&longs;a.
A. ri&longs;ponde alla cimbia
detta Apofige. B. al ba&longs;tone detto Torus.
C. all' orlo, detto Plinthus, che nella ba&longs;a To&longs;ca
na, è fatto a &longs;esta, come s'è detto. La colonna deue e&longs;&longs;er alta&longs;ette teste con la ba&longs;a, & il capi
tello. ma rastremata la quarta parte della' gro&longs;&longs;ezza da piedi, cioè uno ottauo per parte.
Nel
capitello To&longs;cano ci&longs;ono queste parti, Abaco Echino, Hipotrachelio, & Apofige. Tutti i ca
pitelli conuengono in que&longs;to membro, che &longs;i chiama Abaco. ilquale è una tauola quadra, detta
operculum da Leone, & Dado da no&longs;tri. perche è di forma quadrangulare, & nel To&longs;cano &longs;i
puo chiamar zocco, & Plinthus. Conuengono tutti i capitelli, che tutti &longs;i po&longs;ano, & s'incon
trano con le lin
diminutione della colonna. Le mi&longs;ure del capitello To&longs;cano &longs;onoque&longs;te.
Prima egli è alto quan
to la ba&longs;a, cioè per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi. Que&longs;ta altezza &longs;i diuide in
tre parti, l'una &longs;i dà all' Abaco, o zocco, o dado, che uogliamo chiamare. quella di mezo al
l'Echino, cioè ouolo, del quale &longs;i dirà hora, che co&longs;a uuol dire. La terza &longs;i re&longs;trigne all' hypotra
chelio, o collarino, & apofige. Echino &longs;ignifica il riccio di ca&longs;tagna, il riccio animale d'acqua,
& diterra. chiama&longs;i que&longs;ta parte Echino, perche in e&longs;&longs;a &longs;i &longs;colpiuano iricci di ca&longs;tagna.
doue
mo imaginarci molti ricci di castagna l'uno appre&longs;&longs;o dell' altro aperti, & che mo&longs;trino le ca&longs;ta
gne quando &longs;ono mature. que&longs;ti fanno un bel uedere, & adornano mirabilmente.
Que&longs;ta par
te Vitru.
chiama Encarpi, parlando del capitello Ionico: perche erano ornati di frutti, & di
foglie, come &longs;i uede in molti capitelli antichi. i moderni chiamano que&longs;ta parte Ouolo, non &longs;apen
do l'origine, & parendo loro, che &longs;iano oua &longs;colpite. Encarpi &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare, fe&longs;toni.
Hipotrachelio, è una &longs;ottogola, alla &longs;imiglianza del collo dell' huomo. Faccia&longs;i adunque il da
do, o Plinto, per uno &longs;e&longs;to della gro&longs;&longs;ezza della colonna, che uiene a e&longs;&longs;er un terzo della metà
del diametro. L'ouolo occupa la parte di mezo.
Questi accioche &longs;ia tirato a &longs;e&longs;ta, bi&longs;ogna
tirar una linea dal dritto della colonna di&longs;opra, fin all' Abaco, & diuidere in due parti eguali
quello &longs;porto dell' Abaco che auanza, & di quelle riportarne una in dentro, & far punto. a.
che ua all' hipotrachelio) allargata al punto, a. &longs;i &longs;a un poco di giro.
& dall' c&longs;tremità dello aba
co &longs;i &longs;a il mede&longs;imo, & nello incrocciamento &longs;i pone la &longs;esta, & &longs;i tira l'Ouolo leggiadramente,
la&longs;ciando all' Abaco alquanto di prominenza per garbo. lo Hipotrachelio, o &longs;ottogola, &longs;i fa
al modo che &longs;i fa l'Apofige: & è alto il doppio del li&longs;tello &longs;otto l'ouolo. la &longs;ua cimbia è alta la me
tà, cioè tanto, quanto il listello &longs;otto l'ouolo. il tondo &longs;porta oltra lo &longs;porto del detto listello, per
che la&longs;ciando cadere una linea a piombo dalla estremità del listello, doue è il punto. g.
&longs;opra quella
&longs;arà il centro di fare il giro & tondo predetto, ma la piegatura &longs;otto la cimbia, &longs;i fa al &longs;opradetto
modo. facendo il centro, come &longs;i è detto la doue è h.
& l.
Hypotrachelium con Apofigi.
cioè parte contratta alla &longs;ottogola, con
la cimbia.
condo, che dirà Vitr.
nel quarto. al qual luogo io mi riporto.
Ma uenire è nece&longs;&longs;ario al genere
Dorico, &longs;e noi uogliamo &longs;eguitare l'ordine propo&longs;to. però diremo in&longs;ieme con Vitr.
che il Dorico
non ha ba&longs;a propria, ma alcuna fiata &longs;e le dà la ba&longs;a Attica, la quale &longs;i forma di queste parti,
Plinthus, torus inferior, quadrœ, torus, &longs;uperior, &longs;cotia. Que&longs;te parti gia &longs;ono dichiarite qua
li &longs;iano. ha dunque la detta ba&longs;a, l'orlo, due ba&longs;toni, uno cauetto tra quelli, con i&longs;uoi quadret
ti, li&longs;telli, o gradetti, che &longs;i dichino l'uno di &longs;opra il cauetto, & l'altro di &longs;otto. La mi&longs;ura di
que&longs;ta ba&longs;a è, che ella è alta la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna, la lungezza è per una gro&longs;
&longs;ezza & meza. Si diuide poi la gro&longs;&longs;ezza della colonna in tre parti, l'una &longs;i dà all' altezza del
l'orlo, il re&longs;tante &longs;i partirà in quattro parti, una delle quali &longs;i darà al ba&longs;tone di &longs;opra, le altre
tre &longs;i partiranno in due parti eguali, l'una &longs;i darà al ba&longs;tone di &longs;otto, l'altra al cauet
to con li &longs;uoi gradetti. que&longs;ta parte del cauetto &longs;i diuide in &longs;ei parti, una delle quali &longs;i dà al
gradetto di &longs;opra, l'altra al gradetto di &longs;otto. Le quattro re&longs;tano al cauetto.
lo &longs;porto del basto
ne di &longs;otto, ua di pari con l'orlo, & &longs;i fa il &longs;uo giro a &longs;e&longs;ta, come s'è detto. lo &longs;porto del gradetto
di &longs;otto ua di pari col &longs;emidiametro del ba&longs;tone di &longs;otto. lo &longs;porto del gradetto di &longs;opra, ua di pa
ri della cimbia. La cimbia di pari del &longs;emidiametro del ba&longs;tone di &longs;opra.
Il quale &longs;emidiametro,
è oltra il dritto della colonna, la terza parte dello &longs;porto dell' orlo oltra il dritto della colonna.
Lo &longs;mu&longs;&longs;o, o giro dell' Apophige, &longs;i fa a que&longs;to modo. La&longs;cia cadere dal dritto della colonna una
linea &longs;opra la cimbia, & partirai quello &longs;patio, che è rinchiu&longs;o tra la detta linea, & lo &longs;porto
della cimbia, in due parti, & una di quelle allungherai oltra lo &longs;porto della cimbia, & piglia con
la &longs;e&longs;ta tutta quella mi&longs;ura, che è contenuta &longs;otto le tre parti dallo dritto della colonna, & farai
lo incrocciamento, come s'è detto. Il cauetto &longs;i tira congiudicio, benche &longs;i puo fare tirando una
linea dallo e&longs;tremo del gradetto di&longs;opra allo e&longs;tremo del gradetto di &longs;otto, & facendo il centro
&longs;opra quella linea, & tirando il giro dall' uno, & l'altro e&longs;tremo de i gradetti, & rie&longs;ce bene.
Torus inferior, bastone di &longs;otto.
2.
Torus &longs;uperior.
ba&longs;tone di &longs;opra.
cimbia.
&longs;mu&longs;&longs;o.
&longs;i dirà poi. Il capitello Dorico.
ha queste parti, Plinthus, Cymatium, Echinus cum annulis,
pars, quœ hypotrachelio contrahitur columnæ, cioè zocco, o dado, cima&longs;a, ouer ouolo, annel
la, collarino, delle quali s'è detto la origine, & deriuatione. Ma le mi&longs;ure &longs;ono queste.
La larghèzza è per
tutta la gro&longs;&longs;ezza della colonna, & di piu uno &longs;e&longs;to; &longs;econdo Vitruuio. Ma nell' antico &longs;i truoua,
& rie&longs;ce meglio un quinto per parte. Diuiderai la gro&longs;&longs;ezza del capitello in tre parti, delle quali
una &longs;i dà al zocco con la &longs;ua Cima&longs;a, l'altra all' ouolo con le anella, l'altra &longs;i contragge al collarino
della colonna. Di modo che la larghezza, o gro&longs;&longs;ezza del capitello è due quinti piu della gro&longs;&longs;ez
za della colonna. l'altezza del zocco, o dado, &longs;i diuide in cinque parti, tre delle quali &longs;i danno
al zocco, & due alla &longs;ua Cima&longs;a. & quelle due &longs;i diuideno in tre parti; due delle quali &longs;i danno al
la Cima&longs;a, & una al quadretto. Finito il zocco, & la cima&longs;a, &longs;eguita l'ouolo, & le anella &longs;ue.
l'altezza dell' ouolo &longs;i diuide in tre parti, due delle quali, &longs;i danno all' ouolo, una alle anella
Que&longs;ti &longs;ono tre, & &longs;ono alti tanto l'uno quanto l'altro. Sporta il primo oltra il dritto della colon
na di &longs;opra la metà dell' altezza &longs;ua: & il &longs;econdo &longs;porta oltra il primo, anch'egli la metà della
&longs;ua gro&longs;&longs;ezza; & il terzo, che è di &longs;opra, fa il &longs;imile oltra il &longs;econdo. ma non &longs;arebbe male, che
cia&longs;cuno &longs;porta&longs;&longs;e tanto, quanto è l'altezza &longs;ua. l'ouolo &longs;i fa a &longs;e&longs;ta, pigliando&longs;i con la &longs;e&longs;ta la
di&longs;tanza, che è dallo e&longs;tremo dell' ultimo anello, fin &longs;otto l'abaco, & facendo&longs;i lo incrocciamen
to da quello e&longs;tremo, & anche &longs;otto l'abaco, & ponendo&longs;i la &longs;e&longs;ta nello taglio dello incrocciamen
to. Seguita la parte, che &longs;i contragge alla &longs;ottogola, che da alcuni &longs;i chiama fregio.
que&longs;ta con
la &longs;ua bella piega peruiene fin' alla cimbia. & a&longs;tragalo, o tondino, che &longs;i dica, & &longs;i uiene ad
incontrare col dritto della colonna di &longs;opra. Il tondino è alte, quanto &longs;ono tutte tre le anella, &
la metà di uno, porge in fuori quanto l'ouolo. La cimbia è alta per la metà del tondino.
porge a
piombo del &longs;emidiametro del tondino: il re&longs;to &longs;i fa al modo &longs;opra detto. Gli antichi &longs;oleuano pone
re &longs;opra il capitello una aggiunta non molto alta, che po&longs;aua &longs;u'l zocco, al dritto della colonna
di &longs;opra; & que&longs;to faceuano, perche lo architraue &longs;i po&longs;a&longs;&longs;e &longs;u'l uiuo del capitello, & della co
lonna, & non rompe&longs;&longs;e gli &longs;porti. L'architraue detto trabs, conle parti di quello, che gli &longs;ta
&longs;opra, ha que&longs;te parti, che &longs;i dicono in latino, Epi&longs;tilium, Tenia, Guttœ, trigliphi, metopœ, re
gula, capitula, canales, femora, cimacium, corona, Timpanum, acroteria, &longs;ima. Le &longs;ignifi
cationi delle quali co&longs;e &longs;ono que&longs;te. Epi&longs;tilium è tutto quello, che ua &longs;opra le colonne; & capitel
li, per nome generale: ma propriamente è la traue mae&longs;tra, che architraue uolgarmente &longs;i chia
ma; Epi&longs;tilium uuol dire impo&longs;ta di colonne. que&longs;ti nel genere Dorico ha una fa&longs;cia, ouero ben
da, che &longs;i chiama tenia, &longs;otto la quale con una regoletta &longs;ono intagliate le goccie, che fanno lo
effetto delle goccie dell' acqua, che cade, & &longs;ono &longs;ei di numero, per ogni testa di traue, che è
rappre&longs;entata per li trigliphi. la origine de i quali è que&longs;ta.
Nelle fabriche di legno &longs;oleuano &longs;por
tare le te&longs;te delle traui, le quali &longs;i chiamauano, ope, & lo &longs;pacio, che era tra una te&longs;ta, & l'al
tra, metopa, &longs;i diceua. perche poi non pareuano bene quelle te&longs;te co&longs;i nude, & &longs;coperte, gli an
tichi le copriuano con certe tauolette, & quelle con cera di diuer&longs;i colori dipigneuano. Ma quel
li, che non di legno, ma di pietra magnificamente lauorauano, imitando quelle te&longs;te, fecero quel
li membri, che Triglifi chiamarono, qua&longs;i Tri&longs;olci, perche &longs;ono tagliati in tre canali, due intie
ri, & uno mezo per lato. da que&longs;ti canali pare, che cadino le goccie gia de
Cli&longs;patij, che &longs;o
no tra i canali, &longs;i chiamano femora, noi per altri ri&longs;petti potemo nominarli piani. i Triglifi han
no i loro capitelli &longs;opra i quali è la cornice, che &longs;i chiama corona, perche cigne lo ediftcio come
corona. Moderni la chiamano gocciolatoio, perche da quella gocciolano le acque cele&longs;ti, &
&longs;ono gettate lontane dallo edificio. Que&longs;ta cornice ha due cima&longs;e, o gole, una di&longs;otto, & l'altra
di &longs;opra; & &longs;ono adornamenti &longs;uoi. Sopra la cornice è il Fa&longs;tigio, che noi chiamamo Fronti&longs;pi
cio, che ha un piano nel mezo, che &longs;i chiama Timpano, perche è cinto da i mede&longs;imi membri del
la corona, & da una gola &longs;chiacciata, che &longs;i chiama &longs;ima, a &longs;imiglianza del na&longs;o delle capre.
Oltra di que&longs;to il Fronti&longs;picio ha da i lati, & nel mezo di &longs;opra gli acroterij, che &longs;ono alcuni pi
la&longs;trelli, &longs;opra i quali, &longs;i poneuano le &longs;tatue: & quelli da i lati moriuano nel tetto, & quello di
mezo era libero. Hora ueniamo alle mi&longs;ure.
La grandezza dello architraue in altezza con la
benda, & goccie&longs;ue, è per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. que&longs;ta metà hora chiameremo
La benda, fa&longs;cia, o Tenia, che &longs;i dica, è per la &longs;ettima parte del modulo.
le goccie
con la regoletta la &longs;e&longs;ta. que&longs;ta regoletta ua &longs;opra le goccie, & di tre parti, ne occupa una, di
quella &longs;e&longs;ta parte. La larghezza dello Architraue, cioè il piano di &longs;otto, che &longs;i po&longs;a &longs;opra'l capi
tello, e&longs;&longs;er deue tanto, quanto il collarino della colonna di &longs;opra; perche co&longs;i uenirà a po&longs;ar&longs;i
&longs;u'l uiuo. L'altezza de i Triglifi è per un modulo & mezo, larghi nella fronte un modulo.
que&longs;ta
fronte ha due canali nel mezo intieri, & due mezi dalle parti, & &longs;ono tagliati in modo, che lo
angulo della &longs;quadra u'entri nel mezo, & le braccia della &longs;quadra facciano le &longs;ponde. & accio
che &longs;iano giu&longs;ti, &longs;i diuide la larghezza del Triglifo in &longs;ei parti, & &longs;ene la&longs;cia meza parte per ban
da per li mezi canali, dopo i quali, &longs;ene la&longs;cia una per parte, per li pianuzzi, che Vitr.
chia
ma femora. dopo i piani, &longs;ono i canaletti uno per banda, & &longs;ono intieri, occupando cia&longs;cuno
una parte delle &longs;ei, & nel mezo i due canali u'è il &longs;uo piano, che occupa la &longs;e&longs;ta parte. Bi&longs;ogna
auuertire, che'l mezo del Triglifo &longs;ia &longs;opra'l mezo del quadro della colonna. Le metope &longs;ono qua
dre perfette, cioè tanto alte, quanto larghe: & quelle metope, che &longs;ono &longs;opra gli anguli, &longs;ono
meze, ma non a punto, ma meno delle metà, perche co&longs;irie&longs;ce il compartimento; come &longs;i uederà
nel quarto libro. Soprai
capitelli è la corona o gocciolatio, alta o gro&longs;&longs;a con le &longs;ue cima&longs;e mezo modulo. que&longs;ta altezza
&longs;i diuide in quattro parti, l'una &longs;i dà alla cima&longs;a di &longs;opra, la una alla cima&longs;a di &longs;otto, due allo
&longs;pacio, ch'è tra una cima&longs;a, & l'altra. la cima&longs;a ha il &longs;uo li&longs;tello, alto un terzo, & gli altri due
&longs;i danno alla piegatura della &longs;ua gola. La corona &longs;porta per la metà, & uno &longs;e&longs;to d'un modulo,
& ha alcuni tagli come dentelli di &longs;otto, accioche cadendo le goccie, non po&longs;&longs;ano uenire longo
il muro, ouero le colonne, & gua&longs;tarle; & per que&longs;ta parte for&longs;e è detta gocciolatio, & quella par
te è detta da Vitr.
mento dalla corona, et que luoghi, &longs;cotia, ouero cauetti. le gole del gocciolatoio
&longs;ono una al contrario dell' altra, come &longs;i uede nella figura. Cli antichi ornauano gli &longs;patij delle me
tope
San&longs;ouino, che nelle metope de i portichi &longs;otto la libreri a publica ha collocato le in&longs;egne della Re
publica col farui la parte dinanzi del Leone alato. Similmente, &longs;otto il piano della cornice alla
parte, che guarda in giu, & &longs;porta in fuori, &longs;i &longs;colpiuano alcune goccie &longs;opra i Trigli
fi, & alcune ro&longs;e &longs;opra le metope, le goccie ri&longs;pondeuano alle goccie, che &longs;ono &longs;otto i Triglifi,
& erano ritonde, & &longs;e ne poneuano &longs;ei per parte. & diciotto per largo, & la figura lo dimo
&longs;tra. Del fronti&longs;picio diremo nel genere Ionico.
TABELLE WAR HIER
Le parti del capitello
Dorico.
Le parti dello Architraue Dorico, & della cornice,
& del fronti&longs;picio.
TABELLE WAR HIER
&longs;ia la larghezza &longs;ua per ogni uer&longs;o tanto, quanto è la
gro&longs;&longs;ezza della colonna, & di piu tanto quanto è un quarto, & un'ottauo della detta gro&longs;&longs;ez
za, cioè &longs;e diuiderai il diametro della colonna in &longs;edici parti, &longs;ia tanto allungato, che ne hab
bia uentidue: et que&longs;ta &longs;ia la larghezza della ba&longs;a. l'altezza è per la metà della gro&longs;&longs;ezza della co
lonna. L'orlo è la terza parte dell' altezza.
il re&longs;tante &longs;i diuide in &longs;ette parti, tre delle quali &longs;i danno
al ba&longs;tone di &longs;opra, due &longs;i danno al cauetto con il &longs;uo tondino, & &longs;opraciglio, & due al cauetto di
&longs;otto con il &longs;uo &longs;opraeiglio. i tondini &longs;i fanno per l'ottaua parte del cauetto.
Ma ben parerà, che'l
cauetto di &longs;otto &longs;ia maggiore, percioche egli &longs;porterà fin allo e&longs;tremo dell'orlo. Lo &longs;porto di &longs;o
pra, oltra la gro&longs;&longs;ezza della colonna &longs;i fa a que&longs;to modo. piglia tre parti della diui&longs;ione del dia
metro, che &longs;ono la ottaua, & &longs;e&longs;ta decima parte, & quelle diuiderai per mezo, & tanto &longs;arà lo
&longs;porto, cioè d'una parte et meza, dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra; et tanto è lo &longs;porto della &longs;pira,
doue &longs;i fa la cimbia con le ragioni dette di &longs;opra. l'altezza della cimbia è per un terzo dell' al
tezza del ba&longs;tone, il centro del quale è &longs;opra la linea, che di&longs;cende dallo &longs;porto della cimbia.
i tondini deono e&longs;&longs;er toccati da una linea, che &longs;i parte dallo e&longs;tremo &longs;opraciglio, allo e&longs;tremo
del li&longs;tello, che è &longs;opra l'orlo, et &longs;otto il cauetto inferiore. i cauetti &longs;i fanno al modo &longs;opra
detto. et que&longs;ta è la de&longs;crittione della ba&longs;a Ionica.
l'altezza della colonna in diuer&longs;e maniere di
fabriche, è diuer&longs;a. I &longs;uoi ra&longs;trenamenti&longs;ono regolati da Vitr.
&longs;econdo le altezze &longs;ue, però &longs;i di
ra del capitello.
Que&longs;ta diuiderai in
parti dieciotto, et ne aggiungnerai una di e&longs;&longs;e, &longs;i che &longs;arà in tutto parti diecinoue. hora tutta
que&longs;ta &longs;arà la lunghezza, et larghezza del capitello. Ma l'altezza con le uolute &longs;arà per la
metà, cioè parti noue, et mezo: dico con le uolute, perche la gro&longs;&longs;ezza del capitello, è un ter
zo della gro&longs;&longs;ezza delle colonne, et le uolute &longs;ono ornamenti, et non parti del capitello, & uan
no piu in giu del capitello. Manderai dunqne a ba&longs;&longs;o de gli e&longs;tremi di que&longs;ta linea i catheti.
cioè linee a piombo, tanto lunghe, quanto &longs;ono le noue parti et meza, cioè la metà della lun
ghezza. que&longs;te linee ci &longs;eruiranno poi.
re&longs;tino però &longs;egnate le noue parti et meza, ma &longs;cancel
lati i primi &longs;egni delle diui &longs;ioni della linea della lunghezza, et larghezza del capitello: perche
&longs;i deue diuiderla in uenti parti, et
et un quarto delle uenti, et mandar giu de gli altri catheti di pani alli primi. con le i&longs;te&longs;&longs;e diui&longs;io
ni, in que&longs;te linee ritirate &longs;arà il centro dell' occhio, &longs;i fermeranno le uolute, et &longs;i regolerà tut
to il re&longs;tante del capitello. Leone chiama l'occhio della uoluta ciclo.
la uoluta è uno inuoglio ad
imitatione delli cincinni de i capelli muliebri, i uolgari la chiamano cartoccio. Delle noue parti
di que&longs;te linee &longs;e ne danno all' orlo, o abaco una, & meza, l'una è per la gola dello abaco,
che è fatto in forma della lettera S. ma tirata con gratia, & la meza &longs;i da al &longs;uo li&longs;tello. le uo
lute &longs;i formano a que&longs;to modo. restando &longs;otto l'abaco parti otto, &longs;i fa un punto la doue termina
no le quattro & meza, & &longs;opra quello po&longs;to un piede della &longs;esta, &longs;i fa un giro, il cui diametro
tiene una di quelle parti, & tre ne re&longs;tano di &longs;otto, & quattro di &longs;opra. que&longs;to cerchio o giro è
l'occhio delle uolute, nel quale hanno ad e&longs;&longs;ere dodici centri, che formano le uolute a &longs;e&longs;ta, nè
po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er meno, perche fariano la uoluta sgarbata, & con pochi giri, & non &longs;alua la lettera
di Vitruuio. Io non dirò de gli inuentori di questo modo per non metter molti huomini da bene al
le mani. io confe&longs;&longs;o d'hauerla imparata, & ne tengo obligo alli mae&longs;tri.
I&longs;eppo Saluiati pitto
re eccellente, me ne dedicò uno trattatello, & lo fece &longs;tampare. &longs;e quelli, i quali me l'hanno
dimo&longs;trata prima, l'habbiano pigliata dal Saluiati, io non lo sò. per formare adunque la uoluta
bi&longs;ogna mandare a ba&longs;&longs;o una linea per banda egualmente di&longs;tante alla linea, &longs;opra laquale è il
centro dell'occhio, di&longs;tante da quella, quel quarto, che nol dicemmo, che era d'una parte, &
un quarto, perche que&longs;ta linea poi che haueremo tirato il diametro dell' occhio caderà a punto &longs;o
pra il ditto diametro, & ci darà la regola di formare un quadro nell'occhio, &longs;opra le cui diagona
li &longs;aranno i dodici centri predetti: per che quanto &longs;arà dal taglio, che fa que&longs;ta linea &longs;opra il
to centro, dal centro i&longs;te&longs;&longs;o, & tanto anche dall' altra parte dell' occhio &longs;opra il diametro, & que
&longs;ti quattro punti &longs;aranno i mezi de i lati d'uno quadrato dentro l'occhio, da gli anguli del quale &longs;i
tireranno le diagonali, & &longs;opra quelle dal centro, a gli angoli &longs;i far anno tre parti eguali per o
gni uer&longs;o, lequali &longs;aranno i dodici centri predetti, doue po&longs;ta la &longs;e&longs;ta &longs;opra l'angulo interiore
di &longs;opra nel quadrato, & allargata la &longs;e&longs;ta fin &longs;otto l'abaco, &longs;i tirerà un giro fin al diame
tro nella parte e&longs;teriore. indi &longs;i uenirà all' altro angulo di &longs;opra, che è di fuori nel quadrato: &
po&longs;ta iui la &longs;e&longs;ta, & di&longs;te&longs;a al termine del primo giro, &longs;i continuerà il giro fin al catheto di &longs;ot
to, & iui &longs;i farà punto. il &longs;imile &longs;i farà ponendo la &longs;e&longs;ta &longs;opra l'angulo e&longs;teriore di &longs;otto: & con
tinuando il &longs;econdo giro, &longs;i farà il terzo fin al diametro, dalquale poi &longs;i uenirà fin &longs;otto l'abaco
con un giro, il centro del quale &longs;arà il quarto angulo di dentro, & a que&longs;to modo &longs;i finirà il pri
mo giro della uoluta col &longs;cemare per ogni quarta la metà dell' occhio, come uuole Vitr.
&longs;imilmente
uolendo poi fare il &longs;econdo giro della uoluta, &longs;i ponerà per ordine la &longs;e&longs;ta &longs;opra gli altri punti delle
diagonali, cominciando da quello, che è uicino al primo, doue s'incominciò il primo giro: & &longs;e
guitando &longs;i farà di quadrante in quadrante tutto il &longs;econdo giro, il quale &longs;i come il primo per ogni
quadrante &longs;cemaua la metà dell' occhio: co&longs;i que&longs;to &longs;cemerà un terzo, & l'ultimo &longs;ceme
rà un &longs;e&longs;to del diametro dell' occhio: & co&longs;i in tre giri la uoluta hauerà &longs;cemato quattro dia
metri dell' occhio, & riu&longs;cirà bella, & è nece&longs;&longs;ario, che co&longs;i &longs;ia, perche &longs;e la uoluta deue dolce
mente andar &longs;opra la cima&longs;a, che è uero membro del capitello, bi&longs;ogna, che le &longs;ue pieghe habbia
no que&longs;ta proportione, che detto hauemo: & que&longs;to non &longs;i puo fare con quattro punti, o centri &longs;o
li, come uuole colui, che ha fatto i piede&longs;tali a botte, per uno e&longs;empio, che gli è stato detto di ri
trouar&longs;i in luogo non celebre, & in opera non eccellente. Tirata la uoluta al modo &longs;opra detto,
con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione di dodici c entri, che &longs;iano gli i&longs;te&longs;&longs;i: &longs;i tirerà la fa&longs;cia, o larghezza di e&longs;&longs;a uo
luta &longs;tringendo la &longs;e&longs;ta per la metà dell' occhio dal primo giro: & a que&longs;to modo è fornita
la uoluta, laquale è piu pre&longs;to ornamento, che membro del capitello. Ha la uoluta il &longs;uo
canale, che è una cauatura di dentro delle fa&longs;cie della uoluta. que&longs;to canale occupa
uno diametro, & mezo dell' occhio, & è tanto profondo, quanto la duodecima parte
dell' altezza della uoluta, cioè una duodecima parte delle otto, che re&longs;tauano &longs;otto l'orlo, o abaco.
Tagliato adunque il canale resta la cima&longs;a, che uolgari chiamano ouolo, Greci cimatio, che pa
re un'onda picciola, & latini Echinus, per le foglie, & frutti di castagne, che &longs;i &longs;colpiuano &longs;o
pra. que&longs;ta è alta due parti, & un quarto delle otto gia dette, & lo &longs;uo &longs;porto oltra il dritto
dell' abaco, & della grandezza del diametro dell' occhio, & per que&longs;ta ragione noi facemmo ca
dere le linee a piombo da gli e&longs;tremi dell' abaco. La uolta della cima&longs;a &longs;i fa a &longs;e&longs;ta.
Tirato lo
&longs;porto &longs;uo &longs;otto il canale quanto è il diametro dell' occhio fuori dello &longs;porto dell' abaco, &longs;i piglia con
la &longs;e&longs;ta la &longs;ua altezza. la quale (come ho detto) è due parti, & un quarto delle otto, del cathe
to &longs;otto l'abaco, & la &longs;ua linea di &longs;otto termina nel catheto, doue comincia l'A&longs;tragalo, o ton
dino. & po&longs;to un piede nella detta catheto, &longs;i tira una parte di circonferenza, poi &longs;i ferma la &longs;e
sta nell' e&longs;tremo della cima&longs;a di &longs;opra, & &longs;i fa una incrocciatura &longs;opra la tirata circonferenza,
& nel taglio di quelle &longs;i ferma la &longs;e&longs;ta, & &longs;i tira la uolta della cima&longs;a, &longs;opra la quale s'inuolge
la uoluta dolcemente. La cima&longs;a s'intaglia con quelle ouola, o ricci a que&longs;to modo, che tra una
uoluta, & l'altra ne &longs;iano tre intieri, de quali uno ne &longs;ia nel mezo, & uno dalla de&longs;tra, & l'al
tro dalla &longs;ini&longs;tra, & e&longs;chino alcune foglie dalla uoluta, che gli abbraccino, che uolgari chiama
no baccelli, &longs;otto la Cima&longs;a è lo A&longs;tragalo, il quale occupatre quarti d'una delle otto. il centro
di e&longs;&longs;o è nel catbeto. co&longs;i finito il tondino, &longs;i fa il li&longs;tello dell' apophige, o collarino, che &longs;i dica, il
quale non i&longs;porta oltra il catheto, & è alto per la metà dell' altezza del tondino, & &longs;iriduce con
la &longs;ua piega al rastremamento della colonna di &longs;opra, col modo &longs;opra detto. Et perche imagina
mo, che la uoluta &longs;ia un piumazzetto riuolto &longs;opra un bastone, & legato nel mezo, però Vitr.
ci
da la gro&longs;&longs;ezza di quel ba&longs;tone, che egli chiama a&longs;&longs;e, & dice, che egli, è gro&longs;&longs;o tanto quanto il
uolute, non &longs;portino piu della cima&longs;a, di modo, che po&longs;to il piede della &longs;e&longs;ta nel mezo del quadro
del capitello, & allargato allo &longs;porto della cima&longs;a, raggirando&longs;i tocchi l'e&longs;tremità delle cinte, co
me &longs;i uede nella pianta tirando&longs;i un giro &longs;opra'l centro &longs;uo fin alla circonferenza dell'ouolo. Cli
architraui &longs;i fanno &longs;econdo l'altezza delle colonne, accioche per lo accre&longs;cimento, che &longs;i da a
quelliper l'altezza, ne &longs;egua piu certa all'occhio la mi&longs;ura loro. Quanto adunque debbiano cre
&longs;cere lo ponerà Vur. qui &longs;otto.
Ma poniam ca&longs;o, che la colonna &longs;ia alta quindici piedi, dico,
che lo architraue &longs;arà alto per la metà del diametro della colonna da piedi. la larghezza di &longs;ot
to, che &longs;i po&longs;a &longs;opra il capitello, &longs;arà tanto quanto la gro&longs;&longs;ezza della colonna di &longs;opra, accioche
&longs;tia &longs;ul uiuo: & que&longs;ta è regola generale. ma la &longs;ommità dello architraue, cioè il piano di&longs;opra
&longs;ia tanto quanto è la gro&longs;&longs;ezza da piedi della colonna. La cima&longs;a dello architraue &longs;i fa per la &longs;et
tima parte dell' altezza dell' architraue, & deue &longs;portare tanto, quanto è alta, & lo &longs;porto &longs;i
mi&longs;ura da quella linea, che uiene dal ra&longs;tremamento della colonna. il re&longs;tante &longs;otto la cima&longs;a, &longs;i
diuide in dodici parti, & tre &longs;e ne danno alla fa&longs;cia di &longs;otto, quattro alla di mezo, & cinque al
la di &longs;opra. Oltra l'architraue ui ua il fregio, che Vitr.
chiama zophoro, perche in quello s'in
tagliauano alcune figurine d'animali. que&longs;ti è un quarto meno mi&longs;urando l'altezza dello archi
traue con la &longs;ua cima&longs;a: & que&longs;ta altezza &longs;i &longs;erua, quando nel fregio non &longs;ono intagli, perche
quando ui &longs;ono, egli &longs;i fa un quarto piu alto dell' Architraue, accioche meglio &longs;i goda lo intaglio.
L'altezza del fregio &longs;i diuide in &longs;ette parti, & d'una di quelle &longs;i fa la cima&longs;a, che ui ua &longs;opra, &
&longs;opra la cima&longs;a ua il dentello, detto latinamente denticulus, dalla &longs;imiglianza, che ha con il den
te. l'origine del dentello è pre&longs;a dalle opere di legno, &longs;i come il triglifo nell' ordine Dorico era pre
&longs;o dalle teste delle traui, che &longs;portauano nella fronte, co&longs;i il dentello è pre&longs;o da gli a&longs;&longs;eri, (come
&longs;i dirà nel quarto libro.) Bi&longs;ogna adunque &longs;apere, che il fregio è il luogo, che tiene le te&longs;te del
la trauatura. Il dentello, è alto quanto la fa&longs;cia di mezo dello architraue.
lo &longs;porto del dentel
lo è tanto, quanto l'altezza&longs;ua. la larghezza detta, metochi, da Grect, & inter&longs;ectio, da lati
ni, è per la metà dell' altezza del dentello. il cauo, cioè lo &longs;pacio da un dentello all' altro, che
anche meto pa &longs;i chiama, & cauo colombario (come dice Vitr.
nel quarto) è per due terzi del
la larghezza del dentello. La cima&longs;a del dentello è per la festa parte dell' altezza &longs;ua.
La corni
ce con la cima&longs;a, è alta quanto la fa&longs;cia di mezo. lo &longs;porto della cornice col &longs;uo dentello o taglio
nel mento, dene e&longs;&longs;er tanto, quanto è alto lo &longs;patio dal fregio alla &longs;ommità della gola, o cima&longs;a
della cornice: & que&longs;to &longs;porto &longs;i piglia della linea, che uiene dalla e&longs;tremità della cima&longs;a del fre
gio. que&longs;to dentello della cornice &longs;i fa, accioche l'acque, che uengono giu, non gua&longs;tino le fabri
che. In fino a que&longs;to luogo della cornice, o gocciolatoio, le fabriche uanno egualmente distanti
dal piano. Hora &longs;i leua il fronti&longs;picio, che Vitr.
chiama fastigio.
il quale ha le &longs;ue cornici corri
&longs;pondenti alli membrelli della cornice, & di piu ha le &longs;ue gole, che &longs;i chiamano, &longs;ime, & da Greci,
Epitichide, dalla aggiunta impo&longs;ta &longs;opra le cornici del fronti&longs;picio. que&longs;te &longs;ono piu alte un'otta
ua parte dell' altezza delle cornici. &longs;otto delle quali è il timpano alto la nona parte della lunghez
za della cornice, mi&longs;urando dalla e&longs;tremità delle gole della cornice. il piano del timpano deue ri
po&longs;are &longs;ul uiuo, cioè chi la&longs;cia&longs;&longs;e andar giu una linea a piombo, ella batterebbe prima &longs;u l'archi
traue, poi &longs;ul collarino delle colonne, & &longs;ul uiuo. i pila&longs;trelli detti acroterij, deono e&longs;&longs;er alti tan
to, che &longs;i po&longs;&longs;ino uedere le figure, che ui uanno &longs;opra. gli angulari deono morir nel tetto & co
minciare al dritto delle colonne, & entrar tanto in entro, quanto porta la ragione della ueduta
perche in alcune fabriche uanno piu adentro perche &longs;ono ba&longs;&longs;e. & deono e&longs;&longs;er tanto alti quanto
la &longs;ommità del timpano, ma quello dimezo e&longs;&longs;er deue un'ottaua di piu de gli angulari.
Per la Ba&longs;a.
Orlo.
Cauetti.
1. 1.
Ba&longs;tone.
Apophygis.
Cimbie.
Termini da fare la cimbia.
Per lo Capitello.
La pianta del Capitello.
Contractio columœ.
Il ra&longs;tremamento della colonna, & la cimbia di &longs;opra.
Abacus, il dado.
La larghezza della uoluta.
Canalis.
Il canale.
Cymatium.
La cima&longs;a.
Oculus uolutœ.
L'occhio della uoluta con i &longs;uoi centri.
La cimbia di &longs;opra.
Per l'Architraue, fregio, & cornice.
Trabs Epi&longs;tylium.
Architraue.
1.
2.
3.
Cymatium Epi&longs;tylij.
La cima&longs;a, o gola dell' Architraue.
Il fregio.
Cymatium Zophori.
La cima&longs;a, o gola del Fregio.
Il dentello.
Cymatium denticuli.
Il gocciolatoio, con la &longs;ua gola.
Il fronti&longs;picio.
Il Timpano.
I quadricelli, & piedistali, doue hanno a po&longs;are le figure.
Le gole.
&longs;ta altezza s'mclude l'Abaco; ma inmolte opere l'abaco è di piu, & ha molto del buono. La
larghezza dell' Abaco, cioè il quadro deue e&longs;&longs;er tanto, che le linee, che pa&longs;&longs;ano da un' angulo al
l'altro, dette diagonali, &longs;iano doppie all' altezza del capitello. le frontinel mezo deono piegar in
entro per la nona parte della loro larghezza. Il ba&longs;&longs;o del capitello deue ri&longs;pondere al uiuo della
colonna di &longs;opra. L'altezza dello abaco &longs;i fa della &longs;ettima parte dell' altezza del capitello, il re
&longs;tante &longs;i diuide in tre parti, una delle quali &longs;i da alla foglia da ba&longs;&longs;o, l'altra alla foglia di mezo,
l'ultima a icauliculi, o fu&longs;ti, che mandano fuori le foglie, & riceueno l'abaco, & quelle uo
lute, che na&longs;ceno dalle foglie de i cauliculi, uengono a gli e&longs;tremi anguli dello abaco: ma le mi
nori uolute piegano in entro, & &longs;ono &longs;otto a i &longs;iori, che &longs;ono nel mezo dell' abaco, datutte quat
tro le parti, i quali fiori &longs;ono tanto gro&longs;&longs;i quanto l'abaco, ma alquanto piu lunghi, come &longs;i o&longs;
&longs;erua nell' antico, per la quarta parte del diametro della colonna. Bi&longs;ogna adunque formar bene
la campana, che co&longs;i chiamano i no&longs;tri quella forma del capitello, che è ue&longs;tita delle foglie, &
&longs;ti chiamano, branca ur&longs;ina. Sono anche altre fo
glie, come d'oliua, & altre figure, & intagli de
capitelli, che hanno molto del buono, &longs;e &longs;ono ben
lauorati: ma la&longs;ciamo que&longs;to a gli o&longs;&longs;eruatori
dell' antichità, & riportiamoci per hora a Vi
truuio, che nel quarto libro tratta della origine
del capitello Corinthio, al primo capo. Ma il
modo di piegar le fronti la nona parte, è la uia
di ritrouar il centro di tre punti. Sia tutta la fron
te del capitello. a.
b.
diui&longs;a in noue parti, &
dal mezo di detta linea &longs;ia leuata una linea drit
ta alta per una di quelle parti, la qual &longs;ia c d. et
&longs;ia c. il punto di &longs;opra, &longs;iano poi que&longs;ti tre pun
ti a. b.
c.
ridotti &longs;otto una circonferenza per uia
de gli incrocciamenti, il che &longs;i fa tirando le linee
da a, à c. & da c.
à b.
& tagliando quelle
per mezo ad anguli dritti con linee, che &longs;i uen
ghino ad incontrare, come fanno le linee, e. f.
& g.
f.
&longs;opra il punto h.
L'Architraue, freg
gio, & gocciolatoio &longs;i puo fare comel' Ionico, oue
ro in luogo del fregio gonfio dello Ionico, farlo
piano, et ne gli fronti&longs;picij &longs;eruare il modo iste&longs;&longs;o.
Finite que&longs;te co&longs;e, &longs;i poneranno le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, & que&longs;te in tal modo &longs;aranno
fatte a mi&longs;ura, che la gro&longs;&longs;ezza con l'orlo &longs;ia per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. lo
&longs;porto, Ecfora, detto da Greci, &longs;ia la quarta parte, & co&longs;i la ba&longs;a &longs;arà larga, & lunga per
una gro&longs;&longs;ezza, & meza della colonna. L'altezza della ba&longs;a, s'ella &longs;arà fatta al modo Attico,
&longs;i partirà in que&longs;to modo, che la parte di &longs;opra &longs;ia per la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della
colonna, il re&longs;to &longs;ia dell' orlo: leuato uia l'orlo, il re&longs;tante &longs;ia diui&longs;o in quattro parti: il ba
&longs;tone di &longs;opra. ne habbia una, le tre re&longs;tanti &longs;iano diui&longs;e in due parti eguali.
Vna &longs;ia del
ba&longs;tone di &longs;otto, l'altra &longs;i dia con i &longs;uoi quadretti al cauetto, che da Greci Trochilo è no
minato. Ma s'egli &longs;i deue fare le ba&longs;e Ioniche, co&longs;i &longs;i deono compartire, che la larghez
za della ba&longs;a &longs;ia per ogni uer&longs;o della gro&longs;&longs;ezza della colonna, aggiuntaui la quarta, & ot
taua parte: Ma l'altezza è come le fatte al modo Attico, & co&longs;i l'orlo &longs;uo: ma il re&longs;tante
oltra l'orlo, che &longs;arà la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna, &longs;ia diui&longs;o in &longs;ette parti, &
quadretto di &longs;opra con i &longs;uoi tondini, & col &longs;uo pianuzzo, detto &longs;opraciglio. l'altra &longs;ia la
&longs;ciata per lo cauetto di &longs;otto: ma il cauetto di &longs;otto parerà maggiore, perche hauerà lo &longs;por I tondini &longs;i deono fare per l'ottaua parte del cauetto.
lo
&longs;porto della ba&longs;a, per la ottaua, & &longs;e&longs;tadecima parte della gro&longs;&longs;ezza della colonna.
Fatte compitamente, & po&longs;te le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, egli &longs;i deue ponere a perpendicolo
del centro loro le colonne di mezo, nell'antitempio, & nel po&longs;tico. Male angulari, & quel
le, che dirimpctto alle angulari nelli lati del Tempio dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra deono e&longs;
&longs;er po&longs;te, &longs;i fermeranno in modo, che le parti loro, che riguardano al di dentro uer&longs;o i pare
ti della cella, &longs;iano a perpendicolo, ma le e&longs;teriori &longs;tiano, come s'è detto della loro con
trattura. perche a que&longs;to modo le &longs;igure della compo&longs;ition del tempio &longs;aranno giu&longs;tamen
te, & &longs;econdo la ragione del ra&longs;tremamento fornite.
è che po&longs;te le ba&longs;e a i luoghi &longs;uoi, &longs;i deono porre le colonne con giudi
cio. Delle colonne altre &longs;tanno &longs;u gli anguli, altre &longs;tanno tra quelli.
que&longs;te, &longs;i chiamano me
diane, quelle angulari. Vuole Vitru.
che le mediane &longs;iano drizzate a piombo nel mezo del cen
tro loro: ma le angulari &longs;iano nella parte di dentro piane, & &longs;enza rastremamento: & questo &longs;i
fa perche incontrino bene con gli anguli del parete. & dicono que&longs;ti o&longs;&longs;eruatori, che rie&longs;cono be
ne alla ui&longs;ta. Similmente ra&longs;tremate non uuole Vitr.
che &longs;iano quelle, che &longs;ono pro&longs;&longs;ime al parete
dirimpetto alle angulari, dico da i lati del parete, perche tanto que&longs;te, quanto quelle, non hanno
contrattione di dentro uia, ma il loro lato interiore ua dritto a piombo.
Po&longs;ti & drizzati i fu&longs;ti delle colonne, &longs;eguita la ragione de i capitelli.
que&longs;ti &longs;e &longs;aranno
a piumazzo, con tali &longs;immetrie &longs;i formeranno, che quanto farà gro&longs;&longs;a la colonna da piedi,
aggiuntaui la decima ottaua parte del fu&longs;to da ba&longs;&longs;o, tanto &longs;ia lungo, & largo l'Abaco: ma
la gro&longs;&longs;ezza con le uolute per la metà. douemo poi ritirar&longs;i in entro dall'e&longs;tremità dell'A
baco parti due, & meza di uenti, per le fronti delle uolute, & lungo lo Abaco da tutte
quattro le parti delle uolute, appre&longs;&longs;o la quadra della e&longs;tremità del dado mandar in giu le
linee, che catheti &longs;i chiamano, & quella gro&longs;&longs;ezza gia pre&longs;a diuidere in noue parti è meza.
Vna parte & meza &longs;ia data alla gro&longs;&longs;ezza dell'Abaco, & delle altre otto &longs;i facciano le uolu
te. Allhora dalla linea, che farà mandata giu &longs;econdo la e&longs;trema parte dell'Abaco, &longs;e ne
ritiri a dentro un'altra di larghezza d'una parte & meza. Dapoi &longs;iano diui&longs;e que&longs;te linee
di modo, che &longs;i la&longs;cino quattro parti, & meza &longs;otto l'Abaco. Oltra di que&longs;to da quel
luogo, ilquale diuide quattro & meza, & tre & meza, &longs;ia &longs;egnato il centro dell'occhio, &
da quel centro &longs;ia tirato un giro tanto grande in diametro, quanto è una parte delle otto:
& quella &longs;arà la grandezza dell'occhio. Et nella i&longs;te&longs;&longs;a linea, catheto detta, &longs;ia tirato il
&longs;uo diametro corre&longs;pondente. Poi dal di&longs;opra &longs;otto l'Abaco s'incominci, & per ogni
giro di quarta &longs;ia minuito lo &longs;pacio di mez'occhio, fin che peruenga allo i&longs;te&longs;&longs;a quarta,
che è &longs;otto l'Abaco.
me è ueramente, hora ragionerà del capitello. & que&longs;to &longs;i deue auuertire.
dice adunque.
La gro&longs;&longs;ezza del capitello &longs;i deue fare in que&longs;to modo: che di noue parti & meza tre
pendino dinanzi &longs;otto il tondino, del fu&longs;to di &longs;opra, & leuatane la cima&longs;a il re&longs;tante &longs;i
dia allo abaco & al canale. lo &longs;porto della cima&longs;a &longs;ia oltra il quadro dell'abaco per la gran
dezza dell'occhio.
queste
tre dice Vitru.
che non &longs;i metteno a conto della gro&longs;&longs;ezza del capitello, perche &longs;ono occupato
dalla uoluta, che pende inanzi&longs;otto il tondino, ilquale è alla &longs;ommità della colonna. & &longs;i uede
per que&longs;te parole, che il tondino termina&longs;otto l'occhio, perche tre parti re&longs;tauano &longs;otto l'occhio.
dice poi, che leuato l'abaco, alquale hauemo detto, che &longs;i da una parte & meza, il re&longs;tante è
compartito tra'l canale, & la cima&longs;a. I termini del canale &longs;ono dimo&longs;trati dal primo giro della
uoluta, perche &longs;ono doue comincia il &longs;econdo giro.
Le cinte de i piumazzi habbiano que&longs;to &longs;porto dallo abaco, che po&longs;to un piede della
tocchi le e&longs;treme parti delle cinte. Gli a&longs;si delle uolute non deono e&longs;&longs;er piu gro&longs;si della
grandezza dell'occhio. Et le uolute &longs;iano tagliate in modo, che le altezze habbiano la duo
decima parte della loro larghezza.
il capitello Ionico è un terzo alto della gro&longs;&longs;ezza della colonna, & il Corinthio è alto quanto
tutta la gro&longs;&longs;ezza intiera, il che proua, che la uoluta è co&longs;a appo&longs;ta per ornamento, & non è
parte del capitello; & di &longs;opra ha detto,
egli include anche le uolute: & non ha detto ma la gro&longs;&longs;ezza per la metà perche la gro&longs;&longs;ez
za è un terzo, & non la metà.
Que&longs;ti &longs;aranno i compartimenti de i capitelli di quelle colonne, che per lo meno &longs;a
ranno di piedi quindici. & quelle, che &longs;aranno di piu, teneranno allo i&longs;te&longs;&longs;o modo la
conuenienza delle mi&longs;ure loro. l'abaco &longs;arà lungo, & largo quanto è gro&longs;&longs;a la colonna da
piedi, aggiuntaui la nona parte, accioche quanto meno la colonna piu alta &longs;arà ra&longs;trema
ta, non meno di quelle il capitello habbia lo &longs;porto della &longs;ua Simmetria, & nell'altezza l'ag
giunta della rata parte. Ma delle de&longs;crittioni delle uolute come drittamente a &longs;e&longs;ta s'in
uogliano, come s'habbiano a di&longs;egnare, nel fine del libro la forma, & la ragione ci &longs;a
rà dimo&longs;trata.
uero è, che il dado, o abaco &longs;arà largo, & lungo di piu della gro&longs;&longs;ezza della colonna, per la no
na parte, perche e&longs;&longs;endo la colonna piu alta meno &longs;i ra&longs;trema di &longs;opra; perche lo aere per la di
&longs;tanza fa lo effetto della ra&longs;trematione.
Forniti i capitelli, & po&longs;ti ne i &longs;ommi fu&longs;ti delle colonne non a dritto liuello, ma ad
egual modulo, (accioche l'aggiunta fatta ne i piede&longs;tali ri&longs;ponda ne i membri di &longs;opra
con il compartimento de gli architraui) egli &longs;i deue hauere la ragione de gli architraui
in que&longs;to modo.
però, che di tutti i membrelli del piede&longs;tale; ri&longs;ponde&longs;&longs;ero i membrelli del poggio, che era ritira
to piu adentro. ilche con&longs;iderando, egli ci fa auuertiti, che poniamo i capitelli di modo, che ri
&longs;pondino con le ri&longs;alite loro a quelle aggiunte da ba&longs;&longs;o, accioche nello architraue corri&longs;pondino
i membri con la loro ragioneuole mi&longs;ura alle parti di &longs;otto. lo e&longs;&longs;empio è nello in piè del Tem
pio P&longs;eudodipteros.
Che &longs;e le colonne &longs;aranno almeno da dodici fin quindici piedi, l'altezza dello archi=
traue &longs;ia per metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi. &longs;e pa&longs;&longs;erà da quindici a uenti, &longs;ia
partita l'altezza della colonna in parti tredici, & l'altezza dello architraue, &longs;arà per una di
quelle. &longs;e da uenti, a uenticinque, parti&longs;ca&longs;i l'altezza in parti dodici, & meza, & di una
parte di quelle &longs;ia fatto lo architraue nell'altezza &longs;ua. Se &longs;arà da uenticinque a trenta: di do
dici parti della colonna, una &longs;ia per l'altezza dello architraue, & oltra di que&longs;to &longs;econdo
la rata parte allo i&longs;te&longs;&longs;o modo dall'altezza delle colonne deono e&longs;&longs;er e&longs;pedite le altezze de
gli architraui, perche quanto piu a&longs;cende l'acutezza della ui&longs;ta, non facilmente taglia, o
rompe la den&longs;ità dello aere, & però debilitata, & con&longs;umata per lo &longs;pacio dell'altezza,
riporta a &longs;en&longs;i no&longs;tri dubiamente la grandezza delle mi&longs;ure: perilche &longs;empre nei membri
delli compartimenti &longs;i deue aggiugnere il &longs;upplemento della ragione, accioche quando
l'opere &longs;aranno in luoghi alti, ouero haueranno i membri alti è grandi, tutte l'altre parti
habbiano la ragione delle grandezze. La larghezza dello architraue da ba&longs;&longs;o, in quella
parte, che egli &longs;i po&longs;a &longs;ul capitello, &longs;arà tanto, quanto la gro&longs;&longs;ezza di &longs;opra della colonna,
che &longs;ottogiace al capitello: Ma la parte di &longs;opra dello architraue &longs;ia quanto &longs;arà la gro&longs;&longs;ez
za da piede della colonna. la gola, detta cima&longs;a dello architraue, &longs;ia per la &longs;ettima parte
L'altra parte oltra la cima&longs;a diuidere &longs;i deue
in parti dodici, & di tre di quelle fare la prima fa&longs;cia, la &longs;econda di quattro, & la terza di
&longs;opra di cinque. Il fregio &longs;opra l'architraue la quarta parte meno dello architraue, ma
&longs;e hauerai a &longs;colpirgli figurette & &longs;egni, farai lo fregio un quarto piu dello architraue, ac
cioche le &longs;colture habbiano del grande. La gola, o cima&longs;a del fregio &longs;ia per la &longs;ettima
dell'altezza &longs;ua. Lo &longs;porto quanto è la &longs;ua gro&longs;&longs;ezza &longs;opra il fregio &longs;i deue fare il dentello
tanto alto quanto è la fa&longs;cia di mezo dello architraue. Lo &longs;porto, quanto l'altezza.
Lo ta
glio che è da' Greci, metochi, nominato &longs;i deue fare in que&longs;to modo, che il dentello hab
bia nella fronte la metà dell'altezza &longs;ua, il cauo del taglio di quella fronte di tre parti, ne
habbia due della larghezza. La gola di que&longs;to habbia la &longs;e&longs;ta parte della &longs;ua altezza.
Il gocciolatoio detto corona con la &longs;ua gola, o cima&longs;a, oltra la gola dritta detta &longs;ima,
quanto è la fa&longs;cia di mezo dello architraue. lo &longs;porto del gocciolatoio 'con il dentello &longs;i
deue fare, quanto è l'altezza del fregio alla gola di &longs;opra del gocciolatoio. & in &longs;omma
tutti gli &longs;porti hanno piu del gratio&longs;o, & del bello, quando i membri hanno tanto di &longs;por
to, quanto di altezza. Il timpano, che è nel fronti&longs;picio deue e&longs;&longs;er alto in modo, che &longs;ia
mi&longs;urata tutta la fronte del gocciolatoio dalla e&longs;tremità della cima&longs;a, & diui&longs;a quella lun
ghezza in noue parti, & di quelle una nel mezo nella &longs;ommità &longs;ia po&longs;ta, purche ri&longs;ponda
a perpendicolo de gli architraui, & de i collarini delle colonne. Le corone, che uanno
&longs;opra il timpano, &longs;i deono collocare egualmente a quelle di &longs;otto, oltra le &longs;ime, o gole
dritte. Di &longs;opra le corone del timpano uanno le gole dritte, chiamate Epitithide, piu
alte un'ottauo dell'altezza de i gocciolatoi. Le &longs;ommità, dette acroteri, quelle che
uanno &longs;opra gli anguli deono e&longs;&longs;er tanto alte, quanto il timpano nel mezo. & quelle di
mezo un'ottaua piu alte delle angulari. Tutti i membri, che uanno &longs;opra i capitelli del
le colonne, cioe architraui, fregi, gocciolatoi, timpani, fronti&longs;picij, pila&longs;trelli, tutti di
co deono piegare in fuori per la duodecima parte cia&longs;cuno della &longs;ua fronte: accioche &longs;tan
do noi a dirimpetto delle fronti, &longs;e &longs;i &longs;tenderanno all'occhio due linee, & una toccherà
la parte di&longs;otto, & l'altra la parte di &longs;opra d'alcuno di que membri, quella, che tocche
rà la parte &longs;uperiore &longs;arà piu lunga; & co&longs;i quanto piu lungo il uedere della linea procede,
nella parte di &longs;opra, farà lo a&longs;petto piu lontano, & che pieghi in dentro uer&longs;o il muro,
ma &longs;e piegheranno, come è &longs;critto di &longs;opra, allhora ci pareranno alla ui&longs;ta dritte à
perpendicolo.
per la cui intelli
genza bi&longs;ogna prima porre la &longs;ua intentione come una conclu&longs;ione, dapoi prouarla con le ragio
ni della pro&longs;pettiua. Dice adunque, che ogni membro, che &longs;opra i capitelli &longs;i pone, deue nella &longs;ua
fronte e&longs;&longs;er partito in dodici parti, & cia&longs;cuno piegare uer&longs;o la fronte &longs;ua una parte delle dodici. & la ragione è fondata nella pro&longs;pettiua, che uuole, che iraggi del uedere e&longs;chino da gli occhi
per dritta linea, & che tra quelli ci &longs;ia una certa di&longs;tanza, & che la figura da quelli com
pre&longs;a, con quelli &longs;ia come una piramide, & un conio, la cui punta &longs;ia nell'occhio, & la ba&longs;a
contegna i contorni, ouero i termini della co&longs;a ueduta. Hora &longs;tando que&longs;to ne &longs;egue, che gli
anguli, &longs;otto i quali &longs;i uede alcuna co&longs;a, &longs;aranno hora minori, hora maggiori, perche una
i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a auuicinan
nore; il &longs;imile &longs;egue dell'altezza de gli anguli, del &longs;ito destro, & &longs;ini&longs;tro, & della egua
lità, la doue quelle co&longs;e, che &longs;i uedeno &longs;otto anguli maggiori appareno minori, & quel
le minori, che &longs;otto minori &longs;i uederanno, & &longs;otto gli alti alte, &longs;otto ba&longs;&longs;i ba<02>e, & &longs;otto de
&longs;tri destre, &longs;otto &longs;ini&longs;tri &longs;ini&longs;tre, &longs;otto eguali eguale, & &longs;otto piu anguli uedute, &longs;i uedeno
meglio: però con&longs;iderando Vitr.
che &longs;e i membri fu&longs;&longs;ero dritti a piombo, la parte di&longs;opra &longs;arebbe
piu lontana dalla ui&longs;ta, che quella di &longs;otto, & parrebbe, che l'opera de&longs;&longs;e in drieto. il che &longs;i ue
de tirando dall'occhio due linee, perche la linea, che ua alla parte di &longs;opra, è piu lunga, che quella,& però l'opera ci parrebbe piu &longs;ie&longs;a, & piu riuolta al di &longs;opra, per ue
der&longs;i &longs;otto raggio piu lontano. però uuole egli, che piegamo in fuori la parte di &longs;opra, la duodeci
ma parte dell'altezza de i membri, che uanno &longs;opra i capitelli. perche la linea del uedere &longs;i farà
piu uicina all'occhio, l'angulo ci &longs;arà maggiore, & l'opera ci parerà piu dritta. il che &longs;i uede per
la figura qui &longs;otto. &longs;ia l'architraue nella fronte c.
b.
&longs;ia l'occhio a.
& &longs;iano tirate dall'occhio due
linee, l'una alla parte di &longs;otto &longs;egnata c. l'altra alla parte di &longs;opra &longs;egnata b.
egli&longs;i uede, che la
linea a b. è piu lunga, che la linea a c.
ma &longs;e la parte di &longs;opra piegherà per la duodecima parte
della &longs;ua altezza, la linea, che andarà dall'occhio alla parte aggiunta &longs;i farà minore, & conue
nirà piu con la linea di &longs;otto, & l'opera parerà poi dritta, & meno &longs;te&longs;a, & riuolta, come &longs;i ue
de dalla linea. a d.
& que&longs;to &longs;i deue &longs;pecialmente auuertire, doue le opere &longs;ono alte, & imem
bri grandi. & u&longs;are il giudicio, & la di&longs;cretione.
Le canalature delle colonne deono e&longs;&longs;er
uentiquattro, & &longs;i cauano in que&longs;to modo,
che po&longs;ta la &longs;quadra nel cauo della canalatu
ra, & girata tocchi in modo con le &longs;ue brac
cia dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra gli anguli
delle &longs;trie, che la punta, ouero angulo del
la &longs;quadra &longs;i moua facilmente, & &longs;enza im
pedimento col &longs;uo giro toccando. Le gro&longs;
&longs;ezze delle &longs;trie, o pianuzzi, &longs;i deono fare,
quanto &longs;i trouerà la giunta nel mezo della
colonna dalla de&longs;crittione &longs;ua. Nelle gole
dritte, che &longs;ono &longs;opra i gocciolatoi de i
Tempij &longs;i deue &longs;colpire le te&longs;te di leoni, co
&longs;i po&longs;te, che contra cia&longs;cuna colonna &longs;iano forate al canale, che dalle tegole riceue l'ac
qua piouana, ma le parti di mezo &longs;iano &longs;ode, accioche la forza dell'acqua, che per le tego
le di&longs;cende nel canale, non uenga
tra gli inter colunnij, & non ba
gni quelli, che pa&longs;&longs;ano di &longs;ot
to. ma quelle, che &longs;ono &longs;opra le
colonne apparino uomitando
mandar fuori gli e&longs;iti delle
acque.
ta ad imitatione delle falde delle ue
&longs;ti feminili. In que&longs;ta &longs;i deue inten
dere la &longs;ignificatione d'alcuni uoca
boli, & poi il modo di formarli giu
&longs;tamente. il primo è quello, che
Vitr.
chiama Strix: il &longs;econdo quel
lo, che è detto &longs;tria: il terzo, Anco
nes. Strix adunque è il cauo, & il
canale i&longs;te&longs;&longs;o. &longs;tria è lo &longs;pacio, che è
tra un cauo, & l'altro, detto pia
nuzzo. Ancones &longs;ono le braccia
della &longs;quadra, la quale è fatta da
due regule, che da Vitr.
&longs;ono dette
ancones, perche fanno come un gomito, che in greco anchon &longs;i chiama. Siano adunqu
do del cauo nel mezo, & con le braccia, che tocchino gli anguli de i pianuzzi. la gro&longs;&longs;ezza de
iquali &longs;i &longs;aperebbe a punto, quando noi &longs;ape&longs;&longs;imo bene come ua la gonfiatura della colonna, per
che &longs;econdo la &longs;ua de&longs;crittione &longs;i formano i pianuzzi&longs;ec
do, che la intendemo è &longs;tata po&longs;ta.
Io ho de&longs;critto, quanto io ho potuto diligentemente in
de i Tempij Ionici. nel &longs;eguente io e&longs;ponerò quali &longs;iano le proportioni de i Tem
pij Dorichi, & Corinthij.
bile diligenza le ragioni de i Tempij, Ionici, & promette di uoler trattare nel &longs;eguente libro
delle mi&longs;ure de i Tempij Dorichi, & Corinthij. Però douemo auuertire alle co&longs;e dette come
a co&longs;e pertinenti alla ragione Ionica.
IL QVARTO LIBRO
DELL'AR CHITETTVRA DI
M. VITRVVIO.
HAVENDO io ó Imperatore auuertito, che molti hanno la&longs;ciato pre
cetti della Architettura, & uolumi di commentarij non ordinati, ma
cominciati come particelle &longs;membrate: degna, & utili&longs;sima co&longs;a ho
pen&longs;ato prima di ridurre tutto il corpo di que&longs;ta di&longs;ciplina a perfetto or
dine, & poi e&longs;plicare in cia&longs;cuno uolume le pre&longs;critte, & certe qualità
delle maniere partitamente. Et però ó Ce&longs;are io ti ho dichiarito nel pri
mo uolume l'ufficio dello Architetto, & dimo&longs;trato di che arti bi&longs;ogna, che egli &longs;ia am
mae&longs;trato. Nel &longs;econdo io ho di&longs;putato della copia della materia, della quale &longs;i fanno
gli edificij. Nel terzo delle di&longs;po&longs;itioni de i &longs;acri Tempij, & della uarietà delle loro ma
niere, quali, & quante forme s'habbiano, & delle di&longs;tributioni, che &longs;ono in cia&longs;cuna ma
niera, & de i tre generi, quelle, che haue&longs;&longs;ero &longs;ottili&longs;sime qualità de moduli nelle pro
portioni ho dimo&longs;trato le u&longs;anze Ioniche. Hora in que&longs;to uolume io tratterò de gli in
&longs;tituti Dorichi, & Corinthij. & di tutti farò manife&longs;te le differenze, & le proprietà.
P
bri, di&longs;correndo &longs;opra alcuna bella co&longs;a, la ragione (come io stimo) puo e&longs;&longs;er que
&longs;ta. La materia del pre&longs;ente libro, è continuata con la materia del precedente; pe
rò non bi&longs;ognaua fare altro proemio con digre&longs;&longs;ione, & hi&longs;toria, come ha fatto ne
gli altri. Ma perche ha fatto egli que&longs;to poco di proemio?
prima per di&longs;tinguer un libro dall'al
tro, dapoi per continuare la materia, dimo&longs;trando quello, che fin hora egli ci ha in&longs;egnato, &
quello, che egli ci è per in&longs;egnare: & &longs;e alcuno dice&longs;&longs;e, non doueua egli &longs;otto un uolume &longs;olamen
te comprendere tutta la trattatione delle fabriche dedicate alla religione? Io direi, che per fug
gire il tedio, che ci reca la lunghezza, egli ha uoluto dar modo al terzo libro, & ri&longs;eruar&longs;iEt per quella breuità, che egli lauda nel proemio del &longs;eguen
te libro; che ci fa piu pronti alle co&longs;e, che presto fini&longs;cono: deue&longs;i auuertire, quello, che egli
dice.
&longs;i onti, & de i lati al primo Capo. Et quello, che egli dice.
re,
do Capo. nel quale è compre&longs;o, quello, che dice Vitru.
Et quello, che egli dice,
tàEt in uero dice bene &longs;otti
li&longs;&longs;ime qualità, & co&longs;i ritrouo io, & è nece&longs;&longs;ario ri
portioni& bene
&longs;pe&longs;&longs;o ragionarui &longs;opra. ricordando&longs;i oltra di que&longs;to della Eurithmia, & della gratia, ch'è il tem
peramento delle prTratta
adunque in que&longs;to libro della origine, & inuentione delle colonne, de i loro ornamenti, della ra
gion Dorica, & Corinthia, del compartimento, & di&longs;tributione del di dentro, & del di fuori de
i Tempij. & ci da alcuni precetti per &longs;iluare i Tempij &longs;econdo le regioni, & parti del cielo, ra
giona delle porte, & del fabricar antico di To&longs;cana, & delle forme ritonde de i Tempij, & de
gli altari, & con que&longs;to pon fine alla fabrica con&longs;ecrata alla religione.
ne di quelle. Cap. I.
LE colonne Corinthie hanno tutte le mi&longs;ure come le Ioniche, eccetto i capitel
li, ma le altezze de i capitelli fanno quelle per la rata parte piu alte, & &longs;ottili,
perche l'altezza del capitello Ionico è la terza parte della gro&longs;&longs;ezza della co
lonna, ma del Corinthio, è di tutta la gro&longs;&longs;ezza intiera. perche adunque &longs;o
no aggiunte a i capitelli Corinthij due parti della gro&longs;&longs;ezza della colonna, però fanno la
mo&longs;tra di quelle piu &longs;ottile. Tutti gli altri membri, che &longs;opra le colonne &longs;i po&longs;ano, nelle
Corinthie &longs;ono po&longs;ti o dalle mi&longs;ure, & compartimenti Dorichi, ouero dalle u&longs;anze Ioni
che, perche la maniera Corinthia non ha propria in&longs;titutione di gocciolatoi, o d'altri or
namenti. ma ouero nelli gocciolatoi i mutoli dalle ragioni delli Triglifi &longs;ono di&longs;po&longs;te,
ouero ne gli architraui, le goccie all'u&longs;anza Dorica &longs;ono ordinate. Ouero &longs;econdo le leg
gi Ioniche, i fregi ornati di &longs;colture con i dentelli, & con le corone &longs;i comparti&longs;cono,
& co&longs;i di due maniere trapo&longs;toui il capitello, è &longs;tata nelle opere la terza maniera prodot
ta. perche le nominanze de i tre generi.
cioè Dorica, Ionica, & Corinthia fatte &longs;ono dal
le formationi delle colonne, delle quali, la prima, & antica nata è la Dorica.
la colonna Corinthia, & del &longs;uo capitello. Le regole delle Corinthie &longs;ono breuemente raccolte.
La prima è, che le colonne Corinthie non &longs;ono punto dalle Ioniche differenti di mi&longs;ure, &longs;aluo, che
nel capitello, perche (come hauemo ueduto nel precedente libro) il capitello Ionico è alto per
un terzo della gro&longs;&longs;ezza della colonna, & (come qui &longs;i dice) il capitello Corinthio, è alto tan
to, quanto tutta la gro&longs;&longs;ezza della colonna. dalche na&longs;ce, che la colonna Corinthia per la ag
giunta di due parti è piu &longs;uelta, & pare piu &longs;ottile. Ma doue ha detto Vitr.
che il capitello Ioni
Ri&longs;pondo, che egli lo ha detto di fopra, nel ter
zo libro, quando egli di&longs;&longs;e. Ma la gro&longs;&longs;ezza del capitello, &longs;i deue fare in que&longs;to modo,
che di noue parti, & meza tre pendino inanzi &longs;otto il tondino.
tondino &longs;ono la&longs;ciate alle uolute, ne re&longs;tano &longs;ei, & meza, & la gro&longs;&longs;ezza della colonna era par
ti diciotto, & quella meza parte è di&longs;tribuita alla cimbia, & però la gro&longs;&longs;ezza del capitello Io-La &longs;econda regola è, che
le Corinthie non hanno membri proprij di &longs;opra, ma &longs;i pigliano, o dalle &longs;immetrie Doriche, o
dalle u&longs;anze Ioniche. dice Vitr.
che &longs;iano Triglifi nel Corinthio, ma perche il compartimento Dorico, è regolato &longs;econdo gli Tri
glifi. Sinulmente per goccie intende, non quelle, che &longs;ono &longs;otto gli Triglifi, ma quelle, che &longs;ono
di&longs;poste &longs;otto'l gocciolatoio, nel piano di &longs;otto, come hauemo detto i moderni le chiamano fu&longs;aio
li, non &longs;apendo l'origine di quelle. Adunque nella maniera Corinthia, l'Architraue, il Freggio,
la Cornice, &longs;i puo pigliare dalla mi&longs;ura, & compartimento Dorico. Egli &longs;i puo anche pigliare
dalle u&longs;anze Ioniche tutto quello, che s'impone a capitelli delle colonne, & in que&longs;to ca&longs;o non è
differenza tra'l Ionico, & il Corinthio, & &longs;i puo dire che il genere Corinthio non habbia altro
del &longs;uo, che il capitello, & que&longs;to &longs;i deue auuertire. Seguita Vitr.
a dire l'origine del genere
Dorico, & dice.
Perche nell'Achaia, & nel Polopone&longs;&longs;o Doro figliuolo di Helleno, & della ninfa Optice
hebbe il principato, que&longs;ti in Argo antica città fece a ca&longs;o il Tempio di Giunone di quel
la maniera. Dapoi delle i&longs;te&longs;&longs;e maniere non e&longs;&longs;endo anchor nata la ragione delle &longs;imme
trie fece i Tempij nelle altre città dell'Achaia. Ma poi che gli Athenie&longs;i per le ri&longs;po&longs;te del
Delfico Apollo di commune con&longs;iglio di tutta la Grecia in uno i&longs;te&longs;&longs;o tempo condu&longs;&longs;e
ro in A&longs;ia tredici colonie, & a cia&longs;cuna colonia diedero il &longs;uo capo, & condottiere, dan
do la &longs;omma dello imperio ad Ione figliuolo di Xutho, & di Creu&longs;a, il quale per le ri&longs;po&longs;te
&longs;ue Apollo in Delfo uolle chiamare &longs;uo figliuolo; co&longs;tui condu&longs;&longs;ein A&longs;ia quelle colonie;
& iui fabricò grandi&longs;sime città hauendo occupati i confini della Caria, Ephe&longs;o, Mileto,
Miunta, che gia fu dalle acque &longs;orbita, i &longs;acrificij, & i &longs;uffragij della quale gli lonij, a Mi
le&longs;ij attribuirono, & Priene, Samo, Teon, Colofona, Chio, Erithras, Phocea, Elazo
mene, Lebedo, Melite. Que&longs;ta Melite, per l'arroganza de cittadini da que&longs;te città per
commune con&longs;iglio mo&longs;&longs;agli guerra, fu ruinata. in luogo della quale dapoi, per benefi
cio del Re Attalo, & d'Ar&longs;imone la città de Smirnei è &longs;tata riceuuta nel numero delle cit
tà Ioniche. Que&longs;te città hauendo &longs;cacciati i Carij, & i Lelegi, nominarono dal loro capo
Ione quella regione Ionia & ponendo iui i Tempij de i Dei immortali cominciorno a fa
bricare alcuni Tempietti, & prima (come uiddero in Achaia) fecero il Tempio d'Apol
lo, detto Pannionio, & quello chiamarono Dorico, perche lo uiddero da prima co&longs;i fat
toMa uolendo ponere in quel Tempio le colonne, non hauendo
le &longs;immetrie di quelle, & cercando con che ragioni le pote&longs;&longs;ero fare, &longs;i che, & a &longs;opporta
re i pe&longs;i fu&longs;&longs;ero ba&longs;tanti, & tenne&longs;&longs;ero approuata bellezza nello a&longs;petto, mi&longs;urarono la
pianta del piede uirile, & hauendo trouato, che il piede era la &longs;e&longs;ta parte dell'altezza del
l'huomo, co&longs;i la traportarono nella colonna. Et di quella gro&longs;&longs;ezza, che fecero la ba&longs;a
del fu&longs;to della colonna, &longs;ei fiate tanto leuarono in altezza quella col capitello. Et a
que&longs;to modo la colonna Dorica cominciò dare ne gli edificij proportione, & fermezza, &
bellezza del corpo uirile. Appre&longs;&longs;o dapoi cercando di fabricare un Tempio a Diana, da
gli i&longs;te&longs;si ue&longs;tigij trasferirono nuoua forma di maniera alla &longs;ueltezza feminile. Et prima fe
cero la gro&longs;&longs;ezza della colonna per la ottaua parte dell'altezza, & accioche tene&longs;&longs;ero lo
a&longs;petto piu alto &longs;ottopo&longs;ero alla ba&longs;a in luogo di calzare la &longs;pira, & al capitello impo&longs;ero
le uolute pendenti dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, come cre&longs;pi cincinni della capillatura, &
ornarono le fronti di cima&longs;e, & con fe&longs;toni, (che encarpi &longs;i dicono) cioè frutti raccolti
in&longs;ieme, & foglie colligate in uece di capelli di&longs;po&longs;te, & per tutto'l tronco della colonna
la&longs;ciarono andar a ba&longs;&longs;o le canalature, come falde delle ue&longs;timenta all'u&longs;anza delle matro
ne; & co&longs;i con due differenze imitarono la inuentione delle colonne, una &longs;chietta, & nu
da &longs;enza ornamento, che era di &longs;embiante uirile, l'altra di muliebre &longs;ottigliezza, & orna
mento, & mi&longs;ura. Ma quelli che uennero dapoi con eleganza, & &longs;ottigliezza di giudi
na Dorica di &longs;ette diametri della gro&longs;&longs;ezza, & la Ionica di otto, & meza. Et quello, che
gli Ioni fecero da prima, Ionico è &longs;tato detto. Ma il terzo genere, che Corinthio &longs;i
chiama, è pre&longs;o dalla imitatione della &longs;ueltezza uirginale, imperoche le uergini per late
nerezza della età, e&longs;&longs;endo di piu &longs;uelte membra formate, riceueno piu leggiadri, & gratio&longs;i
effetti. Ma la inuentione del capitello Corinthio &longs;i narra che in que&longs;to modo &longs;ia &longs;tata ritro
uata. Vna uergine cittadina di Corinto gia da marito, e&longs;&longs;endo inferma uenne a morte.
la notrice di quella hauendo raccolto tutti que ua&longs;i, de i quali la uergine uiuendo &longs;i dilet
taua, & po&longs;ti quelli in un ce&longs;tello, dapoi, che fu &longs;epelita, gli fece portare al monumento,
& porli da capo, & accioche piu lungamente re&longs;ta&longs;&longs;ero allo &longs;coperto aere, ui po&longs;e &longs;opra
una tegola. Il ce&longs;tello per ca&longs;o era &longs;tato po&longs;to &longs;opra una radice di Acanto.
in quel mezo
la radice nel mezo dal pe&longs;o oppre&longs;&longs;a, mandò fuori da primauera i ritorti cauli, & le foglie
cre&longs;cendo i cauli lungo i lati del ce&longs;tello, & da gli anguli della tegola per la nece&longs;sità &longs;pin
ti in fuori, furono con&longs;tretti nelle ultime parti delle uolute piegar&longs;i. Allhora Callima
co, il quale per la eleganza, & &longs;ottigliezza dell'arte, fu da gli Athenie&longs;i cachizotecnos no
minato, pa&longs;&longs;ando appre&longs;&longs;o quel monumento, auuertendo uide quel ce&longs;tello, & d'intor
no la tenerezza na&longs;cente delle foglie, & dilettato&longs;i della maniera, & della nouità della for
ma fece a quella &longs;imiglianza appre&longs;&longs;o i Corinthij le colonne, & po&longs;e le conueneuoli ragio
ni di quelle, & dapoi nelle perfettioni delle opere, fece la di&longs;tributione della maniera
Corinthia.
di Strabone, & d'altri autori per e&longs;ponere le hi&longs;torie, & le de&longs;crittioni de i luoghi po&longs;ti da Vitr.
ma io credo a Vitr.
& maggior cura mi &longs;trigne, & d'importanza maggiore, che narrare le hi&longs;to
rie, de&longs;criuer luoghi, & dipigner herbe. Grande occa&longs;ione, & bella, ci ha dato la natura, per
fare, che l'arte perfetta fu&longs;&longs;e, quando ella ci propo&longs;e la forma del corpo humano. percioche con
il numero, con i termini, & contorni, con lo &longs;ito, & collocatione delle parti, in un &longs;oggetto no
bili&longs;&longs;imo ci diede e&longs;&longs;empio merauiglio&longs;o di &longs;ingular bellezza; fece, che i corpi quantunque di&longs;&longs;imi
gl anti fu&longs;&longs;ero, nientedimeno belli, & ben formati, & uaghi ci pare&longs;&longs;ero. La onde molte bellezze
nate &longs;ono, percioche con lo certo, & determinato numero delle parti, la natura congiun&longs;e la cor
ri&longs;pondente grandezza con i termini &longs;uoi, & niente la&longs;ciò, che in luogo proprio, & accommo
dato non fu&longs;&longs;e: perche &longs;i trouano de i corpi gentili, & &longs;uelti, che ci porgeno diletto, & &longs;e ne tro
uano de gli altri, che &longs;ono piu &longs;odi, è maggiori, & però non ci di&longs;piaceno, & finalmente tra que
&longs;ti, & quelli altri &longs;ono belli, & gratio&longs;i, come che in ogni co&longs;a &longs;i truoua il grande, il picciolo,
& il mediocre, cia&longs;cuno con le &longs;ue ragioni. il che con&longs;iderando l'huomo, & leggendo nel li
bro della natura per imitarla nelle &longs;ue compo&longs;itioni, uolle, che tre maniere fu&longs;&longs;ero prin
cipali del fabricare, con&longs;iderando molto bene l'officio, & il fine di cia&longs;cuna fabri
ca: & però quella che piu pote&longs;&longs;e durare alla fatica, & piu fermezza, & piu di &longs;odo haue&longs;&longs;e,
Dorica uolle chiamare: perche fu prima da i Dorie&longs;i di que&longs;to modo pigliata: ma quella, che piu
&longs;ottile, & piu &longs;uelta fu&longs;&longs;e, Corinthia: la mezana, qua&longs;i tra amendue collocata, Ionica, da Ione,
come dice Vitr. Ma perche cia&longs;cuna haue&longs;&longs;e donde parere diletteuole, & bella, cominciò con
gran diligenza a con&longs;iderare, che numero, che termini, & come &longs;i haue&longs;&longs;ero a di&longs;porre le par
ti. Vedendo&longs;i adunque (come ben di&longs;corre Lione) che il diametro del corpo humano dall' uno,
& l'altro lato, è per la &longs;esta parte, & dal bilico alle reni per la decima dell' altezza del corpo,
fu pre&longs;a l'occa&longs;ione delle mi&longs;ure: perche ritrouando, che &longs;e delle colonne altre fu&longs;&longs;ero piu alte
&longs;ei parti, altre dieci del piede loro, per lo innato &longs;entimento, col quale potemo giudicare, che tan
ta gro&longs;&longs;ezza, ouero tanta &longs;ottigliezza non ha del buono, cominciò a fare l'ufficio &longs;uo, & di&longs;cor
rere, che co&longs;a fu&longs;&longs;e di mezo tra que&longs;ti ecce&longs;&longs;i, che pote&longs;&longs;e piacere, & di &longs;ubito &longs;i diede alla in
uentione delle proportioni, & co&longs;i po&longs;ti in&longs;ieme quegli ecce&longs;&longs;i, cioè &longs;ei, & dieci, diui&longs;ero la &longs;om-
eguali &longs;pacij era di&longs;tante. Piacque la inuentione, & ne riu&longs;cì la proua: & però diedero alla
lunghezza della colonna otto Diametri del piede, & quella (come io ho detto) da gli Ioni, Io
nica naminarono. Dapoi giugnendo il minor termine, che era&longs;ei, con que&longs;to numero di nuouo
ritrouato, cioè con otto fecero una &longs;omma di quattordici, che partita egualmente rendeua &longs;ette,
&longs;econdo il qual numero da Dorie&longs;i &longs;u fatta la colonna Dorica di &longs;ette te&longs;te. ma aggiugnendo il ter
mine maggiore, che era dieci con quello di mezo, che era otto raccol&longs;ero diciotto, che partito in
due faceua noue, perilche alla forma piu &longs;uelta, & piu &longs;ottile diedero noue diametri, & Corin
thia la chiamarono, perche da Corinto (che hora Caranto &longs;i chiama) uenne la inuentione
per auuertimento di Callimacho Architetto: Dal nnmero adunque cominciarono a dare la bel
lezza. Poi uennero al contorno, facendo le diminutioni, le gonfiezze, i collarini, & le cim
bie con gratia, & ornamento, di&longs;ponendo le parti di cia&longs;cuna al luogo &longs;uo. ben è uero, che il &longs;ito,
& la di&longs;po&longs;itione delle parti piu pre&longs;to &longs;i la&longs;cia cono&longs;cere, & &longs;entire, quando &longs;ta male, che s'in
tenda come far &longs;i deggia. percioche quella è gran parte del giudicio dell'huomo in&longs;ito da natura.
Ben è uero, che ci &longs;ono alcune auuertenze, nel mettere in opera le co&longs;e ben compartite, come fa
re, che le co&longs;e uadino a piombo, che i membri ri&longs;pondino &longs;u'l uiuo, che il tutto na&longs;ca da terra,
che le colonne &longs;iano pari di numero, a &longs;imiglianza de i piedi de gli animali, che le apriture &longs;iano
di&longs;pari, che le parti inferiori &longs;iano piu gro&longs;&longs;e, che le &longs;uperiori: che le Doriche non &longs;iano troppo
lauorate, ornate &longs;iano le Ioniche, ornati&longs;&longs;ime le Corinthie. perilche non &longs;i puo &longs;e non bia&longs;mare,
chi nelle opere Doriche, ha po&longs;to tanta &longs;ottilità, & uarietà di lauori, che piu non potrebbe ha
uer fatto nelle Corinthie, grande &longs;pe&longs;a, inutile, non goduta, & &longs;enza decoro fu fatta, &longs;e bene al
cuno dice&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere opera compo&longs;ta. A me la ragione da ardire, & la i&longs;perienza, & la cognitio
ne d'alcune co&longs;e de gli antichi, lequali quando erano po&longs;te lontane dall'occhio erano &longs;olamente
&longs;gro&longs;&longs;ate, ma le piu uicine erano piu finite: &longs;e però l'ambitione, & l'auantaggio, & commodità
de lauoranti non gli moueua. egli &longs;i legge, che per lo pericolo, che era nel drizzar le colonne, che
non &longs;i rompe&longs;&longs;ero, &longs;i &longs;oleua prima drizzarle, & poi lauorarle. in &longs;omma ri&longs;pondino (come ho gia
detto) le co&longs;e de&longs;tre alle &longs;ini&longs;tre, le alte alle ba&longs;&longs;e, le dinanzi alle di dietro; in modo, che ogni
co&longs;a po&longs;ta &longs;ia al luogo &longs;uo, & ri&longs;pondendo &longs;i in&longs;ieme, & bellezza, & fermezza apportino a gli
edificij. Voglio far hora auuertiti alcuni, i quali &longs;i marauigliano, che Vitru.
i&longs;te&longs;&longs;o non pur al
tri, che hanno fabricato tra gli antichi Architetti, s'habbia alcuna fiata &longs;co&longs;tato dalle dette mi
&longs;ure. Io ho detto di &longs;opra con l'auttorità di Vitru.
che la ragione delle co&longs;e è in &longs;e uera, & du
rabile, onde con la proportione &longs;ene uiue, & &longs;ta &longs;enza oppo&longs;itione, ma non &longs;empre diletta quel
&longs;entimento dell'animo no&longs;tro, ilquale for&longs;e piu a dentro per a&longs;co&longs;a forza di natura penetrando non
con&longs;ente a gli occhi, che la pura è &longs;emplice proportione alcuna fiata diletti. ma dalla materia
delle co&longs;e, dalla grandezza, dalla di&longs;tanza (come ho detto) richiede alcuna maniera, & for
ma, che acconci quello gratio&longs;amente, che troppo &longs;implicemente ci porge la mi&longs;ura, & propor
tione, come nelle &longs;tatue antiche &longs;i uede, altre di noue, altre di dieci, altre tra noue & dieci te&longs;te
formate. Et nella Mu&longs;ica finalmente ci &longs;ono alcuni &longs;uoni, i quali uengono alle orecchie con dol
cezza, che però non &longs;ono tra le con&longs;onanze collocati. però dico, che ognuno deue ce&longs;&longs;are dalla
merauiglia, quando ritroua in molte opere la mi&longs;ura alquanto uariata da i
a ba&longs;tanza tra'l maggiore, & minore ecce<02>o contener&longs;i, uariando i mezi con giudicio, & &longs;otti
gliezza d'auuertimento. & però da gli &longs;pacij, & uani tra le colonne Vitru.
ha regolato l'altez
za di quelle, nè mai è u&longs;cito de i termini. Plinio nel trente&longs;imo &longs;esto libro al trente&longs;imo terzo
capo ragiona delle colonne, & mi&longs;ure loro, & del Tempio di Diana Efe&longs;ia, & delle &longs;ue propor
tioni. Oltra le predette maniere di colonne, ci &longs;ono le Attiche quadrangulari, & di lati egua
li. Quello che dice Vitru.
di Callimaccho Architetto, che per la eleganza dell'arte era detto
Cachizoternos, perche &longs;empre egli &longs;pezzaua le co&longs;e fatte, nè mai &longs;i contentaua, & &longs;empre po
liua, altri leggono Lixitecnon, perche &longs;ottilmente poliua le co&longs;e & for&longs;e qua
dra meglio a Vitr.
La &longs;immetria, o
che quanto farà la gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi, tanto &longs;ia l'altezza del capitello, con
il dado o Abaco. Ma la larghezza dell'Abaco co&longs;i habbia la &longs;ua ragione: che quanto &longs;a
rà l'altezza, due tanti &longs;ia la diagonale, percioche gli &longs;pacij haueranno per ogni uer&longs;o le
fronti giu&longs;te. &longs;iano le fronti della larghezza piegate in entro da gli e&longs;tremi anguli dello
Abaco, per la nona parte della larghezza della &longs;ua fronte: habbia al ba&longs;&longs;o del capitello
tanta gro&longs;&longs;ezza, quanto à la colonna di &longs;opra, oltra l'Apothe&longs;i, & lo A&longs;tragalo, cioè cim
bia, & tondino. La gro&longs;&longs;ezza dello Abaco per la &longs;ettima dell'altezza del capitello.
& le
uata la gro&longs;&longs;ezza dell'Abaco, &longs;ia il re&longs;tante diui&longs;o in tre parti, delle quali una &longs;i dia alla fo
gliatura di &longs;otto, l'altra habbia la fogliatura di mezo, & i cauliculi habbiano la i&longs;te&longs;&longs;a altez
za, & da quelli na&longs;chino le foglie, lequali gettate in fuori abbracciano lo Abaco. ma quel
le uolute, & minuti inuogli, che na&longs;ciuti dalle foglie de i cauliculi uengono in fuori fin a
gli e&longs;tremi anguli, &longs;iano &longs;colpiti tra'l &longs;uo mezo &longs;ottopo&longs;ti a i fiori, che &longs;ono nello Abaco. i
quali fiori da tutte quattro le parti &longs;iano formati tanto grandi, quanto è la gro&longs;&longs;ez
za dello Abaco. co&longs;i in que&longs;te &longs;immetrie, & compartimenti &longs;aranno formati i capitel
li Corinthij.
Ve
ro è, che egli &longs;i ha auuertito appre&longs;&longs;o gli antichi, che l'altezza del capitello &longs;enza lo Abaco era
di uno diametro di colonna, il che gli daua maggior &longs;ottigliezza.
Sono anche le maniere de i capitelli, che alle mede&longs;ime colonne s'impongono, con di
uer&longs;i uocabuli nominate. de i quali nè le proprietà delle mi&longs;ure, nè la maniera delle
colonne potemo nominare. ma ben uedemo che i uocaboli di quelli &longs;ono &longs;tati transferi
ti, & tramutati da i capitelli Corinthij, Ionichi, & Dorichi, le &longs;immetrie de i quali &longs;ono &longs;ta
te traportate in &longs;ottigliezza di noue &longs;colture.
ria &longs;econdo la diuer&longs;ità delle proportioni, che &longs;i compongono in&longs;ieme; però non hanno que&longs;te ma
niere proprio nome, benche a dì no&longs;tri, &longs;e le dia'l nome d'Italiana. Veggon&longs;i capitelli con tanta
diuer&longs;ità di lauori, che non ci è numero, altri con fogliazze grandi, altri con minute, & &longs;ono
belli&longs;&longs;imi, altri hanno legature d'animali, come s' è detto, altri hanno & uolute tolte da gli Io
nichi, & foglie tolte da i Corinthij: & tutti &longs;ono garbati, & gratio&longs;i: & indeterminatamente &longs;i
deono chiamare, capitelli, omaniere compo&longs;te.
Cap. II
Perche di &longs;opra &longs;ono &longs;tate de&longs;critte le origini, & le inuentioni delle colonne &longs;e
condo le maniere loro, egli non mi pare lontano dal propo&longs;ito no&longs;tro con le
i&longs;te&longs;&longs;e ragioni trattare de gli ornamenti di quelle, come nati &longs;ono, & da quai
principij, & da che origini ritrouati. In tutti gli edificij &longs;i pone di &longs;opra la
trauatura, & l'opera di legname con diuer&longs;i uocaboli nominata: & &longs;i come nelle nominan
ze, co&longs;i nello effetto ritiene diuer&longs;e, & uarie utilità. imperoche &longs;opra le colonne pila&longs;tri,
& erte, o &longs;tanti, che &longs;i dica, &longs;i pongono le traui. ne i palchi & ta&longs;&longs;elli, i piccioli morelli,
& le a&longs;si. &longs;otto i tetti &longs;e gli &longs;pacij &longs;aranno maggiori, ui ua il colmello nel &longs;ommo del col
mo. onde poi dette &longs;ono le colonne, & anche &longs;i pongono i trauicelli attrauer&longs;ati, & le chia
ui. Ma &longs;e gli &longs;pacij &longs;aranno commodi, il colmello, & i cantieri uenghino in fuori fin al
lo e&longs;tremo del grondale. & &longs;opra i canthieri &longs;tiano i tempiali, o pianelle, dapoi di &longs;o=
pra &longs;otto le tegole gli a&longs;&longs;eri, che &longs;portino in modo, che dalle loro proietture, & &longs;porti,
&longs;iano coperti i pareti.
che egli ci rende conto di tutti gli adornamenti, & membri che &longs;i metteno &longs;opra le colonne, o pi
la&longs;tri, o muri, o stanti, che egli chiama, adimo&longs;trando chiaramente la origine, & inuen
tione di quelli. dal che nel pre&longs;ente luogo &longs;i caua la ragione dimolti uocaboli.
Certo è (come
&longs;pe&longs;&longs;o ho detto) che dalla nece&longs;&longs;ità alla magnificenza del fabricare gli artifici &longs;ono peruenuti. la
natura c'impo&longs;e la nece&longs;&longs;ità: ma lo animo grande acce&longs;o dalla concorrenza cercò di auanzare
&longs;e &longs;te&longs;&longs;o. &longs;i che i primi fabricarono come lor fatto ueniua, & quanto il bi&longs;ogno richiedeua.
&longs;uc
ce&longs;&longs;ero le conte&longs;e di &longs;uperar&longs;i l'un l'altro, ma però &longs;i fondauano le inuentioni, & gli accre&longs;ci
menti &longs;opra la imitatione di quelle co&longs;e, che per loro natura doueuano e&longs;&longs;er tali. però non fecero
alcuna co&longs;a ne gli adornamenti, di che non ne pote&longs;&longs;ero pienamente rendere la ragione dalla imi
tatione delle co&longs;e &longs;atte per nece&longs;&longs;ità. Eleuato adunque lo edificio nella già dimo&longs;trata forma dal
fondameuto fin alla cima de i pareti, colonne, muri, pilastri, o &longs;tanti, bi&longs;ognaua coprirlo, ac
cioche perfettamente &longs;i uede&longs;&longs;e il fine dell'opera: era nece&longs;&longs;ario nel coperto prouedere, che i pa
reti&longs;te&longs;&longs;ero uniti, & legati in&longs;ieme, & che'l coperto acconciamente &longs;i ripo&longs;a&longs;&longs;e, non &longs;pignendo
i pareti: la onde per hauere quanto s'è detto, egli è da &longs;apere, che bi&longs;ogna fare tutto questo la
uoro di legname: che da Vitruuio è detto materiatio. & cono&longs;cere di&longs;tintamente i nomi, gli ef
fetti, & l'ufficio di cia&longs;cuna co&longs;a. Tre co&longs;e adunque douemo auuertire nell'opera di legname,
l'una è quella, che &longs;i impone prima &longs;opra le colonne, i muri, & pilastri: que&longs;ta &longs;i chiama tra
uatura. la &longs;econda è detta contignatione: que&longs;ta &longs;i diuide in due parti, l'una è la legatura del tet
to, l'altra è il tetto, & coperto. Della trauatura &longs;i caua questo utile, che i pareti &longs;i tengono in
&longs;ieme, dalla legatura, che il tetto &longs;i uni&longs;ce, dal tetto, che l'edificio &longs;i copre, & &longs;i defende. &
da tutte queste co&longs;e hanno hauuto origine diuer&longs;i adornamenti nelle fabriche, come &longs;i dirà qui
&longs;otto. Sapremo adunque come alcuna fiata tra un parete, & l'altro &longs;i troua grande interuallo,
& alcuna fiata commodo, & non molto di&longs;tante. però nelle legature de i tetti ui uà piu, & me
no artificio. però &longs;e'l tetto &longs;i &longs;panderà molto, & &longs;arà troppo largo, nella &longs;ommità del colmo ui
uà per lungo uno traue mae&longs;tro, che &longs;i chiama columen in latino. noi dicemo colmello.
dal
quale na&longs;ceno come figliuoli tutti i legamenti del tetto: &longs;i come dalla &longs;pina mae&longs;tra del pe&longs;ce
na&longs;ceno tutte le altre: & for&longs;e di qua è cauato quello, che &longs;i &longs;uol dire, il tale è di tale columel
lo. Ci &longs;ono i trauer&longs;i: ci &longs;ono anche le chiaui detti capreoli, dalla &longs;imiglianza de pampini, che
legano le uiti; perche co&longs;i quelli abbracciano i canteri: ma i trauicelli attrauer&longs;ati latinamen
te &longs;i dicono tran&longs;tra, & uolgarmente catene, & &longs;ono quelli, &longs;opra i quali &longs;i ripo&longs;ano le chiaui.
Ma &longs;e'l tetto &longs;arà comodo, & non porterà pericolo di slegar&longs;i, & &longs;chiauar&longs;i li potrà ba&longs;tare
mente
mo, & di&longs;cendono da i lati in&longs;ino &longs;otto le grondi. &longs;opra que&longs;ti canteri, (i quali fanno parere il
tetto, come una galera riuer&longs;cia, & &longs;i u&longs;a di dire tra noi la galera è in cantieri, quando è fat
to il &longs;uo corbame) ui uanno i tempiali, che &longs;ono trauetti, i quali uanno a trauer&longs;o i cantieri, in
contra le fronti del tetto. &longs;opra i tempiali, ui uanno gli a&longs;&longs;eri, che &longs;ono legni larghi quattro
oncie, che uanno &longs;opra i tempiali, come i canteri di &longs;otto. & quiui è po&longs;ta la ragione del coper
to. perche &longs;opra gli a&longs;&longs;eri s'impongono le tegole, i capi delle quali s'incontrano ripo&longs;ando &longs;o
pra'l mezo de gli a&longs;&longs;eri. Et que&longs;to è quanto la nece&longs;&longs;ità ci ha dimostrato, sì perche il tetto &longs;te&longs;&longs;e
in piouere, accioche le neui non lo carica&longs;&longs;ero, sì perche &longs;caccia&longs;&longs;i le acque, & le tempe&longs;te lon
tane da i pareti, & fu&longs;&longs;e ben legato. & que&longs;to è quanto Vitruuio ha detto fin hora.
come la figu
ra ci dimo&longs;tra.
Et co&longs;i egli &longs;i uederà, che ogni co&longs;a con&longs;eruerà, & il luogo, & la maniera & l'ordine
proprio. Dalle dette co&longs;e, & dall'opera di legname gli arte&longs;ici con le loro &longs;colture nelle
opere di p
hanno giudicato, che egli &longs;ia da &longs;eguitare quelle inuentioni: percioche gli antichi fabri
edificando in un certo luogo, hauendo co&longs;i po&longs;te le traui dalle parti di dentro de i pare
ti, che correuano fin alle e&longs;treme, & u&longs;ciuano, & &longs;portauano in fuori, compo&longs;ero anche
quello, che fra traue, & traue &longs;i poneua. & ornarono con opere di legname gratio&longs;a
mente quello, che andaua &longs;opra le cornici, & le &longs;ommità, & poi tagliauano gli &longs;porti de
i traui a pari de pareti a perpendicolo. la qual forma parendo loro, che for&longs;e &longs;enza garbo,
& &longs;enza gratia, conficcarono &longs;opra le te&longs;te de i trauicelli tagliate nella fronte alcune tauo
lette nel modo, che hora &longs;ono i Triglifi: & quelle dipin&longs;ero con cera biaua, accioche le
tagliature de gli trauicelli non offende&longs;&longs;ero la ui&longs;ta. & co&longs;i nelle opere Doriche le diui
&longs;ioni de i trauicelli coperti con la di&longs;po&longs;itione de gli Triglifi cominciarono hauere lo &longs;pa
cio po&longs;to tra gli trauicelli, & il letto delle trauature.
origine de gli ornamenti, che nelle opere di pietra &longs;ono stati introdutti da i grandi Architetti,
& con che ragione s'habbiano a fare. Ha detto Vitruuio, che &longs;opra le colonne, & i pilastri,
& pareti s'impone la trauatura, & &longs;opra la trauatura il tetto, o colmo. ha e&longs;po&longs;to le parti, &
le ragioni de i coperti, & del colmo. Hora ci e&longs;pone come da quelle parti, & dalle opere di le
gno &longs;ono &longs;tati transferiti gli ornamenti nelle opere di pietra, o di marmo: come nelle opere
Doriche i Triglifi, & i Modioni, & nelle Ioniche i dentelli: & dice, che i Triglifi &longs;ono stati
fatti ad imitatione delle te&longs;te delle traui, lequali prima &longs;portauano fuori de i pareti, & poi erano
tagliate a drittura de i pareti, & perche non faceuano bella ui&longs;ta, erano inue&longs;tite di tauolette
dipinte con cera, di quel modo, che hoggi dì pareno i Triglifi con que canali, & con que pianuz
zi, che &longs;i uedeno, che pare, che que canali &longs;iano fatti per riceuere le acque cadenti dalla cor
nice. Gli Architetti adunque nelle opere di pietra hanno traportato quelle inuentioni, & han
no fatto gli Triglifi, & le Metope, cioè gli &longs;pacij tra uno triglifo, & l'altro, che rappre&longs;enta
uano le diui&longs;ioni d'un Triglifo all'altro, come da un traue all'altro. Similmente i mutuli, o mo
dioni &longs;ono &longs;tati pre&longs;i nelle opere Doriche di pietra dalle opere di legname. que&longs;ti rappre&longs;entano
gli &longs;porti de i canterij &longs;otto le cornici, come gli Triglifi rappre&longs;entano gli &longs;porti delle traui &longs;opra
l'Architraue. Que&longs;ti modioni &longs;ono piegati, accioche aiutino il cader deue acque.
&longs;ono piu lar
ghi, & di meno gro&longs;&longs;ezza de gli Triglifi. & il luogo loro è &longs;otto le cornici, & la figura qui
&longs;otto lo dimo&longs;tra: & pero dice Vitruuio.
Dapoi &longs;ono &longs;tati altri, che in altre opere a perpendicolo de gli Triglifi hanno fatto
&longs;portare i canterij, & hanno fatto piegare gli &longs;porti loro. & come dalla di&longs;po&longs;itione delle
traui uennero gli Triglifi, co&longs;i da gli &longs;porti de i canterij &longs;otto i gocciolatoi è &longs;tata ritro
uata la ragione de i mutuli, o modioni: & co&longs;i nelle opere di pietra, & di marmo, &longs;i for
mano i modioni &longs;colpiti, che piegano. il che non è altro che la imitatione de i canterij:
perciohe di nece&longs;sita, per li cadimenti delle acque &longs;i fanno piegare in fuori. & però la ra
gione sì de gli Triglifi, come de i modioni, nelle opere Doriche è &longs;tata da quella imita=
tione ritrouata. Percioche non come alcuni errando hanno detto, che gli Triglifi &longs;o
no le imagini delle fine&longs;tre, co&longs;i puo e&longs;&longs;ere. perche gli Triglifi &longs;i pongono ne gli anguli, &
contra i quadri delle colonne, ne i quali luoghi niuna ragion uuole, che &longs;i facciano le fi=
ne&longs;tre, percioche le giunture delle cantonate &longs;i &longs;legano ne gli edificij, &longs;e &longs;i la&longs;cieranno in
quelle i lumi delle fine&longs;tre.
doue non poco errore è di colui, & non picciol danno dello edificio, &longs;e il cantone &longs;i apre con qual
che foro. non è aduuque buona la opinione di quelli, che uogliono, che gli Triglifi & le metope
re Ioniche i dentelli pote&longs;&longs;ero &longs;imilmente rappre&longs;entare i fori delle finestre, il che non puo e&longs;&longs;ere,
come dice Vitr.
& c'in&longs;egna ad un tratto l'origińe de i dentelli nelle opere Ioniche, & dice.
Et di piu anche &longs;e doue hora &longs;i fanno gli Triglifi, iui &longs;arà giudicato, che &longs;iano &longs;tati gli
&longs;patij de i lumi, per la i&longs;te&longs;&longs;a ragione ci può parere, che nelle opere Ionichei dentelli hab
biano occupato il luogo delle fine&longs;tre, percioche amendue gli &longs;patij, & quelli, che &longs;ono
tra i dentelli, & quelli, che &longs;ono tra gli Triglifi &longs;ono detti metope, perche Greci chiama
no ope i letti delle traui, & de gli a&longs;&longs;eri, come i no&longs;tri chiamano caui colombari, & co&longs;i
lo &longs;patio delle traui po&longs;te tra due ope, appre&longs;&longs;o de Greci metopa è nominato. in modo,
de i modioni, co&longs;i nelle Ioniche la ordinatione de i dentelli, nelle opere tiene la &longs;orza &longs;ua.
Et &longs;i come i modioni rappre&longs;entano la imagine de gli &longs;porti de i cantieri, co&longs;i nelle Ioni
che i dentelli da gli &longs;porti de gli a&longs;&longs;eri hanno pre&longs;a la imitatione. Et però nelle opere de
Greci non è, chi &longs;otto il modione metta i dentelli, perche non po&longs;&longs;ono &longs;tare gli a&longs;&longs;eri
&longs;otto i cantieri. Quello adunque, che &longs;oprai cantieri, & i tempiali ueramente deue e&longs;&longs;er
collocato, &longs;e nella rappre&longs;entatione &longs;arà po&longs;to di &longs;otto, ci darà forme, & ragioni dell'ope
ra piene di menda.
che gli a&longs;&longs;eri &longs;ono &longs;opra i canterij: però i dentelli &longs;ono &longs;oprai modioni. que&longs;to è &longs;tato o&longs;&longs;eruato da
Greci. Similmente egli è un'altro auuertimento fondato &longs;opra la regola, che dalle uere u&longs;anze
della natura delle co&longs;e, egli &longs;i deue prendere gli adornamenti dell'arte. Et que&longs;to auuertimento è
po&longs;to qui &longs;otto da Vitr.
il qual dice.
Et anche gli antichi non laudarono mai, nè ordinarono, che ne gli Fronti&longs;picij &longs;i haue&longs;
&longs;e a fare i modio ni, ouero i dentelli, ma &longs;olamente le cornici &longs;chiette. perche nè i cante
rij, nè gli a&longs;&longs;eri uanno di&longs;tribuiti uer&longs;o le fronti de gli Fronti&longs;picij, nè po&longs;&longs;ono &longs;portare,
ma piegano uer&longs;o i grondali. Et però quello, che in uerità non &longs;i può fare, gli antichi
giudicarono non poter hauere determinata ragione, quando che egli fu&longs;&longs;e nelle imagini
rappre&longs;entato. percioche nelle perfettioni delle opere traportarono ogni co&longs;a con
proprietà delle uere u&longs;anze di natura, & non approuarono co&longs;a, che la e&longs;plicatione del
fatto nelle di&longs;putationi non pote&longs;&longs;e hauere la &longs;ua ragione tolta dal uero. Et però ci la&longs;cia
rono ordinate le conuenienze delle mi&longs;ure da quelle origini, & le proportioni di tutte le
maniere, i principij delle quali hauendo io &longs;eguitato, io ho detto di
ni Ioniche, & Corinthie. Hora io e&longs;ponerò breuemente la ragion Dorica, & tutta la
forma &longs;ua.
quello, che Vitr.
dice; cioè, che noi non douemo far co&longs;a, che non habbia del ueri&longs;imile, ne'rap
pre&longs;entare imagine alcuna, che non habbia principio dal uero, & che cadendo in di&longs;putatione,
non &longs;i habbia a ricorrere in &longs;icuro luogo per &longs;o&longs;tentarla. Vitr.
adunque bia&longs;ima per opinione de
gli antichi i dentelli, o modioni fatti per gli fronti&longs;picij: perche rappre&longs;entando quelli i cantieri
o gli a&longs;&longs;eri, & non uenendo i cantieri uer&longs;o le fronti, & non &longs;portando gli a&longs;&longs;eri, non è po&longs;&longs;ibile
fare in que luoghi i dentelli, o i modioni, doue non &longs;i ha ri&longs;pondenza con alcuna co&longs;a. Ma la u&longs;an
za ha uinto la ragione fin al tempo di Vitr.
perche nelle opere antiche tutio'l giorno &longs;i uedeno, &
dentelli, & modioni nelle te&longs;te de i Fronti&longs;picij, & pare, che tale ornamento &longs;tia bene, tutto che
non ci &longs;ia ragione.
Cap. III.
ALCVNI de gli antichi Architetti hanno negato e&longs;&longs;er commoda, co&longs;a fabrica
rei Tempij alla Dorica; allegando che in quella maniera &longs;iano i comparti
menti di&longs;conueneuoli, & mendo&longs;i. Et però Tarte&longs;io, Pitheo, & Hermoge
ne &longs;imilmente lo negarono. perche hauendo Hermogene apparecchiata la
materia per fare l'opera di maniera Dorica mutò quella, & della i&longs;te&longs;&longs;a fece un Tempio
la Ionica al padre Bacco. Et que&longs;to fece non perche l'a&longs;petto Dorico manca&longs;&longs;e di grat a,
nè perche la maniera, o la dignità della forma non ci fu&longs;&longs;e, ma perche il compartimento
è impedito, & incommodo nell'opera de gli Triglifi, & nella di&longs;tributione delle trauatu
re: percioche egli è nece&longs;&longs;ario porre gli Triglifi contra i tetranti delle colonne, & che le & perlo contrario &longs;ono po&longs;ti gli
Triglifi nelle extreme parti nelle colonne, & non contra il mezo de i tetranti. dalche adi
uienc, che le metope, che &longs;i fanno appre&longs;&longs;o gli Triglifi angulari non rie&longs;cono quadrate,
ma alquanto piu lunghe de gli Triglifi per metà dell'altezza. Ma quelli, che pur uoglio
no fare le metope eguali, ri&longs;trigneno gli ultimi uani delle colonne per la metà dell'altezza
d'uno Triglifo. Ma facendo &longs;i quc&longs;to o nelle lunghezze delle metope, o nello ri&longs;trigne.
re i uani, è diffetto&longs;o, & non &longs;ta bene. per ilche pare, che gli antichi habbiano noluto
&longs;chiuare nel fabricar i Tempij, la ragione del compartimento Dorico.
chi Architetti, accioche &longs;tiamo noi piu auuertiti. Bia&longs;imauano alcuni la mi&longs;ura, & comparti
mento Dorico nel fabricare i Tempij, non perche la forma non haue&longs;&longs;e del buono, o difpiace&longs;&longs;e la
maniera, ma perche non tornaua bene il compartimento de gli Triglifi, & delle metope. Noi ba
uemo ueduto di &longs;opra, che gli Triglifi ri&longs;pondeuano alle te&longs;te delle traui, perche erano le loro inue
&longs;titure nelle opere di legno, & che le metope ri&longs;pondeuano a gli &longs;patij, che erano da una te&longs;ta
d'una traue all'altra, detti intertignia dalla parte di fuori, & Lacunaria dalla parte di dentro:
& le traui, & gli &longs;patij in&longs;ieme, noi chiamamo la trauatura. Se adunque gli Triglifi rappre&longs;en
tano le testte delle traui; & le metope, gli &longs;pacij: ne &longs;egue, che e&longs;&longs;endo impedito il compartimen
to de gli Triglifi, & delle Metope, &longs;ia anche impedita la ragione, & compartimento della traua
tura, & del loro ornamento. Ma come &longs;ia impedita la di&longs;tributione de gli Triglifi, egli &longs;i uede,
perche egli è nece&longs;&longs;ario, che lo Triglifo &longs;ia giu&longs;to per mezo la quadra della colonna, & che la
metopa &longs;ia tanto alta, quanto lunga: ma gli antichi non auuertendo a quello, che era rappre&longs;en
tato per gli Triglifi, & per le metope poneuano &longs;opra l'esttreme parti delle colonne, & non &longs;u'l
uiuo gli Triglifi. dal che ne na&longs;ceua, che le metope, che erano appre&longs;&longs;o quegli Triglifi, non ueni
uano quadre giustte, ma alquanto piu lunghe. & que&longs;to ueniua, perche uoleuano &longs;eruare la di&longs;tan
za tra colonna, & colonna. Ma quelli, che di cio non curauano, & uoleuano pure, che le me
tope ueni&longs;&longs;ero giu&longs;te, re&longs;trigneuano gli &longs;patij tra le colonne, & obligauano quegli in modo, che
non poteuano cadere &longs;otto le ragioni de gli intercolunnij, & uani regolati. Re&longs;trigneuano adun
que gli e&longs;tremi uani per la metà dell'altezza d'uno Triglifo; per giu&longs;tar la metopa; & que&longs;to era
difetto&longs;o. Et per que&longs;to fuggiuano il modo di fabricare alla Dorica, non bia&longs;imando l'a&longs;petto,
nè la maniera, ma il compartimento, & la &longs;immetria, come fecero, Tarte&longs;io, Pitheo, & Her
mogene. A que&longs;to di&longs;ordine prouede Vitr.
gentilmente dimo&longs;trandoci le ragioni, & le proportio
ni di que&longs;ti compartimenti, è dice.
Ma noi, come richiede l'ordine e&longs;ponemo in quel modo, che da no&longs;tri precettori ha
uemo pre&longs;o, accioche &longs;e alcuno ponendo mente a que&longs;te ragioni uorrà in que&longs;to modo
cominciare, egli habbia e&longs;plicate le proportioni, con le quali egli po&longs;&longs;a bene, & &longs;enza di
fetto fabricare alla Dorica, è condurre a perfettione i &longs;acri Tempij.
& &longs;i come nella maniera Ionica egli ci ba dato i precetti &longs;econdo le forme de i Tempij, & regola
ti quelli &longs;econdo iuani tra le colonne: co&longs;inella Dorica egli regola &longs;econdo le i&longs;te&longs;&longs;e forme, gli &longs;pa
tij tra le colonne. Ben è uero, che la ragione di que&longs;ti &longs;patij, & di que&longs;ta maniera tutta dipende
dal compartimento de gli Triglifi. Et però nel di &longs;opra, & in altri luoghi quando Vitr.
dice.
Li
ragione de gli Triglifi: egli intende la manier a Dorica. Comincia adunque a regolare la maniera
Dia&longs;tilos, che ba il uano di tre colonne, &longs;econdo lo a&longs;petto di facciata in colonne detta pro&longs;tilos:
& &longs;econdo ambe le te&longs;te in colonne, detta amphipto&longs;tilos: & &longs;otto un nome &longs;olo comprende que
&longs;ti due a&longs;petti, chiamandoli Tetra&longs;tilos, cioè di quattro colonne. Regola anche lo alato d'intor
no detto peripteros, chiamandolo exa&longs;tilos, cioè di &longs;ei colonne. & ci la&longs;cia poi regolare a modo
no&longs;tro le altre maniere, con le ragioni di quelle.
La fronte del Tempio Dorico, nel luogo doue s'hanno a porre le colonne, douendo
ma &longs;e &longs;arà di &longs;ei colonne, &longs;ia partita
in parti quarantadue. Di que&longs;te parti un
to, & è quello, per la cui con&longs;titutione di&longs;correndo, & ragionando &longs;i fanno i comparti
menti d'ogni opera. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne farà di due moduli, l'altezza con il capi
tello di quattordici.
ni &longs;ono di tre gro&longs;&longs;ezze di colonne; non però nella di&longs;tributione pre&longs;ente cadeno ne i uani tre gro&longs;
&longs;ezze di colonne a punto, ma due, & tre quarti: però douemo auuertire, (&longs;i come di &longs;opra auuer
tito hauemo) che quando Vitr.
nel terzo libro ragiona de gli &longs;patij tra colonna & colonna, in
tutte le forme, o di &longs;pe&longs;&longs;e, o di larghe, o di libere di&longs;tanze, egli u&longs;a que&longs;ti termini. puo e&longs;&longs;er.
&longs;i
puo porre. potemo tramettere.
& non dice &longs;i deue porre, douemo tramettere, o deue e&longs;&longs;ere
lo &longs;patio di tante colonne: perche non ci comanda, come egli fa nell'a&longs;petto &longs;cielto, & elegante,
dicendo
lando adunque indeterminatamente Vitr.
non è nece&longs;&longs;ario, che apunto uenghino tre diametri tra
colonna, & colonna in que&longs;ta di&longs;tr ibutione. Dapoi que&longs;to egli &longs;i deue auuertire, che &longs;opra gli
anguli uengono meze metope, ma non di fatto meze apunto, &longs;e bene Vitr.
dice &longs;emimetopia; per
che egli anche dice, &longs;emimetopia, per la metà d'un modulo in larghezza, che è &longs;emitriglifo apun
to, come egli dirà di &longs;otto. Et però &longs;i dice meza metopa, al modo, che &longs;i dice &longs;emituono, o &longs;emi
uocale, non che &longs;ia mezo tuono a punto, o meza uocale, ma perche è una co&longs;a tra gli e&longs;tremi.
Da que&longs;ta intelligenza ne na&longs;ee, che la fronte di quattro colonne ha da e&longs;&longs;er diui&longs;a in uenti&longs;ette
parti, & la fronte di &longs;ei colonne in quaranta due, & che con la ragione di que&longs;te &longs;i puo regolare
le fronti di otto, & di dieci colonne. Noi poneremo qui &longs;otto la di&longs;tributione, con gli Triglifi nu
di, & gli &longs;patij tra le colonne, perche poi con uno, o due e&longs;&longs;empi dello inpiè, &longs;i darà notitia di
que&longs;ta di&longs;tributione. A me piacerebbe, che la colonna fu&longs;&longs;e alta quattordici moduli, &longs;enza il
capitello per appro&longs;&longs;imar&longs;i piu a quello, che ha detto Vitr.
nel terzo libro, che nell'a&longs;petto dia&longs;ti
los le altezze delle colonne &longs;ono di otto te&longs;te, & meza. ma &longs;eguitiamo il mae&longs;tro.
La gro&longs;&longs;ezza del capitello d'un modulo.
La larghezza di due moduli, & della &longs;e&longs;ta par
te di uno
il re&longs;tante è facile per la dichiaratione fat
ta da noi nel terzo libro.
Diuida&longs;i la gro&longs;&longs;ezza del Capitello in tre parti, d'una delle quali &longs;i faccia l'Abaco con
la Cima&longs;a. dell'altra l'Ouolo con le anella.
della terza il fregio fin al collarino.
Sia poi
contratta, & ra&longs;tremata la colonna, &longs;i come nel terzo libro è &longs;tato nelle Ioniche dimo&longs;tra
to. l'altezza dello Architraue &longs;ia d'un modulo, ponendoui la &longs;ua li&longs;ta, & le goccie: & la
li&longs;ta &longs;ia per la &longs;ettima parte del modulo. La lunghezza delle goccie &longs;otto la li&longs;ta per mezo
gli Triglifi, alta con la regoletta penda inanzi per la &longs;e&longs;ta parte d'uno modulo, & co&longs;i la
larghezza del piano inferiore dello architraue ri&longs;ponda al collarino della colonna di &longs;o
pra. Sopra lo architraue &longs;i deono porre gli Triglifi con le metope &longs;ue, larghi nella fron
te un modulo, co&longs;i diui&longs;i, che nelle colonne angulari, & nelle di mezo &longs;iano contra il me
zo delli quadri, & tra gli altri uani due: ma in quelli di mezo dinanzi, & di dietro il Tem
pio tre: & a que&longs;to modo allargati gli &longs;pacij di mezo &longs;enza impedimento &longs;arà commoda
l'entrata a i &longs;imulacri de gli Dei. Parti&longs;ca&longs;i poi la larghezza dello Triglifo in parti &longs;ei, del
le quali ne &longs;iano cinque nel mezo, ma due meze &longs;iano di&longs;egnate dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini
&longs;tra, & con una regola nelmezo &longs;ia formato il piano, che femur latinamente &, miros, è det
to da Greci. lungo quella regola con la punta della &longs;quadra &longs;iano riuolti i mezi canaletti.
po
&longs;ti gli Triglifi a que&longs;to modo, &longs;iano le metope, che uanno tra gli Triglifi
lunghe. Et appre&longs;&longs;o di &longs;opra le
dulo. perche facédo&longs;i a que&longs;to modo auuerrà, che tutti i difetti, & errori sì delle metope, co
dati. I capitelli de gli Trigli&longs;i &longs;i hanno a fare per la &longs;e&longs;ta parte d'un modulo.
Sopra ica
pitelli de gli Triglifi &longs;i deue ponere la corona, o gocciolatoio, che &longs;porti in fuori per la
metà, & un &longs;e&longs;to d'un modulo, hauendo di &longs;otto una cima&longs;a Dorica, & un'altra di &longs;opra:
Et &longs;arà il gocciolatoio có le &longs;ue gole, o cima&longs;e di gro&longs;&longs;ezza della metà d'un modulo. Deon
&longs;i poi &longs;otto il gocciolatoio partire le dritture delle uie, & i compartimenti delle goccie in
modo, che le dritture &longs;iano a perpendicolo de gli Triglifi, & per mezo le metope, & i com
partimenti delle goccie in maniera, che &longs;ei goccie in lunghezza, & tre in larghezza &longs;i uedi
no. ma il re&longs;tante de gli &longs;patij &longs;ia la&longs;ciato &longs;chietto, ouero ui &longs;iano &longs;colpiti i fulmini; impe
roche le metope &longs;ono piu large de gli Triglifi. Al mento del gocciolatoio, &longs;ia tagliata
una linea, che &longs;i chiama &longs;cotia, cioè cauetto. Tutto il re&longs;tante delle parti, come Timpa
ni, Gole dette &longs;ime, & gocciolatoi &longs;i faranno, come hauemo &longs;critto nelle Ioniche. Et
que&longs;ta ragione &longs;i truoua nelle opere dia&longs;tile nominate.
Ma &longs;e l'opera &longs;arà da far&longs;i della maniera Si&longs;tilos.
& che habbia uno Triglifo &longs;olo nelua
no, douendo e&longs;&longs;ere di quattro colonne, egli &longs;i partirà la fronte in parti dicenoue & meza,
&longs;e di &longs;ei, in parti uentinoue, & meza, delle quali una &longs;i piglia per modulo, alla cui mi&longs;ura
(come è &longs;critto di &longs;opra) &longs;ono compartite tutte le opere. co&longs;i &longs;opra in cia&longs;cuna parte del
lo architraue &longs;i deono porre due metope, & uno Triglifo, ma nelle cantonate non piu di
mezo Triglifo. Appre&longs;&longs;o le dette co&longs;e s'aggiugne que&longs;ta, che lo &longs;patio di mezo &longs;otto'l
fronti&longs;picio &longs;arà da e&longs;&longs;er formato con due Triglifi, & tre metope, accioche lo intercolun
nio &longs;ia piu ampio, & piu &longs;patio&longs;o, & commodo a quelli, che uorranno entrare nel Tempio,
& lo a&longs;petto uer&longs;o le imagini de gli Dei ritegna piu dignità, & grandezza. Sopra i capitel
li de gli Triglifi &longs;i ha da ponere il gocciolatoio, che habbia (come s'è detto di &longs;opra) due
gole alla Dorica, una di &longs;opra, l'altra di &longs;otto, & co&longs;i anche il gocciolatoio &longs;ia per la me
tà d'un modulo. Et (&longs;i come s'è detto nelle opere dia&longs;tile) &longs;i diuideranno le dritture del
le uie, & &longs;i faranno le di&longs;tributioni delle goccie, & le altre co&longs;e dritto a perpendicolo de
gli Triglifi, & per mezo le metope nella parte di &longs;otto il gocciolatoio.
lo Architraue, che guarda al ba&longs;&longs;o, il quale non &longs;ia piu largo di quella parte, che &longs;i contragge
al collarino della colonna, che tanto è quanto la colonna di &longs;opra.
Egli bi&longs;ogna canalare le colonne con uenti canalature.
quelle &longs;e &longs;aranno piane deono
hauere uenti anguli, ma &longs;e &longs;aranno cauate, &longs;i deono fare in que&longs;to modo: che quanto &longs;a
rà lo &longs;pacio d'uno canale, tanto &longs;i habbia a formare uno quadrato di lati eguali, & nel me
zo del quadrato &longs;i ha da porre il piede della &longs;e&longs;ta, & raggirare intorno la circonferenza,
che tocchi gli anguli della cauatura, & quanto di cauo &longs;arà tra la circonferenza, & la qua
drata de&longs;crittione, tanto &longs;ia cauato, a quella forma: & a que&longs;to modo la colonna Dorica
hauerà la perfettione della canalatura conueniente alla maniera &longs;ua. Ma della aggiunta,
che &longs;i fa nel mezo della colonna, co&longs;i in que&longs;ti &longs;ia traportata, come nel terzo libro è &longs;tato
nelle Ioniche di&longs;egnato. Ma poi che la forma e&longs;teriore de i compartimenti, & Corinthi,
e Dorichi, & Ionici è &longs;tata de&longs;critta, egli è nece&longs;&longs;ario, che &longs;i dichiari da noi la di&longs;tribu
tione delle parti interioti delle celle, & di quelle che &longs;ono inanzi a i Tempij.
mi&longs;urato il tutto &longs;econdo le tre maniere, &longs;enza la&longs;ciar parte, nè membro, nè ornamento, che &longs;i
conuenga alle parti e&longs;teriori, egli uuole entrar in chie&longs;a, come &longs;i dice, & ricono&longs;cere i compar
timenti di dentro, fermando &longs;i alquanto nella entrata detta pronao, cioè antitempio, & dopo
que&longs;ta prome&longs;&longs;a, egli &longs;i da alla e&longs;ecutione. fin tanto qui &longs;otto &longs;aranno le figure delle co&longs;e dette.
antitempio. Cap. IIII.
LA lunghezza del Tempio &longs;i comparte in modo, che la larghezza &longs;ia la metà
della lunghezza: & la cella &longs;ia la quarta parte piu lunga di quello, cl e è la lar
ghezza col parete, nel quale &longs;aranno po&longs;te le porte. Le altre tre parti del pro
nao, o Antitempio corrino uer&longs;o le ante de i pareti, lequali deono e&longs;&longs;ere del
la gro&longs;&longs;ezza delle colonne. Ma &longs;e il Tempio &longs;arà di larghezza maggiore di uenti piedi, &longs;i
deono porre due colonne tra due ante, l'officio delle quali è &longs;eparare lo &longs;pacio delle ali &
del pronao.
chi Tempij, for&longs;e bi&longs;ognarebbe indouinare. però hauendo io o&longs;&longs;eruato alcune co&longs;e, io uengo, in
opinione de interpretare il pre&longs;ente luogo al modo infra&longs;critto, riportandomi a migliore inuen
tione. E&longs;&longs;endo tra le &longs;emplici proportioni la moltiplice maggiore di quelle, &longs;i come ho dimo&longs;trato
nel terzo libro, co&longs;a conueniente &longs;i giudica u&longs;are nella di&longs;tributione de i Tempij le &longs;pecie delle
moltiplici proportioni: imperoche i Tempij &longs;ono fatti per lo culto diuino, al quale &longs;i richiede ogni
magnificenza, & grandezza. Si che uolendo Vitruuio tr attare delle parti interiori de i Tempij,
comincia a proportionare le lunghezze, & larghezze loro. nel che è ripo&longs;ta quella gratio&longs;a ma
niera, che nel primo libro è ftata nominata Eurithmia. Dell'altezza non è nece&longs;&longs;ario parlare
na&longs;cendo ella dalle mi&longs;ure dell'opera: Imperoche gli Architraui, le cornici, & i Fronti&longs;picij per
le co&longs;e dette di &longs;opra ci &longs;ono manife&longs;ti. Vuole adunque Vitr.
che la lunghezza &longs;ia doppia alla lar
ghezza: & ragiona qui, de i Tempij Ionici, Dorici, & Corinthij: benche pare, che nelle piante
po&longs;te nel terzo libro le lunghezze &longs;iano meno del doppio alle larghezze, & in fatto è co&longs;i, per
che lo intercolunnio di mezo nelle fronti è piu largo, ma ci è poca differenza dalla doppia. Ho
ra quello che importa è, che la cella di quel Tempio di&longs;cgnato nel primo libro pare troppo lunga. & for&longs;e la intentione di Vitruuio &longs;i manife&longs;ta in que&longs;to luogo.
pero io uorrei, che quiui &longs;i con&longs;i
dera&longs;&longs;e &longs;e la co&longs;a puo &longs;tare (come io dimo&longs;trerò) & &longs;e Vitruuio ce lo accenna, & &longs;e anche lo
antico l'o&longs;&longs;erua. Soleuano gli antichi di&longs;tinguere lo Antitempio detto pronao, con alcune ale
di muro, che &longs;econdo Strabone &longs;i chiamano pteromata. Que&longs;te ale uemuano uer&longs;o le fronti da
una parte, & dall'altra della cella: ma in al cuni Tempij non perueniuano alle fronti compitamen
te, ma terminauano in alcuni pila&longs;tri, o ante che &longs;i dica, gro&longs;&longs;e quanto le colonne: & &longs;e tra l'una
ala di mura, & l'altra era grande &longs;pacio, &longs;i poneuano a quel filo de i pila&longs;tri tra mezo due colon
ne per fermezza: & co&longs;i era &longs;eparato il pronao dal portico. Co&longs;i &longs;i ritrouano le piante de i tre
Tempij appre&longs;&longs;o il Theatro di Marcello. Co&longs;i accenna Vitruuio nel pre&longs;ente luogo, & co&longs;ipare,
che la ragione ce lo dimo&longs;tri. Pigliamo adunque la fronte del Tempio, & &longs;ia di quattro parti,
otto di quelle faremo la lunghezza, accioche &longs;ia in proportione doppia. di quelle otto cinque &longs;i
danno alla lunghezza della cella includendo la gro&longs;&longs;ezza del parete doue &longs;ono le porte, tre uen
ghino dall'Antitempio alle ante, o pila&longs;tri de i pareti, le quali ante deono e&longs;&longs;er della gro&longs;&longs;ezza
delle colonne. Questte ante &longs;ono i termini delle ale del muro, che uengono inanzi dall'una parte,
& dall'altra, & perche puo e&longs;&longs;ere, che tra quelle ale ci &longs;ia, & poco, & molto &longs;pacio, &longs;econdo
le maniere de i Tempij di &longs;pe&longs;&longs;i, o di larghi intercolunnij, però &longs;econdo il bi&longs;ogno e nece&longs;&longs;ario tra
porui delle colonne. Io dico in &longs;omma, che la maniera di faccia in pila&longs;tri, & di faccia m colonne,
& la fal&longs;a, & la doppia, & la intorno alata, & la &longs;coperta, tanto Dorica, quanto Ioni
ca, & Corinthia &longs;iano tutte o di &longs;trette, o di larghe, o di rila&longs;ciate, o di acconcie di&longs;tanze d'in
tercolunnij. tutte &longs;i regolano dal pre&longs;ente luogo nel compartimento delle celle: & &longs;i come tutto
il Tempio non uiene a punto doppio in lunghezza, perche la nece&longs;&longs;ità del compartimento delle
ro è detta, prostilos, & ambe le teste in colonne detta amphipro&longs;tilos, in ogni genere, & ma-
ta proportione ne gli altri a&longs;petti, & maniere, per che bi&longs;ogna, che i pareti delle fronti della cel
la &longs;contrino con le colonne di fuori, & &longs;iano ad una i&longs;te&longs;&longs;a fila: però le celle di que Tempij &longs;a
ranno alquanto maggiori di quello, che dice Vitruuio, il quale in que&longs;to luogo ci comparte le cel
le, che &longs;ono parte de i Tempij, & ci comparte il pronao, cioè l'Antitempio, & il Po&longs;tico, cioè
il po&longs;ttempio, in ogni genere, & in ogni maniera. Adunque altro è cella, altro è Tempio, al
tro è portico, altro è pronao. Il tempio è il tutto: la cella è la parte rinchiu&longs;a di parete, come
il portico è il colonnato, che ua a torno, che Vitr.
chiama ale ne i Tempij, & portico drieto le
&longs;cene. Pronao è quella parte, che è dinanzi la cella, che da i lati ha due ale di pareti conti
nuati alli pareti della cella, nel fine delle quali &longs;ono i pila&longs;tri della gro&longs;&longs;ezza delle colonne. La
lunghezza del Tempio è doppia alla larghezza. que&longs;to è uero a punto nelle fronti di quattro co
lonne: ma doue ui uanno le ale a torno, non ri&longs;ponde a punto. & Vitr.
nel terzo libro parlando
del fal&longs;o alato, dice, che egli ha nella fronte, & nel po&longs;tico otto colonne, ma dai lati, quin
dici con le angulari. & poco dapoi dice, che nelle maniere, che hanno l'ale d'intorno le colonne,
&longs;i deono porre in modo, che quanti uani &longs;aranno nelle fronti, tanti due fiate &longs;iano i uani da i la
ti; & co&longs;i la lunghezza dell'opera &longs;arà doppia alla largheza. dalle quali parole molto bene
potemo comprendere, che uero &longs;ia quanto s'è detto. Sia adunque la cella per la quarta parte
piu lunga di quello, che è la larghezza, cioè partirai la larghezza del Tempio in quattro par
ti, & fa la lunghezza della cella d'una parte piu, che &longs;aranno cinque. qui ci auanzano tre
parti, le quali ne i Tetrasttili d'ogni a&longs;petto in ogni genere, & in ognimaniera &longs;i danno al pro
nao &longs;olo, quando non ui è posttico, ouero &longs;i danno al pronao, & al po&longs;tico, quando ui &longs;ono.
Et anche i tre intercolunnij, che &longs;aranno tra i pila&longs;tri, & le colonne &longs;iano trachiu&longs;i con
parapetti di marmo, ouero di opera di legname, in modo, però che habbiano le apritu
re, per lequali &longs;i po&longs;&longs;a entrare nel pronao.
intendere, però ueniremo alle de&longs;crittioni delle co&longs;e già dette.
gli a&longs;petti di dieci colonne. Que&longs;ti intercolunnij tra i pila&longs;tri, in tutti gli altri a&longs;petti &longs;ono tre,
percioche non &longs;i mette a conto il portico &longs;emplice, o doppio che &longs;ia. Tra que&longs;ti adunque &longs;i pone
uano alcuni parapetti che Vitr.
chiama plutei, o di marmo, o di legno, non piu alti di quello,
che &longs;arebbe il poggio, s'egli ci anda&longs;&longs;e. La cella haueua le &longs;ue porte ordinarie, & il &longs;uo parete
alto, che la chiudeua d'intorno: ma lo Antitempio haueua le &longs;ue entrate per gli intercolunnij
tra i pilasttri delle ale.
Ma &longs;e la larghezza della fronte &longs;arà maggiore di piedi quaranta, bi&longs;ogna porre altre
colonne dalla parte di dentro all'incontro di quelle, che &longs;aranno trapo&longs;te tra i pila&longs;tri, &
&longs;iano di quella altezza, che &longs;ono le e&longs;teriori nella fronte. Ma le gro&longs;&longs;ezze di quelle &longs;iano
a&longs;&longs;ottigliate con que&longs;te ragioni, che &longs;e quelle delle fronti &longs;aranno d'otto parti, que&longs;te &longs;ia
no di noue: ma &longs;e quelle di noue, o di dieci, que&longs;te &longs;iano per la rata parte.
tra&longs;&longs;e nel Tempio, entrando prima in uno andito, & non uenendo co&longs;i presto al luogo dell'ado
ratione. Se adunque era lo Antitempio molto largo nella fronte, come nelle opere di otto, & di
dieci colonne, bi&longs;ognaua traporui delle altre colonne all'incontro di quelle, che erano tra i pila
sttri, & quelle ri&longs;pondeuano alle colonne delle fronti, & erano di quella i&longs;te&longs;&longs;a altezza, & &longs;i pone
uano per &longs;o&longs;tenimento: ma quando lo &longs;pacio non era molto grande, pareua molto buono la&longs;ciare
lo Antitempio libero &longs;enza colonne: & doue andauano colonne a torno, egli &longs;i poteua andarea
torno &longs;enza entrare nello Antitempio. La gro&longs;&longs;ezza delle colonne interiori era minore, che la
gro&longs;&longs;ezza delle colonne po&longs;te nella fronte. & Vitr.
ne rende la ragione, & dice.
Perche &longs;e nello aere rinchiu&longs;o alcune &longs;aranno a&longs;&longs;otti gliate, non &longs;i potranno di&longs;cerne
re, ma &longs;e pareranno piu &longs;ottih, bi&longs;ogna, che &longs;e le colonne di fuori haueranno uentiquat-
leua dal corpo del &longs;u&longs;to con la aggiunta del numoro delle canalature, &longs;i accre&longs;ca con ra
gione, quanto meno &longs;i uederà, & co&longs;i con di&longs;pari ragione &longs;arà agguagliata la gro&longs;&longs;ezza del
le colonne. & que&longs;to adiuiene perche toccando l'occhio piu punti, & piu &longs;pe&longs;si, uiene a
uagare con maggior circoito della ui&longs;ta. perche &longs;e &longs;aranno due colonne di gro&longs;&longs;ezza egua
le mi&longs;urate con un filo a torno, & di quelle una non &longs;ia canalata, & l'altra sì: & quel filo
tocchi i caui d'intorno delle canalature, & gli anguli de i piani, benche le colonne &longs;iano
egualmente gro&longs;&longs;e non &longs;aranno però le linee circondate eguali, percioche il circuito de i
piani, & de i caui farà maggiore la lunghezza di quel filo. la doue, &longs;e que&longs;to parerà, come
hauemo detto, non &longs;arà fuori di propo&longs;ito ne i luoghi angu&longs;ti, & nello &longs;pacio rinchiu&longs;o
ordinare nelle opere piu &longs;ottili compartimenti delle colonne; hauendo noi in rimedio la
tempra delle canalature.
la ragione delle loro gro&longs;&longs;ezze, & uuole, che quelle &longs;iano piu &longs;ottili, che le e&longs;teriori. & la ra
gione è in pronto: perche &longs;i come di &longs;opra nel terzo libro egli uuole, che le colonne angulari &longs;iano
piu gro&longs;&longs;e, che quelle di mezo, perche l'aere leua della ui&longs;ta di quelle, co&longs;i comanda in que&longs;to
luogo, che le colonne interiori &longs;iano piu &longs;ottili delle e&longs;teriori, percioche que&longs;te a quelle &longs;i pareg
gieranno con ragioni, in quello, che l'aere leua dalle e&longs;teriori. nè &longs;olamente l'a&longs;&longs;ottigliare le co
lonne di dentro un'ottauo, ouero un nono &longs;econdo la rata parte fa que&longs;to effetto di pareggiarle,
& farle parere pari alle colonne di fuori, ma anche il numero delle canalature puo far parere
una colonna pari ad un'altra, &longs;e bene la fu&longs;&longs;e di minore gro&longs;&longs;ezza, percioche quanto piu &longs;ono le
canalature, tanto piu gro&longs;&longs;a pare la colonna. perche l'occhio no&longs;tro ha piu da &longs;paciare allhora,
quando &longs;ono piu termini, & maggiori nella co&longs;a ueduta, che quando ne &longs;ono meno, & minori: &
hauendo piu da &longs;paciare la ui&longs;ta, ci appare la co&longs;a maggiore. però la colonna, che ha piu canala
ture, ha piu termini, per li quali puo uagare la ui&longs;ta no&longs;tra. ilche &longs;i uede rauolgendo un filo in
torno a due colonne di gro&longs;&longs;ezza eguale, ma una &longs;ia canalata, & l'altra nò. perche &longs;i con&longs;ume
rà piu filo circondando i piani, & i caui della colonna canalata, che circondando quella, che non
hauerà canali. & co&longs;i col numero delle canalature &longs;i puo rimediare all'apparenza delle colonne,
quando ci pareranno piu &longs;ottili.
Egli bi&longs;ogna fare la gro&longs;&longs;ezza de i pareti della cella per la rata parte della grandezza, pu
re, che i pila&longs;tri di quelli &longs;iano eguali alle gro&longs;&longs;ezze delle colonne. & &longs;e &longs;aranno fatti di
&longs;truttura, &longs;iano impa&longs;tati bene di minuti&longs;simi cementi. ma &longs;e &longs;i hanno a fare di &longs;a&longs;&longs;o qua
drato, o di marmo, faccian&longs;i con pari, & molto piccioli quadretti, percioche le pietre di
mezo, che contengono i cor&longs;i, & rincalci di mezo hanno piu ferma la perfettione dell'o=
pera. & co&longs;i d'intorno i cor&longs;i, & i letti i rilieui faranno nel uedere piu diletteuole apparen
za di componimento, come di pittura.
nori, & &longs;econdo che porta la ragione dell'opera, & il ri&longs;petto del carico. Il muro puo e&longs;&longs;er di mi
nuti&longs;&longs;imi cementi, & que&longs;to Vitru.
chiama &longs;truttura, &longs;e bene noi altre fiate hauemo detto mura
tura: ouero di &longs;a<02>o quadrato d'anguli pari, benche non di lati eguali, grande, & picciolo, ro
zo, & polito; ma &longs;i loda per la dilett atione, che i quadri &longs;iano piccioli, perche la moltitudine
delle bugne, & delle prominenze & rilieui, dà piu diletto, & mo&longs;tra di pittura; dico pittura,
componimento piu bello.
Cap.
V.
I Tempij de gli Dei immortali &longs;i deono fare in modo, che guardino uer&longs;o quel
le parti del cielo, che &longs;i conuiene, che (&longs;e ragione alcuna non impedirà, o li
bero &longs;arà il potere) il &longs;imulacro, che &longs;arà po&longs;to dentro la cella guardi uer&longs;o
ponente, accioche, quelli, che entraranno allo altare per &longs;acri&longs;icare, & con
&longs;acrare le uittime, &longs;i uolgano uer&longs;o l'Oriente, & uer&longs;o il &longs;imulacro po&longs;to nel Tempio, &
co&longs;i uotando&longs;i riguardino il Tempio, & l'Oriente: & i &longs;imulachri come na&longs;centi parino
riguardare i &longs;upplicanti, & quelli, che fanno &longs;acrificio: percioche pare, che egli &longs;ia ne
ce&longs;&longs;ario, che tutti gll altari de i Dei &longs;iano uolti all'Oriente. Ma &longs;e la natura del luogo ci
&longs;arà d'impedimento, allhora &longs;i deono uoltare le fabriche de i Tempij in modo, che da quel
li &longs;i po&longs;&longs;a uedere la maggior parte della città. & anche &longs;e lungo i Fiumi &longs;i faranno i Tem
pij, come nello Egitto &longs;opra il Nilo, pare che le fabriche debbiano guardare uer&longs;o le riue
de i fiumi. &longs;imigliantemente &longs;e &longs;i faranno longo le uie publiche, deon&longs;i porre in modo, che
i pa&longs;&longs;aggieri po&longs;sino riguardare, & fare le loro &longs;alutationi, & riuerenze dinanzi il con&longs;pet
to della fabrica.
ha
uendo trattato dell'ordine, del compartimento, della di&longs;po&longs;itione, della uenu&longs;tà, & della di&longs;tribu
tione, che &longs;i richiede. Guardino adunque le fronti de i Tempij uer&longs;o ponente, perche gli altari,
& i &longs;imulacri come na&longs;centi Soli pareranno illuminare le menti de gli &longs;upplicanti. Hora &longs;e quel
li, che ador auano i muti &longs;imulacri, & i Dei &longs;olo di nome, che haueuano lingua, & non par laua
no, occhi, & non uedeuano, orecchie, & non udiuano, & che erano opere fatte di mano de gli
huomini, portati da un fal&longs;o errore, erano tanto ri&longs;petto&longs;i nelle loro cerimonie, & tanto diuoti;
che douemo far noi liberati da i maligni &longs;piriti, che adoramo Dio uero, & honoramo i &longs;anti ami
ci &longs;uoi Deiformi, non doue mo noi per l'abondanza del core, fare ogni dimo&longs;ti atione e&longs;teriore, ac
cioche ognuno &longs;i &longs;uegli, o s'infiammi piu al uero, & mental culto diuino?
& delle impo&longs;i e de i Tem
py. Cap. V l.
Qve&longs;te &longs;ono le ragioni delle porte, & delle loro impo&longs;te, & ornamenti, che &longs;i
fanno dinanzi, a quelle. Prima è nece&longs;&longs;ario &longs;apere di che maniera &longs;i hanno a
fare. Le maniere &longs;ono tre.
Dorica, Ionica, Attica.
I compartimenti di
que&longs;te, nella maniera Dorica &longs;i truouano con que&longs;te ragioni, che la Corni=
ce &longs;omma, che è &longs;opra l'impo&longs;ta &longs;uperiore, &longs;ia ad egual liuello con la &longs;ommità de i capi
telli delle colonne, che &longs;ono nello Antitempio. Il lume del portarle deue e&longs;&longs;ere in mo
do, che diui&longs;a l'altezza del Tempio, che è tral pauimento, & i lacunari in tre parti, & me
za, due di quelle &longs;i diano all'altezza del lume delle porte. Que&longs;ta altezza &longs;ia partita in
dodici parti, & di quelle &longs;e ne diano cinque & meza per la larghezza del lume da ba&longs;&longs;o. ma
di &longs;opra &longs;ia ri&longs;tretto in modo, che &longs;e il lume da ba&longs;&longs;o è di piedi &longs;edici, &longs;ia ri&longs;tretto un ter
zo della impo&longs;ta, o erta che &longs;i chiame: &longs;e di &longs;edici a uenticinque, &longs;ia la parte del lume ri
&longs;tretta per un quarto della impo&longs;ta. &longs;e da uenticinque a trenta, per la ottaua parte: ma nel
re&longs;to quanto è l'altezza maggiore, tanto piu dritte, & a perpendicolo pare, che &longs;i dcbbia
no porre le impo&longs;te. lequali &longs;i faranno gro&longs;&longs;e nella fronte per la duodecima parte del lu-
l'altezza
del &longs;opraciglio &longs;ia quanto la gro&longs;&longs;ezza di &longs;opra delle erte. La cima&longs;a &longs;i deue fare per la &longs;e
&longs;ta parte dell'erta; & lo &longs;porto &longs;uo quanto è la &longs;ua gro&longs;&longs;ezza. Deue&longs;i &longs;colpire la cima&longs;a Le&longs;
bia, col &longs;uo tondino. Sopra la Cima&longs;a, che &longs;arà nel &longs;opraciglio, &longs;i deue porre il &longs;opra
frontale della gro&longs;&longs;ezza del &longs;opraciglio, & in quello &longs;colpirui la cima&longs;a Dorica, & il Ton
dino Lesbio di ba&longs;&longs;o rilieuo. & dopo que&longs;to &longs;i faccia la cornice piana con la &longs;ua cima&longs;a,
& lo &longs;porto &longs;uo &longs;ia quanto l'altczza del &longs;opraciglio, che s'impone &longs;opra l'erte. Ma dalla
de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra &longs;i deono fare gli &longs;porti, &longs;i che le margini uenghino in fuori, & nel
la cima le cima&longs;e &longs;iano congiunte.
no po&longs;ti da Vitr.
& &longs;ono que&longs;ti. Antepagmentum, Thyromata, Atticurges, Hypothiron, La
cunare, Supercilium, Cymatium Lesbium, Cymatium Doricum, A&longs;tragalus Lesbius, Sima,
Sculptura, Crepidines, In ungue. Antepagmentum adunque da noi è detto l'erta, & lo &longs;tan
te delle porte, cioè quelle pietre, che &longs;tanno dritte da una banda, & dall'altra delle porte. ma io
non dubito, che non &longs;i dica antepagmentum quello, che &longs;ta per trauer&longs;o, perche Vitr.
dice, che
la cornice, che &longs;ta &longs;opra l'antcpagmento di &longs;opra. & io ho interpretato impostta.
& &longs;i potrebbe
dire, che antepagmento &longs;ia tutta la ca&longs;&longs;a, o il telaro (per modo di dire) della porta, & tutta la
compo&longs;itione delle erte, con il &longs;opralimitare. Thyromata &longs;ignifica le porte, ouero li portali.
Atticurges è parola u&longs;ata da Vitr.
& pare, che intenda il Corinthio, per quanto &longs;i uede nel fine
del pre&longs;ente Capo. & fa differenza tra lo Attico, & il Dorico, perche dice, che le porte &longs;ono
di tre maniere, Dorica, Ionica, & Attica. Et di &longs;opra nel terzo libro egli ha fatto mentione
della ba&longs;a Attica. La quale dapoi Vitr.
è sttata pre&longs;a per la Dorica; con che ragione io non lo
&longs;o. Ben dice Plinio, che &longs;ono quattro maniere di colonne, & numera tra quelle l'Attica, che è
quadrangulare, & ha quattro lati eguali, di modo, che que&longs;ta maniera pare &longs;eparata dalle altre.
Ma puo e&longs;&longs;ere, che la Corinthia, che non ha niente di proprio &longs;enon il capitello, &longs;i &longs;erua di que&longs;ta
maniera, come &longs;i &longs;erue anche della Dorica, & della Ionica. Quello, che è lacunar, io l'ho
e&longs;po&longs;to di &longs;opra. Lacus è lo &longs;patio tra l'uno traue, & l'altro, Lacunare è la trauatura, cioè gli
&longs;patij, con le traui in&longs;ieme. Supercilium, &longs;opralimitare è detto da Dante, il quale dice.
&longs;opra'l
limitar dell'alta porta. & è quella pietra trauer&longs;a, che è &longs;opra l'erte della porta, che for&longs;e è
quella, che è fatta per le in&longs;crittioni. Cymatium.
Io ho detto nel terzo libro, che Cymatium
è nome Greco, & uuole dire onda piccola: hoggi dì &longs;i chiama Cima&longs;a, altri la dicono gola. &
quella, che è Dorica, è chiara nelle opere Doriche. Ma quello, che &longs;ra la cima&longs;a Lesbia, non &longs;o
no anchora bene ri&longs;oluto. il Filandro uuole, che &longs;ia una gola lauorata, (benche ne parla per
conietture) & che non &longs;ia differente dalla Dorica, &longs;enon per li lauori: ma a me pare, che non il
lauoro, ma la forma è quella, che deue fare differente la gola o cima&longs;a Lesbia dalla Dorica. &
for&longs;e è quella, che è tra la gola dritta, & la gola riuer&longs;cia. A&longs;tragalus Lesbius, è come uno me
zo tondino, ouero ouoletto, &longs;i come pone il Filandro, lauorato di baf&longs;o rilieuo, che Vitr.
dice &longs;i
ma &longs;calptura, perche uolgarmente &longs;i dice &longs;imo il na&longs;o delle capre. Crepidines &longs;ono le margini, &
gli adornamenti, che uanno intorno le porte, cioè i membrelli, che atrauer&longs;o, & per dritto cor
reno d'intorno le erte. que&longs;ti deono &longs;u gli anguli, & nel uoltare congiugner&longs;i in&longs;ieme.
In ungue
dice Vitr.
che altrimenti &longs;i dice ad unguem, con diligenza, e&longs;attamente, & che &longs;contrino bene.
H ypothyron è lo &longs;patio, & il uano chiamato lumen. Hora e&longs;poneremo quanto dice Vitr.
& con
lo di&longs;egno &longs;i dimo&longs;tra minutamente ogni parte. Dice Vitr.
che prima è nece&longs;&longs;ario &longs;apere, di che
maniera &longs;ia la porta. Et dice, che &longs;ono tre maniere di porte.
Dorica: Ionica: Attica.
Truo
ua poi le mi&longs;ure della Dorica, & dice prima quanto richiede al lume, a i &longs;uoi termini, & all'ulti
mo &longs;patio della cornice, & di &longs;opra; & que&longs;to fa con molta chiarezza. Dapoi comparte lo &longs;pa
tio, che è &longs;opra'l lume, & la cornice di &longs;opra & dice; che il &longs;opraciglio o &longs;opralimitare, è della
gr o&longs;&longs;ezza delle erte di &longs;opra, & &longs;i piglia poi la &longs;e&longs;ta parte della gro&longs;&longs;ezza dell'erta, & &longs;i fa una
&longs;uo a&longs;tragalo, o tondino. & quiui &longs;i deue auuertire, che que&longs;ta cima&longs;a ua a torno le erte, perche
della cima&longs;a del &longs;opraciglio Vitr.
ne parla &longs;ubito, & dicendo, che &longs;opra quella cima&longs;a, che è nel
&longs;opraciglio ua lo hiperthiro, egli dimo&longs;tra, che quiui s'intende d'un'altra cima&longs;a. &longs;imilmente di
cendo, che &longs;opra quella cima&longs;a, che è nel &longs;opraciglio, egli dimo&longs;tra, che nella gro&longs;&longs;ezza o altez
za del &longs;opraciglio egli s'include la cima&longs;a, & non è po&longs;ta &longs;opra il &longs;opraciglio. Similmente &longs;opra
la cima&longs;a, che è nel &longs;opraciglio ua lo hiperthiro, o &longs;opraporta, o fregio, che &longs;i dica. & que&longs;to
è della gro&longs;&longs;ezza del &longs;opraciglio, & in e&longs;&longs;o anche s'include la cima&longs;a Dorica, & il tondino, o
a&longs;tragalo Lesbio di ba&longs;&longs;o rilieuo. perche questti membri non deono hauere molto &longs;porto.
Sopra
l'hiperthiro, o fregio ua la corona piana con la &longs;ua gola, ch'incontre con la gola dell'abaco dei
capitelli. Ma quello, che dice Vitr.
che &longs;i deono fare dalla de&longs;tra, & dalla &longs;iai&longs;tra gli &longs;portiin
modo, che le margini uenghino in fuori, & &longs;u'l taglio di e&longs;&longs;e, che Vitr.
dice in ungue, &longs;i congiu
gneno in&longs;ieme, egli &longs;i deue intendere, che le cima&longs;e, che &longs;ono nel hiperthiro &longs;portino in fuori, &
&longs;i uni&longs;cano in&longs;ieme le cima&longs;e, che uoltano non a torno, (come dice il Filandro) ma dalla de&longs;tra,
& dalla &longs;ini&longs;tra uer&longs;o il parete da i lati, accioche quella parte dello &longs;porto dello hiporthiro nonre
stti dalle bande &longs;enza ornamento. La corona benche &longs;ia alta, però stta come dice Vitr.
& &longs;e ne
troua e&longs;empio. Lo e&longs;empio è la de&longs;crittione della porta Dorica è qui &longs;otto con il &longs;uo profilo accio
che s'intenda meglio.
Incontro della porta Dorica.
La larghezza di &longs;otto del lume.
La larghezza del lume di &longs;opra.
La gro&longs;&longs;ezza dell'Erta da piedi.
La gro&longs;&longs;ezza dell'erta di &longs;opra.
Il &longs;opraciglio.
La cima&longs;a & tondino, che ua a torno le erte, dette antepagmenta.
Lo hiperthiro, o fregio.
La cima&longs;a del tondino, o hiperthiro.
La cornice piana con la &longs;ua gola, alta al pari della gola dell'abaco del capitello.
cioè l'erta.
Altezza dell'erta.
Scapi cardinales.
Ma &longs;e le porte &longs;i faranno alla Ionica, &longs;ia il lume alto come nella maniera Dorica; ma
non co&longs;i la larghezza; ma &longs;ia diui&longs;a l'altezza in parti due, & meza, & di quelle una, & meza &longs;i
darà al lume da ba&longs;&longs;o. la larghezza della contrattione come nelle Doriche.
La gro&longs;&longs;ezza
delle erte per l'altezza del lume nella &longs;ronte la quarta decima parte, la cima&longs;a di que&longs;ta per
la &longs;e&longs;ta parte della gro&longs;&longs;ezza. il re&longs;tante oltra la cima&longs;a &longs;ia diui&longs;o in dodici parti: di tre
dellequali &longs;i fa la prima cor&longs;a, conlo &longs;uo Altragalo, o fu&longs;aiuolo. La &longs;econda di quattro;
la terza di cinque. & que&longs;te cor&longs;e con i loro a&longs;tragali uadino intorno.
ll &longs;opra frontale o
hiperthiro deue e&longs;&longs;er compo&longs;to al modo Dorico. Le men&longs;ole,o cartelle dette prothiri
des, &longs;colpite dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra pendino lontane a liuello del da ba&longs;&longs;o del &longs;opra
ciglio oltra la foglia. Que&longs;ti habbiano nella fronte una delle tre parti dell'erte, & &longs;iano dal
ba&longs;&longs;o la quarta parte piu &longs;ottili che di &longs;opra.
Cor&longs;a è la faccia delle erte o antepagmenti. La prima è la piu uicina al lume.
Ancones &longs;ono
certe me&longs;ole dalle bande delle porte a &longs;imiglianza della lettera. S. che con i loro capi ne i ritorti
delle uolute s'intricano, & &longs;ono dette Prothirides in Greco, qua&longs;i antiportali. altri le chiamano
cartelle. pendeno dal di &longs;otto della cornice lungo le erte a perpendicolo dal ba&longs;&longs;o del &longs;opraciglio,
oltra la foglia, come &longs;i uede nella figura. ne &longs;i deue credere, che la porta Ionica habbia la Cor
nice come la Dorica a pari de i capitelli, perche Vitru.non lo dice. ben dice il Filandro, che'l lu
me douerebbe e&longs;&longs;ere una parte delle due, & meza dell'altezza, & non una & meza, come dice
Vitru.per i&longs;chiuare un difetto, che'l lume da ba&longs;&longs;o &longs;ia piu largo del uano di mezo tra le colon
le, ilche fa brutto uedere, & è difetto&longs;o. ma io trouo, che Vitr.
la intende a que&longs;to modo: & &longs;e
egli &longs;i face&longs;&longs;e il lume d'una &longs;ola parte, &longs;i uederebbe la porta molto &longs;tretta di lume, & anche &longs;pro
portionata. & Vitr.
dirà di &longs;otto poco dapoi, &longs;e le porte &longs;ono ualuate &longs;e le aggiugne la larghez
za. & intende delle Ioniche, & quando dice nel terzo libro, che la &longs;pe&longs;&longs;ezza delle colonne o&longs;cu
ra l'a&longs;petto delle porte, egliragiona di quella maniera, che è di &longs;pe&longs;&longs;e colonne, nella quale ui è que
&longs;to dif& qui poco &longs;i a&longs;conde delle porte, cioè di quell'opera di legname, che &longs;i chiude: & s'a
pre, & in quelluogo anche egli u&longs;a que&longs;ta parola, Valuœ, & non ragiona delle erte, & ante, &
de iloro ornamenti.
Le porte &longs;ono da e&longs;&longs;er po&longs;te in&longs;ieme a que&longs;to modo, che i fu&longs;ti de i cardini &longs;iano lunghi
la duodecima parte dell'altezza del lume, i Timpani & quadri delle porte, che &longs;ono tra i
fu&longs;ti di dodici parti ne ritenghino tre. Le di&longs;tributioni de gli orli, che impagines &longs;ono
detti, co&longs;i &longs;i hanno a fare, che partite le altezze in cinque parti due &longs;i diano a quelli di &longs;o
pra, & tre a quelli di &longs;otto. ma &longs;opra'l mezo &longs;iano po&longs;ti mezi orli, & de gli altri alcuni riguar
dino il di &longs;opra, altri il di &longs;otto. La larghezza dell'orlo &longs;ia per la terza parte del quadro.
la
cima&longs;a per la &longs;e&longs;ta parte dell'orlo. le larghezze de i fu&longs;ti, per la metà de gli orli.
& co&longs;i la
cornice che ripiglia l'orlo, detta replum, &longs;arà per la metà, & per la &longs;e&longs;ta parte dell'orlo. I fu
&longs;ti, che &longs;ono dinanzi la &longs;econda impo&longs;ta &longs;iano per la me à dell'orlo.
di &longs;opra, & di &longs;otto, nella fattura de pietre, & di marmi: hora tratta dell'opera, che ua di le
gname, o di metallo: che anche di metallo ne faceuano gli antichi. Noi dichiareremo alcuni
uocabuli, per fare la intelligenza piu piana. Ianua non è altro, che il primo adito, & la pri
ma entrata del Tempio, detta da Iano, a cui era con&longs;acrato ogni com nciamento. Ho&longs;tia in gene
rale &longs;i chiamano le porte aprendo&longs;i, come &longs;i uoglia, o uer&longs;o la parte e&longs;teriore, o uer&longs;o la parte di
dentro, o rauolgendo&longs;i, & ripiegando&longs;i, Greci chiamano Thyras. La onde il uano &longs;i chia
ma hypothyron. i lati delle porte &longs;i dicono Antœ, o para&longs;tadœ, & dalle Ante gli adornamen
ti delle porte &longs;ono detti antepagmenta, noi chiamamo le ante, erte, &longs;tanti, pila&longs;tri, & piane.
Fanno differenza alcuni tra que&longs;ti nomi Ianua, & porta, perche uogliono, che porta &longs;ia pro
priamente quella della città, & delle fortezze, ma Ianua d'altri edificij. confondeno poi i nomi,
Po&longs;ticum, è detto da Greci p&longs;eudodethiron, qua&longs;i fal
&longs;aporta, & è la porta di dietro, come Anticum, quella dinanzi. Fores &longs;ono le porte di legna
me, o di metallo, quelle che apreno, & &longs;erra
i fu&longs;ti che entrano ne i cancani detti da Vitru. Scapi Cardinales, prendeno le loro mi&longs;ure dal
l'altezza del lume, perche prima &longs;i diuide l'altezza del lume in dodici parti, poi facemo i detti
fu&longs;ti lunghi per la duodecima parte: come &longs;e il lume fu&longs;&longs;e alto dodici piedi, egli&longs;i darebbe un pic
de alli fu&longs;ti, cioe mezo a quello di &longs;opra, & mezo a quello di &longs;ctto. Que&longs;ti fu&longs;ti con i capi, o te&longs;te
loro entrano come ma&longs;coli nelle femine, ne i cardmi loro, cioè cancani, uno de quali è nel limi
tar di &longs;opra, l'altro, nel limitar di &longs;otto, doue nella figura &longs;ono le lettere
anticamente que&longs;ti modi per tenere le porte &longs;o&longs;pe&longs;e, accioche i fu&longs;ti &longs;i riuolge&longs;&longs;ero in quelli can
cani con gran de facilità all' aprire, & &longs;errare: poco carico a gli edificij, & piu sbrigata ma
niera era l'antica di quella, che hoggi dì u&longs;amo. Tutto il legno piano della porta, che era trai
fu&longs;ti, &longs;i compartiua in quadri, che latinamente Timpani &longs;ono detti. questi erano circondati da
certe li&longs;te, regole, & gole, come cornici, delle quali Vitru.
ci rende conto, dicendo, che i qua
dri deono hauere tre parti di dodici dell' altezza del uano. come il quadro.
S. & le regole deo
no e&longs;&longs;ere compartite in que&longs;to modo, che diui&longs;a l'altezza del lume in cinque parti, due &longs;e ne dia
no a gli orli, & impagini di &longs;opra, come è da T. ad V. tre alle impagini di &longs;otto come da T.
ad X. ma &longs;oprail mezo, cioè tra i quadri, o Timpani, nella diui&longs;ione d'un quadro, & l'altro
&longs;iano po&longs;te meze regole, & nelle altre parti re&longs;tanti &longs;iano affi<02>e alcune regole o li&longs;te di &longs;opra,
alcune di &longs;otto. la larghezza dell' impagine &longs;ia per la terza parte del quadro, come è da
a
Z, la gola o cima&longs;a per la &longs;e&longs;ta parte dell' impagine. & la cornice, ouero l'orname nto della li&longs;ta,
&longs;ia di &longs;ei parti & meza della li&longs;ta, ċioè della metà & d'un &longs;e&longs;to. Qui è molto da con&longs;iderare
quello, che dice Vitru.
perche molti s'hanno affaticato, & poi hanno detto a modo loro. io non
affermo d'hauer trouato la uerita, nè però niego d'e&longs;&longs;er lontano dalla ragione. però dico, che chi
uuole formare una porta al modo di Vitru, (per quanto io &longs;timo) bi&longs;ogna con&longs;iderare, che alcu
ne porte erano piu adorne, alcune meno, però le meno adorne, & piu &longs;chiette &longs;i dauano alla
maniera Dorica. Le piu adorne alle altre maniere.
Per gli adornamenti delle porte &longs;ono la&longs;ciati
alcuni &longs;pacij piani, & quelli circondati &longs;ono d'alcuni rilieui attaccati, o affi&longs;&longs;i a detti piani,
& intagliati di gole, li&longs;telli, & cornicette, & altri adornamenti. Oltra di que&longs;to i comparti
menti diuer&longs;i di detti piani, & di dette liste, & il fare le porte intiere, o di piu pezzi apporta
minor, o maggior grandezza, & ornamento: però con&longs;iderando, quanto &longs;i conuiene alla manie
ra Dorica, io direi, che la prima compo&longs;itione delle porte po&longs;ta da Vitru.
conuiene alla manie
ra Dorica, & le altre compo&longs;itioni alle altre maniere. ilche con ragione potemo giudicare, per
che la prima compo&longs;itione è piu &longs;oda, l'altre &longs;ono piu ornate. Dapoi perche &longs;i uede, che'l primo
compartimento conuiene mirabllmente alla Dorica, & gli altri alle altre maniere. Ecco detto
ha Vitruuio di &longs;opra, che la porta Dorica è larga al ba&longs;&longs;o per cinque parti & meza delle dodi
ci dell' altezza del lume, tutto questo uano, o lume nel chiuder la porta deue e&longs;&longs;ere occupato
dal legno, o dal metallo, che ua nella porta d'uno pezzo: perche la larghezza della porta lo
&longs;opporta. Que&longs;to legno, che empie il uano è adornato &longs;emplicemente, & ha due quadri uno di
&longs;opra, & l'altro di &longs;otto, che &longs;i chiamano (come ho detto) timpani. que&longs;ti &longs;ono circondati da
li&longs;te, & regole, & orli, & nella di&longs;tributione de gli orli, che impagini egli chiama, egli u&longs;a il
compartimento &longs;opra detto, & po&longs;to nella figura della porta Dorica: ma la doue egli dice.
{
&longs;econdo pagmento, o impo&longs;ta &longs;ia un telaro dalla parte di dentro della porta, che uadi a torno, a
torno, & i&longs;contri con gli &longs;pacij, che &longs;ono tra i timpani. Replum è come un fregio, o piano tra una
cima&longs;a, & l'altra, come dimo&longs;tra la figura.
Ma &longs;e le porte &longs;aranno in &longs;e ripiegate, & ualuate, come dicono, le loro altezze &longs;aranno
parti s'apreno amphifores &longs;e chiamano, &longs;e in quattro quadrifores. & perche la porta Ionica, è pin
larga, che la Dorica, &longs;e bene è tanto alta, quanto la Dorica, però dice Vitruuio, che nella lar
ghezza &longs;i aggiugnerà di piu tanto quanto è la largezza di due pezzi: & perche le porte Atti
che erano di quattro pezzi, & con&longs;eguentemente piu larghe, &longs;e le aggiugnerà anche l'altezza,
le impagini, & le altre co&longs;e &longs;eruando la proportione &longs;i faranno allo i&longs;te&longs;&longs;o modo, cioè come le
Doriche. Le porte fatte al modo Attico &longs;i faranno con quelle ragioni, che &longs;i fan no
le Doriche. Oltra di que&longs;to le cor&longs;e, o fa&longs;cie &longs;otto le golette, uanno a torno le erte, le
quali &longs;i deono compartire in que&longs;to modo, che nelle erte, & antepagmenti oltra la ci
ma&longs;a di &longs;ette parti ne habbian due.
&longs;tanno ferme, & &longs;ono nel parete, & è la terza maniera di porte. &longs;eguitano gli ornamenti & dice.
Et gli ornamenti di quelle porte non &longs;i fanno a gelo&longs;ie, nè di due pezzi, ma ualuate &
hanno le apriture nelle parti e&longs;teriori.
clatra è lauoro fatte a
gelo&longs;ia, & &longs;i trouano porte fatte a que&longs;to modo, che &longs;i può per quelle uedere nella parte inte
riore, &longs;ono come ferrate: ma non mi piace que&longs;ta lettione, perche &longs;e Vitr.
dice&longs;&longs;e che le porte
Attiche non &longs;i fanno a gelo&longs;ie, parerebbe, che le altre porte &longs;i face&longs;&longs;ero a gelo&longs;ie, ma non &longs;i
uede per li &longs;uoi compartimenti, che &longs;i face&longs;&longs;ero a gelo&longs;ie. & &longs;e il te&longs;to dice, non cerostrata,
&longs;imilmente egli non ha detto, che le altre porte &longs;i fanno lauorate di Tar&longs;ia, che co&longs;i intenderei
quella parola cero&longs;trata, intar&longs;iati di corno di uarij colori, come hyalostrato il Mu&longs;aico di ue
tri, litho&longs;troton, il Mu&longs;aico di pietruzze, Xilo&longs;troton, la tar&longs;ia di legni. ma for&longs;e &longs;arebbe man
co male intendere, che le altre porte già dette haue&longs;&longs;ero i loro ornamenti lauorati di Tar&longs;ia, che
dimo&longs;tra&longs;&longs;ero i Timpani, le regole, e le cima&longs;e, & gli al tri ornamenti, ma io la&longs;cio libero
ognuno in que&longs;to pa&longs;&longs;o.
Io ho e&longs;po&longs;to, quanto ho potuto, come, & con quali ragioni &longs;i hanno a fare i Tempij,
nelle maniere Doriche, Ioniche, & Corinthie: & come da legitime u&longs;anze &longs;ono &longs;tate ca
uate. Hora dirò delle di&longs;po&longs;itioni To&longs;cane, come &longs;i deueno ordinare.
& qui &longs;otto noi poneremo le figure delle due altre manie
re di porte, & i profili de gli ornamenti di tutte tre le maniere, con i loro rincontri di lettere:
accioche s'intenda meglio, quello che hauemo cono&longs;ciuto della intentione di Vitr.
TABELLE WAR HIER
TABELLE WAR HIER
IL luogo, nel quale &longs;i deue fabricare il Tempio, quando hauerà &longs;ei parti di
lunghezza, leuandone una, &longs;i dia il re&longs;tante alla larghezza: Ma la lunghezza &longs;ia
partita in due parti, & la parte di dentro &longs;ia di&longs;egnata per gli &longs;patij delle cel
le: ma la uicina alla fronte &longs;ia la&longs;ciata per porui ordinatamente le colonne. Si
milmente diuiderai la larghezza in parti dieci. di que&longs;te ne darai tre allo &longs;patio delle celle
minori, che &longs;ono dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra, ouero le la&longs;cicrai doue deono e&longs;&longs;er le ali. le
altre quattro &longs;i diano al mezo del tempio. Lo &longs;patio dinanzi le celle nello antitempio co&longs;i
&longs;ia di&longs;egnato per le colonne, che quelle delle cantonate &longs;iano a dirimpetto de i pila&longs;tri
nelle ultime parti de i pareti. Ma le due di mezo, che &longs;ono incontra a i pareti, che &longs;ono
tra i pila&longs;tri, & il mezo del Tempio, &longs;iano co&longs;i di&longs;tribuite, che tra i pila&longs;tri, & le prime co
lonne per mezo all' i&longs;te&longs;&longs;a fila ne &longs;iano di&longs;po&longs;te delle altre, & &longs;iano da piedi per la &longs;ettima
parte dell' altezza loro; ma l'altezza per la terza parte della larghezza del Tempio. & &longs;ia la
colonna ri&longs;tretta di &longs;opra, per un quarto della gro&longs;&longs;ezza da piedi. Le &longs;pire &longs;iano alte per
la metà della gro&longs;&longs;ezza, & habbiano l'orlo fatto a &longs;e&longs;ta alto per la metà della loro gro&longs;&longs;ez
za. Ilba&longs;tone con l'apophigie, o cimbia gro&longs;&longs;o quanto l'orlo.
l'altezza del capitello per
la metà della gro&longs;&longs;ezza, la larghezza dello Abaco quanto è la gro&longs;&longs;ezza da piedi della colon
na. parti&longs;ca&longs;i poi la gro&longs;&longs;ezza del capitello in tre parti.
Vna &longs;i dia all' orlo, che è in luo
go dello Abaco, l'altra all' ouolo, la terza al collarino, con il &longs;uo tondino, & cimbia. &longs;o
pra le colonne &longs;i deono imponere le traui congiunte, & concatenate al pari, che ri&longs;eruino
quelli moduli nelle loro altezze, che &longs;aranno richie&longs;te dalla grandezza dell' opera. Et que
&longs;te traui, che &longs;i hanno a legar in&longs;ieme &longs;iano di tanta gro&longs;&longs;ezza, quanto è il collarino della
colonna di &longs;opra. & &longs;iano collegate in modo con chiaui, & trauer&longs;i inca&longs;trati, che quel
la inca&longs;tratura tegni di &longs;pacio due dita larghe le traui. Imperoche toccando&longs;i, & non ri
ceuendo &longs;piracolo di uento, &longs;i ri&longs;caldano in&longs;ieme, & pre&longs;to &longs;i gua&longs;tano: Ma &longs;opra le traui
& &longs;opra i pareti &longs;ia il trapa&longs;&longs;o de i mutuli, che &longs;portino in fuori per uno quarto della gro&longs;
&longs;ezza della colonna, & nelle fronti loro dinanzi &longs;iano affi&longs;si gli ornamenti, che antepag
menti &longs;i dicono. & &longs;opra quelli il Timpano del fronti&longs;picio che &longs;ia di &longs;truttura, o di le
gno: Ma &longs;opra quello fronti&longs;picio &longs;i deue ponere il colmello, o i canterij, o co&longs;tali, & i
tempiali in modo, che il grondale ri&longs;ponda alla terzera del tetto perfetto.
& qui
douemo ridurci a memoria le co&longs;e gia dette. Prima, che l'opera Dorica, è piu atta a &longs;o&longs;tenere
i pe&longs;i appre&longs;&longs;o la To&longs;cana. Sopra la Dorica, nel &longs;econdo ordine &longs;ta la Ionica, & nel terzo la
Corinthia, come piu ornata, & dilicata, ad imitatione de gli alberi fatti dalla natura nel piediperò &longs;i uede in molti edificu,
che &longs;ono alti, & eleuati, che l'ordine da ba&longs;&longs;o è Dorico, il di mezo Ionico, & il di &longs;opra Corin
thio. Oltra di que&longs;to non ci douemo marauigliar, &longs;e Vitr.
tr attando di tutte le ragioni delle ma
niere del fabricare, ha trattato anche delle To&longs;cane: percioche l', Architettura come ho&longs;pite heb
be li &longs;uoi primi alberghi in Etruria, cioè in To&longs;cana, come anche &longs;i legge de gli antichi Re di quel
la e&longs;&longs;er stati molti monumenti, & molte fabriche genero&longs;e. Hora Var.
dice, che la lunghezza
del Tempio deue e&longs;&longs;ere partita in &longs;ei parti, & cinque di quelle &longs;i deono dare alla larghezza in mo
do, che la detta proportione della larghezza all a lungezza del tempio &longs;arà, &longs;e&longs;quiquinta. Oltra
di que&longs;to uuole, che tutta la lunghezza &longs;ia partita per met à, & una &longs;i debbia dare per inchiude
re le celle, & l'altra la&longs;ciare allo antitempio. Fatto que&longs;to uuole, che &longs;i parti&longs;ca la larghezza
del Tempio in dieci parti, delle quali &longs;e ne habbia a la&longs;ciare tre dalla de&longs;tra, & tre dalla &longs;ini&longs;tra
per compartimento delle picciole celle, le quali o &longs;e &longs;aranno nella te&longs;ta, o pure da i lati, come Vitr.
acoenna, o rinchiu&longs;e con parapetti, o aperte, &longs;econdo l'u&longs;o de'&longs;acri&longs;icij, la&longs;ciaranno quattro par
ti libere al mezo del tempio. La onde tale proportione dal mezo a cia&longs;euna delle bande &longs;arà pro
portione &longs;e&longs;quiterza, & in que&longs;to modo &longs;i ha la di&longs;tributione della parte di dentro. hora quanto
appartiene al colonnato dinanzi, &longs;aperai, che per mezo gli anguli de ipareti del Tempio, &longs;opra
i quali &longs;tanno le ante, o pila&longs;tri, a dirimpetto &longs;i deono ponere le colonne, le quali &longs;ono termini del
la lunghezza del Tempio. & perche da una cantonata all' altra è molta di&longs;tanza, per e&longs;&longs;ere lo
a&longs;petto areo&longs;tilo, cioè di liberi intercolunnij; però uuole Vitr.
che tra le colonne angulari, ne
&longs;iano altre due in modo, che la fronte &longs;arà di quattro colonne, & di tre &longs;patij. Et perche trail
pila&longs;tro, & la colonna angulare ui è molto &longs;patio, & co&longs;i tra il parete, & le colonne di mezo;
però comanda Vitr.
che &longs;i faccia un'altro ordine di colonne nel mezo, & che quelle &longs;iano di&longs;po
&longs;te allo incontro delle prime &longs;otto il portico dello antitempio. La lunghezza, o altezza di que&longs;te
colonne interiori &longs;arà maggiore dell' altezza di quelle della fronte quanto puo ricercare l'altezza
dello architraue dauanti: Et pare, che per que&longs;to Vitr.
uoglia, che queste colonne &longs;iano alte &longs;et
te te&longs;te, & che l'altezza &longs;i pigli-dalla larghezza del Tempio, la quale &longs;ia diui&longs;a in tre parli, & d'u
na &longs;i faccia? l altezza delle colonne, & que&longs;ta altezza partita in &longs;ette parti ne darà una alla gro&longs;
&longs;ezza delle colonne da piedi: & que&longs;ta gro&longs;&longs;ezza poi diui&longs;a in quattro parti, dimoftrerà quanto
e&longs;&longs;er debbiara&longs;tremata la colonna di &longs;opra. A me pare, che manchi alcuna co&longs;a nel te&longs;to di
Vitr.
anzi dico, che non &longs;e gli di&longs;idera piu che una lettera. inmodo, che la doue dice.
Qui in
ter antas, & mediam œdem fuerint, dice&longs;&longs;e. quæ inter antas.
& co&longs;i &longs;i puntarebbe la lettione.
Spatium, quod erit ante cellas in pronao, ita columnis de&longs;ignetur, ut angulares contra antas pa
rie tum catremo rum è regione collocentur. Et qui un punto.
& poi legga&longs;i.
Quœ inter antas, &
Vitr.
dimo&longs;tra come &longs;i hanno a di&longs;ponere le colon
ne angulari, & le di mezo nella fronte, &
le di &longs;otto, o di dentro del pronao. ilche co&longs;i
e&longs;&longs;endo, cileua il dubbio del Filandro, &
del Serlio cerca l'altezza delle colonne. Si
mile intendimento anche di &longs;opra s'è uedu
to. però non è da marauigliar&longs;i, che le co
lonne To&longs;cane &longs;iano di &longs;ette te&longs;te, per la det
ta occa&longs;ione. Ma le mi&longs;ure delle &longs;pire, &
de i capitelli, & del re&longs;tante, &longs;ono state di
chiarite da noi nel terzo libro. Re&longs;taci a
dichiarire quello, che intende Vitr.
quan
do egli dice.
i pareti &longs;ia lo trapa&longs;&longs;o de i mutuli, che &longs;por
traui trapa&longs;&longs;ino oltra il parete per un quarto dell' altezza della colonna. ilche fa un largo piouere
& è &longs;imile a quello, che egli dir à del cauedio To&longs;cano, nel &longs;e&longs;to libro: & è conforme a quello,
& larghe. le te&longs;te di que&longs;it trauicelli deono e&longs;&longs;er coperte con i &longs;uoi adornamenti a&longs;&longs;i&longs;&longs;i, che Vitr.
chiama, antepagmenti: o pure egli intende gli adornamenti de gli fronti&longs;pici de i Tempij: & que
sto è migliore intendimento: & però dice. Et nellc fronti di que Tempij dinanzi &longs;iano af
fi&longs;si gli antepagmenti, & &longs;opra quelli il Timpano del Fronti&longs;picio, che &longs;ia di &longs;truttura, o
di legno, cioè o di muro, o di legname, & &longs;opra quello fronti&longs;picio, il colmo, o col
mello, i cantieri, & i tempiali in modo che'l grondale ri&longs;ponda alla terzera del coper
to finito.
che partendo&longs;i dal colmo &longs;i allarga in forma triangolare, & è contenuta dalle chiaui, & trauer
&longs;i, & rende la forma compita, & intiera del coperto. Et qui &longs;opra 193. ne è la figura.
& anche
&longs;ono molte inchiauature di traui. & poi la pianta, & lo in più della maniera To&longs;cana.
Egli &longs;ifa anche de i Tempij ritondi, de i quali altri &longs;ono d'una ala &longs;ola &longs;enza Cella, co
lonnati, altri &longs;ono detti peripteri. Quelli, che &longs;i fanno &longs;enza Cella, hanno il Tribuna=
le, & l'a&longs;ce&longs;a per la terza parte del &longs;uo diametro. &longs;opra i piedi&longs;tali uanno le colonne tan
to alte, quanto è il diametro da gli e&longs;tremi pareti de i piedi&longs;tali, ma &longs;iano gro&longs;&longs;e la de
cima parte dell' altezza loro con i capitelli, & le &longs;pire. lo architratie alto per la metà del
la gro &longs;&longs;czza della colonna. il fregio, & l'altre parti, che ui oanno &longs;opra, &longs;iano come ha
uemo nel terzo libro delle mi&longs;ure, & compartimenti.
no d'un'ala &longs;ola, & gli chiama monopteros. altri &longs;ono alati a torno, & gli chiama peripte
ros: & ci la&longs;cia conietturare come fu&longs;&longs;e la prunamouera d'un'ala &longs;ola, & &longs;enza cella. &
pare, che contradistingua il monopteros, dal peripteros. Io dirò per quella pratica, che ho di
Vitr.
che con la breuità non la&longs;cia dormire, chi la legge, dirò dico come io la intendo. Faccio
adunque un giro quanto uoglio, che &longs;ia il Tempio, ritrouo il &longs;uo diametro a b. & quello par
ti&longs;co in tre parti, a
centro, faccio un giro dentro del primo, i cui termini &longs;ono c. c.
& tutto lo &longs;patio che è da c.
ad a.
lo
la&longs;cio a i gradi, & alla &longs;alita &longs;ul piano del Tempio, che Vitruuio chiama Tribunale, &longs;e non m'in
ganno. parti&longs;co poi la cir conferenza del minor giro in dodici parti per porui dodici colonne per
li dodici &longs;egni del Zodiaco, perche io credo, che quel Tempio &longs;enza parete &longs;ignificaua alcune co-drizzo i piediftali a torno, per cia&longs;euna co
lonna, & parti&longs;co tutto lo &longs;patio, che è tra'l diametro del minor giro in dieci parti, & d'una di quel
le faccio la gro&longs;&longs;ezza della colonna da piedi, & la colonna alta dieci te&longs;te, mettendoui i capitelli,
& le &longs;pire, lo architraue è alt o per la metà della gro&longs;&longs;ezza della colonna. il resto uà alla mi&longs;ura
dett a nel terzo libro. a que&longs;to modo mi pare, che &longs;ia bella proportione, & &longs;i &longs;alua tutto quello,
che ha detto Vitr.
& la pianta, di que&longs;to Tempio è qui &longs;opra. & lo in piè &longs;i potrà accommodare
con la &longs;eguente maniera, della quale dice Vitr.
Ma &longs;e il Tempio hauerà le ale a torno, &longs;iano fatti due gradi, & i piedi&longs;tali da ba&longs;&longs;o,
dapoi &longs;ia po&longs;to il parete della cella retirato dal piede&longs;tale ccrca la quinta parte della lar
ghezza, & nel mezo delle porte &longs;ia la&longs;ciato il luogo alli aditi. & la cella habbia tanto dia=
metro oltra i pareti, & il circuito, quanto è l'altezza della colonna &longs;opra il piede&longs;tale. le
colonne d'intorno la cella &longs;i di&longs;porranno con le i&longs;te&longs;&longs;e proportioni, & compartimenti.
nel mezo poi egli &longs;i hauerà la ragione del coperto in que&longs;to modo, che quanto &longs;arà il
diametro di tutta l'opera, la metà &longs;ia l'altezza del Tholo, oltra il fiore, ma il &longs;iore habbia
tanta grandezza quanta hauerà il capitello in cima della colonna, oltra la piramide. Il re
&longs;to &longs;i farà con le i&longs;te&longs;&longs;e proportioni, & compartimenti come di &longs;opra s'è &longs;critto.
circuito della cella: ha la tribuna, & quello, che ua &longs;opra la Tribuna. & le &longs;ue ragioni &longs;ono
prima che a torno a torno ci &longs;ono due gradi, & &longs;opra ci &longs;ono i piedi&longs;tali particolari, &longs;opra i qua
li &longs;ono le colonne. & la ragione co&longs;i richiede, prima perche ci &longs;ono due gradi &longs;oli, che non fanno
tanta altezza, quanta faceuano i gradi, & il tribunale della maniera precedente, dapoi per
che d'intorno ui ua il colonnato coperto, & alle colonne col piede&longs;tale &longs;i dà grandezza. Fatta
adunque la di&longs;po&longs;itione di due gradi, & l'ordine de i piedi&longs;tali tanto larghi l'uno dall' altro, che
gli &longs;pacij delle colonne &longs;iano conuenienti, &longs;i piglia la quinta parte del diametro, & retirando&longs;i
in entro &longs;econdo quella mi&longs;ura &longs;i di&longs;egna il circuito della cella. laquale da una parte &longs;i la&longs;cia aper
ta per dare luogo all' entrata. La cella ueramente deue e&longs;&longs;er tanto per diametro, quanto è l'al
tezza ditutta la colonna, &longs;opra'l piede&longs;tale, la&longs;ciandoui fuori del circuito della cella, la gro&longs;&longs;ez
za del parete, che la circonda. Le colonne delle ale &longs;iano formate alla mi&longs;ura &longs;opradetta, cioè
gro&longs;&longs;e la decima parte della loro altezza. Bi&longs;ogna auuertire al tetto, perche poi che hauere
mo posto &longs;opra le colonne l'architraue, il Fregio, & la Cornice, douemo fare, che la lanterna
detta Tholo da Vitr.
che è &longs;opra la cuba, o Tribuna, &longs;ia alta per la metà del diametro di tutta l'o
pera. imperoche pigliando il diametro di tutto il giro del primo grado, & partendolo in due par
ti eguali, per una di quelle alzeremo la Tribuna &longs;opra l'architraue, freglo, & Cornice, & con
quella ragione uoltandola ui la&longs;ciaremo il luogo da fare il fiore. Que&longs;to fiore (&longs;timo io) che
fu&longs;&longs;e a modo di ro &longs;a riuer&longs;cia, & che abbraccia&longs;&longs;e la &longs;ommità nel mezo della Tribuna di dentro
uia, alquale &longs;i apprendeuano le co&longs;e che per uoto &longs;i portauano ne i Tempij, & fu&longs;&longs;e alto quanto il
capitello, & termina&longs;&longs;e in piramide come &longs;i uede in alcune medaglie di Nerone, che &longs;opra'l Tem
pio ritondo u'è una Piramide. & chi uuole &longs;apere i termini di quella piramide formi un triangolo
di lati eguali (come dimo&longs;tra la figura di &longs;opra. la cui ba&longs;a &longs;ia la larghezza della Tribuna di
dentro la gro&longs;&longs;ezza del muro, & cominci la Lanterna dal di &longs;opra della Tribuna per la gro&longs;&longs;ez
za di e&longs;&longs;a.
Egli &longs;i fa anche di altre maniere di Tempij ordinati da gli i&longs;te&longs;si compartimenti, ma in
altro modo di&longs;po&longs;te. Come è il Tempio di Ca&longs;tore nel Circo Flaminio, & tra i due bo&longs;
chi &longs;acri il Tempio del gran Gioue. & piu argutamente nel bo&longs;co di Diana aggiuntoui
dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra alle &longs;palle dello antitempio le colonne. In que&longs;ta maniera pri
ma fu fatto il Tempio, come è quello di Ca&longs;tore, nel Circo: di Minerua in Athene nella
rocca: & di Pallade nell' Attica Sunio. Di quelle non ci &longs;ono altre proportioni, ma le
i&longs;te&longs;&longs;e. Le lunghezze della cella &longs;ono doppie alla larghezza.
& come le altre parti eguali,
che &longs;ogliono e&longs;&longs;ere nelle fronti &longs;ono a i lati traportate. Sono alcuni, che togliendo le
di&longs;po&longs;itioni delle colonne dalle maniere Tofcane, trasferi&longs;cono quelle ne gli ordini del
le opere Corinthie, & Ioniche, perche doue uengono in fuori le ante dello antitempio,
iui all' incontro della cella de i pareti ponendoui due colonne fanno communi le ragioni
delle opere To&longs;cane, & delle Greche. Altri anche rimouendo i pareti del Tempio, &
applicando a gli intercolunnij dell' ala, fanno con lo &longs;pacio del parete Ieuato uia ampia Ia
larghezza della cella, & &longs;eruando le altre co&longs;e con le mede&longs;ime proportioni, & compar-
timenti, pare che habbiano creato un'altra manicra di figura, & di nome d'un fal&longs;o a la
to. Ma quelle maniere &longs;econdo l'u&longs;o de i &longs;acrificij &longs;i uanno mutando, perche non a tut
ti i Dei con le i&longs;te&longs;&longs;e ragioni &longs;i fanno i Tempij, perche altri con altra uarietà di culto
hanno gli effetti &longs;uoi.
Vitr.
ci propone anche altre ma
niere di Tempij compo&longs;te, & me&longs;colate delle maniere Creche, & To&longs;cane; per leuare la &longs;oper
&longs;titione d'alcuni, che uanno &longs;empre ad uno i&longs;te&longs;&longs;o modo. Altri aggiugneuano alle &longs;palle dello
Antitempio tre colonne per parte. altri anche ne i lati del Tempio &longs;eguiuano con lo i&longs;te&longs;&longs;o or dine
di colonne. Altri apriuano la cella, & la riduceuano a maggior larghezza facendo i par eti
appre&longs;&longs;o le colonne, & &longs;econdo il propo&longs;ito, & la commodità de i &longs;acri&longs;icij, che (come ho de t
to) erano diuer&longs;i, accommodauano le di&longs;po&longs;itioni de i Tempij. ilche dà da intendere anche a noi,
che all' u&longs;o del no&longs;tro culto di religione accommodiamo le di&longs;po&longs;itioni delle Chie&longs;e, doue & &longs;i &longs;a il
&longs;acro&longs;ante reliquie de i &longs;oldati del no&longs;tro Signore.
Io ho e&longs;po&longs;to tutte le ragioni delle &longs;acre ca&longs;e de i Dei come mi &longs;ono &longs;tate la&longs;ciate.
Ho
di&longs;tinto con i &longs;uoi compartimenti gli ordini, & le mi&longs;ure, & mi &longs;ono forzato di de&longs;criuere
quanto ho potuto, quelle che &longs;ono di &longs;igure di&longs;pari, & con che differenze tra &longs;e &longs;ono &longs;epa
rati. Hora dirò de gli altari de i Dei immortali, accioche attamente &longs;iano ordinati alla
dilpo&longs;itione de i &longs;acri&longs;icij.
Cap. VIII.
Gli altari riguardino all' Oriente, & &longs;iano &longs;empre po&longs;ti piu ba&longs;si de i &longs;imulachri
che &longs;aranno nel Tempio, accioche i &longs;upplicanti, & &longs;a cerdoti guardando in &longs;u
ammirando&longs;i della diuinità, con di&longs;eguali altezze al decoro di cia&longs;cuno de i
&longs;uoi Dei &longs;i componghino. Le altezze de gli altari co&longs;i deono e&longs;&longs;ere e&longs;plicate,
che a
alla Terra &longs;i facciano ba&longs;si: & co&longs;i le forme de gli altari nel mezo de i Tempij conue
nienti &longs;i di&longs;porrano. Poi che in que&longs;to libro hauemo trattato delle fabriche de i &longs;acri
luoghi, nel &longs;eguente &longs;i dirà da noi chiaramente delle di&longs;tributioni de i luoghi communi.
ro conueniente alla forza, & al potere di cia&longs;cuna Deità. Dio uole&longs;&longs;e che i no&longs;tri haue&longs;&longs;ero tanto
ri&longs;petto al uero &longs;acrificio, & tanta riuerenza alli &longs;anti, quanta haueuano gli ingannati gentili al
la fal&longs;a loro &longs;oper&longs;titione. Conuengono tutti in que&longs;to, che deono riguardare all' Oriente, come
s'è detto di &longs;opra. Vuole Alberto che gli antichi face&longs;&longs;ero l'altare, alto &longs;ei piedi, largo dodici,
&longs;opra'l quale fu&longs;&longs;e posto il &longs;imulacro. Vitru.
non ci pre&longs;criue altezza, nè meno credo io, che'l &longs;i
mulacro ste&longs;&longs;e &longs;opra lo altare. perche Vitr.
non haurebbe detto, che gli altari &longs;empre &longs;i ano po
&longs;ti piu ba&longs;&longs;i de i &longs;imulacri. & di &longs;opra nel quinto capo di que&longs;to libro, ha detto.
Il &longs;i nulacro,
che &longs;arà nella cella riguardi incontra &longs;era. & non ha detto il &longs;i nulacro, che &longs;arà &longs;opra l'altare.
&longs;imilmente ha propo&longs;to di dire de gli altari de i Dei immortali, accioche attamente &longs;iano ordi
nati alla di&longs;po&longs;itione de i &longs;acrificij. Era adunque il &longs;i nulacro in altro luogo, & piu eminente, che
l'altare. I &longs;anti decreti de' no&longs;tri Pontifici, non uogliono, che gli altari nelle chie&longs;e &longs;i facciano
d'altro, che di pietra, & &longs;opra quelli ui uogliono una pietra con&longs;ecrata. Noi &longs;opra gli altari
&longs;tendemo belli&longs;&longs;ime touaglie, & dinanzi ui ponemo ornati&longs;&longs;i nipanni, nè ci mancano i candellieri,
& le lampade dinanzi al &longs;acrati&longs;&longs;imo corpo del no&longs;tro Signore, a cui per ogni chie&longs;a deue e&longs;&longs;ere
con&longs;acrato un'altare, & quello riposto in uno tabernacolo d'eccellente lauoro. V&longs;amo anche
di porre &longs;opra gli altari le reliquie de i &longs;anti, in ornati depo&longs;iti, con grande ueneratione. oltra di
que&longs;to &longs;ogliono i no&longs;tri hauere un luogo &longs;eparato doue &longs;eruano le ue&longs;te &longs;acerdotali, i &longs;a
& le altre co&longs;e nece&longs;&longs;arie a i &longs;acrificij, & al diuino culto, & doue &longs;i apparano i &longs;acerdoti.
Que&longs;ti luoghi io gli farei doue gli antichi faceuano il po&longs;tico. Hanno anche il Choro doue canta
no le diuine lodi con &longs;edi conuenienti, & pareti &longs;eparati dal re&longs;to della chie&longs;a. Hanno le torr i
doue appendeno le campane non u&longs;ate da altri, che da Chri&longs;tiani, per chiamare il populo alla
chie&longs;a alle hore debite. Que&longs;te torri deono e&longs;&longs;ere proportionate alla grandezza della chie&longs;a.
Vanno eguali, quadre, o di molti anguli, fin al luogo doue &longs;i legano le campane. iui &longs;i fanno d'in
torno i cornicioni, & gli apreno con colonnati, accioche il &longs;uono po&longs;&longs;a u&longs;cire, & e&longs;&longs;ere &longs;entito da
lungi. A quelle &longs;i &longs;ale o con &longs;cale dritte, o con lumache, ouero con altre &longs;alite piu commode &longs;e
condo la inuentione & &longs;ottilità dello Architetto. &longs;opra i Cornicioni, & le apriture ui ua la Pira
mide, ouero la cuba. La Piramide è di altezza in proportione &longs;e&longs;quialtera alla &longs;ua ba&longs;a, oue
ro è di lati eguali. La cuba, cuppola, & lanterna &longs;i fa con le ragioni dell' opera.
In que&longs;te torri
que&longs;ti dimo&longs;trano di &longs;uor
con uno raggio uoltato dalle ruote di dentro, l'hore naturali, i &longs;egni & gradi, ne i quali &longs;ine ua
il Solc, i giorni, & gli a&longs;petti della Luna, la quantità de i giorni, & delle notti, & altre co&longs;e
&longs;econdo il giudicio, & la uoglia dell Architetto. Drieto la chie&longs;a ouero appre&longs;&longs;o in qualche la
to u'è il cemitero, che &longs;ignifica dormitorio, perche in quello &longs;i &longs;epeli&longs;ceno i morti, che al tempo
della re&longs;urrettione s'hanno a &longs;uegliare, & per le &longs;acre lettere, chiama il morire dormire. in que
luoghi adunque &longs;i ripo&longs;ano l'o&longs;&longs;a, & le ccnere de fideli, pero è luogo &longs;acro, doue & naturale, &
ordinata pietà drmo&longs;tra la madre no&longs;tra, che è la &longs;anta chie&longs;a nel &longs;epelirei morti. Ma Dio uo
glia, che a' nostri tempi non &longs;i facciano &longs;imili officij piu prestto a pompa de i uiui, che a con&longs;ola
tione de i morti. Non è co&longs;a lodata, che le &longs;epulture stiano nelle chie&longs;e, pure egli &longs;i u&longs;a a gran
dezza nelle capelle a que&longs;to con pregio appropriate. & in luogo piu eminente de i &longs;acri altari &longs;i
pongono i &longs;epulchri, & s'appongono le memorie, i titoli, gli Epigrammi, i Trofei, & le in&longs;egne de
gli antipa&longs;&longs;ati, doue le uere effigie di &longs;ini&longs;&longs;imi marmi &longs;i uedeno, & i glorio&longs;i ge&longs;ti in littere di
metallo &longs;i leggono: Co&longs;e da e&longs;&longs;er po&longs;te piu pre&longs;to nel foro, & nella piazza, che nella chie&longs;a, per
che non ni è quel decoro, che è per stanza de&longs;critto nel primo libro, &longs;e ben ui è quello della con
&longs;uetudine: ma non lodata con&longs;uetudine è quella. Ricordiamoci adunque di &longs;eruare il Decoro in
ogni co&longs;a, & &longs;pecialmente nell' honor di Dio, & de i&longs;anti amici &longs;uoi, & de i &longs;erui &longs;acro&longs;anti de
&longs;tinati al culto di quelli, & rinchiu&longs;ine i mona&longs;terij, a i quali è conueniente co&longs;a che &longs;i proueda
di commode habit ationi, di &longs;pacie&longs;i chic&longs;tri, & di bei giardini, & &longs;pecialmente i luoghi delle &longs;a
cre uergini &longs;iano &longs;icuri, alt, & rimoti dalli &longs;trepiti, & dalla ueduta delle genti. & per que&longs;to fare
lo Architelto con&longs;idererà il fine d'ogni fabrica, & co&longs;i prouederà al bi&longs;ogno. Et qui &longs;ia fine al
quarto libro, & alla materia pertinente alla Religione.
IL QVINTO LIBRO
DELL'AR CHITETTVRA DI
M. VITRVVIO.
ESPEDITA
da al commodo, & opportunit à de cittadini. in que&longs;ta &longs;i dimo&longs;tra la di&longs;po&longs;itio
ne del Foro, delle Ba&longs;iliche, dello Erario, della Curia, delle prigioni, del Thea
tro, & delle co&longs;e pertinenti al Theatro, come &longs;ono le &longs;cene, i portichi, la gra
duatione, de i bagni, delle pale&longs;tre, & de i luoghi da e&longs;&longs;ercitar&longs;i, & finalmen
te de i porti. Le quali tutte co&longs;e appartengono all' u&longs;o della piu parte, nè &longs;i po&longs;
&longs;ono chiamare uer amente priuate, nè anche publiche: ma communi, perche le publiche io inten
derei e&longs;&longs;er le mura, & le dife&longs;e, che egualmente a tutti &longs;i riferi&longs;ceno: le communi, quelle, che
all' u&longs;o, & piacere di molti &longs;i de&longs;&longs;ero. Et le priuate, quelle che ad una &longs;orte &longs;ola di per&longs;one &longs;i fa
brica&longs;&longs;ero. Prepone Vitr.
a que&longs;to traltamento uno proemio degno di con&longs;ideratione.
percio
che &longs;i ri&longs;ponde in quello a molte dimande, che &longs;i &longs;ogliono fare da molti, che ogni giorno uanno ra
gionando di Vitr. (per u&longs;are una parola mode&longs;ta, & non dire cicalando) nè hanno letto, nè
con&longs;iderato bene quello, che &longs;i tr oua in que&longs;to autore. Noi uedemo chiar amente che Vitr.
non
&longs;olamente ha con&longs;iderato, & e&longs;&longs;aminato bene le co&longs;e, delle quali egli doueua dare molti ammae
&longs;traimenti, ma anchora &longs;i ha proposto nell' animo di e&longs;plicare, & porgere la dottrina &longs;ua con bel
la maniera, & uia ragioneuole, & con modo al trattamento d'un' arte conueniente. chi non ha
ueduto l'ordine merauiglio&longs;o de i &longs;uoi prec etti? chi non ammira la &longs;cielta delle belle co&longs;e?
quale di
ui&longs;ione, o parte ci manca, che al luogo &longs;uo non &longs;ia ottimamente collocata? chi leuerà, o aggiu
gnerà, che bene &longs;tia alcun &longs;uo documento? Et &longs;e egli non ha parlato come Democrito, Ari&longs;toxeno,
Hippocrate, o come altro perfetto nella loro profe<02>ione: Egli certamente ha parlato da Architet
to, & ha u&longs;ato quelle uoci, che erano amme&longs;&longs;e, & accettate a i tempi &longs;uoi, & quella forma di dire,
che &longs;i richiede da chi uuole in&longs;egnare: Et perche que&longs;ta non è mia imaginatione, ho caro, che &longs;i
legga il proemio del pre&longs;ente libro, di che ne feci auuertito il lettore, nel mio primo di&longs;cor&longs;o. La
doue leg gendo noi Vitr.
in que&longs;ta parte, trouaremo, quanto ho detto, e&longs;&longs;ere ueramente stato fat
to da Vitr.
con deliberato, & ragioneuol con&longs;iglio: il quale dimo&longs;tra quanto differente &longs;ia lo &longs;cri
uere le hi&longs;torie, ouero i poemi, dal trattamento d'un' arte: & proua la difficultà dello in&longs;egna
re, & non ci la&longs;cia anche di&longs;iderare il modo di &longs;criuere i precetti dell' arte; & però dice.
QVELLI, i quali con grandi uolumi hanno e &longs;po&longs;to i pen&longs;ieri del loro ingegno,
& i precetti delle co&longs;e, hanno certamente aggiunto grandi&longs;sima, & mirabile
riputatione a i loro &longs;critti. Il che uole&longs;&longs;e Iddio o Imperatore, che anche ne i
no&longs;tri &longs;tudij que&longs;to &longs;i comporta&longs;le; accioche con tale ampiezza di dire anche
nei no&longs;tri precetti l'autorità prende&longs;&longs;e augumento. ma que&longs;to non è, come altri pen&longs;a,
i&longs;pedito, percioche egli non &longs;i &longs;criue dell' Architettura, come &longs;i &longs;criueno le hi&longs;torie, oue
roi Poemi.
&longs;i uolge nello animo, &longs;enza e&longs;&longs;ere obligato a breuità di dire, &longs;uole dare autorità, & credito a gli
&longs;crittori, percioche a grado &longs;uo cia&longs;cuno ampiamente &longs;criuendo puo ampliare, adornare, & ac
conciare gli &longs;critti &longs;uoi in modo, che po&longs;&longs;ino piacere, & dilettare, & &longs;pecialmente, quando le co-ma &longs;imile ampiezza, &
libertà non è co&longs;i facile in ogni trattamento. perche &longs;e co&longs;i fu&longs;&longs;e, io non dubitarei di non potere
a miei &longs;critti dare con auantaggio autorità, & riputatione: però non potendo far que&longs;to, io re&longs;to
con gran di&longs;iderio di farlo. & perche non lo po&longs;&longs;a fare, dice.
le hi&longs;torie, ouero i poemi delt' Architettura.
le historie e&longs;&longs;empio delle attioni, però con detti poemi, & hi&longs;torie egli ri&longs;ponde a quello, che egli
ha detto di &longs;opra, pen&longs;ieri dello ingegno, & precetti delle co&longs;e. Dapoi &longs;eguitando dimo&longs;tra la
differenza, che è tra lo &longs;criuere l'hi&longs;torie, & i poemi, & il trattare dell' Architettura.
Le hi&longs;to
& le
mi&longs;ure, & i piedi de i uer&longs;i de i poemi, & la &longs;cielta di&longs;po&longs;itione delle parole, & delle &longs;en
tenze tra le per&longs;one, & la di&longs;tinta pronuntiatione de i uer&longs;i con lu&longs;inghe conduceno i &longs;en
timenti di chi legge, &longs;enza offe&longs;a in fino all' ultimo de gli &longs;critti. ma que&longs;to non &longs;i puo fa
re nello &longs;criuere dell' Architettura.
de&longs;idero&longs;o. dilettando la uarietà, nece&longs;&longs;ario è, che il lettore &longs;i &longs;tia &longs;empre bramo&longs;o: però per &longs;ati&longs;
fare al &longs;uo di&longs;iderio legge continuamente, & con di&longs;piacere &longs;i ferma, nè &longs;i &longs;a dipartire, braman
do di uedere il fine delle attioni. & molto piu dilettano i poemi, sì perche hanno la nouità delle
co&longs;e, sì perche allettano le orecchie con la dolcezza, & &longs;oauità de i numeri, & delle parole,
doue l'huomo tratto da doppio piacere &longs;i la&longs;cia condurre, anzitirare fin' all' ultimo de gli &longs;critti.
Et qui &longs;i deue auuertire come Vitr.
ragionando de i poemi in breui, & efficaci parole ha e&longs;plicato
quello, che è proprio del poema, & delle parole legate con dolcezza, & delle &longs;entenze dette con
decoro, & della pronunciatione fatta con gratia. Ma nel tratt amento d'un'arte, perche le pa
role na&longs;ceno da nece&longs;&longs;ità, & le co&longs;e &longs;ono o&longs;cure, non &longs;i puo ade&longs;care l'animo di chi legge, e&longs;&longs;en
do dalla str anezza delle parole, & dalla difficultà delle co&longs;e confu&longs;o; ilche maggiormente nel
l'Architettura &longs;i cono&longs;ce, il cui trattamento di &longs;ua natura è piu difficile de gli altri. & però ben
dice Vitr.
che que&longs;to non &longs;i puo fare nello &longs;criuere della Architettura: cioè con uarie e&longs;pettatio
ni di co&longs;e nuoue, & co dolcezza di parole tirare gli animi fin'al fine. Et ne rende la cau&longs;a dicendo.
Perche i uocaboli nati dalla propria nece&longs;sità dell'arte coninu&longs;itato parlare o&longs;curano
la intelligenza. non e&longs;&longs;endo adunque quelli da &longs;e manife&longs;ti, & non e&longs;&longs;endo anche e&longs;po&longs;ti,
& chiari i nomi di quelli nella pratica, & nella con&longs;uetudine, & uagando molto le &longs;crittu
ne de i precetti, &longs;e non &longs;i ri&longs;tringeno, & con poche, & aperte &longs;entenze non &longs;i dichiarano
menti de i lettori:
però bi&longs;ogna prima
&longs;&longs;apere partitamente come &longs;i chiamano le co&longs;e, & come dicono i filo&longs;o&longs;i. Il quid nominis.
Que
Euui anche un' altra difficul
all'a memoria, alla quale &longs;i conuiene con la breuità, & con l'ordine porgere aiuto. Bi&longs;ogna adun
que in&longs;egnando e&longs;&longs;er breue. la doue ottimamente dice V tr.
in que&longs;to luogo
iprecetti
non &longs;i danno con breuità, & con poche, & aperte &longs;entenze,
rezza
{
&longs;e le cogitationi di chi legge. & per cogitatione pare, che Vitr.
intenda le uirtu piu interiori del
l'anima, che &longs;ono la memoria, & lo intelletto. E&longs;&longs;endo adunque ueri&longs;&longs;imo quanto s'è detto, con
olude dicendo.
Et però pronunciando io gli occulti nomi, & compartimenti delle membra delle ope-
mente le menti le potranno riceuere.
non è altro, che uno certo riceuimento. Per le dette ragioni adunque Vitr.
uuole e&longs;&longs;er breue,
quanto però puo portare il trattamento di co&longs;a difficile. Oltra, che ne adduce un'altra ragio
ne dicendo.
Similmente hauendo io auuertito la città e&longs;&longs;ere occupata in publiche, & priuate facen
de, ho giudicato, che &longs;i debbia &longs;criuere con breuità, accioche nella &longs;trettezza dell' ocio,
quelli, che leggeranno po&longs;sino breuemente capire.
Quello, che ne gli &longs;critti miei non puo fare il numero, & la bellezza de i uer
&longs;i, la commodit à di allargar&longs;i, & la nouit à de i &longs;ucce&longs;&longs;i delle co&longs;e, farà la breuità, & la chia
rezza dello in&longs;egnare, che anche inuita a leggere gli occupati, & trauagliati in diuer&longs;e facende.
Hor che utilità ci porti la breuità nello in&longs;egnare &longs;i dimo&longs;tr a da una con&longs;uetudine di Pithagora fi
lo&longs;ofo eccellenti&longs;&longs;imo, il quale di&longs;idero&longs;o, che i precetti &longs;uoi re&longs;ta&longs;&longs;ero nelle menti di chi gli a&longs;col
ta&longs;&longs;e non &longs;olamente era breue in dare un precetto: ma anche tutta la &longs;omma de i &longs;uoi precettirin
chiudeua in un certo, & determinato numero, il quale mi&longs;terio&longs;amente (diceua egli) a co&longs;a &longs;tabi
le, & immobile a<02>imigliando&longs;i poteua nella mente con &longs;omma &longs;tabilità, & fermezza ripo&longs; ar&longs;i.
Et però dice Vitr.
Co&longs;i anche piacque a Pithagora, & a &longs;uoi &longs;eguaci ne i uolumi loro &longs;criuere i precetti,
che dauano, con ragioni cubiche, & fecero il cubo di ducento, & &longs;edici uer&longs;i, & quelli
giudicarono non douer e&longs;&longs;ere piu di tre in uno trattamento. ll cubo è corpo riquadrato di
&longs;ei lati, d'egual larghezza di piano, que&longs;ti po&longs;cia che è tratto, &longs;e non è tocco, tiene in quel
la parte, che egli &longs;i po&longs;a, una immobile &longs;tabilità come &longs;ono i dadi, che &longs;i tranno da i gio
catori nel tauolieri.
Non percuoter
il fuoco col coltello. Laua il piè manco prima, & calcia il de&longs;tro.
Senza mangiarla trapian
ta la malua. Nella tua ca&longs;a non la&longs;ciar le Rondini.
Nè core, nè ceruello mangierai.
Non ori
nar, nè parlar contr a'l &longs;ole. Lo &longs;pecchio alla lucerna non guardare.
Fuggi la uia regale, &longs;egui
il &longs;entiero. Sputa nel unghie tue, ne i tuoi capelli.
Et &longs;imilmente formauano molti altri precetti
detti con &longs;omma breuità, a i quali dauano altro intendimento di quello, che &longs;onauano le parole:
& uolendo trattare d'una co&longs;a &longs;ola, &longs;tando fermi in una materia, raccoglieuano quelli uer&longs;etti
in una certa, & determinata &longs;omma pre&longs;a dal numero cubo. Si come cubo &longs;i chiama, & è quel
corpo, che è di &longs;ei lati, & di &longs;ei quadrati, & faccie eguali come un dado, co&longs;i cubo &longs;i chiama
quel numero, che di &longs;ei numeri piani contento per ogni uer&longs;o tiene eguali dimen&longs;ioni. Na&longs;ceno i
cubi dopo la unità di&longs;ponendo i numeri di&longs;pari, che natur almente di&longs;po&longs;ti &longs;ono, ponendo prima i
due di&longs;pari, da poi i tre &longs;eguenti, da poi i quattro, che uengono, & co&longs;i di mano in mano. Ec
co lo e&longs;&longs;empio. La&longs;cia l'unità, & piglia i due primi di&longs;pari che &longs;ono
fannopiglia i tre &longs;eguenti di&longs;pari
& co&longs;i ua &longs;eguit ando ne i quattro &longs;eguenti di&longs;pari
&longs;ti in&longs;ieme fannoQuando adunque &longs;ia, che mo&longs;&longs;o il punto &longs;i faccia la li
nea; & mo&longs;&longs;a la linea &longs;i generi la &longs;operficie; & mo&longs;&longs;a la &longs;operficie &longs;i faccia il corpo, non è
lontano dalla &longs;imiglianza, &longs;e pigliando la unità, & continuandola produrremo un numero linea
re. il qual numero continuato per lo &longs;uo uer&longs;o faccia il numero &longs;operficiale, il quale mo&longs;&longs;o anch'e
gli faccia il &longs;odo, come &longs;e uno &longs;i aggiugne&longs;&longs;e all' unità, il numero nato, che è due, dimostreria per
una certa &longs;imiglianza, la lunghezza, che è propria della linea: & mo&longs;&longs;o il due, come linea, &longs;i
aggiugne alla lunghezza, anche la larghezza, & &longs;i fa quattro, che è numero &longs;uperficiale, che
ri&longs;ponde al quadrato. quessti moltiplicato per due, che è uno de &longs;uoi lati, come &longs;e egli &longs;i moue&longs;&longs;e,
ne genera il &longs;odo, a &longs;imiglianza delle figure cubo nominato. Et però non uale a dire &longs;e &longs;ono &longs;ei
faccie, bi&longs;ogna, che ci &longs;iano &longs;ei unità. Dice adunque Vitruuio, che i Pithagorici con ragioni
però formauano uno cubo grande di ducento & &longs;edici uer&longs;i in que&longs;to modo. moltiplicauane il tre
in &longs;e & faceuano il &longs;uo quadrato, che è noue. que&longs;to noue moltiplicat o per tre, che è lato del qua
drato, farà
numero lineare, di quattro unità continuate. le quali moltiplicate in &longs;e, come egli &longs;i moue&longs;&longs;e la li
nea, farà una &longs;oper&longs;icie quadrata di &longs;edici. & moltiplicata quella &longs;oper&longs;icie per lo &longs;uo lato, the
era quattro, nè farà la &longs;omma di &longs;e&longs;&longs;anta quattro: ri&longs;pondente ad un &longs;odo cubico, che giunte al
primo cubo, che era uenti&longs;ette farà la &longs;omma di nouantauno. Co&longs;i il terzo cubo nato dal mo
ro lineare di cinque unità, & &longs;oper&longs;iciali di uenticinque, è cento & uenticinque, che agg
al nouanta uno, rende la &longs;omma di duc ento & &longs;edici. A que&longs;to numero adunque aggiogneu
iprecetti Pithagorici, i quali hauendo &longs;imile quantità di uer&longs;i, cioè: e&longs;&longs;endo con la ragione del
bo raccolti, pen&longs;auano, che doue&longs;&longs;ero hauere quella fermezza nelle menti, che &longs;uole bauere il da
do, quando è gettato &longs;opra il tauolieri. Ma è mer auiglia, perche cagione i Pithagorici non pl
glia&longs;&longs;ero il primo cubo, che è otto, & poi il &longs;econdo, che è uenti&longs;ette, & poi il terzo, che è &longs;e&longs;
&longs;ant aquattro: & non raccoglie&longs;&longs;ero alla &longs;omma di nouantanoue que&longs;ti tre cubi piu pre&longs;to, che co
minciar dal noue: Ma for&longs;e diuideuano i tr attamenti loro in cubi, & &longs;e il &longs;entimento de i loro pre
cetti d'una materia non era compre&longs;o dal primo cubo, aggiugneuano al &longs;econdo, & &longs;e questo
non era ba&longs;teuole, aggiugneuano al terzo, il quale era capace d'ogni &longs;omma. & perche il pri
mo cubo, che è otto, era poco per comprendere uno propo&longs;ito, però &longs;timo io, che andauano al
&longs;econdo cubo, che è uenti&longs;ette, cau&longs;ato dal tre, che è numero priuilegiato da pithagorici. & co
&longs;i partitamente aggiugneuano i cubi &longs;e'l bi&longs;ogno lo richiedeua, & non &longs;i melteuano in nece<02>ità
di &longs;errare tutti i lero trattamenti, in ducento è &longs;edici uer&longs;i. ma alcuni erano compre&longs;i nel uenti
&longs;ette, altri nel &longs;e&longs;&longs;antaquattro, & altri nel ducento, & &longs;edici: nè uoleuano pa&longs;&longs;are piu oltra, &longs;li
mando, che troppo lungo &longs;aria &longs;tato uno trattato di quattrocento, & trentadue uer&longs;i, che &longs;ouo
del cubo nato dal &longs;ei, & aggiuA que&longs;to modo io e&longs;ponerei la mente
di Pithagora fin che &longs;i troua&longs;&longs;e di meglio.
Et i Greci compo&longs;itori di Comedie interponendo dal choro le canzoni diui&longs;ero lo &longs;pa
tio delle fauole in modo, che facendo le parti con ragioni cubiche, con gli intermedij al
leggieriuano il recitare de gli Attori.
ni cubiche, non &longs;i ritrouando le fauole, che &longs;iano hoggi dì compartite a quel modo. Ma egli
bi&longs;ognaua, o che gli Atti fu&longs;&longs;ero otto, ouero otto &longs;cene. per Atto, ouero il numero de
d'una &longs;cena, o d'un' Atto fu&longs;&longs;e cubico. Ma pare che Vitr.
intenda gli intermedij delle fauole fat
te di numero cubo per ripo&longs;o de i recitanti. &longs;e for&longs;e non uogliamo dire, che gli intermedij fu&longs;&longs;ero
per ripo&longs;o de gli attori, come il dado, o il cubo tratto ripo&longs;a: & non &longs;i baue&longs;&longs;e a comparare al nu
mero cubo, ma allo effetto del corpo cubo, che gettato &longs;i ferma, &longs;e altri non lo moue. & a me
pare buona e&longs;po&longs;itione que&longs;ta, non mi ricor dando d'hauere letto alcuno precetto de poeti, che co
mandi il numero cubo o de gli atti, o delle &longs;cene, o del numero de i uer&longs;i.
E&longs;&longs;endo adunque tali co&longs;e con natural mi&longs;ura da i no&longs;tri maggiori o&longs;&longs;eruate, & ueden
do io di douere &longs;criuere co&longs;e inu&longs;itate, & o&longs;cure a molti, io ho giudicato con breui uolu
mi i&longs;pedirmi, accioche piu facilmente peruenghino a i &longs;en&longs;i de i lettori; perche a que&longs;to
modo s'intenderanno ageuolmente, & io le ho ordinate in modo, che le non &longs;aranno da
e&longs;&longs;ere &longs;eparatamente raccolte da chi le cercheranno: ma &longs;aranno tutto un corpo, & in cia
&longs;cun uolume con i proprij generi &longs;aranno e&longs;plicate. Adunque o Ce&longs;are nel terzo, & nel
quarto libro io ho e&longs;po&longs;to le ragioni de i Tempij, in que&longs;to io e&longs;pedirò le di&longs;po&longs;itioni de i
luoghi publici: & primaio dirò come s'habbia a ponere il Foro, perche nel Foro &longs;i go
uerna & regge da i magi&longs;trati, quanto ragioneuolmente appartiene al publico, & al
priuato.
Cap. I.
Igreci fanno il Foro in luogo quadrato, con ampij&longs;simi, & doppi portichi,
& con &longs;pe&longs;&longs;e colonne, & con architraui di pietra, o di marmo gli adornano,
& di &longs;opra ne i palchi o ta&longs;&longs;elli fanno i luoghi da pa&longs;&longs;eggiare. Ma nelle cit
tà d'Italia non &longs;i deue fare il Foro con la i&longs;te&longs;&longs;a ragione, peroche da i mag
giori ci è &longs;tata la&longs;ciata la u&longs;anza di dare nel Foro i doni a i gladiatori: & però d'intorno a
gli &longs;pettacoli bi&longs;ogna di&longs;tribuire piu &longs;patio&longs;i, & larghi intcrualli tra le colonne. & d'in
torno ne i portichi deueno e&longs;&longs;ere le botteghe de gli orefici, & ne'tauolati di &longs;opra &longs;i faran
no i poggiuoli. le quali co&longs;e, & all'u&longs;o, & alle publiche entrate &longs;aranno drittamente
di&longs;po&longs;te.
piazze, & de i campi; (come &longs;i dice a Vinetia) percioche oltra l'ornamento, che &longs;i uede ritrouan
do&longs;i a capo d'una &longs;trada un luogo bello, & ampio, dal quale &longs;i ueda lo a&longs;petto d'una bella fabrica
di Tempio, egli &longs;i ha que&longs;to commodo, che iui &longs;iraunano le genti a pa&longs;&longs;eggiare, &longs;i uendeno le co
&longs;e nece&longs;&longs;arie, et Et &longs;i come torna bene,
che ci &longs;iano molte piazze &longs;par&longs;e per la città: co&longs;i molto piu è nece&longs;&longs;ario, & ha del grande, &
dell'honoreuole, che cene &longs;ia una principali<02>ima, & che ueramente publica &longs;i po&longs;&longs;a chiamare,
& doue &longs;iano i luoghi doue &longs;i trattano le cau&longs;e ciuili, & i tribunali de' giudici, & le corti, i &longs;ena
ti, doue &longs;i con&longs;ultano le co&longs;e di &longs;tato, oltr a gli &longs;pettacoli, che &longs;i fanno o per diletto, o per diuo
tione. Tratta adunque Vitr.
della di&longs;po&longs;itione del Foro principale.
Ma per i&longs;pedirmi di quelle
piazze, che &longs;ono &longs;par&longs;e per la città, dico, che gli antichi le chiamarono Triuij: & benche Tri
uio, & Quadriuio &longs;iano luoghi, doue fanno capo tre o quattro uie: nondimeno chiamarono Tri
uij anche quelli luoghi aperti, & &longs;patio&longs;i, doue &longs;i raunauano molte per&longs;one d'una contrata: do
ue &longs;i puo dire, che Triuio &longs;ia una picciola piazza. la quale chi ornare uole&longs;&longs;e, prendendo la for
ma dalla principale, &longs;i farebbeno due co&longs;e, prima i portichi d'intorno, &longs;emplici al meno, &longs;e non
duplicati: dapoi s'entrerebbe in quelle, per archi po&longs;ti a capo delle uie; perche il portico di &longs;ua na
tura ha del grande: Et uedere poi in te&longs;ta d'una bella &longs;trada uno arco Trionfale &longs;arebbe co&longs;a &
diletteuole, & honoreuole. come per uiuo e&longs;&longs;empio ci poteua dimo&longs;trare la città di Roma.
per
che la fronte d'un'arco a capo una &longs;trada, fa parere quella piu bella, & lo entrare nella piazza
per un'arco, fa parere la piazza maggiore. Tre uolte fanno un'arco per l'ordinario, & per
quello di mezo pa&longs;&longs;aua il Trionfante, & il &longs;oldato, & per gli altri pa&longs;&longs;auano quelli, che incon
trauano, ouero accompagnauano con allegrezza il Trionfo. Le mi&longs;ure de gli archi dipendeno
dal &longs;apere dello Architetto. ouero &longs;i potranno cauare da gli archi antichi, & dal &longs;e&longs;to ca
po dell'ottauo libro di Alberto. & molti e&longs;&longs;empi &longs;i po&longs;&longs;ono hauere da gli archi, che &longs;ono in Ro
ma, dirimpetto alla chie&longs;a di &longs;anta Maria alle radici del campidoglio. E l'arco di Settimio
Seuero tra i belli, che &longs;iano &longs;tati fatti, doue &longs;ono &longs;tate &longs;colpite le uittorie alate con i Trofei,
& i &longs;imulacri delle battaglie terre&longs;tri, & nauali, con i glorio&longs;i titoli delle impre&longs;e.
Et &longs;e bene pare, che prima ci fu&longs;&longs;ero de gli archi, come egli &longs;i uede fra la uia lata, &
la minerua un'arco &longs;chietto detto Camillo, non dimeno quello, & altri archi &longs;i
&longs;tima, che non fu&longs;&longs;ero per Trionfi, ma per ponerui qualche &longs;tatua. ma io leggo
ne i &longs;acri libri, che Saul dopo una uittoria, &longs;i drizzò un'arco, per lo quale egli pa<02>ò. Dinanzi
allo arco di Settimio era una colonna, dallaquale come da capo cominciano tutte le uie d'Ita
lia, chiamaua&longs;i l'aureo miliario. Euui l'arco di Con&longs;tantino con i &longs;uoi ornamenti men guasti, &
è nella punta del palatino, che riguarda il Coli&longs;eo. & dinanzi a que&longs;to &longs;i uede un' antica meta di
mattoni, chiamata da gli antichi meta &longs;udante, perche mandaua fuori grandi&longs;&longs;ima copia d'acqueL'arco De
mitiano è &longs;u la &longs;trada Flaque&longs;to
hoggi, è detto di Tripoli. Fu drizzato a Domitiano, & iui è la &longs;ua uatural forma conforme a
queila, che &longs;i uede nelle medaglie. Ma quell' arco, che boggi &longs;i chiama l'arco di S. Vito, che è ri
tornaudo &longs;u la uia Tiburtina, &longs;i dice che fit l'arco di Galieno Imper atore. ilquale &longs;i crede che gli
fu&longs;&longs;e drizzato piu pre&longs;to per qualche illu&longs;tre bene&longs;icio, che per Trion&longs;o. Ma di tutti gli ar
per eterna memoria della uendetta, che fece Iddio per mezo di Tilo contra i Giudei, è lo arco di
Tito, piu ornato di titoli, & di &longs;poglie, che &longs;ia. nel cui fronti&longs;picio &longs;i legge.
Sen.
pop.
Rom.
di
uo Tito diui Ve&longs;pa&longs;iani F. Ve&longs;pa&longs;iano Augu&longs;to.
Dall'una parte è &longs;colpito il carro del Trionfan
te. ouero l'arca del patto con le dodici fa&longs;ci con&longs;ulari auanti.
Dall' altra faccia &longs;i &longs;corge la
pompa del Trionfo con le &longs;poglie. Eraui il candelabro con &longs;ette rami.
Eranui le due Tauole di
marmo nelle quali era &longs;critto la legge di Moi&longs;e. Eranui i ua&longs;i del Tempio, la men&longs;a d'oro, & al
tre &longs;poglie. Ma hora io la&longs;cierò que&longs;ta digre&longs;&longs;ione de gli archi, che non è &longs;tata fuori di propo&longs;i
to, perche da que&longs;ta narratione &longs;i da lume a quelli, che uole&longs;&longs;ero hoggi dì drizzare gli archi a i
Trincipi, Re, & Imperatori. Hora ritornando al Foro dico, che il Foro principale, &longs;econdo
Vitru.
fatto da Greci era di forma quadrata. D'intorno eranui i porticali ampli&longs;&longs;imi, & doppij,
le colonne &longs;pe&longs;&longs;e, & gli architraui di pietre, o di marmo, & &longs;opra i colonnati faceuano luogbi da
caminare. Ma i Romani, & gli Italiani, perche nel Foro &longs;i dauano i doni a i gladiatori, non ri
guardauano il Foro, ma lo faceuano piu lungo, che largo. in modo che partita la lunghezza in
tre parti, due ne dauano alla larghezza, doue cadeua proportione &longs;e&longs;quialtera. Erano gli &longs;pa
cij tra le colonne piu larghi, & d'intorno i portichi, erano di&longs;po&longs;ti i luoghi de banchieri, & di
quelli, che cambiauano l'argento, &longs;e non uolemo dire le botteghe de gli orefici, & di &longs;opra i&longs;por
tauano i poggiuoli, accioche da quelli commodamente &longs;i pote&longs;&longs;ero uedere gli &longs;pettacoli. & co&longs;i
riguardando al fine, & all' u&longs;o di&longs;poneuano il Foro. accioche &longs;e le genti fu&longs;&longs;ero molte la piazza
non fu&longs;&longs;e stretta, &longs;e poche non pare&longs;&longs;e uota Dice adunque Vitru.
quadrato con larghi&longs;&longs;imi, & doppi porticaliche ri
guardino, & al Foro, & alla parte di dietro, ouer doppi di dentro &longs;olamente con due ordini di
colonne. & è meglio, perche Vitr.
u&longs;a anche nel terzo libro, questa parola, Duplices, in questa
&longs;ignificatione.
come intendeua nel ter zo libro lo &longs;pacio di &longs;pe&longs;&longs;e colonne d'uno diametro & mezo. & che que&longs;to
&longs;ia il uero, lo dimo&longs;trano le parole di &longs;otto, quando dice, che nelle città d'Italia non &longs;i fa il Foro al
modo Greco. perche ad altro u&longs;o il Foro era in Italia, ad altro quello de Greci.
però dando&longs;i in
Italia nel Foro i doni a i gliadiatori, & douendo il populo &longs;tare a uedere, era nece&longs;&longs;ario dare
d'intorno a gli &longs;pettacoli grandi intercolunnij. Ecco, che egli oppone que&longs;te parole a quelle, che
ha detto di &longs;opra.Si
legge, che Menio uendè la &longs;ua ca&longs;a a Catone, che era &longs;opra la piazza, & &longs;i ri&longs;eruò una &longs;ola co
lonna, &longs;opra laquale ui fece un tauolato, o &longs;olaro per poterui &longs;tar &longs;opra a uedere i giochi, & le
fe&longs;te, & uolle, che i po&longs;teri pote&longs;&longs;ero godere que&longs;to priuilegio. & di qui è nato, che i poggiuoli, o
pergolate coperte, che &longs;portano in fuori &longs;i chiamauano, meniana; da quella colonna di Menio.
Que&longs;te meniane erano commode all'u&longs;o, perche iui &longs;i &longs;taua a uedcre i giuochi, & iui &longs;i &longs;eruaua
no le co&longs;e, che &longs;i uendeuano, & comprauano, come &longs;ono i punti in Anuer&longs;a, le uolte in real
to in Vinetia.
Le grandezze del Foro &longs;i deono fare &longs;econdo la moltitudine de gli huomini, accioche
non &longs;ia lo &longs;pacio poco al commodo, & u&longs;o, ouero per lo poco numero delle per&longs;one il
Foro non paia dishabitato. la larghezza &longs;ia determinata in modo, che partita la lunghez
za in tre parti, due di quelle &longs;e le diano; & co&longs;i la forma &longs;ua &longs;arà piu lunga che larga.
&longs;idercioè che gli edificij, che &longs;aranno a torno la piazza, &longs;iano in modo pro-
rere troppo ampia, e&longs;&longs;endo molto ba&longs;&longs;i, & depre&longs;si. però egli uuole, che gli edificij &longs;iano alti la
terza parte della larghezza del Foro. Egli &longs;i deue con&longs;iderare quello, che ba detto Vitru.
& la
difpo&longs;itione &longs;arà utile a gli &longs;pettacoli, perohe cagione la forma piu lunga, che larga &longs;ia piu com
moda, che la quadrata perfetta, attento che la forma ritouda &longs;ia piu capace, & piu commoda,
d'ogn'altra &longs;igura, & poi la quadrata. &longs;e noi guardemo alla capacità, non ba dubbio, che la qua
drata non &longs;ia piu capace. &longs;e al commodo de gladiatori, certo hanno piu commodit à nella piu lun
ga, come che per le gio&longs;tre, & per lo cor&longs;o de caualli &longs;ia piu commoda la lunghezza. &longs;e con&longs;ide
ramo la ragione della pro&longs;pettiua, è piu al propo&longs;ito la quadrata, perche tutte le parti d'intorno
banno piu uicinanza al centro, et gli fpettatori uedeno piu egualmente il tutto. però io la&longs;cio que
sta con&longs;ideratione a chi legge. E però nece&longs;&longs;ario fare il Foro &longs;econdo la molt itudine delle genti,
accioche non &longs;i conuenga fare quello, che fece Augu&longs;to. il quale fece fare un Foro appre&longs;&longs;o due,
che ui erano per la moltitudine de gli huomini, & de i litiganti, & lo fece picciolo, per non dar
noia a i patroni delle ca&longs;e uicine. Que&longs;to Foro era la doue &longs;ono hora gli horti dietro a Morforio,
& alla chie&longs;a di &longs;anta Martina. & fu fatto con molta fretta.
&longs;i ordinò, che quiui &longs;i tratta&longs;&longs;ero i
giudicij publici, &longs;i a&longs;&longs;orti&longs;&longs;ero i giudici, & anche &longs;i rauna&longs;&longs;e il &longs;enato per con&longs;ultare delle guer
re, & de i Trionfi. & che quiui i uincitori capitani pone&longs;&longs;ero le &longs;poglie de i loro trionfi.
hebbe
que&longs;to Foro due belli<02>imi portichi, & fu adornato di co&longs;e rari&longs;&longs;ime. ma che non ruina il Tempo?
che non di&longs;trugge la guerra? che non muta la gente?
Que&longs;to, & altri Fori, come che molti &longs;ia
no &longs;tati belli&longs;&longs;imi, o &longs;ono caduti da &longs;e, o gettati a terra da nimici, o tr amutati in altre fabriche.
per fuggire le pioggie, & pa&longs;&longs;eggiare, & fuggire ogni noia della grauezza dello aere, & del So=
le. chiamauan&longs;i dalla loro grandezza miliarij, o &longs;tadiarij.
& dalla lor maniera Dorici, Corin
thij, Ionici, To&longs;cani, o Sotterranei, & altri erano con&longs;ecrati a i Dei. erano in &longs;omma ornamenti
delle piazze merauiglio&longs;i.
Le colonne di &longs;opra fiano per la quarta parte meno delle colonne di &longs;otto.
perche le
co&longs;e inferiori ri&longs;petto al pe&longs;o, che portano, deono e&longs;&longs;ere piu ferme, che le di &longs;opra. &
anche perche bi&longs;ogna imitare la natura delle na&longs;centi co&longs;e, come è ne gli Alberi ritondi,
come è lo Abete, il Cipre&longs;&longs;o, il Pino, delli quali non ne è alcuno, che non &longs;ia piu gro&longs;&longs;o
dalle radici, ma poi cre&longs;cendo con naturale re&longs;trignimento di &longs;opra a poco a poco per
uiene alla &longs;ommità: &longs;e adunque la natura delle na&longs;centi co&longs;e co&longs;i richiede, drittamente &longs;i
ordina, che le parti di &longs;opra &longs;iano, in larghezza, & gro&longs;&longs;ezza piu ri&longs;trette delle inferiori.
uuole egli che &longs;e uorremo &longs;oprale co
lonne del portico porre altre colonne, & leuare la fabrica con piu ordini di ta&longs;&longs;elli, o &longs;olari, che
&longs;i auuerti&longs;ca di fare le colonne di &longs;opra piu &longs;ottili la quarta parte delle colonne di &longs;otto. & piglia
lo e&longs;&longs;empio da gli alberi, che da piedi &longs;ono piu gro<02>i, & uanno egualmente a&longs;&longs;ottigliando&longs;i fin
alla cima. Ben douemo auuertire, che'l primo ordine era Dorico, il &longs;econdo Ionico, & il ter
zo Corinthio, & che non &longs;eguita, che &longs;e le colonne di &longs;otto &longs;ono la quarta parte piu gro&longs;&longs;e delle
colonne di &longs;opra, che anche &longs;iano in altezza maggiori la quarta parte, perche &longs;e la colonna Do
rica di &longs;otto, è di piedi quattro di diametro e&longs;&longs;endo Dorica, &longs;arà alta piedi uentiotto. la di &longs;opra,
che &longs;arà Ionica, &longs;e bene &longs;arà un quarto meno gro&longs;&longs;a della Dorica, cioè tre piedi, non &longs;arà però un
quarto minore, d'altezza della colonna di &longs;otto, perche &longs;arà di otto Diametri & mezo, che &longs;ono
piedi uentiquattro, & mezo. & &longs;e bene anche fu&longs;&longs;ero tutti gli ordini d'uno i&longs;te<02>o genere; bi&longs;ogne
ria, che la colonna di &longs;otto non fu&longs;&longs;e piu gro&longs;&longs;a dal piedi, di quello, che è la colonna di &longs;otto nel
la cima, doue &longs;i fa la contr attura, accioche la colonna di &longs;opra &longs;i po&longs;a&longs;&longs;e &longs;ul uiuo. ben uiene anche
l'altezza della colonna minore, ma non la quarta parte. però bi&longs;ogna auuertire a quello che dice
Vitr. Io ponerò qui&longs;otto la pianta del Foro latino, la&longs;ciando al giudicio, & piacere d'altri il con
&longs;ider are, & di<02>egnare il Foro de' Greci.
Le Ba&longs;iliche &longs;iano congiunte al Foro nelle parti piu calde, che &longs;ia po&longs;sibile, acciochei
negociatori il uerno &longs;enza mole&longs;tia di cattiui tempi a quelle po&longs;sino transferir&longs;i. & le lar
ghezze di quelle non &longs;iano minori, che per la terza parte, nè maggiori, che per la metà
della lunghezza, &longs;e la natura delluogo non impedirà, ouero non isforzerà a mutar mi&longs;ura
di compartimento. Ma &longs;e'l luogo &longs;arà piu ampio in lunghezza po&longs;te &longs;iano ne gli e&longs;tremi
le Chalcidiche, come nella Giulia A quiliana.
ria. perche Vitr.
hauendo trattato delle Ba&longs;iliche, dello Erario, del Carcere, & della Curia, dice
al terzo capo &longs;eguente.
gli &longs;pettacoli.però mi pare, che in una &longs;ola pian
ta, &longs;i doueria rappre&longs;entare il Foro con la Ba&longs;ilica, lo Erario, la Curia, & la prigione. Ba&longs;ilica,
&longs;e uolemo interpretare il nome, &longs;uona ca&longs;a regale. & in quella &longs;i &longs;oleua tener ragione a coperto,
& trattar&longs;i anche digrandi, & importanti negotij. &longs;criue Plutarco che Paulo Emilio &longs;pe&longs;e da
nouantamila &longs;cudi, per quanto &longs;i fa conto, in una Ba&longs;ilica, laquale era nel mezo del Foro. cre
deno alcuni, che quella Ba&longs;ilicafu&longs;&longs;e tra la chie&longs;a di &longs;anto Adriano, & il bel Tempio di Fau&longs;ti
na. Vuole Vitr.
che le Ba&longs;iliche &longs;iano po&longs;te in luoghi caldi&longs;&longs;imi, & intende per luoghi caldi&longs;&longs;i
mi, quelli, che &longs;ono uolti dallo Aquilone, & dal Settentrione, come egli e&longs;pone nel decimo capo
del pre&longs;ente libro. & Vuole che la Ba&longs;ilica habbia non &longs;o che da fare col Tempio, ma non però
in modo che &longs;e le dia quella grandezza, perche molto piu degna co&longs;a è il Tempio della Ba&longs;ilica.
In quant o adunque la Ba&longs;ilica tiene una certa conuenienza col Tempio, ella &longs;i u&longs;urpa molte ra
gioni del Tempio. & però Vitr.
dirà qui appre&longs;&longs;o, che le ragioni de gli Architraui, fregi, & goc
ciolatoi &longs;i piglieranno dalla &longs;immetria delle colonne, come ha dic hiarito nel terzo libro. La
Ba&longs;ilica adunque imita piu pre&longs;to, che pareggi il Tempio. Vuole l' Alberto, che per la molti
tudine de i litiganti, per li notai, & &longs;crittorila Ba&longs;ilica &longs;ia molto piu libera, molto piu aperta,
& lumino&longs;a, accioche gli auocati, & i clienti cercando&longs;i l'un l'altro, &longs;i po&longs;&longs;ino in un giro d'oc-Gli antichi aggiun&longs;ero alle Ba&longs;iliche uno, & due Tribunali, uno, & due portichi.
Sia adunque la larghezza con la lunghezza in proportione &longs;otto&longs;e&longs;quialtera, ouero &longs;ottodoppia
& que&longs;to quando non ci &longs;arà impedimento dalla natura, & &longs;ito del luogo. perche in quel ca&longs;o,
e&longs;&longs;endo il luogo piu lungo, uuole Vitr.
che ne gli e&longs;tremi &longs;i facciano le Chalcidiche: l' Alberto legge
Cau&longs;idica, et uuole che Cau&longs;idica &longs;ia una aggiunta alla lunghezza della Ba&longs;ilica in forma della let
tera. T. per trauer&longs;o delle te&longs;te doue &longs;tauano gli auuocati, & cau&longs;idici a di&longs;putare le cau&longs;e.
Troua&longs;i
che
&longs;patio&longs;o; & for&longs;e Vitr.
intende que&longs;to, che &longs;i aggiunga alla Ba&longs;ilica, quando il luogo &longs;arà piu lungo,
di quello, che porta la proportione della larghezza alla lunghezza. Altri int endeno la Cecca, del
la quale Vitr.
non ragiona altroue, che è luogo doue &longs;i batte la moneta, & for&longs;e mi piacerebbe
que&longs;ta e&longs;po&longs;itione, quando la Cecca non face&longs;&longs;e &longs;trepito, che impedi&longs;ce quelli, che difendeno, &
trattano le cau&longs;e nella Ba&longs;ilica. il Filandro adduce delle autorità, che confermano, che chalcidica
erano edificij grandi. però io mi acco&longs;to alla opinion &longs;ua.
& quello e&longs;&longs;empio, che dice Vitr.
co
me nella Giulia Aquiliana, io credo, che Vitr.
intenda d'una Ba&longs;ilica fatta nel Friuli, doue inuer
naua Ce&longs;are; perche alcuni te&longs;ti hanno. Villa Aquiliana.
& di Aquilio &longs;i troua una memoria
in marmo nel Friuli, che io ho ueduta, & &longs;i trouano i ue&longs;tigi d'alcune Therme.
Le colonne della Ba&longs;ilica &longs;iano tanto alte, quanto &longs;ono larghii portichi; ma il portico
&longs;ia terminato per un terzo di quello, che deue e&longs;&longs;ere lo &longs;pacio di mezo.
& per la larghezza del portico s'intende lo &longs;patio, che è dalle colonne al parete. Et poi uuole,
che il portico &longs;ia tanto largo, che egli &longs;ia d'un ter zo della larghezza di mezo, cioè quanto &longs;arà
il corpo della Ba&longs;ilica ri&longs;tretto da i pareti prenda&longs;i un terzo, & di quello &longs;i faccia la larghezza
del portico.
Le colonne di &longs;opra &longs;iano minori di quelle di &longs;otto, &longs;econdo, che detto hauemo di &longs;o
pra. Il parapetto, che è tra le colonne &longs;uperiori, & inferiori &longs;imilmente pare, che &longs;ia di
douer e&longs;&longs;er per la quarta parte meno delle colonne di &longs;opra, accioche quelli, che camina
no &longs;opra'l palco della ba&longs;ilica, non &longs;iano ueduti da i negociatori. Gli architraui, i fregi, i
gocciolatoi &longs;iano pre&longs;i dalla &longs;immetria delle colonne, come hauemo detto nel terzo libro.
con la lettera B. della Antecedente.
Ne meno di dignità, & bellezza po&longs;&longs;ono hauere i compartimenti delle ba&longs;iliche di quel
la maniera come io ho po&longs;to, & hauuto cura che &longs;i faccia nella colonia Giulia di Fano: le
proportione, & mi&longs;ure della quale &longs;ono in que&longs;to modo. La te&longs;tuggine di mezo tra le co-
tra i pareti, & le colonne, è largo piedi uenti.
a torno, & era&longs;errato di parete, come &longs;i uederà poi.
Le colonne di altezza continuate con i capitelli piedi cinquanta alte, & gro&longs;&longs;e cinque
Hauendo di dietro le pila&longs;trate alte piedi uenti, larghe due, & mezo, gro&longs;&longs;e uno, & mezo,
le quali riceueno le traui, che &longs;o&longs;tentano i canterij, & i coperti de i portichi, i quali &longs;ono
&longs;ottopo&longs;ti piu ba&longs;si alla te&longs;tuggine. Gli altri &longs;patij tra le traui de i pila&longs;tri, & delle colon
ne per gli interualli delle colonne &longs;ono la&longs;ciati a i lumi: quattro colonne &longs;ono nella lar
ghezza della te&longs;tuggine ponendoui con quelle le angulari dalla de&longs;tra, & dalla &longs;ini&longs;tra.
ma nella lunghezza pro&longs;sima al Foro, pur con le angulari ne &longs;ono otto, ma dall'altra parte
con le angulari, &longs;ei, perche le due di mezo in quella parte non &longs;ono po&longs;te accioche non im
pedi&longs;cano l'a&longs;petto dello antitempio, del Tempio d'Augu&longs;to, il quale è po&longs;to in mezo del
parete della Ba&longs;ilica, & guarda per mezo'l Foro, & il Tempio di Gioue.
lunnij, &longs;ono la&longs;ciati a i lumi. intende gli &longs;patij, che &longs;ono tra'l coperto del portico, & il tetto del
la te&longs;tuggine. &