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SCALA

DI TVTTE LE

SCIENZE, ET ARTI DELL'EC CELLENTE MEDICO ET FILOSOFOMESSER GREGORIO MORELLI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI:il contenuto delle quali &longs;i legge nel fine della Tauola.

OPERA D'VTILE ET DI DILETTATIONE a tutti i Filo&longs;ofi, co&longs;i diuini, come matematici, morali & naturali; & a tutti gli artefici, co&longs;i liberali, come mecanici.

CON PRIVILEGIO.

IN VINEGIA, APPRESSO GABRIEL GIOLITO DE' FERRARI. M D LXVII.

ALLI MAGNIFICI ET ILLVSTRI SIGNORI, IL SIGNOR GIACOMO, ET MARCANTONIO CORNARI, PATRONI MIEI OSSERVANDISSIMI.

ANTICA OPINIO­ne fu d'alcuni, che l'or dine fu&longs;&longs;e l'anima di tutto l'uniuer&longs;o; di ma niera, che hanno detto il Mondo hauer'hauuto principio: per­cioche d'inordinate, che erano le co&longs;e, fu­rono dalla prima confu&longs;ione tratte, & ordinatamente di&longs;po&longs;te; qua&longs;i, che uo-le&longs;&longs;ero dire, che la perfettione delle co&longs;e con&longs;i&longs;ta gran parte nell'ordine. Et per dir il uero, quando con la mente riguar­do, Magnifici Signori, la di&longs;po&longs;itione delle co&longs;e naturali, & anco per mezo di que&longs;te m'innalzo alla contemplatione del­le Diuine, ueggo l'ordine e&longs;&longs;ere ueramen­te proprietà di tal ualore, & forza, che le Diuine &longs;ono da Iddio col mezo &longs;uo immortalate. Et che le naturali pari­mente durano tanto, quanto dell'ordine una minima parte in e&longs;&longs;e &longs;i ritroua. Et quanto più perfettamente &longs;ono ordinate, tanto più perfette attioni operano. Et quanto meno, tanto meno parimente oprar &longs;i uedono. Et che ciò &longs;ia il uero, eccoui l'e&longs;&longs;empio dell'huomo, nel quale deueno due maniere d'ordini ritrouar&longs;i perfette. L'una tra le quattro prime qualità, l'altra tra l'intelletto, & i &longs;en&longs;i, cioè, che le qualità &longs;eruono tra loro il pro­prio, & natural tenore, & l'intelletto predomini à &longs;en&longs;i. Et mentre l'huomo po&longs;&longs;ede que&longs;ti due ordini, opera attioni da huomo: mentre anco ò l'uno, ò l'altro è interrotto, le &longs;ue opere, & attioni cor­ri&longs;pondono al di&longs;ordine. Onde all'inde­bolito ordine &longs;eguono attioni deboli: al corrotto, attioni corrotte; alla di&longs;truttio­ne di e&longs;&longs;o &longs;egue parimente la di&longs;truttione, & delle attioni, & dell'huomo in&longs;ieme. L'i&longs;te&longs;&longs;o ueder &longs;i può nelle Republiche lequali &longs;ono apunto imagini dell'ordine intrin&longs;eco dell'huomo. Percioche &longs;ono giudicate quelle Republiche perfette, che ottimamente &longs;ono ordinate, Ne la&longs;ciano, che tra i loro membri na&longs;ca di&longs;ordine. Poßiamo mede&longs;imamente ueder l'effetto dell'ordine nelle Famiglie, lequali, men­tre che uiuono ordinatamente, &longs;econdo che &longs;i conuiene, &longs;ono felici, & honorate. Se anco intrauiene altrimenti, uiuono per lo contrario infelici, & di&longs;onorate. On­de di quanta eccellenza, & forza &longs;ia l'or dine in tutte le co&longs;e, euidentemente appa­re. Però in tutto non è da sprezzare l'opinione di coloro, che di&longs;&longs;ero l'ordine e&longs;&longs;ere l'anima del mondo. Ilche con&longs;i­derando io, & de&longs;idero&longs;o di uedere che co&longs;a internamente fo&longs;&longs;e que&longs;to ordine, mi &longs;ono ingegnato parte di contemplare l'or­dine della Natura, parte quello delle co&longs;e artificiali, parte ancora di leggere gli &longs;critti di molti, che hanno di lui dotta­mente parlato, & col mede&longs;imo hanno le &longs;cienze de&longs;critte, affine di farne un bre uißimo ritratto, &longs;otto forma d'una Scala, laquale adoprata nelle arti, & &longs;cienze, conduce&longs;&longs;e l'huomo alla perfetta cognitio­ne di loro. Laquale hauendo ridotta in a&longs;&longs;ai conueneuol forma, ho in&longs;ieme deli­berato di farne dono à uoi Magnifici Si­gnori, parendomi di non hauere tra tutti i miei padroni, à chi più conueni&longs;&longs;e il ritr at to dell'ordine, che à uoi; hauendo però riguardo &longs;olo alla dignità del &longs;uggetto, & non all'opra mia, ne ho giudicati uoi degnißimi, perche po&longs;&longs;edete perfettamen­te li due ordini, che di già habbiamo det­to ritrouar&longs;i nell'huomo compiuto. Et perche ancor &longs;ete membri della uo&longs;tra Re­publica, laquale nell'ordine auanza le più ordinate, che fu&longs;&longs;ero già mai. Et però ancor nel con&longs;eruar&longs;i lungamente &longs;upera di gran lunga ogni altra; Et perche &longs;ete di quella famiglia, che nella uo&longs;tra città ri­luce à gui&longs;a d'un Sole fra le Stelle, & di ricchezze, & di nobiltà. Di nobiltà, e&longs;&longs;endo ella di&longs;ce&longs;a da quel gran Cornelio Scipione. Di ricchezze, hauendo ella, conle &longs;ue ampie facoltà, non &longs;olo alla uo­&longs;tra &longs;erenißima Republica, ma etiandio à Sommi Pontefici, & infiniti altri Si­gnori dato &longs;uffragio, come ognun &longs;a &longs;enza ch'io ne renda te&longs;timonianza alcuna; mi è finalmente par&longs;o conuenirui que&longs;ta mia Scala; perche particolarmente &longs;ete di&longs;ce&longs;i d'uno Auolo, padre ueramente de gli or dini, ilquale dal na&longs;cimento hauendo ot­tenuto ottimo ordine tra l'intelletto, & li &longs;en&longs;i, & peßimo tra le qualità, paren­doli di non e&longs;&longs;er compiutamente huomo, col mezo, del uiuer'ordinato, &longs;i racqui­&longs;tò di maniera l'ordine de gli humori, che ha auanzato qualunque in que&longs;ta &longs;orte di uiuer &longs;ano lungamente; tal che è giunto all'età di nouanta&longs;ette anni, con la inte­grità de' già detti ordini, operando con­tinuamente attioni degne di lui. Niu­no fu mai che più benefica&longs;&longs;e gli amici, nè che con maggior liberalità &longs;i acqui&longs;ta&longs;­&longs;e la beneuolenza di quelli, & con più di­ligenza, & cura la con&longs;erua&longs;&longs;e di quello, che ha fatto egli. Benefattore fu &longs;empre egli di tutti coloro, che tanto, ò quanto &longs;i leuano da terra per qualche uirtù. Et tale è stato, in conclu&longs;ione, il &longs;uo proce­dere di uita, che più &longs;i ha egli da dolere di non hauer trouato &longs;crittore, che hab­bia &longs;critta la &longs;ua liberalità, & altezza d'animo, che gli Hi&longs;torici di lui, che non de&longs;&longs;e à loro &longs;uggetto; onde &longs;e per hauer&longs;i il Magnifico Signor Aluigi Cornaro Auolo uo&longs;tro, po&longs;to à uiuere ordinata­mente per po&longs;&longs;edere gli ordini dell'huomo, acciò opera&longs;&longs;e da huomo, non dubito pun to, che uoi Magnifici Signori non hab­biate per con&longs;eruar &longs;i belli ordini, di che Iddio Benedetto dal na&longs;cimento ui fece degni, da &longs;eguire le ue&longs;tigie dell'Auolo, perche con que&longs;ti con&longs;eruarete la uo&longs;tra famiglia nell'honorato stato, in che &longs;i ri­troua, & darete anco fauore alla con&longs;er­uatione dell'ordine della Serenißima uo­&longs;tra Republica. Et quello, che m'aßicu­ra di que&longs;to è il uedere, che in&longs;ino ad hora operate opre, & attioni degne dell'Auolo, & di uoi steßi. Per que&longs;te cagioni dun­que ho giudicato uoi degni di que&longs;ta Sca­la di Scienze, & deliberato in&longs;ieme, in­&longs;ieme, di faruene dono, affine, che ui mo&longs;traßi la memoria, che tengo de' bene­fici, che da uoi ho riceuuti, & della fe­del &longs;eruitù, che da principio ui con&longs;ecrai. Mi re&longs;ta di pregarui, che ui degnate di riceuer que&longs;ta mia fatica, con quell'ani­mo, che il gran Re di Per&longs;ia Arta&longs;er&longs;e riceuè l'acqua dal Contadino pre&longs;enta­tali con la mano, Ne mi diffido punto, di non ottenere il mede&longs;imo da uoi, ha-uendoui i&longs;perimentati per benigni, & humani in qualunche attione. Et hu­milmente le ba&longs;cio le mani. Di Pa­doua, ai XVIII. d'Aprile.

M D LXVII.

DiV. Magnificenze

Perpetuo, & humil Seruitore

Gregorio Morelli.

TAVOLA DELLE COSE PIV NOTABILI CONTENVTE NELLA PRESENTE OPERA.

ACCIDENTI di quante &longs;orti. 89

Adiacenti qual &longs;ie­no. a carte. 149

Altra diffinitione della diui&longs;io­ne. 169

Altra di&longs;tintione dell'ordine. 13

Animali brutti come di&longs;corri­no.

Argomenti di quante &longs;orte &longs;ie­no. 129

Arguta ri&longs;po&longs;ta di Socrate. 133

Ari&longs;totile perche po&longs;e tre &longs;orte di Sillogismi e non piu ne meno. 128

Arte & modo del medicare co­me s'imparino. 41

Attion del &longs;en&longs;o commune. 190

Attione della fanta&longs;ia. 190

Atto di Zenone. 155

B

BISOGNI degli in&longs;tru­menti, circa alle &longs;cienze. 4

C

CAVSE effettrici della &longs;anità. à car. 57

Cau&longs;e quante &longs;ieno et quali. 151

Che la ri&longs;olutione non &longs;ia &longs;otto­po&longs;ta alla compo&longs;itione &longs;i prua con &longs;alde ragioni. 32

Colori retorici. 203

Come da gli indouini &longs;i po&longs;&longs;a uenir in cognitione di una na tura comune col mezzo della ri&longs;olutione. 141

Come debiamo &longs;ar la ri&longs;olutione &longs;econdo Ari&longs;totile. 60

Come la diffinitione del &longs;ine con uenga alle operationi. 45

Come l'intelletto &longs;i &longs;erua del­l'uniuer&longs;ale. 182

Come &longs;i puo cono&longs;cere quando la diffinitione &longs;ia cau&longs;ale e non formale. 166

Comparatione come &longs;i facci. 155

Compo&longs;itione reale di quante &longs;orti &longs;ia. 68

Communità quante &longs;iano. 143

Coniugati e loro u&longs;o. 149

Compo&longs;itione di quante &longs;pecie &longs;ia. 67

Contingenti et loro diui&longs;ione. 154

Conuer&longs;ione di propo&longs;itione. 110

Conuer&longs;ione per l'impoßibile. 121

Co&longs;e natur ali qual &longs;ieno. 78

D

DA qual fine &longs;i cominci a ri&longs;oluere e da qual cono &longs;cere. 51

Dechiaratione dei luoghi. 146

Del &longs;econdo adiacente. 105

Demo&longs;tratione e &longs;uo u&longs;o. 134

Demo&longs;tratione demo&longs;tratiua e &longs;ue &longs;pecie. 135

Demo&longs;tratione dal primo all'ul­timo. 136

Denominatiui. 161

Dialettica con quale ordine fu trattata da Ari&longs;totile. 63

Differenza tra la ri&longs;olutione reale & quella fatta dall'in­telletto. 36

Differenza tra il Metodo e gli ordini. 87

Differenza tra la ri&longs;olutione propria & perfetta, & la im perfetta, & impropria. 38

Differenza tra l'e&longs;perimento et i metodi. 181

Differenza tra di&longs;crittione e diffinitione. 162

Differenza tra la compo&longs;itione, & la ri&longs;olutione. 68

Differenza tra l'ordine compo­&longs;itiuo & il Metodo. 76

Differenza tra la e&longs;timatiua e cogitatiua. 191

Differenza tra il predicamen­to & il predicato. 102

Differenze del luogo. 153

Diffinitione dell'ordine. 10

Diffinitione a che co&longs;a &longs;erua. 35

Diffinitione della filo&longs;ofia. 78

Diffinitione quidditatiua. 163

Diffinitione per aditamento. 164

Diffinitione della medicina &longs;e­condo Galeno. 78

Diffinitione della uia. 85

Diffinition nominale. 159

Diffinitione che co&longs;a &longs;ia. 146

Diffinitione e&longs;&longs;entiale. 163

Diffinitione dell'e&longs;perimento. a car. 281

Diffinitione che co&longs;a &longs;ia. 160

Diffinitione dell'anima. 187

Diffinitione dell'ordine. 10

Diffinitione compo&longs;itione e ri&longs;o­lutione come &longs;ieno di&longs;tinte. a car. 18

Dimo&longs;tratione quante propo&longs;i­tioni habbia & come &longs;i chia­mino. 92

Dimo&longs;tratione a che &longs;erua. 91

Dimo&longs;trationi come &longs;i uariano. a car. 93

Di quale &longs;orte d'oratione &longs;i puo &longs;eruire il logico. 103

Di&longs;cor&longs;i di quante &longs;orti. 183

Di&longs;cor&longs;o imperfetto. 185

Dittioni della prima &longs;econda e tertia figura de &longs;illogismi. a car. 116

Diui&longs;ione degli accidenti. 150

Diui&longs;ione de dieci Predicamen­ti. 101

Diui&longs;ione come &longs;i difini&longs;ca da Ari&longs;totile. 168

Diui&longs;ione perche difficile. 168

Diui&longs;ione del &longs;illogismo. 113

Diui&longs;ione de' modi dell'in&longs;egna re & loro origine. 198

Diui&longs;ione della uoce. 97

Diui&longs;ione de &longs;uggetti. 151

Diui&longs;ione perche non deue e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer­&longs;ali. 6

Dottrine ordinate quante &longs;ieno &longs;econdo Galeno. 19

Dubitatione intorno al na&longs;cere degli in&longs;trumenti. 200

E

ENVNCIATIONEuniuer&longs;ale & particolare come &longs;i diuida. 104

Enunciatione di che &longs;ia com­po&longs;ta. 104

Enunciatione come &longs;i diuida. a car. 104

Epilogatione di tutto quello che s'è dette. 307

Epilogation delle co&longs;e &longs;udette. a car. 192

E&longs;&longs;empio fi&longs;ico nella prima figu­ra. 117

E&longs;&longs;empio del terzo & quarto modo. 119

E&longs;&longs;empio. 140

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo. a car. 34

E&longs;&longs;empio filo&longs;ofico circa alla ri­&longs;olutione. 62

E&longs;&longs;empio del &longs;econdo modo.

E&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;iti­uo. 35

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo. a car. 49

E&longs;&longs;empio della differenza tra l'ordine compo&longs;itiuo & il ri­&longs;olutiuo. 70

E&longs;&longs;ornationi di &longs;entenze. 203

E&longs;tremità de Sillogismi. 113

Etimologia. 154

Euento che co&longs;a &longs;ia. 152

F

FIGVRA di Sillogismi. a car. 114

Fine in quanti modi &longs;i puo chia mare &longs;econdo Galeno. 45

Fine che co&longs;a &longs;ia. 42

Fini dell'arti. 44

G

GAMBE della medicina. a car. 27

Generee &longs;pecie come in parte conuengono et in parte diffe ri&longs;cono. 148

Gl'inuentori de Sillogismi che indirittamente concludono. 125

Gradi della &longs;econda figura. 120

Gradi di uiuenti. 189

H

HABitudine delle co&longs;e. a car. 22

I

IL matematico ci puo &longs;erui­re dell'ordine ri&longs;olutiuo ma non del metedo. 66

Imperfettione dell'huomo. 75

In che modo caminano in&longs;ieme la diui&longs;ione & la ri&longs;olutio­ne. 64

Inclinatione accidentale. 15

Inclinatione e&longs;&longs;entiale. 15

Induttione che co&longs;a &longs;ia. 131

In quanti modi &longs;i puo hauere cognition d'una co&longs;a. 71

In&longs;trumenti dechiaratiui di quam te &longs;orte &longs;ieno. 84

In&longs;trumento e&longs;perimentale come &longs;i fabrichi & come &longs;i metta in u&longs;o. 181

In&longs;trumento perfetto qual &longs;ia. a car. 180

In&longs;trumento che &longs;erue al di&longs;cor­&longs;o della &longs;en&longs;itiua. 194

In&longs;trumento onde dependa. 4

In&longs;trumento e&longs;perimetale. 281

L

LA compo&longs;itione è piu diffi cile nell'arti che nelle &longs;ciem ze & perche. 74

La co&longs;a &longs;ubordinata ad un'altra è men degna di quella a che è &longs;ubordinata. 31

La ri&longs;olutione è &longs;empre prima degli ordini. 30

L'artefice deue e&longs;&longs;er imitatore della natura. 29

Le differenze, in qual modo &longs;er uono alla diui&longs;ione. 170

Le &longs;ei co&longs;e non naturali quali &longs;ieno. 49

Le &longs;ei co&longs;e non naturali, con qual ordine &longs;i deuino tratta­re. 57

Locutione che co&longs;a &longs;ia. 202

Lode del Bellacati. 179

Luoghi differenti. 157

Luoghie loro diui&longs;ioni. 144

Luogo. 152

Luogo che co&longs;a &longs;ia 141

M

MEdicina come &longs;i diffini­&longs;ca &longs;econdo Hippocra­te. 166

Membri della locutione. 202

Meta del &longs;ofi&longs;ta. 132

Metodi quanti &longs;ieno. 87

Metodo. 6

Metodo contiene ordine. 16

Metodo in quanti modi &longs;i pi­glia. 84

Metodo diffinitiuo quanto &longs;ia ne ce&longs;&longs;ario. 168

Metodo diffinitiuo di quanta utilità &longs;ia. 158

Mezo termine come &longs;i truoui. a car. 139

Modi che na&longs;cono dal tempo & dalla co&longs;a. 199

Modi che na&longs;cono dall'in&longs;egna­to. 199

Modi communi alla &longs;crittura & locutione. 202

Modi della complicatione. 205

Modi della terza figura. 122

Modo appo&longs;tematico. 205

Modo onde primieramente di­penda. 201

Modo ingematico. 205

Modo prouerbiale. 206

Modo affori&longs;tico. 205

N

NAtura della diui&longs;ione. 3

Natura del &longs;ugetto. 90

Natura inuentrice dell'ordine. 8

O

OPpo&longs;iti quali &longs;ieno. 157

Oppo&longs;itioni d propo&longs;itio ni. 108

Oppo&longs;itioni di uoci. 102

Ordine. 6

Ordine proprio. 11

Ordine quanto &longs;ia nece&longs;&longs;ario nel trattare delle &longs;cienze 7

Ordine compo&longs;itiuo & diffiniti uo non &longs;ono &longs;uperflui ma ne­ce&longs;&longs;arij. 25

Ordine particolare. 12

Ordine ri&longs;olutiuo piu utile di tutti. 28

Ordine quando nelle co&longs;e non è nece&longs;&longs;ario. 53

Ordine uniuer&longs;ale. 12

Ordine diffinitiuo che co&longs;a &longs;ia. a car. 43

Ordine ri&longs;olutiuo onde comin­. 23

Ordine u&longs;ato da Ari&longs;totile. 55

Ordine proprio & improprio. car. 11

Ordine compo&longs;itiuo nella medi cina d'onde cominci. 76

Ordine diffinitiuo come diffe­ri&longs;ca dagli altri ordini. 36

Ordine e&longs;&longs;entiale è di due &longs;or­ti. 16

P

PArti ignote quali &longs;iano. a car. 169

Paßi della &longs;cala. 6

Perche i generi non &longs;i diuidona per opo&longs;ion relatiua. 140

Percbe que&longs;t'opera &longs;ia intitolata &longs;cala delle &longs;cienze, & arti. a carte. 2

Per qual cau&longs;a Auicenna ha cominciato da gli elementi & non da medicamenti. 56

Potenza e&longs;teriore. 189

Potenza e&longs;timatiua ouero cogi­tatiua. 191

Potenza memoratiua. 191

Potenza interiore. 190

Potenze & attioni dell'anima uegetale. 189

Potenze della &longs;en&longs;itiua. 189

Potenze dell'anima. 189

Predicatione in quanti modi &longs;i facci. 100

Predicaiali, &longs;emplici, compo&longs;iti. 143

Principij di quante &longs;orte &longs;iano. car. 70

Principij matematici. 72

Prima &longs;en&longs;atione. 182

Pronunciati qual &longs;ieno. 155

Propo&longs;itione di primo adiacen­te. 105

Propo&longs;itioni modali. 105

Propo&longs;itioni Ippotetice. 100

Proce&longs;&longs;o della ri&longs;olutione. 66

Propo&longs;itioni probabili. 132

Propo&longs;itioni nece&longs;&longs;arie. 111

Q

QVAI modi na&longs;cano da colui ch'in&longs;egna 198

Quando &longs;ia nece&longs;&longs;ario a &longs;eruirne dell'oppo&longs;itiom negatiua. 171

Quante &longs;orte d'ordine &longs;i puo con&longs;iderare in ogni arte di &longs;cienza. 52.

Quarta figura perche uana a car. 126

Que&longs;ta figura de &longs;illogismi co­me &longs;i po&longs;&longs;a far &longs;econdo Ga­leno. 126

Quiui &longs;i ri&longs;olue un bel dubbio. a car. 50

R

RI&longs;olutione qual &longs;ia 39

Ri&longs;olutione da qual &longs;pecie di fini cominci. 46

Ri&longs;olutione impropria. 37

Ri&longs;olutione della medicina. 56

Ri&longs;olutione u&longs;ata da Galeno &longs;e­condo alcuni. 39

Ri&longs;olutione che co&longs;a &longs;ia & a che &longs;erua. 140

Ri&longs;olutione che denoti. 36

Ri&longs;olutione del Grammatico. 63

Ri&longs;olutione del Logico. 63

Ri&longs;olutione matematica 65

Ri&longs;olutione di teoremi, onde co­minci. 43

Ri&longs;olution matematica. 174

Ri&longs;olution logica. 174

Ri&longs;olution propria. 37

S

SAnità come &longs;i ricupera. 58

Scrittura che co&longs;a &longs;ia. 20

Sei modi &longs;implici &longs;i po&longs;&longs;on u&longs;ar &longs;eparatamente. 206

Sillogi&longs;mo &longs;o&longs;i&longs;tico. 132

Sillogismo in quanti modi &longs;i con &longs;ideri. 112

Sillogismo da quanti terminira &longs;ulti. 95

Sillogi&longs;mo che co&longs;a &longs;ia. 112

Sillogi&longs;mo topico 130

Similitudine come &longs;i troui. a car. 156

Si proua che la dottrina non è ordine & che la diffinitione, compo&longs;itione & ri&longs;olatione &longs;ono ordini, e non dottri­ne. 19

Specie di animali. 189

Specie degli in&longs;trumenti quan­te &longs;iano.

Specie dell'anima. 187

Specie delli in&longs;trumenti. 180

Specie de gli in&longs;trumenti quante &longs;ieno. 6

Suggetto che co&longs;a &longs;ia. 151

T

TAPPO che co&longs;a &longs;ia. a car. 180

Tempo e &longs;ue diui&longs;ioni. 153

Teoremi particolari quali &longs;ieno appre&longs;&longs;o Auicenna. 52

Termini del &longs;illogismo. 113

Termini logicali quanti &longs;ieno a car. 96

V

VIrtù imaginatiua. 190

Vniuoci. 101

Vniuer&longs;ale qual &longs;ia. 99

Voce quante &longs;ieno. 98

Voce artificiale. 97

Voce della &longs;econda intentione. a car. 98

Voce della prima intentione. 98

Voce che co&longs;a &longs;ia. 97

V&longs;o della induttione. 194

IL FINE DELLA TAVOLA DELLE COSE NOTABILI.

ERRORI CORSI NELLO STAMPARE.

Car. 2. lin. 7. trattenerai leggi, trattener&longs;i 7.15. accre&longs;ca accre&longs;ce. 10.16. de&longs;ciuere, de&longs;criuere. 17.17. lucidi &longs;critti, luce de' &longs;critti. 19.19. mo&longs;trarmi, mo&longs;trarui. 20.26. de', di. 21.12. uiui. contradirebbono, leua uia il punto. 30.10. propone&longs;le, prepone&longs;&longs;e. 34.19. altri, altre 37.9. incominciaua, incomincia. 44.13. ado&longs;&longs;o, ade&longs;&longs;o. 44.14 &longs;ueglierò, &longs;cioglierò. 55.17. accenderui, a&longs;cenderui. 67. ult. primi, prime. 69.27. loda&longs;&longs;e, loda&longs;te. 70.6. fini&longs;&longs;e, fini&longs;ce. 71.10. cognitioni, cognitione 73. 23. eredo, credo. 78.19. medicianle, medicinale. 78.ult. inprincipiati, 1 principiati. 86.24 differetne, differente. 85.1. &longs;ommamnete, &longs;ommamente. 85.7 documenij, documenti. 87.4. de&longs;ciuere, de&longs;criuere. 88.12. &longs;eguire, &longs;eguite. 88.16. Paripatetici, Peripatetici. 93.25. giornoi, giorno. 102.11. contradittioni, contradittione. 105.14. adiacento, adiacente. 116.6. che la, che &longs;e la. 116.21. Ci, Si. 124. 8. &longs;egui, &longs;egue. 128.23. Tutti tutte. 135. 16. Demo&longs;tro&longs;tratiua, demo&longs;tratiua. 143.9. accidentali, accidentali. 154.21. morralità, mortalità. 163.4. &longs;citto­ri, &longs;crittori. 165 23. più ue, più ne. 166 2. à la, è la. 176. 10. Iappo, Tappo. 185.20. dal cane, del cane. 196.14. &longs;tara, &longs;taua. 199 15. e le prouette, gli prouetti. 193.9. che li compo&longs;iti, che l'Empirici. 193.23. talche farà esqui lio, talche di&longs;corerà. 193.23. il di&longs;cor&longs;o del intelletto, il di&longs;cor&longs;o del intelletto, & la e&longs;perienza tanto farà. 193. 27. con una mede&longs;ima corona, con una mede&longs;ima &longs;carpa. 193.28. ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, ma &longs;econdo le indicationi, che. 194.1. e per che, per que&longs;to. 194.2. l'Eccellente Marcandon Antonio montagnana, l'Eccellen­te Marco Montagnana perche muta. 203.15. le e&longs;&longs;ortatio ni, le e&longs;&longs;ornationi. 206 27. menco, manco.

SETTIONI DELLA PRESENTE OPERA.

NELLA prima Settione &longs;i di­&longs;corre de'tre Ordini.

Nella &longs;econda &longs;i tratta de' quattro Metodi:

Nella terza &longs;i ragiona de gli i&longs;tro­menti i&longs;perimentali.

Nella quarta, & ultima &longs;ono po&longs;ti imodi, & le loro uariationi.

Et tutti i &longs;opradetti i&longs;tromenti &longs;ono metaforica­mente compre&longs;i &longs;otto nome di poggi, gradi, piano, & paßi della Scala.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI.DALL'ECCELLENTE MEDICO, & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION PRIMA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, ET MORELLO.

QVESTE SCALE,che noi hora a&longs;cendia­mo, mifanno &longs;ouenire, TOMITANO mio, d'una prome&longs;&longs;a, che gia due giorni mi face&longs;te, ragionando io di alcune arti le quali, dai principij in poi, non &longs;i po&longs;­&longs;ono per regola in&longs;egnare, ne dare ad intendere, perche ne anche colui, che ne è con&longs;umatißi­mo le pone in opera con ordine alcuno, & uoi mi dimanda&longs;te quali erano cotali arti, & io ui dißi tra que&longs;te, e&longs;&longs;ere una la Pittura, & mi promette&longs;te di mo&longs;trarmi la &longs;cala, per la qua le ogni &longs;orte di &longs;cienze ordinatamente cami­na. Hor mò che per lo &longs;pe&longs;&longs;o trattenerai con amici diuer&longs;i non &longs;i è tra noi promo&longs;&longs;a anco­ra materia alcuna &longs;econdo l'u&longs;o no&longs;tro, di gra tia fatemi hoggi que&longs;to fauore, quale uera­mente terrò fra i maggiori, che da huomo mai mi fo&longs;&longs;ero fatti TOMIT. Tal materia &longs;arebbe lunga, & poco diletteuole MOREL.mio, &longs;e di e&longs;&longs;a hora me ne face&longs;te ragionare, MOREL. Io mi farò un Metamorfo&longs;i in un patiente, & me la pa&longs;&longs;erò. Horsù comin ciate ui prego TOMITA. La prome&longs;&longs;a è debita, nobile è la richie&longs;ta, & però al fi­ne non ue la po&longs;&longs;o negare MOREL. Co&longs;i

è, hor dite TOMIT. La &longs;cala delle &longs;cien­ze, della quale hora parlar uogliamo, accio &longs;appiate, è quello i&longs;trumento delle dottrine di che tanto parlarono, & tanto fecero stima gli antichi; il quale à propo&longs;ito no&longs;tro perche à punto per certi gradimi conduce alla cogni­tione delle co&longs;e &longs;arà in forma d'una &longs;cala, che u&longs;ata da noi per la di&longs;tintione de' &longs;uoi gradi ne inalzerà al &longs;ommo della intelligenza hu-mana. Per tanto fa di bi&longs;ogno, che uolendo intendere la perfettione di que&longs;to in&longs;trumento, ueniamo alla diui&longs;ione di cotal genere, & co&longs;i n'indirizziamo à cia&longs;cuna parte di e&longs;&longs;o, & da indi in poi, per le differenze proprie alle &longs;petie &longs;petialißime finalmente terminiamo. In natura della diui&longs;ione è di &longs;membrare il genere per le differenze non &longs;olo oppo&longs;ite, ma proprie, & e&longs;&longs;entiali, tratte dalla definitio­ne di e&longs;&longs;o genere &longs;membrato. Onde è nece&longs;&longs;a­rio prima de&longs;inire, & po&longs;cia con l'artifitio del la diui&longs;ione &longs;partire il &longs;udetto genere nelle &longs;ue &longs;petie. Que&longs;ta &longs;cala adunque, è in&longs;trumento della co&longs;a i&longs;trutta, ordinata, di&longs;po&longs;ta, & in­&longs;egnata, poi che mi ri&longs;oluo di non uolere accet­tare le differenze da altri, che dalle co&longs;e i&longs;trut te; concio&longs;iache l'e&longs;&longs;ere dell'in&longs;trumento delle dottrine &longs;i genera dalle &longs;cienze, & dalle arti, nè hà l'e&longs;&longs;ere in alcuna altra co&longs;a che in loro, lequali, &longs;econdo il bi&longs;ogno loro &longs;i &longs;eruono di e&longs;&longs;o in&longs;trumento. MOREL. Mi piace tut­to quello che uoi hauete detto, percioche tut ti i relatiui (come pare che dica Ari&longs;totele) non &longs;ono in &longs;e steßi, ma in quelli à che &longs;i rife­ri&longs;cono: & però il &longs;eruo ha l'e&longs;&longs;ere dal patro ne, & il patrone dal &longs;eruo, & la diuer&longs;ità de' &longs;erui na&longs;ce dalla diuer&longs;ita de' patroni, & parimente per il contrario. Di modo, che tante &longs;aranno le &longs;petie dell'in&longs;trumento, quante &longs;a­ranno gli ufficij, & uarij &longs;eruigij che fanno le co&longs;e i&longs;trutte. TOM. Tanto è. Hor che laccorto uo&longs;tro giuditio mi rimuoue dalla dichiaratione particolare della diffinitione dell'in&longs;trumen­to, &longs;enza di e&longs;&longs;a altro dirne, me ne uengo alla diui&longs;ione del gia detto no&longs;tro i&longs;trumento. Pa­re adunque dal parlar no&longs;tro che l'i&longs;trumento dependa dalla e&longs;&longs;enza, & struttura delle co­&longs;e, & per que&longs;to alcune &longs;petie di tale i&longs;tru­mento &longs;ono state da Dio, & dalla Natura pri ma u&longs;ate, & poi dall'huomo, eßi imitando, adoprate; &longs;oggiugnendogli alcune altre trat­te però dalle differenze; cioè dalla struttura delle co&longs;e, & que&longs;to s'è in&longs;egnato di fare per li bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & arti, accioche ogni bi&longs;ogno haue&longs;&longs;e il proprio i&longs;trumento, co'l qua le &longs;i pote&longs;&longs;e riparare. Per tanto le &longs;cienze, & arti ancora, non &longs;ono onninamente cono&longs;ciu te, ne alcune delle loro parti &longs;corte; & ecco­ui il bi&longs;ogno del primo i&longs;trumento. Oltra di que&longs;to mancano ancora di di&longs;po&longs;itione, & pie ne di confu&longs;ione, &longs;par&longs;e, & da ogni parte islo gate ne rimangono; & eccoui il bi&longs;ogno del &longs;econdo i&longs;trumento. Onde per prima conuie­ne hauere due i&longs;trumenti, percioche due an­che &longs;ono li primi bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & ar­ti. L'uno cioè, che manife&longs;ti le co&longs;e incognite, & l'altro, che le confu&longs;e ordinatamente ne di&longs;ponga. Oltra di que&longs;to, quantunque que sti due i&longs;trumenti ne ba&longs;ta&longs;&longs;ero per li bi&longs;ogni delle &longs;cienze, in quanto che &longs;ieno, non di me no fa di bi&longs;ogno di un altro i&longs;trumento à fare che &longs;ieno &longs;apute dall'huom nel modo, che &longs;o­no ritrouate, & di&longs;po&longs;te per mezo delli due gia detti i&longs;trumenti, & que&longs;to è quello i&longs;tru­mento che chiamano gli &longs;crittori modo di &longs;a­pere, ò d'in&longs;egnare, che ne uogliam dire. MOR. In uero per quello che mi auuedo, que&longs;to i&longs;trumento è molto nece&longs;&longs;ario, perche &longs;e non fo&longs;&longs;e, non sò come que&longs;te uo&longs;tre &longs;cien­ze camina&longs;&longs;ero per la &longs;cala, che con li due primi i&longs;trumenti far uolete, & &longs;arebbe &longs;cala &longs;enza &longs;cienza, che per il uero è impoßibile che &longs;ia; come è anche impoßibile che l'huo­mo &longs;ia huomo &longs;enza le &longs;ue parti, & ordine di quelle; lequai co&longs;e po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;eparata­mente l'una dall'altra con&longs;iderate, ma non po&longs;&longs;ono però e&longs;&longs;ere &longs;e non &longs;ono tutte in&longs;ieme. TOM. è il mede&longs;imo de gli i&longs;trumenti, & &longs;cienze, perche le &longs;cienze non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza i&longs;trumenti, ne gli i&longs;trumenti po&longs;&longs;ono e&longs;­&longs;ere &longs;enza le co&longs;e, ò naturali, ò artificiali, ò &longs;opranaturali che &longs;ieno. Tuttauia cia&longs;cuna di que&longs;te &longs;eparatamente po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere con&longs;i­derate, & percio noi &longs;eparatamente de gli i&longs;trumenti ragionaremo; & &longs;e delle co&longs;e ne ac cadera di parlare, uoglio che noi le chiamia­mo indi&longs;&longs;erentemente co&longs;e & &longs;cienze, & ar­ti, quantunque impropriameute, perche non &longs;ono ne &longs;cienze, ne arti, &longs;e con gli i&longs;trumen­ti non &longs;i congiungono. Tornando dunque al propo&longs;ito no&longs;tro, dico, che nece&longs;&longs;ariamen­te tre &longs;ono le &longs;pecie de gli i&longs;trumenti, de' quali uno è, che ne &longs;erue à chiarire le co&longs;e oc­culte; laltro à di&longs;porle, & il terzo è il mo­do che adoperiamo nel maneggiare que&longs;ti due i&longs;trumenti per di&longs;porre, & fare che e&longs;&longs;e &longs;cien ze, & arti &longs;ieno inte&longs;e. MOR. Ottimamen te ho inte&longs;a la diui&longs;ione dell'i&longs;trumento, però uenite à uo&longs;tra po&longs;ta alla dichiaratione delle &longs;pecie. TOM. Me ne uerrò dunque alla pri ma &longs;pecie. Li&longs;trumento, che le co&longs;e sbanda­te, & confu&longs;e ra&longs;&longs;etta, & compone, haue­rà appre&longs;&longs;o di noi quel nome, che ha &longs;empre hauuto appre&longs;&longs;o gli &longs;crittori, cioè Ordine, & &longs;arà poggio della no&longs;tra &longs;cala; & quell'altro &longs;econdo i&longs;trumento chiameremo Metodo, ò uia che ne uogliam dire, & &longs;aranno i gradi della gia detta &longs;cala; & la terza &longs;pecie, cioè modo d'in&longs;egnare, ò &longs;eriuere &longs;aranno i paßi, che faranno e&longs;&longs;e &longs;cienze per la gia detta &longs;ca­la, ò che faranno coloro, i quali per quella anderanno. MOR. Talmente intendo, che anche mi aueggio de gli Autori, che in ciò imitare uolete, ne piu &longs;aldi & fermi poteua­te ritrouare quanto Ari&longs;totele, & Galeno: liquali dottamente incaminarono l'uno la Filo &longs;ofia, & l'altro la Medicina per la mede&longs;ima &longs;cala, di che uoi hora parlate, da pochi hog­gidì inte&longs;a, & meno dalli pa&longs;&longs;ati, que&longs;ti due eccettuando. TOM. Voi dite il uero che io uoglio la materia & il modello pigliare dalle due &longs;elue à Minerua, & Apollo con&longs;acrate, & che pochi de' no&longs;tri pa&longs;&longs;ati, & moderni inte&longs;ero que&longs;ta &longs;cala. La &longs;coper&longs;e ben di lon­tano il Leoniceno, & il Manardo, ma non la uidero da pre&longs;&longs;o. Hor à propo&longs;ito, l'ordine e tanto nece&longs;&longs;ario, che alle co&longs;e diuine accre­&longs;ca gratia, fauore, & bellezza; alle natu­rali porta l'e&longs;&longs;ere, con la uita in&longs;ieme: onde quegli artefici, che perfetti e&longs;&longs;ere de&longs;iderano, in altro non cercano di aßimigliar&longs;i alla natu ra, quale deuono imitare, che nell'ordine; & però Ari&longs;totele, miracolo, & unico fi­gliuolo ueramente di natura, di&longs;&longs;e che à co&longs;a ueruna non era piu intento, quanto nell'o&longs;&longs;er­uare l'ordine della &longs;aggia natura; ne &longs;eppe uedere in e&longs;&longs;a co&longs;a piu notabile, & che piu piacere reca&longs;&longs;e à lui, dell'ordine; parendogli pure, oltra il diletto, che egli &longs;entiua nel guardarlo, la memoria di quello douergli in qualche modo giouare, &longs;e imitarlo cerca&longs;&longs;e ne gli &longs;critti &longs;uoi. MOR. In uero è come dice ua il già detto Ari&longs;totele nella Fi&longs;ica, che del l'ordine la natura ne è inuentrice, ne mai pro duce co&longs;a inordinata, &longs;e pure per qualche accidente non è impedita; & all'hora quello effetto per e&longs;&longs;ere inordinato piu non lo chia­miamo di natura, ma effetto d'un'altra cagio ne innominata. TOM. Veramente di tanta forza è lordine nelle co&longs;e naturali, che à con firmatione di quello che uoi hauete detto, di­ce Auerroe nel libro delle di&longs;truttioni, che &longs;e il moto d'uno de i cele&longs;ti cerchij ce&longs;&longs;a&longs;&longs;e, tut­to l'ordine dell'uniuer&longs;o &longs;i di&longs;truggerebbe, al che &longs;eguirebbe la ruina dell'uniuer&longs;o. MOR.Come è poßibile, che alla de&longs;truttione di una particella &longs;ola, haue&longs;&longs;e da &longs;eguire il di&longs;ordine, & de&longs;truttione del tutto? noi ueggiamo bene &longs;pe&longs;&longs;o, che molte co&longs;e qua giu &longs;ono inordinate, & però non &longs;egue la ruina, non dirò, del tut to, ma ne anche della parte, di che loro &longs;o­no parte. Non &longs;i corrompe (uerbigratia) una mano di un'huomo? tuttauia non &longs;i cor­rompe già l'ordine & la uita di e&longs;&longs;o huomo. TOM. Parlo io delle di&longs;cordie delle parti prin cipali, lequali concorrono alla co&longs;titutione del tutto: perche, accio &longs;appiate, &longs;i come le co&longs;e fra loro &longs;ono graduate, co&longs;i parimente gli ordini hanno molti gradi, come ben diceua e&longs;&longs;o Auerroe nel libro citato da uoi. Però alla di&longs;truttione de gli ordini infimi, non &longs;egue il di&longs;ordine de i &longs;uperiori ordini, &longs;i come an­co alla corrottione d'una particella minima, non &longs;egue la corrottione della maggiore. So­no altri ordini, che per la loro eccellenza, & dignità corrompendo&longs;i, corrompono tutto l'or­dine dell'uniuer&longs;o; & però Auerroe riguar­dando que&longs;ti ordini piu eccellenti, di&longs;&longs;e, che al di&longs;ordine d'un circolo &longs;olo, &longs;eguiua il di&longs;ordi­ne di tutto l'uniuer&longs;o. MOR. Dapoi che &longs;ia­mo intrati ne gli ordini della natura, ditemi di gratia quali &longs;ieno piu perfetti, & meno perfet ti. TOM. Qui non è il &longs;uo proprio luogo, tutta uia ui dirò quello che dicea il &longs;udetto Auerroe nel libro del Cielo, che l'ordine delle co&longs;e cor­rottibili è molto piu imperfetto di quello de i Cieli, & quello delle intelligenze piu perfetto di tutti, ne uerrò altramente à piu particola re ordine, perche cia&longs;cuno de' gia detti tre or dini hanno gradi; à me ba&longs;ta di hauerui &longs;a­tisfatto in uniuer&longs;ale, & che inte&longs;o habbiate di quanta eccellenza &longs;ia l'ordine di tutte le co &longs;e. MOR. Da que&longs;to dunque comprendo, che dell'ordine l'huomo &longs;olo non è inuentore, ma che è i&longs;trumento, che l'eterno Iddio hebbe eter namente in &longs;e ste&longs;&longs;o, inanzi che lo communi-ca&longs;&longs;e alla natura, la quale, poi che hebbe le co&longs;e di&longs;po&longs;te, l'huomo &longs;apiente aueduto&longs;i di quanta perfettione &longs;ia l'ordine delle co&longs;e, &longs;i affatica imitarla, per acqui&longs;tare perfettione à &longs;e ste&longs;&longs;o, & alle opere che egli fa. Però potemo hauere per conclu&longs;ione; che l'huomo non &longs;a fare altro, ne può, &longs;e non dare ordine hora à que&longs;ta, hora à que&longs;t'altra co&longs;a. TOM.Que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ho io gia detto, &longs;e uoi bene pa­ragonate le uo&longs;tre parole con le mie, & per tanto ui replico che lordine è uno i&longs;trumento di che &longs;i &longs;eruc Dio, la natura, & l'huomo nel di&longs;porre le co&longs;e, nelle quali cade primo, & ultimo. MOR. Que&longs;ta in &longs;omma è la dif­finitione dell'ordine, ne meglio &longs;i poteua de­&longs;ciuere di quello che hauete de&longs;critto, la qua le (&longs;e bene mi raccordo) è la mede&longs;ima con quella di Ari&longs;lotele nella Meta&longs;i&longs;ica, oue di­ce che l'ordine è &longs;olamente nelle co&longs;e, che han no primo, & ultimo tra loro. TOM. Anzi che la diffinitione data da me è dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari stotele nella Fi&longs;ica, quando egli dice, che non puo stare l'ordine nelle co&longs;e, che non hanno primo, & ultimo; & percio appare che la ragione formale dell'ordine &longs;ia primo, & ul­timo. & Galeno ne i libri della cognitione de pol&longs;i ha diffinito l'ordine nel mede&longs;imo modo. MOR. ecco adunque, che il primo ramo ne uiene dalle &longs;elue &longs;opradette, ma innanzi che piu oltre noi tra&longs;corriamo, ditcmi di gratia &longs;e da Galeno, & Ari&longs;totele l'ordine uien pre &longs;o in una &longs;ola &longs;ignificatione. TOM. Breue­mente ui ri&longs;ponderò. L'ordine è pigliato alle uolte propriamente, & alle uolte impropria mente: & accioche uoi &longs;apiate di&longs;tinguere que&longs;te due &longs;orti di ordine, prendete le con­ditioni che &longs;i richieggono all'ordine propria­mente con&longs;iderato, primieramente egli è ne­ce&longs;&longs;ario, che quelle co&longs;e, tra le quali è l'ordine, &longs;ieno di uno i&longs;te&longs;&longs;o genere, & che anche de­bitamente &longs;ieno continuate, & parimente or dinate ad un termine &longs;olo, & da quello pro­priamente proportionate. Onde appare, che dall'ordine &longs;ono &longs;eparate quelle co&longs;e, che &longs;ono &longs;otto diuer&longs;i generi, lequali, benche &longs;ieno me&longs;&longs;e in&longs;ieme, non fanno ordine proprio, ma bene &longs;e lo uorremo chiamare proprio, &longs;arà or dine impropriamente detto. MOR. A que­sto modo &longs;i e&longs;cluderanno anche dall'ordine le cau&longs;e mediate; perche &longs;e la prima cau&longs;a &longs;i congiugnerà con la terza, non &longs;arà debita­mente congiunta, & però non &longs;arà proprio ordine, ma come hauete detto improprio; ne quelle co&longs;e che non haueranno habitudine ad uno i&longs;te&longs;&longs;o termine, quantunque &longs;ieno po&longs;te in&longs;ieme in un certo modo, non &longs;aranno però ordinate propriamente. Ne gli accidenti, che uariabili, & proportionati &longs;ono, à diuer&longs;i termini potranno e&longs;&longs;ere ordinati propriamen­te. TOM. Sapete dunque quale &longs;ia l'ordine proprio, & improprio; & quiui noi haue­mo diffinito, ò de&longs;critto che ne uogliam dire, l'ordine in uniuer&longs;ale, ne &longs;olamente que&longs;ta de &longs;crittione abbraccia li due gia detti ordini,ma tutte le &longs;pecie dell'ordine, percioche &longs;i diuide anche e&longs;&longs;o ordine in uniuer&longs;ale, & particola­re. L'ordine uniuer&longs;ale è quello, che ordina tutta una facultà, come appre&longs;&longs;o Ari&longs;totele quell'ordine, che egli chiama compo&longs;itiuo è uniuer&longs;ale, perche abbraccia tutta la Filo&longs;o­fia naturale. MOR. ct quando bene non contene&longs;&longs;e particolarmente tutte le co&longs;e di quel la facultà, potrebbe&longs;i egli dire ordine uniuer &longs;ale? TOM. Senza dubbio. purche le abbrac ci uniuer&longs;almente, come fa quell'ordine, che Galeno nella co&longs;titutione dell'arte, chiamò ri &longs;olutione, ilquale contiene tutte le parti del­la medicina non particolarmente, ma in uni­uer&longs;ale; percioche in genere, qua&longs;i per linea diritta e&longs;&longs;e parti della Medicina &longs;ono ordinate. MOR. Mi piace, & però &longs;iate contento dir mi quale &longs;ia l'ordine particolare. TOM. Da uoi mede&longs;imo lo potete &longs;apere: tutta uia dico, che &longs;arà quello, che ordinarà &longs;olamente una parte di una facultà, ne tutte le co&longs;e di&longs;pone in quella; & que&longs;to ordine &longs;arà ne i Metodi, perche, accio &longs;appiate, cia&longs;cuno Metodo è or dinato; ma però la cognitione che hauerete dell'ordine uniuer&longs;ale, ui farà anche cono&longs;ce­re il particolare; & auuertite che ui è anco­ra un'altra di&longs;tintione dell'ordine, cioè ò che egli &longs;arà accidentale, ouero e&longs;&longs;entiale: acci­dentale diremo che &longs;ia ogni uolta, che ordina ràle co&longs;e accidentalmente à tale ordine incli­nate: l altro poi e&longs;&longs;entiale chiamaremo quello, che ordinarà le co&longs;e, che &longs;econdo la loro e&longs;&longs;en za hanno l'habitudine à tale ordine; & noi in que&longs;to luogo con&longs;ideraremo l'ordine propria mente pigliato, & che è uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;en tiale. Però ui torno à dire, che l'ordine uni­uer&longs;ale proprio, & e&longs;&longs;entiale è quello i&longs;trumen to, che noi adoperiamo nel di&longs;porre le co&longs;e, nelle quali cade primo, & ultimo. MOR.Per mia fè che io re&longs;to tanto &longs;atisfatto, quan to &longs;aprei de&longs;iderare, ne poteuate di&longs;criuere meglio que&longs;to ordine, del quale uolete ragio­nare; percioche il genere &longs;uo piu proßimo gli hauete aßignato, & le &longs;ue differenze an­cora, come conuien&longs;i fare nelle diffinitioni, & à confirmatione di tutto que&longs;to, Galeno ne libri delle differenze de' pol&longs;i afferma, che chi dice habitudine di molti ad uno, dinti ri-&longs;petto. L'ordine dice habitudine perche ordi­na, & a&longs;&longs;etta molte co&longs;e ad uno; & di qui na&longs;ce, che prudentißimamente uoi habbiate po&longs;to l'ordine nel genere della relatione, che è l'i&longs;trumento, & que&longs;to &longs;ia detto in quanto alla intelligenza dell'ordine, perche il re&longs;to della diffinitione al parer mio è a&longs;&longs;ai manife­&longs;to, ne punto ha dibi&longs;ogno di maggiore dichia ratione. TOM. ct d'onde pigliarete uoi le differenze dell'ordine? &longs;e piu della diffinitione non parlarete, non ui accorgete che in quella parte, che uoi hauete detto e&longs;&longs;ere da &longs;e ste&longs;&longs;a chiara, ui &longs;ono na&longs;co&longs;te le differenze d'onde trarre &longs;i puo la diui&longs;ione dell'ordine? MOR.Per certo io giudicauo che ui foßino, & le haurei di&longs;coperte, ma temeuo di non i&longs;traccia re la rete. Però uoi che &longs;iate piu de&longs;tro di me i&longs;copritele ui prego. TOM. Hor per compiacerui le &longs;coprirò, & uoi le uccellare­te; Per tanto &longs;enza indugio ui dico che è gia stato detto da noi, l'ordine e&longs;&longs;ere i&longs;trumento delle co&longs;e che hanno primo luogo, & ultimo, affine di hauere la diui&longs;ione di e&longs;&longs;o ordine, per ilche le co&longs;e, delle quali l'ordine è i&longs;trumento, contengono in &longs;e e&longs;&longs;e differenze, perche è ne­ce&longs;&longs;ario, che elleno &longs;ieno inclinate à quel ter­mine al quale poi &longs;i ordinano, come ha la ma teria alla forma. Que&longs;ta inclinatione può e&longs;-&longs;ere, ouero accidentale, ouer e&longs;&longs;entiale, et chia mo qui e&longs;&longs;entiale inclinatione quella, che le co&longs;e hanno talmente tra loro, che altrimenti non la po&longs;&longs;ono hauere &longs;e non &longs;i corrompono, o ueramen te la&longs;ciano la natura loro; & que&longs;ta di&longs;po&longs;itio ne &longs;i chiama parimente naturale; & è come il cielo, che naturalmente nella Filo&longs;o&longs;ia natu rale è di&longs;po&longs;to al primo motore, ne altrimenti può e&longs;&longs;ere ordinato, che non &longs;ia ribelle all'or­dine della natura. La di&longs;po&longs;itione, ò inclina­tione che ne uogliam dire accidentale, è quan do le co&longs;e hanno una certa mira, per la quale po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ordinate altramente di quello che la &longs;ua naturale inclinatione mo&longs;tra richie dere, &longs;i come per e&longs;&longs;empio, il uedere ha natu­rale inclinatione di e&longs;&longs;ere po&longs;tpo&longs;to al tatto, tuttauia per mo&longs;trar&longs;i piu degno il uedere, che il toccare, onde na&longs;ce la inclinatione acciden­tale, può e&longs;&longs;ere antepo&longs;to e&longs;&longs;o uedere al &longs;udet to tatto; & que&longs;to tale ordine &longs;eruò Ari&longs;tote le ne i libri dell' Anima, de' &longs;en&longs;i trattando. Onde da que&longs;te due inclinationi ne na&longs;cono due ordini, come bene di &longs;opra diccuamo: l'uno che a&longs;&longs;etta, & di&longs;pone le co&longs;e che hanno incli natione naturale, & è l'ordine e&longs;&longs;entiale di che noi hora parliamo: l'altro è quello, che &longs;erue alla inclinatione accidentale delle co&longs;e, & è parimente ancor que&longs;to chiamato ordine accidentale, ne mai ne &longs;eruiamo di tale ordi­ne, &longs;e non perche ne pare meglio dell'e&longs;&longs;entia le per qualche ri&longs;petto, ò perche la co&longs;a, che &longs;i prepone, è piu degna, ouero piu cono&longs;ciu­ta. Ne giudico io che Galeno nel &longs;econdo à Glaucone, habbia u&longs;ato que&longs;to ordine acciden­tale, come uogliono alcuni, incominciando dalla febbre detta Efemera, come dalla piu no ta, ma che &longs;ia ordine e&longs;&longs;entiale compo&longs;itiuo, percioche incomincia dalla febbre piu &longs;emplice, alla meno &longs;emplice, & uà finalmente in&longs;ino à quella che manco di tutte è &longs;emplice. Onde &longs;e­guendo in tutto quel trattato que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordi ne &longs;enza interromperlo mai, fa che facilmente io creda e&longs;&longs;ere ordine e&longs;&longs;entiale, & non acciden tale. L'ordine e&longs;&longs;entiale può e&longs;&longs;ere, come gia è stato detto, uniuer&longs;ale, & particolare, et quan do egli è particolare, non è ueramente ordi­ne, ma metodo, perche, accio uoi &longs;appiate, (& uolontieri replico que&longs;to per non m'intri­care come hanno fatto alcuni) non è metodo alcuno che non contenga in &longs;e ordine, &longs;i come il metodo diffinitiuo contiene l'ordine, che ha la diffinitione al diffinito, & quello delle par­ti della diffinitione ad e&longs;&longs;a diffinitione; & pa­rimente ancora quello che è tra una parte & l'altra. Dica&longs;i l'i&longs;te&longs;&longs;o de gli altri metodi, & accioche fuggiamo la implicatione (per dir co&longs;i) trattar emo in que&longs;to luogo talmente de gli ordini, che non occorrera po&longs;cia trattar­ne nel di&longs;cor&longs;o de i metodi, ma &longs;olo le con&longs;i­deraremo in quanto che ne &longs;eruono à chiarire le co&longs;e non cono ciute; come anche qui trattia mo de gli ordini &longs;olamente in quanto che ordi nano le co&longs;e: benche in&longs;ieme con lordine ap­portano anche luce, che ne fa cono&longs;cere quel lo che noi non cono&longs;ceuamo. Hor dunque l'or dine e&longs;&longs;entiale, & uniuer&longs;ale è quello che alle dottrine dà il nome: percioche ogni uolta che la dottrina è ord nata per l ordine diffinitiuo, da principio in&longs;ino al fine quella dottrina, ò faculta che &longs;ia, &longs;i chiama dottrina diffinitiua, perche quell'ordine è à quella facultà come anima, ò luce; al che riguardando Horatio nell'arte poetica di&longs;&longs;e, che la forma, & lucidi &longs;critti eran l'ordine. MOR. Le dottrine adunque non prendono mai nome da gli ordi­ni particolari, per la ragione, che hauete gia detta, perche quello non dà uniuer&longs;almen te la uita à tutta la facultà, ma &longs;olamente à una parte particolare. TOM. Tanto è, ma torniamo al primo no&longs;tro propo&longs;ito. Que sto ordine uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;entiale che haue­mo detto dare il nome alla dottrina & che è i&longs;trumento della co&longs;a, che è ordinata, & e&longs;­&longs;entialmente di&longs;po&longs;ta, e&longs;&longs;o non ha nome, che in propria forma giunga all'orecchia de gli huomini, ma &longs;olo il &longs;uo ualore, & uirtù &longs;ua s'intende &longs;otto que&longs;te tre uoci piu particolari, oue &longs;e ne stà coperto, come &longs;otto diffinitione, compo&longs;itione, & re&longs;olutione, i quali tre ordi ni &longs;ono di&longs;tinti l'uno dall'altro, perche in cia­&longs;cuno di loro è un termine appartato, alquale tutte le co&longs;e &longs;ono ordinate &longs;econdo la &longs;ua incli­natione e&longs;&longs;entiale; nè &longs;ono di&longs;tinti que&longs;ti ordi ni come uoleano alcuni, perche cia&longs;cuno dilo ro &longs;i &longs;erue di differenti i&longs;trumenti, percbe &longs;ot to un mede&longs;imo ordine &longs;i puo adoperare qua­lunque &longs;orte di metodo ne &longs;ono di&longs;tinti perche habbiano particolari &longs;uggetti, ò facultà, che ne uogliam dire, percioche ogni &longs;orte di ma­teria, ò &longs;uggetto può e&longs;&longs;ere trattato con qua­le &longs;i uoglia ordine; &longs;i come ben diceua Gale­no nell'arte parua, che la medicina può e&longs;&longs;er trattata da principio fino al fine &longs;otto qualun­que ordine ò re&longs;olutiuo, ò diffinitiuo, o com­po&longs;itiuo che &longs;ia. Ne in uno ordine come nel re&longs;olutiuo ogni parte &longs;i ri&longs;olue, ma &longs;i diffini­&longs;ce, uien dimo&longs;trata, & diui&longs;a, & in con­clu&longs;ione per tutto l'ordine &longs;i &longs;erue dell'i&longs;tru­mento metodico. Ma bene è nece&longs;&longs;ario che trattando le parti, &longs;ieno &longs;empre antepo&longs;te quel le che &longs;ono piu uicine al fine, dal quale inco­mincia la ri&longs;olutione, di maniera che ogni parte &longs;ia ordinata al fine, come inumeri alla unità, & &longs;i come alla unità &longs;egue il numero denario, & non il ternario, ò altri, co&longs;i an co al fine è nece&longs;&longs;ario che &longs;egua la cau&longs;a im­mediata, & poile altre ancora &longs;ucceßiuamen tc; & que&longs;ta regola non &longs;eruirà &longs;olo alla ri­&longs;olutione, ma à tutti gli ordini ancora. MOR. Diceua Galeno nel luogo che uoi ha­uete citato, che tutte le dottrine ordinate &longs;o­no tre, cioè ri&longs;olutiua, compo&longs;itiua, & diffi­nitiua, qua&longs;i che egli chiama&longs;&longs;e la ri&longs;olutione, diffinitione, & compo&longs;itione dottrine, & non ordini. COR. Benche appaia &longs;uperficial­mente che egli le chiami dottrine non uol&longs;e pe rò intendere che la ri&longs;olutione, compo&longs;itione, & diffinitione fo&longs;&longs;ero dottrine: & accioche noi n'intendiamo in que&longs;ta co&longs;a, la quale da diuer&longs;i &longs;crittori diuer&longs;amente è stata inte&longs;a, prima è nece&longs;&longs;ario mo&longs;trarmi in che modo la dottrina non è ordine, & come anco la diffi­nitione, ri&longs;olutione, & compo&longs;itione &longs;ono or­dini, & non dottrine. Prima &longs;e noi uoglia­mo stare nell'etimologia de' uocaboli, noi ue­deremo che altra co&longs;a &longs;ignifica dottrina, & altra co&longs;a &longs;ignificà ordine. La dottrina &longs;igni fica la co&longs;a in&longs;egnata, in quanto che è in&longs;egna ta, & l'ordine &longs;ignifica non la co&longs;a di che egli è ordine, ma &longs;olo quella anneßione (per dir co&longs;i) che naturalmente tiene una co&longs;a con l'al tra congiunta. Oltra di que&longs;to non dice egli che la dottrina è ordinata? &longs;e è ordinata adun que non è ordine, altrimenti &longs;eguirebbe che &longs;i come &longs;i ritrouano dottrine &longs;enza ordine, che &longs;i ritroua&longs;&longs;e ancora ordine &longs;enza dottrina, il che non è punto ragioneuole à credere, che amendue &longs;ieno una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, & &longs;i ritroui­no l'uno &longs;eparato dall altro. MOR. Anzi &longs;e uorremo pre&longs;tar fede a' buoni autori, dire­mo che &longs;ono differenti, come hauete detto, perche altra co&longs;a hanno eßi uoluto intendere per ordine, altra per dottrina. Galeno in molti luoghi ha e&longs;pre&longs;&longs;amente detto che la me dicina è dottrina che puo e&longs;&longs;ere ordinata hora dall'ordine diffinitiuo, hora dal ri&longs;olutiuo, ho ra dal diffinitiuo. Dopò que&longs;to &longs;eguirebbe an che un'altro inconueniente, cioè che coloro che hanno detto che le dottrine &longs;ono ordinate &longs;otto diuer&longs;o ordine, & &longs;i attaccano all'ordi­ne come fa la uite al palo, haue&longs;&longs;ero mal det­to; perche ueruna co&longs;a può appoggiar&longs;i à &longs;e ste&longs;&longs;a. Però è co&longs;a chiarißima che la dottri­na non è ordine, ma che la diffinitione, com­po&longs;itione, & ri&longs;olutione &longs;ieno ordini, & non dottrine, appre&longs;&longs;o di me per l'autorità de'mol ti è in qualche dubitatione, & maßime per quello che riferi&longs;ce Galeno nell'arte parua, che le dottrine ordinate &longs;ono tre. TOM. Se uoi mi a&longs;coltarete, ui &longs;i leuarà ogni &longs;orte di dubi­tatione. Percioche &longs;e noi uogliamo con&longs;ide­rare la ri&longs;olutione, compo&longs;itione, & diffini­tione, in quanto che &longs;ono in&longs;egnate, &longs;enza dubbio &longs;aremo con coloro, che dicono que&longs;ti e&longs;&longs;ere dottrine, ma &longs;e anche le uogliamo pren dere in &longs;e ste&longs;&longs;e, & in quanto che &longs;ono i&longs;tru­menti, liquali &longs;eruono per ordinare le co&longs;e, di che debbono e&longs;&longs;ere chiamati ordini, dico che &longs;ono ordini, nè Galeno, ne Ari&longs;totile, &longs;e torna&longs;&longs;ero uiui. contradirebbono mai à que &longs;ta uerità. Nè ui debbe fare punto difficultà l'autorità di e&longs;&longs;o Galeno, ancor che egli dica in piu luoghi che tre &longs;ono le dottrine, che all'ordine &longs;i acco&longs;tano; perche non uuol dirc per que&longs;to che la diffinitione con l'altre due &longs;ieno dottrine, ma u&longs;a que&longs;to modo di dire, affine di dimo&longs;trare che le dottrine pigliano il nome dall'ordine uniuer&longs;ale, come gia haue­mo detto, & che da quello &longs;i nominano come il compo&longs;ito dalla forma, & non dalla mate­ria: & però ritrouate &longs;pe&longs;&longs;o che gli autori chiamano dottrina ri&longs;olutiua quella che con tale ordine è incaminata, & co&longs;i diffinitiua, & compo&longs;itiua; & percio quando dice il &longs;u­detto Galeno che tre &longs;ono le dottrine, deue&longs;i intendere che tre &longs;ono gli ordini, quali ordi-nano, & danno il nome alle dottrine; & que sto &longs;ia quanto &longs;i a&longs;petta alla &longs;olutione della uo stra que&longs;tione promo&longs;&longs;a. Hora ueniamo à ue dere in che modo dalla diffinitione dell'ordine &longs;i cauino le differenze che co&longs;titui&longs;cono le tre &longs;petie, & &longs;e piu di tre, ouero meno po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere. Le differenze della diffinitione dell'or­dine erano delle co&longs;e in che cade primo, & ul timo e&longs;&longs;entialmente ecco che nella di&longs;po&longs;itione delle co&longs;e stà la diuer&longs;ità dell'ordine. Quan­te adunque &longs;aranno le inclinationi, ouero di­&longs;po&longs;itioni delle co&longs;e, tante &longs;aranno le &longs;pecie de gl'ordini, parlando però dell inclination'e&longs;&longs;entia li. Le habitudini delle co&longs;e &longs;ono tre, ouero chan no inclination'al fine, ouero al principio, ouero al mezo, onde quando le co&longs;e &longs;ono ordinate al principio, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate &longs;econdo l'ordine compo&longs;itiuo; quando anco &longs;ono ordi­nate al fine, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate di or­dine ri&longs;olutiuo; &longs;e mede&longs;imamente &longs;ono indi­rizzate al mezo, diciamo ri&longs;ultarne l'ordine diffinitiuo. MOR. Ho bene inte&longs;o come ra­gioneuolmente hauete determinato in&longs;ieme con tutti i buoni autori e&longs;&longs;erui tre &longs;pecie di ordini, ne piu, ne meno; nondimeno per occa&longs;ione di maggiore chiarezza uorrei &longs;apere à che fine habbia Galeno in&longs;ieme con gli altri ottimi &longs;crit tori inue&longs;tigato tre &longs;pecie di ordini, potendo&longs;i egli &longs;eruire di un &longs;olo, in ogni &longs;ua occorrenza; perche pare à me, che quando &longs;i può fare una co&longs;a co'l mezo d'un &longs;olo, non &longs;i debba cercare di farla co'l mezzo di piu; & di que&longs;to me­de&longs;imo parere, furono anche coloro, liquali inue&longs;tigarono li &longs;udetti tre ordini: però, di&longs;&longs;e Ari&longs;totele, indarno &longs;i fa per piu mezi quello che &longs;i può fare con pochi. TOM. Tutto quel lo che uoi detto hauete in&longs;ino hora ui &longs;i conce­de, ma bi&longs;ogna prouare che ba&longs;ti un'ordine ad ordinare ogni &longs;orte di facultà. MOR. Que sto &longs;arà facile da prouare; imperoche &longs;e noi con&longs;ideriamo bene, uederemo che ogni &longs;orte di facultà hà il &longs;uo fine, & le cau&longs;e immedia te, proßime, meno proßime, remote & piu remote, & finalmente remotißime da e&longs;&longs;o fi­ne, & però può e&longs;&longs;ere ordinata con l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale incomincia dal fine ri&longs;ol­uendo&longs;i nelle cau&longs;e piu uicine, & quelle in al tre, à talche finalmente ri&longs;oluendo diuiene a i piu &longs;emplici principij che &longs;ieno in quella co­tale facultà. Oltra la ragione, ui e anco l'au torità di Galeno nell'arte parua, il quale affer mando che ni&longs;&longs;uno auanti à lui mai ha ordina ta la medicina &longs;otto quell'ordine, che incomin cia dalla cognitione del fine, &longs;oggiugne, dalla quale ogni arte può e&longs;&longs;ere ordinata ragione­uolmente, uolendo inferire che tutte le co&longs;e che hanno inclinatione à e&longs;&longs;ere ordinate, &longs;econ do qualunque proce&longs;&longs;o di ordine, habbiano principio della &longs;ua co&longs;titutione dalla cognitio­ne del fine ilche &longs;i può anche dimo&longs;trare con que&longs;ta uiua ragione, perche ogni &longs;orte di teo­rcma, che uien fatto, & ogni &longs;orte di princi pio che &longs;i ritruoua in una facultà, tutto &longs;i fa per con&longs;eguire il fine, ecco adunque che è il fine cagione, che ogni &longs;orte di arti ò &longs;cienze &longs;ia ritrouata, & ordinatamente di&longs;po&longs;ta per l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale &longs;erue ad e&longs;&longs;o fine ri&longs;oluendolo in tutti quei mezi che fanno à produrre e&longs;&longs;o fine; & però per que&longs;te ragio­ni, & autorità &longs;egue che lordine diffinitiuo, & compo&longs;itiuo &longs;ieno &longs;uperflui, e&longs;&longs;endo che tutte le &longs;orti di &longs;cienze, ò arti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ordinate dal ri&longs;olutiuo. TOM. A que&longs;to mo do uoi uorre&longs;te, & che Galeno combatte&longs;&longs;e contra &longs;e i&longs;te&longs;&longs;o, & io contra di uoi, ma &longs;pe­ro che e&longs;&longs;o Galeno non piglierà punto l'armi contra di &longs;e ste&longs;&longs;o, ma in ogni modo &longs;arà con corde, & che uoi anco &longs;arete contento che di que&longs;ta pugna io ne riporti la uittoria. MOR.V'ingannate TOMI. mio amoreuole, che io habbia dubitato per prouocarui al duello, per che altro non cerco che ri&longs;olutione da uoi, di quello, che mi fa dubitare. TOM. Co&longs;i fanno i buoni guerrieri, poi che hanno tirato due colpi al &longs;uo auer&longs;ario, fingono di hauere pace con e&longs;&longs;o. Hor ba&longs;ta per non uenire ad altra conte&longs;a, dico che Galeno non di&longs;&longs;e che tutte le faculta &longs;ieno ordinate dalla ri&longs;olutio­ne, ma &longs;i bene che &longs;ono ordinate per con&longs;egui re il &longs;uo fine. Voglia mò che &longs;ieno incamina te per l ordine compo&longs;itiuo, ouero per il diffi­nitiuo, ò ri&longs;olutiuo che &longs;ia, & à que&longs;to &longs;en­&longs;o e&longs;&longs;endo interpretate le parole di Galeno non repugnano da quello, che egli ha detto in al­tri luoghi, cioè che tre &longs;ieno gli ordini, con liquali &longs;i di&longs;pongano e&longs;&longs;e arti, ò &longs;cienze, per ottenere il fine loro; & per tanto Galeno non &longs;i contradice in modo alcuno, come anco non ne contradiremo noi, &longs;e prima mi &longs;arò ri&longs;en­tito de i uo&longs;tri primi due colpi. Voglio adun que contentarmi di concederui che ogni arte&longs;i ce adoperi l ordine ri&longs;olutiuo à ritrouare la &longs;ua arte, & con tutto que&longs;to non uoglio che facciate que&longs;ta conclu&longs;ione, che cioè gli altri due ordini &longs;ieno &longs;uperflui, perche quantun­que la ri&longs;olutione fo&longs;&longs;e atta à ritrouare ogni facultà, & ordinarla in&longs;ieme, non auuiene però per que&longs;to che anche gli altri due ordini non &longs;ieno utili, & per tanto non indarno. Perche non &longs;i potrà gia con la ri&longs;olutione trat tare co&longs;i amplamente, & chiaramente le co&longs;e naturali, come &longs;i farà co'l compo&longs;itiuo, e&longs;&longs;en-do che la natura le ha prodotte con &longs;i fatto ordine; di che auuedendo&longs;i Ari&longs;totele, non uol&longs;e &longs;otto altro ordine ordinarle, che &longs;otto il compo&longs;itiuo, come colui che cono&longs;ceua che non poteuano riu&longs;cire meglio &longs;otto altro or­dine, che quello della natura. Non ui ne­garò gia che non face&longs;&longs;e prima una ri&longs;olutio­ne delle co&longs;e naturali in &longs;e ste&longs;&longs;o, innanzi che incomincia&longs;&longs;e à incaminarle per l'ordine com­po&longs;itiuo, anzi dirouui di piu, che io non i&longs;ti­mo artefice alcuno di alcun ualore, che prima in lui non fa la ri&longs;olutione dell'arte, di che egli uoglia trattare prima che &longs;i di&longs;ponga à &longs;criuerla, ò in altro modo dimo&longs;trarla. Parimente ui dirò della diffinitione, che ella ha in &longs;e una gratia &longs;peciale, per laquale utile, & qua&longs;i nece&longs;&longs;aria, percioche nonueruno delli &longs;udetti tre ordini, che tanto allmemoria porti utile, perche può contenerpiu &longs;uccintamente le co&longs;e, che ordina d'ogn altro ordine. et però portando cia&longs;cuno uti­le, & commodo immen&longs;o, conchiudere deb biamo che &longs;ieno non meno utili che nece&longs;&longs;arij & per tal cau&longs;a nondiremo piu che &longs;ieno &longs;u perflui, altrimenti &longs;eguirebbe che l'utile, & il &longs;uperfluo &longs;i comporta&longs;&longs;ero in&longs;ieme. Altïdopò que&longs;to ui po&longs;&longs;o addurre, cioè non am­mettendoui che ogni facultà po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere ritro uata dall'ordine ri&longs;olutiuo; percioche la ri-&longs;olutione è attione dell'intelletto, & le arti &longs;i acqui&longs;tano sì con la ragione, come anche con la i&longs;perienza; & non &longs;olo io dico que&longs;to, ma tutti gli autori, che intorno à ciò parlano, & maßime Galeno, ilquale diceua che le arti &longs;i fanno (per dir co&longs;i) per additamenti; & in molti luoghi à que&longs;to propo&longs;ito dice, che la me dicina arte fattiua ha due gambe, delle qua­li l'una è la ragione, & l'altra l'i&longs;perienza; & che &longs;e una di que&longs;te manca&longs;&longs;e, ella andareb be zoppa. eccoui dunque che non &longs;olo con&longs;i­derando la ri&longs;olutione, in quanto ordine, cioè in quanto che di&longs;pone le co&longs;e, fa che gli altri due ordini &longs;ieno &longs;uperflui; ma con&longs;ide­randolo anco come metodo, non ha ella tanta forza, che po&longs;&longs;a &longs;atisfare in chiarire le co&longs;e incognite. MOR. Que&longs;to che uoi hauete detto hora ha talmente chiarito il mio intel­letto che intorno à cio non ueggia luogo da du bitare piu altramente, & que&longs;to è quello che de&longs;iderauo, & non di combattere come dice­uate uoi. Intenderei di nuouo uolentieri &longs;e tutti tre que&longs;ti ordini che hauete detto e&longs;&longs;e­re non &longs;olo utili, ma nece&longs;&longs;arij, portano pari utilità all'huomo, ò nò: dico all'huomo, per­che mi aueggio che il compo&longs;itiuo &longs;upera gli altri in &longs;eruire alla natura. TOM. per dir ui il uero ho dubitato gia un gran pezzo che non ueni&longs;ti à farmi que&longs;ta richie&longs;ta, perche &longs;empre fui &longs;opra di cio dubbio&longs;o; tuttauia da che me ne hauete ricercato, non po&longs;&longs;o negar­ui che io non ui dica almeno quello che io &longs;en­to, &longs;e ben poi re&longs;tarete irre&longs;oluto non ui hau­rete à dolere di me. Però preporrouui que&longs;ta conclu&longs;ione, la quale mi sforzarò di proua­re, cioè che l'ordine ri&longs;olutiuo è in ogni mo­do piu utile de gli altri, perche &longs;e bene uo­gliamo con&longs;iderare, oltra che a&longs;&longs;ai &longs;uccinta­mente è atto à ordinare le co&longs;e, mo&longs;tra anco in&longs;ieme la nece&longs;ità della dependenza che ha il fine dalle cau&longs;e mediate, & quelle da al­tre, & co&longs;i in&longs;ino alle ultime, che depende­re non po&longs;&longs;ono non hauendo &longs;opra di &longs;e depen­denza alcuna, & que&longs;to non fanno gli altri ordini. Oltra di cio ha anco il ri&longs;olutiuo que sto priuilegio di piu de gli altri, che e&longs;&longs;o non &longs;uppone gli altri, ma gli altri bene pre&longs;up­pongono e&longs;&longs;o; perche, &longs;i come gia detto hab­biamo, non è artefice alcuno, ne filo&longs;ofo, che nella mente &longs;ua non adoperi la ri&longs;olutione pri ma che uenga a di&longs;porre l'altre, ò per la me­de&longs;ima ri&longs;olutione, ouero per gli altri ordini. ecco dunque che &longs;empre in ogni &longs;orte di facul tà &longs;i &longs;uppone e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, prima che &longs;ia incaminata ò per l'ordine compo&longs;itiuo, ò diffi­nitiuo. MOR. Que&longs;to mi parrebbe a&longs;&longs;ai ragioneuole &longs;e la i&longs;perienza non fo&longs;&longs;e in con­trario; perche la ri&longs;olutione che uolete uoi che Ari&longs;totele habbia fatta nella mente &longs;ua delle co&longs;e naturali, auanti che egli le habbia incaminate per lordine ri&longs;olutiuo, è forza che e&longs;&longs;o pre&longs;upponga la compo&longs;itione fatta dal la natura, perche l'artefice (come pure dice il mede&longs;imo Ari&longs;totile) deue &longs;empre hauere l'occhio admitare e&longs;&longs;a natura, tal che non &longs;olo la compo&longs;itione pre&longs;upporrà la ri&longs;olutio­ne, ma ella &longs;ara pre&longs;uppo&longs;ta dalla ri&longs;olutio­ne, che è contra quello che uoi hauete detto; & &longs;e non uoletè on&longs;entire à que&longs;to, è ne­ce&longs;&longs;ario almeno, che mi conced ate, che non ogni compo&longs;itione pre&longs;uppone la ri&longs;olutione. TOM. Anzi ui uoglio concedere, che la ri­&longs;olutione fatta da Ari&longs;totele pre&longs;upponga la compo&longs;itione fatta dalla natura; ne per que­sto credo di contradirmi, perche non &longs;egue che la ri&longs;olutione non &longs;ia la prima operatione dell'intelletto in Ari&longs;totele, & che lei non &longs;ia pre&longs;uppo&longs;ta dalla compo&longs;itione fatta dal mede&longs;imo Ari&longs;totele, & che e&longs;&longs;a parimente pre&longs;upponga altre, perche altra co&longs;a è, Mo­rello mio, con&longs;iderare gli ordini arti&longs;icio&longs;a­mente, & altra co&longs;a con&longs;iderargli natural­mente; & non bi&longs;ogna pa&longs;&longs;are da un genere à un'altro chi non uuole implicare contradit-tion. Però dico che con&longs;iderando gli ordini in un genere &longs;olo, ò artificiale, ò naturale che ei &longs;ia, &longs;empre la ri&longs;olutione è prima de gli altri ordini, &longs;aluo che &longs;e non &longs;i ammet­te&longs;&longs;e la natura e&longs;&longs;ere una cagione che per &longs;e opera&longs;&longs;e, &longs;enza che fo&longs;&longs;e gouernata da cagio­ne intellettuale: perche in que&longs;to ca&longs;o haue­rei qualche dubitatione. Benche &longs;i potrebbe anco dire, che quantunque la natura ope­ra&longs;&longs;e da &longs;e ste&longs;&longs;a, ella ancora propone&longs;&longs;e la ri &longs;olutione alla compo&longs;itione, in un certo modo però, perche ella opera parimente neceßita­ta dal fine, & percio pare che in un certo modo prima ri&longs;olua, & poi componga. Concludiamo adunque che &longs;empre e&longs;&longs;endo gli ordini con&longs;iderati in un genere &longs;olo, la ri&longs;olu tione è prepo&longs;ta à gli altri ordini, ma ella mai pre&longs;uppone gli altri. Oltra di que&longs;to, accio uoi meglio ueggiate, che la ri&longs;olutione porta piu utile delle altre, il &longs;uo proce&longs;&longs;o è molto piu perfetto, perche ne dà &longs;empre la cau&longs;a immediata dell'effetto; & quanto &longs;ia apprez­zato que&longs;to da Ari&longs;totele, uoi lo &longs;apete. On­de per que&longs;te ragioni gia dette, tengo di ha­uere prouato a&longs;&longs;ai la conclu&longs;ione di gia propo stami da prouare, cioè la ri&longs;olutione &longs;ia piu utile, & nece&longs;&longs;aria delle altre. MOR.Credo che &longs;ia co&longs;i, come hauete detto uoi, tuttauia mi occorre ancora non sò che di dub­bio intorno alla dignità de gli ordini. Mi pare da una banda che quell'ordine che è piu utile &longs;ia anco piu degno, & però la ri&longs;olutione e&longs;&longs;en do piu utile dell'altre, &longs;ia ancora piu nobile, & degna:tuttauia da l'altra banda mi &longs;i fa incon tro l'autorità d' Ari&longs;totele, che dice che quella co&longs;a laquale è &longs;ubordinata à un'altra, è molto meno degna di quella, à che è &longs;ubordinata, &longs;i come uerbi gratia nelle arti mecanice, l'arte del fare i freni per e&longs;&longs;ere &longs;ubordinata, & &longs;up­po&longs;ta all'arte caualcatoria è riputata meno degna, & la caualcatoria per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo­sta all'arte militare, è anche e&longs;&longs;a di que&longs;t altra meno degna. Co&longs;i mede&longs;imamente l'arte del­lo &longs;peciale, per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo&longs;ta all'arte medi­cinale, di che ne &longs;iate uoi ottimo artefice, non direte uoi che &longs;ia meno degna, et che però l'offi tio dello &longs;petiale &longs;ia men'honorato di quello che fate uoi? &longs;enza dubbio non lo negarete, & per cio non negarete anco ch'e&longs;&longs;endo la ri&longs;olutione &longs;ottopo&longs;t'alla compo&longs;itione non &longs;ia meno degna. TOM. Se ui concede&longs;&longs;e bene anche la ri&longs;olutione fo&longs;&longs;e &longs;ottopo&longs;ta alla compo&longs;itione, non &longs;eguireb be poi anco quello che uoi dite. Horsù pro­uate di gratia che ella &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta alla com po&longs;itione. MOR. Lo prouo, gia l'hauete detto uoi, & però è uero. TOM. Come, che l'ho detto io. MOR. Non hauete det­to che la compo&longs;itione &longs;uppone la ri&longs;olutione? TOM. Sì che l'ho detto, ma che ne &longs;egue per que&longs;to? MOR. Ne &longs;egue che la ri&longs;olu­tione gli &longs;ia come &longs;eruitrice, &longs;enza la cui &longs;er­uitù ella non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere, & però &longs;e lei &longs;er­ue, &longs;enza dubbio e meno degna di quello à chi &longs;erue. TOM. Se uole&longs;&longs;e &longs;eguire in que­sto propo&longs;ito, &longs;on certo che ui condurrei al­l'impoßibile; ma perche mi aueggio che mi mancherà tempo hoggi à i&longs;pedire la co&longs;a de gli ordini, breuemente ui ri&longs;pondo, che ben che la compo&longs;itione &longs;upponga la ri&longs;olutione, non &longs;egue però che e&longs;&longs;a &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta ad e&longs;&longs;a compo&longs;itione, & però non gli fa &longs;eruitù di co&longs;a alcuna, che gli po&longs;&longs;a recare indignità al cuna. Anzi perche apunto la compo&longs;itione, & la diffinitione hanno di bi&longs;ogno della ri&longs;olutio­ne, & ella non ha alcun bi&longs;ogno di loro, è piu degna anco di e&longs;&longs;e, & è apunto la ri&longs;olu tione come uno che po&longs;&longs;a fare fauore ad un'al tro, dal quale e&longs;&longs;o non ne po&longs;&longs;a hauere, ne a&longs;pettare ricompen&longs;o alcuno, &longs;e non e&longs;&longs;erne honorato. Per tanto concludendo dico, che prima è stato conueneuole che gli ordini &longs;ie­no tre, perche tutti portano &longs;eco qualche uti lità particolare, ma però chi piu, & chime no; & tra tutti, il piu utile è il ri&longs;olutiuo, & percio, & per altre cagioni ancora di già dette piu degno. Hor mò che hauemo ragio­neuolmente determinato gli ordini e&longs;&longs;ere tre, & non meno, &longs;arebbe anco co&longs;a conueneuole di dimo&longs;trare che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu, &longs;e da quello che di &longs;opra hauemo detto non &longs;i pote&longs;&longs;e facilmente determinare MOR. È a&longs;&longs;ai manife&longs;to ueramente, ma accio non manchi co&longs;a ueruna in que&longs;ta parte, dirò io che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu di tre, perche &longs;i come in tut te le co&longs;e tre termini &longs;ono, principio, mezo & fine, co&longs;i parimente debbono e&longs;&longs;ere tre in­clinationi delle co&longs;e, auanti che &longs;ieno à tali ter mini ordinate, & non più, al che &longs;egue che parimente &longs;ieno tre oïdini; & non piu, che ordinano, & di&longs;pongono e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;econdo la di&longs;po&longs;itione loro a detti termini; & quando le co&longs;e &longs;i riferiranno al principio, & da quel lo pareranno dependere, noi diremo e&longs;&longs;ere ordinate &longs;econdo l'ordine compo&longs;itiuo, &longs;e anco &longs;i ïiferiranno al fine, chiameremo quell'ordi­ne ri&longs;olutiuo; & &longs;e ultimamente tutte le co&longs;e &longs;aranno ordinate al mezo, diremo quello e&longs;&longs;e re l'ordine dif&longs;initiuo. TOM. Tanto è, uoi uc­cellate benißimo, & quello che hora hauete detto è d' Ari&longs;totele nella Metafi&longs;ica, & for&longs;e non &longs;i potrebbe addurre piu &longs;alda, & chiara ragione della diui&longs;ione dell'ordine: benche a fauore di que&longs;to &longs;i potrebbe anche dire miran do le co&longs;e di che ordine è ordine, & i modi della loro di&longs;po&longs;itione, che e&longs;&longs;e co&longs;e po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere trattate, ouero come na&longs;cono, & &longs;ono prodotte, & que&longs;to &longs;arà l'ordine compo&longs;itiuo &longs;eruato da Aïi&longs;totele nella filo&longs;ofia naturale; ouero che &longs;i po&longs;&longs;ono anche a&longs;&longs;ettare & trat­tare incominciando dalla co&longs;a gia po&longs;ta in e&longs;&longs;e re, & di&longs;ponendo da una parte la materia, & forma, & efficiente che pongono e&longs;&longs;a in e&longs;&longs;ere; dall'altra parte di&longs;ponendo parimente il &longs;uo fine; come &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio &longs;e io uole&longs;&longs;e fabricare una ca&longs;a, prima direi che è quadrata, & che ha tante stanze, & poi anco che è fatta di pareti, di tetto, & che que&longs;to è fatto di coppi, & traui, & le pa­reti &longs;ono fatte di pietra, & calcina, & di nuouo que&longs;te parti ri&longs;oluendo deuerrei a parti che in altri non &longs;i po&longs;&longs;ono partire. Dipoi la­&longs;ciata que&longs;ta parte me ne uerrei al fine di e&longs;&longs;a co&longs;a, cioè a dichiarare come è stata fatta per guardare l'huomo dalle piogge, da freddi, & altre intemperie, da gli inimici che offende­re lo potrebbono, & cotale ordine chiama­remo diffinitiuo; ma &longs;e pigliaremo il fine di e&longs;&longs;a ca&longs;a, & ri&longs;oluendolo a&longs;cenderemo in&longs;ino da gli &longs;emplici principij, diremo che que&longs;to proce&longs;&longs;o è dell'ordine ri&longs;olutiuo, come a dire io uoglio prouedere che non &longs;ia offe&longs;o da piog­ge, & da ogni &longs;orte di mal'aere, &longs;imilmente da nemici, & altri che offendere mi po&longs;&longs;ono, al che fare mi fa bi&longs;ogno che mi cuopra, & che d'intorno mi circonda da capo a piedi, di co&longs;a che riparare mi po&longs;&longs;a dalle gia dette offe­&longs;e. ecco il bi&longs;ogno di fare il tetto, & le mu­ra, le cui co&longs;e non potrò fare &longs;e prima non hauerò pietre, calcina, legni, & fatte le fondamenta, & oltra di que&longs;to bi&longs;ognarà anche hauere gli artefici, & il proto ò uo­gliam dire l' Architettore di tale arte perito, a tal che ri&longs;oluendo me ne &longs;arò uenuto alli primi principij della ca&longs;a, & qui poi finirà l'ordine ri&longs;olutiuo. Il compo&longs;itiuo oltra di que&longs;to, &longs;arà tutto oppo&longs;ito al ri&longs;olutiuo, co­me &longs;arebbe &longs;e io uoglio fabricare la ca&longs;a, fa­rò prima che &longs;ieno tagliate le legne da cuoce­re la calcina, farò condurre le pietre, & il legname, &longs;econdo che &longs;arà bi&longs;ogno; & dipoi procurarò che &longs;ieno fatte le fondamenta, di­rizzate le mura, fatti li &longs;olari, & coperto il tetto, & qui finirà l'ordine compo&longs;itiuo; & que&longs;to &longs;ia quanto a una certa cognitione uniueï&longs;ale di que&longs;ti ordini, perche di qui a poco di cia&longs;cuno particolarmente a pieno par­laremo. Per tanto incominciando dal ri&longs;olu­tiuo, come dal piu degno, & primo natural-mente, come di gia habbiamo d'mo&longs;trato, lo diffiniremo; però dobbiamo &longs;apere, che la ri&longs;olutione in quanto al nome non uuol dire altro che un di&longs;ligamento, ouero &longs;cioglimen­to, d'uno che ha in &longs;e unite molte parti di­uer&longs;e, come per e&longs;&longs;empio un corpo mi&longs;to con­tiene in &longs;e tutti gli elementi uniti, & quan­do &longs;i corrompe que&longs;to mi&longs;to, ò per dire me­glio &longs;i &longs;ligano gli elementi, che in&longs;ieme uniti faceuano un corpo &longs;olo, & cia&longs;cuno di eßi elementi ritorna alla propria &longs;ua natura, all’hora dicemo noi ri&longs;oluer&longs;i il corpo mi&longs;to ne i &longs;uoi principij, che è a dire ne gli elementi; & que&longs;ta &longs;olutione, ò partitione che ne uo­gliam dire la chiamiamo ri&longs;olutione; & que­&longs;to e&longs;&longs;empio è della ri&longs;olutione reale, quale applicare &longs;i può anche alla ri&longs;olutione fatta dall'intelletto. MOR. Che dunque la ri&longs;olutio­ne fatta dall'intelletto non è la mede&longs;ima con la reale? Non dice Ari&longs;totele che i concetti dell'animo rappre&longs;entano le co&longs;e che &longs;ono in effetto? TOM. È uero quello che dice Ari&longs;to­tele, & e uerißimo anche che in quanto che la ri&longs;olutione arti&longs;iciale, che uoi fatta dall'in­telletto chiamate, rappre&longs;enta la reale è qua &longs;i la mede&longs;ima con quella; non dico la mede­&longs;ima a&longs;&longs;olutamente, perche &longs;i come il &longs;egno non è la co&longs;a di che è &longs;egno, lenche rappre-&longs;enti la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a, co&longs;i anche la ri&longs;olutione dell'intelletto, benche rappre&longs;enti la ri&longs;olutio­ne reale, non è però lei la ri&longs;olutione reale, altramente &longs;eguirebbe che colui che rappre­&longs;enta fo&longs;&longs;e il rappre&longs;entato, & per il contra­rio ancora ilche è a&longs;&longs;ordißimo. Oltra di que­&longs;to &longs;ono anche di&longs;&longs;erenti in un certo modo, perche la ri&longs;olutione fatta dall intelletto, per lo piu incominciaua, ouero, &longs;e non comincia, cono&longs;ce almeno il fine e&longs;trin&longs;eco, ma la reale &longs;empre dall'intrin&longs;eco fine incomincia, & per tanto &longs;ono amendue in un certo modo le i&longs;te&longs;&longs;e, & in un altro alquanto differenti. però l'una & l altra può e&longs;&longs;ere propriamente chiamata, & anco impropriamente. La ri&longs;olutione pro pria co&longs;i in l'una, come nell'altra è quella che ri&longs;olue il fine nelle parti, che concorrono alla co&longs;titutione di e&longs;&longs;o fine; come a dire per e&longs;&longs;em pio un corpo mi&longs;to &longs;i ri&longs;olue in quattro elemen ti; & quelli in materia, & forma; ouero anco &longs;e noi dicemmo l'animale ri&longs;oluer&longs;i in anima, & corpo, parti co&longs;titutiue di e&longs;&longs;o animale, & que&longs;to e&longs;&longs;empio è di Galeno nella prima particola de gli aphorismi. Però con­cludendo dico che la ri&longs;olutione propria, &longs;ia mò reale, o artificiale, &longs;arà quella che ri&longs;ol­uerà il fine nelle &longs;ue parti e&longs;&longs;entiali. La im­propria &longs;arà per il contrario quella, laquale benche ri&longs;olua il fine, ò effetto, non lo ri&longs;ol­uerà però in parti e&longs;&longs;entiali, & è come quan do un corpo gra&longs;&longs;o &longs;i ri&longs;olue in magro per qualche egritudine ouero altra cagione. et que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione è quella che &longs;pe&longs;&longs;o è chiamata di&longs;&longs;olutione, laquale però è una co&longs;a mede&longs;ima con e&longs;&longs;a ri&longs;olutione imperfetta. Ari&longs;totele nelle Meteore usò que&longs;ta ri&longs;olutio­ne, quando di&longs;&longs;e che l'acqua &longs;i ri&longs;olue non in materia, & forma, ma in uapori, di che &longs;i generano poi le pioggie, le rugiade, le tem­pe&longs;te, & neui. Galeno parimente nel libro de i tumori fece la mede&longs;ima ri&longs;olutione, di­cendo che le po&longs;teme &longs;i ri&longs;oluono ouero in&longs;en­&longs;ibilmente, ouero per &longs;uppuratione, & à que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione ci riduce la ra­refattione, & altre &longs;imili operationi. Onde è manife&longs;to quanto &longs;ia differente la ri&longs;olutione perfetta, & propria, dalla imperfetta, & impropria: perche la imperfetta ri&longs;olue la co&longs;a, che ri&longs;olue non nelle parti che la co&longs;ti­tui&longs;cono, ma &longs;olo minui&longs;ce e&longs;&longs;e parti; ouero le di&longs;trugge (come auuiene nelle po&longs;teme.) Ma la ri&longs;olutione propria ri&longs;olue quello che ri&longs;olue nelle parti &longs;ue con&longs;titutiue, quali ri­mangono intiere, &longs;aluo che eßi ancora non &longs;ieno ri&longs;olubili in altre parti, come auuiene nella ri&longs;olutione dell'huomo, che &longs;i ri&longs;olue in anima, & corpo & il corpo in elementi; perche pati&longs;ce tale ri&longs;olutione, ma l'anima che non pati&longs;ce altra ri&longs;olutione, rimane in­tiera, & inuiolata. MOR. La ri&longs;olutione logica chiamano adunque, &longs;e bene ho inte&longs;o, quella che è fatta per l'intelletto, ilquale pro po&longs;to&longs;i un fine a&longs;cende ri&longs;oluendo quello in&longs;ino a gli ultimi principij da quali e&longs;&longs;o depende, & que&longs;ta ha &longs;imilitudine grandißima con la ri&longs;olutione reale perfetta, laquale Galeno nella con&longs;titutione dell'arte ne in&longs;egnò, in&longs;e­gnandone la medicina, & Ari&longs;totele nella po&longs;teriora ri&longs;oluendo la demo&longs;tratione TOM. È anco quella di che noi parliamo, & hauemo diffinita. Oltra di que&longs;to hauete da &longs;apere che alcuni (parlando pure della ri&longs;o­lutione fatta dall'intelletto) uolendo qua&longs;i in­ferire che la ri&longs;olutione logica &longs;ia di due &longs;orti, una che incomincia dal fine a tutta l'arte, & l'altra da tutta l'arte a primi principij, han­no detto, che Galeno nel libro della co&longs;titu­tione dell'arte usò due &longs;pecie di ri&longs;olutioni, una che &longs;i oppone alla compo&longs;itione & l'altra nò. Nella prima ri&longs;olutione incomincia e&longs;&longs;o Galeno dal fine, & de&longs;cende ri&longs;oluendo le parti di e&longs;&longs;o fine, fin che diuiene alle ultime parti di quello. Nell'altra incomincia da tutta l'arte, & parimente ri&longs;olue e&longs;&longs;a ne i &longs;uoi principij. Onde è manife&longs;to che quiui ha u&longs;ato due &longs;orti di ri&longs;olutioni, l'una dal fine a tutta l'arte; l'altra da tutta l'arte a &longs;uoi principij, prima proßimi, & poi remoti, & remotißimi. MOR. Fin qui a me pare che que&longs;ti dottißimi moderni habbino ragione. TOM. Hora a&longs;coltate con l'animo &longs;enza affet­tione, &longs;e uolete cono&longs;cere la uerità. Altra co&longs;a è Morello mio il cono&longs;cere il fine, & al­tra co&longs;a è il ri&longs;oluerlo, onde quando a giudi­tio loro ri&longs;olue il fine Galeno, non fa altro, a mio giuditio (quale con ogni &longs;ommißione però &longs;ottopongo a quello di chi &longs;a piu di me) che di&longs;criuerlo, & dichiararlo; percioche &longs;e egli &longs;olamente haue&longs;&longs;e detto che il fine del medico è la &longs;anità, non hauereßimo inte&longs;o, ne cono&longs;ciuto que&longs;to fine; per tanto è stato nece&longs;&longs;ario che &longs;ia dichiarato, & &longs;e l'ha di­chiarato co'l mezo del metodo ri&longs;olutiuo, non hauemo per que&longs;to da dire che tratti del fine con ordine ri&longs;olutiuo differente da quello con che tratta il re&longs;to dell'arte: & &longs;e il fine fo&longs;&longs;e &longs;eparato da e&longs;&longs;a arte, non accadrebbe che Galeno in molti luoghi dice&longs;&longs;e, che la ri&longs;olu­tione non incomincia dal fine, ma dalla co­gnitione del fine. Si che potete uedere che quella parte, che alcuni chiamano ri&longs;olutio­ne del fine a tutta l'arte ueramente (quan-tunque for&longs;e con qualche loro ragione l'hab­biano dimandata ri&longs;olutione) non e&longs;&longs;ere altro che una de&longs;crittione del fine, fatta accioche co no&longs;ciamo e&longs;&longs;o fine. Il medico che uuole me­dicare deue &longs;apere l'arte, & anco il modo di medicare: l'arte s'impara co'l mezo della ri­&longs;olutione de i theoremi: il modo del medicare parte s'impara co'l mezo di e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, & parte ancora co'l mezo della pratica. Et però dicea che la medicina hauea due gambe che la &longs;o&longs;teneuano, & quando l'una manca, la medicina non può stare in piedi commoda­mente. Per tanto è nece&longs;&longs;ario, che prima il medico habbia co'l mezo della ri&longs;olutione, l'arte, laquale &longs;ia poi confirmata anche dalla pratica, & gli ba&longs;ta una &longs;ola ri&longs;olutione, come ultimamente Galeno ne ha in&longs;egnato nel libro della co&longs;titutione dell'arte, & quan do uuole medicare &longs;econdo che ha ritrouato per mezo della ri&longs;olutione, deue incomincia­re da &longs;egni, che erano i principij della ri&longs;olu­tione, liquali dimo&longs;trano co&longs;i la &longs;orte del ma le, come anche la temperatura dell'ammala­to; & da que&longs;ti uenir&longs;ene in&longs;ino all'ultimo. Onde appare che non ui è piu d'una &longs;pecie di ri&longs;olutione, laquale &longs;i oppone alla compo&longs;itio ne; & anco dobbiamo auertire che Galeno nel &longs;udetto luogo non in&longs;egna l'arte come uogliono alcuni, ma in&longs;egna bene il modo di fare l'arte, & e&longs;&longs;ercitarla ancora. MOR. Non ho uoluto interrompere il uo&longs;tro parlare, ac­cioche non interrompe&longs;&longs;e in&longs;ieme la mia intel ligenza, ma hora che è benißimo informata de&longs;idero di &longs;apere, perche hauete detto, & come ueramente è, che la ri&longs;olutione inco­mincia dalla cognitione del fine: &longs;e mai può incominciare da altra parte che dall'ultimo fine. TOM. Qui bi&longs;ogna intendere, però di­temi che co&longs;a uoi intendiate per altra parte che ultimo fine? MOR. Voglio intendere co­me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, il Mu&longs;ieo ha per fine l'operatione sì: ma ha anco un'altro fine che è il dilettare; incominciarà egli dall'ope­ratione, ouero dal dilettare nel fare la ri&longs;o­lutione della &longs;ua arte? TOM. Accioche que&longs;ta que&longs;tione non &longs;ia punto di&longs;taccata dall'ordin no&longs;tro, uoglio che noi prima ueggiamo che co&longs;a è fine, accioche per il mezo della diffini­tione poßiamo uedere &longs;e le &longs;pecie di e&longs;&longs;o fine, come anche &longs;e indifferentemente incomincia da qualunque &longs;pecie di fine, ouero nò. Si &longs;uole adunque diffinire il fine in que&longs;ta manie ra, che &longs;ia quello a che un'altro uiene ordina to, ouero realmente ouero dall'intelletto &longs;olo &longs;olamente & quel fine a che le co&longs;e realmen­te &longs;ono ordinate è reale, & è quello da che incomincia la ri&longs;olutione detta reale, & ri­&longs;olutione delle co&longs;e. Il fine a che &longs;ono poi le co&longs;e ordinate dall'intelletto, è un fine artificia­le, & da que&longs;to incomincia la ri&longs;olutione chiamata da noi ri&longs;olutione dell'arte, & da altri ri&longs;olutione di teoremi. Cia&longs;cuno di que­&longs;ti fini &longs;i può con&longs;iderare in piu modi, cioè nelle co&longs;e naturali il fine &longs;arà opera, ò per dir meglio, corpo naturale; nelle co&longs;e &longs;opra­naturali il fine &longs;arà il mede&longs;imo con l'agente: percioche lo &longs;peciale fine delle intelligenze è la eternità loro, cioè che loro altro non fan­no che perpetuar&longs;i; a talche il fine è in loro i&longs;teßi. Se anco con&longs;ideriamo il fine artificia­le, cioè il fine delle arti, fatte co'l mezo del la con&longs;ultatione noi lo ritrouaremo, parte opera, parte attione &longs;ola, & parte ancora un'altra co&longs;a, che non &longs;ara ne attione, ne opera. Si come, per e&longs;&longs;empio, il fine del­l'arte dell'edificare è l'opera, che è l'edificio, il fine dell'arte medicinale è la &longs;anità, laqua­le non è attione, non è anche opera in un certo modo dell'artefice: percioche egli a&longs;&longs;olu tamente non è quello che faccia la &longs;anità, come è il muratore edificator della ca&longs;a: il fine del mu&longs;ico è il cantare, che è la opera­tione di e&longs;&longs;o mu&longs;ico. MOR. Di gratia ferma­teui, que&longs;ti e&longs;&longs;empi mi confondono di sì fatta &longs;orte, che io non sò punto che co&longs;a mi debba dire. Ari&longs;totele nel primo dell'ctica, oue fa la di&longs;tintione del fine, pare à me che egli dica che ogni &longs;orte di arte habbia tre fini, l'attione, l'opera che rie&longs;ce dall'attione, & que&longs;ti due &longs;i contengono nell arte, & ultima­tamente hanno lo &longs;copo, per ilquale fanno le attioni, & l'opera in&longs;ieme, & que&longs;to è quel lo che uorrei &longs;apere da uoi, cioè da quale di que&longs;ti tre fini incomincia la ri&longs;olutione. TOM. Il non &longs;apere ancora doue io mi uoglia riu&longs;cire, ui fa importuno: a&longs;pettate un poco ui prego, che uerro ado&longs;&longs;o a quello che ha­uete detto uoi, & in&longs;ieme ui &longs;ueglierò il que &longs;ito. Per tanto dico che &longs;ono tre &longs;orti di fine nelle arti, &longs;i come hauete detto uoi, & che il fine &longs;i diffini&longs;ce, come ho di gia detto, & è diffinitione d' Ari&longs;totele nella metafi&longs;ica, & anco nel luogo che hauete citato uoi. oue a&longs;&longs;o lutamente parlando di e&longs;&longs;o fine dice, che il fine è quella co&longs;a, che non è per altri, ma altri per lei. MOR. Se bene io mi raccordo, Galeno nel libro, che egli chiama delle cau&longs;e procatartice, diffini&longs;ce il fine con la i&longs;te&longs;&longs;a diffi­nitione, cioè che &longs;ia una co&longs;a, allaquale ogni altra co&longs;a che precede innanzi a lei, &longs;i gli ri­feri&longs;ce. TOM. Volete pure che anche Galeno introuenga in que&longs;ta diffinitione. MOR. Non &longs;e gli farebbe egli torto? hauendolo noi piglia to per no&longs;tra guida in&longs;ieme con Ari&longs;totele? TOM. Sta bene, & dapoi che non l'hauete detto uoi, dico io che in quello i&longs;teßo luogo egli dice che il fine &longs;i può chiamare intentione &longs;uggetto, & utilità. ilche fa molto a propo­&longs;ito per la diui&longs;ione de i fini, percioche per il &longs;uggetto potemo intendere noi l'opera, per l'intentione le operationi, & per l'utilità quel lo che non è, ne il primo, ne il &longs;econdo, ma un'altro fine. Hor accioche le gia tre diffe­renze propo&longs;te da uoi, & confirmate da me, paiono na&longs;cere dalla diffinitione, ueggiamo come la diffinitione del fine conuenga alle ope rationi. Nella retorica il fine è la operatio­ne, che è l'ottimamente orare; all'ottimo ora re &longs;ono ordinate tutte le parti della oratione, che è la bella inuentione, la bella di&longs;po&longs;itione, con l'appropriata eloquenza, & altrc che non occorre di raccontarle in que&longs;to luogo. Ecco adunque che tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ono ordi­nate alla operatione, che è il bene orare, & il bene orare non &longs;i riferi&longs;ce ad altri. Conuie ne anco la diffinitione all'opera, come allo edi ficio: perche tutte le co&longs;e, che &longs;ono procedute auanti allo edificio, &longs;i riferi&longs;cono ad e&longs;&longs;o edi­ficio, ne e&longs;&longs;o &longs;i riferi&longs;ce ad altri, con&longs;iderato però come fine del muratore, non dico dell ar-tefice, perche per auentura lo riferi&longs;ce a un'al­tro fine, &longs;i come gia dicemmo di &longs;opra. Con uiene anco la diffinitione, & for&longs;e più compi tamente che alli &longs;udetti a quel fine, che non è ne attione, ne opera. La onde &longs;aranno tre &longs;pecie di fine. Che mò ogni &longs;orte di arte, la­&longs;ciate le &longs;cienze, po&longs;&longs;ano hauere que&longs;te tre &longs;orti di fine, poi che lo dice Ari&longs;totele, gli crederemo &longs;enza piu oltra cercare. Da qua­le &longs;pecie incomincia la ri&longs;olutione, hora lo diremo, ma a maggiore, & piu ampla dot­trina dico innanzi che uenga alla conclu&longs;ione, che &longs;empre co&longs;i nelle co&longs;e naturali, come nelle artificiali, & &longs;opranaturali, &longs;i deue con&longs;i­derare qual &longs;orte de i gia detti fini è quello che prima muoue all'attione, perche que&longs;to è quel fine, a mio giuditio, dal quale in comincia la ri&longs;olutione; &longs;ia mò opera, o ope­ratione, ò &longs;copo, que&longs;to importa pochißimo, pur che intendiate che &longs;ia quello che prima muoue, dalla cognitione del quale &longs;empre in­comincierà e&longs;&longs;a ri&longs;olutione; & debbe&longs;i auerti re che que&longs;to tal fine alle uolte ha l'e&longs;&longs;ere &longs;o­lamente nell'animo, innanzi dico, che la co&longs;a &longs;ia fatta; alle uolte anco ha l'e&longs;&longs;ere & nel­l'animo, & fuora dell'animo, cioè nella ma­teria. Quando ha l'e&longs;&longs;ere nell'animo, & &longs;i­milmente fuora, benche quello che è nella mente rappre&longs;enti quello che è di fuori, non dimeno tra loro è qualche differenza; percio che quello che è nella mente è agente del mo­to, ouero operatione, & quello che è di fuo ra, è ueramente fine del moto; &longs;i come per e&longs;&longs;empio lo edificatore ha nell'animo la forma della ca&longs;a, & anco (ouero al meno) può e&longs;&longs;ere e&longs;&longs;a ca&longs;a fuora dell'animo materialmen­te, onde la forma della ca&longs;a che è nell'animo muoue lo edificatore a fare ogni opera per con &longs;eguire la ca&longs;a materialmente &longs;imile a lei. Eccoui dunque che la forma della ca&longs;a nell'in­telletto è come agente, & la materiale è co­me fine di ogni attione. Quando ha &longs;olamen te l'e&longs;&longs;ere nell'animo, all'hora quella forma che è nell'animo muoue in quanto agente, & è ancora in quanto fine del moto; ilche Ari­&longs;totele parlando dell'attione di Dio, & delle intelligenze, diceua conuenir&longs;i alle intelligen ze per &longs;e, & non per accidente, ma &longs;e per &longs;orte &longs;i ritroua&longs;&longs;e hauere l'e&longs;&longs;ere il fine in quel modo che habbiamo detto nelle co&longs;e naturali, ouero artificiali, che era per accidente. On­de in conclu&longs;ione ui dico che la ri&longs;olutione, &longs;e &longs;arà delle co&longs;e, il cui fine è &longs;olo nella men­te, incominciarà da e&longs;&longs;o fine; &longs;e anco &longs;arà del le co&longs;e, & che hanno il fine nella mente, & anco fuori, incomincierà da quello che è nella mente, come quello, che è primo dell'altro per e&longs;&longs;ere principio & efficiente del moto, & l'altro il fine, & come quello ancora, a che &longs;i riferi&longs;cono tutte le attioni, & parti, che &longs;ono &longs;otto di lui, come ben diceua la diffinitio ne conuenir&longs;i al uero fine. MOR. Ò ottima determinatione, di che certo non &longs;i potea da­re la migliore, ne che fo&longs;&longs;e piu ri&longs;oluta, & chiara, non &longs;aprei de&longs;iderare piu co&longs;a ueru­na, che nece&longs;&longs;aria fo&longs;&longs;e a cono&longs;cere perfetta­mente l'ordine ri&longs;olutiuo, eccetto che gli e&longs;&longs;em pi in diuer&longs;e facultà, come hauete prome&longs;&longs;o di dare. TOM. Ò ui &longs;arà bene auanzato qualche &longs;cropolo. MOR. Certo che per hora non ho che dubitare: non uoglio dire che &longs;entendoui non po&longs;&longs;a ancora uenire in qualche dubitatione, ilche però qua&longs;i non credo. TOM. Fate bene a mettere la co&longs;a in for&longs;e, accioche non re&longs;ta­&longs;te po&longs;cia ingannato. MOR. Io ho que&longs;ta &longs;pe­ranza di uoi, che quando bene io haueßi giu­rato nel nome uo&longs;tro di piu non dubitare, che mi a&longs;&longs;oluere&longs;te, & non ui la&longs;ciare&longs;ti aggra­uare la fatica per &longs;atisfarmi. TOM. Di a&longs;&longs;ol­uerui non starebbe a me, ma potrei bene ab­braciare quella fatica, laquale mai ho fug­gito, & meno fuggirò, purche io cono&longs;ca di farui utile & appiacere; & per uenire a quello che mi hauete domandato, eccoui l'e&longs;&longs;empio della ri&longs;olutione. Se uoi uolete &longs;a­nare la febbre, è forza, che leuiate la cagio ne immediata di e&longs;&longs;a, laquale è la putrefat­tione de gli humori, ecco che di qui na&longs;cono due intentioni, l'una che na&longs;ce dalla febbre, l'altra che na&longs;ce dalla putrefattione de gli hu mori; & quella che na&longs;ce dalla febbre a un tratto ui dimo&longs;tra, che uogliate leuare la febbre che è in atto, & che uietiate &longs;imilmen te cheun'altra di nuouo non &longs;i faccia la putre fattione &longs;imilmente ui dimo&longs;tra & che leuia­te quella putredine che è gia fatta, & che prouediate anco con i&longs;trumenti conueneuoli, che piu non &longs;e ne faccia di nuouo. A douere uietare quello che &longs;i può fare che non &longs;i fac­cia, è di bi&longs;ogno leuare la &longs;ua cagione, che è l'impedimento della re&longs;piratione, e&longs;&longs;a &longs;i leua­rà in due modi, & rimouendo gli humori, che continuamente corrono, & accre&longs;cono le o&longs;truttioni, & euacuando ancora quegli che con la &longs;ua pre&longs;enza fanno le &longs;udette o&longs;truttio­ni, & quelli &longs;i leuaranno con il taglio della uena, & que&longs;ti con gli aperienti. Oltra di que&longs;to, bi&longs;ognarà anche procurare che tali &longs;u­perflui humori piu oltre non &longs;i generino, iqua li po&longs;&longs;ano di nuouo correre, & fare la o&longs;trut tione, al che &longs;i prouederà con la ragione del uiuere, cioè co'l fare che i cibi, il bere, l'aere, l'e&longs;ercitio, il &longs;onno, le uigilie, & la euacuatione, & repletione, per numerarle tutte, &longs;ieno di tal maniera ordinati, che non po&longs;&longs;ano cau&longs;are ecce&longs;&longs;o alcuno, ma piu to&longs;to con l'attemperare accre&longs;cano la uirtù nel cor­po humano; & in que&longs;to modo dal fine dell'ar te, per mezo della ri&longs;olutione &longs;arete diuenuto a i principij della operatione, che &longs;aranno i medicamenti, & la ragione delle &longs;ei co&longs;e non naturali. MOR. Incomincierà dunque la com po&longs;itione da i medicamenti, & co&longs;e non natu rali nell'arte medicinale? TOM. Incomincierà certo. Che, ui è for&longs;e nato di gia qualche &longs;cropolo? MOR. Certo sì, che non me ne ho potuto tanto riparare. TOM. Hor ditelo. MOR. Non sò come (&longs;e i principij del medi­co &longs;ono i medicamenti, & le co&longs;e non natura li) Auicenna habbia &longs;critto la medicina nel l'ordine compo&longs;itiuo, come per lo piu de gli &longs;crittori tengono: perche e&longs;&longs;o incomincia da gli elementi, & non da medicamenti. TOM. Arguta, & dotta ueramente è la uo­&longs;tra dubitatione Morello, & tanto difficile che diuer&longs;e &longs;olutioni &longs;ono state da diuer&longs;i da­te, ma come &longs;atisfacciano al que&longs;ito uoi l'udi re. Alcuni dicono che la medicina è cono &longs;ciuta dal medico, & dal filo&longs;ofo, ma però diuer&longs;amente perche il filo&longs;ofo cono&longs;ce tutte le parti della medicina, naturale, non natu­rale, & oltra natura, in quanto che tali &longs;o­no, ma però non &longs;ono indirizzate, & meno cono&longs;ciute in quanto che giouano alla con&longs;er­uatione, ouero alla ricuperatione della perdu ta &longs;anità. Ma il medico, &longs;upponendo la co­gnitione del filo&longs;ofo, gli cono&longs;ce in quanto che gli po&longs;&longs;ono recare aiuto nel &longs;anare, ouero nel con&longs;eruare la &longs;anità, però dicono eßi che quan do Auicenna tratta nel principio diffu&longs;amen­te de gli elementi, & de gli humori, confon­de la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. Fin qui eglino hanno detto il uero, ma non hanno gia leuata la dubitatione, perche non hanno re&longs;a la cagione perche incominci Aui­cenna da gli elementi, & Galeno nella co&longs;ti­tutione dell'arte (oue in&longs;egna trattare la me­dicina nell'ordine ri&longs;olutiuo) po&longs;e fine ne i me dicamenti, da che incomincia la compo&longs;itio­ne, & come anco &longs;i puo uedere nella ri&longs;olu­tione pur hora fatta da noi. Se pure non uo­le&longs;&longs;ero dire copertamente (co&longs;a che non cre­do) che Auicenna non ha u&longs;ato ordine ueru no, ilche &longs;arebbe molto disdiceuole, & però credo io che egli habbia u&longs;ato l'ordine compo &longs;itiuo, & ri&longs;olutiuo in&longs;ieme, & accioche non ui paia strano il dire che Auicenna habbia u&longs;ato due ordini che &longs;i oppongono l'uno all'al-tro. Douete &longs;apere che in qualunque facultà &longs;i uoglia, o &longs;ia arte o &longs;ia pure &longs;cienza, che &longs;i può con&longs;iderare due maniere d'ordine, de qua li uno s'a&longs;petta a i teoremi, ouero concetti communi di quella facultà; l'altro che s'a&longs;pet ta a le co&longs;e, ouero &longs;uggetto di quella facultà; & è altra co&longs;a con&longs;iderare l'ordine de i teore mi, altra con&longs;iderare l'ordine delle co&longs;e; & però quando Auicenna propone di uoler trat­tare prima gli uniuer&longs;ali, & poi i particola ri precetti dell'arte medicinale, intende de i teoremi, & non delle co&longs;e, & qua&longs;i mi mo­&longs;tra a dito quale ordine ha da o&longs;&longs;eruare nella medicina in quanto a i teoremi. MOR. Che co &longs;a intende egli per particolari Teoremi? inten de egli le &longs;pecie ultime de teoremi? TOM. Co&longs;i apunto, & Galeno in&longs;ieme per elementi del­l'arte inte&longs;e le &longs;pecie de teoremi. Hora dun­que l'i&longs;te&longs;&longs;o Auicenna dice, che il &longs;uo proce&longs;&longs;o nella medicina &longs;arà da gli uniuer&longs;ali, a &longs;em­plici, & particolari teoremi: ui dimando quale &longs;ia quell'ordine, che &longs;erue il &longs;udetto proce&longs;&longs;o, non è la ri&longs;olutione? adunque Aui cenna in quanto a i teoremi &longs;erua l'ordine ri­&longs;olutiuo. MOR. Piano un poco di gratia, non hauete uoi detto hor hora che la ri&longs;olutione incomincia dal fine, & che il fine è quello, alquale tutte le co&longs;e innanzi a lui s'indirizza-no, & e&longs;&longs;o non &longs;arà indirizzato a co&longs;a ueru na, & che anco è quello, che prima muoue, come potrà e&longs;&longs;ere ordine ri&longs;olutiuo quello che incomincia da gli uniuer&longs;ali teoremi, & uà a i particolari, e&longs;&longs;endo che nell'arte medicina le non &longs;i puo ritrouare teorema, alquale con uengano le proprietà del fine. TOM. Come, che non ui &longs;i ritroua teorema, ilquale è come fine di tutta l'arte? Non pigliò Galeno la diffinitione dell'arte nel libro della co&longs;titutione dell'arte? & la ri&longs;ol&longs;e in&longs;ino alle ultime &longs;pecie di teoremi? que&longs;to non mi potete gia negare. Però anco Auicenna piglia que&longs;to teorema uniuer&longs;ale dell'arte, cioè la diffinitione dell'ar te, & la ri&longs;olue in&longs;ino nelle ultime &longs;pecie di teoremi, & però &longs;e noi riguardiamo (come ho gia detto) li teoremi, &longs;erua l'ordine ri&longs;o­lutiuo, come ha fatto Galeno nel libro della co&longs;titutione dell'arte, ma &longs;e riguardiamo le co&longs;e, noi diremo con gli altri che ei &longs;erua l'or dine compo&longs;itiuo, & però incomincia dalle co&longs;e piu &longs;emplici nell'arte, che &longs;ono gli elemen ti, & douete &longs;apere che l'ordine nelle co&longs;e non è nece&longs;&longs;ario, &longs;e una non depende dall'altra, co me fanno nell'arte medicinale, perche (come ben diceua Galeno) le co&longs;e compo&longs;te dependo no dalle &longs;emplici, oue diceua che è co&longs;a da poco prudente nel dichiarare &longs;cienza, o arte andare dalle co&longs;e compo&longs;te alle &longs;emplici, e&longs;&longs;en do che le compo&longs;te dependono da e&longs;&longs;e &longs;empli­ci. Ilche cono&longs;cendo bene Auicenna, de&longs;ide ro&longs;o di far&longs;i intendere, incominciò dalle co&longs;e &longs;emplici, alle compo&longs;te andando; & che ui parerebbe &longs;e ui diceßi che Galeno ha o&longs;&longs;erua­to l'i&longs;te&longs;&longs;o ordine ne i libri del metodo curati­uo? noi ueggiamo chiarißimamente che egli o&longs;&longs;erua quelle regole lequali e&longs;&longs;o ne ha in&longs;e­gnate nel libro della co&longs;titutione dell'arte, cioè incomincia da i Teoremi piu compo&longs;ti, & uniuer&longs;ali, & &longs;e ne uà uer&longs;o li &longs;emplicißimi, & particolari. Ma &longs;e con&longs;ideriamo poi le co&longs;e, egli &longs;egue il compo&longs;itiuo, & &longs;on ben &longs;icuro, che uoi ui marauigliarete &longs;e con Ale&longs;­&longs;andro ui dirò che Ari&longs;totele ha ancor egli nella filo&longs;ofia naturale u&longs;ato l'ordine ri&longs;oluti­uo, & che ha detto di propria bocca uolerlo u&longs;are quando nel quarto te&longs;to (&longs;e ben mi rac­cordo) egli dice che &longs;i deue &longs;eruare que&longs;to ordine, cioè dall'uniuer&longs;ale, andare a i par­ticolari. Ilche interpretando Ale&longs;&longs;andro di­ce, che non debbiamo intendere per uniuer&longs;a le l'uniuer&longs;ale in predicare, ma dobbiamo in tendere i concetti uniuer&longs;ali, come &longs;e dice&longs;&longs;e Ari&longs;totele, che uuole procedere da i piu com­muni concetti a quelli che &longs;ono particolari, & co&longs;i il proce&longs;&longs;o di e&longs;&longs;o ne i concetti, &longs;arà da gli uniuer&longs;ali a i particolari; & &longs;e uogliamo anco auuertire a quello che dice Auerroe nel prologo, noi non uederemo altro ordine in Ari&longs;totele (parlando però quanto a i con cetti) che quello che uà dall'uniuer&longs;ale al par ticolare. Onde per que&longs;to ancora dobbiamo con cludere che Ari&longs;totele in quanto a i concetti ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, in quanto poi alle co&longs;e ha u&longs;ato il compo&longs;itiuo. MOR. Certamen te &longs;e non haue&longs;te mo&longs;trato con la ragione in mano quello che hauete detto, non &longs;olo mi &longs;arei marauigliato, ma stupito; anzi hora per dirui il uero stupi&longs;co, come mai la &longs;otti­gliezza del uo&longs;tro ingegno habbia potuto ri­trouare, & penetrare a &longs;i alti, & &longs;ecreti concetti, a quali appena tirato dalla ragione po&longs;&longs;o io accenderui. TOM Secreti &longs;ono quegli che da un &longs;olo, & non piu &longs;ono &longs;aputi, ma io non &longs;on &longs;olo che habbia cono&longs;ciuta que&longs;ta uerità. Onde ritornando a propo&longs;ito diremo che Auicenna quanto s'a&longs;petta alli Teoremi dell arte ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale è poco differente dalla uia diui&longs;iua &longs;econdo Galeno. Ha u&longs;ato poi l'ordine compo&longs;itiuo in quanto alle co&longs;e, cioè pigliando e&longs;&longs;e non in quanto &longs;ono nel concetto commune, ma in quanto &longs;ono parte, & &longs;emplici principij del corpo humano. Que&longs;ta adunque al mio giu-ditio è la cagione perche Auicenna habbia incommciato da gli elementi, & non da i me dicamenti. MOR. Ha poi egli o&longs;&longs;eruato intie­ramente gli ordini che hauete detto &longs;eruare. TOM. Non gia e&longs;qui&longs;itamente, perche &longs;e ben riguardiamo nel proce&longs;&longs;o del &longs;udetto Auicen na, noi uederemo che nell'uno, & nell'altro ordine non &longs;erua in tutto in tutto quello che douerebbe, & uorrebbono eßi ordini, & ue deremo oltra di cio che tratta le co&longs;e in modo tale, che confonde la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. MOR. Hor &longs;ia come &longs;i uo­glia, ri&longs;oluetemi di gratia tutta l'arte medi­cinale, perche &longs;pero che que&longs;ta ri&longs;olutione mi liberarà da molti intrichi. TOM. Mi dimanda te, anzi mi uolete a&longs;trignere a pigliare un carico piu graue di quello che ui pen&longs;ate, perche d'una ri&longs;olutione della medicina che mi domandate &longs;arò a&longs;tretto per &longs;odisfarui a faruene due. MOR. Mi rincre&longs;ce certo a im­porui tanto pe&longs;o &longs;opra le &longs;palle, ma non po&longs;&longs;o fare di meno, non uolendo re&longs;tare &longs;enza qual­che o&longs;curaggine nella mente. TOM. Horsù fac cia&longs;i a uo&longs;tro modo, & il tutto dica&longs;i breue­mente, ponendo che la &longs;anità è fine della me­dicina, laquale ouero che è pre&longs;ente, ouero ab&longs;ente: &longs;upponiamo che &longs;ia pre&longs;ente, per con&longs;eruarla fu di mi&longs;tiero di con&longs;eruare l'equalità nel corpo humano; & in che mo­do con&longs;eruaremo noi l'equalità? &longs;e cono&longs;cen­do le cau&longs;e effettrici di e&longs;&longs;a &longs;anità, & le cau­&longs;e parimente del &longs;uggetto di e&longs;&longs;a, ci sforzare­mo di operare talmente, che e&longs;&longs;e &longs;ieno tali, che po&longs;&longs;ano con&longs;eruare la &longs;udetta &longs;anità; & prima incominciaremo dalle cau&longs;e efficienti come da piu uniuer&longs;ali, & ultime, lequali per una certa analogia che hanno col corpo &longs;ano, & ammalato, &longs;ono chiamate cau&longs;e &longs;a­lubri, & in&longs;alubri, de quali alcune &longs;ono nece&longs;&longs;arie come l'aere, il cibo, il bere; al­cune altre &longs;ono meno nece&longs;&longs;arie, uoglio dire che non &longs;ono di tanta neceßità all'huomo, quanta le prime. & &longs;ono l'e&longs;&longs;ercitio, il &longs;on­no, le uigilie, la repletione, & euacuatio­ne, & &longs;econdo alcuni ancora il coito. MOR. Le &longs;ei co&longs;e adunque non naturali &longs;ono lc cau&longs;e effettrici della &longs;anità, ma ditemi qua le di que&longs;te &longs;i dourà trattare in prima? TOM. Per non hauere tra di loro ri&longs;petto di primo, & ultimo, ouero di tutto, & par­te, quali &longs;ono cagioni dell'ordine, po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere trattate da cia&longs;cuno &longs;econdo che gli pia ce. Tuttauia uolendoli dare quello piu con­ueniente che po&longs;&longs;ono hauere, deue&longs;i prima trattare delle uniuer&longs;ali, e come in que&longs;to ha fatto bene Auicenna cominciando dall'aere; nel re&longs;to &longs;i deue &longs;eruare l'ordine accidentale &longs;e &longs;i può, quando nò raccorra&longs;i al metodo; che &longs;arà da trattare in prima delle piu cono­&longs;ciute. Trattato poi che &longs;i ha delle cau&longs;e con &longs;eruatrici della &longs;anità, &longs;i deue di poi uenire alle cau&longs;e del &longs;uggetto, lequali ouero che &longs;o­no materiali, ouero formali: le formali &longs;ono le uirtù, & operationi; le materiali &longs;ono gli elementi, & gli humori, & tra que&longs;ti &longs;i &longs;eruarà il metodo cominciando dalle piu note che &longs;ono le formali, & però &longs;i di&longs;tingueran­no le uirtù, & operationi nelle &longs;ue proprie &longs;pecie, & da que&longs;te &longs;i uerrà alli materiali, & prima &longs;i trattarà de i membri compo&longs;ti, & poi de &longs;emplici, à quali &longs;eguiranno le tempe­rature, gli humori, & finalmente gli ele­menti; & qui farà fine la prima ri&longs;olutione, laquale compita, non occorre che altro fac­cia il medico, &longs;e non pigliar&longs;ene le cau&longs;e con­&longs;eruatrici, & adoperarle in con&longs;eruare, & tutte le altre che concorrono alla co&longs;titutione del corpo &longs;ano. MOR. Que&longs;ta è la ri&longs;olutio ne che fece Ari&longs;totele nel &longs;ettimo della Meta­fi&longs;ica, &longs;e ben mi raccordo, laquale uoi piu facilmente hauete e&longs;plicata, & però ui a&longs;pet­to &longs;enza indugio à fare la ri&longs;olutione della &longs;anità che deue e&longs;&longs;ere ricuperata. TOM. Se la &longs;anità è ab&longs;ente, bi&longs;ogna per ricuperarla, ricuperare la equalità del corpo di già perdu­ta, & que&longs;to &longs;i farà co'l mezo delle cau&longs;e efficienti della qualità, quali &longs;ono tre, la dieta, la farmacia, & chirurgia, cia&longs;cuno di que&longs;ti tre generi di cau&longs;e deue e&longs;&longs;ere diui&longs;o nelle &longs;ue &longs;pecie, & da que&longs;ti poi bi&longs;ogna ue­nire à i &longs;uggetti, & con&longs;iderare la inequa­lità di eßi, lequali ò che &longs;ono nelli membri, ò ne gli humori, ouero nelle temperature, & finalmente &longs;i deue uenire ri&longs;oluendo que&longs;te parti come fatto habbiamo nell'altra ri&longs;olutio­ne in&longs;ino à gli elementi; & qui fini&longs;ce la ri&longs;o­lutione della &longs;anità perduta, laquale è oppo­&longs;ita all'ordine compo&longs;itiuo, che ha &longs;eruato Aui cenna; percioche doue fini&longs;ce e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, incomincia la compo&longs;itione; & perche fini&longs;ce da gli elementi, & però da eßi comincia Auicenna, & ueramcnte &longs;i potrebbe tolera­re Auicenna in quanto à gli ordini, al parer mio, &longs;e non confonde&longs;&longs;e, come ho già detto, la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. MOR. Qui mi na&longs;cono molte difficultà, di­co, intorno à que&longs;te ri&longs;olutioni, percioche mi pare che uoi per fauorire e&longs;&longs;o Auicenna, habbiate contradetto ad Ari&longs;totele, & à Ga­leno: ma per non entrare in co&longs;i profondo pe­lago uoglio quietarmi. TOM. Ditemi di gra­tia quali &longs;ieno; perche altramente io re&longs;tarei tutto hoggi &longs;o&longs;pe&longs;o. MOR. Purche poi non ue ne pentiate, ogni co&longs;a andarà bene. Ari&longs;to­tele nel &longs;ettimo della metafi&longs;ica dice, che noi dobbiamo ri&longs;oluere il fine in&longs;ino nel principio, dalquale noi poßiamo incominciare ad opera­re, parlando de le facultà che &longs;ono con con­&longs;ultatione, cioè delle arti, & dà l'e&longs;&longs;empio dell'ecce&longs;&longs;o della calidità, ilquale uolendolo emendare, fà di me&longs;tiero che noi lo cono&longs;ciamo, & non lo potiamo cono&longs;cere &longs;e non contaua­mo prima il &longs;uo &longs;uggetto, & le &longs;ue operatio­ni; ecco adunque che nella ri&longs;olutione &longs;i ante­pongono le cau&longs;e naturali, co&longs;i formali, co­me materiali, lequali concorrono à fare cono &longs;cere e&longs;&longs;o ecce&longs;&longs;o della calidità, & cono&longs;ciuto che habbiamo l'ecce&longs;&longs;o, debbiamo poi ri&longs;ol­uere le cau&longs;e effettrici, della &longs;anità, lequali correggono l'ecce&longs;&longs;o nella calidità, & ne la ritornano al proprio stato, & grado; & in que&longs;to modo la ri&longs;olutione finirà doue incomin cierà la compo&longs;itione. TOM. A que&longs;to io non ho altra ri&longs;po&longs;ta di quella, che ui ho con mia gran fatica data di &longs;opra, &longs;e alla giornata mi occorrcrà &longs;olutione, che io giudichi douer ui acquietare l'intelletto, non mancarò di faruene parte. Per tanto contentateui di quel la che detta habbiamo, & perche &longs;alua Auicenna, & &longs;alua anco Ari&longs;totele con Galeno in&longs;ieme. MOR. Io mi contento pur troppo della &longs;olutione che hauete data, ma mi è paruto i&longs;trano che uoi habbiaté nella ri­&longs;olutione uoluto piu to&longs;to e&longs;&longs;ere con Auicenna, che con gli altri, & che habbiate uoluto che egli &longs;ia stato ordinatißimo, dico nel di&longs;porre cia&longs;cuna parte. TOM. Anzi ho detto che non ha nel congiugnere le parti in&longs;ieme &longs;er­uato esqui&longs;ito ordine, ma ho fatta la ri&longs;olu­tione, laquale &longs;i oppone alla &longs;ua compo&longs;itio­ne per mo&longs;trarui in che modo egli &longs;i po&longs;&longs;a &longs;al­uare. MOR. Hor &longs;ono contento di quello che uolete uoi, ueniamo pure alla ri&longs;olutione del le altre arti, & &longs;corriamo al fine. Il fine della ca&longs;a è come gia è stato detto, cioè che ne guardi da pioggie, & da tempe&longs;tuo&longs;i tem­pi, & da ogni &longs;orte di offen&longs;ione, che ne po&longs;&longs;a e&longs;&longs;er fatta, ò da nemici, ouero da animali irrationali, ò altre cagioni e&longs;teriori. Ecco che per cono&longs;cere il fine della ca&longs;a, bi&longs;ogna cono&longs;cere le &longs;orti delle offe&longs;e, & que&longs;ta cogni tione non è ri&longs;olutione, ma cognitione di eßo fine, come diceuate uoi della medicina; & qui &longs;i deue notare che colui che ri&longs;olue, comincia dal fine e&longs;terno non à ri&longs;olutione, ma à cono­&longs;cere, percioche è il primo ( come hauete detto) che muoue l'intelletto alla ri&longs;olutione: perche &longs;i come la unità non è numero, benche &longs;ia principio del numero, co&longs;i parimente il fine e&longs;terno è principio della ri&longs;olutione, ma e&longs;&longs;o però non è nella ri&longs;olutione; & percio bene hanno detto coloro, che negarono la ri­&longs;olutione incominciare dal fine e&longs;terno, cioè che il fine e&longs;terno &longs;i ri&longs;olue&longs;&longs;e, perche la ri­&longs;olutione incomincia &longs;olamente à ri&longs;oluere il fine interno, quantunque dalla cognitione del l'ultimo fine ce ne ueniamo à ritrouare gli im mediati principij, mediati, remoti, & re­motißimi delle arti; ne starò à ri&longs;oluere la ca­&longs;a perche di &longs;opra la ri&longs;olue&longs;te uoi à pieno; hora mò ui a&longs;petto con l'e&longs;&longs;empio della filo&longs;o­fia. TOM. Eccolo &longs;enza indugio. Il fine del filo&longs;ofo naturale è il cono&longs;cere il corpo natura­le; la cui cognitione con&longs;i&longs;te nelle &longs;petie, on­de ba&longs;ta al filo&longs;ofo naturale à cono&longs;cere tutte le &longs;petie de i corpi mi&longs;ti, co&longs;i per&longs;etti, come imperfetti; & de perfetti co&longs;i animati, come inanimati; & de animati co&longs;i &longs;en&longs;ibili, come in&longs;en&longs;ibili; de &longs;en&longs;ibili co&longs;i rationali, come irrationali, quali tutti non &longs;i po&longs;&longs;ono cono­&longs;cere &longs;enza la cognitione de i loro principij, cioè materia, fine, forma, & efficiente, per tanto fa di me&longs;tieri di cono&longs;cere le cau&longs;e che le producono, gli elementi, & i principij di eßi elementi: à talche dalla cognitione del fine ri&longs;oluendo diuiene à ritrouare tutte le parti, ò principij del corpo naturale ordina­tamente in&longs;ino à gli ultimi, & remotißimi principij. MOR. Con que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordine (come ben dice Simplicio) Ari&longs;totele trattò la Dialettica, ilquale po&longs;tosì à uoler dire del­la dimo&longs;tratione, la ri&longs;ol&longs;e à parte, à parte in&longs;ino alli &longs;uoi primi principij. TOM. Anzi di piu ui uoglio dire che il Grammatico &longs;i &longs;er­ue mede&longs;imamente della ri&longs;olutione, non che à dire de gli arte&longs;ici di qualche importanza: percioche egli ri&longs;olue l'oratione &longs;uo proprio fine in periodi, li periodi in elau&longs;ule, & quelle indittioni, & le dittioni in &longs;illabe, & le &longs;illabe in lettere, che &longs;ono proprij elcmenti di quell'arte. MOR. Non ri&longs;olue egli poi le lettere nelle &longs;ue parti, cioè in A, b, c, & c. TOM. Que&longs;ta non è ri&longs;olutione, ma è meto­do diui&longs;iuo, perche la diui&longs;ione, come ui dißi, &longs;e ben mi raccordo, è differente dalla ri&longs;olutio ne, perche ella diuide il genere nelle &longs;pecie, & la ri&longs;olutione ri&longs;olue il &longs;ine in principij, che è attione molto differente dalla diui&longs;ione. MOR. Benche l'habbiate detto, non l'haue­ua non dimeno bene inte&longs;o &longs;ino à que&longs;t hora, però &longs;eguite. TOM. Fa il logico come haue­te detto, la ri&longs;olutione, & piglia il &longs;uo &longs;ine, cioè il &longs;illogismo, & lo ri&longs;olue poiche l'ha diui&longs;o nelle &longs;ue parti, ne' &longs;uoi principij, la cui diui&longs;ione è che e&longs;&longs;o &longs;illogismo, ò che è pen fetto ouero imperfetto; & l'imperfetto ò che è indutione, ò e&longs;&longs;empio, ouero entimema: il perfetto parimente &longs;i diuide in &longs;illogismo con­tingente, elcnchico, per dir co&longs;i, & nece&longs;­&longs;ario. Hora, poi che egli ha adoperato il me­todo diui&longs;iuo, prende cia&longs;cuna di que&longs;te par­ti, & la ri&longs;olue ne i mediati &longs;uoi principij; come per e&longs;&longs;empio la demo&longs;tratione in princi­pij materiali, & formali, & di nuouo ado­pera la diui&longs;ione diuidendo eßi principij nelle &longs;ue &longs;pecie, pigliando di nuouo que&longs;ti principij gli ri&longs;olue in altri principij, cioè in prepo&longs;i­tioni, uerbi gratia, in maggiore propo&longs;itione, in minore, & conclu&longs;ione, poiche ha diui&longs;a la propo&longs;itione nelle &longs;ue parti, ò &longs;pecie che ne uogliam dire, &longs;ubito ri&longs;olue cia&longs;cuna di loro ne i &longs;uoi principij, che &longs;ono i termini della propo&longs;itione, & qui non pa&longs;&longs;a il logico. MOR. Non hauete di &longs;opra mai parlato tan­to chiaramente, come la ri&longs;olutione &longs;ia diffe­rente dalla diui&longs;ione, o ucramente che io non haueua inte&longs;o; ma mi &longs;ouuiene una dubitatio­ne, perche mi pare che la diui&longs;ione &longs;ia da e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali, percioche ella ua &longs;empre al pari della ri&longs;olutione. TOM. Non è da di&longs;prezzare que&longs;ta dubitatio ne, ma auuertite che per due cagioni la diui&longs;ione non ha da e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali; prima e&longs;&longs;a &longs;erue alla ri&longs;olutione, & non può di&longs;porre un'arte, anzi alle uolte la ri&longs;olutione potrà fare &longs;enza la diui&longs;ione, maßime quando il fine &longs;uo è &longs;emplice, & non ha &longs;pecie. Oltra di que&longs;to la diui&longs;ione non è ordine, perche non ordina le co&longs;e à termine alcuno, come fa la ri&longs;olutione i principij à i principiati. MOR. Di tutto hora &longs;ono capa­cißimo, andate pure auanti. TOM. Il mate­matico ancora adopera la ri&longs;olutione, come bene &longs;i può uedere nell'arismetica di Boetio, ilquale ri&longs;olue un numero in un'altro, & l'altro in un'altro, fino à tanto che diuiene alla unità. Euclide adopera parimente la ri&longs;olutio ne, doue parla della quantità co&longs;i di&longs;creta, come concreta. Se ne &longs;erue parimente Proclo, & il Campano interpreti di e&longs;&longs;o, i quali ri&longs;ol­uono le ultime paßioni ne i &longs;uoi principij fino à tanto che diuengono alle diffinitioni, petitio­ni, & commumtà; principij indemo&longs;trabili di quella facultà. MOR. Come che il Mate­matico adopera la ri&longs;olutione e&longs;&longs;endo che i principij matematici &longs;ono ugualmente noti, & in quanto alla natura, & in quanto à noi, & percio ua il matematico &longs;empre da i princi­pij à i principiati, & uoi uolete che adoperi la ri&longs;olutione, il cui proce&longs;&longs;o è da i principiati à i principij. TOM. Non starò à dilatarmi molto in que&longs;ta materia, come fanno alcuni, perche il tempo è breue. Dico dunque che il matematico &longs;i &longs;erue, & &longs;i può ragioneuol­mente &longs;eruire dell'ordine ri&longs;olutiuo, ma non gia del metodo, cioè &longs;i &longs;erue della ri&longs;olutione per ritrouare l'ordine che è tra la cau&longs;a, & il cau&longs;ato, & per cono&longs;cere parimente &longs;e quelli principij &longs;ono immediati, & cagionc di tale effetto, & non per fare che &longs;ieno cono&longs;ciuti eßi principij per mezo de gli effetti, ò prin­cipiati, ouero le cau&longs;e per mezo de cau&longs;ati; &seccone un particolare e&longs;&longs;empio. Il matema tico di&longs;corre dalla paßione po&longs;teriore, che è che il triangolo habbia tre angoli eguali à due retti, la qual paßione ( accioche non ne intrichiamo, & accio anche u&longs;iamo li termi­ni matematici ) la chiamarò B. & quella paßione che è prima di lei, la chiamarò A. laquale è l'angolo e&longs;trin&longs;eco e&longs;&longs;ere equiualen­te à due oppo&longs;iti intrin&longs;eci. Col mezo della ri&longs;olutione, ouero di&longs;cor&longs;o che farò dal B. al A. non trouarò, & chiarirò a&longs;&longs;olutamen­te que&longs;ta A. ma notarò &longs;olamente que&longs;ta con­ditione, che e&longs;&longs;a A. è cau&longs;a adequata di e&longs;&longs;a B. perche tra l'una, & l'altra non cade mezo, & da qui uerrò in cognitione dellor­dine che dcue e&longs;&longs;ere tra loro, cioè che l'A. e&longs;&longs;endo cau&longs;a della B. debbia precedere ad e&longs;&longs;a B. & quello che noi habbiamo detto in que&longs;to e&longs;&longs;empio applicatelo uoi à tutte le ma­tematice. MOR. Mi piace que&longs;ta &longs;olutione, dalla quale comprendo che ogni &longs;orte di facul­tà può e&longs;&longs;ere trattata con l'ordine ri&longs;olutiuo. TOM. Po&longs;&longs;ono indubitatamente; anzi ui ho detto & replico di piu, che ne&longs;&longs;uno artefice &longs;enza que&longs;to ordine ri&longs;olutiuo può mai troua­re co&longs;a ueruna perfettamente. MOR. È certa mente utilißimo, & for&longs;e piu d'ogni altro nece&longs;&longs;ario per quello che fin qui po&longs;&longs;o uedere, benche non ui habbia ancora udito dire tanto de gli altri ordini, quanto hauete di que&longs;to. TOM. Quando bene &longs;enti&longs;te tutto ciò che in­torno à gli altri &longs;i puo dire, non mutare&longs;te mai parere, perche egli è ueramente co&longs;i, come uoi hauete detto. Però non a&longs;pettate che per farui parere piu degno l'ordine compo&longs;iti­uo, habbia da &longs;pendere molte parole, perche uoi &longs;apete gia che la compo&longs;itione &longs;i oppone alla ri&longs;olutione, & percio &longs;e ui &longs;ono due &longs;orti ( come hauete inte&longs;o) di ri&longs;olutione, è co&longs;a ragioneuole che parimente &longs;ieno anco due &longs;pe­cie di compo&longs;itione; l'una cioè reale, & l'al­tra fatta dall'intelletto, laquale alcuni chia­mano logica compo&longs;itione, & &longs;i diuide in compo&longs;itione di co&longs;e primi, & in compo&longs;itione di teoremi, ma &longs;ia pigliata come &longs;i uoglia, ella è quella che l'intelletto per &longs;e ste&longs;&longs;o &longs;enza hauerne dalla natura e&longs;&longs;empio ha ritrouato; &longs;ia mò ri&longs;olutione di teoremi, ò di co&longs;e gia fatte, come concetti, ò altro che di que&longs;to non curo; ba&longs;ta che la compo&longs;itione, & la ri­&longs;olutione uer&longs;ano nelle i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e, & non &longs;ono differenti in altro, &longs;e non che il fine di una è principio dell'altra, co&longs;i in una &longs;orte di compo&longs;itione, ò ri&longs;olutione, come nell altra. Dobbiamo auuertire in que&longs;to luogo for&longs;e quel lo che non habbiamo nella ri&longs;olutione reale annotato, che tre &longs;ono le &longs;orti della compo&longs;i­tione reale, una che &longs;i fa di parti, che quan­do &longs;ono compo&longs;te, &longs;ono in luoghi di&longs;tinti, co­me è nell'animale, la carne, & l'o&longs;&longs;a, & le altre parti, le quali compongono l'huomo, & &longs;ono in appartati luoghi; & come anco &longs;ono le parti della ca&longs;a che è &longs;aßi, calcina, le­gni, & &longs;imili, lequali &longs;i come &longs;ono diuer&longs;i tra loro, co&longs;i anco occupano diuer&longs;i luoghi nella ca&longs;a, che tutti in&longs;ieme compongono. Vi è poi un'altra &longs;orte di compo&longs;itione, nella quale le parti del compo&longs;to &longs;ono tra loro con­fu&longs;e, ne alcuna di loro ha luogo appartato, come &longs;arebbe per c&longs;&longs;empio la ceruo&longs;a, ò altro &longs;imile è compo&longs;to da que&longs;te due parti, cioè acqua, & mele, però nè l'una nè l'altra ha proprio luogo; ma tra loro talmente &longs;ono mi­ste, che piu non po&longs;&longs;ono realmente e&longs;&longs;ere &longs;e­parate. La terza &longs;orte di compo&longs;itione reale è come quando noi diciamo che la statua è di metallo, & di figura quadrata, come che la statua ri&longs;ulti da que&longs;te due parti, lequali, non &longs;ono tra loro mi&longs;te, ma non &longs;ono però ne an­che in diuer&longs;i luoghi; & que&longs;te &longs;ono dunque le &longs;petie della compo&longs;itione reale, lequali ui &longs;eruiranno anco alla ri&longs;olutione. La compo­&longs;itione, laquale chiamiamo fatta dall'intellet to, potrebbe ancora e&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere diui&longs;a, hauen do ri&longs;petto alle diuer&longs;e maniere de concetti; ma non e&longs;&longs;endo que&longs;to tanto nece&longs;&longs;ario alla &longs;ca la che intendiamo di fare, me la pa&longs;&longs;arò. MOR. V&longs;ate pure la uo&longs;tra &longs;olita breuità, perche à mio giuditio è stato detto tanto, che ba&longs;tarebbe alla cognitione di tutti: pure à maggiore chiarezza, poi che non accade di replicare la diffinitione dell'ordine compo&longs;iti­uo, &longs;e mi uolete dare e&longs;&longs;empio anco di que&longs;to, & del definitiuo ancora, &longs;iate breue, accio­che tutta l'opera uo&longs;tra hoggi non &longs;ia &longs;pe&longs;a per conto mio &longs;olamente, che di tanto non mi ueggio degno, ma &longs;ia per altri ancora, come porta il douere. TOM. ò mi piacerebbe che mi loda&longs;&longs;e, &longs;e da douero dice&longs;te, ma mi contento di &longs;atisfarui pre&longs;to, accio uoi habbiate anche tempo di attendere à uo&longs;tri altri nego­cij. Hora l'ordine compo&longs;itiuo è in&longs;trumen­to, come di già è stato detto, di&longs;po&longs;itiuo, il­quale adoperiamo à ridurre tutte le co&longs;e al &longs;uo principio, & è oppo&longs;to dirittamente al ri­&longs;olutiuo: imperoche oue fini&longs;&longs;e il ri&longs;olutiuo, iui comincia il compo&longs;itiuo, & camminano amendue per li mede&longs;imi paßi. Nel compo­&longs;itiuo pare, che tutte le co&longs;e dependino da i principij, & nece&longs;&longs;ariamente da quegli na­&longs;cano, & di qui ueggiamo chiaramente che e&longs;&longs;o compo&longs;itiuo, in altro non è punto differen­te dal ri&longs;olutiuo che &longs;i &longs;ia il uiaggio da Ro­ma à Vinegia, da quello che è da Vinegia à Roma; & &longs;i come que&longs;ti due camini &longs;ono per una mede&longs;ima strada, ma uno &longs;i parte da un luogo, & ua à quello, dal quale &longs;i parte l'al tro; co&longs;i doue incomincia la ri&longs;olutione, fini &longs;ce la compo&longs;itione, & doue, per il contra­rio comincia la compo&longs;itione, iui fini&longs;ce la ri­&longs;olutione. Ma accioche &longs;i po&longs;&longs;a uedere aper­tamente da' quali principij incomincia la com po&longs;itione, ueggiamo di quante &longs;orti di princi­pij &longs;i ritrouano, ouero, per dir meglio, co­me Ari&longs;totele habbia diui&longs;o i principij, ilqua le diceua nel primo libro della po&longs;teriora che molte &longs;ono le &longs;orti de principij, cioè ò &longs;ono principij conipleßi, ouero incompleßi, & il comple&longs;&longs;o è come diffinitione, po&longs;itione, &longs;up po&longs;itione, & dignità, lequali &longs;ono chiamati da gli artefici, theoremi delle arti, & que&longs;ti tali principij di nuouo &longs;i di&longs;tinguono: percio­che ouero &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere della co&longs;a di che &longs;ono principij, ouero che &longs;ono principij della cognitione di e&longs;&longs;a co&longs;a, ouero anco tanto &longs;ono principij della cognitione, come dell'e&longs;&longs;e­re. Ma perche in due modi &longs;i può hauere co­gnitioni d'una co&longs;a, ouero per uia de &longs;en&longs;i (& que&longs;ta cognitione &longs;i chiama co&longs;i cognitione, in quanto à noi, percioche, come ben diceua e&longs;­&longs;o Ari&longs;totele, ogni no&longs;tra cognitione ha prin­cipio da i &longs;en&longs;i) ouero può anco e&longs;&longs;ere cono&longs;ciu ta per uia delle &longs;ue cau&longs;e, & que&longs;ta tale co­gnitione è propria della natura, & per tale ra gione &longs;i diuidono adunque i principij della co gnitione in principij della cognitione in quan­to à noi, & in principij della cognitione in quanto à e&longs;&longs;a natura. Ma perche &longs;i ritroua­no principij, i quali &longs;ono principij della cogni tione in quanto à noi, & in quanto alla natu­ra, come &longs;ono i principij matematici; quindi na&longs;ce che &longs;i pone la terza &longs;pecie. Hora fat­ta che noi habbiamo la diui&longs;ione de i principij, meglio &longs;arà di tra&longs;correre alla prima no&longs;tra intentione, cioè à uedere da quale &longs;orte di principij incominci la compo&longs;itione, ouero &longs;e ella incomincia da qualunque &longs;orte indifferen temente, ouero da appartati principij. Ma per cono&longs;cere que&longs;ta tal co&longs;a, fa bi&longs;ogno di rac cordar&longs;i della prima diui&longs;ione della compo&longs;itio ne, cioè che la compo&longs;itione è oueramente rea le, ò pure compo&longs;itione de i teoremi; & &longs;e pi gliamo la reale, dico che incomincia da prin­cipij incompleßi, & che &longs;ono principij della cognitione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come beni&longs;­&longs;imo nella filo&longs;ofia naturale appare, perche ella incomincia dalla materia & forma, liqua li &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere del corpo naturale, & &longs;ono etiandio principij della cognitione in quanto alla natura; perche chi cono&longs;ce la pro pria forma, & la propria materia del corpo naturale, cono&longs;ce le &longs;ue cau&longs;e proprie, & chi cono&longs;ce le cau&longs;e del corpo naturale ha cognitio ne di quello &longs;econdo la natura. Può anco m­cominciare la compo&longs;itione reale da principij incompleßi, liquali, & &longs;econdo e&longs;&longs;a natura, & &longs;econdo noi &longs;aranno principij della cogni­tione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come &longs;i può uede re nelle matematice, nelle quali s'incomincia dalla unità, dal punto, & &longs;i uà da que&longs;ti prin cipij à compo&longs;ti, cioè alla linea, alla &longs;uper­ficie, al corpo triangolare, & &longs;imili. Il me de&longs;imo &longs;i può parimente dire della compo&longs;itio­ne che &longs;i fa nelle arti, hauendo &longs;olo ri&longs;petto alle co&longs;e, & non a i concetti. MOR.Ò bel modo di trattare. Quello che uoi tra­la&longs;cia&longs;te nella diui&longs;ione de i principi, hora lo hauete repigliato. TOM. Per due cagio­ni fui mo&longs;&longs;o à trala&longs;ciarlo: l'una perche io &longs;a peuo che uoi hauendo la diui&longs;ione de i princi­pij compleßi hauere&longs;te anco trouata quella de gli incompleßi con il uo&longs;tro acuto ingegno: l'altra anco per i&longs;pedirmene piu to&longs;to. Hora ueniamo alla compo&longs;itione de i teoremi, la­quale mede&longs;imamente incomincia co&longs;i nelle ar ti, come nelle &longs;cienze, ouero, almeno inco­minciare può da qualunque &longs;orte di princi­pio, ancora che nell'arte la compo&longs;itione in­cominci per lo piu da i principij dell'e&longs;&longs;ere del l'arte, & della cognitione in quanto à noi. MOR. Que&longs;ta compo&longs;itione dell'arte in quan to à teoremi, io la stimo difficile, co&longs;i nelle &longs;cienze, come nelle arti, perche non &longs;o pun­to uedere &longs;e alcuno habbia trattato facultà alcuna &longs;econdo que&longs;to ordine. TOM. La difficultà non leua la poßibilità, come uoi &longs;a­pete, anzi eredo io che non &longs;ia &longs;olo difficile, ma difficilißima, perche è grandißima difficul­tà à raccorre tutti i teoremi, diffinitioni, & finalmente tutti i principij compleßi di una fa­cultà. Ma que&longs;to ui ba&longs;ti per hora in quan­to &longs;i a&longs;petta a i principij, da quali incomincia la compo&longs;itione, ancorche io &longs;appia che que­sta materia haurebbe di bi&longs;ogno d'un lungo parlare, ma il tempo non ce lo comporta; & &longs;appiate che la compo&longs;itione &longs;ia ò reale, oue­ro fatta dall'intelletto è molto piu difficile nel­le arti che nelle &longs;cienze, perche ella è piu na­turale che artificiale, percioche la natura i&longs;te&longs;­&longs;a l'ha prodotta, &longs;i come le altre &longs;ono pari­mente piu artificiali, perche dall'huomo inge­gno&longs;o paiono &longs;enza e&longs;&longs;empio e&longs;&longs;ere stati troua ti; hor dunque la difficultà della compo&longs;itione nelle arti na&longs;ce &longs;pecialmente perche la natura ne è stata inuentrice, laquale non incamina le co&longs;e per altri ordini che per il compo&longs;itiuo, & l'huomo imitando nello &longs;criuere e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;e gue co&longs;i fatto ordine bene &longs;pe&longs;&longs;o, come nella fi­lo&longs;ofia naturale fa Ari&longs;totele, ilquale inco­mincia dalla materia, forma, & priuatione, & primo motore, de' quali egli tratta ne i li­bri della fi&longs;ica: dipoi uenne alla &longs;econda na­tura, cioè à gli elementi in quanto che &longs;o­no parte del mondo, & al &longs;econdo moto re, che è il cielo, di che egli tratta ne i libri del cielo; d'onde di&longs;cendendo uiene alla terza natura, chc &longs;ono gli elementi, in quanto che uengono alla mi&longs;tione de' quali tratta ne i li­bri della generatione, & corrottione, da' qua li principij finalmente &longs;e ne pa&longs;&longs;a poi à princi-piati, piu &longs;emplici, & imperfetti, de' quali tratta nelle meteore, & di qui a&longs;cende à piu perfetti mi&longs;ti, che &longs;ono i minerali, dipoi &longs;e ne uà à piu perfetti, che &longs;ono animati, & que ste &longs;ono le piante, dalle quali diuiene à piu perfetti ancora, che &longs;ono gli animali irratio­nali, & finalmente diuiene all huomo, che tra tutti i mi&longs;ti tiene il principato. MOR. Lo­dato &longs;ia Iddio, da che noi &longs;iamo il fine delle co&longs;e naturali, contra la uoglia di alcuni, che pure &longs;i sforzano di mo&longs;trare, che l'huomo è il piu imperfetto animale che &longs;i ritroui nel mon­do. TOM. Parlo io della &longs;pecie dell'huomo, non gia de particolari de' quali parlarono que gli, che uoi dite, con i quali anche &longs;ono io. Cono&longs;co io de gli huomini à cui pare che di&longs;piac cia di e&longs;&longs;ere huomini, & però &longs;i trasformano in diuer&longs;i altri animali, à tale che rimangono &longs;olo huomini di nome; perche dimenticati di e&longs;&longs;ere huomini, altri operano come porci, al­tri come lupi, & altri come altri animali, & però &longs;ono piu infelici d'ogni &longs;orte d'animali. MOR Di que&longs;ti tali non intendeuo gia io, ma d'alcuni altri che hanno uoluto mo&longs;trare dal na&longs;cimento, che l'huomo è il piu imperfet­to d'ogni altra &longs;orte d'animali: e&longs;&longs;o na&longs;ce nu­do, piagnendo, inetto per lungo tempo à nutrir &longs;i & à chiedere il nutrimento, & altre co&longs;e &longs;imili. TOM. Meno niegano que&longs;ti che la &longs;pe cie dell'huomo non &longs;ia piu perfetta di quella de gli altri animali, benche dimo&longs;trino alcuni accidenti d'imperfettione nell'huomo, liquali non &longs;i ritrouano ne gli altri animali, percio­che la perfettione è &longs;u&longs;tantiale, & non acci­dentale. MOR. Mi piace, hor ritorniamo al no&longs;tro propo&longs;ito. TOM. Hauemo dato l'e&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;itiuo nella filo&longs;ofia naturale, & percio ne re&longs;ta che noi l'applichia mo ancora all'arte medicinale. Incomincia adunque l'ordine compo&longs;itiuo nella medicina dal fine del filo&longs;ofo, & da que&longs;to ua alla par­te di cu&longs;todire la &longs;anità pre&longs;ente, & ri&longs;taura re la per&longs;a, & da que&longs;ta uiene à quella, che ne dà à cono&longs;cere l'infirmità, & &longs;intomi, & di qui partendo tra&longs;corre alla parte de pre&longs;a­gi, & &longs;ogni, & finalmente alla curatione, & qui &longs;ono per farui auuertito d'una &longs;ola co &longs;a, & poi porrò fine à que&longs;ti due ordini. Percio l'ordine compo&longs;itiuo è differente da i metodi, percioche l'ord&longs;empre incomincia da quegli principij, che &longs;ono no&longs;ciuti dalla natura per primi, &longs;e bene mede&longs;imamente &longs;o­no anco cono&longs;ciuti da noi, & il metodo &longs;em­pre incomincia da quegli principij che &longs;ono à noi prima cono&longs;ciuti, &longs;e bene in&longs;ieme &longs;ono an­che cono&longs;ciuti dalla natura. MOR. Que&longs;to è quello, che Ari&longs;totele dice nel primo della fi&longs;ica, che la uia, cioè metodo &longs;empre inco­mincia dalle co&longs;e, che &longs;ono piu note à noi, & l'ordine da quelle che &longs;ono piu note alla natu­ra. TOM. egli è uero, & que&longs;to è quan­to mi pare degno di e&longs;&longs;ere con&longs;iderato intorno all'ordine compo&longs;itiuo, la&longs;ciando molti e&longs;&longs;em­pi, che ui potrei addurre, perche gli hauete nella ri&longs;olutione, & percio trapaßiamo al­la diffinitione, & di e&longs;&longs;a breuemente parlia mo. L'ordine diffinitiuo adunque, che di&longs;&longs;o­lutione, & ri&longs;olutione è chiamato da alcuni come appo Galeno &longs;i può uedere nel principio dell'arte medicinale, non è altro in &longs;omma che uno i&longs;trumento, ilquale noi adoperiamo à di­&longs;porre, & riduurre tutte le co&longs;e al mezo; & perche nel fare que&longs;to effetto pare che ri&longs;oluia mo, & diuidiamo e&longs;&longs;o mezo, che è la diffini­tione, da molti è stata chiamata & ri&longs;olutio­ne, & diui&longs;ione, & ecco come pare che ri&longs;ol uiamo, & diuidiamo la ri&longs;olutione. Pigli&longs;i la ca&longs;a per e&longs;&longs;empio, la quale non è altro che uno edificio, che guarda (come detto habbia mo) & con&longs;erua l'huomo da ogni &longs;orte di of­fe&longs;e e&longs;terne, & que&longs;to è il mezo, il quale &longs;i &longs;cioglie, & diuide in parti, come &longs;e &longs;i deue guardare da pioggia, fa di me&longs;tiero che guar­di il tetto. Se da nemici, bi&longs;ogna che habbia le pareti, & que&longs;te pure &longs;i ri&longs;oluono in altre parti, à tal che pare apunto che la diffinitio­ne &longs;ia ri&longs;olutione del tutto in parte. MOR.Hebbero adunque qualche ragione à doman­darla ri&longs;olutione, ouero di&longs;&longs;olutione, ò diui­&longs;ione. TOM. Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i&longs;cu&longs;ati, ma non gia lodati, perche ueramente deue&longs;i chiama­re ordine diffinitiuo. MOR. Quando dite che la diffinitione ordina tutte le co&longs;e al mezo, intendete alla diffinitione, ouero al definito? TOM. Intendo all'uno, & all'altro, perche &longs;e &longs;i riducono alle parti, &longs;i riducono al tutto, &longs;e al tutto, anco alle parti: onde non faccia­mo capitale à dire piu à uno, che à un' altro, purche intendiate che &longs;i cauino tutte le parti dalla diffinitione, come &longs;i fanno le linee dal centro alla circonferenza. Piu chiaro e&longs;&longs;em­pio non &longs;i può hauere che da Galeno nell'arte medicianle, oue egli dice che la medicina è &longs;cienza de corpi &longs;alubri, in&longs;alubri, & neu­tri, & diuide poi cia&longs;cuno di que&longs;ti in &longs;egni, cau&longs;e, & corpi, & que&longs;ti in parti. MOR.è chiarißimo e&longs;&longs;empio certo, ma non è meno chiaro quello della filo&longs;ofia, cioè la filo&longs;ofia na turale è cognitione delle co&longs;e naturali, e&longs;&longs;e &longs;o no principij, & principiati, i principij, o che &longs;ono propinqui, ò remoti, ò remotißimi, in­principiati, ò &longs;ono perfetti, ò imperfetti, ò animati, ò inanimati; &longs;e animati, ò &longs;en&longs;ibi­li, ò in&longs;en&longs;ibili; &longs;e &longs;en&longs;ibili, ò rationali, ò ir­rationali, & la maggior parte di eßi in altre parti ancora &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;membrare, & co&longs;i chia ramente &longs;i ottiene l'e&longs;&longs;empio di cio che uoi ha uete detto al parer mio. TOM. Et innanzi che piu oltre noi paßiamo, deue&longs;i anco auuerti re che la diffinitione, in quanto che è ordine, ne &longs;erue à trattare, & ordinare tutta la &longs;cien za, cioe à numerare tutti i capi, che tutta la facultà in &longs;e steßi comprendono; & con tut­to che il proprio &longs;uo &longs;ia di preporre, & ordi nare le parti della facultà di che è diffinitione, non re&longs;ta però, che ancora &longs;eco non mi apporti cognitione anco del diffinito, & che in uniuer &longs;ale non mi faccia uedere tutta la facultà, di­mo&longs;trandomi come tutto quello che &longs;i tratta nell'arte, ouero &longs;cienza di che è diffinitione, ci riducono ad e&longs;&longs;a come ad un principio, dal qua le ordinatamente ogni co&longs;a depende, ilche non auuiene nel metodo diffinitiuo; percioche alla diffinitione metodica non &longs;i riferi&longs;cono tutte le parti dell'arte, ò &longs;cienza che ne uogliam dire, come &longs;i riferi&longs;cono a e&longs;&longs;o ordine diffinitiuo. Et percio in que&longs;to &longs;ono tra loro differenti, & di qui anche appare come molti &longs;i &longs;ono ingan nati, liquali uedendo una parte dell'arte di­cbiarata con la diffinitione, hanno creduto che tutta l'arte fo&longs;&longs;e di&longs;po&longs;ta &longs;otto l'ordine diffini­tiuo: benche fo&longs;&longs;e trattata &longs;otto l'ordine com­po&longs;itiuo, come auuiene nel &longs;econdo della fi&longs;ica oue Ari&longs;totele diffini&longs;ce la natura. lche ue dendo alcuni, &longs;enza pen&longs;are che differenza fo&longs;&longs;e tra l'ordine diffinitiuo, & il metodo, di&longs;&longs;ero che e&longs;&longs;o Ari&longs;totele nella filo&longs;ofia natu­rale u&longs;aua l'ordine diffinitiuo. è ancora l'or­dine diffinitiuo differente da gli altri ordini, come ne gli e&longs;&longs;empi facilmente &longs;i è potuto ue­dere, & &longs;e altra differenza non ui fo&longs;&longs;e mai, ui è almeno que&longs;ta, che l'ordine compo&longs;itiuo ordina tutte le parti della facultà, di che è or dine, al &longs;uo principio, & il ri&longs;olutiuo al &longs;uo fine, & e&longs;&longs;o diffinitiuo al mezo. è anco diffe­rente da gli altri in que&longs;to, perche e&longs;&longs;o inco­mincia dalla diffinitione come dal tutto, & ua uer&longs;o cia&longs;cuna parte, & particella di e&longs;&longs;o; & il compo&longs;itiuo incominciando da i principij re motißimi, ua ordinando tutte le parti in&longs;ino alle co&longs;e piu ba&longs;&longs;e, & al fine finalmente, & la ri&longs;olutione principiando dal fine, ua ordinan do a parte a parte in&longs;ino alle parti remotißi­me. è parimente differetne e&longs;&longs;o ordine diffini­tiuo dal ri&longs;olutiuo, perche è inetto a ritroua­re le co&longs;e come è parimente il compo&longs;itiuo, in che può molto il ri&longs;olutiuo. Supera anco il diffinitiuo il compo&longs;itiuo, perche e&longs;&longs;o co'l &longs;uo diffinire può piu &longs;uccintamente ordinare le fa­cultà. Onde adunque potiamo dire che la dif­finitione non &longs;ia punto inferiore a gli altri or­dini. MOR. Voi certo nel dimo&longs;trare che l'ordine diffinitiuo è differente da gli altri ha­uete u&longs;ato mirabile artificio, perche in&longs;ieme, in&longs;ieme hauete anco dimo&longs;trato le differenze che &longs;ono tral ri&longs;olutiuo, & il compo&longs;itiuo. TOM. Dapoi che io ueggio che uoi &longs;iate ca­pacißimo & delle diffinitioni de gli ordini, & delle loro differenze, & di tutte quelle diffi­cultà, che per la cognitione loro da noi &longs;ono state prepo&longs;te, porremo hormai fine a gli or­dini, la&longs;ciando da parte molti e&longs;&longs;empi, che po treßimo addurre, & della diffinitione, & del la compo&longs;itione, &longs;i come di gia habbiamo ad­dutte della ri&longs;olutione, non uietandoui però il chiedere &longs;e in qualche co&longs;a dubitate; Tra­&longs;portando dunque il dire de i metodi à un'al­tro giorno, andaremo &longs;econdo il no&longs;tro u&longs;o a trouare quegli, che ne a&longs;pettano. MOR.La&longs;ciato da parte il ringratiarui con belle pa­role, perche io sò quanto uoi &longs;iate inimico del le cerimonie, & che ui contentate del buon animo, andate che ui farò compagnia, poi che hora altro non mi occorre, & &longs;e mi occor rerà co&longs;a ueruna chiederouui a baldanza aßi urato dalla immen&longs;a uo&longs;tra corte&longs;ia, & tra tanto starò in e&longs;pettatione de i di&longs;cor&longs;i intor­no a i metodi. TOM. Per non tenerui lun gamente &longs;u&longs;pe&longs;o, mi ba&longs;ta a&longs;&longs;ai che mi hab­biate accompagnato fin qui di fuora, la&longs;cia­teui riuedere dimani alla mede&longs;ima hora, che delli gradi della no&longs;tra Scala, ò Metodi che ne uogliam dire a pieno ragioneremo; et perdona emi che hoggi non po&longs;&longs;o hauerui al &longs;olito me­co, percioche debbo ui&longs;itare alcuni, che non uo gliono da' &longs;colari e&longs;&longs;er ueduti. MOR. Al manco haue&longs;te detto alcune, perche le donne s'imaginano lo &longs;colare e&longs;&longs;ere animale fanta&longs;ti­co, per la diffinitione che gli hauete aßi­gnata uoi altri dottori et però non gli introducono uolentieri: hora andate pure che io non uoglio im pedire i uo­stri negocij. Iddio ui ac­compagni. TOM.Et a uoi doni ogni con­tento.

Perche que &longs;t' opera &longs;ia intitolata Scala delle &longs;cienze, & arti.

Natura del la diui&longs;io­ne.

In&longs;trumen to delle do ttrine onde na&longs;ca.

In&longs;trumen to onde de penda.

Bi&longs;ogni de gli in&longs;tru­menti, cir­ca alle &longs;cien­ze.

Specie de gli in&longs;tru­menti quan­te &longs;ieno.

Ordine.

Metodo.

Pa&longs;si della Scala.

Ordine, quanto &longs;ia nce&longs;&longs;ario enel tratta delle &longs;cien­ze.

Natura in­uentrice del l'ordine.

Diffinitio­ne dell'or­dine.

Ordine pro prio, & im proprio.

Ordine uni uer&longs;ale.

Ordine par ticolare.

Altra di&longs;tin tione del­l'ordine.

In clinatio­ne e&longs;&longs;entia le.

Inclinatio­ne acciden tale.

Ordine e&longs;­&longs;entiale è di due &longs;orti.

Metodo com tiene ordi­ne.

Diffinitio­ne, compo pofitione, & ri&longs;olutio ne, come &longs;ieno di&longs;tin te.

Dottrine ordinate quante &longs;ie­no &longs;econ­do Galeno.

Si proua' che la dot­trina non è ordine, & che la diffi nitione, com po&longs;itione & ri&longs;olutio ne &longs;ono or dini, & non dottrine.

Habitudi ­ni delle co &longs;e.

Ordine ri &longs;olutiuo, onde co minci.

Ordine con­po&longs;itiuo, & diffinitiuo, non &longs;ono &longs;uperflui mnece&longs;&longs;a rij.

Gambe del la Medici na.

Ordine ri­&longs;olutiuo, piu utile di tutti.

L'artefice deue e&longs;&longs;er imitatore della Natu ra.

La Ri&longs;olu­tione è sen­pre prima de gli ordi ni.

La co&longs;a &longs;ub ordinata ad un'altra èmen de­gna diquel la, à che è &longs;u bordina ta.

Che la ri­&longs;olutione non &longs;ia &longs;ot topo&longs;ta al­la compo &longs;itione, &longs;i proua con &longs;alde ragio ni.

Per qual ca gione gli ordini non po&longs;&longs;ono e&longs; &longs;ere piu di tre.

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.

E&longs;&longs;empio dell'ordi-­ne compo &longs;itiuo.

Ri&longs;olutio­ne, che de noti.

Differenza tra la ri&longs;o­lutione rea le, & quel­la fatta dal­l'intelletto

Ri&longs;olution propria.

Ri&longs;olutio­ne impro­pria.

Differen ­za tra la ri­&longs;olutione propria, & perfetta; et a imperfet ta, & im­propria.

Ri&longs;olutio­ne logica, qual &longs;ia.

Ri&longs;olutio­ni u&longs;ate da Galeno, &longs;e condo alcu ni.

Arte, & mo do del me dicare, co­me s'impa rino.

Fine, che co&longs;a &longs;ia.

Ri&longs;olutio­ne di teo­remi, on­de comin­ci.

Fini dell'ar ti.

Fine in quanti mo di &longs;i puo chiamare, &longs;econd o leno.

Come la diffinitio-­ne del fine conuenga alle opera­tioni.

Ri&longs;olutio­ne da qual &longs;pecie di fi­ni comin­ci.

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.

Le &longs;ei co&longs;e non natura li, quali &longs;ie­no.

Quiui &longs;i ri &longs;olue un bel dubbio

Quante &longs;or ti d'ordine &longs;i puo con­&longs;iderare in ogni arte, ò &longs;cienza.

Teoremi particolari, quali &longs;ieno appre&longs;&longs;o Auicenna.

Ordine, quando nel le co&longs;e non è nece&longs;&longs;a-­rio.

Ordine u&longs;a to da Ari­&longs;totele.

Per qual cau&longs;a Aui­cenna, ha comincia­to da gli e­lementi, & non da'me dicamenti.

Ri&longs;olutio ­ne dellame dicina.

Cau&longs;e ef­fettrici del la &longs;anità.

Le &longs;ei'co&longs;e non natu­rali, con­qual ordi­ne &longs;i deue­no tratta­re.

Sanità co­me &longs;i ricu­pera.

Come deb biamo fare la ri&longs;olutio ne, &longs;econ­do Ari&longs;to­tele.

Da qual fi­ne &longs;i co-­minci à ri­&longs;oluere, & da qual co no&longs;cere.

E&longs;&longs;empio filo&longs;o&longs;ico circa alla ri &longs;olutione.

Dialettica, con quale ordine fu trattata da Ari&longs;totele.

Ri&longs;olutio­ne del Gra matico.

Ri&longs;olutio­ne del Lo­gico.

in che mo do camina no in&longs;ie me la Diui &longs;ione & la ri&longs;olutio-­ne.

Diui&longs;ione, perche no deue e&longs;ler po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali

Ri&longs;olutio­ne mate­matica.

Proce&longs;&longs;o della ri&longs;o­lutione.

Il matema tico &longs;i può &longs;eruire del l'ordine ri &longs;olutiuo, ma non del metodo.

Compo&longs;i­tione, di quante &longs;pe cie &longs;ia.

Differenza trala com­po&longs;itione, & la ri&longs;olu tione.

Compo&longs;i­tione reale di quante &longs;orti &longs;ia.

E&longs;&longs;empio della diffe renza tra l'ordine com po&longs;itiuo, et il ri&longs;oluti­uo.

Principij, di quante &longs;ortifieno.

In quanti modi &longs;i può haue­re cogni­tion d'una co&longs;a.

Pricipij ma tematici.

La compo &longs;itione è piu diffici­le nelle ar­ti, che nel le &longs;cienze, & perche.

Ordine te­nutoda A­ri&longs;totele nel dimo­&longs;trare la fi­lo&longs;ofia na­turale.

Imperfet­tione del­l'huomo.

Ordine com po&longs;itiuo ella medi ina d'on­de comin­ci.

Differenza tral'ordine compo&longs;iti­uo, & il metodo.

Ordine finitiuo che co

Diffinitio­ne della medicina, &longs;econdo Ga leno.

Diffinitio­ne della fi­lo&longs;ofia.

Co&longs;e natu rali qual &longs;ie no.

Diffinitio­ne, à che co&longs;a &longs;erua

Ordine dif finitiuo, co me differi­&longs;ca da gl'al i ordini.

IL FINE DELLA PRIMA SSTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION SECONDA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, ET MORELLO.

SIATE VENVTOAtempo MORELLO mio, & apunto quando io pen&longs;a­uo intorno alli gradi della no­stra Scala, ui &longs;entij doman­dare &longs;e io ero in ca&longs;a, & diceuo tra me mede &longs;imo &longs;e il Morello hora ueni&longs;&longs;e, potreßimo ap plicare gli gradi a i poggi, che di gia diriz­zati habbiamo, & a tutta la Scala porre hor mai fine. MOR. Con que&longs;to de&longs;iderio &longs;o­no uenuto ancora io, & però &longs;enza indugio potrete incominciare quando ui piaccia, che tutto cio sta a Voi. TOM. Sedete adun­que, & per diruela non mi piace che &longs;carichia te uoi, per caricare poi me, ma che ogni uno &longs;o&longs;tenga la parte &longs;ua. MOR. Non mi fa­rò in dietro quando bi&longs;ognerà, incominciate pure. TOM. Gli ordini adunque, che gia &longs;ono stati de&longs;critti da noi, furono ritrouati per riparare a uno di due bi&longs;ogni delle &longs;cienze; & arti, cioè a quello della di&longs;po&longs;itione, & hora fa bi&longs;ogno di &longs;atisfare all'altro, che è il di­chiarare le co&longs;e o&longs;cure, & fare in modo, che &longs;ieno uedute: la qual co&longs;a faremo u&longs;ando gli i&longs;trumenti dichiaratiui, i quali &longs;ono di piu &longs;or ti, cioè ò che danno uera &longs;cienza, & fanno cono&longs;cere ueramente la co&longs;a, che dichiarano, & que&longs;ti &longs;ono da Greci, & Latini chiamati Metodi, ouero che ne danno di e&longs;&longs;a una certa imperfetta cognitione, & que&longs;ti chiamaremo i&longs;trumenti i&longs;perimentali, de' quali parlaremo ultimamente. Il Metodo &longs;i piglia, in molti modi, &longs;i come &longs;i può uedere per Ari&longs;totele, che lo piglia nel primo te&longs;to della fi&longs;ica per ogni &longs;orte di &longs;cienza, & il mede&longs;imo anche nella topica &longs;otto que&longs;to nome compre&longs;e tutte le arti, dicendo che l'arte che egli hauea tratata ne i libri della topica era &longs;ommamnete utile, & qua&longs;i come uia à tutti i metodi, cioè à tutte le arti, & &longs;cienze. Galeno ne i libri intitulati Del Metodo lo pre&longs;e per l'arte sì, & &longs;pecialmente nel nono del Metodo lo pigliò per l'arte della logica, nella quale &longs;i trattano tutti quei documenii, che &longs;eruono, & reggo no tutte le tre operationi dell'intelletto. Hora benche &longs;ieno molte parti della logica, alle qua li &longs;i potrebbe e&longs;tendere que&longs;to nome, non di­meno noi chiamaremo Metodi que&longs;ti quattro i&longs;trumenti, cioè ri&longs;olutione, diffinitione, de­mo&longs;tratione, & diui&longs;ione, liquali &longs;ono stati celebrati, & anche connumerati da Ammo­nio nel prohemio di Porfirio; & Platone, che douea dir prima, parimente gli conobbe, & molto li commendò & in quanta stima li hab bia hauuti Galeno uoi lo &longs;apete. Ale&longs;&longs;andro Aphrodi&longs;eo ne' libri della Po&longs;teriora fa &longs;imil mente mentione di que&longs;ti quattro ordini, tut­tauia celebrandogli per utili, & nece&longs;&longs;arij a tutte le &longs;cienze. Per tanto pigliare hormai potremo il metodo per gli quattro i&longs;trumenti gia detti; percioche non e&longs;&longs;endo loro altro ehe un certo di&longs;cor&longs;o, cioè uia, per la quale di&longs;corre l'intelletto da un termine all'altro; & Metodo nome Greco nel no&longs;tro linguaggio al­tro non ri&longs;uona &longs;e non uia, molto e&longs;&longs;o nome conuiene a &longs;udetti i&longs;trumenti: & però ueggia­mo che co&longs;a è uia, laquale non pare altro al mio parere, che quello &longs;patio che fra due ter­mini &longs;i contiene, di modo che è nece&longs;&longs;ario, ò che ella &longs;ia diritta, ouero obliqua, & quella uia è diritta, che tra due termini è più breue che e&longs;&longs;er può, & che è ueduta tutta da qua­lunche per e&longs;&longs;a cammina, tanto &longs;e &longs;i ritroua nel principio come nel mezo, & come nel fi­ne: & la obliqua per il contrario. Onde do uendo&longs;i trattare una co&longs;a metodicamente è molto piu conueneuole che &longs;ia trattata per uia retta, che per obliqua, perche &longs;i come le co­&longs;e naturali, &longs;e &longs;ono nello stato &longs;uo proprio &longs;en za e&longs;&longs;ere alterate, ouero intricate con altre, &longs;empre fanno il &longs;uo moto diritto, ò che a&longs;cen­dono, ouero che di&longs;cendono, ne mai faranno moto obliquo, &longs;e non &longs;ono, come io dico, fuora della propria natura; co&longs;i parimente deue studiare colui di fare che di e&longs;&longs;e trat­ta, trattandone per una uia, che &longs;ia diritta quanto piu e&longs;&longs;er po&longs;&longs;a, laqual co&longs;a non appor terà minore commodità à lui di quello che apporta il cammino diritto al uiandante. Il metodo dunque, co'l quale &longs;i hanno da trat tare le facultà è una uia diritta, & non obli­qua, ne con piu facilità &longs;i potrebbe trattare facultà alcuna, ne parimente con piu breuità, perche, come diceua Euclide, la linea dirit­ta è la piu breue che &longs;i po&longs;&longs;a fare tra li due termini. MOR. A talche &longs;e uno uorrà de&longs;ciuere co&longs;a alcuna metodicamente la de&longs;cri­uerà piu breuemente, piu dirittamente, & piu facilmente che &longs;ia poßibile. TOM. Co&longs;i è. Li metodi adunque &longs;ono quattro, cioè di­mo&longs;tratione, diui&longs;ione, diffinitione, & ri&longs;o­lutione, i quali in quanto che &longs;eruono alle &longs;cienze, & arti, ouero &longs;ono adoperati dal­l'artefice; &longs;ono i&longs;trumenti: di modo che dire poßiamo, che il metodo dichiaratiuo è in&longs;tru mento, che adoperiamo nelle &longs;cienze, & ar­ti à uenire in cognitione de i problemi per ac­qui&longs;tare di eßi la &longs;cienza camminando &longs;empre da una co&longs;a cono&longs;ciuta, a una co&longs;a, che non &longs;i cono&longs;ce. MOR. Que&longs;ta è la de&longs;crittione del metodo. TOM. Tantè. MOR. Il metodo adunque è da gli ordini differente, perche di e&longs;&longs;o ce ne &longs;eruiamo in cono&longs;cere quel lo che noi non &longs;appiamo per mezo di quello che &longs;appiamo; & l'ordine ne &longs;eruiua &longs;olamente a di&longs;porre le co&longs;e di gia &longs;apute; & punto non u'ingannate quando uoi dite, che inue&longs;tighia­mo la co&longs;a, che non &longs;apemo, per mezo della co&longs;a che &longs;apemo, percioche dice Ari&longs;totele che ogni no&longs;tra cognitione &longs;i fa da una preco­gnitione. TOM. Co&longs;i sta. Diuide&longs;i il metodo, come ho gia detto in quattro &longs;pecie. MOR. Innanzi che piu oltre uoi tra&longs;corria te, ditemi di gratia a che fine hauete detto nella de&longs;crittione del metodo, per acqui&longs;tare la &longs;cienza de i problemi, ouero cognitione perfetta, immutabile, & certa. TOM. Ac­cio fo&longs;&longs;e diui&longs;o il metodo da gli i&longs;trumenti i&longs;pe rimentali, perche eßi, come poi diremo, non ne danno altro che una certa peritia, ouero opinione, & non &longs;cienza, come fanno i me­todi. MOR. Bene, ho inte&longs;o e&longs;&longs;a diffinitio ne, &longs;eguire à uo&longs;tro bell'agio. TOM. Gia dißi, che le &longs;pecie de i metodi &longs;ono quattro, & hora ui dimo&longs;trarò che non &longs;ono ne piu ne meno, &longs;i con autorità, come anche con ragio ne. Ammonio tra Paripatetici Filo&longs;ofo &longs;i­gnalato nel prohemio de predicabili, dice e&longs;­&longs;erui quattro metodi. Porfirio nel mede&longs;imo luogo l'i&longs;te&longs;&longs;o conferma. Ari&longs;totele padre del la filo&longs;ofia, & de' filo&longs;ofi nel primo libro del l'anima, & in altri luoghi ancora, numerò &longs;olamente i quattro gia detti metodi. Con ra gione parimente &longs;i puo dimo&longs;trare i metodi non e&longs;&longs;ere piu di quattro, ne meno, percio­che non e&longs;&longs;endo altro il trattare metodicamen te alcuna co&longs;a, che trattarla breuemente, chia ramente, & dirittamente, e co&longs;a conuene­uole che e&longs;&longs;a &longs;ia dichiarata in quel modo che naturalmente &longs;i ritroua, perche ne piu bre­uemente, non potrebbe e&longs;&longs;ere trattata, & di­chiarata, ilche e&longs;&longs;endo bi&longs;ogna che li metodi &longs;ieno tali, che po&longs;&longs;ano trattare & dimo&longs;tra­re, & dichiarare le co&longs;e, come naturalmen­te stanno. Qualunque co&longs;a &longs;i puo cono&longs;cere, ouero come ella è naturalmente &longs;enza acciden ti, ouero in&longs;ieme con gli accidenti &longs;uoi, & per &longs;apere la natura di que&longs;ti due, &longs;i &longs;ogliono fa­re que&longs;ti quattro que&longs;iti, &longs;i come Ari&longs;totile nel &longs;econdo della Po&longs;teriora ne dimo&longs;tra; due cioè della co&longs;a &longs;emplice &longs;enza accidente, che &longs;ono &longs;i è, & che co&longs;a è, gli altri due della co &longs;a con gli accidenti in&longs;ieme, cioè che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i. Gli accidenti &longs;ono di due &longs;orti, altri cioè che accompagnano &longs;empre la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a, & altri nò, ma auuengono ad e&longs;­&longs;a co&longs;a per qualche cagione e&longs;trin&longs;eca, & di que&longs;ti ultimi non parliamo noi, ma di quegli che &longs;ono accidenti proprij di e&longs;&longs;a co&longs;a; onde quando que&longs;ti accidenti non &longs;ono cono&longs;ciuti, che proprij &longs;ieno di quel &longs;uggetto, oue &longs;i ri­trouano, fa bi&longs;ogno di hauere uno i&longs;trumento, che ne lo dimo&longs;tri, & que&longs;to e la dimo&longs;tratio­ne, della quale non ne &longs;eruiamo in altro che nel dimo&longs;trare e&longs;&longs;o proprio accidente, ouero paßione e&longs;&longs;ere di quel &longs;uggetto, di che egli è proprio; ilche fare noi non potiamo &longs;enza la cognitione del &longs;uggetto. Onde fa di me&longs;tieri che la natura di e&longs;&longs;o &longs;ia prima cono&longs;ciuta, la quale non è altro che materia, & forma; percioche alla demo&longs;tratione precede il meto­do diffinitiuo, che ne dà il proprio genere, che è in uece di materia, & la propria differen­za, laquale rappre&longs;enta la propria forma, di modo che è nece&longs;&longs;ario chi uuole cono&longs;cere il genere proprio, che cono&longs;ca il genere &longs;uperio re, cioè generalißimo, ilquale con un'altro i&longs;trumento ritrouiamo, che è il metodo ri&longs;olu tiuo. Con la diui&longs;ione poi &longs;membriamo e&longs;&longs;o ge nere generalißimo nelle &longs;ue parti, per ritro­uare il proprio genere della co&longs;a, di che cer­chiamo la propria e&longs;&longs;enza, & finalmente la propria paßione, di modo che prima adoperia mo il metodo ri&longs;olutiuo co'l quale dalle &longs;pecie &longs;pecialißime caminiamo al genere generalißi­mo, & dal genere generalißimo co'l metodo ri&longs;olutiuo di&longs;cendiamo alle &longs;pecie &longs;pecialißime: co'l diffinitiuo dichiariamo poi l'e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;a &longs;pecie, & co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;triamo le proprie paßioni di detta &longs;pecie. MOR. Co'l ri&longs;olutiuo adunque trouiamo il genere commu ne, come à dire che l'huomo è &longs;u&longs;tanza, & con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione del piu proßimo genere, che &longs;arà che l'huomo è ani­male. Determiniamo poi co'l diffinitiuo la natura di e&longs;&longs;o huomo, cioè che &longs;ia animale rationale mortale; co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;tria mo la paßione, cioè che ri&longs;ibile, è proprio dell'huomo. TOM. Ben &longs;apete, & in que&longs;ta gui&longs;a hauemo ritrouato dell'huomo quello che &longs;i può ritrouare, cioè che co&longs;a &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i, &longs;upponendo che &longs;ia, & quello che &longs;i è detto dell'huomo &longs;i può pa­rimente applicare a ogni altra co&longs;a, ne piu ne meno di quello che di e&longs;&longs;o gia fatto habbiamo. & di qui potete anco comprendere che li me­todi non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er piu, ne meno di quat­tro, come dimo&longs;trato hauemo. Hora da que­ste uniuer&longs;alità dichiarate de i metodi, di&longs;cen diamo à particolare dichiaratione, quando pe rò ui &longs;ia in piacere. MOR. Anzi de&longs;ide­ro &longs;ommamente que&longs;to, & certamente lo ri­putarò per &longs;ingolarißimo fauore. TOM. In­cominciaremo adunque dalla demo&longs;tratione, come quella che, prima &longs;i offeri&longs;ce all'animo no stro, laquale è metodo che adoperiamo per uenire da una co&longs;a pale&longs;e, & cono&longs;ciuta in cognitione di una, che naturalmente era in­gnita, & occulta, cioè la dimo&longs;tratione ne &longs;erue a cono&longs;cere una co&longs;a naturalmente inco­gnita co'l mezo però d'una che cono&longs;ceuamo. MOR. Se uoi ne darete l'e&longs;&longs;empio ben che io intenda que&longs;ta diffinitione, non dimeno all'ho-ra &longs;arò piu &longs;icuro nell'animo mio. TOM. Ha uete pre&longs;cia dell'e&longs;&longs;empio, a&longs;pettate un poco, perche bi&longs;ogna prima dichiarare la diffinitio­ne, & cauarne quelle differenze, & che di­uidono la demo&longs;tratione de gli altri metodi, & che anche co&longs;titui&longs;cono le &longs;ue &longs;pecie, & do pò que&longs;to, &longs;e ui piacera di&longs;correremo per un poco uniuer&longs;almente &longs;opra tutte le &longs;orti de i &longs;illogi&longs;mi. MOR. Come &longs;e mi &longs;arà in pia­cere, anzi non uoglio piu chiederui a dire co &longs;a ueruna, percbe io ueggio che uoi meglio &longs;a pete tutto quello, che io de&longs;idero, che non sò io ricercarui. TOM. Di gratia non inter­rompiamo il no&longs;tro ragionamento con parole &longs;uperflue. Quando dico adunque che la de­mo&longs;tratione è metodo, a&longs;&longs;egno quale &longs;ia il &longs;uo genere proßimo, ilche è tanto come &longs;e io di­ce&longs;&longs;e che la demo&longs;tratione è uno i&longs;trumento metodico: &longs;ottogiugnemo poi le differenze, accioche ella &longs;ia cono&longs;ciuta da gli altri metodi &longs;eparata, che &longs;ono, ilquale adoperiamo per uenire in cognitione della co&longs;a incognita dalla cono&longs;ciuta naturalmente, & qui douete &longs;ape re, per la intelligenza di que&longs;te differenze, che la demo&longs;tratione ha tre propo&longs;itioni, del­le quali due &longs;i chiamano preme&longs;&longs;e, & una con clu&longs;ione: le preme&longs;&longs;e &longs;ono quelle, che innan­zi che inducemmo la conclu&longs;ione, cono&longs;ceua-mo, dalle quali ueniamo in cognitione della conclu&longs;ione, che era incognita a noi, come a dire ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ogni huo mo è animale rationale: ecco le due preme&longs;&longs;e, che &longs;ono cono&longs;ciute, dalle quali ueniamo in co gnitione della conclu&longs;ione, che &longs;arà. Adun­que l'huomo è ri&longs;ibile. MOR. In effetto gli e&longs;&longs;empi fanno che l'intelletto perfettamente co no&longs;ce, fino a que&longs;t'hora io non haueuo inte&longs;o per&longs;ettamente la diffinitione della demo&longs;tratio ne: mi re&longs;ta di &longs;apere come da que&longs;ta &longs;i po&longs;&longs;a no cauare le &longs;pecie della demo&longs;tratione. TOM. Le differenze, come &longs;apete, &longs;ono quel le che co&longs;titui&longs;cono le &longs;pecie, però quando di­ceuamo che la demo&longs;tratione ne fa cono&longs;cere una co&longs;a, che non cono&longs;ceuamo, per mezo di una che era cono&longs;ciuta, per le co&longs;e che cono­&longs;ceuamo intendeuamo le preme&longs;&longs;e, & per la co&longs;a incognita intendeuamo la conclu&longs;ione. Se le preme&longs;&longs;e &longs;aranno due; quella demo&longs;tratione &longs;i chiamarà &longs;emplicemente demo&longs;tratione, ma &longs;e &longs;arà &longs;olo una, dalla cui notitia ueniamo in cognitione di e&longs;&longs;a conclu&longs;ione, ella &longs;arà la de­mo&longs;tratione, che conduce all'impoßibile, co­me quando dicemo, &longs;e non è giornoi, adunque è notte, & qui &longs;ono manife&longs;te due &longs;pecie di demo&longs;tratione. Oltra di que&longs;to po&longs;&longs;ono anco uariare le demo&longs;trationi per ri&longs;petto della con-clu&longs;ione, perche ella può e&longs;&longs;ere di co&longs;e &longs;impli­ci, & di compo&longs;te ancora; & quando &longs;ieno co&longs;e &longs;implici, noi hauemo da quelle due que­&longs;iti, che &longs;ono che è, & che co&longs;a è, & &longs;e &longs;o­no compo&longs;te ne habbiamo due altre, che &longs;ono perche &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i. Si che &longs;e uoglia­mo dimo&longs;trare &longs;e la co&longs;a è, & che co&longs;a &longs;ia adoperiamo una &longs;orte di demo&longs;tratione, laqua le chiamano i logici demo&longs;tratione, perche è co&longs;i, & que&longs;ta uà da gli effetti alle cau&longs;e. Ma &longs;e uogliamo dimo&longs;trare perche la co&longs;a &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i adoperiamo quella demo&longs;tratio ne, che i logici latini chiamano propter quid, & que&longs;ta uà dalle cau&longs;e à i cau&longs;ati laquale, ò che è potißima, ouero non potißima; & po­tißima quella &longs;olemo chiamare, nella quale &longs;ono i principij formali, & conuertibili, non potißima quella poi chiamiamo, che di que­ste conditioni manca al tutto. Ho uoluto co &longs;i breuemente toccarui la diffinitione, & la diui&longs;ione della demo&longs;tratione, accioche da que ste poche parole ne caua&longs;te una idea, dalla quale poi, perche (come ho gia detto) ogni no&longs;tra cognitione depende da una precognitio­ne, ui conduce&longs;&longs;e alla perfetta notitia della de mo&longs;tratione. Però pigliaremo un'alto princi­pio, dal quale à parte à parte di&longs;cendendo, uerremo al &longs;ine. Hauemo dunque gia detto nel principio del no&longs;tro ragionare che tutte le arti, tutte le &longs;cienze, tutti gli i&longs;trumenti &longs;o­no stati ritrouati dall'huomo dalla neceßità a&longs;tretto percio per e&longs;&longs;ere la demo&longs;tratione an­co i&longs;trumento, ella è stata ritrouata per la i&longs;te&longs;&longs;a cagione. Diremo hora che l'huomo &longs;i è ingegnato di trouare uno i&longs;trumento co'l qua­le po&longs;&longs;a mi&longs;urare le co&longs;e, accioche cono&longs;ca qua li &longs;ono tra loro uguali, & quali nò: & que­sta mi&longs;ura, con che l'intelletto mi&longs;ura le co&longs;e, è apunto come quella del muratore, ilquale e&longs;&longs;endo richie&longs;to al fare una torre &longs;imile di larghezza, & lunghezza d'una gia fatta, non potendo egli portare l'una, & l'altra ap­pre&longs;&longs;o per uedere l'inequalità, ouero equali­tà, da que&longs;to bi&longs;ogno è stato a&longs;tretto à ritro­uare un terzo, co'l quale le mi&longs;ura&longs;&longs;e, & que sto terzo è la mi&longs;ura, perche, (come bene dice euclide) quelle co&longs;e che &longs;ono uguali à un terzo, tra loro &longs;ono uguali, & per il contra­rio ancora. Co&longs;i parimente ha fatto l'intel­letto per potere bene cono&longs;cere le co&longs;e, & que­sta mi&longs;ura di e&longs;&longs;o intelletto è chiamata da tut ti &longs;illogi&longs;mo, ò dimo&longs;tratione, come di &longs;opra noi l'hauemo chiamata, laquale hora noi an­che nominaremo &longs;illogi&longs;mo. e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo ri &longs;ulta da tre termini, de' quali due ne &longs;ono que gli di che cerchiamo la qualità, ouero inequa-lità, & l'altro è il mezo, ilquale hora appli cato à uno de detti termini mi fa cono&longs;cere tutto quello che ricercamo di &longs;apere. Il per­che per la implicatione che fa e&longs;&longs;o mezo hora con una co&longs;a hora con l'altra, & finalmente per quella che fanno le i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e tra loro, na&longs;ce che tre &longs;ono le implicationi de i &longs;udetti tre termini ne i &longs;illogi&longs;mi, lequali &longs;ono chia­mate da gli autori prepo&longs;itioni, & percio uo lendo cono&longs;cere il &longs;illogi&longs;mo, & l'u&longs;o &longs;uo, bi­&longs;ogna cono&longs;cere prima le prepo&longs;itioni, & in­nanzi à e&longs;&longs;e bi&longs;ogna cono&longs;cere i termini, che le compongono. MOR. Que&longs;ti termini non &longs;ono eglino le uoci &longs;implici? TOM. So­no e&longs;&longs;e, & po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ancora i &longs;emplici con cetti dell'intelletto, & dico &longs;emplici concetti, perche l'huomo con l'intelletto &longs;olo può u&longs;are il &longs;udetto i&longs;trumento &longs;enza che ne mandi uo­ce. MOR. Pure come intenderete uoi li termini in que&longs;to no&longs;tro parlare? TOM. In­tenderemo per uoce, perche &longs;otto la uoce &longs;i contiene anche il concetto, a tal che parlan­do della uoce parlaremo di tutte due. MOR.Seguirebbe adunque che uoi parla&longs;te anche del le co&longs;e, perche il concetto è imagine della co­&longs;a TOM. Benißimo, ma però noi non ha­ueremo l'occhio alle co&longs;e, ma &longs;olo alle uoci in quanto rappre&longs;entano i concetti, & percio dico che la uoce non è altro che un &longs;egno, co'l quale &longs;i manife&longs;ta il concetto, ouero (come be ne la diffini&longs;ce Ari&longs;totele) la uoce è un &longs;uono dell'animale, cau&longs;ato dalla percußione dell'ae­re re&longs;pirato nella canna del polmonc, modifi­cata dalla imaginatione per proferire tal uoce che mo&longs;tri quello che l'animo ha conceputo. MOR. Que&longs;ta diffinitione conuerrebbe à ogni &longs;orte di uoce de gli animali. TOM.Conuerrebbe, ma a&longs;coltate la diui&longs;ione. E&longs;&longs;a uoce &longs;i diuide in &longs;ignificatiua, & non &longs;ignifi­catiua: oltra di que&longs;to la &longs;ignificatiua &longs;i di­uide in naturalmente &longs;ignificatiua, & in &longs;i­gnificatiua &longs;econdo il piacere dell'huomo: non &longs;igni&longs;icatiua è quella uoce, che altro non rap­pre&longs;enta all'intelletto di chi ode &longs;e non il &longs;uo­no, come è il mugire de buoi, l'annitrire de caualli. La uoce che naturalmente &longs;ignifica è quella che rappre&longs;enta appre&longs;&longs;o tutti &longs;empre il mede&longs;imo concetto, come il piagnere del­l'huomo, che appo tutti mo&longs;tra tri&longs;tezza. La uoce poi che è artificiale, cioè à benepla­cito dell'huomo, della quale hora intendiamo di ragionare, è quella che da una natione è po&longs;ta à una co&longs;a, per mezo della quale un'al­tra natione non intenderà quella co&longs;a, ma un'al tra, ouero niente, perche ella è &longs;econdo il uo­lere de gli huomini. MOR. Dimodo che aggiugnendo alla diffinitione que&longs;te due paro­le, &longs;ignificatiua, à beneplacito, haueremo la diffinitione della uoce di che parliamo. TOM.Vero e, & que&longs;ta uoce &longs;i diuide in uoce di pri­ma intentione, & di &longs;econda intentione, & quella della prima intentione è la uoce che &longs;i­gnifica il concetto, ilquale immediatamente riceue l'intelletto dalla co&longs;a, come à dire ca­pra, leone. La uoce, della &longs;econda intentio ne è poi quella che &longs;ignifica il concetto della mente riceuuto immediatamente non dalla co­&longs;a, ma dal modo d'intenderla; percioche l'in telletto (per darne e&longs;&longs;empio) poi che ha rice­uuto la natura humana &longs;econdo la prima in­tentione, paragona que&longs;to primo concetto poi à tutti gli huomini, & uedendo che conuiene que&longs;to concetto à tutti gli huomini, forma di &longs;ubito un concetto di e&longs;&longs;a natura humana, per che prima la con&longs;ideraua in &longs;e come partico­lare, & dopò il paragone che ha fatto la con­&longs;idera in uniuer&longs;ale, il cui concetto lo chia­mamo &longs;econda intentione, & le uoci, che rap pre&longs;entano e&longs;&longs;a &longs;i chiamano uoci uniuer&longs;ali, ò &longs;pecie, ò communi, di che parlando Porfirio ne i Predicabili, & Ari&longs;totele nella Topica uol&longs;ero che fo&longs;&longs;ero cinque, cioè Genere, Specie, Differenza, Proprio, & Accidente. MOR.et di quali uoci parlaremo noi? TOM. Del-le uoci della &longs;econda intentione maßimamente, lequali, &longs;i come ho detto, &longs;ono cinque, ne sta rò à di&longs;correr molto quali &longs;ieno le loro differen ze, diffinitioni, ne diui&longs;ioni, pre&longs;upponendo che &longs;olo ne ba&longs;ti di hauerui aßignati i luoghi, oue amplißimamente potete uedere di que&longs;te tutto quello, che &longs;i ricerca alla loro cognitione; non tacerò gia di dire perche &longs;ono detti uni­uer&longs;ali. L'uniuer&longs;ale è quella uoce, che &longs;i pre dica di piu d'uno, & accio &longs;appiate che co&longs;a s'intende per predicare di molti, notare doue te, che altro non uuol dire che quello uniuer­&longs;ale &longs;i di&longs;tende con la &longs;ua &longs;ignificatione à mol­ti, cioè &longs;i contengono &longs;otto quello uniuer&longs;ale tutti quelli di che e&longs;&longs;o &longs;i predica; come l'huo­mo che è &longs;pecie, &longs;i predica di tutti particolari huomini, perche eßi &longs;ono contenuti da lui; l'animale che è genere parimente &longs;i predica dell'huomo, cauallo, leone, & altri, perche eßi contenendo&longs;i &longs;otto tal genere, po&longs;&longs;ono a uno per uno dire io &longs;ono animale; ben poi &longs;ono diffe renti tra loro non per il genere, ma per la dif­ferenza, perche l'huomo potrà dire a &longs;e ste&longs;&longs;o io &longs;ono animale rationale, & al cauallo tu &longs;ei bene animale come io, ma differente da me perche non &longs;ei rationale; & ecco che que&longs;ta differenza &longs;i predicarà di tutti gli huomini, perche con la &longs;ua &longs;ignificatione &longs;i di&longs;tende mede&longs;imamente à tutti. Il proprio è uniuer­&longs;ale mede&longs;imamente perche &longs;i predica di tutti quegli che &longs;i contengono &longs;otto la &longs;pecie di che è proprio, come è ri&longs;ibile di tutti gli huomini. L'accidente ancora è uniner&longs;ale per la mede&longs;i­ma ragione. MOR. Se co&longs;i è, &longs;aràanco uniuer&longs;ale l'indiuiduo, perche anch'e&longs;&longs;o &longs;i pre dica di &longs;e mede&longs;imo. TOM. Non può e&longs;&longs;e­re que&longs;to, perche in ogni attione, &longs;i pre&longs;up­pongono due termini, cioè agente, & patien te, & però nella predicatione ui è &longs;empre il &longs;uggetto, & il predicato & nell'indiuiduo, e&longs;&longs;endo co&longs;i, non ha altro &longs;eco, ma &longs;i sta co&longs;i &longs;olo. MOR. Quale adunque &longs;arà il predi­cato nella predicatione, quello for&longs;e che &longs;arà piu uniuer&longs;ale? TOM. Quello &longs;arà apunto, & il &longs;uggetto &longs;arà il meno uniuer&longs;ale, pure auertite, che alle uolte gli accidenti proprij &longs;i predicano della &longs;pecie loro, ma non però &longs;ono piu uniuer&longs;ali di e&longs;&longs;a, ma &longs;i conuertono con lei, à talche potiamo dire, che il predicato è ouero piu uniuer&longs;ale, ouero tanto uniuer&longs;ale alme­no quanto è il &longs;uggetto. MOR. Tutte le predicationi fanno&longs;i elle per un mede&longs;imo mo­do? TOM. Non gia, perche &longs;ono alcune uoci, che &longs;i predicano di molti &longs;uggetti in quan to al nome &longs;olo, come à dire il cane, ilquale &longs;i predica del cane terre&longs;tre, del manino, & cele&longs;te &longs;olamente &longs;econdo il nome, & non &longs;e­condo la diffinitione, perche eßi non po&longs;&longs;ono conunìre in una diffinitione, ma cia&longs;cuno di loro ne hanno una appartata. MOR. Eßi &longs;ono gli equiuoci d'Ari&longs;totele. TOM. Sono li mede&longs;imi, & quegli che lui chiama uniuo­ci, &longs;ono quelle uoci che &longs;i predicano, & quan to al nome, & quanto alla diffinitione de &longs;uoi &longs;uggetti, come apunto fanno le cinque uoci gia dete, però che l'huomo, quanto al nome, conuiene à tutti gli huomini, perche tutti &longs;i chiamano huomini, & conuiene anche quan­to alla diffinitione perche tutti &longs;ono rationali, ri&longs;ibili, come egli è. Sonoui alcune altre uo ci lequali mede&longs;imamente l'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele chiama denominatiui, perche pigliano il no­me da altri, come giu&longs;to dalla giu&longs;titia, ol­tra à que&longs;ta diui&longs;ione di uoci fa altre diui&longs;io­ni Ari&longs;totele, ma &longs;pecialmente una &longs;econdo le co&longs;e, di che e&longs;&longs;e &longs;ono &longs;egni, perche elle o ue­ro che &longs;ignificano &longs;u&longs;tanza, ouero quantità, ouero qualità, ò relatione, ouero altre &longs;ei co &longs;e che &longs;ono di que&longs;ti quattro compo&longs;te, come il luogo, il tempo, che &longs;ono compo&longs;ti & di &longs;u­&longs;tanza; & di quantità, l'attione, & la paßione che &longs;ono compo&longs;te di &longs;u&longs;tanza, & qualità, il &longs;i to, et l'habito, che &longs;ono compo&longs;ti di &longs;u&longs;tanza, et relatione. MOR. Et que&longs;ti &longs;ono i predica menti d'Ari&longs;totele, ma ditemi di gratia che differenza fate uoi tra predicamento & pre­dicato. TOM. Io gli faccio quella diffe­renza, che è tra la potenza, & l'atto. MOR. Intendo, &longs;eguite pure &longs;econdo il uo­stro ordine. TOM. Fin qui uoi hauete la diui&longs;ione delle uoci, lequali &longs;i po&longs;&longs;ono oppor­re una con l'altra &longs;econdo alcuni, non che la uoce &longs;i opponga alla uoce, ma in quanto che &longs;ignificano co&longs;e oppo&longs;ite, & uogliono eßi che &longs;ieno quattro oppo&longs;itioni; una cioè che chia­mano contradittioni, & è quando una uoce è con negatione, & l'altra &longs;enza negatione, cioè l'huomo, non huomo: chiamano anco op po&longs;itione contraria quando le uoci &longs;ignificano qualità oppo&longs;te, come caldo, & freddo, uo­gliono ancora che le uoci &longs;i oppongano &longs;econ­do l'habito, & priuatione, & cioè quando l'una &longs;ignifica la forma, l'altra la priuatione di e&longs;&longs;a forma, &longs;i come la cecità, & il uede­re: dicono finalmente che &longs;i oppongono &longs;econ­do la relatione, & è quando una uoce &longs;ignifi ca il relatiuo, & l'altra il correlatiuo, come padre, & figliuolo, &longs;eruo, & padrone. Ma io non tengo che que&longs;te &longs;ieno uere oppo­&longs;itioni, perche l'oppor&longs;i è un contra&longs;tare, & eßi non contra&longs;tano, perche non affermano, ne niegano non e&longs;&longs;endo loro ufficio, ma delle orationi. MOR. Non &longs;i può anco diuide-re tutte le uoci &longs;olo in due parti, come bene ha fatto Ari&longs;totele in nome, & uerbo? TOM. Si può benißimo, & non &longs;enza ca­gione fece que&longs;ta diui&longs;ione Ari&longs;totele, perche egli uoleua parlare delle propo&longs;itioni, che &longs;o­no &longs;olo da nome & uerbo compo&longs;te. MOR.Come? ueggio io che entrano nelle propo&longs;itio­ni, & negationi, & congiuntioni, & altre. TOM. Vi entrano, ma &longs;i come entra nella compo&longs;itione dell'huomo l'accidente che però non è della e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;o huomo, & &longs;e pure uolete che la negatione habbia qualche forza nella propo&longs;itione, dite che ella l'ha congiun­ta co'l predicato. MOR. Et que&longs;to mi ba­sta, & di piu ho inte&longs;o da que&longs;to uo&longs;tro par­lare, che il uerbo nella propo&longs;itione &longs;arà come il predicato, & il nome come il &longs;uggetto. TOM. uero è, &longs;e per &longs;orte non ui &longs;ia &longs;e non il uerbo & il nome &longs;u&longs;tantiale, come à dire l'huomo è. ma anco quando nella oratione ui &longs;ono piu nomi, il uerbo &longs;empre &longs;i acco&longs;ta al predicato, come à dire l'huomo è giu&longs;to. MOR. Perche il uerbo & il nome &longs;i po&longs;&longs;o­no comporre in molti modi, ditemi di gratia, può il logico &longs;eruir&longs;i d'ogni &longs;orte di oratione, fatte dal grammatico? TOM. Solo della enunciatione può egli &longs;eruir&longs;i, perche il &longs;uo ufficio è &longs;olo di fare i&longs;trumento che &longs;erua ad inue&longs;tigare, & affirmare la uerità, & rifiu­tare la fal&longs;ità; & però &longs;i &longs;erue &longs;olo della enun tiatione, laquale è compo&longs;ta & di nome, & di uerbo, & non di qualunque ca&longs;o di nome, ma del retto &longs;olo, non di qualunque modo, ouero tempo del uerbo, ma &longs;olo del modo in­dicatiuo, & del tempo pre&longs;ente pa&longs;&longs;ato, & futuro, &longs;i che hauete da che &longs;i componga la enuntiatione, laquale non è altro che una ora tione, ò parlamento che d'una co&longs;a afferma, ouero niega, & per non gittare uia tempo in darno ecco la diui&longs;ione della enunciatione. prima o ella è affermatiua, ò negatiua: affer matiua è quella che afferma il predicato e&longs;&longs;e­re nel &longs;uggetto, come à dire l'huomo è buono, ecco che la bontà è nell'huomo: la negatione è quella che rimuoue e&longs;&longs;o predicato dal &longs;ugget­to come à dire, l'huomo non è buono. cia&longs;cu­na di que&longs;te &longs;pecie po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere uniuer&longs;ali, ouero particolari, ouero infinita ouero &longs;ingo­lari la enunciatione uniuer&longs;ale è quella che ouero uniuer&longs;almente afferma, ouero uniuer­&longs;almente rimuoue il predicato dal &longs;uggetto, la particalare è ancor quella che particolar­mente afferma, ouero niega l'i&longs;te&longs;&longs;o predicato e&longs;&longs;ere nel &longs;uggetto. La inde&longs;inita enunciatione è quella che da qualche &longs;uggetto uniuer&longs;ale non uniuer&longs;almente, ouero particolarmente rimuoue il predicato, ouero lo niega, & di que&longs;ta ue ne do e&longs;&longs;empio, perche è un poco piu o&longs;cura delle altre, come, l'huomo è animale, ecco che non ui è &longs;egno uniuer&longs;ale, ne partico lare, & però &longs;i chiama indefinita. Hora cia&longs;cuna di que&longs;te propo&longs;itioni, ouero che &longs;a­rà del primo adiacente, ouero del &longs;econdo, & chiamaremo prepo&longs;itioni del primo adiacente, lequali &longs;olamente &longs;ono d'un nome, & d'un uer bo, come à dirt l'huomo è, l'huomo non è, & quelle dico e&longs;&longs;ere del &longs;econdo adiacente, nelle quali &longs;ono due nomi, & un uerbo, come l'huomo è giu&longs;to, l'huomo non è giu&longs;to, à tal che quelle del primo adiacento &longs;olamente affer mano il &longs;uggetto e&longs;&longs;ere, ò non e&longs;&longs;ere, ma quel le del &longs;econdo non affermano il &longs;uggetto e&longs;&longs;e­re, ma la paßione, ouero predicato e&longs;&longs;ere in e&longs;&longs;o &longs;uggetto, come apparene gli e&longs;&longs;empi dati, Di nuouo tutte que&longs;te propo&longs;itioni &longs;i po&longs;&longs;ono treplicare, per ri&longs;petto del uerbo, ilquale può e&longs;&longs;ere pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, & futuro, & que­ste propo&longs;itioni &longs;ono chiamate da latini, propo &longs;itioni de ine&longs;&longs;e; cia&longs;cuna delle quali di nuouo potrà e&longs;&longs;ere quadruplicata, & in que&longs;ta qua­druplicatione mutano il nome, perche di pro­po&longs;itioni de ine&longs;&longs;e che &longs;i chiamauano, &longs;i chia­maranno propo&longs;itioni modali, perche cia&longs;cu­na di loro potrà hauere cia&longs;cuno di que&longs;ti quattro modi, cioè nece&longs;&longs;ario, poßibile, im­poßibile, & contingente, come à dire nece&longs;&longs;a riamente l'huomo è giu&longs;to, ouero non nece&longs;&longs;a­riamente l'huomo è giu&longs;to, & co&longs;i delle altre. Vltimamente ogni una, co&longs;i quelle de ine&longs;&longs;e, come le modali po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere triplicate, per ri&longs;petto delle tre materie, cioè nece&longs;&longs;aria, con­tingente, & remota, come per e&longs;&longs;empio, l'huo­mo è animale, l'huomo è bianco, l'huomo è un &longs;a&longs;&longs;o. MOR. Que&longs;to numero di prepo&longs;i­tioni &longs;arà qua&longs;i infinito. TOM. Hauete parlato bene à dire qua&longs;i, accioche udita l'al tra parte delle prepo&longs;itioni potiate dire infini­ta a&longs;&longs;olutamente. MOR. Che adunque, ue ne &longs;ono ancora. TOM. Altrettante ue ne &longs;ono, perche cia&longs;cuna delle &longs;udette po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere prononciate con conditione, & di&longs;giun­tione, non affermando, &longs;i come fanno le pa&longs;­&longs;ate la co&longs;a e&longs;&longs;ere, ouero non e&longs;&longs;ere, & que­ste &longs;ono chiamate hipotetice propo&longs;itioni, cioè propo&longs;itioni conditionate, come à dire &longs;e è giorno egli è luce, &longs;e egli è buon huomo, è an che giu&longs;to: & que&longs;te quantunque &longs;ieno in po co u&longs;o, &longs;i po&longs;&longs;ono nondimeno uariare in molti modi, perche ouero che &longs;aranno di&longs;giunte, co me à dire è l'A, ouero la B. po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere conditionali ancora, & que&longs;te ouero &longs;aranno &longs;emplici, ouero compo&longs;te, le &longs;emplici come &longs;e è l'A, è anco la B; le compo&longs;te ancora &longs;i diui dono & ouero &longs;aranno con una conditione, ouero con due, con due conditioni, come &longs;e è l'A, & &longs;e è la B, è anco la C. con una &longs;o­la, come &longs;e è l'A, &longs;arà la B, & la C. MOR. Mi diceuate che ne rimaneua la me tà da connumerare, & per quello che io po&longs;&longs;o comprendere da que&longs;ta diui&longs;ione &longs;i po&longs;&longs;ono due uolte triplicare. TOM. Il mio non fu erro­re, perche io non ui dißi co&longs;i per affermarui il numero delle propo&longs;itioni, che mi re&longs;taua, ma per ri&longs;pondere à uoi che diceuate che era­no qua&longs;i infinite; ma intorno à que&longs;ti douete notare, perche hauemo detto che non afferma no, ne niegano &longs;e non conditionatamente, che e&longs;&longs;e cono&longs;cerete affermare, ouero negare dalla con&longs;equentia loro, perche &longs;e la con&longs;equenza affermarà qualche co&longs;a, uoi direte e&longs;&longs;ere affer matiue, & &longs;e anco negarà, uoi direte e&longs;&longs;ere negatiue. MOR. Que&longs;te propo&longs;itioni con­ditionali però hanno i mede&longs;imi termini, che hanno quelle de ine&longs;&longs;e, & le modali, ma &longs;olo &longs;ono differenti per la conditione, ouero di&longs;iun tione, che &longs;e li aggiungono. TOM. Ne piu ne meno è di quello che uoi dite, & qui fini&longs;ce la diui&longs;ione delle propo&longs;itioni, & &longs;e ui pare&longs;&longs;e intorno à e&longs;&longs;a diui&longs;ione qualche diffi­cultà, perche io, per breuità, non ne ho dato di tutte l'e&longs;&longs;empio, &longs;e non uolete chiedere à me ricorrete intorno à Boetio, ilquale di tutte le propo&longs;itioni ha parlato, ma e&longs;qui&longs;itißima­mente delle hippotetice. MOR. Per hoa pare à me che io ne &longs;ia capacißimo, ne dubito punto che con que&longs;ta idea, che io ho nellamen ie, non ritroua il numero di tutte le propo&longs;itio ni. TOM. Hor ba&longs;ta, poi che le hauete co&longs;i bene inte&longs;e, annotate alcune co&longs;e in uni­uer&longs;ale intorno ad e&longs;&longs;e propo&longs;itioni, ne uerre­mo à dire del Sillogi&longs;mo, & finalmente della demo&longs;tratione, come è stato in&longs;ino da princi­pio propo&longs;to. La prima co&longs;a che uoglio che noi annotiamo è la oppo&longs;itione delle propo&longs;itio ni, perche, &longs;e bene io mi raccordo, parlan­do delle uoci, diceuo che elleno non &longs;i oppon­gono ueramente, ma che è proprio delle pro­po&longs;itioni; però douiamo &longs;apere, che la propo­&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua, & la uniuer­&longs;ale negatiua d'uno i&longs;te&longs;&longs;o &longs;ogetto, & predica to, & conle mede&longs;ime altre conditioni, po­ste all incontro &longs;ono contrarie, ne po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;e­re in&longs;ieme mai uere, &longs;ia mò in quale &longs;i uoglia &longs;orte di propo&longs;itioni, po&longs;&longs;ono bene e&longs;&longs;ere l'una uera, & l'altra fal&longs;a, oueramente amendue fal&longs;e, & &longs;e l'affermatiua uniuer&longs;ale, &longs;arà al­l'incontro della particolare negatiua, con le &longs;opradctte conditioni, ilche intenderò in ogni &longs;orte di oppo&longs;itione, dico che &longs;aranno contra­dittorie, come &longs;ara anco &longs;e la negatiua uniuer &longs;ale &longs;i oppone alla particolare negatiua, le­quali mai non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere amendue ue­re, ò fal&longs;e in&longs;ieme, ma l'una uera, & l'altra fal&longs;a; ma &longs;e per ca&longs;o ancora metteßi­mo due particolari all incontro, l'una afferma tiua, & l'altra negatiua, dire dobbiamo che que&longs;ta oppo&longs;itione è &longs;ubcontraria, la cui leg­ge è che poßino e&longs;&longs;ere in&longs;ieme uere, ma non fal&longs;e. Poßiamo fare un'altra implicatione, cioè confrontare la uniuer&longs;ale affermatiua con la particolare affermatiua, ouero la uniuer&longs;a lc negatiua, con la particolare negatiua, & que&longs;te complicationi le chiamaremo &longs;ubalter­ne, non per altro, &longs;e non perche la particola­re è &longs;ottopo&longs;ta alla uniuer&longs;ale, nella i&longs;te&longs;&longs;a &longs;orte parlando, & que&longs;ta legge è che &longs;e le uniuer&longs;ali &longs;ono uere, tali &longs;aranno anche le particolari, & il &longs;imile intenderemo delle fal­&longs;e, ma non per il contrario, cioè la uerità della particolare, ò fal&longs;ità non farà la uni­uer&longs;ale uera, ò fal&longs;a. MOR. Che oppo&longs;i­tione &longs;arà &longs;e due &longs;ingolari propo&longs;itioni l'una affermatiua, & l'altra negatiua &longs;arà all'in­contro, non &longs;arà ella propo&longs;itione contradit­toria? TOM. Co&longs;i &longs;arà, & que&longs;to ne ba&longs;ti circa le oppo&longs;itioni. Et perche &longs;i &longs;uol dire che dalla guerra &longs;i uiene alla pace, uenia­mo noi dalla oppo&longs;itione delle propo&longs;itioni alla conuer&longs;ione di e&longs;&longs;e. Però la propo&longs;itione uni­uer&longs;ale negatiua &longs;i conuerte in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, co­me &longs;arebbe à dire &longs;e glie uero che ne&longs;&longs;una A, non è la B, &longs;arà anco uero à dire, che ne&longs;&longs;una B, &longs;ia per A. MOR. Si dirà dun­que le propo&longs;itioni conuertir&longs;e in &longs;e &longs;te&longs;&longs;e ogni uolta che &longs;eruata la qualità, & quan­tità &longs;i mutano &longs;olamente i termini. TOM.Sarà & &longs;i chiamerà &longs;emplice conuer&longs;ione. MOR. La propo&longs;itione uniuer&longs;ale afferma­tiua in che &longs;i conuertirà? TOM. Si con­uertirà in una particolare affermatiua, co­me &longs;e è uero che ogni A, &longs;ia B, &longs;arà aco uero che qualche B; &longs;arà A. & que&longs;ta con­uer&longs;ione chiamano gli autori conuer&longs;ione per accidente. La particolare affermatiua ella &longs;i conuerte in &longs;e ste&longs;&longs;a nel mede&longs;imo modo che fa la uniuer&longs;ale negatiua. La particola­re negatiua, ella non &longs;i conuerte, & que&longs;te conuer&longs;ioni &longs;i debbono intendere in materia nece&longs;&longs;aria maßimamente, & que&longs;te &longs;ono le conuer&longs;ioni delle propo&longs;itioni, dico delle pro­po&longs;itioni, percioche ne i &longs;illogi&longs;mi come ue­deremo, oltra que&longs;te &longs;e ne fanno delle altre, cioè &longs;i fa la conuer&longs;ione dell'impoßibile, & &longs;i muta anco la maggiore in minore, & la minore in maggiore, &longs;i come poi commo­damente uederemo al &longs;uo proprio luogo. MOR. Per non interrompere il uo&longs;tro pa&longs;­&longs;ato ragionamento, ho uoluto ri&longs;eruare fino à que&longs;t'hora una dubitatione, laquale hora ui dirò, poiche ui ueggio uolere &longs;alire à &longs;il­logi&longs;mi. Hauete detto che le conditioni della &longs;ingolare negatiua, & affermatiua &longs;ono che di neceßità l'una &longs;ia uera, & l'altra fal&longs;a, & &longs;e egli è uero, come &longs;arà alcuna propo­&longs;itione contingente? TOM. Io ho detto che que&longs;te due propo&longs;itioni &longs;eruano le condittioni delle contradittorie cioè che nel tempo futuro (perche ne gli altri tempi non è dubbio) ne­ce&longs;&longs;ariamente ne &longs;arà una uera, & l'altra fal&longs;a, & quale mò di que&longs;te due habbia da e&longs;&longs;er uera, dico che affermare non &longs;i può, & però sta benißimo in&longs;ieme, che di que&longs;te pro­po&longs;itioni l'una nece&longs;&longs;ariamente habbia da e&longs;&longs;er uera, & l'altra fal&longs;a, & che &longs;ieno uere, ò fal&longs;e conting entemente: perche &longs;e le con&longs;ide­riamo amendue in&longs;ieme; cioè in &longs;en&longs;o compo­sto, come dicono i logici, dico che nece&longs;&longs;aria­mente l'una &longs;aria uera, & l'altra fal&longs;a, ma &longs;e le con&longs;ideriamo &longs;eparate in &longs;en&longs;o diui&longs;o, al­l'hora dico che non hanno alcuna neceßità, pe rò che &longs;e noi diremo, domani &longs;arà guerra, non è nece&longs;&longs;ario che &longs;ia, ò che non &longs;ia, & il &longs;imi-le &longs;arà della &longs;ua negatiua: ma &longs;e diremo do­mani &longs;arà guerra, domani non &longs;arà guerra, dico che nece&longs;&longs;ariamente l'una &longs;arà uera, & l'altra fal&longs;a, & que&longs;ta mede&longs;ima &longs;olutione diede Ari&longs;totele à gli Stoici, che teneuano tut te le co&longs;e auuenire nece&longs;&longs;ariamente. MOR.Mi occorrono bene ancora delle altre difficul­tà, ma con&longs;idero che non hanno qui il proprio luogo ma ui &longs;arà tempo un'altra uolta con maggiore commodità, & però &longs;eguite pure lo intento uo&longs;tro. TOM. è luogo, & tempo quando uoi uolete, ma poi che co&longs;i ui piace me ne uengo al &longs;illogi&longs;mo di lungo, intorno al quale prima &longs;apere douete, che e&longs;&longs;o è di tante &longs;pecie, di quante &longs;ono le propo&longs;itioni, perche da quelle è compo&longs;to; ma per non andare mol to in lungo, parlaremo in uniuer&longs;ale di e&longs;&longs;o &longs;il logi&longs;mo, & poi &longs;correremo alle particolarità &longs;e il tempo nel concederà. Il &longs;illogi&longs;mo adun que, è un parlare nel quale e&longs;&longs;endo po&longs;te due propo&longs;itioni, ne ri&longs;ulta un'altra differente dal le po&longs;te, come à dire l'A, è la B, la C, è la A, adunque la C, è la B. & e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo &longs;i può con&longs;iderare in due modi, ouero in ri­&longs;petto della &longs;ua forma, ouero in ri&longs;petto della materia. Con&longs;ideramolo dunque in quanto al la &longs;ua forma, perche tutte le &longs;orti de &longs;illo­gi&longs;mi conuengono nella forma, ma per ri&longs;petto della materia &longs;ono diuer&longs;e, come intenderete poi. Diuide&longs;i dunque il &longs;illogi&longs;mo in ri&longs;petto della forma in &longs;illogi&longs;mo perfetto, & imper­fetto: il perfetto è quello, che non ha di bi&longs;o gno dell'altrui aiuto à prouare la propo&longs;itione, che intende di prouare, & l'imperfetto è quel lo che ha di bi&longs;ogno del perfetto, per uenire al l'intento &longs;uo. In genere tre &longs;ono le figure, ò forme de &longs;illogi&longs;mi. MOR. Perche co&longs;itre, & non piu, ò meno? TOM. Per que&longs;to. Voi &longs;apete, ò almeno &longs;apere douete che ogni &longs;illogi&longs;mo ha tre termini, de' quali uno &longs;i chia­ma mezo termine. MOR. Perche co&longs;ime­zo termine? TOM. Perche è il mezo co'l quale &longs;i congiungono gli altri due, ouero &longs;i di&longs;giungono, & è la mi&longs;ura, la quale fa co­no&longs;cere la equalità de gli altri termini, de' quali uno &longs;i chiama maggiore E&longs;tremità, & l'altro minore E&longs;tremità. La maggiore e&longs;tre­mità è quel termine che è piu uniuer&longs;ale fuo­ra del mezo, & la minore, è il minor termi­ne; & da qui na&longs;ce anco che tre &longs;ono le pro­po&longs;itioni, delle quali due &longs;ono denominate dal li due predetti termini, cioè quella, oue è la maggiore e&longs;tremità è detta maggiore, & quel la oue è la minore è detta minore, & quella che ri&longs;ulta da que&longs;te due è detta conclu&longs;ione. Hora que&longs;ti tre termini &longs;ono ouero predicati, ouero &longs;uggetti, perche come hauemo detto, la propo&longs;itione non co&longs;ta d'altri termini, che di predicato, & &longs;uggetto. onde dalla diuer­&longs;a implicatione di que&longs;ta, ne na&longs;ce la diuer&longs;i­tà de &longs;illogi&longs;mi, perche quel termine che &longs;arà &longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà poi predicato nella minore, d'onde na&longs;ce la prima figura: laquale è forma del &longs;illogi&longs;mo perfetto, per e&longs;­&longs;er ella perfettißima, ouero anco il termine, che &longs;arà &longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà anco &longs;uggetto nella minore, & di qui na&longs;ce la &longs;e­conda figura, ouero che il predicato nella mag giore &longs;arà anco predicato nella minore, & que&longs;ta &longs;arà la terza figura, ne &longs;i deue ammet tere l'altra implicatione, & per que&longs;to non &longs;i ammetta la quarta figura, come hanno uolu­to alcuni; perche &longs;arebbe figura inutilißima. Hora cia&longs;cuna di que&longs;te figure ha diuer&longs;i gra­di, per ri&longs;petto che quattro &longs;ono le prepo&longs;itio­ni, che po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere approuate in cia&longs;cuna &longs;i gura, & oltra di que&longs;to, po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er prouate nella &longs;econda & nella terza in diuer&longs;i modi, onde ne na&longs;cono diuer&longs;e propo&longs;itioni. MOR.Que&longs;te propo&longs;itioni &longs;ono quattro, cioè, uniuer &longs;ale affermatiua, uniuer&longs;ale negatina, parti­colare affermatiua, & particolare negatiua parimente. TOM. Tante &longs;ono, & notate che ilogici &longs;i hanno imaginate certe uoci uni-uer&longs;ali, lequali contengono tutte le regole de igradi de &longs;illogi&longs;mi d'ogni &longs;orte, & il primo grado della prima figura. Si contiene &longs;otto que&longs;to nome di Barbara, ma accio intendiate l'artificio di que&longs;ta parola, notate che in ogni parola &longs;i ritrouano tre &longs;orti di lettere, quattro uocali, cioè, à, e, i, o, lequali mi dimo­strano la quantità, & qualità delle prepo&longs;itio, ni, onde doue &longs;arà, à, &longs;arà &longs;empre la propo­&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua; doue &longs;arà, è, &longs;empre la propo&longs;itione &longs;arà uniuer&longs;ale negati­ua, & doue è la, i &longs;arà particolare afferma­tiua, & doue è la, o &longs;arà particolare negati ua. Sono altre quattro lettere con&longs;onanti, lequali &longs;ono in principio de inomi, che &longs;ono, b, c, d, f, lequali mi mo&longs;trano ne i &longs;illogi&longs;mi imperfetti à quale perfetto &longs;illogi&longs;mo della pri ma figura &longs;i debbano ridurre, come &longs;arebbe quel &longs;illogi&longs;mo che &longs;i contiene &longs;otto al nome Ce lantes &longs;i riduce il &longs;illogi&longs;mo de celarent, per­cioche amendue incominciano da una i&longs;te&longs;&longs;a let tera, che e la, c, &longs;onoui altre quattro lette­re in e&longs;&longs;e uoci, cioè l, p, e, m, lequali mi dimo&longs;trano la conuer&longs;ionc della propo&longs;itione che è innanzi a loro, la, l, dimo&longs;tra ne i &longs;il­logi&longs;mi imperfetti, che la propo&longs;itione auanti à lei &longs;i debba conuertire &longs;emplicemente, cioè in &longs;e ste&longs;&longs;a, la, p, dimo&longs;tra che la propo&longs;itio-ne &longs;i deue conuertire per accidente, la, c, di­mo&longs;tra che &longs;i deue conuertire per impoßibile, la cui &longs;orte di conuer&longs;ione dichiararemo poi quando &longs;aremo giunti al &longs;illogi&longs;mo per impoßi bile, poi che di e&longs;&longs;a non hauemo ancora ra­gionato; la, m, dimo&longs;trarà che la propo&longs;i­tione innanzi à lei, &longs;arà maggiore &longs;i deue fare minore. A tal che poi che hauerete &longs;a­puto quali &longs;ieno le uoci della prima figura, uoi &longs;aprete fare i &longs;illogi&longs;mi, & di imperfetti farli perfetti, & però la prima figura ha que ste quattro dittioni, cioè. Barbara, Cela­rent, Darij, Ferio. Quelli della &longs;econda &longs;ono le quattro dittioni del terzo uer&longs;o, che &longs;ono Ce&longs;are, Came&longs;tres, Fe&longs;tino, Baroco. Quelle della terza figura &longs;ono le &longs;ei del quarto uer&longs;o, cioè Darapti, Felapton, Di&longs;amis, Dapti&longs;i, Brocardo Feri&longs;on. MOR. Mò il &longs;econdo uer&longs;o à che figura &longs;i ridurrà egli in&longs;ieme con baralipton ultima parola del primo? TOM.Ci riducono &longs;otto la prima figura, ma non ho io di que&longs;te fatto mentione, percioche conclu­dono indircttamente, però accadendoui fare tali &longs;illogi&longs;mi, gli ridurrete a i primi della pri­ma figura, al modo che noi habbiamo detto di &longs;opra. Vi darei l'e&longs;&longs;empio di tutti, & anco ui mo&longs;trarei la riduttione, ma mi allontanarei troppo dal no&longs;tro intento, che è &longs;olamente di mo&longs;trarui uniuer&longs;almente le co&longs;e. MOR.Di gratia fate hora piu stima del mio intere&longs;­&longs;e, che del uo&longs;tro ordine, del quale &longs;arete piu to&longs;to lodato da gli huomini d'intelletto, che bia&longs;imato. TOM. Hauete ragione, & pe­rò eccoui l'e&longs;&longs;empio del primo grado della pri­ma figura, laquale &longs;i contiene &longs;otto quel no­me barbara, che ha tre, a, che ne dimo­strano tre prepo&longs;itioni uniuer&longs;ali, come à di­re. ogni, a, è, b, ogni, c, è, a, adunque ogni, c, è, b, & que&longs;to primo grado è ogni uolta che (&longs;eruata la regola commune della prima figura, che è che il &longs;ugietto della mag­giore &longs;ia il predicato della minore) la mag­giore e&longs;tremità &longs;arà uniuer&longs;almente nel mezo termine, & e&longs;&longs;o mezo &longs;arà tutto nella minore e&longs;tremità, & che nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà, che la maggiore e&longs;tremità &longs;arà nella minore. MOR. Datemene di gratia uno e&longs;&longs;empio fi­&longs;ico, & mo&longs;tratemi à dito tutte le co&longs;e che ha uete dette, perche mi &longs;aranno à chiarezza in tutti gli altri e&longs;&longs;empi, ne ui ricercarò piu qua le &longs;ia il mezo termine, quale &longs;ia la maggiore, ò la minore, & altre faccnde. TOM. Ec­coui l'e&longs;&longs;empio fi&longs;ico nel primo grado della pri ma figura. Ogni animale rationale è ri&longs;ibi­le, ogni huomo è animale rationale, adunque ogni huomo è ri&longs;ibile. Per prima notate che tutte tre le propo&longs;itioni &longs;ono uniuer&longs;ali affirma tiue, notate ancora che que&longs;ta prepo&longs;itione. Ogni animale rationale è ri&longs;ibile è quella pro­po&longs;itione che domandiamo maggiore, perche in &longs;e contiene la maggiore e&longs;tremità, che è ri&longs;i­bile, & contiene il mezo che è, ogni animale rationale, de quali due termini l'uno ha ragio ne di &longs;ugetto che è il mezo termine, & l'al­tro ragione di predicato che è la maggiore e&longs;tremità. La minore propo&longs;itione è que&longs;ta, ogni huomo è animale rationale, perche ella ha la minore e&longs;tremità che è ogni huomo; la conclu&longs;ione poi è, adunque ogni huomo è ri­&longs;ibile. Vltimamente notate in che modo la maggiore e&longs;tremità è uniuer&longs;almente nel me­zo, &longs;e ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ne­ce&longs;&longs;aria co&longs;a è che ri&longs;ibile, che è la maggiore e&longs;tremità, & che è predicato, &longs;ia nel mezo, che è &longs;uo &longs;ugetto uniuer&longs;almente. è anco fa­cil co&longs;a uedere in che modo il mezo &longs;ia uniuer &longs;almente nella minore e&longs;tremità, perche &longs;e ogni huomo è animale rationale, anco ogni ani male rationale &longs;arà huomo, & in che modo poi &longs;egua nece&longs;&longs;ariamente che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia nella minore, credo che la ragio ne a&longs;tringa l'intelletto uo&longs;tro à crederlo, &longs;en­za ch'io ue lo mo&longs;tri à dito. MOR. Haue­te fatta una fatica, che &longs;arà à uoi di gran &longs;olleuatione ne gli altri gradi, che dichiarate, & à me di grandißima utilità, però &longs;eguite à uo&longs;tro bell'agio. TOM. Purche &longs;ia co&longs;i, che non m'interrompiate di nuouo. Il &longs;econdo mo do della i&longs;te&longs;&longs;a figura &longs;arà ogni uolta che la maggiore stremità &longs;arà in ne&longs;&longs;un mezo, & il mezo &longs;arà in tutto nella minore i&longs;tremità, & nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà che la maggiore i&longs;tre­mità non &longs;ia nella minore, & que&longs;to modo &longs;i contiene &longs;otto la uoce, Celarent, come (per e&longs;&longs;empio) ni&longs;&longs;uno animale è &longs;a&longs;&longs;o, ogni huo­mo è animale, adunque ni&longs;&longs;uno huomo è &longs;a&longs;&longs;o. Vi darò gli e&longs;&longs;empi naturali, perche ui ueg­gio de&longs;iderargli. MOR. Vi ringratio, ho raueniamo al terzo. TOM. Il terzo modo è quando la maggiore i&longs;tremità è uniuer&longs;al­mente nel mezo, & il mezo è particolarmen tenella minore e&longs;tremità, & però &longs;egue nece&longs;­&longs;ariamente che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia par­ticolarmente nella minore, & que&longs;to modo è &longs;otto il nome Darij, come, ogni animale è di­&longs;ciplinabile, alcuno leone è animale, adunque alcun leone è di&longs;ciplinabile. Il quarto è quan do la maggiore e&longs;tremità non è in alcun modo nel mezo, & il mezo è in qualche parte nella minore e&longs;tremità, onde &longs;i conclude la maggio­re e&longs;tremità non e&longs;&longs;ere in qualche parte nella minore e&longs;tremità. Seguirebbono hora gli al-tri cinque modi, cioè quegli, che &longs;ono &longs;otto que&longs;ti nomi Baralipton, Celantes, Dabitis, Fape&longs;mo, Fri&longs;e&longs;omorum, ma perche conchiu­dono indirettamente, gli po&longs;tporremo à tutti. MOR. Seruate l'ordine accidentale, & per cio preponcte i piu degni a i meno degni. TOM. Ben &longs;apete. Hor &longs;eguono i modi de i &longs;illogi&longs;mi imperfetti, i quali &longs;i riducono a i &longs;udetti, & diceuamo che la &longs;econda figura è quando il predicato della maggiore è anco pre dicato nella minore, laquale ha piu gradi &longs;i come hauemo detto. Il primo è quando il mezo non è in ueruna parte della maggiore i&longs;tremità, & e&longs;&longs;o mezo è in ogni parte della minore e&longs;tremità, onde &longs;egue che la maggio­re e&longs;tremità non è in ueruna parte della mino re, & que&longs;to &longs;i contiene &longs;otto la uoce Ce&longs;are, come (per e&longs;&longs;empio) Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù, ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;&longs;una giu&longs;ti­tia è uitio, & &longs;i conuerte a Celarent, conuer­tendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente, cioè in uni uer&longs;ale negatiua, &longs;i come dicendo ni&longs;&longs;una uir­tù è uitio, ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;­&longs;una giu&longs;titia è uitio. Il &longs;econdo modo poi è quando il mezo è uniuer&longs;almente in tutta la maggiore e&longs;tremità, & non è in alcuna parte della minore, & que&longs;to è &longs;otto la uoce Came­stres, come à dire ogni animale è uiuente, ni&longs;&longs;un &longs;a&longs;&longs;o uiue, adunque nißun &longs;aßo è ani­male, & &longs;i riduce a Celarent, conuertendo&longs;i la minore &longs;cmplicemente, cioè in uniuer&longs;ale ne­gatiua, & tra&longs;ponendo la minore in maggio­re, & la maggiore in minore. Il terzo mo do è quando il mezo non è in ueruna parte del la maggiore, & in qualche parte della mino­re, & che &longs;egue che la maggiore e&longs;tremità &longs;i ritroua in qualche parte della minore, & è &longs;otto la uoce Fe&longs;tino, come &longs;e dicemmo, nißun a&longs;ino è huomo, Socrate è huomo, adunque So crate non è a&longs;ino, & eßo &longs;i riduce a Ferio conuertendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente. Jl quarto modo di que&longs;ta figura è ogni uolta che il mezo è uniuer&longs;almente nella maggiore e&longs;tremità, & particolarmente &longs;i rimuoue dal la minore, & però &longs;i conchiude la maggiore e&longs;tremità non eßere in qualche parte della mi nore, & que&longs;to modo è contenuto dalla uoce Barocho, il cui eßempio è que&longs;to, Ogni uir­tù è laudabile, l'auaritia non è laudabile, adunque l'auaritia non è uirtù, & eßo &longs;i ri­duce a Barbara co'l mezo della ri&longs;olutione per l'impoßibile. MOR. Che conuer&longs;ione è que&longs;ta, che uoi chiamate per l'impoßibile, perche di eßa non ne è fatta ancora mentione. TOM. Hauete ragione, & la conuer&longs;io­ne fatta per l'impoßibile è quando &longs;i piglia l'oppo&longs;ito della conclu&longs;ione, & una delle pre­me&longs;&longs;e, & &longs;i conchiude l'oppo&longs;ito dell'altra pre mc&longs;&longs;a, come uerbigratia nell'argumento gia detto, la conclu&longs;ione è tale. l'auaritia non è uirtù, & la &longs;ua contradittoria è che ogni auaritia è uirtù, laquale &longs;i piglia, & appli­ca alla maggiore del &longs;udetto argumento, che è dal che ne &longs;egue poi l'oppo&longs;ito della minore, che era l'auaritia non è laudabile, onde tale &longs;arà l'argomento. Ogni uirtù è laudabile, ogni auaritia e uirtù, adunque ogni auaritia è laudabile, & ecco che la conclu&longs;ione di que sto argumento è contradittoria della minore del primo che gia era stata amme&longs;&longs;a per uera, & però &longs;i chiama conuer&longs;ione per l'impoßibi­le, perche è impoßibile che due contraditto­rie &longs;ieno in&longs;ieme uere. MOR. Non acca­derà che piu ui mole&longs;ti intorno alle conuer&longs;io­ni, pa&longs;&longs;ate dunque a uo&longs;tro piacere alla terza figura, laquale, è quando quello che è &longs;ugetto nella maggiore è anco &longs;ugetto nella minore, & ella ha (per quello che uoi hauete detto) &longs;ei modi, de' quali n'a&longs;petto la uo&longs;tra dichia­ratione. TOM. Il primo è quando la mag giore e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale e anco la minore, & percio &longs;i conclude che la maggiore e&longs;tremità è in qualche parte della mi nore, & è retto dalla uoce Darapti. MOR.L'e&longs;&longs;empio di que&longs;to tale deue e&longs;&longs;ere. ogni huo mo è &longs;u&longs;tanza, ogni huomo &cgrave; animale, adun­que qualche animale è &longs;u&longs;tanza, & per le re gole gia datc, e&longs;&longs;o &longs;i uedc ridurre alla uoce Darij conuertendo&longs;i la minore per accidente, cioè in particolare affirmatiua. TOM. Ne potremo adunque i&longs;pedire breuemente, poi che uoi ui mo&longs;trate capacißimo d'ogni co&longs;a; però il &longs;econdo modo è, quando la maggiore e&longs;tremità non è in alcum mezo, nel quale è la minore uniuer&longs;almente, & &longs;i conclude che la maggiore non &longs;arà in tutte le parti della mino re. MOR. Come à dire, ni&longs;&longs;uno animale è morto, ogni animale è uiuo, adunque alcun uiuo non è morto; & que&longs;to tale argumento è retto dalla uoce Felapton, & riduce&longs;i alla uo ce Ferio conuertendo&longs;i la minore per acciden­te. TOM. A que&longs;to &longs;egue il terzo, ilqua­le è ogni uolta che la maggiore e&longs;tremità è in qualche parte del mezo, nel quale è uniuer­&longs;almente la minore, & però ne &longs;egue la mag­giore e&longs;&longs;ere in parte nella minore, & è &longs;otto il nome Di&longs;amis. MOR. et ecco l'e&longs;&longs;empio, alcun huomo è giu&longs;to, ogni huomo è animale, adunque qualche animale è giu&longs;to, & riduce &longs;ia Darij ri&longs;oluendo&longs;i la maggiore &longs;emplice­mente, & la conclu&longs;ione in&longs;ieme, tra&longs;ponen­do anco le preme&longs;&longs;e. TOM. et perche que-sta conuer&longs;ione ha qualche difficultà, ne da­rò io l'e&longs;&longs;empio. Ogni huomo è animale, qual che giu&longs;to è huomo, adunque qualche giu&longs;to è animale. MOR. Hauete fatto bene à darne e&longs;&longs;empio, però ueniamo al quarto modo. TOM. Il quarto modo è quando la maggio­re e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale in par te ancora è la minore, & però &longs;egui che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia in parte nella minore, & il &longs;uo nome che lo regge è Dati&longs;i. MOR.L'e&longs;&longs;empio di que&longs;to (perche io sò che l'a&longs;pet­tate da me) è, alcun huomo è &longs;u&longs;tanza, al­cun huomo è animale, adunque qualche ani­male è &longs;u&longs;tanza, & &longs;i conuerte a Darij con­uertendo&longs;i &longs;olo la minore &longs;emplicemente. TOM. Il quinto modo, che non ueggio l'ho ra di &longs;pedirmene è quando la maggiore &longs;i ri­muoue, in qualche parte dal mezo, nel quale è tutta la minore, & però &longs;egue che la mag­giore &longs;i ritroua in qualche parte della minore, ilqual modo uien contenuto dalla uoce Brocar­do, il cui e&longs;&longs;empio è. Alcun huomo non è giu&longs;to, ogni huomo è rationale, adunque al­cuno rationale non è giu&longs;to. MOR. et per le regole che uoi hauete date, &longs;i riduce à Bar bara per la conuer&longs;ione che è per l'impoßibile. TOM. Co&longs;i è. Il &longs;e&longs;to modo è quando la maggiore e&longs;tremità non è in alcuna parte del mezo, nel quale però è in particolare la mi­nore, per ilche &longs;egue che la maggiore e&longs;tre­mità &longs;i rimuoua in parte dalla minore, & la &longs;ua uoce che lo regge è Feri&longs;on, il cui e&longs;&longs;empio è tale. Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù, alcun uitio è ma­le, adunque qualche male non è uirtù. MOR. et e&longs;&longs;o &longs;i riduce à Ferio, conuertendo &longs;i la minore &longs;emplicemente. TOM. Eim que ste &longs;ono breuemente le regole, delle conuer&longs;io ni, con gli e&longs;&longs;empi de i &longs;illogi&longs;mi, che conclu­dono dirittamente; hora ne re&longs;tano cinque, che indirettamente concludono, de' quali par te ne fu inuentore Ari&longs;totele, come di Fape&longs;­mon, & Fri&longs;emorum, come &longs;i puo uedere nella Priora, & gli altri tre furono ritrouati da Theofra&longs;to, & Eudemo, che &longs;ono Bara­lipton, Celantes, Dabitis, ne mi pare che di que&longs;ti piu ne parliamo, ma ba&longs;ta che &longs;i &longs;ap­pia che &longs;eruano le regole della prima figura, & &longs;i conuertono per le mede&longs;ime regole che &longs;i conuertono anche gli altri predetti. MOR.Poi che &longs;ono inutili, la&longs;ciamogli adunque in­&longs;ieme con tutte le altre congiuntioni, ò com­binationi che ne uogliam dire, che non ne &longs;er uano piu che tanto, di che pure ne fa mentio ne Ari&longs;totele, ne mi pare che dobbiamo en­trare à dire delle mi&longs;tioni delle prepo&longs;itioni, e&longs;&longs;endo che la materia è lunga, & noi hab-biamo l'occhio alla demo&longs;tratione. TOM.Sono per fare quello che uoi uolete. MOR.Ditemi dunque, per quale ragione non &longs;i po­trebbe aggiugnere alle tre predette figure la quarta, come bene aggiun&longs;e Galeno? TOM.Si potrebbe pur troppo aggiugnere, che Ari­stotele non lo uietarebbe, &longs;e però l'arte lo com porta&longs;&longs;e. MOR. Et perche non lo compor tarebbe l'arte? TOM. Perche ella non può &longs;offrire parte che in lei &longs;ia di&longs;utile. MOR.La quarta figura &longs;arebbe dunque inutile. TOM. Al tutto inutile, & che &longs;ia il uero, ecco. uoleua Galeno che &longs;i pote&longs;&longs;e fare la quar ta implicatione de i termini, cioè che il mezo fo&longs;&longs;e predicato nella maggiore, & &longs;uggetto nel la minore, come a dire ogni huomo è anima­le, ogni animale è &longs;u&longs;tanza, adunque ogni huo mo è &longs;u&longs;tanza; ma que&longs;ta implicatione è di­&longs;utile, come &longs;i può uedere, perche ella proua una co&longs;a, & che &longs;i sà natur almente, che an co Ari&longs;totele ne i predicamenti ha per regola in&longs;egnato, quando egli dice, che ogni co&longs;a che &longs;i predica del predicato, predica&longs;i parimente del &longs;ugetto. Onde e&longs;&longs;endo co&longs;a chiarißima che la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica dell' animale, & che l'a­nimale &longs;i predica dall'huomo, non occorre che &longs;i uoglia prouare &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predichi del l'huomo, & per la regola datane da Ari&longs;to-tele, & perche anco e&longs;pre&longs;&longs;amente è co&longs;a chia ra: perche chi è quello, che non &longs;appia &longs;e un ua&longs;o è capace di tre libre d'acqua, non ne &longs;ia anche capace d'una, &longs;arà ben goffo, & stolto colui, che lo negarà; co&longs;i parimcnte chi negarà &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica di tutti gli ani mali, non &longs;i predichi anco dell'huomo? MOR.è ragione a&longs;&longs;ai euidente, pure non sò come Galeno, huomo di grandißimo intelletto, &longs;i la­&longs;cia&longs;&longs;e tra&longs;portare a ta&longs;&longs;are Ari&longs;t. &longs;enza gran ragione. TOM. Altra certo ragione non fu, che perche uide che &longs;i poteua fare que&longs;ta quar ta implicatione, ma non con&longs;iderò poi che era onninamente &longs;uperflua. MOR. In uero io non ueggio luogo da poterlo i&longs;cu&longs;are, anzi mi pare che &longs;i potrebbe, per il contrario, ta&longs;&longs;are Ari&longs;totele, per dir co&longs;i licentio&longs;amente, che egli habbia piu to&longs;to peccato in &longs;uperfluità; perche con una &longs;ola figura, &longs;enza punto met­terne tre poteua egli i&longs;pedir&longs;ene, poi che in ogni modo le due altre &longs;i riducono a lei. TOM. Anzi che non &longs;olo &longs;i riducono tutte le altre figure alla prima figura, ma per pa­rere dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele tutti i &longs;illogi&longs;mi, co &longs;i della prima figura, come della &longs;econda, & terza, &longs;i riducono al primo della prima, per­cioche, come di gia hauemo detto, la &longs;econ­da, & terza figura; & quegli della prima figura, che concludono indirettamente &longs;i ridu cono à gli quattro primi della prima figura; & il terzo della prima &longs;i può conuertire per la conuer&longs;ione dell' impoßibile al &longs;econdo della &longs;econda figura; & il quarto per la mede&longs;ima conuer&longs;ione al primo della &longs;econda; i quali poi &longs;i conuertono a Celarent, come di gia ui ho detto; & Celarent è in un certo modo riduci bile al primo: percioche, e&longs;&longs;endo che egli ha le &longs;ue propo&longs;itioni negatiue, & Barbara affirma tiue, & le negatiue non hauendo forza di con cludere co&longs;a ueruna &longs;e non per mezo delle af­firmatiue, di qui &longs;egue che Celarent in&longs;ieme con tutti gli altri &longs;illogi&longs;mi pigliano tutta la lo ro forza da Barbara, come dal &longs;uo principio. Ma però con tutto que&longs;to non &longs;egue che fo&longs;&longs;e ba&longs;tato il primo modo della prima figura, per che &longs;e bene gli altri &longs;ono riducibili a quello, & che quello habbia in potenza tutta la for­za de gli altri &longs;illogi&longs;mi, e&longs;&longs;o non potrebbe pe rò prouare attualmente tutti que&longs;ti que&longs;iti, che prouano gli altri, & è apunto come nel­le co&longs;e naturali, lequali benche tutti &longs;i ri&longs;ol­uino ne i &longs;uoi principij, non re&longs;ta però che non &longs;ieno nece&longs;&longs;arie; & percio Ari&longs;totele con pur gatißimo giuditio po&longs;e tre &longs;orti di &longs;illogi&longs;mi, ne-poteua porne piu, ne meno, altramente, &longs;arebbe caduto, ò nel uitio della &longs;uperfluità, ouero della diminutione. MOR. È da cre dere che egli &longs;apendo quanto huomo &longs;ape&longs;&longs;e mai, nelle arti, che ne fa &longs;apere, habbia po­sto ogni cura, & diligenza per fare che e&longs;&longs;e fo&longs;&longs;ero compite. TOM. Non douemo cre­dere altrimenti. Hora fin qui con quella bre uità, che apunto &longs;i conueniua alla no&longs;tra in­tentione, è stato detto de i termini incomple&longs;­&longs;i co&longs;i di quegli della prima intentione, come anco di quegli della &longs;econda & &longs;i &longs;ono anche meritamente per capi &longs;cor&longs;i i termini comple&longs;­&longs;i in&longs;ieme con le regole loro, alle quali ueden do &longs;eguire gli argomenti, che per la uarietà del mezo di che &longs;i &longs;eruono &longs;ono tre, demo&longs;tra tiuo, topico, & &longs;ofi&longs;tico, per le tre materie cioè nece&longs;&longs;aria contingente & remota io in&longs;ie­me &longs;coper&longs;i, che tutti conueniuano nella for­ma, & che erano differenti per ri&longs;petto della materia, & però fu deliberato di trattare pri ma della loro figura, lequali trattate nell'i&longs;te&longs;­&longs;o modo, che hauemo fatto li termini. Ho­ra ci &longs;i rappre&longs;enta da con&longs;iderare gli argu­menti in quanto che &longs;ono in appartate mate­rie, & per il uero a douerne ragionare quan to &longs;i potrebbe, non le bore, ma i giorni, le &longs;ettimane, i me&longs;i, & gli anni non ba&longs;tarebbo no. MOR. Potiamo pa&longs;&longs;arcene co'l piede &longs;ecco intorno al &longs;illogi&longs;mo topico, & il falla-ce, & dilatarne un poco piu intorno alla de­mo&longs;tratione, perche ella come principale fu ancora propo&longs;ta. TOM. Ben &longs;apete che co &longs;i bi&longs;ogna fare, però ne ba&longs;terà a dire che'l &longs;il logi&longs;mo topico è quello, che ne &longs;erue &longs;olamente ad hauere una certa opinione delle co&longs;e, ma non gia &longs;cienza, percioche egli ha le &longs;ue pre­me&longs;&longs;e, ò propo&longs;itioni non nece&longs;&longs;arie, & per­ciò non può concludere uera &longs;cienza, ma una certa opinione, ò credenza. Il mezo termi­ne di che e&longs;&longs;o topico &longs;i &longs;erue, è &longs;empre acci­dentale, ne mai &longs;i &longs;erue della definitione, ò del genere della co&longs;a, che proua, ouero pro­prio: & a que&longs;ta &longs;orte di argumento &longs;i ridu­ce l'e&longs;&longs;empio, & l'entimema & indutione. MOR. Et come &longs;i chiama egli propriamen­te? TOM. Induttione della quale immedia tamente &longs;i fa poi il &longs;illogi&longs;mo, che proprijßi­mamente è i&longs;trumento del Dialettico. MOR.Adunque il Dialettico &longs;i &longs;erue di tutti que&longs;ti i&longs;trumenti, quali per e&longs;&longs;ere inducibili al &longs;illo­gi&longs;mo, &longs;i dice che il &longs;illogi&longs;mo è i&longs;trumento proprijßimo del Dialettico. TOM. Co&longs;i stà. MOR. Et come &longs;ono riducibili. TOM. Voi &longs;apete che l'e&longs;&longs;empio non e altro che uno i&longs;trumento, co'l quale noi prouiamo per uia della &longs;imilitudine uno e&longs;&longs;ere nell altro, come a dire uoglio prouare che Ale&longs;&longs;andro, per e&longs;&longs;ere cittadino non deue combattere con­tra la patria, dirò in que&longs;to modo; Coriolano cittadino di Roma non uol&longs;e combattere con­tra la patria, adunque non deue Ale&longs;&longs;andro combattere contra e&longs;&longs;a patria. Que&longs;to e&longs;&longs;em­pio &longs;i riduce alla induttione in que&longs;to modo, cioè, comincierà da gran numero di quegli citadini, che non uol&longs;ero combattere contra la patria, perche era co&longs;a mal fatta, & da que sta enumeratione &longs;e ne fa poi l'uniuer&longs;ale, con che &longs;i forma il &longs;illogi&longs;mo probabile, come, ne&longs;&longs;uno cittadino ha mai combattuto contra la patria, Ale&longs;&longs;andro è cittadino, adunque non deue combattere contra la patria. la maggio re &longs;i proua co'l mezo della induttione, laqua­le è fatta da piu e&longs;&longs;empi. MOR. A tal­che &longs;e l'e&longs;&longs;empio era un &longs;illogi&longs;mo che procede ua da un &longs;ingolare a un'altro &longs;ingolare, la in duttione è un'argumento, che procede da piu &longs;ingolari, a uno uniuer&longs;ale, & il &longs;illogi&longs;mo probabile procede da quello uniuer&longs;ale proba­bile, al &longs;ingolare. L'entimema credo che &longs;ia uno argumento che habbia &longs;otto due propo&longs;i­tioni probabili, & è chiamato &longs;illogi&longs;mo de­troncato, percioche non gli manca altro a e&longs;&longs;e re &longs;illogi&longs;mo, che la maggiore, come a dire Medea è madre, adunque ama il figliuolo. TOM. Que&longs;to ne ba&longs;ti hormai alla cognitio-ne del topico &longs;illogi&longs;mo & auertire che l'E&longs;&longs;em pio & indutione &longs;ono i&longs;trumenti e&longs;perimenta­ti benche gli habbia po&longs;ti qui. MOR. Se però ne date le regole da cono&longs;cere le proba­tioni probabili, quali &longs;ono le parti di e&longs;&longs;o &longs;il­logi&longs;mo. TOM. Dice Ari&longs;totele che quel le &longs;ono prepo&longs;itioni probabili, lequali paiono uere a tutti, ouero alla maggior parte, oue­ro &longs;olo a tutti gli &longs;apienti, ouero al piu, oue­ro in numero al manco a piu &longs;auij, & que&longs;ti &longs;ono i &longs;egni, con quali &longs;i puo cono&longs;cere che le prepo&longs;itioni &longs;ieno probabili, ne &longs;opra di cio ne occorre lungo di&longs;cor&longs;o. MOR. Io ui ho in­re&longs;o, però ueniamo al &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico. TOM. Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico è uno argumen­to, che procede ouero con&longs;ta di prepo&longs;itioni, lequali appaiono uere, & probabili, & tut­tauia &longs;ono fal&longs;e, & il &longs;uo fine (&longs;econdo che uogliono alcuni) è l'acqui&longs;tare gloria; ma di­rò io che è l'ignoranza, perche quello che &longs;i diletta di u&longs;are tal &longs;orte di argumento, &longs;pe&longs;&longs;o non &longs;olo inganna gli altri, ma anche &longs;e ste&longs;&longs;o, & sta &longs;empre occupato in fallacie; ne mai &longs;i dà alla uerità delle co&longs;e. Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;ti­co pecca &longs;empre, ouero in materia però che le prepo&longs;itioni &longs;ono fal&longs;e, ouero peoca in forma, & la metà, a che mira il &longs;ofi&longs;ta è di condur­re l'auer&longs;ario à qualche inconueniente, per mezo di alcune fallacie, che egli ha, come con la fallacia della equiuocatione, con quel­la dell'am&longs;ibologia, & altre &longs;imili, lequali non uoglio narrare, per non e&longs;&longs;ere po&longs;cia ca­gione di darui animo, a farui, douentare &longs;ofi­sta. MOR. Dirò quello, che Socrate di&longs;&longs;e a uno che lo haueua ueduto pa&longs;&longs;eggiare per il luogo delle meretrici, di che &longs;e ne era mara­uigliato, che un Filo&longs;ofo di quella &longs;orte &longs;i la­&longs;cia&longs;&longs;e uedere in luoghi co&longs;i dishone&longs;ti. Il So le, di&longs;&longs;e il dotto uecchio, non &longs;ottintra egli con li &longs;uoi raggi le immondezze, & le latri­ne, tuttauia egli non riceue macchia di &longs;orte ueruna; si ri&longs;po&longs;e quello che &longs;i era maraui­gliato; co&longs;i parimente fa il &longs;apiente replicò Socrate, puo andare douunque gli piace, che non riceue macchia nell'animo &longs;uo. TOM.Volete dire in uo&longs;tro linguaggio che benche &longs;appiate le fallacie, che non le u&longs;ate però, que&longs;to ui concedcrei quando uoi fo&longs;te Socrate. MOR. Non &longs;ono Socrate, ma &longs;on bene il uo&longs;tro Morello. TOM. Con tutto que&longs;to non mi farete entrare à dire delle fallacie, perche &longs;arebbe molto lunga materia. MOR.Dite co&longs;i; & aggiugnete ancor que&longs;to che ne hauete gia detto tanto, che a que&longs;ta materia non &longs;i può piu de&longs;iderarui co&longs;a ueruna, & però &longs;e io de&longs;idero pure di &longs;apere ogni co&longs;a perfettamente legga il uo&longs;tro bellißimo libro de gli elementi. TOM. Vi concedo tutto pur che non &longs;e ne ragioni. La demo&longs;tratione, come &longs;apete, nella facultà della Logica, è co­me il fine, percioche in e&longs;&longs;a facultà &longs;i ricer­ca uno i&longs;trumento, co l quale &longs;i po&longs;&longs;a acqui&longs;ta re la &longs;cienza perfetta, che non è altro che una intera cognitione della co&longs;a, & haßi que&longs;ta intera cognitione ogni uolta che &longs;i cono&longs;cerà e&longs;&longs;a co&longs;a come ella starà. MOR. Cioè quando &longs;i cono&longs;cerà l'e&longs;&longs;enza, & proprietà di quella. TOM. Tant'è, & perche le pro­prietà na&longs;cono dalla e&longs;&longs;enza, parimente cono &longs;cendo&longs;i l'e&longs;&longs;enza, potran&longs;i cono&longs;cere anche le proprietà &longs;udette, & l'e&longs;&longs;enza &longs;i cono&longs;ce co'l mezo della diffinitione. MOR. Na&longs;cerà adunque ancho la cognitione delle proprietà dalla diffinitione. TOM. Me&longs;&longs;er &longs;i. Onde appare manife&longs;tamente che la diffinitione con­tiene la cognitione delle proprietà in potenza &longs;olo, & che la demo&longs;tratione ne la da poi in atto, cioè ne la propone apertamente innanzi a gli occhi u&longs;ando per mezo la diffinitione. Per tanto la demo&longs;tratione contiene in &longs;e la diffinitione, & da lei riceue le proprietà delle co&longs;e, & percio diciamo noi che e&longs;plicando quel lo che in potenza nella diffinitione &longs;i contene­ua ella non è altro che la diffinitione e&longs;plicata, & che contiene in &longs;e attualmente quello che conteneua la diffinitione in atto, & in poten­za, & però comparata alla diffinitione è come è il tutto in ri&longs;petto delle parti. MOR.Con que&longs;to bellißimo di&longs;cor&longs;o uolete inferire che la demo&longs;tratione ha per mezo la diffinitio ne. TOM. Si parlando della demo&longs;tratione potißima; perche, &longs;e uoi ui raccordate bene, di &longs;opra quando diuidemmo la demo&longs;tratione nelle &longs;ue &longs;pecie, dicemmo che e&longs;&longs;endo la demo stratione uno i&longs;trumento che ua dalla co&longs;a in­cognita alla cono&longs;ciuta, e&longs;&longs;a cono&longs;ciuta può e&longs;­&longs;ere conclu&longs;ione, ouero preme&longs;&longs;a, & &longs;e &longs;ia con clu&longs;ione ne na&longs;ce la demo&longs;tratione, che riduce l'buomo all'impoßibile, &longs;e anco &longs;ia preme&longs;&longs;a ne na&longs;ce la demo&longs;tratione demo&longs;tro&longs;tratiua. Della demo&longs;tratione per l'impoßibile è stato gia ragionato trattando&longs;i della forma de i &longs;illo gi&longs;mi in generale, & quelle mede&longs;ime regole &longs;eruono a que&longs;ta &longs;pecie di demo&longs;tratione, & percio me ne uengo alla demo&longs;tratione demo&longs;tra tiua, laqual &longs;i diuide in &longs;pecie per ri&longs;petto della co&longs;a naturalmente incognita, che ella dimo&longs;tra, perche può e&longs;&longs;ere ò &longs;emplice, ò compo&longs;ta. della co&longs;a &longs;emplice &longs;i ricerca s'ell'è et che co&longs;a &longs;ia;et della compo&longs;ta &longs;i ricerca che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i. Quando poi demo&longs;triamo della &longs;empli­ce &longs;e è, et della compo&longs;ta che co&longs;a &longs;ia, adoperiamo la demo&longs;tratione, detta, Perche, laquale è quel &longs;illogi&longs;mo ch'appartiene al topico, ò dialettico, come di &longs;opra habbiamo detto. e&longs;&longs;a non &longs;i &longs;erue mai de mezi nece&longs;&longs;arij conuertibili, et principij della co&longs;a, ch'ella proua è uero che que&longs;ta &longs;orte di demo&longs;tratione &longs;i &longs;erue alle uolte de gli effi­cienti remotißimi &longs;econdo alcuni, ma mi piace rebbe che quando il mezo del &longs;illogi&longs;mo è la ca gione rimotißima &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione per qual co&longs;a, che i logici latini intendono per Propter quid, perche ella ua dalla cau&longs;a al­l'effetto, benche &longs;ia remotißimo, & che quel la &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione, perche, laqua le anda&longs;&longs;e da gli effetti alle cau&longs;e. MOR.Mi piace ueramente que&longs;to uo&longs;tro parere, tut tauia poco importa que&longs;to chiami&longs;i come &longs;i uuole, pur non è da di&longs;tor&longs;i da quello che han uoluto gli antichi, e&longs;&longs;endo che eglino l'hanno chiamata co&longs;i. TOM. Hora &longs;e &longs;i ri­cercarà della co&longs;a incognita perche &longs;ia co&longs;i, bi&longs;ognarà dimo&longs;trarla con la demo&longs;tratione, che ne po&longs;&longs;a dare la cagione, laquale ha il &longs;uo andare da principij a gli effetti, & chiama&longs;i demo&longs;tratione dal primo all'ultimo, al contra rio della demo&longs;tratione detta perche, laquale ua dall'ultimo al primo, & &longs;e i principij di ta­le demo&longs;tratione &longs;aranno remoti ne na&longs;cerà una demo&longs;tratione poco piu perfetta di detta demo&longs;tratione, perche &longs;e &longs;aranno anco proßi­mi, ouero che &longs;aranno formali, conuertibili, & che inferiranno e&longs;&longs;a co&longs;a, ne na&longs;cerà la de mo&longs;tratione potißima a mio giuditio, &longs;e bene uogliono alcuni che &longs;ieno differenti in que&longs;to, che nella gia detta &longs;i &longs;opponga il que&longs;ito &longs;i è, & che nella potißima &longs;i proui in&longs;ieme dando la cagione della co&longs;a. MOR. Que&longs;ta è una &longs;uttilità di poco momento, però &longs;eguite &longs;enza indugio. TOM. Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i prin cipij della demo&longs;tratione che ne dà la cagione efficienti, cioè che inferi&longs;cono la conclu&longs;ione &longs;olamente, & non e&longs;&longs;ere conuertibili, da che ne na&longs;cerà una demo&longs;tratione, laquale è diffe rente dalla potißima e&longs;&longs;entialmente, perche e&longs;&longs;a ha &longs;olamente i principij, che &longs;ono come cau&longs;a efficiente, & la potißima ha principij & che cau&longs;ano, & che in&longs;ieme, in&longs;ieme &longs;o­no principij di e&longs;&longs;a co&longs;a intrin&longs;eci, & conuer­tibili, & però la potißima ne darà la &longs;cien­za infallibile, perche ne porgerà la uera ca­gione immediata, & intrin&longs;eca. I cui mezi &longs;ono la diffinitione, il genere, la differenza & il proprio. della potißima &longs;empre è la diffini­tione alla quale &longs;i conuengono tutte quelle pro prietà che uuole Ari&longs;totele conuenir&longs;i a prin­cipij di tale demo&longs;tratione, & de gli altri &longs;e ne &longs;eruono le altre demo&longs;trationi. MOR.La diffinitione che è mezo della potißima demo stratione, importa, che ella &longs;ia diffinitione piu del &longs;ugetto, che del predicato? TOM. De ue e&longs;&longs;ere diffinitione di amendue, perche &longs;e i principij di tale demo&longs;tratione &longs;ono conuertibi li, & tali principij non e&longs;&longs;endo altro che &longs;u­getto & predicato, & la diffinitione impli­cando&longs;i & co'l &longs;ugetto, & co'l predicato è ne­ce&longs;&longs;ario che conuertendo&longs;i con uno, & e&longs;&longs;en­do &longs;ua diffinitione che &longs;i conuerta anco con l'al tro, & che &longs;ia &longs;ua diffinitione, ben è uero che &longs;arà &longs;olamente della paßione diffinitione cau&longs;a le, & del &longs;ugetto &longs;arà formale, & cau&longs;ale. MOR. Et perche non formale della paßio­ne? TOM. Perche &longs;eguirebbe che la paßio ne fo&longs;&longs;e &longs;u&longs;tanza, &longs;e ella haue&longs;&longs;e la diffinitione formalmente del &longs;ugetto. però diciamo che è &longs;olamente cau&longs;ale, ò efficiente della paßione, & del &longs;ugetto formale, & cau&longs;ale in&longs;ieme, come in que&longs;to e&longs;&longs;empio. L'animale rationale mortale è ri&longs;ibile, l'huomo è animale rationa le, mortale, adunque è ri&longs;ibile: ecco che ani male rationale mortale che è il mezo nella de mo&longs;tratione, è diffinitione formale, & cau&longs;a­le dell'huomo, che è il &longs;ugetto, & del ri&longs;ibile che è la paßione è &longs;olo diffinitione cau&longs;ale. MOR. Intorno a que&longs;ta prima parte de me­todi altro non de&longs;idero, &longs;e non che uoi parlia-te un poco piu diffu&longs;amente intorno al modo del trouare il mezo termine. TOM. Que­sto che mi richiedete &longs;on per dirui molto uo­lentieri, ma con patto però che &longs;ubito uenia­mo a gli altri metodi. MOR. Il dire, & il la&longs;ciare di dire stà a uoi, perche non ui ho richie&longs;to per a&longs;trignerui alla ri&longs;po&longs;ta. TOM.se uoi non mi a&longs;trignete, mi a&longs;trigne almeno la humanita, & corte&longs;ia uo&longs;tra, & però di­co che quando uolete prouare qualche co&longs;a, prima ui douete accertare &longs;e la propo&longs;itione, che uolete prouare è uniuer&longs;ale affirmatiua, ò negatiua, ò particolare negatiua, ò affir­matiua, & &longs;e &longs;ia uniuer&longs;ale affirmatiua cer­cate un termine uniuer&longs;ale, che uniuer&longs;almeu te &longs;i predichi del &longs;ugetto, del quale ancora &longs;i predichi uniuer&longs;almente il predicato, come &longs;e uolete prouare che l'huomo &longs;ia ri&longs;ibile piglia­te l'animale rationale. MOR. Et &longs;e uole&longs;&longs;e prouare la propo&longs;itione uniuer&longs;ale negatiua, che mezo debbo pigliare. TOM. Cercarete un mezo, ilquale uniuer&longs;almente di uno &longs;i pre dichi, & dall'altro al tutto &longs;i rimuoua. MOR. Et &longs;e mi occorrerà di prouare la par ticolare affirmatiua? TOM. Prenderete pa­rimente un termine, del quale l'uno de i ter­mini &longs;i predichi uniuer&longs;almente, & che con l'altro almeno particolarmente conuegna À prouare la particolare negatiua piglieraßi un mezo che a un termine conuerrà, & al­l'altro. MOR. Importarà egli che que&longs;to termine conuenga piu ad uno, che all'altro? TOM. Non importa, in quanto che non impedi&longs;ce a &longs;illogizare, ma importa bene que sto ri&longs;petto che uariando i termini uariano le figure, & i modi, uerbigratia uolete proua­re l'uniuer&longs;ale negatiua, &longs;e pigliate il mezo termine, ilquale &longs;i predichi del &longs;ugetto, fare te il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della prima figura, & il primo della &longs;econda: ma &longs;e &longs;i predicarà il mezo termine del predicato, all'hora farete il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della &longs;econda figura, & co&longs;i &longs;imilmente auerrà de gli altri. MOR.Et che mi dirizzerà in trouare que&longs;to mezo termine. TOM. Vi aiutaranno il metodo &longs;olutiuo, il diui&longs;iuo, & il ri&longs;olutiuo, & il diffinitiuo come uederete. Oltra di que&longs;to uoi &longs;apete che il logico &longs;i ha proueduto di luoghi, oue po&longs;ti &longs;ono i mezi termini, come in un pron tuario, accioche ad un tratto po&longs;&longs;a darli di ma no nelle occorenze &longs;enza molto affaticar&longs;i; de quali luoghi Ari&longs;totele ne trattò, ne &longs;cri&longs;&longs;e Cicerone, ma piu ri&longs;trettamente di e&longs;&longs;o Ari­stotele, & amendue chiamorono quei trattati i libri de luoghi, gran numero de moderni pa rimente ne hanno parlato, tra' quali Ridolfo Agricola tiene il primo grado, pone egli uin­tiquattro luoghi, doue di quale &longs;i uoglia me­zo termine trouare &longs;i può. MOR. Dichia rate prima che co&longs;a &longs;ia luogo, poi datemi la &longs;ua diffinitione, & finalmente la dichiaratio­ne de particolari luoghi. TOM. Il luogo non è altro che un &longs;egno, ouero una &longs;edia do­ue &longs;e ne sta il mezo termine, ò argumento che ne uogliam dire, & il mezo termine è quella mi&longs;ura, che noi adoperiamo a far fede di quel lo che &longs;i dubita, con che mi&longs;urando le due e&longs;tremità uenimo in cognitione della qualità, ò inequalità loro, come à dire: uoglio &longs;apere &longs;e ogni huomo è ri&longs;ibile, me ne uò al luogo che chiamiamo diffinitione, & me ne prendo que&longs;to mezo termine, cioè animale rationale morta­le, che è la diffinitione dell'huomo, & prima lo metto al pari della paßione dicendo, ogni animale rationale è mortale, e ri&longs;ibile, & in que&longs;to ueggio l'equalità che è tra'l mezo ter­mine, & la paßione, però di nuouo repiglio il mezo termine, & l'applico al &longs;ugetto, cioè huomo, & dico che ogni huomo è animale ra tionale mortale, da che uengo poi à conclude re che ogni huomo è ri&longs;ibile per la ragione ma tematica, laquale è che quegli che &longs;ono ugua­li a un terzo tra loro &longs;ono uguali. MOR.Bella dichiaratione. TOM. Seguiremo di bene in meglto. Et perche noi hauemo detto il luogo e&longs;&longs;ere diffinitione, & il mezo e&longs;&longs;ere anco diffinitione, non occorre di &longs;gomentar&longs;i, che in quanto mezo &longs;ia dimandata diffinitio­ne, & in quanto luogo ancora, però che uoi &longs;apete che nelle co&longs;e naturali i luoghi non &longs;ono di&longs;tinti da i locati, & per lo piu ritengono il mede&longs;imo nome. Le regole dal mezo ter­mine &longs;ono &longs;imili a quelle della mi&longs;ura del mu­ratore, & bi&longs;ogna che &longs;ia immutabile, che non &longs;i po&longs;&longs;a alungare, ouero abbreuiare, de­ue e&longs;&longs;ere uguale a quello di che è mi&longs;ura, & non &longs;olo in apparenza deue hauere que&longs;ta proprietà, ma ueramente &longs;ia tale &longs;econdo la &longs;ua e&longs;&longs;enza. MOR. In che modo cono&longs;ce­remo noi che habbia tutte que&longs;te proprietà? TOM. Cono&longs;cendo prima da quai luoghi na &longs;cano, & cono&longs;cendo &longs;imilmente la &longs;ua e&longs;&longs;en­za in&longs;ieme con le regole, & precetti che in­torno a i &longs;illogi&longs;mi &longs;ono state date, & &longs;e &longs;are mo anco periti delle fallacie, a ciò &longs;arà mol­to utile. Hor dunque il luogo è la stanza del mezo termine, co'l quale potemo &longs;atisfare ogni que&longs;ito, ouero mi&longs;urare ogni &longs;orte di ter mine. MOR. I termini &longs;ono eglino infini­ti? TOM. Sarebbono &longs;e l'huomo non haue&longs;­&longs;e, (come ha fatto nell'altre co&longs;e) &longs;ottratto da i particolari certe communità, lequali co-no&longs;ciute fanno che &longs;i cono&longs;cano parimente i particolari. MOR. Quante &longs;ono que&longs;te communità? TOM. Sono quattro, genere, differenza, diffinitione, proprio, & acciden te. MOR. Come &longs;ono quattro &longs;e uoi ne po­nete cinque? TOM. Sono cinque in quanto al numero, ma in quanto all'e&longs;&longs;enza &longs;ono quat tro, perche noi diremo che i termini, cioè pre dicati &longs;ono ò &longs;u&longs;tantiali, ò accdientali: &longs;e &longs;u stantiali, ò &longs;implici, ò compo&longs;ti, & co&longs;i de gli accidentali a tal che &longs;aranno &longs;olo quattro membri. MOR. Datene di gratia l'e&longs;&longs;em­pio. TOM. I predicati &longs;u&longs;tantiali, & &longs;em­plici &longs;ono il genere, & la differenza, i com­po&longs;ti è la diffinitione, i &longs;empli accidentali &longs;ono il proprio & l'accidente, i compo&longs;ti &longs;ono le de &longs;crittioni, delle quali non hauemo fatto men­tione, perche altro non &longs;ono che uno aggrega­to di accidenti, & &longs;i riducono al proprio, per che parimente &longs;i conuertono con la &longs;pecie, co­me è e&longs;&longs;o proprio. MOR. La &longs;pecie non è ella predicato? TOM. Ella è in ri&longs;petto de' particolari, ma perche l'arte&longs;ice, & il &longs;cien­ti&longs;ico non de&longs;cendono mai a particolari, ma tutto quello che prouano, lo prouano della &longs;pe cie, per que&longs;to la &longs;pecie non deue e&longs;&longs;er po&longs;ta tra i predicati. MOR Adunque &longs;i ricer­ca di &longs;apere &longs;e le predicate, di che hauete det-to &longs;ono predicati di tal &longs;ugetto, ò nò, al che fare, bi&longs;ogna hauere molti mezi termini. TOM. Però &longs;enza indugio ueniamo a i dop­pi. per prima conuiene che i luoghi &longs;ieno piu, perche anco i mezi termini &longs;ono piu, quantun que non &longs;ieno infiniti &longs;e bene le co&longs;e uanno in infinito, perche, come ho gia detto, da gli huomim prudenti è stato fatto, che tutte quel le co&longs;e che conuengono in una mede&longs;ima e&longs;&longs;en­za, ò proprietà, ò accidente, &longs;ieno chiama­te dal nome di quella communità, & cono&longs;ciu te anco per mezo di quella, & perciò i luo­ghi, che &longs;ono luoghi non de i particolari, ma delle communità &longs;ottratte da i particolari &longs;o­no finite. MOR. Et quanti &longs;ono que&longs;ti luoghi? TOM. Io ui ho gia detto che &longs;ono uentiquattro, & la loro diui&longs;ione &longs;i fa in que sto modo, cioè, ò &longs;ono luoghi delle co&longs;e in­trin&longs;eche, ouero delle e&longs;trin&longs;eche. Ma ac­cioche uoi habbiate un modello di tutta la di­ui&longs;ione de i luoghi pigliate que&longs;ta tauoletta.

In&longs;trumen ti dichiara tiui, di quam te &longs;orti &longs;ie­no.

Metodo in quanti mo di &longs;i piglia.

Diffinitio­ne della nia.

Metodi quanti &longs;ie­no.

Differenza tra il Meto do', & gli ordini.

Que&longs;iti la co&longs;a com accidente, & di qualla, che è &longs;en­za.

Accidenti, di quante &longs;orti.

Natura del &longs;ugetto.

Dimo&longs;tra­tione à ch&longs;erua.

Dimo&longs;tra­tione quan te propo&longs;i­tioni hab­bia, & co­me &longs;i chia­mino.

Dimo&longs;tra­tioni&longs;i uari.

Sillogi&longs;­mo da quti termini ri&longs;uiti.

Termini logicali, quai &longs;ieno.

Voce, che co&longs;a &longs;ia.

Diui&longs;ione della uoce.

Voce artciale.

Voce della prima intem tione.

Voce della &longs;econda in tentione.

Voci quan te &longs;ieno.

Vniuer&longs;a­le, qual &longs;ia.

Genere.

Differenza.

Proprio.

Accidente.

Predicatio ne, in quam ti modi &longs;i facci.

Vniuoci.

Denomi­natim.

Diui&longs;ione de dieci l'redicamen 1.

Differenza tra il predi camento, & il predi­cato.

Oppo&longs;itio ni di uoci.

Nome, & Verbo

Di quale &longs;orte d'ora tione può &longs;eruir&longs;i il Logico.

Enunciatio­ne, di che &longs;ia compo &longs;ta.

Enunciatio­ne come &longs;i diuida.

Enunciatio­ne uniuer­&longs;ale. Par­ticolare.

Indefinita

Propo&longs;itio ne dal pri­mo adiacem te.

Del &longs;econ­do adiacen­te.

Propo&longs;itio ni de Ine&longs;­&longs;e.

Propo&longs;itio ni modali.

Propo&longs;itio ni hipoteti ce.

Oppo&longs;itio nedi pro­po&longs;itioni.

Conuer&longs;io ne di pro­po&longs;itioni.

Prepo&longs;itio m nece&longs;&longs;a­rie.

Sillogi&longs;­mo che co &longs;a &longs;ia.

Sillogi&longs;­mo in quam ti modi &longs;i confideri.

Diui&longs;ione del Sillogi &longs;mo.

Termini del Sillogi &longs;mo.

E&longs;tremità de' Sillogi &longs;mi.

Figura de' Sillogi&longs;mi.

Dittioni della pri­ma, &longs;econ da, & ter­za figura de Sillogi­&longs;mi.

E&longs;&longs;empio fi&longs;ico nella prima figu ra.

E&longs;&longs;empio del &longs;econ­do modo.

E&longs;&longs;empio del terzo modo, & del quarto.

Gradi del­la &longs;econda figura.

Conuer&longs;io ne per l'in­po&longs;sibile.

Modi del­la terza fi­gura.

Gli inuen­tori dei &longs;il logi&longs;mi che indiret­tamente con­cludono.

Que&longs;ta fi­gura de' &longs;il logi&longs;mi, co me &longs;i po&longs;la far &longs;econdo Galeno.

Quarta fi­gura pche è uana.

Ari&longs;totele, perche po &longs;e tre &longs;orti di &longs;illogi&longs;­mi, & non piu, ne me no.

Argomenti di quante &longs;orti &longs;ieno.

Sillogi&longs;­mo Topi­co.

E&longs;&longs;empio.

Induttio­ne, che co &longs;a &longs;ia.

Entime­ma.

Propo&longs;itio ni probabi li.

Sillogi&longs;mo Sofi&longs;tico.

Meta &dtail;l &longs;o fi&longs;ta.

Arguta ri­&longs;po&longs;ta di Socrate.

Demo&longs;tra tione, & &longs;uo &longs;o.

Demo&longs;tra tione de­mo&longs;tratiua & &longs;ue &longs;pe­cie.

Demo&longs;tra tione dal primo al­l'ultimo.

Mezo ter­mine co­me &longs;i troui

Luogo, che co&longs;a &longs;ia.

Communi tà quante &longs;ieno.

Predicati &longs;u&longs;tantiali, &longs;emplici, & compe­&longs;ti.

Luoghi, et loro diui­&longs;ione.

TAVOLA.

Dichiara ­tione de' luoghi.

QVESTA è la tauola di tutti i luo­ghi, quale hora dichiararemo. MOR. I luoghi interni non &longs;ono quegli, i quali talmente &longs;ono nelle co&longs;e incar nati, che e&longs;&longs;e non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza di loro? TOM. Sono eßi, & danno anco l'e&longs;&longs;ere a e&longs;­&longs;a co&longs;a, ne i quali poi uedrete infißi gli e&longs;ter­ni, & quegli &longs;ono intorno alla &longs;u&longs;tanza della co&longs;a, quali portano a quella in certo modo, ouero affettione, ma però non &longs;ono &longs;ue parti. MOR. Le cau&longs;e debbono poi e&longs;&longs;ere quelle, che la producono. TOM. Si, ma però non &longs;ono della &longs;ua e&longs;&longs;enza, & le coniugate &longs;ono quelle, lequali e&longs;&longs;endo e&longs;terne, tuttauia ne­ce&longs;&longs;ariamente aggiunte accompagnano la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a. Le applicate &longs;ono poi quelle, dalle qua li la co&longs;a non è fatta, ma riceue però una cer ta habitudine, & nome da loro. MOR.Gli accidenti credo che &longs;ieno quegli, che non nece&longs;&longs;ariamente &longs;ono attaccati alla co&longs;a. TOM. eßi &longs;ono. Gli repugnanti potiamo dire che &longs;ieno quegli che &longs;cambieuolmente di­&longs;cacciano l'uno l'altro, ne &longs;i po&longs;&longs;ono patire in un mede&longs;imo &longs;uggetto; hor ueniamo a partico lari luoghi MOR. Ne i luoghi interni, & che &longs;ono della &longs;u&longs;tanza, ui è la diffinitio­ne, che altro non è che una oratione breue, che chiaramente e&longs;pone che co&longs;a &longs;ia la co&longs;a di che è diffinitione, dando di e&longs;&longs;a il genere pro­prio, & la propria differenza. TOM. Al­la cui cognitione fa bi&longs;ogno di &longs;apere, che il ge nere è una uoce della &longs;econda intentione, la­quale &longs;i predica &longs;u&longs;tantialmente di molti diffe­renti di &longs;pecie, & che la &longs;pecie è quella che &longs;i &longs;uppone al genere, di che e&longs;&longs;o &longs;i predica, & che parimente &longs;i predica di piu differenti di numero. MOR. La cognitione della diffe­renza a ancora farà alla cognitione della diffini­tione; parlando però della differenza &longs;u&longs;tan­tiale, laquale fa che una co&longs;a è differente dall'altra e&longs;&longs;entialmente, & non accidental­mente, perche que&longs;to è ufficio della differenza accidentale. Le leggi della diffinitione &longs;ono che dichiari la e&longs;&longs;enza della co&longs;a, che &longs;ia bre ue, chiara, & che in &longs;e non contenga parole o&longs;cure, & &longs;inalmente che conuenga a tutto il diffinito, & que&longs;to ne potrà ba&longs;tare in quan to alla intelligenza della diffinitione. TOM.Dite pure, che l'è detto a&longs;&longs;ai ancora & del ge­nere, & della &longs;pecie, & differenza in&longs;ieme. MOR. Come ui pare, che in quanto a me &longs;on contentißimo. TOM. Il tutto, & le par ti, & il proprio &longs;eguono: il proprio è quel­l'accidente, che &longs;i conuerte con la co&longs;a di che è proprio, & a lei conuiene &longs;empre, & a tut ti quei particolari, che &longs;ono &longs;otto di e&longs;&longs;a: ne ad altri può conuenire, come fa il ri&longs;ibile al­l'huomo: il tutto è, come per e&longs;&longs;empio, la ca­&longs;a; & le parti &longs;ono come le fondamenta, le parieti, & il tetto. Alle uolte il tutto &longs;i piglia per il genere; & le parti per la &longs;pecie; quantunque impropriamente: conuengono in­&longs;ieme il genere, & il tutto; perche &longs;i come il genere contiene in &longs;e la &longs;pecie, co&longs;i il tutto contien la parte; ma &longs;ono poi differenti, per­che &longs;e deue e&longs;&longs;ere il genere, è nece&longs;&longs;ario che &longs;ia la &longs;pecie ma &longs;e bene è la parte non è il ge­nere: il tutto non può stare &longs;enza tutte le &longs;ue parti; il genere può tuttauia &longs;aluar&longs;i in una &longs;pecie &longs;ola. Si diuidono le parti in piu modi; ouero che &longs;ono &longs;u&longs;tanze, come è il muro, il tetto della ca&longs;a, ouero che &longs;ono quantità co­me le oncie della bilancia, i numeri della de­cina, ouero che &longs;ono parti uirtualmente, co­me quando diciamo, eßere piu di lume nel &longs;o le, che non è nella luna; piu &longs;apienza in Pla tone che in Ari&longs;tippo. Si diuidono ancora le parti in neceßarie, & non neceßarie: nece&longs;­&longs;arie &longs;ono quelle che co&longs;titui&longs;cono la co&longs;a in e&longs; &longs;ere, come il corpo, & l'anima &longs;ono che co­stitui&longs;cono l'huomo: le parti non neceßarie &longs;ono quelle, &longs;enza alcuna delle quali può e&longs;&longs;e re la co&longs;a, come i piedi, &longs;enza quali può e&longs;&longs;ere l'huomo. Si diuidono ancora le parti in ho-mogenee (parlando greco) & heterogenee, cioè &longs;imilari, & dißimilari: le &longs;imilari &longs;ono quelle, che &longs;eparate del tutto ritengono il no­me del tutto, come &longs;ono le parti dell'acqua: le dißimilari &longs;ono quelle, che &longs;eparate non riten gono il nome del tutto come è nell'huomo la mano, il braccio, & altre; & qui fini&longs;cono iluoghi, che &longs;ono nella &longs;u&longs;tanza. MOR.Scguirò io dunque a quelli che &longs;ono intorno al la &longs;u&longs;tanza, & primo &longs;i offeri&longs;cono i coniu­gati, i quali &longs;ono di molte &longs;orti; & però na­&longs;cono da una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, come giu&longs;to, & giu stamente, che &longs;ono congiugati dalla giu&longs;titia, & da lei na&longs;cono. Ne &longs;eruiremo di que&longs;ti a cono&longs;cere la co&longs;a, di che &longs;ono coniugati, come &longs;e uogliamo &longs;apere che co&longs;a &longs;ia &longs;apienza, co'l mezo della diffinitione de &longs;apienti potremo ue­nirne in cognitione di quella, co&longs;i dell'anima co'l mezo della diffinitione dell'animato, & d'altri. TOM. Ai coniugati &longs;eguono gli adiacenti, ò accidenti che ne uogliam dire, quali &longs;ono certi modi della co&longs;a, da che e&longs;&longs;a piglia il nome differente da quello della &longs;u&longs;tan za &longs;ua propria, come Catone è detto prudente dalla prudenza, e&longs;&longs;endo che è chiamato huo­mo dalla &longs;u&longs;tanza &longs;ua; & per dir meglio, l'ac cidente è quello, che può e&longs;&longs;ere, & non e&longs;&longs;e­re, &longs;enza che &longs;i corrompa la &longs;u&longs;tanza &longs;ua. MOR. Gli accidenti &longs;i diuidono in molte ma niere, ouero che &longs;ono compre&longs;i &longs;otto i &longs;en&longs;i, come i colori, gli odori, i &longs;apori, la durezza, la tenerezza, & altri: ouero che non &longs;ono da &longs;en&longs;i &longs;entiti, ma dall'intelletto inte&longs;i, come ogni &longs;orte di quantità, come è il numero; & alcune qualità, come è la uirtù della calami­ta con che e&longs;&longs;a tira il ferro. Si diuidono an­cora gli accidenti in innati, & aduentitij, & innati &longs;ono come la calidità nel fuoco, la humidità nell'acqua; gli aduentitij &longs;ono come la calidità nell'acqua, le arti, & le &longs;cienze nell'huomo; & de gli aduentitij, ouero che &longs;i rimuouono facilmente dal &longs;ugetto, ouero difficilmente: la ro&longs;&longs;ezza che per uergogna uiene nella faccia all'huomo, è di quegli che fa cilmente &longs;i rimuouono; le &longs;cienze, & arti &longs;ono poi di quegli che &longs;i rimuouono difficilmen te. Diuidon&longs;i gli accidenti ancora in pertinen ti al corpo, & in pertinenti all'animo; & que gli, che &longs;i pertengono al corpo, &longs;ono la uelo­cità, la bellezza, & altri; & quegli che &longs;i pertengono all'animo, &longs;ono come il cre&longs;cere al­l'anima uegetatiua, il moto alla &longs;en&longs;itiua, al la intellettiua i uitij, & le uirtù. TOM.L'atto che immediatamente &longs;egue gli acciden­ti, è quello che in un certo modo ne affligge, & e&longs;&longs;ercita; & altri de gli atti na&longs;cono da gli accidenti innati, come dal lume del Sole, lo illuminare: altri na&longs;cono parimente da gli accidenti aduentitij, come lo &longs;criuere, il uer­gognar&longs;i; & &longs;onoui ancora alcuni de gli atti, che fanno opera, come l'edificio: alcuni al­tri, che non la&longs;ciano dopò &longs;e opera, come il pa&longs;&longs;eggiare, il ballare: Si diuidono ancora gli atti; ouero che &longs;ono pertinenti alla gene­ratione, ouero alla corrottione, ouero all au­gumentatione, ouero inuentione, ouero alla mutatione della qualità, ouero finalmente al­li mutatione del luogo. MOR. Dirò io del &longs;uggetto, per che io uoglio che l'i&longs;pediamo, il­quale è quello che &longs;i fonda in qualche co&longs;a, co­me è il muro in che &longs;i fonda il colore, ouero m torno alquale opera qualche co&longs;a, come intor no al corpo humano opera la medicina. Al­cuni de'&longs;uggetti ancora &longs;ono &longs;ugetti de gli acci denti, come il fuoco della calidità; altri &longs;ono &longs;ugetti della operatione, come il fuoco è &longs;oget to dello &longs;caldare, & la&longs;ciando le altre diui&longs;io­ni, annoto &longs;olo che le &longs;u&longs;tanze propriamente &longs;i chiamano &longs;ugetti. TOM. Le cau&longs;e, del­le quali molto ne &longs;eruiamo, &longs;ono quelle, che producono le co&longs;e, & ne &longs;ono di quattro &longs;orti, cioe la materiale, laquale non è altro che il &longs;ugetto di cui &longs;i genera la co&longs;a, & e&longs;&longs;a è poi parte della co&longs;a generata. La &longs;econda è la formale, laquale congiugnendo&longs;i con la mate-riale, gli dona l'e&longs;&longs;ere. La terza è la efficien te, che è quella, che muoue la formale, & di&longs;pone la materiale à compor&longs;i in&longs;ieme. La quarta è la finale, & è quella per cui tutte le altre operano, & &longs;pe&longs;&longs;o &longs;i conuerte con la formale, come per e&longs;&longs;empio, l'artefice è effi­ciente della ca&longs;a, la materia &longs;ono i &longs;aßi, legni, & altri; la forma è, che &longs;ia quadrata, & che habbia tutte quelle parti, che in &longs;e l'effi­ciente ha conceputo; & il fine è il mede&longs;imo, cioè che la ca&longs;a habbia ottenuta la &longs;ua propria forma; parlando pero del fine interno, & non dello &longs;copo, perche lo &longs;copo mai &longs;i conuerte con la forma. MOR. L'euento è quello, il­quale per la forza delle cau&longs;e, che gia uoi ha uete raccontate, diuiene; & que&longs;to o uero che è effetto, o uero effetto, ma de&longs;tinato a qual­che fine: effetto come è il pane del pi&longs;tore, la tela del teßitore; effetto de&longs;tinato è come &longs;o­no le leggi de&longs;tinate alla pace, & &longs;imili. & deue&longs;i auuertire che una mede&longs;ima co&longs;a aßi­migliata a diuer&longs;e altre co&longs;e, hora &longs;arà effi­ciente, hora fine, hora effetto &longs;emplicemente, & hora effetto de&longs;tinato. Oltra di que&longs;to no tare douemo che di un &longs;olo effetto è una &longs;ola propria cagione, & per il contrario ancora. TOM. Ottime annotationi &longs;ono que&longs;te. Hora ne uengono il luogo, & il tempo; & e&longs;&longs;o luogo è come quando noi diciamo Anto­nio egli è in ca&longs;a, in piazza, nella città, ò &longs;imile, & tre &longs;ono le differenze del luogo, una cioè che &longs;i piglia dalla &longs;u&longs;tanza del luo­go, come quando diciamo e&longs;&longs;ere un luogo am­plo, o uero stretto, ò alto, ò ba&longs;&longs;o. La &longs;econ da differenza &longs;i piglia da quelle co&longs;e, che credo no il luogo, come è quando noi diciamo che è luogo marittimo, terre&longs;tre, sterile, abondan­te. La ultima differenza &longs;i piglia da gli huo mini, come quando noi diciamo, che è luogo celebre, ouero &longs;acro, ò profano per ri&longs;petto de gli huomini, che tali &longs;ono. Il tempo poi è la mi&longs;ura del moto de i cieli, & maßime del Sole, co'l quale mi&longs;uriamo la uarietà di tut­te le co&longs;e, & &longs;i chiama in diuer&longs;i modi; pri­ma della &longs;ua propria e&longs;&longs;enza &longs;i chiama tempo pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, futuro, pre&longs;to, tardi. dal la natura prende ancor nome, come giorno, notte, me&longs;e, anno, tempo di primauera, di state, autunno, & altri. piglia ancor no­me da gli huomini, come quando noi diciamo che uno è in tempo di pueritia, di adole&longs;cen­za, di uirilità, di &longs;enettù, & di decrepità. Fanno&longs;i altre diui&longs;ioni, che lungo &longs;arebbe à numerarle tutte, & però le la&longs;ciaremo da una banda. MOR. Sono però inducibili alle gia dette diui&longs;ioni, & per tanto di e&longs;&longs;e mi con-tento. Conneßi &longs;ono chiamati quegli, i qua­li non stanno attorno la co&longs;a, come fanno il luogo, & il tempo, ma paiono che e&longs;trin&longs;e­camente giacciano in e&longs;&longs;a co&longs;a, come fanno le ricchezze al ricco, lequali &longs;ono a lui anne&longs;&longs;e, & da loro &longs;i prende il nome, quantunque &longs;ie­no &longs;eparate da quello & que&longs;ti conneßi &longs;ono differenti da gli altri accidenti, da' quali pi­glia il nome la co&longs;a; perche &longs;e bene muore il ricco, non muoiono le ricchezze, ma &longs;e uno è chiamato ro&longs;&longs;o, per la ro&longs;&longs;ezza, muorendo e&longs;&longs;o, muore parimente laro&longs;&longs;ezza. TOM.A conneßi &longs;eguono i contingenti, i quali pure &longs;ono accidenti, che toccano la co&longs;a, ma però con que&longs;ta conditione, che eßi po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza la co&longs;a, & e&longs;&longs;a &longs;enza loro, come à di­re le ingiurie, gli honori. diuidon&longs;i in molti modi; ouero che precedono la co&longs;a, come fan no le ingiurie, la guerra, ouero che accom­pagnano e&longs;&longs;a co&longs;a, come le correrie, le mor­ralità, &longs;ono con e&longs;&longs;a guerra; ouero anco uen gono dietro alla co&longs;a, come doppo la guerra na&longs;cono ribellioni, &longs;editioni, &longs;i danno o&longs;taggi, &longs;i fanno patti, & &longs;i pongono pre&longs;idij. A que &longs;ti contingenti &longs;egue il nome della co&longs;a, ilquale è det to da Cicerone Etimologia, et è come una fede della co&longs;a di che è nome, & però alle uol te &longs;i adoperano ad argomentare in que&longs;to mo-do. Voi douete dare opera à gli studij hu­mani, perche &longs;iate humano. è uero che alle uolte co'l mezo dell'etimologia &longs;i fanno delle fallacie, & è un luogo, del quale molto &longs;e ne &longs;erue il &longs;o&longs;i&longs;ta. MOR. I pronunciati credo che &longs;ieno quegli, che da alcuni &longs;ono det ti prono&longs;tici. TOM. Eßi &longs;ono. MOR.Et que&longs;ti &longs;ono ouero di co&longs;e diuine come que­gli, che &longs;ono dalla bocca di Dio, ouero Spiri­to &longs;anto pronunciati; ouero anco da indouini, & profeti: altri &longs;ono di co&longs;e humane, come quegli, che da gli huomini &longs;enza alcuna i&longs;pi­ratione diuina &longs;ono prodotti. TOM. I qua­li &longs;ono le laudi, le lettere, i libri, che &longs;i &longs;cri uono i detti de te&longs;timonij, le &longs;entenze, la fa­ma, che &longs;i leua di qualch'uno, & altri &longs;imi­li. MOR. Alcuni hanno connumerato tra li pronunciati, li atti, con che &longs;i i&longs;prime qual che co&longs;a, come l'atto di Zenone, ilquale in­terrogato in che co&longs;a fo&longs;&longs;e differente la dialet­ttca dalla retorica, aper&longs;e una delle mani, & l'altra strin&longs;e, uolendo inferire con la mano &longs;errata, che la Logica era differente in que&longs;to dalla Retorica, che ella diceua le co&longs;e stretta­mente, & la retorica diffu&longs;amente, ilche di­mo&longs;trò con la mano aperta. TOM. Chia­miamo quei luogbi comparatione, come quan do compariamo due co&longs;e à un terzo, & dicia-mo che Ni&longs;&longs;o e piu ueloce del uento: quello che &longs;i compara è Ni&longs;&longs;o, & quello à che è comparato e il uento, & la comparatione è la uelocità, & alle uolte nella comparatione &longs;i rendono le proprie qualità, & al compara to, come quando diciamo, &longs;i come il fulmine batte gli alti monti, co&longs;i la inuidia cerca di­minuire la fama de gli huomini &longs;egnalati. MOR. Non &longs;i fa la comparatione in tre modi? TOM. Si fa. MOR. Ouero &longs;i ua dal minore al maggiore, come à dire &longs;e il nibbio può rapire un pollicino, quanto mag­giormente l'aquila: ouero &longs;i ua da pari à pa­ri, come &longs;e è lecito à Catone &longs;eguire Pompeo, è parimente lecito à Cicerone; ouero anco &longs;i ua dal maggiore al minore, come &longs;e Anniba­le non ha potuto prendere Roma, tanto meno la prenderanno i France&longs;i. TOM. Que&longs;ti luoghi &longs;eruono molto al retorico, & &longs;ono di grandißsima efficacia appre&longs;&longs;o gli oratori. MOR. Sò io que&longs;to, ma il tempo breue non la&longs;cia che molto di&longs;corriamo &longs;opra tal co&longs;a; pe ro ditemi il modo di trouare la &longs;imilitudine, laquale &longs;egue alla comparatione. TOM.La &longs;imilitudine è luogo, da che &longs;i piglia argu­mento di poco ualore, come uoi &longs;apete, & uolendola trouare, bi&longs;ogna deliberare fra &longs;e mede&longs;imi qual co&longs;a &longs;i uoglia prouare; dipoi uedere gli aggiacenti, & atti di e&longs;&longs;a co&longs;a, & tutte quelle co&longs;e, che &longs;i po&longs;&longs;ono dire metafori­camente della co&longs;a, che uogliamo prouare, & è come quando compariamo l'amore al fuoco, al laccio, al Sole & è ottima comparatione, perche d'amore metaforicamente tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ono dette. MOR. Veniamo a gli op­po&longs;iti, per condurre hormai al fine ogni co&longs;a. TOM. gli oppo&longs;iti &longs;ono quegli, che repugna no l'uno all'altro, ne l'uno &longs;i predica all'altro; & di piu non &longs;i po&longs;&longs;ono predicare ambidue di un terzo mede&longs;imo, & &longs;ono come il bianco, il negro, & altri. MOR. Gia di que&longs;ti &longs;e bene io mi raccordo è stato detto & dimo&longs;tra­to che ue ne erano di quattro &longs;orti; però la­&longs;ciamogli. TOM. Seguono dunque i luoghi differenti, & &longs;ono quegli, che &longs;econdo la &longs;u­stanza non &longs;ono li mede&longs;imi, quali nondime­no &longs;i riferi&longs;cono à un termine, come l'huomo, il cauallo, il bue; & que&longs;ti non &longs;ono della mede&longs;ima &longs;u&longs;tanza, ma &longs;i riferi&longs;cono all'ani­male. &longs;ono altri, che &longs;i chiamano differenti non &longs;econdo la &longs;u&longs;tanza, ma &longs;econdo il nume­ro, come Catone, Socrate. altri &longs;ono diffe­renti &longs;econdo la &longs;pecie, altri &longs;econdo il genere. MOR. Et per quanto io mi aueggio da que sto luogo non &longs;i può hauere argumento che po&longs;&longs;a prouare co&longs;a ueruna &longs;e non indirittamen te. TOM. È uero, & que&longs;ti in conclu&longs;io­ne &longs;ono iluoghi &longs;ummariamente de&longs;critti, da' quali &longs;i po&longs;&longs;ono pigliare argumenti da prouare ogni co&longs;a, che &longs;i offeri&longs;ca, & i piu potenti, & che ne danno argumento, che non può er­rare. &longs;ono i primi, de' quali &longs;e ne &longs;erue la de mo&longs;tratione, & que&longs;ti &longs;ono della &longs;u&longs;tanza del la co&longs;a. Gli altri ne danno argumenti, che probabilmente ne dimo&longs;trano, & percio dice­uamo che dalla uarietà de i mezi termini ne na&longs;ceua la uarietà de i &longs;illogi&longs;im, & della co­gnitione ancora. Re&longs;tarebbono à dire molte altre co&longs;e, lequali trala&longs;ciaremo, & &longs;e co&longs;i ui pare alla diffinitione, che è il &longs;econdo meto do tra&longs;correremo. MOR. A me non pare che ui re&longs;tino co&longs;e, che non &longs;i po&longs;&longs;ano ridurre a quello, che è detto di &longs;opra; però uenite pu re alla diffinitione. TOM. Come ui piace. Segue il metodo diffinitiuo adunque, ilquale fu nel Phedro da Platone molto lodato, &longs;i co­me riferi&longs;ce Galeno nel &longs;econdo libro de i de­creti d'Hippocrate, & Platone, dimo&longs;tran­do, che la diffinitione è i&longs;trumento piu nece&longs;&longs;a rio, & che piu perfettamente ne fa intendere di ogni altro; perche quando uogliamo cono­&longs;cere una co&longs;a, non la potiamo cono&longs;cere &longs;e non per la notitia della &longs;ua e&longs;&longs;enza, che altro non è che la forma, & materia di e&longs;&longs;a, & tale cognitione non &longs;i puo hauere &longs;enza la dif­finitione (parlando della diffinitione e&longs;&longs;entia­le) ecco dunque di quanta utilità &longs;ia que­sto i&longs;trumento. MORELLO. Per il uero egli piu pare che &longs;uperi di utilità gli al­tri; perche e&longs;&longs;o ne dà l'e&longs;&longs;enza della co&longs;a, co'l quale &longs;i &longs;cioglie poi ogni &longs;orte di que&longs;tione, & è qua&longs;i impoßibile de gli altri i&longs;trumenti &longs;er­uir&longs;i, &longs;enza la diffinitione. TOM. A con­firmatione di quello che uoi dite, per e&longs;&longs;empio na&longs;ce que&longs;ta que&longs;tione, &longs;e il Leone è animale; ecco che &longs;e non &longs;i &longs;aperà che co&longs;a &longs;ia animale, non &longs;i può fciogliere la que&longs;tione; ma &longs;e lo &longs;a premo, ilche non &longs;i può &longs;e non co'l mezo della diffinitione, potraßi uedere &longs;e le conditioni, che con la diffinitione &longs;ono state trouate nel­l'animale conuengono al Leone: da che appa­re quanta &longs;ia l'utilita della diffinitione. Per tanto nelle co&longs;e di &longs;omma importanza, bi&longs;ogna di e&longs;&longs;ere molto intenti, & auertiti, & co&longs;i &longs;a per douiamo che la co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce &longs;i può con&longs;iderare in quanto al nome, & in quanto all'e&longs;&longs;enza: in quanto al nome cono&longs;cer &longs;i deue &longs;e è nome cono&longs;ciuto, ò nò: & &longs;e non &longs;ia co­no&longs;ciuto, dobbiamo innanzi che da noi &longs;i diffi­ni&longs;ca, fare che &longs;ia cono&longs;ciuto, & &longs;e anco lo cono&longs;ciamo, auertiremo &longs;e &longs;ia applicato à co­&longs;a ueruna, o nò, & &longs;e non è applicato, non occorre che lo diffiniamo: &longs;e anco è applicato, & è cono&longs;ciuto, per quanto &longs;i a&longs;petta à lui lo potiamo diffinire. Hora intorno alla co&longs;a &longs;i deue parimente auertire &longs;e può e&longs;&longs;ere diffinita, ò nò, & non potendo&longs;i, deue&longs;i trala&longs;ciare; &longs;e &longs;i po&longs;&longs;a, douremo con&longs;iderare &longs;e è una &longs;ola, ò piu &longs;otto un nome &longs;olo; percioche quante fo&longs;&longs;ero le co&longs;e, tante &longs;arebbono le diffinitioni, perche la diffinitione e&longs;&longs;entiale ad un tratto non può &longs;e non una natura dichiarare, perche lei non è del nome, ma delle co&longs;e i&longs;te&longs;&longs;e i&longs;tru­mento. Oltra di cio deue&longs;i ancora auertire alle conditioni della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce, ac­cioche la diffinitione non &longs;ia &longs;uperflua, & tut te que&longs;te con&longs;iderationi, auanti che &longs;i diffini­&longs;ca co&longs;a ueruna deuon&longs;i auertire: da che poi ne na&longs;cerà una diffinitione perfetta con tutte le &longs;ue proprietà, cioè &longs;arà chiara à ba&longs;tanza la natura di quella co&longs;a, di che &longs;arà diffinitio­ne, & &longs;arà anco breue. La diffinitione, ac­cio &longs;appiate non è altro che i&longs;trumento metodi co, quale adoperiamo per uenire dalla co&longs;a nota, in cognitione della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce, quale era incognita. MOR. Se non m'ingan no uolete dire che è i&longs;trumento, quale &longs;i adope ra per e&longs;plicare l'eßenza di quella co&longs;a, che cono&longs;ciamo. TOM. Tant'è; ma douete piu oltra &longs;apere, che la diffinitione è quella, che diceuo eßer cono&longs;ciuta, laquale in ri&longs;petto del diffinito, deue &longs;empre eßere piu chiara, al­tramente non e&longs;plicarebbe la natura del diffini to, & la diffinitione non è altro che le parti, che co&longs;ti ui&longs;cono la co&longs;a diffinita in eßere; on­de la diffinitione deue hauere il genere, & le differenze della co&longs;a diffinita, o uero almeno qualche accidente, che propriamente que&longs;te riferi&longs;ca. Il genere rappre&longs;enta la materia, & la differenza la forma, che &longs;ono amendue le parti integranti di eßa co&longs;a; la co&longs;a, che incognita chiamauo è il diffinito, quale può eßere incognito quanto al nome, & quanto etiandio all eßenza. Se adoperiamo que&longs;to i&longs;trumento diffinitiuo à dichiarare il nome, chiameraßi piu to&longs;to de&longs;crittione, che diffini­tione: &longs;e anco l'adoperiamo à cono&longs;cere l'eßen­za della co&longs;a, allhora &longs;arà uera diffinitione. MOR. Di maniera che uerranno à eßere due &longs;pecie di diffinitioni una cioè del nome, & l'altra della co&longs;a. TOM. Voi dite il ue­ro, ma perche alle uolte con una mede&longs;ima diffinitione &longs;i dimo&longs;tra l'uno, & l'altro, però ui &longs;i deue aggiugnere la terza &longs;pecie, che dif­finitione di mezo &longs;i chiama, laquale &longs;i può riferire in quanto, che dichiara il nome, alla de&longs;crittione, & in quanto dichiara l'eßenza alla diffinitione. MOR. Ditemi di gratia, in l'una, & l'altra &longs;orte deuc &longs;empre la diffi­nitione e&longs;&longs;ere piu nota del diffinito? perche di&longs;&longs;e Ari&longs;totele nel primo della Fi&longs;tca, che la diffinitione del circolo è piu incognita che non è e&longs;&longs;o circolo. TOM. Voi &longs;apete che di qua lunque co&longs;a &longs;i po&longs;&longs;ono hauere due cognitioni, una cioè confu&longs;a, che hauemo per la de&longs;crit­tione, & l'altra di&longs;tinta, che &longs;erue per la dif­finitione. Onde Ari&longs;totele comparando la co gnitione confu&longs;a del circolo alla cognitione e&longs;­&longs;entiale, & di&longs;tinta, di&longs;&longs;e, che era il circolo piu cono&longs;ciuto quanto al nome di quello che era quanto all'e&longs;&longs;enza, che non è altro che la diffinitione. MOR. Sarà uero adunque &longs;em­pre, che il diffinito meno cono&longs;ciuto della dif­finitione &longs;arà in ogni &longs;orte di cognitione, &longs;e tra loro &longs;aranno comparate; cioè la cognitione confu&longs;a con la confu&longs;a, & la di&longs;tinta con la di&longs;tinta, & e&longs;&longs;entiale. TOM. È quanto ui uoleua hora dir io. MOR. La de&longs;crittione è come &longs;e noi diceßimo la febbre e&longs;&longs;ere una fer ue&longs;centia (per dir co&longs;i) la diffinitione è come &longs;e diceßimo la febbre è una intemperie calda, & &longs;ecca nel cuore, & quella che è poi chia­mata di mezo, ò mezana, ò media che ne uogliam dire, è come &longs;e diceßimo la febbre è una ferue&longs;centia del calor naturale nelle parti &longs;imilari, nel cuore. TOM. Ottimi &longs;ono que&longs;ti e&longs;&longs;empi, ma la&longs;ciamo un poco la diffinitione nominale, con la media, & alquanto di&longs;cor­riamo intorno l'e&longs;&longs;entiale, laquale (per u&longs;a­rei proprij nomi de gli &longs;cittori) ouero che è cau&longs;ale, ouero formale: formale è quella, che ne dichiara l'e&longs;&longs;enza, & forma della co&longs;a, che di&longs;&longs;ini&longs;ce; ma perche &longs;i può dichiarare l'e&longs;&longs;enza di qualunque co&longs;a, & &longs;emplicemen­te &longs;enza circon&longs;tanza ueruna, & anco con qualehe additamento, per tanto ne na&longs;cono due &longs;pecie di diffinitione, una cioè chiamata da Logici quidditatiua, & è quella che &longs;em­plicemente e&longs;pone, & l'altra per additamen­to, nella quidditatiua apunto &longs;empre ui è il genere piu proßimo, & le differenze della co &longs;a diffinita; però non &longs;i deue pigliare ogni &longs;or te di differenza, ma &longs;olo le proprie, che ac­compagnano il diffinito. MOR. Se le diffe­renze proprie mi fo&longs;&longs;ero incognite, non patrem mo cono&longs;cerle? TOM. Sì. ma con gli ac cidenti della forma, &longs;e ue ne &longs;ono, & &longs;e non ue ne &longs;ono, con quegli della materia; perche come ben di&longs;&longs;e Ari&longs;totele piu to&longs;to &longs;ono tra di loro le co&longs;e differenti per la forma, che per la materia. MOR. Se co&longs;i fo&longs;&longs;e potrebbe&longs;i dunque diffinire le co&longs;e &longs;olo con la forma, la­&longs;ciando la materia. TOM. Anzi &longs;i fareh­be errore, perche concorre parimente all'e&longs;-&longs;ere, & l'e&longs;&longs;enza della co&longs;a materiale, la ma teria, & la forma; onde ne l'una, ne l'altra &longs;ola ba&longs;tarebbe à dichiarare la natura del dif­finito. però una co&longs;a è ben piu differente dal­l'altra per la forma, che non è per la mate­ria, & però dobbiamo in ca&longs;o che le differen­ze proprie manca&longs;&longs;ero, u&longs;are quegli acciden­ti, che dalla forma na&longs;cono, accioche le diffe renze in que&longs;ta diffinitione di&longs;tinguano il diffi­nito da gli altri, & che piu che &longs;ia poßibile dimo&longs;trino la &longs;ua e&longs;&longs;enza. MOR. Parmi adunque che in que&longs;ta diffinitione &longs;ia nece&longs;&longs;a­rio che il genere proßimo, & le differenze &longs;pecifice ui &longs;ieno, & per cio &longs;ola la &longs;pecie &longs;i po&longs;&longs;a difinire, & non il genere, perche il ge­nere in quanto che è genere, non ha &longs;opra di &longs;e altro genere. TOM. Non &longs;i diffini&longs;ce gia propriamente &longs;e non la &longs;pecie, ma può e&longs;&longs;ere que&longs;ta &longs;pecie ò &longs;ubalterna, ò &longs;pecialißima; & &longs;appiate che egli è difficile à trouare diffinitio­ne quidditatiua, &longs;i come anco è impoßibile à trouare le proprie differenze. MOR. Hor da che è co&longs;i di gradeuole la&longs;ciamola, & ra­gioniamo della diffinition formale, & per ad­ditamento. TOM. Ambidue conuengono in que&longs;to, che hanno il genere, & la differen za, ma la quidditatiua ha il genere in luogo di forma commune, & uniuer&longs;ale, & la dif-ferenza in luogo della forma propria. nella diffinitione per additamento il genere è forma, & la differenza è in luogo di materia, & con que&longs;ta &longs;i diffini&longs;cono gli accidenti maßimamer te, & &longs;i diffini&longs;ce anche la &longs;u&longs;tanza; ma la diffinitione per additamento della &longs;u&longs;tanza è differente da quella de gli accidenti d'una co&longs;a &longs;ola, come per e&longs;&longs;empio appare; l'anima è at to, cioè forma del corpo: que&longs;ta diffinitione è della &longs;u&longs;tanza; il cui genere, & differenza &longs;ono &longs;u&longs;tanze parimente, come è il diffinito. Quella dell'accidente è di due nature, impe­roche il genere è accidente, & la differenza è &longs;u&longs;tanza, come la febbre è una intemperie del cuore; ecco il genere che è accidente, & la differenza che è &longs;u&longs;tanza. MOR. Tan­to chiara è stata que&longs;ta diui&longs;ione della diffini­tione, che da me ste&longs;&longs;o hora &longs;aprei della diffi­nitione cau&longs;ale pienamente ragionarne, laqua le diceuate che è quando nella diffinitione ui è il genere, che rappre&longs;enta la cau&longs;a efficiente. Ma ditemi di gratia; con que&longs;ta diffinitione poßiamo noi diffinire co&longs;i le &longs;u&longs;tanze, come gli accidenti? TOM. Poßiamo benißimo, pe­rò molto piu ue &longs;eruiamo nel diffinire gli acci denti, che le &longs;u&longs;tanze, & qui &longs;i deue auerti­re che in que&longs;ta diffinitione il genere alle uolte è efficiente dell'accidente, che &longs;i diffini&longs;ce, & forma immediata della &longs;u&longs;tanza, & alcuna uolta il genere à la operatione immediata del l'efficiente. MOR. Come &longs;arebbe per e&longs;­&longs;empio, &longs;e bene ho inte&longs;o quello che uoi haue­te detto, il ri&longs;ibile è animale rationale, che è à dire che la ri&longs;ibilità e nell'huomo per l'ani­ma rationale; ecco la cau&longs;a efficiente dell'ac­cidente, & ecco la forma della &longs;u&longs;tanza, che è rationabilità. Da Hippocrate poßiamo ha­uere l'e&longs;&longs;empio della diffinitione quando il ge­nere è operatione dell'efficiente, ilquale diffi­ni&longs;ce la medicina in que&longs;ta maniera; la medi­cina è uno aggiugnere, & un minuire, che &longs;ignifica la medicina e&longs;&longs;ere un'arte, laquale le ua le co&longs;e &longs;uperflue, & pone le nece&longs;&longs;arie; ecco che il porre, & il leuare &longs;ono operationi, lequali &longs;ono nella diffinitione po&longs;te per il gene re. TOM. Meglio non poteuate dire in ta­le materia, & però non starò io à dirne piu co&longs;a alcuna. Ne re&longs;ta &longs;olo à con&longs;iderare in che maniera noi potiamo di&longs;coprire che una diffinitione &longs;ia cau&longs;ale, & non formale; ilche cono&longs;ceremo &longs;e pigliaremo il genere nella diffi nitione, & lo ri&longs;olueremo in&longs;ino à gli ultimi generi, come per e&longs;&longs;empio poßiamo dire; l'huo mo è animale rationale mortale; la cui diffi­nitione è formale, perche ha il &longs;uo genere proßimo che è animale, ilquale &longs;e lo rin&longs;ol-uiamo, uerremo à trouare che è corpo, & finalmente &longs;u&longs;tanza, che tutti &longs;i predicano &longs;u stantialmente dell'huomo. Onde &longs;i potrà dire che l'huomo è corpo & &longs;u&longs;tanza, & cio non auuerrà nella diffinitione cau&longs;ale, perche &longs;e noi pigliaremo il genere, & lo ri&longs;olueremo, &longs;ubito &longs;i &longs;cuoprirà che quegli principij in che &longs;i ri&longs;olue, non &longs;i predicaranno del diffinito &longs;u­stantialmente, come &longs;i può uedere per que&longs;to e&longs;&longs;empio, cioè il ri&longs;ibile è animale rationale: il genere in que&longs;ta diffinitione è animale, il­quale &longs;e lo uogliamo ri&longs;oluere, lo ri&longs;olueremo in corpo, & &longs;u&longs;tanza, quali non &longs;i predicano del ri&longs;ibile &longs;u&longs;tantialmente, & perciò euiden­tißimamente &longs;i può à un tratto &longs;coprire qual &longs;ia la diffinitione formale, & quale la cau&longs;a­le; ne altro intorno à que&longs;ta materia &longs;ono per dirui, &longs;e pur uoi non haue&longs;te qualche co&longs;a in che dubita&longs;te, ouero ui pare&longs;&longs;e degna da e&longs;&longs;ere con&longs;iderata, & &longs;e ne hauete ui prego a pro­porla &longs;enza indugio. MOR. Altro non mi occorre certo, ne sò con quale maggior di­ligenza &longs;i haue&longs;&longs;e potuto ragionare della diffi nitione di quello, che hauete fatto uoi; però, &longs;e ui pare co&longs;i, ueniamo alla diui&longs;ione. meto­do ueramente che merita e&longs;&longs;ere lodato da un Platone come egli è, ilquale con tutti gli al­tri della &longs;ua &longs;etta l'hanno &longs;ommamente com-mendato, che non dubito rno dire che &longs;enza il metodo diffinitiuo non &longs;i poteua cono&longs;cere co&longs;a alcuna perfettamente, & à propo&longs;ito ho let­to parimente nel &longs;econdo del metodo di Galeno al quarto capo, che &longs;enza il metodo diffiniti­uo, ne&longs;&longs;uno per bello intelletto che'l &longs;ia, può entrare per le porte dell'arte medicinale, co­me che ella &longs;ia la chiaue delle arti, & &longs;cien­ze. TOM. Per il uero è di &longs;omma utilità all'intelligenza d'ogni &longs;orte di facolta, però che ella ne conduce dalla cognitione confu&longs;a al la di&longs;tinta, come anco Ari&longs;totele nel quarto del Cielo, al XXII. cap. di&longs;&longs;e, La diui­&longs;ione è un metodo, di cui ci &longs;eruiamo à cono­&longs;cere le co&longs;e in parte cono&longs;ciute, & in parte ignote; ne è metodo, che piu difficile &longs;ia sta­to riputato della diui&longs;ione que&longs;to na&longs;ce, per­che colui, che diuide, non gli è &longs;ommamente nece&longs;&longs;ario &longs;aper bene il metodo diui&longs;iuo, ma ancor fa di me&longs;tieri, che cono&longs;ca la natura, & e&longs;&longs;enza del genere, che e&longs;&longs;o diuide in &longs;pecie per le differenze proprie; al che fare conuie­ne, che &longs;ia in&longs;trutto nel diffinitiuo. MORDite il uero, &longs;e non altrimenti incorrerebbe in quelli tre errori, che Galeno pone nel pri­mo delle differenze delle febbri; ouero che tra la ciarebbe il primo genere, ilquale &longs;i piglia dalla &longs;u&longs;tanza della co&longs;a, che è diui&longs;a, ouero la&longs;ciarebbono le differenze nece&longs;&longs;arie, ouero, che ne metterebbono d'inutili, & accidentali. TOM. Hora accioche habbiamo la uera co­gnitione di que&longs;to metodo co&longs;i raro, & utile, del quale hora parliamo, ilquale è quello, che diuide il compo&longs;ito in parti e&longs;&longs;entiali, cioè il genere nelle &longs;ue &longs;pecie per le differenze op­po&longs;ite; ilquale potiamo co&longs;i definire: la Di­ui&longs;ione è Metodo, che &longs;i adopera da uenire per le differenze note in cognitione delle parti del la co&longs;a, che diuidiamo, che è à dire delle &longs;pe­tie del genere partito, & diui&longs;o. MOR.Non ui chiederò la dichiaratione di e&longs;&longs;a diui­&longs;ione, poi che da &longs;e ste&longs;&longs;a è chiara; ben de&longs;i­dero di &longs;apere, accioche e&longs;&longs;a non chiara, ma chiarißima &longs;ia, che intendete per parti igno­te, ouero per &longs;petie, che per mezo delle diffe­renze cono&longs;ciamo. TOM. con uno e&longs;&longs;empio (perche co&longs;i credo, che uogliate) ue lo di­mo&longs;trerò. Proponiamoci di parlar della feb­bre, & che noi non &longs;appiamo quante &longs;ieno le &longs;petie di e&longs;&longs;a, onde per &longs;aperlo, ci conuenga pigliare il metodo diui&longs;iuo (come fece Galeno nel libro delle differenze delle febbri) & col &longs;uo mezo &longs;membrare il genere commune, che è febbre, ilche non potiamo fare &longs;enza la co­gnitione della natura di tal genere, talmente, che diremo, che le differenze &longs;eruono alla di-ui&longs;ione, perche col mezo loro cono&longs;ciamo la natura del genere, ilquale poi diuidemo; co­me la febbre è una intemperie nel cuore cal­da, & &longs;ecca. Ecco la e&longs;&longs;enza della febbre, da cui con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione delle tre &longs;petie della febbre, lequali trouiamo in que&longs;ta gui&longs;a. Il cuore, che è &longs;uggetto del calore, (& è differenza nella diffinitione) è compo&longs;to di &longs;piriti, humori, e parti &longs;olide. Per tanto, &longs;e &longs;arà l'intemperie ne gli &longs;piriti, &longs;arà una &longs;petie di febbre: &longs;e &longs;arà ne gli humo ri, &longs;arà un'altra &longs;petie: &longs;e nelle parti &longs;olide, ne ri&longs;ultarà un'altra &longs;petie, et que&longs;te &longs;i partono in altre, in&longs;ino à tanto, che &longs;i uiene, diuidendo à &longs;petie, che in altre partir non &longs;i po&longs;&longs;ono. Et perciò &longs;ono &longs;pecie &longs;pecialißime chiamate; oltra lequali non &longs;i deue pa&longs;&longs;are. MOR.perche non &longs;i deue pa&longs;&longs;are le &longs;pecie &longs;pecialißi­me con la diui&longs;ione? TOM. perche (&longs;e ui raccordate) la diui&longs;ione non &longs;i fa per ogni &longs;orte di differenze, ma &longs;olo per quelle, che &longs;o­lamente tra loro &longs;ono oppo&longs;te, & con&longs;titui&longs;co no &longs;petie: onde, come arriuati &longs;iamo alle &longs;pe­cie &longs;pecialißime, piu non trouiamo, differen­ze oppo&longs;ite, che po&longs;&longs;ano poi e&longs;&longs;ere &longs;pecie. & perciò dicea Platone dimo&longs;trando il progre&longs;&longs;o, che fa la diui&longs;ione, che la diui&longs;ione deue dal communißimo genere de&longs;cender per le diffe-renze oppo&longs;ite, in&longs;in che ritroua una natura commune non à &longs;pecie, ma ad indiuidui, &longs;en­za hauer con &longs;eco oppo&longs;itione, laquale &longs;i pre dichi di molti indiuidui; come &longs;e de&longs;cendeßi­mo dalla &longs;o&longs;tanza alla pianta, al cauallo, al­l'huomo, & &longs;imili; &longs;eruando però &longs;empre, nel calar, que&longs;to ordine, che il piu uniuer&longs;a­le preceda almeno uniuer&longs;ale; altrimcnti cau &longs;arebbe errore. MOR. E&longs;&longs;endoui quattro &longs;orti di oppo&longs;itioni, non credo gia, che le dif­ferenze della diui&longs;ione &longs;i oppongano tra di lo­ro priuatiuamente, ò negatiuamente, ò rela­tiuamente, ma che &longs;i oppongano piu to&longs;to per oppo&longs;ition contraria. TOM. Dite il uero, che è meglio, che &longs;i oppongano per tale oppo &longs;itione; ma auertite, che alle uolte &longs;iamo a­stretti di &longs;eruirne ancor dell'altre oppo&longs;itioni; della negatiua; come quando non habbiamo nome da i&longs;primere l'uno de gli oppo&longs;iti, come nell'animale intrauiene, ilquale &longs;i diuide in que&longs;ta maniera, in rationale, & non ratio­nale; & in que&longs;ta diui&longs;ione, &longs;empre &longs;i deue anteporre l'affermatione alla negatione; altri­menti non &longs;i potrebbe intender la negatione, &longs;e non precede&longs;&longs;e l'affermatione; per la mede­&longs;ima neceßità u&longs;iamo alle uolte la oppo&longs;itione priuatiua, in che &longs;i deue anteporre l'habito al­la priuatione per il mede&longs;imo ri&longs;petto, che &longs;i prepone l'affirmatione alla negatione; mai ho ueduto diuider&longs;i i generi per oppo&longs;itione rela­tiua. La ragione è, perche li relatiui non &longs;ono differenti &longs;e non per un certo ri&longs;petto. Hor auuertite, che &longs;empre la diui&longs;ione &longs;ia bi­membre, perche uno è contrario &longs;olamente ad uno. MOR. Mò &longs;e que&longs;to fo&longs;&longs;e, bi&longs;ogna­rebbe, che non &longs;i troua&longs;&longs;e genere, che haue&longs;&longs;e piu di due &longs;petie; tuttauia &longs;i uede il contra­rio. TOM. non di&longs;dice che un genere poßi hauere molte &longs;pecie, & pur la diui&longs;ione &longs;ia bimembre. Togliete l'e&longs;&longs;empio dello animale, ilquale ha &longs;otto di &longs;e molte &longs;petie, però &longs;i di­uide in rationale, & non rationale. MOR.E uero, potete dire quattro parole intorno alla ri&longs;olutione, & poi far fine quando ui pia ce. TOM. Son per compiacerui, & da poi che à uoi co&longs;i aggrada, piacerà ancora à me. però dico, che la ri&longs;olutione è parimen­te Metodo, che adoperiamo per uenire in co­gnitione de' principij, dal fine, ò effetto, ò ope­ratione, cono&longs;ciuti, come potete uedere in que sto e&longs;&longs;empio. L'huomo è stato prodotto affi­ne, che contempla&longs;&longs;e, & opera&longs;&longs;e; non potea l'huomo con&longs;eguir que&longs;to fine &longs;e non hauea li membri co&longs;i organici, come &longs;imilari. Le membra non &longs;arebbono state, &longs;e gli humori, di cui &longs;i nutri&longs;cono non foßino stati prodotti; però all'huomo &longs;ono state nece&longs;&longs;arie le mem­bra, gli humori, de' quali &longs;i nutri&longs;ce. Il nu trimento per e&longs;&longs;ere di diuer&longs;i membri nutri­mento, fu nece&longs;&longs;ario, che diuer&longs;o fo&longs;&longs;e però non potè e&longs;&longs;er fatto d'un'elemento &longs;olo, on e fu di quattro elementi, liquali &longs;ono compo&longs;ti della propria forma, & materia. onde per que&longs;to e&longs;&longs;empio potete uedere, che dalla cogni tione del fine, &longs;ete col mezo della ri&longs;olutione giunto alla cognitione de' principij, co&longs;i proßi mi, come rimoti, & rimotißimi. potiamo &longs;imilmente ri&longs;oluere gli effetti ne' &longs;uoi princi­pij, & l'operationi ancora, in quel modo, che habbiamo ri&longs;oluto il fine. MOR. Non &longs;i può ancora da gli indiuidui uenire in cogni­tione d'una commune natura col mezo di que sta ri&longs;olutione? TOM. Si può MOR. Co me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, da diuer&longs;i huomini uengo alla cognitione della natura rationale, commune à tutti li particolari huomini, & co &longs;i da diuer&longs;e. &longs;petie ancora potiamo a&longs;cendere à una piu commune natura, come dall'huomo, dal bue, per mezo della ri&longs;olutione uenire in cognitione del genere &longs;uo, che è animale; dal l'animale, & altri generi ancora potiamo a&longs;cendere à piu commune natura; à tal che po tiamo &longs;inalmente ri&longs;oluendo, &longs;empre quel che è meno uniuer&longs;ale al piu uniuer&longs;ale, in&longs;in tan-to, che ueniamo alla &longs;o&longs;tanza, & genere, che &longs;opra di &longs;e non ha altro genere. TOM. Mol to bene l'hauete inte&longs;o; & intorno à ciò auuer tite, che molto piu ui potete &longs;eruire del meto­do ri&longs;olutiuo à ritrouare le co&longs;e, che à trat­tarle; ne accade, che uogliamo numerare le &longs;pecie della ri&longs;olutione, perche gia dette l'hab biamo, quando diceuamo, che &longs;i può ri&longs;olue­re il fine cono&longs;ciuto ne' &longs;uoi principij, ouero altro, che non è fine; & può e&longs;&longs;ere, ouero &longs;en&longs;ato, ouero in&longs;en&longs;ato; &longs;e è &longs;en&longs;ato, &longs;i ri&longs;ol ue in intelligibile, come l'indiuiduo nelle &longs;pe­cie, & quelle nelli generi; &longs;e non &longs;arà &longs;en&longs;a­to; ouero; &longs;arà noto per la dimo&longs;tratione; & que&longs;ta &longs;i chiamerà ri&longs;olutione logica, quando dalla ri&longs;olutione della co&longs;a cono&longs;ciuta per me­zo della dimo&longs;tratione, ueniamo in cognitione della co&longs;a incognita; ouero che &longs;arà cono&longs;ciu­ta la co&longs;a, che &longs;i ri&longs;olue per la &longs;ua po&longs;itione. & que&longs;ta ri&longs;olutione chiameraßi matematica. piglia altri nomi la ri&longs;olutione, &longs;econdo che &longs;ono diuer&longs;e le co&longs;e, che &longs;i ri&longs;oluano, di quali &longs;arebbe lungo à dire. Ne altro &longs;on per dire intorno à metodi, gradi di que&longs;ta no&longs;tra &longs;cala; quali applicati à poggi, &longs;i puote agiatamente, & con gli occhi &longs;errati per quella caminare. MOR. Que&longs;to &longs;i potrà fare, &longs;e però aggiun gerete il primo grado, perche io non po&longs;&longs;o fa-re &longs;i lungo pa&longs;&longs;o. TOM. Hauete ragione, ma è l'hora breue, però rimettiamo à dimani que&longs;ta opera, laquale in breuißimo tempo adempiremo. però que&longs;to per hora ui ba&longs;ti. andiamo per quel &longs;eruigio, che uoi &longs;apete. MOR. Andiamo, ma con que&longs;to, che di­mani &longs;enza fallo &longs;i metta fine, accio hormai poßa à mio bell'agio a&longs;cendere, & de&longs;cendere per la &longs;iala già tanto da me de&longs;iderata. TOM. Non dite altro, che à uoi stà il por­li, & non porli fine. MOR. Io non poßo uenir con uoi, perche mi bi&longs;ogna eßere col signor Pro&longs;pero Borgarucci. TOM. Non può eßere &longs;e non qualche co&longs;a honora­ta, perche doue è il Borgarucci, iuim è Apolline iui &longs;ono le Mu&longs;e. MOR. Per dire il uero egli è per&longs;ona ho­norata, & dotta, & di conti­nuo è occupata in qual­che ardua, & no­tabile im­pre&longs;a.

Diffinitio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Proprio.

Genere, & Specie co me in par­te conuen gono, & in parte diffe ri&longs;cano,

Diuione delle parti.

Coniugati, & loro u&longs;o

Adiacenti, quali &longs;ieno

Diui&longs;ione de gli acci denti.

Suggetto, che co&longs;a&longs;ia

Diui&longs;ione de' &longs;ugget ti.

Cau&longs;e, quam te &longs;ieno, & quali.

Euento, che co&longs;a fia.

Luogo.

Differenze delluogo.

Tempo, et &longs;ue diui&longs;io ni.

Conne&longs;si.

Centinge­ti, & loro diui&longs;ione.

Etimolo­gia.

Pronuncia ti, qual &longs;ie no.

Atto di Ze none.

Compara­tione co­me &longs;i facci.

Similitudi ne, come &longs;i troui.

Oppo&longs;iti, quai &longs;ieno.

Luoghidif ferenti.

Metodo diffinitiuo di quanta utilità fia.

.

Diffinitio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Differenza tra de&longs;crit­tione, & diffinitio­ne.

Diffinitio­ne e&longs;&longs;entia le.

Diffinitio­ne quiddi tatiua.

Diffinitio­ne per ad­ditamento.

Medicina, come &longs;i dif fini&longs;ca &longs;ecom do Hippo­crate.

Come &longs;i può cono­&longs;cere, quan­do la diffi­nitione &longs;ia cau&longs;ale, & non forma le.

Metodo diffinitiuo quanto &longs;ia nece&longs;lario.

Diui&longs;ione, come &longs;i dif fini&longs;ca da Ariftotele.

Diui&longs;ione perche dif ficile.

Altra diffi­nitione del la Diui&longs;io­nc.

Parti igno te quai &longs;ie­no.

Le differen­ze, in qual

modo &longs;er­uono alla diuifione.

Quando &longs;ia mo nece&longs;­&longs;itati a &longs;er­uirne del­l'oppo&longs;itiom negatiua.

Perchei ge neri non &longs;i diuidonop oppo&longs;ition relatiua.

Ri&longs;olutio­ne, che co &longs;a &longs;ia, & a che &longs;erua.

E&longs;&longs;empio.

Come dgli ind udui &longs;i po&longs;luenire ï co gnition di una natura commune col meol dellari&longs;oltione.

Ri&longs;olution Logica.

Ri&longs;olution matemati­ca.

ILFINE DELLA SECONDA SESTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET AR TI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION TERZA.NELL A QVALE SITR ATTA del Iappo, ouero de gli I&longs;trumenti i&longs;perimentatali, cioè. ESSEMPIO, ET INDVTTIONE. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, MARCANDONE, ET IL MORELLO.

CHE BVONA FORTVNAui ha condotto qua in que&longs;ti cal­di Marcandone Gentile? MAR.Io &longs;on uenuto da uoi in quel me­de&longs;imo modo, che uiene il ferro alla calamita. TOM. Harei io mai per auentura forza oc­culta di tirar gli huomini? MAR. Non lhauete &longs;olamente occulta, come hanno la ca lamita, il legno &longs;anto, il Reobarbaro, & al tri &longs;imili: ma l'hauete pale&longs;e, che tutti la ue, dono, & &longs;entono; onde io &longs;on stato tirato &longs;i da una certa proprietà uo&longs;tra occulta, & pa­le&longs;e, come ancor da una certa buona &longs;orte, & corte&longs;ia, & amoreuolezza del no&longs;tro Morel­lo. TOM. A mouere, & tirare un'huo­mo di grauità, non ba&longs;tano le forze d'uno, ma bi&longs;ogna, che ui &longs;ieno quelle di piu, & di gra tia, la&longs;ciate le burle, chi ui ha condotto qui? MAR. Dirouui. Hieri, e&longs;&longs;endo in pratti­ca con l'Eccellentißimo Aluigi Bellacati, mi &longs;coper&longs;e il Morello, come ui riduceuate in&longs;ie­me, & di&longs;correuate &longs;opra alcune bellißime ma terie, & io &longs;entendo co&longs;i, come quegli, che ha &longs;empre de&longs;iderato di udirui, & dal uo&longs;tro par lar pre&longs;o non meno utilità, che dilettatione, per l'eloquenza, & bellißime inuentioni, ar­ricchite di dottißime &longs;entenze, & modi di di re, mi deliberai di uenirmene con lui. TOM.di que&longs;to buono animo ui ringratio, & ne pi­glio con&longs;olatione, benche io &longs;appia, che in me non &longs;ieno à gran parte di tante uirtù, come ui a&longs;tringe l'affettione, che mi portate, à darmi, perche in un certo modo que&longs;ta buona impre&longs;-&longs;ione, che hauete di me, e per portarui utili­tà udendomi, & alle uolte è per arrecar an­cora à me honore; & il Morello ringratio de i buoni offici, che fa uer&longs;o di me. MOR.buoni offici feci io &longs;empre per tutti, ma in que sto ca&longs;o, &longs;e io ho fatto buono officio, non &longs;i de ue attribuire à me, ma piu to&longs;to alla buona stella uo&longs;tra, & del Marcandone, perche io dimandato da lui, &longs;e &longs;arei dopo de&longs;inare con l'eccellentißimo Bellacati in prattica, gli di&longs;­&longs;i, che non poteua; percioche per due, ò tre giorni haueua da e&longs;&longs;ere ancor con uoi, & egli mi dimandò à che fare; & io gli dißi il tut­to. TOM. in dirli il tutto, &longs;on &longs;icuro, che gli mette&longs;te un poco del uo&longs;tro, & Dio uoglia che non faccia pentire il Marcandone di e&longs;&longs;er uenuto. Ditemi innanzi che ueniamo al no­stro propo&longs;ito, che fa l'sccell. Signor Aluigi Bellacati? egli deue e&longs;&longs;er continuamente &longs;ul ui &longs;itare infermi. MOR. Ò che ui&longs;ita ò che è ui&longs;itato, ui prometto che non gli dan luogo le tante occupationi di attendere à &longs;e ste&longs;&longs;o. & à pena ha tempo di mangiare (come &longs;i &longs;uol dire) ma pare, che Iddio gli accre&longs;ca di con­tinuo le forze, il &longs;apere, & l'animo, perche &longs;e altrimenti fu&longs;&longs;e, &longs;arebbe impoßibile, che pote&longs;&longs;e durare à tante fatiche. MAR. La &longs;ua buona natura, & il gouerno, che ha nel re&longs;to del. uiuere, & Iddio principalmente, che à beneficio di tutto l mondo lo con&longs;erua, fanno che &longs;i mantiene. TOM. Per il uero è uno de i gran prattici, che habbia mai hauu­ta que&longs;ta no&longs;tra età, & uince ogni altro di que&longs;ta profeßione, di humanità, & diligen­za; parti, che tanto conuengono ad un Me­dico, quanto la e&longs;perienza i&longs;te&longs;&longs;a, & ragio­ne in&longs;ieme, però tutti &longs;ono tenuti à de&longs;iderar li lunga uita, & felicità, & uoi in &longs;pecia­le &longs;iate tenuti à lodare Iddio, che ui ha fatto gratia à pratticar con &longs;ua Eccellenza al la quale douete fare ogni &longs;orte di honori. MOR. Dobbiamo certo, & io per me, non è co&longs;a, che per lui non faceßi. TOM. Hor la&longs;ciamo l'eccellentißimo Bellacati, che Iddio lo con&longs;erui lungamente; & ueniamo al no&longs;tro propo&longs;ito, hauendo dirizzata la Scala delle scienze, & arti, con i &longs;uoi gradi ordinata­mente di&longs;po&longs;ti, alla quale non manca &longs;e non il Tappo; però hoggi intorno al Tappo parlare­mo, accio poi à no&longs;tro bell'agio la poßiamo adopcrare; & mi rincre&longs;ce, che ancor uoi non &longs;iate stato pre&longs;ente alla fabrica. MAR.Me ne duol certo; ma però ringratio i Cieli, che mi habbino fatto degno almen di que&longs;to fine, & per dire il uero del principio, & me­zo ancora, perche il Morello mi ha racconta­to ogni co&longs;a &longs;uccintamente, onde giudico que-sta uo&longs;tra Scala de i belli i&longs;trumenti, che &longs;i po&longs;&longs;a pen&longs;are; però merita che &longs;ia adempiuta. TOM. Hor alle mani. Il Tappo è adunque quell i&longs;trumento, che chiamano gli Autori e&longs;perimento; ilquale, poi che &longs;arà formato da noi, il Marcandone la applicherà alla Sca la. MAR. Non fate di&longs;&longs;egno &longs;opra di me, perche &longs;olo &longs;on uenuto per a&longs;coltarui. TOM.Non bi&longs;ogna, che il parlare, ò il tacere &longs;ia piu d'uno, che dell'altro; à tutti conuien fa­re la &longs;ua parte. MAR. La parte mia &longs;arà il tacere. tuttauia per fare &longs;econdo le uo&longs;tre uoglie, io mi traponerò nel modo, che &longs;aperò. TOM. Sò ben io, che non &longs;ete per manca­re. Diceuamo di &longs;opra, che tutti gli i&longs;tru­menti pigliano la lor forma dalle co&longs;e, di che &longs;ono i&longs;trumenti, però tante &longs;ono le &longs;pecie de gli i&longs;trumenti, quante &longs;ono uarie le co&longs;e, che di quelli &longs;i &longs;eruono; alcune co&longs;e &longs;ono di tal na­tura, che di quelli &longs;i può hauere perfetta co­gnitione; & però na&longs;ce una &longs;orte d'i&longs;trumen­to perfetto, che è la demo&longs;tratione, & tutti gli altri metodi, i quali concorrono à dimo­strare tal cognitione; &longs;ono altre co&longs;e, lequa­li non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er cono&longs;ciute co&longs;i perfettamen te, è però non &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eruire de gli i&longs;tru­menti metodici, maßime della dimo&longs;tratione, però ne bi&longs;ogna hauere un'altro i&longs;trumento, che ne ba&longs;ti a darne quella tanta cognitione, che &longs;i po&longs;&longs;a hauere di quella co&longs;a, che è l'ha­uerne una certa peritia, & que&longs;to i&longs;trumento è le&longs;perimentale; ilquale è nella mede&longs;ima forma, che &longs;ono i metodi, &longs;e non che è di for­ma piu imperfetta. MOR. Quale è la &longs;ua diffinitione? TOM. L'E&longs;perimento è uno i&longs;tru mento, di cui ci &longs;eruiamo per uenire in cogni­tione d'una co&longs;a incognita totalmente, col me zo d'una cognita, cioè d una, della quale ne habbiamo &longs;olamente peritia, & cognitione imperfetta, da che poi ne &longs;egua cognitione me de&longs;imamente imperfetta della co&longs;a, che era in cognita. MOR. Talmente, che que&longs;to i&longs;tru mento è differente da' metodi, perche quelli ne danno una uera &longs;cienza, & que&longs;to &longs;ola­mente una peritia. MAR. Il bello &longs;arà ue­der'il modo di far que&longs;to i&longs;trumento, & l'u&longs;o in&longs;ieme. TOM. Ari&longs;totele nel &longs;econdo della Po&longs;teriora, intorno al fine ne in&longs;egna à fabri­carlo; oue dice, che quando uogliamo hauer peritia di qualche co&longs;a, è nece&longs;&longs;ario, che la rappre&longs;entiamo a &longs;en&longs;i, di cui &longs;ia e&longs;&longs;a proprio oggetto; come à dire, che i colori, & figure, & finalmente tutte le co&longs;e &longs;plendide le rappre­&longs;entiamo à gli occhi, à gli orecchi le uoci, al l'odorato gli odori, al gu&longs;to i &longs;apori, & al tatto le co&longs;e tangibili, come ogni &longs;orte di co&longs;a che ha corpo; perche poi che i &longs;en&longs;i &longs;entono, que&longs;ti propij oggetti, di &longs;ubito, &longs;e non &longs;ono im pediti, riferi&longs;cono la imagine d'eßi oggetti al &longs;en&longs;o commune, oue &longs;e ne fa una &longs;en&longs;atione, dopoi ri&longs;entito di nouo l'oggetto, lo riporta al &longs;en&longs;o commune; oue parimente &longs;e ne fa un'al­tra &longs;en&longs;atione; & per le molte &longs;en&longs;ationi da­poi ne na&longs;ce una memoria, col mezo della qual memoria poi rappre&longs;entando&longs;i a &longs;en&longs;i un'altra co&longs;a &longs;imile à quella, di che ne è fatta la me­moria, la cono&longs;ciamo, & nel mede&longs;imo modo noi cono&longs;ciamo dell'altre co&longs;e, che pur &longs;ono &longs;imili alle già dette prime; dal che ne na&longs;cono molte memorie, dalle quali poi l'intelletto ne caua l'uniuer&longs;ale, che è perfetta materia del­li metodici in&longs;trumenti d'e&longs;&longs;o intelletto. MAR.Quel primo atto adunque della &longs;en&longs;itiua, è commune à noi, & à gli animali bruti. TOM. è uero, & non &longs;olo il primo, ma an cora il &longs;econdo è communicato à molti anima­li irrationali, ma però non à tutti. MOR.Per il primo atto intendete la prima &longs;en&longs;atio­ne. TOM. Et per la &longs;econda, & per la me moria ancora. La &longs;econda chiamo poi quella operatione, che &longs;i fa dalla memoria, non à quella co&longs;a, di che &longs;i ha memoria. ma ad un'altra &longs;imile in &longs;pecie, però differente dinu­mero, & altri accidenti, da che ne na&longs;ce poi l'attione dell'intelletto; percioche (come ho già detto) dalle molte memorie l'intelletto ne fa l'uniuer&longs;ale principio della &longs;ua uera opcra­tione. MAR. Se la prima &longs;en&longs;atione è com­mune à noi, & à gli animali bruti, non è du bio, che non &longs;ia &longs;olamente attione dell'anima &longs;en&longs;itiua. MOR. è ueramente. MAR.Tuttauia io non sò, e&longs;&longs;endo il di&longs;cor&longs;o &longs;opra dell'intelletto &longs;olamente, come potrà e&longs;&longs;ere, che la &longs;en&longs;itiua adopri que&longs;to i&longs;trumento, ilquale andando da una co&longs;a cono&longs;ciuta ad una incogni ta, uiene ad e&longs;&longs;ere di&longs;cor&longs;o, benche &longs;olamente ne dia peritia, & non uera cognitione. MOR. Auertite Marcandone) dirò in cio il parer mio, non ch'io uoglia determinar que sta que&longs;tione, anzi la la&longs;cio all'Eccellentißi­mo Tomitano) che quello atto della &longs;en&longs;itiua, è di&longs;cor&longs;o &longs;imile à quel dell'intelletto, & non è quel dell'intelletto. & accioche mi faccia meglio intendere, douete &longs;apere, che ui &longs;ono tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i; l'uno, che è fatto da gli animali bruti; l'altro dalla &longs;en&longs;itiua cogitati­ua dell'huomo; & il terzo è dell'intelletto. TOM. Il Morello, &longs;i come dal principio del parlar della no&longs;tra Scala, egli di&longs;&longs;e, ch'io uo leua hauer nel parlar mio per guida Ari&longs;tote le, & Galeno. hora per non far torto al &longs;uo Auerroe, qual stima piu d'ogni altro, & meritamente certo, egli lo uuol &longs;eguire nella materia de gli i&longs;trumenti i&longs;perimentali, MAR.et che l'affettione, ch'egli porta ad Auerroe non l'inganni. TOM. ò il Morello non è co&longs;i facile da la&longs;ciar&longs;i tra&longs;portare dalle paßioni. MOR. Vi accordate ambidui à burlarmi. Horsù in pace, finirò quello, ch'io uoleua di re; dapoi mi fia luogo al ri&longs;entirmi. Dico dunque, che ui &longs;ono tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i, &longs;econ do l'opinion d' Auerroe (da che uolete ch'io lo dica) l'uno de gli animali bruti, ilquale è piu imperfetto che ui &longs;ia, & non è niuno che lo po&longs;&longs;a negare; percioche noi uediamo la peco­ra ritrar dal lupo una certa effigie à lei &longs;pa­uenteuole, per laquale ogni uolta, che &longs;ente annonciare il lupo, &longs;pauenta&longs;i, e fugge; ec­co che da una co&longs;a nota diuiene in cognitione d'una ignota, che è di&longs;correre; però &longs;e mi fu&longs;&longs;e dimandato che di&longs;cor&longs;o &longs;ia que&longs;to, io direi pri ma, che fu&longs;&longs;e un certo in&longs;tinto naturale, che han tutte le co&longs;e di cono&longs;cere il &longs;uo contrario, & di fuggirlo; & che que&longs;to tal di&longs;cor&longs;o è aicora in un certo modo nelle piante, & ne gli altri mi&longs;ti, & in&longs;ino ne i corpi &longs;emplici, & fi­nalmente nella materia prima, laquale diceua Ari&longs;totele, che de&longs;idera la forma, come fa la femina il ma&longs;chio; & che fugge la priuatio­ne.que&longs;to de&longs;iderare & fuggire, pare che &longs;up-ponga in un certo modo non &longs;o che di lume del la co&longs;a che è de&longs;iderata. & direi, che oltra che è i&longs;tinto naturale, che haue&longs;&longs;ero ancor al tre qualità, però che l'animale quel che fug­ge, lo cono&longs;ce di tal figura, & in &longs;e ne pren de il ritratto; co&longs;a che non fanno le piante.on de uoglio dire, che pigliando il di&longs;cor&longs;o in quella latitudine, che può e&longs;&longs;er pre&longs;o, che non &longs;olamente è ne gli animali, ma nelle piante, & altri; dico bene che &longs;e pigliaremo il di&longs;cor &longs;o in que&longs;to &longs;en&longs;o, in quanto che manife&longs;tamen te &longs;iano le parti di e&longs;&longs;o cono&longs;ciute, cioè, che colui, che fa il di&longs;cor&longs;o cono&longs;ca prima la co&longs;a, per il cui mezo dapoi cono&longs;ca l'altra; dico, che &longs;i e&longs;tenderà il di&longs;cor&longs;o &longs;olamente nell'huo­&longs;mo, & in alcuni animali; & que&longs;to di&longs;cor&longs;o arà tripartito, come ho gia detto, cioè im­perfetto, manco perfetto, & perfetto. Lim­perfetto &longs;arà quello de gli animali bruti, come della pecora, dal cane, & altri &longs;imili: i qua li, quantunque dalla co&longs;a materiale ne faccia no in un certo modo una imagine immateriale, per mezo della quale, cono&longs;cano poi le co&longs;e, che gli rappre&longs;enta e&longs;&longs;a imagine; nondimeno perche non la cono&longs;cano intieramente, ma &longs;o­lo in quanto che ella è buona ò cattiua à &longs;e me de&longs;imi, & che è di tal figura, dico, che co­no&longs;cono imperfettißimamente. MAR. Fin quì il Morello non &longs;i è &longs;co&longs;tato punto dal &longs;uo Auerroe. TOM. Sarebbe meglio, che &longs;i di&longs;co&longs;ta&longs;&longs;e, hauendo giurato (come &longs;i &longs;uol dire) nelle parole del mae&longs;tro &longs;uo. MOR. Non di&longs;co&longs;tandomi da lui, non po&longs;&longs;o &longs;e non &longs;eguire la uerità. Hor il di&longs;cor&longs;o che fa la &longs;en&longs;itiua dell'huomo, è manco imperfetto; percioche non &longs;olo e&longs;&longs;a cono&longs;cei particolari inquanto che &longs;o­no buoni ò cattiui all'huomo, & in quanto &longs;o no di tal figura, & riceue la loro effigie in­trin&longs;ecamente, ma inquanto &longs;ono tali, & in­&longs;ieme cono&longs;cono tutte le differenze indiuidua­li, che &longs;ono tra l'uno, & l'altro, co&longs;a che non fanno li bruti, & perche que&longs;ta uirtù &longs;en &longs;itiua è come diceua Ari&longs;totele nel &longs;econdo dell' Anima, diui&longs;a dal &longs;en&longs;o, & intelletto; in di auiene ancora, che la &longs;ua attione è pari­mente diui&longs;a da quella dell'intelletto, & &longs;en&longs;o ancora, nè per &longs;e ste&longs;&longs;a è uniforme in tutti gli animali; come ben di&longs;&longs;e Themi&longs;tio e&longs;ponen do il decimoquinto te&longs;to nel &longs;econdo dell'ani­ma, oue dice Ari&longs;totele, che non in tutti gli animali è l'imaginatione, di&longs;&longs;e, che Ari&longs;tote le intendeua &longs;olamente della imaginatione per fetta & terminata; & nel mede&longs;mo luoco Auerroe e&longs;&longs;endo della mede&longs;ima opinione di­ce, che le Api, & Formiche, hanno la imagi natiua, onde di parere d' Ari&longs;totele uo&longs;tro, & ancor d'Auerroe, & Temi&longs;tio, è manife&longs;ta que&longs;ta diui&longs;ione del di&longs;correre. & percio uoi potete uedere in che modo potiamo dire, & che gli animali irrationali di&longs;corrino, & pa­rimente la &longs;en&longs;itiua nell'huomo, & l'intellet­to ancora. TOM. Acciò &longs;ia leuata ognioc ca&longs;ione à uoi Marcandone di uenire à di&longs;pute, io, in confermatione di quello, che ha detto il Morello, uoglio che pigliate que&longs;ta materia piu per l'ordine. Bi&longs;ogna che &longs;appiate, che ogni &longs;orte di cono&longs;cere, & di&longs;correre na&longs;ce dall'anima; et però conuien &longs;apere che co&longs;a &longs;ia e&longs;&longs;a anima, & le &longs;ue parti, & uirtù; però in uia de' Filo&longs;ofi, l'anima (come &longs;apete) è diffinita da Ari&longs;totele in due modi, cioè che e il primo atto del corpo naturale organiza­to, & ricco, & in un'altro luoco dice, che l'anima è un principio di uiuere, & cau&longs;a del corpo. Non starò à dichiararui e&longs;&longs;e diffini­tioni, perche cia&longs;cun di uoi già per auanti le &longs;anno. Tre &longs;ono le &longs;pecie dell'anima, perche alle uolte uediamo, che l'anima dà l'e&longs;&longs;ere ma teriale &longs;olamente, dal quale quello è anima­to, e &longs;olamente quello che è, & altro non fa per &longs;imilitudine, che riceua in &longs;e ste&longs;&longs;o, per­che e&longs;&longs;o non cono&longs;ce; & que&longs;ti tali uiuenti &longs;o­no le piante, lequali &longs;ono informate dall'ani­ma uegetatiua. Alcuni altri uiuenti non &longs;o-lo &longs;ono come le piante animati, ma in &longs;e steßi riceuono &longs;imilitudine dell'altre co&longs;e; partico­larmente però. & que&longs;ti &longs;ono gli animali bru ti, i quali per li &longs;en&longs;i mediante l'anima &longs;en&longs;i­tiua riceuono delli particolari &longs;imilitudine. La terza &longs;pecie dell'anima è quella, che fa, che colui, che è di e&longs;&longs;a informato, riceua in &longs;e ste&longs;&longs;o le co&longs;e uniuer&longs;almente; & que&longs;ta è l'anima intellettiua, che è la forma dell'huo­mo. MAR. Adunque ui &longs;ono tre &longs;orti d'ani ma, lequali (come &longs;i può intendere dalle uo­strc parole) &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eparare l'una dall'al­tra; perche la uegetatiua è nelle piante &longs;enza le altre; la &longs;en&longs;itiua parimente ne gli anima­li bruti, &longs;enza l'intellettiua; & la intelletti­ua finalmente nell'huomo. MOR. La &longs;en&longs;i tiua, & uegetatiua po&longs;&longs;ono &longs;tare &longs;enza la intel lettiua; la intellettiua però non può stare &longs;en za le altre; & però nell'huomo &longs;i ritrouano que&longs;te tre &longs;orti d'anime; tuttauia non debbia­mo dire, che habbia tre forme; percioche le prime due &longs;ono come preparationi alla intellet tiua. TOM. Voi dite il uero Morello, ma la&longs;ciate ch'io dica quel ch'io ho da dire, & dapoi &longs;e hauerete qualche co&longs;a ancor uoi dire­te, che ui fia conce&longs;&longs;o. MOR. Dicete, che piu non u'interromperò. TOM. e&longs;&longs;endo, come ho già detto, tre &longs;orti d'anima, &longs;egue che &longs;ieno parimente tre &longs;pecie d'animali; ma perche l'anima &longs;en&longs;itiua &longs;i diuide in due parti, in alcuni &longs;pirituali &longs;i uede, che &longs;olo gli da il &longs;en&longs;o, in alcuni il &longs;en&longs;o col moto da luoco à luo co; in&longs;ieme diremo, che ui &longs;ono quattro gra­di di uiuenti, il uegetatiuo, il &longs;en&longs;itiuo, il motiuo, & il quarto l'intellettiuo, a' quali aggiungeremo il quinto, perche &longs;egue &longs;empre l'appetito il &longs;en&longs;itiuo, & il motiuo. Et però le principali potenze dell anima &longs;ono cinque, cioè potenza uegetatiua, &longs;en&longs;itiua, motiua, appetitiua & intellettiua, quale à douer tro­uare a&longs;&longs;olutamente que&longs;ta natura, bi&longs;ognareb­be con&longs;iderar tutte que&longs;te potenze, & gli obietti à loro, ma non è proprio luoco; però dirò &longs;olo quel tanto, che ne fa bi&longs;ogno ad in­tendere quel che fa à propo&longs;ito no&longs;tro. L'ani ma uegetale laquale &longs;i ritroua in qualunque &longs;orte d'animale, ha tre potenze, & tre attio ni, cioè di nutrire, augumentare, & gene­rare. La &longs;en&longs;itiua, della quale maßimamen te parlar dobbiamo, ne ha due, una interna, & l'altra e&longs;terna. La potenza e&longs;teriore &longs;i diuide ne i cinque &longs;en&longs;i, i quali to&longs;to che gli &longs;iano rappre&longs;entati i &longs;uoi proprij oggetti, &longs;u­bito gli &longs;entono, &longs;e non &longs;ono da qualche cagio ne impediti; mentre però che tali oggetti &longs;ono pre&longs;enti, & eßi non cono&longs;cono le differenze de gli oggetti, perche bi&longs;ognarebbe, che uerbi­gratia, &longs;e il ui&longs;o doue&longs;&longs;e cono&longs;cere la differen­za, che è tra il bianco, & il dolce, che cono &longs;ce&longs;&longs;e ambidui; ilche è impoßibile, perche il dolce non è &longs;uo oggetto, ma la potenza inte­riore, laquale è diui&longs;a in quattro potenze, co me uederemo, cono&longs;ce gli oggetti pre&longs;enti, & le loro differenze indiuiduali, però la prima è una &longs;ola potenza, laquale in &longs;e raccoglie tutte le imagini di tutti gli oggetti de' cinque &longs;en&longs;i, & gli cono&longs;ce in&longs;ieme con le loro diffe­renze; & que&longs;to è il &longs;en&longs;o commune, oltra que&longs;to &longs;en&longs;o commune è nece&longs;&longs;ario porre un'al tra uertù & è quella, che Auerroe chiamò imaginatiua, & li Grcci Fanta&longs;ia. MAR.Perche e nece&longs;&longs;ario à porla? TOM. Perche à gli animali perfetti conuiene non &longs;olamente apprendere le co&longs;e pre&longs;enti, ma ancora e&longs;&longs;en do a&longs;&longs;enti; altrimenti non &longs;i mouerebbono mai à cercare co&longs;a ueruna a&longs;&longs;ente; al che fare non &longs;olo è nece&longs;&longs;ario, che l'animale riceua le &longs;pecie delle co&longs;e &longs;en&longs;ibili, ma che le con&longs;erui. onde è nece&longs;&longs;ario porre due uertù, una, che pigli, & l'altra con&longs;erui e&longs;&longs;e &longs;pecie. il &longs;en&longs;o commu ne è quello, che riceue le &longs;pecie &longs;en&longs;ate. quel la che li con&longs;erua poi è la Fanta&longs;ia, ouero imaginatiua; laqual uertù nell'huomo compo­ne una co&longs;a con l'altra, come l'oro con un mon-te, & dimo&longs;tra qua&longs;i un monte d'oro, laqual compo&longs;itione non co&longs;i appare ne gli altri ani­mali. Oltra que&longs;te potenze della &longs;en&longs;itiua, fa di me&longs;tieri, che poniamo delle altre, cioè la e&longs;timatiua ne gli bruti, & la cogitatiua ne gli huomini, accioche cerchino alcune co&longs;e, & fugghino altre, non per allettare, ouero non nuocere al &longs;en&longs;o, ma per altri commodi tali, ouero incommodi. MOR. Et che differen­za fate uoi tra la e&longs;timatiua, & la cogitati­ua. TOM. La e&longs;timatiua apprende le inten tioni non &longs;en&longs;ate, per un certo in&longs;tinto natura le, & in que&longs;ta gui&longs;a gli animali bruti appren dono, ma l'huomo cono&longs;ce l'intentioni di que­&longs;ta &longs;orte per la cogitatiua, come per una cer­ta collatione, perche partecipa in un certo mo do del lume dell'iutelletto, & oltra que&longs;te po­tenze, è nece&longs;&longs;ario porre un'altra, cioè la me moratiua, perche &longs;i come alla con&longs;eruatione delle &longs;pecie &longs;en&longs;ate, è nece&longs;&longs;ario porre la Fan ta&longs;ia, co&longs;i parimente è nece&longs;&longs;ario porre un'al tra uertù, che con&longs;erui l'intentioni non &longs;en­&longs;ate. & che que&longs;to &longs;ia il uero, lo uediamo e&longs;preßißimamente, perche noi uediamo, che'l principio del raccordar&longs;i è in eßi animali, per qualche intentione di que&longs;ta &longs;orte, cioè dalla rappre&longs;entatione, che &longs;e li fa d'una co&longs;a noci­ua, ouero diletteuole, che &longs;i &longs;ia &longs;tata per inan-zi. Non uediamo noi il cane, quando riuede uno, che gli habbia dato, ouero minacciato, fuggir&longs;ene, & oltra il uedere imaginar&longs;i, per laquale imaginatione fugge quello come &longs;uo ni mico? Per tanto e nece&longs;&longs;ario, che diciamo ne gli animali bruti e&longs;&longs;ere la memoria, laquale però è piu imperfetta di quella dell'huomo; perche ancor la &longs;ua cogitatiua è men perfet­ta. Que&longs;te &longs;ono adunque le potenze dell'ani­ma &longs;en&longs;itiua, lequali concorrono à far quel di&longs;cor&longs;o, che diceuamo dare all'huomo non &longs;cientia, ma peritia. Le altre potenze dell'a­nima trapa&longs;&longs;o; però dico, che i &longs;en&longs;i &longs;entono i &longs;uoi oggetti pre&longs;enti. Il &longs;en&longs;o commune ap­prende tutte le &longs;en&longs;ationi, con le loro differen ze. Le &longs;en&longs;ationi poi &longs;ono &longs;eruate dalla Fan­ta&longs;ia, ouero imaginatiua. Et perche oltra che bi&longs;ogna, che apprenda le &longs;en&longs;ationi dalli &longs;en&longs;i e&longs;teriori, fa ancor di me&longs;tieri, che ap­prenda l'amicitia, & l'odio, & altre inten­tioni, che non &longs;i &longs;anno per mezo de' &longs;en&longs;i. Bi&longs;ogna porre la terza potenza, cioè l'e&longs;tima tiua ne i bruti, & cogitatiua nellhuomo. Douendo&longs;i poi &longs;eruar tali intentioni, è stato nece&longs;&longs;ario porre la memoria. Onde è manife­sto in che modo &longs;i faccia il di&longs;cor&longs;o nella &longs;en&longs;i­tiua, perche da una &longs;en&longs;atione fatta nella Fan ta&longs;ia, &longs;i può uenire in cognitione d'un partico-lare; & da quello ad un'altro, in&longs;in tanto, che &longs;i fa l'habito uniuer&longs;al, come appre&longs;&longs;o gli medici, i quali hanno o&longs;&longs;eruato in uno pri­ma, & poi in dui, che l'agarico purga la pituita, & poi che ne la&longs;cino fare molte o&longs;&longs;er uationi, & memorie, ne fanno un uniuer&longs;a­le, che è, l'agarico purga la pituita, & da che &longs;iamo uenuti à parlar de i medici &longs;aper dobia mo, che gli compo&longs;iti &longs;i contentano di hauer &longs;olamente le &longs;en&longs;ationi: & le memorie, &longs;en­za piu oltra di&longs;correre. MAR. Come fan no nel trar del &longs;angue, hanno o&longs;&longs;eruato in uno ouero in dui, che la febre ardente è &longs;cacciata dalla &longs;etion della uena in&longs;in alla &longs;incope, & pe rò &longs;enza con&longs;iderar il tempo, l'età, del Ama­lato, le forze, & tutte l'altre conditioni, che un medico rationale con&longs;idera, tagliar anno la uena &longs;enza di&longs;tintione nella febre ardente. TOM. ma il medico rationale, piu oltra pa&longs;&longs;an do con l'intelletto, inanzi che uenga à tagliar la uena uorrà uedere, &longs;e &longs;i confrontano le e&longs;pe rienze con la ragione & &longs;e uedrà che le co&longs;e pre&longs;enti non corri&longs;pondano alle pa&longs;&longs;ate, e&longs;&longs;o mondificarà tal &longs;ettione, tal che farà e&longs;qui­lio, & hauerà &longs;perimentato, & quello che gli dettarà il di&longs;cor&longs;o del intelletto ne calzarà tutti con una mede&longs;ima corona (come &longs;i &longs;uol dire) ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, &longs;e gli offerirà, egli &longs;i gouernarà. MOR. Eper­che for&longs;e alcuni riprendono l'Eccellente Mar­candone Antonio Montagnana, perche muta no &longs;pe&longs;&longs;o i medicamenti, in luoco di lodarlo io per me non conobbi mai huomo, che caua&longs;&longs;e meglio le indicationi di lui, & che meglio gli &longs;odisface&longs;&longs;e. TOM. douete e&longs;&longs;ere affettio­nato. MOR. Son affettionato alla uerità. TOM. burlo io, uenimo al no&longs;tro propo&longs;ito. Et l'i&longs;trumento, che &longs;erue à que&longs;to di&longs;cor&longs;o pro­priamente è l'e&longs;&longs;empio, ilquale ua da particola ri à particolari. MAR. Cioè dalla cognitione particolare alla cognitione particolare. MOR.Non potiamo dire, che &longs;i &longs;erua ancor que&longs;ta &longs;en&longs;itiua della induttione, perche ella uà da particolari? TOM. In que&longs;to bi&longs;ogna auer­tire, che la induttione è i&longs;trumento parte del la &longs;en&longs;itiua, parte della intellettiua. Della &longs;en&longs;itiua, inquanto che le &longs;ue preme&longs;&longs;e &longs;ono particolari, ma inquanto poi che la conclu&longs;io ne è uniuer&longs;ale, è dell'intelletto. et qui &longs;i de ue notare, che la induttione è un'i&longs;trumento, che &longs;erue à fare il pa&longs;&longs;o, dalla cognition &longs;en­&longs;itiua alla intellettiua, che &longs;arà nella Scala del Tappo à gli gradi: & que&longs;te &longs;ono quelle po­che parole, che io era per dirui intorno al mo do, che &longs;i tiene nell'acqui&longs;tare la peritia, & intorno al traffico, che &longs;i fa dalla peritia alla cognitione dell'intelletto, ilquale, &longs;i come la &longs;en&longs;itiua cono&longs;ce &longs;olamente i particolari, co­&longs;i e&longs;&longs;a cono&longs;ce &longs;olamente gli uniuer&longs;ali. Vi ho ancor uoluto mo&longs;trar gli i&longs;trumenti di e&longs;&longs;a &longs;en&longs;itiua breuemente, perche di &longs;opra ne me todi ne parlaßimo à pieno. Se hora ui pare Morello di ri&longs;entirui, ouero di dir qualche co­&longs;a, & &longs;imilmente uoi Marcandone, dite, che &longs;arò pronto ad a&longs;coltarui. MAR Io re&longs;to &longs;odisfattißimo, nè &longs;aprei che co&longs;a poteßi de&longs;i derar di meglio. MOR. Il mio ri&longs;entire &longs;a rà chiamarmi uinto, & à uoi obligatißimo; ilquale hoggi, che non &longs;peraua, mi hauete fatto il piu bel di&longs;cor&longs;o, che &longs;i pote&longs;&longs;e fare in­torno à gli i&longs;trumenti &longs;perimentali, ò tappo della Scala come uogliam dire. TOM. Se io ho detto co&longs;a, che ui &longs;ia grata, mi piace, & uoi non ne douete hauere obligo à me, ma à uoi, che me n'hauete data cagione. et di que sto ne faccio giudice il Marcandone. MAR.Le co&longs;e, che ogni un uede, non hanno bi&longs;ogno di e&longs;&longs;er giudicate. TOM. Se non uolete giudi­care, pigliateui il tappo, & &longs;enza piu parole, prima andateuene in fiera, dopoi ritornati à ca &longs;a, ponetelo alla Scala, & Iddio ui accompa gni, che io me ne uoglio andare in un mio ne­gotio. MOR. Dimani &longs;i dirà de i paßi. TOM. Se uoi uerrete, tanto &longs;i farà.

Lodi del Bellacati.

Tappo che co&longs;a &longs;ia.

Specie de gl'i&longs;trumen ti.

I&longs;trumento p&longs;etto qual &longs;ia.

I&longs;trumento e&longs;perimen tale.

Diffinitio­ne dell'e­&longs;perimento.

Differenza tra l'e&longs;peri­mento, & i merodi.

I&longs;truméto e&longs;perimen tale come &longs;i fabrichi, & come &longs;i metta im u&longs;o

Come l'in telletto &longs;i &longs;erua del­l'uniuer&longs;a­le.

Prima &longs;en­&longs;atione. Seconda.

Di&longs;cor&longs;i di quante &longs;or ti.

Animali bruti, co­me di&longs;cor­rano.

Di&longs;cor&longs;o perfetto.

Diffinitio­ne dell'ani ma.

Specie dell'anima.

Specie d'a­nimali.

Gradidi ui uenti.

Potenze &dtail;l l'anima.

Potenze, & attioni del l'anima ue getale.

Potenze &dtail;l la &longs;en&longs;itiua

Potenza e­&longs;teriore.

Potenza in teriore,

virtù ima­ginatiua.

Attione &dtail;l &longs;en&longs;o com mune.

Attioni &dtail;l­la Fanta&longs;ia.

Potenza e­&longs;timatiua, ouero co­gitatiua.

Differenza tra l'e&longs;tima tiua, & co­gitatiua.

Potenza me moratiua.

Epilogatio ne delle co &longs;e &longs;udette.

I&longs;trumento, che &longs;erue al di&longs;cor&longs;o della &longs;en&longs;i­tiua.

V&longs;o della im duttione.

IL FINE DELLA TERZA SETTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION QVARTA.DEIP ASSI, CHE SI DEVONO FARE PER LA SCALA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, MARCANDONE ET IL MORELLO.

STARA PVRE A VE-dere da qual parte &longs;pontaua­te, mi hauete fatto fare mil­le pen&longs;ieri, con que&longs;ta uo&longs;tra tardità, pen&longs;aua, ouero; che ui contenta&longs;te di hauer la Scala &longs;olamente, & che non ui cura&longs;te altrimenti di &longs;aper che paßi face&longs;&longs;ero le &longs;cienze per quella. Dall'altra par te mi &longs;occorreua, che uoi e&longs;&longs;endo gioueni, & d'ingegno, doue&longs;te non &longs;olo contentarui di ha­uer la Scala, ma che doue&longs;te far stima anco de i paßi; perche mi hauete accennato di uo­ler far proua di incaminarli qualche honora­ta materia; staua à pen&longs;ar che ui pote&longs;&longs;e ha­uere intratenuti, & era per u&longs;cirmene, &longs;e ade&longs;&longs;o ade&longs;&longs;o non giungeuate. MOR. La cau&longs;a, che mi ha fatto tardare è stata, che e&longs;&longs;endo io stato à ui&longs;itare l'Eccellente Nicolò Corte, alquale io appartatamente debbo per piu ri&longs;petti, &longs;i per la bontà, & uirtù &longs;ue, come ancor per alcuni particolari oblighi, con alcu ni &longs;uoi prudentißimi, & piaceuoli di&longs;cor&longs;i &longs;ia­mo stati trattenuti da lui, che non ci &longs;iamo rac cordati piu di quello, che &longs;i conueniua per ri­&longs;petto uo&longs;tro. MAR. Me ne raccordaua be­ne io, ma tra la dolcezza, ch'io &longs;entiua dal parlar del Corte, & la benignità del Tomita­uo, mi la&longs;ciaua tutt'ora tra&longs;portare. TOM.Sta bene, non importaua &longs;e ben haue&longs;te tra­sferito il ragionar de' paßi &longs;ino à dimane, pur che fußi aui&longs;ato, che non haue&longs;te da uenire. MOR. Da che &longs;iamo qua giunti, poniamoli fine, in ogni modo haueremo tanto di tempo, che ne ba&longs;terà. TOM. Si for&longs;e à uoi, che non hauete altro che fare, ma io che &longs;on a&longs;pei-tato, non &longs;o come potrò i&longs;pedirmene, & non mancare à quelli, che m'a&longs;pettano. MAR.Diuideremo le prattiche, talche uerrete à &longs;odi­sfare à tutti. MOR. Non dice co&longs;i egli. TOM. Anzi mi &longs;arà fauore, purche gli ama lati &longs;i contentino. MAR. Burlaua; io &longs;o ben che que&longs;to non &longs;i può fare, ma certo non ui mancherà tempo, &longs;e ben haue&longs;te da fare le ui &longs;ite dell'Eccellente Bellacati. TOM. A &longs;ua po sta, ui uoglio compiacere; &longs;edete. Li paßi, che fanno, & colui, che in&longs;egna le &longs;cienze, & le arti ancor &longs;ono quegli i&longs;trumenti, che chiamano gli autori modi d'in&longs;egnare, con i quali diuer&longs;amente &longs;ono in&longs;egnate, & dichia­rate e&longs;&longs;e &longs;cienze ò arti. onde dalla diuer&longs;ita de gli i&longs;trumenti, che adoperiamo da dare ad in­tendere & in&longs;egnare ò de&longs;criuere, ne na&longs;ce la diuer&longs;ità de i modi, & per con&longs;equenza de i paßi. tal diuer&longs;ità può na&longs;cere da i diuer&longs;i ri­&longs;petti, che ha colui, che in&longs;egna in colui, che è in&longs;egnato, ouero nella co&longs;a in&longs;egnata, ouero nel tempo in che s'in&longs;egna, ouero da tutti in&longs;ic me. MAR. Da que&longs;ti fonti dunque &longs;pecialmen te ne na&longs;ce la diuer&longs;ità de i modi, & l'in&longs;egna re. TOM. Me&longs;&longs;er&longs;i, per ri&longs;petto di colui, che in&longs;egna ne ri&longs;ultara due modi, ouero che in&longs;e gnarà con uiua uoce, che è in&longs;egnar attualmen te, ouero che in&longs;egnarà col &longs;criuere. MAR.Et &longs;e aggiunge&longs;te il terzo modo, cioè che in&longs;e gnerà non con uoce, non con &longs;crittura, ma con atti, come fece Zenone? TOM. Non &longs;arà male ad aggiungerlo, però per il piu colui, che in&longs;egna adopra que&longs;ti due modi locutione, & &longs;crittura. Hor &longs;e il modo dell'in&longs;egnare riguar derà colui, che è in&longs;egnato, uarierà parimen te in due modi, ouero che &longs;arà facile, ouero difficile, cioè che quel modo di colui, che in­&longs;egna &longs;arà chiamato facile, & difficile in ri­&longs;petto di colui, che è in&longs;egnato, &longs;econdo che fa cilmente, ò difficilmente apprenderà la co&longs;a in &longs;egnata, & dicea Platone &longs;e nel in&longs;egnar gli giouani debiamo u&longs;ar il modo facile & il diffi cile e le prouette. Ma &longs;e guardiamo il tempo in che s'in&longs;egna, ne può riu&longs;cire un modo pro li&longs;&longs;o modo chiamato per di e&longs;&longs;odo da Galeno & di&longs;&longs;e che hauea loco nel ordine compo&longs;itiuo & un modo breue. Se riguardiamo anco la co&longs;a &longs;enza hauer ri&longs;petto à colui, che in&longs;egna, & l'in&longs;egnato, ouero il tempo, ne fa re&longs;ulta­re modi diuer&longs;i di dire. come, &longs;e la co&longs;a in &longs;e ste&longs;&longs;a &longs;arà graue, bi&longs;ognerà ancor dirla con un modo graue; &longs;e &longs;arà mediocre, bi&longs;ognera ancor che &longs;ia pale&longs;ata con un modo di dire me diocre; &longs;e ancor &longs;arà ba&longs;&longs;a, bi&longs;ognerà accom­pagnarla con un modo di dir ba&longs;&longs;o; &longs;e e&longs;&longs;a &longs;a­rà recondita, bi&longs;ognerà di u&longs;are un modo di e&longs;primerla recondito. Et que&longs;to è quello, che Ari&longs;totele &longs;criuendo ad Ale&longs;&longs;andro, che con una &longs;ua lettera &longs;i era lamentato, che l'hauc­ua ripre&longs;o, perche diuulgato haue&longs;&longs;e i libri della Fi&longs;ica, uol&longs;e dire, quando gli ri&longs;po&longs;e, che haueua u&longs;ato tal modo di dire, qual me­ritaua e&longs;&longs;a &longs;cienza, & che non &longs;arebbe inte&longs;o, &longs;e non da quelli, che erano &longs;imili à loro d'in­telletto. MAR. que&longs;te differenze di modi di dire, che fate, che na&longs;cano dalla co&longs;a, pare à me, che non &longs;ieno della co&longs;a, ma che na&longs;ca­no da colui, che a&longs;colta, alquale perche tali modi &longs;e gli intende difficili, graue, humile, mediocre, tali uengono giudicati. MOR. Con licenza ri&longs;ponderò io à que&longs;to. Ditemi Mar­candone, mi negarete, che gli i&longs;trumenti non &longs;ieno come noi habbiamo di&longs;po&longs;ti, cioè relati­ui, & che perciò non dicano habitudine? MAR. Non che non lo dirò, & che per que­sto? MOR. Che per que&longs;to, &longs;e i modi &longs;ono i&longs;trumenti, & perciò habbino habitudine, &longs;e­guirà che habbino habitudine alle co&longs;e di che &longs;ono i&longs;trumenti, & che le loro differenze depen dano da dette co&longs;e, &longs;i come hauemo detto di &longs;opra, ancor de gli altri i&longs;trumenti. MAR.Adunque bi&longs;ognerà dire, che tutte le altre differenze na&longs;cano dalla co&longs;a, & non da co­lui, che in&longs;egna, & da colui, che è in&longs;egna-to, ouer dal tempo, come di &longs;opra ha detto il Tomitano. TOM. State ad udire la &longs;olutio­ne di que&longs;ta uo&longs;tra difficoltà. Senza dubio pri mieramente ogni &longs;orte d'i&longs;trumento di cui noi parliamo, na&longs;ce dalla co&longs;a di che è i&longs;trumen­to, per laquale e&longs;&longs;o è stato fatto; perche co­me diceuano in&longs;in da principio gli i&longs;trumenti &longs;ono stati trouati per i bi&longs;ogni delle co&longs;e. Adunque &longs;e co&longs;i è fia nece&longs;&longs;ario, che l'i&longs;tru­mento pigli la &longs;ua forma dal bi&longs;ogno della co­&longs;a, & non da altro, altrimenti non &longs;i potreb­be mai riparare à tal bi&longs;ogno; & percio è chiaro, che primieramente il modo depende dalla co&longs;a di che è modo. Ma direte, perche dunque hauete detto di &longs;opra, che &longs;ono molte differenze per ri&longs;petto di colui, che in&longs;egna, dell'in&longs;egnato, della co&longs;a in&longs;egnata, & del tem po in che s'in&longs;egna? io lo dißi con ragione, per che hauendo già detto tante uolte, che l'i&longs;tru mento depende dalla co&longs;a i&longs;trutta, non mi par ue nece&longs;&longs;ario di replicarlo, però fui contento di accennarui i luochi immediati da che depen dono, i quali in quanto che &longs;ono cagione de i modi dell'in&longs;egnare, dependono eßi ancora dal la co&longs;a, che uiene in&longs;egnata; come il Filo&longs;ofo, non è egli Filo&longs;ofo per ri&longs;petto della Filo&longs;ofia, dal quale ne na&longs;ce poi que&longs;ti due modi, cioè locutione, & &longs;crittura? MAR. Io re&longs;to &longs;odi-sfatto. MOR. Ancor io. ma accio que&longs;te diffe­renze de i modi dell'in&longs;egnare &longs;ieno chiaramen te uedute, ditemi la locutione come &longs;i può dif­finire, & che &longs;pecie ella ha? TOM. La Locu­tione non è altro, che un modo d'in&longs;egnare ò prononciare attualmente con la uoce quelle co &longs;e, che hauemo ritrouate, & &longs;otto un certo ordine ridutte, & que&longs;ta locutione può e&longs;&longs;ere fo&longs;ca, lene, a&longs;pra, &longs;ottile, piena, ilare, me sta, flebile, ridiculo&longs;a, depre&longs;&longs;a, acuta, alta, ba&longs;&longs;a, tarda, pre&longs;ta, & in altri modi. MAR. La &longs;crittura non &longs;ara ella un modo mede&longs;imamen te d'in&longs;egnare le co&longs;e ritrouate, & ordinate per gli i&longs;trumenti già detti? TOM. Sarà, ma non &longs;a rà modo d'in&longs;egnare attualmente con la uoce. MOR. In que&longs;to dunque &longs;ono differenti nella &longs;crittura ha modi che particolari di lei &longs;iano. &longs;e non uoleßimo dire, che la diuer&longs;ità dello &longs;criuere, del ziferare, & del uariare de ca­ratteri fu&longs;&longs;ero diuer&longs;i modi. TOM. Si può dire dauantaggio. &longs;otto que&longs;ti due modi d'in&longs;egnare &longs;i contengono indifferentemente diuer&longs;e uoci. Saranno ornate, ouero rozze, ouero eleganti, ouero in pro&longs;a, ouero in uer&longs;i. MAR. Eleganti &longs;ono quando &longs;eruano le pure parole della figu ra, cioè u&longs;itate, & proprie. Rozze &longs;ono quan­do pienc di barbari&longs;mi, e &longs;oleci&longs;mi, mancano d'ogni &longs;orte d'e&longs;&longs;ornatione. MOR. E&longs;&longs;ornate credo io che &longs;ieno quando che oltra che &longs;eruo­no la uera latinità, hanno di piu una certa attillatura, & politezza, che chiamano i Re torici, colori. & que&longs;ti tai colori &longs;ono molti, come repetitione, conuer&longs;ione, compleßione, traduttione, contentione, e&longs;clamatione, inter­rogatione, ratiocinatione, &longs;entenze, contrario, membro, articolo graue, continuatione medio­cre, comparatione, che ca&longs;ca nel mede&longs;imo, l'augumentatione humile, la &longs;ubiettione, la gra datione, la diffinitione, tran&longs;itione, correttio ne, occupatione, di&longs;iuntione, coniuntione, adiun tione, conduplicatione, interpretatione, com mutatione, permißione, dubitatione, e&longs;peditio­ne, di&longs;&longs;olutione, preci&longs;ione, conclu&longs;ione, nomi natione graue, prenominatione, denominatio ne, circuitione, tra&longs;greßione, &longs;uperlatione, irre latione, abu&longs;i one, tra&longs;latione, permutatione. & que&longs;te &longs;ono le e&longs;&longs;ortationi delle parole, che fanno i modi diuer&longs;i Sono altre e&longs;&longs;ornationi di &longs;entenze. MAR. Come la di&longs;tributione, i&longs;po&longs;i­tione, & tutte le altre, che pongono i Reto­ri. TOM. Et per non star tutto hoggi occupa­to in que&longs;ti detti, che po&longs;&longs;ono uariare i modi dell'in&longs;egnare per ri&longs;petto della locutione & &longs;crittura, tanto uariano gli accidenti de i Gram matici: et Retorici, iquali quanti &longs;iano, cia&longs;cun di uoi ne è auanti che hora benißimo i&longs;trutto. Diceuano, che colui, che in&longs;egna può in&longs;egna re in uoce, & in &longs;crittura, che può ancora in &longs;egnare con atti, &longs;i come fece Zenone. Que­sto modo è raro, però uengo à gli altri, i qua­li &longs;ono come di &longs;opra è stato detto, per ri&longs;pet­to della implicatione di colui, che in&longs;egna, con colui, che è in&longs;egnato. & per ri&longs;petto ancora della co&longs;a in&longs;egnata, & del tempo in che s'in­&longs;egna. Ma perche non uariano altrimenti di quelli, che habbiamo detto, io, &longs;e co&longs;i pare à uoi, me ne pa&longs;&longs;erò al modo, che tengono nel complicar&longs;i. MOR. A che propo&longs;ito il repli­care quello, che è stato detto? MAR. Inuero la breuità del tempo non lo comporta. TOM.Se per cau&longs;a alcuna mi doueßi indurre a repli care, douerebbe e&longs;&longs;ere, che non fu&longs;&longs;ero stati inte&longs;i, ma ueggo che uoi inanzi ne erauate ca pacißimi. MOR. Ba&longs;ta che hora ne &longs;iamo capa ci, mercè della facilità, che hauete nello i&longs;pri mere le co&longs;e, che difficili &longs;ono talmente, che le fate facili. MAR. Che uolete che egli &longs;ap­pia fare la Scala della facilità, & che non &longs;ap pia poi caminare per e&longs;&longs;a? MOR. Anzi dico per que&longs;to, che è talmente facile, che le co&longs;e difficili rende facili; ne però di&longs;cende ad una ba&longs;&longs;ezza del dire, che meriti bia&longs;imo. TOM.La&longs;ciatemi almeno finire i paßi di gratia, inanzi che uogliate publicarmi per perfetto nella Scala delle Scienze, & arti; perche &longs;a­pete ben che il fine è quello, che dà la &longs;enten za. MOR. Si può dire che habbiate finito; pur &longs;eguite à quello, che ui re&longs;ta. TOM. Mire sta dunque della complicatione del modo, co­me, ho già detto. Prima &longs;i può congiungere in&longs;ieme il difficile col compendio&longs;o, come fece Galeno nella co&longs;titutione dell'arte medica, & nell'arte parua; &longs;i può congiungere il facile col breue, come ha fatto il mede&longs;imo nel libro de' pol&longs;i; potremo congiungere il modo graue, il­quale &longs;uppone colui, che in&longs;egna graue, & l'au ditore parimente erudito, col modo breue, & difficile, ne ri&longs;ultarà un modo, che chiamò Hip pocrate aphori&longs;tico, ilquale è qua&longs;i &longs;imile al modo enigmatico, però &longs;ono differenti, perche l'afori&longs;tico è un parlar breue, che contiene in &longs;e amplißimi concetti; & non però è tanto dif­ficile, che non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere inte&longs;o, & che quel lo, che pare dimo&longs;trare non lo dimo&longs;tri, co&longs;a, che non fa l'enigma; ilquale oltra che è bre­uißimo, & difficilißimo, pare che dimo&longs;tri uno, & dimo&longs;tra l'altro; come è quello, che dice, Non ferirai con la &longs;pada il fuoco; che uuol di­re, Non irritarai l'huomo colero&longs;o & un'altro modo, che pure è breue, & o&longs;curo, ilquale è differente da i già detti, che è apoftegmatico, ilquale contiene in &longs;e una certa mordacità ma&longs;-&longs;ime intorno al dar ri&longs;po&longs;te. & il modo prouer biale, ilquale è differente da l'apoftegmatico, perche e&longs;&longs;o contien il parer di piu; & l'apofteg matico, il parer d'un &longs;olo. Sono i precetti, le leggi, i theoremi, le &longs;entenze, i quali modi &longs;o­no poco differenti dal modo afori&longs;tico, i quali tutti contengono in &longs;e i principij dell'arte, ma giouano al ritrouare i principij di quelle: per­che i principij, ouer afori&longs;mi, non uengono dal li luochi euidenti, ma da quelli, che na&longs;cono dalli euidenti, ouero all'intelletto, ouero al &longs;en &longs;o, come il troppo cibo, la troppa quiete, & ogni co&longs;a, che &longs;ia troppo, &longs;empre nuoce. Vi &longs;o no altri modi, iquali non starò à raccontare. A me ba&longs;ta hauerui dimo&longs;trata la uia da far tanti modi, quanti uoi de&longs;iderate. MOR. In &longs;omma i modi del dire ò in&longs;egnare &longs;aranno oue ro &longs;emplici, ouero complicati. I &longs;emplici, à mio giuditio, non &longs;i potranno trouare appre&longs;&longs;o au­tor ueruno. Si può ben con&longs;iderar cia&longs;cuno ap­partatamente, perche uno &longs;e deue in&longs;egnare, bi&longs;ogna che in&longs;egni ò con uoce, ò con &longs;crittura; & &longs;ia lungo, ò breue, ò facile, ò difficile, ò orna tamente, ò rozzamente, ouero con stil graue, ouero mediocre, ouero humile. TOM. Dite il ue ro, ma però &longs;i trouer à de gli &longs;critti, che haue­ran menco modi d'un'altro. MAR. Que&longs;to non &longs;o io, perche à me pare, che ogni modo habbia il &longs;uo contrario, à talche &longs;e non ui &longs;arà un con trario, &longs;arà nece&longs;&longs;ario che ui &longs;ia l'altro, ouero il mezo loro. TOM. Que&longs;to &longs;arebbe uerißimo quando tutti i modi haue&longs;&longs;ero contrari &longs;enza mezo, et che in un componimento non &longs;i uaria&longs; &longs;ero i modi &longs;econdo i propo&longs;iti. MAR. Credo io che li habbino, perche ueggo io che il difficile, ha il facile, il graue, & l'humile. È ben uero, &longs;e pigliate tutto un trattato in&longs;ieme, che può e&longs;&longs;er, che in quel trattato &longs;aranno piu modi, ouero in quanto alla e&longs;&longs;ornatione delle dittioni, ouero clau&longs;ule, che non &longs;aranno in un'altro. TOM.Che credeuate, che uole&longs;&longs;e dire d'una clau&longs;ula &longs;ola non &longs;i può in&longs;egnare un concetto. MOR.Hauete ragione. Hora habbiamo col nome del Signore finita la Scala. Prima drizzaßimo gli stanti, quali chiamano ordine, & &longs;ono ri&longs;o­lutione, compo&longs;itione, diffinitione; applicati i gradi, che &longs;ono de gli antichi, i metodi, cioè dimo&longs;tratione, ri&longs;olutione, diui&longs;ione, & diffi­nitione. Mi mancaua per fornire la Scala, d'ap poggiarli il Tappo, il che faceßimo hieri: ilqua le è l'i&longs;trumento e&longs;perimentale, che &longs;ono l'e&longs;­&longs;empio, & l'induttione. Hoggi mò hauemo im parato à fare gli paßi per e&longs;&longs;a Scala, cioè im parati i modi dell'in&longs;egnare. Però altro non mi re&longs;ta, che imitando il no&longs;tro Tomitano, in­commciamo ad indrizzarui qualche degno &longs;uggetto. MAR. Io per me &longs;on per &longs;eguir tal Scala &longs;e mai hauerò occa&longs;ione di &longs;criuere. TOM. Non trouarete ne anche la migliore; anzi ui uoglio dire, che non ne trouarete al­tra; &longs;e però non uole&longs;te fare, come fanno quelli, che, per troppo bere hanno &longs;marrita la strada, & uanno al trauer&longs;o. MOR.Marcandone di que&longs;ta &longs;i bella fatica, qual gratie dobbiamo rendere al Tomitano? MAR. Io non mi ritrouo ba&longs;tante di ringra­tiarlo, perche tanto è l obligo, che con paro­le non mi &longs;ento potermene &longs;caricare. MOR.Hor&longs;u dunque Tomitano, il ringratiarui &longs;arà &longs;olo il mo&longs;trarui quanto de&longs;ideriamo di poter­ui rendere con qualche effetto il guiderdone, poi che in parole non lo potiamo fare. TOM. Figliuoli, &longs;apete quanto ui amo, & perciò in ricom­pen&longs;a ui prego amar­mi, nè uer&longs;o di me haue­te al tro obligo.

Pa&longs;si della Scala, qua li &longs;ieno, & à che &longs;erui no.

Diui&longs;ione| de' modi dell'in&longs;egna re, & loro origene.

Quai mo­di na&longs;cano da colui, ch'in&longs;egna.

Modi, che na&longs;cano da l'i&longs;egnato.

Modi, che na&longs;canodal tempo, & dalla co&longs;a.

Dubitatio ne intorno il na&longs;cere de gli i&longs;tru menti.

Solutione.

Modo onde primiera­mente di­penda.

Locutio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Membri &dtail;lla locutione.

Scrittura, che co&longs;a &longs;ia

Membri &dtail;lla &longs;crittura.

Modicom muni alla &longs;crittura, & locutione.

Colori re­torici.

E&longs;&longs;ornatio ni di &longs;entom ze.

Modi del­la complica tione.

Modo A&longs;o ri&longs;tico

Modo enig matico.

Modoapof tegmatico

Modo pro uerbiale.

Se i modi &longs;emplici &longs;i po&longs;&longs;an'u&longs;a re &longs;eparata mente.

Epilogatio ne di tutto quel, che s'è detto.

IL FINE DELLA QVARTA ET VLTIMA SETTIONE.