s, repl. by , --> ]> Morelli, Gregorio Scala di tutte le scienze et arti 1567 Venice it page 000000073.xml

SCALA

DI TVTTE LE

SCIENZE, ET ARTI DELL'EC CELLENTE MEDICO ET FILOSOFOMESSER GREGORIO MORELLI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI:il contenuto delle quali &longs;i legge nel fine della Tauola.

OPERA D'VTILE ET DI DILETTATIONE a tutti i Filo&longs;ofi, co&longs;i diuini, come matematici, morali & naturali; & a tutti gli artefici, co&longs;i liberali, come mecanici.

CON PRIVILEGIO.

IN VINEGIA, APPRESSO GABRIEL GIOLITO DE' FERRARI. M D LXVII.

ALLI MAGNIFICI ET ILLVSTRI SIGNORI, IL SIGNOR GIACOMO, ET MARCANTONIO CORNARI, PATRONI MIEI OSSERVANDISSIMI.

ANTICA OPINIO­ne fu d'alcuni, che l'or dine fu&longs;&longs;e l'anima di tutto l'uniuer&longs;o; di ma niera, che hanno detto il Mondo hauer'hauuto principio: per­cioche d'inordinate, che erano le co&longs;e, fu­rono dalla prima confu&longs;ione tratte, & ordinatamente di&longs;po&longs;te; qua&longs;i, che uo- le&longs;&longs;ero dire, che la perfettione delle co&longs;e con&longs;i&longs;ta gran parte nell'ordine. Et per dir il uero, quando con la mente riguar­do, Magnifici Signori, la di&longs;po&longs;itione delle co&longs;e naturali, & anco per mezo di que&longs;te m'innalzo alla contemplatione del­le Diuine, ueggo l'ordine e&longs;&longs;ere ueramen­te proprietà di tal ualore, & forza, che le Diuine &longs;ono da Iddio col mezo &longs;uo immortalate. Et che le naturali pari­mente durano tanto, quanto dell'ordine una minima parte in e&longs;&longs;e &longs;i ritroua. Et quanto più perfettamente &longs;ono ordinate, tanto più perfette attioni operano. Et quanto meno, tanto meno parimente oprar &longs;i uedono. Et che ciò &longs;ia il uero, eccoui l'e&longs;&longs;empio dell'huomo, nel quale deueno due maniere d'ordini ritrouar&longs;i perfette. L'una tra le quattro prime qualità, l'altra tra l'intelletto, & i &longs;en&longs;i, cioè, che le qualità &longs;eruono tra loro il pro­prio, & natural tenore, & l'intelletto predomini à &longs;en&longs;i. Et mentre l'huomo po&longs;&longs;ede que&longs;ti due ordini, opera attioni da huomo: mentre anco ò l'uno, ò l'altro è interrotto, le &longs;ue opere, & attioni cor­ri&longs;pondono al di&longs;ordine. Onde all'inde­bolito ordine &longs;eguono attioni deboli: al corrotto, attioni corrotte; alla di&longs;truttio­ne di e&longs;&longs;o &longs;egue parimente la di&longs;truttione, & delle attioni, & dell'huomo in&longs;ieme. L'i&longs;te&longs;&longs;o ueder &longs;i può nelle Republiche lequali &longs;ono apunto imagini dell'ordine intrin&longs;eco dell'huomo. Percioche &longs;ono giudicate quelle Republiche perfette, che ottimamente &longs;ono ordinate, Ne la&longs;ciano, che tra i loro membri na&longs;ca di&longs;ordine. Poßiamo mede&longs;imamente ueder l'effetto dell'ordine nelle Famiglie, lequali, men­tre che uiuono ordinatamente, &longs;econdo che &longs;i conuiene, &longs;ono felici, & honorate. Se anco intrauiene altrimenti, uiuono per lo contrario infelici, & di&longs;onorate. On­de di quanta eccellenza, & forza &longs;ia l'or dine in tutte le co&longs;e, euidentemente appa­re. Però in tutto non è da sprezzare l'opinione di coloro, che di&longs;&longs;ero l'ordine e&longs;&longs;ere l'anima del mondo. Ilche con&longs;i­derando io, & de&longs;idero&longs;o di uedere che co&longs;a internamente fo&longs;&longs;e que&longs;to ordine, mi &longs;ono ingegnato parte di contemplare l'or­dine della Natura, parte quello delle co&longs;e artificiali, parte ancora di leggere gli &longs;critti di molti, che hanno di lui dotta­mente parlato, & col mede&longs;imo hanno le &longs;cienze de&longs;critte, affine di farne un bre uißimo ritratto, &longs;otto forma d'una Scala, laquale adoprata nelle arti, & &longs;cienze, conduce&longs;&longs;e l'huomo alla perfetta cognitio­ne di loro. Laquale hauendo ridotta in a&longs;&longs;ai conueneuol forma, ho in&longs;ieme deli­berato di farne dono à uoi Magnifici Si­gnori, parendomi di non hauere tra tutti i miei padroni, à chi più conueni&longs;&longs;e il ritr at to dell'ordine, che à uoi; hauendo però riguardo &longs;olo alla dignità del &longs;uggetto, & non all'opra mia, ne ho giudicati uoi degnißimi, perche po&longs;&longs;edete perfettamen­te li due ordini, che di già habbiamo det­to ritrouar&longs;i nell'huomo compiuto. Et perche ancor &longs;ete membri della uo&longs;tra Re­publica, laquale nell'ordine auanza le più ordinate, che fu&longs;&longs;ero già mai. Et però ancor nel con&longs;eruar&longs;i lungamente &longs;upera di gran lunga ogni altra; Et perche &longs;ete di quella famiglia, che nella uo&longs;tra città ri­luce à gui&longs;a d'un Sole fra le Stelle, & di ricchezze, & di nobiltà. Di nobiltà, e&longs;&longs;endo ella di&longs;ce&longs;a da quel gran Cornelio Scipione. Di ricchezze, hauendo ella, conle &longs;ue ampie facoltà, non &longs;olo alla uo­&longs;tra &longs;erenißima Republica, ma etiandio à Sommi Pontefici, & infiniti altri Si­gnori dato &longs;uffragio, come ognun &longs;a &longs;enza ch'io ne renda te&longs;timonianza alcuna; mi è finalmente par&longs;o conuenirui que&longs;ta mia Scala; perche particolarmente &longs;ete di&longs;ce&longs;i d'uno Auolo, padre ueramente de gli or dini, ilquale dal na&longs;cimento hauendo ot­tenuto ottimo ordine tra l'intelletto, & li &longs;en&longs;i, & peßimo tra le qualità, paren­doli di non e&longs;&longs;er compiutamente huomo, col mezo, del uiuer'ordinato, &longs;i racqui­&longs;tò di maniera l'ordine de gli humori, che ha auanzato qualunque in que&longs;ta &longs;orte di uiuer &longs;ano lungamente; tal che è giunto all'età di nouanta&longs;ette anni, con la inte­grità de' già detti ordini, operando con­tinuamente attioni degne di lui. Niu­no fu mai che più benefica&longs;&longs;e gli amici, nè che con maggior liberalità &longs;i acqui&longs;ta&longs;­&longs;e la beneuolenza di quelli, & con più di­ligenza, & cura la con&longs;erua&longs;&longs;e di quello, che ha fatto egli. Benefattore fu &longs;empre egli di tutti coloro, che tanto, ò quanto &longs;i leuano da terra per qualche uirtù. Et tale è stato, in conclu&longs;ione, il &longs;uo proce­dere di uita, che più &longs;i ha egli da dolere di non hauer trouato &longs;crittore, che hab­bia &longs;critta la &longs;ua liberalità, & altezza d'animo, che gli Hi&longs;torici di lui, che non de&longs;&longs;e à loro &longs;uggetto; onde &longs;e per hauer&longs;i il Magnifico Signor Aluigi Cornaro Auolo uo&longs;tro, po&longs;to à uiuere ordinata­mente per po&longs;&longs;edere gli ordini dell'huomo, acciò opera&longs;&longs;e da huomo, non dubito pun to, che uoi Magnifici Signori non hab­biate per con&longs;eruar &longs;i belli ordini, di che Iddio Benedetto dal na&longs;cimento ui fece degni, da &longs;eguire le ue&longs;tigie dell'Auolo, perche con que&longs;ti con&longs;eruarete la uo&longs;tra famiglia nell'honorato stato, in che &longs;i ri­troua, & darete anco fauore alla con&longs;er­uatione dell'ordine della Serenißima uo­&longs;tra Republica. Et quello, che m'aßicu­ra di que&longs;to è il uedere, che in&longs;ino ad hora operate opre, & attioni degne dell'Auolo, & di uoi steßi. Per que&longs;te cagioni dun­que ho giudicato uoi degni di que&longs;ta Sca­la di Scienze, & deliberato in&longs;ieme, in­&longs;ieme, di faruene dono, affine, che ui mo&longs;traßi la memoria, che tengo de' bene­fici, che da uoi ho riceuuti, & della fe­del &longs;eruitù, che da principio ui con&longs;ecrai. Mi re&longs;ta di pregarui, che ui degnate di riceuer que&longs;ta mia fatica, con quell'ani­mo, che il gran Re di Per&longs;ia Arta&longs;er&longs;e riceuè l'acqua dal Contadino pre&longs;enta­tali con la mano, Ne mi diffido punto, di non ottenere il mede&longs;imo da uoi, ha- uendoui i&longs;perimentati per benigni, & humani in qualunche attione. Et hu­milmente le ba&longs;cio le mani. Di Pa­doua, ai XVIII. d'Aprile.

M D LXVII.

DiV. Magnificenze

Perpetuo, & humil Seruitore

Gregorio Morelli.

TAVOLA DELLE COSE PIV NOTABILI CONTENVTE NELLA PRESENTE OPERA.

ACCIDENTI di quante &longs;orti. 89

Adiacenti qual &longs;ie­no. a carte. 149

Altra diffinitione della diui&longs;io­ne. 169

Altra di&longs;tintione dell'ordine. 13

Animali brutti come di&longs;corri­no.

Argomenti di quante &longs;orte &longs;ie­no. 129

Arguta ri&longs;po&longs;ta di Socrate. 133

Ari&longs;totile perche po&longs;e tre &longs;orte di Sillogismi e non piu ne meno. 128

Arte & modo del medicare co­me s'imparino. 41

Attion del &longs;en&longs;o commune. 190

Attione della fanta&longs;ia. 190

Atto di Zenone. 155

B

BISOGNI degli in&longs;tru­menti, circa alle &longs;cienze. 4

C

CAVSE effettrici della &longs;anità. à car. 57

Cau&longs;e quante &longs;ieno et quali. 151

Che la ri&longs;olutione non &longs;ia &longs;otto­po&longs;ta alla compo&longs;itione &longs;i prua con &longs;alde ragioni. 32

Colori retorici. 203

Come da gli indouini &longs;i po&longs;&longs;a uenir in cognitione di una na tura comune col mezzo della ri&longs;olutione. 141

Come debiamo &longs;ar la ri&longs;olutione &longs;econdo Ari&longs;totile. 60

Come la diffinitione del &longs;ine con uenga alle operationi. 45

Come l'intelletto &longs;i &longs;erua del­l'uniuer&longs;ale. 182

Come &longs;i puo cono&longs;cere quando la diffinitione &longs;ia cau&longs;ale e non formale. 166

Comparatione come &longs;i facci. 155

Compo&longs;itione reale di quante &longs;orti &longs;ia. 68

Communità quante &longs;iano. 143

Coniugati e loro u&longs;o. 149

Compo&longs;itione di quante &longs;pecie &longs;ia. 67

Contingenti et loro diui&longs;ione. 154

Conuer&longs;ione di propo&longs;itione. 110

Conuer&longs;ione per l'impoßibile. 121

Co&longs;e natur ali qual &longs;ieno. 78

D

DA qual fine &longs;i cominci a ri&longs;oluere e da qual cono &longs;cere. 51

Dechiaratione dei luoghi. 146

Del &longs;econdo adiacente. 105

Demo&longs;tratione e &longs;uo u&longs;o. 134

Demo&longs;tratione demo&longs;tratiua e &longs;ue &longs;pecie. 135

Demo&longs;tratione dal primo all'ul­timo. 136

Denominatiui. 161

Dialettica con quale ordine fu trattata da Ari&longs;totile. 63

Differenza tra la ri&longs;olutione reale & quella fatta dall'in­telletto. 36

Differenza tra il Metodo e gli ordini. 87

Differenza tra la ri&longs;olutione propria & perfetta, & la im perfetta, & impropria. 38

Differenza tra l'e&longs;perimento et i metodi. 181

Differenza tra di&longs;crittione e diffinitione. 162

Differenza tra la compo&longs;itione, & la ri&longs;olutione. 68

Differenza tra l'ordine compo­&longs;itiuo & il Metodo. 76

Differenza tra la e&longs;timatiua e cogitatiua. 191

Differenza tra il predicamen­to & il predicato. 102

Differenze del luogo. 153

Diffinitione dell'ordine. 10

Diffinitione a che co&longs;a &longs;erua. 35

Diffinitione della filo&longs;ofia. 78

Diffinitione quidditatiua. 163

Diffinitione per aditamento. 164

Diffinitione della medicina &longs;e­condo Galeno. 78

Diffinitione della uia. 85

Diffinition nominale. 159

Diffinitione che co&longs;a &longs;ia. 146

Diffinitione e&longs;&longs;entiale. 163

Diffinitione dell'e&longs;perimento. a car. 281

Diffinitione che co&longs;a &longs;ia. 160

Diffinitione dell'anima. 187

Diffinitione dell'ordine. 10

Diffinitione compo&longs;itione e ri&longs;o­lutione come &longs;ieno di&longs;tinte. a car. 18

Dimo&longs;tratione quante propo&longs;i­tioni habbia & come &longs;i chia­mino. 92

Dimo&longs;tratione a che &longs;erua. 91

Dimo&longs;trationi come &longs;i uariano. a car. 93

Di quale &longs;orte d'oratione &longs;i puo &longs;eruire il logico. 103

Di&longs;cor&longs;i di quante &longs;orti. 183

Di&longs;cor&longs;o imperfetto. 185

Dittioni della prima &longs;econda e tertia figura de &longs;illogismi. a car. 116

Diui&longs;ione degli accidenti. 150

Diui&longs;ione de dieci Predicamen­ti. 101

Diui&longs;ione come &longs;i difini&longs;ca da Ari&longs;totile. 168

Diui&longs;ione perche difficile. 168

Diui&longs;ione del &longs;illogismo. 113

Diui&longs;ione de' modi dell'in&longs;egna re & loro origine. 198

Diui&longs;ione della uoce. 97

Diui&longs;ione de &longs;uggetti. 151

Diui&longs;ione perche non deue e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer­&longs;ali. 6

Dottrine ordinate quante &longs;ieno &longs;econdo Galeno. 19

Dubitatione intorno al na&longs;cere degli in&longs;trumenti. 200

E

ENVNCIATIONEuniuer&longs;ale & particolare come &longs;i diuida. 104

Enunciatione di che &longs;ia com­po&longs;ta. 104

Enunciatione come &longs;i diuida. a car. 104

Epilogatione di tutto quello che s'è dette. 307

Epilogation delle co&longs;e &longs;udette. a car. 192

E&longs;&longs;empio fi&longs;ico nella prima figu­ra. 117

E&longs;&longs;empio del terzo & quarto modo. 119

E&longs;&longs;empio. 140

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo. a car. 34

E&longs;&longs;empio filo&longs;ofico circa alla ri­&longs;olutione. 62

E&longs;&longs;empio del &longs;econdo modo.

E&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;iti­uo. 35

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo. a car. 49

E&longs;&longs;empio della differenza tra l'ordine compo&longs;itiuo & il ri­&longs;olutiuo. 70

E&longs;&longs;ornationi di &longs;entenze. 203

E&longs;tremità de Sillogismi. 113

Etimologia. 154

Euento che co&longs;a &longs;ia. 152

F

FIGVRA di Sillogismi. a car. 114

Fine in quanti modi &longs;i puo chia mare &longs;econdo Galeno. 45

Fine che co&longs;a &longs;ia. 42

Fini dell'arti. 44

G

GAMBE della medicina. a car. 27

Generee &longs;pecie come in parte conuengono et in parte diffe ri&longs;cono. 148

Gl'inuentori de Sillogismi che indirittamente concludono. 125

Gradi della &longs;econda figura. 120

Gradi di uiuenti. 189

H

HABitudine delle co&longs;e. a car. 22

I

IL matematico ci puo &longs;erui­re dell'ordine ri&longs;olutiuo ma non del metedo. 66

Imperfettione dell'huomo. 75

In che modo caminano in&longs;ieme la diui&longs;ione & la ri&longs;olutio­ne. 64

Inclinatione accidentale. 15

Inclinatione e&longs;&longs;entiale. 15

Induttione che co&longs;a &longs;ia. 131

In quanti modi &longs;i puo hauere cognition d'una co&longs;a. 71

In&longs;trumenti dechiaratiui di quam te &longs;orte &longs;ieno. 84

In&longs;trumento e&longs;perimentale come &longs;i fabrichi & come &longs;i metta in u&longs;o. 181

In&longs;trumento perfetto qual &longs;ia. a car. 180

In&longs;trumento che &longs;erue al di&longs;cor­&longs;o della &longs;en&longs;itiua. 194

In&longs;trumento onde dependa. 4

In&longs;trumento e&longs;perimetale. 281

L

LA compo&longs;itione è piu diffi cile nell'arti che nelle &longs;ciem ze & perche. 74

La co&longs;a &longs;ubordinata ad un'altra è men degna di quella a che è &longs;ubordinata. 31

La ri&longs;olutione è &longs;empre prima degli ordini. 30

L'artefice deue e&longs;&longs;er imitatore della natura. 29

Le differenze, in qual modo &longs;er uono alla diui&longs;ione. 170

Le &longs;ei co&longs;e non naturali quali &longs;ieno. 49

Le &longs;ei co&longs;e non naturali, con qual ordine &longs;i deuino tratta­re. 57

Locutione che co&longs;a &longs;ia. 202

Lode del Bellacati. 179

Luoghi differenti. 157

Luoghie loro diui&longs;ioni. 144

Luogo. 152

Luogo che co&longs;a &longs;ia 141

M

MEdicina come &longs;i diffini­&longs;ca &longs;econdo Hippocra­te. 166

Membri della locutione. 202

Meta del &longs;ofi&longs;ta. 132

Metodi quanti &longs;ieno. 87

Metodo. 6

Metodo contiene ordine. 16

Metodo in quanti modi &longs;i pi­glia. 84

Metodo diffinitiuo quanto &longs;ia ne ce&longs;&longs;ario. 168

Metodo diffinitiuo di quanta utilità &longs;ia. 158

Mezo termine come &longs;i truoui. a car. 139

Modi che na&longs;cono dal tempo & dalla co&longs;a. 199

Modi che na&longs;cono dall'in&longs;egna­to. 199

Modi communi alla &longs;crittura & locutione. 202

Modi della complicatione. 205

Modi della terza figura. 122

Modo appo&longs;tematico. 205

Modo onde primieramente di­penda. 201

Modo ingematico. 205

Modo prouerbiale. 206

Modo affori&longs;tico. 205

N

NAtura della diui&longs;ione. 3

Natura del &longs;ugetto. 90

Natura inuentrice dell'ordine. 8

O

OPpo&longs;iti quali &longs;ieno. 157

Oppo&longs;itioni d propo&longs;itio ni. 108

Oppo&longs;itioni di uoci. 102

Ordine. 6

Ordine proprio. 11

Ordine quanto &longs;ia nece&longs;&longs;ario nel trattare delle &longs;cienze 7

Ordine compo&longs;itiuo & diffiniti uo non &longs;ono &longs;uperflui ma ne­ce&longs;&longs;arij. 25

Ordine particolare. 12

Ordine ri&longs;olutiuo piu utile di tutti. 28

Ordine quando nelle co&longs;e non è nece&longs;&longs;ario. 53

Ordine uniuer&longs;ale. 12

Ordine diffinitiuo che co&longs;a &longs;ia. a car. 43

Ordine ri&longs;olutiuo onde comin­. 23

Ordine u&longs;ato da Ari&longs;totile. 55

Ordine proprio & improprio. car. 11

Ordine compo&longs;itiuo nella medi cina d'onde cominci. 76

Ordine diffinitiuo come diffe­ri&longs;ca dagli altri ordini. 36

Ordine e&longs;&longs;entiale è di due &longs;or­ti. 16

P

PArti ignote quali &longs;iano. a car. 169

Paßi della &longs;cala. 6

Perche i generi non &longs;i diuidona per opo&longs;ion relatiua. 140

Percbe que&longs;t'opera &longs;ia intitolata &longs;cala delle &longs;cienze, & arti. a carte. 2

Per qual cau&longs;a Auicenna ha cominciato da gli elementi & non da medicamenti. 56

Potenza e&longs;teriore. 189

Potenza e&longs;timatiua ouero cogi­tatiua. 191

Potenza memoratiua. 191

Potenza interiore. 190

Potenze & attioni dell'anima uegetale. 189

Potenze della &longs;en&longs;itiua. 189

Potenze dell'anima. 189

Predicatione in quanti modi &longs;i facci. 100

Predicaiali, &longs;emplici, compo&longs;iti. 143

Principij di quante &longs;orte &longs;iano. car. 70

Principij matematici. 72

Prima &longs;en&longs;atione. 182

Pronunciati qual &longs;ieno. 155

Propo&longs;itione di primo adiacen­te. 105

Propo&longs;itioni modali. 105

Propo&longs;itioni Ippotetice. 100

Proce&longs;&longs;o della ri&longs;olutione. 66

Propo&longs;itioni probabili. 132

Propo&longs;itioni nece&longs;&longs;arie. 111

Q

QVAI modi na&longs;cano da colui ch'in&longs;egna 198

Quando &longs;ia nece&longs;&longs;ario a &longs;eruirne dell'oppo&longs;itiom negatiua. 171

Quante &longs;orte d'ordine &longs;i puo con&longs;iderare in ogni arte di &longs;cienza. 52.

Quarta figura perche uana a car. 126

Que&longs;ta figura de &longs;illogismi co­me &longs;i po&longs;&longs;a far &longs;econdo Ga­leno. 126

Quiui &longs;i ri&longs;olue un bel dubbio. a car. 50

R

RI&longs;olutione qual &longs;ia 39

Ri&longs;olutione da qual &longs;pecie di fini cominci. 46

Ri&longs;olutione impropria. 37

Ri&longs;olutione della medicina. 56

Ri&longs;olutione u&longs;ata da Galeno &longs;e­condo alcuni. 39

Ri&longs;olutione che co&longs;a &longs;ia & a che &longs;erua. 140

Ri&longs;olutione che denoti. 36

Ri&longs;olutione del Grammatico. 63

Ri&longs;olutione del Logico. 63

Ri&longs;olutione matematica 65

Ri&longs;olutione di teoremi, onde co­minci. 43

Ri&longs;olution matematica. 174

Ri&longs;olution logica. 174

Ri&longs;olution propria. 37

S

SAnità come &longs;i ricupera. 58

Scrittura che co&longs;a &longs;ia. 20

Sei modi &longs;implici &longs;i po&longs;&longs;on u&longs;ar &longs;eparatamente. 206

Sillogi&longs;mo &longs;o&longs;i&longs;tico. 132

Sillogismo in quanti modi &longs;i con &longs;ideri. 112

Sillogismo da quanti terminira &longs;ulti. 95

Sillogi&longs;mo che co&longs;a &longs;ia. 112

Sillogi&longs;mo topico 130

Similitudine come &longs;i troui. a car. 156

Si proua che la dottrina non è ordine & che la diffinitione, compo&longs;itione & ri&longs;olatione &longs;ono ordini, e non dottri­ne. 19

Specie di animali. 189

Specie degli in&longs;trumenti quan­te &longs;iano.

Specie dell'anima. 187

Specie delli in&longs;trumenti. 180

Specie de gli in&longs;trumenti quante &longs;ieno. 6

Suggetto che co&longs;a &longs;ia. 151

T

TAPPO che co&longs;a &longs;ia. a car. 180

Tempo e &longs;ue diui&longs;ioni. 153

Teoremi particolari quali &longs;ieno appre&longs;&longs;o Auicenna. 52

Termini del &longs;illogismo. 113

Termini logicali quanti &longs;ieno a car. 96

V

VIrtù imaginatiua. 190

Vniuoci. 101

Vniuer&longs;ale qual &longs;ia. 99

Voce quante &longs;ieno. 98

Voce artificiale. 97

Voce della &longs;econda intentione. a car. 98

Voce della prima intentione. 98

Voce che co&longs;a &longs;ia. 97

V&longs;o della induttione. 194

IL FINE DELLA TAVOLA DELLE COSE NOTABILI.

ERRORI CORSI NELLO STAMPARE.

Car. 2. lin. 7. trattenerai leggi, trattener&longs;i 7.15. accre&longs;ca accre&longs;ce. 10.16. de&longs;ciuere, de&longs;criuere. 17.17. lucidi &longs;critti, luce de' &longs;critti. 19.19. mo&longs;trarmi, mo&longs;trarui. 20.26. de', di. 21.12. uiui. contradirebbono, leua uia il punto. 30.10. propone&longs;le, prepone&longs;&longs;e. 34.19. altri, altre 37.9. incominciaua, incomincia. 44.13. ado&longs;&longs;o, ade&longs;&longs;o. 44.14 &longs;ueglierò, &longs;cioglierò. 55.17. accenderui, a&longs;cenderui. 67. ult. primi, prime. 69.27. loda&longs;&longs;e, loda&longs;te. 70.6. fini&longs;&longs;e, fini&longs;ce. 71.10. cognitioni, cognitione 73. 23. eredo, credo. 78.19. medicianle, medicinale. 78.ult. inprincipiati, 1 principiati. 86.24 differetne, differente. 85.1. &longs;ommamnete, &longs;ommamente. 85.7 documenij, documenti. 87.4. de&longs;ciuere, de&longs;criuere. 88.12. &longs;eguire, &longs;eguite. 88.16. Paripatetici, Peripatetici. 93.25. giornoi, giorno. 102.11. contradittioni, contradittione. 105.14. adiacento, adiacente. 116.6. che la, che &longs;e la. 116.21. Ci, Si. 124. 8. &longs;egui, &longs;egue. 128.23. Tutti tutte. 135. 16. Demo&longs;tro&longs;tratiua, demo&longs;tratiua. 143.9. accidentali, accidentali. 154.21. morralità, mortalità. 163.4. &longs;citto­ri, &longs;crittori. 165 23. più ue, più ne. 166 2. à la, è la. 176. 10. Iappo, Tappo. 185.20. dal cane, del cane. 196.14. &longs;tara, &longs;taua. 199 15. e le prouette, gli prouetti. 193.9. che li compo&longs;iti, che l'Empirici. 193.23. talche farà esqui lio, talche di&longs;corerà. 193.23. il di&longs;cor&longs;o del intelletto, il di&longs;cor&longs;o del intelletto, & la e&longs;perienza tanto farà. 193. 27. con una mede&longs;ima corona, con una mede&longs;ima &longs;carpa. 193.28. ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, ma &longs;econdo le indicationi, che. 194.1. e per che, per que&longs;to. 194.2. l'Eccellente Marcandon Antonio montagnana, l'Eccellen­te Marco Montagnana perche muta. 203.15. le e&longs;&longs;ortatio ni, le e&longs;&longs;ornationi. 206 27. menco, manco.

SETTIONI DELLA PRESENTE OPERA.

NELLA prima Settione &longs;i di­&longs;corre de'tre Ordini.

Nella &longs;econda &longs;i tratta de' quattro Metodi:

Nella terza &longs;i ragiona de gli i&longs;tro­menti i&longs;perimentali.

Nella quarta, & ultima &longs;ono po&longs;ti imodi, & le loro uariationi.

Et tutti i &longs;opradetti i&longs;tromenti &longs;ono metaforica­mente compre&longs;i &longs;otto nome di poggi, gradi, piano, & paßi della Scala.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI.DALL'ECCELLENTE MEDICO, & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION PRIMA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, ET MORELLO.

QVESTE SCALE,che noi hora a&longs;cendia­mo, mifanno &longs;ouenire, TOMITANO mio, d'una prome&longs;&longs;a, che gia due giorni mi face&longs;te, ragionando io di alcune arti le quali, dai principij in poi, non &longs;i po&longs;­&longs;ono per regola in&longs;egnare, ne dare ad intendere, perche ne anche colui, che ne è con&longs;umatißi­mo le pone in opera con ordine alcuno, & uoi mi dimanda&longs;te quali erano cotali arti, & io ui dißi tra que&longs;te, e&longs;&longs;ere una la Pittura, & mi promette&longs;te di mo&longs;trarmi la &longs;cala, per la qua le ogni &longs;orte di &longs;cienze ordinatamente cami­na. Hor mò che per lo &longs;pe&longs;&longs;o trattenerai con amici diuer&longs;i non &longs;i è tra noi promo&longs;&longs;a anco­ra materia alcuna &longs;econdo l'u&longs;o no&longs;tro, di gra tia fatemi hoggi que&longs;to fauore, quale uera­mente terrò fra i maggiori, che da huomo mai mi fo&longs;&longs;ero fatti TOMIT. Tal materia &longs;arebbe lunga, & poco diletteuole MOREL.mio, &longs;e di e&longs;&longs;a hora me ne face&longs;te ragionare, MOREL. Io mi farò un Metamorfo&longs;i in un patiente, & me la pa&longs;&longs;erò. Horsù comin ciate ui prego TOMITA. La prome&longs;&longs;a è debita, nobile è la richie&longs;ta, & però al fi­ne non ue la po&longs;&longs;o negare MOREL. Co&longs;i

è, hor dite TOMIT. La &longs;cala delle &longs;cien­ze, della quale hora parlar uogliamo, accio &longs;appiate, è quello i&longs;trumento delle dottrine di che tanto parlarono, & tanto fecero stima gli antichi; il quale à propo&longs;ito no&longs;tro perche à punto per certi gradimi conduce alla cogni­tione delle co&longs;e &longs;arà in forma d'una &longs;cala, che u&longs;ata da noi per la di&longs;tintione de' &longs;uoi gradi ne inalzerà al &longs;ommo della intelligenza hu- mana. Per tanto fa di bi&longs;ogno, che uolendo intendere la perfettione di que&longs;to in&longs;trumento, ueniamo alla diui&longs;ione di cotal genere, & co&longs;i n'indirizziamo à cia&longs;cuna parte di e&longs;&longs;o, & da indi in poi, per le differenze proprie alle &longs;petie &longs;petialißime finalmente terminiamo. In natura della diui&longs;ione è di &longs;membrare il genere per le differenze non &longs;olo oppo&longs;ite, ma proprie, & e&longs;&longs;entiali, tratte dalla definitio­ne di e&longs;&longs;o genere &longs;membrato. Onde è nece&longs;&longs;a­rio prima de&longs;inire, & po&longs;cia con l'artifitio del la diui&longs;ione &longs;partire il &longs;udetto genere nelle &longs;ue &longs;petie. Que&longs;ta &longs;cala adunque, è in&longs;trumento della co&longs;a i&longs;trutta, ordinata, di&longs;po&longs;ta, & in­&longs;egnata, poi che mi ri&longs;oluo di non uolere accet­tare le differenze da altri, che dalle co&longs;e i&longs;trut te; concio&longs;iache l'e&longs;&longs;ere dell'in&longs;trumento delle dottrine &longs;i genera dalle &longs;cienze, & dalle arti, nè hà l'e&longs;&longs;ere in alcuna altra co&longs;a che in loro, lequali, &longs;econdo il bi&longs;ogno loro &longs;i &longs;eruono di e&longs;&longs;o in&longs;trumento. MOREL. Mi piace tut­to quello che uoi hauete detto, percioche tut ti i relatiui (come pare che dica Ari&longs;totele) non &longs;ono in &longs;e steßi, ma in quelli à che &longs;i rife­ri&longs;cono: & però il &longs;eruo ha l'e&longs;&longs;ere dal patro ne, & il patrone dal &longs;eruo, & la diuer&longs;ità de' &longs;erui na&longs;ce dalla diuer&longs;ita de' patroni, & parimente per il contrario. Di modo, che tante &longs;aranno le &longs;petie dell'in&longs;trumento, quante &longs;a­ranno gli ufficij, & uarij &longs;eruigij che fanno le co&longs;e i&longs;trutte. TOM. Tanto è. Hor che laccorto uo&longs;tro giuditio mi rimuoue dalla dichiaratione particolare della diffinitione dell'in&longs;trumen­to, &longs;enza di e&longs;&longs;a altro dirne, me ne uengo alla diui&longs;ione del gia detto no&longs;tro i&longs;trumento. Pa­re adunque dal parlar no&longs;tro che l'i&longs;trumento dependa dalla e&longs;&longs;enza, & struttura delle co­&longs;e, & per que&longs;to alcune &longs;petie di tale i&longs;tru­mento &longs;ono state da Dio, & dalla Natura pri ma u&longs;ate, & poi dall'huomo, eßi imitando, adoprate; &longs;oggiugnendogli alcune altre trat­te però dalle differenze; cioè dalla struttura delle co&longs;e, & que&longs;to s'è in&longs;egnato di fare per li bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & arti, accioche ogni bi&longs;ogno haue&longs;&longs;e il proprio i&longs;trumento, co'l qua le &longs;i pote&longs;&longs;e riparare. Per tanto le &longs;cienze, & arti ancora, non &longs;ono onninamente cono&longs;ciu te, ne alcune delle loro parti &longs;corte; & ecco­ui il bi&longs;ogno del primo i&longs;trumento. Oltra di que&longs;to mancano ancora di di&longs;po&longs;itione, & pie ne di confu&longs;ione, &longs;par&longs;e, & da ogni parte islo gate ne rimangono; & eccoui il bi&longs;ogno del &longs;econdo i&longs;trumento. Onde per prima conuie­ne hauere due i&longs;trumenti, percioche due an­che &longs;ono li primi bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & ar­ti. L'uno cioè, che manife&longs;ti le co&longs;e incognite, & l'altro, che le confu&longs;e ordinatamente ne di&longs;ponga. Oltra di que&longs;to, quantunque que sti due i&longs;trumenti ne ba&longs;ta&longs;&longs;ero per li bi&longs;ogni delle &longs;cienze, in quanto che &longs;ieno, non di me no fa di bi&longs;ogno di un altro i&longs;trumento à fare che &longs;ieno &longs;apute dall'huom nel modo, che &longs;o­no ritrouate, & di&longs;po&longs;te per mezo delli due gia detti i&longs;trumenti, & que&longs;to è quello i&longs;tru­mento che chiamano gli &longs;crittori modo di &longs;a­pere, ò d'in&longs;egnare, che ne uogliam dire. MOR. In uero per quello che mi auuedo, que&longs;to i&longs;trumento è molto nece&longs;&longs;ario, perche &longs;e non fo&longs;&longs;e, non sò come que&longs;te uo&longs;tre &longs;cien­ze camina&longs;&longs;ero per la &longs;cala, che con li due primi i&longs;trumenti far uolete, & &longs;arebbe &longs;cala &longs;enza &longs;cienza, che per il uero è impoßibile che &longs;ia; come è anche impoßibile che l'huo­mo &longs;ia huomo &longs;enza le &longs;ue parti, & ordine di quelle; lequai co&longs;e po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;eparata­mente l'una dall'altra con&longs;iderate, ma non po&longs;&longs;ono però e&longs;&longs;ere &longs;e non &longs;ono tutte in&longs;ieme. TOM. è il mede&longs;imo de gli i&longs;trumenti, & &longs;cienze, perche le &longs;cienze non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza i&longs;trumenti, ne gli i&longs;trumenti po&longs;&longs;ono e&longs;­&longs;ere &longs;enza le co&longs;e, ò naturali, ò artificiali, ò &longs;opranaturali che &longs;ieno. Tuttauia cia&longs;cuna di que&longs;te &longs;eparatamente po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere con&longs;i­derate, & percio noi &longs;eparatamente de gli i&longs;trumenti ragionaremo; & &longs;e delle co&longs;e ne ac cadera di parlare, uoglio che noi le chiamia­mo indi&longs;&longs;erentemente co&longs;e & &longs;cienze, & ar­ti, quantunque impropriameute, perche non &longs;ono ne &longs;cienze, ne arti, &longs;e con gli i&longs;trumen­ ti non &longs;i congiungono. Tornando dunque al propo&longs;ito no&longs;tro, dico, che nece&longs;&longs;ariamen­te tre &longs;ono le &longs;pecie de gli i&longs;trumenti, de' quali uno è, che ne &longs;erue à chiarire le co&longs;e oc­culte; laltro à di&longs;porle, & il terzo è il mo­do che adoperiamo nel maneggiare que&longs;ti due i&longs;trumenti per di&longs;porre, & fare che e&longs;&longs;e &longs;cien ze, & arti &longs;ieno inte&longs;e. MOR. Ottimamen te ho inte&longs;a la diui&longs;ione dell'i&longs;trumento, però uenite à uo&longs;tra po&longs;ta alla dichiaratione delle &longs;pecie. TOM. Me ne uerrò dunque alla pri ma &longs;pecie. Li&longs;trumento, che le co&longs;e sbanda­te, & confu&longs;e ra&longs;&longs;etta, & compone, haue­rà appre&longs;&longs;o di noi quel nome, che ha &longs;empre hauuto appre&longs;&longs;o gli &longs;crittori, cioè Ordine, & &longs;arà poggio della no&longs;tra &longs;cala; & quell'altro &longs;econdo i&longs;trumento chiameremo Metodo, ò uia che ne uogliam dire, & &longs;aranno i gradi della gia detta &longs;cala; & la terza &longs;pecie, cioè modo d'in&longs;egnare, ò &longs;eriuere &longs;aranno i paßi, che faranno e&longs;&longs;e &longs;cienze per la gia detta &longs;ca­la, ò che faranno coloro, i quali per quella anderanno. MOR. Talmente intendo, che anche mi aueggio de gli Autori, che in ciò imitare uolete, ne piu &longs;aldi & fermi poteua­te ritrouare quanto Ari&longs;totele, & Galeno: liquali dottamente incaminarono l'uno la Filo &longs;ofia, & l'altro la Medicina per la mede&longs;ima &longs;cala, di che uoi hora parlate, da pochi hog­gidì inte&longs;a, & meno dalli pa&longs;&longs;ati, que&longs;ti due eccettuando. TOM. Voi dite il uero che io uoglio la materia & il modello pigliare dalle due &longs;elue à Minerua, & Apollo con&longs;acrate, & che pochi de' no&longs;tri pa&longs;&longs;ati, & moderni inte&longs;ero que&longs;ta &longs;cala. La &longs;coper&longs;e ben di lon­tano il Leoniceno, & il Manardo, ma non la uidero da pre&longs;&longs;o. Hor à propo&longs;ito, l'ordine e tanto nece&longs;&longs;ario, che alle co&longs;e diuine accre­&longs;ca gratia, fauore, & bellezza; alle natu­rali porta l'e&longs;&longs;ere, con la uita in&longs;ieme: onde quegli artefici, che perfetti e&longs;&longs;ere de&longs;iderano, in altro non cercano di aßimigliar&longs;i alla natu ra, quale deuono imitare, che nell'ordine; & però Ari&longs;totele, miracolo, & unico fi­gliuolo ueramente di natura, di&longs;&longs;e che à co&longs;a ueruna non era piu intento, quanto nell'o&longs;&longs;er­uare l'ordine della &longs;aggia natura; ne &longs;eppe uedere in e&longs;&longs;a co&longs;a piu notabile, & che piu piacere reca&longs;&longs;e à lui, dell'ordine; parendogli pure, oltra il diletto, che egli &longs;entiua nel guardarlo, la memoria di quello douergli in qualche modo giouare, &longs;e imitarlo cerca&longs;&longs;e ne gli &longs;critti &longs;uoi. MOR. In uero è come dice ua il già detto Ari&longs;totele nella Fi&longs;ica, che del l'ordine la natura ne è inuentrice, ne mai pro duce co&longs;a inordinata, &longs;e pure per qualche accidente non è impedita; & all'hora quello effetto per e&longs;&longs;ere inordinato piu non lo chia­miamo di natura, ma effetto d'un'altra cagio ne innominata. TOM. Veramente di tanta forza è lordine nelle co&longs;e naturali, che à con firmatione di quello che uoi hauete detto, di­ce Auerroe nel libro delle di&longs;truttioni, che &longs;e il moto d'uno de i cele&longs;ti cerchij ce&longs;&longs;a&longs;&longs;e, tut­to l'ordine dell'uniuer&longs;o &longs;i di&longs;truggerebbe, al che &longs;eguirebbe la ruina dell'uniuer&longs;o. MOR.Come è poßibile, che alla de&longs;truttione di una particella &longs;ola, haue&longs;&longs;e da &longs;eguire il di&longs;ordine, & de&longs;truttione del tutto? noi ueggiamo bene &longs;pe&longs;&longs;o, che molte co&longs;e qua giu &longs;ono inordinate, & però non &longs;egue la ruina, non dirò, del tut to, ma ne anche della parte, di che loro &longs;o­no parte. Non &longs;i corrompe (uerbigratia) una mano di un'huomo? tuttauia non &longs;i cor­rompe già l'ordine & la uita di e&longs;&longs;o huomo. TOM. Parlo io delle di&longs;cordie delle parti prin cipali, lequali concorrono alla co&longs;titutione del tutto: perche, accio &longs;appiate, &longs;i come le co&longs;e fra loro &longs;ono graduate, co&longs;i parimente gli ordini hanno molti gradi, come ben diceua e&longs;&longs;o Auerroe nel libro citato da uoi. Però alla di&longs;truttione de gli ordini infimi, non &longs;egue il di&longs;ordine de i &longs;uperiori ordini, &longs;i come an­co alla corrottione d'una particella minima, non &longs;egue la corrottione della maggiore. So­no altri ordini, che per la loro eccellenza, & dignità corrompendo&longs;i, corrompono tutto l'or­dine dell'uniuer&longs;o; & però Auerroe riguar­dando que&longs;ti ordini piu eccellenti, di&longs;&longs;e, che al di&longs;ordine d'un circolo &longs;olo, &longs;eguiua il di&longs;ordi­ne di tutto l'uniuer&longs;o. MOR. Dapoi che &longs;ia­mo intrati ne gli ordini della natura, ditemi di gratia quali &longs;ieno piu perfetti, & meno perfet ti. TOM. Qui non è il &longs;uo proprio luogo, tutta uia ui dirò quello che dicea il &longs;udetto Auerroe nel libro del Cielo, che l'ordine delle co&longs;e cor­rottibili è molto piu imperfetto di quello de i Cieli, & quello delle intelligenze piu perfetto di tutti, ne uerrò altramente à piu particola re ordine, perche cia&longs;cuno de' gia detti tre or dini hanno gradi; à me ba&longs;ta di hauerui &longs;a­tisfatto in uniuer&longs;ale, & che inte&longs;o habbiate di quanta eccellenza &longs;ia l'ordine di tutte le co &longs;e. MOR. Da que&longs;to dunque comprendo, che dell'ordine l'huomo &longs;olo non è inuentore, ma che è i&longs;trumento, che l'eterno Iddio hebbe eter namente in &longs;e ste&longs;&longs;o, inanzi che lo communi- ca&longs;&longs;e alla natura, la quale, poi che hebbe le co&longs;e di&longs;po&longs;te, l'huomo &longs;apiente aueduto&longs;i di quanta perfettione &longs;ia l'ordine delle co&longs;e, &longs;i affatica imitarla, per acqui&longs;tare perfettione à &longs;e ste&longs;&longs;o, & alle opere che egli fa. Però potemo hauere per conclu&longs;ione; che l'huomo non &longs;a fare altro, ne può, &longs;e non dare ordine hora à que&longs;ta, hora à que&longs;t'altra co&longs;a. TOM.Que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ho io gia detto, &longs;e uoi bene pa­ragonate le uo&longs;tre parole con le mie, & per tanto ui replico che lordine è uno i&longs;trumento di che &longs;i &longs;eruc Dio, la natura, & l'huomo nel di&longs;porre le co&longs;e, nelle quali cade primo, & ultimo. MOR. Que&longs;ta in &longs;omma è la dif­finitione dell'ordine, ne meglio &longs;i poteua de­&longs;ciuere di quello che hauete de&longs;critto, la qua le (&longs;e bene mi raccordo) è la mede&longs;ima con quella di Ari&longs;lotele nella Meta&longs;i&longs;ica, oue di­ce che l'ordine è &longs;olamente nelle co&longs;e, che han no primo, & ultimo tra loro. TOM. Anzi che la diffinitione data da me è dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari stotele nella Fi&longs;ica, quando egli dice, che non puo stare l'ordine nelle co&longs;e, che non hanno primo, & ultimo; & percio appare che la ragione formale dell'ordine &longs;ia primo, & ul­timo. & Galeno ne i libri della cognitione de pol&longs;i ha diffinito l'ordine nel mede&longs;imo modo. MOR. ecco adunque, che il primo ramo ne uiene dalle &longs;elue &longs;opradette, ma innanzi che piu oltre noi tra&longs;corriamo, ditcmi di gratia &longs;e da Galeno, & Ari&longs;totele l'ordine uien pre &longs;o in una &longs;ola &longs;ignificatione. TOM. Breue­mente ui ri&longs;ponderò. L'ordine è pigliato alle uolte propriamente, & alle uolte impropria mente: & accioche uoi &longs;apiate di&longs;tinguere que&longs;te due &longs;orti di ordine, prendete le con­ditioni che &longs;i richieggono all'ordine propria­mente con&longs;iderato, primieramente egli è ne­ce&longs;&longs;ario, che quelle co&longs;e, tra le quali è l'ordine, &longs;ieno di uno i&longs;te&longs;&longs;o genere, & che anche de­bitamente &longs;ieno continuate, & parimente or dinate ad un termine &longs;olo, & da quello pro­priamente proportionate. Onde appare, che dall'ordine &longs;ono &longs;eparate quelle co&longs;e, che &longs;ono &longs;otto diuer&longs;i generi, lequali, benche &longs;ieno me&longs;&longs;e in&longs;ieme, non fanno ordine proprio, ma bene &longs;e lo uorremo chiamare proprio, &longs;arà or dine impropriamente detto. MOR. A que­sto modo &longs;i e&longs;cluderanno anche dall'ordine le cau&longs;e mediate; perche &longs;e la prima cau&longs;a &longs;i congiugnerà con la terza, non &longs;arà debita­mente congiunta, & però non &longs;arà proprio ordine, ma come hauete detto improprio; ne quelle co&longs;e che non haueranno habitudine ad uno i&longs;te&longs;&longs;o termine, quantunque &longs;ieno po&longs;te in&longs;ieme in un certo modo, non &longs;aranno però ordinate propriamente. Ne gli accidenti, che uariabili, & proportionati &longs;ono, à diuer&longs;i termini potranno e&longs;&longs;ere ordinati propriamen­te. TOM. Sapete dunque quale &longs;ia l'ordine proprio, & improprio; & quiui noi haue­mo diffinito, ò de&longs;critto che ne uogliam dire, l'ordine in uniuer&longs;ale, ne &longs;olamente que&longs;ta de &longs;crittione abbraccia li due gia detti ordini,ma tutte le &longs;pecie dell'ordine, percioche &longs;i diuide anche e&longs;&longs;o ordine in uniuer&longs;ale, & particola­re. L'ordine uniuer&longs;ale è quello, che ordina tutta una facultà, come appre&longs;&longs;o Ari&longs;totele quell'ordine, che egli chiama compo&longs;itiuo è uniuer&longs;ale, perche abbraccia tutta la Filo&longs;o­fia naturale. MOR. ct quando bene non contene&longs;&longs;e particolarmente tutte le co&longs;e di quel la facultà, potrebbe&longs;i egli dire ordine uniuer &longs;ale? TOM. Senza dubbio. purche le abbrac ci uniuer&longs;almente, come fa quell'ordine, che Galeno nella co&longs;titutione dell'arte, chiamò ri &longs;olutione, ilquale contiene tutte le parti del­la medicina non particolarmente, ma in uni­uer&longs;ale; percioche in genere, qua&longs;i per linea diritta e&longs;&longs;e parti della Medicina &longs;ono ordinate. MOR. Mi piace, & però &longs;iate contento dir mi quale &longs;ia l'ordine particolare. TOM. Da uoi mede&longs;imo lo potete &longs;apere: tutta uia dico, che &longs;arà quello, che ordinarà &longs;olamente una parte di una facultà, ne tutte le co&longs;e di&longs;pone in quella; & que&longs;to ordine &longs;arà ne i Metodi, perche, accio &longs;appiate, cia&longs;cuno Metodo è or dinato; ma però la cognitione che hauerete dell'ordine uniuer&longs;ale, ui farà anche cono&longs;ce­re il particolare; & auuertite che ui è anco­ra un'altra di&longs;tintione dell'ordine, cioè ò che egli &longs;arà accidentale, ouero e&longs;&longs;entiale: acci­dentale diremo che &longs;ia ogni uolta, che ordina ràle co&longs;e accidentalmente à tale ordine incli­nate: l altro poi e&longs;&longs;entiale chiamaremo quello, che ordinarà le co&longs;e, che &longs;econdo la loro e&longs;&longs;en za hanno l'habitudine à tale ordine; & noi in que&longs;to luogo con&longs;ideraremo l'ordine propria mente pigliato, & che è uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;en tiale. Però ui torno à dire, che l'ordine uni­uer&longs;ale proprio, & e&longs;&longs;entiale è quello i&longs;trumen to, che noi adoperiamo nel di&longs;porre le co&longs;e, nelle quali cade primo, & ultimo. MOR.Per mia fè che io re&longs;to tanto &longs;atisfatto, quan to &longs;aprei de&longs;iderare, ne poteuate di&longs;criuere meglio que&longs;to ordine, del quale uolete ragio­nare; percioche il genere &longs;uo piu proßimo gli hauete aßignato, & le &longs;ue differenze an­cora, come conuien&longs;i fare nelle diffinitioni, & à confirmatione di tutto que&longs;to, Galeno ne libri delle differenze de' pol&longs;i afferma, che chi dice habitudine di molti ad uno, dinti ri- &longs;petto. L'ordine dice habitudine perche ordi­na, & a&longs;&longs;etta molte co&longs;e ad uno; & di qui na&longs;ce, che prudentißimamente uoi habbiate po&longs;to l'ordine nel genere della relatione, che è l'i&longs;trumento, & que&longs;to &longs;ia detto in quanto alla intelligenza dell'ordine, perche il re&longs;to della diffinitione al parer mio è a&longs;&longs;ai manife­&longs;to, ne punto ha dibi&longs;ogno di maggiore dichia ratione. TOM. ct d'onde pigliarete uoi le differenze dell'ordine? &longs;e piu della diffinitione non parlarete, non ui accorgete che in quella parte, che uoi hauete detto e&longs;&longs;ere da &longs;e ste&longs;&longs;a chiara, ui &longs;ono na&longs;co&longs;te le differenze d'onde trarre &longs;i puo la diui&longs;ione dell'ordine? MOR.Per certo io giudicauo che ui foßino, & le haurei di&longs;coperte, ma temeuo di non i&longs;traccia re la rete. Però uoi che &longs;iate piu de&longs;tro di me i&longs;copritele ui prego. TOM. Hor per compiacerui le &longs;coprirò, & uoi le uccellare­te; Per tanto &longs;enza indugio ui dico che è gia stato detto da noi, l'ordine e&longs;&longs;ere i&longs;trumento delle co&longs;e che hanno primo luogo, & ultimo, affine di hauere la diui&longs;ione di e&longs;&longs;o ordine, per ilche le co&longs;e, delle quali l'ordine è i&longs;trumento, contengono in &longs;e e&longs;&longs;e differenze, perche è ne­ce&longs;&longs;ario, che elleno &longs;ieno inclinate à quel ter­mine al quale poi &longs;i ordinano, come ha la ma teria alla forma. Que&longs;ta inclinatione può e&longs;- &longs;ere, ouero accidentale, ouer e&longs;&longs;entiale, et chia mo qui e&longs;&longs;entiale inclinatione quella, che le co&longs;e hanno talmente tra loro, che altrimenti non la po&longs;&longs;ono hauere &longs;e non &longs;i corrompono, o ueramen te la&longs;ciano la natura loro; & que&longs;ta di&longs;po&longs;itio ne &longs;i chiama parimente naturale; & è come il cielo, che naturalmente nella Filo&longs;o&longs;ia natu rale è di&longs;po&longs;to al primo motore, ne altrimenti può e&longs;&longs;ere ordinato, che non &longs;ia ribelle all'or­ dine della natura. La di&longs;po&longs;itione, ò inclina­tione che ne uogliam dire accidentale, è quan do le co&longs;e hanno una certa mira, per la quale po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ordinate altramente di quello che la &longs;ua naturale inclinatione mo&longs;tra richie dere, &longs;i come per e&longs;&longs;empio, il uedere ha natu­rale inclinatione di e&longs;&longs;ere po&longs;tpo&longs;to al tatto, tuttauia per mo&longs;trar&longs;i piu degno il uedere, che il toccare, onde na&longs;ce la inclinatione acciden­tale, può e&longs;&longs;ere antepo&longs;to e&longs;&longs;o uedere al &longs;udet to tatto; & que&longs;to tale ordine &longs;eruò Ari&longs;tote le ne i libri dell' Anima, de' &longs;en&longs;i trattando. Onde da que&longs;te due inclinationi ne na&longs;cono due ordini, come bene di &longs;opra diccuamo: l'uno che a&longs;&longs;etta, & di&longs;pone le co&longs;e che hanno incli natione naturale, & è l'ordine e&longs;&longs;entiale di che noi hora parliamo: l'altro è quello, che &longs;erue alla inclinatione accidentale delle co&longs;e, & è parimente ancor que&longs;to chiamato ordine accidentale, ne mai ne &longs;eruiamo di tale ordi­ne, &longs;e non perche ne pare meglio dell'e&longs;&longs;entia le per qualche ri&longs;petto, ò perche la co&longs;a, che &longs;i prepone, è piu degna, ouero piu cono&longs;ciu­ta. Ne giudico io che Galeno nel &longs;econdo à Glaucone, habbia u&longs;ato que&longs;to ordine acciden­tale, come uogliono alcuni, incominciando dalla febbre detta Efemera, come dalla piu no ta, ma che &longs;ia ordine e&longs;&longs;entiale compo&longs;itiuo, percioche incomincia dalla febbre piu &longs;emplice, alla meno &longs;emplice, & uà finalmente in&longs;ino à quella che manco di tutte è &longs;emplice. Onde &longs;e­guendo in tutto quel trattato que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordi ne &longs;enza interromperlo mai, fa che facilmente io creda e&longs;&longs;ere ordine e&longs;&longs;entiale, & non acciden tale. L'ordine e&longs;&longs;entiale può e&longs;&longs;ere, come gia è stato detto, uniuer&longs;ale, & particolare, et quan do egli è particolare, non è ueramente ordi­ ne, ma metodo, perche, accio uoi &longs;appiate, (& uolontieri replico que&longs;to per non m'intri­care come hanno fatto alcuni) non è metodo alcuno che non contenga in &longs;e ordine, &longs;i come il metodo diffinitiuo contiene l'ordine, che ha la diffinitione al diffinito, & quello delle par­ti della diffinitione ad e&longs;&longs;a diffinitione; & pa­rimente ancora quello che è tra una parte & l'altra. Dica&longs;i l'i&longs;te&longs;&longs;o de gli altri metodi, & accioche fuggiamo la implicatione (per dir co&longs;i) trattar emo in que&longs;to luogo talmente de gli ordini, che non occorrera po&longs;cia trattar­ne nel di&longs;cor&longs;o de i metodi, ma &longs;olo le con&longs;i­deraremo in quanto che ne &longs;eruono à chiarire le co&longs;e non cono ciute; come anche qui trattia mo de gli ordini &longs;olamente in quanto che ordi nano le co&longs;e: benche in&longs;ieme con lordine ap­portano anche luce, che ne fa cono&longs;cere quel lo che noi non cono&longs;ceuamo. Hor dunque l'or dine e&longs;&longs;entiale, & uniuer&longs;ale è quello che alle dottrine dà il nome: percioche ogni uolta che la dottrina è ord nata per l ordine diffinitiuo, da principio in&longs;ino al fine quella dottrina, ò faculta che &longs;ia, &longs;i chiama dottrina diffinitiua, perche quell'ordine è à quella facultà come anima, ò luce; al che riguardando Horatio nell'arte poetica di&longs;&longs;e, che la forma, & lucidi &longs;critti eran l'ordine. MOR. Le dottrine adunque non prendono mai nome da gli ordi­ni particolari, per la ragione, che hauete gia detta, perche quello non dà uniuer&longs;almen te la uita à tutta la facultà, ma &longs;olamente à una parte particolare. TOM. Tanto è, ma torniamo al primo no&longs;tro propo&longs;ito. Que sto ordine uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;entiale che haue­mo detto dare il nome alla dottrina & che è i&longs;trumento della co&longs;a, che è ordinata, & e&longs;­&longs;entialmente di&longs;po&longs;ta, e&longs;&longs;o non ha nome, che in propria forma giunga all'orecchia de gli huomini, ma &longs;olo il &longs;uo ualore, & uirtù &longs;ua s'intende &longs;otto que&longs;te tre uoci piu particolari, oue &longs;e ne stà coperto, come &longs;otto diffinitione, compo&longs;itione, & re&longs;olutione, i quali tre ordi ni &longs;ono di&longs;tinti l'uno dall'altro, perche in cia­&longs;cuno di loro è un termine appartato, alquale tutte le co&longs;e &longs;ono ordinate &longs;econdo la &longs;ua incli­natione e&longs;&longs;entiale; nè &longs;ono di&longs;tinti que&longs;ti ordi ni come uoleano alcuni, perche cia&longs;cuno dilo ro &longs;i &longs;erue di differenti i&longs;trumenti, percbe &longs;ot to un mede&longs;imo ordine &longs;i puo adoperare qua­lunque &longs;orte di metodo ne &longs;ono di&longs;tinti perche habbiano particolari &longs;uggetti, ò facultà, che ne uogliam dire, percioche ogni &longs;orte di ma­teria, ò &longs;uggetto può e&longs;&longs;ere trattato con qua­le &longs;i uoglia ordine; &longs;i come ben diceua Gale­no nell'arte parua, che la medicina può e&longs;&longs;er trattata da principio fino al fine &longs;otto qualun­que ordine ò re&longs;olutiuo, ò diffinitiuo, o com­po&longs;itiuo che &longs;ia. Ne in uno ordine come nel re&longs;olutiuo ogni parte &longs;i ri&longs;olue, ma &longs;i diffini­&longs;ce, uien dimo&longs;trata, & diui&longs;a, & in con­clu&longs;ione per tutto l'ordine &longs;i &longs;erue dell'i&longs;tru­mento metodico. Ma bene è nece&longs;&longs;ario che trattando le parti, &longs;ieno &longs;empre antepo&longs;te quel le che &longs;ono piu uicine al fine, dal quale inco­mincia la ri&longs;olutione, di maniera che ogni parte &longs;ia ordinata al fine, come inumeri alla unità, & &longs;i come alla unità &longs;egue il numero denario, & non il ternario, ò altri, co&longs;i an co al fine è nece&longs;&longs;ario che &longs;egua la cau&longs;a im­mediata, & poile altre ancora &longs;ucceßiuamen tc; & que&longs;ta regola non &longs;eruirà &longs;olo alla ri­&longs;olutione, ma à tutti gli ordini ancora. MOR. Diceua Galeno nel luogo che uoi ha­ uete citato, che tutte le dottrine ordinate &longs;o­no tre, cioè ri&longs;olutiua, compo&longs;itiua, & diffi­nitiua, qua&longs;i che egli chiama&longs;&longs;e la ri&longs;olutione, diffinitione, & compo&longs;itione dottrine, & non ordini. COR. Benche appaia &longs;uperficial­mente che egli le chiami dottrine non uol&longs;e pe rò intendere che la ri&longs;olutione, compo&longs;itione, & diffinitione fo&longs;&longs;ero dottrine: & accioche noi n'intendiamo in que&longs;ta co&longs;a, la quale da diuer&longs;i &longs;crittori diuer&longs;amente è stata inte&longs;a, prima è nece&longs;&longs;ario mo&longs;trarmi in che modo la dottrina non è ordine, & come anco la diffi­nitione, ri&longs;olutione, & compo&longs;itione &longs;ono or­dini, & non dottrine. Prima &longs;e noi uoglia­mo stare nell'etimologia de' uocaboli, noi ue­deremo che altra co&longs;a &longs;ignifica dottrina, & altra co&longs;a &longs;ignificà ordine. La dottrina &longs;igni fica la co&longs;a in&longs;egnata, in quanto che è in&longs;egna ta, & l'ordine &longs;ignifica non la co&longs;a di che egli è ordine, ma &longs;olo quella anneßione (per dir co&longs;i) che naturalmente tiene una co&longs;a con l'al tra congiunta. Oltra di que&longs;to non dice egli che la dottrina è ordinata? &longs;e è ordinata adun que non è ordine, altrimenti &longs;eguirebbe che &longs;i come &longs;i ritrouano dottrine &longs;enza ordine, che &longs;i ritroua&longs;&longs;e ancora ordine &longs;enza dottrina, il che non è punto ragioneuole à credere, che amendue &longs;ieno una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, & &longs;i ritroui­no l'uno &longs;eparato dall altro. MOR. Anzi &longs;e uorremo pre&longs;tar fede a' buoni autori, dire­mo che &longs;ono differenti, come hauete detto, perche altra co&longs;a hanno eßi uoluto intendere per ordine, altra per dottrina. Galeno in molti luoghi ha e&longs;pre&longs;&longs;amente detto che la me dicina è dottrina che puo e&longs;&longs;ere ordinata hora dall'ordine diffinitiuo, hora dal ri&longs;olutiuo, ho ra dal diffinitiuo. Dopò que&longs;to &longs;eguirebbe an che un'altro inconueniente, cioè che coloro che hanno detto che le dottrine &longs;ono ordinate &longs;otto diuer&longs;o ordine, & &longs;i attaccano all'ordi­ne come fa la uite al palo, haue&longs;&longs;ero mal det­to; perche ueruna co&longs;a può appoggiar&longs;i à &longs;e ste&longs;&longs;a. Però è co&longs;a chiarißima che la dottri­na non è ordine, ma che la diffinitione, com­po&longs;itione, & ri&longs;olutione &longs;ieno ordini, & non dottrine, appre&longs;&longs;o di me per l'autorità de'mol ti è in qualche dubitatione, & maßime per quello che riferi&longs;ce Galeno nell'arte parua, che le dottrine ordinate &longs;ono tre. TOM. Se uoi mi a&longs;coltarete, ui &longs;i leuarà ogni &longs;orte di dubi­tatione. Percioche &longs;e noi uogliamo con&longs;ide­rare la ri&longs;olutione, compo&longs;itione, & diffini­tione, in quanto che &longs;ono in&longs;egnate, &longs;enza dubbio &longs;aremo con coloro, che dicono que&longs;ti e&longs;&longs;ere dottrine, ma &longs;e anche le uogliamo pren dere in &longs;e ste&longs;&longs;e, & in quanto che &longs;ono i&longs;tru­menti, liquali &longs;eruono per ordinare le co&longs;e, di che debbono e&longs;&longs;ere chiamati ordini, dico che &longs;ono ordini, nè Galeno, ne Ari&longs;totile, &longs;e torna&longs;&longs;ero uiui. contradirebbono mai à que &longs;ta uerità. Nè ui debbe fare punto difficultà l'autorità di e&longs;&longs;o Galeno, ancor che egli dica in piu luoghi che tre &longs;ono le dottrine, che all'ordine &longs;i acco&longs;tano; perche non uuol dirc per que&longs;to che la diffinitione con l'altre due &longs;ieno dottrine, ma u&longs;a que&longs;to modo di dire, affine di dimo&longs;trare che le dottrine pigliano il nome dall'ordine uniuer&longs;ale, come gia haue­mo detto, & che da quello &longs;i nominano come il compo&longs;ito dalla forma, & non dalla mate­ria: & però ritrouate &longs;pe&longs;&longs;o che gli autori chiamano dottrina ri&longs;olutiua quella che con tale ordine è incaminata, & co&longs;i diffinitiua, & compo&longs;itiua; & percio quando dice il &longs;u­detto Galeno che tre &longs;ono le dottrine, deue&longs;i intendere che tre &longs;ono gli ordini, quali ordi- nano, & danno il nome alle dottrine; & que sto &longs;ia quanto &longs;i a&longs;petta alla &longs;olutione della uo stra que&longs;tione promo&longs;&longs;a. Hora ueniamo à ue dere in che modo dalla diffinitione dell'ordine &longs;i cauino le differenze che co&longs;titui&longs;cono le tre &longs;petie, & &longs;e piu di tre, ouero meno po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere. Le differenze della diffinitione dell'or­dine erano delle co&longs;e in che cade primo, & ul timo e&longs;&longs;entialmente ecco che nella di&longs;po&longs;itione delle co&longs;e stà la diuer&longs;ità dell'ordine. Quan­te adunque &longs;aranno le inclinationi, ouero di­&longs;po&longs;itioni delle co&longs;e, tante &longs;aranno le &longs;pecie de gl'ordini, parlando però dell inclination'e&longs;&longs;entia li. Le habitudini delle co&longs;e &longs;ono tre, ouero chan no inclination'al fine, ouero al principio, ouero al mezo, onde quando le co&longs;e &longs;ono ordinate al principio, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate &longs;econdo l'ordine compo&longs;itiuo; quando anco &longs;ono ordi­nate al fine, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate di or­dine ri&longs;olutiuo; &longs;e mede&longs;imamente &longs;ono indi­rizzate al mezo, diciamo ri&longs;ultarne l'ordine diffinitiuo. MOR. Ho bene inte&longs;o come ra­gioneuolmente hauete determinato in&longs;ieme con tutti i buoni autori e&longs;&longs;erui tre &longs;pecie di ordini, ne piu, ne meno; nondimeno per occa&longs;ione di maggiore chiarezza uorrei &longs;apere à che fine habbia Galeno in&longs;ieme con gli altri ottimi &longs;crit tori inue&longs;tigato tre &longs;pecie di ordini, potendo&longs;i egli &longs;eruire di un &longs;olo, in ogni &longs;ua occorrenza; perche pare à me, che quando &longs;i può fare una co&longs;a co'l mezo d'un &longs;olo, non &longs;i debba cercare di farla co'l mezzo di piu; & di que&longs;to me­de&longs;imo parere, furono anche coloro, liquali inue&longs;tigarono li &longs;udetti tre ordini: però, di&longs;&longs;e Ari&longs;totele, indarno &longs;i fa per piu mezi quello che &longs;i può fare con pochi. TOM. Tutto quel lo che uoi detto hauete in&longs;ino hora ui &longs;i conce­de, ma bi&longs;ogna prouare che ba&longs;ti un'ordine ad ordinare ogni &longs;orte di facultà. MOR. Que sto &longs;arà facile da prouare; imperoche &longs;e noi con&longs;ideriamo bene, uederemo che ogni &longs;orte di facultà hà il &longs;uo fine, & le cau&longs;e immedia te, proßime, meno proßime, remote & piu remote, & finalmente remotißime da e&longs;&longs;o fi­ne, & però può e&longs;&longs;ere ordinata con l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale incomincia dal fine ri&longs;ol­uendo&longs;i nelle cau&longs;e piu uicine, & quelle in al tre, à talche finalmente ri&longs;oluendo diuiene a i piu &longs;emplici principij che &longs;ieno in quella co­tale facultà. Oltra la ragione, ui e anco l'au torità di Galeno nell'arte parua, il quale affer mando che ni&longs;&longs;uno auanti à lui mai ha ordina ta la medicina &longs;otto quell'ordine, che incomin cia dalla cognitione del fine, &longs;oggiugne, dalla quale ogni arte può e&longs;&longs;ere ordinata ragione­uolmente, uolendo inferire che tutte le co&longs;e che hanno inclinatione à e&longs;&longs;ere ordinate, &longs;econ do qualunque proce&longs;&longs;o di ordine, habbiano principio della &longs;ua co&longs;titutione dalla cognitio­ne del fine ilche &longs;i può anche dimo&longs;trare con que&longs;ta uiua ragione, perche ogni &longs;orte di teo­rcma, che uien fatto, & ogni &longs;orte di princi pio che &longs;i ritruoua in una facultà, tutto &longs;i fa per con&longs;eguire il fine, ecco adunque che è il fine cagione, che ogni &longs;orte di arti ò &longs;cienze &longs;ia ritrouata, & ordinatamente di&longs;po&longs;ta per l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale &longs;erue ad e&longs;&longs;o fine ri&longs;oluendolo in tutti quei mezi che fanno à produrre e&longs;&longs;o fine; & però per que&longs;te ragio­ni, & autorità &longs;egue che lordine diffinitiuo, & compo&longs;itiuo &longs;ieno &longs;uperflui, e&longs;&longs;endo che tutte le &longs;orti di &longs;cienze, ò arti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ordinate dal ri&longs;olutiuo. TOM. A que&longs;to mo do uoi uorre&longs;te, & che Galeno combatte&longs;&longs;e contra &longs;e i&longs;te&longs;&longs;o, & io contra di uoi, ma &longs;pe­ro che e&longs;&longs;o Galeno non piglierà punto l'armi contra di &longs;e ste&longs;&longs;o, ma in ogni modo &longs;arà con corde, & che uoi anco &longs;arete contento che di que&longs;ta pugna io ne riporti la uittoria. MOR.V'ingannate TOMI. mio amoreuole, che io habbia dubitato per prouocarui al duello, per che altro non cerco che ri&longs;olutione da uoi, di quello, che mi fa dubitare. TOM. Co&longs;i fanno i buoni guerrieri, poi che hanno tirato due colpi al &longs;uo auer&longs;ario, fingono di hauere pace con e&longs;&longs;o. Hor ba&longs;ta per non uenire ad altra conte&longs;a, dico che Galeno non di&longs;&longs;e che tutte le faculta &longs;ieno ordinate dalla ri&longs;olutio­ne, ma &longs;i bene che &longs;ono ordinate per con&longs;egui re il &longs;uo fine. Voglia mò che &longs;ieno incamina te per l ordine compo&longs;itiuo, ouero per il diffi­nitiuo, ò ri&longs;olutiuo che &longs;ia, & à que&longs;to &longs;en­&longs;o e&longs;&longs;endo interpretate le parole di Galeno non repugnano da quello, che egli ha detto in al­tri luoghi, cioè che tre &longs;ieno gli ordini, con liquali &longs;i di&longs;pongano e&longs;&longs;e arti, ò &longs;cienze, per ottenere il fine loro; & per tanto Galeno non &longs;i contradice in modo alcuno, come anco non ne contradiremo noi, &longs;e prima mi &longs;arò ri&longs;en­tito de i uo&longs;tri primi due colpi. Voglio adun que contentarmi di concederui che ogni arte&longs;i ce adoperi l ordine ri&longs;olutiuo à ritrouare la &longs;ua arte, & con tutto que&longs;to non uoglio che facciate que&longs;ta conclu&longs;ione, che cioè gli altri due ordini &longs;ieno &longs;uperflui, perche quantun­que la ri&longs;olutione fo&longs;&longs;e atta à ritrouare ogni facultà, & ordinarla in&longs;ieme, non auuiene però per que&longs;to che anche gli altri due ordini non &longs;ieno utili, & per tanto non indarno. Perche non &longs;i potrà gia con la ri&longs;olutione trat tare co&longs;i amplamente, & chiaramente le co&longs;e naturali, come &longs;i farà co'l compo&longs;itiuo, e&longs;&longs;en- do che la natura le ha prodotte con &longs;i fatto ordine; di che auuedendo&longs;i Ari&longs;totele, non uol&longs;e &longs;otto altro ordine ordinarle, che &longs;otto il compo&longs;itiuo, come colui che cono&longs;ceua che non poteuano riu&longs;cire meglio &longs;otto altro or­dine, che quello della natura. Non ui ne­garò gia che non face&longs;&longs;e prima una ri&longs;olutio­ne delle co&longs;e naturali in &longs;e ste&longs;&longs;o, innanzi che incomincia&longs;&longs;e à incaminarle per l'ordine com­po&longs;itiuo, anzi dirouui di piu, che io non i&longs;ti­mo artefice alcuno di alcun ualore, che prima in lui non fa la ri&longs;olutione dell'arte, di che egli uoglia trattare prima che &longs;i di&longs;ponga à &longs;criuerla, ò in altro modo dimo&longs;trarla. Parimente ui dirò della diffinitione, che ella ha in &longs;e una gratia &longs;peciale, per laquale utile, & qua&longs;i nece&longs;&longs;aria, percioche nonueruno delli &longs;udetti tre ordini, che tanto allmemoria porti utile, perche può contenerpiu &longs;uccintamente le co&longs;e, che ordina d'ogn altro ordine. et però portando cia&longs;cuno uti­le, & commodo immen&longs;o, conchiudere deb biamo che &longs;ieno non meno utili che nece&longs;&longs;arij & per tal cau&longs;a nondiremo piu che &longs;ieno &longs;u perflui, altrimenti &longs;eguirebbe che l'utile, & il &longs;uperfluo &longs;i comporta&longs;&longs;ero in&longs;ieme. Altïdopò que&longs;to ui po&longs;&longs;o addurre, cioè non am­mettendoui che ogni facultà po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere ritro uata dall'ordine ri&longs;olutiuo; percioche la ri- &longs;olutione è attione dell'intelletto, & le arti &longs;i acqui&longs;tano sì con la ragione, come anche con la i&longs;perienza; & non &longs;olo io dico que&longs;to, ma tutti gli autori, che intorno à ciò parlano, & maßime Galeno, ilquale diceua che le arti &longs;i fanno (per dir co&longs;i) per additamenti; & in molti luoghi à que&longs;to propo&longs;ito dice, che la me dicina arte fattiua ha due gambe, delle qua­ li l'una è la ragione, & l'altra l'i&longs;perienza; & che &longs;e una di que&longs;te manca&longs;&longs;e, ella andareb be zoppa. eccoui dunque che non &longs;olo con&longs;i­derando la ri&longs;olutione, in quanto ordine, cioè in quanto che di&longs;pone le co&longs;e, fa che gli altri due ordini &longs;ieno &longs;uperflui; ma con&longs;ide­randolo anco come metodo, non ha ella tanta forza, che po&longs;&longs;a &longs;atisfare in chiarire le co&longs;e incognite. MOR. Que&longs;to che uoi hauete detto hora ha talmente chiarito il mio intel­letto che intorno à cio non ueggia luogo da du bitare piu altramente, & que&longs;to è quello che de&longs;iderauo, & non di combattere come dice­uate uoi. Intenderei di nuouo uolentieri &longs;e tutti tre que&longs;ti ordini che hauete detto e&longs;&longs;e­re non &longs;olo utili, ma nece&longs;&longs;arij, portano pari utilità all'huomo, ò nò: dico all'huomo, per­che mi aueggio che il compo&longs;itiuo &longs;upera gli altri in &longs;eruire alla natura. TOM. per dir ui il uero ho dubitato gia un gran pezzo che non ueni&longs;ti à farmi que&longs;ta richie&longs;ta, perche &longs;empre fui &longs;opra di cio dubbio&longs;o; tuttauia da che me ne hauete ricercato, non po&longs;&longs;o negar­ui che io non ui dica almeno quello che io &longs;en­to, &longs;e ben poi re&longs;tarete irre&longs;oluto non ui hau­rete à dolere di me. Però preporrouui que&longs;ta conclu&longs;ione, la quale mi sforzarò di proua­re, cioè che l'ordine ri&longs;olutiuo è in ogni mo­do piu utile de gli altri, perche &longs;e bene uo­gliamo con&longs;iderare, oltra che a&longs;&longs;ai &longs;uccinta­mente è atto à ordinare le co&longs;e, mo&longs;tra anco in&longs;ieme la nece&longs;ità della dependenza che ha il fine dalle cau&longs;e mediate, & quelle da al­tre, & co&longs;i in&longs;ino alle ultime, che depende­re non po&longs;&longs;ono non hauendo &longs;opra di &longs;e depen­denza alcuna, & que&longs;to non fanno gli altri ordini. Oltra di cio ha anco il ri&longs;olutiuo que sto priuilegio di piu de gli altri, che e&longs;&longs;o non &longs;uppone gli altri, ma gli altri bene pre&longs;up­pongono e&longs;&longs;o; perche, &longs;i come gia detto hab­biamo, non è artefice alcuno, ne filo&longs;ofo, che nella mente &longs;ua non adoperi la ri&longs;olutione pri ma che uenga a di&longs;porre l'altre, ò per la me­de&longs;ima ri&longs;olutione, ouero per gli altri ordini. ecco dunque che &longs;empre in ogni &longs;orte di facul tà &longs;i &longs;uppone e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, prima che &longs;ia incaminata ò per l'ordine compo&longs;itiuo, ò diffi­nitiuo. MOR. Que&longs;to mi parrebbe a&longs;&longs;ai ragioneuole &longs;e la i&longs;perienza non fo&longs;&longs;e in con­trario; perche la ri&longs;olutione che uolete uoi che Ari&longs;totele habbia fatta nella mente &longs;ua delle co&longs;e naturali, auanti che egli le habbia incaminate per lordine ri&longs;olutiuo, è forza che e&longs;&longs;o pre&longs;upponga la compo&longs;itione fatta dal la natura, perche l'artefice (come pure dice il mede&longs;imo Ari&longs;totile) deue &longs;empre hauere l'occhio admitare e&longs;&longs;a natura, tal che non &longs;olo la compo&longs;itione pre&longs;upporrà la ri&longs;olutio­ne, ma ella &longs;ara pre&longs;uppo&longs;ta dalla ri&longs;olutio­ne, che è contra quello che uoi hauete detto; & &longs;e non uoletè on&longs;entire à que&longs;to, è ne­ce&longs;&longs;ario almeno, che mi conced ate, che non ogni compo&longs;itione pre&longs;uppone la ri&longs;olutione. TOM. Anzi ui uoglio concedere, che la ri­&longs;olutione fatta da Ari&longs;totele pre&longs;upponga la compo&longs;itione fatta dalla natura; ne per que­sto credo di contradirmi, perche non &longs;egue che la ri&longs;olutione non &longs;ia la prima operatione dell'intelletto in Ari&longs;totele, & che lei non &longs;ia pre&longs;uppo&longs;ta dalla compo&longs;itione fatta dal mede&longs;imo Ari&longs;totele, & che e&longs;&longs;a parimente pre&longs;upponga altre, perche altra co&longs;a è, Mo­rello mio, con&longs;iderare gli ordini arti&longs;icio&longs;a­mente, & altra co&longs;a con&longs;iderargli natural­mente; & non bi&longs;ogna pa&longs;&longs;are da un genere à un'altro chi non uuole implicare contradit- tion. Però dico che con&longs;iderando gli ordini in un genere &longs;olo, ò artificiale, ò naturale che ei &longs;ia, &longs;empre la ri&longs;olutione è prima de gli altri ordini, &longs;aluo che &longs;e non &longs;i ammet­te&longs;&longs;e la natura e&longs;&longs;ere una cagione che per &longs;e opera&longs;&longs;e, &longs;enza che fo&longs;&longs;e gouernata da cagio­ne intellettuale: perche in que&longs;to ca&longs;o haue­rei qualche dubitatione. Benche &longs;i potrebbe anco dire, che quantunque la natura ope­ra&longs;&longs;e da &longs;e ste&longs;&longs;a, ella ancora propone&longs;&longs;e la ri &longs;olutione alla compo&longs;itione, in un certo modo però, perche ella opera parimente neceßita­ta dal fine, & percio pare che in un certo modo prima ri&longs;olua, & poi componga. Concludiamo adunque che &longs;empre e&longs;&longs;endo gli ordini con&longs;iderati in un genere &longs;olo, la ri&longs;olu tione è prepo&longs;ta à gli altri ordini, ma ella mai pre&longs;uppone gli altri. Oltra di que&longs;to, accio uoi meglio ueggiate, che la ri&longs;olutione porta piu utile delle altre, il &longs;uo proce&longs;&longs;o è molto piu perfetto, perche ne dà &longs;empre la cau&longs;a immediata dell'effetto; & quanto &longs;ia apprez­zato que&longs;to da Ari&longs;totele, uoi lo &longs;apete. On­de per que&longs;te ragioni gia dette, tengo di ha­uere prouato a&longs;&longs;ai la conclu&longs;ione di gia propo stami da prouare, cioè la ri&longs;olutione &longs;ia piu utile, & nece&longs;&longs;aria delle altre. MOR.Credo che &longs;ia co&longs;i, come hauete detto uoi, tuttauia mi occorre ancora non sò che di dub­bio intorno alla dignità de gli ordini. Mi pare da una banda che quell'ordine che è piu utile &longs;ia anco piu degno, & però la ri&longs;olutione e&longs;&longs;en do piu utile dell'altre, &longs;ia ancora piu nobile, & degna:tuttauia da l'altra banda mi &longs;i fa incon tro l'autorità d' Ari&longs;totele, che dice che quella co&longs;a laquale è &longs;ubordinata à un'altra, è molto meno degna di quella, à che è &longs;ubordinata, &longs;i come uerbi gratia nelle arti mecanice, l'arte del fare i freni per e&longs;&longs;ere &longs;ubordinata, & &longs;up­po&longs;ta all'arte caualcatoria è riputata meno degna, & la caualcatoria per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo­sta all'arte militare, è anche e&longs;&longs;a di que&longs;t altra meno degna. Co&longs;i mede&longs;imamente l'arte del­lo &longs;peciale, per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo&longs;ta all'arte medi­cinale, di che ne &longs;iate uoi ottimo artefice, non direte uoi che &longs;ia meno degna, et che però l'offi tio dello &longs;petiale &longs;ia men'honorato di quello che fate uoi? &longs;enza dubbio non lo negarete, & per cio non negarete anco ch'e&longs;&longs;endo la ri&longs;olutione &longs;ottopo&longs;t'alla compo&longs;itione non &longs;ia meno degna. TOM. Se ui concede&longs;&longs;e bene anche la ri&longs;olutione fo&longs;&longs;e &longs;ottopo&longs;ta alla compo&longs;itione, non &longs;eguireb be poi anco quello che uoi dite. Horsù pro­uate di gratia che ella &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta alla com po&longs;itione. MOR. Lo prouo, gia l'hauete detto uoi, & però è uero. TOM. Come, che l'ho detto io. MOR. Non hauete det­to che la compo&longs;itione &longs;uppone la ri&longs;olutione? TOM. Sì che l'ho detto, ma che ne &longs;egue per que&longs;to? MOR. Ne &longs;egue che la ri&longs;olu­tione gli &longs;ia come &longs;eruitrice, &longs;enza la cui &longs;er­uitù ella non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere, & però &longs;e lei &longs;er­ue, &longs;enza dubbio e meno degna di quello à chi &longs;erue. TOM. Se uole&longs;&longs;e &longs;eguire in que­sto propo&longs;ito, &longs;on certo che ui condurrei al­l'impoßibile; ma perche mi aueggio che mi mancherà tempo hoggi à i&longs;pedire la co&longs;a de gli ordini, breuemente ui ri&longs;pondo, che ben che la compo&longs;itione &longs;upponga la ri&longs;olutione, non &longs;egue però che e&longs;&longs;a &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta ad e&longs;&longs;a compo&longs;itione, & però non gli fa &longs;eruitù di co&longs;a alcuna, che gli po&longs;&longs;a recare indignità al cuna. Anzi perche apunto la compo&longs;itione, & la diffinitione hanno di bi&longs;ogno della ri&longs;olutio­ne, & ella non ha alcun bi&longs;ogno di loro, è piu degna anco di e&longs;&longs;e, & è apunto la ri&longs;olu tione come uno che po&longs;&longs;a fare fauore ad un'al tro, dal quale e&longs;&longs;o non ne po&longs;&longs;a hauere, ne a&longs;pettare ricompen&longs;o alcuno, &longs;e non e&longs;&longs;erne honorato. Per tanto concludendo dico, che prima è stato conueneuole che gli ordini &longs;ie­no tre, perche tutti portano &longs;eco qualche uti lità particolare, ma però chi piu, & chime no; & tra tutti, il piu utile è il ri&longs;olutiuo, & percio, & per altre cagioni ancora di già dette piu degno. Hor mò che hauemo ragio­neuolmente determinato gli ordini e&longs;&longs;ere tre, & non meno, &longs;arebbe anco co&longs;a conueneuole di dimo&longs;trare che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu, &longs;e da quello che di &longs;opra hauemo detto non &longs;i pote&longs;&longs;e facilmente determinare MOR. È a&longs;&longs;ai manife&longs;to ueramente, ma accio non manchi co&longs;a ueruna in que&longs;ta parte, dirò io che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu di tre, perche &longs;i come in tut te le co&longs;e tre termini &longs;ono, principio, mezo & fine, co&longs;i parimente debbono e&longs;&longs;ere tre in­clinationi delle co&longs;e, auanti che &longs;ieno à tali ter mini ordinate, & non più, al che &longs;egue che parimente &longs;ieno tre oïdini; & non piu, che ordinano, & di&longs;pongono e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;econdo la di&longs;po&longs;itione loro a detti termini; & quando le co&longs;e &longs;i riferiranno al principio, & da quel lo pareranno dependere, noi diremo e&longs;&longs;ere ordinate &longs;econdo l'ordine compo&longs;itiuo, &longs;e anco &longs;i ïiferiranno al fine, chiameremo quell'ordi­ne ri&longs;olutiuo; & &longs;e ultimamente tutte le co&longs;e &longs;aranno ordinate al mezo, diremo quello e&longs;&longs;e re l'ordine dif&longs;initiuo. TOM. Tanto è, uoi uc­cellate benißimo, & quello che hora hauete detto è d' Ari&longs;totele nella Metafi&longs;ica, & for&longs;e non &longs;i potrebbe addurre piu &longs;alda, & chiara ragione della diui&longs;ione dell'ordine: benche a fauore di que&longs;to &longs;i potrebbe anche dire miran do le co&longs;e di che ordine è ordine, & i modi della loro di&longs;po&longs;itione, che e&longs;&longs;e co&longs;e po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere trattate, ouero come na&longs;cono, & &longs;ono prodotte, & que&longs;to &longs;arà l'ordine compo&longs;itiuo &longs;eruato da Aïi&longs;totele nella filo&longs;ofia naturale; ouero che &longs;i po&longs;&longs;ono anche a&longs;&longs;ettare & trat­tare incominciando dalla co&longs;a gia po&longs;ta in e&longs;&longs;e re, & di&longs;ponendo da una parte la materia, & forma, & efficiente che pongono e&longs;&longs;a in e&longs;&longs;ere; dall'altra parte di&longs;ponendo parimente il &longs;uo fine; come &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio &longs;e io uole&longs;&longs;e fabricare una ca&longs;a, prima direi che è quadrata, & che ha tante stanze, & poi anco che è fatta di pareti, di tetto, & che que&longs;to è fatto di coppi, & traui, & le pa­reti &longs;ono fatte di pietra, & calcina, & di nuouo que&longs;te parti ri&longs;oluendo deuerrei a parti che in altri non &longs;i po&longs;&longs;ono partire. Dipoi la­&longs;ciata que&longs;ta parte me ne uerrei al fine di e&longs;&longs;a co&longs;a, cioè a dichiarare come è stata fatta per guardare l'huomo dalle piogge, da freddi, & altre intemperie, da gli inimici che offende­re lo potrebbono, & cotale ordine chiama­remo diffinitiuo; ma &longs;e pigliaremo il fine di e&longs;&longs;a ca&longs;a, & ri&longs;oluendolo a&longs;cenderemo in&longs;ino da gli &longs;emplici principij, diremo che que&longs;to proce&longs;&longs;o è dell'ordine ri&longs;olutiuo, come a dire io uoglio prouedere che non &longs;ia offe&longs;o da piog­ge, & da ogni &longs;orte di mal'aere, &longs;imilmente da nemici, & altri che offendere mi po&longs;&longs;ono, al che fare mi fa bi&longs;ogno che mi cuopra, & che d'intorno mi circonda da capo a piedi, di co&longs;a che riparare mi po&longs;&longs;a dalle gia dette offe­&longs;e. ecco il bi&longs;ogno di fare il tetto, & le mu­ra, le cui co&longs;e non potrò fare &longs;e prima non hauerò pietre, calcina, legni, & fatte le fondamenta, & oltra di que&longs;to bi&longs;ognarà anche hauere gli artefici, & il proto ò uo­gliam dire l' Architettore di tale arte perito, a tal che ri&longs;oluendo me ne &longs;arò uenuto alli primi principij della ca&longs;a, & qui poi finirà l'ordine ri&longs;olutiuo. Il compo&longs;itiuo oltra di que&longs;to, &longs;arà tutto oppo&longs;ito al ri&longs;olutiuo, co­me &longs;arebbe &longs;e io uoglio fabricare la ca&longs;a, fa­rò prima che &longs;ieno tagliate le legne da cuoce­re la calcina, farò condurre le pietre, & il legname, &longs;econdo che &longs;arà bi&longs;ogno; & dipoi procurarò che &longs;ieno fatte le fondamenta, di­rizzate le mura, fatti li &longs;olari, & coperto il tetto, & qui finirà l'ordine compo&longs;itiuo; & que&longs;to &longs;ia quanto a una certa cognitione uniueï&longs;ale di que&longs;ti ordini, perche di qui a poco di cia&longs;cuno particolarmente a pieno par­laremo. Per tanto incominciando dal ri&longs;olu­tiuo, come dal piu degno, & primo natural- mente, come di gia habbiamo d'mo&longs;trato, lo diffiniremo; però dobbiamo &longs;apere, che la ri&longs;olutione in quanto al nome non uuol dire altro che un di&longs;ligamento, ouero &longs;cioglimen­to, d'uno che ha in &longs;e unite molte parti di­uer&longs;e, come per e&longs;&longs;empio un corpo mi&longs;to con­tiene in &longs;e tutti gli elementi uniti, & quan­do &longs;i corrompe que&longs;to mi&longs;to, ò per dire me­glio &longs;i &longs;ligano gli elementi, che in&longs;ieme uniti faceuano un corpo &longs;olo, & cia&longs;cuno di eßi elementi ritorna alla propria &longs;ua natura, all’hora dicemo noi ri&longs;oluer&longs;i il corpo mi&longs;to ne i &longs;uoi principij, che è a dire ne gli elementi; & que&longs;ta &longs;olutione, ò partitione che ne uo­gliam dire la chiamiamo ri&longs;olutione; & que­&longs;to e&longs;&longs;empio è della ri&longs;olutione reale, quale applicare &longs;i può anche alla ri&longs;olutione fatta dall'intelletto. MOR. Che dunque la ri&longs;olutio­ne fatta dall'intelletto non è la mede&longs;ima con la reale? Non dice Ari&longs;totele che i concetti dell'animo rappre&longs;entano le co&longs;e che &longs;ono in effetto? TOM. È uero quello che dice Ari&longs;to­tele, & e uerißimo anche che in quanto che la ri&longs;olutione arti&longs;iciale, che uoi fatta dall'in­telletto chiamate, rappre&longs;enta la reale è qua &longs;i la mede&longs;ima con quella; non dico la mede­&longs;ima a&longs;&longs;olutamente, perche &longs;i come il &longs;egno non è la co&longs;a di che è &longs;egno, lenche rappre- &longs;enti la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a, co&longs;i anche la ri&longs;olutione dell'intelletto, benche rappre&longs;enti la ri&longs;olutio­ne reale, non è però lei la ri&longs;olutione reale, altramente &longs;eguirebbe che colui che rappre­&longs;enta fo&longs;&longs;e il rappre&longs;entato, & per il contra­rio ancora ilche è a&longs;&longs;ordißimo. Oltra di que­&longs;to &longs;ono anche di&longs;&longs;erenti in un certo modo, perche la ri&longs;olutione fatta dall intelletto, per lo piu incominciaua, ouero, &longs;e non comincia, cono&longs;ce almeno il fine e&longs;trin&longs;eco, ma la reale &longs;empre dall'intrin&longs;eco fine incomincia, & per tanto &longs;ono amendue in un certo modo le i&longs;te&longs;&longs;e, & in un altro alquanto differenti. però l'una & l altra può e&longs;&longs;ere propriamente chiamata, & anco impropriamente. La ri&longs;olutione pro pria co&longs;i in l'una, come nell'altra è quella che ri&longs;olue il fine nelle parti, che concorrono alla co&longs;titutione di e&longs;&longs;o fine; come a dire per e&longs;&longs;em pio un corpo mi&longs;to &longs;i ri&longs;olue in quattro elemen ti; & quelli in materia, & forma; ouero anco &longs;e noi dicemmo l'animale ri&longs;oluer&longs;i in anima, & corpo, parti co&longs;titutiue di e&longs;&longs;o animale, & que&longs;to e&longs;&longs;empio è di Galeno nella prima particola de gli aphorismi. Però con­cludendo dico che la ri&longs;olutione propria, &longs;ia mò reale, o artificiale, &longs;arà quella che ri&longs;ol­ uerà il fine nelle &longs;ue parti e&longs;&longs;entiali. La im­propria &longs;arà per il contrario quella, laquale benche ri&longs;olua il fine, ò effetto, non lo ri&longs;ol­uerà però in parti e&longs;&longs;entiali, & è come quan do un corpo gra&longs;&longs;o &longs;i ri&longs;olue in magro per qualche egritudine ouero altra cagione. et que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione è quella che &longs;pe&longs;&longs;o è chiamata di&longs;&longs;olutione, laquale però è una co&longs;a mede&longs;ima con e&longs;&longs;a ri&longs;olutione imperfetta. Ari&longs;totele nelle Meteore usò que&longs;ta ri&longs;olutio­ne, quando di&longs;&longs;e che l'acqua &longs;i ri&longs;olue non in materia, & forma, ma in uapori, di che &longs;i generano poi le pioggie, le rugiade, le tem­pe&longs;te, & neui. Galeno parimente nel libro de i tumori fece la mede&longs;ima ri&longs;olutione, di­cendo che le po&longs;teme &longs;i ri&longs;oluono ouero in&longs;en­&longs;ibilmente, ouero per &longs;uppuratione, & à que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione ci riduce la ra­refattione, & altre &longs;imili operationi. Onde è manife&longs;to quanto &longs;ia differente la ri&longs;olutione perfetta, & propria, dalla imperfetta, & impropria: perche la imperfetta ri&longs;olue la co&longs;a, che ri&longs;olue non nelle parti che la co&longs;ti­tui&longs;cono, ma &longs;olo minui&longs;ce e&longs;&longs;e parti; ouero le di&longs;trugge (come auuiene nelle po&longs;teme.) Ma la ri&longs;olutione propria ri&longs;olue quello che ri&longs;olue nelle parti &longs;ue con&longs;titutiue, quali ri­mangono intiere, &longs;aluo che eßi ancora non &longs;ieno ri&longs;olubili in altre parti, come auuiene nella ri&longs;olutione dell'huomo, che &longs;i ri&longs;olue in anima, & corpo & il corpo in elementi; perche pati&longs;ce tale ri&longs;olutione, ma l'anima che non pati&longs;ce altra ri&longs;olutione, rimane in­tiera, & inuiolata. MOR. La ri&longs;olutione logica chiamano adunque, &longs;e bene ho inte&longs;o, quella che è fatta per l'intelletto, ilquale pro po&longs;to&longs;i un fine a&longs;cende ri&longs;oluendo quello in&longs;ino a gli ultimi principij da quali e&longs;&longs;o depende, & que&longs;ta ha &longs;imilitudine grandißima con la ri&longs;olutione reale perfetta, laquale Galeno nella con&longs;titutione dell'arte ne in&longs;egnò, in&longs;e­gnandone la medicina, & Ari&longs;totele nella po&longs;teriora ri&longs;oluendo la demo&longs;tratione TOM. È anco quella di che noi parliamo, & hauemo diffinita. Oltra di que&longs;to hauete da &longs;apere che alcuni (parlando pure della ri&longs;o­lutione fatta dall'intelletto) uolendo qua&longs;i in­ferire che la ri&longs;olutione logica &longs;ia di due &longs;orti, una che incomincia dal fine a tutta l'arte, & l'altra da tutta l'arte a primi principij, han­no detto, che Galeno nel libro della co&longs;titu­ tione dell'arte usò due &longs;pecie di ri&longs;olutioni, una che &longs;i oppone alla compo&longs;itione & l'altra nò. Nella prima ri&longs;olutione incomincia e&longs;&longs;o Galeno dal fine, & de&longs;cende ri&longs;oluendo le parti di e&longs;&longs;o fine, fin che diuiene alle ultime parti di quello. Nell'altra incomincia da tutta l'arte, & parimente ri&longs;olue e&longs;&longs;a ne i &longs;uoi principij. Onde è manife&longs;to che quiui ha u&longs;ato due &longs;orti di ri&longs;olutioni, l'una dal fine a tutta l'arte; l'altra da tutta l'arte a &longs;uoi principij, prima proßimi, & poi remoti, & remotißimi. MOR. Fin qui a me pare che que&longs;ti dottißimi moderni habbino ragione. TOM. Hora a&longs;coltate con l'animo &longs;enza affet­tione, &longs;e uolete cono&longs;cere la uerità. Altra co&longs;a è Morello mio il cono&longs;cere il fine, & al­tra co&longs;a è il ri&longs;oluerlo, onde quando a giudi­tio loro ri&longs;olue il fine Galeno, non fa altro, a mio giuditio (quale con ogni &longs;ommißione però &longs;ottopongo a quello di chi &longs;a piu di me) che di&longs;criuerlo, & dichiararlo; percioche &longs;e egli &longs;olamente haue&longs;&longs;e detto che il fine del medico è la &longs;anità, non hauereßimo inte&longs;o, ne cono&longs;ciuto que&longs;to fine; per tanto è stato nece&longs;&longs;ario che &longs;ia dichiarato, & &longs;e l'ha di­chiarato co'l mezo del metodo ri&longs;olutiuo, non hauemo per que&longs;to da dire che tratti del fine con ordine ri&longs;olutiuo differente da quello con che tratta il re&longs;to dell'arte: & &longs;e il fine fo&longs;&longs;e &longs;eparato da e&longs;&longs;a arte, non accadrebbe che Galeno in molti luoghi dice&longs;&longs;e, che la ri&longs;olu­tione non incomincia dal fine, ma dalla co­gnitione del fine. Si che potete uedere che quella parte, che alcuni chiamano ri&longs;olutio­ne del fine a tutta l'arte ueramente (quan- tunque for&longs;e con qualche loro ragione l'hab­biano dimandata ri&longs;olutione) non e&longs;&longs;ere altro che una de&longs;crittione del fine, fatta accioche co no&longs;ciamo e&longs;&longs;o fine. Il medico che uuole me­ dicare deue &longs;apere l'arte, & anco il modo di medicare: l'arte s'impara co'l mezo della ri­&longs;olutione de i theoremi: il modo del medicare parte s'impara co'l mezo di e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, & parte ancora co'l mezo della pratica. Et però dicea che la medicina hauea due gambe che la &longs;o&longs;teneuano, & quando l'una manca, la medicina non può stare in piedi commoda­mente. Per tanto è nece&longs;&longs;ario, che prima il medico habbia co'l mezo della ri&longs;olutione, l'arte, laquale &longs;ia poi confirmata anche dalla pratica, & gli ba&longs;ta una &longs;ola ri&longs;olutione, come ultimamente Galeno ne ha in&longs;egnato nel libro della co&longs;titutione dell'arte, & quan do uuole medicare &longs;econdo che ha ritrouato per mezo della ri&longs;olutione, deue incomincia­re da &longs;egni, che erano i principij della ri&longs;olu­tione, liquali dimo&longs;trano co&longs;i la &longs;orte del ma le, come anche la temperatura dell'ammala­to; & da que&longs;ti uenir&longs;ene in&longs;ino all'ultimo. Onde appare che non ui è piu d'una &longs;pecie di ri&longs;olutione, laquale &longs;i oppone alla compo&longs;itio ne; & anco dobbiamo auertire che Galeno nel &longs;udetto luogo non in&longs;egna l'arte come uogliono alcuni, ma in&longs;egna bene il modo di fare l'arte, & e&longs;&longs;ercitarla ancora. MOR. Non ho uoluto interrompere il uo&longs;tro parlare, ac­cioche non interrompe&longs;&longs;e in&longs;ieme la mia intel ligenza, ma hora che è benißimo informata de&longs;idero di &longs;apere, perche hauete detto, & come ueramente è, che la ri&longs;olutione inco­mincia dalla cognitione del fine: &longs;e mai può incominciare da altra parte che dall'ultimo fine. TOM. Qui bi&longs;ogna intendere, però di­temi che co&longs;a uoi intendiate per altra parte che ultimo fine? MOR. Voglio intendere co­me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, il Mu&longs;ieo ha per fine l'operatione sì: ma ha anco un'altro fine che è il dilettare; incominciarà egli dall'ope­ratione, ouero dal dilettare nel fare la ri&longs;o­lutione della &longs;ua arte? TOM. Accioche que&longs;ta que&longs;tione non &longs;ia punto di&longs;taccata dall'ordin no&longs;tro, uoglio che noi prima ueggiamo che co&longs;a è fine, accioche per il mezo della diffini­tione poßiamo uedere &longs;e le &longs;pecie di e&longs;&longs;o fine, come anche &longs;e indifferentemente incomincia da qualunque &longs;pecie di fine, ouero nò. Si &longs;uole adunque diffinire il fine in que&longs;ta manie ra, che &longs;ia quello a che un'altro uiene ordina to, ouero realmente ouero dall'intelletto &longs;olo &longs;olamente & quel fine a che le co&longs;e realmen­te &longs;ono ordinate è reale, & è quello da che incomincia la ri&longs;olutione detta reale, & ri­&longs;olutione delle co&longs;e. Il fine a che &longs;ono poi le co&longs;e ordinate dall'intelletto, è un fine artificia­le, & da que&longs;to incomincia la ri&longs;olutione chiamata da noi ri&longs;olutione dell'arte, & da altri ri&longs;olutione di teoremi. Cia&longs;cuno di que­&longs;ti fini &longs;i può con&longs;iderare in piu modi, cioè nelle co&longs;e naturali il fine &longs;arà opera, ò per dir meglio, corpo naturale; nelle co&longs;e &longs;opra­naturali il fine &longs;arà il mede&longs;imo con l'agente: percioche lo &longs;peciale fine delle intelligenze è la eternità loro, cioè che loro altro non fan­no che perpetuar&longs;i; a talche il fine è in loro i&longs;teßi. Se anco con&longs;ideriamo il fine artificia­le, cioè il fine delle arti, fatte co'l mezo del la con&longs;ultatione noi lo ritrouaremo, parte opera, parte attione &longs;ola, & parte ancora un'altra co&longs;a, che non &longs;ara ne attione, ne opera. Si come, per e&longs;&longs;empio, il fine del­l'arte dell'edificare è l'opera, che è l'edificio, il fine dell'arte medicinale è la &longs;anità, laqua­le non è attione, non è anche opera in un certo modo dell'artefice: percioche egli a&longs;&longs;olu tamente non è quello che faccia la &longs;anità, come è il muratore edificator della ca&longs;a: il fine del mu&longs;ico è il cantare, che è la opera­tione di e&longs;&longs;o mu&longs;ico. MOR. Di gratia ferma­teui, que&longs;ti e&longs;&longs;empi mi confondono di sì fatta &longs;orte, che io non sò punto che co&longs;a mi debba dire. Ari&longs;totele nel primo dell'ctica, oue fa la di&longs;tintione del fine, pare à me che egli dica che ogni &longs;orte di arte habbia tre fini, l'attione, l'opera che rie&longs;ce dall'attione, & que&longs;ti due &longs;i contengono nell arte, & ultima­tamente hanno lo &longs;copo, per ilquale fanno le attioni, & l'opera in&longs;ieme, & que&longs;to è quel lo che uorrei &longs;apere da uoi, cioè da quale di que&longs;ti tre fini incomincia la ri&longs;olutione. TOM. Il non &longs;apere ancora doue io mi uoglia riu&longs;cire, ui fa importuno: a&longs;pettate un poco ui prego, che uerro ado&longs;&longs;o a quello che ha­uete detto uoi, & in&longs;ieme ui &longs;ueglierò il que &longs;ito. Per tanto dico che &longs;ono tre &longs;orti di fine nelle arti, &longs;i come hauete detto uoi, & che il fine &longs;i diffini&longs;ce, come ho di gia detto, & è diffinitione d' Ari&longs;totele nella metafi&longs;ica, & anco nel luogo che hauete citato uoi. oue a&longs;&longs;o lutamente parlando di e&longs;&longs;o fine dice, che il fine è quella co&longs;a, che non è per altri, ma altri per lei. MOR. Se bene io mi raccordo, Galeno nel libro, che egli chiama delle cau&longs;e procatartice, diffini&longs;ce il fine con la i&longs;te&longs;&longs;a diffi­nitione, cioè che &longs;ia una co&longs;a, allaquale ogni altra co&longs;a che precede innanzi a lei, &longs;i gli ri­feri&longs;ce. TOM. Volete pure che anche Galeno introuenga in que&longs;ta diffinitione. MOR. Non &longs;e gli farebbe egli torto? hauendolo noi piglia to per no&longs;tra guida in&longs;ieme con Ari&longs;totele? TOM. Sta bene, & dapoi che non l'hauete detto uoi, dico io che in quello i&longs;teßo luogo egli dice che il fine &longs;i può chiamare intentione &longs;uggetto, & utilità. ilche fa molto a propo­&longs;ito per la diui&longs;ione de i fini, percioche per il &longs;uggetto potemo intendere noi l'opera, per l'intentione le operationi, & per l'utilità quel lo che non è, ne il primo, ne il &longs;econdo, ma un'altro fine. Hor accioche le gia tre diffe­renze propo&longs;te da uoi, & confirmate da me, paiono na&longs;cere dalla diffinitione, ueggiamo come la diffinitione del fine conuenga alle ope rationi. Nella retorica il fine è la operatio­ne, che è l'ottimamente orare; all'ottimo ora re &longs;ono ordinate tutte le parti della oratione, che è la bella inuentione, la bella di&longs;po&longs;itione, con l'appropriata eloquenza, & altrc che non occorre di raccontarle in que&longs;to luogo. Ecco adunque che tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ono ordi­nate alla operatione, che è il bene orare, & il bene orare non &longs;i riferi&longs;ce ad altri. Conuie ne anco la diffinitione all'opera, come allo edi ficio: perche tutte le co&longs;e, che &longs;ono procedute auanti allo edificio, &longs;i riferi&longs;cono ad e&longs;&longs;o edi­ficio, ne e&longs;&longs;o &longs;i riferi&longs;ce ad altri, con&longs;iderato però come fine del muratore, non dico dell ar- tefice, perche per auentura lo riferi&longs;ce a un'al­tro fine, &longs;i come gia dicemmo di &longs;opra. Con uiene anco la diffinitione, & for&longs;e più compi tamente che alli &longs;udetti a quel fine, che non è ne attione, ne opera. La onde &longs;aranno tre &longs;pecie di fine. Che mò ogni &longs;orte di arte, la­&longs;ciate le &longs;cienze, po&longs;&longs;ano hauere que&longs;te tre &longs;orti di fine, poi che lo dice Ari&longs;totele, gli crederemo &longs;enza piu oltra cercare. Da qua­le &longs;pecie incomincia la ri&longs;olutione, hora lo diremo, ma a maggiore, & piu ampla dot­trina dico innanzi che uenga alla conclu&longs;ione, che &longs;empre co&longs;i nelle co&longs;e naturali, come nelle artificiali, & &longs;opranaturali, &longs;i deue con&longs;i­derare qual &longs;orte de i gia detti fini è quello che prima muoue all'attione, perche que&longs;to è quel fine, a mio giuditio, dal quale in comincia la ri&longs;olutione; &longs;ia mò opera, o ope­ratione, ò &longs;copo, que&longs;to importa pochißimo, pur che intendiate che &longs;ia quello che prima muoue, dalla cognitione del quale &longs;empre in­comincierà e&longs;&longs;a ri&longs;olutione; & debbe&longs;i auerti re che que&longs;to tal fine alle uolte ha l'e&longs;&longs;ere &longs;o­lamente nell'animo, innanzi dico, che la co&longs;a &longs;ia fatta; alle uolte anco ha l'e&longs;&longs;ere & nel­l'animo, & fuora dell'animo, cioè nella ma­teria. Quando ha l'e&longs;&longs;ere nell'animo, & &longs;i­milmente fuora, benche quello che è nella mente rappre&longs;enti quello che è di fuori, non dimeno tra loro è qualche differenza; percio che quello che è nella mente è agente del mo­to, ouero operatione, & quello che è di fuo ra, è ueramente fine del moto; &longs;i come per e&longs;&longs;empio lo edificatore ha nell'animo la forma della ca&longs;a, & anco (ouero al meno) può e&longs;&longs;ere e&longs;&longs;a ca&longs;a fuora dell'animo materialmen­te, onde la forma della ca&longs;a che è nell'animo muoue lo edificatore a fare ogni opera per con &longs;eguire la ca&longs;a materialmente &longs;imile a lei. Eccoui dunque che la forma della ca&longs;a nell'in­telletto è come agente, & la materiale è co­me fine di ogni attione. Quando ha &longs;olamen te l'e&longs;&longs;ere nell'animo, all'hora quella forma che è nell'animo muoue in quanto agente, & è ancora in quanto fine del moto; ilche Ari­&longs;totele parlando dell'attione di Dio, & delle intelligenze, diceua conuenir&longs;i alle intelligen ze per &longs;e, & non per accidente, ma &longs;e per &longs;orte &longs;i ritroua&longs;&longs;e hauere l'e&longs;&longs;ere il fine in quel modo che habbiamo detto nelle co&longs;e naturali, ouero artificiali, che era per accidente. On­de in conclu&longs;ione ui dico che la ri&longs;olutione, &longs;e &longs;arà delle co&longs;e, il cui fine è &longs;olo nella men­te, incominciarà da e&longs;&longs;o fine; &longs;e anco &longs;arà del le co&longs;e, & che hanno il fine nella mente, & anco fuori, incomincierà da quello che è nella mente, come quello, che è primo dell'altro per e&longs;&longs;ere principio & efficiente del moto, & l'altro il fine, & come quello ancora, a che &longs;i riferi&longs;cono tutte le attioni, & parti, che &longs;ono &longs;otto di lui, come ben diceua la diffinitio ne conuenir&longs;i al uero fine. MOR. Ò ottima determinatione, di che certo non &longs;i potea da­re la migliore, ne che fo&longs;&longs;e piu ri&longs;oluta, & chiara, non &longs;aprei de&longs;iderare piu co&longs;a ueru­na, che nece&longs;&longs;aria fo&longs;&longs;e a cono&longs;cere perfetta­mente l'ordine ri&longs;olutiuo, eccetto che gli e&longs;&longs;em pi in diuer&longs;e facultà, come hauete prome&longs;&longs;o di dare. TOM. Ò ui &longs;arà bene auanzato qualche &longs;cropolo. MOR. Certo che per hora non ho che dubitare: non uoglio dire che &longs;entendoui non po&longs;&longs;a ancora uenire in qualche dubitatione, ilche però qua&longs;i non credo. TOM. Fate bene a mettere la co&longs;a in for&longs;e, accioche non re&longs;ta­&longs;te po&longs;cia ingannato. MOR. Io ho que&longs;ta &longs;pe­ranza di uoi, che quando bene io haueßi giu­rato nel nome uo&longs;tro di piu non dubitare, che mi a&longs;&longs;oluere&longs;te, & non ui la&longs;ciare&longs;ti aggra­uare la fatica per &longs;atisfarmi. TOM. Di a&longs;&longs;ol­uerui non starebbe a me, ma potrei bene ab­braciare quella fatica, laquale mai ho fug­gito, & meno fuggirò, purche io cono&longs;ca di farui utile & appiacere; & per uenire a quello che mi hauete domandato, eccoui l'e&longs;&longs;empio della ri&longs;olutione. Se uoi uolete &longs;a­ nare la febbre, è forza, che leuiate la cagio ne immediata di e&longs;&longs;a, laquale è la putrefat­tione de gli humori, ecco che di qui na&longs;cono due intentioni, l'una che na&longs;ce dalla febbre, l'altra che na&longs;ce dalla putrefattione de gli hu mori; & quella che na&longs;ce dalla febbre a un tratto ui dimo&longs;tra, che uogliate leuare la febbre che è in atto, & che uietiate &longs;imilmen te cheun'altra di nuouo non &longs;i faccia la putre fattione &longs;imilmente ui dimo&longs;tra & che leuia­te quella putredine che è gia fatta, & che prouediate anco con i&longs;trumenti conueneuoli, che piu non &longs;e ne faccia di nuouo. A douere uietare quello che &longs;i può fare che non &longs;i fac­cia, è di bi&longs;ogno leuare la &longs;ua cagione, che è l'impedimento della re&longs;piratione, e&longs;&longs;a &longs;i leua­rà in due modi, & rimouendo gli humori, che continuamente corrono, & accre&longs;cono le o&longs;truttioni, & euacuando ancora quegli che con la &longs;ua pre&longs;enza fanno le &longs;udette o&longs;truttio­ni, & quelli &longs;i leuaranno con il taglio della uena, & que&longs;ti con gli aperienti. Oltra di que&longs;to, bi&longs;ognarà anche procurare che tali &longs;u­perflui humori piu oltre non &longs;i generino, iqua li po&longs;&longs;ano di nuouo correre, & fare la o&longs;trut tione, al che &longs;i prouederà con la ragione del uiuere, cioè co'l fare che i cibi, il bere, l'aere, l'e&longs;ercitio, il &longs;onno, le uigilie, & la euacuatione, & repletione, per numerarle tutte, &longs;ieno di tal maniera ordinati, che non po&longs;&longs;ano cau&longs;are ecce&longs;&longs;o alcuno, ma piu to&longs;to con l'attemperare accre&longs;cano la uirtù nel cor­po humano; & in que&longs;to modo dal fine dell'ar te, per mezo della ri&longs;olutione &longs;arete diuenuto a i principij della operatione, che &longs;aranno i medicamenti, & la ragione delle &longs;ei co&longs;e non naturali. MOR. Incomincierà dunque la com po&longs;itione da i medicamenti, & co&longs;e non natu rali nell'arte medicinale? TOM. Incomincierà certo. Che, ui è for&longs;e nato di gia qualche &longs;cropolo? MOR. Certo sì, che non me ne ho potuto tanto riparare. TOM. Hor ditelo. MOR. Non sò come (&longs;e i principij del medi­co &longs;ono i medicamenti, & le co&longs;e non natura li) Auicenna habbia &longs;critto la medicina nel l'ordine compo&longs;itiuo, come per lo piu de gli &longs;crittori tengono: perche e&longs;&longs;o incomincia da gli elementi, & non da medicamenti. TOM. Arguta, & dotta ueramente è la uo­&longs;tra dubitatione Morello, & tanto difficile che diuer&longs;e &longs;olutioni &longs;ono state da diuer&longs;i da­te, ma come &longs;atisfacciano al que&longs;ito uoi l'udi re. Alcuni dicono che la medicina è cono &longs;ciuta dal medico, & dal filo&longs;ofo, ma però diuer&longs;amente perche il filo&longs;ofo cono&longs;ce tutte le parti della medicina, naturale, non natu­rale, & oltra natura, in quanto che tali &longs;o­no, ma però non &longs;ono indirizzate, & meno cono&longs;ciute in quanto che giouano alla con&longs;er­uatione, ouero alla ricuperatione della perdu ta &longs;anità. Ma il medico, &longs;upponendo la co­gnitione del filo&longs;ofo, gli cono&longs;ce in quanto che gli po&longs;&longs;ono recare aiuto nel &longs;anare, ouero nel con&longs;eruare la &longs;anità, però dicono eßi che quan do Auicenna tratta nel principio diffu&longs;amen­te de gli elementi, & de gli humori, confon­de la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. Fin qui eglino hanno detto il uero, ma non hanno gia leuata la dubitatione, perche non hanno re&longs;a la cagione perche incominci Aui­cenna da gli elementi, & Galeno nella co&longs;ti­tutione dell'arte (oue in&longs;egna trattare la me­dicina nell'ordine ri&longs;olutiuo) po&longs;e fine ne i me dicamenti, da che incomincia la compo&longs;itio­ne, & come anco &longs;i puo uedere nella ri&longs;olu­tione pur hora fatta da noi. Se pure non uo­le&longs;&longs;ero dire copertamente (co&longs;a che non cre­do) che Auicenna non ha u&longs;ato ordine ueru no, ilche &longs;arebbe molto disdiceuole, & però credo io che egli habbia u&longs;ato l'ordine compo &longs;itiuo, & ri&longs;olutiuo in&longs;ieme, & accioche non ui paia strano il dire che Auicenna habbia u&longs;ato due ordini che &longs;i oppongono l'uno all'al- tro. Douete &longs;apere che in qualunque facultà &longs;i uoglia, o &longs;ia arte o &longs;ia pure &longs;cienza, che &longs;i può con&longs;iderare due maniere d'ordine, de qua li uno s'a&longs;petta a i teoremi, ouero concetti communi di quella facultà; l'altro che s'a&longs;pet ta a le co&longs;e, ouero &longs;uggetto di quella facultà; & è altra co&longs;a con&longs;iderare l'ordine de i teore mi, altra con&longs;iderare l'ordine delle co&longs;e; & però quando Auicenna propone di uoler trat­tare prima gli uniuer&longs;ali, & poi i particola ri precetti dell'arte medicinale, intende de i teoremi, & non delle co&longs;e, & qua&longs;i mi mo­&longs;tra a dito quale ordine ha da o&longs;&longs;eruare nella medicina in quanto a i teoremi. MOR. Che co &longs;a intende egli per particolari Teoremi? inten de egli le &longs;pecie ultime de teoremi? TOM. Co&longs;i apunto, & Galeno in&longs;ieme per elementi del­l'arte inte&longs;e le &longs;pecie de teoremi. Hora dun­que l'i&longs;te&longs;&longs;o Auicenna dice, che il &longs;uo proce&longs;&longs;o nella medicina &longs;arà da gli uniuer&longs;ali, a &longs;em­plici, & particolari teoremi: ui dimando quale &longs;ia quell'ordine, che &longs;erue il &longs;udetto proce&longs;&longs;o, non è la ri&longs;olutione? adunque Aui cenna in quanto a i teoremi &longs;erua l'ordine ri­&longs;olutiuo. MOR. Piano un poco di gratia, non hauete uoi detto hor hora che la ri&longs;olutione incomincia dal fine, & che il fine è quello, alquale tutte le co&longs;e innanzi a lui s'indirizza- no, & e&longs;&longs;o non &longs;arà indirizzato a co&longs;a ueru na, & che anco è quello, che prima muoue, come potrà e&longs;&longs;ere ordine ri&longs;olutiuo quello che incomincia da gli uniuer&longs;ali teoremi, & uà a i particolari, e&longs;&longs;endo che nell'arte medicina le non &longs;i puo ritrouare teorema, alquale con uengano le proprietà del fine. TOM. Come, che non ui &longs;i ritroua teorema, ilquale è come fine di tutta l'arte? Non pigliò Galeno la diffinitione dell'arte nel libro della co&longs;titutione dell'arte? & la ri&longs;ol&longs;e in&longs;ino alle ultime &longs;pecie di teoremi? que&longs;to non mi potete gia negare. Però anco Auicenna piglia que&longs;to teorema uniuer&longs;ale dell'arte, cioè la diffinitione dell'ar te, & la ri&longs;olue in&longs;ino nelle ultime &longs;pecie di teoremi, & però &longs;e noi riguardiamo (come ho gia detto) li teoremi, &longs;erua l'ordine ri&longs;o­lutiuo, come ha fatto Galeno nel libro della co&longs;titutione dell'arte, ma &longs;e riguardiamo le co&longs;e, noi diremo con gli altri che ei &longs;erua l'or dine compo&longs;itiuo, & però incomincia dalle co&longs;e piu &longs;emplici nell'arte, che &longs;ono gli elemen ti, & douete &longs;apere che l'ordine nelle co&longs;e non è nece&longs;&longs;ario, &longs;e una non depende dall'altra, co me fanno nell'arte medicinale, perche (come ben diceua Galeno) le co&longs;e compo&longs;te dependo no dalle &longs;emplici, oue diceua che è co&longs;a da poco prudente nel dichiarare &longs;cienza, o arte andare dalle co&longs;e compo&longs;te alle &longs;emplici, e&longs;&longs;en do che le compo&longs;te dependono da e&longs;&longs;e &longs;empli­ci. Ilche cono&longs;cendo bene Auicenna, de&longs;ide ro&longs;o di far&longs;i intendere, incominciò dalle co&longs;e &longs;emplici, alle compo&longs;te andando; & che ui parerebbe &longs;e ui diceßi che Galeno ha o&longs;&longs;erua­to l'i&longs;te&longs;&longs;o ordine ne i libri del metodo curati­uo? noi ueggiamo chiarißimamente che egli o&longs;&longs;erua quelle regole lequali e&longs;&longs;o ne ha in&longs;e­gnate nel libro della co&longs;titutione dell'arte, cioè incomincia da i Teoremi piu compo&longs;ti, & uniuer&longs;ali, & &longs;e ne uà uer&longs;o li &longs;emplicißimi, & particolari. Ma &longs;e con&longs;ideriamo poi le co&longs;e, egli &longs;egue il compo&longs;itiuo, & &longs;on ben &longs;icuro, che uoi ui marauigliarete &longs;e con Ale&longs;­&longs;andro ui dirò che Ari&longs;totele ha ancor egli nella filo&longs;ofia naturale u&longs;ato l'ordine ri&longs;oluti­uo, & che ha detto di propria bocca uolerlo u&longs;are quando nel quarto te&longs;to (&longs;e ben mi rac­cordo) egli dice che &longs;i deue &longs;eruare que&longs;to ordine, cioè dall'uniuer&longs;ale, andare a i par­ticolari. Ilche interpretando Ale&longs;&longs;andro di­ce, che non debbiamo intendere per uniuer&longs;a le l'uniuer&longs;ale in predicare, ma dobbiamo in tendere i concetti uniuer&longs;ali, come &longs;e dice&longs;&longs;e Ari&longs;totele, che uuole procedere da i piu com­muni concetti a quelli che &longs;ono particolari, & co&longs;i il proce&longs;&longs;o di e&longs;&longs;o ne i concetti, &longs;arà da gli uniuer&longs;ali a i particolari; & &longs;e uogliamo anco auuertire a quello che dice Auerroe nel prologo, noi non uederemo altro ordine in Ari&longs;totele (parlando però quanto a i con cetti) che quello che uà dall'uniuer&longs;ale al par ticolare. Onde per que&longs;to ancora dobbiamo con cludere che Ari&longs;totele in quanto a i concetti ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, in quanto poi alle co&longs;e ha u&longs;ato il compo&longs;itiuo. MOR. Certamen te &longs;e non haue&longs;te mo&longs;trato con la ragione in mano quello che hauete detto, non &longs;olo mi &longs;arei marauigliato, ma stupito; anzi hora per dirui il uero stupi&longs;co, come mai la &longs;otti­gliezza del uo&longs;tro ingegno habbia potuto ri­trouare, & penetrare a &longs;i alti, & &longs;ecreti concetti, a quali appena tirato dalla ragione po&longs;&longs;o io accenderui. TOM Secreti &longs;ono quegli che da un &longs;olo, & non piu &longs;ono &longs;aputi, ma io non &longs;on &longs;olo che habbia cono&longs;ciuta que&longs;ta uerità. Onde ritornando a propo&longs;ito diremo che Auicenna quanto s'a&longs;petta alli Teoremi dell arte ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale è poco differente dalla uia diui&longs;iua &longs;econdo Galeno. Ha u&longs;ato poi l'ordine compo&longs;itiuo in quanto alle co&longs;e, cioè pigliando e&longs;&longs;e non in quanto &longs;ono nel concetto commune, ma in quanto &longs;ono parte, & &longs;emplici principij del corpo humano. Que&longs;ta adunque al mio giu- ditio è la cagione perche Auicenna habbia incommciato da gli elementi, & non da i me dicamenti. MOR. Ha poi egli o&longs;&longs;eruato intie­ramente gli ordini che hauete detto &longs;eruare. TOM. Non gia e&longs;qui&longs;itamente, perche &longs;e ben riguardiamo nel proce&longs;&longs;o del &longs;udetto Auicen na, noi uederemo che nell'uno, & nell'altro ordine non &longs;erua in tutto in tutto quello che douerebbe, & uorrebbono eßi ordini, & ue deremo oltra di cio che tratta le co&longs;e in modo tale, che confonde la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. MOR. Hor &longs;ia come &longs;i uo­glia, ri&longs;oluetemi di gratia tutta l'arte medi­cinale, perche &longs;pero che que&longs;ta ri&longs;olutione mi liberarà da molti intrichi. TOM. Mi dimanda te, anzi mi uolete a&longs;trignere a pigliare un carico piu graue di quello che ui pen&longs;ate, perche d'una ri&longs;olutione della medicina che mi domandate &longs;arò a&longs;tretto per &longs;odisfarui a faruene due. MOR. Mi rincre&longs;ce certo a im­porui tanto pe&longs;o &longs;opra le &longs;palle, ma non po&longs;&longs;o fare di meno, non uolendo re&longs;tare &longs;enza qual­che o&longs;curaggine nella mente. TOM. Horsù fac cia&longs;i a uo&longs;tro modo, & il tutto dica&longs;i breue­ mente, ponendo che la &longs;anità è fine della me­dicina, laquale ouero che è pre&longs;ente, ouero ab&longs;ente: &longs;upponiamo che &longs;ia pre&longs;ente, per con&longs;eruarla fu di mi&longs;tiero di con&longs;eruare l'equalità nel corpo humano; & in che mo­do con&longs;eruaremo noi l'equalità? &longs;e cono&longs;cen­do le cau&longs;e effettrici di e&longs;&longs;a &longs;anità, & le cau­&longs;e parimente del &longs;uggetto di e&longs;&longs;a, ci sforzare­mo di operare talmente, che e&longs;&longs;e &longs;ieno tali, che po&longs;&longs;ano con&longs;eruare la &longs;udetta &longs;anità; & prima incominciaremo dalle cau&longs;e efficienti come da piu uniuer&longs;ali, & ultime, lequali per una certa analogia che hanno col corpo &longs;ano, & ammalato, &longs;ono chiamate cau&longs;e &longs;a­lubri, & in&longs;alubri, de quali alcune &longs;ono nece&longs;&longs;arie come l'aere, il cibo, il bere; al­cune altre &longs;ono meno nece&longs;&longs;arie, uoglio dire che non &longs;ono di tanta neceßità all'huomo, quanta le prime. & &longs;ono l'e&longs;&longs;ercitio, il &longs;on­no, le uigilie, la repletione, & euacuatio­ne, & &longs;econdo alcuni ancora il coito. MOR. Le &longs;ei co&longs;e adunque non naturali &longs;ono lc cau&longs;e effettrici della &longs;anità, ma ditemi qua le di que&longs;te &longs;i dourà trattare in prima? TOM. Per non hauere tra di loro ri&longs;petto di primo, & ultimo, ouero di tutto, & par­te, quali &longs;ono cagioni dell'ordine, po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere trattate da cia&longs;cuno &longs;econdo che gli pia ce. Tuttauia uolendoli dare quello piu con­ueniente che po&longs;&longs;ono hauere, deue&longs;i prima trattare delle uniuer&longs;ali, e come in que&longs;to ha fatto bene Auicenna cominciando dall'aere; nel re&longs;to &longs;i deue &longs;eruare l'ordine accidentale &longs;e &longs;i può, quando nò raccorra&longs;i al metodo; che &longs;arà da trattare in prima delle piu cono­&longs;ciute. Trattato poi che &longs;i ha delle cau&longs;e con &longs;eruatrici della &longs;anità, &longs;i deue di poi uenire alle cau&longs;e del &longs;uggetto, lequali ouero che &longs;o­no materiali, ouero formali: le formali &longs;ono le uirtù, & operationi; le materiali &longs;ono gli elementi, & gli humori, & tra que&longs;ti &longs;i &longs;eruarà il metodo cominciando dalle piu note che &longs;ono le formali, & però &longs;i di&longs;tingueran­no le uirtù, & operationi nelle &longs;ue proprie &longs;pecie, & da que&longs;te &longs;i uerrà alli materiali, & prima &longs;i trattarà de i membri compo&longs;ti, & poi de &longs;emplici, à quali &longs;eguiranno le tempe­rature, gli humori, & finalmente gli ele­menti; & qui farà fine la prima ri&longs;olutione, laquale compita, non occorre che altro fac­cia il medico, &longs;e non pigliar&longs;ene le cau&longs;e con­&longs;eruatrici, & adoperarle in con&longs;eruare, & tutte le altre che concorrono alla co&longs;titutione del corpo &longs;ano. MOR. Que&longs;ta è la ri&longs;olutio ne che fece Ari&longs;totele nel &longs;ettimo della Meta­fi&longs;ica, &longs;e ben mi raccordo, laquale uoi piu facilmente hauete e&longs;plicata, & però ui a&longs;pet­to &longs;enza indugio à fare la ri&longs;olutione della &longs;anità che deue e&longs;&longs;ere ricuperata. TOM. Se la &longs;anità è ab&longs;ente, bi&longs;ogna per ricuperarla, ricuperare la equalità del corpo di già perdu­ta, & que&longs;to &longs;i farà co'l mezo delle cau&longs;e efficienti della qualità, quali &longs;ono tre, la dieta, la farmacia, & chirurgia, cia&longs;cuno di que&longs;ti tre generi di cau&longs;e deue e&longs;&longs;ere diui&longs;o nelle &longs;ue &longs;pecie, & da que&longs;ti poi bi&longs;ogna ue­nire à i &longs;uggetti, & con&longs;iderare la inequa­lità di eßi, lequali ò che &longs;ono nelli membri, ò ne gli humori, ouero nelle temperature, & finalmente &longs;i deue uenire ri&longs;oluendo que&longs;te parti come fatto habbiamo nell'altra ri&longs;olutio­ne in&longs;ino à gli elementi; & qui fini&longs;ce la ri&longs;o­lutione della &longs;anità perduta, laquale è oppo­&longs;ita all'ordine compo&longs;itiuo, che ha &longs;eruato Aui cenna; percioche doue fini&longs;ce e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, incomincia la compo&longs;itione; & perche fini&longs;ce da gli elementi, & però da eßi comincia Auicenna, & ueramcnte &longs;i potrebbe tolera­re Auicenna in quanto à gli ordini, al parer mio, &longs;e non confonde&longs;&longs;e, come ho già detto, la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. MOR. Qui mi na&longs;cono molte difficultà, di­co, intorno à que&longs;te ri&longs;olutioni, percioche mi pare che uoi per fauorire e&longs;&longs;o Auicenna, habbiate contradetto ad Ari&longs;totele, & à Ga­leno: ma per non entrare in co&longs;i profondo pe­lago uoglio quietarmi. TOM. Ditemi di gra­tia quali &longs;ieno; perche altramente io re&longs;tarei tutto hoggi &longs;o&longs;pe&longs;o. MOR. Purche poi non ue ne pentiate, ogni co&longs;a andarà bene. Ari&longs;to­ tele nel &longs;ettimo della metafi&longs;ica dice, che noi dobbiamo ri&longs;oluere il fine in&longs;ino nel principio, dalquale noi poßiamo incominciare ad opera­re, parlando de le facultà che &longs;ono con con­&longs;ultatione, cioè delle arti, & dà l'e&longs;&longs;empio dell'ecce&longs;&longs;o della calidità, ilquale uolendolo emendare, fà di me&longs;tiero che noi lo cono&longs;ciamo, & non lo potiamo cono&longs;cere &longs;e non contaua­mo prima il &longs;uo &longs;uggetto, & le &longs;ue operatio­ni; ecco adunque che nella ri&longs;olutione &longs;i ante­pongono le cau&longs;e naturali, co&longs;i formali, co­me materiali, lequali concorrono à fare cono &longs;cere e&longs;&longs;o ecce&longs;&longs;o della calidità, & cono&longs;ciuto che habbiamo l'ecce&longs;&longs;o, debbiamo poi ri&longs;ol­uere le cau&longs;e effettrici, della &longs;anità, lequali correggono l'ecce&longs;&longs;o nella calidità, & ne la ritornano al proprio stato, & grado; & in que&longs;to modo la ri&longs;olutione finirà doue incomin cierà la compo&longs;itione. TOM. A que&longs;to io non ho altra ri&longs;po&longs;ta di quella, che ui ho con mia gran fatica data di &longs;opra, &longs;e alla giornata mi occorrcrà &longs;olutione, che io giudichi douer ui acquietare l'intelletto, non mancarò di faruene parte. Per tanto contentateui di quel la che detta habbiamo, & perche &longs;alua Auicenna, & &longs;alua anco Ari&longs;totele con Galeno in&longs;ieme. MOR. Io mi contento pur troppo della &longs;olutione che hauete data, ma mi è paruto i&longs;trano che uoi habbiaté nella ri­&longs;olutione uoluto piu to&longs;to e&longs;&longs;ere con Auicenna, che con gli altri, & che habbiate uoluto che egli &longs;ia stato ordinatißimo, dico nel di&longs;porre cia&longs;cuna parte. TOM. Anzi ho detto che non ha nel congiugnere le parti in&longs;ieme &longs;er­uato esqui&longs;ito ordine, ma ho fatta la ri&longs;olu­tione, laquale &longs;i oppone alla &longs;ua compo&longs;itio­ne per mo&longs;trarui in che modo egli &longs;i po&longs;&longs;a &longs;al­uare. MOR. Hor &longs;ono contento di quello che uolete uoi, ueniamo pure alla ri&longs;olutione del le altre arti, & &longs;corriamo al fine. Il fine della ca&longs;a è come gia è stato detto, cioè che ne guardi da pioggie, & da tempe&longs;tuo&longs;i tem­pi, & da ogni &longs;orte di offen&longs;ione, che ne po&longs;&longs;a e&longs;&longs;er fatta, ò da nemici, ouero da animali irrationali, ò altre cagioni e&longs;teriori. Ecco che per cono&longs;cere il fine della ca&longs;a, bi&longs;ogna cono&longs;cere le &longs;orti delle offe&longs;e, & que&longs;ta cogni tione non è ri&longs;olutione, ma cognitione di eßo fine, come diceuate uoi della medicina; & qui &longs;i deue notare che colui che ri&longs;olue, comincia dal fine e&longs;terno non à ri&longs;olutione, ma à cono­&longs;cere, percioche è il primo ( come hauete detto) che muoue l'intelletto alla ri&longs;olutione: perche &longs;i come la unità non è numero, benche &longs;ia principio del numero, co&longs;i parimente il fine e&longs;terno è principio della ri&longs;olutione, ma e&longs;&longs;o però non è nella ri&longs;olutione; & percio bene hanno detto coloro, che negarono la ri­&longs;olutione incominciare dal fine e&longs;terno, cioè che il fine e&longs;terno &longs;i ri&longs;olue&longs;&longs;e, perche la ri­&longs;olutione incomincia &longs;olamente à ri&longs;oluere il fine interno, quantunque dalla cognitione del l'ultimo fine ce ne ueniamo à ritrouare gli im mediati principij, mediati, remoti, & re­motißimi delle arti; ne starò à ri&longs;oluere la ca­&longs;a perche di &longs;opra la ri&longs;olue&longs;te uoi à pieno; hora mò ui a&longs;petto con l'e&longs;&longs;empio della filo&longs;o­ fia. TOM. Eccolo &longs;enza indugio. Il fine del filo&longs;ofo naturale è il cono&longs;cere il corpo natura­le; la cui cognitione con&longs;i&longs;te nelle &longs;petie, on­de ba&longs;ta al filo&longs;ofo naturale à cono&longs;cere tutte le &longs;petie de i corpi mi&longs;ti, co&longs;i per&longs;etti, come imperfetti; & de perfetti co&longs;i animati, come inanimati; & de animati co&longs;i &longs;en&longs;ibili, come in&longs;en&longs;ibili; de &longs;en&longs;ibili co&longs;i rationali, come irrationali, quali tutti non &longs;i po&longs;&longs;ono cono­&longs;cere &longs;enza la cognitione de i loro principij, cioè materia, fine, forma, & efficiente, per tanto fa di me&longs;tieri di cono&longs;cere le cau&longs;e che le producono, gli elementi, & i principij di eßi elementi: à talche dalla cognitione del fine ri&longs;oluendo diuiene à ritrouare tutte le parti, ò principij del corpo naturale ordina­tamente in&longs;ino à gli ultimi, & remotißimi principij. MOR. Con que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordine (come ben dice Simplicio) Ari&longs;totele trattò la Dialettica, ilquale po&longs;tosì à uoler dire del­la dimo&longs;tratione, la ri&longs;ol&longs;e à parte, à parte in&longs;ino alli &longs;uoi primi principij. TOM. Anzi di piu ui uoglio dire che il Grammatico &longs;i &longs;er­ue mede&longs;imamente della ri&longs;olutione, non che à dire de gli arte&longs;ici di qualche importanza: percioche egli ri&longs;olue l'oratione &longs;uo proprio fine in periodi, li periodi in elau&longs;ule, & quelle indittioni, & le dittioni in &longs;illabe, & le &longs;illabe in lettere, che &longs;ono proprij elcmenti di quell'arte. MOR. Non ri&longs;olue egli poi le lettere nelle &longs;ue parti, cioè in A, b, c, & c. TOM. Que&longs;ta non è ri&longs;olutione, ma è meto­do diui&longs;iuo, perche la diui&longs;ione, come ui dißi, &longs;e ben mi raccordo, è differente dalla ri&longs;olutio ne, perche ella diuide il genere nelle &longs;pecie, & la ri&longs;olutione ri&longs;olue il &longs;ine in principij, che è attione molto differente dalla diui&longs;ione. MOR. Benche l'habbiate detto, non l'haue­ua non dimeno bene inte&longs;o &longs;ino à que&longs;t hora, però &longs;eguite. TOM. Fa il logico come haue­te detto, la ri&longs;olutione, & piglia il &longs;uo &longs;ine, cioè il &longs;illogismo, & lo ri&longs;olue poiche l'ha diui&longs;o nelle &longs;ue parti, ne' &longs;uoi principij, la cui diui&longs;ione è che e&longs;&longs;o &longs;illogismo, ò che è pen fetto ouero imperfetto; & l'imperfetto ò che è indutione, ò e&longs;&longs;empio, ouero entimema: il perfetto parimente &longs;i diuide in &longs;illogismo con­tingente, elcnchico, per dir co&longs;i, & nece&longs;­&longs;ario. Hora, poi che egli ha adoperato il me­todo diui&longs;iuo, prende cia&longs;cuna di que&longs;te par­ti, & la ri&longs;olue ne i mediati &longs;uoi principij; come per e&longs;&longs;empio la demo&longs;tratione in princi­pij materiali, & formali, & di nuouo ado­pera la diui&longs;ione diuidendo eßi principij nelle &longs;ue &longs;pecie, pigliando di nuouo que&longs;ti principij gli ri&longs;olue in altri principij, cioè in prepo&longs;i­tioni, uerbi gratia, in maggiore propo&longs;itione, in minore, & conclu&longs;ione, poiche ha diui&longs;a la propo&longs;itione nelle &longs;ue parti, ò &longs;pecie che ne uogliam dire, &longs;ubito ri&longs;olue cia&longs;cuna di loro ne i &longs;uoi principij, che &longs;ono i termini della propo&longs;itione, & qui non pa&longs;&longs;a il logico. MOR. Non hauete di &longs;opra mai parlato tan­to chiaramente, come la ri&longs;olutione &longs;ia diffe­rente dalla diui&longs;ione, o ucramente che io non haueua inte&longs;o; ma mi &longs;ouuiene una dubitatio­ne, perche mi pare che la diui&longs;ione &longs;ia da e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali, percioche ella ua &longs;empre al pari della ri&longs;olutione. TOM. Non è da di&longs;prezzare que&longs;ta dubitatio ne, ma auuertite che per due cagioni la diui&longs;ione non ha da e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali; prima e&longs;&longs;a &longs;erue alla ri&longs;olutione, & non può di&longs;porre un'arte, anzi alle uolte la ri&longs;olutione potrà fare &longs;enza la diui&longs;ione, maßime quando il fine &longs;uo è &longs;emplice, & non ha &longs;pecie. Oltra di que&longs;to la diui&longs;ione non è ordine, perche non ordina le co&longs;e à termine alcuno, come fa la ri&longs;olutione i principij à i principiati. MOR. Di tutto hora &longs;ono capa­ cißimo, andate pure auanti. TOM. Il mate­matico ancora adopera la ri&longs;olutione, come bene &longs;i può uedere nell'arismetica di Boetio, ilquale ri&longs;olue un numero in un'altro, & l'altro in un'altro, fino à tanto che diuiene alla unità. Euclide adopera parimente la ri&longs;olutio ne, doue parla della quantità co&longs;i di&longs;creta, come concreta. Se ne &longs;erue parimente Proclo, & il Campano interpreti di e&longs;&longs;o, i quali ri&longs;ol­uono le ultime paßioni ne i &longs;uoi principij fino à tanto che diuengono alle diffinitioni, petitio­ni, & commumtà; principij indemo&longs;trabili di quella facultà. MOR. Come che il Mate­matico adopera la ri&longs;olutione e&longs;&longs;endo che i principij matematici &longs;ono ugualmente noti, & in quanto alla natura, & in quanto à noi, & percio ua il matematico &longs;empre da i princi­pij à i principiati, & uoi uolete che adoperi la ri&longs;olutione, il cui proce&longs;&longs;o è da i principiati à i principij. TOM. Non starò à dilatarmi molto in que&longs;ta materia, come fanno alcuni, perche il tempo è breue. Dico dunque che il matematico &longs;i &longs;erue, & &longs;i può ragioneuol­mente &longs;eruire dell'ordine ri&longs;olutiuo, ma non gia del metodo, cioè &longs;i &longs;erue della ri&longs;olutione per ritrouare l'ordine che è tra la cau&longs;a, & il cau&longs;ato, & per cono&longs;cere parimente &longs;e quelli principij &longs;ono immediati, & cagionc di tale effetto, & non per fare che &longs;ieno cono&longs;ciuti eßi principij per mezo de gli effetti, ò prin­cipiati, ouero le cau&longs;e per mezo de cau&longs;ati; &seccone un particolare e&longs;&longs;empio. Il matema tico di&longs;corre dalla paßione po&longs;teriore, che è che il triangolo habbia tre angoli eguali à due retti, la qual paßione ( accioche non ne intrichiamo, & accio anche u&longs;iamo li termi­ni matematici ) la chiamarò B. & quella paßione che è prima di lei, la chiamarò A. laquale è l'angolo e&longs;trin&longs;eco e&longs;&longs;ere equiualen­te à due oppo&longs;iti intrin&longs;eci. Col mezo della ri&longs;olutione, ouero di&longs;cor&longs;o che farò dal B. al A. non trouarò, & chiarirò a&longs;&longs;olutamen­te que&longs;ta A. ma notarò &longs;olamente que&longs;ta con­ditione, che e&longs;&longs;a A. è cau&longs;a adequata di e&longs;&longs;a B. perche tra l'una, & l'altra non cade mezo, & da qui uerrò in cognitione dellor­dine che dcue e&longs;&longs;ere tra loro, cioè che l'A. e&longs;&longs;endo cau&longs;a della B. debbia precedere ad e&longs;&longs;a B. & quello che noi habbiamo detto in que&longs;to e&longs;&longs;empio applicatelo uoi à tutte le ma­tematice. MOR. Mi piace que&longs;ta &longs;olutione, dalla quale comprendo che ogni &longs;orte di facul­tà può e&longs;&longs;ere trattata con l'ordine ri&longs;olutiuo. TOM. Po&longs;&longs;ono indubitatamente; anzi ui ho detto & replico di piu, che ne&longs;&longs;uno artefice &longs;enza que&longs;to ordine ri&longs;olutiuo può mai troua­re co&longs;a ueruna perfettamente. MOR. È certa mente utilißimo, & for&longs;e piu d'ogni altro nece&longs;&longs;ario per quello che fin qui po&longs;&longs;o uedere, benche non ui habbia ancora udito dire tanto de gli altri ordini, quanto hauete di que&longs;to. TOM. Quando bene &longs;enti&longs;te tutto ciò che in­torno à gli altri &longs;i puo dire, non mutare&longs;te mai parere, perche egli è ueramente co&longs;i, come uoi hauete detto. Però non a&longs;pettate che per farui parere piu degno l'ordine compo&longs;iti­uo, habbia da &longs;pendere molte parole, perche uoi &longs;apete gia che la compo&longs;itione &longs;i oppone alla ri&longs;olutione, & percio &longs;e ui &longs;ono due &longs;orti ( come hauete inte&longs;o) di ri&longs;olutione, è co&longs;a ragioneuole che parimente &longs;ieno anco due &longs;pe­ cie di compo&longs;itione; l'una cioè reale, & l'al­tra fatta dall'intelletto, laquale alcuni chia­mano logica compo&longs;itione, & &longs;i diuide in compo&longs;itione di co&longs;e primi, & in compo&longs;itione di teoremi, ma &longs;ia pigliata come &longs;i uoglia, ella è quella che l'intelletto per &longs;e ste&longs;&longs;o &longs;enza hauerne dalla natura e&longs;&longs;empio ha ritrouato; &longs;ia mò ri&longs;olutione di teoremi, ò di co&longs;e gia fatte, come concetti, ò altro che di que&longs;to non curo; ba&longs;ta che la compo&longs;itione, & la ri­&longs;olutione uer&longs;ano nelle i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e, & non &longs;ono differenti in altro, &longs;e non che il fine di una è principio dell'altra, co&longs;i in una &longs;orte di compo&longs;itione, ò ri&longs;olutione, come nell altra. Dobbiamo auuertire in que&longs;to luogo for&longs;e quel lo che non habbiamo nella ri&longs;olutione reale annotato, che tre &longs;ono le &longs;orti della compo&longs;i­ tione reale, una che &longs;i fa di parti, che quan­do &longs;ono compo&longs;te, &longs;ono in luoghi di&longs;tinti, co­me è nell'animale, la carne, & l'o&longs;&longs;a, & le altre parti, le quali compongono l'huomo, & &longs;ono in appartati luoghi; & come anco &longs;ono le parti della ca&longs;a che è &longs;aßi, calcina, le­gni, & &longs;imili, lequali &longs;i come &longs;ono diuer&longs;i tra loro, co&longs;i anco occupano diuer&longs;i luoghi nella ca&longs;a, che tutti in&longs;ieme compongono. Vi è poi un'altra &longs;orte di compo&longs;itione, nella quale le parti del compo&longs;to &longs;ono tra loro con­fu&longs;e, ne alcuna di loro ha luogo appartato, come &longs;arebbe per c&longs;&longs;empio la ceruo&longs;a, ò altro &longs;imile è compo&longs;to da que&longs;te due parti, cioè acqua, & mele, però nè l'una nè l'altra ha proprio luogo; ma tra loro talmente &longs;ono mi­ste, che piu non po&longs;&longs;ono realmente e&longs;&longs;ere &longs;e­parate. La terza &longs;orte di compo&longs;itione reale è come quando noi diciamo che la statua è di metallo, & di figura quadrata, come che la statua ri&longs;ulti da que&longs;te due parti, lequali, non &longs;ono tra loro mi&longs;te, ma non &longs;ono però ne an­che in diuer&longs;i luoghi; & que&longs;te &longs;ono dunque le &longs;petie della compo&longs;itione reale, lequali ui &longs;eruiranno anco alla ri&longs;olutione. La compo­&longs;itione, laquale chiamiamo fatta dall'intellet to, potrebbe ancora e&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere diui&longs;a, hauen do ri&longs;petto alle diuer&longs;e maniere de concetti; ma non e&longs;&longs;endo que&longs;to tanto nece&longs;&longs;ario alla &longs;ca la che intendiamo di fare, me la pa&longs;&longs;arò. MOR. V&longs;ate pure la uo&longs;tra &longs;olita breuità, perche à mio giuditio è stato detto tanto, che ba&longs;tarebbe alla cognitione di tutti: pure à maggiore chiarezza, poi che non accade di replicare la diffinitione dell'ordine compo&longs;iti­uo, &longs;e mi uolete dare e&longs;&longs;empio anco di que&longs;to, & del definitiuo ancora, &longs;iate breue, accio­che tutta l'opera uo&longs;tra hoggi non &longs;ia &longs;pe&longs;a per conto mio &longs;olamente, che di tanto non mi ueggio degno, ma &longs;ia per altri ancora, come porta il douere. TOM. ò mi piacerebbe che mi loda&longs;&longs;e, &longs;e da douero dice&longs;te, ma mi contento di &longs;atisfarui pre&longs;to, accio uoi habbiate anche tempo di attendere à uo&longs;tri altri nego­cij. Hora l'ordine compo&longs;itiuo è in&longs;trumen­to, come di già è stato detto, di&longs;po&longs;itiuo, il­quale adoperiamo à ridurre tutte le co&longs;e al &longs;uo principio, & è oppo&longs;to dirittamente al ri­&longs;olutiuo: imperoche oue fini&longs;&longs;e il ri&longs;olutiuo, iui comincia il compo&longs;itiuo, & camminano amendue per li mede&longs;imi paßi. Nel compo­&longs;itiuo pare, che tutte le co&longs;e dependino da i principij, & nece&longs;&longs;ariamente da quegli na­&longs;cano, & di qui ueggiamo chiaramente che e&longs;&longs;o compo&longs;itiuo, in altro non è punto differen­ te dal ri&longs;olutiuo che &longs;i &longs;ia il uiaggio da Ro­ma à Vinegia, da quello che è da Vinegia à Roma; & &longs;i come que&longs;ti due camini &longs;ono per una mede&longs;ima strada, ma uno &longs;i parte da un luogo, & ua à quello, dal quale &longs;i parte l'al tro; co&longs;i doue incomincia la ri&longs;olutione, fini &longs;ce la compo&longs;itione, & doue, per il contra­rio comincia la compo&longs;itione, iui fini&longs;ce la ri­&longs;olutione. Ma accioche &longs;i po&longs;&longs;a uedere aper­tamente da' quali principij incomincia la com po&longs;itione, ueggiamo di quante &longs;orti di princi­pij &longs;i ritrouano, ouero, per dir meglio, co­me Ari&longs;totele habbia diui&longs;o i principij, ilqua le diceua nel primo libro della po&longs;teriora che molte &longs;ono le &longs;orti de principij, cioè ò &longs;ono principij conipleßi, ouero incompleßi, & il comple&longs;&longs;o è come diffinitione, po&longs;itione, &longs;up po&longs;itione, & dignità, lequali &longs;ono chiamati da gli artefici, theoremi delle arti, & que&longs;ti tali principij di nuouo &longs;i di&longs;tinguono: percio­che ouero &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere della co&longs;a di che &longs;ono principij, ouero che &longs;ono principij della cognitione di e&longs;&longs;a co&longs;a, ouero anco tanto &longs;ono principij della cognitione, come dell'e&longs;&longs;e­ re. Ma perche in due modi &longs;i può hauere co­gnitioni d'una co&longs;a, ouero per uia de &longs;en&longs;i (& que&longs;ta cognitione &longs;i chiama co&longs;i cognitione, in quanto à noi, percioche, come ben diceua e&longs;­&longs;o Ari&longs;totele, ogni no&longs;tra cognitione ha prin­cipio da i &longs;en&longs;i) ouero può anco e&longs;&longs;ere cono&longs;ciu ta per uia delle &longs;ue cau&longs;e, & que&longs;ta tale co­gnitione è propria della natura, & per tale ra gione &longs;i diuidono adunque i principij della co gnitione in principij della cognitione in quan­to à noi, & in principij della cognitione in quanto à e&longs;&longs;a natura. Ma perche &longs;i ritroua­no principij, i quali &longs;ono principij della cogni tione in quanto à noi, & in quanto alla natu­ra, come &longs;ono i principij matematici; quindi na&longs;ce che &longs;i pone la terza &longs;pecie. Hora fat­ta che noi habbiamo la diui&longs;ione de i principij, meglio &longs;arà di tra&longs;correre alla prima no&longs;tra intentione, cioè à uedere da quale &longs;orte di principij incominci la compo&longs;itione, ouero &longs;e ella incomincia da qualunque &longs;orte indifferen temente, ouero da appartati principij. Ma per cono&longs;cere que&longs;ta tal co&longs;a, fa bi&longs;ogno di rac cordar&longs;i della prima diui&longs;ione della compo&longs;itio ne, cioè che la compo&longs;itione è oueramente rea le, ò pure compo&longs;itione de i teoremi; & &longs;e pi gliamo la reale, dico che incomincia da prin­cipij incompleßi, & che &longs;ono principij della cognitione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come beni&longs;­&longs;imo nella filo&longs;ofia naturale appare, perche ella incomincia dalla materia & forma, liqua li &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere del corpo naturale, & &longs;ono etiandio principij della cognitione in quanto alla natura; perche chi cono&longs;ce la pro pria forma, & la propria materia del corpo naturale, cono&longs;ce le &longs;ue cau&longs;e proprie, & chi cono&longs;ce le cau&longs;e del corpo naturale ha cognitio ne di quello &longs;econdo la natura. Può anco m­cominciare la compo&longs;itione reale da principij incompleßi, liquali, & &longs;econdo e&longs;&longs;a natura, & &longs;econdo noi &longs;aranno principij della cogni­tione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come &longs;i può uede re nelle matematice, nelle quali s'incomincia dalla unità, dal punto, & &longs;i uà da que&longs;ti prin cipij à compo&longs;ti, cioè alla linea, alla &longs;uper­ficie, al corpo triangolare, & &longs;imili. Il me de&longs;imo &longs;i può parimente dire della compo&longs;itio­ne che &longs;i fa nelle arti, hauendo &longs;olo ri&longs;petto alle co&longs;e, & non a i concetti. MOR.Ò bel modo di trattare. Quello che uoi tra­la&longs;cia&longs;te nella diui&longs;ione de i principi, hora lo hauete repigliato. TOM. Per due cagio­ni fui mo&longs;&longs;o à trala&longs;ciarlo: l'una perche io &longs;a peuo che uoi hauendo la diui&longs;ione de i princi­pij compleßi hauere&longs;te anco trouata quella de gli incompleßi con il uo&longs;tro acuto ingegno: l'altra anco per i&longs;pedirmene piu to&longs;to. Hora ueniamo alla compo&longs;itione de i teoremi, la­quale mede&longs;imamente incomincia co&longs;i nelle ar ti, come nelle &longs;cienze, ouero, almeno inco­minciare può da qualunque &longs;orte di princi­pio, ancora che nell'arte la compo&longs;itione in­cominci per lo piu da i principij dell'e&longs;&longs;ere del l'arte, & della cognitione in quanto à noi. MOR. Que&longs;ta compo&longs;itione dell'arte in quan to à teoremi, io la stimo difficile, co&longs;i nelle &longs;cienze, come nelle arti, perche non &longs;o pun­to uedere &longs;e alcuno habbia trattato facultà alcuna &longs;econdo que&longs;to ordine. TOM. La difficultà non leua la poßibilità, come uoi &longs;a­pete, anzi eredo io che non &longs;ia &longs;olo difficile, ma difficilißima, perche è grandißima difficul­tà à raccorre tutti i teoremi, diffinitioni, & finalmente tutti i principij compleßi di una fa­cultà. Ma que&longs;to ui ba&longs;ti per hora in quan­to &longs;i a&longs;petta a i principij, da quali incomincia la compo&longs;itione, ancorche io &longs;appia che que­sta materia haurebbe di bi&longs;ogno d'un lungo parlare, ma il tempo non ce lo comporta; & &longs;appiate che la compo&longs;itione &longs;ia ò reale, oue­ro fatta dall'intelletto è molto piu difficile nel­le arti che nelle &longs;cienze, perche ella è piu na­turale che artificiale, percioche la natura i&longs;te&longs;­&longs;a l'ha prodotta, &longs;i come le altre &longs;ono pari­mente piu artificiali, perche dall'huomo inge­gno&longs;o paiono &longs;enza e&longs;&longs;empio e&longs;&longs;ere stati troua ti; hor dunque la difficultà della compo&longs;itione nelle arti na&longs;ce &longs;pecialmente perche la natura ne è stata inuentrice, laquale non incamina le co&longs;e per altri ordini che per il compo&longs;itiuo, & l'huomo imitando nello &longs;criuere e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;e gue co&longs;i fatto ordine bene &longs;pe&longs;&longs;o, come nella fi­ lo&longs;ofia naturale fa Ari&longs;totele, ilquale inco­mincia dalla materia, forma, & priuatione, & primo motore, de' quali egli tratta ne i li­bri della fi&longs;ica: dipoi uenne alla &longs;econda na­tura, cioè à gli elementi in quanto che &longs;o­no parte del mondo, & al &longs;econdo moto re, che è il cielo, di che egli tratta ne i libri del cielo; d'onde di&longs;cendendo uiene alla terza natura, chc &longs;ono gli elementi, in quanto che uengono alla mi&longs;tione de' quali tratta ne i li­bri della generatione, & corrottione, da' qua li principij finalmente &longs;e ne pa&longs;&longs;a poi à princi- piati, piu &longs;emplici, & imperfetti, de' quali tratta nelle meteore, & di qui a&longs;cende à piu perfetti mi&longs;ti, che &longs;ono i minerali, dipoi &longs;e ne uà à piu perfetti, che &longs;ono animati, & que ste &longs;ono le piante, dalle quali diuiene à piu perfetti ancora, che &longs;ono gli animali irratio­nali, & finalmente diuiene all huomo, che tra tutti i mi&longs;ti tiene il principato. MOR. Lo­dato &longs;ia Iddio, da che noi &longs;iamo il fine delle co&longs;e naturali, contra la uoglia di alcuni, che pure &longs;i sforzano di mo&longs;trare, che l'huomo è il piu imperfetto animale che &longs;i ritroui nel mon­do. TOM. Parlo io della &longs;pecie dell'huomo, non gia de particolari de' quali parlarono que gli, che uoi dite, con i quali anche &longs;ono io. Cono&longs;co io de gli huomini à cui pare che di&longs;piac cia di e&longs;&longs;ere huomini, & però &longs;i trasformano in diuer&longs;i altri animali, à tale che rimangono &longs;olo huomini di nome; perche dimenticati di e&longs;&longs;ere huomini, altri operano come porci, al­tri come lupi, & altri come altri animali, & però &longs;ono piu infelici d'ogni &longs;orte d'animali. MOR Di que&longs;ti tali non intendeuo gia io, ma d'alcuni altri che hanno uoluto mo&longs;trare dal na&longs;cimento, che l'huomo è il piu imperfet­to d'ogni altra &longs;orte d'animali: e&longs;&longs;o na&longs;ce nu­do, piagnendo, inetto per lungo tempo à nutrir &longs;i & à chiedere il nutrimento, & altre co&longs;e &longs;imili. TOM. Meno niegano que&longs;ti che la &longs;pe cie dell'huomo non &longs;ia piu perfetta di quella de gli altri animali, benche dimo&longs;trino alcuni accidenti d'imperfettione nell'huomo, liquali non &longs;i ritrouano ne gli altri animali, percio­che la perfettione è &longs;u&longs;tantiale, & non acci­dentale. MOR. Mi piace, hor ritorniamo al no&longs;tro propo&longs;ito. TOM. Hauemo dato l'e&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;itiuo nella filo&longs;ofia naturale, & percio ne re&longs;ta che noi l'applichia mo ancora all'arte medicinale. Incomincia adunque l'ordine compo&longs;itiuo nella medicina dal fine del filo&longs;ofo, & da que&longs;to ua alla par­te di cu&longs;todire la &longs;anità pre&longs;ente, & ri&longs;taura re la per&longs;a, & da que&longs;ta uiene à quella, che ne dà à cono&longs;cere l'infirmità, & &longs;intomi, & di qui partendo tra&longs;corre alla parte de pre&longs;a­gi, & &longs;ogni, & finalmente alla curatione, & qui &longs;ono per farui auuertito d'una &longs;ola co &longs;a, & poi porrò fine à que&longs;ti due ordini. Percio l'ordine compo&longs;itiuo è differente da i metodi, percioche l'ord&longs;empre incomincia da quegli principij, che &longs;ono no&longs;ciuti dalla natura per primi, &longs;e bene mede&longs;imamente &longs;o­no anco cono&longs;ciuti da noi, & il metodo &longs;em­pre incomincia da quegli principij che &longs;ono à noi prima cono&longs;ciuti, &longs;e bene in&longs;ieme &longs;ono an­che cono&longs;ciuti dalla natura. MOR. Que&longs;to è quello, che Ari&longs;totele dice nel primo della fi&longs;ica, che la uia, cioè metodo &longs;empre inco­mincia dalle co&longs;e, che &longs;ono piu note à noi, & l'ordine da quelle che &longs;ono piu note alla natu­ra. TOM. egli è uero, & que&longs;to è quan­to mi pare degno di e&longs;&longs;ere con&longs;iderato intorno all'ordine compo&longs;itiuo, la&longs;ciando molti e&longs;&longs;em­pi, che ui potrei addurre, perche gli hauete nella ri&longs;olutione, & percio trapaßiamo al­la diffinitione, & di e&longs;&longs;a breuemente parlia mo. L'ordine diffinitiuo adunque, che di&longs;&longs;o­lutione, & ri&longs;olutione è chiamato da alcuni come appo Galeno &longs;i può uedere nel principio dell'arte medicinale, non è altro in &longs;omma che uno i&longs;trumento, ilquale noi adoperiamo à di­&longs;porre, & riduurre tutte le co&longs;e al mezo; & perche nel fare que&longs;to effetto pare che ri&longs;oluia mo, & diuidiamo e&longs;&longs;o mezo, che è la diffini­tione, da molti è stata chiamata & ri&longs;olutio­ne, & diui&longs;ione, & ecco come pare che ri&longs;ol uiamo, & diuidiamo la ri&longs;olutione. Pigli&longs;i la ca&longs;a per e&longs;&longs;empio, la quale non è altro che uno edificio, che guarda (come detto habbia mo) & con&longs;erua l'huomo da ogni &longs;orte di of­fe&longs;e e&longs;terne, & que&longs;to è il mezo, il quale &longs;i &longs;cioglie, & diuide in parti, come &longs;e &longs;i deue guardare da pioggia, fa di me&longs;tiero che guar­di il tetto. Se da nemici, bi&longs;ogna che habbia le pareti, & que&longs;te pure &longs;i ri&longs;oluono in altre parti, à tal che pare apunto che la diffinitio­ne &longs;ia ri&longs;olutione del tutto in parte. MOR.Hebbero adunque qualche ragione à doman­darla ri&longs;olutione, ouero di&longs;&longs;olutione, ò diui­&longs;ione. TOM. Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i&longs;cu&longs;ati, ma non gia lodati, perche ueramente deue&longs;i chiama­re ordine diffinitiuo. MOR. Quando dite che la diffinitione ordina tutte le co&longs;e al mezo, intendete alla diffinitione, ouero al definito? TOM. Intendo all'uno, & all'altro, perche &longs;e &longs;i riducono alle parti, &longs;i riducono al tutto, &longs;e al tutto, anco alle parti: onde non faccia­mo capitale à dire piu à uno, che à un' altro, purche intendiate che &longs;i cauino tutte le parti dalla diffinitione, come &longs;i fanno le linee dal centro alla circonferenza. Piu chiaro e&longs;&longs;em­ pio non &longs;i può hauere che da Galeno nell'arte medicianle, oue egli dice che la medicina è &longs;cienza de corpi &longs;alubri, in&longs;alubri, & neu­tri, & diuide poi cia&longs;cuno di que&longs;ti in &longs;egni, cau&longs;e, & corpi, & que&longs;ti in parti. MOR.è chiarißimo e&longs;&longs;empio certo, ma non è meno chiaro quello della filo&longs;ofia, cioè la filo&longs;ofia na turale è cognitione delle co&longs;e naturali, e&longs;&longs;e &longs;o no principij, & principiati, i principij, o che &longs;ono propinqui, ò remoti, ò remotißimi, in­principiati, ò &longs;ono perfetti, ò imperfetti, ò animati, ò inanimati; &longs;e animati, ò &longs;en&longs;ibi­li, ò in&longs;en&longs;ibili; &longs;e &longs;en&longs;ibili, ò rationali, ò ir­rationali, & la maggior parte di eßi in altre parti ancora &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;membrare, & co&longs;i chia ramente &longs;i ottiene l'e&longs;&longs;empio di cio che uoi ha uete detto al parer mio. TOM. Et innanzi che piu oltre noi paßiamo, deue&longs;i anco auuerti re che la diffinitione, in quanto che è ordine, ne &longs;erue à trattare, & ordinare tutta la &longs;cien za, cioe à numerare tutti i capi, che tutta la facultà in &longs;e steßi comprendono; & con tut­to che il proprio &longs;uo &longs;ia di preporre, & ordi nare le parti della facultà di che è diffinitione, non re&longs;ta però, che ancora &longs;eco non mi apporti cognitione anco del diffinito, & che in uniuer &longs;ale non mi faccia uedere tutta la facultà, di­mo&longs;trandomi come tutto quello che &longs;i tratta nell'arte, ouero &longs;cienza di che è diffinitione, ci riducono ad e&longs;&longs;a come ad un principio, dal qua le ordinatamente ogni co&longs;a depende, ilche non auuiene nel metodo diffinitiuo; percioche alla diffinitione metodica non &longs;i riferi&longs;cono tutte le parti dell'arte, ò &longs;cienza che ne uogliam dire, come &longs;i riferi&longs;cono a e&longs;&longs;o ordine diffinitiuo. Et percio in que&longs;to &longs;ono tra loro differenti, & di qui anche appare come molti &longs;i &longs;ono ingan nati, liquali uedendo una parte dell'arte di­cbiarata con la diffinitione, hanno creduto che tutta l'arte fo&longs;&longs;e di&longs;po&longs;ta &longs;otto l'ordine diffini­tiuo: benche fo&longs;&longs;e trattata &longs;otto l'ordine com­po&longs;itiuo, come auuiene nel &longs;econdo della fi&longs;ica oue Ari&longs;totele diffini&longs;ce la natura. lche ue dendo alcuni, &longs;enza pen&longs;are che differenza fo&longs;&longs;e tra l'ordine diffinitiuo, & il metodo, di&longs;&longs;ero che e&longs;&longs;o Ari&longs;totele nella filo&longs;ofia natu­ rale u&longs;aua l'ordine diffinitiuo. è ancora l'or­dine diffinitiuo differente da gli altri ordini, come ne gli e&longs;&longs;empi facilmente &longs;i è potuto ue­dere, & &longs;e altra differenza non ui fo&longs;&longs;e mai, ui è almeno que&longs;ta, che l'ordine compo&longs;itiuo ordina tutte le parti della facultà, di che è or dine, al &longs;uo principio, & il ri&longs;olutiuo al &longs;uo fine, & e&longs;&longs;o diffinitiuo al mezo. è anco diffe­rente da gli altri in que&longs;to, perche e&longs;&longs;o inco­mincia dalla diffinitione come dal tutto, & ua uer&longs;o cia&longs;cuna parte, & particella di e&longs;&longs;o; & il compo&longs;itiuo incominciando da i principij re motißimi, ua ordinando tutte le parti in&longs;ino alle co&longs;e piu ba&longs;&longs;e, & al fine finalmente, & la ri&longs;olutione principiando dal fine, ua ordinan do a parte a parte in&longs;ino alle parti remotißi­me. è parimente differetne e&longs;&longs;o ordine diffini­tiuo dal ri&longs;olutiuo, perche è inetto a ritroua­re le co&longs;e come è parimente il compo&longs;itiuo, in che può molto il ri&longs;olutiuo. Supera anco il diffinitiuo il compo&longs;itiuo, perche e&longs;&longs;o co'l &longs;uo diffinire può piu &longs;uccintamente ordinare le fa­cultà. Onde adunque potiamo dire che la dif­finitione non &longs;ia punto inferiore a gli altri or­dini. MOR. Voi certo nel dimo&longs;trare che l'ordine diffinitiuo è differente da gli altri ha­uete u&longs;ato mirabile artificio, perche in&longs;ieme, in&longs;ieme hauete anco dimo&longs;trato le differenze che &longs;ono tral ri&longs;olutiuo, & il compo&longs;itiuo. TOM. Dapoi che io ueggio che uoi &longs;iate ca­pacißimo & delle diffinitioni de gli ordini, & delle loro differenze, & di tutte quelle diffi­cultà, che per la cognitione loro da noi &longs;ono state prepo&longs;te, porremo hormai fine a gli or­dini, la&longs;ciando da parte molti e&longs;&longs;empi, che po treßimo addurre, & della diffinitione, & del la compo&longs;itione, &longs;i come di gia habbiamo ad­dutte della ri&longs;olutione, non uietandoui però il chiedere &longs;e in qualche co&longs;a dubitate; Tra­&longs;portando dunque il dire de i metodi à un'al­tro giorno, andaremo &longs;econdo il no&longs;tro u&longs;o a trouare quegli, che ne a&longs;pettano. MOR.La&longs;ciato da parte il ringratiarui con belle pa­role, perche io sò quanto uoi &longs;iate inimico del le cerimonie, & che ui contentate del buon animo, andate che ui farò compagnia, poi che hora altro non mi occorre, & &longs;e mi occor rerà co&longs;a ueruna chiederouui a baldanza aßi urato dalla immen&longs;a uo&longs;tra corte&longs;ia, & tra tanto starò in e&longs;pettatione de i di&longs;cor&longs;i intor­no a i metodi. TOM. Per non tenerui lun gamente &longs;u&longs;pe&longs;o, mi ba&longs;ta a&longs;&longs;ai che mi hab­biate accompagnato fin qui di fuora, la&longs;cia­teui riuedere dimani alla mede&longs;ima hora, che delli gradi della no&longs;tra Scala, ò Metodi che ne uogliam dire a pieno ragioneremo; et perdona emi che hoggi non po&longs;&longs;o hauerui al &longs;olito me­co, percioche debbo ui&longs;itare alcuni, che non uo gliono da' &longs;colari e&longs;&longs;er ueduti. MOR. Al manco haue&longs;te detto alcune, perche le donne s'imaginano lo &longs;colare e&longs;&longs;ere animale fanta&longs;ti­co, per la diffinitione che gli hauete aßi­gnata uoi altri dottori et però non gli introducono uolentieri: hora andate pure che io non uoglio im pedire i uo­stri negocij. Iddio ui ac­compagni. TOM.Et a uoi doni ogni con­tento.

Perche que &longs;t' opera &longs;ia intitolata Scala delle &longs;cienze, & arti.

Natura del la diui&longs;io­ne.

In&longs;trumen to delle do ttrine onde na&longs;ca.

In&longs;trumen to onde de penda.

Bi&longs;ogni de gli in&longs;tru­menti, cir­ca alle &longs;cien­ze.

Specie de gli in&longs;tru­menti quan­te &longs;ieno.

Ordine.

Metodo.

Pa&longs;si della Scala.

Ordine, quanto &longs;ia nce&longs;&longs;ario enel tratta delle &longs;cien­ze.

Natura in­uentrice del l'ordine.

Diffinitio­ne dell'or­dine.

Ordine pro prio, & im proprio.

Ordine uni uer&longs;ale.

Ordine par ticolare.

Altra di&longs;tin tione del­l'ordine.

In clinatio­ne e&longs;&longs;entia le.

Inclinatio­ne acciden tale.

Ordine e&longs;­&longs;entiale è di due &longs;orti.

Metodo com tiene ordi­ne.

Diffinitio­ne, compo pofitione, & ri&longs;olutio ne, come &longs;ieno di&longs;tin te.

Dottrine ordinate quante &longs;ie­no &longs;econ­do Galeno.

Si proua' che la dot­trina non è ordine, & che la diffi nitione, com po&longs;itione & ri&longs;olutio ne &longs;ono or dini, & non dottrine.

Habitudi ­ni delle co &longs;e.

Ordine ri &longs;olutiuo, onde co minci.

Ordine con­po&longs;itiuo, & diffinitiuo, non &longs;ono &longs;uperflui mnece&longs;&longs;a rij.

Gambe del la Medici na.

Ordine ri­&longs;olutiuo, piu utile di tutti.

L'artefice deue e&longs;&longs;er imitatore della Natu ra.

La Ri&longs;olu­tione è sen­pre prima de gli ordi ni.

La co&longs;a &longs;ub ordinata ad un'altra èmen de­gna diquel la, à che è &longs;u bordina ta.

Che la ri­&longs;olutione non &longs;ia &longs;ot topo&longs;ta al­la compo &longs;itione, &longs;i proua con &longs;alde ragio ni.

Per qual ca gione gli ordini non po&longs;&longs;ono e&longs; &longs;ere piu di tre.

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.

E&longs;&longs;empio dell'ordi-­ne compo &longs;itiuo.

Ri&longs;olutio­ne, che de noti.

Differenza tra la ri&longs;o­lutione rea le, & quel­la fatta dal­l'intelletto

Ri&longs;olution propria.

Ri&longs;olutio­ne impro­pria.

Differen ­za tra la ri­&longs;olutione propria, & perfetta; et a imperfet ta, & im­propria.

Ri&longs;olutio­ne logica, qual &longs;ia.

Ri&longs;olutio­ni u&longs;ate da Galeno, &longs;e condo alcu ni.

Arte, & mo do del me dicare, co­me s'impa rino.

Fine, che co&longs;a &longs;ia.

Ri&longs;olutio­ne di teo­remi, on­de comin­ci.

Fini dell'ar ti.

Fine in quanti mo di &longs;i puo chiamare, &longs;econd o leno.

Come la diffinitio-­ne del fine conuenga alle opera­tioni.

Ri&longs;olutio­ne da qual &longs;pecie di fi­ni comin­ci.

E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.

Le &longs;ei co&longs;e non natura li, quali &longs;ie­no.

Quiui &longs;i ri &longs;olue un bel dubbio

Quante &longs;or ti d'ordine &longs;i puo con­&longs;iderare in ogni arte, ò &longs;cienza.

Teoremi particolari, quali &longs;ieno appre&longs;&longs;o Auicenna.

Ordine, quando nel le co&longs;e non è nece&longs;&longs;a-­rio.

Ordine u&longs;a to da Ari­&longs;totele.

Per qual cau&longs;a Aui­cenna, ha comincia­to da gli e­lementi, & non da'me dicamenti.

Ri&longs;olutio ­ne dellame dicina.

Cau&longs;e ef­fettrici del la &longs;anità.

Le &longs;ei'co&longs;e non natu­rali, con­qual ordi­ne &longs;i deue­no tratta­re.

Sanità co­me &longs;i ricu­pera.

Come deb biamo fare la ri&longs;olutio ne, &longs;econ­do Ari&longs;to­tele.

Da qual fi­ne &longs;i co-­minci à ri­&longs;oluere, & da qual co no&longs;cere.

E&longs;&longs;empio filo&longs;o&longs;ico circa alla ri &longs;olutione.

Dialettica, con quale ordine fu trattata da Ari&longs;totele.

Ri&longs;olutio­ne del Gra matico.

Ri&longs;olutio­ne del Lo­gico.

in che mo do camina no in&longs;ie me la Diui &longs;ione & la ri&longs;olutio-­ne.

Diui&longs;ione, perche no deue e&longs;ler po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali

Ri&longs;olutio­ne mate­matica.

Proce&longs;&longs;o della ri&longs;o­lutione.

Il matema tico &longs;i può &longs;eruire del l'ordine ri &longs;olutiuo, ma non del metodo.

Compo&longs;i­tione, di quante &longs;pe cie &longs;ia.

Differenza trala com­po&longs;itione, & la ri&longs;olu tione.

Compo&longs;i­tione reale di quante &longs;orti &longs;ia.

E&longs;&longs;empio della diffe renza tra l'ordine com po&longs;itiuo, et il ri&longs;oluti­uo.

Principij, di quante &longs;ortifieno.

In quanti modi &longs;i può haue­re cogni­tion d'una co&longs;a.

Pricipij ma tematici.

La compo &longs;itione è piu diffici­le nelle ar­ti, che nel le &longs;cienze, & perche.

Ordine te­nutoda A­ri&longs;totele nel dimo­&longs;trare la fi­lo&longs;ofia na­turale.

Imperfet­tione del­l'huomo.

Ordine com po&longs;itiuo ella medi ina d'on­de comin­ci.

Differenza tral'ordine compo&longs;iti­uo, & il metodo.

Ordine finitiuo che co

Diffinitio­ne della medicina, &longs;econdo Ga leno.

Diffinitio­ne della fi­lo&longs;ofia.

Co&longs;e natu rali qual &longs;ie no.

Diffinitio­ne, à che co&longs;a &longs;erua

Ordine dif finitiuo, co me differi­&longs;ca da gl'al i ordini.

IL FINE DELLA PRIMA SSTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION SECONDA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, ET MORELLO.

SIATE VENVTOAtempo MORELLO mio, & apunto quando io pen&longs;a­uo intorno alli gradi della no­stra Scala, ui &longs;entij doman­dare &longs;e io ero in ca&longs;a, & diceuo tra me mede &longs;imo &longs;e il Morello hora ueni&longs;&longs;e, potreßimo ap plicare gli gradi a i poggi, che di gia diriz­zati habbiamo, & a tutta la Scala porre hor mai fine. MOR. Con que&longs;to de&longs;iderio &longs;o­no uenuto ancora io, & però &longs;enza indugio potrete incominciare quando ui piaccia, che tutto cio sta a Voi. TOM. Sedete adun­que, & per diruela non mi piace che &longs;carichia te uoi, per caricare poi me, ma che ogni uno &longs;o&longs;tenga la parte &longs;ua. MOR. Non mi fa­rò in dietro quando bi&longs;ognerà, incominciate pure. TOM. Gli ordini adunque, che gia &longs;ono stati de&longs;critti da noi, furono ritrouati per riparare a uno di due bi&longs;ogni delle &longs;cienze; & arti, cioè a quello della di&longs;po&longs;itione, & hora fa bi&longs;ogno di &longs;atisfare all'altro, che è il di­chiarare le co&longs;e o&longs;cure, & fare in modo, che &longs;ieno uedute: la qual co&longs;a faremo u&longs;ando gli i&longs;trumenti dichiaratiui, i quali &longs;ono di piu &longs;or ti, cioè ò che danno uera &longs;cienza, & fanno cono&longs;cere ueramente la co&longs;a, che dichiarano, & que&longs;ti &longs;ono da Greci, & Latini chiamati Metodi, ouero che ne danno di e&longs;&longs;a una certa imperfetta cognitione, & que&longs;ti chiamaremo i&longs;trumenti i&longs;perimentali, de' quali parlaremo ultimamente. Il Metodo &longs;i piglia, in molti modi, &longs;i come &longs;i può uedere per Ari&longs;totele, che lo piglia nel primo te&longs;to della fi&longs;ica per ogni &longs;orte di &longs;cienza, & il mede&longs;imo anche nella topica &longs;otto que&longs;to nome compre&longs;e tutte le arti, dicendo che l'arte che egli hauea tra tata ne i libri della topica era &longs;ommamnete utile, & qua&longs;i come uia à tutti i metodi, cioè à tutte le arti, & &longs;cienze. Galeno ne i libri intitulati Del Metodo lo pre&longs;e per l'arte sì, & &longs;pecialmente nel nono del Metodo lo pigliò per l'arte della logica, nella quale &longs;i trattano tutti quei documenii, che &longs;eruono, & reggo no tutte le tre operationi dell'intelletto. Hora benche &longs;ieno molte parti della logica, alle qua li &longs;i potrebbe e&longs;tendere que&longs;to nome, non di­meno noi chiamaremo Metodi que&longs;ti quattro i&longs;trumenti, cioè ri&longs;olutione, diffinitione, de­mo&longs;tratione, & diui&longs;ione, liquali &longs;ono stati celebrati, & anche connumerati da Ammo­nio nel prohemio di Porfirio; & Platone, che douea dir prima, parimente gli conobbe, & molto li commendò & in quanta stima li hab bia hauuti Galeno uoi lo &longs;apete. Ale&longs;&longs;andro Aphrodi&longs;eo ne' libri della Po&longs;teriora fa &longs;imil mente mentione di que&longs;ti quattro ordini, tut­tauia celebrandogli per utili, & nece&longs;&longs;arij a tutte le &longs;cienze. Per tanto pigliare hormai potremo il metodo per gli quattro i&longs;trumenti gia detti; percioche non e&longs;&longs;endo loro altro ehe un certo di&longs;cor&longs;o, cioè uia, per la quale di&longs;corre l'intelletto da un termine all'altro; & Metodo nome Greco nel no&longs;tro linguaggio al­tro non ri&longs;uona &longs;e non uia, molto e&longs;&longs;o nome conuiene a &longs;udetti i&longs;trumenti: & però ueggia­mo che co&longs;a è uia, laquale non pare altro al mio parere, che quello &longs;patio che fra due ter­mini &longs;i contiene, di modo che è nece&longs;&longs;ario, ò che ella &longs;ia diritta, ouero obliqua, & quella uia è diritta, che tra due termini è più breue che e&longs;&longs;er può, & che è ueduta tutta da qua­lunche per e&longs;&longs;a cammina, tanto &longs;e &longs;i ritroua nel principio come nel mezo, & come nel fi­ne: & la obliqua per il contrario. Onde do uendo&longs;i trattare una co&longs;a metodicamente è molto piu conueneuole che &longs;ia trattata per uia retta, che per obliqua, perche &longs;i come le co­&longs;e naturali, &longs;e &longs;ono nello stato &longs;uo proprio &longs;en za e&longs;&longs;ere alterate, ouero intricate con altre, &longs;empre fanno il &longs;uo moto diritto, ò che a&longs;cen­dono, ouero che di&longs;cendono, ne mai faranno moto obliquo, &longs;e non &longs;ono, come io dico, fuora della propria natura; co&longs;i parimente deue studiare colui di fare che di e&longs;&longs;e trat­ta, trattandone per una uia, che &longs;ia diritta quanto piu e&longs;&longs;er po&longs;&longs;a, laqual co&longs;a non appor terà minore commodità à lui di quello che apporta il cammino diritto al uiandante. Il metodo dunque, co'l quale &longs;i hanno da trat tare le facultà è una uia diritta, & non obli­qua, ne con piu facilità &longs;i potrebbe trattare facultà alcuna, ne parimente con piu breuità, perche, come diceua Euclide, la linea dirit­ta è la piu breue che &longs;i po&longs;&longs;a fare tra li due termini. MOR. A talche &longs;e uno uorrà de&longs;ciuere co&longs;a alcuna metodicamente la de&longs;cri­uerà piu breuemente, piu dirittamente, & piu facilmente che &longs;ia poßibile. TOM. Co&longs;i è. Li metodi adunque &longs;ono quattro, cioè di­ mo&longs;tratione, diui&longs;ione, diffinitione, & ri&longs;o­lutione, i quali in quanto che &longs;eruono alle &longs;cienze, & arti, ouero &longs;ono adoperati dal­l'artefice; &longs;ono i&longs;trumenti: di modo che dire poßiamo, che il metodo dichiaratiuo è in&longs;tru mento, che adoperiamo nelle &longs;cienze, & ar­ti à uenire in cognitione de i problemi per ac­qui&longs;tare di eßi la &longs;cienza camminando &longs;empre da una co&longs;a cono&longs;ciuta, a una co&longs;a, che non &longs;i cono&longs;ce. MOR. Que&longs;ta è la de&longs;crittione del metodo. TOM. Tantè. MOR. Il metodo adunque è da gli ordini differente, perche di e&longs;&longs;o ce ne &longs;eruiamo in cono&longs;cere quel lo che noi non &longs;appiamo per mezo di quello che &longs;appiamo; & l'ordine ne &longs;eruiua &longs;olamente a di&longs;porre le co&longs;e di gia &longs;apute; & punto non u'ingannate quando uoi dite, che inue&longs;tighia­mo la co&longs;a, che non &longs;apemo, per mezo della co&longs;a che &longs;apemo, percioche dice Ari&longs;totele che ogni no&longs;tra cognitione &longs;i fa da una preco­gnitione. TOM. Co&longs;i sta. Diuide&longs;i il metodo, come ho gia detto in quattro &longs;pecie. MOR. Innanzi che piu oltre uoi tra&longs;corria te, ditemi di gratia a che fine hauete detto nella de&longs;crittione del metodo, per acqui&longs;tare la &longs;cienza de i problemi, ouero cognitione perfetta, immutabile, & certa. TOM. Ac­cio fo&longs;&longs;e diui&longs;o il metodo da gli i&longs;trumenti i&longs;pe rimentali, perche eßi, come poi diremo, non ne danno altro che una certa peritia, ouero opinione, & non &longs;cienza, come fanno i me­todi. MOR. Bene, ho inte&longs;o e&longs;&longs;a diffinitio ne, &longs;eguire à uo&longs;tro bell'agio. TOM. Gia dißi, che le &longs;pecie de i metodi &longs;ono quattro, & hora ui dimo&longs;trarò che non &longs;ono ne piu ne meno, &longs;i con autorità, come anche con ragio ne. Ammonio tra Paripatetici Filo&longs;ofo &longs;i­gnalato nel prohemio de predicabili, dice e&longs;­&longs;erui quattro metodi. Porfirio nel mede&longs;imo luogo l'i&longs;te&longs;&longs;o conferma. Ari&longs;totele padre del la filo&longs;ofia, & de' filo&longs;ofi nel primo libro del l'anima, & in altri luoghi ancora, numerò &longs;olamente i quattro gia detti metodi. Con ra gione parimente &longs;i puo dimo&longs;trare i metodi non e&longs;&longs;ere piu di quattro, ne meno, percio­che non e&longs;&longs;endo altro il trattare metodicamen te alcuna co&longs;a, che trattarla breuemente, chia ramente, & dirittamente, e co&longs;a conuene­uole che e&longs;&longs;a &longs;ia dichiarata in quel modo che naturalmente &longs;i ritroua, perche ne piu bre­uemente, non potrebbe e&longs;&longs;ere trattata, & di­chiarata, ilche e&longs;&longs;endo bi&longs;ogna che li metodi &longs;ieno tali, che po&longs;&longs;ano trattare & dimo&longs;tra­re, & dichiarare le co&longs;e, come naturalmen­te stanno. Qualunque co&longs;a &longs;i puo cono&longs;cere, ouero come ella è naturalmente &longs;enza acciden ti, ouero in&longs;ieme con gli accidenti &longs;uoi, & per &longs;apere la natura di que&longs;ti due, &longs;i &longs;ogliono fa­re que&longs;ti quattro que&longs;iti, &longs;i come Ari&longs;totile nel &longs;econdo della Po&longs;teriora ne dimo&longs;tra; due cioè della co&longs;a &longs;emplice &longs;enza accidente, che &longs;ono &longs;i è, & che co&longs;a è, gli altri due della co &longs;a con gli accidenti in&longs;ieme, cioè che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i. Gli accidenti &longs;ono di due &longs;orti, altri cioè che accompagnano &longs;empre la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a, & altri nò, ma auuengono ad e&longs;­&longs;a co&longs;a per qualche cagione e&longs;trin&longs;eca, & di que&longs;ti ultimi non parliamo noi, ma di quegli che &longs;ono accidenti proprij di e&longs;&longs;a co&longs;a; onde quando que&longs;ti accidenti non &longs;ono cono&longs;ciuti, che proprij &longs;ieno di quel &longs;uggetto, oue &longs;i ri­trouano, fa bi&longs;ogno di hauere uno i&longs;trumento, che ne lo dimo&longs;tri, & que&longs;to e la dimo&longs;tratio­ne, della quale non ne &longs;eruiamo in altro che nel dimo&longs;trare e&longs;&longs;o proprio accidente, ouero paßione e&longs;&longs;ere di quel &longs;uggetto, di che egli è proprio; ilche fare noi non potiamo &longs;enza la cognitione del &longs;uggetto. Onde fa di me&longs;tieri che la natura di e&longs;&longs;o &longs;ia prima cono&longs;ciuta, la quale non è altro che materia, & forma; percioche alla demo&longs;tratione precede il meto­do diffinitiuo, che ne dà il proprio genere, che è in uece di materia, & la propria differen­za, laquale rappre&longs;enta la propria forma, di modo che è nece&longs;&longs;ario chi uuole cono&longs;cere il genere proprio, che cono&longs;ca il genere &longs;uperio re, cioè generalißimo, ilquale con un'altro i&longs;trumento ritrouiamo, che è il metodo ri&longs;olu tiuo. Con la diui&longs;ione poi &longs;membriamo e&longs;&longs;o ge nere generalißimo nelle &longs;ue parti, per ritro­uare il proprio genere della co&longs;a, di che cer­chiamo la propria e&longs;&longs;enza, & finalmente la propria paßione, di modo che prima adoperia mo il metodo ri&longs;olutiuo co'l quale dalle &longs;pecie &longs;pecialißime caminiamo al genere generalißi­mo, & dal genere generalißimo co'l metodo ri&longs;olutiuo di&longs;cendiamo alle &longs;pecie &longs;pecialißime: co'l diffinitiuo dichiariamo poi l'e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;a &longs;pecie, & co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;triamo le proprie paßioni di detta &longs;pecie. MOR. Co'l ri&longs;olutiuo adunque trouiamo il genere commu ne, come à dire che l'huomo è &longs;u&longs;tanza, & con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione del piu proßimo genere, che &longs;arà che l'huomo è ani­male. Determiniamo poi co'l diffinitiuo la natura di e&longs;&longs;o huomo, cioè che &longs;ia animale rationale mortale; co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;tria mo la paßione, cioè che ri&longs;ibile, è proprio dell'huomo. TOM. Ben &longs;apete, & in que&longs;ta gui&longs;a hauemo ritrouato dell'huomo quello che &longs;i può ritrouare, cioè che co&longs;a &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i, &longs;upponendo che &longs;ia, & quello che &longs;i è detto dell'huomo &longs;i può pa­rimente applicare a ogni altra co&longs;a, ne piu ne meno di quello che di e&longs;&longs;o gia fatto habbiamo. & di qui potete anco comprendere che li me­todi non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er piu, ne meno di quat­tro, come dimo&longs;trato hauemo. Hora da que­ste uniuer&longs;alità dichiarate de i metodi, di&longs;cen diamo à particolare dichiaratione, quando pe rò ui &longs;ia in piacere. MOR. Anzi de&longs;ide­ro &longs;ommamente que&longs;to, & certamente lo ri­putarò per &longs;ingolarißimo fauore. TOM. In­cominciaremo adunque dalla demo&longs;tratione, come quella che, prima &longs;i offeri&longs;ce all'animo no stro, laquale è metodo che adoperiamo per uenire da una co&longs;a pale&longs;e, & cono&longs;ciuta in cognitione di una, che naturalmente era in­gnita, & occulta, cioè la dimo&longs;tratione ne &longs;erue a cono&longs;cere una co&longs;a naturalmente inco­gnita co'l mezo però d'una che cono&longs;ceuamo. MOR. Se uoi ne darete l'e&longs;&longs;empio ben che io intenda que&longs;ta diffinitione, non dimeno all'ho- ra &longs;arò piu &longs;icuro nell'animo mio. TOM. Ha uete pre&longs;cia dell'e&longs;&longs;empio, a&longs;pettate un poco, perche bi&longs;ogna prima dichiarare la diffinitio­ne, & cauarne quelle differenze, & che di­uidono la demo&longs;tratione de gli altri metodi, & che anche co&longs;titui&longs;cono le &longs;ue &longs;pecie, & do pò que&longs;to, &longs;e ui piacera di&longs;correremo per un poco uniuer&longs;almente &longs;opra tutte le &longs;orti de i &longs;illogi&longs;mi. MOR. Come &longs;e mi &longs;arà in pia­cere, anzi non uoglio piu chiederui a dire co &longs;a ueruna, percbe io ueggio che uoi meglio &longs;a pete tutto quello, che io de&longs;idero, che non sò io ricercarui. TOM. Di gratia non inter­rompiamo il no&longs;tro ragionamento con parole &longs;uperflue. Quando dico adunque che la de­mo&longs;tratione è metodo, a&longs;&longs;egno quale &longs;ia il &longs;uo genere proßimo, ilche è tanto come &longs;e io di­ce&longs;&longs;e che la demo&longs;tratione è uno i&longs;trumento metodico: &longs;ottogiugnemo poi le differenze, accioche ella &longs;ia cono&longs;ciuta da gli altri metodi &longs;eparata, che &longs;ono, ilquale adoperiamo per uenire in cognitione della co&longs;a incognita dalla cono&longs;ciuta naturalmente, & qui douete &longs;ape re, per la intelligenza di que&longs;te differenze, che la demo&longs;tratione ha tre propo&longs;itioni, del­le quali due &longs;i chiamano preme&longs;&longs;e, & una con clu&longs;ione: le preme&longs;&longs;e &longs;ono quelle, che innan­zi che inducemmo la conclu&longs;ione, cono&longs;ceua- mo, dalle quali ueniamo in cognitione della conclu&longs;ione, che era incognita a noi, come a dire ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ogni huo mo è animale rationale: ecco le due preme&longs;&longs;e, che &longs;ono cono&longs;ciute, dalle quali ueniamo in co gnitione della conclu&longs;ione, che &longs;arà. Adun­que l'huomo è ri&longs;ibile. MOR. In effetto gli e&longs;&longs;empi fanno che l'intelletto perfettamente co no&longs;ce, fino a que&longs;t'hora io non haueuo inte&longs;o per&longs;ettamente la diffinitione della demo&longs;tratio ne: mi re&longs;ta di &longs;apere come da que&longs;ta &longs;i po&longs;&longs;a no cauare le &longs;pecie della demo&longs;tratione. TOM. Le differenze, come &longs;apete, &longs;ono quel le che co&longs;titui&longs;cono le &longs;pecie, però quando di­ceuamo che la demo&longs;tratione ne fa cono&longs;cere una co&longs;a, che non cono&longs;ceuamo, per mezo di una che era cono&longs;ciuta, per le co&longs;e che cono­&longs;ceuamo intendeuamo le preme&longs;&longs;e, & per la co&longs;a incognita intendeuamo la conclu&longs;ione. Se le preme&longs;&longs;e &longs;aranno due; quella demo&longs;tratione &longs;i chiamarà &longs;emplicemente demo&longs;tratione, ma &longs;e &longs;arà &longs;olo una, dalla cui notitia ueniamo in cognitione di e&longs;&longs;a conclu&longs;ione, ella &longs;arà la de­mo&longs;tratione, che conduce all'impoßibile, co­me quando dicemo, &longs;e non è giornoi, adunque è notte, & qui &longs;ono manife&longs;te due &longs;pecie di demo&longs;tratione. Oltra di que&longs;to po&longs;&longs;ono anco uariare le demo&longs;trationi per ri&longs;petto della con- clu&longs;ione, perche ella può e&longs;&longs;ere di co&longs;e &longs;impli­ci, & di compo&longs;te ancora; & quando &longs;ieno co&longs;e &longs;implici, noi hauemo da quelle due que­&longs;iti, che &longs;ono che è, & che co&longs;a è, & &longs;e &longs;o­no compo&longs;te ne habbiamo due altre, che &longs;ono perche &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i. Si che &longs;e uoglia­mo dimo&longs;trare &longs;e la co&longs;a è, & che co&longs;a &longs;ia adoperiamo una &longs;orte di demo&longs;tratione, laqua le chiamano i logici demo&longs;tratione, perche è co&longs;i, & que&longs;ta uà da gli effetti alle cau&longs;e. Ma &longs;e uogliamo dimo&longs;trare perche la co&longs;a &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i adoperiamo quella demo&longs;tratio ne, che i logici latini chiamano propter quid, & que&longs;ta uà dalle cau&longs;e à i cau&longs;ati laquale, ò che è potißima, ouero non potißima; & po­tißima quella &longs;olemo chiamare, nella quale &longs;ono i principij formali, & conuertibili, non potißima quella poi chiamiamo, che di que­ste conditioni manca al tutto. Ho uoluto co &longs;i breuemente toccarui la diffinitione, & la diui&longs;ione della demo&longs;tratione, accioche da que ste poche parole ne caua&longs;te una idea, dalla quale poi, perche (come ho gia detto) ogni no&longs;tra cognitione depende da una precognitio­ne, ui conduce&longs;&longs;e alla perfetta notitia della de mo&longs;tratione. Però pigliaremo un'alto princi­pio, dal quale à parte à parte di&longs;cendendo, uerremo al &longs;ine. Hauemo dunque gia detto nel principio del no&longs;tro ragionare che tutte le arti, tutte le &longs;cienze, tutti gli i&longs;trumenti &longs;o­no stati ritrouati dall'huomo dalla neceßità a&longs;tretto percio per e&longs;&longs;ere la demo&longs;tratione an­co i&longs;trumento, ella è stata ritrouata per la i&longs;te&longs;&longs;a cagione. Diremo hora che l'huomo &longs;i è ingegnato di trouare uno i&longs;trumento co'l qua­le po&longs;&longs;a mi&longs;urare le co&longs;e, accioche cono&longs;ca qua li &longs;ono tra loro uguali, & quali nò: & que­sta mi&longs;ura, con che l'intelletto mi&longs;ura le co&longs;e, è apunto come quella del muratore, ilquale e&longs;&longs;endo richie&longs;to al fare una torre &longs;imile di larghezza, & lunghezza d'una gia fatta, non potendo egli portare l'una, & l'altra ap­pre&longs;&longs;o per uedere l'inequalità, ouero equali­tà, da que&longs;to bi&longs;ogno è stato a&longs;tretto à ritro­uare un terzo, co'l quale le mi&longs;ura&longs;&longs;e, & que sto terzo è la mi&longs;ura, perche, (come bene dice euclide) quelle co&longs;e che &longs;ono uguali à un terzo, tra loro &longs;ono uguali, & per il contra­rio ancora. Co&longs;i parimente ha fatto l'intel­letto per potere bene cono&longs;cere le co&longs;e, & que­sta mi&longs;ura di e&longs;&longs;o intelletto è chiamata da tut ti &longs;illogi&longs;mo, ò dimo&longs;tratione, come di &longs;opra noi l'hauemo chiamata, laquale hora noi an­ che nominaremo &longs;illogi&longs;mo. e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo ri &longs;ulta da tre termini, de' quali due ne &longs;ono que gli di che cerchiamo la qualità, ouero inequa- lità, & l'altro è il mezo, ilquale hora appli cato à uno de detti termini mi fa cono&longs;cere tutto quello che ricercamo di &longs;apere. Il per­che per la implicatione che fa e&longs;&longs;o mezo hora con una co&longs;a hora con l'altra, & finalmente per quella che fanno le i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e tra loro, na&longs;ce che tre &longs;ono le implicationi de i &longs;udetti tre termini ne i &longs;illogi&longs;mi, lequali &longs;ono chia­mate da gli autori prepo&longs;itioni, & percio uo lendo cono&longs;cere il &longs;illogi&longs;mo, & l'u&longs;o &longs;uo, bi­&longs;ogna cono&longs;cere prima le prepo&longs;itioni, & in­nanzi à e&longs;&longs;e bi&longs;ogna cono&longs;cere i termini, che le compongono. MOR. Que&longs;ti termini non &longs;ono eglino le uoci &longs;implici? TOM. So­no e&longs;&longs;e, & po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ancora i &longs;emplici con cetti dell'intelletto, & dico &longs;emplici concetti, perche l'huomo con l'intelletto &longs;olo può u&longs;are il &longs;udetto i&longs;trumento &longs;enza che ne mandi uo­ce. MOR. Pure come intenderete uoi li termini in que&longs;to no&longs;tro parlare? TOM. In­tenderemo per uoce, perche &longs;otto la uoce &longs;i contiene anche il concetto, a tal che parlan­do della uoce parlaremo di tutte due. MOR.Seguirebbe adunque che uoi parla&longs;te anche del le co&longs;e, perche il concetto è imagine della co­&longs;a TOM. Benißimo, ma però noi non ha­ueremo l'occhio alle co&longs;e, ma &longs;olo alle uoci in quanto rappre&longs;entano i concetti, & percio dico che la uoce non è altro che un &longs;egno, co'l quale &longs;i manife&longs;ta il concetto, ouero (come be ne la diffini&longs;ce Ari&longs;totele) la uoce è un &longs;uono dell'animale, cau&longs;ato dalla percußione dell'ae­re re&longs;pirato nella canna del polmonc, modifi­cata dalla imaginatione per proferire tal uoce che mo&longs;tri quello che l'animo ha conceputo. MOR. Que&longs;ta diffinitione conuerrebbe à ogni &longs;orte di uoce de gli animali. TOM.Conuerrebbe, ma a&longs;coltate la diui&longs;ione. E&longs;&longs;a uoce &longs;i diuide in &longs;ignificatiua, & non &longs;ignifi­catiua: oltra di que&longs;to la &longs;ignificatiua &longs;i di­uide in naturalmente &longs;ignificatiua, & in &longs;i­gnificatiua &longs;econdo il piacere dell'huomo: non &longs;igni&longs;icatiua è quella uoce, che altro non rap­pre&longs;enta all'intelletto di chi ode &longs;e non il &longs;uo­no, come è il mugire de buoi, l'annitrire de caualli. La uoce che naturalmente &longs;ignifica è quella che rappre&longs;enta appre&longs;&longs;o tutti &longs;empre il mede&longs;imo concetto, come il piagnere del­l'huomo, che appo tutti mo&longs;tra tri&longs;tezza. La uoce poi che è artificiale, cioè à benepla­ cito dell'huomo, della quale hora intendiamo di ragionare, è quella che da una natione è po&longs;ta à una co&longs;a, per mezo della quale un'al­tra natione non intenderà quella co&longs;a, ma un'al tra, ouero niente, perche ella è &longs;econdo il uo­lere de gli huomini. MOR. Dimodo che aggiugnendo alla diffinitione que&longs;te due paro­le, &longs;ignificatiua, à beneplacito, haueremo la diffinitione della uoce di che parliamo. TOM. Vero e, & que&longs;ta uoce &longs;i diuide in uoce di pri­ma intentione, & di &longs;econda intentione, & quella della prima intentione è la uoce che &longs;i­gnifica il concetto, ilquale immediatamente riceue l'intelletto dalla co&longs;a, come à dire ca­ pra, leone. La uoce, della &longs;econda intentio ne è poi quella che &longs;ignifica il concetto della mente riceuuto immediatamente non dalla co­&longs;a, ma dal modo d'intenderla; percioche l'in telletto (per darne e&longs;&longs;empio) poi che ha rice­uuto la natura humana &longs;econdo la prima in­tentione, paragona que&longs;to primo concetto poi à tutti gli huomini, & uedendo che conuiene que&longs;to concetto à tutti gli huomini, forma di &longs;ubito un concetto di e&longs;&longs;a natura humana, per che prima la con&longs;ideraua in &longs;e come partico­lare, & dopò il paragone che ha fatto la con­&longs;idera in uniuer&longs;ale, il cui concetto lo chia­mamo &longs;econda intentione, & le uoci, che rap pre&longs;entano e&longs;&longs;a &longs;i chiamano uoci uniuer&longs;ali, ò &longs;pecie, ò communi, di che parlando Porfirio ne i Predicabili, & Ari&longs;totele nella Topica uol&longs;ero che fo&longs;&longs;ero cinque, cioè Genere, Specie, Differenza, Proprio, & Accidente. MOR.et di quali uoci parlaremo noi? TOM. Del- le uoci della &longs;econda intentione maßimamente, lequali, &longs;i come ho detto, &longs;ono cinque, ne sta rò à di&longs;correr molto quali &longs;ieno le loro differen ze, diffinitioni, ne diui&longs;ioni, pre&longs;upponendo che &longs;olo ne ba&longs;ti di hauerui aßignati i luoghi, oue amplißimamente potete uedere di que&longs;te tutto quello, che &longs;i ricerca alla loro cognitione; non tacerò gia di dire perche &longs;ono detti uni­uer&longs;ali. L'uniuer&longs;ale è quella uoce, che &longs;i pre dica di piu d'uno, & accio &longs;appiate che co&longs;a s'intende per predicare di molti, notare doue te, che altro non uuol dire che quello uniuer­&longs;ale &longs;i di&longs;tende con la &longs;ua &longs;ignificatione à mol­ti, cioè &longs;i contengono &longs;otto quello uniuer&longs;ale tutti quelli di che e&longs;&longs;o &longs;i predica; come l'huo­mo che è &longs;pecie, &longs;i predica di tutti particolari huomini, perche eßi &longs;ono contenuti da lui; l'animale che è genere parimente &longs;i predica dell'huomo, cauallo, leone, & altri, perche eßi contenendo&longs;i &longs;otto tal genere, po&longs;&longs;ono a uno per uno dire io &longs;ono animale; ben poi &longs;ono diffe renti tra loro non per il genere, ma per la dif­ferenza, perche l'huomo potrà dire a &longs;e ste&longs;&longs;o io &longs;ono animale rationale, & al cauallo tu &longs;ei bene animale come io, ma differente da me perche non &longs;ei rationale; & ecco che que&longs;ta differenza &longs;i predicarà di tutti gli huomini, perche con la &longs;ua &longs;ignificatione &longs;i di&longs;tende mede&longs;imamente à tutti. Il proprio è uniuer­&longs;ale mede&longs;imamente perche &longs;i predica di tutti quegli che &longs;i contengono &longs;otto la &longs;pecie di che è proprio, come è ri&longs;ibile di tutti gli huomini. L'accidente ancora è uniner&longs;ale per la mede&longs;i­ma ragione. MOR. Se co&longs;i è, &longs;aràanco uniuer&longs;ale l'indiuiduo, perche anch'e&longs;&longs;o &longs;i pre dica di &longs;e mede&longs;imo. TOM. Non può e&longs;&longs;e­re que&longs;to, perche in ogni attione, &longs;i pre&longs;up­pongono due termini, cioè agente, & patien te, & però nella predicatione ui è &longs;empre il &longs;uggetto, & il predicato & nell'indiuiduo, e&longs;&longs;endo co&longs;i, non ha altro &longs;eco, ma &longs;i sta co&longs;i &longs;olo. MOR. Quale adunque &longs;arà il predi­cato nella predicatione, quello for&longs;e che &longs;arà piu uniuer&longs;ale? TOM. Quello &longs;arà apunto, & il &longs;uggetto &longs;arà il meno uniuer&longs;ale, pure auertite, che alle uolte gli accidenti proprij &longs;i predicano della &longs;pecie loro, ma non però &longs;ono piu uniuer&longs;ali di e&longs;&longs;a, ma &longs;i conuertono con lei, à talche potiamo dire, che il predicato è ouero piu uniuer&longs;ale, ouero tanto uniuer&longs;ale alme­ no quanto è il &longs;uggetto. MOR. Tutte le predicationi fanno&longs;i elle per un mede&longs;imo mo­do? TOM. Non gia, perche &longs;ono alcune uoci, che &longs;i predicano di molti &longs;uggetti in quan to al nome &longs;olo, come à dire il cane, ilquale &longs;i predica del cane terre&longs;tre, del manino, & cele&longs;te &longs;olamente &longs;econdo il nome, & non &longs;e­condo la diffinitione, perche eßi non po&longs;&longs;ono conunìre in una diffinitione, ma cia&longs;cuno di loro ne hanno una appartata. MOR. Eßi &longs;ono gli equiuoci d'Ari&longs;totele. TOM. Sono li mede&longs;imi, & quegli che lui chiama uniuo­ ci, &longs;ono quelle uoci che &longs;i predicano, & quan to al nome, & quanto alla diffinitione de &longs;uoi &longs;uggetti, come apunto fanno le cinque uoci gia dete, però che l'huomo, quanto al nome, conuiene à tutti gli huomini, perche tutti &longs;i chiamano huomini, & conuiene anche quan­to alla diffinitione perche tutti &longs;ono rationali, ri&longs;ibili, come egli è. Sonoui alcune altre uo ci lequali mede&longs;imamente l'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele chiama denominatiui, perche pigliano il no­ me da altri, come giu&longs;to dalla giu&longs;titia, ol­tra à que&longs;ta diui&longs;ione di uoci fa altre diui&longs;io­ ni Ari&longs;totele, ma &longs;pecialmente una &longs;econdo le co&longs;e, di che e&longs;&longs;e &longs;ono &longs;egni, perche elle o ue­ro che &longs;ignificano &longs;u&longs;tanza, ouero quantità, ouero qualità, ò relatione, ouero altre &longs;ei co &longs;e che &longs;ono di que&longs;ti quattro compo&longs;te, come il luogo, il tempo, che &longs;ono compo&longs;ti & di &longs;u­&longs;tanza; & di quantità, l'attione, & la paßione che &longs;ono compo&longs;te di &longs;u&longs;tanza, & qualità, il &longs;i to, et l'habito, che &longs;ono compo&longs;ti di &longs;u&longs;tanza, et relatione. MOR. Et que&longs;ti &longs;ono i predica menti d'Ari&longs;totele, ma ditemi di gratia che differenza fate uoi tra predicamento & pre­dicato. TOM. Io gli faccio quella diffe­renza, che è tra la potenza, & l'atto. MOR. Intendo, &longs;eguite pure &longs;econdo il uo­stro ordine. TOM. Fin qui uoi hauete la diui&longs;ione delle uoci, lequali &longs;i po&longs;&longs;ono oppor­re una con l'altra &longs;econdo alcuni, non che la uoce &longs;i opponga alla uoce, ma in quanto che &longs;ignificano co&longs;e oppo&longs;ite, & uogliono eßi che &longs;ieno quattro oppo&longs;itioni; una cioè che chia­mano contradittioni, & è quando una uoce è con negatione, & l'altra &longs;enza negatione, cioè l'huomo, non huomo: chiamano anco op po&longs;itione contraria quando le uoci &longs;ignificano qualità oppo&longs;te, come caldo, & freddo, uo­gliono ancora che le uoci &longs;i oppongano &longs;econ­do l'habito, & priuatione, & cioè quando l'una &longs;ignifica la forma, l'altra la priuatione di e&longs;&longs;a forma, &longs;i come la cecità, & il uede­re: dicono finalmente che &longs;i oppongono &longs;econ­do la relatione, & è quando una uoce &longs;ignifi ca il relatiuo, & l'altra il correlatiuo, come padre, & figliuolo, &longs;eruo, & padrone. Ma io non tengo che que&longs;te &longs;ieno uere oppo­&longs;itioni, perche l'oppor&longs;i è un contra&longs;tare, & eßi non contra&longs;tano, perche non affermano, ne niegano non e&longs;&longs;endo loro ufficio, ma delle orationi. MOR. Non &longs;i può anco diuide- re tutte le uoci &longs;olo in due parti, come bene ha fatto Ari&longs;totele in nome, & uerbo? TOM. Si può benißimo, & non &longs;enza ca­gione fece que&longs;ta diui&longs;ione Ari&longs;totele, perche egli uoleua parlare delle propo&longs;itioni, che &longs;o­no &longs;olo da nome & uerbo compo&longs;te. MOR.Come? ueggio io che entrano nelle propo&longs;itio­ni, & negationi, & congiuntioni, & altre. TOM. Vi entrano, ma &longs;i come entra nella compo&longs;itione dell'huomo l'accidente che però non è della e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;o huomo, & &longs;e pure uolete che la negatione habbia qualche forza nella propo&longs;itione, dite che ella l'ha congiun­ta co'l predicato. MOR. Et que&longs;to mi ba­sta, & di piu ho inte&longs;o da que&longs;to uo&longs;tro par­lare, che il uerbo nella propo&longs;itione &longs;arà come il predicato, & il nome come il &longs;uggetto. TOM. uero è, &longs;e per &longs;orte non ui &longs;ia &longs;e non il uerbo & il nome &longs;u&longs;tantiale, come à dire l'huomo è. ma anco quando nella oratione ui &longs;ono piu nomi, il uerbo &longs;empre &longs;i acco&longs;ta al predicato, come à dire l'huomo è giu&longs;to. MOR. Perche il uerbo & il nome &longs;i po&longs;&longs;o­no comporre in molti modi, ditemi di gratia, può il logico &longs;eruir&longs;i d'ogni &longs;orte di oratione, fatte dal grammatico? TOM. Solo della enunciatione può egli &longs;eruir&longs;i, perche il &longs;uo ufficio è &longs;olo di fare i&longs;trumento che &longs;erua ad inue&longs;tigare, & affirmare la uerità, & rifiu­ tare la fal&longs;ità; & però &longs;i &longs;erue &longs;olo della enun tiatione, laquale è compo&longs;ta & di nome, & di uerbo, & non di qualunque ca&longs;o di nome, ma del retto &longs;olo, non di qualunque modo, ouero tempo del uerbo, ma &longs;olo del modo in­dicatiuo, & del tempo pre&longs;ente pa&longs;&longs;ato, & futuro, &longs;i che hauete da che &longs;i componga la enuntiatione, laquale non è altro che una ora tione, ò parlamento che d'una co&longs;a afferma, ouero niega, & per non gittare uia tempo in darno ecco la diui&longs;ione della enunciatione. prima o ella è affermatiua, ò negatiua: affer matiua è quella che afferma il predicato e&longs;&longs;e­re nel &longs;uggetto, come à dire l'huomo è buono, ecco che la bontà è nell'huomo: la negatione è quella che rimuoue e&longs;&longs;o predicato dal &longs;ugget­to come à dire, l'huomo non è buono. cia&longs;cu­na di que&longs;te &longs;pecie po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere uniuer&longs;ali, ouero particolari, ouero infinita ouero &longs;ingo­ lari la enunciatione uniuer&longs;ale è quella che ouero uniuer&longs;almente afferma, ouero uniuer­&longs;almente rimuoue il predicato dal &longs;uggetto, la particalare è ancor quella che particolar­mente afferma, ouero niega l'i&longs;te&longs;&longs;o predicato e&longs;&longs;ere nel &longs;uggetto. La inde&longs;inita enunciatione è quella che da qualche &longs;uggetto uniuer&longs;ale non uniuer&longs;almente, ouero particolarmente rimuoue il predicato, ouero lo niega, & di que&longs;ta ue ne do e&longs;&longs;empio, perche è un poco piu o&longs;cura delle altre, come, l'huomo è animale, ecco che non ui è &longs;egno uniuer&longs;ale, ne partico lare, & però &longs;i chiama indefinita. Hora cia&longs;cuna di que&longs;te propo&longs;itioni, ouero che &longs;a­rà del primo adiacente, ouero del &longs;econdo, & chiamaremo prepo&longs;itioni del primo adiacente, lequali &longs;olamente &longs;ono d'un nome, & d'un uer bo, come à dirt l'huomo è, l'huomo non è, & quelle dico e&longs;&longs;ere del &longs;econdo adiacente, nelle quali &longs;ono due nomi, & un uerbo, come l'huomo è giu&longs;to, l'huomo non è giu&longs;to, à tal che quelle del primo adiacento &longs;olamente affer mano il &longs;uggetto e&longs;&longs;ere, ò non e&longs;&longs;ere, ma quel le del &longs;econdo non affermano il &longs;uggetto e&longs;&longs;e­re, ma la paßione, ouero predicato e&longs;&longs;ere in e&longs;&longs;o &longs;uggetto, come apparene gli e&longs;&longs;empi dati, Di nuouo tutte que&longs;te propo&longs;itioni &longs;i po&longs;&longs;ono treplicare, per ri&longs;petto del uerbo, ilquale può e&longs;&longs;ere pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, & futuro, & que­ste propo&longs;itioni &longs;ono chiamate da latini, propo &longs;itioni de ine&longs;&longs;e; cia&longs;cuna delle quali di nuouo potrà e&longs;&longs;ere quadruplicata, & in que&longs;ta qua­druplicatione mutano il nome, perche di pro­po&longs;itioni de ine&longs;&longs;e che &longs;i chiamauano, &longs;i chia­ maranno propo&longs;itioni modali, perche cia&longs;cu­na di loro potrà hauere cia&longs;cuno di que&longs;ti quattro modi, cioè nece&longs;&longs;ario, poßibile, im­poßibile, & contingente, come à dire nece&longs;&longs;a riamente l'huomo è giu&longs;to, ouero non nece&longs;&longs;a­riamente l'huomo è giu&longs;to, & co&longs;i delle altre. Vltimamente ogni una, co&longs;i quelle de ine&longs;&longs;e, come le modali po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere triplicate, per ri&longs;petto delle tre materie, cioè nece&longs;&longs;aria, con­tingente, & remota, come per e&longs;&longs;empio, l'huo­mo è animale, l'huomo è bianco, l'huomo è un &longs;a&longs;&longs;o. MOR. Que&longs;to numero di prepo&longs;i­tioni &longs;arà qua&longs;i infinito. TOM. Hauete parlato bene à dire qua&longs;i, accioche udita l'al tra parte delle prepo&longs;itioni potiate dire infini­ta a&longs;&longs;olutamente. MOR. Che adunque, ue ne &longs;ono ancora. TOM. Altrettante ue ne &longs;ono, perche cia&longs;cuna delle &longs;udette po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere prononciate con conditione, & di&longs;giun­tione, non affermando, &longs;i come fanno le pa&longs;­&longs;ate la co&longs;a e&longs;&longs;ere, ouero non e&longs;&longs;ere, & que­ ste &longs;ono chiamate hipotetice propo&longs;itioni, cioè propo&longs;itioni conditionate, come à dire &longs;e è giorno egli è luce, &longs;e egli è buon huomo, è an che giu&longs;to: & que&longs;te quantunque &longs;ieno in po co u&longs;o, &longs;i po&longs;&longs;ono nondimeno uariare in molti modi, perche ouero che &longs;aranno di&longs;giunte, co me à dire è l'A, ouero la B. po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere conditionali ancora, & que&longs;te ouero &longs;aranno &longs;emplici, ouero compo&longs;te, le &longs;emplici come &longs;e è l'A, è anco la B; le compo&longs;te ancora &longs;i diui dono & ouero &longs;aranno con una conditione, ouero con due, con due conditioni, come &longs;e è l'A, & &longs;e è la B, è anco la C. con una &longs;o­la, come &longs;e è l'A, &longs;arà la B, & la C. MOR. Mi diceuate che ne rimaneua la me tà da connumerare, & per quello che io po&longs;&longs;o comprendere da que&longs;ta diui&longs;ione &longs;i po&longs;&longs;ono due uolte triplicare. TOM. Il mio non fu erro­re, perche io non ui dißi co&longs;i per affermarui il numero delle propo&longs;itioni, che mi re&longs;taua, ma per ri&longs;pondere à uoi che diceuate che era­no qua&longs;i infinite; ma intorno à que&longs;ti douete notare, perche hauemo detto che non afferma no, ne niegano &longs;e non conditionatamente, che e&longs;&longs;e cono&longs;cerete affermare, ouero negare dalla con&longs;equentia loro, perche &longs;e la con&longs;equenza affermarà qualche co&longs;a, uoi direte e&longs;&longs;ere affer matiue, & &longs;e anco negarà, uoi direte e&longs;&longs;ere negatiue. MOR. Que&longs;te propo&longs;itioni con­ditionali però hanno i mede&longs;imi termini, che hanno quelle de ine&longs;&longs;e, & le modali, ma &longs;olo &longs;ono differenti per la conditione, ouero di&longs;iun tione, che &longs;e li aggiungono. TOM. Ne piu ne meno è di quello che uoi dite, & qui fini&longs;ce la diui&longs;ione delle propo&longs;itioni, & &longs;e ui pare&longs;&longs;e intorno à e&longs;&longs;a diui&longs;ione qualche diffi­cultà, perche io, per breuità, non ne ho dato di tutte l'e&longs;&longs;empio, &longs;e non uolete chiedere à me ricorrete intorno à Boetio, ilquale di tutte le propo&longs;itioni ha parlato, ma e&longs;qui&longs;itißima­mente delle hippotetice. MOR. Per hoa pare à me che io ne &longs;ia capacißimo, ne dubito punto che con que&longs;ta idea, che io ho nellamen ie, non ritroua il numero di tutte le propo&longs;itio ni. TOM. Hor ba&longs;ta, poi che le hauete co&longs;i bene inte&longs;e, annotate alcune co&longs;e in uni­uer&longs;ale intorno ad e&longs;&longs;e propo&longs;itioni, ne uerre­mo à dire del Sillogi&longs;mo, & finalmente della demo&longs;tratione, come è stato in&longs;ino da princi­pio propo&longs;to. La prima co&longs;a che uoglio che noi annotiamo è la oppo&longs;itione delle propo&longs;itio ni, perche, &longs;e bene io mi raccordo, parlan­do delle uoci, diceuo che elleno non &longs;i oppon­gono ueramente, ma che è proprio delle pro­po&longs;itioni; però douiamo &longs;apere, che la propo­&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua, & la uniuer­&longs;ale negatiua d'uno i&longs;te&longs;&longs;o &longs;ogetto, & predica to, & conle mede&longs;ime altre conditioni, po­ste all incontro &longs;ono contrarie, ne po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;e­ re in&longs;ieme mai uere, &longs;ia mò in quale &longs;i uoglia &longs;orte di propo&longs;itioni, po&longs;&longs;ono bene e&longs;&longs;ere l'una uera, & l'altra fal&longs;a, oueramente amendue fal&longs;e, & &longs;e l'affermatiua uniuer&longs;ale, &longs;arà al­l'incontro della particolare negatiua, con le &longs;opradctte conditioni, ilche intenderò in ogni &longs;orte di oppo&longs;itione, dico che &longs;aranno contra­dittorie, come &longs;ara anco &longs;e la negatiua uniuer &longs;ale &longs;i oppone alla particolare negatiua, le­quali mai non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere amendue ue­re, ò fal&longs;e in&longs;ieme, ma l'una uera, & l'altra fal&longs;a; ma &longs;e per ca&longs;o ancora metteßi­mo due particolari all incontro, l'una afferma tiua, & l'altra negatiua, dire dobbiamo che que&longs;ta oppo&longs;itione è &longs;ubcontraria, la cui leg­ge è che poßino e&longs;&longs;ere in&longs;ieme uere, ma non fal&longs;e. Poßiamo fare un'altra implicatione, cioè confrontare la uniuer&longs;ale affermatiua con la particolare affermatiua, ouero la uniuer&longs;a lc negatiua, con la particolare negatiua, & que&longs;te complicationi le chiamaremo &longs;ubalter­ne, non per altro, &longs;e non perche la particola­re è &longs;ottopo&longs;ta alla uniuer&longs;ale, nella i&longs;te&longs;&longs;a &longs;orte parlando, & que&longs;ta legge è che &longs;e le uniuer&longs;ali &longs;ono uere, tali &longs;aranno anche le particolari, & il &longs;imile intenderemo delle fal­&longs;e, ma non per il contrario, cioè la uerità della particolare, ò fal&longs;ità non farà la uni­uer&longs;ale uera, ò fal&longs;a. MOR. Che oppo&longs;i­tione &longs;arà &longs;e due &longs;ingolari propo&longs;itioni l'una affermatiua, & l'altra negatiua &longs;arà all'in­contro, non &longs;arà ella propo&longs;itione contradit­toria? TOM. Co&longs;i &longs;arà, & que&longs;to ne ba&longs;ti circa le oppo&longs;itioni. Et perche &longs;i &longs;uol dire che dalla guerra &longs;i uiene alla pace, uenia­mo noi dalla oppo&longs;itione delle propo&longs;itioni alla conuer&longs;ione di e&longs;&longs;e. Però la propo&longs;itione uni­uer&longs;ale negatiua &longs;i conuerte in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, co­me &longs;arebbe à dire &longs;e glie uero che ne&longs;&longs;una A, non è la B, &longs;arà anco uero à dire, che ne&longs;&longs;una B, &longs;ia per A. MOR. Si dirà dun­que le propo&longs;itioni conuertir&longs;e in &longs;e &longs;te&longs;&longs;e ogni uolta che &longs;eruata la qualità, & quan­tità &longs;i mutano &longs;olamente i termini. TOM.Sarà & &longs;i chiamerà &longs;emplice conuer&longs;ione. MOR. La propo&longs;itione uniuer&longs;ale afferma­tiua in che &longs;i conuertirà? TOM. Si con­uertirà in una particolare affermatiua, co­me &longs;e è uero che ogni A, &longs;ia B, &longs;arà aco uero che qualche B; &longs;arà A. & que&longs;ta con­uer&longs;ione chiamano gli autori conuer&longs;ione per accidente. La particolare affermatiua ella &longs;i conuerte in &longs;e ste&longs;&longs;a nel mede&longs;imo modo che fa la uniuer&longs;ale negatiua. La particola­re negatiua, ella non &longs;i conuerte, & que&longs;te conuer&longs;ioni &longs;i debbono intendere in materia nece&longs;&longs;aria maßimamente, & que&longs;te &longs;ono le conuer&longs;ioni delle propo&longs;itioni, dico delle pro­po&longs;itioni, percioche ne i &longs;illogi&longs;mi come ue­deremo, oltra que&longs;te &longs;e ne fanno delle altre, cioè &longs;i fa la conuer&longs;ione dell'impoßibile, & &longs;i muta anco la maggiore in minore, & la minore in maggiore, &longs;i come poi commo­damente uederemo al &longs;uo proprio luogo. MOR. Per non interrompere il uo&longs;tro pa&longs;­&longs;ato ragionamento, ho uoluto ri&longs;eruare fino à que&longs;t'hora una dubitatione, laquale hora ui dirò, poiche ui ueggio uolere &longs;alire à &longs;il­logi&longs;mi. Hauete detto che le conditioni della &longs;ingolare negatiua, & affermatiua &longs;ono che di neceßità l'una &longs;ia uera, & l'altra fal&longs;a, & &longs;e egli è uero, come &longs;arà alcuna propo­&longs;itione contingente? TOM. Io ho detto che que&longs;te due propo&longs;itioni &longs;eruano le condittioni delle contradittorie cioè che nel tempo futuro (perche ne gli altri tempi non è dubbio) ne­ce&longs;&longs;ariamente ne &longs;arà una uera, & l'altra fal&longs;a, & quale mò di que&longs;te due habbia da e&longs;&longs;er uera, dico che affermare non &longs;i può, & però sta benißimo in&longs;ieme, che di que&longs;te pro­po&longs;itioni l'una nece&longs;&longs;ariamente habbia da e&longs;&longs;er uera, & l'altra fal&longs;a, & che &longs;ieno uere, ò fal&longs;e conting entemente: perche &longs;e le con&longs;ide­riamo amendue in&longs;ieme; cioè in &longs;en&longs;o compo­sto, come dicono i logici, dico che nece&longs;&longs;aria­mente l'una &longs;aria uera, & l'altra fal&longs;a, ma &longs;e le con&longs;ideriamo &longs;eparate in &longs;en&longs;o diui&longs;o, al­l'hora dico che non hanno alcuna neceßità, pe rò che &longs;e noi diremo, domani &longs;arà guerra, non è nece&longs;&longs;ario che &longs;ia, ò che non &longs;ia, & il &longs;imi- le &longs;arà della &longs;ua negatiua: ma &longs;e diremo do­mani &longs;arà guerra, domani non &longs;arà guerra, dico che nece&longs;&longs;ariamente l'una &longs;arà uera, & l'altra fal&longs;a, & que&longs;ta mede&longs;ima &longs;olutione diede Ari&longs;totele à gli Stoici, che teneuano tut te le co&longs;e auuenire nece&longs;&longs;ariamente. MOR.Mi occorrono bene ancora delle altre difficul­tà, ma con&longs;idero che non hanno qui il proprio luogo ma ui &longs;arà tempo un'altra uolta con maggiore commodità, & però &longs;eguite pure lo intento uo&longs;tro. TOM. è luogo, & tempo quando uoi uolete, ma poi che co&longs;i ui piace me ne uengo al &longs;illogi&longs;mo di lungo, intorno al quale prima &longs;apere douete, che e&longs;&longs;o è di tante &longs;pecie, di quante &longs;ono le propo&longs;itioni, perche da quelle è compo&longs;to; ma per non andare mol to in lungo, parlaremo in uniuer&longs;ale di e&longs;&longs;o &longs;il logi&longs;mo, & poi &longs;correremo alle particolarità &longs;e il tempo nel concederà. Il &longs;illogi&longs;mo adun que, è un parlare nel quale e&longs;&longs;endo po&longs;te due propo&longs;itioni, ne ri&longs;ulta un'altra differente dal le po&longs;te, come à dire l'A, è la B, la C, è la A, adunque la C, è la B. & e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo &longs;i può con&longs;iderare in due modi, ouero in ri­&longs;petto della &longs;ua forma, ouero in ri&longs;petto della materia. Con&longs;ideramolo dunque in quanto al la &longs;ua forma, perche tutte le &longs;orti de &longs;illo­gi&longs;mi conuengono nella forma, ma per ri&longs;petto della materia &longs;ono diuer&longs;e, come intenderete poi. Diuide&longs;i dunque il &longs;illogi&longs;mo in ri&longs;petto della forma in &longs;illogi&longs;mo perfetto, & imper­fetto: il perfetto è quello, che non ha di bi&longs;o gno dell'altrui aiuto à prouare la propo&longs;itione, che intende di prouare, & l'imperfetto è quel lo che ha di bi&longs;ogno del perfetto, per uenire al l'intento &longs;uo. In genere tre &longs;ono le figure, ò forme de &longs;illogi&longs;mi. MOR. Perche co&longs;itre, & non piu, ò meno? TOM. Per que&longs;to. Voi &longs;apete, ò almeno &longs;apere douete che ogni &longs;illogi&longs;mo ha tre termini, de' quali uno &longs;i chia­ ma mezo termine. MOR. Perche co&longs;ime­zo termine? TOM. Perche è il mezo co'l quale &longs;i congiungono gli altri due, ouero &longs;i di&longs;giungono, & è la mi&longs;ura, la quale fa co­no&longs;cere la equalità de gli altri termini, de' quali uno &longs;i chiama maggiore E&longs;tremità, & l'altro minore E&longs;tremità. La maggiore e&longs;tre­mità è quel termine che è piu uniuer&longs;ale fuo­ra del mezo, & la minore, è il minor termi­ne; & da qui na&longs;ce anco che tre &longs;ono le pro­po&longs;itioni, delle quali due &longs;ono denominate dal li due predetti termini, cioè quella, oue è la maggiore e&longs;tremità è detta maggiore, & quel la oue è la minore è detta minore, & quella che ri&longs;ulta da que&longs;te due è detta conclu&longs;ione. Hora que&longs;ti tre termini &longs;ono ouero predicati, ouero &longs;uggetti, perche come hauemo detto, la propo&longs;itione non co&longs;ta d'altri termini, che di predicato, & &longs;uggetto. onde dalla diuer­&longs;a implicatione di que&longs;ta, ne na&longs;ce la diuer&longs;i­tà de &longs;illogi&longs;mi, perche quel termine che &longs;arà &longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà poi predicato nella minore, d'onde na&longs;ce la prima figura: laquale è forma del &longs;illogi&longs;mo perfetto, per e&longs;­&longs;er ella perfettißima, ouero anco il termine, che &longs;arà &longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà anco &longs;uggetto nella minore, & di qui na&longs;ce la &longs;e­conda figura, ouero che il predicato nella mag giore &longs;arà anco predicato nella minore, & que&longs;ta &longs;arà la terza figura, ne &longs;i deue ammet tere l'altra implicatione, & per que&longs;to non &longs;i ammetta la quarta figura, come hanno uolu­to alcuni; perche &longs;arebbe figura inutilißima. Hora cia&longs;cuna di que&longs;te figure ha diuer&longs;i gra­di, per ri&longs;petto che quattro &longs;ono le prepo&longs;itio­ni, che po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere approuate in cia&longs;cuna &longs;i gura, & oltra di que&longs;to, po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er prouate nella &longs;econda & nella terza in diuer&longs;i modi, onde ne na&longs;cono diuer&longs;e propo&longs;itioni. MOR.Que&longs;te propo&longs;itioni &longs;ono quattro, cioè, uniuer &longs;ale affermatiua, uniuer&longs;ale negatina, parti­colare affermatiua, & particolare negatiua parimente. TOM. Tante &longs;ono, & notate che ilogici &longs;i hanno imaginate certe uoci uni- uer&longs;ali, lequali contengono tutte le regole de igradi de &longs;illogi&longs;mi d'ogni &longs;orte, & il primo grado della prima figura. Si contiene &longs;otto que&longs;to nome di Barbara, ma accio intendiate l'artificio di que&longs;ta parola, notate che in ogni parola &longs;i ritrouano tre &longs;orti di lettere, quattro uocali, cioè, à, e, i, o, lequali mi dimo­strano la quantità, & qualità delle prepo&longs;itio, ni, onde doue &longs;arà, à, &longs;arà &longs;empre la propo­&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua; doue &longs;arà, è, &longs;empre la propo&longs;itione &longs;arà uniuer&longs;ale negati­ua, & doue è la, i &longs;arà particolare afferma­tiua, & doue è la, o &longs;arà particolare negati ua. Sono altre quattro lettere con&longs;onanti, lequali &longs;ono in principio de inomi, che &longs;ono, b, c, d, f, lequali mi mo&longs;trano ne i &longs;illogi&longs;mi imperfetti à quale perfetto &longs;illogi&longs;mo della pri ma figura &longs;i debbano ridurre, come &longs;arebbe quel &longs;illogi&longs;mo che &longs;i contiene &longs;otto al nome Ce lantes &longs;i riduce il &longs;illogi&longs;mo de celarent, per­cioche amendue incominciano da una i&longs;te&longs;&longs;a let tera, che e la, c, &longs;onoui altre quattro lette­re in e&longs;&longs;e uoci, cioè l, p, e, m, lequali mi dimo&longs;trano la conuer&longs;ionc della propo&longs;itione che è innanzi a loro, la, l, dimo&longs;tra ne i &longs;il­logi&longs;mi imperfetti, che la propo&longs;itione auanti à lei &longs;i debba conuertire &longs;emplicemente, cioè in &longs;e ste&longs;&longs;a, la, p, dimo&longs;tra che la propo&longs;itio- ne &longs;i deue conuertire per accidente, la, c, di­mo&longs;tra che &longs;i deue conuertire per impoßibile, la cui &longs;orte di conuer&longs;ione dichiararemo poi quando &longs;aremo giunti al &longs;illogi&longs;mo per impoßi bile, poi che di e&longs;&longs;a non hauemo ancora ra­gionato; la, m, dimo&longs;trarà che la propo&longs;i­tione innanzi à lei, &longs;arà maggiore &longs;i deue fare minore. A tal che poi che hauerete &longs;a­puto quali &longs;ieno le uoci della prima figura, uoi &longs;aprete fare i &longs;illogi&longs;mi, & di imperfetti farli perfetti, & però la prima figura ha que ste quattro dittioni, cioè. Barbara, Cela­ rent, Darij, Ferio. Quelli della &longs;econda &longs;ono le quattro dittioni del terzo uer&longs;o, che &longs;ono Ce&longs;are, Came&longs;tres, Fe&longs;tino, Baroco. Quelle della terza figura &longs;ono le &longs;ei del quarto uer&longs;o, cioè Darapti, Felapton, Di&longs;amis, Dapti&longs;i, Brocardo Feri&longs;on. MOR. Mò il &longs;econdo uer&longs;o à che figura &longs;i ridurrà egli in&longs;ieme con baralipton ultima parola del primo? TOM.Ci riducono &longs;otto la prima figura, ma non ho io di que&longs;te fatto mentione, percioche conclu­dono indircttamente, però accadendoui fare tali &longs;illogi&longs;mi, gli ridurrete a i primi della pri­ma figura, al modo che noi habbiamo detto di &longs;opra. Vi darei l'e&longs;&longs;empio di tutti, & anco ui mo&longs;trarei la riduttione, ma mi allontanarei troppo dal no&longs;tro intento, che è &longs;olamente di mo&longs;trarui uniuer&longs;almente le co&longs;e. MOR.Di gratia fate hora piu stima del mio intere&longs;­&longs;e, che del uo&longs;tro ordine, del quale &longs;arete piu to&longs;to lodato da gli huomini d'intelletto, che bia&longs;imato. TOM. Hauete ragione, & pe­rò eccoui l'e&longs;&longs;empio del primo grado della pri­ma figura, laquale &longs;i contiene &longs;otto quel no­me barbara, che ha tre, a, che ne dimo­strano tre prepo&longs;itioni uniuer&longs;ali, come à di­re. ogni, a, è, b, ogni, c, è, a, adunque ogni, c, è, b, & que&longs;to primo grado è ogni uolta che (&longs;eruata la regola commune della prima figura, che è che il &longs;ugietto della mag­giore &longs;ia il predicato della minore) la mag­giore e&longs;tremità &longs;arà uniuer&longs;almente nel mezo termine, & e&longs;&longs;o mezo &longs;arà tutto nella minore e&longs;tremità, & che nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà, che la maggiore e&longs;tremità &longs;arà nella minore. MOR. Datemene di gratia uno e&longs;&longs;empio fi­&longs;ico, & mo&longs;tratemi à dito tutte le co&longs;e che ha uete dette, perche mi &longs;aranno à chiarezza in tutti gli altri e&longs;&longs;empi, ne ui ricercarò piu qua le &longs;ia il mezo termine, quale &longs;ia la maggiore, ò la minore, & altre faccnde. TOM. Ec­ coui l'e&longs;&longs;empio fi&longs;ico nel primo grado della pri ma figura. Ogni animale rationale è ri&longs;ibi­le, ogni huomo è animale rationale, adunque ogni huomo è ri&longs;ibile. Per prima notate che tutte tre le propo&longs;itioni &longs;ono uniuer&longs;ali affirma tiue, notate ancora che que&longs;ta prepo&longs;itione. Ogni animale rationale è ri&longs;ibile è quella pro­po&longs;itione che domandiamo maggiore, perche in &longs;e contiene la maggiore e&longs;tremità, che è ri&longs;i­bile, & contiene il mezo che è, ogni animale rationale, de quali due termini l'uno ha ragio ne di &longs;ugetto che è il mezo termine, & l'al­tro ragione di predicato che è la maggiore e&longs;tremità. La minore propo&longs;itione è que&longs;ta, ogni huomo è animale rationale, perche ella ha la minore e&longs;tremità che è ogni huomo; la conclu&longs;ione poi è, adunque ogni huomo è ri­&longs;ibile. Vltimamente notate in che modo la maggiore e&longs;tremità è uniuer&longs;almente nel me­zo, &longs;e ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ne­ce&longs;&longs;aria co&longs;a è che ri&longs;ibile, che è la maggiore e&longs;tremità, & che è predicato, &longs;ia nel mezo, che è &longs;uo &longs;ugetto uniuer&longs;almente. è anco fa­cil co&longs;a uedere in che modo il mezo &longs;ia uniuer &longs;almente nella minore e&longs;tremità, perche &longs;e ogni huomo è animale rationale, anco ogni ani male rationale &longs;arà huomo, & in che modo poi &longs;egua nece&longs;&longs;ariamente che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia nella minore, credo che la ragio ne a&longs;tringa l'intelletto uo&longs;tro à crederlo, &longs;en­za ch'io ue lo mo&longs;tri à dito. MOR. Haue­te fatta una fatica, che &longs;arà à uoi di gran &longs;olleuatione ne gli altri gradi, che dichiarate, & à me di grandißima utilità, però &longs;eguite à uo&longs;tro bell'agio. TOM. Purche &longs;ia co&longs;i, che non m'interrompiate di nuouo. Il &longs;econdo mo do della i&longs;te&longs;&longs;a figura &longs;arà ogni uolta che la maggiore stremità &longs;arà in ne&longs;&longs;un mezo, & il mezo &longs;arà in tutto nella minore i&longs;tremità, & nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà che la maggiore i&longs;tre­mità non &longs;ia nella minore, & que&longs;to modo &longs;i contiene &longs;otto la uoce, Celarent, come (per e&longs;&longs;empio) ni&longs;&longs;uno animale è &longs;a&longs;&longs;o, ogni huo­mo è animale, adunque ni&longs;&longs;uno huomo è &longs;a&longs;&longs;o. Vi darò gli e&longs;&longs;empi naturali, perche ui ueg­gio de&longs;iderargli. MOR. Vi ringratio, ho raueniamo al terzo. TOM. Il terzo modo è quando la maggiore i&longs;tremità è uniuer&longs;al­mente nel mezo, & il mezo è particolarmen tenella minore e&longs;tremità, & però &longs;egue nece&longs;­&longs;ariamente che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia par­ticolarmente nella minore, & que&longs;to modo è &longs;otto il nome Darij, come, ogni animale è di­&longs;ciplinabile, alcuno leone è animale, adunque alcun leone è di&longs;ciplinabile. Il quarto è quan do la maggiore e&longs;tremità non è in alcun modo nel mezo, & il mezo è in qualche parte nella minore e&longs;tremità, onde &longs;i conclude la maggio­re e&longs;tremità non e&longs;&longs;ere in qualche parte nella minore e&longs;tremità. Seguirebbono hora gli al- tri cinque modi, cioè quegli, che &longs;ono &longs;otto que&longs;ti nomi Baralipton, Celantes, Dabitis, Fape&longs;mo, Fri&longs;e&longs;omorum, ma perche conchiu­dono indirettamente, gli po&longs;tporremo à tutti. MOR. Seruate l'ordine accidentale, & per cio preponcte i piu degni a i meno degni. TOM. Ben &longs;apete. Hor &longs;eguono i modi de i &longs;illogi&longs;mi imperfetti, i quali &longs;i riducono a i &longs;udetti, & diceuamo che la &longs;econda figura è quando il predicato della maggiore è anco pre dicato nella minore, laquale ha piu gradi &longs;i come hauemo detto. Il primo è quando il mezo non è in ueruna parte della maggiore i&longs;tremità, & e&longs;&longs;o mezo è in ogni parte della minore e&longs;tremità, onde &longs;egue che la maggio­re e&longs;tremità non è in ueruna parte della mino re, & que&longs;to &longs;i contiene &longs;otto la uoce Ce&longs;are, come (per e&longs;&longs;empio) Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù, ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;&longs;una giu&longs;ti­tia è uitio, & &longs;i conuerte a Celarent, conuer­tendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente, cioè in uni uer&longs;ale negatiua, &longs;i come dicendo ni&longs;&longs;una uir­tù è uitio, ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;­&longs;una giu&longs;titia è uitio. Il &longs;econdo modo poi è quando il mezo è uniuer&longs;almente in tutta la maggiore e&longs;tremità, & non è in alcuna parte della minore, & que&longs;to è &longs;otto la uoce Came­stres, come à dire ogni animale è uiuente, ni&longs;&longs;un &longs;a&longs;&longs;o uiue, adunque nißun &longs;aßo è ani­male, & &longs;i riduce a Celarent, conuertendo&longs;i la minore &longs;cmplicemente, cioè in uniuer&longs;ale ne­gatiua, & tra&longs;ponendo la minore in maggio­re, & la maggiore in minore. Il terzo mo do è quando il mezo non è in ueruna parte del la maggiore, & in qualche parte della mino­re, & che &longs;egue che la maggiore e&longs;tremità &longs;i ritroua in qualche parte della minore, & è &longs;otto la uoce Fe&longs;tino, come &longs;e dicemmo, nißun a&longs;ino è huomo, Socrate è huomo, adunque So crate non è a&longs;ino, & eßo &longs;i riduce a Ferio conuertendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente. Jl quarto modo di que&longs;ta figura è ogni uolta che il mezo è uniuer&longs;almente nella maggiore e&longs;tremità, & particolarmente &longs;i rimuoue dal la minore, & però &longs;i conchiude la maggiore e&longs;tremità non eßere in qualche parte della mi nore, & que&longs;to modo è contenuto dalla uoce Barocho, il cui eßempio è que&longs;to, Ogni uir­tù è laudabile, l'auaritia non è laudabile, adunque l'auaritia non è uirtù, & eßo &longs;i ri­duce a Barbara co'l mezo della ri&longs;olutione per l'impoßibile. MOR. Che conuer&longs;ione è que&longs;ta, che uoi chiamate per l'impoßibile, perche di eßa non ne è fatta ancora mentione. TOM. Hauete ragione, & la conuer&longs;io­ne fatta per l'impoßibile è quando &longs;i piglia l'oppo&longs;ito della conclu&longs;ione, & una delle pre­me&longs;&longs;e, & &longs;i conchiude l'oppo&longs;ito dell'altra pre mc&longs;&longs;a, come uerbigratia nell'argumento gia detto, la conclu&longs;ione è tale. l'auaritia non è uirtù, & la &longs;ua contradittoria è che ogni auaritia è uirtù, laquale &longs;i piglia, & appli­ca alla maggiore del &longs;udetto argumento, che è dal che ne &longs;egue poi l'oppo&longs;ito della minore, che era l'auaritia non è laudabile, onde tale &longs;arà l'argomento. Ogni uirtù è laudabile, ogni auaritia e uirtù, adunque ogni auaritia è laudabile, & ecco che la conclu&longs;ione di que sto argumento è contradittoria della minore del primo che gia era stata amme&longs;&longs;a per uera, & però &longs;i chiama conuer&longs;ione per l'impoßibi­le, perche è impoßibile che due contraditto­rie &longs;ieno in&longs;ieme uere. MOR. Non acca­derà che piu ui mole&longs;ti intorno alle conuer&longs;io­ni, pa&longs;&longs;ate dunque a uo&longs;tro piacere alla terza figura, laquale, è quando quello che è &longs;ugetto nella maggiore è anco &longs;ugetto nella minore, & ella ha (per quello che uoi hauete detto) &longs;ei modi, de' quali n'a&longs;petto la uo&longs;tra dichia­ ratione. TOM. Il primo è quando la mag giore e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale e anco la minore, & percio &longs;i conclude che la maggiore e&longs;tremità è in qualche parte della mi nore, & è retto dalla uoce Darapti. MOR. L'e&longs;&longs;empio di que&longs;to tale deue e&longs;&longs;ere. ogni huo mo è &longs;u&longs;tanza, ogni huomo &cgrave; animale, adun­que qualche animale è &longs;u&longs;tanza, & per le re gole gia datc, e&longs;&longs;o &longs;i uedc ridurre alla uoce Darij conuertendo&longs;i la minore per accidente, cioè in particolare affirmatiua. TOM. Ne potremo adunque i&longs;pedire breuemente, poi che uoi ui mo&longs;trate capacißimo d'ogni co&longs;a; però il &longs;econdo modo è, quando la maggiore e&longs;tremità non è in alcum mezo, nel quale è la minore uniuer&longs;almente, & &longs;i conclude che la maggiore non &longs;arà in tutte le parti della mino re. MOR. Come à dire, ni&longs;&longs;uno animale è morto, ogni animale è uiuo, adunque alcun uiuo non è morto; & que&longs;to tale argumento è retto dalla uoce Felapton, & riduce&longs;i alla uo ce Ferio conuertendo&longs;i la minore per acciden­te. TOM. A que&longs;to &longs;egue il terzo, ilqua­le è ogni uolta che la maggiore e&longs;tremità è in qualche parte del mezo, nel quale è uniuer­&longs;almente la minore, & però ne &longs;egue la mag­giore e&longs;&longs;ere in parte nella minore, & è &longs;otto il nome Di&longs;amis. MOR. et ecco l'e&longs;&longs;empio, alcun huomo è giu&longs;to, ogni huomo è animale, adunque qualche animale è giu&longs;to, & riduce &longs;ia Darij ri&longs;oluendo&longs;i la maggiore &longs;emplice­mente, & la conclu&longs;ione in&longs;ieme, tra&longs;ponen­do anco le preme&longs;&longs;e. TOM. et perche que- sta conuer&longs;ione ha qualche difficultà, ne da­rò io l'e&longs;&longs;empio. Ogni huomo è animale, qual che giu&longs;to è huomo, adunque qualche giu&longs;to è animale. MOR. Hauete fatto bene à darne e&longs;&longs;empio, però ueniamo al quarto modo. TOM. Il quarto modo è quando la maggio­re e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale in par te ancora è la minore, & però &longs;egui che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia in parte nella minore, & il &longs;uo nome che lo regge è Dati&longs;i. MOR.L'e&longs;&longs;empio di que&longs;to (perche io sò che l'a&longs;pet­tate da me) è, alcun huomo è &longs;u&longs;tanza, al­cun huomo è animale, adunque qualche ani­male è &longs;u&longs;tanza, & &longs;i conuerte a Darij con­uertendo&longs;i &longs;olo la minore &longs;emplicemente. TOM. Il quinto modo, che non ueggio l'ho ra di &longs;pedirmene è quando la maggiore &longs;i ri­muoue, in qualche parte dal mezo, nel quale è tutta la minore, & però &longs;egue che la mag­giore &longs;i ritroua in qualche parte della minore, ilqual modo uien contenuto dalla uoce Brocar­do, il cui e&longs;&longs;empio è. Alcun huomo non è giu&longs;to, ogni huomo è rationale, adunque al­cuno rationale non è giu&longs;to. MOR. et per le regole che uoi hauete date, &longs;i riduce à Bar bara per la conuer&longs;ione che è per l'impoßibile. TOM. Co&longs;i è. Il &longs;e&longs;to modo è quando la maggiore e&longs;tremità non è in alcuna parte del mezo, nel quale però è in particolare la mi­nore, per ilche &longs;egue che la maggiore e&longs;tre­mità &longs;i rimuoua in parte dalla minore, & la &longs;ua uoce che lo regge è Feri&longs;on, il cui e&longs;&longs;empio è tale. Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù, alcun uitio è ma­le, adunque qualche male non è uirtù. MOR. et e&longs;&longs;o &longs;i riduce à Ferio, conuertendo &longs;i la minore &longs;emplicemente. TOM. Eim que ste &longs;ono breuemente le regole, delle conuer&longs;io ni, con gli e&longs;&longs;empi de i &longs;illogi&longs;mi, che conclu­dono dirittamente; hora ne re&longs;tano cinque, che indirettamente concludono, de' quali par te ne fu inuentore Ari&longs;totele, come di Fape&longs;­ mon, & Fri&longs;emorum, come &longs;i puo uedere nella Priora, & gli altri tre furono ritrouati da Theofra&longs;to, & Eudemo, che &longs;ono Bara­lipton, Celantes, Dabitis, ne mi pare che di que&longs;ti piu ne parliamo, ma ba&longs;ta che &longs;i &longs;ap­pia che &longs;eruano le regole della prima figura, & &longs;i conuertono per le mede&longs;ime regole che &longs;i conuertono anche gli altri predetti. MOR.Poi che &longs;ono inutili, la&longs;ciamogli adunque in­&longs;ieme con tutte le altre congiuntioni, ò com­binationi che ne uogliam dire, che non ne &longs;er uano piu che tanto, di che pure ne fa mentio ne Ari&longs;totele, ne mi pare che dobbiamo en­trare à dire delle mi&longs;tioni delle prepo&longs;itioni, e&longs;&longs;endo che la materia è lunga, & noi hab- biamo l'occhio alla demo&longs;tratione. TOM.Sono per fare quello che uoi uolete. MOR.Ditemi dunque, per quale ragione non &longs;i po­trebbe aggiugnere alle tre predette figure la quarta, come bene aggiun&longs;e Galeno? TOM.Si potrebbe pur troppo aggiugnere, che Ari­stotele non lo uietarebbe, &longs;e però l'arte lo com porta&longs;&longs;e. MOR. Et perche non lo compor tarebbe l'arte? TOM. Perche ella non può &longs;offrire parte che in lei &longs;ia di&longs;utile. MOR. La quarta figura &longs;arebbe dunque inutile. TOM. Al tutto inutile, & che &longs;ia il uero, ecco. uoleua Galeno che &longs;i pote&longs;&longs;e fare la quar ta implicatione de i termini, cioè che il mezo fo&longs;&longs;e predicato nella maggiore, & &longs;uggetto nel la minore, come a dire ogni huomo è anima­le, ogni animale è &longs;u&longs;tanza, adunque ogni huo mo è &longs;u&longs;tanza; ma que&longs;ta implicatione è di­&longs;utile, come &longs;i può uedere, perche ella proua una co&longs;a, & che &longs;i sà natur almente, che an co Ari&longs;totele ne i predicamenti ha per regola in&longs;egnato, quando egli dice, che ogni co&longs;a che &longs;i predica del predicato, predica&longs;i parimente del &longs;ugetto. Onde e&longs;&longs;endo co&longs;a chiarißima che la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica dell' animale, & che l'a­nimale &longs;i predica dall'huomo, non occorre che &longs;i uoglia prouare &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predichi del l'huomo, & per la regola datane da Ari&longs;to- tele, & perche anco e&longs;pre&longs;&longs;amente è co&longs;a chia ra: perche chi è quello, che non &longs;appia &longs;e un ua&longs;o è capace di tre libre d'acqua, non ne &longs;ia anche capace d'una, &longs;arà ben goffo, & stolto colui, che lo negarà; co&longs;i parimcnte chi negarà &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica di tutti gli ani mali, non &longs;i predichi anco dell'huomo? MOR.è ragione a&longs;&longs;ai euidente, pure non sò come Galeno, huomo di grandißimo intelletto, &longs;i la­&longs;cia&longs;&longs;e tra&longs;portare a ta&longs;&longs;are Ari&longs;t. &longs;enza gran ragione. TOM. Altra certo ragione non fu, che perche uide che &longs;i poteua fare que&longs;ta quar ta implicatione, ma non con&longs;iderò poi che era onninamente &longs;uperflua. MOR. In uero io non ueggio luogo da poterlo i&longs;cu&longs;are, anzi mi pare che &longs;i potrebbe, per il contrario, ta&longs;&longs;are Ari&longs;totele, per dir co&longs;i licentio&longs;amente, che egli habbia piu to&longs;to peccato in &longs;uperfluità; perche con una &longs;ola figura, &longs;enza punto met­terne tre poteua egli i&longs;pedir&longs;ene, poi che in ogni modo le due altre &longs;i riducono a lei. TOM. Anzi che non &longs;olo &longs;i riducono tutte le altre figure alla prima figura, ma per pa­rere dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele tutti i &longs;illogi&longs;mi, co &longs;i della prima figura, come della &longs;econda, & terza, &longs;i riducono al primo della prima, per­cioche, come di gia hauemo detto, la &longs;econ­da, & terza figura; & quegli della prima figura, che concludono indirettamente &longs;i ridu cono à gli quattro primi della prima figura; & il terzo della prima &longs;i può conuertire per la conuer&longs;ione dell' impoßibile al &longs;econdo della &longs;econda figura; & il quarto per la mede&longs;ima conuer&longs;ione al primo della &longs;econda; i quali poi &longs;i conuertono a Celarent, come di gia ui ho detto; & Celarent è in un certo modo riduci bile al primo: percioche, e&longs;&longs;endo che egli ha le &longs;ue propo&longs;itioni negatiue, & Barbara affirma tiue, & le negatiue non hauendo forza di con cludere co&longs;a ueruna &longs;e non per mezo delle af­firmatiue, di qui &longs;egue che Celarent in&longs;ieme con tutti gli altri &longs;illogi&longs;mi pigliano tutta la lo ro forza da Barbara, come dal &longs;uo principio. Ma però con tutto que&longs;to non &longs;egue che fo&longs;&longs;e ba&longs;tato il primo modo della prima figura, per che &longs;e bene gli altri &longs;ono riducibili a quello, & che quello habbia in potenza tutta la for­za de gli altri &longs;illogi&longs;mi, e&longs;&longs;o non potrebbe pe rò prouare attualmente tutti que&longs;ti que&longs;iti, che prouano gli altri, & è apunto come nel­le co&longs;e naturali, lequali benche tutti &longs;i ri&longs;ol­uino ne i &longs;uoi principij, non re&longs;ta però che non &longs;ieno nece&longs;&longs;arie; & percio Ari&longs;totele con pur gatißimo giuditio po&longs;e tre &longs;orti di &longs;illogi&longs;mi, ne-poteua porne piu, ne meno, altramente, &longs;arebbe caduto, ò nel uitio della &longs;uperfluità, ouero della diminutione. MOR. È da cre dere che egli &longs;apendo quanto huomo &longs;ape&longs;&longs;e mai, nelle arti, che ne fa &longs;apere, habbia po­sto ogni cura, & diligenza per fare che e&longs;&longs;e fo&longs;&longs;ero compite. TOM. Non douemo cre­dere altrimenti. Hora fin qui con quella bre uità, che apunto &longs;i conueniua alla no&longs;tra in­tentione, è stato detto de i termini incomple&longs;­&longs;i co&longs;i di quegli della prima intentione, come anco di quegli della &longs;econda & &longs;i &longs;ono anche meritamente per capi &longs;cor&longs;i i termini comple&longs;­&longs;i in&longs;ieme con le regole loro, alle quali ueden do &longs;eguire gli argomenti, che per la uarietà del mezo di che &longs;i &longs;eruono &longs;ono tre, demo&longs;tra tiuo, topico, & &longs;ofi&longs;tico, per le tre materie cioè nece&longs;&longs;aria contingente & remota io in&longs;ie­me &longs;coper&longs;i, che tutti conueniuano nella for­ma, & che erano differenti per ri&longs;petto della materia, & però fu deliberato di trattare pri ma della loro figura, lequali trattate nell'i&longs;te&longs;­&longs;o modo, che hauemo fatto li termini. Ho­ra ci &longs;i rappre&longs;enta da con&longs;iderare gli argu­menti in quanto che &longs;ono in appartate mate­rie, & per il uero a douerne ragionare quan to &longs;i potrebbe, non le bore, ma i giorni, le &longs;ettimane, i me&longs;i, & gli anni non ba&longs;tarebbo no. MOR. Potiamo pa&longs;&longs;arcene co'l piede &longs;ecco intorno al &longs;illogi&longs;mo topico, & il falla- ce, & dilatarne un poco piu intorno alla de­mo&longs;tratione, perche ella come principale fu ancora propo&longs;ta. TOM. Ben &longs;apete che co &longs;i bi&longs;ogna fare, però ne ba&longs;terà a dire che'l &longs;il logi&longs;mo topico è quello, che ne &longs;erue &longs;olamente ad hauere una certa opinione delle co&longs;e, ma non gia &longs;cienza, percioche egli ha le &longs;ue pre­me&longs;&longs;e, ò propo&longs;itioni non nece&longs;&longs;arie, & per­ciò non può concludere uera &longs;cienza, ma una certa opinione, ò credenza. Il mezo termi­ne di che e&longs;&longs;o topico &longs;i &longs;erue, è &longs;empre acci­dentale, ne mai &longs;i &longs;erue della definitione, ò del genere della co&longs;a, che proua, ouero pro­prio: & a que&longs;ta &longs;orte di argumento &longs;i ridu­ce l'e&longs;&longs;empio, & l'entimema & indutione. MOR. Et come &longs;i chiama egli propriamen­te? TOM. Induttione della quale immedia tamente &longs;i fa poi il &longs;illogi&longs;mo, che proprijßi­mamente è i&longs;trumento del Dialettico. MOR.Adunque il Dialettico &longs;i &longs;erue di tutti que&longs;ti i&longs;trumenti, quali per e&longs;&longs;ere inducibili al &longs;illo­gi&longs;mo, &longs;i dice che il &longs;illogi&longs;mo è i&longs;trumento proprijßimo del Dialettico. TOM. Co&longs;i stà. MOR. Et come &longs;ono riducibili. TOM. Voi &longs;apete che l'e&longs;&longs;empio non e altro che uno i&longs;trumento, co'l quale noi prouiamo per uia della &longs;imilitudine uno e&longs;&longs;ere nell altro, come a dire uoglio prouare che Ale&longs;&longs;andro, per e&longs;&longs;ere cittadino non deue combattere con­tra la patria, dirò in que&longs;to modo; Coriolano cittadino di Roma non uol&longs;e combattere con­tra la patria, adunque non deue Ale&longs;&longs;andro combattere contra e&longs;&longs;a patria. Que&longs;to e&longs;&longs;em­pio &longs;i riduce alla induttione in que&longs;to modo, cioè, comincierà da gran numero di quegli citadini, che non uol&longs;ero combattere contra la patria, perche era co&longs;a mal fatta, & da que sta enumeratione &longs;e ne fa poi l'uniuer&longs;ale, con che &longs;i forma il &longs;illogi&longs;mo probabile, come, ne&longs;&longs;uno cittadino ha mai combattuto contra la patria, Ale&longs;&longs;andro è cittadino, adunque non deue combattere contra la patria. la maggio re &longs;i proua co'l mezo della induttione, laqua­le è fatta da piu e&longs;&longs;empi. MOR. A tal­che &longs;e l'e&longs;&longs;empio era un &longs;illogi&longs;mo che procede ua da un &longs;ingolare a un'altro &longs;ingolare, la in duttione è un'argumento, che procede da piu &longs;ingolari, a uno uniuer&longs;ale, & il &longs;illogi&longs;mo probabile procede da quello uniuer&longs;ale proba­bile, al &longs;ingolare. L'entimema credo che &longs;ia uno argumento che habbia &longs;otto due propo&longs;i­tioni probabili, & è chiamato &longs;illogi&longs;mo de­troncato, percioche non gli manca altro a e&longs;&longs;e re &longs;illogi&longs;mo, che la maggiore, come a dire Medea è madre, adunque ama il figliuolo. TOM. Que&longs;to ne ba&longs;ti hormai alla cognitio- ne del topico &longs;illogi&longs;mo & auertire che l'E&longs;&longs;em pio & indutione &longs;ono i&longs;trumenti e&longs;perimenta­ti benche gli habbia po&longs;ti qui. MOR. Se però ne date le regole da cono&longs;cere le proba­tioni probabili, quali &longs;ono le parti di e&longs;&longs;o &longs;il­logi&longs;mo. TOM. Dice Ari&longs;totele che quel le &longs;ono prepo&longs;itioni probabili, lequali paiono uere a tutti, ouero alla maggior parte, oue­ro &longs;olo a tutti gli &longs;apienti, ouero al piu, oue­ro in numero al manco a piu &longs;auij, & que&longs;ti &longs;ono i &longs;egni, con quali &longs;i puo cono&longs;cere che le prepo&longs;itioni &longs;ieno probabili, ne &longs;opra di cio ne occorre lungo di&longs;cor&longs;o. MOR. Io ui ho in­re&longs;o, però ueniamo al &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico. TOM. Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico è uno argumen­ to, che procede ouero con&longs;ta di prepo&longs;itioni, lequali appaiono uere, & probabili, & tut­tauia &longs;ono fal&longs;e, & il &longs;uo fine (&longs;econdo che uogliono alcuni) è l'acqui&longs;tare gloria; ma di­rò io che è l'ignoranza, perche quello che &longs;i diletta di u&longs;are tal &longs;orte di argumento, &longs;pe&longs;&longs;o non &longs;olo inganna gli altri, ma anche &longs;e ste&longs;&longs;o, & sta &longs;empre occupato in fallacie; ne mai &longs;i dà alla uerità delle co&longs;e. Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;ti­co pecca &longs;empre, ouero in materia però che le prepo&longs;itioni &longs;ono fal&longs;e, ouero peoca in forma, & la metà, a che mira il &longs;ofi&longs;ta è di condur­ re l'auer&longs;ario à qualche inconueniente, per mezo di alcune fallacie, che egli ha, come con la fallacia della equiuocatione, con quel­la dell'am&longs;ibologia, & altre &longs;imili, lequali non uoglio narrare, per non e&longs;&longs;ere po&longs;cia ca­gione di darui animo, a farui, douentare &longs;ofi­sta. MOR. Dirò quello, che Socrate di&longs;&longs;e a uno che lo haueua ueduto pa&longs;&longs;eggiare per il luogo delle meretrici, di che &longs;e ne era mara­uigliato, che un Filo&longs;ofo di quella &longs;orte &longs;i la­&longs;cia&longs;&longs;e uedere in luoghi co&longs;i dishone&longs;ti. Il So le, di&longs;&longs;e il dotto uecchio, non &longs;ottintra egli con li &longs;uoi raggi le immondezze, & le latri­ne, tuttauia egli non riceue macchia di &longs;orte ueruna; si ri&longs;po&longs;e quello che &longs;i era maraui­gliato; co&longs;i parimente fa il &longs;apiente replicò Socrate, puo andare douunque gli piace, che non riceue macchia nell'animo &longs;uo. TOM.Volete dire in uo&longs;tro linguaggio che benche &longs;appiate le fallacie, che non le u&longs;ate però, que&longs;to ui concedcrei quando uoi fo&longs;te Socrate. MOR. Non &longs;ono Socrate, ma &longs;on bene il uo&longs;tro Morello. TOM. Con tutto que&longs;to non mi farete entrare à dire delle fallacie, perche &longs;arebbe molto lunga materia. MOR.Dite co&longs;i; & aggiugnete ancor que&longs;to che ne hauete gia detto tanto, che a que&longs;ta materia non &longs;i può piu de&longs;iderarui co&longs;a ueruna, & però &longs;e io de&longs;idero pure di &longs;apere ogni co&longs;a perfettamente legga il uo&longs;tro bellißimo libro de gli elementi. TOM. Vi concedo tutto pur che non &longs;e ne ragioni. La demo&longs;tratione, come &longs;apete, nella facultà della Logica, è co­me il fine, percioche in e&longs;&longs;a facultà &longs;i ricer­ca uno i&longs;trumento, co l quale &longs;i po&longs;&longs;a acqui&longs;ta re la &longs;cienza perfetta, che non è altro che una intera cognitione della co&longs;a, & haßi que&longs;ta intera cognitione ogni uolta che &longs;i cono&longs;cerà e&longs;&longs;a co&longs;a come ella starà. MOR. Cioè quando &longs;i cono&longs;cerà l'e&longs;&longs;enza, & proprietà di quella. TOM. Tant'è, & perche le pro­prietà na&longs;cono dalla e&longs;&longs;enza, parimente cono &longs;cendo&longs;i l'e&longs;&longs;enza, potran&longs;i cono&longs;cere anche le proprietà &longs;udette, & l'e&longs;&longs;enza &longs;i cono&longs;ce co'l mezo della diffinitione. MOR. Na&longs;cerà adunque ancho la cognitione delle proprietà dalla diffinitione. TOM. Me&longs;&longs;er &longs;i. Onde appare manife&longs;tamente che la diffinitione con­tiene la cognitione delle proprietà in potenza &longs;olo, & che la demo&longs;tratione ne la da poi in atto, cioè ne la propone apertamente innanzi a gli occhi u&longs;ando per mezo la diffinitione. Per tanto la demo&longs;tratione contiene in &longs;e la diffinitione, & da lei riceue le proprietà delle co&longs;e, & percio diciamo noi che e&longs;plicando quel lo che in potenza nella diffinitione &longs;i contene­ua ella non è altro che la diffinitione e&longs;plicata, & che contiene in &longs;e attualmente quello che conteneua la diffinitione in atto, & in poten­za, & però comparata alla diffinitione è come è il tutto in ri&longs;petto delle parti. MOR.Con que&longs;to bellißimo di&longs;cor&longs;o uolete inferire che la demo&longs;tratione ha per mezo la diffinitio ne. TOM. Si parlando della demo&longs;tratione potißima; perche, &longs;e uoi ui raccordate bene, di &longs;opra quando diuidemmo la demo&longs;tratione nelle &longs;ue &longs;pecie, dicemmo che e&longs;&longs;endo la demo stratione uno i&longs;trumento che ua dalla co&longs;a in­cognita alla cono&longs;ciuta, e&longs;&longs;a cono&longs;ciuta può e&longs;­&longs;ere conclu&longs;ione, ouero preme&longs;&longs;a, & &longs;e &longs;ia con clu&longs;ione ne na&longs;ce la demo&longs;tratione, che riduce l'buomo all'impoßibile, &longs;e anco &longs;ia preme&longs;&longs;a ne na&longs;ce la demo&longs;tratione demo&longs;tro&longs;tratiua. Della demo&longs;tratione per l'impoßibile è stato gia ragionato trattando&longs;i della forma de i &longs;illo gi&longs;mi in generale, & quelle mede&longs;ime regole &longs;eruono a que&longs;ta &longs;pecie di demo&longs;tratione, & percio me ne uengo alla demo&longs;tratione demo&longs;tra tiua, laqual &longs;i diuide in &longs;pecie per ri&longs;petto della co&longs;a naturalmente incognita, che ella dimo&longs;tra, perche può e&longs;&longs;ere ò &longs;emplice, ò compo&longs;ta. della co&longs;a &longs;emplice &longs;i ricerca s'ell'è et che co&longs;a &longs;ia;et della compo&longs;ta &longs;i ricerca che &longs;ia co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i. Quando poi demo&longs;triamo della &longs;empli­ce &longs;e è, et della compo&longs;ta che co&longs;a &longs;ia, adoperiamo la demo&longs;tratione, detta, Perche, laquale è quel &longs;illogi&longs;mo ch'appartiene al topico, ò dialettico, come di &longs;opra habbiamo detto. e&longs;&longs;a non &longs;i &longs;erue mai de mezi nece&longs;&longs;arij conuertibili, et principij della co&longs;a, ch'ella proua è uero che que&longs;ta &longs;orte di demo&longs;tratione &longs;i &longs;erue alle uolte de gli effi­cienti remotißimi &longs;econdo alcuni, ma mi piace rebbe che quando il mezo del &longs;illogi&longs;mo è la ca gione rimotißima &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione per qual co&longs;a, che i logici latini intendono per Propter quid, perche ella ua dalla cau&longs;a al­l'effetto, benche &longs;ia remotißimo, & che quel la &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione, perche, laqua le anda&longs;&longs;e da gli effetti alle cau&longs;e. MOR.Mi piace ueramente que&longs;to uo&longs;tro parere, tut tauia poco importa que&longs;to chiami&longs;i come &longs;i uuole, pur non è da di&longs;tor&longs;i da quello che han uoluto gli antichi, e&longs;&longs;endo che eglino l'hanno chiamata co&longs;i. TOM. Hora &longs;e &longs;i ri­cercarà della co&longs;a incognita perche &longs;ia co&longs;i, bi&longs;ognarà dimo&longs;trarla con la demo&longs;tratione, che ne po&longs;&longs;a dare la cagione, laquale ha il &longs;uo andare da principij a gli effetti, & chiama&longs;i demo&longs;tratione dal primo all'ultimo, al contra rio della demo&longs;tratione detta perche, laquale ua dall'ultimo al primo, & &longs;e i principij di ta­le demo&longs;tratione &longs;aranno remoti ne na&longs;cerà una demo&longs;tratione poco piu perfetta di detta demo&longs;tratione, perche &longs;e &longs;aranno anco proßi­mi, ouero che &longs;aranno formali, conuertibili, & che inferiranno e&longs;&longs;a co&longs;a, ne na&longs;cerà la de mo&longs;tratione potißima a mio giuditio, &longs;e bene uogliono alcuni che &longs;ieno differenti in que&longs;to, che nella gia detta &longs;i &longs;opponga il que&longs;ito &longs;i è, & che nella potißima &longs;i proui in&longs;ieme dando la cagione della co&longs;a. MOR. Que&longs;ta è una &longs;uttilità di poco momento, però &longs;eguite &longs;enza indugio. TOM. Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i prin cipij della demo&longs;tratione che ne dà la cagione efficienti, cioè che inferi&longs;cono la conclu&longs;ione &longs;olamente, & non e&longs;&longs;ere conuertibili, da che ne na&longs;cerà una demo&longs;tratione, laquale è diffe rente dalla potißima e&longs;&longs;entialmente, perche e&longs;&longs;a ha &longs;olamente i principij, che &longs;ono come cau&longs;a efficiente, & la potißima ha principij & che cau&longs;ano, & che in&longs;ieme, in&longs;ieme &longs;o­no principij di e&longs;&longs;a co&longs;a intrin&longs;eci, & conuer­tibili, & però la potißima ne darà la &longs;cien­za infallibile, perche ne porgerà la uera ca­gione immediata, & intrin&longs;eca. I cui mezi &longs;ono la diffinitione, il genere, la differenza & il proprio. della potißima &longs;empre è la diffini­tione alla quale &longs;i conuengono tutte quelle pro prietà che uuole Ari&longs;totele conuenir&longs;i a prin­cipij di tale demo&longs;tratione, & de gli altri &longs;e ne &longs;eruono le altre demo&longs;trationi. MOR. La diffinitione che è mezo della potißima demo stratione, importa, che ella &longs;ia diffinitione piu del &longs;ugetto, che del predicato? TOM. De ue e&longs;&longs;ere diffinitione di amendue, perche &longs;e i principij di tale demo&longs;tratione &longs;ono conuertibi li, & tali principij non e&longs;&longs;endo altro che &longs;u­getto & predicato, & la diffinitione impli­cando&longs;i & co'l &longs;ugetto, & co'l predicato è ne­ce&longs;&longs;ario che conuertendo&longs;i con uno, & e&longs;&longs;en­do &longs;ua diffinitione che &longs;i conuerta anco con l'al tro, & che &longs;ia &longs;ua diffinitione, ben è uero che &longs;arà &longs;olamente della paßione diffinitione cau&longs;a le, & del &longs;ugetto &longs;arà formale, & cau&longs;ale. MOR. Et perche non formale della paßio­ne? TOM. Perche &longs;eguirebbe che la paßio ne fo&longs;&longs;e &longs;u&longs;tanza, &longs;e ella haue&longs;&longs;e la diffinitione formalmente del &longs;ugetto. però diciamo che è &longs;olamente cau&longs;ale, ò efficiente della paßione, & del &longs;ugetto formale, & cau&longs;ale in&longs;ieme, come in que&longs;to e&longs;&longs;empio. L'animale rationale mortale è ri&longs;ibile, l'huomo è animale rationa le, mortale, adunque è ri&longs;ibile: ecco che ani male rationale mortale che è il mezo nella de mo&longs;tratione, è diffinitione formale, & cau&longs;a­le dell'huomo, che è il &longs;ugetto, & del ri&longs;ibile che è la paßione è &longs;olo diffinitione cau&longs;ale. MOR. Intorno a que&longs;ta prima parte de me­todi altro non de&longs;idero, &longs;e non che uoi parlia- te un poco piu diffu&longs;amente intorno al modo del trouare il mezo termine. TOM. Que­ sto che mi richiedete &longs;on per dirui molto uo­lentieri, ma con patto però che &longs;ubito uenia­mo a gli altri metodi. MOR. Il dire, & il la&longs;ciare di dire stà a uoi, perche non ui ho richie&longs;to per a&longs;trignerui alla ri&longs;po&longs;ta. TOM.se uoi non mi a&longs;trignete, mi a&longs;trigne almeno la humanita, & corte&longs;ia uo&longs;tra, & però di­co che quando uolete prouare qualche co&longs;a, prima ui douete accertare &longs;e la propo&longs;itione, che uolete prouare è uniuer&longs;ale affirmatiua, ò negatiua, ò particolare negatiua, ò affir­matiua, & &longs;e &longs;ia uniuer&longs;ale affirmatiua cer­cate un termine uniuer&longs;ale, che uniuer&longs;almeu te &longs;i predichi del &longs;ugetto, del quale ancora &longs;i predichi uniuer&longs;almente il predicato, come &longs;e uolete prouare che l'huomo &longs;ia ri&longs;ibile piglia­te l'animale rationale. MOR. Et &longs;e uole&longs;&longs;e prouare la propo&longs;itione uniuer&longs;ale negatiua, che mezo debbo pigliare. TOM. Cercarete un mezo, ilquale uniuer&longs;almente di uno &longs;i pre dichi, & dall'altro al tutto &longs;i rimuoua. MOR. Et &longs;e mi occorrerà di prouare la par ticolare affirmatiua? TOM. Prenderete pa­rimente un termine, del quale l'uno de i ter­mini &longs;i predichi uniuer&longs;almente, & che con l'altro almeno particolarmente conuegna À prouare la particolare negatiua piglieraßi un mezo che a un termine conuerrà, & al­l'altro. MOR. Importarà egli che que&longs;to termine conuenga piu ad uno, che all'altro? TOM. Non importa, in quanto che non impedi&longs;ce a &longs;illogizare, ma importa bene que sto ri&longs;petto che uariando i termini uariano le figure, & i modi, uerbigratia uolete proua­re l'uniuer&longs;ale negatiua, &longs;e pigliate il mezo termine, ilquale &longs;i predichi del &longs;ugetto, fare te il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della prima figura, & il primo della &longs;econda: ma &longs;e &longs;i predicarà il mezo termine del predicato, all'hora farete il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della &longs;econda figura, & co&longs;i &longs;imilmente auerrà de gli altri. MOR.Et che mi dirizzerà in trouare que&longs;to mezo termine. TOM. Vi aiutaranno il metodo &longs;olutiuo, il diui&longs;iuo, & il ri&longs;olutiuo, & il diffinitiuo come uederete. Oltra di que&longs;to uoi &longs;apete che il logico &longs;i ha proueduto di luoghi, oue po&longs;ti &longs;ono i mezi termini, come in un pron tuario, accioche ad un tratto po&longs;&longs;a darli di ma no nelle occorenze &longs;enza molto affaticar&longs;i; de quali luoghi Ari&longs;totele ne trattò, ne &longs;cri&longs;&longs;e Cicerone, ma piu ri&longs;trettamente di e&longs;&longs;o Ari­stotele, & amendue chiamorono quei trattati i libri de luoghi, gran numero de moderni pa rimente ne hanno parlato, tra' quali Ridolfo Agricola tiene il primo grado, pone egli uin­tiquattro luoghi, doue di quale &longs;i uoglia me­zo termine trouare &longs;i può. MOR. Dichia rate prima che co&longs;a &longs;ia luogo, poi datemi la &longs;ua diffinitione, & finalmente la dichiaratio­ne de particolari luoghi. TOM. Il luogo non è altro che un &longs;egno, ouero una &longs;edia do­ue &longs;e ne sta il mezo termine, ò argumento che ne uogliam dire, & il mezo termine è quella mi&longs;ura, che noi adoperiamo a far fede di quel lo che &longs;i dubita, con che mi&longs;urando le due e&longs;tremità uenimo in cognitione della qualità, ò inequalità loro, come à dire: uoglio &longs;apere &longs;e ogni huomo è ri&longs;ibile, me ne uò al luogo che chiamiamo diffinitione, & me ne prendo que&longs;to mezo termine, cioè animale rationale morta­le, che è la diffinitione dell'huomo, & prima lo metto al pari della paßione dicendo, ogni animale rationale è mortale, e ri&longs;ibile, & in que&longs;to ueggio l'equalità che è tra'l mezo ter­mine, & la paßione, però di nuouo repiglio il mezo termine, & l'applico al &longs;ugetto, cioè huomo, & dico che ogni huomo è animale ra tionale mortale, da che uengo poi à conclude re che ogni huomo è ri&longs;ibile per la ragione ma tematica, laquale è che quegli che &longs;ono ugua­li a un terzo tra loro &longs;ono uguali. MOR.Bella dichiaratione. TOM. Seguiremo di bene in meglto. Et perche noi hauemo detto il luogo e&longs;&longs;ere diffinitione, & il mezo e&longs;&longs;ere anco diffinitione, non occorre di &longs;gomentar&longs;i, che in quanto mezo &longs;ia dimandata diffinitio­ne, & in quanto luogo ancora, però che uoi &longs;apete che nelle co&longs;e naturali i luoghi non &longs;ono di&longs;tinti da i locati, & per lo piu ritengono il mede&longs;imo nome. Le regole dal mezo ter­mine &longs;ono &longs;imili a quelle della mi&longs;ura del mu­ratore, & bi&longs;ogna che &longs;ia immutabile, che non &longs;i po&longs;&longs;a alungare, ouero abbreuiare, de­ue e&longs;&longs;ere uguale a quello di che è mi&longs;ura, & non &longs;olo in apparenza deue hauere que&longs;ta proprietà, ma ueramente &longs;ia tale &longs;econdo la &longs;ua e&longs;&longs;enza. MOR. In che modo cono&longs;ce­remo noi che habbia tutte que&longs;te proprietà? TOM. Cono&longs;cendo prima da quai luoghi na &longs;cano, & cono&longs;cendo &longs;imilmente la &longs;ua e&longs;&longs;en­za in&longs;ieme con le regole, & precetti che in­torno a i &longs;illogi&longs;mi &longs;ono state date, & &longs;e &longs;are mo anco periti delle fallacie, a ciò &longs;arà mol­to utile. Hor dunque il luogo è la stanza del mezo termine, co'l quale potemo &longs;atisfare ogni que&longs;ito, ouero mi&longs;urare ogni &longs;orte di ter mine. MOR. I termini &longs;ono eglino infini­ti? TOM. Sarebbono &longs;e l'huomo non haue&longs;­&longs;e, (come ha fatto nell'altre co&longs;e) &longs;ottratto da i particolari certe communità, lequali co- no&longs;ciute fanno che &longs;i cono&longs;cano parimente i particolari. MOR. Quante &longs;ono que&longs;te communità? TOM. Sono quattro, genere, differenza, diffinitione, proprio, & acciden te. MOR. Come &longs;ono quattro &longs;e uoi ne po­nete cinque? TOM. Sono cinque in quanto al numero, ma in quanto all'e&longs;&longs;enza &longs;ono quat tro, perche noi diremo che i termini, cioè pre dicati &longs;ono ò &longs;u&longs;tantiali, ò accdientali: &longs;e &longs;u stantiali, ò &longs;implici, ò compo&longs;ti, & co&longs;i de gli accidentali a tal che &longs;aranno &longs;olo quattro membri. MOR. Datene di gratia l'e&longs;&longs;em­pio. TOM. I predicati &longs;u&longs;tantiali, & &longs;em­ plici &longs;ono il genere, & la differenza, i com­po&longs;ti è la diffinitione, i &longs;empli accidentali &longs;ono il proprio & l'accidente, i compo&longs;ti &longs;ono le de &longs;crittioni, delle quali non hauemo fatto men­tione, perche altro non &longs;ono che uno aggrega­to di accidenti, & &longs;i riducono al proprio, per che parimente &longs;i conuertono con la &longs;pecie, co­me è e&longs;&longs;o proprio. MOR. La &longs;pecie non è ella predicato? TOM. Ella è in ri&longs;petto de' particolari, ma perche l'arte&longs;ice, & il &longs;cien­ti&longs;ico non de&longs;cendono mai a particolari, ma tutto quello che prouano, lo prouano della &longs;pe cie, per que&longs;to la &longs;pecie non deue e&longs;&longs;er po&longs;ta tra i predicati. MOR Adunque &longs;i ricer­ca di &longs;apere &longs;e le predicate, di che hauete det- to &longs;ono predicati di tal &longs;ugetto, ò nò, al che fare, bi&longs;ogna hauere molti mezi termini. TOM. Però &longs;enza indugio ueniamo a i dop­pi. per prima conuiene che i luoghi &longs;ieno piu, perche anco i mezi termini &longs;ono piu, quantun que non &longs;ieno infiniti &longs;e bene le co&longs;e uanno in infinito, perche, come ho gia detto, da gli huomim prudenti è stato fatto, che tutte quel le co&longs;e che conuengono in una mede&longs;ima e&longs;&longs;en­za, ò proprietà, ò accidente, &longs;ieno chiama­te dal nome di quella communità, & cono&longs;ciu te anco per mezo di quella, & perciò i luo­ghi, che &longs;ono luoghi non de i particolari, ma delle communità &longs;ottratte da i particolari &longs;o­no finite. MOR. Et quanti &longs;ono que&longs;ti luoghi? TOM. Io ui ho gia detto che &longs;ono uentiquattro, & la loro diui&longs;ione &longs;i fa in que sto modo, cioè, ò &longs;ono luoghi delle co&longs;e in­trin&longs;eche, ouero delle e&longs;trin&longs;eche. Ma ac­cioche uoi habbiate un modello di tutta la di­ui&longs;ione de i luoghi pigliate que&longs;ta tauoletta.

In&longs;trumen ti dichiara tiui, di quam te &longs;orti &longs;ie­no.

Metodo in quanti mo di &longs;i piglia.

Diffinitio­ne della nia.

Metodi quanti &longs;ie­no.

Differenza tra il Meto do', & gli ordini.

Que&longs;iti la co&longs;a com accidente, & di qualla, che è &longs;en­za.

Accidenti, di quante &longs;orti.

Natura del &longs;ugetto.

Dimo&longs;tra­tione à ch&longs;erua.

Dimo&longs;tra­tione quan te propo&longs;i­tioni hab­bia, & co­me &longs;i chia­mino.

Dimo&longs;tra­tioni&longs;i uari.

Sillogi&longs;­mo da quti termini ri&longs;uiti.

Termini logicali, quai &longs;ieno.

Voce, che co&longs;a &longs;ia.

Diui&longs;ione della uoce.

Voce artciale.

Voce della prima intem tione.

Voce della &longs;econda in tentione.

Voci quan te &longs;ieno.

Vniuer&longs;a­le, qual &longs;ia.

Genere.

Differenza.

Proprio.

Accidente.

Predicatio ne, in quam ti modi &longs;i facci.

Vniuoci.

Denomi­natim.

Diui&longs;ione de dieci l'redicamen 1.

Differenza tra il predi camento, & il predi­cato.

Oppo&longs;itio ni di uoci.

Nome, & Verbo

Di quale &longs;orte d'ora tione può &longs;eruir&longs;i il Logico.

Enunciatio­ne, di che &longs;ia compo &longs;ta.

Enunciatio­ne come &longs;i diuida.

Enunciatio­ne uniuer­&longs;ale. Par­ticolare.

Indefinita

Propo&longs;itio ne dal pri­mo adiacem te.

Del &longs;econ­do adiacen­te.

Propo&longs;itio ni de Ine&longs;­&longs;e.

Propo&longs;itio ni modali.

Propo&longs;itio ni hipoteti ce.

Oppo&longs;itio nedi pro­po&longs;itioni.

Conuer&longs;io ne di pro­po&longs;itioni.

Prepo&longs;itio m nece&longs;&longs;a­rie.

Sillogi&longs;­mo che co &longs;a &longs;ia.

Sillogi&longs;­mo in quam ti modi &longs;i confideri.

Diui&longs;ione del Sillogi &longs;mo.

Termini del Sillogi &longs;mo.

E&longs;tremità de' Sillogi &longs;mi.

Figura de' Sillogi&longs;mi.

Dittioni della pri­ma, &longs;econ da, & ter­za figura de Sillogi­&longs;mi.

E&longs;&longs;empio fi&longs;ico nella prima figu ra.

E&longs;&longs;empio del &longs;econ­do modo.

E&longs;&longs;empio del terzo modo, & del quarto.

Gradi del­la &longs;econda figura.

Conuer&longs;io ne per l'in­po&longs;sibile.

Modi del­la terza fi­gura.

Gli inuen­tori dei &longs;il logi&longs;mi che indiret­tamente con­cludono.

Que&longs;ta fi­gura de' &longs;il logi&longs;mi, co me &longs;i po&longs;la far &longs;econdo Galeno.

Quarta fi­gura pche è uana.

Ari&longs;totele, perche po &longs;e tre &longs;orti di &longs;illogi&longs;­mi, & non piu, ne me no.

Argomenti di quante &longs;orti &longs;ieno.

Sillogi&longs;­mo Topi­co.

E&longs;&longs;empio.

Induttio­ne, che co &longs;a &longs;ia.

Entime­ma.

Propo&longs;itio ni probabi li.

Sillogi&longs;mo Sofi&longs;tico.

Meta &dtail;l &longs;o fi&longs;ta.

Arguta ri­&longs;po&longs;ta di Socrate.

Demo&longs;tra tione, & &longs;uo &longs;o.

Demo&longs;tra tione de­mo&longs;tratiua & &longs;ue &longs;pe­cie.

Demo&longs;tra tione dal primo al­l'ultimo.

Mezo ter­mine co­me &longs;i troui

Luogo, che co&longs;a &longs;ia.

Communi tà quante &longs;ieno.

Predicati &longs;u&longs;tantiali, &longs;emplici, & compe­&longs;ti.

Luoghi, et loro diui­&longs;ione.

TAVOLA.

Dichiara ­tione de' luoghi.

QVESTA è la tauola di tutti i luo­ghi, quale hora dichiararemo. MOR. I luoghi interni non &longs;ono quegli, i quali talmente &longs;ono nelle co&longs;e incar nati, che e&longs;&longs;e non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza di loro? TOM. Sono eßi, & danno anco l'e&longs;&longs;ere a e&longs;­&longs;a co&longs;a, ne i quali poi uedrete infißi gli e&longs;ter­ni, & quegli &longs;ono intorno alla &longs;u&longs;tanza della co&longs;a, quali portano a quella in certo modo, ouero affettione, ma però non &longs;ono &longs;ue parti. MOR. Le cau&longs;e debbono poi e&longs;&longs;ere quelle, che la producono. TOM. Si, ma però non &longs;ono della &longs;ua e&longs;&longs;enza, & le coniugate &longs;ono quelle, lequali e&longs;&longs;endo e&longs;terne, tuttauia ne­ce&longs;&longs;ariamente aggiunte accompagnano la co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a. Le applicate &longs;ono poi quelle, dalle qua li la co&longs;a non è fatta, ma riceue però una cer ta habitudine, & nome da loro. MOR.Gli accidenti credo che &longs;ieno quegli, che non nece&longs;&longs;ariamente &longs;ono attaccati alla co&longs;a. TOM. eßi &longs;ono. Gli repugnanti potiamo dire che &longs;ieno quegli che &longs;cambieuolmente di­&longs;cacciano l'uno l'altro, ne &longs;i po&longs;&longs;ono patire in un mede&longs;imo &longs;uggetto; hor ueniamo a partico lari luoghi MOR. Ne i luoghi interni, & che &longs;ono della &longs;u&longs;tanza, ui è la diffinitio­ne, che altro non è che una oratione breue, che chiaramente e&longs;pone che co&longs;a &longs;ia la co&longs;a di che è diffinitione, dando di e&longs;&longs;a il genere pro­prio, & la propria differenza. TOM. Al­la cui cognitione fa bi&longs;ogno di &longs;apere, che il ge nere è una uoce della &longs;econda intentione, la­quale &longs;i predica &longs;u&longs;tantialmente di molti diffe­renti di &longs;pecie, & che la &longs;pecie è quella che &longs;i &longs;uppone al genere, di che e&longs;&longs;o &longs;i predica, & che parimente &longs;i predica di piu differenti di numero. MOR. La cognitione della diffe­renza a ancora farà alla cognitione della diffini­tione; parlando però della differenza &longs;u&longs;tan­tiale, laquale fa che una co&longs;a è differente dall'altra e&longs;&longs;entialmente, & non accidental­mente, perche que&longs;to è ufficio della differenza accidentale. Le leggi della diffinitione &longs;ono che dichiari la e&longs;&longs;enza della co&longs;a, che &longs;ia bre ue, chiara, & che in &longs;e non contenga parole o&longs;cure, & &longs;inalmente che conuenga a tutto il diffinito, & que&longs;to ne potrà ba&longs;tare in quan to alla intelligenza della diffinitione. TOM.Dite pure, che l'è detto a&longs;&longs;ai ancora & del ge­nere, & della &longs;pecie, & differenza in&longs;ieme. MOR. Come ui pare, che in quanto a me &longs;on contentißimo. TOM. Il tutto, & le par ti, & il proprio &longs;eguono: il proprio è quel­ l'accidente, che &longs;i conuerte con la co&longs;a di che è proprio, & a lei conuiene &longs;empre, & a tut ti quei particolari, che &longs;ono &longs;otto di e&longs;&longs;a: ne ad altri può conuenire, come fa il ri&longs;ibile al­l'huomo: il tutto è, come per e&longs;&longs;empio, la ca­&longs;a; & le parti &longs;ono come le fondamenta, le parieti, & il tetto. Alle uolte il tutto &longs;i piglia per il genere; & le parti per la &longs;pecie; quantunque impropriamente: conuengono in­ &longs;ieme il genere, & il tutto; perche &longs;i come il genere contiene in &longs;e la &longs;pecie, co&longs;i il tutto contien la parte; ma &longs;ono poi differenti, per­che &longs;e deue e&longs;&longs;ere il genere, è nece&longs;&longs;ario che &longs;ia la &longs;pecie ma &longs;e bene è la parte non è il ge­nere: il tutto non può stare &longs;enza tutte le &longs;ue parti; il genere può tuttauia &longs;aluar&longs;i in una &longs;pecie &longs;ola. Si diuidono le parti in piu modi; ouero che &longs;ono &longs;u&longs;tanze, come è il muro, il tetto della ca&longs;a, ouero che &longs;ono quantità co­me le oncie della bilancia, i numeri della de­cina, ouero che &longs;ono parti uirtualmente, co­me quando diciamo, eßere piu di lume nel &longs;o le, che non è nella luna; piu &longs;apienza in Pla tone che in Ari&longs;tippo. Si diuidono ancora le parti in neceßarie, & non neceßarie: nece&longs;­&longs;arie &longs;ono quelle che co&longs;titui&longs;cono la co&longs;a in e&longs; &longs;ere, come il corpo, & l'anima &longs;ono che co­stitui&longs;cono l'huomo: le parti non neceßarie &longs;ono quelle, &longs;enza alcuna delle quali può e&longs;&longs;e re la co&longs;a, come i piedi, &longs;enza quali può e&longs;&longs;ere l'huomo. Si diuidono ancora le parti in ho- mogenee (parlando greco) & heterogenee, cioè &longs;imilari, & dißimilari: le &longs;imilari &longs;ono quelle, che &longs;eparate del tutto ritengono il no­me del tutto, come &longs;ono le parti dell'acqua: le dißimilari &longs;ono quelle, che &longs;eparate non riten gono il nome del tutto come è nell'huomo la mano, il braccio, & altre; & qui fini&longs;cono iluoghi, che &longs;ono nella &longs;u&longs;tanza. MOR.Scguirò io dunque a quelli che &longs;ono intorno al la &longs;u&longs;tanza, & primo &longs;i offeri&longs;cono i coniu­ gati, i quali &longs;ono di molte &longs;orti; & però na­&longs;cono da una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, come giu&longs;to, & giu stamente, che &longs;ono congiugati dalla giu&longs;titia, & da lei na&longs;cono. Ne &longs;eruiremo di que&longs;ti a cono&longs;cere la co&longs;a, di che &longs;ono coniugati, come &longs;e uogliamo &longs;apere che co&longs;a &longs;ia &longs;apienza, co'l mezo della diffinitione de &longs;apienti potremo ue­nirne in cognitione di quella, co&longs;i dell'anima co'l mezo della diffinitione dell'animato, & d'altri. TOM. Ai coniugati &longs;eguono gli adiacenti, ò accidenti che ne uogliam dire, quali &longs;ono certi modi della co&longs;a, da che e&longs;&longs;a piglia il nome differente da quello della &longs;u&longs;tan za &longs;ua propria, come Catone è detto prudente dalla prudenza, e&longs;&longs;endo che è chiamato huo­mo dalla &longs;u&longs;tanza &longs;ua; & per dir meglio, l'ac cidente è quello, che può e&longs;&longs;ere, & non e&longs;&longs;e­re, &longs;enza che &longs;i corrompa la &longs;u&longs;tanza &longs;ua. MOR. Gli accidenti &longs;i diuidono in molte ma niere, ouero che &longs;ono compre&longs;i &longs;otto i &longs;en&longs;i, come i colori, gli odori, i &longs;apori, la durezza, la tenerezza, & altri: ouero che non &longs;ono da &longs;en&longs;i &longs;entiti, ma dall'intelletto inte&longs;i, come ogni &longs;orte di quantità, come è il numero; & alcune qualità, come è la uirtù della calami­ta con che e&longs;&longs;a tira il ferro. Si diuidono an­cora gli accidenti in innati, & aduentitij, & innati &longs;ono come la calidità nel fuoco, la humidità nell'acqua; gli aduentitij &longs;ono come la calidità nell'acqua, le arti, & le &longs;cienze nell'huomo; & de gli aduentitij, ouero che &longs;i rimuouono facilmente dal &longs;ugetto, ouero difficilmente: la ro&longs;&longs;ezza che per uergogna uiene nella faccia all'huomo, è di quegli che fa cilmente &longs;i rimuouono; le &longs;cienze, & arti &longs;ono poi di quegli che &longs;i rimuouono difficilmen te. Diuidon&longs;i gli accidenti ancora in pertinen ti al corpo, & in pertinenti all'animo; & que gli, che &longs;i pertengono al corpo, &longs;ono la uelo­cità, la bellezza, & altri; & quegli che &longs;i pertengono all'animo, &longs;ono come il cre&longs;cere al­l'anima uegetatiua, il moto alla &longs;en&longs;itiua, al la intellettiua i uitij, & le uirtù. TOM.L'atto che immediatamente &longs;egue gli acciden­ti, è quello che in un certo modo ne affligge, & e&longs;&longs;ercita; & altri de gli atti na&longs;cono da gli accidenti innati, come dal lume del Sole, lo illuminare: altri na&longs;cono parimente da gli accidenti aduentitij, come lo &longs;criuere, il uer­gognar&longs;i; & &longs;onoui ancora alcuni de gli atti, che fanno opera, come l'edificio: alcuni al­tri, che non la&longs;ciano dopò &longs;e opera, come il pa&longs;&longs;eggiare, il ballare: Si diuidono ancora gli atti; ouero che &longs;ono pertinenti alla gene­ratione, ouero alla corrottione, ouero all au­gumentatione, ouero inuentione, ouero alla mutatione della qualità, ouero finalmente al­li mutatione del luogo. MOR. Dirò io del &longs;uggetto, per che io uoglio che l'i&longs;pediamo, il­ quale è quello che &longs;i fonda in qualche co&longs;a, co­me è il muro in che &longs;i fonda il colore, ouero m torno alquale opera qualche co&longs;a, come intor no al corpo humano opera la medicina. Al­cuni de'&longs;uggetti ancora &longs;ono &longs;ugetti de gli acci denti, come il fuoco della calidità; altri &longs;ono &longs;ugetti della operatione, come il fuoco è &longs;oget to dello &longs;caldare, & la&longs;ciando le altre diui&longs;io­ni, annoto &longs;olo che le &longs;u&longs;tanze propriamente &longs;i chiamano &longs;ugetti. TOM. Le cau&longs;e, del­ le quali molto ne &longs;eruiamo, &longs;ono quelle, che producono le co&longs;e, & ne &longs;ono di quattro &longs;orti, cioe la materiale, laquale non è altro che il &longs;ugetto di cui &longs;i genera la co&longs;a, & e&longs;&longs;a è poi parte della co&longs;a generata. La &longs;econda è la formale, laquale congiugnendo&longs;i con la mate- riale, gli dona l'e&longs;&longs;ere. La terza è la efficien te, che è quella, che muoue la formale, & di&longs;pone la materiale à compor&longs;i in&longs;ieme. La quarta è la finale, & è quella per cui tutte le altre operano, & &longs;pe&longs;&longs;o &longs;i conuerte con la formale, come per e&longs;&longs;empio, l'artefice è effi­ciente della ca&longs;a, la materia &longs;ono i &longs;aßi, legni, & altri; la forma è, che &longs;ia quadrata, & che habbia tutte quelle parti, che in &longs;e l'effi­ciente ha conceputo; & il fine è il mede&longs;imo, cioè che la ca&longs;a habbia ottenuta la &longs;ua propria forma; parlando pero del fine interno, & non dello &longs;copo, perche lo &longs;copo mai &longs;i conuerte con la forma. MOR. L'euento è quello, il­quale per la forza delle cau&longs;e, che gia uoi ha uete raccontate, diuiene; & que&longs;to o uero che è effetto, o uero effetto, ma de&longs;tinato a qual­che fine: effetto come è il pane del pi&longs;tore, la tela del teßitore; effetto de&longs;tinato è come &longs;o­no le leggi de&longs;tinate alla pace, & &longs;imili. & deue&longs;i auuertire che una mede&longs;ima co&longs;a aßi­migliata a diuer&longs;e altre co&longs;e, hora &longs;arà effi­ciente, hora fine, hora effetto &longs;emplicemente, & hora effetto de&longs;tinato. Oltra di que&longs;to no tare douemo che di un &longs;olo effetto è una &longs;ola propria cagione, & per il contrario ancora. TOM. Ottime annotationi &longs;ono que&longs;te. Hora ne uengono il luogo, & il tempo; & e&longs;&longs;o luogo è come quando noi diciamo Anto­nio egli è in ca&longs;a, in piazza, nella città, ò &longs;imile, & tre &longs;ono le differenze del luogo, una cioè che &longs;i piglia dalla &longs;u&longs;tanza del luo­go, come quando diciamo e&longs;&longs;ere un luogo am­plo, o uero stretto, ò alto, ò ba&longs;&longs;o. La &longs;econ da differenza &longs;i piglia da quelle co&longs;e, che credo no il luogo, come è quando noi diciamo che è luogo marittimo, terre&longs;tre, sterile, abondan­te. La ultima differenza &longs;i piglia da gli huo mini, come quando noi diciamo, che è luogo celebre, ouero &longs;acro, ò profano per ri&longs;petto de gli huomini, che tali &longs;ono. Il tempo poi è la mi&longs;ura del moto de i cieli, & maßime del Sole, co'l quale mi&longs;uriamo la uarietà di tut­te le co&longs;e, & &longs;i chiama in diuer&longs;i modi; pri­ma della &longs;ua propria e&longs;&longs;enza &longs;i chiama tempo pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, futuro, pre&longs;to, tardi. dal la natura prende ancor nome, come giorno, notte, me&longs;e, anno, tempo di primauera, di state, autunno, & altri. piglia ancor no­me da gli huomini, come quando noi diciamo che uno è in tempo di pueritia, di adole&longs;cen­za, di uirilità, di &longs;enettù, & di decrepità. Fanno&longs;i altre diui&longs;ioni, che lungo &longs;arebbe à numerarle tutte, & però le la&longs;ciaremo da una banda. MOR. Sono però inducibili alle gia dette diui&longs;ioni, & per tanto di e&longs;&longs;e mi con- tento. Conneßi &longs;ono chiamati quegli, i qua­li non stanno attorno la co&longs;a, come fanno il luogo, & il tempo, ma paiono che e&longs;trin&longs;e­camente giacciano in e&longs;&longs;a co&longs;a, come fanno le ricchezze al ricco, lequali &longs;ono a lui anne&longs;&longs;e, & da loro &longs;i prende il nome, quantunque &longs;ie­no &longs;eparate da quello & que&longs;ti conneßi &longs;ono differenti da gli altri accidenti, da' quali pi­glia il nome la co&longs;a; perche &longs;e bene muore il ricco, non muoiono le ricchezze, ma &longs;e uno è chiamato ro&longs;&longs;o, per la ro&longs;&longs;ezza, muorendo e&longs;&longs;o, muore parimente laro&longs;&longs;ezza. TOM. A conneßi &longs;eguono i contingenti, i quali pure &longs;ono accidenti, che toccano la co&longs;a, ma però con que&longs;ta conditione, che eßi po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza la co&longs;a, & e&longs;&longs;a &longs;enza loro, come à di­re le ingiurie, gli honori. diuidon&longs;i in molti modi; ouero che precedono la co&longs;a, come fan no le ingiurie, la guerra, ouero che accom­pagnano e&longs;&longs;a co&longs;a, come le correrie, le mor­ralità, &longs;ono con e&longs;&longs;a guerra; ouero anco uen gono dietro alla co&longs;a, come doppo la guerra na&longs;cono ribellioni, &longs;editioni, &longs;i danno o&longs;taggi, &longs;i fanno patti, & &longs;i pongono pre&longs;idij. A que &longs;ti contingenti &longs;egue il nome della co&longs;a, ilquale è det to da Cicerone Etimologia, et è come una fede della co&longs;a di che è nome, & però alle uol te &longs;i adoperano ad argomentare in que&longs;to mo- do. Voi douete dare opera à gli studij hu­mani, perche &longs;iate humano. è uero che alle uolte co'l mezo dell'etimologia &longs;i fanno delle fallacie, & è un luogo, del quale molto &longs;e ne &longs;erue il &longs;o&longs;i&longs;ta. MOR. I pronunciati credo che &longs;ieno quegli, che da alcuni &longs;ono det ti prono&longs;tici. TOM. Eßi &longs;ono. MOR.Et que&longs;ti &longs;ono ouero di co&longs;e diuine come que­gli, che &longs;ono dalla bocca di Dio, ouero Spiri­to &longs;anto pronunciati; ouero anco da indouini, & profeti: altri &longs;ono di co&longs;e humane, come quegli, che da gli huomini &longs;enza alcuna i&longs;pi­ratione diuina &longs;ono prodotti. TOM. I qua­li &longs;ono le laudi, le lettere, i libri, che &longs;i &longs;cri uono i detti de te&longs;timonij, le &longs;entenze, la fa­ma, che &longs;i leua di qualch'uno, & altri &longs;imi­li. MOR. Alcuni hanno connumerato tra li pronunciati, li atti, con che &longs;i i&longs;prime qual che co&longs;a, come l'atto di Zenone, ilquale in­ terrogato in che co&longs;a fo&longs;&longs;e differente la dialet­ttca dalla retorica, aper&longs;e una delle mani, & l'altra strin&longs;e, uolendo inferire con la mano &longs;errata, che la Logica era differente in que&longs;to dalla Retorica, che ella diceua le co&longs;e stretta­mente, & la retorica diffu&longs;amente, ilche di­mo&longs;trò con la mano aperta. TOM. Chia­ miamo quei luogbi comparatione, come quan do compariamo due co&longs;e à un terzo, & dicia- mo che Ni&longs;&longs;o e piu ueloce del uento: quello che &longs;i compara è Ni&longs;&longs;o, & quello à che è comparato e il uento, & la comparatione è la uelocità, & alle uolte nella comparatione &longs;i rendono le proprie qualità, & al compara to, come quando diciamo, &longs;i come il fulmine batte gli alti monti, co&longs;i la inuidia cerca di­minuire la fama de gli huomini &longs;egnalati. MOR. Non &longs;i fa la comparatione in tre modi? TOM. Si fa. MOR. Ouero &longs;i ua dal minore al maggiore, come à dire &longs;e il nibbio può rapire un pollicino, quanto mag­giormente l'aquila: ouero &longs;i ua da pari à pa­ri, come &longs;e è lecito à Catone &longs;eguire Pompeo, è parimente lecito à Cicerone; ouero anco &longs;i ua dal maggiore al minore, come &longs;e Anniba­le non ha potuto prendere Roma, tanto meno la prenderanno i France&longs;i. TOM. Que&longs;ti luoghi &longs;eruono molto al retorico, & &longs;ono di grandißsima efficacia appre&longs;&longs;o gli oratori. MOR. Sò io que&longs;to, ma il tempo breue non la&longs;cia che molto di&longs;corriamo &longs;opra tal co&longs;a; pe ro ditemi il modo di trouare la &longs;imilitudine, laquale &longs;egue alla comparatione. TOM. La &longs;imilitudine è luogo, da che &longs;i piglia argu­mento di poco ualore, come uoi &longs;apete, & uolendola trouare, bi&longs;ogna deliberare fra &longs;e mede&longs;imi qual co&longs;a &longs;i uoglia prouare; dipoi uedere gli aggiacenti, & atti di e&longs;&longs;a co&longs;a, & tutte quelle co&longs;e, che &longs;i po&longs;&longs;ono dire metafori­camente della co&longs;a, che uogliamo prouare, & è come quando compariamo l'amore al fuoco, al laccio, al Sole & è ottima comparatione, perche d'amore metaforicamente tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ono dette. MOR. Veniamo a gli op­po&longs;iti, per condurre hormai al fine ogni co&longs;a. TOM. gli oppo&longs;iti &longs;ono quegli, che repugna no l'uno all'altro, ne l'uno &longs;i predica all'altro; & di piu non &longs;i po&longs;&longs;ono predicare ambidue di un terzo mede&longs;imo, & &longs;ono come il bianco, il negro, & altri. MOR. Gia di que&longs;ti &longs;e bene io mi raccordo è stato detto & dimo&longs;tra­to che ue ne erano di quattro &longs;orti; però la­&longs;ciamogli. TOM. Seguono dunque i luoghi differenti, & &longs;ono quegli, che &longs;econdo la &longs;u­stanza non &longs;ono li mede&longs;imi, quali nondime­no &longs;i riferi&longs;cono à un termine, come l'huomo, il cauallo, il bue; & que&longs;ti non &longs;ono della mede&longs;ima &longs;u&longs;tanza, ma &longs;i riferi&longs;cono all'ani­male. &longs;ono altri, che &longs;i chiamano differenti non &longs;econdo la &longs;u&longs;tanza, ma &longs;econdo il nume­ro, come Catone, Socrate. altri &longs;ono diffe­renti &longs;econdo la &longs;pecie, altri &longs;econdo il genere. MOR. Et per quanto io mi aueggio da que sto luogo non &longs;i può hauere argumento che po&longs;&longs;a prouare co&longs;a ueruna &longs;e non indirittamen te. TOM. È uero, & que&longs;ti in conclu&longs;io­ne &longs;ono iluoghi &longs;ummariamente de&longs;critti, da' quali &longs;i po&longs;&longs;ono pigliare argumenti da prouare ogni co&longs;a, che &longs;i offeri&longs;ca, & i piu potenti, & che ne danno argumento, che non può er­rare. &longs;ono i primi, de' quali &longs;e ne &longs;erue la de mo&longs;tratione, & que&longs;ti &longs;ono della &longs;u&longs;tanza del la co&longs;a. Gli altri ne danno argumenti, che probabilmente ne dimo&longs;trano, & percio dice­uamo che dalla uarietà de i mezi termini ne na&longs;ceua la uarietà de i &longs;illogi&longs;im, & della co­gnitione ancora. Re&longs;tarebbono à dire molte altre co&longs;e, lequali trala&longs;ciaremo, & &longs;e co&longs;i ui pare alla diffinitione, che è il &longs;econdo meto do tra&longs;correremo. MOR. A me non pare che ui re&longs;tino co&longs;e, che non &longs;i po&longs;&longs;ano ridurre a quello, che è detto di &longs;opra; però uenite pu re alla diffinitione. TOM. Come ui piace. Segue il metodo diffinitiuo adunque, ilquale fu nel Phedro da Platone molto lodato, &longs;i co­me riferi&longs;ce Galeno nel &longs;econdo libro de i de­creti d'Hippocrate, & Platone, dimo&longs;tran­do, che la diffinitione è i&longs;trumento piu nece&longs;&longs;a rio, & che piu perfettamente ne fa intendere di ogni altro; perche quando uogliamo cono­&longs;cere una co&longs;a, non la potiamo cono&longs;cere &longs;e non per la notitia della &longs;ua e&longs;&longs;enza, che altro non è che la forma, & materia di e&longs;&longs;a, & tale cognitione non &longs;i puo hauere &longs;enza la dif­finitione (parlando della diffinitione e&longs;&longs;entia­le) ecco dunque di quanta utilità &longs;ia que­sto i&longs;trumento. MORELLO. Per il uero egli piu pare che &longs;uperi di utilità gli al­tri; perche e&longs;&longs;o ne dà l'e&longs;&longs;enza della co&longs;a, co'l quale &longs;i &longs;cioglie poi ogni &longs;orte di que&longs;tione, & è qua&longs;i impoßibile de gli altri i&longs;trumenti &longs;er­uir&longs;i, &longs;enza la diffinitione. TOM. A con­firmatione di quello che uoi dite, per e&longs;&longs;empio na&longs;ce que&longs;ta que&longs;tione, &longs;e il Leone è animale; ecco che &longs;e non &longs;i &longs;aperà che co&longs;a &longs;ia animale, non &longs;i può fciogliere la que&longs;tione; ma &longs;e lo &longs;a premo, ilche non &longs;i può &longs;e non co'l mezo della diffinitione, potraßi uedere &longs;e le conditioni, che con la diffinitione &longs;ono state trouate nel­l'animale conuengono al Leone: da che appa­re quanta &longs;ia l'utilita della diffinitione. Per tanto nelle co&longs;e di &longs;omma importanza, bi&longs;ogna di e&longs;&longs;ere molto intenti, & auertiti, & co&longs;i &longs;a per douiamo che la co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce &longs;i può con&longs;iderare in quanto al nome, & in quanto all'e&longs;&longs;enza: in quanto al nome cono&longs;cer &longs;i deue &longs;e è nome cono&longs;ciuto, ò nò: & &longs;e non &longs;ia co­no&longs;ciuto, dobbiamo innanzi che da noi &longs;i diffi­ni&longs;ca, fare che &longs;ia cono&longs;ciuto, & &longs;e anco lo cono&longs;ciamo, auertiremo &longs;e &longs;ia applicato à co­&longs;a ueruna, o nò, & &longs;e non è applicato, non occorre che lo diffiniamo: &longs;e anco è applicato, & è cono&longs;ciuto, per quanto &longs;i a&longs;petta à lui lo potiamo diffinire. Hora intorno alla co&longs;a &longs;i deue parimente auertire &longs;e può e&longs;&longs;ere diffinita, ò nò, & non potendo&longs;i, deue&longs;i trala&longs;ciare; &longs;e &longs;i po&longs;&longs;a, douremo con&longs;iderare &longs;e è una &longs;ola, ò piu &longs;otto un nome &longs;olo; percioche quante fo&longs;&longs;ero le co&longs;e, tante &longs;arebbono le diffinitioni, perche la diffinitione e&longs;&longs;entiale ad un tratto non può &longs;e non una natura dichiarare, perche lei non è del nome, ma delle co&longs;e i&longs;te&longs;&longs;e i&longs;tru­mento. Oltra di cio deue&longs;i ancora auertire alle conditioni della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce, ac­cioche la diffinitione non &longs;ia &longs;uperflua, & tut te que&longs;te con&longs;iderationi, auanti che &longs;i diffini­&longs;ca co&longs;a ueruna deuon&longs;i auertire: da che poi ne na&longs;cerà una diffinitione perfetta con tutte le &longs;ue proprietà, cioè &longs;arà chiara à ba&longs;tanza la natura di quella co&longs;a, di che &longs;arà diffinitio­ ne, & &longs;arà anco breue. La diffinitione, ac­cio &longs;appiate non è altro che i&longs;trumento metodi co, quale adoperiamo per uenire dalla co&longs;a nota, in cognitione della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce, quale era incognita. MOR. Se non m'ingan no uolete dire che è i&longs;trumento, quale &longs;i adope ra per e&longs;plicare l'eßenza di quella co&longs;a, che cono&longs;ciamo. TOM. Tant'è; ma douete piu oltra &longs;apere, che la diffinitione è quella, che diceuo eßer cono&longs;ciuta, laquale in ri&longs;petto del diffinito, deue &longs;empre eßere piu chiara, al­tramente non e&longs;plicarebbe la natura del diffini to, & la diffinitione non è altro che le parti, che co&longs;ti ui&longs;cono la co&longs;a diffinita in eßere; on­de la diffinitione deue hauere il genere, & le differenze della co&longs;a diffinita, o uero almeno qualche accidente, che propriamente que&longs;te riferi&longs;ca. Il genere rappre&longs;enta la materia, & la differenza la forma, che &longs;ono amendue le parti integranti di eßa co&longs;a; la co&longs;a, che incognita chiamauo è il diffinito, quale può eßere incognito quanto al nome, & quanto etiandio all eßenza. Se adoperiamo que&longs;to i&longs;trumento diffinitiuo à dichiarare il nome, chiameraßi piu to&longs;to de&longs;crittione, che diffini­tione: &longs;e anco l'adoperiamo à cono&longs;cere l'eßen­za della co&longs;a, allhora &longs;arà uera diffinitione. MOR. Di maniera che uerranno à eßere due &longs;pecie di diffinitioni una cioè del nome, & l'altra della co&longs;a. TOM. Voi dite il ue­ro, ma perche alle uolte con una mede&longs;ima diffinitione &longs;i dimo&longs;tra l'uno, & l'altro, però ui &longs;i deue aggiugnere la terza &longs;pecie, che dif­finitione di mezo &longs;i chiama, laquale &longs;i può riferire in quanto, che dichiara il nome, alla de&longs;crittione, & in quanto dichiara l'eßenza alla diffinitione. MOR. Ditemi di gratia, in l'una, & l'altra &longs;orte deuc &longs;empre la diffi­nitione e&longs;&longs;ere piu nota del diffinito? perche di&longs;&longs;e Ari&longs;totele nel primo della Fi&longs;tca, che la diffinitione del circolo è piu incognita che non è e&longs;&longs;o circolo. TOM. Voi &longs;apete che di qua lunque co&longs;a &longs;i po&longs;&longs;ono hauere due cognitioni, una cioè confu&longs;a, che hauemo per la de&longs;crit­tione, & l'altra di&longs;tinta, che &longs;erue per la dif­finitione. Onde Ari&longs;totele comparando la co gnitione confu&longs;a del circolo alla cognitione e&longs;­&longs;entiale, & di&longs;tinta, di&longs;&longs;e, che era il circolo piu cono&longs;ciuto quanto al nome di quello che era quanto all'e&longs;&longs;enza, che non è altro che la diffinitione. MOR. Sarà uero adunque &longs;em­pre, che il diffinito meno cono&longs;ciuto della dif­finitione &longs;arà in ogni &longs;orte di cognitione, &longs;e tra loro &longs;aranno comparate; cioè la cognitione confu&longs;a con la confu&longs;a, & la di&longs;tinta con la di&longs;tinta, & e&longs;&longs;entiale. TOM. È quanto ui uoleua hora dir io. MOR. La de&longs;crittione è come &longs;e noi diceßimo la febbre e&longs;&longs;ere una fer ue&longs;centia (per dir co&longs;i) la diffinitione è come &longs;e diceßimo la febbre è una intemperie calda, & &longs;ecca nel cuore, & quella che è poi chia­mata di mezo, ò mezana, ò media che ne uogliam dire, è come &longs;e diceßimo la febbre è una ferue&longs;centia del calor naturale nelle parti &longs;imilari, nel cuore. TOM. Ottimi &longs;ono que&longs;ti e&longs;&longs;empi, ma la&longs;ciamo un poco la diffinitione nominale, con la media, & alquanto di&longs;cor­riamo intorno l'e&longs;&longs;entiale, laquale (per u&longs;a­rei proprij nomi de gli &longs;cittori) ouero che è cau&longs;ale, ouero formale: formale è quella, che ne dichiara l'e&longs;&longs;enza, & forma della co&longs;a, che di&longs;&longs;ini&longs;ce; ma perche &longs;i può dichiarare l'e&longs;&longs;enza di qualunque co&longs;a, & &longs;emplicemen­te &longs;enza circon&longs;tanza ueruna, & anco con qualehe additamento, per tanto ne na&longs;cono due &longs;pecie di diffinitione, una cioè chiamata da Logici quidditatiua, & è quella che &longs;em­plicemente e&longs;pone, & l'altra per additamen­to, nella quidditatiua apunto &longs;empre ui è il genere piu proßimo, & le differenze della co &longs;a diffinita; però non &longs;i deue pigliare ogni &longs;or te di differenza, ma &longs;olo le proprie, che ac­compagnano il diffinito. MOR. Se le diffe­renze proprie mi fo&longs;&longs;ero incognite, non patrem mo cono&longs;cerle? TOM. Sì. ma con gli ac cidenti della forma, &longs;e ue ne &longs;ono, & &longs;e non ue ne &longs;ono, con quegli della materia; perche come ben di&longs;&longs;e Ari&longs;totele piu to&longs;to &longs;ono tra di loro le co&longs;e differenti per la forma, che per la materia. MOR. Se co&longs;i fo&longs;&longs;e potrebbe&longs;i dunque diffinire le co&longs;e &longs;olo con la forma, la­&longs;ciando la materia. TOM. Anzi &longs;i fareh­be errore, perche concorre parimente all'e&longs;- &longs;ere, & l'e&longs;&longs;enza della co&longs;a materiale, la ma teria, & la forma; onde ne l'una, ne l'altra &longs;ola ba&longs;tarebbe à dichiarare la natura del dif­finito. però una co&longs;a è ben piu differente dal­l'altra per la forma, che non è per la mate­ria, & però dobbiamo in ca&longs;o che le differen­ze proprie manca&longs;&longs;ero, u&longs;are quegli acciden­ti, che dalla forma na&longs;cono, accioche le diffe renze in que&longs;ta diffinitione di&longs;tinguano il diffi­nito da gli altri, & che piu che &longs;ia poßibile dimo&longs;trino la &longs;ua e&longs;&longs;enza. MOR. Parmi adunque che in que&longs;ta diffinitione &longs;ia nece&longs;&longs;a­rio che il genere proßimo, & le differenze &longs;pecifice ui &longs;ieno, & per cio &longs;ola la &longs;pecie &longs;i po&longs;&longs;a difinire, & non il genere, perche il ge­nere in quanto che è genere, non ha &longs;opra di &longs;e altro genere. TOM. Non &longs;i diffini&longs;ce gia propriamente &longs;e non la &longs;pecie, ma può e&longs;&longs;ere que&longs;ta &longs;pecie ò &longs;ubalterna, ò &longs;pecialißima; & &longs;appiate che egli è difficile à trouare diffinitio­ne quidditatiua, &longs;i come anco è impoßibile à trouare le proprie differenze. MOR. Hor da che è co&longs;i di gradeuole la&longs;ciamola, & ra­ gioniamo della diffinition formale, & per ad­ditamento. TOM. Ambidue conuengono in que&longs;to, che hanno il genere, & la differen za, ma la quidditatiua ha il genere in luogo di forma commune, & uniuer&longs;ale, & la dif- ferenza in luogo della forma propria. nella diffinitione per additamento il genere è forma, & la differenza è in luogo di materia, & con que&longs;ta &longs;i diffini&longs;cono gli accidenti maßimamer te, & &longs;i diffini&longs;ce anche la &longs;u&longs;tanza; ma la diffinitione per additamento della &longs;u&longs;tanza è differente da quella de gli accidenti d'una co&longs;a &longs;ola, come per e&longs;&longs;empio appare; l'anima è at to, cioè forma del corpo: que&longs;ta diffinitione è della &longs;u&longs;tanza; il cui genere, & differenza &longs;ono &longs;u&longs;tanze parimente, come è il diffinito. Quella dell'accidente è di due nature, impe­roche il genere è accidente, & la differenza è &longs;u&longs;tanza, come la febbre è una intemperie del cuore; ecco il genere che è accidente, & la differenza che è &longs;u&longs;tanza. MOR. Tan­to chiara è stata que&longs;ta diui&longs;ione della diffini­tione, che da me ste&longs;&longs;o hora &longs;aprei della diffi­nitione cau&longs;ale pienamente ragionarne, laqua le diceuate che è quando nella diffinitione ui è il genere, che rappre&longs;enta la cau&longs;a efficiente. Ma ditemi di gratia; con que&longs;ta diffinitione poßiamo noi diffinire co&longs;i le &longs;u&longs;tanze, come gli accidenti? TOM. Poßiamo benißimo, pe­rò molto piu ue &longs;eruiamo nel diffinire gli acci denti, che le &longs;u&longs;tanze, & qui &longs;i deue auerti­re che in que&longs;ta diffinitione il genere alle uolte è efficiente dell'accidente, che &longs;i diffini&longs;ce, & forma immediata della &longs;u&longs;tanza, & alcuna uolta il genere à la operatione immediata del l'efficiente. MOR. Come &longs;arebbe per e&longs;­&longs;empio, &longs;e bene ho inte&longs;o quello che uoi haue­te detto, il ri&longs;ibile è animale rationale, che è à dire che la ri&longs;ibilità e nell'huomo per l'ani­ma rationale; ecco la cau&longs;a efficiente dell'ac­cidente, & ecco la forma della &longs;u&longs;tanza, che è rationabilità. Da Hippocrate poßiamo ha­uere l'e&longs;&longs;empio della diffinitione quando il ge­nere è operatione dell'efficiente, ilquale diffi­ni&longs;ce la medicina in que&longs;ta maniera; la medi­cina è uno aggiugnere, & un minuire, che &longs;ignifica la medicina e&longs;&longs;ere un'arte, laquale le ua le co&longs;e &longs;uperflue, & pone le nece&longs;&longs;arie; ecco che il porre, & il leuare &longs;ono operationi, lequali &longs;ono nella diffinitione po&longs;te per il gene re. TOM. Meglio non poteuate dire in ta­le materia, & però non starò io à dirne piu co&longs;a alcuna. Ne re&longs;ta &longs;olo à con&longs;iderare in che maniera noi potiamo di&longs;coprire che una diffinitione &longs;ia cau&longs;ale, & non formale; ilche cono&longs;ceremo &longs;e pigliaremo il genere nella diffi nitione, & lo ri&longs;olueremo in&longs;ino à gli ultimi generi, come per e&longs;&longs;empio poßiamo dire; l'huo mo è animale rationale mortale; la cui diffi­nitione è formale, perche ha il &longs;uo genere proßimo che è animale, ilquale &longs;e lo rin&longs;ol- uiamo, uerremo à trouare che è corpo, & finalmente &longs;u&longs;tanza, che tutti &longs;i predicano &longs;u stantialmente dell'huomo. Onde &longs;i potrà dire che l'huomo è corpo & &longs;u&longs;tanza, & cio non auuerrà nella diffinitione cau&longs;ale, perche &longs;e noi pigliaremo il genere, & lo ri&longs;olueremo, &longs;ubito &longs;i &longs;cuoprirà che quegli principij in che &longs;i ri&longs;olue, non &longs;i predicaranno del diffinito &longs;u­stantialmente, come &longs;i può uedere per que&longs;to e&longs;&longs;empio, cioè il ri&longs;ibile è animale rationale: il genere in que&longs;ta diffinitione è animale, il­quale &longs;e lo uogliamo ri&longs;oluere, lo ri&longs;olueremo in corpo, & &longs;u&longs;tanza, quali non &longs;i predicano del ri&longs;ibile &longs;u&longs;tantialmente, & perciò euiden­tißimamente &longs;i può à un tratto &longs;coprire qual &longs;ia la diffinitione formale, & quale la cau&longs;a­le; ne altro intorno à que&longs;ta materia &longs;ono per dirui, &longs;e pur uoi non haue&longs;te qualche co&longs;a in che dubita&longs;te, ouero ui pare&longs;&longs;e degna da e&longs;&longs;ere con&longs;iderata, & &longs;e ne hauete ui prego a pro­porla &longs;enza indugio. MOR. Altro non mi occorre certo, ne sò con quale maggior di­ligenza &longs;i haue&longs;&longs;e potuto ragionare della diffi nitione di quello, che hauete fatto uoi; però, &longs;e ui pare co&longs;i, ueniamo alla diui&longs;ione. meto­do ueramente che merita e&longs;&longs;ere lodato da un Platone come egli è, ilquale con tutti gli al­tri della &longs;ua &longs;etta l'hanno &longs;ommamente com- mendato, che non dubito rno dire che &longs;enza il metodo diffinitiuo non &longs;i poteua cono&longs;cere co&longs;a alcuna perfettamente, & à propo&longs;ito ho let­to parimente nel &longs;econdo del metodo di Galeno al quarto capo, che &longs;enza il metodo diffiniti­uo, ne&longs;&longs;uno per bello intelletto che'l &longs;ia, può entrare per le porte dell'arte medicinale, co­me che ella &longs;ia la chiaue delle arti, & &longs;cien­ze. TOM. Per il uero è di &longs;omma utilità all'intelligenza d'ogni &longs;orte di facolta, però che ella ne conduce dalla cognitione confu&longs;a al la di&longs;tinta, come anco Ari&longs;totele nel quarto del Cielo, al XXII. cap. di&longs;&longs;e, La diui­&longs;ione è un metodo, di cui ci &longs;eruiamo à cono­&longs;cere le co&longs;e in parte cono&longs;ciute, & in parte ignote; ne è metodo, che piu difficile &longs;ia sta­ to riputato della diui&longs;ione que&longs;to na&longs;ce, per­che colui, che diuide, non gli è &longs;ommamente nece&longs;&longs;ario &longs;aper bene il metodo diui&longs;iuo, ma ancor fa di me&longs;tieri, che cono&longs;ca la natura, & e&longs;&longs;enza del genere, che e&longs;&longs;o diuide in &longs;pecie per le differenze proprie; al che fare conuie­ne, che &longs;ia in&longs;trutto nel diffinitiuo. MORDite il uero, &longs;e non altrimenti incorrerebbe in quelli tre errori, che Galeno pone nel pri­mo delle differenze delle febbri; ouero che tra la ciarebbe il primo genere, ilquale &longs;i piglia dalla &longs;u&longs;tanza della co&longs;a, che è diui&longs;a, ouero la&longs;ciarebbono le differenze nece&longs;&longs;arie, ouero, che ne metterebbono d'inutili, & accidentali. TOM. Hora accioche habbiamo la uera co­gnitione di que&longs;to metodo co&longs;i raro, & utile, del quale hora parliamo, ilquale è quello, che diuide il compo&longs;ito in parti e&longs;&longs;entiali, cioè il genere nelle &longs;ue &longs;pecie per le differenze op­ po&longs;ite; ilquale potiamo co&longs;i definire: la Di­ui&longs;ione è Metodo, che &longs;i adopera da uenire per le differenze note in cognitione delle parti del la co&longs;a, che diuidiamo, che è à dire delle &longs;pe­tie del genere partito, & diui&longs;o. MOR.Non ui chiederò la dichiaratione di e&longs;&longs;a diui­&longs;ione, poi che da &longs;e ste&longs;&longs;a è chiara; ben de&longs;i­dero di &longs;apere, accioche e&longs;&longs;a non chiara, ma chiarißima &longs;ia, che intendete per parti igno­te, ouero per &longs;petie, che per mezo delle diffe­renze cono&longs;ciamo. TOM. con uno e&longs;&longs;empio (perche co&longs;i credo, che uogliate) ue lo di­mo&longs;trerò. Proponiamoci di parlar della feb­bre, & che noi non &longs;appiamo quante &longs;ieno le &longs;petie di e&longs;&longs;a, onde per &longs;aperlo, ci conuenga pigliare il metodo diui&longs;iuo (come fece Galeno nel libro delle differenze delle febbri) & col &longs;uo mezo &longs;membrare il genere commune, che è febbre, ilche non potiamo fare &longs;enza la co­gnitione della natura di tal genere, talmente, che diremo, che le differenze &longs;eruono alla di- ui&longs;ione, perche col mezo loro cono&longs;ciamo la natura del genere, ilquale poi diuidemo; co­me la febbre è una intemperie nel cuore cal­da, & &longs;ecca. Ecco la e&longs;&longs;enza della febbre, da cui con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione delle tre &longs;petie della febbre, lequali trouiamo in que&longs;ta gui&longs;a. Il cuore, che è &longs;uggetto del calore, (& è differenza nella diffinitione) è compo&longs;to di &longs;piriti, humori, e parti &longs;olide. Per tanto, &longs;e &longs;arà l'intemperie ne gli &longs;piriti, &longs;arà una &longs;petie di febbre: &longs;e &longs;arà ne gli humo ri, &longs;arà un'altra &longs;petie: &longs;e nelle parti &longs;olide, ne ri&longs;ultarà un'altra &longs;petie, et que&longs;te &longs;i partono in altre, in&longs;ino à tanto, che &longs;i uiene, diuidendo à &longs;petie, che in altre partir non &longs;i po&longs;&longs;ono. Et perciò &longs;ono &longs;pecie &longs;pecialißime chiamate; oltra lequali non &longs;i deue pa&longs;&longs;are. MOR.perche non &longs;i deue pa&longs;&longs;are le &longs;pecie &longs;pecialißi­me con la diui&longs;ione? TOM. perche (&longs;e ui raccordate) la diui&longs;ione non &longs;i fa per ogni &longs;orte di differenze, ma &longs;olo per quelle, che &longs;o­lamente tra loro &longs;ono oppo&longs;te, & con&longs;titui&longs;co no &longs;petie: onde, come arriuati &longs;iamo alle &longs;pe­cie &longs;pecialißime, piu non trouiamo, differen­ze oppo&longs;ite, che po&longs;&longs;ano poi e&longs;&longs;ere &longs;pecie. & perciò dicea Platone dimo&longs;trando il progre&longs;&longs;o, che fa la diui&longs;ione, che la diui&longs;ione deue dal communißimo genere de&longs;cender per le diffe- renze oppo&longs;ite, in&longs;in che ritroua una natura commune non à &longs;pecie, ma ad indiuidui, &longs;en­za hauer con &longs;eco oppo&longs;itione, laquale &longs;i pre dichi di molti indiuidui; come &longs;e de&longs;cendeßi­mo dalla &longs;o&longs;tanza alla pianta, al cauallo, al­l'huomo, & &longs;imili; &longs;eruando però &longs;empre, nel calar, que&longs;to ordine, che il piu uniuer&longs;a­le preceda almeno uniuer&longs;ale; altrimcnti cau &longs;arebbe errore. MOR. E&longs;&longs;endoui quattro &longs;orti di oppo&longs;itioni, non credo gia, che le dif­ferenze della diui&longs;ione &longs;i oppongano tra di lo­ro priuatiuamente, ò negatiuamente, ò rela­tiuamente, ma che &longs;i oppongano piu to&longs;to per oppo&longs;ition contraria. TOM. Dite il uero, che è meglio, che &longs;i oppongano per tale oppo &longs;itione; ma auertite, che alle uolte &longs;iamo a­ stretti di &longs;eruirne ancor dell'altre oppo&longs;itioni; della negatiua; come quando non habbiamo nome da i&longs;primere l'uno de gli oppo&longs;iti, come nell'animale intrauiene, ilquale &longs;i diuide in que&longs;ta maniera, in rationale, & non ratio­nale; & in que&longs;ta diui&longs;ione, &longs;empre &longs;i deue anteporre l'affermatione alla negatione; altri­menti non &longs;i potrebbe intender la negatione, &longs;e non precede&longs;&longs;e l'affermatione; per la mede­&longs;ima neceßità u&longs;iamo alle uolte la oppo&longs;itione priuatiua, in che &longs;i deue anteporre l'habito al­la priuatione per il mede&longs;imo ri&longs;petto, che &longs;i prepone l'affirmatione alla negatione; mai ho ueduto diuider&longs;i i generi per oppo&longs;itione rela­tiua. La ragione è, perche li relatiui non &longs;ono differenti &longs;e non per un certo ri&longs;petto. Hor auuertite, che &longs;empre la diui&longs;ione &longs;ia bi­membre, perche uno è contrario &longs;olamente ad uno. MOR. Mò &longs;e que&longs;to fo&longs;&longs;e, bi&longs;ogna­rebbe, che non &longs;i troua&longs;&longs;e genere, che haue&longs;&longs;e piu di due &longs;petie; tuttauia &longs;i uede il contra­rio. TOM. non di&longs;dice che un genere poßi hauere molte &longs;pecie, & pur la diui&longs;ione &longs;ia bimembre. Togliete l'e&longs;&longs;empio dello animale, ilquale ha &longs;otto di &longs;e molte &longs;petie, però &longs;i di­uide in rationale, & non rationale. MOR.E uero, potete dire quattro parole intorno alla ri&longs;olutione, & poi far fine quando ui pia ce. TOM. Son per compiacerui, & da poi che à uoi co&longs;i aggrada, piacerà ancora à me. però dico, che la ri&longs;olutione è parimen­te Metodo, che adoperiamo per uenire in co­gnitione de' principij, dal fine, ò effetto, ò ope­ratione, cono&longs;ciuti, come potete uedere in que sto e&longs;&longs;empio. L'huomo è stato prodotto affi­ ne, che contempla&longs;&longs;e, & opera&longs;&longs;e; non potea l'huomo con&longs;eguir que&longs;to fine &longs;e non hauea li membri co&longs;i organici, come &longs;imilari. Le membra non &longs;arebbono state, &longs;e gli humori, di cui &longs;i nutri&longs;cono non foßino stati prodotti; però all'huomo &longs;ono state nece&longs;&longs;arie le mem­bra, gli humori, de' quali &longs;i nutri&longs;ce. Il nu trimento per e&longs;&longs;ere di diuer&longs;i membri nutri­mento, fu nece&longs;&longs;ario, che diuer&longs;o fo&longs;&longs;e però non potè e&longs;&longs;er fatto d'un'elemento &longs;olo, on e fu di quattro elementi, liquali &longs;ono compo&longs;ti della propria forma, & materia. onde per que&longs;to e&longs;&longs;empio potete uedere, che dalla cogni tione del fine, &longs;ete col mezo della ri&longs;olutione giunto alla cognitione de' principij, co&longs;i proßi mi, come rimoti, & rimotißimi. potiamo &longs;imilmente ri&longs;oluere gli effetti ne' &longs;uoi princi­pij, & l'operationi ancora, in quel modo, che habbiamo ri&longs;oluto il fine. MOR. Non &longs;i può ancora da gli indiuidui uenire in cogni­tione d'una commune natura col mezo di que sta ri&longs;olutione? TOM. Si può MOR. Co me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, da diuer&longs;i huomini uengo alla cognitione della natura rationale, commune à tutti li particolari huomini, & co &longs;i da diuer&longs;e. &longs;petie ancora potiamo a&longs;cendere à una piu commune natura, come dall'huomo, dal bue, per mezo della ri&longs;olutione uenire in cognitione del genere &longs;uo, che è animale; dal l'animale, & altri generi ancora potiamo a&longs;cendere à piu commune natura; à tal che po tiamo &longs;inalmente ri&longs;oluendo, &longs;empre quel che è meno uniuer&longs;ale al piu uniuer&longs;ale, in&longs;in tan- to, che ueniamo alla &longs;o&longs;tanza, & genere, che &longs;opra di &longs;e non ha altro genere. TOM. Mol to bene l'hauete inte&longs;o; & intorno à ciò auuer tite, che molto piu ui potete &longs;eruire del meto­do ri&longs;olutiuo à ritrouare le co&longs;e, che à trat­tarle; ne accade, che uogliamo numerare le &longs;pecie della ri&longs;olutione, perche gia dette l'hab biamo, quando diceuamo, che &longs;i può ri&longs;olue­re il fine cono&longs;ciuto ne' &longs;uoi principij, ouero altro, che non è fine; & può e&longs;&longs;ere, ouero &longs;en&longs;ato, ouero in&longs;en&longs;ato; &longs;e è &longs;en&longs;ato, &longs;i ri&longs;ol ue in intelligibile, come l'indiuiduo nelle &longs;pe­cie, & quelle nelli generi; &longs;e non &longs;arà &longs;en&longs;a­to; ouero; &longs;arà noto per la dimo&longs;tratione; & que&longs;ta &longs;i chiamerà ri&longs;olutione logica, quando dalla ri&longs;olutione della co&longs;a cono&longs;ciuta per me­zo della dimo&longs;tratione, ueniamo in cognitione della co&longs;a incognita; ouero che &longs;arà cono&longs;ciu­ta la co&longs;a, che &longs;i ri&longs;olue per la &longs;ua po&longs;itione. & que&longs;ta ri&longs;olutione chiameraßi matematica. piglia altri nomi la ri&longs;olutione, &longs;econdo che &longs;ono diuer&longs;e le co&longs;e, che &longs;i ri&longs;oluano, di quali &longs;arebbe lungo à dire. Ne altro &longs;on per dire intorno à metodi, gradi di que&longs;ta no&longs;tra &longs;cala; quali applicati à poggi, &longs;i puote agiatamente, & con gli occhi &longs;errati per quella caminare. MOR. Que&longs;to &longs;i potrà fare, &longs;e però aggiun gerete il primo grado, perche io non po&longs;&longs;o fa- re &longs;i lungo pa&longs;&longs;o. TOM. Hauete ragione, ma è l'hora breue, però rimettiamo à dimani que&longs;ta opera, laquale in breuißimo tempo adempiremo. però que&longs;to per hora ui ba&longs;ti. andiamo per quel &longs;eruigio, che uoi &longs;apete. MOR. Andiamo, ma con que&longs;to, che di­mani &longs;enza fallo &longs;i metta fine, accio hormai poßa à mio bell'agio a&longs;cendere, & de&longs;cendere per la &longs;iala già tanto da me de&longs;iderata. TOM. Non dite altro, che à uoi stà il por­li, & non porli fine. MOR. Io non poßo uenir con uoi, perche mi bi&longs;ogna eßere col signor Pro&longs;pero Borgarucci. TOM. Non può eßere &longs;e non qualche co&longs;a honora­ta, perche doue è il Borgarucci, iuim è Apolline iui &longs;ono le Mu&longs;e. MOR. Per dire il uero egli è per&longs;ona ho­norata, & dotta, & di conti­nuo è occupata in qual­che ardua, & no­tabile im­pre&longs;a.

Diffinitio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Proprio.

Genere, & Specie co me in par­te conuen gono, & in parte diffe ri&longs;cano,

Diuione delle parti.

Coniugati, & loro u&longs;o

Adiacenti, quali &longs;ieno

Diui&longs;ione de gli acci denti.

Suggetto, che co&longs;a&longs;ia

Diui&longs;ione de' &longs;ugget ti.

Cau&longs;e, quam te &longs;ieno, & quali.

Euento, che co&longs;a fia.

Luogo.

Differenze delluogo.

Tempo, et &longs;ue diui&longs;io ni.

Conne&longs;si.

Centinge­ti, & loro diui&longs;ione.

Etimolo­gia.

Pronuncia ti, qual &longs;ie no.

Atto di Ze none.

Compara­tione co­me &longs;i facci.

Similitudi ne, come &longs;i troui.

Oppo&longs;iti, quai &longs;ieno.

Luoghidif ferenti.

Metodo diffinitiuo di quanta utilità fia.

.

Diffinitio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Differenza tra de&longs;crit­tione, & diffinitio­ne.

Diffinitio­ne e&longs;&longs;entia le.

Diffinitio­ne quiddi tatiua.

Diffinitio­ne per ad­ditamento.

Medicina, come &longs;i dif fini&longs;ca &longs;ecom do Hippo­crate.

Come &longs;i può cono­&longs;cere, quan­do la diffi­nitione &longs;ia cau&longs;ale, & non forma le.

Metodo diffinitiuo quanto &longs;ia nece&longs;lario.

Diui&longs;ione, come &longs;i dif fini&longs;ca da Ariftotele.

Diui&longs;ione perche dif ficile.

Altra diffi­nitione del la Diui&longs;io­nc.

Parti igno te quai &longs;ie­no.

Le differen­ze, in qual

modo &longs;er­uono alla diuifione.

Quando &longs;ia mo nece&longs;­&longs;itati a &longs;er­uirne del­l'oppo&longs;itiom negatiua.

Perchei ge neri non &longs;i diuidonop oppo&longs;ition relatiua.

Ri&longs;olutio­ne, che co &longs;a &longs;ia, & a che &longs;erua.

E&longs;&longs;empio.

Come dgli ind udui &longs;i po&longs;luenire ï co gnition di una natura commune col meol dellari&longs;oltione.

Ri&longs;olution Logica.

Ri&longs;olution matemati­ca.

ILFINE DELLA SECONDA SESTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET AR TI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION TERZA.NELL A QVALE SITR ATTA del Iappo, ouero de gli I&longs;trumenti i&longs;perimentatali, cioè. ESSEMPIO, ET INDVTTIONE. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, MARCANDONE, ET IL MORELLO.

CHE BVONA FORTVNAui ha condotto qua in que&longs;ti cal­di Marcandone Gentile? MAR.Io &longs;on uenuto da uoi in quel me­de&longs;imo modo, che uiene il ferro alla calamita. TOM. Harei io mai per auentura forza oc­culta di tirar gli huomini? MAR. Non lhauete &longs;olamente occulta, come hanno la ca lamita, il legno &longs;anto, il Reobarbaro, & al tri &longs;imili: ma l'hauete pale&longs;e, che tutti la ue, dono, & &longs;entono; onde io &longs;on stato tirato &longs;i da una certa proprietà uo&longs;tra occulta, & pa­le&longs;e, come ancor da una certa buona &longs;orte, & corte&longs;ia, & amoreuolezza del no&longs;tro Morel­lo. TOM. A mouere, & tirare un'huo­mo di grauità, non ba&longs;tano le forze d'uno, ma bi&longs;ogna, che ui &longs;ieno quelle di piu, & di gra tia, la&longs;ciate le burle, chi ui ha condotto qui? MAR. Dirouui. Hieri, e&longs;&longs;endo in pratti­ca con l'Eccellentißimo Aluigi Bellacati, mi &longs;coper&longs;e il Morello, come ui riduceuate in&longs;ie­me, & di&longs;correuate &longs;opra alcune bellißime ma terie, & io &longs;entendo co&longs;i, come quegli, che ha &longs;empre de&longs;iderato di udirui, & dal uo&longs;tro par lar pre&longs;o non meno utilità, che dilettatione, per l'eloquenza, & bellißime inuentioni, ar­ricchite di dottißime &longs;entenze, & modi di di re, mi deliberai di uenirmene con lui. TOM.di que&longs;to buono animo ui ringratio, & ne pi­glio con&longs;olatione, benche io &longs;appia, che in me non &longs;ieno à gran parte di tante uirtù, come ui a&longs;tringe l'affettione, che mi portate, à darmi, perche in un certo modo que&longs;ta buona impre&longs;- &longs;ione, che hauete di me, e per portarui utili­tà udendomi, & alle uolte è per arrecar an­cora à me honore; & il Morello ringratio de i buoni offici, che fa uer&longs;o di me. MOR.buoni offici feci io &longs;empre per tutti, ma in que sto ca&longs;o, &longs;e io ho fatto buono officio, non &longs;i de ue attribuire à me, ma piu to&longs;to alla buona stella uo&longs;tra, & del Marcandone, perche io dimandato da lui, &longs;e &longs;arei dopo de&longs;inare con l'eccellentißimo Bellacati in prattica, gli di&longs;­&longs;i, che non poteua; percioche per due, ò tre giorni haueua da e&longs;&longs;ere ancor con uoi, & egli mi dimandò à che fare; & io gli dißi il tut­to. TOM. in dirli il tutto, &longs;on &longs;icuro, che gli mette&longs;te un poco del uo&longs;tro, & Dio uoglia che non faccia pentire il Marcandone di e&longs;&longs;er uenuto. Ditemi innanzi che ueniamo al no­stro propo&longs;ito, che fa l'sccell. Signor Aluigi Bellacati? egli deue e&longs;&longs;er continuamente &longs;ul ui &longs;itare infermi. MOR. Ò che ui&longs;ita ò che è ui&longs;itato, ui prometto che non gli dan luogo le tante occupationi di attendere à &longs;e ste&longs;&longs;o. & à pena ha tempo di mangiare (come &longs;i &longs;uol dire) ma pare, che Iddio gli accre&longs;ca di con­tinuo le forze, il &longs;apere, & l'animo, perche &longs;e altrimenti fu&longs;&longs;e, &longs;arebbe impoßibile, che pote&longs;&longs;e durare à tante fatiche. MAR. La &longs;ua buona natura, & il gouerno, che ha nel re&longs;to del. uiuere, & Iddio principalmente, che à beneficio di tutto l mondo lo con&longs;erua, fanno che &longs;i mantiene. TOM. Per il uero è uno de i gran prattici, che habbia mai hauu­ta que&longs;ta no&longs;tra età, & uince ogni altro di que&longs;ta profeßione, di humanità, & diligen­za; parti, che tanto conuengono ad un Me­dico, quanto la e&longs;perienza i&longs;te&longs;&longs;a, & ragio­ne in&longs;ieme, però tutti &longs;ono tenuti à de&longs;iderar li lunga uita, & felicità, & uoi in &longs;pecia­le &longs;iate tenuti à lodare Iddio, che ui ha fatto gratia à pratticar con &longs;ua Eccellenza al la quale douete fare ogni &longs;orte di honori. MOR. Dobbiamo certo, & io per me, non è co&longs;a, che per lui non faceßi. TOM. Hor la&longs;ciamo l'eccellentißimo Bellacati, che Iddio lo con&longs;erui lungamente; & ueniamo al no&longs;tro propo&longs;ito, hauendo dirizzata la Scala delle scienze, & arti, con i &longs;uoi gradi ordinata­mente di&longs;po&longs;ti, alla quale non manca &longs;e non il Tappo; però hoggi intorno al Tappo parlare­mo, accio poi à no&longs;tro bell'agio la poßiamo adopcrare; & mi rincre&longs;ce, che ancor uoi non &longs;iate stato pre&longs;ente alla fabrica. MAR.Me ne duol certo; ma però ringratio i Cieli, che mi habbino fatto degno almen di que&longs;to fine, & per dire il uero del principio, & me­zo ancora, perche il Morello mi ha racconta­to ogni co&longs;a &longs;uccintamente, onde giudico que- sta uo&longs;tra Scala de i belli i&longs;trumenti, che &longs;i po&longs;&longs;a pen&longs;are; però merita che &longs;ia adempiuta. TOM. Hor alle mani. Il Tappo è adunque quell i&longs;trumento, che chiamano gli Autori e&longs;perimento; ilquale, poi che &longs;arà formato da noi, il Marcandone la applicherà alla Sca la. MAR. Non fate di&longs;&longs;egno &longs;opra di me, perche &longs;olo &longs;on uenuto per a&longs;coltarui. TOM.Non bi&longs;ogna, che il parlare, ò il tacere &longs;ia piu d'uno, che dell'altro; à tutti conuien fa­re la &longs;ua parte. MAR. La parte mia &longs;arà il tacere. tuttauia per fare &longs;econdo le uo&longs;tre uoglie, io mi traponerò nel modo, che &longs;aperò. TOM. Sò ben io, che non &longs;ete per manca­re. Diceuamo di &longs;opra, che tutti gli i&longs;tru­menti pigliano la lor forma dalle co&longs;e, di che &longs;ono i&longs;trumenti, però tante &longs;ono le &longs;pecie de gli i&longs;trumenti, quante &longs;ono uarie le co&longs;e, che di quelli &longs;i &longs;eruono; alcune co&longs;e &longs;ono di tal na­tura, che di quelli &longs;i può hauere perfetta co­gnitione; & però na&longs;ce una &longs;orte d'i&longs;trumen­ to perfetto, che è la demo&longs;tratione, & tutti gli altri metodi, i quali concorrono à dimo­strare tal cognitione; &longs;ono altre co&longs;e, lequa­li non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er cono&longs;ciute co&longs;i perfettamen te, è però non &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eruire de gli i&longs;tru­menti metodici, maßime della dimo&longs;tratione, però ne bi&longs;ogna hauere un'altro i&longs;trumento, che ne ba&longs;ti a darne quella tanta cognitione, che &longs;i po&longs;&longs;a hauere di quella co&longs;a, che è l'ha­uerne una certa peritia, & que&longs;to i&longs;trumento è le&longs;perimentale; ilquale è nella mede&longs;ima forma, che &longs;ono i metodi, &longs;e non che è di for­ma piu imperfetta. MOR. Quale è la &longs;ua diffinitione? TOM. L'E&longs;perimento è uno i&longs;tru mento, di cui ci &longs;eruiamo per uenire in cogni­tione d'una co&longs;a incognita totalmente, col me zo d'una cognita, cioè d una, della quale ne habbiamo &longs;olamente peritia, & cognitione imperfetta, da che poi ne &longs;egua cognitione me de&longs;imamente imperfetta della co&longs;a, che era in cognita. MOR. Talmente, che que&longs;to i&longs;tru mento è differente da' metodi, perche quelli ne danno una uera &longs;cienza, & que&longs;to &longs;ola­mente una peritia. MAR. Il bello &longs;arà ue­der'il modo di far que&longs;to i&longs;trumento, & l'u&longs;o in&longs;ieme. TOM. Ari&longs;totele nel &longs;econdo della Po&longs;teriora, intorno al fine ne in&longs;egna à fabri­carlo; oue dice, che quando uogliamo hauer peritia di qualche co&longs;a, è nece&longs;&longs;ario, che la rappre&longs;entiamo a &longs;en&longs;i, di cui &longs;ia e&longs;&longs;a proprio oggetto; come à dire, che i colori, & figure, & finalmente tutte le co&longs;e &longs;plendide le rappre­&longs;entiamo à gli occhi, à gli orecchi le uoci, al l'odorato gli odori, al gu&longs;to i &longs;apori, & al tatto le co&longs;e tangibili, come ogni &longs;orte di co&longs;a che ha corpo; perche poi che i &longs;en&longs;i &longs;entono, que&longs;ti propij oggetti, di &longs;ubito, &longs;e non &longs;ono im pediti, riferi&longs;cono la imagine d'eßi oggetti al &longs;en&longs;o commune, oue &longs;e ne fa una &longs;en&longs;atione, dopoi ri&longs;entito di nouo l'oggetto, lo riporta al &longs;en&longs;o commune; oue parimente &longs;e ne fa un'al­tra &longs;en&longs;atione; & per le molte &longs;en&longs;ationi da­poi ne na&longs;ce una memoria, col mezo della qual memoria poi rappre&longs;entando&longs;i a &longs;en&longs;i un'altra co&longs;a &longs;imile à quella, di che ne è fatta la me­moria, la cono&longs;ciamo, & nel mede&longs;imo modo noi cono&longs;ciamo dell'altre co&longs;e, che pur &longs;ono &longs;imili alle già dette prime; dal che ne na&longs;cono molte memorie, dalle quali poi l'intelletto ne caua l'uniuer&longs;ale, che è perfetta materia del­li metodici in&longs;trumenti d'e&longs;&longs;o intelletto. MAR.Quel primo atto adunque della &longs;en&longs;itiua, è commune à noi, & à gli animali bruti. TOM. è uero, & non &longs;olo il primo, ma an cora il &longs;econdo è communicato à molti anima­li irrationali, ma però non à tutti. MOR. Per il primo atto intendete la prima &longs;en&longs;atio­ne. TOM. Et per la &longs;econda, & per la me moria ancora. La &longs;econda chiamo poi quella operatione, che &longs;i fa dalla memoria, non à quella co&longs;a, di che &longs;i ha memoria. ma ad un'altra &longs;imile in &longs;pecie, però differente dinu­mero, & altri accidenti, da che ne na&longs;ce poi l'attione dell'intelletto; percioche (come ho già detto) dalle molte memorie l'intelletto ne fa l'uniuer&longs;ale principio della &longs;ua uera opcra­tione. MAR. Se la prima &longs;en&longs;atione è com­mune à noi, & à gli animali bruti, non è du bio, che non &longs;ia &longs;olamente attione dell'anima &longs;en&longs;itiua. MOR. è ueramente. MAR.Tuttauia io non sò, e&longs;&longs;endo il di&longs;cor&longs;o &longs;opra dell'intelletto &longs;olamente, come potrà e&longs;&longs;ere, che la &longs;en&longs;itiua adopri que&longs;to i&longs;trumento, ilquale andando da una co&longs;a cono&longs;ciuta ad una incogni ta, uiene ad e&longs;&longs;ere di&longs;cor&longs;o, benche &longs;olamente ne dia peritia, & non uera cognitione. MOR. Auertite Marcandone) dirò in cio il parer mio, non ch'io uoglia determinar que sta que&longs;tione, anzi la la&longs;cio all'Eccellentißi­mo Tomitano) che quello atto della &longs;en&longs;itiua, è di&longs;cor&longs;o &longs;imile à quel dell'intelletto, & non è quel dell'intelletto. & accioche mi faccia meglio intendere, douete &longs;apere, che ui &longs;ono tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i; l'uno, che è fatto da gli animali bruti; l'altro dalla &longs;en&longs;itiua cogitati­ua dell'huomo; & il terzo è dell'intelletto. TOM. Il Morello, &longs;i come dal principio del parlar della no&longs;tra Scala, egli di&longs;&longs;e, ch'io uo leua hauer nel parlar mio per guida Ari&longs;tote le, & Galeno. hora per non far torto al &longs;uo Auerroe, qual stima piu d'ogni altro, & meritamente certo, egli lo uuol &longs;eguire nella materia de gli i&longs;trumenti i&longs;perimentali, MAR.et che l'affettione, ch'egli porta ad Auerroe non l'inganni. TOM. ò il Morello non è co&longs;i facile da la&longs;ciar&longs;i tra&longs;portare dalle paßioni. MOR. Vi accordate ambidui à burlarmi. Horsù in pace, finirò quello, ch'io uoleua di re; dapoi mi fia luogo al ri&longs;entirmi. Dico dunque, che ui &longs;ono tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i, &longs;econ do l'opinion d' Auerroe (da che uolete ch'io lo dica) l'uno de gli animali bruti, ilquale è piu imperfetto che ui &longs;ia, & non è niuno che lo po&longs;&longs;a negare; percioche noi uediamo la peco­ra ritrar dal lupo una certa effigie à lei &longs;pa­uenteuole, per laquale ogni uolta, che &longs;ente annonciare il lupo, &longs;pauenta&longs;i, e fugge; ec­co che da una co&longs;a nota diuiene in cognitione d'una ignota, che è di&longs;correre; però &longs;e mi fu&longs;&longs;e dimandato che di&longs;cor&longs;o &longs;ia que&longs;to, io direi pri ma, che fu&longs;&longs;e un certo in&longs;tinto naturale, che han tutte le co&longs;e di cono&longs;cere il &longs;uo contrario, & di fuggirlo; & che que&longs;to tal di&longs;cor&longs;o è aicora in un certo modo nelle piante, & ne gli altri mi&longs;ti, & in&longs;ino ne i corpi &longs;emplici, & fi­nalmente nella materia prima, laquale diceua Ari&longs;totele, che de&longs;idera la forma, come fa la femina il ma&longs;chio; & che fugge la priuatio­ne.que&longs;to de&longs;iderare & fuggire, pare che &longs;up- ponga in un certo modo non &longs;o che di lume del la co&longs;a che è de&longs;iderata. & direi, che oltra che è i&longs;tinto naturale, che haue&longs;&longs;ero ancor al tre qualità, però che l'animale quel che fug­ge, lo cono&longs;ce di tal figura, & in &longs;e ne pren de il ritratto; co&longs;a che non fanno le piante.on de uoglio dire, che pigliando il di&longs;cor&longs;o in quella latitudine, che può e&longs;&longs;er pre&longs;o, che non &longs;olamente è ne gli animali, ma nelle piante, & altri; dico bene che &longs;e pigliaremo il di&longs;cor &longs;o in que&longs;to &longs;en&longs;o, in quanto che manife&longs;tamen te &longs;iano le parti di e&longs;&longs;o cono&longs;ciute, cioè, che colui, che fa il di&longs;cor&longs;o cono&longs;ca prima la co&longs;a, per il cui mezo dapoi cono&longs;ca l'altra; dico, che &longs;i e&longs;tenderà il di&longs;cor&longs;o &longs;olamente nell'huo­&longs;mo, & in alcuni animali; & que&longs;to di&longs;cor&longs;o arà tripartito, come ho gia detto, cioè im­perfetto, manco perfetto, & perfetto. Lim­ perfetto &longs;arà quello de gli animali bruti, come della pecora, dal cane, & altri &longs;imili: i qua li, quantunque dalla co&longs;a materiale ne faccia no in un certo modo una imagine immateriale, per mezo della quale, cono&longs;cano poi le co&longs;e, che gli rappre&longs;enta e&longs;&longs;a imagine; nondimeno perche non la cono&longs;cano intieramente, ma &longs;o­lo in quanto che ella è buona ò cattiua à &longs;e me de&longs;imi, & che è di tal figura, dico, che co­no&longs;cono imperfettißimamente. MAR. Fin quì il Morello non &longs;i è &longs;co&longs;tato punto dal &longs;uo Auerroe. TOM. Sarebbe meglio, che &longs;i di&longs;co&longs;ta&longs;&longs;e, hauendo giurato (come &longs;i &longs;uol dire) nelle parole del mae&longs;tro &longs;uo. MOR. Non di&longs;co&longs;tandomi da lui, non po&longs;&longs;o &longs;e non &longs;eguire la uerità. Hor il di&longs;cor&longs;o che fa la &longs;en&longs;itiua dell'huomo, è manco imperfetto; percioche non &longs;olo e&longs;&longs;a cono&longs;cei particolari inquanto che &longs;o­no buoni ò cattiui all'huomo, & in quanto &longs;o no di tal figura, & riceue la loro effigie in­trin&longs;ecamente, ma inquanto &longs;ono tali, & in­&longs;ieme cono&longs;cono tutte le differenze indiuidua­li, che &longs;ono tra l'uno, & l'altro, co&longs;a che non fanno li bruti, & perche que&longs;ta uirtù &longs;en &longs;itiua è come diceua Ari&longs;totele nel &longs;econdo dell' Anima, diui&longs;a dal &longs;en&longs;o, & intelletto; in di auiene ancora, che la &longs;ua attione è pari­mente diui&longs;a da quella dell'intelletto, & &longs;en&longs;o ancora, nè per &longs;e ste&longs;&longs;a è uniforme in tutti gli animali; come ben di&longs;&longs;e Themi&longs;tio e&longs;ponen do il decimoquinto te&longs;to nel &longs;econdo dell'ani­ma, oue dice Ari&longs;totele, che non in tutti gli animali è l'imaginatione, di&longs;&longs;e, che Ari&longs;tote le intendeua &longs;olamente della imaginatione per fetta & terminata; & nel mede&longs;mo luoco Auerroe e&longs;&longs;endo della mede&longs;ima opinione di­ce, che le Api, & Formiche, hanno la imagi natiua, onde di parere d' Ari&longs;totele uo&longs;tro, & ancor d'Auerroe, & Temi&longs;tio, è manife&longs;ta que&longs;ta diui&longs;ione del di&longs;correre. & percio uoi potete uedere in che modo potiamo dire, & che gli animali irrationali di&longs;corrino, & pa­rimente la &longs;en&longs;itiua nell'huomo, & l'intellet­to ancora. TOM. Acciò &longs;ia leuata ognioc ca&longs;ione à uoi Marcandone di uenire à di&longs;pute, io, in confermatione di quello, che ha detto il Morello, uoglio che pigliate que&longs;ta materia piu per l'ordine. Bi&longs;ogna che &longs;appiate, che ogni &longs;orte di cono&longs;cere, & di&longs;correre na&longs;ce dall'anima; et però conuien &longs;apere che co&longs;a &longs;ia e&longs;&longs;a anima, & le &longs;ue parti, & uirtù; però in uia de' Filo&longs;ofi, l'anima (come &longs;apete) è diffinita da Ari&longs;totele in due modi, cioè che e il primo atto del corpo naturale organiza­to, & ricco, & in un'altro luoco dice, che l'anima è un principio di uiuere, & cau&longs;a del corpo. Non starò à dichiararui e&longs;&longs;e diffini­tioni, perche cia&longs;cun di uoi già per auanti le &longs;anno. Tre &longs;ono le &longs;pecie dell'anima, perche alle uolte uediamo, che l'anima dà l'e&longs;&longs;ere ma teriale &longs;olamente, dal quale quello è anima­to, e &longs;olamente quello che è, & altro non fa per &longs;imilitudine, che riceua in &longs;e ste&longs;&longs;o, per­che e&longs;&longs;o non cono&longs;ce; & que&longs;ti tali uiuenti &longs;o­no le piante, lequali &longs;ono informate dall'ani­ma uegetatiua. Alcuni altri uiuenti non &longs;o- lo &longs;ono come le piante animati, ma in &longs;e steßi riceuono &longs;imilitudine dell'altre co&longs;e; partico­larmente però. & que&longs;ti &longs;ono gli animali bru ti, i quali per li &longs;en&longs;i mediante l'anima &longs;en&longs;i­tiua riceuono delli particolari &longs;imilitudine. La terza &longs;pecie dell'anima è quella, che fa, che colui, che è di e&longs;&longs;a informato, riceua in &longs;e ste&longs;&longs;o le co&longs;e uniuer&longs;almente; & que&longs;ta è l'anima intellettiua, che è la forma dell'huo­mo. MAR. Adunque ui &longs;ono tre &longs;orti d'ani ma, lequali (come &longs;i può intendere dalle uo­strc parole) &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eparare l'una dall'al­tra; perche la uegetatiua è nelle piante &longs;enza le altre; la &longs;en&longs;itiua parimente ne gli anima­li bruti, &longs;enza l'intellettiua; & la intelletti­ua finalmente nell'huomo. MOR. La &longs;en&longs;i tiua, & uegetatiua po&longs;&longs;ono &longs;tare &longs;enza la intel lettiua; la intellettiua però non può stare &longs;en za le altre; & però nell'huomo &longs;i ritrouano que&longs;te tre &longs;orti d'anime; tuttauia non debbia­mo dire, che habbia tre forme; percioche le prime due &longs;ono come preparationi alla intellet tiua. TOM. Voi dite il uero Morello, ma la&longs;ciate ch'io dica quel ch'io ho da dire, & dapoi &longs;e hauerete qualche co&longs;a ancor uoi dire­te, che ui fia conce&longs;&longs;o. MOR. Dicete, che piu non u'interromperò. TOM. e&longs;&longs;endo, come ho già detto, tre &longs;orti d'anima, &longs;egue che &longs;ieno parimente tre &longs;pecie d'animali; ma perche l'anima &longs;en&longs;itiua &longs;i diuide in due parti, in alcuni &longs;pirituali &longs;i uede, che &longs;olo gli da il &longs;en&longs;o, in alcuni il &longs;en&longs;o col moto da luoco à luo co; in&longs;ieme diremo, che ui &longs;ono quattro gra­ di di uiuenti, il uegetatiuo, il &longs;en&longs;itiuo, il motiuo, & il quarto l'intellettiuo, a' quali aggiungeremo il quinto, perche &longs;egue &longs;empre l'appetito il &longs;en&longs;itiuo, & il motiuo. Et però le principali potenze dell anima &longs;ono cinque, cioè potenza uegetatiua, &longs;en&longs;itiua, motiua, appetitiua & intellettiua, quale à douer tro­uare a&longs;&longs;olutamente que&longs;ta natura, bi&longs;ognareb­be con&longs;iderar tutte que&longs;te potenze, & gli obietti à loro, ma non è proprio luoco; però dirò &longs;olo quel tanto, che ne fa bi&longs;ogno ad in­tendere quel che fa à propo&longs;ito no&longs;tro. L'ani ma uegetale laquale &longs;i ritroua in qualunque &longs;orte d'animale, ha tre potenze, & tre attio ni, cioè di nutrire, augumentare, & gene­rare. La &longs;en&longs;itiua, della quale maßimamen te parlar dobbiamo, ne ha due, una interna, & l'altra e&longs;terna. La potenza e&longs;teriore &longs;i diuide ne i cinque &longs;en&longs;i, i quali to&longs;to che gli &longs;iano rappre&longs;entati i &longs;uoi proprij oggetti, &longs;u­bito gli &longs;entono, &longs;e non &longs;ono da qualche cagio ne impediti; mentre però che tali oggetti &longs;ono pre&longs;enti, & eßi non cono&longs;cono le differenze de gli oggetti, perche bi&longs;ognarebbe, che uerbi­gratia, &longs;e il ui&longs;o doue&longs;&longs;e cono&longs;cere la differen­za, che è tra il bianco, & il dolce, che cono &longs;ce&longs;&longs;e ambidui; ilche è impoßibile, perche il dolce non è &longs;uo oggetto, ma la potenza inte­riore, laquale è diui&longs;a in quattro potenze, co me uederemo, cono&longs;ce gli oggetti pre&longs;enti, & le loro differenze indiuiduali, però la prima è una &longs;ola potenza, laquale in &longs;e raccoglie tutte le imagini di tutti gli oggetti de' cinque &longs;en&longs;i, & gli cono&longs;ce in&longs;ieme con le loro diffe­renze; & que&longs;to è il &longs;en&longs;o commune, oltra que&longs;to &longs;en&longs;o commune è nece&longs;&longs;ario porre un'al tra uertù & è quella, che Auerroe chiamò imaginatiua, & li Grcci Fanta&longs;ia. MAR.Perche e nece&longs;&longs;ario à porla? TOM. Perche à gli animali perfetti conuiene non &longs;olamente apprendere le co&longs;e pre&longs;enti, ma ancora e&longs;&longs;en do a&longs;&longs;enti; altrimenti non &longs;i mouerebbono mai à cercare co&longs;a ueruna a&longs;&longs;ente; al che fare non &longs;olo è nece&longs;&longs;ario, che l'animale riceua le &longs;pecie delle co&longs;e &longs;en&longs;ibili, ma che le con&longs;erui. onde è nece&longs;&longs;ario porre due uertù, una, che pigli, & l'altra con&longs;erui e&longs;&longs;e &longs;pecie. il &longs;en&longs;o commu ne è quello, che riceue le &longs;pecie &longs;en&longs;ate. quel la che li con&longs;erua poi è la Fanta&longs;ia, ouero imaginatiua; laqual uertù nell'huomo compo­ne una co&longs;a con l'altra, come l'oro con un mon- te, & dimo&longs;tra qua&longs;i un monte d'oro, laqual compo&longs;itione non co&longs;i appare ne gli altri ani­mali. Oltra que&longs;te potenze della &longs;en&longs;itiua, fa di me&longs;tieri, che poniamo delle altre, cioè la e&longs;timatiua ne gli bruti, & la cogitatiua ne gli huomini, accioche cerchino alcune co&longs;e, & fugghino altre, non per allettare, ouero non nuocere al &longs;en&longs;o, ma per altri commodi tali, ouero incommodi. MOR. Et che differen­za fate uoi tra la e&longs;timatiua, & la cogitati­ua. TOM. La e&longs;timatiua apprende le inten tioni non &longs;en&longs;ate, per un certo in&longs;tinto natura le, & in que&longs;ta gui&longs;a gli animali bruti appren dono, ma l'huomo cono&longs;ce l'intentioni di que­&longs;ta &longs;orte per la cogitatiua, come per una cer­ta collatione, perche partecipa in un certo mo do del lume dell'iutelletto, & oltra que&longs;te po­tenze, è nece&longs;&longs;ario porre un'altra, cioè la me moratiua, perche &longs;i come alla con&longs;eruatione delle &longs;pecie &longs;en&longs;ate, è nece&longs;&longs;ario porre la Fan ta&longs;ia, co&longs;i parimente è nece&longs;&longs;ario porre un'al tra uertù, che con&longs;erui l'intentioni non &longs;en­&longs;ate. & che que&longs;to &longs;ia il uero, lo uediamo e&longs;preßißimamente, perche noi uediamo, che'l principio del raccordar&longs;i è in eßi animali, per qualche intentione di que&longs;ta &longs;orte, cioè dalla rappre&longs;entatione, che &longs;e li fa d'una co&longs;a noci­ua, ouero diletteuole, che &longs;i &longs;ia &longs;tata per inan- zi. Non uediamo noi il cane, quando riuede uno, che gli habbia dato, ouero minacciato, fuggir&longs;ene, & oltra il uedere imaginar&longs;i, per laquale imaginatione fugge quello come &longs;uo ni mico? Per tanto e nece&longs;&longs;ario, che diciamo ne gli animali bruti e&longs;&longs;ere la memoria, laquale però è piu imperfetta di quella dell'huomo; perche ancor la &longs;ua cogitatiua è men perfet­ta. Que&longs;te &longs;ono adunque le potenze dell'ani­ma &longs;en&longs;itiua, lequali concorrono à far quel di&longs;cor&longs;o, che diceuamo dare all'huomo non &longs;cientia, ma peritia. Le altre potenze dell'a­nima trapa&longs;&longs;o; però dico, che i &longs;en&longs;i &longs;entono i &longs;uoi oggetti pre&longs;enti. Il &longs;en&longs;o commune ap­prende tutte le &longs;en&longs;ationi, con le loro differen ze. Le &longs;en&longs;ationi poi &longs;ono &longs;eruate dalla Fan­ta&longs;ia, ouero imaginatiua. Et perche oltra che bi&longs;ogna, che apprenda le &longs;en&longs;ationi dalli &longs;en&longs;i e&longs;teriori, fa ancor di me&longs;tieri, che ap­prenda l'amicitia, & l'odio, & altre inten­tioni, che non &longs;i &longs;anno per mezo de' &longs;en&longs;i. Bi&longs;ogna porre la terza potenza, cioè l'e&longs;tima tiua ne i bruti, & cogitatiua nellhuomo. Douendo&longs;i poi &longs;eruar tali intentioni, è stato nece&longs;&longs;ario porre la memoria. Onde è manife­sto in che modo &longs;i faccia il di&longs;cor&longs;o nella &longs;en&longs;i­tiua, perche da una &longs;en&longs;atione fatta nella Fan ta&longs;ia, &longs;i può uenire in cognitione d'un partico- lare; & da quello ad un'altro, in&longs;in tanto, che &longs;i fa l'habito uniuer&longs;al, come appre&longs;&longs;o gli medici, i quali hanno o&longs;&longs;eruato in uno pri­ma, & poi in dui, che l'agarico purga la pituita, & poi che ne la&longs;cino fare molte o&longs;&longs;er uationi, & memorie, ne fanno un uniuer&longs;a­le, che è, l'agarico purga la pituita, & da che &longs;iamo uenuti à parlar de i medici &longs;aper dobia mo, che gli compo&longs;iti &longs;i contentano di hauer &longs;olamente le &longs;en&longs;ationi: & le memorie, &longs;en­za piu oltra di&longs;correre. MAR. Come fan no nel trar del &longs;angue, hanno o&longs;&longs;eruato in uno ouero in dui, che la febre ardente è &longs;cacciata dalla &longs;etion della uena in&longs;in alla &longs;incope, & pe rò &longs;enza con&longs;iderar il tempo, l'età, del Ama­lato, le forze, & tutte l'altre conditioni, che un medico rationale con&longs;idera, tagliar anno la uena &longs;enza di&longs;tintione nella febre ardente. TOM. ma il medico rationale, piu oltra pa&longs;&longs;an do con l'intelletto, inanzi che uenga à tagliar la uena uorrà uedere, &longs;e &longs;i confrontano le e&longs;pe rienze con la ragione & &longs;e uedrà che le co&longs;e pre&longs;enti non corri&longs;pondano alle pa&longs;&longs;ate, e&longs;&longs;o mondificarà tal &longs;ettione, tal che farà e&longs;qui­lio, & hauerà &longs;perimentato, & quello che gli dettarà il di&longs;cor&longs;o del intelletto ne calzarà tutti con una mede&longs;ima corona (come &longs;i &longs;uol dire) ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, &longs;e gli offerirà, egli &longs;i gouernarà. MOR. Eper­che for&longs;e alcuni riprendono l'Eccellente Mar­candone Antonio Montagnana, perche muta no &longs;pe&longs;&longs;o i medicamenti, in luoco di lodarlo io per me non conobbi mai huomo, che caua&longs;&longs;e meglio le indicationi di lui, & che meglio gli &longs;odisface&longs;&longs;e. TOM. douete e&longs;&longs;ere affettio­nato. MOR. Son affettionato alla uerità. TOM. burlo io, uenimo al no&longs;tro propo&longs;ito. Et l'i&longs;trumento, che &longs;erue à que&longs;to di&longs;cor&longs;o pro­priamente è l'e&longs;&longs;empio, ilquale ua da particola ri à particolari. MAR. Cioè dalla cognitione particolare alla cognitione particolare. MOR.Non potiamo dire, che &longs;i &longs;erua ancor que&longs;ta &longs;en&longs;itiua della induttione, perche ella uà da particolari? TOM. In que&longs;to bi&longs;ogna auer­ tire, che la induttione è i&longs;trumento parte del la &longs;en&longs;itiua, parte della intellettiua. Della &longs;en&longs;itiua, inquanto che le &longs;ue preme&longs;&longs;e &longs;ono particolari, ma inquanto poi che la conclu&longs;io ne è uniuer&longs;ale, è dell'intelletto. et qui &longs;i de ue notare, che la induttione è un'i&longs;trumento, che &longs;erue à fare il pa&longs;&longs;o, dalla cognition &longs;en­&longs;itiua alla intellettiua, che &longs;arà nella Scala del Tappo à gli gradi: & que&longs;te &longs;ono quelle po­che parole, che io era per dirui intorno al mo do, che &longs;i tiene nell'acqui&longs;tare la peritia, & intorno al traffico, che &longs;i fa dalla peritia alla cognitione dell'intelletto, ilquale, &longs;i come la &longs;en&longs;itiua cono&longs;ce &longs;olamente i particolari, co­&longs;i e&longs;&longs;a cono&longs;ce &longs;olamente gli uniuer&longs;ali. Vi ho ancor uoluto mo&longs;trar gli i&longs;trumenti di e&longs;&longs;a &longs;en&longs;itiua breuemente, perche di &longs;opra ne me todi ne parlaßimo à pieno. Se hora ui pare Morello di ri&longs;entirui, ouero di dir qualche co­&longs;a, & &longs;imilmente uoi Marcandone, dite, che &longs;arò pronto ad a&longs;coltarui. MAR Io re&longs;to &longs;odisfattißimo, nè &longs;aprei che co&longs;a poteßi de&longs;i derar di meglio. MOR. Il mio ri&longs;entire &longs;a rà chiamarmi uinto, & à uoi obligatißimo; ilquale hoggi, che non &longs;peraua, mi hauete fatto il piu bel di&longs;cor&longs;o, che &longs;i pote&longs;&longs;e fare in­torno à gli i&longs;trumenti &longs;perimentali, ò tappo della Scala come uogliam dire. TOM. Se io ho detto co&longs;a, che ui &longs;ia grata, mi piace, & uoi non ne douete hauere obligo à me, ma à uoi, che me n'hauete data cagione. et di que sto ne faccio giudice il Marcandone. MAR.Le co&longs;e, che ogni un uede, non hanno bi&longs;ogno di e&longs;&longs;er giudicate. TOM. Se non uolete giudi­care, pigliateui il tappo, & &longs;enza piu parole, prima andateuene in fiera, dopoi ritornati à ca &longs;a, ponetelo alla Scala, & Iddio ui accompa gni, che io me ne uoglio andare in un mio ne­gotio. MOR. Dimani &longs;i dirà de i paßi. TOM. Se uoi uerrete, tanto &longs;i farà.

Lodi del Bellacati.

Tappo che co&longs;a &longs;ia.

Specie de gl'i&longs;trumen ti.

I&longs;trumento p&longs;etto qual &longs;ia.

I&longs;trumento e&longs;perimen tale.

Diffinitio­ne dell'e­&longs;perimento.

Differenza tra l'e&longs;peri­mento, & i merodi.

I&longs;truméto e&longs;perimen tale come &longs;i fabrichi, & come &longs;i metta im u&longs;o

Come l'in telletto &longs;i &longs;erua del­l'uniuer&longs;a­le.

Prima &longs;en­&longs;atione. Seconda.

Di&longs;cor&longs;i di quante &longs;or ti.

Animali bruti, co­me di&longs;cor­rano.

Di&longs;cor&longs;o perfetto.

Diffinitio­ne dell'ani ma.

Specie dell'anima.

Specie d'a­nimali.

Gradidi ui uenti.

Potenze &dtail;l l'anima.

Potenze, & attioni del l'anima ue getale.

Potenze &dtail;l la &longs;en&longs;itiua

Potenza e­&longs;teriore.

Potenza in teriore,

virtù ima­ginatiua.

Attione &dtail;l &longs;en&longs;o com mune.

Attioni &dtail;l­la Fanta&longs;ia.

Potenza e­&longs;timatiua, ouero co­gitatiua.

Differenza tra l'e&longs;tima tiua, & co­gitatiua.

Potenza me moratiua.

Epilogatio ne delle co &longs;e &longs;udette.

I&longs;trumento, che &longs;erue al di&longs;cor&longs;o della &longs;en&longs;i­tiua.

V&longs;o della im duttione.

IL FINE DELLA TERZA SETTIONE.

DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,DALL'ECCELLENTE MEDICO & Filo&longs;ofo, Me&longs;&longs;er GREGORIO MORELLI. SETTION QVARTA.DEIP ASSI, CHE SI DEVONO FARE PER LA SCALA. INTERLOCVTORI.

TOMITANO, MARCANDONE ET IL MORELLO.

STARA PVRE A VE-dere da qual parte &longs;pontaua­te, mi hauete fatto fare mil­le pen&longs;ieri, con que&longs;ta uo&longs;tra tardità, pen&longs;aua, ouero; che ui contenta&longs;te di hauer la Scala &longs;olamente, & che non ui cura&longs;te altrimenti di &longs;aper che paßi face&longs;&longs;ero le &longs;cienze per quella. Dall'altra par te mi &longs;occorreua, che uoi e&longs;&longs;endo gioueni, & d'ingegno, doue&longs;te non &longs;olo contentarui di ha­uer la Scala, ma che doue&longs;te far stima anco de i paßi; perche mi hauete accennato di uo­ler far proua di incaminarli qualche honora­ta materia; staua à pen&longs;ar che ui pote&longs;&longs;e ha­uere intratenuti, & era per u&longs;cirmene, &longs;e ade&longs;&longs;o ade&longs;&longs;o non giungeuate. MOR. La cau&longs;a, che mi ha fatto tardare è stata, che e&longs;&longs;endo io stato à ui&longs;itare l'Eccellente Nicolò Corte, alquale io appartatamente debbo per piu ri&longs;petti, &longs;i per la bontà, & uirtù &longs;ue, come ancor per alcuni particolari oblighi, con alcu ni &longs;uoi prudentißimi, & piaceuoli di&longs;cor&longs;i &longs;ia­mo stati trattenuti da lui, che non ci &longs;iamo rac cordati piu di quello, che &longs;i conueniua per ri­&longs;petto uo&longs;tro. MAR. Me ne raccordaua be­ne io, ma tra la dolcezza, ch'io &longs;entiua dal parlar del Corte, & la benignità del Tomita­uo, mi la&longs;ciaua tutt'ora tra&longs;portare. TOM.Sta bene, non importaua &longs;e ben haue&longs;te tra­sferito il ragionar de' paßi &longs;ino à dimane, pur che fußi aui&longs;ato, che non haue&longs;te da uenire. MOR. Da che &longs;iamo qua giunti, poniamoli fine, in ogni modo haueremo tanto di tempo, che ne ba&longs;terà. TOM. Si for&longs;e à uoi, che non hauete altro che fare, ma io che &longs;on a&longs;pei- tato, non &longs;o come potrò i&longs;pedirmene, & non mancare à quelli, che m'a&longs;pettano. MAR.Diuideremo le prattiche, talche uerrete à &longs;odi­sfare à tutti. MOR. Non dice co&longs;i egli. TOM. Anzi mi &longs;arà fauore, purche gli ama lati &longs;i contentino. MAR. Burlaua; io &longs;o ben che que&longs;to non &longs;i può fare, ma certo non ui mancherà tempo, &longs;e ben haue&longs;te da fare le ui &longs;ite dell'Eccellente Bellacati. TOM. A &longs;ua po sta, ui uoglio compiacere; &longs;edete. Li paßi, che fanno, & colui, che in&longs;egna le &longs;cienze, & le arti ancor &longs;ono quegli i&longs;trumenti, che chiamano gli autori modi d'in&longs;egnare, con i quali diuer&longs;amente &longs;ono in&longs;egnate, & dichia­rate e&longs;&longs;e &longs;cienze ò arti. onde dalla diuer&longs;ita de gli i&longs;trumenti, che adoperiamo da dare ad in­tendere & in&longs;egnare ò de&longs;criuere, ne na&longs;ce la diuer&longs;ità de i modi, & per con&longs;equenza de i paßi. tal diuer&longs;ità può na&longs;cere da i diuer&longs;i ri­&longs;petti, che ha colui, che in&longs;egna in colui, che è in&longs;egnato, ouero nella co&longs;a in&longs;egnata, ouero nel tempo in che s'in&longs;egna, ouero da tutti in&longs;ic me. MAR. Da que&longs;ti fonti dunque &longs;pecialmen te ne na&longs;ce la diuer&longs;ità de i modi, & l'in&longs;egna re. TOM. Me&longs;&longs;er&longs;i, per ri&longs;petto di colui, che in&longs;egna ne ri&longs;ultara due modi, ouero che in&longs;e gnarà con uiua uoce, che è in&longs;egnar attualmen te, ouero che in&longs;egnarà col &longs;criuere. MAR. Et &longs;e aggiunge&longs;te il terzo modo, cioè che in&longs;e gnerà non con uoce, non con &longs;crittura, ma con atti, come fece Zenone? TOM. Non &longs;arà male ad aggiungerlo, però per il piu colui, che in&longs;egna adopra que&longs;ti due modi locutione, & &longs;crittura. Hor &longs;e il modo dell'in&longs;egnare riguar derà colui, che è in&longs;egnato, uarierà parimen te in due modi, ouero che &longs;arà facile, ouero difficile, cioè che quel modo di colui, che in­&longs;egna &longs;arà chiamato facile, & difficile in ri­&longs;petto di colui, che è in&longs;egnato, &longs;econdo che fa cilmente, ò difficilmente apprenderà la co&longs;a in &longs;egnata, & dicea Platone &longs;e nel in&longs;egnar gli giouani debiamo u&longs;ar il modo facile & il diffi cile e le prouette. Ma &longs;e guardiamo il tempo in che s'in&longs;egna, ne può riu&longs;cire un modo pro li&longs;&longs;o modo chiamato per di e&longs;&longs;odo da Galeno & di&longs;&longs;e che hauea loco nel ordine compo&longs;itiuo & un modo breue. Se riguardiamo anco la co&longs;a &longs;enza hauer ri&longs;petto à colui, che in&longs;egna, & l'in&longs;egnato, ouero il tempo, ne fa re&longs;ulta­re modi diuer&longs;i di dire. come, &longs;e la co&longs;a in &longs;e ste&longs;&longs;a &longs;arà graue, bi&longs;ognerà ancor dirla con un modo graue; &longs;e &longs;arà mediocre, bi&longs;ognera ancor che &longs;ia pale&longs;ata con un modo di dire me diocre; &longs;e ancor &longs;arà ba&longs;&longs;a, bi&longs;ognerà accom­pagnarla con un modo di dir ba&longs;&longs;o; &longs;e e&longs;&longs;a &longs;a­rà recondita, bi&longs;ognerà di u&longs;are un modo di e&longs;primerla recondito. Et que&longs;to è quello, che Ari&longs;totele &longs;criuendo ad Ale&longs;&longs;andro, che con una &longs;ua lettera &longs;i era lamentato, che l'hauc­ua ripre&longs;o, perche diuulgato haue&longs;&longs;e i libri della Fi&longs;ica, uol&longs;e dire, quando gli ri&longs;po&longs;e, che haueua u&longs;ato tal modo di dire, qual me­ritaua e&longs;&longs;a &longs;cienza, & che non &longs;arebbe inte&longs;o, &longs;e non da quelli, che erano &longs;imili à loro d'in­telletto. MAR. que&longs;te differenze di modi di dire, che fate, che na&longs;cano dalla co&longs;a, pare à me, che non &longs;ieno della co&longs;a, ma che na&longs;ca­no da colui, che a&longs;colta, alquale perche tali modi &longs;e gli intende difficili, graue, humile, mediocre, tali uengono giudicati. MOR. Con licenza ri&longs;ponderò io à que&longs;to. Ditemi Mar­candone, mi negarete, che gli i&longs;trumenti non &longs;ieno come noi habbiamo di&longs;po&longs;ti, cioè relati­ui, & che perciò non dicano habitudine? MAR. Non che non lo dirò, & che per que­sto? MOR. Che per que&longs;to, &longs;e i modi &longs;ono i&longs;trumenti, & perciò habbino habitudine, &longs;e­guirà che habbino habitudine alle co&longs;e di che &longs;ono i&longs;trumenti, & che le loro differenze depen dano da dette co&longs;e, &longs;i come hauemo detto di &longs;opra, ancor de gli altri i&longs;trumenti. MAR.Adunque bi&longs;ognerà dire, che tutte le altre differenze na&longs;cano dalla co&longs;a, & non da co­lui, che in&longs;egna, & da colui, che è in&longs;egna- to, ouer dal tempo, come di &longs;opra ha detto il Tomitano. TOM. State ad udire la &longs;olutio­ ne di que&longs;ta uo&longs;tra difficoltà. Senza dubio pri mieramente ogni &longs;orte d'i&longs;trumento di cui noi parliamo, na&longs;ce dalla co&longs;a di che è i&longs;trumen­to, per laquale e&longs;&longs;o è stato fatto; perche co­me diceuano in&longs;in da principio gli i&longs;trumenti &longs;ono stati trouati per i bi&longs;ogni delle co&longs;e. Adunque &longs;e co&longs;i è fia nece&longs;&longs;ario, che l'i&longs;tru­mento pigli la &longs;ua forma dal bi&longs;ogno della co­&longs;a, & non da altro, altrimenti non &longs;i potreb­be mai riparare à tal bi&longs;ogno; & percio è chiaro, che primieramente il modo depende dalla co&longs;a di che è modo. Ma direte, perche dunque hauete detto di &longs;opra, che &longs;ono molte differenze per ri&longs;petto di colui, che in&longs;egna, dell'in&longs;egnato, della co&longs;a in&longs;egnata, & del tem po in che s'in&longs;egna? io lo dißi con ragione, per che hauendo già detto tante uolte, che l'i&longs;tru mento depende dalla co&longs;a i&longs;trutta, non mi par ue nece&longs;&longs;ario di replicarlo, però fui contento di accennarui i luochi immediati da che depen dono, i quali in quanto che &longs;ono cagione de i modi dell'in&longs;egnare, dependono eßi ancora dal la co&longs;a, che uiene in&longs;egnata; come il Filo&longs;ofo, non è egli Filo&longs;ofo per ri&longs;petto della Filo&longs;ofia, dal quale ne na&longs;ce poi que&longs;ti due modi, cioè locutione, & &longs;crittura? MAR. Io re&longs;to &longs;odi- sfatto. MOR. Ancor io. ma accio que&longs;te diffe­renze de i modi dell'in&longs;egnare &longs;ieno chiaramen te uedute, ditemi la locutione come &longs;i può dif­ finire, & che &longs;pecie ella ha? TOM. La Locu­tione non è altro, che un modo d'in&longs;egnare ò prononciare attualmente con la uoce quelle co &longs;e, che hauemo ritrouate, & &longs;otto un certo ordine ridutte, & que&longs;ta locutione può e&longs;&longs;ere fo&longs;ca, lene, a&longs;pra, &longs;ottile, piena, ilare, me sta, flebile, ridiculo&longs;a, depre&longs;&longs;a, acuta, alta, ba&longs;&longs;a, tarda, pre&longs;ta, & in altri modi. MAR. La &longs;crittura non &longs;ara ella un modo mede&longs;imamen te d'in&longs;egnare le co&longs;e ritrouate, & ordinate per gli i&longs;trumenti già detti? TOM. Sarà, ma non &longs;a rà modo d'in&longs;egnare attualmente con la uoce. MOR. In que&longs;to dunque &longs;ono differenti nella &longs;crittura ha modi che particolari di lei &longs;iano. &longs;e non uoleßimo dire, che la diuer&longs;ità dello &longs;criuere, del ziferare, & del uariare de ca­ratteri fu&longs;&longs;ero diuer&longs;i modi. TOM. Si può dire dauantaggio. &longs;otto que&longs;ti due modi d'in&longs;egnare &longs;i contengono indifferentemente diuer&longs;e uoci. Saranno ornate, ouero rozze, ouero eleganti, ouero in pro&longs;a, ouero in uer&longs;i. MAR. Eleganti &longs;ono quando &longs;eruano le pure parole della figu ra, cioè u&longs;itate, & proprie. Rozze &longs;ono quan­do pienc di barbari&longs;mi, e &longs;oleci&longs;mi, mancano d'ogni &longs;orte d'e&longs;&longs;ornatione. MOR. E&longs;&longs;ornate credo io che &longs;ieno quando che oltra che &longs;eruo­no la uera latinità, hanno di piu una certa attillatura, & politezza, che chiamano i Re torici, colori. & que&longs;ti tai colori &longs;ono molti, come repetitione, conuer&longs;ione, compleßione, traduttione, contentione, e&longs;clamatione, inter­rogatione, ratiocinatione, &longs;entenze, contrario, membro, articolo graue, continuatione medio­cre, comparatione, che ca&longs;ca nel mede&longs;imo, l'augumentatione humile, la &longs;ubiettione, la gra datione, la diffinitione, tran&longs;itione, correttio ne, occupatione, di&longs;iuntione, coniuntione, adiun tione, conduplicatione, interpretatione, com mutatione, permißione, dubitatione, e&longs;peditio­ne, di&longs;&longs;olutione, preci&longs;ione, conclu&longs;ione, nomi natione graue, prenominatione, denominatio ne, circuitione, tra&longs;greßione, &longs;uperlatione, irre latione, abu&longs;i one, tra&longs;latione, permutatione. & que&longs;te &longs;ono le e&longs;&longs;ortationi delle parole, che fanno i modi diuer&longs;i Sono altre e&longs;&longs;ornationi di &longs;entenze. MAR. Come la di&longs;tributione, i&longs;po&longs;i­tione, & tutte le altre, che pongono i Reto­ri. TOM. Et per non star tutto hoggi occupa­to in que&longs;ti detti, che po&longs;&longs;ono uariare i modi dell'in&longs;egnare per ri&longs;petto della locutione & &longs;crittura, tanto uariano gli accidenti de i Gram matici: et Retorici, iquali quanti &longs;iano, cia&longs;cun di uoi ne è auanti che hora benißimo i&longs;trutto. Diceuano, che colui, che in&longs;egna può in&longs;egna re in uoce, & in &longs;crittura, che può ancora in &longs;egnare con atti, &longs;i come fece Zenone. Que­sto modo è raro, però uengo à gli altri, i qua­li &longs;ono come di &longs;opra è stato detto, per ri&longs;pet­to della implicatione di colui, che in&longs;egna, con colui, che è in&longs;egnato. & per ri&longs;petto ancora della co&longs;a in&longs;egnata, & del tempo in che s'in­&longs;egna. Ma perche non uariano altrimenti di quelli, che habbiamo detto, io, &longs;e co&longs;i pare à uoi, me ne pa&longs;&longs;erò al modo, che tengono nel complicar&longs;i. MOR. A che propo&longs;ito il repli­care quello, che è stato detto? MAR. Inuero la breuità del tempo non lo comporta. TOM.Se per cau&longs;a alcuna mi doueßi indurre a repli care, douerebbe e&longs;&longs;ere, che non fu&longs;&longs;ero stati inte&longs;i, ma ueggo che uoi inanzi ne erauate ca pacißimi. MOR. Ba&longs;ta che hora ne &longs;iamo capa ci, mercè della facilità, che hauete nello i&longs;pri mere le co&longs;e, che difficili &longs;ono talmente, che le fate facili. MAR. Che uolete che egli &longs;ap­pia fare la Scala della facilità, & che non &longs;ap pia poi caminare per e&longs;&longs;a? MOR. Anzi dico per que&longs;to, che è talmente facile, che le co&longs;e difficili rende facili; ne però di&longs;cende ad una ba&longs;&longs;ezza del dire, che meriti bia&longs;imo. TOM.La&longs;ciatemi almeno finire i paßi di gratia, inanzi che uogliate publicarmi per perfetto nella Scala delle Scienze, & arti; perche &longs;a­pete ben che il fine è quello, che dà la &longs;enten za. MOR. Si può dire che habbiate finito; pur &longs;eguite à quello, che ui re&longs;ta. TOM. Mire sta dunque della complicatione del modo, co­ me, ho già detto. Prima &longs;i può congiungere in&longs;ieme il difficile col compendio&longs;o, come fece Galeno nella co&longs;titutione dell'arte medica, & nell'arte parua; &longs;i può congiungere il facile col breue, come ha fatto il mede&longs;imo nel libro de' pol&longs;i; potremo congiungere il modo graue, il­quale &longs;uppone colui, che in&longs;egna graue, & l'au ditore parimente erudito, col modo breue, & difficile, ne ri&longs;ultarà un modo, che chiamò Hip pocrate aphori&longs;tico, ilquale è qua&longs;i &longs;imile al modo enigmatico, però &longs;ono differenti, perche l'afori&longs;tico è un parlar breue, che contiene in &longs;e amplißimi concetti; & non però è tanto dif­ficile, che non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere inte&longs;o, & che quel lo, che pare dimo&longs;trare non lo dimo&longs;tri, co&longs;a, che non fa l'enigma; ilquale oltra che è bre­ uißimo, & difficilißimo, pare che dimo&longs;tri uno, & dimo&longs;tra l'altro; come è quello, che dice, Non ferirai con la &longs;pada il fuoco; che uuol di­re, Non irritarai l'huomo colero&longs;o & un'altro modo, che pure è breue, & o&longs;curo, ilquale è differente da i già detti, che è apoftegmatico, ilquale contiene in &longs;e una certa mordacità ma&longs;- &longs;ime intorno al dar ri&longs;po&longs;te. & il modo prouer biale, ilquale è differente da l'apoftegmatico, perche e&longs;&longs;o contien il parer di piu; & l'apofteg matico, il parer d'un &longs;olo. Sono i precetti, le leggi, i theoremi, le &longs;entenze, i quali modi &longs;o­no poco differenti dal modo afori&longs;tico, i quali tutti contengono in &longs;e i principij dell'arte, ma giouano al ritrouare i principij di quelle: per­che i principij, ouer afori&longs;mi, non uengono dal li luochi euidenti, ma da quelli, che na&longs;cono dalli euidenti, ouero all'intelletto, ouero al &longs;en &longs;o, come il troppo cibo, la troppa quiete, & ogni co&longs;a, che &longs;ia troppo, &longs;empre nuoce. Vi &longs;o no altri modi, iquali non starò à raccontare. A me ba&longs;ta hauerui dimo&longs;trata la uia da far tanti modi, quanti uoi de&longs;iderate. MOR. In &longs;omma i modi del dire ò in&longs;egnare &longs;aranno oue ro &longs;emplici, ouero complicati. I &longs;emplici, à mio giuditio, non &longs;i potranno trouare appre&longs;&longs;o au­tor ueruno. Si può ben con&longs;iderar cia&longs;cuno ap­partatamente, perche uno &longs;e deue in&longs;egnare, bi&longs;ogna che in&longs;egni ò con uoce, ò con &longs;crittura; & &longs;ia lungo, ò breue, ò facile, ò difficile, ò orna tamente, ò rozzamente, ouero con stil graue, ouero mediocre, ouero humile. TOM. Dite il ue ro, ma però &longs;i trouer à de gli &longs;critti, che haue­ran menco modi d'un'altro. MAR. Que&longs;to non &longs;o io, perche à me pare, che ogni modo habbia il &longs;uo contrario, à talche &longs;e non ui &longs;arà un con trario, &longs;arà nece&longs;&longs;ario che ui &longs;ia l'altro, ouero il mezo loro. TOM. Que&longs;to &longs;arebbe uerißimo quando tutti i modi haue&longs;&longs;ero contrari &longs;enza mezo, et che in un componimento non &longs;i uaria&longs; &longs;ero i modi &longs;econdo i propo&longs;iti. MAR. Credo io che li habbino, perche ueggo io che il difficile, ha il facile, il graue, & l'humile. È ben uero, &longs;e pigliate tutto un trattato in&longs;ieme, che può e&longs;&longs;er, che in quel trattato &longs;aranno piu modi, ouero in quanto alla e&longs;&longs;ornatione delle dittioni, ouero clau&longs;ule, che non &longs;aranno in un'altro. TOM.Che credeuate, che uole&longs;&longs;e dire d'una clau&longs;ula &longs;ola non &longs;i può in&longs;egnare un concetto. MOR.Hauete ragione. Hora habbiamo col nome del Signore finita la Scala. Prima drizzaßimo gli stanti, quali chiamano ordine, & &longs;ono ri&longs;o­lutione, compo&longs;itione, diffinitione; applicati i gradi, che &longs;ono de gli antichi, i metodi, cioè dimo&longs;tratione, ri&longs;olutione, diui&longs;ione, & diffi­nitione. Mi mancaua per fornire la Scala, d'ap poggiarli il Tappo, il che faceßimo hieri: ilqua le è l'i&longs;trumento e&longs;perimentale, che &longs;ono l'e&longs;­&longs;empio, & l'induttione. Hoggi mò hauemo im parato à fare gli paßi per e&longs;&longs;a Scala, cioè im parati i modi dell'in&longs;egnare. Però altro non mi re&longs;ta, che imitando il no&longs;tro Tomitano, in­commciamo ad indrizzarui qualche degno &longs;uggetto. MAR. Io per me &longs;on per &longs;eguir tal Scala &longs;e mai hauerò occa&longs;ione di &longs;criuere. TOM. Non trouarete ne anche la migliore; anzi ui uoglio dire, che non ne trouarete al­tra; &longs;e però non uole&longs;te fare, come fanno quelli, che, per troppo bere hanno &longs;marrita la strada, & uanno al trauer&longs;o. MOR.Marcandone di que&longs;ta &longs;i bella fatica, qual gratie dobbiamo rendere al Tomitano? MAR. Io non mi ritrouo ba&longs;tante di ringra­tiarlo, perche tanto è l obligo, che con paro­le non mi &longs;ento potermene &longs;caricare. MOR.Hor&longs;u dunque Tomitano, il ringratiarui &longs;arà &longs;olo il mo&longs;trarui quanto de&longs;ideriamo di poter­ui rendere con qualche effetto il guiderdone, poi che in parole non lo potiamo fare. TOM. Figliuoli, &longs;apete quanto ui amo, & perciò in ricom­pen&longs;a ui prego amar­mi, nè uer&longs;o di me haue­te al tro obligo.

Pa&longs;si della Scala, qua li &longs;ieno, & à che &longs;erui no.

Diui&longs;ione| de' modi dell'in&longs;egna re, & loro origene.

Quai mo­di na&longs;cano da colui, ch'in&longs;egna.

Modi, che na&longs;cano da l'i&longs;egnato.

Modi, che na&longs;canodal tempo, & dalla co&longs;a.

Dubitatio ne intorno il na&longs;cere de gli i&longs;tru menti.

Solutione.

Modo onde primiera­mente di­penda.

Locutio­ne, che co­&longs;a &longs;ia.

Membri &dtail;lla locutione.

Scrittura, che co&longs;a &longs;ia

Membri &dtail;lla &longs;crittura.

Modicom muni alla &longs;crittura, & locutione.

Colori re­torici.

E&longs;&longs;ornatio ni di &longs;entom ze.

Modi del­la complica tione.

Modo A&longs;o ri&longs;tico

Modo enig matico.

Modoapof tegmatico

Modo pro uerbiale.

Se i modi &longs;emplici &longs;i po&longs;&longs;an'u&longs;a re &longs;eparata mente.

Epilogatio ne di tutto quel, che s'è detto.

IL FINE DELLA QVARTA ET VLTIMA SETTIONE.