DELL'EC CELLENTE MEDICO
ET FILOSOFO
MESSER GREGORIO MORELLI,
il contenuto delle quali &longs;i legge nel fine della Tauola.
a tutti i Filo&longs;ofi, co&longs;i diuini, come matematici, morali
& naturali; & a tutti gli artefici, co&longs;i
liberali, come mecanici.
GIOLITO DE' FERRARI. M D LXVII.
ET ILLVSTRI
SIGNORI,
IL SIGNOR GIACOMO,
ET MARCANTONIO
CORNARI, PATRONI
MIEI OSSERVANDISSIMI.
ne fu d'alcuni, che l'or
dine fu&longs;&longs;e l'anima di
tutto l'uniuer&longs;o; di ma
niera, che hanno detto
il Mondo hauer'hauuto principio: per
cioche d'inordinate, che erano le co&longs;e, fu
rono dalla prima confu&longs;ione tratte, &
ordinatamente di&longs;po&longs;te; qua&longs;i, che uo-
con&longs;i&longs;ta gran parte nell'ordine. Et per
dir il uero, quando con la mente riguar
do, Magnifici Signori, la di&longs;po&longs;itione
delle co&longs;e naturali, & anco per mezo di
que&longs;te m'innalzo alla contemplatione del
le Diuine, ueggo l'ordine e&longs;&longs;ere ueramen
te proprietà di tal ualore, & forza, che
le Diuine &longs;ono da Iddio col mezo &longs;uo
immortalate. Et che le naturali pari
mente durano tanto, quanto dell'ordine
una minima parte in e&longs;&longs;e &longs;i ritroua. Et
quanto più perfettamente &longs;ono ordinate,
tanto più perfette attioni operano. Et
quanto meno, tanto meno parimente
oprar &longs;i uedono. Et che ciò &longs;ia il uero,
eccoui l'e&longs;&longs;empio dell'huomo, nel quale
deueno due maniere d'ordini ritrouar&longs;i
perfette. L'una tra le quattro prime
qualità, l'altra tra l'intelletto, & i &longs;en&longs;i,
prio, & natural tenore, & l'intelletto
predomini à &longs;en&longs;i. Et mentre l'huomo
po&longs;&longs;ede que&longs;ti due ordini, opera attioni
da huomo: mentre anco ò l'uno, ò l'altro
è interrotto, le &longs;ue opere, & attioni cor
ri&longs;pondono al di&longs;ordine. Onde all'inde
bolito ordine &longs;eguono attioni deboli: al
corrotto, attioni corrotte; alla di&longs;truttio
ne di e&longs;&longs;o &longs;egue parimente la di&longs;truttione,
& delle attioni, & dell'huomo in&longs;ieme. L'i&longs;te&longs;&longs;o ueder &longs;i può nelle Republiche
lequali &longs;ono apunto imagini dell'ordine
intrin&longs;eco dell'huomo. Percioche &longs;ono
giudicate quelle Republiche perfette, che
ottimamente &longs;ono ordinate, Ne la&longs;ciano,
che tra i loro membri na&longs;ca di&longs;ordine. Poßiamo mede&longs;imamente ueder l'effetto
dell'ordine nelle Famiglie, lequali, men
tre che uiuono ordinatamente, &longs;econdo Se anco intrauiene altrimenti, uiuono per
lo contrario infelici, & di&longs;onorate. On
de di quanta eccellenza, & forza &longs;ia l'or
dine in tutte le co&longs;e, euidentemente appa
re. Però in tutto non è da sprezzare
l'opinione di coloro, che di&longs;&longs;ero l'ordine
e&longs;&longs;ere l'anima del mondo. Ilche con&longs;i
derando io, & de&longs;idero&longs;o di uedere che
co&longs;a internamente fo&longs;&longs;e que&longs;to ordine, mi
&longs;ono ingegnato parte di contemplare l'or
dine della Natura, parte quello delle
co&longs;e artificiali, parte ancora di leggere gli
&longs;critti di molti, che hanno di lui dotta
mente parlato, & col mede&longs;imo hanno
le &longs;cienze de&longs;critte, affine di farne un bre
uißimo ritratto, &longs;otto forma d'una Scala,
laquale adoprata nelle arti, & &longs;cienze,
conduce&longs;&longs;e l'huomo alla perfetta cognitio
ne di loro. Laquale hauendo ridotta in
berato di farne dono à uoi Magnifici Si
gnori, parendomi di non hauere tra tutti i
miei padroni, à chi più conueni&longs;&longs;e il ritr at
to dell'ordine, che à uoi; hauendo però
riguardo &longs;olo alla dignità del &longs;uggetto,
& non all'opra mia, ne ho giudicati uoi
degnißimi, perche po&longs;&longs;edete perfettamen
te li due ordini, che di già habbiamo det
to ritrouar&longs;i nell'huomo compiuto. Et
perche ancor &longs;ete membri della uo&longs;tra Re
publica, laquale nell'ordine auanza le più
ordinate, che fu&longs;&longs;ero già mai. Et però
ancor nel con&longs;eruar&longs;i lungamente &longs;upera
di gran lunga ogni altra; Et perche &longs;ete di
quella famiglia, che nella uo&longs;tra città ri
luce à gui&longs;a d'un Sole fra le Stelle, & di
ricchezze, & di nobiltà. Di nobiltà,
e&longs;&longs;endo ella di&longs;ce&longs;a da quel gran Cornelio
Scipione. Di ricchezze, hauendo ella,
&longs;tra &longs;erenißima Republica, ma etiandio
à Sommi Pontefici, & infiniti altri Si
gnori dato &longs;uffragio, come ognun &longs;a &longs;enza
ch'io ne renda te&longs;timonianza alcuna; mi
è finalmente par&longs;o conuenirui que&longs;ta mia
Scala; perche particolarmente &longs;ete di&longs;ce&longs;i
d'uno Auolo, padre ueramente de gli or
dini, ilquale dal na&longs;cimento hauendo ot
tenuto ottimo ordine tra l'intelletto, &
li &longs;en&longs;i, & peßimo tra le qualità, paren
doli di non e&longs;&longs;er compiutamente huomo,
col mezo, del uiuer'ordinato, &longs;i racqui
&longs;tò di maniera l'ordine de gli humori, che
ha auanzato qualunque in que&longs;ta &longs;orte di
uiuer &longs;ano lungamente; tal che è giunto
all'età di nouanta&longs;ette anni, con la inte
grità de' già detti ordini, operando con
tinuamente attioni degne di lui. Niu
no fu mai che più benefica&longs;&longs;e gli amici,
&longs;e la beneuolenza di quelli, & con più di
ligenza, & cura la con&longs;erua&longs;&longs;e di quello,
che ha fatto egli. Benefattore fu &longs;empre
egli di tutti coloro, che tanto, ò quanto &longs;i
leuano da terra per qualche uirtù. Et
tale è stato, in conclu&longs;ione, il &longs;uo proce
dere di uita, che più &longs;i ha egli da dolere
di non hauer trouato &longs;crittore, che hab
bia &longs;critta la &longs;ua liberalità, & altezza
d'animo, che gli Hi&longs;torici di lui, che non
de&longs;&longs;e à loro &longs;uggetto; onde &longs;e per hauer&longs;i
il Magnifico Signor Aluigi Cornaro
Auolo uo&longs;tro, po&longs;to à uiuere ordinata
mente per po&longs;&longs;edere gli ordini dell'huomo,
acciò opera&longs;&longs;e da huomo, non dubito pun
to, che uoi Magnifici Signori non hab
biate per con&longs;eruar &longs;i belli ordini, di che
Iddio Benedetto dal na&longs;cimento ui fece
degni, da &longs;eguire le ue&longs;tigie dell'Auolo,
famiglia nell'honorato stato, in che &longs;i ri
troua, & darete anco fauore alla con&longs;er
uatione dell'ordine della Serenißima uo
&longs;tra Republica. Et quello, che m'aßicu
ra di que&longs;to è il uedere, che in&longs;ino ad hora
operate opre, & attioni degne dell'Auolo,
& di uoi steßi. Per que&longs;te cagioni dun
que ho giudicato uoi degni di que&longs;ta Sca
la di Scienze, & deliberato in&longs;ieme, in
&longs;ieme, di faruene dono, affine, che ui
mo&longs;traßi la memoria, che tengo de' bene
fici, che da uoi ho riceuuti, & della fe
del &longs;eruitù, che da principio ui con&longs;ecrai. Mi re&longs;ta di pregarui, che ui degnate di
riceuer que&longs;ta mia fatica, con quell'ani
mo, che il gran Re di Per&longs;ia Arta&longs;er&longs;e
riceuè l'acqua dal Contadino pre&longs;enta
tali con la mano, Ne mi diffido punto,
di non ottenere il mede&longs;imo da uoi, ha-
humani in qualunche attione. Et hu
milmente le ba&longs;cio le mani. Di Pa
doua, ai XVIII. d'Aprile.
M D LXVII.
DiV.
Magnificenze
Perpetuo, & humil Seruitore
Gregorio Morelli.
COSE PIV NOTABILI
CONTENVTE NELLA
PRESENTE
OPERA.
quante &longs;orti.
Adiacenti qual &longs;ie
no. a carte.
Altra diffinitione della diui&longs;io
ne.
Altra di&longs;tintione dell'ordine.
Animali brutti come di&longs;corri
no.
Argomenti di quante &longs;orte &longs;ie
no.
Arguta ri&longs;po&longs;ta di Socrate.
Ari&longs;totile perche po&longs;e tre &longs;orte
di Sillogismi e non piu ne
meno.
Arte & modo del medicare co
me s'imparino.
Attion del &longs;en&longs;o commune.
Attione della fanta&longs;ia.
Atto di Zenone.
menti, circa alle &longs;cienze.
&longs;anità. à car.
Cau&longs;e
Che la ri&longs;olutione non &longs;ia &longs;otto
po&longs;ta alla compo&longs;itione &longs;i pr
ua con &longs;alde ragioni.
Colori retorici.
Come da gli indouini &longs;i po&longs;&longs;a
uenir in cognitione di una na
tura comune col mezzo della
ri&longs;olutione.
Come debiamo &longs;ar la ri&longs;olutione
&longs;econdo Ari&longs;totile.
Come la diffinitione del &longs;ine con
uenga alle operationi.
Come l'intelletto &longs;i &longs;erua del
l'uniuer&longs;ale.
Come &longs;i puo cono&longs;cere quando la
diffinitione &longs;ia cau&longs;ale e non
formale.
Compo&longs;itione reale di quante
&longs;orti &longs;ia.
Communità quante &longs;iano.
Coniugati e loro u&longs;o.
Compo&longs;itione di quante &longs;pecie
&longs;ia.
Co&longs;e natur ali qual &longs;ieno.
ri&longs;oluere e da qual cono
&longs;cere.
Dechiaratione dei luoghi.
Del &longs;econdo adiacente.
Demo&longs;tratione e &longs;uo u&longs;o.
Demo&longs;tratione demo&longs;tratiua e
&longs;ue &longs;pecie.
Demo&longs;tratione dal primo all'ul
timo.
Denominatiui.
Dialettica con quale ordine fu
trattata da Ari&longs;totile.
Differenza tra la ri&longs;olutione
reale & quella fatta dall'in
telletto.
Differenza tra il Metodo e gli
ordini.
Differenza tra la ri&longs;olutione
propria & perfetta, & la im
perfetta, & impropria.
Differenza tra l'e&longs;perimento et
i metodi.
Differenza tra di&longs;crittione e
diffinitione.
Differenza tra la compo&longs;itione,
& la ri&longs;olutione.
Differenza tra l'ordine compo
&longs;itiuo & il Metodo.
Differenza tra la e&longs;timatiua e
cogitatiua.
Differenza tra il predicamen
to & il predicato.
Differenze del luogo.
Diffinitione dell'ordine.
Diffinitione a che co&longs;a &longs;erua.
Diffinitione della filo&longs;ofia.
Diffinitione quidditatiua.
Diffinitione per
Diffinitione della medicina &longs;e
condo Galeno.
Diffinitione della uia.
Diffinition nominale.
Diffinitione che co&longs;a &longs;ia.
Diffinitione e&longs;&longs;entiale.
Diffinitione dell'e&longs;perimento.
a car.
Diffinitione che co&longs;a &longs;ia.
Diffinitione dell'anima.
Diffinitione dell'ordine.
Diffinitione compo&longs;itione e ri&longs;o
lutione come &longs;ieno di&longs;tinte. a car.
Dimo&longs;tratione quante propo&longs;i
tioni habbia & come &longs;i chia
mino.
Dimo&longs;tratione a che &longs;erua.
Dimo&longs;trationi come &longs;i uariano.
a car.
Di quale &longs;orte d'oratione &longs;i puo
&longs;eruire il logico.
Di&longs;cor&longs;i di quante &longs;orti.
Di&longs;cor&longs;o imperfetto.
Dittioni della prima &longs;econda e
tertia figura de &longs;illogismi. a car.
Diui&longs;ione degli accidenti.
Diui&longs;ione de dieci Predicamen
ti.
Diui&longs;ione come &longs;i difini&longs;ca da
Ari&longs;totile.
Diui&longs;ione perche difficile.
Diui&longs;ione del &longs;illogismo.
Diui&longs;ione de' modi dell'in&longs;egna
re & loro origine.
Diui&longs;ione della uoce.
Diui&longs;ione de &longs;uggetti.
Diui&longs;ione perche non deue e&longs;&longs;er
po&longs;ta tra gli ordini uniuer
&longs;ali.
Dottrine ordinate quante &longs;ieno
&longs;econdo Galeno.
Dubitatione intorno al na&longs;cere
degli in&longs;trumenti.
uniuer&longs;ale & particolare
come &longs;i diuida.
Enunciatione di che &longs;ia com
po&longs;ta.
Enunciatione come &longs;i diuida.
a car.
Epilogatione di tutto quello che
s'è dette.
Epilogation delle co&longs;e &longs;udette.
a car.
E&longs;&longs;empio fi&longs;ico nella prima figu
ra.
E&longs;&longs;empio del terzo & quarto
modo.
E&longs;&longs;empio.
E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.
a car.
E&longs;&longs;empio filo&longs;ofico circa alla ri
&longs;olutione.
E&longs;&longs;empio del &longs;econdo modo.
E&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;iti
uo.
E&longs;&longs;empio dell'ordine ri&longs;olutiuo.
a car.
E&longs;&longs;empio della differenza tra
l'ordine compo&longs;itiuo & il ri
&longs;olutiuo.
E&longs;&longs;ornationi di &longs;entenze.
E&longs;tremità de Sillogismi.
Etimologia.
Euento che co&longs;a &longs;ia.
a car.
Fine in quanti modi &longs;i puo chia
mare &longs;econdo Galeno.
Fine che co&longs;a &longs;ia.
Fini dell'arti.
a car.
Generee &longs;pecie come in parte
conuengono et in parte diffe
ri&longs;cono.
Gl'inuentori de Sillogismi che
Gradi della &longs;econda figura.
Gradi di uiuenti.
a
car.
re dell'ordine ri&longs;olutiuo ma
non del metedo.
Imperfettione dell'huomo.
In che modo caminano in&longs;ieme
la diui&longs;ione & la ri&longs;olutio
ne.
Inclinatione accidentale.
Inclinatione e&longs;&longs;entiale.
Induttione che co&longs;a &longs;ia.
In quanti modi &longs;i puo hauere
cognition d'una co&longs;a.
In&longs;trumenti dechiaratiui di
te &longs;orte &longs;ieno.
In&longs;trumento e&longs;perimentale come
&longs;i fabrichi & come &longs;i metta
in u&longs;o.
In&longs;trumento perfetto qual &longs;ia.
a car.
In&longs;trumento che &longs;erue al di&longs;cor
&longs;o della &longs;en&longs;itiua.
In&longs;trumento onde dependa.
In&longs;trumento e&longs;perimetale.
cile nell'arti che nelle
ze & perche.
La co&longs;a &longs;ubordinata ad un'altra
è men degna di quella a che
è &longs;ubordinata.
degli ordini.
L'artefice deue e&longs;&longs;er imitatore
della natura.
Le differenze, in qual modo &longs;er
uono alla diui&longs;ione.
Le &longs;ei co&longs;e non naturali quali
&longs;ieno.
Le &longs;ei co&longs;e non naturali, con
qual ordine &longs;i deuino tratta
re.
Locutione che co&longs;a &longs;ia.
Lode del Bellacati.
Luoghi differenti.
Luoghie loro diui&longs;ioni.
Luogo.
Luogo che co&longs;a &longs;ia
&longs;ca &longs;econdo Hippocra
te.
Membri della locutione.
Meta del &longs;ofi&longs;ta.
Metodi quanti &longs;ieno.
Metodo.
Metodo contiene ordine.
Metodo in quanti modi &longs;i pi
glia.
Metodo diffinitiuo quanto &longs;ia ne
ce&longs;&longs;ario.
Metodo diffinitiuo di quanta
utilità &longs;ia.
Mezo termine come &longs;i truoui.
a car.
Modi che na&longs;cono dal tempo &
dalla co&longs;a.
Modi che na&longs;cono dall'in&longs;egna
to.
Modi communi alla &longs;crittura &
locutione.
Modi della complicatione.
Modi della terza figura.
Modo appo&longs;tematico.
Modo onde primieramente di
penda.
Modo ingematico.
Modo prouerbiale.
Modo affori&longs;tico.
Natura del &longs;u
Natura inuentrice dell'ordine.
Oppo&longs;itioni d
ni.
Oppo&longs;itioni di uoci.
Ordine.
Ordine proprio.
Ordine quanto &longs;ia nece&longs;&longs;ario
nel trattare delle &longs;cienze
Ordine compo&longs;itiuo & diffiniti
uo non &longs;ono &longs;uperflui ma ne
ce&longs;&longs;arij.
Ordine particolare.
Ordine ri&longs;olutiuo piu utile di
tutti.
Ordine quando nelle co&longs;e non
è nece&longs;&longs;ario.
Ordine uniuer&longs;ale.
Ordine diffinitiuo che co&longs;a &longs;ia.
a car.
Ordine ri&longs;olutiuo onde comin
Ordine u&longs;ato da Ari&longs;totile.
Ordine proprio & improprio.
Ordine compo&longs;itiuo nella medi
cina d'onde cominci.
Ordine diffinitiuo come diffe
ri&longs;ca dagli altri ordini.
Ordine e&longs;&longs;entiale è di due &longs;or
ti.
a car.
Paßi della &longs;cala.
Perche i generi non &longs;i diuidona
per opo&longs;
Percbe que&longs;t'opera &longs;ia intitolata
&longs;cala delle &longs;cienze, & arti. a carte.
Per qual cau&longs;a Auicenna ha
cominciato da gli elementi
& non da medicamenti.
Potenza e&longs;teriore.
Potenza e&longs;timatiua ouero cogi
tatiua.
Potenza memoratiua.
Potenza interiore.
Potenze & attioni dell'anima
uegetale.
Potenze della &longs;en&longs;itiua.
Potenze dell'anima.
Predicatione in quanti modi &longs;i
facci.
Predica
Principij di quante &longs;orte &longs;iano.
Principij matematici.
Prima &longs;en&longs;atione.
Pronunciati qual &longs;ieno.
Propo&longs;itione di primo adiacen
te.
Propo&longs;itioni modali.
Propo&longs;itioni Ippotetice.
Proce&longs;&longs;o della ri&longs;olutione.
Propo&longs;itioni probabili.
Propo&longs;itioni nece&longs;&longs;arie.
colui ch'in&longs;egna
Quando &longs;ia nece&longs;&longs;ario a &longs;eruirne
Quante &longs;orte d'ordine &longs;i puo
con&longs;iderare in ogni arte di
&longs;cienza.
Quarta figura perche uana
a car.
Que&longs;ta figura de &longs;illogismi co
me &longs;i po&longs;&longs;a far &longs;econdo Ga
leno.
Quiui &longs;i ri&longs;olue un bel dubbio.
a car.
Ri&longs;olutione da qual &longs;pecie
di fini cominci.
Ri&longs;olutione impropria.
Ri&longs;olutione della medicina.
Ri&longs;olutione u&longs;ata da Galeno &longs;e
condo alcuni.
Ri&longs;olutione che co&longs;a &longs;ia & a che
&longs;erua.
Ri&longs;olutione che denoti.
Ri&longs;olutione del Grammatico.
Ri&longs;olutione del Logico.
Ri&longs;olutione matematica
Ri&longs;olutione di teoremi, onde co
minci.
Ri&longs;olution matematica.
Ri&longs;olution logica.
Ri&longs;olution propria.
Scrittura che co&longs;a &longs;ia.
Sei modi &longs;implici &longs;i po&longs;&longs;on u&longs;ar
&longs;eparatamente.
Sillogi&longs;mo &longs;o&longs;i&longs;tico.
Sillogismo in quanti modi &longs;i con
&longs;ideri.
Sillogismo da quanti terminira
&longs;ulti.
Sillogi&longs;mo che co&longs;a &longs;ia.
Sillogi&longs;mo topico
Similitudine come &longs;i tr
a car.
Si proua che la dottrina non è
ordine & che la diffinitione,
compo&longs;itione & ri&longs;olatione
&longs;ono ordini, e non dottri
ne.
Specie di animali.
Specie degli in&longs;trumenti quan
te &longs;iano.
Specie dell'anima.
Specie delli in&longs;trumenti.
Specie de gli in&longs;trumenti quante
&longs;ieno.
Suggetto che co&longs;a &longs;ia.
a car.
Tempo e &longs;ue diui&longs;ioni.
Teoremi particolari quali &longs;ieno
appre&longs;&longs;o Auicenna.
Termini del &longs;illogismo.
Termini logicali quanti &longs;ieno
a car.
Vniuoci.
Vniuer&longs;ale qual &longs;ia.
Voce quante &longs;ieno.
Voce artificiale.
Voce della &longs;econda intentione.
a car.
Voce della prima intentione.
Voce che co&longs;a &longs;ia.
V&longs;o della induttione.
NOTABILI.
STAMPARE.
2. lin.
7. trattenerai leggi, trattener&longs;i 7.15. accre&longs;ca
accre&longs;ce. 10.16. de&longs;ciuere, de&longs;criuere.
17.17. lucidi
&longs;critti, luce de' &longs;critti. 19.19. mo&longs;trarmi, mo&longs;trarui.
20.26. de', di.
21.12. uiui.
contradirebbono, leua uia
il punto. 30.10. propone&longs;le, prepone&longs;&longs;e.
34.19. altri,
altre 37.9. incominciaua, incomincia. 44.13. ado&longs;&longs;o,
ade&longs;&longs;o. 44.14 &longs;ueglierò, &longs;cioglierò.
55.17. accenderui,
a&longs;cenderui. 67. ult.
primi, prime.
69.27. loda&longs;&longs;e, loda&longs;te.
70.6. fini&longs;&longs;e, fini&longs;ce.
71.10. cognitioni, cognitione 73.
23. eredo, credo. 78.19. medicianle, medicinale.
78.ult.
inprincipiati, 1 principiati.
86.24 differetne, differente.
85.1. &longs;ommamnete, &longs;ommamente.
85.7 documenij,
documenti. 87.4. de&longs;ciuere, de&longs;criuere.
88.12. &longs;eguire,
&longs;eguite. 88.16. Paripatetici, Peripatetici.
93.25. giornoi,
giorno. 102.11. contradittioni, contradittione.
105.14.
adiacento, adiacente. 116.6. che la, che &longs;e la.
116.21.
Ci, Si. 124. 8. &longs;egui, &longs;egue.
128.23. Tutti tutte.
135.
16. Demo&longs;tro&longs;tratiua, demo&longs;tratiua. 143.9. accidentali,
accidentali. 154.21. morralità, mortalità.
163.4. &longs;citto
ri, &longs;crittori. 165 23. più ue, più ne.
166 2. à la, è la.
176.
10. Iappo, Tappo. 185.20. dal cane, del cane.
196.14.
&longs;tara, &longs;taua. 199 15. e le prouette, gli prouetti.
193.9.
che li compo&longs;iti, che l'Empirici. 193.23. talche farà esqui
lio, talche di&longs;corerà. 193.23. il di&longs;cor&longs;o del intelletto,
il di&longs;cor&longs;o del intelletto, & la e&longs;perienza tanto farà. 193.
27. con una mede&longs;ima corona, con una mede&longs;ima &longs;carpa. 193.28. ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, ma &longs;econdo
le indicationi, che. 194.1. e per che, per que&longs;to.
194.2.
l'Eccellente Marcandon Antonio montagnana, l'Eccellen
te Marco Montagnana perche muta. 203.15. le e&longs;&longs;ortatio
ni, le e&longs;&longs;ornationi. 206 27. menco, manco.
DELLA PRESENTE
OPERA.
&longs;corre de'tre Ordini.
Metodi:
menti i&longs;perimentali.
imodi, & le loro uariationi.
mente compre&longs;i &longs;otto nome di poggi,
gradi, piano, & paßi
della Scala.
DELLE SCIENZE,
ET ARTI,
DIVISA IN QVATTRO SETTIONI.
DALL'ECCELLENTE MEDICO,
MORELLI.
SETTION PRIMA.
INTERLOCVTORI.
che noi hora a&longs;cendia
mo, mifanno &longs;ouenire,
T
d'una prome&longs;&longs;a, che gia
due giorni mi face&longs;te,
ragionando io di alcune
arti le quali, dai principij in poi, non &longs;i po&longs;
&longs;ono per regola in&longs;egnare, ne dare ad intendere,
mo le pone in opera con ordine alcuno, & uoi
mi dimanda&longs;te quali erano cotali arti, & io
ui dißi tra que&longs;te, e&longs;&longs;ere una la Pittura, & mi
promette&longs;te di mo&longs;trarmi la &longs;cala, per la qua
le ogni &longs;orte di &longs;cienze ordinatamente cami
na. Hor mò che per lo &longs;pe&longs;&longs;o trattenerai con
amici diuer&longs;i non &longs;i è tra noi promo&longs;&longs;a anco
ra materia alcuna &longs;econdo l'u&longs;o no&longs;tro, di gra
tia fatemi hoggi que&longs;to fauore, quale uera
mente terrò fra i maggiori, che da huomo
mai mi fo&longs;&longs;ero fatti T Tal materia
&longs;arebbe lunga, & poco diletteuole M
mio, &longs;e di e&longs;&longs;a hora me ne face&longs;te ragionare,
M Io mi farò un Metamorfo&longs;i in
un patiente, & me la pa&longs;&longs;erò. Horsù comin
ciate ui prego T La prome&longs;&longs;a è
debita, nobile è la richie&longs;ta, & però al fi
ne non ue la po&longs;&longs;o negare M Co&longs;i
è, hor dite T La &longs;cala delle &longs;cien
ze, della quale hora parlar uogliamo, accio
&longs;appiate, è quello i&longs;trumento delle dottrine di
che tanto parlarono, & tanto fecero stima
gli antichi; il quale à propo&longs;ito no&longs;tro perche
à punto per certi gradimi conduce alla cogni
tione delle co&longs;e &longs;arà in forma d'una &longs;cala, che
u&longs;ata da noi per la di&longs;tintione de' &longs;uoi gradi
ne inalzerà al &longs;ommo della intelligenza hu-Per tanto fa di bi&longs;ogno, che uolendo
intendere la perfettione di que&longs;to in&longs;trumento,
ueniamo alla diui&longs;ione di cotal genere, & co&longs;i
n'indirizziamo à cia&longs;cuna parte di e&longs;&longs;o, &
da indi in poi, per le differenze proprie alle
&longs;petie &longs;petialißime finalmente terminiamo. In natura della diui&longs;ione è di &longs;membrare il
genere per le differenze non &longs;olo oppo&longs;ite, ma
proprie, & e&longs;&longs;entiali, tratte dalla definitio
ne di e&longs;&longs;o genere &longs;membrato. Onde è nece&longs;&longs;a
rio prima de&longs;inire, & po&longs;cia con l'artifitio del
la diui&longs;ione &longs;partire il &longs;udetto genere nelle &longs;ue
&longs;petie. Que&longs;ta &longs;cala adunque, è in&longs;trumento
della co&longs;a i&longs;trutta, ordinata, di&longs;po&longs;ta, & in
&longs;egnata, poi che mi ri&longs;oluo di non uolere accet
tare le differenze da altri, che dalle co&longs;e i&longs;trut
te; concio&longs;iache l'e&longs;&longs;ere dell'in&longs;trumento delle
dottrine &longs;i genera dalle &longs;cienze, & dalle arti,
nè hà l'e&longs;&longs;ere in alcuna altra co&longs;a che in loro,
lequali, &longs;econdo il bi&longs;ogno loro &longs;i &longs;eruono di
e&longs;&longs;o in&longs;trumento. M Mi piace tut
to quello che uoi hauete detto, percioche tut
ti i relatiui (come pare che dica Ari&longs;totele)
non &longs;ono in &longs;e steßi, ma in quelli à che &longs;i rife
ri&longs;cono: & però il &longs;eruo ha l'e&longs;&longs;ere dal patro
ne, & il patrone dal &longs;eruo, & la diuer&longs;ità
de' &longs;erui na&longs;ce dalla diuer&longs;ita de' patroni, &
parimente per il contrario. Di modo, che tante
ranno gli ufficij, & uarij &longs;eruigij che fanno le
co&longs;e i&longs;trutte. T Tanto è.
Hor che laccorto
uo&longs;tro giuditio mi rimuoue dalla dichiaratione
particolare della diffinitione dell'in&longs;trumen
to, &longs;enza di e&longs;&longs;a altro dirne, me ne uengo alla
diui&longs;ione del gia detto no&longs;tro i&longs;trumento. Pa
re adunque dal parlar no&longs;tro che l'i&longs;trumento
dependa dalla e&longs;&longs;enza, & struttura delle co
&longs;e, & per que&longs;to alcune &longs;petie di tale i&longs;tru
mento &longs;ono state da Dio, & dalla Natura pri
ma u&longs;ate, & poi dall'huomo, eßi imitando,
adoprate; &longs;oggiugnendogli alcune altre trat
te però dalle differenze; cioè dalla struttura
delle co&longs;e, & que&longs;to s'è in&longs;egnato di fare per
li bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & arti, accioche ogni
bi&longs;ogno haue&longs;&longs;e il proprio i&longs;trumento, co'l qua
le &longs;i pote&longs;&longs;e riparare. Per tanto le &longs;cienze,
& arti ancora, non &longs;ono onninamente cono&longs;ciu
te, ne alcune delle loro parti &longs;corte; & ecco
ui il bi&longs;ogno del primo i&longs;trumento. Oltra di
que&longs;to mancano ancora di di&longs;po&longs;itione, & pie
ne di confu&longs;ione, &longs;par&longs;e, & da ogni parte islo
gate ne rimangono; & eccoui il bi&longs;ogno del
&longs;econdo i&longs;trumento. Onde per prima conuie
ne hauere due i&longs;trumenti, percioche due an
che &longs;ono li primi bi&longs;ogni delle &longs;cienze, & ar
ti. L'uno cioè, che manife&longs;ti le co&longs;e incognite,
di&longs;ponga. Oltra di que&longs;to, quantunque que
sti due i&longs;trumenti ne ba&longs;ta&longs;&longs;ero per li bi&longs;ogni
delle &longs;cienze, in quanto che &longs;ieno, non di me
no fa di bi&longs;ogno di un altro i&longs;trumento à fare
che &longs;ieno &longs;apute dall'huom nel modo, che &longs;o
no ritrouate, & di&longs;po&longs;te per mezo delli due
gia detti i&longs;trumenti, & que&longs;to è quello i&longs;tru
mento che chiamano gli &longs;crittori modo di &longs;a
pere, ò d'in&longs;egnare, che ne uogliam dire. M In uero per quello che mi auuedo,
que&longs;to i&longs;trumento è molto nece&longs;&longs;ario, perche
&longs;e non fo&longs;&longs;e, non sò come que&longs;te uo&longs;tre &longs;cien
ze camina&longs;&longs;ero per la &longs;cala, che con li due
primi i&longs;trumenti far uolete, & &longs;arebbe &longs;cala
&longs;enza &longs;cienza, che per il uero è impoßibile
che &longs;ia; come è anche impoßibile che l'huo
mo &longs;ia huomo &longs;enza le &longs;ue parti, & ordine
di quelle; lequai co&longs;e po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;eparata
mente l'una dall'altra con&longs;iderate, ma non
po&longs;&longs;ono però e&longs;&longs;ere &longs;e non &longs;ono tutte in&longs;ieme. T
&longs;cienze, perche le &longs;cienze non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere
&longs;enza i&longs;trumenti, ne gli i&longs;trumenti po&longs;&longs;ono e&longs;
&longs;ere &longs;enza le co&longs;e, ò naturali, ò artificiali, ò
&longs;opranaturali che &longs;ieno. Tuttauia cia&longs;cuna
di que&longs;te &longs;eparatamente po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere con&longs;i
derate, & percio noi &longs;eparatamente de gli
cadera di parlare, uoglio che noi le chiamia
mo indi&longs;&longs;erentemente co&longs;e & &longs;cienze, & ar
ti, quantunque impropriameute, perche non
&longs;ono ne &longs;cienze, ne arti, &longs;e con gli i&longs;trumen
ti non &longs;i congiungono. Tornando dunque al
propo&longs;ito no&longs;tro, dico, che nece&longs;&longs;ariamen
te tre &longs;ono le &longs;pecie de gli i&longs;trumenti, de'
quali uno è, che ne &longs;erue à chiarire le co&longs;e oc
culte; laltro à di&longs;porle, & il terzo è il mo
do che adoperiamo nel maneggiare que&longs;ti due
i&longs;trumenti per di&longs;porre, & fare che e&longs;&longs;e &longs;cien
ze, & arti &longs;ieno inte&longs;e. M Ottimamen
te ho inte&longs;a la diui&longs;ione dell'i&longs;trumento, però
uenite à uo&longs;tra po&longs;ta alla dichiaratione delle
&longs;pecie. T Me ne uerrò dunque alla pri
ma &longs;pecie. Li&longs;trumento, che le co&longs;e sbanda
te, & confu&longs;e ra&longs;&longs;etta, & compone, haue
rà appre&longs;&longs;o di noi quel nome, che ha &longs;empre
hauuto appre&longs;&longs;o gli &longs;crittori, cioè Ordine, &
&longs;arà poggio della no&longs;tra &longs;cala; & quell'altro
&longs;econdo i&longs;trumento chiameremo Metodo, ò
uia che ne uogliam dire, & &longs;aranno i gradi
della gia detta &longs;cala; & la terza &longs;pecie, cioè
modo d'in&longs;egnare, ò &longs;eriuere &longs;aranno i paßi,
che faranno e&longs;&longs;e &longs;cienze per la gia detta &longs;ca
la, ò che faranno coloro, i quali per quella
anderanno. M Talmente intendo, che
imitare uolete, ne piu &longs;aldi & fermi poteua
te ritrouare quanto Ari&longs;totele, & Galeno:
liquali dottamente incaminarono l'uno la Filo
&longs;ofia, & l'altro la Medicina per la mede&longs;ima
&longs;cala, di che uoi hora parlate, da pochi hog
gidì inte&longs;a, & meno dalli pa&longs;&longs;ati, que&longs;ti due
eccettuando. T Voi dite il uero che io
uoglio la materia & il modello pigliare dalle
due &longs;elue à Minerua, & Apollo con&longs;acrate,
& che pochi de' no&longs;tri pa&longs;&longs;ati, & moderni
inte&longs;ero que&longs;ta &longs;cala. La &longs;coper&longs;e ben di lon
tano il Leoniceno, & il Manardo, ma non la
uidero da pre&longs;&longs;o. Hor à propo&longs;ito, l'ordine
e tanto nece&longs;&longs;ario, che alle co&longs;e diuine accre
&longs;ca gratia, fauore, & bellezza; alle natu
rali porta l'e&longs;&longs;ere, con la uita in&longs;ieme: onde
quegli artefici, che perfetti e&longs;&longs;ere de&longs;iderano,
in altro non cercano di aßimigliar&longs;i alla natu
ra, quale deuono imitare, che nell'ordine;
& però Ari&longs;totele, miracolo, & unico fi
gliuolo ueramente di natura, di&longs;&longs;e che à co&longs;a
ueruna non era piu intento, quanto nell'o&longs;&longs;er
uare l'ordine della &longs;aggia natura; ne &longs;eppe
uedere in e&longs;&longs;a co&longs;a piu notabile, & che piu
piacere reca&longs;&longs;e à lui, dell'ordine; parendogli
pure, oltra il diletto, che egli &longs;entiua nel
guardarlo, la memoria di quello douergli in
gli &longs;critti &longs;uoi. M In uero è come dice
ua il già detto Ari&longs;totele nella Fi&longs;ica, che del
l'ordine la natura ne è inuentrice, ne mai pro
duce co&longs;a inordinata, &longs;e pure per qualche
accidente non è impedita; & all'hora quello
effetto per e&longs;&longs;ere inordinato piu non lo chia
miamo di natura, ma effetto d'un'altra cagio
ne innominata. T Veramente di tanta
forza è lordine nelle co&longs;e naturali, che à con
firmatione di quello che uoi hauete detto, di
ce Auerroe nel libro delle di&longs;truttioni, che &longs;e
il moto d'uno de i cele&longs;ti cerchij ce&longs;&longs;a&longs;&longs;e, tut
to l'ordine dell'uniuer&longs;o &longs;i di&longs;truggerebbe, al
che &longs;eguirebbe la ruina dell'uniuer&longs;o. M
Come è poßibile, che alla de&longs;truttione di una
particella &longs;ola, haue&longs;&longs;e da &longs;eguire il di&longs;ordine,
& de&longs;truttione del tutto? noi ueggiamo bene
&longs;pe&longs;&longs;o, che molte co&longs;e qua giu &longs;ono inordinate,
& però non &longs;egue la ruina, non dirò, del tut
to, ma ne anche della parte, di che loro &longs;o
no parte. Non &longs;i corrompe (uerbigratia)
una mano di un'huomo? tuttauia non &longs;i cor
rompe già l'ordine & la uita di e&longs;&longs;o huomo. T Parlo io delle di&longs;cordie delle parti prin
cipali, lequali concorrono alla co&longs;titutione del
tutto: perche, accio &longs;appiate, &longs;i come le co&longs;e
fra loro &longs;ono graduate, co&longs;i parimente gli
e&longs;&longs;o Auerroe nel libro citato da uoi. Però
alla di&longs;truttione de gli ordini infimi, non &longs;egue
il di&longs;ordine de i &longs;uperiori ordini, &longs;i come an
co alla corrottione d'una particella minima,
non &longs;egue la corrottione della maggiore. So
no altri ordini, che per la loro eccellenza, &
dignità corrompendo&longs;i, corrompono tutto l'or
dine dell'uniuer&longs;o; & però Auerroe riguar
dando que&longs;ti ordini piu eccellenti, di&longs;&longs;e, che al
di&longs;ordine d'un circolo &longs;olo, &longs;eguiua il di&longs;ordi
ne di tutto l'uniuer&longs;o. M Dapoi che &longs;ia
mo intrati ne gli ordini della natura, ditemi di
gratia quali &longs;ieno piu perfetti, & meno perfet
ti. T Qui non è il &longs;uo proprio luogo, tutta
uia ui dirò quello che dicea il &longs;udetto Auerroe
nel libro del Cielo, che l'ordine delle co&longs;e cor
rottibili è molto piu imperfetto di quello de i
Cieli, & quello delle intelligenze piu perfetto
di tutti, ne uerrò altramente à piu particola
re ordine, perche cia&longs;cuno de' gia detti tre or
dini hanno gradi; à me ba&longs;ta di hauerui &longs;a
tisfatto in uniuer&longs;ale, & che inte&longs;o habbiate
di quanta eccellenza &longs;ia l'ordine di tutte le co
&longs;e. M Da que&longs;to dunque comprendo, che
dell'ordine l'huomo &longs;olo non è inuentore, ma
che è i&longs;trumento, che l'eterno Iddio hebbe eter
namente in &longs;e ste&longs;&longs;o, inanzi che lo communi-
co&longs;e di&longs;po&longs;te, l'huomo &longs;apiente aueduto&longs;i di
quanta perfettione &longs;ia l'ordine delle co&longs;e, &longs;i
affatica imitarla, per acqui&longs;tare perfettione
à &longs;e ste&longs;&longs;o, & alle opere che egli fa. Però
potemo hauere per conclu&longs;ione; che l'huomo
non &longs;a fare altro, ne può, &longs;e non dare ordine
hora à que&longs;ta, hora à que&longs;t'altra co&longs;a. T
Que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ho io gia detto, &longs;e uoi bene pa
ragonate le uo&longs;tre parole con le mie, & per
tanto ui replico che lordine è uno i&longs;trumento
di che &longs;i &longs;eruc Dio, la natura, & l'huomo
nel di&longs;porre le co&longs;e, nelle quali cade primo,
& ultimo. M Que&longs;ta in &longs;omma è la dif
finitione dell'ordine, ne meglio &longs;i poteua de
&longs;ciuere di quello che hauete de&longs;critto, la qua
le (&longs;e bene mi raccordo) è la mede&longs;ima con
quella di Ari&longs;lotele nella Meta&longs;i&longs;ica, oue di
ce che l'ordine è &longs;olamente nelle co&longs;e, che han
no primo, & ultimo tra loro. T Anzi
che la diffinitione data da me è dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari
stotele nella Fi&longs;ica, quando egli dice, che non
puo stare l'ordine nelle co&longs;e, che non hanno
primo, & ultimo; & percio appare che la
ragione formale dell'ordine &longs;ia primo, & ul
timo. & Galeno ne i libri della cognitione de
pol&longs;i ha diffinito l'ordine nel mede&longs;imo modo. M
piu oltre noi tra&longs;corriamo, ditcmi di gratia
&longs;e da Galeno, & Ari&longs;totele l'ordine uien pre
&longs;o in una &longs;ola &longs;ignificatione. T Breue
mente ui ri&longs;ponderò. L'ordine è pigliato alle
uolte propriamente, & alle uolte impropria
mente: & accioche uoi &longs;apiate di&longs;tinguere
que&longs;te due &longs;orti di ordine, prendete le con
ditioni che &longs;i richieggono all'ordine propria
mente con&longs;iderato, primieramente egli è ne
ce&longs;&longs;ario, che quelle co&longs;e, tra le quali è l'ordine,
&longs;ieno di uno i&longs;te&longs;&longs;o genere, & che anche de
bitamente &longs;ieno continuate, & parimente or
dinate ad un termine &longs;olo, & da quello pro
priamente proportionate. Onde appare, che
dall'ordine &longs;ono &longs;eparate quelle co&longs;e, che &longs;ono
&longs;otto diuer&longs;i generi, lequali, benche &longs;ieno
me&longs;&longs;e in&longs;ieme, non fanno ordine proprio, ma
bene &longs;e lo uorremo chiamare proprio, &longs;arà or
dine impropriamente detto. M
sto modo &longs;i e&longs;cluderanno anche dall'ordine le
cau&longs;e mediate; perche &longs;e la prima cau&longs;a &longs;i
congiugnerà con la terza, non &longs;arà debita
mente congiunta, & però non &longs;arà proprio
ordine, ma come hauete detto improprio; ne
quelle co&longs;e che non haueranno habitudine ad
uno i&longs;te&longs;&longs;o termine, quantunque &longs;ieno po&longs;te
in&longs;ieme in un certo modo, non &longs;aranno però Ne gli accidenti, che
uariabili, & proportionati &longs;ono, à diuer&longs;i
termini potranno e&longs;&longs;ere ordinati propriamen
te. T Sapete dunque quale &longs;ia l'ordine
proprio, & improprio; & quiui noi haue
mo diffinito, ò de&longs;critto che ne uogliam dire,
l'ordine in uniuer&longs;ale, ne &longs;olamente que&longs;ta de
&longs;crittione abbraccia li due gia detti ordini,ma
tutte le &longs;pecie dell'ordine, percioche &longs;i diuide
anche e&longs;&longs;o ordine in uniuer&longs;ale, & particola
re. L'ordine uniuer&longs;ale è quello, che ordina
tutta una facultà, come appre&longs;&longs;o Ari&longs;totele
quell'ordine, che egli chiama compo&longs;itiuo è
uniuer&longs;ale, perche abbraccia tutta la Filo&longs;o
fia naturale. M
contene&longs;&longs;e particolarmente tutte le co&longs;e di quel
la facultà, potrebbe&longs;i egli dire ordine uniuer
&longs;ale? T Senza dubbio.
purche le abbrac
ci uniuer&longs;almente, come fa quell'ordine, che
Galeno nella co&longs;titutione dell'arte, chiamò ri
&longs;olutione, ilquale contiene tutte le parti del
la medicina non particolarmente, ma in uni
uer&longs;ale; percioche in genere, qua&longs;i per linea
diritta e&longs;&longs;e parti della Medicina &longs;ono ordinate.
M Mi piace, & però &longs;iate contento dir
mi quale &longs;ia l'ordine particolare. T Da
uoi mede&longs;imo lo potete &longs;apere: tutta uia dico,
che &longs;arà quello, che ordinarà &longs;olamente una
in quella; & que&longs;to ordine &longs;arà ne i Metodi,
perche, accio &longs;appiate, cia&longs;cuno Metodo è or
dinato; ma però la cognitione che hauerete
dell'ordine uniuer&longs;ale, ui farà anche cono&longs;ce
re il particolare; & auuertite che ui è anco
ra un'altra di&longs;tintione dell'ordine, cioè ò che
egli &longs;arà accidentale, ouero e&longs;&longs;entiale: acci
dentale diremo che &longs;ia ogni uolta, che ordina
ràle co&longs;e accidentalmente à tale ordine incli
nate: l altro poi e&longs;&longs;entiale chiamaremo quello,
che ordinarà le co&longs;e, che &longs;econdo la loro e&longs;&longs;en
za hanno l'habitudine à tale ordine; & noi
in que&longs;to luogo con&longs;ideraremo l'ordine propria
mente pigliato, & che è uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;en
tiale. Però ui torno à dire, che l'ordine uni
uer&longs;ale proprio, & e&longs;&longs;entiale è quello i&longs;trumen
to, che noi adoperiamo nel di&longs;porre le co&longs;e,
nelle quali cade primo, & ultimo. M
Per mia fè che io re&longs;to tanto &longs;atisfatto, quan
to &longs;aprei de&longs;iderare, ne poteuate di&longs;criuere
meglio que&longs;to ordine, del quale uolete ragio
nare; percioche il genere &longs;uo piu proßimo
gli hauete aßignato, & le &longs;ue differenze an
cora, come conuien&longs;i fare nelle diffinitioni,
& à confirmatione di tutto que&longs;to, Galeno ne
chi dice habitudine di molti ad uno, dinL'ordine dice habitudine perche ordi
na, & a&longs;&longs;etta molte co&longs;e ad uno; & di qui
na&longs;ce, che prudentißimamente uoi habbiate
po&longs;to l'ordine nel genere della relatione, che
è l'i&longs;trumento, & que&longs;to &longs;ia detto in quanto
alla intelligenza dell'ordine, perche il re&longs;to
della diffinitione al parer mio è a&longs;&longs;ai manife
&longs;to, ne punto ha dibi&longs;ogno di maggiore dichia
ratione. T
differenze dell'ordine? &longs;e piu della diffinitione
non parlarete, non ui accorgete che in quella
parte, che uoi hauete detto e&longs;&longs;ere da &longs;e ste&longs;&longs;a
chiara, ui &longs;ono na&longs;co&longs;te le differenze d'onde
trarre &longs;i puo la diui&longs;ione dell'ordine? M
Per certo io giudicauo che ui foßino, & le
haurei di&longs;coperte, ma temeuo di non i&longs;traccia
re la rete. Però uoi che &longs;iate piu de&longs;tro di
me i&longs;copritele ui prego. T Hor per
compiacerui le &longs;coprirò, & uoi le uccellare
te; Per tanto &longs;enza indugio ui dico che è gia
stato detto da noi, l'ordine e&longs;&longs;ere i&longs;trumento
delle co&longs;e che hanno primo luogo, & ultimo,
affine di hauere la diui&longs;ione di e&longs;&longs;o ordine, per
ilche le co&longs;e, delle quali l'ordine è i&longs;trumento,
contengono in &longs;e e&longs;&longs;e differenze, perche è ne
ce&longs;&longs;ario, che elleno &longs;ieno inclinate à quel ter
mine al quale poi &longs;i ordinano, come ha la ma
teria alla forma. Que&longs;ta inclinatione può e&longs;-
mo qui e&longs;&longs;entiale inclinatione quella, che le co&longs;e
hanno talmente tra loro, che altrimenti non la
po&longs;&longs;ono hauere &longs;e non &longs;i corrompono, o ueramen
te la&longs;ciano la natura loro; & que&longs;ta di&longs;po&longs;itio
ne &longs;i chiama parimente naturale; & è come
il cielo, che naturalmente nella Filo&longs;o&longs;ia natu
rale è di&longs;po&longs;to al primo motore, ne altrimenti
può e&longs;&longs;ere ordinato, che non &longs;ia ribelle all'or
dine della natura. La di&longs;po&longs;itione, ò inclina
tione che ne uogliam dire accidentale, è quan
do le co&longs;e hanno una certa mira, per la quale
po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ordinate altramente di quello
che la &longs;ua naturale inclinatione mo&longs;tra richie
dere, &longs;i come per e&longs;&longs;empio, il uedere ha natu
rale inclinatione di e&longs;&longs;ere po&longs;tpo&longs;to al tatto,
tuttauia per mo&longs;trar&longs;i piu degno il uedere, che
il toccare, onde na&longs;ce la inclinatione acciden
tale, può e&longs;&longs;ere antepo&longs;to e&longs;&longs;o uedere al &longs;udet
to tatto; & que&longs;to tale ordine &longs;eruò Ari&longs;tote
le ne i libri dell' Anima, de' &longs;en&longs;i trattando. Onde da que&longs;te due inclinationi ne na&longs;cono due
ordini, come bene di &longs;opra diccuamo: l'uno
che a&longs;&longs;etta, & di&longs;pone le co&longs;e che hanno incli
natione naturale, & è l'ordine e&longs;&longs;entiale di
che noi hora parliamo: l'altro è quello, che
&longs;erue alla inclinatione accidentale delle co&longs;e,
& è parimente ancor que&longs;to chiamato ordine
ne, &longs;e non perche ne pare meglio dell'e&longs;&longs;entia
le per qualche ri&longs;petto, ò perche la co&longs;a, che
&longs;i prepone, è piu degna, ouero piu cono&longs;ciu
ta. Ne giudico io che Galeno nel &longs;econdo à
Glaucone, habbia u&longs;ato que&longs;to ordine acciden
tale, come uogliono alcuni, incominciando
dalla febbre detta Efemera, come dalla piu no
ta, ma che &longs;ia ordine e&longs;&longs;entiale compo&longs;itiuo,
percioche incomincia dalla febbre piu &longs;emplice,
alla meno &longs;emplice, & uà finalmente in&longs;ino à
quella che manco di tutte è &longs;emplice. Onde &longs;e
guendo in tutto quel trattato que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordi
ne &longs;enza interromperlo mai, fa che facilmente
io creda e&longs;&longs;ere ordine e&longs;&longs;entiale, & non acciden
tale. L'ordine e&longs;&longs;entiale può e&longs;&longs;ere, come gia è
stato detto, uniuer&longs;ale, & particolare, et quan
do egli è particolare, non è ueramente ordi
ne, ma metodo, perche, accio uoi &longs;appiate,
(& uolontieri replico que&longs;to per non m'intri
care come hanno fatto alcuni) non è metodo
alcuno che non contenga in &longs;e ordine, &longs;i come
il metodo diffinitiuo contiene l'ordine, che ha
la diffinitione al diffinito, & quello delle par
ti della diffinitione ad e&longs;&longs;a diffinitione; & pa
rimente ancora quello che è tra una parte &
l'altra. Dica&longs;i l'i&longs;te&longs;&longs;o de gli altri metodi, &
accioche fuggiamo la implicatione (per dir
gli ordini, che non occorrera po&longs;cia trattar
ne nel di&longs;cor&longs;o de i metodi, ma &longs;olo le con&longs;i
deraremo in quanto che ne &longs;eruono à chiarire
le co&longs;e non cono ciute; come anche qui trattia
mo de gli ordini &longs;olamente in quanto che ordi
nano le co&longs;e: benche in&longs;ieme con lordine ap
portano anche luce, che ne fa cono&longs;cere quel
lo che noi non cono&longs;ceuamo. Hor dunque l'or
dine e&longs;&longs;entiale, & uniuer&longs;ale è quello che alle
dottrine dà il nome: percioche ogni uolta che
la dottrina è ord nata per l ordine diffinitiuo,
da principio in&longs;ino al fine quella dottrina, ò
faculta che &longs;ia, &longs;i chiama dottrina diffinitiua,
perche quell'ordine è à quella facultà come
anima, ò luce; al che riguardando Horatio
nell'arte poetica di&longs;&longs;e, che la forma, & lucidi
&longs;critti eran l'ordine. M Le dottrine
adunque non prendono mai nome da gli ordi
ni particolari, per la ragione, che hauete
gia detta, perche quello non dà uniuer&longs;almen
te la uita à tutta la facultà, ma &longs;olamente
à una parte particolare. T Tanto è,
ma torniamo al primo no&longs;tro propo&longs;ito. Que
sto ordine uniuer&longs;ale, & e&longs;&longs;entiale che haue
mo detto dare il nome alla dottrina & che è
i&longs;trumento della co&longs;a, che è ordinata, & e&longs;
&longs;entialmente di&longs;po&longs;ta, e&longs;&longs;o non ha nome, che
huomini, ma &longs;olo il &longs;uo ualore, & uirtù &longs;ua
s'intende &longs;otto que&longs;te tre uoci piu particolari,
oue &longs;e ne stà coperto, come &longs;otto diffinitione,
compo&longs;itione, & re&longs;olutione, i quali tre ordi
ni &longs;ono di&longs;tinti l'uno dall'altro, perche in cia
&longs;cuno di loro è un termine appartato, alquale
tutte le co&longs;e &longs;ono ordinate &longs;econdo la &longs;ua incli
natione e&longs;&longs;entiale; nè &longs;ono di&longs;tinti que&longs;ti ordi
ni come uoleano alcuni, perche cia&longs;cuno dilo
ro &longs;i &longs;erue di differenti i&longs;trumenti, percbe &longs;ot
to un mede&longs;imo ordine &longs;i puo adoperare qua
lunque &longs;orte di metodo ne &longs;ono di&longs;tinti perche
habbiano particolari &longs;uggetti, ò facultà, che
ne uogliam dire, percioche ogni &longs;orte di ma
teria, ò &longs;uggetto può e&longs;&longs;ere trattato con qua
le &longs;i uoglia ordine; &longs;i come ben diceua Gale
no nell'arte parua, che la medicina può e&longs;&longs;er
trattata da principio fino al fine &longs;otto qualun
que ordine ò re&longs;olutiuo, ò diffinitiuo, o com
po&longs;itiuo che &longs;ia. Ne in uno ordine come nel
re&longs;olutiuo ogni parte &longs;i ri&longs;olue, ma &longs;i diffini
&longs;ce, uien dimo&longs;trata, & diui&longs;a, & in con
clu&longs;ione per tutto l'ordine &longs;i &longs;erue dell'i&longs;tru
mento metodico. Ma bene è nece&longs;&longs;ario che
trattando le parti, &longs;ieno &longs;empre antepo&longs;te quel
le che &longs;ono piu uicine al fine, dal quale inco
mincia la ri&longs;olutione, di maniera che ogni
unità, & &longs;i come alla unità &longs;egue il numero
denario, & non il ternario, ò altri, co&longs;i an
co al fine è nece&longs;&longs;ario che &longs;egua la cau&longs;a im
mediata, & poile altre ancora &longs;ucceßiuamen
tc; & que&longs;ta regola non &longs;eruirà &longs;olo alla ri
&longs;olutione, ma à tutti gli ordini ancora. M Diceua Galeno nel luogo che uoi ha
uete citato, che tutte le dottrine ordinate &longs;o
no tre, cioè ri&longs;olutiua, compo&longs;itiua, & diffi
nitiua, qua&longs;i che egli chiama&longs;&longs;e la ri&longs;olutione,
diffinitione, & compo&longs;itione dottrine, & non
ordini. C Benche appaia &longs;uperficial
mente che egli le chiami dottrine non uol&longs;e pe
rò intendere che la ri&longs;olutione, compo&longs;itione,
& diffinitione fo&longs;&longs;ero dottrine: & accioche
noi n'intendiamo in que&longs;ta co&longs;a, la quale da
diuer&longs;i &longs;crittori diuer&longs;amente è stata inte&longs;a,
prima è nece&longs;&longs;ario mo&longs;trarmi in che modo la
dottrina non è ordine, & come anco la diffi
nitione, ri&longs;olutione, & compo&longs;itione &longs;ono or
dini, & non dottrine. Prima &longs;e noi uoglia
mo stare nell'etimologia de' uocaboli, noi ue
deremo che altra co&longs;a &longs;ignifica dottrina, &
altra co&longs;a &longs;ignificà ordine. La dottrina &longs;igni
fica la co&longs;a in&longs;egnata, in quanto che è in&longs;egna
ta, & l'ordine &longs;ignifica non la co&longs;a di che egli
è ordine, ma &longs;olo quella anneßione (per dir
tra congiunta. Oltra di que&longs;to non dice egli
che la dottrina è ordinata? &longs;e è ordinata adun
que non è ordine, altrimenti &longs;eguirebbe che
&longs;i come &longs;i ritrouano dottrine &longs;enza ordine, che
&longs;i ritroua&longs;&longs;e ancora ordine &longs;enza dottrina, il
che non è punto ragioneuole à credere, che
amendue &longs;ieno una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, & &longs;i ritroui
no l'uno &longs;eparato dall altro. M Anzi
&longs;e uorremo pre&longs;tar fede a' buoni autori, dire
mo che &longs;ono differenti, come hauete detto,
perche altra co&longs;a hanno eßi uoluto intendere
per ordine, altra per dottrina. Galeno in
molti luoghi ha e&longs;pre&longs;&longs;amente detto che la me
dicina è dottrina che puo e&longs;&longs;ere ordinata hora
dall'ordine diffinitiuo, hora dal ri&longs;olutiuo, ho
ra dal diffinitiuo. Dopò que&longs;to &longs;eguirebbe an
che un'altro inconueniente, cioè che coloro
che hanno detto che le dottrine &longs;ono ordinate
&longs;otto diuer&longs;o ordine, & &longs;i attaccano all'ordi
ne come fa la uite al palo, haue&longs;&longs;ero mal det
to; perche ueruna co&longs;a può appoggiar&longs;i à &longs;e
ste&longs;&longs;a. Però è co&longs;a chiarißima che la dottri
na non è ordine, ma che la diffinitione, com
po&longs;itione, & ri&longs;olutione &longs;ieno ordini, & non
dottrine, appre&longs;&longs;o di me per l'autorità de'mol
ti è in qualche dubitatione, & maßime per
quello che riferi&longs;ce Galeno nell'arte parua, che T Se uoi
mi a&longs;coltarete, ui &longs;i leuarà ogni &longs;orte di dubi
tatione. Percioche &longs;e noi uogliamo con&longs;ide
rare la ri&longs;olutione, compo&longs;itione, & diffini
tione, in quanto che &longs;ono in&longs;egnate, &longs;enza
dubbio &longs;aremo con coloro, che dicono que&longs;ti
e&longs;&longs;ere dottrine, ma &longs;e anche le uogliamo pren
dere in &longs;e ste&longs;&longs;e, & in quanto che &longs;ono i&longs;tru
menti, liquali &longs;eruono per ordinare le co&longs;e,
di che debbono e&longs;&longs;ere chiamati ordini, dico
che &longs;ono ordini, nè Galeno, ne Ari&longs;totile,
&longs;e torna&longs;&longs;ero uiui. contradirebbono mai à que
&longs;ta uerità. Nè ui debbe fare punto difficultà
l'autorità di e&longs;&longs;o Galeno, ancor che egli dica
in piu luoghi che tre &longs;ono le dottrine, che
all'ordine &longs;i acco&longs;tano; perche non uuol dirc
per que&longs;to che la diffinitione con l'altre due
&longs;ieno dottrine, ma u&longs;a que&longs;to modo di dire,
affine di dimo&longs;trare che le dottrine pigliano il
nome dall'ordine uniuer&longs;ale, come gia haue
mo detto, & che da quello &longs;i nominano come
il compo&longs;ito dalla forma, & non dalla mate
ria: & però ritrouate &longs;pe&longs;&longs;o che gli autori
chiamano dottrina ri&longs;olutiua quella che con
tale ordine è incaminata, & co&longs;i diffinitiua,
& compo&longs;itiua; & percio quando dice il &longs;u
detto Galeno che tre &longs;ono le dottrine, deue&longs;i
intendere che tre &longs;ono gli ordini, quali ordi-
sto &longs;ia quanto &longs;i a&longs;petta alla &longs;olutione della uo
stra que&longs;tione promo&longs;&longs;a. Hora ueniamo à ue
dere in che modo dalla diffinitione dell'ordine
&longs;i cauino le differenze che co&longs;titui&longs;cono le tre
&longs;petie, & &longs;e piu di tre, ouero meno po&longs;&longs;ono
e&longs;&longs;ere. Le differenze della diffinitione dell'or
dine erano delle co&longs;e in che cade primo, & ul
timo e&longs;&longs;entialmente ecco che nella di&longs;po&longs;itione
delle co&longs;e stà la diuer&longs;ità dell'ordine. Quan
te adunque &longs;aranno le inclinationi, ouero di
&longs;po&longs;itioni delle co&longs;e, tante &longs;aranno le &longs;pecie de
gl'ordini, parlando però dell inclination'e&longs;&longs;entia
li. Le habitudini delle co&longs;e &longs;ono tre, ouero chan
no inclination'al fine, ouero al principio, ouero
al mezo, onde quando le co&longs;e &longs;ono ordinate al
principio, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate &longs;econdo
l'ordine compo&longs;itiuo; quando anco &longs;ono ordi
nate al fine, diciamo noi e&longs;&longs;ere ordinate di or
dine ri&longs;olutiuo; &longs;e mede&longs;imamente &longs;ono indi
rizzate al mezo, diciamo ri&longs;ultarne l'ordine
diffinitiuo. M Ho bene inte&longs;o come ra
gioneuolmente hauete determinato in&longs;ieme con
tutti i buoni autori e&longs;&longs;erui tre &longs;pecie di ordini,
ne piu, ne meno; nondimeno per occa&longs;ione di
maggiore chiarezza uorrei &longs;apere à che fine
habbia Galeno in&longs;ieme con gli altri ottimi &longs;crit
tori inue&longs;tigato tre &longs;pecie di ordini, potendo&longs;i
perche pare à me, che quando &longs;i può fare una
co&longs;a co'l mezo d'un &longs;olo, non &longs;i debba cercare
di farla co'l mezzo di piu; & di que&longs;to me
de&longs;imo parere, furono anche coloro, liquali
inue&longs;tigarono li &longs;udetti tre ordini: però, di&longs;&longs;e
Ari&longs;totele, indarno &longs;i fa per piu mezi quello
che &longs;i può fare con pochi. T Tutto quel
lo che uoi detto hauete in&longs;ino hora ui &longs;i conce
de, ma bi&longs;ogna prouare che ba&longs;ti un'ordine ad
ordinare ogni &longs;orte di facultà. M Que
sto &longs;arà facile da prouare; imperoche &longs;e noi
con&longs;ideriamo bene, uederemo che ogni &longs;orte
di facultà hà il &longs;uo fine, & le cau&longs;e immedia
te, proßime, meno proßime, remote & piu
remote, & finalmente remotißime da e&longs;&longs;o fi
ne, & però può e&longs;&longs;ere ordinata con l'ordine
ri&longs;olutiuo, ilquale incomincia dal fine ri&longs;ol
uendo&longs;i nelle cau&longs;e piu uicine, & quelle in al
tre, à talche finalmente ri&longs;oluendo diuiene a
i piu &longs;emplici principij che &longs;ieno in quella co
tale facultà. Oltra la ragione, ui e anco l'au
torità di Galeno nell'arte parua, il quale affer
mando che ni&longs;&longs;uno auanti à lui mai ha ordina
ta la medicina &longs;otto quell'ordine, che incomin
cia dalla cognitione del fine, &longs;oggiugne, dalla
quale ogni arte può e&longs;&longs;ere ordinata ragione
uolmente, uolendo inferire che tutte le co&longs;e
do qualunque proce&longs;&longs;o di ordine, habbiano
principio della &longs;ua co&longs;titutione dalla cognitio
ne del fine ilche &longs;i può anche dimo&longs;trare con
que&longs;ta uiua ragione, perche ogni &longs;orte di teo
rcma, che uien fatto, & ogni &longs;orte di princi
pio che &longs;i ritruoua in una facultà, tutto &longs;i fa
per con&longs;eguire il fine, ecco adunque che è il
fine cagione, che ogni &longs;orte di arti ò &longs;cienze
&longs;ia ritrouata, & ordinatamente di&longs;po&longs;ta per
l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale &longs;erue ad e&longs;&longs;o fine
ri&longs;oluendolo in tutti quei mezi che fanno à
produrre e&longs;&longs;o fine; & però per que&longs;te ragio
ni, & autorità &longs;egue che lordine diffinitiuo,
& compo&longs;itiuo &longs;ieno &longs;uperflui, e&longs;&longs;endo che
tutte le &longs;orti di &longs;cienze, ò arti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere
ordinate dal ri&longs;olutiuo. T
do uoi uorre&longs;te, & che Galeno combatte&longs;&longs;e
contra &longs;e i&longs;te&longs;&longs;o, & io contra di uoi, ma &longs;pe
ro che e&longs;&longs;o Galeno non piglierà punto l'armi
contra di &longs;e ste&longs;&longs;o, ma in ogni modo &longs;arà con
corde, & che uoi anco &longs;arete contento che di
que&longs;ta pugna io ne riporti la uittoria. M
V'ingannate T
habbia dubitato per prouocarui al duello, per
che altro non cerco che ri&longs;olutione da uoi, di
quello, che mi fa dubitare. T Co&longs;i
fanno i buoni guerrieri, poi che hanno tirato
pace con e&longs;&longs;o. Hor ba&longs;ta per non uenire ad
altra conte&longs;a, dico che Galeno non di&longs;&longs;e che
tutte le faculta &longs;ieno ordinate dalla ri&longs;olutio
ne, ma &longs;i bene che &longs;ono ordinate per con&longs;egui
re il &longs;uo fine. Voglia mò che &longs;ieno incamina
te per l ordine compo&longs;itiuo, ouero per il diffi
nitiuo, ò ri&longs;olutiuo che &longs;ia, & à que&longs;to &longs;en
&longs;o e&longs;&longs;endo interpretate le parole di Galeno non
repugnano da quello, che egli ha detto in al
tri luoghi, cioè che tre &longs;ieno gli ordini, con
liquali &longs;i di&longs;pongano e&longs;&longs;e arti, ò &longs;cienze, per
ottenere il fine loro; & per tanto Galeno non
&longs;i contradice in modo alcuno, come anco non
ne contradiremo noi, &longs;e prima mi &longs;arò ri&longs;en
tito de i uo&longs;tri primi due colpi. Voglio adun
que contentarmi di concederui che ogni arte&longs;i
ce adoperi l ordine ri&longs;olutiuo à ritrouare la
&longs;ua arte, & con tutto que&longs;to non uoglio che
facciate que&longs;ta conclu&longs;ione, che cioè gli altri
due ordini &longs;ieno &longs;uperflui, perche quantun
que la ri&longs;olutione fo&longs;&longs;e atta à ritrouare ogni
facultà, & ordinarla in&longs;ieme, non auuiene
però per que&longs;to che anche gli altri due ordini
non &longs;ieno utili, & per tanto non indarno. Perche non &longs;i potrà gia con la ri&longs;olutione trat
tare co&longs;i amplamente, & chiaramente le co&longs;e
naturali, come &longs;i farà co'l compo&longs;itiuo, e&longs;&longs;en-
ordine; di che auuedendo&longs;i Ari&longs;totele, non
uol&longs;e &longs;otto altro ordine ordinarle, che &longs;otto il
compo&longs;itiuo, come colui che cono&longs;ceua che
non poteuano riu&longs;cire meglio &longs;otto altro or
dine, che quello della natura. Non ui ne
garò gia che non face&longs;&longs;e prima una ri&longs;olutio
ne delle co&longs;e naturali in &longs;e ste&longs;&longs;o, innanzi che
incomincia&longs;&longs;e à incaminarle per l'ordine com
po&longs;itiuo, anzi dirouui di piu, che io non i&longs;ti
mo artefice alcuno di alcun ualore, che prima
in lui non fa la ri&longs;olutione dell'arte, di che
egli uoglia trattare prima che &longs;i di&longs;ponga à
&longs;criuerla, ò in altro modo dimo&longs;trarla. Parimente ui dirò della diffinitione, che ella
ha in &longs;e una gratia &longs;peciale, per laquale
utile, & qua&longs;i nece&longs;&longs;aria, percioche non
ueruno delli &longs;udetti tre ordini, che tanto all
memoria porti utile, perche può contener
piu &longs;uccintamente le co&longs;e, che ordina d'ogn
altro ordine. et però portando cia&longs;cuno uti
le, & commodo immen&longs;o, conchiudere deb
biamo che &longs;ieno non meno utili che nece&longs;&longs;arij
& per tal cau&longs;a nondiremo piu che &longs;ieno &longs;u
perflui, altrimenti &longs;eguirebbe che l'utile, &
il &longs;uperfluo &longs;i comporta&longs;&longs;ero in&longs;ieme. Altï
dopò que&longs;to ui po&longs;&longs;o addurre, cioè non am
mettendoui che ogni facultà po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere ritro
uata dall'ordine ri&longs;olutiuo; percioche la ri-
acqui&longs;tano sì con la ragione, come anche con
la i&longs;perienza; & non &longs;olo io dico que&longs;to, ma
tutti gli autori, che intorno à ciò parlano, &
maßime Galeno, ilquale diceua che le arti &longs;i
fanno (per dir co&longs;i) per additamenti; & in
molti luoghi à que&longs;to propo&longs;ito dice, che la me
dicina arte fattiua ha due gambe, delle qua
li l'una è la ragione, & l'altra l'i&longs;perienza;
& che &longs;e una di que&longs;te manca&longs;&longs;e, ella andareb
be zoppa. eccoui dunque che non &longs;olo con&longs;i
derando la ri&longs;olutione, in quanto ordine,
cioè in quanto che di&longs;pone le co&longs;e, fa che gli
altri due ordini &longs;ieno &longs;uperflui; ma con&longs;ide
randolo anco come metodo, non ha ella tanta
forza, che po&longs;&longs;a &longs;atisfare in chiarire le co&longs;e
incognite. Que&longs;to che uoi hauete
detto hora ha talmente chiarito il mio intel
letto che intorno à cio non ueggia luogo da du
bitare piu altramente, & que&longs;to è quello che
de&longs;iderauo, & non di combattere come dice
uate uoi. Intenderei di nuouo uolentieri
&longs;e tutti tre que&longs;ti ordini che hauete detto e&longs;&longs;e
re non &longs;olo utili, ma nece&longs;&longs;arij, portano pari
utilità all'huomo, ò nò: dico all'huomo, per
che mi aueggio che il compo&longs;itiuo &longs;upera gli
altri in &longs;eruire alla natura. T
ui il uero ho dubitato gia un gran pezzo che
&longs;empre fui &longs;opra di cio dubbio&longs;o; tuttauia da
che me ne hauete ricercato, non po&longs;&longs;o negar
ui che io non ui dica almeno quello che io &longs;en
to, &longs;e ben poi re&longs;tarete irre&longs;oluto non ui hau
rete à dolere di me. Però preporrouui que&longs;ta
conclu&longs;ione, la quale mi sforzarò di proua
re, cioè che l'ordine ri&longs;olutiuo è in ogni mo
do piu utile de gli altri, perche &longs;e bene uo
gliamo con&longs;iderare, oltra che a&longs;&longs;ai &longs;uccinta
mente è atto à ordinare le co&longs;e, mo&longs;tra anco
in&longs;ieme la nece&longs;
il fine dalle cau&longs;e mediate, & quelle da al
tre, & co&longs;i in&longs;ino alle ultime, che depende
re non po&longs;&longs;ono non hauendo &longs;opra di &longs;e depen
denza alcuna, & que&longs;to non fanno gli altri
ordini. Oltra di cio ha anco il ri&longs;olutiuo que
sto priuilegio di piu de gli altri, che e&longs;&longs;o non
&longs;uppone gli altri, ma gli altri bene pre&longs;up
pongono e&longs;&longs;o; perche, &longs;i come gia detto hab
biamo, non è artefice alcuno, ne filo&longs;ofo, che
nella mente &longs;ua non adoperi la ri&longs;olutione pri
ma che uenga a di&longs;porre l'altre, ò per la me
de&longs;ima ri&longs;olutione, ouero per gli altri ordini. ecco dunque che &longs;empre in ogni &longs;orte di facul
tà &longs;i &longs;uppone e&longs;&longs;a ri&longs;olutione, prima che &longs;ia
incaminata ò per l'ordine compo&longs;itiuo, ò diffi
nitiuo. Que&longs;to mi parrebbe a&longs;&longs;ai
trario; perche la ri&longs;olutione che uolete uoi
che Ari&longs;totele habbia fatta nella mente &longs;ua
delle co&longs;e naturali, auanti che egli le habbia
incaminate per lordine ri&longs;olutiuo, è forza
che e&longs;&longs;o pre&longs;upponga la compo&longs;itione fatta dal
la natura, perche l'artefice (come pure dice
il mede&longs;imo Ari&longs;totile) deue &longs;empre hauere
l'occhio ad
&longs;olo la compo&longs;itione pre&longs;upporrà la ri&longs;olutio
ne, ma ella &longs;ara pre&longs;uppo&longs;ta dalla ri&longs;olutio
ne, che è contra quello che uoi hauete detto;
& &longs;e non uoletè
ce&longs;&longs;ario almeno, che mi conced ate, che non
ogni compo&longs;itione pre&longs;uppone la ri&longs;olutione. T Anzi ui uoglio concedere, che la ri
&longs;olutione fatta da Ari&longs;totele pre&longs;upponga la
compo&longs;itione fatta dalla natura; ne per que
sto credo di contradirmi, perche non &longs;egue
che la ri&longs;olutione non &longs;ia la prima operatione
dell'intelletto in Ari&longs;totele, & che lei non
&longs;ia pre&longs;uppo&longs;ta dalla compo&longs;itione fatta dal
mede&longs;imo Ari&longs;totele, & che e&longs;&longs;a parimente
pre&longs;upponga altre, perche altra co&longs;a è, Mo
rello mio, con&longs;iderare gli ordini arti&longs;icio&longs;a
mente, & altra co&longs;a con&longs;iderargli natural
mente; & non bi&longs;ogna pa&longs;&longs;are da un genere
à un'altro chi non uuole implicare contradit-Però dico che con&longs;iderando gli ordini
in un genere &longs;olo, ò artificiale, ò naturale
che ei &longs;ia, &longs;empre la ri&longs;olutione è prima de
gli altri ordini, &longs;aluo che &longs;e non &longs;i ammet
te&longs;&longs;e la natura e&longs;&longs;ere una cagione che per &longs;e
opera&longs;&longs;e, &longs;enza che fo&longs;&longs;e gouernata da cagio
ne intellettuale: perche in que&longs;to ca&longs;o haue
rei qualche dubitatione. Benche &longs;i potrebbe
anco dire, che quantunque la natura ope
ra&longs;&longs;e da &longs;e ste&longs;&longs;a, ella ancora propone&longs;&longs;e la ri
&longs;olutione alla compo&longs;itione, in un certo modo
però, perche ella opera parimente neceßita
ta dal fine, & percio pare che in un certo
modo prima ri&longs;olua, & poi componga. Concludiamo adunque che &longs;empre e&longs;&longs;endo gli
ordini con&longs;iderati in un genere &longs;olo, la ri&longs;olu
tione è prepo&longs;ta à gli altri ordini, ma ella mai
pre&longs;uppone gli altri. Oltra di que&longs;to, accio
uoi meglio ueggiate, che la ri&longs;olutione porta
piu utile delle altre, il &longs;uo proce&longs;&longs;o è molto
piu perfetto, perche ne dà &longs;empre la cau&longs;a
immediata dell'effetto; & quanto &longs;ia apprez
zato que&longs;to da Ari&longs;totele, uoi lo &longs;apete. On
de per que&longs;te ragioni gia dette, tengo di ha
uere prouato a&longs;&longs;ai la conclu&longs;ione di gia propo
stami da prouare, cioè la ri&longs;olutione &longs;ia piu
utile, & nece&longs;&longs;aria delle altre. M
Credo che &longs;ia co&longs;i, come hauete detto uoi,
bio intorno alla dignità de gli ordini. Mi pare
da una banda che quell'ordine che è piu utile
&longs;ia anco piu degno, & però la ri&longs;olutione e&longs;&longs;en
do piu utile dell'altre, &longs;ia ancora piu nobile, &
degna:tuttauia da l'altra banda mi &longs;i fa incon
tro l'autorità d' Ari&longs;totele, che dice che quella
co&longs;a laquale è &longs;ubordinata à un'altra, è molto
meno degna di quella, à che è &longs;ubordinata, &longs;i
come uerbi gratia nelle arti mecanice, l'arte
del fare i freni per e&longs;&longs;ere &longs;ubordinata, & &longs;up
po&longs;ta all'arte caualcatoria è riputata meno
degna, & la caualcatoria per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo
sta all'arte militare, è anche e&longs;&longs;a di que&longs;t altra
meno degna. Co&longs;i mede&longs;imamente l'arte del
lo &longs;peciale, per e&longs;&longs;ere &longs;ottopo&longs;ta all'arte medi
cinale, di che ne &longs;iate uoi ottimo artefice, non
direte uoi che &longs;ia meno degna, et che però l'offi
tio dello &longs;petiale &longs;ia men'honorato di quello che
fate uoi? &longs;enza dubbio non lo negarete, & per
cio non negarete anco ch'e&longs;&longs;endo la ri&longs;olutione
&longs;ottopo&longs;t'alla compo&longs;itione non &longs;ia meno degna. T Se ui concede&longs;&longs;e bene anche la ri&longs;olutione
fo&longs;&longs;e &longs;ottopo&longs;ta alla compo&longs;itione, non &longs;eguireb
be poi anco quello che uoi dite. Horsù pro
uate di gratia che ella &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta alla com
po&longs;itione. M Lo prouo, gia l'hauete
detto uoi, & però è uero. T
M Non hauete det
to che la compo&longs;itione &longs;uppone la ri&longs;olutione? T
per que&longs;to? M
tione gli &longs;ia come &longs;eruitrice, &longs;enza la cui &longs;er
uitù ella non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere, & però &longs;e lei &longs;er
ue, &longs;enza dubbio e meno degna di quello à
chi &longs;erue. T Se uole&longs;&longs;e &longs;eguire in que
sto propo&longs;ito, &longs;on certo che ui condurrei al
l'impoßibile; ma perche mi aueggio che mi
mancherà tempo hoggi à i&longs;pedire la co&longs;a de
gli ordini, breuemente ui ri&longs;pondo, che ben
che la compo&longs;itione &longs;upponga la ri&longs;olutione,
non &longs;egue però che e&longs;&longs;a &longs;ia &longs;ottopo&longs;ta ad e&longs;&longs;a
compo&longs;itione, & però non gli fa &longs;eruitù di
co&longs;a alcuna, che gli po&longs;&longs;a recare indignità al
cuna. Anzi perche apunto la compo&longs;itione, &
la diffinitione hanno di bi&longs;ogno della ri&longs;olutio
ne, & ella non ha alcun bi&longs;ogno di loro, è
piu degna anco di e&longs;&longs;e, & è apunto la ri&longs;olu
tione come uno che po&longs;&longs;a fare fauore ad un'al
tro, dal quale e&longs;&longs;o non ne po&longs;&longs;a hauere, ne
a&longs;pettare ricompen&longs;o alcuno, &longs;e non e&longs;&longs;erne
honorato. Per tanto concludendo dico, che
prima è stato conueneuole che gli ordini &longs;ie
no tre, perche tutti portano &longs;eco qualche uti
lità particolare, ma però chi piu, & chime
no; & tra tutti, il piu utile è il ri&longs;olutiuo, &
dette piu degno. Hor mò che hauemo ragio
neuolmente determinato gli ordini e&longs;&longs;ere tre,
& non meno, &longs;arebbe anco co&longs;a conueneuole
di dimo&longs;trare che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu, &longs;e
da quello che di &longs;opra hauemo detto non &longs;i
pote&longs;&longs;e facilmente determinare M
manife&longs;to ueramente, ma accio non manchi
co&longs;a ueruna in que&longs;ta parte, dirò io che non
po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu di tre, perche &longs;i come in tut
te le co&longs;e tre termini &longs;ono, principio, mezo
& fine, co&longs;i parimente debbono e&longs;&longs;ere tre in
clinationi delle co&longs;e, auanti che &longs;ieno à tali ter
mini ordinate, & non più, al che &longs;egue che
parimente &longs;ieno tre oïdini; & non piu, che
ordinano, & di&longs;pongono e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;econdo la
di&longs;po&longs;itione loro a detti termini; & quando
le co&longs;e &longs;i riferiranno al principio, & da quel
lo pareranno dependere, noi diremo e&longs;&longs;ere
ordinate &longs;econdo l'ordine compo&longs;itiuo, &longs;e anco
&longs;i ïiferiranno al fine, chiameremo quell'ordi
ne ri&longs;olutiuo; & &longs;e ultimamente tutte le co&longs;e
&longs;aranno ordinate al mezo, diremo quello e&longs;&longs;e
re l'ordine dif&longs;initiuo. T Tanto è, uoi uc
cellate benißimo, & quello che hora hauete
detto è d' Ari&longs;totele nella Metafi&longs;ica, & for&longs;e
non &longs;i potrebbe addurre piu &longs;alda, & chiara
ragione della diui&longs;ione dell'ordine: benche a
do le co&longs;e di che ordine è ordine, & i modi
della loro di&longs;po&longs;itione, che e&longs;&longs;e co&longs;e po&longs;&longs;ono
e&longs;&longs;ere trattate, ouero come na&longs;cono, & &longs;ono
prodotte, & que&longs;to &longs;arà l'ordine compo&longs;itiuo
&longs;eruato da Aïi&longs;totele nella filo&longs;ofia naturale;
ouero che &longs;i po&longs;&longs;ono anche a&longs;&longs;ettare & trat
tare incominciando dalla co&longs;a gia po&longs;ta in e&longs;&longs;e
re, & di&longs;ponendo da una parte la materia,
& forma, & efficiente che pongono e&longs;&longs;a in
e&longs;&longs;ere; dall'altra parte di&longs;ponendo parimente
il &longs;uo fine; come &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio &longs;e io
uole&longs;&longs;e fabricare una ca&longs;a, prima direi che è
quadrata, & che ha tante stanze, & poi
anco che è fatta di pareti, di tetto, & che
que&longs;to è fatto di coppi, & traui, & le pa
reti &longs;ono fatte di pietra, & calcina, & di
nuouo que&longs;te parti ri&longs;oluendo deuerrei a parti
che in altri non &longs;i po&longs;&longs;ono partire. Dipoi la
&longs;ciata que&longs;ta parte me ne uerrei al fine di e&longs;&longs;a
co&longs;a, cioè a dichiarare come è stata fatta per
guardare l'huomo dalle piogge, da freddi, &
altre intemperie, da gli inimici che offende
re lo potrebbono, & cotale ordine chiama
remo diffinitiuo; ma &longs;e pigliaremo il fine di
e&longs;&longs;a ca&longs;a, & ri&longs;oluendolo a&longs;cenderemo in&longs;ino
da gli &longs;emplici principij, diremo che que&longs;to
proce&longs;&longs;o è dell'ordine ri&longs;olutiuo, come a dire
ge, & da ogni &longs;orte di mal'aere, &longs;imilmente
da nemici, & altri che offendere mi po&longs;&longs;ono,
al che fare mi fa bi&longs;ogno che mi cuopra, &
che d'intorno mi circonda da capo a piedi, di
co&longs;a che riparare mi po&longs;&longs;a dalle gia dette offe
&longs;e. ecco il bi&longs;ogno di fare il tetto, & le mu
ra, le cui co&longs;e non potrò fare &longs;e prima non
hauerò pietre, calcina, legni, & fatte le
fondamenta, & oltra di que&longs;to bi&longs;ognarà
anche hauere gli artefici, & il proto ò uo
gliam dire l' Architettore di tale arte perito,
a tal che ri&longs;oluendo me ne &longs;arò uenuto alli
primi principij della ca&longs;a, & qui poi finirà
l'ordine ri&longs;olutiuo. Il compo&longs;itiuo oltra di
que&longs;to, &longs;arà tutto oppo&longs;ito al ri&longs;olutiuo, co
me &longs;arebbe &longs;e io uoglio fabricare la ca&longs;a, fa
rò prima che &longs;ieno tagliate le legne da cuoce
re la calcina, farò condurre le pietre, & il
legname, &longs;econdo che &longs;arà bi&longs;ogno; & dipoi
procurarò che &longs;ieno fatte le fondamenta, di
rizzate le mura, fatti li &longs;olari, & coperto
il tetto, & qui finirà l'ordine compo&longs;itiuo;
& que&longs;to &longs;ia quanto a una certa cognitione
uniueï&longs;ale di que&longs;ti ordini, perche di qui a
poco di cia&longs;cuno particolarmente a pieno par
laremo. Per tanto incominciando dal ri&longs;olu
tiuo, come dal piu degno, & primo natural-
diffiniremo; però dobbiamo &longs;apere, che la
ri&longs;olutione in quanto al nome non uuol dire
altro che un di&longs;ligamento, ouero &longs;cioglimen
to, d'uno che ha in &longs;e unite molte parti di
uer&longs;e, come per e&longs;&longs;empio un corpo mi&longs;to con
tiene in &longs;e tutti gli elementi uniti, & quan
do &longs;i corrompe que&longs;to mi&longs;to, ò per dire me
glio &longs;i &longs;ligano gli elementi, che in&longs;ieme uniti
faceuano un corpo &longs;olo, & cia&longs;cuno di eßi
elementi ritorna alla propria &longs;ua natura,
all’hora dicemo noi ri&longs;oluer&longs;i il corpo mi&longs;to ne
i &longs;uoi principij, che è a dire ne gli elementi;
& que&longs;ta &longs;olutione, ò partitione che ne uo
gliam dire la chiamiamo ri&longs;olutione; & que
&longs;to e&longs;&longs;empio è della ri&longs;olutione reale, quale
applicare &longs;i può anche alla ri&longs;olutione fatta
dall'intelletto. M Che dunque la ri&longs;olutio
ne fatta dall'intelletto non è la mede&longs;ima con
la reale? Non dice Ari&longs;totele che i concetti
dell'animo rappre&longs;entano le co&longs;e che &longs;ono in
effetto? T
tele, & e uerißimo anche che in quanto che
la ri&longs;olutione arti&longs;iciale, che uoi fatta dall'in
telletto chiamate, rappre&longs;enta la reale è qua
&longs;i la mede&longs;ima con quella; non dico la mede
&longs;ima a&longs;&longs;olutamente, perche &longs;i come il &longs;egno
non è la co&longs;a di che è &longs;egno, lenche rappre-
dell'intelletto, benche rappre&longs;enti la ri&longs;olutio
ne reale, non è però lei la ri&longs;olutione reale,
altramente &longs;eguirebbe che colui che rappre
&longs;enta fo&longs;&longs;e il rappre&longs;entato, & per il contra
rio ancora ilche è a&longs;&longs;ordißimo. Oltra di que
&longs;to &longs;ono anche di&longs;&longs;erenti in un certo modo,
perche la ri&longs;olutione fatta dall intelletto, per
lo piu incominciaua, ouero, &longs;e non comincia,
cono&longs;ce almeno il fine e&longs;trin&longs;eco, ma la reale
&longs;empre dall'intrin&longs;eco fine incomincia, & per
tanto &longs;ono amendue in un certo modo le i&longs;te&longs;&longs;e,
& in un altro alquanto differenti. però l'una
& l altra può e&longs;&longs;ere propriamente chiamata,
& anco impropriamente. La ri&longs;olutione pro
pria co&longs;i in l'una, come nell'altra è quella che
ri&longs;olue il fine nelle parti, che concorrono alla
co&longs;titutione di e&longs;&longs;o fine; come a dire per e&longs;&longs;em
pio un corpo mi&longs;to &longs;i ri&longs;olue in quattro elemen
ti; & quelli in materia, & forma; ouero
anco &longs;e noi dicemmo l'animale ri&longs;oluer&longs;i in
anima, & corpo, parti co&longs;titutiue di e&longs;&longs;o
animale, & que&longs;to e&longs;&longs;empio è di Galeno nella
prima particola de gli aphorismi. Però con
cludendo dico che la ri&longs;olutione propria, &longs;ia
mò reale, o artificiale, &longs;arà quella che ri&longs;ol
uerà il fine nelle &longs;ue parti e&longs;&longs;entiali. La im
propria &longs;arà per il contrario quella, laquale
uerà però in parti e&longs;&longs;entiali, & è come quan
do un corpo gra&longs;&longs;o &longs;i ri&longs;olue in magro per
qualche egritudine ouero altra cagione. et
que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione è quella che &longs;pe&longs;&longs;o
è chiamata di&longs;&longs;olutione, laquale però è una
co&longs;a mede&longs;ima con e&longs;&longs;a ri&longs;olutione imperfetta. Ari&longs;totele nelle Meteore usò que&longs;ta ri&longs;olutio
ne, quando di&longs;&longs;e che l'acqua &longs;i ri&longs;olue non in
materia, & forma, ma in uapori, di che &longs;i
generano poi le pioggie, le rugiade, le tem
pe&longs;te, & neui. Galeno parimente nel libro
de i tumori fece la mede&longs;ima ri&longs;olutione, di
cendo che le po&longs;teme &longs;i ri&longs;oluono ouero in&longs;en
&longs;ibilmente, ouero per &longs;uppuratione, & à
que&longs;ta imperfetta ri&longs;olutione ci riduce la ra
refattione, & altre &longs;imili operationi. Onde
è manife&longs;to quanto &longs;ia differente la ri&longs;olutione
perfetta, & propria, dalla imperfetta, &
impropria: perche la imperfetta ri&longs;olue la
co&longs;a, che ri&longs;olue non nelle parti che la co&longs;ti
tui&longs;cono, ma &longs;olo minui&longs;ce e&longs;&longs;e parti; ouero
le di&longs;trugge (come auuiene nelle po&longs;teme.)
Ma la ri&longs;olutione propria ri&longs;olue quello che
ri&longs;olue nelle parti &longs;ue con&longs;titutiue, quali ri
mangono intiere, &longs;aluo che eßi ancora non
&longs;ieno ri&longs;olubili in altre parti, come auuiene
nella ri&longs;olutione dell'huomo, che &longs;i ri&longs;olue in
perche pati&longs;ce tale ri&longs;olutione, ma l'anima
che non pati&longs;ce altra ri&longs;olutione, rimane in
tiera, & inuiolata. M La ri&longs;olutione
logica chiamano adunque, &longs;e bene ho inte&longs;o,
quella che è fatta per l'intelletto, ilquale pro
po&longs;to&longs;i un fine a&longs;cende ri&longs;oluendo quello in&longs;ino
a gli ultimi principij da quali e&longs;&longs;o depende,
& que&longs;ta ha &longs;imilitudine grandißima con la
ri&longs;olutione reale perfetta, laquale Galeno
nella con&longs;titutione dell'arte ne in&longs;egnò, in&longs;e
gnandone la medicina, & Ari&longs;totele nella
po&longs;teriora ri&longs;oluendo la demo&longs;tratione
T
hauemo diffinita. Oltra di que&longs;to hauete da
&longs;apere che alcuni (parlando pure della ri&longs;o
lutione fatta dall'intelletto) uolendo qua&longs;i in
ferire che la ri&longs;olutione logica &longs;ia di due &longs;orti,
una che incomincia dal fine a tutta l'arte, &
l'altra da tutta l'arte a primi principij, han
no detto, che Galeno nel libro della co&longs;titu
tione dell'arte usò due &longs;pecie di ri&longs;olutioni,
una che &longs;i oppone alla compo&longs;itione & l'altra
nò. Nella prima ri&longs;olutione incomincia e&longs;&longs;o
Galeno dal fine, & de&longs;cende ri&longs;oluendo le
parti di e&longs;&longs;o fine, fin che diuiene alle ultime
parti di quello. Nell'altra incomincia da
tutta l'arte, & parimente ri&longs;olue e&longs;&longs;a ne i Onde è manife&longs;to che quiui ha
u&longs;ato due &longs;orti di ri&longs;olutioni, l'una dal fine
a tutta l'arte; l'altra da tutta l'arte a &longs;uoi
principij, prima proßimi, & poi remoti, &
remotißimi. M Fin qui a me pare che
que&longs;ti dottißimi moderni habbino ragione. T Hora a&longs;coltate con l'animo &longs;enza affet
tione, &longs;e uolete cono&longs;cere la uerità. Altra
co&longs;a è Morello mio il cono&longs;cere il fine, & al
tra co&longs;a è il ri&longs;oluerlo, onde quando a giudi
tio loro ri&longs;olue il fine Galeno, non fa altro,
a mio giuditio (quale con ogni &longs;ommißione
però &longs;ottopongo a quello di chi &longs;a piu di me)
che di&longs;criuerlo, & dichiararlo; percioche &longs;e
egli &longs;olamente haue&longs;&longs;e detto che il fine del
medico è la &longs;anità, non hauereßimo inte&longs;o,
ne cono&longs;ciuto que&longs;to fine; per tanto è stato
nece&longs;&longs;ario che &longs;ia dichiarato, & &longs;e l'ha di
chiarato co'l mezo del metodo ri&longs;olutiuo, non
hauemo per que&longs;to da dire che tratti del fine
con ordine ri&longs;olutiuo differente da quello con
che tratta il re&longs;to dell'arte: & &longs;e il fine fo&longs;&longs;e
&longs;eparato da e&longs;&longs;a arte, non accadrebbe che
Galeno in molti luoghi dice&longs;&longs;e, che la ri&longs;olu
tione non incomincia dal fine, ma dalla co
gnitione del fine. Si che potete uedere che
quella parte, che alcuni chiamano ri&longs;olutio
ne del fine a tutta l'arte ueramente (quan-
biano dimandata ri&longs;olutione) non e&longs;&longs;ere altro
che una de&longs;crittione del fine, fatta accioche co
no&longs;ciamo e&longs;&longs;o fine. Il medico che uuole me
dicare deue &longs;apere l'arte, & anco il modo di
medicare: l'arte s'impara co'l mezo della ri
&longs;olutione de i theoremi: il modo del medicare
parte s'impara co'l mezo di e&longs;&longs;a ri&longs;olutione,
& parte ancora co'l mezo della pratica. Et
però dicea che la medicina hauea due gambe
che la &longs;o&longs;teneuano, & quando l'una manca,
la medicina non può stare in piedi commoda
mente. Per tanto è nece&longs;&longs;ario, che prima il
medico habbia co'l mezo della ri&longs;olutione,
l'arte, laquale &longs;ia poi confirmata anche dalla
pratica, & gli ba&longs;ta una &longs;ola ri&longs;olutione,
come ultimamente Galeno ne ha in&longs;egnato
nel libro della co&longs;titutione dell'arte, & quan
do uuole medicare &longs;econdo che ha ritrouato
per mezo della ri&longs;olutione, deue incomincia
re da &longs;egni, che erano i principij della ri&longs;olu
tione, liquali dimo&longs;trano co&longs;i la &longs;orte del ma
le, come anche la temperatura dell'ammala
to; & da que&longs;ti uenir&longs;ene in&longs;ino all'ultimo. Onde appare che non ui è piu d'una &longs;pecie di
ri&longs;olutione, laquale &longs;i oppone alla compo&longs;itio
ne; & anco dobbiamo auertire che Galeno
nel &longs;udetto luogo non in&longs;egna l'arte come
fare l'arte, & e&longs;&longs;ercitarla ancora. M Non
ho uoluto interrompere il uo&longs;tro parlare, ac
cioche non interrompe&longs;&longs;e in&longs;ieme la mia intel
ligenza, ma hora che è benißimo informata
de&longs;idero di &longs;apere, perche hauete detto, &
come ueramente è, che la ri&longs;olutione inco
mincia dalla cognitione del fine: &longs;e mai può
incominciare da altra parte che dall'ultimo
fine. T Qui bi&longs;ogna intendere, però di
temi che co&longs;a uoi intendiate per altra parte
che ultimo fine? M Voglio intendere co
me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, il Mu&longs;ieo ha per
fine l'operatione sì: ma ha anco un'altro fine
che è il dilettare; incominciarà egli dall'ope
ratione, ouero dal dilettare nel fare la ri&longs;o
lutione della &longs;ua arte? T Accioche que&longs;ta
que&longs;tione non &longs;ia punto di&longs;taccata dall'ordin
no&longs;tro, uoglio che noi prima ueggiamo che
co&longs;a è fine, accioche per il mezo della diffini
tione poßiamo uedere &longs;e le &longs;pecie di e&longs;&longs;o fine,
come anche &longs;e indifferentemente incomincia
da qualunque &longs;pecie di fine, ouero nò. Si
&longs;uole adunque diffinire il fine in que&longs;ta manie
ra, che &longs;ia quello a che un'altro uiene ordina
to, ouero realmente ouero dall'intelletto &longs;olo
&longs;olamente & quel fine a che le co&longs;e realmen
te &longs;ono ordinate è reale, & è quello da che
&longs;olutione delle co&longs;e. Il fine a che &longs;ono poi le
co&longs;e ordinate dall'intelletto, è un fine artificia
le, & da que&longs;to incomincia la ri&longs;olutione
chiamata da noi ri&longs;olutione dell'arte, & da
altri ri&longs;olutione di teoremi. Cia&longs;cuno di que
&longs;ti fini &longs;i può con&longs;iderare in piu modi, cioè
nelle co&longs;e naturali il fine &longs;arà opera, ò per
dir meglio, corpo naturale; nelle co&longs;e &longs;opra
naturali il fine &longs;arà il mede&longs;imo con l'agente:
percioche lo &longs;peciale fine delle intelligenze è
la eternità loro, cioè che loro altro non fan
no che perpetuar&longs;i; a talche il fine è in loro
i&longs;teßi. Se anco con&longs;ideriamo il fine artificia
le, cioè il fine delle arti, fatte co'l mezo del
la con&longs;ultatione noi lo ritrouaremo, parte
opera, parte attione &longs;ola, & parte ancora
un'altra co&longs;a, che non &longs;ara ne attione, ne
opera. Si come, per e&longs;&longs;empio, il fine del
l'arte dell'edificare è l'opera, che è l'edificio,
il fine dell'arte medicinale è la &longs;anità, laqua
le non è attione, non è anche opera in un
certo modo dell'artefice: percioche egli a&longs;&longs;olu
tamente non è quello che faccia la &longs;anità,
come è il muratore edificator della ca&longs;a: il
fine del mu&longs;ico è il cantare, che è la opera
tione di e&longs;&longs;o mu&longs;ico. M Di gratia ferma
teui, que&longs;ti e&longs;&longs;empi mi confondono di sì fatta
dire. Ari&longs;totele nel primo dell'ctica, oue
fa la di&longs;tintione del fine, pare à me che egli
dica che ogni &longs;orte di arte habbia tre fini,
l'attione, l'opera che rie&longs;ce dall'attione, &
que&longs;ti due &longs;i contengono nell arte, & ultima
tamente hanno lo &longs;copo, per ilquale fanno le
attioni, & l'opera in&longs;ieme, & que&longs;to è quel
lo che uorrei &longs;apere da uoi, cioè da quale
di que&longs;ti tre fini incomincia la ri&longs;olutione. T Il non &longs;apere ancora doue io mi uoglia
riu&longs;cire, ui fa importuno: a&longs;pettate un poco
ui prego, che uerro ado&longs;&longs;o a quello che ha
uete detto uoi, & in&longs;ieme ui &longs;ueglierò il que
&longs;ito. Per tanto dico che &longs;ono tre &longs;orti di fine
nelle arti, &longs;i come hauete detto uoi, & che
il fine &longs;i diffini&longs;ce, come ho di gia detto, &
è diffinitione d' Ari&longs;totele nella metafi&longs;ica, &
anco nel luogo che hauete citato uoi. oue a&longs;&longs;o
lutamente parlando di e&longs;&longs;o fine dice, che il
fine è quella co&longs;a, che non è per altri, ma
altri per lei. M Se bene io mi raccordo,
Galeno nel libro, che egli chiama delle cau&longs;e
procatartice, diffini&longs;ce il fine con la i&longs;te&longs;&longs;a diffi
nitione, cioè che &longs;ia una co&longs;a, allaquale ogni
altra co&longs;a che precede innanzi a lei, &longs;i gli ri
feri&longs;ce. T Volete pure che anche Galeno
introuenga in que&longs;ta diffinitione. M Non
hauendolo noi piglia
to per no&longs;tra guida in&longs;ieme con Ari&longs;totele? T Sta bene, & dapoi che non l'hauete
detto uoi, dico io che in quello i&longs;teßo luogo
egli dice che il fine &longs;i può chiamare intentione
&longs;uggetto, & utilità. ilche fa molto a propo
&longs;ito per la diui&longs;ione de i fini, percioche per il
&longs;uggetto potemo intendere noi l'opera, per
l'intentione le operationi, & per l'utilità quel
lo che non è, ne il primo, ne il &longs;econdo, ma
un'altro fine. Hor accioche le gia tre diffe
renze propo&longs;te da uoi, & confirmate da me,
paiono na&longs;cere dalla diffinitione, ueggiamo
come la diffinitione del fine conuenga alle ope
rationi. Nella retorica il fine è la operatio
ne, che è l'ottimamente orare; all'ottimo ora
re &longs;ono ordinate tutte le parti della oratione,
che è la bella inuentione, la bella di&longs;po&longs;itione,
con l'appropriata eloquenza, & altrc che
non occorre di raccontarle in que&longs;to luogo. Ecco adunque che tutte que&longs;te co&longs;e &longs;ono ordi
nate alla operatione, che è il bene orare, &
il bene orare non &longs;i riferi&longs;ce ad altri. Conuie
ne anco la diffinitione all'opera, come allo edi
ficio: perche tutte le co&longs;e, che &longs;ono procedute
auanti allo edificio, &longs;i riferi&longs;cono ad e&longs;&longs;o edi
ficio, ne e&longs;&longs;o &longs;i riferi&longs;ce ad altri, con&longs;iderato
però come fine del muratore, non dico dell ar-
tro fine, &longs;i come gia dicemmo di &longs;opra. Con
uiene anco la diffinitione, & for&longs;e più compi
tamente che alli &longs;udetti a quel fine, che non è
ne attione, ne opera. La onde &longs;aranno tre
&longs;pecie di fine. Che mò ogni &longs;orte di arte, la
&longs;ciate le &longs;cienze, po&longs;&longs;ano hauere que&longs;te tre
&longs;orti di fine, poi che lo dice Ari&longs;totele, gli
crederemo &longs;enza piu oltra cercare. Da qua
le &longs;pecie incomincia la ri&longs;olutione, hora lo
diremo, ma a maggiore, & piu ampla dot
trina dico innanzi che uenga alla conclu&longs;ione,
che &longs;empre co&longs;i nelle co&longs;e naturali, come nelle
artificiali, & &longs;opranaturali, &longs;i deue con&longs;i
derare qual &longs;orte de i gia detti fini è quello
che prima muoue all'attione, perche que&longs;to
è quel fine, a mio giuditio, dal quale in
comincia la ri&longs;olutione; &longs;ia mò opera, o ope
ratione, ò &longs;copo, que&longs;to importa pochißimo,
pur che intendiate che &longs;ia quello che prima
muoue, dalla cognitione del quale &longs;empre in
comincierà e&longs;&longs;a ri&longs;olutione; & debbe&longs;i auerti
re che que&longs;to tal fine alle uolte ha l'e&longs;&longs;ere &longs;o
lamente nell'animo, innanzi dico, che la co&longs;a
&longs;ia fatta; alle uolte anco ha l'e&longs;&longs;ere & nel
l'animo, & fuora dell'animo, cioè nella ma
teria. Quando ha l'e&longs;&longs;ere nell'animo, & &longs;i
milmente fuora, benche quello che è nella
dimeno tra loro è qualche differenza; percio
che quello che è nella mente è agente del mo
to, ouero operatione, & quello che è di fuo
ra, è ueramente fine del moto; &longs;i come per
e&longs;&longs;empio lo edificatore ha nell'animo la forma
della ca&longs;a, & anco (ouero al meno) può
e&longs;&longs;ere e&longs;&longs;a ca&longs;a fuora dell'animo materialmen
te, onde la forma della ca&longs;a che è nell'animo
muoue lo edificatore a fare ogni opera per con
&longs;eguire la ca&longs;a materialmente &longs;imile a lei. Eccoui dunque che la forma della ca&longs;a nell'in
telletto è come agente, & la materiale è co
me fine di ogni attione. Quando ha &longs;olamen
te l'e&longs;&longs;ere nell'animo, all'hora quella forma
che è nell'animo muoue in quanto agente, &
è ancora in quanto fine del moto; ilche Ari
&longs;totele parlando dell'attione di Dio, & delle
intelligenze, diceua conuenir&longs;i alle intelligen
ze per &longs;e, & non per accidente, ma &longs;e per
&longs;orte &longs;i ritroua&longs;&longs;e hauere l'e&longs;&longs;ere il fine in quel
modo che habbiamo detto nelle co&longs;e naturali,
ouero artificiali, che era per accidente. On
de in conclu&longs;ione ui dico che la ri&longs;olutione,
&longs;e &longs;arà delle co&longs;e, il cui fine è &longs;olo nella men
te, incominciarà da e&longs;&longs;o fine; &longs;e anco &longs;arà del
le co&longs;e, & che hanno il fine nella mente, &
anco fuori, incomincierà da quello che è nella
per e&longs;&longs;ere principio & efficiente del moto, &
l'altro il fine, & come quello ancora, a che
&longs;i riferi&longs;cono tutte le attioni, & parti, che
&longs;ono &longs;otto di lui, come ben diceua la diffinitio
ne conuenir&longs;i al uero fine. M
determinatione, di che certo non &longs;i potea da
re la migliore, ne che fo&longs;&longs;e piu ri&longs;oluta, &
chiara, non &longs;aprei de&longs;iderare piu co&longs;a ueru
na, che nece&longs;&longs;aria fo&longs;&longs;e a cono&longs;cere perfetta
mente l'ordine ri&longs;olutiuo, eccetto che gli e&longs;&longs;em
pi in diuer&longs;e facultà, come hauete prome&longs;&longs;o
di dare. T
&longs;cropolo. M Certo che per hora non ho che
dubitare: non uoglio dire che &longs;entendoui non
po&longs;&longs;a ancora uenire in qualche dubitatione,
ilche però qua&longs;i non credo. T Fate bene
a mettere la co&longs;a in for&longs;e, accioche non re&longs;ta
&longs;te po&longs;cia ingannato. M Io ho que&longs;ta &longs;pe
ranza di uoi, che quando bene io haueßi giu
rato nel nome uo&longs;tro di piu non dubitare, che
mi a&longs;&longs;oluere&longs;te, & non ui la&longs;ciare&longs;ti aggra
uare la fatica per &longs;atisfarmi. T Di a&longs;&longs;ol
uerui non starebbe a me, ma potrei bene ab
braciare quella fatica, laquale mai ho fug
gito, & meno fuggirò, purche io cono&longs;ca di
farui utile & appiacere; & per uenire a
quello che mi hauete domandato, eccoui Se uoi uolete &longs;a
nare la febbre, è forza, che leuiate la cagio
ne immediata di e&longs;&longs;a, laquale è la putrefat
tione de gli humori, ecco che di qui na&longs;cono
due intentioni, l'una che na&longs;ce dalla febbre,
l'altra che na&longs;ce dalla putrefattione de gli hu
mori; & quella che na&longs;ce dalla febbre a un
tratto ui dimo&longs;tra, che uogliate leuare la
febbre che è in atto, & che uietiate &longs;imilmen
te cheun'altra di nuouo non &longs;i faccia la putre
fattione &longs;imilmente ui dimo&longs;tra & che leuia
te quella putredine che è gia fatta, & che
prouediate anco con i&longs;trumenti conueneuoli,
che piu non &longs;e ne faccia di nuouo. A douere
uietare quello che &longs;i può fare che non &longs;i fac
cia, è di bi&longs;ogno leuare la &longs;ua cagione, che è
l'impedimento della re&longs;piratione, e&longs;&longs;a &longs;i leua
rà in due modi, & rimouendo gli humori,
che continuamente corrono, & accre&longs;cono le
o&longs;truttioni, & euacuando ancora quegli che
con la &longs;ua pre&longs;enza fanno le &longs;udette o&longs;truttio
ni, & quelli &longs;i leuaranno con il taglio della
uena, & que&longs;ti con gli aperienti. Oltra di
que&longs;to, bi&longs;ognarà anche procurare che tali &longs;u
perflui humori piu oltre non &longs;i generino, iqua
li po&longs;&longs;ano di nuouo correre, & fare la o&longs;trut
tione, al che &longs;i prouederà con la ragione del
uiuere, cioè co'l fare che i cibi, il bere,
euacuatione, & repletione, per numerarle
tutte, &longs;ieno di tal maniera ordinati, che non
po&longs;&longs;ano cau&longs;are ecce&longs;&longs;o alcuno, ma piu to&longs;to
con l'attemperare accre&longs;cano la uirtù nel cor
po humano; & in que&longs;to modo dal fine dell'ar
te, per mezo della ri&longs;olutione &longs;arete diuenuto
a i principij della operatione, che &longs;aranno i
medicamenti, & la ragione delle &longs;ei co&longs;e non
naturali. M Incomincierà dunque la com
po&longs;itione da i medicamenti, & co&longs;e non natu
rali nell'arte medicinale? T Incomincierà
certo. Che, ui è for&longs;e nato di gia qualche
&longs;cropolo? M Certo sì, che non me ne ho
potuto tanto riparare. T
M Non sò come (&longs;e i principij del medi
co &longs;ono i medicamenti, & le co&longs;e non natura
li) Auicenna habbia &longs;critto la medicina nel
l'ordine compo&longs;itiuo, come per lo piu de gli
&longs;crittori tengono: perche e&longs;&longs;o incomincia da
gli elementi, & non da medicamenti. T Arguta, & dotta ueramente è la uo
&longs;tra dubitatione Morello, & tanto difficile
che diuer&longs;e &longs;olutioni &longs;ono state da diuer&longs;i da
te, ma come &longs;atisfacciano al que&longs;ito uoi l'udi
reAlcuni dicono che la medicina è cono
&longs;ciuta dal medico, & dal filo&longs;ofo, ma però
diuer&longs;amente perche il filo&longs;ofo cono&longs;ce tutte
rale, & oltra natura, in quanto che tali &longs;o
no, ma però non &longs;ono indirizzate, & meno
cono&longs;ciute in quanto che giouano alla con&longs;er
uatione, ouero alla ricuperatione della perdu
ta &longs;anità. Ma il medico, &longs;upponendo la co
gnitione del filo&longs;ofo, gli cono&longs;ce in quanto che
gli po&longs;&longs;ono recare aiuto nel &longs;anare, ouero nel
con&longs;eruare la &longs;anità, però dicono eßi che quan
do Auicenna tratta nel principio diffu&longs;amen
te de gli elementi, & de gli humori, confon
de la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. Fin qui eglino hanno detto il uero, ma non
hanno gia leuata la dubitatione, perche non
hanno re&longs;a la cagione perche incominci Aui
cenna da gli elementi, & Galeno nella co&longs;ti
tutione dell'arte (oue in&longs;egna trattare la me
dicina nell'ordine ri&longs;olutiuo) po&longs;e fine ne i me
dicamenti, da che incomincia la compo&longs;itio
ne, & come anco &longs;i puo uedere nella ri&longs;olu
tione pur hora fatta da noi. Se pure non uo
le&longs;&longs;ero dire copertamente (co&longs;a che non cre
do) che Auicenna non ha u&longs;ato ordine ueru
no, ilche &longs;arebbe molto disdiceuole, & però
credo io che egli habbia u&longs;ato l'ordine compo
&longs;itiuo, & ri&longs;olutiuo in&longs;ieme, & accioche non
ui paia strano il dire che Auicenna habbia
u&longs;ato due ordini che &longs;i oppongono l'uno all'al-
tro. Douete &longs;apere che in qualunque facultà
&longs;i uoglia, o &longs;ia arte o &longs;ia pure &longs;cienza, che &longs;i
può con&longs;iderare due maniere d'ordine, de qua
li uno s'a&longs;petta a i teoremi, ouero concetti
communi di quella facultà; l'altro che s'a&longs;pet
ta a le co&longs;e, ouero &longs;uggetto di quella facultà;
& è altra co&longs;a con&longs;iderare l'ordine de i teore
mi, altra con&longs;iderare l'ordine delle co&longs;e; &
però quando Auicenna propone di uoler trat
tare prima gli uniuer&longs;ali, & poi i particola
ri precetti dell'arte medicinale, intende de i
teoremi, & non delle co&longs;e, & qua&longs;i mi mo
&longs;tra a dito quale ordine ha da o&longs;&longs;eruare nella
medicina in quanto a i teoremi. M Che co
&longs;a intende egli per particolari Teoremi? inten
de egli le &longs;pecie ultime de teoremi? T Co&longs;i
apunto, & Galeno in&longs;ieme per elementi del
l'arte inte&longs;e le &longs;pecie de teoremi. Hora dun
que l'i&longs;te&longs;&longs;o Auicenna dice, che il &longs;uo proce&longs;&longs;o
nella medicina &longs;arà da gli uniuer&longs;ali, a &longs;em
plici, & particolari teoremi: ui dimando
quale &longs;ia quell'ordine, che &longs;erue il &longs;udetto
proce&longs;&longs;o, non è la ri&longs;olutione? adunque Aui
cenna in quanto a i teoremi &longs;erua l'ordine ri
&longs;olutiuo. M Piano un poco di gratia, non
hauete uoi detto hor hora che la ri&longs;olutione
incomincia dal fine, & che il fine è quello,
alquale tutte le co&longs;e innanzi a lui s'indirizza-
na, & che anco è quello, che prima muoue,
come potrà e&longs;&longs;ere ordine ri&longs;olutiuo quello che
incomincia da gli uniuer&longs;ali teoremi, & uà
a i particolari, e&longs;&longs;endo che nell'arte medicina
le non &longs;i puo ritrouare teorema, alquale con
uengano le proprietà del fine. T Come,
che non ui &longs;i ritroua teorema, ilquale è come
fine di tutta l'arte? Non pigliò Galeno la
diffinitione dell'arte nel libro della co&longs;titutione
dell'arte? & la ri&longs;ol&longs;e in&longs;ino alle ultime &longs;pecie
di teoremi? que&longs;to non mi potete gia negare.
Però anco Auicenna piglia que&longs;to teorema
uniuer&longs;ale dell'arte, cioè la diffinitione dell'ar
te, & la ri&longs;olue in&longs;ino nelle ultime &longs;pecie di
teoremi, & però &longs;e noi riguardiamo (come
ho gia detto) li teoremi, &longs;erua l'ordine ri&longs;o
lutiuo, come ha fatto Galeno nel libro della
co&longs;titutione dell'arte, ma &longs;e riguardiamo le
co&longs;e, noi diremo con gli altri che ei &longs;erua l'or
dine compo&longs;itiuo, & però incomincia dalle
co&longs;e piu &longs;emplici nell'arte, che &longs;ono gli elemen
ti, & douete &longs;apere che l'ordine nelle co&longs;e non
è nece&longs;&longs;ario, &longs;e una non depende dall'altra, co
me fanno nell'arte medicinale, perche (come
ben diceua Galeno) le co&longs;e compo&longs;te dependo
no dalle &longs;emplici, oue diceua che è co&longs;a da
poco prudente nel dichiarare &longs;cienza, o arte
do che le compo&longs;te dependono da e&longs;&longs;e &longs;empli
ci. Ilche cono&longs;cendo bene Auicenna, de&longs;ide
ro&longs;o di far&longs;i intendere, incominciò dalle co&longs;e
&longs;emplici, alle compo&longs;te andando; & che ui
parerebbe &longs;e ui diceßi che Galeno ha o&longs;&longs;erua
to l'i&longs;te&longs;&longs;o ordine ne i libri del metodo curati
uo? noi ueggiamo chiarißimamente che egli
o&longs;&longs;erua quelle regole lequali e&longs;&longs;o ne ha in&longs;e
gnate nel libro della co&longs;titutione dell'arte,
cioè incomincia da i Teoremi piu compo&longs;ti, &
uniuer&longs;ali, & &longs;e ne uà uer&longs;o li &longs;emplicißimi,
& particolari. Ma &longs;e con&longs;ideriamo poi le
co&longs;e, egli &longs;egue il compo&longs;itiuo, & &longs;on ben
&longs;icuro, che uoi ui marauigliarete &longs;e con Ale&longs;
&longs;andro ui dirò che Ari&longs;totele ha ancor egli
nella filo&longs;ofia naturale u&longs;ato l'ordine ri&longs;oluti
uo, & che ha detto di propria bocca uolerlo
u&longs;are quando nel quarto te&longs;to (&longs;e ben mi rac
cordo) egli dice che &longs;i deue &longs;eruare que&longs;to
ordine, cioè dall'uniuer&longs;ale, andare a i par
ticolari. Ilche interpretando Ale&longs;&longs;andro di
ce, che non debbiamo intendere per uniuer&longs;a
le l'uniuer&longs;ale in predicare, ma dobbiamo in
tendere i concetti uniuer&longs;ali, come &longs;e dice&longs;&longs;e
Ari&longs;totele, che uuole procedere da i piu com
muni concetti a quelli che &longs;ono particolari, &
co&longs;i il proce&longs;&longs;o di e&longs;&longs;o ne i concetti, &longs;arà da
anco auuertire a quello che dice Auerroe
nel prologo, noi non uederemo altro ordine
in Ari&longs;totele (parlando però quanto a i con
cetti) che quello che uà dall'uniuer&longs;ale al par
ticolare. Onde per que&longs;to ancora dobbiamo con
cludere che Ari&longs;totele in quanto a i concetti
ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, in quanto poi alle
co&longs;e ha u&longs;ato il compo&longs;itiuo. M Certamen
te &longs;e non haue&longs;te mo&longs;trato con la ragione in
mano quello che hauete detto, non &longs;olo mi
&longs;arei marauigliato, ma stupito; anzi hora
per dirui il uero stupi&longs;co, come mai la &longs;otti
gliezza del uo&longs;tro ingegno habbia potuto ri
trouare, & penetrare a &longs;i alti, & &longs;ecreti
concetti, a quali appena tirato dalla ragione
po&longs;&longs;o io accenderui. T
che da un &longs;olo, & non piu &longs;ono &longs;aputi, ma
io non &longs;on &longs;olo che habbia cono&longs;ciuta que&longs;ta
uerità. Onde ritornando a propo&longs;ito diremo
che Auicenna quanto s'a&longs;petta alli Teoremi
dell arte ha u&longs;ato l'ordine ri&longs;olutiuo, ilquale
è poco differente dalla uia diui&longs;iua &longs;econdo
Galeno. Ha u&longs;ato poi l'ordine compo&longs;itiuo
in quanto alle co&longs;e, cioè pigliando e&longs;&longs;e non in
quanto &longs;ono nel concetto commune, ma in
quanto &longs;ono parte, & &longs;emplici principij del
corpo humano. Que&longs;ta adunque al mio giu-
ditio è la cagione perche Auicenna habbia
incommciato da gli elementi, & non da i me
dicamenti. M Ha poi egli o&longs;&longs;eruato intie
ramente gli ordini che hauete detto &longs;eruare. T Non gia e&longs;qui&longs;itamente, perche &longs;e ben
riguardiamo nel proce&longs;&longs;o del &longs;udetto Auicen
na, noi uederemo che nell'uno, & nell'altro
ordine non &longs;erua in tutto in tutto quello che
douerebbe, & uorrebbono eßi ordini, & ue
deremo oltra di cio che tratta le co&longs;e in modo
tale, che confonde la parte del filo&longs;ofo con
quella del medico. M Hor &longs;ia come &longs;i uo
glia, ri&longs;oluetemi di gratia tutta l'arte medi
cinale, perche &longs;pero che que&longs;ta ri&longs;olutione mi
liberarà da molti intrichi. T Mi dimanda
te, anzi mi uolete a&longs;trignere a pigliare un
carico piu graue di quello che ui pen&longs;ate,
perche d'una ri&longs;olutione della medicina che
mi domandate &longs;arò a&longs;tretto per &longs;odisfarui a
faruene due. M Mi rincre&longs;ce certo a im
porui tanto pe&longs;o &longs;opra le &longs;palle, ma non po&longs;&longs;o
fare di meno, non uolendo re&longs;tare &longs;enza qual
che o&longs;curaggine nella mente. T Horsù fac
cia&longs;i a uo&longs;tro modo, & il tutto dica&longs;i breue
mente, ponendo che la &longs;anità è fine della me
dicina, laquale ouero che è pre&longs;ente, ouero
ab&longs;ente: &longs;upponiamo che &longs;ia pre&longs;ente, per
con&longs;eruarla fu di mi&longs;tiero di con&longs;eruare
do con&longs;eruaremo noi l'equalità? &longs;e cono&longs;cen
do le cau&longs;e effettrici di e&longs;&longs;a &longs;anità, & le cau
&longs;e parimente del &longs;uggetto di e&longs;&longs;a, ci sforzare
mo di operare talmente, che e&longs;&longs;e &longs;ieno tali,
che po&longs;&longs;ano con&longs;eruare la &longs;udetta &longs;anità; &
prima incominciaremo dalle cau&longs;e efficienti
come da piu uniuer&longs;ali, & ultime, lequali
per una certa analogia che hanno col corpo
&longs;ano, & ammalato, &longs;ono chiamate cau&longs;e &longs;a
lubri, & in&longs;alubri, de quali alcune &longs;ono
nece&longs;&longs;arie come l'aere, il cibo, il bere; al
cune altre &longs;ono meno nece&longs;&longs;arie, uoglio dire
che non &longs;ono di tanta neceßità all'huomo,
quanta le prime. & &longs;ono l'e&longs;&longs;ercitio, il &longs;on
no, le uigilie, la repletione, & euacuatio
ne, & &longs;econdo alcuni ancora il coito. M Le &longs;ei co&longs;e adunque non naturali &longs;ono
lc cau&longs;e effettrici della &longs;anità, ma ditemi qua
le di que&longs;te &longs;i dourà trattare in prima? T Per non hauere tra di loro ri&longs;petto di
primo, & ultimo, ouero di tutto, & par
te, quali &longs;ono cagioni dell'ordine, po&longs;&longs;ono
e&longs;&longs;ere trattate da cia&longs;cuno &longs;econdo che gli pia
ce. Tuttauia uolendoli dare quello piu con
ueniente che po&longs;&longs;ono hauere, deue&longs;i prima
trattare delle uniuer&longs;ali, e come in que&longs;to ha
fatto bene Auicenna cominciando dall'aere;
&longs;e &longs;i può, quando nò raccorra&longs;i al metodo;
che &longs;arà da trattare in prima delle piu cono
&longs;ciute. Trattato poi che &longs;i ha delle cau&longs;e con
&longs;eruatrici della &longs;anità, &longs;i deue di poi uenire
alle cau&longs;e del &longs;uggetto, lequali ouero che &longs;o
no materiali, ouero formali: le formali &longs;ono
le uirtù, & operationi; le materiali &longs;ono gli
elementi, & gli humori, & tra que&longs;ti &longs;i
&longs;eruarà il metodo cominciando dalle piu note
che &longs;ono le formali, & però &longs;i di&longs;tingueran
no le uirtù, & operationi nelle &longs;ue proprie
&longs;pecie, & da que&longs;te &longs;i uerrà alli materiali,
& prima &longs;i trattarà de i membri compo&longs;ti, &
poi de &longs;emplici, à quali &longs;eguiranno le tempe
rature, gli humori, & finalmente gli ele
menti; & qui farà fine la prima ri&longs;olutione,
laquale compita, non occorre che altro fac
cia il medico, &longs;e non pigliar&longs;ene le cau&longs;e con
&longs;eruatrici, & adoperarle in con&longs;eruare, &
tutte le altre che concorrono alla co&longs;titutione
del corpo &longs;ano. M Que&longs;ta è la ri&longs;olutio
ne che fece Ari&longs;totele nel &longs;ettimo della Meta
fi&longs;ica, &longs;e ben mi raccordo, laquale uoi piu
facilmente hauete e&longs;plicata, & però ui a&longs;pet
to &longs;enza indugio à fare la ri&longs;olutione della
&longs;anità che deue e&longs;&longs;ere ricuperata. T Se
la &longs;anità è ab&longs;ente, bi&longs;ogna per ricuperarla,
ta, & que&longs;to &longs;i farà co'l mezo delle cau&longs;e
efficienti della qualità, quali &longs;ono tre, la
dieta, la farmacia, & chirurgia, cia&longs;cuno
di que&longs;ti tre generi di cau&longs;e deue e&longs;&longs;ere diui&longs;o
nelle &longs;ue &longs;pecie, & da que&longs;ti poi bi&longs;ogna ue
nire à i &longs;uggetti, & con&longs;iderare la inequa
lità di eßi, lequali ò che &longs;ono nelli membri,
ò ne gli humori, ouero nelle temperature, &
finalmente &longs;i deue uenire ri&longs;oluendo que&longs;te
parti come fatto habbiamo nell'altra ri&longs;olutio
ne in&longs;ino à gli elementi; & qui fini&longs;ce la ri&longs;o
lutione della &longs;anità perduta, laquale è oppo
&longs;ita all'ordine compo&longs;itiuo, che ha &longs;eruato Aui
cenna; percioche doue fini&longs;ce e&longs;&longs;a ri&longs;olutione,
incomincia la compo&longs;itione; & perche fini&longs;ce
da gli elementi, & però da eßi comincia
Auicenna, & ueramcnte &longs;i potrebbe tolera
re Auicenna in quanto à gli ordini, al parer
mio, &longs;e non confonde&longs;&longs;e, come ho già detto,
la parte del filo&longs;ofo con quella del medico. M Qui mi na&longs;cono molte difficultà, di
co, intorno à que&longs;te ri&longs;olutioni, percioche
mi pare che uoi per fauorire e&longs;&longs;o Auicenna,
habbiate contradetto ad Ari&longs;totele, & à Ga
leno: ma per non entrare in co&longs;i profondo pe
lago uoglio quietarmi. T Ditemi di gra
tia quali &longs;ieno; perche altramente io re&longs;tarei M Purche poi non ue
ne pentiate, ogni co&longs;a andarà bene. Ari&longs;to
tele nel &longs;ettimo della metafi&longs;ica dice, che noi
dobbiamo ri&longs;oluere il fine in&longs;ino nel principio,
dalquale noi poßiamo incominciare ad opera
re, parlando de le facultà che &longs;ono con con
&longs;ultatione, cioè delle arti, & dà l'e&longs;&longs;empio
dell'ecce&longs;&longs;o della calidità, ilquale uolendolo
emendare, fà di me&longs;tiero che noi lo cono&longs;ciamo,
& non lo potiamo cono&longs;cere &longs;e non contaua
mo prima il &longs;uo &longs;uggetto, & le &longs;ue operatio
ni; ecco adunque che nella ri&longs;olutione &longs;i ante
pongono le cau&longs;e naturali, co&longs;i formali, co
me materiali, lequali concorrono à fare cono
&longs;cere e&longs;&longs;o ecce&longs;&longs;o della calidità, & cono&longs;ciuto
che habbiamo l'ecce&longs;&longs;o, debbiamo poi ri&longs;ol
uere le cau&longs;e effettrici, della &longs;anità, lequali
correggono l'ecce&longs;&longs;o nella calidità, & ne la
ritornano al proprio stato, & grado; & in
que&longs;to modo la ri&longs;olutione finirà doue incomin
cierà la compo&longs;itione. T
ho altra ri&longs;po&longs;ta di quella, che ui ho con mia
gran fatica data di &longs;opra, &longs;e alla giornata
mi occorrcrà &longs;olutione, che io giudichi douer
ui acquietare l'intelletto, non mancarò di
faruene parte. Per tanto contentateui di quel
la che detta habbiamo, & perche &longs;alua
Auicenna, & &longs;alua anco Ari&longs;totele con M Io mi contento pur
troppo della &longs;olutione che hauete data, ma
mi è paruto i&longs;trano che uoi habbiaté nella ri
&longs;olutione uoluto piu to&longs;to e&longs;&longs;ere con Auicenna,
che con gli altri, & che habbiate uoluto che
egli &longs;ia stato ordinatißimo, dico nel di&longs;porre
cia&longs;cuna parte. T Anzi ho detto che
non ha nel congiugnere le parti in&longs;ieme &longs;er
uato esqui&longs;ito ordine, ma ho fatta la ri&longs;olu
tione, laquale &longs;i oppone alla &longs;ua compo&longs;itio
ne per mo&longs;trarui in che modo egli &longs;i po&longs;&longs;a &longs;al
uare. M Hor &longs;ono contento di quello che
uolete uoi, ueniamo pure alla ri&longs;olutione del
le altre arti, & &longs;corriamo al fine. Il fine
della ca&longs;a è come gia è stato detto, cioè che
ne guardi da pioggie, & da tempe&longs;tuo&longs;i tem
pi, & da ogni &longs;orte di offen&longs;ione, che ne po&longs;&longs;a
e&longs;&longs;er fatta, ò da nemici, ouero da animali
irrationali, ò altre cagioni e&longs;teriori. Ecco
che per cono&longs;cere il fine della ca&longs;a, bi&longs;ogna
cono&longs;cere le &longs;orti delle offe&longs;e, & que&longs;ta cogni
tione non è ri&longs;olutione, ma cognitione di eßo
fine, come diceuate uoi della medicina; & qui
&longs;i deue notare che colui che ri&longs;olue, comincia
dal fine e&longs;terno non à ri&longs;olutione, ma à cono
&longs;cere, percioche è il primo ( come hauete
detto) che muoue l'intelletto alla ri&longs;olutione:
perche &longs;i come la unità non è numero, benche
fine e&longs;terno è principio della ri&longs;olutione, ma
e&longs;&longs;o però non è nella ri&longs;olutione; & percio
bene hanno detto coloro, che negarono la ri
&longs;olutione incominciare dal fine e&longs;terno, cioè
che il fine e&longs;terno &longs;i ri&longs;olue&longs;&longs;e, perche la ri
&longs;olutione incomincia &longs;olamente à ri&longs;oluere il
fine interno, quantunque dalla cognitione del
l'ultimo fine ce ne ueniamo à ritrouare gli im
mediati principij, mediati, remoti, & re
motißimi delle arti; ne starò à ri&longs;oluere la ca
&longs;a perche di &longs;opra la ri&longs;olue&longs;te uoi à pieno;
hora mò ui a&longs;petto con l'e&longs;&longs;empio della filo&longs;o
fia. T Eccolo &longs;enza indugio.
Il fine del
filo&longs;ofo naturale è il cono&longs;cere il corpo natura
le; la cui cognitione con&longs;i&longs;te nelle &longs;petie, on
de ba&longs;ta al filo&longs;ofo naturale à cono&longs;cere tutte
le &longs;petie de i corpi mi&longs;ti, co&longs;i per&longs;etti, come
imperfetti; & de perfetti co&longs;i animati, come
inanimati; & de animati co&longs;i &longs;en&longs;ibili, come
in&longs;en&longs;ibili; de &longs;en&longs;ibili co&longs;i rationali, come
irrationali, quali tutti non &longs;i po&longs;&longs;ono cono
&longs;cere &longs;enza la cognitione de i loro principij,
cioè materia, fine, forma, & efficiente, per
tanto fa di me&longs;tieri di cono&longs;cere le cau&longs;e che
le producono, gli elementi, & i principij di
eßi elementi: à talche dalla cognitione del
fine ri&longs;oluendo diuiene à ritrouare tutte le
tamente in&longs;ino à gli ultimi, & remotißimi
principij. M Con que&longs;to i&longs;te&longs;&longs;o ordine
(come ben dice Simplicio) Ari&longs;totele trattò
la Dialettica, ilquale po&longs;tosì à uoler dire del
la dimo&longs;tratione, la ri&longs;ol&longs;e à parte, à parte
in&longs;ino alli &longs;uoi primi principij. T Anzi
di piu ui uoglio dire che il Grammatico &longs;i &longs;er
ue mede&longs;imamente della ri&longs;olutione, non che
à dire de gli arte&longs;ici di qualche importanza:
percioche egli ri&longs;olue l'oratione &longs;uo proprio
fine in periodi, li periodi in elau&longs;ule, &
quelle indittioni, & le dittioni in &longs;illabe, &
le &longs;illabe in lettere, che &longs;ono proprij elcmenti
di quell'arte. M Non ri&longs;olue egli poi le
lettere nelle &longs;ue parti, cioè in A, b, c, & c. T Que&longs;ta non è ri&longs;olutione, ma è meto
do diui&longs;iuo, perche la diui&longs;ione, come ui dißi,
&longs;e ben mi raccordo, è differente dalla ri&longs;olutio
ne, perche ella diuide il genere nelle &longs;pecie, &
la ri&longs;olutione ri&longs;olue il &longs;ine in principij, che è
attione molto differente dalla diui&longs;ione. M Benche l'habbiate detto, non l'haue
ua non dimeno bene inte&longs;o &longs;ino à que&longs;t hora,
però &longs;eguite. T Fa il logico come haue
te detto, la ri&longs;olutione, & piglia il &longs;uo &longs;ine,
cioè il &longs;illogismo, & lo ri&longs;olue poiche l'ha
diui&longs;o nelle &longs;ue parti, ne' &longs;uoi principij, la
cui diui&longs;ione è che e&longs;&longs;o &longs;illogismo, ò che è pen
fetto ouero imperfetto; & l'imperfetto ò che è
indutione, ò e&longs;&longs;empio, ouero entimema: il
perfetto parimente &longs;i diuide in &longs;illogismo con
tingente, elcnchico, per dir co&longs;i, & nece&longs;
&longs;ario. Hora, poi che egli ha adoperato il me
todo diui&longs;iuo, prende cia&longs;cuna di que&longs;te par
ti, & la ri&longs;olue ne i mediati &longs;uoi principij;
come per e&longs;&longs;empio la demo&longs;tratione in princi
pij materiali, & formali, & di nuouo ado
pera la diui&longs;ione diuidendo eßi principij nelle
&longs;ue &longs;pecie, pigliando di nuouo que&longs;ti principij
gli ri&longs;olue in altri principij, cioè in prepo&longs;i
tioni, uerbi gratia, in maggiore propo&longs;itione,
in minore, & conclu&longs;ione, poiche ha diui&longs;a
la propo&longs;itione nelle &longs;ue parti, ò &longs;pecie che ne
uogliam dire, &longs;ubito ri&longs;olue cia&longs;cuna di loro
ne i &longs;uoi principij, che &longs;ono i termini della
propo&longs;itione, & qui non pa&longs;&longs;a il logico. M Non hauete di &longs;opra mai parlato tan
to chiaramente, come la ri&longs;olutione &longs;ia diffe
rente dalla diui&longs;ione, o ucramente che io non
haueua inte&longs;o; ma mi &longs;ouuiene una dubitatio
ne, perche mi pare che la diui&longs;ione &longs;ia da
e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini uniuer&longs;ali, percioche
ella ua &longs;empre al pari della ri&longs;olutione. T Non è da di&longs;prezzare que&longs;ta dubitatio
ne, ma auuertite che per due cagioni la
diui&longs;ione non ha da e&longs;&longs;er po&longs;ta tra gli ordini
uniuer&longs;ali; prima e&longs;&longs;a &longs;erue alla ri&longs;olutione,
& non può di&longs;porre un'arte, anzi alle uolte
la ri&longs;olutione potrà fare &longs;enza la diui&longs;ione,
maßime quando il fine &longs;uo è &longs;emplice, & non
ha &longs;pecie. Oltra di que&longs;to la diui&longs;ione non è
ordine, perche non ordina le co&longs;e à termine
alcuno, come fa la ri&longs;olutione i principij à i
principiati. M Di tutto hora &longs;ono capa
cißimo, andate pure auanti. T Il mate
matico ancora adopera la ri&longs;olutione, come
bene &longs;i può uedere nell'arismetica di Boetio,
ilquale ri&longs;olue un numero in un'altro, &
l'altro in un'altro, fino à tanto che diuiene alla
unità. Euclide adopera parimente la ri&longs;olutio
ne, doue parla della quantità co&longs;i di&longs;creta,
come concreta. Se ne &longs;erue parimente Proclo,
& il Campano interpreti di e&longs;&longs;o, i quali ri&longs;ol
uono le ultime paßioni ne i &longs;uoi principij fino à
tanto che diuengono alle diffinitioni, petitio
ni, & commumtà; principij indemo&longs;trabili
di quella facultà. M Come che il Mate
matico adopera la ri&longs;olutione e&longs;&longs;endo che i
principij matematici &longs;ono ugualmente noti, &
in quanto alla natura, & in quanto à noi,
& percio ua il matematico &longs;empre da i princi
pij à i principiati, & uoi uolete che adoperi
la ri&longs;olutione, il cui proce&longs;&longs;o è da i principiati
à i principij. T Non starò à dilatarmi
molto in que&longs;ta materia, come fanno alcuni,
perche il tempo è breue. Dico dunque che il
matematico &longs;i &longs;erue, & &longs;i può ragioneuol
mente &longs;eruire dell'ordine ri&longs;olutiuo, ma non
gia del metodo, cioè &longs;i &longs;erue della ri&longs;olutione
per ritrouare l'ordine che è tra la cau&longs;a, & il
cau&longs;ato, & per cono&longs;cere parimente &longs;e quelli
principij &longs;ono immediati, & cagionc di tale
effetto, & non per fare che &longs;ieno cono&longs;ciuti
eßi principij per mezo de gli effetti, ò prin
cipiati, ouero le cau&longs;e per mezo de cau&longs;ati;
&seccone un particolare e&longs;&longs;empio. Il matema
tico di&longs;corre dalla paßione po&longs;teriore, che è
che il triangolo habbia tre angoli eguali à
due retti, la qual paßione ( accioche non ne
intrichiamo, & accio anche u&longs;iamo li termi
ni matematici ) la chiamarò B. & quella
paßione che è prima di lei, la chiamarò A.
laquale è l'angolo e&longs;trin&longs;eco e&longs;&longs;ere equiualen
te à due oppo&longs;iti intrin&longs;eci. Col mezo della
ri&longs;olutione, ouero di&longs;cor&longs;o che farò dal B.
al A. non trouarò, & chiarirò a&longs;&longs;olutamen
te que&longs;ta A. ma notarò &longs;olamente que&longs;ta con
ditione, che e&longs;&longs;a A. è cau&longs;a adequata di
e&longs;&longs;a B. perche tra l'una, & l'altra non cade
mezo, & da qui uerrò in cognitione dellor
dine che dcue e&longs;&longs;ere tra loro, cioè che l'A.
e&longs;&longs;a B. & quello che noi habbiamo detto in
que&longs;to e&longs;&longs;empio applicatelo uoi à tutte le ma
tematice. M Mi piace que&longs;ta &longs;olutione,
dalla quale comprendo che ogni &longs;orte di facul
tà può e&longs;&longs;ere trattata con l'ordine ri&longs;olutiuo. T Po&longs;&longs;ono indubitatamente; anzi ui ho
detto & replico di piu, che ne&longs;&longs;uno artefice
&longs;enza que&longs;to ordine ri&longs;olutiuo può mai troua
re co&longs;a ueruna perfettamente. M
mente utilißimo, & for&longs;e piu d'ogni altro
nece&longs;&longs;ario per quello che fin qui po&longs;&longs;o uedere,
benche non ui habbia ancora udito dire tanto
de gli altri ordini, quanto hauete di que&longs;to. T Quando bene &longs;enti&longs;te tutto ciò che in
torno à gli altri &longs;i puo dire, non mutare&longs;te
mai parere, perche egli è ueramente co&longs;i,
come uoi hauete detto. Però non a&longs;pettate che
per farui parere piu degno l'ordine compo&longs;iti
uo, habbia da &longs;pendere molte parole, perche
uoi &longs;apete gia che la compo&longs;itione &longs;i oppone
alla ri&longs;olutione, & percio &longs;e ui &longs;ono due &longs;orti
( come hauete inte&longs;o) di ri&longs;olutione, è co&longs;a
ragioneuole che parimente &longs;ieno anco due &longs;pe
cie di compo&longs;itione; l'una cioè reale, & l'al
tra fatta dall'intelletto, laquale alcuni chia
mano logica compo&longs;itione, & &longs;i diuide in
compo&longs;itione di co&longs;e primi, & in compo&longs;itione
ella è quella che l'intelletto per &longs;e ste&longs;&longs;o &longs;enza
hauerne dalla natura e&longs;&longs;empio ha ritrouato;
&longs;ia mò ri&longs;olutione di teoremi, ò di co&longs;e gia
fatte, come concetti, ò altro che di que&longs;to
non curo; ba&longs;ta che la compo&longs;itione, & la ri
&longs;olutione uer&longs;ano nelle i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e, & non
&longs;ono differenti in altro, &longs;e non che il fine di
una è principio dell'altra, co&longs;i in una &longs;orte di
compo&longs;itione, ò ri&longs;olutione, come nell altra. Dobbiamo auuertire in que&longs;to luogo for&longs;e quel
lo che non habbiamo nella ri&longs;olutione reale
annotato, che tre &longs;ono le &longs;orti della compo&longs;i
tione reale, una che &longs;i fa di parti, che quan
do &longs;ono compo&longs;te, &longs;ono in luoghi di&longs;tinti, co
me è nell'animale, la carne, & l'o&longs;&longs;a, & le
altre parti, le quali compongono l'huomo,
& &longs;ono in appartati luoghi; & come anco
&longs;ono le parti della ca&longs;a che è &longs;aßi, calcina, le
gni, & &longs;imili, lequali &longs;i come &longs;ono diuer&longs;i
tra loro, co&longs;i anco occupano diuer&longs;i luoghi
nella ca&longs;a, che tutti in&longs;ieme compongono. Vi è poi un'altra &longs;orte di compo&longs;itione, nella
quale le parti del compo&longs;to &longs;ono tra loro con
fu&longs;e, ne alcuna di loro ha luogo appartato,
come &longs;arebbe per c&longs;&longs;empio la ceruo&longs;a, ò altro
&longs;imile è compo&longs;to da que&longs;te due parti, cioè
acqua, & mele, però nè l'una nè l'altra ha
ste, che piu non po&longs;&longs;ono realmente e&longs;&longs;ere &longs;e
parate. La terza &longs;orte di compo&longs;itione reale
è come quando noi diciamo che la statua è di
metallo, & di figura quadrata, come che la
statua ri&longs;ulti da que&longs;te due parti, lequali, non
&longs;ono tra loro mi&longs;te, ma non &longs;ono però ne an
che in diuer&longs;i luoghi; & que&longs;te &longs;ono dunque
le &longs;petie della compo&longs;itione reale, lequali ui
&longs;eruiranno anco alla ri&longs;olutione. La compo
&longs;itione, laquale chiamiamo fatta dall'intellet
to, potrebbe ancora e&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere diui&longs;a, hauen
do ri&longs;petto alle diuer&longs;e maniere de concetti;
ma non e&longs;&longs;endo que&longs;to tanto nece&longs;&longs;ario alla &longs;ca
la che intendiamo di fare, me la pa&longs;&longs;arò. M
perche à mio giuditio è stato detto tanto, che
ba&longs;tarebbe alla cognitione di tutti: pure à
maggiore chiarezza, poi che non accade di
replicare la diffinitione dell'ordine compo&longs;iti
uo, &longs;e mi uolete dare e&longs;&longs;empio anco di que&longs;to,
& del definitiuo ancora, &longs;iate breue, accio
che tutta l'opera uo&longs;tra hoggi non &longs;ia &longs;pe&longs;a
per conto mio &longs;olamente, che di tanto non mi
ueggio degno, ma &longs;ia per altri ancora, come
porta il douere. T
che mi loda&longs;&longs;e, &longs;e da douero dice&longs;te, ma mi
contento di &longs;atisfarui pre&longs;to, accio uoi habbiate
cij. Hora l'ordine compo&longs;itiuo è in&longs;trumen
to, come di già è stato detto, di&longs;po&longs;itiuo, il
quale adoperiamo à ridurre tutte le co&longs;e al
&longs;uo principio, & è oppo&longs;to dirittamente al ri
&longs;olutiuo: imperoche oue fini&longs;&longs;e il ri&longs;olutiuo,
iui comincia il compo&longs;itiuo, & camminano
amendue per li mede&longs;imi paßi. Nel compo
&longs;itiuo pare, che tutte le co&longs;e dependino da i
principij, & nece&longs;&longs;ariamente da quegli na
&longs;cano, & di qui ueggiamo chiaramente che
e&longs;&longs;o compo&longs;itiuo, in altro non è punto differen
te dal ri&longs;olutiuo che &longs;i &longs;ia il uiaggio da Ro
ma à Vinegia, da quello che è da Vinegia à
Roma; & &longs;i come que&longs;ti due camini &longs;ono per
una mede&longs;ima strada, ma uno &longs;i parte da un
luogo, & ua à quello, dal quale &longs;i parte l'al
tro; co&longs;i doue incomincia la ri&longs;olutione, fini
&longs;ce la compo&longs;itione, & doue, per il contra
rio comincia la compo&longs;itione, iui fini&longs;ce la ri
&longs;olutione. Ma accioche &longs;i po&longs;&longs;a uedere aper
tamente da' quali principij incomincia la com
po&longs;itione, ueggiamo di quante &longs;orti di princi
pij &longs;i ritrouano, ouero, per dir meglio, co
me Ari&longs;totele habbia diui&longs;o i principij, ilqua
le diceua nel primo libro della po&longs;teriora che
molte &longs;ono le &longs;orti de principij, cioè ò &longs;ono
principij conipleßi, ouero incompleßi, & il
po&longs;itione, & dignità, lequali &longs;ono chiamati
da gli artefici, theoremi delle arti, & que&longs;ti
tali principij di nuouo &longs;i di&longs;tinguono: percio
che ouero &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere della co&longs;a di
che &longs;ono principij, ouero che &longs;ono principij
della cognitione di e&longs;&longs;a co&longs;a, ouero anco tanto
&longs;ono principij della cognitione, come dell'e&longs;&longs;e
re. Ma perche in due modi &longs;i può hauere co
gnitioni d'una co&longs;a, ouero per uia de &longs;en&longs;i (&
que&longs;ta cognitione &longs;i chiama co&longs;i cognitione, in
quanto à noi, percioche, come ben diceua e&longs;
&longs;o Ari&longs;totele, ogni no&longs;tra cognitione ha prin
cipio da i &longs;en&longs;i) ouero può anco e&longs;&longs;ere cono&longs;ciu
ta per uia delle &longs;ue cau&longs;e, & que&longs;ta tale co
gnitione è propria della natura, & per tale ra
gione &longs;i diuidono adunque i principij della co
gnitione in principij della cognitione in quan
to à noi, & in principij della cognitione in
quanto à e&longs;&longs;a natura. Ma perche &longs;i ritroua
no principij, i quali &longs;ono principij della cogni
tione in quanto à noi, & in quanto alla natu
ra, come &longs;ono i principij matematici; quindi
na&longs;ce che &longs;i pone la terza &longs;pecie. Hora fat
ta che noi habbiamo la diui&longs;ione de i principij,
meglio &longs;arà di tra&longs;correre alla prima no&longs;tra
intentione, cioè à uedere da quale &longs;orte di
principij incominci la compo&longs;itione, ouero &longs;e
temente, ouero da appartati principij. Ma
per cono&longs;cere que&longs;ta tal co&longs;a, fa bi&longs;ogno di rac
cordar&longs;i della prima diui&longs;ione della compo&longs;itio
ne, cioè che la compo&longs;itione è oueramente rea
le, ò pure compo&longs;itione de i teoremi; & &longs;e pi
gliamo la reale, dico che incomincia da prin
cipij incompleßi, & che &longs;ono principij della
cognitione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come beni&longs;
&longs;imo nella filo&longs;ofia naturale appare, perche
ella incomincia dalla materia & forma, liqua
li &longs;ono principij dell'e&longs;&longs;ere del corpo naturale,
& &longs;ono etiandio principij della cognitione in
quanto alla natura; perche chi cono&longs;ce la pro
pria forma, & la propria materia del corpo
naturale, cono&longs;ce le &longs;ue cau&longs;e proprie, & chi
cono&longs;ce le cau&longs;e del corpo naturale ha cognitio
ne di quello &longs;econdo la natura. Può anco m
cominciare la compo&longs;itione reale da principij
incompleßi, liquali, & &longs;econdo e&longs;&longs;a natura,
& &longs;econdo noi &longs;aranno principij della cogni
tione, & dell'e&longs;&longs;ere ancora, come &longs;i può uede
re nelle matematice, nelle quali s'incomincia
dalla unità, dal punto, & &longs;i uà da que&longs;ti prin
cipij à compo&longs;ti, cioè alla linea, alla &longs;uper
ficie, al corpo triangolare, & &longs;imili. Il me
de&longs;imo &longs;i può parimente dire della compo&longs;itio
ne che &longs;i fa nelle arti, hauendo &longs;olo ri&longs;petto M
Ò bel modo di trattare. Quello che uoi tra
la&longs;cia&longs;te nella diui&longs;ione de i principi, hora lo
hauete repigliato. T Per due cagio
ni fui mo&longs;&longs;o à trala&longs;ciarlo: l'una perche io &longs;a
peuo che uoi hauendo la diui&longs;ione de i princi
pij compleßi hauere&longs;te anco trouata quella de
gli incompleßi con il uo&longs;tro acuto ingegno:
l'altra anco per i&longs;pedirmene piu to&longs;to. Hora
ueniamo alla compo&longs;itione de i teoremi, la
quale mede&longs;imamente incomincia co&longs;i nelle ar
ti, come nelle &longs;cienze, ouero, almeno inco
minciare può da qualunque &longs;orte di princi
pio, ancora che nell'arte la compo&longs;itione in
cominci per lo piu da i principij dell'e&longs;&longs;ere del
l'arte, & della cognitione in quanto à noi. M Que&longs;ta compo&longs;itione dell'arte in quan
to à teoremi, io la stimo difficile, co&longs;i nelle
&longs;cienze, come nelle arti, perche non &longs;o pun
to uedere &longs;e alcuno habbia trattato facultà
alcuna &longs;econdo que&longs;to ordine. T La
difficultà non leua la poßibilità, come uoi &longs;a
pete, anzi eredo io che non &longs;ia &longs;olo difficile,
ma difficilißima, perche è grandißima difficul
tà à raccorre tutti i teoremi, diffinitioni, &
finalmente tutti i principij compleßi di una fa
cultà. Ma que&longs;to ui ba&longs;ti per hora in quan
to &longs;i a&longs;petta a i principij, da quali incomincia
sta materia haurebbe di bi&longs;ogno d'un lungo
parlare, ma il tempo non ce lo comporta; &
&longs;appiate che la compo&longs;itione &longs;ia ò reale, oue
ro fatta dall'intelletto è molto piu difficile nel
le arti che nelle &longs;cienze, perche ella è piu na
turale che artificiale, percioche la natura i&longs;te&longs;
&longs;a l'ha prodotta, &longs;i come le altre &longs;ono pari
mente piu artificiali, perche dall'huomo inge
gno&longs;o paiono &longs;enza e&longs;&longs;empio e&longs;&longs;ere stati troua
ti; hor dunque la difficultà della compo&longs;itione
nelle arti na&longs;ce &longs;pecialmente perche la natura
ne è stata inuentrice, laquale non incamina
le co&longs;e per altri ordini che per il compo&longs;itiuo,
& l'huomo imitando nello &longs;criuere e&longs;&longs;e co&longs;e &longs;e
gue co&longs;i fatto ordine bene &longs;pe&longs;&longs;o, come nella fi
lo&longs;ofia naturale fa Ari&longs;totele, ilquale inco
mincia dalla materia, forma, & priuatione,
& primo motore, de' quali egli tratta ne i li
bri della fi&longs;ica: dipoi uenne alla &longs;econda na
tura, cioè à gli elementi in quanto che &longs;o
no parte del mondo, & al &longs;econdo moto
re, che è il cielo, di che egli tratta ne i libri
del cielo; d'onde di&longs;cendendo uiene alla terza
natura, chc &longs;ono gli elementi, in quanto che
uengono alla mi&longs;tione de' quali tratta ne i li
bri della generatione, & corrottione, da' qua
li principij finalmente &longs;e ne pa&longs;&longs;a poi à princi-
tratta nelle meteore, & di qui a&longs;cende à piu
perfetti mi&longs;ti, che &longs;ono i minerali, dipoi &longs;e
ne uà à piu perfetti, che &longs;ono animati, & que
ste &longs;ono le piante, dalle quali diuiene à piu
perfetti ancora, che &longs;ono gli animali irratio
nali, & finalmente diuiene all huomo, che tra
tutti i mi&longs;ti tiene il principato. M Lo
dato &longs;ia Iddio, da che noi &longs;iamo il fine delle
co&longs;e naturali, contra la uoglia di alcuni, che
pure &longs;i sforzano di mo&longs;trare, che l'huomo è il
piu imperfetto animale che &longs;i ritroui nel mon
do. T Parlo io della &longs;pecie dell'huomo,
non gia de particolari de' quali parlarono que
gli, che uoi dite, con i quali anche &longs;ono io. Cono&longs;co io de gli huomini à cui pare che di&longs;piac
cia di e&longs;&longs;ere huomini, & però &longs;i trasformano
in diuer&longs;i altri animali, à tale che rimangono
&longs;olo huomini di nome; perche dimenticati di
e&longs;&longs;ere huomini, altri operano come porci, al
tri come lupi, & altri come altri animali,
& però &longs;ono piu infelici d'ogni &longs;orte d'animali. M
ma d'alcuni altri che hanno uoluto mo&longs;trare
dal na&longs;cimento, che l'huomo è il piu imperfet
to d'ogni altra &longs;orte d'animali: e&longs;&longs;o na&longs;ce nu
do, piagnendo, inetto per lungo tempo à nutrir
&longs;i & à chiedere il nutrimento, & altre co&longs;e T Meno niegano que&longs;ti che la &longs;pe
cie dell'huomo non &longs;ia piu perfetta di quella
de gli altri animali, benche dimo&longs;trino alcuni
accidenti d'imperfettione nell'huomo, liquali
non &longs;i ritrouano ne gli altri animali, percio
che la perfettione è &longs;u&longs;tantiale, & non acci
dentale. M Mi piace, hor ritorniamo
al no&longs;tro propo&longs;ito. T
l'e&longs;&longs;empio dell'ordine compo&longs;itiuo nella filo&longs;ofia
naturale, & percio ne re&longs;ta che noi l'applichia
mo ancora all'arte medicinale. Incomincia
adunque l'ordine compo&longs;itiuo nella medicina
dal fine del filo&longs;ofo, & da que&longs;to ua alla par
te di cu&longs;todire la &longs;anità pre&longs;ente, & ri&longs;taura
re la per&longs;a, & da que&longs;ta uiene à quella, che
ne dà à cono&longs;cere l'infirmità, & &longs;intomi, &
di qui partendo tra&longs;corre alla parte de pre&longs;a
gi, & &longs;ogni, & finalmente alla curatione,
& qui &longs;ono per farui auuertito d'una &longs;ola co
&longs;a, & poi porrò fine à que&longs;ti due ordini. Percio l'ordine compo&longs;itiuo è differente da i
metodi, percioche l'ord
da quegli principij, che &longs;ono
natura per primi, &longs;e bene mede&longs;imamente &longs;o
no anco cono&longs;ciuti da noi, & il metodo &longs;em
pre incomincia da quegli principij che &longs;ono à
noi prima cono&longs;ciuti, &longs;e bene in&longs;ieme &longs;ono an
che cono&longs;ciuti dalla natura. M Que&longs;to
fi&longs;ica, che la uia, cioè metodo &longs;empre inco
mincia dalle co&longs;e, che &longs;ono piu note à noi, &
l'ordine da quelle che &longs;ono piu note alla natu
ra. T
to mi pare degno di e&longs;&longs;ere con&longs;iderato intorno
all'ordine compo&longs;itiuo, la&longs;ciando molti e&longs;&longs;em
pi, che ui potrei addurre, perche gli hauete
nella ri&longs;olutione, & percio trapaßiamo al
la diffinitione, & di e&longs;&longs;a breuemente parlia
mo. L'ordine diffinitiuo adunque, che di&longs;&longs;o
lutione, & ri&longs;olutione è chiamato da alcuni
come appo Galeno &longs;i può uedere nel principio
dell'arte medicinale, non è altro in &longs;omma che
uno i&longs;trumento, ilquale noi adoperiamo à di
&longs;porre, & riduurre tutte le co&longs;e al mezo; &
perche nel fare que&longs;to effetto pare che ri&longs;oluia
mo, & diuidiamo e&longs;&longs;o mezo, che è la diffini
tione, da molti è stata chiamata & ri&longs;olutio
ne, & diui&longs;ione, & ecco come pare che ri&longs;ol
uiamo, & diuidiamo la ri&longs;olutione. Pigli&longs;i
la ca&longs;a per e&longs;&longs;empio, la quale non è altro che
uno edificio, che guarda (come detto habbia
mo) & con&longs;erua l'huomo da ogni &longs;orte di of
fe&longs;e e&longs;terne, & que&longs;to è il mezo, il quale &longs;i
&longs;cioglie, & diuide in parti, come &longs;e &longs;i deue
guardare da pioggia, fa di me&longs;tiero che guar
di il tetto. Se da nemici, bi&longs;ogna che habbia
parti, à tal che pare apunto che la diffinitio
ne &longs;ia ri&longs;olutione del tutto in parte. M
Hebbero adunque qualche ragione à doman
darla ri&longs;olutione, ouero di&longs;&longs;olutione, ò diui
&longs;ione. T Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i&longs;cu&longs;ati, ma non
gia lodati, perche ueramente deue&longs;i chiama
re ordine diffinitiuo. M Quando dite
che la diffinitione ordina tutte le co&longs;e al mezo,
intendete alla diffinitione, ouero al definito? T Intendo all'uno, & all'altro, perche
&longs;e &longs;i riducono alle parti, &longs;i riducono al tutto,
&longs;e al tutto, anco alle parti: onde non faccia
mo capitale à dire piu à uno, che à un' altro,
purche intendiate che &longs;i cauino tutte le parti
dalla diffinitione, come &longs;i fanno le linee dal
centro alla circonferenza. Piu chiaro e&longs;&longs;em
pio non &longs;i può hauere che da Galeno nell'arte
medicianle, oue egli dice che la medicina è
&longs;cienza de corpi &longs;alubri, in&longs;alubri, & neu
tri, & diuide poi cia&longs;cuno di que&longs;ti in &longs;egni,
cau&longs;e, & corpi, & que&longs;ti in parti. M
è chiarißimo e&longs;&longs;empio certo, ma non è meno
chiaro quello della filo&longs;ofia, cioè la filo&longs;ofia na
turale è cognitione delle co&longs;e naturali, e&longs;&longs;e &longs;o
no principij, & principiati, i principij, o che
&longs;ono propinqui, ò remoti, ò remotißimi, in
principiati, ò &longs;ono perfetti, ò imperfetti, ò
li, ò in&longs;en&longs;ibili; &longs;e &longs;en&longs;ibili, ò rationali, ò ir
rationali, & la maggior parte di eßi in altre
parti ancora &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;membrare, & co&longs;i chia
ramente &longs;i ottiene l'e&longs;&longs;empio di cio che uoi ha
uete detto al parer mio. T Et innanzi
che piu oltre noi paßiamo, deue&longs;i anco auuerti
re che la diffinitione, in quanto che è ordine,
ne &longs;erue à trattare, & ordinare tutta la &longs;cien
za, cioe à numerare tutti i capi, che tutta la
facultà in &longs;e steßi comprendono; & con tut
to che il proprio &longs;uo &longs;ia di preporre, & ordi
nare le parti della facultà di che è diffinitione,
non re&longs;ta però, che ancora &longs;eco non mi apporti
cognitione anco del diffinito, & che in uniuer
&longs;ale non mi faccia uedere tutta la facultà, di
mo&longs;trandomi come tutto quello che &longs;i tratta
nell'arte, ouero &longs;cienza di che è diffinitione, ci
riducono ad e&longs;&longs;a come ad un principio, dal qua
le ordinatamente ogni co&longs;a depende, ilche non
auuiene nel metodo diffinitiuo; percioche alla
diffinitione metodica non &longs;i riferi&longs;cono tutte le
parti dell'arte, ò &longs;cienza che ne uogliam dire,
come &longs;i riferi&longs;cono a e&longs;&longs;o ordine diffinitiuo. Et percio in que&longs;to &longs;ono tra loro differenti, &
di qui anche appare come molti &longs;i &longs;ono ingan
nati, liquali uedendo una parte dell'arte di
cbiarata con la diffinitione, hanno creduto che
tiuo: benche fo&longs;&longs;e trattata &longs;otto l'ordine com
po&longs;itiuo, come auuiene nel &longs;econdo della fi&longs;ica
oue Ari&longs;totele diffini&longs;ce la natura.
dendo alcuni, &longs;enza pen&longs;are che differenza
fo&longs;&longs;e tra l'ordine diffinitiuo, & il metodo,
di&longs;&longs;ero che e&longs;&longs;o Ari&longs;totele nella filo&longs;ofia natu
rale u&longs;aua l'ordine diffinitiuo. è ancora l'or
dine diffinitiuo differente da gli altri ordini,
come ne gli e&longs;&longs;empi facilmente &longs;i è potuto ue
dere, & &longs;e altra differenza non ui fo&longs;&longs;e mai,
ui è almeno que&longs;ta, che l'ordine compo&longs;itiuo
ordina tutte le parti della facultà, di che è or
dine, al &longs;uo principio, & il ri&longs;olutiuo al &longs;uo
fine, & e&longs;&longs;o diffinitiuo al mezo. è anco diffe
rente da gli altri in que&longs;to, perche e&longs;&longs;o inco
mincia dalla diffinitione come dal tutto, & ua
uer&longs;o cia&longs;cuna parte, & particella di e&longs;&longs;o; &
il compo&longs;itiuo incominciando da i principij re
motißimi, ua ordinando tutte le parti in&longs;ino
alle co&longs;e piu ba&longs;&longs;e, & al fine finalmente, &
la ri&longs;olutione principiando dal fine, ua ordinan
do a parte a parte in&longs;ino alle parti remotißi
me. è parimente differetne e&longs;&longs;o ordine diffini
tiuo dal ri&longs;olutiuo, perche è inetto a ritroua
re le co&longs;e come è parimente il compo&longs;itiuo, in
che può molto il ri&longs;olutiuo. Supera anco il
diffinitiuo il compo&longs;itiuo, perche e&longs;&longs;o co'l &longs;uo
cultà. Onde adunque potiamo dire che la dif
finitione non &longs;ia punto inferiore a gli altri or
dini. M Voi certo nel dimo&longs;trare che
l'ordine diffinitiuo è differente da gli altri ha
uete u&longs;ato mirabile artificio, perche in&longs;ieme,
in&longs;ieme hauete anco dimo&longs;trato le differenze
che &longs;ono tral ri&longs;olutiuo, & il compo&longs;itiuo. T Dapoi che io ueggio che uoi &longs;iate ca
pacißimo & delle diffinitioni de gli ordini, &
delle loro differenze, & di tutte quelle diffi
cultà, che per la cognitione loro da noi &longs;ono
state prepo&longs;te, porremo hormai fine a gli or
dini, la&longs;ciando da parte molti e&longs;&longs;empi, che po
treßimo addurre, & della diffinitione, & del
la compo&longs;itione, &longs;i come di gia habbiamo ad
dutte della ri&longs;olutione, non uietandoui però
il chiedere &longs;e in qualche co&longs;a dubitate; Tra
&longs;portando dunque il dire de i metodi à un'al
tro giorno, andaremo &longs;econdo il no&longs;tro u&longs;o a
trouare quegli, che ne a&longs;pettano. M
La&longs;ciato da parte il ringratiarui con belle pa
role, perche io sò quanto uoi &longs;iate inimico del
le cerimonie, & che ui contentate del buon
animo, andate che ui farò compagnia, poi
che hora altro non mi occorre, & &longs;e mi occor
rerà co&longs;a ueruna chiederouui a baldanza aßi
no a i metodi. T Per non tenerui lun
gamente &longs;u&longs;pe&longs;o, mi ba&longs;ta a&longs;&longs;ai che mi hab
biate accompagnato fin qui di fuora, la&longs;cia
teui riuedere dimani alla mede&longs;ima hora, che
delli gradi della no&longs;tra Scala, ò Metodi che ne
uogliam dire a pieno ragioneremo; et perdona
co, percioche debbo ui&longs;itare alcuni, che non uo
gliono da' &longs;colari e&longs;&longs;er ueduti. M Al
manco haue&longs;te detto alcune, perche le donne
s'imaginano lo &longs;colare e&longs;&longs;ere animale fanta&longs;ti
co, per la diffinitione che gli hauete aßi
gnata uoi altri dottori et però non
gli introducono uolentieri:
hora andate pure che
io non uoglio im
pedire i
uo
stri negocij. Iddio ui ac
compagni. T
Et a uoi doni
ogni con
tento.
&longs;t' opera &longs;ia
intitolata
Scala delle
&longs;cienze, &
arti.
la diui&longs;io
ne.
to delle do
ttrine onde
na&longs;ca.
to onde de
penda.
gli in&longs;tru
menti, cir
ca alle
ze
gli
menti
te &longs;ieno.
Scala.
quanto &longs;ia
nce&longs;&longs;ario
enel tratta
delle &longs;cien
ze.
uentrice
l'ordine.
ne dell'or
dine.
prio, & im
proprio.
uer&longs;ale.
ticolare.
tione del
l'ordine.
ne e&longs;&longs;entia
le.
ne acciden
tale.
&longs;entiale è di
due &longs;orti.
tiene ordi
ne.
ne, compo
pofitione,
& ri&longs;olutio
ne, come
&longs;ieno di&longs;tin
te.
ordinate
quante &longs;ie
no &longs;econ
do Galeno.
che la dot
trina non è
ordine, &
che la diffi
nitione,
po&longs;itione
& ri&longs;olutio
ne &longs;ono or
dini, & non
dottrine.
ni delle co
&longs;e.
&longs;olutiuo,
onde co
minci.
po&longs;itiuo
diffinitiuo,
non &longs;ono
&longs;uperflui
m
rij.
la Medici
na.
&longs;olutiuo,
piu utile
di tutti.
deue e&longs;&longs;er
imitatore
della Natu
ra.
tione è
pre
de gli ordi
ni.
ordinata
ad un'altra
èmen de
gna diquel
la, à che è
&longs;u bordina
ta.
&longs;olutione
non &longs;ia &longs;ot
topo&longs;ta al
la compo
&longs;itione, &longs;i
proua con
&longs;alde ragio
ni.
gione gli
ordini
po&longs;&longs;ono e&longs;
&longs;ere piu di
tre.
dell'ordine
ri&longs;olutiuo.
dell'ordi-
ne compo
&longs;itiuo.
ne, che de
noti.
tra la ri&longs;o
lutione rea
le, & quel
la fatta dal
l'intelletto
propria.
ne impro
pria.
za tra la ri
&longs;olutione
propria, &
perfetta; et
a imperfet
ta, & im
propria.
ne logica,
qual &longs;ia.
ni u&longs;ate da
Galeno, &longs;e
condo alcu
ni.
do del me
dicare, co
me s'impa
rino.
co&longs;a &longs;ia.
ne di teo
remi, on
de comin
ci.
ti.
quanti mo
di &longs;i puo
chiamare,
leno.
diffinitio-
ne del fine
conuenga
alle opera
tioni.
ne da qual
&longs;pecie di fi
ni comin
ci.
dell'ordine
ri&longs;olutiuo.
non natura
li, quali &longs;ie
no.
&longs;olue un
bel dubbio
ti d'ordine
&longs;i puo con
&longs;iderare in
ogni arte,
ò &longs;cienza.
particolari,
quali &longs;ieno
appre&longs;&longs;o
Auicenna.
quando nel
le co&longs;e non
è nece&longs;&longs;a-
rio.
to da Ari
&longs;totele.
cau&longs;a Aui
cenna, ha
comincia
to da gli e
lementi, &
non da'me
dicamenti.
ne dellame
dicina.
fettrici del
la &longs;anità.
non natu
rali, con
qual ordi
ne &longs;i deue
no tratta
re.
me &longs;i ricu
pera.
biamo fare
la ri&longs;olutio
ne, &longs;econ
do Ari&longs;to
tele.
ne &longs;i co-
minci à ri
&longs;oluere, &
da qual co
no&longs;cere.
filo&longs;o&longs;ico
circa alla ri
&longs;olutione.
con quale
ordine fu
trattata da
Ari&longs;totele.
ne del Gra
matico.
ne del Lo
gico.
do camina
no in&longs;ie
me la Diui
&longs;ione & la
ri&longs;olutio-
ne.
perche no
deue e&longs;ler
po&longs;ta tra
gli ordini
uniuer&longs;ali
ne mate
matica.
della ri&longs;o
lutione.
tico &longs;i può
&longs;eruire del
l'ordine ri
&longs;olutiuo,
ma
metodo.
tione, di
quante &longs;pe
cie &longs;ia.
trala com
po&longs;itione,
& la ri&longs;olu
tione.
tione reale
di quante
&longs;orti &longs;ia.
della diffe
renza tra
l'ordine
po&longs;itiuo, et
il ri&longs;oluti
uo.
di quante
&longs;ortifieno.
modi &longs;i
può haue
re cogni
tion d'una
co&longs;a.
tematici.
&longs;itione è
piu diffici
le nelle ar
ti, che nel
le &longs;cienze,
& perche.
nutoda A
ri&longs;totele
nel dimo
&longs;trare la fi
lo&longs;ofia na
turale.
tione del
l'huomo.
po&longs;itiuo
de comin
ci.
tral'ordine
compo&longs;iti
uo, & il
metodo.
finitiuo
che co
ne della
medicina,
leno.
ne della fi
lo&longs;ofia.
rali qual &longs;ie
no.
ne, à che
co&longs;a &longs;erua
finitiuo, co
me differi
&longs;ca da gl'al
DELLE SCIENZE,
ET ARTI,
DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,
DALL'ECCELLENTE MEDICO
MORELLI.
SETTION SECONDA.
INTERLOCVTORI.
tempo M
& apunto quando io pen&longs;a
uo intorno alli gradi della no
stra Scala, ui &longs;entij doman
dare &longs;e io ero in ca&longs;a, & diceuo tra me mede
&longs;imo &longs;e il Morello hora ueni&longs;&longs;e, potreßimo ap
plicare gli gradi a i poggi, che di gia diriz
zati habbiamo, & a tutta la Scala porre hor M Con que&longs;to de&longs;iderio &longs;o
no uenuto ancora io, & però &longs;enza indugio
potrete incominciare quando ui piaccia, che
tutto cio sta a Voi. T Sedete adun
que, & per diruela non mi piace che &longs;carichia
te uoi, per caricare poi me, ma che ogni uno
&longs;o&longs;tenga la parte &longs;ua. M Non mi fa
rò in dietro quando bi&longs;ognerà, incominciate
pure. T Gli ordini adunque, che gia
&longs;ono stati de&longs;critti da noi, furono ritrouati per
riparare a uno di due bi&longs;ogni delle &longs;cienze; &
arti, cioè a quello della di&longs;po&longs;itione, & hora
fa bi&longs;ogno di &longs;atisfare all'altro, che è il di
chiarare le co&longs;e o&longs;cure, & fare in modo, che
&longs;ieno uedute: la qual co&longs;a faremo u&longs;ando gli
i&longs;trumenti dichiaratiui, i quali &longs;ono di piu &longs;or
ti, cioè ò che danno uera &longs;cienza, & fanno
cono&longs;cere ueramente la co&longs;a, che dichiarano,
& que&longs;ti &longs;ono da Greci, & Latini chiamati
Metodi, ouero che ne danno di e&longs;&longs;a una certa
imperfetta cognitione, & que&longs;ti chiamaremo
i&longs;trumenti i&longs;perimentali, de' quali parlaremo
ultimamente. Il Metodo &longs;i piglia, in molti
modi, &longs;i come &longs;i può uedere per Ari&longs;totele,
che lo piglia nel primo te&longs;to della fi&longs;ica per
ogni &longs;orte di &longs;cienza, & il mede&longs;imo anche
nella topica &longs;otto que&longs;to nome compre&longs;e tutte
le arti, dicendo che l'arte che egli hauea tra
utile, & qua&longs;i come uia à tutti i metodi, cioè
à tutte le arti, & &longs;cienze. Galeno ne i libri
intitulati Del Metodo lo pre&longs;e per l'arte sì,
& &longs;pecialmente nel nono del Metodo lo pigliò
per l'arte della logica, nella quale &longs;i trattano
tutti quei documenii, che &longs;eruono, & reggo
no tutte le tre operationi dell'intelletto. Hora
benche &longs;ieno molte parti della logica, alle qua
li &longs;i potrebbe e&longs;tendere que&longs;to nome, non di
meno noi chiamaremo Metodi que&longs;ti quattro
i&longs;trumenti, cioè ri&longs;olutione, diffinitione, de
mo&longs;tratione, & diui&longs;ione, liquali &longs;ono stati
celebrati, & anche connumerati da Ammo
nio nel prohemio di Porfirio; & Platone, che
douea dir prima, parimente gli conobbe, &
molto li commendò & in quanta stima li hab
bia hauuti Galeno uoi lo &longs;apete. Ale&longs;&longs;andro
Aphrodi&longs;eo ne' libri della Po&longs;teriora fa &longs;imil
mente mentione di que&longs;ti quattro ordini, tut
tauia celebrandogli per utili, & nece&longs;&longs;arij a
tutte le &longs;cienze. Per tanto pigliare hormai
potremo il metodo per gli quattro i&longs;trumenti
gia detti; percioche non e&longs;&longs;endo loro altro
ehe un certo di&longs;cor&longs;o, cioè uia, per la quale
di&longs;corre l'intelletto da un termine all'altro; &
Metodo nome Greco nel no&longs;tro linguaggio al
tro non ri&longs;uona &longs;e non uia, molto e&longs;&longs;o nome
mo che co&longs;a è uia, laquale non pare altro al
mio parere, che quello &longs;patio che fra due ter
mini &longs;i contiene, di modo che è nece&longs;&longs;ario, ò
che ella &longs;ia diritta, ouero obliqua, & quella
uia è diritta, che tra due termini è più breue
che e&longs;&longs;er può, & che è ueduta tutta da qua
lunche per e&longs;&longs;a cammina, tanto &longs;e &longs;i ritroua
nel principio come nel mezo, & come nel fi
ne: & la obliqua per il contrario. Onde do
uendo&longs;i trattare una co&longs;a metodicamente è
molto piu conueneuole che &longs;ia trattata per uia
retta, che per obliqua, perche &longs;i come le co
&longs;e naturali, &longs;e &longs;ono nello stato &longs;uo proprio &longs;en
za e&longs;&longs;ere alterate, ouero intricate con altre,
&longs;empre fanno il &longs;uo moto diritto, ò che a&longs;cen
dono, ouero che di&longs;cendono, ne mai faranno
moto obliquo, &longs;e non &longs;ono, come io dico,
fuora della propria natura; co&longs;i parimente
deue studiare colui di fare che di e&longs;&longs;e trat
ta, trattandone per una uia, che &longs;ia diritta
quanto piu e&longs;&longs;er po&longs;&longs;a, laqual co&longs;a non appor
terà minore commodità à lui di quello che
apporta il cammino diritto al uiandante. Il metodo dunque, co'l quale &longs;i hanno da trat
tare le facultà è una uia diritta, & non obli
qua, ne con piu facilità &longs;i potrebbe trattare
facultà alcuna, ne parimente con piu breuità,
ta è la piu breue che &longs;i po&longs;&longs;a fare tra li due
termini. M
de&longs;ciuere co&longs;a alcuna metodicamente la de&longs;cri
uerà piu breuemente, piu dirittamente, &
piu facilmente che &longs;ia poßibile. T Co&longs;i
è. Li metodi adunque &longs;ono quattro, cioè di
mo&longs;tratione, diui&longs;ione, diffinitione, & ri&longs;o
lutione, i quali in quanto che &longs;eruono alle
&longs;cienze, & arti, ouero &longs;ono adoperati dal
l'artefice; &longs;ono i&longs;trumenti: di modo che dire
poßiamo, che il metodo dichiaratiuo è in&longs;tru
mento, che adoperiamo nelle &longs;cienze, & ar
ti à uenire in cognitione de i problemi per ac
qui&longs;tare di eßi la &longs;cienza camminando &longs;empre
da una co&longs;a cono&longs;ciuta, a una co&longs;a, che non
&longs;i cono&longs;ce. M Que&longs;ta è la de&longs;crittione
del metodo. T
M Il
metodo adunque è da gli ordini differente,
perche di e&longs;&longs;o ce ne &longs;eruiamo in cono&longs;cere quel
lo che noi
&longs;appiamo; & l'ordine ne &longs;eruiua &longs;olamente a
di&longs;porre le co&longs;e di gia &longs;apute; & punto non
u'ingannate quando uoi dite, che inue&longs;tighia
mo la co&longs;a, che non &longs;apemo, per mezo della
co&longs;a che &longs;apemo, percioche dice Ari&longs;totele
che ogni no&longs;tra cognitione &longs;i fa da una preco
gnitione. T Co&longs;i sta.
Diuide&longs;i il
M Innanzi che piu oltre uoi tra&longs;corria
te, ditemi di gratia a che fine hauete detto
nella de&longs;crittione del metodo, per acqui&longs;tare
la &longs;cienza de i problemi, ouero cognitione
perfetta, immutabile, & certa. T Ac
cio fo&longs;&longs;e diui&longs;o il metodo da gli i&longs;trumenti i&longs;pe
rimentali, perche eßi, come poi diremo, non
ne danno altro che una certa peritia, ouero
opinione, & non &longs;cienza, come fanno i me
todi. M Bene, ho inte&longs;o e&longs;&longs;a diffinitio
ne, &longs;eguire à uo&longs;tro bell'agio. T Gia
dißi, che le &longs;pecie de i metodi &longs;ono quattro,
& hora ui dimo&longs;trarò che non &longs;ono ne piu ne
meno, &longs;i con autorità, come anche con ragio
ne. Ammonio tra Paripatetici Filo&longs;ofo &longs;i
gnalato nel prohemio de predicabili, dice e&longs;
&longs;erui quattro metodi. Porfirio nel mede&longs;imo
luogo l'i&longs;te&longs;&longs;o conferma. Ari&longs;totele padre del
la filo&longs;ofia, & de' filo&longs;ofi nel primo libro del
l'anima, & in altri luoghi ancora, numerò
&longs;olamente i quattro gia detti metodi. Con ra
gione parimente &longs;i puo dimo&longs;trare i metodi
non e&longs;&longs;ere piu di quattro, ne meno, percio
che non e&longs;&longs;endo altro il trattare metodicamen
te alcuna co&longs;a, che trattarla breuemente, chia
ramente, & dirittamente, e co&longs;a conuene
uole che e&longs;&longs;a &longs;ia dichiarata in quel modo che
uemente, non potrebbe e&longs;&longs;ere trattata, & di
chiarata, ilche e&longs;&longs;endo bi&longs;ogna che li metodi
&longs;ieno tali, che po&longs;&longs;ano trattare & dimo&longs;tra
re, & dichiarare le co&longs;e, come naturalmen
te stanno. Qualunque co&longs;a &longs;i puo cono&longs;cere,
ouero come ella è naturalmente &longs;enza acciden
ti, ouero in&longs;ieme con gli accidenti &longs;uoi, & per
&longs;apere la natura di que&longs;ti due, &longs;i &longs;ogliono fa
re que&longs;ti quattro que&longs;iti, &longs;i come Ari&longs;totile
nel &longs;econdo della Po&longs;teriora ne dimo&longs;tra; due
cioè della co&longs;a &longs;emplice &longs;enza accidente, che
&longs;ono &longs;i è, & che co&longs;a è, gli altri due della co
&longs;a con gli accidenti in&longs;ieme, cioè che &longs;ia co&longs;i,
& perche &longs;ia co&longs;i. Gli accidenti &longs;ono di due
&longs;orti, altri cioè che accompagnano &longs;empre la
co&longs;a i&longs;te&longs;&longs;a, & altri nò, ma auuengono ad e&longs;
&longs;a co&longs;a per qualche cagione e&longs;trin&longs;eca, & di
que&longs;ti ultimi non parliamo noi, ma di quegli
che &longs;ono accidenti proprij di e&longs;&longs;a co&longs;a; onde
quando que&longs;ti accidenti non &longs;ono cono&longs;ciuti,
che proprij &longs;ieno di quel &longs;uggetto, oue &longs;i ri
trouano, fa bi&longs;ogno di hauere uno i&longs;trumento,
che ne lo dimo&longs;tri, & que&longs;to e la dimo&longs;tratio
ne, della quale non ne &longs;eruiamo in altro che
nel dimo&longs;trare e&longs;&longs;o proprio accidente, ouero
paßione e&longs;&longs;ere di quel &longs;uggetto, di che egli è
proprio; ilche fare noi non potiamo &longs;enza la
cognitione del &longs;uggetto. Onde fa di me&longs;tieri
che la natura di e&longs;&longs;o &longs;ia prima cono&longs;ciuta, la
quale non è altro che materia, & forma;
percioche alla demo&longs;tratione precede il meto
do diffinitiuo, che ne dà il proprio genere, che
è in uece di materia, & la propria differen
za, laquale rappre&longs;enta la propria forma,
di modo che è nece&longs;&longs;ario chi uuole cono&longs;cere il
genere proprio, che cono&longs;ca il genere &longs;uperio
re, cioè generalißimo, ilquale con un'altro
i&longs;trumento ritrouiamo, che è il metodo ri&longs;olu
tiuo. Con la diui&longs;ione poi &longs;membriamo e&longs;&longs;o ge
nere generalißimo nelle &longs;ue parti, per ritro
uare il proprio genere della co&longs;a, di che cer
chiamo la propria e&longs;&longs;enza, & finalmente la
propria paßione, di modo che prima adoperia
mo il metodo ri&longs;olutiuo co'l quale dalle &longs;pecie
&longs;pecialißime caminiamo al genere generalißi
mo, & dal genere generalißimo co'l metodo
ri&longs;olutiuo di&longs;cendiamo alle &longs;pecie &longs;pecialißime:
co'l diffinitiuo dichiariamo poi l'e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;a
&longs;pecie, & co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;triamo le
proprie paßioni di detta &longs;pecie. M Co'l
ri&longs;olutiuo adunque trouiamo il genere commu
ne, come à dire che l'huomo è &longs;u&longs;tanza, &
con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione del piu
proßimo genere, che &longs;arà che l'huomo è ani
male. Determiniamo poi co'l diffinitiuo la
rationale mortale; co'l demo&longs;tratiuo dimo&longs;tria
mo la paßione, cioè che ri&longs;ibile, è proprio
dell'huomo. T Ben &longs;apete, & in que&longs;ta
gui&longs;a hauemo ritrouato dell'huomo quello che
&longs;i può ritrouare, cioè che co&longs;a &longs;ia, & che &longs;ia
co&longs;i, & perche &longs;ia co&longs;i, &longs;upponendo che &longs;ia,
& quello che &longs;i è detto dell'huomo &longs;i può pa
rimente applicare a ogni altra co&longs;a, ne piu ne
meno di quello che di e&longs;&longs;o gia fatto habbiamo. & di qui potete anco comprendere che li me
todi non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er piu, ne meno di quat
tro, come dimo&longs;trato hauemo. Hora da que
ste uniuer&longs;alità dichiarate de i metodi, di&longs;cen
diamo à particolare dichiaratione, quando pe
rò ui &longs;ia in piacere. M Anzi de&longs;ide
ro &longs;ommamente que&longs;to, & certamente lo ri
putarò per &longs;ingolarißimo fauore. T In
cominciaremo adunque dalla demo&longs;tratione,
come quella che, prima &longs;i offeri&longs;ce all'animo no
stro, laquale è metodo che adoperiamo per
uenire da una co&longs;a pale&longs;e, & cono&longs;ciuta in
cognitione di una, che naturalmente era in
gnita, & occulta, cioè la dimo&longs;tratione ne
&longs;erue a cono&longs;cere una co&longs;a naturalmente inco
gnita co'l mezo però d'una che cono&longs;ceuamo. M Se uoi ne darete l'e&longs;&longs;empio ben che io
intenda que&longs;ta diffinitione, non dimeno all'ho-T Ha
uete pre&longs;cia dell'e&longs;&longs;empio, a&longs;pettate un poco,
perche bi&longs;ogna prima dichiarare la diffinitio
ne, & cauarne quelle differenze, & che di
uidono la demo&longs;tratione de gli altri metodi,
& che anche co&longs;titui&longs;cono le &longs;ue &longs;pecie, & do
pò que&longs;to, &longs;e ui piacera di&longs;correremo per un
poco uniuer&longs;almente &longs;opra tutte le &longs;orti de i
&longs;illogi&longs;mi. M Come &longs;e mi &longs;arà in pia
cere, anzi non uoglio piu chiederui a dire co
&longs;a ueruna, percbe io ueggio che uoi meglio &longs;a
pete tutto quello, che io de&longs;idero, che non sò
io ricercarui. T Di gratia non inter
rompiamo il no&longs;tro ragionamento con parole
&longs;uperflue. Quando dico adunque che la de
mo&longs;tratione è metodo, a&longs;&longs;egno quale &longs;ia il &longs;uo
genere proßimo, ilche è tanto come &longs;e io di
ce&longs;&longs;e che la demo&longs;tratione è uno i&longs;trumento
metodico: &longs;ottogiugnemo poi le differenze,
accioche ella &longs;ia cono&longs;ciuta da gli altri metodi
&longs;eparata, che &longs;ono, ilquale adoperiamo per
uenire in cognitione della co&longs;a incognita dalla
cono&longs;ciuta naturalmente, & qui douete &longs;ape
re, per la intelligenza di que&longs;te differenze,
che la demo&longs;tratione ha tre propo&longs;itioni, del
le quali due &longs;i chiamano preme&longs;&longs;e, & una con
clu&longs;ione: le preme&longs;&longs;e &longs;ono quelle, che innan
zi che inducemmo la conclu&longs;ione, cono&longs;ceua-
conclu&longs;ione, che era incognita a noi, come a
dire ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ogni huo
mo è animale rationale: ecco le due preme&longs;&longs;e,
che &longs;ono cono&longs;ciute, dalle quali ueniamo in co
gnitione della conclu&longs;ione, che &longs;arà. Adun
que l'huomo è ri&longs;ibile. M In effetto gli
e&longs;&longs;empi fanno che l'intelletto perfettamente co
no&longs;ce, fino a que&longs;t'hora io non haueuo inte&longs;o
per&longs;ettamente la diffinitione della demo&longs;tratio
ne: mi re&longs;ta di &longs;apere come da que&longs;ta &longs;i po&longs;&longs;a
no cauare le &longs;pecie della demo&longs;tratione. T Le differenze, come &longs;apete, &longs;ono quel
le che co&longs;titui&longs;cono le &longs;pecie, però quando di
ceuamo che la demo&longs;tratione ne fa cono&longs;cere
una co&longs;a, che non cono&longs;ceuamo, per mezo di
una che era cono&longs;ciuta, per le co&longs;e che cono
&longs;ceuamo intendeuamo le preme&longs;&longs;e, & per la
co&longs;a incognita intendeuamo la conclu&longs;ione. Se
le preme&longs;&longs;e &longs;aranno due; quella demo&longs;tratione
&longs;i chiamarà &longs;emplicemente demo&longs;tratione, ma
&longs;e &longs;arà &longs;olo una, dalla cui notitia ueniamo in
cognitione di e&longs;&longs;a conclu&longs;ione, ella &longs;arà la de
mo&longs;tratione, che conduce all'impoßibile, co
me quando dicemo, &longs;e non è giornoi, adunque
è notte, & qui &longs;ono manife&longs;te due &longs;pecie di
demo&longs;tratione. Oltra di que&longs;to po&longs;&longs;ono anco
uariare le demo&longs;trationi per ri&longs;petto della con-
ci, & di compo&longs;te ancora; & quando &longs;ieno
co&longs;e &longs;implici, noi hauemo da quelle due que
&longs;iti, che &longs;ono che è, & che co&longs;a è, & &longs;e &longs;o
no compo&longs;te ne habbiamo due altre, che &longs;ono
perche &longs;ia, & che &longs;ia co&longs;i. Si che &longs;e uoglia
mo dimo&longs;trare &longs;e la co&longs;a è, & che co&longs;a &longs;ia
adoperiamo una &longs;orte di demo&longs;tratione, laqua
le chiamano i logici demo&longs;tratione, perche è
co&longs;i, & que&longs;ta uà da gli effetti alle cau&longs;e. Ma &longs;e uogliamo dimo&longs;trare perche la co&longs;a &longs;ia,
& che &longs;ia co&longs;i adoperiamo quella demo&longs;tratio
ne, che i logici latini chiamano propter quid,
& que&longs;ta uà dalle cau&longs;e à i cau&longs;ati laquale, ò
che è potißima, ouero non potißima; & po
tißima quella &longs;olemo chiamare, nella quale
&longs;ono i principij formali, & conuertibili, non
potißima quella poi chiamiamo, che di que
ste conditioni manca al tutto. Ho uoluto co
&longs;i breuemente toccarui la diffinitione, & la
diui&longs;ione della demo&longs;tratione, accioche da que
ste poche parole ne caua&longs;te una idea, dalla
quale poi, perche (come ho gia detto) ogni
no&longs;tra cognitione depende da una precognitio
ne, ui conduce&longs;&longs;e alla perfetta notitia della de
mo&longs;tratione. Però pigliaremo un'alto princi
pio, dal quale à parte à parte di&longs;cendendo,
uerremo al &longs;ine. Hauemo dunque gia detto
arti, tutte le &longs;cienze, tutti gli i&longs;trumenti &longs;o
no stati ritrouati dall'huomo dalla neceßità
a&longs;tretto percio per e&longs;&longs;ere la demo&longs;tratione an
co i&longs;trumento, ella è stata ritrouata per la
i&longs;te&longs;&longs;a cagione. Diremo hora che l'huomo &longs;i è
ingegnato di trouare uno i&longs;trumento co'l qua
le po&longs;&longs;a mi&longs;urare le co&longs;e, accioche cono&longs;ca qua
li &longs;ono tra loro uguali, & quali nò: & que
sta mi&longs;ura, con che l'intelletto mi&longs;ura le co&longs;e,
è apunto come quella del muratore, ilquale
e&longs;&longs;endo richie&longs;to al fare una torre &longs;imile di
larghezza, & lunghezza d'una gia fatta,
non potendo egli portare l'una, & l'altra ap
pre&longs;&longs;o per uedere l'inequalità, ouero equali
tà, da que&longs;to bi&longs;ogno è stato a&longs;tretto à ritro
uare un terzo, co'l quale le mi&longs;ura&longs;&longs;e, & que
sto terzo è la mi&longs;ura, perche, (come bene
dice euclide) quelle co&longs;e che &longs;ono uguali à un
terzo, tra loro &longs;ono uguali, & per il contra
rio ancora. Co&longs;i parimente ha fatto l'intel
letto per potere bene cono&longs;cere le co&longs;e, & que
sta mi&longs;ura di e&longs;&longs;o intelletto è chiamata da tut
ti &longs;illogi&longs;mo, ò dimo&longs;tratione, come di &longs;opra
noi l'hauemo chiamata, laquale hora noi an
che nominaremo &longs;illogi&longs;mo. e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo ri
&longs;ulta da tre termini, de' quali due ne &longs;ono que
gli di che cerchiamo la qualità, ouero inequa-
cato à uno de detti termini mi fa cono&longs;cere
tutto quello che ricercamo di &longs;apere. Il per
che per la implicatione che fa e&longs;&longs;o mezo hora
con una co&longs;a hora con l'altra, & finalmente
per quella che fanno le i&longs;te&longs;&longs;e co&longs;e tra loro,
na&longs;ce che tre &longs;ono le implicationi de i &longs;udetti
tre termini ne i &longs;illogi&longs;mi, lequali &longs;ono chia
mate da gli autori prepo&longs;itioni, & percio uo
lendo cono&longs;cere il &longs;illogi&longs;mo, & l'u&longs;o &longs;uo, bi
&longs;ogna cono&longs;cere prima le prepo&longs;itioni, & in
nanzi à e&longs;&longs;e bi&longs;ogna cono&longs;cere i termini, che
le compongono. M Que&longs;ti termini
non &longs;ono eglino le uoci &longs;implici? T
no e&longs;&longs;e, & po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ancora i &longs;emplici con
cetti dell'intelletto, & dico &longs;emplici concetti,
perche l'huomo con l'intelletto &longs;olo può u&longs;are
il &longs;udetto i&longs;trumento &longs;enza che ne mandi uo
ce. M Pure come intenderete uoi li
termini in que&longs;to no&longs;tro parlare? T In
tenderemo per uoce, perche &longs;otto la uoce &longs;i
contiene anche il concetto, a tal che parlan
do della uoce parlaremo di tutte due. M
Seguirebbe adunque che uoi parla&longs;te anche del
le co&longs;e, perche il concetto è imagine della co
&longs;a T Benißimo, ma però noi non ha
ueremo l'occhio alle co&longs;e, ma &longs;olo alle uoci in
quanto rappre&longs;entano i concetti, & percio
quale &longs;i manife&longs;ta il concetto, ouero (come be
ne la diffini&longs;ce Ari&longs;totele) la uoce è un &longs;uono
dell'animale, cau&longs;ato dalla percußione dell'ae
re re&longs;pirato nella canna del polmonc, modifi
cata dalla imaginatione per proferire tal uoce
che mo&longs;tri quello che l'animo ha conceputo. M Que&longs;ta diffinitione conuerrebbe à
ogni &longs;orte di uoce de gli animali. T
Conuerrebbe, ma a&longs;coltate la diui&longs;ione. E&longs;&longs;a
uoce &longs;i diuide in &longs;ignificatiua, & non &longs;ignifi
catiua: oltra di que&longs;to la &longs;ignificatiua &longs;i di
uide in naturalmente &longs;ignificatiua, & in &longs;i
gnificatiua &longs;econdo il piacere dell'huomo: non
&longs;igni&longs;icatiua è quella uoce, che altro non rap
pre&longs;enta all'intelletto di chi ode &longs;e non il &longs;uo
no, come è il mugire de buoi, l'annitrire de
caualli. La uoce che naturalmente &longs;ignifica
è quella che rappre&longs;enta appre&longs;&longs;o tutti &longs;empre
il mede&longs;imo concetto, come il piagnere del
l'huomo, che appo tutti mo&longs;tra tri&longs;tezza. La uoce poi che è artificiale, cioè à benepla
cito dell'huomo, della quale hora intendiamo
di ragionare, è quella che da una natione è
po&longs;ta à una co&longs;a, per mezo della quale un'al
tra natione non intenderà quella co&longs;a, ma un'al
tra, ouero niente, perche ella è &longs;econdo il uo
lere de gli huomini. M Dimodo che
le, &longs;ignificatiua, à beneplacito, haueremo la
diffinitione della uoce di che parliamo. T
Vero e, & que&longs;ta uoce &longs;i diuide in uoce di pri
ma intentione, & di &longs;econda intentione, &
quella della prima intentione è la uoce che &longs;i
gnifica il concetto, ilquale immediatamente
riceue l'intelletto dalla co&longs;a, come à dire ca
pra, leone. La uoce, della &longs;econda intentio
ne è poi quella che &longs;ignifica il concetto della
mente riceuuto immediatamente non dalla co
&longs;a, ma dal modo d'intenderla; percioche l'in
telletto (per darne e&longs;&longs;empio) poi che ha rice
uuto la natura humana &longs;econdo la prima in
tentione, paragona que&longs;to primo concetto poi
à tutti gli huomini, & uedendo che conuiene
que&longs;to concetto à tutti gli huomini, forma di
&longs;ubito un concetto di e&longs;&longs;a natura humana, per
che prima la con&longs;ideraua in &longs;e come partico
lare, & dopò il paragone che ha fatto la con
&longs;idera in uniuer&longs;ale, il cui concetto lo chia
mamo &longs;econda intentione, & le uoci, che rap
pre&longs;entano e&longs;&longs;a &longs;i chiamano uoci uniuer&longs;ali, ò
&longs;pecie, ò communi, di che parlando Porfirio
ne i Predicabili, & Ari&longs;totele nella Topica
uol&longs;ero che fo&longs;&longs;ero cinque, cioè Genere, Specie,
Differenza, Proprio, & Accidente. M
et di quali uoci parlaremo noi? T Del-
lequali, &longs;i come ho detto, &longs;ono cinque, ne sta
rò à di&longs;correr molto quali &longs;ieno le loro differen
ze, diffinitioni, ne diui&longs;ioni, pre&longs;upponendo
che &longs;olo ne ba&longs;ti di hauerui aßignati i luoghi,
oue amplißimamente potete uedere di que&longs;te
tutto quello, che &longs;i ricerca alla loro cognitione;
non tacerò gia di dire perche &longs;ono detti uni
uer&longs;ali. L'uniuer&longs;ale è quella uoce, che &longs;i pre
dica di piu d'uno, & accio &longs;appiate che co&longs;a
s'intende per predicare di molti, notare doue
te, che altro non uuol dire che quello uniuer
&longs;ale &longs;i di&longs;tende con la &longs;ua &longs;ignificatione à mol
ti, cioè &longs;i contengono &longs;otto quello uniuer&longs;ale
tutti quelli di che e&longs;&longs;o &longs;i predica; come l'huo
mo che è &longs;pecie, &longs;i predica di tutti particolari
huomini, perche eßi &longs;ono contenuti da lui;
l'animale che è genere parimente &longs;i predica
dell'huomo, cauallo, leone, & altri, perche
eßi contenendo&longs;i &longs;otto tal genere, po&longs;&longs;ono a uno
per uno dire io &longs;ono animale; ben poi &longs;ono diffe
renti tra loro non per il genere, ma per la dif
ferenza, perche l'huomo potrà dire a &longs;e ste&longs;&longs;o
io &longs;ono animale rationale, & al cauallo tu &longs;ei
bene animale come io, ma differente da me
perche non &longs;ei rationale; & ecco che que&longs;ta
differenza &longs;i predicarà di tutti gli huomini,
perche con la &longs;ua &longs;ignificatione &longs;i di&longs;tende
mede&longs;imamente à tutti. Il proprio è uniuer
&longs;ale mede&longs;imamente perche &longs;i predica di tutti
quegli che &longs;i contengono &longs;otto la &longs;pecie di che è
proprio, come è ri&longs;ibile di tutti gli huomini.
L'accidente ancora è uniner&longs;ale per la mede&longs;i
ma ragione. M Se co&longs;i è, &longs;arà
uniuer&longs;ale l'indiuiduo, perche anch'e&longs;&longs;o &longs;i pre
dica di &longs;e mede&longs;imo. T Non può e&longs;&longs;e
re que&longs;to, perche in ogni attione, &longs;i pre&longs;up
pongono due termini, cioè agente, & patien
te, & però nella predicatione ui è &longs;empre il
&longs;uggetto, & il predicato & nell'indiuiduo,
e&longs;&longs;endo co&longs;i, non ha altro &longs;eco, ma &longs;i sta co&longs;i
&longs;olo. M Quale adunque &longs;arà il predi
cato nella predicatione, quello for&longs;e che &longs;arà
piu uniuer&longs;ale? T Quello &longs;arà apunto,
& il &longs;uggetto &longs;arà il meno uniuer&longs;ale, pure
auertite, che alle uolte gli accidenti proprij &longs;i
predicano della &longs;pecie loro, ma non però &longs;ono
piu uniuer&longs;ali di e&longs;&longs;a, ma &longs;i conuertono con lei,
à talche potiamo dire, che il predicato è ouero
piu uniuer&longs;ale, ouero tanto uniuer&longs;ale alme
no quanto è il &longs;uggetto. M Tutte le
predicationi fanno&longs;i elle per un mede&longs;imo mo
do? T Non gia, perche &longs;ono alcune
uoci, che &longs;i predicano di molti &longs;uggetti in quan
to al nome &longs;olo, come à dire il cane, ilquale
&longs;i predica del cane terre&longs;tre, del manino, &
condo la diffinitione, perche eßi non po&longs;&longs;ono
conu
loro ne hanno una appartata. M
&longs;ono gli equiuoci d'Ari&longs;totele. T
li mede&longs;imi, & quegli che lui chiama uniuo
ci, &longs;ono quelle uoci che &longs;i predicano, & quan
to al nome, & quanto alla diffinitione de &longs;uoi
&longs;uggetti, come apunto fanno le cinque uoci
gia de
conuiene à tutti gli huomini, perche tutti &longs;i
chiamano huomini, & conuiene anche quan
to alla diffinitione perche tutti &longs;ono rationali,
ri&longs;ibili, come egli è. Sonoui alcune altre uo
ci lequali mede&longs;imamente l'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele
chiama denominatiui, perche pigliano il no
me da altri, come giu&longs;to dalla giu&longs;titia, ol
tra à que&longs;ta diui&longs;ione di uoci fa altre diui&longs;io
ni Ari&longs;totele, ma &longs;pecialmente una &longs;econdo
le co&longs;e, di che e&longs;&longs;e &longs;ono &longs;egni, perche elle o ue
ro che &longs;ignificano &longs;u&longs;tanza, ouero quantità,
ouero qualità, ò relatione, ouero altre &longs;ei co
&longs;e che &longs;ono di que&longs;ti quattro compo&longs;te, come
il luogo, il tempo, che &longs;ono compo&longs;ti & di &longs;u
&longs;tanza; & di quantità, l'attione, & la paßione
che &longs;ono compo&longs;te di &longs;u&longs;tanza, & qualità, il &longs;i
to, et l'habito, che &longs;ono compo&longs;ti di &longs;u&longs;tanza, et
relatione. M Et que&longs;ti &longs;ono i predica
menti d'Ari&longs;totele, ma ditemi di gratia che
differenza fate uoi tra predicamento & pre
dicato. T Io gli faccio quella diffe
renza, che è tra la potenza, & l'atto. M Intendo, &longs;eguite pure &longs;econdo il uo
stro ordine. T
diui&longs;ione delle uoci, lequali &longs;i po&longs;&longs;ono oppor
re una con l'altra &longs;econdo alcuni, non che la
uoce &longs;i opponga alla uoce, ma in quanto che
&longs;ignificano co&longs;e oppo&longs;ite, & uogliono eßi che
&longs;ieno quattro oppo&longs;itioni; una cioè che chia
mano contradittioni, & è quando una uoce è
con negatione, & l'altra &longs;enza negatione,
cioè l'huomo, non huomo: chiamano anco op
po&longs;itione contraria quando le uoci &longs;ignificano
qualità oppo&longs;te, come caldo, & freddo, uo
gliono ancora che le uoci &longs;i oppongano &longs;econ
do l'habito, & priuatione, & cioè quando
l'una &longs;ignifica la forma, l'altra la priuatione
di e&longs;&longs;a forma, &longs;i come la cecità, & il uede
re: dicono finalmente che &longs;i oppongono &longs;econ
do la relatione, & è quando una uoce &longs;ignifi
ca il relatiuo, & l'altra il correlatiuo, come
padre, & figliuolo, &longs;eruo, & padrone. Ma io non tengo che que&longs;te &longs;ieno uere oppo
&longs;itioni, perche l'oppor&longs;i è un contra&longs;tare, &
eßi non contra&longs;tano, perche non affermano,
ne niegano non e&longs;&longs;endo loro ufficio, ma delle
orationi. M Non &longs;i può anco diuide-
ha fatto Ari&longs;totele in nome, & uerbo? T Si può benißimo, & non &longs;enza ca
gione fece que&longs;ta diui&longs;ione Ari&longs;totele, perche
egli uoleua parlare delle propo&longs;itioni, che &longs;o
no &longs;olo da nome & uerbo compo&longs;te. M
Come? ueggio io che entrano nelle propo&longs;itio
ni, & negationi, & congiuntioni, & altre. T Vi entrano, ma &longs;i come entra nella
compo&longs;itione dell'huomo l'accidente che però
non è della e&longs;&longs;enza di e&longs;&longs;o huomo, & &longs;e pure
uolete che la negatione habbia qualche forza
nella propo&longs;itione, dite che ella l'ha congiun
ta co'l predicato. M Et que&longs;to mi ba
sta, & di piu ho inte&longs;o da que&longs;to uo&longs;tro par
lare, che il uerbo nella propo&longs;itione &longs;arà come
il predicato, & il nome come il &longs;uggetto. T
il uerbo & il nome &longs;u&longs;tantiale, come à dire
l'huomo è. ma anco quando nella oratione ui
&longs;ono piu nomi, il uerbo &longs;empre &longs;i acco&longs;ta al
predicato, come à dire l'huomo è giu&longs;to. M Perche il uerbo & il nome &longs;i po&longs;&longs;o
no comporre in molti modi, ditemi di gratia,
può il logico &longs;eruir&longs;i d'ogni &longs;orte di oratione,
fatte dal grammatico? T Solo della
enunciatione può egli &longs;eruir&longs;i, perche il &longs;uo
ufficio è &longs;olo di fare i&longs;trumento che &longs;erua ad
tare la fal&longs;ità; & però &longs;i &longs;erue &longs;olo della enun
tiatione, laquale è compo&longs;ta & di nome, &
di uerbo, & non di qualunque ca&longs;o di nome,
ma del retto &longs;olo, non di qualunque modo,
ouero tempo del uerbo, ma &longs;olo del modo in
dicatiuo, & del tempo pre&longs;ente pa&longs;&longs;ato, &
futuro, &longs;i che hauete da che &longs;i componga la
enuntiatione, laquale non è altro che una ora
tione, ò parlamento che d'una co&longs;a afferma,
ouero niega, & per non gittare uia tempo in
darno ecco la diui&longs;ione della enunciatione. prima o ella è affermatiua, ò negatiua: affer
matiua è quella che afferma il predicato e&longs;&longs;e
re nel &longs;uggetto, come à dire l'huomo è buono,
ecco che la bontà è nell'huomo: la negatione è
quella che rimuoue e&longs;&longs;o predicato dal &longs;ugget
to come à dire, l'huomo non è buono. cia&longs;cu
na di que&longs;te &longs;pecie po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere uniuer&longs;ali,
ouero particolari, ouero infinita ouero &longs;ingo
lari la enunciatione uniuer&longs;ale è quella che
ouero uniuer&longs;almente afferma, ouero uniuer
&longs;almente rimuoue il predicato dal &longs;uggetto,
la particalare è ancor quella che particolar
mente afferma, ouero niega l'i&longs;te&longs;&longs;o predicato
e&longs;&longs;ere nel &longs;uggetto. La inde&longs;inita enunciatione
è quella che da qualche &longs;uggetto uniuer&longs;ale
non uniuer&longs;almente, ouero particolarmente
que&longs;ta ue ne do e&longs;&longs;empio, perche è un poco piu
o&longs;cura delle altre, come, l'huomo è animale,
ecco che non ui è &longs;egno uniuer&longs;ale, ne partico
lare, & però &longs;i chiama indefinita. Hora
cia&longs;cuna di que&longs;te propo&longs;itioni, ouero che &longs;a
rà del primo adiacente, ouero del &longs;econdo, &
chiamaremo prepo&longs;itioni del primo adiacente,
lequali &longs;olamente &longs;ono d'un nome, & d'un uer
bo, come à dirt l'huomo è, l'huomo non è,
& quelle dico e&longs;&longs;ere del &longs;econdo adiacente,
nelle quali &longs;ono due nomi, & un uerbo, come
l'huomo è giu&longs;to, l'huomo non è giu&longs;to, à tal
che quelle del primo adiacento &longs;olamente affer
mano il &longs;uggetto e&longs;&longs;ere, ò non e&longs;&longs;ere, ma quel
le del &longs;econdo non affermano il &longs;uggetto e&longs;&longs;e
re, ma la paßione, ouero predicato e&longs;&longs;ere in
e&longs;&longs;o &longs;uggetto, come apparene gli e&longs;&longs;empi dati,
Di nuouo tutte que&longs;te propo&longs;itioni &longs;i po&longs;&longs;ono
treplicare, per ri&longs;petto del uerbo, ilquale può
e&longs;&longs;ere pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, & futuro, & que
ste propo&longs;itioni &longs;ono chiamate da latini, propo
&longs;itioni de ine&longs;&longs;e; cia&longs;cuna delle quali di nuouo
potrà e&longs;&longs;ere quadruplicata, & in que&longs;ta qua
druplicatione mutano il nome, perche di pro
po&longs;itioni de ine&longs;&longs;e che &longs;i chiamauano, &longs;i chia
maranno propo&longs;itioni modali, perche cia&longs;cu
na di loro potrà hauere cia&longs;cuno di que&longs;ti
poßibile, & contingente, come à dire nece&longs;&longs;a
riamente l'huomo è giu&longs;to, ouero non nece&longs;&longs;a
riamente l'huomo è giu&longs;to, & co&longs;i delle altre. Vltimamente ogni una, co&longs;i quelle de ine&longs;&longs;e,
come le modali po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere triplicate, per
ri&longs;petto delle tre materie, cioè nece&longs;&longs;aria, con
tingente, & remota, come per e&longs;&longs;empio, l'huo
mo è animale, l'huomo è bianco, l'huomo è
un &longs;a&longs;&longs;o. M Que&longs;to numero di prepo&longs;i
tioni &longs;arà qua&longs;i infinito. T Hauete
parlato bene à dire qua&longs;i, accioche udita l'al
tra parte delle prepo&longs;itioni potiate dire infini
ta a&longs;&longs;olutamente. M Che adunque,
ue ne &longs;ono ancora. T
ne &longs;ono, perche cia&longs;cuna delle &longs;udette po&longs;&longs;ono
e&longs;&longs;ere prononciate con conditione, & di&longs;giun
tione, non affermando, &longs;i come fanno le pa&longs;
&longs;ate la co&longs;a e&longs;&longs;ere, ouero non e&longs;&longs;ere, & que
ste &longs;ono chiamate hipotetice propo&longs;itioni, cioè
propo&longs;itioni conditionate, come à dire &longs;e è
giorno egli è luce, &longs;e egli è buon huomo, è an
che giu&longs;to: & que&longs;te quantunque &longs;ieno in po
co u&longs;o, &longs;i po&longs;&longs;ono nondimeno uariare in molti
modi, perche ouero che &longs;aranno di&longs;giunte, co
me à dire è l'A, ouero la B. po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere
conditionali ancora, & que&longs;te ouero &longs;aranno
&longs;emplici, ouero compo&longs;te, le &longs;emplici come &longs;e è
dono & ouero &longs;aranno con una conditione,
ouero con due, con due conditioni, come &longs;e è
l'A, & &longs;e è la B, è anco la C. con una &longs;o
la, come &longs;e è l'A, &longs;arà la B, & la C.
M Mi diceuate che ne rimaneua la me
tà da connumerare, & per quello che io po&longs;&longs;o
comprendere da que&longs;ta diui&longs;ione &longs;i po&longs;&longs;ono due
uolte triplicare. T Il mio non fu erro
re, perche io non ui dißi co&longs;i per affermarui
il numero delle propo&longs;itioni, che mi re&longs;taua,
ma per ri&longs;pondere à uoi che diceuate che era
no qua&longs;i infinite; ma intorno à que&longs;ti douete
notare, perche hauemo detto che non afferma
no, ne niegano &longs;e non conditionatamente, che
e&longs;&longs;e cono&longs;cerete affermare, ouero negare dalla
con&longs;equentia loro, perche &longs;e la con&longs;equenza
affermarà qualche co&longs;a, uoi direte e&longs;&longs;ere affer
matiue, & &longs;e anco negarà, uoi direte e&longs;&longs;ere
negatiue. M Que&longs;te propo&longs;itioni con
ditionali però hanno i mede&longs;imi termini, che
hanno quelle de ine&longs;&longs;e, & le modali, ma &longs;olo
&longs;ono differenti per la conditione, ouero di&longs;iun
tione, che &longs;e li aggiungono. T Ne
piu ne meno è di quello che uoi dite, & qui
fini&longs;ce la diui&longs;ione delle propo&longs;itioni, & &longs;e ui
pare&longs;&longs;e intorno à e&longs;&longs;a diui&longs;ione qualche diffi
cultà, perche io, per breuità, non ne ho dato
me ricorrete intorno à Boetio, ilquale di tutte
le propo&longs;itioni ha parlato, ma e&longs;qui&longs;itißima
mente delle hippotetice. M Per ho
pare à me che io ne &longs;ia capacißimo, ne dubito
punto che con que&longs;ta idea, che io ho nellamen
ie, non ritroua il numero di tutte le propo&longs;itio
ni. T Hor ba&longs;ta, poi che le hauete
co&longs;i bene inte&longs;e, annotate alcune co&longs;e in uni
uer&longs;ale intorno ad e&longs;&longs;e propo&longs;itioni, ne uerre
mo à dire del Sillogi&longs;mo, & finalmente della
demo&longs;tratione, come è stato in&longs;ino da princi
pio propo&longs;to. La prima co&longs;a che uoglio che
noi annotiamo è la oppo&longs;itione delle propo&longs;itio
ni, perche, &longs;e bene io mi raccordo, parlan
do delle uoci, diceuo che elleno non &longs;i oppon
gono ueramente, ma che è proprio delle pro
po&longs;itioni; però douiamo &longs;apere, che la propo
&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua, & la uniuer
&longs;ale negatiua d'uno i&longs;te&longs;&longs;o &longs;ogetto, & predica
to, & conle mede&longs;ime altre conditioni, po
ste all incontro &longs;ono contrarie, ne po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;e
re in&longs;ieme mai uere, &longs;ia mò in quale &longs;i uoglia
&longs;orte di propo&longs;itioni, po&longs;&longs;ono bene e&longs;&longs;ere l'una
uera, & l'altra fal&longs;a, oueramente amendue
fal&longs;e, & &longs;e l'affermatiua uniuer&longs;ale, &longs;arà al
l'incontro della particolare negatiua, con le
&longs;opradctte conditioni, ilche intenderò in ogni
dittorie, come &longs;ara anco &longs;e la negatiua uniuer
&longs;ale &longs;i oppone alla particolare negatiua, le
quali mai non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere amendue ue
re, ò fal&longs;e in&longs;ieme, ma l'una uera, &
l'altra fal&longs;a; ma &longs;e per ca&longs;o ancora metteßi
mo due particolari all incontro, l'una afferma
tiua, & l'altra negatiua, dire dobbiamo che
que&longs;ta oppo&longs;itione è &longs;ubcontraria, la cui leg
ge è che poßino e&longs;&longs;ere in&longs;ieme uere, ma non
fal&longs;e. Poßiamo fare un'altra implicatione,
cioè confrontare la uniuer&longs;ale affermatiua con
la particolare affermatiua, ouero la uniuer&longs;a
lc negatiua, con la particolare negatiua, &
que&longs;te complicationi le chiamaremo &longs;ubalter
ne, non per altro, &longs;e non perche la particola
re è &longs;ottopo&longs;ta alla uniuer&longs;ale, nella i&longs;te&longs;&longs;a
&longs;orte parlando, & que&longs;ta legge è che &longs;e le
uniuer&longs;ali &longs;ono uere, tali &longs;aranno anche le
particolari, & il &longs;imile intenderemo delle fal
&longs;e, ma non per il contrario, cioè la uerità
della particolare, ò fal&longs;ità non farà la uni
uer&longs;ale uera, ò fal&longs;a. M Che oppo&longs;i
tione &longs;arà &longs;e due &longs;ingolari propo&longs;itioni l'una
affermatiua, & l'altra negatiua &longs;arà all'in
contro, non &longs;arà ella propo&longs;itione contradit
toria? T Co&longs;i &longs;arà, & que&longs;to ne ba&longs;ti
circa le oppo&longs;itioni. Et perche &longs;i &longs;uol dire
mo noi dalla oppo&longs;itione delle propo&longs;itioni alla
conuer&longs;ione di e&longs;&longs;e. Però la propo&longs;itione uni
uer&longs;ale negatiua &longs;i conuerte in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, co
me &longs;arebbe à dire &longs;e glie uero che ne&longs;&longs;una
A, non è la B, &longs;arà anco uero à dire, che
ne&longs;&longs;una B, &longs;ia per A. M Si dirà dun
que le propo&longs;itioni conuertir&longs;e in &longs;e &longs;te&longs;&longs;e
ogni uolta che &longs;eruata la qualità, & quan
tità &longs;i mutano &longs;olamente i termini. T
Sarà & &longs;i chiamerà &longs;emplice conuer&longs;ione. M La propo&longs;itione uniuer&longs;ale afferma
tiua in che &longs;i conuertirà? T Si con
uertirà in una particolare affermatiua, co
me &longs;e è uero che ogni A, &longs;ia B, &longs;arà a
uero che qualche B; &longs;arà A. & que&longs;ta con
uer&longs;ione chiamano gli autori conuer&longs;ione per
accidente. La particolare affermatiua ella
&longs;i conuerte in &longs;e ste&longs;&longs;a nel mede&longs;imo modo
che fa la uniuer&longs;ale negatiua. La particola
re negatiua, ella non &longs;i conuerte, & que&longs;te
conuer&longs;ioni &longs;i debbono intendere in materia
nece&longs;&longs;aria maßimamente, & que&longs;te &longs;ono le
conuer&longs;ioni delle propo&longs;itioni, dico delle pro
po&longs;itioni, percioche ne i &longs;illogi&longs;mi come ue
deremo, oltra que&longs;te &longs;e ne fanno delle altre,
cioè &longs;i fa la conuer&longs;ione dell'impoßibile, &
&longs;i muta anco la maggiore in minore, & la
damente uederemo al &longs;uo proprio luogo. M Per non interrompere il uo&longs;tro pa&longs;
&longs;ato ragionamento, ho uoluto ri&longs;eruare fino
à que&longs;t'hora una dubitatione, laquale hora
ui dirò, poiche ui ueggio uolere &longs;alire à &longs;il
logi&longs;mi. Hauete detto che le conditioni della
&longs;ingolare negatiua, & affermatiua &longs;ono che
di neceßità l'una &longs;ia uera, & l'altra fal&longs;a,
& &longs;e egli è uero, come &longs;arà alcuna propo
&longs;itione contingente? T Io ho detto che
que&longs;te due propo&longs;itioni &longs;eruano le condittioni
delle contradittorie cioè che nel tempo futuro
(perche ne gli altri tempi non è dubbio) ne
ce&longs;&longs;ariamente ne &longs;arà una uera, & l'altra
fal&longs;a, & quale mò di que&longs;te due habbia da
e&longs;&longs;er uera, dico che affermare non &longs;i può, &
però sta benißimo in&longs;ieme, che di que&longs;te pro
po&longs;itioni l'una nece&longs;&longs;ariamente habbia da e&longs;&longs;er
uera, & l'altra fal&longs;a, & che &longs;ieno uere, ò
fal&longs;e conting entemente: perche &longs;e le con&longs;ide
riamo amendue in&longs;ieme; cioè in &longs;en&longs;o compo
sto, come dicono i logici, dico che nece&longs;&longs;aria
mente l'una &longs;aria uera, & l'altra fal&longs;a, ma
&longs;e le con&longs;ideriamo &longs;eparate in &longs;en&longs;o diui&longs;o, al
l'hora dico che non hanno alcuna neceßità, pe
rò che &longs;e noi diremo, domani &longs;arà guerra, non
è nece&longs;&longs;ario che &longs;ia, ò che non &longs;ia, & il &longs;imi-
mani &longs;arà guerra, domani non &longs;arà guerra,
dico che nece&longs;&longs;ariamente l'una &longs;arà uera, &
l'altra fal&longs;a, & que&longs;ta mede&longs;ima &longs;olutione
diede Ari&longs;totele à gli Stoici, che teneuano tut
te le co&longs;e auuenire nece&longs;&longs;ariamente. M
Mi occorrono bene ancora delle altre difficul
tà, ma con&longs;idero che non hanno qui il proprio
luogo ma ui &longs;arà tempo un'altra uolta con
maggiore commodità, & però &longs;eguite pure lo
intento uo&longs;tro. T
quando uoi uolete, ma poi che co&longs;i ui piace
me ne uengo al &longs;illogi&longs;mo di lungo, intorno al
quale prima &longs;apere douete, che e&longs;&longs;o è di tante
&longs;pecie, di quante &longs;ono le propo&longs;itioni, perche
da quelle è compo&longs;to; ma per non andare mol
to in lungo, parlaremo in uniuer&longs;ale di e&longs;&longs;o &longs;il
logi&longs;mo, & poi &longs;correremo alle particolarità
&longs;e il tempo nel concederà. Il &longs;illogi&longs;mo adun
que, è un parlare nel quale e&longs;&longs;endo po&longs;te due
propo&longs;itioni, ne ri&longs;ulta un'altra differente dal
le po&longs;te, come à dire l'A, è la B, la C, è la
A, adunque la C, è la B. & e&longs;&longs;o &longs;illogi&longs;mo
&longs;i può con&longs;iderare in due modi, ouero in ri
&longs;petto della &longs;ua forma, ouero in ri&longs;petto della
materia. Con&longs;ideramolo dunque in quanto al
la &longs;ua forma, perche tutte le &longs;orti de &longs;illo
gi&longs;mi conuengono nella forma, ma per ri&longs;petto
poi. Diuide&longs;i dunque il &longs;illogi&longs;mo in ri&longs;petto
della forma in &longs;illogi&longs;mo perfetto, & imper
fetto: il perfetto è quello, che non ha di bi&longs;o
gno dell'altrui aiuto à prouare la propo&longs;itione,
che intende di prouare, & l'imperfetto è quel
lo che ha di bi&longs;ogno del perfetto, per uenire al
l'intento &longs;uo. In genere tre &longs;ono le figure, ò
forme de &longs;illogi&longs;mi. M Perche co&longs;itre,
& non piu, ò meno? T
Voi &longs;apete, ò almeno &longs;apere douete che ogni
&longs;illogi&longs;mo ha tre termini, de' quali uno &longs;i chia
ma mezo termine. M Perche co&longs;ime
zo termine? T
quale &longs;i congiungono gli altri due, ouero &longs;i
di&longs;giungono, & è la mi&longs;ura, la quale fa co
no&longs;cere la equalità de gli altri termini, de'
quali uno &longs;i chiama maggiore E&longs;tremità, &
l'altro minore E&longs;tremità. La maggiore e&longs;tre
mità è quel termine che è piu uniuer&longs;ale fuo
ra del mezo, & la minore, è il minor termi
ne; & da qui na&longs;ce anco che tre &longs;ono le pro
po&longs;itioni, delle quali due &longs;ono denominate dal
li due predetti termini, cioè quella, oue è la
maggiore e&longs;tremità è detta maggiore, & quel
la oue è la minore è detta minore, & quella
che ri&longs;ulta da que&longs;te due è detta conclu&longs;ione. Hora que&longs;ti tre termini &longs;ono ouero predicati,
la propo&longs;itione non co&longs;ta d'altri termini, che
di predicato, & &longs;uggetto. onde dalla diuer
&longs;a implicatione di que&longs;ta, ne na&longs;ce la diuer&longs;i
tà de &longs;illogi&longs;mi, perche quel termine che &longs;arà
&longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà poi predicato
nella minore, d'onde na&longs;ce la prima figura:
laquale è forma del &longs;illogi&longs;mo perfetto, per e&longs;
&longs;er ella perfettißima, ouero anco il termine,
che &longs;arà &longs;uggetto nella maggiore, &longs;arà anco
&longs;uggetto nella minore, & di qui na&longs;ce la &longs;e
conda figura, ouero che il predicato nella mag
giore &longs;arà anco predicato nella minore, &
que&longs;ta &longs;arà la terza figura, ne &longs;i deue ammet
tere l'altra implicatione, & per que&longs;to non &longs;i
ammetta la quarta figura, come hanno uolu
to alcuni; perche &longs;arebbe figura inutilißima. Hora cia&longs;cuna di que&longs;te figure ha diuer&longs;i gra
di, per ri&longs;petto che quattro &longs;ono le prepo&longs;itio
ni, che po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere approuate in cia&longs;cuna &longs;i
gura, & oltra di que&longs;to, po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er prouate
nella &longs;econda & nella terza in diuer&longs;i modi,
onde ne na&longs;cono diuer&longs;e propo&longs;itioni. M
Que&longs;te propo&longs;itioni &longs;ono quattro, cioè, uniuer
&longs;ale affermatiua, uniuer&longs;ale negatina, parti
colare affermatiua, & particolare negatiua
parimente. T Tante &longs;ono, & notate
che ilogici &longs;i hanno imaginate certe uoci uni-
igradi de &longs;illogi&longs;mi d'ogni &longs;orte, & il primo
grado della prima figura. Si contiene &longs;otto
que&longs;to nome di Barbara, ma accio intendiate
l'artificio di que&longs;ta parola, notate che in ogni
parola &longs;i ritrouano tre &longs;orti di lettere, quattro
uocali, cioè, à, e, i, o, lequali mi dimo
strano la quantità, & qualità delle prepo&longs;itio,
ni, onde doue &longs;arà, à, &longs;arà &longs;empre la propo
&longs;itione uniuer&longs;ale affermatiua; doue &longs;arà, è,
&longs;empre la propo&longs;itione &longs;arà uniuer&longs;ale negati
ua, & doue è la, i &longs;arà particolare afferma
tiua, & doue è la, o &longs;arà particolare negati
ua. Sono altre quattro lettere con&longs;onanti,
lequali &longs;ono in principio de inomi, che &longs;ono,
b, c, d, f, lequali mi mo&longs;trano ne i &longs;illogi&longs;mi
imperfetti à quale perfetto &longs;illogi&longs;mo della pri
ma figura &longs;i debbano ridurre, come &longs;arebbe
quel &longs;illogi&longs;mo che &longs;i contiene &longs;otto al nome Ce
lantes &longs;i riduce il &longs;illogi&longs;mo de celarent, per
cioche amendue incominciano da una i&longs;te&longs;&longs;a let
tera, che e la, c, &longs;onoui altre quattro lette
re in e&longs;&longs;e uoci, cioè l, p, e, m, lequali mi
dimo&longs;trano la conuer&longs;ionc della propo&longs;itione
che è innanzi a loro, la, l, dimo&longs;tra ne i &longs;il
logi&longs;mi imperfetti, che la propo&longs;itione auanti
à lei &longs;i debba conuertire &longs;emplicemente, cioè
in &longs;e ste&longs;&longs;a, la, p, dimo&longs;tra che la propo&longs;itio-
mo&longs;tra che &longs;i deue conuertire per impoßibile,
la cui &longs;orte di conuer&longs;ione dichiararemo poi
quando &longs;aremo giunti al &longs;illogi&longs;mo per impoßi
bile, poi che di e&longs;&longs;a non hauemo ancora ra
gionato; la, m, dimo&longs;trarà che la propo&longs;i
tione innanzi à lei, &longs;arà maggiore &longs;i deue
fare minore. A tal che poi che hauerete &longs;a
puto quali &longs;ieno le uoci della prima figura,
uoi &longs;aprete fare i &longs;illogi&longs;mi, & di imperfetti
farli perfetti, & però la prima figura ha que
ste quattro dittioni, cioè. Barbara, Cela
rent, Darij, Ferio. Quelli della &longs;econda &longs;ono
le quattro dittioni del terzo uer&longs;o, che &longs;ono
Ce&longs;are, Came&longs;tres, Fe&longs;tino, Baroco. Quelle
della terza figura &longs;ono le &longs;ei del quarto uer&longs;o,
cioè Darapti, Felapton, Di&longs;amis, Dapti&longs;i,
Brocardo Feri&longs;on. M
uer&longs;o à che figura &longs;i ridurrà egli in&longs;ieme con
baralipton ultima parola del primo? T
Ci riducono &longs;otto la prima figura, ma non ho
io di que&longs;te fatto mentione, percioche conclu
dono indircttamente, però accadendoui fare
tali &longs;illogi&longs;mi, gli ridurrete a i primi della pri
ma figura, al modo che noi habbiamo detto di
&longs;opra. Vi darei l'e&longs;&longs;empio di tutti, & anco
ui mo&longs;trarei la riduttione, ma mi allontanarei
troppo dal no&longs;tro intento, che è &longs;olamente di M
Di gratia fate hora piu stima del mio intere&longs;
&longs;e, che del uo&longs;tro ordine, del quale &longs;arete piu
to&longs;to lodato da gli huomini d'intelletto, che
bia&longs;imato. T Hauete ragione, & pe
rò eccoui l'e&longs;&longs;empio del primo grado della pri
ma figura, laquale &longs;i contiene &longs;otto quel no
me barbara, che ha tre, a, che ne dimo
strano tre prepo&longs;itioni uniuer&longs;ali, come à di
re. ogni, a, è, b, ogni, c, è, a, adunque
ogni, c, è, b, & que&longs;to primo grado è ogni
uolta che (&longs;eruata la regola commune della
prima figura, che è che il &longs;ugietto della mag
giore &longs;ia il predicato della minore) la mag
giore e&longs;tremità &longs;arà uniuer&longs;almente nel mezo
termine, & e&longs;&longs;o mezo &longs;arà tutto nella minore
e&longs;tremità, & che nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà, che
la maggiore e&longs;tremità &longs;arà nella minore. M Datemene di gratia uno e&longs;&longs;empio fi
&longs;ico, & mo&longs;tratemi à dito tutte le co&longs;e che ha
uete dette, perche mi &longs;aranno à chiarezza in
tutti gli altri e&longs;&longs;empi, ne ui ricercarò piu qua
le &longs;ia il mezo termine, quale &longs;ia la maggiore,
ò la minore, & altre faccnde. T Ec
coui l'e&longs;&longs;empio fi&longs;ico nel primo grado della pri
ma figura. Ogni animale rationale è ri&longs;ibi
le, ogni huomo è animale rationale, adunque
ogni huomo è ri&longs;ibile. Per prima notate che
tiue, notate ancora che que&longs;ta prepo&longs;itione. Ogni animale rationale è ri&longs;ibile è quella pro
po&longs;itione che domandiamo maggiore, perche
in &longs;e contiene la maggiore e&longs;tremità, che è ri&longs;i
bile, & contiene il mezo che è, ogni animale
rationale, de quali due termini l'uno ha ragio
ne di &longs;ugetto che è il mezo termine, & l'al
tro ragione di predicato che è la maggiore
e&longs;tremità. La minore propo&longs;itione è que&longs;ta,
ogni huomo è animale rationale, perche ella
ha la minore e&longs;tremità che è ogni huomo; la
conclu&longs;ione poi è, adunque ogni huomo è ri
&longs;ibile. Vltimamente notate in che modo la
maggiore e&longs;tremità è uniuer&longs;almente nel me
zo, &longs;e ogni animale rationale è ri&longs;ibile, ne
ce&longs;&longs;aria co&longs;a è che ri&longs;ibile, che è la maggiore
e&longs;tremità, & che è predicato, &longs;ia nel mezo,
che è &longs;uo &longs;ugetto uniuer&longs;almente. è anco fa
cil co&longs;a uedere in che modo il mezo &longs;ia uniuer
&longs;almente nella minore e&longs;tremità, perche &longs;e
ogni huomo è animale rationale, anco ogni ani
male rationale &longs;arà huomo, & in che modo
poi &longs;egua nece&longs;&longs;ariamente che la maggiore
e&longs;tremità &longs;ia nella minore, credo che la ragio
ne a&longs;tringa l'intelletto uo&longs;tro à crederlo, &longs;en
za ch'io ue lo mo&longs;tri à dito. M Haue
te fatta una fatica, che &longs;arà à uoi di gran
& à me di grandißima utilità, però &longs;eguite à
uo&longs;tro bell'agio. T Purche &longs;ia co&longs;i, che
non m'interrompiate di nuouo. Il &longs;econdo mo
do della i&longs;te&longs;&longs;a figura &longs;arà ogni uolta che la
maggiore stremità &longs;arà in ne&longs;&longs;un mezo, & il
mezo &longs;arà in tutto nella minore i&longs;tremità, &
nece&longs;&longs;ariamente &longs;eguirà che la maggiore i&longs;tre
mità non &longs;ia nella minore, & que&longs;to modo &longs;i
contiene &longs;otto la uoce, Celarent, come (per
e&longs;&longs;empio) ni&longs;&longs;uno animale è &longs;a&longs;&longs;o, ogni huo
mo è animale, adunque ni&longs;&longs;uno huomo è &longs;a&longs;&longs;o. Vi darò gli e&longs;&longs;empi naturali, perche ui ueg
gio de&longs;iderargli. M Vi ringratio, ho
raueniamo al terzo. T
è quando la maggiore i&longs;tremità è uniuer&longs;al
mente nel mezo, & il mezo è particolarmen
tenella minore e&longs;tremità, & però &longs;egue nece&longs;
&longs;ariamente che la maggiore e&longs;tremità &longs;ia par
ticolarmente nella minore, & que&longs;to modo è
&longs;otto il nome Darij, come, ogni animale è di
&longs;ciplinabile, alcuno leone è animale, adunque
alcun leone è di&longs;ciplinabile. Il quarto è quan
do la maggiore e&longs;tremità non è in alcun modo
nel mezo, & il mezo è in qualche parte nella
minore e&longs;tremità, onde &longs;i conclude la maggio
re e&longs;tremità non e&longs;&longs;ere in qualche parte nella
minore e&longs;tremità. Seguirebbono hora gli al-
que&longs;ti nomi Baralipton, Celantes, Dabitis,
Fape&longs;mo, Fri&longs;e&longs;omorum, ma perche conchiu
dono indirettamente, gli po&longs;tporremo à tutti. M Seruate l'ordine accidentale, & per
cio preponcte i piu degni a i meno degni. T Ben &longs;apete.
Hor &longs;eguono i modi de
i &longs;illogi&longs;mi imperfetti, i quali &longs;i riducono a i
&longs;udetti, & diceuamo che la &longs;econda figura è
quando il predicato della maggiore è anco pre
dicato nella minore, laquale ha piu gradi &longs;i
come hauemo detto. Il primo è quando il
mezo non è in ueruna parte della maggiore
i&longs;tremità, & e&longs;&longs;o mezo è in ogni parte della
minore e&longs;tremità, onde &longs;egue che la maggio
re e&longs;tremità non è in ueruna parte della mino
re, & que&longs;to &longs;i contiene &longs;otto la uoce Ce&longs;are,
come (per e&longs;&longs;empio) Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù,
ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;&longs;una giu&longs;ti
tia è uitio, & &longs;i conuerte a Celarent, conuer
tendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente, cioè in uni
uer&longs;ale negatiua, &longs;i come dicendo ni&longs;&longs;una uir
tù è uitio, ogni giu&longs;titia è uirtù, adunque ni&longs;
&longs;una giu&longs;titia è uitio. Il &longs;econdo modo poi è
quando il mezo è uniuer&longs;almente in tutta la
maggiore e&longs;tremità, & non è in alcuna parte
della minore, & que&longs;to è &longs;otto la uoce Came
stres, come à dire ogni animale è uiuente,
male, & &longs;i riduce a Celarent, conuertendo&longs;i la
minore &longs;cmplicemente, cioè in uniuer&longs;ale ne
gatiua, & tra&longs;ponendo la minore in maggio
re, & la maggiore in minore. Il terzo mo
do è quando il mezo non è in ueruna parte del
la maggiore, & in qualche parte della mino
re, & che &longs;egue che la maggiore e&longs;tremità &longs;i
ritroua in qualche parte della minore, & è
&longs;otto la uoce Fe&longs;tino, come &longs;e dicemmo, nißun
a&longs;ino è huomo, Socrate è huomo, adunque So
crate non è a&longs;ino, & eßo &longs;i riduce a Ferio
conuertendo&longs;i la maggiore &longs;emplicemente. Jl quarto modo di que&longs;ta figura è ogni uolta
che il mezo è uniuer&longs;almente nella maggiore
e&longs;tremità, & particolarmente &longs;i rimuoue dal
la minore, & però &longs;i conchiude la maggiore
e&longs;tremità non eßere in qualche parte della mi
nore, & que&longs;to modo è contenuto dalla uoce
Barocho, il cui eßempio è que&longs;to, Ogni uir
tù è laudabile, l'auaritia non è laudabile,
adunque l'auaritia non è uirtù, & eßo &longs;i ri
duce a Barbara co'l mezo della ri&longs;olutione per
l'impoßibile. M Che conuer&longs;ione è
que&longs;ta, che uoi chiamate per l'impoßibile,
perche di eßa non ne è fatta ancora mentione.
T Hauete ragione, & la conuer&longs;io
ne fatta per l'impoßibile è quando &longs;i piglia
me&longs;&longs;e, & &longs;i conchiude l'oppo&longs;ito dell'altra pre
mc&longs;&longs;a, come uerbigratia nell'argumento gia
detto, la conclu&longs;ione è tale. l'auaritia non è
uirtù, & la &longs;ua contradittoria è che ogni
auaritia è uirtù, laquale &longs;i piglia, & appli
ca alla maggiore del &longs;udetto argumento, che
è dal che ne &longs;egue poi l'oppo&longs;ito della minore,
che era l'auaritia non è laudabile, onde tale
&longs;arà l'argomento. Ogni uirtù è laudabile,
ogni auaritia e uirtù, adunque ogni auaritia
è laudabile, & ecco che la conclu&longs;ione di que
sto argumento è contradittoria della minore
del primo che gia era stata amme&longs;&longs;a per uera,
& però &longs;i chiama conuer&longs;ione per l'impoßibi
le, perche è impoßibile che due contraditto
rie &longs;ieno in&longs;ieme uere. M Non acca
derà che piu ui mole&longs;ti intorno alle conuer&longs;io
ni, pa&longs;&longs;ate dunque a uo&longs;tro piacere alla terza
figura, laquale, è quando quello che è &longs;ugetto
nella maggiore è anco &longs;ugetto nella minore,
& ella ha (per quello che uoi hauete detto)
&longs;ei modi, de' quali n'a&longs;petto la uo&longs;tra dichia
ratione. T Il primo è quando la mag
giore e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale e
anco la minore, & percio &longs;i conclude che la
maggiore e&longs;tremità è in qualche parte della mi
nore, & è retto dalla uoce Darapti. M
ogni huo
mo è &longs;u&longs;tanza, ogni huomo &cgrave; animale, adun
que qualche animale è &longs;u&longs;tanza, & per le re
gole gia datc, e&longs;&longs;o &longs;i uedc ridurre alla uoce
Darij conuertendo&longs;i la minore per accidente,
cioè in particolare affirmatiua. T Ne
potremo adunque i&longs;pedire breuemente, poi
che uoi ui mo&longs;trate capacißimo d'ogni co&longs;a;
però il &longs;econdo modo è, quando la maggiore
e&longs;tremità non è in alcum mezo, nel quale è la
minore uniuer&longs;almente, & &longs;i conclude che la
maggiore non &longs;arà in tutte le parti della mino
re. M Come à dire, ni&longs;&longs;uno animale è
morto, ogni animale è uiuo, adunque alcun
uiuo non è morto; & que&longs;to tale argumento è
retto dalla uoce Felapton, & riduce&longs;i alla uo
ce Ferio conuertendo&longs;i la minore per acciden
te. T
le è ogni uolta che la maggiore e&longs;tremità è in
qualche parte del mezo, nel quale è uniuer
&longs;almente la minore, & però ne &longs;egue la mag
giore e&longs;&longs;ere in parte nella minore, & è &longs;otto
il nome Di&longs;amis. M
alcun huomo è giu&longs;to, ogni huomo è animale,
adunque qualche animale è giu&longs;to, & riduce
&longs;ia Darij ri&longs;oluendo&longs;i la maggiore &longs;emplice
mente, & la conclu&longs;ione in&longs;ieme, tra&longs;ponen
do anco le preme&longs;&longs;e. T
rò io l'e&longs;&longs;empio. Ogni huomo è animale, qual
che giu&longs;to è huomo, adunque qualche giu&longs;to
è animale. M Hauete fatto bene à
darne e&longs;&longs;empio, però ueniamo al quarto modo. T Il quarto modo è quando la maggio
re e&longs;tremità è in tutto'l mezo nel quale in par
te ancora è la minore, & però &longs;egui che la
maggiore e&longs;tremità &longs;ia in parte nella minore,
& il &longs;uo nome che lo regge è Dati&longs;i. M
L'e&longs;&longs;empio di que&longs;to (perche io sò che l'a&longs;pet
tate da me) è, alcun huomo è &longs;u&longs;tanza, al
cun huomo è animale, adunque qualche ani
male è &longs;u&longs;tanza, & &longs;i conuerte a Darij con
uertendo&longs;i &longs;olo la minore &longs;emplicemente. T Il quinto modo, che non ueggio l'ho
ra di &longs;pedirmene è quando la maggiore &longs;i ri
muoue, in qualche parte dal mezo, nel quale
è tutta la minore, & però &longs;egue che la mag
giore &longs;i ritroua in qualche parte della minore,
ilqual modo uien contenuto dalla uoce Brocar
do, il cui e&longs;&longs;empio è. Alcun huomo non è
giu&longs;to, ogni huomo è rationale, adunque al
cuno rationale non è giu&longs;to. M
le regole che uoi hauete date, &longs;i riduce à Bar
bara per la conuer&longs;ione che è per l'impoßibile. T Co&longs;i è.
Il &longs;e&longs;to modo è quando la
maggiore e&longs;tremità non è in alcuna parte del
nore, per ilche &longs;egue che la maggiore e&longs;tre
mità &longs;i rimuoua in parte dalla minore, & la
&longs;ua uoce che lo regge è Feri&longs;on, il cui e&longs;&longs;empio
è tale. Ni&longs;&longs;un uitio è uirtù, alcun uitio è ma
le, adunque qualche male non è uirtù. M
&longs;i la minore &longs;emplicemente. T
ste &longs;ono breuemente le regole, delle conuer&longs;io
ni, con gli e&longs;&longs;empi de i &longs;illogi&longs;mi, che conclu
dono dirittamente; hora ne re&longs;tano cinque,
che indirettamente concludono, de' quali par
te ne fu inuentore Ari&longs;totele, come di Fape&longs;
mon, & Fri&longs;emorum, come &longs;i puo uedere
nella Priora, & gli altri tre furono ritrouati
da Theofra&longs;to, & Eudemo, che &longs;ono Bara
lipton, Celantes, Dabitis, ne mi pare che di
que&longs;ti piu ne parliamo, ma ba&longs;ta che &longs;i &longs;ap
pia che &longs;eruano le regole della prima figura,
& &longs;i conuertono per le mede&longs;ime regole che
&longs;i conuertono anche gli altri predetti. M
Poi che &longs;ono inutili, la&longs;ciamogli adunque in
&longs;ieme con tutte le altre congiuntioni, ò com
binationi che ne uogliam dire, che non ne &longs;er
uano piu che tanto, di che pure ne fa mentio
ne Ari&longs;totele, ne mi pare che dobbiamo en
trare à dire delle mi&longs;tioni delle prepo&longs;itioni,
e&longs;&longs;endo che la materia è lunga, & noi hab-T
Sono per fare quello che uoi uolete. M
Ditemi dunque, per quale ragione non &longs;i po
trebbe aggiugnere alle tre predette figure la
quarta, come bene aggiun&longs;e Galeno? T
Si potrebbe pur troppo aggiugnere, che Ari
stotele non lo uietarebbe, &longs;e però l'arte lo com
porta&longs;&longs;e. M Et perche non lo compor
tarebbe l'arte? T
&longs;offrire parte che in lei &longs;ia di&longs;utile. M
La quarta figura &longs;arebbe dunque inutile. T Al tutto inutile, & che &longs;ia il uero,
ecco. uoleua Galeno che &longs;i pote&longs;&longs;e fare la quar
ta implicatione de i termini, cioè che il mezo
fo&longs;&longs;e predicato nella maggiore, & &longs;uggetto nel
la minore, come a dire ogni huomo è anima
le, ogni animale è &longs;u&longs;tanza, adunque ogni huo
mo è &longs;u&longs;tanza; ma que&longs;ta implicatione è di
&longs;utile, come &longs;i può uedere, perche ella proua
una co&longs;a, & che &longs;i sà natur almente, che an
co Ari&longs;totele ne i predicamenti ha per regola
in&longs;egnato, quando egli dice, che ogni co&longs;a che &longs;i
predica del predicato, predica&longs;i parimente
del &longs;ugetto. Onde e&longs;&longs;endo co&longs;a chiarißima che
la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica dell' animale, & che l'a
nimale &longs;i predica dall'huomo, non occorre che
&longs;i uoglia prouare &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predichi del
l'huomo, & per la regola datane da Ari&longs;to-
ra: perche chi è quello, che non &longs;appia &longs;e un
ua&longs;o è capace di tre libre d'acqua, non ne
&longs;ia anche capace d'una, &longs;arà ben goffo, &
stolto colui, che lo negarà; co&longs;i parimcnte chi
negarà &longs;e la &longs;u&longs;tanza &longs;i predica di tutti gli ani
mali, non &longs;i predichi anco dell'huomo? M
è ragione a&longs;&longs;ai euidente, pure non sò come
Galeno, huomo di grandißimo intelletto, &longs;i la
&longs;cia&longs;&longs;e tra&longs;portare a ta&longs;&longs;are Ari&longs;t. &longs;enza gran
ragione. T Altra certo ragione non fu,
che perche uide che &longs;i poteua fare que&longs;ta quar
ta implicatione, ma non con&longs;iderò poi che era
onninamente &longs;uperflua. M In uero io
non ueggio luogo da poterlo i&longs;cu&longs;are, anzi mi
pare che &longs;i potrebbe, per il contrario, ta&longs;&longs;are
Ari&longs;totele, per dir co&longs;i licentio&longs;amente, che
egli habbia piu to&longs;to peccato in &longs;uperfluità;
perche con una &longs;ola figura, &longs;enza punto met
terne tre poteua egli i&longs;pedir&longs;ene, poi che in
ogni modo le due altre &longs;i riducono a lei. T Anzi che non &longs;olo &longs;i riducono tutte
le altre figure alla prima figura, ma per pa
rere dell'i&longs;te&longs;&longs;o Ari&longs;totele tutti i &longs;illogi&longs;mi, co
&longs;i della prima figura, come della &longs;econda, &
terza, &longs;i riducono al primo della prima, per
cioche, come di gia hauemo detto, la &longs;econ
da, & terza figura; & quegli della prima
cono à gli quattro primi della prima figura;
& il terzo della prima &longs;i può conuertire per
la conuer&longs;ione dell' impoßibile al &longs;econdo della
&longs;econda figura; & il quarto per la mede&longs;ima
conuer&longs;ione al primo della &longs;econda; i quali poi
&longs;i conuertono a Celarent, come di gia ui ho
detto; & Celarent è in un certo modo riduci
bile al primo: percioche, e&longs;&longs;endo che egli ha le
&longs;ue propo&longs;itioni negatiue, & Barbara affirma
tiue, & le negatiue non hauendo forza di con
cludere co&longs;a ueruna &longs;e non per mezo delle af
firmatiue, di qui &longs;egue che Celarent in&longs;ieme
con tutti gli altri &longs;illogi&longs;mi pigliano tutta la lo
ro forza da Barbara, come dal &longs;uo principio.
Ma però con tutto que&longs;to non &longs;egue che fo&longs;&longs;e
ba&longs;tato il primo modo della prima figura, per
che &longs;e bene gli altri &longs;ono riducibili a quello,
& che quello habbia in potenza tutta la for
za de gli altri &longs;illogi&longs;mi, e&longs;&longs;o non potrebbe pe
rò prouare attualmente tutti que&longs;ti que&longs;iti,
che prouano gli altri, & è apunto come nel
le co&longs;e naturali, lequali benche tutti &longs;i ri&longs;ol
uino ne i &longs;uoi principij, non re&longs;ta però che non
&longs;ieno nece&longs;&longs;arie; & percio Ari&longs;totele con pur
gatißimo giuditio po&longs;e tre &longs;orti di &longs;illogi&longs;mi,
ne-poteua porne piu, ne meno, altramente,
&longs;arebbe caduto, ò nel uitio della &longs;uperfluità, M
dere che egli &longs;apendo quanto huomo &longs;ape&longs;&longs;e
mai, nelle arti, che ne fa &longs;apere, habbia po
sto ogni cura, & diligenza per fare che e&longs;&longs;e
fo&longs;&longs;ero compite. T Non douemo cre
dere altrimenti. Hora fin qui con quella bre
uità, che apunto &longs;i conueniua alla no&longs;tra in
tentione, è stato detto de i termini incomple&longs;
&longs;i co&longs;i di quegli della prima intentione, come
anco di quegli della &longs;econda
meritamente per capi &longs;cor&longs;i i termini comple&longs;
&longs;i in&longs;ieme con le regole loro, alle quali ueden
do &longs;eguire gli argomenti, che per la uarietà
del mezo di che &longs;i &longs;eruono &longs;ono tre, demo&longs;tra
tiuo, topico, & &longs;ofi&longs;tico, per le tre materie
cioè nece&longs;&longs;aria contingente & remota io in&longs;ie
me &longs;coper&longs;i, che tutti conueniuano nella for
ma, & che erano differenti per ri&longs;petto della
materia, & però fu deliberato di trattare pri
ma della loro figura, lequali trattate nell'i&longs;te&longs;
&longs;o modo, che hauemo fatto li termini. Ho
ra ci &longs;i rappre&longs;enta da con&longs;iderare gli argu
menti in quanto che &longs;ono in appartate mate
rie, & per il uero a douerne ragionare quan
to &longs;i potrebbe, non le bore, ma i giorni, le
&longs;ettimane, i me&longs;i, & gli anni non ba&longs;tarebbo
no. M Potiamo pa&longs;&longs;arcene co'l piede
&longs;ecco intorno al &longs;illogi&longs;mo topico, & il falla-
mo&longs;tratione, perche ella come principale fu
ancora propo&longs;ta. T Ben &longs;apete che co
&longs;i bi&longs;ogna fare, però ne ba&longs;terà a dire che'l &longs;il
logi&longs;mo topico è quello, che ne &longs;erue &longs;olamente
ad hauere una certa opinione delle co&longs;e, ma
non gia &longs;cienza, percioche egli ha le &longs;ue pre
me&longs;&longs;e, ò propo&longs;itioni non nece&longs;&longs;arie, & per
ciò non può concludere uera &longs;cienza, ma una
certa opinione, ò credenza. Il mezo termi
ne di che e&longs;&longs;o topico &longs;i &longs;erue, è &longs;empre acci
dentale, ne mai &longs;i &longs;erue della definitione, ò
del genere della co&longs;a, che proua, ouero pro
prio: & a que&longs;ta &longs;orte di argumento &longs;i ridu
ce l'e&longs;&longs;empio, & l'entimema & indutione. M Et come &longs;i chiama egli propriamen
te? T
tamente &longs;i fa poi il &longs;illogi&longs;mo, che proprijßi
mamente è i&longs;trumento del Dialettico. M
Adunque il Dialettico &longs;i &longs;erue di tutti que&longs;ti
i&longs;trumenti, quali per e&longs;&longs;ere inducibili al &longs;illo
gi&longs;mo, &longs;i dice che il &longs;illogi&longs;mo è i&longs;trumento
proprijßimo del Dialettico. T Co&longs;i
stà. M
T Voi &longs;apete che l'e&longs;&longs;empio non e altro
che uno i&longs;trumento, co'l quale noi prouiamo
per uia della &longs;imilitudine uno e&longs;&longs;ere nell altro,
come a dire uoglio prouare che Ale&longs;&longs;andro,
tra la patria, dirò in que&longs;to modo; Coriolano
cittadino di Roma non uol&longs;e combattere con
tra la patria, adunque non deue Ale&longs;&longs;andro
combattere contra e&longs;&longs;a patria. Que&longs;to e&longs;&longs;em
pio &longs;i riduce alla induttione in que&longs;to modo,
cioè, comincierà da gran numero di quegli ci
tadini, che non uol&longs;ero combattere contra la
patria, perche era co&longs;a mal fatta, & da que
sta enumeratione &longs;e ne fa poi l'uniuer&longs;ale, con
che &longs;i forma il &longs;illogi&longs;mo probabile, come,
ne&longs;&longs;uno cittadino ha mai combattuto contra la
patria, Ale&longs;&longs;andro è cittadino, adunque non
deue combattere contra la patria. la maggio
re &longs;i proua co'l mezo della induttione, laqua
le è fatta da piu e&longs;&longs;empi. M
che &longs;e l'e&longs;&longs;empio era un &longs;illogi&longs;mo che procede
ua da un &longs;ingolare a un'altro &longs;ingolare, la in
duttione è un'argumento, che procede da piu
&longs;ingolari, a uno uniuer&longs;ale, & il &longs;illogi&longs;mo
probabile procede da quello uniuer&longs;ale proba
bile, al &longs;ingolare. L'entimema credo che &longs;ia
uno argumento che habbia &longs;otto due propo&longs;i
tioni probabili, & è chiamato &longs;illogi&longs;mo de
troncato, percioche non gli manca altro a e&longs;&longs;e
re &longs;illogi&longs;mo, che la maggiore, come a dire
Medea è madre, adunque ama il figliuolo. T Que&longs;to ne ba&longs;ti hormai alla cognitio-
pio & indutione &longs;ono i&longs;trumenti e&longs;perimenta
ti benche gli habbia po&longs;ti qui. M Se
però ne date le regole da cono&longs;cere le proba
tioni probabili, quali &longs;ono le parti di e&longs;&longs;o &longs;il
logi&longs;mo. T Dice Ari&longs;totele che quel
le &longs;ono prepo&longs;itioni probabili, lequali paiono
uere a tutti, ouero alla maggior parte, oue
ro &longs;olo a tutti gli &longs;apienti, ouero al piu, oue
ro in numero al manco a piu &longs;auij, & que&longs;ti
&longs;ono i &longs;egni, con quali &longs;i puo cono&longs;cere che le
prepo&longs;itioni &longs;ieno probabili, ne &longs;opra di cio ne
occorre lungo di&longs;cor&longs;o. M Io ui ho in
re&longs;o, però ueniamo al &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico. T Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;tico è uno argumen
to, che procede ouero con&longs;ta di prepo&longs;itioni,
lequali appaiono uere, & probabili, & tut
tauia &longs;ono fal&longs;e, & il &longs;uo fine (&longs;econdo che
uogliono alcuni) è l'acqui&longs;tare gloria; ma di
rò io che è l'ignoranza, perche quello che &longs;i
diletta di u&longs;are tal &longs;orte di argumento, &longs;pe&longs;&longs;o
non &longs;olo inganna gli altri, ma anche &longs;e ste&longs;&longs;o,
& sta &longs;empre occupato in fallacie; ne mai &longs;i
dà alla uerità delle co&longs;e. Il &longs;illogi&longs;mo &longs;ofi&longs;ti
co pecca &longs;empre, ouero in materia però che le
prepo&longs;itioni &longs;ono fal&longs;e, ouero peoca in forma,
& la metà, a che mira il &longs;ofi&longs;ta è di condur
re l'auer&longs;ario à qualche inconueniente, per
con la fallacia della equiuocatione, con quel
la dell'am&longs;ibologia, & altre &longs;imili, lequali
non uoglio narrare, per non e&longs;&longs;ere po&longs;cia ca
gione di darui animo, a farui, douentare &longs;ofi
sta. M Dirò quello, che Socrate di&longs;&longs;e
a uno che lo haueua ueduto pa&longs;&longs;eggiare per il
luogo delle meretrici, di che &longs;e ne era mara
uigliato, che un Filo&longs;ofo di quella &longs;orte &longs;i la
&longs;cia&longs;&longs;e uedere in luoghi co&longs;i dishone&longs;ti. Il So
le, di&longs;&longs;e il dotto uecchio, non &longs;ottintra egli
con li &longs;uoi raggi le immondezze, & le latri
ne, tuttauia egli non riceue macchia di &longs;orte
ueruna; si ri&longs;po&longs;e quello che &longs;i era maraui
gliato; co&longs;i parimente fa il &longs;apiente replicò
Socrate, puo andare douunque gli piace, che
non riceue macchia nell'animo &longs;uo. T
Volete dire in uo&longs;tro linguaggio che benche
&longs;appiate le fallacie, che non le u&longs;ate però,
que&longs;to ui concedcrei quando uoi fo&longs;te Socrate. M Non &longs;ono Socrate, ma &longs;on bene il
uo&longs;tro Morello. T
non mi farete entrare à dire delle fallacie,
perche &longs;arebbe molto lunga materia. M
Dite co&longs;i; & aggiugnete ancor que&longs;to che ne
hauete gia detto tanto, che a que&longs;ta materia
non &longs;i può piu de&longs;iderarui co&longs;a ueruna, &
però &longs;e io de&longs;idero pure di &longs;apere ogni co&longs;a
de gli elementi. T Vi concedo tutto
pur che non &longs;e ne ragioni. La demo&longs;tratione,
come &longs;apete, nella facultà della Logica, è co
me il fine, percioche in e&longs;&longs;a facultà &longs;i ricer
ca uno i&longs;trumento, co l quale &longs;i po&longs;&longs;a acqui&longs;ta
re la &longs;cienza perfetta, che non è altro che una
intera cognitione della co&longs;a, & haßi que&longs;ta
intera cognitione ogni uolta che &longs;i cono&longs;cerà
e&longs;&longs;a co&longs;a come ella starà. M Cioè
quando &longs;i cono&longs;cerà l'e&longs;&longs;enza, & proprietà di
quella. T Tant'è, & perche le pro
prietà na&longs;cono dalla e&longs;&longs;enza, parimente cono
&longs;cendo&longs;i l'e&longs;&longs;enza, potran&longs;i cono&longs;cere anche le
proprietà &longs;udette, & l'e&longs;&longs;enza &longs;i cono&longs;ce co'l
mezo della diffinitione. M Na&longs;cerà
adunque ancho la cognitione delle proprietà
dalla diffinitione. T Me&longs;&longs;er &longs;i.
Onde
appare manife&longs;tamente che la diffinitione con
tiene la cognitione delle proprietà in potenza
&longs;olo, & che la demo&longs;tratione ne la da poi in
atto, cioè ne la propone apertamente innanzi
a gli occhi u&longs;ando per mezo la diffinitione. Per tanto la demo&longs;tratione contiene in &longs;e la
diffinitione, & da lei riceue le proprietà delle
co&longs;e, & percio diciamo noi che e&longs;plicando quel
lo che in potenza nella diffinitione &longs;i contene
ua ella non è altro che la diffinitione e&longs;plicata,
conteneua la diffinitione in atto, & in poten
za, & però comparata alla diffinitione è come
è il tutto in ri&longs;petto delle parti. M
Con que&longs;to bellißimo di&longs;cor&longs;o uolete inferire
che la demo&longs;tratione ha per mezo la diffinitio
ne. T Si parlando della demo&longs;tratione
potißima; perche, &longs;e uoi ui raccordate bene,
di &longs;opra quando diuidemmo la demo&longs;tratione
nelle &longs;ue &longs;pecie, dicemmo che e&longs;&longs;endo la demo
stratione uno i&longs;trumento che ua dalla co&longs;a in
cognita alla cono&longs;ciuta, e&longs;&longs;a cono&longs;ciuta può e&longs;
&longs;ere conclu&longs;ione, ouero preme&longs;&longs;a, & &longs;e &longs;ia con
clu&longs;ione ne na&longs;ce la demo&longs;tratione, che riduce
l'buomo all'impoßibile, &longs;e anco &longs;ia preme&longs;&longs;a
ne na&longs;ce la demo&longs;tratione demo&longs;tro&longs;tratiua. Della demo&longs;tratione per l'impoßibile è stato
gia ragionato trattando&longs;i della forma de i &longs;illo
gi&longs;mi in generale, & quelle mede&longs;ime regole
&longs;eruono a que&longs;ta &longs;pecie di demo&longs;tratione, &
percio me ne
tiua, laqual &longs;i diuide in &longs;pecie per ri&longs;petto della
co&longs;a naturalmente incognita, che ella dimo&longs;tra,
perche può e&longs;&longs;ere ò &longs;emplice, ò compo&longs;ta. della
co&longs;a &longs;emplice &longs;i ricerca s'ell'è et che co&longs;a &longs;ia;et
della compo&longs;ta &longs;i ricerca che &longs;ia co&longs;i, & perche
&longs;ia co&longs;i. Quando poi demo&longs;triamo della &longs;empli
ce &longs;e è, et della
&longs;illogi&longs;mo ch'appartiene al topico, ò dialettico,
come di &longs;opra habbiamo detto. e&longs;&longs;a non &longs;i &longs;erue
mai de mezi nece&longs;&longs;arij conuertibili, et principij
della co&longs;a, ch'ella proua è uero che que&longs;ta &longs;orte
di demo&longs;tratione &longs;i &longs;erue alle uolte de gli effi
cienti remotißimi &longs;econdo alcuni, ma mi piace
rebbe che quando il mezo del &longs;illogi&longs;mo è la ca
gione rimotißima &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione
per qual co&longs;a, che i logici latini intendono per
Propter quid, perche ella ua dalla cau&longs;a al
l'effetto, benche &longs;ia remotißimo, & che quel
la &longs;i chiama&longs;&longs;e demo&longs;tratione, perche, laqua
le anda&longs;&longs;e da gli effetti alle cau&longs;e. M
Mi piace ueramente que&longs;to uo&longs;tro parere, tut
tauia poco importa que&longs;to chiami&longs;i come &longs;i
uuole, pur non è da di&longs;tor&longs;i da quello che
han uoluto gli antichi, e&longs;&longs;endo che eglino
l'hanno chiamata co&longs;i. T Hora &longs;e &longs;i ri
cercarà della co&longs;a incognita perche &longs;ia co&longs;i,
bi&longs;ognarà dimo&longs;trarla con la demo&longs;tratione,
che ne po&longs;&longs;a dare la cagione, laquale ha il &longs;uo
andare da principij a gli effetti, & chiama&longs;i
demo&longs;tratione dal primo all'ultimo, al contra
rio della demo&longs;tratione detta perche, laquale
ua dall'ultimo al primo, & &longs;e i principij di ta
le demo&longs;tratione &longs;aranno remoti ne na&longs;cerà
una demo&longs;tratione poco piu perfetta di detta
mi, ouero che &longs;aranno formali, conuertibili,
& che inferiranno e&longs;&longs;a co&longs;a, ne na&longs;cerà la de
mo&longs;tratione potißima a mio giuditio, &longs;e bene
uogliono alcuni che &longs;ieno differenti in que&longs;to,
che nella gia detta &longs;i &longs;opponga il que&longs;ito &longs;i è,
& che nella potißima &longs;i proui in&longs;ieme dando
la cagione della co&longs;a. M Que&longs;ta è
una &longs;uttilità di poco momento, però &longs;eguite
&longs;enza indugio. T Po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere i prin
cipij della demo&longs;tratione che ne dà la cagione
efficienti, cioè che inferi&longs;cono la conclu&longs;ione
&longs;olamente, & non e&longs;&longs;ere conuertibili, da che
ne na&longs;cerà una demo&longs;tratione, laquale è diffe
rente dalla potißima e&longs;&longs;entialmente, perche
e&longs;&longs;a ha &longs;olamente i principij, che &longs;ono come
cau&longs;a efficiente, & la potißima ha principij
& che cau&longs;ano, & che in&longs;ieme, in&longs;ieme &longs;o
no principij di e&longs;&longs;a co&longs;a intrin&longs;eci, & conuer
tibili, & però la potißima ne darà la &longs;cien
za infallibile, perche ne porgerà la uera ca
gione immediata, & intrin&longs;eca. I cui mezi
&longs;ono la diffinitione, il genere, la differenza &
il proprio. della potißima &longs;empre è la diffini
tione alla quale &longs;i conuengono tutte quelle pro
prietà che uuole Ari&longs;totele conuenir&longs;i a prin
cipij di tale demo&longs;tratione, & de gli altri &longs;e
ne &longs;eruono le altre demo&longs;trationi. M
stratione, importa, che ella &longs;ia diffinitione piu
del &longs;ugetto, che del predicato? T De
ue e&longs;&longs;ere diffinitione di amendue, perche &longs;e i
principij di tale demo&longs;tratione &longs;ono conuertibi
li, & tali principij non e&longs;&longs;endo altro che &longs;u
getto & predicato, & la diffinitione impli
cando&longs;i & co'l &longs;ugetto, & co'l predicato è ne
ce&longs;&longs;ario che conuertendo&longs;i con uno, & e&longs;&longs;en
do &longs;ua diffinitione che &longs;i conuerta anco con l'al
tro, & che &longs;ia &longs;ua diffinitione, ben è uero che
&longs;arà &longs;olamente della paßione diffinitione cau&longs;a
le, & del &longs;ugetto &longs;arà formale, & cau&longs;ale. M Et perche non formale della paßio
ne? T
ne fo&longs;&longs;e &longs;u&longs;tanza, &longs;e ella haue&longs;&longs;e la diffinitione
formalmente del &longs;ugetto. però diciamo che è
&longs;olamente cau&longs;ale, ò efficiente della paßione,
& del &longs;ugetto formale, & cau&longs;ale in&longs;ieme,
come in que&longs;to e&longs;&longs;empio. L'animale rationale
mortale è ri&longs;ibile, l'huomo è animale rationa
le, mortale, adunque è ri&longs;ibile: ecco che ani
male rationale mortale che è il mezo nella de
mo&longs;tratione, è diffinitione formale, & cau&longs;a
le dell'huomo, che è il &longs;ugetto, & del ri&longs;ibile
che è la paßione è &longs;olo diffinitione cau&longs;ale. M Intorno a que&longs;ta prima parte de me
todi altro non de&longs;idero, &longs;e non che uoi parlia-
del trouare il mezo termine. T Que
sto che mi richiedete &longs;on per dirui molto uo
lentieri, ma con patto però che &longs;ubito uenia
mo a gli altri metodi. M Il dire, &
il la&longs;ciare di dire stà a uoi, perche non ui ho
richie&longs;to per a&longs;trignerui alla ri&longs;po&longs;ta. T
se uoi non mi a&longs;trignete, mi a&longs;trigne almeno
la humanita, & corte&longs;ia uo&longs;tra, & però di
co che quando uolete prouare qualche co&longs;a,
prima ui douete accertare &longs;e la propo&longs;itione,
che uolete prouare è uniuer&longs;ale affirmatiua,
ò negatiua, ò particolare negatiua, ò affir
matiua, & &longs;e &longs;ia uniuer&longs;ale affirmatiua cer
cate un termine uniuer&longs;ale, che uniuer&longs;almeu
te &longs;i predichi del &longs;ugetto, del quale ancora &longs;i
predichi uniuer&longs;almente il predicato, come &longs;e
uolete prouare che l'huomo &longs;ia ri&longs;ibile piglia
te l'animale rationale. M Et &longs;e uole&longs;&longs;e
prouare la propo&longs;itione uniuer&longs;ale negatiua,
che mezo debbo pigliare. T Cercarete
un mezo, ilquale uniuer&longs;almente di uno &longs;i pre
dichi, & dall'altro al tutto &longs;i rimuoua. M Et &longs;e mi occorrerà di prouare la par
ticolare affirmatiua? T Prenderete pa
rimente un termine, del quale l'uno de i ter
mini &longs;i predichi uniuer&longs;almente, & che con
l'altro almeno particolarmente conuegna
un mezo che a un termine conuerrà, & al
l'altro. M Importarà egli che que&longs;to
termine conuenga piu ad uno, che all'altro? T Non importa, in quanto che non
impedi&longs;ce a &longs;illogizare, ma importa bene que
sto ri&longs;petto che uariando i termini uariano le
figure, & i modi, uerbigratia uolete proua
re l'uniuer&longs;ale negatiua, &longs;e pigliate il mezo
termine, ilquale &longs;i predichi del &longs;ugetto, fare
te il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della prima figura, &
il primo della &longs;econda: ma &longs;e &longs;i predicarà il
mezo termine del predicato, all'hora farete
il &longs;illogi&longs;mo &longs;econdo della &longs;econda figura, &
co&longs;i &longs;imilmente auerrà de gli altri. M
Et che mi dirizzerà in trouare que&longs;to mezo
termine. T Vi aiutaranno il metodo
&longs;olutiuo, il diui&longs;iuo, & il ri&longs;olutiuo, & il
diffinitiuo come uederete. Oltra di que&longs;to uoi
&longs;apete che il logico &longs;i ha proueduto di luoghi,
oue po&longs;ti &longs;ono i mezi termini, come in un pron
tuario, accioche ad un tratto po&longs;&longs;a darli di ma
no nelle occorenze &longs;enza molto affaticar&longs;i; de
quali luoghi Ari&longs;totele ne trattò, ne &longs;cri&longs;&longs;e
Cicerone, ma piu ri&longs;trettamente di e&longs;&longs;o Ari
stotele, & amendue chiamorono quei trattati
i libri de luoghi, gran numero de moderni pa
rimente ne hanno parlato, tra' quali Ridolfo
tiquattro luoghi, doue di quale &longs;i uoglia me
zo termine trouare &longs;i può. M Dichia
rate prima che co&longs;a &longs;ia luogo, poi datemi la
&longs;ua diffinitione, & finalmente la dichiaratio
ne de particolari luoghi. T Il luogo
non è altro che un &longs;egno, ouero una &longs;edia do
ue &longs;e ne sta il mezo termine, ò argumento che
ne uogliam dire, & il mezo termine è quella
mi&longs;ura, che noi adoperiamo a far fede di quel
lo che &longs;i dubita, con che mi&longs;urando le due
e&longs;tremità uenimo in cognitione della qualità,
ò inequalità loro, come à dire: uoglio &longs;apere
&longs;e ogni huomo è ri&longs;ibile, me ne uò al luogo che
chiamiamo diffinitione, & me ne prendo que&longs;to
mezo termine, cioè animale rationale morta
le, che è la diffinitione dell'huomo, & prima
lo metto al pari della paßione dicendo, ogni
animale rationale è mortale, e ri&longs;ibile, & in
que&longs;to ueggio l'equalità che è tra'l mezo ter
mine, & la paßione, però di nuouo repiglio
il mezo termine, & l'applico al &longs;ugetto, cioè
huomo, & dico che ogni huomo è animale ra
tionale mortale, da che uengo poi à conclude
re che ogni huomo è ri&longs;ibile per la ragione ma
tematica, laquale è che quegli che &longs;ono ugua
li a un terzo tra loro &longs;ono uguali. M
Bella dichiaratione. T Seguiremo di
Et perche noi hauemo detto
il luogo e&longs;&longs;ere diffinitione, & il mezo e&longs;&longs;ere
anco diffinitione, non occorre di &longs;gomentar&longs;i,
che in quanto mezo &longs;ia dimandata diffinitio
ne, & in quanto luogo ancora, però che uoi
&longs;apete che nelle co&longs;e naturali i luoghi non &longs;ono
di&longs;tinti da i locati, & per lo piu ritengono
il mede&longs;imo nome. Le regole dal mezo ter
mine &longs;ono &longs;imili a quelle della mi&longs;ura del mu
ratore, & bi&longs;ogna che &longs;ia immutabile, che
non &longs;i po&longs;&longs;a alungare, ouero abbreuiare, de
ue e&longs;&longs;ere uguale a quello di che è mi&longs;ura, &
non &longs;olo in apparenza deue hauere que&longs;ta
proprietà, ma ueramente &longs;ia tale &longs;econdo la
&longs;ua e&longs;&longs;enza. M In che modo cono&longs;ce
remo noi che habbia tutte que&longs;te proprietà? T Cono&longs;cendo prima da quai luoghi na
&longs;cano, & cono&longs;cendo &longs;imilmente la &longs;ua e&longs;&longs;en
za in&longs;ieme con le regole, & precetti che in
torno a i &longs;illogi&longs;mi &longs;ono state date, & &longs;e &longs;are
mo anco periti delle fallacie, a ciò &longs;arà mol
to utile. Hor dunque il luogo è la stanza del
mezo termine, co'l quale potemo &longs;atisfare
ogni que&longs;ito, ouero mi&longs;urare ogni &longs;orte di ter
mine. M
ti? T Sarebbono &longs;e l'huomo non haue&longs;
&longs;e, (come ha fatto nell'altre co&longs;e) &longs;ottratto
da i particolari certe communità, lequali co-
particolari. M Quante &longs;ono que&longs;te
communità? T
differenza, diffinitione, proprio, & acciden
te. M Come &longs;ono quattro &longs;e uoi ne po
nete cinque? T
al numero, ma in quanto all'e&longs;&longs;enza &longs;ono quat
tro, perche noi diremo che i termini, cioè pre
dicati &longs;ono ò &longs;u&longs;tantiali, ò accdientali: &longs;e &longs;u
stantiali, ò &longs;implici, ò compo&longs;ti, & co&longs;i de
gli accidentali a tal che &longs;aranno &longs;olo quattro
membri. M Datene di gratia l'e&longs;&longs;em
pio. T
plici &longs;ono il genere, & la differenza, i com
po&longs;ti è la diffinitione, i &longs;empli accidentali &longs;ono
il proprio & l'accidente, i compo&longs;ti &longs;ono le de
&longs;crittioni, delle quali non hauemo fatto men
tione, perche altro non &longs;ono che uno aggrega
to di accidenti, & &longs;i riducono al proprio, per
che parimente &longs;i conuertono con la &longs;pecie, co
me è e&longs;&longs;o proprio. M La &longs;pecie non è
ella predicato? T
particolari, ma perche l'arte&longs;ice, & il &longs;cien
ti&longs;ico non de&longs;cendono mai a particolari, ma
tutto quello che prouano, lo prouano della &longs;pe
cie, per que&longs;to la &longs;pecie non deue e&longs;&longs;er po&longs;ta
tra i predicati. M
ca di &longs;apere &longs;e le predicate, di che hauete det-
fare, bi&longs;ogna hauere molti mezi termini. T Però &longs;enza indugio ueniamo a i dop
pi. per prima conuiene che i luoghi &longs;ieno piu,
perche anco i mezi termini &longs;ono piu, quantun
que non &longs;ieno infiniti &longs;e bene le co&longs;e uanno in
infinito, perche, come ho gia detto, da gli
huomim prudenti è stato fatto, che tutte quel
le co&longs;e che conuengono in una mede&longs;ima e&longs;&longs;en
za, ò proprietà, ò accidente, &longs;ieno chiama
te dal nome di quella communità, & cono&longs;ciu
te anco per mezo di quella, & perciò i luo
ghi, che &longs;ono luoghi non de i particolari, ma
delle communità &longs;ottratte da i particolari &longs;o
no finite. M Et quanti &longs;ono que&longs;ti
luoghi? T
uentiquattro, & la loro diui&longs;ione &longs;i fa in que
sto modo, cioè, ò &longs;ono luoghi delle co&longs;e in
trin&longs;eche, ouero delle e&longs;trin&longs;eche. Ma ac
cioche uoi habbiate un modello di tutta la di
ui&longs;ione de i luoghi pigliate que&longs;ta tauoletta.
ti dichiara
tiui, di
te &longs;orti &longs;ie
no.
quanti mo
di &longs;i piglia.
ne della
nia.
quanti &longs;ie
no.
tra il Meto
do', & gli
ordini.
la co&longs;a
accidente,
& di
che è &longs;en
za.
di quante
&longs;orti.
&longs;ugetto.
tione à ch
&longs;erua.
tione quan
te propo&longs;i
tioni hab
bia, & co
me &longs;i chia
mino.
tioni
&longs;i uari
mo da qu
ti termini
ri&longs;uiti.
logicali,
quai &longs;ieno.
co&longs;a &longs;ia.
della uoce.
ciale.
prima
tione.
&longs;econda in
tentione.
te &longs;ieno.
le, qual &longs;ia.
ne, in
ti modi &longs;i
facci.
natim.
de dieci
1.
tra il predi
camento,
& il predi
cato.
ni di uoci.
Verbo
&longs;orte d'ora
tione può
&longs;eruir&longs;i il
Logico.
ne
&longs;ia compo
&longs;ta.
ne
diuida.
ne
&longs;ale. Par
ticolare.
ne dal pri
mo
te.
do
te
ni de Ine&longs;
&longs;e.
ni modali.
ni hipoteti
ce.
nedi pro
po&longs;itioni.
ne di pro
po&longs;itioni.
m nece&longs;&longs;a
rie.
mo che co
&longs;a &longs;ia.
mo in
ti modi &longs;i
confideri.
del Sillogi
&longs;mo.
del Sillogi
&longs;mo.
de' Sillogi
&longs;mi.
Sillogi&longs;mi.
della pri
ma, &longs;econ
da, & ter
za figura
de Sillogi
&longs;mi.
fi&longs;ico nella
prima figu
ra.
del &longs;econ
do modo.
del terzo
modo, &
del quarto.
la &longs;econda
figura.
ne per
po&longs;sibile
la terza fi
gura.
tori dei &longs;il
logi&longs;mi
che
tamente
cludono
gura de' &longs;il
logi&longs;mi, co
me &longs;i po&longs;la
far
Galeno.
gura pche
è uana.
perche po
&longs;e tre &longs;orti
di &longs;illogi&longs;
mi, & non
piu, ne me
no.
di quante
&longs;orti &longs;ieno.
mo Topi
co.
ne, che co
&longs;a &longs;ia.
ma.
ni probabi
li.
Sofi&longs;tico.
fi&longs;ta.
&longs;po&longs;ta di
Socrate.
tione, &
&longs;uo
tione de
mo&longs;tratiua
& &longs;ue &longs;pe
cie.
tione dal
primo al
l'ultimo.
mine co
me &longs;i troui
che co&longs;a
&longs;ia.
tà quante
&longs;ieno.
&longs;u&longs;tantiali,
&longs;emplici,
& compe
&longs;ti.
loro diui
&longs;ione.
TAVOLA.
tione de'
luoghi.
ghi, quale hora dichiararemo. M
quegli, i quali talmente &longs;ono nelle co&longs;e incar
nati, che e&longs;&longs;e non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere &longs;enza di loro? T Sono eßi, & danno anco l'e&longs;&longs;ere a e&longs;
&longs;a co&longs;a, ne i quali poi uedrete infißi gli e&longs;ter
ni, & quegli &longs;ono intorno alla &longs;u&longs;tanza della
co&longs;a, quali portano a quella in certo modo,
ouero affettione, ma però non &longs;ono &longs;ue parti. M Le cau&longs;e debbono poi e&longs;&longs;ere quelle,
che la producono. T Si, ma però non
&longs;ono della &longs;ua e&longs;&longs;enza, & le coniugate &longs;ono
quelle, lequali e&longs;&longs;endo e&longs;terne, tuttauia ne
ce&longs;&longs;ariamente aggiunte accompagnano la co&longs;a
i&longs;te&longs;&longs;a. Le applicate &longs;ono poi quelle, dalle qua
li la co&longs;a non è fatta, ma riceue però una cer
ta habitudine, & nome da loro. M
Gli accidenti credo che &longs;ieno quegli, che non
nece&longs;&longs;ariamente &longs;ono attaccati alla co&longs;a. T
Gli repugnanti potiamo
dire che &longs;ieno quegli che &longs;cambieuolmente di
&longs;cacciano l'uno l'altro, ne &longs;i po&longs;&longs;ono patire in
un mede&longs;imo &longs;uggetto; hor ueniamo a partico
lari luoghi M Ne i luoghi interni,
& che &longs;ono della &longs;u&longs;tanza, ui è la diffinitio
ne, che altro non è che una oratione breue,
che chiaramente e&longs;pone che co&longs;a &longs;ia la co&longs;a di
prio, & la propria differenza. T Al
la cui cognitione fa bi&longs;ogno di &longs;apere, che il ge
nere è una uoce della &longs;econda intentione, la
quale &longs;i predica &longs;u&longs;tantialmente di molti diffe
renti di &longs;pecie, & che la &longs;pecie è quella che &longs;i
&longs;uppone al genere, di che e&longs;&longs;o &longs;i predica, &
che parimente &longs;i predica di piu differenti di
numero. M La cognitione della diffe
renza a ancora farà alla cognitione della diffini
tione; parlando però della differenza &longs;u&longs;tan
tiale, laquale fa che una co&longs;a è differente
dall'altra e&longs;&longs;entialmente, & non accidental
mente, perche que&longs;to è ufficio della differenza
accidentale. Le leggi della diffinitione &longs;ono
che dichiari la e&longs;&longs;enza della co&longs;a, che &longs;ia bre
ue, chiara, & che in &longs;e non contenga parole
o&longs;cure, & &longs;inalmente che conuenga a tutto
il diffinito, & que&longs;to ne potrà ba&longs;tare in quan
to alla intelligenza della diffinitione. T
Dite pure, che l'è detto a&longs;&longs;ai ancora & del ge
nere, & della &longs;pecie, & differenza in&longs;ieme. M Come ui pare, che in quanto a me
&longs;on contentißimo. T
ti, & il proprio &longs;eguono: il proprio è quel
l'accidente, che &longs;i conuerte con la co&longs;a di che
è proprio, & a lei conuiene &longs;empre, & a tut
ti quei particolari, che &longs;ono &longs;otto di e&longs;&longs;a: ne
l'huomo: il tutto è, come per e&longs;&longs;empio, la ca
&longs;a; & le parti &longs;ono come le fondamenta, le
parieti, & il tetto. Alle uolte il tutto &longs;i
piglia per il genere; & le parti per la &longs;pecie;
quantunque impropriamente: conuengono in
&longs;ieme il genere, & il tutto; perche &longs;i come
il genere contiene in &longs;e la &longs;pecie, co&longs;i il tutto
contien la parte; ma &longs;ono poi differenti, per
che &longs;e deue e&longs;&longs;ere il genere, è nece&longs;&longs;ario che
&longs;ia la &longs;pecie ma &longs;e bene è la parte non è il ge
nere: il tutto non può stare &longs;enza tutte le &longs;ue
parti; il genere può tuttauia &longs;aluar&longs;i in una
&longs;pecie &longs;ola. Si diuidono le parti in piu modi;
ouero che &longs;ono &longs;u&longs;tanze, come è il muro, il
tetto della ca&longs;a, ouero che &longs;ono quantità co
me le oncie della bilancia, i numeri della de
cina, ouero che &longs;ono parti uirtualmente, co
me quando diciamo, eßere piu di lume nel &longs;o
le, che non è nella luna; piu &longs;apienza in Pla
tone che in Ari&longs;tippo. Si diuidono ancora le
parti in neceßarie, & non neceßarie: nece&longs;
&longs;arie &longs;ono quelle che co&longs;titui&longs;cono la co&longs;a in e&longs;
&longs;ere, come il corpo, & l'anima &longs;ono che co
stitui&longs;cono l'huomo: le parti non neceßarie
&longs;ono quelle, &longs;enza alcuna delle quali può e&longs;&longs;e
re la co&longs;a, come i piedi, &longs;enza quali può e&longs;&longs;ere
l'huomo. Si diuidono ancora le parti in ho-
cioè &longs;imilari, & dißimilari: le &longs;imilari &longs;ono
quelle, che &longs;eparate del tutto ritengono il no
me del tutto, come &longs;ono le parti dell'acqua: le
dißimilari &longs;ono quelle, che &longs;eparate non riten
gono il nome del tutto come è nell'huomo la
mano, il braccio, & altre; & qui fini&longs;cono
iluoghi, che &longs;ono nella &longs;u&longs;tanza. M
Scguirò io dunque a quelli che &longs;ono intorno al
la &longs;u&longs;tanza, & primo &longs;i offeri&longs;cono i coniu
gati, i quali &longs;ono di molte &longs;orti; & però na
&longs;cono da una i&longs;te&longs;&longs;a co&longs;a, come giu&longs;to, & giu
stamente, che &longs;ono congiugati dalla giu&longs;titia,
& da lei na&longs;cono. Ne &longs;eruiremo di que&longs;ti a
cono&longs;cere la co&longs;a, di che &longs;ono coniugati, come
&longs;e uogliamo &longs;apere che co&longs;a &longs;ia &longs;apienza, co'l
mezo della diffinitione de &longs;apienti potremo ue
nirne in cognitione di quella, co&longs;i dell'anima
co'l mezo della diffinitione dell'animato, &
d'altri. T Ai coniugati &longs;eguono gli
adiacenti, ò accidenti che ne uogliam dire,
quali &longs;ono certi modi della co&longs;a, da che e&longs;&longs;a
piglia il nome differente da quello della &longs;u&longs;tan
za &longs;ua propria, come Catone è detto prudente
dalla prudenza, e&longs;&longs;endo che è chiamato huo
mo dalla &longs;u&longs;tanza &longs;ua; & per dir meglio, l'ac
cidente è quello, che può e&longs;&longs;ere, & non e&longs;&longs;e
re, &longs;enza che &longs;i corrompa la &longs;u&longs;tanza &longs;ua.
M Gli accidenti &longs;i diuidono in molte ma
niere, ouero che &longs;ono compre&longs;i &longs;otto i &longs;en&longs;i,
come i colori, gli odori, i &longs;apori, la durezza,
la tenerezza, & altri: ouero che non &longs;ono
da &longs;en&longs;i &longs;entiti, ma dall'intelletto inte&longs;i, come
ogni &longs;orte di quantità, come è il numero; &
alcune qualità, come è la uirtù della calami
ta con che e&longs;&longs;a tira il ferro. Si diuidono an
cora gli accidenti in innati, & aduentitij,
& innati &longs;ono come la calidità nel fuoco, la
humidità nell'acqua; gli aduentitij &longs;ono come
la calidità nell'acqua, le arti, & le &longs;cienze
nell'huomo; & de gli aduentitij, ouero che
&longs;i rimuouono facilmente dal &longs;ugetto, ouero
difficilmente: la ro&longs;&longs;ezza che per uergogna
uiene nella faccia all'huomo, è di quegli che fa
cilmente &longs;i rimuouono; le &longs;cienze, & arti
&longs;ono poi di quegli che &longs;i rimuouono difficilmen
te. Diuidon&longs;i gli accidenti ancora in pertinen
ti al corpo, & in pertinenti all'animo; & que
gli, che &longs;i pertengono al corpo, &longs;ono la uelo
cità, la bellezza, & altri; & quegli che &longs;i
pertengono all'animo, &longs;ono come il cre&longs;cere al
l'anima uegetatiua, il moto alla &longs;en&longs;itiua, al
la intellettiua i uitij, & le uirtù. T
L'atto che immediatamente &longs;egue gli acciden
ti, è quello che in un certo modo ne affligge,
& e&longs;&longs;ercita; & altri de gli atti na&longs;cono da
lo illuminare: altri na&longs;cono parimente da gli
accidenti aduentitij, come lo &longs;criuere, il uer
gognar&longs;i; & &longs;onoui ancora alcuni de gli atti,
che fanno opera, come l'edificio: alcuni al
tri, che non la&longs;ciano dopò &longs;e opera, come il
pa&longs;&longs;eggiare, il ballare: Si diuidono ancora
gli atti; ouero che &longs;ono pertinenti alla gene
ratione, ouero alla corrottione, ouero all au
gumentatione, ouero inuentione, ouero alla
mutatione della qualità, ouero finalmente al
li mutatione del luogo. M Dirò io del
&longs;uggetto, per che io uoglio che l'i&longs;pediamo, il
quale è quello che &longs;i fonda in qualche co&longs;a, co
me è il muro in che &longs;i fonda il colore, ouero m
torno alquale opera qualche co&longs;a, come intor
no al corpo humano opera la medicina. Al
cuni de'&longs;uggetti ancora &longs;ono &longs;ugetti de gli acci
denti, come il fuoco della calidità; altri &longs;ono
&longs;ugetti della operatione, come il fuoco è &longs;oget
to dello &longs;caldare, & la&longs;ciando le altre diui&longs;io
ni, annoto &longs;olo che le &longs;u&longs;tanze propriamente
&longs;i chiamano &longs;ugetti. T Le cau&longs;e, del
le quali molto ne &longs;eruiamo, &longs;ono quelle, che
producono le co&longs;e, & ne &longs;ono di quattro &longs;orti,
cioe la materiale, laquale non è altro che il
&longs;ugetto di cui &longs;i genera la co&longs;a, & e&longs;&longs;a è poi
parte della co&longs;a generata. La &longs;econda è la
formale, laquale congiugnendo&longs;i con la mate-La terza è la efficien
te, che è quella, che muoue la formale, &
di&longs;pone la materiale à compor&longs;i in&longs;ieme. La
quarta è la finale, & è quella per cui tutte
le altre operano, & &longs;pe&longs;&longs;o &longs;i conuerte con la
formale, come per e&longs;&longs;empio, l'artefice è effi
ciente della ca&longs;a, la materia &longs;ono i &longs;aßi, legni,
& altri; la forma è, che &longs;ia quadrata, &
che habbia tutte quelle parti, che in &longs;e l'effi
ciente ha conceputo; & il fine è il mede&longs;imo,
cioè che la ca&longs;a habbia ottenuta la &longs;ua propria
forma; parlando pero del fine interno, & non
dello &longs;copo, perche lo &longs;copo mai &longs;i conuerte
con la forma. M
quale per la forza delle cau&longs;e, che gia uoi ha
uete raccontate, diuiene; & que&longs;to o uero che
è effetto, o uero effetto, ma de&longs;tinato a qual
che fine: effetto come è il pane del pi&longs;tore, la
tela del teßitore; effetto de&longs;tinato è come &longs;o
no le leggi de&longs;tinate alla pace, & &longs;imili. &
deue&longs;i auuertire che una mede&longs;ima co&longs;a aßi
migliata a diuer&longs;e altre co&longs;e, hora &longs;arà effi
ciente, hora fine, hora effetto &longs;emplicemente,
& hora effetto de&longs;tinato. Oltra di que&longs;to no
tare douemo che di un &longs;olo effetto è una &longs;ola
propria cagione, & per il contrario ancora. T Ottime annotationi &longs;ono que&longs;te.
Hora ne uengono il luogo, & il tempo; &
nio egli è in ca&longs;a, in piazza, nella città, ò
&longs;imile, & tre &longs;ono le differenze del luogo,
una cioè che &longs;i piglia dalla &longs;u&longs;tanza del luo
go, come quando diciamo e&longs;&longs;ere un luogo am
plo, o uero stretto, ò alto, ò ba&longs;&longs;o. La &longs;econ
da differenza &longs;i piglia da quelle co&longs;e, che credo
no il luogo, come è quando noi diciamo che è
luogo marittimo, terre&longs;tre, sterile, abondan
te. La ultima differenza &longs;i piglia da gli huo
mini, come quando noi diciamo, che è luogo
celebre, ouero &longs;acro, ò profano per ri&longs;petto
de gli huomini, che tali &longs;ono. Il tempo poi
è la mi&longs;ura del moto de i cieli, & maßime del
Sole, co'l quale mi&longs;uriamo la uarietà di tut
te le co&longs;e, & &longs;i chiama in diuer&longs;i modi; pri
ma della &longs;ua propria e&longs;&longs;enza &longs;i chiama tempo
pre&longs;ente, pa&longs;&longs;ato, futuro, pre&longs;to, tardi. dal
la natura prende ancor nome, come giorno,
notte, me&longs;e, anno, tempo di primauera, di
state, autunno, & altri. piglia ancor no
me da gli huomini, come quando noi diciamo
che uno è in tempo di pueritia, di adole&longs;cen
za, di uirilità, di &longs;enettù, & di decrepità. Fanno&longs;i altre diui&longs;ioni, che lungo &longs;arebbe à
numerarle tutte, & però le la&longs;ciaremo da una
banda. M Sono però inducibili alle
gia dette diui&longs;ioni, & per tanto di e&longs;&longs;e mi con-
tento. Conneßi &longs;ono chiamati quegli, i qua
li non stanno attorno la co&longs;a, come fanno il
luogo, & il tempo, ma paiono che e&longs;trin&longs;e
camente giacciano in e&longs;&longs;a co&longs;a, come fanno le
ricchezze al ricco, lequali &longs;ono a lui anne&longs;&longs;e,
& da loro &longs;i prende il nome, quantunque &longs;ie
no &longs;eparate da quello & que&longs;ti conneßi &longs;ono
differenti da gli altri accidenti, da' quali pi
glia il nome la co&longs;a; perche &longs;e bene muore il
ricco, non muoiono le ricchezze, ma &longs;e uno è
chiamato ro&longs;&longs;o, per la ro&longs;&longs;ezza, muorendo
e&longs;&longs;o, muore parimente laro&longs;&longs;ezza. T
A conneßi &longs;eguono i contingenti, i quali pure
&longs;ono accidenti, che toccano la co&longs;a, ma però
con que&longs;ta conditione, che eßi po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere
&longs;enza la co&longs;a, & e&longs;&longs;a &longs;enza loro, come à di
re le ingiurie, gli honori. diuidon&longs;i in molti
modi; ouero che precedono la co&longs;a, come fan
no le ingiurie, la guerra, ouero che accom
pagnano e&longs;&longs;a co&longs;a, come le correrie, le mor
ralità, &longs;ono con e&longs;&longs;a guerra; ouero anco uen
gono dietro alla co&longs;a, come doppo la guerra
na&longs;cono ribellioni, &longs;editioni, &longs;i danno o&longs;taggi,
&longs;i fanno patti, & &longs;i pongono pre&longs;idij. A que
&longs;ti contingenti &longs;egue il nome della co&longs;a, ilquale
è det to da Cicerone Etimologia, et è come una
fede della co&longs;a di che è nome, & però alle uol
te &longs;i adoperano ad argomentare in que&longs;to mo-Voi douete dare opera à gli studij hu
mani, perche &longs;iate humano. è uero che alle
uolte co'l mezo dell'etimologia &longs;i fanno delle
fallacie, & è un luogo, del quale molto &longs;e
ne &longs;erue il &longs;o&longs;i&longs;ta. M
credo che &longs;ieno quegli, che da alcuni &longs;ono det
ti prono&longs;tici. T
M
Et que&longs;ti &longs;ono ouero di co&longs;e diuine come que
gli, che &longs;ono dalla bocca di Dio, ouero Spiri
to &longs;anto pronunciati; ouero anco da indouini,
& profeti: altri &longs;ono di co&longs;e humane, come
quegli, che da gli huomini &longs;enza alcuna i&longs;pi
ratione diuina &longs;ono prodotti. T
li &longs;ono le laudi, le lettere, i libri, che &longs;i &longs;cri
uono i detti de te&longs;timonij, le &longs;entenze, la fa
ma, che &longs;i leua di qualch'uno, & altri &longs;imi
li. M Alcuni hanno connumerato tra
li pronunciati, li atti, con che &longs;i i&longs;prime qual
che co&longs;a, come l'atto di Zenone, ilquale in
terrogato in che co&longs;a fo&longs;&longs;e differente la dialet
ttca dalla retorica, aper&longs;e una delle mani, &
l'altra strin&longs;e, uolendo inferire con la mano
&longs;errata, che la Logica era differente in que&longs;to
dalla Retorica, che ella diceua le co&longs;e stretta
mente, & la retorica diffu&longs;amente, ilche di
mo&longs;trò con la mano aperta. T Chia
miamo quei luogbi comparatione, come quan
do compariamo due co&longs;e à un terzo, & dicia-
che &longs;i compara è Ni&longs;&longs;o, & quello à che è
comparato e il uento, & la comparatione è
la uelocità, & alle uolte nella comparatione
&longs;i rendono le proprie qualità, & al compara
to, come quando diciamo, &longs;i come il fulmine
batte gli alti monti, co&longs;i la inuidia cerca di
minuire la fama de gli huomini &longs;egnalati. M Non &longs;i fa la comparatione in tre
modi? T
M Ouero &longs;i
ua dal minore al maggiore, come à dire &longs;e il
nibbio può rapire un pollicino, quanto mag
giormente l'aquila: ouero &longs;i ua da pari à pa
ri, come &longs;e è lecito à Catone &longs;eguire Pompeo,
è parimente lecito à Cicerone; ouero anco &longs;i
ua dal maggiore al minore, come &longs;e Anniba
le non ha potuto prendere Roma, tanto meno
la prenderanno i France&longs;i. T Que&longs;ti
luoghi &longs;eruono molto al retorico, & &longs;ono di
grandißsima efficacia appre&longs;&longs;o gli oratori. M
la&longs;cia che molto di&longs;corriamo &longs;opra tal co&longs;a; pe
ro ditemi il modo di trouare la &longs;imilitudine,
laquale &longs;egue alla comparatione. T
La &longs;imilitudine è luogo, da che &longs;i piglia argu
mento di poco ualore, come uoi &longs;apete, &
uolendola trouare, bi&longs;ogna deliberare fra &longs;e
mede&longs;imi qual co&longs;a &longs;i uoglia prouare; dipoi
tutte quelle co&longs;e, che &longs;i po&longs;&longs;ono dire metafori
camente della co&longs;a, che uogliamo prouare, &
è come quando compariamo l'amore al fuoco,
al laccio, al Sole & è ottima comparatione,
perche d'amore metaforicamente tutte que&longs;te
co&longs;e &longs;ono dette. M Veniamo a gli op
po&longs;iti, per condurre hormai al fine ogni co&longs;a. T
no l'uno all'altro, ne l'uno &longs;i predica all'altro;
& di piu non &longs;i po&longs;&longs;ono predicare ambidue di
un terzo mede&longs;imo, & &longs;ono come il bianco,
il negro, & altri. M Gia di que&longs;ti &longs;e
bene io mi raccordo è stato detto & dimo&longs;tra
to che ue ne erano di quattro &longs;orti; però la
&longs;ciamogli. T Seguono dunque i luoghi
differenti, & &longs;ono quegli, che &longs;econdo la &longs;u
stanza non &longs;ono li mede&longs;imi, quali nondime
no &longs;i riferi&longs;cono à un termine, come l'huomo,
il cauallo, il bue; & que&longs;ti non &longs;ono della
mede&longs;ima &longs;u&longs;tanza, ma &longs;i riferi&longs;cono all'ani
male. &longs;ono altri, che &longs;i chiamano differenti
non &longs;econdo la &longs;u&longs;tanza, ma &longs;econdo il nume
ro, come Catone, Socrate. altri &longs;ono diffe
renti &longs;econdo la &longs;pecie, altri &longs;econdo il genere. M Et per quanto io mi aueggio da que
sto luogo non &longs;i può hauere argumento che
po&longs;&longs;a prouare co&longs;a ueruna &longs;e non indirittamen T
ne &longs;ono iluoghi &longs;ummariamente de&longs;critti, da'
quali &longs;i po&longs;&longs;ono pigliare argumenti da prouare
ogni co&longs;a, che &longs;i offeri&longs;ca, & i piu potenti,
& che ne danno argumento, che non può er
rare. &longs;ono i primi, de' quali &longs;e ne &longs;erue la de
mo&longs;tratione, & que&longs;ti &longs;ono della &longs;u&longs;tanza del
la co&longs;a. Gli altri ne danno argumenti, che
probabilmente ne dimo&longs;trano, & percio dice
uamo che dalla uarietà de i mezi termini ne
na&longs;ceua la uarietà de i &longs;illogi&longs;im, & della co
gnitione ancora. Re&longs;tarebbono à dire molte
altre co&longs;e, lequali trala&longs;ciaremo, & &longs;e co&longs;i
ui pare alla diffinitione, che è il &longs;econdo meto
do tra&longs;correremo. M
che ui re&longs;tino co&longs;e, che non &longs;i po&longs;&longs;ano ridurre
a quello, che è detto di &longs;opra; però uenite pu
re alla diffinitione. T Come ui piace.
Segue il metodo diffinitiuo adunque, ilquale
fu nel Phedro da Platone molto lodato, &longs;i co
me riferi&longs;ce Galeno nel &longs;econdo libro de i de
creti d'Hippocrate, & Platone, dimo&longs;tran
do, che la diffinitione è i&longs;trumento piu nece&longs;&longs;a
rio, & che piu perfettamente ne fa intendere
di ogni altro; perche quando uogliamo cono
&longs;cere una co&longs;a, non la potiamo cono&longs;cere &longs;e
non per la notitia della &longs;ua e&longs;&longs;enza, che altro
non è che la forma, & materia di e&longs;&longs;a, &
finitione (parlando della diffinitione e&longs;&longs;entia
le) ecco dunque di quanta utilità &longs;ia que
sto i&longs;trumento. M Per il
uero egli piu pare che &longs;uperi di utilità gli al
tri; perche e&longs;&longs;o ne dà l'e&longs;&longs;enza della co&longs;a, co'l
quale &longs;i &longs;cioglie poi ogni &longs;orte di que&longs;tione, &
è qua&longs;i impoßibile de gli altri i&longs;trumenti &longs;er
uir&longs;i, &longs;enza la diffinitione. T
firmatione di quello che uoi dite, per e&longs;&longs;empio
na&longs;ce que&longs;ta que&longs;tione, &longs;e il Leone è animale;
ecco che &longs;e non &longs;i &longs;aperà che co&longs;a &longs;ia animale,
non &longs;i può fciogliere la que&longs;tione; ma &longs;e lo &longs;a
premo, ilche non &longs;i può &longs;e non co'l mezo della
diffinitione, potraßi uedere &longs;e le conditioni,
che con la diffinitione &longs;ono state trouate nel
l'animale conuengono al Leone: da che appa
re quanta &longs;ia l'utilita della diffinitione. Per
tanto nelle co&longs;e di &longs;omma importanza, bi&longs;ogna
di e&longs;&longs;ere molto intenti, & auertiti, & co&longs;i &longs;a
per douiamo che la co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce &longs;i può
con&longs;iderare in quanto al nome, & in quanto
all'e&longs;&longs;enza: in quanto al nome cono&longs;cer &longs;i deue
&longs;e è nome cono&longs;ciuto, ò nò: & &longs;e non &longs;ia co
no&longs;ciuto, dobbiamo innanzi che da noi &longs;i diffi
ni&longs;ca, fare che &longs;ia cono&longs;ciuto, & &longs;e anco lo
cono&longs;ciamo, auertiremo &longs;e &longs;ia applicato à co
&longs;a ueruna, o nò, & &longs;e non è applicato, non
& è cono&longs;ciuto, per quanto &longs;i a&longs;petta à lui lo
potiamo diffinire. Hora intorno alla co&longs;a &longs;i
deue parimente auertire &longs;e può e&longs;&longs;ere diffinita,
ò nò, & non potendo&longs;i, deue&longs;i trala&longs;ciare;
&longs;e &longs;i po&longs;&longs;a, douremo con&longs;iderare &longs;e è una &longs;ola,
ò piu &longs;otto un nome &longs;olo; percioche quante
fo&longs;&longs;ero le co&longs;e, tante &longs;arebbono le diffinitioni,
perche la diffinitione e&longs;&longs;entiale ad un tratto
non può &longs;e non una natura dichiarare, perche
lei non è del nome, ma delle co&longs;e i&longs;te&longs;&longs;e i&longs;tru
mento. Oltra di cio deue&longs;i ancora auertire
alle conditioni della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce, ac
cioche la diffinitione non &longs;ia &longs;uperflua, & tut
te que&longs;te con&longs;iderationi, auanti che &longs;i diffini
&longs;ca co&longs;a ueruna deuon&longs;i auertire: da che poi
ne na&longs;cerà una diffinitione perfetta con tutte
le &longs;ue proprietà, cioè &longs;arà chiara à ba&longs;tanza
la natura di quella co&longs;a, di che &longs;arà diffinitio
ne, & &longs;arà anco breue. La diffinitione, ac
cio &longs;appiate non è altro che i&longs;trumento metodi
co, quale adoperiamo per uenire dalla co&longs;a
nota, in cognitione della co&longs;a, che &longs;i diffini&longs;ce,
quale era incognita. M Se non m'ingan
no uolete dire che è i&longs;trumento, quale &longs;i adope
ra per e&longs;plicare l'eßenza di quella co&longs;a, che
cono&longs;ciamo. T Tant'è; ma douete piu
oltra &longs;apere, che la diffinitione è quella, che
diffinito, deue &longs;empre eßere piu chiara, al
tramente non e&longs;plicarebbe la natura del diffini
to, & la diffinitione non è altro che le parti,
che co&longs;ti ui&longs;cono la co&longs;a diffinita in eßere; on
de la diffinitione deue hauere il genere, & le
differenze della co&longs;a diffinita, o uero almeno
qualche accidente, che propriamente que&longs;te
riferi&longs;ca. Il genere rappre&longs;enta la materia,
& la differenza la forma, che &longs;ono amendue
le parti integranti di eßa co&longs;a; la co&longs;a, che
incognita chiamauo è il diffinito, quale può
eßere incognito quanto al nome, & quanto
etiandio all eßenza. Se adoperiamo que&longs;to
i&longs;trumento diffinitiuo à dichiarare il nome,
chiameraßi piu to&longs;to de&longs;crittione, che diffini
tione: &longs;e anco l'adoperiamo à cono&longs;cere l'eßen
za della co&longs;a, allhora &longs;arà uera diffinitione. M Di maniera che uerranno à eßere
due &longs;pecie di diffinitioni una cioè del nome,
& l'altra della co&longs;a. T Voi dite il ue
ro, ma perche alle uolte con una mede&longs;ima
diffinitione &longs;i dimo&longs;tra l'uno, & l'altro, però
ui &longs;i deue aggiugnere la terza &longs;pecie, che dif
finitione di mezo &longs;i chiama, laquale &longs;i può
riferire in quanto, che dichiara il nome, alla
de&longs;crittione, & in quanto dichiara l'eßenza
alla diffinitione. M Ditemi di gratia,
nitione e&longs;&longs;ere piu nota del diffinito? perche
di&longs;&longs;e Ari&longs;totele nel primo della Fi&longs;tca, che la
diffinitione del circolo è piu incognita che non
è e&longs;&longs;o circolo. T Voi &longs;apete che di qua
lunque co&longs;a &longs;i po&longs;&longs;ono hauere due cognitioni,
una cioè confu&longs;a, che hauemo per la de&longs;crit
tione, & l'altra di&longs;tinta, che &longs;erue per la dif
finitione. Onde Ari&longs;totele comparando la co
gnitione confu&longs;a del circolo alla cognitione e&longs;
&longs;entiale, & di&longs;tinta, di&longs;&longs;e, che era il circolo
piu cono&longs;ciuto quanto al nome di quello che
era quanto all'e&longs;&longs;enza, che non è altro che la
diffinitione. M Sarà uero adunque &longs;em
pre, che il diffinito meno cono&longs;ciuto della dif
finitione &longs;arà in ogni &longs;orte di cognitione, &longs;e tra
loro &longs;aranno comparate; cioè la cognitione
confu&longs;a con la confu&longs;a, & la di&longs;tinta con la
di&longs;tinta, & e&longs;&longs;entiale. T
uoleua hora dir io. M La de&longs;crittione
è come &longs;e noi diceßimo la febbre e&longs;&longs;ere una fer
ue&longs;centia (per dir co&longs;i) la diffinitione è come
&longs;e diceßimo la febbre è una intemperie calda,
& &longs;ecca nel cuore, & quella che è poi chia
mata di mezo, ò mezana, ò media che ne
uogliam dire, è come &longs;e diceßimo la febbre è
una ferue&longs;centia del calor naturale nelle parti
&longs;imilari, nel cuore. T Ottimi &longs;ono que&longs;ti
e&longs;&longs;empi, ma la&longs;ciamo un poco la diffinitione
nominale, con la media, & alquanto di&longs;cor
riamo intorno l'e&longs;&longs;entiale, laquale (per u&longs;a
rei proprij nomi de gli &longs;cittori) ouero che è
cau&longs;ale, ouero formale: formale è quella, che
ne dichiara l'e&longs;&longs;enza, & forma della co&longs;a,
che di&longs;&longs;ini&longs;ce; ma perche &longs;i può dichiarare
l'e&longs;&longs;enza di qualunque co&longs;a, & &longs;emplicemen
te &longs;enza circon&longs;tanza ueruna, & anco con
qualehe additamento, per tanto ne na&longs;cono
due &longs;pecie di diffinitione, una cioè chiamata
da Logici quidditatiua, & è quella che &longs;em
plicemente e&longs;pone, & l'altra per additamen
to, nella quidditatiua apunto &longs;empre ui è il
genere piu proßimo, & le differenze della co
&longs;a diffinita; però non &longs;i deue pigliare ogni &longs;or
te di differenza, ma &longs;olo le proprie, che ac
compagnano il diffinito. M Se le diffe
renze proprie mi fo&longs;&longs;ero incognite, non patrem
mo cono&longs;cerle? T
ma con gli ac
cidenti della forma, &longs;e ue ne &longs;ono, & &longs;e non
ue ne &longs;ono, con quegli della materia; perche
come ben di&longs;&longs;e Ari&longs;totele piu to&longs;to &longs;ono tra di
loro le co&longs;e differenti per la forma, che per la
materia. M Se co&longs;i fo&longs;&longs;e potrebbe&longs;i
dunque diffinire le co&longs;e &longs;olo con la forma, la
&longs;ciando la materia. T Anzi &longs;i fareh
be errore, perche concorre parimente all'e&longs;-
teria, & la forma; onde ne l'una, ne l'altra
&longs;ola ba&longs;tarebbe à dichiarare la natura del dif
finito. però una co&longs;a è ben piu differente dal
l'altra per la forma, che non è per la mate
ria, & però dobbiamo in ca&longs;o che le differen
ze proprie manca&longs;&longs;ero, u&longs;are quegli acciden
ti, che dalla forma na&longs;cono, accioche le diffe
renze in que&longs;ta diffinitione di&longs;tinguano il diffi
nito da gli altri, & che piu che &longs;ia poßibile
dimo&longs;trino la &longs;ua e&longs;&longs;enza. M Parmi
adunque che in que&longs;ta diffinitione &longs;ia nece&longs;&longs;a
rio che il genere proßimo, & le differenze
&longs;pecifice ui &longs;ieno, & per cio &longs;ola la &longs;pecie &longs;i
po&longs;&longs;a difinire, & non il genere, perche il ge
nere in quanto che è genere, non ha &longs;opra di
&longs;e altro genere. T Non &longs;i diffini&longs;ce gia
propriamente &longs;e non la &longs;pecie, ma può e&longs;&longs;ere
que&longs;ta &longs;pecie ò &longs;ubalterna, ò &longs;pecialißima; &
&longs;appiate che egli è difficile à trouare diffinitio
ne quidditatiua, &longs;i come anco è impoßibile à
trouare le proprie differenze. M Hor
da che è co&longs;i di gradeuole la&longs;ciamola, & ra
gioniamo della diffinition formale, & per ad
ditamento. T Ambidue conuengono
in que&longs;to, che hanno il genere, & la differen
za, ma la quidditatiua ha il genere in luogo
di forma commune, & uniuer&longs;ale, & la dif-nella
diffinitione per additamento il genere è forma,
& la differenza è in luogo di materia, & con
que&longs;ta &longs;i diffini&longs;cono gli accidenti maßimamer
te, & &longs;i diffini&longs;ce anche la &longs;u&longs;tanza; ma la
diffinitione per additamento della &longs;u&longs;tanza è
differente da quella de gli accidenti d'una co&longs;a
&longs;ola, come per e&longs;&longs;empio appare; l'anima è at
to, cioè forma del corpo: que&longs;ta diffinitione è
della &longs;u&longs;tanza; il cui genere, & differenza
&longs;ono &longs;u&longs;tanze parimente, come è il diffinito. Quella dell'accidente è di due nature, impe
roche il genere è accidente, & la differenza
è &longs;u&longs;tanza, come la febbre è una intemperie
del cuore; ecco il genere che è accidente, &
la differenza che è &longs;u&longs;tanza. M Tan
to chiara è stata que&longs;ta diui&longs;ione della diffini
tione, che da me ste&longs;&longs;o hora &longs;aprei della diffi
nitione cau&longs;ale pienamente ragionarne, laqua
le diceuate che è quando nella diffinitione ui è
il genere, che rappre&longs;enta la cau&longs;a efficiente. Ma ditemi di gratia; con que&longs;ta diffinitione
poßiamo noi diffinire co&longs;i le &longs;u&longs;tanze, come gli
accidenti? T Poßiamo benißimo, pe
rò molto piu ue &longs;eruiamo nel diffinire gli acci
denti, che le &longs;u&longs;tanze, & qui &longs;i deue auerti
re che in que&longs;ta diffinitione il genere alle uolte
è efficiente dell'accidente, che &longs;i diffini&longs;ce, &
uolta il genere à la operatione immediata del
l'efficiente. M Come &longs;arebbe per e&longs;
&longs;empio, &longs;e bene ho inte&longs;o quello che uoi haue
te detto, il ri&longs;ibile è animale rationale, che è
à dire che la ri&longs;ibilità e nell'huomo per l'ani
ma rationale; ecco la cau&longs;a efficiente dell'ac
cidente, & ecco la forma della &longs;u&longs;tanza, che
è rationabilità. Da Hippocrate poßiamo ha
uere l'e&longs;&longs;empio della diffinitione quando il ge
nere è operatione dell'efficiente, ilquale diffi
ni&longs;ce la medicina in que&longs;ta maniera; la medi
cina è uno aggiugnere, & un minuire, che
&longs;ignifica la medicina e&longs;&longs;ere un'arte, laquale le
ua le co&longs;e &longs;uperflue, & pone le nece&longs;&longs;arie;
ecco che il porre, & il leuare &longs;ono operationi,
lequali &longs;ono nella diffinitione po&longs;te per il gene
re. T Meglio non poteuate dire in ta
le materia, & però non starò io à dirne piu
co&longs;a alcuna. Ne re&longs;ta &longs;olo à con&longs;iderare in
che maniera noi potiamo di&longs;coprire che una
diffinitione &longs;ia cau&longs;ale, & non formale; ilche
cono&longs;ceremo &longs;e pigliaremo il genere nella diffi
nitione, & lo ri&longs;olueremo in&longs;ino à gli ultimi
generi, come per e&longs;&longs;empio poßiamo dire; l'huo
mo è animale rationale mortale; la cui diffi
nitione è formale, perche ha il &longs;uo genere
proßimo che è animale, ilquale &longs;e lo rin&longs;ol-
finalmente &longs;u&longs;tanza, che tutti &longs;i predicano &longs;u
stantialmente dell'huomo. Onde &longs;i potrà dire
che l'huomo è corpo & &longs;u&longs;tanza, & cio non
auuerrà nella diffinitione cau&longs;ale, perche &longs;e
noi pigliaremo il genere, & lo ri&longs;olueremo,
&longs;ubito &longs;i &longs;cuoprirà che quegli principij in che
&longs;i ri&longs;olue, non &longs;i predicaranno del diffinito &longs;u
stantialmente, come &longs;i può uedere per que&longs;to
e&longs;&longs;empio, cioè il ri&longs;ibile è animale rationale:
il genere in que&longs;ta diffinitione è animale, il
quale &longs;e lo uogliamo ri&longs;oluere, lo ri&longs;olueremo
in corpo, & &longs;u&longs;tanza, quali non &longs;i predicano
del ri&longs;ibile &longs;u&longs;tantialmente, & perciò euiden
tißimamente &longs;i può à un tratto &longs;coprire qual
&longs;ia la diffinitione formale, & quale la cau&longs;a
le; ne altro intorno à que&longs;ta materia &longs;ono per
dirui, &longs;e pur uoi non haue&longs;te qualche co&longs;a in
che dubita&longs;te, ouero ui pare&longs;&longs;e degna da e&longs;&longs;ere
con&longs;iderata, & &longs;e ne hauete ui prego a pro
porla &longs;enza indugio. M Altro non
mi occorre certo, ne sò con quale maggior di
ligenza &longs;i haue&longs;&longs;e potuto ragionare della diffi
nitione di quello, che hauete fatto uoi; però,
&longs;e ui pare co&longs;i, ueniamo alla diui&longs;ione. meto
do ueramente che merita e&longs;&longs;ere lodato da un
Platone come egli è, ilquale con tutti gli al
tri della &longs;ua &longs;etta l'hanno &longs;ommamente com-
metodo diffinitiuo non &longs;i poteua cono&longs;cere co&longs;a
alcuna perfettamente, & à propo&longs;ito ho let
to parimente nel &longs;econdo del metodo di Galeno
al quarto capo, che &longs;enza il metodo diffiniti
uo, ne&longs;&longs;uno per bello intelletto che'l &longs;ia, può
entrare per le porte dell'arte medicinale, co
me che ella &longs;ia la chiaue delle arti, & &longs;cien
ze. T Per il uero è di &longs;omma utilità
all'intelligenza d'ogni &longs;orte di facolta, però
che ella ne conduce dalla cognitione confu&longs;a al
la di&longs;tinta, come anco Ari&longs;totele nel quarto
del Cielo, al
&longs;ione è un metodo, di cui ci &longs;eruiamo à cono
&longs;cere le co&longs;e in parte cono&longs;ciute, & in parte
ignote; ne è metodo, che piu difficile &longs;ia sta
to riputato della diui&longs;ione que&longs;to na&longs;ce, per
che colui, che diuide, non gli è &longs;ommamente
nece&longs;&longs;ario &longs;aper bene il metodo diui&longs;iuo, ma
ancor fa di me&longs;tieri, che cono&longs;ca la natura, &
e&longs;&longs;enza del genere, che e&longs;&longs;o diuide in &longs;pecie
per le differenze proprie; al che fare conuie
ne, che &longs;ia in&longs;trutto nel diffinitiuo. M
Dite il uero, &longs;e non altrimenti incorrerebbe
in quelli tre errori, che Galeno pone nel pri
mo delle differenze delle febbri; ouero che tra
la ciarebbe il primo genere, ilquale &longs;i piglia
dalla &longs;u&longs;tanza della co&longs;a, che è diui&longs;a, ouero
che ne metterebbono d'inutili, & accidentali. T Hora accioche habbiamo la uera co
gnitione di que&longs;to metodo co&longs;i raro, & utile,
del quale hora parliamo, ilquale è quello,
che diuide il compo&longs;ito in parti e&longs;&longs;entiali, cioè
il genere nelle &longs;ue &longs;pecie per le differenze op
po&longs;ite; ilquale potiamo co&longs;i definire: la Di
ui&longs;ione è Metodo, che &longs;i adopera da uenire per
le differenze note in cognitione delle parti del
la co&longs;a, che diuidiamo, che è à dire delle &longs;pe
tie del genere partito, & diui&longs;o. M
Non ui chiederò la dichiaratione di e&longs;&longs;a diui
&longs;ione, poi che da &longs;e ste&longs;&longs;a è chiara; ben de&longs;i
dero di &longs;apere, accioche e&longs;&longs;a non chiara, ma
chiarißima &longs;ia, che intendete per parti igno
te, ouero per &longs;petie, che per mezo delle diffe
renze cono&longs;ciamo. T
(perche co&longs;i credo, che uogliate) ue lo di
mo&longs;trerò. Proponiamoci di parlar della feb
bre, & che noi non &longs;appiamo quante &longs;ieno le
&longs;petie di e&longs;&longs;a, onde per &longs;aperlo, ci conuenga
pigliare il metodo diui&longs;iuo (come fece Galeno
nel libro delle differenze delle febbri) & col
&longs;uo mezo &longs;membrare il genere commune, che
è febbre, ilche non potiamo fare &longs;enza la co
gnitione della natura di tal genere, talmente,
che diremo, che le differenze &longs;eruono alla di-
ui&longs;ione, perche col mezo loro cono&longs;ciamo la
natura del genere, ilquale poi diuidemo; co
me la febbre è una intemperie nel cuore cal
da, & &longs;ecca. Ecco la e&longs;&longs;enza della febbre,
da cui con la diui&longs;ione ueniamo in cognitione
delle tre &longs;petie della febbre, lequali trouiamo
in que&longs;ta gui&longs;a. Il cuore, che è &longs;uggetto del
calore, (& è differenza nella diffinitione) è
compo&longs;to di &longs;piriti, humori, e parti &longs;olide. Per tanto, &longs;e &longs;arà l'intemperie ne gli &longs;piriti,
&longs;arà una &longs;petie di febbre: &longs;e &longs;arà ne gli humo
ri, &longs;arà un'altra &longs;petie: &longs;e nelle parti &longs;olide, ne
ri&longs;ultarà un'altra &longs;petie, et que&longs;te &longs;i partono in
altre, in&longs;ino à tanto, che &longs;i uiene, diuidendo
à &longs;petie, che in altre partir non &longs;i po&longs;&longs;ono. Et perciò &longs;ono &longs;pecie &longs;pecialißime chiamate;
oltra lequali non &longs;i deue pa&longs;&longs;are. M
perche non &longs;i deue pa&longs;&longs;are le &longs;pecie &longs;pecialißi
me con la diui&longs;ione? T
raccordate) la diui&longs;ione non &longs;i fa per ogni
&longs;orte di differenze, ma &longs;olo per quelle, che &longs;o
lamente tra loro &longs;ono oppo&longs;te, & con&longs;titui&longs;co
no &longs;petie: onde, come arriuati &longs;iamo alle &longs;pe
cie &longs;pecialißime, piu non trouiamo, differen
ze oppo&longs;ite, che po&longs;&longs;ano poi e&longs;&longs;ere &longs;pecie. &
perciò dicea Platone dimo&longs;trando il progre&longs;&longs;o,
che fa la diui&longs;ione, che la diui&longs;ione deue dal
communißimo genere de&longs;cender per le diffe-
commune non à &longs;pecie, ma ad indiuidui, &longs;en
za hauer con &longs;eco oppo&longs;itione, laquale &longs;i pre
dichi di molti indiuidui; come &longs;e de&longs;cendeßi
mo dalla &longs;o&longs;tanza alla pianta, al cauallo, al
l'huomo, & &longs;imili; &longs;eruando però &longs;empre,
nel calar, que&longs;to ordine, che il piu uniuer&longs;a
le preceda almeno uniuer&longs;ale; altrimcnti cau
&longs;arebbe errore. M
&longs;orti di oppo&longs;itioni, non credo gia, che le dif
ferenze della diui&longs;ione &longs;i oppongano tra di lo
ro priuatiuamente, ò negatiuamente, ò rela
tiuamente, ma che &longs;i oppongano piu to&longs;to per
oppo&longs;ition contraria. T Dite il uero,
che è meglio, che &longs;i oppongano per tale oppo
&longs;itione; ma auertite, che alle uolte &longs;iamo a
stretti di &longs;eruirne ancor dell'altre oppo&longs;itioni;
della negatiua; come quando non habbiamo
nome da i&longs;primere l'uno de gli oppo&longs;iti, come
nell'animale intrauiene, ilquale &longs;i diuide in
que&longs;ta maniera, in rationale, & non ratio
nale; & in que&longs;ta diui&longs;ione, &longs;empre &longs;i deue
anteporre l'affermatione alla negatione; altri
menti non &longs;i potrebbe intender la negatione,
&longs;e non precede&longs;&longs;e l'affermatione; per la mede
&longs;ima neceßità u&longs;iamo alle uolte la oppo&longs;itione
priuatiua, in che &longs;i deue anteporre l'habito al
la priuatione per il mede&longs;imo ri&longs;petto, che &longs;i
ueduto diuider&longs;i i generi per oppo&longs;itione rela
tiua. La ragione è, perche li relatiui non
&longs;ono differenti &longs;e non per un certo ri&longs;petto. Hor auuertite, che &longs;empre la diui&longs;ione &longs;ia bi
membre, perche uno è contrario &longs;olamente ad
uno. M
rebbe, che non &longs;i troua&longs;&longs;e genere, che haue&longs;&longs;e
piu di due &longs;petie; tuttauia &longs;i uede il contra
rio. T
hauere molte &longs;pecie, & pur la diui&longs;ione &longs;ia
bimembre. Togliete l'e&longs;&longs;empio dello animale,
ilquale ha &longs;otto di &longs;e molte &longs;petie, però &longs;i di
uide in rationale, & non rationale. M
E uero, potete dire quattro parole intorno
alla ri&longs;olutione, & poi far fine quando ui pia
ce. T Son per compiacerui, & da
poi che à uoi co&longs;i aggrada, piacerà ancora à
me. però dico, che la ri&longs;olutione è parimen
te Metodo, che adoperiamo per uenire in co
gnitione de' principij, dal fine, ò effetto, ò ope
ratione, cono&longs;ciuti, come potete uedere in que
sto e&longs;&longs;empio. L'huomo è stato prodotto affi
ne, che contempla&longs;&longs;e, & opera&longs;&longs;e; non potea
l'huomo con&longs;eguir que&longs;to fine &longs;e non hauea li
membri co&longs;i organici, come &longs;imilari. Le
membra non &longs;arebbono state, &longs;e gli humori,
di cui &longs;i nutri&longs;cono non foßino stati prodotti;
bra, gli humori, de' quali &longs;i nutri&longs;ce. Il nu
trimento per e&longs;&longs;ere di diuer&longs;i membri nutri
mento, fu nece&longs;&longs;ario, che diuer&longs;o fo&longs;&longs;e però
non potè e&longs;&longs;er fatto d'un'elemento &longs;olo, on e
fu di quattro elementi, liquali &longs;ono compo&longs;ti
della propria forma, & materia. onde per
que&longs;to e&longs;&longs;empio potete uedere, che dalla cogni
tione del fine, &longs;ete col mezo della ri&longs;olutione
giunto alla cognitione de' principij, co&longs;i proßi
mi, come rimoti, & rimotißimi. potiamo
&longs;imilmente ri&longs;oluere gli effetti ne' &longs;uoi princi
pij, & l'operationi ancora, in quel modo,
che habbiamo ri&longs;oluto il fine. M Non
&longs;i può ancora da gli indiuidui uenire in cogni
tione d'una commune natura col mezo di que
sta ri&longs;olutione? T Si può M
me &longs;arebbe per e&longs;&longs;empio, da diuer&longs;i huomini
uengo alla cognitione della natura rationale,
commune à tutti li particolari huomini, & co
&longs;i da diuer&longs;e. &longs;petie ancora potiamo a&longs;cendere
à una piu commune natura, come dall'huomo,
dal bue, per mezo della ri&longs;olutione uenire in
cognitione del genere &longs;uo, che è animale; dal
l'animale, & altri generi ancora potiamo
a&longs;cendere à piu commune natura; à tal che po
tiamo &longs;inalmente ri&longs;oluendo, &longs;empre quel che
è meno uniuer&longs;ale al piu uniuer&longs;ale, in&longs;in tan-
&longs;opra di &longs;e non ha altro genere. T Mol
to bene l'hauete inte&longs;o; & intorno à ciò auuer
tite, che molto piu ui potete &longs;eruire del meto
do ri&longs;olutiuo à ritrouare le co&longs;e, che à trat
tarle; ne accade, che uogliamo numerare le
&longs;pecie della ri&longs;olutione, perche gia dette l'hab
biamo, quando diceuamo, che &longs;i può ri&longs;olue
re il fine cono&longs;ciuto ne' &longs;uoi principij, ouero
altro, che non è fine; & può e&longs;&longs;ere, ouero
&longs;en&longs;ato, ouero in&longs;en&longs;ato; &longs;e è &longs;en&longs;ato, &longs;i ri&longs;ol
ue in intelligibile, come l'indiuiduo nelle &longs;pe
cie, & quelle nelli generi; &longs;e non &longs;arà &longs;en&longs;a
to; ouero; &longs;arà noto per la dimo&longs;tratione; &
que&longs;ta &longs;i chiamerà ri&longs;olutione logica, quando
dalla ri&longs;olutione della co&longs;a cono&longs;ciuta per me
zo della dimo&longs;tratione, ueniamo in cognitione
della co&longs;a incognita; ouero che &longs;arà cono&longs;ciu
ta la co&longs;a, che &longs;i ri&longs;olue per la &longs;ua po&longs;itione.
& que&longs;ta ri&longs;olutione chiameraßi matematica. piglia altri nomi la ri&longs;olutione, &longs;econdo che
&longs;ono diuer&longs;e le co&longs;e, che &longs;i ri&longs;oluano, di quali
&longs;arebbe lungo à dire. Ne altro &longs;on per dire
intorno à metodi, gradi di que&longs;ta no&longs;tra &longs;cala;
quali applicati à poggi, &longs;i puote agiatamente,
& con gli occhi &longs;errati per quella caminare. M Que&longs;to &longs;i potrà fare, &longs;e però aggiun
gerete il primo grado, perche io non po&longs;&longs;o fa-T Hauete ragione,
ma è l'hora breue, però rimettiamo à dimani
que&longs;ta opera, laquale in breuißimo tempo
adempiremo. però que&longs;to per hora ui ba&longs;ti.
andiamo per quel &longs;eruigio, che uoi &longs;apete.
M Andiamo, ma con que&longs;to, che di
mani &longs;enza fallo &longs;i metta fine, accio hormai
poßa à mio bell'agio a&longs;cendere, & de&longs;cendere
per la &longs;iala già tanto da me de&longs;iderata. T Non dite altro, che à uoi stà il por
li, & non porli fine. M Io non poßo
uenir con uoi, perche mi bi&longs;ogna eßere col
signor Pro&longs;pero Borgarucci. T Non
può eßere &longs;e non qualche co&longs;a honora
ta, perche doue è il Borgarucci,
Mu&longs;e. M Per
dire il uero egli
è per&longs;ona
ho
norata, & dotta, & di conti
nuo è occupata in qual
che ardua, & no
tabile im
pre&longs;a.
ne, che co
&longs;a &longs;ia.
Specie co
me in par
te conuen
gono, & in
parte diffe
ri&longs;cano,
delle parti.
& loro u&longs;o
quali &longs;ieno
de gli acci
denti.
che co&longs;a&longs;ia
de' &longs;ugget
ti.
te &longs;ieno, &
quali.
co&longs;a fia.
delluogo.
&longs;ue diui&longs;io
ni.
ti, & loro
diui&longs;ione.
gia.
ti, qual &longs;ie
no.
none.
tione co
me &longs;i facci.
ne, come &longs;i
troui.
quai &longs;ieno.
ferenti.
diffinitiuo
di quanta
utilità fia.
Diffinitio
ne, che co
&longs;a &longs;ia.
Differenza
tra de&longs;crit
tione, &
diffinitio
ne.
Diffinitio
ne e&longs;&longs;entia
le.
Diffinitio
ne quiddi
tatiua.
Diffinitio
ne per
ditamento
Medicina,
come &longs;i dif
fini&longs;ca
do Hippo
crate.
Come &longs;i
può cono
&longs;cere,
do
nitione &longs;ia
cau&longs;ale, &
non forma
le.
Metodo
diffinitiuo
quanto &longs;ia
nece&longs;lario.
Diui&longs;ione,
come &longs;i dif
fini&longs;ca da
Ariftotele.
Diui&longs;ione
perche dif
ficile.
Altra diffi
nitione del
la Diui&longs;io
nc.
Parti igno
te quai &longs;ie
no.
Le
ze
modo &longs;er
uono alla
diuifione.
mo nece&longs;
&longs;itati a &longs;er
uirne
l'oppo&longs;itiom
negatiua.
Perchei ge
neri non &longs;i
diuidonop
oppo&longs;ition
relatiua.
Ri&longs;olutio
ne, che co
&longs;a &longs;ia, & a
che &longs;erua.
E&longs;&longs;empio.
Come d
gli ind u
dui &longs;i po&longs;l
uenire ï co
gnition di
una natura
commune
col me
dellari&longs;ol
tione.
Ri&longs;olution
Logica.
Ri&longs;olution
matemati
ca.
DELLE SCIENZE,
ET AR TI,
DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,
DALL'ECCELLENTE MEDICO
MORELLI.
SETTION TERZA.
NELL A QVALE SITR ATTA
del Iappo, ouero de gli I&longs;trumenti
i&longs;perimentatali, cioè. ESSEMPIO, ET INDVTTIONE.
ET IL MORELLO.
ui ha condotto qua in que&longs;ti cal
di Marcandone Gentile? M
Io &longs;on uenuto da uoi in quel me
de&longs;imo modo, che uiene il ferro alla calamita. Harei io mai per auentura forza oc
culta di tirar gli huomini? M
lhauete &longs;olamente occulta, come hanno la ca
lamita, il legno &longs;anto, il Reobarbaro, & al
tri &longs;imili: ma l'hauete pale&longs;e, che tutti la ue,
dono, & &longs;entono; onde io &longs;on stato tirato &longs;i
da una certa proprietà uo&longs;tra occulta, & pa
le&longs;e, come ancor da una certa buona &longs;orte, &
corte&longs;ia, & amoreuolezza del no&longs;tro Morel
lo. T
mo di grauità, non ba&longs;tano le forze d'uno, ma
bi&longs;ogna, che ui &longs;ieno quelle di piu, & di gra
tia, la&longs;ciate le burle, chi ui ha condotto qui? M Dirouui.
Hieri, e&longs;&longs;endo in pratti
ca con l'Eccellentißimo Aluigi Bellacati, mi
&longs;coper&longs;e il Morello, come ui riduceuate in&longs;ie
me, & di&longs;correuate &longs;opra alcune bellißime ma
terie, & io &longs;entendo co&longs;i, come quegli, che ha
&longs;empre de&longs;iderato di udirui, & dal uo&longs;tro par
lar pre&longs;o non meno utilità, che dilettatione,
per l'eloquenza, & bellißime inuentioni, ar
ricchite di dottißime &longs;entenze, & modi di di
re, mi deliberai di uenirmene con lui. T
di que&longs;to buono animo ui ringratio, & ne pi
glio con&longs;olatione, benche io &longs;appia, che in me
non &longs;ieno à gran parte di tante uirtù, come ui
a&longs;tringe l'affettione, che mi portate, à darmi,
perche in un certo modo que&longs;ta buona impre&longs;-
tà udendomi, & alle uolte è per arrecar an
cora à me honore; & il Morello ringratio
de i buoni offici, che fa uer&longs;o di me. M
buoni offici feci io &longs;empre per tutti, ma in que
sto ca&longs;o, &longs;e io ho fatto buono officio, non &longs;i de
ue attribuire à me, ma piu to&longs;to alla buona
stella uo&longs;tra, & del Marcandone, perche io
dimandato da lui, &longs;e &longs;arei dopo de&longs;inare con
l'eccellentißimo Bellacati in prattica, gli di&longs;
&longs;i, che non poteua; percioche per due, ò tre
giorni haueua da e&longs;&longs;ere ancor con uoi, & egli
mi dimandò à che fare; & io gli dißi il tut
to. T
gli mette&longs;te un poco del uo&longs;tro, & Dio uoglia
che non faccia pentire il Marcandone di e&longs;&longs;er
uenuto. Ditemi innanzi che ueniamo al no
stro propo&longs;ito, che fa l'sccell. Signor Aluigi
Bellacati? egli deue e&longs;&longs;er continuamente &longs;ul ui
&longs;itare infermi. M
ui&longs;itato, ui prometto
tante occupationi di attendere à &longs;e ste&longs;&longs;o. &
à pena ha tempo di mangiare (come &longs;i &longs;uol
dire) ma pare, che Iddio gli accre&longs;ca di con
tinuo le forze, il &longs;apere, & l'animo, perche
&longs;e altrimenti fu&longs;&longs;e, &longs;arebbe impoßibile, che
pote&longs;&longs;e durare à tante fatiche. M La
&longs;ua buona natura, & il gouerno, che ha nel
re&longs;to del. uiuere, & Iddio principalmente,
fanno che &longs;i mantiene. T Per il uero è
uno de i gran prattici, che habbia mai hauu
ta que&longs;ta no&longs;tra età, & uince ogni altro di
que&longs;ta profeßione, di humanità, & diligen
za; parti, che tanto conuengono ad un Me
dico, quanto la e&longs;perienza i&longs;te&longs;&longs;a, & ragio
ne in&longs;ieme, però tutti &longs;ono tenuti à de&longs;iderar
li lunga uita, & felicità, & uoi in &longs;pecia
le &longs;iate tenuti à lodare Iddio, che ui ha
fatto gratia à pratticar con &longs;ua Eccellenza al
la quale douete fare ogni &longs;orte di honori. M Dobbiamo certo, & io per me, non
è co&longs;a, che per lui non faceßi. T Hor
la&longs;ciamo l'eccellentißimo Bellacati, che Iddio
lo con&longs;erui lungamente; & ueniamo al no&longs;tro
propo&longs;ito, hauendo dirizzata la Scala delle
scienze, & arti, con i &longs;uoi gradi ordinata
mente di&longs;po&longs;ti, alla quale non manca &longs;e non il
Tappo; però hoggi intorno al Tappo parlare
mo, accio poi à no&longs;tro bell'agio la poßiamo
adopcrare; & mi rincre&longs;ce, che ancor uoi
non &longs;iate stato pre&longs;ente alla fabrica.
Me ne duol certo; ma però ringratio i Cieli,
che mi habbino fatto degno almen di que&longs;to
fine, & per dire il uero del principio, & me
zo ancora, perche il Morello mi ha racconta
to ogni co&longs;a &longs;uccintamente, onde giudico que-
po&longs;&longs;a pen&longs;are; però merita che &longs;ia adempiuta.
T Hor alle mani.
Il Tappo è adunque
quell i&longs;trumento, che chiamano gli Autori
e&longs;perimento; ilquale, poi che &longs;arà formato
da noi, il Marcandone la applicherà alla Sca
la. M Non fate di&longs;&longs;egno &longs;opra di me,
perche &longs;olo &longs;on uenuto per a&longs;coltarui. T
Non bi&longs;ogna, che il parlare, ò il tacere &longs;ia
piu d'uno, che dell'altro; à tutti conuien fa
re la &longs;ua parte. M La parte mia &longs;arà
il tacere. tuttauia per fare &longs;econdo le uo&longs;tre
uoglie, io mi traponerò nel modo, che &longs;aperò. T
re. Diceuamo di &longs;opra, che tutti gli i&longs;tru
menti pigliano la lor forma dalle co&longs;e, di che
&longs;ono i&longs;trumenti, però tante &longs;ono le &longs;pecie de gli
i&longs;trumenti, quante &longs;ono uarie le co&longs;e, che di
quelli &longs;i &longs;eruono; alcune co&longs;e &longs;ono di tal na
tura, che di quelli &longs;i può hauere perfetta co
gnitione; & però na&longs;ce una &longs;orte d'i&longs;trumen
to perfetto, che è la demo&longs;tratione, & tutti
gli altri metodi, i quali concorrono à dimo
strare tal cognitione; &longs;ono altre co&longs;e, lequa
li non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er cono&longs;ciute co&longs;i perfettamen
te, è però non &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eruire de gli i&longs;tru
menti metodici, maßime della dimo&longs;tratione,
però ne bi&longs;ogna hauere un'altro i&longs;trumento,
che &longs;i po&longs;&longs;a hauere di quella co&longs;a, che è l'ha
uerne una certa peritia, & que&longs;to i&longs;trumento
è le&longs;perimentale; ilquale è nella mede&longs;ima
forma, che &longs;ono i metodi, &longs;e non che è di for
ma piu imperfetta. Quale è la &longs;ua
diffinitione? T
mento, di cui ci &longs;eruiamo per uenire in cogni
tione d'una co&longs;a incognita totalmente, col me
zo d'una cognita, cioè d una, della quale ne
habbiamo &longs;olamente peritia, & cognitione
imperfetta, da che poi ne &longs;egua cognitione me
de&longs;imamente imperfetta della co&longs;a, che era in
cognita. M Talmente, che que&longs;to i&longs;tru
mento è differente da' metodi, perche quelli
ne danno una uera &longs;cienza, & que&longs;to &longs;ola
mente una peritia. M Il bello &longs;arà ue
der'il modo di far que&longs;to i&longs;trumento, & l'u&longs;o
in&longs;ieme. T Ari&longs;totele nel &longs;econdo della
Po&longs;teriora, intorno al fine ne in&longs;egna à fabri
carlo; oue dice, che quando uogliamo hauer
peritia di qualche co&longs;a, è nece&longs;&longs;ario, che la
rappre&longs;entiamo a &longs;en&longs;i, di cui &longs;ia e&longs;&longs;a proprio
oggetto; come à dire, che i colori, & figure,
& finalmente tutte le co&longs;e &longs;plendide le rappre
&longs;entiamo à gli occhi, à gli orecchi le uoci, al
l'odorato gli odori, al gu&longs;to i &longs;apori, & al
tatto le co&longs;e tangibili, come ogni &longs;orte di co&longs;a
que&longs;ti propij oggetti, di &longs;ubito, &longs;e non &longs;ono im
pediti, riferi&longs;cono la imagine d'eßi oggetti al
&longs;en&longs;o commune, oue &longs;e ne fa una &longs;en&longs;atione,
dopoi ri&longs;entito di nouo l'oggetto, lo riporta al
&longs;en&longs;o commune; oue parimente &longs;e ne fa un'al
tra &longs;en&longs;atione; & per le molte &longs;en&longs;ationi da
poi ne na&longs;ce una memoria, col mezo della qual
memoria poi rappre&longs;entando&longs;i a &longs;en&longs;i un'altra
co&longs;a &longs;imile à quella, di che ne è fatta la me
moria, la cono&longs;ciamo, & nel mede&longs;imo modo
noi cono&longs;ciamo dell'altre co&longs;e, che pur &longs;ono
&longs;imili alle già dette prime; dal che ne na&longs;cono
molte memorie, dalle quali poi l'intelletto ne
caua l'uniuer&longs;ale, che è perfetta materia del
li metodici in&longs;trumenti d'e&longs;&longs;o intelletto. M
Quel primo atto adunque della &longs;en&longs;itiua, è
commune à noi, & à gli animali bruti. T
cora il &longs;econdo è communicato à molti anima
li irrationali, ma però non à tutti. M
Per il primo atto intendete la prima &longs;en&longs;atio
ne. T Et per la &longs;econda, & per la me
moria ancora. La &longs;econda chiamo poi quella
operatione, che &longs;i fa dalla memoria, non à
quella co&longs;a, di che &longs;i ha memoria. ma ad
un'altra &longs;imile in &longs;pecie, però differente dinu
mero, & altri accidenti, da che ne na&longs;ce poi
già detto) dalle molte memorie l'intelletto ne
fa l'uniuer&longs;ale principio della &longs;ua uera opcra
tione. M Se la prima &longs;en&longs;atione è com
mune à noi, & à gli animali bruti, non è du
bio, che non &longs;ia &longs;olamente attione dell'anima
&longs;en&longs;itiua. M
M
Tuttauia io non sò, e&longs;&longs;endo il di&longs;cor&longs;o &longs;opra
dell'intelletto &longs;olamente, come potrà e&longs;&longs;ere, che
la &longs;en&longs;itiua adopri que&longs;to i&longs;trumento, ilquale
andando da una co&longs;a cono&longs;ciuta ad una incogni
ta, uiene ad e&longs;&longs;ere di&longs;cor&longs;o, benche &longs;olamente
ne dia peritia, & non uera cognitione. M Auertite Marcandone) dirò in cio
il parer mio, non ch'io uoglia determinar que
sta que&longs;tione, anzi la la&longs;cio all'Eccellentißi
mo Tomitano) che quello atto della &longs;en&longs;itiua,
è di&longs;cor&longs;o &longs;imile à quel dell'intelletto, & non
è quel dell'intelletto. & accioche mi faccia
meglio intendere, douete &longs;apere, che ui &longs;ono
tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i; l'uno, che è fatto da gli
animali bruti; l'altro dalla &longs;en&longs;itiua cogitati
ua dell'huomo; & il terzo è dell'intelletto. T Il Morello, &longs;i come dal principio del
parlar della no&longs;tra Scala, egli di&longs;&longs;e, ch'io uo
leua hauer nel parlar mio per guida Ari&longs;tote
le, & Galeno. hora per non far torto al &longs;uo
Auerroe, qual stima piu d'ogni altro, &
materia de gli i&longs;trumenti i&longs;perimentali, M
et che l'affettione, ch'egli porta ad Auerroe
non l'inganni. T
facile da la&longs;ciar&longs;i tra&longs;portare dalle paßioni. M Vi accordate ambidui à burlarmi.
Horsù in pace, finirò quello, ch'io uoleua di
re; dapoi mi fia luogo al ri&longs;entirmi. Dico
dunque, che ui &longs;ono tre &longs;orti di di&longs;cor&longs;i, &longs;econ
do l'opinion d' Auerroe (da che uolete ch'io lo
dica) l'uno de gli animali bruti, ilquale è piu
imperfetto che ui &longs;ia, & non è niuno che lo
po&longs;&longs;a negare; percioche noi uediamo la peco
ra ritrar dal lupo una certa effigie à lei &longs;pa
uenteuole, per laquale ogni uolta, che &longs;ente
annonciare il lupo, &longs;pauenta&longs;i, e fugge; ec
co che da una co&longs;a nota diuiene in cognitione
d'una ignota, che è di&longs;correre; però &longs;e mi fu&longs;&longs;e
dimandato che di&longs;cor&longs;o &longs;ia que&longs;to, io direi pri
ma, che fu&longs;&longs;e un certo in&longs;tinto naturale, che
han tutte le co&longs;e di cono&longs;cere il &longs;uo contrario,
& di fuggirlo; & che que&longs;to tal di&longs;cor&longs;o è ai
cora in un certo modo nelle piante, & ne gli
altri mi&longs;ti, & in&longs;ino ne i corpi &longs;emplici, & fi
nalmente nella materia prima, laquale diceua
Ari&longs;totele, che de&longs;idera la forma, come fa la
femina il ma&longs;chio; & che fugge la priuatio
ne.que&longs;to de&longs;iderare & fuggire, pare che &longs;up-
la co&longs;a che è de&longs;iderata. & direi, che oltra
che è i&longs;tinto naturale, che haue&longs;&longs;ero ancor al
tre qualità, però che l'animale quel che fug
ge, lo cono&longs;ce di tal figura, & in &longs;e ne pren
de il ritratto; co&longs;a che non fanno le piante.on
de uoglio dire, che pigliando il di&longs;cor&longs;o in
quella latitudine, che può e&longs;&longs;er pre&longs;o, che non
&longs;olamente è ne gli animali, ma nelle piante,
& altri; dico bene che &longs;e pigliaremo il di&longs;cor
&longs;o in que&longs;to &longs;en&longs;o, in quanto che manife&longs;tamen
te &longs;iano le parti di e&longs;&longs;o cono&longs;ciute, cioè, che
colui, che fa il di&longs;cor&longs;o cono&longs;ca prima la co&longs;a,
per il cui mezo dapoi cono&longs;ca l'altra; dico,
che &longs;i e&longs;tenderà il di&longs;cor&longs;o &longs;olamente nell'huo
&longs;mo, & in alcuni animali; & que&longs;to di&longs;cor&longs;o
arà tripartito, come ho gia detto, cioè im
perfetto, manco perfetto, & perfetto. Lim
perfetto &longs;arà quello de gli animali bruti, come
della pecora, dal cane, & altri &longs;imili: i qua
li, quantunque dalla co&longs;a materiale ne faccia
no in un certo modo una imagine immateriale,
per mezo della quale, cono&longs;cano poi le co&longs;e,
che gli rappre&longs;enta e&longs;&longs;a imagine; nondimeno
perche non la cono&longs;cano intieramente, ma &longs;o
lo in quanto che ella è buona ò cattiua à &longs;e me
de&longs;imi, & che è di tal figura, dico, che co
no&longs;cono imperfettißimamente. M Fin
Auerroe. T Sarebbe meglio, che &longs;i
di&longs;co&longs;ta&longs;&longs;e, hauendo giurato (come &longs;i &longs;uol dire)
nelle parole del mae&longs;tro &longs;uo. M Non
di&longs;co&longs;tandomi da lui, non po&longs;&longs;o &longs;e non &longs;eguire
la uerità. Hor il di&longs;cor&longs;o che fa la &longs;en&longs;itiua
dell'huomo, è manco imperfetto; percioche non
&longs;olo e&longs;&longs;a cono&longs;cei particolari inquanto che &longs;o
no buoni ò cattiui all'huomo, & in quanto &longs;o
no di tal figura, & riceue la loro effigie in
trin&longs;ecamente, ma inquanto &longs;ono tali, & in
&longs;ieme cono&longs;cono tutte le differenze indiuidua
li, che &longs;ono tra l'uno, & l'altro, co&longs;a che
non fanno li bruti, & perche que&longs;ta uirtù &longs;en
&longs;itiua è come diceua Ari&longs;totele nel &longs;econdo
dell' Anima, diui&longs;a dal &longs;en&longs;o, & intelletto; in
di auiene ancora, che la &longs;ua attione è pari
mente diui&longs;a da quella dell'intelletto, & &longs;en&longs;o
ancora, nè per &longs;e ste&longs;&longs;a è uniforme in tutti
gli animali; come ben di&longs;&longs;e Themi&longs;tio e&longs;ponen
do il decimoquinto te&longs;to nel &longs;econdo dell'ani
ma, oue dice Ari&longs;totele, che non in tutti gli
animali è l'imaginatione, di&longs;&longs;e, che Ari&longs;tote
le intendeua &longs;olamente della imaginatione per
fetta & terminata; & nel mede&longs;mo luoco
Auerroe e&longs;&longs;endo della mede&longs;ima opinione di
ce, che le Api, & Formiche, hanno la imagi
natiua, onde di parere d' Ari&longs;totele uo&longs;tro, &
que&longs;ta diui&longs;ione del di&longs;correre. & percio uoi
potete uedere in che modo potiamo dire, &
che gli animali irrationali di&longs;corrino, & pa
rimente la &longs;en&longs;itiua nell'huomo, & l'intellet
to ancora. T Acciò &longs;ia leuata ognioc
ca&longs;ione à uoi Marcandone di uenire à di&longs;pute,
io, in confermatione di quello, che ha detto
il Morello, uoglio che pigliate que&longs;ta materia
piu per l'ordine. Bi&longs;ogna che &longs;appiate, che
ogni &longs;orte di cono&longs;cere, & di&longs;correre na&longs;ce
dall'anima; et però conuien &longs;apere che co&longs;a &longs;ia
e&longs;&longs;a anima, & le &longs;ue parti, & uirtù; però
in uia de' Filo&longs;ofi, l'anima (come &longs;apete) è
diffinita da Ari&longs;totele in due modi, cioè che
e il primo atto del corpo naturale organiza
to, & ricco, & in un'altro luoco dice, che
l'anima è un principio di uiuere, & cau&longs;a del
corpo. Non starò à dichiararui e&longs;&longs;e diffini
tioni, perche cia&longs;cun di uoi già per auanti le
&longs;anno. Tre &longs;ono le &longs;pecie dell'anima, perche
alle uolte uediamo, che l'anima dà l'e&longs;&longs;ere ma
teriale &longs;olamente, dal quale quello è anima
to, e &longs;olamente quello che è, & altro non fa
per &longs;imilitudine, che riceua in &longs;e ste&longs;&longs;o, per
che e&longs;&longs;o non cono&longs;ce; & que&longs;ti tali uiuenti &longs;o
no le piante, lequali &longs;ono informate dall'ani
ma uegetatiua. Alcuni altri uiuenti non &longs;o-
riceuono &longs;imilitudine dell'altre co&longs;e; partico
larmente però. & que&longs;ti &longs;ono gli animali bru
ti, i quali per li &longs;en&longs;i mediante l'anima &longs;en&longs;i
tiua riceuono delli particolari &longs;imilitudine. La terza &longs;pecie dell'anima è quella, che fa,
che colui, che è di e&longs;&longs;a informato, riceua in
&longs;e ste&longs;&longs;o le co&longs;e uniuer&longs;almente; & que&longs;ta è
l'anima intellettiua, che è la forma dell'huo
mo. M Adunque ui &longs;ono tre &longs;orti d'ani
ma, lequali (come &longs;i può intendere dalle uo
strc parole) &longs;i po&longs;&longs;ono &longs;eparare l'una dall'al
tra; perche la uegetatiua è nelle piante &longs;enza
le altre; la &longs;en&longs;itiua parimente ne gli anima
li bruti, &longs;enza l'intellettiua; & la intelletti
ua finalmente nell'huomo. M La &longs;en&longs;i
tiua, & uegetatiua po&longs;&longs;ono &longs;tare &longs;enza la intel
lettiua; la intellettiua però non può stare &longs;en
za le altre; & però nell'huomo &longs;i ritrouano
que&longs;te tre &longs;orti d'anime; tuttauia non debbia
mo dire, che habbia tre forme; percioche le
prime due &longs;ono come preparationi alla intellet
tiua. T Voi dite il uero Morello, ma
la&longs;ciate ch'io dica quel ch'io ho da dire, &
dapoi &longs;e hauerete qualche co&longs;a ancor uoi dire
te, che ui fia conce&longs;&longs;o. M Dicete, che
piu non u'interromperò. T
come ho già detto, tre &longs;orti d'anima, &longs;egue
perche l'anima &longs;en&longs;itiua &longs;i diuide in due parti,
in alcuni &longs;pirituali &longs;i uede, che &longs;olo gli da il
&longs;en&longs;o, in alcuni il &longs;en&longs;o col moto da luoco à luo
co; in&longs;ieme diremo, che ui &longs;ono quattro gra
di di uiuenti, il uegetatiuo, il &longs;en&longs;itiuo, il
motiuo, & il quarto l'intellettiuo, a' quali
aggiungeremo il quinto, perche &longs;egue &longs;empre
l'appetito il &longs;en&longs;itiuo, & il motiuo. Et però
le principali potenze dell anima &longs;ono cinque,
cioè potenza uegetatiua, &longs;en&longs;itiua, motiua,
appetitiua & intellettiua, quale à douer tro
uare a&longs;&longs;olutamente que&longs;ta natura, bi&longs;ognareb
be con&longs;iderar tutte que&longs;te potenze, & gli
obietti à loro, ma non è proprio luoco; però
dirò &longs;olo quel tanto, che ne fa bi&longs;ogno ad in
tendere quel che fa à propo&longs;ito no&longs;tro. L'ani
ma uegetale laquale &longs;i ritroua in qualunque
&longs;orte d'animale, ha tre potenze, & tre attio
ni, cioè di nutrire, augumentare, & gene
rare. La &longs;en&longs;itiua, della quale maßimamen
te parlar dobbiamo, ne ha due, una interna,
& l'altra e&longs;terna. La potenza e&longs;teriore &longs;i
diuide ne i cinque &longs;en&longs;i, i quali to&longs;to che gli
&longs;iano rappre&longs;entati i &longs;uoi proprij oggetti, &longs;u
bito gli &longs;entono, &longs;e non &longs;ono da qualche cagio
ne impediti; mentre però che tali oggetti &longs;ono
pre&longs;enti, & eßi non cono&longs;cono le differenze de
gratia, &longs;e il ui&longs;o doue&longs;&longs;e cono&longs;cere la differen
za, che è tra il bianco, & il dolce, che cono
&longs;ce&longs;&longs;e ambidui; ilche è impoßibile, perche il
dolce non è &longs;uo oggetto, ma la potenza inte
riore, laquale è diui&longs;a in quattro potenze, co
me uederemo, cono&longs;ce gli oggetti pre&longs;enti, &
le loro differenze indiuiduali, però la prima
è una &longs;ola potenza, laquale in &longs;e raccoglie
tutte le imagini di tutti gli oggetti de' cinque
&longs;en&longs;i, & gli cono&longs;ce in&longs;ieme con le loro diffe
renze; & que&longs;to è il &longs;en&longs;o commune, oltra
que&longs;to &longs;en&longs;o commune è nece&longs;&longs;ario porre un'al
tra uertù & è quella, che Auerroe chiamò
imaginatiua, & li Grcci Fanta&longs;ia. M
Perche e nece&longs;&longs;ario à porla? T Perche
à gli animali perfetti conuiene non &longs;olamente
apprendere le co&longs;e pre&longs;enti, ma ancora e&longs;&longs;en
do a&longs;&longs;enti; altrimenti non &longs;i mouerebbono mai
à cercare co&longs;a ueruna a&longs;&longs;ente; al che fare non
&longs;olo è nece&longs;&longs;ario, che l'animale riceua le &longs;pecie
delle co&longs;e &longs;en&longs;ibili, ma che le con&longs;erui. onde
è nece&longs;&longs;ario porre due uertù, una, che pigli,
& l'altra con&longs;erui e&longs;&longs;e &longs;pecie. il &longs;en&longs;o commu
ne è quello, che riceue le &longs;pecie &longs;en&longs;ate. quel
la che li con&longs;erua poi è la Fanta&longs;ia, ouero
imaginatiua; laqual uertù nell'huomo compo
ne una co&longs;a con l'altra, come l'oro con un mon-
compo&longs;itione non co&longs;i appare ne gli altri ani
mali. Oltra que&longs;te potenze della &longs;en&longs;itiua, fa
di me&longs;tieri, che poniamo delle altre, cioè la
e&longs;timatiua ne gli bruti, & la cogitatiua ne gli
huomini, accioche cerchino alcune co&longs;e, &
fugghino altre, non per allettare, ouero non
nuocere al &longs;en&longs;o, ma per altri commodi tali,
ouero incommodi. M Et che differen
za fate uoi tra la e&longs;timatiua, & la cogitati
ua. T La e&longs;timatiua apprende le inten
tioni non &longs;en&longs;ate, per un certo in&longs;tinto natura
le, & in que&longs;ta gui&longs;a gli animali bruti appren
dono, ma l'huomo cono&longs;ce l'intentioni di que
&longs;ta &longs;orte per la cogitatiua, come per una cer
ta collatione, perche partecipa in un certo mo
do del lume dell'iutelletto, & oltra que&longs;te po
tenze, è nece&longs;&longs;ario porre un'altra, cioè la me
moratiua, perche &longs;i come alla con&longs;eruatione
delle &longs;pecie &longs;en&longs;ate, è nece&longs;&longs;ario porre la Fan
ta&longs;ia, co&longs;i parimente è nece&longs;&longs;ario porre un'al
tra uertù, che con&longs;erui l'intentioni non &longs;en
&longs;ate. & che que&longs;to &longs;ia il uero, lo uediamo
e&longs;preßißimamente, perche noi uediamo, che'l
principio del raccordar&longs;i è in eßi animali, per
qualche intentione di que&longs;ta &longs;orte, cioè dalla
rappre&longs;entatione, che &longs;e li fa d'una co&longs;a noci
ua, ouero diletteuole, che &longs;i &longs;ia &longs;tata per inan-Non uediamo noi il cane, quando riuede
uno, che gli habbia dato, ouero minacciato,
fuggir&longs;ene, & oltra il uedere imaginar&longs;i, per
laquale imaginatione fugge quello come &longs;uo ni
mico? Per tanto e nece&longs;&longs;ario, che diciamo ne
gli animali bruti e&longs;&longs;ere la memoria, laquale
però è piu imperfetta di quella dell'huomo;
perche ancor la &longs;ua cogitatiua è men perfet
ta. Que&longs;te &longs;ono adunque le potenze dell'ani
ma &longs;en&longs;itiua, lequali concorrono à far quel
di&longs;cor&longs;o, che diceuamo dare all'huomo non
&longs;cientia, ma peritia. Le altre potenze dell'a
nima trapa&longs;&longs;o; però dico, che i &longs;en&longs;i &longs;entono
i &longs;uoi oggetti pre&longs;enti. Il &longs;en&longs;o commune ap
prende tutte le &longs;en&longs;ationi, con le loro differen
ze. Le &longs;en&longs;ationi poi &longs;ono &longs;eruate dalla Fan
ta&longs;ia, ouero imaginatiua. Et perche oltra
che bi&longs;ogna, che apprenda le &longs;en&longs;ationi dalli
&longs;en&longs;i e&longs;teriori, fa ancor di me&longs;tieri, che ap
prenda l'amicitia, & l'odio, & altre inten
tioni, che non &longs;i &longs;anno per mezo de' &longs;en&longs;i. Bi&longs;ogna porre la terza potenza, cioè l'e&longs;tima
tiua ne i bruti, & cogitatiua nellhuomo. Douendo&longs;i poi &longs;eruar tali intentioni, è stato
nece&longs;&longs;ario porre la memoria. Onde è manife
sto in che modo &longs;i faccia il di&longs;cor&longs;o nella &longs;en&longs;i
tiua, perche da una &longs;en&longs;atione fatta nella Fan
ta&longs;ia, &longs;i può uenire in cognitione d'un partico-
che &longs;i fa l'habito uniuer&longs;al, come appre&longs;&longs;o gli
medici, i quali hanno o&longs;&longs;eruato in uno pri
ma, & poi in dui, che l'agarico purga la
pituita, & poi che ne la&longs;cino fare molte o&longs;&longs;er
uationi, & memorie, ne fanno un uniuer&longs;a
le, che è, l'agarico purga la pituita, & da che
&longs;iamo uenuti à parlar de i medici &longs;aper dobia
mo, che gli compo&longs;iti &longs;i contentano di hauer
&longs;olamente le &longs;en&longs;ationi: & le memorie, &longs;en
za piu oltra di&longs;correre. M Come fan
no nel trar del &longs;angue, hanno o&longs;&longs;eruato in uno
ouero in dui, che la febre ardente è &longs;cacciata
dalla &longs;etion della uena in&longs;in alla &longs;incope, & pe
rò &longs;enza con&longs;iderar il tempo, l'età, del Ama
lato, le forze, & tutte l'altre conditioni, che
un medico rationale con&longs;idera, tagliar anno la
uena &longs;enza di&longs;tintione nella febre ardente. T
do con l'intelletto, inanzi che uenga à tagliar
la uena uorrà uedere, &longs;e &longs;i confrontano le e&longs;pe
rienze con la ragione & &longs;e uedrà che le co&longs;e
pre&longs;enti non corri&longs;pondano alle pa&longs;&longs;ate, e&longs;&longs;o
mondificarà tal &longs;ettione, tal che farà e&longs;qui
lio, & hauerà &longs;perimentato, & quello che
gli dettarà il di&longs;cor&longs;o del intelletto ne calzarà
tutti con una mede&longs;ima corona (come &longs;i &longs;uol
dire) ma &longs;econdo tale indicationi di&longs;&longs;e, &longs;e gli M Eper
che for&longs;e alcuni riprendono l'Eccellente Mar
candone Antonio Montagnana, perche muta
no &longs;pe&longs;&longs;o i medicamenti, in luoco di lodarlo io
per me non conobbi mai huomo, che caua&longs;&longs;e
meglio le indicationi di lui, & che meglio gli
&longs;odisface&longs;&longs;e. T
nato. M Son affettionato alla uerità.
T
Et
l'i&longs;trumento, che &longs;erue à que&longs;to di&longs;cor&longs;o pro
priamente è l'e&longs;&longs;empio, ilquale ua da particola
ri à particolari. M Cioè dalla cognitione
particolare alla cognitione particolare. M
Non potiamo dire, che &longs;i &longs;erua ancor que&longs;ta
&longs;en&longs;itiua della induttione, perche ella uà da
particolari? T In que&longs;to bi&longs;ogna auer
tire, che la induttione è i&longs;trumento parte del
la &longs;en&longs;itiua, parte della intellettiua. Della
&longs;en&longs;itiua, inquanto che le &longs;ue preme&longs;&longs;e &longs;ono
particolari, ma inquanto poi che la conclu&longs;io
ne è uniuer&longs;ale, è dell'intelletto. et qui &longs;i de
ue notare, che la induttione è un'i&longs;trumento,
che &longs;erue à fare il pa&longs;&longs;o, dalla cognition &longs;en
&longs;itiua alla intellettiua, che &longs;arà nella Scala del
Tappo à gli gradi: & que&longs;te &longs;ono quelle po
che parole, che io era per dirui intorno al mo
do, che &longs;i tiene nell'acqui&longs;tare la peritia, &
intorno al traffico, che &longs;i fa dalla peritia alla
&longs;en&longs;itiua cono&longs;ce &longs;olamente i particolari, co
&longs;i e&longs;&longs;a cono&longs;ce &longs;olamente gli uniuer&longs;ali. Vi
ho ancor uoluto mo&longs;trar gli i&longs;trumenti di e&longs;&longs;a
&longs;en&longs;itiua breuemente, perche di &longs;opra ne
todi ne parlaßimo à pieno. Se hora ui pare
Morello di ri&longs;entirui, ouero di dir qualche co
&longs;a, & &longs;imilmente uoi Marcandone, dite, che
&longs;arò pronto ad a&longs;coltarui. M
&longs;odisfattißimo, nè &longs;aprei che co&longs;a poteßi de&longs;i
derar di meglio. M Il mio ri&longs;entire &longs;a
rà chiamarmi uinto, & à uoi obligatißimo;
ilquale hoggi, che non &longs;peraua, mi hauete
fatto il piu bel di&longs;cor&longs;o, che &longs;i pote&longs;&longs;e fare in
torno à gli i&longs;trumenti &longs;perimentali, ò tappo
della Scala come uogliam dire. T Se io
ho detto co&longs;a, che ui &longs;ia grata, mi piace, &
uoi non ne douete hauere obligo à me, ma à
uoi, che me n'hauete data cagione. et di que
sto ne faccio giudice il Marcandone. M
Le co&longs;e, che ogni un uede, non hanno bi&longs;ogno
di e&longs;&longs;er giudicate. T Se non uolete giudi
care, pigliateui il tappo, & &longs;enza piu parole,
prima andateuene in fiera, dopoi ritornati à ca
&longs;a, ponetelo alla Scala, & Iddio ui accompa
gni, che io me ne uoglio andare in un mio ne
gotio. M Dimani &longs;i dirà de i paßi.
T
Bellacati.
co&longs;a &longs;ia.
ti.
p&longs;etto qual
&longs;ia.
e&longs;perimen
tale.
ne
&longs;perimento
tra l'e&longs;peri
mento, &
i merodi.
e&longs;perimen
tale come
&longs;i fabrichi,
& come &longs;i
metta
telletto &longs;i
&longs;erua del
l'uniuer&longs;a
le.
&longs;atione. Seconda.
quante &longs;or
ti.
bruti, co
me di&longs;cor
rano.
perfetto.
ne dell'ani
ma.
l'anima.
nimali.
uenti.
l'anima.
attioni del
l'anima ue
getale.
la &longs;en&longs;itiua
&longs;teriore.
teriore,
ginatiua.
&longs;en&longs;o com
mune.
la Fanta&longs;ia.
&longs;timatiua,
ouero co
gitatiua.
tra l'e&longs;tima
tiua, & co
gitatiua.
moratiua.
ne delle co
&longs;e &longs;udette.
che &longs;erue
al di&longs;cor&longs;o
della &longs;en&longs;i
tiua.
duttione.
DELLE SCIENZE,
ET ARTI,
DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,
DALL'ECCELLENTE MEDICO
MORELLI.
SETTION QVARTA.
DEIP ASSI, CHE SI DEVONO
INTERLOCVTORI.
ET IL MORELLO.
dere da qual parte &longs;pontaua
te, mi hauete fatto fare mil
le pen&longs;ieri, con que&longs;ta uo&longs;tra
tardità, pen&longs;aua, ouero; che
ui contenta&longs;te di hauer la Scala &longs;olamente, &
che non ui cura&longs;te altrimenti di &longs;aper che paßi Dall'altra par
te mi &longs;occorreua, che uoi e&longs;&longs;endo gioueni, &
d'ingegno, doue&longs;te non &longs;olo contentarui di ha
uer la Scala, ma che doue&longs;te far stima anco
de i paßi; perche mi hauete accennato di uo
ler far proua di incaminarli qualche honora
ta materia; staua à pen&longs;ar che ui pote&longs;&longs;e ha
uere intratenuti, & era per u&longs;cirmene, &longs;e
ade&longs;&longs;o ade&longs;&longs;o non giungeuate. M La
cau&longs;a, che mi ha fatto tardare è stata, che
e&longs;&longs;endo io stato à ui&longs;itare l'Eccellente Nicolò
Corte, alquale io appartatamente debbo per
piu ri&longs;petti, &longs;i per la bontà, & uirtù &longs;ue, come
ancor per alcuni particolari oblighi, con alcu
ni &longs;uoi prudentißimi, & piaceuoli di&longs;cor&longs;i &longs;ia
mo stati trattenuti da lui, che non ci &longs;iamo rac
cordati piu di quello, che &longs;i conueniua per ri
&longs;petto uo&longs;tro. M Me ne raccordaua be
ne io, ma tra la dolcezza, ch'io &longs;entiua dal
parlar del Corte, & la benignità del Tomita
uo, mi la&longs;ciaua tutt'ora tra&longs;portare. T
Sta bene, non importaua &longs;e ben haue&longs;te tra
sferito il ragionar de' paßi &longs;ino à dimane, pur
che fußi aui&longs;ato, che non haue&longs;te da uenire. M Da che &longs;iamo qua giunti, poniamoli
fine, in ogni modo haueremo tanto di tempo,
che ne ba&longs;terà. T Si for&longs;e à uoi, che
non hauete altro che fare, ma io che &longs;on a&longs;pei-
mancare à quelli, che m'a&longs;pettano. M
Diuideremo le prattiche, talche uerrete à &longs;odi
sfare à tutti. M Non dice co&longs;i egli.
T
lati &longs;i contentino. M Burlaua; io &longs;o ben
che que&longs;to non &longs;i può fare, ma certo non ui
mancherà tempo, &longs;e ben haue&longs;te da fare le ui
&longs;ite dell'Eccellente Bellacati. T
sta, ui uoglio compiacere; &longs;edete. Li paßi,
che fanno, & colui, che in&longs;egna le &longs;cienze,
& le arti ancor &longs;ono quegli i&longs;trumenti, che
chiamano gli autori modi d'in&longs;egnare, con i
quali diuer&longs;amente &longs;ono in&longs;egnate, & dichia
rate e&longs;&longs;e &longs;cienze ò arti. onde dalla diuer&longs;ita de
gli i&longs;trumenti, che adoperiamo da dare ad in
tendere & in&longs;egnare ò de&longs;criuere, ne na&longs;ce la
diuer&longs;ità de i modi, & per con&longs;equenza de i
paßi. tal diuer&longs;ità può na&longs;cere da i diuer&longs;i ri
&longs;petti, che ha colui, che in&longs;egna in colui, che
è in&longs;egnato, ouero nella co&longs;a in&longs;egnata, ouero
nel tempo in che s'in&longs;egna, ouero da tutti in&longs;ic
me. M Da que&longs;ti fonti dunque &longs;pecialmen
te ne na&longs;ce la diuer&longs;ità de i modi, & l'in&longs;egna
re. T Me&longs;&longs;er&longs;i, per ri&longs;petto di colui, che
in&longs;egna ne ri&longs;ultara due modi, ouero che in&longs;e
gnarà con uiua uoce, che è in&longs;egnar attualmen
te, ouero che in&longs;egnarà col &longs;criuere. M
gnerà non con uoce, non con &longs;crittura, ma con
atti, come fece Zenone? T Non &longs;arà
male ad aggiungerlo, però per il piu colui, che
in&longs;egna adopra que&longs;ti due modi locutione, &
&longs;crittura. Hor &longs;e il modo dell'in&longs;egnare riguar
derà colui, che è in&longs;egnato, uarierà parimen
te in due modi, ouero che &longs;arà facile, ouero
difficile, cioè che quel modo di colui, che in
&longs;egna &longs;arà chiamato facile, & difficile in ri
&longs;petto di colui, che è in&longs;egnato, &longs;econdo che fa
cilmente, ò difficilmente apprenderà la co&longs;a in
&longs;egnata, & dicea Platone &longs;e nel in&longs;egnar gli
giouani debiamo u&longs;ar il modo facile & il diffi
cile e le prouette. Ma &longs;e guardiamo il tempo
in che s'in&longs;egna, ne può riu&longs;cire un modo pro
li&longs;&longs;o modo chiamato per di e&longs;&longs;odo da Galeno
& di&longs;&longs;e che hauea loco nel ordine compo&longs;itiuo
& un modo breue. Se riguardiamo anco la
co&longs;a &longs;enza hauer ri&longs;petto à colui, che in&longs;egna,
& l'in&longs;egnato, ouero il tempo, ne fa re&longs;ulta
re modi diuer&longs;i di dire. come, &longs;e la co&longs;a in &longs;e
ste&longs;&longs;a &longs;arà graue, bi&longs;ognerà ancor dirla con
un modo graue; &longs;e &longs;arà mediocre, bi&longs;ognera
ancor che &longs;ia pale&longs;ata con un modo di dire me
diocre; &longs;e ancor &longs;arà ba&longs;&longs;a, bi&longs;ognerà accom
pagnarla con un modo di dir ba&longs;&longs;o; &longs;e e&longs;&longs;a &longs;a
rà recondita, bi&longs;ognerà di u&longs;are un modo di Et que&longs;to è quello, che
Ari&longs;totele &longs;criuendo ad Ale&longs;&longs;andro, che con
una &longs;ua lettera &longs;i era lamentato, che l'hauc
ua ripre&longs;o, perche diuulgato haue&longs;&longs;e i libri
della Fi&longs;ica, uol&longs;e dire, quando gli ri&longs;po&longs;e,
che haueua u&longs;ato tal modo di dire, qual me
ritaua e&longs;&longs;a &longs;cienza, & che non &longs;arebbe inte&longs;o,
&longs;e non da quelli, che erano &longs;imili à loro d'in
telletto. M
dire, che fate, che na&longs;cano dalla co&longs;a, pare
à me, che non &longs;ieno della co&longs;a, ma che na&longs;ca
no da colui, che a&longs;colta, alquale perche tali
modi &longs;e gli intende difficili, graue, humile,
mediocre, tali uengono giudicati. M Con
licenza ri&longs;ponderò io à que&longs;to. Ditemi Mar
candone, mi negarete, che gli i&longs;trumenti non
&longs;ieno come noi habbiamo di&longs;po&longs;ti, cioè relati
ui, & che perciò non dicano habitudine? M Non che non lo dirò, & che per que
sto? M
i&longs;trumenti, & perciò habbino habitudine, &longs;e
guirà che habbino habitudine alle co&longs;e di che
&longs;ono i&longs;trumenti, & che le loro differenze depen
dano da dette co&longs;e, &longs;i come hauemo detto di
&longs;opra, ancor de gli altri i&longs;trumenti. M
Adunque bi&longs;ognerà dire, che tutte le altre
differenze na&longs;cano dalla co&longs;a, & non da co
lui, che in&longs;egna, & da colui, che è in&longs;egna-
Tomitano. T State ad udire la &longs;olutio
ne di que&longs;ta uo&longs;tra difficoltà. Senza dubio pri
mieramente ogni &longs;orte d'i&longs;trumento di cui noi
parliamo, na&longs;ce dalla co&longs;a di che è i&longs;trumen
to, per laquale e&longs;&longs;o è stato fatto; perche co
me diceuano in&longs;in da principio gli i&longs;trumenti
&longs;ono stati trouati per i bi&longs;ogni delle co&longs;e. Adunque &longs;e co&longs;i è fia nece&longs;&longs;ario, che l'i&longs;tru
mento pigli la &longs;ua forma dal bi&longs;ogno della co
&longs;a, & non da altro, altrimenti non &longs;i potreb
be mai riparare à tal bi&longs;ogno; & percio è
chiaro, che primieramente il modo depende
dalla co&longs;a di che è modo. Ma direte, perche
dunque hauete detto di &longs;opra, che &longs;ono molte
differenze per ri&longs;petto di colui, che in&longs;egna,
dell'in&longs;egnato, della co&longs;a in&longs;egnata, & del tem
po in che s'in&longs;egna? io lo dißi con ragione, per
che hauendo già detto tante uolte, che l'i&longs;tru
mento depende dalla co&longs;a i&longs;trutta, non mi par
ue nece&longs;&longs;ario di replicarlo, però fui contento
di accennarui i luochi immediati da che depen
dono, i quali in quanto che &longs;ono cagione de i
modi dell'in&longs;egnare, dependono eßi ancora dal
la co&longs;a, che uiene in&longs;egnata; come il Filo&longs;ofo,
non è egli Filo&longs;ofo per ri&longs;petto della Filo&longs;ofia,
dal quale ne na&longs;ce poi que&longs;ti due modi, cioè
locutione, & &longs;crittura? M Io re&longs;to &longs;odi-
M
ma accio que&longs;te diffe
renze de i modi dell'in&longs;egnare &longs;ieno chiaramen
te uedute, ditemi la locutione come &longs;i può dif
finire, & che &longs;pecie ella ha? T La Locu
tione non è altro, che un modo d'in&longs;egnare ò
prononciare attualmente con la uoce quelle co
&longs;e, che hauemo ritrouate, & &longs;otto un certo
ordine ridutte, & que&longs;ta locutione può e&longs;&longs;ere
fo&longs;ca, lene, a&longs;pra, &longs;ottile, piena, ilare, me
sta, flebile, ridiculo&longs;a, depre&longs;&longs;a, acuta, alta,
ba&longs;&longs;a, tarda, pre&longs;ta, & in altri modi. M La
&longs;crittura non &longs;ara ella un modo mede&longs;imamen
te d'in&longs;egnare le co&longs;e ritrouate, & ordinate per
gli i&longs;trumenti già detti? T Sarà, ma non &longs;a
rà modo d'in&longs;egnare attualmente con la uoce. M In que&longs;to dunque &longs;ono differenti nella
&longs;crittura ha modi che particolari di lei &longs;iano.
&longs;e non uoleßimo dire, che la diuer&longs;ità dello
&longs;criuere, del ziferare, & del uariare de ca
ratteri fu&longs;&longs;ero diuer&longs;i modi. T Si può dire
dauantaggio. &longs;otto que&longs;ti due modi d'in&longs;egnare
&longs;i contengono indifferentemente diuer&longs;e uoci. Saranno ornate, ouero rozze, ouero eleganti,
ouero in pro&longs;a, ouero in uer&longs;i. M Eleganti
&longs;ono quando &longs;eruano le pure parole della figu
ra, cioè u&longs;itate, & proprie. Rozze &longs;ono quan
do pienc di barbari&longs;mi, e &longs;oleci&longs;mi, mancano
d'ogni &longs;orte d'e&longs;&longs;ornatione. M
no la uera latinità, hanno di piu una certa
attillatura, & politezza, che chiamano i Re
torici, colori. & que&longs;ti tai colori &longs;ono molti,
come repetitione, conuer&longs;ione, compleßione,
traduttione, contentione, e&longs;clamatione, inter
rogatione, ratiocinatione, &longs;entenze, contrario,
membro, articolo graue, continuatione medio
cre, comparatione, che ca&longs;ca nel mede&longs;imo,
l'augumentatione humile, la &longs;ubiettione, la gra
datione, la diffinitione, tran&longs;itione, correttio
ne, occupatione, di&longs;iuntione, coniuntione, adiun
tione, conduplicatione, interpretatione, com
mutatione, permißione, dubitatione, e&longs;peditio
ne, di&longs;&longs;olutione, preci&longs;ione, conclu&longs;ione, nomi
natione graue, prenominatione, denominatio
ne, circuitione, tra&longs;greßione, &longs;uperlatione, irre
latione, abu&longs;i one, tra&longs;latione, permutatione. & que&longs;te &longs;ono le e&longs;&longs;ortationi delle parole, che
fanno i modi diuer&longs;i Sono altre e&longs;&longs;ornationi di
&longs;entenze. M Come la di&longs;tributione, i&longs;po&longs;i
tione, & tutte le altre, che pongono i Reto
ri. T Et per non star tutto hoggi occupa
to in que&longs;ti detti, che po&longs;&longs;ono uariare i modi
dell'in&longs;egnare per ri&longs;petto della locutione &
&longs;crittura, tanto uariano gli accidenti de i Gram
matici: et Retorici, iquali
di uoi ne è auanti che hora benißimo i&longs;trutto.
re in uoce, & in &longs;crittura, che può ancora in
&longs;egnare con atti, &longs;i come fece Zenone. Que
sto modo è raro, però uengo à gli altri, i qua
li &longs;ono come di &longs;opra è stato detto, per ri&longs;pet
to della implicatione di colui, che in&longs;egna, con
colui, che è in&longs;egnato. & per ri&longs;petto ancora
della co&longs;a in&longs;egnata, & del tempo in che s'in
&longs;egna. Ma perche non uariano altrimenti di
quelli, che habbiamo detto, io, &longs;e co&longs;i pare
à uoi, me ne pa&longs;&longs;erò al modo, che tengono nel
complicar&longs;i. M
care quello, che è stato detto? M Inuero
la breuità del tempo non lo comporta. T
Se per cau&longs;a alcuna mi doueßi indurre a repli
care, douerebbe e&longs;&longs;ere, che non fu&longs;&longs;ero stati
inte&longs;i, ma ueggo che uoi inanzi ne erauate ca
pacißimi. M Ba&longs;ta che hora ne &longs;iamo capa
ci, mercè della facilità, che hauete nello i&longs;pri
mere le co&longs;e, che difficili &longs;ono talmente, che
le fate facili. M Che uolete che egli &longs;ap
pia fare la Scala della facilità, & che non &longs;ap
pia poi caminare per e&longs;&longs;a? M Anzi dico
per que&longs;to, che è talmente facile, che le co&longs;e
difficili rende facili; ne però di&longs;cende ad una
ba&longs;&longs;ezza del dire, che meriti bia&longs;imo. T
La&longs;ciatemi almeno finire i paßi di gratia,
inanzi che uogliate publicarmi per perfetto
pete ben che il fine è quello, che dà la &longs;enten
za. M Si può dire che habbiate finito;
pur &longs;eguite à quello, che ui re&longs;ta. T Mire
sta dunque della complicatione del modo, co
me, ho già detto. Prima &longs;i può congiungere
in&longs;ieme il difficile col compendio&longs;o, come fece
Galeno nella co&longs;titutione dell'arte medica, &
nell'arte parua; &longs;i può congiungere il facile col
breue, come ha fatto il mede&longs;imo nel libro de'
pol&longs;i; potremo congiungere il modo graue, il
quale &longs;uppone colui, che in&longs;egna graue, & l'au
ditore parimente erudito, col modo breue, &
difficile, ne ri&longs;ultarà un modo, che chiamò Hip
pocrate aphori&longs;tico, ilquale è qua&longs;i &longs;imile al
modo enigmatico, però &longs;ono differenti, perche
l'afori&longs;tico è un parlar breue, che contiene in
&longs;e amplißimi concetti; & non però è tanto dif
ficile, che non po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere inte&longs;o, & che quel
lo, che pare dimo&longs;trare non lo dimo&longs;tri, co&longs;a,
che non fa l'enigma; ilquale oltra che è bre
uißimo, & difficilißimo, pare che dimo&longs;tri uno,
& dimo&longs;tra l'altro; come è quello, che dice,
Non ferirai con la &longs;pada il fuoco; che uuol di
re, Non irritarai l'huomo colero&longs;o & un'altro
modo, che pure è breue, & o&longs;curo, ilquale è
differente da i già detti, che è apoftegmatico,
ilquale contiene in &longs;e una certa mordacità ma&longs;-& il modo prouer
biale, ilquale è differente da l'apoftegmatico,
perche e&longs;&longs;o contien il parer di piu; & l'apofteg
matico, il parer d'un &longs;olo. Sono i precetti, le
leggi, i theoremi, le &longs;entenze, i quali modi &longs;o
no poco differenti dal modo afori&longs;tico, i quali
tutti contengono in &longs;e i principij dell'arte, ma
giouano al ritrouare i principij di quelle: per
che i principij, ouer afori&longs;mi, non uengono dal
li luochi euidenti, ma da quelli, che na&longs;cono
dalli euidenti, ouero all'intelletto, ouero al &longs;en
&longs;o, come il troppo cibo, la troppa quiete, &
ogni co&longs;a, che &longs;ia troppo, &longs;empre nuoce. Vi &longs;o
no altri modi, iquali non starò à raccontare. A me ba&longs;ta hauerui dimo&longs;trata la uia da far
tanti modi, quanti uoi de&longs;iderate. M In
&longs;omma i modi del dire ò in&longs;egnare &longs;aranno oue
ro &longs;emplici, ouero complicati. I &longs;emplici, à mio
giuditio, non &longs;i potranno trouare appre&longs;&longs;o au
tor ueruno. Si può ben con&longs;iderar cia&longs;cuno ap
partatamente, perche uno &longs;e deue in&longs;egnare,
bi&longs;ogna che in&longs;egni ò con uoce, ò con &longs;crittura;
& &longs;ia lungo, ò breue, ò facile, ò difficile, ò orna
tamente, ò rozzamente, ouero con stil graue,
ouero mediocre, ouero humile. T Dite il ue
ro, ma però &longs;i trouer à de gli &longs;critti, che haue
ran menco modi d'un'altro. M Que&longs;to non
&longs;o io, perche à me pare, che ogni modo habbia
trario, &longs;arà nece&longs;&longs;ario che ui &longs;ia l'altro, ouero
il mezo loro. T Que&longs;to &longs;arebbe uerißimo
quando tutti i modi haue&longs;&longs;ero contrari &longs;enza
mezo, et che in un componimento non &longs;i uaria&longs;
&longs;ero i modi &longs;econdo i propo&longs;iti. M Credo io
che li habbino, perche ueggo io che il difficile,
ha il facile, il graue, & l'humile. È ben uero, &longs;e
pigliate tutto un trattato in&longs;ieme, che può e&longs;&longs;er,
che in quel trattato &longs;aranno piu modi, ouero in
quanto alla e&longs;&longs;ornatione delle dittioni, ouero
clau&longs;ule, che non &longs;aranno in un'altro. T
Che credeuate, che uole&longs;&longs;e dire d'una clau&longs;ula
&longs;ola non &longs;i può in&longs;egnare un concetto. M
Hauete ragione. Hora habbiamo col nome del
Signore finita la Scala. Prima drizzaßimo gli
stanti, quali chiamano ordine, & &longs;ono ri&longs;o
lutione, compo&longs;itione, diffinitione; applicati i
gradi, che &longs;ono de gli antichi, i metodi, cioè
dimo&longs;tratione, ri&longs;olutione, diui&longs;ione, & diffi
nitione. Mi mancaua per fornire la Scala, d'ap
poggiarli il Tappo, il che faceßimo hieri: ilqua
le è l'i&longs;trumento e&longs;perimentale, che &longs;ono l'e&longs;
&longs;empio, & l'induttione. Hoggi mò hauemo im
parato à fare gli paßi per e&longs;&longs;a Scala, cioè im
parati i modi dell'in&longs;egnare. Però altro non
mi re&longs;ta, che imitando il no&longs;tro Tomitano, in
commciamo ad indrizzarui qualche degno M Io per me &longs;on per &longs;eguir tal
Scala &longs;e mai hauerò occa&longs;ione di &longs;criuere. T Non trouarete ne anche la migliore;
anzi ui uoglio dire, che non ne trouarete al
tra; &longs;e però non uole&longs;te fare, come fanno
quelli, che, per troppo bere hanno &longs;marrita la
strada, & uanno al trauer&longs;o. M
Marcandone di que&longs;ta &longs;i bella fatica, qual
gratie dobbiamo rendere al Tomitano? M Io non mi ritrouo ba&longs;tante di ringra
tiarlo, perche tanto è l obligo, che con paro
le non mi &longs;ento potermene &longs;caricare. M
Hor&longs;u dunque Tomitano, il ringratiarui &longs;arà
&longs;olo il mo&longs;trarui quanto de&longs;ideriamo di poter
ui rendere con qualche effetto il guiderdone,
poi che in parole non lo potiamo fare. T Figliuoli, &longs;apete quanto
ui amo, & perciò in ricom
pen&longs;a ui prego amar
mi, nè uer&longs;o di
me haue
te al
tro obligo.
Scala, qua
li &longs;ieno, &
à che &longs;erui
no.
de' modi
re, & loro
origene.
di na&longs;cano
da colui,
na&longs;cano da
l'i&longs;egnato.
na&longs;canodal
tempo, &
dalla co&longs;a.
ne intorno
il na&longs;cere
de gli i&longs;tru
menti.
primiera
mente di
penda.
ne, che co
&longs;a &longs;ia.
locutione.
che co&longs;a &longs;ia
&longs;crittura.
muni alla
&longs;crittura, &
locutione.
torici.
ni di
ze.
la
tione.
ri&longs;tico
matico.
tegmatico
uerbiale.
&longs;emplici &longs;i
po&longs;&longs;an'u&longs;a
re &longs;eparata
mente.
ne di tutto
quel, che
s'è detto.