Manuzio, Paolo Degli elementi e di molto loro notabili effetti 1557 Venice it manuz_eleme_01_it_1557 0000000032.xml

DE GLI ELEMENTI, E DI MOLTI LORO NOTABILI EFFETTI.

IN. VENETIA, M. D. LVII. Con priuilegio per anni X.

ALL' HONORATISS. S. IL S. PAOLO GIVSTINIANO, Abbate di S. Andrea di Bu&longs;co, PAOLO MANVTIO.

PERCHE potrebbe cader in pen&longs;iero a V. S. che quel­la &longs;eruitù, la quale già pre­&longs;i con e&longs;&longs;olei, mercè della &longs;ua humanità, &longs;e ne anda&longs;­&longs;e mancando col tempo, ma&longs;&longs;imamen­te non e&longs;&longs;endomi lecito di ui&longs;itarla, per que&longs;ta mia piu to&longs;to mole&longs;ta, che pe­riglio&longs;a indi&longs;po&longs;itione de gli occhi: ho uoluto, per mezzo di qualche &longs;egno dell' animo mio, confermarmi nella po&longs;&longs;e&longs;&longs;ione della &longs;ua gratia, facendomi ricono&longs;cere per quell' affettionato &longs;er­uitore, ch io le fui in&longs;ino dal primo gior no, che la mia felice fortuna mi diede occa&longs;ione di cono&longs;cerla. nel qual tem-po co&longs;i humanamente mi accol&longs;e, che ne porterò &longs;empre &longs;colpita la memo­ria. et hora, perche l' affetto mio in­terno d' alcuno e&longs;trin&longs;eco effetto &longs;i co no&longs;ca, mando in luce &longs;otto il &longs;uo hono rato nome que&longs;to trattato de gli ele­menti: il quale douerà e&longs;&longs;er grato a qualunque il leggerà, e per la breuità, e per la chiarezza. a V. S. rendomi certo che &longs;arà cari&longs;&longs;imo, come a quel­la, cui diletta oltra modo lo &longs;tudio del­le belle &longs;cienze, e, per impiegarui la maggior parte del tempo, &longs;i è ritirata in luogo ameno, e &longs;olitario, e uiue fe­lice uita, accompagnata &longs;empre da' &longs;uoi &longs;anti pen&longs;ieri, lontana dall' ambi­tione, e da molte altre pa&longs;&longs;ioni, che tormentano gli animi di chi nelle fal&longs;e apparenze del mondo giudica e&longs;&longs;er ri­po&longs;to il &longs;ommo bene. Que&longs;to libret­to adunque le mando, per ui&longs;itarla in quel modo, che mi è conce&longs;&longs;o, non po tendo io uenire per&longs;onalmente: pre­gandola a non mi&longs;urare l' animo mio con co&longs;i picciolo effetto, ma tenere per fermo, che il de&longs;iderio, ch' io ho di ho­norarla, &longs;ia di gran lunga &longs;uperiore al­le forze. e for&longs;e un giorno miglior oc­ca&longs;ione mi &longs;i offerirà, & aprira&longs;&longs;i piu lar go campo, doue io po&longs;&longs;a tra&longs;correre per le &longs;ue lodi, e della &longs;ua nobili&longs;&longs;ima ca&longs;a, onde tanti ualoro&longs;i heroi &longs;ono u­&longs;citi, & e&longs;cono tuttauia, degni di &longs;em­piterna lode. Tra tanto accetti beni­gnamente quel ch' io le porgo; e, quan to a' miei meriti manca, &longs;oppli&longs;ca ella con l' humanità &longs;ua. e co&longs;i e&longs;&longs;a &longs;te&longs;&longs;a in un mede&longs;imo tempo mi obligherà, e farà degno di &longs;eruirla, aiutando la mia imperfettione con quelle parti, che in lei &longs;ono perfette.

DE GLI ELEMENTI.

SCRIVONO GLI antichi philo&longs;ophi, che l' huomo è compo&longs;to de' quatro ele­menti. e pare ueramente, che la no&longs;tra comple&longs;&longs;ione il confermi, e&longs;&longs;endo in noi i quatro humori, che rappre&longs;entano i quatro elementi, la co lera il fuoco, il &longs;angue l' aria, il fleg­ma l' acqua, la melancolia la terra. la onde è brutta co&longs;a all' huomo, e trop­po indegna di lui, il non &longs;aper ragio­nare di quelle parti, ond' egli è com­po&longs;to. il che mi ha mo&longs;&longs;o a raccorre, e diuolgare, a notitia commune, in lin­gua uolgare Italiana quel che da' dot­ti&longs;&longs;imi philo&longs;ophi intorno a cotale ma­teria è &longs;tato di&longs;putato in diuer&longs;i libri, la&longs;ciando da canto le co&longs;e &longs;ouerchie, e &longs;ciegliendo le piu degne di e&longs;&longs;er inte&longs;e, con quella breuità, e chiarezza, che ho &longs;aputo maggiore. Venendo adun­que al &longs;oggetto, che ci habbiamo pro­po&longs;to, comincieremo, a u&longs;o de gli an­tichi, dalla definitione, con la quale il tutto &longs;i comprende. poi uerremo alle parti, e cia&longs;cuna con tutto quello, che da cia&longs;cuna dipende, & intorno a cia­&longs;cuna &longs;i con&longs;idera, tratteremo ordina­tamente, in &longs;tile rime&longs;&longs;o, e piano, &longs;en­za ornamenti di parole, de' quali la ma teria, per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a nobile, & alta, non ha bi&longs;ogno. Elemento è quello, onde alcuna co&longs;a &longs;i fa, nella quale rimanga: & è indiui&longs;ibile &longs;econdo &longs;pecie. Que&longs;ta è la uera definitione dello elemento: e proua&longs;i di parte in parte con que&longs;te ra­gioni. Se dell' elemento niuna co&longs;a &longs;i face&longs;&longs;e; di niuna co&longs;a potrebbe e&longs;&longs;er e­lemento. percioche, e&longs;&longs;endo quatro &longs;orti di cau&longs;e, la cau&longs;a efficiente, la fi­nale, la materiale, la formale; l' ele­mento &longs;i appartiene alla materiale. Et ogni materia è nella co&longs;a, della quale è materia: onde nel primo della phi&longs;ica &longs;i uede, che l' elemento è differente dalla priuatione in que&longs;to, che l' ele­mento rimane dopo che la co&longs;a è fatta, e la priuatione non rimane. è dunque l' elemento, come cau&longs;a materiale, nel­la co&longs;a, della quale egli è elemento. et è indiui&longs;ibile &longs;econdo &longs;pecie: perche non &longs;i può diuidere in co&longs;a, la quale habbi forma; e&longs;&longs;endo, che &longs;i diuide im­mediate nella materia prima, la quale di &longs;ua natura è informe; e nella forma, la quale non ha corpo, e per &longs;e non ha forma. onde l' una e l' altra &longs;ono prin­cipio de gli elementi &longs;emplici, ma non &longs;ono già elemento. E&longs;&longs;endo adunque gli elementi compo&longs;ti immediate di ma teria prima, e di forma; ragioneuol­mente &longs;i po&longs;&longs;ono chiamare corpi &longs;em­plici, o corpi primi: perche non &longs;ono compo&longs;ti di altri corpi. Volle Platone, come &longs;i uede nel Timeo, (&longs;e però fu opinione di lui, e non di Pithagora) che gli ementi fo&longs;&longs;ero compo&longs;ti di &longs;u­perficie, e, per e&longs;&longs;ere primi corpi, di &longs;uperficie prime. e perche le prime &longs;u perficie, ouero figure piane, &longs;ono i tri­angoli, & il circolo: &longs;egue di nece&longs;sità, che fo&longs;&longs;ero compo&longs;ti o di triangoli in­&longs;ieme col circolo, o di triangoli &longs;oli. il circolo non &longs;i può dire che habbi parte nella compo&longs;itione de gli elementi; i quali &longs;ono corpi retti; & egli a' corpi retti non può conuenir&longs;i. re&longs;ta adun­que, che &longs;iano compo&longs;ti di triangoli. e &longs;e di triangoli, di quelle &longs;pecie, che fra i triangoli &longs;ono prime. e le prime &longs;ono quelle, c' hanno l' angolo retto: il qua le precede all' acuto, & all' ottu&longs;o. perche il retto ha natura di unità, non potendo mai e&longs;&longs;er uariato, uedendo&longs;i che tutti gli angoli retti &longs;ono eguali fra loro: ma l'acuto e l' ottu&longs;o po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu e meno acuto & ottu&longs;o, ne &longs;o­no tutti eguali fra loro. ele&longs;&longs;e adunque Platone alla compo&longs;itione de gli ele­menti i triangoli rettangoli, cioè l' I&longs;o­&longs;cele, e lo Scaleno. la quale opinione è confutata da Ari&longs;totele in molti luo­ghi, e &longs;opra tutto nel terzo del cielo, & ancora da Galeno nel libro de gli ele menti. Ana&longs;agora credendo chei cor­pi delle parti &longs;imilari fo&longs;&longs;ero la materia di tutte le co&longs;e; e uedendo tutte le co­&longs;e e&longs;&longs;er generate da gli elementi; giudi­cò, che in e&longs;&longs;i elementi fo&longs;&longs;ero le parti &longs;imilari e qua&longs;i i &longs;emi di tutte le co&longs;e, onde elle &longs;i genera&longs;&longs;ero, e na&longs;ce&longs;&longs;ero. la quale opinione è confutata da Ari&longs;to­tele nel primo della phi&longs;ica. Democri­to, al cui parere dipoi &longs;i acco&longs;tò Epicu ro, di&longs;&longs;e che la materia di tutte le co&longs;e erano corpi indiui&longs;ibili, i quali egli chia mò atomi. e di que&longs;ti atomi uolle che fo&longs;&longs;ero compo&longs;ti gli elementi. il che &longs;e co&longs;i fo&longs;&longs;e; non potrebbono e&longs;&longs;er detti elementi; e&longs;&longs;endo, che &longs;i ri&longs;oluereb­bono in altri corpi, cioè ne gli atomi; e co&longs;i non &longs;arebbono, come dice la diffi­nitione di Ari&longs;totele, indiui&longs;ibili &longs;econ do &longs;pecie. ma ancor que&longs;ta opinione di Democrito è confutata da Ari&longs;totele con molte ragioni & euidenti argomen ti nel terzo libro del cielo, & altroue. Poi che adunque gli elementi non &longs;ono compo&longs;ti ne di triangoli, ne di parti &longs;i­milari, ne di atomi: re&longs;ta, che &longs;iano compo&longs;ti di materia e forma. e proua­&longs;i co&longs;i. Qualunque co&longs;a è in atto; oue­ro è atto per &longs;e e&longs;i&longs;tente; ouero ha l'at­to, per il quale ella è. niuno corpo può e&longs;&longs;er atto per &longs;e e&longs;i&longs;tente: (perche l' at­to per &longs;e e&longs;i&longs;tente è forma a&longs;tratta, e &longs;e­parata da materia) nece&longs;&longs;ario è dunque che gli elementi, i quali &longs;ono corpi in atto, habbino l' atto, per cau&longs;a del qua le &longs;iano elementi. et e&longs;&longs;endo co&longs;i; &longs;e-gue, che &longs;iano compo&longs;ti di materia, e di atto, cioè forma &longs;o&longs;tantiale, per cau &longs;a della quale &longs;iano. Veggiamo hora, &longs;e &longs;ono immortali, o generabili e cor­rottibili. Muouon&longs;i di moto retto na­turalmente. i moti retti &longs;ono contrarii l' uno a l'altro. &longs;ono adunque gli ele­menti fra loro contrarii. e perche ogni &longs;o&longs;tanza, che ha contrario, è corrotti­bile; &longs;egue, che gli elementi per la lo­ro contrarietà &longs;iano corpi corrottibili. non dico già, che la &longs;o&longs;tanza habbi al­cuno contrario per &longs;e, e &longs;econdo la &longs;o­&longs;tanza. ma dico, che gli elementi &longs;o­no contrarii quanto alle loro proprie qualità, &longs;enza le quali non po&longs;&longs;ono e&longs;­&longs;ere. Oltre a ciò, &longs;e gli elementi fo&longs;&longs;e­ro incorrottibili; non &longs;i potrebbe di lo ro fare un corpo mi&longs;to, il quale haue&longs;­&longs;e un' altra natura, oltre a quelle, che &longs;ono in atto ne gli elementi. e nondi­meno uede&longs;i, che tutti i corpi mi&longs;ti han no una natura diuer&longs;a dalle nature de gli elementi. perche qual è quel corpo, il quale habbi in atto le nature di tutti gli elementi, cioè &longs;ia freddo e caldo, hu mido e &longs;ecco? il che &longs;arebbe, &longs;e i cor­pi mi&longs;ti fo&longs;&longs;ero generati de gli elementi incorrotti. ma perche non è; re&longs;ta, che &longs;iano generati de gli elementi corrotti, cioè quando una qualità di&longs;trugge l' al tra: perche la materia rimane la mede &longs;ima. Sono adunque gli elementi la ma teria di tutti i corpi mi&longs;ti: onde è nece&longs;­&longs;ario, che le loro forme &longs;iano le piu im perfette di tutte le forme &longs;o&longs;tantiali. perche di&longs;truggendo&longs;i per riceuere al­tre forme; ne &longs;egue, che &longs;iano piu im­perfette; e&longs;&longs;endo, che al piu nobile ce de il manco nobile. Et è da &longs;apere, co me &longs;i uede nella metaphi&longs;ica, e ne' pri mi trattati della phi&longs;ica, che gli elemen ti, e que&longs;to mondo inferiore, per la im perfettione che hanno per e&longs;&longs;ere lonta-ni&longs;&longs;imi dal primo principio, &longs;ono &longs;otto­po&longs;ti ad ogni mutatione: e mede&longs;ima­mente, perche &longs;ono molto lontani dal­l' uno, il quale è principio & origine di ogni &longs;tato & ordine, hanno in &longs;e gran­de moltitudine, e di&longs;ordine. onde na­&longs;ce, che in molte mi&longs;tioni de gli ele­menti molte co&longs;e auuengono &longs;econdo il ca&longs;o, e non &longs;econdo l' ordine natu­rale, come quando na&longs;ce un mo&longs;tro, o quando &longs;i fanno gli aborti. Dice ancora Ari&longs;totele nelle metheore, che gli ele­menti e que&longs;to mondo inferiore &longs;ono come materia, & i corpi cele&longs;ti e le men ti loro &longs;ono cau&longs;a efficiente. perilche non è marauiglia, &longs;e ne gli elementi &longs;i fanno molte co&longs;e, la cui cagione non &longs;i può riferire alle proprie nature e for­me de gli elementi, ma è nece&longs;&longs;ario che &longs;i riferi&longs;ca a' corpi cele&longs;ti, la uirtù & at­tione de' quali riceuono gli elementi, hauendo hauuto dal fattore uniuer&longs;ale que&longs;ta legge, che ubbidi&longs;cano a' cieli. Sono gli elementi corpi &longs;emplici: & al corpo &longs;emplice &longs;i conuiene il moto &longs;em plice: & i moti &longs;emplici, come mo&longs;tra Ari&longs;totele nel primo del cielo, &longs;i trag­gono dalle figure &longs;emplici; le quali &longs;o­no due, la retta, e la circolare: e per con&longs;equenza due &longs;ono i moti, il retto, & il circolare. il circolare naturalmen te &longs;i conuiene a' corpi cele&longs;ti; i quali non &longs;ono ne graui, ne lieui, e non &longs;ono ad alcuna generatione o pa&longs;&longs;ione &longs;ot­topo&longs;ti, e di &longs;ua natura &longs;i girano attor­no &longs;enza alcuna fatica. il moto circola­re adunque non &longs;i conuiene a gli ele­menti; i quali hanno grauità, e leggie­rezza. è dunque nece&longs;&longs;ario, che &longs;i con uenga loro il moto retto: il quale è di due &longs;orti, dal mezzo, & al mezzo. e però cia&longs;cheduno elemento natural­mente &longs;i muoue o al mezzo; al quale quando egli è peruenuto, &longs;i ferma; ouero dal mezzo, & a&longs;cende uer&longs;o il cielo. Aggionge una ragione Ari&longs;tote le nel primo libro del cielo, per proua­re il moto retto ne gli elementi: che tra due punti po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;er piu linee a con­giugner l' uno con l' altro: ma la piu breue è la retta. onde alcuni, nel defi­nire la linea retta, dicono ch' ella è una piccioli&longs;&longs;ima lunghezza tra duo punti. gli elementi adunque, come &longs;ono fuo­ri del proprio luogo, cercano di ritor­narui piu to&longs;to, che &longs;i po&longs;&longs;a; e però &longs;i muouono di moto retto. Il principio di que&longs;to moto retto, &longs;i dubita, s' egli è intrin&longs;eco nell' elemento, o e&longs;trin&longs;e­co. Ari&longs;totele nell' ottauo della phi&longs;i­ca pare che connumeri gli elementi fra quelle co&longs;e, che non &longs;i muouono per lor mede&longs;ime, ma &longs;ono mo&longs;&longs;e da altri: e&longs;&longs;endo, che l' e&longs;&longs;er mo&longs;&longs;o da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, pare che &longs;olo à gli animali &longs;i po&longs;&longs;a attri buire, i quali po&longs;&longs;ono ancora ripo&longs;are per loro mede&longs;imi. oltre a ciò, quelle co&longs;e, che &longs;i muouono per lor mede&longs;i­me, &longs;i diuidono in una parte, la quale per &longs;e, cioè immediate, muoue; & in una, la quale per &longs;e, cioè immediate, è mo&longs;&longs;a. il che non può conuenir&longs;i à gli elementi: i quali ne per lor mede&longs;i­mi &longs;i fermano, quando uogliono, anzi &longs;i muouono di moto continuo, &longs;e non hanno alcuno impedimento, infin che al proprio loro e naturale luogo non &longs;ono peruenuti; ne &longs;i diuidono, come gli animali, in una parte per &longs;e mouen te, & in una per &longs;e mo&longs;&longs;a, cioè nella for ma immediate mouente, e nel corpo immediate mo&longs;&longs;o: perche &longs;ono compo &longs;ti di forma imperfetti&longs;&longs;ima, e di mate ria prima; la quale è ente in pura po­tenza. onde pare, che gli elementi non per lor mede&longs;imi, ma per cagione e­&longs;trin&longs;eca &longs;i muouano. Contro à que&longs;ta opinione &longs;i può dire, che gli elementi &longs;i muouono di moto naturale: anzi, che il moto loro è &longs;emplice: perche la forma &longs;emplice è principio di moto &longs;em plice; e &longs;emplice è la forma de gli ele­menti, perche immediate &longs;ono compo &longs;ti di materia e forma. e quella co&longs;a, la quale naturalmente è principio di mo to, è principio di quella, nella quale ella è, come dice Ari&longs;totele nel &longs;econ­do della phi&longs;ica. pare adunque, che gli elementi non per e&longs;trin&longs;eco princi­pio, ma per intrin&longs;eco &longs;i muouano. ol tre a ciò, il mouente pro&longs;simo, & il mo&longs;&longs;o &longs;ono in&longs;ieme, come dimo&longs;tra Ari&longs;totele nel &longs;ettimo della phi&longs;ica. mouendo&longs;i adunque gli elementi gra­ui di&longs;cendendo, & i lieui a&longs;cendendo; niuno principio e&longs;trin&longs;eco, che gli muo ua, ui &longs;i cono&longs;ce. Hora, per e&longs;plicare que&longs;ta que&longs;tione, bi&longs;ogna con&longs;iderare quel che dice Ari&longs;totele nell' ottauo della phi&longs;ica, e nel quarto del cielo. Prima &longs;en&longs;ibilmente &longs;i cono&longs;ce, che gli elementi non da e&longs;trin&longs;eco principio, ma dalla propria forma, e propria leg­gierezza, o grauezza, come da princi pio di moto, &longs;ono mo&longs;&longs;i. onde per in­trin&longs;eco principio, ma non però, come gli animali; per lor mede&longs;imi &longs;i muo­uono. perche la inclinatione motiua de gli animali l'appetito o rationale, o &longs;en&longs;itiuo, come dimo&longs;tra Ari&longs;totele nel terzo dell'anima. et ogni appetito del­l'animale &longs;egue l'appren&longs;ione o del be ne, o del male. et ogni appren&longs;ione è propria & intrin&longs;eca operatione dell'a­nimale. e però l'animal &longs;i muoue per &longs;e mede&longs;imo, perche egli mede&longs;imo &longs;t è cagione di quella inclinatione, cioè dell'appetito, dal quale egli è mo&longs;&longs;o. ma ne gli elementi niuna co&longs;a è, la qua le po&longs;&longs;a e&longs;&longs;er cagione della leggierez­za, o grauezza; le quali cau&longs;ano il lor moto: e&longs;&longs;endo, che il generante l'ele-mento gli diede in&longs;ieme con la forma que&longs;ta inclinatione, la quale egli ha al luogo &longs;uo proprio e naturale. dunque gli elementi non da lor mede&longs;imi, ma da un'altra cagione &longs;ono mo&longs;&longs;i, cioè dal generante, dal quale hanno l'incli­natione à quelluogo, oue naturalmen te tendono. hanno però intrin&longs;ecamen te il principio pro&longs;&longs;imo del moto, cioè quella inclinatione, per la quale cia&longs;­cheduno al &longs;uo luogo tende: la quale inclinatione non è altro, che la loro propria grauezza, o leggierezza, pro&longs; &longs;imo principio del lor moto. Dubita&longs;i ancora, &longs;e que&longs;ta grauezza, o leggie­rezza, per la quale, come principio in­trin&longs;eco, gli elementi a&longs;cendono o di­&longs;cendono, &longs;ono forme &longs;o&longs;tantiali, o pu re certi accidenti, li quali &longs;eguono le forme e nature de gli elementi. Alcu­ni dicono, che Auerroe fu di opinione, che la grauezza e leggierezza fo&longs;&longs;ero forme &longs;o&longs;tantiali e &longs;pecifice de gli ele­menti. perche la natura è principio di moto a quella co&longs;a, doue ella è. et e&longs;­&longs;endo la grauezza e leggierezza prin­cipii intrin&longs;eci del moto naturale de gli elementi; &longs;egue, che elle &longs;iano de gli elementi non materia, ma natura: e&longs;­&longs;endo che, quanto alla materia, non &longs;o no differenti, ma &longs;i bene quanto alla grauezza, e leggierezza. Contro a que&longs;ti &longs;i ri&longs;ponde, che ni&longs;&longs;una &longs;o&longs;tanza è &longs;en&longs;ibile per &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, come dice Ari­&longs;totele nel &longs;econdo dell'anima. perche i &longs;en&longs;i uer&longs;ano circa le &longs;corze delle &longs;o­&longs;tanze, cioè circa gli accidenti: ma alla midolla, cioè alla &longs;o&longs;tanza, &longs;olo la men te penetra. la grauezza e la leggierez­za da &longs;e &longs;te&longs;&longs;e &longs;ono compre&longs;e dal &longs;en&longs;o, ne &longs;olamente dall'huomo, ma ancora da gli animali irrationali, uedendo&longs;i, che alcuni muli, e qua&longs;i tutti i cameli mo&longs;trano di&longs;entire il troppo pe&longs;o. &longs;o-no adunque la grauezza, e la leggierez za non &longs;o&longs;tanze, ma accidenti. oltre a ciò, Ari&longs;totele nel &longs;econdo libro delle parti de gli animali connumera gli acci denti de gli elementi, e dopo la calidi­tà e la frigidità fa mentione della gra­uezza e leggierezza. ne è difficil co&longs;a à ritrouare la ragione, che in contrario è addotta. percioche la natura, oltre al­l'e&longs;&longs;ere principio à quella co&longs;a, doue ella è, e principio intrin&longs;eco; è princi­pio primo, come nella &longs;ua diffinitione &longs;i dice; al qual principio primo è con­giunto l'i&longs;trumento proprio, cioè l'ac cidente proprio, col quale la natura opera. dunque la grauezza e leggie­rezza, perche non &longs;ono principii pri­mi, non &longs;ono nature; ma perche &longs;e­guono la natura, &longs;i può dire che &longs;iano ne gli elementi &longs;econdo la natura; &longs;i co me ancora i moti, i quali da e&longs;&longs;i princi­pii &longs;eguono, &longs;econdo la natura &longs;ono ne gli elementi. percioche il fuoco &longs;econ­do la natura è lieue, e &longs;econdo la natu ra a&longs;cende. e per contrario la terra è graue, e tende al centro. ne molto mi muouono i luoghi di Auerroe, addot­ti à que&longs;to propo&longs;ito. percioche molte uolte, quando non &longs;appiamo le pro­prie forme, cioè le ultime differenze, u&longs;iamo nell' e&longs;plicare le nature delle co&longs;e, in luogo de'loro proprii nomi, i uocaboli de gli accidenti, i quali ci &longs;o­no piu noti, e piu famigliari al &longs;en&longs;o; onde na&longs;ce la cognitione dell'intellet­to. Quanto al moto de gli elementi, mo&longs;tra Ari&longs;totele nel quarto della phi &longs;ica, ch'egli è piu e meno ueloce &longs;econ do la rarità e den&longs;ità del mezzo. onde alcuni philo&longs;ophi moderni hanno det­to, che gli elementi &longs;i muouono acci­dentalmente, perche &longs;i muouono &longs;e­condo la diui&longs;ione del mezzo. ma la uerità è, che gli elementi &longs;i muouono accidentalmente, non &longs;emplicemente, ma &longs;emplicemente per &longs;e, & in un cer­to modo accidentalmente. perche quel la co&longs;a propriamente e &longs;emplicemente è mo&longs;&longs;a accidentalmente, la quale in quel modo è mo&longs;&longs;a e portata, come co lui, il quale da una carretta o da una na ue uien portato; come &longs;i uede nel quin to della phi&longs;ica. ilche non &longs;i può attri­buire a gli elementi; i quali per lor me­de&longs;imi &longs;i muouono & in &longs;u & in giu; & il moto loro non dipende d'altra cagio ne, che dalla grauezza e leggierezza. onde po&longs;&longs;i affermare con uerità, che &longs;i muouono di moto naturale &longs;emplice­mente, & accidentale in un certo mo­do. perche &longs;i muouono piu e meno ue­locemente per la re&longs;i&longs;tenza, che ritro­uano o maggiore, o minore nel mez­zo. Quanto al numero de gli elemen ti, mo&longs;tra Platone nel Timeo, che non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere piu che quatro. ma per-che la ragione, la quale egli u&longs;a a que­&longs;ta dimo&longs;tratione, non è tolta da i prin cipii proprii, i quali per &longs;e conuenga­no a'corpi naturali, ma è tolta dalle qualità matematice: (e dicono i logi­ci, che nelle argumentationi il pa&longs;&longs;are da genere a genere è uitio: benche Ari &longs;totele mede&longs;imo u'incorra nel primo del cielo; oue, dimo&longs;trando i generi de i moti &longs;emplici, piglia la &longs;ua ragio­ne da le figure geometrice) noi a dimo &longs;trare il numero de gli elementi u&longs;ere­mo una ragione naturale, tolta dalla na tura del moto retto. Due &longs;ono i gene­ri del moto retto, uno al mezzo, l'al­tro dal mezzo. al mezzo &longs;i muoue quell'elemento, che è &longs;emplicemente graue, cioè la terra: dal mezzo quel­lo, che è &longs;emplicemente lieue, cioè il fuoco. hora, perche la natura, quanto po&longs;&longs;ibile è &longs;tato, &longs;i è sforzata ancora ne' generi diuer&longs;i e contrarii di rappre&longs;en-tare la unità; e con marauiglio&longs;o arti&longs;i cio di maniera ha colligate tutte le co­&longs;e l'una con l'altra, che l'ultimo del genere &longs;uperiore è molto uicino al ge­nere inferiore; accioche in que&longs;to mo­do tutte le co&longs;e &longs;o&longs;&longs;ero in un certo mo­do indiui&longs;e fra &longs;e, e face&longs;&longs;ero una for­ma dell'uniuer&longs;o. per tal cagione alla con&longs;titutione dell'uniuer&longs;o era nece&longs;­&longs;ario che que&longs;ti due e&longs;tremi elementi, cioè la terra & il fuoco, fo&longs;&longs;ero legati in&longs;ieme con un mezzo. il qual mezzo, impo&longs;&longs;ibile era, che fo&longs;&longs;e un &longs;olo ele­mento. percioche e&longs;&longs;endo l'elemento corpo &longs;emplice, bi&longs;ognaua ch'egli ha­ue&longs;&longs;e moto &longs;emplice e retto. et hauen­do moto retto, bi&longs;ognaua che &longs;i mo­ue&longs;&longs;e o al mezzo, o dal mezzo. &longs;e &longs;i mo ueua al mezzo; &longs;i moueua di moto con trario al moto del fuoco. &longs;e &longs;i moueua dal mezzo; bi&longs;ognaua che &longs;i moue&longs;&longs;e di moto contrario al moto della terra. e co&longs;i douendo e&longs;&longs;ere contrario di ne­ce&longs;&longs;ità alla natura di uno de gli e&longs;tremi, ne &longs;eguiua che non poteua e&longs;&longs;ere mez­zo fra tutti due: e&longs;&longs;endo, che il mez­zo è quello, il quale partecipa della na tura di l'uno el'altro e&longs;tremo. non po tendo adunque e&longs;&longs;ere mezzo un &longs;olo elemento; &longs;egue, che &longs;iano due. l'uno e l'altro de' quali è graue e lieue, e muoue&longs;i e dal mezzo, & al mezzo: nondimeno l'uno è lieue a&longs;&longs;olutamen­te, & &longs;ecundum quid graue; (co&longs;i par­lano i philo&longs;ophi) & il mede&longs;imo a&longs;&longs;o­lutamente &longs;i muoue dal mezzo, & &longs;e­cundum quid tende al mezzo: l'altro a&longs;&longs;olutamente è graue, & &longs;ecundum quid lieue; & il mede&longs;imo a&longs;&longs;olutamen te &longs;i muoue al mezzo, & &longs;ecundum quid al mezzo. ilche di un &longs;olo mezzo fra gli e&longs;tremi non &longs;i può dire. &longs;ono adunque quatro elementi. de' quali, di ce Ari&longs;totele nel quarto del cielo, che alla terra, per e&longs;&longs;ere ella totalmente graue, in niun luogo &longs;i conuiene la leggie­rezza; & al fuoco, per e&longs;&longs;er egli total­mente lieue, in niun luogo &longs;i conuiene la grauezza: ma all'aria, & all'acqua dice che l'una e l'altra &longs;i conuiene. perche &longs;ono in alcun luogo graui, & in alcuno lieui: e&longs;&longs;endo l'acquagraue nel luogo del fuoco e dell'aria, lieue nel luogo della terra; e l'aria lieue nel luo go dell'acqua e della terra, graue nel luogo del fuoco. Oltre alla ragione da noi po&longs;ta a dimo&longs;trare che gli elementi &longs;iano quatro, Ari&longs;totele ne adduce un' altra nel primo della meteora, tolta dal la proportione, che deue e&longs;&longs;ere fra gli elementi, quanto alla materia. percio­che, e&longs;&longs;endo gli elementi contrarii, &longs;e alcuno di loro fo&longs;&longs;e maggiore del do­uere, con la operatione e forza &longs;ua cor rumperebbe e &longs;truggerebbe gli ele­menti a lui contrarii. onde bi&longs;ogna che fra que&longs;ti corpi &longs;ia tale proportione, che l'uno non auanzi l'altro di mate­ria. e però, oltre all'acqua e la terra, i quali &longs;ono a'&longs;en&longs;i manife&longs;ti, quel ri­manente di &longs;patio, che è di &longs;otto al cie­lo della Luna, non può e&longs;&longs;ere ripieno di un &longs;ol corpo; ma bi&longs;ogna, che &longs;iano due. Hora, per incominciare a ra­gionare particolarmente intorno a cia­&longs;cheduno elemento, &longs;i può dire che il fuoco &longs;ia piu nobile di tutti, come piu propinquo, e piu &longs;imile al corpo cele­&longs;te. perche, oltre all'hauere una gran di&longs;&longs;ima calidità, la quale di tutte le qua tro qualità prime è la piu attiua, e lei u&longs;a la natura, madre di tutte le co&longs;e, co me principale i&longs;trumento nella genera­tione e con&longs;eruatione di tutti i corpi mi&longs;ti, ma&longs;&longs;ime de gli animati, cioè de' piu perfetti; egli ha in &longs;e meno mate­ria, che tutte le co&longs;e mortali; è di gran dezza &longs;uperiore a gli altri elementi; ha il moto circolare, come il corpo ce le&longs;te. benche que&longs;to moto non è in lui da natura, ne dalla &longs;ua propria forma: ne è ueramente circolare e &longs;emplice, come tengono alcuni: non potendo del fuoco, che è corpo &longs;emplice, e&longs;&longs;e­re piu che un moto &longs;emplice natural­mente, cioè dal mezzo uer&longs;o il cielo. pare adunque, che, &longs;e que&longs;to &longs;uo mo­to circolare non &longs;emplice non è natu­rale, &longs;ia uiolento. ma non è co&longs;i. per­che niuna co&longs;a uiolenta può e&longs;&longs;ere per­petua: et il moto circolare del fuoco è perpetuo: onde non può e&longs;&longs;ere uio­lento. che moto dunque &longs;arà? &longs;arà ne &longs;econdo la natura di e&longs;&longs;o elemento, ne uiolento, ma e fuori della natura &longs;ua, e fuori del uiolento. La cau&longs;a di que&longs;to moto circolare nel fuoco, non è dub­bio, che è il corpo cele&longs;te, circolarmen te mo&longs;&longs;o. ma in che modo il cielo po&longs;&longs;a muouere la sfera del fuoco, hauendo il &longs;uo moto circolare &longs;emplici&longs;&longs;imo, &longs;en­za inclinare mai in una parte piu che in un'altra; & hauendo la &longs;uperficie con caua, e molli&longs;&longs;ima, &longs;enza alcuna ruga, &longs;enza alcuna eminenza; &longs;i può dubi­tare ragioneuolmente, e nondimeno &longs;oluere la dubitatione in que&longs;to modo. il luogo contiene il locato, & al corpo contenuto è a gui&longs;a della forma alla ma teria, o del tutto alla parte. non deue adunque alcuno marauigliar&longs;i, &longs;e con niuna uiolenza, ma &longs;olo con la con­giuntione, che è fra il fuoco & il con­cauo del cielo, luogo naturale di e&longs;&longs;o fuoco, il cielo muoue circolarmente il fuoco, corpo a lui pro&longs;&longs;imo. è dunque que&longs;to moto cau&longs;ato da principio e­&longs;trin&longs;eco, cioè dal cielo, il quale con­duce &longs;eco il fuoco congiunto. Po&longs;&longs;ia­mo ancora dire, che di que&longs;to moto è cagione quella qualità cele&longs;te, la qua­le pa&longs;&longs;a ne gli elementi, & è cagione della generatione de' corpi mi&longs;ti. per­che girando&longs;i continuamente il cielo, & in&longs;ieme con lui la &longs;ua qualità; non è marauiglia, &longs;e da que&longs;ta qualità il fuo­co circolarmente è mo&longs;&longs;o: dalla quale ancora dipende il moto del mare Ocea no. et in fine per cagione di que&longs;ta qua lità tutti gli elementi imitano il moto circolare del cielo, eccetto la terra, e quella portione de gli elementi, la qua le dentro alle cauerne di e&longs;&longs;a terra è rin chiu&longs;a. perche la terra, parte per e&longs;&longs;er &longs;imile al centro, il quale nel moto del­la sfera è immobile, e parte per e&longs;&longs;er pondero&longs;a e den&longs;a, ad ogni moto è inet ti&longs;&longs;ima, quando ella &longs;i ritruoua nel luo go &longs;uo proprio e naturale. da que&longs;to moto circolare inequale e&longs;&longs;endo gira­ta la sfera del fuoco, è nece&longs;&longs;ario che al cuna uolta qualche parte di e&longs;&longs;o fuoco &longs;i aduni e &longs;i conden&longs;i. la qual parte con­den&longs;ata di &longs;ubito gitta &longs;plendore, e di-uiene illu&longs;tre. il che prima per la &longs;om­ma rarità del corpo igneo non poteua e&longs;&longs;ere. ma perche il corpo igneo di &longs;ua natura tende alla rarità, & il calore con den&longs;ato ri&longs;olue e rarefa: di nuouo quel la parte dell'elemento conden&longs;ata &longs;i di&longs;&longs;olue, e &longs;pari&longs;ce di&longs;ubito quella fiam ma. Auiene alcuna uolta, che un'esha latione &longs;ecca, ri&longs;oluta dalla terra, do­po ch'è a&longs;ce&longs;a alla regione del fuoco, &longs;i accende per il moto della sfera, & il fuoco dall'uno e&longs;tremo di lei fino al'al tro di &longs;ubito tra&longs;corre: e co&longs;i fanno&longs;i le &longs;telle correnti: che co&longs;i chiamiamo quelle apparenze. alcuna uolta quel­la eshalatione &longs;ecca, ri&longs;tretta e ri&longs;o&longs;pin ta dalla conden&longs;atione dell aria &longs;upe­riore, cioè del uapor freddo, uiene cacciata con impeto uer&longs;o la terra: dal qual moto acce&longs;a, prende &longs;omiglianza di una &longs;tella, che cade. Ma, per torna­re onde partimmo, quando nella sfera del fuoco &longs;i è talmente conden&longs;ata una parte dell'elemento, che difficilmente &longs;i di&longs;&longs;olue; & in oltre ui &longs;i è aggiunta la eshalatione dalla terra ri&longs;oluta: alho­ra &longs;i forma il cometa, & altre &longs;imili ap­parenze. il cometa è di due &longs;orti. l'u­no &longs;i forma nell'inferior parte dell'ele mento igneo. e que&longs;to non appari&longs;ce mai congiunto ad alcuna delle &longs;telle er ranti, o fi&longs;&longs;e. e benche &longs;i muoua di mo to circolare, nondimeno il &longs;uo moto non è pari al moto cele&longs;te, ma &longs;empre ua perdendo, talmente che que&longs;to co meta non &longs;i uede mai &longs;ottopo&longs;to ad una mede&longs;ima regione del cielo, anzi di con tinuo re&longs;ta piu a dietro. e la cagione è; perche e&longs;&longs;endo la sfera del fuoco gira­ta a torno dalla uertigine del cielo, con moto però differente; è nece&longs;&longs;ario, che la parte dell'elemento inferiore &longs;ia piu tarda della &longs;uperiore del mede&longs;imo ele mento, e molto piu della sfera cele&longs;te. e perche non è molto, che un cometa di que&longs;ta &longs;orte fu o&longs;&longs;eruato acco&longs;tar&longs;i piu ogni giorno al polo uer&longs;o Setten­trionale: non è marauiglia, &longs;e dalla uertigine del circolo equinottiale e di quella parte che è nel mezzo del cielo, alcu na parte dell'elemento igneo uie­ne &longs;p inta uer&longs;o Settentrione, & alcuna uer&longs;o mezzo di; oue la uertigine cele­&longs;te è minore, che nel mezzo del cielo. L'altro cometa &longs;i forma nella parte &longs;u­periore dell'elemento, piu uicina al cie lo: doue il lume di alcuna &longs;tella fi&longs;&longs;a, o errante ri&longs;plende nel cometa, come in uno &longs;pecchio, il quale non la figura, ma &longs;olo il lume rappre&longs;enti. per la quale ri&longs;plendenza il raggio ritorna in &longs;e &longs;te&longs;­&longs;o, e &longs;i fa ui&longs;ibile: & alhora pare che la &longs;tella errante, o fi&longs;&longs;a habbi aggiunta u­na coda, ouero una chioma. e que&longs;ti cometi &longs;eguono il cor&longs;o di quella &longs;tella, o almeno co&longs;i poco gli re&longs;tano a dietro, che col &longs;en&longs;o, &longs;aluo che dopo un certo &longs;patio di tempo, non &longs;i può compren­dere. e que&longs;ta qua&longs;i parità di cor&longs;o pro cede dalla uicinità, che ha la parte del­l'elemento conden&longs;ata con la sfera ce­le&longs;te; perche come piu uicina piu forte &longs;i muoue di moto circulare, che l'altre parti del mede&longs;imo elemento piu lon­tane dal cielo. E dalla mede&longs;ima cagio ne uuole Ari&longs;totele che &longs;ia formata la uia lattea. la quale opinione non han­no &longs;eguito i Peripatetici, uedendo che la uia lattea è perpetua & immutabile, e parendo loro marauiglia, che la con­&longs;i&longs;tenza del corpo igneo &longs;empre in un modo per&longs;eueri in e&longs;&longs;a uia, ne mai in al cuna parte &longs;i muti. e però &longs;i &longs;ono indot ti à credere piu to&longs;to, che la uia lattea &longs;ia un certo accidente del corpo cele­&longs;te per la moltitudine delle innumera­bili &longs;telle, che &longs;ono in e&longs;&longs;o cielo: le qua­li &longs;ono tanto minute, che i loro corpi di&longs;tintamente non &longs;i po&longs;&longs;ono uedere: ma ueggon&longs;i in&longs;ieme confu&longs;i turti i lo­ro lumi, i quali ci dimo&longs;trano quel can­dore della uia lattea po&longs;si ancora dire, che quelle parti del cielo &longs;iano piu den­&longs;e, e però piu &longs;plendide; e&longs;&longs;endo pro­prio lo &longs;plendore delle co&longs;e cele&longs;ti. et oltre al &longs;uo &longs;plendore, il lume di quel­le tante minute &longs;telle, refratto in e&longs;&longs;e parti del cielo, ui aggionge chiarezza; &longs;i come luce la luna per la refle&longs;sione del lume del &longs;ole. L'elemento igneo non &longs;i truoua &longs;emplice &longs;aluo che uicino all'orbe cele&longs;te. gli altri elementi non &longs;i truouano &longs;emplici in alcuna parte: &longs;e per auentura non uogliamo dire, che &longs;emplice &longs;ia quella parte della terra, la quale, pre&longs;&longs;o al centro ri&longs;tretta, non ammette la uirtu & attione degli al­tri elementi. E uerò, che quella parte delfuoco &longs;emplice non è &longs;empre &longs;empli ce, ma &longs;i corrompe, non per uicinità di contrario alcuno, ma perche la uer­tigine dell'elemento non è uniforme: onde na&longs;ce, che le parti di e&longs;&longs;o elemen to fluttuano, e per la fluttuatione &longs;ono &longs;pinte in giu uer&longs;o l'aria, oue arriuate &longs;i corrompono, e riceuuta dall'aria l'hu midità, la quale di natura è graue, di­&longs;cendono finalmente uer&longs;o la terra: oue &longs;eruono in&longs;ieme con gli altri elementi alla generatione de' i mi&longs;ti. Dopo il fuo co &longs;egue l'aria.nella quale alcuni acci­denti &longs;olamente appari&longs;cono, & in alcu na parte di e&longs;&longs;a aria non hanno con&longs;i&longs;ten za, come l'iride, l'area, i due, e qual­che uolta tre &longs;oli, le uirghe: alcuni appa ri&longs;cono, & &longs;ono ueramente nell'aria, come le nuuole, le pioggie, le grandi­ni, le rugiade, la neue, la pruina, i ful mini, i uenti, e &longs;imili. e &longs;i come di quei primi accidenti è una cau&longs;a generale, cioè la re&longs;le&longs;sione de i raggi del &longs;ole, & alcuna uolta della luna, e degli altri pia neti, benche rare uolte; co&longs;i di que&longs;ti &longs;econdi accidenti la cau&longs;a è l'e&longs;nalatio­ne &longs;ecca della terra, e l'humida dell'ac qua, l'una e l'altra ri&longs;oluta per la uir­tù del &longs;ole, e delle &longs;telle. ma parliamo prima della cau&longs;a de i primi accidenli. Circa la luna, & alcuna uolta, benche di rado, circa il &longs;ole, &longs;i ferma un'aria caligino&longs;a, mi&longs;ta di e&longs;halatione e di ua­pore, e di co&longs;i piccioli corpi unita, che, riceuendo come &longs;pecchi il lume di quel pianeta, circa il quale &longs;ono, non po&longs;&longs;o­no per la picciolezza loro rappre&longs;enta re la figura del pianeta, ma rappre&longs;en­tano il colore. & alhora &longs;i forma quell' accidente, che è chiamato area: la cui figura è de&longs;critta d'Ari&longs;totele nella Meteora. Alcuna uolta l'aria è tal­mente conden&longs;ata per l'e&longs;halatione, che di tutti quei corpi minuti ri&longs;tretti in&longs;ieme non molti &longs;pecchi &longs;i fanno, ma un &longs;olo. ilquale rappre&longs;enta & il colo-re e la figura di quella &longs;tella, circa la quale è fatta l'e&longs;halatione. onde alcu­na uolta &longs;i ueggono due o tre &longs;oli. il che &longs;criuono gli hi&longs;torici e&longs;&longs;er &longs;tato &longs;pe&longs;&longs;e uolte tenuto per prodigio. L'iride &longs;i forma, quando una nuuola piena di ru giada è oppo&longs;ta al &longs;ole. Le uirghe &longs;ono come iride imperfette. Re&longs;ta, che par liamo de i &longs;econdi accidenti; i quali ap pari&longs;cono, e ueramente &longs;ono nell'aria. Il uapore, dopo ch'è a&longs;ce&longs;o nella par­te &longs;uperiore dell'aria, alcuna uolta ab bandonato da quel calore, dal quale egli era &longs;tato tirato in &longs;u, e rarefatto, a poco a poco &longs;i uni&longs;ce, e per la unione ingro&longs;&longs;ato di&longs;cende in gocciole minu­ti&longs;sime: e chiama&longs;i rugiada. alcuna uol ta que&longs;to uapore per la frigidità dell'a­ria &longs;i raccoglie prima in nuuola, dipoi in acqua, e di molte minute gocciole &longs;i fanno goccie maggiori, le quali dipoi cadono in terra: e chiama&longs;i pioggia. ma &longs;e occorrerà, che &longs;ia nell'aria co&longs;i gran frigidità, ri&longs;tretta in uno per il calore circo&longs;tante, che, prima che l'acqua cada in terra, &longs;i aggiacci:&longs;i fanno le gran dini. ma &longs;e per la troppa frigidità dell'a ria, non in un &longs;olo luogo unita, ma &longs;par &longs;a per ogni parte dell'aria, il uapore, prima che in acqua &longs;i raccolga, &longs;i con­den&longs;a: &longs;i fanno le neui, e le pruine; le quali hanno fra loro quella proportio­ne, che hanno le rugiade, e le pioggie, &longs;omigliando la pruina alla rugiada, e la neue alla pioggia. nell'aria adunque &longs;i fanno que&longs;ti accidenti per il uapore: il quale di continuo tirato dalla uirtù del &longs;ole, e delle &longs;telle, &longs;i ri&longs;olue dalla ter­ra e dall'acqua, e dipoi mutato nelle forme predette ritorna alla terra & al­l'acqua. Ma quando una e&longs;halatione &longs;ecca, ri&longs;oluta dalla terra, nell'a&longs;cen­dere rincontra uapori freddi, li quali &longs;empre di&longs;cendono uer&longs;o la terra; e me &longs;colata con e&longs;&longs;o loro, non può ne dal pe &longs;o loro e&longs;&longs;er depre&longs;&longs;a in giu, ne con la leggierezza &longs;ua &longs;olleuar&longs;i in &longs;u: &longs;pinta da uiolenza per la mi&longs;tione del &longs;uo con­trario, per trauer&longs;o è portata: & alho­ra &longs;i fanno grandi&longs;simi uenti, quando è nell'aria gran copia di eshalatione, e di uapori: ma &longs;e è picciola, &longs;i fanno aure piaceuoli e leggieri. E quando nelle nu uole e ne i uapori &longs;arà rinchiu&longs;a que&longs;ta eshalatione &longs;ecca, e, &longs;pinte le nuuole di &longs;opra dalla frigidità, &longs;arà cacciata uer&longs;o la terra: alhora uengono a gene­rar&longs;i uenti, che &longs;offiano dalle nuuole. ma &longs;e que&longs;ta mede&longs;ima eshalatione, non bene ri&longs;tretta in uno, ma &longs;par&longs;a e­&longs;ce fuori con impeto per le nuuole; &longs;i accende, e fa i fulguri, & i tuoni. ma quando conden&longs;ata, e me&longs;colata col uapor freddo, con gran forza è caccia­ta: alhora &longs;i fanno i fulmini: i quali, co me &longs;i uede nella Meteora, &longs;ono di piu &longs;orti. Dopo l'aria ci re&longs;ta a ragionare dell'acqua. il quale elemento, &longs;i come ancora l'aria,non è in alcuna parte &longs;em plice, e&longs;&longs;endo alterato continuamente dall'elemento &longs;uperiore, cioè dall'a­ria, ma molto piu dall'inferiore, cioè dalla terra; laquale, per e&longs;&longs;ere corpo den&longs;o, è piu atta ad operare, che l'a­ria, & a re&longs;i&longs;tere all'operatione dell'e­lemento uicino, cioè a quella parte, che nell'elemento uicino è a lei contraria. onde è piu atta ad alterare, che ad e&longs;&longs;er alterata. L'acqua circonda tutta la terra d'ogni parte: intendendo, che l'aria uicina alla terra &longs;ia acqua per la maggior parte: perche è piena di uapo ri: i quali non &longs;ono altro, che acqua rarefatta. onde di&longs;&longs;e Homero, che un certo fiume Oceano circonda tutta la terra. tutti i mari deriuano dall'Ocea no, eccetto il Ca&longs;pio, il quale d'ogn' intorno è cinto dalla terra. Nell'Ocea no &longs;i ueggono due moti. l'uno è, che l'acqua continuamente &longs;i muoue da o­riente uer&longs;o occidente, come manife­&longs;tamente comprendono quelli, che na uigano l'Oceano. perche &longs;e &longs;i partono da Nerito, promontorio di Spagna, per arriuare in Inghilterra, fanno la naui­gatione piu tarda, che partendo d'In­ghilterra per arriuare in Spagna. quel­li ancora, che &longs;i pa rtono di Spagna per arriuare a quelle i&longs;ole, le quali a'gior­ni no&longs;tri ritrouò Columbo Genoue&longs;e uer&longs;o ponente, forni&longs;cono il lor uiag­gio in manco di un me&longs;e: ma ritornan­do in Spagna, tardano tre e quattro me&longs;i. il mede&longs;imo moto hanno o&longs;&longs;erua to i Portughe&longs;i nauigando intorno all' Africa per arriuare in India. che, quan tunque habbino il uento in poppe ga­gliar di&longs;simo, nondimeno àa &longs;uperare il promontorio, che &longs;i chiama Capo di buona &longs;peranza, durano infinita fatica, per il cor&longs;o dell'acqua da oriente in oc cidente. L'altro moto è, che per &longs;ei hore continue cre&longs;ce l'oceano, & al­trettante hore decre&longs;ce. et è co&longs;i gran­de que&longs;to moto, che nella Fiandra &longs;i ueggono alcune uolte ritornare a die­tro i fiumi per il cre&longs;cimento del mare, & à Londra in Inghilterra il fiume Ta­mi&longs;o, che è lontano dal mare intorno a cinquanta miglia, mede&longs;imamente ri­tornare uer&longs;o il &longs;uo fonte, e cre&longs;cere qua&longs;i tre pa&longs;&longs;a. Veggon&longs;i ancora que&longs;ti due moti nel mare mediterraneo, ma non co&longs;i grandi, come nell'oceano. nell'Adriatico &longs;eno quelli, che nauiga­no co&longs;teggiando l'I&longs;tria, la Dalmatia, l'Albania, &longs;entono un continuo moto del mare uer&longs;o occidente: il quale poi nella parte, doue è Venetia, &longs;i riuolge uer&longs;o mezzo di, cioè uer&longs;o la Roma­gna, e di la uer&longs;o oriente, cioè uer&longs;o la Puglia. e que&longs;to moto da'marinari prat tichi facilmente è cono&longs;ciuto. onde &longs;i può dire, che &longs;ia circolare il moto del mare mediterraneo. perche dall'Elle &longs;ponto &longs;i muoue uer&longs;o occidente, e col mede&longs;imo moto co&longs;teggia tutto il lido di terra ferma in&longs;ino alle colonne di Hercole: doue riuolgendo&longs;i, per la co &longs;ta dell'Africa, e dell'Egitto &longs;i muoue uer&longs;o oriente, cioè uer&longs;o la Soria. Ho­ra è da con&longs;iderare la cau&longs;a di que&longs;ti moti nell'uno e l'altro mare. Il mo to dell'Oceano uer&longs;o occidente è cau­&longs;ato dal moto diurno de' cieli: i quali infondono parte della loro qualità nel­l'Oceano, onde egli &longs;econdo il moto loro &longs;i muoue. e po&longs;si dire, che il mo­to del mare Adriatico, il quale è parte del mediterraneo, deriui dalla mede­&longs;ima cau&longs;a. perche, non potendo l'ac­qua, per e&longs;&longs;ere rinchiu&longs;a da terra fer­ma d'ogni parte, muouer&longs;i di perpe­tuo moto da oriente in occidente, &longs;e-condo che la uirtù cele&longs;te la conduce, imita nel modo, che può, il moto cir­colare de' cieli, e co&longs;i ua girando intor no a'lidi di terra ferma nel modo, che &longs;i è detto. Veniamo hora al cre&longs;cimen­to e decre&longs;cimento di &longs;ei in &longs;eihore. il quale ueggiamo continuamente à Ve­netia, ma non co&longs;i grande, come &longs;i ue­de nell'Oceano. Non è dubio, che la cau&longs;a del cre&longs;cimento dell'acqua non è altro, che una rarefattione e tumefat tione, per la quale cre&longs;ce il mare, e &longs;i diffonde uer&longs;o la terra. e parimente la cau&longs;a del decre&longs;cimento non è altro, che una conden&longs;atione di e&longs;&longs;a acqua, per la quale ritorna nella &longs;ua unione, e dalla terra, oue &longs;i era &longs;par&longs;a, &longs;i diparte, percioche, &longs;e que&longs;ta non fu&longs;&longs;e la cau&longs;a, onde uerrebbe tanta copia di acqua per co&longs;i grande cre&longs;cimento, e doue ri tornerebbe nel decre&longs;cimento? poi che dunque que&longs;to principio è manife&longs;to, re&longs;ta che con&longs;ideriamo, onde na&longs;ce que &longs;ta rarefattione, e conden&longs;atione del­l'acqua, l'una cau&longs;a del cre&longs;cimento, l'altra del decre&longs;cimento. E noto ad ogniuno, che ogni rarefattione &longs;i fa per uir tù del calore, e, ce&longs;&longs;ando lui, ce&longs;&longs;a. et all'incontro, ogni conden&longs;atione &longs;i fa per uirtù della frigidità: come &longs;i ue­de nell'acqua, che po&longs;ta al fuoco bol­le, e leuatane ce&longs;&longs;a di bollire poi che a­dunque la cau&longs;a di que&longs;to cre&longs;cimento dell'acqua è una uirtù calida; diciamo, mo&longs;si dall'e&longs;perienza, che que&longs;ta uir­tù, onde &longs;i gon&longs;ia il mare, dipende dal­la Luna, il cui tepore principalmente pare che &longs;ia accommodato à di&longs;porre et alterare l'humore di cie&longs;chadun cor po.diuidiamo poi il cielo in quatro par ti eguali, con due circoli, il meridiano; e l'orizonte retto, il quale diuidi il me ridiano à i poli con anguli retti sferali. e troueremo, che, quando la Luna dal punto dell'orizonte retto,il quale hab biamo po&longs;to, &longs;i muoue uer&longs;o il meridia no &longs;opra l'orizonte, alhora l'acqua della prima quadra &longs;i gonfia e &longs;i diffun­de. ma quando &longs;i muoue dal meridia­no uer&longs;o l'altro punto dell'orizonte retto, alhora l'acqua decre&longs;ce. quan­do poi da que&longs;to punto dell'orizonte retto &longs;i muoue &longs;otto terra uer&longs;o il meri diano,mede&longs;imamente fa gonfiare à noi e cre&longs;cere l'acqua della detta prima quadra: e pa&longs;&longs;ando il meridiano per gi­re al primo punto dell'orizonte retto, onde incominciò à muouer&longs;i, la mede­&longs;ima acqua decre&longs;ce. e nel mede&longs;imo con&longs;iderando &longs;i trouer à la cau&longs;a di cia&longs;cu na quadra. la quale non è altro, che la Luna. il cui lume, et in&longs;ieme quel te­pore, che accompagna il lume, quan­to piu &longs;i auicina alla linea perpendicula re, & a gli anguli retti, fatti da e&longs;&longs;a linea perpendicularmente cadente; tanto ha maggiore uirtù, e però tanto piu ri&longs;cal da. et all'incontro, quando da la linea perpendiculare, e dall'angulo retto &longs;i diparte, e fra l'angolo ottu&longs;o, ha mi­nor uirtù, e però meno ri&longs;calda: &longs;i co­me ancora prouiamo ne'raggi del So­le, per que&longs;ta cagione, quando la Luna a&longs;cende da oriente uer&longs;o mezzodi, & il &longs;uo lume dall'angulo ottu&longs;o &longs;e ne ua all'angulo retto, alhoral'acqua &longs;i gon fia: e quando ella dipartendo&longs;i dal mez zodi &longs;e ne ua uer&longs;o l'occidente, dal­l'angulo retto all'ottu&longs;o, alhora l'ac­qua &longs;i conden&longs;a e decre&longs;ce. e que&longs;ta è ueri&longs;sima cau&longs;a del moto dell'acqua, mentre che la Luna dall'oriente al­l'occidente camina. ma,dapoi che ella dall'occidente &longs;i parte andando uer&longs;o il punto di mczza notte,per qual cagio ne l'acqua &longs;i gonfii; e, quando ella dal punto di mezza notte partendo &longs;e ne ua uer&longs;o oriente, per qual cagione l'ac qua &longs;i conden&longs;i; è grandi&longs;sima difficul­tà a &longs;aperne il uero, ma &longs;i riferirà quel che a diligenti &longs;crittori piu probabile è paruto. Dicono, che la parte oppo&longs;i­ta del cielo, ferita da i raggi della Luna, &longs;i altera, e riceue da lei qua&longs;i la mede&longs;i ma uirtù. e però quando la Luna dipar tendo dall'occidente &longs;e ne ua uer&longs;o il punto di mezza notte, allhora quella parte del cielo, che è dal punto del­l'orizonte retto, cioè dall'oriente, al meridiano, fa gonfiare l'acqua della quadra à lei ri&longs;pondente, per il rifle&longs;&longs;o del lume, il quale poi che il cielo ha ri­ceuuto dalla Luna oppo&longs;ita, lo rende a quella parte dell'acqua, che è &longs;ottopo &longs;ta a lui; onde ella per uirtu di quel lu­me &longs;i gonfia. et il mede&longs;imo &longs;i dice, quando la Luna partendo dal punto di mezza notte camina &longs;otto a'i piedi no­&longs;tri uer&longs;o l'oriente, e fa cre&longs;cere quel­la quadra dell'acqua, che è dal meri-diano no&longs;tro all'occidente, e&longs;&longs;endo fe­rito il cielo &longs;opra&longs;tante a detta quadra da'i raggi oppo&longs;iti di lei. Contro a que­&longs;ta ragione &longs;i oppone, che, e&longs;&longs;endo la Lu na molto minor della terra, la ombra di e&longs;&longs;a terra, la quale na&longs;ce da'i raggi e dal lume della Luna &longs;ottopo&longs;ta, tanto piu cre&longs;ce, quanto piu la Luna perpen­dicularmente &longs;i &longs;ottopone a lei. onde pare, che i raggi di e&longs;&longs;a Luna non po&longs;­&longs;ano ferire la parte oppo&longs;ita del cielo, e però che il cielo da quella parte non po&longs;&longs;a riflettere i raggi lunari uer&longs;o la terra e uer&longs;o il mare, e&longs;&longs;endo che per l'ombra della terra interpo&longs;ta non puo uedere la Luna, ne participare di quel la uirtù, la quale mediante i raggi di lei potrebbe riceuere. A que&longs;ta oppo&longs;itio ne &longs;i ri&longs;ponde co&longs;i. E&longs;&longs;endo la terra, &longs;e &longs;i fa paragone fra lei e'l cielo, &longs;imile al punto; l'ombra &longs;ua, benche grande, non può offu&longs;care &longs;aluo che una mini-ma parte di e&longs;&longs;o cielo: e però le altre parti uicine alla parte offu&longs;cata po&longs;&longs;ono riceuere il lume da'raggi della Luna, e renderlo alla terra & al mare. e co&longs;i pare che la ragione detta di &longs;opra &longs;i con fermi. e benche co&longs;i paia, nondimeno mi na&longs;ce un dubio, dal quale la mente mia non &longs;i di&longs;&longs;olue: & è que&longs;to. E&longs;­&longs;endo il corpo cele&longs;te diafano e per&longs;pi­cuo, come puo egli rimettere il lume alla terra & all'acqua? e&longs;&longs;endo che quei corpi riflettono il lume, i quali non &longs;ono diafani, ma &longs;ono terminati dalla parte po&longs;teriore da qualche corpo den &longs;o. perche &longs;e noi miriamo in un&longs;pec­chio, la cui parte po&longs;teriore non &longs;ia den&longs;a, ma diafana: lo &longs;pecchio non ri­flette il lume, ne ci dimo&longs;tra la no&longs;tra figura: la quale portata da'raggi del no&longs;tro colore arriua allo &longs;pecchio, e non trouando re&longs;i&longs;tenza di corpo den&longs;o op po&longs;ito, trappa&longs;&longs;a &longs;enza fermar&longs;i. ma &longs;e al mede&longs;imo &longs;pecchio po&longs;poniamo al­cun corpo den&longs;o: alhora uediamo, che egli ci riflette il lume, e ci rende la no­&longs;tra figura;la quale trouando la re&longs;i&longs;ten za del corpo den&longs;o oppo&longs;ito, non trap­pa&longs;&longs;a, ma &longs;i ferma. oltre a ciò, &longs;e il cie­lo riceuendo il lume dalla Luna oppo&longs;i ta lo communica&longs;&longs;e alla terra & al ma­re, onde auerrebbe, che alcuna uolta le notti a cielo &longs;ereno &longs;ono tanto o&longs;cu­re, che non ueggiamo pur un minimo &longs;egno di que&longs;ta rifie&longs;sione di lume? non è adunque il lume, ma qualche al­tra qualità, con la quale la Luna muo­ue l'acqua, e la quale il cielo riceuen­do dalla Luna, e communicandola al­l'acqua, la fa cre&longs;cere e gonfiare. e co&longs;i mettendo fine a que&longs;ta parte, cioè in­quanto &longs;i appartiene alla uirtù della Lu na cau&longs;ante il moto dell'acqua, di che però non re&longs;tiamo à pieno &longs;odisfatti, &longs;e guiremo dicendo, che il Sole ancor e-gli con la &longs;ua uirtù alcuna uolta fa il me de&longs;imo effetto: come ogni me&longs;e &longs;i può o&longs;&longs;eruare ne'i quadri della Luna. per­cioche, quando dopo il plenilunio la Luna &longs;i acco&longs;ta al Sole nonanta gradi; è nece&longs;&longs;ario, che nel mede&longs;imo tempo la Luna dal punto di oriente nell'ori­zonte retto, che habbiamo con&longs;tituito, a&longs;cenda uer&longs;o il meridiano, & il Sole dal punto di mezza notte camini uer&longs;o oriente. e nel mede&longs;imo modo, dopo la congiuntione della Luna, quando el la dal mede&longs;imo punto di oriente a­&longs;cende uer&longs;o il meridiano, il Sole dal meridiano de&longs;cende uer&longs;o l'occa&longs;o.nel qual tempo, cioè due uolte al me&longs;e, &longs;i uede che non è il flu&longs;&longs;o e reflu&longs;&longs;o, o al­meno è qua&longs;i in&longs;en&longs;ibile. e chiama&longs;i ac­qua di fiele. onde &longs;i cono&longs;ce, che an­cora il Sole opera in parte a muouere & acquetare l'acqua. E ancora nota­bile co&longs;a, che il moto dell'acqua in-comincia nel fondo, & a&longs;cende alla &longs;uperficie. perche alla bocca del no­&longs;tro porto, oue &longs;ono edificati i due ca­&longs;telli, &longs;i o&longs;&longs;erua, che entrando per quel­l'adito l'acquain que&longs;te lagune, doue è Venetia, qua&longs;i dopo &longs;ei hore di con­tinuo flu&longs;&longs;o, entrando tuttauia l'ac­qua, nondimeno &longs;i uede l'acqua, che tocca i muri de' ca&longs;telli, e&longs;&longs;er decre­&longs;ciuta qua&longs;i un mezzo piè, prima che incominci il reflu&longs;&longs;o. uedendo&longs;i adun­que, che l'acqua in&longs;ieme e decre&longs;ce, & in quella &longs;uperficie, che &longs;i uede, entra tuttauia; non è da dubitare, che il prin cipio del flu&longs;&longs;o e del reflu&longs;&longs;o &longs;i fa prima nel fondo. E ancora e&longs;traordinario il moto dell'acqua dal Bo&longs;phoro, e dal­l'Elle&longs;ponto. perche &longs;empre fa il flu&longs;­&longs;o, ne mai il reflu&longs;&longs;o. il che auiene per la copia de' fiumi. i quali entrano nel mare. Segue la terra. la quale &longs;i può credere che &longs;ia &longs;emplice pre&longs;&longs;o al cen-tro del mondo, &longs;i come il fuoco pre&longs;&longs;o al concauo del cielo: intendendo però, che que&longs;ta &longs;implicità non &longs;ia eterna, ma di lunghi&longs;simo tempo. perche una co­&longs;a corro ttibile non può eternamente durare in un mede&longs;imo &longs;tato, onde è credibile, che, oltre a'raggi cele&longs;ti, e la uirtù della qualità cele&longs;te, alcuna for za uiolenta di terremoto conduca fino al centro parte dell'aria, ò dell'acqua, e che di nuouo poi alluogo della prima terra &longs;ucceda altra terra. E perche &longs;e­condo l'ordine di natura deueua l'ac­qua &longs;opra&longs;tar da ogni parte la terra: la mede&longs;ima natura ha alterato l'ordine &longs;uo ratione finis, come dicono i philo­&longs;ophi; acciò che gli animali in que&longs;ta e­minenza della terra pote&longs;&longs;ero uiuere: &longs;i come ancora nel picciolo mondo, cioè nell'animale, &longs;ono molte co&longs;e contra la natura della materia, ratione finis; come quell'o&longs;&longs;o, che &longs;i chiama &longs;inci-put; il quale e&longs;&longs;endo duri&longs;simo, e mol to terreo, e però graue, doueua e&longs;&longs;ere ratione materiæ nella inferior parte del l'huomo, e nondimeno ratione finis fu po&longs;to dalla natura nella &longs;uperiore, per a&longs;sicurare contra gli accidenti la piu nobil parte di e&longs;&longs;o huomo. La terra ha &longs;imilitudine dell'animale. perche &longs;i co me egli ha il &longs;angue, il quale tra&longs;corren do per le uene tutto il corpo nodri&longs;ce: co&longs;i ella ha le acque, le quali o in fiumi, o in fonti, o in altra forma le humetta­no, & nodri&longs;cono: egli ha lo &longs;pirito, el­la il uapore etereo, & l'eshalatione i­gnea; dalli quali fomentata genera e no dri&longs;ce; egli ha le o&longs;&longs;a, ella i monti: i quali la prouida natura produ&longs;&longs;e ancor e&longs;si ratione finis; a fine, che dalla loro &longs;ommità de&longs;cende&longs;&longs;ero i fiumi, e riga&longs;­&longs;ero la terra in &longs;eruitio de gli animali. e perche alcuni credono, che i monti &longs;ia­no eterni: &longs;i può credere, che &longs;iano e-terni e&longs;&longs;endo &longs;empre monti, ma che &longs;i diminui&longs;cano per la forza dell'acque e de' uenti, e di nuouo &longs;i accre&longs;cano par te per la uirtù del calore etereo, e par­te per l'operatione dell'aria frigida, la quale aggionge materia di&longs;po&longs;ta a con­uertir&longs;i in &longs;a&longs;&longs;o. E que&longs;te co&longs;e ba&longs;tino, quanto alla terra in generale. Quanto a quella parte, che è habitabile, Ari&longs;to­tele, e gli auttori piu antichi credette­ro, tutta quella zona della terra, la qua le è &longs;oggetta al polo artico, e uicina, e&longs;&longs;er inhabitabile per il troppo freddo, e continuo giazzo: perche piu di tutte è lontana dal &longs;ole: il quale la tocca co' &longs;uoi raggi tanto obliqui, che non han­no qua&longs;i forza alcuna a ri&longs;caldare, e ge nerare. all'incontro credettero, tutta quella zona della terra, la quale &longs;oggia ce al circulo equinottiale, & è rinchiu &longs;a da i tropici, per il troppo caldo e&longs;&longs;er inhabitabile: perche il &longs;ole tutta la feri-&longs;ce co' raggi diretti, o poco obliqui. fra que&longs;te po&longs;ero una zona temperata, & idonea alla generatione; la quale noi habitiamo. e per la mede&longs;ima ragione credettero, uer&longs;o il polo antartico e&longs;­fer pae&longs;e inhabitabile per il troppo fred do, e dipoi una zona temperata qua&longs;i fino al tropico di Capricorno. e nella no &longs;tra zona habitabile tenne Ari&longs;totele il quarto clima e&longs;&longs;er piu temperato; &longs;ot­to'l quale è la maggior parte della Gre cia. que&longs;ta ful'opinione de gli antichi. ma Auicenna dipoi tenne, che il Sole ri&longs;calda&longs;&longs;e la terra non tanto con ferirla co'raggi diretti, quanto con dimorar­ui &longs;opra lungo &longs;patio. perilche, e&longs;&longs;en­do che il &longs;ole dimora a&longs;&longs;ai circa i tropi­ci per l'obliquità e fle&longs;&longs;o del zodiaco, e nel circulo equinottiale pochi&longs;simo dimora, ma di &longs;ubito trappa&longs;&longs;a; giudi­cò Auicenna, &longs;otto il circulo equinot­tiale e&longs;&longs;er pae&longs;e, non per il troppo cal-do inhabitabile, ma temperati&longs;sima, e molto accommodata all'habitatione, per e&longs;&longs;er iui continuo equinottio. alla qual po&longs;itione benche Auerroe con molte ragioni habbi contradetto in quel la paraphra&longs;i, la quale &longs;cri&longs;&longs;e &longs;opra la meteora; nondimeno que&longs;ta que&longs;tio­ne è &longs;tata deci&longs;a a tempi no&longs;tri dall'e­fperienza. perche nella nauigatione de Spagnuoli, e &longs;opra tutto de Portughe &longs;i &longs;i è ritrouato, che &longs;otto il circulo e­quinottiale, e fra i topici ui habitano di molte genti, di colore non nero, come gli Etiopi, ma bruno. onde &longs;i uede, che Auicenna hebbe opinione bona, quan to al credere quella zona e&longs;&longs;er habita­bile: ma s'ingannò, quanto al crede­re che ella fo&longs;&longs;e temperati&longs;sima. il che &longs;i cono&longs;ce dal colore, e dalle operatio­ni di quelle genti: perche &longs;ono imbel­li, e timide, e d'ingegno molto inferio re a'Greci; i quali habitano il quarto clima. &longs;otto a' tropici &longs;ono regioni piu calde, che &longs;otto il circulo equinottiale, ma non però inhabitabili, eccetto le &longs;o litudini dell'Africa piene di arena: le quali però non &longs;ono in tutto uuote, e&longs;­&longs;endo habitate da gli Etiopi, e dai Tro gloditi. dalla quale e&longs;perienza &longs;i è cono &longs;ciuto, che quell'incommodo, il qua­le ha quella zona per i raggi perpendi­culari del Sole, è ricompen&longs;ato dalla po ca, anzi qua&longs;i niuna dimora del Sole nel circulo equinottiale: perche il zo­diaco iui è diretto, e non torto, come ne i tropici. oltre a ciò, il continuo e­quinottio, e finalmente l'allontananza del Sole dal loro orizonte, il quale di­&longs;cende precipite, e &longs;e ne uà diritto &longs;ot­to i piedi di quei popoli; & all'incon­tro &longs;otto i tropici, e pre&longs;&longs;o ai tropici la dimora del Sole per il fle&longs;&longs;o del zodia­co, i giorni e&longs;tiui piu lunghi, la &longs;ce&longs;a del Sole &longs;otto l'orizonte non co&longs;i grande, fanno l'e&longs;tate piu calda, che &longs;otto l'e­quinottiale. Quanto a gli Etiopi, la cau &longs;a, perche &longs;olamente in Africa &longs;i ritruo uino, &longs;arebbe a&longs;&longs;ai o&longs;cura, &longs;e non &longs;i con­&longs;idera&longs;&longs;e la qualità del pae&longs;e. perche grandemente importa la conditione del la terra &longs;ottopo&longs;ta, cioè, &longs;e è piana, ò montuo&longs;a; &longs;e bagnata da'fiumi, ò &longs;ec­ca; &longs;e &longs;a&longs;&longs;o&longs;a, ò areno&longs;a, ò di gra&longs;&longs;o ter reno. percioche tutte que&longs;te conditio ni po&longs;&longs;ono a&longs;&longs;ai circa la temperie, ò la intemperie di un pae&longs;e. importa anco­ra molto, quali &longs;iano i uenti, e da che luoghi uengano, &longs;e da luoghi paludo&longs;i, ò da caldi, ò da freddi. le quali differen ze hanno forza di dar diuer&longs;a natura a pae&longs;i contermini, e po&longs;ti &longs;otto la mede &longs;ima plaga del cielo: onde &longs;ono alcuni caldi, alcuni freddi; alcuni di aria &longs;alu­bre, alcuni di offen&longs;iua. perilche nella Libia, oue è campagna areno&longs;a, e niu­no fonte, la terra riceue dal Sole gran-di&longs;simo calore, e dal canto &longs;uo ri&longs;calda l'aria parimente, onde &longs;i muta la com ple&longs;sione de gli habitanti, e diuengono Etiopi per l'ecce&longs;siuo caldo. il che non auiene ne gli altri luoghi &longs;oggetti, o ui­cini al tropico, per e&longs;&longs;erui copia di fon ti, e di monti, e di paludi: onde gli ha­bitanti non &longs;ono Etiopi, ma bruni. per che alla generatione di tutte le co&longs;e, ol­tra le cau&longs;e cele&longs;ti, è di momento gran de la qualità della materia &longs;oggetta: al­la quale perche non attendono gli a&longs;tro loghi, molte uolte rie&longs;cono bugiardi. Gli elementi, per e&longs;&longs;ere mutabili & al­terabili l'uno con l'altro, fanno tutti i corpi mi&longs;ti. et ogni alteratione dipen­pe dalle loro qualità prime, l'una con­traria all'altra: perche le &longs;econde qua lità dipendono dalle prime, come da principii. le prime &longs;ono cono&longs;cibili dal tatto, e piu attiue di tutte: e &longs;ono qua­tro, calidità, frigidità, humidità, &longs;icci tà. delle quali po&longs;siamo formare &longs;ei con giuntioni, due impo&longs;sibili, e quatro po&longs;sibili. le impo&longs;sibili &longs;ono, calidità con frigidità, humidità con &longs;iccità: per­che niuno corpo &longs;i ritruoua, nel quale &longs;iano &longs;omma calidità con &longs;omma frigidi tà, o &longs;omma humidità com &longs;omma &longs;iccità: non potendo due contrarii e&longs;&longs;er in&longs;ie­me in un &longs;ubietto. le po&longs;sibili &longs;ono, ca­lidità con humidità, calidità con &longs;iccità, frigidità con humidità, frigidità con &longs;ic cità. delle quali quatro qualità e&longs;&longs;endo partecipe ogni corpo mi&longs;to, uiene à par ticipare di tutti quatro gli elementi. Et è d'auertire, che Ale&longs;&longs;andro Aphro­di&longs;eo, e Galeno coetaneo di Ale&longs;&longs;an­dro, e Philopono tennero, che que&longs;te quatro qualità fo&longs;&longs;ero le forme de gli elementi. il che è manife&longs;ti&longs;simo erro­re. perche ogni forma di qual &longs;i uoglia corpo è &longs;o&longs;tanza, per que&longs;ta ragione. &longs;e il fuoco, uerbi gratia, è &longs;o&longs;tanza; & è fuoco per la forma, che gli da l'e&longs;&longs;e­re: &longs;egue, che la forma, la quale lo fa e&longs;&longs;ere &longs;o&longs;tanza, ancor ella fia &longs;o&longs;tanza: perche &longs;e non fo&longs;&longs;e, non potrebbe da­re al fuoco quel che ella non haue&longs;&longs;e. onde u&longs;ano di dire i philo&longs;ophi: pro­pter quod unumquodque tale e&longs;t, & il­lud magis. &longs;e adunque ogni forma è &longs;o &longs;tanza; non po&longs;&longs;ono le qualità e&longs;&longs;er for me, e&longs;&longs;endo, come &longs;a ogniuno, acciden ti:e quello, che è accidente ad un &longs;ubiet to, non può e&longs;&longs;ere &longs;o&longs;tanza all'altro: la quale è propo&longs;itione famo&longs;a & appro­uata, e caua&longs;i dal primo della phi&longs;ica, da quelle parole: Quod uere e&longs;t, acci­dit nulli. onde Auerroe nel commen­tario &longs;opra l'ottauo della metaphi&longs;ica riprende Ale&longs;&longs;andro, per hauer detto, che nel fuoco la calidità è forma &longs;o&longs;tan­tiale. oltre a ciò, &longs;e la materia è nel ge­nere della &longs;o&longs;tanza: ragioneuole mi pa re, che molto piu ui debba e&longs;&longs;ere la for ma: la quale ogniuno &longs;a che è piu nobi le della materia. Aggiungo: &longs;e ne&longs;&longs;una &longs;o&longs;tanza è per &longs;e &longs;en&longs;ibile, come dice Ari&longs;totele nel &longs;econdo de anima: come po&longs;&longs;ono le prime qualità e&longs;&longs;er &longs;o&longs;tanze, le quali &longs;ono &longs;en&longs;ibili e cono&longs;cibili al tatto? Ecci ancora que&longs;ta ragione, &longs;e le prime qualità &longs;o&longs;&longs;ero forme; &longs;eguireb­be, che ogni elemento hauerebbe due formc; hauendo ogni elemento due qualità. il che è co&longs;a impo&longs;sibile.