DIALOGO DEL
FLVSSO E REFLVSSO
DEL MARE D'ALSE
CON VN
Ragionamento di Telifilo, Filogenio
della perfettione delle Donne.
berigo Cibo Male&longs;pina, Marche&longs;e di
Ma&longs;&longs;a, Signor di Carrara, Con
te di Ferentillo, e Ciam
berlano di &longs;ua Mae
&longs;ta Cath.
uere, &longs;ua Con&longs;orte.
In Lucca per il Bus
dragho. MDLXI.
ILLVSTRISSIMO SIGNORE IL S.
ALBERIGO CIBO MALESPINA
Ciamberlano di Sua M. Cath.
D. S.
MOLTI giorni &longs;ono mi peruenero alle
mani per mezzo del molto Magnifico,
& dotti&longs;simo M Girolamo Ghirlanda. il Dialogo del flu&longs;so, & del riflu&longs;so del
Mare, & vn ragionamento della perfet
tione delle Donne, dalisteßo Autore intitolati, &
dedicati a vostra Illustri&longs;sima Signoria. Iquali
hauendo con quella maggior diligenza, che in co&longs;a
tale v&longs;are &longs;i puo, stampati: buon pezzo ho fra me
ste&longs;so con&longs;iderato a chi doue&longs;si donare quella pocha
di fatica, che posta haueua in stamparli: mi ri&longs;ol&longs;i
finalmente che a vostra Illustrißima Signoria piu
che ad ogni altro cio &longs;i conueni&longs;se per due cagioni
principali: vna per hauere l'Autore iste&longs;so cio fat
to, dalla volonta del quale di partirmi, non mi pare
ua in tutto conueneuole: L'altra a&longs;sai piu della gia
detta potente, l'obligo infinito che io tengo con U.
Illustr. Signoria per le molte corte&longs;ie, & amoreuo
lezze &longs;ue ver&longs;o me. Accetti adunque U. S.
Illu
stri&longs;sima questo picciolo &longs;egno della gratitudine,
& pronta voglia dell'animo mio con quella pron-
tre nostre co&longs;arelle, tenendo quella per certo, che
per &longs;odisfare in parte al debito mio non &longs;ia per la&longs;
&longs;are da parte alcuna piu honorata occa&longs;ione,
& con questo facendo fine humilmente
le bacio l'honorate mani. Di
Lucca il di. x.
Ferraio.
ROLAMO BORRO, SOMMO PHILOSO
PHO MEDICO ECCELLENTISSIMO
&longs;tudio di Pi&longs;a.
D. S.
IO temo Eccellentißimo Signor mio, che
teruengha appo di voi quel, che d'vno huomo
importuno, e fa&longs;tidio&longs;o di&longs;&longs;e Marco Tullio nel &longs;e
condo libro del &longs;uo Oratore; cioè, ò ragazzo, &longs;cac
cia quelle mo&longs;che. Percioche hauendo io opera
to, che i vostri Dialogi del flu&longs;&longs;o, e reflu&longs;&longs;o del
mare, dell'innondazione del Nilo, e della perfezzione del
le Donne, vegghin' in luce &longs;anza vo&longs;tra licenza; Anzi con
tro ogni voler vostro; &longs;i come colui ne haueuate pregato,
a cui ne feste gia dono: So che me ne vorrete male, & mi
terrete per quello importuno di Cicerone, a&longs;&longs;omigliato alle
mo&longs;che. Voglio che in questo ca&longs;o vi diate pace: perche, &longs;e
bene i detti Dialogi non &longs;ono latini, e nella lingua Cicero
niana; nellaqual &longs;anza dubbio &longs;iete piu atto a &longs;criuere, che nel
la volgare; &longs;i fatta familiarità hauete con e&longs;&longs;o lei: non per que
sto douete ripigliarmene: Concio &longs;ia che nella bella lingua, nella
qual &longs;ono hora &longs;critti, piaceranno co&longs;i à i letterati, come a i giu
dizio&longs;i non letterati: Doue &longs;e gli haueste &longs;critti latini, a latini
&longs;olo &longs;ariano piaciuto: Ecco che ho in que&longs;ta parte giouato a
piu per&longs;one: e'l bene, quanto è piu comunicato, &longs;apete e&longs;&longs;er mag
gior bene; come confe&longs;&longs;ate voi philo&longs;ophi, ed anco i Christiani
e per che non volete voi, che delle co&longs;e buone e belle, ogn'huomo
(doue &longs;i po&longs;&longs;a) ne goda? Oltre à ciò &longs;o io molto bene, che &longs;iete in
acconcio difar to&longs;to veder al mondo,
biate fatto anotomia d'Aristotile, e di Platone, e l'hareste fat
to buona pezza fà, &longs;e i continoui studi delle cotidiane lezzioni Et questo fia,
quando darete in luce quella vostra opera de &longs;ub&longs;tantia orbis,
&longs;ubbietto appunto del vo&longs;tro alto intelletto: E vi &longs;i aggiugne
questo altre&longs;i; che l'hauete composto in lingua latinißima, o vo
gliate dir Ciceroniana: co&longs;a da ne&longs;&longs;uni, o da pochi, ch'io &longs;appia,
&longs;ino a qui tentata, non che fatta & io per me mal mi &longs;o per&longs;ua
dere, come habbiate à i&longs;primere certi vocaboli philo&longs;ophici, mo
stranti la loro energia; &longs;e non con lunga e tedio&longs;a circonlocu
zione: come &longs;aria, per grazia d'e&longs;empio, a dire: Il&longs;ubietto della
tra&longs;mutazione &longs;ostanziale e&longs;&longs;er ente in potenza formalmente
concomitantemente, e'l &longs;ubietto della tra&longs;mutazione acciden
tale e&longs;&longs;er in atto concomitantemente, ed in potenza
te
quale: e molti altri &longs;imili: iquali latinamente mal &longs;i po&longs;&longs;ono (al
mio giudizio) formare. Tuttauia &longs;o quanto valete; perche ho
veduto far lunga i&longs;perienza di voi fra gran letterati: ed io in
qualche particella me ne ho voluto chiarire: ed ho veduto, che
per co&longs;a i&longs;trauagante ch'io & altri habbia propostaui ci haue
te &longs;i fattamente ri&longs;oluti; che bene appar manife&longs;to, che ne fatti
operiate quello, che di sè in parole promettena Gorgia leonti
no: ilquale &longs;i offeriua &longs;ciogliere ogni dubbio. Or di grazia non in
dugiate piu a
no di ciò contezza, bramato &longs;opra modo: e nel qual ritrarranno
&longs;omma &longs;odisfazzione, &longs;i per l'altezza del &longs;ubietto, che è il Cie
lo; come per l'utilità; concio&longs;ia che in sè
ta la Philo&longs;ophia naturale, ed in &longs;pezie l'utilità ch'è nel libro
del Cielo e del mondo d'Ari&longs;tot. E nel qual attendo di vedor
quanta destrezza d'ingegno concilierete in molte co&longs;e, doue il
bi&longs;ogno lo richegga; e due grandi Arist.
e Plat. Laqual co&longs;a
cono&longs;co al pre&longs;ente altri poter fare, ch'eglino isteßi, &longs;e ci viue&longs;
&longs;ero, o'l Borro; che di tutti due n'ha fatto (come s'è detto) anoto
mia. E vi prote&longs;to che &longs;e iudugiate molto piu a la&longs;ciarlo correr'
per le mani de letterati; che fate lor torto e&longs;pre&longs;&longs;o: percioche
de doni à voi
ne douete altrui far partecipe, e maßimamente giouando loro, e &longs;e mi veni&longs;&longs;e
alle mani frattanto come hanno fatto i vo&longs;tri Dialogi; di lui al
trettanto farei, quanto ho fatto di loro; e me ne riputerei de
gno di mercede. Veggendo adunque voi, ch'io a mio maggior po
tere procuro di giouar altrui; non vi hauete a rammarica
re, ch'io habbia dato alle &longs;tampe i vo&longs;tri Dialogi, come di
me vi &longs;iete costi rammaricato con mio figliuolo: e douete
anco &longs;apere, che le parti mie, e di cia&longs;cuno, amante l'utilità
del proßimo, è di giouar a quanti &longs;i può, &longs;enza hauer riguardo
di di&longs;piacere ad vn &longs;olo; almeno quando non glie ne ri&longs;ulti ne
danno, ne vergogna; come è in que&longs;to ca&longs;o: Ancor ch'io m'inge
gni di rimanerui in grazia; laqual &longs;o che m'hauete donata (la
mercè vostra) vn pezzo fà; e nellaquale cono&longs;cendo voi in que
&longs;ta parte il candor dell'animo mio; vi contenterete mant
mi. Laqual co&longs;a vi priego fare.
Aggiugnendo, che fra poco man
derò co&longs;tà vn mio figliuolo, minore di quel, che v'è; &longs;ol perche
appari &longs;otto la vo&longs;tra di&longs;ciplina, Philo&longs;ophica. E &longs;anza
più dire, mi vi raccomando, & offero. Di Car
rara il di dell'Epifania.
ALBERIGO CIBO MALESPINA MARCHESE
e Ciamberlano di &longs;ua M. Cath. è la Signora
Donna I&longs;abetta dalla Rouere,
&longs;ua Con&longs;orte.
dal dotto Ghirlanda propo&longs;tami, per tratteni
mento d'ammendue le Signorie Vo&longs;tre Illu
&longs;tri&longs;sime è &longs;tata tenuta &longs;empre difficile per &longs;e
&longs;te&longs;&longs;a da tutti i Filo&longs;ofi del mondo, & in que&longs;to
tempo difficili&longs;sima è ella paruta à me: ilquale
dal di in qua, che elle mi comandarono, che io ne mette&longs;si in
carta tutto quello, che &longs;e ne era di&longs;cor&longs;o all'improui&longs;o, &longs;ono
&longs;tato impedito non &longs;olo dalle publiche lettioni; ma anche da
infiniti altri miei particolari trauagli: ogni vno de quali &longs;a
rebbe &longs;tato ba&longs;tante à tormi la voglia, e le forze dello &longs;criue
re: quanto piu e&longs;&longs;endo&longs;ene raccolti molti in&longs;ieme &longs;opra la
per&longs;ona mia: che da certi tempi in qua è &longs;tata, come vn berza
glio della fortuna: la quale par' che ad altro non habbia hauu
to l'occhìo, che à tirarui dentro: però le &longs;ignorie vo&longs;tre Iilu
&longs;tri&longs;sime non &longs;i merauiglino, &longs;e io non ho obedito, â loro co
mandamenti con quella dottrina, che la materia haurebbe ri
chie&longs;to, e che elle haurebbero a&longs;pettato, e meritato, & che io
haurei voluto, e douuto, anzi merauiglin&longs;i piu to&longs;to, che
tanti impedimenti io habbia potuto far quel poco, che io ho
fatto. & di tutto quel di buono, che &longs;arà in que&longs;to Dialogo
(&longs;e pur' nulla ve ne &longs;arà) dianne l'honore a comandamenti lo
ro: iquali hanno hauuto forza di farmi &longs;criuere quello, che
io da me &longs;te&longs;&longs;o non haurei potuto pen&longs;are, non che &longs;criuere:
& re&longs;tino per&longs;ua&longs;e, che &longs;e altra volta, con maggior'quiete d'a
nimo, e di corpo, elle &longs;i degneranno comandarmi, &longs;arannoIntanto
&longs;ia, che elle mi
dono, che la ba&longs;&longs;ezza mia hoggi porge alla altezza loro: & à
miglior comodità a&longs;pettine de maggiori, e de migliori. Io in
que&longs;to mentre re&longs;tandomi apparecchiato à far loro tutti
que &longs;eruigi, che per me &longs;i potranno, humili&longs;si
mamente bacio loro l'hono rata
mano.
STRISSIMO S. MARCHESE
DI MASSA.
DA vn nuouo Sol, che più dell'altro luce. Che a rara alta virtù gli animi &longs;corge,
Del cui bel lume chiaro &longs;egno porge
Chiara Alba, e riga il Ciel con nuoua luce:
Uiua fiamma d'honor nel cor riluce,
Onde vn nuouo di&longs;io nell'alma &longs;orge
D'alzar&longs;i ratta al Ciel; che ben s'accorge;
C'hauer vn quà non può piu altero Duce. Gentilezza regale, alto valore,
Nobiltà vera, inuitta corte&longs;ia
Sono i be' raggi, ond'ei mi &longs;calda il core:
Ma chi quel dirà mai; che dentro cria
Con linterna virtù del &longs;uo splendore
Dolce Cibo &longs;oaue all'alma mia?
STRISSIMA SIGNORA MAR
CHESANA DI MASSA.
ARbore altiero; onde distilla e pioue;
Mercè del &longs;ommo Gioue; a cui &longs;acrato
Sei, liquor dolce e grato;
Ch'ogni alma a ben oprar gustando muoue
Soura i be' ramituoi dolce &longs;i coglie
Quel precio&longs;o e raro
Cibo &longs;oaue e caro;
Che gli amici del ciel &longs;ostiene in vita:
Sotto l'ombra gentil de le tue foglie,
In cui &longs;i fermo nido
Posto ha bontate, ognhor &longs;ecuri e lieti
Philo&longs;ophi e Poeti
Lodan' cantando tua virtù infinita:
Ond'io che di lontano vdito ho'l grido
(Se fia talhor gradita
Lhumil voce da te d'un &longs;eruo fido)
Dirò in&longs;teme con lor; Pianta felice
Che &longs;ol na&longs;ce ogni ben da tuaradice.
17. doue &longs;i legge, ha il nome, leggi, ha pre&longs;o il nome, à.
19. &longs;enza mu
tatione; &longs;enza mouimento, e &longs;enza mutatione. à.
23. de la &longs;tate, a la &longs;tate, à.
23.
nuoua luna, nuoua luna smagrano. à.
27. la nolte, la notte, à.
31. alla ateratione
alla alteratione. à.
39. quello, quelle.
à.
49. Oer&longs;ico, Per&longs;ico.
à.
55. del reflu&longs;&longs;o,
del flu&longs;&longs;o, & del riflu&longs;&longs;o. à.
59. conuetita, conuertita, à.
59. entra, entrata, à.
à poco leggi, à poco à poco, à.
94. vili, vili &longs;imili à.
95. vn te&longs;timonio, vn &longs;e
gno & vn te&longs;timonio. a.
98. honorato hornato.
a.
110. nel gouerno, nel gouer
nare, à. 110. po&longs;o, pe&longs;o.
a.
126. violento &longs;i ripo&longs;a, violento, ma &longs;i ripo&longs;a.
a.
129.
argumento, argumentando.
E REFLVSSO DEL MARE
D'ALSEFORO TALASCOPIO,
SIGNORI
Marche&longs;e di Ma&longs;&longs;a, Signor di Carrara, Conte di Fe
rentillo, e Ciamberlano di &longs;ua Mae. Cath.
e la Signora Donna I&longs;abetta
dalla Rouere, &longs;ua
Con&longs;orte.
IO Mi credetti (il mio Me&longs;&longs;ere Al&longs;eforo) che
voi haueste pre&longs;o altro camino, quando io vi vi
di pa&longs;&longs;ar l'ultimo terminodella vo&longs;tra tornata:
il che allegrezza, & dolore in vn tempo mede
&longs;imo mi recaua: l'allegrezza na&longs;ceua, mentre
io pen&longs;aua ciò douerui e&longs;&longs;ere accaduto per co
modo vostro: ilquale à me, che vi amo quanto me &longs;te&longs;&longs;o, &longs;em
pre piacque, & piacerà &longs;empre. Il dolor na&longs;ceua dal con&longs;ide
rare, che a&longs;&longs;ai piu, che io non haurei voluto, ò douuto, mi con
ueniua re&longs;tar &longs;enza voi; ilquale à me con la vo&longs;tra pre&longs;enza
&longs;olete dare infinita contentezza.
TAL.
La mia tornata è stata tarda; perche la infinita cor
te&longs;ia dello Illu&longs;trißimo Signore Alberigo, & della Illustrißi
ma I&longs;abetta non men degna di lui, che egli &longs;i &longs;ia degno di lei;
infino ad hora mi ha trattenuto: ne mi è &longs;tato poßibile gia
mai impetrar licenza, quantunque io molte volte efficacißi
mamente lhabbia chiesta, e vidico, che &longs;e la neceßità non mi
haue&longs;&longs;e sforzato al partirmi, io in quella cotanto honora-
mendue que Signori Illustrißimi qua&longs;i me ne sforzauano;
il bel pae&longs;e, l'aria perfetta, la bella Terra di Carrara, le ho
norate e comode habitationi, le piaceuolißime ville, le dol
cißime conuer&longs;ationi di que Gentil'huomini, l'hone&longs;tißime
accoglienze di quelle Gentil'donne, che &longs;eguitano la Signora
Marche&longs;a Illustrißima, la dotta compagnia del virtuo&longs;ißi
mo Ghirlanda; e i dottißimi ragionamenti, che le ricche e
copio&longs;e viuande mattina e &longs;era à Tauola condiuano, &longs;i mi
piaceuano; che io &longs;enza dubbio ne&longs;&longs;uno mi ci &longs;arei fermato
ma la neceßità di trouarmi pre&longs;to in Firenze, ha potuto que
sta volta piu ella &longs;ola, che non hanno potuto tutte le altre
co&longs;e di &longs;opra racconte: Se la pre&longs;enza mia inuerità vi pia
ce, quanto voi dite; io me ne tengo di buono: perche il pia
cere, à chiunque piace, à buoni, à quali voi piacete, & à chiun
que ha ottimo giuditio, qual voi hauete; è pur a&longs;&longs;ai: Ma &longs;ia
mi io, come io mi voglia; che io tutto &longs;on vostro: però quan
to io piu voleßi, per voi tanto meglio &longs;arebbe: per che haure
&longs;te vno amico, del cui molto valore (&longs;e egli molto fo&longs;&longs;e)
voi à vostra po&longs;ta vi potreste valere: Che egli vi piaceßino
& vi piacino i comodi miei; e vi di&longs;piace&longs;&longs;e il douer re&longs;tare
&longs;enza me, piu lungo tempo, che voi
domi, quanto mi amate; vi credo, mentre che io dal mio mi&longs;u
ro l'animo vostro; à me &longs;empre furono e &longs;aranno care le vo
&longs;tre comodità, e di&longs;cara l'a&longs;&longs;enza vostra; però douendomi io
infra due giorni partire di Pi&longs;a per la volta di Firenze; la lon
tananza dell'uno, e dell'altro di noi, ad ammendue porterà
vgual di&longs;piacere; ilquale non di meno &longs;i dourà temprare con
la ragione, e col douere delle amicitie comune; laquale richie
de da l'uno, & da l'altro di no i, che alla giornata a quel &longs;i at
tenda, che l'occa&longs;ione de tempi ne porge.
NOZ.
La corte&longs;ia d'amendue quei Signori Illu&longs;trißimi, e le
altre co&longs;e da voi pur hora racconte, non mi &longs;ono nuoue, hauen
done io altre volte vdito quello, che a gli orecchi di tutto il
Mondo la buona Fama ne porta: ma del condimento delle vo-
ra detto ne hauete: piacciaui adunque &longs;piegarmi meglio il fo
glio, et
pur &longs;econdo che il ca&longs;o e la Fortuna occa&longs;ione porgeuano, hora
in questa, & hora in quella materia entrando di&longs;correuate.
TAL.
Il pe&longs;o, che voi (M. Giu&longs;eppe) hoggi alle mie deboli &longs;pal
le ponete, è a&longs;&longs;ai piu graue, che io
che in &longs;ei giorni, che io quiui mi &longs;ono trattenuto; di qua&longs;i infi
nite co&longs;e
come &longs;arebbe, à dire: &longs;e gli elementi ne loro proprii luoghi &longs;o
no, o graui, o leggieri; come fuora de loro proprii luoghi graui
e leggieri e&longs;&longs;ere &longs;i veggono: e ca&longs;o, che l'Aria, & l'Acqua hab
bino alcuna grauità ne loro proprii luoghi, come tal uoltaegli
&longs;i pare, che alcuni Filo&longs;ofi habbino creduto; donde na&longs;ce, che
noi, e gli vccelli; à quali &longs;opra&longs;ta il
nol &longs;entiamo; come anche, i Pe&longs;ci il gran Pe&longs;o dell' Acqua
&longs;entono? Donde auiene, che vn mattone ben cotto, a&longs;&longs;ai piu
pe&longs;a, che non fà vn crudo; Che vuole egli dire, che vn pezzo
di legno nell' Aria, al ba&longs;&longs;o piu velocemente &longs;cende d'un pez
zo di Piombo; nell'Acqua poi il Piombo de&longs;cende, e il legno
nel mezzo d'ammendue questi elementi &longs;i ferma &longs;otto l'Aria,
e &longs;opra l'Acqua notando? Ragionammo del modo, colquale la
calamita tira il Ferro, l'Ambra e'l Diamante ben forbiti tira
no le paglie, e'l Ro&longs;po la Dondola, e la bocca del Pe&longs;ce Ierace
tira l'oro. Ragionammo delle Commete, della via Lattea, del
lo Arco Baleno, della generatione di venti, del Sal&longs;o &longs;apor del
Mare, della natura d'alcuni mo&longs;tri Marini, e di quella d'alcuni
altri animali Terreni. Fauellammo dello ordinatißimo Flu&longs;&longs;o
& Reflu&longs;&longs;o del Mare, e di ben mille altre co&longs;e, lequali, à me ho
ra non &longs;ouuengono: e ne di&longs;putammo con ordine tale, dal Si
gnor Marche&longs;e Illustrißimo po&longs;to; che il Dotto Ghirlanda ca
rico haue&longs;&longs;e di proporre alcuni dubbii mattina e &longs;era a &longs;uo
beneplacito; &longs;opra quali poi &longs;i di&longs;corre&longs;&longs;e all'improui&longs;o.
Questi allo impo&longs;to pe&longs;o tanto bene &longs;odisfece, che io restai af
fettionatißimo alla &longs;ua rara virtù: e mi &longs;arei contentato ha
Tengo certo, che &longs;e voi lo haue&longs;te vdito, di lui & del molto &longs;a
pere &longs;uo haureste fatto quel mede&longs;imo giuditio, che ne feci io,
che lo vdii, e bene gu&longs;tai i &longs;uoi Dotti di&longs;cor&longs;i: e &longs;e voi quiui in
nostra
ste aggiunto quella perfettione a nostri ragionamenti, che &longs;en
za voi ci mancaua: oltra che &longs;are&longs;te &longs;tato compagno de no&longs;tri
honorati piaceri.
NOZ.
La&longs;ciamo star da parte quel, che io con la mia pre
&longs;enza, o di bene, o di male haueßi potuto aggiugnere, à vo
&longs;tri di&longs;cor&longs;i: basta, che io haurei hauuto caro e&longs;&longs;ermiui ri
trouato per molti ri&longs;petti; e per quelli, che voi pur' hora
raccontati hauete, e perche io non mi &longs;ono chiarito gia mai
delle cagioni di que&longs;to Flu&longs;&longs;o e Reflu&longs;&longs;o del Mare: di che (co
me io mi credo) quiui a pieno mi &longs;arei chiarito: ma da che io
non vi &longs;ono &longs;tato pre&longs;ente, e da che egli hora non &longs;i legge nel
le publiche Scuole, ne è tempo d'u&longs;cir fuora di ca&longs;a, a questo
gran caldo, quando egli vi piaccia di dirmi quello, che voi ne
&longs;entite, io vene haurò quel molto obligo, che io debbo per ciò.
TAL.
Volentieri vi &longs;odisfarò io in questo; ma con due
leggi; la prima è, che voi; doue le Demo&longs;trationi certe non &longs;i
truouano; vi contentiate di quelle, che ra&longs;&longs;omigliano il vero,
&longs;enza a&longs;pettarne delle migliori: & &longs;e pure ne vorrete delle piu
efficaci, che non &longs;aranno le mie, da voi ste&longs;&longs;o le vi trouiate; che
io per me ingenuamente vi confe&longs;&longs;o, da altri non ne hauere per
anche imparate, e non ne hauere da me ste&longs;&longs;o ritrouate di quel
le, che mi fini&longs;cano di &longs;odisfare, a pieno: Se voi direte co&longs;a, del
la quale l'animo mio &longs;i appaghi, io da voi la imparerò volentie
ri, e ve ne resterò con obligatione maggiore, che voi for&longs;e non
vi pen&longs;ate. La &longs;econda Legge è, che voi mi &longs;cu&longs;iate, &longs;e io; il
quale non leßi gia mai a miei di libri Tho&longs;cani, me&longs;colerò ra
gionando alcune di quelle parole, che non &longs;aranno molto al pe
&longs;o; & le andrò amma&longs;&longs;ando, come io le trouerrò, &longs;enza ne&longs;&longs;uno
artificio, e come a me le in&longs;egnò la mia Balia, mentre che io ero
anche fanciullo, e volgarmente fauellando come a punto &longs;i fa-
fenderò le vostre Dotte e ben purgate orecchie, v&longs;ate &longs;olo ad
vdire co&longs;e dette con &longs;omma politezza e leggiadria.
NOZ.
Io non accetto la prima legge, perche egli non ha pun
to del veri&longs;imile, che lo &longs;colare piu vaglia, che non vale il &longs;uo
mae&longs;tro; Se voi adunque tanto oltre
credete, che io; il quale ho la vi&longs;ta dello ingegno piu corta di
voi; là arriui, doue voi non hauete potuto arriuare? e tanto
meno douete a&longs;pettar da me co&longs;a, che vi appaghi d'intorno, a
ciò, quanto io nel principio vi dißi re&longs;tarci confu&longs;o. Quanto
alla &longs;econda legge; io, che dome&longs;ticamente vi cono&longs;co a pieno,
confe&longs;&longs;o e&longs;&longs;er vero, che voi non hauete per v&longs;anza di leggere
libri volgari; anzi in cambio di pa&longs;&longs;arui certe hore fa&longs;tidio&longs;e
del caldo del mezzo giorno, o con Dante, o col Petrarca, o col
Boccaccio; le vi pa&longs;&longs;ate con Cicerone, con Ce&longs;are, e con Teren
tio, e con altri libri Latini: il che mi &longs;arà argomento da lodare
l'ingegno vo&longs;tro; ilquale da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o fà quello, che molti altri
non po&longs;&longs;ono con lo aiuto de libri; da quali nondimeno in que
&longs;ti grauißimi ragionamenti di Filo&longs;ofia, voi non haure&longs;te caua
to frutto ne&longs;&longs;uno, &longs;e bene gli haue&longs;te letti con diligenza; per
che i nostri Padri Tho&longs;cani, non curando le co&longs;e graui, che &longs;i
a&longs;pettano alle Dottrine, tenner conto &longs;olamente delle amoro
&longs;e: & hora con nouellette, & hora con rime &longs;i dilettarono: be
ne vi ha di quelli, che vol&longs;ero far proua dello ingegno loro nel
le &longs;cienze; ma pochi &longs;ono, e &longs;enza fama in ciò: tal che il ra
gionare co vocaboli loro, a&longs;&longs;ai piu strani, che non &longs;ono quelli, i
quali voi dite hauere imparato dalla vostra Balia, &longs;arebbe ope
ra perduta; Il migliore di tutti è Dante: la cui Dottrina, à voi
che &longs;eguitate i greci;
anche non mai, &longs;i di&longs;co&longs;ta da quello, che ci ha la&longs;ciato &longs;critto S.
Toma&longs;o, à quello, che io me ne intenda: però men male &longs;arà,
che voi ricorriate alla vo&longs;tra Balia per le parole; da cui voi
le imparaste tali, che egli non è niuno, che non le approui per
buone: & al vo&longs;tro Ari&longs;totile, e Platone per la Dottrina: pe
rò la&longs;ciando da parte queste cirimonie, &longs;e eglivi piace, entrate
lettare; quantunque la Mu&longs;ica, che na&longs;ce dalla lingua di chiun
que, oa torto, oa dritto loda &longs;oglia e&longs;&longs;ere &longs;oauißima.
TAL.
Certo voi dite bene, M. Giu&longs;eppe; Però la&longs;ciando la
Mu&longs;ica delle lode a gli huomini, che hanno la zucca vana, e
che &longs;e ne dilettano, come di pa&longs;tura proportionata al gu&longs;to di
co&longs;i fatto bestiame; entriamo nella di&longs;puta, cotanto da voi de
&longs;iderata: E perche meno il caldo ci offenda, paßiamo nel mio
&longs;tudio; ilqual come &longs;apete, ha le finestre volte alla faccia di
maestro, onde a que&longs;ti grandißimi caldi &longs;uole &longs;pirar &longs;pe&longs;&longs;o al
quanto di vento. Iacopo nostro in tanto piglierà la ro&longs;ta, e
l'arte &longs;upplirà al difetto della natura, ca&longs;o ch'ella vento non
i&longs;piri. Incomincerommi anco da primi principii, poco o
la per hoggi curandomi delle leggi: lequali vogliono non &longs;i do
uer incominciare piu alto, che &longs;i bi&longs;ogni: pur che voi; ilquale
da loro partir giamai non vi &longs;olete, il mi perdoniate.
NOZ.
Oltre che la stanza dello &longs;tudio vo&longs;tro hauerà la com
modità del fre&longs;co, che voi dite; &longs;arà egli anco bene, che noi qui
ui ci intratteniamo, per e&longs;&longs;er più fuor del romore, e de glialtri
impedimenti. Andianui adunque; & incominciateui onde
piu vi piace; ch'io mi credo, che voi non poßiate errare parlan
do comunque egli &longs;i &longs;ia.
TAL.
Da che voi co&longs;i volete co&longs;i &longs;i faccia.
Vi douete
adunque rammentare, che'l mondo è vn &longs;olo; tanto &longs;econdo
la dottrina di Platone, quanto &longs;econdo quella d'Ari&longs;totile: e
quantunque altre &longs;iano le ragioni di Platone, & altre quelle
d'Ari&longs;totile; amendue nondimeno, benche per diuer&longs;o cami
no, giungono al mede&longs;imo fine. Ari&longs;totile, ilqual
profondo pelago della Filo&longs;ofia, e nauigando tutto que&longs;to mare
&longs;i stette &longs;empre con la &longs;ua barca vicino alla terra; benche egli
di tutto'l resto fauella&longs;&longs;e; non ne fauello &longs;e non quanto egli ne
potette ragionare &longs;enza di&longs;costar&longs;i dalla terra. Platone lo
vol&longs;e &longs;olcar tutto; ne di ciò contentando&longs;i, a gui&longs;a di leggiero
vccello, s'alzò &longs;opra l'ale; e nell'aria &longs;i &longs;ostenne tanto, ch'egli
minutamente conobbe tutto'l mar di questa Filo&longs;ofia, e tutte Volendo Platone prouare, che vn &longs;olo era il mon
do, &longs;i inalzò all'una natura dell' Architetto, e della Idea; e di&longs;
&longs;e: Da che vn &longs;olo è Iddio, Architetto ottimo, e da che vna
&longs;ola è l'Idea del mondo; e bi&longs;ogna dire, che anco vn &longs;o
lo &longs;ia il mondo. Aristotile tanto credette, quanto egli hebbe
il pegno in mano. Però volendo prouar questo mede&longs;imo;
&longs;i di&longs;co&longs;to molto da quello, che con &longs;entimenti del corpo &longs;i può
cono&longs;cere: Que&longs;ti veggendo, che la forma del mondo riempie
ua tutta la &longs;ua materia, ne fuor ne la&longs;ciaua particella veruna,
quantunque piccola: Di qui raccol&longs;e, che'l mondo fo&longs;&longs;e vn &longs;o
lo, e non pote&longs;&longs;er e&longs;&longs;ere piu mondi: come &longs;e le &longs;tatue non &longs;i po
te&longs;&longs;ono far d'altro, che di legno: & vna &longs;tatua &longs;i ritroua&longs;&longs;e, &longs;ot
to la cui forma fo&longs;&longs;er tutti ilegni; questa vna &longs;tatua &longs;i ritro
uerebbe in tutto'l mondo; ne &longs;arebbe poßibile di ritrouarne
piu d'una: perche ad ogni artefice mancherebbe la materia, del
la quale &longs;i pote&longs;&longs;e far vna nuoua &longs;tatua: Co&longs;i vn &longs;olo è il mon
do: perche &longs;otto la &longs;ua forma è &longs;errata tutta la &longs;ua materia;
ne &longs;e ne troua punto di fuora: Però i mondi non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere
ne due, ne più: Anzi vn &longs;ol mondo è quello, che &longs;i ritroua.
La qual ragione Aristotile accattò da Platone; come molte
altre co&longs;e. Ragione ad amendue questi Filo&longs;ofi comune; non
però co&longs;i minutamente di&longs;te&longs;a: ma da loro propri fondamenti
cauata, a prouar ch'un &longs;olo &longs;ia il mondo: e ch'egli è perfettißi
mo: & è tanta la &longs;ua perfettione, ch'un'altra non &longs;e ne può tro
uar ne maggiore, ne pari; abbracciando il mondo in &longs;e ste&longs;&longs;o
tutto quello, che è di buono e di bello. Egli ra&longs;&longs;omiglia vn cor
po compo&longs;to di due e&longs;treme &longs;uperficie: l'una dellequali è alta,
e l'altra è ba&longs;&longs;a. L'alta e&longs;tremità del mondo è il &longs;eggio real
d'Iddio: la ba&longs;&longs;a è il luogo della prima materia, imperfettißi
ma piu di tutte l'altre co&longs;e: Fra que&longs;te due e&longs;treme parti &longs;ono
l'anime de corpi cele&longs;ti, e lo iste&longs;&longs;o Cielo: ci &longs;ono i quattro ele
menti, e tutto'l rimanente delle co&longs;e compo&longs;te; come &longs;ono i mi
nerali, le piante, e gli animali: l'huomo &longs;i &longs;tà nel mezzo delle
co&longs;e eterne, e delle mortali: & è come vn giunco, che in&longs;ieme
lega le parti di questo mondo: concio&longs;ia ch'egli ha l'intelletto
uono i corpi celesti: Ha il &longs;en&longs;o, e'l corpo mortale; come mor
tali &longs;ono tutte l'atlre anime, e tutti gli altri corpi, da i cele&longs;ti
infuora. Que&longs;to bellißimo ordine di tutte le parti del mondo
non ha paragone, ne lo può hauere: & in que&longs;to &longs;taßi la per
fettione iste&longs;&longs;a del mondo. Questa è la bella Venere de gli an
tichi Poeti; cioè, vna proportione ottimamente mi&longs;urata di
tutte le parti fra di loro, e co'l tutto; da altri chiamata Venu
stà. Adunque un &longs;olo è il mondo: perche quello che è perfet
tißimo, non può e&longs;&longs;ere, &longs;e non vn &longs;olo: e &longs;e fo&longs;&longs;ero due le co&longs;e
perfettißime; forza &longs;arebbe, che l'una delle due fo&longs;&longs;e o più, o
men perfetta dell'altra: Altrimente &longs;arebbe l'uno quel, che
l'altro: co&longs;i non &longs;arebbono piu, ma vno: concio&longs;ia che la per
fettione di tutte le co&longs;e, na&longs;ca dall'e&longs;&longs;enza loro; come lhuma
na perfettione na&longs;ce dall'e&longs;&longs;enza humana: &longs;e co&longs;i è; doue è la
mede&longs;ima perfettione, quiui è la mede&longs;ima e&longs;&longs;enza e natura:
e doue è l'e&longs;&longs;enza e la natura diuer&longs;a, quiui bi&longs;ogna che &longs;ia la
perfettione diuer&longs;a; e la perfettione mede&longs;ima, doue è la natu
ra e l'e&longs;&longs;enza mede&longs;ima. Or &longs;e noi dichiamo, che due &longs;ono
i mondi; amendue &longs;aranno ripieni della mede&longs;ima perfettio
ne, dell'iste&longs;&longs;a natura, e dell'i&longs;te&longs;&longs;a e&longs;&longs;enza. Adunque i mondi
non &longs;ono due: ma quelli che noi dianzi dicemmo e&longs;&longs;er due, &longs;o
no vn &longs;olo.
NOZ.
Voi hauete pre&longs;o vn principio tant'alto, e vi &longs;iete
incominciato tanto di lontano; ch'io non &longs;o come voi potrete
far si; che tutto &longs;erua alla dichiaratione del flu&longs;&longs;o e reflu&longs;&longs;o
del mare.
TAL.
Io mi &longs;cu&longs;ai con voi, come colui che ben vedeua me
ritar qualche bia&longs;imo, incominciandomi tant'alto: voi (&longs;e ben
vi rammentate) me ne deste licenza; & io la mi pre&longs;i mol
to volentieri, con e&longs;&longs;a entrando in questo lontano principio:
ilqual però (come voi vedrete) &longs;eruirà tanto bene alla pro
po&longs;ta qui&longs;tione; che voi ve ne contenterete.
NOZ.
Se co&longs;i è, &longs;eguitate il vostro ragionamento.
TAL.
Questo vno mondo vniuer&longs;ale ha le &longs;ue parti: lequa
&longs;uo proportionato ornamento; dalquale il mondo &longs;i ha il nome.
Tre &longs;ono questi mondi.
Il primo &longs;i chiama mondo intelligibi
le: Il &longs;econdo &longs;i chiama Celėste: e'l terzo elementare. Il mon
do intelligibile è vna moltitudine di tutte l'Idee de due mondi
inferiori nella mente diuina: laqual mente diuina addoperando
con arte e con intelletto nel produrre i due mondi inferiori, ha
prima in &longs;e la forma loro: come vn' Architetto ha nell'anima
&longs;ua vna &longs;imilitudine dell'edificio da fabricar&longs;i: nellaqual &longs;em
pre riguardando, come ad vno e&longs;&longs;empio riguardano i fanciulli;
che imparano a &longs;criuere; l'Architetto produce l'opera &longs;ua. Questa tal &longs;imilitudine (come voi molto ben &longs;apete) chiama
no i Platonici Filo&longs;ofi, Idea & e&longs;emplare: è vogliono che l'e&longs;&longs;e
re dello edificio nella mente dell' Architetto, &longs;ia molto piu per
fetto, ch'egli Quel primo e&longs;&longs;ere chiamano intelligibile: l'altro chiamano e&longs;
&longs;er &longs;en&longs;ibile: co&longs;i &longs;e vno artefice edifica vna ca&longs;a, diranno e&longs;&longs;er
due ca&longs;e; vna intelligibile nella mente dell'artefice: l'altra &longs;en
&longs;ibile dall'artefice compo&longs;ta o di marmi, o di mattoni, o d'altra
materia: nellaqual ca&longs;a &longs;en&longs;ibile l'artefice il piu ch'egli può,
s'ingegna d'imitare la ca&longs;a intelligibile, nella mente &longs;ua molto
prima fabricata. Ora e&longs;&longs;endo Iddio artefice perfettißimo, &
hauendo egli fabricato questi altri due mondi inferiori (come
&longs;i dirà hor hora) ragioneuol co&longs;a è, ch'egli n'habbia hauuto pri
ma nella &longs;ua mente vna vniuer&longs;ale Idea, &longs;econdo la cui &longs;imili
tudine questi due mondi &longs;iano stati prodotti: Altrimente gli
Architetti humani &longs;arebbono piu perfetti d'Iddio, e le fabriche
humane &longs;arebbono piu belle delle diuine, &longs;e gli huomini nel fa
bricare i palagi, e i tempii, e gli altri edifici nelle lor menti pri
ma, che all'impre&longs;a &longs;i mette&longs;&longs;ero, vna spiritual fabrica compo
ne&longs;&longs;ero; laqual foße loro, come vna regola dell'edificare belle
fabriche; & Iddio Architetto ottimo, &longs;enza que&longs;ta regola, a
ca&longs;o fabrica&longs;&longs;e. Ne &longs;arebbono i due mondi inferiori da Dio fa
bricati tanto belli, quanto &longs;ono; &longs;e &longs;anza laregola del bene
adoperare (la qual altro non è, che que&longs;ta Idea) amendue foße
gli Architetti incon&longs;iderati. Da che adunque Iddio Architetto
perfetto addoperà con arte e con intelletto; da che l'opere &longs;ue
&longs;ono bellißime e perfettißime; egli è nece&longs;&longs;ario di dire, che
due questi mondi, & ogn'una delle parti loro piu principali, ha
hauuto la &longs;ua Idea nella mente diuina. La moltitudine di tutte
queste Idee, mondo intelligibile &longs;i chiama da Platonici Filo&longs;ofi. Il che voi (M. Giu&longs;eppe) da voi ste&longs;&longs;o vi &longs;apete, &longs;enza ch'al
tri vel dica.
NOZ.
Poi che voi dalla Platonica &longs;cuola hauete dato tan
t'alto principio al uo&longs;tro
mene in modo alcuno: Però vorrei, che voi mi dice&longs;te, come egli
&longs;ia poßibile, che questi dui mondi &longs;iano &longs;tati da Dio prodotti, di
cendo Platone nel &longs;uo Timeo ciò e&longs;&longs;er auuenuto, perche Iddio è
ottimo, però &longs;e &longs;te&longs;&longs;o comunica: e&longs;&longs;endo que&longs;ta vna la natura
del bene, di comunicar &longs;e ste&longs;&longs;o: la onde &longs;olo i liberali &longs;ono ripu
tati buoni, perche con giuditio a chiunque ne ha hi&longs;ogno, quan
to e quando altri ne ha bi&longs;ogno comunicano il loro hauere: In
que&longs;to ra&longs;&longs;omigliando la bonta diuina; laqual e&longs;&longs;endo &longs;empre
ottima, &longs;empre &longs;e &longs;te&longs;&longs;a comunica. Gli Auari dall'altra parte,
&longs;ono tenuti cattiui; perche non di&longs;tribui&longs;cono le ricchezze lo
ro. Se la diuina bontà &longs;empre &longs;e ste&longs;&longs;a comunica, non hauendo
fuor del mondo co&longs;a alcuna, à cui comunicar&longs;i; egli &longs;i pare, che'l
mondo non habbia hauuto principio; ma con l'eterno Iddio &longs;i
&longs;ia &longs;tato eterno, come co&longs;a, à cui la diuina bontà &longs;empre comuni
cata &longs;i &longs;ia.
TAL.
Ben vi diß'io dianzi; che voi (M. Giu&longs;eppe) con la
vostra dotta eloquenza hare&longs;te recato molta perfettione a no
&longs;tri di&longs;cor&longs;i, &longs;e voi a Carrara vi fo&longs;te trouato in compagnia no
&longs;tra; come hora fate, dottamente fauellando. Dicoui adunque,
che'l
è &longs;empre buono, e &longs;empre &longs;e ste&longs;&longs;o comunica, come voi diceste
pur hora: Però il mondo non ha hauuto principio, e non har à
giamai fine, Platonicamente parlando.
NOZ.
Come può egli e&longs;&longs;ere, ch'una co&longs;a &longs;enza hauer prin-
A me pare, che la generatione non &longs;i po&longs;&longs;a
far &longs;enza tempo,
è congiunto al tempo: Perciò credo, che niuna co&longs;a generar &longs;i
po&longs;&longs;a &longs;enza principio.
TAL.
Due &longs;ono le maniere della generatione: Altre del
mutatione. Le prime &longs;ono, come
&longs;i genera: In questa maniera di generationi egli è nece&longs;&longs;ario che
la forma del &longs;eme a poco a poco tutta &longs;i corrompa, e che a poco
a poco &longs;i generi la forma humana: Il che &longs;enza mouimento &longs;en
za mutatione, e &longs;enza principio non &longs;i può fare in modo alcuno. Le &longs;econde maniere delle generationi &longs;ono, come quando altri
intende &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, et è di tanta perfettione questo atto del &longs;uo in
tendere; che &longs;ubito produce alcuno effetto &longs;enza altro moui
mento, e &longs;enza altra mutatione: come &longs;e nel mondo &longs;i troua&longs;&longs;e
vn Re, ilquale da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o con le &longs;ue proprie mani &longs;i fabrica&longs;&longs;e il
&longs;uo proprio Regno, e le &longs;ue proprie città, e cittadini: Questi
potrebbe adoperar nulla &longs;enza mouimento, &longs;enza mutationi
&longs;enza i&longs;trumenti corporali, e &longs;enza principio. Il che nel Re di
mo&longs;trerebbe vna grandißima imperfettione. Se poi &longs;i ritroua&longs;
&longs;e vn'altro Re, la cui vertù fo&longs;&longs;e tanta; che dal &longs;uo &longs;olo e &longs;em
plice atto dell'intendere &longs;e &longs;te&longs;&longs;o Re, &longs;ubito il Regno tutto con
le città, e cittadini, & altri Va&longs;alli spontaneamente ne &longs;egui
ta&longs;&longs;ero: que&longs;ti non harebbe bi&longs;ogno ne di mouimento, ne di mu
tatione, ne di corporali i&longs;trumenti, ne di tempo, ne di principio. Iddio non produce il mondo, come Artefice della prima manie
ra: ma &longs;olo come Artefice della &longs;econda: Però &longs;empre &longs;e ste&longs;&longs;o
intendendo Re di tutto'l mondo, il &longs;uo atto dello intendere è di
tanta virtù e po&longs;&longs;anza; che tutto'l mondo da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o na&longs;ce
taneamente in vn modo d'una certa dependente generatione,
&longs;enza mouimento, &longs;enza mutatione, &longs;enza tempo, e &longs;enza prin
cipio: La qual maniera di generatione è stata chiamata da al
cuni Filo&longs;ofi, &longs;emplice manatione. Può e&longs;&longs;er adunque vna co&longs;a
generata nella &longs;econda maniera, &longs;enza principio: ma non gia
nella prima. Però quando io dianzi vi dißi; che'l mondo fù,
di questa &longs;econda, e non della prima. Della qual prima maniera
s'io haueßi voluto intendere, harei detto il fal&longs;o.
NOZ.
Io m'appago di questo: Però &longs;eguite di di&longs;correre
&longs;opra quello, che à dir vi auanza.
TAL.
Il &longs;econdo mondo &longs;i chiama celeste; ilquale è
dell'anime, e de corpi cele&longs;ti; il cui e&longs;&longs;ere, e la cui con&longs;eruatione
in tutto e per tutto dipende dal primo mondo: Ne ha que&longs;ta
il primo mondo &longs;i &longs;erua, con&longs;eruando l'e&longs;&longs;ere al&longs;econdo.
Il terzo Mondo è chiamato mondo elemèntare: & è composto
de quattro &longs;emplici e primi elementi: cioè, del fuoco caldo e
&longs;ecco; dell'Aria calda & humida; dell'Acqua fredda & humi
da; e della Terra fredda e &longs;ecca: E etiamdio composto questo
terzo Mondo di tutti i Minerali, di tutte le piante, e di tutti gli
animali: Nel mezzo di que&longs;to mondo, e del &longs;econdo &longs;i &longs;tanno
gli huomini, compo&longs;ti di due nature: l'una delle quali, per e&longs;&longs;e
re eterna, s'appartiene al &longs;econdo mondo, anzi allo iste&longs;&longs;o Iddio;
da cui ella di&longs;cendendo, pa&longs;&longs;a per lo Mondo celeste, & arriua a
noi: E questa è l'anima humana: laqual ha'l &longs;uo primo principio
dalla Diuina bontà. L'altra natura, di cui gli huomini &longs;ono com
posti, per e&longs;&longs;er mortale, nata dalla me&longs;colanza de gli elementi,
e di que&longs;to ba&longs;&longs;o mondo: la cui perfettione è minore, che non è
quella del mondo cele&longs;te: e l'eccellenza del mondo cele&longs;te è di
gran lunga inferiore alla perfettione del mondo intelligibile:
L'e&longs;&longs;ere e la con&longs;eruatione del terzo mondo tutta dipende dal
primo, e dal &longs;econdo mondo: e quella del &longs;econdo non na&longs;ce d'al
tronde che dal primo di maniera; che'l mondo intelligibile reg
ge il cele&longs;te &longs;enza altro mezzo, e regge lo Elementare co'l mez
zo del celeste: e'l &longs;econdo Mondo nel gouernar questo terzo &longs;i
&longs;erue del lume e del mouimento.
NOZ.
Quantnn que io &longs;appia, che ageuol co&longs;a vi &longs;ia il ri
&longs;pondere alle mie dimande: nondimeno da che altro non habbia
mo affare, hora che'l caldo per tutto è grande; egli &longs;arà bene, che
noi allegramente cel paßiamo in questi diletteuoli & honesti Vorrei adunque da voi &longs;apere, come &longs;ia poßibi
le, che in Dio &longs;i ritrouino le Idee de' i due mondi inferiori; e tut
te lhumane anime del terzo mondo, &longs;e Iddio è vn &longs;olo, purißimo
e &longs;e mplicißimo, e &longs;eco non tolera niuna moltitudine? In lui,
nel modo che voi dite, &longs;arebbe la moltitudine delle Idee de due
mondi inferiori: &longs;arebbeui anco la moltitudine de gli intelletti
humani; iquali voi dice&longs;te &longs;cender da Dio. Il che pare, che pun
to non s'accordi con la diuina vnità &longs;emplicißima e purißima.
TAL.
Io vi dirò, com'io intendo questa moltitudine ritro
uar&longs;i in Dio; e come ella non gua&longs;ta punto la &longs;emplicißima vni
tà&longs;ua: e dichiarerollouicon alcuni e&longs;empi tanto aperti; che
è qua&longs;i poßibile di dubitarne, quanto che &longs;ia vn &longs;ol pelo.
Immaginateui adunque vn circolo, nel cui mezzo &longs;ia vn
dal quale all'e&longs;trema circonferenza del circolo, &longs;i tirino molte
line e: elle nel centro del circolo, &longs;ono vna co&longs;a iste&longs;&longs;a tutte, in
quanto ch'elle tutte conuengono in vn &longs;olo indiui&longs;ibil centro:
Le mede&longs;ime linee, che nel centro &longs;ono vnite indiui&longs;ibilmente,
nell'estrema circonferenza del circolo &longs;ono diuer&longs;e, e lontane
l'una dall'altra; ne sono piu vna sola cosa, come erano nel cen
tro; ma molte. Co&longs;i le Idee de due mondi inferiori, e tutti gli
intelletti humani sono in Dio, come in vn Centro indiui&longs;ibile,
tanto vnite in&longs;ieme; ch'elle ra&longs;&longs;omigliano l'i&longs;te&longs;&longs;a vnità: Anzi
altro non &longs;ono, che l'iste&longs;&longs;a vnità &longs;implicißima d'Iddio: concio
&longs;ia che tutto quello, che è in Dio, altro non &longs;ia, che Iddio: Ne
due mondi inferiori que&longs;te Idee, e queste anime humane &longs;ono
molte: e come nel circolo &longs;i vede, che l'unità s'accorda
titudine; co&longs;i ella &longs;i accorda in Dio, e molto piu
ch'ella non &longs;i accorda altroue. Que&longs;to mede&longs;imo &longs;i può dichia
rar con vn'altro e&longs;empio, molto accomodato: Ilqual &longs;i può pi
gliar dal Sole; dal cui lumino&longs;o corpo e&longs;cono fuora molti raggi,
iquali illuminano molte parti di que&longs;to terzo mondo: entrano
per questa, e per quell'altra fine&longs;tra, &longs;cacciano la notte o&longs;cura
da que&longs;ta, e da quella valle: qui &longs;i vede vna moltitudine di rag
gi grandißima: nondimeno nel Sole i raggi &longs;ono vinti; anzi &longs;o
no vna co&longs;a mede&longs;ima: Co&longs;i le Idee de due mondi inferiori, e del
Dio vnico &longs;ole del tutto elle &longs;ono vna iste&longs;&longs;a co&longs;a. L'acque
dio ne riui &longs;ono molte, e l'una dall'altra diuer&longs;e. Nelle prime
fontane, oue elle hanno il loro primo principio, tutte &longs;ono vn'
acqua mede&longs;ima: Co&longs;i tutte le Idee, e tutte l'anime humane &longs;o
no vna mede&longs;ima co&longs;a in Dio: benche in que&longs;to ba&longs;&longs;o
dall'altra &longs;ia molto diuer&longs;a. Qui mi accade dirui a ca&longs;o, come
vno huomo ritrouando&longs;i in Leuante, può &longs;apere quel, che fac
cia vn'altro in Ponente, quando l'anima di chiunque habita il
leuante, ben purgata da vitii, e dall'ignoranza; co'l mezzo del
le virtù morali, e delle &longs;cienze &longs;peculatiue inalzando&longs;i &longs;opra la
terra, &longs;i ritira con la contemplatione al &longs;uo primo principio; co
me i raggi del Sole &longs;i ritirano nel &longs;ole. Ella quiui perfettamen
te vnita in quello indiui&longs;ibil centro diuino, vi troua tutte l'al
tre anime, e perfettamente &longs;corge, quantunque di lontano, quel
lo; che tutte l'altre anime fanno in diuer&longs;i luoghi. Il che però
è conceduto &longs;olamente a que' pochi; ch'attendono a far&longs;i perfet
ti ne buon co&longs;tumi, e nella buona Filo&longs;ofia: laqual fatica
ce a molti. Habbiamo adunque, che'l mondo intelligibile gouer
na i due mondi inferiori: Il cele&longs;te, &longs;enza mezzo: e l'elemen
tare co'l mezzo del celeste: e'l cele&longs;te gouerna lo elementare
co'l mezzo del mouimento, e del lume.
NOZ.
A cui la&longs;ciate voi l'influenze de corpi celesti in que
&longs;to ba&longs;&longs;o mondo?
TAL.
A gli A&longs;trologi, & a gran parte de Filo&longs;ofi La
tini, & a molti Platonici; co' quali in questo io non m'ac
cordo.
NOZ.
Gran fatto è, che voi; ilqual nelle publiche &longs;cuole,
e ne priuati ragionamenti fate profeßione d'accordar &longs;empre
Ari&longs;totile co'l &longs;uo mae&longs;tro Platone; Anzi &longs;olete dire
&longs;tato &longs;critto nulla da que&longs;to, che in quello
ne altro non e&longs;&longs;ere, che vno Ari&longs;totile &longs;compigliato; come Ari
&longs;totile altro non è, che vn Platone bene ordinato; Or da Plato
ne tanto vi di&longs;costiate.
TAL.
Io non ho giurato di difendere a diritto & a torto
tanto affettionati ad vna &longs;etta; che anco contro ogni douere
per amore e per forza la difendono: e tal volta hanno bi&longs;ogno
de gli argani, per tirarla alla veritàla onde ben &longs;pe&longs;&longs;o auuiene,
ch'ella non &longs;olo non arriua al &longs;egno; ma non pure vi &longs;i accosta. Quindi ne na&longs;cono le dottrine mostruo&longs;e, lontane da ogni &longs;enti
mento humano. Io per me non fui giamai cotanto ostinato.
Però
&longs;i partono, io non mi vergogno punto a la&longs;ciargli nè loro erro
ri: come hora hauete vdito, ch'io ho fatto in que&longs;to.
NOZ.
Se l'influenze non vi piacciono; piacciaui almeno
di darmene alcuna ragione: accio ch'anco io mi po&longs;&longs;a ri&longs;oluere
a credere quello, che voi ne credete.
TAL.
Dicono i mae&longs;tri delle influenze; che certe &longs;telle nel
Cielo &longs;i truouano; lequali ri&longs;caldano questo ba&longs;&longs;o mondo; &longs;i co
me è il Sole: E certe altre lo rinfre&longs;cano; come la Luna: nondi
meno la
piena luna, maßimamente de la state, sono a&longs;&longs;ai piu calde; che
non &longs;ono le notti della nuoua Luna: E ciò e&longs;&longs;er vero, oltre che
egli è &longs;tato detto da Aristotile nel quarto libro delle parti de
gli animali; ce lo dimostrano anco i Granchi, le Conche, l'Ostre
ghe, e qua&longs;i tutti gli animali &longs;enza &longs;angue: iquali alhora &longs;ono
a&longs;&longs;ai piu graßi, & a&longs;&longs;ai piu pieni; che eglino non &longs;ono, quando
la Luna è nuoua. Il che
na a granchi, & ad altri &longs;imili animali &longs;erua per veder doue, e
di che pa&longs;cer&longs;i; e per poter&longs;i ingra&longs;&longs;are, copio&longs;amente pa&longs;cendo
&longs;i, come molti Filo&longs;ofi hanno creduto: Perche &longs;e il veder lume
nelle pasture fo&longs;&longs;e cagione, che gli animali &longs;enza &longs;angue, ingras
&longs;a&longs;&longs;eno; gli animali ciechi, come &longs;ono le Talpe, e gli altri &longs;omi
glianti a que&longs;ti, non ingra&longs;&longs;erebbono al tempo della piena Lu
na: nondimeno ingra&longs;&longs;ano'; & al tempo della nuoua Luna:
Non na&longs;ce
dal pa&longs;cer&longs;i piu copio&longs;amente nella piena Luna; ne del &longs;uo lu
me &longs;i &longs;eruono per veder doue, e di che pa&longs;cer&longs;i,
molti di loro &longs;eguitano il nutrimento proportionato con l'odo-Ci bi&longs;ogna
ritrouar altra cagione di questo effetto, da che questa
E &longs;arà il natural caldo di que&longs;ti animali, fortificato dal celeste
calore qua giù prodotto dalla Luna, co'l mezzo del &longs;uo moui
mento, e del &longs;uo lume; con che &longs;i toglie il luogo loro alle in
fluenze.
NOZ.
Se co&longs;i fo&longs;&longs;e, come voi dite; questi animali piu gra&longs;
&longs;i e più pieni dourebbono e&longs;&longs;ere per la cagione del caldo, e del
mouimento del Sole; ilqual è a&longs;&longs;ai maggiore, che non è quel del
la Luna: Concio&longs;ia che se'l lume, e'l mouimento ingra&longs;&longs;a; il mag
gior lume, e'l mouimento maggiore douerà piu ingra&longs;&longs;are: co
me &longs;e il fuoco ri&longs;calda; il maggior fuoco piu ri&longs;calda.
TAL.
Tutto quello, che è in que&longs;to mondo, vn certo parti
colar pe&longs;o et vna certa particolar mi&longs;ura richiede; fuor del qua
le ogni co&longs;a &longs;i guasta, e &longs;i corrompe. Gli animali &longs;enza &longs;angue
hanno poco caldo naturale, ilqual non è fortificato dal troppo
gran caldo del Sole, ne a tanta gran violenza re&longs;i&longs;te; ma è ar&longs;o. Però que&longs;ti
caldo del Sole; anzi riar&longs;i, &longs;magrano: po&longs;&longs;ono bene ingra&longs;&longs;are, et
ingra&longs;&longs;ano per la cagione del caldo della luna: il qual è tanto ga
gliardo, che basta a fortificar il debol caldo naturale de gli ani
mali &longs;enza &longs;angue: e non è tanto po&longs;&longs;ente, che lo riarda. Que
&longs;ta proportionata mi&longs;ura &longs;i vede in tutte le co&longs;e:
te &longs;i può ellavedere ne gli huomini; iquali viuono &longs;ani, e gagliar
di, quando la compleßione loro non pa&longs;&longs;a il &longs;egno dalla natura
posto nel caldo, nel freddo, nelbumido, e nel &longs;ecco: Se l'una di
que&longs;te quattro qualità trappa&longs;&longs;a i &longs;uoi
malano. Si ri&longs;anano, &longs;e le trapa&longs;&longs;ate qualità &longs;i riducono al &longs;e
gno. Se'l pa&longs;&longs;o è grande, gli huomini &longs;i muoiono.
E etiandio
questa proportionata mi&longs;ura nel nutrimento: Percioche non
&longs;i nutri&longs;cono gli huomini di carne viua; come molti animali &longs;al
uatichi non &longs;i pa&longs;cono dherbe ne' prati: come molti altri: ma
di pane, e d'altri cibi proportionati allhumana compleßione. Co&longs;i questi animali &longs;enza &longs;angue hanno la loro proportionata
compleßione; laqual con&longs;iste in vn debolißimo caldo; ilquale
loro, è aiutato: e'l maggior gli riarde, e'l minore non basta. Quel della Luna debole, come il loro, è a bastanza per ingra&longs;
&longs;arli.
NOZ.
Se le notti della piena Luna &longs;ono piu calde, come
voi dite, che non &longs;ono quelle della nuoua Luna; onde na&longs;ce, che
quando la Luna è piena, e quando il Cielo è &longs;ereno al verno, le
brine, e i ghiacci &longs;ono maggiori, che no n &longs;ono al tempo della
Luna &longs;cema?
TAL.
Dal caldo maggiore delle notti della piena Luna;
ilqual è tanto che ba&longs;ta per alzar dalla terra que' vapori humi
di; iquali &longs;ono materia, di cui &longs;i genera la brina. Questi vapori
in alto, dal caldo della Luna tirati, &longs;ono circondati dalla frigidi
tà di que&longs;ta ba&longs;&longs;a parte dell'Aria: dallaquale agghiacciati, &longs;i
conden&longs;ano, e diuenuti graui, caggiono in terra, come al verno
&longs;i vede. I ghiacci anco &longs;ono maggiori, perche'l lume della pie
na Luna dalla ba&longs;&longs;a terra più vapori tira; che non fa la nuoua
Luna: iquali dalla frigidità dell'aria agghiacciati, fanno i ghiac
ci maggiori.
NOZ.
A bastanza s'è detto de gli influßi: Resta che de
gli altri due istrumenti de corpi celesti dichiate: cioè, del moui
mento, e del lume.
TAL.
Il mouimento ri&longs;calda con due conditioni: La pri
ma è, ch'egli &longs;ia veloce, e quanto piu veloce, tanto è egli meglio:
perche le parti del corpo, che &longs;i ha a ri&longs;caldare,
&longs;e, diuengono rare: e i corpi rari &longs;ono a&longs;&longs;ai piu atti a riceuere
pre&longs;to il caldo, che non &longs;ono i den&longs;i: Il che &longs;i vede nella rara
stoppa: la qual piu presto s'accende, che non fà il den&longs;o ferro. In questa maniera i Filo&longs;ofi dicono, che'l mouimento ri&longs;calda,
allargando, e tirando fuor della prima natura le parti del corpo
mo&longs;&longs;o. Ciò e&longs;&longs;er vero ce lo dimostrano le piom bate frecce, con
empito e violenza tirate fuor de gli archi: lequali dopo lhauer
fornito il camin' loro, &longs;i ritrouano &longs;enza piombo: auuegna che
l'empito de gli archi: le faccia muouere tanto
piombo: den&longs;o diuenti raro, & e&longs;ca fuor del &longs;uo e&longs;&longs;er primo: e
finalmente &longs;i di&longs;trugga.
NOZ. Se'l mouimento ri&longs;calda, perche fate voi, che cote
&longs;to fanciullo con la rosta in mano muoua que &longs;t'aria, che ci stà
d'intorno? egli &longs;i pare, che voi il contrario a punto facciate di
quello, che detto hauete: concio&longs;ia che hora, per hauer fre&longs;co,
mouiate l'aria; e dianzi diceste, che'l mouimento ri&longs;caldaua.
TAL.
A ragione dubitate di quello, di che dubitò anco
Aristotile nelle &longs;ue quistioni, chiamate Problemi: e ri&longs;po&longs;e;
che'l mouimento dell'aria, fatto dalla ro&longs;ta, con la qual hora il
fanciullo ci rinfre&longs;ca; &longs;uentola l'aria pian piano: & ogni tal
mouimento leggermente &longs;uentolando, rinfre&longs;ca: Per ciò chiun
que non può a&longs;pettar, che le calde viuande &longs;i freddino, dentrovi
&longs;offia con l'alito caldo; non dimeno le affredda con quel picciol
venticello: ilqual pianamente muoue l'aria, & alla calda
da &longs;empre ne porta della nuoua: laqual per e&longs;&longs;er frigida, rinfre
&longs;ca la viuanda: che se'l moto fo&longs;&longs;e veloce e gagliardo, egli ri&longs;cal
derebbe.
NOZ.
Se altro di questa prima conditione non vi accade
dire, piacciaui de pa&longs;&longs;are alla &longs;econda.
TALASC.
La &longs;econda conditione, che'l mouimento
nece&longs;&longs;ariamente richiede, &longs;anza la quale egli non ri&longs;calda, ne
può ri&longs;caldar &longs;enza e&longs;&longs;a, è; che gli &longs;ia vicino il corpo, nel qual
&longs;i debbe riceuere il caldo, e che &longs;ia in vn corpo grande: che
se'l corpo fo&longs;&longs;e piccolo, e lontano; egli non ri&longs;calderebbe. Per
questo Aristotile di&longs;&longs;e; che le &longs;telle dell'ottauo Cielo non ri&longs;cal
dano molto que&longs;to nostro mondo, &longs;e bene elle &longs;ono grandi, e &longs;e
bene velocißimamente &longs;i muouono dall'Oriente all'Occidente
in vn piccolo &longs;patio di ventiquattro hore: perche le &longs;opradette
stelle &longs;ono da noi troppo lontane: la luna poi, &longs;e ben ella è a noi
vicina; nondimeno poco ci ri&longs;calda; perche ella ha a far il giro
del &longs;uo viaggio molto piccolo, al paragone del camino, che fà
l'ottauo Cielo; da che ella è a&longs;&longs;ai piu ba&longs;&longs;a, e nel mede&longs;imo picco
lo &longs;patio di tempo
primo mobile; cioe dall'ottauo cielo; ilqual è quello, doue &longs;i Non &longs;i
mouendo adunque la luna pre&longs;to, matardi; ella, quantunque
a noi vicina, non molto ci ri&longs;calda. Il Sole ha amendue le &longs;opra
dette conditioni a bastanza: egli è qua&longs;i nel mezzo di questi
due corpi estremi; cioè, del primo mobile, che è il Cielo &longs;tella
to, e del corpo celeste della luna: & e&longs;&longs;endo anch'egli tirato dal
l'Oriente all'Occidente in ventiquattro hore; & hauendo a ca
minar per vn giro a&longs;&longs;ai maggiore, che non è quello della ba&longs;&longs;a
luna; a&longs;&longs;ai piu velocemente &longs;i gira: e &longs;e bene egli è da noi
to più di&longs;costo, che non è la luna; egli nondimeno è piu vicino,
che non &longs;ono le &longs;telle del primo mobile; qua&longs;i che la &longs;edia &longs;ua
&longs;ia conuenientemente a noi vicina: però a&longs;&longs;ai più ci ri&longs;calda,
che non ci ri&longs;caldano l'altre stelle del cielo. Egli è adunque ne
ce&longs;&longs;ario, che'l mouimento &longs;ia veloce, & in corpo grande, e vici
no, acciò che ri&longs;c aldi &longs;enza amendue queste conditioni, o ve
ro &longs;enza vna d'e&longs;&longs;e, &longs;ia&longs;i ella qual ella &longs;i voglia, il mouimento
ne ri&longs;calda, ne può ri&longs;caldare in modo veruno.
NOZ.
Or resta a dir&longs;i del lume; che è l'altro istrumento,
del qual voi dice&longs;te, che'l Ciel &longs;i &longs;eruiua nel comunicar e con&longs;er
uar l'e&longs;&longs;ere a questo ba&longs;&longs;o Mondo.
TAL.
Il lume ri&longs;calda; perche dal corpo lumino&longs;o e&longs;con'
fuora alcuni raggi; i quali percotendo vn'duro, o polito corpo,
da e&longs;&longs;o &longs;ono ribattuti, e tornano in dietro, talhor per la mede&longs;i
ma via, e talhora per vn'altro camino, &longs;econdo l'e&longs;&longs;ere, e &longs;econ
do la Sedia del corpo lumino&longs;o, onde e&longs;cono i raggi, e del corpo
o duro, o polito, da raggi perco&longs;&longs;o; &longs;i come &longs;i vede, che le palle
gettate nel muro, &longs;ono da e&longs;&longs;o riperco&longs;&longs;e, et indietro ritornano. Se'l lume percuote il corpo al dirimpetto, il raggio del corpo lu
mino&longs;o ritorna in dietro per la mede&longs;ima &longs;trada: Se'l lume
al dirimpetto, ma dall'una delle parti qua&longs;i al trauer&longs;o percuo
te; il raggio per la mede&longs;ima &longs;trada non può tornar in dietro:
ma egli è nece&longs;&longs;ario, che per altro camino ciò &longs;i faccia. Talhora
auuiene, che'l raggio tanto a trauer&longs;o percuote, che a dietro
torna; ma innanzi camina sdruciolando, e guizzando nella ma
niera, che noi &longs;pe&longs;&longs;o veggiamo i fanciulli gettar oltre per l'ac-
e polita, e &longs;ottil pietrolina: la qual al fondo co&longs;i tosto non &longs;cen
de, ne a dietro ritorna: ma inanzi camina, per l'acqua &longs;altan
do: Co&longs;i i raggi del corpo lumino&longs;o talhora tanto al trauer&longs;o
percuotono, che in dietro non tornano; ma qua&longs;i pe'l corpo per
co&longs;&longs;o sdruciolando, e guizzando, vanno innanzi. Que&longs;ti vltimi
raggi poco ri&longs;caldano; perche la loro reuerberatione è piccola. Quelli, che piu al dirimpetto feri&longs;cono, piu ri&longs;caldano: Quelli
poi, che oltre per vna diritta linea caminando, percuotono, e
per la mede &longs;ima in dietro ritornano, piu che tutti gli altri ri
&longs;caldano. In que &longs;ta maniera il &longs;econdo mondo celeste &longs;i &longs;erue
del moto, e del lume, per ri&longs;caldar que&longs;to terzo mondo elemen
tare: Perche tutto il corpo cele&longs;te non è lumino&longs;o, ma&longs;olamen
te la parte &longs;tellata, però que&longs;ta è quella, che col &longs;uo lume piu ef
ficacemente, & non fanno l'altre non &longs;tellate altera il mondo
elementare: auenga, che la stella nel Cielo ra&longs;&longs;omigli i nodi nel
le tauole: i quali altro non &longs;ono, che parti piu den&longs;e delle mede
&longs;ime tauole; lequali mouendo&longs;i, &longs;eco muouono i nodi loro: co&longs;i
nel Cielo &longs;ono alcune parti rare, che non rilucano, & alcune den
&longs;e, che rilucono: mouendo&longs;i il Cielo &longs;eco muoue le &longs;ue &longs;telle, le
quali hanno virtù di gouernare que&longs;to ba&longs;&longs;o mondo col moto, et
col lume loro; & benche tutto il Mondo celeste gouerni que&longs;to
mondo elementare, egli nondimeno ciò &longs;i fà piu efficacemente
dalle parti &longs;tellate: & più da quelle che &longs;ono più lumino&longs;e, &
maggiori, che non &longs;ono le altre: perche da queste na&longs;cono a&longs;&longs;ai
più Raggi, che dalle altre: ne &longs;olamente que&longs;to effetto &longs;i attri
bui&longs;ce alla e&longs;trema &longs;uperficie delle stelle; ma anche a tutte le
parti, quantunque profonde, delle mede&longs;ime &longs;telle: ciò &longs;i vede
per i&longs;perienza in dui corpi caldi, d'uguale & proportionata
dezza in ogni parte dalla profondità in fuora: quello, che è più
profondo, molto meno ri&longs;calda, che non fà l'altro meno profon
do: adunque lo effetto del ri&longs;caldare, a ragione &longs;i dice e&longs;&longs;ere di
tutto il corpo, & di tutte le &longs;ue parti; quantunque profonde;
& non della &longs;ola &longs;uperficie: per cio la stella mouendo&longs;i tutta,
& da tutta &longs;e &longs;te&longs;&longs;a mandando fuora, i raggi; tutta altera il no
NOZ.
Que&longs;to (M.
Al&longs;eforo mio) non è pa&longs;&longs;o da correrlo
molto velocemente; ma da andar&longs;ene oltre pian' piano, & da
con&longs;ider arlo maturamente: però vorrei &longs;aper' da voi, come egli
fia poßibile, che le parti &longs;tellate del Cielo (verbi gratia) il Sole
col &longs;uo moto & lume alteri questo ba&longs;&longs;o mondo; &longs;e egli prima
non altera il Cielo della luna: il quale &longs;i truoua infra il Sole &
gli elementi: io per me vi dico, che come vno huomo, stando &longs;i
in &longs;u la ripa d'Arno, non puo tirare à terra vna barca, a cui &longs;ia
legato vn' canape, &longs;e egli prima a terra non tira tutto il cana
pe, co&longs;i non po&longs;&longs;a il Sole alterare il no&longs;tro mondo elementare,
&longs;e egli prima non altera tutti i corpi, che vi &longs;ono in mezzo: il
che &longs;e fie vero, vero anche &longs;arà che il Cielo &longs;ia corruttibile: con
cio&longs;ia, che tutti que' corpi &longs;iano &longs;ottopo&longs;ti alla corruttione, che
&longs;ono &longs;ottoposti alle e&longs;trin&longs;eche alterationi: il che guasta tutta
la Filo&longs;ofia.
TAL.
Voi (M. Giu&longs;eppe) dottamente parlando, come &longs;o
lete, mettete la mano in vna buca doue &longs;i na&longs;conde vn'granchio
tanto grande, che à pena infra voi & io nel potremo cauare:
Pure, comunque io mi potrò, farò pruoua di cauarnelo: Ri&longs;pon
doui adunque, non e&longs;&longs;er nece&longs;&longs;ario, che vn corpo alterando vno
altro corpo da &longs;e lontano, alteri tutti gli altri corpi, che &longs;i truo
uano nel mezzo d'ammendue i corpi estremi: ciò &longs;i vede nelle
reti de Pe&longs;catori: iquali dopo, che con e&longs;&longs;e hanno pre&longs;o quel pe
&longs;ce, che da molti di loro, è volgarmente chiamato Tormentola,
& da molti altri Torpedine, &longs;ubito perdo no quel braccio, col
quale tengono la rete; & &longs;e nol perdono à fatto, almeno tanto
&longs;e lo addormentano, che ne riceuono grandißimo danno: la rete
nondimeno percio non pati&longs;ce ne molto ne poco: il che par che
vole&longs;&longs;e dire Ale&longs;&longs;andro Afrodi&longs;eo.
NOZ.
La vostra ri&longs;posta è sbattuta da Temi&longs;tio: ilquale
afferma, che la rete pati&longs;ce, ma non già, come pati&longs;ce il braccio
del Pe&longs;catore: &longs;e bene è alterata la rete d'una altra &longs;orte d'alte
ratione, molto diuer&longs;a da quella; che è nel braccio del Pe&longs;cato
re: co&longs;i &longs;arà alterato il Cielo della Luna dal moto da Raggi del
&longs;arà per cio il Cielo &longs;ottoposto alla corruttione: come prima &longs;i
diceua.
TAL.
Io troppo bene mi &longs;apeua, che voi non haure&longs;te ac
cettato per buona la prima ri&longs;posta; ne la dißi perche voi la ac
cetta&longs;te: ma &longs;apendo io, quanto grande fo&longs;&longs;e la vo&longs;tra dottrina,
con la ri&longs;po&longs;ta predetta vi vol&longs;i dar campo di dire quello, che
hauete detto: & vol&longs;i hauere occa&longs;ione io di potere ri&longs;pondere,
come vdirete hor hora. I Filo&longs;ofi antichi volendoci dare ad
intendere, in che modo il
&longs;ta Machina inferiore, ra&longs;&longs;omigliorono la moltitudine di tutti
questi corpi, à vno grande animale ve&longs;tito: come &longs;arebbe vno
huomo; nel cui mezzo è po&longs;to il core: il quale è il primo princi
pio, donde na&longs;ce il caldo, & la vita & il moto di tutto lo anima
le: co me della prima fontana na&longs;cono tutte le acque di tutti, i
riui, & &longs;i di&longs;tribui&longs;cano, à que&longs;ta, & à quella parte: &longs;e la prima
fontana &longs;i &longs;ecca, egli è nece&longs;&longs;ario, che anche &longs;i &longs;ecchino i riui: co
&longs;i dal core dell'huomo a tutto il corpo &longs;ono di&longs;tribuiti gli &longs;piriti
che portano il caldo, & la vita a tutti i membri: ce&longs;&longs;ando il co
re da questa distributione, ce&longs;&longs;a il caldo & la vita humana: &
&longs;e bene egli è nece&longs;&longs;ario, che alcune di quelle parti, che &longs;ono d'in
torno al core, &longs;i &longs;caldino, accioche per lo mezzo loro &longs;i comuni
chi il caldo à membri e&longs;tremi, & da membri, a ve&longs;timenti, egli
nondimeno tal volta auiene, che i membri non tutti &longs;ono ri&longs;cal
dati, per lo mezzo loro nondimeno dal core &longs;i comunica il caldo
alle ve&longs;timenta: il che accade in molte &longs;orti di febbre, nelle qua
li l'ammalato arde di dentro, & di fuora agghiaccia; & per le
membra fredde pa&longs;&longs;a il caldo intrin&longs;eco del core, & arriua alle
vestimenta ri&longs;caldandole, &longs;enza ri&longs;caldare le membra e&longs;treme:
co&longs;i auiene, à que&longs;to grande animale: il core del quale altro
è che la parte &longs;tellata: dalla quale è di&longs;tribuito il gouerno, a
que&longs;to mondo elementare, per lo mezzo della parte rara del
Cielo non stellata: la quale non riceue ne&longs;&longs;una &longs;orte d'alteratio
ne; nondimeno per lo mezzo &longs;uo tutto &longs;i comunica: & basta,
che tutto il mondo inferiore con le &longs;ue parti e&longs;treme tocchi tut
dalle &longs;telle, come ba&longs;ta, che le ve&longs;timenta dell'huomo ammalato
tocchino l'ultima &longs;uperficie del corpo humano, non ri&longs;caldata
delle altre intrin&longs;eche, & calde parti del mede&longs;imo corpo: &longs;e
&longs;olamente le stelle altera&longs;&longs;ero, for&longs;e, ch'elle non potrebbono al
terare, i corpi lontani, &longs;enza comunicare la loro alteratio
ne a quelli, che &longs;ono nel mezzo: come &longs;i vede, che il fuoco
non ri&longs;calda chiunque &longs;i &longs;ta di&longs;co&longs;to, &longs;e egli prima non ha ri&longs;cal
dato il mezzo: & il Sole non illumina la terra, &longs;e prima egli
non ha illuminato l'Aria: Ora per che &longs;olamente la &longs;tella non
altera, &longs;e bene ella alla alteratione principalmente concorre, co
me &longs;e ella fo&longs;&longs;e il core dello Animale, ma con la Stella ci concor
re tutto il Cielo, ilquale toccha le parti elementari alterate;
egli non è nece&longs;&longs;ario, che la alteratione delle stelle &longs;i comunichi
a quella parte del Cielo, che non è &longs;tellata: come egli non è ne
ce&longs;&longs;ario, che il caldo intrin&longs;eco &longs;i comunichi alle membra estre
me per ri&longs;caldare i vestimenti estrin&longs;eci: non &longs;i stampa
nella parte rara, & non &longs;tellata del Cielo alcuna alteratione
mentre il gouerno di questo ba&longs;&longs;o mondo qua giu &longs;cende dalle
stelle, & pa&longs;&longs;a per lo Cielo, perche non &longs;olamente le stelle, ma
tutto il Cielo gouerna questa grandißima Machina alla quale
il Cielo &longs;i acco&longs;ta, &longs;enza ne&longs;&longs;uno mezzo:
NOZ.
Tutto mi piacerebbe, &longs;e voi non haueste me&longs;colato
nel vostro ragionamento; che il Cielo mouendo&longs;i, &longs;eco muoue
tutte l'altre &longs;telle: auenga, che le Stelle &longs;iano corpi animati; i
quali &longs;ono moßi da l'anime loro, & non &longs;eguitano il mouimen
to di tutto il Cielo, ra&longs;&longs;omigliando i nodi delle tauole; come egli
vi pare: anzi da Platone le &longs;telle &longs;ono &longs;tate chiamate Iddii gio
uanetti, a quali Iddio primo architetto di tutto il mondo ha da
to la cura di prouedere a tutto quello, che è qua giu tra noi. Hauete anche detto, che il core è la prima fontana della vita,
& hauete la&longs;ciato adietro il capo: al quale for&longs;e piu &longs;i conuie
ne questo honore, che al core: il che io non &longs;o vedere, per che
ve lo habbiate fatto.
TAL.
Bene vi dißi io, che voi col vo&longs;tro bello ingegno, &
no: &longs;e noi vogliamo dubitare &longs;opra ogni co&longs;a, finirà prima il
giorno, che non finiranno e no&longs;tri ragionamenti: &longs;e noi,
do vogliamo condurci à qualche fine, ci bi&longs;ogna accettar per ve
re alcuna di quelle co&longs;e, che &longs;ono
maßimamente quelle che da vna delle principali &longs;ette &longs;ono ri
ceuute vniuer&longs;almente per vere; come &longs;ono le due, di cui dubi
tate: delle quali non è, chi dubiti nella Filo&longs;ofia d'Aristotile:
&longs;e bene Platone & molti medici hanno creduto altrimenti.
NOZ.
Voi hauete ragione, però la&longs;ciando que&longs;ti nodi già
&longs;ciolti infra Peripatetici, di quelli &longs;olo tengo cura, che infra di
loro per anche non &longs;ono &longs;nodati: pur che, il co&longs;i dubitare, non
vi &longs;ia mole&longs;to.
TAL.
Io non vi ho detto quello, che hauete vdito, per tor
ui occa&longs;ione, di mouer que dubbii, &longs;enza quali la prima qui&longs;tio
ne non &longs;i puo &longs;ciorre: ma &longs;olamente accioche, &longs;e io mi era allon
tanato for&longs;e più, che il douere non voleua; voi non cerca&longs;te di
mutarmi; & infra il mio, & il vostro errore, &longs;empre ci &longs;teßi
mo lontani dal de&longs;iderato fine: &longs;e hauete adunque qualche co&longs;a,
che a voi paia nece&longs;&longs;aria, per condurci là, doue noi de&longs;ideriamo;
mettetela in campo, che io non &longs;olo me ne contento; ma anche
vene priego.
NOZ.
Se il Cielo col mouimento, & col lume ri&longs;calda, &
ri&longs;caldando & mouendo da & con&longs;erua la già data vita al mon
do elementare, & &longs;e egli è nece&longs;&longs;ario, che i corpi vicini piu &longs;i ri
&longs;caldino de
l'Aria, vicini al Cielo, dourebbono e&longs;&longs;ere ri&longs;caldati dal lume,
del corpo cele&longs;te: come &longs;ono ri&longs;caldati del &longs;uo mouimento, non
dimeno Aristotile attribui&longs;ce tutto il caldo di questi due cor
pi al &longs;olo mouimento, & non punto al lume, quando dice, che il
Cielo mouendo&longs;i, &longs;eco tira tutto il fuoco, & buona parte dell'a
ria, & col &longs;uo mouimento veloce ri&longs;calda ammendue que&longs;ti cor
pi: & non dice nulla, che questo caldo na&longs;ca dal lume del cielo,
dal qual però egli dourebbe na&longs;cere &longs;e voi diceste il vero.
TAL.
Ari&longs;totile non di&longs;&longs;e, che il lume del cielo ri&longs;calda&longs;&longs;e
l'aria; perche il lume non ri&longs;calda, fe egli non è riperco&longs;&longs;o: & i
raggi del lume cele&longs;te ribattuti dell'acqua polita, & dalla terra
&longs;oda, ò vero tornando in dietro, tanto alto non arriuano; o &longs;e
pur vi arriuano, &longs;ono molto indeboliti; & molto grande &longs;patio
occupano di largo pae&longs;e nello &longs;cender' dal cielo, & nel tornar
al cielo: però poco, ò for&longs;e anche non punto ri&longs;caldano: Il mo
uimento ri&longs;calda, tirando fuora della lor propria & prima na
tura le parti del corpo, il qual &longs;i debbe ri&longs;caldare, & rendendo
le piu rare, che elle non erano prima, & perche cio
&longs;i fà,
stotile al mouimento del cielo attribui&longs;ce il gran caldo del fuo
co, e il poco minore della alta parte dell'aria, & non al lume: di
quel caldo ragiono, che non è naturale à que&longs;ti due corpi: per
che questo d'altronde non na&longs;ce, che dalla propria forma loro,
& quello dal mouimento del cielo, come &longs;i è detto: Che il lume
riperco&longs;&longs;o nella maniera di &longs;opra racconta, ri&longs;caldi, &longs;i puo ve
dere ne forbiti &longs;pecchi po&longs;ti al dirimpetto del Sole: iquali l'e&longs;ca,
la bambagia, & l'altre co&longs;e &longs;omiglianti ageuolmente accendo
no: il che d'altronde non na&longs;ce, che da' ribattuti raggi: iquali
talhora ardendo la terra, la rendono sterile, tal'hora confortan
dola, & comunicandole alquanto di quella cele&longs;te & diuina vir
tù, da cui depende quanto è di buono appre&longs;&longs;o di noi, la fanno di
uentar fertile: quindi na&longs;cono le nuuole, le pioggie, i terremoti,
i venti, la fecondita de pe&longs;ci nel mare, la moltitudine de gli vc
cegli nell'aria, la abundantia delle fiere &longs;aluatiche ne bo&longs;chi:
Quindi na&longs;cono, i diuer&longs;i costumi, & le varie nature, de glihuo
mini, le inclinationi all'armi, alle lettere, alle mercantie, & ad
altri e&longs;erciti
le di&longs;po&longs;itioni del cielo, ilquale mouendo&longs;i, & illuminando que
sto nostro ba&longs;&longs;o mondo ordinariamente le produce, & le con
&longs;erua. Hora eccoui detto, come il primo mondo intelligi
bile da l'e&longs;&longs;ere, & il con&longs;eruar al mondo cele&longs;te, da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o
&longs;enza niuno altro mezzo, & al mondo elementare col mezzo
del mondo celeste: il qual mondo cele&longs;te fa le &longs;ue operationi in
mentre che egli &longs;e &longs;te&longs;&longs;o muoue, &longs;enza altri influßi ò vero in
fluenze: & qua giù partori&longs;ce gli effetti che ogniuno vede alla
giornata: Que&longs;ta vniuer&longs;al dottrina, con la qual noi ci &longs;iamo
trattenuti qua&longs;i tutto hoggi, ci &longs;eruirà molto bene à &longs;ciorre il
nodo del proposto flu&longs;&longs;o, & reflu&longs;&longs;o del mare, come voi vdirete
apre&longs;&longs;o:
NOZ.
A pena che io mel creda: pure &longs;eguite:
TAL.
Se bene io nel principio del nostro ragionamento mi
protestai hoggi non volere e&longs;&longs;er' &longs;ottoposto alle leggi, che ordi
nano, gli altrui di&longs;cor&longs;i: non vol&longs;i però, che cio fo&longs;&longs;e in altro in
te&longs;o, che nello incominciarmi davn principio for&longs;e piu alto, che
il douer' non voleua; nel re&longs;to mia intentione era di ragionar'
con voi, con quello ordine, che è dalle leggi perfettamente sta
bilito, ca&longs;o però, che voi
tra co&longs;a, non lo mi haueste turbato: il che bene &longs;pe&longs;&longs;o &longs;uole aue
nire in questo modo di di&longs;correre; Infra le leggi del proceder
con ordine l'ultima non è quella; laqual vuole, che ogni ragiona
mento habbia il &longs;uo primo principio da alcune co&longs;e generalißi
me, & à poco à poco de&longs;cenda alle particolari: pero dopo lo ha
uer detto quello, che egli mi è accaduto delle co&longs;e communi, che
ci poteuano e&longs;&longs;er'di non piccolo
egli è tempo homai di venire à qualche particolare; accioche
egli &longs;i paia, che noi non ci &longs;iamo trattenuti qui à ca&longs;o.
NOZ.
Questo à me par tanto piu nece&longs;&longs;ario,
ancho non i&longs;corgo il porto, alquale la nostra barca ci conduca:
ne mi po&longs;&longs;o imaginar doue voi vi vogliate riu&longs;cire.
TAL.
Il porto non &longs;tarà gran tempo à &longs;coprir&longs;i, anzi è egli
tanto vicino, che to&longs;to il vedrete purche voi habbiate vn poco
di patienza.
NOZ.
Io ne haurò quanto voi vorrete:
TAL.
Hora alquanto piu particolarmente ragionando, dico
che il giorno naturale di
parti vguali, accioche à cia&longs;cuna delle parti ne tocchino &longs;ei &longs;o
le hore: In quattro altre parti vguali &longs;i diuide tutto il mondo:
do &longs;econdo l'atto del no&longs;tro vedere; intanto, che l'una delle due
parti &longs;ia &longs;opra quella parte della terra qual noi co no&longs;tri occhi
veggiamo, diui&longs;a però dallo
&longs;otterra &longs;i stia, laqual noi non veggiamo, la veggono bene gli
Antipodi: l'altre due parti &longs;aranno diui&longs;e dal circolo del mez
zo giorno, ilquale diuide il primo circolo dello Orizzonte obli
quo in due parti vguali: per queste quattro parti del mondo la
Luna continuamente &longs;i muoue: in tal ca&longs;o à cia&longs;cuna delle quat
tro parti del mondo, &longs;i daranno &longs;ei hore del giorno, & à cia&longs;che
duna quarta del
ta del giorno, & la Luna in i&longs;patio di quattro quarte del gior
no, che &longs;ono ventiquattro hore, camminerà per tutte & quat
tro le quarte del mondo: Poughiamo hora per ca&longs;o, che a l'alba
del giorno la luna e&longs;ca fuora del &longs;uo Orizzonte obliquo nel no
&longs;tro emi&longs;pero: ella all'hora co'&longs;uoi raggi incomincerà à ferir'
l'acque del mare al trauer&longs;o, ne i &longs;uoi raggi
ma sdruccioleranno altre per le acque, & qua&longs;i squizzeranno
innanzi, però l'acque poco &longs;i ri&longs;calderanno: pure &longs;i ri&longs;calderan
no alquanto: e il caldo entrando ne corpi humidi gli rende piu
rari, & gli fà gonfiare il che &longs;i vede nelle pentole dell'acqua
piene, mentre bollono: l'acqua bollendo gonfia per
tio di tempo: gonfier à adunque il Mare & incomincer à ad in
alzar&longs;i & tanto piu,
zonte: perche quanto piu ella &longs;alir à tanto piu al dirimpetto
co &longs;uoi raggi ferirà l'acque infino alla fine della prima quarta:
il che &longs;arà dopo le prime &longs;ei hore del giorno: all'hora l'acque &longs;a
ranno in quel colmo maggiore che elle potranno e&longs;&longs;ere: perche
i raggi della luna gagliardamente le feriranno al dirimpetto,
faranno, vna grandißima riuerberatione, & ripercoßi dalle ac
que torneranno indietro per quella wede&longs;ima linea per laquale
&longs;ce&longs;ono: Pa&longs;&longs;ate le prime &longs;ei hore, ne vengono le &longs;ci &longs;econde, &
la Luna caminando entra nella &longs;econda quarta del mondo, & in
comincia à ferir l'acque al trauer&longs;o di nuouo da e&longs;&longs;e fuggendo,
però meno le ri&longs;calda: & come il caldo le gonfiaua, co&longs;i, il fred-
no, & tanto piu, quanto piu la luna &longs;i auicina al
Orizzonte: all'hora il reflu&longs;&longs;o, è finito, & l'acque &longs;ono baßißi
me: &longs;eguita la terza quarta del giorno, & la luna caminando
entra nella terza quarta del mondo, & di nuouo incomincia à
ferir l'acque, che &longs;ono nello altro emi&longs;pero de gli Antipodi, &
le gonfia incominciando vn nuouo flu&longs;&longs;o, ilquale cre&longs;ce infino,
che la luna non giugne alla fine delle terze &longs;ei hore del giorno,
& della terza quarta del mondo, il che &longs;i fa quando la luna, è
nel canto dalla mezza notte: &longs;eguita la quarta parte del gior
no, & la luna &longs;eguendo il &longs;uo viaggio entra nella quarta parte
del mondo, & incomincia a ferir l'acque del mare co &longs;uoi raggi
alquanto trauer&longs;i, per cio il caldo &longs;cema, & l'acque conden&longs;ate
di nuouo &longs;gonfiano, & tanto,
le vltime &longs;ei hore, del giorno, & della vltima quarta del mondo
all'hora le acque vn'altra volta tornano baßißime. In questa
maniera, che voi hauete vdito &longs;i fa vn per petuo flu&longs;&longs;o & reflu&longs;
&longs;o di &longs;ei hore in &longs;ei hore: che è quanto mi accade dire d'intorno
alla materia proposta à nostri ragionamenti.
NOZ.
Se altro à voi non accade, egli accade bene à me; au
zi d'intorno à quel che voi böra hauete detto, ho io tanto che
ragionare, che for&longs;e &longs;i con&longs;umerà tutto il giorno, iunanzi che
egli &longs;e ne venga alla fine: quando adunque egli molesto non vi
&longs;ia, io volentieri vi addimanderò d'alcune co&longs;e, lequali à me re
cano difficulta non piccola.
TAL.
Dite pure &longs;icuramente (M. Giu&longs;eppe) che non &longs;olo
le co&longs;e vostre non mi &longs;aranno moleste, ma di contento grandißi
mo: in ogni modo egli ci auanza ancho gran parte del giorno:
& noi, &longs;e otio&longs;i ci steßimo, con tedio le pa&longs;&longs;eremmo: doue co
vo&longs;tri dotti ragionamenti ageuolerete à voi, & à me la stranez
za del caldo.
NOZ. Po&longs;cia, che egli co&longs;i vi piace, ditemi perche voi il
mouimento pigliate della Luna, & non quello del Sole & delle
altre Stelle?
TAL.
Perche il mouimento, e il lume del Sole & di molte
ma di &longs;ua propria natura le sgomfia; concio&longs;ia, che egli le a&longs;ciu
ga & &longs;eccha, a&longs;ciutte & &longs;ecche &longs;i sgomfiano: alcune altre &longs;tel
le &longs;ono piccole & lontane, come &longs;ono alquante di quelle del pri
mo mobile, che è l'ottauo cielo, però con il loro piccolo lume, &
con il loro e&longs;&longs;ere dalle nostre acque lontane, ò non po&longs;&longs;ono alte
rarle punto, ò &longs;e pur le alterano, cioè tanto poco, che non &longs;i &longs;cor
ge col &longs;en&longs;o; il lume & il moto della luna non è ne lontano ne
piccolo come quello delle piccole & lontane stelle, che &longs;ono nel
lo ottauo cielo di &longs;opra racconte; non è grande il lume, & non
è veloce il moto, come quello del Sole & di molte altre &longs;telle lu
mino&longs;e & grandi, ma è il lume della luna, & il mouimento &longs;uo
tanto, che ba&longs;ta per alterar' l'acque, & gli altri corpi humidi, i
quali poco re&longs;istono alle e&longs;trin&longs;eche alterationi: come &longs;ono i
granchi, le conche marine, l'ostreghe, & tutti gli altri animali
&longs;enza &longs;angue de quali pur dianzi &longs;i di&longs;&longs;e:
NOZ.
Perche pigliate voi piu to&longs;to l'orizzonte obliquo,
che il dritto?
TAL.
Perche noi questi effetti attribuiamo al mouimen
to della luna; la quale non e&longs;ce nel no&longs;tro emi&longs;però, & non en
tra nell'altro, come il &longs;ole dentro à confini del dritto orizzon
te, ma &longs;i bene dello obliquo.
NOZ.
Perche ponete voi ca&longs;o, che la luna &longs;i lieui à l'alba?
TAL.
Perche ella non &longs;i lieua &longs;empre à l'alba; anzi tal'ho
ra nel mezzo giorno, & tal'hora nella mezza notte: quando
la luna &longs;i lieua, all'hora incomincia il flu&longs;&longs;o: & perche ella non
&longs;i lieua alla mede &longs;ima hora in tutti, i luoghi, il flu&longs;&longs;o non inco
mincia alla mede&longs;ima hora in tutti i luoghi: cio &longs;i e o&longs;&longs;eruato
piu volte & ancho al tempo mio in vinetia doue il flu&longs;&longs;o del
mare incomincia due hore dopo, che à Gostantinopoli: cio d'al
tronde non na&longs;ce che dalla luna, laquale due hore dopo &longs;i lieua
à Vinetia, che à Gostantinopoli:
NOZ.
Voi hauete molto bendetto &longs;empre parlando di due
&longs;ole quarte di mondo; nell'una delle quali &longs;i fa il flu&longs;&longs;o, quando
la luna vi entra, & nella altra il reflu&longs;&longs;o, quando la luna &longs;e ne
lo flu&longs;&longs;o & vn &longs;olo reflu&longs;&longs;o &longs;i truoui, & non piu, nondimeno &longs;e
ne trouano &longs;empre due: &longs;e egli è vero, che il mondo &longs;ia diui&longs;o,
come il giorno, in quattro quarte vguali: La luna la mattina
à l'alba &longs;i lieua (come voi dice&longs;te) & nella prima quarta del
mondo fà il flu&longs;&longs;o; in quella vltima quarta donde ella all'hora
&longs;i parte ella fà il reflu&longs;&longs;o; à quelche io dal vo&longs;tro
raccolgo: nelle altre due quarte
le acque? certamente, che elle
riuar' po&longs;&longs;ono i raggi della luna, per cagione della terra, laquale
è intraposta infra loro & l'acque del mare de gli antipodi; et è
la terra tanto gro&longs;&longs;a che ella non puo e&longs;&longs;ere penetrata da raggi
della luna ne puo il mare de gli antipodi in modo ne&longs;&longs;uno e&longs;&longs;ere
alterato da loro: egli adunque &longs;i pare, che voi di cio non hab
biate detto à bastanza.
TAL.
Voi toccate vna o&longs;curißima materia, nellaquale io
veggio
&longs;i: pure io mi ingegnerò dirui quel che io d'intorno à cio habbia
trouato &longs;critto da alcuni filc&longs;ofi: il che for&longs;e
fare, à quel che io me ne creda: La luna &longs;opra il no&longs;tro
muoue il mare, come &longs;i è detto, & &longs;otto il nostro
habitano gli antipodi, i raggi della Luna non arriuano, ma arri
uano à quella parte del cielo, che è al dirimpetto della Luna, nel
laquale &longs;tampano la virtù loro, donde qua&longs;i ribattuti tornano
alle acque del mare de gliantipodi, et lo gonfiano facendo in e&longs;
&longs;e vn nuouo flu&longs;&longs;o, & vn nuouo reflu&longs;&longs;o, con quel mede&longs;imo ordi
ne, con cui egli &longs;i fà, quando la Luna vi e pre&longs;ente: però quel
flu&longs;&longs;o & quel reflu&longs;&longs;o, come questo, na&longs;ce dalla Luna: il cui lu
me è ribattuto dalla parte del cielo, che è al dirimpetto à quel
le ac que: & è riperco&longs;&longs;o inuer&longs;o i mari, iquali gonfiano, &
fiano ne piu, ne meno che all'hora &longs;i facciano i nostri:
NOZ.
Voi indiuina&longs;te quando dice&longs;te, che io non mi appa
gherei dalla vo&longs;tra ragione.
TAL.
Ella non è mia, ma d'altri, et io
NOZ.
Sia&longs;i di chiunque ella &longs;i voglia, che io non me ne con
tento: & à ragione non me ne po&longs;&longs;o io contentare: perche l'om
bre de corpi o&longs;curi &longs;ono di tre &longs;orte: altre ra&longs;&longs;omigliano le co
lonne tanto gro&longs;&longs;e nel principio, quanto nella fine: queste om
bre &longs;ono de corpi o&longs;curi vguali à corpi lumino&longs;i: le &longs;econde om
bre ra&longs;&longs;omigliano le piramidi; quelle dico, che hanno le ba&longs;i lo
ro immediatamente dietro al corpo o&longs;curo, & le parti &longs;ottili di
dette piramidi chiamate cu&longs;pidi &longs;ono quiui, doue l'ombre fini
&longs;cono: queste ombre &longs;ono di que corpi o&longs;curi iquali &longs;ono mino
ri, che non è il corpo lumino&longs;o: Le terze ombre ra&longs;&longs;omigliano
quello piramidi, che hanno le cu&longs;pidi immediatamente dietro al
corpo o&longs;curo, doue elle cominciano, et le ba&longs;i loro &longs;ono nella par
te lontana dal corpo lumino&longs;o: hora e&longs;&longs;endo la luna a&longs;&longs;ai mino
re, che non è la terra, l'ombra della terra nata da raggi della Lu
na, ra&longs;&longs;omigliera vna piramide la cui cu&longs;pide &longs;arà accanto alla
terra immediatamente, & la ba&longs;i dell'ombra &longs;arà quiui, in
uer&longs;o doue ella &longs;i destenderà il che è inuer&longs;o il Cielo per
cio bi&longs;ogna, che l'ombra della terra &longs;ia molto larga, & occupi
buona parte del Cielo: adonque i raggi della luna
riuare à quella parte del cielo, che è &longs;ottera al dirimpetto della
luna, quando ella &longs;i truoua &longs;opra terra: &longs;e eglino non ci arriua
no, non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ribattuti inuer&longs;o l'acque da quella parte
del cielo, & non po&longs;&longs;ono far il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o in que mari.
TAL.
Voi col vostro bello ingegno, & con la vo&longs;tra gran
dottrina mi &longs;trignete &longs;i, che io (à dirui il vero)
piu mi pen&longs;are pure io mi ingegnerò &longs;odisfarui il meglio, che io
potrò: La terra paragonata al Cielo ra&longs;&longs;omiglia vn piccol pun
to: & quantunque la &longs;ua ombra &longs;ia a&longs;&longs;ai grande ella non adom
bra però &longs;e non vna piccola particella del Cielo: dalle parti
addombrate vicine alle addombrate po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ripercoßi, i
raggi della luna, & po&longs;&longs;ono fare il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o del mare.
NOZ.
Se i raggi ci arriua&longs;&longs;ero voi haureste for&longs;e detto
qualche co&longs;a, ma
brata del Cielo è picola, paragonata à tutto il Cielo:
al paragone del mare & della terra ella è grandißima: perche
egli bi&longs;ogna dir' per forza, che il Cielo addombrato &longs;ia in quel
la parte molto maggiore, che non è tutto il corpo della terra, et
dell'acqua: oltre che for&longs;e i raggi della luna tanto alto non ar
riuano: Quando ancho vi arriua&longs;&longs;ero, eglino non potrebbono
e&longs;&longs;er' ribattuti dal corpo celeste: perche la &longs;ua natura è diafa
na & tran&longs;parente, però ageuolißimamente penetrabile, &longs;en
za far' ne&longs;&longs;una reuerberatione de raggi, che la penetrano: cio &longs;i
vede ne raggi del Sole & delle altre stelle &longs;uperiori, iquali pe
netrano tutti, i corpi celesti inferiori, &
&longs;e i raggi della luna arriuano à quella parte del Cielo, che voi
dite, non per que&longs;to ripercoßi tornano in dietro, ma penetrano
il cielo pa&longs;&longs;ando innanzi: &longs;i che &longs;e voi altra ragione non mi ren
dete, io di questa non mi appago ne molto ne poco, à dirloui alla
libera, come infra di noi &longs;i debbe.
TAL.
A dirui il vero in poche parole, anche io non me ne
contento: però for&longs;e &longs;i potrà dire, che &longs;e non il lume &longs;i ribatte:
&longs;arà alcuna altra virtù na&longs;co&longs;ta nelle acque, dalla quale na&longs;co
no i mede&longs;imi effetti, che &longs;ogliono na&longs;cere dal ribattuto lume:
come con vna na&longs;costa virtù la calamita tira il ferro; la boc
cha del pe&longs;ce hierace tira l'oro; l'ambra le paglie, & il ro&longs;po tira
la mu&longs;tella volgarmente chiamata dondola: & molte altre co
&longs;e &longs;omiglianti: di che egli non &longs;e ne p
&longs;e non fuggire ad vna occulta virtù: la quale all'ultimo altro
non è che la propria natura di cia&longs;cheduna co&longs;a: il che par che
a&longs;&longs;ai &longs;
plicio nella fi&longs;ica: &longs;arà mo&longs;&longs;o adunque il mare da que&longs;ta &longs;ua na
tural' virtù, cioè dalla &longs;ua propria natura: dalla quale in quel
tempo, e in quel luogo na&longs;cono que mede&longs;imi effetti, che na&longs;cono
da raggi della luna all'hora in altro luogo, ò quiui in altro tem
po. Poßi ancho dire, che il mare oceano (doue i flußi & i re
flußi &longs;ono grandißimi) circonda tutta la terra: il che ha proua
to Colombo Genoue&longs;e nella nauigatione delle Indie da lui di
nuouo ritrouate, et da gli altri &longs;uoi compagni piu oltre &longs;coper
te: &longs;e que&longs;to mare gira tutta la terra, egli &longs;i può dire, che l'una
na, et questa &longs;econda parte altera la terza altera la quarta d'im
mano in mano, ne &longs;i ferma questa alteration' gia mai infino, à
tanto, che tutte le acque non &longs;ono alterate: in questa maniera
il flu&longs;&longs;o & il refln&longs;&longs;o &longs;i puo for&longs;e fare per tutto: questo modo
d'alteratione nelle acque &longs;i vede quando altri vi getta vna pie
tra, la quale muoue, in giro la prima parte principalmente per
co&longs;&longs;a; que&longs;ta muoue la &longs;econda, & la &longs;econda muoue la terza, in
fino a l'ultima, & &longs;i veggono nella acqua molti agitationi in gi
ro, co&longs;i fa il lume della Luna co &longs;uoi raggi
mare, &longs;econdo l'ordine, che hauete vdito: altro di meglio non ho
che dirui: &longs;e cio non vi piace, adoprate hor voi il vostro inge
gno: & da voi ste&longs;&longs;o ritrouate qualche ragion' migliore: il che
far potrete, pur'che vogliate.
NOZ.
Io ne principii de nostri ragionamenti già vi dißi,
non hauer' co&longs;a, che d'intorno à cio mi contenta&longs;&longs;e, hora il mede
&longs;imo vi replico: pure da che noi altro per hora
fare, io vi dirò alcune altre ragioni: lequali perche da Aristo
tile &longs;iano &longs;tate &longs;critte: accioche voi me ne diciate l'animo
vo&longs;tro.
TAL.
Dite M.Giu&longs;eppe.
NOZ, Chi attribui&longs;&longs;e il flu&longs;&longs;o, & il reflu&longs;&longs;o del mare al na
tural mouimento delle acque: lequali per e&longs;&longs;ere corpi graui,
dallo alto del mondo, che è l'aquilone, al ba&longs;&longs;o de&longs;cendono, che è
il mezzo giorno: et giugnendo alla altra ripa del mare, dalla ter
ra & da gli &longs;cogli &longs;ono ribattute: & in dietro ritornano, facen
do con l'uno de due mouimenti il flu&longs;&longs;o, & con l'altro il reflu&longs;&longs;o
egli for&longs;e direbbe qualche buona co&longs;a, concio&longs;ia che la frigidi
tà grandißima dello alto Aquilone, generi copia non piccola di
acque, lequali quiui non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere di&longs;&longs;eccate dal caldo del
Sole, che vi è piccolißimo, i monti etiandio dello Acquilone à
gui&longs;a di &longs;pugne d'acqua pregne premuti dalla frigidita del luo
go molte acque
ui per di lor natura, però dal mare Aquilonare d'acque copio&longs;o
alla &longs;piaggia del mare del mezzo giorno &longs;i muouono l'acque ri
battute in dietro tornano facendo il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o conti-
TAL.
tebugie, prima perche l'Oceano
pur'hora diceuamo: & non ha le ripe, dalle quali egli po&longs;&longs;a e&longs;&longs;e
re ribattuto. Dipoi perche l'Oceano non &longs;i muoue ne dallo aqui
lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone; ma
oltra il &longs;uo flu&longs;&longs;o, & reflu&longs;&longs;o ha egli vn'altro qua&longs;i in&longs;en&longs;ibile
mouimento dal leuante al ponente, col quale egli va imitando
il mouimento del Cielo, il che molto &longs;en&longs;ibilmente &longs;i cono&longs;ce da
Nardò promontorio nella Spagna inuer&longs;o la Brettagna; & dal
la Brettagna al promontorio di Nardò ritorna, i primi a&longs;&longs;ai piu
tardi fanno il camin' loro, che nol' fanno i &longs;econdi, la cagione, è
che e&longs;&longs;endo Nardò nelle parti di
le di leuante, mouendo &longs;i il mare dal Leuante al ponente, i primi
caminano contro al viaggio del mare, però tardi arriuano, & i
li anchora, che di Spagna partendo &longs;i, nauigano inuer&longs;o ponente
alle I&longs;ole & alla terra ferma di nuouo ritrouata, in ventiquat
tro giorni ci giungono: ma non ritornano &longs;e non in tre, ò ver'
quattro me&longs;i, perche i primi vanno à &longs;econda, & gli altri van
no contro acqua adunque il mare non &longs;i muoue ne dallo Aqui
lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone, ma
dal Leuante al ponente, imitando il Cielo, nondimeno questo
è il moto del flu&longs;&longs;e & del reflu&longs;&longs;o: ilquale (à quel' ch'l'i&longs;te&longs;&longs;a i&longs;pe
rienza perfetta maestra di tutte le co&longs;e) apertamente ne dimo
stra altro non è, che vn gonfiare & vno sgonfiare delle acque,
hora den&longs;e, & hora rare: il qual na&longs;ce del caldo, che gonfia, &
del freddo che sgonfia & conden&longs;a: & ha il &longs;uo primo princi
pio dallo i&longs;te&longs;&longs;o fondo del mare, & â poco à poco hor' cre&longs;ce, &
hora &longs;cema di &longs;ei hore in &longs;ei hore, concio&longs;ia che vna quantità di
tante
te non puo entrar d'altronde nel mare; & in vn'altro piccolo
&longs;patio d'altre &longs;ei hore, come ella &longs;e ne po&longs;&longs;a v&longs;cire, & doue elle
&longs;e ne po&longs;&longs;a andare, non &longs;i vede, ne &longs;i puo per ancho vedere in mo
do ne&longs;&longs;uno: gonfiano adunque allargate del Caldo, & incomin-
&longs;o la &longs;ua parte e&longs;trema il che chiaramente &longs;i vede ogni giorno
ne due castelli del porto Venetiano: doue vicino alla fine delle
&longs;ei hore,
à poco à poco &longs;i &longs;cuopre, et re&longs;ta
&longs;i d'un piedi innanzi, che il reflu&longs;&longs;o incominci: e&longs;&longs;endo certo, che
il mare ancho cre&longs;ce, & che nel mede&longs;imo tempo d'intorno alle
parte estreme di que due castelli, l'acque incominciano à &longs;cema
re, egli è nece&longs;&longs;ario di confe&longs;&longs;are, che il flu&longs;&longs;o, & il reflu&longs;&longs;o del
mare incominciando &longs;i dal fondo, à poco à poco &longs;alga alla alta &longs;u
perficie delle acque: & non dallo aquilone al mezzo giorno &longs;i
muoua, ò dal mezzo giorno allo aquilone,
NOZ.
Se que&longs;ta ragione non vi piace; eccouene due altre
pur'tirate dalla dottrina del mede&longs;imo Aristotile, lequali for&longs;e
vi piaceranno. Il fondo del (mare come voi &longs;apete) non è piano,
ma dentro vi &longs;ono altißimi monti; & profondißime valli, come
ancho, è tutta la terra, l'acque etiandio di loro propria natura
&longs;ono corpi graui, iquali al ba&longs;&longs;o naturalmente &longs;cendono: &longs;e que
&longs;to è vero, l'acque che &longs;ono &longs;opra i monti da fondo del mare, vi
stanno per forza, &
&longs;e valli: doue trouando le altre acque, ne con e&longs;&longs;e potendo&longs;i fer
mare in quel piccolo luogo, le cacciano: que&longs;te cacciate, per for
za &longs;algono &longs;opra, i monti del mare donde le prime &longs;i partirono:
e&longs;&longs;endo quiui per forza &longs;alite, non vi &longs;i po&longs;&longs;ono fermare; però
di nuouo dalla loro propria grauita naturale mo&longs;&longs;e &longs;cendono in
quelle valli mede&longs;ime donde elle furono cacciate; & ne caccia
no quelle, che prima vi erano &longs;ce&longs;e; lequali &longs;algono doue elle
po&longs;&longs;ono cioè &longs;opra i monti: ne &longs;i fini&longs;ce gia mai questa guerra,
anzi dura &longs;empre &longs;enza pace & &longs;enza triegua: il &longs;alir'delle ac
que, fà il flu&longs;&longs;o, & lo &longs;cendere delle mede&longs;ime fà il reflu&longs;&longs;o; il
quale &longs;empre dura, perche elle &longs;empre &longs;algono, & &longs;empre
no. L'altra ragione, è che e&longs;&longs;endo la &longs;uperficie alta del mare in al
cuni luoghi larga, et inalcuni &longs;tretta, et e&longs;&longs;endo il
profondo et doue
& i profondi & grandi, i due va&longs;i delle bilance: hora &longs;e nell'u
no de due va&longs;i della bilancia alcuno corpo graue &longs;i metta, lo &longs;ti
lo &longs;i abba&longs;&longs;a da quella te&longs;ta, à cui è attaccato il va&longs;o, & dall'al
tra &longs;i rialza: Nello stretto alto del mare l'acque per forza &longs;i
stanno, & al ba&longs;&longs;o &longs;cendono valli larghe del mare, che ra&longs;&longs;omi
gliano i va&longs;i della bilancia, & lo &longs;tilo di que&longs;to &longs;tretto tirano ho
ra in que&longs;ta, & hora in quell'altra parte: co&longs;i fanno perpetuo il
il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o.
TAL.
Non punto piu gagliarde &longs;ono queste ragioni, che
la prima &longs;i fo&longs;&longs;e: concio&longs;ia che, &longs;e il flu&longs;&longs;o, & il reflu&longs;&longs;o del mare
na&longs;ce&longs;&longs;e, ò dalla inequalità del fondo & della &longs;uperficie, & non
d'altronde, come &longs;arebbe egli cotanto ordinato? come &longs;i mute
rebbe egli &longs;empre di &longs;ei in &longs;ei hore? certo io nol po&longs;&longs;o intendere:
come ancho &longs;i vedrebbe egli il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o grandißimo
in alcuni piccoli laghi, & piccole fontane, che questo fondo &
questa &longs;uperficie inuguale non hanno? come &longs;arebbe egli poßibi
le, che cre&longs;cendo l'Oceano in Fiandra et in Brettagna, i fiumi che
nel mare entrano per &longs;patio di molte & molte miglia, faceßino
il mede&longs;imo flu&longs;&longs;o, & reflu&longs;&longs;o che fanno i mari, non e&longs;&longs;endo in lo
ro ne&longs;&longs;una inequalità di fondo, ò di &longs;uperficie? chiunque andrà
con&longs;iderando que&longs;ti effetti vedrà, che il flu&longs;&longs;o, & il reflu&longs;&longs;o del
mare d'altronde na&longs;ce, che ò dal mouer&longs;i dallo alto al ba&longs;&longs;o del
mondo, ò dalla inequalità del fondo & della &longs;uper ficie.
NOZ.
Se que&longs;te non &longs;ono le cagioni del flu&longs;&longs;o & del reflu&longs;
&longs;o di que&longs;ti fiumi, di questi stagni, & di queste fontane, quali vo
lette voi, che elle &longs;iano?
TAL.
Non tutti, i laghi, ne tutte le fontane continuamen
te&longs;i generano di conden&longs;ati vapori dalla frigidità del luogo: ma
alcuni na&longs;cono dal mare, ilquale ha le &longs;ue parti alte, che col pe
&longs;o proprio premono le ba&longs;&longs;e, lequali premute, per forza entrano
in certi aperti canali, che &longs;ono nel fondo del mare, & per eßi
tinuamente &longs;cacciate dalle altre parti delle acque, che le &longs;egui
tano, arriuano alle fontane & a i laghi, iquali hanno il flu&longs;&longs;o et
il reflu&longs;&longs;o &longs;imile à quel del mare: perche le acque di queste fon-
do il mar' cre&longs;ce &longs;algono alle fontane: per che adunque questi la
ghi, & queste fontane hanno l'acque perpetuamente dal mare,
però fanno il flu&longs;&longs;o & il reflu&longs;&longs;o come il mare.
NOZ.
Se co&longs;i fo&longs;&longs;e que laghi & quelle fontane &longs;arebbono
tutte &longs;alate, nondimeno per la maggior parte cio non &longs;i vede.
TAL.
Salate &longs;ono le acque, perche con e&longs;&longs;e &longs;ono me&longs;colate
alcune terrestri, & gro&longs;&longs;e e&longs;alationi, lequali fanno il &longs;al&longs;o &longs;apo
re: alcuna volta auuiene, che i canali per li quali pa&longs;&longs;ano l'ac
que del mare &longs;ono tanto stretti, che per eßi non po&longs;&longs;ono pa&longs;&longs;are
l'acque gro&longs;&longs;e; ma ci pa&longs;sano &longs;ole le &longs;ottili, lequali abbandonate
dalle gro&longs;&longs;e, donde na&longs;ce it &longs;al&longs;o &longs;apore, re&longs;tano dolci: Alcuni al
tri canali &longs;ono tanto larghi, che per lo mezzo: loro pa&longs;&longs;ano l'ac
que große, & &longs;al&longs;e: & arriuando alla fontana & allo stagno,
&longs;i con&longs;eruano &longs;al&longs;e quiui come elle &longs;al&longs;e &longs;ono nel mare: Ari&longs;tot. volendo per&longs;uadere que&longs;ta verita infra le altre ragioni me&longs;co
lò vno e&longs;perimento aßai &longs;en&longs;ato: & diße che i nauiganti tal'ho
ra ritrouando&longs;i in alto mare &longs;enza acque dolce da bere, fanno
vn va&longs;o di cera ben &longs;errato da ogni intorno, & il calano legato
ad vna corda &longs;otto le acque marine: la cera laquale ha i &longs;uoi po
ri molto &longs;tretti, &longs;errà la via à le acque große & terrestre, per
cio &longs;al&longs;e, & amare, & la apre alle &longs;ottili, & dolci paßato
to di &longs;patio di tempo i nauiganti tirano il va&longs;o in alto & aper
tolo heoano lacqua, che vi è dentro & la truouano dolce: la on
de egli &longs;i puo raccorre, che la me&longs;colanza de gro&longs;si, & terrestri
vapori con le acque &longs;ottili, le faccia diuentare &longs;al&longs;e: Ari&longs;tot. non contento di que&longs;to aggiungne vn'altro &longs;en&longs;ato i&longs;perimento
& dice, che vn'ouo meßo in vn va&longs;o pieno di acqua dolce &longs;cende
al fondo del va&longs;o, il mede&longs;imo vouo nella mede&longs;ima acqua &longs;ala
ta nuota à galla: adunque, le parti große & terrene del Sole
quali hanno ingro&longs;sato l'acqua la hanno fatta diuentar' &longs;al&longs;a et
amare: Na&longs;ce anche il &longs;al&longs;o &longs;apore delle fontane talhora da vna
miniera di &longs;ale, per laquale e&longs;se poßano, lequali
&longs;o & il reflu&longs;&longs;o: per che il primo principio loro non è nel mare:
I fiumi &longs;eguitano il flußo, & il reflu&longs;&longs;o del mare, perche l'acque
la&longs;ciano andar' inanzi.
NOZ.
Di que&longs;to vostro di&longs;cor&longs;o io non ne re&longs;to &longs;odisfatto,
quanto io vorrei, ma &longs;olamente quanto io po&longs;so: pure &longs;ia&longs;i co
me &longs;i voglia, io vi addimanderò ancora d'alcune altre co&longs;e, poi
farò quello, che egli vi piacera: Voi dice&longs;te, che il mare dello
Oriente allo Occidente &longs;i moueua; non dimeno io ho vdito dire
altra volta da e&longs;ercitati nocchièri, che il mare mediterraneo &longs;i
muoue in giro: il qual mouimento &longs;i cono&longs;ce da coloro, che na
uigano dalla Dalmatia alla Hi&longs;tria, infino à Vinegia, per que&longs;to
&longs;patio di pae&longs;e il mar'&longs;i muoue dal Leuante al Ponente: Da vine
gia nauigando ver&longs;o la puglia il mare ritorna in ver&longs;o Oriente,
& fà qua&longs;i vn giro: adunque egli non &longs;i muoue dal Leuante al
ponente, come voi dice&longs;te.
TAL.
Co&longs;i è (M.Giu&longs;eppe) & cio auiene, perche eßendo
il Mare mediterraneo dalla terra circondato, non puo imitar il
celeste moto del Leuante al Ponente co&longs;i à punto: però il va
imitando quanto egli può; non potendo &longs;e non in giro, per ca
gione della terra, che lo impedi&longs;ce, in giro &longs;i muoue.
NOZ.
Questo flußo & reflußo, di cui tutto hoggi &longs;i è ra
gionato grandißimo &longs;i vede nel mare Oceano, minore nel medi
terraneo, nel mare tirreno non &longs;e ne vede &longs;egno neßuno, qui il
no&longs;tro mare Pi&longs;ano non &longs;i muoue altrimente col flußo & col re
flußo: il &longs;imile ho vdito dire del Genoue&longs;e, & del prouenzale,
del mar'morto, & del mare della etiopia, ò ver'morea, che noi ce
la vogliamo chiamare, d'onde que&longs;ta mutatione &longs;i na&longs;ca in que
sti mari, io
neßuna, piacciaui di dirlami.
TAL.
Voi ben faceste à
che voi vi indiuinaste, che io non haueßi nulla da dire, & &longs;e io
pur qualche co&longs;a haueßi, di cio non mi appagaßi à pieno.
NOZ.
Dite tutto quello che hauete, ò da voi steßo pen&longs;a
to, ò da altri trouato &longs;critto, & &longs;ia&longs;i per eßere quello, che voi
dirette, come &longs;i voglia.
TAL.
Co&longs;i farò: &longs;ono adunque alcuni mari, il fondo de qua
&longs;e steßai vapori generati dal caldo della luna: anzi gli la&longs;cia
v&longs;cir' fuora mentre &longs;i generano: l'acque anche di que&longs;ti mari,
&longs;ono molto &longs;ottili, & qua&longs;i non punto &longs;alate: lequali poco, ò
nulla re&longs;i&longs;tono â raggi della luna, & non molto gli ripercuoto
no: però non molto poßono eßere ri&longs;caldate, & non molto po&longs;
&longs;ono eßere alterate nel gonfiar&longs;i, ò nello sgonfiar&longs;i dal caldo, che
vi è leggiero, ò da vapori tirati dal caldo che &longs;e ne vanno &longs;ubi
to; questi mari &longs;ono piu tosto da eßer' chiamati grandi &longs;tagni,
che mari; come il mar'Pi&longs;ano, il Genoue&longs;e, & il prouenzale: ne
quali
hauete vdite. Quanto al mar morto, & al mar della morea, da
alcuni chiamato indico, per eßere congionto con l'indico: vi
dico, che la cagione della loro perpetua quiete, è a punto
contraria à quelle che io hora lo raccontate: concio&longs;ia che l'ac
que d'amendue, questi mari &longs;iano großißime, & den&longs;i&longs;sime, le
quali non poßono eßere penetrate de raggi della luna; &longs;ono
aio, i vapori di que&longs;ti mari tanto gro&longs;si, che non &longs;i po&longs;sono muo
uere però &longs;i stanno &longs;empre immobili: Manifesti&longs;simo &longs;egno del
la gro&longs;sezza delle acque & de vapori, e' che in que mari non vi
ue ne&longs;suno animale: pochi legni gli nauigano, & que pochi con
molta faticha: & i corpi, che ne gli altri mari vanno al fondo,
in que&longs;ti due &longs;tanno à galla: & appre&longs;so alla ripa loro per mol
te miglia non na&longs;ce pianta ne&longs;suna tutti questi &longs;ono &longs;egm aper
ti della gro&longs;sezza delle acque di que' mari la qual' gro&longs;sezza
gli rende inetti al moto: & al riceuere le alterationi de corpi ce
le&longs;ti, dalle quali na&longs;ce il flu&longs;so, & il reflu&longs;so.
NOZ.
Che direte voi del mare Indico & per&longs;ico, l'uno de
quali entra nell'altro &longs;enza mezzo ne&longs;suno; nondimeno il mar
per&longs;ico, è nauigabile, dal di, che il &longs;ole entra nel primo grado del
pe&longs;ce, infino che egli entra nel primo grado della vergine: quan
do il Sole è ne &longs;egni contrarii questo mare ha fortuna: quando il
&longs;ole poi, è nella fine del &longs;agittario, & nel principio del capricor
no, la tempe&longs;ta, è tanto grande, che qua&longs;i tutte le naui, che all'ho
ra vi &longs;i truouano, &longs;i &longs;ommergono: & resta per cio que&longs;to mare
il sol' &longs;i muoue per la vergine infino al principio del pe&longs;ce, & é
la tranquillità &longs;ua grandißima, quando il &longs;ol' &longs;i truoua nella
fine del &longs;agittario, & nel principio del capricorno, dal princi
pio dello Ariete infino al principio della vergine que&longs;to indico
mare ha grandi&longs;sima fortuna, & maggior che mai, quando il &longs;o
le &longs;i truoua ne gemini, & ma&longs;sime nella fine; & quando egli en
tra nel principio del cancro: questi due mari &longs;ono continui, non
dimeno quando l'uno ha fortuna, l'altro è tranquillo; & quan
do l'uno, è tranquillo l'altro ha fortuna: vorei co&longs;i, che voi mi
diceste la cagione di questo regolato mouimento loro: laquale à
me parebbe, non e&longs;sere stata detta in tutto hoggi.
TAL. vero, è che di cio non &longs;i è fauellato: però hora vi di
co, che &longs;e bene il flu&longs;so, & il reflu&longs;so del mare principalmente
na&longs;ce dalla luna, egli nondimeno è ancho aiutato dal &longs;ole: il che
&longs;i vede ne quarti della Luna; ne quali à Vinetia &longs;i è oßeruato,
che il flußo, & il reflu&longs;so &longs;i varia nello eßere maggiore, ò mino
re: egli è ancho aiutato, & impedito dalle acque piu & meno
&longs;ottili, de vapori rari & den&longs;i, großi & &longs;ottili, che penetrano
per l'onde marine, & le fanno gonfiare, & sgonfiare, dalla equa
lita et inequalità del fondo: & da molte altre co&longs;e lunghe à rac
contar&longs;i hora. Il mare indico ha l'acqua aßai piu &longs;peße piu gro&longs;
&longs;e & piu den&longs;e che non ha il mar' per&longs;ico: & cio na&longs;ce per che
l'indico è piu inuer&longs;o il mezzo giorno, che non è il per&longs;ico, doue
l'ardor' grande del &longs;ole me&longs;cola le acque con molte terrestri, &
große e&longs;alationi, & le tira in alto ri&longs;oluendone le parti &longs;ottili,
& la&longs;ciandoui quelle piu große & piu feccio&longs;e, lequali rendono
quel mare den&longs;o & &longs;alato, anzi amaro: Que&longs;to mare per cagion
della &longs;ua grandißima großezza non puo eßer' moßo da vn pic
col' caldo, o &longs;ia&longs;i della Luna, ò &longs;ia&longs;i del &longs;ole ne &longs;egni del zodiaco
lontani da quel mare: & perche il &longs;ole entrando nella vergine
poco ri&longs;calda, però il mare &longs;i fà tranquillo: tranquillißimo,
do il &longs;ole &longs;i appre&longs;sa al mare Indico entrando nel primo grado
dello Ariete, egli l'incomincia a' mouere tirando in alto gli spi
riti di quel mare, i quali &longs;ono gro&longs;si, & molti, però fanno nuuo-
&longs;egni caldi: la onde quando il &longs;i truouà ne gemini, & nel Can
cro, l'acque &longs;ono turbatißime, et le nuuole o&longs;curißime: ne &longs;i puo
il mare Indico in quel tempo nauigare &longs;e non
nifesto pericolo di &longs;ommerger&longs;i nelle &longs;ue onde: & cio auiene;
perche i vapori speßi & großi
&longs;ole, & come il ferro gro&longs;&longs;o & den&longs;o con&longs;erua il caldo del fuo
co, ilquale molto tempo non è con&longs;eruato dalla rara stoppa: &
con&longs;eru andolo inalzano, turbano & gonfiano l'acque, e&longs;&longs;endo
questa vna proprieta del caldo di gonfiare, & agitar' gonfian
do, i corpi humidi: & tanto le gonfiano, che le rendono innaui
gabili. Il mare Oer&longs;ico hà l'acque & gli &longs;piriti &longs;ottili, iquali à
poco à poco &longs;i ri&longs;oluono, quando il &longs;ole camina per li &longs;egni caldi
que&longs;ti &longs;piriti ri&longs;oluti nol po&longs;&longs;ono gonfiare: però il mar' per&longs;ico, è
all' hora tranquillo: quando il &longs;ole camina per li &longs;egni frigidi,
gli &longs;piriti di que&longs;to mare &longs;i ingro&longs;&longs;ano per cagion' del freddo: il
quale hà per natura di ingro&longs;&longs;are, i corpi humidi: questi &longs;piriti
ingro&longs;&longs;ati non po&longs;&longs;ono e&longs;&longs;ere ri&longs;oluti co&longs;i ageuolmente; però mo
uendo&longs;i per le acque le gonfiano: & rendono il mare tempe&longs;to
&longs;o: queste mi pen&longs;o io, che &longs;iano le varie cagioni di questi di
uer &longs;i effetti.
NOZ.
Che direte voi di que mari, d'Arabia, et di molti al
tri luoghi, i quali hanno le acque tanto dolci, quanto &longs;ono le ac
que ordinarie delle fontane, et de fiumi, però bi&longs;ogna, che le hab
bino &longs;ottili, da che il &longs;apor'&longs;al&longs;o na&longs;ce dalla
ti gro&longs;&longs;e & terrene? come voi dice&longs;te dianzi, nondimeoo que ma
ri hanno il mede&longs;imo flu&longs;&longs;o & reflu&longs;&longs;o, che hanno gli altri? adun
que quello, che voi dianzi dice&longs;te hà delle difficulta, &
le: quando fauellando del nostro mare Pi&longs;ano del Genoue&longs;e, &
de gli altri &longs;imili, toglie&longs;te loro il flu&longs;&longs;o et il reflu&longs;&longs;o &longs;olo, perche
le loro acque, poco amare, & molto &longs;ottili non poteuano ribat
tere, à ba&longs;tanza, i raggi della Luna, da quali elle fo&longs;&longs;ero ri&longs;cal
date, & non poteuano con&longs;eruare in loro ste&longs;&longs;e i vapori, che dal
fondo loro erano tirati in virtù del caldo celeste, ma gli la&longs;cia
uano andar'fuora mentre &longs;i generauano: auenga, che in Arabia
ne glialtri.
TAL.
Nella Arabia (M.Giu&longs;eppe) &longs;ono molti fiumi dol
ci, & großi, iquali entrando nel mare, con impeto &longs;cacciano le
acque marine dalle &longs;piaggie: le quali &longs;cacciate &longs;i ritirano lonta
ne dalla terra in alto mare, & quiui &longs;i re&longs;tano &longs;al&longs;e, & gro&longs;&longs;e
&longs;ottopo&longs;te à quelle mede&longs;ime alterationi del Cielo, alle quali &longs;o
no &longs;ottopo&longs;te l'acque del Mare Oceano: quiui &longs;i fà il vero flu&longs;&longs;o
& il vero reflu&longs;&longs;o: nello alzar&longs;i delle acque marine egli è ne
ce&longs;&longs;ario, che le acque dolci vicine alle &longs;piaggie, &longs;pinte dalle &longs;al&longs;e
anche elle ingroßino, & &longs;i alzino: nello abba&longs;&longs;ar&longs;i poi delle on
de &longs;al&longs;e, le dolci &longs;i abba&longs;&longs;ano,
de&longs;imo reflu&longs;&longs;o: non che cio loro auengha d'altronde, che donde
voi hauete vdito: cio &longs;i vede alla foce del no&longs;tro. Arno, ilquale
entrando nel mare per molto &longs;patio di pae&longs;c con&longs;erua le &longs;ue ac
que di colore & di &longs;apore diuer&longs;e da quelle del mare, & non è
però &longs;e non vno piccolo fiume: tanto piu &longs;i debbe credere di mol
ti & großi fiumi, come &longs;ono quelli d'Arabia.
NOZ.
Anche non &longs;iamo alla fine: ci restano etiandio certi
altri mari, iquali non &longs;i muouono di &longs;ei hore in &longs;ei hore, ma di
quindici giorni in quindici giorni: questi mari cre&longs;cono alzan
do&longs;i tutto il tempo de primi, quindici giorni, & colando &longs;cema
no tutto il tempo de &longs;econdi quindici giorni: que&longs;ti mari certa
mente non po&longs;&longs;ono &longs;eguitare il moto della Luna nelle quattro
quarte del Cielo, proportionate alle quattro quarte del giorno
però bi&longs;ogna, ò veramente, che voi alquanto meglio dichiarate
la cagione del riflu&longs;&longs;o & di &longs;opra posta per vera, ò veramente,
che voi ne ritrouiate delle altre.
TAL.
Delle altre io ben vi prometto none potere, ò volere
ritrouare per hoggi: perche l'hora, è tarda homai, & quando el
la cotanto tarda non fu&longs;&longs;e, per auentura, à me non basterebbe
l'animo di dirui co&longs;e molto lontane da quelle, che hauete vdito:
lequali alquanto piu &longs;piegate, for&longs;e ba&longs;teranno, per i&longs;ciorre il
vo&longs;tro nodo: egli è ben vero, che cio richiede vn ragionamento
alquanto lunghetto, del qual for&longs;e voi non vi contenterete.
NOZ.
Perche non volete voi, che io mi contenti?
&longs;e io non
me ne contentaßi, non vi haurei
to piu direte, tanto più volentieri vi a&longs;colterò:
TAL.
Io vi dißi dianzi, che le stelle del Cielo ra&longs;&longs;omiglia
uano, i nodi delle tauole: lequali &longs;ono alcune parti del corpo ce
leste piu den&longs;e, & piu lucenti: perche la luce nella materia den
&longs;a a&longs;&longs;ai piu riluce, che ella non fà nella materia rara: il che &longs;i ve
de nel deu&longs;o ferro affocato, il quale molto più riluce, che non
fa la rara stoppa ardendo: co&longs;i auiene alle stelle, che per e&longs;&longs;e
re parti piu den&longs;e del Cielo, più rilucano, che non fanno
le altre parti rare del mede&longs;imo Cielo: A questo, che io dian
zi vi dißi, aggiungo, che &longs;e la materia den&longs;a &longs;ara o&longs;cura & te
nebro&longs;a per &longs;ua natura, come è la terra, ella &longs;arà a&longs;&longs;ai più o&longs;cu
ra, che non è la mede&longs;ima materia rara: & per contrario la ma
teria per &longs;ua natura atta, à riceuere la luce &longs;arà tanto piu lumi
no&longs;a, quanto, che ella &longs;arà piu den&longs;a, & perche tutta la celeste
materia, è atta à riceuere la luce, però quanto più conden&longs;ate
in&longs;iemi &longs;ono le parti &longs;ue, tanto piu ella riluce, & na&longs;ce questa
luce nel Cielo dallo Intelletto cele&longs;te, che il moue: & perche gli
intelletti &longs;uperiori &longs;ono molto piu perfetti, che non &longs;ono gli in
feriori, però la luce, che na&longs;ce da gli intelletti celesti &longs;uperiori,
è a&longs;&longs;ai maggior che non è quella che na&longs;ce da gli inferiori, &
perche l'intelletto, ilquale muoue il Cielo della Luna è imper
fettißimo, il lume, che è nella Luna è piccolißimo.
Qui mi accade dire à ca&longs;o, che &longs;e il nostro intelletto fo&longs;&longs;e di
quella perfettione, di cui &longs;ono gli intelletti diuini che muouo
no, i corpi celesti, & &longs;e il no&longs;tro corpo fo&longs;&longs;e per &longs;ua natura &longs;u
bietto atto, & proportionato à riceuere la luce, la no&longs;tra fac
cia, & le nostre membra ri&longs;plenderebbono, come i nostri theolo
gi dicono, che hoggi ri&longs;plende il glorio&longs;o corpo di Ie&longs;u christo in
Cielo, & come
quando gli animi no&longs;tri fatti perfetti, & quando i nostri corpi
&longs;carichi dal graue pe&longs;o della o&longs;cura, & tenebro&longs;a terra, riju
&longs;citeranno glorificati: Hora, che l'intelletto nostro è imper
fetto, & che il nostro corpo è o&longs;curo, & tenebro&longs;o per &longs;ua
nella faccia no&longs;tra ri&longs;plende vno colore viuo, nato dallo intellet
to nostro, nel &longs;angue, me&longs;colato con gli &longs;piriti: La onde quelli,
il cui intelletto, è piu perfetto, & il cui &longs;angue, & &longs;piriti &longs;ono
più purgati hanno la faccia, & particularmente gliocchi piu ri
lucenti: i corpi morti, &longs;enza &longs;angue, &longs;enza &longs;piriti, & &longs;enza ani
ma, &longs;ono anche &longs;enza colore: Hora tornando alla Lnna, dico, che
ella, è vna parte del &longs;uo Cielo piu den&longs;a, però in lei dal &longs;uo intel
letto na&longs;ce alquanto di luce; non gia quanta ne, è nel &longs;ole, &
nelle altre stelle &longs;uperiori: perche il &longs;uo intelletto, è meno per
fetto, che non &longs;ono gli altri intelletti &longs;uperiori: & perche la fac
cia della Luna, è meno den&longs;a, che non è quella del &longs;ole, & delle al
tre &longs;telle, però manco riluce: & nella iste&longs;&longs;a faccia della Luna
&longs;ono alcune parti piu rare, lequali fanno la macchia, che in e&longs;&longs;a
&longs;i vede: laquale non è ne l'ombra de monti; ne la reuerberatio
ne del mare; ne altra &longs;omigliante co&longs;a: ma è &longs;olo vna parte me
no den&longs;a, però meno rilucente: per cio io dico, che la Luna hà da
&longs;e ste&longs;&longs;a alquanto di luce, oltra quella, che ella riceue dal &longs;ole la
quale, è a&longs;&longs;ai maggiore, che non è la &longs;ua propria: Applicando al
no&longs;tro propo&longs;ito; dico, che ne primi quindici giorni, nequali il
lume del &longs;ole nella Luna cre&longs;ce, &longs;i fortifica la virtù &longs;ua nelle ac
que, & i flußi all'hora &longs;i fanno gagliardi, & l'onde marine in
gro&longs;&longs;ano; Quando la Luna ne &longs;econdi quindici giorni in comin
cia, à perdere il lume del &longs;ole, ella perde la virtù, che ella hà nel
le acque, però l'acque colano, & fanno il reflu&longs;&longs;o in que mari,
che di quindici in quindici giorni hor calano, hor &longs;cemano: ne
gli altri mari &longs;i è o&longs;&longs;eruato, che i flußi ne primi quindici giorni
&longs;ono maggiori, che non &longs;ono, i reflußi, & ne
ni i reflußi &longs;ono maggiori, & i flußi minori, il che daltronde
puo na&longs;cere, che dal Sole, ilquale illuminando la luna nelle pri
me giornate più, che nelle &longs;econde, gli dà virtù, da potere alzar
l'acque ri&longs;caldandole, & glie la to glie, à poco à poco nelle &longs;econ
de giornate: Que mari, de quali voi dice&longs;te, che haueuano il flu&longs;
&longs;o loro per quindici giorni continui, & per altri & tanti il re
flu&longs;&longs;o, bi&longs;ogna, che &longs;iano mari, veramente amari, non che &longs;alati,
poßino e&longs;&longs;ere alterati &longs;e non dal gran caldo, che è nella Luna ne
primi quindici giorni; ma non gia dal minore de gli altri quin
dici giorni &longs;econdi: però all'hora, che la luna gagliardamente al
tera, questi mari gonfiando fanno il flu&longs;&longs;o; ilqual dura, quanto
durà la molta forza della Luna: quando la &longs;ua forza, & virtù
nelle acque manca, il flu&longs;&longs;o fini&longs;ce: & l'onde marine à poco, a po
co, sgonfiando, calano, & ritornano ba&longs;&longs;e come prima: Eccoui
(il mio M.Giu&longs;eppe) quello, che io mi credo douer ba&longs;tare per
vo&longs;tra chiarezza.
NOZ.
Cio certo mi ba&longs;ta circa que&longs;to: ma egli ci rimane
ancho vn'altra quistione, non molto minore della principale, et
di cui io non &longs;on molto hene ri&longs;oluto; percio da voi haurò caro
&longs;apere quello, che io me debba credere.
TAL.
Dite pure quello che vi accade, che io mi ingegnerò
&longs;odisfarui, &longs;e non in tutto, almeno in qualche piccola particella
NOZ.
Voi &longs;apete, che nella prouincia dello Egitto
ue gia mai per
lo fiume großißimo ogni &longs;tate gonfiando e&longs;ce fuora del &longs;uo let
to, & bagna tutta quella prouincia: que&longs;to &longs;uo moto ordinatis
&longs;imo, ogni anno circa il &longs;olstitio e&longs;tiuo cre&longs;cendo allaga tutto lo
Egitto & &longs;i alza &longs;opra terra molte & molte braccia, intanto,
che gli habitatori di que pae&longs;i, per viuer' &longs;icuri hanno fatto in
quelle larghe, & aperte campagne alcuni monti di terra, & di
pietre, &longs;opra liquali
tempo &longs;aluano loro, li loro be&longs;tiami, & l'altro loro hauere: du
ra il cre&longs;cere del fiume circa venti giorni; & poi, à poco à poco
&longs;cema, per i&longs;patio d'altri & tanti giorni: infino, che egli ritorni
alla &longs;ua propria natura; ne &longs;i vede, che questo &longs;uo modo di mo
uer&longs;i gia mai &longs;i muti: il gonfiare del Nilo &longs;i potrà chiamare
flu&longs;&longs;o, & il calare &longs;i potrà addimandare reflu&longs;&longs;o: ilquale non &longs;e
guitando l'ordine del mare, dourà hauere altre cagioni, & mol
to diuer&longs;e dalle gia dette: lequali io de&longs;idero intendere da voi,
perche, quelle, che io da altri antichi et moderni Filo&longs;ofi hò vdi
to & letto, non mi paiono punto ragioneuoli: anzi molto piu
bre: & for&longs;e da o&longs;curare molto più la quistione, per &longs;ua natu
ra o&longs;cura, che da dichiararla in ne&longs;&longs;uno modo: però &longs;e cio non vi
è graue, &longs;iate contento dirmene quello che ne &longs;apete.
TAL.
Non &longs;o &longs;e io di cio potrò ragionare hoggi con voi
all'improui&longs;o; e&longs;&longs;endo strettißimo il nodo della vostra diffici
lißima qui&longs;tione: ilquale non &longs;i può &longs;ciorre &longs;enza diligente &
matura con&longs;ideratione, & &longs;enza grandißimo ingegno, & arte:
à che io per hora non mi truouo molto atto, ma&longs;e pur voi vole
te vdirne il parere mio, raccontatemi prima voi quello, che ne
hauete letto: perche nel ragionare stuzzicherete il mio addor
mentato ingegno, & mi &longs;coprirete qualche co&longs;a; di cui for&longs;e vi
contenterete. Questa faticha ci &longs;arebbe hoggi tolta, &longs;e noi ha
ueßimo quello, che di cio &longs;cri&longs;&longs;ero eudoro, & Aristone Filo&longs;ofi
Peripatetici, ma perche gli &longs;critti loro &longs;i &longs;ono perduti, ò vero
non ci &longs;ono capitati alle mani, ci bi&longs;ogna
lo, che da loro &longs;enza molta noia hauremmo inte&longs;o à bastanza,
egli è ben vero, che inanzi, che voi diciate nulla, io vi voglio
sgannare di quello, che à me pare, che voi habbiate voluto, che
io creda per vero, cioè che in tutto Egitto &longs;uperiore, quando il
Sole &longs;i auicina al &longs;ol&longs;titio estiuo, &longs;i fanno come grandißimi di
luuii di pioggie, lequali durano circa quaranta giorni, il qual
tempo è chiamato verno da gli etiopi, & dura mentre che il
&longs;ole pa&longs;&longs;a tutto il Cancro, & buona parte del Lione, egli è ben
vero, che nello Egitto inferiore non &longs;i fanno queste grandißi
me pioggie chiamate inuerno, ma &longs;i bene nel &longs;uperiore, il che ho
voluto dirui per is gannarui, et perche io pen&longs;o &longs;eruirmi di que
sto inuerno, à certe mie bi&longs;ogne, come voi vdirete: Dite adun
que (M. Giu&longs;eppe) ma intanto tenete questo per fermo.
NOZ.
Io &longs;on contento, non gia come Filo&longs;ofo, di&longs;correre
con voi quello, che io intendo d'intorno alla no&longs;tra quistione,
perche io per me non ho pen&longs;ato à nulla, che mi sodisfaccia, ma
come hi&longs;torico fidelmente ui racconterò l'altrui openioni, il giu
ditio delle quali la&longs;cerò interamente à voi.
TAL.
Incominciate adunque; & à voi anche &longs;erbate la vo
&longs;tra parte del giudicare de gli altrui detti, il che molto bene fa-
ni autori, da cui &longs;i guadagna il giuditio, & &longs;i fa perfetto.
NOZ.
La&longs;cerò pure questo carico hoggi à voi, & io &longs;em
plicemente attenderò à oßeruarui la mia prome&longs;&longs;a. Dico adun
que, che Talete Mile&longs;io, vno de &longs;ette &longs;auii di Grecia, & Eude
mone attribuirono il gonfiar' del Nilo alle Ete&longs;ie di ponente,
lequali (come voi &longs;apete) &longs;ono venti, che ogni anno &longs;offiano cir
ca il Solstitio e&longs;tiuo, i quali venti fanno gonfiare il mare medi
terraneo; doue sboccha il Nilo, et il fanno re&longs;i&longs;tere al cor&longs;o del
fiume, &longs;i che egli alla libera, & &longs;enza impedimento non vi puo
entrare dentro, anzi ribattuto dalle onde marine è sforzato à
tornar&longs;ene indietro, & ad allargar&longs;i v&longs;cendo fuora del &longs;uo pro
prio letto, & à coprire tutto lo Egitto, annegando gli animali,
da quelli infuorati che &longs;i &longs;aluano ne luoghi alti, per cio fabri
cati da l'arte; da che la natura, in quelle larghe, & aperte cam
pagne, non ne ha fatti ne&longs;&longs;uni. Alle Ete&longs;ie fù attribuito que
&longs;to effetto anche da Democrito Abderite; ben che in vno altro
modo: Questi diceua, che ne luoghi di mezzo giorno, non &longs;ono
neui, ma &longs;otto l'Aquilone le neui &longs;ono altißime, doue elle &longs;i
&longs;eruano lungo tempo ghiacciate, lequali al tempo del &longs;ol&longs;titio
e&longs;tiuo &longs;i di&longs;truggano, & generano molte & gro&longs;&longs;e nuuole ne
luoghi piu alti dello Aquilone; Que&longs;te nuuole &longs;ono &longs;pinte dal
le ete&longs;ie inuer&longs;o, i piu alti monti del mondo, iquali &longs;ono nello
Egitto &longs;uperiore, & nella Etiopia, alle prime fontane del Ni
lo. Dacostoro poco &longs;i di&longs;co&longs;to Ale&longs;&longs;andro A frodi&longs;eo, ilquale vol
&longs;e, che come nelle no&longs;tre prouincie tal volta auiene, che vna nu
uola, d'altronde portata, quiui fa la pioggia, doue ella, è condot
ta, &longs;enza e&longs;&longs;erui generata, co&longs;i nello egitto &longs;uperiore, & nella
Etiopia dalle Ete&longs;ie &longs;ono portate le nuuole, che altroue &longs;ono ge
nerati, in diuer&longs;e parti del
gie, che bastano, à far la grande inundatione del Nilo, per tut
to lo Egitto, que&longs;to mede&longs;imo accade al fiume Nigir, ilquale col
Nilo cre&longs;ce, & col Nilo &longs;cema, molte altre ragioni, da molti al
tri Filo&longs;ofi credute per vere, vi potrei
infa&longs;tidire, le la&longs;cio, & di que&longs;te mi
vere, pare, che habbino alquanto del veri&longs;imile.
TAL.
Si ma non gia tanto, che basti; perche le Ete&longs;ie non
&longs;offiano &longs;olamente dalla quarta del Ponente, come credette Ta
lete & Eudemone: ma anche da quella dello Aquilone: lequali
però non fanno gonfiare, i fiumi, che sbocchano ne mari Aqui
lonari: & quelle Ete&longs;ie, che &longs;offiano dalla quarta del Ponente,
non ribattono tutti gli altri fiumi, che quindi entrano ne mari
anzi la&longs;ciano loro l'entrata libera & aperta: laquale doureb
bono impedire; &longs;e questa fo&longs;&longs;e la cagione del gonfiare del Nilo:
Di poi: &longs;e le ete&longs;ie etiandio gonfiano dalla quarta del Ponente,
le nuuole
mocrito Abderite: In oltre le Ete&longs;ie non incominciano à &longs;offia
re col cre&longs;cimento del Nilo, ma qua&longs;i alla fine: & &longs;i fermano
molto prima, che non &longs;i ferma il Nilo: Adunque il cre&longs;cere &
lo &longs;cemare del Nilo inanzi, che le Ete&longs;ie &longs;i &longs;entino, & dopo, che
elle &longs;ono finite, non na&longs;ce da loro, ma d'altronde: per che quella
cagione, laquale anche non è, ò vero, è gia destrutta, non puo
partorire ne&longs;&longs;uno effetto. Apre&longs;&longs;o, &longs;e cio na&longs;ce&longs;&longs;e, perche le ac
que foßino ritenute, dal gonfiare e&longs;traordinario dell'onde mari
ne, il Nilo incomincerebbe, à cre&longs;cere dalla parte di &longs;otto, vici
na al mare, & le acque tornando addietro manife&longs;tamente &longs;ive
drebbono correre allo in sù: il che
to il contrario, à punto: cioè incomincia l'augumento del Nilo
dalla Etiopia, & quindi &longs;cendono, à poco à poco arriua alle par
ti piu alte dello Egitto &longs;uperiore: poi &longs;e ne viene alle piu ba&longs;&longs;e
dello Egitto inferiore, infino al Cairo: dopo ilquale il fiume in
gro&longs;&longs;ato entrà nel mare: & non &longs;arebbe la cagione di questo ef
fetto na&longs;costa, come ella è: anzi ella &longs;arebbe manife&longs;ta, à tutti
gli habitatori di que pae&longs;i, iquali co proprii occhi la vedrebbo
no, & co&longs;i fo&longs;&longs;e: come na&longs;co&longs;ta non è &longs;tata, à tempi nostri la ca
gione della inondatione del Teuere, à Roma: laquale nacque,
perche i venti, che &longs;offiano dalla quarta di mezzo gior
no, fecono gonfiare il mare: dalle onde delquale furono ri
battute addietro l'acque del Teuere, quiui doue egli sbocca: la
onde elle ritornaro allo in sù, & allagaro tutta Roma: laquale
e&longs;&longs;endo per &longs;ua natura &longs;ecca terra, all'hora diuenne tutta naui
che nelle parti di &longs;opra
go, che pote&longs;&longs;e e&longs;&longs;ere cagione di tanta rouina: Si &longs;aprebbe
dio la cagione di que&longs;to effetto &longs;e vero fo&longs;&longs;e quello, che per vero
afferma Democrito, & Ale&longs;&longs;andro: perche le co&longs;e dette da lo
ro non &longs;ono tanto na&longs;coste à gli occhi nostri, che elle non &longs;i po
teßino vedere. Ma per che il Nilo (come &longs;i è detto) incomincia
à cre&longs;cere dalle parti &longs;uperiori, & non dalle inferiori, ne &longs;i co
no&longs;ce, come in quel tempo apunto, piu di tutti gli altri tempi
caldo, quiui, in que luoghi, per loro natura caldißimi, po&longs;&longs;a pio
uere vna gran quantita d'Aqua, che allaghi tutte le larghe et
lunghe campagne dello Egitto, à ragione &longs;i dubita, donde na&longs;ce
que&longs;to merauiglio&longs;o effetto, del quale non &longs;i dubiterebbe, &longs;e la
co&longs;a ste&longs;&longs;e, come parue à Talete, & à Eudemone, à Democrito,
et ad Ale&longs;&longs;andro: però altroue, ci bi&longs;ogna riccorrere, che à que
&longs;ti Filo&longs;ofi, per la cagione del flu&longs;&longs;o, & reflu&longs;&longs;o del Nilo, & de
glialtri fiumi, che &longs;eco cre&longs;cano et &longs;eco &longs;cemano, come è il Ni
NOZ.
Et doue? (gir:
TAL.
A piu na&longs;co&longs;ti &longs;egreti di natura: laquale pare, che
à posta habbia voluto coprire le co&longs;e &longs;ue per darci cagione d'af
faticare i no&longs;tri ingegni, & bene &longs;pe&longs;&longs;o indarno: qua&longs;i, che &longs;e el
la fo&longs;&longs;e donna, &longs;i fo&longs;&longs;e per pigliar' piacere di vederci cercare
lungo tempo quello, che noi non trouiamo gia mai, & fo&longs;&longs;e
per rider&longs;i de fatti nostri, come &longs;pe&longs;&longs;o ci ridiamo noi de fan
ciullini, quando cercano per alcuna di quelle co&longs;e, che eßi han
no dinanzi à gli occhi, et non la trouano, per che non la cono&longs;ca
no, co&longs;i noi cerchiamo, & tal'hora ci appreßiamo al vero nelle
o&longs;curißime tenebre del no&longs;tro poco &longs;apere dalla natura na&longs;co
sto, & perche nol' cono&longs;ciamo, il la&longs;ciamo, come &longs;e noi gli foßi
mo di&longs;co&longs;to mille miglia, ò piu.
NOZ.
Egli mi pare, che voi vogliate entrare nella qui&longs;tio
ne di Mennone, il quale volendo prouare, che noi non &longs;apeuamo
nulla di nuouo; ma che'l &longs;apere nostro era vno ramentar&longs;i delle
co&longs;e per lo addietro da noi &longs;apute, & dimenticate, &longs;i &longs;eruiua
d'un &longs;imile argumento.
TAL.
Viromperò la parola in boccha (M. Giu&longs;eppe) hab
biate patienza, io non ci voglio entrare; perche de&longs;idero veni
re vna volta, à capo de nostri raggionamenti.
NOZ.
lo, che hauete ritratto da &longs;egreti di natura, circa il gonfiare,
& circa lo sgonfiare del Nilo.
TAL.
Io attribui&longs;co vn tale effetto à tutte le cagioni, qua
li voi vdirete: Alle pioggie grandißime, che nella Etepia, &
nello egitto &longs;uperiore &longs;ono in que tempi: Alle neui, che all'ho
ra &longs;i distruggono ne monti di Bet, doue &longs;ono le fontane del Ni
lo, & alle acque, che in quella stagione e&longs;cono di &longs;otterra: in
tanto, che non vna&longs;ola, è la cau&longs;a di questo effetto, ma mol
te.
NOZ.
Et in che modo?
TAL.
Voi l'udirete hor'hora.
La pioggia ha le &longs;ue cagioni, co
me tutti gli altri effetti naturali, le quali &longs;ono la materia, &
l'e fficiente: Quiui vi è la materia copio&longs;ißima, per che vi è
numero di großißimi fiumi, oltra il Nilo, & il mare Arabico,
& l'Oceano: vi &longs;ono lunghißime, & inuilup patißime catene
d'altißimi monti, vi &longs;ono in fra que monti profundißime valli,
da tutti questi luoghi & da altri &longs;imili, po&longs;&longs;ono &longs;alire vapori,
& in effetto &longs;algono; perche nelle alte parti di que monti &longs;i ve
de, apertamente raccorre vna folta nebbia, laquale pian piano
&longs;i conuerte in nuuola: & di nuuola hora in neue, et hora in piog
gia, &longs;econdo, che il freddo, è ò maggiore, ò minore: Vi è l'efficien
te; per che vi è il caldo del Sole grandißimo, ilquale puo tir are
& tira grandißima copia di vapori, & in que monti, e in quel
le valli vi &longs;ono grandißimi freddi, da poter' conden&longs;are, i vapo
ri tanto che diuentino nuuole, & di nuuole hor' pioggia hora
neue: Tira il Sole maggior' copia di vapori, quando egli piu
go
dello Ariete, i giorni quiui incominciano, à cre&longs;cere, & con lo
giore &longs;patio di tempo &longs;i ferma &longs;opra quella prouincia, & ogni
pori; tanto, che ne viene il Solstitio Estiuo, nel qual tempo il
Sole lungamente fermando&longs;i &longs;opra que pae&longs;i, ne tira grandißi
ma quantità di vapori, per cio le piogge vi &longs;ono all'hora gran
dißime, & continue &longs;i fanno dopo il Solstitio; perche il Sole piu
giorni, & piu hore delle ventiquattro &longs;i ferma &longs;opra la terra,
& con impeto & violentia grandißima tira in&longs;ino dalle pro
fonde parti della terra, & l'uno giorno aiuta l'altro, come. Ari
stotile dice, che quanto egli piu pioue, tanto più &longs;i allungano le
pioggie: perche l'un giorno, che pioue aiuta l'altro, generando
tinua materia di pioggie da e&longs;&longs;er'tirata dal &longs;ole, et
gia
nello Ariete, ma poco quel poco
gia, proportionata alla &longs;ua piccola cagione, la pioggia cadendo
in terra genera nuoua materia da e&longs;&longs;ere tirata dalla maggior'
forza, che il Sole piu lungo tempo fermando &longs;i, guadagna; tanto,
che dopo il Solstitio infino alla fine de gemini le pioggie &longs;i fan
no continue.
NOZ.
Come puo egli e&longs;&longs;ere, che dopo il &longs;ol&longs;titio le pioggie
&longs;iano tanto grandi &longs;e elle na&longs;cono dalla maggior' virtù di tira
re, che il Sole guadagna &longs;tando piu hore del giorno &longs;opra la ter
ra? &longs;e dopo il &longs;olstitio egli incomincia d'immano in mano, à
&longs;tarui meno?
TAL.
Come apre&longs;&longs;o di noi pa&longs;&longs;ando il Sole per lo &longs;egno del Ge
mini, & del Cancro &longs;i ferma molto piu &longs;opra la te&longs;ta nostra, che
egli
&longs;e non quando egli è nel Lione: quando egli sta manco &longs;opra la
no&longs;tra testa, che egli non vi &longs;taua prima, tutto auiene, perche i
giorni dinanzi hanno fortificato la virtù al Sole di ri&longs;caldare
ne giorni di poi, & banno apparecchiato la terra, à riceuere il
caldo piu
no, la virtù di tirare nel Sole, & multiplicano la materia, & la
dispongono ad e&longs;&longs;er' tirata con minore faticha ne giorni &longs;eguen
ti. In que tempi mede&longs;imi que&longs;te pioggie grandißime mollifi-
del Nilo, & le di&longs;truggono, accre&longs;cendo in questo modo la ca
gione del gon&longs;iare del Nilo. Ne mede&longs;imi tempi la terra inhu
midita dalle
ta copia di vapori, iquali ne luoghi à cio proportionati, ingro&longs;
&longs;ati dal freddo quiui &longs;cacciato dal &longs;uo contrario, che è il caldo &longs;i
ne della terra, et aiuta, à gonfiare il Nilo. A che parue, che vo
le&longs;&longs;e
bene le Ete&longs;ie
detto) perche quando il Nilo gonfia questi venti non &longs;offiano,
&longs;empre ci &longs;ono nondimeno degli altri venti, iquali incomincia
no, à muouer&longs;i inanzi alle Ete&longs;ie, et inanzi, che il Nilo incomin
ci, à gonfiare, iquali venti noi potremo chiamare prodromi, que
sti venti for&longs;e anche e&longs;si aiutano il flu&longs;&longs;o del Nilo,
la etiopia, & nello Egitto &longs;uperiore le nuuole altroue genera
te, lequali quiui conuertite in piogge aiutano il gonfiare del
Nilo: &longs;egno manifestißimo, che co&longs;i &longs;ia è che il Nilo incomin
cia à gonfiare nella Etiopia alquanti giorni prima, che al Cairo
di Babillonia: per che il Cairo, è piu lontano da monti di Bet, do
ue &longs;i generano que&longs;te pioggie, &longs;i di&longs;truggono le neui &longs;ono &longs;pinte
le nuuole, & e&longs;cono fuora le acque dalle vene della terra, tal
che non vna &longs;ola, è la cagione di que&longs;to qua&longs;i miraculo&longs;o effet
to: ma tutte in&longs;iemi: pa&longs;&longs;ato il tempo di&longs;opra posto delli venti
giorni, le piogge &longs;cemano, le neui &longs;i &longs;ono di&longs;trutte, i venti inco
minciano à fermar&longs;i, la terra non manda fuora piu acqua, & il
Nilo, à poco à poco &longs;i &longs;eccha tornando piccolo come prima. Al
tro non ho che dire per hora all'improui&longs;o; altra volta piu dili
gentemente ne parleremo, però finiamo.
NOZ.
Hauete molto ben ragione, à voler finire homai, et io
vi il con&longs;entirò &longs;e prima mi haurete detto; &longs;e hauete notitia di
quella Fontana, che è nel pae&longs;e di Campiglia, laquale ogni tre,
ò quattro anni vna volta manda fuora tanta gran copia d'Ac
que, che &longs;e ne fà vn'gro&longs;&longs;o Canale, & è quello anno &longs;terile, gli al
tri anni ella &longs;i &longs;eccha, & &longs;ono tutti fertili.
TAL.
Io ne ho vdito fauellare qualche volta, ma perche.
NOZ.
Per che à voi, per vostra corte&longs;ia, hoggi mentre du
ra il re&longs;to di que&longs;to caldo, tocca il dirmene la cagione, & in
modo; che io la po&longs;&longs;a &longs;criuere al Signor Marche&longs;e Illu&longs;trißimo,
ilquale à que&longs;ti giorni tornando da Firenze, di&longs;&longs;e, hauerne &longs;en
tito ragionare allo Eccellentißimo Signor Duca no&longs;tro, & ha
uere dalla propria bocca di S. Eccel. Illustr.
ritratto, che volen
tieri egli ne vedrebbe qualche co&longs;a; di cui egli &longs;i appagaßi, co
me io credo, che &longs;i appagherà di quello, che voi direte, & io fe
delmente &longs;criuerò.
TAL.
Come volete voi (M. Giu&longs;eppe) che io vi dica hoggi
all'improui&longs;o co&longs;a degna d'e&longs;&longs;er veduta, & letta da cotesti due
no&longs;tri Signori? in ogni vno de quali, è il giuditio tanto perfetto
che cono&longs;ce (come &longs;i &longs;uol dire nel mio pae&longs;e) infino il pelo nello
vouo? Bi&longs;ognerebbe, chi vole&longs;&longs;e dirui co&longs;a, laquale voi pote&longs;te
&longs;criuere in modo, che ammendui ne haueßimo honore, e&longs;&longs;ere pri
ma infra i Filo&longs;ofi tanto grandi, quanto grandi &longs;ono eßi infra
Prencipi di &longs;tato & di giuditio, in tal ca&longs;o, à noi &longs;i conuerreb
bono, i primi luoghi, ne questo basterebbe, ma bi&longs;ognerebbe ri
uolgere tutti questi libri, & maturamente con&longs;iderare quello,
che d'intorno alla generatione delle fontane è stato &longs;critto, &
à pena anche, che con tutta questa no&longs;tra diligenza noi pote&longs;
&longs;imo appre&longs;&longs;arci, à quel &longs;egno, nel mezzo del quale bi&longs;ognereb
be corre, à punto, per dire co&longs;a degna di &longs;i purgate Orecchie.
NOZ.
Voi dite il vero, lodando la grandezza, & il giudi
tio loro, & in questo &longs;olo errate, che voi cio non fate à bastan
za. Ma come ammendue questi Signori Eccellentißimi &longs;ono ri
pieni d'ottimo giuditio, & di merauiglio&longs;a grandezza in tutte
le co&longs;e, co&longs;i hanno anche infinita di&longs;critione, & con&longs;iderando al
ba&longs;&longs;o grado del nostro piciol'&longs;apere, & alla corte&longs;ia del tempo,
che noi habbiamo, et particularmente voi che &longs;iate occupati&longs;si
mo, & nelle publiche lettioni, & nel render la &longs;anita, à questi
nostri malati Pi&longs;ani, & in molte altre vostre domestiche cu
re, & nel metterui, à ordine per caualcare, come voi dianzi di
ceste, &longs;i appagheranno corte&longs;emente di quel poco, che noi po-
dita, potranno e&longs;&longs;ere &longs;eruiti da noi a&longs;&longs;ai meglio, che non &longs;aranno
&longs;eruiti hora &longs;enza ne&longs;&longs;una comodita, anzi con molti impedi
menti.
TAL.
Voi ben &longs;apete, quanto mi habbia sbattuto la mor
te del mio fratello, & à ragione, per che egli era quello, &longs;opra
la cui prudenza, io ripo&longs;auo non &longs;olo il carico della ca&longs;a mia al
pae&longs;e, ma anche quello di tutte le altre mie faccende, in qual &longs;i
voglia luogo, del mondo, che io me ne haueßi: hora à me tocca
pen&longs;are, à me &longs;te&longs;&longs;o, & ad altri, che è pe&longs;o maggiore: percio io
mi &longs;ento tutto &longs;tordito, & non po&longs;&longs;o pen&longs;ar di dirui hoggi co&longs;a,
che egli meriti la &longs;pe&longs;a, à&longs;criuerla, &longs;e gia voi, che hauete l'in
chio&longs;tro piu purgato, del mio & la penna meglio temprata, che
non è la mia, &longs;criuendo non arricchite, & non li&longs;ciate quello,
che io vi dirò rozzamente,
no nel pae&longs;e, doue io
lia infino nella Culla &longs;enza artificio, et &longs;enza indu&longs;tria ne&longs;suna
NOZ.
Questa vo&longs;tra Balia doueua e&longs;&longs;ere vna buona mae&longs;tra
TAL.
Si di co&longs;e fatte, ma non gia di quelle da far&longs;i.
NOZ.
Sia&longs;i come &longs;i voglia, in ogni modo, à voi toccha: &longs;e
non volete incominciare, à negarmi hoggi que&longs;to piacere, ilqua
le &longs;arà il primo, che mi habbiate negato, da poi, che io vi cono
&longs;co: il che io non crederò gia mai.
TAL.
Io non voglio, che la fede, quale dimostrate hauere
in me ui inganni; però io mi ingegnerò &longs;odisfarui, come &longs;i potrà
in questo piccolo &longs;patio di tempo all'improui&longs;o, & con tanti im
pacci, quanti &longs;ono i miei. Dico adunque, che chiunque sà il mo
do, col quale la natura genera le Fontane, puo ageuolmente com
prendere qual &longs;ia la cagione de gli effetti, ehe fa la fontana di
Campiglia. Le fontane hanno la materia, & lo efficiente, d'am
mendue queste cagioni ci bi&longs;ogna ragionare, &longs;e vogliamo veni
re, à qualche ristretto di quello, che &longs;i cerca, & poco anzi non
nulla ci cureremo della forma, & del fine. La materia, da cui
na&longs;cono tutti quelli effetti, de quali Ari&longs;totile fauella nelle
&longs;ue Meteore, e vno fumo, ouero vna e&longs;alatione calda & humi-
ria loro, na&longs;cono tutti gli effetti, che à gli huomini vulgari pa
iono miraculo&longs;i, &longs;e bene &longs;ono naturali. La efficiente cagione,
è il moto, & il lume del corpo cele&longs;te, particularmente del Sole,
ilquale non è molto da noi lontano, come lontane &longs;ono l'altre
stelle &longs;uperiori, & con bastante velocità &longs;i muoue, il che non fa
la Luna, di cui poco fà &longs;i di&longs;&longs;e à pieno. Il moto & il lume ri
&longs;calda la terra, & ri&longs;caldandola, in alto tira que fumi, che tal
hora &longs;i veggono &longs;alire per l'Aria, quelli che &longs;ono caldi, per
e&longs;&longs;ere leggieri, montano infino alla piu alta parte dell'Aria,
quiui dal caldo del luogo, da quello dello elemento del fuoco,
vicino, & del velocißimo moto del Cielo acce&longs;i, &longs;i conuertono
in Comete, in Stelle cadenti, in Capre &longs;altanti, & in tutte le
altre fiamme acce&longs;e, che tal'hora per l'Aria, &longs;i veggono &longs;e que
&longs;ti fummi non pa&longs;&longs;ano il mezo de l'Aria quiui della frigi
dità contraria circondati, &longs;i ri&longs;tringono tanto, che non poten
do piu con&longs;eruar&longs;i in quello stretto luogo, con impeto sforza
no, & con violenza rompono la nuuola, con la quale eßi &longs;ono
inuiluppati, & rompendola, fanno i tuoni, & tal'hora accen
dendo&longs;i, fanno i baleni, dà questa materia in que&longs;ta parte del
mezzo dell'Aria na&longs;cono le &longs;aette, & tutti gli altri effetti &longs;i
mili. Se questi fumi non pa&longs;&longs;ano la piu ba&longs;&longs;a parte dell'Aria,
&longs;i conuertono in vento, il quale altro non è che que&longs;ta e&longs;alatio
ne fumo&longs;a, mo&longs;&longs;a d'intorno alla terra, hora in vna, et hora in vn
altra parte: Se &longs;i con&longs;eruano nelle cauerne della terra, fanno i
Terremoti: Que&longs;ti &longs;ono qua&longs;i tutti gli effetti, che
te
ne la&longs;cio, à po&longs;ta iquali &longs;arebbono lunghi a raccontar&longs;i, & fuo
ra del nostro propo&longs;ito. La &longs;econda materia fumo&longs;a, per non
e&longs;&longs;ere leggiera, come la prima, &longs;alendo tanto alto non arriua,
ma &longs;i ferma nella &longs;econda parte dell'Aria: doue dalla frigidi
ta del luogo conden&longs;ata, &longs;i conuerte in nuuola, & di nuuola in
pioggia, & tal'hora in neue; &longs;e egli auiene, che il fumo &longs;ia ra
ro, però ageuolmente po&longs;&longs;a e&longs;&longs;ere penetrato dal freddo, in tal'
ca&longs;o il fumo conuertito in nuuola &longs;i congela prima, che
coli di bianca lana, è di candida bambaggia: vulgarmen
te chiamato neue: Se questa e&longs;alatione, &longs;i ferma poco &longs;opra la
terra, ella, alla, state infrigidata dal freddo della notte, &longs;i con
den&longs;a, & diuien'graue, però cadendo, fà la guazza, la rugiada,
la manna, & l'altre co&longs;e &longs;imili: Allo inuerno questo raro fu
mo, dalla molta frigidita dell'Aria penetrato, tal'hora &longs;i conge
la prima, che egli in Acqua &longs;i conuerta, & in terra cadendo, fa
la brina: Talche la guazza, è vna piccola pioggia, & la brina, è
vna piccola neue: Se que&longs;ta e&longs;alatione nelle na&longs;coste cauerne
della terra &longs;i con&longs;erua; d'e&longs;&longs;a &longs;i generano le fontane. La terra (co
mevoi &longs;apete) è tutta cauerno&longs;a, et &longs;pugno&longs;a, la molle &longs;pugnapre
mutaver&longs;a le acque, che ella prima haueua beuuto, co&longs;i la terra
d'acque pregna, qua&longs;i premuta, come &longs;e ella fo&longs;&longs;e vna &longs;pugna
molle, le NOZ. e come?
TAL.
Come nelle volte delle stufe, nelle piu alte parti de
le campane da stillare, & nelle copertoie delle pentole, che bol
lono, &longs;i vede generare l'Acqua; co&longs;i ella &longs;i genera &longs;otterra: Se
&longs;empre ci &longs;ono vapori; che &longs;empre &longs;i conuertino in Acqua; la
fonte non &longs;i &longs;eccha gia mai. Se i vapori mancano; la fonte &longs;i &longs;ec
ca, &longs;e i vapori &longs;ono molti; la fonte, è gro&longs;&longs;a. Se i vapori &longs;ono po
chi; la fonte, è piccola; & getta poca quantità d'acqua. Se il
palco &longs;opra la cauerna, è tutto di terra i&longs;pugno&longs;a & rara, i va
pori poco vi &longs;i attaccano, & perche in quelle partirare, & i&longs;pu
gno&longs;e è poca frigidita da
tirgli in acqua, la fonte è piccola. Se la volta della cauerna, è di
pietre per loro natura piu den&longs;e, alle quali piu tenacemente &longs;i
poßino attaccare i vapori, & piu efficacemente poßino e&longs;&longs;ere
infrigidati dal maggiore freddo delle pietre; ilquale auanza di
gran lunga quello della terra; la fontana, è copio&longs;a d'acque, per
che i vapori più vi &longs;i attaccano, & piu &longs;i infrigidano, & molto
più in acqua &longs;i conuertono.
NOZ.
Se l'acqua, è corpo graue, bi&longs;ogna, che ella
che vuole egli dirè
ra della terra, &longs;alta in alto come, &longs;e ella fu&longs;&longs;e un'corpo leggiero?
TAL.
La violenza (M. Giu&longs;eppe) è di cio cagione: concio
&longs;ia, che il luogo cauerno&longs;o, doue l'acqua della fontana &longs;i genera,
&longs;ia piccolo; però non po&longs;&longs;a tenere tutta l'acqua, che di
vi &longs;i produce, bi&longs;ogna, che la parte dell'acqua, generata di nuo
uo prema laltra parte prima nata; laquale premuta & per for
za violentemente i&longs;pinta, e&longs;ca fuora per le vene della terra, &longs;al
tando in alto più, & meno, &longs;econdo che l'impeto, & la violen
za &longs;arà, ò maggiore, ò minore. Hora de&longs;cendendo piu al parti
culare della nostra fontana di
ui &longs;ono pochi vapori da infrigidar&longs;i, la fontana, di cui &longs;i ragiona
&longs;i &longs;eccha: quando ve ne &longs;ono a&longs;&longs;ai, a&longs;&longs;ai copia d'acqua &longs;i genera,
& molta della generata ne e&longs;ce fuora, & tanta, che &longs;e ne fanno
cauali großißimi, iquali caminando per quelle campagne aper
te entrano in mare: Quando &longs;otterra &longs;ono molti vapori; mol
te &longs;ono l'acque della fonte, & il Sole molti ne tira in alto &longs;opra
terra, iquali arriuando alla mezza parte dell'Aria, &longs;i infrigida
no, & &longs;i conuertano in acqua: nella maniera, che di &longs;opra hab
biamo detto: & fanno molte, grandi, & lunghe pioggie: quan
do &longs;otterra &longs;ono pochi vapori, la fontanaresta &longs;eccha per man
camento di materia, di cui &longs;i po&longs;&longs;a generare l'acqua: & al
l'hora il Sole non ne puo tirare molti &longs;opra la terra; però
gli anni &longs;i rimangono a&longs;ciutti: voi vi douete anchora ramenta
re, che il pae&longs;e di Campiglia, è molto molle, & padulo&longs;o, &longs;ottopo
&longs;to a'l patire grandißimo danno dalle acque, quando l'anno è
abundante di pioggie, quiui o tutte, o almeno buona parte delle
biade &longs;i &longs;ommergono: &longs;i multiplicano etiandio le herbe tri&longs;te, le
quali affogano il buon &longs;eme: però l'anno re&longs;ta &longs;terile: per con
trario, quando l'anno è &longs;echo, l'herbe triste non na&longs;cono; & le
buone non &longs;ono affogate ne dal tri&longs;to &longs;eme, ne dalle pioggie: &
all'hora le ricolte &longs;ogliono e&longs;&longs;ere buone & gra&longs;&longs;e: Dico adunque
che non &longs;empre &longs;otterra quiui &longs;ono molti vapori: però la fonta
na non &longs;empre getta: ma&longs;olamente quando, i vapori &longs;i multi
plicano nelle cauerne terrene, & perche
pae&longs;e &longs;empre pioue, & le pioggie tolgono le biade, & gli altri
frutti della terra in quella prouincia, però la fecondità della
la fecondità del pae&longs;e, che i quanto mi accade dirui per &longs;ciorre
il nodo propo&longs;tomi.
NOZ.
Basta (M. Al&longs;eforo) io mi appago di cio che haue
te detto: & credo, che anche il Signor Duca Eccellentißimo, &
il Signor Marche&longs;e Illustrißimo &longs;i appagheranno: quando leg
geranno quello, che io per la prima occa&longs;ione &longs;criuerò hauere
vdito da voi.
TAL.
Io vi priego quanto piu efficacemente io po&longs;&longs;o, che
voi indugiate, à &longs;criuere vnaltra volta, quando io haurò piu ma
turamente pen&longs;ato, à quello, che io hora vi ho racconto &longs;enza
pen&longs;arci punto: &longs;apete bene, che da queste co&longs;e
prencipi di tanto ingegno, & di tanto &longs;apere a&longs;&longs;uefatti à legge
re & a vdire co&longs;e perfette, &longs;ono per restare offe &longs;i anzi, che no?
NOZ.
Io mi&longs;urò gli altrui fatti con la mi&longs;ura, che io addo
pero, à mi&longs;urare i miei: io per me di questa vltima quistione
re&longs;to tanto &longs;odisfatto, che mi basta, per chetarmi: il &longs;imile cre
do de gli altri.
TAL.
Se voi con la vostra mi&longs;ura mi&longs;urate gli altri pari
vostri, fate bene, & vi riu&longs;cirà il conto: ma&longs;e con e&longs;&longs;a volete
mi&longs;urare quelli, che di grandißima lunga vi &longs;ono &longs;uperiori, an
zi al paragone de quali noi altri non &longs;iamo nulla i di&longs;egni non
vi riu&longs;ciranno, volete voi che due &longs;piriti eleuati: due animi di
uini, due ingegni rari, come &longs;ono quelli de no&longs;tri Eccellentißi
mi &longs;ignori, poßino e&longs;&longs;er' mi&longs;urati con quella mi&longs;ura piccolißi
ma, con cui &longs;i mi&longs;urano gli &longs;piriti nostri baßi, gli animi nostri
terreni, gli ingegni no&longs;tri, iquali non &longs;olamente hanno pari, ma
etiandio molti &longs;uperiori? Troppo grande &longs;arebbe il vo&longs;tro erro
re, &longs;e voi in que&longs;ta pazza openione vi con&longs;erua&longs;te.
NOZ.
Horsù io non mi fido in altro, &longs;e non nella &longs;omma
bonta loro, laquale farà, che ogniuno di loro re&longs;terà contento
di quanto &longs;i è di&longs;cor&longs;o per hora, infino, che à migliore comodita
&longs;i dirà meglio, voi anche for&longs;e vi &longs;iete stracco dicendo, & il cal
do del mezzo giorno è homai pa&longs;&longs;ato: però meglio &longs;arà, che ce
ne andiamo à &longs;pa&longs;&longs;o pigliando il fre&longs;co l'ungarno, vn'altra volta
altre co&longs;e d'intorno, à quel che &longs;i è di&longs;cor&longs;o tutto hoggi, intanto
à me pare, che per hoggi ci dobbiamo
ci tornerà bene il ritrouarci in&longs;ieme, for&longs;e ci &longs;arà molto da con
tradire: il che &longs;e &longs;arà, o bene, ò mal fatto, il giudicherete poi,
& per conchiuderla, io vi ringratio della molta corte&longs;ia, qua
le hauete v&longs;ato comunicandomi questi vostri pen&longs;ieri, & ve
ne resto obligatißimo, perche &longs;e
parte egli mi è &longs;coperto occa&longs;ione di con&longs;iderare piu matura
mente, à quello, che per lo addietro mi era na&longs;co&longs;to, e in compa
gnia no&longs;tra non &longs;olo ho pa&longs;&longs;ato la mole&longs;tia del caldo, &longs;enza &longs;en
tirla ma anche con grandißimo piacere, & con vtilità tale, qua
le io vorrei poter'hauere ogni giorno.
TAL.
Ringratiamo pure ammendue in&longs;ieme que Signori
Illustrißimi, & il Dotto & da ben Grillanda: da quali ci è &longs;tata
data materia da intrattenerci tutto questo giorno cotanto alle
gramente, & andianne doue piu vi piace: Tu Iacopo intanto
re&longs;tati à ca&longs;a à dare ordine, che la cena &longs;i apparecchi;
mentre, che il Nozzolino & io ce ne andremo, à
qualche fre&longs;co di porto.
DI TELIFILO
FILOGENIO
DELLA PERFETTIONE
DELLE DONNE.
Alla Illu&longs;tri&longs;sima Signora la Signora
Donna I&longs;abetta Cibo dalla
Rouere, Marche&longs;ana
di Ma&longs;&longs;a.
dragho. MD LXI.
GNORA LA SIGNORA DONNA
che&longs;ana di Ma&longs;&longs;a,
punto accorto,
do voi Illustri&longs;si
ma Signora, Mar
che&longs;a, mi comanda
ste, che io &longs;criueßi
tutto quello, che al
lo improui&longs;o &longs;i di&longs;
&longs;e della virtù,
dezza delle Donne
&longs;otto il Cielo &longs;enza
pari, io haurei chie
sto vn giorno di tempo à farlo; dopo ilquale, ne ha
urei addimandati due: e pa&longs;&longs;ati, due ne haureivolu
ti quattro, & &longs;empre haureiraddoppiato il tempo,
&longs;enza venirne a'l fine gia mai: &longs;e vostra Signoria
Illustri&longs;sima mi hauesse addimandato per che io, &longs;en
za dar'altro principio almio douuto officio, haueßi
cercato allungare la co&longs;a, haureiri posto, come ri
spo&longs;e Simonide Filo&longs;ofo à Hierone Tiranno di Sira
cu&longs;a, perche quanto piu pen&longs;o alla grandezza di
questa materia, tanto piu ella mi par maggiore: et
tanto meno veggio il principio, donde incominciar
mi, e la fine, d'onde io me ne pote&longs;si v&longs;cire, ca&longs;o pure
ma per che io all'hora ad altro non pen&longs;ai, che allo
obedire à comandamenti di vo&longs;tra Sig. Illustri&longs;sima
de&longs;idero&longs;o di &longs;eruirla, mi imbarcai (come &longs;i &longs;uol di
re) &longs;enza bi&longs;cotto; e mi trouai in alto mare, &longs;enza
&longs;aper quello, che di me &longs;i fo&longs;&longs;e per riu&longs;cire: Hora
(per lagratia d Iddio. & vostra) io &longs;on' giunto al
porto, & ho&longs;critto quello, che io ho &longs;aputo epotuto
per inalzare la merauiglio&longs;a grandezza delle Don
ne. &longs;on certo, che io ho mancato al mio douere in mil
le modi; per hauere &longs;critto all'improui&longs;o, come all'im
proui&longs;o parlai, però ne addimando perdono a U.
S. Illustri&longs;sima: da cui, &longs;e io l'impetrerrò, come
credo douerlo impetrare, pen&longs;erò hauerlo anche ot
tenuto da tutte le altre: lequali,
duto, che ella mihaurà perdonato volentieri anchė
elle, non &longs;olo mi perdoneranno, ma mi &longs;cu&longs;eranno,
come huomo occupatißimo in tante facende publi
che, e priuate, che à pena, io ho tempo diripo&longs;armi
vna&longs;ola hora del giorno, non che di &longs;criuere: & di
ranno, che giusti&longs;sima cagione bi&longs;ogna, che &longs;ia quel
la, che mi hafatto v&longs;ar tanta negligenza, da che ella
è coperta dalla virtù e grandezza di U. S. Illustri&longs;
&longs;ima, da cui in questa cau&longs;a, tanto ragioneuole le al
tre Donne piglieranno e&longs;empio alperdonarmi; co
me ognivna di loro il piglia in tutte le altre co&longs;e: et
à ragione: perche la bonta, la prudenza, la &longs;apien
za, l'accortezza, le benigne, e dolci &longs;ue maniere &longs;ono
tali, che meritano d'e&longs;&longs;ere imitate con stupore d'o
gni altra per&longs;ona: con che facendo fine humili&longs;si
mamente le bacio la falda, reputandomi indegno,
d'arriuarle alla mano.
TELIFILO FILOGENIO
DELLE DONNE;
Cibo dalla Rouere, Marche&longs;ana di Ma&longs;&longs;a: nel
quale ragionano le infra&longs;critte per&longs;one.
LIONORA.
Io non sò &longs;e buona ò rea &longs;i fo&longs;
&longs;e hieri à &longs;era la fortuna di Madonna Liuia &
mia, da che non ci trouammo al di&longs;cor&longs;o, qual
voi face&longs;te &longs;opra la perfettione delle Donne:
&longs;e voi (M.Telifilo) per qual &longs;i voglia cagio
ne non volete trattenerui in compagnia no
&longs;tra à pa&longs;&longs;are il caldo del mezzo giorno, la di&longs;gratia fù gran
di&longs;sima: per che all'hora fummo, & hora &longs;aremo priuate di
quello, che voi dice&longs;te à fauor no&longs;tro: &longs;e voi vi volete trat
tenere qui al fre&longs;co, & brieuemente replicarci, qualche par
te di quello, di che voi à lungo ragiona&longs;te, il no&longs;tro acqui&longs;to
&longs;ara maggiore: concio&longs;ia, che hora quietamente, & &longs;enza al
tra contradittione vdiremo quello, che all'hora
mo potuto vdire, &longs;e non con l'impedimento di chiunque vi
contradiceua: hauremo etiandio con voi molta obligatione:
perche à &longs;odisfatione & contentezza no&longs;tra &longs;olamente dire
te parte di quello, che all'hora dice&longs;te per obedire alla Illu
&longs;tri&longs;sima Signora Marche&longs;ana, & per &longs;odisfattione di tutti
gli altri, che erano quiui d'intorno.
FILOG.
te per obedirui (come io &longs;empre &longs;oglio) ma molto piu per
honore comodo, e vtil'mio: Dico honore: per obedire à
Donne, fuora d'ogni merauiglia honorate (come &longs;iete voi)
porta honore grandi&longs;simo, à chiunque obedi&longs;ce: come ho
norati &longs;i tengono coloro che &longs;eruono à gli imperadori, & à
Pontefici: Dico comodo; perche oltra, che il pa&longs;&longs;are il cal
do in qual &longs;i voglia modo, à me &longs;oglia e&longs;&longs;er &longs;empre comodo,
comodi&longs;simo mi &longs;arà egli hoggi il pa&longs;&longs;arlo in compagnia vo
&longs;tra, & in que&longs;ta belli&longs;sima villa, doue il mormorio delle chia
re & fre&longs;che acque diletta gli orecchi, i verdi prati, di varii
fiori ve&longs;titi dilettano gli occhi: & voi &longs;te&longs;&longs;e
&longs;enza ba&longs;tere&longs;te per dare hone&longs;to contento à qual &longs;i voglia
bello &longs;pirito, che in vo&longs;tra compagnia &longs;i rimane&longs;&longs;e: Dico vti
lità: perche oltre, à l'utile, che &longs;i haurà di fuggire il &longs;onno (il
che non fie poco) &longs;i ne haurò io vn'altro infinitamente mag
giore: ilquale &longs;arà, che voi con la bellezza delle vo&longs;tre per
&longs;one, & con la bontà valore, &longs;apienza, &
diuini&longs;simo animo, degnandoui di ragionare hoggi meco,
me ne comunicherete quella, ò piccola, ò gran parte, che vi
parrà, & di cui voi prima mi haurete fatto capace: ra&longs;&longs;omi
gliando in que&longs;to il fuoco: ilquale volendo entrare nel fred
do ferro: da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, à cio lo apparec chia à poco cacciando
ne tutto il freddo, & à poco à poco ri&longs;caldandolo: cacciato,
che il caldo ha dal ferro ogni freddo, il fuoco &longs;enza ne&longs;&longs;uno
impedimento alla libera dentro vi entra: co&longs;i voi dal mal col
tiuato terreno del mio rozzo ingegno, caccierete
ta virtù vo&longs;tra tutto il ruuido, che vi &longs;arà, poi dentro vi &longs;tam
perete quel tanto di &longs;apere, che egli vi piacerà di &longs;tamparui
& di che voi prima mi haurete fatto capace la onde io arric
chito delle vo&longs;tre diuini&longs;sime ricchezze ragionando potrò
for&longs;e &longs;odisfare al de&longs;iderio vo&longs;tro, &longs;e
piccola particella almeno: però voi à me, da cui
riceuuto &longs;eruigio ne&longs;&longs;uno, non dourete re&longs;tare obligate, ma
io à tutte voi, da cui ogni mio ben na&longs;ce, ne re&longs;to & re&longs;terò
à ringratiarui del fauore &longs;mi&longs;urato, qual mi fate, comandan
domi, & accettandomi nella vo&longs;tra honorata compagnia: &longs;e
io hieri à &longs;era di&longs;si quel che io di&longs;s iper trattenimento della
Signora Marche&longs;ana Illu&longs;tri&longs;sima, & de gli altri, che quiui
erano d'intorno, feci quello, che io doueuo, à cio sforzato
dalla verità: come anche hoggi dirò quello che io debbo,
replicandone parte à &longs;odisfattion' vo&longs;tra per cui io à tutte
l'hore farò quello, che per me &longs;i potrà: con cio &longs;ia che io &longs;ia
&longs;tato &longs;empre &longs;chiauo voluntario à tutte le Donne, & hoggi
&longs;ia à voi tanto piu, che à molte altre per lo addietro &longs;tato
&longs;ono, quanto voi con la &longs;piritual bellezza de gli animi vo
&longs;tri auanzate di grandi&longs;sima lunga quella rara, che ne vo&longs;tri
corpi &longs;i &longs;corge, laquale &longs;piritual bellezza lega l'animo mio
con vn nodo da non &longs;i &longs;cior' gia mai per qual &longs;i voglia cagio
ne, anzi da &longs;trigner&longs;i ogni giorno piu, il che &longs;e fie vero (come
io &longs;on certo, che egli &longs;arà) io mi terrò ogni di piu beato: Del
la perdita, qual voi dite, che &longs;are&longs;te, &longs;e io con le mie parole
hoggi non vi trattene&longs;i, non accade fauellare, perche ella &longs;a
rebbe tanto piccola, che voi non ne doure&longs;te tenere conto
niuno, come anche lo acqui&longs;to &longs;arà poco trattenendoui, con
cio&longs;ia, che io da me &longs;te&longs;&longs;o non vaglia nulla, & voi in voi &longs;te&longs;&longs;e
habbiate quanto è di buono in tutto il mondo: però &longs;e in voi
&longs;te&longs;&longs;e vi ritirerete contemplando le merauiglio&longs;e bellezze
de corpi, & de gli animi vo&longs;tri, vi cono&longs;cerete ripiene di tan
ta diuinità, che ba&longs;terà per far beate voi, & tutti gli altri, à
cui egli vi piacera compartirne: Aqui&longs;to adunque grande &longs;a
rà il mio ca&longs;o, che à me vi paia comunicarne quanto, che &longs;ia:
per che, vo&longs;tra merce, diuerrò beato, & tanto più,
giore &longs;arà la parte, qual mi farete de ricchi&longs;simi the&longs;ori de
gli animi vo&longs;tri veramente diuini.
CLAR.
Que&longs;te vo&longs;tre parole (M. Telifilo) mi paiono
d'huomo
pre pieno di religione, & che &longs;iete homai v&longs;cito fuora di fan
ciullo, io non haurei pen&longs;ato à patto ne&longs;&longs;uno.
FILOG.
Co&longs;i è (Madonna Clarice) ne vi douete per
cio merauigliare, s'auuenga che non &longs;olamente io hora &longs;ia in
namorato come voi dite, ma anche qual &longs;i voglia huomo da
bene, & in qualunche età.
CLAR.
Egli par pur'brutta co&longs;a il veder vno huomo
d'anni maturo tenuto religio&longs;o & &longs;aggio amar' giouane
donna.
FILOG.
Egli è vero fauellando di quel be&longs;tiale amo
re, che tirannicamente &longs;ignoreggia ne gli animi giouani ma
egli non &longs;i di&longs;par punto, che vno huomo d'età matura, & di
vita hone&longs;ta ami, anzi &longs;e egli non ama&longs;&longs;e in verità egli
trebbe viuere, come viuono gli huomini prudenti & &longs;aggi,
concio&longs;ia che lo amore vero &longs;ia vna cagione perfetta d'ogni
buona operatione.
CLAR.
Che intendete voi per vero amore?
for&longs;e qual
che co&longs;a non più inte&longs;a da ingegno humano, à cui tanto ho
nor' &longs;i attribui&longs;ca, quanto voi hoggi gli date?
FILOG.
Intendo vno amore altra volta cono&longs;ciuto
da tutti i buoni, & nato non
po, ma molto piu da quella dell'animo: ilquale amore &longs;uol fa
re felici tutti i veri amanti.
LION.
Qui fu l'altro giorno il Nozzolino; ilquale ne
ragionò, ma con tanta breuità, che io non ne re&longs;tai &longs;odisfat
ta, &longs;e voi hoggi ce ne direte tanto, che ci ba&longs;ti, &longs;arete cagione
di bene: perche &longs;eguendo que&longs;to vo&longs;tro amore, diuentere
mo felici, il che vi dourà piacere, poi che ci amate: ma con
patto, che voi cerchiate di &longs;pedirui di que&longs;to ragionamento
il piu to&longs;to, che potrete, accioche poi &longs;i torni alla materia no
&longs;tra principale: la qual piu ci dourà piacere;
FILOG.
Il piu brieuemente, che io potrò cercherò
d'ordire, & di te&longs;&longs;ere que&longs;ta cotanto lunga, & fatico&longs;a tela,
la quale altro ingegno, & altra lingua richiederebbe, che la
mia, & &longs;e il Nozzolino, giouane innamorato, & dotto, non
di&longs;&longs;e co&longs;a, che vi appaga&longs;&longs;e à pieno, non la a&longs;pettate hoggi da
me, che in cio men vaglio di lui: ingegnerommi nondimeno
ci &longs;erua per buon principio al no&longs;tro primo ragionamento:
accioche egli non &longs;i paia, che noi fauelliamo à ca&longs;o.
LION.
Eccoci delle no&longs;tre, di&longs;si bene io, che voi &longs;tare
&longs;te poco ad abba&longs;&longs;arui per e&longs;&longs;ere inalzato.
FILOG.
Vi ingannate (Mad.Leonora) la co&longs;a i&longs;tà, co
me io la dico à punto: le spalle mie &longs;on deboli à tanto pe&longs;o:
LION.
Sian&longs;i
hoggi il traten ere tutta que&longs;ta compagnia, mentre il caldo
dura.
FILOG.
Da che co&longs;i vi piace, douete &longs;apere, che l'amo
re altro non è che vn de&longs;iderio di po&longs;&longs;edere la bellezza ama
ta: & perche il de&longs;iderio &longs;i &longs;tà nella volunta, la quale
le &longs;e non quello, che e prima cono&longs;ciuto, egli non è po&longs;sibi
le de&longs;iderare la bellezza, &longs;e ella prima non &longs;i cono&longs;ce: ci bi&longs;o
gna adunque inanzi che noi amiamo, &longs;apere quanto &longs;ono, &
quel che &longs;ono le bellezze.
LION.
Diteloci adunque.
FILOG.
Le bellezze &longs;ono due: la prima &longs;i chiama bel
lezza per &longs;ua propria natura; & la &longs;econda per participatio
ne: come di due maniere &longs;ono le co&longs;e calde, altre per loro
propria natura, & altre per participatione: il fuoco, è caldo
per &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, & il ferro affocato, è caldo per participatione;
inquanto che il fuoco comparte al ferro
prio & natural calore
za per &longs;ua propria natura, &longs;i &longs;tà tutta &longs;errata in Dio, ne fuora
e&longs;ce di lui: la
come &longs;ono le anime cele&longs;ti, & i corpi loro, i quattro &longs;empli
ci elementi, cio è il fuoco, l'aria, l'acqua, & la terra, le piante
gli animali, & tutte le altre co&longs;e compo&longs;te: lequali per loro
propria natura non &longs;ono belle: ma &longs;olamente in quanto, che
elle hanno parte della prima bellezza diuina: come il ferro
non è caldo per &longs;ua propria natura, ma
& meno, è ri&longs;caldato dal fuoco: Ammendue que&longs;te bellez
ze &longs;ono vna mi&longs;urata proportione del tutto con le &longs;ue par-
la &longs;i dice e&longs;&longs;ere quella Donna, che ha vna mi&longs;urata propor
tione di tutti, i membri infra di loro, & con tutto il corpo: &
come altra é la propria & naturale bellezza, & altra, è la bel
lezza participata, co&longs;i due &longs;ono le mi&longs;ure proportionate: al
tra per &longs;ua propria natura, laquale mi&longs;ura la prima bellezza:
altra per participatione, la quale mi&longs;ura la &longs;econda bellezza:
due anche &longs;ono gli amori: l'uno è de&longs;iderio di bellezza per
&longs;ua propria natura, & altro è de&longs;iderio di bellezza participa
ta: Que&longs;to &longs;econdo amore, è di tre maniere: Altro na&longs;ce
dal piacere; Altro dalla vtilità; Altro dalla virtù: Il primo,
è be&longs;tiale; da cui chiunque è pre&longs;o, diuenta vna be&longs;tia: laqua
le ad altro non pen&longs;a, à cauar&longs;i le &longs;ue sfrenate voglie: poi &longs;u
bito fini&longs;ce; ne ritorna, &longs;e non quando le voglie ritornano:
Il &longs;econdo Amore è &longs;eruile perche gli huomini d'animo vi
li à &longs;erui &longs;ono quelli, che amano, &longs;perando trarre alcuna vti
lità del loro Amore: come i &longs;erui &longs;perano riceuere alcun'
premio delle fatiche loro, mancando l'utile, & la &longs;peranza
del guadagno, que&longs;to Amor' mancha; & non ritorna gia
mai, &longs;e non con la ritornata della nuoua &longs;peranza. Il terzo
Amore, è
natura diuina: laquale non fini&longs;ce ne per tempo, ne per acci
dente alcuno; anzi &longs;empre mai dura. Que&longs;to &longs;olo Amore, è
&longs;tabile, però chiunque co&longs;i ama, non &longs;i &longs;tracca d'amar gia mai
anzi nel &longs;uo amore cre&longs;ce ogni hora: & non de&longs;idera cauare
altro piacere, ò altra vtilità della per&longs;ona amata; che quello
i&longs;te&longs;&longs;o, ilquale l'amante &longs;ente amando & &longs;eruendo la Donna
amata: però, ardenti&longs;simamente amando, cerca tutte le oc
ca&longs;ioni di farli; qualche rileuato &longs;eruigio & non &longs;e ne por
gendo ne&longs;&longs;una, le và pigliando il meglio, che egli puo, con
ogni indu&longs;tria, in cio &longs;i compiace, & di cio &longs;i diletta. Io fui
&longs;empre in ogni mia età innamorato di Donne, dal di in qua,
che io fui capace d'amare, & hora &longs;ono innamorato piu che
mai; & è tanto piu
to que&longs;ta età matura non comporta ne&longs;&longs;una di quelle imper
&longs;arebbono almeno &longs;tate tollerate ne miei primi anni, &longs;e io a
ma&longs;si con qualche &longs;peranza, ò di piacere ò di premio, non
amerei l'altrui per&longs;ona & l'altrui animo; ma &longs;i bene amerei
il piacere & l'util mio: Ma perche io amo &longs;enza ne&longs;&longs;una &longs;pe
ranza,
mio predico, & ca&longs;to, come pudica, & ca&longs;ta è quella, che io
amo, laquale io non amerei, &longs;e ella non fu&longs;&longs;e, come io ve la di
pingo ne la potrei amare, ne molto ne poco; ma perche ella
è quale io hora vi dico, la amo, ne po&longs;&longs;o fare che io non la
ami: Que&longs;ta vltima &longs;orte d'Amore è &longs;enza bia&longs;imo della per
&longs;ona amata; anzi con honore grandi&longs;simo; perche egli è vn'
te&longs;timonio veri&longs;simo delle virtu raccolte nella donna ama
ta, lequali la rendono degna d'e&longs;&longs;ere &longs;eruita, & honorata. Que&longs;to &longs;olo amore rende felice l'amante; doue i due primi
recano bia&longs;imo grandi&longs;simo à chiunque ama, & à chiunque
è amato, & pungono &longs;empre l'amante con nuoui & continui
&longs;timuli, iquali il fanno morire viuendo & viuere morendo
ben mille volte il giorno. Chiunque co&longs;i ama non è anche
venuto al &longs;egno perfetto del vero amore, &
&longs;to Amore nato dalla virtù &longs;ia virtuo&longs;o, & grande, & ce ne
ha egli
&longs;o, ilquale è l'i&longs;te&longs;&longs;a grandezza, l'i&longs;te&longs;&longs;a virtù, e l'i&longs;te&longs;&longs;a beati
tudine dello Amante, di cui dianzi parlando, il chiama de&longs;i
derio di bellezza per &longs;ua propria natura, & non per &longs;ola par
ticipatione; que&longs;to honore, è &longs;olamente nella infinita bontà
diuina; laquale, è vna proportione, & mi&longs;ura di tutte le di
uine virtù; doue &longs;i arriua con l'intelletto ben' purgato dalla
ignoranza, & con la voluntà ben netta da ogni vitio.
LIONO. voi ci hauete ben di&longs;tinto il numero di que
&longs;ti amori, & in qualche parte ci hauete detto quello, che e &longs;i
&longs;iano; ci hauete etiandio almeno di&longs;egnato la bellezza; re
&longs;ta, che la dipigniate co &longs;uoi proprii colori; accioche &longs;e mai
ci accadera vederla, la ricogno&longs;ciamo, & la amiamo, per di
uentar beate; come beati hauete detto e&longs;&longs;er' tutti à veri
Amanti.
FILOG.
La bellezza diuina, è &longs;olamente inte&longs;a dallo
intelletto diuino; & è &longs;olamente amata dalla voluntà d'Id
dio; ilquale per e&longs;&longs;ere infinito puo comprendere que&longs;te co
&longs;e infinite; Noi, che &longs;iamo di capacità & di potere finito,
arriuiamo tanto alto; ma con certi mezzi quiui ci acco&longs;tia
mo in qualche parte.
LION.
Quali &longs;ono que&longs;ti mezzi?
FILOG.
La bellezza del corpo d'una Donna, ci tira
alla cognitione di quella dell'animo, & ammendue ci &longs;eruo
no per &longs;cala da &longs;alire al cielo, & quiui contemplare la diui
na bellezza, &longs;econdo la capacità no&longs;tra.
LION.
In che co&longs;a con&longs;i&longs;te que&longs;ta bellezza del corpo
della donna.
FILOG.
Que&longs;to il douere&longs;te &longs;aper' voi meglio di me,
che &longs;iete Donna, & bella; pure io il vi dirò; come dianzi vi
di&longs;si, ella con&longs;i&longs;te nella mi&longs;ura proportionata; & que&longs;to é il
dito gro&longs;&longs;o della mano della Donna; il quale mi&longs;ura tutto
il corpo &longs;uo; incominciandoci dalla faccia: dico, che ella
vuole e&longs;&longs;er' lunga, quanto lungo, è tre volte il dito gro&longs;&longs;o. La prima lunghezza, è della fronte, la &longs;econda del Na&longs;o, la
terza di tutta quella parte, che e infra la punta del Na&longs;o infi
no à l'ultima parte del mento: La minore giontura del dito
gro&longs;&longs;o, mi&longs;ura la punta del na&longs;o infino alla e&longs;tremità del lab
bro di &longs;opra; L'altra maggiore giontura del mede&longs;imo dito
mi&longs;ura tutto lo &longs;patio, che è infra il labbro di &longs;opra, & l'e
&longs;tremità del mento. La lunghezza del mede&longs;imo dito,
è la lunghezza dell'arco delle ciglia, delle orecchie, &
della bocha; La faccia d'una Bella Donna richiede que
&longs;ta mi&longs;ura almeno; dico almeno, perche &longs;e vno di que&longs;ti
membri fu&longs;&longs;e minore, la faccia riu&longs;cirebbe brutta; &longs;e vno,
ò piu fu&longs;&longs;ero maggiori, &longs;e gli accre&longs;cerebbe bellezza &
gratia; tutta la lunghezza della Donna bella; &longs;arà no
ue faccie almeno, & &longs;e ella &longs;arà alquanto piu lunga, &longs;a
ra piu vaga, & piu gratio&longs;a, pur' che ella non pa&longs;si dieci fac
cic, che &longs;e ella le pa&longs;&longs;a&longs;&longs;e, diuerrebbe brutti&longs;simo mo&longs;tro; co
ue. La &longs;econda faccia è della piu alta parte del petto infino
alla fontanella dello &longs;tomaco. La terza è dalla boccha del
lo &longs;tomaco infino all'umbilico; La quarta dell'umbilico in
fino à piedi del corpo. La Natura mae&longs;tra perfetta di tutte
le co&longs;e fabricate da lei, hauendo cono&longs;ciuto, che nel ventre
della Donna &longs;i doueuano &longs;errare noue me&longs;i i parti, lo ha fat
to alquanto maggiore d'una faccia, accioche la capacita del
luogo, e&longs;&longs;endo maggiore piu comodamente po&longs;&longs;a &longs;eruire al
la generatione de figliuoli. La quinta, & la &longs;e&longs;ta faccia, è la
lunghezza delle co&longs;ce, infino alle ginocchia. La &longs;ettima, &
l'ottaua, è la lunghezza de gli &longs;tinchi, infino alla noce del
piedi.
LION.
Doue la&longs;ciate voi la nona?
FILOG.
Sopra la &longs;ronte infino alla più alta parte del
Capo è vna lunghezza del dito gro&longs;&longs;o; l'altra nella gola;
La terza della noce del piedi, infino alla pianta del mede&longs;i
mo piedi & la lunghezza del dito gro&longs;&longs;o tre volte replicata
&longs;a la lunghezza della nona faccia: Altra e tanta dourà e&longs;&longs;ere
la larghezza della Donna bella, quando ella di&longs;tenda le brac
cia vna gran croce di tutto il corpo facendo, &longs;e ad ogni vna
di que&longs;te noue faccie &longs;i aggiugne&longs;&longs;e di lunghezza, quanto
ba&longs;ta&longs;&longs;e à far' la decima faccia, &longs;i accre&longs;cerebbe gratia à que
&longs;to corpo; pur che lo augumento non fu&longs;&longs;e di&longs;proportiona
to ne doue maggiore, ne doue minore, ma proportionato
&longs;econdo il bi&longs;ogno proprio de membri: La gro&longs;&longs;ezza non
ha determinata mi&longs;ura; ma richiede vna certa mediocrità
di carne; con laquale l'o&longs;&longs;a mediocremente &longs;i ve&longs;tino; & di
maniera, che tutte le membra &longs;iano qua&longs;i ritonde; Se à que
&longs;ta proportionata mi&longs;ura ci &longs;i aggiugne vn bel colore incar
nato, vna viuacita mode&longs;ta ne gliocchi; vna piaceuolezza di
parole, vn &longs;uaue ri&longs;o; &longs;e ci &longs;i aggiungono dolci maniere nel
conuer&longs;are con tutti &longs;econdo la qualità delle diuer&longs;e, & va
rie per&longs;one. Que&longs;ta è vna donna belli&longs;sima degna d'e&longs;&longs;ere
amata da ogni gentile &longs;pirito, come è la donna mia, laquale
LIONO.
Chi è ella que&longs;ta vo&longs;tra Donna cotanto bel
la? mo&longs;tratecela di gratia; accioche noi veggiamo, &longs;e voi
hauete bene ornato il &longs;uo ritratto?
FILOG.
Ella è tutta diuina, & il ritratto, che io ne ho
cauato, è humano; però non ci è proportione ne&longs;&longs;una: pure
&longs;eruiteuene, comunque egli &longs;i &longs;ia; & aprite ben'gliocchi, che
la vedrete, & ageuolmente la cono&longs;cerete, per che ella non
è tanto da voi lontana, che in poco tempo non &longs;iate per ve
derla, & cono&longs;cerla, volendo; come altra volta la hauete ve
duta, & cono&longs;ciuta.
LIONO.
Hor sù voi non la ci volete mo&longs;trare, à quel
lo, che io veggio, però attendete à &longs;eguitare il vo&longs;tro ragio
namento.
FILOG.
In vn belli&longs;simo corpo, come è quello della
diuini&longs;sima donna mia, non puo habitare anima la&longs;ciua vitio
&longs;a, & brutta.
LIONO.
Si vede pur tal volta vna rea femina e&longs;&longs;er'
b ella.
FILOG.
Quella non è vera bellezza, ma è vna dipin
tura; che inganna gli occhi de mi&longs;eri giouani innamorati, &
&longs;e pur tal volta egli auiene, che vna veramente bella di cor
po, &longs;ia vitio&longs;a; di cio &longs;e ne puo dare la colpa alla pocha cura
che di lei hanno tenuto coloro, che la hanno alleuata, & al
la manco, che ella ha tenuto di &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, come i caualli belli,
&longs;e &longs;ono bene e&longs;ercitati, rie&longs;cono buoni, e &longs;e &longs;ono male e&longs;er
citati, rie&longs;cono cattiui, i caualli brutti, quantunque bene e
&longs;ercitati qua&longs;i &longs;empre fanno tri&longs;ta riu&longs;cita; co&longs;i le donne bel
le &longs;ono tutte virtuo&longs;e, &longs;e &longs;ono bene alleuate; & le brutte ge
neralmente rie&longs;cono vitio&longs;e. La mia donna ha l'animo tan
to honorato di virtû, che la bellezza &longs;ua di gran lunga auan
za quella del &longs;uo belli&longs;simo corpo. A que&longs;ta &longs;piritual' bel
lezza poi che altri è penetrato con l'animo, incominciando
ad amarla, ama virtuo&longs;amente, ma vna bellezza participata,
donde però &longs;i &longs;aglie alla diuina bellezza, laquale è tale per &longs;e
citia, la prudenza, la mode&longs;tia, & vi &longs;ono tutte le altre gratie;
lequali fanno vna mi&longs;urata proportione belli&longs;sima da inten
der&longs;i, co&longs;i in Dio &longs;ono tutte le virtù, per loro propria natu
ra infinitamente perfette, vi è l'ornamento di tutto il mon
do, chiamato mondo intelligibile, ilquale altro
ordinati&longs;sima moltitudine di tutte le Idee delle co&longs;e create;
nella maniera, che nella mente dello artefice, è vna Idea, ò
vero &longs;imilitudine di quello edificio, che egli vuole fabrica
re, di cui altra volta &longs;i di&longs;&longs;e, à ba&longs;tanza. Que&longs;te Idee in Dio
fanno vna mi&longs;ura proportionati&longs;sima; laquale non è bella,
ma è la i&longs;te&longs;&longs;a bellezza; amata à pieno &longs;olamente da lui, &
da noi, quanto porta la debolezza delle no&longs;tre piccole for
ze, quiui inalzate per lo mezzo di que&longs;te altre ba&longs;&longs;e bellez
ze, & particolarmente, per lo mezo d'una belli&longs;sima don
na. Que&longs;ta è l'i&longs;te&longs;&longs;a felicitâ, & chiunque amando tan
to alto arriua è &longs;empre beato, &longs;enza ne&longs;&longs;una mi&longs;eria, &
è ben dritto, che co&longs;i &longs;ia, perche &longs;e le bellezze &longs;ole del
gratio&longs;o corpo della mia diuini&longs;sima donna da que&longs;ti no
&longs;tri occhi tenebro&longs;i vedute, lequali però altro non &longs;o
no, che ombre di vera bellezza, &longs;e vn &longs;olo de &longs;uoi &longs;guardi,
&longs;e vn &longs;olo de &longs;uoi dolci&longs;simi accenti, con tanto diletto muo
ue chiunque la mira, & nell'animo di chiunque la contem
pla tanto gran fuoco accende di &longs;uaue amore, & con tanto
piacere, che ogni altra con&longs;olatione, quantunque grande à
que&longs;ta vna paragonata non par nulla, che felice merauiglia? che beato &longs;tupore dobbiamo noi credere, che &longs;ia quello, che
occupa le anime, che penetrano alla bellezza dell'animo di
lei, che è &longs;opra tutte le altre co&longs;e belle bello? & quindi &longs;al
gono alla bellezza diuina? che dolce fiamma amoro&longs;a, che
incendio &longs;uaue in tal ca&longs;o è quello, che na&longs;ce dalla fonte del
la &longs;uprema & vera bellezza diuina, eterno, e &longs;tabile princi
pio mezzo & fine d'ogni altra bellezza? qui l'amante &longs;i di
letta, & con &longs;tupore fuor d'ogni merauiglia di &longs;e &longs;te&longs;&longs;o v&longs;ci
to, è dalla diuina bellezza tanto inalzato, che egli anche mor
re & quella ambro&longs;ia, di cui gli &longs;piriti beati &longs;i nutri&longs;cono, &
con loro felice viue. Hora &longs;e di cotanto no&longs;tro bene voi al
tre belle & vaghe donne &longs;iate à gli huomini vnica & perfet
ta cagione, egli è nece&longs;&longs;ario confe&longs;&longs;are, che la perfettione vo
ftra &longs;ia a&longs;&longs;ai maggiore, che non è quella de gli huomini, da
cui tanta alta felicità non na&longs;ce. Il che in vn tempo mede&longs;i
mo (&longs;e io non mi inganno) dourà ba&longs;tarui per renderui
to del mondo, colquale io amo, & colquale amano tutti gli
huomini virtuo&longs;i, & per dimo&longs;trarui con que&longs;ta prima ra
gione, qual voi hauete vdito, che la vo&longs;tra perfettione, è piu
che la no&longs;tra maggiore, il che (&longs;e io ben' mi rammento) vi
promi&longs;i nel principio di que&longs;to di&longs;cor&longs;o, & credo hauerui
o&longs;&longs;eruato.
LIONO.
Si certo.
LIVIA Vdite digratia M.Telifilo quello, che il no&longs;tro
Colombo dice, egli ua &longs;eminando infra di noi altre Donne,
che voi per forza del vo&longs;tro bello ingegno veri&longs;imilmente
ci mo&longs;trate la perfettion no&longs;tra e&longs;&longs;er maggiore, che ella non
è a&longs;tutamente pen&longs;andoui douer' piacere ad alcuna di noi al
manco con que&longs;ta &longs;trada, à cui &longs;enza e&longs;&longs;a, non piacere&longs;te, per
e&longs;&longs;er voi &longs;uora di quel fiore homai di giouentû, ilquale dal
le giouane donne &longs;uole e&longs;&longs;ere amato.
FILOG.
Il Colombo non &longs;i inganna, à fatto nel giudi
care della mia intentione: ma &longs;i inganna nel mezzo, il quale
mi conduca, à quel fine, che io de&longs;idero, vorrei (come egli
dice) piacere ad alcuna di voi altre donne: & à cio pen&longs;o
giorno & notte: & quando io, dopo lunghe fatiche le piace&longs;
&longs;i, me ne terrei di buono, perche &longs;arei venuto à quel fine, à
cui io de&longs;idero di venire, & quanto piu pre&longs;to io po&longs;lo, non
vorrei gia piacerle con la bugia, perche &longs;e io cio cerca&longs;si, fa
rei, come fa, chiüque da que&longs;ta villa d'Agnano, doue noi ho
ra ci trouiamo, &longs;i parte per andar&longs;ene à Roma, & piglia la
&longs;trada inuer&longs;o Genoua. Que&longs;ti quanto piu corre per giugne
re al fine, tanto piu &longs;i di&longs;co&longs;ta dal fine, co&longs;i io, che ardenti&longs;si-
piu, che me &longs;te&longs;&longs;o, & molto piu, che qual &longs;i voglia altra co&longs;a
creata, &longs;e cerca&longs;si entrarle in gratia con la bugia, in cambio
del &longs;uo amore mi guadagnerei il &longs;uo odio, perche quella, la
cui gran bellezza hone&longs;tamente piace à gli occhi miei, quan
to io vorrei piacere, à lei è aueduta, accorta, & &longs;aggia, & co
no&longs;ce (come &longs;i &longs;uol dire) infino il pelo nell'uouo, ella è ami
ca della verità, & è mortal nemica della bugia, per cio odia,
e fugge tutti i bugiardi, &longs;e io adunque cerca&longs;si guadagnarla
mi con que&longs;ta brutta &longs;trada della bugia, in cambio di guada
gnarmi la gratia &longs;ua, mi guadagnerei la &longs;ua disgratia, il che
quando fu&longs;&longs;e, io viuerei in&longs;elicemente morendo ben mille
volte l'hora, come per lo piu &longs;anno, i giouani innamorati, la
vita dequali, non è altro che vna infelice prigione, piena d'o
g ni Noi altri d'eta matura, & d'anni piu graui, dob
biamo cercar' di piacere alle donne no&longs;tre con lo amarle ca
&longs;tamente, col proporre le voglie loro alle voglie no&longs;tre, col
&longs;eruirle, con lo honorarle, col celebrare quanto &longs;i puo la vir
tû loro, & col non de&longs;iderare co&longs;a da loro, che non &longs;i po&longs;&longs;a,
& non &longs;i debba concedere, come dourebbono amare, i gio
uani, &longs;e haue&longs;sino il giuditio libero dalle pa&longs;sioni ma perche
gli animi giouani &longs;ono ingombrati da mille affetti carnali,
pero ogni vno di loro carnalmente amando, &longs;i di&longs;co&longs;ta dal
dritto camino: Io che cio cono&longs;co ca&longs;tamente amo la don
na mia, prepongo le &longs;ue alle mie voglie, la &longs;eruo di buon' co
re, la honoro, anzi per dir' meglio, adoro la diuinità del &longs;uo
nome in terra, come &longs;i adora quella del nome d'Iddio in cie
lo, inalzo la rara virtù &longs;ua; & da lei quelle &longs;ole co&longs;e de&longs;ide
ro, che concedute le porteranno honore, & gloria non nul
la curandomi delle altre. Que&longs;te &longs;ono le vie, da me tenute
per guadagnarmi la buona gratia della &longs;ignora mia, & non
quelle, che il colombo &longs;i crede, ilquale re&longs;terà &longs;pennacchia
to dal molto valor' vo&longs;tro, inanzi, che egli &longs;i venga alla fine
di que&longs;ti no&longs;tri di&longs;cor&longs;i, guardi pur' bene le &longs;ue pene, & hab
bia particular cura delle mae&longs;tre, che io vi prometto, che
GIROL.
A me pare che que&longs;to &longs;ia vn'di&longs;uiar&longs;i dal no
&longs;tro ragionamento: però io vi priego (M.Telifilo) che voi
torniate à ca&longs;a, & la&longs;ciate il colombo ne &longs;uoi errori, perche
egli è piu o&longs;tinato, che mai, ne puo ne vuole la&longs;ciar&longs;i vince
re da ne&longs;&longs;una ragione, che &longs;e gli dica.
LIVIA Anche à me par quello, che pare à Ma.
Girola
ma, anzi lo ho io pur'hoggi &longs;entito parlar' con tanto impeto
in disfauor no&longs;tro, che à me non parue vdir' gia mai il mag
giore.
CLAR.
Hauete voi con&longs;iderato il &longs;uo modo di proce
dere? egli dice, che la perfettione no&longs;tra non è ne &longs;uperio
re, ne inferiore à quella dell'huomo, anzi vguale, & poi pro
uandolo, v&longs;a argumenti, che ci farebbono di grandi&longs;sima
ga inferiore, &longs;e è fu&longs;sino buoni da nulla: qua&longs;i, che noi &longs;iamo
tutte cieche, & priue d'ogni ingegno, & d'ogni &longs;apere; &
veggiamo, non cogno&longs;ciamo, & non intendiamo il &longs;uo &longs;imu
lato inganno.
FILOG.
Voi non cono&longs;cete bene il colombo, egli è
piu a&longs;tuto, che voi non vi credete, & io hor'hora vi voglio
&longs;coprire l'a&longs;tutia &longs;ua, &longs;ono alcuni in ogni
te, & in ogni e&longs;ercitio, che alla &longs;coperta lodano quella, che
più lor piace, la inalzano, & la celebrano in modo, che ogni
altro &longs;e ne accorge, come fò io fauellando di voi. Altri per
mo&longs;trar' più ingegno di na&longs;co&longs;to lodano quello, che è loro
più caro, fingendo di de&longs;truggerla, que&longs;te per&longs;one
damente, che in cambio di gettar per terra la co&longs;a bia&longs;imata
la confermano: come fa il colombo, ilquale ha vn bello in
gegno, & è pieno di molta dottrina, però cono&longs;ce i meriti
della perfettion' vo&longs;tra, la loda, ma con arte; bia&longs;imandola,
tanto debolmente, che la conferma, nol cono&longs;cete voi al mo
do del &longs;uo bia&longs;imarui continuamente ridendo? qua&longs;i, che
egli voglia dire, io non credo quel che io dico, anzi credo
apunto tutto il contrario, il che &longs;ogliono far' coloro, che vo
gliono dimo&longs;trare quanto vaglia il loro ingegno, come ho-
credere quello, che egli vi dice, &longs;e in que&longs;ta compagnia,
è ne&longs;&longs;una di voi, che &longs;i pen&longs;i di poterlo muouere, à dir'
la boccha quello, che egli ha nell'animo, faccine proua, & ve
drà, che egli non &longs;ente di voi, & della virtù vo&longs;tra, &longs;e non
quello, che ne credo io.
LION.
Sian&longs;i le ragioni del colombo, come elle e&longs;&longs;er'
&longs;i voglino, che io per me, non &longs;ono amica di contentioni, an
zi, quando noi incominciammo à ragionare, vi di&longs;si; che l'u
dirui &longs;enza chi vi contradice&longs;&longs;e, à me, e à tutta la compagnia
&longs;arebbe hoggi molto piu piaciuto, che egli hieri à &longs;era non
piacque, con tante contentioni, però (M.Telifilo) non vi cu
rate de fatti &longs;uoi anzi la&longs;ciandolo, ritornate quiui, donde vi
parti&longs;te.
FILOG.
Da che voi il mi comandate (M.Lionora) io
mi apparecchio, a obedirui. La &longs;econda ragione; laquale mi
sforza à credere, che la perfettione delle Donne &longs;ia maggio
re di quella de glihuomini, &longs;i piglia dal primo principio del
la loro creatione, concio&longs;ia, che l'huomo fu&longs;&longs;e da Dio crea
to di feccio&longs;a terra; & per cio &longs;i chiama&longs;&longs;e huomo: che tan
to vuol dire, quanto co&longs;a di terra, & la donna fu&longs;&longs;e creata da
Dio d'una co&longs;tola d'huomo. Le co&longs;tole &longs;ono &longs;tate piantate
da Dio e dalla natura nel petto, nel mezzo del quale ghiace
il core, ilquale e la prima fonte della vita, il primo principio
del &longs;entire, del cono&longs;cere, dell'intendere, & del &longs;apere, dalla
vita del core &longs;i comunica la vita à tutti gli altri membri, per
lo mezzo delle vene, & delle Arterie, lequali portando gli
&longs;piriti a tutto il corpo, con e&longs;si vi portano la vita, mancando
la vita al core, ella manca, à tutto il rimanente del corpo, &
con e&longs;&longs;a manchano i &longs;entimenti,
dere, & il &longs;apere, qua&longs;i che Iddio hauendo creato l'huomo,
&longs;imile à &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, con le perfettioni racconte, cauandogli dal
petto vna co&longs;ta, glielo apri&longs;&longs;e per trarre dal core humano, ò
tutta, o buona parte della molta perfettione, che quiui era
raccolta, & per fabricarne con e&longs;&longs;a la donna, accioche ella
l'huomo fo&longs;&longs;e perfetta & l'huomo priuo di
di &ptail;fettione, &ptail; lo addietro riceuuta da Dio nella &longs;ua creatio
ne, re&longs;ta&longs;si a&longs;&longs;ai men &ptail;fetto della
per
to &longs;ignora, perche ella doueua col &longs;uo giu&longs;ti&longs;simo, è ragione
uoli&longs;simo imperio della &longs;mi&longs;urata perfettione &longs;ua &longs;ignoreg
giare à l'huomo, come le co&longs;e piu &ptail;fette &longs;ogliono &longs;ignoreg
giare alle meno perfette. La tirannica pode&longs;tà dell'huomo,
non contenta di &longs;tare &longs;ottopo&longs;ta al reggimento giu&longs;to della
donna, à torto la &longs;i &longs;ottomi&longs;e, & per forza tirannica, contro
ad ogni douere di giu&longs;titia, &longs;e le fece &longs;ignore, di &longs;eruo, che
egli le doueua e&longs;&longs;ere; Que&longs;ta tirannide fu da Dio confirma
ta, anzi per dir meglio,
male: come &longs;i vede, che tal' volta vn giu&longs;ti&longs;simo principe tol
lera l'ingiu&longs;titia d'un &longs;uo mini&longs;tro, perche vede, che il voler
la ga&longs;tigare, porterebbe troppa alteratione nel &longs;uo &longs;tato. Co&longs;i Iddio, hauendo veduto la molta in&longs;olenza dell'huomo
inuer&longs;o della donna, & hauendo cono&longs;ciuto, che à que&longs;to
sfrenato cauallo non &longs;i poteua mettere il freno &longs;enza qual
che nuouo male, ne &longs;i poteua di poi con&longs;eruar' l'huomo nel
lo &longs;tato &longs;uo &longs;oggetto, &longs;enza vna continua faticha, per ritener
lo in que&longs;to douuto officio; giudicò e&longs;&longs;ere minor' male, tol
lerar' l'in&longs;olenza v&longs;ata da l'huomo &longs;opra la Donna, vol&longs;e
dimeno, che que&longs;ta &longs;ua pazzia, con tri&longs;titia me&longs;colata, gli co
&longs;ta&longs;&longs;e, però il maledi&longs;&longs;e, & &longs;eco maledi&longs;&longs;e tutte le &longs;ue fatiche,
& perche la Donna &longs;i era la&longs;ciata benignamente, è con ani
mo amico, e grato al &longs;uo marito, &longs;ignoreggiar' da lui, & &longs;en
za re&longs;i&longs;tenza ne&longs;&longs;una, &longs;i era &longs;ottopo&longs;ta alle voglie del &longs;uo
&longs;orte, anche ella fu maledetta da Dio, & per men' male gli
fu comandato, che ella obedi&longs;&longs;e al &longs;uo &longs;po&longs;o, &longs;tando&longs;i in quel
la &longs;eruito, in cui ella &longs;te&longs;&longs;a &longs;i era la&longs;ciata condurre &longs;enza re&longs;i
&longs;tenza ne&longs;&longs;una. Adunque lo &longs;tato della Donna, è
te libero, fatto &longs;eruo per fraude, & per forza
lo &longs;tato dell'huomo &longs;eruo, hora diuenuto tiranno per vio-In che nondimeno &longs;i &longs;corge la perfet
tione della Donna maggiore di quella dell'huomo: concio
&longs;ia che molto meglio è riceuere l'ingiuria, che egli non è il
farla, perche chiunque riceue l'ingiuria,
virtù, & non la offende, anzi il piu delle volte ha occa&longs;ione
di e&longs;ercitare la fortezza & l'altre virtu, e&longs;&longs;endo offe&longs;o, & di
augumentarle, ma colui che fa ingiuria offende il giu&longs;to, l'ho
ne&longs;to, la virtû il pro&longs;simo, & tutto &longs;te&longs;&longs;o. La man&longs;ueta beni
gna, & dolce Donna e&longs;&longs;endo offe&longs;a da l'huomo alle &longs;ue sfre
nate voglie piaceuolmente &longs;i &longs;ottopo&longs;e: dimo&longs;trando in cio
volere re&longs;tare &longs;uperiore à l'huomo nella virtù, & nella per
fettione, da che l'huomo voleua rimanere &longs;uperiore nell'im
perio, in que&longs;to modo la&longs;ciando à l'huomo la parte peggio
re del dominio, & à &longs;e &longs;te&longs;&longs;a &longs;erbando la migliore della vir
tu. Ha voluto nondimeno Iddio che nel mondo &longs;i
alcuni &longs;egni delle ragioni, che ha la Donna in que&longs;to impe
rio: però &longs;i è contentato, che ella &longs;i re&longs;ti col nome di Donna:
cio è di &longs;ignora, & ha voluto, che
dio, lo honoriamo
na; dicendo: la e&longs;&longs;enza, & la Mae&longs;tà diuina, quando anche noi
parliamo con huomini di &longs;tato, egli vogliamo honorare, dia
mo loro nomi di Donna; v&longs;iamo dar della Signoria à Signo
ri, della Eccellenza, à Duchi, della Mae&longs;ta, a gli Imperadori,
della &longs;antita à papi honorandogli; Qua&longs;i, che que&longs;ti titoli di
Donna &longs;iano &longs;egni manife&longs;ti&longs;simi delle buone & gagliarde
ragioni, che ha la Donna &longs;opra l'huomo. Vol&longs;e anche Iddio,
che in Roma da que &longs;aui, che diedono le leggi al mondo, &longs;i
ordina&longs;&longs;e che &longs;otto graui&longs;sime pene, i primi luoghi nelle fe
&longs;te, ne giuochi ne conuiti, e ne publici &longs;agrificii, &longs;i de&longs;sino al
le Donne, & i &longs;econdi à gli huomini: & benche hoggi di que
&longs;ta legge non habbia luogo, la con&longs;uetudine nondimeno
uertita
Alcune di loro infino à giorni no&longs;tri hanno comandato, &
&longs;i manife&longs;ta il valore delle donne, ilquale, come giu&longs;to &longs;igno
za della man&longs;ueta
gli occhi
vi fà &longs;ignore de no&longs;tri cuori, in tal modo &longs;i &longs;ono
uati, & &longs;i
giorno (come io &longs;pero) voi ui varrete; di nuouo
ui quel vo&longs;tro legittimo
fraudulente è tirrannico inganno. Io per me (
più, che i proprii occhi care) cono&longs;co me á voi &longs;oggetto, &
hoggi per
hauete &longs;empre hauto &longs;opra la per&longs;ona mia, & che io
mo vi ho
accioche
imperio ogni altro huomo: Hoime, che ho io detto? pen
&longs;omi io però, che non vaglio nulla, doue voi &longs;iete, che il
tutto valete, poter'aggiugnere luce al Sole, acqua al mare,
forze ad Hercole, virtù valore, e &longs;enno alle Donne, lequa
li certo, che io mi in
gänauo, co&longs;i parlando: ma il de&longs;iderio smi&longs;urato, che io ho di
farui cono&longs;cere,
gua piu in la, che io
il tutto cono&longs;cete, infino al &longs;egreto de gli altrui cuori, & che
&longs;iete ripiene d'ogni bonta, co no&longs;cendo, che l'amor grande
quale io vi porto, mi ha accecato; &longs;i che. io non veggio quel
che io dourei vedere, mi haurete per i&longs;cu&longs;ato, &longs;e io tal'hora
fauellando, tra&longs;corro piu, che è non bi&longs;ognerebbe: voi adun
que valoro&longs;e
vi ba&longs;tano à que&longs;ta e ad ogni altra maggior' impre&longs;a: ri&longs;o
teui, come ri&longs;oluer'vi douete a guadagnar' quello &longs;tato,
ragioneuolmente vo&longs;tro, & che à voi d
portera quelli honori, che alla infinita grandezza, & al &longs;om
mo vo&longs;tro valore &longs;ono ragioneuolmente douuti.
ISABEL.
Voi (M.Telifilo) che pure huomo &longs;iete, nel
proporre le Donne à gli Huomini, fede fate, à chi vi|a&longs;colta
parimente dello ingegno, & della corte&longs;ia dell'animovo&longs;tro
& dite co&longs;e, per auentura non vere, ma per lo intere&longs;&longs;e no-
FILOG.
Con voi (M. I&longs;abellina) io
d'altro, che della vo&longs;tra Signora, nel cui animo veramente di
uino, Iddio &longs;tampò con la &longs;ua propria mano vna Idea di
to il mondo ha di buono & di bello: accioche
&longs;ola mira&longs;&longs;e, quiui &longs;colpito troua&longs;&longs;e ogni &longs;piritual the&longs;oro, &
quindi piglia&longs;&longs;e il modello di tutti gli altri beni. Quando nel
mondo in altra
in lei &longs;i &longs;erba, non ba&longs;terebbe egli, per far' cono&longs;cer' à tutti,
che la &longs;mi&longs;urata perfertion' delle
ta &ptail; maggiore di quella de gli huomini? & che io
cio per dir co&longs;e à voi care per lo intere&longs;&longs;e vo&longs;tro, ma perche
dalla boccha mia, amica della verita, e&longs;ce &longs;olo il vero? Doue
hauete voi veduto gia mai huomo, in cui &longs;ia tanto &longs;enno, &
tanta bonta, quanta ne è Donde credete voi,
che na&longs;cha l'amore vniuer&longs;ale, che parimente le portano co
loro, che la cono&longs;cono, & coloro, che Cer
to egli
quali in lei &longs;errando&longs;i fanno merauigliare
&longs;ce, & fanno &longs;tupire
per &longs;ola fama. Che direte voi della Illu&longs;tr.
S.
Donna Giulia
&longs;ua Sorella? Doue la&longs;cerete voi la felice memoria di Mada
ma Eccell Madre loro? Ditemi voi, che le hauete cono&longs;ciute
tutte & tre, & le hauete &longs;eruite dome&longs;ticamente, parui egli
hauer' trouato in molti altri huomini gia mai, tanto di buo
no quanto ogni vna di que&longs;te in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a raccoglie?
ISABEL.
Voi mi sforzate con que&longs;ti tre rari e&longs;empi ad
acco&longs;tarmi alla vo&longs;tra opinione: ma voi
molte delle altri di pari virtu.
FILOG.
Il bene & il buo
fe&longs;&longs;o ingenuamente, che que&longs;te tre &longs;ono come tre paragoni
di tut
diamo
pre hauuto in ogni eta, & in ogni prouincia alcune, che &longs;o
no &longs;tate &longs;pecchio di virtù, ne ha hoggi di, & ne haurà
poche &longs;i è cono&longs;ciuto, &longs;i cono&longs;ce, & &longs;i cono&longs;cerà, che le don
ne meritano d'e&longs;&longs;ere &longs;timate a&longs;&longs;ai più, che gli huomini.
ISABEL.
La cau&longs;a no&longs;tra (Madonne) non haueua bi
&longs;ogno di minor defen&longs;ore: l'ingegno di M. Telifilo ci fa a gli
huomini &longs;uperiori, & non la virtu no&longs;tra.
FILOG. Credo, che mi burliate (Mad.
I&longs;abellina) men
tre mi lodate per huomo di grande ingegno, in que&longs;ta cau&longs;a,
laquale da &longs;e &longs;te&longs;&longs;a è tanto vera, che ogni rozzo ingegno la
potrebbe difendere: pur' che e non vi paia, che io la difenda
troppo freddamente: il che quando &longs;ia la colpa, é di voi, che
à me non compartite tante delle vo&longs;tre gratie, che ba&longs;tino à
&longs;coprire i vo&longs;tri grandi&longs;simi meriti: auenga, che io &longs;enza il
vo&longs;tro diuino &longs;plendore, &longs;ia qual tenebro&longs;a notte, & qual'
&longs;ecco fonte &longs;enza il vo&longs;tro cele&longs;te liquore: & co'l diuino
dor' vo&longs;tro, & co'l cele&longs;te liquor' vo&longs;tro tanto vaglia, quan
to egli vi piace donarmene, na&longs;cendo da voi ogni mio bene. Adunque doleteui di voi &longs;te&longs;&longs;e, & non di me, che fò quello,
che io po&longs;&longs;o, & dico co&longs;e veri&longs;sime, però vi piacciono; per
che à gli animi candidi amici della verità, come &longs;ono i vo&longs;tri
non puo piacere ne&longs;&longs;una Buggia, la onde egli &longs;i puo raccor
re, che veri&longs;sime &longs;iano le ragioni, che &longs;i dicono à vo&longs;tro ho
nore, poi che elle tanto piacciono, à voi, piene di perfetto
giuditio.
ISABEL.
Voi (M. Telifilo) non meritate e&longs;&longs;er' burla
to ma &longs;i ben meritate d'e&longs;&longs;er lodato da noi, da che lodandoci
vi rendete degno di lode: però infra di noi
burlare punto: anzi tutte vi vogliamo lodare, io nondimeno
sforzata dallo amor' che io vi porto, vi auuerti&longs;co, che
mettiate in qualche &longs;tato troppo mi&longs;ero, mentre inalzando
ci vi abba&longs;&longs;ate.
FILOG.
Io bramo piu to&longs;to &longs;eruirui nello e&longs;&longs;er' burla
to da voi, ca&longs;o che io d'altro &longs;eruir non vi po&longs;&longs;a, che di non
vi &longs;eruire in ne&longs;&longs;un modo.
Corte&longs;emente poi mi auertite, che io troppo
ta, conditione delle Donne, & fo il &longs;e&longs;&longs;o feminile &longs;uperiore,
à gli huomini, hauendo voi (come io &longs;timo) openione, che è
&longs;ia mi&longs;eria l'e&longs;&longs;er &longs;eruo d'altrui: il che io non credo: anzi &longs;on
per&longs;ua&longs;o; che &longs;eruir' &longs;ignore degne d'e&longs;&longs;er' &longs;eruite, &longs;imili à
voi rechi honor grandi&longs;simo, à chiunque &longs;erue, il che &longs;i &longs;cor
ge e&longs;&longs;er vero infra gli huomini, iquali per grandi che &longs;iano,
&longs;i reputano honorati &longs;eruendo i Re, gli imperadori, & i papi
LION.
Poi che à me toccha &longs;empre à intramettermi in
fra le vo&longs;tre cirimonie, & al rammentarui, che vi ricordiate
di tornare, à ca&longs;a, &longs;iete contento di farlo homai, accioche il
tempo non &longs;i con&longs;umi in darno.
FILOGEN.
Eccomi pre&longs;to, à obedirui.
La terza ra
gione &longs;i piglia dalla qualita del corpo della Donna. Auen
ga, che in tutto il mondo (come hanno creduto i Filo&longs;o
&longs;i) alcuni huomini &longs;iano naturalmente &longs;erui & alcuni al
tri naturalmente liberi. Quelli, che &longs;ono mu&longs;colo&longs;i, ru
uidi, & pilo&longs;i, di &longs;tatura grande, & di forze gagliardi, na
&longs;cono naturalmente &longs;erui: infra quali Ari&longs;totile racconta i
barbari, perche
mento &longs;erue allo Artefice, & e&longs;&longs;endo il corpo barbaro atto,
à portare i pe&longs;i a tollerar' le fatiche della guerra, della agri
coltura, & delle altre opere &longs;eruili, bi&longs;ogna, che in quel cor
po vi habiti vno animo proportionato, però &longs;eruile. Que
corpi, per contrario iquali non &longs;ono ne mu&longs;culo&longs;i, ne ruuidi
ne pilo&longs;i, ne di &longs;tatura grandi, ne di &longs;tatura grandi, ne di forze
gagliardi, ma molli, delicati, politi, morbidi, &longs;enza peli, &longs;enza
cre&longs;pe, di mediocre grandezza, & di mediocri &longs;orze, &longs;ono
naturalmente liberi, & de gli altri padroni, infra quali Ari
&longs;totile annouera i Greci, per che que&longs;ta &longs;econda comple&longs;sio
ne, &longs;eruendo à l'animo, come in&longs;trumento, il rende male at
to à portare i pe&longs;i, & alle altre fatiche di &longs;opra racconte, ma
il fà inclinato alla prndenza, allo imparare gni &longs;orte di virtù,
al contemplare, & al comandare, come libero, però il mede
mo Ari&longs;totile altroue di&longs;&longs;e, che &longs;e l'huomo vecchio haue&longs;&longs;e
to
lo humore che nell'occhio rende il vedere perfetto, il vec
chio perfettamente Chi anche &longs;cri
ue con vna penna ben temperata, bene &longs;criue: & chi &longs;criuen
do &longs;i &longs;erue d'una penna male acconcia, non puo &longs;criuer' co
&longs;a, che bene &longs;tia: perche l'in&longs;trumento della penna male atto
nol &longs;erue & nol puo &longs;eruire, in modo che ben vadia, è adun
que proprietà dello artefice il far' bene le &longs;ue faccende pro
priè co boni in&longs;trumenti, & il farle male co tri&longs;ti: & perche
i corpi robu&longs;ti, e gagliardi non &longs;ono in&longs;trumenti, de quali l'a
nimo no&longs;tro &longs;i po&longs;&longs;a &longs;eruire alle operationi libere del
plare, & del comandare à gli altri, que&longs;ti tali na&longs;cono natural
mente &longs;erui, & perche i corpi di delicata comple&longs;sione &longs;ono
in&longs;trumenti atti a &longs;eruire, à l'animo nelle contemplationi, &
nel gouerno gli altri que&longs;ti na&longs;cono naturalmente liberi, &
de gli altri Signori.
&longs;una &longs;eruitù &longs;ia naturale, & che tutti gli huomini na&longs;ce&longs;sino
liberi nel primo loro principio, & che ogni &longs;eruitù &longs;ia &longs;ta
ta introdotta nel mondo dalle leggi: e&longs;si nientedimeno &longs;i
ingannano: perche na&longs;cono altri huomini &longs;erui, & altri libe
ri, per le ragioni, quali hauete vdito. Hora al propo&longs;ito no
&longs;tro applicando tutto que&longs;to di&longs;cor&longs;o, dico, che &longs;e noi faccia
mo paragone infra il corpo della
troueremmo, che il corpo dell'huomo ha le conditioni, che
hanno i corpi &longs;erui: & il corpo della Donna ha quelle della
per&longs;ona libera. Gli huomini hanno i corpi mu&longs;culo&longs;i, ruuidi
pilo&longs;i, rugo&longs;i, cre&longs;pi, di &longs;tatura grandi, & di forze gagliardi,
atti à re&longs;i&longs;tere al graue po&longs;o delle molte fatiche, per contra
rio le Donne hanno il corpo molle, morbido, polito, delica
to, &longs;enza mu&longs;culi, &longs;enza cre&longs;pe, &longs;enza peli, non molto gagliar
do,
naturalmente &longs;ignore, & quelle de gli huomini naturalmen
te &longs;erue: à che hebbe l'occhio Ari&longs;totile,
la carne molle, è atto alla mente, & chi la ha dura, non vi è
quanto lo &longs;tato de &longs;ignori, è piu perfetto, che non è lo &longs;tato
de &longs;erui. A que&longs;to mir ò Platone quando volendo bene or
dinare vna perfetti&longs;sima republica, vi introdu&longs;le le Donne,
& vol&longs;e, che à loro tocca&longs;&longs;e la conueniente parte del gouer
no ne magi
detta ragione, la maggior parte de gouerni &longs;i appartiene, à lo
ro; da che con la virtù dello ingegno vagliono a&longs;&longs;ai piu, che
non vagliono gli huomini. Vol&longs;e etiandio Platone dare alle
Donne la lor parte nella guerra, & le mi&longs;se armate infra i &longs;ol
dati con la lancia in &longs;u la co&longs;cia: con cui io generalmente
mi accordo, &longs;e non inquanto, che e&longs;&longs;endo le Donne di mol
to miglior con&longs;iglio, & di minor forze de gli huomini, à lo
ro piu &longs;i conuiene il gouernar'gli e&longs;erciti comandando
dati, la quale è proprieta del capitano, che è non &longs;i conuiene
il
al comandare & piu atti allo obedire, & al tolerare le fatiche
della guerra, e al combattere contro à loro nemici, quantun
que molte donne &longs;iano, che molti huomini auanzano nelle
forze del corpo, come nel con&longs;iglio alle quali &longs;i conuereb
be il gouernare gli e&longs;erciti col &longs;apere, & il
forze.
GIROL.
E &longs;arebbe pure vna brutta co&longs;a veder Donne à
cauallo armate correr' la lancia all'incontro con huomi
ni? con faticha anche mi acconcio, à credere, che à Donna
ba&longs;tas&longs;e gia mai l'animo d'in&longs;anguinar&longs;i nell'altrui &longs;an
gue.
FILOG.
Che dire&longs;te voi, &longs;e voi vede&longs;te vna belli&longs;sima
giouane Donna ingnuda giucar' con l'huomo alle braccia in
vna publica fe&longs;ta, il che Platone voleua, che le &longs;ue Donne fa
ce&longs;&longs;ero, per e&longs;ercitar&longs;i, & render&longs;i alla arte della guerra?
GIROL.
Tanto piu ne re&longs;terei offe&longs;a, e mi volterei in
la, per non la vedere, e &longs;e io pur fo&longs;&longs;e sforzata mirarla, mi ver
gognerei della vergogna, che à me parrebbe, che ella doue
&longs;e hauere in &longs;e &longs;te&longs;&longs;a.
FILOG.
Di que&longs;ta vo&longs;tra vergogna ne &longs;arebbe cagio
ne il non e&longs;&longs;er' voi a&longs;&longs;uefatta, à que&longs;ti &longs;pettaculi, come anche
alle Donne di que tempi doueua accadere, quando que&longs;te
leggi furono me&longs;&longs;e in v&longs;o, & come brutta co&longs;a doueua loro
parere il veder giouani huomini ignudi publicamente ne tea
tri giucare alle braccia innanzi, che gliocchi &longs;i a&longs;&longs;ueface&longs;&longs;e
ro: quando poi gli occhi furono a&longs;&longs;uefatti, & hebbero impa
rato, à vedere le Donne, è gli huomini ignudi giucando,
&longs;i vergognaro più, co&longs;i voi (Madonna Girolama) per la pri
ma, ò per la &longs;econda volta vi vergognere&longs;te, ma quando mol
te volte vi fo&longs;te trouata, à que&longs;ti a&longs;&longs;alti
rebbono a&longs;&longs;uefatti, ne voi, per cio, piu vi vergognere&longs;te. A
quello che voi dite, che non vi &longs;apre&longs;te per&longs;uadere, che à
na ba&longs;ta&longs;si l'animo d'in&longs;anguinar&longs;i nell'altrui &longs;angue, vi
do, che alle Donne alleuate delicatamente (come hoggi di &longs;i
v&longs;a) non ba&longs;terebbe l'animo d'in&longs;anguinar&longs;i nel &longs;angue huma
no, come anche è
&longs;ero alleuati nelle delicatezze delle Donne, &longs;e le Donne
&longs;i alleua&longs;sino infra gli aghi da cucire, ma infra le &longs;pade da fe
rire, non &longs;i nutri&longs;sono infra le rocche da filare, ma infra le
ce da gio&longs;trare: &longs;e le Donne fo&longs;&longs;ero condotte à veder' com
battere gli huomini co Lioni, & à veder lacerare le humane
membra da denti loro, & à &longs;corger' la terra bagnata & tinta
di &longs;angue humano, come gia &longs;i v&longs;aua, le Donne riu&longs;cirebbe
ro animo&longs;e come gli huomini, & tanto più, quanto noi hab
biamo prouato, che le donne hanno maggiore inclinatione
naturale alle virtù, infra lequali la fortezza dell'animo ha il
&longs;uo luogo.
GIRO.
Secondo la vo&longs;tra openione l'huomo &longs;arà alme
no piu perfetto, che non è la Donna nelle for&longs;e del corpo,
come piu robu&longs;to, piu agile, piu leggiero, & piu atto à tole
rar le fatiche, il che non &longs;ara poco al parer mio.
FILOG.
Ne molto (Mado.
Girolama) perche tra gli
animali, il cauallo, il Lione, & molti altri &longs;ono piu robu&longs;ti de
l'huomo, nondimeno non &longs;i trouerrà chi ardi&longs;ca proporgli
no que&longs;te qualita più, che gli altri, non &longs;ono per quelle piu
&longs;timati. Anzi nelle guerre, doue la forza del corpo vale piu
che altroue, i piu gagliardi non &longs;ono più pregati: ma à quelli
&longs;i danno i primi honori: il cui giuditio, ingegno ragione, e
con&longs;iglio, auanza quello de gli altri: il che noi habbiamo di
mo&longs;trato e&longs;&longs;er'proprio delle Donne, lequali però, &longs;i re&longs;tano
ne primi luoghi naturalmente &longs;uperiori, à gli huomini, egli
è vero, che infra di voi ce ne ha di quelle, che &longs;ono natural
mente alle altre &longs;ignore: come è la diuini&longs;sima Donna mia, la
quale molte altre auanza, quanto il lume del Sole quello del
l'altre &longs;telle: Haccene etiandio vn'altra poco lontana da que
&longs;ta honorata compagnia, laquale è tanto riccha de doni infi
niti, da Dio, & dalla natura, à lei liberali&longs;simamente donati,
che ella merita di
li ella comanda, ma anche à tutto il re&longs;to del mondo in&longs;iemi:
quello che à lei, à tolto la fortuna, &longs;empre nemica della vir
tù, gli ha dato la fama: laquale tutto'l giorno porta à gli orec
chi d'ogni vno, che ella ne è degna.
ISABEL.
Chi è ella que&longs;ta Donna cotanto degna?
FILOG. Quella, che voi &longs;eruite: à cui a ragione &longs;i con
uengono que&longs;ti honori, come noi pur'dianzi dicemmo.
LION. Iovorrei, &longs;e po&longs;sibil fo&longs;&longs;e, che voi &longs;eguita&longs;te le
ragioni, che &longs;eruono alla no&longs;tra prima qui&longs;tione, & addietro
la&longs;cia&longs;te gli altri ragionamenti, per hora; perche &longs;e noi ci an
dremo tratenendo in que&longs;ti di&longs;cor&longs;i dal primo no&longs;tro princi
pio a&longs;&longs;ai lontani, pa&longs;&longs;era il caldo, & ne verrà l'hora della cena
&longs;enza, che habbiamo finito il no&longs;tro ragionamento.
FILOG.
Hor sù eccomi pronto ad obedirui.
La quar
ta ragione, con laquale &longs;i dimo&longs;tra, che l'huomo è piu perfet
to, che non é la donna &longs;i piglia dalla anima della Donna, la
quale, è tanto Eccellente, & grande, che à me non ba&longs;ta la vi
&longs;ta di fauellarne, &longs;e io non &longs;on aiutato dalla vo&longs;tra diuinita,
da cui in que&longs;ta parte io &longs;pero, & a&longs;petto aiuto: col quale l'oc
chio della mente mia illuminato, non mi
mezzo giorno, priegoui etiandio à &longs;cu&longs;armi, &longs;e io à que&longs;ta
quarta ragione darò for&longs;e troppo alto & troppo
cipio: & perche io for&longs;e non merito ottener' da voi cotanto
fauore, mi voglio voler' della autorita, che ha apre&longs;&longs;o di voi
la no&longs;tra Madonna Ca&longs;&longs;andra, laquale &longs;i degnerà (per &longs;ua
corte&longs;ia & gratia) e&longs;&longs;er' mia auocata.
CASSAN.
Ne io (M Telifilo) con que&longs;te Donne po&longs;
&longs;o piu di voi, ne voi tanto poco potete con loro, che habbia
te bi&longs;ogno d'altro mezzo, che del vo&longs;tro, ne il vo&longs;tro molto
&longs;apere ha bi&longs;ogno dello altrui &longs;occor&longs;o, ma&longs;sime nel ragio
nar' d'una cau&longs;a facili&longs;sima à difender&longs;i, come voi pur' dianzi
dice&longs;te:
&longs;e d'udire quello, che loro piu piace, vi fanno la gratia, che
voi chiedete, & io prometto per ogni vna di loro in tutto.
FILOG.
Con vo&longs;tra buona gratia adunque io dico,
che allo Dio d'Amore in tutte le leggi, tutti gli altri Idii &longs;o
no &longs;tati &longs;ottopo&longs;ti: ne &longs;e ne truoua pur' vno, che &longs;ia potuto
gia mai v&longs;cir' fuora del &longs;uo grandi&longs;simo Imperio. Cio &longs;i ve
de nella Antichi&longs;sima Legge Hebraica, & nella no&longs;tra Chri
&longs;tiana, nelle quali &longs;i legge che Iddio il Padre, mo&longs;&longs;o da quel
lo i&longs;te&longs;&longs;o Amore, che lo haueua &longs;pinto à creare di non nulla
il tutto, mandò il &longs;uo vnico & amato figliuolo in terra à pa
tire in carne humana per noi, & il figliuolo dal mede&longs;imo
ancor' mo&longs;&longs;o, volentieri &longs;i mi&longs;se à que&longs;ta impre&longs;a. Venendo
poi alla legge de gentili, ne Saturno, ne Gioue, ne Marte, ne
ne&longs;&longs;uno de gli altri Dei, &longs;i trouò che non ama&longs;&longs;e, & che ad
Amore che
que&longs;ta, & hor quella &longs;emplice giouine Donna, ingannando,
godeuano de loro amori. Ne
nelle leggi, ma anche nella naturale Filo&longs;ofia laquale ci in&longs;e
gna, che quello grande, è immortale Iddio, ilquale veloci&longs;si
mamente muoue il primo cielo dal Leuante al Ponente, &
dal Ponente al &longs;uo Leuante, in vno &longs;patio piccolo di venti
quattro hore, & &longs;eco tira tutti gli altri Cieli, inferiori, à co&longs;i
dallo Amore, & è il Corpo Cele&longs;te da Dio mo&longs;&longs;o di figu
r
re.
CASSAN.
Io non credeuo, che l'Amore fo&longs;&longs;e ne ri
tondo, ne lungo, ne quadrato, ne circulare, ne di qual &longs;i vo
glia altra figura auenga, che egli &longs;ia Iddio, tutto &longs;pirituale, à
cui que&longs;te figure di corpo
lo hauerlo dipinto informa di vn'bel fanciullino ignudo, &
cieco fo&longs;&longs;e &longs;tata opera di huomini &longs;aui, iquali lo haueuano
co&longs;i voluto dipignere da &longs;uoi effetti, credeuo adunque, che
lo haue&longs;sino dipinto fanciullo, perche i veri amanti &longs;ono
&longs;emplici, puri, & candidi, come i fanciulli, mi pen&longs;auo, che
lo haue&longs;sino dipinto cieco, perche l'amante non vede ne&longs;&longs;u
na imperfettione nella co&longs;a amata, & &longs;e pur'ne&longs;&longs;una ve nè e
l'amante la cuopre, & dice che ella aggiugne gratia: ma che
in vero lo Amore non fo&longs;&longs;e ne ma&longs;chio ne femina, ne riton
do, ne lungo, ne largo, ne quadrato, ne di qual altra figura &longs;i
voglia, e&longs;&longs;endo egli Iddio, voi hora, che dite l'amor' Diuino
e&longs;&longs;er'ritondo, mi mettete &longs;i il ceruello à partito, che io non
&longs;o, che mi pen&longs;are, &longs;e egli adunque non vi par graue, diteci,
come voi l'intendete.
FILOG.
Egli &longs;i par bene, che voi (Madon.
Ca&longs;&longs;andra)
dalla vo&longs;tra Signora, mentre la hauete &longs;entita ragionare, hab
biate imparato qualche parte, & non piccola, di quelle co&longs;e
grandi, che ella dice con merauiglia è &longs;tupore di chiunque
la a&longs;colta, da che cotanto ragioneuolmente dubitate, è ben'
vero, che voi, toccate vn ta&longs;to tanto duro, che altro dito, che
il mio ci vorrebbe per muouerlo, pure io confido nella di
uina virtù vo&longs;tra, da cui &longs;pero tanto d'aiuto, che mi ba&longs;ti à
&longs;ciorre il vo&longs;tro &longs;tretto nodo: Dicoui adunque, che voi ben
fate (M. Ca&longs;&longs;andra) à pen&longs;are, che l'Amore, per e&longs;&longs;ere Iddio
&longs;pirituale, non habbia altra figura, che quella, che à lui han
no attribuito gli huomini &longs;aui da &longs;uoi effetti per amae&longs;tra
mento di chi non intende piu in la, che tanto, perche
ra, come volgarmente &longs;i intende, ma ho fauellato d'una figu
ra circulare &longs;pirituale. Dicoui adunque, che il diuino amore
è ritondo & circulare inquanto, che egli ra&longs;&longs;omiglia vn cir
culo, ilquale non ha ne pricicipio ne fine, anzi ogni punto, è
principio, e &longs;uo proprio fine, co&longs;i è il diuino amore, perche
l'amante, l'amato, & l'atto dello amare in Dio &longs;ono vna me
de&longs;ima co&longs;a. Ama Iddio &longs;olamente &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, & amando fer
ma il primo punto del circulo, & amando &longs;olo &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, ritor
na al mede&longs;imo primo punto, ìn tanto, che doue, è il princi
pio del diuino amore, quiui è il &longs;uo vltimo fine, & doue è il
fine, quiui è il principio, cio è l'amante, è l'amato, & l'amato,
è l'amato, come il punto qual noi habbiamo po&longs;to nel circu
lo è il &longs;uo principio, & il &longs;uo fine: l'atto poi dello amare il
quale altro non è che Iddio ra&longs;&longs;omiglia la linea dello arco:
laquale na&longs;cendo dal primo punto, nel mede&longs;imo primo,
to
culo, ilquale è cagione del circular moto del corpo cele&longs;te. Eccoui come il diuino amore, è ritondo & circulare: Que
&longs;to ritondo amore mo&longs;&longs;e Iddio, à volgere il primo cielo in
giro, & à tirar'&longs;eco tutti gli altri corpi cele&longs;ti inferiori,
to, che Iddio intendendo & amando &longs;e &longs;te&longs;&longs;o il tutto muoue
in virtu &longs;ola del &longs;uo atto dello intendere, & dello amare:
re: la onde &longs;i comprende, che l'Amore è quel grande Iddio
che
uole imperio niun'altro Iddio ha potuto ribellar&longs;i gia mai.
Al no&longs;tro propo&longs;ito ritornando, &longs;e faremo paragone infra
l'anima della Donna & dell'huomo, troueremo; che l'anima
dell'huomo è piu tarda allo innamorar&longs;i, di quella della don
na, come la i&longs;perienza dimo&longs;tra & quando ammendue in&longs;ie
mi &longs;i &longs;ono innamorati; l'amore della Donna, è piu fermo, piu
&longs;tabile, & piu
dritto, che co&longs;i &longs;ia, da che la Donna, è di
gida, che l'huomo, & la frigidità delle comple&longs;sioni e cagio-
&longs;ce leggerezza in&longs;tabile: Amando adunque la Donna piu ago
uolmente e piu con&longs;tantemente, che non ama l'huomo ella,
naturalmente piu congionta con l'anima &longs;ua allo amore, che
non è l'huomo: percio la perfettione, la grandezza, & l'eceel
lenza natural' della Donna re&longs;ta maggiore, che non è quella
dell'huomo: con cio &longs;ia, che lo e&longs;&longs;ere congionto &longs;trettamen
te con l'animo, à quel grande Iddio, à cui obedi&longs;cono tutti
gli altri Dei, nella per&longs;ona, à lui piu
gior' perfettione, che non ne comunica à l'altre meno con
lui congiunte.
CLAR.
Si truouano pur'delle Donne tarde allo inna
morar&longs;i, & facili à la&longs;ciare, i gia pre&longs;i amori: come adunque
volete voi generalmente intendere quello, che generalmen
te non è vero?
FILOG.
Co&longs;i non &longs;e ne troua&longs;&longs;ero delle crudeli infra
di voi, come &longs;e ne truouano, lequali non amano, &longs;e ben &longs;o
no amate: anzi &longs;pe&longs;&longs;o à torto odiano iloro amanti: & in
cambio di rendergli felici amandogli, gli fanno morire infe
lici odiandogli: Il che non auiene alle Donne per loro pro
pria natura (à dir'il vero) ma ò per mala educatione, ò persde
gno giu&longs;to, ò ingiu&longs;to, che egli tal volta &longs;i &longs;ia, ò per e&longs;&longs;er&longs;i do
nata ad altro amante, o per alcuno altro accidente particu
lare: de quali hora non è po&longs;sibile hauere piena notitia:
ba&longs;taui, che la Donna per &longs;ua natura non é crudele: anzi man
&longs;ueta, benigna, amoreuole, amabile, e piena di tutte le gratie:
però &longs;e ella; o non ama, ò odia, il fa, per qualche e&longs;trin&longs;eca ca
gione, che la rende degna di qualche &longs;cu&longs;a a lmeno, &longs;e
gni lode, &longs;e ella anche &longs;i muta, amando; cio non gli auiene, &longs;e
non quando ella è sforzata, à farlo: auenga, che la comple&longs;sio
ne della Donna &longs;ia frigida, paragonata alla comple&longs;sione del
l'huomo: ilquale è di comple&longs;sione calda, come dianzi &longs;i di&longs;
&longs;e: & la frigidità parto ri&longs;ce &longs;tabilità, & fermezza, non &longs;olo ne
gli amori, ma anche in ogni altra operatione: per contrario
la calidità delle comple&longs;sioni renda gli animi in&longs;tabili, varii,
la
ma è &longs;tabile dell'huomo.
Delle donne brutte, & male alleuate hoggi non &longs;i ragiona:
perche que&longs;te di rado &longs;i innamorano, & &longs;e pure amano, non
amano ca&longs;tamente, ma con la&longs;c
no &longs;i danno, il p
merita d'e&longs;&longs;ere amato, ma odiato: come anche elle meritano.
Hora voi ca&longs;te, pudiche, è belle donne, quanto piu
te amate, tanto più, à que&longs;to merauiglio&longs;o Iddio vi acco&longs;tate
dalla cui Diuina pre&longs;enza prendete, amando, la diuinità vo
&longs;tra, gran'parte di cui perdere&longs;te; &longs;e voi non ama&longs;te, & non
amando, vi rende&longs;te indegne d'e&longs;&longs;ere amate: e&longs;&longs;endo que&longs;ta
vna la propria natura dello amato bene, il comunicar&longs;i: Co
municate adunque, ne vo&longs;tri amori
prende&longs;te da que&longs;to perfecti&longs;simo Iddio: accioche comuni
candola, rendiate felici
beate
quella vita felice, che da veri
LION.
Se voi (M.Telifilo) hauete ad a&longs;pottar' &longs;empre
d'e&longs;&longs;er' richiamato inanzi, che vi volgi
ni, io credo, che prima finirà il giorno, che non finiranno, i
no&longs;tri di&longs;cor&longs;i: porò i
finita, che hauete l'una ragione, attacca&longs;te l'altra, perche co&longs;i
piu to&longs;to ci &longs;pediremmo.
FILOG.
Io (Madon.Lionora) che &longs;on nato per &longs;eruir
gratio&longs;e, & belle Donne, e&longs;&longs;endo addimandato da alcuna di
voi, che con la bellezza hauete congionto tanto di gratia,
che fate vno eterno Aprile, doue voi &longs;iete, mancherei à que
&longs;to mio douuto officio, &longs;e io non
che le vo&longs;tre ragioni molto pouere, &longs;e elle non fu&longs;sino arric
chitte da gli infiniti te&longs;ori de vo&longs;tri ingegni, però non vi ram
maricate, ma con la &longs;olita vo&longs;tra attentione a&longs;coltate. La quinta ragione na&longs;ce dal diuino
de vo&longs;tri occhi &longs;ereni: e dal viuo calore, che ci &longs;corge nel vo
puto, che la luce altro non è che vno effetto dell'anima, nel
la materia di cio capace. Dico nella materia di cio capace;
perche, fe l'anime de corpi cele&longs;ti fo&longs;&longs;ero &longs;errate, ò in vn le
gno, o in vna pietra, elle non potrebbero illuminarlo, per
che &longs;arebbero in vna materia non capace di luce, ma per che
la materia del cielo ne è capace, l'anima &longs;ua la produce nel
Cielo, &longs;e quiui etiandio fo&longs;&longs;e vna forma materiale, come &longs;o
no le forme de gli elementi, & di tutte le altre co&longs;e compo
&longs;te, quiui non &longs;i vedrebbe &longs;egno di luce, perche &longs;e bene vi &longs;a
rebbe la materia d'e&longs;&longs;a capace, non vi &longs;arebbe però la forma,
che la pote&longs;&longs;e produrre: ma perche nel Cielo è la forma atta
à far que&longs;to effetto, & ui è la materia atta à riceuerlo, la luce
nel Cielo giorno & notte &longs;i vede, na&longs;cendo la luce dalla for
ma cele&longs;te, nella cele&longs;te materia. Nelle co&longs;e, che &longs;ono &longs;otto il
cielo, quella anima maggior luce partorirà, che &longs;arà piu per
&longs;etta; e quella minore, che &longs;arà men perfetta, & perche l'ani
ma, che muoue il cielo della Luna, e infra tutte le altre ani
ma cele&longs;ti imperfetti&longs;sima, la faccia della Luna meno riluce,
che
lo ci ha l'anima delle
à generar la luce, è però congionto à vn corpo terreno, non
capace di luce, ma &longs;olamente atto, à riceuer'qualche ombra
di luce, la diuina anima delle
ro, fa quello, che ella puo, e
ra de gli occhi loro vno &longs;plendore diuino, il manda con me
rauiglio&longs;o &longs;tupore, ne hauendo altra forza, che di colorire il
belli&longs;simo volto loro
ce Douete
nella materia atta, à riceuerla,
&longs;tretta, è ben &longs;errata, e ben con'den&longs;ata in&longs;iemi, il che &longs;i cono
&longs;ce nel mede&longs;imo Cielo, ilquale e&longs;&longs;endo corpo tutto atto,
à rilucere; non riluce, &longs;e non nella parte &longs;tellata, laquale è
a&longs;&longs;ai piu den&longs;a, che non è il re&longs;to del Cielo, & nel corpo
cele&longs;te ra&longs;&longs;omiglia, i nodi, che &longs;ono le parti piu den&longs;e,
do riluce piu, che non fa la &longs;toppa, perche la luce del fuoeo
nella materia del ferro, è a&longs;&longs;ai piu ri&longs;tretta, è calcata in&longs;iemi,
che ella non è nella materia rara della &longs;topa: il ferro non piu
rouente, non piu riluce, adunque la luce nel ferro na&longs;ceua
dal fuoco: Il corpo etiandio d'una Donna morta, è &longs;colori
to, & mancha di quello incarnato, che vi era mentre la Don
na viueua, ne fuora de gli occhi &longs;uoi e&longs;cono que raggi amo
ro&longs;i, che prima ne v&longs;ciuano, que&longs;ti adunque &longs;ono tutti effet
ti dell'anima: Hora al no&longs;tro propo&longs;ito ritornando, dico, che
il cuore della Donna è compo&longs;to d'una materia den&longs;a, di car
tilagine, di nerui, di vene, d'arterie, & d'una carne molto &longs;o
da, & den&longs;a; pero molto atta, à riceuere la luce generata dal
la anima della Donna: e da rilucere mandando fuora i&longs;plendi
di&longs;simi raggi: e quali non trooando altro che gli occbi, don
de v&longs;cire, per gli occhi e&longs;cono,
Diuino amore, che l'anima le produce nel cuore. Que&longs;ti rag
gi pa&longs;&longs;ando per gli occhi della Donna arriuano à gli occhi
dell'huomo, & quindi penetrano al core: doue penetrati ac
cendono vn dolci&longs;simo fuoco, di &longs;uaui&longs;simo amore, ilquale
felici&longs;simamente ardendo, &longs;a diuentar l'huomo beato. Da que&longs;to di&longs;cor&longs;o noi, al no&longs;tro propo&longs;ito ritornando, po
tremo intender la verita, paragonando il viuo colore della
Donna, col colore dell'huomo, & lo splendore che e&longs;ce da
gliocchi dell'uno & dell'altro, in que&longs;to paragone noi tro
uerremo, che come la grandi&longs;sima luce del Sole con la pre
&longs;enza &longs;ua il giorno cuopre quella delle altre Stelle, co&longs;i il
diuino &longs;plendor delle Donne, & il viuo lor' colore, tanto di
gran lunga auanza quel dell'huomo, che l'huomo, doue la
Donna &longs;i truoua, re&longs;ta tutto &longs;colorito, e &longs;morto: Hora
do il maggiore &longs;plendore, & piu viuo colore dalla anima piu
perfetta, & il minore dalla men perfetta: is forzati dalla ragio
ne &longs;iamo à credere, che la perfettione delle Donne di gran
di&longs;sima lunga auanzi quella de gli huomini.
ISABEL.
Io ho pur veduto i&longs;pe&longs;&longs;o alcuni huomini di
anche hauer'veduto ne gliochi di molti huomini giouini tan
ta vaghezza è tanto &longs;plendore, che egli è par&longs;o, che Cupido
& venere &longs;e gli habbino eletti à po&longs;ta per accenderui le fiac
cole, che ammendue addoperano per arderei cori innamora
ti: &longs;e vero è quello, che voi di &longs;opra dice&longs;te, vero anche &longs;arà,
l'anima di co&longs;i fatti huomini &longs;ia perfetti&longs;sima, & con la &longs;ua
molta perfettione meriti d'e&longs;&longs;ere propo&longs;ta à quella delle
ne, il che quando fie vero, noi ci rimarremo &longs;otto gli huo
mini.
FILOG.
Come accomodatamente (M.I&longs;abellina) voi
hauete ritrouato via da confirmare le vo&longs;tre buone ragioni? di que&longs;to e&longs;empio, &longs;i puo raccorre à
lo, che voi raccolto ne hauete: concio&longs;ia che que&longs;ti giouini,
de quali voi hauete ragionato, ra&longs;&longs;omiglino le belle Donne,
nel colore, ne gli occhi, ne ge&longs;ti, nella per&longs;ona, nelle maniere
nel fauellare, nel ridere, nel mirare, & in tutte le altre co&longs;e,
& ra&longs;&longs;omigliandole, per cio &longs;on belli, belli non &longs;arebbono, &longs;e
non le ra&longs;&longs;omiglia&longs;sino, qua&longs;i che la natura nel principio di
que&longs;ta opera vole&longs;&longs;e fabbricar' vna Donna, poi ò per errore,
ò per altro accidente, gli veni&longs;&longs;e fabbricato l'huomo, & vo
letelo voi vedere, che que&longs;ta &longs;ia bellezza di Donne, & non
d'huomini? la bellezza in que&longs;ti giouini, tanto &longs;i
to in loro &longs;i con&longs;erua il vi&longs;o &longs;imile alla faccia della Donna,
&longs;enza peli, è &longs;enza cre&longs;pe quando poi la barba ne viene con
le ruuide cre&longs;pe, dalla facciadi que&longs;ti tali &longs;i parte ogni bellez
za, puo&longs;si anche corfirmare que&longs;ta verita dalle inclinationi
naturali di que&longs;ti belli giouini: e&longs;si &longs;ono inclinati allo inamo
rar&longs;i facilmente, al continuar gli amori, alle delicatezze, alla
facilità, alla piaceuolezza, alla dolcezza, & à tutte le opera
tioni degne di lode, allequali &longs;ono inclinate le Donne: adun
que in loro, è animo, & perfettione di Donna, da che quiui,
è bellezza di Donna: eccoui, che l'huomo non è ne bello ne
buono per &longs;ua propria natura, ma &longs;olamente, in quanto, che
ne na&longs;ce, che la bonta, la bellezza, l'Eccellenza, & la perfet
tione, &longs;ia maggior nella Donna, doue ella non depende dal
l'huomo, che ella non è nell'huomo, doue ella depende dal
la Donna. Voi adunque (ò belle & gratio&longs;e Donne, i cui
occhi & il cui core &longs;empre ardendo di
ma amoro&longs;a, &longs;ono la fucina, e gli incudi, dequali cupido &longs;i
&longs;erue per fabricar le freccie, e gli archi, da ferir gli amanti,
tempratele di maniera, che elle penetrando per gli occhi al
cuore di chiunque vi ama, &longs;iano buona cagione di &longs;tampar
ui dentro la bella imagine delle vo&longs;tre anime diuine, da cui
lo &longs;plendor' de vo&longs;tri occhi &longs;ereni, & il viuo colore del vo
&longs;tro bel vi&longs;o, &longs;empre na&longs;cendo, ci dimo&longs;tri à pieno, che la vo
&longs;tra alta virtù &longs;otto il Cielo, è &longs;enza pari.
CASSAN.
Adunque le Donne brutte, da cui occhi
e&longs;cono que&longs;ti diuini &longs;plendori, & il color' di cui tal volta è
brutto, &longs;i re&longs;teranno inferiori, à gli huomini?
FILOG.
La natura, e ordinati&longs;sima, & non da à l'huo
mo faccia di bella Donna, &longs;enza dargli anima, e perfettione
di Donna, ne da alla Donna bruttezza d'huomo, &longs;enza dar
gli imperfettione d'huomo, però que&longs;ta Donna, di cui hora
&longs;i fauella, &longs;i re&longs;tera nella &longs;ua imperfettione, laqual &longs;ara tanto
maggiore, quanto maggiori &longs;aranno le &longs;ue bruttezze, re&longs;tin
&longs;i adunque le Donne brutte nella loro imperfettione. Gli
huomini etiandio piu brutti, che gli altri huomini, &longs;ono piu
imperfetti: & i piu belli piu perfetti, perche piu &longs;i acco&longs;tano
alla prima lor'perfettione, che è la
piu &longs;i acco&longs;tano alla prima fonte loro, &longs;ono piu chiare, & piu
purgate. Per non dar da dire à Madonna Lionora, &longs;enza altro &longs;uo in
uito me ne vengo alla &longs;e&longs;ta, & vltima ragione.
LION.
Voi hauete &longs;atto buona ri&longs;olutione, perche ogni
poco più, che voi indugiaui, mi &longs;arei introme&longs;&longs;a ne vo&longs;tri di
&longs;cor&longs;i, accioche ritirato da me, ve ne fo&longs;te ritornato à ca&longs;a, &longs;e
FILOG. Io, che me ne accor&longs;i, veggendoui &longs;torcere, mi
leuai (come &longs;i &longs;uol dire) dinanzi alla grandine: Dicoui adun
que, che la &longs;e&longs;ta, e vltima ragione, &longs;i piglia dal fine, la cui pro
pria natura, é di far perfetto cioche vi &longs;i conduce, e di
uare nella propria perfettione, quello, che la ha guadagnata,
cio &longs;i vede in tutte le co&longs;e dalla natura prodotte: e prima ne
gli elementi, iquali fuora del loro proprio fine &longs;ono imper
fetti, e nel proprio fin'loro &longs;ono perfetti, &longs;iaci per e&longs;empio il
fuoco; il cui vltimo fine è nel proprio luogo &longs;otto il cielo
della Luna, & à cui in due &longs;oli modi accade e&longs;&longs;erne fuora:
prima &longs;e egli è quindi per forza tirato dalla altrui violenza,
&longs;econdariamente, &longs;e egli fuora del &longs;uo proprio luogo è gene
rato d'altra materia: &longs;e nel primo modo il fuoco &longs;i truona
fuora del &longs;uo vltimo fine, ci bi&longs;ogna, ò per Amore, ò per for
za dargli qualche imperfettione, concio &longs;ia, che ogni violen
za, alteri, e tiri fuora della &longs;ua natura la co&longs;a sforzata, e la
renda imperfetta come gli animali per forza tirati al macel
lo, e gli huomini à tormenti, &longs;ono alterati, e nella alteratio
ne perdono &longs;e non tutta la lor'perfettione, buona parte d'e&longs;
&longs;a almeno: co&longs;i lo elemento del fuoco, sforzato ad v&longs;cir'
fuora del proprio luogo, o vero tutto &longs;i conuerte in vn'al
tro elemento, o uero re&longs;ta con qualche imperfettione. Se il
fuoco è generato fuora del &longs;uo luogo naturale, e proprio
bi&longs;ogna, che à que&longs;ta genaritione ci &longs;iano concor&longs;e alcu
ne parti materiali, di natura diuer&longs;e dalla materia del fuoco,
dalle quali il fuoco pigli
co &longs;i accende&longs;&longs;e nelle legna, e &longs;arebbe imperfetto, perche le
legna &longs;ono materia terrena, frigida, e graue: però &longs;ono cagio
ne, che il fuoco
che egli era,
tro alla &longs;ua naturale inclinatione, laquale, e di &longs;alire in alto,
doue naturalmente &longs;algono tutte le co&longs;e leggiere,
fuoco nelle legna generato, è imperfetto, da che gli
tura del fuoco perfetto che &longs;enza e&longs;&longs;a, e diuenta imperfetto. Que&longs;ta imperfettione &longs;i con&longs;erua infino, che il fuoco &longs;i re&longs;ta
fuora del &longs;uo proprio luogo, &longs;e il fuoco, o ver fuora del &longs;uo
naturale luogo generato, ouer quiui per forza tirato, inco
mincia, à &longs;alire in alto, egli è &longs;egno, che nel fuoco &longs;i &longs;ono ri
guadagnate alcune nuoue parti della gia perduta leggierez
za, & che egli ha la&longs;ciato molte parte della grauita, contra
ria alla &longs;ua natura, quale il fuoco ha &longs;empre nel &longs;uo luogo na
turale, nel montare in alto, quanto egli piu &longs;ale, tanto re&longs;ta
men graue, & diuenta piu leggiero: finalmente,
co &longs;ara giunto &longs;otto il Cielo della Luna, nel &longs;uo luogo na
turale, il fuoco haura &longs;co&longs;&longs;o ogni pe&longs;o, e &longs;arà diuenuto leggie
ri&longs;simo, quiui fatto perfetto nella perfettione acqui&longs;tata dal
fine, &longs;i con&longs;eruerà in e&longs;&longs;a ripo&longs;ando&longs;i.
CLAR.
Io non intendo co&longs;a, che vi diciate (M. Telifi
lo) però non vi paia faticha il ri&longs;pondermi, à quello, che io vi
addimanderò.
FILOG.
Pur che Madonna Lionora e l'altre non &longs;e ne
addirino, io farò quello, che voi vorrete, ca&longs;o poi, che ella &longs;e
ne addira&longs;&longs;ero, à voi (che di cio &longs;are&longs;te &longs;tata cagione) la&longs;cerei
il carico di placarle, parmi grandi&longs;sima pazzia di colui, che
e&longs;&longs;endo&longs;i obligato &longs;eruir molti &longs;ignori, come hoggi &longs;ono io
obligato, à &longs;eruir'tutte voi per piacere ad vno, à gli altri di
&longs;piace, però accordateui con M.Lionora, & con il re&longs;to del
la compagnia, e comandatemi, che io &longs;on pre&longs;to a obedirui.
CLARI.
Che ne dite (M.Lionora) & voi altre Signo
re? contentateui, che io rompa il filo di que&longs;ta te&longs;situra?
LION.
Io &longs;ola
di que&longs;te altre &longs;ignore, ri&longs;ponderò per tutte. Noi non ci con
tentiamo che voi rompiate il filo, perche voi lo hauete di gia
rotto, ci contentiamo bene, che voi lo habbiate rotto, con
patto però, che è &longs;i rattacchi, quando ci parra, di rattaccar
lo.
CLARI.
Co&longs;i &longs;i faccia, voi dice&longs;te dianzi, che &longs;otto il
to del fuoco il che à me non par punto vero; concio&longs;ia, che
&longs;e co&longs;i fo&longs;&longs;e, il &longs;uo lume coprirebbe quello delle &longs;telle, lequa
li da noi per cio non potrebbero e&longs;&longs;er vedute.
FILOG.
Se quiui il fuoco riluce&longs;&longs;e, come egli quaggiu
riluce: voi haure&longs;te ragione: ma perche il fuoco nella &longs;ua na
tural' materia non riluce, egli non puo impedir la vi&longs;ta no
&longs;tra &longs;i che ella non penetri infino alle &longs;telle.
CLAR.
Perche non riluce egli nella &longs;ua materia?
FILOG.
Per che ella é rara, & la luce nella rara mate
ria non riluce, &
dìmo&longs;trai con l'e&longs;empio del fuoco no&longs;tro, ilquale nel den&longs;o
ferro affocato riluce; & non nella rara &longs;toppa ardendo: e&longs;&longs;en
do adunque il fuoco nel &longs;uo proprio luogo in vna materia
rari&longs;sima piu d'ogni altra, che &longs;i truoui &longs;otto il cielo,
merauigliar&longs;i, &longs;e il fuoco quiui non riluce, e non impedi&longs;ce
gli occhi no&longs;tri, che è non po&longs;sino vedere le &longs;telle.
CLAR.
Tutto i&longs;ta bene; ma perche hauete voi hora
detto, che il fuoco &longs;i ripo&longs;a nella &longs;ua perfettione &longs;otto il cie
lo della Luna, hauendo voi altre volte detto; che il cie
lo &longs;tellato in ventiquattro hore mouendo&longs;i dal Leuante al
Ponente, e dal Ponente al Leuante ritornando, &longs;eco tira tut
ti, i corpi cele&longs;ti inferiori, è con e&longs;si tutto lo
co, e buona parte dell'aria.
FILOG.
Madonna Clarice voi dubitate molto dotta
mente, di che io non mi merauiglio, e&longs;&longs;endoui voi alleuata
ne &longs;eruigi della vo&longs;tra Illu&longs;tri&longs;sima Signora, e&longs;empio raro
d'ogni virtù, da cui voi hauete potuto imparare e que&longs;ta, &
ogni altra co&longs;a buona: Hora ri&longs;pondendoui dico; che i moti
&longs;ono di tre maniere, altri &longs;ono naturali, altri violenti, altri &longs;i
&longs;tanno nel mezzo infra i due e&longs;tremi, i quali non hanno no
me proprio, e &longs;i chiamano col negar loro l'uno, e l'altro no
me e&longs;tremo, cio è non &longs;ono ne naturali, ne violenti, il fuoco
naturalmente &longs;i muoue in alto, violentemente &longs;i muoue in
uer&longs;o il centro di tutto il mondo, con vn moto ilquale non è
alquale egli obedi&longs;ce &longs;enza ne&longs;&longs;una re&longs;i&longs;tenza: &longs;i ripo&longs;a adun
que il fuoco &longs;otto la Luna: inquanto, che egli non &longs;i muoue
col &longs;uo natural moto, in alto: ne al ba&longs;&longs;o, col moto violento,
&longs;i ripo&longs;a in vna quiete, à que&longs;ti due moti
con &longs;omma obedienza, &longs;enza re&longs;i&longs;tenza ne&longs;&longs;una &longs;i la&longs;cia tirar'
dal Cielo in giro.
LION.
No no non piu con que&longs;te &longs;ottigliezze; accio
che la no&longs;tra non &longs;ia la predica del piouano Arlotto, rattaca
te rattaccate il filo, che gia rompe&longs;te, che noi non vi intendia
mo, à dirloui in poche parole.
FILOG. Rattacchi&longs;si, &longs;e co&longs;i vi piace.
A le anime de
corpi cele&longs;ti da gli elementi &longs;agliendo, dico, che il primo mo
tore (il quale è lo Iddio de Filo&longs;ofi) prima muoue il Cielo
&longs;tellato, come fine amato, e de&longs;iderato da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, poi muo
ue le anime de gli altri corpi cele&longs;ti inferiori, come fine ama
to, e de&longs;iderato da loro: ne puo il primo motore amare altro
che &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, perche e&longs;&longs;endo in lui l'amato, e
de&longs;ima co&longs;a, &longs;e egli ama&longs;&longs;e co&longs;a, à &longs;e &longs;te&longs;&longs;o inferiore, diuerreb
be l'e&longs;&longs;enza &longs;ua à &longs;e &longs;te&longs;&longs;a inferiore, e mancherebbe da l'e&longs;&longs;e
re diuino, il che
mo motore amato dalle anime cele&longs;ti inferiori, non in virtù
della propria natura loro, ma in virtù della natura del mede
&longs;imo primo motore, perche &longs;e le anime inferiori ama&longs;&longs;ero il
primo motore in virtu della loro propria natura, l'e&longs;&longs;enza lo
ro non dependerebbe dalla prima e&longs;&longs;enza diuina, ma &longs;i re&longs;te
rebbe &longs;enza ne&longs;&longs;una altra dipendenza, che da &longs;e &longs;tezza, però
&longs;arebbe l'e&longs;&longs;enza delle anime inferiori, quello che è la prima
e&longs;&longs;enza, co&longs;i re&longs;terebbeno tutte le anime cele&longs;ti di pari per
fettione nella loro e&longs;&longs;enza, e natura, il che ageuolmente &longs;i
pruoua, perche e&longs;&longs;endo l'atto dello amare loro l'i&longs;te&longs;&longs;a lor'
natura, &longs;e l'atto dello amare, colquale l'anime inferiori ama
no il primo motore, non depende, ne anche la lor' natura de
pende, &longs;e ella non depende, ella ha tanta perfettione, quanta
da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o depende: però bi&longs;ogna, che il primo motore ami
&longs;e &longs;te&longs;&longs;o in virtù della &longs;ua propria natura, & che l'anime de
corpi cele&longs;ti inferiori amino il primo motore non in vir
tù lor'propria, ma in virtù del mede&longs;imo primo motore, &
mouendo i loro corpi Cele&longs;ti in giro, de&longs;iderino compiace
re al primo motore, come à fine amato, e de&longs;iderato da loro;
come anche il primo motore ama &longs;e &longs;te&longs;&longs;o, e de&longs;idera com
piacer&longs;i nel mouere, nel quale Amore, è de&longs;iderio con&longs;i&longs;te la
&longs;omma loro beatirudine.
Nel mede&longs;imo modo la Donna amata, & de&longs;iderata da l'huo
mo è il fine dell'huomo, ella prima ama &longs;e &longs;te&longs;&longs;a, & de&longs;idera
compiacer&longs;i in virtû della &longs;ua propria bellezza, e di qui na
&longs;ce, che tal'hora le Donne, quantunque ardendo nel mez
zo delle fiamme d'Amore, altrui non amano, o almeno non
&longs;cuoprono il loro Amore e&longs;&longs;e hauendo in loro &longs;te&longs;&longs;e la pro
pria bellezza, laquale non depende dalla bellezza dell'huo
mo, e &longs;ono amate da loro i&longs;te&longs;&longs;e, & contente de loro inter
ni piaceri, co&longs;a non cercano fuora di loro &longs;te&longs;&longs;e, che le dilet
ti, però altro, che loro &longs;te&longs;&longs;e non amano: &longs;e gia l'huomo
amando, al cor' non penetra della Donna &longs;ua; e quiui am
mendui gli Amori vniti, diuentino qua&longs;i vno i&longs;te&longs;&longs;o Amo
re: la onde la Donna amando & col &longs;uo Amore vnito allo
Amore dell'huomo, in virtù propria ama &longs;e &longs;te&longs;&longs;a nell'huo
mo; come anche l'huomo col &longs;uo Amore vnito allo Amo
re della Donna, &longs;e &longs;te&longs;&longs;o ama nella Donna &longs;ua; non gia in
virtù propria; perche &longs;e egli co&longs;i ama&longs;&longs;e, non dependereb
be la &longs;ua amata bellezza, & non dependerebbe il &longs;uo Amo
re, ammendui non dimeno dependono dalla bellezza, e dal
lo Amore della Donna, come la bellezza, e lo Amore delle
anime de corpi cele&longs;ti inferiori dependono dallo Amore, e
dalla bellezza del primo motore,
ua fuora di que&longs;to amore, egli è lontano dal &longs;uo proprio fine:
però &longs;iamo sforzati à dire, che la &longs;ua natura &longs;ia imperfetta,
&longs;ti molta perfettione, mentre &longs;i acco&longs;ta alla Donna, à cui do
po, che egli è perfettamente vnito, in e&longs;&longs;a &longs;i ripo&longs;a, come in
&longs;uo vltimo fine: doue con&longs;eruando la gia guadagnata perfet
tione, altra ne maggiore ne minore non ne va cercando, ma
di que&longs;ta vna contentando&longs;i, viue beato, &longs;e la Donna è il fine
dell'huomo, e &longs;e l'huomo fuor'di lei, &longs;empre de&longs;idera vnir&longs;i
con lei: &longs;e inanzi, che è &longs;i vni&longs;ca, & &longs;i congionga con lei, egli
viue mi&longs;ero: &longs;e &longs;eco vnito, è viue contento, amandola, e de&longs;i
derando compiacerle, non in virtù della propria natura, ma
in virtù delle perfettione della Donna: la Donna &longs;arà il pro
prio, e natural fine dell'huomo. Noi ad altro non cono&longs;cia
mo che il centro del mondo &longs;ia il fine della terra, che à que
&longs;ti due effetti, l'uno è che la terra fuora del centro, come im
perfetta, al centro &longs;i muoue, come à &longs;ua perfettione: l'altro,
che la terra giunta al centro, &longs;ubito &longs;i ferma, come in &longs;ua per
fettione: & di qui raccogliamo, che il centro &longs;ia il fin'&longs;uo, pa
rimente raccorre dobbiamo, che la Donna &longs;ia fine e perfet
tione dell'huomo, da che l'huomo fuora della Donna, pro
cura con ogni mezzo d'acco&longs;tar&longs;i, & d'unir&longs;i con lei: vnito,
altro non brama, altro non cerca, ma in e&longs;&longs;a &longs;i ripo&longs;a:
la Donna &longs;arà il fin proprio dell'huomo: &longs;alendo con l'ali del
la contemplatione al Cielo: noi cono&longs;ciamo, che Iddio, il pri
mo motore, amando &longs;e &longs;te&longs;&longs;o per &longs;ua propria natura, moue il
primo mobile, come fine amato, & de&longs;iderato da &longs;e &longs;te&longs;&longs;o in
virtù propria: & le altre anime de corpi cele&longs;ti inferiori, muo
uono i loro proprii corpi, amando non &longs;olo loro &longs;te&longs;&longs;e, ma
etiandio il primo motore, non in virtù della loro natura pro
pria, ma in virtù del primo: & di qui raccogliamo, che il pri
mo motore, è l'ultimo fine delle anime inferiori,
tro cono&longs;cer'
dell'huomo, che allo atto dello amare, col quale, ella ama &longs;e
&longs;te&longs;sa, in virtù della &longs;ua propria natura, & della &longs;ua propria
bellezza, laquale è amata prima dalla Donna, & è poi amata
etiandio da l'huomo, non in virtù dell'huomo, ma in virtù
Donna come fine, & come vltima perfettione dell'huomo,
muoue l'huomo ad amarla, & ad vnir&longs;i perfettamente &longs;eco
amandola, & a ripo&longs;ar&longs;i in lei, &longs;enza oercar'altra perfettione,
po&longs;&longs;edendola: & vero anzi veri&longs;simo &longs;arà, che la Donna &longs;ia
l'ultimo fine dell'huomo. Hauendo veduto con molti argu
menti, che la Donna, è il fine, e la perfettione dell'huomo,
&longs;enza ne&longs;&longs;una faticha, concluderemo, lo &longs;tato della Donna
e&longs;&longs;er'piu perfetto, che non è lo &longs;tato dell'huomo, perche la
perfettione del fine, è maggiore, che non è quella dello co&longs;e
ordinate al fine.
Io per me hone&longs;te & belle Donne, cogno&longs;co l'imperfettion
mia:
da me cacciate le o&longs;curi&longs;sime tenebre della ignoranza, e mi
prendo, che voi &longs;iete il mio proprio & natural line, mentre
mi truouo da voi lontano, trauaglio di continuo, quando
poi, e vi piace concedermi tanta gratia, che io ca&longs;tamente
amandoui, e &longs;eruendoui di buon core, con voi mi vni&longs;ca,
mi &longs;ento diuentar perfetto ripo&longs;andomi nella vo&longs;tra perfet
tione à me da voi per &longs;ola gratia come&longs;&longs;a, la qual perfettio
ne tanto dura, quanto voi volete, che io mi con&longs;erui vo
&longs;tro, però ricogno&longs;cendoui per vltimo fine, e per vltima
perfettione dell'e&longs;&longs;er'mio, vi dò que maggiori honori, che io
po&longs;&longs;o, & de&longs;idero, che gli altri vo&longs;tri amanti, meco vi con&longs;a
crino altari, e
tanta diuinita &longs;i conuengono.
ISABEL.
Io pur' dianzi &longs;entiuo dir'al Colombo non
&longs;o che di forma, e di materia: quindi argumento, che gli huo
mini fo&longs;&longs;ero piu perfetti delle Donne, per non &longs;o che via di
Ari&longs;totile.
FILOG.
Il Colombo for&longs;e doueua voler dire, che la
femina de&longs;idera il ma&longs;chio, come la materia de&longs;idera la for
ma, e come la co&longs;a imperfetta de&longs;idera la &longs;ua perfettione: &
di qui doueua voler raccorre, che gli huomini fo&longs;&longs;ero piu
ISABEL.
Cote&longs;to parue, à me, che il Colombo vole&longs;
&longs;e dire: il che io non inte&longs;i &longs;e ben l'udii: voi, che &longs;enza hauer
lo vdito, molto bene hauete inte&longs;o doue &longs;ta il nodo, doure
te anche &longs;aperlo &longs;ciorre, però non vi &longs;ia graue il farlo.
FILOG.
Se que&longs;to fo&longs;&longs;e il nodo Gordiano il rompe
rei, &longs;e io nol &longs;ape&longs;si &longs;ciorre, ma perche, e non è ne quello, ne
&longs;imile à quello, io lo &longs;ciorrei, &longs;e Madonna Lionora vole&longs;&longs;e;
ma ella
&longs;tione, & &longs;e io me ne parto, s'addira, e mi richiama, accioche
io ritorni d'onde mi ero partito, &longs;e ella vuole, & io voglio
quello, che à lei piace.
ISABEL.
Contentateui (M. Lionora) che M.Teli
filo, o &longs;ciolga, ò rompa que&longs;to nodo.
LION.
A &longs;odisfattion vo&longs;tra (M.I&longs;abellina) voglio in
cio quello, che vi piace.
ISABEL.
Dite adunque (M.Telifilo) come il fatto
i&longs;ta
FILOG.
Ari&longs;totile fu vn'huomo, però non è meraui
glia, che egli &longs;criue&longs;&longs;e in fauor de gli huomini, e &longs;i inganna&longs;
&longs;e, quando di&longs;&longs;e, che la femina de&longs;idera il ma&longs;chio, come la
materia de&longs;idera la forma, & come la co&longs;a imperfetta de&longs;ide
ra la &longs;ua perfettione: il &longs;uo errore ageuolmente &longs;i cono&longs;ce,
anche tenendo per veri, i &longs;uoi principii. Egli ha detto, che la
materia da &longs;e &longs;te&longs;&longs;a non ha perfettione, ma la ha dalla forma,
& à ragione: concio&longs;ia, che vna pietra, vn &longs;a&longs;&longs;o, vn legno da
&longs;e &longs;te&longs;&longs;o, altro non &longs;ia, che &longs;a&longs;&longs;o, o legno, non buono da altro,
che da fabricare vn muro, ò da accendere vn fuoco, &longs;e vno
&longs;cultore perfetto alla imperfetta materia del &longs;a&longs;&longs;o, e del le
gno da vna perfetta forma, & ne caua vna belli&longs;sima &longs;tatua, o
ver' di Ce&longs;are, o ver'di Mercurio, o di qual'altra co&longs;a &longs;i vo
glia, quella rozza materia, che prima era di&longs;prezzata, da tut
ti, diuenta degna d'e&longs;&longs;er'pregiata da ogni vno, donde &longs;i cono
&longs;ce la verita e&longs;&longs;er quella, di cui Ari&longs;totile parlando di&longs;&longs;e, che
la materia da &longs;e &longs;te&longs;&longs;a non haueua perfettione, ma la haueua
mo, anzi è la perfettione dell'huomo: auenga che l'huomo
&longs;ia la materia, dellaquale fu fabbricata la Donna, il che noi
di &longs;opra dichiarammo, quando dicemmo, che la Donna fu
da Dio fabricata d'una co&longs;tola d'un'huomo; però l'huomo
vi&longs;to, che egli &longs;e la hebbe ignuda inanzi, in lei riconobbe &longs;e
&longs;te&longs;&longs;o, e pieno di &longs;tupore di&longs;&longs;e que&longs;ta è la carne della mia car
ne, e que&longs;te &longs;ono l'o&longs;&longs;a delle mie o&longs;&longs;a: qua&longs;i, che egli vole&longs;&longs;e
dire, io &longs;on quella materia imperfetta &longs;enza forma, di cui,
voi &longs;iate &longs;tata creata dalla mano d'Iddio, & come vna perfet
ta forma hauete dato perfettione alle mie imperfettioni, fal
&longs;o adunque &longs;arà quel che Ari&longs;totile di&longs;&longs;e, & che il Colom
bo, &longs;i pre&longs;e per &longs;uo argumento, dicendo, che come la mate
ria imperfetta de&longs;idera la forma perfetta, co&longs;i la Donna de&longs;i
dera l'huomo; anzi il contrario rimarrà vero, cioè che l'huo
mo come imperfetta materia di Donna, de&longs;idera la Donna,
come forma, che da perfettione alla &longs;ua imperfetta materia:
&longs;i &longs;cioglie, o &longs;i rompe adunque il nodo del Colombo dicen
do, che Ari&longs;totile &longs;i inganno in tal' ca&longs;o, da che da &longs;uo i prin
cipii proprii &longs;i raccoglie il roue&longs;cio del &longs;uo detto.
Po&longs;si anche &longs;ciorre in vn'altro modo, cio è dimo&longs;trando,
che le co&longs;e de&longs;iderate non &longs;ono &longs;empre piu perfette di colui
che le de&longs;idera: i prencipi de&longs;iderano le citta, i ca&longs;telli, le vil
le; de&longs;iderano i gentil'huomini i Cittadini, i villani, de&longs;idera
no, i caualli, le ve&longs;timenta, e le altre co&longs;e nece&longs;&longs;arie alla con
&longs;eruatione dello &longs;tato, e della per&longs;ona loro, lequali però non
&longs;ono piu perfette de prencipi, anzi molto meno perfette. Quante ce ne ha egli delle Donne nel mondo, che de&longs;idera
no vna &longs;cuffia, vn velo, vn par'di guanti, ò vn'altra co&longs;a &longs;imi
le? certo, io credo, che nel
huomini, ci ha di quelli, che de&longs;iderano co&longs;e vili&longs;sime di
di&longs;sima lunga inferiori alla loro perfettione, adunque que&longs;ta
&longs;entenza non è generalmente vera, che la co&longs;a de&longs;iderata &longs;ia
piu perfetta di quella, che de&longs;idera. Co&longs;i la Donna de&longs;idera
l'huomo meno perfetto di lei, non per guadagnare ne&longs;&longs;una
e le madri de&longs;iderano i figliuoli, non per guadagnare perfet
tione da fanciullini, iquali tutti na&longs;cono imperfetti&longs;simi nel
la loro &longs;petie, ma per dar loro perfettione allcuandogli nel
le buone lettere, ne buoni co&longs;tumi, & ne gli honorati e&longs;erci
tii, o della guerra, ò di quale altra co&longs;a &longs;i voglia, perche adun
que ci dobbiamo noi merauigliare che la donna piu perfet
ta dell'huomo, de&longs;ideri l'huomo men perfetto, per renderlo
piu perfetto anzi l'huomo &longs;te&longs;&longs;o
in que&longs;to mede&longs;imo modo de&longs;idera i figliuoli, come noi hor'
hora diceuamo?
CASSAND.
Per amor' d'Iddio v&longs;cite vna volta di
que&longs;te materie, e di que&longs;te forme, & parlate di modo, che &longs;ia
te inte&longs;o.
LIONO.
Egli è tempo piu to&longs;to di por' fine homai à
que&longs;ti ragionamenti, &
prende&longs;te dal fine, finire i no&longs;tri di&longs;cor&longs;i.
FILOG.
Io ho anche tanto da dire, che vi traterrei pa
recchie altre giornate, &longs;empre con nuoue ragioni inalzando
la perfettion' grande delle Donne: ma ogni bel giuoco rin
cre&longs;ce, però con voi mi accordo, à finirla homal.
LION.
Anche que&longs;te altre Donne hanno à ba&longs;tanza in
te&longs;o, che noi &longs;iamo da piu di voi, per que&longs;to &longs;i contenteran
no di por fine à que&longs;ta tela.
FILOG.
E come poteuo io non lo vi dimo&longs;trare, e&longs;&longs;en
do la bellezza vo&longs;tra la &longs;cala, che ci conduce al Cielo, è ci
vni&longs;ce con Dio dalla cui merauiglio&longs;a bonta, voi fo&longs;te crea
te di tutte le perfettioni, che egli haueua raccolte nel cuor'
dell'huomo, accioche voi arrichite della riccha, e bella ima
gine diuina, quale Iddio haueua piantata nel cuor' dell'huo
mo, re&longs;ta&longs;te di lui &longs;ignore: riceue&longs;te della man' d'Iddio vn'
corpo delicato, e molle, proprio di chiunque na&longs;ce natural
mente libero, e all'huomo ne la&longs;cia&longs;te vn'altro a&longs;pro, e ruui
do, proprio di coloro, che na&longs;cono naturalmente &longs;erui, &longs;em
pre vi &longs;tate con la volunta vnita allo Amore, Iddio degli al-
piu ageuolmente, e piu con&longs;tantemente amate de gli huomi
ni: in que&longs;ta, come in tutte le altre co&longs;e, &longs;coprendo la &longs;mi&longs;u
rata vo&longs;tra perfettione: viui raggi amoro&longs;i e&longs;con fuora de vo
&longs;tri occhi diuini: & il viuo colore del vo&longs;tro bel vi&longs;o, è il fuo
co, onde Amore piglia le fiamme; con cui egli arde i petti de
gli amanti: Voi, voi dico (o vaghe, e belle Donne) &longs;iete l'ulti
mo fine dell'huomo, la perfetta quiete &longs;ua, & lo &longs;tabile &longs;uo
ripo&longs;o. Et non è co&longs;a vile lo e&longs;&longs;er' &longs;eruo di per&longs;one di tanto
alto valore, di quanto voi altre (Gratio&longs;e & belle Donne)
&longs;iete: anzi perfettion'grandi&longs;sima: per che il &longs;eruire
merita d'e&longs;&longs;er'&longs;eruito, quanto voi meritate, recha honore, e
gloria à chiunque &longs;erue: Anzi e&longs;&longs;endo noi nati naturalmen
te &longs;erui delle Donne, mancheremmo dallo e&longs;&longs;ere huomini,
&longs;e da que&longs;to &longs;eruigio à noi per natura douuto; manca&longs;simo:
come Lione non è quel'che non rugghia, Ceruo, quel che
non corre, & Aquila, quella, che non mira il Sole, e&longs;&longs;endo
que&longs;te le proprieta naturali di que&longs;ti animali: co&longs;i noi, huo
mini non &longs;aremmo, &longs;e à Donne non &longs;erui&longs;simo: da che con
que&longs;ta proprieta &longs;iamo &longs;tati creati da Dio, & dalla natura per
cio prodotti.
LION.
Ba&longs;ta in fin'qui noi &longs;iamo per&longs;ua&longs;e, à pieno (M.
Telifilo) e &longs;arà bene, che noi ce ne andiamo, à &longs;pa&longs;&longs;o per lo
giardino homai, che il caldo, è pa&longs;&longs;ato, & quiui ci trattenia
mo a&longs;pettando l'hora della cena: intanto la no&longs;tra Illu&longs;tri&longs;si
ma Signora dourà anche ella, la&longs;ciar&longs;i vedere, e noi ci &longs;tare
mo quiui pre&longs;te per &longs;eruirla.
FILOG.
Facci&longs;i quanto vi piace.
LION.
Ecco vno de paggi, ilquale ci chiama, la no&longs;tra
Illu&longs;tri&longs;sima Signora e&longs;ce fuora, andianne tutti à tenerle
pagnia
FILOG. Andianne.
f G che è tutto vn duerno.
l'anno. MDLXI.