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<pb> <FIG> <C><R>SCALA</R></C> <C><R>DI TVTTE LE</R></C> <C><R>SCIENZE, ET ARTI DELL'EC CELLENTE MEDICO ET FILOSOFO</R> MESSER GREGORIO MORELLI, <R>DIVISA IN QVATTRO SETTIONI:</R> il contenuto delle quali $i legge nel fine della Tauola.</C> <C><R>OPERA D'VTILE ET DI DILETTATIONE a tutti i Filo$ofi, co$i diuini, come matematici, morali & naturali; & a tutti gli artefici, co$i liberali, come mecanici.</R></C> <FIG> <C>CON PRIVILEGIO.</C> <FIG> <C><R>IN VINEGIA, APPRESSO GABRIEL GIOLITO DE' FERRARI. M D LXVII.</R></C> <pb> <FIG> <C><R>ALLI MAGNIFICI ET ILLVSTRI SIGNORI, IL SIGNOR GIACOMO, ET MARCANTONIO CORNARI, PATRONI MIEI OSSERVANDISSIMI.</R></C> <FIG> <p><R>A</R>N<R>TICA OPINIO</R>- ne fu d'alcuni, che l'or dine fu$$e l'anima di tutto l'uniuer$o; di ma niera, che hanno detto il Mondo hauer'hauuto principio: per- cioche d'inordinate, che erano le co$e, fu- rono dalla prima confu$ione tratte, & ordinatamente di$po$te; qua$i, che uo- <pb> le$$ero dire, che la perfettione delle co$e con$i$ta gran parte nell'ordine. Et per dir il uero, quando con la mente riguar- do, Magnifici Signori, la di$po$itione delle co$e naturali, & anco per mezo di que$te m'innalzo alla contemplatione del- le Diuine, ueggo l'ordine e$$ere ueramen- te proprietà di tal ualore, & forza, che le Diuine $ono da Iddio col mezo $uo immortalate. Et che le naturali pari- mente durano tanto, quanto dell'ordine una minima parte in e$$e $i ritroua. Et quanto più perfettamente $ono ordinate, tanto più perfette attioni operano. Et quanto meno, tanto meno parimente oprar $i uedono. Et che ciò $ia il uero, eccoui l'e$$empio dell'huomo, nel quale deueno due maniere d'ordini ritrouar$i perfette. L'una tra le quattro prime qualità, l'altra tra l'intelletto, & i $en$i, <pb> cioè, che le qualità $eruono tra loro il pro- prio, & natural tenore, & l'intelletto predomini à $en$i. Et mentre l'huomo po$$ede que$ti due ordini, opera attioni da huomo: mentre anco ò l'uno, ò l'altro è interrotto, le $ue opere, & attioni cor- ri$pondono al di$ordine. Onde all'inde- bolito ordine $eguono attioni deboli: al corrotto, attioni corrotte; alla di$truttio- ne di e$$o $egue parimente la di$truttione, & delle attioni, & dell'huomo in$ieme. L'i$te$$o ueder $i può nelle Republiche lequali $ono apunto imagini dell'ordine intrin$eco dell'huomo. Percioche $ono giudicate quelle Republiche perfette, che ottimamente $ono ordinate, Ne la$ciano, che tra i loro membri na$ca di$ordine. Poßiamo mede$imamente ueder l'effetto dell'ordine nelle Famiglie, lequali, men- tre che uiuono ordinatamente, $econdo <pb> che $i conuiene, $ono felici, & honorate. Se anco intrauiene altrimenti, uiuono per lo contrario infelici, & di$onorate. On- de di quanta eccellenza, & forza $ia l'or dine in tutte le co$e, euidentemente appa- re. Però in tutto non è da sprezzare l'opinione di coloro, che di$$ero l'ordine e$$ere l'anima del mondo. Ilche con$i- derando io, & de$idero$o di uedere che co$a internamente fo$$e que$to ordine, mi $ono ingegnato parte di contemplare l'or- dine della Natura, parte quello delle co$e artificiali, parte ancora di leggere gli $critti di molti, che hanno di lui dotta- mente parlato, & col mede$imo hanno le $cienze de$critte, affine di farne un bre uißimo ritratto, $otto forma d'una Scala, laquale adoprata nelle arti, & $cienze, conduce$$e l'huomo alla perfetta cognitio- ne di loro. Laquale hauendo ridotta in <pb> a$$ai conueneuol forma, ho in$ieme deli- berato di farne dono à uoi Magnifici Si- gnori, parendomi di non hauere tra tutti i miei padroni, à chi più conueni$$e il ritr at to dell'ordine, che à uoi; hauendo però riguardo $olo alla dignità del $uggetto, & non all'opra mia, ne ho giudicati uoi degnißimi, perche po$$edete perfettamen- te li due ordini, che di già habbiamo det- to ritrouar$i nell'huomo compiuto. Et perche ancor $ete membri della uo$tra Re- publica, laquale nell'ordine auanza le più ordinate, che fu$$ero già mai. Et però ancor nel con$eruar$i lungamente $upera di gran lunga ogni altra; Et perche $ete di quella famiglia, che nella uo$tra città ri- luce à gui$a d'un Sole fra le Stelle, & di ricchezze, & di nobiltà. Di nobiltà, e$$endo ella di$ce$a da quel gran Cornelio Scipione. Di ricchezze, hauendo ella, <pb> conle $ue ampie facoltà, non $olo alla uo- $tra $erenißima Republica, ma etiandio à Sommi Pontefici, & infiniti altri Si- gnori dato $uffragio, come ognun $a $enza ch'io ne renda te$timonianza alcuna; mi è finalmente par$o conuenirui que$ta mia Scala; perche particolarmente $ete di$ce$i d'uno Auolo, padre ueramente de gli or dini, ilquale dal na$cimento hauendo ot- tenuto ottimo ordine tra l'intelletto, & li $en$i, & peßimo tra le qualità, paren- doli di non e$$er compiutamente huomo, col mezo, del uiuer'ordinato, $i racqui- $tò di maniera l'ordine de gli humori, che ha auanzato qualunque in que$ta $orte di uiuer $ano lungamente; tal che è giunto all'età di nouanta$ette anni, con la inte- grità de' già detti ordini, operando con- tinuamente attioni degne di lui. Niu- no fu mai che più benefica$$e gli amici, <pb> nè che con maggior liberalità $i acqui$ta$- $e la beneuolenza di quelli, & con più di- ligenza, & cura la con$erua$$e di quello, che ha fatto egli. Benefattore fu $empre egli di tutti coloro, che tanto, ò quanto $i leuano da terra per qualche uirtù. Et tale è stato, in conclu$ione, il $uo proce- dere di uita, che più $i ha egli da dolere di non hauer trouato $crittore, che hab- bia $critta la $ua liberalità, & altezza d'animo, che gli Hi$torici di lui, che non de$$e à loro $uggetto; onde $e per hauer$i il Magnifico Signor Aluigi Cornaro Auolo uo$tro, po$to à uiuere ordinata- mente per po$$edere gli ordini dell'huomo, acciò opera$$e da huomo, non dubito pun to, che uoi Magnifici Signori non hab- biate per con$eruar $i belli ordini, di che Iddio Benedetto dal na$cimento ui fece degni, da $eguire le ue$tigie dell'Auolo, <pb> perche con que$ti con$eruarete la uo$tra famiglia nell'honorato stato, in che $i ri- troua, & darete anco fauore alla con$er- uatione dell'ordine della Serenißima uo- $tra Republica. Et quello, che m'aßicu- ra di que$to è il uedere, che in$ino ad hora operate opre, & attioni degne dell'Auolo, & di uoi steßi. Per que$te cagioni dun- que ho giudicato uoi degni di que$ta Sca- la di Scienze, & deliberato in$ieme, in- $ieme, di faruene dono, affine, che ui mo$traßi la memoria, che tengo de' bene- fici, che da uoi ho riceuuti, & della fe- del $eruitù, che da principio ui con$ecrai. Mi re$ta di pregarui, che ui degnate di riceuer que$ta mia fatica, con quell'ani- mo, che il gran Re di Per$ia Arta$er$e riceuè l'acqua dal Contadino pre$enta- tali con la mano, Ne mi diffido punto, di non ottenere il mede$imo da uoi, ha- <pb> uendoui i$perimentati per benigni, & humani in qualunche attione. Et hu- milmente le ba$cio le mani. Di Pa- doua, ai XVIII. d'Aprile. <p>M D LXVII. <p>DiV. Magnificenze <p>Perpetuo, & humil Seruitore <p>Gregorio Morelli. <pb> <FIG> <C><R>TAVOLA DELLE COSE PIV NOTABILI CONTENVTE NELLA PRESENTE OPERA.</R></C> <FIG> <cb> <p><R>ACCIDENTI</R> di quante $orti. <R>89</R> <p>Adiacenti qual $ie- no. a carte. <R>149</R> <p>Altra diffinitione della diui$io- ne. <R>169</R> <p>Altra di$tintione dell'ordine. <R>13</R> <p>Animali brutti come di$corri- no. <p>Argomenti di quante $orte $ie- no. <R>129</R> <p>Arguta ri$po$ta di Socrate. <R>133</R> <p>Ari$totile perche po$e tre $orte di Sillogismi e non piu ne meno. <R>128</R> <p>Arte & modo del medicare co- me s'imparino. <R>41</R> <p>Attion del $en$o commune. <R>190</R> <p>Attione della fanta$ia. <R>190</R> <p>Atto di Zenone. <R>155</R> <C><R>B</R></C> <p><R>BISOGNI</R> degli in$tru- menti, circa alle $cienze. <R>4</R> <cb> <C><R>C</R></C> <p><R>CAVSE</R> effettrici della $anità. à car. <R>57</R> <p>Cau$e quãte $ieno et quali. <R>151</R> <p>Che la ri$olutione non $ia $otto- po$ta alla compo$itione $i pr<*> ua con $alde ragioni. <R>32</R> <p>Colori retorici. <R>203</R> <p>Come da gli indouini $i po$$a uenir in cognitione di una na tura comune col mezzo della ri$olutione. <R>141</R> <p>Come debiamo $ar la ri$olutione $econdo Ari$totile. <R>60</R> <p>Come la diffinitione del $ine con uenga alle operationi. <R>45</R> <p>Come l'intelletto $i $erua del- l'uniuer$ale. <R>182</R> <p>Come $i puo cono$cere quando la diffinitione $ia cau$ale e non formale. <R>166</R> <p>Cõparatione come $i facci. <R>155</R> <p>Compo$itione reale di quante <pb> <cb> $orti $ia. <R>68</R> <p>Communità quante $iano. <R>143</R> <p>Coniugati e loro u$o. <R>149</R> <p>Compo$itione di quante $pecie $ia. <R>67</R> <p>Cõting&etilde;ti et loro diui$ione. <R>154</R> <p>Cõuer$ione di propo$itione. <R>110</R> <p>Cõuer$ione per l'impoßibile. <R>121</R> <p>Co$e natur ali qual $ieno. <R>78</R> <C><R>D</R></C> <p><R>DA</R> qual fine $i cominci a ri$oluere e da qual cono $cere. <R>51</R> <p>Dechiaratione dei luoghi. <R>146</R> <p>Del $econdo adiacente. <R>105</R> <p>Demo$tratione e $uo u$o. <R>134</R> <p>Demo$tratione demo$tratiua e $ue $pecie. <R>135</R> <p>Demo$tratione dal primo all'ul- timo. <R>136</R> <p>Denominatiui. <R>161</R> <p>Dialettica con quale ordine fu trattata da Ari$totile. <R>63</R> <p>Differenza tra la ri$olutione reale & quella fatta dall'in- telletto. <R>36</R> <p>Differenza tra il Metodo e gli ordini. <R>87</R> <p>Differenza tra la ri$olutione propria & perfetta, & la im perfetta, & impropria. <R>38</R> <p>Differenza tra l'e$perimento et i metodi. <R>181</R> <p>Differenza tra di$crittione e <cb> diffinitione. <R>162</R> <p>Differenza tra la compo$itione, & la ri$olutione. <R>68</R> <p>Differenza tra l'ordine compo- $itiuo & il Metodo. <R>76</R> <p>Differenza tra la e$timatiua e cogitatiua. <R>191</R> <p>Differenza tra il predicamen- to & il predicato. <R>102</R> <p>Differenze del luogo. <R>153</R> <p>Diffinitione dell'ordine. <R>10</R> <p>Diffinitione a che co$a $erua. <R>35</R> <p>Diffinitione della filo$ofia. <R>78</R> <p>Diffinitione quidditatiua. <R>163</R> <p>Diffinitione per aditam&etilde;to. <R>164</R> <p>Diffinitione della medicina $e- condo Galeno. <R>78</R> <p>Diffinitione della uia. <R>85</R> <p>Diffinition nominale. <R>159</R> <p>Diffinitione che co$a $ia. <R>146</R> <p>Diffinitione e$$entiale. <R>163</R> <p>Diffinitione dell'e$perimento. a car. <R>281</R> <p>Diffinitione che co$a $ia. <R>160</R> <p>Diffinitione dell'anima. <R>187</R> <p>Diffinitione dell'ordine. <R>10</R> <p>Diffinitione compo$itione e ri$o- lutione come $ieno di$tinte. a car. <R>18</R> <p>Dimo$tratione quante propo$i- tioni habbia & come $i chia- mino. <R>92</R> <p>Dimo$tratione a che $erua. <R>91</R> <p>Dimo$trationi come $i uariano. a car. <R>93</R> <p>Di quale $orte d'oratione $i puo <pb> <cb> $eruire il logico. <R>103</R> <p>Di$cor$i di quante $orti. <R>183</R> <p>Di$cor$o imperfetto. <R>185</R> <p>Dittioni della prima $econda e tertia figura de $illogismi. a car. <R>116</R> <p>Diui$ione degli accidenti. <R>150</R> <p>Diui$ione de dieci Predicamen- ti. <R>101</R> <p>Diui$ione come $i difini$ca da Ari$totile. <R>168</R> <p>Diui$ione perche difficile. <R>168</R> <p>Diui$ione del $illogismo. <R>113</R> <p>Diui$ione de' modi dell'in$egna re & loro origine. <R>198</R> <p>Diui$ione della uoce. <R>97</R> <p>Diui$ione de $uggetti. <R>151</R> <p>Diui$ione perche non deue e$$er po$ta tra gli ordini uniuer- $ali. <R>6</R> <p>Dottrine ordinate quante $ieno $econdo Galeno. <R>19</R> <p>Dubitatione intorno al na$cere degli in$trumenti. <R>200</R> <C><R>E</R></C> <p><R>ENVNCIATIONE</R> uniuer$ale & particolare come $i diuida. <R>104</R> <p>Enunciatione di che $ia com- po$ta. <R>104</R> <p>Enunciatione come $i diuida. a car. <R>104</R> <p>Epilogatione di tutto quello che s'è dette. <R>307</R> <p>Epilogation delle co$e $udette. a car. <R>192</R> <cb> <p>E$$empio fi$ico nella prima figu- ra. <R>117</R> <p>E$$empio del terzo & quarto modo. <R>119</R> <p>E$$empio. <R>140</R> <p>E$$empio dell'ordine ri$olutiuo. a car. <R>34</R> <p>E$$empio filo$ofico circa alla ri- $olutione. <R>62</R> <p>E$$empio del $econdo modo. <p>E$$empio dell'ordine compo$iti- uo. <R>35</R> <p>E$$empio dell'ordine ri$olutiuo. a car. <R>49</R> <p>E$$empio della differenza tra l'ordine compo$itiuo & il ri- $olutiuo. <R>70</R> <p>E$$ornationi di $entenze. <R>203</R> <p>E$tremità de Sillogismi. <R>113</R> <p>Etimologia. <R>154</R> <p>Euento che co$a $ia. <R>152</R> <C><R>F</R></C> <p><R>FIGVRA</R> di Sillogismi. a car. <R>114</R> <p>Fine in quanti modi $i puo chia mare $econdo Galeno. <R>45</R> <p>Fine che co$a $ia. <R>42</R> <p>Fini dell'arti. <R>44</R> <C><R>G</R></C> <p><R>GAMBE</R> della medicina. a car. <R>27</R> <p>Generee $pecie come in parte conuengono et in parte diffe ri$cono. <R>148</R> <p>Gl'inuentori de Sillogismi che indirittam&etilde;te cõcludono. <R>125</R> <pb> <cb> <p>Gradi della $econda figura. <R>120</R> <p>Gradi di uiuenti. <R>189</R> <C><R>H</R></C> <p><R>HA</R>Bitudine delle co$e. a car. <R>22</R> <C><R>I</R></C> <p><R>IL</R> matematico ci puo $erui- re dell'ordine ri$olutiuo ma non del metedo. <R>66</R> <p>Imperfettione dell'huomo. <R>75</R> <p>In che modo caminano in$ieme la diui$ione & la ri$olutio- ne. <R>64</R> <p>Inclinatione accidentale. <R>15</R> <p>Inclinatione e$$entiale. <R>15</R> <p>Induttione che co$a $ia. <R>131</R> <p>In quanti modi $i puo hauere cognition d'una co$a. <R>71</R> <p>In$trumenti dechiaratiui di quã te $orte $ieno. <R>84</R> <p>In$trumento e$perimentale come $i fabrichi & come $i metta in u$o. <R>181</R> <p>In$trumento perfetto qual $ia. a car. <R>180</R> <p>In$trumento che $erue al di$cor- $o della $en$itiua. <R>194</R> <p>In$trumento onde dependa. <R>4</R> <p>In$trumento e$perimetale. <R>281</R> <C><R>L</R></C> <p><R>LA</R> compo$itione è piu diffi cile nell'arti che nelle $ci&etilde; ze & perche. <R>74</R> <p>La co$a $ubordinata ad un'altra è men degna di quella a che è $ubordinata. <R>31</R> <cb> <p><R>La</R> ri$olutione è $empre prima degli ordini. <R>30</R> <p>L'artefice deue e$$er imitatore della natura. <R>29</R> <p>Le differenze, in qual modo $er uono alla diui$ione. <R>170</R> <p>Le $ei co$e non naturali quali $ieno. <R>49</R> <p>Le $ei co$e non naturali, con qual ordine $i deuino tratta- re. <R>57</R> <p>Locutione che co$a $ia. <R>202</R> <p>Lode del Bellacati. <R>179</R> <p>Luoghi differenti. <R>157</R> <p>Luoghie loro diui$ioni. <R>144</R> <p>Luogo. <R>152</R> <p>Luogo che co$a $ia <R>141</R> <C><R>M</R></C> <p><R>ME</R>dicina come $i diffini- $ca $econdo Hippocra- te. <R>166</R> <p>Membri della locutione. <R>202</R> <p>Meta del $ofi$ta. <R>132</R> <p>Metodi quanti $ieno. <R>87</R> <p>Metodo. <R>6</R> <p>Metodo contiene ordine. <R>16</R> <p>Metodo in quanti modi $i pi- glia. <R>84</R> <p>Metodo diffinitiuo quanto $ia ne ce$$ario. <R>168</R> <p>Metodo diffinitiuo di quanta utilità $ia. <R>158</R> <p>Mezo termine come $i truoui. a car. <R>139</R> <p>Modi che na$cono dal tempo & dalla co$a. <R>199</R> <pb> <cb> <p>Modi che na$cono dall'in$egna- to. <R>199</R> <p>Modi communi alla $crittura & locutione. <R>202</R> <p>Modi della complicatione. <R>205</R> <p>Modi della terza figura. <R>122</R> <p>Modo appo$tematico. <R>205</R> <p>Modo onde primieramente di- penda. <R>201</R> <p>Modo ingematico. <R>205</R> <p>Modo prouerbiale. <R>206</R> <p>Modo affori$tico. <R>205</R> <C><R>N</R></C> <p><R>NA</R>tura della diui$ione. <R>3</R> <p>Natura del $u<*>getto. <R>90</R> <p>Natura inuentrice dell'ordine. <R>8</R> <C><R>O</R></C> <p><R>OP</R>po$iti quali $ieno. <R>157</R> <p>Oppo$itioni d<*> propo$itio ni. <R>108</R> <p>Oppo$itioni di uoci. <R>102</R> <p>Ordine. <R>6</R> <p>Ordine proprio. <R>11</R> <p>Ordine quanto $ia nece$$ario nel trattare delle $cienze <R>7</R> <p>Ordine compo$itiuo & diffiniti uo non $ono $uperflui ma ne- ce$$arij. <R>25</R> <p>Ordine particolare. <R>12</R> <p>Ordine ri$olutiuo piu utile di tutti. <R>28</R> <p>Ordine quando nelle co$e non è nece$$ario. <R>53</R> <p>Ordine uniuer$ale. <R>12</R> <p>Ordine diffinitiuo che co$a $ia. a car. <R>43</R> <cb> <p>Ordine ri$olutiuo onde comin- <*>. <R>23</R> <p>Ordine u$ato da Ari$totile. <R>55</R> <p>Ordine proprio & improprio. <*> car. <R>11</R> <p>Ordine compo$itiuo nella medi cina d'onde cominci. <R>76</R> <p>Ordine diffinitiuo come diffe- ri$ca dagli altri ordini. <R>36</R> <p>Ordine e$$entiale è di due $or- ti. <R>16</R> <C><R>P</R></C> <p><R>PA</R>rti ignote quali $iano. a car. <R>169</R> <p>Paßi della $cala. <R>6</R> <p>Perche i generi non $i diuidona per opo$<*>ion relatiua. <R>140</R> <p>Percbe que$t'opera $ia intitolata $cala delle $cienze, & arti. a carte. <R>2</R> <p>Per qual cau$a Auicenna ha cominciato da gli elementi & non da medicamenti. <R>56</R> <p>Potenza e$teriore. <R>189</R> <p>Potenza e$timatiua ouero cogi- tatiua. <R>191</R> <p>Potenza memoratiua. <R>191</R> <p>Potenza interiore. <R>190</R> <p>Potenze & attioni dell'anima uegetale. <R>189</R> <p>Potenze della $en$itiua. <R>189</R> <p>Potenze dell'anima. <R>189</R> <p>Predicatione in quanti modi $i facci. <R>100</R> <p>Predica<*>iali, $emplici, <*> compo$iti. <R>143</R> <pb> <cb> <p>Principij di quante $orte $iano. <*>car. <R>70</R> <p>Principij matematici. <R>72</R> <p>Prima $en$atione. <R>182</R> <p>Pronunciati qual $ieno. <R>155</R> <p>Propo$itione di primo adiacen- te. <R>105</R> <p>Propo$itioni modali. <R>105</R> <p>Propo$itioni Ippotetice. <R>100</R> <p>Proce$$o della ri$olutione. <R>66</R> <p>Propo$itioni probabili. <R>132</R> <p>Propo$itioni nece$$arie. <R>111</R> <C><R>Q</R></C> <p><R>QVAI</R> modi na$cano da colui ch'in$egna <R>198</R> <p>Quando $ia nece$$ario a $eruirne dell'oppo$itiõ negatiua. <R>171</R> <p>Quante $orte d'ordine $i puo con$iderare in ogni arte di $cienza. <R>52.</R> <p>Quarta figura perche uana a car. <R>126</R> <p>Que$ta figura de $illogismi co- me $i po$$a far $econdo Ga- leno. <R>126</R> <p>Quiui $i ri$olue un bel dubbio. a car. <R>50</R> <C><R>R</R></C> <p><R>RI</R>$olutione qual $ia <R>39</R> <p>Ri$olutione da qual $pecie di fini cominci. <R>46</R> <p>Ri$olutione impropria. <R>37</R> <p>Ri$olutione della medicina. <R>56</R> <p>Ri$olutione u$ata da Galeno $e- <cb> condo alcuni. <R>39</R> <p>Ri$olutione che co$a $ia & a che $erua. <R>140</R> <p>Ri$olutione che denoti. <R>36</R> <p>Ri$olutione del Grammatico. <R>63</R> <p>Ri$olutione del Logico. <R>63</R> <p>Ri$olutione matematica <R>65</R> <p>Ri$olutione di teoremi, onde co- minci. <R>43</R> <p>Ri$olution matematica. <R>174</R> <p>Ri$olution logica. <R>174</R> <p>Ri$olution propria. <R>37</R> <C><R>S</R></C> <p><R>SA</R>nità come $i ricupera. <R>58</R> <p>Scrittura che co$a $ia. <R>20<*></R> <p>Sei modi $implici $i po$$on u$ar $eparatamente. <R>206</R> <p>Sillogi$mo $o$i$tico. <R>132</R> <p>Sillogismo in quanti modi $i con $ideri. <R>112</R> <p>Sillogismo da quanti terminira $ulti. <R>95</R> <p>Sillogi$mo che co$a $ia. <R>112</R> <p>Sillogi$mo topico <R>130</R> <p>Similitudine come $i tr<*>oui. a car. <R>156</R> <p>Si proua che la dottrina non è ordine & che la diffinitione, compo$itione & ri$olatione $ono ordini, e non dottri- ne. <R>19</R> <p>Specie di animali. <R>189</R> <p>Specie degli in$trumenti quan- te $iano. <pb> <cb> <p>Specie dell'anima. <R>187</R> <p>Specie delli in$trumenti. <R>180</R> <p>Specie de gli in$trumenti quante $ieno. <R>6</R> <p>Suggetto che co$a $ia. <R>151</R> <C><R>T</R></C> <p><R>TAPPO</R> che co$a $ia. a car. <R>180</R> <p>Tempo e $ue diui$ioni. <R>153</R> <p>Teoremi particolari quali $ieno appre$$o Auicenna. <R>52</R> <p>Termini del $illogismo. <R>113</R> <cb> <p>Termini logicali quanti $ieno a car. <R>96</R> <C><R>V</R></C> <p><R>VI</R>rtù imaginatiua. <R>190</R> <p>Vniuoci. <R>101</R> <p>Vniuer$ale qual $ia. <R>99</R> <p>Voce quante $ieno. <R>98</R> <p>Voce artificiale. <R>97</R> <p>Voce della $econda intentione. a car. <R>98</R> <p>Voce della prima intentione. <R>98</R> <p>Voce che co$a $ia. <R>97</R> <p>V$o della induttione. <R>194</R> <C><R>IL FINE DELLA TAVOLA DELLE COSE NOTABILI.</R></C> <FIG> <pb> <C><R>ERRORI CORSI NELLO STAMPARE.</R></C> <p><R>Car. 2. lin. 7. trattenerai leggi, trattener$i 7.15. accre$ca accre$ce. 10.16. de$ciuere, de$criuere. 17.17. lucidi $critti, luce de' $critti. 19.19. mo$trarmi, mo$trarui. 20.26. de', di. 21.12. uiui. contradirebbono, leua uia il punto. 30.10. propone$le, prepone$$e. 34.19. altri, altre 37.9. incominciaua, incomincia. 44.13. ado$$o, ade$$o. 44.14 $ueglierò, $cioglierò. 55.17. accenderui, a$cenderui. 67. ult. primi, prime. 69.27. loda$$e, loda$te. 70.6. fini$$e, fini$ce. 71.10. cognitioni, cognitione 73. 23. eredo, credo. 78.19. medicianle, medicinale. 78.ult. inprincipiati, 1 principiati. 86.24 differetne, differente. 85.1. $ommamnete, $ommamente. 85.7 documenij, documenti. 87.4. de$ciuere, de$criuere. 88.12. $eguire, $eguite. 88.16. Paripatetici, Peripatetici. 93.25. giornoi, giorno. 102.11. contradittioni, contradittione. 105.14. adiacento, adiacente. 116.6. che la, che $e la. 116.21. Ci, Si. 124. 8. $egui, $egue. 128.23. Tutti tutte. 135. 16. Demo$tro$tratiua, demo$tratiua. 143.9. accidentali, accidentali. 154.21. morralità, mortalità. 163.4. $citto- ri, $crittori. 165 23. più ue, più ne. 166 2. à la, è la. 176. 10. Iappo, Tappo. 185.20. dal cane, del cane. 196.14. $tara, $taua. 199 15. e le prouette, gli prouetti. 193.9. che li compo$iti, che l'Empirici. 193.23. talche farà esqui lio, talche di$corerà. 193.23. il di$cor$o del intelletto, il di$cor$o del intelletto, & la e$perienza tanto farà. 193. 27. con una mede$ima corona, con una mede$ima $carpa. 193.28. ma $econdo tale indicationi di$$e, ma $econdo le indicationi, che. 194.1. e per che, per que$to. 194.2. l'Eccellente Marcandon Antonio montagnana, l'Eccellen- te Marco Montagnana perche muta. 203.15. le e$$ortatio ni, le e$$ornationi. 206 27. menco, manco.</R> <pb> <FIG> <C><R>SETTIONI DELLA PRESENTE OPERA.</R></C> <FIG> <p><R>NELLA prima Settione $i di- $corre de'tre Ordini.</R> <p><R>Nella $econda $i tratta de' quattro Metodi:</R> <p><R>Nella terza $i ragiona de gli i$tro- menti i$perimentali.</R> <p><R>Nella quarta, & ultima $ono po$ti imodi, & le loro uariationi.</R> <C>Et tutti i $opradetti i$tromenti $ono metaforica- mente compre$i $otto nome di poggi, gradi, piano, & paßi della Scala.</C> <FIG> <pb n=1> <FIG> <C><R>DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI.</R> DALL'ECCELLENTE MEDICO, <R>& Filo$ofo, Me$$er GREGORIO MORELLI. SETTION PRIMA. INTERLOCVTORI.</R></C> <FIG> <C><R>TOMITANO, ET MORELLO.</R></C> <p><R>Q</R>V<R>ESTE</R> S<R>CALE,</R> che noi hora a$cendia- mo, mifanno $ouenire, T<R>OMITANO</R> mio, d'una prome$$a, che gia due giorni mi face$te, ragionando io di alcune arti le quali, dai principij in poi, non $i po$- $ono per regola in$egnare, ne dare ad intendere, <pb n=2> perche ne anche colui, che ne è con$umatißi- mo le pone in opera con ordine alcuno, & uoi mi dimanda$te quali erano cotali arti, & io ui dißi tra que$te, e$$ere una la Pittura, & mi promette$te di mo$trarmi la $cala, per la qua le ogni $orte di $cienze ordinatamente cami- na. Hor mò che per lo $pe$$o trattenerai con amici diuer$i non $i è tra noi promo$$a anco- ra materia alcuna $econdo l'u$o no$tro, di gra tia fatemi hoggi que$to fauore, quale uera- mente terrò fra i maggiori, che da huomo mai mi fo$$ero fatti T<R>OMIT.</R> Tal materia $arebbe lunga, & poco diletteuole M<R>OREL.</R> mio, $e di e$$a hora me ne face$te ragionare, M<R>OREL.</R> Io mi farò un Metamorfo$i in un patiente, & me la pa$$erò. Horsù comin ciate ui prego T<R>OMITA.</R> La prome$$a è debita, nobile è la richie$ta, & però al fi- ne non ue la po$$o negare M<R>OREL.</R> Co$i <MARG><R>Perche que $t' opera $ia intitolata Scala delle $cienze, & arti.</R></MARG> è, hor dite T<R>OMIT.</R> La $cala delle $cien- ze, della quale hora parlar uogliamo, accio $appiate, è quello i$trumento delle dottrine di che tanto parlarono, & tanto fecero stima gli antichi; il quale à propo$ito no$tro perche à punto per certi gradimi conduce alla cogni- tione delle co$e $arà in forma d'una $cala, che u$ata da noi per la di$tintione de' $uoi gradi ne inalzerà al $ommo della intelligenza hu- <pb n=3> mana. Per tanto fa di bi$ogno, che uolendo intendere la perfettione di que$to in$trumento, ueniamo alla diui$ione di cotal genere, & co$i n'indirizziamo à cia$cuna parte di e$$o, & da indi in poi, per le differenze proprie alle $petie $petialißime finalmente terminiamo. In natura della diui$ione è di $membrare il <MARG><R>Natura del la diui$io- ne.</R></MARG> genere per le differenze non $olo oppo$ite, ma proprie, & e$$entiali, tratte dalla definitio- ne di e$$o genere $membrato. Onde è nece$$a- rio prima de$inire, & po$cia con l'artifitio del la diui$ione $partire il $udetto genere nelle $ue $petie. Que$ta $cala adunque, è in$trumento della co$a i$trutta, ordinata, di$po$ta, & in- $egnata, poi che mi ri$oluo di non uolere accet- tare le differenze da altri, che dalle co$e i$trut te; concio$iache l'e$$ere dell'in$trumento delle <MARG><R>In$trumen to delle do ttrine onde na$ca.</R></MARG> dottrine $i genera dalle $cienze, & dalle arti, nè hà l'e$$ere in alcuna altra co$a che in loro, lequali, $econdo il bi$ogno loro $i $eruono di e$$o in$trumento. M<R>OREL.</R> Mi piace tut- to quello che uoi hauete detto, percioche tut ti i relatiui (come pare che dica Ari$totele) non $ono in $e steßi, ma in quelli à che $i rife- ri$cono: & però il $eruo ha l'e$$ere dal patro ne, & il patrone dal $eruo, & la diuer$ità de' $erui na$ce dalla diuer$ita de' patroni, & parimente per il contrario. Di modo, che tante <pb n=4> $aranno le $petie dell'in$trumento, quante $a- ranno gli ufficij, & uarij $eruigij che fanno le co$e i$trutte. T<R>OM.</R> Tanto è. Hor che laccorto uo$tro giuditio mi rimuoue dalla dichiaratione particolare della diffinitione dell'in$trumen- to, $enza di e$$a altro dirne, me ne uengo alla <MARG><R>In$trumen to onde de penda.</R></MARG> diui$ione del gia detto no$tro i$trumento. Pa- re adunque dal parlar no$tro che l'i$trumento dependa dalla e$$enza, & struttura delle co- $e, & per que$to alcune $petie di tale i$tru- mento $ono state da Dio, & dalla Natura pri ma u$ate, & poi dall'huomo, eßi imitando, adoprate; $oggiugnendogli alcune altre trat- te però dalle differenze; cioè dalla struttura delle co$e, & que$to s'è in$egnato di fare per li bi$ogni delle $cienze, & arti, accioche ogni bi$ogno haue$$e il proprio i$trumento, co'l qua <MARG><R>Bi$ogni de gli in$tru- menti, cir- ca alle $ci&etilde;- ze.</R></MARG> le $i pote$$e riparare. Per tanto le $cienze, & arti ancora, non $ono onninamente cono$ciu te, ne alcune delle loro parti $corte; & ecco- ui il bi$ogno del primo i$trumento. Oltra di que$to mancano ancora di di$po$itione, & pie ne di confu$ione, $par$e, & da ogni parte islo gate ne rimangono; & eccoui il bi$ogno del $econdo i$trumento. Onde per prima conuie- ne hauere due i$trumenti, percioche due an- che $ono li primi bi$ogni delle $cienze, & ar- ti. L'uno cioè, che manife$ti le co$e incognite, <pb n=5> & l'altro, che le confu$e ordinatamente ne di$ponga. Oltra di que$to, quantunque que sti due i$trumenti ne ba$ta$$ero per li bi$ogni delle $cienze, in quanto che $ieno, non di me no fa di bi$ogno di un altro i$trumento à fare che $ieno $apute dall'huom nel modo, che $o- no ritrouate, & di$po$te per mezo delli due gia detti i$trumenti, & que$to è quello i$tru- mento che chiamano gli $crittori modo di $a- pere, ò d'in$egnare, che ne uogliam dire. M<R>OR.</R> In uero per quello che mi auuedo, que$to i$trumento è molto nece$$ario, perche $e non fo$$e, non sò come que$te uo$tre $cien- ze camina$$ero per la $cala, che con li due primi i$trumenti far uolete, & $arebbe $cala $enza $cienza, che per il uero è impoßibile che $ia; come è anche impoßibile che l'huo- mo $ia huomo $enza le $ue parti, & ordine di quelle; lequai co$e po$$ono e$$ere $eparata- mente l'una dall'altra con$iderate, ma non po$$ono però e$$ere $e non $ono tutte in$ieme. T<R>OM.</R> è il mede$imo de gli i$trumenti, & $cienze, perche le $cienze non po$$ono e$$ere $enza i$trumenti, ne gli i$trumenti po$$ono e$- $ere $enza le co$e, ò naturali, ò artificiali, ò $opranaturali che $ieno. Tuttauia cia$cuna di que$te $eparatamente po$$ono e$$ere con$i- derate, & percio noi $eparatamente de gli <pb n=6> i$trumenti ragionaremo; & $e delle co$e ne ac cadera di parlare, uoglio che noi le chiamia- mo indi$$erentemente co$e & $cienze, & ar- ti, quantunque impropriameute, perche non $ono ne $cienze, ne arti, $e con gli i$trumen- <MARG><R>Specie de gli in$tru- m&etilde;ti quan- te $ieno.</R></MARG> ti non $i congiungono. Tornando dunque al propo$ito no$tro, dico, che nece$$ariamen- te tre $ono le $pecie de gli i$trumenti, de' quali uno è, che ne $erue à chiarire le co$e oc- culte; laltro à di$porle, & il terzo è il mo- do che adoperiamo nel maneggiare que$ti due i$trumenti per di$porre, & fare che e$$e $cien ze, & arti $ieno inte$e. M<R>OR.</R> Ottimamen te ho inte$a la diui$ione dell'i$trumento, però uenite à uo$tra po$ta alla dichiaratione delle $pecie. T<R>OM.</R> Me ne uerrò dunque alla pri ma $pecie. Li$trumento, che le co$e sbanda- te, & confu$e ra$$etta, & compone, haue- rà appre$$o di noi quel nome, che ha $empre <MARG><R>Ordine.</R></MARG> hauuto appre$$o gli $crittori, cioè Ordine, & $arà poggio della no$tra $cala; & quell'altro <MARG><R>Metodo.</R></MARG> $econdo i$trumento chiameremo Metodo, ò uia che ne uogliam dire, & $aranno i gradi della gia detta $cala; & la terza $pecie, cioè <MARG><R>Pa$si della Scala.</R></MARG> modo d'in$egnare, ò $eriuere $aranno i paßi, che faranno e$$e $cienze per la gia detta $ca- la, ò che faranno coloro, i quali per quella anderanno. M<R>OR.</R> Talmente intendo, che <pb n=7> anche mi aueggio de gli Autori, che in ciò imitare uolete, ne piu $aldi & fermi poteua- te ritrouare quanto Ari$totele, & Galeno: liquali dottamente incaminarono l'uno la Filo $ofia, & l'altro la Medicina per la mede$ima $cala, di che uoi hora parlate, da pochi hog- gidì inte$a, & meno dalli pa$$ati, que$ti due eccettuando. T<R>OM.</R> Voi dite il uero che io uoglio la materia & il modello pigliare dalle due $elue à Minerua, & Apollo con$acrate, & che pochi de' no$tri pa$$ati, & moderni inte$ero que$ta $cala. La $coper$e ben di lon- tano il Leoniceno, & il Manardo, ma non la uidero da pre$$o. Hor à propo$ito, l'ordine <MARG><R>Ordine, quanto $ia nce$$ario <*> enel tratta delle $cien- ze.</R></MARG> e tanto nece$$ario, che alle co$e diuine accre- $ca gratia, fauore, & bellezza; alle natu- rali porta l'e$$ere, con la uita in$ieme: onde quegli artefici, che perfetti e$$ere de$iderano, in altro non cercano di aßimigliar$i alla natu ra, quale deuono imitare, che nell'ordine; & però Ari$totele, miracolo, & unico fi- gliuolo ueramente di natura, di$$e che à co$a ueruna non era piu intento, quanto nell'o$$er- uare l'ordine della $aggia natura; ne $eppe uedere in e$$a co$a piu notabile, & che piu piacere reca$$e à lui, dell'ordine; parendogli pure, oltra il diletto, che egli $entiua nel guardarlo, la memoria di quello douergli in <pb n=8> qualche modo giouare, $e imitarlo cerca$$e ne <MARG><R>Natura in- u&etilde;trice del l'ordine.</R></MARG> gli $critti $uoi. M<R>OR.</R> In uero è come dice ua il già detto Ari$totele nella Fi$ica, che del l'ordine la natura ne è inuentrice, ne mai pro duce co$a inordinata, $e pure per qualche accidente non è impedita; & all'hora quello effetto per e$$ere inordinato piu non lo chia- miamo di natura, ma effetto d'un'altra cagio ne innominata. T<R>OM.</R> Veramente di tanta forza è lordine nelle co$e naturali, che à con firmatione di quello che uoi hauete detto, di- ce Auerroe nel libro delle di$truttioni, che $e il moto d'uno de i cele$ti cerchij ce$$a$$e, tut- to l'ordine dell'uniuer$o $i di$truggerebbe, al che $eguirebbe la ruina dell'uniuer$o. M<R>OR.</R> Come è poßibile, che alla de$truttione di una particella $ola, haue$$e da $eguire il di$ordine, & de$truttione del tutto? noi ueggiamo bene $pe$$o, che molte co$e qua giu $ono inordinate, & però non $egue la ruina, non dirò, del tut to, ma ne anche della parte, di che loro $o- no parte. Non $i corrompe (uerbigratia) una mano di un'huomo? tuttauia non $i cor- rompe già l'ordine & la uita di e$$o huomo. T<R>OM.</R> Parlo io delle di$cordie delle parti prin cipali, lequali concorrono alla co$titutione del tutto: perche, accio $appiate, $i come le co$e fra loro $ono graduate, co$i parimente gli <pb n=9> ordini hanno molti gradi, come ben diceua e$$o Auerroe nel libro citato da uoi. Però alla di$truttione de gli ordini infimi, non $egue il di$ordine de i $uperiori ordini, $i come an- co alla corrottione d'una particella minima, non $egue la corrottione della maggiore. So- no altri ordini, che per la loro eccellenza, & dignità corrompendo$i, corrompono tutto l'or- dine dell'uniuer$o; & però Auerroe riguar- dando que$ti ordini piu eccellenti, di$$e, che al di$ordine d'un circolo $olo, $eguiua il di$ordi- ne di tutto l'uniuer$o. M<R>OR.</R> Dapoi che $ia- mo intrati ne gli ordini della natura, ditemi di gratia quali $ieno piu perfetti, & meno perfet ti. T<R>OM.</R> Qui non è il $uo proprio luogo, tutta uia ui dirò quello che dicea il $udetto Auerroe nel libro del Cielo, che l'ordine delle co$e cor- rottibili è molto piu imperfetto di quello de i Cieli, & quello delle intelligenze piu perfetto di tutti, ne uerrò altramente à piu particola re ordine, perche cia$cuno de' gia detti tre or dini hanno gradi; à me ba$ta di hauerui $a- tisfatto in uniuer$ale, & che inte$o habbiate di quanta eccellenza $ia l'ordine di tutte le co $e. M<R>OR.</R> Da que$to dunque comprendo, che dell'ordine l'huomo $olo non è inuentore, ma che è i$trumento, che l'eterno Iddio hebbe eter namente in $e ste$$o, inanzi che lo communi- <pb n=10> ca$$e alla natura, la quale, poi che hebbe le co$e di$po$te, l'huomo $apiente aueduto$i di quanta perfettione $ia l'ordine delle co$e, $i affatica imitarla, per acqui$tare perfettione à $e ste$$o, & alle opere che egli fa. Però potemo hauere per conclu$ione; che l'huomo non $a fare altro, ne può, $e non dare ordine hora à que$ta, hora à que$t'altra co$a. T<R>OM.</R> Que$to i$te$$o ho io gia detto, $e uoi bene pa- ragonate le uo$tre parole con le mie, & per <MARG><R>Diffinitio- ne dell'or- dine.</R></MARG> tanto ui replico che lordine è uno i$trumento di che $i $eruc Dio, la natura, & l'huomo nel di$porre le co$e, nelle quali cade primo, & ultimo. M<R>OR.</R> Que$ta in $omma è la dif- finitione dell'ordine, ne meglio $i poteua de- $ciuere di quello che hauete de$critto, la qua le ($e bene mi raccordo) è la mede$ima con quella di Ari$lotele nella Meta$i$ica, oue di- ce che l'ordine è $olamente nelle co$e, che han no primo, & ultimo tra loro. T<R>OM.</R> Anzi che la diffinitione data da me è dell'i$te$$o Ari stotele nella Fi$ica, quando egli dice, che non puo stare l'ordine nelle co$e, che non hanno primo, & ultimo; & percio appare che la ragione formale dell'ordine $ia primo, & ul- timo. & Galeno ne i libri della cognitione de pol$i ha diffinito l'ordine nel mede$imo modo. M<R>OR.</R> ecco adunque, che il primo ramo ne <pb n=11> uiene dalle $elue $opradette, ma innanzi che piu oltre noi tra$corriamo, ditcmi di gratia $e da Galeno, & Ari$totele l'ordine uien pre $o in una $ola $ignificatione. T<R>OM.</R> Breue- mente ui ri$ponderò. L'ordine è pigliato alle uolte propriamente, & alle uolte impropria <MARG><R>Ordine pro prio, & im proprio.</R></MARG> mente: & accioche uoi $apiate di$tinguere que$te due $orti di ordine, prendete le con- ditioni che $i richieggono all'ordine propria- mente con$iderato, primieramente egli è ne- ce$$ario, che quelle co$e, tra le quali è l'ordine, $ieno di uno i$te$$o genere, & che anche de- bitamente $ieno continuate, & parimente or dinate ad un termine $olo, & da quello pro- priamente proportionate. Onde appare, che dall'ordine $ono $eparate quelle co$e, che $ono $otto diuer$i generi, lequali, benche $ieno me$$e in$ieme, non fanno ordine proprio, ma bene $e lo uorremo chiamare proprio, $arà or dine impropriamente detto. M<R>OR.</R> A que- sto modo $i e$cluderanno anche dall'ordine le cau$e mediate; perche $e la prima cau$a $i congiugnerà con la terza, non $arà debita- mente congiunta, & però non $arà proprio ordine, ma come hauete detto improprio; ne quelle co$e che non haueranno habitudine ad uno i$te$$o termine, quantunque $ieno po$te in$ieme in un certo modo, non $aranno però <pb n=12> ordinate propriamente. Ne gli accidenti, che uariabili, & proportionati $ono, à diuer$i termini potranno e$$ere ordinati propriamen- te. T<R>OM.</R> Sapete dunque quale $ia l'ordine proprio, & improprio; & quiui noi haue- mo diffinito, ò de$critto che ne uogliam dire, l'ordine in uniuer$ale, ne $olamente que$ta de $crittione abbraccia li due gia detti ordini,ma tutte le $pecie dell'ordine, percioche $i diuide anche e$$o ordine in uniuer$ale, & particola- re. L'ordine uniuer$ale è quello, che ordina <MARG><R>Ordine uni uer$ale.</R></MARG> tutta una facultà, come appre$$o Ari$totele quell'ordine, che egli chiama compo$itiuo è uniuer$ale, perche abbraccia tutta la Filo$o- fia naturale. M<R>OR.</R> ct quando bene non contene$$e particolarmente tutte le co$e di quel la facultà, potrebbe$i egli dire ordine uniuer $ale? T<R>OM.</R> Senza dubbio. purche le abbrac ci uniuer$almente, come fa quell'ordine, che Galeno nella co$titutione dell'arte, chiamò ri $olutione, ilquale contiene tutte le parti del- la medicina non particolarmente, ma in uni- uer$ale; percioche in genere, qua$i per linea diritta e$$e parti della Medicina $ono ordinate. <MARG><R>Ordine par ticolare.</R></MARG> M<R>OR.</R> Mi piace, & però $iate contento dir mi quale $ia l'ordine particolare. T<R>OM.</R> Da uoi mede$imo lo potete $apere: tutta uia dico, che $arà quello, che ordinarà $olamente una <pb n=13> parte di una facultà, ne tutte le co$e di$pone in quella; & que$to ordine $arà ne i Metodi, perche, accio $appiate, cia$cuno Metodo è or dinato; ma però la cognitione che hauerete dell'ordine uniuer$ale, ui farà anche cono$ce- re il particolare; & auuertite che ui è anco- ra un'altra di$tintione dell'ordine, cioè ò che <MARG><R>Altra di$tin tione del- l'ordine.</R></MARG> egli $arà accidentale, ouero e$$entiale: acci- dentale diremo che $ia ogni uolta, che ordina ràle co$e accidentalmente à tale ordine incli- nate: l altro poi e$$entiale chiamaremo quello, che ordinarà le co$e, che $econdo la loro e$$en za hanno l'habitudine à tale ordine; & noi in que$to luogo con$ideraremo l'ordine propria mente pigliato, & che è uniuer$ale, & e$$en tiale. Però ui torno à dire, che l'ordine uni- uer$ale proprio, & e$$entiale è quello i$trumen to, che noi adoperiamo nel di$porre le co$e, nelle quali cade primo, & ultimo. M<R>OR.</R> Per mia fè che io re$to tanto $atisfatto, quan to $aprei de$iderare, ne poteuate di$criuere meglio que$to ordine, del quale uolete ragio- nare; percioche il genere $uo piu proßimo gli hauete aßignato, & le $ue differenze an- cora, come conuien$i fare nelle diffinitioni, & à confirmatione di tutto que$to, Galeno ne <*> libri delle differenze de' pol$i afferma, che chi dice habitudine di molti ad uno, din<*>ti ri- <pb n=14> $petto. L'ordine dice habitudine perche ordi- na, & a$$etta molte co$e ad uno; & di qui na$ce, che prudentißimamente uoi habbiate po$to l'ordine nel genere della relatione, che è l'i$trumento, & que$to $ia detto in quanto alla intelligenza dell'ordine, perche il re$to della diffinitione al parer mio è a$$ai manife- $to, ne punto ha dibi$ogno di maggiore dichia ratione. T<R>OM.</R> ct d'onde pigliarete uoi le differenze dell'ordine? $e piu della diffinitione non parlarete, non ui accorgete che in quella parte, che uoi hauete detto e$$ere da $e ste$$a chiara, ui $ono na$co$te le differenze d'onde trarre $i puo la diui$ione dell'ordine? M<R>OR.</R> Per certo io giudicauo che ui foßino, & le haurei di$coperte, ma temeuo di non i$traccia re la rete. Però uoi che $iate piu de$tro di me i$copritele ui prego. T<R>OM.</R> Hor per compiacerui le $coprirò, & uoi le uccellare- te; Per tanto $enza indugio ui dico che è gia stato detto da noi, l'ordine e$$ere i$trumento delle co$e che hanno primo luogo, & ultimo, affine di hauere la diui$ione di e$$o ordine, per ilche le co$e, delle quali l'ordine è i$trumento, contengono in $e e$$e differenze, perche è ne- ce$$ario, che elleno $ieno inclinate à quel ter- mine al quale poi $i ordinano, come ha la ma teria alla forma. Que$ta inclinatione può e$- <pb n=15> $ere, ouero accidentale, ouer e$$entiale, et chia <MARG><R>In clinatio- ne e$$entia le.</R></MARG> mo qui e$$entiale inclinatione quella, che le co$e hanno talmente tra loro, che altrimenti non la po$$ono hauere $e non $i corrompono, o ueramen te la$ciano la natura loro; & que$ta di$po$itio ne $i chiama parimente naturale; & è come il cielo, che naturalmente nella Filo$o$ia natu rale è di$po$to al primo motore, ne altrimenti può e$$ere ordinato, che non $ia ribelle all'or- <MARG><R>Inclinatio- ne acciden tale.</R></MARG> dine della natura. La di$po$itione, ò inclina- tione che ne uogliam dire accidentale, è quan do le co$e hanno una certa mira, per la quale po$$ono e$$ere ordinate altramente di quello che la $ua naturale inclinatione mo$tra richie dere, $i come per e$$empio, il uedere ha natu- rale inclinatione di e$$ere po$tpo$to al tatto, tuttauia per mo$trar$i piu degno il uedere, che il toccare, onde na$ce la inclinatione acciden- tale, può e$$ere antepo$to e$$o uedere al $udet to tatto; & que$to tale ordine $eruò Ari$tote le ne i libri dell' Anima, de' $en$i trattando. Onde da que$te due inclinationi ne na$cono due ordini, come bene di $opra diccuamo: l'uno che a$$etta, & di$pone le co$e che hanno incli natione naturale, & è l'ordine e$$entiale di che noi hora parliamo: l'altro è quello, che $erue alla inclinatione accidentale delle co$e, & è parimente ancor que$to chiamato ordine <pb n=16> accidentale, ne mai ne $eruiamo di tale ordi- ne, $e non perche ne pare meglio dell'e$$entia le per qualche ri$petto, ò perche la co$a, che $i prepone, è piu degna, ouero piu cono$ciu- ta. Ne giudico io che Galeno nel $econdo à Glaucone, habbia u$ato que$to ordine acciden- tale, come uogliono alcuni, incominciando dalla febbre detta Efemera, come dalla piu no ta, ma che $ia ordine e$$entiale compo$itiuo, percioche incomincia dalla febbre piu $emplice, alla meno $emplice, & uà finalmente in$ino à quella che manco di tutte è $emplice. Onde $e- guendo in tutto quel trattato que$to i$te$$o ordi ne $enza interromperlo mai, fa che facilmente io creda e$$ere ordine e$$entiale, & non acciden <MARG><R>Ordine e$- $entiale è di due $orti.</R></MARG> tale. L'ordine e$$entiale può e$$ere, come gia è stato detto, uniuer$ale, & particolare, et quan do egli è particolare, non è ueramente ordi- <MARG><R>Metodo cõ tiene ordi- ne.</R></MARG> ne, ma metodo, perche, accio uoi $appiate, (& uolontieri replico que$to per non m'intri- care come hanno fatto alcuni) non è metodo alcuno che non contenga in $e ordine, $i come il metodo diffinitiuo contiene l'ordine, che ha la diffinitione al diffinito, & quello delle par- ti della diffinitione ad e$$a diffinitione; & pa- rimente ancora quello che è tra una parte & l'altra. Dica$i l'i$te$$o de gli altri metodi, & accioche fuggiamo la implicatione (per dir <pb n=17> co$i) trattar emo in que$to luogo talmente de gli ordini, che non occorrera po$cia trattar- ne nel di$cor$o de i metodi, ma $olo le con$i- deraremo in quanto che ne $eruono à chiarire le co$e non cono ciute; come anche qui trattia mo de gli ordini $olamente in quanto che ordi nano le co$e: benche in$ieme con lordine ap- portano anche luce, che ne fa cono$cere quel lo che noi non cono$ceuamo. Hor dunque l'or dine e$$entiale, & uniuer$ale è quello che alle dottrine dà il nome: percioche ogni uolta che la dottrina è ord nata per l ordine diffinitiuo, da principio in$ino al fine quella dottrina, ò faculta che $ia, $i chiama dottrina diffinitiua, perche quell'ordine è à quella facultà come anima, ò luce; al che riguardando Horatio nell'arte poetica di$$e, che la forma, & lucidi $critti eran l'ordine. M<R>OR.</R> Le dottrine adunque non prendono mai nome da gli ordi- ni particolari, per la ragione, che hauete gia detta, perche quello non dà uniuer$almen te la uita à tutta la facultà, ma $olamente à una parte particolare. T<R>OM.</R> Tanto è, ma torniamo al primo no$tro propo$ito. Que sto ordine uniuer$ale, & e$$entiale che haue- mo detto dare il nome alla dottrina & che è i$trumento della co$a, che è ordinata, & e$- $entialmente di$po$ta, e$$o non ha nome, che <pb n=18> in propria forma giunga all'orecchia de gli huomini, ma $olo il $uo ualore, & uirtù $ua s'intende $otto que$te tre uoci piu particolari, <MARG><R>Diffinitio- ne, compo pofitione, & ri$olutio ne, come $ieno di$tin te.</R></MARG> oue $e ne stà coperto, come $otto diffinitione, compo$itione, & re$olutione, i quali tre ordi ni $ono di$tinti l'uno dall'altro, perche in cia- $cuno di loro è un termine appartato, alquale tutte le co$e $ono ordinate $econdo la $ua incli- natione e$$entiale; nè $ono di$tinti que$ti ordi ni come uoleano alcuni, perche cia$cuno dilo ro $i $erue di differenti i$trumenti, percbe $ot to un mede$imo ordine $i puo adoperare qua- lunque $orte di metodo ne $ono di$tinti perche habbiano particolari $uggetti, ò facultà, che ne uogliam dire, percioche ogni $orte di ma- teria, ò $uggetto può e$$ere trattato con qua- le $i uoglia ordine; $i come ben diceua Gale- no nell'arte parua, che la medicina può e$$er trattata da principio fino al fine $otto qualun- que ordine ò re$olutiuo, ò diffinitiuo, o com- po$itiuo che $ia. Ne in uno ordine come nel re$olutiuo ogni parte $i ri$olue, ma $i diffini- $ce, uien dimo$trata, & diui$a, & in con- clu$ione per tutto l'ordine $i $erue dell'i$tru- mento metodico. Ma bene è nece$$ario che trattando le parti, $ieno $empre antepo$te quel le che $ono piu uicine al fine, dal quale inco- mincia la ri$olutione, di maniera che ogni <pb n=19> parte $ia ordinata al fine, come inumeri alla unità, & $i come alla unità $egue il numero denario, & non il ternario, ò altri, co$i an co al fine è nece$$ario che $egua la cau$a im- mediata, & poile altre ancora $ucceßiuamen tc; & que$ta regola non $eruirà $olo alla ri- $olutione, ma à tutti gli ordini ancora. M<R>OR.</R> Diceua Galeno nel luogo che uoi ha- <MARG><R>Dottrine ordinate quante $ie- no $econ- do Galeno.</R></MARG> uete citato, che tutte le dottrine ordinate $o- no tre, cioè ri$olutiua, compo$itiua, & diffi- nitiua, qua$i che egli chiama$$e la ri$olutione, diffinitione, & compo$itione dottrine, & non ordini. C<R>OR.</R> Benche appaia $uperficial- mente che egli le chiami dottrine non uol$e pe rò intendere che la ri$olutione, compo$itione, & diffinitione fo$$ero dottrine: & accioche noi n'intendiamo in que$ta co$a, la quale da diuer$i $crittori diuer$amente è stata inte$a, prima è nece$$ario mo$trarmi in che modo la <MARG><R>Si proua' che la dot- trina non è ordine, & che la diffi nitione, cõ po$itione & ri$olutio ne $ono or dini, & non dottrine.</R></MARG> dottrina non è ordine, & come anco la diffi- nitione, ri$olutione, & compo$itione $ono or- dini, & non dottrine. Prima $e noi uoglia- mo stare nell'etimologia de' uocaboli, noi ue- deremo che altra co$a $ignifica dottrina, & altra co$a $ignificà ordine. La dottrina $igni fica la co$a in$egnata, in quanto che è in$egna ta, & l'ordine $ignifica non la co$a di che egli è ordine, ma $olo quella anneßione (per dir <pb n=20> co$i) che naturalmente tiene una co$a con l'al tra congiunta. Oltra di que$to non dice egli che la dottrina è ordinata? $e è ordinata adun que non è ordine, altrimenti $eguirebbe che $i come $i ritrouano dottrine $enza ordine, che $i ritroua$$e ancora ordine $enza dottrina, il che non è punto ragioneuole à credere, che amendue $ieno una i$te$$a co$a, & $i ritroui- no l'uno $eparato dall altro. M<R>OR.</R> Anzi $e uorremo pre$tar fede a' buoni autori, dire- mo che $ono differenti, come hauete detto, perche altra co$a hanno eßi uoluto intendere per ordine, altra per dottrina. Galeno in molti luoghi ha e$pre$$amente detto che la me dicina è dottrina che puo e$$ere ordinata hora dall'ordine diffinitiuo, hora dal ri$olutiuo, ho ra dal diffinitiuo. Dopò que$to $eguirebbe an che un'altro inconueniente, cioè che coloro che hanno detto che le dottrine $ono ordinate $otto diuer$o ordine, & $i attaccano all'ordi- ne come fa la uite al palo, haue$$ero mal det- to; perche ueruna co$a può appoggiar$i à $e ste$$a. Però è co$a chiarißima che la dottri- na non è ordine, ma che la diffinitione, com- po$itione, & ri$olutione $ieno ordini, & non dottrine, appre$$o di me per l'autorità de'mol ti è in qualche dubitatione, & maßime per quello che riferi$ce Galeno nell'arte parua, che <pb n=21> le dottrine ordinate $ono tre. T<R>OM.</R> Se uoi mi a$coltarete, ui $i leuarà ogni $orte di dubi- tatione. Percioche $e noi uogliamo con$ide- rare la ri$olutione, compo$itione, & diffini- tione, in quanto che $ono in$egnate, $enza dubbio $aremo con coloro, che dicono que$ti e$$ere dottrine, ma $e anche le uogliamo pren dere in $e ste$$e, & in quanto che $ono i$tru- menti, liquali $eruono per ordinare le co$e, di che debbono e$$ere chiamati ordini, dico che $ono ordini, nè Galeno, ne Ari$totile, $e torna$$ero uiui. contradirebbono mai à que $ta uerità. Nè ui debbe fare punto difficultà l'autorità di e$$o Galeno, ancor che egli dica in piu luoghi che tre $ono le dottrine, che all'ordine $i acco$tano; perche non uuol dirc per que$to che la diffinitione con l'altre due $ieno dottrine, ma u$a que$to modo di dire, affine di dimo$trare che le dottrine pigliano il nome dall'ordine uniuer$ale, come gia haue- mo detto, & che da quello $i nominano come il compo$ito dalla forma, & non dalla mate- ria: & però ritrouate $pe$$o che gli autori chiamano dottrina ri$olutiua quella che con tale ordine è incaminata, & co$i diffinitiua, & compo$itiua; & percio quando dice il $u- detto Galeno che tre $ono le dottrine, deue$i intendere che tre $ono gli ordini, quali ordi- <pb n=22> nano, & danno il nome alle dottrine; & que sto $ia quanto $i a$petta alla $olutione della uo stra que$tione promo$$a. Hora ueniamo à ue dere in che modo dalla diffinitione dell'ordine $i cauino le differenze che co$titui$cono le tre $petie, & $e piu di tre, ouero meno po$$ono e$$ere. Le differenze della diffinitione dell'or- dine erano delle co$e in che cade primo, & ul timo e$$entialmente ecco che nella di$po$itione delle co$e stà la diuer$ità dell'ordine. Quan- te adunque $aranno le inclinationi, ouero di- $po$itioni delle co$e, tante $aranno le $pecie de gl'ordini, parlando però dell inclination'e$$entia <MARG><R>Habitudi - ni delle co $e.</R></MARG> li. Le habitudini delle co$e $ono tre, ouero chan no inclination'al fine, ouero al principio, ouero al mezo, onde quando le co$e $ono ordinate al principio, diciamo noi e$$ere ordinate $econdo l'ordine compo$itiuo; quando anco $ono ordi- nate al fine, diciamo noi e$$ere ordinate di or- dine ri$olutiuo; $e mede$imamente $ono indi- rizzate al mezo, diciamo ri$ultarne l'ordine diffinitiuo. M<R>OR.</R> Ho bene inte$o come ra- gioneuolmente hauete determinato in$ieme con tutti i buoni autori e$$erui tre $pecie di ordini, ne piu, ne meno; nondimeno per occa$ione di maggiore chiarezza uorrei $apere à che fine habbia Galeno in$ieme con gli altri ottimi $crit tori inue$tigato tre $pecie di ordini, potendo$i <pb n=23> egli $eruire di un $olo, in ogni $ua occorrenza; perche pare à me, che quando $i può fare una co$a co'l mezo d'un $olo, non $i debba cercare di farla co'l mezzo di piu; & di que$to me- de$imo parere, furono anche coloro, liquali inue$tigarono li $udetti tre ordini: però, di$$e Ari$totele, indarno $i fa per piu mezi quello che $i può fare con pochi. T<R>OM.</R> Tutto quel lo che uoi detto hauete in$ino hora ui $i conce- de, ma bi$ogna prouare che ba$ti un'ordine ad ordinare ogni $orte di facultà. M<R>OR.</R> Que sto $arà facile da prouare; imperoche $e noi con$ideriamo bene, uederemo che ogni $orte di facultà hà il $uo fine, & le cau$e immedia te, proßime, meno proßime, remote & piu remote, & finalmente remotißime da e$$o fi- ne, & però può e$$ere ordinata con l'ordine <MARG><R>Ordine ri $olutiuo, onde co minci.</R></MARG> ri$olutiuo, ilquale incomincia dal fine ri$ol- uendo$i nelle cau$e piu uicine, & quelle in al tre, à talche finalmente ri$oluendo diuiene a i piu $emplici principij che $ieno in quella co- tale facultà. Oltra la ragione, ui e anco l'au torità di Galeno nell'arte parua, il quale affer mando che ni$$uno auanti à lui mai ha ordina ta la medicina $otto quell'ordine, che incomin cia dalla cognitione del fine, $oggiugne, dalla quale ogni arte può e$$ere ordinata ragione- uolmente, uolendo inferire che tutte le co$e <pb n=24> che hanno inclinatione à e$$ere ordinate, $econ do qualunque proce$$o di ordine, habbiano principio della $ua co$titutione dalla cognitio- ne del fine ilche $i può anche dimo$trare con que$ta uiua ragione, perche ogni $orte di teo- rcma, che uien fatto, & ogni $orte di princi pio che $i ritruoua in una facultà, tutto $i fa per con$eguire il fine, ecco adunque che è il fine cagione, che ogni $orte di arti ò $cienze $ia ritrouata, & ordinatamente di$po$ta per l'ordine ri$olutiuo, ilquale $erue ad e$$o fine ri$oluendolo in tutti quei mezi che fanno à produrre e$$o fine; & però per que$te ragio- ni, & autorità $egue che lordine diffinitiuo, & compo$itiuo $ieno $uperflui, e$$endo che tutte le $orti di $cienze, ò arti po$$ono e$$ere ordinate dal ri$olutiuo. T<R>OM.</R> A que$to mo do uoi uorre$te, & che Galeno combatte$$e contra $e i$te$$o, & io contra di uoi, ma $pe- ro che e$$o Galeno non piglierà punto l'armi contra di $e ste$$o, ma in ogni modo $arà con corde, & che uoi anco $arete contento che di que$ta pugna io ne riporti la uittoria. M<R>OR.</R> V'ingannate T<R>OMI.</R> mio amoreuole, che io habbia dubitato per prouocarui al duello, per che altro non cerco che ri$olutione da uoi, di quello, che mi fa dubitare. T<R>OM.</R> Co$i fanno i buoni guerrieri, poi che hanno tirato <pb n=25> due colpi al $uo auer$ario, fingono di hauere pace con e$$o. Hor ba$ta per non uenire ad altra conte$a, dico che Galeno non di$$e che tutte le faculta $ieno ordinate dalla ri$olutio- ne, ma $i bene che $ono ordinate per con$egui re il $uo fine. Voglia mò che $ieno incamina te per l ordine compo$itiuo, ouero per il diffi- nitiuo, ò ri$olutiuo che $ia, & à que$to $en- $o e$$endo interpretate le parole di Galeno non repugnano da quello, che egli ha detto in al- tri luoghi, cioè che tre $ieno gli ordini, con liquali $i di$pongano e$$e arti, ò $cienze, per ottenere il fine loro; & per tanto Galeno non $i contradice in modo alcuno, come anco non ne contradiremo noi, $e prima mi $arò ri$en- tito de i uo$tri primi due colpi. Voglio adun que contentarmi di concederui che ogni arte$i ce adoperi l ordine ri$olutiuo à ritrouare la <MARG>Ordine cõ- po$itiuo, & diffinitiuo, non $ono $uperflui m<*>nece$$a rij.</MARG> $ua arte, & con tutto que$to non uoglio che facciate que$ta conclu$ione, che cioè gli altri due ordini $ieno $uperflui, perche quantun- que la ri$olutione fo$$e atta à ritrouare ogni facultà, & ordinarla in$ieme, non auuiene però per que$to che anche gli altri due ordini non $ieno utili, & per tanto non indarno. Perche non $i potrà gia con la ri$olutione trat tare co$i amplamente, & chiaramente le co$e naturali, come $i farà co'l compo$itiuo, e$$en- <pb n=26> do che la natura le ha prodotte con $i fatto ordine; di che auuedendo$i Ari$totele, non uol$e $otto altro ordine ordinarle, che $otto il compo$itiuo, come colui che cono$ceua che non poteuano riu$cire meglio $otto altro or- dine, che quello della natura. Non ui ne- garò gia che non face$$e prima una ri$olutio- ne delle co$e naturali in $e ste$$o, innanzi che incomincia$$e à incaminarle per l'ordine com- po$itiuo, anzi dirouui di piu, che io non i$ti- mo artefice alcuno di alcun ualore, che prima in lui non fa la ri$olutione dell'arte, di che egli uoglia trattare prima che $i di$ponga à $criuerla, ò in altro modo dimo$trarla. Parimente ui dirò della diffinitione, che ella ha in $e una gratia $peciale, per laquale utile, & qua$i nece$$aria, percioche non<*> ueruno delli $udetti tre ordini, che tanto all<*> memoria porti utile, perche può contener<*> piu $uccintamente le co$e, che ordina d'ogn altro ordine. et però portando cia$cuno uti- le, & commodo immen$o, conchiudere deb biamo che $ieno non meno utili che nece$$arij & per tal cau$a nondiremo piu che $ieno $u perflui, altrimenti $eguirebbe che l'utile, & il $uperfluo $i comporta$$ero in$ieme. Altï<*> dopò que$to ui po$$o addurre, cioè non am- mettendoui che ogni facultà po$$a e$$ere ritro uata dall'ordine ri$olutiuo; percioche la ri- <pb n=27> $olutione è attione dell'intelletto, & le arti $i acqui$tano sì con la ragione, come anche con la i$perienza; & non $olo io dico que$to, ma tutti gli autori, che intorno à ciò parlano, & maßime Galeno, ilquale diceua che le arti $i fanno (per dir co$i) per additamenti; & in molti luoghi à que$to propo$ito dice, che la me dicina arte fattiua ha due gambe, delle qua- <MARG>Gãbe del la Medici na.</MARG> li l'una è la ragione, & l'altra l'i$perienza; & che $e una di que$te manca$$e, ella andareb be zoppa. eccoui dunque che non $olo con$i- derando la ri$olutione, in quanto ordine, cioè in quanto che di$pone le co$e, fa che gli altri due ordini $ieno $uperflui; ma con$ide- randolo anco come metodo, non ha ella tanta forza, che po$$a $atisfare in chiarire le co$e incognite. <R>MOR.</R> Que$to che uoi hauete detto hora ha talmente chiarito il mio intel- letto che intorno à cio non ueggia luogo da du bitare piu altramente, & que$to è quello che de$iderauo, & non di combattere come dice- uate uoi. Intenderei di nuouo uolentieri $e tutti tre que$ti ordini che hauete detto e$$e- re non $olo utili, ma nece$$arij, portano pari utilità all'huomo, ò nò: dico all'huomo, per- che mi aueggio che il compo$itiuo $upera gli altri in $eruire alla natura. T<R>OM.</R> per dir ui il uero ho dubitato gia un gran pezzo che <pb n=28> non ueni$ti à farmi que$ta richie$ta, perche $empre fui $opra di cio dubbio$o; tuttauia da che me ne hauete ricercato, non po$$o negar- ui che io non ui dica almeno quello che io $en- to, $e ben poi re$tarete irre$oluto non ui hau- rete à dolere di me. Però preporrouui que$ta <MARG>Ordine ri- $olutiuo, piu utile di tutti.</MARG> conclu$ione, la quale mi sforzarò di proua- re, cioè che l'ordine ri$olutiuo è in ogni mo- do piu utile de gli altri, perche $e bene uo- gliamo con$iderare, oltra che a$$ai $uccinta- mente è atto à ordinare le co$e, mo$tra anco in$ieme la nece$<*>ità della dependenza che ha il fine dalle cau$e mediate, & quelle da al- tre, & co$i in$ino alle ultime, che depende- re non po$$ono non hauendo $opra di $e depen- denza alcuna, & que$to non fanno gli altri ordini. Oltra di cio ha anco il ri$olutiuo que sto priuilegio di piu de gli altri, che e$$o non $uppone gli altri, ma gli altri bene pre$up- pongono e$$o; perche, $i come gia detto hab- biamo, non è artefice alcuno, ne filo$ofo, che nella mente $ua non adoperi la ri$olutione pri ma che uenga a di$porre l'altre, ò per la me- de$ima ri$olutione, ouero per gli altri ordini. ecco dunque che $empre in ogni $orte di facul tà $i $uppone e$$a ri$olutione, prima che $ia incaminata ò per l'ordine compo$itiuo, ò diffi- nitiuo. <R>MOR.</R> Que$to mi parrebbe a$$ai <pb n=29> ragioneuole $e la i$perienza non fo$$e in con- trario; perche la ri$olutione che uolete uoi che Ari$totele habbia fatta nella mente $ua delle co$e naturali, auanti che egli le habbia incaminate per lordine ri$olutiuo, è forza che e$$o pre$upponga la compo$itione fatta dal la natura, perche l'artefice (come pure dice <MARG>L'artefice deue e$$er imitatore della Natu ra.</MARG> il mede$imo Ari$totile) deue $empre hauere l'occhio ad<*>mitare e$$a natura, tal che non $olo la compo$itione pre$upporrà la ri$olutio- ne, ma ella $ara pre$uppo$ta dalla ri$olutio- ne, che è contra quello che uoi hauete detto; & $e non uoletè <*>on$entire à que$to, è ne- ce$$ario almeno, che mi conced ate, che non ogni compo$itione pre$uppone la ri$olutione. T<R>OM.</R> Anzi ui uoglio concedere, che la ri- $olutione fatta da Ari$totele pre$upponga la compo$itione fatta dalla natura; ne per que- sto credo di contradirmi, perche non $egue che la ri$olutione non $ia la prima operatione dell'intelletto in Ari$totele, & che lei non $ia pre$uppo$ta dalla compo$itione fatta dal mede$imo Ari$totele, & che e$$a parimente pre$upponga altre, perche altra co$a è, Mo- rello mio, con$iderare gli ordini arti$icio$a- mente, & altra co$a con$iderargli natural- mente; & non bi$ogna pa$$are da un genere à un'altro chi non uuole implicare contradit- <pb n=30> tion. Però dico che con$iderando gli ordini <MARG>La Ri$olu- tione è s&etilde;- pre prima de gli ordi ni.</MARG> in un genere $olo, ò artificiale, ò naturale che ei $ia, $empre la ri$olutione è prima de gli altri ordini, $aluo che $e non $i ammet- te$$e la natura e$$ere una cagione che per $e opera$$e, $enza che fo$$e gouernata da cagio- ne intellettuale: perche in que$to ca$o haue- rei qualche dubitatione. Benche $i potrebbe anco dire, che quantunque la natura ope- ra$$e da $e ste$$a, ella ancora propone$$e la ri $olutione alla compo$itione, in un certo modo però, perche ella opera parimente neceßita- ta dal fine, & percio pare che in un certo modo prima ri$olua, & poi componga. Concludiamo adunque che $empre e$$endo gli ordini con$iderati in un genere $olo, la ri$olu tione è prepo$ta à gli altri ordini, ma ella mai pre$uppone gli altri. Oltra di que$to, accio uoi meglio ueggiate, che la ri$olutione porta piu utile delle altre, il $uo proce$$o è molto piu perfetto, perche ne dà $empre la cau$a immediata dell'effetto; & quanto $ia apprez- zato que$to da Ari$totele, uoi lo $apete. On- de per que$te ragioni gia dette, tengo di ha- uere prouato a$$ai la conclu$ione di gia propo stami da prouare, cioè la ri$olutione $ia piu utile, & nece$$aria delle altre. M<R>OR.</R> Credo che $ia co$i, come hauete detto uoi, <pb n=31> tuttauia mi occorre ancora non sò che di dub- bio intorno alla dignità de gli ordini. Mi pare da una banda che quell'ordine che è piu utile $ia anco piu degno, & però la ri$olutione e$$en do piu utile dell'altre, $ia ancora piu nobile, & degna:tuttauia da l'altra banda mi $i fa incon <MARG>La co$a $ub ordinata ad un'altra èmen de- gna diquel la, à che è $u bordina ta.</MARG> tro l'autorità d' Ari$totele, che dice che quella co$a laquale è $ubordinata à un'altra, è molto meno degna di quella, à che è $ubordinata, $i come uerbi gratia nelle arti mecanice, l'arte del fare i freni per e$$ere $ubordinata, & $up- po$ta all'arte caualcatoria è riputata meno degna, & la caualcatoria per e$$ere $ottopo- sta all'arte militare, è anche e$$a di que$t altra meno degna. Co$i mede$imamente l'arte del- lo $peciale, per e$$ere $ottopo$ta all'arte medi- cinale, di che ne $iate uoi ottimo artefice, non direte uoi che $ia meno degna, et che però l'offi tio dello $petiale $ia men'honorato di quello che fate uoi? $enza dubbio non lo negarete, & per cio non negarete anco ch'e$$endo la ri$olutione $ottopo$t'alla compo$itione non $ia meno degna. T<R>OM.</R> Se ui concede$$e bene anche la ri$olutione fo$$e $ottopo$ta alla compo$itione, non $eguireb be poi anco quello che uoi dite. Horsù pro- uate di gratia che ella $ia $ottopo$ta alla com po$itione. M<R>OR.</R> Lo prouo, gia l'hauete detto uoi, & però è uero. T<R>OM.</R> Come, <pb n=32> che l'ho detto io. M<R>OR.</R> Non hauete det- to che la compo$itione $uppone la ri$olutione? T<R>OM.</R> Sì che l'ho detto, ma che ne $egue per que$to? M<R>OR.</R> Ne $egue che la ri$olu- tione gli $ia come $eruitrice, $enza la cui $er- uitù ella non po$$a e$$ere, & però $e lei $er- ue, $enza dubbio e meno degna di quello à chi $erue. T<R>OM.</R> Se uole$$e $eguire in que- sto propo$ito, $on certo che ui condurrei al- l'impoßibile; ma perche mi aueggio che mi mancherà tempo hoggi à i$pedire la co$a de gli ordini, breuemente ui ri$pondo, che ben <MARG>Che la ri- $olutione non $ia $ot topo$ta al- la compo $itione, $i proua con $alde ragio ni.</MARG> che la compo$itione $upponga la ri$olutione, non $egue però che e$$a $ia $ottopo$ta ad e$$a compo$itione, & però non gli fa $eruitù di co$a alcuna, che gli po$$a recare indignità al cuna. Anzi perche apunto la compo$itione, & la diffinitione hanno di bi$ogno della ri$olutio- ne, & ella non ha alcun bi$ogno di loro, è piu degna anco di e$$e, & è apunto la ri$olu tione come uno che po$$a fare fauore ad un'al tro, dal quale e$$o non ne po$$a hauere, ne a$pettare ricompen$o alcuno, $e non e$$erne honorato. Per tanto concludendo dico, che prima è stato conueneuole che gli ordini $ie- no tre, perche tutti portano $eco qualche uti lità particolare, ma però chi piu, & chime no; & tra tutti, il piu utile è il ri$olutiuo, & <pb n=33> percio, & per altre cagioni ancora di già dette piu degno. Hor mò che hauemo ragio- neuolmente determinato gli ordini e$$ere tre, & non meno, $arebbe anco co$a conueneuole di dimo$trare che non po$$ono e$$ere piu, $e da quello che di $opra hauemo detto non $i pote$$e facilmente determinare M<R>OR.</R> È a$$ai <MARG>Per qual ca gione gli ordini nõ po$$ono e$ $ere piu di tre.</MARG> manife$to ueramente, ma accio non manchi co$a ueruna in que$ta parte, dirò io che non po$$ono e$$ere piu di tre, perche $i come in tut te le co$e tre termini $ono, principio, mezo & fine, co$i parimente debbono e$$ere tre in- clinationi delle co$e, auanti che $ieno à tali ter mini ordinate, & non più, al che $egue che parimente $ieno tre oïdini; & non piu, che ordinano, & di$pongono e$$e co$e $econdo la di$po$itione loro a detti termini; & quando le co$e $i riferiranno al principio, & da quel lo pareranno dependere, noi diremo e$$ere ordinate $econdo l'ordine compo$itiuo, $e anco $i ïiferiranno al fine, chiameremo quell'ordi- ne ri$olutiuo; & $e ultimamente tutte le co$e $aranno ordinate al mezo, diremo quello e$$e re l'ordine dif$initiuo. T<R>OM.</R> Tanto è, uoi uc- cellate benißimo, & quello che hora hauete detto è d' Ari$totele nella Metafi$ica, & for$e non $i potrebbe addurre piu $alda, & chiara ragione della diui$ione dell'ordine: benche a <pb n=34> fauore di que$to $i potrebbe anche dire miran do le co$e di che ordine è ordine, & i modi della loro di$po$itione, che e$$e co$e po$$ono e$$ere trattate, ouero come na$cono, & $ono prodotte, & que$to $arà l'ordine compo$itiuo $eruato da Aïi$totele nella filo$ofia naturale; ouero che $i po$$ono anche a$$ettare & trat- tare incominciando dalla co$a gia po$ta in e$$e re, & di$ponendo da una parte la materia, & forma, & efficiente che pongono e$$a in e$$ere; dall'altra parte di$ponendo parimente <MARG>E$$empio dell'ordine ri$olutiuo.</MARG> il $uo fine; come $arebbe per e$$empio $e io uole$$e fabricare una ca$a, prima direi che è quadrata, & che ha tante stanze, & poi anco che è fatta di pareti, di tetto, & che que$to è fatto di coppi, & traui, & le pa- reti $ono fatte di pietra, & calcina, & di nuouo que$te parti ri$oluendo deuerrei a parti che in altri non $i po$$ono partire. Dipoi la- $ciata que$ta parte me ne uerrei al fine di e$$a co$a, cioè a dichiarare come è stata fatta per guardare l'huomo dalle piogge, da freddi, & altre intemperie, da gli inimici che offende- re lo potrebbono, & cotale ordine chiama- remo diffinitiuo; ma $e pigliaremo il fine di e$$a ca$a, & ri$oluendolo a$cenderemo in$ino da gli $emplici principij, diremo che que$to proce$$o è dell'ordine ri$olutiuo, come a dire <pb n=35> io uoglio prouedere che non $ia offe$o da piog- ge, & da ogni $orte di mal'aere, $imilmente da nemici, & altri che offendere mi po$$ono, al che fare mi fa bi$ogno che mi cuopra, & che d'intorno mi circonda da capo a piedi, di co$a che riparare mi po$$a dalle gia dette offe- $e. ecco il bi$ogno di fare il tetto, & le mu- ra, le cui co$e non potrò fare $e prima non hauerò pietre, calcina, legni, & fatte le fondamenta, & oltra di que$to bi$ognarà anche hauere gli artefici, & il proto ò uo- gliam dire l' Architettore di tale arte perito, a tal che ri$oluendo me ne $arò uenuto alli primi principij della ca$a, & qui poi finirà <MARG>E$$empio dell'ordi-- ne compo $itiuo.</MARG> l'ordine ri$olutiuo. Il compo$itiuo oltra di que$to, $arà tutto oppo$ito al ri$olutiuo, co- me $arebbe $e io uoglio fabricare la ca$a, fa- rò prima che $ieno tagliate le legne da cuoce- re la calcina, farò condurre le pietre, & il legname, $econdo che $arà bi$ogno; & dipoi procurarò che $ieno fatte le fondamenta, di- rizzate le mura, fatti li $olari, & coperto il tetto, & qui finirà l'ordine compo$itiuo; & que$to $ia quanto a una certa cognitione uniueï$ale di que$ti ordini, perche di qui a poco di cia$cuno particolarmente a pieno par- laremo. Per tanto incominciando dal ri$olu- tiuo, come dal piu degno, & primo natural- <pb n=36> mente, come di gia habbiamo d'mo$trato, lo diffiniremo; però dobbiamo $apere, che la <MARG>Ri$olutio- ne, che de noti.</MARG> ri$olutione in quanto al nome non uuol dire altro che un di$ligamento, ouero $cioglimen- to, d'uno che ha in $e unite molte parti di- uer$e, come per e$$empio un corpo mi$to con- tiene in $e tutti gli elementi uniti, & quan- do $i corrompe que$to mi$to, ò per dire me- glio $i $ligano gli elementi, che in$ieme uniti faceuano un corpo $olo, & cia$cuno di eßi elementi ritorna alla propria $ua natura, all’hora dicemo noi ri$oluer$i il corpo mi$to ne i $uoi principij, che è a dire ne gli elementi; & que$ta $olutione, ò partitione che ne uo- gliam dire la chiamiamo ri$olutione; & que- $to e$$empio è della ri$olutione reale, quale applicare $i può anche alla ri$olutione fatta dall'intelletto. M<R>OR.</R> Che dunque la ri$olutio- ne fatta dall'intelletto non è la mede$ima con la reale? Non dice Ari$totele che i concetti dell'animo rappre$entano le co$e che $ono in <MARG>Differ&etilde;za tra la ri$o- lutione rea le, & quel- la fatta dal- l'intelletto</MARG> effetto? T<R>OM.</R> È uero quello che dice Ari$to- tele, & e uerißimo anche che in quanto che la ri$olutione arti$iciale, che uoi fatta dall'in- telletto chiamate, rappre$enta la reale è qua $i la mede$ima con quella; non dico la mede- $ima a$$olutamente, perche $i come il $egno non è la co$a di che è $egno, lenche rappre- <pb n=37> $enti la co$a i$te$$a, co$i anche la ri$olutione dell'intelletto, benche rappre$enti la ri$olutio- ne reale, non è però lei la ri$olutione reale, altramente $eguirebbe che colui che rappre- $enta fo$$e il rappre$entato, & per il contra- rio ancora ilche è a$$ordißimo. Oltra di que- $to $ono anche di$$erenti in un certo modo, perche la ri$olutione fatta dall intelletto, per lo piu incominciaua, ouero, $e non comincia, cono$ce almeno il fine e$trin$eco, ma la reale $empre dall'intrin$eco fine incomincia, & per tanto $ono amendue in un certo modo le i$te$$e, & in un altro alquanto differenti. però l'una & l altra può e$$ere propriamente chiamata, & anco impropriamente. La ri$olutione pro <MARG>Ri$olution propria.</MARG> pria co$i in l'una, come nell'altra è quella che ri$olue il fine nelle parti, che concorrono alla co$titutione di e$$o fine; come a dire per e$$em pio un corpo mi$to $i ri$olue in quattro elemen ti; & quelli in materia, & forma; ouero anco $e noi dicemmo l'animale ri$oluer$i in anima, & corpo, parti co$titutiue di e$$o animale, & que$to e$$empio è di Galeno nella prima particola de gli aphorismi. Però con- cludendo dico che la ri$olutione propria, $ia mò reale, o artificiale, $arà quella che ri$ol- <MARG>Ri$olutio- ne impro- pria.</MARG> uerà il fine nelle $ue parti e$$entiali. La im- propria $arà per il contrario quella, laquale <pb n=38> benche ri$olua il fine, ò effetto, non lo ri$ol- uerà però in parti e$$entiali, & è come quan do un corpo gra$$o $i ri$olue in magro per qualche egritudine ouero altra cagione. et que$ta imperfetta ri$olutione è quella che $pe$$o è chiamata di$$olutione, laquale però è una co$a mede$ima con e$$a ri$olutione imperfetta. Ari$totele nelle Meteore usò que$ta ri$olutio- ne, quando di$$e che l'acqua $i ri$olue non in materia, & forma, ma in uapori, di che $i generano poi le pioggie, le rugiade, le tem- pe$te, & neui. Galeno parimente nel libro de i tumori fece la mede$ima ri$olutione, di- cendo che le po$teme $i ri$oluono ouero in$en- $ibilmente, ouero per $uppuratione, & à que$ta imperfetta ri$olutione ci riduce la ra- refattione, & altre $imili operationi. Onde <MARG>Differen - za tra la ri- $olutione propria, & perfetta; et a imperfet ta, & im- propria.</MARG> è manife$to quanto $ia differente la ri$olutione perfetta, & propria, dalla imperfetta, & impropria: perche la imperfetta ri$olue la co$a, che ri$olue non nelle parti che la co$ti- tui$cono, ma $olo minui$ce e$$e parti; ouero le di$trugge (come auuiene nelle po$teme.) Ma la ri$olutione propria ri$olue quello che ri$olue nelle parti $ue con$titutiue, quali ri- mangono intiere, $aluo che eßi ancora non $ieno ri$olubili in altre parti, come auuiene nella ri$olutione dell'huomo, che $i ri$olue in <pb n=39> anima, & corpo & il corpo in elementi; perche pati$ce tale ri$olutione, ma l'anima <MARG>Ri$olutio- ne logica, qual $ia.</MARG> che non pati$ce altra ri$olutione, rimane in- tiera, & inuiolata. M<R>OR.</R> La ri$olutione logica chiamano adunque, $e bene ho inte$o, quella che è fatta per l'intelletto, ilquale pro po$to$i un fine a$cende ri$oluendo quello in$ino a gli ultimi principij da quali e$$o depende, & que$ta ha $imilitudine grandißima con la ri$olutione reale perfetta, laquale Galeno nella con$titutione dell'arte ne in$egnò, in$e- gnandone la medicina, & Ari$totele nella po$teriora ri$oluendo la demo$tratione <*> T<R>OM.</R> È anco quella di che noi parliamo, & hauemo diffinita. Oltra di que$to hauete da $apere che alcuni (parlando pure della ri$o- lutione fatta dall'intelletto) uolendo qua$i in- ferire che la ri$olutione logica $ia di due $orti, una che incomincia dal fine a tutta l'arte, & l'altra da tutta l'arte a primi principij, han- no detto, che Galeno nel libro della co$titu- <MARG>Ri$olutio- ni u$ate da Galeno, $e condo alcu ni.</MARG> tione dell'arte usò due $pecie di ri$olutioni, una che $i oppone alla compo$itione & l'altra nò. Nella prima ri$olutione incomincia e$$o Galeno dal fine, & de$cende ri$oluendo le parti di e$$o fine, fin che diuiene alle ultime parti di quello. Nell'altra incomincia da tutta l'arte, & parimente ri$olue e$$a ne i <pb n=40> $uoi principij. Onde è manife$to che quiui ha u$ato due $orti di ri$olutioni, l'una dal fine a tutta l'arte; l'altra da tutta l'arte a $uoi principij, prima proßimi, & poi remoti, & remotißimi. M<R>OR.</R> Fin qui a me pare che que$ti dottißimi moderni habbino ragione. T<R>OM.</R> Hora a$coltate con l'animo $enza affet- tione, $e uolete cono$cere la uerità. Altra co$a è Morello mio il cono$cere il fine, & al- tra co$a è il ri$oluerlo, onde quando a giudi- tio loro ri$olue il fine Galeno, non fa altro, a mio giuditio (quale con ogni $ommißione però $ottopongo a quello di chi $a piu di me) che di$criuerlo, & dichiararlo; percioche $e egli $olamente haue$$e detto che il fine del medico è la $anità, non hauereßimo inte$o, ne cono$ciuto que$to fine; per tanto è stato nece$$ario che $ia dichiarato, & $e l'ha di- chiarato co'l mezo del metodo ri$olutiuo, non hauemo per que$to da dire che tratti del fine con ordine ri$olutiuo differente da quello con che tratta il re$to dell'arte: & $e il fine fo$$e $eparato da e$$a arte, non accadrebbe che Galeno in molti luoghi dice$$e, che la ri$olu- tione non incomincia dal fine, ma dalla co- gnitione del fine. Si che potete uedere che quella parte, che alcuni chiamano ri$olutio- ne del fine a tutta l'arte ueramente (quan- <pb n=41> tunque for$e con qualche loro ragione l'hab- biano dimandata ri$olutione) non e$$ere altro che una de$crittione del fine, fatta accioche co no$ciamo e$$o fine. Il medico che uuole me- <MARG><R>Arte, & mo do del me dicare, co- me s'impa rino.</R></MARG> dicare deue $apere l'arte, & anco il modo di medicare: l'arte s'impara co'l mezo della ri- $olutione de i theoremi: il modo del medicare parte s'impara co'l mezo di e$$a ri$olutione, & parte ancora co'l mezo della pratica. Et però dicea che la medicina hauea due gambe che la $o$teneuano, & quando l'una manca, la medicina non può stare in piedi commoda- mente. Per tanto è nece$$ario, che prima il medico habbia co'l mezo della ri$olutione, l'arte, laquale $ia poi confirmata anche dalla pratica, & gli ba$ta una $ola ri$olutione, come ultimamente Galeno ne ha in$egnato nel libro della co$titutione dell'arte, & quan do uuole medicare $econdo che ha ritrouato per mezo della ri$olutione, deue incomincia- re da $egni, che erano i principij della ri$olu- tione, liquali dimo$trano co$i la $orte del ma le, come anche la temperatura dell'ammala- to; & da que$ti uenir$ene in$ino all'ultimo. Onde appare che non ui è piu d'una $pecie di ri$olutione, laquale $i oppone alla compo$itio ne; & anco dobbiamo auertire che Galeno nel $udetto luogo non in$egna l'arte come <pb n=42> uogliono alcuni, ma in$egna bene il modo di fare l'arte, & e$$ercitarla ancora. M<R>OR.</R> Non ho uoluto interrompere il uo$tro parlare, ac- cioche non interrompe$$e in$ieme la mia intel ligenza, ma hora che è benißimo informata de$idero di $apere, perche hauete detto, & come ueramente è, che la ri$olutione inco- mincia dalla cognitione del fine: $e mai può incominciare da altra parte che dall'ultimo fine. T<R>OM.</R> Qui bi$ogna intendere, però di- temi che co$a uoi intendiate per altra parte che ultimo fine? M<R>OR.</R> Voglio intendere co- me $arebbe per e$$empio, il Mu$ieo ha per fine l'operatione sì: ma ha anco un'altro fine che è il dilettare; incominciarà egli dall'ope- ratione, ouero dal dilettare nel fare la ri$o- lutione della $ua arte? T<R>OM.</R> Accioche que$ta que$tione non $ia punto di$taccata dall'ordin no$tro, uoglio che noi prima ueggiamo che co$a è fine, accioche per il mezo della diffini- tione poßiamo uedere $e le $pecie di e$$o fine, come anche $e indifferentemente incomincia <MARG><R>Fine, che co$a $ia.</R></MARG> da qualunque $pecie di fine, ouero nò. Si $uole adunque diffinire il fine in que$ta manie ra, che $ia quello a che un'altro uiene ordina to, ouero realmente ouero dall'intelletto $olo $olamente & quel fine a che le co$e realmen- te $ono ordinate è reale, & è quello da che <pb n=43> incomincia la ri$olutione detta reale, & ri- $olutione delle co$e. Il fine a che $ono poi le co$e ordinate dall'intelletto, è un fine artificia- le, & da que$to incomincia la ri$olutione chiamata da noi ri$olutione dell'arte, & da <MARG><R>Ri$olutio- ne di teo- remi, on- de comin- ci.</R></MARG> altri ri$olutione di teoremi. Cia$cuno di que- $ti fini $i può con$iderare in piu modi, cioè nelle co$e naturali il fine $arà opera, ò per dir meglio, corpo naturale; nelle co$e $opra- naturali il fine $arà il mede$imo con l'agente: percioche lo $peciale fine delle intelligenze è la eternità loro, cioè che loro altro non fan- no che perpetuar$i; a talche il fine è in loro i$teßi. Se anco con$ideriamo il fine artificia- le, cioè il fine delle arti, fatte co'l mezo del la con$ultatione noi lo ritrouaremo, parte opera, parte attione $ola, & parte ancora un'altra co$a, che non $ara ne attione, ne opera. Si come, per e$$empio, il fine del- l'arte dell'edificare è l'opera, che è l'edificio, il fine dell'arte medicinale è la $anità, laqua- le non è attione, non è anche opera in un certo modo dell'artefice: percioche egli a$$olu tamente non è quello che faccia la $anità, come è il muratore edificator della ca$a: il fine del mu$ico è il cantare, che è la opera- tione di e$$o mu$ico. M<R>OR.</R> Di gratia ferma- teui, que$ti e$$empi mi confondono di sì fatta <pb n=44> $orte, che io non sò punto che co$a mi debba dire. Ari$totele nel primo dell'ctica, oue fa la di$tintione del fine, pare à me che egli <MARG><R>Fini dell'ar ti.</R></MARG> dica che ogni $orte di arte habbia tre fini, l'attione, l'opera che rie$ce dall'attione, & que$ti due $i contengono nell arte, & ultima- tamente hanno lo $copo, per ilquale fanno le attioni, & l'opera in$ieme, & que$to è quel lo che uorrei $apere da uoi, cioè da quale di que$ti tre fini incomincia la ri$olutione. T<R>OM.</R> Il non $apere ancora doue io mi uoglia riu$cire, ui fa importuno: a$pettate un poco ui prego, che uerro ado$$o a quello che ha- uete detto uoi, & in$ieme ui $ueglierò il que $ito. Per tanto dico che $ono tre $orti di fine nelle arti, $i come hauete detto uoi, & che il fine $i diffini$ce, come ho di gia detto, & è diffinitione d' Ari$totele nella metafi$ica, & anco nel luogo che hauete citato uoi. oue a$$o lutamente parlando di e$$o fine dice, che il fine è quella co$a, che non è per altri, ma altri per lei. M<R>OR.</R> Se bene io mi raccordo, Galeno nel libro, che egli chiama delle cau$e procatartice, diffini$ce il fine con la i$te$$a diffi- nitione, cioè che $ia una co$a, allaquale ogni altra co$a che precede innanzi a lei, $i gli ri- feri$ce. T<R>OM.</R> Volete pure che anche Galeno introuenga in que$ta diffinitione. M<R>OR.</R> Non <pb n=45> $e gli farebbe egli torto? hauendolo noi piglia to per no$tra guida in$ieme con Ari$totele? T<R>OM.</R> Sta bene, & dapoi che non l'hauete detto uoi, dico io che in quello i$teßo luogo egli dice che il fine $i può chiamare intentione <MARG><R>Fine in quanti mo di $i puo chiamare, $ecõd o leno.</R></MARG> $uggetto, & utilità. ilche fa molto a propo- $ito per la diui$ione de i fini, percioche per il $uggetto potemo intendere noi l'opera, per l'intentione le operationi, & per l'utilità quel lo che non è, ne il primo, ne il $econdo, ma un'altro fine. Hor accioche le gia tre diffe- renze propo$te da uoi, & confirmate da me, paiono na$cere dalla diffinitione, ueggiamo come la diffinitione del fine conuenga alle ope <MARG><R>Come la diffinitio-- ne del fine conuenga alle opera- tioni.</R></MARG> rationi. Nella retorica il fine è la operatio- ne, che è l'ottimamente orare; all'ottimo ora re $ono ordinate tutte le parti della oratione, che è la bella inuentione, la bella di$po$itione, con l'appropriata eloquenza, & altrc che non occorre di raccontarle in que$to luogo. Ecco adunque che tutte que$te co$e $ono ordi- nate alla operatione, che è il bene orare, & il bene orare non $i riferi$ce ad altri. Conuie ne anco la diffinitione all'opera, come allo edi ficio: perche tutte le co$e, che $ono procedute auanti allo edificio, $i riferi$cono ad e$$o edi- ficio, ne e$$o $i riferi$ce ad altri, con$iderato però come fine del muratore, non dico dell ar- <pb n=46> tefice, perche per auentura lo riferi$ce a un'al- tro fine, $i come gia dicemmo di $opra. Con uiene anco la diffinitione, & for$e più compi tamente che alli $udetti a quel fine, che non è ne attione, ne opera. La onde $aranno tre $pecie di fine. Che mò ogni $orte di arte, la- $ciate le $cienze, po$$ano hauere que$te tre $orti di fine, poi che lo dice Ari$totele, gli crederemo $enza piu oltra cercare. Da qua- le $pecie incomincia la ri$olutione, hora lo <MARG><R>Ri$olutio- ne da qual $pecie di fi- ni comin- ci.</R></MARG> diremo, ma a maggiore, & piu ampla dot- trina dico innanzi che uenga alla conclu$ione, che $empre co$i nelle co$e naturali, come nelle artificiali, & $opranaturali, $i deue con$i- derare qual $orte de i gia detti fini è quello che prima muoue all'attione, perche que$to è quel fine, a mio giuditio, dal quale in comincia la ri$olutione; $ia mò opera, o ope- ratione, ò $copo, que$to importa pochißimo, pur che intendiate che $ia quello che prima muoue, dalla cognitione del quale $empre in- comincierà e$$a ri$olutione; & debbe$i auerti re che que$to tal fine alle uolte ha l'e$$ere $o- lamente nell'animo, innanzi dico, che la co$a $ia fatta; alle uolte anco ha l'e$$ere & nel- l'animo, & fuora dell'animo, cioè nella ma- teria. Quando ha l'e$$ere nell'animo, & $i- milmente fuora, benche quello che è nella <pb n=47> mente rappre$enti quello che è di fuori, non dimeno tra loro è qualche differenza; percio che quello che è nella mente è agente del mo- to, ouero operatione, & quello che è di fuo ra, è ueramente fine del moto; $i come per e$$empio lo edificatore ha nell'animo la forma della ca$a, & anco (ouero al meno) può e$$ere e$$a ca$a fuora dell'animo materialmen- te, onde la forma della ca$a che è nell'animo muoue lo edificatore a fare ogni opera per con $eguire la ca$a materialmente $imile a lei. Eccoui dunque che la forma della ca$a nell'in- telletto è come agente, & la materiale è co- me fine di ogni attione. Quando ha $olamen te l'e$$ere nell'animo, all'hora quella forma che è nell'animo muoue in quanto agente, & è ancora in quanto fine del moto; ilche Ari- $totele parlando dell'attione di Dio, & delle intelligenze, diceua conuenir$i alle intelligen ze per $e, & non per accidente, ma $e per $orte $i ritroua$$e hauere l'e$$ere il fine in quel modo che habbiamo detto nelle co$e naturali, ouero artificiali, che era per accidente. On- de in conclu$ione ui dico che la ri$olutione, $e $arà delle co$e, il cui fine è $olo nella men- te, incominciarà da e$$o fine; $e anco $arà del le co$e, & che hanno il fine nella mente, & anco fuori, incomincierà da quello che è nella <pb n=48> mente, come quello, che è primo dell'altro per e$$ere principio & efficiente del moto, & l'altro il fine, & come quello ancora, a che $i riferi$cono tutte le attioni, & parti, che $ono $otto di lui, come ben diceua la diffinitio ne conuenir$i al uero fine. M<R>OR.</R> Ò ottima determinatione, di che certo non $i potea da- re la migliore, ne che fo$$e piu ri$oluta, & chiara, non $aprei de$iderare piu co$a ueru- na, che nece$$aria fo$$e a cono$cere perfetta- mente l'ordine ri$olutiuo, eccetto che gli e$$em pi in diuer$e facultà, come hauete prome$$o di dare. T<R>OM.</R> Ò ui $arà bene auanzato qualche $cropolo. M<R>OR.</R> Certo che per hora non ho che dubitare: non uoglio dire che $entendoui non po$$a ancora uenire in qualche dubitatione, ilche però qua$i non credo. T<R>OM.</R> Fate bene a mettere la co$a in for$e, accioche non re$ta- $te po$cia ingannato. M<R>OR.</R> Io ho que$ta $pe- ranza di uoi, che quando bene io haueßi giu- rato nel nome uo$tro di piu non dubitare, che mi a$$oluere$te, & non ui la$ciare$ti aggra- uare la fatica per $atisfarmi. T<R>OM.</R> Di a$$ol- uerui non starebbe a me, ma potrei bene ab- braciare quella fatica, laquale mai ho fug- gito, & meno fuggirò, purche io cono$ca di farui utile & appiacere; & per uenire a quello che mi hauete domandato, eccoui <pb n=49> l'e$$empio della ri$olutione. Se uoi uolete $a- <MARG><R>E$$empio dell'ordine ri$olutiuo.</R></MARG> nare la febbre, è forza, che leuiate la cagio ne immediata di e$$a, laquale è la putrefat- tione de gli humori, ecco che di qui na$cono due intentioni, l'una che na$ce dalla febbre, l'altra che na$ce dalla putrefattione de gli hu mori; & quella che na$ce dalla febbre a un tratto ui dimo$tra, che uogliate leuare la febbre che è in atto, & che uietiate $imilmen te cheun'altra di nuouo non $i faccia la putre fattione $imilmente ui dimo$tra & che leuia- te quella putredine che è gia fatta, & che prouediate anco con i$trumenti conueneuoli, che piu non $e ne faccia di nuouo. A douere uietare quello che $i può fare che non $i fac- cia, è di bi$ogno leuare la $ua cagione, che è l'impedimento della re$piratione, e$$a $i leua- rà in due modi, & rimouendo gli humori, che continuamente corrono, & accre$cono le o$truttioni, & euacuando ancora quegli che con la $ua pre$enza fanno le $udette o$truttio- ni, & quelli $i leuaranno con il taglio della uena, & que$ti con gli aperienti. Oltra di que$to, bi$ognarà anche procurare che tali $u- perflui humori piu oltre non $i generino, iqua li po$$ano di nuouo correre, & fare la o$trut <MARG><R>Le $ei co$e non natura li, quali $ie- no.</R></MARG> tione, al che $i prouederà con la ragione del uiuere, cioè co'l fare che i cibi, il bere, <pb n=50> l'aere, l'e$ercitio, il $onno, le uigilie, & la euacuatione, & repletione, per numerarle tutte, $ieno di tal maniera ordinati, che non po$$ano cau$are ecce$$o alcuno, ma piu to$to con l'attemperare accre$cano la uirtù nel cor- po humano; & in que$to modo dal fine dell'ar te, per mezo della ri$olutione $arete diuenuto a i principij della operatione, che $aranno i medicamenti, & la ragione delle $ei co$e non naturali. M<R>OR.</R> Incomincierà dunque la com po$itione da i medicamenti, & co$e non natu rali nell'arte medicinale? T<R>OM.</R> Incomincierà certo. Che, ui è for$e nato di gia qualche $cropolo? M<R>OR.</R> Certo sì, che non me ne ho potuto tanto riparare. T<R>OM.</R> Hor ditelo. M<R>OR.</R> Non sò come ($e i principij del medi- co $ono i medicamenti, & le co$e non natura li) Auicenna habbia $critto la medicina nel l'ordine compo$itiuo, come per lo piu de gli $crittori tengono: perche e$$o incomincia da gli elementi, & non da medicamenti. T<R>OM.</R> Arguta, & dotta ueramente è la uo- $tra dubitatione Morello, & tanto difficile che diuer$e $olutioni $ono state da diuer$i da- te, ma come $atisfacciano al que$ito uoi l'udi <MARG><R>Quiui $i ri $olue un bel dubbio</R></MARG> re<*>. Alcuni dicono che la medicina è cono $ciuta dal medico, & dal filo$ofo, ma però diuer$amente perche il filo$ofo cono$ce tutte <pb n=51> le parti della medicina, naturale, non natu- rale, & oltra natura, in quanto che tali $o- no, ma però non $ono indirizzate, & meno cono$ciute in quanto che giouano alla con$er- uatione, ouero alla ricuperatione della perdu ta $anità. Ma il medico, $upponendo la co- gnitione del filo$ofo, gli cono$ce in quanto che gli po$$ono recare aiuto nel $anare, ouero nel con$eruare la $anità, però dicono eßi che quan do Auicenna tratta nel principio diffu$amen- te de gli elementi, & de gli humori, confon- de la parte del filo$ofo con quella del medico. Fin qui eglino hanno detto il uero, ma non hanno gia leuata la dubitatione, perche non hanno re$a la cagione perche incominci Aui- cenna da gli elementi, & Galeno nella co$ti- tutione dell'arte (oue in$egna trattare la me- dicina nell'ordine ri$olutiuo) po$e fine ne i me dicamenti, da che incomincia la compo$itio- ne, & come anco $i puo uedere nella ri$olu- tione pur hora fatta da noi. Se pure non uo- le$$ero dire copertamente (co$a che non cre- do) che Auicenna non ha u$ato ordine ueru no, ilche $arebbe molto disdiceuole, & però credo io che egli habbia u$ato l'ordine compo $itiuo, & ri$olutiuo in$ieme, & accioche non ui paia strano il dire che Auicenna habbia u$ato due ordini che $i oppongono l'uno all'al- <pb n=52> <MARG><R>Quante $or ti d'ordine $i puo con- $iderare in ogni arte, ò $cienza.</R></MARG> tro. Douete $apere che in qualunque facultà $i uoglia, o $ia arte o $ia pure $cienza, che $i può con$iderare due maniere d'ordine, de qua li uno s'a$petta a i teoremi, ouero concetti communi di quella facultà; l'altro che s'a$pet ta a le co$e, ouero $uggetto di quella facultà; & è altra co$a con$iderare l'ordine de i teore mi, altra con$iderare l'ordine delle co$e; & però quando Auicenna propone di uoler trat- tare prima gli uniuer$ali, & poi i particola ri precetti dell'arte medicinale, intende de i teoremi, & non delle co$e, & qua$i mi mo- $tra a dito quale ordine ha da o$$eruare nella medicina in quanto a i teoremi. M<R>OR.</R> Che co <MARG><R>Teoremi particolari, quali $ieno appre$$o Auicenna.</R></MARG> $a intende egli per particolari Teoremi? inten de egli le $pecie ultime de teoremi? T<R>OM.</R> Co$i apunto, & Galeno in$ieme per elementi del- l'arte inte$e le $pecie de teoremi. Hora dun- que l'i$te$$o Auicenna dice, che il $uo proce$$o nella medicina $arà da gli uniuer$ali, a $em- plici, & particolari teoremi: ui dimando quale $ia quell'ordine, che $erue il $udetto proce$$o, non è la ri$olutione? adunque Aui cenna in quanto a i teoremi $erua l'ordine ri- $olutiuo. M<R>OR.</R> Piano un poco di gratia, non hauete uoi detto hor hora che la ri$olutione incomincia dal fine, & che il fine è quello, alquale tutte le co$e innanzi a lui s'indirizza- <pb n=53> no, & e$$o non $arà indirizzato a co$a ueru na, & che anco è quello, che prima muoue, come potrà e$$ere ordine ri$olutiuo quello che incomincia da gli uniuer$ali teoremi, & uà a i particolari, e$$endo che nell'arte medicina le non $i puo ritrouare teorema, alquale con uengano le proprietà del fine. T<R>OM.</R> Come, che non ui $i ritroua teorema, ilquale è come fine di tutta l'arte? Non pigliò Galeno la diffinitione dell'arte nel libro della co$titutione dell'arte? & la ri$ol$e in$ino alle ultime $pecie di teoremi? que$to non mi potete gia negare. Però anco Auicenna piglia que$to teorema uniuer$ale dell'arte, cioè la diffinitione dell'ar te, & la ri$olue in$ino nelle ultime $pecie di teoremi, & però $e noi riguardiamo (come ho gia detto) li teoremi, $erua l'ordine ri$o- lutiuo, come ha fatto Galeno nel libro della co$titutione dell'arte, ma $e riguardiamo le co$e, noi diremo con gli altri che ei $erua l'or dine compo$itiuo, & però incomincia dalle co$e piu $emplici nell'arte, che $ono gli elemen ti, & douete $apere che l'ordine nelle co$e non <MARG><R>Ordine, quando nel le co$e non è nece$$a-- rio.</R></MARG> è nece$$ario, $e una non depende dall'altra, co me fanno nell'arte medicinale, perche (come ben diceua Galeno) le co$e compo$te dependo no dalle $emplici, oue diceua che è co$a da poco prudente nel dichiarare $cienza, o arte <pb n=54> andare dalle co$e compo$te alle $emplici, e$$en do che le compo$te dependono da e$$e $empli- ci. Ilche cono$cendo bene Auicenna, de$ide ro$o di far$i intendere, incominciò dalle co$e $emplici, alle compo$te andando; & che ui parerebbe $e ui diceßi che Galeno ha o$$erua- to l'i$te$$o ordine ne i libri del metodo curati- uo? noi ueggiamo chiarißimamente che egli o$$erua quelle regole lequali e$$o ne ha in$e- gnate nel libro della co$titutione dell'arte, cioè incomincia da i Teoremi piu compo$ti, & uniuer$ali, & $e ne uà uer$o li $emplicißimi, & particolari. Ma $e con$ideriamo poi le co$e, egli $egue il compo$itiuo, & $on ben $icuro, che uoi ui marauigliarete $e con Ale$- $andro ui dirò che Ari$totele ha ancor egli nella filo$ofia naturale u$ato l'ordine ri$oluti- uo, & che ha detto di propria bocca uolerlo u$are quando nel quarto te$to ($e ben mi rac- cordo) egli dice che $i deue $eruare que$to ordine, cioè dall'uniuer$ale, andare a i par- ticolari. Ilche interpretando Ale$$andro di- ce, che non debbiamo intendere per uniuer$a le l'uniuer$ale in predicare, ma dobbiamo in tendere i concetti uniuer$ali, come $e dice$$e Ari$totele, che uuole procedere da i piu com- muni concetti a quelli che $ono particolari, & co$i il proce$$o di e$$o ne i concetti, $arà da <pb n=55> gli uniuer$ali a i particolari; & $e uogliamo anco auuertire a quello che dice Auerroe nel prologo, noi non uederemo altro ordine in Ari$totele (parlando però quanto a i con cetti) che quello che uà dall'uniuer$ale al par <MARG><R>Ordine u$a to da Ari- $totele.</R></MARG> ticolare. Onde per que$to ancora dobbiamo con cludere che Ari$totele in quanto a i concetti ha u$ato l'ordine ri$olutiuo, in quanto poi alle co$e ha u$ato il compo$itiuo. M<R>OR.</R> Certamen te $e non haue$te mo$trato con la ragione in mano quello che hauete detto, non $olo mi $arei marauigliato, ma stupito; anzi hora per dirui il uero stupi$co, come mai la $otti- gliezza del uo$tro ingegno habbia potuto ri- trouare, & penetrare a $i alti, & $ecreti concetti, a quali appena tirato dalla ragione po$$o io accenderui. T<R>OM</R> Secreti $ono quegli che da un $olo, & non piu $ono $aputi, ma io non $on $olo che habbia cono$ciuta que$ta uerità. Onde ritornando a propo$ito diremo che Auicenna quanto s'a$petta alli Teoremi dell arte ha u$ato l'ordine ri$olutiuo, ilquale è poco differente dalla uia diui$iua $econdo Galeno. Ha u$ato poi l'ordine compo$itiuo in quanto alle co$e, cioè pigliando e$$e non in quanto $ono nel concetto commune, ma in quanto $ono parte, & $emplici principij del corpo humano. Que$ta adunque al mio giu- <pb n=56> <MARG><R>Per qual cau$a Aui- cenna, ha comincia- to da gli e- lementi, & non da'me dicamenti.</R></MARG> ditio è la cagione perche Auicenna habbia incommciato da gli elementi, & non da i me dicamenti. M<R>OR.</R> Ha poi egli o$$eruato intie- ramente gli ordini che hauete detto $eruare. T<R>OM.</R> Non gia e$qui$itamente, perche $e ben riguardiamo nel proce$$o del $udetto Auicen na, noi uederemo che nell'uno, & nell'altro ordine non $erua in tutto in tutto quello che douerebbe, & uorrebbono eßi ordini, & ue deremo oltra di cio che tratta le co$e in modo tale, che confonde la parte del filo$ofo con quella del medico. M<R>OR.</R> Hor $ia come $i uo- glia, ri$oluetemi di gratia tutta l'arte medi- cinale, perche $pero che que$ta ri$olutione mi liberarà da molti intrichi. T<R>OM.</R> Mi dimanda te, anzi mi uolete a$trignere a pigliare un carico piu graue di quello che ui pen$ate, perche d'una ri$olutione della medicina che mi domandate $arò a$tretto per $odisfarui a faruene due. M<R>OR.</R> Mi rincre$ce certo a im- porui tanto pe$o $opra le $palle, ma non po$$o fare di meno, non uolendo re$tare $enza qual- che o$curaggine nella mente. T<R>OM.</R> Horsù fac cia$i a uo$tro modo, & il tutto dica$i breue- <MARG> <R>Ri$olutio - ne dellame dicina.</R></MARG> mente, ponendo che la $anità è fine della me- dicina, laquale ouero che è pre$ente, ouero ab$ente: $upponiamo che $ia pre$ente, per con$eruarla fu di mi$tiero di con$eruare <pb n=57> l'equalità nel corpo humano; & in che mo- do con$eruaremo noi l'equalità? $e cono$cen- do le cau$e effettrici di e$$a $anità, & le cau- $e parimente del $uggetto di e$$a, ci sforzare- mo di operare talmente, che e$$e $ieno tali, che po$$ano con$eruare la $udetta $anità; & prima incominciaremo dalle cau$e efficienti come da piu uniuer$ali, & ultime, lequali per una certa analogia che hanno col corpo $ano, & ammalato, $ono chiamate cau$e $a- lubri, & in$alubri, de quali alcune $ono nece$$arie come l'aere, il cibo, il bere; al- cune altre $ono meno nece$$arie, uoglio dire che non $ono di tanta neceßità all'huomo, quanta le prime. & $ono l'e$$ercitio, il $on- no, le uigilie, la repletione, & euacuatio- ne, & $econdo alcuni ancora il coito. M<R>OR.</R> Le $ei co$e adunque non naturali $ono <MARG><R>Cau$e ef- fettrici del la $anità.</R></MARG> lc cau$e effettrici della $anità, ma ditemi qua le di que$te $i dourà trattare in prima? T<R>OM.</R> Per non hauere tra di loro ri$petto di primo, & ultimo, ouero di tutto, & par- te, quali $ono cagioni dell'ordine, po$$ono <MARG><R>Le $ei'co$e non natu- rali, con- qual ordi- ne $i deue- no tratta- re.</R></MARG> e$$ere trattate da cia$cuno $econdo che gli pia ce. Tuttauia uolendoli dare quello piu con- ueniente che po$$ono hauere, deue$i prima trattare delle uniuer$ali, e come in que$to ha fatto bene Auicenna cominciando dall'aere; <pb n=58> nel re$to $i deue $eruare l'ordine accidentale $e $i può, quando nò raccorra$i al metodo; che $arà da trattare in prima delle piu cono- $ciute. Trattato poi che $i ha delle cau$e con $eruatrici della $anità, $i deue di poi uenire alle cau$e del $uggetto, lequali ouero che $o- no materiali, ouero formali: le formali $ono le uirtù, & operationi; le materiali $ono gli elementi, & gli humori, & tra que$ti $i $eruarà il metodo cominciando dalle piu note che $ono le formali, & però $i di$tingueran- no le uirtù, & operationi nelle $ue proprie $pecie, & da que$te $i uerrà alli materiali, & prima $i trattarà de i membri compo$ti, & poi de $emplici, à quali $eguiranno le tempe- rature, gli humori, & finalmente gli ele- menti; & qui farà fine la prima ri$olutione, laquale compita, non occorre che altro fac- cia il medico, $e non pigliar$ene le cau$e con- $eruatrici, & adoperarle in con$eruare, & tutte le altre che concorrono alla co$titutione del corpo $ano. M<R>OR.</R> Que$ta è la ri$olutio ne che fece Ari$totele nel $ettimo della Meta- fi$ica, $e ben mi raccordo, laquale uoi piu <MARG><R>Sanità co- me $i ricu- pera.</R></MARG> facilmente hauete e$plicata, & però ui a$pet- to $enza indugio à fare la ri$olutione della $anità che deue e$$ere ricuperata. T<R>OM.</R> Se la $anità è ab$ente, bi$ogna per ricuperarla, <pb n=59> ricuperare la equalità del corpo di già perdu- ta, & que$to $i farà co'l mezo delle cau$e efficienti della qualità, quali $ono tre, la dieta, la farmacia, & chirurgia, cia$cuno di que$ti tre generi di cau$e deue e$$ere diui$o nelle $ue $pecie, & da que$ti poi bi$ogna ue- nire à i $uggetti, & con$iderare la inequa- lità di eßi, lequali ò che $ono nelli membri, ò ne gli humori, ouero nelle temperature, & finalmente $i deue uenire ri$oluendo que$te parti come fatto habbiamo nell'altra ri$olutio- ne in$ino à gli elementi; & qui fini$ce la ri$o- lutione della $anità perduta, laquale è oppo- $ita all'ordine compo$itiuo, che ha $eruato Aui cenna; percioche doue fini$ce e$$a ri$olutione, incomincia la compo$itione; & perche fini$ce da gli elementi, & però da eßi comincia Auicenna, & ueramcnte $i potrebbe tolera- re Auicenna in quanto à gli ordini, al parer mio, $e non confonde$$e, come ho già detto, la parte del filo$ofo con quella del medico. M<R>OR.</R> Qui mi na$cono molte difficultà, di- co, intorno à que$te ri$olutioni, percioche mi pare che uoi per fauorire e$$o Auicenna, habbiate contradetto ad Ari$totele, & à Ga- leno: ma per non entrare in co$i profondo pe- lago uoglio quietarmi. T<R>OM.</R> Ditemi di gra- tia quali $ieno; perche altramente io re$tarei <pb n=60> tutto hoggi $o$pe$o. M<R>OR.</R> Purche poi non ue ne pentiate, ogni co$a andarà bene. Ari$to- <MARG><R>Come deb biamo fare la ri$olutio ne, $econ- do Ari$to- tele.</R></MARG> tele nel $ettimo della metafi$ica dice, che noi dobbiamo ri$oluere il fine in$ino nel principio, dalquale noi poßiamo incominciare ad opera- re, parlando de le facultà che $ono con con- $ultatione, cioè delle arti, & dà l'e$$empio dell'ecce$$o della calidità, ilquale uolendolo emendare, fà di me$tiero che noi lo cono$ciamo, & non lo potiamo cono$cere $e non contaua- mo prima il $uo $uggetto, & le $ue operatio- ni; ecco adunque che nella ri$olutione $i ante- pongono le cau$e naturali, co$i formali, co- me materiali, lequali concorrono à fare cono $cere e$$o ecce$$o della calidità, & cono$ciuto che habbiamo l'ecce$$o, debbiamo poi ri$ol- uere le cau$e effettrici, della $anità, lequali correggono l'ecce$$o nella calidità, & ne la ritornano al proprio stato, & grado; & in que$to modo la ri$olutione finirà doue incomin cierà la compo$itione. T<R>OM.</R> A que$to io non ho altra ri$po$ta di quella, che ui ho con mia gran fatica data di $opra, $e alla giornata mi occorrcrà $olutione, che io giudichi douer ui acquietare l'intelletto, non mancarò di faruene parte. Per tanto contentateui di quel la che detta habbiamo, & perche $alua Auicenna, & $alua anco Ari$totele con <pb n=61> Galeno in$ieme. M<R>OR.</R> Io mi contento pur troppo della $olutione che hauete data, ma mi è paruto i$trano che uoi habbiaté nella ri- $olutione uoluto piu to$to e$$ere con Auicenna, che con gli altri, & che habbiate uoluto che egli $ia stato ordinatißimo, dico nel di$porre cia$cuna parte. T<R>OM.</R> Anzi ho detto che non ha nel congiugnere le parti in$ieme $er- uato esqui$ito ordine, ma ho fatta la ri$olu- tione, laquale $i oppone alla $ua compo$itio- ne per mo$trarui in che modo egli $i po$$a $al- uare. M<R>OR.</R> Hor $ono contento di quello che uolete uoi, ueniamo pure alla ri$olutione del le altre arti, & $corriamo al fine. Il fine della ca$a è come gia è stato detto, cioè che ne guardi da pioggie, & da tempe$tuo$i tem- pi, & da ogni $orte di offen$ione, che ne po$$a e$$er fatta, ò da nemici, ouero da animali irrationali, ò altre cagioni e$teriori. Ecco che per cono$cere il fine della ca$a, bi$ogna cono$cere le $orti delle offe$e, & que$ta cogni tione non è ri$olutione, ma cognitione di eßo fine, come diceuate uoi della medicina; & qui <MARG><R>Da qual fi- ne $i co-- minci à ri- $oluere, & da qual co no$cere.</R></MARG> $i deue notare che colui che ri$olue, comincia dal fine e$terno non à ri$olutione, ma à cono- $cere, percioche è il primo ( come hauete detto) che muoue l'intelletto alla ri$olutione: perche $i come la unità non è numero, benche <pb n=62> $ia principio del numero, co$i parimente il fine e$terno è principio della ri$olutione, ma e$$o però non è nella ri$olutione; & percio bene hanno detto coloro, che negarono la ri- $olutione incominciare dal fine e$terno, cioè che il fine e$terno $i ri$olue$$e, perche la ri- $olutione incomincia $olamente à ri$oluere il fine interno, quantunque dalla cognitione del l'ultimo fine ce ne ueniamo à ritrouare gli im mediati principij, mediati, remoti, & re- motißimi delle arti; ne starò à ri$oluere la ca- $a perche di $opra la ri$olue$te uoi à pieno; hora mò ui a$petto con l'e$$empio della filo$o- <MARG><R>E$$empio filo$o$ico circa alla ri $olutione.</R></MARG> fia. T<R>OM.</R> Eccolo $enza indugio. Il fine del filo$ofo naturale è il cono$cere il corpo natura- le; la cui cognitione con$i$te nelle $petie, on- de ba$ta al filo$ofo naturale à cono$cere tutte le $petie de i corpi mi$ti, co$i per$etti, come imperfetti; & de perfetti co$i animati, come inanimati; & de animati co$i $en$ibili, come in$en$ibili; de $en$ibili co$i rationali, come irrationali, quali tutti non $i po$$ono cono- $cere $enza la cognitione de i loro principij, cioè materia, fine, forma, & efficiente, per tanto fa di me$tieri di cono$cere le cau$e che le producono, gli elementi, & i principij di eßi elementi: à talche dalla cognitione del fine ri$oluendo diuiene à ritrouare tutte le <pb n=63> parti, ò principij del corpo naturale ordina- tamente in$ino à gli ultimi, & remotißimi principij. M<R>OR.</R> Con que$to i$te$$o ordine <MARG><R>Dialettica, con quale ordine fu trattata da Ari$totele.</R></MARG> (come ben dice Simplicio) Ari$totele trattò la Dialettica, ilquale po$tosì à uoler dire del- la dimo$tratione, la ri$ol$e à parte, à parte in$ino alli $uoi primi principij. T<R>OM.</R> Anzi di piu ui uoglio dire che il Grammatico $i $er- ue mede$imamente della ri$olutione, non che à dire de gli arte$ici di qualche importanza: percioche egli ri$olue l'oratione $uo proprio <MARG><R>Ri$olutio- ne del Gra matico.</R></MARG> fine in periodi, li periodi in elau$ule, & quelle indittioni, & le dittioni in $illabe, & le $illabe in lettere, che $ono proprij elcmenti di quell'arte. M<R>OR.</R> Non ri$olue egli poi le lettere nelle $ue parti, cioè in A, b, c, & c. T<R>OM.</R> Que$ta non è ri$olutione, ma è meto- do diui$iuo, perche la diui$ione, come ui dißi, $e ben mi raccordo, è differente dalla ri$olutio ne, perche ella diuide il genere nelle $pecie, & la ri$olutione ri$olue il $ine in principij, che è attione molto differente dalla diui$ione. M<R>OR.</R> Benche l'habbiate detto, non l'haue- ua non dimeno bene inte$o $ino à que$t hora, però $eguite. T<R>OM.</R> Fa il logico come haue- te detto, la ri$olutione, & piglia il $uo $ine, <MARG><R>Ri$olutio- ne del Lo- gico.</R></MARG> cioè il $illogismo, & lo ri$olue poiche l'ha diui$o nelle $ue parti, ne' $uoi principij, la <pb n=64> <MARG><R>in che mo do camina no in$ie me la Diui $ione & la ri$olutio-- ne.</R></MARG> cui diui$ione è che e$$o $illogismo, ò che è pen fetto ouero imperfetto; & l'imperfetto ò che è indutione, ò e$$empio, ouero entimema: il perfetto parimente $i diuide in $illogismo con- tingente, elcnchico, per dir co$i, & nece$- $ario. Hora, poi che egli ha adoperato il me- todo diui$iuo, prende cia$cuna di que$te par- ti, & la ri$olue ne i mediati $uoi principij; come per e$$empio la demo$tratione in princi- pij materiali, & formali, & di nuouo ado- pera la diui$ione diuidendo eßi principij nelle $ue $pecie, pigliando di nuouo que$ti principij gli ri$olue in altri principij, cioè in prepo$i- tioni, uerbi gratia, in maggiore propo$itione, in minore, & conclu$ione, poiche ha diui$a la propo$itione nelle $ue parti, ò $pecie che ne uogliam dire, $ubito ri$olue cia$cuna di loro ne i $uoi principij, che $ono i termini della propo$itione, & qui non pa$$a il logico. M<R>OR.</R> Non hauete di $opra mai parlato tan- to chiaramente, come la ri$olutione $ia diffe- rente dalla diui$ione, o ucramente che io non haueua inte$o; ma mi $ouuiene una dubitatio- ne, perche mi pare che la diui$ione $ia da e$$er po$ta tra gli ordini uniuer$ali, percioche ella ua $empre al pari della ri$olutione. T<R>OM.</R> Non è da di$prezzare que$ta dubitatio ne, ma auuertite che per due cagioni la <pb n=65> <MARG><R>Diui$ione, perche no deue e$ler po$ta tra gli ordini uniuer$ali</R></MARG> diui$ione non ha da e$$er po$ta tra gli ordini uniuer$ali; prima e$$a $erue alla ri$olutione, & non può di$porre un'arte, anzi alle uolte la ri$olutione potrà fare $enza la diui$ione, maßime quando il fine $uo è $emplice, & non ha $pecie. Oltra di que$to la diui$ione non è ordine, perche non ordina le co$e à termine alcuno, come fa la ri$olutione i principij à i principiati. M<R>OR.</R> Di tutto hora $ono capa- <MARG><R>Ri$olutio- ne mate- matica.</R></MARG> cißimo, andate pure auanti. T<R>OM.</R> Il mate- matico ancora adopera la ri$olutione, come bene $i può uedere nell'arismetica di Boetio, ilquale ri$olue un numero in un'altro, & l'altro in un'altro, fino à tanto che diuiene alla unità. Euclide adopera parimente la ri$olutio ne, doue parla della quantità co$i di$creta, come concreta. Se ne $erue parimente Proclo, & il Campano interpreti di e$$o, i quali ri$ol- uono le ultime paßioni ne i $uoi principij fino à tanto che diuengono alle diffinitioni, petitio- ni, & commumtà; principij indemo$trabili di quella facultà. M<R>OR.</R> Come che il Mate- matico adopera la ri$olutione e$$endo che i principij matematici $ono ugualmente noti, & in quanto alla natura, & in quanto à noi, & percio ua il matematico $empre da i princi- pij à i principiati, & uoi uolete che adoperi la ri$olutione, il cui proce$$o è da i principiati <pb n=66> <MARG><R>Proce$$o della ri$o- lutione.</R></MARG> à i principij. T<R>OM.</R> Non starò à dilatarmi molto in que$ta materia, come fanno alcuni, perche il tempo è breue. Dico dunque che il <MARG><R>Il matema tico $i può $eruire del l'ordine ri $olutiuo, ma nõ del metodo.</R></MARG> matematico $i $erue, & $i può ragioneuol- mente $eruire dell'ordine ri$olutiuo, ma non gia del metodo, cioè $i $erue della ri$olutione per ritrouare l'ordine che è tra la cau$a, & il cau$ato, & per cono$cere parimente $e quelli principij $ono immediati, & cagionc di tale effetto, & non per fare che $ieno cono$ciuti eßi principij per mezo de gli effetti, ò prin- cipiati, ouero le cau$e per mezo de cau$ati; & eccone un particolare e$$empio. Il matema tico di$corre dalla paßione po$teriore, che è che il triangolo habbia tre angoli eguali à due retti, la qual paßione ( accioche non ne intrichiamo, & accio anche u$iamo li termi- ni matematici ) la chiamarò B. & quella paßione che è prima di lei, la chiamarò A. laquale è l'angolo e$trin$eco e$$ere equiualen- te à due oppo$iti intrin$eci. Col mezo della ri$olutione, ouero di$cor$o che farò dal B. al A. non trouarò, & chiarirò a$$olutamen- te que$ta A. ma notarò $olamente que$ta con- ditione, che e$$a A. è cau$a adequata di e$$a B. perche tra l'una, & l'altra non cade mezo, & da qui uerrò in cognitione dellor- dine che dcue e$$ere tra loro, cioè che l'A. <pb n=67> e$$endo cau$a della B. debbia precedere ad e$$a B. & quello che noi habbiamo detto in que$to e$$empio applicatelo uoi à tutte le ma- tematice. M<R>OR.</R> Mi piace que$ta $olutione, dalla quale comprendo che ogni $orte di facul- tà può e$$ere trattata con l'ordine ri$olutiuo. T<R>OM.</R> Po$$ono indubitatamente; anzi ui ho detto & replico di piu, che ne$$uno artefice $enza que$to ordine ri$olutiuo può mai troua- re co$a ueruna perfettamente. M<R>OR.</R> È certa mente utilißimo, & for$e piu d'ogni altro nece$$ario per quello che fin qui po$$o uedere, benche non ui habbia ancora udito dire tanto de gli altri ordini, quanto hauete di que$to. T<R>OM.</R> Quando bene $enti$te tutto ciò che in- torno à gli altri $i puo dire, non mutare$te mai parere, perche egli è ueramente co$i, come uoi hauete detto. Però non a$pettate che per farui parere piu degno l'ordine compo$iti- uo, habbia da $pendere molte parole, perche uoi $apete gia che la compo$itione $i oppone alla ri$olutione, & percio $e ui $ono due $orti ( come hauete inte$o) di ri$olutione, è co$a ragioneuole che parimente $ieno anco due $pe- <MARG><R>Compo$i- tione, di quante $pe cie $ia.</R></MARG> cie di compo$itione; l'una cioè reale, & l'al- tra fatta dall'intelletto, laquale alcuni chia- mano logica compo$itione, & $i diuide in compo$itione di co$e primi, & in compo$itione <pb n=68> di teoremi, ma $ia pigliata come $i uoglia, ella è quella che l'intelletto per $e ste$$o $enza hauerne dalla natura e$$empio ha ritrouato; $ia mò ri$olutione di teoremi, ò di co$e gia fatte, come concetti, ò altro che di que$to non curo; ba$ta che la compo$itione, & la ri- $olutione uer$ano nelle i$te$$e co$e, & non $ono differenti in altro, $e non che il fine di una è principio dell'altra, co$i in una $orte di <MARG><R>Differenza trala com- po$itione, & la ri$olu tione.</R></MARG> compo$itione, ò ri$olutione, come nell altra. Dobbiamo auuertire in que$to luogo for$e quel lo che non habbiamo nella ri$olutione reale annotato, che tre $ono le $orti della compo$i- <MARG><R>Compo$i- tione reale di quante $orti $ia.</R></MARG> tione reale, una che $i fa di parti, che quan- do $ono compo$te, $ono in luoghi di$tinti, co- me è nell'animale, la carne, & l'o$$a, & le altre parti, le quali compongono l'huomo, & $ono in appartati luoghi; & come anco $ono le parti della ca$a che è $aßi, calcina, le- gni, & $imili, lequali $i come $ono diuer$i tra loro, co$i anco occupano diuer$i luoghi nella ca$a, che tutti in$ieme compongono. Vi è poi un'altra $orte di compo$itione, nella quale le parti del compo$to $ono tra loro con- fu$e, ne alcuna di loro ha luogo appartato, come $arebbe per c$$empio la ceruo$a, ò altro $imile è compo$to da que$te due parti, cioè acqua, & mele, però nè l'una nè l'altra ha <pb n=69> proprio luogo; ma tra loro talmente $ono mi- ste, che piu non po$$ono realmente e$$ere $e- parate. La terza $orte di compo$itione reale è come quando noi diciamo che la statua è di metallo, & di figura quadrata, come che la statua ri$ulti da que$te due parti, lequali, non $ono tra loro mi$te, ma non $ono però ne an- che in diuer$i luoghi; & que$te $ono dunque le $petie della compo$itione reale, lequali ui $eruiranno anco alla ri$olutione. La compo- $itione, laquale chiamiamo fatta dall'intellet to, potrebbe ancora e$$a e$$ere diui$a, hauen do ri$petto alle diuer$e maniere de concetti; ma non e$$endo que$to tanto nece$$ario alla $ca la che intendiamo di fare, me la pa$$arò. M<R>OR.</R> V$ate pure la uo$tra $olita breuità, perche à mio giuditio è stato detto tanto, che ba$tarebbe alla cognitione di tutti: pure à maggiore chiarezza, poi che non accade di replicare la diffinitione dell'ordine compo$iti- uo, $e mi uolete dare e$$empio anco di que$to, & del definitiuo ancora, $iate breue, accio- che tutta l'opera uo$tra hoggi non $ia $pe$a per conto mio $olamente, che di tanto non mi ueggio degno, ma $ia per altri ancora, come porta il douere. T<R>OM.</R> ò mi piacerebbe che mi loda$$e, $e da douero dice$te, ma mi contento di $atisfarui pre$to, accio uoi habbiate <pb n=70> anche tempo di attendere à uo$tri altri nego- cij. Hora l'ordine compo$itiuo è in$trumen- to, come di già è stato detto, di$po$itiuo, il- quale adoperiamo à ridurre tutte le co$e al $uo principio, & è oppo$to dirittamente al ri- $olutiuo: imperoche oue fini$$e il ri$olutiuo, iui comincia il compo$itiuo, & camminano amendue per li mede$imi paßi. Nel compo- $itiuo pare, che tutte le co$e dependino da i principij, & nece$$ariamente da quegli na- $cano, & di qui ueggiamo chiaramente che e$$o compo$itiuo, in altro non è punto differen- <MARG><R>E$$empio della diffe renza tra l'ordine cõ po$itiuo, et il ri$oluti- uo.</R></MARG> te dal ri$olutiuo che $i $ia il uiaggio da Ro- ma à Vinegia, da quello che è da Vinegia à Roma; & $i come que$ti due camini $ono per una mede$ima strada, ma uno $i parte da un luogo, & ua à quello, dal quale $i parte l'al tro; co$i doue incomincia la ri$olutione, fini $ce la compo$itione, & doue, per il contra- rio comincia la compo$itione, iui fini$ce la ri- $olutione. Ma accioche $i po$$a uedere aper- tamente da' quali principij incomincia la com po$itione, ueggiamo di quante $orti di princi- pij $i ritrouano, ouero, per dir meglio, co- me Ari$totele habbia diui$o i principij, ilqua le diceua nel primo libro della po$teriora che <MARG><R>Principij, di quante $ortifieno.</R></MARG> molte $ono le $orti de principij, cioè ò $ono principij conipleßi, ouero incompleßi, & il <pb n=71> comple$$o è come diffinitione, po$itione, $up po$itione, & dignità, lequali $ono chiamati da gli artefici, theoremi delle arti, & que$ti tali principij di nuouo $i di$tinguono: percio- che ouero $ono principij dell'e$$ere della co$a di che $ono principij, ouero che $ono principij della cognitione di e$$a co$a, ouero anco tanto $ono principij della cognitione, come dell'e$$e- <MARG><R>In quanti modi $i può haue- re cogni- tion d'una co$a.</R></MARG> re. Ma perche in due modi $i può hauere co- gnitioni d'una co$a, ouero per uia de $en$i (& que$ta cognitione $i chiama co$i cognitione, in quanto à noi, percioche, come ben diceua e$- $o Ari$totele, ogni no$tra cognitione ha prin- cipio da i $en$i) ouero può anco e$$ere cono$ciu ta per uia delle $ue cau$e, & que$ta tale co- gnitione è propria della natura, & per tale ra gione $i diuidono adunque i principij della co gnitione in principij della cognitione in quan- to à noi, & in principij della cognitione in quanto à e$$a natura. Ma perche $i ritroua- no principij, i quali $ono principij della cogni tione in quanto à noi, & in quanto alla natu- ra, come $ono i principij matematici; quindi na$ce che $i pone la terza $pecie. Hora fat- ta che noi habbiamo la diui$ione de i principij, meglio $arà di tra$correre alla prima no$tra intentione, cioè à uedere da quale $orte di principij incominci la compo$itione, ouero $e <pb n=72> ella incomincia da qualunque $orte indifferen temente, ouero da appartati principij. Ma per cono$cere que$ta tal co$a, fa bi$ogno di rac cordar$i della prima diui$ione della compo$itio ne, cioè che la compo$itione è oueramente rea le, ò pure compo$itione de i teoremi; & $e pi gliamo la reale, dico che incomincia da prin- cipij incompleßi, & che $ono principij della cognitione, & dell'e$$ere ancora, come beni$- $imo nella filo$ofia naturale appare, perche ella incomincia dalla materia & forma, liqua li $ono principij dell'e$$ere del corpo naturale, & $ono etiandio principij della cognitione in quanto alla natura; perche chi cono$ce la pro pria forma, & la propria materia del corpo naturale, cono$ce le $ue cau$e proprie, & chi cono$ce le cau$e del corpo naturale ha cognitio ne di quello $econdo la natura. Può anco m- cominciare la compo$itione reale da principij incompleßi, liquali, & $econdo e$$a natura, & $econdo noi $aranno principij della cogni- tione, & dell'e$$ere ancora, come $i può uede <MARG><R>Pricipij ma tematici.</R></MARG> re nelle matematice, nelle quali s'incomincia dalla unità, dal punto, & $i uà da que$ti prin cipij à compo$ti, cioè alla linea, alla $uper- ficie, al corpo triangolare, & $imili. Il me de$imo $i può parimente dire della compo$itio- ne che $i fa nelle arti, hauendo $olo ri$petto <pb n=73> alle co$e, & non a i concetti. M<R>OR.</R> Ò bel modo di trattare. Quello che uoi tra- la$cia$te nella diui$ione de i principi, hora lo hauete repigliato. T<R>OM.</R> Per due cagio- ni fui mo$$o à trala$ciarlo: l'una perche io $a peuo che uoi hauendo la diui$ione de i princi- pij compleßi hauere$te anco trouata quella de gli incompleßi con il uo$tro acuto ingegno: l'altra anco per i$pedirmene piu to$to. Hora ueniamo alla compo$itione de i teoremi, la- quale mede$imamente incomincia co$i nelle ar ti, come nelle $cienze, ouero, almeno inco- minciare può da qualunque $orte di princi- pio, ancora che nell'arte la compo$itione in- cominci per lo piu da i principij dell'e$$ere del l'arte, & della cognitione in quanto à noi. M<R>OR.</R> Que$ta compo$itione dell'arte in quan to à teoremi, io la stimo difficile, co$i nelle $cienze, come nelle arti, perche non $o pun- to uedere $e alcuno habbia trattato facultà alcuna $econdo que$to ordine. T<R>OM.</R> La difficultà non leua la poßibilità, come uoi $a- pete, anzi eredo io che non $ia $olo difficile, ma difficilißima, perche è grandißima difficul- tà à raccorre tutti i teoremi, diffinitioni, & finalmente tutti i principij compleßi di una fa- cultà. Ma que$to ui ba$ti per hora in quan- to $i a$petta a i principij, da quali incomincia <pb n=74> la compo$itione, ancorche io $appia che que- sta materia haurebbe di bi$ogno d'un lungo parlare, ma il tempo non ce lo comporta; & <MARG><R>La compo $itione è piu diffici- le nelle ar- ti, che nel le $cienze, & perche.</R></MARG> $appiate che la compo$itione $ia ò reale, oue- ro fatta dall'intelletto è molto piu difficile nel- le arti che nelle $cienze, perche ella è piu na- turale che artificiale, percioche la natura i$te$- $a l'ha prodotta, $i come le altre $ono pari- mente piu artificiali, perche dall'huomo inge- gno$o paiono $enza e$$empio e$$ere stati troua ti; hor dunque la difficultà della compo$itione nelle arti na$ce $pecialmente perche la natura ne è stata inuentrice, laquale non incamina le co$e per altri ordini che per il compo$itiuo, & l'huomo imitando nello $criuere e$$e co$e $e gue co$i fatto ordine bene $pe$$o, come nella fi- <MARG><R>Ordine te- nutoda A- ri$totele nel dimo- $trare la fi- lo$ofia na- turale.</R></MARG> lo$ofia naturale fa Ari$totele, ilquale inco- mincia dalla materia, forma, & priuatione, & primo motore, de' quali egli tratta ne i li- bri della fi$ica: dipoi uenne alla $econda na- tura, cioè à gli elementi in quanto che $o- no parte del mondo, & al $econdo moto re, che è il cielo, di che egli tratta ne i libri del cielo; d'onde di$cendendo uiene alla terza natura, chc $ono gli elementi, in quanto che uengono alla mi$tione de' quali tratta ne i li- bri della generatione, & corrottione, da' qua li principij finalmente $e ne pa$$a poi à princi- <pb n=75> piati, piu $emplici, & imperfetti, de' quali tratta nelle meteore, & di qui a$cende à piu perfetti mi$ti, che $ono i minerali, dipoi $e ne uà à piu perfetti, che $ono animati, & que ste $ono le piante, dalle quali diuiene à piu perfetti ancora, che $ono gli animali irratio- nali, & finalmente diuiene all huomo, che tra tutti i mi$ti tiene il principato. M<R>OR.</R> Lo- dato $ia Iddio, da che noi $iamo il fine delle co$e naturali, contra la uoglia di alcuni, che pure $i sforzano di mo$trare, che l'huomo è il piu imperfetto animale che $i ritroui nel mon- do. T<R>OM.</R> Parlo io della $pecie dell'huomo, non gia de particolari de' quali parlarono que gli, che uoi dite, con i quali anche $ono io. Cono$co io de gli huomini à cui pare che di$piac cia di e$$ere huomini, & però $i trasformano in diuer$i altri animali, à tale che rimangono $olo huomini di nome; perche dimenticati di e$$ere huomini, altri operano come porci, al- tri come lupi, & altri come altri animali, & però $ono piu infelici d'ogni $orte d'animali. M<R>OR</R> Di que$ti tali non intendeuo gia io, ma d'alcuni altri che hanno uoluto mo$trare <MARG><R>Imperfet- tione del- l'huomo.</R></MARG> dal na$cimento, che l'huomo è il piu imperfet- to d'ogni altra $orte d'animali: e$$o na$ce nu- do, piagnendo, inetto per lungo tempo à nutrir $i & à chiedere il nutrimento, & altre co$e <pb n=76> $imili. T<R>OM.</R> Meno niegano que$ti che la $pe cie dell'huomo non $ia piu perfetta di quella de gli altri animali, benche dimo$trino alcuni accidenti d'imperfettione nell'huomo, liquali non $i ritrouano ne gli altri animali, percio- che la perfettione è $u$tantiale, & non acci- dentale. M<R>OR.</R> Mi piace, hor ritorniamo al no$tro propo$ito. T<R>OM.</R> Hauemo dato l'e$$empio dell'ordine compo$itiuo nella filo$ofia naturale, & percio ne re$ta che noi l'applichia <MARG><R>Ordine cõ po$itiuo <*>ella medi <*>ina d'on- de comin- ci.</R></MARG> mo ancora all'arte medicinale. Incomincia adunque l'ordine compo$itiuo nella medicina dal fine del filo$ofo, & da que$to ua alla par- te di cu$todire la $anità pre$ente, & ri$taura re la per$a, & da que$ta uiene à quella, che ne dà à cono$cere l'infirmità, & $intomi, & di qui partendo tra$corre alla parte de pre$a- gi, & $ogni, & finalmente alla curatione, & qui $ono per farui auuertito d'una $ola co $a, & poi porrò fine à que$ti due ordini. Percio l'ordine compo$itiuo è differente da i <MARG><R>Differenza tral'ordine compo$iti- uo, & il metodo.</R></MARG> metodi, percioche l'ord<*>$empre incomincia da quegli principij, che $ono <*>no$ciuti dalla natura per primi, $e bene mede$imamente $o- no anco cono$ciuti da noi, & il metodo $em- pre incomincia da quegli principij che $ono à noi prima cono$ciuti, $e bene in$ieme $ono an- che cono$ciuti dalla natura. M<R>OR.</R> Que$to <pb n=43> è quello, che Ari$totele dice nel primo della fi$ica, che la uia, cioè metodo $empre inco- mincia dalle co$e, che $ono piu note à noi, & l'ordine da quelle che $ono piu note alla natu- ra. T<R>OM.</R> egli è uero, & que$to è quan- to mi pare degno di e$$ere con$iderato intorno all'ordine compo$itiuo, la$ciando molti e$$em- pi, che ui potrei addurre, perche gli hauete nella ri$olutione, & percio trapaßiamo al- la diffinitione, & di e$$a breuemente parlia <MARG><R>Ordine <*> finitiuo che co<*></R></MARG> mo. L'ordine diffinitiuo adunque, che di$$o- lutione, & ri$olutione è chiamato da alcuni come appo Galeno $i può uedere nel principio dell'arte medicinale, non è altro in $omma che uno i$trumento, ilquale noi adoperiamo à di- $porre, & riduurre tutte le co$e al mezo; & perche nel fare que$to effetto pare che ri$oluia mo, & diuidiamo e$$o mezo, che è la diffini- tione, da molti è stata chiamata & ri$olutio- ne, & diui$ione, & ecco come pare che ri$ol uiamo, & diuidiamo la ri$olutione. Pigli$i la ca$a per e$$empio, la quale non è altro che uno edificio, che guarda (come detto habbia mo) & con$erua l'huomo da ogni $orte di of- fe$e e$terne, & que$to è il mezo, il quale $i $cioglie, & diuide in parti, come $e $i deue guardare da pioggia, fa di me$tiero che guar- di il tetto. Se da nemici, bi$ogna che habbia <pb n=78> le pareti, & que$te pure $i ri$oluono in altre parti, à tal che pare apunto che la diffinitio- ne $ia ri$olutione del tutto in parte. M<R>OR.</R> Hebbero adunque qualche ragione à doman- darla ri$olutione, ouero di$$olutione, ò diui- $ione. T<R>OM.</R> Po$$ono e$$ere i$cu$ati, ma non gia lodati, perche ueramente deue$i chiama- re ordine diffinitiuo. M<R>OR.</R> Quando dite che la diffinitione ordina tutte le co$e al mezo, intendete alla diffinitione, ouero al definito? T<R>OM.</R> Intendo all'uno, & all'altro, perche $e $i riducono alle parti, $i riducono al tutto, $e al tutto, anco alle parti: onde non faccia- mo capitale à dire piu à uno, che à un' altro, purche intendiate che $i cauino tutte le parti dalla diffinitione, come $i fanno le linee dal centro alla circonferenza. Piu chiaro e$$em- <MARG><R>Diffinitio- ne della medicina, $ecõdo Ga leno.</R></MARG> pio non $i può hauere che da Galeno nell'arte medicianle, oue egli dice che la medicina è $cienza de corpi $alubri, in$alubri, & neu- tri, & diuide poi cia$cuno di que$ti in $egni, cau$e, & corpi, & que$ti in parti. M<R>OR.</R> è chiarißimo e$$empio certo, ma non è meno <MARG><R>Diffinitio- ne della fi- lo$ofia.</R></MARG> chiaro quello della filo$ofia, cioè la filo$ofia na turale è cognitione delle co$e naturali, e$$e $o no principij, & principiati, i principij, o che <MARG><R>Co$e natu rali qual $ie no.</R></MARG> $ono propinqui, ò remoti, ò remotißimi, in- principiati, ò $ono perfetti, ò imperfetti, ò <pb n=35> animati, ò inanimati; $e animati, ò $en$ibi- li, ò in$en$ibili; $e $en$ibili, ò rationali, ò ir- rationali, & la maggior parte di eßi in altre parti ancora $i po$$ono $membrare, & co$i chia ramente $i ottiene l'e$$empio di cio che uoi ha uete detto al parer mio. T<R>OM.</R> Et innanzi che piu oltre noi paßiamo, deue$i anco auuerti <MARG><R>Diffinitio- ne, à che co$a $erua</R></MARG> re che la diffinitione, in quanto che è ordine, ne $erue à trattare, & ordinare tutta la $cien za, cioe à numerare tutti i capi, che tutta la facultà in $e steßi comprendono; & con tut- to che il proprio $uo $ia di preporre, & ordi nare le parti della facultà di che è diffinitione, non re$ta però, che ancora $eco non mi apporti cognitione anco del diffinito, & che in uniuer $ale non mi faccia uedere tutta la facultà, di- mo$trandomi come tutto quello che $i tratta nell'arte, ouero $cienza di che è diffinitione, ci riducono ad e$$a come ad un principio, dal qua le ordinatamente ogni co$a depende, ilche non auuiene nel metodo diffinitiuo; percioche alla diffinitione metodica non $i riferi$cono tutte le parti dell'arte, ò $cienza che ne uogliam dire, come $i riferi$cono a e$$o ordine diffinitiuo. Et percio in que$to $ono tra loro differenti, & di qui anche appare come molti $i $ono ingan nati, liquali uedendo una parte dell'arte di- cbiarata con la diffinitione, hanno creduto che <pb n=36> tutta l'arte fo$$e di$po$ta $otto l'ordine diffini- tiuo: benche fo$$e trattata $otto l'ordine com- po$itiuo, come auuiene nel $econdo della fi$ica oue Ari$totele diffini$ce la natura. <*>lche ue dendo alcuni, $enza pen$are che differenza fo$$e tra l'ordine diffinitiuo, & il metodo, di$$ero che e$$o Ari$totele nella filo$ofia natu- <MARG><R>Ordine dif finitiuo, co me differi- $ca da gl'al <*>i ordini.</R></MARG> rale u$aua l'ordine diffinitiuo. è ancora l'or- dine diffinitiuo differente da gli altri ordini, come ne gli e$$empi facilmente $i è potuto ue- dere, & $e altra differenza non ui fo$$e mai, ui è almeno que$ta, che l'ordine compo$itiuo ordina tutte le parti della facultà, di che è or dine, al $uo principio, & il ri$olutiuo al $uo fine, & e$$o diffinitiuo al mezo. è anco diffe- rente da gli altri in que$to, perche e$$o inco- mincia dalla diffinitione come dal tutto, & ua uer$o cia$cuna parte, & particella di e$$o; & il compo$itiuo incominciando da i principij re motißimi, ua ordinando tutte le parti in$ino alle co$e piu ba$$e, & al fine finalmente, & la ri$olutione principiando dal fine, ua ordinan do a parte a parte in$ino alle parti remotißi- me. è parimente differetne e$$o ordine diffini- tiuo dal ri$olutiuo, perche è inetto a ritroua- re le co$e come è parimente il compo$itiuo, in che può molto il ri$olutiuo. Supera anco il diffinitiuo il compo$itiuo, perche e$$o co'l $uo <pb n=81> diffinire può piu $uccintamente ordinare le fa- cultà. Onde adunque potiamo dire che la dif- finitione non $ia punto inferiore a gli altri or- dini. M<R>OR.</R> Voi certo nel dimo$trare che l'ordine diffinitiuo è differente da gli altri ha- uete u$ato mirabile artificio, perche in$ieme, in$ieme hauete anco dimo$trato le differenze che $ono tral ri$olutiuo, & il compo$itiuo. T<R>OM.</R> Dapoi che io ueggio che uoi $iate ca- pacißimo & delle diffinitioni de gli ordini, & delle loro differenze, & di tutte quelle diffi- cultà, che per la cognitione loro da noi $ono state prepo$te, porremo hormai fine a gli or- dini, la$ciando da parte molti e$$empi, che po treßimo addurre, & della diffinitione, & del la compo$itione, $i come di gia habbiamo ad- dutte della ri$olutione, non uietandoui però il chiedere $e in qualche co$a dubitate; Tra- $portando dunque il dire de i metodi à un'al- tro giorno, andaremo $econdo il no$tro u$o a trouare quegli, che ne a$pettano. M<R>OR.</R> La$ciato da parte il ringratiarui con belle pa- role, perche io sò quanto uoi $iate inimico del le cerimonie, & che ui contentate del buon animo, andate che ui farò compagnia, poi che hora altro non mi occorre, & $e mi occor rerà co$a ueruna chiederouui a baldanza aßi <*>urato dalla immen$a uo$tra corte$ia, & tra <pb n=82> tanto starò in e$pettatione de i di$cor$i intor- no a i metodi. T<R>OM.</R> Per non tenerui lun gamente $u$pe$o, mi ba$ta a$$ai che mi hab- biate accompagnato fin qui di fuora, la$cia- teui riuedere dimani alla mede$ima hora, che delli gradi della no$tra Scala, ò Metodi che ne uogliam dire a pieno ragioneremo; et perdona <*>emi che hoggi non po$$o hauerui al $olito me- co, percioche debbo ui$itare alcuni, che non uo gliono da' $colari e$$er ueduti. M<R>OR.</R> Al manco haue$te detto alcune, perche le donne s'imaginano lo $colare e$$ere animale fanta$ti- co, per la diffinitione che gli hauete aßi- gnata uoi altri dottori et però non gli introducono uolentieri: hora andate pure che io non uoglio im pedire i uo- stri negocij. Iddio ui ac- compagni. T<R>OM.</R> Et a uoi doni ogni con- tento. <C>IL FINE DELLA PRIMA <R>S<*>STIONE.</R></C> <pb n=83> <FIG> <C><R>DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,</R> DALL'ECCELLENTE MEDICO <R>& Filo$ofo, Me$$er GREGORIO MORELLI. SETTION SECONDA. INTERLOCVTORI.</R></C> <FIG> <C><R>TOMITANO, ET MORELLO.</R></C> <p><R>S</R>I<R>ATE VENVTOA</R> tempo M<R>ORELLO</R> mio, & apunto quando io pen$a- uo intorno alli gradi della no- stra Scala, ui $entij doman- dare $e io ero in ca$a, & diceuo tra me mede $imo $e il Morello hora ueni$$e, potreßimo ap plicare gli gradi a i poggi, che di gia diriz- zati habbiamo, & a tutta la Scala porre hor <pb n=84> mai fine. M<R>OR.</R> Con que$to de$iderio $o- no uenuto ancora io, & però $enza indugio potrete incominciare quando ui piaccia, che tutto cio sta a Voi. T<R>OM.</R> Sedete adun- que, & per diruela non mi piace che $carichia te uoi, per caricare poi me, ma che ogni uno $o$tenga la parte $ua. M<R>OR.</R> Non mi fa- rò in dietro quando bi$ognerà, incominciate pure. T<R>OM.</R> Gli ordini adunque, che gia $ono stati de$critti da noi, furono ritrouati per riparare a uno di due bi$ogni delle $cienze; & arti, cioè a quello della di$po$itione, & hora fa bi$ogno di $atisfare all'altro, che è il di- chiarare le co$e o$cure, & fare in modo, che $ieno uedute: la qual co$a faremo u$ando gli <MARG><R>In$trumen ti dichiara tiui, di quã te $orti $ie- no.</R></MARG> i$trumenti dichiaratiui, i quali $ono di piu $or ti, cioè ò che danno uera $cienza, & fanno cono$cere ueramente la co$a, che dichiarano, & que$ti $ono da Greci, & Latini chiamati Metodi, ouero che ne danno di e$$a una certa imperfetta cognitione, & que$ti chiamaremo i$trumenti i$perimentali, de' quali parlaremo <MARG><R>Metodo in quanti mo di $i piglia.</R></MARG> ultimamente. Il Metodo $i piglia, in molti modi, $i come $i può uedere per Ari$totele, che lo piglia nel primo te$to della fi$ica per ogni $orte di $cienza, & il mede$imo anche nella topica $otto que$to nome compre$e tutte le arti, dicendo che l'arte che egli hauea tra<*> <pb n=85> tata ne i libri della topica era $ommamnete utile, & qua$i come uia à tutti i metodi, cioè à tutte le arti, & $cienze. Galeno ne i libri intitulati Del Metodo lo pre$e per l'arte sì, & $pecialmente nel nono del Metodo lo pigliò per l'arte della logica, nella quale $i trattano tutti quei documenii, che $eruono, & reggo no tutte le tre operationi dell'intelletto. Hora benche $ieno molte parti della logica, alle qua li $i potrebbe e$tendere que$to nome, non di- meno noi chiamaremo Metodi que$ti quattro i$trumenti, cioè ri$olutione, diffinitione, de- mo$tratione, & diui$ione, liquali $ono stati celebrati, & anche connumerati da Ammo- nio nel prohemio di Porfirio; & Platone, che douea dir prima, parimente gli conobbe, & molto li commendò & in quanta stima li hab bia hauuti Galeno uoi lo $apete. Ale$$andro Aphrodi$eo ne' libri della Po$teriora fa $imil mente mentione di que$ti quattro ordini, tut- tauia celebrandogli per utili, & nece$$arij a tutte le $cienze. Per tanto pigliare hormai potremo il metodo per gli quattro i$trumenti gia detti; percioche non e$$endo loro altro ehe un certo di$cor$o, cioè uia, per la quale di$corre l'intelletto da un termine all'altro; & <MARG><R>Diffinitio- ne della nia.</R></MARG> Metodo nome Greco nel no$tro linguaggio al- tro non ri$uona $e non uia, molto e$$o nome <pb n=86> conuiene a $udetti i$trumenti: & però ueggia- mo che co$a è uia, laquale non pare altro al mio parere, che quello $patio che fra due ter- mini $i contiene, di modo che è nece$$ario, ò che ella $ia diritta, ouero obliqua, & quella uia è diritta, che tra due termini è più breue che e$$er può, & che è ueduta tutta da qua- lunche per e$$a cammina, tanto $e $i ritroua nel principio come nel mezo, & come nel fi- ne: & la obliqua per il contrario. Onde do uendo$i trattare una co$a metodicamente è molto piu conueneuole che $ia trattata per uia retta, che per obliqua, perche $i come le co- $e naturali, $e $ono nello stato $uo proprio $en za e$$ere alterate, ouero intricate con altre, $empre fanno il $uo moto diritto, ò che a$cen- dono, ouero che di$cendono, ne mai faranno moto obliquo, $e non $ono, come io dico, fuora della propria natura; co$i parimente deue studiare colui di fare che di e$$e trat- ta, trattandone per una uia, che $ia diritta quanto piu e$$er po$$a, laqual co$a non appor terà minore commodità à lui di quello che apporta il cammino diritto al uiandante. Il metodo dunque, co'l quale $i hanno da trat tare le facultà è una uia diritta, & non obli- qua, ne con piu facilità $i potrebbe trattare facultà alcuna, ne parimente con piu breuità, <pb n=87> perche, come diceua Euclide, la linea dirit- ta è la piu breue che $i po$$a fare tra li due termini. M<R>OR.</R> A talche $e uno uorrà de$ciuere co$a alcuna metodicamente la de$cri- uerà piu breuemente, piu dirittamente, & piu facilmente che $ia poßibile. T<R>OM.</R> Co$i è. Li metodi adunque $ono quattro, cioè di- <MARG><R>Metodi quanti $ie- no.</R></MARG> mo$tratione, diui$ione, diffinitione, & ri$o- lutione, i quali in quanto che $eruono alle $cienze, & arti, ouero $ono adoperati dal- l'artefice; $ono i$trumenti: di modo che dire poßiamo, che il metodo dichiaratiuo è in$tru mento, che adoperiamo nelle $cienze, & ar- ti à uenire in cognitione de i problemi per ac- qui$tare di eßi la $cienza camminando $empre da una co$a cono$ciuta, a una co$a, che non $i cono$ce. M<R>OR.</R> Que$ta è la de$crittione del metodo. T<R>OM.</R> Tantè. M<R>OR.</R> Il <MARG><R>Differenza tra il Meto do', & gli ordini.</R></MARG> metodo adunque è da gli ordini differente, perche di e$$o ce ne $eruiamo in cono$cere quel lo che noi nõ $appiamo per mezo di quello che $appiamo; & l'ordine ne $eruiua $olamente a di$porre le co$e di gia $apute; & punto non u'ingannate quando uoi dite, che inue$tighia- mo la co$a, che non $apemo, per mezo della co$a che $apemo, percioche dice Ari$totele che ogni no$tra cognitione $i fa da una preco- gnitione. T<R>OM.</R> Co$i sta. Diuide$i il <pb n=88> metodo, come ho gia detto in quattro $pecie. M<R>OR.</R> Innanzi che piu oltre uoi tra$corria te, ditemi di gratia a che fine hauete detto nella de$crittione del metodo, per acqui$tare la $cienza de i problemi, ouero cognitione perfetta, immutabile, & certa. T<R>OM.</R> Ac- cio fo$$e diui$o il metodo da gli i$trumenti i$pe rimentali, perche eßi, come poi diremo, non ne danno altro che una certa peritia, ouero opinione, & non $cienza, come fanno i me- todi. M<R>OR.</R> Bene, ho inte$o e$$a diffinitio ne, $eguire à uo$tro bell'agio. T<R>OM.</R> Gia dißi, che le $pecie de i metodi $ono quattro, & hora ui dimo$trarò che non $ono ne piu ne meno, $i con autorità, come anche con ragio ne. Ammonio tra Paripatetici Filo$ofo $i- gnalato nel prohemio de predicabili, dice e$- $erui quattro metodi. Porfirio nel mede$imo luogo l'i$te$$o conferma. Ari$totele padre del la filo$ofia, & de' filo$ofi nel primo libro del l'anima, & in altri luoghi ancora, numerò $olamente i quattro gia detti metodi. Con ra gione parimente $i puo dimo$trare i metodi non e$$ere piu di quattro, ne meno, percio- che non e$$endo altro il trattare metodicamen te alcuna co$a, che trattarla breuemente, chia ramente, & dirittamente, e co$a conuene- uole che e$$a $ia dichiarata in quel modo che <pb n=89> naturalmente $i ritroua, perche ne piu bre- uemente, non potrebbe e$$ere trattata, & di- chiarata, ilche e$$endo bi$ogna che li metodi $ieno tali, che po$$ano trattare & dimo$tra- re, & dichiarare le co$e, come naturalmen- te stanno. Qualunque co$a $i puo cono$cere, ouero come ella è naturalmente $enza acciden ti, ouero in$ieme con gli accidenti $uoi, & per $apere la natura di que$ti due, $i $ogliono fa- re que$ti quattro que$iti, $i come Ari$totile <MARG><R>Que$iti <*> la co$a cõ accidente, & di &qtilde;lla, che è $en- za.</R></MARG> nel $econdo della Po$teriora ne dimo$tra; due cioè della co$a $emplice $enza accidente, che $ono $i è, & che co$a è, gli altri due della co $a con gli accidenti in$ieme, cioè che $ia co$i, & perche $ia co$i. Gli accidenti $ono di due <MARG><R>Accidenti, di quante $orti.</R></MARG> $orti, altri cioè che accompagnano $empre la co$a i$te$$a, & altri nò, ma auuengono ad e$- $a co$a per qualche cagione e$trin$eca, & di que$ti ultimi non parliamo noi, ma di quegli che $ono accidenti proprij di e$$a co$a; onde quando que$ti accidenti non $ono cono$ciuti, che proprij $ieno di quel $uggetto, oue $i ri- trouano, fa bi$ogno di hauere uno i$trumento, che ne lo dimo$tri, & que$to e la dimo$tratio- ne, della quale non ne $eruiamo in altro che nel dimo$trare e$$o proprio accidente, ouero paßione e$$ere di quel $uggetto, di che egli è proprio; ilche fare noi non potiamo $enza la <pb n=90> <MARG><R>Natura del $ugetto.</R></MARG> cognitione del $uggetto. Onde fa di me$tieri che la natura di e$$o $ia prima cono$ciuta, la quale non è altro che materia, & forma; percioche alla demo$tratione precede il meto- do diffinitiuo, che ne dà il proprio genere, che è in uece di materia, & la propria differen- za, laquale rappre$enta la propria forma, di modo che è nece$$ario chi uuole cono$cere il genere proprio, che cono$ca il genere $uperio re, cioè generalißimo, ilquale con un'altro i$trumento ritrouiamo, che è il metodo ri$olu tiuo. Con la diui$ione poi $membriamo e$$o ge nere generalißimo nelle $ue parti, per ritro- uare il proprio genere della co$a, di che cer- chiamo la propria e$$enza, & finalmente la propria paßione, di modo che prima adoperia mo il metodo ri$olutiuo co'l quale dalle $pecie $pecialißime caminiamo al genere generalißi- mo, & dal genere generalißimo co'l metodo ri$olutiuo di$cendiamo alle $pecie $pecialißime: co'l diffinitiuo dichiariamo poi l'e$$enza di e$$a $pecie, & co'l demo$tratiuo dimo$triamo le proprie paßioni di detta $pecie. M<R>OR.</R> Co'l ri$olutiuo adunque trouiamo il genere commu ne, come à dire che l'huomo è $u$tanza, & con la diui$ione ueniamo in cognitione del piu proßimo genere, che $arà che l'huomo è ani- male. Determiniamo poi co'l diffinitiuo la <pb n=91> natura di e$$o huomo, cioè che $ia animale rationale mortale; co'l demo$tratiuo dimo$tria mo la paßione, cioè che ri$ibile, è proprio dell'huomo. T<R>OM.</R> Ben $apete, & in que$ta gui$a hauemo ritrouato dell'huomo quello che $i può ritrouare, cioè che co$a $ia, & che $ia co$i, & perche $ia co$i, $upponendo che $ia, & quello che $i è detto dell'huomo $i può pa- rimente applicare a ogni altra co$a, ne piu ne meno di quello che di e$$o gia fatto habbiamo. & di qui potete anco comprendere che li me- todi non po$$ono e$$er piu, ne meno di quat- tro, come dimo$trato hauemo. Hora da que- ste uniuer$alità dichiarate de i metodi, di$cen diamo à particolare dichiaratione, quando pe rò ui $ia in piacere. M<R>OR.</R> Anzi de$ide- ro $ommamente que$to, & certamente lo ri- putarò per $ingolarißimo fauore. T<R>OM.</R> In- cominciaremo adunque dalla demo$tratione, come quella che, prima $i offeri$ce all'animo no stro, laquale è metodo che adoperiamo per uenire da una co$a pale$e, & cono$ciuta in cognitione di una, che naturalmente era in- gnita, & occulta, cioè la dimo$tratione ne <MARG><R>Dimo$tra- tione à ch<*> $erua.</R></MARG> $erue a cono$cere una co$a naturalmente inco- gnita co'l mezo però d'una che cono$ceuamo. M<R>OR.</R> Se uoi ne darete l'e$$empio ben che io intenda que$ta diffinitione, non dimeno all'ho- <pb n=92> ra $arò piu $icuro nell'animo mio. T<R>OM.</R> Ha uete pre$cia dell'e$$empio, a$pettate un poco, perche bi$ogna prima dichiarare la diffinitio- ne, & cauarne quelle differenze, & che di- uidono la demo$tratione de gli altri metodi, & che anche co$titui$cono le $ue $pecie, & do pò que$to, $e ui piacera di$correremo per un poco uniuer$almente $opra tutte le $orti de i $illogi$mi. M<R>OR.</R> Come $e mi $arà in pia- cere, anzi non uoglio piu chiederui a dire co $a ueruna, percbe io ueggio che uoi meglio $a pete tutto quello, che io de$idero, che non sò io ricercarui. T<R>OM.</R> Di gratia non inter- rompiamo il no$tro ragionamento con parole $uperflue. Quando dico adunque che la de- mo$tratione è metodo, a$$egno quale $ia il $uo genere proßimo, ilche è tanto come $e io di- ce$$e che la demo$tratione è uno i$trumento metodico: $ottogiugnemo poi le differenze, accioche ella $ia cono$ciuta da gli altri metodi $eparata, che $ono, ilquale adoperiamo per uenire in cognitione della co$a incognita dalla cono$ciuta naturalmente, & qui douete $ape <MARG><R>Dimo$tra- tione quan te propo$i- tioni hab- bia, & co- me $i chia- mino.</R></MARG> re, per la intelligenza di que$te differenze, che la demo$tratione ha tre propo$itioni, del- le quali due $i chiamano preme$$e, & una con clu$ione: le preme$$e $ono quelle, che innan- zi che inducemmo la conclu$ione, cono$ceua- <pb n=93> mo, dalle quali ueniamo in cognitione della conclu$ione, che era incognita a noi, come a dire ogni animale rationale è ri$ibile, ogni huo mo è animale rationale: ecco le due preme$$e, che $ono cono$ciute, dalle quali ueniamo in co gnitione della conclu$ione, che $arà. Adun- que l'huomo è ri$ibile. M<R>OR.</R> In effetto gli e$$empi fanno che l'intelletto perfettamente co no$ce, fino a que$t'hora io non haueuo inte$o per$ettamente la diffinitione della demo$tratio ne: mi re$ta di $apere come da que$ta $i po$$a no cauare le $pecie della demo$tratione. T<R>OM.</R> Le differenze, come $apete, $ono quel le che co$titui$cono le $pecie, però quando di- ceuamo che la demo$tratione ne fa cono$cere una co$a, che non cono$ceuamo, per mezo di una che era cono$ciuta, per le co$e che cono- $ceuamo intendeuamo le preme$$e, & per la co$a incognita intendeuamo la conclu$ione. Se le preme$$e $aranno due; quella demo$tratione $i chiamarà $emplicemente demo$tratione, ma $e $arà $olo una, dalla cui notitia ueniamo in cognitione di e$$a conclu$ione, ella $arà la de- mo$tratione, che conduce all'impoßibile, co- me quando dicemo, $e non è giornoi, adunque è notte, & qui $ono manife$te due $pecie di <MARG><R>Dimo$tra- tioni<*> $i uari<*>.</R></MARG> demo$tratione. Oltra di que$to po$$ono anco uariare le demo$trationi per ri$petto della con- <pb n=94> clu$ione, perche ella può e$$ere di co$e $impli- ci, & di compo$te ancora; & quando $ieno co$e $implici, noi hauemo da quelle due que- $iti, che $ono che è, & che co$a è, & $e $o- no compo$te ne habbiamo due altre, che $ono perche $ia, & che $ia co$i. Si che $e uoglia- mo dimo$trare $e la co$a è, & che co$a $ia adoperiamo una $orte di demo$tratione, laqua le chiamano i logici demo$tratione, perche è co$i, & que$ta uà da gli effetti alle cau$e. Ma $e uogliamo dimo$trare perche la co$a $ia, & che $ia co$i adoperiamo quella demo$tratio ne, che i logici latini chiamano propter quid, & que$ta uà dalle cau$e à i cau$ati laquale, ò che è potißima, ouero non potißima; & po- tißima quella $olemo chiamare, nella quale $ono i principij formali, & conuertibili, non potißima quella poi chiamiamo, che di que- ste conditioni manca al tutto. Ho uoluto co $i breuemente toccarui la diffinitione, & la diui$ione della demo$tratione, accioche da que ste poche parole ne caua$te una idea, dalla quale poi, perche (come ho gia detto) ogni no$tra cognitione depende da una precognitio- ne, ui conduce$$e alla perfetta notitia della de mo$tratione. Però pigliaremo un'alto princi- pio, dal quale à parte à parte di$cendendo, uerremo al $ine. Hauemo dunque gia detto <pb n=95> nel principio del no$tro ragionare che tutte le arti, tutte le $cienze, tutti gli i$trumenti $o- no stati ritrouati dall'huomo dalla neceßità a$tretto percio per e$$ere la demo$tratione an- co i$trumento, ella è stata ritrouata per la i$te$$a cagione. Diremo hora che l'huomo $i è ingegnato di trouare uno i$trumento co'l qua- le po$$a mi$urare le co$e, accioche cono$ca qua li $ono tra loro uguali, & quali nò: & que- sta mi$ura, con che l'intelletto mi$ura le co$e, è apunto come quella del muratore, ilquale e$$endo richie$to al fare una torre $imile di larghezza, & lunghezza d'una gia fatta, non potendo egli portare l'una, & l'altra ap- pre$$o per uedere l'inequalità, ouero equali- tà, da que$to bi$ogno è stato a$tretto à ritro- uare un terzo, co'l quale le mi$ura$$e, & que sto terzo è la mi$ura, perche, (come bene dice euclide) quelle co$e che $ono uguali à un terzo, tra loro $ono uguali, & per il contra- rio ancora. Co$i parimente ha fatto l'intel- letto per potere bene cono$cere le co$e, & que- sta mi$ura di e$$o intelletto è chiamata da tut ti $illogi$mo, ò dimo$tratione, come di $opra noi l'hauemo chiamata, laquale hora noi an- <MARG><R>Sillogi$- mo da qu<*> ti termini ri$uiti.</R></MARG> che nominaremo $illogi$mo. e$$o $illogi$mo ri $ulta da tre termini, de' quali due ne $ono que gli di che cerchiamo la qualità, ouero inequa- <pb n=96> lità, & l'altro è il mezo, ilquale hora appli cato à uno de detti termini mi fa cono$cere tutto quello che ricercamo di $apere. Il per- che per la implicatione che fa e$$o mezo hora con una co$a hora con l'altra, & finalmente per quella che fanno le i$te$$e co$e tra loro, na$ce che tre $ono le implicationi de i $udetti tre termini ne i $illogi$mi, lequali $ono chia- mate da gli autori prepo$itioni, & percio uo lendo cono$cere il $illogi$mo, & l'u$o $uo, bi- $ogna cono$cere prima le prepo$itioni, & in- nanzi à e$$e bi$ogna cono$cere i termini, che <MARG><R>Termini logicali, quai $ieno.</R></MARG> le compongono. M<R>OR.</R> Que$ti termini non $ono eglino le uoci $implici? T<R>OM.</R> So- no e$$e, & po$$ono e$$ere ancora i $emplici con cetti dell'intelletto, & dico $emplici concetti, perche l'huomo con l'intelletto $olo può u$are il $udetto i$trumento $enza che ne mandi uo- ce. M<R>OR.</R> Pure come intenderete uoi li termini in que$to no$tro parlare? T<R>OM.</R> In- tenderemo per uoce, perche $otto la uoce $i contiene anche il concetto, a tal che parlan- do della uoce parlaremo di tutte due. M<R>OR.</R> Seguirebbe adunque che uoi parla$te anche del le co$e, perche il concetto è imagine della co- $a T<R>OM.</R> Benißimo, ma però noi non ha- ueremo l'occhio alle co$e, ma $olo alle uoci in quanto rappre$entano i concetti, & percio <pb n=97> dico che la uoce non è altro che un $egno, co'l <MARG><R>Voce, che co$a $ia.</R></MARG> quale $i manife$ta il concetto, ouero (come be ne la diffini$ce Ari$totele) la uoce è un $uono dell'animale, cau$ato dalla percußione dell'ae- re re$pirato nella canna del polmonc, modifi- cata dalla imaginatione per proferire tal uoce che mo$tri quello che l'animo ha conceputo. M<R>OR.</R> Que$ta diffinitione conuerrebbe à ogni $orte di uoce de gli animali. T<R>OM.</R> Conuerrebbe, ma a$coltate la diui$ione. E$$a <MARG><R>Diui$ione della uoce.</R></MARG> uoce $i diuide in $ignificatiua, & non $ignifi- catiua: oltra di que$to la $ignificatiua $i di- uide in naturalmente $ignificatiua, & in $i- gnificatiua $econdo il piacere dell'huomo: non $igni$icatiua è quella uoce, che altro non rap- pre$enta all'intelletto di chi ode $e non il $uo- no, come è il mugire de buoi, l'annitrire de caualli. La uoce che naturalmente $ignifica è quella che rappre$enta appre$$o tutti $empre il mede$imo concetto, come il piagnere del- l'huomo, che appo tutti mo$tra tri$tezza. La uoce poi che è artificiale, cioè à benepla- <MARG><R>Voce art<*> ciale.</R></MARG> cito dell'huomo, della quale hora intendiamo di ragionare, è quella che da una natione è po$ta à una co$a, per mezo della quale un'al- tra natione non intenderà quella co$a, ma un'al tra, ouero niente, perche ella è $econdo il uo- lere de gli huomini. M<R>OR.</R> Dimodo che <pb n=98> aggiugnendo alla diffinitione que$te due paro- le, $ignificatiua, à beneplacito, haueremo la diffinitione della uoce di che parliamo. T<R>OM.</R> <MARG><R>Voce della prima int&etilde; tione.</R></MARG> Vero e, & que$ta uoce $i diuide in uoce di pri- ma intentione, & di $econda intentione, & quella della prima intentione è la uoce che $i- gnifica il concetto, ilquale immediatamente riceue l'intelletto dalla co$a, come à dire ca- <MARG><R>Voce della $econda in tentione.</R></MARG> pra, leone. La uoce, della $econda intentio ne è poi quella che $ignifica il concetto della mente riceuuto immediatamente non dalla co- $a, ma dal modo d'intenderla; percioche l'in telletto (per darne e$$empio) poi che ha rice- uuto la natura humana $econdo la prima in- tentione, paragona que$to primo concetto poi à tutti gli huomini, & uedendo che conuiene que$to concetto à tutti gli huomini, forma di $ubito un concetto di e$$a natura humana, per che prima la con$ideraua in $e come partico- lare, & dopò il paragone che ha fatto la con- $idera in uniuer$ale, il cui concetto lo chia- mamo $econda intentione, & le uoci, che rap pre$entano e$$a $i chiamano uoci uniuer$ali, ò $pecie, ò communi, di che parlando Porfirio ne i Predicabili, & Ari$totele nella Topica <MARG><R>Voci quan te $ieno.</R></MARG> uol$ero che fo$$ero cinque, cioè Genere, Specie, Differenza, Proprio, & Accidente. M<R>OR.</R> et di quali uoci parlaremo noi? T<R>OM.</R> Del- <pb n=99> le uoci della $econda intentione maßimamente, lequali, $i come ho detto, $ono cinque, ne sta rò à di$correr molto quali $ieno le loro differen ze, diffinitioni, ne diui$ioni, pre$upponendo che $olo ne ba$ti di hauerui aßignati i luoghi, oue amplißimamente potete uedere di que$te tutto quello, che $i ricerca alla loro cognitione; non tacerò gia di dire perche $ono detti uni- uer$ali. L'uniuer$ale è quella uoce, che $i pre <MARG><R>Vniuer$a- le, qual $ia.</R></MARG> dica di piu d'uno, & accio $appiate che co$a s'intende per predicare di molti, notare doue te, che altro non uuol dire che quello uniuer- $ale $i di$tende con la $ua $ignificatione à mol- ti, cioè $i contengono $otto quello uniuer$ale tutti quelli di che e$$o $i predica; come l'huo- mo che è $pecie, $i predica di tutti particolari huomini, perche eßi $ono contenuti da lui; l'animale che è genere parimente $i predica <MARG><R>Genere.</R></MARG> dell'huomo, cauallo, leone, & altri, perche eßi contenendo$i $otto tal genere, po$$ono a uno per uno dire io $ono animale; ben poi $ono diffe renti tra loro non per il genere, ma per la dif- ferenza, perche l'huomo potrà dire a $e ste$$o <MARG><R>Differ&etilde;za.</R></MARG> io $ono animale rationale, & al cauallo tu $ei bene animale come io, ma differente da me perche non $ei rationale; & ecco che que$ta differenza $i predicarà di tutti gli huomini, perche con la $ua $ignificatione $i di$tende <pb n=100> <MARG><R>Proprio.</R></MARG> mede$imamente à tutti. Il proprio è uniuer- $ale mede$imamente perche $i predica di tutti quegli che $i contengono $otto la $pecie di che è proprio, come è ri$ibile di tutti gli huomini. <MARG><R>Accid&etilde;te.</R></MARG> L'accidente ancora è uniner$ale per la mede$i- ma ragione. M<R>OR.</R> Se co$i è, $arà<*>anco uniuer$ale l'indiuiduo, perche anch'e$$o $i pre dica di $e mede$imo. T<R>OM.</R> Non può e$$e- re que$to, perche in ogni attione, $i pre$up- pongono due termini, cioè agente, & patien te, & però nella predicatione ui è $empre il $uggetto, & il predicato & nell'indiuiduo, e$$endo co$i, non ha altro $eco, ma $i sta co$i $olo. M<R>OR.</R> Quale adunque $arà il predi- cato nella predicatione, quello for$e che $arà piu uniuer$ale? T<R>OM.</R> Quello $arà apunto, & il $uggetto $arà il meno uniuer$ale, pure auertite, che alle uolte gli accidenti proprij $i predicano della $pecie loro, ma non però $ono piu uniuer$ali di e$$a, ma $i conuertono con lei, à talche potiamo dire, che il predicato è ouero piu uniuer$ale, ouero tanto uniuer$ale alme- <MARG><R>Predicatio ne, in quã ti modi $i facci.</R></MARG> no quanto è il $uggetto. M<R>OR.</R> Tutte le predicationi fanno$i elle per un mede$imo mo- do? T<R>OM.</R> Non gia, perche $ono alcune uoci, che $i predicano di molti $uggetti in quan to al nome $olo, come à dire il cane, ilquale $i predica del cane terre$tre, del manino, & <pb n=101> cele$te $olamente $econdo il nome, & non $e- condo la diffinitione, perche eßi non po$$ono conu<*>nìre in una diffinitione, ma cia$cuno di loro ne hanno una appartata. M<R>OR.</R> Eßi $ono gli equiuoci d'Ari$totele. T<R>OM.</R> Sono li mede$imi, & quegli che lui chiama uniuo- <MARG><R>Vniuoci.</R></MARG> ci, $ono quelle uoci che $i predicano, & quan to al nome, & quanto alla diffinitione de $uoi $uggetti, come apunto fanno le cinque uoci gia de<*>te, però che l'huomo, quanto al nome, conuiene à tutti gli huomini, perche tutti $i chiamano huomini, & conuiene anche quan- to alla diffinitione perche tutti $ono rationali, ri$ibili, come egli è. Sonoui alcune altre uo ci lequali mede$imamente l'i$te$$o Ari$totele chiama denominatiui, perche pigliano il no- <MARG><R>Denomi- natim.</R></MARG> me da altri, come giu$to dalla giu$titia, ol- tra à que$ta diui$ione di uoci fa altre diui$io- <MARG><R>Diui$ione de dieci l'redicam&etilde; 1.</R></MARG> ni Ari$totele, ma $pecialmente una $econdo le co$e, di che e$$e $ono $egni, perche elle o ue- ro che $ignificano $u$tanza, ouero quantità, ouero qualità, ò relatione, ouero altre $ei co $e che $ono di que$ti quattro compo$te, come il luogo, il tempo, che $ono compo$ti & di $u- $tanza; & di quantità, l'attione, & la paßione che $ono compo$te di $u$tanza, & qualità, il $i to, et l'habito, che $ono compo$ti di $u$tanza, et relatione. M<R>OR.</R> Et que$ti $ono i predica menti d'Ari$totele, ma ditemi di gratia che <pb n=102> <MARG><R>Differenza tra il predi camento, & il predi- cato.</R></MARG> differenza fate uoi tra predicamento & pre- dicato. T<R>OM.</R> Io gli faccio quella diffe- renza, che è tra la potenza, & l'atto. M<R>OR.</R> Intendo, $eguite pure $econdo il uo- stro ordine. T<R>OM.</R> Fin qui uoi hauete la diui$ione delle uoci, lequali $i po$$ono oppor- re una con l'altra $econdo alcuni, non che la uoce $i opponga alla uoce, ma in quanto che $ignificano co$e oppo$ite, & uogliono eßi che <MARG><R>Oppo$itio ni di uoci.</R></MARG> $ieno quattro oppo$itioni; una cioè che chia- mano contradittioni, & è quando una uoce è con negatione, & l'altra $enza negatione, cioè l'huomo, non huomo: chiamano anco op po$itione contraria quando le uoci $ignificano qualità oppo$te, come caldo, & freddo, uo- gliono ancora che le uoci $i oppongano $econ- do l'habito, & priuatione, & cioè quando l'una $ignifica la forma, l'altra la priuatione di e$$a forma, $i come la cecità, & il uede- re: dicono finalmente che $i oppongono $econ- do la relatione, & è quando una uoce $ignifi ca il relatiuo, & l'altra il correlatiuo, come padre, & figliuolo, $eruo, & padrone. Ma io non tengo che que$te $ieno uere oppo- $itioni, perche l'oppor$i è un contra$tare, & eßi non contra$tano, perche non affermano, ne niegano non e$$endo loro ufficio, ma delle orationi. M<R>OR.</R> Non $i può anco diuide- <pb n=103> re tutte le uoci $olo in due parti, come bene ha fatto Ari$totele in nome, & uerbo? T<R>OM.</R> Si può benißimo, & non $enza ca- gione fece que$ta diui$ione Ari$totele, perche egli uoleua parlare delle propo$itioni, che $o- no $olo da nome & uerbo compo$te. M<R>OR.</R> Come? ueggio io che entrano nelle propo$itio- ni, & negationi, & congiuntioni, & altre. T<R>OM.</R> Vi entrano, ma $i come entra nella compo$itione dell'huomo l'accidente che però non è della e$$enza di e$$o huomo, & $e pure uolete che la negatione habbia qualche forza nella propo$itione, dite che ella l'ha congiun- ta co'l predicato. M<R>OR.</R> Et que$to mi ba- sta, & di piu ho inte$o da que$to uo$tro par- lare, che il uerbo nella propo$itione $arà come <MARG><R>Nome, & Verbo</R></MARG> il predicato, & il nome come il $uggetto. T<R>OM.</R> uero è, $e per $orte non ui $ia $e non il uerbo & il nome $u$tantiale, come à dire l'huomo è. ma anco quando nella oratione ui $ono piu nomi, il uerbo $empre $i acco$ta al predicato, come à dire l'huomo è giu$to. M<R>OR.</R> Perche il uerbo & il nome $i po$$o- no comporre in molti modi, ditemi di gratia, può il logico $eruir$i d'ogni $orte di oratione, <MARG><R>Di quale $orte d'ora tione può $eruir$i il Logico.</R></MARG> fatte dal grammatico? T<R>OM.</R> Solo della enunciatione può egli $eruir$i, perche il $uo ufficio è $olo di fare i$trumento che $erua ad <pb n=104> inue$tigare, & affirmare la uerità, & rifiu- <MARG><R>Enũciatio- ne, di che $ia compo $ta.</R></MARG> tare la fal$ità; & però $i $erue $olo della enun tiatione, laquale è compo$ta & di nome, & di uerbo, & non di qualunque ca$o di nome, ma del retto $olo, non di qualunque modo, ouero tempo del uerbo, ma $olo del modo in- dicatiuo, & del tempo pre$ente pa$$ato, & futuro, $i che hauete da che $i componga la enuntiatione, laquale non è altro che una ora tione, ò parlamento che d'una co$a afferma, ouero niega, & per non gittare uia tempo in <MARG><R>Enũciatio- ne come $i diuida.</R></MARG> darno ecco la diui$ione della enunciatione. prima o ella è affermatiua, ò negatiua: affer matiua è quella che afferma il predicato e$$e- re nel $uggetto, come à dire l'huomo è buono, ecco che la bontà è nell'huomo: la negatione è quella che rimuoue e$$o predicato dal $ugget- to come à dire, l'huomo non è buono. cia$cu- na di que$te $pecie po$$ono e$$ere uniuer$ali, ouero particolari, ouero infinita ouero $ingo- <MARG><R>Enũciatio- ne uniuer- $ale. Par- ticolare.</R></MARG> lari la enunciatione uniuer$ale è quella che ouero uniuer$almente afferma, ouero uniuer- $almente rimuoue il predicato dal $uggetto, la particalare è ancor quella che particolar- mente afferma, ouero niega l'i$te$$o predicato <MARG><R>Indefinita</R></MARG> e$$ere nel $uggetto. La inde$inita enunciatione è quella che da qualche $uggetto uniuer$ale non uniuer$almente, ouero particolarmente <pb n=105> rimuoue il predicato, ouero lo niega, & di que$ta ue ne do e$$empio, perche è un poco piu o$cura delle altre, come, l'huomo è animale, ecco che non ui è $egno uniuer$ale, ne partico lare, & però $i chiama indefinita. Hora cia$cuna di que$te propo$itioni, ouero che $a- rà del primo adiacente, ouero del $econdo, & chiamaremo prepo$itioni del primo adiacente, <MARG><R>Propo$itio ne dal pri- mo adiac&etilde; te.</R></MARG> lequali $olamente $ono d'un nome, & d'un uer bo, come à dirt l'huomo è, l'huomo non è, & quelle dico e$$ere del $econdo adiacente, <MARG><R>Del $ecõ- do adiac&etilde;- te.</R></MARG> nelle quali $ono due nomi, & un uerbo, come l'huomo è giu$to, l'huomo non è giu$to, à tal che quelle del primo adiacento $olamente affer mano il $uggetto e$$ere, ò non e$$ere, ma quel le del $econdo non affermano il $uggetto e$$e- re, ma la paßione, ouero predicato e$$ere in e$$o $uggetto, come apparene gli e$$empi dati, Di nuouo tutte que$te propo$itioni $i po$$ono treplicare, per ri$petto del uerbo, ilquale può e$$ere pre$ente, pa$$ato, & futuro, & que- ste propo$itioni $ono chiamate da latini, propo <MARG><R>Propo$itio ni de Ine$- $e.</R></MARG> $itioni de ine$$e; cia$cuna delle quali di nuouo potrà e$$ere quadruplicata, & in que$ta qua- druplicatione mutano il nome, perche di pro- po$itioni de ine$$e che $i chiamauano, $i chia- <MARG><R>Propo$itio ni modali.</R></MARG> maranno propo$itioni modali, perche cia$cu- na di loro potrà hauere cia$cuno di que$ti <pb n=106> quattro modi, cioè nece$$ario, poßibile, im- poßibile, & contingente, come à dire nece$$a riamente l'huomo è giu$to, ouero non nece$$a- riamente l'huomo è giu$to, & co$i delle altre. Vltimamente ogni una, co$i quelle de ine$$e, come le modali po$$ono e$$ere triplicate, per ri$petto delle tre materie, cioè nece$$aria, con- tingente, & remota, come per e$$empio, l'huo- mo è animale, l'huomo è bianco, l'huomo è un $a$$o. M<R>OR.</R> Que$to numero di prepo$i- tioni $arà qua$i infinito. T<R>OM.</R> Hauete parlato bene à dire qua$i, accioche udita l'al tra parte delle prepo$itioni potiate dire infini- ta a$$olutamente. M<R>OR.</R> Che adunque, ue ne $ono ancora. T<R>OM.</R> Altrettante ue ne $ono, perche cia$cuna delle $udette po$$ono e$$ere prononciate con conditione, & di$giun- tione, non affermando, $i come fanno le pa$- $ate la co$a e$$ere, ouero non e$$ere, & que- <MARG><R>Propo$itio ni hipoteti ce.</R></MARG> ste $ono chiamate hipotetice propo$itioni, cioè propo$itioni conditionate, come à dire $e è giorno egli è luce, $e egli è buon huomo, è an che giu$to: & que$te quantunque $ieno in po co u$o, $i po$$ono nondimeno uariare in molti modi, perche ouero che $aranno di$giunte, co me à dire è l'A, ouero la B. po$$ono e$$ere conditionali ancora, & que$te ouero $aranno $emplici, ouero compo$te, le $emplici come $e è <pb n=107> l'A, è anco la B; le compo$te ancora $i diui dono & ouero $aranno con una conditione, ouero con due, con due conditioni, come $e è l'A, & $e è la B, è anco la C. con una $o- la, come $e è l'A, $arà la B, & la C. <*> M<R>OR.</R> Mi diceuate che ne rimaneua la me tà da connumerare, & per quello che io po$$o comprendere da que$ta diui$ione $i po$$ono due uolte triplicare. T<R>OM.</R> Il mio non fu erro- re, perche io non ui dißi co$i per affermarui il numero delle propo$itioni, che mi re$taua, ma per ri$pondere à uoi che diceuate che era- no qua$i infinite; ma intorno à que$ti douete notare, perche hauemo detto che non afferma no, ne niegano $e non conditionatamente, che e$$e cono$cerete affermare, ouero negare dalla con$equentia loro, perche $e la con$equenza affermarà qualche co$a, uoi direte e$$ere affer matiue, & $e anco negarà, uoi direte e$$ere negatiue. M<R>OR.</R> Que$te propo$itioni con- ditionali però hanno i mede$imi termini, che hanno quelle de ine$$e, & le modali, ma $olo $ono differenti per la conditione, ouero di$iun tione, che $e li aggiungono. T<R>OM.</R> Ne piu ne meno è di quello che uoi dite, & qui fini$ce la diui$ione delle propo$itioni, & $e ui pare$$e intorno à e$$a diui$ione qualche diffi- cultà, perche io, per breuità, non ne ho dato <pb n=108> di tutte l'e$$empio, $e non uolete chiedere à me ricorrete intorno à Boetio, ilquale di tutte le propo$itioni ha parlato, ma e$qui$itißima- mente delle hippotetice. M<R>OR.</R> Per ho<*>a pare à me che io ne $ia capacißimo, ne dubito punto che con que$ta idea, che io ho nellamen ie, non ritroua il numero di tutte le propo$itio ni. T<R>OM.</R> Hor ba$ta, poi che le hauete co$i bene inte$e, annotate alcune co$e in uni- uer$ale intorno ad e$$e propo$itioni, ne uerre- mo à dire del Sillogi$mo, & finalmente della demo$tratione, come è stato in$ino da princi- pio propo$to. La prima co$a che uoglio che noi annotiamo è la oppo$itione delle propo$itio ni, perche, $e bene io mi raccordo, parlan- do delle uoci, diceuo che elleno non $i oppon- gono ueramente, ma che è proprio delle pro- po$itioni; però douiamo $apere, che la propo- $itione uniuer$ale affermatiua, & la uniuer- $ale negatiua d'uno i$te$$o $ogetto, & predica to, & conle mede$ime altre conditioni, po- ste all incontro $ono contrarie, ne po$$ono e$$e- <MARG><R>Oppo$itio nedi pro- po$itioni.</R></MARG> re in$ieme mai uere, $ia mò in quale $i uoglia $orte di propo$itioni, po$$ono bene e$$ere l'una uera, & l'altra fal$a, oueramente amendue fal$e, & $e l'affermatiua uniuer$ale, $arà al- l'incontro della particolare negatiua, con le $opradctte conditioni, ilche intenderò in ogni <pb n=109> $orte di oppo$itione, dico che $aranno contra- dittorie, come $ara anco $e la negatiua uniuer $ale $i oppone alla particolare negatiua, le- quali mai non po$$ono e$$ere amendue ue- re, ò fal$e in$ieme, ma l'una uera, & l'altra fal$a; ma $e per ca$o ancora metteßi- mo due particolari all incontro, l'una afferma tiua, & l'altra negatiua, dire dobbiamo che que$ta oppo$itione è $ubcontraria, la cui leg- ge è che poßino e$$ere in$ieme uere, ma non fal$e. Poßiamo fare un'altra implicatione, cioè confrontare la uniuer$ale affermatiua con la particolare affermatiua, ouero la uniuer$a lc negatiua, con la particolare negatiua, & que$te complicationi le chiamaremo $ubalter- ne, non per altro, $e non perche la particola- re è $ottopo$ta alla uniuer$ale, nella i$te$$a $orte parlando, & que$ta legge è che $e le uniuer$ali $ono uere, tali $aranno anche le particolari, & il $imile intenderemo delle fal- $e, ma non per il contrario, cioè la uerità della particolare, ò fal$ità non farà la uni- uer$ale uera, ò fal$a. M<R>OR.</R> Che oppo$i- tione $arà $e due $ingolari propo$itioni l'una affermatiua, & l'altra negatiua $arà all'in- contro, non $arà ella propo$itione contradit- toria? T<R>OM.</R> Co$i $arà, & que$to ne ba$ti circa le oppo$itioni. Et perche $i $uol dire <pb n=110> che dalla guerra $i uiene alla pace, uenia- mo noi dalla oppo$itione delle propo$itioni alla <MARG><R>Conuer$io ne di pro- po$itioni.</R></MARG> conuer$ione di e$$e. Però la propo$itione uni- uer$ale negatiua $i conuerte in $e $te$$a, co- me $arebbe à dire $e glie uero che ne$$una A, non è la B, $arà anco uero à dire, che ne$$una B, $ia per A. M<R>OR.</R> Si dirà dun- que le propo$itioni conuertir$e in $e $te$$e ogni uolta che $eruata la qualità, & quan- tità $i mutano $olamente i termini. T<R>OM.</R> Sarà & $i chiamerà $emplice conuer$ione. M<R>OR.</R> La propo$itione uniuer$ale afferma- tiua in che $i conuertirà? T<R>OM.</R> Si con- uertirà in una particolare affermatiua, co- me $e è uero che ogni A, $ia B, $arà a<*>co uero che qualche B; $arà A. & que$ta con- uer$ione chiamano gli autori conuer$ione per accidente. La particolare affermatiua ella $i conuerte in $e ste$$a nel mede$imo modo che fa la uniuer$ale negatiua. La particola- re negatiua, ella non $i conuerte, & que$te conuer$ioni $i debbono intendere in materia nece$$aria maßimamente, & que$te $ono le conuer$ioni delle propo$itioni, dico delle pro- po$itioni, percioche ne i $illogi$mi come ue- deremo, oltra que$te $e ne fanno delle altre, cioè $i fa la conuer$ione dell'impoßibile, & $i muta anco la maggiore in minore, & la <pb n=111> minore in maggiore, $i come poi commo- damente uederemo al $uo proprio luogo. M<R>OR.</R> Per non interrompere il uo$tro pa$- $ato ragionamento, ho uoluto ri$eruare fino à que$t'hora una dubitatione, laquale hora ui dirò, poiche ui ueggio uolere $alire à $il- logi$mi. Hauete detto che le conditioni della $ingolare negatiua, & affermatiua $ono che di neceßità l'una $ia uera, & l'altra fal$a, & $e egli è uero, come $arà alcuna propo- $itione contingente? T<R>OM.</R> Io ho detto che que$te due propo$itioni $eruano le condittioni delle contradittorie cioè che nel tempo futuro (perche ne gli altri tempi non è dubbio) ne- ce$$ariamente ne $arà una uera, & l'altra fal$a, & quale mò di que$te due habbia da e$$er uera, dico che affermare non $i può, & però sta benißimo in$ieme, che di que$te pro- po$itioni l'una nece$$ariamente habbia da e$$er <MARG><R>Prepo$itio m nece$$a- rie.</R></MARG> uera, & l'altra fal$a, & che $ieno uere, ò fal$e conting entemente: perche $e le con$ide- riamo amendue in$ieme; cioè in $en$o compo- sto, come dicono i logici, dico che nece$$aria- mente l'una $aria uera, & l'altra fal$a, ma $e le con$ideriamo $eparate in $en$o diui$o, al- l'hora dico che non hanno alcuna neceßità, pe rò che $e noi diremo, domani $arà guerra, non è nece$$ario che $ia, ò che non $ia, & il $imi- <pb n=112> le $arà della $ua negatiua: ma $e diremo do- mani $arà guerra, domani non $arà guerra, dico che nece$$ariamente l'una $arà uera, & l'altra fal$a, & que$ta mede$ima $olutione diede Ari$totele à gli Stoici, che teneuano tut te le co$e auuenire nece$$ariamente. M<R>OR.</R> Mi occorrono bene ancora delle altre difficul- tà, ma con$idero che non hanno qui il proprio luogo ma ui $arà tempo un'altra uolta con maggiore commodità, & però $eguite pure lo intento uo$tro. T<R>OM.</R> è luogo, & tempo quando uoi uolete, ma poi che co$i ui piace me ne uengo al $illogi$mo di lungo, intorno al quale prima $apere douete, che e$$o è di tante $pecie, di quante $ono le propo$itioni, perche da quelle è compo$to; ma per non andare mol to in lungo, parlaremo in uniuer$ale di e$$o $il <MARG><R>Sillogi$- mo che co $a $ia.</R></MARG> logi$mo, & poi $correremo alle particolarità $e il tempo nel concederà. Il $illogi$mo adun que, è un parlare nel quale e$$endo po$te due propo$itioni, ne ri$ulta un'altra differente dal <MARG><R>Sillogi$- mo in quã ti modi $i confideri.</R></MARG> le po$te, come à dire l'A, è la B, la C, è la A, adunque la C, è la B. & e$$o $illogi$mo $i può con$iderare in due modi, ouero in ri- $petto della $ua forma, ouero in ri$petto della materia. Con$ideramolo dunque in quanto al la $ua forma, perche tutte le $orti de $illo- gi$mi conuengono nella forma, ma per ri$petto <pb n=113> della materia $ono diuer$e, come intenderete poi. Diuide$i dunque il $illogi$mo in ri$petto <MARG><R>Diui$ione del Sillogi $mo.</R></MARG> della forma in $illogi$mo perfetto, & imper- fetto: il perfetto è quello, che non ha di bi$o gno dell'altrui aiuto à prouare la propo$itione, che intende di prouare, & l'imperfetto è quel lo che ha di bi$ogno del perfetto, per uenire al l'intento $uo. In genere tre $ono le figure, ò forme de $illogi$mi. M<R>OR.</R> Perche co$itre, & non piu, ò meno? T<R>OM.</R> Per que$to. Voi $apete, ò almeno $apere douete che ogni $illogi$mo ha tre termini, de' quali uno $i chia- <MARG><R>Termini del Sillogi $mo.</R></MARG> ma mezo termine. M<R>OR.</R> Perche co$ime- zo termine? T<R>OM.</R> Perche è il mezo co'l quale $i congiungono gli altri due, ouero $i di$giungono, & è la mi$ura, la quale fa co- no$cere la equalità de gli altri termini, de' quali uno $i chiama maggiore E$tremità, & <MARG><R>E$tremità de' Sillogi $mi.</R></MARG> l'altro minore E$tremità. La maggiore e$tre- mità è quel termine che è piu uniuer$ale fuo- ra del mezo, & la minore, è il minor termi- ne; & da qui na$ce anco che tre $ono le pro- po$itioni, delle quali due $ono denominate dal li due predetti termini, cioè quella, oue è la maggiore e$tremità è detta maggiore, & quel la oue è la minore è detta minore, & quella che ri$ulta da que$te due è detta conclu$ione. Hora que$ti tre termini $ono ouero predicati, <pb n=114> ouero $uggetti, perche come hauemo detto, la propo$itione non co$ta d'altri termini, che di predicato, & $uggetto. onde dalla diuer- $a implicatione di que$ta, ne na$ce la diuer$i- tà de $illogi$mi, perche quel termine che $arà $uggetto nella maggiore, $arà poi predicato <MARG><R>Figura de' Sillogi$mi.</R></MARG> nella minore, d'onde na$ce la prima figura: laquale è forma del $illogi$mo perfetto, per e$- $er ella perfettißima, ouero anco il termine, che $arà $uggetto nella maggiore, $arà anco $uggetto nella minore, & di qui na$ce la $e- conda figura, ouero che il predicato nella mag giore $arà anco predicato nella minore, & que$ta $arà la terza figura, ne $i deue ammet tere l'altra implicatione, & per que$to non $i ammetta la quarta figura, come hanno uolu- to alcuni; perche $arebbe figura inutilißima. Hora cia$cuna di que$te figure ha diuer$i gra- di, per ri$petto che quattro $ono le prepo$itio- ni, che po$$ono e$$ere approuate in cia$cuna $i gura, & oltra di que$to, po$$ono e$$er prouate nella $econda & nella terza in diuer$i modi, onde ne na$cono diuer$e propo$itioni. M<R>OR.</R> Que$te propo$itioni $ono quattro, cioè, uniuer $ale affermatiua, uniuer$ale negatina, parti- colare affermatiua, & particolare negatiua parimente. T<R>OM.</R> Tante $ono, & notate che ilogici $i hanno imaginate certe uoci uni- <pb n=115> uer$ali, lequali contengono tutte le regole de igradi de $illogi$mi d'ogni $orte, & il primo grado della prima figura. Si contiene $otto que$to nome di Barbara, ma accio intendiate l'artificio di que$ta parola, notate che in ogni parola $i ritrouano tre $orti di lettere, quattro uocali, cioè, à, e, i, o, lequali mi dimo- strano la quantità, & qualità delle prepo$itio, ni, onde doue $arà, à, $arà $empre la propo- $itione uniuer$ale affermatiua; doue $arà, è, $empre la propo$itione $arà uniuer$ale negati- ua, & doue è la, i $arà particolare afferma- tiua, & doue è la, o $arà particolare negati ua. Sono altre quattro lettere con$onanti, lequali $ono in principio de inomi, che $ono, b, c, d, f, lequali mi mo$trano ne i $illogi$mi imperfetti à quale perfetto $illogi$mo della pri ma figura $i debbano ridurre, come $arebbe quel $illogi$mo che $i contiene $otto al nome Ce lantes $i riduce il $illogi$mo de celarent, per- cioche amendue incominciano da una i$te$$a let tera, che e la, c, $onoui altre quattro lette- re in e$$e uoci, cioè l, p, e, m, lequali mi dimo$trano la conuer$ionc della propo$itione che è innanzi a loro, la, l, dimo$tra ne i $il- logi$mi imperfetti, che la propo$itione auanti à lei $i debba conuertire $emplicemente, cioè in $e ste$$a, la, p, dimo$tra che la propo$itio- <pb n=116> ne $i deue conuertire per accidente, la, c, di- mo$tra che $i deue conuertire per impoßibile, la cui $orte di conuer$ione dichiararemo poi quando $aremo giunti al $illogi$mo per impoßi bile, poi che di e$$a non hauemo ancora ra- gionato; la, m, dimo$trarà che la propo$i- tione innanzi à lei, $arà maggiore $i deue fare minore. A tal che poi che hauerete $a- puto quali $ieno le uoci della prima figura, uoi $aprete fare i $illogi$mi, & di imperfetti farli perfetti, & però la prima figura ha que ste quattro dittioni, cioè. Barbara, Cela- <MARG><R>Dittioni della pri- ma, $econ da, & ter- za figura de Sillogi- $mi.</R></MARG> rent, Darij, Ferio. Quelli della $econda $ono le quattro dittioni del terzo uer$o, che $ono Ce$are, Came$tres, Fe$tino, Baroco. Quelle della terza figura $ono le $ei del quarto uer$o, cioè Darapti, Felapton, Di$amis, Dapti$i, Brocardo Feri$on. M<R>OR.</R> Mò il $econdo uer$o à che figura $i ridurrà egli in$ieme con baralipton ultima parola del primo? T<R>OM.</R> Ci riducono $otto la prima figura, ma non ho io di que$te fatto mentione, percioche conclu- dono indircttamente, però accadendoui fare tali $illogi$mi, gli ridurrete a i primi della pri- ma figura, al modo che noi habbiamo detto di $opra. Vi darei l'e$$empio di tutti, & anco ui mo$trarei la riduttione, ma mi allontanarei troppo dal no$tro intento, che è $olamente di <pb n=117> mo$trarui uniuer$almente le co$e. M<R>OR.</R> Di gratia fate hora piu stima del mio intere$- $e, che del uo$tro ordine, del quale $arete piu to$to lodato da gli huomini d'intelletto, che bia$imato. T<R>OM.</R> Hauete ragione, & pe- rò eccoui l'e$$empio del primo grado della pri- ma figura, laquale $i contiene $otto quel no- me barbara, che ha tre, a, che ne dimo- strano tre prepo$itioni uniuer$ali, come à di- re. ogni, a, è, b, ogni, c, è, a, adunque ogni, c, è, b, & que$to primo grado è ogni uolta che ($eruata la regola commune della prima figura, che è che il $ugietto della mag- giore $ia il predicato della minore) la mag- giore e$tremità $arà uniuer$almente nel mezo termine, & e$$o mezo $arà tutto nella minore e$tremità, & che nece$$ariamente $eguirà, che la maggiore e$tremità $arà nella minore. M<R>OR.</R> Datemene di gratia uno e$$empio fi- $ico, & mo$tratemi à dito tutte le co$e che ha uete dette, perche mi $aranno à chiarezza in tutti gli altri e$$empi, ne ui ricercarò piu qua le $ia il mezo termine, quale $ia la maggiore, ò la minore, & altre faccnde. T<R>OM.</R> Ec- <MARG><R>E$$empio fi$ico nella prima figu ra.</R></MARG> coui l'e$$empio fi$ico nel primo grado della pri ma figura. Ogni animale rationale è ri$ibi- le, ogni huomo è animale rationale, adunque ogni huomo è ri$ibile. Per prima notate che <pb n=118> tutte tre le propo$itioni $ono uniuer$ali affirma tiue, notate ancora che que$ta prepo$itione. Ogni animale rationale è ri$ibile è quella pro- po$itione che domandiamo maggiore, perche in $e contiene la maggiore e$tremità, che è ri$i- bile, & contiene il mezo che è, ogni animale rationale, de quali due termini l'uno ha ragio ne di $ugetto che è il mezo termine, & l'al- tro ragione di predicato che è la maggiore e$tremità. La minore propo$itione è que$ta, ogni huomo è animale rationale, perche ella ha la minore e$tremità che è ogni huomo; la conclu$ione poi è, adunque ogni huomo è ri- $ibile. Vltimamente notate in che modo la maggiore e$tremità è uniuer$almente nel me- zo, $e ogni animale rationale è ri$ibile, ne- ce$$aria co$a è che ri$ibile, che è la maggiore e$tremità, & che è predicato, $ia nel mezo, che è $uo $ugetto uniuer$almente. è anco fa- cil co$a uedere in che modo il mezo $ia uniuer $almente nella minore e$tremità, perche $e ogni huomo è animale rationale, anco ogni ani male rationale $arà huomo, & in che modo poi $egua nece$$ariamente che la maggiore e$tremità $ia nella minore, credo che la ragio ne a$tringa l'intelletto uo$tro à crederlo, $en- za ch'io ue lo mo$tri à dito. M<R>OR.</R> Haue- te fatta una fatica, che $arà à uoi di gran <pb n=119> $olleuatione ne gli altri gradi, che dichiarate, & à me di grandißima utilità, però $eguite à uo$tro bell'agio. T<R>OM.</R> Purche $ia co$i, che <MARG><R>E$$empio del $econ- do modo.</R></MARG> non m'interrompiate di nuouo. Il $econdo mo do della i$te$$a figura $arà ogni uolta che la maggiore stremità $arà in ne$$un mezo, & il mezo $arà in tutto nella minore i$tremità, & nece$$ariamente $eguirà che la maggiore i$tre- mità non $ia nella minore, & que$to modo $i contiene $otto la uoce, Celarent, come (per e$$empio) ni$$uno animale è $a$$o, ogni huo- mo è animale, adunque ni$$uno huomo è $a$$o. Vi darò gli e$$empi naturali, perche ui ueg- gio de$iderargli. M<R>OR.</R> Vi ringratio, ho raueniamo al terzo. T<R>OM.</R> Il terzo modo è quando la maggiore i$tremità è uniuer$al- mente nel mezo, & il mezo è particolarmen tenella minore e$tremità, & però $egue nece$- $ariamente che la maggiore e$tremità $ia par- ticolarmente nella minore, & que$to modo è $otto il nome Darij, come, ogni animale è di- $ciplinabile, alcuno leone è animale, adunque <MARG><R>E$$empio del terzo modo, & del quarto.</R></MARG> alcun leone è di$ciplinabile. Il quarto è quan do la maggiore e$tremità non è in alcun modo nel mezo, & il mezo è in qualche parte nella minore e$tremità, onde $i conclude la maggio- re e$tremità non e$$ere in qualche parte nella minore e$tremità. Seguirebbono hora gli al- <pb n=120> tri cinque modi, cioè quegli, che $ono $otto que$ti nomi Baralipton, Celantes, Dabitis, Fape$mo, Fri$e$omorum, ma perche conchiu- dono indirettamente, gli po$tporremo à tutti. M<R>OR.</R> Seruate l'ordine accidentale, & per cio preponcte i piu degni a i meno degni. T<R>OM.</R> Ben $apete. Hor $eguono i modi de i $illogi$mi imperfetti, i quali $i riducono a i $udetti, & diceuamo che la $econda figura è quando il predicato della maggiore è anco pre <MARG><R>Gradi del- la $econda figura.</R></MARG> dicato nella minore, laquale ha piu gradi $i come hauemo detto. Il primo è quando il mezo non è in ueruna parte della maggiore i$tremità, & e$$o mezo è in ogni parte della minore e$tremità, onde $egue che la maggio- re e$tremità non è in ueruna parte della mino re, & que$to $i contiene $otto la uoce Ce$are, come (per e$$empio) Ni$$un uitio è uirtù, ogni giu$titia è uirtù, adunque ni$$una giu$ti- tia è uitio, & $i conuerte a Celarent, conuer- tendo$i la maggiore $emplicemente, cioè in uni uer$ale negatiua, $i come dicendo ni$$una uir- tù è uitio, ogni giu$titia è uirtù, adunque ni$- $una giu$titia è uitio. Il $econdo modo poi è quando il mezo è uniuer$almente in tutta la maggiore e$tremità, & non è in alcuna parte della minore, & que$to è $otto la uoce Came- stres, come à dire ogni animale è uiuente, <pb n=121> ni$$un $a$$o uiue, adunque nißun $aßo è ani- male, & $i riduce a Celarent, conuertendo$i la minore $cmplicemente, cioè in uniuer$ale ne- gatiua, & tra$ponendo la minore in maggio- re, & la maggiore in minore. Il terzo mo do è quando il mezo non è in ueruna parte del la maggiore, & in qualche parte della mino- re, & che $egue che la maggiore e$tremità $i ritroua in qualche parte della minore, & è $otto la uoce Fe$tino, come $e dicemmo, nißun a$ino è huomo, Socrate è huomo, adunque So crate non è a$ino, & eßo $i riduce a Ferio conuertendo$i la maggiore $emplicemente. Jl quarto modo di que$ta figura è ogni uolta che il mezo è uniuer$almente nella maggiore e$tremità, & particolarmente $i rimuoue dal la minore, & però $i conchiude la maggiore e$tremità non eßere in qualche parte della mi nore, & que$to modo è contenuto dalla uoce Barocho, il cui eßempio è que$to, Ogni uir- tù è laudabile, l'auaritia non è laudabile, adunque l'auaritia non è uirtù, & eßo $i ri- duce a Barbara co'l mezo della ri$olutione per l'impoßibile. M<R>OR.</R> Che conuer$ione è que$ta, che uoi chiamate per l'impoßibile, perche di eßa non ne è fatta ancora mentione. <MARG><R>Conuer$io ne per l'ī- po$sibile.</R></MARG> T<R>OM.</R> Hauete ragione, & la conuer$io- ne fatta per l'impoßibile è quando $i piglia <pb n=122> l'oppo$ito della conclu$ione, & una delle pre- me$$e, & $i conchiude l'oppo$ito dell'altra pre mc$$a, come uerbigratia nell'argumento gia detto, la conclu$ione è tale. l'auaritia non è uirtù, & la $ua contradittoria è che ogni auaritia è uirtù, laquale $i piglia, & appli- ca alla maggiore del $udetto argumento, che è dal che ne $egue poi l'oppo$ito della minore, che era l'auaritia non è laudabile, onde tale $arà l'argomento. Ogni uirtù è laudabile, ogni auaritia e uirtù, adunque ogni auaritia è laudabile, & ecco che la conclu$ione di que sto argumento è contradittoria della minore del primo che gia era stata amme$$a per uera, & però $i chiama conuer$ione per l'impoßibi- le, perche è impoßibile che due contraditto- rie $ieno in$ieme uere. M<R>OR.</R> Non acca- derà che piu ui mole$ti intorno alle conuer$io- ni, pa$$ate dunque a uo$tro piacere alla terza figura, laquale, è quando quello che è $ugetto nella maggiore è anco $ugetto nella minore, & ella ha (per quello che uoi hauete detto) $ei modi, de' quali n'a$petto la uo$tra dichia- <MARG><R>Modi del- la terza fi- gura.</R></MARG> ratione. T<R>OM.</R> Il primo è quando la mag giore e$tremità è in tutto'l mezo nel quale e anco la minore, & percio $i conclude che la maggiore e$tremità è in qualche parte della mi nore, & è retto dalla uoce Darapti. M<R>OR.</R> <pb n=123> L'e$$empio di que$to tale deue e$$ere. ogni huo mo è $u$tanza, ogni huomo &cgrave; animale, adun- que qualche animale è $u$tanza, & per le re gole gia datc, e$$o $i uedc ridurre alla uoce Darij conuertendo$i la minore per accidente, cioè in particolare affirmatiua. T<R>OM.</R> Ne potremo adunque i$pedire breuemente, poi che uoi ui mo$trate capacißimo d'ogni co$a; però il $econdo modo è, quando la maggiore e$tremità non è in alcum mezo, nel quale è la minore uniuer$almente, & $i conclude che la maggiore non $arà in tutte le parti della mino re. M<R>OR.</R> Come à dire, ni$$uno animale è morto, ogni animale è uiuo, adunque alcun uiuo non è morto; & que$to tale argumento è retto dalla uoce Felapton, & riduce$i alla uo ce Ferio conuertendo$i la minore per acciden- te. T<R>OM.</R> A que$to $egue il terzo, ilqua- le è ogni uolta che la maggiore e$tremità è in qualche parte del mezo, nel quale è uniuer- $almente la minore, & però ne $egue la mag- giore e$$ere in parte nella minore, & è $otto il nome Di$amis. M<R>OR.</R> et ecco l'e$$empio, alcun huomo è giu$to, ogni huomo è animale, adunque qualche animale è giu$to, & riduce $ia Darij ri$oluendo$i la maggiore $emplice- mente, & la conclu$ione in$ieme, tra$ponen- do anco le preme$$e. T<R>OM.</R> et perche que- <pb n=124> sta conuer$ione ha qualche difficultà, ne da- rò io l'e$$empio. Ogni huomo è animale, qual che giu$to è huomo, adunque qualche giu$to è animale. M<R>OR.</R> Hauete fatto bene à darne e$$empio, però ueniamo al quarto modo. T<R>OM.</R> Il quarto modo è quando la maggio- re e$tremità è in tutto'l mezo nel quale in par te ancora è la minore, & però $egui che la maggiore e$tremità $ia in parte nella minore, & il $uo nome che lo regge è Dati$i. M<R>OR.</R> L'e$$empio di que$to (perche io sò che l'a$pet- tate da me) è, alcun huomo è $u$tanza, al- cun huomo è animale, adunque qualche ani- male è $u$tanza, & $i conuerte a Darij con- uertendo$i $olo la minore $emplicemente. T<R>OM.</R> Il quinto modo, che non ueggio l'ho ra di $pedirmene è quando la maggiore $i ri- muoue, in qualche parte dal mezo, nel quale è tutta la minore, & però $egue che la mag- giore $i ritroua in qualche parte della minore, ilqual modo uien contenuto dalla uoce Brocar- do, il cui e$$empio è. Alcun huomo non è giu$to, ogni huomo è rationale, adunque al- cuno rationale non è giu$to. M<R>OR.</R> et per le regole che uoi hauete date, $i riduce à Bar bara per la conuer$ione che è per l'impoßibile. T<R>OM.</R> Co$i è. Il $e$to modo è quando la maggiore e$tremità non è in alcuna parte del <pb n=125> mezo, nel quale però è in particolare la mi- nore, per ilche $egue che la maggiore e$tre- mità $i rimuoua in parte dalla minore, & la $ua uoce che lo regge è Feri$on, il cui e$$empio è tale. Ni$$un uitio è uirtù, alcun uitio è ma- le, adunque qualche male non è uirtù. M<R>OR.</R> et e$$o $i riduce à Ferio, conuertendo $i la minore $emplicemente. T<R>OM.</R> Eī que ste $ono breuemente le regole, delle conuer$io ni, con gli e$$empi de i $illogi$mi, che conclu- dono dirittamente; hora ne re$tano cinque, che indirettamente concludono, de' quali par te ne fu inuentore Ari$totele, come di Fape$- <MARG><R>Gli inuen- tori dei $il logi$mi che īdiret- tam&etilde;te cõ- cludono.</R></MARG> mon, & Fri$emorum, come $i puo uedere nella Priora, & gli altri tre furono ritrouati da Theofra$to, & Eudemo, che $ono Bara- lipton, Celantes, Dabitis, ne mi pare che di que$ti piu ne parliamo, ma ba$ta che $i $ap- pia che $eruano le regole della prima figura, & $i conuertono per le mede$ime regole che $i conuertono anche gli altri predetti. M<R>OR.</R> Poi che $ono inutili, la$ciamogli adunque in- $ieme con tutte le altre congiuntioni, ò com- binationi che ne uogliam dire, che non ne $er uano piu che tanto, di che pure ne fa mentio ne Ari$totele, ne mi pare che dobbiamo en- trare à dire delle mi$tioni delle prepo$itioni, e$$endo che la materia è lunga, & noi hab- <pb n=126> biamo l'occhio alla demo$tratione. T<R>OM.</R> Sono per fare quello che uoi uolete. M<R>OR.</R> Ditemi dunque, per quale ragione non $i po- trebbe aggiugnere alle tre predette figure la quarta, come bene aggiun$e Galeno? T<R>OM.</R> Si potrebbe pur troppo aggiugnere, che Ari- stotele non lo uietarebbe, $e però l'arte lo com porta$$e. M<R>OR.</R> Et perche non lo compor tarebbe l'arte? T<R>OM.</R> Perche ella non può $offrire parte che in lei $ia di$utile. M<R>OR.</R> <MARG><R>Que$ta fi- gura de' $il logi$mi, co me $i po$la far $ecõdo Galeno.</R></MARG> La quarta figura $arebbe dunque inutile. T<R>OM.</R> Al tutto inutile, & che $ia il uero, ecco. uoleua Galeno che $i pote$$e fare la quar ta implicatione de i termini, cioè che il mezo fo$$e predicato nella maggiore, & $uggetto nel la minore, come a dire ogni huomo è anima- le, ogni animale è $u$tanza, adunque ogni huo mo è $u$tanza; ma que$ta implicatione è di- $utile, come $i può uedere, perche ella proua una co$a, & che $i sà natur almente, che an co Ari$totele ne i predicamenti ha per regola in$egnato, quando egli dice, che ogni co$a che $i predica del predicato, predica$i parimente <MARG><R>Quarta fi- gura pche è uana.</R></MARG> del $ugetto. Onde e$$endo co$a chiarißima che la $u$tanza $i predica dell' animale, & che l'a- nimale $i predica dall'huomo, non occorre che $i uoglia prouare $e la $u$tanza $i predichi del l'huomo, & per la regola datane da Ari$to- <pb n=127> tele, & perche anco e$pre$$amente è co$a chia ra: perche chi è quello, che non $appia $e un ua$o è capace di tre libre d'acqua, non ne $ia anche capace d'una, $arà ben goffo, & stolto colui, che lo negarà; co$i parimcnte chi negarà $e la $u$tanza $i predica di tutti gli ani mali, non $i predichi anco dell'huomo? M<R>OR.</R> è ragione a$$ai euidente, pure non sò come Galeno, huomo di grandißimo intelletto, $i la- $cia$$e tra$portare a ta$$are Ari$t. $enza gran ragione. T<R>OM.</R> Altra certo ragione non fu, che perche uide che $i poteua fare que$ta quar ta implicatione, ma non con$iderò poi che era onninamente $uperflua. M<R>OR.</R> In uero io non ueggio luogo da poterlo i$cu$are, anzi mi pare che $i potrebbe, per il contrario, ta$$are Ari$totele, per dir co$i licentio$amente, che egli habbia piu to$to peccato in $uperfluità; perche con una $ola figura, $enza punto met- terne tre poteua egli i$pedir$ene, poi che in ogni modo le due altre $i riducono a lei. T<R>OM.</R> Anzi che non $olo $i riducono tutte le altre figure alla prima figura, ma per pa- rere dell'i$te$$o Ari$totele tutti i $illogi$mi, co $i della prima figura, come della $econda, & terza, $i riducono al primo della prima, per- cioche, come di gia hauemo detto, la $econ- da, & terza figura; & quegli della prima <pb n=128> figura, che concludono indirettamente $i ridu cono à gli quattro primi della prima figura; & il terzo della prima $i può conuertire per la conuer$ione dell' impoßibile al $econdo della $econda figura; & il quarto per la mede$ima conuer$ione al primo della $econda; i quali poi $i conuertono a Celarent, come di gia ui ho detto; & Celarent è in un certo modo riduci bile al primo: percioche, e$$endo che egli ha le $ue propo$itioni negatiue, & Barbara affirma tiue, & le negatiue non hauendo forza di con cludere co$a ueruna $e non per mezo delle af- firmatiue, di qui $egue che Celarent in$ieme con tutti gli altri $illogi$mi pigliano tutta la lo ro forza da Barbara, come dal $uo principio. <MARG><R>Ari$totele, perche po $e tre $orti di $illogi$- mi, & non piu, ne me no.</R></MARG> Ma però con tutto que$to non $egue che fo$$e ba$tato il primo modo della prima figura, per che $e bene gli altri $ono riducibili a quello, & che quello habbia in potenza tutta la for- za de gli altri $illogi$mi, e$$o non potrebbe pe rò prouare attualmente tutti que$ti que$iti, che prouano gli altri, & è apunto come nel- le co$e naturali, lequali benche tutti $i ri$ol- uino ne i $uoi principij, non re$ta però che non $ieno nece$$arie; & percio Ari$totele con pur gatißimo giuditio po$e tre $orti di $illogi$mi, ne-poteua porne piu, ne meno, altramente, $arebbe caduto, ò nel uitio della $uperfluità, <pb n=129> ouero della diminutione. M<R>OR.</R> È da cre dere che egli $apendo quanto huomo $ape$$e mai, nelle arti, che ne fa $apere, habbia po- sto ogni cura, & diligenza per fare che e$$e fo$$ero compite. T<R>OM.</R> Non douemo cre- dere altrimenti. Hora fin qui con quella bre uità, che apunto $i conueniua alla no$tra in- tentione, è stato detto de i termini incomple$- $i co$i di quegli della prima intentione, come anco di quegli della $econda <*> & $i $ono anche meritamente per capi $cor$i i termini comple$- $i in$ieme con le regole loro, alle quali ueden do $eguire gli argomenti, che per la uarietà <MARG><R>Argom&etilde;ti di quante $orti $ieno.</R></MARG> del mezo di che $i $eruono $ono tre, demo$tra tiuo, topico, & $ofi$tico, per le tre materie cioè nece$$aria contingente & remota io in$ie- me $coper$i, che tutti conueniuano nella for- ma, & che erano differenti per ri$petto della materia, & però fu deliberato di trattare pri ma della loro figura, lequali trattate nell'i$te$- $o modo, che hauemo fatto li termini. Ho- ra ci $i rappre$enta da con$iderare gli argu- menti in quanto che $ono in appartate mate- rie, & per il uero a douerne ragionare quan to $i potrebbe, non le bore, ma i giorni, le $ettimane, i me$i, & gli anni non ba$tarebbo no. M<R>OR.</R> Potiamo pa$$arcene co'l piede $ecco intorno al $illogi$mo topico, & il falla- <pb n=130> ce, & dilatarne un poco piu intorno alla de- mo$tratione, perche ella come principale fu ancora propo$ta. T<R>OM.</R> Ben $apete che co $i bi$ogna fare, però ne ba$terà a dire che'l $il <MARG><R>Sillogi$- mo Topi- co.</R></MARG> logi$mo topico è quello, che ne $erue $olamente ad hauere una certa opinione delle co$e, ma non gia $cienza, percioche egli ha le $ue pre- me$$e, ò propo$itioni non nece$$arie, & per- ciò non può concludere uera $cienza, ma una certa opinione, ò credenza. Il mezo termi- ne di che e$$o topico $i $erue, è $empre acci- dentale, ne mai $i $erue della definitione, ò del genere della co$a, che proua, ouero pro- prio: & a que$ta $orte di argumento $i ridu- ce l'e$$empio, & l'entimema & indutione. M<R>OR.</R> Et come $i chiama egli propriamen- te? T<R>OM.</R> Induttione della quale immedia tamente $i fa poi il $illogi$mo, che proprijßi- mamente è i$trumento del Dialettico. M<R>OR.</R> Adunque il Dialettico $i $erue di tutti que$ti i$trumenti, quali per e$$ere inducibili al $illo- gi$mo, $i dice che il $illogi$mo è i$trumento proprijßimo del Dialettico. T<R>OM.</R> Co$i stà. M<R>OR.</R> Et come $ono riducibili. T<R>OM.</R> Voi $apete che l'e$$empio non e altro <MARG><R>E$$empio.</R></MARG> che uno i$trumento, co'l quale noi prouiamo per uia della $imilitudine uno e$$ere nell altro, come a dire uoglio prouare che Ale$$andro, <pb n=131> per e$$ere cittadino non deue combattere con- tra la patria, dirò in que$to modo; Coriolano cittadino di Roma non uol$e combattere con- tra la patria, adunque non deue Ale$$andro combattere contra e$$a patria. Que$to e$$em- pio $i riduce alla induttione in que$to modo, cioè, comincierà da gran numero di quegli ci<*> tadini, che non uol$ero combattere contra la patria, perche era co$a mal fatta, & da que sta enumeratione $e ne fa poi l'uniuer$ale, con che $i forma il $illogi$mo probabile, come, ne$$uno cittadino ha mai combattuto contra la patria, Ale$$andro è cittadino, adunque non deue combattere contra la patria. la maggio re $i proua co'l mezo della induttione, laqua- le è fatta da piu e$$empi. M<R>OR.</R> A tal- che $e l'e$$empio era un $illogi$mo che procede ua da un $ingolare a un'altro $ingolare, la in <MARG><R>Induttio- ne, che co $a $ia.</R></MARG> duttione è un'argumento, che procede da piu $ingolari, a uno uniuer$ale, & il $illogi$mo probabile procede da quello uniuer$ale proba- bile, al $ingolare. L'entimema credo che $ia <MARG><R>Entime- ma.</R></MARG> uno argumento che habbia $otto due propo$i- tioni probabili, & è chiamato $illogi$mo de- troncato, percioche non gli manca altro a e$$e re $illogi$mo, che la maggiore, come a dire Medea è madre, adunque ama il figliuolo. T<R>OM.</R> Que$to ne ba$ti hormai alla cognitio- <pb n=132> ne del topico $illogi$mo & auertire che l'E$$em pio & indutione $ono i$trumenti e$perimenta- ti benche gli habbia po$ti qui. M<R>OR.</R> Se però ne date le regole da cono$cere le proba- tioni probabili, quali $ono le parti di e$$o $il- logi$mo. T<R>OM.</R> Dice Ari$totele che quel le $ono prepo$itioni probabili, lequali paiono <MARG><R>Propo$itio ni probabi li.</R></MARG> uere a tutti, ouero alla maggior parte, oue- ro $olo a tutti gli $apienti, ouero al piu, oue- ro in numero al manco a piu $auij, & que$ti $ono i $egni, con quali $i puo cono$cere che le prepo$itioni $ieno probabili, ne $opra di cio ne occorre lungo di$cor$o. M<R>OR.</R> Io ui ho in- re$o, però ueniamo al $illogi$mo $ofi$tico. T<R>OM.</R> Il $illogi$mo $ofi$tico è uno argumen- <MARG><R>Sillogi$mo Sofi$tico.</R></MARG> to, che procede ouero con$ta di prepo$itioni, lequali appaiono uere, & probabili, & tut- tauia $ono fal$e, & il $uo fine ($econdo che uogliono alcuni) è l'acqui$tare gloria; ma di- rò io che è l'ignoranza, perche quello che $i diletta di u$are tal $orte di argumento, $pe$$o non $olo inganna gli altri, ma anche $e ste$$o, & sta $empre occupato in fallacie; ne mai $i dà alla uerità delle co$e. Il $illogi$mo $ofi$ti- co pecca $empre, ouero in materia però che le prepo$itioni $ono fal$e, ouero peoca in forma, & la metà, a che mira il $ofi$ta è di condur- <MARG><R>Meta &dtail;l $o fi$ta.</R></MARG> re l'auer$ario à qualche inconueniente, per <pb n=133> mezo di alcune fallacie, che egli ha, come con la fallacia della equiuocatione, con quel- la dell'am$ibologia, & altre $imili, lequali non uoglio narrare, per non e$$ere po$cia ca- gione di darui animo, a farui, douentare $ofi- sta. M<R>OR.</R> Dirò quello, che Socrate di$$e a uno che lo haueua ueduto pa$$eggiare per il luogo delle meretrici, di che $e ne era mara- uigliato, che un Filo$ofo di quella $orte $i la- $cia$$e uedere in luoghi co$i dishone$ti. Il So le, di$$e il dotto uecchio, non $ottintra egli <MARG><R>Arguta ri- $po$ta di Socrate.</R></MARG> con li $uoi raggi le immondezze, & le latri- ne, tuttauia egli non riceue macchia di $orte ueruna; si ri$po$e quello che $i era maraui- gliato; co$i parimente fa il $apiente replicò Socrate, puo andare douunque gli piace, che non riceue macchia nell'animo $uo. T<R>OM.</R> Volete dire in uo$tro linguaggio che benche $appiate le fallacie, che non le u$ate però, que$to ui concedcrei quando uoi fo$te Socrate. M<R>OR.</R> Non $ono Socrate, ma $on bene il uo$tro Morello. T<R>OM.</R> Con tutto que$to non mi farete entrare à dire delle fallacie, perche $arebbe molto lunga materia. M<R>OR.</R> Dite co$i; & aggiugnete ancor que$to che ne hauete gia detto tanto, che a que$ta materia non $i può piu de$iderarui co$a ueruna, & però $e io de$idero pure di $apere ogni co$a <pb n=134> perfettamente legga il uo$tro bellißimo libro de gli elementi. T<R>OM.</R> Vi concedo tutto pur che non $e ne ragioni. La demo$tratione, <MARG><R>Demo$tra tione, & $uo <*>$o.</R></MARG> come $apete, nella facultà della Logica, è co- me il fine, percioche in e$$a facultà $i ricer- ca uno i$trumento, co l quale $i po$$a acqui$ta re la $cienza perfetta, che non è altro che una intera cognitione della co$a, & haßi que$ta intera cognitione ogni uolta che $i cono$cerà e$$a co$a come ella starà. M<R>OR.</R> Cioè quando $i cono$cerà l'e$$enza, & proprietà di quella. T<R>OM.</R> Tant'è, & perche le pro- prietà na$cono dalla e$$enza, parimente cono $cendo$i l'e$$enza, potran$i cono$cere anche le proprietà $udette, & l'e$$enza $i cono$ce co'l mezo della diffinitione. M<R>OR.</R> Na$cerà adunque ancho la cognitione delle proprietà dalla diffinitione. T<R>OM.</R> Me$$er $i. Onde appare manife$tamente che la diffinitione con- tiene la cognitione delle proprietà in potenza $olo, & che la demo$tratione ne la da poi in atto, cioè ne la propone apertamente innanzi a gli occhi u$ando per mezo la diffinitione. Per tanto la demo$tratione contiene in $e la diffinitione, & da lei riceue le proprietà delle co$e, & percio diciamo noi che e$plicando quel lo che in potenza nella diffinitione $i contene- ua ella non è altro che la diffinitione e$plicata, <pb n=135> & che contiene in $e attualmente quello che conteneua la diffinitione in atto, & in poten- za, & però comparata alla diffinitione è come è il tutto in ri$petto delle parti. M<R>OR.</R> Con que$to bellißimo di$cor$o uolete inferire che la demo$tratione ha per mezo la diffinitio ne. T<R>OM.</R> Si parlando della demo$tratione potißima; perche, $e uoi ui raccordate bene, di $opra quando diuidemmo la demo$tratione nelle $ue $pecie, dicemmo che e$$endo la demo stratione uno i$trumento che ua dalla co$a in- cognita alla cono$ciuta, e$$a cono$ciuta può e$- $ere conclu$ione, ouero preme$$a, & $e $ia con clu$ione ne na$ce la demo$tratione, che riduce l'buomo all'impoßibile, $e anco $ia preme$$a ne na$ce la demo$tratione demo$tro$tratiua. Della demo$tratione per l'impoßibile è stato gia ragionato trattando$i della forma de i $illo gi$mi in generale, & quelle mede$ime regole $eruono a que$ta $pecie di demo$tratione, & percio me ne u&etilde;go alla demo$tratione demo$tra <MARG><R>Demo$tra tione de- mo$tratiua & $ue $pe- cie.</R></MARG> tiua, laqual $i diuide in $pecie per ri$petto della co$a naturalmente incognita, che ella dimo$tra, perche può e$$ere ò $emplice, ò compo$ta. della co$a $emplice $i ricerca s'ell'è et che co$a $ia;et della compo$ta $i ricerca che $ia co$i, & perche $ia co$i. Quando poi demo$triamo della $empli- ce $e è, et della cõpo$ta che co$a $ia, adoperiamo <pb n=136> la demo$tratione, detta, Perche, laquale è quel $illogi$mo ch'appartiene al topico, ò dialettico, come di $opra habbiamo detto. e$$a non $i $erue mai de mezi nece$$arij conuertibili, et principij della co$a, ch'ella proua è uero che que$ta $orte di demo$tratione $i $erue alle uolte de gli effi- cienti remotißimi $econdo alcuni, ma mi piace rebbe che quando il mezo del $illogi$mo è la ca gione rimotißima $i chiama$$e demo$tratione per qual co$a, che i logici latini intendono per Propter quid, perche ella ua dalla cau$a al- l'effetto, benche $ia remotißimo, & che quel la $i chiama$$e demo$tratione, perche, laqua le anda$$e da gli effetti alle cau$e. M<R>OR.</R> Mi piace ueramente que$to uo$tro parere, tut tauia poco importa que$to chiami$i come $i uuole, pur non è da di$tor$i da quello che han uoluto gli antichi, e$$endo che eglino l'hanno chiamata co$i. T<R>OM.</R> Hora $e $i ri- cercarà della co$a incognita perche $ia co$i, bi$ognarà dimo$trarla con la demo$tratione, che ne po$$a dare la cagione, laquale ha il $uo andare da principij a gli effetti, & chiama$i <MARG><R>Demo$tra tione dal primo al- l'ultimo.</R></MARG> demo$tratione dal primo all'ultimo, al contra rio della demo$tratione detta perche, laquale ua dall'ultimo al primo, & $e i principij di ta- le demo$tratione $aranno remoti ne na$cerà una demo$tratione poco piu perfetta di detta <pb n=137> demo$tratione, perche $e $aranno anco proßi- mi, ouero che $aranno formali, conuertibili, & che inferiranno e$$a co$a, ne na$cerà la de mo$tratione potißima a mio giuditio, $e bene uogliono alcuni che $ieno differenti in que$to, che nella gia detta $i $opponga il que$ito $i è, & che nella potißima $i proui in$ieme dando la cagione della co$a. M<R>OR.</R> Que$ta è una $uttilità di poco momento, però $eguite $enza indugio. T<R>OM.</R> Po$$ono e$$ere i prin cipij della demo$tratione che ne dà la cagione efficienti, cioè che inferi$cono la conclu$ione $olamente, & non e$$ere conuertibili, da che ne na$cerà una demo$tratione, laquale è diffe rente dalla potißima e$$entialmente, perche e$$a ha $olamente i principij, che $ono come cau$a efficiente, & la potißima ha principij & che cau$ano, & che in$ieme, in$ieme $o- no principij di e$$a co$a intrin$eci, & conuer- tibili, & però la potißima ne darà la $cien- za infallibile, perche ne porgerà la uera ca- gione immediata, & intrin$eca. I cui mezi $ono la diffinitione, il genere, la differenza & il proprio. della potißima $empre è la diffini- tione alla quale $i conuengono tutte quelle pro prietà che uuole Ari$totele conuenir$i a prin- cipij di tale demo$tratione, & de gli altri $e ne $eruono le altre demo$trationi. M<R>OR.</R> <pb n=138> La diffinitione che è mezo della potißima demo stratione, importa, che ella $ia diffinitione piu del $ugetto, che del predicato? T<R>OM.</R> De ue e$$ere diffinitione di amendue, perche $e i principij di tale demo$tratione $ono conuertibi li, & tali principij non e$$endo altro che $u- getto & predicato, & la diffinitione impli- cando$i & co'l $ugetto, & co'l predicato è ne- ce$$ario che conuertendo$i con uno, & e$$en- do $ua diffinitione che $i conuerta anco con l'al tro, & che $ia $ua diffinitione, ben è uero che $arà $olamente della paßione diffinitione cau$a le, & del $ugetto $arà formale, & cau$ale. M<R>OR.</R> Et perche non formale della paßio- ne? T<R>OM.</R> Perche $eguirebbe che la paßio ne fo$$e $u$tanza, $e ella haue$$e la diffinitione formalmente del $ugetto. però diciamo che è $olamente cau$ale, ò efficiente della paßione, & del $ugetto formale, & cau$ale in$ieme, come in que$to e$$empio. L'animale rationale mortale è ri$ibile, l'huomo è animale rationa le, mortale, adunque è ri$ibile: ecco che ani male rationale mortale che è il mezo nella de mo$tratione, è diffinitione formale, & cau$a- le dell'huomo, che è il $ugetto, & del ri$ibile che è la paßione è $olo diffinitione cau$ale. M<R>OR.</R> Intorno a que$ta prima parte de me- todi altro non de$idero, $e non che uoi parlia- <pb n=139> te un poco piu diffu$amente intorno al modo del trouare il mezo termine. T<R>OM.</R> Que- <MARG><R>Mezo ter- mine co- me $i troui</R></MARG> sto che mi richiedete $on per dirui molto uo- lentieri, ma con patto però che $ubito uenia- mo a gli altri metodi. M<R>OR.</R> Il dire, & il la$ciare di dire stà a uoi, perche non ui ho richie$to per a$trignerui alla ri$po$ta. T<R>OM.</R> se uoi non mi a$trignete, mi a$trigne almeno la humanita, & corte$ia uo$tra, & però di- co che quando uolete prouare qualche co$a, prima ui douete accertare $e la propo$itione, che uolete prouare è uniuer$ale affirmatiua, ò negatiua, ò particolare negatiua, ò affir- matiua, & $e $ia uniuer$ale affirmatiua cer- cate un termine uniuer$ale, che uniuer$almeu te $i predichi del $ugetto, del quale ancora $i predichi uniuer$almente il predicato, come $e uolete prouare che l'huomo $ia ri$ibile piglia- te l'animale rationale. M<R>OR.</R> Et $e uole$$e prouare la propo$itione uniuer$ale negatiua, che mezo debbo pigliare. T<R>OM.</R> Cercarete un mezo, ilquale uniuer$almente di uno $i pre dichi, & dall'altro al tutto $i rimuoua. M<R>OR.</R> Et $e mi occorrerà di prouare la par ticolare affirmatiua? T<R>OM.</R> Prenderete pa- rimente un termine, del quale l'uno de i ter- mini $i predichi uniuer$almente, & che con l'altro almeno particolarmente conuegna <pb n=140> À prouare la particolare negatiua piglieraßi un mezo che a un termine conuerrà, & al- l'altro. M<R>OR.</R> Importarà egli che que$to termine conuenga piu ad uno, che all'altro? T<R>OM.</R> Non importa, in quanto che non impedi$ce a $illogizare, ma importa bene que sto ri$petto che uariando i termini uariano le figure, & i modi, uerbigratia uolete proua- re l'uniuer$ale negatiua, $e pigliate il mezo termine, ilquale $i predichi del $ugetto, fare te il $illogi$mo $econdo della prima figura, & il primo della $econda: ma $e $i predicarà il mezo termine del predicato, all'hora farete il $illogi$mo $econdo della $econda figura, & co$i $imilmente auerrà de gli altri. M<R>OR.</R> Et che mi dirizzerà in trouare que$to mezo termine. T<R>OM.</R> Vi aiutaranno il metodo $olutiuo, il diui$iuo, & il ri$olutiuo, & il diffinitiuo come uederete. Oltra di que$to uoi $apete che il logico $i ha proueduto di luoghi, oue po$ti $ono i mezi termini, come in un pron tuario, accioche ad un tratto po$$a darli di ma no nelle occorenze $enza molto affaticar$i; de quali luoghi Ari$totele ne trattò, ne $cri$$e Cicerone, ma piu ri$trettamente di e$$o Ari- stotele, & amendue chiamorono quei trattati i libri de luoghi, gran numero de moderni pa rimente ne hanno parlato, tra' quali Ridolfo <pb n=141> Agricola tiene il primo grado, pone egli uin- tiquattro luoghi, doue di quale $i uoglia me- zo termine trouare $i può. M<R>OR.</R> Dichia rate prima che co$a $ia luogo, poi datemi la $ua diffinitione, & finalmente la dichiaratio- ne de particolari luoghi. T<R>OM.</R> Il luogo <MARG><R>Luogo, che co$a $ia.</R></MARG> non è altro che un $egno, ouero una $edia do- ue $e ne sta il mezo termine, ò argumento che ne uogliam dire, & il mezo termine è quella mi$ura, che noi adoperiamo a far fede di quel lo che $i dubita, con che mi$urando le due e$tremità uenimo in cognitione della qualità, ò inequalità loro, come à dire: uoglio $apere $e ogni huomo è ri$ibile, me ne uò al luogo che chiamiamo diffinitione, & me ne prendo que$to mezo termine, cioè animale rationale morta- le, che è la diffinitione dell'huomo, & prima lo metto al pari della paßione dicendo, ogni animale rationale è mortale, e ri$ibile, & in que$to ueggio l'equalità che è tra'l mezo ter- mine, & la paßione, però di nuouo repiglio il mezo termine, & l'applico al $ugetto, cioè huomo, & dico che ogni huomo è animale ra tionale mortale, da che uengo poi à conclude re che ogni huomo è ri$ibile per la ragione ma tematica, laquale è che quegli che $ono ugua- li a un terzo tra loro $ono uguali. M<R>OR.</R> Bella dichiaratione. T<R>OM.</R> Seguiremo di <pb n=142> bene in meglto. Et perche noi hauemo detto il luogo e$$ere diffinitione, & il mezo e$$ere anco diffinitione, non occorre di $gomentar$i, che in quanto mezo $ia dimandata diffinitio- ne, & in quanto luogo ancora, però che uoi $apete che nelle co$e naturali i luoghi non $ono di$tinti da i locati, & per lo piu ritengono il mede$imo nome. Le regole dal mezo ter- mine $ono $imili a quelle della mi$ura del mu- ratore, & bi$ogna che $ia immutabile, che non $i po$$a alungare, ouero abbreuiare, de- ue e$$ere uguale a quello di che è mi$ura, & non $olo in apparenza deue hauere que$ta proprietà, ma ueramente $ia tale $econdo la $ua e$$enza. M<R>OR.</R> In che modo cono$ce- remo noi che habbia tutte que$te proprietà? T<R>OM.</R> Cono$cendo prima da quai luoghi na $cano, & cono$cendo $imilmente la $ua e$$en- za in$ieme con le regole, & precetti che in- torno a i $illogi$mi $ono state date, & $e $are mo anco periti delle fallacie, a ciò $arà mol- to utile. Hor dunque il luogo è la stanza del mezo termine, co'l quale potemo $atisfare ogni que$ito, ouero mi$urare ogni $orte di ter mine. M<R>OR.</R> I termini $ono eglino infini- ti? T<R>OM.</R> Sarebbono $e l'huomo non haue$- $e, (come ha fatto nell'altre co$e) $ottratto da i particolari certe communità, lequali co- <pb n=143> no$ciute fanno che $i cono$cano parimente i particolari. M<R>OR.</R> Quante $ono que$te communità? T<R>OM.</R> Sono quattro, genere, <MARG><R>Communi tà quante $ieno.</R></MARG> differenza, diffinitione, proprio, & acciden te. M<R>OR.</R> Come $ono quattro $e uoi ne po- nete cinque? T<R>OM.</R> Sono cinque in quanto al numero, ma in quanto all'e$$enza $ono quat tro, perche noi diremo che i termini, cioè pre dicati $ono ò $u$tantiali, ò accdientali: $e $u stantiali, ò $implici, ò compo$ti, & co$i de gli accidentali a tal che $aranno $olo quattro membri. M<R>OR.</R> Datene di gratia l'e$$em- pio. T<R>OM.</R> I predicati $u$tantiali, & $em- <MARG><R>Predicati $u$tantiali, $emplici, & compe- $ti.</R></MARG> plici $ono il genere, & la differenza, i com- po$ti è la diffinitione, i $empli accidentali $ono il proprio & l'accidente, i compo$ti $ono le de $crittioni, delle quali non hauemo fatto men- tione, perche altro non $ono che uno aggrega- to di accidenti, & $i riducono al proprio, per che parimente $i conuertono con la $pecie, co- me è e$$o proprio. M<R>OR.</R> La $pecie non è ella predicato? T<R>OM.</R> Ella è in ri$petto de' particolari, ma perche l'arte$ice, & il $cien- ti$ico non de$cendono mai a particolari, ma tutto quello che prouano, lo prouano della $pe cie, per que$to la $pecie non deue e$$er po$ta tra i predicati. M<R>OR</R> Adunque $i ricer- ca di $apere $e le predicate, di che hauete det- <pb n=144> to $ono predicati di tal $ugetto, ò nò, al che fare, bi$ogna hauere molti mezi termini. T<R>OM.</R> Però $enza indugio ueniamo a i dop- pi. per prima conuiene che i luoghi $ieno piu, perche anco i mezi termini $ono piu, quantun que non $ieno infiniti $e bene le co$e uanno in infinito, perche, come ho gia detto, da gli huomim prudenti è stato fatto, che tutte quel le co$e che conuengono in una mede$ima e$$en- za, ò proprietà, ò accidente, $ieno chiama- te dal nome di quella communità, & cono$ciu te anco per mezo di quella, & perciò i luo- ghi, che $ono luoghi non de i particolari, ma delle communità $ottratte da i particolari $o- no finite. M<R>OR.</R> Et quanti $ono que$ti luoghi? T<R>OM.</R> Io ui ho gia detto che $ono <MARG><R>Luoghi, et loro diui- $ione.</R></MARG> uentiquattro, & la loro diui$ione $i fa in que sto modo, cioè, ò $ono luoghi delle co$e in- trin$eche, ouero delle e$trin$eche. Ma ac- cioche uoi habbiate un modello di tutta la di- ui$ione de i luoghi pigliate que$ta tauoletta. <pb n=145> <CAP>TAVOLA.</CAP> <FIG> <pb n=146> <MARG><R>Dichiara - tione de' luoghi.</R></MARG> <p><R>Q</R>V<R>ESTA</R> è la tauola di tutti i luo- ghi, quale hora dichiararemo. M<R>OR.</R> I luoghi interni non $ono quegli, i quali talmente $ono nelle co$e incar nati, che e$$e non po$$ono e$$ere $enza di loro? T<R>OM.</R> Sono eßi, & danno anco l'e$$ere a e$- $a co$a, ne i quali poi uedrete infißi gli e$ter- ni, & quegli $ono intorno alla $u$tanza della co$a, quali portano a quella in certo modo, ouero affettione, ma però non $ono $ue parti. M<R>OR.</R> Le cau$e debbono poi e$$ere quelle, che la producono. T<R>OM.</R> Si, ma però non $ono della $ua e$$enza, & le coniugate $ono quelle, lequali e$$endo e$terne, tuttauia ne- ce$$ariamente aggiunte accompagnano la co$a i$te$$a. Le applicate $ono poi quelle, dalle qua li la co$a non è fatta, ma riceue però una cer ta habitudine, & nome da loro. M<R>OR.</R> Gli accidenti credo che $ieno quegli, che non nece$$ariamente $ono attaccati alla co$a. T<R>OM.</R> eßi $ono. Gli repugnanti potiamo dire che $ieno quegli che $cambieuolmente di- $cacciano l'uno l'altro, ne $i po$$ono patire in un mede$imo $uggetto; hor ueniamo a partico lari luoghi M<R>OR.</R> Ne i luoghi interni, <MARG><R>Diffinitio- ne, che co- $a $ia.</R></MARG> & che $ono della $u$tanza, ui è la diffinitio- ne, che altro non è che una oratione breue, che chiaramente e$pone che co$a $ia la co$a di <pb n=147> che è diffinitione, dando di e$$a il genere pro- prio, & la propria differenza. T<R>OM.</R> Al- la cui cognitione fa bi$ogno di $apere, che il ge nere è una uoce della $econda intentione, la- quale $i predica $u$tantialmente di molti diffe- renti di $pecie, & che la $pecie è quella che $i $uppone al genere, di che e$$o $i predica, & che parimente $i predica di piu differenti di numero. M<R>OR.</R> La cognitione della diffe- renza a ancora farà alla cognitione della diffini- tione; parlando però della differenza $u$tan- tiale, laquale fa che una co$a è differente dall'altra e$$entialmente, & non accidental- mente, perche que$to è ufficio della differenza accidentale. Le leggi della diffinitione $ono che dichiari la e$$enza della co$a, che $ia bre ue, chiara, & che in $e non contenga parole o$cure, & $inalmente che conuenga a tutto il diffinito, & que$to ne potrà ba$tare in quan to alla intelligenza della diffinitione. T<R>OM.</R> Dite pure, che l'è detto a$$ai ancora & del ge- nere, & della $pecie, & differenza in$ieme. M<R>OR.</R> Come ui pare, che in quanto a me $on contentißimo. T<R>OM.</R> Il tutto, & le par ti, & il proprio $eguono: il proprio è quel- <MARG><R>Proprio.</R></MARG> l'accidente, che $i conuerte con la co$a di che è proprio, & a lei conuiene $empre, & a tut ti quei particolari, che $ono $otto di e$$a: ne <pb n=148> ad altri può conuenire, come fa il ri$ibile al- l'huomo: il tutto è, come per e$$empio, la ca- $a; & le parti $ono come le fondamenta, le parieti, & il tetto. Alle uolte il tutto $i piglia per il genere; & le parti per la $pecie; quantunque impropriamente: conuengono in- <MARG><R>Genere, & Specie co me in par- te conuen gono, & in parte diffe ri$cano,</R></MARG> $ieme il genere, & il tutto; perche $i come il genere contiene in $e la $pecie, co$i il tutto contien la parte; ma $ono poi differenti, per- che $e deue e$$ere il genere, è nece$$ario che $ia la $pecie ma $e bene è la parte non è il ge- nere: il tutto non può stare $enza tutte le $ue parti; il genere può tuttauia $aluar$i in una $pecie $ola. Si diuidono le parti in piu modi; ouero che $ono $u$tanze, come è il muro, il tetto della ca$a, ouero che $ono quantità co- me le oncie della bilancia, i numeri della de- cina, ouero che $ono parti uirtualmente, co- me quando diciamo, eßere piu di lume nel $o le, che non è nella luna; piu $apienza in Pla <MARG><R>Diuione delle parti.</R></MARG> tone che in Ari$tippo. Si diuidono ancora le parti in neceßarie, & non neceßarie: nece$- $arie $ono quelle che co$titui$cono la co$a in e$ $ere, come il corpo, & l'anima $ono che co- stitui$cono l'huomo: le parti non neceßarie $ono quelle, $enza alcuna delle quali può e$$e re la co$a, come i piedi, $enza quali può e$$ere l'huomo. Si diuidono ancora le parti in ho- <pb n=149> mogenee (parlando greco) & heterogenee, cioè $imilari, & dißimilari: le $imilari $ono quelle, che $eparate del tutto ritengono il no- me del tutto, come $ono le parti dell'acqua: le dißimilari $ono quelle, che $eparate non riten gono il nome del tutto come è nell'huomo la mano, il braccio, & altre; & qui fini$cono iluoghi, che $ono nella $u$tanza. M<R>OR.</R> Scguirò io dunque a quelli che $ono intorno al la $u$tanza, & primo $i offeri$cono i coniu- <MARG><R>Cõiugati, & loro u$o</R></MARG> gati, i quali $ono di molte $orti; & però na- $cono da una i$te$$a co$a, come giu$to, & giu stamente, che $ono congiugati dalla giu$titia, & da lei na$cono. Ne $eruiremo di que$ti a cono$cere la co$a, di che $ono coniugati, come $e uogliamo $apere che co$a $ia $apienza, co'l mezo della diffinitione de $apienti potremo ue- nirne in cognitione di quella, co$i dell'anima co'l mezo della diffinitione dell'animato, & d'altri. T<R>OM.</R> Ai coniugati $eguono gli <MARG><R>Adiacenti, quali $ieno</R></MARG> adiacenti, ò accidenti che ne uogliam dire, quali $ono certi modi della co$a, da che e$$a piglia il nome differente da quello della $u$tan za $ua propria, come Catone è detto prudente dalla prudenza, e$$endo che è chiamato huo- mo dalla $u$tanza $ua; & per dir meglio, l'ac cidente è quello, che può e$$ere, & non e$$e- re, $enza che $i corrompa la $u$tanza $ua. <pb n=150> <MARG><R>Diui$ione de gli acci denti.</R></MARG> M<R>OR.</R> Gli accidenti $i diuidono in molte ma niere, ouero che $ono compre$i $otto i $en$i, come i colori, gli odori, i $apori, la durezza, la tenerezza, & altri: ouero che non $ono da $en$i $entiti, ma dall'intelletto inte$i, come ogni $orte di quantità, come è il numero; & alcune qualità, come è la uirtù della calami- ta con che e$$a tira il ferro. Si diuidono an- cora gli accidenti in innati, & aduentitij, & innati $ono come la calidità nel fuoco, la humidità nell'acqua; gli aduentitij $ono come la calidità nell'acqua, le arti, & le $cienze nell'huomo; & de gli aduentitij, ouero che $i rimuouono facilmente dal $ugetto, ouero difficilmente: la ro$$ezza che per uergogna uiene nella faccia all'huomo, è di quegli che fa cilmente $i rimuouono; le $cienze, & arti $ono poi di quegli che $i rimuouono difficilmen te. Diuidon$i gli accidenti ancora in pertinen ti al corpo, & in pertinenti all'animo; & que gli, che $i pertengono al corpo, $ono la uelo- cità, la bellezza, & altri; & quegli che $i pertengono all'animo, $ono come il cre$cere al- l'anima uegetatiua, il moto alla $en$itiua, al la intellettiua i uitij, & le uirtù. T<R>OM.</R> L'atto che immediatamente $egue gli acciden- ti, è quello che in un certo modo ne affligge, & e$$ercita; & altri de gli atti na$cono da <pb n=151> gli accidenti innati, come dal lume del Sole, lo illuminare: altri na$cono parimente da gli accidenti aduentitij, come lo $criuere, il uer- gognar$i; & $onoui ancora alcuni de gli atti, che fanno opera, come l'edificio: alcuni al- tri, che non la$ciano dopò $e opera, come il pa$$eggiare, il ballare: Si diuidono ancora gli atti; ouero che $ono pertinenti alla gene- ratione, ouero alla corrottione, ouero all au- gumentatione, ouero inuentione, ouero alla mutatione della qualità, ouero finalmente al- li mutatione del luogo. M<R>OR.</R> Dirò io del $uggetto, per che io uoglio che l'i$pediamo, il- <MARG><R>Suggetto, che co$a$ia</R></MARG> quale è quello che $i fonda in qualche co$a, co- me è il muro in che $i fonda il colore, ouero m torno alquale opera qualche co$a, come intor no al corpo humano opera la medicina. Al- cuni de'$uggetti ancora $ono $ugetti de gli acci denti, come il fuoco della calidità; altri $ono $ugetti della operatione, come il fuoco è $oget <MARG><R>Diui$ione de' $ugget ti.</R></MARG> to dello $caldare, & la$ciando le altre diui$io- ni, annoto $olo che le $u$tanze propriamente $i chiamano $ugetti. T<R>OM.</R> Le cau$e, del- <MARG><R>Cau$e, quã te $ieno, & quali.</R></MARG> le quali molto ne $eruiamo, $ono quelle, che producono le co$e, & ne $ono di quattro $orti, cioe la materiale, laquale non è altro che il $ugetto di cui $i genera la co$a, & e$$a è poi parte della co$a generata. La $econda è la formale, laquale congiugnendo$i con la mate- <pb n=152> riale, gli dona l'e$$ere. La terza è la efficien te, che è quella, che muoue la formale, & di$pone la materiale à compor$i in$ieme. La quarta è la finale, & è quella per cui tutte le altre operano, & $pe$$o $i conuerte con la formale, come per e$$empio, l'artefice è effi- ciente della ca$a, la materia $ono i $aßi, legni, & altri; la forma è, che $ia quadrata, & che habbia tutte quelle parti, che in $e l'effi- ciente ha conceputo; & il fine è il mede$imo, cioè che la ca$a habbia ottenuta la $ua propria forma; parlando pero del fine interno, & non dello $copo, perche lo $copo mai $i conuerte <MARG><R>Eu&etilde;to, che co$a fia.</R></MARG> con la forma. M<R>OR.</R> L'euento è quello, il- quale per la forza delle cau$e, che gia uoi ha uete raccontate, diuiene; & que$to o uero che è effetto, o uero effetto, ma de$tinato a qual- che fine: effetto come è il pane del pi$tore, la tela del teßitore; effetto de$tinato è come $o- no le leggi de$tinate alla pace, & $imili. & deue$i auuertire che una mede$ima co$a aßi- migliata a diuer$e altre co$e, hora $arà effi- ciente, hora fine, hora effetto $emplicemente, & hora effetto de$tinato. Oltra di que$to no tare douemo che di un $olo effetto è una $ola propria cagione, & per il contrario ancora. T<R>OM.</R> Ottime annotationi $ono que$te. <MARG><R>Luogo.</R></MARG> Hora ne uengono il luogo, & il tempo; & <pb n=153> e$$o luogo è come quando noi diciamo Anto- nio egli è in ca$a, in piazza, nella città, ò $imile, & tre $ono le differenze del luogo, <MARG><R>Differ&etilde;ze delluogo.</R></MARG> una cioè che $i piglia dalla $u$tanza del luo- go, come quando diciamo e$$ere un luogo am- plo, o uero stretto, ò alto, ò ba$$o. La $econ da differenza $i piglia da quelle co$e, che credo no il luogo, come è quando noi diciamo che è luogo marittimo, terre$tre, sterile, abondan- te. La ultima differenza $i piglia da gli huo mini, come quando noi diciamo, che è luogo celebre, ouero $acro, ò profano per ri$petto de gli huomini, che tali $ono. Il tempo poi <MARG><R>Tempo, et $ue diui$io ni.</R></MARG> è la mi$ura del moto de i cieli, & maßime del Sole, co'l quale mi$uriamo la uarietà di tut- te le co$e, & $i chiama in diuer$i modi; pri- ma della $ua propria e$$enza $i chiama tempo pre$ente, pa$$ato, futuro, pre$to, tardi. dal la natura prende ancor nome, come giorno, notte, me$e, anno, tempo di primauera, di state, autunno, & altri. piglia ancor no- me da gli huomini, come quando noi diciamo che uno è in tempo di pueritia, di adole$cen- za, di uirilità, di $enettù, & di decrepità. Fanno$i altre diui$ioni, che lungo $arebbe à numerarle tutte, & però le la$ciaremo da una banda. M<R>OR.</R> Sono però inducibili alle gia dette diui$ioni, & per tanto di e$$e mi con- <pb n=154> <MARG><R>Conne$si.</R></MARG> tento. Conneßi $ono chiamati quegli, i qua- li non stanno attorno la co$a, come fanno il luogo, & il tempo, ma paiono che e$trin$e- camente giacciano in e$$a co$a, come fanno le ricchezze al ricco, lequali $ono a lui anne$$e, & da loro $i prende il nome, quantunque $ie- no $eparate da quello & que$ti conneßi $ono differenti da gli altri accidenti, da' quali pi- glia il nome la co$a; perche $e bene muore il ricco, non muoiono le ricchezze, ma $e uno è chiamato ro$$o, per la ro$$ezza, muorendo e$$o, muore parimente laro$$ezza. T<R>OM.</R> <MARG><R>Centinge- ti, & loro diui$ione.</R></MARG> A conneßi $eguono i contingenti, i quali pure $ono accidenti, che toccano la co$a, ma però con que$ta conditione, che eßi po$$ono e$$ere $enza la co$a, & e$$a $enza loro, come à di- re le ingiurie, gli honori. diuidon$i in molti modi; ouero che precedono la co$a, come fan no le ingiurie, la guerra, ouero che accom- pagnano e$$a co$a, come le correrie, le mor- ralità, $ono con e$$a guerra; ouero anco uen gono dietro alla co$a, come doppo la guerra na$cono ribellioni, $editioni, $i danno o$taggi, $i fanno patti, & $i pongono pre$idij. A que $ti contingenti $egue il nome della co$a, ilquale <MARG><R>Etimolo- gia.</R></MARG> è det to da Cicerone Etimologia, et è come una fede della co$a di che è nome, & però alle uol te $i adoperano ad argomentare in que$to mo- <pb n=155> do. Voi douete dare opera à gli studij hu- mani, perche $iate humano. è uero che alle uolte co'l mezo dell'etimologia $i fanno delle fallacie, & è un luogo, del quale molto $e ne $erue il $o$i$ta. M<R>OR.</R> I pronunciati <MARG><R>Pronuncia ti, qual $ie no.</R></MARG> credo che $ieno quegli, che da alcuni $ono det ti prono$tici. T<R>OM.</R> Eßi $ono. M<R>OR.</R> Et que$ti $ono ouero di co$e diuine come que- gli, che $ono dalla bocca di Dio, ouero Spiri- to $anto pronunciati; ouero anco da indouini, & profeti: altri $ono di co$e humane, come quegli, che da gli huomini $enza alcuna i$pi- ratione diuina $ono prodotti. T<R>OM.</R> I qua- li $ono le laudi, le lettere, i libri, che $i $cri uono i detti de te$timonij, le $entenze, la fa- ma, che $i leua di qualch'uno, & altri $imi- li. M<R>OR.</R> Alcuni hanno connumerato tra li pronunciati, li atti, con che $i i$prime qual che co$a, come l'atto di Zenone, ilquale in- <MARG><R>Atto di Ze none.</R></MARG> terrogato in che co$a fo$$e differente la dialet- ttca dalla retorica, aper$e una delle mani, & l'altra strin$e, uolendo inferire con la mano $errata, che la Logica era differente in que$to dalla Retorica, che ella diceua le co$e stretta- mente, & la retorica diffu$amente, ilche di- mo$trò con la mano aperta. T<R>OM.</R> Chia- <MARG><R>Compara- tione co- me $i facci.</R></MARG> miamo quei luogbi comparatione, come quan do compariamo due co$e à un terzo, & dicia- <pb n=156> mo che Ni$$o e piu ueloce del uento: quello che $i compara è Ni$$o, & quello à che è comparato e il uento, & la comparatione è la uelocità, & alle uolte nella comparatione $i rendono le proprie qualità, & al compara to, come quando diciamo, $i come il fulmine batte gli alti monti, co$i la inuidia cerca di- minuire la fama de gli huomini $egnalati. M<R>OR.</R> Non $i fa la comparatione in tre modi? T<R>OM.</R> Si fa. M<R>OR.</R> Ouero $i ua dal minore al maggiore, come à dire $e il nibbio può rapire un pollicino, quanto mag- giormente l'aquila: ouero $i ua da pari à pa- ri, come $e è lecito à Catone $eguire Pompeo, è parimente lecito à Cicerone; ouero anco $i ua dal maggiore al minore, come $e Anniba- le non ha potuto prendere Roma, tanto meno la prenderanno i France$i. T<R>OM.</R> Que$ti luoghi $eruono molto al retorico, & $ono di grandißsima efficacia appre$$o gli oratori. M<R>OR.</R> Sò io que$to, ma il tempo breue non la$cia che molto di$corriamo $opra tal co$a; pe ro ditemi il modo di trouare la $imilitudine, laquale $egue alla comparatione. T<R>OM.</R> <MARG><R>Similitudi ne, come $i troui.</R></MARG> La $imilitudine è luogo, da che $i piglia argu- mento di poco ualore, come uoi $apete, & uolendola trouare, bi$ogna deliberare fra $e mede$imi qual co$a $i uoglia prouare; dipoi <pb n=157> uedere gli aggiacenti, & atti di e$$a co$a, & tutte quelle co$e, che $i po$$ono dire metafori- camente della co$a, che uogliamo prouare, & è come quando compariamo l'amore al fuoco, al laccio, al Sole & è ottima comparatione, perche d'amore metaforicamente tutte que$te co$e $ono dette. M<R>OR.</R> Veniamo a gli op- po$iti, per condurre hormai al fine ogni co$a. T<R>OM.</R> gli oppo$iti $ono quegli, che repugna <MARG><R>Oppo$iti, quai $ieno.</R></MARG> no l'uno all'altro, ne l'uno $i predica all'altro; & di piu non $i po$$ono predicare ambidue di un terzo mede$imo, & $ono come il bianco, il negro, & altri. M<R>OR.</R> Gia di que$ti $e bene io mi raccordo è stato detto & dimo$tra- to che ue ne erano di quattro $orti; però la- $ciamogli. T<R>OM.</R> Seguono dunque i luoghi <MARG><R>Luoghidif ferenti.</R></MARG> differenti, & $ono quegli, che $econdo la $u- stanza non $ono li mede$imi, quali nondime- no $i riferi$cono à un termine, come l'huomo, il cauallo, il bue; & que$ti non $ono della mede$ima $u$tanza, ma $i riferi$cono all'ani- male. $ono altri, che $i chiamano differenti non $econdo la $u$tanza, ma $econdo il nume- ro, come Catone, Socrate. altri $ono diffe- renti $econdo la $pecie, altri $econdo il genere. M<R>OR.</R> Et per quanto io mi aueggio da que sto luogo non $i può hauere argumento che po$$a prouare co$a ueruna $e non indirittamen <pb n=158> te. T<R>OM.</R> È uero, & que$ti in conclu$io- ne $ono iluoghi $ummariamente de$critti, da' quali $i po$$ono pigliare argumenti da prouare ogni co$a, che $i offeri$ca, & i piu potenti, & che ne danno argumento, che non può er- rare. $ono i primi, de' quali $e ne $erue la de mo$tratione, & que$ti $ono della $u$tanza del la co$a. Gli altri ne danno argumenti, che probabilmente ne dimo$trano, & percio dice- uamo che dalla uarietà de i mezi termini ne na$ceua la uarietà de i $illogi$im, & della co- gnitione ancora. Re$tarebbono à dire molte altre co$e, lequali trala$ciaremo, & $e co$i ui pare alla diffinitione, che è il $econdo meto do tra$correremo. M<R>OR.</R> A me non pare che ui re$tino co$e, che non $i po$$ano ridurre a quello, che è detto di $opra; però uenite pu re alla diffinitione. T<R>OM.</R> Come ui piace. <MARG><R>Metodo diffinitiuo di quanta utilità fia.</R></MARG> Segue il metodo diffinitiuo adunque, ilquale fu nel Phedro da Platone molto lodato, $i co- me riferi$ce Galeno nel $econdo libro de i de- creti d'Hippocrate, & Platone, dimo$tran- do, che la diffinitione è i$trumento piu nece$$a rio, & che piu perfettamente ne fa intendere di ogni altro; perche quando uogliamo cono- $cere una co$a, non la potiamo cono$cere $e non per la notitia della $ua e$$enza, che altro non è che la forma, & materia di e$$a, & <pb n=159> tale cognitione non $i puo hauere $enza la dif- finitione (parlando della diffinitione e$$entia- le) ecco dunque di quanta utilità $ia que- sto i$trumento. M<R>ORELLO.</R> Per il uero egli piu pare che $uperi di utilità gli al- tri; perche e$$o ne dà l'e$$enza della co$a, co'l quale $i $cioglie poi ogni $orte di que$tione, & è qua$i impoßibile de gli altri i$trumenti $er- uir$i, $enza la diffinitione. T<R>OM.</R> A con- firmatione di quello che uoi dite, per e$$empio na$ce que$ta que$tione, $e il Leone è animale; ecco che $e non $i $aperà che co$a $ia animale, non $i può fciogliere la que$tione; ma $e lo $a premo, ilche non $i può $e non co'l mezo della diffinitione, potraßi uedere $e le conditioni, che con la diffinitione $ono state trouate nel- l'animale conuengono al Leone: da che appa- re quanta $ia l'utilita della diffinitione. Per tanto nelle co$e di $omma importanza, bi$ogna di e$$ere molto intenti, & auertiti, & co$i $a <MARG><R><*>.</R></MARG> per douiamo che la co$a, che $i diffini$ce $i può con$iderare in quanto al nome, & in quanto all'e$$enza: in quanto al nome cono$cer $i deue $e è nome cono$ciuto, ò nò: & $e non $ia co- no$ciuto, dobbiamo innanzi che da noi $i diffi- ni$ca, fare che $ia cono$ciuto, & $e anco lo cono$ciamo, auertiremo $e $ia applicato à co- $a ueruna, o nò, & $e non è applicato, non <pb n=160> occorre che lo diffiniamo: $e anco è applicato, & è cono$ciuto, per quanto $i a$petta à lui lo potiamo diffinire. Hora intorno alla co$a $i deue parimente auertire $e può e$$ere diffinita, ò nò, & non potendo$i, deue$i trala$ciare; $e $i po$$a, douremo con$iderare $e è una $ola, ò piu $otto un nome $olo; percioche quante fo$$ero le co$e, tante $arebbono le diffinitioni, perche la diffinitione e$$entiale ad un tratto non può $e non una natura dichiarare, perche lei non è del nome, ma delle co$e i$te$$e i$tru- mento. Oltra di cio deue$i ancora auertire alle conditioni della co$a, che $i diffini$ce, ac- cioche la diffinitione non $ia $uperflua, & tut te que$te con$iderationi, auanti che $i diffini- $ca co$a ueruna deuon$i auertire: da che poi ne na$cerà una diffinitione perfetta con tutte le $ue proprietà, cioè $arà chiara à ba$tanza la natura di quella co$a, di che $arà diffinitio- <MARG><R> Diffinitio- ne, che co- $a $ia. </R></MARG> ne, & $arà anco breue. La diffinitione, ac- cio $appiate non è altro che i$trumento metodi co, quale adoperiamo per uenire dalla co$a nota, in cognitione della co$a, che $i diffini$ce, quale era incognita. M<R>OR.</R> Se non m'ingan no uolete dire che è i$trumento, quale $i adope ra per e$plicare l'eßenza di quella co$a, che cono$ciamo. T<R>OM.</R> Tant'è; ma douete piu oltra $apere, che la diffinitione è quella, che <pb n=161> diceuo eßer cono$ciuta, laquale in ri$petto del diffinito, deue $empre eßere piu chiara, al- tramente non e$plicarebbe la natura del diffini to, & la diffinitione non è altro che le parti, che co$ti ui$cono la co$a diffinita in eßere; on- de la diffinitione deue hauere il genere, & le differenze della co$a diffinita, o uero almeno qualche accidente, che propriamente que$te riferi$ca. Il genere rappre$enta la materia, & la differenza la forma, che $ono amendue le parti integranti di eßa co$a; la co$a, che incognita chiamauo è il diffinito, quale può eßere incognito quanto al nome, & quanto etiandio all eßenza. Se adoperiamo que$to i$trumento diffinitiuo à dichiarare il nome, chiameraßi piu to$to de$crittione, che diffini- tione: $e anco l'adoperiamo à cono$cere l'eßen- za della co$a, allhora $arà uera diffinitione. M<R>OR.</R> Di maniera che uerranno à eßere due $pecie di diffinitioni una cioè del nome, & l'altra della co$a. T<R>OM.</R> Voi dite il ue- ro, ma perche alle uolte con una mede$ima diffinitione $i dimo$tra l'uno, & l'altro, però ui $i deue aggiugnere la terza $pecie, che dif- finitione di mezo $i chiama, laquale $i può riferire in quanto, che dichiara il nome, alla de$crittione, & in quanto dichiara l'eßenza alla diffinitione. M<R>OR.</R> Ditemi di gratia, <pb n=162> in l'una, & l'altra $orte deuc $empre la diffi- nitione e$$ere piu nota del diffinito? perche di$$e Ari$totele nel primo della Fi$tca, che la diffinitione del circolo è piu incognita che non è e$$o circolo. T<R>OM.</R> Voi $apete che di qua lunque co$a $i po$$ono hauere due cognitioni, una cioè confu$a, che hauemo per la de$crit- tione, & l'altra di$tinta, che $erue per la dif- finitione. Onde Ari$totele comparando la co gnitione confu$a del circolo alla cognitione e$- $entiale, & di$tinta, di$$e, che era il circolo piu cono$ciuto quanto al nome di quello che era quanto all'e$$enza, che non è altro che la diffinitione. M<R>OR.</R> Sarà uero adunque $em- pre, che il diffinito meno cono$ciuto della dif- finitione $arà in ogni $orte di cognitione, $e tra loro $aranno comparate; cioè la cognitione confu$a con la confu$a, & la di$tinta con la di$tinta, & e$$entiale. T<R>OM.</R> È quanto ui <MARG><R> Differenza tra de$crit- tione, & diffinitio- ne. </R></MARG> uoleua hora dir io. M<R>OR.</R> La de$crittione è come $e noi diceßimo la febbre e$$ere una fer ue$centia (per dir co$i) la diffinitione è come $e diceßimo la febbre è una intemperie calda, & $ecca nel cuore, & quella che è poi chia- mata di mezo, ò mezana, ò media che ne uogliam dire, è come $e diceßimo la febbre è una ferue$centia del calor naturale nelle parti $imilari, nel cuore. T<R>OM.</R> Ottimi $ono que$ti <pb n=163> <MARG><R> Diffinitio- ne e$$entia le. </R></MARG> e$$empi, ma la$ciamo un poco la diffinitione nominale, con la media, & alquanto di$cor- riamo intorno l'e$$entiale, laquale (per u$a- rei proprij nomi de gli $cittori) ouero che è cau$ale, ouero formale: formale è quella, che ne dichiara l'e$$enza, & forma della co$a, che di$$ini$ce; ma perche $i può dichiarare l'e$$enza di qualunque co$a, & $emplicemen- te $enza circon$tanza ueruna, & anco con qualehe additamento, per tanto ne na$cono due $pecie di diffinitione, una cioè chiamata <MARG><R> Diffinitio- ne quiddi tatiua. </R></MARG> da Logici quidditatiua, & è quella che $em- plicemente e$pone, & l'altra per additamen- to, nella quidditatiua apunto $empre ui è il genere piu proßimo, & le differenze della co $a diffinita; però non $i deue pigliare ogni $or te di differenza, ma $olo le proprie, che ac- compagnano il diffinito. M<R>OR.</R> Se le diffe- renze proprie mi fo$$ero incognite, non patrem mo cono$cerle? T<R>OM.</R> Sì. ma con gli ac cidenti della forma, $e ue ne $ono, & $e non ue ne $ono, con quegli della materia; perche come ben di$$e Ari$totele piu to$to $ono tra di loro le co$e differenti per la forma, che per la materia. M<R>OR.</R> Se co$i fo$$e potrebbe$i dunque diffinire le co$e $olo con la forma, la- $ciando la materia. T<R>OM.</R> Anzi $i fareh- be errore, perche concorre parimente all'e$- <pb n=164> $ere, & l'e$$enza della co$a materiale, la ma teria, & la forma; onde ne l'una, ne l'altra $ola ba$tarebbe à dichiarare la natura del dif- finito. però una co$a è ben piu differente dal- l'altra per la forma, che non è per la mate- ria, & però dobbiamo in ca$o che le differen- ze proprie manca$$ero, u$are quegli acciden- ti, che dalla forma na$cono, accioche le diffe renze in que$ta diffinitione di$tinguano il diffi- nito da gli altri, & che piu che $ia poßibile dimo$trino la $ua e$$enza. M<R>OR.</R> Parmi adunque che in que$ta diffinitione $ia nece$$a- rio che il genere proßimo, & le differenze $pecifice ui $ieno, & per cio $ola la $pecie $i po$$a difinire, & non il genere, perche il ge- nere in quanto che è genere, non ha $opra di $e altro genere. T<R>OM.</R> Non $i diffini$ce gia propriamente $e non la $pecie, ma può e$$ere que$ta $pecie ò $ubalterna, ò $pecialißima; & $appiate che egli è difficile à trouare diffinitio- ne quidditatiua, $i come anco è impoßibile à trouare le proprie differenze. M<R>OR.</R> Hor da che è co$i di gradeuole la$ciamola, & ra- <MARG><R> Diffinitio- ne per ad- ditam&etilde;to. </R></MARG> gioniamo della diffinition formale, & per ad- ditamento. T<R>OM.</R> Ambidue conuengono in que$to, che hanno il genere, & la differen za, ma la quidditatiua ha il genere in luogo di forma commune, & uniuer$ale, & la dif- <pb n=165> ferenza in luogo della forma propria. nella diffinitione per additamento il genere è forma, & la differenza è in luogo di materia, & con que$ta $i diffini$cono gli accidenti maßimamer te, & $i diffini$ce anche la $u$tanza; ma la diffinitione per additamento della $u$tanza è differente da quella de gli accidenti d'una co$a $ola, come per e$$empio appare; l'anima è at to, cioè forma del corpo: que$ta diffinitione è della $u$tanza; il cui genere, & differenza $ono $u$tanze parimente, come è il diffinito. Quella dell'accidente è di due nature, impe- roche il genere è accidente, & la differenza è $u$tanza, come la febbre è una intemperie del cuore; ecco il genere che è accidente, & la differenza che è $u$tanza. M<R>OR.</R> Tan- to chiara è stata que$ta diui$ione della diffini- tione, che da me ste$$o hora $aprei della diffi- nitione cau$ale pienamente ragionarne, laqua le diceuate che è quando nella diffinitione ui è il genere, che rappre$enta la cau$a efficiente. Ma ditemi di gratia; con que$ta diffinitione poßiamo noi diffinire co$i le $u$tanze, come gli accidenti? T<R>OM.</R> Poßiamo benißimo, pe- rò molto piu ue $eruiamo nel diffinire gli acci denti, che le $u$tanze, & qui $i deue auerti- re che in que$ta diffinitione il genere alle uolte è efficiente dell'accidente, che $i diffini$ce, & <pb n=166> forma immediata della $u$tanza, & alcuna uolta il genere à la operatione immediata del l'efficiente. M<R>OR.</R> Come $arebbe per e$- $empio, $e bene ho inte$o quello che uoi haue- te detto, il ri$ibile è animale rationale, che è à dire che la ri$ibilità e nell'huomo per l'ani- ma rationale; ecco la cau$a efficiente dell'ac- cidente, & ecco la forma della $u$tanza, che <MARG><R> Medicina, come $i dif fini$ca $ecõ do Hippo- crate. </R></MARG> è rationabilità. Da Hippocrate poßiamo ha- uere l'e$$empio della diffinitione quando il ge- nere è operatione dell'efficiente, ilquale diffi- ni$ce la medicina in que$ta maniera; la medi- cina è uno aggiugnere, & un minuire, che $ignifica la medicina e$$ere un'arte, laquale le ua le co$e $uperflue, & pone le nece$$arie; ecco che il porre, & il leuare $ono operationi, lequali $ono nella diffinitione po$te per il gene re. T<R>OM.</R> Meglio non poteuate dire in ta- le materia, & però non starò io à dirne piu co$a alcuna. Ne re$ta $olo à con$iderare in che maniera noi potiamo di$coprire che una <MARG><R> Come $i può cono- $cere, quã- do la diffi- nitione $ia cau$ale, & non forma le. </R></MARG> diffinitione $ia cau$ale, & non formale; ilche cono$ceremo $e pigliaremo il genere nella diffi nitione, & lo ri$olueremo in$ino à gli ultimi generi, come per e$$empio poßiamo dire; l'huo mo è animale rationale mortale; la cui diffi- nitione è formale, perche ha il $uo genere proßimo che è animale, ilquale $e lo rin$ol- <pb n=167> uiamo, uerremo à trouare che è corpo, & finalmente $u$tanza, che tutti $i predicano $u stantialmente dell'huomo. Onde $i potrà dire che l'huomo è corpo & $u$tanza, & cio non auuerrà nella diffinitione cau$ale, perche $e noi pigliaremo il genere, & lo ri$olueremo, $ubito $i $cuoprirà che quegli principij in che $i ri$olue, non $i predicaranno del diffinito $u- stantialmente, come $i può uedere per que$to e$$empio, cioè il ri$ibile è animale rationale: il genere in que$ta diffinitione è animale, il- quale $e lo uogliamo ri$oluere, lo ri$olueremo in corpo, & $u$tanza, quali non $i predicano del ri$ibile $u$tantialmente, & perciò euiden- tißimamente $i può à un tratto $coprire qual $ia la diffinitione formale, & quale la cau$a- le; ne altro intorno à que$ta materia $ono per dirui, $e pur uoi non haue$te qualche co$a in che dubita$te, ouero ui pare$$e degna da e$$ere con$iderata, & $e ne hauete ui prego a pro- porla $enza indugio. M<R>OR.</R> Altro non mi occorre certo, ne sò con quale maggior di- ligenza $i haue$$e potuto ragionare della diffi nitione di quello, che hauete fatto uoi; però, $e ui pare co$i, ueniamo alla diui$ione. meto- do ueramente che merita e$$ere lodato da un Platone come egli è, ilquale con tutti gli al- tri della $ua $etta l'hanno $ommamente com- <pb n=168> mendato, che non dubito rno dire che $enza il <MARG><R> Metodo diffinitiuo quanto $ia nece$lario. </R></MARG> metodo diffinitiuo non $i poteua cono$cere co$a alcuna perfettamente, & à propo$ito ho let- to parimente nel $econdo del metodo di Galeno al quarto capo, che $enza il metodo diffiniti- uo, ne$$uno per bello intelletto che'l $ia, può entrare per le porte dell'arte medicinale, co- me che ella $ia la chiaue delle arti, & $cien- ze. T<R>OM.</R> Per il uero è di $omma utilità all'intelligenza d'ogni $orte di facolta, però che ella ne conduce dalla cognitione confu$a al la di$tinta, come anco Ari$totele nel quarto <MARG><R> Diui$ione, come $i dif fini$ca da Ariftotele. </R></MARG> del Cielo, al <R>XXII.</R> cap. di$$e, La diui- $ione è un metodo, di cui ci $eruiamo à cono- $cere le co$e in parte cono$ciute, & in parte ignote; ne è metodo, che piu difficile $ia sta- <MARG><R> Diui$ione perche dif ficile. </R></MARG> to riputato della diui$ione que$to na$ce, per- che colui, che diuide, non gli è $ommamente nece$$ario $aper bene il metodo diui$iuo, ma ancor fa di me$tieri, che cono$ca la natura, & e$$enza del genere, che e$$o diuide in $pecie per le differenze proprie; al che fare conuie- ne, che $ia in$trutto nel diffinitiuo. M<R>OR</R> Dite il uero, $e non altrimenti incorrerebbe in quelli tre errori, che Galeno pone nel pri- mo delle differenze delle febbri; ouero che tra la ciarebbe il primo genere, ilquale $i piglia dalla $u$tanza della co$a, che è diui$a, ouero <pb n=169> la$ciarebbono le differenze nece$$arie, ouero, che ne metterebbono d'inutili, & accidentali. T<R>OM.</R> Hora accioche habbiamo la uera co- gnitione di que$to metodo co$i raro, & utile, del quale hora parliamo, ilquale è quello, che diuide il compo$ito in parti e$$entiali, cioè il genere nelle $ue $pecie per le differenze op- <MARG><R> Altra diffi- nitione del la Diui$io- nc. </R></MARG> po$ite; ilquale potiamo co$i definire: la Di- ui$ione è Metodo, che $i adopera da uenire per le differenze note in cognitione delle parti del la co$a, che diuidiamo, che è à dire delle $pe- tie del genere partito, & diui$o. M<R>OR.</R> Non ui chiederò la dichiaratione di e$$a diui- $ione, poi che da $e ste$$a è chiara; ben de$i- dero di $apere, accioche e$$a non chiara, ma <MARG><R> Parti igno te quai $ie- no. </R></MARG> chiarißima $ia, che intendete per parti igno- te, ouero per $petie, che per mezo delle diffe- renze cono$ciamo. T<R>OM.</R> con uno e$$empio (perche co$i credo, che uogliate) ue lo di- mo$trerò. Proponiamoci di parlar della feb- bre, & che noi non $appiamo quante $ieno le $petie di e$$a, onde per $aperlo, ci conuenga pigliare il metodo diui$iuo (come fece Galeno nel libro delle differenze delle febbri) & col $uo mezo $membrare il genere commune, che è febbre, ilche non potiamo fare $enza la co- gnitione della natura di tal genere, talmente, <MARG><R> Le differ&etilde;- ze, in qual </R></MARG> che diremo, che le differenze $eruono alla di- <pb n=170> <MARG><R> modo $er- uono alla diuifione. </R></MARG> ui$ione, perche col mezo loro cono$ciamo la natura del genere, ilquale poi diuidemo; co- me la febbre è una intemperie nel cuore cal- da, & $ecca. Ecco la e$$enza della febbre, da cui con la diui$ione ueniamo in cognitione delle tre $petie della febbre, lequali trouiamo in que$ta gui$a. Il cuore, che è $uggetto del calore, (& è differenza nella diffinitione) è compo$to di $piriti, humori, e parti $olide. Per tanto, $e $arà l'intemperie ne gli $piriti, $arà una $petie di febbre: $e $arà ne gli humo ri, $arà un'altra $petie: $e nelle parti $olide, ne ri$ultarà un'altra $petie, et que$te $i partono in altre, in$ino à tanto, che $i uiene, diuidendo à $petie, che in altre partir non $i po$$ono. Et perciò $ono $pecie $pecialißime chiamate; oltra lequali non $i deue pa$$are. M<R>OR.</R> perche non $i deue pa$$are le $pecie $pecialißi- me con la diui$ione? T<R>OM.</R> perche ($e ui raccordate) la diui$ione non $i fa per ogni $orte di differenze, ma $olo per quelle, che $o- lamente tra loro $ono oppo$te, & con$titui$co no $petie: onde, come arriuati $iamo alle $pe- cie $pecialißime, piu non trouiamo, differen- ze oppo$ite, che po$$ano poi e$$ere $pecie. & perciò dicea Platone dimo$trando il progre$$o, che fa la diui$ione, che la diui$ione deue dal communißimo genere de$cender per le diffe- <pb n=171> renze oppo$ite, in$in che ritroua una natura commune non à $pecie, ma ad indiuidui, $en- za hauer con $eco oppo$itione, laquale $i pre dichi di molti indiuidui; come $e de$cendeßi- mo dalla $o$tanza alla pianta, al cauallo, al- l'huomo, & $imili; $eruando però $empre, nel calar, que$to ordine, che il piu uniuer$a- le preceda almeno uniuer$ale; altrimcnti cau $arebbe errore. M<R>OR.</R> E$$endoui quattro $orti di oppo$itioni, non credo gia, che le dif- ferenze della diui$ione $i oppongano tra di lo- ro priuatiuamente, ò negatiuamente, ò rela- tiuamente, ma che $i oppongano piu to$to per oppo$ition contraria. T<R>OM.</R> Dite il uero, che è meglio, che $i oppongano per tale oppo $itione; ma auertite, che alle uolte $iamo a- <MARG><R> Quãdo $ia mo nece$- $itati a $er- uirne del- l'oppo$itiõ negatiua. </R></MARG> stretti di $eruirne ancor dell'altre oppo$itioni; della negatiua; come quando non habbiamo nome da i$primere l'uno de gli oppo$iti, come nell'animale intrauiene, ilquale $i diuide in que$ta maniera, in rationale, & non ratio- nale; & in que$ta diui$ione, $empre $i deue anteporre l'affermatione alla negatione; altri- menti non $i potrebbe intender la negatione, $e non precede$$e l'affermatione; per la mede- $ima neceßità u$iamo alle uolte la oppo$itione priuatiua, in che $i deue anteporre l'habito al- la priuatione per il mede$imo ri$petto, che $i <pb n=140> prepone l'affirmatione alla negatione; mai ho <MARG><R> Perchei ge neri non $i diuidonop oppo$ition relatiua. </R></MARG> ueduto diuider$i i generi per oppo$itione rela- tiua. La ragione è, perche li relatiui non $ono differenti $e non per un certo ri$petto. Hor auuertite, che $empre la diui$ione $ia bi- membre, perche uno è contrario $olamente ad uno. M<R>OR.</R> Mò $e que$to fo$$e, bi$ogna- rebbe, che non $i troua$$e genere, che haue$$e piu di due $petie; tuttauia $i uede il contra- rio. T<R>OM.</R> non di$dice che un genere poßi hauere molte $pecie, & pur la diui$ione $ia bimembre. Togliete l'e$$empio dello animale, ilquale ha $otto di $e molte $petie, però $i di- uide in rationale, & non rationale. M<R>OR.</R> E uero, potete dire quattro parole intorno alla ri$olutione, & poi far fine quando ui pia ce. T<R>OM.</R> Son per compiacerui, & da poi che à uoi co$i aggrada, piacerà ancora à <MARG><R> Ri$olutio- ne, che co $a $ia, & a che $erua. </R></MARG> me. però dico, che la ri$olutione è parimen- te Metodo, che adoperiamo per uenire in co- gnitione de' principij, dal fine, ò effetto, ò ope- ratione, cono$ciuti, come potete uedere in que sto e$$empio. L'huomo è stato prodotto affi- <MARG><R> E$$empio. </R></MARG> ne, che contempla$$e, & opera$$e; non potea l'huomo con$eguir que$to fine $e non hauea li membri co$i organici, come $imilari. Le membra non $arebbono state, $e gli humori, di cui $i nutri$cono non foßino stati prodotti; <pb n=141> però all'huomo $ono state nece$$arie le mem- bra, gli humori, de' quali $i nutri$ce. Il nu trimento per e$$ere di diuer$i membri nutri- mento, fu nece$$ario, che diuer$o fo$$e però non potè e$$er fatto d'un'elemento $olo, on e fu di quattro elementi, liquali $ono compo$ti della propria forma, & materia. onde per que$to e$$empio potete uedere, che dalla cogni tione del fine, $ete col mezo della ri$olutione giunto alla cognitione de' principij, co$i proßi mi, come rimoti, & rimotißimi. potiamo $imilmente ri$oluere gli effetti ne' $uoi princi- pij, & l'operationi ancora, in quel modo, che habbiamo ri$oluto il fine. M<R>OR.</R> Non <MARG><R> Come d<*> gli ind u<*> dui $i po$l<*> uenire ï co gnition di una natura commune col me<*>ol dellari$ol<*> tione. <*> </R></MARG> $i può ancora da gli indiuidui uenire in cogni- tione d'una commune natura col mezo di que sta ri$olutione? T<R>OM.</R> Si può M<R>OR.</R> Co me $arebbe per e$$empio, da diuer$i huomini uengo alla cognitione della natura rationale, commune à tutti li particolari huomini, & co $i da diuer$e. $petie ancora potiamo a$cendere à una piu commune natura, come dall'huomo, dal bue, per mezo della ri$olutione uenire in cognitione del genere $uo, che è animale; dal l'animale, & altri generi ancora potiamo a$cendere à piu commune natura; à tal che po tiamo $inalmente ri$oluendo, $empre quel che è meno uniuer$ale al piu uniuer$ale, in$in tan- <pb n=174> to, che ueniamo alla $o$tanza, & genere, che $opra di $e non ha altro genere. T<R>OM.</R> Mol to bene l'hauete inte$o; & intorno à ciò auuer tite, che molto piu ui potete $eruire del meto- do ri$olutiuo à ritrouare le co$e, che à trat- tarle; ne accade, che uogliamo numerare le $pecie della ri$olutione, perche gia dette l'hab biamo, quando diceuamo, che $i può ri$olue- re il fine cono$ciuto ne' $uoi principij, ouero altro, che non è fine; & può e$$ere, ouero $en$ato, ouero in$en$ato; $e è $en$ato, $i ri$ol ue in intelligibile, come l'indiuiduo nelle $pe- cie, & quelle nelli generi; $e non $arà $en$a- to; ouero; $arà noto per la dimo$tratione; & <MARG><R> Ri$olution Logica. </R></MARG> que$ta $i chiamerà ri$olutione logica, quando dalla ri$olutione della co$a cono$ciuta per me- zo della dimo$tratione, ueniamo in cognitione della co$a incognita; ouero che $arà cono$ciu- ta la co$a, che $i ri$olue per la $ua po$itione. <MARG><R> Ri$olution matemati- ca. </R></MARG> & que$ta ri$olutione chiameraßi matematica. piglia altri nomi la ri$olutione, $econdo che $ono diuer$e le co$e, che $i ri$oluano, di quali $arebbe lungo à dire. Ne altro $on per dire intorno à metodi, gradi di que$ta no$tra $cala; quali applicati à poggi, $i puote agiatamente, & con gli occhi $errati per quella caminare. M<R>OR.</R> Que$to $i potrà fare, $e però aggiun gerete il primo grado, perche io non po$$o fa- <pb n=175> re $i lungo pa$$o. T<R>OM.</R> Hauete ragione, ma è l'hora breue, però rimettiamo à dimani que$ta opera, laquale in breuißimo tempo adempiremo. però que$to per hora ui ba$ti. andiamo per quel $eruigio, che uoi $apete. M<R>OR.</R> Andiamo, ma con que$to, che di- mani $enza fallo $i metta fine, accio hormai poßa à mio bell'agio a$cendere, & de$cendere per la $iala già tanto da me de$iderata. T<R>OM.</R> Non dite altro, che à uoi stà il por- li, & non porli fine. M<R>OR.</R> Io non poßo uenir con uoi, perche mi bi$ogna eßere col signor Pro$pero Borgarucci. T<R>OM.</R> Non può eßere $e non qualche co$a honora- ta, perche doue è il Borgarucci, iuĩ è Apolline iui $ono le Mu$e. M<R>OR.</R> Per dire il uero egli è per$ona ho- norata, & dotta, & di conti- nuo è occupata in qual- che ardua, & no- tabile im- pre$a. <C>ILFINE DELLA SECONDA <R>SESTIONE.</R></C> <pb n=176> <FIG> <C><R>DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET AR TI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,</R> DALL'ECCELLENTE MEDICO <R>& Filo$ofo, Me$$er GREGORIO MORELLI. SETTION TERZA.</R> NELL A QVALE SITR ATTA del Iappo, ouero de gli I$trumenti i$perimentatali, cioè. ESSEMPIO, ET INDVTTIONE. <R>INTERLOCVTORI.</R></C> <FIG> <C><R>TOMITANO, MARCANDONE, ET IL MORELLO.</R></C> <p><R>C</R>H<R>E BVONA FORTVNA</R> ui ha condotto qua in que$ti cal- di Marcandone Gentile? M<R>AR.</R> Io $on uenuto da uoi in quel me- de$imo modo, che uiene il ferro alla calamita. <pb n=177> T<R>OM.</R> Harei io mai per auentura forza oc- culta di tirar gli huomini? M<R>AR. N</R>on lhauete $olamente occulta, come hanno la ca lamita, il legno $anto, il Reobarbaro, & al tri $imili: ma l'hauete pale$e, che tutti la ue, dono, & $entono; onde io $on stato tirato $i da una certa proprietà uo$tra occulta, & pa- le$e, come ancor da una certa buona $orte, & corte$ia, & amoreuolezza del no$tro Morel- lo. T<R>OM.</R> A mouere, & tirare un'huo- mo di grauità, non ba$tano le forze d'uno, ma bi$ogna, che ui $ieno quelle di piu, & di gra tia, la$ciate le burle, chi ui ha condotto qui? M<R>AR.</R> Dirouui. Hieri, e$$endo in pratti- ca con l'Eccellentißimo Aluigi Bellacati, mi $coper$e il Morello, come ui riduceuate in$ie- me, & di$correuate $opra alcune bellißime ma terie, & io $entendo co$i, come quegli, che ha $empre de$iderato di udirui, & dal uo$tro par lar pre$o non meno utilità, che dilettatione, per l'eloquenza, & bellißime inuentioni, ar- ricchite di dottißime $entenze, & modi di di re, mi deliberai di uenirmene con lui. T<R>OM.</R> di que$to buono animo ui ringratio, & ne pi- glio con$olatione, benche io $appia, che in me non $ieno à gran parte di tante uirtù, come ui a$tringe l'affettione, che mi portate, à darmi, perche in un certo modo que$ta buona impre$- <pb n=178> $ione, che hauete di me, e per portarui utili- tà udendomi, & alle uolte è per arrecar an- cora à me honore; & il Morello ringratio de i buoni offici, che fa uer$o di me. M<R>OR.</R> buoni offici feci io $empre per tutti, ma in que sto ca$o, $e io ho fatto buono officio, non $i de ue attribuire à me, ma piu to$to alla buona stella uo$tra, & del Marcandone, perche io dimandato da lui, $e $arei dopo de$inare con l'eccellentißimo Bellacati in prattica, gli di$- $i, che non poteua; percioche per due, ò tre giorni haueua da e$$ere ancor con uoi, & egli mi dimandò à che fare; & io gli dißi il tut- to. T<R>OM.</R> in dirli il tutto, $on $icuro, che gli mette$te un poco del uo$tro, & Dio uoglia che non faccia pentire il Marcandone di e$$er uenuto. Ditemi innanzi che ueniamo al no- stro propo$ito, che fa l'sccell. Signor Aluigi Bellacati? egli deue e$$er continuamente $ul ui $itare infermi. M<R>OR.</R> Ò che ui$ita ò che è ui$itato, ui prometto<*> che non gli dan luogo le tante occupationi di attendere à $e ste$$o. & à pena ha tempo di mangiare (come $i $uol dire) ma pare, che Iddio gli accre$ca di con- tinuo le forze, il $apere, & l'animo, perche $e altrimenti fu$$e, $arebbe impoßibile, che pote$$e durare à tante fatiche. M<R>AR.</R> La $ua buona natura, & il gouerno, che ha nel re$to del. uiuere, & Iddio principalmente, <pb n=179> che à beneficio di tutto l mondo lo con$erua, fanno che $i mantiene. T<R>OM.</R> Per il uero è <MARG><R>Lodi del Bellacati.</R></MARG> uno de i gran prattici, che habbia mai hauu- ta que$ta no$tra età, & uince ogni altro di que$ta profeßione, di humanità, & diligen- za; parti, che tanto conuengono ad un Me- dico, quanto la e$perienza i$te$$a, & ragio- ne in$ieme, però tutti $ono tenuti à de$iderar li lunga uita, & felicità, & uoi in $pecia- le $iate tenuti à lodare Iddio, che ui ha fatto gratia à pratticar con $ua Eccellenza al la quale douete fare ogni $orte di honori. M<R>OR.</R> Dobbiamo certo, & io per me, non è co$a, che per lui non faceßi. T<R>OM.</R> Hor la$ciamo l'eccellentißimo Bellacati, che Iddio lo con$erui lungamente; & ueniamo al no$tro propo$ito, hauendo dirizzata la Scala delle scienze, & arti, con i $uoi gradi ordinata- mente di$po$ti, alla quale non manca $e non il Tappo; però hoggi intorno al Tappo parlare- mo, accio poi à no$tro bell'agio la poßiamo adopcrare; & mi rincre$ce, che ancor uoi non $iate stato pre$ente alla fabrica. <R>MAR.</R> Me ne duol certo; ma però ringratio i Cieli, che mi habbino fatto degno almen di que$to fine, & per dire il uero del principio, & me- zo ancora, perche il Morello mi ha racconta- to ogni co$a $uccintamente, onde giudico que- <pb n=180> sta uo$tra Scala de i belli i$trumenti, che $i po$$a pen$are; però merita che $ia adempiuta. <MARG><R>Tappo che co$a $ia.</R></MARG> T<R>OM.</R> Hor alle mani. Il Tappo è adunque quell i$trumento, che chiamano gli Autori e$perimento; ilquale, poi che $arà formato da noi, il Marcandone la applicherà alla Sca la. M<R>AR.</R> Non fate di$$egno $opra di me, perche $olo $on uenuto per a$coltarui. T<R>OM.</R> Non bi$ogna, che il parlare, ò il tacere $ia piu d'uno, che dell'altro; à tutti conuien fa- re la $ua parte. M<R>AR.</R> La parte mia $arà il tacere. tuttauia per fare $econdo le uo$tre uoglie, io mi traponerò nel modo, che $aperò. T<R>OM.</R> Sò ben io, che non $ete per manca- re. Diceuamo di $opra, che tutti gli i$tru- menti pigliano la lor forma dalle co$e, di che $ono i$trumenti, però tante $ono le $pecie de gli <MARG><R>Specie de gl'i$trum&etilde; ti.</R></MARG> i$trumenti, quante $ono uarie le co$e, che di quelli $i $eruono; alcune co$e $ono di tal na- tura, che di quelli $i può hauere perfetta co- gnitione; & però na$ce una $orte d'i$trumen- <MARG><R>I$trum&etilde;to p$etto qual $ia.</R></MARG> to perfetto, che è la demo$tratione, & tutti gli altri metodi, i quali concorrono à dimo- strare tal cognitione; $ono altre co$e, lequa- li non po$$ono e$$er cono$ciute co$i perfettamen te, è però non $i po$$ono $eruire de gli i$tru- menti metodici, maßime della dimo$tratione, però ne bi$ogna hauere un'altro i$trumento, <pb n=181> che ne ba$ti a darne quella tanta cognitione, che $i po$$a hauere di quella co$a, che è l'ha- uerne una certa peritia, & que$to i$trumento <MARG><R>I$trum&etilde;to e$perimen tale.</R></MARG> è le$perimentale; ilquale è nella mede$ima forma, che $ono i metodi, $e non che è di for- ma piu imperfetta. <R>MOR.</R> Quale è la $ua diffinitione? T<R>OM.</R> L'E$perimento è uno i$tru <MARG><R>Diffinitio- ne dell'e- $perim&etilde;to.</R></MARG> mento, di cui ci $eruiamo per uenire in cogni- tione d'una co$a incognita totalmente, col me zo d'una cognita, cioè d una, della quale ne habbiamo $olamente peritia, & cognitione imperfetta, da che poi ne $egua cognitione me de$imamente imperfetta della co$a, che era in cognita. M<R>OR.</R> Talmente, che que$to i$tru <MARG><R>Differenza tra l'e$peri- mento, & i merodi.</R></MARG> mento è differente da' metodi, perche quelli ne danno una uera $cienza, & que$to $ola- mente una peritia. M<R>AR.</R> Il bello $arà ue- der'il modo di far que$to i$trumento, & l'u$o in$ieme. T<R>OM.</R> Ari$totele nel $econdo della <MARG><R>I$truméto e$perimen tale come $i fabrichi, & come $i metta ī u$o</R></MARG> Po$teriora, intorno al fine ne in$egna à fabri- carlo; oue dice, che quando uogliamo hauer peritia di qualche co$a, è nece$$ario, che la rappre$entiamo a $en$i, di cui $ia e$$a proprio oggetto; come à dire, che i colori, & figure, & finalmente tutte le co$e $plendide le rappre- $entiamo à gli occhi, à gli orecchi le uoci, al l'odorato gli odori, al gu$to i $apori, & al tatto le co$e tangibili, come ogni $orte di co$a <pb n=182> che ha corpo; perche poi che i $en$i $entono, que$ti propij oggetti, di $ubito, $e non $ono im pediti, riferi$cono la imagine d'eßi oggetti al $en$o commune, oue $e ne fa una $en$atione, dopoi ri$entito di nouo l'oggetto, lo riporta al $en$o commune; oue parimente $e ne fa un'al- tra $en$atione; & per le molte $en$ationi da- poi ne na$ce una memoria, col mezo della qual memoria poi rappre$entando$i a $en$i un'altra co$a $imile à quella, di che ne è fatta la me- moria, la cono$ciamo, & nel mede$imo modo noi cono$ciamo dell'altre co$e, che pur $ono $imili alle già dette prime; dal che ne na$cono <MARG><R>Come l'in telletto $i $erua del- l'uniuer$a- le.</R></MARG> molte memorie, dalle quali poi l'intelletto ne caua l'uniuer$ale, che è perfetta materia del- li metodici in$trumenti d'e$$o intelletto. M<R>AR.</R> Quel primo atto adunque della $en$itiua, è commune à noi, & à gli animali bruti. T<R>OM.</R> è uero, & non $olo il primo, ma an cora il $econdo è communicato à molti anima- li irrationali, ma però non à tutti. M<R>OR.</R> <MARG><R>Prima $en- $atione. Seconda.</R></MARG> Per il primo atto intendete la prima $en$atio- ne. T<R>OM.</R> Et per la $econda, & per la me moria ancora. La $econda chiamo poi quella operatione, che $i fa dalla memoria, non à quella co$a, di che $i ha memoria. ma ad un'altra $imile in $pecie, però differente dinu- mero, & altri accidenti, da che ne na$ce poi <pb n=183> l'attione dell'intelletto; percioche (come ho già detto) dalle molte memorie l'intelletto ne fa l'uniuer$ale principio della $ua uera opcra- tione. M<R>AR.</R> Se la prima $en$atione è com- mune à noi, & à gli animali bruti, non è du bio, che non $ia $olamente attione dell'anima $en$itiua. M<R>OR.</R> è ueramente. M<R>AR.</R> Tuttauia io non sò, e$$endo il di$cor$o $opra dell'intelletto $olamente, come potrà e$$ere, che la $en$itiua adopri que$to i$trumento, ilquale andando da una co$a cono$ciuta ad una incogni ta, uiene ad e$$ere di$cor$o, benche $olamente ne dia peritia, & non uera cognitione. M<R>OR.</R> Auertite Marcandone) dirò in cio il parer mio, non ch'io uoglia determinar que sta que$tione, anzi la la$cio all'Eccellentißi- mo Tomitano) che quello atto della $en$itiua, è di$cor$o $imile à quel dell'intelletto, & non è quel dell'intelletto. & accioche mi faccia meglio intendere, douete $apere, che ui $ono tre $orti di di$cor$i; l'uno, che è fatto da gli <MARG><R>Di$cor$i di quante $or ti.</R></MARG> animali bruti; l'altro dalla $en$itiua cogitati- ua dell'huomo; & il terzo è dell'intelletto. T<R>OM.</R> Il Morello, $i come dal principio del parlar della no$tra Scala, egli di$$e, ch'io uo leua hauer nel parlar mio per guida Ari$tote le, & Galeno. hora per non far torto al $uo Auerroe, qual stima piu d'ogni altro, & <pb n=184> meritamente certo, egli lo uuol $eguire nella materia de gli i$trumenti i$perimentali, M<R>AR.</R> et che l'affettione, ch'egli porta ad Auerroe non l'inganni. T<R>OM.</R> ò il Morello non è co$i facile da la$ciar$i tra$portare dalle paßioni. M<R>OR.</R> Vi accordate ambidui à burlarmi. Horsù in pace, finirò quello, ch'io uoleua di re; dapoi mi fia luogo al ri$entirmi. Dico dunque, che ui $ono tre $orti di di$cor$i, $econ do l'opinion d' Auerroe (da che uolete ch'io lo <MARG><R>Animali bruti, co- me di$cor- rano.</R></MARG> dica) l'uno de gli animali bruti, ilquale è piu imperfetto che ui $ia, & non è niuno che lo po$$a negare; percioche noi uediamo la peco- ra ritrar dal lupo una certa effigie à lei $pa- uenteuole, per laquale ogni uolta, che $ente annonciare il lupo, $pauenta$i, e fugge; ec- co che da una co$a nota diuiene in cognitione d'una ignota, che è di$correre; però $e mi fu$$e dimandato che di$cor$o $ia que$to, io direi pri ma, che fu$$e un certo in$tinto naturale, che han tutte le co$e di cono$cere il $uo contrario, & di fuggirlo; & che que$to tal di$cor$o è ai<*> cora in un certo modo nelle piante, & ne gli altri mi$ti, & in$ino ne i corpi $emplici, & fi- nalmente nella materia prima, laquale diceua Ari$totele, che de$idera la forma, come fa la femina il ma$chio; & che fugge la priuatio- ne.que$to de$iderare & fuggire, pare che $up- <pb n=185> ponga in un certo modo non $o che di lume del la co$a che è de$iderata. & direi, che oltra che è i$tinto naturale, che haue$$ero ancor al tre qualità, però che l'animale quel che fug- ge, lo cono$ce di tal figura, & in $e ne pren de il ritratto; co$a che non fanno le piante.on de uoglio dire, che pigliando il di$cor$o in quella latitudine, che può e$$er pre$o, che non $olamente è ne gli animali, ma nelle piante, & altri; dico bene che $e pigliaremo il di$cor $o in que$to $en$o, in quanto che manife$tamen te $iano le parti di e$$o cono$ciute, cioè, che colui, che fa il di$cor$o cono$ca prima la co$a, per il cui mezo dapoi cono$ca l'altra; dico, che $i e$tenderà il di$cor$o $olamente nell'huo- $mo, & in alcuni animali; & que$to di$cor$o arà tripartito, come ho gia detto, cioè im- perfetto, manco perfetto, & perfetto. Lim- <MARG><R>Di$cor$o <*> perfetto.</R></MARG> perfetto $arà quello de gli animali bruti, come della pecora, dal cane, & altri $imili: i qua li, quantunque dalla co$a materiale ne faccia no in un certo modo una imagine immateriale, per mezo della quale, cono$cano poi le co$e, che gli rappre$enta e$$a imagine; nondimeno perche non la cono$cano intieramente, ma $o- lo in quanto che ella è buona ò cattiua à $e me de$imi, & che è di tal figura, dico, che co- no$cono imperfettißimamente. M<R>AR.</R> Fin <pb n=186> quì il Morello non $i è $co$tato punto dal $uo Auerroe. T<R>OM.</R> Sarebbe meglio, che $i di$co$ta$$e, hauendo giurato (come $i $uol dire) nelle parole del mae$tro $uo. M<R>OR.</R> Non di$co$tandomi da lui, non po$$o $e non $eguire la uerità. Hor il di$cor$o che fa la $en$itiua dell'huomo, è manco imperfetto; percioche non $olo e$$a cono$cei particolari inquanto che $o- no buoni ò cattiui all'huomo, & in quanto $o no di tal figura, & riceue la loro effigie in- trin$ecamente, ma inquanto $ono tali, & in- $ieme cono$cono tutte le differenze indiuidua- li, che $ono tra l'uno, & l'altro, co$a che non fanno li bruti, & perche que$ta uirtù $en $itiua è come diceua Ari$totele nel $econdo dell' Anima, diui$a dal $en$o, & intelletto; in di auiene ancora, che la $ua attione è pari- mente diui$a da quella dell'intelletto, & $en$o ancora, nè per $e ste$$a è uniforme in tutti gli animali; come ben di$$e Themi$tio e$ponen do il decimoquinto te$to nel $econdo dell'ani- ma, oue dice Ari$totele, che non in tutti gli animali è l'imaginatione, di$$e, che Ari$tote le intendeua $olamente della imaginatione per fetta & terminata; & nel mede$mo luoco Auerroe e$$endo della mede$ima opinione di- ce, che le Api, & Formiche, hanno la imagi natiua, onde di parere d' Ari$totele uo$tro, & <pb n=187> ancor d'Auerroe, & Temi$tio, è manife$ta que$ta diui$ione del di$correre. & percio uoi potete uedere in che modo potiamo dire, & che gli animali irrationali di$corrino, & pa- rimente la $en$itiua nell'huomo, & l'intellet- to ancora. T<R>OM.</R> Acciò $ia leuata ognioc ca$ione à uoi Marcandone di uenire à di$pute, io, in confermatione di quello, che ha detto il Morello, uoglio che pigliate que$ta materia piu per l'ordine. Bi$ogna che $appiate, che ogni $orte di cono$cere, & di$correre na$ce dall'anima; et però conuien $apere che co$a $ia e$$a anima, & le $ue parti, & uirtù; però in uia de' Filo$ofi, l'anima (come $apete) è diffinita da Ari$totele in due modi, cioè che <MARG><R>Diffinitio- ne dell'ani ma.</R></MARG> e il primo atto del corpo naturale organiza- to, & ricco, & in un'altro luoco dice, che l'anima è un principio di uiuere, & cau$a del corpo. Non starò à dichiararui e$$e diffini- tioni, perche cia$cun di uoi già per auanti le $anno. Tre $ono le $pecie dell'anima, perche <MARG><R>Specie del<*> l'anima.</R></MARG> alle uolte uediamo, che l'anima dà l'e$$ere ma teriale $olamente, dal quale quello è anima- to, e $olamente quello che è, & altro non fa per $imilitudine, che riceua in $e ste$$o, per- che e$$o non cono$ce; & que$ti tali uiuenti $o- no le piante, lequali $ono informate dall'ani- ma uegetatiua. Alcuni altri uiuenti non $o- <pb n=188> lo $ono come le piante animati, ma in $e steßi riceuono $imilitudine dell'altre co$e; partico- larmente però. & que$ti $ono gli animali bru ti, i quali per li $en$i mediante l'anima $en$i- tiua riceuono delli particolari $imilitudine. La terza $pecie dell'anima è quella, che fa, che colui, che è di e$$a informato, riceua in $e ste$$o le co$e uniuer$almente; & que$ta è l'anima intellettiua, che è la forma dell'huo- mo. M<R>AR.</R> Adunque ui $ono tre $orti d'ani ma, lequali (come $i può intendere dalle uo- strc parole) $i po$$ono $eparare l'una dall'al- tra; perche la uegetatiua è nelle piante $enza le altre; la $en$itiua parimente ne gli anima- li bruti, $enza l'intellettiua; & la intelletti- ua finalmente nell'huomo. M<R>OR.</R> La $en$i tiua, & uegetatiua po$$ono $tare $enza la intel lettiua; la intellettiua però non può stare $en za le altre; & però nell'huomo $i ritrouano que$te tre $orti d'anime; tuttauia non debbia- mo dire, che habbia tre forme; percioche le prime due $ono come preparationi alla intellet tiua. T<R>OM.</R> Voi dite il uero Morello, ma la$ciate ch'io dica quel ch'io ho da dire, & dapoi $e hauerete qualche co$a ancor uoi dire- te, che ui fia conce$$o. M<R>OR.</R> Dicete, che piu non u'interromperò. T<R>OM.</R> e$$endo, come ho già detto, tre $orti d'anima, $egue <pb n=189> che $ieno parimente tre $pecie d'animali; ma <MARG><R>Specie d'a- nimali.</R></MARG> perche l'anima $en$itiua $i diuide in due parti, in alcuni $pirituali $i uede, che $olo gli da il $en$o, in alcuni il $en$o col moto da luoco à luo co; in$ieme diremo, che ui $ono quattro gra- <MARG><R>Gradidi ui uenti.</R></MARG> di di uiuenti, il uegetatiuo, il $en$itiuo, il motiuo, & il quarto l'intellettiuo, a' quali aggiungeremo il quinto, perche $egue $empre l'appetito il $en$itiuo, & il motiuo. Et però le principali potenze dell anima $ono cinque, <MARG><R>Potenze &dtail;l l'anima.</R></MARG> cioè potenza uegetatiua, $en$itiua, motiua, appetitiua & intellettiua, quale à douer tro- uare a$$olutamente que$ta natura, bi$ognareb- be con$iderar tutte que$te potenze, & gli obietti à loro, ma non è proprio luoco; però dirò $olo quel tanto, che ne fa bi$ogno ad in- tendere quel che fa à propo$ito no$tro. L'ani <MARG><R>Potenze, & attioni del l'anima ue getale.</R></MARG> ma uegetale laquale $i ritroua in qualunque $orte d'animale, ha tre potenze, & tre attio ni, cioè di nutrire, augumentare, & gene- rare. La $en$itiua, della quale maßimamen <MARG><R>Potenze &dtail;l la $en$itiua</R></MARG> te parlar dobbiamo, ne ha due, una interna, & l'altra e$terna. La potenza e$teriore $i <MARG><R>Potenza e- $teriore.</R></MARG> diuide ne i cinque $en$i, i quali to$to che gli $iano rappre$entati i $uoi proprij oggetti, $u- bito gli $entono, $e non $ono da qualche cagio ne impediti; mentre però che tali oggetti $ono pre$enti, & eßi non cono$cono le differenze de <pb n=190> gli oggetti, perche bi$ognarebbe, che uerbi- gratia, $e il ui$o doue$$e cono$cere la differen- za, che è tra il bianco, & il dolce, che cono $ce$$e ambidui; ilche è impoßibile, perche il <MARG><R>Potenza in teriore,</R></MARG> dolce non è $uo oggetto, ma la potenza inte- riore, laquale è diui$a in quattro potenze, co me uederemo, cono$ce gli oggetti pre$enti, & le loro differenze indiuiduali, però la prima è una $ola potenza, laquale in $e raccoglie tutte le imagini di tutti gli oggetti de' cinque $en$i, & gli cono$ce in$ieme con le loro diffe- renze; & que$to è il $en$o commune, oltra que$to $en$o commune è nece$$ario porre un'al <MARG><R>virtù ima- ginatiua.</R></MARG> tra uertù & è quella, che Auerroe chiamò imaginatiua, & li Grcci Fanta$ia. M<R>AR.</R> Perche e nece$$ario à porla? T<R>OM.</R> Perche à gli animali perfetti conuiene non $olamente apprendere le co$e pre$enti, ma ancora e$$en do a$$enti; altrimenti non $i mouerebbono mai à cercare co$a ueruna a$$ente; al che fare non $olo è nece$$ario, che l'animale riceua le $pecie delle co$e $en$ibili, ma che le con$erui. onde è nece$$ario porre due uertù, una, che pigli, & l'altra con$erui e$$e $pecie. il $en$o commu <MARG><R>Attione &dtail;l $en$o com mune.</R></MARG> ne è quello, che riceue le $pecie $en$ate. quel la che li con$erua poi è la Fanta$ia, ouero <MARG><R>Attioni &dtail;l- la Fanta$ia.</R></MARG> imaginatiua; laqual uertù nell'huomo compo- ne una co$a con l'altra, come l'oro con un mon- <pb n=191> te, & dimo$tra qua$i un monte d'oro, laqual compo$itione non co$i appare ne gli altri ani- mali. Oltra que$te potenze della $en$itiua, fa di me$tieri, che poniamo delle altre, cioè la e$timatiua ne gli bruti, & la cogitatiua ne gli <MARG><R>Potenza e- $timatiua, ouero co- gitatiua.</R></MARG> huomini, accioche cerchino alcune co$e, & fugghino altre, non per allettare, ouero non nuocere al $en$o, ma per altri commodi tali, <MARG><R>Differenza tra l'e$tima tiua, & co- gitatiua.</R></MARG> ouero incommodi. M<R>OR.</R> Et che differen- za fate uoi tra la e$timatiua, & la cogitati- ua. T<R>OM.</R> La e$timatiua apprende le inten tioni non $en$ate, per un certo in$tinto natura le, & in que$ta gui$a gli animali bruti appren dono, ma l'huomo cono$ce l'intentioni di que- $ta $orte per la cogitatiua, come per una cer- ta collatione, perche partecipa in un certo mo do del lume dell'iutelletto, & oltra que$te po- tenze, è nece$$ario porre un'altra, cioè la me <MARG><R>Pot&etilde;za me moratiua.</R></MARG> moratiua, perche $i come alla con$eruatione delle $pecie $en$ate, è nece$$ario porre la Fan ta$ia, co$i parimente è nece$$ario porre un'al tra uertù, che con$erui l'intentioni non $en- $ate. & che que$to $ia il uero, lo uediamo e$preßißimamente, perche noi uediamo, che'l principio del raccordar$i è in eßi animali, per qualche intentione di que$ta $orte, cioè dalla rappre$entatione, che $e li fa d'una co$a noci- ua, ouero diletteuole, che $i $ia $tata per inan- <pb n=192> zi. Non uediamo noi il cane, quando riuede uno, che gli habbia dato, ouero minacciato, fuggir$ene, & oltra il uedere imaginar$i, per laquale imaginatione fugge quello come $uo ni mico? Per tanto e nece$$ario, che diciamo ne gli animali bruti e$$ere la memoria, laquale però è piu imperfetta di quella dell'huomo; perche ancor la $ua cogitatiua è men perfet- ta. Que$te $ono adunque le potenze dell'ani- ma $en$itiua, lequali concorrono à far quel di$cor$o, che diceuamo dare all'huomo non <MARG><R>Epilogatio ne delle co $e $udette.</R></MARG> $cientia, ma peritia. Le altre potenze dell'a- nima trapa$$o; però dico, che i $en$i $entono i $uoi oggetti pre$enti. Il $en$o commune ap- prende tutte le $en$ationi, con le loro differen ze. Le $en$ationi poi $ono $eruate dalla Fan- ta$ia, ouero imaginatiua. Et perche oltra che bi$ogna, che apprenda le $en$ationi dalli $en$i e$teriori, fa ancor di me$tieri, che ap- prenda l'amicitia, & l'odio, & altre inten- tioni, che non $i $anno per mezo de' $en$i. Bi$ogna porre la terza potenza, cioè l'e$tima tiua ne i bruti, & cogitatiua nellhuomo. Douendo$i poi $eruar tali intentioni, è stato nece$$ario porre la memoria. Onde è manife- sto in che modo $i faccia il di$cor$o nella $en$i- tiua, perche da una $en$atione fatta nella Fan ta$ia, $i può uenire in cognitione d'un partico- <pb n=193> lare; & da quello ad un'altro, in$in tanto, che $i fa l'habito uniuer$al, come appre$$o gli medici, i quali hanno o$$eruato in uno pri- ma, & poi in dui, che l'agarico purga la pituita, & poi che ne la$cino fare molte o$$er uationi, & memorie, ne fanno un uniuer$a- le, che è, l'agarico purga la pituita, & da che $iamo uenuti à parlar de i medici $aper dobia mo, che gli compo$iti $i contentano di hauer $olamente le $en$ationi: & le memorie, $en- za piu oltra di$correre. M<R>AR.</R> Come fan no nel trar del $angue, hanno o$$eruato in uno ouero in dui, che la febre ardente è $cacciata dalla $etion della uena in$in alla $incope, & pe rò $enza con$iderar il tempo, l'età, del Ama- lato, le forze, & tutte l'altre conditioni, che un medico rationale con$idera, tagliar anno la uena $enza di$tintione nella febre ardente. T<R>OM.</R> ma il medico rationale, piu oltra pa$$an do con l'intelletto, inanzi che uenga à tagliar la uena uorrà uedere, $e $i confrontano le e$pe rienze con la ragione & $e uedrà che le co$e pre$enti non corri$pondano alle pa$$ate, e$$o mondificarà tal $ettione, tal che farà e$qui- lio, & hauerà $perimentato, & quello che gli dettarà il di$cor$o del intelletto ne calzarà tutti con una mede$ima corona (come $i $uol dire) ma $econdo tale indicationi di$$e, $e gli <pb n=194> offerirà, egli $i gouernarà. M<R>OR.</R> Eper- che for$e alcuni riprendono l'Eccellente Mar- candone Antonio Montagnana, perche muta no $pe$$o i medicamenti, in luoco di lodarlo io per me non conobbi mai huomo, che caua$$e meglio le indicationi di lui, & che meglio gli $odisface$$e. T<R>OM.</R> douete e$$ere affettio- nato. M<R>OR.</R> Son affettionato alla uerità. T<R>OM.</R> burlo io, uenimo al no$tro propo$ito. Et <MARG><R>I$trum&etilde;to, che $erue al di$cor$o della $en$i- tiua.</R></MARG> l'i$trumento, che $erue à que$to di$cor$o pro- priamente è l'e$$empio, ilquale ua da particola ri à particolari. M<R>AR.</R> Cioè dalla cognitione particolare alla cognitione particolare. M<R>OR.</R> Non potiamo dire, che $i $erua ancor que$ta $en$itiua della induttione, perche ella uà da particolari? T<R>OM.</R> In que$to bi$ogna auer- <MARG><R>V$o della ī duttione.</R></MARG> tire, che la induttione è i$trumento parte del la $en$itiua, parte della intellettiua. Della $en$itiua, inquanto che le $ue preme$$e $ono particolari, ma inquanto poi che la conclu$io ne è uniuer$ale, è dell'intelletto. et qui $i de ue notare, che la induttione è un'i$trumento, che $erue à fare il pa$$o, dalla cognition $en- $itiua alla intellettiua, che $arà nella Scala del Tappo à gli gradi: & que$te $ono quelle po- che parole, che io era per dirui intorno al mo do, che $i tiene nell'acqui$tare la peritia, & intorno al traffico, che $i fa dalla peritia alla <pb n=195> cognitione dell'intelletto, ilquale, $i come la $en$itiua cono$ce $olamente i particolari, co- $i e$$a cono$ce $olamente gli uniuer$ali. Vi ho ancor uoluto mo$trar gli i$trumenti di e$$a $en$itiua breuemente, perche di $opra ne <*> me todi ne parlaßimo à pieno. Se hora ui pare Morello di ri$entirui, ouero di dir qualche co- $a, & $imilmente uoi Marcandone, dite, che $arò pronto ad a$coltarui. M<R>AR</R> Io re$to $odisfattißimo, nè $aprei che co$a poteßi de$i derar di meglio. M<R>OR.</R> Il mio ri$entire $a rà chiamarmi uinto, & à uoi obligatißimo; ilquale hoggi, che non $peraua, mi hauete fatto il piu bel di$cor$o, che $i pote$$e fare in- torno à gli i$trumenti $perimentali, ò tappo della Scala come uogliam dire. T<R>OM.</R> Se io ho detto co$a, che ui $ia grata, mi piace, & uoi non ne douete hauere obligo à me, ma à uoi, che me n'hauete data cagione. et di que sto ne faccio giudice il Marcandone. M<R>AR.</R> Le co$e, che ogni un uede, non hanno bi$ogno di e$$er giudicate. T<R>OM.</R> Se non uolete giudi- care, pigliateui il tappo, & $enza piu parole, prima andateuene in fiera, dopoi ritornati à ca $a, ponetelo alla Scala, & Iddio ui accompa gni, che io me ne uoglio andare in un mio ne- gotio. M<R>OR.</R> Dimani $i dirà de i paßi. T<R>OM.</R> Se uoi uerrete, tanto $i farà. <C>IL FINE DELLA TERZA SETTIONE.</C> <pb n=196> <FIG> <C><R>DELLA SCALA DELLE SCIENZE, ET ARTI, DIVISA IN QVATTRO SETTIONI,</R> DALL'ECCELLENTE MEDICO <R>& Filo$ofo, Me$$er GREGORIO MORELLI. SETTION QVARTA.</R> DEIP ASSI, CHE SI DEVONO <R>FARE PER LA SCALA. INTERLOCVTORI.</R></C> <FIG> <C><R>TOMITANO, MARCANDONE ET IL MORELLO.</R></C> <p><R>S</R>T<R>ARA PVRE A VE-</R> dere da qual parte $pontaua- te, mi hauete fatto fare mil- le pen$ieri, con que$ta uo$tra tardità, pen$aua, ouero; che ui contenta$te di hauer la Scala $olamente, & che non ui cura$te altrimenti di $aper che paßi <pb n=197> face$$ero le $cienze per quella. Dall'altra par te mi $occorreua, che uoi e$$endo gioueni, & d'ingegno, doue$te non $olo contentarui di ha- uer la Scala, ma che doue$te far stima anco de i paßi; perche mi hauete accennato di uo- ler far proua di incaminarli qualche honora- ta materia; staua à pen$ar che ui pote$$e ha- uere intratenuti, & era per u$cirmene, $e ade$$o ade$$o non giungeuate. M<R>OR.</R> La cau$a, che mi ha fatto tardare è stata, che e$$endo io stato à ui$itare l'Eccellente Nicolò Corte, alquale io appartatamente debbo per piu ri$petti, $i per la bontà, & uirtù $ue, come ancor per alcuni particolari oblighi, con alcu ni $uoi prudentißimi, & piaceuoli di$cor$i $ia- mo stati trattenuti da lui, che non ci $iamo rac cordati piu di quello, che $i conueniua per ri- $petto uo$tro. M<R>AR.</R> Me ne raccordaua be- ne io, ma tra la dolcezza, ch'io $entiua dal parlar del Corte, & la benignità del Tomita- uo, mi la$ciaua tutt'ora tra$portare. T<R>OM.</R> Sta bene, non importaua $e ben haue$te tra- sferito il ragionar de' paßi $ino à dimane, pur che fußi aui$ato, che non haue$te da uenire. M<R>OR.</R> Da che $iamo qua giunti, poniamoli fine, in ogni modo haueremo tanto di tempo, che ne ba$terà. T<R>OM.</R> Si for$e à uoi, che non hauete altro che fare, ma io che $on a$pei- <pb n=198> tato, non $o come potrò i$pedirmene, & non mancare à quelli, che m'a$pettano. M<R>AR.</R> Diuideremo le prattiche, talche uerrete à $odi- sfare à tutti. M<R>OR.</R> Non dice co$i egli. T<R>OM.</R> Anzi mi $arà fauore, purche gli ama lati $i contentino. M<R>AR.</R> Burlaua; io $o ben che que$to non $i può fare, ma certo non ui mancherà tempo, $e ben haue$te da fare le ui $ite dell'Eccellente Bellacati. T<R>OM.</R> A $ua po <MARG><R>Pa$si della Scala, qua li $ieno, & à che $erui no.</R></MARG> sta, ui uoglio compiacere; $edete. Li paßi, che fanno, & colui, che in$egna le $cienze, & le arti ancor $ono quegli i$trumenti, che chiamano gli autori modi d'in$egnare, con i quali diuer$amente $ono in$egnate, & dichia- rate e$$e $cienze ò arti. onde dalla diuer$ita de gli i$trumenti, che adoperiamo da dare ad in- tendere & in$egnare ò de$criuere, ne na$ce la <MARG><R>Diui$ione| de' modi dell'ĩ$egna re, & loro origene.</R></MARG> diuer$ità de i modi, & per con$equenza de i paßi. tal diuer$ità può na$cere da i diuer$i ri- $petti, che ha colui, che in$egna in colui, che è in$egnato, ouero nella co$a in$egnata, ouero nel tempo in che s'in$egna, ouero da tutti in$ic me. M<R>AR.</R> Da que$ti fonti dunque $pecialmen te ne na$ce la diuer$ità de i modi, & l'in$egna <MARG><R>Quai mo- di na$cano da colui, ch'ĩ$egna.</R></MARG> re. T<R>OM.</R> Me$$er$i, per ri$petto di colui, che in$egna ne ri$ultara due modi, ouero che in$e gnarà con uiua uoce, che è in$egnar attualmen te, ouero che in$egnarà col $criuere. M<R>AR.</R> <pb n=199> Et $e aggiunge$te il terzo modo, cioè che in$e gnerà non con uoce, non con $crittura, ma con atti, come fece Zenone? T<R>OM.</R> Non $arà male ad aggiungerlo, però per il piu colui, che <MARG><R>Modi, che na$cano da l'i$egnato.</R></MARG> in$egna adopra que$ti due modi locutione, & $crittura. Hor $e il modo dell'in$egnare riguar derà colui, che è in$egnato, uarierà parimen te in due modi, ouero che $arà facile, ouero difficile, cioè che quel modo di colui, che in- $egna $arà chiamato facile, & difficile in ri- $petto di colui, che è in$egnato, $econdo che fa cilmente, ò difficilmente apprenderà la co$a in $egnata, & dicea Platone $e nel in$egnar gli giouani debiamo u$ar il modo facile & il diffi cile e le prouette. Ma $e guardiamo il tempo in che s'in$egna, ne può riu$cire un modo pro <MARG><R>Modi, che na$canodal tempo, & dalla co$a.</R></MARG> li$$o modo chiamato per di e$$odo da Galeno & di$$e che hauea loco nel ordine compo$itiuo & un modo breue. Se riguardiamo anco la co$a $enza hauer ri$petto à colui, che in$egna, & l'in$egnato, ouero il tempo, ne fa re$ulta- re modi diuer$i di dire. come, $e la co$a in $e ste$$a $arà graue, bi$ognerà ancor dirla con un modo graue; $e $arà mediocre, bi$ognera ancor che $ia pale$ata con un modo di dire me diocre; $e ancor $arà ba$$a, bi$ognerà accom- pagnarla con un modo di dir ba$$o; $e e$$a $a- rà recondita, bi$ognerà di u$are un modo di <pb n=200> e$primerla recondito. Et que$to è quello, che Ari$totele $criuendo ad Ale$$andro, che con una $ua lettera $i era lamentato, che l'hauc- ua ripre$o, perche diuulgato haue$$e i libri della Fi$ica, uol$e dire, quando gli ri$po$e, che haueua u$ato tal modo di dire, qual me- ritaua e$$a $cienza, & che non $arebbe inte$o, $e non da quelli, che erano $imili à loro d'in- telletto. M<R>AR.</R> que$te differenze di modi di dire, che fate, che na$cano dalla co$a, pare à me, che non $ieno della co$a, ma che na$ca- no da colui, che a$colta, alquale perche tali modi $e gli intende difficili, graue, humile, mediocre, tali uengono giudicati. M<R>OR.</R> Con licenza ri$ponderò io à que$to. Ditemi Mar- candone, mi negarete, che gli i$trumenti non $ieno come noi habbiamo di$po$ti, cioè relati- ui, & che perciò non dicano habitudine? M<R>AR.</R> Non che non lo dirò, & che per que- sto? M<R>OR.</R> Che per que$to, $e i modi $ono i$trumenti, & perciò habbino habitudine, $e- guirà che habbino habitudine alle co$e di che $ono i$trumenti, & che le loro differenze depen dano da dette co$e, $i come hauemo detto di <MARG><R>Dubitatio ne intorno il na$cere de gli i$tru menti.</R></MARG> $opra, ancor de gli altri i$trumenti. M<R>AR.</R> Adunque bi$ognerà dire, che tutte le altre differenze na$cano dalla co$a, & non da co- lui, che in$egna, & da colui, che è in$egna- <pb n=201> to, ouer dal tempo, come di $opra ha detto il Tomitano. T<R>OM.</R> State ad udire la $olutio- <MARG><R>Solutione.</R></MARG> ne di que$ta uo$tra difficoltà. Senza dubio pri mieramente ogni $orte d'i$trumento di cui noi parliamo, na$ce dalla co$a di che è i$trumen- to, per laquale e$$o è stato fatto; perche co- me diceuano in$in da principio gli i$trumenti $ono stati trouati per i bi$ogni delle co$e. Adunque $e co$i è fia nece$$ario, che l'i$tru- mento pigli la $ua forma dal bi$ogno della co- $a, & non da altro, altrimenti non $i potreb- be mai riparare à tal bi$ogno; & percio è chiaro, che primieramente il modo depende dalla co$a di che è modo. Ma direte, perche <MARG><R>Modo õde primiera- mente di- penda.</R></MARG> dunque hauete detto di $opra, che $ono molte differenze per ri$petto di colui, che in$egna, dell'in$egnato, della co$a in$egnata, & del tem po in che s'in$egna? io lo dißi con ragione, per che hauendo già detto tante uolte, che l'i$tru mento depende dalla co$a i$trutta, non mi par ue nece$$ario di replicarlo, però fui contento di accennarui i luochi immediati da che depen dono, i quali in quanto che $ono cagione de i modi dell'in$egnare, dependono eßi ancora dal la co$a, che uiene in$egnata; come il Filo$ofo, non è egli Filo$ofo per ri$petto della Filo$ofia, dal quale ne na$ce poi que$ti due modi, cioè locutione, & $crittura? M<R>AR.</R> Io re$to $odi- <pb n=202> sfatto. M<R>OR.</R> Ancor io. ma accio que$te diffe- renze de i modi dell'in$egnare $ieno chiaramen te uedute, ditemi la locutione come $i può dif- <MARG><R>Locutio- ne, che co- $a $ia.</R></MARG> finire, & che $pecie ella ha? T<R>OM.</R> La Locu- tione non è altro, che un modo d'in$egnare ò prononciare attualmente con la uoce quelle co $e, che hauemo ritrouate, & $otto un certo <MARG><R>M&etilde;bri &dtail;lla locutione.</R></MARG> ordine ridutte, & que$ta locutione può e$$ere fo$ca, lene, a$pra, $ottile, piena, ilare, me sta, flebile, ridiculo$a, depre$$a, acuta, alta, <MARG><R>Scrittura, che co$a $ia</R></MARG> ba$$a, tarda, pre$ta, & in altri modi. M<R>AR.</R> La $crittura non $ara ella un modo mede$imamen te d'in$egnare le co$e ritrouate, & ordinate per gli i$trumenti già detti? T<R>OM.</R> Sarà, ma non $a rà modo d'in$egnare attualmente con la uoce. M<R>OR.</R> In que$to dunque $ono differenti nella $crittura ha modi che particolari di lei $iano. <MARG><R>M&etilde;bri &dtail;lla $crittura.</R></MARG> $e non uoleßimo dire, che la diuer$ità dello $criuere, del ziferare, & del uariare de ca- ratteri fu$$ero diuer$i modi. T<R>OM.</R> Si può dire dauantaggio. $otto que$ti due modi d'in$egnare <MARG><R>Modicom muni alla $crittura, & locutione.</R></MARG> $i contengono indifferentemente diuer$e uoci. Saranno ornate, ouero rozze, ouero eleganti, ouero in pro$a, ouero in uer$i. M<R>AR.</R> Eleganti $ono quando $eruano le pure parole della figu ra, cioè u$itate, & proprie. Rozze $ono quan- do pienc di barbari$mi, e $oleci$mi, mancano d'ogni $orte d'e$$ornatione. M<R>OR.</R> E$$ornate <pb n=203> credo io che $ieno quando che oltra che $eruo- no la uera latinità, hanno di piu una certa attillatura, & politezza, che chiamano i Re <MARG><R>Colori re- torici.</R></MARG> torici, colori. & que$ti tai colori $ono molti, come repetitione, conuer$ione, compleßione, traduttione, contentione, e$clamatione, inter- rogatione, ratiocinatione, $entenze, contrario, membro, articolo graue, continuatione medio- cre, comparatione, che ca$ca nel mede$imo, l'augumentatione humile, la $ubiettione, la gra datione, la diffinitione, tran$itione, correttio ne, occupatione, di$iuntione, coniuntione, adiun tione, conduplicatione, interpretatione, com mutatione, permißione, dubitatione, e$peditio- ne, di$$olutione, preci$ione, conclu$ione, nomi natione graue, prenominatione, denominatio ne, circuitione, tra$greßione, $uperlatione, irre latione, abu$i one, tra$latione, permutatione. & que$te $ono le e$$ortationi delle parole, che fanno i modi diuer$i Sono altre e$$ornationi di <MARG><R>E$$ornatio ni di $entõ ze.</R></MARG> $entenze. M<R>AR.</R> Come la di$tributione, i$po$i- tione, & tutte le altre, che pongono i Reto- ri. T<R>OM.</R> Et per non star tutto hoggi occupa- to in que$ti detti, che po$$ono uariare i modi dell'in$egnare per ri$petto della locutione & $crittura, tanto uariano gli accidenti de i Gram matici: et Retorici, iquali quãti $iano, cia$cun di uoi ne è auanti che hora benißimo i$trutto. <pb n=204> Diceuano, che colui, che in$egna può in$egna re in uoce, & in $crittura, che può ancora in $egnare con atti, $i come fece Zenone. Que- sto modo è raro, però uengo à gli altri, i qua- li $ono come di $opra è stato detto, per ri$pet- to della implicatione di colui, che in$egna, con colui, che è in$egnato. & per ri$petto ancora della co$a in$egnata, & del tempo in che s'in- $egna. Ma perche non uariano altrimenti di quelli, che habbiamo detto, io, $e co$i pare à uoi, me ne pa$$erò al modo, che tengono nel complicar$i. M<R>OR.</R> A che propo$ito il repli- care quello, che è stato detto? M<R>AR.</R> Inuero la breuità del tempo non lo comporta. T<R>OM.</R> Se per cau$a alcuna mi doueßi indurre a repli care, douerebbe e$$ere, che non fu$$ero stati inte$i, ma ueggo che uoi inanzi ne erauate ca pacißimi. M<R>OR.</R> Ba$ta che hora ne $iamo capa ci, mercè della facilità, che hauete nello i$pri mere le co$e, che difficili $ono talmente, che le fate facili. M<R>AR.</R> Che uolete che egli $ap- pia fare la Scala della facilità, & che non $ap pia poi caminare per e$$a? M<R>OR.</R> Anzi dico per que$to, che è talmente facile, che le co$e difficili rende facili; ne però di$cende ad una ba$$ezza del dire, che meriti bia$imo. T<R>OM.</R> La$ciatemi almeno finire i paßi di gratia, inanzi che uogliate publicarmi per perfetto <pb n=205> nella Scala delle Scienze, & arti; perche $a- pete ben che il fine è quello, che dà la $enten za. M<R>OR.</R> Si può dire che habbiate finito; pur $eguite à quello, che ui re$ta. T<R>OM.</R> Mire sta dunque della complicatione del modo, co- <MARG><R>Modi del- la cõplica tione.</R></MARG> me, ho già detto. Prima $i può congiungere in$ieme il difficile col compendio$o, come fece Galeno nella co$titutione dell'arte medica, & nell'arte parua; $i può congiungere il facile col breue, come ha fatto il mede$imo nel libro de' pol$i; potremo congiungere il modo graue, il- quale $uppone colui, che in$egna graue, & l'au ditore parimente erudito, col modo breue, & difficile, ne ri$ultarà un modo, che chiamò Hip pocrate aphori$tico, ilquale è qua$i $imile al modo enigmatico, però $ono differenti, perche <MARG><R>Modo A$o ri$tico</R></MARG> l'afori$tico è un parlar breue, che contiene in $e amplißimi concetti; & non però è tanto dif- ficile, che non po$$a e$$ere inte$o, & che quel lo, che pare dimo$trare non lo dimo$tri, co$a, che non fa l'enigma; ilquale oltra che è bre- <MARG><R>Modo ēig matico.</R></MARG> uißimo, & difficilißimo, pare che dimo$tri uno, & dimo$tra l'altro; come è quello, che dice, Non ferirai con la $pada il fuoco; che uuol di- re, Non irritarai l'huomo colero$o & un'altro modo, che pure è breue, & o$curo, ilquale è differente da i già detti, che è apoftegmatico, <MARG><R>Modoapof tegmatico</R></MARG> ilquale contiene in $e una certa mordacità ma$- <pb n=206> $ime intorno al dar ri$po$te. & il modo prouer <MARG><R>Modo pro uerbiale.</R></MARG> biale, ilquale è differente da l'apoftegmatico, perche e$$o contien il parer di piu; & l'apofteg matico, il parer d'un $olo. Sono i precetti, le leggi, i theoremi, le $entenze, i quali modi $o- no poco differenti dal modo afori$tico, i quali tutti contengono in $e i principij dell'arte, ma giouano al ritrouare i principij di quelle: per- che i principij, ouer afori$mi, non uengono dal li luochi euidenti, ma da quelli, che na$cono dalli euidenti, ouero all'intelletto, ouero al $en $o, come il troppo cibo, la troppa quiete, & ogni co$a, che $ia troppo, $empre nuoce. Vi $o no altri modi, iquali non starò à raccontare. A me ba$ta hauerui dimo$trata la uia da far tanti modi, quanti uoi de$iderate. M<R>OR.</R> In $omma i modi del dire ò in$egnare $aranno oue <MARG><R>Se i modi $emplici $i po$$an'u$a re $eparata mente.</R></MARG> ro $emplici, ouero complicati. I $emplici, à mio giuditio, non $i potranno trouare appre$$o au- tor ueruno. Si può ben con$iderar cia$cuno ap- partatamente, perche uno $e deue in$egnare, bi$ogna che in$egni ò con uoce, ò con $crittura; & $ia lungo, ò breue, ò facile, ò difficile, ò orna tamente, ò rozzamente, ouero con stil graue, ouero mediocre, ouero humile. T<R>OM.</R> Dite il ue ro, ma però $i trouer à de gli $critti, che haue- ran menco modi d'un'altro. M<R>AR.</R> Que$to non $o io, perche à me pare, che ogni modo habbia <pb n=307> il $uo contrario, à talche $e non ui $arà un con trario, $arà nece$$ario che ui $ia l'altro, ouero il mezo loro. T<R>OM.</R> Que$to $arebbe uerißimo quando tutti i modi haue$$ero contrari $enza mezo, et che in un componimento non $i uaria$ $ero i modi $econdo i propo$iti. M<R>AR.</R> Credo io che li habbino, perche ueggo io che il difficile, ha il facile, il graue, & l'humile. È ben uero, $e pigliate tutto un trattato in$ieme, che può e$$er, che in quel trattato $aranno piu modi, ouero in quanto alla e$$ornatione delle dittioni, ouero clau$ule, che non $aranno in un'altro. T<R>OM.</R> Che credeuate, che uole$$e dire d'una clau$ula $ola non $i può in$egnare un concetto. M<R>OR.</R> Hauete ragione. Hora habbiamo col nome del Signore finita la Scala. Prima drizzaßimo gli <MARG><R>Epilogatio ne di tutto quel, che s'è detto.</R></MARG> stanti, quali chiamano ordine, & $ono ri$o- lutione, compo$itione, diffinitione; applicati i gradi, che $ono de gli antichi, i metodi, cioè dimo$tratione, ri$olutione, diui$ione, & diffi- nitione. Mi mancaua per fornire la Scala, d'ap poggiarli il Tappo, il che faceßimo hieri: ilqua le è l'i$trumento e$perimentale, che $ono l'e$- $empio, & l'induttione. Hoggi mò hauemo im parato à fare gli paßi per e$$a Scala, cioè im parati i modi dell'in$egnare. Però altro non mi re$ta, che imitando il no$tro Tomitano, in- commciamo ad indrizzarui qualche degno <pb n=208> $uggetto. M<R>AR.</R> Io per me $on per $eguir tal Scala $e mai hauerò occa$ione di $criuere. T<R>OM.</R> Non trouarete ne anche la migliore; anzi ui uoglio dire, che non ne trouarete al- tra; $e però non uole$te fare, come fanno quelli, che, per troppo bere hanno $marrita la strada, & uanno al trauer$o. M<R>OR.</R> Marcandone di que$ta $i bella fatica, qual gratie dobbiamo rendere al Tomitano? M<R>AR.</R> Io non mi ritrouo ba$tante di ringra- tiarlo, perche tanto è l obligo, che con paro- le non mi $ento potermene $caricare. M<R>OR.</R> Hor$u dunque Tomitano, il ringratiarui $arà $olo il mo$trarui quanto de$ideriamo di poter- ui rendere con qualche effetto il guiderdone, poi che in parole non lo potiamo fare. T<R>OM.</R> Figliuoli, $apete quanto ui amo, & perciò in ricom- pen$a ui prego amar- mi, nè uer$o di me haue- te al tro obligo. <C>IL FINE DELLA QVARTA <R>ET VLTIMA SETTIONE.</R></C> <FIG>