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<pb> <FIG> <CAP>DIALOGO DEL FLVSSO E REFLVSSO DEL MARE D'ALSE <R>FORO TALASCOPIO. CON VN</R> Ragionamento di Telifilo, Filogenio della perfettione delle Donne. <R>A gli Illu$tri$simi Signori, Il Signor Al- berigo Cibo Male$pina, Marche$e di Ma$$a, Signor di Carrara, Con- te di Ferentillo, e Ciam- berlano di $ua Mae- $ta Cath.</R> <R>E la Signora Donna I $abetta della Ro- uere, $ua Con$orte.</R></CAP> <CAP>In Lucca per il Bus- dragho. MDLXI.</CAP> <pb> <C>ALLO ECCELLENTISSIMO, ET ILLVSTRISSIMO SIGNORE IL S. ALBERIGO CIBO MALESPINA <R>MARCHESE DI MASSA</R></C> <C>Signor di Carrara Conte di Ferentillo, & Ciamberlano di Sua M. Cath.</C> <C><R>Vincenzo Bu$dragho. D. S.</R></C> <p>MOLTI giorni $ono mi peruenero alle mani per mezzo del molto Magnifico, & dotti$simo M Girolamo Ghirlanda. il Dialogo del flu$so, & del riflu$so del Mare, & vn ragionamento della perfet tione delle Donne, dalisteßo Autore intitolati, & dedicati a vostra Illustri$sima Signoria. Iquali hauendo con quella maggior diligenza, che in co$a tale v$are $i puo, stampati: buon pezzo ho fra me ste$so con$iderato a chi doue$si donare quella pocha di fatica, che posta haueua in stamparli: mi ri$ol$i finalmente che a vostra Illustrißima Signoria piu che ad ogni altro cio $i conueni$se per due cagioni principali: vna per hauere l'Autore iste$so cio fat to, dalla volonta del quale di partirmi, non mi pare ua in tutto conueneuole: L'altra a$sai piu della gia detta potente, l'obligo infinito che io tengo con U. Illustr. Signoria per le molte corte$ie, & amoreuo- lezze $ue ver$o me. Accetti adunque U. S. Illu stri$sima questo picciolo $egno della gratitudine, & pronta voglia dell'animo mio con quella pron- <pb> tezza, & lieta fronte con laquale ha riceuute l'al- tre nostre co$arelle, tenendo quella per certo, che per $odisfare in parte al debito mio non $ia per la$- $are da parte alcuna piu honorata occa$ione, & con questo facendo fine humilmente le bacio l'honorate mani. Di Lucca il di. x. Ferraio. <C>MDLXI.</C> <pb n=1> <C>AL MOLTO MAGNIFICO M. GI- ROLAMO BORRO, SOMMO PHILOSO PHO MEDICO ECCELLENTISSIMO</C> <C>e lettor ordinario di Philo$ophia nello $tudio di Pi$a.</C> <C><R>Girolamo Ghirlanda. D. S.</R></C> <p>IO temo Eccellentißimo Signor mio, che nõ m'in teruengha appo di voi quel, che d'vno huomo importuno, e fa$tidio$o di$$e Marco Tullio nel $e condo libro del $uo Oratore; cioè, ò ragazzo, $cac cia quelle mo$che. Percioche hauendo io opera to, che i vostri Dialogi del flu$$o, e reflu$$o del mare, dell'innondazione del Nilo, e della perfezzione del- le Donne, vegghin' in luce $anza vo$tra licenza; Anzi con tro ogni voler vostro; $i come colui ne haueuate pregato, a cui ne feste gia dono: So che me ne vorrete male, & mi terrete per quello importuno di Cicerone, a$$omigliato alle mo$che. Voglio che in questo ca$o vi diate pace: perche, $e bene i detti Dialogi non $ono latini, e nella lingua Cicero- niana; nellaqual $anza dubbio $iete piu atto a $criuere, che nel la volgare; $i fatta familiarità hauete con e$$o lei: non per que sto douete ripigliarmene: Concio $ia che nella bella lingua, nella qual $ono hora $critti, piaceranno co$i à i letterati, come a i giu dizio$i non letterati: Doue $e gli haueste $critti latini, a latini $olo $ariano piaciuto: Ecco che ho in que$ta parte giouato a piu per$one: e'l bene, quanto è piu comunicato, $apete e$$er mag gior bene; come confe$$ate voi philo$ophi, ed anco i Christiani- e per che non volete voi, che delle co$e buone e belle, ogn'huomo (doue $i po$$a) ne goda? Oltre à ciò $o io molto bene, che $iete in acconcio difar to$to veder al mondo, quãto minutamente hab- biate fatto anotomia d'Aristotile, e di Platone, e l'hareste fat- to buona pezza fà, $e i continoui studi delle cotidiane lezzioni <pb n=2> in cote$to $tudio, non ve lhaue$$ero interdetto. Et questo fia, quando darete in luce quella vostra opera de $ub$tantia orbis, $ubbietto appunto del vo$tro alto intelletto: E vi $i aggiugne questo altre$i; che l'hauete composto in lingua latinißima, o vo gliate dir Ciceroniana: co$a da ne$$uni, o da pochi, ch'io $appia, $ino a qui tentata, non che fatta & io per me mal mi $o per$ua- dere, come habbiate à i$primere certi vocaboli philo$ophici, mo stranti la loro energia; $e non con lunga e tedio$a circonlocu- zione: come $aria, per grazia d'e$empio, a dire: Il$ubietto della tra$mutazione $ostanziale e$$er ente in potenza formalmente concomitantemente, e'l $ubietto della tra$mutazione acciden- tale e$$er in atto concomitantemente, ed in potenza formalm&etilde;- te: Materia prima, e materia in potenza $econdo il dimidio del quale: e molti altri $imili: iquali latinamente mal $i po$$ono (al mio giudizio) formare. Tuttauia $o quanto valete; perche ho veduto far lunga i$perienza di voi fra gran letterati: ed io in qualche particella me ne ho voluto chiarire: ed ho veduto, che per co$a i$trauagante ch'io & altri habbia propostaui ci haue- te $i fattamente ri$oluti; che bene appar manife$to, che ne fatti operiate quello, che di sè in parole promettena Gorgia leonti- no: ilquale $i offeriua $ciogliere ogni dubbio. Or di grazia non in dugiate piu a mãdar fuori tal libro, da tutti i letterati, che han no di ciò contezza, bramato $opra modo: e nel qual ritrarranno $omma $odisfazzione, $i per l'altezza del $ubietto, che è il Cie lo; come per l'utilità; concio$ia che in sè cõtenga in genere tue ta la Philo$ophia naturale, ed in $pezie l'utilità ch'è nel libro del Cielo e del mondo d'Ari$tot. E nel qual attendo di vedor cõ quanta destrezza d'ingegno concilierete in molte co$e, doue il bi$ogno lo richegga; e due grandi Arist. e Plat. Laqual co$a nõ cono$co al pre$ente altri poter fare, ch'eglino isteßi, $e ci viue$ $ero, o'l Borro; che di tutti due n'ha fatto (come s'è detto) anoto mia. E vi prote$to che $e iudugiate molto piu a la$ciarlo correr' per le mani de letterati; che fate lor torto e$pre$$o: percioche de doni à voi cõceduti da Dio, e cõ la vo$tra indu$tria ampliati, ne douete altrui far partecipe, e maßimamente giouando loro, <pb n=3> come cono$co douergli giouare il detto libro. e $e mi veni$$e alle mani frattanto come hanno fatto i vo$tri Dialogi; di lui al trettanto farei, quanto ho fatto di loro; e me ne riputerei de- gno di mercede. Veggendo adunque voi, ch'io a mio maggior po tere procuro di giouar altrui; non vi hauete a rammarica- re, ch'io habbia dato alle $tampe i vo$tri Dialogi, come di me vi $iete costi rammaricato con mio figliuolo: e douete anco $apere, che le parti mie, e di cia$cuno, amante l'utilità del proßimo, è di giouar a quanti $i può, $enza hauer riguardo di di$piacere ad vn $olo; almeno quando non glie ne ri$ulti ne danno, ne vergogna; come è in que$to ca$o: Ancor ch'io m'inge- gni di rimanerui in grazia; laqual $o che m'hauete donata (la mercè vostra) vn pezzo fà; e nellaquale cono$cendo voi in que $ta parte il candor dell'animo mio; vi contenterete mant<*>r- mi. Laqual co$a vi priego fare. Aggiugnendo, che fra poco man derò co$tà vn mio figliuolo, minore di quel, che v'è; $ol perche appari $otto la vo$tra di$ciplina, Philo$ophica. E $anza più dire, mi vi raccomando, & offero. Di Car- rara il di dell'Epifania. <R>1560.</R> <pb n=5> <C><R>A GLI ILLVSRISSIMI SIGNORI IL SIG. ALBERIGO CIBO MALESPINA MARCHESE</R></C> <C><R>di Ma$$a, Signor di Carrara, Conted Ferentillo, e Ciamberlano di $ua M. Cath. è la Signora Donna I$abetta dalla Rouere, $ua Con$orte.</R></C> <C>ALSEFORO TALASCOPIO D. S.</C> <p><R>LA materia del Flu$$o, e del Reflu$$o del Mare dal dotto Ghirlanda propo$tami, per tratteni- mento d'ammendue le Signorie Vo$tre Illu- $tri$sime è $tata tenuta $empre difficile per $e $te$$a da tutti i Filo$ofi del mondo, & in que$to tempo difficili$sima è ella paruta à me: ilquale dal di in qua, che elle mi comandarono, che io ne mette$si in carta tutto quello, che $e ne era di$cor$o all'improui$o, $ono $tato impedito non $olo dalle publiche lettioni; ma anche da infiniti altri miei particolari trauagli: ogni vno de quali $a- rebbe $tato ba$tante à tormi la voglia, e le forze dello $criue re: quanto piu e$$endo$ene raccolti molti in$ieme $opra la per$ona mia: che da certi tempi in qua è $tata, come vn berza glio della fortuna: la quale par' che ad altro non habbia hauu to l'occhìo, che à tirarui dentro: però le $ignorie vo$tre Iilu- $tri$sime non $i merauiglino, $e io non ho obedito, â loro co mandamenti con quella dottrina, che la materia haurebbe ri chie$to, e che elle haurebbero a$pettato, e meritato, & che io haurei voluto, e douuto, anzi merauiglin$i piu to$to, che cõ tanti impedimenti io habbia potuto far quel poco, che io ho fatto. & di tutto quel di buono, che $arà in que$to Dialogo ($e pur' nulla ve ne $arà) dianne l'honore a comandamenti lo ro: iquali hanno hauuto forza di farmi $criuere quello, che io da me $te$$o non haurei potuto pen$are, non che $criuere: & re$tino per$ua$e, che $e altra volta, con maggior'quiete d'a nimo, e di corpo, elle $i degneranno comandarmi, $aranno</R> <pb n=6> <R>da me $eruite a$$ai meglio. Intanto cõ quella mede$ima corte $ia, che elle mi comãdarono, degnin$i anche accettar il piccol dono, che la ba$$ezza mia hoggi porge alla altezza loro: & à miglior comodità a$pettine de maggiori, e de migliori. Io in que$to mentre re$tandomi apparecchiato à far loro tutti que $eruigi, che per me $i potranno, humili$si- mamente bacio loro l'hono rata mano.</R> <C>DEL NOZZOLINO ALL'ILLU. STRISSIMO S. MARCHESE DI MASSA.</C> DA vn nuouo Sol, che più dell'altro luce.<lb> Che a rara alta virtù gli animi $corge,<lb> Del cui bel lume chiaro $egno porge<lb> Chiara Alba, e riga il Ciel con nuoua luce:<lb> Uiua fiamma d'honor nel cor riluce,<lb> Onde vn nuouo di$io nell'alma $orge<lb> D'alzar$i ratta al Ciel; che ben s'accorge;<lb> C'hauer vn quà non può piu altero Duce.<lb> Gentilezza regale, alto valore,<lb> Nobiltà vera, inuitta corte$ia<lb> Sono i be' raggi, ond'ei mi $calda il core:<lb> Ma chi quel dirà mai; che dentro cria<lb> Con linterna virtù del $uo splendore<lb> Dolce Cibo $oaue all'alma mia?<lb> <pb n=7> <C>DEL MEDESIMO ALLA ILLU. STRISSIMA SIGNORA MAR CHESANA DI MASSA.</C> ARbore altiero; onde distilla e pioue;<lb> Mercè del $ommo Gioue; a cui $acrato<lb> Sei, liquor dolce e grato;<lb> Ch'ogni alma a ben oprar gustando muoue<lb> Soura i be' ramituoi dolce $i coglie<lb> Quel precio$o e raro<lb> Cibo $oaue e caro;<lb> Che gli amici del ciel $ostiene in vita:<lb> Sotto l'ombra gentil de le tue foglie,<lb> In cui $i fermo nido<lb> Posto ha bontate, ognhor $ecuri e lieti<lb> Philo$ophi e Poeti<lb> Lodan' cantando tua virtù infinita:<lb> Ond'io che di lontano vdito ho'l grido<lb> (Se fia talhor gradita<lb> Lhumil voce da te d'un $eruo fido)<lb> Dirò in$teme con lor; Pianta felice<lb> Che $ol na$ce ogni ben da tuaradice.<lb> <pb> <C><R>Errori fatti $tampando, $i corregono in que$to modo.</R></C> <p><R>A fac. 17. doue $i legge, ha il nome, leggi, ha pre$o il nome, à. 19. $enza mu- tatione; $enza mouimento, e $enza mutatione. à. 23. de la $tate, a la $tate, à. 23. nuoua luna, nuoua luna smagrano. à. 27. la nolte, la notte, à. 31. alla ateratione alla alteratione. à. 39. quello, quelle. à. 49. Oer$ico, Per$ico. à. 55. del reflu$$o, del flu$$o, & del riflu$$o. à. 59. conuetita, conuertita, à. 59. entra, entrata, à. <*>. à poco leggi, à poco à poco, à. 94. vili, vili $imili à. 95. vn te$timonio, vn $e- gno & vn te$timonio. a. 98. honorato hornato. a. 110. nel gouerno, nel gouer nare, à. 110. po$o, pe$o. a. 126. violento $i ripo$a, violento, ma $i ripo$a. a. 129. argumento, argumentando.</R> <pb n=9> <C>DIALOGO DEL FLUSSO E REFLVSSO DEL MARE D'ALSEFORO TALASCOPIO, <R>A GLI ILLVSTRISSIMI SIGNORI</R></C> <C><R>IL SIGNOR ALBERIGO CIBO MALESP. Marche$e di Ma$$a, Signor di Carrara, Conte di Fe- rentillo, e Ciamberlano di $ua Mae. Cath. e la Signora Donna I$abetta dalla Rouere, $ua Con$orte.</R></C> <C>NOZZOLINO, TALASCOPIO.</C> <p>IO Mi credetti (il mio Me$$ere Al$eforo) che voi haueste pre$o altro camino, quando io vi vi di pa$$ar l'ultimo terminodella vo$tra tornata: il che allegrezza, & dolore in vn tempo mede $imo mi recaua: l'allegrezza na$ceua, mentre io pen$aua ciò douerui e$$ere accaduto per co- modo vostro: ilquale à me, che vi amo quanto me $te$$o, $em- pre piacque, & piacerà $empre. Il dolor na$ceua dal con$ide- rare, che a$$ai piu, che io non haurei voluto, ò douuto, mi con- ueniua re$tar $enza voi; ilquale à me con la vo$tra pre$enza $olete dare infinita contentezza. <p>TAL. La mia tornata è stata tarda; perche la infinita cor te$ia dello Illu$trißimo Signore Alberigo, & della Illustrißi- ma I$abetta non men degna di lui, che egli $i $ia degno di lei; infino ad hora mi ha trattenuto: ne mi è $tato poßibile gia mai impetrar licenza, quantunque io molte volte efficacißi- mamente lhabbia chiesta, e vidico, che $e la neceßità non mi haue$$e sforzato al partirmi, io in quella cotanto honora- <pb n=10> ta, & Illu$tre Corte mi $arei restato tutta $tate: per che am- mendue que Signori Illustrißimi qua$i me ne sforzauano; il bel pae$e, l'aria perfetta, la bella Terra di Carrara, le ho- norate e comode habitationi, le piaceuolißime ville, le dol- cißime conuer$ationi di que Gentil'huomini, l'hone$tißime accoglienze di quelle Gentil'donne, che $eguitano la Signora Marche$a Illustrißima, la dotta compagnia del virtuo$ißi- mo Ghirlanda; e i dottißimi ragionamenti, che le ricche e copio$e viuande mattina e $era à Tauola condiuano, $i mi piaceuano; che io $enza dubbio ne$$uno mi ci $arei fermato ma la neceßità di trouarmi pre$to in Firenze, ha potuto que- sta volta piu ella $ola, che non hanno potuto tutte le altre co$e di $opra racconte: Se la pre$enza mia inuerità vi pia- ce, quanto voi dite; io me ne tengo di buono: perche il pia- cere, à chiunque piace, à buoni, à quali voi piacete, & à chiun que ha ottimo giuditio, qual voi hauete; è pur a$$ai: Ma $ia- mi io, come io mi voglia; che io tutto $on vostro: però quan- to io piu voleßi, per voi tanto meglio $arebbe: per che haure- $te vno amico, del cui molto valore ($e egli molto fo$$e) voi à vostra po$ta vi potreste valere: Che egli vi piaceßino & vi piacino i comodi miei; e vi di$piace$$e il douer re$tare $enza me, piu lungo tempo, che voi nõ haure$te voluto, aman domi, quanto mi amate; vi credo, mentre che io dal mio mi$u ro l'animo vostro; à me $empre furono e $aranno care le vo- $tre comodità, e di$cara l'a$$enza vostra; però douendomi io infra due giorni partire di Pi$a per la volta di Firenze; la lon tananza dell'uno, e dell'altro di noi, ad ammendue porterà vgual di$piacere; ilquale non di meno $i dourà temprare con la ragione, e col douere delle amicitie comune; laquale richie de da l'uno, & da l'altro di no i, che alla giornata a quel $i at- tenda, che l'occa$ione de tempi ne porge. <p>NOZ. La corte$ia d'amendue quei Signori Illu$trißimi, e le altre co$e da voi pur hora racconte, non mi $ono nuoue, hauen done io altre volte vdito quello, che a gli orecchi di tutto il Mondo la buona Fama ne porta: ma del condimento delle vo- <pb n=11> stre viuande non ho io gia mai vdito piu di quello, che voi ho ra detto ne hauete: piacciaui adunque $piegarmi meglio il fo- glio, et minutam&etilde;te dirmi di che ragiona$te, e $e con ordine, ò pur $econdo che il ca$o e la Fortuna occa$ione porgeuano, hora in questa, & hora in quella materia entrando di$correuate. <p>TAL. Il pe$o, che voi (M. Giu$eppe) hoggi alle mie deboli $pal le ponete, è a$$ai piu graue, che io nõ po$$o portare: con cio $ia, che in $ei giorni, che io quiui mi $ono trattenuto; di qua$i infi nite co$e lũghe a raccontarui, $i è egli ragionato dodici volt e: come $arebbe, à dire: $e gli elementi ne loro proprii luoghi $o no, o graui, o leggieri; come fuora de loro proprii luoghi graui e leggieri e$$ere $i veggono: e ca$o, che l'Aria, & l'Acqua hab bino alcuna grauità ne loro proprii luoghi, come tal uoltaegli $i pare, che alcuni Filo$ofi habbino creduto; donde na$ce, che noi, e gli vccelli; à quali $opra$ta il grãdißimo pe$o dell' Aria; nol $entiamo; come anche, i Pe$ci il gran Pe$o dell' Acqua nõ $entono? Donde auiene, che vn mattone ben cotto, a$$ai piu pe$a, che non fà vn crudo; Che vuole egli dire, che vn pezzo di legno nell' Aria, al ba$$o piu velocemente $cende d'un pez- zo di Piombo; nell'Acqua poi il Piombo de$cende, e il legno nel mezzo d'ammendue questi elementi $i ferma $otto l'Aria, e $opra l'Acqua notando? Ragionammo del modo, colquale la calamita tira il Ferro, l'Ambra e'l Diamante ben forbiti tira- no le paglie, e'l Ro$po la Dondola, e la bocca del Pe$ce Ierace tira l'oro. Ragionammo delle Commete, della via Lattea, del lo Arco Baleno, della generatione di venti, del Sal$o $apor del Mare, della natura d'alcuni mo$tri Marini, e di quella d'alcuni altri animali Terreni. Fauellammo dello ordinatißimo Flu$$o & Reflu$$o del Mare, e di ben mille altre co$e, lequali, à me ho- ra non $ouuengono: e ne di$putammo con ordine tale, dal Si- gnor Marche$e Illustrißimo po$to; che il Dotto Ghirlanda ca- rico haue$$e di proporre alcuni dubbii mattina e $era a $uo beneplacito; $opra quali poi $i di$corre$$e all'improui$o. <p>Questi allo impo$to pe$o tanto bene $odisfece, che io restai af- fettionatißimo alla $ua rara virtù: e mi $arei contentato ha <pb n=12> uere io $odisfatto al carico mio, come egli $odisfece al $uo: Tengo certo, che $e voi lo haue$te vdito, di lui & del molto $a- pere $uo haureste fatto quel mede$imo giuditio, che ne feci io, che lo vdii, e bene gu$tai i $uoi Dotti di$cor$i: e $e voi quiui in nostra cõpagnia vifoste trouato con la vo$tra dottrina, haure ste aggiunto quella perfettione a nostri ragionamenti, che $en za voi ci mancaua: oltra che $are$te $tato compagno de no$tri honorati piaceri. <p>NOZ. La$ciamo star da parte quel, che io con la mia pre- $enza, o di bene, o di male haueßi potuto aggiugnere, à vo- $tri di$cor$i: basta, che io haurei hauuto caro e$$ermiui ri- trouato per molti ri$petti; e per quelli, che voi pur' hora raccontati hauete, e perche io non mi $ono chiarito gia mai delle cagioni di que$to Flu$$o e Reflu$$o del Mare: di che (co- me io mi credo) quiui a pieno mi $arei chiarito: ma da che io non vi $ono $tato pre$ente, e da che egli hora non $i legge nel le publiche Scuole, ne è tempo d'u$cir fuora di ca$a, a questo gran caldo, quando egli vi piaccia di dirmi quello, che voi ne $entite, io vene haurò quel molto obligo, che io debbo per ciò. <p>TAL. Volentieri vi $odisfarò io in questo; ma con due leggi; la prima è, che voi; doue le Demo$trationi certe non $i truouano; vi contentiate di quelle, che ra$$omigliano il vero, $enza a$pettarne delle migliori: & $e pure ne vorrete delle piu efficaci, che non $aranno le mie, da voi ste$$o le vi trouiate; che io per me ingenuamente vi confe$$o, da altri non ne hauere per anche imparate, e non ne hauere da me ste$$o ritrouate di quel le, che mi fini$cano di $odisfare, a pieno: Se voi direte co$a, del- la quale l'animo mio $i appaghi, io da voi la imparerò volentie ri, e ve ne resterò con obligatione maggiore, che voi for$e non vi pen$ate. La $econda Legge è, che voi mi $cu$iate, $e io; il quale non leßi gia mai a miei di libri Tho$cani, me$colerò ra- gionando alcune di quelle parole, che non $aranno molto al pe $o; & le andrò amma$$ando, come io le trouerrò, $enza ne$$uno artificio, e come a me le in$egnò la mia Balia, mentre che io ero anche fanciullo, e volgarmente fauellando come a punto $i fa- <pb n=13> uella nella mia patria da chiunque quiui nato, vi $i alleua, of- fenderò le vostre Dotte e ben purgate orecchie, v$ate $olo ad vdire co$e dette con $omma politezza e leggiadria. <p>NOZ. Io non accetto la prima legge, perche egli non ha pun to del veri$imile, che lo $colare piu vaglia, che non vale il $uo mae$tro; Se voi adunque tanto oltre nõ vedete, che basti, come credete, che io; il quale ho la vi$ta dello ingegno piu corta di voi; là arriui, doue voi non hauete potuto arriuare? e tanto meno douete a$pettar da me co$a, che vi appaghi d'intorno, a ciò, quanto io nel principio vi dißi re$tarci confu$o. Quanto alla $econda legge; io, che dome$ticamente vi cono$co a pieno, confe$$o e$$er vero, che voi non hauete per v$anza di leggere libri volgari; anzi in cambio di pa$$arui certe hore fa$tidio$e del caldo del mezzo giorno, o con Dante, o col Petrarca, o col Boccaccio; le vi pa$$ate con Cicerone, con Ce$are, e con Teren- tio, e con altri libri Latini: il che mi $arà argomento da lodare l'ingegno vo$tro; ilquale da $e $te$$o fà quello, che molti altri non po$$ono con lo aiuto de libri; da quali nondimeno in que- $ti grauißimi ragionamenti di Filo$ofia, voi non haure$te caua to frutto ne$$uno, $e bene gli haue$te letti con diligenza; per- che i nostri Padri Tho$cani, non curando le co$e graui, che $i a$pettano alle Dottrine, tenner conto $olamente delle amoro- $e: & hora con nouellette, & hora con rime $i dilettarono: be ne vi ha di quelli, che vol$ero far proua dello ingegno loro nel le $cienze; ma pochi $ono, e $enza fama in ciò: tal che il ra- gionare co vocaboli loro, a$$ai piu strani, che non $ono quelli, i quali voi dite hauere imparato dalla vostra Balia, $arebbe ope ra perduta; Il migliore di tutti è Dante: la cui Dottrina, à voi che $eguitate i greci; nõ piacerebbe: perche egli di rado, e for$e anche non mai, $i di$co$ta da quello, che ci ha la$ciato $critto S. Toma$o, à quello, che io me ne intenda: però men male $arà, che voi ricorriate alla vo$tra Balia per le parole; da cui voi le imparaste tali, che egli non è niuno, che non le approui per buone: & al vo$tro Ari$totile, e Platone per la Dottrina: pe rò la$ciando da parte queste cirimonie, $e eglivi piace, entrate <pb n=14> nel proposto ragionamento; il che ad ammendue più dourà di- lettare; quantunque la Mu$ica, che na$ce dalla lingua di chiun que, oa torto, oa dritto loda $oglia e$$ere $oauißima. <p>TAL. Certo voi dite bene, M. Giu$eppe; Però la$ciando la Mu$ica delle lode a gli huomini, che hanno la zucca vana, e che $e ne dilettano, come di pa$tura proportionata al gu$to di co$i fatto bestiame; entriamo nella di$puta, cotanto da voi de $iderata: E perche meno il caldo ci offenda, paßiamo nel mio $tudio; ilqual come $apete, ha le finestre volte alla faccia di maestro, onde a que$ti grandißimi caldi $uole $pirar $pe$$o al- quanto di vento. Iacopo nostro in tanto piglierà la ro$ta, e cõ l'arte $upplirà al difetto della natura, ca$o ch'ella vento non i$piri. Incomincerommi anco da primi principii, poco o nõ nul la per hoggi curandomi delle leggi: lequali vogliono non $i do uer incominciare piu alto, che $i bi$ogni: pur che voi; ilquale da loro partir giamai non vi $olete, il mi perdoniate. <p>NOZ. Oltre che la stanza dello $tudio vo$tro hauerà la com modità del fre$co, che voi dite; $arà egli anco bene, che noi qui ui ci intratteniamo, per e$$er più fuor del romore, e de glialtri impedimenti. Andianui adunque; & incominciateui onde piu vi piace; ch'io mi credo, che voi non poßiate errare parlan do comunque egli $i $ia. <p>TAL. Da che voi co$i volete co$i $i faccia. Vi douete adunque rammentare, che'l mondo è vn $olo; tanto $econdo la dottrina di Platone, quanto $econdo quella d'Ari$totile: e quantunque altre $iano le ragioni di Platone, & altre quelle d'Ari$totile; amendue nondimeno, benche per diuer$o cami- no, giungono al mede$imo fine. Ari$totile, ilqual entrãdo nel profondo pelago della Filo$ofia, e nauigando tutto que$to mare $i stette $empre con la $ua barca vicino alla terra; benche egli di tutto'l resto fauella$$e; non ne fauello $e non quanto egli ne potette ragionare $enza di$costar$i dalla terra. Platone lo vol$e $olcar tutto; ne di ciò contentando$i, a gui$a di leggiero vccello, s'alzò $opra l'ale; e nell'aria $i $ostenne tanto, ch'egli minutamente conobbe tutto'l mar di questa Filo$ofia, e tutte <pb n=15> le parti $ue. Volendo Platone prouare, che vn $olo era il mon do, $i inalzò all'una natura dell' Architetto, e della Idea; e di$- $e: Da che vn $olo è Iddio, Architetto ottimo, e da che vna $ola è l'Idea del mondo; e bi$ogna dire, che anco vn $o- lo $ia il mondo. Aristotile tanto credette, quanto egli hebbe il pegno in mano. Però volendo prouar questo mede$imo; nõ $i di$co$to molto da quello, che con $entimenti del corpo $i può cono$cere: Que$ti veggendo, che la forma del mondo riempie- ua tutta la $ua materia, ne fuor ne la$ciaua particella veruna, quantunque piccola: Di qui raccol$e, che'l mondo fo$$e vn $o- lo, e non pote$$er e$$ere piu mondi: come $e le $tatue non $i po- te$$ono far d'altro, che di legno: & vna $tatua $i ritroua$$e, $ot to la cui forma fo$$er tutti ilegni; questa vna $tatua $i ritro- uerebbe in tutto'l mondo; ne $arebbe poßibile di ritrouarne piu d'una: perche ad ogni artefice mancherebbe la materia, del la quale $i pote$$e far vna nuoua $tatua: Co$i vn $olo è il mon- do: perche $otto la $ua forma è $errata tutta la $ua materia; ne $e ne troua punto di fuora: Però i mondi non po$$ono e$$ere ne due, ne più: Anzi vn $ol mondo è quello, che $i ritroua. <p>La qual ragione Aristotile accattò da Platone; come molte altre co$e. Ragione ad amendue questi Filo$ofi comune; non però co$i minutamente di$te$a: ma da loro propri fondamenti cauata, a prouar ch'un $olo $ia il mondo: e ch'egli è perfettißi mo: & è tanta la $ua perfettione, ch'un'altra non $e ne può tro uar ne maggiore, ne pari; abbracciando il mondo in $e ste$$o tutto quello, che è di buono e di bello. Egli ra$$omiglia vn cor po compo$to di due e$treme $uperficie: l'una dellequali è alta, e l'altra è ba$$a. L'alta e$tremità del mondo è il $eggio real d'Iddio: la ba$$a è il luogo della prima materia, imperfettißi- ma piu di tutte l'altre co$e: Fra que$te due e$treme parti $ono l'anime de corpi cele$ti, e lo iste$$o Cielo: ci $ono i quattro ele menti, e tutto'l rimanente delle co$e compo$te; come $ono i mi nerali, le piante, e gli animali: l'huomo $i $tà nel mezzo delle co$e eterne, e delle mortali: & è come vn giunco, che in$ieme lega le parti di questo mondo: concio$ia ch'egli ha l'intelletto <pb n=16> immortale; come immortali $ono gli altri intelletti, che muo uono i corpi celesti: Ha il $en$o, e'l corpo mortale; come mor tali $ono tutte l'atlre anime, e tutti gli altri corpi, da i cele$ti infuora. Que$to bellißimo ordine di tutte le parti del mondo non ha paragone, ne lo può hauere: & in que$to $taßi la per- fettione iste$$a del mondo. Questa è la bella Venere de gli an tichi Poeti; cioè, vna proportione ottimamente mi$urata di tutte le parti fra di loro, e co'l tutto; da altri chiamata Venu stà. Adunque un $olo è il mondo: perche quello che è perfet tißimo, non può e$$ere, $e non vn $olo: e $e fo$$ero due le co$e perfettißime; forza $arebbe, che l'una delle due fo$$e o più, o men perfetta dell'altra: Altrimente $arebbe l'uno quel, che l'altro: co$i non $arebbono piu, ma vno: concio$ia che la per- fettione di tutte le co$e, na$ca dall'e$$enza loro; come lhuma- na perfettione na$ce dall'e$$enza humana: $e co$i è; doue è la mede$ima perfettione, quiui è la mede$ima e$$enza e natura: e doue è l'e$$enza e la natura diuer$a, quiui bi$ogna che $ia la perfettione diuer$a; e la perfettione mede$ima, doue è la natu ra e l'e$$enza mede$ima. Or $e noi dichiamo, che due $ono i mondi; amendue $aranno ripieni della mede$ima perfettio- ne, dell'iste$$a natura, e dell'i$te$$a e$$enza. Adunque i mondi non $ono due: ma quelli che noi dianzi dicemmo e$$er due, $o- no vn $olo. <p>NOZ. Voi hauete pre$o vn principio tant'alto, e vi $iete incominciato tanto di lontano; ch'io non $o come voi potrete far si; che tutto $erua alla dichiaratione del flu$$o e reflu$$o del mare. <p>TAL. Io mi $cu$ai con voi, come colui che ben vedeua me- ritar qualche bia$imo, incominciandomi tant'alto: voi ($e ben vi rammentate) me ne deste licenza; & io la mi pre$i mol- to volentieri, con e$$a entrando in questo lontano principio: ilqual però (come voi vedrete) $eruirà tanto bene alla pro- po$ta qui$tione; che voi ve ne contenterete. <p>NOZ. Se co$i è, $eguitate il vostro ragionamento. <p>TAL. Questo vno mondo vniuer$ale ha le $ue parti: lequa <pb n=17> li anch'elle $i chiamano mondi: perche in ogn'una di loro è il $uo proportionato ornamento; dalquale il mondo $i ha il nome. <p>Tre $ono questi mondi. Il primo $i chiama mondo intelligibi le: Il $econdo $i chiama Celėste: e'l terzo elementare. Il mon- do intelligibile è vna moltitudine di tutte l'Idee de due mondi inferiori nella mente diuina: laqual mente diuina addoperando con arte e con intelletto nel produrre i due mondi inferiori, ha prima in $e la forma loro: come vn' Architetto ha nell'anima $ua vna $imilitudine dell'edificio da fabricar$i: nellaqual $em- pre riguardando, come ad vno e$$empio riguardano i fanciulli; che imparano a $criuere; l'Architetto produce l'opera $ua. Questa tal $imilitudine (come voi molto ben $apete) chiama- no i Platonici Filo$ofi, Idea & e$emplare: è vogliono che l'e$$e- re dello edificio nella mente dell' Architetto, $ia molto piu per- fetto, ch'egli nõ è in $e $te$$o; cioè, nelle pietre e nella muraglia. Quel primo e$$ere chiamano intelligibile: l'altro chiamano e$- $er $en$ibile: co$i $e vno artefice edifica vna ca$a, diranno e$$er due ca$e; vna intelligibile nella mente dell'artefice: l'altra $en $ibile dall'artefice compo$ta o di marmi, o di mattoni, o d'altra materia: nellaqual ca$a $en$ibile l'artefice il piu ch'egli può, s'ingegna d'imitare la ca$a intelligibile, nella mente $ua molto prima fabricata. Ora e$$endo Iddio artefice perfettißimo, & hauendo egli fabricato questi altri due mondi inferiori (come $i dirà hor hora) ragioneuol co$a è, ch'egli n'habbia hauuto pri ma nella $ua mente vna vniuer$ale Idea, $econdo la cui $imili- tudine questi due mondi $iano stati prodotti: Altrimente gli Architetti humani $arebbono piu perfetti d'Iddio, e le fabriche humane $arebbono piu belle delle diuine, $e gli huomini nel fa- bricare i palagi, e i tempii, e gli altri edifici nelle lor menti pri- ma, che all'impre$a $i mette$$ero, vna spiritual fabrica compo- ne$$ero; laqual foße loro, come vna regola dell'edificare belle fabriche; & Iddio Architetto ottimo, $enza que$ta regola, a ca$o fabrica$$e. Ne $arebbono i due mondi inferiori da Dio fa bricati tanto belli, quanto $ono; $e $anza laregola del bene adoperare (la qual altro non è, che que$ta Idea) amendue foße <pb n=18> ro prodotti: come belli non $ono gli edifici fabricati a ca$o da gli Architetti incon$iderati. Da che adunque Iddio Architetto perfetto addoperà con arte e con intelletto; da che l'opere $ue $ono bellißime e perfettißime; egli è nece$$ario di dire, che am&etilde; due questi mondi, & ogn'una delle parti loro piu principali, ha hauuto la $ua Idea nella mente diuina. La moltitudine di tutte queste Idee, mondo intelligibile $i chiama da Platonici Filo$ofi. Il che voi (M. Giu$eppe) da voi ste$$o vi $apete, $enza ch'al- tri vel dica. <p>NOZ. Poi che voi dalla Platonica $cuola hauete dato tan t'alto principio al uo$tro ragionam&etilde;to; anch'io nõ int&etilde;do partir mene in modo alcuno: Però vorrei, che voi mi dice$te, come egli $ia poßibile, che questi dui mondi $iano $tati da Dio prodotti, di cendo Platone nel $uo Timeo ciò e$$er auuenuto, perche Iddio è ottimo, però $e $te$$o comunica: e$$endo que$ta vna la natura del bene, di comunicar $e ste$$o: la onde $olo i liberali $ono ripu tati buoni, perche con giuditio a chiunque ne ha hi$ogno, quan to e quando altri ne ha bi$ogno comunicano il loro hauere: In que$to ra$$omigliando la bonta diuina; laqual e$$endo $empre ottima, $empre $e $te$$a comunica. Gli Auari dall'altra parte, $ono tenuti cattiui; perche non di$tribui$cono le ricchezze lo- ro. Se la diuina bontà $empre $e ste$$a comunica, non hauendo fuor del mondo co$a alcuna, à cui comunicar$i; egli $i pare, che'l mondo non habbia hauuto principio; ma con l'eterno Iddio $i $ia $tato eterno, come co$a, à cui la diuina bontà $empre comuni cata $i $ia. <p>TAL. Ben vi diß'io dianzi; che voi (M. Giu$eppe) con la vostra dotta eloquenza hare$te recato molta perfettione a no- $tri di$cor$i, $e voi a Carrara vi fo$te trouato in compagnia no- $tra; come hora fate, dottamente fauellando. Dicoui adunque, che'l mõdo fù, & è, e $arà $empre da Dio prodotto: perche Iddio è $empre buono, e $empre $e ste$$o comunica, come voi diceste pur hora: Però il mondo non ha hauuto principio, e non har à giamai fine, Platonicamente parlando. <p>NOZ. Come può egli e$$ere, ch'una co$a $enza hauer prin- <pb n=19> cipio, $ia prodotta? A me pare, che la generatione non $i po$$a far $enza tempo, nõ e$$endo ella $eparata dal mouimento, ilqual è congiunto al tempo: Perciò credo, che niuna co$a generar $i po$$a $enza principio. <p>TAL. Due $ono le maniere della generatione: Altre del mouim&etilde;to hanno bi$ogno e della mutatione: Altre $ono $enza mutatione. Le prime $ono, come quãdo vn'huomo d'human $eme $i genera: In questa maniera di generationi egli è nece$$ario che la forma del $eme a poco a poco tutta $i corrompa, e che a poco a poco $i generi la forma humana: Il che $enza mouimento $en za mutatione, e $enza principio non $i può fare in modo alcuno. Le $econde maniere delle generationi $ono, come quando altri intende $e $te$$o, et è di tanta perfettione questo atto del $uo in tendere; che $ubito produce alcuno effetto $enza altro moui- mento, e $enza altra mutatione: come $e nel mondo $i troua$$e vn Re, ilquale da $e $te$$o con le $ue proprie mani $i fabrica$$e il $uo proprio Regno, e le $ue proprie città, e cittadini: Questi nõ potrebbe adoperar nulla $enza mouimento, $enza mutationi $enza i$trumenti corporali, e $enza principio. Il che nel Re di- mo$trerebbe vna grandißima imperfettione. Se poi $i ritroua$- $e vn'altro Re, la cui vertù fo$$e tanta; che dal $uo $olo e $em- plice atto dell'intendere $e $te$$o Re, $ubito il Regno tutto con le città, e cittadini, & altri Va$alli spontaneamente ne $egui- ta$$ero: que$ti non harebbe bi$ogno ne di mouimento, ne di mu tatione, ne di corporali i$trumenti, ne di tempo, ne di principio. Iddio non produce il mondo, come Artefice della prima manie- ra: ma $olo come Artefice della $econda: Però $empre $e ste$$o intendendo Re di tutto'l mondo, il $uo atto dello intendere è di tanta virtù e po$$anza; che tutto'l mondo da $e $te$$o na$ce spõ taneamente in vn modo d'una certa dependente generatione, $enza mouimento, $enza mutatione, $enza tempo, e $enza prin cipio: La qual maniera di generatione è stata chiamata da al- cuni Filo$ofi, $emplice manatione. Può e$$er adunque vna co$a generata nella $econda maniera, $enza principio: ma non gia nella prima. Però quando io dianzi vi dißi; che'l mondo fù, <pb n=20> & è, e $arà $empre generato, $enza principio, e $enza $ine; inte$i di questa $econda, e non della prima. Della qual prima maniera s'io haueßi voluto intendere, harei detto il fal$o. <p>NOZ. Io m'appago di questo: Però $eguite di di$correre $opra quello, che à dir vi auanza. <p>TAL. Il $econdo mondo $i chiama celeste; ilquale è cõpo$to dell'anime, e de corpi cele$ti; il cui e$$ere, e la cui con$eruatione in tutto e per tutto dipende dal primo mondo: Ne ha que$ta dipend&etilde;za bi$ogno d'altro mezzo, o d'altro istrum&etilde;to, del qual il primo mondo $i $erua, con$eruando l'e$$ere al$econdo. <p>Il terzo Mondo è chiamato mondo elemèntare: & è composto de quattro $emplici e primi elementi: cioè, del fuoco caldo e $ecco; dell'Aria calda & humida; dell'Acqua fredda & humi da; e della Terra fredda e $ecca: E etiamdio composto questo terzo Mondo di tutti i Minerali, di tutte le piante, e di tutti gli animali: Nel mezzo di que$to mondo, e del $econdo $i $tanno gli huomini, compo$ti di due nature: l'una delle quali, per e$$e- re eterna, s'appartiene al $econdo mondo, anzi allo iste$$o Iddio; da cui ella di$cendendo, pa$$a per lo Mondo celeste, & arriua a noi: E questa è l'anima humana: laqual ha'l $uo primo principio dalla Diuina bontà. L'altra natura, di cui gli huomini $ono com posti, per e$$er mortale, nata dalla me$colanza de gli elementi, e di que$to ba$$o mondo: la cui perfettione è minore, che non è quella del mondo cele$te: e l'eccellenza del mondo cele$te è di gran lunga inferiore alla perfettione del mondo intelligibile: L'e$$ere e la con$eruatione del terzo mondo tutta dipende dal primo, e dal $econdo mondo: e quella del $econdo non na$ce d'al tronde che dal primo di maniera; che'l mondo intelligibile reg- ge il cele$te $enza altro mezzo, e regge lo Elementare co'l mez- zo del celeste: e'l $econdo Mondo nel gouernar questo terzo $i $erue del lume e del mouimento. <p>NOZ. Quantnn que io $appia, che ageuol co$a vi $ia il ri- $pondere alle mie dimande: nondimeno da che altro non habbia mo affare, hora che'l caldo per tutto è grande; egli $arà bene, che noi allegramente cel paßiamo in questi diletteuoli & honesti <pb n=21> ragionamenti. Vorrei adunque da voi $apere, come $ia poßibi- le, che in Dio $i ritrouino le Idee de' i due mondi inferiori; e tut te lhumane anime del terzo mondo, $e Iddio è vn $olo, purißimo e $e mplicißimo, e $eco non tolera niuna moltitudine? In lui, nel modo che voi dite, $arebbe la moltitudine delle Idee de due mondi inferiori: $arebbeui anco la moltitudine de gli intelletti humani; iquali voi dice$te $cender da Dio. Il che pare, che pun to non s'accordi con la diuina vnità $emplicißima e purißima. <p>TAL. Io vi dirò, com'io intendo questa moltitudine ritro uar$i in Dio; e come ella non gua$ta punto la $emplicißima vni tà$ua: e dichiarerollouicon alcuni e$empi tanto aperti; che nõ è qua$i poßibile di dubitarne, quanto che $ia vn $ol pelo. <p>Immaginateui adunque vn circolo, nel cui mezzo $ia vn c&etilde;tro, dal quale all'e$trema circonferenza del circolo, $i tirino molte line e: elle nel centro del circolo, $ono vna co$a iste$$a tutte, in quanto ch'elle tutte conuengono in vn $olo indiui$ibil centro: Le mede$ime linee, che nel centro $ono vnite indiui$ibilmente, nell'estrema circonferenza del circolo $ono diuer$e, e lontane l'una dall'altra; ne sono piu vna sola cosa, come erano nel cen- tro; ma molte. Co$i le Idee de due mondi inferiori, e tutti gli intelletti humani sono in Dio, come in vn Centro indiui$ibile, tanto vnite in$ieme; ch'elle ra$$omigliano l'i$te$$a vnità: Anzi altro non $ono, che l'iste$$a vnità $implicißima d'Iddio: concio- $ia che tutto quello, che è in Dio, altro non $ia, che Iddio: Ne due mondi inferiori que$te Idee, e queste anime humane $ono molte: e come nel circolo $i vede, che l'unità s'accorda cõ la mol titudine; co$i ella $i accorda in Dio, e molto piu perfettam&etilde;te, ch'ella non $i accorda altroue. Que$to mede$imo $i può dichia rar con vn'altro e$empio, molto accomodato: Ilqual $i può pi- gliar dal Sole; dal cui lumino$o corpo e$cono fuora molti raggi, iquali illuminano molte parti di que$to terzo mondo: entrano per questa, e per quell'altra fine$tra, $cacciano la notte o$cura da que$ta, e da quella valle: qui $i vede vna moltitudine di rag gi grandißima: nondimeno nel Sole i raggi $ono vinti; anzi $o no vna co$a mede$ima: Co$i le Idee de due mondi inferiori, e del <pb n=22> le parti loro, $ono quaggiù d'un numero qua$i in$inito: Ma in Dio vnico $ole del tutto elle $ono vna iste$$a co$a. L'acque etiã dio ne riui $ono molte, e l'una dall'altra diuer$e. Nelle prime fontane, oue elle hanno il loro primo principio, tutte $ono vn' acqua mede$ima: Co$i tutte le Idee, e tutte l'anime humane $o- no vna mede$ima co$a in Dio: benche in que$to ba$$o mõdo l'una dall'altra $ia molto diuer$a. Qui mi accade dirui a ca$o, come vno huomo ritrouando$i in Leuante, può $apere quel, che fac- cia vn'altro in Ponente, quando l'anima di chiunque habita il leuante, ben purgata da vitii, e dall'ignoranza; co'l mezzo del- le virtù morali, e delle $cienze $peculatiue inalzando$i $opra la terra, $i ritira con la contemplatione al $uo primo principio; co me i raggi del Sole $i ritirano nel $ole. Ella quiui perfettamen te vnita in quello indiui$ibil centro diuino, vi troua tutte l'al- tre anime, e perfettamente $corge, quantunque di lontano, quel lo; che tutte l'altre anime fanno in diuer$i luoghi. Il che però è conceduto $olamente a que' pochi; ch'attendono a far$i perfet- ti ne buon co$tumi, e nella buona Filo$ofia: laqual fatica nõ pia ce a molti. Habbiamo adunque, che'l mondo intelligibile gouer na i due mondi inferiori: Il cele$te, $enza mezzo: e l'elemen- tare co'l mezzo del celeste: e'l cele$te gouerna lo elementare co'l mezzo del mouimento, e del lume. <p>NOZ. A cui la$ciate voi l'influenze de corpi celesti in que $to ba$$o mondo? <p>TAL. A gli A$trologi, & a gran parte de Filo$ofi La- tini, & a molti Platonici; co' quali in questo io non m'ac- cordo. <p>NOZ. Gran fatto è, che voi; ilqual nelle publiche $cuole, e ne priuati ragionamenti fate profeßione d'accordar $empre Ari$totile co'l $uo mae$tro Platone; Anzi $olete dire nõ e$$er $tato $critto nulla da que$to, che in quello nõ $i ritroui; e Plato ne altro non e$$ere, che vno Ari$totile $compigliato; come Ari $totile altro non è, che vn Platone bene ordinato; Or da Plato- ne tanto vi di$costiate. <p>TAL. Io non ho giurato di difendere a diritto & a torto <pb n=23> la dottrina di Platone; come fanno molti altri: i quali $ono tanto affettionati ad vna $etta; che anco contro ogni douere per amore e per forza la difendono: e tal volta hanno bi$ogno de gli argani, per tirarla alla veritàla onde ben $pe$$o auuiene, ch'ella non $olo non arriua al $egno; ma non pure vi $i accosta. Quindi ne na$cono le dottrine mostruo$e, lontane da ogni $enti mento humano. Io per me non fui giamai cotanto ostinato. Però quãdo mi pare, che o Platone, o gli altri dalla diritta via $i partono, io non mi vergogno punto a la$ciargli nè loro erro- ri: come hora hauete vdito, ch'io ho fatto in que$to. <p>NOZ. Se l'influenze non vi piacciono; piacciaui almeno di darmene alcuna ragione: accio ch'anco io mi po$$a ri$oluere a credere quello, che voi ne credete. <p>TAL. Dicono i mae$tri delle influenze; che certe $telle nel Cielo $i truouano; lequali ri$caldano questo ba$$o mondo; $i co- me è il Sole: E certe altre lo rinfre$cano; come la Luna: nondi meno la e$peri&etilde;za $en$ibilmente ci dimostra; che le notti della piena luna, maßimamente de la state, sono a$$ai piu calde; che non $ono le notti della nuoua Luna: E ciò e$$er vero, oltre che egli è $tato detto da Aristotile nel quarto libro delle parti de gli animali; ce lo dimostrano anco i Granchi, le Conche, l'Ostre ghe, e qua$i tutti gli animali $enza $angue: iquali alhora $ono a$$ai piu graßi, & a$$ai piu pieni; che eglino non $ono, quando la Luna è nuoua. Il che nõ na$ce, perche il lume della piena Lu na a granchi, & ad altri $imili animali $erua per veder doue, e di che pa$cer$i; e per poter$i ingra$$are, copio$amente pa$cendo $i, come molti Filo$ofi hanno creduto: Perche $e il veder lume nelle pasture fo$$e cagione, che gli animali $enza $angue, ingras $a$$eno; gli animali ciechi, come $ono le Talpe, e gli altri $omi- glianti a que$ti, non ingra$$erebbono al tempo della piena Lu- na: nondimeno ingra$$ano'; & al tempo della nuoua Luna: Non na$ce adunq; l'ingra$$are da questi animali $enza $angue, dal pa$cer$i piu copio$amente nella piena Luna; ne del $uo lu- me $i $eruono per veder doue, e di che pa$cer$i, maßimam&etilde;te che molti di loro $eguitano il nutrimento proportionato con l'odo- <pb n=24> re, a cui non $erue il lume ne molto, ne poco. Ci bi$ogna adunq; ritrouar altra cagione di questo effetto, da che questa nõ ba$ta: E $arà il natural caldo di que$ti animali, fortificato dal celeste calore qua giù prodotto dalla Luna, co'l mezzo del $uo moui- mento, e del $uo lume; con che $i toglie il luogo loro alle in- fluenze. <p>NOZ. Se co$i fo$$e, come voi dite; questi animali piu gra$ $i e più pieni dourebbono e$$ere per la cagione del caldo, e del mouimento del Sole; ilqual è a$$ai maggiore, che non è quel del la Luna: Concio$ia che se'l lume, e'l mouimento ingra$$a; il mag gior lume, e'l mouimento maggiore douerà piu ingra$$are: co- me $e il fuoco ri$calda; il maggior fuoco piu ri$calda. <p>TAL. Tutto quello, che è in que$to mondo, vn certo parti colar pe$o et vna certa particolar mi$ura richiede; fuor del qua le ogni co$a $i guasta, e $i corrompe. Gli animali $enza $angue hanno poco caldo naturale, ilqual non è fortificato dal troppo gran caldo del Sole, ne a tanta gran violenza re$i$te; ma è ar$o. Però que$ti aĩali nõ po$$ono ingra$$are per cagione del maggior caldo del Sole; anzi riar$i, $magrano: po$$ono bene ingra$$are, et ingra$$ano per la cagione del caldo della luna: il qual è tanto ga gliardo, che basta a fortificar il debol caldo naturale de gli ani- mali $enza $angue: e non è tanto po$$ente, che lo riarda. Que $ta proportionata mi$ura $i vede in tutte le co$e: particolarm&etilde; te $i può ellavedere ne gli huomini; iquali viuono $ani, e gagliar di, quando la compleßione loro non pa$$a il $egno dalla natura posto nel caldo, nel freddo, nelbumido, e nel $ecco: Se l'una di que$te quattro qualità trappa$$a i $uoi cõfini, gli huomini s'am malano. Si ri$anano, $e le trapa$$ate qualità $i riducono al $e- gno. Se'l pa$$o è grande, gli huomini $i muoiono. E etiandio questa proportionata mi$ura nel nutrimento: Percioche non $i nutri$cono gli huomini di carne viua; come molti animali $al uatichi non $i pa$cono dherbe ne' prati: come molti altri: ma di pane, e d'altri cibi proportionati allhumana compleßione. Co$i questi animali $enza $angue hanno la loro proportionata compleßione; laqual con$iste in vn debolißimo caldo; ilquale <pb n=25> da vn'altro debolißimo caldo proportionato al natural caldo loro, è aiutato: e'l maggior gli riarde, e'l minore non basta. Quel della Luna debole, come il loro, è a bastanza per ingra$- $arli. <p>NOZ. Se le notti della piena Luna $ono piu calde, come voi dite, che non $ono quelle della nuoua Luna; onde na$ce, che quando la Luna è piena, e quando il Cielo è $ereno al verno, le brine, e i ghiacci $ono maggiori, che no n $ono al tempo della Luna $cema? <p>TAL. Dal caldo maggiore delle notti della piena Luna; ilqual è tanto che ba$ta per alzar dalla terra que' vapori humi di; iquali $ono materia, di cui $i genera la brina. Questi vapori in alto, dal caldo della Luna tirati, $ono circondati dalla frigidi tà di que$ta ba$$a parte dell'Aria: dallaquale agghiacciati, $i conden$ano, e diuenuti graui, caggiono in terra, come al verno $i vede. I ghiacci anco $ono maggiori, perche'l lume della pie- na Luna dalla ba$$a terra più vapori tira; che non fa la nuoua Luna: iquali dalla frigidità dell'aria agghiacciati, fanno i ghiac ci maggiori. <p>NOZ. A bastanza s'è detto de gli influßi: Resta che de gli altri due istrumenti de corpi celesti dichiate: cioè, del moui- mento, e del lume. <p>TAL. Il mouimento ri$calda con due conditioni: La pri- ma è, ch'egli $ia veloce, e quanto piu veloce, tanto è egli meglio: perche le parti del corpo, che $i ha a ri$caldare, velocem&etilde;te mo$ $e, diuengono rare: e i corpi rari $ono a$$ai piu atti a riceuere pre$to il caldo, che non $ono i den$i: Il che $i vede nella rara stoppa: la qual piu presto s'accende, che non fà il den$o ferro. In questa maniera i Filo$ofi dicono, che'l mouimento ri$calda, allargando, e tirando fuor della prima natura le parti del corpo mo$$o. Ciò e$$er vero ce lo dimostrano le piom bate frecce, con empito e violenza tirate fuor de gli archi: lequali dopo lhauer fornito il camin' loro, $i ritrouano $enza piombo: auuegna che l'empito de gli archi: le faccia muouere tanto velocem&etilde;te, che'l piombo: den$o diuenti raro, & e$ca fuor del $uo e$$er primo: e <pb n=26> non potendo $ostener la violenza del mouimento $i ri$caldi, e finalmente $i di$trugga. <p>NOZ. Se'l mouimento ri$calda, perche fate voi, che cote- $to fanciullo con la rosta in mano muoua que $t'aria, che ci stà d'intorno? egli $i pare, che voi il contrario a punto facciate di quello, che detto hauete: concio$ia che hora, per hauer fre$co, mouiate l'aria; e dianzi diceste, che'l mouimento ri$caldaua. <p>TAL. A ragione dubitate di quello, di che dubitò anco Aristotile nelle $ue quistioni, chiamate Problemi: e ri$po$e; che'l mouimento dell'aria, fatto dalla ro$ta, con la qual hora il fanciullo ci rinfre$ca; $uentola l'aria pian piano: & ogni tal mouimento leggermente $uentolando, rinfre$ca: Per ciò chiun que non può a$pettar, che le calde viuande $i freddino, dentrovi $offia con l'alito caldo; non dimeno le affredda con quel picciol venticello: ilqual pianamente muoue l'aria, & alla calda viuã da $empre ne porta della nuoua: laqual per e$$er frigida, rinfre $ca la viuanda: che se'l moto fo$$e veloce e gagliardo, egli ri$cal derebbe. <p>NOZ. Se altro di questa prima conditione non vi accade dire, piacciaui de pa$$are alla $econda. <p>TALASC. La $econda conditione, che'l mouimento nece$$ariamente richiede, $anza la quale egli non ri$calda, ne può ri$caldar $enza e$$a, è; che gli $ia vicino il corpo, nel qual $i debbe riceuere il caldo, e che $ia in vn corpo grande: che se'l corpo fo$$e piccolo, e lontano; egli non ri$calderebbe. Per questo Aristotile di$$e; che le $telle dell'ottauo Cielo non ri$cal dano molto que$to nostro mondo, $e bene elle $ono grandi, e $e bene velocißimamente $i muouono dall'Oriente all'Occidente in vn piccolo $patio di ventiquattro hore: perche le $opradette stelle $ono da noi troppo lontane: la luna poi, $e ben ella è a noi vicina; nondimeno poco ci ri$calda; perche ella ha a far il giro del $uo viaggio molto piccolo, al paragone del camino, che fà l'ottauo Cielo; da che ella è a$$ai piu ba$$a, e nel mede$imo picco lo $patio di tempo dall'Ori&etilde;te all'Occidente $i muoue, tirata dal primo mobile; cioe dall'ottauo cielo; ilqual è quello, doue $i <pb n=27> veggono qua$i infinite stelle, quando la nolte è $erena. Non $i mouendo adunque la luna pre$to, matardi; ella, quantunque a noi vicina, non molto ci ri$calda. Il Sole ha amendue le $opra dette conditioni a bastanza: egli è qua$i nel mezzo di questi due corpi estremi; cioè, del primo mobile, che è il Cielo $tella- to, e del corpo celeste della luna: & e$$endo anch'egli tirato dal l'Oriente all'Occidente in ventiquattro hore; & hauendo a ca- minar per vn giro a$$ai maggiore, che non è quello della ba$$a luna; a$$ai piu velocemente $i gira: e $e bene egli è da noi alquã to più di$costo, che non è la luna; egli nondimeno è piu vicino, che non $ono le $telle del primo mobile; qua$i che la $edia $ua $ia conuenientemente a noi vicina: però a$$ai più ci ri$calda, che non ci ri$caldano l'altre stelle del cielo. Egli è adunque ne- ce$$ario, che'l mouimento $ia veloce, & in corpo grande, e vici- no, acciò che ri$c aldi $enza amendue queste conditioni, o ve- ro $enza vna d'e$$e, $ia$i ella qual ella $i voglia, il mouimento ne ri$calda, ne può ri$caldare in modo veruno. <p>NOZ. Or resta a dir$i del lume; che è l'altro istrumento, del qual voi dice$te, che'l Ciel $i $eruiua nel comunicar e con$er- uar l'e$$ere a questo ba$$o Mondo. <p>TAL. Il lume ri$calda; perche dal corpo lumino$o e$con' fuora alcuni raggi; i quali percotendo vn'duro, o polito corpo, da e$$o $ono ribattuti, e tornano in dietro, talhor per la mede$i- ma via, e talhora per vn'altro camino, $econdo l'e$$ere, e $econ- do la Sedia del corpo lumino$o, onde e$cono i raggi, e del corpo o duro, o polito, da raggi perco$$o; $i come $i vede, che le palle gettate nel muro, $ono da e$$o riperco$$e, et indietro ritornano. Se'l lume percuote il corpo al dirimpetto, il raggio del corpo lu mino$o ritorna in dietro per la mede$ima $trada: Se'l lume nõ al dirimpetto, ma dall'una delle parti qua$i al trauer$o percuo- te; il raggio per la mede$ima $trada non può tornar in dietro: ma egli è nece$$ario, che per altro camino ciò $i faccia. Talhora auuiene, che'l raggio tanto a trauer$o percuote, che a dietro nõ torna; ma innanzi camina sdruciolando, e guizzando nella ma niera, che noi $pe$$o veggiamo i fanciulli gettar oltre per l'ac- <pb n=28> que d'un fiume, o d'uno stagno, o del mare, vna larga, e piccola, e polita, e $ottil pietrolina: la qual al fondo co$i tosto non $cen de, ne a dietro ritorna: ma inanzi camina, per l'acqua $altan- do: Co$i i raggi del corpo lumino$o talhora tanto al trauer$o percuotono, che in dietro non tornano; ma qua$i pe'l corpo per co$$o sdruciolando, e guizzando, vanno innanzi. Que$ti vltimi raggi poco ri$caldano; perche la loro reuerberatione è piccola. Quelli, che piu al dirimpetto feri$cono, piu ri$caldano: Quelli poi, che oltre per vna diritta linea caminando, percuotono, e per la mede $ima in dietro ritornano, piu che tutti gli altri ri- $caldano. In que $ta maniera il $econdo mondo celeste $i $erue del moto, e del lume, per ri$caldar que$to terzo mondo elemen- tare: Perche tutto il corpo cele$te non è lumino$o, ma$olamen te la parte $tellata, però que$ta è quella, che col $uo lume piu ef- ficacemente, & non fanno l'altre non $tellate altera il mondo elementare: auenga, che la stella nel Cielo ra$$omigli i nodi nel le tauole: i quali altro non $ono, che parti piu den$e delle mede $ime tauole; lequali mouendo$i, $eco muouono i nodi loro: co$i nel Cielo $ono alcune parti rare, che non rilucano, & alcune den $e, che rilucono: mouendo$i il Cielo $eco muoue le $ue $telle, le quali hanno virtù di gouernare que$to ba$$o mondo col moto, et col lume loro; & benche tutto il Mondo celeste gouerni que$to mondo elementare, egli nondimeno ciò $i fà piu efficacemente dalle parti $tellate: & più da quelle che $ono più lumino$e, & maggiori, che non $ono le altre: perche da queste na$cono a$$ai più Raggi, che dalle altre: ne $olamente que$to effetto $i attri- bui$ce alla e$trema $uperficie delle stelle; ma anche a tutte le parti, quantunque profonde, delle mede$ime $telle: ciò $i vede per i$perienza in dui corpi caldi, d'uguale & proportionata grã dezza in ogni parte dalla profondità in fuora: quello, che è più profondo, molto meno ri$calda, che non fà l'altro meno profon- do: adunque lo effetto del ri$caldare, a ragione $i dice e$$ere di tutto il corpo, & di tutte le $ue parti; quantunque profonde; & non della $ola $uperficie: per cio la stella mouendo$i tutta, & da tutta $e $te$$a mandando fuora, i raggi; tutta altera il no <pb n=29> $tro mondo inferiore. <p>NOZ. Que$to (M. Al$eforo mio) non è pa$$o da correrlo molto velocemente; ma da andar$ene oltre pian' piano, & da con$ider arlo maturamente: però vorrei $aper' da voi, come egli fia poßibile, che le parti $tellate del Cielo (verbi gratia) il Sole col $uo moto & lume alteri questo ba$$o mondo; $e egli prima non altera il Cielo della luna: il quale $i truoua infra il Sole & gli elementi: io per me vi dico, che come vno huomo, stando $i in $u la ripa d'Arno, non puo tirare à terra vna barca, a cui $ia legato vn' canape, $e egli prima a terra non tira tutto il cana- pe, co$i non po$$a il Sole alterare il no$tro mondo elementare, $e egli prima non altera tutti i corpi, che vi $ono in mezzo: il che $e fie vero, vero anche $arà che il Cielo $ia corruttibile: con cio$ia, che tutti que' corpi $iano $ottopo$ti alla corruttione, che $ono $ottoposti alle e$trin$eche alterationi: il che guasta tutta la Filo$ofia. <p>TAL. Voi (M. Giu$eppe) dottamente parlando, come $o lete, mettete la mano in vna buca doue $i na$conde vn'granchio tanto grande, che à pena infra voi & io nel potremo cauare: Pure, comunque io mi potrò, farò pruoua di cauarnelo: Ri$pon doui adunque, non e$$er nece$$ario, che vn corpo alterando vno altro corpo da $e lontano, alteri tutti gli altri corpi, che $i truo uano nel mezzo d'ammendue i corpi estremi: ciò $i vede nelle reti de Pe$catori: iquali dopo, che con e$$e hanno pre$o quel pe $ce, che da molti di loro, è volgarmente chiamato Tormentola, & da molti altri Torpedine, $ubito perdo no quel braccio, col quale tengono la rete; & $e nol perdono à fatto, almeno tanto $e lo addormentano, che ne riceuono grandißimo danno: la rete nondimeno percio non pati$ce ne molto ne poco: il che par che vole$$e dire Ale$$andro Afrodi$eo. <p>NOZ. La vostra ri$posta è sbattuta da Temi$tio: ilquale afferma, che la rete pati$ce, ma non già, come pati$ce il braccio del Pe$catore: $e bene è alterata la rete d'una altra $orte d'alte ratione, molto diuer$a da quella; che è nel braccio del Pe$cato- re: co$i $arà alterato il Cielo della Luna dal moto da Raggi del <pb n=30> Sole: mentre egli con eßi altera que$to elementare mondo: & $arà per cio il Cielo $ottoposto alla corruttione: come prima $i diceua. <p>TAL. Io troppo bene mi $apeua, che voi non haure$te ac- cettato per buona la prima ri$posta; ne la dißi perche voi la ac cetta$te: ma $apendo io, quanto grande fo$$e la vo$tra dottrina, con la ri$po$ta predetta vi vol$i dar campo di dire quello, che hauete detto: & vol$i hauere occa$ione io di potere ri$pondere, come vdirete hor hora. I Filo$ofi antichi volendoci dare ad intendere, in che modo il mõdo $uperiore regge et gouerna que $ta Machina inferiore, ra$$omigliorono la moltitudine di tutti questi corpi, à vno grande animale ve$tito: come $arebbe vno huomo; nel cui mezzo è po$to il core: il quale è il primo princi pio, donde na$ce il caldo, & la vita & il moto di tutto lo anima le: co me della prima fontana na$cono tutte le acque di tutti, i riui, & $i di$tribui$cano, à que$ta, & à quella parte: $e la prima fontana $i $ecca, egli è nece$$ario, che anche $i $ecchino i riui: co- $i dal core dell'huomo a tutto il corpo $ono di$tribuiti gli $piriti che portano il caldo, & la vita a tutti i membri: ce$$ando il co- re da questa distributione, ce$$a il caldo & la vita humana: & $e bene egli è nece$$ario, che alcune di quelle parti, che $ono d'in torno al core, $i $caldino, accioche per lo mezzo loro $i comuni- chi il caldo à membri e$tremi, & da membri, a ve$timenti, egli nondimeno tal volta auiene, che i membri non tutti $ono ri$cal dati, per lo mezzo loro nondimeno dal core $i comunica il caldo alle ve$timenta: il che accade in molte $orti di febbre, nelle qua li l'ammalato arde di dentro, & di fuora agghiaccia; & per le membra fredde pa$$a il caldo intrin$eco del core, & arriua alle vestimenta ri$caldandole, $enza ri$caldare le membra e$treme: co$i auiene, à que$to grande animale: il core del quale altro nõ è che la parte $tellata: dalla quale è di$tribuito il gouerno, a que$to mondo elementare, per lo mezzo della parte rara del Cielo non stellata: la quale non riceue ne$$una $orte d'alteratio ne; nondimeno per lo mezzo $uo tutto $i comunica: & basta, che tutto il mondo inferiore con le $ue parti e$treme tocchi tut <pb n=31> te le parti estreme del mondo cele$te, quantunque non alterate dalle $telle, come ba$ta, che le ve$timenta dell'huomo ammalato tocchino l'ultima $uperficie del corpo humano, non ri$caldata delle altre intrin$eche, & calde parti del mede$imo corpo: $e $olamente le stelle altera$$ero, for$e, ch'elle non potrebbono al- terare, i corpi lontani, $enza comunicare la loro alteratio- ne a quelli, che $ono nel mezzo: come $i vede, che il fuoco non ri$calda chiunque $i $ta di$co$to, $e egli prima non ha ri$cal dato il mezzo: & il Sole non illumina la terra, $e prima egli non ha illuminato l'Aria: Ora per che $olamente la $tella non altera, $e bene ella alla alteratione principalmente concorre, co me $e ella fo$$e il core dello Animale, ma con la Stella ci concor re tutto il Cielo, ilquale toccha le parti elementari alterate; egli non è nece$$ario, che la alteratione delle stelle $i comunichi a quella parte del Cielo, che non è $tellata: come egli non è ne- ce$$ario, che il caldo intrin$eco $i comunichi alle membra estre me per ri$caldare i vestimenti estrin$eci: non $i stampa adũq; nella parte rara, & non $tellata del Cielo alcuna alteratione mentre il gouerno di questo ba$$o mondo qua giu $cende dalle stelle, & pa$$a per lo Cielo, perche non $olamente le stelle, ma tutto il Cielo gouerna questa grandißima Machina alla quale il Cielo $i acco$ta, $enza ne$$uno mezzo: <p>NOZ. Tutto mi piacerebbe, $e voi non haueste me$colato nel vostro ragionamento; che il Cielo mouendo$i, $eco muoue tutte l'altre $telle: auenga, che le Stelle $iano corpi animati; i quali $ono moßi da l'anime loro, & non $eguitano il mouimen- to di tutto il Cielo, ra$$omigliando i nodi delle tauole; come egli vi pare: anzi da Platone le $telle $ono $tate chiamate Iddii gio uanetti, a quali Iddio primo architetto di tutto il mondo ha da to la cura di prouedere a tutto quello, che è qua giu tra noi. Hauete anche detto, che il core è la prima fontana della vita, & hauete la$ciato adietro il capo: al quale for$e piu $i conuie- ne questo honore, che al core: il che io non $o vedere, per che ve lo habbiate fatto. <p>TAL. Bene vi dißi io, che voi col vo$tro bello ingegno, & <pb n=32> gran $apere toccaui tutti, i tasti, $enza la$ciarne addietro ne$$u no: $e noi vogliamo dubitare $opra ogni co$a, finirà prima il giorno, che non finiranno e no$tri ragionamenti: $e noi, fauellã do vogliamo condurci à qualche fine, ci bi$ogna accettar per ve re alcuna di quelle co$e, che $ono alquãto dubbie infra i Filo$ofi maßimamente quelle che da vna delle principali $ette $ono ri- ceuute vniuer$almente per vere; come $ono le due, di cui dubi- tate: delle quali non è, chi dubiti nella Filo$ofia d'Aristotile: $e bene Platone & molti medici hanno creduto altrimenti. <p>NOZ. Voi hauete ragione, però la$ciando que$ti nodi già $ciolti infra Peripatetici, di quelli $olo tengo cura, che infra di loro per anche non $ono $nodati: pur che, il co$i dubitare, non vi $ia mole$to. <p>TAL. Io non vi ho detto quello, che hauete vdito, per tor ui occa$ione, di mouer que dubbii, $enza quali la prima qui$tio- ne non $i puo $ciorre: ma $olamente accioche, $e io mi era allon tanato for$e più, che il douere non voleua; voi non cerca$te di mutarmi; & infra il mio, & il vostro errore, $empre ci $teßi- mo lontani dal de$iderato fine: $e hauete adunque qualche co$a, che a voi paia nece$$aria, per condurci là, doue noi de$ideriamo; mettetela in campo, che io non $olo me ne contento; ma anche vene priego. <p>NOZ. Se il Cielo col mouimento, & col lume ri$calda, & ri$caldando & mouendo da & con$erua la già data vita al mon do elementare, & $e egli è nece$$ario, che i corpi vicini piu $i ri $caldino de lõtani, l'elemento del fuoco, & l'altißima parte del l'Aria, vicini al Cielo, dourebbono e$$ere ri$caldati dal lume, del corpo cele$te: come $ono ri$caldati del $uo mouimento, non dimeno Aristotile attribui$ce tutto il caldo di questi due cor- pi al $olo mouimento, & non punto al lume, quando dice, che il Cielo mouendo$i, $eco tira tutto il fuoco, & buona parte dell'a- ria, & col $uo mouimento veloce ri$calda ammendue que$ti cor pi: & non dice nulla, che questo caldo na$ca dal lume del cielo, dal qual però egli dourebbe na$cere $e voi diceste il vero. <p>TAL. Ari$totile non di$$e, che il lume del cielo ri$calda$$e <pb n=33> tutto lo elemento del fuoco, & buona parte dello elemento del l'aria; perche il lume non ri$calda, fe egli non è riperco$$o: & i raggi del lume cele$te ribattuti dell'acqua polita, & dalla terra $oda, ò vero tornando in dietro, tanto alto non arriuano; o $e pur vi arriuano, $ono molto indeboliti; & molto grande $patio occupano di largo pae$e nello $cender' dal cielo, & nel tornar al cielo: però poco, ò for$e anche non punto ri$caldano: Il mo- uimento ri$calda, tirando fuora della lor propria & prima na- tura le parti del corpo, il qual $i debbe ri$caldare, & rendendo le piu rare, che elle non erano prima, & perche cio tãto meglio $i fà, quãto il corpo mo$$o è piu vicino al corpo, che muoue; Ari stotile al mouimento del cielo attribui$ce il gran caldo del fuo- co, e il poco minore della alta parte dell'aria, & non al lume: di quel caldo ragiono, che non è naturale à que$ti due corpi: per- che questo d'altronde non na$ce, che dalla propria forma loro, & quello dal mouimento del cielo, come $i è detto: Che il lume riperco$$o nella maniera di $opra racconta, ri$caldi, $i puo ve- dere ne forbiti $pecchi po$ti al dirimpetto del Sole: iquali l'e$ca, la bambagia, & l'altre co$e $omiglianti ageuolmente accendo- no: il che d'altronde non na$ce, che da' ribattuti raggi: iquali talhora ardendo la terra, la rendono sterile, tal'hora confortan dola, & comunicandole alquanto di quella cele$te & diuina vir tù, da cui depende quanto è di buono appre$$o di noi, la fanno di uentar fertile: quindi na$cono le nuuole, le pioggie, i terremoti, i venti, la fecondita de pe$ci nel mare, la moltitudine de gli vc- cegli nell'aria, la abundantia delle fiere $aluatiche ne bo$chi: Quindi na$cono, i diuer$i costumi, & le varie nature, de glihuo mini, le inclinationi all'armi, alle lettere, alle mercantie, & ad altri e$erciti<*>: iquali $ono tanti & tali, quanti & quali $ono le di$po$itioni del cielo, ilquale mouendo$i, & illuminando que sto nostro ba$$o mondo ordinariamente le produce, & le con- $erua. Hora eccoui detto, come il primo mondo intelligi- bile da l'e$$ere, & il con$eruar al mondo cele$te, da $e $te$$o $enza niuno altro mezzo, & al mondo elementare col mezzo del mondo celeste: il qual mondo cele$te fa le $ue operationi in <pb n=34> questo terzo mondo elementare, illuminandolo, & mouendolo, mentre che egli $e $te$$o muoue, $enza altri influßi ò vero in- fluenze: & qua giù partori$ce gli effetti che ogniuno vede alla giornata: Que$ta vniuer$al dottrina, con la qual noi ci $iamo trattenuti qua$i tutto hoggi, ci $eruirà molto bene à $ciorre il nodo del proposto flu$$o, & reflu$$o del mare, come voi vdirete apre$$o: <p>NOZ. A pena che io mel creda: pure $eguite: <p>TAL. Se bene io nel principio del nostro ragionamento mi protestai hoggi non volere e$$er' $ottoposto alle leggi, che ordi- nano, gli altrui di$cor$i: non vol$i però, che cio fo$$e in altro in te$o, che nello incominciarmi davn principio for$e piu alto, che il douer' non voleua; nel re$to mia intentione era di ragionar' con voi, con quello ordine, che è dalle leggi perfettamente sta- bilito, ca$o però, che voi addimãdandomi hor d'una, et hor d'un' tra co$a, non lo mi haueste turbato: il che bene $pe$$o $uole aue nire in questo modo di di$correre; Infra le leggi del proceder con ordine l'ultima non è quella; laqual vuole, che ogni ragiona mento habbia il $uo primo principio da alcune co$e generalißi- me, & à poco à poco de$cenda alle particolari: pero dopo lo ha- uer detto quello, che egli mi è accaduto delle co$e communi, che ci poteuano e$$er'di non piccolo giouam&etilde;to alla materia no$tra; egli è tempo homai di venire à qualche particolare; accioche egli $i paia, che noi non ci $iamo trattenuti qui à ca$o. <p>NOZ. Questo à me par tanto piu nece$$ario, quãto io per ancho non i$corgo il porto, alquale la nostra barca ci conduca: ne mi po$$o imaginar doue voi vi vogliate riu$cire. <p>TAL. Il porto non $tarà gran tempo à $coprir$i, anzi è egli tanto vicino, che to$to il vedrete purche voi habbiate vn poco di patienza. <p>NOZ. Io ne haurò quanto voi vorrete: <p>TAL. Hora alquanto piu particolarmente ragionando, dico che il giorno naturale di v&etilde;tiquattro hore, $i diuide in quattro parti vguali, accioche à cia$cuna delle parti ne tocchino $ei $o- le hore: In quattro altre parti vguali $i diuide tutto il mondo: <pb n=35> le due $aranno diui$e dallo orizonte obliquo, ilqual fini$ce il mõ do $econdo l'atto del no$tro vedere; intanto, che l'una delle due parti $ia $opra quella parte della terra qual noi co no$tri occhi veggiamo, diui$a però dallo Orizzõte obliquo, & l'altra parte $otterra $i stia, laqual noi non veggiamo, la veggono bene gli Antipodi: l'altre due parti $aranno diui$e dal circolo del mez- zo giorno, ilquale diuide il primo circolo dello Orizzonte obli- quo in due parti vguali: per queste quattro parti del mondo la Luna continuamente $i muoue: in tal ca$o à cia$cuna delle quat tro parti del mondo, $i daranno $ei hore del giorno, & à cia$che duna quarta del mõdo ri$pondera proportionat am&etilde;te vna quar ta del giorno, & la Luna in i$patio di quattro quarte del gior- no, che $ono ventiquattro hore, camminerà per tutte & quat- tro le quarte del mondo: Poughiamo hora per ca$o, che a l'alba del giorno la luna e$ca fuora del $uo Orizzonte obliquo nel no- $tro emi$pero: ella all'hora co'$uoi raggi incomincerà à ferir' l'acque del mare al trauer$o, ne i $uoi raggi tornerãno addietro ma sdruccioleranno altre per le acque, & qua$i squizzeranno innanzi, però l'acque poco $i ri$calderanno: pure $i ri$calderan- no alquanto: e il caldo entrando ne corpi humidi gli rende piu rari, & gli fà gonfiare il che $i vede nelle pentole dell'acqua piene, mentre bollono: l'acqua bollendo gonfia per alquãto $pa tio di tempo: gonfier à adunque il Mare & incomincer à ad in- alzar$i & tanto piu, quãto piu la Luna $ar à fuora del $uo Oriz zonte: perche quanto piu ella $alir à tanto piu al dirimpetto co $uoi raggi ferirà l'acque infino alla fine della prima quarta: il che $arà dopo le prime $ei hore del giorno: all'hora l'acque $a ranno in quel colmo maggiore che elle potranno e$$ere: perche i raggi della luna gagliardamente le feriranno al dirimpetto, faranno, vna grandißima riuerberatione, & ripercoßi dalle ac que torneranno indietro per quella wede$ima linea per laquale $ce$ono: Pa$$ate le prime $ei hore, ne vengono le $ci $econde, & la Luna caminando entra nella $econda quarta del mondo, & in comincia à ferir l'acque al trauer$o di nuouo da e$$e fuggendo, però meno le ri$calda: & come il caldo le gonfiaua, co$i, il fred- <pb n=36> do le sgonfia, & le conden$a, conden$ate & sgonfiate $i abba$$a no, & tanto piu, quanto piu la luna $i auicina al pon&etilde;te del $uo Orizzonte: all'hora il reflu$$o, è finito, & l'acque $ono baßißi- me: $eguita la terza quarta del giorno, & la luna caminando entra nella terza quarta del mondo, & di nuouo incomincia à ferir l'acque, che $ono nello altro emi$pero de gli Antipodi, & le gonfia incominciando vn nuouo flu$$o, ilquale cre$ce infino, che la luna non giugne alla fine delle terze $ei hore del giorno, & della terza quarta del mondo, il che $i fa quando la luna, è nel canto dalla mezza notte: $eguita la quarta parte del gior- no, & la luna $eguendo il $uo viaggio entra nella quarta parte del mondo, & incomincia a ferir l'acque del mare co $uoi raggi alquanto trauer$i, per cio il caldo $cema, & l'acque conden$ate di nuouo $gonfiano, & tanto, quãto la Luna arriua alla fine del le vltime $ei hore, del giorno, & della vltima quarta del mondo all'hora le acque vn'altra volta tornano baßißime. In questa maniera, che voi hauete vdito $i fa vn per petuo flu$$o & reflu$ $o di $ei hore in $ei hore: che è quanto mi accade dire d'intorno alla materia proposta à nostri ragionamenti. <p>NOZ. Se altro à voi non accade, egli accade bene à me; au zi d'intorno à quel che voi böra hauete detto, ho io tanto che ragionare, che for$e $i con$umerà tutto il giorno, iunanzi che egli $e ne venga alla fine: quando adunque egli molesto non vi $ia, io volentieri vi addimanderò d'alcune co$e, lequali à me re- cano difficulta non piccola. <p>TAL. Dite pure $icuramente (M. Giu$eppe) che non $olo le co$e vostre non mi $aranno moleste, ma di contento grandißi mo: in ogni modo egli ci auanza ancho gran parte del giorno: & noi, $e otio$i ci steßimo, con tedio le pa$$eremmo: doue co vo$tri dotti ragionamenti ageuolerete à voi, & à me la stranez za del caldo. <p>NOZ. Po$cia, che egli co$i vi piace, ditemi perche voi il mouimento pigliate della Luna, & non quello del Sole & delle altre Stelle? <p>TAL. Perche il mouimento, e il lume del Sole & di molte <pb n=37> altre $telle è tanto gagliardo, che non $olo nõ fa gonfiar l'acque, ma di $ua propria natura le sgomfia; concio$ia, che egli le a$ciu- ga & $eccha, a$ciutte & $ecche $i sgomfiano: alcune altre $tel- le $ono piccole & lontane, come $ono alquante di quelle del pri mo mobile, che è l'ottauo cielo, però con il loro piccolo lume, & con il loro e$$ere dalle nostre acque lontane, ò non po$$ono alte- rarle punto, ò $e pur le alterano, cioè tanto poco, che non $i $cor ge col $en$o; il lume & il moto della luna non è ne lontano ne piccolo come quello delle piccole & lontane stelle, che $ono nel lo ottauo cielo di $opra racconte; non è grande il lume, & non è veloce il moto, come quello del Sole & di molte altre $telle lu mino$e & grandi, ma è il lume della luna, & il mouimento $uo tanto, che ba$ta per alterar' l'acque, & gli altri corpi humidi, i quali poco re$istono alle e$trin$eche alterationi: come $ono i granchi, le conche marine, l'ostreghe, & tutti gli altri animali $enza $angue de quali pur dianzi $i di$$e: <p>NOZ. Perche pigliate voi piu to$to l'orizzonte obliquo, che il dritto? <p>TAL. Perche noi questi effetti attribuiamo al mouimen- to della luna; la quale non e$ce nel no$tro emi$però, & non en- tra nell'altro, come il $ole dentro à confini del dritto orizzon- te, ma $i bene dello obliquo. <p>NOZ. Perche ponete voi ca$o, che la luna $i lieui à l'alba? <p>TAL. Perche ella non $i lieua $empre à l'alba; anzi tal'ho ra nel mezzo giorno, & tal'hora nella mezza notte: quando la luna $i lieua, all'hora incomincia il flu$$o: & perche ella non $i lieua alla mede $ima hora in tutti, i luoghi, il flu$$o non inco- mincia alla mede$ima hora in tutti i luoghi: cio $i e o$$eruato piu volte & ancho al tempo mio in vinetia doue il flu$$o del mare incomincia due hore dopo, che à Gostantinopoli: cio d'al tronde non na$ce che dalla luna, laquale due hore dopo $i lieua à Vinetia, che à Gostantinopoli: <p>NOZ. Voi hauete molto bendetto $empre parlando di due $ole quarte di mondo; nell'una delle quali $i fa il flu$$o, quando la luna vi entra, & nella altra il reflu$$o, quando la luna $e ne <pb n=38> parte: pero egli $i pare, che voi vogliate, che $olamente vn $o- lo flu$$o & vn $olo reflu$$o $i truoui, & non piu, nondimeno $e ne trouano $empre due: $e egli è vero, che il mondo $ia diui$o, come il giorno, in quattro quarte vguali: La luna la mattina à l'alba $i lieua (come voi dice$te) & nella prima quarta del mondo fà il flu$$o; in quella vltima quarta donde ella all'hora $i parte ella fà il reflu$$o; à quelche io dal vo$tro ragionam&etilde;to raccolgo: nelle altre due quarte cõtrapo$te à que$te, che fanno le acque? certamente, che elle nõ $i $tanno, ma $eguitano il moui m&etilde;to del flu$$o et del reflu$$o: quiui nõdimeno nõ arriuano ne ar riuar' po$$ono i raggi della luna, per cagione della terra, laquale è intraposta infra loro & l'acque del mare de gli antipodi; et è la terra tanto gro$$a che ella non puo e$$ere penetrata da raggi della luna ne puo il mare de gli antipodi in modo ne$$uno e$$ere alterato da loro: egli adunque $i pare, che voi di cio non hab- biate detto à bastanza. <p>TAL. Voi toccate vna o$curißima materia, nellaquale io nõ veggio dõde entrare ne veggio d'onde v$cire, $e io ben vi entra$ $i: pure io mi ingegnerò dirui quel che io d'intorno à cio habbia trouato $critto da alcuni filc$ofi: il che for$e nõ vi finirà di $odis fare, à quel che io me ne creda: La luna $opra il no$tro Orizzõte muoue il mare, come $i è detto, & $otto il nostro Orizzõte doue habitano gli antipodi, i raggi della Luna non arriuano, ma arri uano à quella parte del cielo, che è al dirimpetto della Luna, nel laquale $tampano la virtù loro, donde qua$i ribattuti tornano alle acque del mare de gliantipodi, et lo gonfiano facendo in e$- $e vn nuouo flu$$o, & vn nuouo reflu$$o, con quel mede$imo ordi ne, con cui egli $i fà, quando la Luna vi e pre$ente: però quel flu$$o & quel reflu$$o, come questo, na$ce dalla Luna: il cui lu- me è ribattuto dalla parte del cielo, che è al dirimpetto à quel- le ac que: & è riperco$$o inuer$o i mari, iquali gonfiano, & sgõ fiano ne piu, ne meno che all'hora $i facciano i nostri: <p>NOZ. Voi indiuina$te quando dice$te, che io non mi appa- gherei dalla vo$tra ragione. <p>TAL. Ella non è mia, ma d'altri, et io nõ ne ho delle migliori <pb n=39> <p>NOZ. Sia$i di chiunque ella $i voglia, che io non me ne con tento: & à ragione non me ne po$$o io contentare: perche l'om bre de corpi o$curi $ono di tre $orte: altre ra$$omigliano le co- lonne tanto gro$$e nel principio, quanto nella fine: queste om- bre $ono de corpi o$curi vguali à corpi lumino$i: le $econde om bre ra$$omigliano le piramidi; quelle dico, che hanno le ba$i lo- ro immediatamente dietro al corpo o$curo, & le parti $ottili di dette piramidi chiamate cu$pidi $ono quiui, doue l'ombre fini- $cono: queste ombre $ono di que corpi o$curi iquali $ono mino- ri, che non è il corpo lumino$o: Le terze ombre ra$$omigliano quello piramidi, che hanno le cu$pidi immediatamente dietro al corpo o$curo, doue elle cominciano, et le ba$i loro $ono nella par te lontana dal corpo lumino$o: hora e$$endo la luna a$$ai mino- re, che non è la terra, l'ombra della terra nata da raggi della Lu na, ra$$omigliera vna piramide la cui cu$pide $arà accanto alla terra immediatamente, & la ba$i dell'ombra $arà quiui, in- uer$o doue ella $i destenderà il che è inuer$o il Cielo per cio bi$ogna, che l'ombra della terra $ia molto larga, & occupi buona parte del Cielo: adonque i raggi della luna nõ po$$ono ar riuare à quella parte del cielo, che è $ottera al dirimpetto della luna, quando ella $i truoua $opra terra: $e eglino non ci arriua no, non po$$ono e$$ere ribattuti inuer$o l'acque da quella parte del cielo, & non po$$ono far il flu$$o & il reflu$$o in que mari. <p>TAL. Voi col vostro bello ingegno, & con la vo$tra gran dottrina mi $trignete $i, che io (à dirui il vero) nõ $o qua$i che piu mi pen$are pure io mi ingegnerò $odisfarui il meglio, che io potrò: La terra paragonata al Cielo ra$$omiglia vn piccol pun to: & quantunque la $ua ombra $ia a$$ai grande ella non adom bra però $e non vna piccola particella del Cielo: dalle parti nõ addombrate vicine alle addombrate po$$ono e$$ere ripercoßi, i raggi della luna, & po$$ono fare il flu$$o & il reflu$$o del mare. <p>NOZ. Se i raggi ci arriua$$ero voi haureste for$e detto qualche co$a, ma nõ gia à ba$tanza: perche $e bene la parte adõ brata del Cielo è picola, paragonata à tutto il Cielo: nõdimeno al paragone del mare & della terra ella è grandißima: perche <pb n=40> $e l'ombra piramidale della terra ha la $ua ba$e inuer$o il Cielo egli bi$ogna dir' per forza, che il Cielo addombrato $ia in quel- la parte molto maggiore, che non è tutto il corpo della terra, et dell'acqua: oltre che for$e i raggi della luna tanto alto non ar- riuano: Quando ancho vi arriua$$ero, eglino non potrebbono e$$er' ribattuti dal corpo celeste: perche la $ua natura è diafa- na & tran$parente, però ageuolißimamente penetrabile, $en- za far' ne$$una reuerberatione de raggi, che la penetrano: cio $i vede ne raggi del Sole & delle altre stelle $uperiori, iquali pe netrano tutti, i corpi celesti inferiori, & nõ $ono ribattuti: co$i $e i raggi della luna arriuano à quella parte del Cielo, che voi dite, non per que$to ripercoßi tornano in dietro, ma penetrano il cielo pa$$ando innanzi: $i che $e voi altra ragione non mi ren- dete, io di questa non mi appago ne molto ne poco, à dirloui alla libera, come infra di noi $i debbe. <p>TAL. A dirui il vero in poche parole, anche io non me ne contento: però for$e $i potrà dire, che $e non il lume $i ribatte: $arà alcuna altra virtù na$co$ta nelle acque, dalla quale na$co no i mede$imi effetti, che $ogliono na$cere dal ribattuto lume: come con vna na$costa virtù la calamita tira il ferro; la boc- cha del pe$ce hierace tira l'oro; l'ambra le paglie, & il ro$po tira la mu$tella volgarmente chiamata dondola: & molte altre co- $e $omiglianti: di che egli non $e ne p<*>ò rendere altra ragione, $e non fuggire ad vna occulta virtù: la quale all'ultimo altro non è che la propria natura di cia$cheduna co$a: il che par che a$$ai $<*>opri$$e Ale$$andro Afrodi$eo nelle $ue que$tioni: & $im plicio nella fi$ica: $arà mo$$o adunque il mare da que$ta $ua na tural' virtù, cioè dalla $ua propria natura: dalla quale in quel tempo, e in quel luogo na$cono que mede$imi effetti, che na$cono da raggi della luna all'hora in altro luogo, ò quiui in altro tem- po. Poßi ancho dire, che il mare oceano (doue i flußi & i re- flußi $ono grandißimi) circonda tutta la terra: il che ha proua to Colombo Genoue$e nella nauigatione delle Indie da lui di nuouo ritrouate, et da gli altri $uoi compagni piu oltre $coper- te: $e que$to mare gira tutta la terra, egli $i può dire, che l'una <pb n=41> parte delle acque dalla Luna alterate, altera l'altra parte vici- na, et questa $econda parte altera la terza altera la quarta d'im mano in mano, ne $i ferma questa alteration' gia mai infino, à tanto, che tutte le acque non $ono alterate: in questa maniera il flu$$o & il refln$$o $i puo for$e fare per tutto: questo modo d'alteratione nelle acque $i vede quando altri vi getta vna pie- tra, la quale muoue, in giro la prima parte principalmente per- co$$a; que$ta muoue la $econda, & la $econda muoue la terza, in fino a l'ultima, & $i veggono nella acqua molti agitationi in gi ro, co$i fa il lume della Luna co $uoi raggi percot&etilde;do l'acque del mare, $econdo l'ordine, che hauete vdito: altro di meglio non ho che dirui: $e cio non vi piace, adoprate hor voi il vostro inge- gno: & da voi ste$$o ritrouate qualche ragion' migliore: il che far potrete, pur'che vogliate. <p>NOZ. Io ne principii de nostri ragionamenti già vi dißi, non hauer' co$a, che d'intorno à cio mi contenta$$e, hora il mede $imo vi replico: pure da che noi altro per hora nõ habbiamo che fare, io vi dirò alcune altre ragioni: lequali perche da Aristo- tile $iano $tate $critte: accioche voi me ne diciate l'animo vo$tro. <p>TAL. Dite M.Giu$eppe. <p>NOZ, Chi attribui$$e il flu$$o, & il reflu$$o del mare al na tural mouimento delle acque: lequali per e$$ere corpi graui, dallo alto del mondo, che è l'aquilone, al ba$$o de$cendono, che è il mezzo giorno: et giugnendo alla altra ripa del mare, dalla ter ra & da gli $cogli $ono ribattute: & in dietro ritornano, facen- do con l'uno de due mouimenti il flu$$o, & con l'altro il reflu$$o egli for$e direbbe qualche buona co$a, concio$ia che la frigidi- tà grandißima dello alto Aquilone, generi copia non piccola di acque, lequali quiui non po$$ono e$$ere di$$eccate dal caldo del Sole, che vi è piccolißimo, i monti etiandio dello Acquilone à gui$a di $pugne d'acqua pregne premuti dalla frigidita del luo- go molte acque cõtinuamente di$tillano, lequali $ono corpi gra ui per di lor natura, però dal mare Aquilonare d'acque copio$o alla $piaggia del mare del mezzo giorno $i muouono l'acque ri- battute in dietro tornano facendo il flu$$o & il reflu$$o conti- <pb n=42> nuo come $i è detto. <p>TAL. Chiũque co$i dice$$e, in luogo d'una verita direbbe mol tebugie, prima perche l'Oceano circõda tutta la terra, come noi pur'hora diceuamo: & non ha le ripe, dalle quali egli po$$a e$$e re ribattuto. Dipoi perche l'Oceano non $i muoue ne dallo aqui- lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone; ma oltra il $uo flu$$o, & reflu$$o ha egli vn'altro qua$i in$en$ibile mouimento dal leuante al ponente, col quale egli va imitando il mouimento del Cielo, il che molto $en$ibilmente $i cono$ce da Nardò promontorio nella Spagna inuer$o la Brettagna; & dal la Brettagna al promontorio di Nardò ritorna, i primi a$$ai piu tardi fanno il camin' loro, che nol' fanno i $econdi, la cagione, è che e$$endo Nardò nelle parti di pon&etilde;te, et la Brettagna in quel le di leuante, mouendo $i il mare dal Leuante al ponente, i primi caminano contro al viaggio del mare, però tardi arriuano, & i $ecõdi $eguitano il moto delle acque, però pre$to giungono, quel li anchora, che di Spagna partendo $i, nauigano inuer$o ponente alle I$ole & alla terra ferma di nuouo ritrouata, in ventiquat- tro giorni ci giungono: ma non ritornano $e non in tre, ò ver' quattro me$i, perche i primi vanno à $econda, & gli altri van- no contro acqua adunque il mare non $i muoue ne dallo Aqui- lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone, ma dal Leuante al ponente, imitando il Cielo, nondimeno questo nõ è il moto del flu$$e & del reflu$$o: ilquale (à quel' ch'l'i$te$$a i$pe rienza perfetta maestra di tutte le co$e) apertamente ne dimo stra altro non è, che vn gonfiare & vno sgonfiare delle acque, hora den$e, & hora rare: il qual na$ce del caldo, che gonfia, & del freddo che sgonfia & conden$a: & ha il $uo primo princi- pio dallo i$te$$o fondo del mare, & â poco à poco hor' cre$ce, & hora $cema di $ei hore in $ei hore, concio$ia che vna quantità di tante acq; in vno $patio di $ei hore cotanto piccolo veri$imilm&etilde; te non puo entrar d'altronde nel mare; & in vn'altro piccolo $patio d'altre $ei hore, come ella $e ne po$$a v$cire, & doue elle $e ne po$$a andare, non $i vede, ne $i puo per ancho vedere in mo do ne$$uno: gonfiano adunque allargate del Caldo, & incomin- <pb n=43> cia tal mouimento dal fondo del mare, & cre$ce alzando $i inuer $o la $ua parte e$trema il che chiaramente $i vede ogni giorno ne due castelli del porto Venetiano: doue vicino alla fine delle $ei hore, quãdo anche l'acque cre$cono, la radice di detti castelli à poco à poco $i $cuopre, et re$ta finalm&etilde;te $coperta l'alteza qua $i d'un piedi innanzi, che il reflu$$o incominci: e$$endo certo, che il mare ancho cre$ce, & che nel mede$imo tempo d'intorno alle parte estreme di que due castelli, l'acque incominciano à $cema re, egli è nece$$ario di confe$$are, che il flu$$o, & il reflu$$o del mare incominciando $i dal fondo, à poco à poco $alga alla alta $u perficie delle acque: & non dallo aquilone al mezzo giorno $i muoua, ò dal mezzo giorno allo aquilone, <p>NOZ. Se que$ta ragione non vi piace; eccouene due altre pur'tirate dalla dottrina del mede$imo Aristotile, lequali for$e vi piaceranno. Il fondo del (mare come voi $apete) non è piano, ma dentro vi $ono altißimi monti; & profondißime valli, come ancho, è tutta la terra, l'acque etiandio di loro propria natura $ono corpi graui, iquali al ba$$o naturalmente $cendono: $e que $to è vero, l'acque che $ono $opra i monti da fondo del mare, vi stanno per forza, & naturalm&etilde;te cercano di $cendere nelle ba$ $e valli: doue trouando le altre acque, ne con e$$e potendo$i fer mare in quel piccolo luogo, le cacciano: que$te cacciate, per for- za $algono $opra, i monti del mare donde le prime $i partirono: e$$endo quiui per forza $alite, non vi $i po$$ono fermare; però di nuouo dalla loro propria grauita naturale mo$$e $cendono in quelle valli mede$ime donde elle furono cacciate; & ne caccia no quelle, che prima vi erano $ce$e; lequali $algono doue elle po$$ono cioè $opra i monti: ne $i fini$ce gia mai questa guerra, anzi dura $empre $enza pace & $enza triegua: il $alir'delle ac- que, fà il flu$$o, & lo $cendere delle mede$ime fà il reflu$$o; il quale $empre dura, perche elle $empre $algono, & $empre $c&etilde;do no. L'altra ragione, è che e$$endo la $uperficie alta del mare in al cuni luoghi larga, et inalcuni $tretta, et e$$endo il fõdo del mare profondo et doue mõtuo$o, il mare ra$$omiglia le bilãce, lequali bãno vno $tilo $ottile, dalle cui parti e$treme p&etilde;dono due va$etti <pb n=44> i luoghi stretti della $uperficie del mare ra$$omigliano lo stilo, & i profondi & grandi, i due va$i delle bilance: hora $e nell'u- no de due va$i della bilancia alcuno corpo graue $i metta, lo $ti- lo $i abba$$a da quella te$ta, à cui è attaccato il va$o, & dall'al- tra $i rialza: Nello stretto alto del mare l'acque per forza $i stanno, & al ba$$o $cendono valli larghe del mare, che ra$$omi- gliano i va$i della bilancia, & lo $tilo di que$to $tretto tirano ho ra in que$ta, & hora in quell'altra parte: co$i fanno perpetuo il il flu$$o & il reflu$$o. <p>TAL. Non punto piu gagliarde $ono queste ragioni, che la prima $i fo$$e: concio$ia che, $e il flu$$o, & il reflu$$o del mare na$ce$$e, ò dalla inequalità del fondo & della $uperficie, & non d'altronde, come $arebbe egli cotanto ordinato? come $i mute- rebbe egli $empre di $ei in $ei hore? certo io nol po$$o intendere: come ancho $i vedrebbe egli il flu$$o & il reflu$$o grandißimo in alcuni piccoli laghi, & piccole fontane, che questo fondo & questa $uperficie inuguale non hanno? come $arebbe egli poßibi le, che cre$cendo l'Oceano in Fiandra et in Brettagna, i fiumi che nel mare entrano per $patio di molte & molte miglia, faceßino il mede$imo flu$$o, & reflu$$o che fanno i mari, non e$$endo in lo ro ne$$una inequalità di fondo, ò di $uperficie? chiunque andrà con$iderando que$ti effetti vedrà, che il flu$$o, & il reflu$$o del mare d'altronde na$ce, che ò dal mouer$i dallo alto al ba$$o del mondo, ò dalla inequalità del fondo & della $uper ficie. <p>NOZ. Se que$te non $ono le cagioni del flu$$o & del reflu$ $o di que$ti fiumi, di questi stagni, & di queste fontane, quali vo lette voi, che elle $iano? <p>TAL. Non tutti, i laghi, ne tutte le fontane continuamen te$i generano di conden$ati vapori dalla frigidità del luogo: ma alcuni na$cono dal mare, ilquale ha le $ue parti alte, che col pe- $o proprio premono le ba$$e, lequali premute, per forza entrano in certi aperti canali, che $ono nel fondo del mare, & per eßi cõ tinuamente $cacciate dalle altre parti delle acque, che le $egui- tano, arriuano alle fontane & a i laghi, iquali hanno il flu$$o et il reflu$$o $imile à quel del mare: perche le acque di queste fon- <pb n=45> tane quando il mare $cemà, $i ritirano al mare, & calano: quã do il mar' cre$ce $algono alle fontane: per che adunque questi la ghi, & queste fontane hanno l'acque perpetuamente dal mare, però fanno il flu$$o & il reflu$$o come il mare. <p>NOZ. Se co$i fo$$e que laghi & quelle fontane $arebbono tutte $alate, nondimeno per la maggior parte cio non $i vede. <p>TAL. Salate $ono le acque, perche con e$$e $ono me$colate alcune terrestri, & gro$$e e$alationi, lequali fanno il $al$o $apo re: alcuna volta auuiene, che i canali per li quali pa$$ano l'ac- que del mare $ono tanto stretti, che per eßi non po$$ono pa$$are l'acque gro$$e; ma ci pa$sano $ole le $ottili, lequali abbandonate dalle gro$$e, donde na$ce it $al$o $apore, re$tano dolci: Alcuni al tri canali $ono tanto larghi, che per lo mezzo: loro pa$$ano l'ac que große, & $al$e: & arriuando alla fontana & allo stagno, $i con$eruano $al$e quiui come elle $al$e $ono nel mare: Ari$tot. volendo per$uadere que$ta verita infra le altre ragioni me$co- lò vno e$perimento aßai $en$ato: & diße che i nauiganti tal'ho ra ritrouando$i in alto mare $enza acque dolce da bere, fanno vn va$o di cera ben $errato da ogni intorno, & il calano legato ad vna corda $otto le acque marine: la cera laquale ha i $uoi po ri molto $tretti, $errà la via à le acque große & terrestre, per cio $al$e, & amare, & la apre alle $ottili, & dolci paßato alquã to di $patio di tempo i nauiganti tirano il va$o in alto & aper- tolo heoano lacqua, che vi è dentro & la truouano dolce: la on- de egli $i puo raccorre, che la me$colanza de gro$si, & terrestri vapori con le acque $ottili, le faccia diuentare $al$e: Ari$tot. non contento di que$to aggiungne vn'altro $en$ato i$perimento & dice, che vn'ouo meßo in vn va$o pieno di acqua dolce $cende al fondo del va$o, il mede$imo vouo nella mede$ima acqua $ala- ta nuota à galla: adunque, le parti große & terrene del Sole quali hanno ingro$sato l'acqua la hanno fatta diuentar' $al$a et amare: Na$ce anche il $al$o $apore delle fontane talhora da vna miniera di $ale, per laquale e$se poßano, lequali nõ hanno il flu$ $o & il reflu$$o: per che il primo principio loro non è nel mare: I fiumi $eguitano il flußo, & il reflu$$o del mare, perche l'acque <pb n=46> marine alzando $i gli fanno tornar' in dietro, & abba$sãdo$i gli la$ciano andar' inanzi. <p>NOZ. Di que$to vostro di$cor$o io non ne re$to $odisfatto, quanto io vorrei, ma $olamente quanto io po$so: pure $ia$i co- me $i voglia, io vi addimanderò ancora d'alcune altre co$e, poi farò quello, che egli vi piacera: Voi dice$te, che il mare dello Oriente allo Occidente $i moueua; non dimeno io ho vdito dire altra volta da e$ercitati nocchièri, che il mare mediterraneo $i muoue in giro: il qual mouimento $i cono$ce da coloro, che na- uigano dalla Dalmatia alla Hi$tria, infino à Vinegia, per que$to $patio di pae$e il mar'$i muoue dal Leuante al Ponente: Da vine gia nauigando ver$o la puglia il mare ritorna in ver$o Oriente, & fà qua$i vn giro: adunque egli non $i muoue dal Leuante al ponente, come voi dice$te. <p>TAL. Co$i è (M.Giu$eppe) & cio auiene, perche eßendo il Mare mediterraneo dalla terra circondato, non puo imitar il celeste moto del Leuante al Ponente co$i à punto: però il va imitando quanto egli può; non potendo $e non in giro, per ca- gione della terra, che lo impedi$ce, in giro $i muoue. <p>NOZ. Questo flußo & reflußo, di cui tutto hoggi $i è ra- gionato grandißimo $i vede nel mare Oceano, minore nel medi- terraneo, nel mare tirreno non $e ne vede $egno neßuno, qui il no$tro mare Pi$ano non $i muoue altrimente col flußo & col re flußo: il $imile ho vdito dire del Genoue$e, & del prouenzale, del mar'morto, & del mare della etiopia, ò ver'morea, che noi ce la vogliamo chiamare, d'onde que$ta mutatione $i na$ca in que- sti mari, io nõ $o per ancho vedere pero $e voi ne hauete ragion neßuna, piacciaui di dirlami. <p>TAL. Voi ben faceste à fauellar'cõ quella cõditione, qua$i che voi vi indiuinaste, che io non haueßi nulla da dire, & $e io pur qualche co$a haueßi, di cio non mi appagaßi à pieno. <p>NOZ. Dite tutto quello che hauete, ò da voi steßo pen$a- to, ò da altri trouato $critto, & $ia$i per eßere quello, che voi dirette, come $i voglia. <p>TAL. Co$i farò: $ono adunque alcuni mari, il fondo de qua <pb n=47> li ha la terra rara & molle, laquale non puo punto ritenere in $e steßai vapori generati dal caldo della luna: anzi gli la$cia v$cir' fuora mentre $i generano: l'acque anche di que$ti mari, $ono molto $ottili, & qua$i non punto $alate: lequali poco, ò nõ nulla re$i$tono â raggi della luna, & non molto gli ripercuoto- no: però non molto poßono eßere ri$caldate, & non molto po$- $ono eßere alterate nel gonfiar$i, ò nello sgonfiar$i dal caldo, che vi è leggiero, ò da vapori tirati dal caldo che $e ne vanno $ubi- to; questi mari $ono piu tosto da eßer' chiamati grandi $tagni, che mari; come il mar'Pi$ano, il Genoue$e, & il prouenzale: ne quali nõ $i cono$ce il flußo & il reflußo per le cagioni, che voi hauete vdite. Quanto al mar morto, & al mar della morea, da alcuni chiamato indico, per eßere congionto con l'indico: vi dico, che la cagione della loro perpetua quiete, è a punto contraria à quelle che io hora lo raccontate: concio$ia che l'ac que d'amendue, questi mari $iano großißime, & den$i$sime, le quali non poßono eßere penetrate de raggi della luna; $ono etiã aio, i vapori di que$ti mari tanto gro$si, che non $i po$sono muo uere però $i stanno $empre immobili: Manifesti$simo $egno del la gro$sezza delle acque & de vapori, e' che in que mari non vi ue ne$suno animale: pochi legni gli nauigano, & que pochi con molta faticha: & i corpi, che ne gli altri mari vanno al fondo, in que$ti due $tanno à galla: & appre$so alla ripa loro per mol- te miglia non na$ce pianta ne$suna tutti questi $ono $egm aper ti della gro$sezza delle acque di que' mari la qual' gro$sezza gli rende inetti al moto: & al riceuere le alterationi de corpi ce le$ti, dalle quali na$ce il flu$so, & il reflu$so. <p>NOZ. Che direte voi del mare Indico & per$ico, l'uno de quali entra nell'altro $enza mezzo ne$suno; nondimeno il mar per$ico, è nauigabile, dal di, che il $ole entra nel primo grado del pe$ce, infino che egli entra nel primo grado della vergine: quan do il Sole è ne $egni contrarii questo mare ha fortuna: quando il $ole poi, è nella fine del $agittario, & nel principio del capricor no, la tempe$ta, è tanto grande, che qua$i tutte le naui, che all'ho ra vi $i truouano, $i $ommergono: & resta per cio que$to mare <pb n=48> innauigabile in que tempi: Il mare Indico, è tranquillo, quando il sol' $i muoue per la vergine infino al principio del pe$ce, & é la tranquillità $ua grandißima, quando il $ol' $i truoua nella fine del $agittario, & nel principio del capricorno, dal princi- pio dello Ariete infino al principio della vergine que$to indico mare ha grandi$sima fortuna, & maggior che mai, quando il $o le $i truoua ne gemini, & ma$sime nella fine; & quando egli en tra nel principio del cancro: questi due mari $ono continui, non dimeno quando l'uno ha fortuna, l'altro è tranquillo; & quan- do l'uno, è tranquillo l'altro ha fortuna: vorei co$i, che voi mi diceste la cagione di questo regolato mouimento loro: laquale à me parebbe, non e$sere stata detta in tutto hoggi. <p>TAL. vero, è che di cio non $i è fauellato: però hora vi di- co, che $e bene il flu$so, & il reflu$so del mare principalmente na$ce dalla luna, egli nondimeno è ancho aiutato dal $ole: il che $i vede ne quarti della Luna; ne quali à Vinetia $i è oßeruato, che il flußo, & il reflu$so $i varia nello eßere maggiore, ò mino re: egli è ancho aiutato, & impedito dalle acque piu & meno $ottili, de vapori rari & den$i, großi & $ottili, che penetrano per l'onde marine, & le fanno gonfiare, & sgonfiare, dalla equa lita et inequalità del fondo: & da molte altre co$e lunghe à rac contar$i hora. Il mare indico ha l'acqua aßai piu $peße piu gro$- $e & piu den$e che non ha il mar' per$ico: & cio na$ce per che l'indico è piu inuer$o il mezzo giorno, che non è il per$ico, doue l'ardor' grande del $ole me$cola le acque con molte terrestri, & große e$alationi, & le tira in alto ri$oluendone le parti $ottili, & la$ciandoui quelle piu große & piu feccio$e, lequali rendono quel mare den$o & $alato, anzi amaro: Que$to mare per cagion della $ua grandißima großezza non puo eßer' moßo da vn pic- col' caldo, o $ia$i della Luna, ò $ia$i del $ole ne $egni del zodiaco lontani da quel mare: & perche il $ole entrando nella vergine poco ri$calda, però il mare $i fà tranquillo: tranquillißimo, quã do il $ole $i appre$sa al mare Indico entrando nel primo grado dello Ariete, egli l'incomincia a' mouere tirando in alto gli spi riti di quel mare, i quali $ono gro$si, & molti, però fanno nuuo- <pb n=49> le o$cure & den$e; lequali cre$cono $econdo il moto del Sole ne $egni caldi: la onde quando il $i truouà ne gemini, & nel Can- cro, l'acque $ono turbatißime, et le nuuole o$curißime: ne $i puo il mare Indico in quel tempo nauigare $e non cõ metter$i al ma nifesto pericolo di $ommerger$i nelle $ue onde: & cio auiene; perche i vapori speßi & großi cõ$eruano il caldo riceuuto dal $ole, & come il ferro gro$$o & den$o con$erua il caldo del fuo- co, ilquale molto tempo non è con$eruato dalla rara stoppa: & con$eru andolo inalzano, turbano & gonfiano l'acque, e$$endo questa vna proprieta del caldo di gonfiare, & agitar' gonfian- do, i corpi humidi: & tanto le gonfiano, che le rendono innaui- gabili. Il mare Oer$ico hà l'acque & gli $piriti $ottili, iquali à poco à poco $i ri$oluono, quando il $ole camina per li $egni caldi que$ti $piriti ri$oluti nol po$$ono gonfiare: però il mar' per$ico, è all' hora tranquillo: quando il $ole camina per li $egni frigidi, gli $piriti di que$to mare $i ingro$$ano per cagion' del freddo: il- quale hà per natura di ingro$$are, i corpi humidi: questi $piriti ingro$$ati non po$$ono e$$ere ri$oluti co$i ageuolmente; però mo uendo$i per le acque le gonfiano: & rendono il mare tempe$to $o: queste mi pen$o io, che $iano le varie cagioni di questi di- uer $i effetti. <p>NOZ. Che direte voi di que mari, d'Arabia, et di molti al tri luoghi, i quali hanno le acque tanto dolci, quanto $ono le ac que ordinarie delle fontane, et de fiumi, però bi$ogna, che le hab bino $ottili, da che il $apor'$al$o na$ce dalla me$colãza delle par ti gro$$e & terrene? come voi dice$te dianzi, nondimeoo que ma ri hanno il mede$imo flu$$o & reflu$$o, che hanno gli altri? adun que quello, che voi dianzi dice$te hà delle difficulta, & nõ p<*>c- le: quando fauellando del nostro mare Pi$ano del Genoue$e, & de gli altri $imili, toglie$te loro il flu$$o et il reflu$$o $olo, perche le loro acque, poco amare, & molto $ottili non poteuano ribat- tere, à ba$tanza, i raggi della Luna, da quali elle fo$$ero ri$cal- date, & non poteuano con$eruare in loro ste$$e i vapori, che dal fondo loro erano tirati in virtù del caldo celeste, ma gli la$cia- uano andar'fuora mentre $i generauano: auenga, che in Arabia <pb n=50> $iano de mari dolci, nequali è il flu$$o, & reflu$$o à punto com e ne glialtri. <p>TAL. Nella Arabia (M.Giu$eppe) $ono molti fiumi dol ci, & großi, iquali entrando nel mare, con impeto $cacciano le acque marine dalle $piaggie: le quali $cacciate $i ritirano lonta ne dalla terra in alto mare, & quiui $i re$tano $al$e, & gro$$e $ottopo$te à quelle mede$ime alterationi del Cielo, alle quali $o no $ottopo$te l'acque del Mare Oceano: quiui $i fà il vero flu$$o & il vero reflu$$o: nello alzar$i delle acque marine egli è ne- ce$$ario, che le acque dolci vicine alle $piaggie, $pinte dalle $al$e anche elle ingroßino, & $i alzino: nello abba$$ar$i poi delle on de $al$e, le dolci $i abba$$ano, $egu&etilde;do il me de$imo flu$$o, et il me de$imo reflu$$o: non che cio loro auengha d'altronde, che donde voi hauete vdito: cio $i vede alla foce del no$tro. Arno, ilquale entrando nel mare per molto $patio di pae$c con$erua le $ue ac- que di colore & di $apore diuer$e da quelle del mare, & non è però $e non vno piccolo fiume: tanto piu $i debbe credere di mol ti & großi fiumi, come $ono quelli d'Arabia. <p>NOZ. Anche non $iamo alla fine: ci restano etiandio certi altri mari, iquali non $i muouono di $ei hore in $ei hore, ma di quindici giorni in quindici giorni: questi mari cre$cono alzan- do$i tutto il tempo de primi, quindici giorni, & colando $cema no tutto il tempo de $econdi quindici giorni: que$ti mari certa- mente non po$$ono $eguitare il moto della Luna nelle quattro quarte del Cielo, proportionate alle quattro quarte del giorno però bi$ogna, ò veramente, che voi alquanto meglio dichiarate la cagione del riflu$$o & di $opra posta per vera, ò veramente, che voi ne ritrouiate delle altre. <p>TAL. Delle altre io ben vi prometto none potere, ò volere ritrouare per hoggi: perche l'hora, è tarda homai, & quando el- la cotanto tarda non fu$$e, per auentura, à me non basterebbe l'animo di dirui co$e molto lontane da quelle, che hauete vdito: lequali alquanto piu $piegate, for$e ba$teranno, per i$ciorre il vo$tro nodo: egli è ben vero, che cio richiede vn ragionamento alquanto lunghetto, del qual for$e voi non vi contenterete. <pb n=51> <p>NOZ. Perche non volete voi, che io mi contenti? $e io non me ne contentaßi, non vi haurei addimãdato: dite pure, che quã to piu direte, tanto più volentieri vi a$colterò: <p>TAL. Io vi dißi dianzi, che le stelle del Cielo ra$$omiglia- uano, i nodi delle tauole: lequali $ono alcune parti del corpo ce- leste piu den$e, & piu lucenti: perche la luce nella materia den $a a$$ai piu riluce, che ella non fà nella materia rara: il che $i ve de nel deu$o ferro affocato, il quale molto più riluce, che non fa la rara stoppa ardendo: co$i auiene alle stelle, che per e$$e- re parti piu den$e del Cielo, più rilucano, che non fanno le altre parti rare del mede$imo Cielo: A questo, che io dian zi vi dißi, aggiungo, che $e la materia den$a $ara o$cura & te- nebro$a per $ua natura, come è la terra, ella $arà a$$ai più o$cu- ra, che non è la mede$ima materia rara: & per contrario la ma teria per $ua natura atta, à riceuere la luce $arà tanto piu lumi no$a, quanto, che ella $arà piu den$a, & perche tutta la celeste materia, è atta à riceuere la luce, però quanto più conden$ate in$iemi $ono le parti $ue, tanto piu ella riluce, & na$ce questa luce nel Cielo dallo Intelletto cele$te, che il moue: & perche gli intelletti $uperiori $ono molto piu perfetti, che non $ono gli in- feriori, però la luce, che na$ce da gli intelletti celesti $uperiori, è a$$ai maggior che non è quella che na$ce da gli inferiori, & perche l'intelletto, ilquale muoue il Cielo della Luna è imper- fettißimo, il lume, che è nella Luna è piccolißimo. <p>Qui mi accade dire à ca$o, che $e il nostro intelletto fo$$e di quella perfettione, di cui $ono gli intelletti diuini che muouo- no, i corpi celesti, & $e il no$tro corpo fo$$e per $ua natura $u- bietto atto, & proportionato à riceuere la luce, la no$tra fac- cia, & le nostre membra ri$plenderebbono, come i nostri theolo gi dicono, che hoggi ri$plende il glorio$o corpo di Ie$u christo in Cielo, & come rilucerãno i nostri dopo il giorno del giuditio, quando gli animi no$tri fatti perfetti, & quando i nostri corpi $carichi dal graue pe$o della o$cura, & tenebro$a terra, riju- $citeranno glorificati: Hora, che l'intelletto nostro è imper- fetto, & che il nostro corpo è o$curo, & tenebro$o per $ua <pb n=52> natura, in noi non $i vede alcuna luce, ma in cambio della luce, nella faccia no$tra ri$plende vno colore viuo, nato dallo intellet to nostro, nel $angue, me$colato con gli $piriti: La onde quelli, il cui intelletto, è piu perfetto, & il cui $angue, & $piriti $ono più purgati hanno la faccia, & particularmente gliocchi piu ri lucenti: i corpi morti, $enza $angue, $enza $piriti, & $enza ani- ma, $ono anche $enza colore: Hora tornando alla Lnna, dico, che ella, è vna parte del $uo Cielo piu den$a, però in lei dal $uo intel letto na$ce alquanto di luce; non gia quanta ne, è nel $ole, & nelle altre stelle $uperiori: perche il $uo intelletto, è meno per fetto, che non $ono gli altri intelletti $uperiori: & perche la fac cia della Luna, è meno den$a, che non è quella del $ole, & delle al tre $telle, però manco riluce: & nella iste$$a faccia della Luna $ono alcune parti piu rare, lequali fanno la macchia, che in e$$a $i vede: laquale non è ne l'ombra de monti; ne la reuerberatio- ne del mare; ne altra $omigliante co$a: ma è $olo vna parte me- no den$a, però meno rilucente: per cio io dico, che la Luna hà da $e ste$$a alquanto di luce, oltra quella, che ella riceue dal $ole la quale, è a$$ai maggiore, che non è la $ua propria: Applicando al no$tro propo$ito; dico, che ne primi quindici giorni, nequali il lume del $ole nella Luna cre$ce, $i fortifica la virtù $ua nelle ac que, & i flußi all'hora $i fanno gagliardi, & l'onde marine in- gro$$ano; Quando la Luna ne $econdi quindici giorni in comin cia, à perdere il lume del $ole, ella perde la virtù, che ella hà nel le acque, però l'acque colano, & fanno il reflu$$o in que mari, che di quindici in quindici giorni hor calano, hor $cemano: ne gli altri mari $i è o$$eruato, che i flußi ne primi quindici giorni $ono maggiori, che non $ono, i reflußi, & ne $ecõdi quindici gior ni i reflußi $ono maggiori, & i flußi minori, il che daltronde nõ puo na$cere, che dal Sole, ilquale illuminando la luna nelle pri- me giornate più, che nelle $econde, gli dà virtù, da potere alzar l'acque ri$caldandole, & glie la to glie, à poco à poco nelle $econ de giornate: Que mari, de quali voi dice$te, che haueuano il flu$ $o loro per quindici giorni continui, & per altri & tanti il re- flu$$o, bi$ogna, che $iano mari, veramente amari, non che $alati, <pb n=53> pieni d'acque großißime, & di $piriti den$i, & großi, iquali nõ poßino e$$ere alterati $e non dal gran caldo, che è nella Luna ne primi quindici giorni; ma non gia dal minore de gli altri quin- dici giorni $econdi: però all'hora, che la luna gagliardamente al tera, questi mari gonfiando fanno il flu$$o; ilqual dura, quanto durà la molta forza della Luna: quando la $ua forza, & virtù nelle acque manca, il flu$$o fini$ce: & l'onde marine à poco, a po co, sgonfiando, calano, & ritornano ba$$e come prima: Eccoui (il mio M.Giu$eppe) quello, che io mi credo douer ba$tare per vo$tra chiarezza. <p>NOZ. Cio certo mi ba$ta circa que$to: ma egli ci rimane ancho vn'altra quistione, non molto minore della principale, et di cui io non $on molto hene ri$oluto; percio da voi haurò caro $apere quello, che io me debba credere. <p>TAL. Dite pure quello che vi accade, che io mi ingegnerò $odisfarui, $e non in tutto, almeno in qualche piccola particella <p>NOZ. Voi $apete, che nella prouincia dello Egitto nõ pio ue gia mai per t&etilde;po niuno ne di state ne d'inuerno: & che il Ni lo fiume großißimo ogni $tate gonfiando e$ce fuora del $uo let- to, & bagna tutta quella prouincia: que$to $uo moto ordinatis $imo, ogni anno circa il $olstitio e$tiuo cre$cendo allaga tutto lo Egitto & $i alza $opra terra molte & molte braccia, intanto, che gli habitatori di que pae$i, per viuer' $icuri hanno fatto in quelle larghe, & aperte campagne alcuni monti di terra, & di pietre, $opra liquali hãno edificato le loro cittadi, doue in quel tempo $aluano loro, li loro be$tiami, & l'altro loro hauere: du- ra il cre$cere del fiume circa venti giorni; & poi, à poco à poco $cema, per i$patio d'altri & tanti giorni: infino, che egli ritorni alla $ua propria natura; ne $i vede, che questo $uo modo di mo- uer$i gia mai $i muti: il gonfiare del Nilo $i potrà chiamare flu$$o, & il calare $i potrà addimandare reflu$$o: ilquale non $e- guitando l'ordine del mare, dourà hauere altre cagioni, & mol to diuer$e dalle gia dette: lequali io de$idero intendere da voi, perche, quelle, che io da altri antichi et moderni Filo$ofi hò vdi to & letto, non mi paiono punto ragioneuoli: anzi molto piu <pb n=54> lontane del vero, & dal veri$imile, che non è la luce dalle tene bre: & for$e da o$curare molto più la quistione, per $ua natu- ra o$cura, che da dichiararla in ne$$uno modo: però $e cio non vi è graue, $iate contento dirmene quello che ne $apete. <p>TAL. Non $o $e io di cio potrò ragionare hoggi con voi all'improui$o; e$$endo strettißimo il nodo della vostra diffici- lißima qui$tione: ilquale non $i può $ciorre $enza diligente & matura con$ideratione, & $enza grandißimo ingegno, & arte: à che io per hora non mi truouo molto atto, ma$e pur voi vole te vdirne il parere mio, raccontatemi prima voi quello, che ne hauete letto: perche nel ragionare stuzzicherete il mio addor mentato ingegno, & mi $coprirete qualche co$a; di cui for$e vi contenterete. Questa faticha ci $arebbe hoggi tolta, $e noi ha- ueßimo quello, che di cio $cri$$ero eudoro, & Aristone Filo$ofi Peripatetici, ma perche gli $critti loro $i $ono perduti, ò vero non ci $ono capitati alle mani, ci bi$ogna cõ faticha cercar quel lo, che da loro $enza molta noia hauremmo inte$o à bastanza, egli è ben vero, che inanzi, che voi diciate nulla, io vi voglio sgannare di quello, che à me pare, che voi habbiate voluto, che io creda per vero, cioè che in tutto Egitto $uperiore, quando il Sole $i auicina al $ol$titio estiuo, $i fanno come grandißimi di- luuii di pioggie, lequali durano circa quaranta giorni, il qual tempo è chiamato verno da gli etiopi, & dura mentre che il $ole pa$$a tutto il Cancro, & buona parte del Lione, egli è ben vero, che nello Egitto inferiore non $i fanno queste grandißi- me pioggie chiamate inuerno, ma $i bene nel $uperiore, il che ho voluto dirui per is gannarui, et perche io pen$o $eruirmi di que sto inuerno, à certe mie bi$ogne, come voi vdirete: Dite adun- que (M. Giu$eppe) ma intanto tenete questo per fermo. <p>NOZ. Io $on contento, non gia come Filo$ofo, di$correre con voi quello, che io intendo d'intorno alla no$tra quistione, perche io per me non ho pen$ato à nulla, che mi sodisfaccia, ma come hi$torico fidelmente ui racconterò l'altrui openioni, il giu ditio delle quali la$cerò interamente à voi. <p>TAL. Incominciate adunque; & à voi anche $erbate la vo $tra parte del giudicare de gli altrui detti, il che molto bene fa- <pb n=55> re potrete, e$$endo voi cotanto e$ercitato nella lettione de buo- ni autori, da cui $i guadagna il giuditio, & $i fa perfetto. <p>NOZ. La$cerò pure questo carico hoggi à voi, & io $em- plicemente attenderò à oßeruarui la mia prome$$a. Dico adun que, che Talete Mile$io, vno de $ette $auii di Grecia, & Eude- mone attribuirono il gonfiar' del Nilo alle Ete$ie di ponente, lequali (come voi $apete) $ono venti, che ogni anno $offiano cir ca il Solstitio e$tiuo, i quali venti fanno gonfiare il mare medi- terraneo; doue sboccha il Nilo, et il fanno re$i$tere al cor$o del fiume, $i che egli alla libera, & $enza impedimento non vi puo entrare dentro, anzi ribattuto dalle onde marine è sforzato à tornar$ene indietro, & ad allargar$i v$cendo fuora del $uo pro prio letto, & à coprire tutto lo Egitto, annegando gli animali, da quelli infuorati che $i $aluano ne luoghi alti, per cio fabri- cati da l'arte; da che la natura, in quelle larghe, & aperte cam pagne, non ne ha fatti ne$$uni. Alle Ete$ie fù attribuito que- $to effetto anche da Democrito Abderite; ben che in vno altro modo: Questi diceua, che ne luoghi di mezzo giorno, non $ono neui, ma $otto l'Aquilone le neui $ono altißime, doue elle $i cõ $eruano lungo tempo ghiacciate, lequali al tempo del $ol$titio e$tiuo $i di$truggano, & generano molte & gro$$e nuuole ne luoghi piu alti dello Aquilone; Que$te nuuole $ono $pinte dal le ete$ie inuer$o, i piu alti monti del mondo, iquali $ono nello Egitto $uperiore, & nella Etiopia, alle prime fontane del Ni- lo. Dacostoro poco $i di$co$to Ale$$andro A frodi$eo, ilquale vol $e, che come nelle no$tre prouincie tal volta auiene, che vna nu- uola, d'altronde portata, quiui fa la pioggia, doue ella, è condot ta, $enza e$$erui generata, co$i nello egitto $uperiore, & nella Etiopia dalle Ete$ie $ono portate le nuuole, che altroue $ono ge nerati, in diuer$e parti del mõdo, dalle quali na$cono tante piog gie, che bastano, à far la grande inundatione del Nilo, per tut- to lo Egitto, que$to mede$imo accade al fiume Nigir, ilquale col Nilo cre$ce, & col Nilo $cema, molte altre ragioni, da molti al tri Filo$ofi credute per vere, vi potrei raccõtare, ma per non vi infa$tidire, le la$cio, & di que$te mi cõtento, lequai $e non $ono vere, pare, che habbino alquanto del veri$imile. <pb n=56> <p>TAL. Si ma non gia tanto, che basti; perche le Ete$ie non $offiano $olamente dalla quarta del Ponente, come credette Ta lete & Eudemone: ma anche da quella dello Aquilone: lequali però non fanno gonfiare, i fiumi, che sbocchano ne mari Aqui- lonari: & quelle Ete$ie, che $offiano dalla quarta del Ponente, non ribattono tutti gli altri fiumi, che quindi entrano ne mari anzi la$ciano loro l'entrata libera & aperta: laquale doureb- bono impedire; $e questa fo$$e la cagione del gonfiare del Nilo: Di poi: $e le ete$ie etiandio gonfiano dalla quarta del Ponente, le nuuole nõ $ono $pinte $olo dallo Aquilone, come credette De mocrito Abderite: In oltre le Ete$ie non incominciano à $offia re col cre$cimento del Nilo, ma qua$i alla fine: & $i fermano molto prima, che non $i ferma il Nilo: Adunque il cre$cere & lo $cemare del Nilo inanzi, che le Ete$ie $i $entino, & dopo, che elle $ono finite, non na$ce da loro, ma d'altronde: per che quella cagione, laquale anche non è, ò vero, è gia destrutta, non puo partorire ne$$uno effetto. Apre$$o, $e cio na$ce$$e, perche le ac que foßino ritenute, dal gonfiare e$traordinario dell'onde mari ne, il Nilo incomincerebbe, à cre$cere dalla parte di $otto, vici na al mare, & le acque tornando addietro manife$tamente $ive drebbono correre allo in sù: il che nõ $i vede: anzi $i $corge tut to il contrario, à punto: cioè incomincia l'augumento del Nilo dalla Etiopia, & quindi $cendono, à poco à poco arriua alle par ti piu alte dello Egitto $uperiore: poi $e ne viene alle piu ba$$e dello Egitto inferiore, infino al Cairo: dopo ilquale il fiume in- gro$$ato entrà nel mare: & non $arebbe la cagione di questo ef- fetto na$costa, come ella è: anzi ella $arebbe manife$ta, à tutti gli habitatori di que pae$i, iquali co proprii occhi la vedrebbo- no, & co$i fo$$e: come na$co$ta non è $tata, à tempi nostri la ca- gione della inondatione del Teuere, à Roma: laquale nacque, perche i venti, che $offiano dalla quarta di mezzo gior- no, fecono gonfiare il mare: dalle onde delquale furono ri- battute addietro l'acque del Teuere, quiui doue egli sbocca: la onde elle ritornaro allo in sù, & allagaro tutta Roma: laquale e$$endo per $ua natura $ecca terra, all'hora diuenne tutta naui <pb n=57> gabile: & è il viaggio del Teuere tanto corto, che $i sà di certo, che nelle parti di $opra nõ era piouuto tãta acqua ĩ ne$$uno luo go, che pote$$e e$$ere cagione di tanta rouina: Si $aprebbe etiã dio la cagione di que$to effetto $e vero fo$$e quello, che per vero afferma Democrito, & Ale$$andro: perche le co$e dette da lo- ro non $ono tanto na$coste à gli occhi nostri, che elle non $i po- teßino vedere. Ma per che il Nilo (come $i è detto) incomincia à cre$cere dalle parti $uperiori, & non dalle inferiori, ne $i co no$ce, come in quel tempo apunto, piu di tutti gli altri tempi caldo, quiui, in que luoghi, per loro natura caldißimi, po$$a pio uere vna gran quantita d'Aqua, che allaghi tutte le larghe et lunghe campagne dello Egitto, à ragione $i dubita, donde na$ce que$to merauiglio$o effetto, del quale non $i dubiterebbe, $e la co$a ste$$e, come parue à Talete, & à Eudemone, à Democrito, et ad Ale$$andro: però altroue, ci bi$ogna riccorrere, che à que $ti Filo$ofi, per la cagione del flu$$o, & reflu$$o del Nilo, & de glialtri fiumi, che $eco cre$cano et $eco $cemano, come è il Ni- <p>NOZ. Et doue? (gir: <p>TAL. A piu na$co$ti $egreti di natura: laquale pare, che à posta habbia voluto coprire le co$e $ue per darci cagione d'af faticare i no$tri ingegni, & bene $pe$$o indarno: qua$i, che $e el la fo$$e donna, $i fo$$e per pigliar' piacere di vederci cercare lungo tempo quello, che noi non trouiamo gia mai, & fo$$e per rider$i de fatti nostri, come $pe$$o ci ridiamo noi de fan- ciullini, quando cercano per alcuna di quelle co$e, che eßi han- no dinanzi à gli occhi, et non la trouano, per che non la cono$ca no, co$i noi cerchiamo, & tal'hora ci appreßiamo al vero nelle o$curißime tenebre del no$tro poco $apere dalla natura na$co- sto, & perche nol' cono$ciamo, il la$ciamo, come $e noi gli foßi- mo di$co$to mille miglia, ò piu. <p>NOZ. Egli mi pare, che voi vogliate entrare nella qui$tio ne di Mennone, il quale volendo prouare, che noi non $apeuamo nulla di nuouo; ma che'l $apere nostro era vno ramentar$i delle co$e per lo addietro da noi $apute, & dimenticate, $i $eruiua d'un $imile argumento. <pb n=58> <p>TAL. Viromperò la parola in boccha (M. Giu$eppe) hab biate patienza, io non ci voglio entrare; perche de$idero veni- re vna volta, à capo de nostri raggionamenti. <p>NOZ. Altrettãto il de$idero io, però piacciaui dirmi quel lo, che hauete ritratto da $egreti di natura, circa il gonfiare, & circa lo sgonfiare del Nilo. <p>TAL. Io attribui$co vn tale effetto à tutte le cagioni, qua li voi vdirete: Alle pioggie grandißime, che nella Etepia, & nello egitto $uperiore $ono in que tempi: Alle neui, che all'ho- ra $i distruggono ne monti di Bet, doue $ono le fontane del Ni- lo, & alle acque, che in quella stagione e$cono di $otterra: in tanto, che non vna$ola, è la cau$a di questo effetto, ma mol- te. <p>NOZ. Et in che modo? <p>TAL. Voi l'udirete hor'hora. La pioggia ha le $ue cagioni, co me tutti gli altri effetti naturali, le quali $ono la materia, & l'e fficiente: Quiui vi è la materia copio$ißima, per che vi è buõ numero di großißimi fiumi, oltra il Nilo, & il mare Arabico, & l'Oceano: vi $ono lunghißime, & inuilup patißime catene d'altißimi monti, vi $ono in fra que monti profundißime valli, da tutti questi luoghi & da altri $imili, po$$ono $alire vapori, & in effetto $algono; perche nelle alte parti di que monti $i ve de, apertamente raccorre vna folta nebbia, laquale pian piano $i conuerte in nuuola: & di nuuola hora in neue, et hora in piog gia, $econdo, che il freddo, è ò maggiore, ò minore: Vi è l'efficien te; per che vi è il caldo del Sole grandißimo, ilquale puo tir are & tira grandißima copia di vapori, & in que monti, e in quel le valli vi $ono grandißimi freddi, da poter' conden$are, i vapo- ri tanto che diuentino nuuole, & di nuuole hor' pioggia hora neue: Tira il Sole maggior' copia di vapori, quando egli piu lũ- go tempo corre $opra lo Egitto, però entrando nel primo grado dello Ariete, i giorni quiui incominciano, à cre$cere, & con lo augum&etilde;to della maggiore lunghezza de giorni, il Sole per mag giore $patio di tempo $i ferma $opra quella prouincia, & ogni <pb n=59> giorno guadagna maggior forza, da tirar' maggior copia di va- pori; tanto, che ne viene il Solstitio Estiuo, nel qual tempo il Sole lungamente fermando$i $opra que pae$i, ne tira grandißi- ma quantità di vapori, per cio le piogge vi $ono all'hora gran- dißime, & continue $i fanno dopo il Solstitio; perche il Sole piu giorni, & piu hore delle ventiquattro $i ferma $opra la terra, & con impeto & violentia grandißima tira in$ino dalle pro- fonde parti della terra, & l'uno giorno aiuta l'altro, come. Ari stotile dice, che quanto egli piu pioue, tanto più $i allungano le pioggie: perche l'un giorno, che pioue aiuta l'altro, generando cõ tinua materia di pioggie da e$$er'tirata dal $ole, et ĩ nuoua piog gia cõuettita: co$i quiui il $ole tira nel principio della $ua entra nello Ariete, ma poco quel poco nõ dimeno fa vna piccola piog gia, proportionata alla $ua piccola cagione, la pioggia cadendo in terra genera nuoua materia da e$$ere tirata dalla maggior' forza, che il Sole piu lungo tempo fermando $i, guadagna; tanto, che dopo il Solstitio infino alla fine de gemini le pioggie $i fan- no continue. <p>NOZ. Come puo egli e$$ere, che dopo il $ol$titio le pioggie $iano tanto grandi $e elle na$cono dalla maggior' virtù di tira- re, che il Sole guadagna $tando piu hore del giorno $opra la ter ra? $e dopo il $olstitio egli incomincia d'immano in mano, à $tarui meno? <p>TAL. Come apre$$o di noi pa$$ando il Sole per lo $egno del Ge mini, & del Cancro $i ferma molto piu $opra la te$ta nostra, che egli nõ ci $i ferma di poi, nõdimeno non $entiamo il caldo grãde, $e non quando egli è nel Lione: quando egli sta manco $opra la no$tra testa, che egli non vi $taua prima, tutto auiene, perche i giorni dinanzi hanno fortificato la virtù al Sole di ri$caldare ne giorni di poi, & banno apparecchiato la terra, à riceuere il caldo piu efficacem&etilde;te, co$i nello Egitto, i giorni primi fortifica no, la virtù di tirare nel Sole, & multiplicano la materia, & la dispongono ad e$$er' tirata con minore faticha ne giorni $eguen ti. In que tempi mede$imi que$te pioggie grandißime mollifi- <pb n=60> cano le neui ne gli alti monti di Bet: doue $ono le prime fontane del Nilo, & le di$truggono, accre$cendo in questo modo la ca- gione del gon$iare del Nilo. Ne mede$imi tempi la terra inhu- midita dalle cõtinue pioggie nel $uo proprio $eno raccoglie mol ta copia di vapori, iquali ne luoghi à cio proportionati, ingro$- $ati dal freddo quiui $cacciato dal $uo contrario, che è il caldo $i cõuertono in acqua; laquale e$ce fuora delle cauerne et delle ve ne della terra, et aiuta, à gonfiare il Nilo. A che parue, che vo le$$e acc&etilde;nare Platone nel $uo Timeo: A questo aggiũgo che $e bene le Ete$ie nõ po$$ono far' gonfiare il Nilo (come di $opra $i è detto) perche quando il Nilo gonfia questi venti non $offiano, $empre ci $ono nondimeno degli altri venti, iquali incomincia- no, à muouer$i inanzi alle Ete$ie, et inanzi, che il Nilo incomin ci, à gonfiare, iquali venti noi potremo chiamare prodromi, que sti venti for$e anche e$si aiutano il flu$$o del Nilo, $pign&etilde;do nel la etiopia, & nello Egitto $uperiore le nuuole altroue genera- te, lequali quiui conuertite in piogge aiutano il gonfiare del Nilo: $egno manifestißimo, che co$i $ia è che il Nilo incomin- cia à gonfiare nella Etiopia alquanti giorni prima, che al Cairo di Babillonia: per che il Cairo, è piu lontano da monti di Bet, do ue $i generano que$te pioggie, $i di$truggono le neui $ono $pinte le nuuole, & e$cono fuora le acque dalle vene della terra, tal- che non vna $ola, è la cagione di que$to qua$i miraculo$o effet- to: ma tutte in$iemi: pa$$ato il tempo di$opra posto delli venti giorni, le piogge $cemano, le neui $i $ono di$trutte, i venti inco- minciano à fermar$i, la terra non manda fuora piu acqua, & il Nilo, à poco à poco $i $eccha tornando piccolo come prima. Al tro non ho che dire per hora all'improui$o; altra volta piu dili- gentemente ne parleremo, però finiamo. <p>NOZ. Hauete molto ben ragione, à voler finire homai, et io vi il con$entirò $e prima mi haurete detto; $e hauete notitia di quella Fontana, che è nel pae$e di Campiglia, laquale ogni tre, ò quattro anni vna volta manda fuora tanta gran copia d'Ac que, che $e ne fà vn'gro$$o Canale, & è quello anno $terile, gli al tri anni ella $i $eccha, & $ono tutti fertili. <pb n=61> <p>TAL. Io ne ho vdito fauellare qualche volta, ma perche. <p>NOZ. Per che à voi, per vostra corte$ia, hoggi mentre du ra il re$to di que$to caldo, tocca il dirmene la cagione, & in modo; che io la po$$a $criuere al Signor Marche$e Illu$trißimo, ilquale à que$ti giorni tornando da Firenze, di$$e, hauerne $en- tito ragionare allo Eccellentißimo Signor Duca no$tro, & ha- uere dalla propria bocca di S. Eccel. Illustr. ritratto, che volen tieri egli ne vedrebbe qualche co$a; di cui egli $i appagaßi, co- me io credo, che $i appagherà di quello, che voi direte, & io fe- delmente $criuerò. <p>TAL. Come volete voi (M. Giu$eppe) che io vi dica hoggi all'improui$o co$a degna d'e$$er veduta, & letta da cotesti due no$tri Signori? in ogni vno de quali, è il giuditio tanto perfetto che cono$ce (come $i $uol dire nel mio pae$e) infino il pelo nello vouo? Bi$ognerebbe, chi vole$$e dirui co$a, laquale voi pote$te $criuere in modo, che ammendui ne haueßimo honore, e$$ere pri ma infra i Filo$ofi tanto grandi, quanto grandi $ono eßi infra Prencipi di $tato & di giuditio, in tal ca$o, à noi $i conuerreb- bono, i primi luoghi, ne questo basterebbe, ma bi$ognerebbe ri- uolgere tutti questi libri, & maturamente con$iderare quello, che d'intorno alla generatione delle fontane è stato $critto, & à pena anche, che con tutta questa no$tra diligenza noi pote$- $imo appre$$arci, à quel $egno, nel mezzo del quale bi$ognereb- be corre, à punto, per dire co$a degna di $i purgate Orecchie. <p>NOZ. Voi dite il vero, lodando la grandezza, & il giudi- tio loro, & in questo $olo errate, che voi cio non fate à bastan- za. Ma come ammendue questi Signori Eccellentißimi $ono ri- pieni d'ottimo giuditio, & di merauiglio$a grandezza in tutte le co$e, co$i hanno anche infinita di$critione, & con$iderando al ba$$o grado del nostro piciol'$apere, & alla corte$ia del tempo, che noi habbiamo, et particularmente voi che $iate occupati$si mo, & nelle publiche lettioni, & nel render la $anita, à questi nostri malati Pi$ani, & in molte altre vostre domestiche cu- re, & nel metterui, à ordine per caualcare, come voi dianzi di- ceste, $i appagheranno corte$emente di quel poco, che noi po- <pb n=62> tremo, & almeno cono$ceranno, che altra volta con piu como- dita, potranno e$$ere $eruiti da noi a$$ai meglio, che non $aranno $eruiti hora $enza ne$$una comodita, anzi con molti impedi- menti. <p>TAL. Voi ben $apete, quanto mi habbia sbattuto la mor- te del mio fratello, & à ragione, per che egli era quello, $opra la cui prudenza, io ripo$auo non $olo il carico della ca$a mia al pae$e, ma anche quello di tutte le altre mie faccende, in qual $i voglia luogo, del mondo, che io me ne haueßi: hora à me tocca pen$are, à me $te$$o, & ad altri, che è pe$o maggiore: percio io mi $ento tutto $tordito, & non po$$o pen$ar di dirui hoggi co$a, che egli meriti la $pe$a, à$criuerla, $e gia voi, che hauete l'in- chio$tro piu purgato, del mio & la penna meglio temprata, che non è la mia, $criuendo non arricchite, & non li$ciate quello, che io vi dirò rozzamente, cõ quelle i$te$$e parole, lequali $i v$a no nel pae$e, doue io sõ nato, et che à me furò in$egnate dallaba lia infino nella Culla $enza artificio, et $enza indu$tria ne$suna <p>NOZ. Questa vo$tra Balia doueua e$$ere vna buona mae$tra <p>TAL. Si di co$e fatte, ma non gia di quelle da far$i. <p>NOZ. Sia$i come $i voglia, in ogni modo, à voi toccha: $e non volete incominciare, à negarmi hoggi que$to piacere, ilqua le $arà il primo, che mi habbiate negato, da poi, che io vi cono- $co: il che io non crederò gia mai. <p>TAL. Io non voglio, che la fede, quale dimostrate hauere in me ui inganni; però io mi ingegnerò $odisfarui, come $i potrà in questo piccolo $patio di tempo all'improui$o, & con tanti im pacci, quanti $ono i miei. Dico adunque, che chiunque sà il mo do, col quale la natura genera le Fontane, puo ageuolmente com prendere qual $ia la cagione de gli effetti, ehe fa la fontana di Campiglia. Le fontane hanno la materia, & lo efficiente, d'am mendue queste cagioni ci bi$ogna ragionare, $e vogliamo veni re, à qualche ristretto di quello, che $i cerca, & poco anzi non nulla ci cureremo della forma, & del fine. La materia, da cui na$cono tutti quelli effetti, de quali Ari$totile fauella nelle $ue Meteore, e vno fumo, ouero vna e$alatione calda & humi- <pb n=63> da, ò uero calda, & $eccha: da queste e$alationi, come da mate- ria loro, na$cono tutti gli effetti, che à gli huomini vulgari pa iono miraculo$i, $e bene $ono naturali. La efficiente cagione, è il moto, & il lume del corpo cele$te, particularmente del Sole, ilquale non è molto da noi lontano, come lontane $ono l'altre stelle $uperiori, & con bastante velocità $i muoue, il che non fa la Luna, di cui poco fà $i di$$e à pieno. Il moto & il lume ri- $calda la terra, & ri$caldandola, in alto tira que fumi, che tal hora $i veggono $alire per l'Aria, quelli che $ono caldi, per e$$ere leggieri, montano infino alla piu alta parte dell'Aria, quiui dal caldo del luogo, da quello dello elemento del fuoco, vicino, & del velocißimo moto del Cielo acce$i, $i conuertono in Comete, in Stelle cadenti, in Capre $altanti, & in tutte le altre fiamme acce$e, che tal'hora per l'Aria, $i veggono $e que $ti fummi non pa$$ano il mezo de l'Aria quiui della frigi- dità contraria circondati, $i ri$tringono tanto, che non poten- do piu con$eruar$i in quello stretto luogo, con impeto sforza- no, & con violenza rompono la nuuola, con la quale eßi $ono inuiluppati, & rompendola, fanno i tuoni, & tal'hora accen- dendo$i, fanno i baleni, dà questa materia in que$ta parte del mezzo dell'Aria na$cono le $aette, & tutti gli altri effetti $i- mili. Se questi fumi non pa$$ano la piu ba$$a parte dell'Aria, $i conuertono in vento, il quale altro non è che que$ta e$alatio ne fumo$a, mo$$a d'intorno alla terra, hora in vna, et hora in vn altra parte: Se $i con$eruano nelle cauerne della terra, fanno i Terremoti: Que$ti $ono qua$i tutti gli effetti, che generalm&etilde;- te $ogliono na$cere da que$ta vna calda e$alatione, molti altri ne la$cio, à po$ta iquali $arebbono lunghi a raccontar$i, & fuo- ra del nostro propo$ito. La $econda materia fumo$a, per non e$$ere leggiera, come la prima, $alendo tanto alto non arriua, ma $i ferma nella $econda parte dell'Aria: doue dalla frigidi- ta del luogo conden$ata, $i conuerte in nuuola, & di nuuola in pioggia, & tal'hora in neue; $e egli auiene, che il fumo $ia ra- ro, però ageuolmente po$$a e$$ere penetrato dal freddo, in tal' ca$o il fumo conuertito in nuuola $i congela prima, che <pb n=64> egli $i conuerta in pioggia, & in terra cade informa di bioc- coli di bianca lana, è di candida bambaggia: vulgarmen- te chiamato neue: Se questa e$alatione, $i ferma poco $opra la terra, ella, alla, state infrigidata dal freddo della notte, $i con- den$a, & diuien'graue, però cadendo, fà la guazza, la rugiada, la manna, & l'altre co$e $imili: Allo inuerno questo raro fu- mo, dalla molta frigidita dell'Aria penetrato, tal'hora $i conge la prima, che egli in Acqua $i conuerta, & in terra cadendo, fa la brina: Talche la guazza, è vna piccola pioggia, & la brina, è vna piccola neue: Se que$ta e$alatione nelle na$coste cauerne della terra $i con$erua; d'e$$a $i generano le fontane. La terra (co mevoi $apete) è tutta cauerno$a, et $pugno$a, la molle $pugnapre mutaver$a le acque, che ella prima haueua beuuto, co$i la terra d'acque pregna, qua$i premuta, come $e ella fo$$e vna $pugna molle, le mãda fuora generandone le fontane. NOZ. e come? <p>TAL. Come nelle volte delle stufe, nelle piu alte parti de le campane da stillare, & nelle copertoie delle pentole, che bol lono, $i vede generare l'Acqua; co$i ella $i genera $otterra: Se $empre ci $ono vapori; che $empre $i conuertino in Acqua; la fonte non $i $eccha gia mai. Se i vapori mancano; la fonte $i $ec ca, $e i vapori $ono molti; la fonte, è gro$$a. Se i vapori $ono po- chi; la fonte, è piccola; & getta poca quantità d'acqua. Se il palco $opra la cauerna, è tutto di terra i$pugno$a & rara, i va- pori poco vi $i attaccano, & perche in quelle partirare, & i$pu gno$e è poca frigidita da cõden$are i detti vapori, & da cõuer tirgli in acqua, la fonte è piccola. Se la volta della cauerna, è di pietre per loro natura piu den$e, alle quali piu tenacemente $i poßino attaccare i vapori, & piu efficacemente poßino e$$ere infrigidati dal maggiore freddo delle pietre; ilquale auanza di gran lunga quello della terra; la fontana, è copio$a d'acque, per che i vapori più vi $i attaccano, & piu $i infrigidano, & molto più in acqua $i conuertono. <p>NOZ. Se l'acqua, è corpo graue, bi$ogna, che ella $c&etilde;da al ba$so che vuole egli dirè adunq;, che l'acqua delle fontane, v$c&etilde;do fuo ra della terra, $alta in alto come, $e ella fu$$e un'corpo leggiero? <pb n=81> <p>TAL. La violenza (M. Giu$eppe) è di cio cagione: concio $ia, che il luogo cauerno$o, doue l'acqua della fontana $i genera, $ia piccolo; però non po$$a tenere tutta l'acqua, che di cõtinuo vi $i produce, bi$ogna, che la parte dell'acqua, generata di nuo- uo prema laltra parte prima nata; laquale premuta & per for za violentemente i$pinta, e$ca fuora per le vene della terra, $al tando in alto più, & meno, $econdo che l'impeto, & la violen- za $arà, ò maggiore, ò minore. Hora de$cendendo piu al parti- culare della nostra fontana di Cãpigli vi dico; che quando qui- ui $ono pochi vapori da infrigidar$i, la fontana, di cui $i ragiona $i $eccha: quando ve ne $ono a$$ai, a$$ai copia d'acqua $i genera, & molta della generata ne e$ce fuora, & tanta, che $e ne fanno cauali großißimi, iquali caminando per quelle campagne aper te entrano in mare: Quando $otterra $ono molti vapori; mol- te $ono l'acque della fonte, & il Sole molti ne tira in alto $opra terra, iquali arriuando alla mezza parte dell'Aria, $i infrigida no, & $i conuertano in acqua: nella maniera, che di $opra hab- biamo detto: & fanno molte, grandi, & lunghe pioggie: quan- do $otterra $ono pochi vapori, la fontanaresta $eccha per man camento di materia, di cui $i po$$a generare l'acqua: & al- l'hora il Sole non ne puo tirare molti $opra la terra; però gli anni $i rimangono a$ciutti: voi vi douete anchora ramenta re, che il pae$e di Campiglia, è molto molle, & padulo$o, $ottopo $to a'l patire grandißimo danno dalle acque, quando l'anno è abundante di pioggie, quiui o tutte, o almeno buona parte delle biade $i $ommergono: $i multiplicano etiandio le herbe tri$te, le quali affogano il buon $eme: però l'anno re$ta $terile: per con- trario, quando l'anno è $echo, l'herbe triste non na$cono; & le buone non $ono affogate ne dal tri$to $eme, ne dalle pioggie: & all'hora le ricolte $ogliono e$$ere buone & gra$$e: Dico adunque che non $empre $otterra quiui $ono molti vapori: però la fonta- na non $empre getta: ma$olamente quando, i vapori $i multi- plicano nelle cauerne terrene, & perche quãdo cio $i fà, in quel pae$e $empre pioue, & le pioggie tolgono le biade, & gli altri frutti della terra in quella prouincia, però la fecondità della <pb n=82> fonte dimo$tra la sterilita del pae$e, & la $terilita $ua dimo$tra la fecondità del pae$e, che i quanto mi accade dirui per $ciorre il nodo propo$tomi. <p>NOZ. Basta (M. Al$eforo) io mi appago di cio che haue te detto: & credo, che anche il Signor Duca Eccellentißimo, & il Signor Marche$e Illustrißimo $i appagheranno: quando leg- geranno quello, che io per la prima occa$ione $criuerò hauere vdito da voi. <p>TAL. Io vi priego quanto piu efficacemente io po$$o, che voi indugiate, à $criuere vnaltra volta, quando io haurò piu ma turamente pen$ato, à quello, che io hora vi ho racconto $enza pen$arci punto: $apete bene, che da queste co$e incõ$iderate due prencipi di tanto ingegno, & di tanto $apere a$$uefatti à legge re & a vdire co$e perfette, $ono per restare offe $i anzi, che no? <p>NOZ. Io mi$urò gli altrui fatti con la mi$ura, che io addo pero, à mi$urare i miei: io per me di questa vltima quistione re$to tanto $odisfatto, che mi basta, per chetarmi: il $imile cre- do de gli altri. <p>TAL. Se voi con la vostra mi$ura mi$urate gli altri pari vostri, fate bene, & vi riu$cirà il conto: ma$e con e$$a volete mi$urare quelli, che di grandißima lunga vi $ono $uperiori, an- zi al paragone de quali noi altri non $iamo nulla i di$egni non vi riu$ciranno, volete voi che due $piriti eleuati: due animi di uini, due ingegni rari, come $ono quelli de no$tri Eccellentißi- mi $ignori, poßino e$$er' mi$urati con quella mi$ura piccolißi- ma, con cui $i mi$urano gli $piriti nostri baßi, gli animi nostri terreni, gli ingegni no$tri, iquali non $olamente hanno pari, ma etiandio molti $uperiori? Troppo grande $arebbe il vo$tro erro re, $e voi in que$ta pazza openione vi con$erua$te. <p>NOZ. Horsù io non mi fido in altro, $e non nella $omma bonta loro, laquale farà, che ogniuno di loro re$terà contento di quanto $i è di$cor$o per hora, infino, che à migliore comodita $i dirà meglio, voi anche for$e vi $iete stracco dicendo, & il cal do del mezzo giorno è homai pa$$ato: però meglio $arà, che ce ne andiamo à $pa$$o pigliando il fre$co l'ungarno, vn'altra volta <pb n=83> poi io vi dirò l'animo mio: ilquale de$idera $apere anche molte altre co$e d'intorno, à quel che $i è di$cor$o tutto hoggi, intanto à me pare, che per hoggi ci dobbiamo cõt&etilde;tare di questo, quãdo ci tornerà bene il ritrouarci in$ieme, for$e ci $arà molto da con- tradire: il che $e $arà, o bene, ò mal fatto, il giudicherete poi, & per conchiuderla, io vi ringratio della molta corte$ia, qua- le hauete v$ato comunicandomi questi vostri pen$ieri, & ve ne resto obligatißimo, perche $e nõ in tutto almeno in qualche parte egli mi è $coperto occa$ione di con$iderare piu matura- mente, à quello, che per lo addietro mi era na$co$to, e in compa- gnia no$tra non $olo ho pa$$ato la mole$tia del caldo, $enza $en- tirla ma anche con grandißimo piacere, & con vtilità tale, qua le io vorrei poter'hauere ogni giorno. <p>TAL. Ringratiamo pure ammendue in$ieme que Signori Illustrißimi, & il Dotto & da ben Grillanda: da quali ci è $tata data materia da intrattenerci tutto questo giorno cotanto alle gramente, & andianne doue piu vi piace: Tu Iacopo intanto re$tati à ca$a à dare ordine, che la cena $i apparecchi; mentre, che il Nozzolino & io ce ne andremo, à qualche fre$co di porto. <FIG> <pb> <FIG> <CAP><I>RAGIONAMENTO DI TELIFILO FILOGENIO</I></CAP> <CAP>DELLA PERFETTIONE DELLE DONNE.</CAP> <CAP>Alla Illu$tri$sima Signora la Signora Donna I$abetta Cibo dalla Rouere, Marche$ana di Ma$$a.</CAP> <CAP><I>In Lucca per il Bus- dragho. MD LXI.</I></CAP> <pb> <C><I>ALLA ILLUSTRISSIMA, SI- GNORA LA SIGNORA DONNA</I></C> <C><I>I$abetta Cibo dalla Rouere, Mar- che$ana di Ma$$a,</I></C> <C><I>TELIFILO FILOGENIO. D. S.</I></C> <p><I>SE IO foßi stato punto accorto, quã do voi Illustri$si- ma Signora, Mar che$a, mi comanda ste, che io $criueßi tutto quello, che al- lo improui$o $i di$- $e della virtù, egrã dezza delle Donne $otto il Cielo $enza pari, io haurei chie sto vn giorno di tempo à farlo; dopo ilquale, ne ha- urei addimandati due: e pa$$ati, due ne haureivolu ti quattro, & $empre haureiraddoppiato il tempo, $enza venirne a'l fine gia mai: $e vostra Signoria Illustri$sima mi hauesse addimandato per che io, $en za dar'altro principio almio douuto officio, haueßi cercato allungare la co$a, haureiri posto, come ri- spo$e Simonide Filo$ofo à Hierone Tiranno di Sira cu$a, perche quanto piu pen$o alla grandezza di questa materia, tanto piu ella mi par maggiore: et tanto meno veggio il principio, donde incominciar- mi, e la fine, d'onde io me ne pote$si v$cire, ca$o pure</I> <pb> <I>che io incomincia$si: tanto grande e questo pelago: ma per che io all'hora ad altro non pen$ai, che allo obedire à comandamenti di vo$tra Sig. Illustri$sima de$idero$o di $eruirla, mi imbarcai (come $i $uol di- re) $enza bi$cotto; e mi trouai in alto mare, $enza $aper quello, che di me $i fo$$e per riu$cire: Hora (per lagratia d Iddio. & vostra) io $on' giunto al porto, & ho$critto quello, che io ho $aputo epotuto per inalzare la merauiglio$a grandezza delle Don- ne. $on certo, che io ho mancato al mio douere in mil- le modi; per hauere $critto all'improui$o, come all'im proui$o parlai, però ne addimando perdono a U. S. Illustri$sima: da cui, $e io l'impetrerrò, come credo douerlo impetrare, pen$erò hauerlo anche ot- tenuto da tutte le altre: lequali, quãdo hauranno ve duto, che ella mihaurà perdonato volentieri anchė elle, non $olo mi perdoneranno, ma mi $cu$eranno, come huomo occupatißimo in tante facende publi- che, e priuate, che à pena, io ho tempo diripo$armi vna$ola hora del giorno, non che di $criuere: & di- ranno, che giusti$sima cagione bi$ogna, che $ia quel- la, che mi hafatto v$ar tanta negligenza, da che ella è coperta dalla virtù e grandezza di U. S. Illustri$ $ima, da cui in questa cau$a, tanto ragioneuole le al- tre Donne piglieranno e$empio alperdonarmi; co- me ognivna di loro il piglia in tutte le altre co$e: et à ragione: perche la bonta, la prudenza, la $apien- za, l'accortezza, le benigne, e dolci $ue maniere $ono tali, che meritano d'e$$ere imitate con stupore d'o- gni altra per$ona: con che facendo fine humili$si- mamente le bacio la falda, reputandomi indegno, d'arriuarle alla mano.</I> <pb n=89> <C>RAGIONAMENTO DI TELIFILO FILOGENIO <I>SOPRA LA PERFETTIONE DELLE DONNE;</I></C> <C>Alla Illu$tri$sima Signora la Signora Donna I$abetta Cibo dalla Rouere, Marche$ana di Ma$$a: nel quale ragionano le infra$critte per$one.</C> <TABLE> <TR><TD><I>LIONORA</I></TD><TD><I>GIROLAMA</I></TD></TR> <TR><TD><I>FILOGENIO</I></TD><TD><I>ISABELLINA</I></TD></TR> <TR><TD><I>CLARICE</I></TD><TD><I>CASSANDRA</I></TD></TR> <TR><TD><I>LIVIA</I></TD><TD></TD></TR> </TABLE> <p>LIONORA. Io non sò $e buona ò rea $i fo$ $e hieri à $era la fortuna di Madonna Liuia & mia, da che non ci trouammo al di$cor$o, qual voi face$te $opra la perfettione delle Donne: $e voi (M.Telifilo) per qual $i voglia cagio- ne non volete trattenerui in compagnia no- $tra à pa$$are il caldo del mezzo giorno, la di$gratia fù gran- di$sima: per che all'hora fummo, & hora $aremo priuate di quello, che voi dice$te à fauor no$tro: $e voi vi volete trat- tenere qui al fre$co, & brieuemente replicarci, qualche par- te di quello, di che voi à lungo ragiona$te, il no$tro acqui$to $ara maggiore: concio$ia, che hora quietamente, & $enza al tra contradittione vdiremo quello, che all'hora nõ haurem mo potuto vdire, $e non con l'impedimento di chiunque vi contradiceua: hauremo etiandio con voi molta obligatione: perche à $odisfatione & contentezza no$tra $olamente dire te parte di quello, che all'hora dice$te per obedire alla Illu- $tri$sima Signora Marche$ana, & per $odisfattione di tutti gli altri, che erano quiui d'intorno. <p>FILOG. Comũque egli $i $ia (ò vaghe, e belle Donne) <pb n=90> io vi prometto volermi re$tare hoggi con voi: non $olamen te per obedirui (come io $empre $oglio) ma molto piu per honore comodo, e vtil'mio: Dico honore: per obedire à Donne, fuora d'ogni merauiglia honorate (come $iete voi) porta honore grandi$simo, à chiunque obedi$ce: come ho- norati $i tengono coloro che $eruono à gli imperadori, & à Pontefici: Dico comodo; perche oltra, che il pa$$are il cal- do in qual $i voglia modo, à me $oglia e$$er $empre comodo, comodi$simo mi $arà egli hoggi il pa$$arlo in compagnia vo $tra, & in que$ta belli$sima villa, doue il mormorio delle chia re & fre$che acque diletta gli orecchi, i verdi prati, di varii fiori ve$titi dilettano gli occhi: & voi $te$$e cõ la vo$tra pre $enza ba$tere$te per dare hone$to contento à qual $i voglia bello $pirito, che in vo$tra compagnia $i rimane$$e: Dico vti lità: perche oltre, à l'utile, che $i haurà di fuggire il $onno (il che non fie poco) $i ne haurò io vn'altro infinitamente mag giore: ilquale $arà, che voi con la bellezza delle vo$tre per- $one, & con la bontà valore, $apienza, & prud&etilde;za del vo$tro diuini$simo animo, degnandoui di ragionare hoggi meco, me ne comunicherete quella, ò piccola, ò gran parte, che vi parrà, & di cui voi prima mi haurete fatto capace: ra$$omi- gliando in que$to il fuoco: ilquale volendo entrare nel fred do ferro: da $e $te$$o, à cio lo apparec chia à poco cacciando ne tutto il freddo, & à poco à poco ri$caldandolo: cacciato, che il caldo ha dal ferro ogni freddo, il fuoco $enza ne$$uno impedimento alla libera dentro vi entra: co$i voi dal mal col tiuato terreno del mio rozzo ingegno, caccierete cõ la mol- ta virtù vo$tra tutto il ruuido, che vi $arà, poi dentro vi $tam perete quel tanto di $apere, che egli vi piacerà di $tamparui & di che voi prima mi haurete fatto capace la onde io arric- chito delle vo$tre diuini$sime ricchezze ragionando potrò for$e $odisfare al de$iderio vo$tro, $e nõ in tutto, in qualche piccola particella almeno: però voi à me, da cui nõ haurete riceuuto $eruigio ne$$uno, non dourete re$tare obligate, ma io à tutte voi, da cui ogni mio ben na$ce, ne re$to & re$terò <pb n=91> obligati$simo; & in $egno di cio infino ad hora incomincio à ringratiarui del fauore $mi$urato, qual mi fate, comandan- domi, & accettandomi nella vo$tra honorata compagnia: $e io hieri à $era di$si quel che io di$s iper trattenimento della Signora Marche$ana Illu$tri$sima, & de gli altri, che quiui erano d'intorno, feci quello, che io doueuo, à cio sforzato dalla verità: come anche hoggi dirò quello che io debbo, replicandone parte à $odisfattion' vo$tra per cui io à tutte l'hore farò quello, che per me $i potrà: con cio $ia che io $ia $tato $empre $chiauo voluntario à tutte le Donne, & hoggi $ia à voi tanto piu, che à molte altre per lo addietro $tato nõ $ono, quanto voi con la $piritual bellezza de gli animi vo- $tri auanzate di grandi$sima lunga quella rara, che ne vo$tri corpi $i $corge, laquale $piritual bellezza lega l'animo mio con vn nodo da non $i $cior' gia mai per qual $i voglia cagio ne, anzi da $trigner$i ogni giorno piu, il che $e fie vero (come io $on certo, che egli $arà) io mi terrò ogni di piu beato: Del la perdita, qual voi dite, che $are$te, $e io con le mie parole hoggi non vi trattene$i, non accade fauellare, perche ella $a rebbe tanto piccola, che voi non ne doure$te tenere conto niuno, come anche lo acqui$to $arà poco trattenendoui, con cio$ia, che io da me $te$$o non vaglia nulla, & voi in voi $te$$e habbiate quanto è di buono in tutto il mondo: però $e in voi $te$$e vi ritirerete contemplando le merauiglio$e bellezze de corpi, & de gli animi vo$tri, vi cono$cerete ripiene di tan ta diuinità, che ba$terà per far beate voi, & tutti gli altri, à cui egli vi piacera compartirne: Aqui$to adunque grande $a rà il mio ca$o, che à me vi paia comunicarne quanto, che $ia: per che, vo$tra merce, diuerrò beato, & tanto più, quãto mag giore $arà la parte, qual mi farete de ricchi$simi the$ori de gli animi vo$tri veramente diuini. <p>CLAR. Que$te vo$tre parole (M. Telifilo) mi paiono d'huomo ĩnamorato, il che di voi, che $iete $tato tenuto $em pre pieno di religione, & che $iete homai v$cito fuora di fan ciullo, io non haurei pen$ato à patto ne$$uno. <pb n=92> <p>FILOG. Co$i è (Madonna Clarice) ne vi douete per cio merauigliare, s'auuenga che non $olamente io hora $ia in namorato come voi dite, ma anche qual $i voglia huomo da bene, & in qualunche età. <p>CLAR. Egli par pur'brutta co$a il veder vno huomo d'anni maturo tenuto religio$o & $aggio amar' giouane donna. <p>FILOG. Egli è vero fauellando di quel be$tiale amo- re, che tirannicamente $ignoreggia ne gli animi giouani ma egli non $i di$par punto, che vno huomo d'età matura, & di vita hone$ta ami, anzi $e egli non ama$$e in verità egli nõ po- trebbe viuere, come viuono gli huomini prudenti & $aggi, concio$ia che lo amore vero $ia vna cagione perfetta d'ogni buona operatione. <p>CLAR. Che intendete voi per vero amore? for$e qual che co$a non più inte$a da ingegno humano, à cui tanto ho- nor' $i attribui$ca, quanto voi hoggi gli date? <p>FILOG. Intendo vno amore altra volta cono$ciuto da tutti i buoni, & nato non $olam&etilde;te dalla bellezza del cor- po, ma molto piu da quella dell'animo: ilquale amore $uol fa re felici tutti i veri amanti. <p>LION. Qui fu l'altro giorno il Nozzolino; ilquale ne ragionò, ma con tanta breuità, che io non ne re$tai $odisfat- ta, $e voi hoggi ce ne direte tanto, che ci ba$ti, $arete cagione di bene: perche $eguendo que$to vo$tro amore, diuentere- mo felici, il che vi dourà piacere, poi che ci amate: ma con patto, che voi cerchiate di $pedirui di que$to ragionamento il piu to$to, che potrete, accioche poi $i torni alla materia no $tra principale: la qual piu ci dourà piacere; <p>FILOG. Il piu brieuemente, che io potrò cercherò d'ordire, & di te$$ere que$ta cotanto lunga, & fatico$a tela, la quale altro ingegno, & altra lingua richiederebbe, che la mia, & $e il Nozzolino, giouane innamorato, & dotto, non di$$e co$a, che vi appaga$$e à pieno, non la a$pettate hoggi da me, che in cio men vaglio di lui: ingegnerommi nondimeno <pb n=93> d'accomodare quel poco, che io ne dirò di maniera, che egli ci $erua per buon principio al no$tro primo ragionamento: accioche egli non $i paia, che noi fauelliamo à ca$o. <p>LION. Eccoci delle no$tre, di$si bene io, che voi $tare- $te poco ad abba$$arui per e$$ere inalzato. <p>FILOG. Vi ingannate (Mad.Leonora) la co$a i$tà, co me io la dico à punto: le spalle mie $on deboli à tanto pe$o: <p>LION. Sian$i comunq; elle $i voglino, à voi tocca per hoggi il traten ere tutta que$ta compagnia, mentre il caldo dura. <p>FILOG. Da che co$i vi piace, douete $apere, che l'amo re altro non è che vn de$iderio di po$$edere la bellezza ama ta: & perche il de$iderio $i $tà nella volunta, la quale nõ vuo le $e non quello, che e prima cono$ciuto, egli non è po$sibi- le de$iderare la bellezza, $e ella prima non $i cono$ce: ci bi$o gna adunque inanzi che noi amiamo, $apere quanto $ono, & quel che $ono le bellezze. <p>LION. Diteloci adunque. <p>FILOG. Le bellezze $ono due: la prima $i chiama bel lezza per $ua propria natura; & la $econda per participatio- ne: come di due maniere $ono le co$e calde, altre per loro propria natura, & altre per participatione: il fuoco, è caldo per $e $te$$o, & il ferro affocato, è caldo per participatione; inquanto che il fuoco comparte al ferro alquãto del $uo pro prio & natural calore ri$caldãdolo: la prima chiamata bellez za per $ua propria natura, $i $tà tutta $errata in Dio, ne fuora e$ce di lui: la $ecõda bellezza, è nelle co$e $ottopo$te à Dio, come $ono le anime cele$ti, & i corpi loro, i quattro $empli- ci elementi, cio è il fuoco, l'aria, l'acqua, & la terra, le piante gli animali, & tutte le altre co$e compo$te: lequali per loro propria natura non $ono belle: ma $olamente in quanto, che elle hanno parte della prima bellezza diuina: come il ferro non è caldo per $ua propria natura, ma inquãto, che egli piu & meno, è ri$caldato dal fuoco: Ammendue que$te bellez- ze $ono vna mi$urata proportione del tutto con le $ue par- <pb n=94> ti, & delle parti infra di loro, è col proprio tutto: come bel- la $i dice e$$ere quella Donna, che ha vna mi$urata propor- tione di tutti, i membri infra di loro, & con tutto il corpo: & come altra é la propria & naturale bellezza, & altra, è la bel- lezza participata, co$i due $ono le mi$ure proportionate: al- tra per $ua propria natura, laquale mi$ura la prima bellezza: altra per participatione, la quale mi$ura la $econda bellezza: due anche $ono gli amori: l'uno è de$iderio di bellezza per $ua propria natura, & altro è de$iderio di bellezza participa ta: Que$to $econdo amore, è di tre maniere: Altro na$ce dal piacere; Altro dalla vtilità; Altro dalla virtù: Il primo, è be$tiale; da cui chiunque è pre$o, diuenta vna be$tia: laqua le ad altro non pen$a, à cauar$i le $ue sfrenate voglie: poi $u- bito fini$ce; ne ritorna, $e non quando le voglie ritornano: Il $econdo Amore è $eruile perche gli huomini d'animo vi- li à $erui $ono quelli, che amano, $perando trarre alcuna vti- lità del loro Amore: come i $erui $perano riceuere alcun' premio delle fatiche loro, mancando l'utile, & la $peranza del guadagno, que$to Amor' mancha; & non ritorna gia mai, $e non con la ritornata della nuoua $peranza. Il terzo Amore, è veram&etilde;te diuino, perche na$ce dalla virtù, per $ua natura diuina: laquale non fini$ce ne per tempo, ne per acci- dente alcuno; anzi $empre mai dura. Que$to $olo Amore, è $tabile, però chiunque co$i ama, non $i $tracca d'amar gia mai anzi nel $uo amore cre$ce ogni hora: & non de$idera cauare altro piacere, ò altra vtilità della per$ona amata; che quello i$te$$o, ilquale l'amante $ente amando & $eruendo la Donna amata: però, ardenti$simamente amando, cerca tutte le oc- ca$ioni di farli; qualche rileuato $eruigio & non $e ne por- gendo ne$$una, le và pigliando il meglio, che egli puo, con ogni indu$tria, in cio $i compiace, & di cio $i diletta. Io fui $empre in ogni mia età innamorato di Donne, dal di in qua, che io fui capace d'amare, & hora $ono innamorato piu che mai; & è tanto piu cãdido, & piu $incero il mio Amore, quã to que$ta età matura non comporta ne$$una di quelle imper <pb n=95> fettioni, lequali per lo addietro, $e non fo$$ero $tate lodate, $arebbono almeno $tate tollerate ne miei primi anni, $e io a- ma$si con qualche $peranza, ò di piacere ò di premio, non amerei l'altrui per$ona & l'altrui animo; ma $i bene amerei il piacere & l'util mio: Ma perche io amo $enza ne$$una $pe ranza, cõ de$iderio $olo di $eruire chiunq; io amo, è l'Amor' mio predico, & ca$to, come pudica, & ca$ta è quella, che io amo, laquale io non amerei, $e ella non fu$$e, come io ve la di pingo ne la potrei amare, ne molto ne poco; ma perche ella è quale io hora vi dico, la amo, ne po$$o fare che io non la ami: Que$ta vltima $orte d'Amore è $enza bia$imo della per $ona amata; anzi con honore grandi$simo; perche egli è vn' te$timonio veri$simo delle virtu raccolte nella donna ama- ta, lequali la rendono degna d'e$$ere $eruita, & honorata. Que$to $olo amore rende felice l'amante; doue i due primi recano bia$imo grandi$simo à chiunque ama, & à chiunque è amato, & pungono $empre l'amante con nuoui & continui $timuli, iquali il fanno morire viuendo & viuere morendo ben mille volte il giorno. Chiunque co$i ama non è anche venuto al $egno perfetto del vero amore, & quãtunque, que $to Amore nato dalla virtù $ia virtuo$o, & grande, & ce ne ha egli nõdimeno vn'altro a$$ai maggiore & a$$ai piu virtuo- $o, ilquale è l'i$te$$a grandezza, l'i$te$$a virtù, e l'i$te$$a beati- tudine dello Amante, di cui dianzi parlando, il chiama de$i- derio di bellezza per $ua propria natura, & non per $ola par ticipatione; que$to honore, è $olamente nella infinita bontà diuina; laquale, è vna proportione, & mi$ura di tutte le di- uine virtù; doue $i arriua con l'intelletto ben' purgato dalla ignoranza, & con la voluntà ben netta da ogni vitio. <p>LIONO. voi ci hauete ben di$tinto il numero di que- $ti amori, & in qualche parte ci hauete detto quello, che e $i $iano; ci hauete etiandio almeno di$egnato la bellezza; re- $ta, che la dipigniate co $uoi proprii colori; accioche $e mai ci accadera vederla, la ricogno$ciamo, & la amiamo, per di- uentar beate; come beati hauete detto e$$er' tutti à veri Amanti. <pb n=96> <p>FILOG. La bellezza diuina, è $olamente inte$a dallo intelletto diuino; & è $olamente amata dalla voluntà d'Id- dio; ilquale per e$$ere infinito puo comprendere que$te co $e infinite; Noi, che $iamo di capacità & di potere finito, nõ arriuiamo tanto alto; ma con certi mezzi quiui ci acco$tia- mo in qualche parte. <p>LION. Quali $ono que$ti mezzi? <p>FILOG. La bellezza del corpo d'una Donna, ci tira alla cognitione di quella dell'animo, & ammendue ci $eruo- no per $cala da $alire al cielo, & quiui contemplare la diui- na bellezza, $econdo la capacità no$tra. <p>LION. In che co$a con$i$te que$ta bellezza del corpo della donna. <p>FILOG. Que$to il douere$te $aper' voi meglio di me, che $iete Donna, & bella; pure io il vi dirò; come dianzi vi di$si, ella con$i$te nella mi$ura proportionata; & que$to é il dito gro$$o della mano della Donna; il quale mi$ura tutto il corpo $uo; incominciandoci dalla faccia: dico, che ella vuole e$$er' lunga, quanto lungo, è tre volte il dito gro$$o. La prima lunghezza, è della fronte, la $econda del Na$o, la terza di tutta quella parte, che e infra la punta del Na$o infi- no à l'ultima parte del mento: La minore giontura del dito gro$$o, mi$ura la punta del na$o infino alla e$tremità del lab- bro di $opra; L'altra maggiore giontura del mede$imo dito mi$ura tutto lo $patio, che è infra il labbro di $opra, & l'e- $tremità del mento. La lunghezza del mede$imo dito, è la lunghezza dell'arco delle ciglia, delle orecchie, & della bocha; La faccia d'una Bella Donna richiede que- $ta mi$ura almeno; dico almeno, perche $e vno di que$ti membri fu$$e minore, la faccia riu$cirebbe brutta; $e vno, ò piu fu$$ero maggiori, $e gli accre$cerebbe bellezza & gratia; tutta la lunghezza della Donna bella; $arà no- ue faccie almeno, & $e ella $arà alquanto piu lunga, $a- ra piu vaga, & piu gratio$a, pur' che ella non pa$si dieci fac- cic, che $e ella le pa$$a$$e, diuerrebbe brutti$simo mo$tro; co <pb n=97> me anche ella brutti$sima $arebbe, $e ella fu$$e meno di no- ue. La $econda faccia è della piu alta parte del petto infino alla fontanella dello $tomaco. La terza è dalla boccha del- lo $tomaco infino all'umbilico; La quarta dell'umbilico in- fino à piedi del corpo. La Natura mae$tra perfetta di tutte le co$e fabricate da lei, hauendo cono$ciuto, che nel ventre della Donna $i doueuano $errare noue me$i i parti, lo ha fat to alquanto maggiore d'una faccia, accioche la capacita del luogo, e$$endo maggiore piu comodamente po$$a $eruire al la generatione de figliuoli. La quinta, & la $e$ta faccia, è la lunghezza delle co$ce, infino alle ginocchia. La $ettima, & l'ottaua, è la lunghezza de gli $tinchi, infino alla noce del piedi. <p>LION. Doue la$ciate voi la nona? <p>FILOG. Sopra la $ronte infino alla più alta parte del Capo è vna lunghezza del dito gro$$o; l'altra nella gola; La terza della noce del piedi, infino alla pianta del mede$i- mo piedi & la lunghezza del dito gro$$o tre volte replicata $a la lunghezza della nona faccia: Altra e tanta dourà e$$ere la larghezza della Donna bella, quando ella di$tenda le brac cia vna gran croce di tutto il corpo facendo, $e ad ogni vna di que$te noue faccie $i aggiugne$$e di lunghezza, quanto ba$ta$$e à far' la decima faccia, $i accre$cerebbe gratia à que- $to corpo; pur che lo augumento non fu$$e di$proportiona- to ne doue maggiore, ne doue minore, ma proportionato $econdo il bi$ogno proprio de membri: La gro$$ezza non ha determinata mi$ura; ma richiede vna certa mediocrità di carne; con laquale l'o$$a mediocremente $i ve$tino; & di maniera, che tutte le membra $iano qua$i ritonde; Se à que $ta proportionata mi$ura ci $i aggiugne vn bel colore incar nato, vna viuacita mode$ta ne gliocchi; vna piaceuolezza di parole, vn $uaue ri$o; $e ci $i aggiungono dolci maniere nel conuer$are con tutti $econdo la qualità delle diuer$e, & va rie per$one. Que$ta è vna donna belli$sima degna d'e$$ere amata da ogni gentile $pirito, come è la donna mia, laquale <pb n=98> io amo cõ ogni reuer&etilde;za, & più, che me $te$$o la tengo cara. <p>LIONO. Chi è ella que$ta vo$tra Donna cotanto bel- la? mo$tratecela di gratia; accioche noi veggiamo, $e voi hauete bene ornato il $uo ritratto? <p>FILOG. Ella è tutta diuina, & il ritratto, che io ne ho cauato, è humano; però non ci è proportione ne$$una: pure $eruiteuene, comunque egli $i $ia; & aprite ben'gliocchi, che la vedrete, & ageuolmente la cono$cerete, per che ella non è tanto da voi lontana, che in poco tempo non $iate per ve- derla, & cono$cerla, volendo; come altra volta la hauete ve duta, & cono$ciuta. <p>LIONO. Hor sù voi non la ci volete mo$trare, à quel lo, che io veggio, però attendete à $eguitare il vo$tro ragio- namento. <p>FILOG. In vn belli$simo corpo, come è quello della diuini$sima donna mia, non puo habitare anima la$ciua vitio $a, & brutta. <p>LIONO. Si vede pur tal volta vna rea femina e$$er' b ella. <p>FILOG. Quella non è vera bellezza, ma è vna dipin- tura; che inganna gli occhi de mi$eri giouani innamorati, & $e pur tal volta egli auiene, che vna veramente bella di cor- po, $ia vitio$a; di cio $e ne puo dare la colpa alla pocha cura che di lei hanno tenuto coloro, che la hanno alleuata, & al- la manco, che ella ha tenuto di $e $te$$a, come i caualli belli, $e $ono bene e$ercitati, rie$cono buoni, e $e $ono male e$er- citati, rie$cono cattiui, i caualli brutti, quantunque bene e- $ercitati qua$i $empre fanno tri$ta riu$cita; co$i le donne bel le $ono tutte virtuo$e, $e $ono bene alleuate; & le brutte ge neralmente rie$cono vitio$e. La mia donna ha l'animo tan- to honorato di virtû, che la bellezza $ua di gran lunga auan- za quella del $uo belli$simo corpo. A que$ta $piritual' bel- lezza poi che altri è penetrato con l'animo, incominciando ad amarla, ama virtuo$amente, ma vna bellezza participata, donde però $i $aglie alla diuina bellezza, laquale è tale per $e <pb n=99> $te$$a: & come nello animo della bella donna mia è la pudi- citia, la prudenza, la mode$tia, & vi $ono tutte le altre gratie; lequali fanno vna mi$urata proportione belli$sima da inten der$i, co$i in Dio $ono tutte le virtù, per loro propria natu- ra infinitamente perfette, vi è l'ornamento di tutto il mon- do, chiamato mondo intelligibile, ilquale altro nõ è che vna ordinati$sima moltitudine di tutte le Idee delle co$e create; nella maniera, che nella mente dello artefice, è vna Idea, ò vero $imilitudine di quello edificio, che egli vuole fabrica- re, di cui altra volta $i di$$e, à ba$tanza. Que$te Idee in Dio fanno vna mi$ura proportionati$sima; laquale non è bella, ma è la i$te$$a bellezza; amata à pieno $olamente da lui, & da noi, quanto porta la debolezza delle no$tre piccole for- ze, quiui inalzate per lo mezzo di que$te altre ba$$e bellez- ze, & particolarmente, per lo mezo d'una belli$sima don- na. Que$ta è l'i$te$$a felicitâ, & chiunque amando tan- to alto arriua è $empre beato, $enza ne$$una mi$eria, & è ben dritto, che co$i $ia, perche $e le bellezze $ole del gratio$o corpo della mia diuini$sima donna da que$ti no $tri occhi tenebro$i vedute, lequali però altro non $o- no, che ombre di vera bellezza, $e vn $olo de $uoi $guardi, $e vn $olo de $uoi dolci$simi accenti, con tanto diletto muo ue chiunque la mira, & nell'animo di chiunque la contem- pla tanto gran fuoco accende di $uaue amore, & con tanto piacere, che ogni altra con$olatione, quantunque grande à que$ta vna paragonata non par nulla, che felice merauiglia? che beato $tupore dobbiamo noi credere, che $ia quello, che occupa le anime, che penetrano alla bellezza dell'animo di lei, che è $opra tutte le altre co$e belle bello? & quindi $al- gono alla bellezza diuina? che dolce fiamma amoro$a, che incendio $uaue in tal ca$o è quello, che na$ce dalla fonte del la $uprema & vera bellezza diuina, eterno, e $tabile princi- pio mezzo & fine d'ogni altra bellezza? qui l'amante $i di- letta, & con $tupore fuor d'ogni merauiglia di $e $te$$o v$ci- to, è dalla diuina bellezza tanto inalzato, che egli anche mor <pb n=100> tale diuenta qua$i diuino, & incomincia à gu$tare quel netta re & quella ambro$ia, di cui gli $piriti beati $i nutri$cono, & con loro felice viue. Hora $e di cotanto no$tro bene voi al- tre belle & vaghe donne $iate à gli huomini vnica & perfet- ta cagione, egli è nece$$ario confe$$are, che la perfettione vo ftra $ia a$$ai maggiore, che non è quella de gli huomini, da cui tanta alta felicità non na$ce. Il che in vn tempo mede$i- mo ($e io non mi inganno) dourà ba$tarui per renderui cõ to del mondo, colquale io amo, & colquale amano tutti gli huomini virtuo$i, & per dimo$trarui con que$ta prima ra- gione, qual voi hauete vdito, che la vo$tra perfettione, è piu che la no$tra maggiore, il che ($e io ben' mi rammento) vi promi$i nel principio di que$to di$cor$o, & credo hauerui o$$eruato. <p>LIONO. Si certo. <p>LIVIA Vdite digratia M.Telifilo quello, che il no$tro Colombo dice, egli ua $eminando infra di noi altre Donne, che voi per forza del vo$tro bello ingegno veri$imilmente ci mo$trate la perfettion no$tra e$$er maggiore, che ella non è a$tutamente pen$andoui douer' piacere ad alcuna di noi al manco con que$ta $trada, à cui $enza e$$a, non piacere$te, per e$$er voi $uora di quel fiore homai di giouentû, ilquale dal- le giouane donne $uole e$$ere amato. <p>FILOG. Il Colombo non $i inganna, à fatto nel giudi care della mia intentione: ma $i inganna nel mezzo, il quale mi conduca, à quel fine, che io de$idero, vorrei (come egli dice) piacere ad alcuna di voi altre donne: & à cio pen$o giorno & notte: & quando io, dopo lunghe fatiche le piace$ $i, me ne terrei di buono, perche $arei venuto à quel fine, à cui io de$idero di venire, & quanto piu pre$to io po$lo, non vorrei gia piacerle con la bugia, perche $e io cio cerca$si, fa- rei, come fa, chiüque da que$ta villa d'Agnano, doue noi ho ra ci trouiamo, $i parte per andar$ene à Roma, & piglia la $trada inuer$o Genoua. Que$ti quanto piu corre per giugne re al fine, tanto piu $i di$co$ta dal fine, co$i io, che ardenti$si- <pb n=101> mamente de$idero e$$ere amato da quella, che io amo molto piu, che me $te$$o, & molto piu, che qual $i voglia altra co$a creata, $e cerca$si entrarle in gratia con la bugia, in cambio del $uo amore mi guadagnerei il $uo odio, perche quella, la cui gran bellezza hone$tamente piace à gli occhi miei, quan to io vorrei piacere, à lei è aueduta, accorta, & $aggia, & co no$ce (come $i $uol dire) infino il pelo nell'uouo, ella è ami ca della verità, & è mortal nemica della bugia, per cio odia, e fugge tutti i bugiardi, $e io adunque cerca$si guadagnarla- mi con que$ta brutta $trada della bugia, in cambio di guada- gnarmi la gratia $ua, mi guadagnerei la $ua disgratia, il che quando fu$$e, io viuerei in$elicemente morendo ben mille volte l'hora, come per lo piu $anno, i giouani innamorati, la vita dequali, non è altro che vna infelice prigione, piena d'o g ni torm&etilde;to. Noi altri d'eta matura, & d'anni piu graui, dob biamo cercar' di piacere alle donne no$tre con lo amarle ca $tamente, col proporre le voglie loro alle voglie no$tre, col $eruirle, con lo honorarle, col celebrare quanto $i puo la vir tû loro, & col non de$iderare co$a da loro, che non $i po$$a, & non $i debba concedere, come dourebbono amare, i gio- uani, $e haue$sino il giuditio libero dalle pa$sioni ma perche gli animi giouani $ono ingombrati da mille affetti carnali, pero ogni vno di loro carnalmente amando, $i di$co$ta dal dritto camino: Io che cio cono$co ca$tamente amo la don- na mia, prepongo le $ue alle mie voglie, la $eruo di buon' co re, la honoro, anzi per dir' meglio, adoro la diuinità del $uo nome in terra, come $i adora quella del nome d'Iddio in cie lo, inalzo la rara virtù $ua; & da lei quelle $ole co$e de$ide- ro, che concedute le porteranno honore, & gloria non nul- la curandomi delle altre. Que$te $ono le vie, da me tenute per guadagnarmi la buona gratia della $ignora mia, & non quelle, che il colombo $i crede, ilquale re$terà $pennacchia- to dal molto valor' vo$tro, inanzi, che egli $i venga alla fine di que$ti no$tri di$cor$i, guardi pur' bene le $ue pene, & hab bia particular cura delle mae$tre, che io vi prometto, che <pb n=102> voi gliele cauerete tutte. <p>GIROL. A me pare che que$to $ia vn'di$uiar$i dal no- $tro ragionamento: però io vi priego (M.Telifilo) che voi torniate à ca$a, & la$ciate il colombo ne $uoi errori, perche egli è piu o$tinato, che mai, ne puo ne vuole la$ciar$i vince- re da ne$$una ragione, che $e gli dica. <p>LIVIA Anche à me par quello, che pare à Ma. Girola ma, anzi lo ho io pur'hoggi $entito parlar' con tanto impeto in disfauor no$tro, che à me non parue vdir' gia mai il mag- giore. <p>CLAR. Hauete voi con$iderato il $uo modo di proce dere? egli dice, che la perfettione no$tra non è ne $uperio- re, ne inferiore à quella dell'huomo, anzi vguale, & poi pro uandolo, v$a argumenti, che ci farebbono di grandi$sima lũ ga inferiore, $e è fu$sino buoni da nulla: qua$i, che noi $iamo tutte cieche, & priue d'ogni ingegno, & d'ogni $apere; & nõ veggiamo, non cogno$ciamo, & non intendiamo il $uo $imu lato inganno. <p>FILOG. Voi non cono$cete bene il colombo, egli è piu a$tuto, che voi non vi credete, & io hor'hora vi voglio $coprire l'a$tutia $ua, $ono alcuni in ogni $ci&etilde;tia, in ogni ar- te, & in ogni e$ercitio, che alla $coperta lodano quella, che più lor piace, la inalzano, & la celebrano in modo, che ogni altro $e ne accorge, come fò io fauellando di voi. Altri per mo$trar' più ingegno di na$co$to lodano quello, che è loro più caro, fingendo di de$truggerla, que$te per$one tãto fred damente, che in cambio di gettar per terra la co$a bia$imata la confermano: come fa il colombo, ilquale ha vn bello in- gegno, & è pieno di molta dottrina, però cono$ce i meriti della perfettion' vo$tra, la loda, ma con arte; bia$imandola, tanto debolmente, che la conferma, nol cono$cete voi al mo do del $uo bia$imarui continuamente ridendo? qua$i, che egli voglia dire, io non credo quel che io dico, anzi credo apunto tutto il contrario, il che $ogliono far' coloro, che vo gliono dimo$trare quanto vaglia il loro ingegno, come ho- <pb n=103> ra fa il colombo, ilquale à patto ne$$uno non giurerebbe di credere quello, che egli vi dice, $e in que$ta compagnia, è ne$$una di voi, che $i pen$i di poterlo muouere, à dir' cõ la boccha quello, che egli ha nell'animo, faccine proua, & ve drà, che egli non $ente di voi, & della virtù vo$tra, $e non quello, che ne credo io. <p>LION. Sian$i le ragioni del colombo, come elle e$$er' $i voglino, che io per me, non $ono amica di contentioni, an zi, quando noi incominciammo à ragionare, vi di$si; che l'u- dirui $enza chi vi contradice$$e, à me, e à tutta la compagnia $arebbe hoggi molto piu piaciuto, che egli hieri à $era non piacque, con tante contentioni, però (M.Telifilo) non vi cu rate de fatti $uoi anzi la$ciandolo, ritornate quiui, donde vi parti$te. <p>FILOG. Da che voi il mi comandate (M.Lionora) io mi apparecchio, a obedirui. La $econda ragione; laquale mi sforza à credere, che la perfettione delle Donne $ia maggio re di quella de glihuomini, $i piglia dal primo principio del- la loro creatione, concio$ia, che l'huomo fu$$e da Dio crea- to di feccio$a terra; & per cio $i chiama$$e huomo: che tan- to vuol dire, quanto co$a di terra, & la donna fu$$e creata da Dio d'una co$tola d'huomo. Le co$tole $ono $tate piantate da Dio e dalla natura nel petto, nel mezzo del quale ghiace il core, ilquale e la prima fonte della vita, il primo principio del $entire, del cono$cere, dell'intendere, & del $apere, dalla vita del core $i comunica la vita à tutti gli altri membri, per lo mezzo delle vene, & delle Arterie, lequali portando gli $piriti a tutto il corpo, con e$si vi portano la vita, mancando la vita al core, ella manca, à tutto il rimanente del corpo, & con e$$a manchano i $entimenti, mãcha il cono$cere, l'inten dere, & il $apere, qua$i che Iddio hauendo creato l'huomo, $imile à $e $te$$o, con le perfettioni racconte, cauandogli dal petto vna co$ta, glielo apri$$e per trarre dal core humano, ò tutta, o buona parte della molta perfettione, che quiui era raccolta, & per fabricarne con e$$a la donna, accioche ella <pb n=104> formata della perfettione maggiore, po$ta da Dio nel cor'de l'huomo fo$$e perfetta & l'huomo priuo di grãdi$sima parte di &ptail;fettione, &ptail; lo addietro riceuuta da Dio nella $ua creatio ne, re$ta$si a$$ai men &ptail;fetto della dõna, laquale nõ à ca$o, ma per cõ$iglio diuino, $i chiamo dõna: che tanto vuol dire, quã to $ignora, perche ella doueua col $uo giu$ti$simo, è ragione uoli$simo imperio della $mi$urata perfettione $ua $ignoreg- giare à l'huomo, come le co$e piu &ptail;fette $ogliono $ignoreg giare alle meno perfette. La tirannica pode$tà dell'huomo, non contenta di $tare $ottopo$ta al reggimento giu$to della donna, à torto la $i $ottomi$e, & per forza tirannica, contro ad ogni douere di giu$titia, $e le fece $ignore, di $eruo, che egli le doueua e$$ere; Que$ta tirannide fu da Dio confirma ta, anzi per dir meglio, nõ confirmata, ma tollerata, per men male: come $i vede, che tal' volta vn giu$ti$simo principe tol lera l'ingiu$titia d'un $uo mini$tro, perche vede, che il voler la ga$tigare, porterebbe troppa alteratione nel $uo $tato. Co$i Iddio, hauendo veduto la molta in$olenza dell'huomo inuer$o della donna, & hauendo cono$ciuto, che à que$to sfrenato cauallo non $i poteua mettere il freno $enza qual- che nuouo male, ne $i poteua di poi con$eruar' l'huomo nel lo $tato $uo $oggetto, $enza vna continua faticha, per ritener lo in que$to douuto officio; giudicò e$$ere minor' male, tol- lerar' l'in$olenza v$ata da l'huomo $opra la Donna, vol$e nõ dimeno, che que$ta $ua pazzia, con tri$titia me$colata, gli co $ta$$e, però il maledi$$e, & $eco maledi$$e tutte le $ue fatiche, & perche la Donna $i era la$ciata benignamente, è con ani- mo amico, e grato al $uo marito, $ignoreggiar' da lui, & $en- za re$i$tenza ne$$una, $i era $ottopo$ta alle voglie del $uo cõ $orte, anche ella fu maledetta da Dio, & per men' male gli fu comandato, che ella obedi$$e al $uo $po$o, $tando$i in quel la $eruito, in cui ella $te$$a $i era la$ciata condurre $enza re$i $tenza ne$$una. Adunque lo $tato della Donna, è naruralm&etilde; te libero, fatto $eruo per fraude, & per forza tirãnica, & era lo $tato dell'huomo $eruo, hora diuenuto tiranno per vio- <pb n=105> lenza, & per inganno. In che nondimeno $i $corge la perfet- tione della Donna maggiore di quella dell'huomo: concio- $ia che molto meglio è riceuere l'ingiuria, che egli non è il farla, perche chiunque riceue l'ingiuria, nõ pati$ce nella $ua virtù, & non la offende, anzi il piu delle volte ha occa$ione di e$ercitare la fortezza & l'altre virtu, e$$endo offe$o, & di augumentarle, ma colui che fa ingiuria offende il giu$to, l'ho ne$to, la virtû il pro$simo, & tutto $te$$o. La man$ueta beni- gna, & dolce Donna e$$endo offe$a da l'huomo alle $ue sfre- nate voglie piaceuolmente $i $ottopo$e: dimo$trando in cio volere re$tare $uperiore à l'huomo nella virtù, & nella per- fettione, da che l'huomo voleua rimanere $uperiore nell'im perio, in que$to modo la$ciando à l'huomo la parte peggio- re del dominio, & à $e $te$$a $erbando la migliore della vir- tu. Ha voluto nondimeno Iddio che nel mondo $i cõ$eruino alcuni $egni delle ragioni, che ha la Donna in que$to impe- rio: però $i è contentato, che ella $i re$ti col nome di Donna: cio è di $ignora, & ha voluto, che quãdo noi fauelliamo d'Id dio, lo honoriamo cõforme, & modi di parlare douuti, à Dõ na; dicendo: la e$$enza, & la Mae$tà diuina, quando anche noi parliamo con huomini di $tato, egli vogliamo honorare, dia mo loro nomi di Donna; v$iamo dar della Signoria à Signo- ri, della Eccellenza, à Duchi, della Mae$ta, a gli Imperadori, della $antita à papi honorandogli; Qua$i, che que$ti titoli di Donna $iano $egni manife$ti$simi delle buone & gagliarde ragioni, che ha la Donna $opra l'huomo. Vol$e anche Iddio, che in Roma da que $aui, che diedono le leggi al mondo, $i ordina$$e che $otto graui$sime pene, i primi luoghi nelle fe- $te, ne giuochi ne conuiti, e ne publici $agrificii, $i de$sino al- le Donne, & i $econdi à gli huomini: & benche hoggi di que $ta legge non habbia luogo, la con$uetudine nondimeno cõ- uertita in natura è che i primi honori $i diano alle Donne: Alcune di loro infino à giorni no$tri hanno comandato, & cõmand<*>no, à gli huomini, e ne fatti d'Amore chiaramente $i manife$ta il valore delle donne, ilquale, come giu$to $igno <pb n=106> re, $prezzãdo la tirãnide v$ata da gli huomini $opra l'innoc&etilde; za della man$ueta Dõna che à noi vi fa $uggette, ne vo$tri be gli occhi habitãdo quando di na$co$to, quando alla $coperta vi fà $ignore de no$tri cuori, in tal modo $i $ono s&etilde;pre cõ$er uati, & $i cõ$eruerãno i $egni delle vo$tre ragioni: dequali vn giorno (come io $pero) voi ui varrete; di nuouo guadagnãdo ui quel vo$tro legittimo ĩperio, delquale gia vi cacciò l'altrui fraudulente è tirrannico inganno. Io per me (Dõne mie à me più, che i proprii occhi care) cono$co me á voi $oggetto, & hoggi per s&etilde;pre, cõ le parole vi r&etilde;do quelle ragioni, che voi hauete $empre hauto $opra la per$ona mia, & che io cõ l'ani mo vi ho s&etilde;pre la$ciato: & vi fò offerta di tutte le mie forze: accioche cõ e$$e po$siate ridurre $otto il vo$tro giu$ti$simo imperio ogni altro huomo: Hoime, che ho io detto? pen- $omi io però, che non vaglio nulla, doue voi $iete, che il tutto valete, poter'aggiugnere luce al Sole, acqua al mare, forze ad Hercole, virtù valore, e $enno alle Donne, lequa- li hãno in loro $te$$o il colmo d'ogni bene? certo, che io mi in gänauo, co$i parlando: ma il de$iderio smi$urato, che io ho di farui cono$cere, quãto io vi $ia $eruo mi tra$portò con la lin, gua piu in la, che io nõ mi doueuo la$ciar tra$portar, voi che il tutto cono$cete, infino al $egreto de gli altrui cuori, & che $iete ripiene d'ogni bonta, co no$cendo, che l'amor grande quale io vi porto, mi ha accecato; $i che. io non veggio quel che io dourei vedere, mi haurete per i$cu$ato, $e io tal'hora fauellando, tra$corro piu, che è non bi$ognerebbe: voi adun que valoro$e Dõne, che da voi $te$$e, tante forze hauete, che vi ba$tano à que$ta e ad ogni altra maggior' impre$a: ri$o<*>u<*>- teui, come ri$oluer'vi douete a guadagnar' quello $tato, <*>è ragioneuolmente vo$tro, & che à voi d<*> po que$to acqui$<*> portera quelli honori, che alla infinita grandezza, & al $om mo vo$tro valore $ono ragioneuolmente douuti. <p>ISABEL. Voi (M.Telifilo) che pure huomo $iete, nel proporre le Donne à gli Huomini, fede fate, à chi vi|a$colta parimente dello ingegno, & della corte$ia dell'animovo$tro & dite co$e, per auentura non vere, ma per lo intere$$e no- <pb n=107> $tro, à noi care molto d'udire. <p>FILOG. Con voi (M. I$abellina) io nõ vorrei ragionar' d'altro, che della vo$tra Signora, nel cui animo veramente di uino, Iddio $tampò con la $ua propria mano vna Idea di quã to il mondo ha di buono & di bello: accioche chiunq; in lei $ola mira$$e, quiui $colpito troua$$e ogni $piritual the$oro, & quindi piglia$$e il modello di tutti gli altri beni. Quando nel mondo in altra Dõna altro di bene nõ fo$$e $e nõ quello, che in lei $i $erba, non ba$terebbe egli, per far' cono$cer' à tutti, che la $mi$urata perfertion' delle Dõne merita d'e$$ere hau- ta &ptail; maggiore di quella de gli huomini? & che io nõ vi piac- cio per dir co$e à voi care per lo intere$$e vo$tro, ma perche dalla boccha mia, amica della verita, e$ce $olo il vero? Doue hauete voi veduto gia mai huomo, in cui $ia tanto $enno, & tanta bonta, quanta ne è $olam&etilde;te in lei? Donde credete voi, che na$cha l'amore vniuer$ale, che parimente le portano co loro, che la cono$cono, & coloro, che nõ la cono$cono? Cer to egli nõ na$ce d'altronde che dal colmo di tutte le gratie, quali in lei $errando$i fanno merauigliare chiũque la cono- $ce, & fanno $tupire chiunq; non la cono$ce di pre$enza, ma per $ola fama. Che direte voi della Illu$tr. S. Donna Giulia $ua Sorella? Doue la$cerete voi la felice memoria di Mada- ma Eccell Madre loro? Ditemi voi, che le hauete cono$ciute tutte & tre, & le hauete $eruite dome$ticamente, parui egli hauer' trouato in molti altri huomini gia mai, tanto di buo- no quanto ogni vna di que$te in $e $te$$a raccoglie? <p>ISABEL. Voi mi sforzate con que$ti tre rari e$empi ad acco$tarmi alla vo$tra opinione: ma voi nõ ne trouerrete gia molte delle altri di pari virtu. <p>FILOG. Il bene & il buo<*> fu $empre rado, pero io vi cõ fe$$o ingenuamente, che que$te tre $ono come tre paragoni di tut<*> tre nondimeno io non voglio però che noi ci diamo<*> intendere, che la natura non habbia potuto fare, & nõ habbia fatto delle altre $imili à loro, il mondo ne ha $em- pre hauuto in ogni eta, & in ogni prouincia alcune, che $o- no $tate $pecchio di virtù, ne ha hoggi di, & ne haurà <pb n=108> infino, che egli durera: & nella molta perfettione di quelle poche $i è cono$ciuto, $i cono$ce, & $i cono$cerà, che le don ne meritano d'e$$ere $timate a$$ai più, che gli huomini. <p>ISABEL. La cau$a no$tra (Madonne) non haueua bi $ogno di minor defen$ore: l'ingegno di M. Telifilo ci fa a gli huomini $uperiori, & non la virtu no$tra. <p>FILOG. Credo, che mi burliate (Mad. I$abellina) men tre mi lodate per huomo di grande ingegno, in que$ta cau$a, laquale da $e $te$$a è tanto vera, che ogni rozzo ingegno la potrebbe difendere: pur' che e non vi paia, che io la difenda troppo freddamente: il che quando $ia la colpa, é di voi, che à me non compartite tante delle vo$tre gratie, che ba$tino à $coprire i vo$tri grandi$simi meriti: auenga, che io $enza il vo$tro diuino $plendore, $ia qual tenebro$a notte, & qual' $ecco fonte $enza il vo$tro cele$te liquore: & co'l diuino $pl&etilde; dor' vo$tro, & co'l cele$te liquor' vo$tro tanto vaglia, quan- to egli vi piace donarmene, na$cendo da voi ogni mio bene. Adunque doleteui di voi $te$$e, & non di me, che fò quello, che io po$$o, & dico co$e veri$sime, però vi piacciono; per che à gli animi candidi amici della verità, come $ono i vo$tri non puo piacere ne$$una Buggia, la onde egli $i puo raccor- re, che veri$sime $iano le ragioni, che $i dicono à vo$tro ho- nore, poi che elle tanto piacciono, à voi, piene di perfetto giuditio. <p>ISABEL. Voi (M. Telifilo) non meritate e$$er' burla- to ma $i ben meritate d'e$$er lodato da noi, da che lodandoci vi rendete degno di lode: però infra di noi nõ è chi vi voglia burlare punto: anzi tutte vi vogliamo lodare, io nondimeno sforzata dallo amor' che io vi porto, vi auuerti$co, che nõ vi mettiate in qualche $tato troppo mi$ero, mentre inalzando- ci vi abba$$ate. <p>FILOG. Io bramo piu to$to $eruirui nello e$$er' burla to da voi, ca$o che io d'altro $eruir non vi po$$a, che di non vi $eruire in ne$$un modo. <p>Corte$emente poi mi auertite, che io troppo nõ mi abba$$i <pb n=109> mentre $opra il Cielo inalzo la, non gia maì à ba$tanza loda- ta, conditione delle Donne, & fo il $e$$o feminile $uperiore, à gli huomini, hauendo voi (come io $timo) openione, che è $ia mi$eria l'e$$er $eruo d'altrui: il che io non credo: anzi $on per$ua$o; che $eruir' $ignore degne d'e$$er' $eruite, $imili à voi rechi honor grandi$simo, à chiunque $erue, il che $i $cor ge e$$er vero infra gli huomini, iquali per grandi che $iano, $i reputano honorati $eruendo i Re, gli imperadori, & i papi <p>LION. Poi che à me toccha $empre à intramettermi in fra le vo$tre cirimonie, & al rammentarui, che vi ricordiate di tornare, à ca$a, $iete contento di farlo homai, accioche il tempo non $i con$umi in darno. <p>FILOGEN. Eccomi pre$to, à obedirui. La terza ra- gione $i piglia dalla qualita del corpo della Donna. Auen- ga, che in tutto il mondo (come hanno creduto i Filo$o- $i) alcuni huomini $iano naturalmente $erui & alcuni al- tri naturalmente liberi. Quelli, che $ono mu$colo$i, ru- uidi, & pilo$i, di $tatura grande, & di forze gagliardi, na- $cono naturalmente $erui: infra quali Ari$totile racconta i barbari, perche $eru&etilde;do il corpo à l'animo, come vno in$tru mento $erue allo Artefice, & e$$endo il corpo barbaro atto, à portare i pe$i a tollerar' le fatiche della guerra, della agri- coltura, & delle altre opere $eruili, bi$ogna, che in quel cor- po vi habiti vno animo proportionato, però $eruile. Que corpi, per contrario iquali non $ono ne mu$culo$i, ne ruuidi ne pilo$i, ne di $tatura grandi, ne di $tatura grandi, ne di forze gagliardi, ma molli, delicati, politi, morbidi, $enza peli, $enza cre$pe, di mediocre grandezza, & di mediocri $orze, $ono naturalmente liberi, & de gli altri padroni, infra quali Ari- $totile annouera i Greci, per che que$ta $econda comple$sio ne, $eruendo à l'animo, come in$trumento, il rende male at- to à portare i pe$i, & alle altre fatiche di $opra racconte, ma il fà inclinato alla prndenza, allo imparare gni $orte di virtù, al contemplare, & al comandare, come libero, però il mede- mo Ari$totile altroue di$$e, che $e l'huomo vecchio haue$$e <pb n=110> l'occhio del giouine huomo, egli vedrebbe tanto bene, quã- to vede il giouine, ma perche il vecchio ha di$ecchato quel- lo humore che nell'occhio rende il vedere perfetto, il vec- chio perfettamente nõ vede, come il giouine. Chi anche $cri ue con vna penna ben temperata, bene $criue: & chi $criuen- do $i $erue d'una penna male acconcia, non puo $criuer' co- $a, che bene $tia: perche l'in$trumento della penna male atto nol $erue & nol puo $eruire, in modo che ben vadia, è adun que proprietà dello artefice il far' bene le $ue faccende pro- priè co boni in$trumenti, & il farle male co tri$ti: & perche i corpi robu$ti, e gagliardi non $ono in$trumenti, de quali l'a nimo no$tro $i po$$a $eruire alle operationi libere del cõtem plare, & del comandare à gli altri, que$ti tali na$cono natural mente $erui, & perche i corpi di delicata comple$sione $ono in$trumenti atti a $eruire, à l'animo nelle contemplationi, & nel gouerno gli altri que$ti na$cono naturalmente liberi, & de gli altri Signori. Quantũque à Iurecon$ulti paia, che ne$- $una $eruitù $ia naturale, & che tutti gli huomini na$ce$sino liberi nel primo loro principio, & che ogni $eruitù $ia $ta- ta introdotta nel mondo dalle leggi: e$si nientedimeno $i ingannano: perche na$cono altri huomini $erui, & altri libe ri, per le ragioni, quali hauete vdito. Hora al propo$ito no- $tro applicando tutto que$to di$cor$o, dico, che $e noi faccia mo paragone infra il corpo della Dõna, & quel dell'huomo, troueremmo, che il corpo dell'huomo ha le conditioni, che hanno i corpi $erui: & il corpo della Donna ha quelle della per$ona libera. Gli huomini hanno i corpi mu$culo$i, ruuidi pilo$i, rugo$i, cre$pi, di $tatura grandi, & di forze gagliardi, atti à re$i$tere al graue po$o delle molte fatiche, per contra- rio le Donne hanno il corpo molle, morbido, polito, delica- to, $enza mu$culi, $enza cre$pe, $enza peli, non molto gagliar do, nõ molto atto alle fatiche: però $aranno le per$one loro naturalmente $ignore, & quelle de gli huomini naturalmen te $erue: à che hebbe l'occhio Ari$totile, quãdo di$$e, chi ha la carne molle, è atto alla mente, & chi la ha dura, non vi è <pb n=111> atto: $arà adunque la Donna tanto piu perfetta dell'huomo, quanto lo $tato de $ignori, è piu perfetto, che non è lo $tato de $erui. A que$to mir ò Platone quando volendo bene or dinare vna perfetti$sima republica, vi introdu$le le Donne, & vol$e, che à loro tocca$$e la conueniente parte del gouer no ne magi<*>trati: anzi à quello, che $i puo raccorre dalla gia detta ragione, la maggior parte de gouerni $i appartiene, à lo ro; da che con la virtù dello ingegno vagliono a$$ai piu, che non vagliono gli huomini. Vol$e etiandio Platone dare alle Donne la lor parte nella guerra, & le mi$se armate infra i $ol dati con la lancia in $u la co$cia: con cui io generalmente nõ mi accordo, $e non inquanto, che e$$endo le Donne di mol- to miglior con$iglio, & di minor forze de gli huomini, à lo- ro piu $i conuiene il gouernar'gli e$erciti comandando <*> $ol dati, la quale è proprieta del capitano, che è non $i conuiene il cõbattere, il che è proprio de gli huomini, come meno atti al comandare & piu atti allo obedire, & al tolerare le fatiche della guerra, e al combattere contro à loro nemici, quantun que molte donne $iano, che molti huomini auanzano nelle forze del corpo, come nel con$iglio alle quali $i conuereb- be il gouernare gli e$erciti col $apere, & il cõbattere con le forze. <p>GIROL. E $arebbe pure vna brutta co$a veder Donne à cauallo armate correr' la lancia all'incontro con huomi- ni? con faticha anche mi acconcio, à credere, che à Donna ba$tas$e gia mai l'animo d'in$anguinar$i nell'altrui $an- gue. <p>FILOG. Che dire$te voi, $e voi vede$te vna belli$sima giouane Donna ingnuda giucar' con l'huomo alle braccia in vna publica fe$ta, il che Platone voleua, che le $ue Donne fa ce$$ero, per e$ercitar$i, & render$i alla arte della guerra? <p>GIROL. Tanto piu ne re$terei offe$a, e mi volterei in la, per non la vedere, e $e io pur fo$$e sforzata mirarla, mi ver gognerei della vergogna, che à me parrebbe, che ella doue<*> $e hauere in $e $te$$a. <pb n=112> <p>FILOG. Di que$ta vo$tra vergogna ne $arebbe cagio- ne il non e$$er' voi a$$uefatta, à que$ti $pettaculi, come anche alle Donne di que tempi doueua accadere, quando que$te leggi furono me$$e in v$o, & come brutta co$a doueua loro parere il veder giouani huomini ignudi publicamente ne tea tri giucare alle braccia innanzi, che gliocchi $i a$$ueface$$e- ro: quando poi gli occhi furono a$$uefatti, & hebbero impa- rato, à vedere le Donne, è gli huomini ignudi giucando, nõ $i vergognaro più, co$i voi (Madonna Girolama) per la pri ma, ò per la $econda volta vi vergognere$te, ma quando mol te volte vi fo$te trouata, à que$ti a$$alti<*> gliocchi vo$tri $i $a- rebbono a$$uefatti, ne voi, per cio, piu vi vergognere$te. A quello che voi dite, che non vi $apre$te per$uadere, che à Dõ na ba$ta$si l'animo d'in$anguinar$i nell'altrui $angue, vi ri$põ do, che alle Donne alleuate delicatamente (come hoggi di $i v$a) non ba$terebbe l'animo d'in$anguinar$i nel $angue huma no, come anche è nõ ba$terebbe l'animo, à gli huomini, $e fo$ $ero alleuati nelle delicatezze delle Donne, $e le Donne nõ $i alleua$sino infra gli aghi da cucire, ma infra le $pade da fe- rire, non $i nutri$sono infra le rocche da filare, ma infra le lã ce da gio$trare: $e le Donne fo$$ero condotte à veder' com- battere gli huomini co Lioni, & à veder lacerare le humane membra da denti loro, & à $corger' la terra bagnata & tinta di $angue humano, come gia $i v$aua, le Donne riu$cirebbe- ro animo$e come gli huomini, & tanto più, quanto noi hab- biamo prouato, che le donne hanno maggiore inclinatione naturale alle virtù, infra lequali la fortezza dell'animo ha il $uo luogo. <p>GIRO. Secondo la vo$tra openione l'huomo $arà alme no piu perfetto, che non è la Donna nelle for$e del corpo, come piu robu$to, piu agile, piu leggiero, & piu atto à tole- rar le fatiche, il che non $ara poco al parer mio. <p>FILOG. Ne molto (Mado. Girolama) perche tra gli animali, il cauallo, il Lione, & molti altri $ono piu robu$ti de l'huomo, nondimeno non $i trouerrà chi ardi$ca proporgli <pb n=113> à l'huomo percio: e tra gli huomini mede$imi quelli, che han no que$te qualita più, che gli altri, non $ono per quelle piu $timati. Anzi nelle guerre, doue la forza del corpo vale piu che altroue, i piu gagliardi non $ono più pregati: ma à quelli $i danno i primi honori: il cui giuditio, ingegno ragione, e con$iglio, auanza quello de gli altri: il che noi habbiamo di- mo$trato e$$er'proprio delle Donne, lequali però, $i re$tano ne primi luoghi naturalmente $uperiori, à gli huomini, egli è vero, che infra di voi ce ne ha di quelle, che $ono natural- mente alle altre $ignore: come è la diuini$sima Donna mia, la quale molte altre auanza, quanto il lume del Sole quello del l'altre $telle: Haccene etiandio vn'altra poco lontana da que $ta honorata compagnia, laquale è tanto riccha de doni infi- niti, da Dio, & dalla natura, à lei liberali$simamente donati, che ella merita di comãdare non $olo à quelli huomini, à qua li ella comanda, ma anche à tutto il re$to del mondo in$iemi: quello che à lei, à tolto la fortuna, $empre nemica della vir- tù, gli ha dato la fama: laquale tutto'l giorno porta à gli orec- chi d'ogni vno, che ella ne è degna. <p>ISABEL. Chi è ella que$ta Donna cotanto degna? <p>FILOG. Quella, che voi $eruite: à cui a ragione $i con uengono que$ti honori, come noi pur'dianzi dicemmo. <p>LION. Iovorrei, $e po$sibil fo$$e, che voi $eguita$te le ragioni, che $eruono alla no$tra prima qui$tione, & addietro la$cia$te gli altri ragionamenti, per hora; perche $e noi ci an dremo tratenendo in que$ti di$cor$i dal primo no$tro princi pio a$$ai lontani, pa$$era il caldo, & ne verrà l'hora della cena $enza, che habbiamo finito il no$tro ragionamento. <p>FILOG. Hor sù eccomi pronto ad obedirui. La quar ta ragione, con laquale $i dimo$tra, che l'huomo è piu perfet to, che non é la donna $i piglia dalla anima della Donna, la- quale, è tanto Eccellente, & grande, che à me non ba$ta la vi $ta di fauellarne, $e io non $on aiutato dalla vo$tra diuinita, da cui in que$ta parte io $pero, & a$petto aiuto: col quale l'oc chio della mente mia illuminato, non mi cõduca al buio per <pb n=114> le tenebre della o$curi$sima notte, ma per la chiara luce del mezzo giorno, priegoui etiandio à $cu$armi, $e io à que$ta quarta ragione darò for$e troppo alto & troppo lõtano prin cipio: & perche io for$e non merito ottener' da voi cotanto fauore, mi voglio voler' della autorita, che ha apre$$o di voi la no$tra Madonna Ca$$andra, laquale $i degnerà (per $ua corte$ia & gratia) e$$er' mia auocata. <p>CASSAN. Ne io (M Telifilo) con que$te Donne po$ $o piu di voi, ne voi tanto poco potete con loro, che habbia te bi$ogno d'altro mezzo, che del vo$tro, ne il vo$tro molto $apere ha bi$ogno dello altrui $occor$o, ma$sime nel ragio- nar' d'una cau$a facili$sima à difender$i, come voi pur' dianzi dice$te: nõ dimeno tutte que$te corte$i$sime Donne, de$idero $e d'udire quello, che loro piu piace, vi fanno la gratia, che voi chiedete, & io prometto per ogni vna di loro in tutto. <p>FILOG. Con vo$tra buona gratia adunque io dico, che allo Dio d'Amore in tutte le leggi, tutti gli altri Idii $o- no $tati $ottopo$ti: ne $e ne truoua pur' vno, che $ia potuto gia mai v$cir' fuora del $uo grandi$simo Imperio. Cio $i ve- de nella Antichi$sima Legge Hebraica, & nella no$tra Chri $tiana, nelle quali $i legge che Iddio il Padre, mo$$o da quel- lo i$te$$o Amore, che lo haueua $pinto à creare di non nulla il tutto, mandò il $uo vnico & amato figliuolo in terra à pa- tire in carne humana per noi, & il figliuolo dal mede$imo ancor' mo$$o, volentieri $i mi$se à que$ta impre$a. Venendo poi alla legge de gentili, ne Saturno, ne Gioue, ne Marte, ne ne$$uno de gli altri Dei, $i trouò che non ama$$e, & che ad Amore che nõ obedi$$e, $otto varie, & diuer$e forme, & hor que$ta, & hor quella $emplice giouine Donna, ingannando, godeuano de loro amori. Ne $olam&etilde;te cio $i vede e$$er'vero nelle leggi, ma anche nella naturale Filo$ofia laquale ci in$e gna, che quello grande, è immortale Iddio, ilquale veloci$si mamente muoue il primo cielo dal Leuante al Ponente, & dal Ponente al $uo Leuante, in vno $patio piccolo di venti- quattro hore, & $eco tira tutti gli altri Cieli, inferiori, à co$i <pb n=115> fatico$a & continua impre$a da altro non è $pinto, che dallo Amore, & è il Corpo Cele$te da Dio mo$$o di figu- r<*>itonda, per che ritondo & circulare è il diuino Amo- re. <p>CASSAN. Io non credeuo, che l'Amore fo$$e ne ri- tondo, ne lungo, ne quadrato, ne circulare, ne di qual $i vo- glia altra figura auenga, che egli $ia Iddio, tutto $pirituale, à cui que$te figure di corpo nõ $i cõuengono, & pen$auo, che lo hauerlo dipinto informa di vn'bel fanciullino ignudo, & cieco fo$$e $tata opera di huomini $aui, iquali lo haueuano co$i voluto dipignere da $uoi effetti, credeuo adunque, che lo haue$sino dipinto fanciullo, perche i veri amanti $ono $emplici, puri, & candidi, come i fanciulli, mi pen$auo, che lo haue$sino dipinto cieco, perche l'amante non vede ne$$u- na imperfettione nella co$a amata, & $e pur'ne$$una ve nè e l'amante la cuopre, & dice che ella aggiugne gratia: ma che in vero lo Amore non fo$$e ne ma$chio ne femina, ne riton- do, ne lungo, ne largo, ne quadrato, ne di qual altra figura $i voglia, e$$endo egli Iddio, voi hora, che dite l'amor' Diuino e$$er'ritondo, mi mettete $i il ceruello à partito, che io non $o, che mi pen$are, $e egli adunque non vi par graue, diteci, come voi l'intendete. <p>FILOG. Egli $i par bene, che voi (Madon. Ca$$andra) dalla vo$tra Signora, mentre la hauete $entita ragionare, hab biate imparato qualche parte, & non piccola, di quelle co$e grandi, che ella dice con merauiglia è $tupore di chiunque la a$colta, da che cotanto ragioneuolmente dubitate, è ben' vero, che voi, toccate vn ta$to tanto duro, che altro dito, che il mio ci vorrebbe per muouerlo, pure io confido nella di- uina virtù vo$tra, da cui $pero tanto d'aiuto, che mi ba$ti à $ciorre il vo$tro $tretto nodo: Dicoui adunque, che voi ben fate (M. Ca$$andra) à pen$are, che l'Amore, per e$$ere Iddio $pirituale, non habbia altra figura, che quella, che à lui han- no attribuito gli huomini $aui da $uoi effetti per amae$tra- mento di chi non intende piu in la, che tanto, perche <pb n=116> que$ta è l'i$te$$a verità: ne io, ho voluto dargli la ritonda figu ra, come volgarmente $i intende, ma ho fauellato d'una figu- ra circulare $pirituale. Dicoui adunque, che il diuino amore è ritondo & circulare inquanto, che egli ra$$omiglia vn cir- culo, ilquale non ha ne pricicipio ne fine, anzi ogni punto, è principio, e $uo proprio fine, co$i è il diuino amore, perche l'amante, l'amato, & l'atto dello amare in Dio $ono vna me- de$ima co$a. Ama Iddio $olamente $e $te$$o, & amando fer- ma il primo punto del circulo, & amando $olo $e $te$$o, ritor na al mede$imo primo punto, ìn tanto, che doue, è il princi- pio del diuino amore, quiui è il $uo vltimo fine, & doue è il fine, quiui è il principio, cio è l'amante, è l'amato, & l'amato, è l'amato, come il punto qual noi habbiamo po$to nel circu lo è il $uo principio, & il $uo fine: l'atto poi dello amare il quale altro non è che Iddio ra$$omiglia la linea dello arco: laquale na$cendo dal primo punto, nel mede$imo primo, pũ- to ritorna, & quiui fini$ce; donde ne na$ce vno $piritual cir- culo, ilquale è cagione del circular moto del corpo cele$te. Eccoui come il diuino amore, è ritondo & circulare: Que- $to ritondo amore mo$$e Iddio, à volgere il primo cielo in giro, & à tirar'$eco tutti gli altri corpi cele$ti inferiori, inquã to, che Iddio intendendo & amando $e $te$$o il tutto muoue in virtu $ola del $uo atto dello intendere, & dello amare: Adunq; $econdo que$ta Filo$ofia Iddio obedi$ce all o amo- re: la onde $i comprende, che l'Amore è quel grande Iddio che <*> Iddio di tutti gli altri Dei; dal cui legittimo & ragione uole imperio niun'altro Iddio ha potuto ribellar$i gia mai. <p>Al no$tro propo$ito ritornando, $e faremo paragone infra l'anima della Donna & dell'huomo, troueremo; che l'anima dell'huomo è piu tarda allo innamorar$i, di quella della don na, come la i$perienza dimo$tra & quando ammendue in$ie- mi $i $ono innamorati; l'amore della Donna, è piu fermo, piu $tabile, & piu cõ$tante, che non è quello dell'huomo, & è ben dritto, che co$i $ia, da che la Donna, è di cõple$sione piu fri- gida, che l'huomo, & la frigidità delle comple$sioni e cagio- <pb n=117> ne di fermezza: doue la calidità delle comple$sioni partori- $ce leggerezza in$tabile: Amando adunque la Donna piu ago uolmente e piu con$tantemente, che non ama l'huomo ella, naturalmente piu congionta con l'anima $ua allo amore, che non è l'huomo: percio la perfettione, la grandezza, & l'eceel lenza natural' della Donna re$ta maggiore, che non è quella dell'huomo: con cio $ia, che lo e$$ere congionto $trettamen- te con l'animo, à quel grande Iddio, à cui obedi$cono tutti gli altri Dei, nella per$ona, à lui piu cõgiõta comunichi mag gior' perfettione, che non ne comunica à l'altre meno con lui congiunte. <p>CLAR. Si truouano pur'delle Donne tarde allo inna- morar$i, & facili à la$ciare, i gia pre$i amori: come adunque volete voi generalmente intendere quello, che generalmen te non è vero? <p>FILOG. Co$i non $e ne troua$$ero delle crudeli infra di voi, come $e ne truouano, lequali non amano, $e ben $o- no amate: anzi $pe$$o à torto odiano iloro amanti: & in- cambio di rendergli felici amandogli, gli fanno morire infe- lici odiandogli: Il che non auiene alle Donne per loro pro- pria natura (à dir'il vero) ma ò per mala educatione, ò persde gno giu$to, ò ingiu$to, che egli tal volta $i $ia, ò per e$$er$i do nata ad altro amante, o per alcuno altro accidente particu- lare: de quali hora non è po$sibile hauere piena notitia: ba$taui, che la Donna per $ua natura non é crudele: anzi man $ueta, benigna, amoreuole, amabile, e piena di tutte le gratie: però $e ella; o non ama, ò odia, il fa, per qualche e$trin$eca ca- gione, che la rende degna di qualche $cu$a a lmeno, $e nõ d'o gni lode, $e ella anche $i muta, amando; cio non gli auiene, $e non quando ella è sforzata, à farlo: auenga, che la comple$sio ne della Donna $ia frigida, paragonata alla comple$sione del l'huomo: ilquale è di comple$sione calda, come dianzi $i di$- $e: & la frigidità parto ri$ce $tabilità, & fermezza, non $olo ne gli amori, ma anche in ogni altra operatione: per contrario la calidità delle comple$sioni renda gli animi in$tabili, varii, <pb n=118> & leggieri, come in$tabile, vario, e leggiero è il fuoco, però la Dõna per $ua propria natura, ne $uol amori, è a$$ai piu fer- ma è $tabile dell'huomo. <p>Delle donne brutte, & male alleuate hoggi non $i ragiona: perche que$te di rado $i innamorano, & $e pure amano, non amano ca$tamente, ma con la$c<*>uia, e $onza giuditio ne$$u- no $i danno, il p<*> delle volte in preda ad huomo, che non merita d'e$$ere amato, ma odiato: come anche elle meritano. <p>Hora voi ca$te, pudiche, è belle donne, quanto piu ca$tam&etilde; te amate, tanto più, à que$to merauiglio$o Iddio vi acco$tate dalla cui Diuina pre$enza prendete, amando, la diuinità vo- $tra, gran'parte di cui perdere$te; $e voi non ama$te, & non amando, vi rende$te indegne d'e$$ere amate: e$$endo que$ta vna la propria natura dello amato bene, il comunicar$i: Co- municate adunque, ne vo$tri amori<*> quella perfettione, che prende$te da que$to perfecti$simo Iddio: accioche comuni- candola, rendiate felici cõ voi, i vo$tri amanti, e in$iemi fatte beate cõ loro, anche viu&etilde;do in terra, incominciate à viuere quella vita felice, che da veri amãti felici$sima $i viue ĩ cielo. <p>LION. Se voi (M.Telifilo) hauete ad a$pottar' $empre d'e$$er' richiamato inanzi, che vi volgi<*>e alle nuoue ragio- ni, io credo, che prima finirà il giorno, che non finiranno, i no$tri di$cor$i: porò i<*>crederei, che meglio fo$$e, che voi finita, che hauete l'una ragione, attacca$te l'altra, perche co$i piu to$to ci $pediremmo. <p>FILOG. Io (Madon.Lionora) che $on nato per $eruir gratio$e, & belle Donne, e$$endo addimandato da alcuna di voi, che con la bellezza hauete congionto tanto di gratia, che fate vno eterno Aprile, doue voi $iete, mancherei à que $to mio douuto officio, $e io non ri$põde$$e, re$terebbon$i an che le vo$tre ragioni molto pouere, $e elle non fu$sino arric chitte da gli infiniti te$ori de vo$tri ingegni, però non vi ram maricate, ma con la $olita vo$tra attentione a$coltate. La quinta ragione na$ce dal diuino $pl&etilde;dore, che e$ce fuora de vo$tri occhi $ereni: e dal viuo calore, che ci $corge nel vo <pb n=119> $tro bel vi$o, il che cono$cerete, quando hauerete prima $a- puto, che la luce altro non è che vno effetto dell'anima, nel- la materia di cio capace. Dico nella materia di cio capace; perche, fe l'anime de corpi cele$ti fo$$ero $errate, ò in vn le- gno, o in vna pietra, elle non potrebbero illuminarlo, per- che $arebbero in vna materia non capace di luce, ma per che la materia del cielo ne è capace, l'anima $ua la produce nel Cielo, $e quiui etiandio fo$$e vna forma materiale, come $o- no le forme de gli elementi, & di tutte le altre co$e compo- $te, quiui non $i vedrebbe $egno di luce, perche $e bene vi $a rebbe la materia d'e$$a capace, non vi $arebbe però la forma, che la pote$$e produrre: ma perche nel Cielo è la forma atta à far que$to effetto, & ui è la materia atta à riceuerlo, la luce nel Cielo giorno & notte $i vede, na$cendo la luce dalla for ma cele$te, nella cele$te materia. Nelle co$e, che $ono $otto il cielo, quella anima maggior luce partorirà, che $arà piu per- $etta; e quella minore, che $arà men perfetta, & perche l'ani- ma, che muoue il cielo della Luna, e infra tutte le altre ani- ma cele$ti imperfetti$sima, la faccia della Luna meno riluce, che nõ rilucono l'altre $telle $uperiori, & perche $otto il cie lo ci ha l'anima delle Dõne, laquale, $e bene è diuina, & atta à generar la luce, è però congionto à vn corpo terreno, non capace di luce, ma $olamente atto, à riceuer'qualche ombra di luce, la diuina anima delle Dõne nel belli$simo corpo lo- ro, fa quello, che ella puo, e nõ potendo piu, che mandar'fuo ra de gli occhi loro vno $plendore diuino, il manda con me- rauiglio$o $tupore, ne hauendo altra forza, che di colorire il belli$simo volto loro cõ vno incarnato colore, ombra di lu- ce dolcem&etilde;te il colori$ce. Douete etiãdio $apere, che la luce nella materia atta, à riceuerla, nõ ri$plende, $e ella nõ è bene $tretta, è ben $errata, e ben con'den$ata in$iemi, il che $i cono $ce nel mede$imo Cielo, ilquale e$$endo corpo tutto atto, à rilucere; non riluce, $e non nella parte $tellata, laquale è a$$ai piu den$a, che non è il re$to del Cielo, & nel corpo cele$te ra$$omiglia, i nodi, che $ono le parti piu den$e, <pb n=120> delle tauole loro, cio $i vede nel ferro rouente, 'ilquale ard&etilde; do riluce piu, che non fa la $toppa, perche la luce del fuoeo nella materia del ferro, è a$$ai piu ri$tretta, è calcata in$iemi, che ella non è nella materia rara della $topa: il ferro non piu rouente, non piu riluce, adunque la luce nel ferro na$ceua dal fuoco: Il corpo etiandio d'una Donna morta, è $colori- to, & mancha di quello incarnato, che vi era mentre la Don- na viueua, ne fuora de gli occhi $uoi e$cono que raggi amo- ro$i, che prima ne v$ciuano, que$ti adunque $ono tutti effet- ti dell'anima: Hora al no$tro propo$ito ritornando, dico, che il cuore della Donna è compo$to d'una materia den$a, di car tilagine, di nerui, di vene, d'arterie, & d'una carne molto $o- da, & den$a; pero molto atta, à riceuere la luce generata dal la anima della Donna: e da rilucere mandando fuora i$plendi di$simi raggi: e quali non trooando altro che gli occbi, don- de v$cire, per gli occhi e$cono, m&etilde;tre la Donna arde di quel' Diuino amore, che l'anima le produce nel cuore. Que$ti rag gi pa$$ando per gli occhi della Donna arriuano à gli occhi dell'huomo, & quindi penetrano al core: doue penetrati ac- cendono vn dolci$simo fuoco, di $uaui$simo amore, ilquale felici$simamente ardendo, $a diuentar l'huomo beato. Da que$to di$cor$o noi, al no$tro propo$ito ritornando, po- tremo intender la verita, paragonando il viuo colore della Donna, col colore dell'huomo, & lo splendore che e$ce da gliocchi dell'uno & dell'altro, in que$to paragone noi tro- uerremo, che come la grandi$sima luce del Sole con la pre- $enza $ua il giorno cuopre quella delle altre Stelle, co$i il diuino $plendor delle Donne, & il viuo lor' colore, tanto di gran lunga auanza quel dell'huomo, che l'huomo, doue la Donna $i truoua, re$ta tutto $colorito, e $morto: Hora na$c&etilde; do il maggiore $plendore, & piu viuo colore dalla anima piu perfetta, & il minore dalla men perfetta: is forzati dalla ragio ne $iamo à credere, che la perfettione delle Donne di gran- di$sima lunga auanzi quella de gli huomini. <p>ISABEL. Io ho pur veduto i$pe$$o alcuni huomini di <pb n=121> quel colore incarnato che me$colato col biãco, & col ro$$o, t&etilde;peratamente, auãza il bel colore delle Dõne, & mi ram&etilde;to anche hauer'veduto ne gliochi di molti huomini giouini tan ta vaghezza è tanto $plendore, che egli è par$o, che Cupido & venere $e gli habbino eletti à po$ta per accenderui le fiac- cole, che ammendue addoperano per arderei cori innamora ti: $e vero è quello, che voi di $opra dice$te, vero anche $arà, l'anima di co$i fatti huomini $ia perfetti$sima, & con la $ua molta perfettione meriti d'e$$ere propo$ta à quella delle Dõ ne, il che quando fie vero, noi ci rimarremo $otto gli huo- mini. <p>FILOG. Come accomodatamente (M.I$abellina) voi hauete ritrouato via da confirmare le vo$tre buone ragioni? di que$to e$empio, $i puo raccorre à pũto il roue$cio di quel lo, che voi raccolto ne hauete: concio$ia che que$ti giouini, de quali voi hauete ragionato, ra$$omiglino le belle Donne, nel colore, ne gli occhi, ne ge$ti, nella per$ona, nelle maniere nel fauellare, nel ridere, nel mirare, & in tutte le altre co$e, & ra$$omigliandole, per cio $on belli, belli non $arebbono, $e non le ra$$omiglia$sino, qua$i che la natura nel principio di que$ta opera vole$$e fabbricar' vna Donna, poi ò per errore, ò per altro accidente, gli veni$$e fabbricato l'huomo, & vo- letelo voi vedere, che que$ta $ia bellezza di Donne, & non d'huomini? la bellezza in que$ti giouini, tanto $i cõ$erua, quã to in loro $i con$erua il vi$o $imile alla faccia della Donna, $enza peli, è $enza cre$pe quando poi la barba ne viene con le ruuide cre$pe, dalla facciadi que$ti tali $i parte ogni bellez za, puo$si anche corfirmare que$ta verita dalle inclinationi naturali di que$ti belli giouini: e$si $ono inclinati allo inamo rar$i facilmente, al continuar gli amori, alle delicatezze, alla facilità, alla piaceuolezza, alla dolcezza, & à tutte le opera- tioni degne di lode, allequali $ono inclinate le Donne: adun que in loro, è animo, & perfettione di Donna, da che quiui, è bellezza di Donna: eccoui, che l'huomo non è ne bello ne buono per $ua propria natura, ma $olamente, in quanto, che <pb n=122> la bonta, e la bellezza, è à lui comunicata dalla Donna, dõde ne na$ce, che la bonta, la bellezza, l'Eccellenza, & la perfet- tione, $ia maggior nella Donna, doue ella non depende dal- l'huomo, che ella non è nell'huomo, doue ella depende dal- la Donna. Voi adunque (ò belle & gratio$e Donne, i cui occhi & il cui core $empre ardendo di cõtinua, e $uaue fiam ma amoro$a, $ono la fucina, e gli incudi, dequali cupido $i $erue per fabricar le freccie, e gli archi, da ferir gli amanti, tempratele di maniera, che elle penetrando per gli occhi al cuore di chiunque vi ama, $iano buona cagione di $tampar- ui dentro la bella imagine delle vo$tre anime diuine, da cui lo $plendor' de vo$tri occhi $ereni, & il viuo colore del vo- $tro bel vi$o, $empre na$cendo, ci dimo$tri à pieno, che la vo $tra alta virtù $otto il Cielo, è $enza pari. <p>CASSAN. Adunque le Donne brutte, da cui occhi nõ e$cono que$ti diuini $plendori, & il color' di cui tal volta è brutto, $i re$teranno inferiori, à gli huomini? <p>FILOG. La natura, e ordinati$sima, & non da à l'huo- mo faccia di bella Donna, $enza dargli anima, e perfettione di Donna, ne da alla Donna bruttezza d'huomo, $enza dar- gli imperfettione d'huomo, però que$ta Donna, di cui hora $i fauella, $i re$tera nella $ua imperfettione, laqual $ara tanto maggiore, quanto maggiori $aranno le $ue bruttezze, re$tin- $i adunque le Donne brutte nella loro imperfettione. Gli huomini etiandio piu brutti, che gli altri huomini, $ono piu imperfetti: & i piu belli piu perfetti, perche piu $i acco$tano alla prima lor'perfettione, che è la Dõna, come le acque che piu $i acco$tano alla prima fonte loro, $ono piu chiare, & piu purgate. Per non dar da dire à Madonna Lionora, $enza altro $uo in uito me ne vengo alla $e$ta, & vltima ragione. <p>LION. Voi hauete $atto buona ri$olutione, perche ogni poco più, che voi indugiaui, mi $arei introme$$a ne vo$tri di- $cor$i, accioche ritirato da me, ve ne fo$te ritornato à ca$a, $e <pb n=123> pur da voi non ve ne fo$te rammentato. <p>FILOG. Io, che me ne accor$i, veggendoui $torcere, mi leuai (come $i $uol dire) dinanzi alla grandine: Dicoui adun- que, che la $e$ta, e vltima ragione, $i piglia dal fine, la cui pro- pria natura, é di far perfetto cioche vi $i conduce, e di cõ$er uare nella propria perfettione, quello, che la ha guadagnata, cio $i vede in tutte le co$e dalla natura prodotte: e prima ne gli elementi, iquali fuora del loro proprio fine $ono imper- fetti, e nel proprio fin'loro $ono perfetti, $iaci per e$empio il fuoco; il cui vltimo fine è nel proprio luogo $otto il cielo della Luna, & à cui in due $oli modi accade e$$erne fuora: prima $e egli è quindi per forza tirato dalla altrui violenza, $econdariamente, $e egli fuora del $uo proprio luogo è gene rato d'altra materia: $e nel primo modo il fuoco $i truona fuora del $uo vltimo fine, ci bi$ogna, ò per Amore, ò per for za dargli qualche imperfettione, concio $ia, che ogni violen za, alteri, e tiri fuora della $ua natura la co$a sforzata, e la renda imperfetta come gli animali per forza tirati al macel- lo, e gli huomini à tormenti, $ono alterati, e nella alteratio- ne perdono $e non tutta la lor'perfettione, buona parte d'e$ $a almeno: co$i lo elemento del fuoco, sforzato ad v$cir' fuora del proprio luogo, o vero tutto $i conuerte in vn'al- tro elemento, o uero re$ta con qualche imperfettione. Se il fuoco è generato fuora del $uo luogo naturale, e proprio bi$ogna, che à que$ta genaritione ci $iano concor$e alcu- ne parti materiali, di natura diuer$e dalla materia del fuoco, dalle quali il fuoco pigli grãde imperfettione, come $e il fuo co $i accende$$e nelle legna, e $arebbe imperfetto, perche le legna $ono materia terrena, frigida, e graue: però $ono cagio ne, che il fuoco d&etilde;troui acce$o, diuenuto graue, di leggiero, che egli era, cõ le legna $cenda al ba$$o luogo del mondo, cõ tro alla $ua naturale inclinatione, laquale, e di $alire in alto, doue naturalmente $algono tutte le co$e leggiere, adunq; il fuoco nelle legna generato, è imperfetto, da che gli mãca la <pb n=124> leggerezza, laquale è vna proprieta tanto congionta alla na- tura del fuoco perfetto che $enza e$$a, e diuenta imperfetto. Que$ta imperfettione $i con$erua infino, che il fuoco $i re$ta fuora del $uo proprio luogo, $e il fuoco, o ver fuora del $uo naturale luogo generato, ouer quiui per forza tirato, inco- mincia, à $alire in alto, egli è $egno, che nel fuoco $i $ono ri- guadagnate alcune nuoue parti della gia perduta leggierez- za, & che egli ha la$ciato molte parte della grauita, contra- ria alla $ua natura, quale il fuoco ha $empre nel $uo luogo na turale, nel montare in alto, quanto egli piu $ale, tanto re$ta men graue, & diuenta piu leggiero: finalmente, quãdo il fuo co $ara giunto $otto il Cielo della Luna, nel $uo luogo na- turale, il fuoco haura $co$$o ogni pe$o, e $arà diuenuto leggie ri$simo, quiui fatto perfetto nella perfettione acqui$tata dal fine, $i con$eruerà in e$$a ripo$ando$i. <p>CLAR. Io non intendo co$a, che vi diciate (M. Telifi- lo) però non vi paia faticha il ri$pondermi, à quello, che io vi addimanderò. <p>FILOG. Pur che Madonna Lionora e l'altre non $e ne addirino, io farò quello, che voi vorrete, ca$o poi, che ella $e ne addira$$ero, à voi (che di cio $are$te $tata cagione) la$cerei il carico di placarle, parmi grandi$sima pazzia di colui, che e$$endo$i obligato $eruir molti $ignori, come hoggi $ono io obligato, à $eruir'tutte voi per piacere ad vno, à gli altri di- $piace, però accordateui con M.Lionora, & con il re$to del- la compagnia, e comandatemi, che io $on pre$to a obedirui. <p>CLARI. Che ne dite (M.Lionora) & voi altre Signo- re? contentateui, che io rompa il filo di que$ta te$situra? <p>LION. Io $ola cõfidata nella molta corte$ia d'ogni vna di que$te altre $ignore, ri$ponderò per tutte. Noi non ci con tentiamo che voi rompiate il filo, perche voi lo hauete di gia rotto, ci contentiamo bene, che voi lo habbiate rotto, con patto però, che è $i rattacchi, quando ci parra, di rattaccar- lo. <p>CLARI. Co$i $i faccia, voi dice$te dianzi, che $otto il <pb n=125> cielo della Luna era il proprio luogo naturale dello elemen to del fuoco il che à me non par punto vero; concio$ia, che $e co$i fo$$e, il $uo lume coprirebbe quello delle $telle, lequa li da noi per cio non potrebbero e$$er vedute. <p>FILOG. Se quiui il fuoco riluce$$e, come egli quaggiu riluce: voi haure$te ragione: ma perche il fuoco nella $ua na- tural' materia non riluce, egli non puo impedir la vi$ta no- $tra $i che ella non penetri infino alle $telle. <p>CLAR. Perche non riluce egli nella $ua materia? <p>FILOG. Per che ella é rara, & la luce nella rara mate- ria non riluce, & nõ $i scorge, come pur dianzi vi di$si, e vel dìmo$trai con l'e$empio del fuoco no$tro, ilquale nel den$o ferro affocato riluce; & non nella rara $toppa ardendo: e$$en do adunque il fuoco nel $uo proprio luogo in vna materia rari$sima piu d'ogni altra, che $i truoui $otto il cielo, nõ è da merauigliar$i, $e il fuoco quiui non riluce, e non impedi$ce gli occhi no$tri, che è non po$sino vedere le $telle. <p>CLAR. Tutto i$ta bene; ma perche hauete voi hora detto, che il fuoco $i ripo$a nella $ua perfettione $otto il cie- lo della Luna, hauendo voi altre volte detto; che il cie- lo $tellato in ventiquattro hore mouendo$i dal Leuante al Ponente, e dal Ponente al Leuante ritornando, $eco tira tut ti, i corpi cele$ti inferiori, è con e$si tutto lo elem&etilde;to del fuo co, e buona parte dell'aria. <p>FILOG. Madonna Clarice voi dubitate molto dotta- mente, di che io non mi merauiglio, e$$endoui voi alleuata ne $eruigi della vo$tra Illu$tri$sima Signora, e$empio raro d'ogni virtù, da cui voi hauete potuto imparare e que$ta, & ogni altra co$a buona: Hora ri$pondendoui dico; che i moti $ono di tre maniere, altri $ono naturali, altri violenti, altri $i $tanno nel mezzo infra i due e$tremi, i quali non hanno no- me proprio, e $i chiamano col negar loro l'uno, e l'altro no- me e$tremo, cio è non $ono ne naturali, ne violenti, il fuoco naturalmente $i muoue in alto, violentemente $i muoue in- uer$o il centro di tutto il mondo, con vn moto ilquale non è <pb n=126> ne naturale ne violento, è $i la$cia mouere dal Cielo in giro, alquale egli obedi$ce $enza ne$$una re$i$tenza: $i ripo$a adun que il fuoco $otto la Luna: inquanto, che egli non $i muoue col $uo natural moto, in alto: ne al ba$$o, col moto violento, $i ripo$a in vna quiete, à que$ti due moti cõtraria, $e bene egli con $omma obedienza, $enza re$i$tenza ne$$una $i la$cia tirar' dal Cielo in giro. <p>LION. No no non piu con que$te $ottigliezze; accio- che la no$tra non $ia la predica del piouano Arlotto, rattaca te rattaccate il filo, che gia rompe$te, che noi non vi intendia mo, à dirloui in poche parole. <p>FILOG. Rattacchi$si, $e co$i vi piace. A le anime de corpi cele$ti da gli elementi $agliendo, dico, che il primo mo tore (il quale è lo Iddio de Filo$ofi) prima muoue il Cielo $tellato, come fine amato, e de$iderato da $e $te$$o, poi muo- ue le anime de gli altri corpi cele$ti inferiori, come fine ama to, e de$iderato da loro: ne puo il primo motore amare altro che $e $te$$o, perche e$$endo in lui l'amato, e l'amãte vna me- de$ima co$a, $e egli ama$$e co$a, à $e $te$$o inferiore, diuerreb be l'e$$enza $ua à $e $te$$a inferiore, e mancherebbe da l'e$$e- re diuino, il che dir'nõ $i debbe in ne$$un modo: è que$to pri- mo motore amato dalle anime cele$ti inferiori, non in virtù della propria natura loro, ma in virtù della natura del mede- $imo primo motore, perche $e le anime inferiori ama$$ero il primo motore in virtu della loro propria natura, l'e$$enza lo ro non dependerebbe dalla prima e$$enza diuina, ma $i re$te- rebbe $enza ne$$una altra dipendenza, che da $e $tezza, però $arebbe l'e$$enza delle anime inferiori, quello che è la prima e$$enza, co$i re$terebbeno tutte le anime cele$ti di pari per- fettione nella loro e$$enza, e natura, il che ageuolmente $i pruoua, perche e$$endo l'atto dello amare loro l'i$te$$a lor' natura, $e l'atto dello amare, colquale l'anime inferiori ama- no il primo motore, non depende, ne anche la lor' natura de pende, $e ella non depende, ella ha tanta perfettione, quanta <pb n=127> ne ha Iddio, il primo motore, ilquale da ne$$uno altro, che da $e $te$$o depende: però bi$ogna, che il primo motore ami $e $te$$o in virtù della $ua propria natura, & che l'anime de corpi cele$ti inferiori amino il primo motore non in vir- tù lor'propria, ma in virtù del mede$imo primo motore, & mouendo i loro corpi Cele$ti in giro, de$iderino compiace- re al primo motore, come à fine amato, e de$iderato da loro; come anche il primo motore ama $e $te$$o, e de$idera com- piacer$i nel mouere, nel quale Amore, è de$iderio con$i$te la $omma loro beatirudine. <p>Nel mede$imo modo la Donna amata, & de$iderata da l'huo mo è il fine dell'huomo, ella prima ama $e $te$$a, & de$idera compiacer$i in virtû della $ua propria bellezza, e di qui na- $ce, che tal'hora le Donne, quantunque ardendo nel mez- zo delle fiamme d'Amore, altrui non amano, o almeno non $cuoprono il loro Amore e$$e hauendo in loro $te$$e la pro pria bellezza, laquale non depende dalla bellezza dell'huo- mo, e $ono amate da loro i$te$$e, & contente de loro inter- ni piaceri, co$a non cercano fuora di loro $te$$e, che le dilet- ti, però altro, che loro $te$$e non amano: $e gia l'huomo amando, al cor' non penetra della Donna $ua; e quiui am- mendui gli Amori vniti, diuentino qua$i vno i$te$$o Amo- re: la onde la Donna amando & col $uo Amore vnito allo Amore dell'huomo, in virtù propria ama $e $te$$a nell'huo mo; come anche l'huomo col $uo Amore vnito allo Amo re della Donna, $e $te$$o ama nella Donna $ua; non gia in virtù propria; perche $e egli co$i ama$$e, non dependereb- be la $ua amata bellezza, & non dependerebbe il $uo Amo- re, ammendui non dimeno dependono dalla bellezza, e dal- lo Amore della Donna, come la bellezza, e lo Amore delle anime de corpi cele$ti inferiori dependono dallo Amore, e dalla bellezza del primo motore, m&etilde;tre, che l'huomo $i truo ua fuora di que$to amore, egli è lontano dal $uo proprio fine: però $iamo sforzati à dire, che la $ua natura $ia imperfetta, <pb n=128> bi$ogna etiãdio, che egli perda que$ta imperfettione, e acqui $ti molta perfettione, mentre $i acco$ta alla Donna, à cui do- po, che egli è perfettamente vnito, in e$$a $i ripo$a, come in $uo vltimo fine: doue con$eruando la gia guadagnata perfet tione, altra ne maggiore ne minore non ne va cercando, ma di que$ta vna contentando$i, viue beato, $e la Donna è il fine dell'huomo, e $e l'huomo fuor'di lei, $empre de$idera vnir$i con lei: $e inanzi, che è $i vni$ca, & $i congionga con lei, egli viue mi$ero: $e $eco vnito, è viue contento, amandola, e de$i- derando compiacerle, non in virtù della propria natura, ma in virtù delle perfettione della Donna: la Donna $arà il pro- prio, e natural fine dell'huomo. Noi ad altro non cono$cia- mo che il centro del mondo $ia il fine della terra, che à que- $ti due effetti, l'uno è che la terra fuora del centro, come im perfetta, al centro $i muoue, come à $ua perfettione: l'altro, che la terra giunta al centro, $ubito $i ferma, come in $ua per fettione: & di qui raccogliamo, che il centro $ia il fin'$uo, pa rimente raccorre dobbiamo, che la Donna $ia fine e perfet- tione dell'huomo, da che l'huomo fuora della Donna, pro- cura con ogni mezzo d'acco$tar$i, & d'unir$i con lei: vnito, altro non brama, altro non cerca, ma in e$$a $i ripo$a: adunq; la Donna $arà il fin proprio dell'huomo: $alendo con l'ali del la contemplatione al Cielo: noi cono$ciamo, che Iddio, il pri mo motore, amando $e $te$$o per $ua propria natura, moue il primo mobile, come fine amato, & de$iderato da $e $te$$o in virtù propria: & le altre anime de corpi cele$ti inferiori, muo uono i loro proprii corpi, amando non $olo loro $te$$e, ma etiandio il primo motore, non in virtù della loro natura pro pria, ma in virtù del primo: & di qui raccogliamo, che il pri- mo motore, è l'ultimo fine delle anime inferiori, adũq; ad al tro cono$cer' nõ dobbiamo, che la Donna $ia il proprio fine dell'huomo, che allo atto dello amare, col quale, ella ama $e $te$sa, in virtù della $ua propria natura, & della $ua propria bellezza, laquale è amata prima dalla Donna, & è poi amata etiandio da l'huomo, non in virtù dell'huomo, ma in virtù <pb n=129> della Donna, il che $e co$i è come egli è $i conclude, che la Donna come fine, & come vltima perfettione dell'huomo, muoue l'huomo ad amarla, & ad vnir$i perfettamente $eco amandola, & a ripo$ar$i in lei, $enza oercar'altra perfettione, po$$edendola: & vero anzi veri$simo $arà, che la Donna $ia l'ultimo fine dell'huomo. Hauendo veduto con molti argu- menti, che la Donna, è il fine, e la perfettione dell'huomo, $enza ne$$una faticha, concluderemo, lo $tato della Donna e$$er'piu perfetto, che non è lo $tato dell'huomo, perche la perfettione del fine, è maggiore, che non è quella dello co$e ordinate al fine. <p>Io per me hone$te & belle Donne, cogno$co l'imperfettion<*> mia: <*> perche voi, con lo $plendor'che e$ce da vo$tri occhi, da me cacciate le o$curi$sime tenebre della ignoranza, e mi cõcedete tanto di lume, che io, piu oltre penetrando, com- prendo, che voi $iete il mio proprio & natural line, mentre mi truouo da voi lontano, trauaglio di continuo, quando poi, e vi piace concedermi tanta gratia, che io ca$tamente amandoui, e $eruendoui di buon core, con voi mi vni$ca, mi $ento diuentar perfetto ripo$andomi nella vo$tra perfet- tione à me da voi per $ola gratia come$$a, la qual perfettio- ne tanto dura, quanto voi volete, che io mi con$erui vo- $tro, però ricogno$cendoui per vltimo fine, e per vltima perfettione dell'e$$er'mio, vi dò que maggiori honori, che io po$$o, & de$idero, che gli altri vo$tri amanti, meco vi con$a- crino altari, e t&etilde;pi, e meco vi offeri$chino que $acrificii, che à tanta diuinita $i conuengono. <p>ISABEL. Io pur' dianzi $entiuo dir'al Colombo non $o che di forma, e di materia: quindi argumento, che gli huo mini fo$$ero piu perfetti delle Donne, per non $o che via di Ari$totile. <p>FILOG. Il Colombo for$e doueua voler dire, che la femina de$idera il ma$chio, come la materia de$idera la for- ma, e come la co$a imperfetta de$idera la $ua perfettione: & di qui doueua voler raccorre, che gli huomini fo$$ero piu <pb n=130> perfetti delle Donne. <p>ISABEL. Cote$to parue, à me, che il Colombo vole$- $e dire: il che io non inte$i $e ben l'udii: voi, che $enza hauer lo vdito, molto bene hauete inte$o doue $ta il nodo, doure- te anche $aperlo $ciorre, però non vi $ia graue il farlo. <p>FILOG. Se que$to fo$$e il nodo Gordiano il rompe- rei, $e io nol $ape$si $ciorre, ma perche, e non è ne quello, ne $imile à quello, io lo $ciorrei, $e Madonna Lionora vole$$e; ma ella nõ vuole, che io mi parta dalla no$tra principale qui $tione, & $e io me ne parto, s'addira, e mi richiama, accioche io ritorni d'onde mi ero partito, $e ella vuole, & io voglio quello, che à lei piace. <p>ISABEL. Contentateui (M. Lionora) che M.Teli- filo, o $ciolga, ò rompa que$to nodo. <p>LION. A $odisfattion vo$tra (M.I$abellina) voglio in cio quello, che vi piace. <p>ISABEL. Dite adunque (M.Telifilo) come il fatto i$ta<*> <p>FILOG. Ari$totile fu vn'huomo, però non è meraui- glia, che egli $criue$$e in fauor de gli huomini, e $i inganna$- $e, quando di$$e, che la femina de$idera il ma$chio, come la materia de$idera la forma, & come la co$a imperfetta de$ide ra la $ua perfettione: il $uo errore ageuolmente $i cono$ce, anche tenendo per veri, i $uoi principii. Egli ha detto, che la materia da $e $te$$a non ha perfettione, ma la ha dalla forma, & à ragione: concio$ia, che vna pietra, vn $a$$o, vn legno da $e $te$$o, altro non $ia, che $a$$o, o legno, non buono da altro, che da fabricare vn muro, ò da accendere vn fuoco, $e vno $cultore perfetto alla imperfetta materia del $a$$o, e del le- gno da vna perfetta forma, & ne caua vna belli$sima $tatua, o ver' di Ce$are, o ver'di Mercurio, o di qual'altra co$a $i vo- glia, quella rozza materia, che prima era di$prezzata, da tut- ti, diuenta degna d'e$$er'pregiata da ogni vno, donde $i cono $ce la verita e$$er quella, di cui Ari$totile parlando di$$e, che la materia da $e $te$$a non haueua perfettione, ma la haueua <pb n=131> tutta dalla forma: Se co$i è la Donna, è piu perfetta dell'huo mo, anzi è la perfettione dell'huomo: auenga che l'huomo $ia la materia, dellaquale fu fabbricata la Donna, il che noi di $opra dichiarammo, quando dicemmo, che la Donna fu da Dio fabricata d'una co$tola d'un'huomo; però l'huomo vi$to, che egli $e la hebbe ignuda inanzi, in lei riconobbe $e $te$$o, e pieno di $tupore di$$e que$ta è la carne della mia car ne, e que$te $ono l'o$$a delle mie o$$a: qua$i, che egli vole$$e dire, io $on quella materia imperfetta $enza forma, di cui, voi $iate $tata creata dalla mano d'Iddio, & come vna perfet ta forma hauete dato perfettione alle mie imperfettioni, fal- $o adunque $arà quel che Ari$totile di$$e, & che il Colom- bo, $i pre$e per $uo argumento, dicendo, che come la mate- ria imperfetta de$idera la forma perfetta, co$i la Donna de$i dera l'huomo; anzi il contrario rimarrà vero, cioè che l'huo mo come imperfetta materia di Donna, de$idera la Donna, come forma, che da perfettione alla $ua imperfetta materia: $i $cioglie, o $i rompe adunque il nodo del Colombo dicen- do, che Ari$totile $i inganno in tal' ca$o, da che da $uo i prin- cipii proprii $i raccoglie il roue$cio del $uo detto. <p>Po$si anche $ciorre in vn'altro modo, cio è dimo$trando, che le co$e de$iderate non $ono $empre piu perfette di colui che le de$idera: i prencipi de$iderano le citta, i ca$telli, le vil le; de$iderano i gentil'huomini i Cittadini, i villani, de$idera no, i caualli, le ve$timenta, e le altre co$e nece$$arie alla con- $eruatione dello $tato, e della per$ona loro, lequali però non $ono piu perfette de prencipi, anzi molto meno perfette. Quante ce ne ha egli delle Donne nel mondo, che de$idera no vna $cuffia, vn velo, vn par'di guanti, ò vn'altra co$a $imi- le? certo, io credo, che nel mõdo ne $iano molte: & infra gli huomini, ci ha di quelli, che de$iderano co$e vili$sime di grã di$sima lunga inferiori alla loro perfettione, adunque que$ta $entenza non è generalmente vera, che la co$a de$iderata $ia piu perfetta di quella, che de$idera. Co$i la Donna de$idera l'huomo meno perfetto di lei, non per guadagnare ne$$una <pb n=132> perfettione da l'huomo, ma per farlo perfetto: come i padri, e le madri de$iderano i figliuoli, non per guadagnare perfet- tione da fanciullini, iquali tutti na$cono imperfetti$simi nel la loro $petie, ma per dar loro perfettione allcuandogli nel- le buone lettere, ne buoni co$tumi, & ne gli honorati e$erci- tii, o della guerra, ò di quale altra co$a $i voglia, perche adun que ci dobbiamo noi merauigliare che la donna piu perfet- ta dell'huomo, de$ideri l'huomo men perfetto, per renderlo piu perfetto <*>$e molte altre co$e il fanno? anzi l'huomo $te$$o in que$to mede$imo modo de$idera i figliuoli, come noi hor' hora diceuamo? <p>CASSAND. Per amor' d'Iddio v$cite vna volta di que$te materie, e di que$te forme, & parlate di modo, che $ia te inte$o. <p>LIONO. Egli è tempo piu to$to di por' fine homai à que$ti ragionamenti, & cõ que$ta vltima ragione, laqual'voi prende$te dal fine, finire i no$tri di$cor$i. <p>FILOG. Io ho anche tanto da dire, che vi traterrei pa recchie altre giornate, $empre con nuoue ragioni inalzando la perfettion' grande delle Donne: ma ogni bel giuoco rin- cre$ce, però con voi mi accordo, à finirla homal. <p>LION. Anche que$te altre Donne hanno à ba$tanza in te$o, che noi $iamo da piu di voi, per que$to $i contenteran- no di por fine à que$ta tela. <p>FILOG. E come poteuo io non lo vi dimo$trare, e$$en do la bellezza vo$tra la $cala, che ci conduce al Cielo, è ci vni$ce con Dio dalla cui merauiglio$a bonta, voi fo$te crea- te di tutte le perfettioni, che egli haueua raccolte nel cuor' dell'huomo, accioche voi arrichite della riccha, e bella ima- gine diuina, quale Iddio haueua piantata nel cuor' dell'huo- mo, re$ta$te di lui $ignore: riceue$te della man' d'Iddio vn' corpo delicato, e molle, proprio di chiunque na$ce natural- mente libero, e all'huomo ne la$cia$te vn'altro a$pro, e ruui- do, proprio di coloro, che na$cono naturalmente $erui, $em- pre vi $tate con la volunta vnita allo Amore, Iddio degli al- <pb n=133> tri Dei: a cui gli huomini, quanto voi, non $i aco$tano; però piu ageuolmente, e piu con$tantemente amate de gli huomi ni: in que$ta, come in tutte le altre co$e, $coprendo la $mi$u- rata vo$tra perfettione: viui raggi amoro$i e$con fuora de vo $tri occhi diuini: & il viuo colore del vo$tro bel vi$o, è il fuo co, onde Amore piglia le fiamme; con cui egli arde i petti de gli amanti: Voi, voi dico (o vaghe, e belle Donne) $iete l'ulti- mo fine dell'huomo, la perfetta quiete $ua, & lo $tabile $uo ripo$o. Et non è co$a vile lo e$$er' $eruo di per$one di tanto alto valore, di quanto voi altre (Gratio$e & belle Donne) $iete: anzi perfettion'grandi$sima: per che il $eruire chiunq; merita d'e$$er'$eruito, quanto voi meritate, recha honore, e gloria à chiunque $erue: Anzi e$$endo noi nati naturalmen te $erui delle Donne, mancheremmo dallo e$$ere huomini, $e da que$to $eruigio à noi per natura douuto; manca$simo: come Lione non è quel'che non rugghia, Ceruo, quel che non corre, & Aquila, quella, che non mira il Sole, e$$endo que$te le proprieta naturali di que$ti animali: co$i noi, huo- mini non $aremmo, $e à Donne non $erui$simo: da che con que$ta proprieta $iamo $tati creati da Dio, & dalla natura per cio prodotti. <p>LION. Ba$ta in fin'qui noi $iamo per$ua$e, à pieno (M. Telifilo) e $arà bene, che noi ce ne andiamo, à $pa$$o per lo giardino homai, che il caldo, è pa$$ato, & quiui ci trattenia- mo a$pettando l'hora della cena: intanto la no$tra Illu$tri$si- ma Signora dourà anche ella, la$ciar$i vedere, e noi ci $tare- mo quiui pre$te per $eruirla. <p>FILOG. Facci$i quanto vi piace. <p>LION. Ecco vno de paggi, ilquale ci chiama, la no$tra Illu$tri$sima Signora e$ce fuora, andianne tutti à tenerle cõ- pagnia. <p>FILOG. Andianne. <C>IL FINE.</C> <pb> <FIG> <C>Regi$tro.</C> <C>ABCDEfGHIKLMNOPQ.</C> <C><I>Tutti $ono duerni, eccetto A che è terno, & f G che è tutto vn duerno.</I></C> <C>Stampato in Lucca, per Vincenzo Busdragho, l'anno. MDLXI.</C>