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<pb>
<FIG>
<CAP>DIALOGO DEL
FLVSSO E REFLVSSO
DEL MARE D'ALSE
<R>FORO TALASCOPIO.
 CON VN</R>
Ragionamento di Telifilo, Filogenio
della perfettione delle Donne.
<R>A gli Illu$tri$simi Signori, Il Signor Al-
berigo Cibo Male$pina, Marche$e di
Ma$$a, Signor di Carrara, Con-
te di Ferentillo, e Ciam-
berlano di $ua Mae-
$ta Cath.</R>
<R>E la Signora Donna I $abetta della Ro-
uere, $ua Con$orte.</R></CAP>
<CAP>In Lucca per il Bus-
dragho. MDLXI.</CAP>
<pb>
<C>ALLO ECCELLENTISSIMO, ET
ILLVSTRISSIMO SIGNORE IL S.
ALBERIGO CIBO MALESPINA
<R>MARCHESE DI MASSA</R></C>
<C>Signor di Carrara Conte di Ferentillo, &amp;
Ciamberlano di Sua M. Cath.</C>
<C><R>Vincenzo Bu$dragho. D. S.</R></C>
<p>MOLTI giorni $ono mi peruenero alle
mani per mezzo del molto Magnifico,
&amp; dotti$simo M Girolamo Ghirlanda.
il Dialogo del flu$so, &amp; del riflu$so del
Mare, &amp; vn ragionamento della perfet
tione delle Donne, daliste&szlig;o Autore intitolati, &amp;
dedicati a vostra Illustri$sima Signoria. Iquali
hauendo con quella maggior diligenza, che in co$a
tale v$are $i puo, stampati: buon pezzo ho fra me
ste$so con$iderato a chi doue$si donare quella pocha
di fatica, che posta haueua in stamparli: mi ri$ol$i
finalmente che a vostra Illustri&szlig;ima Signoria piu
che ad ogni altro cio $i conueni$se per due cagioni
principali: vna per hauere l'Autore iste$so cio fat
to, dalla volonta del quale di partirmi, non mi pare
ua in tutto conueneuole: L'altra a$sai piu della gia
detta potente, l'obligo infinito che io tengo con U.
Illustr. Signoria per le molte corte$ie, &amp; amoreuo-
lezze $ue ver$o me. Accetti adunque U. S. Illu
stri$sima questo picciolo $egno della gratitudine,
&amp; pronta voglia dell'animo mio con quella pron-
<pb>
tezza, &amp; lieta fronte con laquale ha riceuute l'al-
tre nostre co$arelle, tenendo quella per certo, che
per $odisfare in parte al debito mio non $ia per la$-
$are da parte alcuna piu honorata occa$ione,
&amp; con questo facendo fine humilmente
le bacio l'honorate mani. Di
Lucca il di. x. Ferraio.
<C>MDLXI.</C>
<pb n=1>
<C>AL MOLTO MAGNIFICO M. GI-
ROLAMO BORRO, SOMMO PHILOSO
PHO MEDICO ECCELLENTISSIMO</C>
<C>e lettor ordinario di Philo$ophia nello
$tudio di Pi$a.</C>
<C><R>Girolamo Ghirlanda. D. S.</R></C>
<p>IO temo Eccellenti&szlig;imo Signor mio, che n&otilde; m'in
teruengha appo di voi quel, che d'vno huomo
importuno, e fa$tidio$o di$$e Marco Tullio nel $e
condo libro del $uo Oratore; cio&egrave;, &ograve; ragazzo, $cac
cia quelle mo$che. Percioche hauendo io opera
to, che i vostri Dialogi del flu$$o, e reflu$$o del
mare, dell'innondazione del Nilo, e della perfezzione del-
le Donne, vegghin' in luce $anza vo$tra licenza; Anzi con
tro ogni voler vostro; $i come colui ne haueuate pregato,
a cui ne feste gia dono: So che me ne vorrete male, &amp; mi
terrete per quello importuno di Cicerone, a$$omigliato alle
mo$che. Voglio che in questo ca$o vi diate pace: perche, $e
bene i detti Dialogi non $ono latini, e nella lingua Cicero-
niana; nellaqual $anza dubbio $iete piu atto a $criuere, che nel
la volgare; $i fatta familiarit&agrave; hauete con e$$o lei: non per que
sto douete ripigliarmene: Concio $ia che nella bella lingua, nella
qual $ono hora $critti, piaceranno co$i &agrave; i letterati, come a i giu
dizio$i non letterati: Doue $e gli haueste $critti latini, a latini
$olo $ariano piaciuto: Ecco che ho in que$ta parte giouato a
piu per$one: e'l bene, quanto &egrave; piu comunicato, $apete e$$er mag
gior bene; come confe$$ate voi philo$ophi, ed anco i Christiani-
e per che non volete voi, che delle co$e buone e belle, ogn'huomo
(doue $i po$$a) ne goda? Oltre &agrave; ci&ograve; $o io molto bene, che $iete in
acconcio difar to$to veder al mondo, qu&atilde;to minutamente hab-
biate fatto anotomia d'Aristotile, e di Platone, e l'hareste fat-
to buona pezza f&agrave;, $e i continoui studi delle cotidiane lezzioni
<pb n=2>
in cote$to $tudio, non ve lhaue$$ero interdetto. Et questo fia,
quando darete in luce quella vostra opera de $ub$tantia orbis,
$ubbietto appunto del vo$tro alto intelletto: E vi $i aggiugne
questo altre$i; che l'hauete composto in lingua latini&szlig;ima, o vo
gliate dir Ciceroniana: co$a da ne$$uni, o da pochi, ch'io $appia,
$ino a qui tentata, non che fatta &amp; io per me mal mi $o per$ua-
dere, come habbiate &agrave; i$primere certi vocaboli philo$ophici, mo
stranti la loro energia; $e non con lunga e tedio$a circonlocu-
zione: come $aria, per grazia d'e$empio, a dire: Il$ubietto della
tra$mutazione $ostanziale e$$er ente in potenza formalmente
concomitantemente, e'l $ubietto della tra$mutazione acciden-
tale e$$er in atto concomitantemente, ed in potenza formalm&etilde;-
te: Materia prima, e materia in potenza $econdo il dimidio del
quale: e molti altri $imili: iquali latinamente mal $i po$$ono (al
mio giudizio) formare. Tuttauia $o quanto valete; perche ho
veduto far lunga i$perienza di voi fra gran letterati: ed io in
qualche particella me ne ho voluto chiarire: ed ho veduto, che
per co$a i$trauagante ch'io &amp; altri habbia propostaui ci haue-
te $i fattamente ri$oluti; che bene appar manife$to, che ne fatti
operiate quello, che di s&egrave; in parole promettena Gorgia leonti-
no: ilquale $i offeriua $ciogliere ogni dubbio. Or di grazia non in
dugiate piu a m&atilde;dar fuori tal libro, da tutti i letterati, che han
no di ci&ograve; contezza, bramato $opra modo: e nel qual ritrarranno
$omma $odisfazzione, $i per l'altezza del $ubietto, che &egrave; il Cie
lo; come per l'utilit&agrave;; concio$ia che in s&egrave; c&otilde;tenga in genere tue
ta la Philo$ophia naturale, ed in $pezie l'utilit&agrave; ch'&egrave; nel libro
del Cielo e del mondo d'Ari$tot. E nel qual attendo di vedor c&otilde;
quanta destrezza d'ingegno concilierete in molte co$e, doue il
bi$ogno lo richegga; e due grandi Arist. e Plat. Laqual co$a n&otilde;
cono$co al pre$ente altri poter fare, ch'eglino iste&szlig;i, $e ci viue$
$ero, o'l Borro; che di tutti due n'ha fatto (come s'&egrave; detto) anoto
mia. E vi prote$to che $e iudugiate molto piu a la$ciarlo correr'
per le mani de letterati; che fate lor torto e$pre$$o: percioche
de doni &agrave; voi c&otilde;ceduti da Dio, e c&otilde; la vo$tra indu$tria ampliati,
ne douete altrui far partecipe, e ma&szlig;imamente giouando loro,
<pb n=3>
come cono$co douergli giouare il detto libro. e $e mi veni$$e
alle mani frattanto come hanno fatto i vo$tri Dialogi; di lui al
trettanto farei, quanto ho fatto di loro; e me ne riputerei de-
gno di mercede. Veggendo adunque voi, ch'io a mio maggior po
tere procuro di giouar altrui; non vi hauete a rammarica-
re, ch'io habbia dato alle $tampe i vo$tri Dialogi, come di
me vi $iete costi rammaricato con mio figliuolo: e douete
anco $apere, che le parti mie, e di cia$cuno, amante l'utilit&agrave;
del pro&szlig;imo, &egrave; di giouar a quanti $i pu&ograve;, $enza hauer riguardo
di di$piacere ad vn $olo; almeno quando non glie ne ri$ulti ne
danno, ne vergogna; come &egrave; in que$to ca$o: Ancor ch'io m'inge-
gni di rimanerui in grazia; laqual $o che m'hauete donata (la
merc&egrave; vostra) vn pezzo f&agrave;; e nellaquale cono$cendo voi in que
$ta parte il candor dell'animo mio; vi contenterete mant<*>r-
mi. Laqual co$a vi priego fare. Aggiugnendo, che fra poco man
der&ograve; co$t&agrave; vn mio figliuolo, minore di quel, che v'&egrave;; $ol perche
appari $otto la vo$tra di$ciplina, Philo$ophica. E $anza
pi&ugrave; dire, mi vi raccomando, &amp; offero. Di Car-
rara il di dell'Epifania. <R>1560.</R>
<pb n=5>
<C><R>A GLI ILLVSRISSIMI SIGNORI IL SIG.
ALBERIGO CIBO MALESPINA MARCHESE</R></C>
<C><R>di Ma$$a, Signor di Carrara, Conted Ferentillo,
e Ciamberlano di $ua M. Cath. &egrave; la Signora
Donna I$abetta dalla Rouere,
$ua Con$orte.</R></C>
<C>ALSEFORO TALASCOPIO D. S.</C>
<p><R>LA materia del Flu$$o, e del Reflu$$o del Mare
dal dotto Ghirlanda propo$tami, per tratteni-
mento d'ammendue le Signorie Vo$tre Illu-
$tri$sime &egrave; $tata tenuta $empre difficile per $e
$te$$a da tutti i Filo$ofi del mondo, &amp; in que$to
tempo difficili$sima &egrave; ella paruta &agrave; me: ilquale
dal di in qua, che elle mi comandarono, che io ne mette$si in
carta tutto quello, che $e ne era di$cor$o all'improui$o, $ono
$tato impedito non $olo dalle publiche lettioni; ma anche da
infiniti altri miei particolari trauagli: ogni vno de quali $a-
rebbe $tato ba$tante &agrave; tormi la voglia, e le forze dello $criue
re: quanto piu e$$endo$ene raccolti molti in$ieme $opra la
per$ona mia: che da certi tempi in qua &egrave; $tata, come vn berza
glio della fortuna: la quale par' che ad altro non habbia hauu
to l'occh&igrave;o, che &agrave; tirarui dentro: per&ograve; le $ignorie vo$tre Iilu-
$tri$sime non $i merauiglino, $e io non ho obedito, &acirc; loro co
mandamenti con quella dottrina, che la materia haurebbe ri
chie$to, e che elle haurebbero a$pettato, e meritato, &amp; che io
haurei voluto, e douuto, anzi merauiglin$i piu to$to, che c&otilde;
tanti impedimenti io habbia potuto far quel poco, che io ho
fatto. &amp; di tutto quel di buono, che $ar&agrave; in que$to Dialogo
($e pur' nulla ve ne $ar&agrave;) dianne l'honore a comandamenti lo
ro: iquali hanno hauuto forza di farmi $criuere quello, che
io da me $te$$o non haurei potuto pen$are, non che $criuere:
&amp; re$tino per$ua$e, che $e altra volta, con maggior'quiete d'a
nimo, e di corpo, elle $i degneranno comandarmi, $aranno</R>
<pb n=6>
<R>da me $eruite a$$ai meglio. Intanto c&otilde; quella mede$ima corte
$ia, che elle mi com&atilde;darono, degnin$i anche accettar il piccol
dono, che la ba$$ezza mia hoggi porge alla altezza loro: &amp; &agrave;
miglior comodit&agrave; a$pettine de maggiori, e de migliori. Io in
que$to mentre re$tandomi apparecchiato &agrave; far loro tutti
que $eruigi, che per me $i potranno, humili$si-
mamente bacio loro l'hono rata
mano.</R>
<C>DEL NOZZOLINO ALL'ILLU.
STRISSIMO S. MARCHESE
DI MASSA.</C>
DA vn nuouo Sol, che pi&ugrave; dell'altro luce.<lb>
Che a rara alta virt&ugrave; gli animi $corge,<lb>
Del cui bel lume chiaro $egno porge<lb>
Chiara Alba, e riga il Ciel con nuoua luce:<lb>
Uiua fiamma d'honor nel cor riluce,<lb>
Onde vn nuouo di$io nell'alma $orge<lb>
D'alzar$i ratta al Ciel; che ben s'accorge;<lb>
C'hauer vn qu&agrave; non pu&ograve; piu altero Duce.<lb>
Gentilezza regale, alto valore,<lb>
Nobilt&agrave; vera, inuitta corte$ia<lb>
Sono i be' raggi, ond'ei mi $calda il core:<lb>
Ma chi quel dir&agrave; mai; che dentro cria<lb>
Con linterna virt&ugrave; del $uo splendore<lb>
Dolce Cibo $oaue all'alma mia?<lb>
<pb n=7>
<C>DEL MEDESIMO ALLA ILLU.
STRISSIMA SIGNORA MAR
CHESANA DI MASSA.</C>
ARbore altiero; onde distilla e pioue;<lb>
Merc&egrave; del $ommo Gioue; a cui $acrato<lb>
Sei, liquor dolce e grato;<lb>
Ch'ogni alma a ben oprar gustando muoue<lb>
Soura i be' ramituoi dolce $i coglie<lb>
Quel precio$o e raro<lb>
Cibo $oaue e caro;<lb>
Che gli amici del ciel $ostiene in vita:<lb>
Sotto l'ombra gentil de le tue foglie,<lb>
In cui $i fermo nido<lb>
Posto ha bontate, ognhor $ecuri e lieti<lb>
Philo$ophi e Poeti<lb>
Lodan' cantando tua virt&ugrave; infinita:<lb>
Ond'io che di lontano vdito ho'l grido<lb>
(Se fia talhor gradita<lb>
Lhumil voce da te d'un $eruo fido)<lb>
Dir&ograve; in$teme con lor; Pianta felice<lb>
Che $ol na$ce ogni ben da tuaradice.<lb>
<pb>
<C><R>Errori fatti $tampando, $i corregono in que$to modo.</R></C>
<p><R>A fac. 17. doue $i legge, ha il nome, leggi, ha pre$o il nome, &agrave;. 19. $enza mu-
tatione; $enza mouimento, e $enza mutatione. &agrave;. 23. de la $tate, a la $tate, &agrave;. 23.
nuoua luna, nuoua luna smagrano. &agrave;. 27. la nolte, la notte, &agrave;. 31. alla ateratione
alla alteratione. &agrave;. 39. quello, quelle. &agrave;. 49. Oer$ico, Per$ico. &agrave;. 55. del reflu$$o,
del flu$$o, &amp; del riflu$$o. &agrave;. 59. conuetita, conuertita, &agrave;. 59. entra, entrata, &agrave;. <*>.
&agrave; poco leggi, &agrave; poco &agrave; poco, &agrave;. 94. vili, vili $imili &agrave;. 95. vn te$timonio, vn $e-
gno &amp; vn te$timonio. a. 98. honorato hornato. a. 110. nel gouerno, nel gouer
nare, &agrave;. 110. po$o, pe$o. a. 126. violento $i ripo$a, violento, ma $i ripo$a. a. 129.
argumento, argumentando.</R>
<pb n=9>
<C>DIALOGO DEL FLUSSO
E REFLVSSO DEL MARE
D'ALSEFORO TALASCOPIO,
<R>A GLI ILLVSTRISSIMI
SIGNORI</R></C>
<C><R>IL SIGNOR ALBERIGO CIBO MALESP.
Marche$e di Ma$$a, Signor di Carrara, Conte di Fe-
rentillo, e Ciamberlano di $ua Mae. Cath.
e la Signora Donna I$abetta
dalla Rouere, $ua
Con$orte.</R></C>
<C>NOZZOLINO, TALASCOPIO.</C>
<p>IO Mi credetti (il mio Me$$ere Al$eforo) che
voi haueste pre$o altro camino, quando io vi vi
di pa$$ar l'ultimo terminodella vo$tra tornata:
il che allegrezza, &amp; dolore in vn tempo mede
$imo mi recaua: l'allegrezza na$ceua, mentre
io pen$aua ci&ograve; douerui e$$ere accaduto per co-
modo vostro: ilquale &agrave; me, che vi amo quanto me $te$$o, $em-
pre piacque, &amp; piacer&agrave; $empre. Il dolor na$ceua dal con$ide-
rare, che a$$ai piu, che io non haurei voluto, &ograve; douuto, mi con-
ueniua re$tar $enza voi; ilquale &agrave; me con la vo$tra pre$enza
$olete dare infinita contentezza.
<p>TAL. La mia tornata &egrave; stata tarda; perche la infinita cor
te$ia dello Illu$tri&szlig;imo Signore Alberigo, &amp; della Illustri&szlig;i-
ma I$abetta non men degna di lui, che egli $i $ia degno di lei;
infino ad hora mi ha trattenuto: ne mi &egrave; $tato po&szlig;ibile gia
mai impetrar licenza, quantunque io molte volte efficaci&szlig;i-
mamente lhabbia chiesta, e vidico, che $e la nece&szlig;it&agrave; non mi
haue$$e sforzato al partirmi, io in quella cotanto honora-
<pb n=10>
ta, &amp; Illu$tre Corte mi $arei restato tutta $tate: per che am-
mendue que Signori Illustri&szlig;imi qua$i me ne sforzauano;
il bel pae$e, l'aria perfetta, la bella Terra di Carrara, le ho-
norate e comode habitationi, le piaceuoli&szlig;ime ville, le dol-
ci&szlig;ime conuer$ationi di que Gentil'huomini, l'hone$ti&szlig;ime
accoglienze di quelle Gentil'donne, che $eguitano la Signora
Marche$a Illustri&szlig;ima, la dotta compagnia del virtuo$i&szlig;i-
mo Ghirlanda; e i dotti&szlig;imi ragionamenti, che le ricche e
copio$e viuande mattina e $era &agrave; Tauola condiuano, $i mi
piaceuano; che io $enza dubbio ne$$uno mi ci $arei fermato
ma la nece&szlig;it&agrave; di trouarmi pre$to in Firenze, ha potuto que-
sta volta piu ella $ola, che non hanno potuto tutte le altre
co$e di $opra racconte: Se la pre$enza mia inuerit&agrave; vi pia-
ce, quanto voi dite; io me ne tengo di buono: perche il pia-
cere, &agrave; chiunque piace, &agrave; buoni, &agrave; quali voi piacete, &amp; &agrave; chiun
que ha ottimo giuditio, qual voi hauete; &egrave; pur a$$ai: Ma $ia-
mi io, come io mi voglia; che io tutto $on vostro: per&ograve; quan-
to io piu vole&szlig;i, per voi tanto meglio $arebbe: per che haure-
$te vno amico, del cui molto valore ($e egli molto fo$$e)
voi &agrave; vostra po$ta vi potreste valere: Che egli vi piace&szlig;ino
&amp; vi piacino i comodi miei; e vi di$piace$$e il douer re$tare
$enza me, piu lungo tempo, che voi n&otilde; haure$te voluto, aman
domi, quanto mi amate; vi credo, mentre che io dal mio mi$u
ro l'animo vostro; &agrave; me $empre furono e $aranno care le vo-
$tre comodit&agrave;, e di$cara l'a$$enza vostra; per&ograve; douendomi io
infra due giorni partire di Pi$a per la volta di Firenze; la lon
tananza dell'uno, e dell'altro di noi, ad ammendue porter&agrave;
vgual di$piacere; ilquale non di meno $i dour&agrave; temprare con
la ragione, e col douere delle amicitie comune; laquale richie
de da l'uno, &amp; da l'altro di no i, che alla giornata a quel $i at-
tenda, che l'occa$ione de tempi ne porge.
<p>NOZ. La corte$ia d'amendue quei Signori Illu$tri&szlig;imi, e le
altre co$e da voi pur hora racconte, non mi $ono nuoue, hauen
done io altre volte vdito quello, che a gli orecchi di tutto il
Mondo la buona Fama ne porta: ma del condimento delle vo-
<pb n=11>
stre viuande non ho io gia mai vdito piu di quello, che voi ho
ra detto ne hauete: piacciaui adunque $piegarmi meglio il fo-
glio, et minutam&etilde;te dirmi di che ragiona$te, e $e con ordine, &ograve;
pur $econdo che il ca$o e la Fortuna occa$ione porgeuano, hora
in questa, &amp; hora in quella materia entrando di$correuate.
<p>TAL. Il pe$o, che voi (M. Giu$eppe) hoggi alle mie deboli $pal
le ponete, &egrave; a$$ai piu graue, che io n&otilde; po$$o portare: con cio $ia,
che in $ei giorni, che io quiui mi $ono trattenuto; di qua$i infi
nite co$e l&utilde;ghe a raccontarui, $i &egrave; egli ragionato dodici volt e:
come $arebbe, &agrave; dire: $e gli elementi ne loro proprii luoghi $o
no, o graui, o leggieri; come fuora de loro proprii luoghi graui
e leggieri e$$ere $i veggono: e ca$o, che l'Aria, &amp; l'Acqua hab
bino alcuna grauit&agrave; ne loro proprii luoghi, come tal uoltaegli
$i pare, che alcuni Filo$ofi habbino creduto; donde na$ce, che
noi, e gli vccelli; &agrave; quali $opra$ta il gr&atilde;di&szlig;imo pe$o dell' Aria;
nol $entiamo; come anche, i Pe$ci il gran Pe$o dell' Acqua n&otilde;
$entono? Donde auiene, che vn mattone ben cotto, a$$ai piu
pe$a, che non f&agrave; vn crudo; Che vuole egli dire, che vn pezzo
di legno nell' Aria, al ba$$o piu velocemente $cende d'un pez-
zo di Piombo; nell'Acqua poi il Piombo de$cende, e il legno
nel mezzo d'ammendue questi elementi $i ferma $otto l'Aria,
e $opra l'Acqua notando? Ragionammo del modo, colquale la
calamita tira il Ferro, l'Ambra e'l Diamante ben forbiti tira-
no le paglie, e'l Ro$po la Dondola, e la bocca del Pe$ce Ierace
tira l'oro. Ragionammo delle Commete, della via Lattea, del
lo Arco Baleno, della generatione di venti, del Sal$o $apor del
Mare, della natura d'alcuni mo$tri Marini, e di quella d'alcuni
altri animali Terreni. Fauellammo dello ordinati&szlig;imo Flu$$o
&amp; Reflu$$o del Mare, e di ben mille altre co$e, lequali, &agrave; me ho-
ra non $ouuengono: e ne di$putammo con ordine tale, dal Si-
gnor Marche$e Illustri&szlig;imo po$to; che il Dotto Ghirlanda ca-
rico haue$$e di proporre alcuni dubbii mattina e $era a $uo
beneplacito; $opra quali poi $i di$corre$$e all'improui$o.
<p>Questi allo impo$to pe$o tanto bene $odisfece, che io restai af-
fettionati&szlig;imo alla $ua rara virt&ugrave;: e mi $arei contentato ha
<pb n=12>
uere io $odisfatto al carico mio, come egli $odisfece al $uo:
Tengo certo, che $e voi lo haue$te vdito, di lui &amp; del molto $a-
pere $uo haureste fatto quel mede$imo giuditio, che ne feci io,
che lo vdii, e bene gu$tai i $uoi Dotti di$cor$i: e $e voi quiui in
nostra c&otilde;pagnia vifoste trouato con la vo$tra dottrina, haure
ste aggiunto quella perfettione a nostri ragionamenti, che $en
za voi ci mancaua: oltra che $are$te $tato compagno de no$tri
honorati piaceri.
<p>NOZ. La$ciamo star da parte quel, che io con la mia pre-
$enza, o di bene, o di male haue&szlig;i potuto aggiugnere, &agrave; vo-
$tri di$cor$i: basta, che io haurei hauuto caro e$$ermiui ri-
trouato per molti ri$petti; e per quelli, che voi pur' hora
raccontati hauete, e perche io non mi $ono chiarito gia mai
delle cagioni di que$to Flu$$o e Reflu$$o del Mare: di che (co-
me io mi credo) quiui a pieno mi $arei chiarito: ma da che io
non vi $ono $tato pre$ente, e da che egli hora non $i legge nel
le publiche Scuole, ne &egrave; tempo d'u$cir fuora di ca$a, a questo
gran caldo, quando egli vi piaccia di dirmi quello, che voi ne
$entite, io vene haur&ograve; quel molto obligo, che io debbo per ci&ograve;.
<p>TAL. Volentieri vi $odisfar&ograve; io in questo; ma con due
leggi; la prima &egrave;, che voi; doue le Demo$trationi certe non $i
truouano; vi contentiate di quelle, che ra$$omigliano il vero,
$enza a$pettarne delle migliori: &amp; $e pure ne vorrete delle piu
efficaci, che non $aranno le mie, da voi ste$$o le vi trouiate; che
io per me ingenuamente vi confe$$o, da altri non ne hauere per
anche imparate, e non ne hauere da me ste$$o ritrouate di quel
le, che mi fini$cano di $odisfare, a pieno: Se voi direte co$a, del-
la quale l'animo mio $i appaghi, io da voi la imparer&ograve; volentie
ri, e ve ne rester&ograve; con obligatione maggiore, che voi for$e non
vi pen$ate. La $econda Legge &egrave;, che voi mi $cu$iate, $e io; il
quale non le&szlig;i gia mai a miei di libri Tho$cani, me$coler&ograve; ra-
gionando alcune di quelle parole, che non $aranno molto al pe
$o; &amp; le andr&ograve; amma$$ando, come io le trouerr&ograve;, $enza ne$$uno
artificio, e come a me le in$egn&ograve; la mia Balia, mentre che io ero
anche fanciullo, e volgarmente fauellando come a punto $i fa-
<pb n=13>
uella nella mia patria da chiunque quiui nato, vi $i alleua, of-
fender&ograve; le vostre Dotte e ben purgate orecchie, v$ate $olo ad
vdire co$e dette con $omma politezza e leggiadria.
<p>NOZ. Io non accetto la prima legge, perche egli non ha pun
to del veri$imile, che lo $colare piu vaglia, che non vale il $uo
mae$tro; Se voi adunque tanto oltre n&otilde; vedete, che basti, come
credete, che io; il quale ho la vi$ta dello ingegno piu corta di
voi; l&agrave; arriui, doue voi non hauete potuto arriuare? e tanto
meno douete a$pettar da me co$a, che vi appaghi d'intorno, a
ci&ograve;, quanto io nel principio vi di&szlig;i re$tarci confu$o. Quanto
alla $econda legge; io, che dome$ticamente vi cono$co a pieno,
confe$$o e$$er vero, che voi non hauete per v$anza di leggere
libri volgari; anzi in cambio di pa$$arui certe hore fa$tidio$e
del caldo del mezzo giorno, o con Dante, o col Petrarca, o col
Boccaccio; le vi pa$$ate con Cicerone, con Ce$are, e con Teren-
tio, e con altri libri Latini: il che mi $ar&agrave; argomento da lodare
l'ingegno vo$tro; ilquale da $e $te$$o f&agrave; quello, che molti altri
non po$$ono con lo aiuto de libri; da quali nondimeno in que-
$ti graui&szlig;imi ragionamenti di Filo$ofia, voi non haure$te caua
to frutto ne$$uno, $e bene gli haue$te letti con diligenza; per-
che i nostri Padri Tho$cani, non curando le co$e graui, che $i
a$pettano alle Dottrine, tenner conto $olamente delle amoro-
$e: &amp; hora con nouellette, &amp; hora con rime $i dilettarono: be
ne vi ha di quelli, che vol$ero far proua dello ingegno loro nel
le $cienze; ma pochi $ono, e $enza fama in ci&ograve;: tal che il ra-
gionare co vocaboli loro, a$$ai piu strani, che non $ono quelli, i
quali voi dite hauere imparato dalla vostra Balia, $arebbe ope
ra perduta; Il migliore di tutti &egrave; Dante: la cui Dottrina, &agrave; voi
che $eguitate i greci; n&otilde; piacerebbe: perche egli di rado, e for$e
anche non mai, $i di$co$ta da quello, che ci ha la$ciato $critto S.
Toma$o, &agrave; quello, che io me ne intenda: per&ograve; men male $ar&agrave;,
che voi ricorriate alla vo$tra Balia per le parole; da cui voi
le imparaste tali, che egli non &egrave; niuno, che non le approui per
buone: &amp; al vo$tro Ari$totile, e Platone per la Dottrina: pe
r&ograve; la$ciando da parte queste cirimonie, $e eglivi piace, entrate
<pb n=14>
nel proposto ragionamento; il che ad ammendue pi&ugrave; dour&agrave; di-
lettare; quantunque la Mu$ica, che na$ce dalla lingua di chiun
que, oa torto, oa dritto loda $oglia e$$ere $oaui&szlig;ima.
<p>TAL. Certo voi dite bene, M. Giu$eppe; Per&ograve; la$ciando la
Mu$ica delle lode a gli huomini, che hanno la zucca vana, e
che $e ne dilettano, come di pa$tura proportionata al gu$to di
co$i fatto bestiame; entriamo nella di$puta, cotanto da voi de
$iderata: E perche meno il caldo ci offenda, pa&szlig;iamo nel mio
$tudio; ilqual come $apete, ha le finestre volte alla faccia di
maestro, onde a que$ti grandi&szlig;imi caldi $uole $pirar $pe$$o al-
quanto di vento. Iacopo nostro in tanto piglier&agrave; la ro$ta, e c&otilde;
l'arte $upplir&agrave; al difetto della natura, ca$o ch'ella vento non
i$piri. Incomincerommi anco da primi principii, poco o n&otilde; nul
la per hoggi curandomi delle leggi: lequali vogliono non $i do
uer incominciare piu alto, che $i bi$ogni: pur che voi; ilquale
da loro partir giamai non vi $olete, il mi perdoniate.
<p>NOZ. Oltre che la stanza dello $tudio vo$tro hauer&agrave; la com
modit&agrave; del fre$co, che voi dite; $ar&agrave; egli anco bene, che noi qui
ui ci intratteniamo, per e$$er pi&ugrave; fuor del romore, e de glialtri
impedimenti. Andianui adunque; &amp; incominciateui onde
piu vi piace; ch'io mi credo, che voi non po&szlig;iate errare parlan
do comunque egli $i $ia.
<p>TAL. Da che voi co$i volete co$i $i faccia. Vi douete
adunque rammentare, che'l mondo &egrave; vn $olo; tanto $econdo
la dottrina di Platone, quanto $econdo quella d'Ari$totile: e
quantunque altre $iano le ragioni di Platone, &amp; altre quelle
d'Ari$totile; amendue nondimeno, benche per diuer$o cami-
no, giungono al mede$imo fine. Ari$totile, ilqual entr&atilde;do nel
profondo pelago della Filo$ofia, e nauigando tutto que$to mare
$i stette $empre con la $ua barca vicino alla terra; benche egli
di tutto'l resto fauella$$e; non ne fauello $e non quanto egli ne
potette ragionare $enza di$costar$i dalla terra. Platone lo
vol$e $olcar tutto; ne di ci&ograve; contentando$i, a gui$a di leggiero
vccello, s'alz&ograve; $opra l'ale; e nell'aria $i $ostenne tanto, ch'egli
minutamente conobbe tutto'l mar di questa Filo$ofia, e tutte
<pb n=15>
le parti $ue. Volendo Platone prouare, che vn $olo era il mon
do, $i inalz&ograve; all'una natura dell' Architetto, e della Idea; e di$-
$e: Da che vn $olo &egrave; Iddio, Architetto ottimo, e da che vna
$ola &egrave; l'Idea del mondo; e bi$ogna dire, che anco vn $o-
lo $ia il mondo. Aristotile tanto credette, quanto egli hebbe
il pegno in mano. Per&ograve; volendo prouar questo mede$imo; n&otilde;
$i di$co$to molto da quello, che con $entimenti del corpo $i pu&ograve;
cono$cere: Que$ti veggendo, che la forma del mondo riempie-
ua tutta la $ua materia, ne fuor ne la$ciaua particella veruna,
quantunque piccola: Di qui raccol$e, che'l mondo fo$$e vn $o-
lo, e non pote$$er e$$ere piu mondi: come $e le $tatue non $i po-
te$$ono far d'altro, che di legno: &amp; vna $tatua $i ritroua$$e, $ot
to la cui forma fo$$er tutti ilegni; questa vna $tatua $i ritro-
uerebbe in tutto'l mondo; ne $arebbe po&szlig;ibile di ritrouarne
piu d'una: perche ad ogni artefice mancherebbe la materia, del
la quale $i pote$$e far vna nuoua $tatua: Co$i vn $olo &egrave; il mon-
do: perche $otto la $ua forma &egrave; $errata tutta la $ua materia;
ne $e ne troua punto di fuora: Per&ograve; i mondi non po$$ono e$$ere
ne due, ne pi&ugrave;: Anzi vn $ol mondo &egrave; quello, che $i ritroua.
<p>La qual ragione Aristotile accatt&ograve; da Platone; come molte
altre co$e. Ragione ad amendue questi Filo$ofi comune; non
per&ograve; co$i minutamente di$te$a: ma da loro propri fondamenti
cauata, a prouar ch'un $olo $ia il mondo: e ch'egli &egrave; perfetti&szlig;i
mo: &amp; &egrave; tanta la $ua perfettione, ch'un'altra non $e ne pu&ograve; tro
uar ne maggiore, ne pari; abbracciando il mondo in $e ste$$o
tutto quello, che &egrave; di buono e di bello. Egli ra$$omiglia vn cor
po compo$to di due e$treme $uperficie: l'una dellequali &egrave; alta,
e l'altra &egrave; ba$$a. L'alta e$tremit&agrave; del mondo &egrave; il $eggio real
d'Iddio: la ba$$a &egrave; il luogo della prima materia, imperfetti&szlig;i-
ma piu di tutte l'altre co$e: Fra que$te due e$treme parti $ono
l'anime de corpi cele$ti, e lo iste$$o Cielo: ci $ono i quattro ele
menti, e tutto'l rimanente delle co$e compo$te; come $ono i mi
nerali, le piante, e gli animali: l'huomo $i $t&agrave; nel mezzo delle
co$e eterne, e delle mortali: &amp; &egrave; come vn giunco, che in$ieme
lega le parti di questo mondo: concio$ia ch'egli ha l'intelletto
<pb n=16>
immortale; come immortali $ono gli altri intelletti, che muo
uono i corpi celesti: Ha il $en$o, e'l corpo mortale; come mor
tali $ono tutte l'atlre anime, e tutti gli altri corpi, da i cele$ti
infuora. Que$to belli&szlig;imo ordine di tutte le parti del mondo
non ha paragone, ne lo pu&ograve; hauere: &amp; in que$to $ta&szlig;i la per-
fettione iste$$a del mondo. Questa &egrave; la bella Venere de gli an
tichi Poeti; cio&egrave;, vna proportione ottimamente mi$urata di
tutte le parti fra di loro, e co'l tutto; da altri chiamata Venu
st&agrave;. Adunque un $olo &egrave; il mondo: perche quello che &egrave; perfet
ti&szlig;imo, non pu&ograve; e$$ere, $e non vn $olo: e $e fo$$ero due le co$e
perfetti&szlig;ime; forza $arebbe, che l'una delle due fo$$e o pi&ugrave;, o
men perfetta dell'altra: Altrimente $arebbe l'uno quel, che
l'altro: co$i non $arebbono piu, ma vno: concio$ia che la per-
fettione di tutte le co$e, na$ca dall'e$$enza loro; come lhuma-
na perfettione na$ce dall'e$$enza humana: $e co$i &egrave;; doue &egrave; la
mede$ima perfettione, quiui &egrave; la mede$ima e$$enza e natura:
e doue &egrave; l'e$$enza e la natura diuer$a, quiui bi$ogna che $ia la
perfettione diuer$a; e la perfettione mede$ima, doue &egrave; la natu
ra e l'e$$enza mede$ima. Or $e noi dichiamo, che due $ono
i mondi; amendue $aranno ripieni della mede$ima perfettio-
ne, dell'iste$$a natura, e dell'i$te$$a e$$enza. Adunque i mondi
non $ono due: ma quelli che noi dianzi dicemmo e$$er due, $o-
no vn $olo.
<p>NOZ. Voi hauete pre$o vn principio tant'alto, e vi $iete
incominciato tanto di lontano; ch'io non $o come voi potrete
far si; che tutto $erua alla dichiaratione del flu$$o e reflu$$o
del mare.
<p>TAL. Io mi $cu$ai con voi, come colui che ben vedeua me-
ritar qualche bia$imo, incominciandomi tant'alto: voi ($e ben
vi rammentate) me ne deste licenza; &amp; io la mi pre$i mol-
to volentieri, con e$$a entrando in questo lontano principio:
ilqual per&ograve; (come voi vedrete) $eruir&agrave; tanto bene alla pro-
po$ta qui$tione; che voi ve ne contenterete.
<p>NOZ. Se co$i &egrave;, $eguitate il vostro ragionamento.
<p>TAL. Questo vno mondo vniuer$ale ha le $ue parti: lequa
<pb n=17>
li anch'elle $i chiamano mondi: perche in ogn'una di loro &egrave; il
$uo proportionato ornamento; dalquale il mondo $i ha il nome.
<p>Tre $ono questi mondi. Il primo $i chiama mondo intelligibi
le: Il $econdo $i chiama Cel&edot;ste: e'l terzo elementare. Il mon-
do intelligibile &egrave; vna moltitudine di tutte l'Idee de due mondi
inferiori nella mente diuina: laqual mente diuina addoperando
con arte e con intelletto nel produrre i due mondi inferiori, ha
prima in $e la forma loro: come vn' Architetto ha nell'anima
$ua vna $imilitudine dell'edificio da fabricar$i: nellaqual $em-
pre riguardando, come ad vno e$$empio riguardano i fanciulli;
che imparano a $criuere; l'Architetto produce l'opera $ua.
Questa tal $imilitudine (come voi molto ben $apete) chiama-
no i Platonici Filo$ofi, Idea &amp; e$emplare: &egrave; vogliono che l'e$$e-
re dello edificio nella mente dell' Architetto, $ia molto piu per-
fetto, ch'egli n&otilde; &egrave; in $e $te$$o; cio&egrave;, nelle pietre e nella muraglia.
Quel primo e$$ere chiamano intelligibile: l'altro chiamano e$-
$er $en$ibile: co$i $e vno artefice edifica vna ca$a, diranno e$$er
due ca$e; vna intelligibile nella mente dell'artefice: l'altra $en
$ibile dall'artefice compo$ta o di marmi, o di mattoni, o d'altra
materia: nellaqual ca$a $en$ibile l'artefice il piu ch'egli pu&ograve;,
s'ingegna d'imitare la ca$a intelligibile, nella mente $ua molto
prima fabricata. Ora e$$endo Iddio artefice perfetti&szlig;imo, &amp;
hauendo egli fabricato questi altri due mondi inferiori (come
$i dir&agrave; hor hora) ragioneuol co$a &egrave;, ch'egli n'habbia hauuto pri
ma nella $ua mente vna vniuer$ale Idea, $econdo la cui $imili-
tudine questi due mondi $iano stati prodotti: Altrimente gli
Architetti humani $arebbono piu perfetti d'Iddio, e le fabriche
humane $arebbono piu belle delle diuine, $e gli huomini nel fa-
bricare i palagi, e i tempii, e gli altri edifici nelle lor menti pri-
ma, che all'impre$a $i mette$$ero, vna spiritual fabrica compo-
ne$$ero; laqual fo&szlig;e loro, come vna regola dell'edificare belle
fabriche; &amp; Iddio Architetto ottimo, $enza que$ta regola, a
ca$o fabrica$$e. Ne $arebbono i due mondi inferiori da Dio fa
bricati tanto belli, quanto $ono; $e $anza laregola del bene
adoperare (la qual altro non &egrave;, che que$ta Idea) amendue fo&szlig;e
<pb n=18>
ro prodotti: come belli non $ono gli edifici fabricati a ca$o da
gli Architetti incon$iderati. Da che adunque Iddio Architetto
perfetto addoper&agrave; con arte e con intelletto; da che l'opere $ue
$ono belli&szlig;ime e perfetti&szlig;ime; egli &egrave; nece$$ario di dire, che am&etilde;
due questi mondi, &amp; ogn'una delle parti loro piu principali, ha
hauuto la $ua Idea nella mente diuina. La moltitudine di tutte
queste Idee, mondo intelligibile $i chiama da Platonici Filo$ofi.
Il che voi (M. Giu$eppe) da voi ste$$o vi $apete, $enza ch'al-
tri vel dica.
<p>NOZ. Poi che voi dalla Platonica $cuola hauete dato tan
t'alto principio al uo$tro ragionam&etilde;to; anch'io n&otilde; int&etilde;do partir
mene in modo alcuno: Per&ograve; vorrei, che voi mi dice$te, come egli
$ia po&szlig;ibile, che questi dui mondi $iano $tati da Dio prodotti, di
cendo Platone nel $uo Timeo ci&ograve; e$$er auuenuto, perche Iddio &egrave;
ottimo, per&ograve; $e $te$$o comunica: e$$endo que$ta vna la natura
del bene, di comunicar $e ste$$o: la onde $olo i liberali $ono ripu
tati buoni, perche con giuditio a chiunque ne ha hi$ogno, quan
to e quando altri ne ha bi$ogno comunicano il loro hauere: In
que$to ra$$omigliando la bonta diuina; laqual e$$endo $empre
ottima, $empre $e $te$$a comunica. Gli Auari dall'altra parte,
$ono tenuti cattiui; perche non di$tribui$cono le ricchezze lo-
ro. Se la diuina bont&agrave; $empre $e ste$$a comunica, non hauendo
fuor del mondo co$a alcuna, &agrave; cui comunicar$i; egli $i pare, che'l
mondo non habbia hauuto principio; ma con l'eterno Iddio $i
$ia $tato eterno, come co$a, &agrave; cui la diuina bont&agrave; $empre comuni
cata $i $ia.
<p>TAL. Ben vi di&szlig;'io dianzi; che voi (M. Giu$eppe) con la
vostra dotta eloquenza hare$te recato molta perfettione a no-
$tri di$cor$i, $e voi a Carrara vi fo$te trouato in compagnia no-
$tra; come hora fate, dottamente fauellando. Dicoui adunque,
che'l m&otilde;do f&ugrave;, &amp; &egrave;, e $ar&agrave; $empre da Dio prodotto: perche Iddio
&egrave; $empre buono, e $empre $e ste$$o comunica, come voi diceste
pur hora: Per&ograve; il mondo non ha hauuto principio, e non har &agrave;
giamai fine, Platonicamente parlando.
<p>NOZ. Come pu&ograve; egli e$$ere, ch'una co$a $enza hauer prin-
<pb n=19>
cipio, $ia prodotta? A me pare, che la generatione non $i po$$a
far $enza tempo, n&otilde; e$$endo ella $eparata dal mouimento, ilqual
&egrave; congiunto al tempo: Perci&ograve; credo, che niuna co$a generar $i
po$$a $enza principio.
<p>TAL. Due $ono le maniere della generatione: Altre del
mouim&etilde;to hanno bi$ogno e della mutatione: Altre $ono $enza
mutatione. Le prime $ono, come qu&atilde;do vn'huomo d'human $eme
$i genera: In questa maniera di generationi egli &egrave; nece$$ario che
la forma del $eme a poco a poco tutta $i corrompa, e che a poco
a poco $i generi la forma humana: Il che $enza mouimento $en
za mutatione, e $enza principio non $i pu&ograve; fare in modo alcuno.
Le $econde maniere delle generationi $ono, come quando altri
intende $e $te$$o, et &egrave; di tanta perfettione questo atto del $uo in
tendere; che $ubito produce alcuno effetto $enza altro moui-
mento, e $enza altra mutatione: come $e nel mondo $i troua$$e
vn Re, ilquale da $e $te$$o con le $ue proprie mani $i fabrica$$e il
$uo proprio Regno, e le $ue proprie citt&agrave;, e cittadini: Questi n&otilde;
potrebbe adoperar nulla $enza mouimento, $enza mutationi
$enza i$trumenti corporali, e $enza principio. Il che nel Re di-
mo$trerebbe vna grandi&szlig;ima imperfettione. Se poi $i ritroua$-
$e vn'altro Re, la cui vert&ugrave; fo$$e tanta; che dal $uo $olo e $em-
plice atto dell'intendere $e $te$$o Re, $ubito il Regno tutto con
le citt&agrave;, e cittadini, &amp; altri Va$alli spontaneamente ne $egui-
ta$$ero: que$ti non harebbe bi$ogno ne di mouimento, ne di mu
tatione, ne di corporali i$trumenti, ne di tempo, ne di principio.
Iddio non produce il mondo, come Artefice della prima manie-
ra: ma $olo come Artefice della $econda: Per&ograve; $empre $e ste$$o
intendendo Re di tutto'l mondo, il $uo atto dello intendere &egrave; di
tanta virt&ugrave; e po$$anza; che tutto'l mondo da $e $te$$o na$ce sp&otilde;
taneamente in vn modo d'una certa dependente generatione,
$enza mouimento, $enza mutatione, $enza tempo, e $enza prin
cipio: La qual maniera di generatione &egrave; stata chiamata da al-
cuni Filo$ofi, $emplice manatione. Pu&ograve; e$$er adunque vna co$a
generata nella $econda maniera, $enza principio: ma non gia
nella prima. Per&ograve; quando io dianzi vi di&szlig;i; che'l mondo f&ugrave;,
<pb n=20>
&amp; &egrave;, e $ar&agrave; $empre generato, $enza principio, e $enza $ine; inte$i
di questa $econda, e non della prima. Della qual prima maniera
s'io haue&szlig;i voluto intendere, harei detto il fal$o.
<p>NOZ. Io m'appago di questo: Per&ograve; $eguite di di$correre
$opra quello, che &agrave; dir vi auanza.
<p>TAL. Il $econdo mondo $i chiama celeste; ilquale &egrave; c&otilde;po$to
dell'anime, e de corpi cele$ti; il cui e$$ere, e la cui con$eruatione
in tutto e per tutto dipende dal primo mondo: Ne ha que$ta
dipend&etilde;za bi$ogno d'altro mezzo, o d'altro istrum&etilde;to, del qual
il primo mondo $i $erua, con$eruando l'e$$ere al$econdo.
<p>Il terzo Mondo &egrave; chiamato mondo elem&egrave;ntare: &amp; &egrave; composto
de quattro $emplici e primi elementi: cio&egrave;, del fuoco caldo e
$ecco; dell'Aria calda &amp; humida; dell'Acqua fredda &amp; humi
da; e della Terra fredda e $ecca: E etiamdio composto questo
terzo Mondo di tutti i Minerali, di tutte le piante, e di tutti gli
animali: Nel mezzo di que$to mondo, e del $econdo $i $tanno
gli huomini, compo$ti di due nature: l'una delle quali, per e$$e-
re eterna, s'appartiene al $econdo mondo, anzi allo iste$$o Iddio;
da cui ella di$cendendo, pa$$a per lo Mondo celeste, &amp; arriua a
noi: E questa &egrave; l'anima humana: laqual ha'l $uo primo principio
dalla Diuina bont&agrave;. L'altra natura, di cui gli huomini $ono com
posti, per e$$er mortale, nata dalla me$colanza de gli elementi,
e di que$to ba$$o mondo: la cui perfettione &egrave; minore, che non &egrave;
quella del mondo cele$te: e l'eccellenza del mondo cele$te &egrave; di
gran lunga inferiore alla perfettione del mondo intelligibile:
L'e$$ere e la con$eruatione del terzo mondo tutta dipende dal
primo, e dal $econdo mondo: e quella del $econdo non na$ce d'al
tronde che dal primo di maniera; che'l mondo intelligibile reg-
ge il cele$te $enza altro mezzo, e regge lo Elementare co'l mez-
zo del celeste: e'l $econdo Mondo nel gouernar questo terzo $i
$erue del lume e del mouimento.
<p>NOZ. Quantnn que io $appia, che ageuol co$a vi $ia il ri-
$pondere alle mie dimande: nondimeno da che altro non habbia
mo affare, hora che'l caldo per tutto &egrave; grande; egli $ar&agrave; bene, che
noi allegramente cel pa&szlig;iamo in questi diletteuoli &amp; honesti
<pb n=21>
ragionamenti. Vorrei adunque da voi $apere, come $ia po&szlig;ibi-
le, che in Dio $i ritrouino le Idee de' i due mondi inferiori; e tut
te lhumane anime del terzo mondo, $e Iddio &egrave; vn $olo, puri&szlig;imo
e $e mplici&szlig;imo, e $eco non tolera niuna moltitudine? In lui,
nel modo che voi dite, $arebbe la moltitudine delle Idee de due
mondi inferiori: $arebbeui anco la moltitudine de gli intelletti
humani; iquali voi dice$te $cender da Dio. Il che pare, che pun
to non s'accordi con la diuina vnit&agrave; $emplici&szlig;ima e puri&szlig;ima.
<p>TAL. Io vi dir&ograve;, com'io intendo questa moltitudine ritro
uar$i in Dio; e come ella non gua$ta punto la $emplici&szlig;ima vni
t&agrave;$ua: e dichiarerollouicon alcuni e$empi tanto aperti; che n&otilde;
&egrave; qua$i po&szlig;ibile di dubitarne, quanto che $ia vn $ol pelo.
<p>Immaginateui adunque vn circolo, nel cui mezzo $ia vn c&etilde;tro,
dal quale all'e$trema circonferenza del circolo, $i tirino molte
line e: elle nel centro del circolo, $ono vna co$a iste$$a tutte, in
quanto ch'elle tutte conuengono in vn $olo indiui$ibil centro:
Le mede$ime linee, che nel centro $ono vnite indiui$ibilmente,
nell'estrema circonferenza del circolo $ono diuer$e, e lontane
l'una dall'altra; ne sono piu vna sola cosa, come erano nel cen-
tro; ma molte. Co$i le Idee de due mondi inferiori, e tutti gli
intelletti humani sono in Dio, come in vn Centro indiui$ibile,
tanto vnite in$ieme; ch'elle ra$$omigliano l'i$te$$a vnit&agrave;: Anzi
altro non $ono, che l'iste$$a vnit&agrave; $implici&szlig;ima d'Iddio: concio-
$ia che tutto quello, che &egrave; in Dio, altro non $ia, che Iddio: Ne
due mondi inferiori que$te Idee, e queste anime humane $ono
molte: e come nel circolo $i vede, che l'unit&agrave; s'accorda c&otilde; la mol
titudine; co$i ella $i accorda in Dio, e molto piu perfettam&etilde;te,
ch'ella non $i accorda altroue. Que$to mede$imo $i pu&ograve; dichia
rar con vn'altro e$empio, molto accomodato: Ilqual $i pu&ograve; pi-
gliar dal Sole; dal cui lumino$o corpo e$cono fuora molti raggi,
iquali illuminano molte parti di que$to terzo mondo: entrano
per questa, e per quell'altra fine$tra, $cacciano la notte o$cura
da que$ta, e da quella valle: qui $i vede vna moltitudine di rag
gi grandi&szlig;ima: nondimeno nel Sole i raggi $ono vinti; anzi $o
no vna co$a mede$ima: Co$i le Idee de due mondi inferiori, e del
<pb n=22>
le parti loro, $ono quaggi&ugrave; d'un numero qua$i in$inito: Ma in
Dio vnico $ole del tutto elle $ono vna iste$$a co$a. L'acque eti&atilde;
dio ne riui $ono molte, e l'una dall'altra diuer$e. Nelle prime
fontane, oue elle hanno il loro primo principio, tutte $ono vn'
acqua mede$ima: Co$i tutte le Idee, e tutte l'anime humane $o-
no vna mede$ima co$a in Dio: benche in que$to ba$$o m&otilde;do l'una
dall'altra $ia molto diuer$a. Qui mi accade dirui a ca$o, come
vno huomo ritrouando$i in Leuante, pu&ograve; $apere quel, che fac-
cia vn'altro in Ponente, quando l'anima di chiunque habita il
leuante, ben purgata da vitii, e dall'ignoranza; co'l mezzo del-
le virt&ugrave; morali, e delle $cienze $peculatiue inalzando$i $opra la
terra, $i ritira con la contemplatione al $uo primo principio; co
me i raggi del Sole $i ritirano nel $ole. Ella quiui perfettamen
te vnita in quello indiui$ibil centro diuino, vi troua tutte l'al-
tre anime, e perfettamente $corge, quantunque di lontano, quel
lo; che tutte l'altre anime fanno in diuer$i luoghi. Il che per&ograve;
&egrave; conceduto $olamente a que' pochi; ch'attendono a far$i perfet-
ti ne buon co$tumi, e nella buona Filo$ofia: laqual fatica n&otilde; pia
ce a molti. Habbiamo adunque, che'l mondo intelligibile gouer
na i due mondi inferiori: Il cele$te, $enza mezzo: e l'elemen-
tare co'l mezzo del celeste: e'l cele$te gouerna lo elementare
co'l mezzo del mouimento, e del lume.
<p>NOZ. A cui la$ciate voi l'influenze de corpi celesti in que
$to ba$$o mondo?
<p>TAL. A gli A$trologi, &amp; a gran parte de Filo$ofi La-
tini, &amp; a molti Platonici; co' quali in questo io non m'ac-
cordo.
<p>NOZ. Gran fatto &egrave;, che voi; ilqual nelle publiche $cuole,
e ne priuati ragionamenti fate profe&szlig;ione d'accordar $empre
Ari$totile co'l $uo mae$tro Platone; Anzi $olete dire n&otilde; e$$er
$tato $critto nulla da que$to, che in quello n&otilde; $i ritroui; e Plato
ne altro non e$$ere, che vno Ari$totile $compigliato; come Ari
$totile altro non &egrave;, che vn Platone bene ordinato; Or da Plato-
ne tanto vi di$costiate.
<p>TAL. Io non ho giurato di difendere a diritto &amp; a torto
<pb n=23>
la dottrina di Platone; come fanno molti altri: i quali $ono
tanto affettionati ad vna $etta; che anco contro ogni douere
per amore e per forza la difendono: e tal volta hanno bi$ogno
de gli argani, per tirarla alla verit&agrave;la onde ben $pe$$o auuiene,
ch'ella non $olo non arriua al $egno; ma non pure vi $i accosta.
Quindi ne na$cono le dottrine mostruo$e, lontane da ogni $enti
mento humano. Io per me non fui giamai cotanto ostinato.
Per&ograve; qu&atilde;do mi pare, che o Platone, o gli altri dalla diritta via
$i partono, io non mi vergogno punto a la$ciargli n&egrave; loro erro-
ri: come hora hauete vdito, ch'io ho fatto in que$to.
<p>NOZ. Se l'influenze non vi piacciono; piacciaui almeno
di darmene alcuna ragione: accio ch'anco io mi po$$a ri$oluere
a credere quello, che voi ne credete.
<p>TAL. Dicono i mae$tri delle influenze; che certe $telle nel
Cielo $i truouano; lequali ri$caldano questo ba$$o mondo; $i co-
me &egrave; il Sole: E certe altre lo rinfre$cano; come la Luna: nondi
meno la e$peri&etilde;za $en$ibilmente ci dimostra; che le notti della
piena luna, ma&szlig;imamente de la state, sono a$$ai piu calde; che
non $ono le notti della nuoua Luna: E ci&ograve; e$$er vero, oltre che
egli &egrave; $tato detto da Aristotile nel quarto libro delle parti de
gli animali; ce lo dimostrano anco i Granchi, le Conche, l'Ostre
ghe, e qua$i tutti gli animali $enza $angue: iquali alhora $ono
a$$ai piu gra&szlig;i, &amp; a$$ai piu pieni; che eglino non $ono, quando
la Luna &egrave; nuoua. Il che n&otilde; na$ce, perche il lume della piena Lu
na a granchi, &amp; ad altri $imili animali $erua per veder doue, e
di che pa$cer$i; e per poter$i ingra$$are, copio$amente pa$cendo
$i, come molti Filo$ofi hanno creduto: Perche $e il veder lume
nelle pasture fo$$e cagione, che gli animali $enza $angue, ingras
$a$$eno; gli animali ciechi, come $ono le Talpe, e gli altri $omi-
glianti a que$ti, non ingra$$erebbono al tempo della piena Lu-
na: nondimeno ingra$$ano'; &amp; al tempo della nuoua Luna:
Non na$ce adunq; l'ingra$$are da questi animali $enza $angue,
dal pa$cer$i piu copio$amente nella piena Luna; ne del $uo lu-
me $i $eruono per veder doue, e di che pa$cer$i, ma&szlig;imam&etilde;te che
molti di loro $eguitano il nutrimento proportionato con l'odo-
<pb n=24>
re, a cui non $erue il lume ne molto, ne poco. Ci bi$ogna adunq;
ritrouar altra cagione di questo effetto, da che questa n&otilde; ba$ta:
E $ar&agrave; il natural caldo di que$ti animali, fortificato dal celeste
calore qua gi&ugrave; prodotto dalla Luna, co'l mezzo del $uo moui-
mento, e del $uo lume; con che $i toglie il luogo loro alle in-
fluenze.
<p>NOZ. Se co$i fo$$e, come voi dite; questi animali piu gra$
$i e pi&ugrave; pieni dourebbono e$$ere per la cagione del caldo, e del
mouimento del Sole; ilqual &egrave; a$$ai maggiore, che non &egrave; quel del
la Luna: Concio$ia che se'l lume, e'l mouimento ingra$$a; il mag
gior lume, e'l mouimento maggiore douer&agrave; piu ingra$$are: co-
me $e il fuoco ri$calda; il maggior fuoco piu ri$calda.
<p>TAL. Tutto quello, che &egrave; in que$to mondo, vn certo parti
colar pe$o et vna certa particolar mi$ura richiede; fuor del qua
le ogni co$a $i guasta, e $i corrompe. Gli animali $enza $angue
hanno poco caldo naturale, ilqual non &egrave; fortificato dal troppo
gran caldo del Sole, ne a tanta gran violenza re$i$te; ma &egrave; ar$o.
Per&ograve; que$ti a&itilde;ali n&otilde; po$$ono ingra$$are per cagione del maggior
caldo del Sole; anzi riar$i, $magrano: po$$ono bene ingra$$are, et
ingra$$ano per la cagione del caldo della luna: il qual &egrave; tanto ga
gliardo, che basta a fortificar il debol caldo naturale de gli ani-
mali $enza $angue: e non &egrave; tanto po$$ente, che lo riarda. Que
$ta proportionata mi$ura $i vede in tutte le co$e: particolarm&etilde;
te $i pu&ograve; ellavedere ne gli huomini; iquali viuono $ani, e gagliar
di, quando la comple&szlig;ione loro non pa$$a il $egno dalla natura
posto nel caldo, nel freddo, nelbumido, e nel $ecco: Se l'una di
que$te quattro qualit&agrave; trappa$$a i $uoi c&otilde;fini, gli huomini s'am
malano. Si ri$anano, $e le trapa$$ate qualit&agrave; $i riducono al $e-
gno. Se'l pa$$o &egrave; grande, gli huomini $i muoiono. E etiandio
questa proportionata mi$ura nel nutrimento: Percioche non
$i nutri$cono gli huomini di carne viua; come molti animali $al
uatichi non $i pa$cono dherbe ne' prati: come molti altri: ma
di pane, e d'altri cibi proportionati allhumana comple&szlig;ione.
Co$i questi animali $enza $angue hanno la loro proportionata
comple&szlig;ione; laqual con$iste in vn deboli&szlig;imo caldo; ilquale
<pb n=25>
da vn'altro deboli&szlig;imo caldo proportionato al natural caldo
loro, &egrave; aiutato: e'l maggior gli riarde, e'l minore non basta.
Quel della Luna debole, come il loro, &egrave; a bastanza per ingra$-
$arli.
<p>NOZ. Se le notti della piena Luna $ono piu calde, come
voi dite, che non $ono quelle della nuoua Luna; onde na$ce, che
quando la Luna &egrave; piena, e quando il Cielo &egrave; $ereno al verno, le
brine, e i ghiacci $ono maggiori, che no n $ono al tempo della
Luna $cema?
<p>TAL. Dal caldo maggiore delle notti della piena Luna;
ilqual &egrave; tanto che ba$ta per alzar dalla terra que' vapori humi
di; iquali $ono materia, di cui $i genera la brina. Questi vapori
in alto, dal caldo della Luna tirati, $ono circondati dalla frigidi
t&agrave; di que$ta ba$$a parte dell'Aria: dallaquale agghiacciati, $i
conden$ano, e diuenuti graui, caggiono in terra, come al verno
$i vede. I ghiacci anco $ono maggiori, perche'l lume della pie-
na Luna dalla ba$$a terra pi&ugrave; vapori tira; che non fa la nuoua
Luna: iquali dalla frigidit&agrave; dell'aria agghiacciati, fanno i ghiac
ci maggiori.
<p>NOZ. A bastanza s'&egrave; detto de gli influ&szlig;i: Resta che de
gli altri due istrumenti de corpi celesti dichiate: cio&egrave;, del moui-
mento, e del lume.
<p>TAL. Il mouimento ri$calda con due conditioni: La pri-
ma &egrave;, ch'egli $ia veloce, e quanto piu veloce, tanto &egrave; egli meglio:
perche le parti del corpo, che $i ha a ri$caldare, velocem&etilde;te mo$
$e, diuengono rare: e i corpi rari $ono a$$ai piu atti a riceuere
pre$to il caldo, che non $ono i den$i: Il che $i vede nella rara
stoppa: la qual piu presto s'accende, che non f&agrave; il den$o ferro.
In questa maniera i Filo$ofi dicono, che'l mouimento ri$calda,
allargando, e tirando fuor della prima natura le parti del corpo
mo$$o. Ci&ograve; e$$er vero ce lo dimostrano le piom bate frecce, con
empito e violenza tirate fuor de gli archi: lequali dopo lhauer
fornito il camin' loro, $i ritrouano $enza piombo: auuegna che
l'empito de gli archi: le faccia muouere tanto velocem&etilde;te, che'l
piombo: den$o diuenti raro, &amp; e$ca fuor del $uo e$$er primo: e
<pb n=26>
non potendo $ostener la violenza del mouimento $i ri$caldi, e
finalmente $i di$trugga.
<p>NOZ. Se'l mouimento ri$calda, perche fate voi, che cote-
$to fanciullo con la rosta in mano muoua que $t'aria, che ci st&agrave;
d'intorno? egli $i pare, che voi il contrario a punto facciate di
quello, che detto hauete: concio$ia che hora, per hauer fre$co,
mouiate l'aria; e dianzi diceste, che'l mouimento ri$caldaua.
<p>TAL. A ragione dubitate di quello, di che dubit&ograve; anco
Aristotile nelle $ue quistioni, chiamate Problemi: e ri$po$e;
che'l mouimento dell'aria, fatto dalla ro$ta, con la qual hora il
fanciullo ci rinfre$ca; $uentola l'aria pian piano: &amp; ogni tal
mouimento leggermente $uentolando, rinfre$ca: Per ci&ograve; chiun
que non pu&ograve; a$pettar, che le calde viuande $i freddino, dentrovi
$offia con l'alito caldo; non dimeno le affredda con quel picciol
venticello: ilqual pianamente muoue l'aria, &amp; alla calda viu&atilde;
da $empre ne porta della nuoua: laqual per e$$er frigida, rinfre
$ca la viuanda: che se'l moto fo$$e veloce e gagliardo, egli ri$cal
derebbe.
<p>NOZ. Se altro di questa prima conditione non vi accade
dire, piacciaui de pa$$are alla $econda.
<p>TALASC. La $econda conditione, che'l mouimento
nece$$ariamente richiede, $anza la quale egli non ri$calda, ne
pu&ograve; ri$caldar $enza e$$a, &egrave;; che gli $ia vicino il corpo, nel qual
$i debbe riceuere il caldo, e che $ia in vn corpo grande: che
se'l corpo fo$$e piccolo, e lontano; egli non ri$calderebbe. Per
questo Aristotile di$$e; che le $telle dell'ottauo Cielo non ri$cal
dano molto que$to nostro mondo, $e bene elle $ono grandi, e $e
bene veloci&szlig;imamente $i muouono dall'Oriente all'Occidente
in vn piccolo $patio di ventiquattro hore: perche le $opradette
stelle $ono da noi troppo lontane: la luna poi, $e ben ella &egrave; a noi
vicina; nondimeno poco ci ri$calda; perche ella ha a far il giro
del $uo viaggio molto piccolo, al paragone del camino, che f&agrave;
l'ottauo Cielo; da che ella &egrave; a$$ai piu ba$$a, e nel mede$imo picco
lo $patio di tempo dall'Ori&etilde;te all'Occidente $i muoue, tirata dal
primo mobile; cioe dall'ottauo cielo; ilqual &egrave; quello, doue $i
<pb n=27>
veggono qua$i infinite stelle, quando la nolte &egrave; $erena. Non $i
mouendo adunque la luna pre$to, matardi; ella, quantunque
a noi vicina, non molto ci ri$calda. Il Sole ha amendue le $opra
dette conditioni a bastanza: egli &egrave; qua$i nel mezzo di questi
due corpi estremi; cio&egrave;, del primo mobile, che &egrave; il Cielo $tella-
to, e del corpo celeste della luna: &amp; e$$endo anch'egli tirato dal
l'Oriente all'Occidente in ventiquattro hore; &amp; hauendo a ca-
minar per vn giro a$$ai maggiore, che non &egrave; quello della ba$$a
luna; a$$ai piu velocemente $i gira: e $e bene egli &egrave; da noi alqu&atilde;
to pi&ugrave; di$costo, che non &egrave; la luna; egli nondimeno &egrave; piu vicino,
che non $ono le $telle del primo mobile; qua$i che la $edia $ua
$ia conuenientemente a noi vicina: per&ograve; a$$ai pi&ugrave; ci ri$calda,
che non ci ri$caldano l'altre stelle del cielo. Egli &egrave; adunque ne-
ce$$ario, che'l mouimento $ia veloce, &amp; in corpo grande, e vici-
no, acci&ograve; che ri$c aldi $enza amendue queste conditioni, o ve-
ro $enza vna d'e$$e, $ia$i ella qual ella $i voglia, il mouimento
ne ri$calda, ne pu&ograve; ri$caldare in modo veruno.
<p>NOZ. Or resta a dir$i del lume; che &egrave; l'altro istrumento,
del qual voi dice$te, che'l Ciel $i $eruiua nel comunicar e con$er-
uar l'e$$ere a questo ba$$o Mondo.
<p>TAL. Il lume ri$calda; perche dal corpo lumino$o e$con'
fuora alcuni raggi; i quali percotendo vn'duro, o polito corpo,
da e$$o $ono ribattuti, e tornano in dietro, talhor per la mede$i-
ma via, e talhora per vn'altro camino, $econdo l'e$$ere, e $econ-
do la Sedia del corpo lumino$o, onde e$cono i raggi, e del corpo
o duro, o polito, da raggi perco$$o; $i come $i vede, che le palle
gettate nel muro, $ono da e$$o riperco$$e, et indietro ritornano.
Se'l lume percuote il corpo al dirimpetto, il raggio del corpo lu
mino$o ritorna in dietro per la mede$ima $trada: Se'l lume n&otilde;
al dirimpetto, ma dall'una delle parti qua$i al trauer$o percuo-
te; il raggio per la mede$ima $trada non pu&ograve; tornar in dietro:
ma egli &egrave; nece$$ario, che per altro camino ci&ograve; $i faccia. Talhora
auuiene, che'l raggio tanto a trauer$o percuote, che a dietro n&otilde;
torna; ma innanzi camina sdruciolando, e guizzando nella ma
niera, che noi $pe$$o veggiamo i fanciulli gettar oltre per l'ac-
<pb n=28>
que d'un fiume, o d'uno stagno, o del mare, vna larga, e piccola,
e polita, e $ottil pietrolina: la qual al fondo co$i tosto non $cen
de, ne a dietro ritorna: ma inanzi camina, per l'acqua $altan-
do: Co$i i raggi del corpo lumino$o talhora tanto al trauer$o
percuotono, che in dietro non tornano; ma qua$i pe'l corpo per
co$$o sdruciolando, e guizzando, vanno innanzi. Que$ti vltimi
raggi poco ri$caldano; perche la loro reuerberatione &egrave; piccola.
Quelli, che piu al dirimpetto feri$cono, piu ri$caldano: Quelli
poi, che oltre per vna diritta linea caminando, percuotono, e
per la mede $ima in dietro ritornano, piu che tutti gli altri ri-
$caldano. In que $ta maniera il $econdo mondo celeste $i $erue
del moto, e del lume, per ri$caldar que$to terzo mondo elemen-
tare: Perche tutto il corpo cele$te non &egrave; lumino$o, ma$olamen
te la parte $tellata, per&ograve; que$ta &egrave; quella, che col $uo lume piu ef-
ficacemente, &amp; non fanno l'altre non $tellate altera il mondo
elementare: auenga, che la stella nel Cielo ra$$omigli i nodi nel
le tauole: i quali altro non $ono, che parti piu den$e delle mede
$ime tauole; lequali mouendo$i, $eco muouono i nodi loro: co$i
nel Cielo $ono alcune parti rare, che non rilucano, &amp; alcune den
$e, che rilucono: mouendo$i il Cielo $eco muoue le $ue $telle, le
quali hanno virt&ugrave; di gouernare que$to ba$$o mondo col moto, et
col lume loro; &amp; benche tutto il Mondo celeste gouerni que$to
mondo elementare, egli nondimeno ci&ograve; $i f&agrave; piu efficacemente
dalle parti $tellate: &amp; pi&ugrave; da quelle che $ono pi&ugrave; lumino$e, &amp;
maggiori, che non $ono le altre: perche da queste na$cono a$$ai
pi&ugrave; Raggi, che dalle altre: ne $olamente que$to effetto $i attri-
bui$ce alla e$trema $uperficie delle stelle; ma anche a tutte le
parti, quantunque profonde, delle mede$ime $telle: ci&ograve; $i vede
per i$perienza in dui corpi caldi, d'uguale &amp; proportionata gr&atilde;
dezza in ogni parte dalla profondit&agrave; in fuora: quello, che &egrave; pi&ugrave;
profondo, molto meno ri$calda, che non f&agrave; l'altro meno profon-
do: adunque lo effetto del ri$caldare, a ragione $i dice e$$ere di
tutto il corpo, &amp; di tutte le $ue parti; quantunque profonde;
&amp; non della $ola $uperficie: per cio la stella mouendo$i tutta,
&amp; da tutta $e $te$$a mandando fuora, i raggi; tutta altera il no
<pb n=29>
$tro mondo inferiore.
<p>NOZ. Que$to (M. Al$eforo mio) non &egrave; pa$$o da correrlo
molto velocemente; ma da andar$ene oltre pian' piano, &amp; da
con$ider arlo maturamente: per&ograve; vorrei $aper' da voi, come egli
fia po&szlig;ibile, che le parti $tellate del Cielo (verbi gratia) il Sole
col $uo moto &amp; lume alteri questo ba$$o mondo; $e egli prima
non altera il Cielo della luna: il quale $i truoua infra il Sole &amp;
gli elementi: io per me vi dico, che come vno huomo, stando $i
in $u la ripa d'Arno, non puo tirare &agrave; terra vna barca, a cui $ia
legato vn' canape, $e egli prima a terra non tira tutto il cana-
pe, co$i non po$$a il Sole alterare il no$tro mondo elementare,
$e egli prima non altera tutti i corpi, che vi $ono in mezzo: il
che $e fie vero, vero anche $ar&agrave; che il Cielo $ia corruttibile: con
cio$ia, che tutti que' corpi $iano $ottopo$ti alla corruttione, che
$ono $ottoposti alle e$trin$eche alterationi: il che guasta tutta
la Filo$ofia.
<p>TAL. Voi (M. Giu$eppe) dottamente parlando, come $o
lete, mettete la mano in vna buca doue $i na$conde vn'granchio
tanto grande, che &agrave; pena infra voi &amp; io nel potremo cauare:
Pure, comunque io mi potr&ograve;, far&ograve; pruoua di cauarnelo: Ri$pon
doui adunque, non e$$er nece$$ario, che vn corpo alterando vno
altro corpo da $e lontano, alteri tutti gli altri corpi, che $i truo
uano nel mezzo d'ammendue i corpi estremi: ci&ograve; $i vede nelle
reti de Pe$catori: iquali dopo, che con e$$e hanno pre$o quel pe
$ce, che da molti di loro, &egrave; volgarmente chiamato Tormentola,
&amp; da molti altri Torpedine, $ubito perdo no quel braccio, col
quale tengono la rete; &amp; $e nol perdono &agrave; fatto, almeno tanto
$e lo addormentano, che ne riceuono grandi&szlig;imo danno: la rete
nondimeno percio non pati$ce ne molto ne poco: il che par che
vole$$e dire Ale$$andro Afrodi$eo.
<p>NOZ. La vostra ri$posta &egrave; sbattuta da Temi$tio: ilquale
afferma, che la rete pati$ce, ma non gi&agrave;, come pati$ce il braccio
del Pe$catore: $e bene &egrave; alterata la rete d'una altra $orte d'alte
ratione, molto diuer$a da quella; che &egrave; nel braccio del Pe$cato-
re: co$i $ar&agrave; alterato il Cielo della Luna dal moto da Raggi del
<pb n=30>
Sole: mentre egli con e&szlig;i altera que$to elementare mondo: &amp;
$ar&agrave; per cio il Cielo $ottoposto alla corruttione: come prima $i
diceua.
<p>TAL. Io troppo bene mi $apeua, che voi non haure$te ac-
cettato per buona la prima ri$posta; ne la di&szlig;i perche voi la ac
cetta$te: ma $apendo io, quanto grande fo$$e la vo$tra dottrina,
con la ri$po$ta predetta vi vol$i dar campo di dire quello, che
hauete detto: &amp; vol$i hauere occa$ione io di potere ri$pondere,
come vdirete hor hora. I Filo$ofi antichi volendoci dare ad
intendere, in che modo il m&otilde;do $uperiore regge et gouerna que
$ta Machina inferiore, ra$$omigliorono la moltitudine di tutti
questi corpi, &agrave; vno grande animale ve$tito: come $arebbe vno
huomo; nel cui mezzo &egrave; po$to il core: il quale &egrave; il primo princi
pio, donde na$ce il caldo, &amp; la vita &amp; il moto di tutto lo anima
le: co me della prima fontana na$cono tutte le acque di tutti, i
riui, &amp; $i di$tribui$cano, &agrave; que$ta, &amp; &agrave; quella parte: $e la prima
fontana $i $ecca, egli &egrave; nece$$ario, che anche $i $ecchino i riui: co-
$i dal core dell'huomo a tutto il corpo $ono di$tribuiti gli $piriti
che portano il caldo, &amp; la vita a tutti i membri: ce$$ando il co-
re da questa distributione, ce$$a il caldo &amp; la vita humana: &amp;
$e bene egli &egrave; nece$$ario, che alcune di quelle parti, che $ono d'in
torno al core, $i $caldino, accioche per lo mezzo loro $i comuni-
chi il caldo &agrave; membri e$tremi, &amp; da membri, a ve$timenti, egli
nondimeno tal volta auiene, che i membri non tutti $ono ri$cal
dati, per lo mezzo loro nondimeno dal core $i comunica il caldo
alle ve$timenta: il che accade in molte $orti di febbre, nelle qua
li l'ammalato arde di dentro, &amp; di fuora agghiaccia; &amp; per le
membra fredde pa$$a il caldo intrin$eco del core, &amp; arriua alle
vestimenta ri$caldandole, $enza ri$caldare le membra e$treme:
co$i auiene, &agrave; que$to grande animale: il core del quale altro n&otilde;
&egrave; che la parte $tellata: dalla quale &egrave; di$tribuito il gouerno, a
que$to mondo elementare, per lo mezzo della parte rara del
Cielo non stellata: la quale non riceue ne$$una $orte d'alteratio
ne; nondimeno per lo mezzo $uo tutto $i comunica: &amp; basta,
che tutto il mondo inferiore con le $ue parti e$treme tocchi tut
<pb n=31>
te le parti estreme del mondo cele$te, quantunque non alterate
dalle $telle, come ba$ta, che le ve$timenta dell'huomo ammalato
tocchino l'ultima $uperficie del corpo humano, non ri$caldata
delle altre intrin$eche, &amp; calde parti del mede$imo corpo: $e
$olamente le stelle altera$$ero, for$e, ch'elle non potrebbono al-
terare, i corpi lontani, $enza comunicare la loro alteratio-
ne a quelli, che $ono nel mezzo: come $i vede, che il fuoco
non ri$calda chiunque $i $ta di$co$to, $e egli prima non ha ri$cal
dato il mezzo: &amp; il Sole non illumina la terra, $e prima egli
non ha illuminato l'Aria: Ora per che $olamente la $tella non
altera, $e bene ella alla alteratione principalmente concorre, co
me $e ella fo$$e il core dello Animale, ma con la Stella ci concor
re tutto il Cielo, ilquale toccha le parti elementari alterate;
egli non &egrave; nece$$ario, che la alteratione delle stelle $i comunichi
a quella parte del Cielo, che non &egrave; $tellata: come egli non &egrave; ne-
ce$$ario, che il caldo intrin$eco $i comunichi alle membra estre
me per ri$caldare i vestimenti estrin$eci: non $i stampa ad&utilde;q;
nella parte rara, &amp; non $tellata del Cielo alcuna alteratione
mentre il gouerno di questo ba$$o mondo qua giu $cende dalle
stelle, &amp; pa$$a per lo Cielo, perche non $olamente le stelle, ma
tutto il Cielo gouerna questa grandi&szlig;ima Machina alla quale
il Cielo $i acco$ta, $enza ne$$uno mezzo:
<p>NOZ. Tutto mi piacerebbe, $e voi non haueste me$colato
nel vostro ragionamento; che il Cielo mouendo$i, $eco muoue
tutte l'altre $telle: auenga, che le Stelle $iano corpi animati; i
quali $ono mo&szlig;i da l'anime loro, &amp; non $eguitano il mouimen-
to di tutto il Cielo, ra$$omigliando i nodi delle tauole; come egli
vi pare: anzi da Platone le $telle $ono $tate chiamate Iddii gio
uanetti, a quali Iddio primo architetto di tutto il mondo ha da
to la cura di prouedere a tutto quello, che &egrave; qua giu tra noi.
Hauete anche detto, che il core &egrave; la prima fontana della vita,
&amp; hauete la$ciato adietro il capo: al quale for$e piu $i conuie-
ne questo honore, che al core: il che io non $o vedere, per che
ve lo habbiate fatto.
<p>TAL. Bene vi di&szlig;i io, che voi col vo$tro bello ingegno, &amp;
<pb n=32>
gran $apere toccaui tutti, i tasti, $enza la$ciarne addietro ne$$u
no: $e noi vogliamo dubitare $opra ogni co$a, finir&agrave; prima il
giorno, che non finiranno e no$tri ragionamenti: $e noi, fauell&atilde;
do vogliamo condurci &agrave; qualche fine, ci bi$ogna accettar per ve
re alcuna di quelle co$e, che $ono alqu&atilde;to dubbie infra i Filo$ofi
ma&szlig;imamente quelle che da vna delle principali $ette $ono ri-
ceuute vniuer$almente per vere; come $ono le due, di cui dubi-
tate: delle quali non &egrave;, chi dubiti nella Filo$ofia d'Aristotile:
$e bene Platone &amp; molti medici hanno creduto altrimenti.
<p>NOZ. Voi hauete ragione, per&ograve; la$ciando que$ti nodi gi&agrave;
$ciolti infra Peripatetici, di quelli $olo tengo cura, che infra di
loro per anche non $ono $nodati: pur che, il co$i dubitare, non
vi $ia mole$to.
<p>TAL. Io non vi ho detto quello, che hauete vdito, per tor
ui occa$ione, di mouer que dubbii, $enza quali la prima qui$tio-
ne non $i puo $ciorre: ma $olamente accioche, $e io mi era allon
tanato for$e pi&ugrave;, che il douere non voleua; voi non cerca$te di
mutarmi; &amp; infra il mio, &amp; il vostro errore, $empre ci $te&szlig;i-
mo lontani dal de$iderato fine: $e hauete adunque qualche co$a,
che a voi paia nece$$aria, per condurci l&agrave;, doue noi de$ideriamo;
mettetela in campo, che io non $olo me ne contento; ma anche
vene priego.
<p>NOZ. Se il Cielo col mouimento, &amp; col lume ri$calda, &amp;
ri$caldando &amp; mouendo da &amp; con$erua la gi&agrave; data vita al mon
do elementare, &amp; $e egli &egrave; nece$$ario, che i corpi vicini piu $i ri
$caldino de l&otilde;tani, l'elemento del fuoco, &amp; l'alti&szlig;ima parte del
l'Aria, vicini al Cielo, dourebbono e$$ere ri$caldati dal lume,
del corpo cele$te: come $ono ri$caldati del $uo mouimento, non
dimeno Aristotile attribui$ce tutto il caldo di questi due cor-
pi al $olo mouimento, &amp; non punto al lume, quando dice, che il
Cielo mouendo$i, $eco tira tutto il fuoco, &amp; buona parte dell'a-
ria, &amp; col $uo mouimento veloce ri$calda ammendue que$ti cor
pi: &amp; non dice nulla, che questo caldo na$ca dal lume del cielo,
dal qual per&ograve; egli dourebbe na$cere $e voi diceste il vero.
<p>TAL. Ari$totile non di$$e, che il lume del cielo ri$calda$$e
<pb n=33>
tutto lo elemento del fuoco, &amp; buona parte dello elemento del
l'aria; perche il lume non ri$calda, fe egli non &egrave; riperco$$o: &amp; i
raggi del lume cele$te ribattuti dell'acqua polita, &amp; dalla terra
$oda, &ograve; vero tornando in dietro, tanto alto non arriuano; o $e
pur vi arriuano, $ono molto indeboliti; &amp; molto grande $patio
occupano di largo pae$e nello $cender' dal cielo, &amp; nel tornar
al cielo: per&ograve; poco, &ograve; for$e anche non punto ri$caldano: Il mo-
uimento ri$calda, tirando fuora della lor propria &amp; prima na-
tura le parti del corpo, il qual $i debbe ri$caldare, &amp; rendendo
le piu rare, che elle non erano prima, &amp; perche cio t&atilde;to meglio
$i f&agrave;, qu&atilde;to il corpo mo$$o &egrave; piu vicino al corpo, che muoue; Ari
stotile al mouimento del cielo attribui$ce il gran caldo del fuo-
co, e il poco minore della alta parte dell'aria, &amp; non al lume: di
quel caldo ragiono, che non &egrave; naturale &agrave; que$ti due corpi: per-
che questo d'altronde non na$ce, che dalla propria forma loro,
&amp; quello dal mouimento del cielo, come $i &egrave; detto: Che il lume
riperco$$o nella maniera di $opra racconta, ri$caldi, $i puo ve-
dere ne forbiti $pecchi po$ti al dirimpetto del Sole: iquali l'e$ca,
la bambagia, &amp; l'altre co$e $omiglianti ageuolmente accendo-
no: il che d'altronde non na$ce, che da' ribattuti raggi: iquali
talhora ardendo la terra, la rendono sterile, tal'hora confortan
dola, &amp; comunicandole alquanto di quella cele$te &amp; diuina vir
t&ugrave;, da cui depende quanto &egrave; di buono appre$$o di noi, la fanno di
uentar fertile: quindi na$cono le nuuole, le pioggie, i terremoti,
i venti, la fecondita de pe$ci nel mare, la moltitudine de gli vc-
cegli nell'aria, la abundantia delle fiere $aluatiche ne bo$chi:
Quindi na$cono, i diuer$i costumi, &amp; le varie nature, de glihuo
mini, le inclinationi all'armi, alle lettere, alle mercantie, &amp; ad
altri e$erciti<*>: iquali $ono tanti &amp; tali, quanti &amp; quali $ono
le di$po$itioni del cielo, ilquale mouendo$i, &amp; illuminando que
sto nostro ba$$o mondo ordinariamente le produce, &amp; le con-
$erua. Hora eccoui detto, come il primo mondo intelligi-
bile da l'e$$ere, &amp; il con$eruar al mondo cele$te, da $e $te$$o
$enza niuno altro mezzo, &amp; al mondo elementare col mezzo
del mondo celeste: il qual mondo cele$te fa le $ue operationi in
<pb n=34>
questo terzo mondo elementare, illuminandolo, &amp; mouendolo,
mentre che egli $e $te$$o muoue, $enza altri influ&szlig;i &ograve; vero in-
fluenze: &amp; qua gi&ugrave; partori$ce gli effetti che ogniuno vede alla
giornata: Que$ta vniuer$al dottrina, con la qual noi ci $iamo
trattenuti qua$i tutto hoggi, ci $eruir&agrave; molto bene &agrave; $ciorre il
nodo del proposto flu$$o, &amp; reflu$$o del mare, come voi vdirete
apre$$o:
<p>NOZ. A pena che io mel creda: pure $eguite:
<p>TAL. Se bene io nel principio del nostro ragionamento mi
protestai hoggi non volere e$$er' $ottoposto alle leggi, che ordi-
nano, gli altrui di$cor$i: non vol$i per&ograve;, che cio fo$$e in altro in
te$o, che nello incominciarmi davn principio for$e piu alto, che
il douer' non voleua; nel re$to mia intentione era di ragionar'
con voi, con quello ordine, che &egrave; dalle leggi perfettamente sta-
bilito, ca$o per&ograve;, che voi addim&atilde;dandomi hor d'una, et hor d'un'
tra co$a, non lo mi haueste turbato: il che bene $pe$$o $uole aue
nire in questo modo di di$correre; Infra le leggi del proceder
con ordine l'ultima non &egrave; quella; laqual vuole, che ogni ragiona
mento habbia il $uo primo principio da alcune co$e generali&szlig;i-
me, &amp; &agrave; poco &agrave; poco de$cenda alle particolari: pero dopo lo ha-
uer detto quello, che egli mi &egrave; accaduto delle co$e communi, che
ci poteuano e$$er'di non piccolo giouam&etilde;to alla materia no$tra;
egli &egrave; tempo homai di venire &agrave; qualche particolare; accioche
egli $i paia, che noi non ci $iamo trattenuti qui &agrave; ca$o.
<p>NOZ. Questo &agrave; me par tanto piu nece$$ario, qu&atilde;to io per
ancho non i$corgo il porto, alquale la nostra barca ci conduca:
ne mi po$$o imaginar doue voi vi vogliate riu$cire.
<p>TAL. Il porto non $tar&agrave; gran tempo &agrave; $coprir$i, anzi &egrave; egli
tanto vicino, che to$to il vedrete purche voi habbiate vn poco
di patienza.
<p>NOZ. Io ne haur&ograve; quanto voi vorrete:
<p>TAL. Hora alquanto piu particolarmente ragionando, dico
che il giorno naturale di v&etilde;tiquattro hore, $i diuide in quattro
parti vguali, accioche &agrave; cia$cuna delle parti ne tocchino $ei $o-
le hore: In quattro altre parti vguali $i diuide tutto il mondo:
<pb n=35>
le due $aranno diui$e dallo orizonte obliquo, ilqual fini$ce il m&otilde;
do $econdo l'atto del no$tro vedere; intanto, che l'una delle due
parti $ia $opra quella parte della terra qual noi co no$tri occhi
veggiamo, diui$a per&ograve; dallo Orizz&otilde;te obliquo, &amp; l'altra parte
$otterra $i stia, laqual noi non veggiamo, la veggono bene gli
Antipodi: l'altre due parti $aranno diui$e dal circolo del mez-
zo giorno, ilquale diuide il primo circolo dello Orizzonte obli-
quo in due parti vguali: per queste quattro parti del mondo la
Luna continuamente $i muoue: in tal ca$o &agrave; cia$cuna delle quat
tro parti del mondo, $i daranno $ei hore del giorno, &amp; &agrave; cia$che
duna quarta del m&otilde;do ri$pondera proportionat am&etilde;te vna quar
ta del giorno, &amp; la Luna in i$patio di quattro quarte del gior-
no, che $ono ventiquattro hore, camminer&agrave; per tutte &amp; quat-
tro le quarte del mondo: Poughiamo hora per ca$o, che a l'alba
del giorno la luna e$ca fuora del $uo Orizzonte obliquo nel no-
$tro emi$pero: ella all'hora co'$uoi raggi incomincer&agrave; &agrave; ferir'
l'acque del mare al trauer$o, ne i $uoi raggi torner&atilde;no addietro
ma sdruccioleranno altre per le acque, &amp; qua$i squizzeranno
innanzi, per&ograve; l'acque poco $i ri$calderanno: pure $i ri$calderan-
no alquanto: e il caldo entrando ne corpi humidi gli rende piu
rari, &amp; gli f&agrave; gonfiare il che $i vede nelle pentole dell'acqua
piene, mentre bollono: l'acqua bollendo gonfia per alqu&atilde;to $pa
tio di tempo: gonfier &agrave; adunque il Mare &amp; incomincer &agrave; ad in-
alzar$i &amp; tanto piu, qu&atilde;to piu la Luna $ar &agrave; fuora del $uo Oriz
zonte: perche quanto piu ella $alir &agrave; tanto piu al dirimpetto
co $uoi raggi ferir&agrave; l'acque infino alla fine della prima quarta:
il che $ar&agrave; dopo le prime $ei hore del giorno: all'hora l'acque $a
ranno in quel colmo maggiore che elle potranno e$$ere: perche
i raggi della luna gagliardamente le feriranno al dirimpetto,
faranno, vna grandi&szlig;ima riuerberatione, &amp; riperco&szlig;i dalle ac
que torneranno indietro per quella wede$ima linea per laquale
$ce$ono: Pa$$ate le prime $ei hore, ne vengono le $ci $econde, &amp;
la Luna caminando entra nella $econda quarta del mondo, &amp; in
comincia &agrave; ferir l'acque al trauer$o di nuouo da e$$e fuggendo,
per&ograve; meno le ri$calda: &amp; come il caldo le gonfiaua, co$i, il fred-
<pb n=36>
do le sgonfia, &amp; le conden$a, conden$ate &amp; sgonfiate $i abba$$a
no, &amp; tanto piu, quanto piu la luna $i auicina al pon&etilde;te del $uo
Orizzonte: all'hora il reflu$$o, &egrave; finito, &amp; l'acque $ono ba&szlig;i&szlig;i-
me: $eguita la terza quarta del giorno, &amp; la luna caminando
entra nella terza quarta del mondo, &amp; di nuouo incomincia &agrave;
ferir l'acque, che $ono nello altro emi$pero de gli Antipodi, &amp;
le gonfia incominciando vn nuouo flu$$o, ilquale cre$ce infino,
che la luna non giugne alla fine delle terze $ei hore del giorno,
&amp; della terza quarta del mondo, il che $i fa quando la luna, &egrave;
nel canto dalla mezza notte: $eguita la quarta parte del gior-
no, &amp; la luna $eguendo il $uo viaggio entra nella quarta parte
del mondo, &amp; incomincia a ferir l'acque del mare co $uoi raggi
alquanto trauer$i, per cio il caldo $cema, &amp; l'acque conden$ate
di nuouo $gonfiano, &amp; tanto, qu&atilde;to la Luna arriua alla fine del
le vltime $ei hore, del giorno, &amp; della vltima quarta del mondo
all'hora le acque vn'altra volta tornano ba&szlig;i&szlig;ime. In questa
maniera, che voi hauete vdito $i fa vn per petuo flu$$o &amp; reflu$
$o di $ei hore in $ei hore: che &egrave; quanto mi accade dire d'intorno
alla materia proposta &agrave; nostri ragionamenti.
<p>NOZ. Se altro &agrave; voi non accade, egli accade bene &agrave; me; au
zi d'intorno &agrave; quel che voi b&ouml;ra hauete detto, ho io tanto che
ragionare, che for$e $i con$umer&agrave; tutto il giorno, iunanzi che
egli $e ne venga alla fine: quando adunque egli molesto non vi
$ia, io volentieri vi addimander&ograve; d'alcune co$e, lequali &agrave; me re-
cano difficulta non piccola.
<p>TAL. Dite pure $icuramente (M. Giu$eppe) che non $olo
le co$e vostre non mi $aranno moleste, ma di contento grandi&szlig;i
mo: in ogni modo egli ci auanza ancho gran parte del giorno:
&amp; noi, $e otio$i ci ste&szlig;imo, con tedio le pa$$eremmo: doue co
vo$tri dotti ragionamenti ageuolerete &agrave; voi, &amp; &agrave; me la stranez
za del caldo.
<p>NOZ. Po$cia, che egli co$i vi piace, ditemi perche voi il
mouimento pigliate della Luna, &amp; non quello del Sole &amp; delle
altre Stelle?
<p>TAL. Perche il mouimento, e il lume del Sole &amp; di molte
<pb n=37>
altre $telle &egrave; tanto gagliardo, che non $olo n&otilde; fa gonfiar l'acque,
ma di $ua propria natura le sgomfia; concio$ia, che egli le a$ciu-
ga &amp; $eccha, a$ciutte &amp; $ecche $i sgomfiano: alcune altre $tel-
le $ono piccole &amp; lontane, come $ono alquante di quelle del pri
mo mobile, che &egrave; l'ottauo cielo, per&ograve; con il loro piccolo lume, &amp;
con il loro e$$ere dalle nostre acque lontane, &ograve; non po$$ono alte-
rarle punto, &ograve; $e pur le alterano, cio&egrave; tanto poco, che non $i $cor
ge col $en$o; il lume &amp; il moto della luna non &egrave; ne lontano ne
piccolo come quello delle piccole &amp; lontane stelle, che $ono nel
lo ottauo cielo di $opra racconte; non &egrave; grande il lume, &amp; non
&egrave; veloce il moto, come quello del Sole &amp; di molte altre $telle lu
mino$e &amp; grandi, ma &egrave; il lume della luna, &amp; il mouimento $uo
tanto, che ba$ta per alterar' l'acque, &amp; gli altri corpi humidi, i
quali poco re$istono alle e$trin$eche alterationi: come $ono i
granchi, le conche marine, l'ostreghe, &amp; tutti gli altri animali
$enza $angue de quali pur dianzi $i di$$e:
<p>NOZ. Perche pigliate voi piu to$to l'orizzonte obliquo,
che il dritto?
<p>TAL. Perche noi questi effetti attribuiamo al mouimen-
to della luna; la quale non e$ce nel no$tro emi$per&ograve;, &amp; non en-
tra nell'altro, come il $ole dentro &agrave; confini del dritto orizzon-
te, ma $i bene dello obliquo.
<p>NOZ. Perche ponete voi ca$o, che la luna $i lieui &agrave; l'alba?
<p>TAL. Perche ella non $i lieua $empre &agrave; l'alba; anzi tal'ho
ra nel mezzo giorno, &amp; tal'hora nella mezza notte: quando
la luna $i lieua, all'hora incomincia il flu$$o: &amp; perche ella non
$i lieua alla mede $ima hora in tutti, i luoghi, il flu$$o non inco-
mincia alla mede$ima hora in tutti i luoghi: cio $i e o$$eruato
piu volte &amp; ancho al tempo mio in vinetia doue il flu$$o del
mare incomincia due hore dopo, che &agrave; Gostantinopoli: cio d'al
tronde non na$ce che dalla luna, laquale due hore dopo $i lieua
&agrave; Vinetia, che &agrave; Gostantinopoli:
<p>NOZ. Voi hauete molto bendetto $empre parlando di due
$ole quarte di mondo; nell'una delle quali $i fa il flu$$o, quando
la luna vi entra, &amp; nella altra il reflu$$o, quando la luna $e ne
<pb n=38>
parte: pero egli $i pare, che voi vogliate, che $olamente vn $o-
lo flu$$o &amp; vn $olo reflu$$o $i truoui, &amp; non piu, nondimeno $e
ne trouano $empre due: $e egli &egrave; vero, che il mondo $ia diui$o,
come il giorno, in quattro quarte vguali: La luna la mattina
&agrave; l'alba $i lieua (come voi dice$te) &amp; nella prima quarta del
mondo f&agrave; il flu$$o; in quella vltima quarta donde ella all'hora
$i parte ella f&agrave; il reflu$$o; &agrave; quelche io dal vo$tro ragionam&etilde;to
raccolgo: nelle altre due quarte c&otilde;trapo$te &agrave; que$te, che fanno
le acque? certamente, che elle n&otilde; $i $tanno, ma $eguitano il moui
m&etilde;to del flu$$o et del reflu$$o: quiui n&otilde;dimeno n&otilde; arriuano ne ar
riuar' po$$ono i raggi della luna, per cagione della terra, laquale
&egrave; intraposta infra loro &amp; l'acque del mare de gli antipodi; et &egrave;
la terra tanto gro$$a che ella non puo e$$ere penetrata da raggi
della luna ne puo il mare de gli antipodi in modo ne$$uno e$$ere
alterato da loro: egli adunque $i pare, che voi di cio non hab-
biate detto &agrave; bastanza.
<p>TAL. Voi toccate vna o$curi&szlig;ima materia, nellaquale io n&otilde;
veggio d&otilde;de entrare ne veggio d'onde v$cire, $e io ben vi entra$
$i: pure io mi ingegner&ograve; dirui quel che io d'intorno &agrave; cio habbia
trouato $critto da alcuni filc$ofi: il che for$e n&otilde; vi finir&agrave; di $odis
fare, &agrave; quel che io me ne creda: La luna $opra il no$tro Orizz&otilde;te
muoue il mare, come $i &egrave; detto, &amp; $otto il nostro Orizz&otilde;te doue
habitano gli antipodi, i raggi della Luna non arriuano, ma arri
uano &agrave; quella parte del cielo, che &egrave; al dirimpetto della Luna, nel
laquale $tampano la virt&ugrave; loro, donde qua$i ribattuti tornano
alle acque del mare de gliantipodi, et lo gonfiano facendo in e$-
$e vn nuouo flu$$o, &amp; vn nuouo reflu$$o, con quel mede$imo ordi
ne, con cui egli $i f&agrave;, quando la Luna vi e pre$ente: per&ograve; quel
flu$$o &amp; quel reflu$$o, come questo, na$ce dalla Luna: il cui lu-
me &egrave; ribattuto dalla parte del cielo, che &egrave; al dirimpetto &agrave; quel-
le ac que: &amp; &egrave; riperco$$o inuer$o i mari, iquali gonfiano, &amp; sg&otilde;
fiano ne piu, ne meno che all'hora $i facciano i nostri:
<p>NOZ. Voi indiuina$te quando dice$te, che io non mi appa-
gherei dalla vo$tra ragione.
<p>TAL. Ella non &egrave; mia, ma d'altri, et io n&otilde; ne ho delle migliori
<pb n=39>
<p>NOZ. Sia$i di chiunque ella $i voglia, che io non me ne con
tento: &amp; &agrave; ragione non me ne po$$o io contentare: perche l'om
bre de corpi o$curi $ono di tre $orte: altre ra$$omigliano le co-
lonne tanto gro$$e nel principio, quanto nella fine: queste om-
bre $ono de corpi o$curi vguali &agrave; corpi lumino$i: le $econde om
bre ra$$omigliano le piramidi; quelle dico, che hanno le ba$i lo-
ro immediatamente dietro al corpo o$curo, &amp; le parti $ottili di
dette piramidi chiamate cu$pidi $ono quiui, doue l'ombre fini-
$cono: queste ombre $ono di que corpi o$curi iquali $ono mino-
ri, che non &egrave; il corpo lumino$o: Le terze ombre ra$$omigliano
quello piramidi, che hanno le cu$pidi immediatamente dietro al
corpo o$curo, doue elle cominciano, et le ba$i loro $ono nella par
te lontana dal corpo lumino$o: hora e$$endo la luna a$$ai mino-
re, che non &egrave; la terra, l'ombra della terra nata da raggi della Lu
na, ra$$omigliera vna piramide la cui cu$pide $ar&agrave; accanto alla
terra immediatamente, &amp; la ba$i dell'ombra $ar&agrave; quiui, in-
uer$o doue ella $i destender&agrave; il che &egrave; inuer$o il Cielo per
cio bi$ogna, che l'ombra della terra $ia molto larga, &amp; occupi
buona parte del Cielo: adonque i raggi della luna n&otilde; po$$ono ar
riuare &agrave; quella parte del cielo, che &egrave; $ottera al dirimpetto della
luna, quando ella $i truoua $opra terra: $e eglino non ci arriua
no, non po$$ono e$$ere ribattuti inuer$o l'acque da quella parte
del cielo, &amp; non po$$ono far il flu$$o &amp; il reflu$$o in que mari.
<p>TAL. Voi col vostro bello ingegno, &amp; con la vo$tra gran
dottrina mi $trignete $i, che io (&agrave; dirui il vero) n&otilde; $o qua$i che
piu mi pen$are pure io mi ingegner&ograve; $odisfarui il meglio, che io
potr&ograve;: La terra paragonata al Cielo ra$$omiglia vn piccol pun
to: &amp; quantunque la $ua ombra $ia a$$ai grande ella non adom
bra per&ograve; $e non vna piccola particella del Cielo: dalle parti n&otilde;
addombrate vicine alle addombrate po$$ono e$$ere riperco&szlig;i, i
raggi della luna, &amp; po$$ono fare il flu$$o &amp; il reflu$$o del mare.
<p>NOZ. Se i raggi ci arriua$$ero voi haureste for$e detto
qualche co$a, ma n&otilde; gia &agrave; ba$tanza: perche $e bene la parte ad&otilde;
brata del Cielo &egrave; picola, paragonata &agrave; tutto il Cielo: n&otilde;dimeno
al paragone del mare &amp; della terra ella &egrave; grandi&szlig;ima: perche
<pb n=40>
$e l'ombra piramidale della terra ha la $ua ba$e inuer$o il Cielo
egli bi$ogna dir' per forza, che il Cielo addombrato $ia in quel-
la parte molto maggiore, che non &egrave; tutto il corpo della terra, et
dell'acqua: oltre che for$e i raggi della luna tanto alto non ar-
riuano: Quando ancho vi arriua$$ero, eglino non potrebbono
e$$er' ribattuti dal corpo celeste: perche la $ua natura &egrave; diafa-
na &amp; tran$parente, per&ograve; ageuoli&szlig;imamente penetrabile, $en-
za far' ne$$una reuerberatione de raggi, che la penetrano: cio $i
vede ne raggi del Sole &amp; delle altre stelle $uperiori, iquali pe
netrano tutti, i corpi celesti inferiori, &amp; n&otilde; $ono ribattuti: co$i
$e i raggi della luna arriuano &agrave; quella parte del Cielo, che voi
dite, non per que$to riperco&szlig;i tornano in dietro, ma penetrano
il cielo pa$$ando innanzi: $i che $e voi altra ragione non mi ren-
dete, io di questa non mi appago ne molto ne poco, &agrave; dirloui alla
libera, come infra di noi $i debbe.
<p>TAL. A dirui il vero in poche parole, anche io non me ne
contento: per&ograve; for$e $i potr&agrave; dire, che $e non il lume $i ribatte:
$ar&agrave; alcuna altra virt&ugrave; na$co$ta nelle acque, dalla quale na$co
no i mede$imi effetti, che $ogliono na$cere dal ribattuto lume:
come con vna na$costa virt&ugrave; la calamita tira il ferro; la boc-
cha del pe$ce hierace tira l'oro; l'ambra le paglie, &amp; il ro$po tira
la mu$tella volgarmente chiamata dondola: &amp; molte altre co-
$e $omiglianti: di che egli non $e ne p<*>&ograve; rendere altra ragione,
$e non fuggire ad vna occulta virt&ugrave;: la quale all'ultimo altro
non &egrave; che la propria natura di cia$cheduna co$a: il che par che
a$$ai $<*>opri$$e Ale$$andro Afrodi$eo nelle $ue que$tioni: &amp; $im
plicio nella fi$ica: $ar&agrave; mo$$o adunque il mare da que$ta $ua na
tural' virt&ugrave;, cio&egrave; dalla $ua propria natura: dalla quale in quel
tempo, e in quel luogo na$cono que mede$imi effetti, che na$cono
da raggi della luna all'hora in altro luogo, &ograve; quiui in altro tem-
po. Po&szlig;i ancho dire, che il mare oceano (doue i flu&szlig;i &amp; i re-
flu&szlig;i $ono grandi&szlig;imi) circonda tutta la terra: il che ha proua
to Colombo Genoue$e nella nauigatione delle Indie da lui di
nuouo ritrouate, et da gli altri $uoi compagni piu oltre $coper-
te: $e que$to mare gira tutta la terra, egli $i pu&ograve; dire, che l'una
<pb n=41>
parte delle acque dalla Luna alterate, altera l'altra parte vici-
na, et questa $econda parte altera la terza altera la quarta d'im
mano in mano, ne $i ferma questa alteration' gia mai infino, &agrave;
tanto, che tutte le acque non $ono alterate: in questa maniera
il flu$$o &amp; il refln$$o $i puo for$e fare per tutto: questo modo
d'alteratione nelle acque $i vede quando altri vi getta vna pie-
tra, la quale muoue, in giro la prima parte principalmente per-
co$$a; que$ta muoue la $econda, &amp; la $econda muoue la terza, in
fino a l'ultima, &amp; $i veggono nella acqua molti agitationi in gi
ro, co$i fa il lume della Luna co $uoi raggi percot&etilde;do l'acque del
mare, $econdo l'ordine, che hauete vdito: altro di meglio non ho
che dirui: $e cio non vi piace, adoprate hor voi il vostro inge-
gno: &amp; da voi ste$$o ritrouate qualche ragion' migliore: il che
far potrete, pur'che vogliate.
<p>NOZ. Io ne principii de nostri ragionamenti gi&agrave; vi di&szlig;i,
non hauer' co$a, che d'intorno &agrave; cio mi contenta$$e, hora il mede
$imo vi replico: pure da che noi altro per hora n&otilde; habbiamo che
fare, io vi dir&ograve; alcune altre ragioni: lequali perche da Aristo-
tile $iano $tate $critte: accioche voi me ne diciate l'animo
vo$tro.
<p>TAL. Dite M.Giu$eppe.
<p>NOZ, Chi attribui$$e il flu$$o, &amp; il reflu$$o del mare al na
tural mouimento delle acque: lequali per e$$ere corpi graui,
dallo alto del mondo, che &egrave; l'aquilone, al ba$$o de$cendono, che &egrave;
il mezzo giorno: et giugnendo alla altra ripa del mare, dalla ter
ra &amp; da gli $cogli $ono ribattute: &amp; in dietro ritornano, facen-
do con l'uno de due mouimenti il flu$$o, &amp; con l'altro il reflu$$o
egli for$e direbbe qualche buona co$a, concio$ia che la frigidi-
t&agrave; grandi&szlig;ima dello alto Aquilone, generi copia non piccola di
acque, lequali quiui non po$$ono e$$ere di$$eccate dal caldo del
Sole, che vi &egrave; piccoli&szlig;imo, i monti etiandio dello Acquilone &agrave;
gui$a di $pugne d'acqua pregne premuti dalla frigidita del luo-
go molte acque c&otilde;tinuamente di$tillano, lequali $ono corpi gra
ui per di lor natura, per&ograve; dal mare Aquilonare d'acque copio$o
alla $piaggia del mare del mezzo giorno $i muouono l'acque ri-
battute in dietro tornano facendo il flu$$o &amp; il reflu$$o conti-
<pb n=42>
nuo come $i &egrave; detto.
<p>TAL. Chi&utilde;que co$i dice$$e, in luogo d'una verita direbbe mol
tebugie, prima perche l'Oceano circ&otilde;da tutta la terra, come noi
pur'hora diceuamo: &amp; non ha le ripe, dalle quali egli po$$a e$$e
re ribattuto. Dipoi perche l'Oceano non $i muoue ne dallo aqui-
lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone; ma
oltra il $uo flu$$o, &amp; reflu$$o ha egli vn'altro qua$i in$en$ibile
mouimento dal leuante al ponente, col quale egli va imitando
il mouimento del Cielo, il che molto $en$ibilmente $i cono$ce da
Nard&ograve; promontorio nella Spagna inuer$o la Brettagna; &amp; dal
la Brettagna al promontorio di Nard&ograve; ritorna, i primi a$$ai piu
tardi fanno il camin' loro, che nol' fanno i $econdi, la cagione, &egrave;
che e$$endo Nard&ograve; nelle parti di pon&etilde;te, et la Brettagna in quel
le di leuante, mouendo $i il mare dal Leuante al ponente, i primi
caminano contro al viaggio del mare, per&ograve; tardi arriuano, &amp; i
$ec&otilde;di $eguitano il moto delle acque, per&ograve; pre$to giungono, quel
li anchora, che di Spagna partendo $i, nauigano inuer$o ponente
alle I$ole &amp; alla terra ferma di nuouo ritrouata, in ventiquat-
tro giorni ci giungono: ma non ritornano $e non in tre, &ograve; ver'
quattro me$i, perche i primi vanno &agrave; $econda, &amp; gli altri van-
no contro acqua adunque il mare non $i muoue ne dallo Aqui-
lone al mezzo giorno, ne dal mezzo giorno allo Aquilone, ma
dal Leuante al ponente, imitando il Cielo, nondimeno questo n&otilde;
&egrave; il moto del flu$$e &amp; del reflu$$o: ilquale (&agrave; quel' ch'l'i$te$$a i$pe
rienza perfetta maestra di tutte le co$e) apertamente ne dimo
stra altro non &egrave;, che vn gonfiare &amp; vno sgonfiare delle acque,
hora den$e, &amp; hora rare: il qual na$ce del caldo, che gonfia, &amp;
del freddo che sgonfia &amp; conden$a: &amp; ha il $uo primo princi-
pio dallo i$te$$o fondo del mare, &amp; &acirc; poco &agrave; poco hor' cre$ce, &amp;
hora $cema di $ei hore in $ei hore, concio$ia che vna quantit&agrave; di
tante acq; in vno $patio di $ei hore cotanto piccolo veri$imilm&etilde;
te non puo entrar d'altronde nel mare; &amp; in vn'altro piccolo
$patio d'altre $ei hore, come ella $e ne po$$a v$cire, &amp; doue elle
$e ne po$$a andare, non $i vede, ne $i puo per ancho vedere in mo
do ne$$uno: gonfiano adunque allargate del Caldo, &amp; incomin-
<pb n=43>
cia tal mouimento dal fondo del mare, &amp; cre$ce alzando $i inuer
$o la $ua parte e$trema il che chiaramente $i vede ogni giorno
ne due castelli del porto Venetiano: doue vicino alla fine delle
$ei hore, qu&atilde;do anche l'acque cre$cono, la radice di detti castelli
&agrave; poco &agrave; poco $i $cuopre, et re$ta finalm&etilde;te $coperta l'alteza qua
$i d'un piedi innanzi, che il reflu$$o incominci: e$$endo certo, che
il mare ancho cre$ce, &amp; che nel mede$imo tempo d'intorno alle
parte estreme di que due castelli, l'acque incominciano &agrave; $cema
re, egli &egrave; nece$$ario di confe$$are, che il flu$$o, &amp; il reflu$$o del
mare incominciando $i dal fondo, &agrave; poco &agrave; poco $alga alla alta $u
perficie delle acque: &amp; non dallo aquilone al mezzo giorno $i
muoua, &ograve; dal mezzo giorno allo aquilone,
<p>NOZ. Se que$ta ragione non vi piace; eccouene due altre
pur'tirate dalla dottrina del mede$imo Aristotile, lequali for$e
vi piaceranno. Il fondo del (mare come voi $apete) non &egrave; piano,
ma dentro vi $ono alti&szlig;imi monti; &amp; profondi&szlig;ime valli, come
ancho, &egrave; tutta la terra, l'acque etiandio di loro propria natura
$ono corpi graui, iquali al ba$$o naturalmente $cendono: $e que
$to &egrave; vero, l'acque che $ono $opra i monti da fondo del mare, vi
stanno per forza, &amp; naturalm&etilde;te cercano di $cendere nelle ba$
$e valli: doue trouando le altre acque, ne con e$$e potendo$i fer
mare in quel piccolo luogo, le cacciano: que$te cacciate, per for-
za $algono $opra, i monti del mare donde le prime $i partirono:
e$$endo quiui per forza $alite, non vi $i po$$ono fermare; per&ograve;
di nuouo dalla loro propria grauita naturale mo$$e $cendono in
quelle valli mede$ime donde elle furono cacciate; &amp; ne caccia
no quelle, che prima vi erano $ce$e; lequali $algono doue elle
po$$ono cio&egrave; $opra i monti: ne $i fini$ce gia mai questa guerra,
anzi dura $empre $enza pace &amp; $enza triegua: il $alir'delle ac-
que, f&agrave; il flu$$o, &amp; lo $cendere delle mede$ime f&agrave; il reflu$$o; il
quale $empre dura, perche elle $empre $algono, &amp; $empre $c&etilde;do
no. L'altra ragione, &egrave; che e$$endo la $uperficie alta del mare in al
cuni luoghi larga, et inalcuni $tretta, et e$$endo il f&otilde;do del mare
profondo et doue m&otilde;tuo$o, il mare ra$$omiglia le bil&atilde;ce, lequali
b&atilde;no vno $tilo $ottile, dalle cui parti e$treme p&etilde;dono due va$etti
<pb n=44>
i luoghi stretti della $uperficie del mare ra$$omigliano lo stilo,
&amp; i profondi &amp; grandi, i due va$i delle bilance: hora $e nell'u-
no de due va$i della bilancia alcuno corpo graue $i metta, lo $ti-
lo $i abba$$a da quella te$ta, &agrave; cui &egrave; attaccato il va$o, &amp; dall'al-
tra $i rialza: Nello stretto alto del mare l'acque per forza $i
stanno, &amp; al ba$$o $cendono valli larghe del mare, che ra$$omi-
gliano i va$i della bilancia, &amp; lo $tilo di que$to $tretto tirano ho
ra in que$ta, &amp; hora in quell'altra parte: co$i fanno perpetuo il
il flu$$o &amp; il reflu$$o.
<p>TAL. Non punto piu gagliarde $ono queste ragioni, che
la prima $i fo$$e: concio$ia che, $e il flu$$o, &amp; il reflu$$o del mare
na$ce$$e, &ograve; dalla inequalit&agrave; del fondo &amp; della $uperficie, &amp; non
d'altronde, come $arebbe egli cotanto ordinato? come $i mute-
rebbe egli $empre di $ei in $ei hore? certo io nol po$$o intendere:
come ancho $i vedrebbe egli il flu$$o &amp; il reflu$$o grandi&szlig;imo
in alcuni piccoli laghi, &amp; piccole fontane, che questo fondo &amp;
questa $uperficie inuguale non hanno? come $arebbe egli po&szlig;ibi
le, che cre$cendo l'Oceano in Fiandra et in Brettagna, i fiumi che
nel mare entrano per $patio di molte &amp; molte miglia, face&szlig;ino
il mede$imo flu$$o, &amp; reflu$$o che fanno i mari, non e$$endo in lo
ro ne$$una inequalit&agrave; di fondo, &ograve; di $uperficie? chiunque andr&agrave;
con$iderando que$ti effetti vedr&agrave;, che il flu$$o, &amp; il reflu$$o del
mare d'altronde na$ce, che &ograve; dal mouer$i dallo alto al ba$$o del
mondo, &ograve; dalla inequalit&agrave; del fondo &amp; della $uper ficie.
<p>NOZ. Se que$te non $ono le cagioni del flu$$o &amp; del reflu$
$o di que$ti fiumi, di questi stagni, &amp; di queste fontane, quali vo
lette voi, che elle $iano?
<p>TAL. Non tutti, i laghi, ne tutte le fontane continuamen
te$i generano di conden$ati vapori dalla frigidit&agrave; del luogo: ma
alcuni na$cono dal mare, ilquale ha le $ue parti alte, che col pe-
$o proprio premono le ba$$e, lequali premute, per forza entrano
in certi aperti canali, che $ono nel fondo del mare, &amp; per e&szlig;i c&otilde;
tinuamente $cacciate dalle altre parti delle acque, che le $egui-
tano, arriuano alle fontane &amp; a i laghi, iquali hanno il flu$$o et
il reflu$$o $imile &agrave; quel del mare: perche le acque di queste fon-
<pb n=45>
tane quando il mare $cem&agrave;, $i ritirano al mare, &amp; calano: qu&atilde;
do il mar' cre$ce $algono alle fontane: per che adunque questi la
ghi, &amp; queste fontane hanno l'acque perpetuamente dal mare,
per&ograve; fanno il flu$$o &amp; il reflu$$o come il mare.
<p>NOZ. Se co$i fo$$e que laghi &amp; quelle fontane $arebbono
tutte $alate, nondimeno per la maggior parte cio non $i vede.
<p>TAL. Salate $ono le acque, perche con e$$e $ono me$colate
alcune terrestri, &amp; gro$$e e$alationi, lequali fanno il $al$o $apo
re: alcuna volta auuiene, che i canali per li quali pa$$ano l'ac-
que del mare $ono tanto stretti, che per e&szlig;i non po$$ono pa$$are
l'acque gro$$e; ma ci pa$sano $ole le $ottili, lequali abbandonate
dalle gro$$e, donde na$ce it $al$o $apore, re$tano dolci: Alcuni al
tri canali $ono tanto larghi, che per lo mezzo: loro pa$$ano l'ac
que gro&szlig;e, &amp; $al$e: &amp; arriuando alla fontana &amp; allo stagno,
$i con$eruano $al$e quiui come elle $al$e $ono nel mare: Ari$tot.
volendo per$uadere que$ta verita infra le altre ragioni me$co-
l&ograve; vno e$perimento a&szlig;ai $en$ato: &amp; di&szlig;e che i nauiganti tal'ho
ra ritrouando$i in alto mare $enza acque dolce da bere, fanno
vn va$o di cera ben $errato da ogni intorno, &amp; il calano legato
ad vna corda $otto le acque marine: la cera laquale ha i $uoi po
ri molto $tretti, $err&agrave; la via &agrave; le acque gro&szlig;e &amp; terrestre, per
cio $al$e, &amp; amare, &amp; la apre alle $ottili, &amp; dolci pa&szlig;ato alqu&atilde;
to di $patio di tempo i nauiganti tirano il va$o in alto &amp; aper-
tolo heoano lacqua, che vi &egrave; dentro &amp; la truouano dolce: la on-
de egli $i puo raccorre, che la me$colanza de gro$si, &amp; terrestri
vapori con le acque $ottili, le faccia diuentare $al$e: Ari$tot.
non contento di que$to aggiungne vn'altro $en$ato i$perimento
&amp; dice, che vn'ouo me&szlig;o in vn va$o pieno di acqua dolce $cende
al fondo del va$o, il mede$imo vouo nella mede$ima acqua $ala-
ta nuota &agrave; galla: adunque, le parti gro&szlig;e &amp; terrene del Sole
quali hanno ingro$sato l'acqua la hanno fatta diuentar' $al$a et
amare: Na$ce anche il $al$o $apore delle fontane talhora da vna
miniera di $ale, per laquale e$se po&szlig;ano, lequali n&otilde; hanno il flu$
$o &amp; il reflu$$o: per che il primo principio loro non &egrave; nel mare:
I fiumi $eguitano il flu&szlig;o, &amp; il reflu$$o del mare, perche l'acque
<pb n=46>
marine alzando $i gli fanno tornar' in dietro, &amp; abba$s&atilde;do$i gli
la$ciano andar' inanzi.
<p>NOZ. Di que$to vostro di$cor$o io non ne re$to $odisfatto,
quanto io vorrei, ma $olamente quanto io po$so: pure $ia$i co-
me $i voglia, io vi addimander&ograve; ancora d'alcune altre co$e, poi
far&ograve; quello, che egli vi piacera: Voi dice$te, che il mare dello
Oriente allo Occidente $i moueua; non dimeno io ho vdito dire
altra volta da e$ercitati nocchi&egrave;ri, che il mare mediterraneo $i
muoue in giro: il qual mouimento $i cono$ce da coloro, che na-
uigano dalla Dalmatia alla Hi$tria, infino &agrave; Vinegia, per que$to
$patio di pae$e il mar'$i muoue dal Leuante al Ponente: Da vine
gia nauigando ver$o la puglia il mare ritorna in ver$o Oriente,
&amp; f&agrave; qua$i vn giro: adunque egli non $i muoue dal Leuante al
ponente, come voi dice$te.
<p>TAL. Co$i &egrave; (M.Giu$eppe) &amp; cio auiene, perche e&szlig;endo
il Mare mediterraneo dalla terra circondato, non puo imitar il
celeste moto del Leuante al Ponente co$i &agrave; punto: per&ograve; il va
imitando quanto egli pu&ograve;; non potendo $e non in giro, per ca-
gione della terra, che lo impedi$ce, in giro $i muoue.
<p>NOZ. Questo flu&szlig;o &amp; reflu&szlig;o, di cui tutto hoggi $i &egrave; ra-
gionato grandi&szlig;imo $i vede nel mare Oceano, minore nel medi-
terraneo, nel mare tirreno non $e ne vede $egno ne&szlig;uno, qui il
no$tro mare Pi$ano non $i muoue altrimente col flu&szlig;o &amp; col re
flu&szlig;o: il $imile ho vdito dire del Genoue$e, &amp; del prouenzale,
del mar'morto, &amp; del mare della etiopia, &ograve; ver'morea, che noi ce
la vogliamo chiamare, d'onde que$ta mutatione $i na$ca in que-
sti mari, io n&otilde; $o per ancho vedere pero $e voi ne hauete ragion
ne&szlig;una, piacciaui di dirlami.
<p>TAL. Voi ben faceste &agrave; fauellar'c&otilde; quella c&otilde;ditione, qua$i
che voi vi indiuinaste, che io non haue&szlig;i nulla da dire, &amp; $e io
pur qualche co$a haue&szlig;i, di cio non mi appaga&szlig;i &agrave; pieno.
<p>NOZ. Dite tutto quello che hauete, &ograve; da voi ste&szlig;o pen$a-
to, &ograve; da altri trouato $critto, &amp; $ia$i per e&szlig;ere quello, che voi
dirette, come $i voglia.
<p>TAL. Co$i far&ograve;: $ono adunque alcuni mari, il fondo de qua
<pb n=47>
li ha la terra rara &amp; molle, laquale non puo punto ritenere in
$e ste&szlig;ai vapori generati dal caldo della luna: anzi gli la$cia
v$cir' fuora mentre $i generano: l'acque anche di que$ti mari,
$ono molto $ottili, &amp; qua$i non punto $alate: lequali poco, &ograve; n&otilde;
nulla re$i$tono &acirc; raggi della luna, &amp; non molto gli ripercuoto-
no: per&ograve; non molto po&szlig;ono e&szlig;ere ri$caldate, &amp; non molto po$-
$ono e&szlig;ere alterate nel gonfiar$i, &ograve; nello sgonfiar$i dal caldo, che
vi &egrave; leggiero, &ograve; da vapori tirati dal caldo che $e ne vanno $ubi-
to; questi mari $ono piu tosto da e&szlig;er' chiamati grandi $tagni,
che mari; come il mar'Pi$ano, il Genoue$e, &amp; il prouenzale: ne
quali n&otilde; $i cono$ce il flu&szlig;o &amp; il reflu&szlig;o per le cagioni, che voi
hauete vdite. Quanto al mar morto, &amp; al mar della morea, da
alcuni chiamato indico, per e&szlig;ere congionto con l'indico: vi
dico, che la cagione della loro perpetua quiete, &egrave; a punto
contraria &agrave; quelle che io hora lo raccontate: concio$ia che l'ac
que d'amendue, questi mari $iano gro&szlig;i&szlig;ime, &amp; den$i$sime, le
quali non po&szlig;ono e&szlig;ere penetrate de raggi della luna; $ono eti&atilde;
aio, i vapori di que$ti mari tanto gro$si, che non $i po$sono muo
uere per&ograve; $i stanno $empre immobili: Manifesti$simo $egno del
la gro$sezza delle acque &amp; de vapori, e' che in que mari non vi
ue ne$suno animale: pochi legni gli nauigano, &amp; que pochi con
molta faticha: &amp; i corpi, che ne gli altri mari vanno al fondo,
in que$ti due $tanno &agrave; galla: &amp; appre$so alla ripa loro per mol-
te miglia non na$ce pianta ne$suna tutti questi $ono $egm aper
ti della gro$sezza delle acque di que' mari la qual' gro$sezza
gli rende inetti al moto: &amp; al riceuere le alterationi de corpi ce
le$ti, dalle quali na$ce il flu$so, &amp; il reflu$so.
<p>NOZ. Che direte voi del mare Indico &amp; per$ico, l'uno de
quali entra nell'altro $enza mezzo ne$suno; nondimeno il mar
per$ico, &egrave; nauigabile, dal di, che il $ole entra nel primo grado del
pe$ce, infino che egli entra nel primo grado della vergine: quan
do il Sole &egrave; ne $egni contrarii questo mare ha fortuna: quando il
$ole poi, &egrave; nella fine del $agittario, &amp; nel principio del capricor
no, la tempe$ta, &egrave; tanto grande, che qua$i tutte le naui, che all'ho
ra vi $i truouano, $i $ommergono: &amp; resta per cio que$to mare
<pb n=48>
innauigabile in que tempi: Il mare Indico, &egrave; tranquillo, quando
il sol' $i muoue per la vergine infino al principio del pe$ce, &amp; &eacute;
la tranquillit&agrave; $ua grandi&szlig;ima, quando il $ol' $i truoua nella
fine del $agittario, &amp; nel principio del capricorno, dal princi-
pio dello Ariete infino al principio della vergine que$to indico
mare ha grandi$sima fortuna, &amp; maggior che mai, quando il $o
le $i truoua ne gemini, &amp; ma$sime nella fine; &amp; quando egli en
tra nel principio del cancro: questi due mari $ono continui, non
dimeno quando l'uno ha fortuna, l'altro &egrave; tranquillo; &amp; quan-
do l'uno, &egrave; tranquillo l'altro ha fortuna: vorei co$i, che voi mi
diceste la cagione di questo regolato mouimento loro: laquale &agrave;
me parebbe, non e$sere stata detta in tutto hoggi.
<p>TAL. vero, &egrave; che di cio non $i &egrave; fauellato: per&ograve; hora vi di-
co, che $e bene il flu$so, &amp; il reflu$so del mare principalmente
na$ce dalla luna, egli nondimeno &egrave; ancho aiutato dal $ole: il che
$i vede ne quarti della Luna; ne quali &agrave; Vinetia $i &egrave; o&szlig;eruato,
che il flu&szlig;o, &amp; il reflu$so $i varia nello e&szlig;ere maggiore, &ograve; mino
re: egli &egrave; ancho aiutato, &amp; impedito dalle acque piu &amp; meno
$ottili, de vapori rari &amp; den$i, gro&szlig;i &amp; $ottili, che penetrano
per l'onde marine, &amp; le fanno gonfiare, &amp; sgonfiare, dalla equa
lita et inequalit&agrave; del fondo: &amp; da molte altre co$e lunghe &agrave; rac
contar$i hora. Il mare indico ha l'acqua a&szlig;ai piu $pe&szlig;e piu gro$-
$e &amp; piu den$e che non ha il mar' per$ico: &amp; cio na$ce per che
l'indico &egrave; piu inuer$o il mezzo giorno, che non &egrave; il per$ico, doue
l'ardor' grande del $ole me$cola le acque con molte terrestri, &amp;
gro&szlig;e e$alationi, &amp; le tira in alto ri$oluendone le parti $ottili,
&amp; la$ciandoui quelle piu gro&szlig;e &amp; piu feccio$e, lequali rendono
quel mare den$o &amp; $alato, anzi amaro: Que$to mare per cagion
della $ua grandi&szlig;ima gro&szlig;ezza non puo e&szlig;er' mo&szlig;o da vn pic-
col' caldo, o $ia$i della Luna, &ograve; $ia$i del $ole ne $egni del zodiaco
lontani da quel mare: &amp; perche il $ole entrando nella vergine
poco ri$calda, per&ograve; il mare $i f&agrave; tranquillo: tranquilli&szlig;imo, qu&atilde;
do il $ole $i appre$sa al mare Indico entrando nel primo grado
dello Ariete, egli l'incomincia a' mouere tirando in alto gli spi
riti di quel mare, i quali $ono gro$si, &amp; molti, per&ograve; fanno nuuo-
<pb n=49>
le o$cure &amp; den$e; lequali cre$cono $econdo il moto del Sole ne
$egni caldi: la onde quando il $i truou&agrave; ne gemini, &amp; nel Can-
cro, l'acque $ono turbati&szlig;ime, et le nuuole o$curi&szlig;ime: ne $i puo
il mare Indico in quel tempo nauigare $e non c&otilde; metter$i al ma
nifesto pericolo di $ommerger$i nelle $ue onde: &amp; cio auiene;
perche i vapori spe&szlig;i &amp; gro&szlig;i c&otilde;$eruano il caldo riceuuto dal
$ole, &amp; come il ferro gro$$o &amp; den$o con$erua il caldo del fuo-
co, ilquale molto tempo non &egrave; con$eruato dalla rara stoppa: &amp;
con$eru andolo inalzano, turbano &amp; gonfiano l'acque, e$$endo
questa vna proprieta del caldo di gonfiare, &amp; agitar' gonfian-
do, i corpi humidi: &amp; tanto le gonfiano, che le rendono innaui-
gabili. Il mare Oer$ico h&agrave; l'acque &amp; gli $piriti $ottili, iquali &agrave;
poco &agrave; poco $i ri$oluono, quando il $ole camina per li $egni caldi
que$ti $piriti ri$oluti nol po$$ono gonfiare: per&ograve; il mar' per$ico, &egrave;
all' hora tranquillo: quando il $ole camina per li $egni frigidi,
gli $piriti di que$to mare $i ingro$$ano per cagion' del freddo: il-
quale h&agrave; per natura di ingro$$are, i corpi humidi: questi $piriti
ingro$$ati non po$$ono e$$ere ri$oluti co$i ageuolmente; per&ograve; mo
uendo$i per le acque le gonfiano: &amp; rendono il mare tempe$to
$o: queste mi pen$o io, che $iano le varie cagioni di questi di-
uer $i effetti.
<p>NOZ. Che direte voi di que mari, d'Arabia, et di molti al
tri luoghi, i quali hanno le acque tanto dolci, quanto $ono le ac
que ordinarie delle fontane, et de fiumi, per&ograve; bi$ogna, che le hab
bino $ottili, da che il $apor'$al$o na$ce dalla me$col&atilde;za delle par
ti gro$$e &amp; terrene? come voi dice$te dianzi, nondimeoo que ma
ri hanno il mede$imo flu$$o &amp; reflu$$o, che hanno gli altri? adun
que quello, che voi dianzi dice$te h&agrave; delle difficulta, &amp; n&otilde; p<*>c-
le: quando fauellando del nostro mare Pi$ano del Genoue$e, &amp;
de gli altri $imili, toglie$te loro il flu$$o et il reflu$$o $olo, perche
le loro acque, poco amare, &amp; molto $ottili non poteuano ribat-
tere, &agrave; ba$tanza, i raggi della Luna, da quali elle fo$$ero ri$cal-
date, &amp; non poteuano con$eruare in loro ste$$e i vapori, che dal
fondo loro erano tirati in virt&ugrave; del caldo celeste, ma gli la$cia-
uano andar'fuora mentre $i generauano: auenga, che in Arabia
<pb n=50>
$iano de mari dolci, nequali &egrave; il flu$$o, &amp; reflu$$o &agrave; punto com e
ne glialtri.
<p>TAL. Nella Arabia (M.Giu$eppe) $ono molti fiumi dol
ci, &amp; gro&szlig;i, iquali entrando nel mare, con impeto $cacciano le
acque marine dalle $piaggie: le quali $cacciate $i ritirano lonta
ne dalla terra in alto mare, &amp; quiui $i re$tano $al$e, &amp; gro$$e
$ottopo$te &agrave; quelle mede$ime alterationi del Cielo, alle quali $o
no $ottopo$te l'acque del Mare Oceano: quiui $i f&agrave; il vero flu$$o
&amp; il vero reflu$$o: nello alzar$i delle acque marine egli &egrave; ne-
ce$$ario, che le acque dolci vicine alle $piaggie, $pinte dalle $al$e
anche elle ingro&szlig;ino, &amp; $i alzino: nello abba$$ar$i poi delle on
de $al$e, le dolci $i abba$$ano, $egu&etilde;do il me de$imo flu$$o, et il me
de$imo reflu$$o: non che cio loro auengha d'altronde, che donde
voi hauete vdito: cio $i vede alla foce del no$tro. Arno, ilquale
entrando nel mare per molto $patio di pae$c con$erua le $ue ac-
que di colore &amp; di $apore diuer$e da quelle del mare, &amp; non &egrave;
per&ograve; $e non vno piccolo fiume: tanto piu $i debbe credere di mol
ti &amp; gro&szlig;i fiumi, come $ono quelli d'Arabia.
<p>NOZ. Anche non $iamo alla fine: ci restano etiandio certi
altri mari, iquali non $i muouono di $ei hore in $ei hore, ma di
quindici giorni in quindici giorni: questi mari cre$cono alzan-
do$i tutto il tempo de primi, quindici giorni, &amp; colando $cema
no tutto il tempo de $econdi quindici giorni: que$ti mari certa-
mente non po$$ono $eguitare il moto della Luna nelle quattro
quarte del Cielo, proportionate alle quattro quarte del giorno
per&ograve; bi$ogna, &ograve; veramente, che voi alquanto meglio dichiarate
la cagione del riflu$$o &amp; di $opra posta per vera, &ograve; veramente,
che voi ne ritrouiate delle altre.
<p>TAL. Delle altre io ben vi prometto none potere, &ograve; volere
ritrouare per hoggi: perche l'hora, &egrave; tarda homai, &amp; quando el-
la cotanto tarda non fu$$e, per auentura, &agrave; me non basterebbe
l'animo di dirui co$e molto lontane da quelle, che hauete vdito:
lequali alquanto piu $piegate, for$e ba$teranno, per i$ciorre il
vo$tro nodo: egli &egrave; ben vero, che cio richiede vn ragionamento
alquanto lunghetto, del qual for$e voi non vi contenterete.
<pb n=51>
<p>NOZ. Perche non volete voi, che io mi contenti? $e io non
me ne contenta&szlig;i, non vi haurei addim&atilde;dato: dite pure, che qu&atilde;
to piu direte, tanto pi&ugrave; volentieri vi a$colter&ograve;:
<p>TAL. Io vi di&szlig;i dianzi, che le stelle del Cielo ra$$omiglia-
uano, i nodi delle tauole: lequali $ono alcune parti del corpo ce-
leste piu den$e, &amp; piu lucenti: perche la luce nella materia den
$a a$$ai piu riluce, che ella non f&agrave; nella materia rara: il che $i ve
de nel deu$o ferro affocato, il quale molto pi&ugrave; riluce, che non
fa la rara stoppa ardendo: co$i auiene alle stelle, che per e$$e-
re parti piu den$e del Cielo, pi&ugrave; rilucano, che non fanno
le altre parti rare del mede$imo Cielo: A questo, che io dian
zi vi di&szlig;i, aggiungo, che $e la materia den$a $ara o$cura &amp; te-
nebro$a per $ua natura, come &egrave; la terra, ella $ar&agrave; a$$ai pi&ugrave; o$cu-
ra, che non &egrave; la mede$ima materia rara: &amp; per contrario la ma
teria per $ua natura atta, &agrave; riceuere la luce $ar&agrave; tanto piu lumi
no$a, quanto, che ella $ar&agrave; piu den$a, &amp; perche tutta la celeste
materia, &egrave; atta &agrave; riceuere la luce, per&ograve; quanto pi&ugrave; conden$ate
in$iemi $ono le parti $ue, tanto piu ella riluce, &amp; na$ce questa
luce nel Cielo dallo Intelletto cele$te, che il moue: &amp; perche gli
intelletti $uperiori $ono molto piu perfetti, che non $ono gli in-
feriori, per&ograve; la luce, che na$ce da gli intelletti celesti $uperiori,
&egrave; a$$ai maggior che non &egrave; quella che na$ce da gli inferiori, &amp;
perche l'intelletto, ilquale muoue il Cielo della Luna &egrave; imper-
fetti&szlig;imo, il lume, che &egrave; nella Luna &egrave; piccoli&szlig;imo.
<p>Qui mi accade dire &agrave; ca$o, che $e il nostro intelletto fo$$e di
quella perfettione, di cui $ono gli intelletti diuini che muouo-
no, i corpi celesti, &amp; $e il no$tro corpo fo$$e per $ua natura $u-
bietto atto, &amp; proportionato &agrave; riceuere la luce, la no$tra fac-
cia, &amp; le nostre membra ri$plenderebbono, come i nostri theolo
gi dicono, che hoggi ri$plende il glorio$o corpo di Ie$u christo in
Cielo, &amp; come rilucer&atilde;no i nostri dopo il giorno del giuditio,
quando gli animi no$tri fatti perfetti, &amp; quando i nostri corpi
$carichi dal graue pe$o della o$cura, &amp; tenebro$a terra, riju-
$citeranno glorificati: Hora, che l'intelletto nostro &egrave; imper-
fetto, &amp; che il nostro corpo &egrave; o$curo, &amp; tenebro$o per $ua
<pb n=52>
natura, in noi non $i vede alcuna luce, ma in cambio della luce,
nella faccia no$tra ri$plende vno colore viuo, nato dallo intellet
to nostro, nel $angue, me$colato con gli $piriti: La onde quelli,
il cui intelletto, &egrave; piu perfetto, &amp; il cui $angue, &amp; $piriti $ono
pi&ugrave; purgati hanno la faccia, &amp; particularmente gliocchi piu ri
lucenti: i corpi morti, $enza $angue, $enza $piriti, &amp; $enza ani-
ma, $ono anche $enza colore: Hora tornando alla Lnna, dico, che
ella, &egrave; vna parte del $uo Cielo piu den$a, per&ograve; in lei dal $uo intel
letto na$ce alquanto di luce; non gia quanta ne, &egrave; nel $ole, &amp;
nelle altre stelle $uperiori: perche il $uo intelletto, &egrave; meno per
fetto, che non $ono gli altri intelletti $uperiori: &amp; perche la fac
cia della Luna, &egrave; meno den$a, che non &egrave; quella del $ole, &amp; delle al
tre $telle, per&ograve; manco riluce: &amp; nella iste$$a faccia della Luna
$ono alcune parti piu rare, lequali fanno la macchia, che in e$$a
$i vede: laquale non &egrave; ne l'ombra de monti; ne la reuerberatio-
ne del mare; ne altra $omigliante co$a: ma &egrave; $olo vna parte me-
no den$a, per&ograve; meno rilucente: per cio io dico, che la Luna h&agrave; da
$e ste$$a alquanto di luce, oltra quella, che ella riceue dal $ole la
quale, &egrave; a$$ai maggiore, che non &egrave; la $ua propria: Applicando al
no$tro propo$ito; dico, che ne primi quindici giorni, nequali il
lume del $ole nella Luna cre$ce, $i fortifica la virt&ugrave; $ua nelle ac
que, &amp; i flu&szlig;i all'hora $i fanno gagliardi, &amp; l'onde marine in-
gro$$ano; Quando la Luna ne $econdi quindici giorni in comin
cia, &agrave; perdere il lume del $ole, ella perde la virt&ugrave;, che ella h&agrave; nel
le acque, per&ograve; l'acque colano, &amp; fanno il reflu$$o in que mari,
che di quindici in quindici giorni hor calano, hor $cemano: ne
gli altri mari $i &egrave; o$$eruato, che i flu&szlig;i ne primi quindici giorni
$ono maggiori, che non $ono, i reflu&szlig;i, &amp; ne $ec&otilde;di quindici gior
ni i reflu&szlig;i $ono maggiori, &amp; i flu&szlig;i minori, il che daltronde n&otilde;
puo na$cere, che dal Sole, ilquale illuminando la luna nelle pri-
me giornate pi&ugrave;, che nelle $econde, gli d&agrave; virt&ugrave;, da potere alzar
l'acque ri$caldandole, &amp; glie la to glie, &agrave; poco &agrave; poco nelle $econ
de giornate: Que mari, de quali voi dice$te, che haueuano il flu$
$o loro per quindici giorni continui, &amp; per altri &amp; tanti il re-
flu$$o, bi$ogna, che $iano mari, veramente amari, non che $alati,
<pb n=53>
pieni d'acque gro&szlig;i&szlig;ime, &amp; di $piriti den$i, &amp; gro&szlig;i, iquali n&otilde;
po&szlig;ino e$$ere alterati $e non dal gran caldo, che &egrave; nella Luna ne
primi quindici giorni; ma non gia dal minore de gli altri quin-
dici giorni $econdi: per&ograve; all'hora, che la luna gagliardamente al
tera, questi mari gonfiando fanno il flu$$o; ilqual dura, quanto
dur&agrave; la molta forza della Luna: quando la $ua forza, &amp; virt&ugrave;
nelle acque manca, il flu$$o fini$ce: &amp; l'onde marine &agrave; poco, a po
co, sgonfiando, calano, &amp; ritornano ba$$e come prima: Eccoui
(il mio M.Giu$eppe) quello, che io mi credo douer ba$tare per
vo$tra chiarezza.
<p>NOZ. Cio certo mi ba$ta circa que$to: ma egli ci rimane
ancho vn'altra quistione, non molto minore della principale, et
di cui io non $on molto hene ri$oluto; percio da voi haur&ograve; caro
$apere quello, che io me debba credere.
<p>TAL. Dite pure quello che vi accade, che io mi ingegner&ograve;
$odisfarui, $e non in tutto, almeno in qualche piccola particella
<p>NOZ. Voi $apete, che nella prouincia dello Egitto n&otilde; pio
ue gia mai per t&etilde;po niuno ne di state ne d'inuerno: &amp; che il Ni
lo fiume gro&szlig;i&szlig;imo ogni $tate gonfiando e$ce fuora del $uo let-
to, &amp; bagna tutta quella prouincia: que$to $uo moto ordinatis
$imo, ogni anno circa il $olstitio e$tiuo cre$cendo allaga tutto lo
Egitto &amp; $i alza $opra terra molte &amp; molte braccia, intanto,
che gli habitatori di que pae$i, per viuer' $icuri hanno fatto in
quelle larghe, &amp; aperte campagne alcuni monti di terra, &amp; di
pietre, $opra liquali h&atilde;no edificato le loro cittadi, doue in quel
tempo $aluano loro, li loro be$tiami, &amp; l'altro loro hauere: du-
ra il cre$cere del fiume circa venti giorni; &amp; poi, &agrave; poco &agrave; poco
$cema, per i$patio d'altri &amp; tanti giorni: infino, che egli ritorni
alla $ua propria natura; ne $i vede, che questo $uo modo di mo-
uer$i gia mai $i muti: il gonfiare del Nilo $i potr&agrave; chiamare
flu$$o, &amp; il calare $i potr&agrave; addimandare reflu$$o: ilquale non $e-
guitando l'ordine del mare, dour&agrave; hauere altre cagioni, &amp; mol
to diuer$e dalle gia dette: lequali io de$idero intendere da voi,
perche, quelle, che io da altri antichi et moderni Filo$ofi h&ograve; vdi
to &amp; letto, non mi paiono punto ragioneuoli: anzi molto piu
<pb n=54>
lontane del vero, &amp; dal veri$imile, che non &egrave; la luce dalle tene
bre: &amp; for$e da o$curare molto pi&ugrave; la quistione, per $ua natu-
ra o$cura, che da dichiararla in ne$$uno modo: per&ograve; $e cio non vi
&egrave; graue, $iate contento dirmene quello che ne $apete.
<p>TAL. Non $o $e io di cio potr&ograve; ragionare hoggi con voi
all'improui$o; e$$endo stretti&szlig;imo il nodo della vostra diffici-
li&szlig;ima qui$tione: ilquale non $i pu&ograve; $ciorre $enza diligente &amp;
matura con$ideratione, &amp; $enza grandi&szlig;imo ingegno, &amp; arte:
&agrave; che io per hora non mi truouo molto atto, ma$e pur voi vole
te vdirne il parere mio, raccontatemi prima voi quello, che ne
hauete letto: perche nel ragionare stuzzicherete il mio addor
mentato ingegno, &amp; mi $coprirete qualche co$a; di cui for$e vi
contenterete. Questa faticha ci $arebbe hoggi tolta, $e noi ha-
ue&szlig;imo quello, che di cio $cri$$ero eudoro, &amp; Aristone Filo$ofi
Peripatetici, ma perche gli $critti loro $i $ono perduti, &ograve; vero
non ci $ono capitati alle mani, ci bi$ogna c&otilde; faticha cercar quel
lo, che da loro $enza molta noia hauremmo inte$o &agrave; bastanza,
egli &egrave; ben vero, che inanzi, che voi diciate nulla, io vi voglio
sgannare di quello, che &agrave; me pare, che voi habbiate voluto, che
io creda per vero, cio&egrave; che in tutto Egitto $uperiore, quando il
Sole $i auicina al $ol$titio estiuo, $i fanno come grandi&szlig;imi di-
luuii di pioggie, lequali durano circa quaranta giorni, il qual
tempo &egrave; chiamato verno da gli etiopi, &amp; dura mentre che il
$ole pa$$a tutto il Cancro, &amp; buona parte del Lione, egli &egrave; ben
vero, che nello Egitto inferiore non $i fanno queste grandi&szlig;i-
me pioggie chiamate inuerno, ma $i bene nel $uperiore, il che ho
voluto dirui per is gannarui, et perche io pen$o $eruirmi di que
sto inuerno, &agrave; certe mie bi$ogne, come voi vdirete: Dite adun-
que (M. Giu$eppe) ma intanto tenete questo per fermo.
<p>NOZ. Io $on contento, non gia come Filo$ofo, di$correre
con voi quello, che io intendo d'intorno alla no$tra quistione,
perche io per me non ho pen$ato &agrave; nulla, che mi sodisfaccia, ma
come hi$torico fidelmente ui racconter&ograve; l'altrui openioni, il giu
ditio delle quali la$cer&ograve; interamente &agrave; voi.
<p>TAL. Incominciate adunque; &amp; &agrave; voi anche $erbate la vo
$tra parte del giudicare de gli altrui detti, il che molto bene fa-
<pb n=55>
re potrete, e$$endo voi cotanto e$ercitato nella lettione de buo-
ni autori, da cui $i guadagna il giuditio, &amp; $i fa perfetto.
<p>NOZ. La$cer&ograve; pure questo carico hoggi &agrave; voi, &amp; io $em-
plicemente attender&ograve; &agrave; o&szlig;eruarui la mia prome$$a. Dico adun
que, che Talete Mile$io, vno de $ette $auii di Grecia, &amp; Eude-
mone attribuirono il gonfiar' del Nilo alle Ete$ie di ponente,
lequali (come voi $apete) $ono venti, che ogni anno $offiano cir
ca il Solstitio e$tiuo, i quali venti fanno gonfiare il mare medi-
terraneo; doue sboccha il Nilo, et il fanno re$i$tere al cor$o del
fiume, $i che egli alla libera, &amp; $enza impedimento non vi puo
entrare dentro, anzi ribattuto dalle onde marine &egrave; sforzato &agrave;
tornar$ene indietro, &amp; ad allargar$i v$cendo fuora del $uo pro
prio letto, &amp; &agrave; coprire tutto lo Egitto, annegando gli animali,
da quelli infuorati che $i $aluano ne luoghi alti, per cio fabri-
cati da l'arte; da che la natura, in quelle larghe, &amp; aperte cam
pagne, non ne ha fatti ne$$uni. Alle Ete$ie f&ugrave; attribuito que-
$to effetto anche da Democrito Abderite; ben che in vno altro
modo: Questi diceua, che ne luoghi di mezzo giorno, non $ono
neui, ma $otto l'Aquilone le neui $ono alti&szlig;ime, doue elle $i c&otilde;
$eruano lungo tempo ghiacciate, lequali al tempo del $ol$titio
e$tiuo $i di$truggano, &amp; generano molte &amp; gro$$e nuuole ne
luoghi piu alti dello Aquilone; Que$te nuuole $ono $pinte dal
le ete$ie inuer$o, i piu alti monti del mondo, iquali $ono nello
Egitto $uperiore, &amp; nella Etiopia, alle prime fontane del Ni-
lo. Dacostoro poco $i di$co$to Ale$$andro A frodi$eo, ilquale vol
$e, che come nelle no$tre prouincie tal volta auiene, che vna nu-
uola, d'altronde portata, quiui fa la pioggia, doue ella, &egrave; condot
ta, $enza e$$erui generata, co$i nello egitto $uperiore, &amp; nella
Etiopia dalle Ete$ie $ono portate le nuuole, che altroue $ono ge
nerati, in diuer$e parti del m&otilde;do, dalle quali na$cono tante piog
gie, che bastano, &agrave; far la grande inundatione del Nilo, per tut-
to lo Egitto, que$to mede$imo accade al fiume Nigir, ilquale col
Nilo cre$ce, &amp; col Nilo $cema, molte altre ragioni, da molti al
tri Filo$ofi credute per vere, vi potrei racc&otilde;tare, ma per non vi
infa$tidire, le la$cio, &amp; di que$te mi c&otilde;tento, lequai $e non $ono
vere, pare, che habbino alquanto del veri$imile.
<pb n=56>
<p>TAL. Si ma non gia tanto, che basti; perche le Ete$ie non
$offiano $olamente dalla quarta del Ponente, come credette Ta
lete &amp; Eudemone: ma anche da quella dello Aquilone: lequali
per&ograve; non fanno gonfiare, i fiumi, che sbocchano ne mari Aqui-
lonari: &amp; quelle Ete$ie, che $offiano dalla quarta del Ponente,
non ribattono tutti gli altri fiumi, che quindi entrano ne mari
anzi la$ciano loro l'entrata libera &amp; aperta: laquale doureb-
bono impedire; $e questa fo$$e la cagione del gonfiare del Nilo:
Di poi: $e le ete$ie etiandio gonfiano dalla quarta del Ponente,
le nuuole n&otilde; $ono $pinte $olo dallo Aquilone, come credette De
mocrito Abderite: In oltre le Ete$ie non incominciano &agrave; $offia
re col cre$cimento del Nilo, ma qua$i alla fine: &amp; $i fermano
molto prima, che non $i ferma il Nilo: Adunque il cre$cere &amp;
lo $cemare del Nilo inanzi, che le Ete$ie $i $entino, &amp; dopo, che
elle $ono finite, non na$ce da loro, ma d'altronde: per che quella
cagione, laquale anche non &egrave;, &ograve; vero, &egrave; gia destrutta, non puo
partorire ne$$uno effetto. Apre$$o, $e cio na$ce$$e, perche le ac
que fo&szlig;ino ritenute, dal gonfiare e$traordinario dell'onde mari
ne, il Nilo incomincerebbe, &agrave; cre$cere dalla parte di $otto, vici
na al mare, &amp; le acque tornando addietro manife$tamente $ive
drebbono correre allo in s&ugrave;: il che n&otilde; $i vede: anzi $i $corge tut
to il contrario, &agrave; punto: cio&egrave; incomincia l'augumento del Nilo
dalla Etiopia, &amp; quindi $cendono, &agrave; poco &agrave; poco arriua alle par
ti piu alte dello Egitto $uperiore: poi $e ne viene alle piu ba$$e
dello Egitto inferiore, infino al Cairo: dopo ilquale il fiume in-
gro$$ato entr&agrave; nel mare: &amp; non $arebbe la cagione di questo ef-
fetto na$costa, come ella &egrave;: anzi ella $arebbe manife$ta, &agrave; tutti
gli habitatori di que pae$i, iquali co proprii occhi la vedrebbo-
no, &amp; co$i fo$$e: come na$co$ta non &egrave; $tata, &agrave; tempi nostri la ca-
gione della inondatione del Teuere, &agrave; Roma: laquale nacque,
perche i venti, che $offiano dalla quarta di mezzo gior-
no, fecono gonfiare il mare: dalle onde delquale furono ri-
battute addietro l'acque del Teuere, quiui doue egli sbocca: la
onde elle ritornaro allo in s&ugrave;, &amp; allagaro tutta Roma: laquale
e$$endo per $ua natura $ecca terra, all'hora diuenne tutta naui
<pb n=57>
gabile: &amp; &egrave; il viaggio del Teuere tanto corto, che $i s&agrave; di certo,
che nelle parti di $opra n&otilde; era piouuto t&atilde;ta acqua &itilde; ne$$uno luo
go, che pote$$e e$$ere cagione di tanta rouina: Si $aprebbe eti&atilde;
dio la cagione di que$to effetto $e vero fo$$e quello, che per vero
afferma Democrito, &amp; Ale$$andro: perche le co$e dette da lo-
ro non $ono tanto na$coste &agrave; gli occhi nostri, che elle non $i po-
te&szlig;ino vedere. Ma per che il Nilo (come $i &egrave; detto) incomincia
&agrave; cre$cere dalle parti $uperiori, &amp; non dalle inferiori, ne $i co
no$ce, come in quel tempo apunto, piu di tutti gli altri tempi
caldo, quiui, in que luoghi, per loro natura caldi&szlig;imi, po$$a pio
uere vna gran quantita d'Aqua, che allaghi tutte le larghe et
lunghe campagne dello Egitto, &agrave; ragione $i dubita, donde na$ce
que$to merauiglio$o effetto, del quale non $i dubiterebbe, $e la
co$a ste$$e, come parue &agrave; Talete, &amp; &agrave; Eudemone, &agrave; Democrito,
et ad Ale$$andro: per&ograve; altroue, ci bi$ogna riccorrere, che &agrave; que
$ti Filo$ofi, per la cagione del flu$$o, &amp; reflu$$o del Nilo, &amp; de
glialtri fiumi, che $eco cre$cano et $eco $cemano, come &egrave; il Ni-
<p>NOZ. Et doue? (gir:
<p>TAL. A piu na$co$ti $egreti di natura: laquale pare, che
&agrave; posta habbia voluto coprire le co$e $ue per darci cagione d'af
faticare i no$tri ingegni, &amp; bene $pe$$o indarno: qua$i, che $e el
la fo$$e donna, $i fo$$e per pigliar' piacere di vederci cercare
lungo tempo quello, che noi non trouiamo gia mai, &amp; fo$$e
per rider$i de fatti nostri, come $pe$$o ci ridiamo noi de fan-
ciullini, quando cercano per alcuna di quelle co$e, che e&szlig;i han-
no dinanzi &agrave; gli occhi, et non la trouano, per che non la cono$ca
no, co$i noi cerchiamo, &amp; tal'hora ci appre&szlig;iamo al vero nelle
o$curi&szlig;ime tenebre del no$tro poco $apere dalla natura na$co-
sto, &amp; perche nol' cono$ciamo, il la$ciamo, come $e noi gli fo&szlig;i-
mo di$co$to mille miglia, &ograve; piu.
<p>NOZ. Egli mi pare, che voi vogliate entrare nella qui$tio
ne di Mennone, il quale volendo prouare, che noi non $apeuamo
nulla di nuouo; ma che'l $apere nostro era vno ramentar$i delle
co$e per lo addietro da noi $apute, &amp; dimenticate, $i $eruiua
d'un $imile argumento.
<pb n=58>
<p>TAL. Viromper&ograve; la parola in boccha (M. Giu$eppe) hab
biate patienza, io non ci voglio entrare; perche de$idero veni-
re vna volta, &agrave; capo de nostri raggionamenti.
<p>NOZ. Altrett&atilde;to il de$idero io, per&ograve; piacciaui dirmi quel
lo, che hauete ritratto da $egreti di natura, circa il gonfiare,
&amp; circa lo sgonfiare del Nilo.
<p>TAL. Io attribui$co vn tale effetto &agrave; tutte le cagioni, qua
li voi vdirete: Alle pioggie grandi&szlig;ime, che nella Etepia, &amp;
nello egitto $uperiore $ono in que tempi: Alle neui, che all'ho-
ra $i distruggono ne monti di Bet, doue $ono le fontane del Ni-
lo, &amp; alle acque, che in quella stagione e$cono di $otterra: in
tanto, che non vna$ola, &egrave; la cau$a di questo effetto, ma mol-
te.
<p>NOZ. Et in che modo?
<p>TAL. Voi l'udirete hor'hora. La pioggia ha le $ue cagioni, co
me tutti gli altri effetti naturali, le quali $ono la materia, &amp;
l'e fficiente: Quiui vi &egrave; la materia copio$i&szlig;ima, per che vi &egrave; bu&otilde;
numero di gro&szlig;i&szlig;imi fiumi, oltra il Nilo, &amp; il mare Arabico,
&amp; l'Oceano: vi $ono lunghi&szlig;ime, &amp; inuilup pati&szlig;ime catene
d'alti&szlig;imi monti, vi $ono in fra que monti profundi&szlig;ime valli,
da tutti questi luoghi &amp; da altri $imili, po$$ono $alire vapori,
&amp; in effetto $algono; perche nelle alte parti di que monti $i ve
de, apertamente raccorre vna folta nebbia, laquale pian piano
$i conuerte in nuuola: &amp; di nuuola hora in neue, et hora in piog
gia, $econdo, che il freddo, &egrave; &ograve; maggiore, &ograve; minore: Vi &egrave; l'efficien
te; per che vi &egrave; il caldo del Sole grandi&szlig;imo, ilquale puo tir are
&amp; tira grandi&szlig;ima copia di vapori, &amp; in que monti, e in quel
le valli vi $ono grandi&szlig;imi freddi, da poter' conden$are, i vapo-
ri tanto che diuentino nuuole, &amp; di nuuole hor' pioggia hora
neue: Tira il Sole maggior' copia di vapori, quando egli piu l&utilde;-
go tempo corre $opra lo Egitto, per&ograve; entrando nel primo grado
dello Ariete, i giorni quiui incominciano, &agrave; cre$cere, &amp; con lo
augum&etilde;to della maggiore lunghezza de giorni, il Sole per mag
giore $patio di tempo $i ferma $opra quella prouincia, &amp; ogni
<pb n=59>
giorno guadagna maggior forza, da tirar' maggior copia di va-
pori; tanto, che ne viene il Solstitio Estiuo, nel qual tempo il
Sole lungamente fermando$i $opra que pae$i, ne tira grandi&szlig;i-
ma quantit&agrave; di vapori, per cio le piogge vi $ono all'hora gran-
di&szlig;ime, &amp; continue $i fanno dopo il Solstitio; perche il Sole piu
giorni, &amp; piu hore delle ventiquattro $i ferma $opra la terra,
&amp; con impeto &amp; violentia grandi&szlig;ima tira in$ino dalle pro-
fonde parti della terra, &amp; l'uno giorno aiuta l'altro, come. Ari
stotile dice, che quanto egli piu pioue, tanto pi&ugrave; $i allungano le
pioggie: perche l'un giorno, che pioue aiuta l'altro, generando c&otilde;
tinua materia di pioggie da e$$er'tirata dal $ole, et &itilde; nuoua piog
gia c&otilde;uettita: co$i quiui il $ole tira nel principio della $ua entra
nello Ariete, ma poco quel poco n&otilde; dimeno fa vna piccola piog
gia, proportionata alla $ua piccola cagione, la pioggia cadendo
in terra genera nuoua materia da e$$ere tirata dalla maggior'
forza, che il Sole piu lungo tempo fermando $i, guadagna; tanto,
che dopo il Solstitio infino alla fine de gemini le pioggie $i fan-
no continue.
<p>NOZ. Come puo egli e$$ere, che dopo il $ol$titio le pioggie
$iano tanto grandi $e elle na$cono dalla maggior' virt&ugrave; di tira-
re, che il Sole guadagna $tando piu hore del giorno $opra la ter
ra? $e dopo il $olstitio egli incomincia d'immano in mano, &agrave;
$tarui meno?
<p>TAL. Come apre$$o di noi pa$$ando il Sole per lo $egno del Ge
mini, &amp; del Cancro $i ferma molto piu $opra la te$ta nostra, che
egli n&otilde; ci $i ferma di poi, n&otilde;dimeno non $entiamo il caldo gr&atilde;de,
$e non quando egli &egrave; nel Lione: quando egli sta manco $opra la
no$tra testa, che egli non vi $taua prima, tutto auiene, perche i
giorni dinanzi hanno fortificato la virt&ugrave; al Sole di ri$caldare
ne giorni di poi, &amp; banno apparecchiato la terra, &agrave; riceuere il
caldo piu efficacem&etilde;te, co$i nello Egitto, i giorni primi fortifica
no, la virt&ugrave; di tirare nel Sole, &amp; multiplicano la materia, &amp; la
dispongono ad e$$er' tirata con minore faticha ne giorni $eguen
ti. In que tempi mede$imi que$te pioggie grandi&szlig;ime mollifi-
<pb n=60>
cano le neui ne gli alti monti di Bet: doue $ono le prime fontane
del Nilo, &amp; le di$truggono, accre$cendo in questo modo la ca-
gione del gon$iare del Nilo. Ne mede$imi tempi la terra inhu-
midita dalle c&otilde;tinue pioggie nel $uo proprio $eno raccoglie mol
ta copia di vapori, iquali ne luoghi &agrave; cio proportionati, ingro$-
$ati dal freddo quiui $cacciato dal $uo contrario, che &egrave; il caldo $i
c&otilde;uertono in acqua; laquale e$ce fuora delle cauerne et delle ve
ne della terra, et aiuta, &agrave; gonfiare il Nilo. A che parue, che vo
le$$e acc&etilde;nare Platone nel $uo Timeo: A questo aggi&utilde;go che $e
bene le Ete$ie n&otilde; po$$ono far' gonfiare il Nilo (come di $opra $i &egrave;
detto) perche quando il Nilo gonfia questi venti non $offiano,
$empre ci $ono nondimeno degli altri venti, iquali incomincia-
no, &agrave; muouer$i inanzi alle Ete$ie, et inanzi, che il Nilo incomin
ci, &agrave; gonfiare, iquali venti noi potremo chiamare prodromi, que
sti venti for$e anche e$si aiutano il flu$$o del Nilo, $pign&etilde;do nel
la etiopia, &amp; nello Egitto $uperiore le nuuole altroue genera-
te, lequali quiui conuertite in piogge aiutano il gonfiare del
Nilo: $egno manifesti&szlig;imo, che co$i $ia &egrave; che il Nilo incomin-
cia &agrave; gonfiare nella Etiopia alquanti giorni prima, che al Cairo
di Babillonia: per che il Cairo, &egrave; piu lontano da monti di Bet, do
ue $i generano que$te pioggie, $i di$truggono le neui $ono $pinte
le nuuole, &amp; e$cono fuora le acque dalle vene della terra, tal-
che non vna $ola, &egrave; la cagione di que$to qua$i miraculo$o effet-
to: ma tutte in$iemi: pa$$ato il tempo di$opra posto delli venti
giorni, le piogge $cemano, le neui $i $ono di$trutte, i venti inco-
minciano &agrave; fermar$i, la terra non manda fuora piu acqua, &amp; il
Nilo, &agrave; poco &agrave; poco $i $eccha tornando piccolo come prima. Al
tro non ho che dire per hora all'improui$o; altra volta piu dili-
gentemente ne parleremo, per&ograve; finiamo.
<p>NOZ. Hauete molto ben ragione, &agrave; voler finire homai, et io
vi il con$entir&ograve; $e prima mi haurete detto; $e hauete notitia di
quella Fontana, che &egrave; nel pae$e di Campiglia, laquale ogni tre,
&ograve; quattro anni vna volta manda fuora tanta gran copia d'Ac
que, che $e ne f&agrave; vn'gro$$o Canale, &amp; &egrave; quello anno $terile, gli al
tri anni ella $i $eccha, &amp; $ono tutti fertili.
<pb n=61>
<p>TAL. Io ne ho vdito fauellare qualche volta, ma perche.
<p>NOZ. Per che &agrave; voi, per vostra corte$ia, hoggi mentre du
ra il re$to di que$to caldo, tocca il dirmene la cagione, &amp; in
modo; che io la po$$a $criuere al Signor Marche$e Illu$tri&szlig;imo,
ilquale &agrave; que$ti giorni tornando da Firenze, di$$e, hauerne $en-
tito ragionare allo Eccellenti&szlig;imo Signor Duca no$tro, &amp; ha-
uere dalla propria bocca di S. Eccel. Illustr. ritratto, che volen
tieri egli ne vedrebbe qualche co$a; di cui egli $i appaga&szlig;i, co-
me io credo, che $i appagher&agrave; di quello, che voi direte, &amp; io fe-
delmente $criuer&ograve;.
<p>TAL. Come volete voi (M. Giu$eppe) che io vi dica hoggi
all'improui$o co$a degna d'e$$er veduta, &amp; letta da cotesti due
no$tri Signori? in ogni vno de quali, &egrave; il giuditio tanto perfetto
che cono$ce (come $i $uol dire nel mio pae$e) infino il pelo nello
vouo? Bi$ognerebbe, chi vole$$e dirui co$a, laquale voi pote$te
$criuere in modo, che ammendui ne haue&szlig;imo honore, e$$ere pri
ma infra i Filo$ofi tanto grandi, quanto grandi $ono e&szlig;i infra
Prencipi di $tato &amp; di giuditio, in tal ca$o, &agrave; noi $i conuerreb-
bono, i primi luoghi, ne questo basterebbe, ma bi$ognerebbe ri-
uolgere tutti questi libri, &amp; maturamente con$iderare quello,
che d'intorno alla generatione delle fontane &egrave; stato $critto, &amp;
&agrave; pena anche, che con tutta questa no$tra diligenza noi pote$-
$imo appre$$arci, &agrave; quel $egno, nel mezzo del quale bi$ognereb-
be corre, &agrave; punto, per dire co$a degna di $i purgate Orecchie.
<p>NOZ. Voi dite il vero, lodando la grandezza, &amp; il giudi-
tio loro, &amp; in questo $olo errate, che voi cio non fate &agrave; bastan-
za. Ma come ammendue questi Signori Eccellenti&szlig;imi $ono ri-
pieni d'ottimo giuditio, &amp; di merauiglio$a grandezza in tutte
le co$e, co$i hanno anche infinita di$critione, &amp; con$iderando al
ba$$o grado del nostro piciol'$apere, &amp; alla corte$ia del tempo,
che noi habbiamo, et particularmente voi che $iate occupati$si
mo, &amp; nelle publiche lettioni, &amp; nel render la $anita, &agrave; questi
nostri malati Pi$ani, &amp; in molte altre vostre domestiche cu-
re, &amp; nel metterui, &agrave; ordine per caualcare, come voi dianzi di-
ceste, $i appagheranno corte$emente di quel poco, che noi po-
<pb n=62>
tremo, &amp; almeno cono$ceranno, che altra volta con piu como-
dita, potranno e$$ere $eruiti da noi a$$ai meglio, che non $aranno
$eruiti hora $enza ne$$una comodita, anzi con molti impedi-
menti.
<p>TAL. Voi ben $apete, quanto mi habbia sbattuto la mor-
te del mio fratello, &amp; &agrave; ragione, per che egli era quello, $opra
la cui prudenza, io ripo$auo non $olo il carico della ca$a mia al
pae$e, ma anche quello di tutte le altre mie faccende, in qual $i
voglia luogo, del mondo, che io me ne haue&szlig;i: hora &agrave; me tocca
pen$are, &agrave; me $te$$o, &amp; ad altri, che &egrave; pe$o maggiore: percio io
mi $ento tutto $tordito, &amp; non po$$o pen$ar di dirui hoggi co$a,
che egli meriti la $pe$a, &agrave;$criuerla, $e gia voi, che hauete l'in-
chio$tro piu purgato, del mio &amp; la penna meglio temprata, che
non &egrave; la mia, $criuendo non arricchite, &amp; non li$ciate quello,
che io vi dir&ograve; rozzamente, c&otilde; quelle i$te$$e parole, lequali $i v$a
no nel pae$e, doue io s&otilde; nato, et che &agrave; me fur&ograve; in$egnate dallaba
lia infino nella Culla $enza artificio, et $enza indu$tria ne$suna
<p>NOZ. Questa vo$tra Balia doueua e$$ere vna buona mae$tra
<p>TAL. Si di co$e fatte, ma non gia di quelle da far$i.
<p>NOZ. Sia$i come $i voglia, in ogni modo, &agrave; voi toccha: $e
non volete incominciare, &agrave; negarmi hoggi que$to piacere, ilqua
le $ar&agrave; il primo, che mi habbiate negato, da poi, che io vi cono-
$co: il che io non creder&ograve; gia mai.
<p>TAL. Io non voglio, che la fede, quale dimostrate hauere
in me ui inganni; per&ograve; io mi ingegner&ograve; $odisfarui, come $i potr&agrave;
in questo piccolo $patio di tempo all'improui$o, &amp; con tanti im
pacci, quanti $ono i miei. Dico adunque, che chiunque s&agrave; il mo
do, col quale la natura genera le Fontane, puo ageuolmente com
prendere qual $ia la cagione de gli effetti, ehe fa la fontana di
Campiglia. Le fontane hanno la materia, &amp; lo efficiente, d'am
mendue queste cagioni ci bi$ogna ragionare, $e vogliamo veni
re, &agrave; qualche ristretto di quello, che $i cerca, &amp; poco anzi non
nulla ci cureremo della forma, &amp; del fine. La materia, da cui
na$cono tutti quelli effetti, de quali Ari$totile fauella nelle
$ue Meteore, e vno fumo, ouero vna e$alatione calda &amp; humi-
<pb n=63>
da, &ograve; uero calda, &amp; $eccha: da queste e$alationi, come da mate-
ria loro, na$cono tutti gli effetti, che &agrave; gli huomini vulgari pa
iono miraculo$i, $e bene $ono naturali. La efficiente cagione,
&egrave; il moto, &amp; il lume del corpo cele$te, particularmente del Sole,
ilquale non &egrave; molto da noi lontano, come lontane $ono l'altre
stelle $uperiori, &amp; con bastante velocit&agrave; $i muoue, il che non fa
la Luna, di cui poco f&agrave; $i di$$e &agrave; pieno. Il moto &amp; il lume ri-
$calda la terra, &amp; ri$caldandola, in alto tira que fumi, che tal
hora $i veggono $alire per l'Aria, quelli che $ono caldi, per
e$$ere leggieri, montano infino alla piu alta parte dell'Aria,
quiui dal caldo del luogo, da quello dello elemento del fuoco,
vicino, &amp; del veloci&szlig;imo moto del Cielo acce$i, $i conuertono
in Comete, in Stelle cadenti, in Capre $altanti, &amp; in tutte le
altre fiamme acce$e, che tal'hora per l'Aria, $i veggono $e que
$ti fummi non pa$$ano il mezo de l'Aria quiui della frigi-
dit&agrave; contraria circondati, $i ri$tringono tanto, che non poten-
do piu con$eruar$i in quello stretto luogo, con impeto sforza-
no, &amp; con violenza rompono la nuuola, con la quale e&szlig;i $ono
inuiluppati, &amp; rompendola, fanno i tuoni, &amp; tal'hora accen-
dendo$i, fanno i baleni, d&agrave; questa materia in que$ta parte del
mezzo dell'Aria na$cono le $aette, &amp; tutti gli altri effetti $i-
mili. Se questi fumi non pa$$ano la piu ba$$a parte dell'Aria,
$i conuertono in vento, il quale altro non &egrave; che que$ta e$alatio
ne fumo$a, mo$$a d'intorno alla terra, hora in vna, et hora in vn
altra parte: Se $i con$eruano nelle cauerne della terra, fanno i
Terremoti: Que$ti $ono qua$i tutti gli effetti, che generalm&etilde;-
te $ogliono na$cere da que$ta vna calda e$alatione, molti altri
ne la$cio, &agrave; po$ta iquali $arebbono lunghi a raccontar$i, &amp; fuo-
ra del nostro propo$ito. La $econda materia fumo$a, per non
e$$ere leggiera, come la prima, $alendo tanto alto non arriua,
ma $i ferma nella $econda parte dell'Aria: doue dalla frigidi-
ta del luogo conden$ata, $i conuerte in nuuola, &amp; di nuuola in
pioggia, &amp; tal'hora in neue; $e egli auiene, che il fumo $ia ra-
ro, per&ograve; ageuolmente po$$a e$$ere penetrato dal freddo, in tal'
ca$o il fumo conuertito in nuuola $i congela prima, che
<pb n=64>
egli $i conuerta in pioggia, &amp; in terra cade informa di bioc-
coli di bianca lana, &egrave; di candida bambaggia: vulgarmen-
te chiamato neue: Se questa e$alatione, $i ferma poco $opra la
terra, ella, alla, state infrigidata dal freddo della notte, $i con-
den$a, &amp; diuien'graue, per&ograve; cadendo, f&agrave; la guazza, la rugiada,
la manna, &amp; l'altre co$e $imili: Allo inuerno questo raro fu-
mo, dalla molta frigidita dell'Aria penetrato, tal'hora $i conge
la prima, che egli in Acqua $i conuerta, &amp; in terra cadendo, fa
la brina: Talche la guazza, &egrave; vna piccola pioggia, &amp; la brina, &egrave;
vna piccola neue: Se que$ta e$alatione nelle na$coste cauerne
della terra $i con$erua; d'e$$a $i generano le fontane. La terra (co
mevoi $apete) &egrave; tutta cauerno$a, et $pugno$a, la molle $pugnapre
mutaver$a le acque, che ella prima haueua beuuto, co$i la terra
d'acque pregna, qua$i premuta, come $e ella fo$$e vna $pugna
molle, le m&atilde;da fuora generandone le fontane. NOZ. e come?
<p>TAL. Come nelle volte delle stufe, nelle piu alte parti de
le campane da stillare, &amp; nelle copertoie delle pentole, che bol
lono, $i vede generare l'Acqua; co$i ella $i genera $otterra: Se
$empre ci $ono vapori; che $empre $i conuertino in Acqua; la
fonte non $i $eccha gia mai. Se i vapori mancano; la fonte $i $ec
ca, $e i vapori $ono molti; la fonte, &egrave; gro$$a. Se i vapori $ono po-
chi; la fonte, &egrave; piccola; &amp; getta poca quantit&agrave; d'acqua. Se il
palco $opra la cauerna, &egrave; tutto di terra i$pugno$a &amp; rara, i va-
pori poco vi $i attaccano, &amp; perche in quelle partirare, &amp; i$pu
gno$e &egrave; poca frigidita da c&otilde;den$are i detti vapori, &amp; da c&otilde;uer
tirgli in acqua, la fonte &egrave; piccola. Se la volta della cauerna, &egrave; di
pietre per loro natura piu den$e, alle quali piu tenacemente $i
po&szlig;ino attaccare i vapori, &amp; piu efficacemente po&szlig;ino e$$ere
infrigidati dal maggiore freddo delle pietre; ilquale auanza di
gran lunga quello della terra; la fontana, &egrave; copio$a d'acque, per
che i vapori pi&ugrave; vi $i attaccano, &amp; piu $i infrigidano, &amp; molto
pi&ugrave; in acqua $i conuertono.
<p>NOZ. Se l'acqua, &egrave; corpo graue, bi$ogna, che ella $c&etilde;da al ba$so
che vuole egli dir&egrave; adunq;, che l'acqua delle fontane, v$c&etilde;do fuo
ra della terra, $alta in alto come, $e ella fu$$e un'corpo leggiero?
<pb n=81>
<p>TAL. La violenza (M. Giu$eppe) &egrave; di cio cagione: concio
$ia, che il luogo cauerno$o, doue l'acqua della fontana $i genera,
$ia piccolo; per&ograve; non po$$a tenere tutta l'acqua, che di c&otilde;tinuo
vi $i produce, bi$ogna, che la parte dell'acqua, generata di nuo-
uo prema laltra parte prima nata; laquale premuta &amp; per for
za violentemente i$pinta, e$ca fuora per le vene della terra, $al
tando in alto pi&ugrave;, &amp; meno, $econdo che l'impeto, &amp; la violen-
za $ar&agrave;, &ograve; maggiore, &ograve; minore. Hora de$cendendo piu al parti-
culare della nostra fontana di C&atilde;pigli vi dico; che quando qui-
ui $ono pochi vapori da infrigidar$i, la fontana, di cui $i ragiona
$i $eccha: quando ve ne $ono a$$ai, a$$ai copia d'acqua $i genera,
&amp; molta della generata ne e$ce fuora, &amp; tanta, che $e ne fanno
cauali gro&szlig;i&szlig;imi, iquali caminando per quelle campagne aper
te entrano in mare: Quando $otterra $ono molti vapori; mol-
te $ono l'acque della fonte, &amp; il Sole molti ne tira in alto $opra
terra, iquali arriuando alla mezza parte dell'Aria, $i infrigida
no, &amp; $i conuertano in acqua: nella maniera, che di $opra hab-
biamo detto: &amp; fanno molte, grandi, &amp; lunghe pioggie: quan-
do $otterra $ono pochi vapori, la fontanaresta $eccha per man
camento di materia, di cui $i po$$a generare l'acqua: &amp; al-
l'hora il Sole non ne puo tirare molti $opra la terra; per&ograve;
gli anni $i rimangono a$ciutti: voi vi douete anchora ramenta
re, che il pae$e di Campiglia, &egrave; molto molle, &amp; padulo$o, $ottopo
$to a'l patire grandi&szlig;imo danno dalle acque, quando l'anno &egrave;
abundante di pioggie, quiui o tutte, o almeno buona parte delle
biade $i $ommergono: $i multiplicano etiandio le herbe tri$te, le
quali affogano il buon $eme: per&ograve; l'anno re$ta $terile: per con-
trario, quando l'anno &egrave; $echo, l'herbe triste non na$cono; &amp; le
buone non $ono affogate ne dal tri$to $eme, ne dalle pioggie: &amp;
all'hora le ricolte $ogliono e$$ere buone &amp; gra$$e: Dico adunque
che non $empre $otterra quiui $ono molti vapori: per&ograve; la fonta-
na non $empre getta: ma$olamente quando, i vapori $i multi-
plicano nelle cauerne terrene, &amp; perche qu&atilde;do cio $i f&agrave;, in quel
pae$e $empre pioue, &amp; le pioggie tolgono le biade, &amp; gli altri
frutti della terra in quella prouincia, per&ograve; la fecondit&agrave; della
<pb n=82>
fonte dimo$tra la sterilita del pae$e, &amp; la $terilita $ua dimo$tra
la fecondit&agrave; del pae$e, che i quanto mi accade dirui per $ciorre
il nodo propo$tomi.
<p>NOZ. Basta (M. Al$eforo) io mi appago di cio che haue
te detto: &amp; credo, che anche il Signor Duca Eccellenti&szlig;imo, &amp;
il Signor Marche$e Illustri&szlig;imo $i appagheranno: quando leg-
geranno quello, che io per la prima occa$ione $criuer&ograve; hauere
vdito da voi.
<p>TAL. Io vi priego quanto piu efficacemente io po$$o, che
voi indugiate, &agrave; $criuere vnaltra volta, quando io haur&ograve; piu ma
turamente pen$ato, &agrave; quello, che io hora vi ho racconto $enza
pen$arci punto: $apete bene, che da queste co$e inc&otilde;$iderate due
prencipi di tanto ingegno, &amp; di tanto $apere a$$uefatti &agrave; legge
re &amp; a vdire co$e perfette, $ono per restare offe $i anzi, che no?
<p>NOZ. Io mi$ur&ograve; gli altrui fatti con la mi$ura, che io addo
pero, &agrave; mi$urare i miei: io per me di questa vltima quistione
re$to tanto $odisfatto, che mi basta, per chetarmi: il $imile cre-
do de gli altri.
<p>TAL. Se voi con la vostra mi$ura mi$urate gli altri pari
vostri, fate bene, &amp; vi riu$cir&agrave; il conto: ma$e con e$$a volete
mi$urare quelli, che di grandi&szlig;ima lunga vi $ono $uperiori, an-
zi al paragone de quali noi altri non $iamo nulla i di$egni non
vi riu$ciranno, volete voi che due $piriti eleuati: due animi di
uini, due ingegni rari, come $ono quelli de no$tri Eccellenti&szlig;i-
mi $ignori, po&szlig;ino e$$er' mi$urati con quella mi$ura piccoli&szlig;i-
ma, con cui $i mi$urano gli $piriti nostri ba&szlig;i, gli animi nostri
terreni, gli ingegni no$tri, iquali non $olamente hanno pari, ma
etiandio molti $uperiori? Troppo grande $arebbe il vo$tro erro
re, $e voi in que$ta pazza openione vi con$erua$te.
<p>NOZ. Hors&ugrave; io non mi fido in altro, $e non nella $omma
bonta loro, laquale far&agrave;, che ogniuno di loro re$ter&agrave; contento
di quanto $i &egrave; di$cor$o per hora, infino, che &agrave; migliore comodita
$i dir&agrave; meglio, voi anche for$e vi $iete stracco dicendo, &amp; il cal
do del mezzo giorno &egrave; homai pa$$ato: per&ograve; meglio $ar&agrave;, che ce
ne andiamo &agrave; $pa$$o pigliando il fre$co l'ungarno, vn'altra volta
<pb n=83>
poi io vi dir&ograve; l'animo mio: ilquale de$idera $apere anche molte
altre co$e d'intorno, &agrave; quel che $i &egrave; di$cor$o tutto hoggi, intanto
&agrave; me pare, che per hoggi ci dobbiamo c&otilde;t&etilde;tare di questo, qu&atilde;do
ci torner&agrave; bene il ritrouarci in$ieme, for$e ci $ar&agrave; molto da con-
tradire: il che $e $ar&agrave;, o bene, &ograve; mal fatto, il giudicherete poi,
&amp; per conchiuderla, io vi ringratio della molta corte$ia, qua-
le hauete v$ato comunicandomi questi vostri pen$ieri, &amp; ve
ne resto obligati&szlig;imo, perche $e n&otilde; in tutto almeno in qualche
parte egli mi &egrave; $coperto occa$ione di con$iderare piu matura-
mente, &agrave; quello, che per lo addietro mi era na$co$to, e in compa-
gnia no$tra non $olo ho pa$$ato la mole$tia del caldo, $enza $en-
tirla ma anche con grandi&szlig;imo piacere, &amp; con vtilit&agrave; tale, qua
le io vorrei poter'hauere ogni giorno.
<p>TAL. Ringratiamo pure ammendue in$ieme que Signori
Illustri&szlig;imi, &amp; il Dotto &amp; da ben Grillanda: da quali ci &egrave; $tata
data materia da intrattenerci tutto questo giorno cotanto alle
gramente, &amp; andianne doue piu vi piace: Tu Iacopo intanto
re$tati &agrave; ca$a &agrave; dare ordine, che la cena $i apparecchi;
mentre, che il Nozzolino &amp; io ce ne andremo, &agrave;
qualche fre$co di porto.
<FIG>
<pb>
<FIG>
<CAP><I>RAGIONAMENTO
DI TELIFILO
FILOGENIO</I></CAP>
<CAP>DELLA PERFETTIONE
DELLE DONNE.</CAP>
<CAP>Alla Illu$tri$sima Signora la Signora
Donna I$abetta Cibo dalla
Rouere, Marche$ana
di Ma$$a.</CAP>
<CAP><I>In Lucca per il Bus-
dragho. MD LXI.</I></CAP>
<pb>
<C><I>ALLA ILLUSTRISSIMA, SI-
GNORA LA SIGNORA DONNA</I></C>
<C><I>I$abetta Cibo dalla Rouere, Mar-
che$ana di Ma$$a,</I></C>
<C><I>TELIFILO FILOGENIO. D. S.</I></C>
<p><I>SE IO fo&szlig;i stato
punto accorto, qu&atilde;
do voi Illustri$si-
ma Signora, Mar
che$a, mi comanda
ste, che io $criue&szlig;i
tutto quello, che al-
lo improui$o $i di$-
$e della virt&ugrave;, egr&atilde;
dezza delle Donne
$otto il Cielo $enza
pari, io haurei chie
sto vn giorno di tempo &agrave; farlo; dopo ilquale, ne ha-
urei addimandati due: e pa$$ati, due ne haureivolu
ti quattro, &amp; $empre haureiraddoppiato il tempo,
$enza venirne a'l fine gia mai: $e vostra Signoria
Illustri$sima mi hauesse addimandato per che io, $en
za dar'altro principio almio douuto officio, haue&szlig;i
cercato allungare la co$a, haureiri posto, come ri-
spo$e Simonide Filo$ofo &agrave; Hierone Tiranno di Sira
cu$a, perche quanto piu pen$o alla grandezza di
questa materia, tanto piu ella mi par maggiore: et
tanto meno veggio il principio, donde incominciar-
mi, e la fine, d'onde io me ne pote$si v$cire, ca$o pure</I>
<pb>
<I>che io incomincia$si: tanto grande e questo pelago:
ma per che io all'hora ad altro non pen$ai, che allo
obedire &agrave; comandamenti di vo$tra Sig. Illustri$sima
de$idero$o di $eruirla, mi imbarcai (come $i $uol di-
re) $enza bi$cotto; e mi trouai in alto mare, $enza
$aper quello, che di me $i fo$$e per riu$cire: Hora
(per lagratia d Iddio. &amp; vostra) io $on' giunto al
porto, &amp; ho$critto quello, che io ho $aputo epotuto
per inalzare la merauiglio$a grandezza delle Don-
ne. $on certo, che io ho mancato al mio douere in mil-
le modi; per hauere $critto all'improui$o, come all'im
proui$o parlai, per&ograve; ne addimando perdono a U.
S. Illustri$sima: da cui, $e io l'impetrerr&ograve;, come
credo douerlo impetrare, pen$er&ograve; hauerlo anche ot-
tenuto da tutte le altre: lequali, qu&atilde;do hauranno ve
duto, che ella mihaur&agrave; perdonato volentieri anch&edot;
elle, non $olo mi perdoneranno, ma mi $cu$eranno,
come huomo occupati&szlig;imo in tante facende publi-
che, e priuate, che &agrave; pena, io ho tempo diripo$armi
vna$ola hora del giorno, non che di $criuere: &amp; di-
ranno, che giusti$sima cagione bi$ogna, che $ia quel-
la, che mi hafatto v$ar tanta negligenza, da che ella
&egrave; coperta dalla virt&ugrave; e grandezza di U. S. Illustri$
$ima, da cui in questa cau$a, tanto ragioneuole le al-
tre Donne piglieranno e$empio alperdonarmi; co-
me ognivna di loro il piglia in tutte le altre co$e: et
&agrave; ragione: perche la bonta, la prudenza, la $apien-
za, l'accortezza, le benigne, e dolci $ue maniere $ono
tali, che meritano d'e$$ere imitate con stupore d'o-
gni altra per$ona: con che facendo fine humili$si-
mamente le bacio la falda, reputandomi indegno,
d'arriuarle alla mano.</I>
<pb n=89>
<C>RAGIONAMENTO DI
TELIFILO FILOGENIO
<I>SOPRA LA PERFETTIONE
DELLE DONNE;</I></C>
<C>Alla Illu$tri$sima Signora la Signora Donna I$abetta
Cibo dalla Rouere, Marche$ana di Ma$$a: nel
quale ragionano le infra$critte per$one.</C>
<TABLE>
<TR><TD><I>LIONORA</I></TD><TD><I>GIROLAMA</I></TD></TR>
<TR><TD><I>FILOGENIO</I></TD><TD><I>ISABELLINA</I></TD></TR>
<TR><TD><I>CLARICE</I></TD><TD><I>CASSANDRA</I></TD></TR>
<TR><TD><I>LIVIA</I></TD><TD></TD></TR>
</TABLE>
<p>LIONORA. Io non s&ograve; $e buona &ograve; rea $i fo$
$e hieri &agrave; $era la fortuna di Madonna Liuia &amp;
mia, da che non ci trouammo al di$cor$o, qual
voi face$te $opra la perfettione delle Donne:
$e voi (M.Telifilo) per qual $i voglia cagio-
ne non volete trattenerui in compagnia no-
$tra &agrave; pa$$are il caldo del mezzo giorno, la di$gratia f&ugrave; gran-
di$sima: per che all'hora fummo, &amp; hora $aremo priuate di
quello, che voi dice$te &agrave; fauor no$tro: $e voi vi volete trat-
tenere qui al fre$co, &amp; brieuemente replicarci, qualche par-
te di quello, di che voi &agrave; lungo ragiona$te, il no$tro acqui$to
$ara maggiore: concio$ia, che hora quietamente, &amp; $enza al
tra contradittione vdiremo quello, che all'hora n&otilde; haurem
mo potuto vdire, $e non con l'impedimento di chiunque vi
contradiceua: hauremo etiandio con voi molta obligatione:
perche &agrave; $odisfatione &amp; contentezza no$tra $olamente dire
te parte di quello, che all'hora dice$te per obedire alla Illu-
$tri$sima Signora Marche$ana, &amp; per $odisfattione di tutti
gli altri, che erano quiui d'intorno.
<p>FILOG. Com&utilde;que egli $i $ia (&ograve; vaghe, e belle Donne)
<pb n=90>
io vi prometto volermi re$tare hoggi con voi: non $olamen
te per obedirui (come io $empre $oglio) ma molto piu per
honore comodo, e vtil'mio: Dico honore: per obedire &agrave;
Donne, fuora d'ogni merauiglia honorate (come $iete voi)
porta honore grandi$simo, &agrave; chiunque obedi$ce: come ho-
norati $i tengono coloro che $eruono &agrave; gli imperadori, &amp; &agrave;
Pontefici: Dico comodo; perche oltra, che il pa$$are il cal-
do in qual $i voglia modo, &agrave; me $oglia e$$er $empre comodo,
comodi$simo mi $ar&agrave; egli hoggi il pa$$arlo in compagnia vo
$tra, &amp; in que$ta belli$sima villa, doue il mormorio delle chia
re &amp; fre$che acque diletta gli orecchi, i verdi prati, di varii
fiori ve$titi dilettano gli occhi: &amp; voi $te$$e c&otilde; la vo$tra pre
$enza ba$tere$te per dare hone$to contento &agrave; qual $i voglia
bello $pirito, che in vo$tra compagnia $i rimane$$e: Dico vti
lit&agrave;: perche oltre, &agrave; l'utile, che $i haur&agrave; di fuggire il $onno (il
che non fie poco) $i ne haur&ograve; io vn'altro infinitamente mag
giore: ilquale $ar&agrave;, che voi con la bellezza delle vo$tre per-
$one, &amp; con la bont&agrave; valore, $apienza, &amp; prud&etilde;za del vo$tro
diuini$simo animo, degnandoui di ragionare hoggi meco,
me ne comunicherete quella, &ograve; piccola, &ograve; gran parte, che vi
parr&agrave;, &amp; di cui voi prima mi haurete fatto capace: ra$$omi-
gliando in que$to il fuoco: ilquale volendo entrare nel fred
do ferro: da $e $te$$o, &agrave; cio lo apparec chia &agrave; poco cacciando
ne tutto il freddo, &amp; &agrave; poco &agrave; poco ri$caldandolo: cacciato,
che il caldo ha dal ferro ogni freddo, il fuoco $enza ne$$uno
impedimento alla libera dentro vi entra: co$i voi dal mal col
tiuato terreno del mio rozzo ingegno, caccierete c&otilde; la mol-
ta virt&ugrave; vo$tra tutto il ruuido, che vi $ar&agrave;, poi dentro vi $tam
perete quel tanto di $apere, che egli vi piacer&agrave; di $tamparui
&amp; di che voi prima mi haurete fatto capace la onde io arric-
chito delle vo$tre diuini$sime ricchezze ragionando potr&ograve;
for$e $odisfare al de$iderio vo$tro, $e n&otilde; in tutto, in qualche
piccola particella almeno: per&ograve; voi &agrave; me, da cui n&otilde; haurete
riceuuto $eruigio ne$$uno, non dourete re$tare obligate, ma
io &agrave; tutte voi, da cui ogni mio ben na$ce, ne re$to &amp; re$ter&ograve;
<pb n=91>
obligati$simo; &amp; in $egno di cio infino ad hora incomincio
&agrave; ringratiarui del fauore $mi$urato, qual mi fate, comandan-
domi, &amp; accettandomi nella vo$tra honorata compagnia: $e
io hieri &agrave; $era di$si quel che io di$s iper trattenimento della
Signora Marche$ana Illu$tri$sima, &amp; de gli altri, che quiui
erano d'intorno, feci quello, che io doueuo, &agrave; cio sforzato
dalla verit&agrave;: come anche hoggi dir&ograve; quello che io debbo,
replicandone parte &agrave; $odisfattion' vo$tra per cui io &agrave; tutte
l'hore far&ograve; quello, che per me $i potr&agrave;: con cio $ia che io $ia
$tato $empre $chiauo voluntario &agrave; tutte le Donne, &amp; hoggi
$ia &agrave; voi tanto piu, che &agrave; molte altre per lo addietro $tato n&otilde;
$ono, quanto voi con la $piritual bellezza de gli animi vo-
$tri auanzate di grandi$sima lunga quella rara, che ne vo$tri
corpi $i $corge, laquale $piritual bellezza lega l'animo mio
con vn nodo da non $i $cior' gia mai per qual $i voglia cagio
ne, anzi da $trigner$i ogni giorno piu, il che $e fie vero (come
io $on certo, che egli $ar&agrave;) io mi terr&ograve; ogni di piu beato: Del
la perdita, qual voi dite, che $are$te, $e io con le mie parole
hoggi non vi trattene$i, non accade fauellare, perche ella $a
rebbe tanto piccola, che voi non ne doure$te tenere conto
niuno, come anche lo acqui$to $ar&agrave; poco trattenendoui, con
cio$ia, che io da me $te$$o non vaglia nulla, &amp; voi in voi $te$$e
habbiate quanto &egrave; di buono in tutto il mondo: per&ograve; $e in voi
$te$$e vi ritirerete contemplando le merauiglio$e bellezze
de corpi, &amp; de gli animi vo$tri, vi cono$cerete ripiene di tan
ta diuinit&agrave;, che ba$ter&agrave; per far beate voi, &amp; tutti gli altri, &agrave;
cui egli vi piacera compartirne: Aqui$to adunque grande $a
r&agrave; il mio ca$o, che &agrave; me vi paia comunicarne quanto, che $ia:
per che, vo$tra merce, diuerr&ograve; beato, &amp; tanto pi&ugrave;, qu&atilde;to mag
giore $ar&agrave; la parte, qual mi farete de ricchi$simi the$ori de
gli animi vo$tri veramente diuini.
<p>CLAR. Que$te vo$tre parole (M. Telifilo) mi paiono
d'huomo &itilde;namorato, il che di voi, che $iete $tato tenuto $em
pre pieno di religione, &amp; che $iete homai v$cito fuora di fan
ciullo, io non haurei pen$ato &agrave; patto ne$$uno.
<pb n=92>
<p>FILOG. Co$i &egrave; (Madonna Clarice) ne vi douete per
cio merauigliare, s'auuenga che non $olamente io hora $ia in
namorato come voi dite, ma anche qual $i voglia huomo da
bene, &amp; in qualunche et&agrave;.
<p>CLAR. Egli par pur'brutta co$a il veder vno huomo
d'anni maturo tenuto religio$o &amp; $aggio amar' giouane
donna.
<p>FILOG. Egli &egrave; vero fauellando di quel be$tiale amo-
re, che tirannicamente $ignoreggia ne gli animi giouani ma
egli non $i di$par punto, che vno huomo d'et&agrave; matura, &amp; di
vita hone$ta ami, anzi $e egli non ama$$e in verit&agrave; egli n&otilde; po-
trebbe viuere, come viuono gli huomini prudenti &amp; $aggi,
concio$ia che lo amore vero $ia vna cagione perfetta d'ogni
buona operatione.
<p>CLAR. Che intendete voi per vero amore? for$e qual
che co$a non pi&ugrave; inte$a da ingegno humano, &agrave; cui tanto ho-
nor' $i attribui$ca, quanto voi hoggi gli date?
<p>FILOG. Intendo vno amore altra volta cono$ciuto
da tutti i buoni, &amp; nato non $olam&etilde;te dalla bellezza del cor-
po, ma molto piu da quella dell'animo: ilquale amore $uol fa
re felici tutti i veri amanti.
<p>LION. Qui fu l'altro giorno il Nozzolino; ilquale ne
ragion&ograve;, ma con tanta breuit&agrave;, che io non ne re$tai $odisfat-
ta, $e voi hoggi ce ne direte tanto, che ci ba$ti, $arete cagione
di bene: perche $eguendo que$to vo$tro amore, diuentere-
mo felici, il che vi dour&agrave; piacere, poi che ci amate: ma con
patto, che voi cerchiate di $pedirui di que$to ragionamento
il piu to$to, che potrete, accioche poi $i torni alla materia no
$tra principale: la qual piu ci dour&agrave; piacere;
<p>FILOG. Il piu brieuemente, che io potr&ograve; cercher&ograve;
d'ordire, &amp; di te$$ere que$ta cotanto lunga, &amp; fatico$a tela,
la quale altro ingegno, &amp; altra lingua richiederebbe, che la
mia, &amp; $e il Nozzolino, giouane innamorato, &amp; dotto, non
di$$e co$a, che vi appaga$$e &agrave; pieno, non la a$pettate hoggi da
me, che in cio men vaglio di lui: ingegnerommi nondimeno
<pb n=93>
d'accomodare quel poco, che io ne dir&ograve; di maniera, che egli
ci $erua per buon principio al no$tro primo ragionamento:
accioche egli non $i paia, che noi fauelliamo &agrave; ca$o.
<p>LION. Eccoci delle no$tre, di$si bene io, che voi $tare-
$te poco ad abba$$arui per e$$ere inalzato.
<p>FILOG. Vi ingannate (Mad.Leonora) la co$a i$t&agrave;, co
me io la dico &agrave; punto: le spalle mie $on deboli &agrave; tanto pe$o:
<p>LION. Sian$i comunq; elle $i voglino, &agrave; voi tocca per
hoggi il traten ere tutta que$ta compagnia, mentre il caldo
dura.
<p>FILOG. Da che co$i vi piace, douete $apere, che l'amo
re altro non &egrave; che vn de$iderio di po$$edere la bellezza ama
ta: &amp; perche il de$iderio $i $t&agrave; nella volunta, la quale n&otilde; vuo
le $e non quello, che e prima cono$ciuto, egli non &egrave; po$sibi-
le de$iderare la bellezza, $e ella prima non $i cono$ce: ci bi$o
gna adunque inanzi che noi amiamo, $apere quanto $ono, &amp;
quel che $ono le bellezze.
<p>LION. Diteloci adunque.
<p>FILOG. Le bellezze $ono due: la prima $i chiama bel
lezza per $ua propria natura; &amp; la $econda per participatio-
ne: come di due maniere $ono le co$e calde, altre per loro
propria natura, &amp; altre per participatione: il fuoco, &egrave; caldo
per $e $te$$o, &amp; il ferro affocato, &egrave; caldo per participatione;
inquanto che il fuoco comparte al ferro alqu&atilde;to del $uo pro
prio &amp; natural calore ri$cald&atilde;dolo: la prima chiamata bellez
za per $ua propria natura, $i $t&agrave; tutta $errata in Dio, ne fuora
e$ce di lui: la $ec&otilde;da bellezza, &egrave; nelle co$e $ottopo$te &agrave; Dio,
come $ono le anime cele$ti, &amp; i corpi loro, i quattro $empli-
ci elementi, cio &egrave; il fuoco, l'aria, l'acqua, &amp; la terra, le piante
gli animali, &amp; tutte le altre co$e compo$te: lequali per loro
propria natura non $ono belle: ma $olamente in quanto, che
elle hanno parte della prima bellezza diuina: come il ferro
non &egrave; caldo per $ua propria natura, ma inqu&atilde;to, che egli piu
&amp; meno, &egrave; ri$caldato dal fuoco: Ammendue que$te bellez-
ze $ono vna mi$urata proportione del tutto con le $ue par-
<pb n=94>
ti, &amp; delle parti infra di loro, &egrave; col proprio tutto: come bel-
la $i dice e$$ere quella Donna, che ha vna mi$urata propor-
tione di tutti, i membri infra di loro, &amp; con tutto il corpo: &amp;
come altra &eacute; la propria &amp; naturale bellezza, &amp; altra, &egrave; la bel-
lezza participata, co$i due $ono le mi$ure proportionate: al-
tra per $ua propria natura, laquale mi$ura la prima bellezza:
altra per participatione, la quale mi$ura la $econda bellezza:
due anche $ono gli amori: l'uno &egrave; de$iderio di bellezza per
$ua propria natura, &amp; altro &egrave; de$iderio di bellezza participa
ta: Que$to $econdo amore, &egrave; di tre maniere: Altro na$ce
dal piacere; Altro dalla vtilit&agrave;; Altro dalla virt&ugrave;: Il primo,
&egrave; be$tiale; da cui chiunque &egrave; pre$o, diuenta vna be$tia: laqua
le ad altro non pen$a, &agrave; cauar$i le $ue sfrenate voglie: poi $u-
bito fini$ce; ne ritorna, $e non quando le voglie ritornano:
Il $econdo Amore &egrave; $eruile perche gli huomini d'animo vi-
li &agrave; $erui $ono quelli, che amano, $perando trarre alcuna vti-
lit&agrave; del loro Amore: come i $erui $perano riceuere alcun'
premio delle fatiche loro, mancando l'utile, &amp; la $peranza
del guadagno, que$to Amor' mancha; &amp; non ritorna gia
mai, $e non con la ritornata della nuoua $peranza. Il terzo
Amore, &egrave; veram&etilde;te diuino, perche na$ce dalla virt&ugrave;, per $ua
natura diuina: laquale non fini$ce ne per tempo, ne per acci-
dente alcuno; anzi $empre mai dura. Que$to $olo Amore, &egrave;
$tabile, per&ograve; chiunque co$i ama, non $i $tracca d'amar gia mai
anzi nel $uo amore cre$ce ogni hora: &amp; non de$idera cauare
altro piacere, &ograve; altra vtilit&agrave; della per$ona amata; che quello
i$te$$o, ilquale l'amante $ente amando &amp; $eruendo la Donna
amata: per&ograve;, ardenti$simamente amando, cerca tutte le oc-
ca$ioni di farli; qualche rileuato $eruigio &amp; non $e ne por-
gendo ne$$una, le v&agrave; pigliando il meglio, che egli puo, con
ogni indu$tria, in cio $i compiace, &amp; di cio $i diletta. Io fui
$empre in ogni mia et&agrave; innamorato di Donne, dal di in qua,
che io fui capace d'amare, &amp; hora $ono innamorato piu che
mai; &amp; &egrave; tanto piu c&atilde;dido, &amp; piu $incero il mio Amore, qu&atilde;
to que$ta et&agrave; matura non comporta ne$$una di quelle imper
<pb n=95>
fettioni, lequali per lo addietro, $e non fo$$ero $tate lodate,
$arebbono almeno $tate tollerate ne miei primi anni, $e io a-
ma$si con qualche $peranza, &ograve; di piacere &ograve; di premio, non
amerei l'altrui per$ona &amp; l'altrui animo; ma $i bene amerei
il piacere &amp; l'util mio: Ma perche io amo $enza ne$$una $pe
ranza, c&otilde; de$iderio $olo di $eruire chiunq; io amo, &egrave; l'Amor'
mio predico, &amp; ca$to, come pudica, &amp; ca$ta &egrave; quella, che io
amo, laquale io non amerei, $e ella non fu$$e, come io ve la di
pingo ne la potrei amare, ne molto ne poco; ma perche ella
&egrave; quale io hora vi dico, la amo, ne po$$o fare che io non la
ami: Que$ta vltima $orte d'Amore &egrave; $enza bia$imo della per
$ona amata; anzi con honore grandi$simo; perche egli &egrave; vn'
te$timonio veri$simo delle virtu raccolte nella donna ama-
ta, lequali la rendono degna d'e$$ere $eruita, &amp; honorata.
Que$to $olo amore rende felice l'amante; doue i due primi
recano bia$imo grandi$simo &agrave; chiunque ama, &amp; &agrave; chiunque
&egrave; amato, &amp; pungono $empre l'amante con nuoui &amp; continui
$timuli, iquali il fanno morire viuendo &amp; viuere morendo
ben mille volte il giorno. Chiunque co$i ama non &egrave; anche
venuto al $egno perfetto del vero amore, &amp; qu&atilde;tunque, que
$to Amore nato dalla virt&ugrave; $ia virtuo$o, &amp; grande, &amp; ce ne
ha egli n&otilde;dimeno vn'altro a$$ai maggiore &amp; a$$ai piu virtuo-
$o, ilquale &egrave; l'i$te$$a grandezza, l'i$te$$a virt&ugrave;, e l'i$te$$a beati-
tudine dello Amante, di cui dianzi parlando, il chiama de$i-
derio di bellezza per $ua propria natura, &amp; non per $ola par
ticipatione; que$to honore, &egrave; $olamente nella infinita bont&agrave;
diuina; laquale, &egrave; vna proportione, &amp; mi$ura di tutte le di-
uine virt&ugrave;; doue $i arriua con l'intelletto ben' purgato dalla
ignoranza, &amp; con la volunt&agrave; ben netta da ogni vitio.
<p>LIONO. voi ci hauete ben di$tinto il numero di que-
$ti amori, &amp; in qualche parte ci hauete detto quello, che e $i
$iano; ci hauete etiandio almeno di$egnato la bellezza; re-
$ta, che la dipigniate co $uoi proprii colori; accioche $e mai
ci accadera vederla, la ricogno$ciamo, &amp; la amiamo, per di-
uentar beate; come beati hauete detto e$$er' tutti &agrave; veri
Amanti.
<pb n=96>
<p>FILOG. La bellezza diuina, &egrave; $olamente inte$a dallo
intelletto diuino; &amp; &egrave; $olamente amata dalla volunt&agrave; d'Id-
dio; ilquale per e$$ere infinito puo comprendere que$te co
$e infinite; Noi, che $iamo di capacit&agrave; &amp; di potere finito, n&otilde;
arriuiamo tanto alto; ma con certi mezzi quiui ci acco$tia-
mo in qualche parte.
<p>LION. Quali $ono que$ti mezzi?
<p>FILOG. La bellezza del corpo d'una Donna, ci tira
alla cognitione di quella dell'animo, &amp; ammendue ci $eruo-
no per $cala da $alire al cielo, &amp; quiui contemplare la diui-
na bellezza, $econdo la capacit&agrave; no$tra.
<p>LION. In che co$a con$i$te que$ta bellezza del corpo
della donna.
<p>FILOG. Que$to il douere$te $aper' voi meglio di me,
che $iete Donna, &amp; bella; pure io il vi dir&ograve;; come dianzi vi
di$si, ella con$i$te nella mi$ura proportionata; &amp; que$to &eacute; il
dito gro$$o della mano della Donna; il quale mi$ura tutto
il corpo $uo; incominciandoci dalla faccia: dico, che ella
vuole e$$er' lunga, quanto lungo, &egrave; tre volte il dito gro$$o.
La prima lunghezza, &egrave; della fronte, la $econda del Na$o, la
terza di tutta quella parte, che e infra la punta del Na$o infi-
no &agrave; l'ultima parte del mento: La minore giontura del dito
gro$$o, mi$ura la punta del na$o infino alla e$tremit&agrave; del lab-
bro di $opra; L'altra maggiore giontura del mede$imo dito
mi$ura tutto lo $patio, che &egrave; infra il labbro di $opra, &amp; l'e-
$tremit&agrave; del mento. La lunghezza del mede$imo dito,
&egrave; la lunghezza dell'arco delle ciglia, delle orecchie, &amp;
della bocha; La faccia d'una Bella Donna richiede que-
$ta mi$ura almeno; dico almeno, perche $e vno di que$ti
membri fu$$e minore, la faccia riu$cirebbe brutta; $e vno,
&ograve; piu fu$$ero maggiori, $e gli accre$cerebbe bellezza &amp;
gratia; tutta la lunghezza della Donna bella; $ar&agrave; no-
ue faccie almeno, &amp; $e ella $ar&agrave; alquanto piu lunga, $a-
ra piu vaga, &amp; piu gratio$a, pur' che ella non pa$si dieci fac-
cic, che $e ella le pa$$a$$e, diuerrebbe brutti$simo mo$tro; co
<pb n=97>
me anche ella brutti$sima $arebbe, $e ella fu$$e meno di no-
ue. La $econda faccia &egrave; della piu alta parte del petto infino
alla fontanella dello $tomaco. La terza &egrave; dalla boccha del-
lo $tomaco infino all'umbilico; La quarta dell'umbilico in-
fino &agrave; piedi del corpo. La Natura mae$tra perfetta di tutte
le co$e fabricate da lei, hauendo cono$ciuto, che nel ventre
della Donna $i doueuano $errare noue me$i i parti, lo ha fat
to alquanto maggiore d'una faccia, accioche la capacita del
luogo, e$$endo maggiore piu comodamente po$$a $eruire al
la generatione de figliuoli. La quinta, &amp; la $e$ta faccia, &egrave; la
lunghezza delle co$ce, infino alle ginocchia. La $ettima, &amp;
l'ottaua, &egrave; la lunghezza de gli $tinchi, infino alla noce del
piedi.
<p>LION. Doue la$ciate voi la nona?
<p>FILOG. Sopra la $ronte infino alla pi&ugrave; alta parte del
Capo &egrave; vna lunghezza del dito gro$$o; l'altra nella gola;
La terza della noce del piedi, infino alla pianta del mede$i-
mo piedi &amp; la lunghezza del dito gro$$o tre volte replicata
$a la lunghezza della nona faccia: Altra e tanta dour&agrave; e$$ere
la larghezza della Donna bella, quando ella di$tenda le brac
cia vna gran croce di tutto il corpo facendo, $e ad ogni vna
di que$te noue faccie $i aggiugne$$e di lunghezza, quanto
ba$ta$$e &agrave; far' la decima faccia, $i accre$cerebbe gratia &agrave; que-
$to corpo; pur che lo augumento non fu$$e di$proportiona-
to ne doue maggiore, ne doue minore, ma proportionato
$econdo il bi$ogno proprio de membri: La gro$$ezza non
ha determinata mi$ura; ma richiede vna certa mediocrit&agrave;
di carne; con laquale l'o$$a mediocremente $i ve$tino; &amp; di
maniera, che tutte le membra $iano qua$i ritonde; Se &agrave; que
$ta proportionata mi$ura ci $i aggiugne vn bel colore incar
nato, vna viuacita mode$ta ne gliocchi; vna piaceuolezza di
parole, vn $uaue ri$o; $e ci $i aggiungono dolci maniere nel
conuer$are con tutti $econdo la qualit&agrave; delle diuer$e, &amp; va
rie per$one. Que$ta &egrave; vna donna belli$sima degna d'e$$ere
amata da ogni gentile $pirito, come &egrave; la donna mia, laquale
<pb n=98>
io amo c&otilde; ogni reuer&etilde;za, &amp; pi&ugrave;, che me $te$$o la tengo cara.
<p>LIONO. Chi &egrave; ella que$ta vo$tra Donna cotanto bel-
la? mo$tratecela di gratia; accioche noi veggiamo, $e voi
hauete bene ornato il $uo ritratto?
<p>FILOG. Ella &egrave; tutta diuina, &amp; il ritratto, che io ne ho
cauato, &egrave; humano; per&ograve; non ci &egrave; proportione ne$$una: pure
$eruiteuene, comunque egli $i $ia; &amp; aprite ben'gliocchi, che
la vedrete, &amp; ageuolmente la cono$cerete, per che ella non
&egrave; tanto da voi lontana, che in poco tempo non $iate per ve-
derla, &amp; cono$cerla, volendo; come altra volta la hauete ve
duta, &amp; cono$ciuta.
<p>LIONO. Hor s&ugrave; voi non la ci volete mo$trare, &agrave; quel
lo, che io veggio, per&ograve; attendete &agrave; $eguitare il vo$tro ragio-
namento.
<p>FILOG. In vn belli$simo corpo, come &egrave; quello della
diuini$sima donna mia, non puo habitare anima la$ciua vitio
$a, &amp; brutta.
<p>LIONO. Si vede pur tal volta vna rea femina e$$er'
b ella.
<p>FILOG. Quella non &egrave; vera bellezza, ma &egrave; vna dipin-
tura; che inganna gli occhi de mi$eri giouani innamorati, &amp;
$e pur tal volta egli auiene, che vna veramente bella di cor-
po, $ia vitio$a; di cio $e ne puo dare la colpa alla pocha cura
che di lei hanno tenuto coloro, che la hanno alleuata, &amp; al-
la manco, che ella ha tenuto di $e $te$$a, come i caualli belli,
$e $ono bene e$ercitati, rie$cono buoni, e $e $ono male e$er-
citati, rie$cono cattiui, i caualli brutti, quantunque bene e-
$ercitati qua$i $empre fanno tri$ta riu$cita; co$i le donne bel
le $ono tutte virtuo$e, $e $ono bene alleuate; &amp; le brutte ge
neralmente rie$cono vitio$e. La mia donna ha l'animo tan-
to honorato di virt&ucirc;, che la bellezza $ua di gran lunga auan-
za quella del $uo belli$simo corpo. A que$ta $piritual' bel-
lezza poi che altri &egrave; penetrato con l'animo, incominciando
ad amarla, ama virtuo$amente, ma vna bellezza participata,
donde per&ograve; $i $aglie alla diuina bellezza, laquale &egrave; tale per $e
<pb n=99>
$te$$a: &amp; come nello animo della bella donna mia &egrave; la pudi-
citia, la prudenza, la mode$tia, &amp; vi $ono tutte le altre gratie;
lequali fanno vna mi$urata proportione belli$sima da inten
der$i, co$i in Dio $ono tutte le virt&ugrave;, per loro propria natu-
ra infinitamente perfette, vi &egrave; l'ornamento di tutto il mon-
do, chiamato mondo intelligibile, ilquale altro n&otilde; &egrave; che vna
ordinati$sima moltitudine di tutte le Idee delle co$e create;
nella maniera, che nella mente dello artefice, &egrave; vna Idea, &ograve;
vero $imilitudine di quello edificio, che egli vuole fabrica-
re, di cui altra volta $i di$$e, &agrave; ba$tanza. Que$te Idee in Dio
fanno vna mi$ura proportionati$sima; laquale non &egrave; bella,
ma &egrave; la i$te$$a bellezza; amata &agrave; pieno $olamente da lui, &amp;
da noi, quanto porta la debolezza delle no$tre piccole for-
ze, quiui inalzate per lo mezzo di que$te altre ba$$e bellez-
ze, &amp; particolarmente, per lo mezo d'una belli$sima don-
na. Que$ta &egrave; l'i$te$$a felicit&acirc;, &amp; chiunque amando tan-
to alto arriua &egrave; $empre beato, $enza ne$$una mi$eria, &amp;
&egrave; ben dritto, che co$i $ia, perche $e le bellezze $ole del
gratio$o corpo della mia diuini$sima donna da que$ti no
$tri occhi tenebro$i vedute, lequali per&ograve; altro non $o-
no, che ombre di vera bellezza, $e vn $olo de $uoi $guardi,
$e vn $olo de $uoi dolci$simi accenti, con tanto diletto muo
ue chiunque la mira, &amp; nell'animo di chiunque la contem-
pla tanto gran fuoco accende di $uaue amore, &amp; con tanto
piacere, che ogni altra con$olatione, quantunque grande &agrave;
que$ta vna paragonata non par nulla, che felice merauiglia?
che beato $tupore dobbiamo noi credere, che $ia quello, che
occupa le anime, che penetrano alla bellezza dell'animo di
lei, che &egrave; $opra tutte le altre co$e belle bello? &amp; quindi $al-
gono alla bellezza diuina? che dolce fiamma amoro$a, che
incendio $uaue in tal ca$o &egrave; quello, che na$ce dalla fonte del
la $uprema &amp; vera bellezza diuina, eterno, e $tabile princi-
pio mezzo &amp; fine d'ogni altra bellezza? qui l'amante $i di-
letta, &amp; con $tupore fuor d'ogni merauiglia di $e $te$$o v$ci-
to, &egrave; dalla diuina bellezza tanto inalzato, che egli anche mor
<pb n=100>
tale diuenta qua$i diuino, &amp; incomincia &agrave; gu$tare quel netta
re &amp; quella ambro$ia, di cui gli $piriti beati $i nutri$cono, &amp;
con loro felice viue. Hora $e di cotanto no$tro bene voi al-
tre belle &amp; vaghe donne $iate &agrave; gli huomini vnica &amp; perfet-
ta cagione, egli &egrave; nece$$ario confe$$are, che la perfettione vo
ftra $ia a$$ai maggiore, che non &egrave; quella de gli huomini, da
cui tanta alta felicit&agrave; non na$ce. Il che in vn tempo mede$i-
mo ($e io non mi inganno) dour&agrave; ba$tarui per renderui c&otilde;
to del mondo, colquale io amo, &amp; colquale amano tutti gli
huomini virtuo$i, &amp; per dimo$trarui con que$ta prima ra-
gione, qual voi hauete vdito, che la vo$tra perfettione, &egrave; piu
che la no$tra maggiore, il che ($e io ben' mi rammento) vi
promi$i nel principio di que$to di$cor$o, &amp; credo hauerui
o$$eruato.
<p>LIONO. Si certo.
<p>LIVIA Vdite digratia M.Telifilo quello, che il no$tro
Colombo dice, egli ua $eminando infra di noi altre Donne,
che voi per forza del vo$tro bello ingegno veri$imilmente
ci mo$trate la perfettion no$tra e$$er maggiore, che ella non
&egrave; a$tutamente pen$andoui douer' piacere ad alcuna di noi al
manco con que$ta $trada, &agrave; cui $enza e$$a, non piacere$te, per
e$$er voi $uora di quel fiore homai di giouent&ucirc;, ilquale dal-
le giouane donne $uole e$$ere amato.
<p>FILOG. Il Colombo non $i inganna, &agrave; fatto nel giudi
care della mia intentione: ma $i inganna nel mezzo, il quale
mi conduca, &agrave; quel fine, che io de$idero, vorrei (come egli
dice) piacere ad alcuna di voi altre donne: &amp; &agrave; cio pen$o
giorno &amp; notte: &amp; quando io, dopo lunghe fatiche le piace$
$i, me ne terrei di buono, perche $arei venuto &agrave; quel fine, &agrave;
cui io de$idero di venire, &amp; quanto piu pre$to io po$lo, non
vorrei gia piacerle con la bugia, perche $e io cio cerca$si, fa-
rei, come fa, chi&uuml;que da que$ta villa d'Agnano, doue noi ho
ra ci trouiamo, $i parte per andar$ene &agrave; Roma, &amp; piglia la
$trada inuer$o Genoua. Que$ti quanto piu corre per giugne
re al fine, tanto piu $i di$co$ta dal fine, co$i io, che ardenti$si-
<pb n=101>
mamente de$idero e$$ere amato da quella, che io amo molto
piu, che me $te$$o, &amp; molto piu, che qual $i voglia altra co$a
creata, $e cerca$si entrarle in gratia con la bugia, in cambio
del $uo amore mi guadagnerei il $uo odio, perche quella, la
cui gran bellezza hone$tamente piace &agrave; gli occhi miei, quan
to io vorrei piacere, &agrave; lei &egrave; aueduta, accorta, &amp; $aggia, &amp; co
no$ce (come $i $uol dire) infino il pelo nell'uouo, ella &egrave; ami
ca della verit&agrave;, &amp; &egrave; mortal nemica della bugia, per cio odia,
e fugge tutti i bugiardi, $e io adunque cerca$si guadagnarla-
mi con que$ta brutta $trada della bugia, in cambio di guada-
gnarmi la gratia $ua, mi guadagnerei la $ua disgratia, il che
quando fu$$e, io viuerei in$elicemente morendo ben mille
volte l'hora, come per lo piu $anno, i giouani innamorati, la
vita dequali, non &egrave; altro che vna infelice prigione, piena d'o
g ni torm&etilde;to. Noi altri d'eta matura, &amp; d'anni piu graui, dob
biamo cercar' di piacere alle donne no$tre con lo amarle ca
$tamente, col proporre le voglie loro alle voglie no$tre, col
$eruirle, con lo honorarle, col celebrare quanto $i puo la vir
t&ucirc; loro, &amp; col non de$iderare co$a da loro, che non $i po$$a,
&amp; non $i debba concedere, come dourebbono amare, i gio-
uani, $e haue$sino il giuditio libero dalle pa$sioni ma perche
gli animi giouani $ono ingombrati da mille affetti carnali,
pero ogni vno di loro carnalmente amando, $i di$co$ta dal
dritto camino: Io che cio cono$co ca$tamente amo la don-
na mia, prepongo le $ue alle mie voglie, la $eruo di buon' co
re, la honoro, anzi per dir' meglio, adoro la diuinit&agrave; del $uo
nome in terra, come $i adora quella del nome d'Iddio in cie
lo, inalzo la rara virt&ugrave; $ua; &amp; da lei quelle $ole co$e de$ide-
ro, che concedute le porteranno honore, &amp; gloria non nul-
la curandomi delle altre. Que$te $ono le vie, da me tenute
per guadagnarmi la buona gratia della $ignora mia, &amp; non
quelle, che il colombo $i crede, ilquale re$ter&agrave; $pennacchia-
to dal molto valor' vo$tro, inanzi, che egli $i venga alla fine
di que$ti no$tri di$cor$i, guardi pur' bene le $ue pene, &amp; hab
bia particular cura delle mae$tre, che io vi prometto, che
<pb n=102>
voi gliele cauerete tutte.
<p>GIROL. A me pare che que$to $ia vn'di$uiar$i dal no-
$tro ragionamento: per&ograve; io vi priego (M.Telifilo) che voi
torniate &agrave; ca$a, &amp; la$ciate il colombo ne $uoi errori, perche
egli &egrave; piu o$tinato, che mai, ne puo ne vuole la$ciar$i vince-
re da ne$$una ragione, che $e gli dica.
<p>LIVIA Anche &agrave; me par quello, che pare &agrave; Ma. Girola
ma, anzi lo ho io pur'hoggi $entito parlar' con tanto impeto
in disfauor no$tro, che &agrave; me non parue vdir' gia mai il mag-
giore.
<p>CLAR. Hauete voi con$iderato il $uo modo di proce
dere? egli dice, che la perfettione no$tra non &egrave; ne $uperio-
re, ne inferiore &agrave; quella dell'huomo, anzi vguale, &amp; poi pro
uandolo, v$a argumenti, che ci farebbono di grandi$sima l&utilde;
ga inferiore, $e &egrave; fu$sino buoni da nulla: qua$i, che noi $iamo
tutte cieche, &amp; priue d'ogni ingegno, &amp; d'ogni $apere; &amp; n&otilde;
veggiamo, non cogno$ciamo, &amp; non intendiamo il $uo $imu
lato inganno.
<p>FILOG. Voi non cono$cete bene il colombo, egli &egrave;
piu a$tuto, che voi non vi credete, &amp; io hor'hora vi voglio
$coprire l'a$tutia $ua, $ono alcuni in ogni $ci&etilde;tia, in ogni ar-
te, &amp; in ogni e$ercitio, che alla $coperta lodano quella, che
pi&ugrave; lor piace, la inalzano, &amp; la celebrano in modo, che ogni
altro $e ne accorge, come f&ograve; io fauellando di voi. Altri per
mo$trar' pi&ugrave; ingegno di na$co$to lodano quello, che &egrave; loro
pi&ugrave; caro, fingendo di de$truggerla, que$te per$one t&atilde;to fred
damente, che in cambio di gettar per terra la co$a bia$imata
la confermano: come fa il colombo, ilquale ha vn bello in-
gegno, &amp; &egrave; pieno di molta dottrina, per&ograve; cono$ce i meriti
della perfettion' vo$tra, la loda, ma con arte; bia$imandola,
tanto debolmente, che la conferma, nol cono$cete voi al mo
do del $uo bia$imarui continuamente ridendo? qua$i, che
egli voglia dire, io non credo quel che io dico, anzi credo
apunto tutto il contrario, il che $ogliono far' coloro, che vo
gliono dimo$trare quanto vaglia il loro ingegno, come ho-
<pb n=103>
ra fa il colombo, ilquale &agrave; patto ne$$uno non giurerebbe di
credere quello, che egli vi dice, $e in que$ta compagnia,
&egrave; ne$$una di voi, che $i pen$i di poterlo muouere, &agrave; dir' c&otilde;
la boccha quello, che egli ha nell'animo, faccine proua, &amp; ve
dr&agrave;, che egli non $ente di voi, &amp; della virt&ugrave; vo$tra, $e non
quello, che ne credo io.
<p>LION. Sian$i le ragioni del colombo, come elle e$$er'
$i voglino, che io per me, non $ono amica di contentioni, an
zi, quando noi incominciammo &agrave; ragionare, vi di$si; che l'u-
dirui $enza chi vi contradice$$e, &agrave; me, e &agrave; tutta la compagnia
$arebbe hoggi molto piu piaciuto, che egli hieri &agrave; $era non
piacque, con tante contentioni, per&ograve; (M.Telifilo) non vi cu
rate de fatti $uoi anzi la$ciandolo, ritornate quiui, donde vi
parti$te.
<p>FILOG. Da che voi il mi comandate (M.Lionora) io
mi apparecchio, a obedirui. La $econda ragione; laquale mi
sforza &agrave; credere, che la perfettione delle Donne $ia maggio
re di quella de glihuomini, $i piglia dal primo principio del-
la loro creatione, concio$ia, che l'huomo fu$$e da Dio crea-
to di feccio$a terra; &amp; per cio $i chiama$$e huomo: che tan-
to vuol dire, quanto co$a di terra, &amp; la donna fu$$e creata da
Dio d'una co$tola d'huomo. Le co$tole $ono $tate piantate
da Dio e dalla natura nel petto, nel mezzo del quale ghiace
il core, ilquale e la prima fonte della vita, il primo principio
del $entire, del cono$cere, dell'intendere, &amp; del $apere, dalla
vita del core $i comunica la vita &agrave; tutti gli altri membri, per
lo mezzo delle vene, &amp; delle Arterie, lequali portando gli
$piriti a tutto il corpo, con e$si vi portano la vita, mancando
la vita al core, ella manca, &agrave; tutto il rimanente del corpo, &amp;
con e$$a manchano i $entimenti, m&atilde;cha il cono$cere, l'inten
dere, &amp; il $apere, qua$i che Iddio hauendo creato l'huomo,
$imile &agrave; $e $te$$o, con le perfettioni racconte, cauandogli dal
petto vna co$ta, glielo apri$$e per trarre dal core humano, &ograve;
tutta, o buona parte della molta perfettione, che quiui era
raccolta, &amp; per fabricarne con e$$a la donna, accioche ella
<pb n=104>
formata della perfettione maggiore, po$ta da Dio nel cor'de
l'huomo fo$$e perfetta &amp; l'huomo priuo di gr&atilde;di$sima parte
di &ptail;fettione, &ptail; lo addietro riceuuta da Dio nella $ua creatio
ne, re$ta$si a$$ai men &ptail;fetto della d&otilde;na, laquale n&otilde; &agrave; ca$o, ma
per c&otilde;$iglio diuino, $i chiamo d&otilde;na: che tanto vuol dire, qu&atilde;
to $ignora, perche ella doueua col $uo giu$ti$simo, &egrave; ragione
uoli$simo imperio della $mi$urata perfettione $ua $ignoreg-
giare &agrave; l'huomo, come le co$e piu &ptail;fette $ogliono $ignoreg
giare alle meno perfette. La tirannica pode$t&agrave; dell'huomo,
non contenta di $tare $ottopo$ta al reggimento giu$to della
donna, &agrave; torto la $i $ottomi$e, &amp; per forza tirannica, contro
ad ogni douere di giu$titia, $e le fece $ignore, di $eruo, che
egli le doueua e$$ere; Que$ta tirannide fu da Dio confirma
ta, anzi per dir meglio, n&otilde; confirmata, ma tollerata, per men
male: come $i vede, che tal' volta vn giu$ti$simo principe tol
lera l'ingiu$titia d'un $uo mini$tro, perche vede, che il voler
la ga$tigare, porterebbe troppa alteratione nel $uo $tato.
Co$i Iddio, hauendo veduto la molta in$olenza dell'huomo
inuer$o della donna, &amp; hauendo cono$ciuto, che &agrave; que$to
sfrenato cauallo non $i poteua mettere il freno $enza qual-
che nuouo male, ne $i poteua di poi con$eruar' l'huomo nel
lo $tato $uo $oggetto, $enza vna continua faticha, per ritener
lo in que$to douuto officio; giudic&ograve; e$$ere minor' male, tol-
lerar' l'in$olenza v$ata da l'huomo $opra la Donna, vol$e n&otilde;
dimeno, che que$ta $ua pazzia, con tri$titia me$colata, gli co
$ta$$e, per&ograve; il maledi$$e, &amp; $eco maledi$$e tutte le $ue fatiche,
&amp; perche la Donna $i era la$ciata benignamente, &egrave; con ani-
mo amico, e grato al $uo marito, $ignoreggiar' da lui, &amp; $en-
za re$i$tenza ne$$una, $i era $ottopo$ta alle voglie del $uo c&otilde;
$orte, anche ella fu maledetta da Dio, &amp; per men' male gli
fu comandato, che ella obedi$$e al $uo $po$o, $tando$i in quel
la $eruito, in cui ella $te$$a $i era la$ciata condurre $enza re$i
$tenza ne$$una. Adunque lo $tato della Donna, &egrave; naruralm&etilde;
te libero, fatto $eruo per fraude, &amp; per forza tir&atilde;nica, &amp; era
lo $tato dell'huomo $eruo, hora diuenuto tiranno per vio-
<pb n=105>
lenza, &amp; per inganno. In che nondimeno $i $corge la perfet-
tione della Donna maggiore di quella dell'huomo: concio-
$ia che molto meglio &egrave; riceuere l'ingiuria, che egli non &egrave; il
farla, perche chiunque riceue l'ingiuria, n&otilde; pati$ce nella $ua
virt&ugrave;, &amp; non la offende, anzi il piu delle volte ha occa$ione
di e$ercitare la fortezza &amp; l'altre virtu, e$$endo offe$o, &amp; di
augumentarle, ma colui che fa ingiuria offende il giu$to, l'ho
ne$to, la virt&ucirc; il pro$simo, &amp; tutto $te$$o. La man$ueta beni-
gna, &amp; dolce Donna e$$endo offe$a da l'huomo alle $ue sfre-
nate voglie piaceuolmente $i $ottopo$e: dimo$trando in cio
volere re$tare $uperiore &agrave; l'huomo nella virt&ugrave;, &amp; nella per-
fettione, da che l'huomo voleua rimanere $uperiore nell'im
perio, in que$to modo la$ciando &agrave; l'huomo la parte peggio-
re del dominio, &amp; &agrave; $e $te$$a $erbando la migliore della vir-
tu. Ha voluto nondimeno Iddio che nel mondo $i c&otilde;$eruino
alcuni $egni delle ragioni, che ha la Donna in que$to impe-
rio: per&ograve; $i &egrave; contentato, che ella $i re$ti col nome di Donna:
cio &egrave; di $ignora, &amp; ha voluto, che qu&atilde;do noi fauelliamo d'Id
dio, lo honoriamo c&otilde;forme, &amp; modi di parlare douuti, &agrave; D&otilde;
na; dicendo: la e$$enza, &amp; la Mae$t&agrave; diuina, quando anche noi
parliamo con huomini di $tato, egli vogliamo honorare, dia
mo loro nomi di Donna; v$iamo dar della Signoria &agrave; Signo-
ri, della Eccellenza, &agrave; Duchi, della Mae$ta, a gli Imperadori,
della $antita &agrave; papi honorandogli; Qua$i, che que$ti titoli di
Donna $iano $egni manife$ti$simi delle buone &amp; gagliarde
ragioni, che ha la Donna $opra l'huomo. Vol$e anche Iddio,
che in Roma da que $aui, che diedono le leggi al mondo, $i
ordina$$e che $otto graui$sime pene, i primi luoghi nelle fe-
$te, ne giuochi ne conuiti, e ne publici $agrificii, $i de$sino al-
le Donne, &amp; i $econdi &agrave; gli huomini: &amp; benche hoggi di que
$ta legge non habbia luogo, la con$uetudine nondimeno c&otilde;-
uertita in natura &egrave; che i primi honori $i diano alle Donne:
Alcune di loro infino &agrave; giorni no$tri hanno comandato, &amp;
c&otilde;mand<*>no, &agrave; gli huomini, e ne fatti d'Amore chiaramente
$i manife$ta il valore delle donne, ilquale, come giu$to $igno
<pb n=106>
re, $prezz&atilde;do la tir&atilde;nide v$ata da gli huomini $opra l'innoc&etilde;
za della man$ueta D&otilde;na che &agrave; noi vi fa $uggette, ne vo$tri be
gli occhi habit&atilde;do quando di na$co$to, quando alla $coperta
vi f&agrave; $ignore de no$tri cuori, in tal modo $i $ono s&etilde;pre c&otilde;$er
uati, &amp; $i c&otilde;$eruer&atilde;no i $egni delle vo$tre ragioni: dequali vn
giorno (come io $pero) voi ui varrete; di nuouo guadagn&atilde;do
ui quel vo$tro legittimo &itilde;perio, delquale gia vi cacci&ograve; l'altrui
fraudulente &egrave; tirrannico inganno. Io per me (D&otilde;ne mie &agrave; me
pi&ugrave;, che i proprii occhi care) cono$co me &aacute; voi $oggetto, &amp;
hoggi per s&etilde;pre, c&otilde; le parole vi r&etilde;do quelle ragioni, che voi
hauete $empre hauto $opra la per$ona mia, &amp; che io c&otilde; l'ani
mo vi ho s&etilde;pre la$ciato: &amp; vi f&ograve; offerta di tutte le mie forze:
accioche c&otilde; e$$e po$siate ridurre $otto il vo$tro giu$ti$simo
imperio ogni altro huomo: Hoime, che ho io detto? pen-
$omi io per&ograve;, che non vaglio nulla, doue voi $iete, che il
tutto valete, poter'aggiugnere luce al Sole, acqua al mare,
forze ad Hercole, virt&ugrave; valore, e $enno alle Donne, lequa-
li h&atilde;no in loro $te$$o il colmo d'ogni bene? certo, che io mi in
g&auml;nauo, co$i parlando: ma il de$iderio smi$urato, che io ho di
farui cono$cere, qu&atilde;to io vi $ia $eruo mi tra$port&ograve; con la lin,
gua piu in la, che io n&otilde; mi doueuo la$ciar tra$portar, voi che
il tutto cono$cete, infino al $egreto de gli altrui cuori, &amp; che
$iete ripiene d'ogni bonta, co no$cendo, che l'amor grande
quale io vi porto, mi ha accecato; $i che. io non veggio quel
che io dourei vedere, mi haurete per i$cu$ato, $e io tal'hora
fauellando, tra$corro piu, che &egrave; non bi$ognerebbe: voi adun
que valoro$e D&otilde;ne, che da voi $te$$e, tante forze hauete, che
vi ba$tano &agrave; que$ta e ad ogni altra maggior' impre$a: ri$o<*>u<*>-
teui, come ri$oluer'vi douete a guadagnar' quello $tato, <*>&egrave;
ragioneuolmente vo$tro, &amp; che &agrave; voi d<*> po que$to acqui$<*>
portera quelli honori, che alla infinita grandezza, &amp; al $om
mo vo$tro valore $ono ragioneuolmente douuti.
<p>ISABEL. Voi (M.Telifilo) che pure huomo $iete, nel
proporre le Donne &agrave; gli Huomini, fede fate, &agrave; chi vi&verbar;a$colta
parimente dello ingegno, &amp; della corte$ia dell'animovo$tro
&amp; dite co$e, per auentura non vere, ma per lo intere$$e no-
<pb n=107>
$tro, &agrave; noi care molto d'udire.
<p>FILOG. Con voi (M. I$abellina) io n&otilde; vorrei ragionar'
d'altro, che della vo$tra Signora, nel cui animo veramente di
uino, Iddio $tamp&ograve; con la $ua propria mano vna Idea di qu&atilde;
to il mondo ha di buono &amp; di bello: accioche chiunq; in lei
$ola mira$$e, quiui $colpito troua$$e ogni $piritual the$oro, &amp;
quindi piglia$$e il modello di tutti gli altri beni. Quando nel
mondo in altra D&otilde;na altro di bene n&otilde; fo$$e $e n&otilde; quello, che
in lei $i $erba, non ba$terebbe egli, per far' cono$cer' &agrave; tutti,
che la $mi$urata perfertion' delle D&otilde;ne merita d'e$$ere hau-
ta &ptail; maggiore di quella de gli huomini? &amp; che io n&otilde; vi piac-
cio per dir co$e &agrave; voi care per lo intere$$e vo$tro, ma perche
dalla boccha mia, amica della verita, e$ce $olo il vero? Doue
hauete voi veduto gia mai huomo, in cui $ia tanto $enno, &amp;
tanta bonta, quanta ne &egrave; $olam&etilde;te in lei? Donde credete voi,
che na$cha l'amore vniuer$ale, che parimente le portano co
loro, che la cono$cono, &amp; coloro, che n&otilde; la cono$cono? Cer
to egli n&otilde; na$ce d'altronde che dal colmo di tutte le gratie,
quali in lei $errando$i fanno merauigliare chi&utilde;que la cono-
$ce, &amp; fanno $tupire chiunq; non la cono$ce di pre$enza, ma
per $ola fama. Che direte voi della Illu$tr. S. Donna Giulia
$ua Sorella? Doue la$cerete voi la felice memoria di Mada-
ma Eccell Madre loro? Ditemi voi, che le hauete cono$ciute
tutte &amp; tre, &amp; le hauete $eruite dome$ticamente, parui egli
hauer' trouato in molti altri huomini gia mai, tanto di buo-
no quanto ogni vna di que$te in $e $te$$a raccoglie?
<p>ISABEL. Voi mi sforzate con que$ti tre rari e$empi ad
acco$tarmi alla vo$tra opinione: ma voi n&otilde; ne trouerrete gia
molte delle altri di pari virtu.
<p>FILOG. Il bene &amp; il buo<*> fu $empre rado, pero io vi c&otilde;
fe$$o ingenuamente, che que$te tre $ono come tre paragoni
di tut<*> tre nondimeno io non voglio per&ograve; che noi ci
diamo<*> intendere, che la natura non habbia potuto fare, &amp;
n&otilde; habbia fatto delle altre $imili &agrave; loro, il mondo ne ha $em-
pre hauuto in ogni eta, &amp; in ogni prouincia alcune, che $o-
no $tate $pecchio di virt&ugrave;, ne ha hoggi di, &amp; ne haur&agrave;
<pb n=108>
infino, che egli durera: &amp; nella molta perfettione di quelle
poche $i &egrave; cono$ciuto, $i cono$ce, &amp; $i cono$cer&agrave;, che le don
ne meritano d'e$$ere $timate a$$ai pi&ugrave;, che gli huomini.
<p>ISABEL. La cau$a no$tra (Madonne) non haueua bi
$ogno di minor defen$ore: l'ingegno di M. Telifilo ci fa a gli
huomini $uperiori, &amp; non la virtu no$tra.
<p>FILOG. Credo, che mi burliate (Mad. I$abellina) men
tre mi lodate per huomo di grande ingegno, in que$ta cau$a,
laquale da $e $te$$a &egrave; tanto vera, che ogni rozzo ingegno la
potrebbe difendere: pur' che e non vi paia, che io la difenda
troppo freddamente: il che quando $ia la colpa, &eacute; di voi, che
&agrave; me non compartite tante delle vo$tre gratie, che ba$tino &agrave;
$coprire i vo$tri grandi$simi meriti: auenga, che io $enza il
vo$tro diuino $plendore, $ia qual tenebro$a notte, &amp; qual'
$ecco fonte $enza il vo$tro cele$te liquore: &amp; co'l diuino $pl&etilde;
dor' vo$tro, &amp; co'l cele$te liquor' vo$tro tanto vaglia, quan-
to egli vi piace donarmene, na$cendo da voi ogni mio bene.
Adunque doleteui di voi $te$$e, &amp; non di me, che f&ograve; quello,
che io po$$o, &amp; dico co$e veri$sime, per&ograve; vi piacciono; per
che &agrave; gli animi candidi amici della verit&agrave;, come $ono i vo$tri
non puo piacere ne$$una Buggia, la onde egli $i puo raccor-
re, che veri$sime $iano le ragioni, che $i dicono &agrave; vo$tro ho-
nore, poi che elle tanto piacciono, &agrave; voi, piene di perfetto
giuditio.
<p>ISABEL. Voi (M. Telifilo) non meritate e$$er' burla-
to ma $i ben meritate d'e$$er lodato da noi, da che lodandoci
vi rendete degno di lode: per&ograve; infra di noi n&otilde; &egrave; chi vi voglia
burlare punto: anzi tutte vi vogliamo lodare, io nondimeno
sforzata dallo amor' che io vi porto, vi auuerti$co, che n&otilde; vi
mettiate in qualche $tato troppo mi$ero, mentre inalzando-
ci vi abba$$ate.
<p>FILOG. Io bramo piu to$to $eruirui nello e$$er' burla
to da voi, ca$o che io d'altro $eruir non vi po$$a, che di non
vi $eruire in ne$$un modo.
<p>Corte$emente poi mi auertite, che io troppo n&otilde; mi abba$$i
<pb n=109>
mentre $opra il Cielo inalzo la, non gia ma&igrave; &agrave; ba$tanza loda-
ta, conditione delle Donne, &amp; fo il $e$$o feminile $uperiore,
&agrave; gli huomini, hauendo voi (come io $timo) openione, che &egrave;
$ia mi$eria l'e$$er $eruo d'altrui: il che io non credo: anzi $on
per$ua$o; che $eruir' $ignore degne d'e$$er' $eruite, $imili &agrave;
voi rechi honor grandi$simo, &agrave; chiunque $erue, il che $i $cor
ge e$$er vero infra gli huomini, iquali per grandi che $iano,
$i reputano honorati $eruendo i Re, gli imperadori, &amp; i papi
<p>LION. Poi che &agrave; me toccha $empre &agrave; intramettermi in
fra le vo$tre cirimonie, &amp; al rammentarui, che vi ricordiate
di tornare, &agrave; ca$a, $iete contento di farlo homai, accioche il
tempo non $i con$umi in darno.
<p>FILOGEN. Eccomi pre$to, &agrave; obedirui. La terza ra-
gione $i piglia dalla qualita del corpo della Donna. Auen-
ga, che in tutto il mondo (come hanno creduto i Filo$o-
$i) alcuni huomini $iano naturalmente $erui &amp; alcuni al-
tri naturalmente liberi. Quelli, che $ono mu$colo$i, ru-
uidi, &amp; pilo$i, di $tatura grande, &amp; di forze gagliardi, na-
$cono naturalmente $erui: infra quali Ari$totile racconta i
barbari, perche $eru&etilde;do il corpo &agrave; l'animo, come vno in$tru
mento $erue allo Artefice, &amp; e$$endo il corpo barbaro atto,
&agrave; portare i pe$i a tollerar' le fatiche della guerra, della agri-
coltura, &amp; delle altre opere $eruili, bi$ogna, che in quel cor-
po vi habiti vno animo proportionato, per&ograve; $eruile. Que
corpi, per contrario iquali non $ono ne mu$culo$i, ne ruuidi
ne pilo$i, ne di $tatura grandi, ne di $tatura grandi, ne di forze
gagliardi, ma molli, delicati, politi, morbidi, $enza peli, $enza
cre$pe, di mediocre grandezza, &amp; di mediocri $orze, $ono
naturalmente liberi, &amp; de gli altri padroni, infra quali Ari-
$totile annouera i Greci, per che que$ta $econda comple$sio
ne, $eruendo &agrave; l'animo, come in$trumento, il rende male at-
to &agrave; portare i pe$i, &amp; alle altre fatiche di $opra racconte, ma
il f&agrave; inclinato alla prndenza, allo imparare gni $orte di virt&ugrave;,
al contemplare, &amp; al comandare, come libero, per&ograve; il mede-
mo Ari$totile altroue di$$e, che $e l'huomo vecchio haue$$e
<pb n=110>
l'occhio del giouine huomo, egli vedrebbe tanto bene, qu&atilde;-
to vede il giouine, ma perche il vecchio ha di$ecchato quel-
lo humore che nell'occhio rende il vedere perfetto, il vec-
chio perfettamente n&otilde; vede, come il giouine. Chi anche $cri
ue con vna penna ben temperata, bene $criue: &amp; chi $criuen-
do $i $erue d'una penna male acconcia, non puo $criuer' co-
$a, che bene $tia: perche l'in$trumento della penna male atto
nol $erue &amp; nol puo $eruire, in modo che ben vadia, &egrave; adun
que propriet&agrave; dello artefice il far' bene le $ue faccende pro-
pri&egrave; co boni in$trumenti, &amp; il farle male co tri$ti: &amp; perche
i corpi robu$ti, e gagliardi non $ono in$trumenti, de quali l'a
nimo no$tro $i po$$a $eruire alle operationi libere del c&otilde;tem
plare, &amp; del comandare &agrave; gli altri, que$ti tali na$cono natural
mente $erui, &amp; perche i corpi di delicata comple$sione $ono
in$trumenti atti a $eruire, &agrave; l'animo nelle contemplationi, &amp;
nel gouerno gli altri que$ti na$cono naturalmente liberi, &amp;
de gli altri Signori. Quant&utilde;que &agrave; Iurecon$ulti paia, che ne$-
$una $eruit&ugrave; $ia naturale, &amp; che tutti gli huomini na$ce$sino
liberi nel primo loro principio, &amp; che ogni $eruit&ugrave; $ia $ta-
ta introdotta nel mondo dalle leggi: e$si nientedimeno $i
ingannano: perche na$cono altri huomini $erui, &amp; altri libe
ri, per le ragioni, quali hauete vdito. Hora al propo$ito no-
$tro applicando tutto que$to di$cor$o, dico, che $e noi faccia
mo paragone infra il corpo della D&otilde;na, &amp; quel dell'huomo,
troueremmo, che il corpo dell'huomo ha le conditioni, che
hanno i corpi $erui: &amp; il corpo della Donna ha quelle della
per$ona libera. Gli huomini hanno i corpi mu$culo$i, ruuidi
pilo$i, rugo$i, cre$pi, di $tatura grandi, &amp; di forze gagliardi,
atti &agrave; re$i$tere al graue po$o delle molte fatiche, per contra-
rio le Donne hanno il corpo molle, morbido, polito, delica-
to, $enza mu$culi, $enza cre$pe, $enza peli, non molto gagliar
do, n&otilde; molto atto alle fatiche: per&ograve; $aranno le per$one loro
naturalmente $ignore, &amp; quelle de gli huomini naturalmen
te $erue: &agrave; che hebbe l'occhio Ari$totile, qu&atilde;do di$$e, chi ha
la carne molle, &egrave; atto alla mente, &amp; chi la ha dura, non vi &egrave;
<pb n=111>
atto: $ar&agrave; adunque la Donna tanto piu perfetta dell'huomo,
quanto lo $tato de $ignori, &egrave; piu perfetto, che non &egrave; lo $tato
de $erui. A que$to mir &ograve; Platone quando volendo bene or
dinare vna perfetti$sima republica, vi introdu$le le Donne,
&amp; vol$e, che &agrave; loro tocca$$e la conueniente parte del gouer
no ne magi<*>trati: anzi &agrave; quello, che $i puo raccorre dalla gia
detta ragione, la maggior parte de gouerni $i appartiene, &agrave; lo
ro; da che con la virt&ugrave; dello ingegno vagliono a$$ai piu, che
non vagliono gli huomini. Vol$e etiandio Platone dare alle
Donne la lor parte nella guerra, &amp; le mi$se armate infra i $ol
dati con la lancia in $u la co$cia: con cui io generalmente n&otilde;
mi accordo, $e non inquanto, che e$$endo le Donne di mol-
to miglior con$iglio, &amp; di minor forze de gli huomini, &agrave; lo-
ro piu $i conuiene il gouernar'gli e$erciti comandando <*> $ol
dati, la quale &egrave; proprieta del capitano, che &egrave; non $i conuiene
il c&otilde;battere, il che &egrave; proprio de gli huomini, come meno atti
al comandare &amp; piu atti allo obedire, &amp; al tolerare le fatiche
della guerra, e al combattere contro &agrave; loro nemici, quantun
que molte donne $iano, che molti huomini auanzano nelle
forze del corpo, come nel con$iglio alle quali $i conuereb-
be il gouernare gli e$erciti col $apere, &amp; il c&otilde;battere con le
forze.
<p>GIROL. E $arebbe pure vna brutta co$a veder Donne &agrave;
cauallo armate correr' la lancia all'incontro con huomi-
ni? con faticha anche mi acconcio, &agrave; credere, che &agrave; Donna
ba$tas$e gia mai l'animo d'in$anguinar$i nell'altrui $an-
gue.
<p>FILOG. Che dire$te voi, $e voi vede$te vna belli$sima
giouane Donna ingnuda giucar' con l'huomo alle braccia in
vna publica fe$ta, il che Platone voleua, che le $ue Donne fa
ce$$ero, per e$ercitar$i, &amp; render$i alla arte della guerra?
<p>GIROL. Tanto piu ne re$terei offe$a, e mi volterei in
la, per non la vedere, e $e io pur fo$$e sforzata mirarla, mi ver
gognerei della vergogna, che &agrave; me parrebbe, che ella doue<*>
$e hauere in $e $te$$a.
<pb n=112>
<p>FILOG. Di que$ta vo$tra vergogna ne $arebbe cagio-
ne il non e$$er' voi a$$uefatta, &agrave; que$ti $pettaculi, come anche
alle Donne di que tempi doueua accadere, quando que$te
leggi furono me$$e in v$o, &amp; come brutta co$a doueua loro
parere il veder giouani huomini ignudi publicamente ne tea
tri giucare alle braccia innanzi, che gliocchi $i a$$ueface$$e-
ro: quando poi gli occhi furono a$$uefatti, &amp; hebbero impa-
rato, &agrave; vedere le Donne, &egrave; gli huomini ignudi giucando, n&otilde;
$i vergognaro pi&ugrave;, co$i voi (Madonna Girolama) per la pri
ma, &ograve; per la $econda volta vi vergognere$te, ma quando mol
te volte vi fo$te trouata, &agrave; que$ti a$$alti<*> gliocchi vo$tri $i $a-
rebbono a$$uefatti, ne voi, per cio, piu vi vergognere$te. A
quello che voi dite, che non vi $apre$te per$uadere, che &agrave; D&otilde;
na ba$ta$si l'animo d'in$anguinar$i nell'altrui $angue, vi ri$p&otilde;
do, che alle Donne alleuate delicatamente (come hoggi di $i
v$a) non ba$terebbe l'animo d'in$anguinar$i nel $angue huma
no, come anche &egrave; n&otilde; ba$terebbe l'animo, &agrave; gli huomini, $e fo$
$ero alleuati nelle delicatezze delle Donne, $e le Donne n&otilde;
$i alleua$sino infra gli aghi da cucire, ma infra le $pade da fe-
rire, non $i nutri$sono infra le rocche da filare, ma infra le l&atilde;
ce da gio$trare: $e le Donne fo$$ero condotte &agrave; veder' com-
battere gli huomini co Lioni, &amp; &agrave; veder lacerare le humane
membra da denti loro, &amp; &agrave; $corger' la terra bagnata &amp; tinta
di $angue humano, come gia $i v$aua, le Donne riu$cirebbe-
ro animo$e come gli huomini, &amp; tanto pi&ugrave;, quanto noi hab-
biamo prouato, che le donne hanno maggiore inclinatione
naturale alle virt&ugrave;, infra lequali la fortezza dell'animo ha il
$uo luogo.
<p>GIRO. Secondo la vo$tra openione l'huomo $ar&agrave; alme
no piu perfetto, che non &egrave; la Donna nelle for$e del corpo,
come piu robu$to, piu agile, piu leggiero, &amp; piu atto &agrave; tole-
rar le fatiche, il che non $ara poco al parer mio.
<p>FILOG. Ne molto (Mado. Girolama) perche tra gli
animali, il cauallo, il Lione, &amp; molti altri $ono piu robu$ti de
l'huomo, nondimeno non $i trouerr&agrave; chi ardi$ca proporgli
<pb n=113>
&agrave; l'huomo percio: e tra gli huomini mede$imi quelli, che han
no que$te qualita pi&ugrave;, che gli altri, non $ono per quelle piu
$timati. Anzi nelle guerre, doue la forza del corpo vale piu
che altroue, i piu gagliardi non $ono pi&ugrave; pregati: ma &agrave; quelli
$i danno i primi honori: il cui giuditio, ingegno ragione, e
con$iglio, auanza quello de gli altri: il che noi habbiamo di-
mo$trato e$$er'proprio delle Donne, lequali per&ograve;, $i re$tano
ne primi luoghi naturalmente $uperiori, &agrave; gli huomini, egli
&egrave; vero, che infra di voi ce ne ha di quelle, che $ono natural-
mente alle altre $ignore: come &egrave; la diuini$sima Donna mia, la
quale molte altre auanza, quanto il lume del Sole quello del
l'altre $telle: Haccene etiandio vn'altra poco lontana da que
$ta honorata compagnia, laquale &egrave; tanto riccha de doni infi-
niti, da Dio, &amp; dalla natura, &agrave; lei liberali$simamente donati,
che ella merita di com&atilde;dare non $olo &agrave; quelli huomini, &agrave; qua
li ella comanda, ma anche &agrave; tutto il re$to del mondo in$iemi:
quello che &agrave; lei, &agrave; tolto la fortuna, $empre nemica della vir-
t&ugrave;, gli ha dato la fama: laquale tutto'l giorno porta &agrave; gli orec-
chi d'ogni vno, che ella ne &egrave; degna.
<p>ISABEL. Chi &egrave; ella que$ta Donna cotanto degna?
<p>FILOG. Quella, che voi $eruite: &agrave; cui a ragione $i con
uengono que$ti honori, come noi pur'dianzi dicemmo.
<p>LION. Iovorrei, $e po$sibil fo$$e, che voi $eguita$te le
ragioni, che $eruono alla no$tra prima qui$tione, &amp; addietro
la$cia$te gli altri ragionamenti, per hora; perche $e noi ci an
dremo tratenendo in que$ti di$cor$i dal primo no$tro princi
pio a$$ai lontani, pa$$era il caldo, &amp; ne verr&agrave; l'hora della cena
$enza, che habbiamo finito il no$tro ragionamento.
<p>FILOG. Hor s&ugrave; eccomi pronto ad obedirui. La quar
ta ragione, con laquale $i dimo$tra, che l'huomo &egrave; piu perfet
to, che non &eacute; la donna $i piglia dalla anima della Donna, la-
quale, &egrave; tanto Eccellente, &amp; grande, che &agrave; me non ba$ta la vi
$ta di fauellarne, $e io non $on aiutato dalla vo$tra diuinita,
da cui in que$ta parte io $pero, &amp; a$petto aiuto: col quale l'oc
chio della mente mia illuminato, non mi c&otilde;duca al buio per
<pb n=114>
le tenebre della o$curi$sima notte, ma per la chiara luce del
mezzo giorno, priegoui etiandio &agrave; $cu$armi, $e io &agrave; que$ta
quarta ragione dar&ograve; for$e troppo alto &amp; troppo l&otilde;tano prin
cipio: &amp; perche io for$e non merito ottener' da voi cotanto
fauore, mi voglio voler' della autorita, che ha apre$$o di voi
la no$tra Madonna Ca$$andra, laquale $i degner&agrave; (per $ua
corte$ia &amp; gratia) e$$er' mia auocata.
<p>CASSAN. Ne io (M Telifilo) con que$te Donne po$
$o piu di voi, ne voi tanto poco potete con loro, che habbia
te bi$ogno d'altro mezzo, che del vo$tro, ne il vo$tro molto
$apere ha bi$ogno dello altrui $occor$o, ma$sime nel ragio-
nar' d'una cau$a facili$sima &agrave; difender$i, come voi pur' dianzi
dice$te: n&otilde; dimeno tutte que$te corte$i$sime Donne, de$idero
$e d'udire quello, che loro piu piace, vi fanno la gratia, che
voi chiedete, &amp; io prometto per ogni vna di loro in tutto.
<p>FILOG. Con vo$tra buona gratia adunque io dico,
che allo Dio d'Amore in tutte le leggi, tutti gli altri Idii $o-
no $tati $ottopo$ti: ne $e ne truoua pur' vno, che $ia potuto
gia mai v$cir' fuora del $uo grandi$simo Imperio. Cio $i ve-
de nella Antichi$sima Legge Hebraica, &amp; nella no$tra Chri
$tiana, nelle quali $i legge che Iddio il Padre, mo$$o da quel-
lo i$te$$o Amore, che lo haueua $pinto &agrave; creare di non nulla
il tutto, mand&ograve; il $uo vnico &amp; amato figliuolo in terra &agrave; pa-
tire in carne humana per noi, &amp; il figliuolo dal mede$imo
ancor' mo$$o, volentieri $i mi$se &agrave; que$ta impre$a. Venendo
poi alla legge de gentili, ne Saturno, ne Gioue, ne Marte, ne
ne$$uno de gli altri Dei, $i trou&ograve; che non ama$$e, &amp; che ad
Amore che n&otilde; obedi$$e, $otto varie, &amp; diuer$e forme, &amp; hor
que$ta, &amp; hor quella $emplice giouine Donna, ingannando,
godeuano de loro amori. Ne $olam&etilde;te cio $i vede e$$er'vero
nelle leggi, ma anche nella naturale Filo$ofia laquale ci in$e
gna, che quello grande, &egrave; immortale Iddio, ilquale veloci$si
mamente muoue il primo cielo dal Leuante al Ponente, &amp;
dal Ponente al $uo Leuante, in vno $patio piccolo di venti-
quattro hore, &amp; $eco tira tutti gli altri Cieli, inferiori, &agrave; co$i
<pb n=115>
fatico$a &amp; continua impre$a da altro non &egrave; $pinto, che
dallo Amore, &amp; &egrave; il Corpo Cele$te da Dio mo$$o di figu-
r<*>itonda, per che ritondo &amp; circulare &egrave; il diuino Amo-
re.
<p>CASSAN. Io non credeuo, che l'Amore fo$$e ne ri-
tondo, ne lungo, ne quadrato, ne circulare, ne di qual $i vo-
glia altra figura auenga, che egli $ia Iddio, tutto $pirituale, &agrave;
cui que$te figure di corpo n&otilde; $i c&otilde;uengono, &amp; pen$auo, che
lo hauerlo dipinto informa di vn'bel fanciullino ignudo, &amp;
cieco fo$$e $tata opera di huomini $aui, iquali lo haueuano
co$i voluto dipignere da $uoi effetti, credeuo adunque, che
lo haue$sino dipinto fanciullo, perche i veri amanti $ono
$emplici, puri, &amp; candidi, come i fanciulli, mi pen$auo, che
lo haue$sino dipinto cieco, perche l'amante non vede ne$$u-
na imperfettione nella co$a amata, &amp; $e pur'ne$$una ve n&egrave; e
l'amante la cuopre, &amp; dice che ella aggiugne gratia: ma che
in vero lo Amore non fo$$e ne ma$chio ne femina, ne riton-
do, ne lungo, ne largo, ne quadrato, ne di qual altra figura $i
voglia, e$$endo egli Iddio, voi hora, che dite l'amor' Diuino
e$$er'ritondo, mi mettete $i il ceruello &agrave; partito, che io non
$o, che mi pen$are, $e egli adunque non vi par graue, diteci,
come voi l'intendete.
<p>FILOG. Egli $i par bene, che voi (Madon. Ca$$andra)
dalla vo$tra Signora, mentre la hauete $entita ragionare, hab
biate imparato qualche parte, &amp; non piccola, di quelle co$e
grandi, che ella dice con merauiglia &egrave; $tupore di chiunque
la a$colta, da che cotanto ragioneuolmente dubitate, &egrave; ben'
vero, che voi, toccate vn ta$to tanto duro, che altro dito, che
il mio ci vorrebbe per muouerlo, pure io confido nella di-
uina virt&ugrave; vo$tra, da cui $pero tanto d'aiuto, che mi ba$ti &agrave;
$ciorre il vo$tro $tretto nodo: Dicoui adunque, che voi ben
fate (M. Ca$$andra) &agrave; pen$are, che l'Amore, per e$$ere Iddio
$pirituale, non habbia altra figura, che quella, che &agrave; lui han-
no attribuito gli huomini $aui da $uoi effetti per amae$tra-
mento di chi non intende piu in la, che tanto, perche
<pb n=116>
que$ta &egrave; l'i$te$$a verit&agrave;: ne io, ho voluto dargli la ritonda figu
ra, come volgarmente $i intende, ma ho fauellato d'una figu-
ra circulare $pirituale. Dicoui adunque, che il diuino amore
&egrave; ritondo &amp; circulare inquanto, che egli ra$$omiglia vn cir-
culo, ilquale non ha ne pricicipio ne fine, anzi ogni punto, &egrave;
principio, e $uo proprio fine, co$i &egrave; il diuino amore, perche
l'amante, l'amato, &amp; l'atto dello amare in Dio $ono vna me-
de$ima co$a. Ama Iddio $olamente $e $te$$o, &amp; amando fer-
ma il primo punto del circulo, &amp; amando $olo $e $te$$o, ritor
na al mede$imo primo punto, &igrave;n tanto, che doue, &egrave; il princi-
pio del diuino amore, quiui &egrave; il $uo vltimo fine, &amp; doue &egrave; il
fine, quiui &egrave; il principio, cio &egrave; l'amante, &egrave; l'amato, &amp; l'amato,
&egrave; l'amato, come il punto qual noi habbiamo po$to nel circu
lo &egrave; il $uo principio, &amp; il $uo fine: l'atto poi dello amare il
quale altro non &egrave; che Iddio ra$$omiglia la linea dello arco:
laquale na$cendo dal primo punto, nel mede$imo primo, p&utilde;-
to ritorna, &amp; quiui fini$ce; donde ne na$ce vno $piritual cir-
culo, ilquale &egrave; cagione del circular moto del corpo cele$te.
Eccoui come il diuino amore, &egrave; ritondo &amp; circulare: Que-
$to ritondo amore mo$$e Iddio, &agrave; volgere il primo cielo in
giro, &amp; &agrave; tirar'$eco tutti gli altri corpi cele$ti inferiori, inqu&atilde;
to, che Iddio intendendo &amp; amando $e $te$$o il tutto muoue
in virtu $ola del $uo atto dello intendere, &amp; dello amare:
Adunq; $econdo que$ta Filo$ofia Iddio obedi$ce all o amo-
re: la onde $i comprende, che l'Amore &egrave; quel grande Iddio
che <*> Iddio di tutti gli altri Dei; dal cui legittimo &amp; ragione
uole imperio niun'altro Iddio ha potuto ribellar$i gia mai.
<p>Al no$tro propo$ito ritornando, $e faremo paragone infra
l'anima della Donna &amp; dell'huomo, troueremo; che l'anima
dell'huomo &egrave; piu tarda allo innamorar$i, di quella della don
na, come la i$perienza dimo$tra &amp; quando ammendue in$ie-
mi $i $ono innamorati; l'amore della Donna, &egrave; piu fermo, piu
$tabile, &amp; piu c&otilde;$tante, che non &egrave; quello dell'huomo, &amp; &egrave; ben
dritto, che co$i $ia, da che la Donna, &egrave; di c&otilde;ple$sione piu fri-
gida, che l'huomo, &amp; la frigidit&agrave; delle comple$sioni e cagio-
<pb n=117>
ne di fermezza: doue la calidit&agrave; delle comple$sioni partori-
$ce leggerezza in$tabile: Amando adunque la Donna piu ago
uolmente e piu con$tantemente, che non ama l'huomo ella,
naturalmente piu congionta con l'anima $ua allo amore, che
non &egrave; l'huomo: percio la perfettione, la grandezza, &amp; l'eceel
lenza natural' della Donna re$ta maggiore, che non &egrave; quella
dell'huomo: con cio $ia, che lo e$$ere congionto $trettamen-
te con l'animo, &agrave; quel grande Iddio, &agrave; cui obedi$cono tutti
gli altri Dei, nella per$ona, &agrave; lui piu c&otilde;gi&otilde;ta comunichi mag
gior' perfettione, che non ne comunica &agrave; l'altre meno con
lui congiunte.
<p>CLAR. Si truouano pur'delle Donne tarde allo inna-
morar$i, &amp; facili &agrave; la$ciare, i gia pre$i amori: come adunque
volete voi generalmente intendere quello, che generalmen
te non &egrave; vero?
<p>FILOG. Co$i non $e ne troua$$ero delle crudeli infra
di voi, come $e ne truouano, lequali non amano, $e ben $o-
no amate: anzi $pe$$o &agrave; torto odiano iloro amanti: &amp; in-
cambio di rendergli felici amandogli, gli fanno morire infe-
lici odiandogli: Il che non auiene alle Donne per loro pro-
pria natura (&agrave; dir'il vero) ma &ograve; per mala educatione, &ograve; persde
gno giu$to, &ograve; ingiu$to, che egli tal volta $i $ia, &ograve; per e$$er$i do
nata ad altro amante, o per alcuno altro accidente particu-
lare: de quali hora non &egrave; po$sibile hauere piena notitia:
ba$taui, che la Donna per $ua natura non &eacute; crudele: anzi man
$ueta, benigna, amoreuole, amabile, e piena di tutte le gratie:
per&ograve; $e ella; o non ama, &ograve; odia, il fa, per qualche e$trin$eca ca-
gione, che la rende degna di qualche $cu$a a lmeno, $e n&otilde; d'o
gni lode, $e ella anche $i muta, amando; cio non gli auiene, $e
non quando ella &egrave; sforzata, &agrave; farlo: auenga, che la comple$sio
ne della Donna $ia frigida, paragonata alla comple$sione del
l'huomo: ilquale &egrave; di comple$sione calda, come dianzi $i di$-
$e: &amp; la frigidit&agrave; parto ri$ce $tabilit&agrave;, &amp; fermezza, non $olo ne
gli amori, ma anche in ogni altra operatione: per contrario
la calidit&agrave; delle comple$sioni renda gli animi in$tabili, varii,
<pb n=118>
&amp; leggieri, come in$tabile, vario, e leggiero &egrave; il fuoco, per&ograve;
la D&otilde;na per $ua propria natura, ne $uol amori, &egrave; a$$ai piu fer-
ma &egrave; $tabile dell'huomo.
<p>Delle donne brutte, &amp; male alleuate hoggi non $i ragiona:
perche que$te di rado $i innamorano, &amp; $e pure amano, non
amano ca$tamente, ma con la$c<*>uia, e $onza giuditio ne$$u-
no $i danno, il p<*> delle volte in preda ad huomo, che non
merita d'e$$ere amato, ma odiato: come anche elle meritano.
<p>Hora voi ca$te, pudiche, &egrave; belle donne, quanto piu ca$tam&etilde;
te amate, tanto pi&ugrave;, &agrave; que$to merauiglio$o Iddio vi acco$tate
dalla cui Diuina pre$enza prendete, amando, la diuinit&agrave; vo-
$tra, gran'parte di cui perdere$te; $e voi non ama$te, &amp; non
amando, vi rende$te indegne d'e$$ere amate: e$$endo que$ta
vna la propria natura dello amato bene, il comunicar$i: Co-
municate adunque, ne vo$tri amori<*> quella perfettione, che
prende$te da que$to perfecti$simo Iddio: accioche comuni-
candola, rendiate felici c&otilde; voi, i vo$tri amanti, e in$iemi fatte
beate c&otilde; loro, anche viu&etilde;do in terra, incominciate &agrave; viuere
quella vita felice, che da veri am&atilde;ti felici$sima $i viue &itilde; cielo.
<p>LION. Se voi (M.Telifilo) hauete ad a$pottar' $empre
d'e$$er' richiamato inanzi, che vi volgi<*>e alle nuoue ragio-
ni, io credo, che prima finir&agrave; il giorno, che non finiranno, i
no$tri di$cor$i: por&ograve; i<*>crederei, che meglio fo$$e, che voi
finita, che hauete l'una ragione, attacca$te l'altra, perche co$i
piu to$to ci $pediremmo.
<p>FILOG. Io (Madon.Lionora) che $on nato per $eruir
gratio$e, &amp; belle Donne, e$$endo addimandato da alcuna di
voi, che con la bellezza hauete congionto tanto di gratia,
che fate vno eterno Aprile, doue voi $iete, mancherei &agrave; que
$to mio douuto officio, $e io non ri$p&otilde;de$$e, re$terebbon$i an
che le vo$tre ragioni molto pouere, $e elle non fu$sino arric
chitte da gli infiniti te$ori de vo$tri ingegni, per&ograve; non vi ram
maricate, ma con la $olita vo$tra attentione a$coltate.
La quinta ragione na$ce dal diuino $pl&etilde;dore, che e$ce fuora
de vo$tri occhi $ereni: e dal viuo calore, che ci $corge nel vo
<pb n=119>
$tro bel vi$o, il che cono$cerete, quando hauerete prima $a-
puto, che la luce altro non &egrave; che vno effetto dell'anima, nel-
la materia di cio capace. Dico nella materia di cio capace;
perche, fe l'anime de corpi cele$ti fo$$ero $errate, &ograve; in vn le-
gno, o in vna pietra, elle non potrebbero illuminarlo, per-
che $arebbero in vna materia non capace di luce, ma per che
la materia del cielo ne &egrave; capace, l'anima $ua la produce nel
Cielo, $e quiui etiandio fo$$e vna forma materiale, come $o-
no le forme de gli elementi, &amp; di tutte le altre co$e compo-
$te, quiui non $i vedrebbe $egno di luce, perche $e bene vi $a
rebbe la materia d'e$$a capace, non vi $arebbe per&ograve; la forma,
che la pote$$e produrre: ma perche nel Cielo &egrave; la forma atta
&agrave; far que$to effetto, &amp; ui &egrave; la materia atta &agrave; riceuerlo, la luce
nel Cielo giorno &amp; notte $i vede, na$cendo la luce dalla for
ma cele$te, nella cele$te materia. Nelle co$e, che $ono $otto il
cielo, quella anima maggior luce partorir&agrave;, che $ar&agrave; piu per-
$etta; e quella minore, che $ar&agrave; men perfetta, &amp; perche l'ani-
ma, che muoue il cielo della Luna, e infra tutte le altre ani-
ma cele$ti imperfetti$sima, la faccia della Luna meno riluce,
che n&otilde; rilucono l'altre $telle $uperiori, &amp; perche $otto il cie
lo ci ha l'anima delle D&otilde;ne, laquale, $e bene &egrave; diuina, &amp; atta
&agrave; generar la luce, &egrave; per&ograve; congionto &agrave; vn corpo terreno, non
capace di luce, ma $olamente atto, &agrave; riceuer'qualche ombra
di luce, la diuina anima delle D&otilde;ne nel belli$simo corpo lo-
ro, fa quello, che ella puo, e n&otilde; potendo piu, che mandar'fuo
ra de gli occhi loro vno $plendore diuino, il manda con me-
rauiglio$o $tupore, ne hauendo altra forza, che di colorire il
belli$simo volto loro c&otilde; vno incarnato colore, ombra di lu-
ce dolcem&etilde;te il colori$ce. Douete eti&atilde;dio $apere, che la luce
nella materia atta, &agrave; riceuerla, n&otilde; ri$plende, $e ella n&otilde; &egrave; bene
$tretta, &egrave; ben $errata, e ben con'den$ata in$iemi, il che $i cono
$ce nel mede$imo Cielo, ilquale e$$endo corpo tutto atto,
&agrave; rilucere; non riluce, $e non nella parte $tellata, laquale &egrave;
a$$ai piu den$a, che non &egrave; il re$to del Cielo, &amp; nel corpo
cele$te ra$$omiglia, i nodi, che $ono le parti piu den$e,
<pb n=120>
delle tauole loro, cio $i vede nel ferro rouente, 'ilquale ard&etilde;
do riluce piu, che non fa la $toppa, perche la luce del fuoeo
nella materia del ferro, &egrave; a$$ai piu ri$tretta, &egrave; calcata in$iemi,
che ella non &egrave; nella materia rara della $topa: il ferro non piu
rouente, non piu riluce, adunque la luce nel ferro na$ceua
dal fuoco: Il corpo etiandio d'una Donna morta, &egrave; $colori-
to, &amp; mancha di quello incarnato, che vi era mentre la Don-
na viueua, ne fuora de gli occhi $uoi e$cono que raggi amo-
ro$i, che prima ne v$ciuano, que$ti adunque $ono tutti effet-
ti dell'anima: Hora al no$tro propo$ito ritornando, dico, che
il cuore della Donna &egrave; compo$to d'una materia den$a, di car
tilagine, di nerui, di vene, d'arterie, &amp; d'una carne molto $o-
da, &amp; den$a; pero molto atta, &agrave; riceuere la luce generata dal
la anima della Donna: e da rilucere mandando fuora i$plendi
di$simi raggi: e quali non trooando altro che gli occbi, don-
de v$cire, per gli occhi e$cono, m&etilde;tre la Donna arde di quel'
Diuino amore, che l'anima le produce nel cuore. Que$ti rag
gi pa$$ando per gli occhi della Donna arriuano &agrave; gli occhi
dell'huomo, &amp; quindi penetrano al core: doue penetrati ac-
cendono vn dolci$simo fuoco, di $uaui$simo amore, ilquale
felici$simamente ardendo, $a diuentar l'huomo beato.
Da que$to di$cor$o noi, al no$tro propo$ito ritornando, po-
tremo intender la verita, paragonando il viuo colore della
Donna, col colore dell'huomo, &amp; lo splendore che e$ce da
gliocchi dell'uno &amp; dell'altro, in que$to paragone noi tro-
uerremo, che come la grandi$sima luce del Sole con la pre-
$enza $ua il giorno cuopre quella delle altre Stelle, co$i il
diuino $plendor delle Donne, &amp; il viuo lor' colore, tanto di
gran lunga auanza quel dell'huomo, che l'huomo, doue la
Donna $i truoua, re$ta tutto $colorito, e $morto: Hora na$c&etilde;
do il maggiore $plendore, &amp; piu viuo colore dalla anima piu
perfetta, &amp; il minore dalla men perfetta: is forzati dalla ragio
ne $iamo &agrave; credere, che la perfettione delle Donne di gran-
di$sima lunga auanzi quella de gli huomini.
<p>ISABEL. Io ho pur veduto i$pe$$o alcuni huomini di
<pb n=121>
quel colore incarnato che me$colato col bi&atilde;co, &amp; col ro$$o,
t&etilde;peratamente, au&atilde;za il bel colore delle D&otilde;ne, &amp; mi ram&etilde;to
anche hauer'veduto ne gliochi di molti huomini giouini tan
ta vaghezza &egrave; tanto $plendore, che egli &egrave; par$o, che Cupido
&amp; venere $e gli habbino eletti &agrave; po$ta per accenderui le fiac-
cole, che ammendue addoperano per arderei cori innamora
ti: $e vero &egrave; quello, che voi di $opra dice$te, vero anche $ar&agrave;,
l'anima di co$i fatti huomini $ia perfetti$sima, &amp; con la $ua
molta perfettione meriti d'e$$ere propo$ta &agrave; quella delle D&otilde;
ne, il che quando fie vero, noi ci rimarremo $otto gli huo-
mini.
<p>FILOG. Come accomodatamente (M.I$abellina) voi
hauete ritrouato via da confirmare le vo$tre buone ragioni?
di que$to e$empio, $i puo raccorre &agrave; p&utilde;to il roue$cio di quel
lo, che voi raccolto ne hauete: concio$ia che que$ti giouini,
de quali voi hauete ragionato, ra$$omiglino le belle Donne,
nel colore, ne gli occhi, ne ge$ti, nella per$ona, nelle maniere
nel fauellare, nel ridere, nel mirare, &amp; in tutte le altre co$e,
&amp; ra$$omigliandole, per cio $on belli, belli non $arebbono, $e
non le ra$$omiglia$sino, qua$i che la natura nel principio di
que$ta opera vole$$e fabbricar' vna Donna, poi &ograve; per errore,
&ograve; per altro accidente, gli veni$$e fabbricato l'huomo, &amp; vo-
letelo voi vedere, che que$ta $ia bellezza di Donne, &amp; non
d'huomini? la bellezza in que$ti giouini, tanto $i c&otilde;$erua, qu&atilde;
to in loro $i con$erua il vi$o $imile alla faccia della Donna,
$enza peli, &egrave; $enza cre$pe quando poi la barba ne viene con
le ruuide cre$pe, dalla facciadi que$ti tali $i parte ogni bellez
za, puo$si anche corfirmare que$ta verita dalle inclinationi
naturali di que$ti belli giouini: e$si $ono inclinati allo inamo
rar$i facilmente, al continuar gli amori, alle delicatezze, alla
facilit&agrave;, alla piaceuolezza, alla dolcezza, &amp; &agrave; tutte le opera-
tioni degne di lode, allequali $ono inclinate le Donne: adun
que in loro, &egrave; animo, &amp; perfettione di Donna, da che quiui,
&egrave; bellezza di Donna: eccoui, che l'huomo non &egrave; ne bello ne
buono per $ua propria natura, ma $olamente, in quanto, che
<pb n=122>
la bonta, e la bellezza, &egrave; &agrave; lui comunicata dalla Donna, d&otilde;de
ne na$ce, che la bonta, la bellezza, l'Eccellenza, &amp; la perfet-
tione, $ia maggior nella Donna, doue ella non depende dal-
l'huomo, che ella non &egrave; nell'huomo, doue ella depende dal-
la Donna. Voi adunque (&ograve; belle &amp; gratio$e Donne, i cui
occhi &amp; il cui core $empre ardendo di c&otilde;tinua, e $uaue fiam
ma amoro$a, $ono la fucina, e gli incudi, dequali cupido $i
$erue per fabricar le freccie, e gli archi, da ferir gli amanti,
tempratele di maniera, che elle penetrando per gli occhi al
cuore di chiunque vi ama, $iano buona cagione di $tampar-
ui dentro la bella imagine delle vo$tre anime diuine, da cui
lo $plendor' de vo$tri occhi $ereni, &amp; il viuo colore del vo-
$tro bel vi$o, $empre na$cendo, ci dimo$tri &agrave; pieno, che la vo
$tra alta virt&ugrave; $otto il Cielo, &egrave; $enza pari.
<p>CASSAN. Adunque le Donne brutte, da cui occhi n&otilde;
e$cono que$ti diuini $plendori, &amp; il color' di cui tal volta &egrave;
brutto, $i re$teranno inferiori, &agrave; gli huomini?
<p>FILOG. La natura, e ordinati$sima, &amp; non da &agrave; l'huo-
mo faccia di bella Donna, $enza dargli anima, e perfettione
di Donna, ne da alla Donna bruttezza d'huomo, $enza dar-
gli imperfettione d'huomo, per&ograve; que$ta Donna, di cui hora
$i fauella, $i re$tera nella $ua imperfettione, laqual $ara tanto
maggiore, quanto maggiori $aranno le $ue bruttezze, re$tin-
$i adunque le Donne brutte nella loro imperfettione. Gli
huomini etiandio piu brutti, che gli altri huomini, $ono piu
imperfetti: &amp; i piu belli piu perfetti, perche piu $i acco$tano
alla prima lor'perfettione, che &egrave; la D&otilde;na, come le acque che
piu $i acco$tano alla prima fonte loro, $ono piu chiare, &amp; piu
purgate.
Per non dar da dire &agrave; Madonna Lionora, $enza altro $uo in
uito me ne vengo alla $e$ta, &amp; vltima ragione.
<p>LION. Voi hauete $atto buona ri$olutione, perche ogni
poco pi&ugrave;, che voi indugiaui, mi $arei introme$$a ne vo$tri di-
$cor$i, accioche ritirato da me, ve ne fo$te ritornato &agrave; ca$a, $e
<pb n=123>
pur da voi non ve ne fo$te rammentato.
<p>FILOG. Io, che me ne accor$i, veggendoui $torcere, mi
leuai (come $i $uol dire) dinanzi alla grandine: Dicoui adun-
que, che la $e$ta, e vltima ragione, $i piglia dal fine, la cui pro-
pria natura, &eacute; di far perfetto cioche vi $i conduce, e di c&otilde;$er
uare nella propria perfettione, quello, che la ha guadagnata,
cio $i vede in tutte le co$e dalla natura prodotte: e prima ne
gli elementi, iquali fuora del loro proprio fine $ono imper-
fetti, e nel proprio fin'loro $ono perfetti, $iaci per e$empio il
fuoco; il cui vltimo fine &egrave; nel proprio luogo $otto il cielo
della Luna, &amp; &agrave; cui in due $oli modi accade e$$erne fuora:
prima $e egli &egrave; quindi per forza tirato dalla altrui violenza,
$econdariamente, $e egli fuora del $uo proprio luogo &egrave; gene
rato d'altra materia: $e nel primo modo il fuoco $i truona
fuora del $uo vltimo fine, ci bi$ogna, &ograve; per Amore, &ograve; per for
za dargli qualche imperfettione, concio $ia, che ogni violen
za, alteri, e tiri fuora della $ua natura la co$a sforzata, e la
renda imperfetta come gli animali per forza tirati al macel-
lo, e gli huomini &agrave; tormenti, $ono alterati, e nella alteratio-
ne perdono $e non tutta la lor'perfettione, buona parte d'e$
$a almeno: co$i lo elemento del fuoco, sforzato ad v$cir'
fuora del proprio luogo, o vero tutto $i conuerte in vn'al-
tro elemento, o uero re$ta con qualche imperfettione. Se il
fuoco &egrave; generato fuora del $uo luogo naturale, e proprio
bi$ogna, che &agrave; que$ta genaritione ci $iano concor$e alcu-
ne parti materiali, di natura diuer$e dalla materia del fuoco,
dalle quali il fuoco pigli gr&atilde;de imperfettione, come $e il fuo
co $i accende$$e nelle legna, e $arebbe imperfetto, perche le
legna $ono materia terrena, frigida, e graue: per&ograve; $ono cagio
ne, che il fuoco d&etilde;troui acce$o, diuenuto graue, di leggiero,
che egli era, c&otilde; le legna $cenda al ba$$o luogo del mondo, c&otilde;
tro alla $ua naturale inclinatione, laquale, e di $alire in alto,
doue naturalmente $algono tutte le co$e leggiere, adunq; il
fuoco nelle legna generato, &egrave; imperfetto, da che gli m&atilde;ca la
<pb n=124>
leggerezza, laquale &egrave; vna proprieta tanto congionta alla na-
tura del fuoco perfetto che $enza e$$a, e diuenta imperfetto.
Que$ta imperfettione $i con$erua infino, che il fuoco $i re$ta
fuora del $uo proprio luogo, $e il fuoco, o ver fuora del $uo
naturale luogo generato, ouer quiui per forza tirato, inco-
mincia, &agrave; $alire in alto, egli &egrave; $egno, che nel fuoco $i $ono ri-
guadagnate alcune nuoue parti della gia perduta leggierez-
za, &amp; che egli ha la$ciato molte parte della grauita, contra-
ria alla $ua natura, quale il fuoco ha $empre nel $uo luogo na
turale, nel montare in alto, quanto egli piu $ale, tanto re$ta
men graue, &amp; diuenta piu leggiero: finalmente, qu&atilde;do il fuo
co $ara giunto $otto il Cielo della Luna, nel $uo luogo na-
turale, il fuoco haura $co$$o ogni pe$o, e $ar&agrave; diuenuto leggie
ri$simo, quiui fatto perfetto nella perfettione acqui$tata dal
fine, $i con$eruer&agrave; in e$$a ripo$ando$i.
<p>CLAR. Io non intendo co$a, che vi diciate (M. Telifi-
lo) per&ograve; non vi paia faticha il ri$pondermi, &agrave; quello, che io vi
addimander&ograve;.
<p>FILOG. Pur che Madonna Lionora e l'altre non $e ne
addirino, io far&ograve; quello, che voi vorrete, ca$o poi, che ella $e
ne addira$$ero, &agrave; voi (che di cio $are$te $tata cagione) la$cerei
il carico di placarle, parmi grandi$sima pazzia di colui, che
e$$endo$i obligato $eruir molti $ignori, come hoggi $ono io
obligato, &agrave; $eruir'tutte voi per piacere ad vno, &agrave; gli altri di-
$piace, per&ograve; accordateui con M.Lionora, &amp; con il re$to del-
la compagnia, e comandatemi, che io $on pre$to a obedirui.
<p>CLARI. Che ne dite (M.Lionora) &amp; voi altre Signo-
re? contentateui, che io rompa il filo di que$ta te$situra?
<p>LION. Io $ola c&otilde;fidata nella molta corte$ia d'ogni vna
di que$te altre $ignore, ri$ponder&ograve; per tutte. Noi non ci con
tentiamo che voi rompiate il filo, perche voi lo hauete di gia
rotto, ci contentiamo bene, che voi lo habbiate rotto, con
patto per&ograve;, che &egrave; $i rattacchi, quando ci parra, di rattaccar-
lo.
<p>CLARI. Co$i $i faccia, voi dice$te dianzi, che $otto il
<pb n=125>
cielo della Luna era il proprio luogo naturale dello elemen
to del fuoco il che &agrave; me non par punto vero; concio$ia, che
$e co$i fo$$e, il $uo lume coprirebbe quello delle $telle, lequa
li da noi per cio non potrebbero e$$er vedute.
<p>FILOG. Se quiui il fuoco riluce$$e, come egli quaggiu
riluce: voi haure$te ragione: ma perche il fuoco nella $ua na-
tural' materia non riluce, egli non puo impedir la vi$ta no-
$tra $i che ella non penetri infino alle $telle.
<p>CLAR. Perche non riluce egli nella $ua materia?
<p>FILOG. Per che ella &eacute; rara, &amp; la luce nella rara mate-
ria non riluce, &amp; n&otilde; $i scorge, come pur dianzi vi di$si, e vel
d&igrave;mo$trai con l'e$empio del fuoco no$tro, ilquale nel den$o
ferro affocato riluce; &amp; non nella rara $toppa ardendo: e$$en
do adunque il fuoco nel $uo proprio luogo in vna materia
rari$sima piu d'ogni altra, che $i truoui $otto il cielo, n&otilde; &egrave; da
merauigliar$i, $e il fuoco quiui non riluce, e non impedi$ce
gli occhi no$tri, che &egrave; non po$sino vedere le $telle.
<p>CLAR. Tutto i$ta bene; ma perche hauete voi hora
detto, che il fuoco $i ripo$a nella $ua perfettione $otto il cie-
lo della Luna, hauendo voi altre volte detto; che il cie-
lo $tellato in ventiquattro hore mouendo$i dal Leuante al
Ponente, e dal Ponente al Leuante ritornando, $eco tira tut
ti, i corpi cele$ti inferiori, &egrave; con e$si tutto lo elem&etilde;to del fuo
co, e buona parte dell'aria.
<p>FILOG. Madonna Clarice voi dubitate molto dotta-
mente, di che io non mi merauiglio, e$$endoui voi alleuata
ne $eruigi della vo$tra Illu$tri$sima Signora, e$empio raro
d'ogni virt&ugrave;, da cui voi hauete potuto imparare e que$ta, &amp;
ogni altra co$a buona: Hora ri$pondendoui dico; che i moti
$ono di tre maniere, altri $ono naturali, altri violenti, altri $i
$tanno nel mezzo infra i due e$tremi, i quali non hanno no-
me proprio, e $i chiamano col negar loro l'uno, e l'altro no-
me e$tremo, cio &egrave; non $ono ne naturali, ne violenti, il fuoco
naturalmente $i muoue in alto, violentemente $i muoue in-
uer$o il centro di tutto il mondo, con vn moto ilquale non &egrave;
<pb n=126>
ne naturale ne violento, &egrave; $i la$cia mouere dal Cielo in giro,
alquale egli obedi$ce $enza ne$$una re$i$tenza: $i ripo$a adun
que il fuoco $otto la Luna: inquanto, che egli non $i muoue
col $uo natural moto, in alto: ne al ba$$o, col moto violento,
$i ripo$a in vna quiete, &agrave; que$ti due moti c&otilde;traria, $e bene egli
con $omma obedienza, $enza re$i$tenza ne$$una $i la$cia tirar'
dal Cielo in giro.
<p>LION. No no non piu con que$te $ottigliezze; accio-
che la no$tra non $ia la predica del piouano Arlotto, rattaca
te rattaccate il filo, che gia rompe$te, che noi non vi intendia
mo, &agrave; dirloui in poche parole.
<p>FILOG. Rattacchi$si, $e co$i vi piace. A le anime de
corpi cele$ti da gli elementi $agliendo, dico, che il primo mo
tore (il quale &egrave; lo Iddio de Filo$ofi) prima muoue il Cielo
$tellato, come fine amato, e de$iderato da $e $te$$o, poi muo-
ue le anime de gli altri corpi cele$ti inferiori, come fine ama
to, e de$iderato da loro: ne puo il primo motore amare altro
che $e $te$$o, perche e$$endo in lui l'amato, e l'am&atilde;te vna me-
de$ima co$a, $e egli ama$$e co$a, &agrave; $e $te$$o inferiore, diuerreb
be l'e$$enza $ua &agrave; $e $te$$a inferiore, e mancherebbe da l'e$$e-
re diuino, il che dir'n&otilde; $i debbe in ne$$un modo: &egrave; que$to pri-
mo motore amato dalle anime cele$ti inferiori, non in virt&ugrave;
della propria natura loro, ma in virt&ugrave; della natura del mede-
$imo primo motore, perche $e le anime inferiori ama$$ero il
primo motore in virtu della loro propria natura, l'e$$enza lo
ro non dependerebbe dalla prima e$$enza diuina, ma $i re$te-
rebbe $enza ne$$una altra dipendenza, che da $e $tezza, per&ograve;
$arebbe l'e$$enza delle anime inferiori, quello che &egrave; la prima
e$$enza, co$i re$terebbeno tutte le anime cele$ti di pari per-
fettione nella loro e$$enza, e natura, il che ageuolmente $i
pruoua, perche e$$endo l'atto dello amare loro l'i$te$$a lor'
natura, $e l'atto dello amare, colquale l'anime inferiori ama-
no il primo motore, non depende, ne anche la lor' natura de
pende, $e ella non depende, ella ha tanta perfettione, quanta
<pb n=127>
ne ha Iddio, il primo motore, ilquale da ne$$uno altro, che
da $e $te$$o depende: per&ograve; bi$ogna, che il primo motore ami
$e $te$$o in virt&ugrave; della $ua propria natura, &amp; che l'anime de
corpi cele$ti inferiori amino il primo motore non in vir-
t&ugrave; lor'propria, ma in virt&ugrave; del mede$imo primo motore, &amp;
mouendo i loro corpi Cele$ti in giro, de$iderino compiace-
re al primo motore, come &agrave; fine amato, e de$iderato da loro;
come anche il primo motore ama $e $te$$o, e de$idera com-
piacer$i nel mouere, nel quale Amore, &egrave; de$iderio con$i$te la
$omma loro beatirudine.
<p>Nel mede$imo modo la Donna amata, &amp; de$iderata da l'huo
mo &egrave; il fine dell'huomo, ella prima ama $e $te$$a, &amp; de$idera
compiacer$i in virt&ucirc; della $ua propria bellezza, e di qui na-
$ce, che tal'hora le Donne, quantunque ardendo nel mez-
zo delle fiamme d'Amore, altrui non amano, o almeno non
$cuoprono il loro Amore e$$e hauendo in loro $te$$e la pro
pria bellezza, laquale non depende dalla bellezza dell'huo-
mo, e $ono amate da loro i$te$$e, &amp; contente de loro inter-
ni piaceri, co$a non cercano fuora di loro $te$$e, che le dilet-
ti, per&ograve; altro, che loro $te$$e non amano: $e gia l'huomo
amando, al cor' non penetra della Donna $ua; e quiui am-
mendui gli Amori vniti, diuentino qua$i vno i$te$$o Amo-
re: la onde la Donna amando &amp; col $uo Amore vnito allo
Amore dell'huomo, in virt&ugrave; propria ama $e $te$$a nell'huo
mo; come anche l'huomo col $uo Amore vnito allo Amo
re della Donna, $e $te$$o ama nella Donna $ua; non gia in
virt&ugrave; propria; perche $e egli co$i ama$$e, non dependereb-
be la $ua amata bellezza, &amp; non dependerebbe il $uo Amo-
re, ammendui non dimeno dependono dalla bellezza, e dal-
lo Amore della Donna, come la bellezza, e lo Amore delle
anime de corpi cele$ti inferiori dependono dallo Amore, e
dalla bellezza del primo motore, m&etilde;tre, che l'huomo $i truo
ua fuora di que$to amore, egli &egrave; lontano dal $uo proprio fine:
per&ograve; $iamo sforzati &agrave; dire, che la $ua natura $ia imperfetta,
<pb n=128>
bi$ogna eti&atilde;dio, che egli perda que$ta imperfettione, e acqui
$ti molta perfettione, mentre $i acco$ta alla Donna, &agrave; cui do-
po, che egli &egrave; perfettamente vnito, in e$$a $i ripo$a, come in
$uo vltimo fine: doue con$eruando la gia guadagnata perfet
tione, altra ne maggiore ne minore non ne va cercando, ma
di que$ta vna contentando$i, viue beato, $e la Donna &egrave; il fine
dell'huomo, e $e l'huomo fuor'di lei, $empre de$idera vnir$i
con lei: $e inanzi, che &egrave; $i vni$ca, &amp; $i congionga con lei, egli
viue mi$ero: $e $eco vnito, &egrave; viue contento, amandola, e de$i-
derando compiacerle, non in virt&ugrave; della propria natura, ma
in virt&ugrave; delle perfettione della Donna: la Donna $ar&agrave; il pro-
prio, e natural fine dell'huomo. Noi ad altro non cono$cia-
mo che il centro del mondo $ia il fine della terra, che &agrave; que-
$ti due effetti, l'uno &egrave; che la terra fuora del centro, come im
perfetta, al centro $i muoue, come &agrave; $ua perfettione: l'altro,
che la terra giunta al centro, $ubito $i ferma, come in $ua per
fettione: &amp; di qui raccogliamo, che il centro $ia il fin'$uo, pa
rimente raccorre dobbiamo, che la Donna $ia fine e perfet-
tione dell'huomo, da che l'huomo fuora della Donna, pro-
cura con ogni mezzo d'acco$tar$i, &amp; d'unir$i con lei: vnito,
altro non brama, altro non cerca, ma in e$$a $i ripo$a: adunq;
la Donna $ar&agrave; il fin proprio dell'huomo: $alendo con l'ali del
la contemplatione al Cielo: noi cono$ciamo, che Iddio, il pri
mo motore, amando $e $te$$o per $ua propria natura, moue il
primo mobile, come fine amato, &amp; de$iderato da $e $te$$o in
virt&ugrave; propria: &amp; le altre anime de corpi cele$ti inferiori, muo
uono i loro proprii corpi, amando non $olo loro $te$$e, ma
etiandio il primo motore, non in virt&ugrave; della loro natura pro
pria, ma in virt&ugrave; del primo: &amp; di qui raccogliamo, che il pri-
mo motore, &egrave; l'ultimo fine delle anime inferiori, ad&utilde;q; ad al
tro cono$cer' n&otilde; dobbiamo, che la Donna $ia il proprio fine
dell'huomo, che allo atto dello amare, col quale, ella ama $e
$te$sa, in virt&ugrave; della $ua propria natura, &amp; della $ua propria
bellezza, laquale &egrave; amata prima dalla Donna, &amp; &egrave; poi amata
etiandio da l'huomo, non in virt&ugrave; dell'huomo, ma in virt&ugrave;
<pb n=129>
della Donna, il che $e co$i &egrave; come egli &egrave; $i conclude, che la
Donna come fine, &amp; come vltima perfettione dell'huomo,
muoue l'huomo ad amarla, &amp; ad vnir$i perfettamente $eco
amandola, &amp; a ripo$ar$i in lei, $enza oercar'altra perfettione,
po$$edendola: &amp; vero anzi veri$simo $ar&agrave;, che la Donna $ia
l'ultimo fine dell'huomo. Hauendo veduto con molti argu-
menti, che la Donna, &egrave; il fine, e la perfettione dell'huomo,
$enza ne$$una faticha, concluderemo, lo $tato della Donna
e$$er'piu perfetto, che non &egrave; lo $tato dell'huomo, perche la
perfettione del fine, &egrave; maggiore, che non &egrave; quella dello co$e
ordinate al fine.
<p>Io per me hone$te &amp; belle Donne, cogno$co l'imperfettion<*>
mia: <*> perche voi, con lo $plendor'che e$ce da vo$tri occhi,
da me cacciate le o$curi$sime tenebre della ignoranza, e mi
c&otilde;cedete tanto di lume, che io, piu oltre penetrando, com-
prendo, che voi $iete il mio proprio &amp; natural line, mentre
mi truouo da voi lontano, trauaglio di continuo, quando
poi, e vi piace concedermi tanta gratia, che io ca$tamente
amandoui, e $eruendoui di buon core, con voi mi vni$ca,
mi $ento diuentar perfetto ripo$andomi nella vo$tra perfet-
tione &agrave; me da voi per $ola gratia come$$a, la qual perfettio-
ne tanto dura, quanto voi volete, che io mi con$erui vo-
$tro, per&ograve; ricogno$cendoui per vltimo fine, e per vltima
perfettione dell'e$$er'mio, vi d&ograve; que maggiori honori, che io
po$$o, &amp; de$idero, che gli altri vo$tri amanti, meco vi con$a-
crino altari, e t&etilde;pi, e meco vi offeri$chino que $acrificii, che &agrave;
tanta diuinita $i conuengono.
<p>ISABEL. Io pur' dianzi $entiuo dir'al Colombo non
$o che di forma, e di materia: quindi argumento, che gli huo
mini fo$$ero piu perfetti delle Donne, per non $o che via di
Ari$totile.
<p>FILOG. Il Colombo for$e doueua voler dire, che la
femina de$idera il ma$chio, come la materia de$idera la for-
ma, e come la co$a imperfetta de$idera la $ua perfettione: &amp;
di qui doueua voler raccorre, che gli huomini fo$$ero piu
<pb n=130>
perfetti delle Donne.
<p>ISABEL. Cote$to parue, &agrave; me, che il Colombo vole$-
$e dire: il che io non inte$i $e ben l'udii: voi, che $enza hauer
lo vdito, molto bene hauete inte$o doue $ta il nodo, doure-
te anche $aperlo $ciorre, per&ograve; non vi $ia graue il farlo.
<p>FILOG. Se que$to fo$$e il nodo Gordiano il rompe-
rei, $e io nol $ape$si $ciorre, ma perche, e non &egrave; ne quello, ne
$imile &agrave; quello, io lo $ciorrei, $e Madonna Lionora vole$$e;
ma ella n&otilde; vuole, che io mi parta dalla no$tra principale qui
$tione, &amp; $e io me ne parto, s'addira, e mi richiama, accioche
io ritorni d'onde mi ero partito, $e ella vuole, &amp; io voglio
quello, che &agrave; lei piace.
<p>ISABEL. Contentateui (M. Lionora) che M.Teli-
filo, o $ciolga, &ograve; rompa que$to nodo.
<p>LION. A $odisfattion vo$tra (M.I$abellina) voglio in
cio quello, che vi piace.
<p>ISABEL. Dite adunque (M.Telifilo) come il fatto
i$ta<*>
<p>FILOG. Ari$totile fu vn'huomo, per&ograve; non &egrave; meraui-
glia, che egli $criue$$e in fauor de gli huomini, e $i inganna$-
$e, quando di$$e, che la femina de$idera il ma$chio, come la
materia de$idera la forma, &amp; come la co$a imperfetta de$ide
ra la $ua perfettione: il $uo errore ageuolmente $i cono$ce,
anche tenendo per veri, i $uoi principii. Egli ha detto, che la
materia da $e $te$$a non ha perfettione, ma la ha dalla forma,
&amp; &agrave; ragione: concio$ia, che vna pietra, vn $a$$o, vn legno da
$e $te$$o, altro non $ia, che $a$$o, o legno, non buono da altro,
che da fabricare vn muro, &ograve; da accendere vn fuoco, $e vno
$cultore perfetto alla imperfetta materia del $a$$o, e del le-
gno da vna perfetta forma, &amp; ne caua vna belli$sima $tatua, o
ver' di Ce$are, o ver'di Mercurio, o di qual'altra co$a $i vo-
glia, quella rozza materia, che prima era di$prezzata, da tut-
ti, diuenta degna d'e$$er'pregiata da ogni vno, donde $i cono
$ce la verita e$$er quella, di cui Ari$totile parlando di$$e, che
la materia da $e $te$$a non haueua perfettione, ma la haueua
<pb n=131>
tutta dalla forma: Se co$i &egrave; la Donna, &egrave; piu perfetta dell'huo
mo, anzi &egrave; la perfettione dell'huomo: auenga che l'huomo
$ia la materia, dellaquale fu fabbricata la Donna, il che noi
di $opra dichiarammo, quando dicemmo, che la Donna fu
da Dio fabricata d'una co$tola d'un'huomo; per&ograve; l'huomo
vi$to, che egli $e la hebbe ignuda inanzi, in lei riconobbe $e
$te$$o, e pieno di $tupore di$$e que$ta &egrave; la carne della mia car
ne, e que$te $ono l'o$$a delle mie o$$a: qua$i, che egli vole$$e
dire, io $on quella materia imperfetta $enza forma, di cui,
voi $iate $tata creata dalla mano d'Iddio, &amp; come vna perfet
ta forma hauete dato perfettione alle mie imperfettioni, fal-
$o adunque $ar&agrave; quel che Ari$totile di$$e, &amp; che il Colom-
bo, $i pre$e per $uo argumento, dicendo, che come la mate-
ria imperfetta de$idera la forma perfetta, co$i la Donna de$i
dera l'huomo; anzi il contrario rimarr&agrave; vero, cio&egrave; che l'huo
mo come imperfetta materia di Donna, de$idera la Donna,
come forma, che da perfettione alla $ua imperfetta materia:
$i $cioglie, o $i rompe adunque il nodo del Colombo dicen-
do, che Ari$totile $i inganno in tal' ca$o, da che da $uo i prin-
cipii proprii $i raccoglie il roue$cio del $uo detto.
<p>Po$si anche $ciorre in vn'altro modo, cio &egrave; dimo$trando,
che le co$e de$iderate non $ono $empre piu perfette di colui
che le de$idera: i prencipi de$iderano le citta, i ca$telli, le vil
le; de$iderano i gentil'huomini i Cittadini, i villani, de$idera
no, i caualli, le ve$timenta, e le altre co$e nece$$arie alla con-
$eruatione dello $tato, e della per$ona loro, lequali per&ograve; non
$ono piu perfette de prencipi, anzi molto meno perfette.
Quante ce ne ha egli delle Donne nel mondo, che de$idera
no vna $cuffia, vn velo, vn par'di guanti, &ograve; vn'altra co$a $imi-
le? certo, io credo, che nel m&otilde;do ne $iano molte: &amp; infra gli
huomini, ci ha di quelli, che de$iderano co$e vili$sime di gr&atilde;
di$sima lunga inferiori alla loro perfettione, adunque que$ta
$entenza non &egrave; generalmente vera, che la co$a de$iderata $ia
piu perfetta di quella, che de$idera. Co$i la Donna de$idera
l'huomo meno perfetto di lei, non per guadagnare ne$$una
<pb n=132>
perfettione da l'huomo, ma per farlo perfetto: come i padri,
e le madri de$iderano i figliuoli, non per guadagnare perfet-
tione da fanciullini, iquali tutti na$cono imperfetti$simi nel
la loro $petie, ma per dar loro perfettione allcuandogli nel-
le buone lettere, ne buoni co$tumi, &amp; ne gli honorati e$erci-
tii, o della guerra, &ograve; di quale altra co$a $i voglia, perche adun
que ci dobbiamo noi merauigliare che la donna piu perfet-
ta dell'huomo, de$ideri l'huomo men perfetto, per renderlo
piu perfetto <*>$e molte altre co$e il fanno? anzi l'huomo $te$$o
in que$to mede$imo modo de$idera i figliuoli, come noi hor'
hora diceuamo?
<p>CASSAND. Per amor' d'Iddio v$cite vna volta di
que$te materie, e di que$te forme, &amp; parlate di modo, che $ia
te inte$o.
<p>LIONO. Egli &egrave; tempo piu to$to di por' fine homai &agrave;
que$ti ragionamenti, &amp; c&otilde; que$ta vltima ragione, laqual'voi
prende$te dal fine, finire i no$tri di$cor$i.
<p>FILOG. Io ho anche tanto da dire, che vi traterrei pa
recchie altre giornate, $empre con nuoue ragioni inalzando
la perfettion' grande delle Donne: ma ogni bel giuoco rin-
cre$ce, per&ograve; con voi mi accordo, &agrave; finirla homal.
<p>LION. Anche que$te altre Donne hanno &agrave; ba$tanza in
te$o, che noi $iamo da piu di voi, per que$to $i contenteran-
no di por fine &agrave; que$ta tela.
<p>FILOG. E come poteuo io non lo vi dimo$trare, e$$en
do la bellezza vo$tra la $cala, che ci conduce al Cielo, &egrave; ci
vni$ce con Dio dalla cui merauiglio$a bonta, voi fo$te crea-
te di tutte le perfettioni, che egli haueua raccolte nel cuor'
dell'huomo, accioche voi arrichite della riccha, e bella ima-
gine diuina, quale Iddio haueua piantata nel cuor' dell'huo-
mo, re$ta$te di lui $ignore: riceue$te della man' d'Iddio vn'
corpo delicato, e molle, proprio di chiunque na$ce natural-
mente libero, e all'huomo ne la$cia$te vn'altro a$pro, e ruui-
do, proprio di coloro, che na$cono naturalmente $erui, $em-
pre vi $tate con la volunta vnita allo Amore, Iddio degli al-
<pb n=133>
tri Dei: a cui gli huomini, quanto voi, non $i aco$tano; per&ograve;
piu ageuolmente, e piu con$tantemente amate de gli huomi
ni: in que$ta, come in tutte le altre co$e, $coprendo la $mi$u-
rata vo$tra perfettione: viui raggi amoro$i e$con fuora de vo
$tri occhi diuini: &amp; il viuo colore del vo$tro bel vi$o, &egrave; il fuo
co, onde Amore piglia le fiamme; con cui egli arde i petti de
gli amanti: Voi, voi dico (o vaghe, e belle Donne) $iete l'ulti-
mo fine dell'huomo, la perfetta quiete $ua, &amp; lo $tabile $uo
ripo$o. Et non &egrave; co$a vile lo e$$er' $eruo di per$one di tanto
alto valore, di quanto voi altre (Gratio$e &amp; belle Donne)
$iete: anzi perfettion'grandi$sima: per che il $eruire chiunq;
merita d'e$$er'$eruito, quanto voi meritate, recha honore, e
gloria &agrave; chiunque $erue: Anzi e$$endo noi nati naturalmen
te $erui delle Donne, mancheremmo dallo e$$ere huomini,
$e da que$to $eruigio &agrave; noi per natura douuto; manca$simo:
come Lione non &egrave; quel'che non rugghia, Ceruo, quel che
non corre, &amp; Aquila, quella, che non mira il Sole, e$$endo
que$te le proprieta naturali di que$ti animali: co$i noi, huo-
mini non $aremmo, $e &agrave; Donne non $erui$simo: da che con
que$ta proprieta $iamo $tati creati da Dio, &amp; dalla natura per
cio prodotti.
<p>LION. Ba$ta in fin'qui noi $iamo per$ua$e, &agrave; pieno (M.
Telifilo) e $ar&agrave; bene, che noi ce ne andiamo, &agrave; $pa$$o per lo
giardino homai, che il caldo, &egrave; pa$$ato, &amp; quiui ci trattenia-
mo a$pettando l'hora della cena: intanto la no$tra Illu$tri$si-
ma Signora dour&agrave; anche ella, la$ciar$i vedere, e noi ci $tare-
mo quiui pre$te per $eruirla.
<p>FILOG. Facci$i quanto vi piace.
<p>LION. Ecco vno de paggi, ilquale ci chiama, la no$tra
Illu$tri$sima Signora e$ce fuora, andianne tutti &agrave; tenerle c&otilde;-
pagnia.
<p>FILOG. Andianne.
<C>IL FINE.</C>
<pb>
<FIG>
<C>Regi$tro.</C>
<C>ABCDEfGHIKLMNOPQ.</C>
<C><I>Tutti $ono duerni, eccetto A che &egrave; terno, &amp;
f G che &egrave; tutto vn duerno.</I></C>
<C>Stampato in Lucca, per Vincenzo Busdragho,
l'anno. MDLXI.</C>