Tutta la filosofia é diuisa in tre parti, se vogliam credere alli Stoici, et á Platone, il quale disse nel Fedro, che l'arte del disputare é parte della filosofia; perche forse vedeua, che essendo questa facultá ragioneuole, vn certo habito della mente contemplatiua, il quale non potendosi chiamar intelletto, o sapientia restaua che fusse scientia, e perció parte della filosofia.Massime che questa facultá há suoi principij, e cagioni proprie, et vno appropriato proposito; del quale se ci seruiamo á conseguire, o l'bene, ol vero nell'altre scientie, non segue per questo, che ella (separata dall'altre) non si possi chiamare scientia.Ma perche non intendiamo essere Stoici, na Academici, má Peripatetici, seguitando Ammonio, Filopono, e Simplicio, diuidiamo la filosofia solo in due parti, nominando l'vna contemplatiua, l'altra operatiua.Perche se bene cosí quelli che operano, come quei, che contemplano, vanno filosofando col mezzo della speculatione; non dimeno perche la speculatione operatiua si esercita, e termina nell'opera, e la speculatiua acquista perfezzione, e fine in se stessa, et in se stesa si riposa, e quieta; diamo á questa il nome di contemplatiua, á quella d'operatiua.Si {8} diuide l'operatiua in due parti, nell'attiua, e nella fattiua. sotto la fattiua, che riguarda piú tosto l'opera vtile, che l'honesta, son ordinate tutte quell'arti, che i Greci ;gr;banausas;/gr;, o vero ;gr;banasitas;/gr;, i Latini Sellularias, e noi manuali, possiam domandare.Sotto l'attiua, che há per principal intento l'honesta, e conuien principalmente alla natura humana, in quanto l'huomo e animal ciuile, vengon comprese, la morale, la familiare, e la ciuile.Con la prima delle quali, noi stessi (come ad huomini conuiene) con l'offitio della prudentia ordiniamo, e regoliamo.Con la seconda gouerniamo la moglie, i figli, i serui, amministriamo i beni di fortuna, e finalmente conseruiamo la casa.Con l'vltima soccorriamo, con ottimo gouerno alla Republica, et alla cittá, á cui principalmente siamo nati, e prodotti.E perche l'eloquentia congiunta con la virtú, e con la sapientia apporto sempre grandissimo ornamento, per questo molti hanno creduto, che l'arte del dire sia membro di questa filosofia ciuile.Della filosofia contemplatiua poi (come á ciascuno é noto) si fanno tre parti la naturale, la Matematica, e la Divina.La Naturale considera, e tratta tutte le cose, che si muoueno, in quanto comprendono il moto: della quale si fan tante parti, quanti gradi sono tra le cose naturali in quanto riguardano il moto; si come, oltre á i primi principij, i corpi semplici, i misti, gl'imperfetti, i metalli, le piante, gli animali, e finalmente gl'huomini, e le lor parti.Ma la filosofia diuina, chiamata Metafisica la diuidono in due parti, delle quali l'vna considera le sustantie separate da ogni materia, non solo in consideratione, má ancora in essere, cioé quelle menti semplici, che non soggiaceno ad alcun movimento; come sono le intelligentie, e principalmente l'istesso Dio Ottimo Massimo.L'altra parte della Metafisica, comprende cose communissime, come quel che é, che chiamano ente, considerando le sue parti, e proprietá.Onde nasce, che da questa parte di Metafisica posson esser prouate, e dimostrate á chi le negasse, tutte le cose, che come note son presupposte dall'altre scientie.La onde il Metafisico et il Dialettico s'affaticano intorno al medesmo, cioé intorno á cose communissime, má con diuersa ragione, e respetto; come si {9} puó chiaro vedere appresso di Alessandro, o piú tosto di Micael Efesio.E tanto basti hauer detto della filosofia diuina, é naturale, non facendo per adesso al proposito nostro.La Matematica poi, che per terza parte resta della filosofia contemplatiua; perche considera il quanto, cioé la grandezza, e la moltitudine, e queste cose riguarda senza alcun respetto della materia, sopra la qual fondate si trouano; peró si diuide in due parti, vna contempla il numero detta Aritmetica, l'altra riguarda la quantitá continua, e si chiama Geometria; la quale, ancorche il numero proceda, e nasca dalla diuision della quantitá continua, non dimeno succede all'aritmetica, e non é tanto nobile, per molte ragioni, che si posson hauer da Boetio nell'aritmetica sua.Ciascuna poi di queste parti di matematica, di nuouo si diuide in altre parti, che non sono le arti sellularie o manuali (come voglion alcuni, che fuor d'ordine, e non bene le collocano sotto il decimo d'Euclide, dal qual libro si caua solo la potentia delle grandezze) má l'aritmetica comprende la musica; la geometria abbraccia la stereometria, la perspettiua, la cosmografia, l'astronomia, e la mecanica; le quali tutte, ancorche non possin chiamarsi pure e sincere matematiche, risguardando in vn certo modo la materia, non dimeno matematiche piú conuenientemente che naturali si deuen nominare.Ilche dell'astronomia vien testificato dall'istesso Aristotile nei libri diuini; della musica, e della perspettiua nel secondo dei principii naturali: e se ben non vi fusse il testimonio, e l'autoritá sua, non dimeno trattandosi quelle con instrumento matematico, matematiche dourebben chiamarsi: perche si come ogni oratione enunciatiua si deue denominare dalla parola che seguita il verbo sustantiuo, cosí dal modo, e forza del dimostrare qual si voglia scientia deue denominarsi: essendo che quando diciamo, che si genera l'huomo, o si fá bianco, perche tanto la generatione, quanto l'imbiancare denota mouimento, resolutamente affermaremo tali enunciationi esser naturali: má se pronuntiaremo l'huomo esser, quel che é (o voglian dir ente,) o vero vn tutto, o esser sustantia, o cosa simile, dicendo trouarsi nell'huomo queste {10} cose communissime, cotali enunciationi potran chiamarsi metafisiche.Nell'istesso modo, affermando, che l'huomo si puó diuider in infinito fabrichiamo vna enunciatione matematica; perche Aristotile nel sesto dei principij naturali, vestito d'habito matematico disputa del moto: la onde ancora le scienze da i mezzi, che nelle demostrationi s'adoprano deuen pigliar il nome.Perche dunque la perspettiua, l'astronomia, la musica, e simili facultá si trattano con istrumento, o (per dir cosí) con mezo matematico, non é merauiglia se ragioneuolmente si chiamano matematiche: il qual istrumento dimostrando nel medesmo tempo, che la cosa sia, e perche la sia, per tal cagione é creduto certissimo.Nondimeno, e noi altre volte disputando habbian sostenuto, et hora affermiamo costantemente, che le demostrationi, di che si seruono i matematici, non sono quelle potissime e principali ricercate da Aristotile con ogni diligentia nei libri della demostratione.Onde segue, che altra sia la cagione, per la quale son riposte nel primo grado della certezza si come noi largamente nel libretto, che habbiam composto sopra la certezza delle scientie matematiche dichiarammo questa opinione con ragioni manifestissime; pigliandone occasione da Proclo, nel primo degli elementi.Adunque le scientie mecaniche, essendo trattatte con istrumento, e mezo matematico; senza dubbio sono conuenientemente comprese sotto la geometria.Chiamo io mecaniche quelle scientie delle quali posson cauarsi le cause, et i principij di molt'arti manuali, che impropriamente dal vulgo son chiamate mecaniche, perche piú tosto manuali, sellularie, o banausiche dourebben nominarsi.Queste arti dunque riceuono grandissimo commodo, e giouamento dalle mecaniche, essendo che con l'aiuto di quelle s'inuestigano penzano, e ritrouano molti istrumenti, e machine vtili nella pace, e nella guerra, e da questo inuestigare machinare, o penzare hanno sortito il nome.Sono ancora le facultá mecaniche da esser numerate fra le matematiche, se ben trattano la materia el moto, come le cose graui, e le legiere; perche trattano queste cose con via, e modo matematico, che se bene gl'istrumenti mecanici, e le {11} machine istesse, son penzate, e trouate per qualche operatione, non dimeno il mecanico, considerato come tale artefice, stando solo intento alle cagioni et á i principij di quelle si ferma, e si riposa nella sola contemplatione.Dalle quali tutte cose giá dette, potendo chiaramente comprendersi, sotto qual filosofia sien collocate le scientiemecaniche, qual sia l'intento loro, e le vtilitá che ne apportano, e che modo di dottrina; resta solo adesso, che facciamo la diuisione dell'operetta, che habbiam trá le mani, dichiaramo il suo titolo, e facciam manifesto finalmente á qual autore si deui attribuire.Questo libro si diuide in due parti, nell'vna delle quali s'inuestigano le vere cagioni, et i certi principij di quasi tutti i pensieri, disegni et inuentioni mecaniche.Nell'altra poi, onde il libro há tolto il nome, si propongono, e solueno alcune questioni, e si riducono commodamente á quei principii, che prima si son ritrouati.Ma per dichiaration del titolo é d'auuertire, che la questione, e la propositione son differenti solo in questo, che la propositione dice la cosa quasi affermando, e la questione propone da inuestigarsi l'istesso, con modo dubitatiuo: se diró adesso, per esempio, le cose da trarre si spingono piú lungi con la fromba, che con mano, sará propositione, má se diró, perche piú lungi si spingono le cose da trarre con la fromba, che con mano? sará questione, si come ancora in Euclide, sopr'vna linea retta costituire vn triangolo di lati eguali, sará questione proponendola egli, accio che si ricerchi: má quella poi, al maggior angulo é opposto il lato maggiore, sará propositione, poi che la propone quasi affermando.E intitulato dunque il presente libro, Le questioni Mecaniche, il quale non disputaró se sia d'Aristotile, per non li progiudicare in causa tanto manifesta: massime che se farem comparatione dalla frasi, o modo di dire di questo libretto, e degli altri libri, e luoghi d'Aristotile, ou'egli si serue di demostrationi matematiche, si come fá nella disputa dell'Iride, et in molt'altri luoghi, ci chiariremo, che questa é propria, e peculiar frasi di Aristotile.Vna cosa sola aggiungeró, che se bene questa operetta é breue, non dimeno si deue stimare infinitamente, perche vi si puó cono{12}scer la forza del grande ingegno d'Aristotile, e la sua dottrina incredibile, hauendo inuestigato con tanta acutezza, e dichiarato con tal breuitá le vere cagioni quasi di tutte le machine mirabili, che non solo sono state penzate, e ritrouate, má anco di quelle, che si penzaranno, e ritrouaranno.Il qual libretto per la sua oscuritá (poiche cosí la chiamano) non é stato alcuno, ch'io habbia veduto fin á questo giorno, che habbia tolto l'impresa di dichiararlo, fuorche vn solo Leonico, del quale si trouano alcune breuissime annotationi.Ma quella, che costoro chiamano oscuritá, procede cosí dalla gran deprauatione, e scorrettion delle parole, come anco, e principalmente dall'ignoranza delle matematiche, le quali seguitandosi con sommo e feruente studio al tempo d'Aristotile, e restando hoggi quasi neglette, non dobbiam prender merauiglia, se assomigliati i nostri tempi con quelli; questa filosofia sene giace languida.Ma perche non é luogo questo da deplorare le discipline matematiche, basti quanto ne habbiamo ragionato.Hauendo noi massime disputato ampiamente dell'vtilitá, e dignitá loro, in vna opperetta, nella quale difendemmo Tolomeo contra Gebro, che li argumenta, contradicendoli á molti luogi della sua gran compositione, chiamata Almagesto.Io non dimeno mi son fatto incontro alla oscuritá sopradetta di questo libro, con ogni studio, cura, e diligentia che ho possuto, rincontrando insieme molti testi, che nelle librarie piú famose di Venetia, di Padoua, di Bologna, e di Fiorenza, m'é stato lecito vedere.Ho emendato per la maggior parte questo libretto aureo veramente, e con questa parafrasi assai lárga, e piena, opiú tosto commento fatto chiaro.Onde s'io non m'inganno, si potrá conseguire chiara, e facile l'intention d'Aristotile.Ma perche forse troppo ci siam dilungati in questo proemio, sará bene, che all'istessa parafrasi, o commento diamo principio. {13}

Se bene al vulgo principalmente quelle cose apportano ammiratione, che di raro auuengono; non dimeno i sapienti per l'ardente desiderio di saper sempre piú, quelle cose hanno in ammiratione, delle quali, auuenghino spesso, o di raro, gli sono le cagioni ascose et occulte, e con ogni sforzo cercandole vanno filosofando.Non si merauigliano dei terremoti, delle oscurationi del sole e della luna, delle inondationi, delle stelle crinite, e d'altre cose simili, hauute dal vulgo in horrore, perche conoscono perfettamente le cause di tali effetti.Considerano poi con merauiglia molte cose, che auuengono á tutte l'hore, delle quali non fanno la cagione.Queste cose ammirabili sono di due sorti, vna di quelle, che pare che secondo l'ordin naturale interuenghino, delle quali, com'habbiam detto, non é nota la cagione: l'altra di quelle, che si fanno contra l'ordine della natura, come se le cose graui ascendono, o le leggiere non vengon di sopra, e molt'altre cose simili fatte dall'arte, che alle volte supera la natura.Tali effetti dunque prodotti da vna certa violentia, si dicon auuenire oltre alla natura, e la cagion loro, cioé la violentia istessa, quando o non la sapiamo, o la reputiamo di minor vigore, che non sono gli effetti, che cisi dimostrano, l'habbiamo vniuersalmente in ammiratione: poi che l'arte, benche imiti la natura {14} e l'aiuti, molte cose non dimeno per vso nostro opera diuersamente da quella.Ne per questo si deue reputare meno imitatrice della natura, perche essa in quel modo eseguisce l'opere sue, nel quale l'istessa natura l'eseguirebbe, se quelle istesse operasse.Perche se ben la natura, non essendo impedita, in qual si voglia operatione tiene l'istesso modo vniforme, e l'arte per esser l'vtilitá, l'uso e la commoditá, che ne apporta di molte maniere, e cosí procede per molte, e diuerse vie, con tutto ció per ogni via parimente seguita la natura.La natura dunque essendo semplice, e non multiforme, se auuiene, che noi, non contenti della simplicitá sua in molte oportunitá nostre, tentiamo qualche cosa contra di lei, allhora essa contrastando, e resistendo, rende i nostri sforzi difficili:la qual difficultá, o piú tosto retardanza, e pigritia volendo superare, ne fá mestiero d'vn arte, con la qual finalmente, o superando in tutto li sforzi e contrasti naturali, o rimouendoli in parte conduciamo á perfezzione l'opera nostra.L'arte dunque con la qual possiamo resistere, e rimediare á questa difficultá chiamiamo mecanica, perche machinando cioé pensando con ogni vigor della mente, ritrouiamo alcune machinationi, et istrumenti, con i quali molt'arti si vanno esercitando.Dalla qual cosa é proceduto, che tutte le arti humili, e sordide, e perció non liberali, per vn certo abuso hanno vsurpato il nome di mecaniche, essendo che piú tosto manuali, sellularie, o banausiche deuin chiamarsi.Perche solo quell'arte deue esser giudicata mecanicha, con la quale, pensando, molte machine, e strutture si ritrouano, profitteuoli alle arti manuali.Ne deue dubitar alcuno, che la mecanicha non sia da collocare debitamente tra le parti della filosofia contemplatiua, poi che, come soggetta alla geometria, penza, e contempla i principij d'vn gran numero d'arti i quali principij, ancorche sieno indirizzati all'operare, non per questo la facultá loro inuentrice non deue chiamarsi contemplatiua; si come la geometria, e la perspettiua son reputate, e sono contemplatiue, ancorche somministrino i principij al pittore, che riguarda l'operatione, et in quella si ferma.Scientia dunque, piú che arte si {15} chiamara la mecanicha; massime che Aristotile istesso, non solo nel principio delle questioni mecaniche, má ancora nella generatione degli animali, nella metafisica, et in molt'altri luoghi ragionando delle scientie, si serue del nome d'arte impropriamente.Con questa dunque, o scientia, o d'arte mecanica restiamo superiori in quelle cose, nelle quali dalla natura saremmo soprafatti, cioé nel superar le cose maggiori, col mezo delle minori, et in quelle, che essendo di poca forza, e grauezza, non dimeno muoueno cose piú graui; e finalmente in quasi tutte quelle cose, che s'inuestigano nelle questioni mecaniche: Le quali ancorche non possin dirsi totalmente naturali, ne totalmente matematiche, má habbino l'vna, e l'altra sembianza, non dimeno son piú propinque alle questioni mecaniche: perche essercitandosi sopra materia naturale, cioé sopra cose mobili, e ponderose, come tali (essendo che le arti soggette al mecanico si pratichino intorno alle pietre, al legname et á cose simili) má con modo matematico, con disegno, e proportione si dimostrano.Ma qual si vogli facultá, piú tosto denominar si deue dal modo del dimostrare, che dalla materia soggetta: e pero questa facultá verrá numerata, e compresa piú tosto fra le matematiche contemplationi, che fra le naturali:Perche si come tutti affermano della perspetiua, e della musica, le quali ancorche riguardino cose naturali, come sono le linee visuali, le imagini, le cose sonore, e simili, perche si dimostrano con via matematica, son collocate tra le scientie matematiche.Cosí le questioni mecaniche, non applicate all'arti manuali, inferiori, e soggette, ancorche sien comuni alle speculationi naturali, et alle matematiche, non dimeno bisogna confessare, che maggiormente s'accostino alle facultá matematiche.

Havendo noi dimostrato esser due spetie di cose mirande, delle quali é ignota la cagione; vna di quel{16}le che naturalmente auuengono, l'altra di quelle, alle quali la natura contrasta: sotto questo genere son compresi tutti gli effetti, che produce la forza delle mecaniche, dalle quali vedendo superata la natura vniuersalmente ci merauigliamo:Perche chi non prenderebbe ammiratione vedendo spesso da poca forza muouer vn graue peso, e massime con l'aggiungerli nuouo peso?Come possiam vedere nella lieua, perche quelche senz'essa non possiam muouere, quell'istesso mouiam facilmente, aggiungendo al primo peso il nuouo peso della lieua.A chi non parranno queste, e molt'altre simil cose merauigliose, finche non sará nota la cagione, molto piú merauigliosa onde tutte queste cose procedono?Non é dunque inconueniente, che tal questioni, che giá habbiam chiamate mecaniche, essendo prodotte da mirabil cagione, sieno ancor esse mirande.La cagione é la figura circolare, della quale, che cosa puó trouarsi piú ammirabile?Poi che la natura del circolo é prodotta da cose insieme contrarie, ritiene insieme contrarietá, si muoue in vn medesmo tempo di mouimenti contrarij, et vna istessa linea che si parte dal centro, non si muoue tutta con egual velocitá, má vn punto in essa sempre tanto piú velocemente si muoue, quanto é piú distante dal centro.E queste son le cagioni, onde interuengono infinite cose mirande, che per le questioni, che si addurranno si faran manifeste.Ma, che la natura del circolo sia costituita da cose insieme contrarie, da questo é manifesto, che il circolo vien prodotto da cosa ferma, e da cosa mossa; non che, o si faccia dal centro, e dalla circunferentia, ouero da vn piede fermo del compasso, e dall'altro girato attorno, poiche il centro non é parte separata, o da perse, má accidente esteriore alla natura del circolo, perche vien fatto dal compasso.Má quella é veramente da accettare per vera origine, e costitutione del circolo, che ne insegna Euclide; cioé quando vna linea retta, stando fisso, et immobile vno delli termini suoi si gira attorno: si come parimente, allhora si costituisce, e forma la sfera ol globo, quando la superficie di vn semicircolo si volge attorno, stando il suo diametro fermo, et immobile.Adunque il circolo há ori{17}gine da cosa ferma, e da cosa mossa, perche vien fatto dal volger attorno vna linea retta, fin che torni al luogo primiero, stando fermo, et immobile l'altro suo termine.Il circolo parimente ritiene insieme cose contrarie, perche quella linea circolare, che lo chiude, non potendo esser diuisa per larghezza, há in vn certo modo insieme due cose contrarie, cioé il concavo, el conuesso; le quali due cose sono opposte l'vna all'altra, non altrimenti, che sieno fra di loro il grande, el piccolo; dei quali si come il mezo é l'egualitá, cosí del concauo, e del conuesso, é mezo la rettitudine: perche si come qual sia grandezza maggior di qual altra si voglia, volendola far minor di quella, é necessario prima farla eguale, cosí per ridurre il concauo in conuesso, biogna prima ridurlo alla rettitudine.Si muoue ancora il circolo di mouimenti contrarij, o contraposti, perche insieme si muoue all'alto, al basso, alla destra, et alla sinistra banda, non che di sua natura si possa in quello ritrouar veramente alcuna parte destra, o sinistra, superiore, o inferiore (perche non é nel circolo alcuna di queste diuersitá, in quanto circolo, má solo l'esteriore, e l'interiore) má hó cosí parlato, e parleró per l'auenire, non riguardando la natura del circolo, má considerando il sito, o la positione di chi legge, o scriue, acció piú chiaramente s'intendino le cose che si dicono.Adunque il circolo si muoue in sú, et in giu, il che aperto, e chiaro dimostra la linea, che lo descriue, perche se si comincerá á muouer in sú, ancorche mai ritorni in dietro, non dimeno sempre con moto continuo, finalmente dall'altra parte ritorna al luogo onde cominció á muouersi, e termina, e finisce il suo mouimento nel luogo onde li dette principio, il che non haurebbe potuto fare, se non fusse insieme (per cosí dire) parimente discesa; talche essendo stato il suo moto vn solo di numero, é necessario confessare, che nel medesmo tempo quella linea si sia mossa in giuso et in suso.Ilche parimente, e meglio si puó vedere, nelle estremitá del diametro, perche non prima vn termine d'esso sene scende al basso, che l'altro é necessitato ad'ascendere.Da questo han tolto occasione molti di fabricar molte cose, che ne fanno per ammiratione stupire, perche {18} contemplando essi questo moto contrario nella natura del circolo, penzonno per mezo d'esso poter effettuare, che con vn moto solo molti circoli, nel medesimo tempo, l'vno con moto contrario all'altro si volgesser attorno.La onde composti molti circoletti, fabricarono alcune machine, ammirate dal vulgo, come sono quelle, che chiamano i Greci ;gr;pegmata;/gr;, ;gr;automata;/gr;, ;gr;autokineta;/gr;, et altre simili, che occultando, nel fine, la causa del moto loro pareua, che per se stesse concitate si mouessero, e nei luoghi sacri, e nei teatri erano in vece di spettacoli proposte.Di questo genere sono molte forme di horologij, e finalmente tutte le machine, che di varie rotelle, e cerchietti versatili si compongono: si come ancora, eran quelle, che hor son tre anni alcuni bagattellieri, o giocolatori, per far guadagno sopra la merauiglia degli huomini per le Citta, e castelli andauon publicamente mostrando.E mi ricordo tra le altre compositioni di questa sorte, hauer veduto vna fanciulla fabricata con arte merauigliosa, che per il moto di circoletti, e rotelle haueua sembianza di viua, che per se stessa, con attissima agitatione del volto, e di tutte le membra, pareua che hor caminasse, et hora sonando il cembalo, ouer la cetera ballasse, con gratia, leggiadria, e venustá mirabile.Tutte queste machine, e strutture dunque, (com'ho detto) hanno origine da questo, che molti circoli con vn sol moto si muoueno, con mouimento contrario l'vno all'altro.