<p> <s id="id.1.2.01.01">Parve &aacute; molti antichi filosofi, che il publicar le scienze, e farle chiare &aacute; tutti, fusse un gettar via le rose, e leperle, e perci&oacute; oscuronno le cose conosciute da loro con hieroglifi, misterij, favole, simboli, &amp;enigmi, quasi pi&uacute;, che non f&aacute; l'istessa natura.</s> <s id="id.1.2.01.02">Nel che si dimostronno invidiosi de posteri, et ingrati, e dissimili al donator di quelle, e d'ogni gratia.</s> <s id="id.1.2.01.03">Con tutto ci&oacute; si trovano alcuni (se ben pochissimi) che cercan difenderli, con dire, che cos&iacute; facendo manteneuano le scienze nella reputatione e dignit&aacute; loro, perche non eron capaci di quelle, se non i buoni ingegni, e le persone ricche, e principali, &aacute; chi erano dai buon ingegni manifestate.</s> <s id="id.1.2.01.04">E dicono che nel facilitarle, e publicarle, vengono pareggiati i buoni con i rozi intelletti, e le persone illustri, e pricipali con le vili, e plebeie.</s> <s id="id.1.2.01.05">Ne si astengono dal biasmar coloro, che han tentato di scacciar l'ignoranza del mondo, e diffondere in tutte le lingue tutte le scienze.</s> <s id="id.1.2.01.06">Hora tra quelli, che son tassati di questa nota nobile e splendida, di quest'infamia honorata e gloriosa, non fu mai chi piu &agrave; ragione, &oacute; pi&uacute; volentier la sopportasse, di quel che faceva il divino Monsig. Alessandro Piccolomini Arciuescouo di Patras, eletto di Siena; il quale mentre visse, ad altro non attese, altro non procuro, che di giovare &aacute; tutti e di far, che le virtu intelletuali, secondo la natura del bene, si comunicasseno &aacute; tutti gl'intelletti, come quel che conosceua questa per la maggior reputatione, e dignit&aacute;, nella qual si possino; e si deuin mantener le scienze, e quel poco, che ne apprendono gl'ingegni rozi, non esser altro , che vn lume da far risplendere et ammirar maggiormente il molto, che vedono gli acuti, e sublimi.</s> <s id="id.1.2.01.07">E quando i Principi, e gli altri hauesser delle cose l«istessa cognitione, vedeua il buon Piccolomini, che se alle cose ineguali s'aggiungon cose eguali resultano ineguali: perche il sapere e fatto come le medaglie, le statue, le gemme, e simil cose, che in diuerse mani son molto differenti di pregio; &amp;hauea veduto tra le sentenze notabili di quel grandissimo, e santissimo Pon{5}tefice della sua famiglia Pio secondo, che le virt&uacute; e le scienze sono &aacute; i principi in luogo di gemme, &aacute; i gentilomini in luogo d'oro, &aacute; gli altri d'argento.</s> <s id="id.1.2.01.08">Il che forse volle inferir Platone, col dire, che i principi, e superiori &aacute; gli altri hanno dalla bont&aacute; divina nella lor genitura vna mistione d'oro, gli aiutanti,cio&eacute; i gentiluomini vna mistion d'argento, e gli altri di ferro, volendo intendere dei semi delle scienze, e delle virtu, che naturalmente vengono infusi.</s> <s id="id.1.2.01.09">Onde apparisce chiaro, che si come vna portion d'oro preuale &aacute; molte d'argento, et ad infinite di ferro, cos&iacute; il sapere, el valore orna et honora molto pi&uacute; le persone principali, che tutte l'altre.</s> <s id="id.1.2.01.10">Per questo il buon Piccolomini vedendo poter satisfare il suo giusto et ardente desiderio di giouar &aacute; tutti, senza pregiuditio d'alcuno, con la facilit&aacute;, e felicit&aacute; possibile s'ingegn&oacute; d'ornar la nostra lingua d'ogni scienza: e quasi si doleua d'hauer fatto in lingua latina insieme con alcun'altre bell'opere, nel fior degli anni, e degli studi suoi la presente parafrasi sopra le Mecaniche d'Aristotile, vedendo, che per esser latina n'eron priui quelli,che maggiormente l'haurebben adoperata.</s> <s id="id.1.2.01.11">Per questo, dunque, e per vedermi tra i suoi forse il pi&uacute; debole, volendomi esercitare, m'impose ch'io la traducesse in questa lingua, e mel impose con parole, che m'obligarono &aacute; farlo senza poter recusare, ancor ch'io conoscesse la debolezza mia, e la poca introduzzione nelle Matematiche: et acci&oacute; pi&uacute; volentieri, e pi&uacute; facilmente lo facesse, mi mostr&oacute; il modo, ch'io doueua tenere, et insieme m'auuert&iacute; d'alcuni luoghi, che richiedeuano qualche mutatione, o aggiunta.</s> <s id="id.1.2.01.12">Mostrommi parimente quanta vtilit&aacute; fusse per apportare, principalmente &aacute; gl'Ingegneri, et Architetti; tra i quali si trouano molti, che operano, e fabricano con sottile inuentione qualche bella machina, ma poi non hauendo quel secondo membro della scienza loro, chiamato da Vitruuio Ratiocinatione, non sanno renderne ragione alcuna, contra il precetto d'Aristotile, il qual dice, che non basta affermar il parer suo, m&aacute; sene deue addur proue e demostrationi.</s> <s id="id.1.2.01.13">Auuiene questo &aacute; persone, che se ben son di bellissimo intelleto, non dimeno si son poste &aacute; cosi nobil'esercitio, senza hauer altra lingua, che la {6} materna, e senza poter veder'i libri, oue si contengon le proue di tutte le loro azzioni; tra i quali senza dubio tiene il primo luogo questo delle Mecaniche d'Aristotile, e massime purgato, e fatto chiaro dall'eccellentissimo ingegno et immensa dottrina del Piccolomini; oue son i veri principij di quasi tutte le machine, et istrumenti, che si son fabricati fin hora, e si posson fabricar per l'auenire.</s> <s id="id.1.2.01.14">Non voglio dunque pi&uacute; trattenere questa commune vtilit&aacute;, ne esser pi&uacute; lungamente disobediente &aacute; quello, &aacute; chi son tanto obligato.</s> <s id="id.1.2.01.15">Ne m'&eacute; parso farui molte aggiunte, oltre &aacute; quelle poche, che mi mostr&oacute; l'istesso, anchorch'io fusse persuaso da alcuni ad inserirui vna raccolta di tutte le machine, et istrumenti, che sono in vso. il che h&oacute; voluto differire, per farlo (se &aacute; Dio piacer&aacute;) separatamente in vn libro particolare, oue metter&oacute; molte sorti di machine, e nuoue, e vecchie, cos&iacute; d&aacute; acqua, d&aacute; pesi, e da macinare, come anco da guerra, e ragioner&oacute; alquanto sopra gli vltimi capitoli di Vitruuio, che son tanto oscuri.</s> <s id="id.1.2.01.16">In questo mezo, lo studio, l'esperienza, e gl'eccelenti in questa professione mi dimostreranno qual cosa di pi&uacute;, e questi principij mecanici d'Aristotile pigleranno piede, e faran fondamento al libro delle Machine.</s> <s id="id.1.2.01.17">Oue haur&oacute; commodit&aacute; di aggiungere, se per poco sapere in questo hauesse tralasciata o trascorsa cos'alcuna.</s> <s id="id.1.2.01.18">Leggete dunque spiriti gentili, et habbiate obligo ad Aristotile della bella inuentione, et al Piccolomini, dell'hauere scoperto, e fatto conoscere, e risplendere questa bella e virtuosa gemma, il che non haueua prima di lui ardito pur di tentare alcuno. e viuete felici. {7}</s> </p>

</subchap1> <subchap1> <p> <s id="id.1.3.01.01">Tutta la filosofia &eacute; diuisa in tre parti, se vogliam credere alli Stoici, et &aacute; Platone, il quale disse nel Fedro, che l'arte del disputare &eacute; parte della filosofia; perche forse vedeua, che essendo questa facult&aacute; ragioneuole, vn certo habito della mente contemplatiua, il quale non potendosi chiamar intelletto, o sapientia restaua che fusse scientia, e perci&oacute; parte della filosofia.</s> <s id="id.1.3.01.02">Massime che questa facult&aacute; h&aacute; suoi principij, e cagioni proprie, et vno appropriato proposito; del quale se ci seruiamo &aacute; conseguire, o l'bene, ol vero nell'altre scientie, non segue per questo, che ella (separata dall'altre) non si possi chiamare scientia.</s> <s id="id.1.3.01.03">Ma perche non intendiamo essere Stoici, na Academici, m&aacute; Peripatetici, seguitando Ammonio, Filopono, e Simplicio, diuidiamo la filosofia solo in due parti, nominando l'vna contemplatiua, l'altra operatiua.</s> <s id="id.1.3.01.04">Perche se bene cos&iacute; quelli che operano, come quei, che contemplano, vanno filosofando col mezzo della speculatione; non dimeno perche la speculatione operatiua si esercita, e termina nell'opera, e la speculatiua acquista perfezzione, e fine in se stessa, et in se stesa si riposa, e quieta; diamo &aacute; questa il nome di contemplatiua, &aacute; quella d'operatiua.</s> <s id="id.1.3.01.05">Si {8} diuide l'operatiua in due parti, nell'attiua, e nella fattiua. sotto la fattiua, che riguarda pi&uacute; tosto l'opera vtile, che l'honesta, son ordinate tutte quell'arti, che i Greci ;gr;banausas;/gr;, o vero ;gr;banasitas;/gr;, i Latini Sellularias, e noi manuali, possiam domandare.</s> <s id="id.1.3.01.06">Sotto l'attiua, che h&aacute; per principal intento l'honesta, e conuien principalmente alla natura humana, in quanto l'huomo e animal ciuile, vengon comprese, la morale, la familiare, e la ciuile.</s> <s id="id.1.3.01.07">Con la prima delle quali, noi stessi (come ad huomini conuiene) con l'offitio della prudentia ordiniamo, e regoliamo.</s> <s id="id.1.3.01.08">Con la seconda gouerniamo la moglie, i figli, i serui, amministriamo i beni di fortuna, e finalmente conseruiamo la casa.</s> <s id="id.1.3.01.09">Con l'vltima soccorriamo, con ottimo gouerno alla Republica, et alla citt&aacute;, &aacute; cui principalmente siamo nati, e prodotti.</s> <s id="id.1.3.01.10">E perche l'eloquentia congiunta con la virt&uacute;, e con la sapientia apporto sempre grandissimo ornamento, per questo molti hanno creduto, che l'arte del dire sia membro di questa filosofia ciuile.</s> <s id="id.1.3.01.11">Della filosofia contemplatiua poi (come &aacute; ciascuno &eacute; noto) si fanno tre parti la naturale, la Matematica, e la Divina.</s> <s id="id.1.3.01.12">La Naturale considera, e tratta tutte le cose, che si muoueno, in quanto comprendono il moto: della quale si fan tante parti, quanti gradi sono tra le cose naturali in quanto riguardano il moto; si come, oltre &aacute; i primi principij, i corpi semplici, i misti, gl'imperfetti, i metalli, le piante, gli animali, e finalmente gl'huomini, e le lor parti.</s> <s id="id.1.3.01.13">Ma la filosofia diuina, chiamata Metafisica la diuidono in due parti, delle quali l'vna considera le sustantie separate da ogni materia, non solo in consideratione, m&aacute; ancora in essere, cio&eacute; quelle menti semplici, che non soggiaceno ad alcun movimento; come sono le intelligentie, e principalmente l'istesso Dio Ottimo Massimo.</s> <s id="id.1.3.01.14">L'altra parte della Metafisica, comprende cose communissime, come quel che &eacute;, che chiamano ente, considerando le sue parti, e propriet&aacute;.</s> <s id="id.1.3.01.15">Onde nasce, che da questa parte di Metafisica posson esser prouate, e dimostrate &aacute; chi le negasse, tutte le cose, che come note son presupposte dall'altre scientie.</s> <s id="id.1.3.01.16">La onde il Metafisico et il Dialettico s'affaticano intorno al medesmo, cio&eacute; intorno &aacute; cose communissime, m&aacute; con diuersa ragione, e respetto; come si {9} pu&oacute; chiaro vedere appresso di Alessandro, o pi&uacute; tosto di Micael Efesio.</s> <s id="id.1.3.01.17">E tanto basti hauer detto della filosofia diuina, &eacute; naturale, non facendo per adesso al proposito nostro.</s> <s id="id.1.3.01.18">La Matematica poi, che per terza parte resta della filosofia contemplatiua; perche considera il quanto, cio&eacute; la grandezza, e la moltitudine, e queste cose riguarda senza alcun respetto della materia, sopra la qual fondate si trouano; per&oacute; si diuide in due parti, vna contempla il numero detta Aritmetica, l'altra riguarda la quantit&aacute; continua, e si chiama Geometria; la quale, ancorche il numero proceda, e nasca dalla diuision della quantit&aacute; continua, non dimeno succede all'aritmetica, e non &eacute; tanto nobile, per molte ragioni, che si posson hauer da Boetio nell'aritmetica sua.</s> <s id="id.1.3.01.19">Ciascuna poi di queste parti di matematica, di nuouo si diuide in altre parti, che non sono le arti sellularie o manuali (come voglion alcuni, che fuor d'ordine, e non bene le collocano sotto il decimo d'Euclide, dal qual libro si caua solo la potentia delle grandezze) m&aacute; l'aritmetica comprende la musica; la geometria abbraccia la stereometria, la perspettiua, la cosmografia, l'astronomia, e la mecanica; le quali tutte, ancorche non possin chiamarsi pure e sincere matematiche, risguardando in vn certo modo la materia, non dimeno matematiche pi&uacute; conuenientemente che naturali si deuen nominare.</s> <s id="id.1.3.01.20">Ilche dell'astronomia vien testificato dall'istesso Aristotile nei libri diuini; della musica, e della perspettiua nel secondo dei principii naturali: e se ben non vi fusse il testimonio, e l'autorit&aacute; sua, non dimeno trattandosi quelle con instrumento matematico, matematiche dourebben chiamarsi: perche si come ogni oratione enunciatiua si deue denominare dalla parola che seguita il verbo sustantiuo, cos&iacute; dal modo, e forza del dimostrare qual si voglia scientia deue denominarsi: essendo che quando diciamo, che si genera l'huomo, o si f&aacute; bianco, perche tanto la generatione, quanto l'imbiancare denota mouimento, resolutamente affermaremo tali enunciationi esser naturali: m&aacute; se pronuntiaremo l'huomo esser, quel che &eacute; (o voglian dir ente,) o vero vn tutto, o esser sustantia, o cosa simile, dicendo trouarsi nell'huomo queste {10} cose communissime, cotali enunciationi potran chiamarsi metafisiche.</s> <s id="id.1.3.01.21">Nell'istesso modo, affermando, che l'huomo si pu&oacute; diuider in infinito fabrichiamo vna enunciatione matematica; perche Aristotile nel sesto dei principij naturali, vestito d'habito matematico disputa del moto: la onde ancora le scienze da i mezzi, che nelle demostrationi s'adoprano deuen pigliar il nome.</s> <s id="id.1.3.01.22">Perche dunque la perspettiua, l'astronomia, la musica, e simili facult&aacute; si trattano con istrumento, o (per dir cos&iacute;) con mezo matematico, non &eacute; merauiglia se ragioneuolmente si chiamano matematiche: il qual istrumento dimostrando nel medesmo tempo, che la cosa sia, e perche la sia, per tal cagione &eacute; creduto certissimo.</s> <s id="id.1.3.01.23">Nondimeno, e noi altre volte disputando habbian sostenuto, et hora affermiamo costantemente, che le demostrationi, di che si seruono i matematici, non sono quelle potissime e principali ricercate da Aristotile con ogni diligentia nei libri della demostratione.</s> <s id="id.1.3.01.24">Onde segue, che altra sia la cagione, per la quale son riposte nel primo grado della certezza si come noi largamente nel libretto, che habbiam composto sopra la certezza delle scientie matematiche dichiarammo questa opinione con ragioni manifestissime; pigliandone occasione da Proclo, nel primo degli elementi.</s> <s id="id.1.3.01.25">Adunque le scientie mecaniche, essendo trattatte con istrumento, e mezo matematico; senza dubbio sono conuenientemente comprese sotto la geometria.</s> <s id="id.1.3.01.26">Chiamo io mecaniche quelle scientie delle quali posson cauarsi le cause, et i principij di molt'arti manuali, che impropriamente dal vulgo son chiamate mecaniche, perche pi&uacute; tosto manuali, sellularie, o banausiche dourebben nominarsi.</s> <s id="id.1.3.01.27">Queste arti dunque riceuono grandissimo commodo, e giouamento dalle mecaniche, essendo che con l'aiuto di quelle s'inuestigano penzano, e ritrouano molti istrumenti, e machine vtili nella pace, e nella guerra, e da questo inuestigare machinare, o penzare hanno sortito il nome.</s> <s id="id.1.3.01.28">Sono ancora le facult&aacute; mecaniche da esser numerate fra le matematiche, se ben trattano la materia el moto, come le cose graui, e le legiere; perche trattano queste cose con via, e modo matematico, che se bene gl'istrumenti mecanici, e le {11} machine istesse, son penzate, e trouate per qualche operatione, non dimeno il mecanico, considerato come tale artefice, stando solo intento alle cagioni et &aacute; i principij di quelle si ferma, e si riposa nella sola contemplatione.</s> <s id="id.1.3.01.29">Dalle quali tutte cose gi&aacute; dette, potendo chiaramente comprendersi, sotto qual filosofia sien collocate le scientiemecaniche, qual sia l'intento loro, e le vtilit&aacute; che ne apportano, e che modo di dottrina; resta solo adesso, che facciamo la diuisione dell'operetta, che habbiam tr&aacute; le mani, dichiaramo il suo titolo, e facciam manifesto finalmente &aacute; qual autore si deui attribuire.</s> <s id="id.1.3.01.30">Questo libro si diuide in due parti, nell'vna delle quali s'inuestigano le vere cagioni, et i certi principij di quasi tutti i pensieri, disegni et inuentioni mecaniche.</s> <s id="id.1.3.01.31">Nell'altra poi, onde il libro h&aacute; tolto il nome, si propongono, e solueno alcune questioni, e si riducono commodamente &aacute; quei principii, che prima si son ritrouati.</s> <s id="id.1.3.01.32">Ma per dichiaration del titolo &eacute; d'auuertire, che la questione, e la propositione son differenti solo in questo, che la propositione dice la cosa quasi affermando, e la questione propone da inuestigarsi l'istesso, con modo dubitatiuo: se dir&oacute; adesso, per esempio, le cose da trarre si spingono pi&uacute; lungi con la fromba, che con mano, sar&aacute; propositione, m&aacute; se dir&oacute;, perche pi&uacute; lungi si spingono le cose da trarre con la fromba, che con mano? sar&aacute; questione, si come ancora in Euclide, sopr'vna linea retta costituire vn triangolo di lati eguali, sar&aacute; questione proponendola egli, accio che si ricerchi: m&aacute; quella poi, al maggior angulo &eacute; opposto il lato maggiore, sar&aacute; propositione, poi che la propone quasi affermando.</s> <s id="id.1.3.01.33">E intitulato dunque il presente libro, Le questioni Mecaniche, il quale non disputar&oacute; se sia d'Aristotile, per non li progiudicare in causa tanto manifesta: massime che se farem comparatione dalla frasi, o modo di dire di questo libretto, e degli altri libri, e luoghi d'Aristotile, ou'egli si serue di demostrationi matematiche, si come f&aacute; nella disputa dell'Iride, et in molt'altri luoghi, ci chiariremo, che questa &eacute; propria, e peculiar frasi di Aristotile.</s> <s id="id.1.3.01.34">Vna cosa sola aggiunger&oacute;, che se bene questa operetta &eacute; breue, non dimeno si deue stimare infinitamente, perche vi si pu&oacute; cono{12}scer la forza del grande ingegno d'Aristotile, e la sua dottrina incredibile, hauendo inuestigato con tanta acutezza, e dichiarato con tal breuit&aacute; le vere cagioni quasi di tutte le machine mirabili, che non solo sono state penzate, e ritrouate, m&aacute; anco di quelle, che si penzaranno, e ritrouaranno.</s> <s id="id.1.3.01.35">Il qual libretto per la sua oscurit&aacute; (poiche cos&iacute; la chiamano) non &eacute; stato alcuno, ch'io habbia veduto fin &aacute; questo giorno, che habbia tolto l'impresa di dichiararlo, fuorche vn solo Leonico, del quale si trouano alcune breuissime annotationi.</s> <s id="id.1.3.01.36">Ma quella, che costoro chiamano oscurit&aacute;, procede cos&iacute; dalla gran deprauatione, e scorrettion delle parole, come anco, e principalmente dall'ignoranza delle matematiche, le quali seguitandosi con sommo e feruente studio al tempo d'Aristotile, e restando hoggi quasi neglette, non dobbiam prender merauiglia, se assomigliati i nostri tempi con quelli; questa filosofia sene giace languida.</s> <s id="id.1.3.01.37">Ma perche non &eacute; luogo questo da deplorare le discipline matematiche, basti quanto ne habbiamo ragionato.</s> <s id="id.1.3.01.38">Hauendo noi massime disputato ampiamente dell'vtilit&aacute;, e dignit&aacute; loro, in vna opperetta, nella quale difendemmo Tolomeo contra Gebro, che li argumenta, contradicendoli &aacute; molti luogi della sua gran compositione, chiamata Almagesto.</s> <s id="id.1.3.01.39">Io non dimeno mi son fatto incontro alla oscurit&aacute; sopradetta di questo libro, con ogni studio, cura, e diligentia che ho possuto, rincontrando insieme molti testi, che nelle librarie pi&uacute; famose di Venetia, di Padoua, di Bologna, e di Fiorenza, m'&eacute; stato lecito vedere.</s> <s id="id.1.3.01.40">Ho emendato per la maggior parte questo libretto aureo veramente, e con questa parafrasi assai l&aacute;rga, e piena, opi&uacute; tosto commento fatto chiaro.</s> <s id="id.1.3.01.41">Onde s'io non m'inganno, si potr&aacute; conseguire chiara, e facile l'intention d'Aristotile.</s> <s id="id.1.3.01.42">Ma perche forse troppo ci siam dilungati in questo proemio, sar&aacute; bene, che all'istessa parafrasi, o commento diamo principio. {13}</s> </p>

</subchap1> </chap> <chap> <subchap1> <p> <s id="id.2.1.01.01">Se bene al vulgo principalmente quelle cose apportano ammiratione, che di raro auuengono; non dimeno i sapienti per l'ardente desiderio di saper sempre pi&uacute;, quelle cose hanno in ammiratione, delle quali, auuenghino spesso, o di raro, gli sono le cagioni ascose et occulte, e con ogni sforzo cercandole vanno filosofando.</s> <s id="id.2.1.01.02">Non si merauigliano dei terremoti, delle oscurationi del sole e della luna, delle inondationi, delle stelle crinite, e d'altre cose simili, hauute dal vulgo in horrore, perche conoscono perfettamente le cause di tali effetti.</s> <s id="id.2.1.01.03">Considerano poi con merauiglia molte cose, che auuengono &aacute; tutte l'hore, delle quali non fanno la cagione.</s> <s id="id.2.1.01.04">Queste cose ammirabili sono di due sorti, vna di quelle, che pare che secondo l'ordin naturale interuenghino, delle quali, com'habbiam detto, non &eacute; nota la cagione: l'altra di quelle, che si fanno contra l'ordine della natura, come se le cose graui ascendono, o le leggiere non vengon di sopra, e molt'altre cose simili fatte dall'arte, che alle volte supera la natura.</s> <s id="id.2.1.01.05">Tali effetti dunque prodotti da vna certa violentia, si dicon auuenire oltre alla natura, e la cagion loro, cio&eacute; la violentia istessa, quando o non la sapiamo, o la reputiamo di minor vigore, che non sono gli effetti, che cisi dimostrano, l'habbiamo vniuersalmente in ammiratione: poi che l'arte, benche imiti la natura {14} e l'aiuti, molte cose non dimeno per vso nostro opera diuersamente da quella.</s> <s id="id.2.1.01.06">Ne per questo si deue reputare meno imitatrice della natura, perche essa in quel modo eseguisce l'opere sue, nel quale l'istessa natura l'eseguirebbe, se quelle istesse operasse.</s> <s id="id.2.1.01.07">Perche se ben la natura, non essendo impedita, in qual si voglia operatione tiene l'istesso modo vniforme, e l'arte per esser l'vtilit&aacute;, l'uso e la commodit&aacute;, che ne apporta di molte maniere, e cos&iacute; procede per molte, e diuerse vie, con tutto ci&oacute; per ogni via parimente seguita la natura.</s> <s id="id.2.1.01.08">La natura dunque essendo semplice, e non multiforme, se auuiene, che noi, non contenti della simplicit&aacute; sua in molte oportunit&aacute; nostre, tentiamo qualche cosa contra di lei, allhora essa contrastando, e resistendo, rende i nostri sforzi difficili:la qual difficult&aacute;, o pi&uacute; tosto retardanza, e pigritia volendo superare, ne f&aacute; mestiero d'vn arte, con la qual finalmente, o superando in tutto li sforzi e contrasti naturali, o rimouendoli in parte conduciamo &aacute; perfezzione l'opera nostra.</s> <s id="id.2.1.01.09">L'arte dunque con la qual possiamo resistere, e rimediare &aacute; questa difficult&aacute; chiamiamo mecanica, perche machinando cio&eacute; pensando con ogni vigor della mente, ritrouiamo alcune machinationi, et istrumenti, con i quali molt'arti si vanno esercitando.</s> <s id="id.2.1.01.10">Dalla qual cosa &eacute; proceduto, che tutte le arti humili, e sordide, e perci&oacute; non liberali, per vn certo abuso hanno vsurpato il nome di mecaniche, essendo che pi&uacute; tosto manuali, sellularie, o banausiche deuin chiamarsi.</s> <s id="id.2.1.01.11">Perche solo quell'arte deue esser giudicata mecanicha, con la quale, pensando, molte machine, e strutture si ritrouano, profitteuoli alle arti manuali.</s> <s id="id.2.1.01.12">Ne deue dubitar alcuno, che la mecanicha non sia da collocare debitamente tra le parti della filosofia contemplatiua, poi che, come soggetta alla geometria, penza, e contempla i principij d'vn gran numero d'arti i quali principij, ancorche sieno indirizzati all'operare, non per questo la facult&aacute; loro inuentrice non deue chiamarsi contemplatiua; si come la geometria, e la perspettiua son reputate, e sono contemplatiue, ancorche somministrino i principij al pittore, che riguarda l'operatione, et in quella si ferma.</s> <s id="id.2.1.01.13">Scientia dunque, pi&uacute; che arte si {15} chiamara la mecanicha; massime che Aristotile istesso, non solo nel principio delle questioni mecaniche, m&aacute; ancora nella generatione degli animali, nella metafisica, et in molt'altri luoghi ragionando delle scientie, si serue del nome d'arte impropriamente.</s> <s id="id.2.1.01.14">Con questa dunque, o scientia, o d'arte mecanica restiamo superiori in quelle cose, nelle quali dalla natura saremmo soprafatti, cio&eacute; nel superar le cose maggiori, col mezo delle minori, et in quelle, che essendo di poca forza, e grauezza, non dimeno muoueno cose pi&uacute; graui; e finalmente in quasi tutte quelle cose, che s'inuestigano nelle questioni mecaniche: Le quali ancorche non possin dirsi totalmente naturali, ne totalmente matematiche, m&aacute; habbino l'vna, e l'altra sembianza, non dimeno son pi&uacute; propinque alle questioni mecaniche: perche essercitandosi sopra materia naturale, cio&eacute; sopra cose mobili, e ponderose, come tali (essendo che le arti soggette al mecanico si pratichino intorno alle pietre, al legname et &aacute; cose simili) m&aacute; con modo matematico, con disegno, e proportione si dimostrano.</s> <s id="id.2.1.01.15">Ma qual si vogli facult&aacute;, pi&uacute; tosto denominar si deue dal modo del dimostrare, che dalla materia soggetta: e pero questa facult&aacute; verr&aacute; numerata, e compresa pi&uacute; tosto fra le matematiche contemplationi, che fra le naturali:</s> <s id="id.2.1.01.16">Perche si come tutti affermano della perspetiua, e della musica, le quali ancorche riguardino cose naturali, come sono le linee visuali, le imagini, le cose sonore, e simili, perche si dimostrano con via matematica, son collocate tra le scientie matematiche.</s> <s id="id.2.1.01.17">Cos&iacute; le questioni mecaniche, non applicate all'arti manuali, inferiori, e soggette, ancorche sien comuni alle speculationi naturali, et alle matematiche, non dimeno bisogna confessare, che maggiormente s'accostino alle facult&aacute; matematiche.</s> </p>

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