| Vitruvius Pollio I dieci libri dell'architettura 1567, tr. Daniele Barbaro | ||||||
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sorte di terra, nè di pietre, ma alcune sono terregne, alcune fabbionegne, alcune giaro
se, & altre arenose, & cosi altroue diuerse, & del tutto dissimili, & dispari maniere, co
me sono le regioni si truouano le qualità della terra. & questo si puo molto bene conside
rare, che la doue l'Apennino cigne le parti d'Italia, & di Toscana quasi in ogni luogo
non manca l'arena di caua: ma oltra lo Apennino doue è il Mare Adriatico, niente si
troua, nè in Achaia, nè in Asia, & in breue oltra il mare appena se ne sente il nome:
Adunque non in tutti i luoghi, doue bolleno le fonti dell'acque calde, concorrer possono
le medesime commodità delle cose, ma tutte ( come è da natura ordinato ) non secondo
le uoglie humane, ma per sorte diuise, & distribuite sono. In que luoghi adunque, ne i
quali non sono i monti terregni, ma che tengono le qualità della materia disposta pas
sando per quelli la forza del fuoco gli abbrucia. & quello, che è molle, & tenero asciuga,
& lascia quello, che è aspro. & però si come in campagna la terra abbruciata diuenta pol
ue, cosi la cotta in Etruria si fa Carboncino, & l'una, & l'altra materia è ottima nel fabri
care: ma ritengono altra forza ne gli edificij, che si fanno in terra, altra nelle grandi ope=
re, che si fanno in mare, perche la uirtu della materia iui è piu molle del tofo, & piu so
da, che la terra. del qual tofo del tutto abbrusciato dal fondo per la forza del calore in al
cuni luoghi si fa quella sorte di arena, che si chiama carboncolo.
Plinio piglia questo luogo nel terzodecimo Capo del trentesimo quinto libro, & non s'in
tende, che Vitru. parli qui di quella pozzolana, che hoggidì si usa in Roma. il resto è facile
per la interpretatione.
De i luoghi, doue si tagliano le pietre.
Cap. VII.
Fin qui chiaramente io ho ragionato della calce, & dell'arena di che diuersità
siano, & che forze s'habbiano: seguita che si dica per ordine delle petraie,
delle quali gran copia di quadrati sassi, & di cementi si cauano per gli edifi
cij. Queste si truouano di uarie, & molto dissimiglianti maniere, perche
alcune sono molli, come d'intorno a Roma, le rosse, le Paliane, le Fidenate, le Albane; al
cune temperate, come le Teuertine, le Amiternine, le Sorattine, & altre di questa maniera;
Alcune poi sono dure, come sono le selici. Sonui anche altre specie, come in Campagna
il Tofo nero, & il rosso. Nell'Vmbria, nel Piceno, & nella Marca Triuisana il bianco,
il quale come legno con dentata sega si taglia. Ma tutte quelle, che sono molli hanno
questa utilità, che quando i sassi sono cauati dalla petraia facilmente si maneggiano nelle
opere: & se sono al coperto sostentano i pesi. ma allo aere indurite, & gelate per le brine,
& per li cadimenti delle acque, si spezzano, & se sono appresso le parti maritime sono man
giate dalla salsugine, nè reggeno a i gran caldi. Le Teuertine, & quelle, che sono della
istessa maniera sopportano i carichi delle opere, & le ingiurie de i mali tempi, ma non so
no sicure dal fuoco: & subito, che da quello sono toccate si spezzano, percioche nella lo
ro naturale temperatura hanno poco humore, & non molto del terreno. ma assai dello
aere, & del fuoco. Essendo adunque in quelle poco della terra, & del humore, & pene
trando anche il fuoco per la forza del uapore scacciatone lo aere da quelle, seguitandole
affatto, & occupando gli spacij uoti delle uene, boglie, & le rende simili a i suoi corpi
ardenti. sono anche altre petraie ne i confini de Tarquinesi dette Anitiane, del colore del
le Albane. le officine delle quali specialmente d'intorno il lago di Volscena, & nella pre
fettura Stratoniese si truouano, queste hanno uirtù infinite, perche nè i grandi giacci, nè
la forza del fuoco le nuoce, ma ferme sono, & per questo durabili alla uecchiezza. percio
che nella loro mistura hanno poco dello aere, & del fuoco, ma di temperato humore,