| Vitruvius Pollio I dieci libri dell'architettura 1567, tr. Daniele Barbaro | ||||||
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te le cose boglienti si raffreddano. Pare adunque che quella zolla espiri mentre appare il sue
co, che si parte. & finalmente resta come morta, in modo che gettat aui di nuouo l'acqua, ella
piu non arde, & quella calce, che prima era chiamata uiua, poi che è estinta, morta si
chiama: & dí piu si ha, che la calce non boglie se ui sarà infuso l'oglio. Dico io che il calore
che acquista la calce nella fornace, rinchiuso in essa si restrigne, fuggendo dal freddo dell'ac
qua, come da suo nimico, & per tale unione si rinforza, & diuenta suoco: & però l'acqua
aceende la calce, che cosi non accende la cenere, perche nella cenere si consuma il calore: pe
rò la calce tratta di fornace purgata dal fuoco, è liggiera, & sonora, è lodata: & massi
mamente se bagnata con grande strepito euapora: ma con questa si meschia piu arena, che con
quella, che tratta dalla fornace hauerà le scaglie in polue risolte. La calce si fa piu tenera
criuellandosi la sabbia, piu spessa con la sabbia angulare, piu tenace con la terza parte di testo
le piste, & bene incorporate, & ben battute.
Della polue pozzolana. Cap. VI.
Evui anche una specie di polue, che di natura fa cose merauigliose. Nasce a
Baie, & ne i campi di coloro, che sono appresso il monte Vesuuio. Que
sta temperata con la calce, & con cementi, non solo dà fermezza a gli altri edi
ficij, ma le grandi opere, che si fanno nel Mare per lei sott'acqua si fanno
piu forti. La ragione di questo è, perche sotto que monti, & sotterra sono ardentissime,
& spesse fonti, lequali non sarebbeno, se nel fondo loro non hauessero zolfo, ouero allume,
ouero bitume, che fanno grandissimi fuochi. Penetrando adunque il fuoco, & il uapo
re della fiamma nel mezo delle uene, & ardendo rende quella terra lieue, & il tofo, che
nasce in que luoghi assorbe, & è senza liquore. Essendo adunque tre cose di simigliante
natura dalla uehemenza del fuoco formate in una mistura concorrenti, subito che han
no riceuuto il liquore, si raunano, & preso l'humore indurite si raunano, & rassodano
di modo, che nè'l mare, nè la forza dell'acqua le puo disciogliere: Ma che in que luoghi
siano ardori, egli si dimostra per questo; che ne i monti Cumani, & Baiani, si cauano i
luoghi per li bagni, ne i quali nascendo il feruente uapore dal fondo con la forza del fuo=
co penetra per quella terra, & trapassandola in que luoghi risorge, & d'indi per li sudato
ri si cauano grandi utilità. Similmente si narra anticamente essere cresciuti gli ardori, &
esser abondati sotto il Monte Vesuuio, & d'indi hauere per li campi sparsa la fiamma d'in
torno: & però quella pietra, che spugna, ouero pomice Pompeiana si chiama, cotta per
fettamente, da un'altra specie di pietra in questa qualità pare, che sia ridotta. & quella
sorte di spugna, che iui si caua, non nasce in ogni luogo, se non d'intorno il monte Etna,
& i colli della Misia, detti da i Greci, Catachiecaumeni, & altroue se iui sono queste pro
prietà di luoghi. se adunque in quelle parti si trouano le fonti d'acque feruenti; & da gli
antichi si narra, che nelle concauità de i monti si trouano caldi uapori, & le fiamme sono
ite per molti luoghi uagando, pare ueramente essere certa cosa, che per la uehemenza del
fuoco dal tofo, & dalla terra, come nelle fornaci dalla calce, cosi da questi sassi esser trat
to il liquore. & però da cose dispari, & dissimili insieme raunate, & in una uirtù ristrette,
& il caldo digiuno d'humore dall'acqua subito satiato raccommunando i corpi, bolle per
lo calore nascoso, & fa, che quelli fortemente s'unischino, & presto riceuino la forza del
la sodezza. Ci resta il disiderio di sapere, perche essendo in Etruria molte fonti d'acque
boglienti, non ui sia anche la polue, che nasce ne i detti luoghi, laquale per la istessa ra
gione faccia sode l'opere di sott'acqua. & però prima che cio sia richiesto, mi pare, per
che cosi sia, renderne conto. In tutte le parti, & in tutti i luoghi non si truoua la istessa