| Vitruvius Pollio I dieci libri dell'architettura 1567, tr. Daniele Barbaro | ||||||
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piare, se l'opera per alcuno impedimento non potesse andar inanzi, & tra gli impedimenti la spe
sa è il maggiore: però nel proemio del decimo libro loda Vitr. la legge de gli Efesii, della pena de
gli Architetti, che faceuano spendere a i conduttori molto piu di quello che haueuano affer
mato, & promesso. Ma benche ageuolmente si faccia il conto, non però ageuolmente si cono
sce, sopra che egli si debbia fare: & però Vittr. nel predetto proemio dice che solamente quel
li farebbono professione di Architetto, i quali con sottigliezza di dottrine fussero prudenti.
Ma piu adentro penetrando, oltra la pratica del numerare, che consiste nella rappresentatione
de i numeri, nel raccogliere, nell'abbattere, nel moltiplicare, nel partire, nello raddoppiare,
nello smezare, nel cauare le radici si de gli intieri, come de i rotti, & anche in una certa,
& ordinata salita di raccogliere, che si chiama Progressione. utile è l'Arithmetica a dimo
strare le ragioni delle misure, & a sciorre le dubitationi, che per Geometria sono insolubili, co
me nel nono libro ci dimostra hauere & Platone, & Pithagora, & Archimede ritrouato
molte cose mirabili. Et in uero uero è quello, che dice Platone, che gli huomini di natura
Arithmetici sono atti ad ogni disciplina, come quelli, che in se habbiano prontezza, & al
tezza di spirito. Ma perche cagione Vitr. tocca di queste cognitioni & le speculatine, & le
pratiche? certo non per altro, che per dimostrare esser uero, quanto egli ha detto di sopra,
cioè che si ricerca discorso, et fabrica. et che in ogni arte è la cosa significata, et la significante.
La cognitione della istoria fa, che si sa la ragione di molti ornamenti che sogliono fa
re gli Architetti nelle opere loro. Vitr. è chiaro per gli essempi, che egli dà, dicendo.
Come se alcuno posto hauesse in luogo di colonne le statue feminili di marmo, quel
le che Cariati sono chiamate, uestite di habito lungo, & matronale. & sopra quelle posto
hauesse i modiglioni, & i goccialatoi, cosi di tal'opra, a chi ne dimandasse, ne ren
derebbe ragione. Caria Città della Morea si congiunse con Persiani contra la Grecia.
i Greci con la uittoria gloriosamente dalla guerra liberati di commune consiglio si mos
fero contra i Cariati, & presa la loro fortezza, uccisi gli huomini, & spianata la terra,
per ischiaue leuorno le matrone loro, non sopportando, che quelle deponessero gli ha
biti, & gli ornamenti di matrone, accioche non in uno solo trionfo condotte fussero,
ma con eterno essempio di seruitu da grande scorno oppresse, per tutte le Città loro pa
ressero portare la pena, gli Architetti de que tempi ne i publici edificij posero le imagini
di quelle matrone per sostenimento de i pesi, accioche alla memoria de i posteri la cono
sciuta pena de gli errori de' Cariati commendata fusse.
Noi adunque dalle parole di Vitr. prenderemo argomento di ornare gli edificij con la memo
ria di que fatti, che grati saranno a que Principi ouero a quelle republiche, le quali noi uorre
mo honorare, & honorandole a noi grate rendere, & fauoreuoli. come stessero sotto i pesi quel
le matrone Vitr. non dichiara. prendesi argomento da Atheneo dotto, & diletteuole scrittore,
che stessero col capo sottoposto, & con la sinistra mano leuata al sostenimento de i pesi. Ma
non ci douemo obligare a credere che solamente le Cariati stessero in quella maniera. ben loda
remo lo ingegno di Vitr. che dimostrando la istoria esser necessaria allo Architetto, egli habbia uo
luto narrare con forma, et idea istorica, questo fatto de Greci et il seguente de' prigioni Persiani.
Similmente i Lacedemonij sotto Pausania figliuolo di Egesipolide dopo il fatto d'arme
di Platea, hauendo con poca gente superato il numeroso essercito de' Persiani, & con gran
gloria trionfato: de i dinari tratti delle spoglie, & della preda, fabricorono in luogo di
trofeo della uittoria il portico Persiano dimostratore della lode, & della uirtu de i cit
tadini. & in quel portico posero i Simulachri de i prigioni con l'ornamento barbaro del
uestire, che sosteneuano il tetto, hauendo con meritato dispregio la loro superbia ca
stigato: afsine che i nimici cagione hauessero di temere impauriti della fortezza loro, &
i cittadini guardando in quello essempio di uirtu, dalla gloria solleuati alla difesa della li
bertà pronti fussero, & preparati: la doue ne gli anni seguenti molti cominciorno a por-