I primi frutti degli arbuscelli gioueni, sono p er l'ordinario pochi di numero, e di menlodate qualitá; nondimanco sogliono offerirsi come primitie ágli Dei: onde poiche i Signori e patroni tengono tra noi in terra il luogo loro, mi son reuerentemente, et humilmente arrischiato á donare á V.S. Illustrissima, e Reuerendissima queste mie prime, e deboli fatiche.Sará proprio della generositá, e magnanimitá sua degnarsi di riceuerle; perche essendo cosí impiegate á benefitio commune, sarann' anco in parte proportionate all' infinita bontá sua, et inchinandomele con ogni affetto di sincera servitú, le prego dal signor Iddio ogni gloria, e felicitá.Di V.S. Illustriss. e Reuerendiss.Humil seruitore Oreste Vannocci Biringucci.

Parve á molti antichi filosofi, che il publicar le scienze, e farle chiare á tutti, fusse un gettar via le rose, e leperle, e perció oscuronno le cose conosciute da loro con hieroglifi, misterij, favole, simboli, &enigmi, quasi piú, che non fá l'istessa natura.Nel che si dimostronno invidiosi de posteri, et ingrati, e dissimili al donator di quelle, e d'ogni gratia.Con tutto ció si trovano alcuni (se ben pochissimi) che cercan difenderli, con dire, che cosí facendo manteneuano le scienze nella reputatione e dignitá loro, perche non eron capaci di quelle, se non i buoni ingegni, e le persone ricche, e principali, á chi erano dai buon ingegni manifestate.E dicono che nel facilitarle, e publicarle, vengono pareggiati i buoni con i rozi intelletti, e le persone illustri, e pricipali con le vili, e plebeie.Ne si astengono dal biasmar coloro, che han tentato di scacciar l'ignoranza del mondo, e diffondere in tutte le lingue tutte le scienze.Hora tra quelli, che son tassati di questa nota nobile e splendida, di quest'infamia honorata e gloriosa, non fu mai chi piu à ragione, ó piú volentier la sopportasse, di quel che faceva il divino Monsig. Alessandro Piccolomini Arciuescouo di Patras, eletto di Siena; il quale mentre visse, ad altro non attese, altro non procuro, che di giovare á tutti e di far, che le virtu intelletuali, secondo la natura del bene, si comunicasseno á tutti gl'intelletti, come quel che conosceua questa per la maggior reputatione, e dignitá, nella qual si possino; e si deuin mantener le scienze, e quel poco, che ne apprendono gl'ingegni rozi, non esser altro , che vn lume da far risplendere et ammirar maggiormente il molto, che vedono gli acuti, e sublimi.E quando i Principi, e gli altri hauesser delle cose l«istessa cognitione, vedeua il buon Piccolomini, che se alle cose ineguali s'aggiungon cose eguali resultano ineguali: perche il sapere e fatto come le medaglie, le statue, le gemme, e simil cose, che in diuerse mani son molto differenti di pregio; &hauea veduto tra le sentenze notabili di quel grandissimo, e santissimo Pon{5}tefice della sua famiglia Pio secondo, che le virtú e le scienze sono á i principi in luogo di gemme, á i gentilomini in luogo d'oro, á gli altri d'argento.Il che forse volle inferir Platone, col dire, che i principi, e superiori á gli altri hanno dalla bontá divina nella lor genitura vna mistione d'oro, gli aiutanti,cioé i gentiluomini vna mistion d'argento, e gli altri di ferro, volendo intendere dei semi delle scienze, e delle virtu, che naturalmente vengono infusi.Onde apparisce chiaro, che si come vna portion d'oro preuale á molte d'argento, et ad infinite di ferro, cosí il sapere, el valore orna et honora molto piú le persone principali, che tutte l'altre.Per questo il buon Piccolomini vedendo poter satisfare il suo giusto et ardente desiderio di giouar á tutti, senza pregiuditio d'alcuno, con la facilitá, e felicitá possibile s'ingegnó d'ornar la nostra lingua d'ogni scienza: e quasi si doleua d'hauer fatto in lingua latina insieme con alcun'altre bell'opere, nel fior degli anni, e degli studi suoi la presente parafrasi sopra le Mecaniche d'Aristotile, vedendo, che per esser latina n'eron priui quelli,che maggiormente l'haurebben adoperata.Per questo, dunque, e per vedermi tra i suoi forse il piú debole, volendomi esercitare, m'impose ch'io la traducesse in questa lingua, e mel impose con parole, che m'obligarono á farlo senza poter recusare, ancor ch'io conoscesse la debolezza mia, e la poca introduzzione nelle Matematiche: et acció piú volentieri, e piú facilmente lo facesse, mi mostró il modo, ch'io doueua tenere, et insieme m'auuertí d'alcuni luoghi, che richiedeuano qualche mutatione, o aggiunta.Mostrommi parimente quanta vtilitá fusse per apportare, principalmente á gl'Ingegneri, et Architetti; tra i quali si trouano molti, che operano, e fabricano con sottile inuentione qualche bella machina, ma poi non hauendo quel secondo membro della scienza loro, chiamato da Vitruuio Ratiocinatione, non sanno renderne ragione alcuna, contra il precetto d'Aristotile, il qual dice, che non basta affermar il parer suo, má sene deue addur proue e demostrationi.Auuiene questo á persone, che se ben son di bellissimo intelleto, non dimeno si son poste á cosi nobil'esercitio, senza hauer altra lingua, che la {6} materna, e senza poter veder'i libri, oue si contengon le proue di tutte le loro azzioni; tra i quali senza dubio tiene il primo luogo questo delle Mecaniche d'Aristotile, e massime purgato, e fatto chiaro dall'eccellentissimo ingegno et immensa dottrina del Piccolomini; oue son i veri principij di quasi tutte le machine, et istrumenti, che si son fabricati fin hora, e si posson fabricar per l'auenire.Non voglio dunque piú trattenere questa commune vtilitá, ne esser piú lungamente disobediente á quello, á chi son tanto obligato.Ne m'é parso farui molte aggiunte, oltre á quelle poche, che mi mostró l'istesso, anchorch'io fusse persuaso da alcuni ad inserirui vna raccolta di tutte le machine, et istrumenti, che sono in vso. il che hó voluto differire, per farlo (se á Dio piacerá) separatamente in vn libro particolare, oue metteró molte sorti di machine, e nuoue, e vecchie, cosí dá acqua, dá pesi, e da macinare, come anco da guerra, e ragioneró alquanto sopra gli vltimi capitoli di Vitruuio, che son tanto oscuri.In questo mezo, lo studio, l'esperienza, e gl'eccelenti in questa professione mi dimostreranno qual cosa di piú, e questi principij mecanici d'Aristotile pigleranno piede, e faran fondamento al libro delle Machine.Oue hauró commoditá di aggiungere, se per poco sapere in questo hauesse tralasciata o trascorsa cos'alcuna.Leggete dunque spiriti gentili, et habbiate obligo ad Aristotile della bella inuentione, et al Piccolomini, dell'hauere scoperto, e fatto conoscere, e risplendere questa bella e virtuosa gemma, il che non haueua prima di lui ardito pur di tentare alcuno. e viuete felici. {7}