| Ceredi, Giuseppe Tre discorsi sopra il modo d'alzar aque da'luoghi bassi 1567 | ||||||
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si soglia ordinariamente da ognuno, haurebbe oprato almeno per
la forza d'altri diece. tutto l'inganno fu nella piegatura: di cui si
possono dare due certissime regole: vna quando si considera la for
za in un raggio solo; & è che tanto sempre acquista di forza il
uette, quanto l'estremità di lui, in cui è il motore od animato, od
innanimato, s'allontana dal centro: non hauendo riguardo a tutte
le parti, ancor che fussero o piu rimote, o piu propinque. l'altra,
quando si considera la forza in duoi raggi; & è che la piegatura
dell'uno non nuoce alla forza dell'altro, se nó quanto l'estremitati si
ritrouano rimote dal punto sopra cui si moue la statera. & con
questa seconda si portano molte commodità a'motori, per alzare
piu alto senza discómodarsi, che nó si farebbe con la statera retta,
& per mouere diuerse cose, & diuersamente con un moto solo.
Delle quali, perche hora non fanno al proposito della Chiocciola no
stra, non è bene, che se ne dica altro. Vno eccellente Architetto
Napoletano, che si chiamaua il Gaietta, pensò di fuggire il gran
chio di Michel'angelo, & inciampò in un'altro di gran lunga peg
giore. Formò il uette in simil figura.

Ciudicando con questo riuolgimento di raddoppiare la lena: per
che il raggio non s'appressaua al centro per uia diametrale. Ma il
Filandro nell' Academia di Roma, allhora che a persuasione di